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Il castello che sembra uscito da un racconto antico e dove vive un (vero) fantasma: Veliki Tabor, in Croazia

17 juillet 2026 à 16:00

Sul colle di Košnički Hum, tra prati fioriti, colline morbide e l’orizzonte che arriva fino alle montagne della Slovenia, si staglia il particolarissimo profilo di Veliki Tabor. La sua sagoma bianca, i tetti rossi e le torri semicircolari fanno pensare a un castello uscito da una storia antica, anche se qui la storia ha avuto il volto concreto della difesa, delle famiglie nobili e di una ragazza diventata leggenda. A 333 metri sul livello del mare, domina il paesaggio sud-occidentale della regione Hrvatsko Zagorje, e conserva uno dei complessi fortificati tardo medievali e rinascimentali meglio preservati della Croazia continentale.

Il suo nome richiama l’idea di un campo militare o di guerra, dettaglio che chiarisce subito la vocazione originaria del complesso: qui l’architettura doveva proteggere, resistere e controllare il territorio. Poi, nei secoli, le mura hanno accolto abitazioni, sale, una cappella, cantine e storie in grado di attraversare il tempo.

La forma attuale, infatti, è il risultato di interventi diversi. Il nucleo più antico è il palazzo centrale, circondato da 4 torri semicircolari e da possenti mura difensive. Le basi inclinate e le soluzioni adottate rispondevano alle esigenze della guerra con le armi da fuoco. Il complesso occupa circa 3340 m² e presenta ben 12 coperture differenti, una caratteristica che dà vita a un profilo movimentato.

Breve storia e leggende del Castello di Veliki Tabor

La verità va svelata subito: la storia di Veliki Tabor conserva ancora qualche zona d’ombra. Alcuni studiosi hanno collocato la costruzione delle parti più antiche verso la metà del XV secolo, altri hanno indicato l’inizio del XVI. I dati più recenti sostengono la prima ipotesi, ma di certezze ce ne sono davvero poche.

Le torri semicircolari furono aggiunte tra XV e XVI secolo, mentre il nucleo fortificato centrale resta il cuore del complesso. La torre pentagonale viene attribuita al XII secolo secondo una delle ricostruzioni storiche riportate dalle fonti del castello. Intorno al 1820 arrivarono l’attuale porta d’ingresso e l’area di accesso.

Per lungo tempo Veliki Tabor appartenne alla nobile famiglia Rattkay, che lo mantenne fino al 1793. Tra i suoi proprietari figura anche Oton Iveković, celebre pittore croato. Il castello ha poi continuato a raccogliere testimonianze di epoche diverse, trasformandosi in un luogo culturale che racconta la regione attraverso mostre, reperti e vicende personali.

La storia più famosa, però, ha il nome di Veronika di Desinić. La tradizione orale parla dell’amore tra la giovane ragazza e Fridrik Celjski, figlio del conte Herman II di Celje. La loro relazione suscitò la furia del padre, contrario all’unione. I due innamorati fuggirono segretamente verso la Slovenia e si sposarono, ma fu una fuga che, però, ebbe vita breve: Fridrik fu rinchiuso nella Torre di Celje per 4 anni, mentre Veronika venne catturata e imprigionata a Veliki Tabor.

Accusata di stregoneria, fu sottoposta a un processo. I giudici la dichiararono innocente, ma la tradizione racconta che Herman II, accecato dalla rabbia, ordinò comunque la sua morte. Veronika sarebbe stata annegata in un contenitore di legno riempito d’acqua nel cortile del castello. Il suo corpo, secondo la leggenda, venne murato nella parte che collega la torre pentagonale all’ingresso.

Da allora Veronika è diventata la presenza più inquietante di Veliki Tabor. La sua storia appartiene al patrimonio culturale immateriale della Croazia e nel 2015 la tradizione orale legata a Veronika Desinićka è stata iscritta nel Registro dei beni culturali della Repubblica di Croazia.

Il castello dedica alla leggenda una mostra che ricostruisce il contesto storico e raccoglie opere artistiche ispirate alla vicenda dal XV al XXI secolo. Nei lunghi mesi invernali, dicono le voci locali, il vento tra le mura può assumere un suono quasi umano. A Veliki Tabor, quindi, la leggenda ha ancora una voce.

Come visitare e cosa vedere a Castello di Veliki Tabor

La visita parte dal complesso fortificato e conduce dentro un’architettura che cambia atmosfera a seconda degli spazi. Le gallerie interne, decorate con colonnati, hanno un fascino particolare nelle ore serali, quando le colonne proiettano ombre allungate sotto la luce lunare. Il grande pozzo merita attenzione per la struttura e per i suoi 31 metri di profondità. È uno di quei dettagli che fanno percepire la vita quotidiana della fortezza, lontano dall’immagine romantica del castello da cartolina.

Dentro Veliki Tabor, Croazia
iStock@Sergey Strelkov
Dentro il Castello di Veliki Tabor

La vecchia cantina del vino conserva un grande torchio. D’estate offre una freschezza quasi sorprendente, mentre nella stagione fredda restituisce un senso di raccolta intimità. La Rustical Hall è considerata la sala più bella del complesso, dove le alabarde contribuiscono all’atmosfera e riportano subito l’immaginazione verso l’epoca delle guarnigioni e dei signori feudali.

Al primo piano si trova la cappella del castello, legata anche alla memoria di Veronika. Qui viene protetto il suo teschio secondo la tradizione museale del luogo. La visita può proseguire attraverso le esposizioni temporanee, spesso dedicate alla storia naturale, all’arte e alla cultura croata.

Tra le proposte più curiose c’è la mostra sui mammut lanosi, giganti dell’era glaciale. Il percorso apre una finestra sul passato geologico della Terra e racconta adattamenti, ecosistemi e cambiamenti climatici attraverso la paleontologia. Un’altra esposizione è dedicata a Gjuro Prejac, artista nato a Desinić nel 1870 e autentico talento multiforme.

La visita guidata richiede prenotazione anticipata per gruppi e laboratori educativi. Il castello rientra anche in itinerari più ampi nel nord-ovest della Croazia, con tour di mezza giornata, percorsi in bicicletta e programmi che collegano Veliki Tabor a Krapina, al Museo dei Neanderthal e al villaggio etnografico di Kumrovec. Qui, però, conviene lasciarsi un po’ di tempo per il panorama: il castello è la meta, il paesaggio intorno è parte della visita.

Dove si trova e come arrivare

Veliki Tabor si trova nei pressi di Desinić, nello Hrvatsko Zagorje, a circa un’ora di auto dal centro di Zagabria. Il tragitto attraversa le colline ondulate della Croazia settentrionale e accompagna verso un paesaggio sempre più verde, fatto di prati e rilievi dolci. La fortezza sorge sulla sommità di Košnički Hum e la sua posizione elevata rende facile riconoscerla una volta arrivati nei dintorni.

L’auto resta la soluzione più pratica per raggiungere il castello da Zagabria e per inserire la visita in un itinerario regionale. La strada verso Desinić conduce gradualmente fuori dal ritmo della Capitale e prepara all’arrivo. Poi compare Veliki Tabor, bianco e rosso contro il verde dello Zagorje.

È proprio questa la sua unicità: se Trakošćan può contendersi il titolo di castello più bello della regione, Veliki Tabor ha mura nate per la guerra, sale trasformate dal tempo, una vista che attraversa il confine e una leggenda d’amore tanto famosa da essere entrata nel patrimonio culturale immateriale croato.

In Piemonte, torna Castelli Aperti: queste splendide fortezze si possono visitare solo per un giorno

Par : losiangelica
17 juillet 2026 à 07:30

Un castello, una villa antica o una torre da esplorare: in Piemonte c’è sempre una nuova storia da scoprire. Dal Monferrato alle Langhe, passando per Asti, Torino e Biella, Castelli Aperti ti accompagna domenica 19 luglio in un viaggio tra alcuni dei luoghi più affascinanti della regione.

Castelli Aperti in Piemonte

Weekend in arrivo e zero idee? Ci pensa Castelli Aperti che domenica 19 luglio con l’appoggio della Regione Piemonte accompagna alla scoperta di tanti luoghi straordinari distribuiti tra le varie province.

La vera bellezza è che cambia da paese a paese, c’è chi punta su visite guidate classiche, chi propone percorsi teatralizzati con rievocatori in costume, chi organizza serate a tema tra leggende e misteri.

Per vivere la giornata senza imprevisti, meglio pianificare tutto in anticipo. Diverse dimore sono visitabili solo su prenotazione, mentre altre aprono con ingresso libero o a offerta. I costi variano a seconda dell’esperienza scelta, dalle visite più economiche ai tour guidati delle residenze più prestigiose. Un controllo agli orari e alla disponibilità prima della partenza può fare la differenza.

Quali Castelli Aperti visitare

Se cercate un itinerario tra Langhe e Roero, il Castello della Manta è una tappa quasi obbligata: apre dalle 11 alle 19, con ingresso a 11 euro (gratuito per gli iscritti FAI) e visita guidata a 15 euro. Da non perdere il castello Falletti di Barolo con il suo imperdibile WIMU Wine Museum con ingresso a 9 euro.

Con un’atmosfera decisamente più insolita, in provincia di Alessandria si può visitare il castello di Alluvioni di Piovera che tratta il tema esoterico tra racconti di energie e turni di visite serali da prenotare online. Il biglietto costa 16 euro per gli adulti e 8 euro dagli 8 ai 12 anni.

Per chi cerca un’esperienza immersiva, il castello di Monastero Bormida è una delle tappe più interessanti dell’Astigiano. Oltre alle classiche visite guidate del pomeriggio (5 euro), alle 11 va in scena un percorso teatralizzato con rievocatori medievali che riporta indietro nel tempo (10 euro). A Castelnuovo Calcea, invece, l’accesso è gratuito: dell’antico castello rimangono i bastioni e la torre di avvistamento, perfetti per una sosta tra storia e panorami.

Nel Torinese, tra le mete più suggestive c’è il castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, aperto dalle 10 alle 19 con ingresso a 15 euro; chi preferisce atmosfere più fiabesche può scegliere il castello e parco di Masino a Caravino, visitabile dalle 10 alle 18 (15 euro l’ingresso completo, gratuito per gli iscritti FAI).

Castello e Parco di Masino visti dall'alto
iStock
Da visitare il Castello e il Parco di Masino in Piemonte

A due passi dal lago Maggiore c’è un castello che racconta mille anni di storia. È il castello di Oleggio Castellano, legato alla famiglia Sforza e protagonista di secoli di vicende. Dalle guerre alle nobili dimore, fino a diventare oggi un elegante hotel di lusso… si può visitare con un biglietto da 15 euro.

Arte e storia si incontrano a Palazzo Gromo Losa, una delle mete da non perdere in provincia di Biella. Dalle 10 alle 19 il pubblico potrà visitare il palazzo e la mostra Selvatica – Natura ed Arte in Festival. L’ingresso costa 10 euro.

Alla scoperta di Sperlinga, il borgo scolpito nella roccia che custodisce un castello millenario

8 juillet 2026 à 13:30

Nel cuore dell’entroterra siciliano, lontano dalle località costiere più frequentate, sorge Sperlinga, un piccolo borgo della provincia di Enna che custodisce uno dei paesaggi rupestri più affascinanti dell’isola. Arroccata su una rupe di arenaria e dominata da un castello interamente scavato nella roccia, Sperlinga rappresenta una delle testimonianze più autentiche dell’entroterra della Sicilia.

Non a caso viene spesso definita la “piccola Matera della Sicilia“, grazie alla presenza delle caratteristiche abitazioni rupestri che si sviluppano ai piedi della fortezza.
La storia di Sperlinga affonda le radici nell’antichità. Le prime cavità furono realizzate dai Siculi in epoca pre-greca e, nel corso dei secoli, vennero riutilizzate da Bizantini, Arabi e Normanni, assumendo funzioni difensive e religiose.

Cosa fare e vedere a Sperlinga

Molti dei luoghi simbolo del borgo possono essere scoperti attraverso itinerari dedicati alla storia e alle tradizioni locali, come quelli promossi dall’Associazione culturale Il Manto di Kore, da anni impegnata nella valorizzazione turistica e culturale di Sperlinga e del territorio circostante.

L’attrazione principale di Sperlinga, uno dei Borghi più Belli d’Italia, è senza dubbio il Castello medievale, uno dei pochi esempi in Europa di fortezza scavata quasi interamente nell’arenaria. Durante la visita è possibile godere di un panorama mozzafiato dalla torre del castello.

All’ingresso della fortezza si trova la celebre iscrizione latina “Quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit“, che ricorda un episodio del Vespro Siciliano. Mentre gran parte dell’isola si ribellò agli Angioini, Sperlinga fu l’unico borgo a offrire loro protezione, un evento rimasto profondamente legato alla memoria storica del paese.

