Immaginate di arrivare in un borgo piccolissimo, incastonato tra le montagne e con soli due residenti, e di attraversare una strada fatta interamente di libri: disposti uno accanto all’altro, come fossero mattonelle variopinte, migliaia di volumi trasformano l’intera via in una gigantesca biblioteca a cielo aperto.
Non è solo una fantasia, perché nel minuscolo borgo di Tagliata questa strada letteraria esiste veramente, ma solo per un giorno all’anno: la piccola frazione di Costa Serina, in provincia di Bergamo, per quel giorno ormai speciale fa vivere un’esperienza fuori dal comune, portando lo stupore della lettura nel cuore di questo piccolo borgo della Val Serina.
Ma a Tagliata il progetto ha anche un’anima più “permanente”: nel tempo si è infatti sviluppata una vera e propria biblioteca a cielo aperto e diffusa, con libri che restano parte integrante del borgo e che rendono la lettura un elemento sempre presente nel paesaggio, non solo durante l’evento annuale.
A Tagliata torna “Una Strada di Libri”
Dopo il successo della prima edizione, torna l’originale iniziativa “Una Strada di Libri“, che prende vita solo martedì 11 agosto 2026: dalle 19:30 alle 21:30, circa 7mila libriricoprono la strada principale di Tagliata formando un tappeto letterario scenografico lungo 75 metri in cui lasciarsi trasportare e ispirare.
Rispetto all’anno scorso, i libri sono più che raddoppiati: erano circa 3mila nel 2025. E chi sarà in possesso di una delle 3 borse con il logo dell’evento potrà, dalle 21:30 alle 22, riempirla di libri.
Il progetto, reso possibile grazie alle donazioni, nasce dall’idea di Giovanni Cortinovis, profondamente legato al borgo grazie alle sue origini familiari: nel giro di una sola edizione è riuscito a trasformare Tagliata in una vera e propria destinazione per gli amanti della lettura. L’appuntamento dell’11 agosto rappresenta la seconda edizione dell’iniziativa, inserita nel più ampio programma estivo “Librandosi nel Borgo di Tagliata”.
Il concetto è semplice quanto sorprendente: per una sera i libri escono dagli scaffali e prendono possesso della strada. I visitatori possono camminare tra migliaia di copertine, lasciarsi incuriosire dai titoli, e vivere il borgo in un modo completamente diverso. Un’installazione unica al mondo che, come spiega la pagina social dedicata all’evento, “ha un significato profondo, perché la strada simboleggia il movimento, l’avanzare verso gli altri o anche solo verso la conoscenza; evoluzioni rese possibili dalla lettura”.
L’iniziativa ha anche una componente molto concreta che va ben oltre l’effetto scenografico: dare una seconda vita ai libri. Volumi che rischierebbero di rimanere dimenticati, già letti, donati o destinati a essere rimessi in circolazione diventano così un’occasione di incontro. Il paese vissuto da pochissimi residenti torna quindi a rivivere riempiendosi di persone, curiosità e cultura.
Tagliata è una piccola frazione di Costa Serina, nel cuore della Val Serina, e conserva ancora oggi l’aspetto raccolto e autentico delle contrade di montagna. È un borgo dalla storia antica, attraversato da un tratto dell’antica Via Mercatorum, la storica strada che collegava Bergamo alle valli e ai passi alpini.
Un tempo era un centro decisamente più importante di quanto possa sembrare oggi: aveva una propria amministrazione, una chiesa, un cimitero e persino una fabbrica con fornace e cava di argilla utilizzata per la produzione di coppi e mattoni. Dopo una breve parentesi come comune autonomo, nel XIX secolo venne definitivamente annessa a Costa Serina.
Oggi il borgo è quasi disabitato e si anima soprattutto durante la bella stagione. La vera sorpresa, oltre all’evento annuale che anima il borgo, è la biblioteca estiva del paese, che si è progressivamente trasformata in una biblioteca diffusa, con libri distribuiti in diversi punti del borgo: accanto alla piccola chiesa dedicata alla Madonna Addolorata, ricostruita nel 1836 sulle tracce di una cappella più antica, tra le case in pietra e le viuzze fiorite, tantissime storie aspettano di essere lette.
Sì, perché la filosofia del borgo di Tagliata è proprio questa: prendere in prestito i libri senza scadenze (oppure tenerli con sé per sempre se hanno saputo conquistare chi li ha letti) e la libertà di lasciarne di propri per gli avventori futuri. È uno dei gesti più puri d’amore verso la cultura e verso l’umanità: una dimostrazione di quanto in fondo ci si possa fidare delle persone, lasciando loro qualcosa di prezioso senza sapere se e quando tornerà indietro.
Tagliata diventa così un luogo dove il paesaggio della montagna incontra nel modo più originale e toccante quello della letteratura: un posto insolito in cui passeggiare significa camminare letteralmente tra migliaia di storie scritte sulle pagine indelebili dei libri.
Tagliata si trova nel territorio di Costa Serina, in provincia di Bergamo, in Lombardia, nel territorio della Val Serina.
Per raggiungere il borgo da Costa Serina ci sono due possibilità. Entrambe partono dalla zona del Santuario della Madonna della Neve alla Forcella: una è una stretta strada comunale che segue un tratto dell’antica Via Mercatorum, mentre l’altra è la più agevole strada provinciale 27 della Valle Serina (la soluzione più comoda per chi arriva in auto).
Tagliata può essere raggiunta anche a piedi, per chi vuole unire un suggestivo percorso di trekking con la visita al borgo letterario: seguendo un itinerario inserito nella rete escursionistica locale che parte dalla parte alta di Costa Serina, si arriva al Santuario della Madonna della Neve alla Forcella e si prosegue poi lungo la strada fino alla frazione.
Falò, tavolate all’aperto e chiacchiere che si allungano finché il cielo non torna chiaro: la bella stagione è il tempo in cui le comunità si ritrovano in piazza, tra piatti di tradizione e brindisi condivisi. Le sagre di paese, le feste patronali e i mercati contadini diventano il cuore pulsante dell’estate, dove i prodotti tipici raccontano il legame con la terra. In Lombardia questi riti collettivi si accendono tra montagne, pianure e città, creando un mosaico di profumi, voci e sapori che unisce residenti e viaggiatori. È il momento ideale per rallentare il passo, assaggiare, ascoltare e lasciarsi guidare dalla curiosità.
Ad agosto 2026 la Lombardia si anima di appuntamenti enogastronomici per tutti i gusti, dalle atmosfere di Ardesio DiVino 2026, mostra mercato enogastronomica tra le valli bergamasche alle serate storiche di Camunerie 2026, il castello che rivive a Breno. A pochi passi dal capoluogo, il Mercato agricolo dei Navigli a Milano invita a scoprire i prodotti del territorio, mentre la Festa del gnocco fritto e della birra 2026 a Belforte a Gazzuolo e la Sagra dei gnoch 2026 a Grumello Cremonese ed Uniti celebrano il gusto della tradizione con appuntamenti che valgono il viaggio.
Gli eventi di agosto in Lombardia tra sagre, mercati e gusto
Vacanze nel Borgo 2026: svago relax e divertimento – Lazzate (MB), dal 24 luglio al 10 agosto 2026. A Lazzate la festa Vacanze nel Borgo offre musica per tutti i gusti, baby dance, laboratori per bambini e ristorante con piatti tipici e menu regionali.
Ardesio DiVino 2026, mostra mercato enogastronomica – Ardesio (BG), dal 1 al 2 agosto 2026. Ardesio DiVino trasforma il borgo seriano in una cantina a cielo aperto, con degustazioni di vini e prodotti artigianali, cene all’aperto, laboratori, mostre, concerti e un’area bambini con attività creative.
Mercato agricolo dei Navigli – Milano (MI), il 1 agosto 2026. Il mercato agricolo dei Navigli offre a Milano e Segrate prodotti genuini a filiera corta, tra cui ortaggi, frutta, formaggi, pane, carne, riso, vini, farine, miele e altre specialità acquistabili direttamente dai produttori.
Villa Arconati Far riapre tutte le domeniche per la stagione – Bollate (MI), il 2 agosto 2026. Villa Arconati Far apre le sue porte la domenica con visite guidate, mostre d’arte e la possibilità di esplorare il grande giardino storico tra arte, natura e bellezza.
Mercatino Pavese dell'antiquariato e non solo – Pavia (PV), il 2 agosto 2026. Il Mercatino Pavese dell’antiquariato in Viale XI Febbraio riunisce numerose bancarelle con mobili antichi, oggettistica di qualità, argenteria, ceramiche, gioielli d’epoca, modernariato, collezionismo e antiquariato etnico, con espositori in parte a rotazione.
Colori e sapori del mercatino italiano – Pavia (PV), il 2 agosto 2026. Mercatino con prodotti alimentari tipici del nord e di varie regioni italiane, tra salumi, formaggi, dolci, vini, pane e miele, allestito in Viale Matteotti con il Castello Visconteo come suggestiva cornice.
Camunerie 2026, il castello che rivive – Breno (BS), dal 7 al 10 agosto 2026. Rievocazione medievale al Castello di Breno con ambientazioni storiche, spettacoli di falconeria, fachiri, duelli all’arma bianca e dimostrazioni di antichi mestieri.
Mercato della Terra di Piambello – Induno Olona (VA), il 8 agosto 2026. Mercato contadino ispirato alla filosofia Slow Food, dove i produttori locali vendono direttamente cibo di qualità, tutelando ambiente, biodiversità e tradizioni alimentari del territorio.
Ferragosto 2026 in piazza a Castro – Castro (BG), dal 12 al 15 agosto 2026. Ferragosto in piazza a Castro sul lago d’Iseo con proposte gastronomiche, intrattenimento musicale e spettacolari fuochi d’artificio.
Carnevale Bianco di Cegni 2026: musica, danze e gastronomia – Santa Margherita di Staffora (PV), il 16 agosto 2026. Tradizionale Carnevale Bianco di Cegni con corteo, danze popolari, coinvolgimento del pubblico, cena degli sposi e distribuzione di ravioli tipici, dolci casalinghi e vino.
Festa del gnocco fritto e della birra 2026 a Belforte – Gazzuolo (MN), dal 21 al 24 agosto 2026. Festa dedicata al gnocco fritto e alla birra con salumi emiliani, formaggi locali, mostarde, musica e abbondanti degustazioni.
Sagra dei gnoch 2026, torna il gusto della tradizione – Grumello Cremonese ed Uniti (CR), il 22 agosto 2026. Sagra dedicata ai gnoch con degustazioni e momenti di intrattenimento, all’insegna del gusto e della tradizione locale.
Con l’arrivo dell’estate, tornano le occasioni per esplorare il territorio del Lago d’Iseo riscoprendo il fascino del viaggio su rotaia. Quest’anno, i protagonisti saranno due treni storici diversi: il Sebino Express da Milano e il treno panoramico che percorrerà la tratta finale tra Palazzolo sull’Oglio e Paratico.
Il 28 giugno 2026 è il turno del Sebino Express, storico convoglio che collega Milano Centrale a Paratico-Sarnico lungo il territorio bergamasco che regala una giornata all’insegna della natura e della scoperta. A questo si affianca il suggestivo nuovotreno panoramico sulla linea Palazzolo sull’Oglio-Paratico, recuperato grazie al progetto “Binari senza Tempo” della Fondazione FS Italiane e oggi dedicato al turismo lento e sostenibile, che accompagnerà i viaggiatori tutta l’estate, ogni sabato.
L’itinerario del Sebino Express tra Milano e il Lago d’Iseo
L’appuntamento è fissato per il 28 giugno 2026 con il Sebino Express, il treno storico che parte dalla stazione di Milano Centrale diretto verso Paratico-Sarnico. A trainarlo sarà una locomotiva diesel affiancata da carrozze “Centoporte” degli Anni Trenta, dalle carrozze Corbellini degli Anni Cinquanta e da un tradizionale bagagliaio ferroviario, per ricreare l’atmosfera dei viaggi del passato.
Lasciato il capoluogo lombardo, il treno si dirige verso il territorio bergamasco attraversando i paesaggi del Parco Regionale del fiume Oglio, ai piedi della Valle Camonica. Il percorso si sviluppa tra le dolci colline della Franciacorta e le prime propaggini delle Prealpi, fino a raggiungere il Lago d’Iseo, abbracciato dalle montagne e punteggiato da borghi che conservano testimonianze artistiche e tradizioni locali.
Il Sebino Express effettua una fermata a Palazzolo sull’Oglio e prosegue poi lungo gli ultimi dieci chilometri della linea fino alla stazione di Paratico-Sarnico. Proprio qui, sull’antico imbarcadero ancora esistente, si svolgeva un tempo il particolare servizio di traghettamento dei carri ferroviari caricati su chiatte e destinati alle acciaierie di Lovere.
Una volta arrivati a destinazione, i viaggiatori possono trascorrere la giornata passeggiando lungo le rive del lago oppure dedicarsi alla scoperta del patrimonio storico dell’entroterra. Tra le testimonianze più interessanti vanno segnalati i resti del castello medievale e della torre Lantieri, mentre tornando verso il lungolago è possibile osservare gli antichi pontili utilizzati per l’attracco delle chiatte impiegate nel trasporto delle merci.
