A Ercolano torna accessibile uno dei percorsi più suggestivi del Parco Archeologico: ha riaperto al pubblico la Galleria Martusciello, il collegamento che accompagna i visitatori dall’area della città moderna fino all’Antica Spiaggia degli Scavi. Un itinerario di oltre 100 metri che attraversa la storia della città romana e permette di rivivere, passo dopo passo, l’antico rapporto tra Ercolano e il mare.
Il percorso conduce verso i fornici, gli antichi ambienti destinati al ricovero delle imbarcazioni dove furono ritrovati i resti di circa 300 vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. La discesa nella galleria diventa così un’esperienza immersiva: il visitatore attraversa fisicamente la coltre di materiali vulcanici che seppellì l’antica città, raggiungendo il livello dell’antico litorale su cui si affacciava Ercolano.
La Galleria Martusciello
La riapertura della Galleria Martusciello restituisce un accesso più diretto e coinvolgente a uno dei luoghi più emozionanti del sito archeologico. L’intervento rientra nelle opere di valorizzazione che hanno interessato l’Antica Spiaggia e il fronte mare, completando il percorso avviato nel giugno 2024 con l’apertura al pubblico dell’area della spiaggia, puntando anche alla ricongiunzione visiva con la Villa dei Papiri.
Il nuovo assetto permette di creare un legame ancora più forte tra la galleria, i fornici e il tratto di costa antica, offrendo ai visitatori una prospettiva unica sulla storia di Ercolano. Chi percorre oggi questo tunnel può immaginare lo sguardo di chi, duemila anni fa, arrivava dal mare e vedeva la città aprirsi davanti a sé: prima i ricoveri delle barche (i fornici), poi la monumentale terrazza dedicata a Marco Nonio Balbo, pensata proprio per accogliere e impressionare chi giungeva via mare.
La Galleria Martusciello è stata completamente rinnovata con interventi pensati per migliorare sicurezza, accessibilità e qualità della visita. Il vecchio grigliato di calpestio che copriva le gradonate in tufo è stato sostituito da un nuovo sistema integrato con l’illuminazione, capace di accompagnare la discesa verso la spiaggia con effetti suggestivi.
Ufficio StampaRampa di scale interna alla Galleria Martusciello
Valorizzazione del percorso
Uno degli elementi più innovativi dell’intervento riguarda proprio il sistema luminoso, progettato per rendere la visita più sicura ma anche più coinvolgente dal punto di vista emozionale. Sono stati realizzati due impianti distinti: il primo illumina il piano di percorrenza lungo il nuovo grigliato, mentre il secondo, nascosto tra il fianco esterno della rampa e il tunnel scavato nei materiali vulcanici, crea una luce indiretta capace di valorizzare l’interno della galleria.
La tecnologia permette inoltre di selezionare diversi cromatismi, anche ispirati alle tonalità del materiale eruttivo attraversato dal percorso. Una soluzione che trasforma la discesa verso l’Antica Spiaggia in un’esperienza ancora più coinvolgente.
Il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Ercolano e le Fondazioni Packard, con il contributo di archeologi, architetti, ingegneri, restauratori e di tutte le professionalità coinvolte nella tutela e nella valorizzazione del sito. La riapertura della Galleria Martusciello rappresenta così un nuovo tassello nella restituzione al pubblico di una delle aree più affascinanti dell’antica città romana.
Per informazioni sulla visita, consultare il sito ufficiale del Parco Archeologico di Ercolano.
Un castello, una villa antica o una torre da esplorare: in Piemonte c’è sempre una nuova storia da scoprire. Dal Monferrato alle Langhe, passando per Asti, Torino e Biella, Castelli Aperti ti accompagna domenica 19 luglio in un viaggio tra alcuni dei luoghi più affascinanti della regione.
Castelli Aperti in Piemonte
Weekend in arrivo e zero idee? Ci pensa Castelli Aperti che domenica 19 luglio con l’appoggio della Regione Piemonte accompagna alla scoperta di tanti luoghi straordinari distribuiti tra le varie province.
La vera bellezza è che cambia da paese a paese, c’è chi punta su visite guidate classiche, chi propone percorsi teatralizzati con rievocatori in costume, chi organizza serate a tema tra leggende e misteri.
Per vivere la giornata senza imprevisti, meglio pianificare tutto in anticipo. Diverse dimore sono visitabili solo su prenotazione, mentre altre aprono con ingresso libero o a offerta. I costi variano a seconda dell’esperienza scelta, dalle visite più economiche ai tour guidati delle residenze più prestigiose. Un controllo agli orari e alla disponibilità prima della partenza può fare la differenza.
Quali Castelli Aperti visitare
Se cercate un itinerario tra Langhe e Roero, il Castello della Manta è una tappa quasi obbligata: apre dalle 11 alle 19, con ingresso a 11 euro (gratuito per gli iscritti FAI) e visita guidata a 15 euro. Da non perdere il castello Falletti di Barolo con il suo imperdibile WIMU Wine Museum con ingresso a 9 euro.
Con un’atmosfera decisamente più insolita, in provincia di Alessandria si può visitare il castello di Alluvioni di Piovera che tratta il tema esoterico tra racconti di energie e turni di visite serali da prenotare online. Il biglietto costa 16 euro per gli adulti e 8 euro dagli 8 ai 12 anni.
Per chi cerca un’esperienza immersiva, il castello di Monastero Bormida è una delle tappe più interessanti dell’Astigiano. Oltre alle classiche visite guidate del pomeriggio (5 euro), alle 11 va in scena un percorso teatralizzato con rievocatori medievali che riporta indietro nel tempo (10 euro). A Castelnuovo Calcea, invece, l’accesso è gratuito: dell’antico castello rimangono i bastioni e la torre di avvistamento, perfetti per una sosta tra storia e panorami.
Nel Torinese, tra le mete più suggestive c’è il castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, aperto dalle 10 alle 19 con ingresso a 15 euro; chi preferisce atmosfere più fiabesche può scegliere il castello e parco di Masino a Caravino, visitabile dalle 10 alle 18 (15 euro l’ingresso completo, gratuito per gli iscritti FAI).
iStockDa visitare il Castello e il Parco di Masino in Piemonte
A due passi dal lago Maggiore c’è un castello che racconta mille anni di storia. È il castello di Oleggio Castellano, legato alla famiglia Sforza e protagonista di secoli di vicende. Dalle guerre alle nobili dimore, fino a diventare oggi un elegante hotel di lusso… si può visitare con un biglietto da 15 euro.
Arte e storia si incontrano a Palazzo Gromo Losa, una delle mete da non perdere in provincia di Biella. Dalle 10 alle 19 il pubblico potrà visitare il palazzo e la mostra Selvatica – Natura ed Arte in Festival. L’ingresso costa 10 euro.
Un giorno solo, la finestra è stretta e per questo vale la pena segnarsela in agenda: oggi, 13 luglio 2026, Wizz Air apre una promozione lampo che taglia le tariffe fino al 15% su una selezione di rotte europee.
Attenzione, lo sconto scade a mezzanotte. Bagaglio a mano pronto, quindi, e occhio alle date: si può partire dal 20 luglio fino al 24 settembre2026, un periodo di viaggio che copre buona parte dell’estate e i primi scampoli di settembre, quando i prezzi normalmente si ammorbidiscono, ma le città si svuotano dei turisti più frettolosi.
Da Milano Malpensa a Santander
Con meno di 37 euro una delle mete da prendere in considerazione è Santander, con collegamenti diretti a partire da Milano Malpensa. Poco battuta, è un incanto da scoprire… ma cosa fare? Chi ama camminare oltre le cartoline troverà pane per i suoi denti al faro di Cabo Mayor, affacciato su una scogliera che regala uno dei panorami più belli dell’intera costa cantabrica in Spagna, o ai Jardines de Pereda, dove i locali si ritrovano la sera per una passeggiata prima di cena. E la cena, qui, è quasi sempre pesce: la tradizione gastronomica cantabrica non fa sconti sulla qualità, nemmeno nei ristoranti più semplici del centro.
La spiaggia più fotografata resta El Sardinero, ma il vero colpo d’occhio arriva salendo verso il Palacio de la Magdalena, un palazzo di inizio Novecento costruito su una penisola che sembra fatta apposta per i tramonti. Poco distante, la cattedrale gotica racconta un pezzo di storia medievale che il centro storico custodisce quasi senza sforzo, tra vicoli stretti e negozi che non hanno cambiato insegna da decenni.
iStockIl celebre faro di Santander
Da Roma a Costanza
Dalla Capitale si parte per Costanza con tariffe imperdibili da meno di 31 euro. È la città abitata più antica della Romania, fondata dai coloni greci come Tomis, e la leggenda vuole che qui sia passato pure Giasone con gli Argonauti, di ritorno dalla caccia al Vello d’Oro. Il poeta Ovidio ci fu esiliato fino alla morte e la piazza principale porta ancora il suo nome. Da non perdere? Sicuramente la grande moschea Mahmudiye con la celebre scalinata di 140 gradini.