Ai piedi della fortezza si sviluppa il borgo rupestre, formato da almeno 50 ambienti scavati nella roccia dall’uomo come a formare un museo etnografico a cielo aperto. Non è un caso che il nome del borgo significhi proprio “spelonca, grotta”.
Tra i luoghi d’interesse rientra il Museo della Civiltà Contadina, allestito all’interno di una grotta, che conserva oggetti, strumenti agricoli e testimonianze delle tradizioni locali.

La Chiesa di San Giovanni Battista del borgo conserva opere di arte sacra mentre nella settecentesca Chiesa della Madonna della Mercede è custodito un crocifisso ligneo.

Sperlinga è inoltre conosciuta per il suo dialetto inserito nel Registro Eredità Immateriali della Sicilia.

Chi visita il borgo può anche scoprire anche alcune produzioni artigianali tradizionali, come le frazzate, colorati tappeti tessuti su antichi telai in legno.

Sul fronte gastronomico, tra le specialità tipiche spicca il tortone sperlinghese, un dolce della tradizione contadina preparato con pasta di pane fritta e ricoperta di zucchero e cannella, insieme ai mastazzoli, dolci realizzati con il succo di fichi d’India.

Cosa vedere a Sperlinga
Damiano Bassanini
Borgo rupestre a Sperlinga

Dove si trova e come raggiungerla

Sperlinga si trova nel cuore della provincia di Enna, a circa 50 chilometri dalla città, 110 chilometri da Catania e poco meno di 140 chilometri da Palermo. La sua posizione, nella Sicilia centrale, la rende una meta ideale per chi desidera esplorare i borghi dell’entroterra e conoscere un volto meno turistico dell’isola.

In auto da Catania o Palermo è facilmente raggiungibile percorrendo l’autostrada A19 con uscita Mulinello (da Catania) e Tremonzelli (da Palermo). I collegamenti con i mezzi pubblici prevedono autobus di linea da Enna e Palermo.

Cosa fare a Sperlinga
Damiano Bassanini
Il borgo di Sperlinga in lontananza

Montespertoli è il borgo toscano da esplorare tra castelli, musei e arte contemporanea

7 juillet 2026 à 16:30

Nel cuore della Toscana, tra le sinuose colline della Valdelsa e a pochi chilometri da Firenze, Montespertoli è un borgo che conserva un forte legame con il paesaggio rurale e la tradizione vitivinicola. Circondato da vigneti, oliveti e strade panoramiche, rappresenta una meta ideale per chi vuole scoprire una località autentica, tra testimonianze storiche, cultura e sapori locali. Conosciuto anche come una delle capitali del vino Chianti in Toscana, Montespertoli offre un grazioso centro storico e un territorio tutto da vivere.

Cosa vedere e fare a Montespertoli

Il territorio di Montespertoli ebbe un ruolo importante già in epoca etrusca grazie alla sua posizione lungo la Via Volterrana. Fin dall’Alto Medioevo poi gli insediamenti delle famiglie della nobiltà fiorentina si moltiplicarono lungo questa strada. Ancora oggi il borgo conserva tracce della sua storia attraverso castelli, edifici religiosi, ville, piazze e scorci che raccontano il passato agricolo e rurale di questa zona della Toscana.

Una passeggiata nel centro storico permette di raggiungere Piazza Machiavelli, cuore della vita cittadina, dove si trova anche uno storico anemoscopio che misura il vento, simbolo del paese. Meritano una visita la chiesa di Sant’Andrea, principale edificio religioso del borgo, e il Museo d’Arte Sacra, che custodisce dipinti, sculture e arredi provenienti dalle chiese del territorio.

Nei dintorni si possono visitare numerose pievi romaniche – Pieve di San Piero in Mercato – ville storiche e castelli immersi nelle colline – Castello di Montegufoni, Castello di Sonnino, Castello di Poppiano – oltre a percorrere itinerari tra vigneti e oliveti.

Montespertoli è infatti uno dei principali centri di produzione del Chianti e rappresenta una tappa apprezzata dagli appassionati di enoturismo, grazie alle numerose cantine che propongono degustazioni. Nel centro del borgo si trova anche il Museo della Vite e del Vino e ogni anno, proprio a Montespertoli, si svolge la Mostra Mercato del Vino Chianti.

Il territorio è inoltre ideale per escursioni a piedi o in bicicletta lungo strade panoramiche che attraversano la campagna toscana, regalando viste sui filari di vite, cipressi e antichi poderi.

Cosa fare a Montespertoli in Toscana
iStock
Vista panoramica di Montespertoli

FORME, il festival di arte pubblica

Fino a novembre 2026 Montespertoli ospita la prima edizione di FORME, il festival di arte pubblica nato per valorizzare il centro storico attraverso interventi site-specif di street art realizzati da sette artisti internazionali. L’iniziativa, promossa dal Comune di Montespertoli insieme all’associazione A Testa Alta A.P.S., con la curatela di Street Levels Gallery e alcuni main sponsor, punta a trasformare il borgo in una galleria d’arte contemporanea a cielo aperto.

Il progetto coinvolge artisti provenienti da diversi Paesi, chiamati a realizzare opere in loco ispirate alla storia, alle tradizioni e al paesaggio locale. Tra loro figurano Thiago Mazza, che dedica il suo intervento alla vite e all’olivo, simboli del territorio, Luca Zamoc, Ufo Cinque, Manolo Mesa, Skan, Nelio e Nespoon, ciascuno con una diversa interpretazione dell’identità culturale di Montespertoli.

FORME nasce da un percorso condiviso con cittadini, associazioni e proprietari degli edifici coinvolti e si propone di diventare un appuntamento annuale, capace di unire memoria storica, arte contemporanea e riqualificazione urbana, offrendo ai visitatori un nuovo itinerario culturale tra le vie del borgo.

Dove si trova Montespertoli e come raggiungerlo

Montespertoli si trova nel Chianti fiorentino a circa 30 chilometri da Firenze, nel cuore della Toscana, non lontano da Empoli e San Casciano in Val di Pesa.

In auto è facilmente raggiungibile percorrendo l’autostrada A1 fino al casello di Firenze Scandicci e poi la superstrada Firenze-Pisa-Livorno (FI-PI-LI) con direzione Empoli e uscita Ginestra Fiorentina. Un’altra opzione è quella di percorrere la strada panoramica Via Volterrana dal Galluzzo attraverso le colline del Chianti.

Chi preferisce i mezzi pubblici può arrivare in treno fino alla stazione di Empoli o a quella di Firenze e proseguire con un autobus che collega giornalmente il borgo ai principali centri della zona.

Castle hopping, viaggiare come principi (e principesse) a Bolzano e dintorni

3 juillet 2026 à 17:39

Nella provincia di Bolzano si contano all’incirca 800 castelli, tra antichi manieri ancora in ottimo stato di conservazione e ruderi. Solo un quarto di essi si trova tra il Capoluogo e le immediate vicinanze. Non serve dunque fare troppa strada per scoprirli, visitarli, soggiornarci o trascorrevi qualche momento piacevole.

Alcuni castelli sono privati e si visitano solo dietro prenotazione, altri sono pubblici e aperti a tutti, altri ancora ospitano hotel, locali e ristoranti, ma ce ne sono alcuni usati come location per eventi, concerti e feste medievali.

Ne ho visitati alcuni durante un indimenticabile weekend bolzanino, facendo un vero e proprio “castle hopping“, su e giù, dentro e fuori, dove mi sono sentita come una vera principessa, dormendo in un antico letto a baldacchino, provando l’arrosto di maiale affumicato sulla legna come lo si cucinava nel Medioevo e ripercorrendo le gesta di eroi, cavalieri e castellani. Ecco com’è andata.

I castelli attorno a Bolzano

Il contesto in cui sono immersi alcuni dei castelli intorno a Bolzano è incredibile: molti sono a picco sui dirupi montani che circondano la città (da dove potevano dominare la valle e avvistare l’avvicinamento di eventuali nemici) oppure immersi tra i vigneti, e già la loro posizione ne determina il grande fascino.

Castel Korb

Il primo castello è Castel Korb, che oggi ospita un hotel di lusso, con stanze d’epoca e tanti saloni antichi. Piace molto agli stranieri che lo scelgono addirittura per ricevimenti e matrimoni. Si trova ad Appiano sulla Strada del Vino, uno dei Comuni più affascinanti della provincia, a una ventina di minuti dalla stazione ferroviaria di Bolzano, che conta circa 180 tra castelli e manieri, 1.200 ettari di vigneti e ben dieci villaggi caratteristici a forte connotazione enologica.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Castel Korb ad Appiano sulla strada del vino

Si tratta di un antico castello di cui resta ancora la torre difensiva risalente al XIII secolo dove oggi sono state ricavate alcune suite e il maestoso ingresso. In origine, la torre era rivestita solo da merli decorativi, oggi coperti anche da un tetto piramidale. Non è certa la data di costruzione del castello, ma l’appellativo “de Corva”, che significa “di Korb”, viene menzionato per la prima volta intorno al 1236. I signori di Korb erano ministri dei conti di Appiano e questo, probabilmente, spiega la loro scelta di stabilirsi così vicino a Castel d’Appiano.

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©Christian Wöckinger
Castel Korb oggi è un bellissimo hotel

Castello Boymont

L’attuale proprietà, che possiede l’intera collina con tanto di vigneti, ha anche un altro castello proprio sulla cima, che si può raggiungere a piedi dopo una ripida salita (e solo se si è ospiti dell’hotel), il romantico castello Boymont, costruito dai conti di Appiano all’intorno del 1230. Oggi è in rovina, ma è davvero delizioso con la sua torre e le trifore. Deve essere stato un edificio molto imponente a suo tempo. La collina fu abitata già nell’era preistorica come confermano alcune scoperte dell’età del ferro e le suppellettili ritrovati sono esposti nella hall di Castel Korb.

Castel d’Appiano

Castel d’Appiano è uno dei meglio conservati dei catelli altoatesini. Si tratta di una costruzione di origine medievale situata sopra il Comune di Appiano sulla Strada del Vino. È famoso per il suo aspetto, per la splendida vista sulla Val d’Adige, l’Oltradige e la conca di Bolzano, il profilo delle Alpi dell’Ötztal e le pallide vette delle Dolomiti, senza dimenticare una vera chicca: l’antica cappella completamente affrescata e per questo anche chiamata “la Cappella Sistina dele Alpi”, massima espressione della ricchezza culturale del maniero (che si visita solo su prenotazione).

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@Eppan Tourismus
Il meraviglioso Castello di Appiano

Consacrata nel 1131, vanta opere pittoriche pressoché complete e in un ottimo stato di conservazione. Gli affreschi romanici del XIII secolo raffigurano i motivi tipici dell’epoca medievale, come la scena di caccia o la famosa “mangiatrice di canederli”, mentre gli affreschi che ritraggono episodi della vita di Gesù e degli apostoli sono tra i meglio conservati dell’intero Tirolo storico. Rimasti celati per secoli sotto altre pitture, se oggi li possiamo ammirare è grazie a un intervento di restauro avvenuto nel 1926.

Si può raggiungere Castel d’Appiano a piedi, con una passeggiata di una mezz’oretta che, inizialmente costeggia i filari d’uva e poi sale più ripida oppure in bicicletta o anche con il servizio navetta Nesti Shuttle, l‘unica autorizzata a salire.

Arroccato su una parete rocciosa a 600 metri di quota, Castel d’Appiano (Hocheppan) ha alle spalle una lunga storia. Costruito nel 1130 dal conte Ulrico II, divenne presto una delle fortezze più significative e delle dimore più prestigiose della regione. Tutt’oggi, chi da vicino o da lontano osserva il castello prova un senso di soggezione alla vista del mastio pentagonale, che con i suoi 23 metri di altezza si eleva verso il cielo (non è accessibile, ma è in programma un restauro conservativo che dall’anno prossimo consentirà di salire fino in cima).

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@IDM Suedtirol - Angelika Schwarz
La Cappella Sistina delle Alpi all’intero del Castello di Appiano

Salire in cima al castello è una delle più belle escursioni che si possano fare nei dintorni di Bolzano (anche se in tutta la zona si snodano ben 150 km della Strada del Vino), ma è anche un’occasione per godere della buona tavola della taverna del castello dove servono piatti tipici (gestita da dieci anni dalla stessa famiglia).

Castello Moos-Schulthaus

Sempre ad Appiano sulla Strada del Vino, si trova un piccolo castello privato che apre solo su prenotazione. Il Castello Moos-Schulthaus è un piccolo gioiello segreto che merita una visita. Fu costruito nel 1300 dai von Firmian, amministratori del Vescovo di Trento (gli stessi che hanno costruito il castello di Firmian, appena sopra Bolzano, che oggi ospita uno dei musei MMM di Reinhold Messner) e, nel corso dei secoli, fu ampliato, furono aggiunte le torri, simbolo visibile ovunque di potere e ricchezza, e restaurato. Oggi il castello è noto soprattutto per i suoi interni storici ben conservati, le sale affrescate e l’atmosfera nobiliare. La struttura unisce elementi medievali e rinascimentali ed è considerata una delle residenze storiche più affascinanti della zona.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il piccolo ma delizioso Castel Moos-Schulthaus

Dopo l’estinzione dell’ultima famiglia proprietaria, il castello fu acquistato dai fratelli Lanz di Appiano (diventati così Lanz zu Moos). L’ultima erede, Salome di Lanz, sposò un Schulthaus, unendo i due nomi in Moos-Schulthaus. La famiglia Schulthaus ha mantenuto la proprietà fino al 1950. Successivamente il castello, ormai degradato, è stato acquistato dal ricco commerciante di Bolzano, Walther Amonn. L’Associazione Amonn ne detiene tuttora la proprietà e ha curato il restauro, rimuovendo la calce usata come disinfettante ai tempi della peste e arredando le stanze con una collezione di mobili d’epoca.