L’itinerario del treno panoramico Palazzolo-Paratico
Tra i vigneti della Franciacorta e le acque del Sebino, la ferrovia Palazzolo sull’Oglio-Paratico (che quest’anno celebra suoi 50 anni) rappresenta uno dei percorsi più affascinanti della Lombardia e, per l’estate 2026 (a partire dal 27 giugno e fino al 29 agosto), la linea turistica sarà percorsa ogni sabato con otto treni programmati (quattro in una direzione e altrettanti nell’altra) dotati delle nuove carrozze panoramiche, pensate per permettere ai viaggiatori di godere appieno dei paesaggi che scorrono lungo il tragitto. Infatti, seppur breve, consente di scorgere campagne coltivate, scorci sul fiume e distese di vigneti, fino alle sponde del Lago d’Iseo.
Ufficio Stampa FSLa spettacolare carrozza panoramica sul tragitto da Palazzolo a Paratico-Sarnico
Le nuove carrozze rappresentano un esempio concreto di sostenibilità e valorizzazione del patrimonio ferroviario: il progetto nasce, infatti, dal riuso e dalla successiva trasformazione di tre carri pianali dismessi in vetture panoramiche completamente aperte, realizzate presso le Officine Grandi Riparazioni di Rimini mediante un progetto sviluppato internamente al Gruppo FS, con il supporto delle migliori eccellenze ingegneristiche del settore ferroviario.
L’arrivo a Paratico permette inoltre di esplorare uno degli angoli più caratteristici della zona, il Bosco dei Taxodi, particolare area naturalistica che si sviluppa tra terra e acqua e si distingue per la presenza di grandi alberi secolari che emergono proprio dallo specchio lacustre. Le passerelle in legno consentono di attraversare l’oasi e di immergersi in un ambiente suggestivo, dove natura e paesaggio si fondono in un contesto straordinario.
Come prenotare il viaggio
I biglietti per partecipare ai viaggi sono acquistabili tramite tutti i canali di vendita Trenitalia: è possibile effettuare la prenotazione sul sito ufficiale della compagnia, rivolgersi alle biglietterie presenti nelle stazioni oppure utilizzare le self-service.
I titoli di viaggio sono disponibili anche tramite le agenzie abilitate, per organizzare con facilità una giornata alla scoperta del Lago d’Iseo a bordo di treni che riportano in vita il fascino delle ferrovie di un tempo.
Si dice sempre che in Lombardia nessuno parli più dialetto, eppure tra le montagne lombarde della Val Seriana c’è un piccolo borgo che ancora oggi custodisce tradizioni, lingua e saperi tramandati di generazione in generazione. Si tratta di Parre, in provincia di Bergamo, che non a caso ha ricevuto il titolo di Città del Folklore 2026, prestigioso riconoscimento assegnato dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari (FITP) alle comunità impegnate nella tutela del patrimonio culturale immateriale.
L’annuncio è stato presentato a Palazzo Pirelli, a Milano, alla presenza delle istituzioni regionali e delle realtà associative che da anni lavorano per preservare l’identità culturale del territorio. Un traguardo che accende i riflettori su uno dei borghi più autentici delle Orobie bergamasche e che offre un’ottima occasione per scoprire una destinazione ancora lontana dai grandi circuiti turistici.
Cosa vedere a Parre
Visitare Parre significa entrare in contatto con una storia che affonda le radici in epoche lontane. Tra i luoghi più interessanti c’è il Parco Archeologico dell’Oppidum degli Orobi, uno dei siti protostorici più importanti della Lombardia. Qui gli antichi Orobi, già nell’Età del Ferro, avevano individuato un punto strategico lungo le vie di collegamento tra la Pianura Padana e i valichi alpini diretti verso l’Europa centrale.
Passeggiando nel borgo emergono però anche testimonianze più recenti, che raccontano la vita delle comunità montane. Una delle curiosità più affascinanti è il Gaì, l’antico linguaggio dei pastori parresi nato durante le migrazioni stagionali verso gli alpeggi e arricchito dai contatti con le popolazioni d’Oltralpe. Un patrimonio linguistico raro che continua a essere studiato e valorizzato.
Parre è conosciuta anche per il Costöm de Par, il tradizionale abito locale ancora oggi indossato durante feste e celebrazioni. A mantenerne viva la memoria sono associazioni come il Costöm de Par e il Gruppo Folklorico Lampiusa, protagoniste di un costante lavoro di ricerca e divulgazione che coinvolge giovani, famiglie e visitatori.
A completare l’esperienza ci sono i sapori della tradizione bergamasca. Tra le specialità da assaggiare spiccano gli Scarpinòcc, pasta ripiena simbolo della zona, insieme ai formaggi delle Orobie, espressione della lunga cultura pastorale che caratterizza la valle.
Eventi a Parre, il weekend dedicato alla Città del Folklore
Il titolo di Città del Folklore accompagnerà Parre per tutto il 2026 con un calendario di iniziative dedicate alle tradizioni popolari. Uno degli appuntamenti più attesi sarà il fine settimana del 13 e 14 giugno 2026, quando il borgo riceverà ufficialmente il riconoscimento FITP durante il 20° Raduno Regionale FITP Lombardia.
Per l’occasione il centro storico si animerà con spettacoli folkloristici, mercatini artigianali, laboratori, visite guidate e attività dedicate a tutte le età. I visitatori potranno esplorare il Parco Archeologico dell’Oppidum degli Orobi, partecipare alle degustazioni di formaggi organizzate con Onaf e la Latteria di Branzi, scoprire la Casa della Pierina e assaporare i piatti tipici del territorio. Il programma prevede anche laboratori per bambini, visite alla Galleria di Santa Barbara e un coinvolgente gioco di ruolo itinerante ambientato nella Parre del Seicento. Questo weekend è indubbiamente l’occasione perfetta per conoscere da vicino una comunità che ha saputo trasformare la propria identità in una risorsa culturale e turistica.
Dal sedile di un aereo alla sella di una e-bike, è un attimo: forse non tutti lo sanno ancora, ma il primo scalo a livello europeo ad essere riconosciuto come bike friendly è italiano e ora permette anche di noleggiare comode bici elettriche per andare alla scoperta dello splendido territorio in cui è immerso.
Si tratta dell’aeroporto di Milano Bergamo, situato a Orio al Serio, che segue una filosofia molto semplice: l’esperienza di viaggio non si conclude scendendo dall’aereo, ma continua sulle due ruote verso la Città Alta di Bergamo e altri luoghi sorprendenti nei dintorni.
Il primo noleggio e-bike in aeroporto
È nato il primo servizio di noleggio di biciclette elettriche premium attivato all’interno di un’aerostazione italiana e promette di far vivere un’esperienza autentica, sostenibile e fuori dall’ordinario a coloro che vorranno provarla. Si chiama NextBG e mette a disposizione nello scalo bergamasco (che negli ultimi mesi si è rifatto il look) 25 e-bike di ultima generazione, tra cui modelli e-MTB premium dotati di numerosi comfort e disponibili in diverse varianti.
Ma il vero punto forte di questa novità è la proposta cicloturistica: oltre a noleggiare la bici a pedalata assistita (perciò adatta a tutti), si possono vivere alcune esperienze guidate con tour speciali che fanno scoprire le bellezze del territorio. Alcuni esempi? La gita a Città Alta di 4 ore comprensiva di guida cicloturistica, o da mezza giornata che include il pranzo tipico bergamasco, oppure la pedalata guidata tra le vigne del Moscato di Scanzo o fino al Castello di Malpaga, con opzione visita guidata, degustazione e pranzo. Nuove esperienze saranno aggiunte nelle prossime settimane.
Un’occasione perfetta per unire il viaggio all’attività fisica all’aria aperta, esplorando in modo più autentico e sostenibile Bergamo e i suoi paesaggi.
Ufficio StampaPartire in e-bike dall’aeroporto di Milano Bergamo
Perché Milano Bergamo è il primo scalo bike friendly
La novità del noleggio bici elettriche in aeroporto si inserisce nel più ampio progetto che vede lo scalo di Orio al Serio come protagonista di una vera e propria rivoluzione legata alla mobilità sostenibile già messa in atto, che ha portato all’ottenimento nel 2021 della Certificazione Cycle Friendly Employers, e nel 2024 al raggiungimento del livello Gold per la mobilità sostenibile.
L’obiettivo è semplice: fare in modo che la bicicletta diventi parte integrante dell’esperienza di viaggio. Non solo per i dipendenti dell’aeroporto, ma anche per i passeggeri che arrivano a Bergamo e desiderano continuare a esplorare il territorio in modo sostenibile, combinando diversi mezzi di trasporto senza rinunciare alla libertà di muoversi su due ruote.
Innanzitutto, all’interno del terminal è stato predisposto un percorso dedicato per i passeggeri che viaggiano con la propria bicicletta, realizzando una Bike Room attrezzata con tutto il necessario per il montaggio e la manutenzione.
Inoltre, dal terminal si può accedere alla ciclovia che costeggia l’intero perimetro aeroportuale e che collega lo scalo alla città di Bergamo e alle principali direttrici nazionali e internazionali, rendendo possibile un viaggio su due ruote sicuro e comodo: si può raggiungere quindi la Ciclovia Bergamo-Brescia, inaugurata in occasione della Capitale Italiana della Cultura 2023, la Ciclovia Musica nel Vento, la Ciclovia AIDA e la Ciclovia del Sole.
Presto Orio al Serio beneficerà anche della nuova connessione ferroviaria, che darà un ulteriore impulso alla mobilità: in questo modo i turisti che raggiungono lo scalo in treno potranno scegliere di noleggiare una bici per scoprire i borghi e le tradizioni gastronomiche del territorio.
Con l’arrivo della primavera tornano anche le grandi fioriture che colorano parchi e giardini storici in tutta Italia. Tra le più suggestive del 2026 c’è quella ospitata nel Castello di Malpaga, in provincia di Bergamo, dove dal 21 marzo al 12 aprile 2026 l’antico giardino del maniero si trasforma in una distesa variopinta di 200.000 tulipani appartenenti a oltre 200 varietà diverse.
L’evento “Tulipani al Castello” permette a tutti gli appassionati e curiosi di passeggiare tra i filari in fiore e raccogliere i propri tulipani preferiti con il metodo del pick and pay, vivendo un’esperienza immersiva tra natura e storia. Ma non è tutto, perché ci sono tante attività ed eventi che accompagnano i visitatori durante il periodo primaverile, che comprende le festività pasquali. L’occasione perfetta per una gita fuori porta con tutta la famiglia a pochi chilometri dalla città.
Domenica 1° marzo 2026 torna uno degli appuntamenti più attesi per chi ama il patrimonio storico diffuso e le atmosfere d’altri tempi: con la nuova edizione delle “Giornate dei Castelli, Palazzi e Borghi medievali” riprendono le aperture congiunte che coinvolgono 23 località della media pianura lombarda, distribuite tra le province di Bergamo, Brescia, Cremona e Milano.
L’iniziativa si sviluppa in 11 giornate, concentrate nelle prime domeniche del mese e nelle principali festività primaverili ed estive, con un calendario che accompagna fino all’autunno inoltrato: si tratta, insomma, di un vero e proprio circuito coordinato che mette in rete realtà pubbliche e private, spesso chiuse al pubblico, e trasforma, per un giorno, borghi e dimore storiche in luoghi animati e accessibili.
23 località e oltre 20 mila visitatori
I numeri raccontano la solidità di un progetto giunto al dodicesimo anno consecutivo: ogni stagione sono circa 20 mila i visitatori che scelgono di esplorare l’itinerario diffuso e decidono il proprio percorso tra rocche, manieri, palazzi e centri storici. La formula è semplice ma efficace: in ciascuna data prevista, le località aderenti aprono in contemporanea, in modo da consentire visite multiple nell’arco della stessa giornata o di tornare più volte nel corso dell’anno per completare l’esperienza.
L’edizione 2026 si apre domenica 1° marzo e prosegue con una serie di appuntamenti che comprendono lunedì 6 aprile (Pasquetta), sabato 25 aprile, venerdì 1° maggio, domenica 3 maggio, martedì 2 giugno, domenica 7 giugno, sabato 4 luglio con un’edizione serale, domenica 6 settembre, domenica 4 ottobre e domenica 1° novembre.
Ufficio Stampa Pianura da scoprireIncantevole scorcio del Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda
Tra rievocazioni, laboratori e mercatini
Durante le Giornate, i portoni si aprono e i ponti levatoi tornano a scricchiolare, e restituiscono vita a mete che per secoli hanno segnato la storia della pianura lombarda. Non mancano rievocazioni in costume, laboratori didattici per bambini, mercatini di antiquariato e prodotti tipici, eventi culturali e visite guidate.
La possibilità di personalizzare l’itinerario è, senza dubbio, uno degli elementi distintivi dell’iniziativa: i partecipanti possono decidere quali e quante località raggiungere in base alle aperture previste e il sito dell’Associazione Pianura da scoprire è il principale punto di riferimento informativo: sempre aggiornato, offre indicazioni su orari, costi, modalità di prenotazione, oltre a consigli sulla ristorazione e su percorsi tematici, paesaggistici e bike friendly.
