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Una giornata alla scoperta dei più bei castelli che hanno fatto la storia d’Italia

20 août 2026 à 12:29

Domenica 23 agosto 2026, aprono di nuovo per un giorno alcuni dei castelli più belli del Piemonte. L’evento Castelli Aperti si era già svolto lo scorso 2 agosto ed è un’ulteriore occasione per scoprire alcuni dei testori che hanno fatto la storia d’Italia.

In tutte le province piemontesi, sono tantissimi i manieri, le fortezze e le dimore storiche che dominano le vallate e che sono aperti al pubblico per le visite. Anche d’estate, la cultura non si ferma e se avete occasione di essere in zona, è la gita domenicale più interessante che possiate fare.

Ecco quali castelli si possono visitare quel giorno divisi per provincia.

Torino

Nella provincia di Torino apre il meraviglioso Castello di Agliè – Villa Il Meleto, Casa di Guido Gozzano, una delle dimore storiche più affascinanti del Piemonte e una meta perfetta per chi cerca una gita culturale fuori città (è a un’ora di strada dal Capoluogo piemontese) con interni sontuosi e un parco monumentale che sembra uscito da un film in costume (non a caso è entrato anche nell’immaginario pop italiano come set della celebre serie Tv Elisa di Rivombrosa). Si può visitare dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 19.00. Ingresso: 8 euro.

Castello di Agliè, esterno
@Dario Fusaro - Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
Il maestoso Castello di Agliè

L’altro castello della provincia torinese è il Castello di Masino a Caravino. Immerso in un parco monumentale, la dimora di un illustre casato piemontese: la famiglia dei Conti Valperga di Masino, racconta mille anni di storia in un percorso tra saloni affrescati e arredati e un parco meraviglioso. Oggi è un Bene del Fondo per l’Ambiente Italiano. Si può visitare dalle 10.00 alle 18.00. Il biglietto per la visita del castello e del parco costa 15 euro (per gli iscritti al FAI è gratuito).

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123RF
L’elegante Castello di Masino in Piemonte

Asti

Sulle cime delle colline dell’astigiano sono tantissimi i castelli che spuntano qua e là. Non tutti sono aperti per le visite domenica, però, ecco quali: Torre del Conte Ballada di Saint Robert a Castagnole delle Lanze. La storia di questo luogo è particolare: nel 1878, il Conte Paolo Ballada di Saint Robert venne ad abitare a Castagnole dove acquistò la casa del castello e il colle adiacente, che ripopolò di piante e di fiori e dove fece costruire la torre. Si visita dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00. L’ingresso costa 3 euro, con un calice di vino, 8 euro.

L’area del Castello di Castelnuovo Calcea è un altro dei luoghi vistabili. Del castello di origine medievale oggi non restano che i bastioni e la torre di avvistamento. Eretto nel 1154 per volere dei marchesi d’Incisa, fu distrutto dai savoiardi nel 1634, ma fu ricostruito più volte perché subì numerose distruzioni durante le guerre che insanguinarono il Monferrato nei due secoli successivi. L’ultimo importante restauro è avvenuto nel XVII secolo in cui furono ricostruitele torri, il dongione e riparata la parte danneggiata da un grave incendio. La visita è libera dalle 10.00 alle 19.00 e anche l’ingresso è gratuito.

Il Castello di Costigliole d’Asti o Castello di Rorà ricorda i castelli francesi della Loira. Se nel corso del ‘500 divenne un’importante roccaforte militare, quello che vediamo oggi si deve all’opera di ristrutturazione avvenuta nell’Ottocento. Ancora oggi è in parte di proprietà privata e in parte del Comune. Apre dalle 10.30 –alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30. Il biglietto costa  5 euro.

Nell’astigiano, si può anche salire sulla Torre medievale a San Giorgio Scarampi. Nel Medioevo, questo borgo che si erge a 655 metri d’altezza, era un importante avamposto militare. L’accesso è libero dalle 09.00 alle 19.00.