Le pareti hanno così rivelato dei meravigliosi – e anche un po’ inquietanti – affreschi. Il castello, infatti, si distingue proprio per il ciclo di affreschi tardo-gotici insoliti e bizzarri (risalenti al 1470 circa) , che descrivono scene satiriche della vita e della cultura dell’epoca. Tra questi “La Guerra tra Gatti e Topi”, un tema allegorico di origine medievale (probabilmente portato in Europa dai Crociati) in cui gli animali sostituiscono gli uomini; “La Caccia agli Uomini”, dove viene raffigurata una contessa a cavallo con un cuculo in mano, una satira sul potere femminile; “Il Giardino dell’Amore”, uno dei rarissimi esempi rimasti di rappresentazione gotica di un giardino d’amore (luoghi che diventeranno comuni solo nel Barocco e Rococò).

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@Moos-Schultahaus
L’interno con le sale affrescate di Schloss Moos-Schulthaus

Era l’unico spazio all’aperto in cui le contesse potevano stare tranquille e svagarsi; ma il più scioccante è “L’Albero dei Falli”, una pittura fortemente provocatoria in cui si vedono delle giovani donne nude raccogliere e contendersi dei falli cresciuti su un albero come fossero frutti. Insolla, Moos-Schulthaus merita decisamente una visita. Ma il castello nasconde anche qualche chicca, come spioncini segreti per ascoltare i discorsi degli ospiti senza essere visti…

Castel Sallegg

Si trova nella deliziosa cittadina di Caldaro sulla Strada del Vino, famoso borgo volto alla viticoltura, tanto da ospitare tra i suoi storici palazzi il Museo Provinciale del Vino dell’Alto Adige, uno dei castelli privati più belli della provincia di Bolzano, Castel Sallegg. Non un castello con torri e merletti come potremmo immaginarci, bensì uno château alla francese, una splendida residenza nobiliare ancora abitata dai Conti von Kuenburg e che, un tempo, apparteneva all’arciduca Ranieri d’Austria. Il castello è privato e non si può visitare, se non in occasione di qualche evento, ma è possibile entrare dal cancello e ammirarlo in tutta la sua bellezza.

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©Castel Sallegg
Castel Sallegg a Caldaro sulla Strada del Vino

La sua posizione con vista sui vigneti e sul Lago di Caldaro (questa zona è la culla del vitigno autoctono Schiava, da cui nasce il celebre vino rosso Lago di Caldaro, Kalterersee), il più grande della provincia, è molto piacevole e rilassante. E i vigneti sono proprio del castello, tanto che nel podere Leisenhof, uno dei tre della tenuta, sono stati ricavati un’enoteca-bistrot, dove si possono degustare vini, accompagnati da piatti curati e semplici, e un hotel di charme del cui arredo si è occupata direttamente la Contessa, con molti riferimenti a Castel Sallegg, intrisi di storia e del passato dei suoi antenati (l’albero genealogico è dipinto su una gramde parete nella hall).

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©Klaus Peterlin
L’albero genealogico dei Conti von Kuenburg nella hall dell’hotel

Castello di Salorno

Arroccato come un nido d’aquila sul borgo di Salorno, il più a Sud dell’Alto Adige, e sull’intera Valle dell’Adige, il Castello di Salorno o Haderbur è una delle più affascinanti fortificazioni della regione. Quasi un rudere, ma messo in assoluta sicurezza dal proprietario, il Barone Ernesto Rubin de Cervin Zenobio Albrizzi, è gestito da una coppia, Martin e Alexia Gluderer, che organizzano visite guidate, eventi, concerti, feste celtiche e medievali e che gestiscono la tavola calda dove cucinano piatti con ricette antiche.

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@Luca dal Gesso
Il Castello di Salorno a picco sulla roccia

Scenograficamente è uno dei più suggestivi dell’architettura castellana dell’arco alpino. Della sua storia si hanno pochi dati certi. La sua eccezionale posizione dominante la Chiusa di Salorno lo ha visto protagonista di alcuni eventi significativi della storia locale, in quanto dominava l’unico ponte che collegava Bolzano a Trento, pertanto aveva una funzione difensiva, ma serviva anche come dogana. Secondo alcuni studi archeologici recenti, sotto il castello passava una delle più importanti strade romane, la via Claudia Augusta; infatti, è stata scoperta una necropoli con resti proprio di epoca romana.

La prima testimonianza del castello risale al 1053. La tecnica costruttiva indica un periodo tra il XII e il XIII secolo. La struttura originaria però ha subito modifiche, ampliamenti e rifacimenti nel corso dei secoli. Quando iniziò il lento declino, accentuato dalla costruzione della ferrovia del Brennero, fu acquistato dalla famiglia nobiliare veneziana che lo possiede, insieme all’intera collina, ancora oggi. Intorno al Castello di Salorno girano alcune leggende: c’è chi dice che tra le sue pietre si nasconda un tesoro e chi crede di aver visto un fantasma. Un posto magico, raggiungibile a piedi salendo un ripido sentiero per una ventina di minuti. Se non fosse difficile che fortezza sarebbe? (se volete saperne di più, qui trovate l’articolo dedicato al Castello di Salorno).

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Castello di Salorno visto dal suo interno

I castelli di Bolzano

Senza andare troppo lontano, la stessa città di Bolzano ospita diversi castelli.

Castel Roncolo

Il più famoso non solo in città ma dell’Alto Adige è sicuramente Castel Roncolo, situato su una roccia sopra Bolzano. Fu costruito nel XIII secolo ed è conosciuto soprattutto per il suo straordinario ciclo di affreschi profani medievali, tra i meglio conservati d’Europa. E non soltanto sulle pareti interne alle sale, ma anche sulle facciate esterne. Una vera meraviglia. Le pitture raffigurano scene di vita cortese, tornei, cacce e leggende cavalleresche e offrono uno sguardo unico sulla cultura nobiliare del Medioevo. Oggi, il castello è una meta culturale molto apprezzata grazie alla sua storia, all’architettura e alla vista panoramica sulla valle.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Castel Roncolo si para davanti agli occhi arrivando dalla strada in auto

Costruito come roccaforte nel 1237 dalla famiglia nobile Vanga, grazie a un permesso concesso dal vescovo di Trento, per difendere la città e controllare l’accesso alla Val Sarentina, un’importante via di comunicazione verso il Brennero, il castello venne trasformato, nel 1385, in residenza estiva dai fratelli Niklaus e Franz Vintler, ricchi mercanti bolzanini diventati nobili. Questi lo fecero ampliare e interamente decorare con meravigliosi affreschi, testimonianza unica del mondo cortese, della moda nobiliare, della cavalleria e delle più amate leggende medievali.

La struttura originaria comprendeva il palazzo occidentale (con il portone d’ingresso), una torre, la cucina, la cappella e le mura merlate, dotate di un argano con un secchio calato direttamente nel fiume sottostante per l’approvvigionamento idrico. Intorno al 1400 viene aggiunta la cosiddetta “casa d’estate”.

Le pareti mostrano tornei cavallereschi con le lance, dame come spettatrici e l’uso di scudi araldici (tra cui spicca lo stemma con i colori dell’Austria). Sono dipinte anche scene di balli, musica e giochi con la palla. Grande spazio è dedicato alle scene di caccia (cervi, cinghiali e orsi), un’attività considerata un vero e proprio status symbol dell’alta società dell’epoca.
Soggetto successivamente a numerosi passaggi di proprietà, passò, alla fine del XIX secolo, all’imperatore Francesco Giuseppe, il quale lo fece restaurare e, grazie anche all’arrivo dei primi turisti, lo donò alla città di Bolzano. Gli ultimi grandi lavori risalgono agli anni Novanta del Novecento. Castelo Roncolo è aperto tutto l’anno, tranne il mese di gennaio, dopo l’Epifania.

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Courtesy Thomas Roetting
Gli affresci sulle pareti esterne a Castel Roncolo

Castel Hörtenberg

Un altro castello in pieno centro a Bolzano, nel quartiere Dodiciville, uno dei più antichi della città, è Castel Hörtenberg, che oggi è un hotel di lusso, l’unico cinque stelle in città. Per visitarlo è necessario soggiornare o prenotare uno dei due ristoranti dell’albergo (Le Segrete è ricavato nelle antiche cantine con soffitto a volta e pietra viva). L’edificio, bellissimo e molto elegante al suo interno, risale al periodo tardo medievale e rinascimentale e un tempo fu la residenza della famiglia nobile Hörtenberg.

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Ufficio stampa
Castel Hörtenberg nel pieno centro di Bolzano

Durante le insurrezioni tirolesi del 1800, Castel Hörtenberg divenne il rifugio strategico e il quartier generale di Andreas Hofer, un condottiero austriaco che divenne comandante contro l’invasione del Tirolo da parte delle truppe francesi. Nel Sudtirolo è considerato un eroe, pertanto averlo ospitato è un vero onore per il castello.

Grazie all’accurato restauro, che ha mantenuto comunque molti elementi architettonici originali, come le mura storiche, i cortili interni e i dettagli rinascimentali, oggi il castello unisce storia e design moderno ed è considerato uno degli edifici storici più raffinati della città.

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Ufficio stampa
Le Segrete di Castel Hörtenberg

Castel Mareccio

A Bolzano città c’è un terzo castello ed è Castel Mareccio. Immerso tra il verde dei vigneti, sembra proprio il castello delle principesse, con le sue torri rotonde e i tetti appuntiti. Viene utilizzato per eventi, pertanto, non è sempre aperto o visitabile. La sua storia è comunque molto interessante essendo un edificio storico: viene menzionato per la prima volta nel 1273. Questa piccola fortezza romanica era di proprietà dei “di Mareccio”, esponenti della borghesia bolzanina successivamente divenuti nobili. Nel XV secolo, il castello passò alla famiglia Römer e venne ampliato con una nuova ala Ovest; nei primi decenni del XVI secolo, fu ampliata la cinta muraria con l’aggiunta di quattro torri circolari. Il mastio venne, infine, trasformato da antica torre di guardia in torre panoramica.

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Ufficio stampa
Il fiabesco Castel Mareccio a Bolzano

Nel 1549, Castel Mareccio subì una profonda ristrutturazione trasformandosi in una vera e propria residenza rinascimentale affrescata. Nel corso de XVI secolo il castello fu anche punto di riferimento per i nobili che avevano aderito al credo protestante, come dimostrano alcuni affreschi commissionati dal proprietario Lukas Römer.

Con la morte dell’ultimo erede della famiglia Römer, il castello passò al casato degli Hendl e, successivamente, ai Thun (un cognome che in Alto Adige ha un grande significato). Castel Mareccio restò di proprietà di questa famiglia fino al 1851, quando Karl Thun lo vendette alla contessa Anna Sarnthein. Quest’ultima affittò Castel Mareccio all’erario il quale lo utilizzò come armeria. Nel 1919 Castel Mareccio venne trasformato in Archivio di Stato, mantenendo questa funzione fino al 1973. Nel 1974 il Comune di Bolzano acquistò la struttura trasformandola in centro congressi e centro culturale. Dal 2007 è gestito dalla Fondazione Castelli di Bolzano, insieme a Castel Roncolo e al Castello Rafenstein. Se siete a Bolzano in occasione di un evento ospitato al castello il consiglio è di andarci per ammirare la bella struttura e gli affreschi al primo piano dell’edificio ancora piuttosto ben conservati.

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@Courtesy Schloss Maretsch
Le sale affrescate di Castel Mareccio

Castel Rafenstein

Si trova a Bolzano, ma per arrivarci bisogna salire a qualche centinaio di metri di quota (è anche il punto di partenza di alcune escursioni). La posizione dove si trova è invidiabile in quanto regala una vista meravigliosa su tutta Bolzano. Infatti, Castel Rafenstein (o Castel Sarentino) è noto per essere l’imponente rovina che dall’alto domina la città. Il suo nome deriva dalla parola tedesca “Raben” (“corvo”) e significa “roccia del corvo”. Potrebbe essere tranquillamente il set di uno degli episodi del Trono di spade.

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©TV Jenesien Michael Guggenberg
Le rovine di Castel Rafenstein, appena sopra Bolzano

Costruito nel XIII secolo, al di sopra della gola del Talvera, su incarico del vescovo di Trento, Federico Vanga passò alla fine del secolo nelle mani del vescovo di Trento, Enrico II. Venne però profondamene danneggiato nel corso di un conflitto con il conte Mainardo II del Tirolo. A metà del 1300 il castello iniziò a essere ricostruito da Ludovico di Brandeburgo, secondo marito della contessa Margherita Maultasch. Passato dagli Asburgo ai von Rafenstein e, infine, ai Weineck, iniziò a essere ampliato, in particolare nel XVI secolo, quando venne trasformato in stile tardogotico.

