Torna uno degli appuntamenti culturali più apprezzati da cittadini e turisti: la Domenica al Museo. Anche il 7 giugno, come ogni prima domenica del mese, il Ministero della Cultura rinnova l’iniziativa che consente l’accesso gratuito ai musei e ai parchi archeologici statali aderenti.
Da Nord a Sud, sono centinaia le strutture coinvolte nell’iniziativa che offrono la possibilità di trascorrere una giornata all’insegna della cultura senza sostenere il costo del biglietto d’ingresso.
C’è un modo davvero speciale per vivere il Giro d’Italia 2026 ed è salendo a bordo del treno storico a vapore che attraversa il Friuli-Venezia Giulia con carrozze d’epoca, toccando una delle tappe più simboliche dell’edizione di quest’anno. Il 30 maggio 2026, infatti, in occasione della ventesima tappa “Gemona 1976-2026”, si potrà raggiungere Gemona del Friuli partendo da Gorizia a bordo delle storiche carrozze italiane “Centoporte” degli Anni ’30, in una giornata che unisce sport e memoria storica organizzata dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e da FS Treni Turistici Italiani.
La tappa del Giro, infatti, avrà anche un forte valore commemorativo, perché celebra il 50° anniversario del terremoto del Friuli del 1976: la partenza della corsa sarà preceduta da un momento dedicato alle vittime del sisma, trasformando l’evento in un’occasione di ricordo collettivo oltre che di festa.
L’itinerario del treno storico del Giro d’Italia
Il treno storico speciale partirà da Gorizia Centrale alle ore 7:00 del mattino, con fermata intermedia a Udine prevista alle 8:04 e arrivo a Gemona del Friuli alle 8:45. Il ritorno è invece previsto nel tardo pomeriggio, con partenza da Gemona alle 17:07, tappa a Udine alle 18:31 e termine del viaggio a Gorizia alle 19:07.
Il viaggio è molto suggestivo: ci si siede a bordo delle locomotive a vapore con carrozze storiche Anni ’30 e bagagliaio attrezzato che hanno fatto la storia del trasporto ferroviario italiano. Ma non è tutto, perché chi vuole esplorare il territorio all’arrivo in totale libertà, può portare con sé le proprie biciclette gratuitamente, fino a esaurimento posti.
Una volta arrivati a Gemona del Friuli, ci si immerge completamente nell’atmosfera del Giro d’Italia. La tappa maschile “Gemona 1976-2026” parte proprio dalla Caserma Goi Pantanali di Gemona e si conclude a Piancavallo, lungo uno dei percorsi più impegnativi e selettivi dell’intera edizione del Giro d’Italia 2026. I corridori dovranno infatti affrontare circa 200 chilometri con oltre 3.000 metri di dislivello, fino alla doppia ascesa finale verso Piancavallo. Prima della partenza ufficiale, inoltre, è prevista una commemorazione delle vittime del terremoto del 1976 davanti al cimitero monumentale di Gemona, in un momento particolarmente simbolico per tutto il Friuli-Venezia Giulia.
Ma oltre alla corsa, tutto il cuore storico di Gemona del Friuli sarà un caleidoscopio di esperienze coinvolgenti: tra Piazza Garibaldi, via Bini e via XX Settembre, saranno organizzate proiezioni in diretta della tappa Gemona-Piancavallo, concerti rock pomeridiani, stand gastronomici, attività per bambini e laboratori creativi dedicati al mondo del ciclismo. I più piccoli potranno partecipare a giochi a tema, ping-pong e attività come “Costruisci la tua bici” o “Colora la Maglia Rosa”, con la possibilità di ricevere anche un “Passaporto del piccolo ciclista” come ricordo della giornata.
Chi si recherà a Gemona, però, dovrà tenere presente che, a causa della viabilità ridotta per il passaggio del Giro, il centro storico sarà raggiungibile esclusivamente a piedi. Partendo dalla stazione ferroviaria per recarsi al centro storico, ci sono circa 30 minuti di cammino, con un tratto finale in salita abbastanza impegnativo: meglio quindi indossare scarpe comode.
Per ottenere ulteriori informazioni sulla località e sul programma della giornata, si può contattare “Visit.Gemona”.
Prezzi e come prenotare il viaggio
Il viaggio a bordo del suggestivo treno storico del Giro d’Italia prevede tariffe fisse che non dipendono dalla distanza percorsa. In particolare, l’andata e ritorno per adulti costa 15 euro a testa, mentre solo una delle due tratte è fissata a 7,50 euro. Per i bambini da 0 a 4 anni il viaggio è gratuito, mentre per bambini dai 4 ai 12 anni è di 7,50 euro andata e ritorno.
I biglietti possono essere acquistati attraverso tutti i canali Trenitalia, comprese le biglietterie di stazione, le self-service, le agenzie di viaggio abilitate e il sito ufficiale di Trenitalia.
Protagonista assoluta del passaggio tra Ottocento e Novecento, Margherita di Savoia entrò ufficialmente nella storia italiana nel 1868 come Principessa di Piemonte, facendo il suo ingresso trionfale nella Villa Reale di Monza ad appena diciassette anni. Da quel momento, la sua vita si intrecciò con la nascita dell’Italia moderna: prima sovrana del Regno d’Italia dal 1878, poi Regina Madre dopo il drammatico assassinio di Umberto I nel 1900, visse una parabola umana e politica intensa, conclusasi il 4 gennaio 1926.
Il viaggio che oggi ne segue le tracce ci accompagna al cospetto di castelli immersi nelle montagne, residenze reali, sentieri panoramici e luoghi segnati dalla memoria storica del Paese, un itinerario che racconta anche il carattere di una donna colta, appassionata di montagna, amante della natura e molto legata ad alcuni paesaggi che ne custodiscono il ricordo.
Villa Reale di Monza, la dimora simbolo
Tra tutti i luoghi legati alla vita di Margherita di Savoia, la Villa Reale di Monza occupa un posto speciale: fu qui che la giovane principessa arrivò nel 1868, iniziando quel percorso che l’avrebbe portata a diventare la prima regina d’Italia. Nel corso degli anni, la straordinaria residenza divenne il centro della sua vita privata e istituzionale, il luogo dove trascorrere lunghi soggiorni lontano dalla rigidità della corte torinese e romana.
Immersa nel verde del grande parco di Monza, la villa colpisce per l’eleganza austera dell’architettura neoclassica: le oltre 700 stanze raccontano un mondo di fastose decorazioni, pavimenti in marmo e parquet, saloni monumentali, arredi raffinati e ambienti che conservano intatta l’atmosfera della monarchia sabauda.
Pochi luoghi, però, raccontano il dolore di Margherita quanto la Cappella Espiatoria di Monza, costruita nel punto esatto in cui il 29 luglio 1900 il re Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci al termine di una manifestazione sportiva.
iStockLa toccante Cappella Espiatoria a Monza
Fu proprio la regina, insieme al figlio Vittorio Emanuele III, a volere questo monumento commemorativo carico di significato simbolico e spirituale: il progetto venne affidato a Giuseppe Sacconi, già autore dell’Altare della Patria di Roma, e completato da Guido Cirilli.
La cappella emerge immersa nel silenzio di un elegante giardino, racchiuso da una raffinata cancellata in ferro battuto realizzata da Alessandro Mazzucotelli: l’insieme architettonico si sviluppa tra una cripta e un sacello sovrastato da una monumentale stele, mentre alla base si trova la struggente Pietà in bronzo scolpita da Ludovico Pogliaghi.
All’interno, la cripta a croce greca accoglie oltre 180 corone in bronzo provenienti da tutto il mondo, inviate in omaggio al sovrano assassinato, e il cippo in marmo nero che indica il punto preciso del regicidio. I mosaici in stile bizantino-ravennate, con angeli, santi e simboli legati al martirio cristiano e alla tradizione sabauda, ne amplificano il senso di raccoglimento.
Castel Savoia e il legame con il Monte Rosa
Se Monza rappresentò il cuore istituzionale della sua esistenza, fu tra le montagne valdostane che Margherita di Savoia trovò probabilmente il suo luogo dell’anima.