Il Casinò Art Nouveau, abbandonato ma ancora scenografico, resta la foto più condivisa del lungomare. Chi cerca invece la Costanza meno da cartolina può perdersi tra i mosaici romani dell’Edificiul cu Mozaic o tra le duemila e più storie marittime raccolte nel museo navale, il più grande del paese.
iStockLa baia di Costanza da scoprire
Da Napoli a Skopje
Con voli da meno di 24 euro da Napoli si raggiunge Skopje, una delle mete top da cogliere subito con questa nuova promo Wizz Air. Fondamenta romane, architettura bizantina e una modernità un po’ spavalda convivono senza troppi problemi, a partire dal Vecchio Bazar, uno dei più grandi dei Balcani, dove botteghe e moschee si susseguono lungo vicoli acciottolati che profumano di caffè turco.
Attraversare il Ponte di Pietra significa passare, quasi senza accorgersene, dalla Skopje antica a quella più recente, con il fiume Vardar a fare da confine naturale. Da lassù, dalla Fortezza Kale, la vista sui tetti della città vale la salita.
I parchi a tema in estate sono un’ottima idea di viaggio per trascorrere una giornata in famiglia o tra amici, ma spesso a scoraggiare l’avventura per chi deve mettersi in auto sono le code chilometriche in autostrada. Raggiungere Gardaland in treno è dunque sempre più una scelta apprezzata da chi vuole trasformare anche il viaggio in parte dell’esperienza, senza stress.
Per l’estate 2026, Trenord e Discovera confermano il pacchetto integrato treno + ingresso a Gardaland Park, acquistabile online e pensato per chi desidera vivere il parco senza lo stress dell’auto. Accanto a questa proposta torna anche “Direzione Gardaland”, il concorso che mette in palio 150 pacchetti viaggio e un soggiorno al Gardaland Resort. Un doppio invito a scegliere una mobilità più sostenibile, pratica e piacevole per raggiungere il parco divertimenti più famoso d’Italia.
“Direzione Gardaland”, 150 ingressi al parco
Dopo il successo della prima edizione, anche nell’estate 2026 torna anche il concorso “Direzione Gardaland”, un instant win che mette in palio ben 150 pacchetti viaggio per vivere una giornata nel parco divertimenti più famoso d’Italia. Partecipare è semplice: basta registrarsi entro il 13 settembre 2026 sul sito dedicato all’iniziativa. Una volta completata l’iscrizione, sarà possibile scoprire immediatamente se si è tra i vincitori dei premi disponibili. Il concorso permette di scoprire subito l’eventuale vincita e partecipare più volte, grazie al reset settimanale delle possibilità di gioco.
Ufficio StampaL’area Fantasy Kingdom a Gardaland
Ogni premio comprende il viaggio in treno e l’ingresso a Gardaland Park, per una giornata tra montagne russe, attrazioni spettacolari e mondi fantastici. Inoltre, tra tutti i partecipanti verrà estratto un premio finale ancora più speciale: un soggiorno a Gardaland Resort, ideale per vivere il parco anche durante gli appuntamenti serali e gli eventi stagionali. Tra le occasioni più attese ci sono infatti Gardaland Night is Magic, con aperture serali fino alle ore 23, e gli appuntamenti autunnali come Gardaland Magic Halloween, in programma fino all’1 novembre.
Gardaland in treno, divertimento senza pensieri
Il pacchetto Gardaland Park nasce per rendere più semplice organizzare una giornata fuori porta all’insegna dell’adrenalina. Il viaggio in treno permette di arrivare nella zona del Lago di Garda in modo pratico e rilassato, evitando traffico e parcheggi affollati soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.
Ufficio StampaVista dall’alto di Gardaland
Una formula che negli ultimi anni ha conquistato sempre più viaggiatori: nel 2025, infatti, gli itinerari in treno dedicati ai parchi divertimento hanno registrato 10.000 clienti, confermando il crescente interesse verso un modo diverso di vivere il tempo libero. “Gardaland Park” fa parte delle Gite in treno, il progetto di Trenord realizzato in collaborazione con Discovera che propone esperienze turistiche abbinate al viaggio ferroviario: dalle navigazioni sui laghi alle giornate sportive, dalle città d’arte ai grandi parchi tematici.
Tutte le novità di Gardaland 2026
Ogni stagione Gardaland rinnova la propria offerta per sorprendere visitatori di tutte le età, introducendo nuove esperienze e arricchendo il calendario di appuntamenti. Tra le novità più apprezzate spicca il ritorno della Magic House nella sua configurazione completa, grazie al ripristino dello storico ascensore. L’area Fantasy Kingdom celebra inoltre il suo 25° anniversario con un restyling che rende ancora più vivaci i suoi spazi, a partire dall’amatissimo Orto Bruco. Anche la zona western si rinnova, con nuove proposte gastronomiche e l’arrivo di inediti panini nell’area Wild West.
Grande attenzione è riservata anche all’intrattenimento: il Cinema 4D propone il nuovo film “Prezzemolo e l’Enigma Svelato”, mentre il Gardaland Theatre ospita il coinvolgente spettacolo “District 51: Hangar of Mystery”. Nell’area western, il divertimento continua con lo show dal vivo “Party per il West”.
L’estate al parco si arricchisce anche con il ritorno di LEGOLAND® Water Park Gardaland, il parco acquatico interamente tematizzato LEGO dedicato a chi vuole alternare adrenalina e relax nelle giornate più calde. All’interno dell’area, grandi e piccoli possono divertirsi tra scivoli, giochi d’acqua, piscine tematizzate e attrazioni come il LEGO® River Adventure, oltre a scoprire la suggestiva Miniland, dove alcuni celebri monumenti italiani sono ricreati con migliaia di mattoncini colorati.
Ufficio StampaLegoland è l’unico parco acquatico a tema LEGO® in Europa
Non mancano iniziative speciali e servizi pensati per migliorare l’esperienza di visita: il Gardaland SEA LIFE Aquarium ha accolto nei primi mesi della stagione un percorso a tema Animal Crossing: New Horizons, mentre l’accesso al parco è stato reso ancora più semplice grazie ai nuovi QR code dedicati agli abbonati e ai coinvolgenti Welcome Show che animano l’ingresso prima dell’apertura dei cancelli. Durante l’anno, infine, gli eventi stagionali continuano a trasformare il parco, dalle serate estive di Gardaland Night is Magic fino alle suggestive atmosfere di Gardaland Magic Halloween.
Se siete stanchi delle solite avventure e siete alla ricerca di qualcosa di profondo e particolare, dovete prepararvi per affrontare il Cammino dei Tre Villaggi. Spesso indicato con l’acronimo C3V, racchiude una delle esperienze più particolari del Lazio anche se, nei fatti, conta solo circa 20 km. Sì, possono sembrare pochi rispetto ai grandi itinerari italiani, eppure questo percorso ad anello riesce a condensare una quantità impressionante di testimonianze storiche, ambienti naturali e scorci che cambiano continuamente volto.
Nato nel 2021 grazie all’impegno dell’associazione Freedom APS, viene spesso definito “Il cammino più corto d’Italia“, un soprannome che incuriosisce fin dal primo incontro e che contribuisce alla sua crescente notorietà. L’itinerario parte e termina a Villa San Giovanni in Tuscia, attraversando anche Barbarano Romano e Blera, affascinante territorio che conserva una delle più alte concentrazioni di siti archeologici dell’Italia centrale.
Lungo il tragitto, infatti, compaiono necropoli rupestri, vie cave scavate dagli Etruschi, ponti di epoca romana, antiche fonti, mulini, torrenti e cascate che emergono tra la vegetazione. Gran parte del fascino deriva dal Parco Regionale Marturanum, area protetta con vallate strette e incise nel tufo che si sono formate grazie all’azione dei corsi d’acqua nel corso dei millenni.
Dove si trova ed etimologia del cammino
Il Cammino dei Tre Villaggi si trova nella provincia di Viterbo, all’interno della Tuscia, territorio che coincide con una parte dell’antica Etruria. Il nome dell’itinerario nasce dai 3 borghi collegati dall’anello escursionistico, Villa San Giovanni in Tuscia, Barbarano Romano e Blera e ciascun centro racconta una fase diversa della storia locale: Villa San Giovanni in Tuscia conserva tracce romane ed etrusche accanto all’abitato sviluppatosi dal XIV secolo; Barbarano Romano domina le forre del Parco Marturanum da un pianoro tufaceo; Blera, tra i più antichi insediamenti della zona, raggiunse grande importanza già in epoca etrusca e successivamente grazie alla Via Clodia romana.
L’area, infatti, occupa una posizione strategica tra due importanti direttrici storiche, la Via Cassia e la Via Clodia, che per secoli hanno favorito commerci, spostamenti militari e contatti culturali tra Roma e l’entroterra etrusco, al punto che ancora oggi il paesaggio è la casa di numerose tracce di quel passato.
Lunghezza e difficoltà: le tappe
Il C3V misura approssimativamente 20 km e può essere completato in una sola giornata. Il tempo medio necessario, infatti, varia tra 8 e 9 ore considerando soste fotografiche, visite ai punti d’interesse e pause nei borghi. Il dislivello positivo raggiunge 440 m nella variante classica e circa 500 m nella variante panoramica. Sebbene la distanza risulti contenuta, il percorso richiede un buon livello di attenzione: la classificazione CAI oscilla infatti tra E ed EE.