Il “Passaporto” e le nuove sinergie
Tra gli strumenti più apprezzati spicca il “Passaporto”, un libretto che raccoglie immagini e descrizioni dei luoghi aderenti. In ogni località è possibile apporre un timbro per una sorta di “viaggio a tappe” che invita a tornare per completare la collezione. Per il 2026, accanto al Passaporto, debuttano anche nuove shopper in tela dedicate e si rinnova la collaborazione con il circuito Ville Aperte in Brianza, che in due periodi dell’anno (tra fine aprile e metà settembre) consente l’accesso a residenze storiche di solito non visitabili.
La parola alle istituzioni
Le dichiarazioni dei promotori sottolineano la valenza strategica dell’iniziativa. Debora Massari, assessore regionale al Turismo, evidenzia come la capacità di fare rete trasformi singole eccellenze in un circuito strutturato, in grado di generare attrattività e valore reale per le economie locali: la logica delle aperture coordinate diventa così uno strumento di marketing territoriale capace di intercettare nuovi flussi e di valorizzare anche le realtà meno conosciute.
Giuseppe Togni, presidente dell’Associazione Pianura da scoprire, richiama la continuità dei risultati raggiunti in dodici anni di lavoro e la collaborazione tra Comuni, associazioni, professionisti e volontari, che rappresenta l’ossatura organizzativa del progetto. La dimensione partecipativa è centrale anche nelle parole di Federica Bruletti, segretario generale della Fondazione della Comunità Bergamasca, che sostiene il circuito mediante il Bando Cultura, riconoscendone il valore come esempio di cultura diffusa e accessibile.
Infine, il ruolo delle infrastrutture emerge nell’intervento di Matteo Milanesi, direttore generale di A35 Brebemi Aleatica, main sponsor dell’evento. La crescita del traffico registrata nel 2025, pari al +3%, conferma come l’arteria sia sempre più utilizzata anche per il tempo libero e faciliti la scoperta dei territori lungo la direttrice Milano–Nord Est.
Le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 non sono solo sport e medaglie, ma anche l’occasione perfetta per celebrare l’arte e la cultura italiana. Tante località, anche oltreconfine, offrono un ricco calendario di mostre e percorsi espositivi, dalle fotografie storiche di Cortina 1956 alle interpretazioni artistiche della montagna a Bolzano e Bergamo, dai cimeli olimpici a Losanna alle cerimonie spettacolari di Marco Balich a Treviso, fino ai tesori di ville e musei affacciati sul bellissimo Lago di Como: ogni evento celebra lo spirito olimpico e l’eccellenza italiana attraverso arte, storia e innovazione.
Ecco gli appuntamenti da non perdere in questo periodo.
“Sport invernali nell’arte” a Bolzano
Nei giorni in cui tutti gli occhi sono puntati sulle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, la città di Bolzano e tutto il territorio del Trentino-Alto Adige, dedicano una mostra agli sport legati alla montagna, che viene vista però da una prospettiva diversa: quella dell’arte. Appuntamento quindi dal 18 febbraio al 25 marzo, al Palazzo Mercantile di Bolzano, con la mostra “Sport invernali nell’arte”.
In questa occasione, la montagna viene interpretata dalle opere d’arte di Paul Flora, Alfon Walde, Max von Esterle, Ivanhoe Gambini, Fortunato Depero e altri maestri come Lyonel Feininger e Victor Vasarely: tanti quadri, sculture e grafiche, realizzati da artisti di fama internazionale.
“Cortina di Stelle” al Lagazuoi Expo Dolomiti
PompaninLagazuoi Expo Dolomiti, il centro espositivo più alto d’Europa
Durante le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina, potrete raggiungere uno degli spazi espositivi più alti d’Europa: il Lagazuoi Expo Dolomiti, a 2.732 metri di altezza. Qui potrete immergervi nella mostra di Fulvio Morella, “Cortina di Stelle”, il capitolo conclusivo del progetto “I limiti non esistono” che celebra i luoghi simbolo dei Giochi, visitabile fino al 5 aprile 2026.
L’esposizione, che unisce arte, sport e inclusione, è una testimonianza viva di atleti paralimpici, con opere multisensoriali che inglobano il Braille, trasformando il linguaggio “tattile” in esperienza artistica e strumento per abbattere barriere percettive e concettuali. Un appuntamento immersivo da non perdere.
Francesca PiovesanOpera con incisioni Braille in mostra
“L’Italia sulla neve” al Castello Sforzesco di Milano
Se siete appassionati di grafica pubblicitaria, non perdetevi la mostra proposta al Castello Sforzesco di Milano. Qui ha già preso vita un percorso che racconta come sport invernali e turismo alpino siano entrati nell’immaginario degli italiani: la mostra “L’Italia sulla neve. Gli italiani e gli sport invernali nei periodici illustrati e nella grafica pubblicitaria dalla Raccolta Bertarelli” sarà accessibile fino al 22 marzo 2026, con ingresso gratuito.
L’esposizione valorizza il patrimonio della Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”, una delle più importanti collezioni
pubbliche al mondo nel suo genere, attraverso più di cento opere (tra riviste illustrate, cataloghi di vendita, cartoline, dépliant, opuscoli e
manifesti pubblicitari).
Percorsi scenografici nelle sedi di Casa Italia
Per la prima volta, durante i XXV Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, Casa Italia sarà aperta al pubblico, trasformandosi in un luogo simbolo di accoglienza e porta privilegiata per scoprire le eccellenze del Paese.
Non è soltanto la casa degli atleti: nelle sedi di Milano, Livigno e Cortina d’Ampezzo i visitatori possono vivere le emozioni dei Giochi e immergersi in un racconto dedicato alla Musa, un omaggio al ruolo ispiratore che la nostra penisola esercita da secoli sull’immaginario e sulla cultura mondiale. Dal 6 al 22 febbraio, le sedi di Triennale Milano, il Centro di Preparazione Olimpica presso l’Aquagranda di Livigno, e la Galleria Farsetti a Cortina d’Ampezzo, si trasformano così in percorsi scenografici ed emozionali, luoghi in cui sport, natura, arte, architettura e design sono in strettissimo dialogo tra loro. Qui, ci saranno vere e proprie esposizioni di opere di tantissimi artisti e designer, come Giorgio De Chirico, Cy Twombly, Robert Rauschenberg, Sol LeWitt, Keith Haring & L.A. II, Ai Weiwei e Christo e Jeanne-Claude, per citarne soltanto alcuni.
“Cortina 1956. Le foto più iconiche” a Noventa di Piave
Dopo settant’anni, Cortina d’Ampezzo torna al centro del palcoscenico olimpico e una nuova mostra fotografica open air, che inaugura il 31 gennaio 2026 (ore 11.00), racconta la storia delle prime Olimpiadi Invernali disputate in Italia: era il 26 gennaio 1956 quando a Cortina iniziavano le competizioni sulla neve.
La mostra “Cortina 1956. Le foto più iconiche“, presso il Noventa di Piave Designer Outlet, espone scatti in gran parte inediti e recuperati da numerosi archivi storici italiani, inseriti anche nel volume di Massimo Spampani con Eleonora De Filippis “Cortina 1956. Le prime Olimpiadi bianche in Italia”, pubblicato da Fondazione Cortina e Marsilio Arte. L’occasione per fermarci un attimo a ricordare, riflettere e sognare proprio come fecero gli italiani 70 anni fa.
Ufficio StampaUna fotografia di “Cortina 1956. Le prime Olimpiadi bianche d’Italia”
“White Entropy” all’aeroporto di Milano Malpensa
In occasione delle Olimpiadi di Milano Cortina, il Terminal 1 dell’aeroporto di Milano Malpensa si trasforma in uno spazio espositivo con un percorso di fotografie zenitali realizzate con droni tra Alpe di Siusi, Monte Bianco, Val di Fassa, Val Badia, Roccaraso, Cortina d’Ampezzo e Madonna di Campiglio. Presente anche un’installazione site specific che rappresenta la grandezza delle nostre montagne innevate.
Si chiama ‘White Entropy’, la mostra fotografica di Jacopo Di Cera a cura di Massimo Ciampa, esposta fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dello scalo. Milioni di passeggeri in transito ogni giorno, sono così invitati a rallentare e osservare opere che trasformano il paesaggio in coscienza e l’altitudine in pensiero.
Luca Pompei“White Entropy” a Milano Malpensa, di Jacopo Di Cera
Due mostre imperdibili a Losanna
Anche Losanna, in Svizzera, celebra lo spirito olimpico con la mostra “I Giochi Olimpici. Una storia lunga tremila anni”, realizzata in collaborazione con il Museo Olimpico e il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire. La Fondazione Luigi Rovati dedica un grande percorso espositivo, che intreccia mondo antico e moderno, dalle competizioni della Grecia classica alla visione di Pierre de Coubertin, raccontando come i valori fondanti dei Giochi – pace, inclusione, rispetto ed eccellenza – abbiano attraversato i secoli fino ad arrivare ai giorni nostri. Un racconto essenziale ma potente, che restituisce tutta la dimensione culturale e simbolica dell’olimpismo.
Sempre a Losanna, il Museo Olimpico rende omaggio all’Italia con “Via Azzurra“, un percorso espositivo speciale aperto fino al 1° marzo2026, integrato nella collezione permanente, nel parco e negli spazi pubblici del museo: ripercorre il profondo legame tra l’Italia e l’Olimpismo, da Cortina 1956 a Roma 1960 e Torino 2006, fino al nuovo appuntamento di Milano Cortina 2026.
Tra installazioni digitali, fotografie, sculture e cimeli originali (dalle scarpe di Pietro Mennea alla tuta di Federica Brignone, fino agli oggetti simbolo di Milano Cortina come torcia e mascotte) la mostra racconta storie, vittorie e protagonisti che hanno costruito l’identità sportiva italiana.
Ufficio StampaLa mostra al Museo Olimpico di Losanna
Fuoripista a Bergamo, la montagna oltre lo sport
Fino all’8 febbraio 2026, presso il Gres Art 671, centro per l’arte e la cultura di Bergamo, vi potete immergere nella mostra che esplora il mondo degli sport invernali andando oltre la competizione, per abbracciare arte, design, architettura e ricerca contemporanea. “Fuoripista” è un viaggio tra storie della neve che invita a guardare l’universo alpino da nuove prospettive, lontano dalla retorica e più vicino all’esperienza umana, fisica ed emotiva della montagna.
Curata da 2050+ insieme a gres art 671, l’esposizione riunisce opere storiche e contemporanee – alcune commissionate appositamente per il progetto – tra dipinti, installazioni, fotografie, video e materiali d’archivio.
Diego De PolFuori Pista, mostra immersiva a Bergamo
Mostra Olimpica del Salce con Marco Balich, Treviso
La grande mostra “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce”, al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso (nelle sedi di Santa Margherita e San Gaetano), si arricchisce di una sezione speciale dedicata a Marco Balich, il celebre creativo veneziano dietro alcune delle più iconiche cerimonie olimpiche degli ultimi decenni.
Alla sua visione artistica è riservato uno spazio spettacolare, con grandi immagini e materiali dedicati alle cerimonie olimpiche e paralimpiche firmate da Balich, tra cui quelle di Sochi 2014 e Pechino 2022. Un racconto per immagini che mette al centro l’emozione, cifra stilistica del suo lavoro, capace di parlare a un pubblico globale di oltre due miliardi di spettatori.
Ville e musei del Lago di Como: arte, paesaggio e sport
Da febbraio a marzo 2026, undici ville storiche, musei e spazi culturali del Lago di Como aprono le porte a un ricco programma di mostre, installazioni, laboratori e percorsi educativi nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Il palinsesto celebra il patrimonio lariano intrecciando arte, sport, paesaggio e comunità, con iniziative inclusive e intergenerazionali che raccontano le identità culturali del territorio e valorizzano i valori olimpici di creatività, inclusione e internazionalità.
Ecco alcune delle iniziative (la lista completa e tutti i dettagli sulle visite sono consultabili sul sito ufficiale Villemuseilagodicomo.it):
BAC Bellano Arte Cultura: “Avanti la stella – Momenti di pesa”, fino al 20 marzo 2026,
Casa Brenna Tosatto: “Luce in movimento. Immagini e parole tra arte e sport”, dal 31 gennaio al 1° marzo 2026,
Museo della seta: “Stoffe da campioni”, dal 1° febbraio al 15 marzo 2026,
Museo del paesaggio: “Cattedrali di roccia attorno al Lago di Como”, foto d’epoca di Riccardo e Carlo Piatti, il 7-8, 14-15, 21-22 febbraio 2026,
Villa Bernasconi: “Liberty di ghiaccio”, fino al 15 marzo 2026,
Villa Carlotta: “Giardino dei talenti”, dal 3 febbraio al 15 marzo 2026.
Altre mostre da non perdere in Valtellina
La Valtellina è uno dei territori più attivi dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, con un fitto calendario di mostre diffuse tra Livigno, Sondrio, Teglio, Valfurva, Madesimo e Aprica. Alcuni appuntamenti da segnare? All’Aquagranda di Livigno, la mostra “Tracce Bianche” rende omaggio agli atleti valtellinesi che hanno partecipato ai Giochi Olimpici, attraverso opere, oggetti e attrezzature originali, visitabili fino alla fine della stagione invernale.