Fu il condottiero austriaco Marx Sittich a trasformarlo in castello di rappresentanza, abbellito da dipinti e decori. Vi allestì, inoltre, un’importante collezione di opere d’arte e oggetti curiosi atti a destare stupore. Tra questi ultimi vi erano per esempio corna levigate, uova di struzzo e un pesce di mare, corrispondente probabilmente ai resti di un coccodrillo del Nilo ritrovato nel corso degli scavi.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’interno delle rovine di Castel Rafenstein

Nel corso delle guerre napoleoniche, il castello venne fortemente danneggiato. Non più utilizzabile, venne quindi abbandonato e adoperato a scopo agricolo, fatto che ne determinò il suo declino definitivo. Castel Rafenstein oggi è un rudere, ma chi lo gestisce, insieme al bellissimo maso panoramico dove preparano i piatti tipici della cucina tradizionale altoatesina, dai canederli al Kaiserschmarrn, se ne sta prendendo molta cura e, dopo averlo messo in sicurezza, sta organizzando concerti serali sotto le stelle (essendo il castello sprovvisto di tetto, iun po’ come l’affascinante Abbazia di San Galgano in Toscana).

Castel Flavon

Sempre a Bolzano, ma sopra il rione di Aslago, in posizione panoramica sulla Valle dell’Adige, si trova un altro catello bolzanino, Castel Flavon o Haselburg. Questo antico castello medievale oggi ospita un elegante ristorante, dove i tavoli sono stati ricavati tra le rocce e la pietra viva. Pare, tra l’altro, che fin dal 1400 vi si organizzavano sontuosi banchetti e feste strabilianti, pertanto, pare essere innata la vocazione a luogo di condivisione e incontri. Le prime tracce di questa fortezza risalgono addirittura al secolo VI quando i Reti innalzarono la prima fortificazione. Ancora nel 1200 era una fortezza appartenente alla famiglia Haselberg. Quando nel XV secolo passa ai signori di Fiè, i Völs, l’edificio cambia forma con le tre ali che possiamo ammirare oggi e i bellissimi affreschi realizzati da Bartolomeo Dill Riemenschneider sulle pareti interne. Tra queste opere, spicca la rappresentazione del mito greco di Apollo e Dafne. Il ciclo degli affreschi è accompagnato da rappresentazioni di specie vegetali di uso comune, come la melanzana, la pera, l’aglio, la patata e il melograno. Simbolo di fertilità e prosperità, un esemplare di melograno carbonizzato è stato rinvenuto alla base del battifredo.

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@Haselburg
Lo scenografico Castel Flavon sopra Bolzano

Sotto la guida dei signori di Fiè, il castello diventa rinomato per le sue feste e i suoi banchetti sontuosi, che lo rendono celebre tra la nobiltà bolzanina. Dentro si possono ancora ammirare un’antica cisterna per l’acqua, rivestita con piccoli mattoni e calce mischiata a sangue di bue, profonda 6 metri e mezzo in una delle sale del ristorante; il battifredo o torre d’avvistamento e un muro profondo ben 3 metri e 60, fatto di due muri, uno più antico, derivante dal romanico, e uno più recente, appoggiati uno all’altro. La costruzione di questo mastodontico setto murario è tuttora un mistero.

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@Haselburg
L’esterno di Castel Flavon

Castel Firmian

Castello, ma anche museo, il Castel Firmian o Firmiano è considerato uno degli emblemi dell’Alto Adige e tra i più grandi castelli della provincia, all’interno del quale è nato l’MMM Messner Mountain Museum Firmian, uno dei cinque musei dedicati alla montagna voluti da Reinhold Messner. Si trova sulle alture di Bolzano, a Frangarto, per la precisione ed è raggiungibile in auto, a piedi lungo un sentiero che parte da Frangarto o in bicicletta lungo la Ciclabile Oltradige che parte da Bolzano e che tocca anche Appiano e il Lago di Caldaro.

Museo della Montagna di Castel Firmiano
Getty Images
Il Museo della Montagna di Castel Firmiano sopra Bolzano

Il castello venne menzionato per la prima volta intorno al 945 d.C. con il nome di Formigar, in seguito il nome cambiò in “Firmian”. Dal 1027, il complesso fu di proprietà del Vescovo di Trento. Nel 1473 passò a Sigismondo detto “il danaroso”: solo in quel momento il castello ricevette il nome tedesco “Schloss Sigmundskron”, che deriva dalla sua forma a corona (Corona di Sigismondo). Dal 1996, è di proprietà della Provincia di Bolzano ed esattamente da vent’anni, dopo diversi lavori di ristrutturazione, ospita la mostra permanente “La montagna incantata” che racconta il significato delle montagne per l’uomo.

Perfettamente circolare e tra i meglio conservati: Caherconnell Stone Fort, il cuore antico d’Irlanda

2 juillet 2026 à 17:00

Nell’ovest dell’Irlanda, proprio lì, dove il vento dell’Atlantico sferza tutto portando con sé l’odore del sale e della pioggia imminente, c’è una distesa di roccia calcarea grigia che sembra appartenere a un altro pianeta. Ci troviamo nella Contea di Clare, a breve distanza dal celebre dolmen di Poulnabrone, nel punto in cui svetta il Caherconnell Stone Fort, antica fortezza che custodisce oltre 1.000 anni di storia (il tutto all’interno di una poderosa cinta muraria in pietra ancora intatta).

Dalla forma perfettamente circolare, è un insieme di blocchi di calcare sovrapposti senza malta che vanno a disegnare un anello monumentale che domina il territorio circostante. Questa meraviglia, infatti, rappresenta uno dei migliori esempi di stone ringfort, ovvero un forte anulare costruito in pietra. Ben lontano dall’immagine del castello medievale con torri e merli, un ringfort costituiva la dimora di una famiglia influente, protetta da robuste mura che garantivano sicurezza contro predoni, animali selvatici e incursioni improvvise.

L’ambiente circostante contribuisce a rendere l’esperienza ancora più intensa. Il Burren, riconosciuto come Geoparco UNESCO, mostra un paesaggio plasmato dall’erosione della pietra calcarea, attraversato da fenditure naturali, pascoli stagionali e una flora sorprendentemente varia. Qui, tra l’altro, c’è una continuità che, volente o nolente, rende Caherconnell diverso da molti altri siti archeologici irlandesi: la famiglia Davoren coltiva questi terreni da 5 generazioni e porta avanti pratiche agricole tradizionali che prevedono il pascolo invernale degli animali sulle colline del Burren.

Breve storia del Caherconnell Stone Fort

Gli studiosi fanno risalire questa fortezza al X secolo, anche se l’area potrebbe aver accolto frequentazioni ancora più antiche. L’insediamento rimase abitato fino alla fine del XVI secolo, attraversando profondi cambiamenti politici e sociali che interessarono l’Irlanda medievale.

Caherconnell riveste un’importanza archeologica internazionale grazie agli scavi condotti durante la stagione estiva dall’International Archaeological Field School. Anno dopo anno, il terreno continua a restituire reperti preziosi in grado di riscrivere la conoscenza del sito. Sorprende la qualità degli oggetti riportati alla luce: gioielli raffinati raccontano la presenza di una famiglia benestante, mentre frammenti di vetro provenienti da Venezia testimoniano rapporti commerciali assai più ampi rispetto a quanto si potrebbe immaginare per una comunità rurale.

Ancora più emozionante risulta il ritrovamento di ambra giunta dal Mar Baltico, prova concreta di collegamenti commerciali che attraversavano l’Europa. Gli archeologi hanno identificato anche elementi legati alla vita culturale degli abitanti, come pezzi di strumenti musicali, frammenti di giochi da tavolo e quello che viene considerato il più antico pennino rinvenuto nelle Isole Britanniche. Tutti elementi che suggeriscono un ambiente raffinato, alfabetizzato e aperto agli scambi culturali. Il forte, dunque, svolgeva un ruolo molto più importante rispetto a quello di semplice fattoria fortificata.

Attorno a Caherconnell circolano racconti popolari legati agli antichi forti irlandesi, spesso considerati luoghi carichi di fascino e rispetto dalla tradizione locale. Pur senza leggende celebri quanto quelle associate ad altri siti del Burren, il complesso conserva quell’atmosfera antica che alimenta facilmente l’immaginazione, soprattutto durante le giornate silenziose.

Come funziona la visita e cosa vedere al Caherconnell Stone Fort

L’ingresso permette di visitare il forte seguendo un percorso autonomo arricchito da pannelli illustrativi che spiegano la struttura dell’insediamento e i risultati delle campagne archeologiche. Una presentazione audiovisiva introduce invece la storia geologica del Burren e ricostruisce una giornata tipo degli abitanti del luogo attraverso un’animazione realizzata sulla base delle ricerche scientifiche.

L’interno appare essenziale, proprio per questo straordinariamente evocativo. Lo spazio centrale lascia intuire l’organizzazione delle antiche abitazioni in legno ormai scomparse, mentre l’imponente muraglia circolare continua a definire il perimetro originario con sorprendente precisione.

Il vero tratto distintivo di Caherconnell arriva però con le dimostrazioni dei cani da pastore, considerate le uniche dell’intera Contea di Clare. L’attività è testimone di una tradizione ancora viva, frutto dell’esperienza maturata da John Davoren in oltre 50 anni di lavoro con i Border Collie. Fischi, richiami vocali e gesti misurati guidano i cani attraverso il pascolo.

Lee affronta con grande esperienza le situazioni più delicate, Lynn alterna il lavoro con pecore e bovini, Rose stupisce per rapidità, mentre la giovane Jess continua il proprio percorso di crescita accanto ai compagni più esperti. Bastano pochi istanti per cogliere l’intesa perfetta tra allevatore e animali, costruita attraverso fiducia, costanza e collaborazione.

Al termine della dimostrazione arriva il momento più atteso dai bambini (anche se pure gli adulti finiscono puntualmente per lasciarsi conquistare): carezze, fotografie e qualche tenero agnellino rendono la visita un’esperienza ancora più coinvolgente. Chi desidera una pausa trova il Mountain Haven Café, ideale per un caffè accompagnato da scone appena sfornati, dolci fatti in casa oppure un pranzo preparato con prodotti locali.

Accanto al punto ristoro trova spazio anche un negozio dedicato all’artigianato irlandese, con maglieria tradizionale, souvenir selezionati e oggetti ispirati al territorio del Burren. Vale la pena considerare almeno 2 ore alla scoperta del complesso, magari abbinando la tappa al vicino dolmen di Poulnabrone, distante appena 1 km.

Dove si trova e come arrivare

Caherconnell Stone Fort sorge nel cuore del Burren, nella Contea di Clare, lungo uno degli itinerari più suggestivi dell’Irlanda occidentale. La posizione favorisce una visita insieme ad altre attrazioni celebri della zona, tra cui il dolmen di Poulnabrone (come già detto) e le straordinarie Scogliere di Moher.

L’automobile rappresenta il mezzo più pratico per raggiungerlo, anche perché le strade panoramiche attraversano l’altopiano calcareo regalando scorci spettacolari durante tutto il tragitto. Un ampio parcheggio gratuito accoglie i visitatori, mentre alcuni posti più vicini al centro servizi risultano riservati alle persone con esigenze di accessibilità.

L’apertura stagionale va da marzo a novembre e le dimostrazioni dei cani da pastore seguono orari prestabiliti durante la giornata, quindi una verifica preventiva del calendario permette di organizzare al meglio la visita.

Paesaggio del Caherconnell Stone Fort in Irlanda
iStock
Il poetico paesaggio del Caherconnell Stone Fort

Più di un semplice sito archeologico, Caherconnell racconta un’Irlanda autentica fatta di pietra, pascoli, ricerca scientifica e tradizioni familiari tramandate lungo i secoli. Al termine della visita, infatti, resta soprattutto la sensazione di aver sfiorato un frammento ancora vivo dell’anima del Burren, custodito dalle stesse mura che vegliano su questa valle da oltre 1.000 anni.

Alla scoperta del castello di Ananuri, il maniero infestato della Georgia che custodisce un mistero

Par : losiangelica
29 juin 2026 à 18:00

Tra storia e leggenda, alcuni castelli sono tutti da scoprire ed è il caso di quello di Ananuri che, arroccato sulle rive del fiume Aragvi lungo la strada militare georgiana, ha da raccontare sicuramente alcuni misteri riguardo un tesoro e la presenza di fantasmi. Ma perché dovreste visitarlo? Un vero gioiello da non perdere che conquista con bellezza e magia.