Ai piedi del massiccio del Monte Rosa, nel paesaggio spettacolare della Valle del Lys, sorge Castel Savoia, la residenza estiva che la regina fece costruire a Gressoney-Saint-Jean: immerso nel verde e incorniciato dalle vette, appare come una visione romantica uscita da una fiaba.
Con le torrette appuntite, le finestre panoramiche e l’inconfondibile stile neogotico, il castello riflette il gusto della sovrana e il desiderio di creare un rifugio lontano dalle formalità della corte. A partire dal 1889, dopo un invito del barone Luigi Beck-Peccoz, appartenente a una ricca famiglia walser, Margherita iniziò a frequentare assiduamente queste montagne, scegliendo il Monte Rosa come tappa fissa per ben 37 anni.
Qui poteva vivere più libera e dedicarsi alle sue passioni: praticava alpinismo, disciplina ancora poco comune per una donna dell’epoca, e affrontò numerose ascensioni sulle vette del Monte Rosa e delle Alpi tutt’intorno.
Il suo legame con il territorio valdostano è così profondo che il suo nome rivive nella Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa, a ben 4.554 metri di altitudine, sospeso tra ghiacciai e cielo.
La Passeggiata della Regina tra boschi, laghi e villaggi walser
A Gressoney il ricordo di Margherita di Savoia non si limita soltanto al castello.
Dal Castel Savoia parte, infatti, la celebre “Passeggiata della Regina”, un percorso semplice e panoramico di circa tre chilometri che collega la residenza reale al borgo di Saint-Jean: si tratta del sentiero che la sovrana percorreva abitualmente a piedi per raggiungere il paese, immersa nei boschi e nei paesaggi alpini che tanto amava.
Si attraversano scorci di rara bellezza, tra prati verdi, antiche architetture walser e vedute continue sul Monte Rosa. L’atmosfera è quieta e permette di immaginare la regina passeggiare lontano dai protocolli ufficiali, in un contesto che rappresentava per lei una forma di libertà.
Laghetto di Gover e cascata a Gressoney Saint Jean
Il percorso si inserisce nell’“Anello Regina Margherita”, un itinerario culturale e paesaggistico che unisce alcuni dei luoghi più significativi di Gressoney-Saint-Jean: oltre a Castel Savoia, il tragitto tocca il suggestivo Laghetto di Gover, il centro storico del paese, il Palazzo Alemagna e il Beck-Peccoz Museum, per un viaggio tra natura, cultura e memoria storica ispirato ai lunghi soggiorni della sovrana nella valle tra il 1889 e il 1925.
Quante volte siete stati incuriositi da uno scorcio di verde che si intravede appena dietro un portone socchiuso, in quell’Italia fatta di scaloni silenziosi, giardini nascosti, cortili rinascimentali e dimore private che custodiscono secoli di storia? Ecco, lontano dagli itinerari più battuti, domenica 24 maggio 2026 quella parte più riservata del Paese tornerà eccezionalmente accessibile grazie a “Cortili Aperti”, l’iniziativa promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane in occasione della XVI Giornata Nazionale ADSI.
Per un solo giorno infatti centinaia di residenze storiche apriranno gratuitamente al pubblico in diverse città italiane, trasformando quartieri storici e centri antichi in un grande museo diffuso a cielo aperto. Non solo visite guidate, ma un vero e proprio viaggio dentro luoghi normalmente invisibili, da palazzi nobiliari ancora abitati a chiostri privati, da giardini interni a dimore che raccontano il vero volto delle città italiane.
Il tema scelto per il 2026, “Custodi di futuro. Un patrimonio vivo per un valore condiviso”, mette al centro proprio il ruolo delle dimore storiche nella tutela dell’identità culturale italiana. Un patrimonio fragile e prezioso che continua a vivere grazie al lavoro di conservazione portato avanti da famiglie, associazioni e istituzioni.
Cortili Aperti a Roma e Milano
A Roma, “Cortili Aperti” è ormai uno degli eventi più attesi della primavera. Passeggiando tra piazze monumentali e vie storiche, sarà possibile entrare gratuitamente nei cortili e nei giardini privati di alcuni dei palazzi più affascinanti del centro storico.
Tra le aperture più interessanti figurano Palazzo Odescalchi in Piazza Santi Apostoli, Palazzo Taverna vicino a Via di Monte Giordano, Palazzo Torlonia in Via Bocca di Leone e Palazzo Sforza Cesarini su Corso Vittorio Emanuele II.
A questi si aggiungono dimore storiche come Palazzo Santacroce, Palazzo Montoro e Palazzo Massimo Lancellotti de’ Torres. L’edizione 2026 porterà inoltre una novità speciale: in alcune dimore saranno presenti i volontari del Touring Club Italiano, pronti ad accompagnare i visitatori con racconti e approfondimenti storici.
Getty ImagesIl cortile di Palazzo Torlonia a Roma
Anche Milano celebrerà la giornata con un percorso nel cuore di Brera, tra cortili storici, atri nascosti e giardini privati normalmente inaccessibili. Dalle 10 alle 18 il pubblico potrà esplorare alcuni dei luoghi più eleganti del quartiere, tra architetture settecentesche e atmosfere sospese nel tempo.
Tra le tappe più affascinanti ci saranno Palazzo Moriggia, oggi sede del Museo del Risorgimento, Casa del Bono, Palazzo Pisani Dossi e Casa Maveri – Spazio Cernaia, con il suo particolare stile neoromanico. Le visite guidate milanesi saranno su prenotazione e avranno una durata di circa 90 minuti, accompagnate da guide specializzate in storia dell’arte.
Tra le regioni protagoniste dell’edizione 2026 spicca la Puglia, dove ADSI aprirà oltre 40 dimore storiche tra palazzi, ville, castelli e residenze private. Il cuore dell’iniziativa sarà soprattutto Lecce, città simbolo del barocco pugliese, dove si potranno visitare luoghi straordinari come Palazzo Tamborino Cezzi, Palazzo Bernardini, Palazzo Rollo e Palazzo Sambiasi.
Non mancheranno aperture suggestive anche fuori città, come Villa La Meridiana, Castello Dentice di Frasso e Palazzo Ducale Venturi. Il fascino di “Cortili Aperti” sta proprio in questo: offrire accesso a luoghi normalmente invisibili e trasformare la visita in un’esperienza straordinaria.
Le Terme Sabine di Cretone, nel comune di Palombara Sabina, a circa trenta chilometri da Roma, sono da tempo uno dei punti di riferimento termali del territorio laziale, una meta ideale sia per chi desidera trascorrere una giornata di assoluto riposo, sia per chi è alla ricerca di trattamenti termali riconosciuti per i loro benefici terapeutici.
La presenza di acque termominerali sulfuree le ha rese apprezzate fin dall’antichità, grazie alla capacità delle sorgenti di favorire il benessere dell’organismo e offrire un’esperienza rigenerante in un contesto naturale tranquillo e rilassante.
Uno dei treni storici più speciali della primavera è pronto a ripartire per offrire un viaggio suggestivo nei paesaggi naturali del Friuli-Venezia Giulia in cui crescono spontanee le numerose specie di variopinte orchidee locali.
Organizzato da Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e FS Treni Turistici Italiani, il viaggio in treno storico parte da Pordenone il 24 maggio 2026 e raggiunge il borgo di Osoppo e la sua fortezza, che ospitano anche quest’anno la Festa delle Orchidee: un appuntamento imperdibile per gli amanti delle fioriture primaverili e per tutti coloro che vorrebbero scoprire luoghi autentici e lontani dalla folla, dove la vita quotidiana è ancora guidata dai ritmi della natura.
La Festa della mamma 2026 è l’occasione perfetta per condividere tempo insieme invece del solito dono materiale. E non serve organizzare un viaggio dall’altra parte del mondo: anche una fuga di un giorno, un weekend o un’esperienza immersa nella natura possono trasformarsi in un ricordo speciale. Dalle terme naturali ai city break low cost, passando per giardini in fiore, musei e notti in luoghi insoliti, ecco alcune idee last minute facili da organizzare in tutta Italia.