Cuneo

La provincia di Cuneo vanta alcuni dei borghi più belli d’Italia, alcuni noti ormai in tutto il mondo. Tra questi c’è Barolo e domenica si può visitare il Castello Falletti di Barolo che ospita il WIMU Wine Museum. Nato con funzione militare, divenne residenza, e poi fu radicalmente trasformato per ospitare un collegio e infine un museo. Aperto dalle 10.30 alle 19.00, l’ingresso costa 9 euro.

Aperto anche il Castello Reale di Govone, dalle 10.00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18.00. Fa parte del circuito delle Residenze Sabaude piemontesi, che l’UNESCO ha inserito nella lista del patrimonio artistico mondiale. Ingresso: 8 euro.

Famoso è anche il Castello dei Principi d’Acaja a Fossano che, per l’occasione, organizza tour alle ore 11.00, 15.00 e 16.30. Questa storica fortezza costruita tra il 1324 e il 1332 da Filippo I d’Acaja, fu poi trasformata dai Savoia in residenza signorile e oggi ospita la biblioteca civica. Ingresso 5 euro.

Domenica si organizzano ogni ora dalle 10.30 alle 17.30 visite guidate anche al Castello di Roddi, un esempio di architettura fortificata risultato di interventi successivi. Nel Cinquecento, fu proprietà del conte Gaio Francesco della Mirandola, nipote del grande filosofo e umanista Pico. All’interno si conservano decorazioni risalenti al Tre/Quattrocento e le cucine, risalenti al ‘500. Ingresso 6 euro.

Il Castello di Serralunga d’Alba è considerato il simbolo di questo paesaggio e domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei grandi vini. È uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un donjon francese. Il castello è aperto per visite guidate alle 10.30; 11.15; 12.00; 12.45; 14.30; 15.15; 16.00; 16.45; 17.30. Ingresso 6 euro.

Un altro Bene del FAI è il Castello della Manta, una fortezza medievale dal fascino severo, che nella sua Sala Baronale custodisce una stupefacente testimonianza della pittura tardogotica profana, ispirata ai temi dei romanzi cavallereschi. Il castello è aperto con orario 11.00-19.00. Ingresso intero 11 euro, gratuito per gli iscritti al FAI.

Veduta panoramica del Castello della Manta, Cuneo
iStock
Veduta panoramica del Castello della Manta

Tantissimi anche i musei aperti in occasione della giornata dei Castelli Aperti del Piemonte. Ad Alba si visita il Museo Diocesano dalle 14.30 alle 18.30, ingresso 5 euro. A Bra, il Museo Civico di Storia Naturale Craveri e il Museo Civico di Palazzo Traversa, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30 e Ingresso 5 euro per i singoli musei, 10 per tutti i musei civici Bra. A Dronero il Museo Civico Luigi Mallé (15.00 – 19.00, ingresso 5 euro). A Magliano Alfieri il Museo dei soffitti in gesso e il Teatro del Paesaggio, a cui s può aggiungere il Castello degli Alfieri, aperto con orario 10.30-18.30. Ingresso intero 5 euro per un museo, 7 euro per due musei. A Mombasiglio, il Museo del Generale Bonaparte nel Castello di Mombasiglio merita una visita, specie con i bambini, che impazziranno nel vedere migliaia di soldatini e il plastico che ricostruisce la battaglia del Bricchetto del 21 aprile 1796, quella che aprì a Bonaparte le porte della storia. Si visita dalle ore 10.00 alle ore 18.00, ingresso 8 euro.

Merita assolutamente una visita per la sua incredibile storia il Palazzo Salmatoris di Cherasco. Costruito all’inizio del ‘600, più volte abbellito, ingrandito e rimaneggiato, qui fu firmata la pace del 1631, nelle sue sale fu deposta la Sindone, allontanata da Torino nel 1706, e sempre qui Napoleone Bonaparte impose l’armistizio del 1796 ai Piemontesi, le sue sale furono elette più volte ad abitazione dalla corte Sabauda. Le visite sono aperte dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30. Ingresso gratuito.