Alla scoperta del castello Ananuri

Fondato tra il XIII e il XIV secolo come sede della potente dinastia dei duchi di Aragvi, il castello ha attraversato secoli di battaglie, assedi, tradimenti e ritorni di fiamma politici. Oggi si trova sul bordo del bacino idrico di Zhinvali, uno specchio d’acqua artificiale che ne amplifica la silhouette in un riflesso quasi irreale. Nelle giornate di sole della bassa stagione, con poca gente in giro, il posto ha un’atmosfera che vale da sola il viaggio.

Il castello di Ananuri in Georgia si divide in due sezioni principali, collegate da mura merlate che ancora oggi si percorrono a piedi quasi per intero. La parte superiore, chiamata Sheupovari, è la meglio conservata e ospita la torre quadrata più antica, risalente probabilmente al XIII o XIV secolo: imponente, austera, con le pareti che portano i segni del tempo senza cedere. La parte inferiore è invece in larga misura in rovina, con una torre rotonda che emerge tra i resti come un dente solitario.

Ma la vera sorpresa di Ananuri sono le chiese. All’interno delle mura convivono due edifici di culto costruiti a distanza di qualche decennio l’uno dall’altro. La più antica è la Chiesa della Vergine, edificata nella prima metà del Seicento in mattoni rosati, con un interno sobrio ma non povero: ospita le sepolture di alcuni membri della casata degli Aragvi e un baldacchino in pietra commissionato dalla vedova del duca Edishera, morto nel 1674.

La chiesa più grande, la Dormizione, fu eretta invece nel 1689. Pianta centrale, cupola, decorazioni alle facciate che ancora rivelano una certa ambizione estetica. L’interno conserva i resti di numerosi affreschi, in parte compromessi dall’incendio del 1739 che devastò l’intero complesso durante l’attacco di un ducato rivale. Quello che rimane ha comunque una qualità visiva rara, qualcosa che si incontra raramente nei castelli dell’Europa centrale e che qui, in Georgia, sembra più naturale, come se la storia sacra e quella militare si fossero sempre intrecciate senza troppi imbarazzi.

Vista del castello di Ananuri
iStock
Visitare il castello di Ananuri famoso per leggende e misteri

Ma a renderlo davvero speciale ci pensano le leggende. Una delle più cupe racconta che durante un assedio il figlio del duca di Aragvi venne bruciato vivo all’interno della torre Sheupovari. L’ingresso, dopo quell’episodio, sarebbe rimasto murato per circa duecento anni. Un’altra storia, forse ancora più drammatica, narra dello sterminio dell’intera famiglia ducale per mano di casate rivali, come punizione per l’arroganza con cui avevano gestito il potere nella regione.

Ananuri fu anche, per un periodo, custode di una delle reliquie più importanti del Paese: la Croce di Santa Nino, il simbolo legato alla conversione della Georgia al Cristianesimo nel IV secolo. Durante le invasioni persiane e ottomane del Settecento, quando Tbilisi non era considerata abbastanza sicura, la reliquia trovò rifugio tra le mura di questa fortezza. Dal 1802, con l’ingresso nell’impero russo, è stata restituita al popolo georgiano e da allora si trova all’interno della cattedrale di Tbilisi.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il castello di Ananuri si trova a circa 70 chilometri da Tbilisi, all’interno dell’omonimo villaggio lungo la strada militare georgiana. Per poter arrivare qui l’opzione migliore è partire appunto da Tbilisi utilizzando un’auto a noleggio per potersi fermare per delle foto panoramiche lungo la strada. Esistono eventualmente anche dei minibus dalla stazione di Didube che conducono a Gudauri, Pasanauri o Stepantsminda transitando per il borgo del castello.

Benvenuti nel Castello di Monticello d’Alba, a casa dei Conti di Roero

26 juin 2026 à 16:36

“Buongiorno Contessa, sono arrivata!”. “Prego, entri pure”. Il Conte Aimone e la Contessa Elisa Roero di Monticello mi aspettano alla fine del viale che sale verso il castello del XIV secolo (ma il sito su cui sorge era abitato da ben prima), la loro casa per buona parte dell’anno. Sembra un piccolo Castello Sforzesco, visibile fin dall’autostrada, arroccato lassù su una delle tante colline del Roero che, insieme a Langhe e Monferrato, sono entrate far parte della lista dei Patrimoni dell’Unesco nel 2014. Un viaggio nel viaggio, insomma. A cui aggiungere una buona dose di emozione personale.

Del resto, l’Italia non smette mai di sorprenderci e, talvolta, capita di imbattersi in luoghi meravigliosi, poco noti, che sono destinati a lasciare un segno. È proprio il caso del Castello di Monticello d’Alba, uno dei meglio conservati della Regione Piemonte (forse proprio perché è abitato, e il Conte e la Contessa se ne prendono cura in prima persona), arroccato su un promontorio che domina il territorio del Roero, quella bella zona collinare della provincia di Cuneo, nel basso Piemonte, che sembra un dipinto, posizionata a sinistra del fiume Tanaro, quel che resta di un antico mare.

E sono sempre Aimone, 24° Conte di Monticello, e la moglie Elisa Ricardi di Netro, i Conti di Roero, a condurre personalmente i visitatori alla scoperta di questo autentico gioiello, con tutti i suoi racconti, gli aneddoti e i misteri che ancora nasconde (la visita è su prenotazione).

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’imponete Castello di Monticello d’Alba in Piemonte

Il castello di Monticello d’Alba

Il Castello di Monticello d’Alba si trova a pochi chilometri da Alba, nelle Langhe, ma è ubicato nel territorio del Roero. È uno degli esempi di architettura fortificata medievale più imponenti e meglio conservati del Piemonte. Le sue origini risalgono all’XI secolo, quando fu edificato dai vescovi di Asti. Dal 1376, appartiene alla stessa famiglia (nel 2026 compie 650 anni), i Conti Roero di Monticello, che ancora oggi lo abitano. Nel corso dei secoli, il castello ha subito numerose trasformazioni: nel XVIII secolo fu convertito da fortezza medievale a dimora signorile e, nel 1827, il paesaggista tedesco Xavier Kurten, che aveva lavorato anche per Casa Savoia (Carlo Alberto lo chiamò per trasformare il parco del Castello Reale di Racconigi, mentre Carlo Felice per rimodernare il giardino del Castello Ducale di Agliè), disegnò il parco secondo il gusto romantico del giardino all’inglese.

Da quando c’è il Conte Aimone, ogni volta che viene effettuato un lavoro importante al castello viene lasciata una capsula del tempo, un biglietto infilato in una bottiglia che poi viene sotterrata per i posteri. L’edificio conserva ancora oggi la pianta quadrilatera, la facciata medievale con le merlature e tre torri – una quadrata, una rotonda e una ottagonale – che ne definiscono il profilo architettonico.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il passaggio segreto nel Castello di Monticello

Essendo di fatto una casa privata, all’interno il castello è visitabile solo con una guida e non completamente. Vi si accede attraverso un ripido scalone al posto del quale, in passato, c’era un ponte levatoio. Una volta entrati, si attraversano bellissimi ambienti storici completamente arredati. Sono ben 54 le stanze, più o meno grandi, ma ovviamente non tutte sono aperte al pubblico.

Al pian terreno ci sono la Sala delle Armi, con armi, armature ed elmi di epoca Romana (al posto del castello un tempo c’era un castrum), spagnoli e di altre epoche, tra cui quello appartenuto al Conte Francesco Gennaro Roero, Colonnello della Cavalleria Savoia, un pezzo molto raro perché ne esistono solo 39 al mondo, la Cappella privata dedicata a Santa Barbara (dove è stata battezzata Clotilde, la terza delle contessine di Roero), il Teatrino delle Frutta, un vero teatro (forse il più piccolo del mondo) con tanto di palcoscenico, palchetti e camerino per gli artisti, le cantine, un passaggio segreto lungo 70 metri (non è possibile dire dove sbuca per questioni di sicurezza).

Al primo piano si trovano la Sala dei Quadri, la Sala del Biliardo, la Camera dello sceicco, così chiamata perché avrebbe dovuto ospitare uno sceicco che però non arrivò mai, gli armadi delle porcellane e della cristalleria, la Galleria di Diana Cacciatrice (dove sembra di entrare in un episodio di Downton Abbey), una delle due biblioteche, oltre al cortile interno trecentesco.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La galleria di Diana Cacciatrice nel Castello di Monticello

Il piano superiore ospita gli appartamenti privati dei Conti di Roero, visitabili solo in occasioni eccezionali. È qui che il Conte Aimone ama rifugiarsi nella sua stanza preferita: il fumoir, un salottino ricavato nella torre rotonda, con pareti piene zeppe di libri e una vista pazzesca sulla valle punteggiata da colline, noccioleti e vigneti (da cui arrivano alcune delle eccellenze del territorio, conosciute in tutto il mondo) e circondata dalle Alpi. Il castello è visitabile il sabato, la domenica e nei giorni festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.

Il parco del castello

Il parco all’inglese fu progettato nel 1827 dal paesaggista Xavier Kurten in stile romantico e circonda tutto il castello. È un’oasi verde in cui si passeggia tra cedri del Libano, carpini, ulivi, palme, tigli, tassi e pini. La visita del parco si svolge in completa autonomia (la mia ovviamente era guidata). Grazie ai recenti interventi di riqualificazione sono stati ridefiniti i percorsi di visita e installati QR code di approfondimento nei punti di maggiore interesse. Lo stesso Conte si diletta facendo lavori di idraulica, di pittura e di giardinaggio nel parco, ha persino installato dei pannelli solari (perfettamente celati tra la vegetazione) per il riciclo dell’acqua dei laghetti. Con la bella stagione vengono organizzati concerti serali all’aperto.

Oltre ai laghetti, c’è anche un enorme bacino, “le bassin”, una grande vasca d’acqua che si estende per circa 300 metri quadrati e che contiene 300mila litri di acqua, alimentata direttamente dalle grondaie del castello. Questo specchio d’acqua, oggi pieno di pesci, è il motivo per cui si è sviluppato un bel boschetto ed è un’attrazione irrinunciabile per molti animali come daini, uccelli e cinghiali che vengono ad abbeverarsi di notte.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il cortile interno del Castello di Monticello

Storie e leggende

Come tutti i castelli che si rispettino, si vocifera che anche il Castello di Monticello d’Alba abbia il suo fantasma. Si tratterebbe di quello innocuo di una giovane donna di nome Chiara, innamorata di un soldato francese e morta d’amore. Dicono che ogni tanto suoni una delle campane del castello, ma nessuno in realtà l’ha mai vista. Invece, molto più reale è la storia del soldato Romano che sarebbe sepolto sul territorio di Monticello. Infatti, nei vicini scavi di Cascina Reviglia, qualche anno fa sono venuti alla luce dei reperti archeologici di epoca Romana tra cui alcuni frammenti di stele funerarie. E un antico guerriero con una clava che regge un cartiglio con il motto “a bon rendre” è presente proprio sullo stemma di famiglia. Questa figura insieme alle tre ruote dello scudo rimandano alle gesta di un antenato crociato in Terrasanta. Le tre ruote ricorrono spesso in diversi punti del castello.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La Sala dei ritratti nel Castello di Monticello

Gli animali della Cracking Art nel parco

Nei quattro ettari di parco troviamo un po’ ovunque – ma con un senso logico – le gigantesche sculture colorate a forma di animali del cracking art. La mostra CrackingArt. I Racconti dell’Acqua, curata dall’esperta di arte contemporanea Carla Testore, il cui filo conduttore è l’acqua, comprende ben 68 sculture posizionate ciascuna in un punto della proprietà: i delfini su uno strapiombo che affacciano sulla valle, là dove un tempo c’era il mare, le rane nei laghetti, le chiocciole nell’orto i pinguini, il gatto davanti alla finestra, e poi ancora oche selvatiche sul prato e nel Laghetto delle papere, insieme alle ninfee, tartarughe nella corte interna al castello, suricati nei pressi delle fontane e persino un elefante gigante che si abbevera in una pozza. L’installazione open air è aperta fino al 2 agosto 2026.

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©Crackingart
Il Laghetto delle papere con le installazioni di CrackingArt nel parco del Castello di Monticello

Realizzate in plastica rigenerata, le sculture del collettivo Cracking Art popolano da oltre trent’anni musei, spazi pubblici e contesti urbani e naturali in Italia e all’estero, portando avanti una ricerca fortemente legata ai temi della sostenibilità e della responsabilità ambientale. Questo movimento artistico fonda i suoi principi sul recupero e la trasformazione della plastica, un tema perfettamente in linea con la filosofia dei Conti che, proprio di recente, hanno effettuato importanti interventi idraulici all’interno del parco che è stato oggetto di un importante progetto di recupero finanziato dal PNRR – “Programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici”. Questi fondi hanno permesso di ripristinare il disegno originario del giardino, dei 4,5 km di viali interni e dell’orto, di recuperare gli ecosistemi presenti e valorizzare lo storico sistema di raccolta delle acque piovane, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e garantire la sostenibilità della manutenzione del parco.