Ufficio StampaAll’Aquagranda di Livigno, la mostra “Tracce Bianche”
A Sondrio, Palazzo Pretorio ospita fino all’8 febbraio la mostra itinerante “Emozione dei Giochi – Culture Through Sport”, un percorso visivo dedicato alle torce e ai bracieri olimpici, mentre al MVSA – Museo Valtellinese di Storia e Arte “Le nevi dell’altro anno” (fino al 3 maggio 2026) racconta la neve nell’arte italiana dalla fine dell’Ottocento a oggi.
A Teglio, Palazzo Besta accoglie fino al 30 agosto 2026 “Vette. Storie di sport e montagne”, una riflessione sul rapporto tra sport, società e territorio alpino, mentre a Valfurva “Oro Bianco” (fino al 30 marzo 2026) celebra il legame profondo tra comunità locali e sport invernali.
Chiude idealmente il percorso Madesimo (da raggiungere con i Treni della Neve) con una mostra dedicata agli atleti valtellinesi e azzurri medagliati (fino all’8 febbraio), e Aprica, dove il Museo dello Sci e della Montagna, aperto tutto l’anno, custodisce modelli storici, sci d’epoca e cimeli di grandi campioni come Zeno Colò, raccontando l’evoluzione dello sci e della cultura alpina.
C’è solo l’imbarazzo della scelta per vivere le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina da un’altra prospettiva, quella culturale e artistica che stimola riflessioni profonde.
Per chi non riesce a stare a casa nel weekend o per chi non è sazio delle feste di Natale e Capodanno, ecco alcuni eventi divertenti dove andare questo fine settimana. Molti Comuni festeggiano Sant’Anonio Abate che cade il 17 gennaio con celebrazioni religiose a cui s’associano immancabili stand gastronomici, sagre ed eventi per tutta la famiglia.
Sagra dei pizzoccheri e degli sciatt a Bergamo
La cucina tipica della Valtellina si dà appuntamento per una sagra che si svolge nel fine settimana tra il 9 e l’11 gennaio a Bergamo, precisamente in piazzale degli Alpini (gli appuntamenti precedenti sono stati dal 2 al 6 gennaio, mentre i prossimi saranno dal 16 al 18 gennaio 2026). Per questa occasione protagonisti sono proprio i piatti che potranno essere gustati nei numerosi stand gastronomici. Primi tra tutti proprio gli sciatt e i pizzoccheri valtellinesi. Ma anche gnocchi, polenta, taroz, brasato e bresaola per festeggiare l’inverno con cibi innegabilmente del conforto.
Festa di Sant’Antonio Abate e Novoli (LE)
Dal 6 al 25 gennaio a Novoli, in provincia di Lecce, torna la grande Festa di Sant’Antonio Abate. Un lungo festival di oltre 40 appuntamenti tra devozione, ritualità, tradizione, cultura, arte, musica e spettacolo. Una rassegna che racconta una comunità che da secoli custodisce, tramanda e fa rivivere in un evento collettivo le sue radici di fuoco, attorno alla grandiosa Fòcara riconosciuta come uno dei più grandi falò rituali tradizionali del mondo. Venerdì 16 gennaio alle 20.30 è attesa l’accensione della Fòcara in piazza Tito Schipa.
Campionato friulano del museto a Bannia di Fiume Veneto (PN)
Sabato 10 gennaio 2026 a Bannia di Fiume Veneto, in provincia di Pordenone, va in scena il Campionato friulano del museto, semifinale del campionato mondiale. A partire dalle ore 19.30, nella Sala Eventi della Pro Loco, è in programma una serata dedicata a una delle eccellenze più autentiche della tradizione norcina friulana, tra degustazioni, convivialità e sfida tra i migliori produttori. Cena aperta a tutti su prenotazione.
Sagra della Braciola a Camerata Nuova (RM)
Domenica 11 gennaio a pochi chilometri da Roma si svolge la sagra della braciola. Il microscopico Comune festeggi l’edizione numero 66 di questa sagra che vede come protagonista assoluta, come da tradizione, la braciola, preparata e servita negli stand gastronomici insieme ad altri piatti tipici della cucina locale, tra cui pasta e ceci e panini, accompagnati da vino e bevande.
Domenica 11 gennaio 2026 torna nel centro di Casalgrande uno degli appuntamenti più attesi dell’inverno: la quindicesima edizione della Sagra di Sant’Antonio con disfida dei migliori norcini della provincia. Prodotti tipici negli stand gastronomici per tutta la giornata, mercato dell’artigianato, la tradizionale sfida dei migliori norcini della provincia, animazione, sbandieratori, voli in mongolfiera e una camminata dedicata a Sant’Antonio.
Sagra del casoncello a Pontoglio (BS)
Fino al 17 gennaio, a Pontoglio, piccolo Comune della provincia bresciana, si festeggia una delle paste più famose della cucina regionale: i casoncelli. La sagra diffusa coinvolge alimentari del posto dove è possibile acquistare i casoncelli eseguiti secondo la ricetta tradizionale del posto, che prevede la creazione di una mezzaluna di pasta sfoglia ripiena di macinato di carne di maiale e manzo. Alcuni ristoranti della zona offrono menu speciali con prezzi dedicati che avranno come protagonisti proprio i famosi casoncelli.
Nella piccola frazione di Versuta, parte di Casarsa della Delizia in provincia di Pordenone, la festa di Sant’Antonio Abate si celebra con un rituale che va avanti per più giorni. Si comincia il 9 gennaio 2026 e si va avanti fino a domenica 19 gennaio con un ricco programma di camminate, musica e cibo. Piatto principe delle serate è la costata di carne, di solito accompagnata da piatti friulani come frico e musetto. Ma anche carne alla griglia, funghi e panini.
Winter Critical Beer a Sestri Levante (GE)
Nell’Ex Convento dell’Annunziata a Sestri Levante torna il Winter Critical Beer, l’evento giunto alla settima edizione che propone tre giorni di degustazione di birra artigianale e gastronomia locale. La manifestazione, a cura dell’associazione Dal Mastro Birraio e del Riviera Critical Beer, si svolgerà da venerdì 9 a domenica 11 gennaio 2026: venerdì e sabato dalle 17 all’una, domenica dalle 15 alle 22. Oltre a tanti tipi di birre, anche arrosticini di pecora, barbecue e taglieri di salumi e formaggi.
Festa dei Carri di Sant’Antuono a Macerata Campania (CE)
Grandi festeggiamenti dal 10 al 18 gennaio 2026 a Macerata Campania, in provincia di Caserta, per ‘A Festa ‘E Sant’Antuono, la festa di S. Antonio Abate, una delle più grandi feste popolari e religiose della Campania. Una bella festa che prevede anche la sfilata di tantissimi carri di Sant’Antuono, “Le Battuglie di Pastellessa” che, a partire da sabato 10 gennaio, animeranno il paese al suon di botti, tini e falci, e sfilate fino all’atteso gran finale di domenica 18 gennaio.
Domenica 11 gennaio l’appuntamento è con i mercatini di Peglingusto. Come ogni seconda domenica del mese, i banchi di eccellenze alimentari, i creativi selezionati con le loro creazioni uniche handmade e i promoter selezionati animeranno il Lungomare di Pegli.
Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, come ogni anno, torna la magica tradizione di Santa Lucia, che in alcune zone d’Italia porta proprio come Babbo Natale i doni ai bambini “buoni”. Una ricorrenza imperdibile e molto sentita, celebrata secondo tradizioni diverse lungo lo Stivale.
Vissuta tra III e IV secolo, Santa Lucia è la protettrice della vista e il simbolo della luce che vince il buio. Nel tempo la sua figura è diventata protagonista di tradizioni amatissime dai bambini, soprattutto nel Nord Italia, dove la notte dei doni è un rito attesissimo. Dalle province di Bergamo e Brescia a Trento, dalla sua città natale Siracusa fino alla Sardegna, la devozione per Santa Lucia unisce territori diversi con storie, usanze, tradizioni culturali e tanta meraviglia.
Santa Lucia a Brescia
A Brescia (insieme a Bergamo) Santa Lucia è la tradizione natalizia più amata. Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, la Santa arriva con il suo asinello portando dolci e piccoli doni ai bambini buoni… e un po’ di carbone a chi è stato monello. In molte zone del bresciano si lascia sull’uscio latte, fieno e biscotti: un ringraziamento per il lungo viaggio notturno della Santa.
La mattina successiva è pura magia: i bimbi trovano sotto l’albero proprio i regali che avevano chiesto nella loro letterina a Santa Lucia, una sorta di Babbo Natale “al femminile” tutta locale.
Nei giorni che precedono la notte più attesa, molti borghi si animano con la misteriosa Santa Lucia itinerante, che passa con il suo carretto, suona la campanella e distribuisce caramelle ai bambini accorsi in strada. Non mancano poi gli eventi in tutta la provincia: a Brescia il Museo di Santa Giulia propone laboratori per famiglie (12 dicembre, ore 16:30), mentre nei diversi paesi si susseguono spettacoli, cortei e momenti di festa. A Rodengo Saiano, in Franciacorta, ad esempio, i bambini consegnano la letterina tra zucchero filato e bevande calde, mentre sul lago di Garda, a Desenzano, la magia continua con teatro, merenda e corteo.
Santa Lucia a Bergamo
Anche a Bergamo, quella tra il 12 e il 13 dicembre, è sempre la notte più attesa dai bambini: Santa Lucia, riempie la città e la provincia di appuntamenti pensati per famiglie, tra emozioni, storie e tradizioni che si tramandano da generazioni. Quest’anno, fino al 14 dicembre, la Santa “viaggia” attraverso quattro percorsi tematici – tra musei, teatro, cinema e città – trasformando quartieri e spazi culturali in luoghi dove scoprire la natura, l’arte, la scienza e la narrazione attraverso laboratori creativi, spettacoli, letture e proiezioni.
Tappa fissa anche nella chiesetta di via XX Settembre dove, dopo aver consegnato la letterina alla santa più amata dai bambini, molti approfittano per una passeggiata sul Sentierone, il cuore pulsante di Bergamo Bassa dove negli stessi giorni ci sono le ormai celebri bancarelle di Santa Lucia.
IPALetterine lasciate dai bambini a Santa Lucia a Bergamo
Sempre in città, il cuore pulsante della festa è il suggestivo Luna Park delle Meraviglie, allestito nel Monastero del Carmine: un percorso immersivo che invita piccoli e grandi a riscoprire stupore e immaginazione.
Ma la festa corre anche in tutta la bergamasca. Venerdì 12 dicembre, sul sagrato della Chiesa Parrocchiale di Presezzo, una speciale lettura dedicata a una giovane ballerina farà da preludio all’arrivo di Santa Lucia, che distribuirà dolci, caramelle e bevande calde a bambini e famiglie. Anche lo splendido borgo di Lovere (affacciato sul lago d’Iseo) dedica un pomeriggio speciale ai bambini, che devono aiutare l’asinello a tornare da Santa Lucia all’Oratorio (alle ore 17:30). Anche in questo caso, potrete trovare appuntamenti per tutta la famiglia in moltissimi borghi della provincia bergamasca.
Anche a Trento Santa Lucia è molto sentita, amata persino più di Babbo Natale. La notte del 12 dicembre, la santa dal volto velato (simbolo di cecità) passa nelle case dei bambini accompagnata dal suo inseparabile asinello, portando dolci e piccoli doni.
La tradizione più attesa? Le “strozegade”: cortei rumorosi in cui i bambini trascinano per le strade barattoli e lattine legati a un filo, chiamando a gran voce la Santa. Mentre i piccoli ricevono dolcetti e il classico pane a forma di asinello, gli adulti si scaldano con tè fumante o vin brulè. Prima di dormire, ogni bambino lascia un piattino con sale, farina gialla e carota per l’asinello e latte e biscotti per Santa Lucia. Un gesto semplice che conserva tutta la magia dell’attesa.
Nei giorni in cui si celebra la santa, inoltre, Trento si accende di magia: dalla Fiera di Santa Lucia, con oltre 350 bancarelle nel weekend del 13 e 14 dicembre per le vie del centro storico, passando per il parco divertimenti con giostre e attrazioni in piazzale Sanseverino, attivo fino al 6 gennaio, con iniziative rivolte ai bambini e alle famiglie, fino ai giochi tradizionali e i punti ristoro di piazza Fiera.
Santa Lucia a Siracusa
Anche in Sicilia Santa Lucia è molto sentita e in particolare è Siracusa a celebrarla in grande come patrona della città. “Fidem Servavi” è il filo conduttore della Festa di Santa Lucia 2025, che in città torna a sorprendere con uno dei momenti più attesi dell’anno. Le celebrazioni, iniziate il 29 novembre con la tredicina, hanno il 12 dicembre come giorno della tradizionale traslazione, mentre il 13 dicembre, alle 10.30, la solenne celebrazione eucaristica sarà presieduta dal cardinale Baldassare Reina.