A Saluzzo si possono visitare più luoghi aperti: la Casa Natale di Silvio Pellico, con visite accompagnate dalle 14:00 alle 19:00, ingresso 3,5 euro; Casa Cavassa (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 6 euro), la Torre Civica e la Pinacoteca Olivero (10.00-13.00 e 14.00-19.00, biglietto 3,5 euro, la Villa Belvedere Radicati (10.00-13.00 e 14.00-19.00, 5 euro) e La Castiglia (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 8 euro).

Diversi luoghi visitabili anche a Savigliano: il Museo Civico A. Olmo e Gipsoteca D. Calandra (10.00-13.00 e 15.00-18.30, 5 euro); Palazzo Muratori Cravetta con visite guidate e prenotazione obbligatoria alle 09.30 e alle 14.00; la Torre Civica alle 10.30 e alle 15.00 (3 euro).

A Priero si possono visitare dalle ore 10.00 alle ore 18.00 sia la Torre Medievale sia il borgo con tour guidati, previa prenotazione (4 euro), mentre a Corneliano d’Alba, solo su prenotazione, si visita la Torre.

Alessandria

La maggior parte dei Castelli Aperti il 23 agosto sono in provincia di Alessandria. Tra questi, il Castello dei Paleologi ad Acqui Terme, che ospita il Civico Museo Archeologico. Edificato nell’XI secolo, fu residenza dei vescovi-conti di Acqui fino alla metà del XIII secolo, per poi divenire roccaforte del borgo e sede dei Governatori della città. Prende il nome dalla dinastia che mantenne per secoli il dominio sul Monferrato. È aperto dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, con visite libere. L’ingresso costa 4 euro.

Il Castello dei Torriani e dei Bandello anche detto Palazzo Pretorio è ciò che rimane dell’antico castello di Castelnuovo Scrivia. Del complesso medievale si conservano una torre merlata alta circa 39 metri e alcuni tratti delle mura dell’antica fortificazione sui quali, intorno al XIV secolo, venne edificato il palazzo.

La Torre del Castello di Trisobbio si può visitare dalle ore 17.30 alle 19.00 con prenotazione obbligatoria. L’ingresso costa 2 euro. Il castello del XIII secolo invece oggi ospita un hotel e un ristorante.

Sempre ad Acqui Terme è aperta Villa Ottolenghi Wedekind, una dimora storica costruita nella prima metà del ‘900 sulle colline dal conte Arturo Ottolenghi e dalla moglie Herta von Wedekind zu Horst, pittrice e scultrice riconosciuta a pieno titolo tra le avanguardie del primo Novecento. Oggi ospita un relais, un ristorante ed è una location per eventi e matrimoni. Le visite guidate vengono fatte su prenotazione alle ore 16.30 (orario soggetto a riconferma). L’ingresso cista 15 euro.

Ad Alfiano Natta è aperta la Tenuta Castello di Razzano che ospita il Museo Artevino. Il museo e le cantine di invecchiamento sono aperti con orario 15.00 – 17.00 e l’ingresso costa 8 euro. Volendo, si può anche soggiornare perché è un resort.

Nella provincia di Alessandria si possono visitare anche i borghi di Ozzano Monferrato, un piccolo gioiello nel cuore del Monferrato Casalese, con le tracce delle antiche mura, una torre di cortina e Casa Bonaria, una rarissima abitazione del XV secolo. Si visita con l’ausilio di audioguide disponibili con QR Code. E il borgo di Rosignano Monferrato dove vengono organizzate visite a offerta libera alle 10.00, 11.30, 15.00, 16.30. Consigliata la prenotazione. Da non perdere sono gli infernot sotterranei che sono Patrimonio UNESCO.

Dell’iniziativa castelli Aperti in Piemonte della provincia di Alessandria fanno parte anche la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno che apre con: orario 10.00-13.00 e 14.00-18.00. L’ingresso costa 5 euro; il Museo d’Arte Sacra di San Francesco Paola Benzo Dapino di Cassine, aperto dalle 16.00 alle 19.00, ingresso 4 euro; e la Fondazione Elisabeth de Rothschild a Palazzo Lignana a Rivalta Bormida che offre visite guidate a 10 euro solo su prenotazione con orario 10.00-19.00.