Arte, natura, educazione e sensibilizzazione ambientale si intrecciano nella mostra, affiancata da un percorso esperienziale perfetto per tutte le età, e per gli amici a quattro zampe (che sono sempre i benvenuti). E, proprio per i bambini, nei weekend sono in programma attività e laboratori didattici tenuti da esperti, dedicati ai temi dell’acqua, dell’ambiente e del riciclo. L’itinerario comprende alcune postazioni informative in corrispondenza delle opere, che vanno ad aggiungersi ai cartelli bianchi e rossi che raccontano il parco.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Un pinguino davanti a un laghetto nel parco, una delle 68 sculture della CrackingArt a Monticello

E questo è solo un assaggio di cosa dovremo aspettarci nel 2027, quando la vicina città di Alba, che dista solamente 8 km, sarà la Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2027.

Gli eventi per il 650 anni del castello

Oltre alla mostra all’aperto CrackingArt. I Racconti dell’Acqua, per l’anniversario del Castello di Monticello d’Alba che dura fino al 2 agosto, nelle sale interne sono esposti in via del tutto eccezionale alcuni preziosi documenti dagli archivi privati dei Conti di Roero: nella sala del biliardo, per esempio, sono in mostra i documenti originali, raramente visibili altrimenti, tra cui lo Statuto del 1390 e le tavole cartografiche autografe del paesaggista Xavier Kurten (1827). Inoltre, sono allestite quattro tavole apparecchiate con vettovaglie storiche originali. L’allestimento Alla tavola dei Roero svela i segreti dell’ospitalità, dei banchetti e della vita quotidiana che, per secoli, hanno animato le sale del castello.

Immerso tra le colline Patrimonio Unesco, il Castello di Monticello d’Alba è uno di quei luoghi che affascinano e che, grazie anche a chi li vive, sono in grado di trasmettere grandi emozioni e di farti immergere in un mondo fatato.

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Ufficio stampa
La Camera dello sceicco nel Castello di Monticello

Tra castelli, giardini e segreti di corte, tornano gli itinerari alla scoperta delle Residenze Sabaude

26 juin 2026 à 12:30

Tra castelli, giardini e segreti di corte, tornano gli itinerari alla scoperta delle Residenze Sabaude: un nuovo programma di visite guidate che dal 27 giugno 2026 a dicembre 2027 invita a vivere il patrimonio delle Residenze Reali Sabaude UNESCO come esperienza immersiva.

Nell’ambito del progetto Italian Royal Experience prende forma “Storie a Corte”, curato da Somewhere Tours & Events, con 40 itinerari tra palazzi, castelli, ville, parchi e giardini. I percorsi di mezza o intera giornata intrecciano storia, paesaggio, arte, gusto e cinema, offrendo un racconto contemporaneo della “Corona di Delizie” sabauda, pensato per visitatori italiani e internazionali.

Per conoscere prezzi, orari e giorni degli eventi, consultare il sito ufficiale dell’evento.

Itinerario Giardini e Parchi

Il filone Giardini e Parchi delle Residenze Reali Sabaude accompagna i visitatori in un viaggio tra natura, storia e paesaggio, seguendo il ritmo delle stagioni e delle fioriture. Sono previsti 5 itinerari tematici per 10 appuntamenti complessivi, dedicati ai giardini come spazi di rappresentanza e sperimentazione botanica.

I percorsi attraversano luoghi iconici come Reggia di Venaria, parchi di Racconigi e Agliè, paesaggi di Govone e Pollenzo e giardini urbani di Torino tra Palazzo Madama, Villa della Regina, Giardini Reali e Parco del Valentino.

Gli itinerari includono “Fioriture di primavera”, “Le rose: regine di maggio”, “Architetture verdi del Seicento e Settecento”, “Parchi romantici dell’Ottocento” e “Atmosfere autunnali: foliage reale”, per un’esperienza immersiva tra colori e memoria.

Italian Royal Experience alla scoperta delle Residenze Reali Sabaude
Ufficio Stampa
Castello del Valentino a Torino

Itinerario Potere al Femminile

Il filone Potere al Femminile delle Residenze Reali Sabaude racconta le donne che hanno segnato la storia della dinastia sabauda, tra politica, cultura e arte di corte. Due itinerari guidati, per un totale di 10 date, restituiscono voce a regine, duchesse, principesse e favorite che hanno influenzato la vita del Piemonte e dell’Italia.

Tra le protagoniste emergono Maria Cristina di Borbone-Francia, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, Anna Maria d’Orléans, Rosa Vercellana, Maria Clotilde di Savoia, la Regina Margherita ed Elena del Montenegro.

I percorsi “Donne di Corte e di Potere” e “Regine, Favorite e Principesse” attraversano palazzi, castelli, ville e parchi, offrendo una lettura emozionale e contemporanea della storia sabauda.

Itinerario A Tavola

Il filone A Tavola delle Residenze Reali Sabaude racconta il Piemonte attraverso il gusto, intrecciando storia, paesaggio e cultura gastronomica tra corte e territorio. Gli itinerari partono dai vini e dalle vigne reali, con “Vino e Vigne”, da Villa della Regina ai paesaggi di Langhe, Roero e Monferrato fino a Pollenzo, simbolo di innovazione agricola e visione moderna.

Si prosegue nelle cucine delle Residenze, con “Cucine e Ricette Reali”, dai Musei Reali di Torino al Castello di Racconigi e al Castello di Agliè, dove la tavola racconta vita di corte tra etichetta e grandi eventi. Un capitolo speciale è dedicato al cioccolato, simbolo di Torino e del gusto sabaudo, con “Il Cioccolato dei Savoia” e l’esperienza della Merenda Reale® tra cioccolata calda, bicerin e pasticceria storica.

Storie a Corte: gli itinerari alla scoperta delle Residenze Reali Sabaude
Ufficio Stampa
Il Castello di Racconigi

Itinerario Ciak, si gira!

Il filone Ciak, si gira! delle Residenze Reali Sabaude propone un itinerario dedicato ai luoghi del cinema, del teatro e dello spettacolo, dove storia e immaginario si incontrano. Torino apre il racconto con la sua tradizione scenica e cinematografica, dal Teatro Regio alle origini del cinema italiano, fino ai grandi eventi culturali contemporanei.

Il percorso si estende alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, alla Reggia di Venaria e al Castello di Agliè, luoghi simbolo anche di produzioni cinematografiche e televisive internazionali. L’itinerario offre un viaggio tra set cinematografici, architetture reali e memorie teatrali, raccontando Torino e il Piemonte come un grande palcoscenico della cultura.

Le Residenze Reali Sabaude del Piemonte
Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
La Reggia Venaria con il suo Giardino e la Fontana Ercole

Il borgo dal campanile azzurro: Dürnstein e i suoi antichi segreti nel cuore della Wachau

22 juin 2026 à 17:00

Meno di 1.000 abitanti vivono tra le sue pittoresche strade, eppure Dürnstein è una delle località più celebri dell’intera Austria. Il borgo è quindi piccolo nelle dimensioni ma enorme nel fascino, anche perché è adagiato lungo una curva del Danubio che rappresenta il tratto più scenografico della Valle della Wachau.

Arrivando a passo lento già si avverte una forte emozione: da una parte scorrono le acque del grande fiume che collega numerosi Paesi dell’Europa centrale, dall’altra si innalzano colline ricoperte da filari ordinati, albicoccheti e formazioni rocciose. Al centro di questo scenario c’è un nucleo urbano compatto, protetto per secoli da mura e torri, dominato dalla sagoma di una fortezza in rovina e da un campanile barocco color azzurro che è diventato il volto stesso della Wachau.

Nel 1994 Dürnstein ricevette il Diploma Europeo per il valore del suo patrimonio culturale e dal 2000 fa parte del paesaggio culturale della Wachau inserito nella lista UNESCO. Passeggiando tra vicoli lastricati e facciate dai colori delicati si percepisce immediatamente il legame con il vino grazie a taverne tradizionali, cantine e giardini ombreggiati. Inoltre, il nome di Dürnstein richiama persino una figura leggendaria: Riccardo Cuor di Leone, il sovrano inglese la cui prigionia trasformò questo angolo della Bassa Austria in una pagina celebre della storia medievale.

Cosa vedere a Dürnstein

Uno degli aspetti più affascinanti di questo angolo d’Austria è che conquista attraverso dettagli che spesso sfuggono a una visita frettolosa. Una scala rinascimentale nascosta dietro un portale, una torre medievale trasformata in abitazione privata, oppure antiche pietre consumate dal tempo. In sostanza, l’intero centro storico funziona quasi come un museo a cielo aperto.

La collegiata dalla celebre torre azzurra

Nessuna immagine rappresenta Dürnstein meglio della sua torre campanaria blu e bianca. Questo elemento architettonico è diventato il simbolo della Wachau e compare regolarmente nelle fotografie dedicate alla regione. La collegiata appartiene all’antico complesso monastico agostiniano fondato nel XV secolo e profondamente rinnovato durante l’età barocca.

Il campanile attuale riflette la volontà del prevosto Hieronymus Übelbacher, che desiderava materiali pregiati e una decorazione in grado di trasmettere un preciso messaggio teologico. La scelta cromatica possiede infatti un significato simbolico: il marrone degli edifici conventuali richiama la dimensione terrena dell’esistenza umana, mentre l’azzurro della torre celebra il trionfo di Cristo sulla morte. All’interno trovano spazio funzioni religiose, esposizioni e percorsi dedicati alla storia del monastero.

Le rovine del castello di Dürnstein

Sopra i tetti della cittadina si stagliano le rovine della fortezza che rese famoso questo luogo in tutta Europa. Il castello venne costruito tra il 1140 e il 1145 dalla potente famiglia dei Kuenringer, signori che controllavano i traffici sul Danubio.

La sua notorietà, però, è legata alla vicenda di Riccardo I d’Inghilterra, passato alla storia con il soprannome di Riccardo Cuor di Leone. Tra il dicembre 1192 e il febbraio 1193 il sovrano fu tenuto prigioniero dai suoi avversari politici dopo il ritorno dalla Terza Crociata. Gli storici discutono ancora sul luogo esatto della detenzione, attribuita talvolta alla fortezza principale, altre volte a edifici collegati presenti nella valle.

Castello di Dürnstein, Austria
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Le rovine del Castello di Dürnstein

Nel 1645, durante la Guerra dei Trent’Anni, le truppe svedesi guidate dal generale Torstenson fecero saltare la fortezza. Da allora il castello rimase un rudere. Oggi una salita di circa 20 minuti conduce fino alle mura superstiti, dove arrivano panorami magnifici sul Danubio, sui vigneti e sugli insediamenti storici della Wachau.

La Kremser Tor

L’antica porta orientale segna uno degli ingressi più suggestivi al centro storico. Costruita nel XV secolo, presenta una torre quadrata articolata su 4 livelli, la Kremser Tor. In passato costituiva parte integrante del sistema difensivo urbano, mentre adesso svolge una funzione residenziale.

Il municipio rinascimentale

Tra gli edifici più fotogenici della cittadina figura il municipio, che trovò sede qui nel 1547 all’interno di una casa tardogotica. Nel 1563 arrivò una trasformazione in stile rinascimentale che definì gran parte dell’aspetto attuale.

Particolarmente apprezzato risulta il cortile interno, con la sua scenografica scala in pietra che conduce agli ambienti amministrativi . Piante rampicanti e dettagli architettonici contribuiscono al fascino dello spazio.

La chiesa di Kunigunde

La chiesa venne dedicata a santa Cunegonda, moglie dell’imperatore Enrico II. Le sue origini risalgono attorno al 1200, fatto che la rende la più antica della località. Nel 1783 gran parte della struttura fu demolita. Torre e sagrestia sopravvissero, mentre il resto lasciò spazio al cimitero attuale.

Il castello nuovo

Vicino al Danubio prende vita un edificio che racconta una fase diversa della storia locale. Costruito nel 1622 da Christoph Wilhelm von Zelking al posto di 10 abitazioni appartenenti a viticoltori, presenta una struttura compatta organizzata attorno a un cortile centrale.

Due torri affiancano la facciata rivolta verso il fiume e durante il XX secolo venne trasformato in albergo, tanto che continua ancora oggi ad accogliere ospiti.

Cosa fare a Dürnstein

Dürnstein è una di quelle località che premia chi dedica tempo all’osservazione. Oltre ai monumenti, gran parte dell’esperienza nasce dall’incontro tra paesaggio, gastronomia e tradizioni agricole radicate da secoli.

  • Assaggiare i vini della Wachau: attraverso degustazioni dedicate soprattutto a Grüner Veltliner e Riesling, varietà che hanno reso celebre la valle.
  • Percorrere il sentiero tematico dedicato a Riccardo Cuor di Leone: tra punti panoramici, rocce modellate dagli agenti atmosferici e scorci sulla valle danubiana.
  • Raggiungere le rovine al mattino: per godere della luce migliore sui vigneti e sulle anse del fiume.
  • Visitare le botteghe locali: specializzate in liquori, grappe e prodotti derivati dall’albicocca della Wachau.
  • Attraversare il Danubio con il traghetto verso Rossatz: per osservare il profilo della cittadina da una prospettiva particolarmente scenografica.
  • Esplorare i villaggi vinicoli: Oberloiben e Unterloiben, inglobati amministrativamente in Dürnstein dal 1971.
  • Programmare il viaggio tra fine marzo e aprile: periodo durante il quale circa 100.000 alberi di albicocco colorano la valle con sfumature bianche e rosate.
  • Percorrere un tratto della pista ciclabile del Danubio: considerata tra gli itinerari cicloturistici più apprezzati d’Europa.