In città si respira un’atmosfera vibrante: luminarie, mercatini, musica e iniziative culturali animano il centro storico, insieme ad attività dedicate anche ai più piccoli. Una festa che unisce fede, tradizione e partecipazione popolare, diventando ogni anno un’occasione per riscoprire le radici siracusane e condividere la magia della Santa della luce.
iStockPiazza Duomo a Siracusa nel periodo natalizio
Le Notti di Santa Lucia a Nurachi (Sardegna)
Sono tre giorni di fuoco, tradizioni e magia, quelle che animano il borgo di Nurachi (provincia di Oristano): dal 12 al 14 dicembre, le Notti di Santa Lucia accendono una festa che trasforma il paese in un mix irresistibile di tradizioni antiche, street food, arte e spettacoli di fuoco. Il grande falò è il cuore degli eventi: un rito che affonda nei secoli e che oggi vive grazie ai ragazzi del paese, protagonisti di un passaggio simbolico ricco di storia e significato.
Ufficio StampaLe Notti di Santa Lucia a Nurachi (Sardegna)
Tra laboratori di ceramica aperti a tutti, mostre d’autore dedicate alla sartoria sarda, musica, balli tradizionali, cantine in festa e giochi in legno per grandi e bambini, il borgo si anima come un vero palcoscenico a cielo aperto. E ogni sera, tra profumi di castagne, vini del territorio e spettacoli di luce, Nurachi si trasforma in un luogo sospeso nel tempo, perfetto da vivere in famiglia o con gli amici.
È uscita la nuova classifica delle città italiane più (e meno) sostenibili, firmata da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore. Il rapporto Ecosistema Urbano, giunto alla 32ª edizione, analizza 19 indicatori per 106 capoluoghi, suddivisi in cinque macroaree: aria, acqua, rifiuti, mobilità e ambiente urbano.
La fotografia che emerge mostra luci e ombre: alcune città fanno passi avanti verso la sostenibilità, mentre altre restano ferme ai blocchi di partenza. Sul podio? Trento, Mantova e Bergamo, le uniche a superare il 75% del punteggio totale.
C’è un motivo per cui molte persone frequentano le spiagge per nudisti: ci si sente felici di poter nuotare senza costume, abbronzarsi integralmente e, soprattutto, fa sentire completamente liberi. C’è chi trascorre una vacanza intera in questo modo, in particolare in tutte quelle destinazioni europee dove è maggiormente regolamentato ed esistono persino campeggi, e chi invece desidera vivere il naturismo anche solo per qualche giorno, magari in spiaggia.
E in Italia? È possibile praticarlo esclusivamente nelle zone adibite, solitamente un’area specifica di una spiaggia o di un lago. Queste sono presenti in diverse regioni, comprese la Lombardia dove, seppur non sia ufficialmente regolamentata, la pratica del naturismo è tollerata in diversi laghi.
Se volete provarli, questi sono i laghi per nudisti e naturisti della Lombardia!
Spiaggia di Porto d’Adda
Incastonata tra le rive sassose e i boschi del Parco Adda Nord, la spiaggia di Porto d’Adda offre un rifugio intimo in Lombardia per chi desidera immergersi nella natura in totale libertà. Questa riva appartata, raggiungibile tramite una camminata di circa venti minuti, è un’area rinomata da chi pratica naturismo perché offre uno spazio in cui il rispetto e la discrezione valorizzano l’esperienza. Attenzione però alla corrente: è consigliato bagnarsi solo nella piccola ansa a sinistra della spiaggia.
Spiaggia di Endine Gaiano
La spiaggia naturista di Endine Gaiano, affacciata sulle tranquille acque del lago omonimo in provincia di Bergamo, è un piccolo angolo di pace nascosto tra vegetazione rigogliosa e sassi levigati. Frequentata soprattutto da naturisti locali, offre un’atmosfera riservata e rispettosa, ideale per chi desidera vivere il contatto diretto con la natura lontano dalla folla. L’accesso è semplice, grazie alla vicinanza della strada statale e a comodi parcheggi, ma una volta arrivati sembra di trovarsi in un mondo tranquillo e silenzioso.
In direzione Riva del Garda, lungo la statale SS 572, troverete la spiaggia di Canneto di Desenzano. Si tratta di una piccola caletta semi-nascosta, frequentata soprattutto da chi cerca privacy e contatto diretto con la natura. Seppur non sia una spiaggia ufficiale, il naturismo è tollerato ed è frequentata anche dalla comunità gay che qui trova un ambiente discreto, rilassato e amichevole.
Se cercate un luogo suggestivo e raccolto per vivere un’esperienza nudista a contatto con le acque cristalline del Garda, lontano dai contesti più affollati, questo è il luogo perfetto per voi.
Spiaggia della Rocca di Manerba
Sempre sul lago di Garda troviamo la spiaggia della Rocca di Manerba, situata all’interno della Riserva Naturale della Rocca e del Sasso. Grazie al suo ambiente suggestivo e appartato, è apprezzata anche dalla comunità naturista che qui potrà rilassarsi liberamente in una location circondata da falesie, vegetazione mediterranea e acque limpide, lontano dalle zone più affollate.
L’accesso richiede una breve camminata lungo sentieri panoramici, ma la vista e la tranquillità ripagano ampiamente lo sforzo. Qui, nel rispetto dell’ambiente e della privacy reciproca, è possibile praticare il naturismo in un contesto incontaminato e pittoresco, con il panorama del lago che si apre maestoso all’orizzonte.
Spiaggia di Pavia Ticino
Fin dagli anni ’70, la spiaggia situata a valle del Ponte della Becca, sul fiume Ticino, nei pressi di Pavia, è frequentata con discrezione dagli appassionati del naturismo. Nascosta in un contesto fluviale tranquillo e immerso nella natura, la spiaggia è una meta non ufficiale, ma molto amata per vivere l’esperienza della nudità in un clima di rispetto reciproco, lontano dagli stereotipi.
Le sue sabbie e la cornice naturale offrono un’atmosfera intima, ma è importante ricordare che la zona non è formalmente autorizzata dal Comune e che chi vi partecipa lo fa sotto la propria responsabilità.
Cremona Beach
Situata lungo le tranquille sponde del fiume Po, la spiaggia di Cremona Beach rappresenta una riva dedicata al naturismo, considerata una delle migliori in Lombardia. L’ambientazione silenziosa e verdeggiante permette di vivere l’esperienza a contatto diretto con la natura in un’atmosfera di libertà autentica, ideale per chi desidera una pausa dal mondo, lontano dai clamori delle spiagge più affollate.
Spiaggia Il Sabbione
Tra le gemme nascoste del naturismo in Lombardia spicca la spiaggia Il Sabbione, nascosta lungo il fiume Po, subito dopo il celebre Ponte della Becca. Questo tratto di sabbia fine, facilmente raggiungibile, è frequentato da appassionati di nudismo perché offre un’atmosfera informale e rilassata, dove il contatto con l’acqua e la natura diventa un’esperienza liberatoria.
Pur non essendo una spiaggia ufficialmente istituzionalizzata, è riconosciuta e rispettata all’interno della comunità naturista locale, rendendo Il Sabbione una tappa perfetta per chi desidera una giornata in mezzo al verde, lontano dalla folla e dai luoghi affollati.
Spiaggia di Borgoforte
Anche qui siamo lungo le rive tranquille del fiume Po, in provincia di Mantova, dove chi pratica naturismo in Italia troverà la location ideale. La spiaggia di Borgoforte, situata nei pressi di Motteggiana, si raggiunge facilmente a piedi seguendo l’argine del fiume dopo aver superato il ponte: la camminata, breve e panoramica, conduce a una zona appartata, ma accogliente.
Frequentata da naturisti e dalla comunità LGBTQIA+, questa spiaggia si distingue per il suo ambiente rispettoso e rilassato, perfetto per chi desidera una fuga dal ritmo quotidiano in totale armonia con il paesaggio circostante.
A pochi passi da Bergamo si trova un vero e proprio spettacolo della natura: stiamo parlando delle incredibili Cascate del Serio, tra le più alte d’Italia. Queste cascate sono chiamate così in riferimento al fiume omonimo, la cui sorgente si trova a circa 2.500 metri di quota, nella zona del Passo del Serio.
Con i loro 315 metri, sono considerate tra le cascate più alte del nostro Paese (al primo posto si trovano le cascate di Stroppia in Piemonte). Le cascate si dividono in tre salti e possono essere ammirate solo pochi giorni all’anno: per il 2025 sono state annunciate 5 giornate. Ecco perché sono uniche e come visitarle!
Dove si trovano le Cascate del Serio
Le Cascate del Serio fanno parte del comune di Valbondione-Alta Val Seriana, in provincia di Bergamo. Per poterle ammirare è necessario percorrere uno di questi tre sentieri:
Sentiero CAI 332: dal centro abitato di Valbondione proseguite fino alla Frazione Grumetti e prendete il percorso segnalato con destinazione Borgo di Maslana – Osservatorio Floro Faunistico, situato nella zona dei Grandi Macigni. Il percorso dura 1 ora e 30 ed è di media difficoltà;
Sentiero CAI 305: da Valbondione prendete la comoda mulattiera segnalata con il segnavia CAI 305 con destinazione Rifugio Curò. Anche qui, le cascate sono visibili dalla zona dei Grandi Macigni. Il percorso dura 1 ora e 30 ed è di bassa difficoltà;
Sentiero CAI 306 (solo diurno): dalla frazione di Lizzola, prendete il sentiero con destinazione le Baite di Valbona. Da qui proseguite seguendo le indicazioni per Maslana fino ad arrivare nella zona dei Grandi Macigni. Anche qui dura 1 ora e 30 ed è di media difficoltà.
Le Cascate del Serio sono famose non solo perché considerate tra le più alte d’Italia, ma anche e soprattutto perché possono essere ammirate solo cinque volte all’anno. Fino alla costruzione della diga del Barbellino, avvenuta nel 1931, le cascate erano sempre visibili. La diga, infatti, interruppe lo scorrimento del fiume cosicché l’acqua accumulata potesse essere utilizzata per la produzione di energia idroelettrica.
Tuttavia, dal 1969, il comune di Valbondione si è accordato con Enel per l’apertura programmata delle cascate, così da permetterne la visita almeno qualche giorno all’anno. Si tratta di uno spettacolo unico, dove oltre 10.000 metri cubi di acqua vengono rilasciati dando vita a una delle cascate più maestose del nostro Paese.
Quando si visita la zona delle cascate nei giorni non d’apertura, si può godere del paesaggio e riconoscere il punto di sfogo del fiume Serio, ma non si potranno ammirare nel pieno della loro bellezza.
Quando aprono le Cascate del Serio nel 2025
La riapertura delle Cascate del Serio viene considerato un evento davvero unico: allo squillo della sirena, un’ondata di acqua proveniente dalla diga precipita per il dirupo, riempiendo con il suo fragore l’intera vallata. Le date di apertura cambiano ogni anno e, nel 2025, saranno le seguenti:
15 giugno: 11:00-11:30
12 luglio: 22:00-22:30
17 agosto: 11:00-11:30
14 settembre: 11:00-11:30
12 ottobre: 11:00-11:30
Durante la giornata inaugurale del 15 giugno, ci sarà anche un evento speciale: “Una Cascata di Cultura”. Presso l’Osservatorio Floro-Faunistico di Maslana, l’artista di fama internazionale Fabio Vettori, celebre per le sue “Formìche”, realizzerà una cartolina illustrata ispirata alle cascate. Ad accompagnarlo ci saranno le note del Quintetto di Fiati “Orobie”, che propone un progetto dedicato al melodramma italiano di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini.
In occasione di queste cinque giornate di apertura, è previsto un sistema di parcheggi pubblici, sia asfaltati che su sterrato. Il ticket è obbligatorio per auto, camper, pullman e pulmini e deve essere esposto per evitare sanzioni. Il biglietto dà diritto alla sosta presso aree designate, compreso il Centro Sportivo, con accesso garantito entro le ore 8:30 se prenotato online.
L’Alta Via delle Grazie è un suggestivo itinerario escursionistico e spirituale che si snoda tra le montagne e i santuari mariani della provincia di Bergamo. Lungo circa 270 chilometri, il cammino tocca 18 santuari, attraversando i paesaggi mozzafiato delle Prealpi Orobiche e regalando ai pellegrini un’esperienza profonda di connessione con la natura, la storia e la spiritualità.
Questo percorso, ad anello, può essere affrontato in senso orario o antiorario e si suddivide in 13 tappe principali, con possibilità di varianti e personalizzazioni. Infatti, è possibile percorrere anche la variante in 7 tappe.
Le origini e la storia del cammino
Il nome dell’Alta Via deriva dai numerosi santuari dedicati alla Madonna (le “Grazie”) che si incontrano lungo il tragitto. Il cammino è nato come espressione di devozione popolare e oggi unisce l’aspetto devozionale a quello escursionistico, rappresentando una proposta interessante sia per i fedeli che per gli amanti del trekking.
L’itinerario valorizza non solo la fede, ma anche il territorio bergamasco: attraversa borghi, valli, alpeggi e boschi, permettendo di scoprire una Bergamasca autentica, fatta di paesaggi incontaminati e testimonianze culturali secolari.
Il percorso in 13 tappe
L’Alta Via delle Grazie è un cammino ad anello che si sviluppa per circa 271 chilometri, con partenza e arrivo a Bergamo. Le 13 tappe che lo compongono attraversano la Val Seriana, la Val di Scalve e l’Alto Sebino, toccando alcuni dei santuari più suggestivi del territorio orobico. Ogni tappa offre un mix di spiritualità, bellezza naturale e patrimonio culturale, con tratti montani, boschi, borghi e scorci sul Lago d’Iseo.