Il 17 maggio 2026 il Friuli-Venezia Giulia torna a celebrare il fascino del viaggio lento con il “Treno dei Giardini”, un itinerario ferroviario storico che unirà Trieste e Sacile al cospetto di paesaggi ricchi di storia, natura e tradizioni enogastronomiche. L’iniziativa, organizzata dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia insieme a FS Treni Turistici Italiani, propone un’immersione nel patrimonio culturale e paesaggistico del territorio, a bordo di un autentico treno storico a vapore.
Il convoglio sarà composto da una locomotiva a vapore, dalle celebri carrozze anni Trenta “Centoporte”, simbolo dell’età d’oro della ferrovia italiana, e dal tradizionale bagagliaio d’epoca, che contribuisce a ricreare l’atmosfera dei viaggi ferroviari del Novecento. Fin dalla partenza, il viaggio si trasforma in un’esperienza evocativa, capace di riportare i passeggeri indietro nel tempo grazie al ritmo lento del treno, al suono della locomotiva e al fascino senza tempo delle carrozze storiche.
Un itinerario nel cuore del “Giardino della Serenissima”
Il Treno dei Giardini percorre un’area del Friuli-Venezia Giulia spesso definita “Giardino della Serenissima”, un territorio che nei secoli ha unito la propria identità con quella della Repubblica di Venezia, dove il paesaggio alterna vigneti, corsi d’acqua, borghi storici e dimore nobiliari, per un colpo d’occhio davvero suggestivo durante la primavera.
L’iniziativa nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare tali ricchezze naturali ed enologiche grazie a una forma di turismo sostenibile e culturale: il viaggio ferroviario diventa, così, un modo per riscoprire il territorio con tempi più lenti, lasciandosi guidare dai colori della campagna friulana e dai profumi dei fiori e del vino che caratterizzano questa zona della regione.
Il percorso tra Trieste e Sacile permette inoltre di osservare scorci diversi del Friuli-Venezia Giulia, passando da aree urbane a paesaggi rurali che raccontano tradizioni agricole ancora radicate.
La visita a Sacile e l’esperienza enologica
iStockScorcio panoramico di Sacile
Uno degli aspetti più apprezzati dell’esperienza è il programma di visite incluso nel biglietto ferroviario. I possessori del titolo di viaggio potranno infatti partecipare senza costi aggiuntivi alla visita guidata di Sacile, cittadina elegante e raffinata spesso soprannominata “Giardino della Serenissima” per i suoi canali, i palazzi storici e le atmosfere veneziane che ancora oggi caratterizzano il centro urbano.
Sacile conserva un forte legame con la propria storia mercantile e con l’influenza veneziana, evidente nelle architetture e nella struttura urbana attraversata dal fiume Livenza dove portici, piazze e antiche dimore raccontano secoli di storia.
L’esperienza proseguirà poi con la visita e degustazione presso la Tenuta Vistorta, una delle realtà vitivinicole più note del territorio: il legame tra vino, paesaggio e tradizione è infatti uno degli elementi centrali dell’intero progetto turistico.
La visita permette di entrare in contatto con un patrimonio agricolo che nel corso degli anni ha contribuito a definire l’identità del Friuli-Venezia Giulia, regione sempre più apprezzata anche a livello internazionale per la qualità della sua produzione vinicola.
Biglietti e tariffe del Treno dei Giardini 2026
Le tariffe previste per il Treno dei Giardini 2026 sono promozionali e fisse, indipendenti dalla distanza percorsa. Il biglietto andata e ritorno per gli adulti ha un costo di 15 euro, mentre la tariffa per una sola tratta è di 7,50 euro. Per i bambini dai 4 ai 12 anni il prezzo dell’andata e ritorno è di 7,50 euro, invece i bambini da 0 a 4 anni viaggiano gratis.
Nel prezzo del biglietto sono incluse anche le attività organizzate durante la giornata, come la visita guidata di Sacile e la degustazione presso la Tenuta Vistorta. C’è la possibilità di portare gratuitamente a bordo la propria bici inserendola nell’apposito bagagliaio attrezzato.
L’Adige è il secondo fiume più lungo d’Italia, con oltre 400 chilometri di corso. Nasce, per l’appunto, in Alto Adige, nei pressi del Passo di Resia. Poi, scende verso il mare Adriatico attraversando la Val Venosta, Merano e Bolzano, il Trentino, Verona, fino alla foce nei pressi di Rosolina Mare, in provincia di Rovigo.
Da alcuni anni la prima parte del suo corso è affiancata da una scenografica e curata pista ciclabile lunga quasi 300 chilometri: la Ciclovia dell’Adige, che dal Passo di Resia al Lago di Garda accompagna i visitatori a scoprire un territorio sensazionale. La pista rientra nel grande progetto europeo EuroVelo 7, noto anche come Ciclopista del Sole, e propone un percorso in gran parte asfaltato, ben segnalato e quasi interamente in discesa, che lo rende adatto anche a ciclisti non allenati o a famiglie con bambini grandi. Maggio è il momento ideale per affrontare l’itinerario: le temperature sono miti, le folle estive ancora lontane e il paesaggio è letteralmente in fiore.
La Ciclovia dell’Adige: itinerario e caratteristiche
Il percorso completo della Ciclovia dell’Adige da Resia al Lago di Garda misura 280 chilometri ed è percorribile in cinque o sei giorni a ritmo tranquillo, con tappe tra i 45 e i 60 chilometri al giorno.
In ogni caso, si tratta di un itinerario flessibile e adattabile alle proprie esigenze: chi ama soprattutto la parte sportiva dell’esperienza può puntare a completarla in tre tappe, mentre chi ama i ritmi lenti potrà prendersi ogni sosta possibile.
Inoltre, la presenza capillare della rete ferroviaria lungo tutto il tracciato permette di iniziare o concludere il viaggio in qualsiasi punto. I treni regionali consentono il trasporto delle biciclette, anche se nei mesi di maggiore affluenza è consigliabile verificare la disponibilità in anticipo.
iStockLa ciclovia costeggia il fiume e i frutteti altoatesini
Ulteriore punto a favore della flessibilità è la possibilità di trovare lungo tutto il percorso numerosi punti di noleggio bici, comprese le e-bikes, spesso situati vicino alle stazioni ferroviarie.
Infine, caratteristica cruciale della Ciclovia dell’Adige è la presenza dei cosiddetti bicigrill, gli autogrill dei ciclisti. Strutture di ristoro per rifocillarsi, rinfrescarsi e recuperare le energie prima di rimettersi in sella e affrontare il tratto successivo.
Primo parte: Alto Adige
Il punto di partenza della Ciclovia dell’Adige è fissato al Passo di Resia, oltre 1500 metri di quota, al confine italiano con l’Austria e la Svizzera, dove il fiume nasce. Praticamente appena saliti in sella si costeggia una delle attrazioni più note e scenografiche dell’avventura ciclistica: il Lago di Resia, con il campanile del sommerso paese di Curon che emerge solitario dalle acque chiare.
iStockIl campanile di Curon emerge dal Lago di Resia
La storia che si cela sotto quella superficie è tutt’altro che romantica. Tra il 1947 e il 1950, la costruzione di una grande diga idroelettrica da parte della Montecatini unificò i due laghi naturali preesistenti e sommerse completamente il borgo di Curon Vecchia: 163 case, 523 ettari di terreno coltivato, l’intera vita di una comunità. Gli abitanti furono evacuati e i paesi di Curon e Resia ricostruiti più in alto. Dell’antico villaggio rimase visibile soltanto la torre campanaria della chiesa romanica di Santa Caterina d’Alessandria, risalente al 1357. È lì ancora oggi, a 1498 metri di quota, che svetta dall’acqua.
Questa prima parte del percorso, nota anche come percorso a sé stante con il nome di Ciclovia della Val Venosta, è in sostanziale discesa. Per arrivare fino a Merano si coprono circa 80 chilometri con un dislivello negativo di quasi mille metri.
La Val Venosta, stretta tra le montagne e che si giova di un clima particolarmente secco, è storicamente una terra di frutteti. In primavera, i meleti in fiore che costeggiano il percorso offrono uno spettacolo bianco e rosa, che ben si accosta alle cime ancora innevate delle Alpi sullo sfondo.