Dove si trova e come arrivare

Il villaggio di Dürnstein si trova nella regione della Bassa Austria, lungo il Danubio, all’interno della Valle della Wachau. Il centro abitato occupa una posizione strategica tra Krems an der Donau e Melk, nel tratto più famoso del paesaggio UNESCO. L’accesso più pratico avviene in automobile attraverso le strade regionali che seguono il corso del fiume. Il nucleo storico è quasi interamente pedonalizzato e il traffico privato risulta fortemente limitato.

Tra le località affacciate sul Danubio, poche possiedono una personalità così riconoscibile. Dürnstein, infatti, viene spesso chiamata la “Perla della Wachau“, definizione che appare pienamente meritata.

Sere FAI d’Estate 2026 nelle dimore e nei giardini più belli d’Italia

20 juin 2026 à 09:00

Con l’arrivo della bella stagione tornano le “Sere FAI d’Estate”, l’iniziativa che fino a metà settembre 2026 trasforma i Beni del Fondo per l’Ambiente Italiano in luoghi da vivere anche dopo il tramonto.

Per tre mesi, da Nord a Sud, ville, castelli, giardini storici, boschi e dimore monumentali prolungheranno gli orari di apertura offrendo l’opportunità di scoprirli immersi nella suggestiva atmosfera delle serate estive.

Sere FAI d’Estate 2026, tre mesi di eventi

L’edizione 2026 propone un ampio calendario di appuntamenti pensati per coinvolgere tutti i sensi e per regalare esperienze che uniscono natura, cultura e momenti di condivisione.

Il programma comprende, infatti, concerti, incontri culturali, spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche all’aperto, ma anche trekking al calare del sole, visite illuminate dalle candele, osservazioni astronomiche e momenti dedicati al benessere. Non mancano le iniziative rivolte alle famiglie e ai più piccoli, con racconti e attività capaci di avvicinare bambini e ragazzi al patrimonio naturalistico e culturale custodito dal FAI.

I luoghi da visitare e gli appuntamenti da non perdere

Sono oltre 350 gli eventi in programma nei 30 Beni FAI coinvolti nell’iniziativa. Qualche esempio?

In Piemonte, il Castello della Manta, in provincia di Cuneo, ospiterà il 1° luglio, il 29 luglio e il 28 agosto la “Camminata con la luna piena” (inserita nelle attività della Riserva della Biosfera del Monviso riconosciuta dall’UNESCO) che permetterà di esplorare l’ambiente tutt’intorno al chiarore della luce lunare. Prima dell’escursione, sarà possibile fermarsi nel giardino del castello per un aperitivo oppure prenotare un cestino da picnic.

Veduta panoramica del Castello della Manta, Cuneo
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Veduta panoramica del Castello della Manta

In Liguria, Casa Carbone a Lavagna aprirà il proprio giardino (contraddistinto da essenze ornamentali ed esotiche, alberi di agrumi e fioriture profumate) per speciali aperitivi serali, mentre a Milano, Villa Necchi Campiglio prolungherà gli orari di visita per consentire di vivere il fascino del suo giardino anche dopo il tramonto. Le magnolie, le aiuole e la piscina faranno da sfondo a serate illuminate dalla luce soffusa delle candele, con aperitivi organizzati dalla caffetteria della villa in un contesto che conserva tutto il fascino dell’architettura degli anni Trenta.

In Veneto, il Negozio Olivetti di Piazza San Marco a Venezia, capolavoro progettato da Carlo Scarpa tra il 1957 e il 1958 per Adriano Olivetti, proporrà una serie di visite guidate serali a porte chiuse nelle giornate del 24 giugno, 8, 16 e 29 luglio e del 5 e 26 agosto. I visitatori avranno l’opportunità di ammirare anche la mostra temporanea “Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti”, realizzata in occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Al termine del percorso sarà possibile raggiungere la Casa di The Human Safety Net, all’interno delle Procuratie restaurate da David Chipperfield, per un aperitivo con vista sulla piazza veneziana e visitare le esposizioni “A World of Potential” e “We Rise by Lifting Others” di Marinella Senatore.

Tra gli appuntamenti più legati alla natura spicca quello previsto in Umbria, nel Bosco di San Francesco ad Assisi, dove l’11 luglio andrà in scena “Creature notturne”. Accompagnati dagli esperti di Hyla Group, i partecipanti saranno guidati in un percorso dedicato alla scoperta degli animali che popolano il bosco nelle ore notturne: tassi, pipistrelli, gufi, barbagianni, falene e lucciole saranno i protagonisti.

Panorama del Bosco di San Francesco, Assisi
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Suggestivo panorama del Bosco di San Francesco

Nelle Marche, l’Orto sul Colle dell’Infinito di Recanati ospiterà tra luglio e agosto una serie di appuntamenti dedicati all’astronomia. Grazie alla collaborazione con l’Associazione Jesina Astrofili, si potranno osservare pianeti e costellazioni con telescopi e strumenti laser.

Scendendo verso Sud, in Calabria i Giganti della Sila accoglieranno il 2 e il 30 agosto le esibizioni del musicista Francesco Denaro, profondo conoscitore della tradizione musicale popolare calabrese e del Meridione: le sonorità della chitarra battente e della lira calabrese e cretese accompagneranno in un viaggio al cospetto del patrimonio musicale orale del territorio.

A Matera, Casa Noha proporrà una serie di appuntamenti tra luglio e settembre dedicati al rapporto tra cinema e paesaggio: lungo itinerari tra il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, sarà possibile ripercorrere le location che hanno fatto da sfondo a numerose produzioni cinematografiche.

In Sicilia, infine, il Giardino della Kolymbethra, nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento, aprirà ogni venerdì dal 3 luglio al 28 agosto a serate dedicate all’enogastronomia: gli ospiti saranno accompagnati alla scoperta delle produzioni vinicole della provincia e della regione con degustazioni e incontri che racconteranno la ricchezza delle tradizioni del territorio.

Château de Vaux-le-Vicomte, il castello alle porte di Parigi che merita un viaggio

26 mai 2026 à 17:00

Il Château de Vaux-le-Vicomte, situato a 50 chilometri da Parigi, è uno dei castelli più spettacolari di tutta la Francia e una tappa ideale per chi desidera arricchire un viaggio nella capitale con un’escursione fuori porta.

Con la sua architettura barocca perfettamente armoniosa, i giardini geometrici e gli interni sontuosi, rappresenta un capolavoro del XVII secolo che ha ispirato persino la costruzione di Versailles. Visitare questo luogo significa immergersi nella storia della nobiltà francese e scoprire un esempio perfetto di eleganza e potere assoluto.

È una meta molto amata anche dagli appassionati di fotografia e dai viaggiatori che cercano luoghi meno affollati rispetto ai classici itinerari parigini.

Margherita di Savoia, viaggio sulle tracce della prima regina d’Italia

23 mai 2026 à 12:00

Protagonista assoluta del passaggio tra Ottocento e Novecento, Margherita di Savoia entrò ufficialmente nella storia italiana nel 1868 come Principessa di Piemonte, facendo il suo ingresso trionfale nella Villa Reale di Monza ad appena diciassette anni. Da quel momento, la sua vita si intrecciò con la nascita dell’Italia moderna: prima sovrana del Regno d’Italia dal 1878, poi Regina Madre dopo il drammatico assassinio di Umberto I nel 1900, visse una parabola umana e politica intensa, conclusasi il 4 gennaio 1926.

Il viaggio che oggi ne segue le tracce ci accompagna al cospetto di castelli immersi nelle montagne, residenze reali, sentieri panoramici e luoghi segnati dalla memoria storica del Paese, un itinerario che racconta anche il carattere di una donna colta, appassionata di montagna, amante della natura e molto legata ad alcuni paesaggi che ne custodiscono il ricordo.

Villa Reale di Monza, la dimora simbolo

Tra tutti i luoghi legati alla vita di Margherita di Savoia, la Villa Reale di Monza occupa un posto speciale: fu qui che la giovane principessa arrivò nel 1868, iniziando quel percorso che l’avrebbe portata a diventare la prima regina d’Italia. Nel corso degli anni, la straordinaria residenza divenne il centro della sua vita privata e istituzionale, il luogo dove trascorrere lunghi soggiorni lontano dalla rigidità della corte torinese e romana.

Immersa nel verde del grande parco di Monza, la villa colpisce per l’eleganza austera dell’architettura neoclassica: le oltre 700 stanze raccontano un mondo di fastose decorazioni, pavimenti in marmo e parquet, saloni monumentali, arredi raffinati e ambienti che conservano intatta l’atmosfera della monarchia sabauda.

Pochi luoghi, però, raccontano il dolore di Margherita quanto la Cappella Espiatoria di Monza, costruita nel punto esatto in cui il 29 luglio 1900 il re Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci al termine di una manifestazione sportiva.

Cappella Espiatoria a Monza
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La toccante Cappella Espiatoria a Monza

Fu proprio la regina, insieme al figlio Vittorio Emanuele III, a volere questo monumento commemorativo carico di significato simbolico e spirituale: il progetto venne affidato a Giuseppe Sacconi, già autore dell’Altare della Patria di Roma, e completato da Guido Cirilli.

La cappella emerge immersa nel silenzio di un elegante giardino, racchiuso da una raffinata cancellata in ferro battuto realizzata da Alessandro Mazzucotelli: l’insieme architettonico si sviluppa tra una cripta e un sacello sovrastato da una monumentale stele, mentre alla base si trova la struggente Pietà in bronzo scolpita da Ludovico Pogliaghi.

All’interno, la cripta a croce greca accoglie oltre 180 corone in bronzo provenienti da tutto il mondo, inviate in omaggio al sovrano assassinato, e il cippo in marmo nero che indica il punto preciso del regicidio. I mosaici in stile bizantino-ravennate, con angeli, santi e simboli legati al martirio cristiano e alla tradizione sabauda, ne amplificano il senso di raccoglimento.

Castel Savoia e il legame con il Monte Rosa

Se Monza rappresentò il cuore istituzionale della sua esistenza, fu tra le montagne valdostane che Margherita di Savoia trovò probabilmente il suo luogo dell’anima.

Ai piedi del massiccio del Monte Rosa, nel paesaggio spettacolare della Valle del Lys, sorge Castel Savoia, la residenza estiva che la regina fece costruire a Gressoney-Saint-Jean: immerso nel verde e incorniciato dalle vette, appare come una visione romantica uscita da una fiaba.

Con le torrette appuntite, le finestre panoramiche e l’inconfondibile stile neogotico, il castello riflette il gusto della sovrana e il desiderio di creare un rifugio lontano dalle formalità della corte. A partire dal 1889, dopo un invito del barone Luigi Beck-Peccoz, appartenente a una ricca famiglia walser, Margherita iniziò a frequentare assiduamente queste montagne, scegliendo il Monte Rosa come tappa fissa per ben 37 anni.

Qui poteva vivere più libera e dedicarsi alle sue passioni: praticava alpinismo, disciplina ancora poco comune per una donna dell’epoca, e affrontò numerose ascensioni sulle vette del Monte Rosa e delle Alpi tutt’intorno.

Il suo legame con il territorio valdostano è così profondo che il suo nome rivive nella Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa, a ben 4.554 metri di altitudine, sospeso tra ghiacciai e cielo.

La Passeggiata della Regina tra boschi, laghi e villaggi walser

A Gressoney il ricordo di Margherita di Savoia non si limita soltanto al castello.

Dal Castel Savoia parte, infatti, la celebre “Passeggiata della Regina”, un percorso semplice e panoramico di circa tre chilometri che collega la residenza reale al borgo di Saint-Jean: si tratta del sentiero che la sovrana percorreva abitualmente a piedi per raggiungere il paese, immersa nei boschi e nei paesaggi alpini che tanto amava.

Si attraversano scorci di rara bellezza, tra prati verdi, antiche architetture walser e vedute continue sul Monte Rosa. L’atmosfera è quieta e permette di immaginare la regina passeggiare lontano dai protocolli ufficiali, in un contesto che rappresentava per lei una forma di libertà.

Laghetto di Gover con cascata sullo sfondo a Gressoney Saint Jean
Laghetto di Gover e cascata a Gressoney Saint Jean

Il percorso si inserisce nell’“Anello Regina Margherita”, un itinerario culturale e paesaggistico che unisce alcuni dei luoghi più significativi di Gressoney-Saint-Jean: oltre a Castel Savoia, il tragitto tocca il suggestivo Laghetto di Gover, il centro storico del paese, il Palazzo Alemagna e il Beck-Peccoz Museum, per un viaggio tra natura, cultura e memoria storica ispirato ai lunghi soggiorni della sovrana nella valle tra il 1889 e il 1925.