Novara

Ci sono dei bei castelli anche nella provincia di Novara, benché siano meno conosciuti. Si può infatti visitare il Castello dal Pozzo a Oleggio Castello, che guarda il Lago Maggiore. Dimora dei Marchesi dal Pozzo d’Annone, ha una storia millenaria, iniziata nel 900, quando venne portato alla luce un castrum romano dove pare fosse dislocata la V Legione. Il castrum fu chiamato Q.Legio, da cui sembra derivi il nome Olegio, nominato Oleggio Castello dal 1186 in onore all’edificio visconteo edificato intorno all’anno Mille. Una meraviglia con splendide sale affrescate davvero inaspettata. Le visite sono su prenotazione. Il biglietto costa 15 euro.

Non è un vero e proprio castello Casa Calderara a Vacciago di Ameno, un borgo che si affaccia sulle colline del Lago d’Orta. Si tratta di un palazzo rinascimentale del tardo Cinquecento che ospita la Fondazione Antonio e Carmela Calderara, una casa-museo d’arte contemporanea che custodisce oltre 300 opere tra dipinti e sculture del Novecento. Le visite sono libere è gratuite dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Per le visite guidate è necessario contattare la struttura concordando orario e pagamento.

Sempre nella provincia novarese, apre – solo su prenotazione – il Castello di Vinzaglio, affacciato sul fiume Sesia. Dell’antico forte del XIII secolo rimangono soltanto i resti di tre torri e parte di murature, nei pressi dell’attuale castello rinascimentale. Nel corso del XIX secolo l’edificio divenne infatti di proprietà della famiglia Sella che lo restaurò e modificò secondo i canoni e la funzionalità di una residenza aristocratica di campagna.

Biella

Diversi i luoghi aperti anche in provincia di Biella. Partendo da Palazzo Gromo Losa, proprio a Biella, dove, da sabato 22 agosto, prende il via la rassegna “Fatti ad Arte” con la mostra “Tutto rose e fiori” di Elham M. Aghili (fino al 18 ottobre 2026), dalle ore 10.00 alle 19.00 (7 euro). E Palazzo La Marmora, un palazzo storico del XVI secolo che appartiene alla stessa famiglia da secoli e che oggi organizza eventi e matrimoni, che si può visitare liberamente dalle 16.00 alle 20.00. Ingresso 10 euro.

Tra le visite da non perder nella provincia di Biella c’è quella di Ricetto di Candelo, un complesso architettonico di epoca medievale composto da circa 200 edifici che occupano un’area di circa 13.000 mq, attraversato da strade. La prima citazione conosciuta di Candelo risale all’anno 988. L’accesso è libero, ma la Pro Loco organizza anche visite guidate. Se non siete mai stati, merita davvero.

E, infine, a Magnano è aperta al pubblico la Collezione Enrico a Villa Flecchia, un Bene del FAI, che organizza visite guidate dalle 14.30 alle 18.30. Ospita 60 dipinti realizzati fra Otto e Novecento, in raffinato dialogo con il paesaggio e l’incanto della montagna che si scorgono dalle finestre. Ingresso, 8 euro, iscritti al FAI 4 euro.

Il castello più alto d’Europa è lo Château de Brissac, il “Gigante della Loira”

19 août 2026 à 15:30

Ci troviamo in Francia, ma non nella parte caotica e mondana nel Paese, bensì nel suo volto meno conosciuto e appariscente, precisamente nella cornice della Valle della Loira. Qui, tra vigneti, borghi storici e alcuni dei più celebri castelli, si trova una dimora che sorprende già per le sue dimensioni. È il Château de Brissac, conosciuto come il “Gigante della Loira”: con i suoi sette piani e 204 stanze è considerato infatti il castello più alto di Francia e uno dei più imponenti dell’intera regione.

La sua particolarità, però, non è soltanto l’altezza. Brissac è una residenza ancora legata alla famiglia che la acquistò oltre cinque secoli fa e conserva al suo interno un sorprendente intreccio di storia, arredi preziosi, opere d’arte e ambienti scenografici. Tra questi, infatti, spicca addirittura un teatro Belle Époque da circa 200 posti, nato dalla passione per l’opera della marchesa Jeanne Say de Brissac.