Ecco le tappe:
Tappa 1, Bergamo – Selvino (22 km, 1.100 D+, 6h 30’): il cammino inizia dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Bergamo, salendo tra boschi e panorami fino all’altopiano di Selvino.
Tappa 2, Selvino – Vertova (18 km, 600 D+, 5h 30’): si scende nella verde Valle del Lujo, toccando il Santuario dello Zuccarello e ambienti rurali fino a Vertova.
Tappa 3, Vertova – Santuario del Frassino di Oneta (20 km, 800 D+, 6h): si risale la Val Vertova fino a raggiungere il santuario immerso nei boschi, in un contesto di grande quiete.
Tappa 4, Santuario del Frassino di Oneta – Parre (15 km, 500 D+, 5h): una tappa più breve che conduce attraverso piccoli nuclei abitati e zone boscate fino al borgo di Parre.
Tappa 5, Parre – Novazza (Valgoglio) (18 km, 900 D+, 6h 30’): si sale tra pascoli e foreste, con panorami sempre più montani fino alla frazione di Novazza.
Tappa 6, Novazza – Lizzola (22 km, 1.200 D+, 7h): tappa alpina e impegnativa che attraversa il Passo della Manina a quasi 1.800 metri, offrendo scorci spettacolari.
Tappa 7, Lizzola – Ardesio (20 km, 700 D+, 6h): si scende lungo la Valbondione verso il Santuario della Madonna delle Grazie di Ardesio, tappa spirituale centrale del cammino.
Tappa 8, Ardesio – Castione della Presolana (25 km, 1.000 D+, 7h): un suggestivo passaggio tra vallate e foreste, ai piedi del massiccio della Presolana.
Tappa 9, Castione della Presolana – Lovere (20 km, 500 D+, 6h): discesa panoramica verso il Lago d’Iseo con arrivo a Lovere, uno dei borghi più belli d’Italia.
Tappa 10, Lovere – Gandino (22 km, 1.000 D+, 6h 30’): si risale la Val Gandino attraversando centri di antica tradizione tessile e spirituale.
Tappa 11, Gandino – Fiobbio (Albino) (18 km, 600 D+, 5h 30’): il percorso si sviluppa tra colline e sentieri, passando per santuari e boschi fino a Fiobbio.
Tappa 12, Fiobbio – Monte di Nese (20 km, 900 D+, 6h): si sale tra le valli del Serio e del Brembo, raggiungendo il panoramico altopiano di Monte di Nese.
Tappa 13, Monte di Nese – Bergamo (16 km, 400 D+, 4h 30’): l’ultima tappa riporta a Bergamo, chiudendo il cammino ad anello con vista sulla città alta e la basilica di Santa Maria Maggiore.
La variante in 7 tappe
Per chi desidera vivere l’esperienza dell’Alta Via delle Grazie ma ha a disposizione solo una settimana, è disponibile una variante in 7 tappe, che conserva l’essenza spirituale e paesaggistica dell’intero cammino. Questo itinerario, più compatto ma ugualmente intenso, copre circa 161 km, attraversando santuari, borghi storici, boschi, vallate e scorci suggestivi sul Lago d’Iseo.
Questo percorso alternativo prevede:
Tappa 1, Bergamo – Selvino (22 km, 1.100 D+, 6h 30’): partenza dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Bergamo, con salita tra boschi e panorami fino al soleggiato altopiano di Selvino.
Tappa 2, Selvino – Vertova (18 km, 600 D+, 5h 30’): discesa nella Valle del Lujo, attraversando paesaggi rurali e il suggestivo Santuario dello Zuccarello fino a raggiungere Vertova.
Tappa 3, Vertova – Parre (20 km, 800 D+, 6h): risalita della Val Vertova e passaggio dal Santuario del Frassino, immerso nella natura, fino al borgo di Parre.
Tappa 4, Parre – Lovere (25 km, 1.000 D+, 7h): lunga tappa montana tra foreste e valichi, con arrivo al pittoresco borgo di Lovere, affacciato sulle acque del Lago d’Iseo.
Tappa 5, Lovere – Gandino (22 km, 1.000 D+, 6h 30’): si rientra nell’entroterra attraverso la Val Gandino, ricca di storia, artigianato e tradizioni religiose.
Tappa 6, Gandino – Fiobbio (Albino) (18 km, 600 D+, 5h 30’): sentieri, colline e antichi luoghi di culto caratterizzano questa tappa che conduce alla frazione di Fiobbio.
Tappa 7, Fiobbio – Bergamo (22 km, 500 D+, 6h): l’ultima tappa riporta a Bergamo, chiudendo il cammino tra vigneti, boschi e panorami sulla Città Alta, con arrivo alla Basilica di Santa Maria Maggiore.
Per chi desidera affrontare l’Alta Via delle Grazie in sella a una mountain bike o una e-bike, è disponibile un percorso apposito, suddiviso in 8 tappe, che conserva il carattere spirituale e paesaggistico del cammino a piedi, adattandolo alle esigenze del cicloturismo.
Questo itinerario di circa 364 chilometri segue un tracciato studiato per essere pedalabile in sicurezza e con un buon equilibrio tra dislivelli, fondo misto e soste significative presso santuari e borghi. La variante è adatta a ciclisti allenati, dotati di bici in buone condizioni e abituati a percorsi collinari e montani.
Il percorso in bicicletta prevede:
Tappa 1, Bergamo – Vertova (28 km + 12 km, 502 D+, 361 D−, 1h 45’): partenza dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, si attraversa la città e si imbocca la ciclovia della Val Seriana fino a Vertova, tra asfalto, sterrato e natura.
Tappa 2, Vertova – Premolo (33 km, 1.001 D+, 478 D−, 3h 45’): salita costante tra i boschi fino a Premolo, con tratti tecnici e panoramici su sterrato e asfalto secondario.
Tappa 3, Premolo – Novazza (27 km, 1.209 D+, 894 D−, 4h 15’): tappa montana che richiede attenzione su fondo naturale, con viste aperte sulle Orobie e arrivo in quota.
Tappa 4, Novazza – Ardesio (37 km + 16 km, 1.096 D+, 2.042 D−, 5h): discesa impegnativa verso Ardesio, con tratti tecnici e sosta consigliata al santuario mariano.
Tappa 5, Ardesio – Lovere (50 km, 1.297 D+, 1.835 D−, 6h 30’): lunga tappa alpino-lacustre con numerosi saliscendi e discesa finale verso il Lago d’Iseo, fino al centro storico di Lovere.
Tappa 6, Lovere – Montisola (39 km, 914 D+, 982 D−, 5h 15’): si costeggia il lago, si passa da Sale Marasino e si traghetta fino a Monte Isola, dove si può visitare il Santuario della Ceriola.
Tappa 7, Montisola – Gandino (37 km + 16 km, 1.431 D+, 1.084 D−, 5h 30’): dal lago si risale verso l’entroterra attraverso la Val Gandino, su percorsi collinari e antichi borghi.
Tappa 8, Gandino – Bergamo (52 km, 1.110 D+, 1.665 D−, 6h): ultima tappa tra discese e tratti panoramici, fino al ritorno a Bergamo e alla conclusione dell’anello presso la Città Alta.
Cosa vedere lungo il percorso
L’Alta Via delle Grazie non è solo un itinerario escursionistico: è un cammino profondamente legato al paesaggio, alla cultura e alla spiritualità delle valli bergamasche. Ogni tappa offre l’occasione di entrare in contatto con luoghi unici, spesso poco conosciuti, ma ricchi di fascino e autenticità.
I santuari mariani
Il cuore del cammino è rappresentato dai numerosi santuari dedicati alla Madonna, da cui l’itinerario prende il nome. Alcuni di essi sono:
Santuario della Cornabusa (Sant’Omobono Terme): scavato in una grotta naturale nella roccia, è uno dei luoghi più suggestivi del cammino.
Santuario della Madonna delle Grazie di Ardesio: meta di pellegrinaggi e punto simbolico del percorso.
Santuario dello Zuccarello (Nembro): incastonato nella Valle del Lujo, in un ambiente raccolto e silenzioso.
Santuario della Madonna della Ceriola (Monte Isola): raggiungibile con una variante in battello sul Lago d’Iseo, regala un panorama spettacolare.
Borghi e natura
Oltre ai santuari, il cammino attraversa borghi medievali, mulattiere storiche e vallate alpine che meritano una sosta:
Cornello dei Tasso: antico borgo pavimentato in pietra, legato alla storia del servizio postale europeo.
Parre, Gandino, Lovere: centri storici ricchi di arte sacra, tradizioni locali e prodotti tipici.
Monte Isola: isola lacustre tra le più grandi d’Europa, dove si respira un’atmosfera fuori dal tempo.
Val Vertova, Valle del Lujo, Val Gandino: ambienti naturali incontaminati, perfetti per escursionisti e amanti della fotografia.
Affrontare l’Alta Via delle Grazie richiede una buona preparazione fisica e mentale, specialmente se si opta per l’itinerario completo a piedi o per le tappe più lunghe in bicicletta. Sebbene non sia un cammino estremo, si tratta comunque di un percorso escursionistico e spirituale che attraversa ambienti montani, tratti isolati e salite con dislivelli significativi.
Chi sceglie di percorrerla a piedi dovrebbe avere un minimo di allenamento escursionistico: abituarsi a camminate di almeno 15–20 km su terreno misto, anche per più giorni consecutivi. È consigliabile iniziare l’allenamento qualche mese prima, alternando camminate in pianura a tratti collinari, con zaino in spalla.
Per chi affronta il percorso in bicicletta, è importante essere a proprio agio su sterrato, salite lunghe e discese tecniche. Le e-bike rendono il tracciato più accessibile ma non meno impegnativo dal punto di vista tecnico: richiedono controllo del mezzo, gestione della batteria e padronanza in discesa. Le MTB muscolari sono adatte solo a ciclisti molto allenati.
Dove dormire lungo l’Alta Via delle Grazie
Lungo l’Alta Via delle Grazie esiste una rete di ospitalità varia e diffusa, che rende il cammino accessibile a chiunque, anche senza tenda o mezzi autonomi. Ogni tappa prevede almeno una soluzione per il pernottamento, spesso nei pressi di santuari, borghi o rifugi di montagna.
Sono disponibili diverse tipologie di alloggio:
Ospitalità religiosa: in diversi santuari è possibile pernottare grazie all’accoglienza di parrocchie o associazioni locali. In alcuni casi l’ospitalità è offerta a offerta libera (donativo), ma è sempre necessario contattare in anticipo.
Rifugi e case alpine: presenti soprattutto nelle tappe di montagna, offrono un’accoglienza spartana ma calorosa. Alcuni propongono mezza pensione o cena condivisa.
B&B e agriturismi: diffusi nei centri abitati, con maggiore comfort e possibilità di ricaricare e-bike o lavare indumenti tecnici.
Hotel e strutture convenzionate: disponibili nelle tappe più turistiche, come Selvino, Ardesio o Lovere.
Prenotare con qualche settimana di anticipo è fortemente consigliato, soprattutto nei mesi estivi e nei weekend. Chi viaggia in bicicletta può contattare in anticipo le strutture per verificare la presenza di ricovero bici o colonnine di ricarica per e-bike.
Da non perdere tra le città lombarde è Bergamo: conosciuta come “la città dei mille” per aver fornito un numero elevato di partecipanti a Garibaldi, è anche stata capitale della cultura e nel suo centro storico che si divide tra città bassa e alta ha davvero molto da raccontare. La cosa migliore? Dedicare almeno un giorno intero a città alta se la si desidera esplorare con calma. Scopriamo insieme cosa vedere a Bergamo e cosa fare in città.
7 cose da vedere a Bergamo
Bergamo è una città che incanta a ogni passo. Divisa tra la parte alta, storica e suggestiva, e quella bassa, moderna e dinamica, racchiude tesori d’arte, scorci panoramici e luoghi carichi di storia; i suoi monumenti più rappresentativi raccontano di mecenati, artisti, viaggiatori e musicisti che hanno lasciato un’impronta indelebile. Ecco alcune delle tappe imperdibili per chi vuole scoprire l’anima più autentica della città lombarda.
1. Città alta e piazza vecchia
Cuore pulsante di Bergamo è la Città Alta, un gioiello medievale cinto da possenti mura veneziane, Patrimonio UNESCO. Camminare tra le sue vie lastricate è come fare un salto indietro nel tempo; il centro nevralgico è piazza Vecchia, considerata da Le Corbusier una delle piazze più belle d’Europa. Al centro, la fontana Contarini, circondata da edifici storici come palazzo della ragione, la torre civica (Campanone) e la biblioteca Angelo Mai, definiscono un’atmosfera sospesa tra eleganza e fascino antico.
I caffè con i tavolini all’aperto, i portici e le prospettive uniche rendono la piazza un luogo dove sostare e assaporare il ritmo lento di Bergamo Alta, prima di proseguire l’esplorazione verso basiliche, musei e panorami mozzafiato.