La difficoltà maggiore si concentra lungo alcuni segmenti del sentiero CAI 105, nella valle del torrente Biedano. Qui compaiono passaggi esposti, rocce lisce, radici affioranti e tratti che possono diventare particolarmente insidiosi in presenza di umidità. Il fondo alterna mulattiere, sentieri boschivi, tracciati su macco, guadi, sterrati e brevi sezioni asfaltate che rappresentano circa il 5% dell’intero sviluppo.
Prima di entrare nel dettaglio delle tappe vale la pena sottolineare un aspetto peculiare: lungo un tragitto relativamente breve si attraversano ambienti molto diversi tra loro. Tavolati tufacei, valloni incisi dall’acqua, aree archeologiche, pascoli e centri storici si susseguono senza soluzione di continuità, regalando una costante sensazione di scoperta.
Villa San Giovanni in Tuscia – Barbarano Romano (7 km, 180 m D+, 2h 30min)
La partenza avviene da Villa San Giovanni in Tuscia, piccolo comune sorto nel XIV secolo tra la Via Cassia e la Via Clodia. Passeggiando tra le strade del borgo emergono testimonianze che raccontano una lunga frequentazione del territorio, dall’età etrusca fino al periodo romano. Tra i principali punti d’interesse figurano la Chiesa Sancta Maria ad Nives, i resti di una villa romana databile tra il III e il VI secolo d.C. e le necropoli di Ponton Graziolo e Martarello.
Lasciato il centro abitato, il sentiero attraversa prati e aree rurali che introducono gradualmente verso il paesaggio del Marturanum. L’arrivo a Barbarano Romano regala uno degli ingressi più scenografici dell’intero itinerario grazie alla monumentale Porta Romana, aperta all’interno di un torrione cilindrico quattrocentesco.
Questo segmento rappresenta probabilmente il tratto più spettacolare del cammino. Barbarano Romano sorge su un pianoro tufaceo delimitato da corsi d’acqua che hanno modellato il territorio creando profonde incisioni naturali. Prima della partenza merita una visita la Chiesa di Santa Maria Assunta, risalente all’XI secolo, insieme al Museo Archeologico delle Necropoli Rupestri e al Museo Naturalistico Francesco Spallone.
Il sentiero entra quindi nel cuore del Parco Regionale Marturanum, pieno di pareti di tufo, antiche tombe e boschi ombrosi. Proprio in questo misterioso contesto compaiono alcune delle emergenze archeologiche più affascinanti della Tuscia, come vie cave etrusche, bassorilievi, antiche fonti e resti di strutture rurali accompagnano il percorso.
Particolarmente suggestivo risulta il tratto lungo la forra del torrente Biedano. Acqua, vegetazione e roccia danno vita a uno scenario che cambia continuamente prospettiva. Poco prima dell’arrivo a Blera non si può non posare lo sguardo su scorci panoramici che permettono di apprezzare la conformazione vulcanica del territorio.
iStockIl torrente Biedano nel Parco Regionale Marturanum
Blera – Villa San Giovanni in Tuscia (5 km, 90 m D+, 2h)
Blera occupa un piccolo rilievo tufaceo circondato da boschi e macchia mediterranea. Durante il periodo etrusco raggiunse una notevole importanza, mentre la costruzione della Via Clodia favorì ulteriormente sviluppo economico e collegamenti con Roma. Tra i luoghi più interessanti si fanno notare il centro storico, la Chiesa di Santa Maria Assunta, il Museo Civico Archeologico Gustavo VI Adolfo di Svezia e il Museo Il Cavallo e l’Uomo.
L’ultima parte dell’anello attraversa ambienti rurali punteggiati da corsi d’acqua, sorgenti e testimonianze archeologiche meno conosciute. Il ritmo rallenta naturalmente, quasi a prolungare l’esperienza prima del ritorno a Villa San Giovanni in Tuscia.
Una preparazione adeguata permette di affrontare il percorso con maggiore sicurezza e tranquillità. Gli scarponi da trekking rappresentano l’equipaggiamento più importante, soprattutto nei tratti caratterizzati da rocce umide e terreno irregolare. Anche i bastoncini risultano particolarmente utili lungo le discese delle forre e negli attraversamenti più tecnici.
Conviene portare almeno 1,5 litri d’acqua, una scorta energetica leggera e un guscio impermeabile in caso di improvvisi cambiamenti meteorologici. Durante l’estate le temperature possono superare facilmente i 30°C, rendendo preferibili partenze nelle prime ore del mattino.
Le stagioni più indicate coincidono generalmente con il periodo compreso tra marzo e metà giugno e quello tra settembre e metà dicembre. In queste settimane il clima favorisce la percorrenza e la vegetazione offre colori particolarmente intensi. Grande attenzione va riservata alle condizioni del terreno: dopo precipitazioni abbondanti alcuni passaggi della Valle del Biedano possono diventare molto scivolosi.
Chi desidera approfondire il patrimonio culturale del territorio può valutare una suddivisione dell’itinerario in 2 giornate, scelta che permette di visitare con calma musei, necropoli e centri storici, trasformando il Cammino dei Tre Villaggi in un vero viaggio attraverso una delle anime più autentiche della Tuscia etrusca.
Con l’arrivo dell’estate, tornano le occasioni per esplorare il territorio del Lago d’Iseo riscoprendo il fascino del viaggio su rotaia. Quest’anno, i protagonisti saranno due treni storici diversi: il Sebino Express da Milano e il treno panoramico che percorrerà la tratta finale tra Palazzolo sull’Oglio e Paratico.
Il 28 giugno 2026 è il turno del Sebino Express, storico convoglio che collega Milano Centrale a Paratico-Sarnico lungo il territorio bergamasco che regala una giornata all’insegna della natura e della scoperta. A questo si affianca il suggestivo nuovotreno panoramico sulla linea Palazzolo sull’Oglio-Paratico, recuperato grazie al progetto “Binari senza Tempo” della Fondazione FS Italiane e oggi dedicato al turismo lento e sostenibile, che accompagnerà i viaggiatori tutta l’estate, ogni sabato.
L’itinerario del Sebino Express tra Milano e il Lago d’Iseo
L’appuntamento è fissato per il 28 giugno 2026 con il Sebino Express, il treno storico che parte dalla stazione di Milano Centrale diretto verso Paratico-Sarnico. A trainarlo sarà una locomotiva diesel affiancata da carrozze “Centoporte” degli Anni Trenta, dalle carrozze Corbellini degli Anni Cinquanta e da un tradizionale bagagliaio ferroviario, per ricreare l’atmosfera dei viaggi del passato.
Lasciato il capoluogo lombardo, il treno si dirige verso il territorio bergamasco attraversando i paesaggi del Parco Regionale del fiume Oglio, ai piedi della Valle Camonica. Il percorso si sviluppa tra le dolci colline della Franciacorta e le prime propaggini delle Prealpi, fino a raggiungere il Lago d’Iseo, abbracciato dalle montagne e punteggiato da borghi che conservano testimonianze artistiche e tradizioni locali.
Il Sebino Express effettua una fermata a Palazzolo sull’Oglio e prosegue poi lungo gli ultimi dieci chilometri della linea fino alla stazione di Paratico-Sarnico. Proprio qui, sull’antico imbarcadero ancora esistente, si svolgeva un tempo il particolare servizio di traghettamento dei carri ferroviari caricati su chiatte e destinati alle acciaierie di Lovere.
Una volta arrivati a destinazione, i viaggiatori possono trascorrere la giornata passeggiando lungo le rive del lago oppure dedicarsi alla scoperta del patrimonio storico dell’entroterra. Tra le testimonianze più interessanti vanno segnalati i resti del castello medievale e della torre Lantieri, mentre tornando verso il lungolago è possibile osservare gli antichi pontili utilizzati per l’attracco delle chiatte impiegate nel trasporto delle merci.
L’itinerario del treno panoramico Palazzolo-Paratico
Tra i vigneti della Franciacorta e le acque del Sebino, la ferrovia Palazzolo sull’Oglio-Paratico (che quest’anno celebra suoi 50 anni) rappresenta uno dei percorsi più affascinanti della Lombardia e, per l’estate 2026 (a partire dal 27 giugno e fino al 29 agosto), la linea turistica sarà percorsa ogni sabato con otto treni programmati (quattro in una direzione e altrettanti nell’altra) dotati delle nuove carrozze panoramiche, pensate per permettere ai viaggiatori di godere appieno dei paesaggi che scorrono lungo il tragitto. Infatti, seppur breve, consente di scorgere campagne coltivate, scorci sul fiume e distese di vigneti, fino alle sponde del Lago d’Iseo.
Ufficio Stampa FSLa spettacolare carrozza panoramica sul tragitto da Palazzolo a Paratico-Sarnico
Le nuove carrozze rappresentano un esempio concreto di sostenibilità e valorizzazione del patrimonio ferroviario: il progetto nasce, infatti, dal riuso e dalla successiva trasformazione di tre carri pianali dismessi in vetture panoramiche completamente aperte, realizzate presso le Officine Grandi Riparazioni di Rimini mediante un progetto sviluppato internamente al Gruppo FS, con il supporto delle migliori eccellenze ingegneristiche del settore ferroviario.
L’arrivo a Paratico permette inoltre di esplorare uno degli angoli più caratteristici della zona, il Bosco dei Taxodi, particolare area naturalistica che si sviluppa tra terra e acqua e si distingue per la presenza di grandi alberi secolari che emergono proprio dallo specchio lacustre. Le passerelle in legno consentono di attraversare l’oasi e di immergersi in un ambiente suggestivo, dove natura e paesaggio si fondono in un contesto straordinario.