La storia del Château de Brissac e cosa vedere

Le origini di Brissac sono molto più antiche dell’elegante dimora che si può ammirare oggi. La posizione, strategica e protetta dal corso dell’Aubance, fu scelta già nel X secolo dal conte d’Angiò Foulques Nerra per costruire una fortificazione. Nei secoli successivi il castello fu protagonista di guerre e passaggi di proprietà, fino all’arrivo della famiglia Brézé. Di questa fase medievale rimangono soprattutto le due torri asimmetriche della facciata orientale, elementi che ancora oggi contribuiscono all’aspetto imponente e quasi fiabesco dell’edificio.

Durante la visita si possono scoprire gli ambienti storici della residenza, tra cui il grande salone, dove sono conservati ritratti e ricordi della famiglia, e la sala da pranzo, ancora apparecchiata come se dovesse accogliere gli ospiti del duca. Il percorso conduce poi attraverso camere storiche e gallerie di dipinti fino al sorprendente teatro Belle Époque, realizzato alla fine dell’Ottocento. La visita termina nelle cantine, dove i vini della proprietà, tra cui Anjou Villages Brissac e Rosé d’Anjou, maturano sotto le volte in pietra. Il percorso può quindi concludersi con una degustazione e una visita alla boutique del castello.

Anche il parco paesaggistico merita una visita. Nel corso dei secoli l’area è stata trasformata da un’antica zona paludosa ai piedi della fortificazione in un elegante giardino attraversato da viali e alberi secolari. Dal parco si possono osservare le facciate del castello da diverse prospettive, in particolare dalla collina del Mausoleo e dagli specchi d’acqua.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Château de Brissac si trova a Brissac-Loire-Aubance, nel dipartimento del Maine-et-Loire, nella regione dei Paesi della Loira, non lontano da Angers. La posizione è particolarmente comoda per inserirlo in un itinerario dedicato ai castelli della Loira. Da Angers si raggiunge in circa 20 minuti in auto, dirigendosi verso sud e attraversando la Loira e i suoi numerosi bracci.

Per chi arriva in auto, la soluzione più pratica è quindi partire da Angers, facilmente collegata alle principali città francesi. Il castello può diventare anche una tappa di un itinerario più ampio alla scoperta dell’Anjou e dei suoi vigneti. Il castello e il parco sono aperti tutti i giorni dalle 10 alle 18 con orario continuato. L’ultimo ingresso al castello è consentito un’ora prima della chiusura. È quindi consigliabile arrivare con sufficiente anticipo per avere il tempo di visitare sia gli interni, che il parco.

Musei, siti archeologici e castelli aperti a Ferragosto 2026: dove andare il 15 agosto

11 août 2026 à 11:00

Ferragosto non significa necessariamente mare, per chi resta in città o è in viaggio e vuole alternare una giornata culturale alla spiaggia, il 15 agosto 2026 offre moltissime possibilità. Il Ministero della Cultura ha previsto l’apertura di musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali, compresi castelli, abbazie, ville e giardini.

Le visite si svolgeranno negli orari e con le modalità stabilite dalle singole strutture. Da sottolineare che quella del 15 agosto non è un’apertura gratuita. Per visionare tutti i siti aperti e le informazioni relative ad orari e eventuali prenotazioni, consultare il sito ufficiale del Ministero della Cultura.

Nord Italia

Nel Nord Italia le occasioni spaziano dall’archeologia alle residenze storiche. In Piemonte si possono scegliere il Castello di Racconigi, aperto dalle 9 alle 19, oppure il Castello di Moncalieri, mentre nell’area di Gavi è possibile visitare il Forte di Gavi e l’area archeologica di Libarna.