Fonte: iStockLa meravigliosa porta d’ingresso a Bergamo Alta
2. Cappella Colleoni
La Cappella Colleoni è un monumento che lascia senza fiato già dall’esterno e rappresenta pienamente un esempio di rinascimento lombardo. Il nome è un omaggio al condottiero che lo ha richiesto come mausoleo e sorge proprio accanto alla basilica di Santa Maria Maggiore. A colpire è la sua facciata in marmo policromo decorata con geometrie e motivi simbolici. Al suo interno ci sono affreschi di Tiepolo e il monumento funebri di Colleoni.
3. Basilica di Santa Maria Maggiore e duomo di Bergamo
A dominare la zona del centro e a pochi passi dalla piazza si trovano due edifici religiosi importantissimi: la basilica di Santa Maria maggiore e il duomo. La prima colpisce per l’ingresso laterale, quasi come se non avesse una vera e propria facciata e vanta un interno barocco con un tripudio di stucchi, affreschi e ispirazioni fiamminghe.
Il duomo, invece, è dedicato a sant’Alessandro patrono della città. Seppur risulti meno sfarzoso del primo, conserva un’eleganza neoclassica senza paragoni e al suo interno ha reliquie importanti legate alla storia religiosa della città.
4. Le mura venete
I più temerari che scelgono di non usare la funicolare ma arrivare a piedi a città alta le iniziano a scorgere da lontano: la fortificazione della città, oggi riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco ha in realtà origini venete. Costruite nel XVI secolo durante il dominio di Venezia, sono lunghe oltre 6 chilometri e circondano tutta la zona alta racchiudendo secoli di storia. Da non perdere le quattro porte dedicate a San Giacomo, Sant’Agostino, San Lorenzo e Sant’Alessandro che segnano l’ingresso verso il centro storico vero e proprio.
5. Teatro Donizetti
Nella Città Bassa, il Teatro Donizetti è un punto di riferimento culturale e musicale, intitolato al grande compositore bergamasco Gaetano Donizetti. È stato inaugurato nel Settecento e ristrutturato più volte ma oggi ospita una programmazione variegata che spazia dall’opera alla prosa, dal balletto ai concerti. A conquistare da subito è la facciata neoclassica ma all’interno tutti restano a bocca aperta per gli interni sontuosi.
Fonte: iStockLa splendida piazza vecchia di Bergamo Alta
6. Rocca di Bergamo
Su uno dei punti più alti della città alta, la rocca di Bergamo è da non perdere. Si tratta di una fortezza medievale che offre una delle viste più spettacolari sulla città e sulle Prealpi; è stata costruita nel XIV secolo e più volte ampliata per ospitare oggi il museo dedicato alla storia risorgimentale della città e al suo ruolo nella formazione dell’Italia unita. Attorno ad essa un parco in cui passeggiare e un camminamento da cui si gode una splendida vista sui dintorni.
7. Torre del Gombito
Tra gli edifici medievali imperdibili di Bergamo c’è anche la torre del Gombito, una vera chicca che svetta con i suoi 52 metri d’altezza. Dalla cima si gode una vista a 360 gradi sulla città e nei giorni più limpidi l’effetto cartolina è incredibile. Costruita nel XII secolo, è stata per molto tempo un punto nevralgico di difesa.
Cosa fare a Bergamo
Bergamo è una città che si vive lentamente, passo dopo passo, sapore dopo sapore. Le sue due anime, la Città Bassa, moderna e vivace, e la Città Alta, storica e incantata, si fondono in un’esperienza unica. Oltre a ciò che si può ammirare, Bergamo è fatta di gesti da compiere: salire una funicolare centenaria, gustare una polenta cremosa, scoprire capolavori artistici e piccoli musei insoliti. Ecco cosa fare a Bergamo per un solo giorno in città o magari un weekend.
Assaggia la cucina tipica
Un viaggio a Bergamo non è completo senza sedersi a tavola; la cucina bergamasca è una dichiarazione d’amore per la tradizione, la terra e i sapori autentici. Tra i protagonisti, spiccano i nove formaggi DOP della provincia, tra cui Taleggio, Gorgonzola e Formai de Mut, ognuno con la sua identità decisa e profonda.
Non può mancare un assaggio di polenta, vera regina della tavola: servita morbida con formaggi fusi, concia, oppure accanto a carni brasate. E poi ci sono i celebri casoncelli alla bergamasca, una pasta ripiena rustica e saporita, condita con burro, pancetta e salvia: un piatto che racconta l’anima contadina e creativa della città. Un’altra specialità? Sembra sia stato inventato qui il gusto stracciatella: assolutamente da non perdere nelle numerose gelaterie in centro.
Fonte: iStockDeliziosi scarpinocc, un piatto tipico di Bergamo
Prendere la funicolare da città bassa per scoprire città alta
Una delle esperienze più caratteristiche da fare è salire sulla funicolare storica che collega la città bassa con quella alta; non solo è molto particolare come esperienza ma è anche il modo più comodo ed economico per raggiungere il centro, senza preoccuparsi del parcheggio limitato. Sale lentamente e regala un panorama da favola. Una volta giunti in cima, si apre un mondo fatto di stradine acciottolate, torri medievali, piazze eleganti e vedute spettacolari. È il cuore più antico e affascinante di Bergamo, dove ogni angolo nasconde una storia, un sapore, un dettaglio da osservare con occhi curiosi.
Scoprire tutti i musei della città
Oltre ai monumenti e al centro storico a Bergamo non mancano i musei; dopotutto è stata premiata con Brescia come capitale della cultura. Tra le tappe da non perdere c’è la pinacoteca accademia Carrara dove ammirare opere di Botticelli, Raffaello e Bellini ma altrettanto top la GAMeC dove si trovano esposizioni più moderne e contemporanee per chi ama sperimentare.
Chi ama la musica non può perdere il museo Donizettiano dedicato all’omonimo compositore bergamasco; storia e scienza si possono invece approfondire presso il museo civico archeologico. Altrettanto suggestivo? Il museo del tesoro della cattedrale che custodisce oggetti liturgici preziosi e testimonianze religiose di grande valore. E per i più piccoli? Inserite in agenda il museo del burattino, un’esposizione che riporta al teatro popolare fatto di marionette.
Godersi lo shopping al Sentierone
Chi ha detto che in città bassa non c’è niente da fare? Proprio qui prende vita quello che i local chiamano “sentierone”, ovvero un viale frequentatissimo, dall’anima elegante e arricchito da alberi ma dove si susseguono alcuni dei negozi più amati. È la via dello struscio o dello shopping, tra vetrine curate, botteghe e catene c’è davvero tanto da acquistare per chi cerca un souvenir o qualcosa di unico e particolare da portare con sé.
Come arrivare a Bergamo
Chi non vive in Lombardia potrebbe trovare pratico il collegamento aereo con Orio al Serio per raggiungere Bergamo: dopotutto qui atterrano molti voli low cost ed è anche un buon punto di partenza per esplorare altre città d’Italia o magari d’Europa. Sono molti, infatti, che sostano a Bergamo per un giorno prima di spostarsi verso Milano oppure prima di partire per altre città con voli economici.
In città bassa è anche presente una stazione dei treni: le più grandi città lombarde, e non solo, sono ben collegate a Bergamo con una frequenza piuttosto alta favorita dai collegamenti con l’aeroporto. Per lo stesso motivo da grandi stazioni come Milano sono previsti anche collegamenti bus economici e altrettanto comodi. In auto c’è grande libertà ma attenzione a documentarvi sui parcheggi: in città bassa è semplice trovare aree di sosta, in città alta meglio affidarsi ai parcheggi multipiano ufficiali così da evitare ZTL e multe.
Sono tantissime le cose da fare a Bergamo e da vedere in città, potrebbe bastare un giorno ma in un weekend sicuramente si ha modo di esplorarla in tutte le sue sfaccettature magari concedendosi anche un giro in uno dei castelli nei dintorni.
L’aeroporto di Orio al Serio, conosciuto anche come Milano Bergamo Airport, è uno degli scali più importanti del Nord Italia ed è utilizzato principalmente da compagnie low-cost come Ryanair. Orio al Serio si trova a pochi chilometri da Bergamo e per questo rappresenta un’alternativa conveniente per chi parte da Milano e dintorni.
Ecco tutte le opzioni disponibili per raggiungere l’aeroporto in modo rapido ed efficiente, anche se si vuole optare per i mezzi pubblici.
Dove si trova l’aeroporto di Orio al Serio
L’aeroporto di Orio al Serio si trova in una posizione super strategica: a soli 5 km dal centro di Bergamo e a circa 50 km da Milano, il che lo rende perfetto sia per chi parte dalla città meneghina sia per chi si trova nel cuore della provincia bergamasca.
Ma non finisce qui: lo scalo è situato a due passi dall’autostrada A4 Milano-Venezia, una delle principali arterie del Nord Italia, il che rende l’accesso comodo e veloce sia in auto che con i mezzi pubblici. In pratica, è il punto di partenza ideale per volare low cost in Europa… E tornare giusto in tempo per l’aperitivo a Milano!
Raggiungere l’aeroporto di Orio al Serio in bus navetta
Una delle opzioni più comode per arrivare all’aeroporto di Orio al Serio da Milano è il bus navetta, un servizio attivo 7 giorni su 7, con corse frequenti in diversi orari del giorno e della notte.
I bus partono principalmente dalla Stazione Centrale di Milano e impiegano circa 50 minuti per raggiungere l’aeroporto, traffico permettendo. Diverse compagnie offrono questo servizio, quindi è consigliabile verificare gli orari e le tariffe aggiornate sui siti ufficiali delle aziende di trasporto.
Raggiungere Orio al Serio in autobus privato
Per chi desidera maggiore flessibilità, esistono anche autobus privati, come l’Orio Shuttle, che collegano direttamente Milano Centrale con l’aeroporto. La tariffa per una corsa singola è di circa 10 euro e i mezzi operano dalle 3:15 alle 22:45 nei giorni feriali e dalle 4:25 alle 22:45 la domenica.
Alcuni servizi collegano anche l’aeroporto di Milano Malpensa con Orio al Serio, con una fermata intermedia a Monza.
Non esiste un collegamento ferroviario diretto con l’aeroporto di Orio al Serio. Tuttavia, è possibile raggiungere la stazione ferroviaria di Bergamo e da lì prendere un autobus del servizio ATB (Auto Trasporti Bergamo) che in circa 10 minuti arriva al terminal.
I treni da Milano Centrale a Bergamo sono frequenti e impiegano circa un’ora per il tragitto. Il costo del biglietto è di circa 5,50 euro per una corsa singola.
Raggiungere l’aeroporto di Orio al Serio in auto o taxi
Chi viaggia in auto non deve scoraggiarsi, perché arrivare a Orio al Serio non richiede molto tempo, soprattutto da Milano: in auto, infatti, si può prendere l’autostrada A4 Milano-Venezia e uscire al casello di Bergamo, seguendo poi le indicazioni per l’aeroporto. Sono disponibili diversi parcheggi a pagamento nei pressi del terminal.
Per chi preferisce il taxi, il costo di una corsa dalla Stazione Centrale di Milano all’aeroporto è di circa 100 euro, rendendola la soluzione meno economica ma più comoda in caso di viaggi con bagagli ingombranti o in orari notturni.
Per riconnetterci con la natura non è sempre necessario andare lontano, a volte basta semplicemente salire in macchina, sul bus o in sella alla propria bicicletta e raggiungere il giardino botanico più vicino. In Lombardia ne esistono diversi che, soprattutto con l’arrivo della primavera, sbocciano trasformandosi in vivaci tappeti multicolore.
Se state cercando un rifugio lontano dalla folla, un angolo di tranquillità dove godervi le bellezze dei fiori e delle piante, ecco la nostra lista dei migliori giardini botanici della Lombardia, da Milano a Brescia, fino a Bergamo e oltre.
Orto botanico di Brera, Milano
Uno dei giardini più belli della Lombardia si trova proprio nel cuore di Milano, nello storico quartiere di Brera. In origine centro di meditazione e coltivazione dei Gesuiti, diventa nel Settecento un orto botanico dedicato alla formazione scientifica, dove poter studiare le specie medicinali coltivate al suo interno.
Oggi è un museo universitario in cui si tutela la biodiversità, suddiviso in tre settori: le collezioni di specie medicinali, alimentari, tintorie e di altri usi si trovano nei primi due settori, mentre il terzo ospita l’arboreto, le cui star sono i due esemplari di Ginkgo Biloba con due secoli e mezzo di vita.
L’orto botanico si trova in Via Brera ed è consigliato raggiungerlo con i mezzi pubblici: MM3 (Montenapoleone), MM2 (Lanza), MM1 (Cairoli) tram e bus 1, 2, 4, 12, 14, 61, 94. Dall’1 aprile al 31 ottobre è aperto dalle 10:00 alle 18:00, mentre dal 1 novembre al 31 marzo è aperto dalle 9:30 alle 16:30. L’ingresso è libero e gratuito.
Fonte: iStockScorcio dell’orto botanico di Brera
Orto botanico Lorenzo Rota, Bergamo
È un piccolo eden cittadino l’orto botanico Lorenzo Rota a Bergamo, nato nel 1972. Seppur di dimensioni ridotte (2400 metri quadri), custodisce al suo interno un’incredibile varietà di specie vegetali, offrendo allo stesso tempo un meraviglioso panorama sulla città e sulle Prealpi Orobie.