Come prenotare il viaggio
I biglietti per partecipare ai viaggi sono acquistabili tramite tutti i canali di vendita Trenitalia: è possibile effettuare la prenotazione sul sito ufficiale della compagnia, rivolgersi alle biglietterie presenti nelle stazioni oppure utilizzare le self-service.
I titoli di viaggio sono disponibili anche tramite le agenzie abilitate, per organizzare con facilità una giornata alla scoperta del Lago d’Iseo a bordo di treni che riportano in vita il fascino delle ferrovie di un tempo.
Pinus heldreichii, ovvero pino di Heldreich: uno dei nomi con cui è conosciuto il pino loricato, il simbolo del Parco Nazionale del Pollino. Un albero unico, spettacolare, con un fusto magro, serio, da cui partono rami sghembi, fitti di aghi verde scuro. Il termine loricato, con cui lo si identifica comunemente, deriva proprio dall’aspetto della corteccia adulta, che forma placche grigie simili alla lorica, la corazza dei legionari romani. È una pianta estremamente resistente, una delle poche che riesce a vivere sui fianchi delle montagne di questo angolo dell’Italia meridionale aspro e bellissimo. Nel 2018 una indagine al radiocarbonio ha individuato in un pino loricato del Parco del Pollino l’albero più antico d’Europa, dandogli un’età di 1230 anni.
Esplorare queste montagne, tra gole, praterie e la rada ombra dei pini loricati è un vero e proprio regalo da concedersi in estate. Il Parco ha un territorio vasto, aspro, con angoli coperti da faggi centenari ed è percorso da tortuosi torrenti. Ci sono vette sopra i duemila metri, lunghi sentieri e grandi panorami. Un vero e proprio paradiso per chi ha scelto il trekking tra montagne poco frequentate come obiettivo della propria estate.
Il Parco del Pollino: storia, dove si trova e come arrivare
Grazie ai suoi 192.565 ettari di estensione, il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia. Si estende a cavallo tra due regioni, la Basilicata e la Calabria, abbracciando le province di Potenza, Matera e Cosenza e includendo ben 56 comuni all’interno del suo perimetro. Il territorio si organizza attorno a diversi sistemi montuosi, parte dell’Appennino meridionale: il Massiccio del Pollino, che dà il nome all’area protetta, i Monti di Orsomarso in Calabria e il Monte Alpi in Basilicata. Le vette più alte si trovano sul Pollino, dove Serra Dolcedorme rappresenta la cima alla quota più elevata, a 2267 metri di altitudine.
iStockPanorama del Parco del Pollino al tramonto
La sede dell’Ente Parco si trova a Rotonda, in Basilicata. La storia del parco è relativamente recente: fu istituito come Parco Nazionale nel 1988, sebbene gli organi di gestione abbiano iniziato a operare concretamente solo tra il 1993 e il 1994. Nel 2015 il riconoscimento internazionale è arrivato con l’inserimento nella lista globale dei Geoparchi UNESCO, un titolo che sottolinea il valore eccezionale della sua geologia: inghiottitoi, doline, grandi sorgenti e canyon di origine carsica disegnano un paesaggio sotterraneo tanto affascinante quanto quello in superficie.
Nel 2017 la Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero è entrata nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO, riconoscimento esteso nel 2021 alla Faggeta del Pollinello, nel sito diffuso Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa.
Raggiungere il Parco del Pollino richiede un po’ di pianificazione, soprattutto perché il territorio è vasto e le zone di maggiore interesse non sono necessariamente adiacenti. L’auto è la soluzione più comoda per arrivare: dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria si esce a Laino Borgo per il versante calabrese, oppure a Morano Calabro; per il versante lucano il riferimento è l’uscita di Lauria. Il paese di Civita, punto di accesso privilegiato alle Gole del Raganello, si raggiunge da Castrovillari in circa mezz’ora. In treno, le stazioni più vicine sono quelle di Castrovillari e di Lagonegro, da cui è necessario proseguire in auto o con il trasporto pubblico locale.
Cosa fare in estate nel Parco del Pollino
L’estate è la stagione in cui il Parco del Pollino offre il ventaglio più ampio di attività da intraprendere nel suo territorio. Il trekking è senza dubbio un modo privilegiato di scoprire questo territorio, grazie a una rete sentieristica fitta che offre itinerari adatti a ogni livello e a ogni obiettivo. I Piani di Ruggio e il Colle dell’Impiso, nel comune di Viggianello, sono i punti di partenza classici per le escursioni in alta quota, ben segnalati e raggiungibili in auto.
Per chi ama l’acqua dolce, inoltre, il Pollino non delude. Il canyon del Raganello, scavato dal torrente omonimo tra pareti calcaree che in alcuni punti superano i 400 metri di altezza, è uno dei luoghi più spettacolari del parco ed è percorribile sia con escursioni a piedi, che si svolgono lungo il bordo della gola, sia con attività di canyoning direttamente nel letto del corso d’acqua, sempre accompagnati da guide esperte. Anche il Fiume Lao è un protagonista dell’estate al Pollino, con i suoi tratti navigabili in kayak e le possibilità di rafting nelle rapide. Le acque di entrambi i fiumi sono cristalline e fresche, un sollievo insostituibile nelle giornate più calde.
Oltre alle attività outdoor legate alla grande offerta naturale, il Parco offre anche una grande ricchezza culturale e antropologica, troppo spesso sottovalutata. Al suo interno, ad esempio, vivono ancora alcune delle più importanti comunità arbëreshë d’Italia, ovvero le comunità di origine albanese che si insediarono in queste terre tra il Quattrocento e il Settecento per sfuggire all’avanzata ottomana.
iStockIl borgo di Civita
In paesi come Civita, San Paolo Albanese, San Costantino Albanese e altri si conservano ancora oggi la lingua arbëreshë, il rito greco-cattolico, i costumi tradizionali e una cucina propria.
Da non perdere, infine, il Ponte Tibetano di Castelsaraceno, che con i suoi 586 metri di lunghezza è il più lungo del mondo e collega il Parco del Pollino con il Parco dell’Appennino Lucano.
Escursioni da non perdere nel Parco del Pollino
La più bella escursione a piedi da effettuare nel Parco del Pollino è considerata dai più l’ascesa a Serra di Crispo. Si parte dal Colle dell’Impiso, a 1573 metri nel comune di Viggianello, raggiungibile in auto. Si segue quindi il sentiero IPV4 che scende verso i Piani Vacquarro costeggiando il torrente Frido. Il percorso sale poi verso la Serra di Crispo, a 2054 metri di quota, un crinale dove crescono alcuni degli esemplari di pino loricato più antichi, contorti e spettacolari dell’intero parco. Questo luogo è soprannominato il Giardino degli Dei: i tronchi giganteschi dalla corteccia bianca brillano alla luce del sole tra le rocce nude, in un paesaggio che ha qualcosa di primordiale e commovente. Il dislivello è impegnativo ma il percorso è ben segnalato. In piena estate è consigliata la partenza nelle prime ore del mattino, per non essere sorpresi dal solleone mentre si cammina.
iStockSerra di Crispo, il Giardino degli Dei
Lo stupendo borgo di Civita, il cui nome in arbëreshë significa “nido d’aquila”, racconta solo con questo fatto la sua posizione: è sospeso, difatti, sull’orlo di una gola vertiginosa, con una vista sulle Gole del Raganello che lascia letteralmente senza fiato. Da qui parte uno dei percorsi più scenografici del parco: si attraversa il paese, si raggiunge il belvedere dal quale si domina l’intera gola, poi si scende lungo il sentiero verso il cosiddetto Ponte del Diavolo, un antico ponte in pietra che si trova circa 50 metri sopra il greto del torrente Raganello. La discesa è ripida ma breve. Il ritorno al paese, con la gola alle spalle e i profili del massiccio davanti agli occhi, è un vero spettacolo. Il giro attorno al piccolo borgo e ai suoi sorprendenti dintorni naturali non è particolarmente impegnativo: è una camminata di quasi 7 chilometri con meno di 400 metri di dislivello in salita.
iStockLe Gole del Raganello
Se Civita e Serra di Crispo rappresentano due ambienti naturali aspri e scarsamente popolati di vegetazione, per sfuggire alla canicola ci si può rifugiare in una escursione alla scoperta della Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero, come detto uno dei siti inseriti dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’Umanità nel 2017.
Si tratta di una foresta primaria di faggi, con esemplari che superano i 400 anni di vita: dei veri e propri giganti del bosco. È attraversata da un sentiero che porta al Cozzo Ferriero da cui prende il nome, una cima a 1790 metri di quota. Per affrontare l’escursione si parte dal Rifugio Fasanelli e si sale al Cozzo in circa cinque chilometri, con un’ascesa graduale ma sempre in salita. Camminare tra gli alberi risulta sempre piacevole, ma non sono da sottovalutare i numerosi panorami splendidi sui versanti lucano e calabrese del Parco di cui si gode nei luoghi in cui il bosco si interrompe, lasciando spaziare la vista.