A Ferragosto anche Torino apre le porte alla cultura: sabato 15 agosto la Fondazione Torino Musei accoglie visitatori e turisti alla GAM, al MAO e a Palazzo Madama, tutti aperti con orario continuato dalle 10 alle 18 e con biglietto ridotto per le collezioni e le mostre. Alla GAM si possono visitare, tra le altre, “Un altro Novecento” e le esposizioni dedicate a Vincenzo Agnetti e Lisetta Carmi; al MAO è protagonista “Paesaggi da sogno”, con le celebri stampe di Hiroshige dedicate alle 53 stazioni della Tōkaidō; a Palazzo Madama si possono invece scoprire le mostre “MonumenTO”, “Giardini” e “Bianco al femminile”. La giornata sarà arricchita anche da visite guidate speciali, dedicate alle collezioni e alle mostre dei tre musei, con prenotazione consigliata.

In Emilia-Romagna, Palazzo Milzetti – Museo Nazionale dell’età neoclassica in Romagna – a Faenza accoglie i visitatori dalle 9 alle 18.30 e propone anche una visita guidata (alle ore 16:30) dedicata al significato storico di Ferragosto. A Modena e provincia sono aperte la Galleria Estense e il Palazzo Ducale di Sassuolo.

Ma il Ferragosto in Emilia-Romagna regala tanti altri appuntamenti. A Piacenza la giornata si tinge di magia al calar del sole con “Le Cupole al Tramonto – Mirabili Prospettive”: si possono visitare la Cattedrale e Santa Maria di Campagna, ammirando alla luce del tardo pomeriggio gli affreschi di Guercino e Pordenone. A Rivalta, sempre nel Piacentino, Ferragosto si festeggia tra storia e sapori al Castello di Rivalta, dove il borgo medievale accoglie i visitatori per una giornata speciale. Dalle 10:30 sono previste visite guidate su prenotazione alle eleganti sale storiche, accompagnate dai Conti Zanardi Landi, mentre al Bistrot del Borgo si può scegliere tra la tradizionale grigliata di Ferragosto e il menù estivo. La giornata prosegue tra aperitivi e una cena sotto le stelle.

Torna la kermesse "Oh Che Bel Castello!" in Emilia-Romagna
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Castello di Rivalta, Rivalta Trebbia (PC)

A Modena, la Fondazione AGO apre a Ferragosto dalle 15 alle 19, offrendo l’occasione di visitare due mostre: “Visioni necessarie”, dedicata alla fotografia italiana contemporanea al femminile, e “Figurati Modena”, progetto nato per celebrare i vent’anni del Museo della Figurina. A Reggio Emilia, nel weekend di Ferragosto, si può visitare la mostra “Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo”, dedicata al grande cantautore e allestita allo Spazio Gerra dalle 16 alle 20. Il percorso racconta la sua poetica attraverso nove canzoni, materiali d’archivio inediti, fotografie personali e opere di illustratori, creando un viaggio tra musica, memoria e parole.

Bologna, infine, offre diverse occasioni per trascorrere Ferragosto tra arte e fotografia: a Palazzo Pepoli è aperta “Frida Kahlo. Lo sguardo come identità”, dalle 10 alle 19; alla Fondazione MAST si può invece visitare “Bernd & Hilla Becher. History of a Method”, ampia retrospettiva dedicata ai due grandi fotografi tedeschi; al MAMbo protagonista è “Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce”, che racconta il sodalizio tra il fotografo e lo scrittore. Apertura straordinaria anche a Palazzo Fava, dove è possibile visitare “Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005)”, prorogata fino al 18 ottobre.

In Liguria, invece, Palazzo Reale e Palazzo Spinola a Genova aprono eccezionalmente nel pomeriggio (13:30-19), mentre il Forte Santa Tecla di Sanremo può essere visitato in fascia serale (17:30-23:30).

Anche il Veneto offre diverse alternative: il Museo nazionale di archeologia del Mare di Caorle sarà aperto dalle 9 alle 13, mentre il Museo nazionale Atestino di Este e il Museo archeologico nazionale Concordiese di Portogruaro saranno regolarmente aperti al pubblico con le solite modalità di ingresso.