Tra le tappe da non perdere in questo tratto c’è Glorenza (Glurns in tedesco), una delle città murate meglio conservate dell’Alto Adige, con le sue torri medievali e i vicoli caratteristici.
Il centro di Glorenza
La parte altoatesina della Ciclovia dell’Adige prosegue poi toccando Merano e Bolzano. La prima delle due città, adagiata nel suo bacino coronato dalle montagne, ha un microclima talmente mite da permettere la fioritura di palme e cipressi. Merano è stata per secoli la meta prediletta dell’aristocrazia asburgica in cerca di cura e riposo. Le terme di Merano portano avanti tale tradizione: per il ciclista che ha le gambe stanche, un pomeriggio tra le acque termali è il modo perfetto per ricaricarsi prima di ripartire verso Bolzano.
Il tratto tra Merano e Bolzano è lungo una trentina di chilometri, quasi pianeggiante, immerso in una distesa continua di meleti e vigneti. Bolzano, con i suoi castelli e i campanili delle sue chiese, è la città bilingue per eccellenza, dove l’anima italiana e quella tirolese convivono.
Seconda parte: Trentino
Superato il confine con il Trentino, il paesaggio cambia ancora. Scenari aperti riempiono lo sguardo, mentre i tanti castelli punteggiano le alture circostanti, dominando il territorio, come fanno, a titolo di esempio, il Castello del Buonconsiglio a Trento o Castel Sabbionara ad Avio. Di fianco alla pista ciclabile il placido corso del fiume si adagia in un letto più ampio, rallentando la sua corsa.
Il tratto trentino del percorso è lungo un centinaio di chilometri, passando più volte da una sponda all’altra dell’Adige.
La città di Trento merita di prendersi una pausa. Il centro storico, con il Duomo e la Fontana del Nettuno, è uno dei meglio conservati del nordest italiano. Il MUSE, il museo delle scienze progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2013, è una tappa imperdibile e particolarmente raccomandato per chi viaggia con bambini.
Da Trento, il percorso scende verso Rovereto, la città che ospita il MART, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, uno dei più visitati d’Italia.
Arrivo: il Lago di Garda e le altre destinazioni
Da Rovereto si possono compiere diverse scelte. Per chi ha l’obiettivo di arrivare sulle sponde del Lago di Garda, si piega verso ovest, imboccando la via ciclabile Adige-Garda che connette la città del MART a Riva del Garda, all’estremo settentrionale del lago.
Gli ultimi chilometri prima di Riva del Garda sono tra i più scenografici. La ciclabile scende dalla diga di Mori e si inerpica lungo il percorso di una ex ferrovia, attraverso la Vallagarina, con le prime vedute sul lago che compaiono improvvisamente tra le fronde degli alberi. Quando finalmente il Lago di Garda si apre davanti agli occhi, è difficile non fermarsi per scattare una foto ricordo.
Tanti cicloturisti, invece, preferiscono dirigersi verso sud e oltrepassare Ala e Avio, entrare in Veneto e proseguire fino a raggiungere Verona, individuata come meta ultima. Vi si arriva dalla frazione di Chievo, attraversando un’ultima volta l’Adige sull’affascinante ponte-diga che lì si trova.
iStockIl ponte diga del Chievo, alle porte di Verona
Un’ultima possibilità, per chi vuole aggiungere ancora un bel numero di chilometri in sella all’itinerario, è quello di proseguire fino alla foce dell’Adige, a Rosolina, in provincia di Rovigo. Si passa così da Cologna Veneta a Legnago, quindi si attraversano Badia Polesine, Rovigo, Cavarzere. Si tratta di una lunga, piacevole conclusione pianeggiante, passando in mezzo a campi coltivati e campagna agricola, uno scenario completamente diverso dai picchi alpini da cui si era partiti, ma altrettanto affascinante.
Il Ponte del 1° maggio 2026 è l’occasione perfetta per mettersi in viaggio alla scoperta dell’Italia più autentica, quella fatta di sapori locali, tradizioni e piccoli borghi che si animano con tantissimi eventi enogastronomici e culturali.
Da nord a sud, il calendario è ricchissimo di appuntamenti: sagre dedicate ai prodotti tipici, festival del vino, manifestazioni green e percorsi tra arte e gusto. Abbiamo selezionato 10 eventi imperdibili per organizzare una gita fuori porta all’insegna del buon cibo e della convivialità.
I viaggi in treno oggi rappresentano un modo diverso di viaggiare, lontano dalla fretta e vicino alla meraviglia. Salire a bordo del Treno storico delle Fortezze 2026, in programma il 10 maggio2026, e lasciarsi trasportare tra alcune delle architetture difensive più affascinanti del Friuli Venezia Giulia è un’esperienza che unisce il fascino vintage del convoglio storico a trazione elettrica con un itinerario culturale sorprendente tra Sacile, Gorizia e Gradisca d’Isonzo.
L’iniziativa si presenta come una vera giornata immersiva tra storia, ingegneria e paesaggi. Il progetto ruota attorno al percorso divulgativo “La Meccanica delle Fortezze”, un racconto originale che mette in scena tre grandi menti del passato: Giulio Savorgnan, Leonardo da Vinci ed Edmond Halley. Tre nomi che diventano guide ideali per comprendere le soluzioni tecniche adottate nella costruzione delle fortificazioni di Palmanova, Gradisca e Gorizia.
Dal Castello di Gorizia alla Fortezza di Gradisca
La mattina il treno storico raggiunge Gorizia Centrale alle 11:10, dove è previsto il transfer in navetta incluso verso Borgo Castello. Da qui parte una visita guidata al Castello di Gorizia dalle 11:30 alle 13:00. Qui, dunque, entra in scena Edmond Halley, l’astronomo inglese reso celebre dalla cometa che porta il suo nome. In pochi sanno che Halley soggiornò a Gorizia e contribuì al rafforzamento delle mura del castello, progettando il “nuovo Bastione” e parte delle difese verso Castagnevizza.
Dopo la visita, il programma per i passeggeri di questo straordinario viaggio in treno prevede la pausa pranzo libera in città dalle 13:00 alle 14:00, ideale per concedersi un pranzo tipico o un caffè nel centro elegante di Gorizia. Nel pomeriggio si riparte in treno alle 14:45 verso Redipuglia, con arrivo alle 15:02. Da lì una navetta accompagna i passeggeri a Gradisca d’Isonzo, dove dalle 15:15 alle 17:15 si visita la Fortezza. Qui il protagonista simbolico è Leonardo da Vinci, che nel 1500 fu inviato dalla Repubblica di Venezia ai confini orientali per studiare sistemi difensivi contro le invasioni ottomane. Il territorio dell’Isonzo e la conca di Gradisca ispirarono idee strategiche legate all’ingegneria idraulica e militare.
La tappa dedicata a Giulio Savorgnan e Palmanova non prevede una fermata fisica nel programma del treno, ma è inserita come parte del percorso narrativo e multimediale “La Meccanica delle Fortezze”.
Orari, prezzi e info utili per prenotare
Il treno parte da Sacile alle 09:35, con fermate a Pordenone (09:49), Casarsa (10:04), Codroipo (10:15) e Udine (10:37) prima di arrivare a Gorizia. Il ritorno parte da Redipuglia alle 17:42, con arrivo a Sacile alle 20:00.
Le tariffe di andata e ritorno sono le seguenti: 10 euro per gli adulti, 5 euro per i ragazzi tra i 4 e i 12 anni non compiuti, gratis senza posto riservato per i bambini fino ai 4 anni non compiuti. È possibile acquistare anche la sola tratta semplice: 5 euro per gli adulti e 2,50 euro per i ragazzi.
I biglietti sono disponibili tramite tutti i canali Trenitalia: sito ufficiale, biglietterie, self-service e agenzie abilitate, mentre le visite guidate e le navette TPL FVG sono incluse senza costi aggiuntivi per chi possiede il biglietto del treno storico.