C’è un modo nuovo e inaspettato per scoprire alcuni dei più affascinanti territori che punteggiano il Belpaese ed è attraversando i 34 parchi eolici mappati da Legambiente, tra i quali nel 2026 si registrano 7 “new entry”. La transizione energetica sta dimostrando infatti che la tecnologia può instaurare un rapporto armonioso e positivo con il paesaggio, trasformandosi da mezzo con cui creare energia pulita a ingranaggio che entra a far parte del mondo del turismo lento.
Per valorizzarli, il Cigno Verde ha pubblicato la V edizione della guida turistica “Parchi del Vento”, presentata a Roma presso il Touring Club Italiano. Non si tratta “soltanto” di impianti energetici, ma di veri e propri punti di partenza per itinerari sorprendenti tra natura, borghi, siti archeologici ed eccellenze locali.
Le nuove rotte del vento in Italia
La V edizione della guida “Parchi del Vento” di Legambiente racconta 34 parchi eolici italiani come nuove destinazioni di turismo lento. In particolare, nel 2026 la mappatura si amplia con 7 nuove “new entry”, distribuite tra Sud e isole.
In Sicilia entrano i Parchi Eolici della Sicilia Occidentale (tra Partinico, Monreale, Camporeale e Salemi-Castelvetrano), che si affacciano su panorami che includono i laghi Poma e Trinità. Da qui prende forma un percorso che intreccia infrastrutture energetiche e patrimonio culturale, collegando il Duomo di Monreale, il borgo di Salemi e i templi di Selinunte, fino ai mosaici di Borgo Parrini, attraversando anche gli uliveti della DOP Val di Mazara e le produzioni vinicole locali.
Sempre in Sicilia, nel catanese, il Parco Eolico di Mineo-Militello-Vizzini diventa esempio di rigenerazione paesaggistica grazie al repowering: meno impatto visivo e nuovi tracciati per trekking e mountain bike con vista sull’Etna. L’itinerario unisce i luoghi legati a Verga a Vizzini, il centro medievale di Mineo e il barocco UNESCO di Militello, fino alle eccellenze agroalimentari come le Arance Rosse IGP e l’Olio DOP Monti Iblei.
Alla guida dei parchi eolici 2026 si aggiunge anche il Parco Eolico di Sa Turrina Manna, nei comuni di Tula ed Erula (SS), in Sardegna. Un luogo che si distingue come esempio di integrazione tra energia e turismo lento, dove le strade di servizio dell’impianto diventano percorsi accessibili per escursioni e itinerari in bicicletta, con viste che abbracciano la Gallura, il Monte Acuto e il Lago Coghinas. Il paesaggio si intreccia così con boschi, altopiani e tradizioni locali legate al borgo di Tula.
In Campania, il Parco Eolico di Baselice, nel borgo omonimo in provincia di Benevento, si sviluppa lungo le dorsali della Val Fortore, a quasi 900 metri di quota. Qui i percorsi a piedi e in bici offrono visuali che spaziano tra Puglia e Molise, collegando l’esperienza dell’energia rinnovabile ai cammini storici, come quello di San Giovanni Eremita, e alle sponde del Lago di Occhito, area di grande interesse naturalistico e birdwatching. Il viaggio si completa con le eccellenze enogastronomiche locali, dal Caciocavallo Silano DOP al Moscato di Baselice.
In Puglia, il Parco Eolico di Mondonuovo a Mesagne (BR) si inserisce in un paesaggio agricolo dominato dagli uliveti secolari e lungo l’antico tracciato della Via Appia Antica. L’area diventa punto di partenza per esplorare il borgo di Mesagne, il Castello Orsini del Balzo e il Museo Granafei con i reperti messapici, fino alle produzioni locali come il Brindisi DOC e il Carciofo Brindisino IGP, in un itinerario che unisce archeologia, cultura e paesaggio rurale.
I 34 parchi eolici già mappati
La guida di Legambiente attraversa la Penisola trasformando i parchi eolici in una rete di destinazioni per il turismo lento. Trekking, ciclabili immerse nel verde, passeggiate a cavallo, arrampicate, rafting e birdwatching: sono alcune delle migliori esperienze che si possono vivere in questi parchi. Dalle aree alpine e prealpine fino al Sud e alle isole, infatti, ogni sito diventa un punto di accesso a esperienze outdoor e a territori spesso lontani dai circuiti turistici tradizionali.
All’interno della guida il lettore non trova solo dati tecnici sugli impianti, ma un vero e proprio strumento per esplorare i territori: indicazioni pratiche per raggiungerli, idee di itinerario tra sentieri e percorsi, racconti legati alla storia e alla memoria dei luoghi, oltre a spunti su cosa visitare, dove dormire e dove scoprire le specialità della cucina locale.
Di seguito l’elenco completo dei parchi mappati nella guida:
Rivoli Veronese (Verona);
Naso di Gatto (Savona, Cairo Montenotte e Albisola);
Torna uno degli appuntamenti culturali più apprezzati da cittadini e turisti: la Domenica al Museo. Anche il 7 giugno, come ogni prima domenica del mese, il Ministero della Cultura rinnova l’iniziativa che consente l’accesso gratuito ai musei e ai parchi archeologici statali aderenti.
Da Nord a Sud, sono centinaia le strutture coinvolte nell’iniziativa che offrono la possibilità di trascorrere una giornata all’insegna della cultura senza sostenere il costo del biglietto d’ingresso.
C’è un modo davvero speciale per vivere il Giro d’Italia 2026 ed è salendo a bordo del treno storico a vapore che attraversa il Friuli-Venezia Giulia con carrozze d’epoca, toccando una delle tappe più simboliche dell’edizione di quest’anno. Il 30 maggio 2026, infatti, in occasione della ventesima tappa “Gemona 1976-2026”, si potrà raggiungere Gemona del Friuli partendo da Gorizia a bordo delle storiche carrozze italiane “Centoporte” degli Anni ’30, in una giornata che unisce sport e memoria storica organizzata dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e da FS Treni Turistici Italiani.
La tappa del Giro, infatti, avrà anche un forte valore commemorativo, perché celebra il 50° anniversario del terremoto del Friuli del 1976: la partenza della corsa sarà preceduta da un momento dedicato alle vittime del sisma, trasformando l’evento in un’occasione di ricordo collettivo oltre che di festa.
L’itinerario del treno storico del Giro d’Italia
Il treno storico speciale partirà da Gorizia Centrale alle ore 7:00 del mattino, con fermata intermedia a Udine prevista alle 8:04 e arrivo a Gemona del Friuli alle 8:45. Il ritorno è invece previsto nel tardo pomeriggio, con partenza da Gemona alle 17:07, tappa a Udine alle 18:31 e termine del viaggio a Gorizia alle 19:07.
Il viaggio è molto suggestivo: ci si siede a bordo delle locomotive a vapore con carrozze storiche Anni ’30 e bagagliaio attrezzato che hanno fatto la storia del trasporto ferroviario italiano. Ma non è tutto, perché chi vuole esplorare il territorio all’arrivo in totale libertà, può portare con sé le proprie biciclette gratuitamente, fino a esaurimento posti.
Una volta arrivati a Gemona del Friuli, ci si immerge completamente nell’atmosfera del Giro d’Italia. La tappa maschile “Gemona 1976-2026” parte proprio dalla Caserma Goi Pantanali di Gemona e si conclude a Piancavallo, lungo uno dei percorsi più impegnativi e selettivi dell’intera edizione del Giro d’Italia 2026. I corridori dovranno infatti affrontare circa 200 chilometri con oltre 3.000 metri di dislivello, fino alla doppia ascesa finale verso Piancavallo. Prima della partenza ufficiale, inoltre, è prevista una commemorazione delle vittime del terremoto del 1976 davanti al cimitero monumentale di Gemona, in un momento particolarmente simbolico per tutto il Friuli-Venezia Giulia.
Ma oltre alla corsa, tutto il cuore storico di Gemona del Friuli sarà un caleidoscopio di esperienze coinvolgenti: tra Piazza Garibaldi, via Bini e via XX Settembre, saranno organizzate proiezioni in diretta della tappa Gemona-Piancavallo, concerti rock pomeridiani, stand gastronomici, attività per bambini e laboratori creativi dedicati al mondo del ciclismo. I più piccoli potranno partecipare a giochi a tema, ping-pong e attività come “Costruisci la tua bici” o “Colora la Maglia Rosa”, con la possibilità di ricevere anche un “Passaporto del piccolo ciclista” come ricordo della giornata.
Chi si recherà a Gemona, però, dovrà tenere presente che, a causa della viabilità ridotta per il passaggio del Giro, il centro storico sarà raggiungibile esclusivamente a piedi. Partendo dalla stazione ferroviaria per recarsi al centro storico, ci sono circa 30 minuti di cammino, con un tratto finale in salita abbastanza impegnativo: meglio quindi indossare scarpe comode.
Per ottenere ulteriori informazioni sulla località e sul programma della giornata, si può contattare “Visit.Gemona”.
Prezzi e come prenotare il viaggio
Il viaggio a bordo del suggestivo treno storico del Giro d’Italia prevede tariffe fisse che non dipendono dalla distanza percorsa. In particolare, l’andata e ritorno per adulti costa 15 euro a testa, mentre solo una delle due tratte è fissata a 7,50 euro. Per i bambini da 0 a 4 anni il viaggio è gratuito, mentre per bambini dai 4 ai 12 anni è di 7,50 euro andata e ritorno.