Oltre le nuvole sul Monte Titano: l’incredibile incanto della Seconda Torre di San Marino

18 mai 2026 à 20:00

C’è un piccolo Stato incastonato nell’Italia centrale, per la precisione è adagiato sulle creste del Monte Titano. Il suo nome è San Marino e, nonostante le minute dimensioni, è in grado di raccogliere in pochi chilometri secoli di autonomia, battaglie, architetture militari e panorami che restano impressi molto più di una fotografia. Chi raggiunge il suo centro storico incontra presto la Guaita, la prima e più celebre fortificazione, poi una dorsale di roccia, parapetti, bosco, strisce di luce e scorci improvvisi che conducono verso un altro baluardo. Più in alto, più raccolta e più severa, compare lei: la Seconda Torre.

Chiamata anche Cesta (e in alcuni documenti storici Fratta), occupa la vetta più elevata del Titano a più o meno 755 metri sul livello del mare. Nessun altro edificio sammarinese raggiunge questa quota, e infatti arrivarci equivale a seguire il filo della montagna lungo quello spettacolare percorso che collega le 3 torri della Repubblica.

A sinistra i pendii verdi, a destra la caduta netta della roccia, davanti una struttura di pietra calcarea che emerge dalla cresta quasi fosse parte stessa della cima. Chi giunge fin quassù scopre subito un dettaglio curioso: pur essendo uno dei simboli assoluti dello Stato, la Seconda Torre possiede un carattere più riservato rispetto alla Guaita, come fosse una sentinella silenziosa che continua a osservare la valle da oltre 7 secoli.

Gargonza, il borgo-castello di pietra che racconta 900 anni di storia toscana

17 mai 2026 à 13:00

Ci vuole un po’ di pazienza ad arrivare, ma ogni minuto speso vale il viaggio: la prima curva arriva dopo Monte San Savino, poi un’altra, poi una salita lenta lungo un profilo collinare tra campi aperti, filari ordinati, macchie di leccio e improvvisi squarci sulla Val di Chiana. A un tratto, sopra il verde, appare una torre merlata alta, severa e assolutamente riconoscibile da lontano. Gargonza comincia così, con una sagoma che sembra uscita da un manoscritto miniato.

Siamo in Toscana, a metà strada tra Arezzo e Siena, su un’altura che domina da nord-ovest la valle. Qui, dentro una proprietà boschiva di 500 ettari, prende forma uno dei borghi fortificati meglio conservati della provincia. Chi arriva fin quassù scopre presto un dettaglio sorprendente: Gargonza è un castello, certo, ma pure un paese abitato, una tenuta agricola, un albergo diffuso e una pagina medievale rimasta leggibile pietra dopo pietra.

Secondo la tradizione più accreditata, da queste parti arrivò persino Dante Alighieri, guelfo bianco in esilio, per una riunione politica tra fuoriusciti fiorentini e aretini. La data è dibattuta tra 1302, 1303 e 1304, però la lapide sopra l’antica porta del borgo continua a ricordare quell’episodio con una certa dose di orgoglio.

Nonostante tutto, nel ‘900 il luogo rischiò l’abbandono totale, fino a che, nei primi anni ’70, Roberto Guicciardini Corsi Salviati diede avvio a un recupero conservativo raro per sensibilità e rigore. Dal 1972 le prime abitazioni restaurate accolsero viaggiatori. Oggi Gargonza vive ancora, ma senza avere sacrificato la propria identità.

Cosa vedere a Gargonza

Grazie al restauro conservativo avvenuto negli anni scorsi, stalle e magazzini di questa perla della Toscana sono state trasformate in residenze d’epoca, pur sempre rispettando le cubature medievali. Visitarlo vuol dire immergersi in un tripudio di vicoli stretti, case rurali, passaggi in pietra, piccole aperture irregolari, quote differenti e visuali improvvise sulla valle.

La Torre merlata del cassero

Alta e possente, la Torre merlata del cassero rappresenta il simbolo assoluto del paese. I merli guelfi ne definiscono subito l’identità politica medievale, mentre la muratura mostra chiaramente fasi costruttive differenti.

Dopo la devastazione del 1433, proprio questa struttura rimase in piedi quando gran parte delle mura venne abbattuta dai fiorentini. Da allora domina il profilo collinare e nelle ore del tramonto assume sfumature che vanno dall’ocra al rame, al punto da sembrare una specie di faro terrestre.

La porta duecentesca

Prima di entrare nel cuore abitato si attraversa un antico accesso medievale con tanto di arco costruito nel XIII secolo. Quest’ultimo conserva ancora proporzioni difensive molto precise, pensate per controllare il flusso di uomini, animali, carri e mercanzie.

Sopra questo ingresso una lapide ricorda il passaggio di Dante. Un dettaglio piccolo, ma che senza dubbio aggiunge una certa dose di profondità letteraria a un luogo già carico di memoria.

La piazzetta con il pozzo ottagonale

Nel centro del villaggio si apre uno spazio raccolto in cui si trova un pozzo ottagonale che, oltre ad avere una funzione idrica, rappresentava il cuore sociale del paese, il punto d’incontro tra famiglie contadine, artigiani, soldati e religiosi.

Le geometrie della pietra, consumate da secoli di utilizzo, sono testimoni di una comunità fatta di stagioni agricole, raccolti, discussioni, matrimoni e partenze.

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La piazzetta con il pozzo ottagonale di Gargonza

La Chiesa dei Santi Tiburzio e Susanna

Piccola, romanica e raccolta, la Chiesa dei Santi Tiburzio e Susanna risale al XIII secolo, anche se l’aspetto attuale deriva dal ripristino stilistico realizzato da Giuseppe Castellucci nel 1928.

Il campanile a vela con bifora dona slancio verticale alla struttura, mentre sul portale compare una lunetta quattrocentesca in terracotta con la Madonna col Bambino e angeli, attribuita a scuola toscana.

I resti della cinta muraria

Tra passaggi laterali, salite brevi e scorci panoramici, riposano segmenti delle mura originali che consentono di comprendere in maniera più approfondita il linguaggio militare del borgo, fatto di visuali strategiche sulla valle, controllo dei percorsi e protezione delle vie commerciali.

Cosa fare a Gargonza

Gargonza conquista anche fuori dalle mura: il paesaggio circostante amplia il racconto, portandolo tra vigneti, strade bianche, colline morbide e piccoli centri che custodiscono una Toscana ancora profondamente agricola. Tra le migliori esperienze da fare ci sono:

  • Percorrere i sentieri in ebike: vecchie strade attraversano boschi, poderi e crinali agricoli, collegando Gargonza ai piccoli centri della Val di Chiana.
  • Visitare le cantine del Chianti Classico: in meno di 1 ora si raggiungono aziende storiche dedicate al Sangiovese, riserve, cru e vinificazioni tradizionali.
  • Raggiungere la terra del Brunello: il territorio di Montalcino offre una delle espressioni enologiche più celebri del pianeta.
  • Scoprire il Nobile di Montepulciano: borgo che regala palazzi rinascimentali, cantine sotterranee e una cultura vinicola profondissima.
  • Passare una giornata tra arte e storia ad Arezzo: in circa 25 minuti si raggiunge il centro storico, con piazze medievali, botteghe antiquarie e cicli pittorici celebri.
  • Raggiungere Siena per una giornata completa: più o meno 40 minuti bastano per arrivare nella città del Palio.
  • Scoprire i borghi minori della valle: Lucignano, Civitella in Val di Chiana e Monte San Savino custodiscono piazze, chiese, archi e piccoli musei spesso fuori dai circuiti più battuti.
  • Assaggiare la cucina del borgo: l’antica falegnameria trasformata in ristorante propone pasta fresca fatta in casa, carni locali alla griglia e selezioni DOC e DOCG toscane.

Dove si trova e arrivare

Il borgo-castello di Gargonza appartiene al comune di Monte San Savino, in provincia di Arezzo, ed è “poggiato” su una collina dominante la Val di Chiana, tra Siena e Arezzo. Chi arriva in auto può uscire al casello di Monte San Savino tremite l’Autostrada A1 Milano-Napoli. Da lì bastano 11 km lungo la viabilità collinare

L’ultimo tratto sale tra curve morbide, campi coltivati e boschi fitti. Poi la torre compare ancora una volta, identica a secoli fa. In quel momento si comprende una cosa preziosa: Gargonza ha attraversato guerre, abbandoni, rivolte, dinastie e rinascite, eppure la sua voce è incredibilmente intatta.

Giornate Nazionali dei Castelli 2026, 24 meraviglie aprono per un’occasione speciale

Par : losiangelica
15 mai 2026 à 15:30

Se questo fine settimana non avete ancora programmi, eccone uno che vale davvero: sabato 16 e domenica 17 maggio torna la XXVII edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli, promossa dall’Istituto Italiano dei Castelli con il patrocinio del ministero della Cultura: 24 siti in 19 regioni, molti dei quali normalmente chiusi al pubblico, aprono le porte con un programma che va dalle conferenze accademiche alle cene con delitto, passando per falconerie e visite a lume di candela.

L’iniziativa ha lo scopo, come ogni anno, di sensibilizzare su un patrimonio che spesso non finisce nei circuiti turistici ordinari: torri, rocche, manieri che raccontano secoli di storia politica, militare e artistica del Paese. Molte visite sono gratuite, alcune a pagamento. Vediamo nel dettaglio cosa c’è da sapere.

Dal Duomo alle Dolomiti senza cambi: il nuovo Frecciarossa accorcia le distanze (e sogna Monaco)

5 mai 2026 à 11:47

C’è un nuovo modo di pensare il viaggio: meno stress, più fluidità, zero cambi, perfetto per i tempi di incertezza con i voli. Questa volta non è solo un concept, ma un progetto concreto firmato Trenitalia. Dal 20 giugno 2026 debutta il collegamento diretto tra Stazione di Milano Centrale e Fortezza, una piccola ma strategica località dell’Alto Adige. Tempo di percorrenza? Circa tre ore e mezza, senza cambi. Dunque, si parte dal Duomo e in poche ore si respira già aria di montagna, tra panorami alpini e vibes da vacanza slow.

Ma questo treno non è solo una nuova tratta. È un primo step verso qualcosa di molto più grande: il futuro collegamento diretto tra Milano e Monaco di Baviera, con l’obiettivo di spingersi ancora oltre, fino a Berlino entro il 2028. Una visione europea del viaggio, dove il treno torna protagonista, sostenibile e sempre più competitivo anche sulle lunghe distanze.

Drachenburg, il castello che sembra una visione tra Reno e foreste: è un sogno ottocentesco

2 mai 2026 à 16:30

Un profilo che sembra il frutto della fantasia più fervida appare tra gli alberi del massiccio dei Siebengebirge, poco sopra il corso largo e solenne del Reno. Torri sottili, pinnacoli decorativi e scalinate scenografiche riempiono lo sguardo già da lontano, anche perché tutto nasce da un’idea ottocentesca ambiziosa e quasi capricciosa. Vi stiamo parlando del Castello di Drachenburg, il quale domina il paesaggio sopra Königswinter, in Germania.

Costruito in appena 3 anni, tra 1882 e 1884, racconta una storia singolare fatta di ricchezza improvvisa, desiderio di prestigio e una certa dose di mistero. Attorno, un parco collinare si distende tra sentieri, terrazze e scorci che aprono la vista su una delle valli fluviali più celebrate d’Europa. Il luogo ha attratto poeti, viaggiatori e sognatori e il merito, forse, è anche dei due cervi dorati che accolgono con una presenza quasi surreale.

Castello di Aggstein in Austria, un vero e proprio gigante di pietra che domina il Danubio

28 avril 2026 à 14:30

Lungo la valle della Wachau scorre il Danubio creando un paesaggio sublime ma, quasi in maniera inaspettata, arriva un momento in cui il panorama smette di essere soltanto bello per diventare drammatico. Il fiume si fa spazio tra vigneti ordinati, piccoli borghi e boschi ripidi, poi lo sguardo sale verso una cresta di pietra. Lassù, a circa 300 metri sopra la riva destra del corso d’acqua, compare il Castello di Aggstein che, più che una rovina, sembra una dichiarazione di forza lanciata nel cielo.

La fortezza occupa infatti uno sperone roccioso stretto e allungato per circa 150 metri. Il terreno ha deciso la sua forma prima ancora degli uomini. Mura, torri, cortili e passaggi seguono il profilo della montagna con una logica severa, e guardandolo dal basso si capisce subito perché questo posto fosse prezioso: chi controllava Aggstein teneva d’occhio il traffico sul Danubio, una delle grandi vie commerciali dell’Europa medievale.

Ma il fascino, chiaramente, non si esaurisce con quanto appena detto perché attorno si distende una delle regioni più eleganti d’Austria, celebre per vini, albicocche e villaggi armoniosi. In più, Aggstein possiede un lato inquietante: tra i suoi angoli più noti c’è il famigerato Rosengärtlein, nome gentile attribuito a una prigione terribile.

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