Musei e castelli aperti a Ferragosto al Nord
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Veduta aerea di Racconigi

Centro Italia

Al Centro, Roma si conferma una delle destinazioni più ricche per trascorrere Ferragosto tra arte e storia. Il 15 agosto sono visitabili, tra gli altri, Castel Sant’Angelo, aperto dalle 9 alle 19.30, Palazzo Barberini, dalle 10 alle 19, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e il Parco Archeologico dell’Appia Antica. Anche il Pantheon rientra nel programma delle aperture.

In Toscana, il Museo Archeologico Nazionale di Siena sarà aperto dalle 10 alle 19, offrendo l’occasione di scoprire le collezioni che raccontano la storia antica del territorio, mentre a Siena si può aggiungere una visita a Villa Brandi a Vignano, organizzata su turni (14-15:30-17). Nelle Marche, tra le proposte figurano il Museo Archeologico Nazionale di Ancona, l’Antiquarium statale di Numana e la Rocca Roveresca di Senigallia: un’occasione per unire patrimonio archeologico, arte e architettura fortificata.

Sud Italia

Scendendo verso Sud, la scelta comprende grandi complessi monumentali e importanti aree archeologiche. A Napoli sono aperti il Museo e Real Bosco di Capodimonte, la Certosa e Museo di San Martino e Villa Floridiana.

Poco più a sud, al Parco Archeologico di Ercolano, il Ferragosto si trascorre tra le vestigia dell’antica città romana: il Parco Archeologico sarà infatti regolarmente aperto anche il 15 agosto, dalle 8:30 alle 19:30 (ultimo ingresso alle 18). Un’occasione per visitare uno dei siti archeologici più affascinanti d’Italia, Patrimonio UNESCO, proprio in un’estate che sta facendo registrare numeri in crescita: a luglio sono stati 44.985 i visitatori, il 6,8% in più rispetto allo stesso mese del 2025.

In Campania meritano attenzione anche la Certosa di San Lorenzo a Padula, il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano, dove si racconta la storia degli Etruschi di frontiera e il Museo alla Reggia di Caserta.

In Puglia, invece, si può scegliere tra il Castello Svevo di Bari, il Castello Svevo di Trani e il Castello di Copertino, oppure visitare l’Anfiteatro romano di Lecce. Anche il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, con la mostra dedicata ad atleti e competizioni nel Mediterraneo, è tra le aperture del 15 agosto.

Musei e siti archeologici aperti a Ferragosto al Sud
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Bari, Castello Svevo

All’ombra di una maestosa stella di pietra: il Forte di Nossa Senhora da Graça a Elvas, meraviglia portoghese

10 août 2026 à 17:30

Quando si arriva a Elvas, nell’Alentejo orientale, la prima impressione che generalmente si ha è quella di una città che ha trasformato il paesaggio circostante in un enorme sistema difensivo. Del resto la frontiera con la Spagna è vicina e Madrid si trova lungo uno degli assi storici più importanti della penisola iberica. E sul Monte da Graça, circa 1 km a nord di Elvas, c’è una fortezza che appare quasi sproporzionata rispetto alla campagna circostante: è il Forte di Nossa Senhora da Graça, chiamato anche Forte de Lippe, dal nome del conte Wilhelm von Schaumburg-Lippe, militare tedesco incaricato dal re portoghese D. José I di riorganizzare l’esercito.

La posizione fu scelta con grande attenzione, in quanto la collina raggiunge una quota superiore rispetto alla città e mette a disposizione un controllo visivo straordinario sulla pianura alentejana e sulla direttrice verso la frontiera. Se da lontano la forma geometrica sembra quasi astratta, avvicinandosi rivela una complessità molto più profonda.

Bastioni, terrapieni, fossati asciutti, rivellini, casematte, cortine e strutture sotterranee formano una macchina bellica studiata per rallentare, confondere e logorare un esercito nemico prima ancora del suo ingresso nel cuore della piazzaforte. Il Forte da Graça appartiene al grande complesso delle fortificazioni di Elvas, riconosciuto dall’UNESCO nel 2012, che comprende il centro storico fortificato, l’acquedotto di Amoreira, il Forte di Santa Luzia, il Forte da Graça e 3 fortini periferici.