I biglietti possono essere acquistati attraverso tutti i canali Trenitalia, comprese le biglietterie di stazione, le self-service, le agenzie di viaggio abilitate e il sito ufficiale di Trenitalia.
Protagonista assoluta del passaggio tra Ottocento e Novecento, Margherita di Savoia entrò ufficialmente nella storia italiana nel 1868 come Principessa di Piemonte, facendo il suo ingresso trionfale nella Villa Reale di Monza ad appena diciassette anni. Da quel momento, la sua vita si intrecciò con la nascita dell’Italia moderna: prima sovrana del Regno d’Italia dal 1878, poi Regina Madre dopo il drammatico assassinio di Umberto I nel 1900, visse una parabola umana e politica intensa, conclusasi il 4 gennaio 1926.
Il viaggio che oggi ne segue le tracce ci accompagna al cospetto di castelli immersi nelle montagne, residenze reali, sentieri panoramici e luoghi segnati dalla memoria storica del Paese, un itinerario che racconta anche il carattere di una donna colta, appassionata di montagna, amante della natura e molto legata ad alcuni paesaggi che ne custodiscono il ricordo.
Villa Reale di Monza, la dimora simbolo
Tra tutti i luoghi legati alla vita di Margherita di Savoia, la Villa Reale di Monza occupa un posto speciale: fu qui che la giovane principessa arrivò nel 1868, iniziando quel percorso che l’avrebbe portata a diventare la prima regina d’Italia. Nel corso degli anni, la straordinaria residenza divenne il centro della sua vita privata e istituzionale, il luogo dove trascorrere lunghi soggiorni lontano dalla rigidità della corte torinese e romana.
Immersa nel verde del grande parco di Monza, la villa colpisce per l’eleganza austera dell’architettura neoclassica: le oltre 700 stanze raccontano un mondo di fastose decorazioni, pavimenti in marmo e parquet, saloni monumentali, arredi raffinati e ambienti che conservano intatta l’atmosfera della monarchia sabauda.
Pochi luoghi, però, raccontano il dolore di Margherita quanto la Cappella Espiatoria di Monza, costruita nel punto esatto in cui il 29 luglio 1900 il re Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci al termine di una manifestazione sportiva.
iStockLa toccante Cappella Espiatoria a Monza
Fu proprio la regina, insieme al figlio Vittorio Emanuele III, a volere questo monumento commemorativo carico di significato simbolico e spirituale: il progetto venne affidato a Giuseppe Sacconi, già autore dell’Altare della Patria di Roma, e completato da Guido Cirilli.
La cappella emerge immersa nel silenzio di un elegante giardino, racchiuso da una raffinata cancellata in ferro battuto realizzata da Alessandro Mazzucotelli: l’insieme architettonico si sviluppa tra una cripta e un sacello sovrastato da una monumentale stele, mentre alla base si trova la struggente Pietà in bronzo scolpita da Ludovico Pogliaghi.
All’interno, la cripta a croce greca accoglie oltre 180 corone in bronzo provenienti da tutto il mondo, inviate in omaggio al sovrano assassinato, e il cippo in marmo nero che indica il punto preciso del regicidio. I mosaici in stile bizantino-ravennate, con angeli, santi e simboli legati al martirio cristiano e alla tradizione sabauda, ne amplificano il senso di raccoglimento.
Castel Savoia e il legame con il Monte Rosa
Se Monza rappresentò il cuore istituzionale della sua esistenza, fu tra le montagne valdostane che Margherita di Savoia trovò probabilmente il suo luogo dell’anima.
Ai piedi del massiccio del Monte Rosa, nel paesaggio spettacolare della Valle del Lys, sorge Castel Savoia, la residenza estiva che la regina fece costruire a Gressoney-Saint-Jean: immerso nel verde e incorniciato dalle vette, appare come una visione romantica uscita da una fiaba.
Con le torrette appuntite, le finestre panoramiche e l’inconfondibile stile neogotico, il castello riflette il gusto della sovrana e il desiderio di creare un rifugio lontano dalle formalità della corte. A partire dal 1889, dopo un invito del barone Luigi Beck-Peccoz, appartenente a una ricca famiglia walser, Margherita iniziò a frequentare assiduamente queste montagne, scegliendo il Monte Rosa come tappa fissa per ben 37 anni.
Qui poteva vivere più libera e dedicarsi alle sue passioni: praticava alpinismo, disciplina ancora poco comune per una donna dell’epoca, e affrontò numerose ascensioni sulle vette del Monte Rosa e delle Alpi tutt’intorno.
Il suo legame con il territorio valdostano è così profondo che il suo nome rivive nella Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa, a ben 4.554 metri di altitudine, sospeso tra ghiacciai e cielo.
La Passeggiata della Regina tra boschi, laghi e villaggi walser
A Gressoney il ricordo di Margherita di Savoia non si limita soltanto al castello.
Dal Castel Savoia parte, infatti, la celebre “Passeggiata della Regina”, un percorso semplice e panoramico di circa tre chilometri che collega la residenza reale al borgo di Saint-Jean: si tratta del sentiero che la sovrana percorreva abitualmente a piedi per raggiungere il paese, immersa nei boschi e nei paesaggi alpini che tanto amava.
Si attraversano scorci di rara bellezza, tra prati verdi, antiche architetture walser e vedute continue sul Monte Rosa. L’atmosfera è quieta e permette di immaginare la regina passeggiare lontano dai protocolli ufficiali, in un contesto che rappresentava per lei una forma di libertà.
Laghetto di Gover e cascata a Gressoney Saint Jean
Il percorso si inserisce nell’“Anello Regina Margherita”, un itinerario culturale e paesaggistico che unisce alcuni dei luoghi più significativi di Gressoney-Saint-Jean: oltre a Castel Savoia, il tragitto tocca il suggestivo Laghetto di Gover, il centro storico del paese, il Palazzo Alemagna e il Beck-Peccoz Museum, per un viaggio tra natura, cultura e memoria storica ispirato ai lunghi soggiorni della sovrana nella valle tra il 1889 e il 1925.
Quante volte siete stati incuriositi da uno scorcio di verde che si intravede appena dietro un portone socchiuso, in quell’Italia fatta di scaloni silenziosi, giardini nascosti, cortili rinascimentali e dimore private che custodiscono secoli di storia? Ecco, lontano dagli itinerari più battuti, domenica 24 maggio 2026 quella parte più riservata del Paese tornerà eccezionalmente accessibile grazie a “Cortili Aperti”, l’iniziativa promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane in occasione della XVI Giornata Nazionale ADSI.
Per un solo giorno infatti centinaia di residenze storiche apriranno gratuitamente al pubblico in diverse città italiane, trasformando quartieri storici e centri antichi in un grande museo diffuso a cielo aperto. Non solo visite guidate, ma un vero e proprio viaggio dentro luoghi normalmente invisibili, da palazzi nobiliari ancora abitati a chiostri privati, da giardini interni a dimore che raccontano il vero volto delle città italiane.
Il tema scelto per il 2026, “Custodi di futuro. Un patrimonio vivo per un valore condiviso”, mette al centro proprio il ruolo delle dimore storiche nella tutela dell’identità culturale italiana. Un patrimonio fragile e prezioso che continua a vivere grazie al lavoro di conservazione portato avanti da famiglie, associazioni e istituzioni.
Cortili Aperti a Roma e Milano
A Roma, “Cortili Aperti” è ormai uno degli eventi più attesi della primavera. Passeggiando tra piazze monumentali e vie storiche, sarà possibile entrare gratuitamente nei cortili e nei giardini privati di alcuni dei palazzi più affascinanti del centro storico.
Tra le aperture più interessanti figurano Palazzo Odescalchi in Piazza Santi Apostoli, Palazzo Taverna vicino a Via di Monte Giordano, Palazzo Torlonia in Via Bocca di Leone e Palazzo Sforza Cesarini su Corso Vittorio Emanuele II.
A questi si aggiungono dimore storiche come Palazzo Santacroce, Palazzo Montoro e Palazzo Massimo Lancellotti de’ Torres. L’edizione 2026 porterà inoltre una novità speciale: in alcune dimore saranno presenti i volontari del Touring Club Italiano, pronti ad accompagnare i visitatori con racconti e approfondimenti storici.
Getty ImagesIl cortile di Palazzo Torlonia a Roma
Anche Milano celebrerà la giornata con un percorso nel cuore di Brera, tra cortili storici, atri nascosti e giardini privati normalmente inaccessibili. Dalle 10 alle 18 il pubblico potrà esplorare alcuni dei luoghi più eleganti del quartiere, tra architetture settecentesche e atmosfere sospese nel tempo.
Tra le tappe più affascinanti ci saranno Palazzo Moriggia, oggi sede del Museo del Risorgimento, Casa del Bono, Palazzo Pisani Dossi e Casa Maveri – Spazio Cernaia, con il suo particolare stile neoromanico. Le visite guidate milanesi saranno su prenotazione e avranno una durata di circa 90 minuti, accompagnate da guide specializzate in storia dell’arte.
Tra le regioni protagoniste dell’edizione 2026 spicca la Puglia, dove ADSI aprirà oltre 40 dimore storiche tra palazzi, ville, castelli e residenze private. Il cuore dell’iniziativa sarà soprattutto Lecce, città simbolo del barocco pugliese, dove si potranno visitare luoghi straordinari come Palazzo Tamborino Cezzi, Palazzo Bernardini, Palazzo Rollo e Palazzo Sambiasi.