Extra molto apprezzato: è possibile portare gratuitamente la bicicletta, fino a esaurimento posti nel bagagliaio attrezzato. Per chi cerca una gita originale, culturalmente ricca e con un’estetica da film europeo, questo treno storico è una chicca assoluta. Un solo consiglio: arrivare puntuali, i binari della storia non aspettano nessuno.
Tokyo è una delle metropoli più gettonate del momento, tra yen giapponese debole e occasioni con le compagnie aeree asiatiche. Inoltre, ha una caratteristica quasi unica: permette di attraversare futuro, presente e passato nell’arco di un’ora di treno. È una città che pulsa senza sosta, con milioni di abitanti (ma meno caos di Milano che ne ha 1 milione e mezzo circa!), dove ogni quartiere sembra un universo a parte o una sorta di parco tematico e ogni giornata può trasformarsi in un racconto nuovo. Eppure, dopo qualche giorno nella capitale giapponese, capita spesso di desiderare qualcosa di diverso, un cambio di ritmo, verso la lentezza.
A volte, dunque, basta poco per ritrovarsi a qualche chilometro da Tokyo in un paesaggio aperto, alla scoperta di un Giappone più silenzioso, più tradizionale, più vicino alla natura o alla memoria storica del Paese. La notizia migliore è che non serve complicare il viaggio, Tokyo è infatti una base straordinaria anche per partire al mattino e tornare la sera, vivendo esperienze completamente diverse senza cambiare hotel. Treni efficienti, collegamenti rapidi e distanze sorprendentemente accessibili permettono di scoprire località dal fascino autentico in una sola giornata.
Se volete vedere il Giappone fuori dalla metropoli senza rinunciare alla comodità, ci sono tre escursioni perfette da inserire in itinerario: Kamakura con Enoshima, dove il mare incontra i templi e l’immaginario pop; Kawagoe, una piccola finestra sull’epoca Edo a pochissima distanza dalla capitale; e infine l’area del Monte Fuji con il Lago Kawaguchi, dove vi aspetta uno degli scorci più fotografati del Giappone, quello del celebre convenience store di Lawson con il vulcano sullo sfondo.
Kamakura ed Enoshima
A circa un’ora da Tokyo, Kamakura è una delle gite in giornata più belle che possiate fare. Basta arrivare lì per percepire subito il cambio di atmosfera, con l’aria che profuma di oceano, le strade più calme, il verde che abbraccia i templi e il tempo che sembra muoversi con una grazia diversa rispetto alla capitale. Kamakura fu un importante centro politico del Giappone medievale e oggi conserva una forte identità storica. Qui il viaggio assume una dimensione più contemplativa, ma senza mai risultare immobile o austera. Nonostante non sia caotica come Tokyo, Kamakura è comunque una città viva, elegante, perfetta per essere scoperta passeggiando.
Il simbolo più noto è il Grande Buddha di Kamakura, una monumentale statua in bronzo che da secoli osserva il passare delle stagioni. È uno di quei luoghi che non hanno bisogno di presentazioni: la sua presenza parla da sola. Ma Kamakura non si esaurisce in una singola attrazione, anzi, il bello è perdersi tra santuari, piccoli giardini, vie secondarie e scorci che alternano spiritualità e quotidianità con naturalezza assoluta.
Templi e spiritualità, sì, eppure uno dei motivi per cui tanti viaggiatori amano questa gita è il cibo. Appena usciti dalla stazione, infatti, Komachi Street vi accoglie con una delle strade più golose della zona. Qui potete fermarvi continuamente alla scoperta del vero street food giapponese tra snack, dolci e specialità locali. Kamakura ha un forte legame con il mare, e questo si sente nel menu di molti locali. Lo shirasu-don è forse il piatto più rappresentativo: una ciotola di riso con piccoli pesci bianchi tipici della costa, serviti freschi o leggermente cotti. Delicato ma saporito, semplice ma memorabile, è il genere di piatto che racconta perfettamente la cucina giapponese. Accanto a questo troverete crocchette fenomenali, senbei artigianali, gelati al matcha, daifuku (il celebre mochi “assassino” con la fragola intera) e tante proposte stagionali.
La vera magia, però, arriva quando unite Kamakura a Enoshima. Le due località sono collegate facilmente dalla linea Enoden, un trenino storico amatissimo anche dai giapponesi (che lo fotografano sempre). Il tragitto è parte dell’esperienza: case vicinissime ai binari, scorci di mare improvvisi, quartieri residenziali e una nostalgia elegante difficile da spiegare a parole. Lungo questa linea si trova anche uno dei luoghi più simbolici per gli appassionati di cultura pop giapponese: il passaggio a livello vicino alla stazione di Kamakurakokomae, reso celebre dall’anime Slam Dunk (infatti lo spot è super affollato di fan!). Anche chi non segue l’anime però resta colpito dalla scena reale: il mare davanti, il treno che passa, la luce che cambia nel pomeriggio, un fermo immagine sospeso tra realtà e cinema.
Enoshima completa la giornata con il suo spirito balneare, perché attraversando il ponte verso l’isola troverete ristoranti di pesce, viste aperte sull’oceano, giardini panoramici e un’atmosfera da fuga costiera amatissima dai residenti di Tokyo che vogliono evadere dall’ambiente cementificato.
Kawagoe
Ci sono luoghi che sorprendono soprattutto per il rapporto tra distanza e atmosfera e Kawagoe è uno di questi. La città si raggiunge in circa trenta minuti da Tokyo eppure, una volta arrivati, sembra di aver viaggiato molto più lontano nel tempo. Conosciuta come Little Edo, Kawagoe conserva il fascino dell’antica Edo, nome storico di Tokyo prima della modernizzazione. Questa è senza dubbio una gita perfetta per chi desidera respirare il Giappone tradizionale senza affrontare lunghi trasferimenti o località spesso molto più affollate.
iStockLe antiche botteghe di Kawagoe
Il cuore della città è il quartiere Kurazukuri, famoso per i suoi magazzini storici dalle facciate scure e compatte. Passeggiare qui è un piacere puro e ogni edificio sembra custodire una storia, mentre tra una vetrina e l’altra si alternano botteghe, sale da tè, negozi di ceramiche e piccole pasticcerie. Il simbolo cittadino è il Toki no Kane, il campanile-orologio che domina la strada principale: ancora oggi, il suo suono scandisce la giornata e contribuisce a rendere l’atmosfera quasi cinematografica tanto che non è difficile immaginare mercanti, viandanti e scene di un altro secolo mentre camminate sotto le sue linee eleganti.
iStockLa torre-orologio nota come Toki no Kane
Kawagoe è anche una meta perfetta per chi ama il cibo tradizionale. La zona è celebre per la patata dolce, protagonista di snack, dessert e specialità locali dal gusto sorprendentemente versatile. Ma merita una sosta anche la cucina più sostanziosa: molti ristoranti servono ciotole di riso con anguilla grigliata, un classico amatissimo in Giappone, oppure set meal con salmone, sgombro o tonno preparati in modo essenziale e impeccabile.
Lago Kawaguchi e Monte Fuji
Ci sono simboli nazionali che rischiano di deludere perché visti troppe volte in fotografia: il Monte Fuji non è uno di questi. Quando appare davvero davanti a voi, con la sua simmetria perfetta e la sua presenza quasi irreale, l’effetto resta straordinario. Tra le migliori gite in giornata da Tokyo per ammirarlo c’è l’area del Lago Kawaguchi, nella regione del Fujigoko. I collegamenti sono semplici e la zona è organizzata benissimo per il turismo, ma conserva comunque un forte legame con la natura e con il ritmo delle stagioni.
iStockFujikawaguchiko e la sua splendida vista sul Monte Fuji
Il lago offre uno dei panorami più armoniosi del Giappone: l’acqua in primo piano e il Fuji che si riflette quando il cielo è limpido. In primavera i ciliegi rendono la scena memorabile, in autunno arrivano i rossi intensi degli aceri, mentre in inverno l’aria tersa regala spesso la visibilità migliore. Negli ultimi anni, uno spot è diventato virale in tutto il mondo: il celebre negozio Lawson con vista Fuji. Si tratta di un convenience store diventato virale sui social media perché, da una certa prospettiva, il Monte Fuji si alza perfettamente dietro l’insegna. È un’immagine curiosa, quasi ironica, che racconta benissimo il Giappone contemporaneo: natura maestosa e quotidianità urbana nello stesso fotogramma. Detto così potrebbe sembrare solo una moda social, ma dal vivo funziona davvero. Non tanto per la foto in sé, quanto per quel contrasto tra il simbolo eterno del Paese e un negozio aperto ventiquattr’ore su ventiquattro: insomma, è il Giappone in una scena sola.