Al suo interno ci sono due sezioni: Città Alta, dov’è possibile osservare soprattutto la flora autoctona e alcune piante derivanti da altre parti del mondo, tra cui succulente e carnivore, e Astino dov’è possibile fare un viaggio nel mondo delle piante alimentari e comprendere come possiamo vivere in modo sostenibile.
L’ingresso all’orto è gratuito, ma la sezione Città Alta è aperta solo dal 1 marzo al 30 novembre; gli orari di apertura variano ogni mese e consigliamo di consultarli sul sito ufficiale. La sezione Astino, invece, è aperta dal 1 aprile al 31 ottobre.
Giardino Botanico Alpino Rezia, Campello
Nato nel 1979 in seguito a un intervento di riqualificazione, il Giardino Botanico Alpino Rezia si trova Campello, a nord di Bormio, a un’altitudine di 1500 metri sul livello del mare. Gestito dal Parco dello Stelvio, è organizzato su una superficie di quasi 15.000 metri quadrati e ospita più di 2500 specie vegetali, suddivise in quattro macro aree di appartenenza: la flora del Parco Naturale dello Stelvio, gli esemplari alpini delle zone europee ed extraeuropee, le specie artiche e antartiche.
L’obiettivo principale del giardino è quello di conservare e preservare le specie vegetali dei territori alpini, spesso minacciate a causa delle azioni distruttive dell’uomo. L’accesso è gratuito, ma lo spazio è aperto solo a maggio, dalle 9:00 alle 17:00 tutti i giorni, a giugno, luglio e agosto dalle 9:00 alle 18:00 tutti i giorni, settembre e ottobre dalle 9:00 alle 17:00 dal lunedì al venerdì e fino alle 18:00 nei weekend.
A Gardone Riviera, in provincia di Brescia, c’è un giardino botanico speciale che unisce natura e arte. Stiamo parlando del progetto della Fondazione André Heller, creato nel 1903 dal dentista naturalista A. Hruska (dentista dell’ultimo Zar e di illustri personaggi come Sigmund Freud o i Papi Pio XII e Giovanni XXIII), successivamente acquistato nel 1989 dall’artista viennese Andrè Heller.
L’obiettivo di questo giardino è quello di coniugare la natura con l’arte: all’interno dei suoi 10.000 metri quadrati, infatti, le specie botaniche provenienti da ogni parte del mondo convivono con opere d’arte firmate da Keith Haring, Auguste Rodin, Joan Mirò e dello stesso Heller. Le 3.000 specie botaniche provenienti dalle Alpi all’Himalaya al Mato Grosso alla Nuova Zelanda, dal Giappone all’Australia, dal Canada all’Africa
Il biglietto d’ingresso costa 12 euro e il giardino è aperto da marzo a ottobre, tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00.
Orto botanico di Pavia
Infine, vi consigliamo l’orto botanico più antico della Lombardia. Quello di Pavia, infatti, venne fondato nel 1773 per volere di Maria Teresa d’Austria e nacque come istituzione all’avanguardia dedicata allo studio dei molteplici aspetti del mondo vegetale.
Qui potrete ammirare diverse serre, da quelle che custodiscono le piante tropicali alle serre scopoloniane, le quali racchiudono una collezione di cactacee, piante succulente e cicadaceae. All’interno dell’orto botanico è presente anche una collezione di piante officinali e tossiche come lo stramonio (Datura stramonium) o l’edera velenosa (Toxicodendron radicans).
Grande protagonista dell’orto è il famoso platano che Scopoli piantò in onore della morte di Linneo nel 1778, oltre che il Roseto che, con le sue 300 fra rose botaniche, antiche e moderne, colora in primavera la facciata meridionale.
A poca distanza da Milano, tra la provincia di Lecco e quella di Bergamo, si trova un luogo adatto per essere vissuto in ogni stagione: stiamo parlando dei Piani di Bobbio, un comprensorio sciistico molto amato dove godere al meglio la natura, la buona cucina e, naturalmente, gli sport all’aria aperta.
I suoi paesaggi sono frequentati d’inverno, grazie alla presenza di piste ideali per ogni livello di preparazione, dalle più semplici per bambini e principianti alle piste nere dell’Oscellera e di Valtorta, ma anche d’estate per chi ricerca una fuga rigenerante dalla città. In più possono essere raggiunti facilmente anche con la cabinovia dal bellissimo villaggio di Barzio, per vivere un’emozionante avventura ancor prima di arrivare ai Piani di Bobbio, la vostra meta finale.
In questo articolo vi consigliamo tutte le attività da fare in ogni stagione e non solo per godervi questo angolo incantato della Lombardia.
Cosa fare ai Piani di Bobbio in inverno
I Piani di Bobbio offrono ben 36 chilometri di piste da sci per ogni livello di esperienza, accessibili grazie ai 12 impianti di risalita tra funivie, seggiovie e skilift. Questo è il luogo ideale per insegnare ai più piccoli a sciare, grazie anche alla presenza di apposite piste baby e azzurre, oltre che di scuole con istruttori esperti e certificati. Non mancano, però, anche le piste nere per soddisfare le esigenze degli sciatori più esperti, come la pista Orscellera, con una vista che spazia fino a Milano, oppure la discesa del Tre Signori al cospetto dell’omonimo pizzo.
Chi ama lo sci di fondo, invece, deve assolutamente recarsi alla pista Rododendro, che ha ospitato anche i campionati italiani Master e quelli assoluti. I Piani di Bobbio sono in grado di accontentare anche chi pratica lo sci alpinismo, offrendo diversi percorsi di durata e difficoltà variabile. Si parte da quelli più semplici che durano un paio d’ore, fino ad arrivare al percorso di Aralata, che richiede ben 10 ore di salita, per cui spesso è frazionato in due giorni. E per chi vuole sperimentare emozioni nuove sulle piste, Piani di Bobbio offre la possibilità di provare il Telemark, ovvero lo sci a tallone libero, mentre i freestyler possono usufruire dei 1500 metri di area dove esibirsi nelle loro performance.
Per chi non è amante dello sci, ma non vuole rinunciare a un po’ di movimento sulla neve, la ciaspolata è l’attività migliore da praticare. Ai Piani di Bobbio si pensa anche ai meno esperti che qui possono noleggiare tutta l’attrezzatura necessaria e scegliere il percorso che conduce all’ex Albergo Pequeno, un hotel degli anni ’60 ormai dismesso. Si tratta di un itinerario prevalentemente pianeggiante, con soli 130 metri di dislivello, l’ideale per far provare ai bambini o a chi è alle prime armi questa bellissima attività. I più esperti, invece, possono optare per il percorso dei rifugi di Artavaggio con una pendenza di oltre 300 metri.
Cosa fare ai Piani di Bobbio in estate
I Piani di Bobbio sono perfetti anche durante la stagione estiva grazie ai tanti sentieri escursionistici presenti. Adatto a tutti è il percorso ad anello attraverso l’anfiteatro del Gruppo dei Campelli e del Corno Grande nel Vallone dei Megoffi, mentre più impegnativa è l’escursione panoramica attorno al Gruppo dei Campelli. Qui godrete di una vista unica delle Prealpi lecchesi con le Grigne e le Orobie bergamasche.
I Piani di Bobbio sono famosi anche per i tanti rifugi, raggiungibili con escursioni adatte a tutti, anche a chi viaggia con bambini. Chi è alla ricerca di un piatto tipico deve assolutamente fare tappa al Rifugio Lecco, dove potrà degustare la migliore polenta. Per chi invece cerca qualcosa di più raffinato, vi consigliamo di fermarvi al Rifugio di Ratti-Cassin. Potrete approfittare anche del centro benessere per farvi coccolare dopo tutte le attività svolte. Molto accoglienti sono anche il Rifugio Stella e quello Campelli Barzio, che offrono un bellissimo esempio dell’ospitalità tipica dei Piani di Bobbio.
Durante l’estate potete fare tappa anche al suggestivo villaggio di Barzio, una meta molto amata dai turisti che scelgono la Valsassina. Questo luogo è ideale per rilassarsi tra strade caratteristiche e per poter osservare dall’alto tutta la valle.
Fonte: iStockPiani di Bobbio durante l’estate
Dove si trovano i Piani di Bobbio
I Piani di Bobbio si trovano in Valsassina, in provincia di Lecco, a 1662 metri di altezza e a 75 chilometri di distanza da Milano. È proprio grazie alla vicinanza con il capoluogo lombardo che rappresentano una meta particolarmente amata in ogni stagione. Una volta arrivati, lasciate l’auto nell’ampio parcheggio a pagamento (5 euro per il giornaliero) situato presso la funivia o nei parcheggi appositi presenti nella cittadina di Barzio. Da qui salite sulla funivia o percorrete un’escursione di un paio d’ore a piedi per raggiunger i Piani di Bobbio.
Cosa fare ai Piani di Bobbio fuori stagione
Fuori stagione potete scoprire i Piani di Bobbio intraprendendo delle escursioni semplici, adatte anche ai bambini, e approfittarne per fermarvi in un rifugio e provare le migliori specialità tipiche del territorio. Tra queste vi consigliamo la polenta taragna, una particolare polenta di grano saraceno alla quale viene unito il taleggio, formaggio tipico della zona, e gli scapinasc, ravioli di carne rossa e carne bianca. Se amate i dolci, invece, provate i sassetti della Valsassina, ossia biscotti croccanti con mandorle prodotti in tutta la valle.
È dal 1990 che il Sole 24 Ore pubblica ogni anno la classifica dedicata alle province italiane dove si vive meglio tenendo in considerazione diversi parametri. Analizzando fattori quali ricchezza, consumi, ambiente, servizi, salute o cultura, la provincia che ha primeggiato è stata Bergamo, seguita da Trento e da Bolzano. Rispetto all’anno passato, invece, perdono posizioni Bologna, Milano, Firenze e Roma, mente il Sud rimane fanalino di coda con il punteggio peggiore raggiunto da Reggio Calabria, seppur siano stati evidenziati dei segnali positivi per il futuro.
La top 10 delle migliori province italiane
È Bergamo che per la prima volta ottiene il riconoscimento come città più vivibile d’Italia, dimostrando un’incredibile capacità di ripresa soprattutto dopo il periodo buio attraversato durante il Covid. Il secondo e terzo posto è occupato dalle province di Trento e Bolzano, storicamente presenti nelle classifiche dedicate alla qualità della vita. Trento, infatti, è stata prima per ben tre volte e nelle prime tre posizioni per 14 volte, mentre Bolzano ha primeggiato per 5 volte, occupando il podio per 18 volte in tutto.
Nella top 10 compare al quarto posto Monza e Brianza, seguita da Cremona e da Udine, vincitrice dell’edizione 2023 e che, secondo il report del Sole 24 Ore, ha registrato performance positive anche quest’anno. Al settimo e all’ottavo posto troviamo Verona e Vicenza, al nono Bologna, l’unica grande area metropolitana presente nella top 10 e, infine, Ascoli Piceno.
Qui la classifica completa:
Bergamo
Trento
Bolzano
Monza e Brianza
Cremona
Udine
Verona
Vicenza
Bologna
Ascoli Piceno
Il metodo usato per l’indagine
Per realizzare questa classifica relativa alle migliori province italiane per qualità della vita, il Sole 24 Ore ha utilizzato 90 indicatori, divisi a loro volta in 6 grandi categorie tematiche: “ricchezza e consumi”, “affari e lavoro”, “ambiente e servizi”, “demografia, salute e società”, “giustizia e sicurezza” e “cultura e tempo libero”.
Per ogni indicatore viene dato un punteggio da 0 a 1000: più la provincia è vivibile, più punti ottiene. Per ottenere la classifica generale, il punteggio per le altre province si distribuisce in funzione della distanza rispetto agli estremi (1000 e 0). Successivamente, per ciascuna delle sei categorie, si individua una graduatoria determinata dal punteggio medio riportato nei 15 indicatori, ciascuno pesato in modo uguale all’altro (1/90). Infine, la classifica finale è costruita in base alla media aritmetica semplice delle sei graduatorie di settore.
La città migliore e quella peggiore per qualità della vita
Quali sono gli indicatori che hanno permesso a Bergamo di ottenere il primo posto? Dopo il Covid, la città si è rimboccata le maniche per migliorare in tanti settori, in particolare quello relativo alla salute. Nell’indicatore riguardante l’emigrazione ospedaliera si è dimostrata autosufficiente: da una parte non esiste emigrazione sanitaria, dall’altra il sistema sanitario è considerato altamente attrattivo anche dai pazienti provenienti dalle altre regioni italiane.
Inoltre ha raggiunto ottimi punteggi nelle categorie “ambiente e servizi” e “demografia e società”, primeggiando nell’indice di “sportività”, calcolato in base al numero di atleti tesserati e società sportive. I punteggi peggiori, invece, li ha ottenuti nella categoria “ricchezza e consumi”, posizionandosi 98esima per crescita del PIL procapite.
In fondo alla classifica, invece, troviamo Reggio Calabria, dove hanno inciso fattori come la bassa aspettativa di vita, il divario nella parità salariale tra uomini e donne, il numero delle imprese in fallimento, i livelli di criminalità e la disoccupazione. In generale, però, il Sole 24 Ore ha evidenziato una maggiore crescita economica al Sud dove si stanno registrando tassi di crescita del Pil più elevati.