Non mancheranno aperture suggestive anche fuori città, come Villa La Meridiana, Castello Dentice di Frasso e Palazzo Ducale Venturi. Il fascino di “Cortili Aperti” sta proprio in questo: offrire accesso a luoghi normalmente invisibili e trasformare la visita in un’esperienza straordinaria.
Le Terme Sabine di Cretone, nel comune di Palombara Sabina, a circa trenta chilometri da Roma, sono da tempo uno dei punti di riferimento termali del territorio laziale, una meta ideale sia per chi desidera trascorrere una giornata di assoluto riposo, sia per chi è alla ricerca di trattamenti termali riconosciuti per i loro benefici terapeutici.
La presenza di acque termominerali sulfuree le ha rese apprezzate fin dall’antichità, grazie alla capacità delle sorgenti di favorire il benessere dell’organismo e offrire un’esperienza rigenerante in un contesto naturale tranquillo e rilassante.
Uno dei treni storici più speciali della primavera è pronto a ripartire per offrire un viaggio suggestivo nei paesaggi naturali del Friuli-Venezia Giulia in cui crescono spontanee le numerose specie di variopinte orchidee locali.
Organizzato da Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e FS Treni Turistici Italiani, il viaggio in treno storico parte da Pordenone il 24 maggio 2026 e raggiunge il borgo di Osoppo e la sua fortezza, che ospitano anche quest’anno la Festa delle Orchidee: un appuntamento imperdibile per gli amanti delle fioriture primaverili e per tutti coloro che vorrebbero scoprire luoghi autentici e lontani dalla folla, dove la vita quotidiana è ancora guidata dai ritmi della natura.
La Festa della mamma 2026 è l’occasione perfetta per condividere tempo insieme invece del solito dono materiale. E non serve organizzare un viaggio dall’altra parte del mondo: anche una fuga di un giorno, un weekend o un’esperienza immersa nella natura possono trasformarsi in un ricordo speciale. Dalle terme naturali ai city break low cost, passando per giardini in fiore, musei e notti in luoghi insoliti, ecco alcune idee last minute facili da organizzare in tutta Italia.
Il 17 maggio 2026 il Friuli-Venezia Giulia torna a celebrare il fascino del viaggio lento con il “Treno dei Giardini”, un itinerario ferroviario storico che unirà Trieste e Sacile al cospetto di paesaggi ricchi di storia, natura e tradizioni enogastronomiche. L’iniziativa, organizzata dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia insieme a FS Treni Turistici Italiani, propone un’immersione nel patrimonio culturale e paesaggistico del territorio, a bordo di un autentico treno storico a vapore.
Il convoglio sarà composto da una locomotiva a vapore, dalle celebri carrozze anni Trenta “Centoporte”, simbolo dell’età d’oro della ferrovia italiana, e dal tradizionale bagagliaio d’epoca, che contribuisce a ricreare l’atmosfera dei viaggi ferroviari del Novecento. Fin dalla partenza, il viaggio si trasforma in un’esperienza evocativa, capace di riportare i passeggeri indietro nel tempo grazie al ritmo lento del treno, al suono della locomotiva e al fascino senza tempo delle carrozze storiche.
Un itinerario nel cuore del “Giardino della Serenissima”
Il Treno dei Giardini percorre un’area del Friuli-Venezia Giulia spesso definita “Giardino della Serenissima”, un territorio che nei secoli ha unito la propria identità con quella della Repubblica di Venezia, dove il paesaggio alterna vigneti, corsi d’acqua, borghi storici e dimore nobiliari, per un colpo d’occhio davvero suggestivo durante la primavera.
L’iniziativa nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare tali ricchezze naturali ed enologiche grazie a una forma di turismo sostenibile e culturale: il viaggio ferroviario diventa, così, un modo per riscoprire il territorio con tempi più lenti, lasciandosi guidare dai colori della campagna friulana e dai profumi dei fiori e del vino che caratterizzano questa zona della regione.
Il percorso tra Trieste e Sacile permette inoltre di osservare scorci diversi del Friuli-Venezia Giulia, passando da aree urbane a paesaggi rurali che raccontano tradizioni agricole ancora radicate.
La visita a Sacile e l’esperienza enologica
iStockScorcio panoramico di Sacile
Uno degli aspetti più apprezzati dell’esperienza è il programma di visite incluso nel biglietto ferroviario. I possessori del titolo di viaggio potranno infatti partecipare senza costi aggiuntivi alla visita guidata di Sacile, cittadina elegante e raffinata spesso soprannominata “Giardino della Serenissima” per i suoi canali, i palazzi storici e le atmosfere veneziane che ancora oggi caratterizzano il centro urbano.
Sacile conserva un forte legame con la propria storia mercantile e con l’influenza veneziana, evidente nelle architetture e nella struttura urbana attraversata dal fiume Livenza dove portici, piazze e antiche dimore raccontano secoli di storia.
L’esperienza proseguirà poi con la visita e degustazione presso la Tenuta Vistorta, una delle realtà vitivinicole più note del territorio: il legame tra vino, paesaggio e tradizione è infatti uno degli elementi centrali dell’intero progetto turistico.
La visita permette di entrare in contatto con un patrimonio agricolo che nel corso degli anni ha contribuito a definire l’identità del Friuli-Venezia Giulia, regione sempre più apprezzata anche a livello internazionale per la qualità della sua produzione vinicola.
Biglietti e tariffe del Treno dei Giardini 2026
Le tariffe previste per il Treno dei Giardini 2026 sono promozionali e fisse, indipendenti dalla distanza percorsa. Il biglietto andata e ritorno per gli adulti ha un costo di 15 euro, mentre la tariffa per una sola tratta è di 7,50 euro. Per i bambini dai 4 ai 12 anni il prezzo dell’andata e ritorno è di 7,50 euro, invece i bambini da 0 a 4 anni viaggiano gratis.
Nel prezzo del biglietto sono incluse anche le attività organizzate durante la giornata, come la visita guidata di Sacile e la degustazione presso la Tenuta Vistorta. C’è la possibilità di portare gratuitamente a bordo la propria bici inserendola nell’apposito bagagliaio attrezzato.
L’Adige è il secondo fiume più lungo d’Italia, con oltre 400 chilometri di corso. Nasce, per l’appunto, in Alto Adige, nei pressi del Passo di Resia. Poi, scende verso il mare Adriatico attraversando la Val Venosta, Merano e Bolzano, il Trentino, Verona, fino alla foce nei pressi di Rosolina Mare, in provincia di Rovigo.
Da alcuni anni la prima parte del suo corso è affiancata da una scenografica e curata pista ciclabile lunga quasi 300 chilometri: la Ciclovia dell’Adige, che dal Passo di Resia al Lago di Garda accompagna i visitatori a scoprire un territorio sensazionale. La pista rientra nel grande progetto europeo EuroVelo 7, noto anche come Ciclopista del Sole, e propone un percorso in gran parte asfaltato, ben segnalato e quasi interamente in discesa, che lo rende adatto anche a ciclisti non allenati o a famiglie con bambini grandi. Maggio è il momento ideale per affrontare l’itinerario: le temperature sono miti, le folle estive ancora lontane e il paesaggio è letteralmente in fiore.
La Ciclovia dell’Adige: itinerario e caratteristiche
Il percorso completo della Ciclovia dell’Adige da Resia al Lago di Garda misura 280 chilometri ed è percorribile in cinque o sei giorni a ritmo tranquillo, con tappe tra i 45 e i 60 chilometri al giorno.
In ogni caso, si tratta di un itinerario flessibile e adattabile alle proprie esigenze: chi ama soprattutto la parte sportiva dell’esperienza può puntare a completarla in tre tappe, mentre chi ama i ritmi lenti potrà prendersi ogni sosta possibile.
Inoltre, la presenza capillare della rete ferroviaria lungo tutto il tracciato permette di iniziare o concludere il viaggio in qualsiasi punto. I treni regionali consentono il trasporto delle biciclette, anche se nei mesi di maggiore affluenza è consigliabile verificare la disponibilità in anticipo.
iStockLa ciclovia costeggia il fiume e i frutteti altoatesini
Ulteriore punto a favore della flessibilità è la possibilità di trovare lungo tutto il percorso numerosi punti di noleggio bici, comprese le e-bikes, spesso situati vicino alle stazioni ferroviarie.
Infine, caratteristica cruciale della Ciclovia dell’Adige è la presenza dei cosiddetti bicigrill, gli autogrill dei ciclisti. Strutture di ristoro per rifocillarsi, rinfrescarsi e recuperare le energie prima di rimettersi in sella e affrontare il tratto successivo.
Primo parte: Alto Adige
Il punto di partenza della Ciclovia dell’Adige è fissato al Passo di Resia, oltre 1500 metri di quota, al confine italiano con l’Austria e la Svizzera, dove il fiume nasce. Praticamente appena saliti in sella si costeggia una delle attrazioni più note e scenografiche dell’avventura ciclistica: il Lago di Resia, con il campanile del sommerso paese di Curon che emerge solitario dalle acque chiare.
iStockIl campanile di Curon emerge dal Lago di Resia
La storia che si cela sotto quella superficie è tutt’altro che romantica. Tra il 1947 e il 1950, la costruzione di una grande diga idroelettrica da parte della Montecatini unificò i due laghi naturali preesistenti e sommerse completamente il borgo di Curon Vecchia: 163 case, 523 ettari di terreno coltivato, l’intera vita di una comunità. Gli abitanti furono evacuati e i paesi di Curon e Resia ricostruiti più in alto. Dell’antico villaggio rimase visibile soltanto la torre campanaria della chiesa romanica di Santa Caterina d’Alessandria, risalente al 1357. È lì ancora oggi, a 1498 metri di quota, che svetta dall’acqua.