Naturalmente il Lago Kawaguchi non si esaurisce lì, anzi, qui potete prendere funivie panoramiche, passeggiare lungo il lago, fermarvi in caffetterie con vista o visitare i musei della zona.
Il 25 aprile è il giorno perfetto per partire alla scoperta di paesaggi che sembrano disegnati da un pittore, a bordo di un treno storico a vapore che regala la sensazione di tornare indietro nel tempo: attraversando la Val d’Arbia e la Valle dell’Ombrone, ci si immerge così nei luoghi più autentici della Toscana.
Un viaggio possibile grazie al “Treno Natura: Festa di Primavera” organizzato dalla Fondazione FS, che parte da Siena e raggiunge Castiglione d’Orcia, offrendo la possibilità di vivere esperienze speciali tra specialità gastronomiche della tradizione, castelli e percorsi di trekking nella natura.
Il calendario del 25 aprile è diventato, negli anni, anche un’occasione per tornare dentro quei luoghi che si rimanda di visitare per tutto il resto dell’anno. La Festa della Liberazione porta con sé aperture straordinarie in tutta Italia: siti statali gratuiti per legge, castelli privati che alzano le sbarre per visite guidate, parchi archeologici che aspettano solo scarpe comode e qualche ora libera.
Non è una lista completa, quella la trovate sul sito del Ministero della Cultura, ma una selezione ragionata per aiutarvi a costruire una giornata che valga davvero la pena. A seconda di dove vivete o dove trascorrerete il ponte ci sono tante iniziative di cui approfittare.
Pasqua è l’occasione perfetta per staccare dalla routine e fare una gita fuori porta all’insegna di momenti dedicati al divertimento, all’immersione nella natura o nelle tradizioni culturali e religiose più radicate. Partire per un mini-viaggio di uno o due giorni (comprendendo anche Pasquetta) diventa ancor più piacevole se si riesce anche a risparmiare. La nuova promozione Italo 2×1 è perfetta per l’occasione: potrete partire in due pagando solo un biglietto il 5 aprile 2026 (ma tenete presente che questa super promo è attiva anche per il 2 maggio!).
È un modo intelligente e sostenibile per raggiungere mete sorprendenti in tutta Italia e vivere esperienze coinvolgenti in coppia o tra amici. Per usufruire dell’offerta, basta selezionare due passeggeri e poi l’offerta Italo 2×1 al momento dell’acquisto: lo sconto è calcolato sulla tariffa Flex e permette anche di accumulare punti Italo Più. C’è da affrettarsi però, perché è soggetta a disponibilità.
Noi abbiamo trovato tre mete perfette da raggiungere con questa super offerta, voi quale scegliereste?
Firenze e la festa dello Scoppio del Carro
Se siete proiettati verso una Pasqua 2026 ricca di storia e spettacolo, Firenze è una meta imperdibile: domenica 5 aprile, la città ospita la celebre festa dello Scoppio del Carro.
L’appuntamento è alle ore 11 davanti al Duomo di Santa Maria del Fiore. Come da tradizione, il carro viene trainato da buoi infiorati e accompagnato da oltre 150 figuranti in costume storico. Attraversa quindi la città fino a piazza del Duomo, dove la “colombina” accende i fuochi collegati al Brindellone, la grande torre pirotecnica, creando uno spettacolo unico nel suo genere.
Dopo l’evento, passeggiare tra musei, botteghe rinascimentali e i primi fiori di primavera nei giardini di Boboli (che per un breve periodo aprono anche le porte del giardino “segreto” delle camelie) regala momenti indimenticabili.
Torino e la Reggia di Venaria in fiore
Se invece la vostra idea di Pasqua è una fuga immersa nella natura e nella bellezza dei giardini, potrete raggiungere con Italo Torino e la Reggia di Venaria, che offrono uno scenario davvero incantevole. In primavera, i Giardini della Reggia di Venaria Reale ospitano l’evento “All’ombra dei ciliegi in fiore”, dove oltre 100 ciliegi esplodono in petali rosa creando un’atmosfera che ricorda l’hanami giapponese.
Nel lungo weekend di Pasqua, si può ammirare lo spettacolo della Fontana del Cervo nella Corte d’Onore, con le suggestive “danze” dei suoi 100 getti d’acqua, e della Fontana d’Ercole con il suo meraviglioso Teatro d’acque. Il trenino dei Giardini, inoltre, accompagna i visitatori lungo le scenografie verdi del Parco Basso fino ai resti del Tempio di Diana, mentre per una pausa e per godere della vista unica sulla Reggia e sul maestoso panorama delle Alpi, il Patio dei Giardini sarà aperto tutti i giorni con servizio di caffetteria e ristoro.
L’apertura dei giardini prosegue anche a Pasquetta, con concerti, laboratori e visite guidate insieme ai giardinieri, rendendo la visita un’esperienza perfetta per passeggiare tra fioriture, fontane e musica dal vivo e respirare tutta la magia della primavera italiana.
iStockI ciliegi in fiore nei giardini della reggia
Gardaland e Peschiera del Garda
Per chi invece cerca puro divertimento, allora la soluzione perfetta è Gardaland: il parco divertimento di Peschiera del Garda non delude mai e ha preparato anche diverse novità che verranno introdotte dalla primavera all’estate.
Potrete assistere alla nuova stagione del Gardaland Resort (inaugurata il 28 marzo), con esperienze immersive, spettacoli dal vivo e attrazioni adatte a tutte le età. Il parco SEA LIFE Aquarium ospita il tema di Animal Crossing: New Horizons, mentre il Cinema 4D e i nuovi show dal vivo offrono emozioni adrenaliniche per grandi e piccini.
Non dimenticate però un tour del centro storico di Peschiera del Garda, piccolo gioiello fortificato affacciato sul Lago di Garda con le sue imponenti mura veneziane a circondare le pittoresche stradine lastricate.
Passeggiando tra i vicoli si ammirano eleganti piazze dove si affacciano diverse chiese storiche, come quella di San Martino, e le splendide torri medievali.
I Borghi più Belli d’Italia non sono solo luoghi di particolare bellezza che punteggiano l’intero Stivale, ma anche veri e propri scrigni custodi di tradizioni secolari, che in occasione della Settimana Santa vengono aperti per meravigliare cittadini e visitatori.
Si trasformano così in scenari perfetti per un viaggio tra fede, tradizione e suggestioni senza tempo, offrendo affascinanti esperienze tra celebrazioni, eventi imperdibili ed esperienze culinarie che raccontano di tradizioni antiche con i loro profumi e sapori. Ecco una selezione dei borghi più belli in cui trascorrere una o più giornate in occasione della Pasqua 2026.
I “Bocconi” e la “Maissa” a Gromo (BG)
A Gromo, in Val Seriana (provincia di Bergamo), la Settimana Santa culmina con la suggestiva processione del Venerdì Santo, un rito antico che illumina le vie storiche del borgo. Tutto è organizzato nei dettagli e concorre a ricreare un’atmosfera molto particolare: nei giorni precedenti, la comunità prepara i “bocconi“, stracci imbevuti di benzina sistemati in secchielli attaccati alle croci, che poi vengono accesi: un simbolo forte del fuoco della Passione. Inoltre, sui cancelli vengono incollati gusci di lumaca riempiti con olio o grasso e uno stoppino, trasformandoli in piccole fiammelle che rischiarano le vie del borgo.
La processione serale vede la statua del Cristo morto accompagnata dai sei Crocifissi e dagli otto simboli della Passione. I trentatreenni del paese portano in processione il Cristo morto, un gesto che richiama l’età di Gesù alla crocifissione. Al termine del rito, la tradizione gastronomica prende il sopravvento con la “maiassa”, torta a base di farina gialla, cipolle o porri, fichi secchi e mele renette, simbolo di condivisione e festa comunitaria.
Il cavallo di fuoco e la ciambella “strozzosa” a Ripatransone (AP)
Nelle Marche, nel borgo di Ripatransone, che ha conquistato la stampa estera di recente per il vicolo più stretto d’Italia, la Settimana Santa è scandita dalle processioni della Madonna Addolorata e del Cristo Morto (il 3 aprile 2026).
Il culmine dei festeggiamenti si raggiunge la Domenica in Albis (il 12 aprile 2026) con il cavallo di fuoco. Si tratta di una manifestazione folkloristica e pirotecnica riconosciuta come Patrimonio d’Italia per la Tradizione: in tale occasione, la sagoma del cavallo, adornata di micce e petardi, attraversa la folla tra i suoni della banda cittadina, offrendo un’esperienza unica tra sacro e profano.
Non mancano le delizie della tradizione: qui, in particolare, si mangia la ciambella “strozzosa”, perfetta per l’inzuppo.
Giacomo StracciaIl tradizionale cavallo di fuoco di Ripatransone
Tradizioni religiose e frisciöi a Ceriana (IM)
Durante la Settimana Santa, il borgo di Ceriana, in provincia di Imperia, si trasforma in un centro pulsante di fede e tradizione. Le celebrazioni iniziano la Domenica delle Palme (il 29 marzo 2026), coinvolgendo l’intera comunità in riti suggestivi e partecipati.
Il Giovedì Santo, negli stretti vicoli del borgo risuonano i corni, realizzati con corteccia di castagno, e le tabulae, tavolette di legno percosse con bastoni di ferro. Inoltre, i canti penitenziali delle quattro confraternite storiche (Neri, Verdi, Rossi e Azzurri) accompagnano la Cena del Signore.
Il Venerdì Santo, le confraternite sfilano in processione con torce e stendardi, tra antichi Miserere e Laudi. Uno dei momenti più suggestivi? La processione degli angioletti, nella quale i bambini portano i simboli della Passione. La Settimana Santa si conclude con la Veglia e la Messa di Pasqua, mentre nelle piazze si preparano i frisciöi, frittelle tradizionali che da secoli accompagnano i riti pasquali del borgo. Per ulteriori info sulla Pasqua 2026 a Ceriana, vi invitiamo a consultare il sito del Comune.
Ufficio StampaI tradizionali frisciöi di Ceriana
Dalle Confraternite alle “Scarselle” a Pescocostanzo (AQ)
Nel borgo abruzzese di Pescocostanzo, ai piedi della Majella, la Pasqua inizia con le Quarantore di adorazione del Sacramento, nella seconda settimana quaresimale, e prosegue dal Giovedì al Sabato Santo con il canto dei Salmi e dei Miserere, eseguiti secondo un’antica tradizione lombarda.
Il Venerdì Santo si svolgono due processioni: al mattino, per la visita ai Sepolcri; alla sera, intorno alle 20, la statua del Cristo morto e dell’Addolorata percorre le vie illuminate solo dalle torce dei confratelli. Il silenzio del borgo è interrotto dal canto dei Miserere, mentre le donne recitano il rosario.
A Pasqua, poi, la vera protagonista in cucina è la scarsella, dolce tipico locale preparato con pasta frolla farcita con formaggi freschi o stagionati, uova, zucchero e canditi, cotta al forno e spennellata con tuorlo d’uovo: è lei a simboleggiare la fine della quaresima.
Pasqua Arbëreshë a Civita (CS)
A Civita, borgo calabrese dalle radici albanesi, la Pasqua si celebra con il rito bizantino della Fjalza e Mirë, all’alba della Domenica, simbolo della vittoria della luce sul male.
Il Martedì di Pasqua il borgo antico si anima con le Vallje, danze tradizionali in costume che raccontano la resistenza del popolo Arbëreshë e la figura di Scanderbeg, accompagnate da canti epici. In tavola non mancano le Jova di Pasqua, uova rosse tipiche del rito orientale, simbolo di rinascita e condivisione comunitaria.
Dalla “Cumprunta” alle “Cuzzupe” a Badolato (CZ)
Anche a Badolato, borgo calabrese sulla costa ionica, si vive con intensità la Settimana Santa. Tra il Venerdì e il Sabato Santo, le storiche confraternite metteranno in scena la Processione dei Misteri Dolorosi, con oltre duecento figuranti che ricreano la Passione di Cristo. I disciplinari, penitenti incappucciati, praticano l’antico rito dell’autoflagellazione, mentre gli scambi tra confraternite testimoniano le antiche identità comunitarie. La Domenica di Pasqua esplode la gioia della Resurrezione con la “Cumprùnta”, spettacolare incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna, accompagnato da musiche e dal tradizionale ballo degli stendardi.
Dalle celebrazioni si passa poi alla tavola, dove le “cuzzupe”, biscotti morbidi a forma di ciambella che a volte racchiudono un uovo sodo, simboleggiano la nascita e segnano la fine del digiuno quaresimale. Gli eventi pasquali del borgo possono essere consultati sul sito del Comune di Badolato.
Ufficio StampaLe tipiche Cuzzupe di Badolato
“U Passiu Santu” e la “Cuddura cu l’uovo” a Buccheri (SR)
A Buccheri, in Sicilia, la Pasqua si vive con “U Passiu Santu”, sacra rappresentazione vivente della Passione di Cristo in dialetto siciliano in rima, che quest’anno giunge alla sua 41ª edizione. Il suono della crotola (uno strumento tradizionale in legno simile a una campana) scandisce i passi e il dolore del Venerdì Santo, mentre il borgo diventa un palcoscenico di fede e identità culturale.
Tra i dolci pasquali spicca invece la “Cuddura cu l’uovu”, frolla rustica decorata con uova sode, modellata in forme di cestini, colombe e cuori, simboli di rinascita e tradizione contadina.
Ufficio StampaLa tradizione della Settimana Santa a Buccheri
Londra è una città inarrestabile che accoglie con il suo caos magnetico, le luci al neon dei locali più trendy di Soho e una scena gastronomica in continua evoluzione. Eppure, per quanto si possa amare l’energia travolgente della capitale, arriva sempre il momento in cui compare il desiderio di scoprire anche le mete nei dintorni. Un aspetto al quale hanno contribuito anche film e serie tv, tra cui l’ultima stagione di Bridgerton.
Se state cercando un’occasione per rigenerarvi senza dover pianificare lunghi e costosi weekend, questo è il momento perfetto. Grazie alla nuova promozione lanciata da Vueling, è possibile prenotare voli per la capitale britannica con tariffe a partire da 25 euro. L’offerta è valida per acquisti effettuati tra il 16 e il 22 marzo 2026 per volare nel periodo compreso tra il 1 aprile e il 30 giugno 2026. Un’opportunità imperdibile per regalarsi una giornata diversa, all’insegna di atmosfere romantiche e scorci cinematografici.
L’Inghilterra georgiana di Stamford
Stamford è spesso definita la più bella città in pietra d’Inghilterra. Raggiungibile in treno in circa un’ora e mezza da King’s Cross (con un rapido cambio a Peterborough), qui potrete passeggiare per le sue strade immergendovi in un paesaggio urbano rimasto pressoché intatto dal XVIII secolo, un vero set a cielo aperto tra edifici in pietra calcarea e antiche chiese medievali.
Poco distante dal centro si trova la sontuosa Burghley House, una delle residenze elisabettiane più spettacolari del Paese, tanto da essere stata utilizzata come location nel film Frankestein di Benicio del Toro, premiato agli Oscar. Se avete amato il film, questa è sicuramente una tappa da inserire nel vostro itinerario!
Se il desiderio è quello di scambiare il traffico di Londra con la quiete della campagna, il Surrey è la risposta più immediata, grazie a treni frequenti che in circa 40 minuti partono dalla stazione di Waterloo. Questa contea è diventata il cuore pulsante delle riprese di Bridgerton, tra lo sfarzo di Hampton Court Palace, il maestoso palazzo Tudor scelto per rappresentare i ricevimenti della corte reale tra giardini sconfinati e cortili in mattoni rossi, e la romantica quiete di Loseley Park.