Questa prima parte del percorso, nota anche come percorso a sé stante con il nome di Ciclovia della Val Venosta, è in sostanziale discesa. Per arrivare fino a Merano si coprono circa 80 chilometri con un dislivello negativo di quasi mille metri.
La Val Venosta, stretta tra le montagne e che si giova di un clima particolarmente secco, è storicamente una terra di frutteti. In primavera, i meleti in fiore che costeggiano il percorso offrono uno spettacolo bianco e rosa, che ben si accosta alle cime ancora innevate delle Alpi sullo sfondo.
Tra le tappe da non perdere in questo tratto c’è Glorenza (Glurns in tedesco), una delle città murate meglio conservate dell’Alto Adige, con le sue torri medievali e i vicoli caratteristici.
Il centro di Glorenza
La parte altoatesina della Ciclovia dell’Adige prosegue poi toccando Merano e Bolzano. La prima delle due città, adagiata nel suo bacino coronato dalle montagne, ha un microclima talmente mite da permettere la fioritura di palme e cipressi. Merano è stata per secoli la meta prediletta dell’aristocrazia asburgica in cerca di cura e riposo. Le terme di Merano portano avanti tale tradizione: per il ciclista che ha le gambe stanche, un pomeriggio tra le acque termali è il modo perfetto per ricaricarsi prima di ripartire verso Bolzano.
Il tratto tra Merano e Bolzano è lungo una trentina di chilometri, quasi pianeggiante, immerso in una distesa continua di meleti e vigneti. Bolzano, con i suoi castelli e i campanili delle sue chiese, è la città bilingue per eccellenza, dove l’anima italiana e quella tirolese convivono.
Seconda parte: Trentino
Superato il confine con il Trentino, il paesaggio cambia ancora. Scenari aperti riempiono lo sguardo, mentre i tanti castelli punteggiano le alture circostanti, dominando il territorio, come fanno, a titolo di esempio, il Castello del Buonconsiglio a Trento o Castel Sabbionara ad Avio. Di fianco alla pista ciclabile il placido corso del fiume si adagia in un letto più ampio, rallentando la sua corsa.
Il tratto trentino del percorso è lungo un centinaio di chilometri, passando più volte da una sponda all’altra dell’Adige.
La città di Trento merita di prendersi una pausa. Il centro storico, con il Duomo e la Fontana del Nettuno, è uno dei meglio conservati del nordest italiano. Il MUSE, il museo delle scienze progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2013, è una tappa imperdibile e particolarmente raccomandato per chi viaggia con bambini.
Da Trento, il percorso scende verso Rovereto, la città che ospita il MART, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, uno dei più visitati d’Italia.
Arrivo: il Lago di Garda e le altre destinazioni
Da Rovereto si possono compiere diverse scelte. Per chi ha l’obiettivo di arrivare sulle sponde del Lago di Garda, si piega verso ovest, imboccando la via ciclabile Adige-Garda che connette la città del MART a Riva del Garda, all’estremo settentrionale del lago.
Gli ultimi chilometri prima di Riva del Garda sono tra i più scenografici. La ciclabile scende dalla diga di Mori e si inerpica lungo il percorso di una ex ferrovia, attraverso la Vallagarina, con le prime vedute sul lago che compaiono improvvisamente tra le fronde degli alberi. Quando finalmente il Lago di Garda si apre davanti agli occhi, è difficile non fermarsi per scattare una foto ricordo.
Tanti cicloturisti, invece, preferiscono dirigersi verso sud e oltrepassare Ala e Avio, entrare in Veneto e proseguire fino a raggiungere Verona, individuata come meta ultima. Vi si arriva dalla frazione di Chievo, attraversando un’ultima volta l’Adige sull’affascinante ponte-diga che lì si trova.
iStockIl ponte diga del Chievo, alle porte di Verona
Un’ultima possibilità, per chi vuole aggiungere ancora un bel numero di chilometri in sella all’itinerario, è quello di proseguire fino alla foce dell’Adige, a Rosolina, in provincia di Rovigo. Si passa così da Cologna Veneta a Legnago, quindi si attraversano Badia Polesine, Rovigo, Cavarzere. Si tratta di una lunga, piacevole conclusione pianeggiante, passando in mezzo a campi coltivati e campagna agricola, uno scenario completamente diverso dai picchi alpini da cui si era partiti, ma altrettanto affascinante.
Il Ponte del 1° maggio 2026 è l’occasione perfetta per mettersi in viaggio alla scoperta dell’Italia più autentica, quella fatta di sapori locali, tradizioni e piccoli borghi che si animano con tantissimi eventi enogastronomici e culturali.
Da nord a sud, il calendario è ricchissimo di appuntamenti: sagre dedicate ai prodotti tipici, festival del vino, manifestazioni green e percorsi tra arte e gusto. Abbiamo selezionato 10 eventi imperdibili per organizzare una gita fuori porta all’insegna del buon cibo e della convivialità.
I viaggi in treno oggi rappresentano un modo diverso di viaggiare, lontano dalla fretta e vicino alla meraviglia. Salire a bordo del Treno storico delle Fortezze 2026, in programma il 10 maggio2026, e lasciarsi trasportare tra alcune delle architetture difensive più affascinanti del Friuli Venezia Giulia è un’esperienza che unisce il fascino vintage del convoglio storico a trazione elettrica con un itinerario culturale sorprendente tra Sacile, Gorizia e Gradisca d’Isonzo.
L’iniziativa si presenta come una vera giornata immersiva tra storia, ingegneria e paesaggi. Il progetto ruota attorno al percorso divulgativo “La Meccanica delle Fortezze”, un racconto originale che mette in scena tre grandi menti del passato: Giulio Savorgnan, Leonardo da Vinci ed Edmond Halley. Tre nomi che diventano guide ideali per comprendere le soluzioni tecniche adottate nella costruzione delle fortificazioni di Palmanova, Gradisca e Gorizia.
Dal Castello di Gorizia alla Fortezza di Gradisca
La mattina il treno storico raggiunge Gorizia Centrale alle 11:10, dove è previsto il transfer in navetta incluso verso Borgo Castello. Da qui parte una visita guidata al Castello di Gorizia dalle 11:30 alle 13:00. Qui, dunque, entra in scena Edmond Halley, l’astronomo inglese reso celebre dalla cometa che porta il suo nome. In pochi sanno che Halley soggiornò a Gorizia e contribuì al rafforzamento delle mura del castello, progettando il “nuovo Bastione” e parte delle difese verso Castagnevizza.
Dopo la visita, il programma per i passeggeri di questo straordinario viaggio in treno prevede la pausa pranzo libera in città dalle 13:00 alle 14:00, ideale per concedersi un pranzo tipico o un caffè nel centro elegante di Gorizia. Nel pomeriggio si riparte in treno alle 14:45 verso Redipuglia, con arrivo alle 15:02. Da lì una navetta accompagna i passeggeri a Gradisca d’Isonzo, dove dalle 15:15 alle 17:15 si visita la Fortezza. Qui il protagonista simbolico è Leonardo da Vinci, che nel 1500 fu inviato dalla Repubblica di Venezia ai confini orientali per studiare sistemi difensivi contro le invasioni ottomane. Il territorio dell’Isonzo e la conca di Gradisca ispirarono idee strategiche legate all’ingegneria idraulica e militare.
La tappa dedicata a Giulio Savorgnan e Palmanova non prevede una fermata fisica nel programma del treno, ma è inserita come parte del percorso narrativo e multimediale “La Meccanica delle Fortezze”.
Orari, prezzi e info utili per prenotare
Il treno parte da Sacile alle 09:35, con fermate a Pordenone (09:49), Casarsa (10:04), Codroipo (10:15) e Udine (10:37) prima di arrivare a Gorizia. Il ritorno parte da Redipuglia alle 17:42, con arrivo a Sacile alle 20:00.
Le tariffe di andata e ritorno sono le seguenti: 10 euro per gli adulti, 5 euro per i ragazzi tra i 4 e i 12 anni non compiuti, gratis senza posto riservato per i bambini fino ai 4 anni non compiuti. È possibile acquistare anche la sola tratta semplice: 5 euro per gli adulti e 2,50 euro per i ragazzi.
I biglietti sono disponibili tramite tutti i canali Trenitalia: sito ufficiale, biglietterie, self-service e agenzie abilitate, mentre le visite guidate e le navette TPL FVG sono incluse senza costi aggiuntivi per chi possiede il biglietto del treno storico.
Extra molto apprezzato: è possibile portare gratuitamente la bicicletta, fino a esaurimento posti nel bagagliaio attrezzato. Per chi cerca una gita originale, culturalmente ricca e con un’estetica da film europeo, questo treno storico è una chicca assoluta. Un solo consiglio: arrivare puntuali, i binari della storia non aspettano nessuno.