Quest’ultima è una vasta tenuta privata che ospita una dimora elisabettiana del XVI secolo. Passeggiando tra la Great Hall e i suoi arredi storici, si percepisce quell’atmosfera raccolta che ha già conquistato produzioni come la serie Netflix The Crown e il film La Favorita.
iStockHampton Court Palace, tra le location di Bridgerton 4
Tra i segreti medievali di Canterbury
Il profilo della Cattedrale di Canterbury annuncia l’arrivo in una delle città più famose del Regno Unito, situata a solo un’ora di treno da St. Pancras.
Questa meta attira visitatori da oltre mille anni, da quando il drammatico assassinio di Thomas Becket nel 1170 la trasformò in un centro fondamentale per l’Europa intera. È anche un luogo dove la letteratura prende vita perché qui Geoffrey Chaucer ambientò i suoi celebri “I racconti di Canterbury”, rendendo immortali i viaggi dei pellegrini medievali. Imperdibili sono i Westgate Gardens, un gioiello botanico dove il fiume Stour scorre placido costeggiando le antiche mura medievali, tra aiuole curate e alberi secolari.
Oggi, perdendosi tra le vie acciottolate del centro, è possibile scovare altri angoli di quiete come il giardino del pub The Dolphin o cenare all’interno di The Pound, un ristorante unico ricavato nella più grande porta medievale sopravvissuta in Inghilterra.
È minuscola, vulcanica e circondata da una laguna color giada. Si chiama Rarotonga ed è un’isola che emerge nel Pacifico meridionale, a più o meno metà strada tra la Nuova Zelanda e le lontane coste americane. Centro politico, culturale e umano delle Isole Cook, si gira in circa 45 minuti grazie a una strada costiera circolare che consente di completare l’intero perimetro. E quindi no, non ci sono semafori, grattacieli e nemmeno enormi catene internazionali di ristorazione, come se il tempo qui mantenesse un ritmo differente.
Rarotonga nacque da un antico sistema vulcanico che modellò un interno montuoso spettacolare, per questo si presenta con picchi frastagliati e una foresta tropicale densa di felci, banani e alberi del pane, quasi completamente lambiti da un mare limpidissimo protetto da una barriera corallina interrotta solo da pochi passaggi naturali.
La popolazione locale conserva ancora una forte identità culturale Maori (leggermente diversa però da quella della Nuova Zelanda), con musica a percussione, danze ritmate, artigianato tessile e celebrazioni comunitarie, mentre la tradizione religiosa cristiana convive con antichi racconti tribali. Un posto unico, in cui il tempo rallenta quasi fino a fermarsi per lasciare ai sensi la possibilità di captare anche dettagli minimi.
La nuova promozione di Vueling, la compagnia low cost che vola su Barcellona e che prevede uno sconto del 20 per cento per prenotazioni entro domenica 22 febbraio, è l’occasione giusta per organizzare un weekend non soltanto alla scoperta della città catalana, ma per visitare anche i dintorni. Poiché molto probabilmente avete già visto Barcellona decine di volte, con i voli che costano solo 16 euro a tratta l’importante è prenotare, poi dove andare ve lo consigliamo noi.
A un’ora di strada (o anche meno) da Barcellona, infatti, si possono raggiungere mete bellissime che meritano assolutamente un viaggio, almeno di un giorno. Ve ne suggeriamo tre. Imperdibili.
Da Barcellona a Montserrat
C’è un treno che parte da plaça de Catalunya e che arriva in uno dei luoghi imperdibili della Catalogna in meno di un’ora ed è Montserrat. Non soltanto è un luogo di culto, ma è circondato da un meraviglioso paesaggio montano che offre opportunità di trekking di ogni livello e, solo arrivarci, è un’esperienza. Il treno arriva fino a Monistrol de Montserrat, da qui si sale su un treno a cremagliera oppure si prende la funivia (aeri) fino all’abbazia. L’Abbazia di Santa Maria de Montserrat è un monastero benedettino nonché un importante centro di pellegrinaggio religioso, famoso per la statua della “Madonna Nera” (La Moreneta) le cui origini risalgono al IX secolo. Nel 2025 si è celebrato il millesimo anniversario della fondazione del monastero.
Sotto la grande piazza di Santa Maria e custodita da imponenti strutture in ferro, opera dell’architetto Puig e Cadafalch, uno dei padri del Modernismo catalano, troviamo una delle collezioni d’arte più importanti della Spagna. Tra i capolavori spicca il San Geronimo di Caravaggio, ma anche opere di artisti Impressionisti come Monet e Degas e del XX secolo come Picasso e Dalí.
La montagna di Montserrat è famosa anche per la sua geologia e per il paesaggio molto suggestivo. La conformazione delle rocce qui è seghettata. Si possono fare diverse escursioni, ma una delle più frequentate conduce al picco Sant Jeroni (1.236 metri) dal quale, nelle giornate limpide, si può ammirare gran parte della Catalogna.
iStockVista del Monastero di Montserrat
Da Barcellona a Lleida
A un’ora di strada da Barcellona, si trova anche Lleida. Raggiungibile anche con il treno ad alta velocità (AVE), è una città ricca di storia, con molti luoghi da visitare che merita anche solo una gita di un giorno (chi può, però, dovrebbe restare almeno due o tre giorni).
Tra valli e montagne, Lleida si è sviluppata lungo il corso del fiume Segre che attraversa la città e che ha da sempre influenzato il suo sviluppo. Per scoprire il patrimonio storico della città si devono visitare alcuni luoghi simbolo, a partire dal Museu de Lleida, che mette insieme archeologia, arte romanica e gotica e cultura religiosa, proseguendo per la Seu Vella, l’imponente cattedrale, e i resti di Castell del Rei – La Suda, la fortezza edificata sotto il dominio arabo. Inoltre, dalla fine del XII secolo, Lleida svolse un ruolo importante nei cammini di pellegrinaggio verso Compostela. A Lleida c’è una seconda cattedrale, la Seu Nova, che si trova sulla via principale della città e che fu costruita quando, nel Settecento, la Seu Vella in cima alla collina fu trasformata in caserma militare. La città, infatti, aveva bisogno di una nuova cattedrale e la sua costruzione iniziò nel 1761, grazie alle donazioni del popolo.
Il “salotto” di Lleida è plaça Sant Joan, un grande spazio urbano con una chiesa neogotica, bar e terrazze molto frequentata dai cittadini, è qui che si svolgono i principali eventi cittadini, le feste e gli eventi natalizi.
@Sergi BoixaderLa Seu Vella che domina Lleida
Da Barcellona a Sitges
A meno di un’ora di treno a Sud di Barcellona (i treni partono dalla stazione di Barcelona Sants) si raggiunge la deliziosa cittadina di Sitges, una delle località più note della costa catalana, famosa per le sue bellissime spiagge di sabbia fine. Se ne contano una ventina, tra cui le più conosciute Platja de la Ribera e Platja de la Fragata, che sono davanti al grazioso centro storico del paese, dominata dalla Iglesia de Sant Bartomeu i Santa Tecla, Platja de Sant Sebastià, preferita dai locali, e Platja dels Balmins, frequentata da chi pratica naturismo. Infatti, Sitges è una nota meta LGBT e vanta una lunga tradizione gay-friendly, tanto che ogni anno vi si tiene il Sitges Pride che raduna migliaia di persone.
Il paese è da cartolina ed è uno dei più pittoreschi della Catalogna. Il centro storico, con le stradine bianche, i balconi fioriti, i cortili nascosti, le botteghe d’arte e i bar pieni di vita che si animano soprattutto la sera è bellissimo da scoprire a piedi.
Ma Sitges non è solo spiagge e divertimento: per chi cerca storia e cultura c’è anche questo. Non mancano neppure qui, infatti, gli edifici modernisti del primo Novecento, molti dei quali ubicati proprio sul lungomare, il passeig Marítim. Alcuni ospitano dei musei, come Palau Maricel, uno degli edifici più emblematici della città dove si organizzano visite guidate, ma che ospita anche eventi culturali e privati.