Breve storia del Forte di Nossa Senhora da Graça

Prima delle mura c’era una piccola costruzione religiosa. Sul Monte da Graça sorgeva infatti un eremo dedicato a Nossa Senhora da Graça, dal quale deriva il nome della collina e poi quello della fortezza. La tradizione locale lega la ricostruzione della cappella alla bisnonna di Vasco da Gama, il navigatore portoghese protagonista dell’apertura della rotta marittima verso l’India.

La posizione aveva già assunto valore bellico nel XVII secolo. Nel 1658, durante la Guerra della Restaurazione portoghese, gli Spagnoli costruirono sul rilievo una specie di rifugio destinato a sostenere le operazioni contro Elvas. La città era infatti diventata una pedina fondamentale dopo la restaurazione dell’indipendenza portoghese nel 1640.

La costruzione della fortezza attuale iniziò nel 1763, sotto D. José I. Il progetto fu affidato inizialmente all’ingegnere Étienne, poi al colonnello Guillaume Louis Antoine de Valleré, e il gigantesco cantiere arrivò alla conclusione nel 1792, già durante il regno di D. Maria I. Quasi 30 anni di lavori danno un’idea della scala dell’impresa.

Il progetto nacque anche in risposta all’evoluzione dell’artiglieria: i cannoni del XVIII secolo raggiungevano distanze maggiori rispetto al passato e rendevano necessario spostare la difesa più avanti rispetto alle mura urbane. Il Forte da Graça fu quindi concepito quale posizione avanzata, in modo da poter proteggere Elvas dall’alto e interagire con l’intero sistema difensivo.

Il forte entrò nella storia bellica del Portogallo durante la Guerra delle Arance del 1801, resistendo alle forze spagnole, e durante la Guerra Peninsulare, quando nel 1811 fu sottoposto al bombardamento delle truppe francesi guidate dal generale Soult. Con il progresso delle tecniche militari la funzione originaria perse gradualmente importanza.

La fortezza ebbe però una seconda vita, assai diversa dalla precedente: dal 1856 fu utilizzata quale compagnia di correzione e nel 1894 divenne deposito disciplinare. La destinazione carceraria proseguì per decenni e il complesso accolse anche prigionieri politici durante il periodo repubblicano e fino al 1974.

La visita al forte e cosa vedere

Entrare nel Forte da Graça permette di passare attraverso una successione di difese pensate per rendere l’avanzata nemica lenta e difficilissima. Il complesso possiede tre grandi linee difensive, articolate tra opere esterne, corpo principale e reduto centrale. Fossati profondi separano le varie parti, mentre terrapieni e murature assorbono l’impatto dell’artiglieria.

La prima cosa da osservare è proprio il rapporto tra vuoti e pieni. Il fossato asciutto sembra circondare una città in miniatura. Le masse di terra proteggono le strutture interne, mentre bastioni e angoli sporgenti permettono di controllare il terreno attraverso il fuoco incrociato.

Il recinto principale possiede una pianta geometrica articolata in quattro bastioni. La porta monumentale sul lato meridionale costituisce uno degli elementi architettonici più sorprendenti dell’intero complesso. All’esterno prevalgono la geometria e l’imponenza, mentre all’interno emergono gli spazi necessari alla vita quotidiana di una guarnigione.

Il cuore della struttura è il reduto centrale, una costruzione monumentale a pianta ottagonale.  La parte inferiore ospitava la cappella, mentre sotto il livello del terreno si trovava la grande cisterna, elemento essenziale per garantire riserve idriche durante un eventuale assedio. Ai piani nobili c’era invece la Casa del Governatore.

La Casa del Governatore rappresenta uno dei punti più interessanti della visita, soprattutto per la posizione dominante. Da questa quota la lettura del paesaggio cambia ed Elvas appare inserita in una rete difensiva molto più vasta, al punto che diventa evidente il rapporto visivo tra la città, il Forte di Santa Luzia e le altre strutture militari.

Poi c’è la cappella dove, durante i lavori di recupero, sono stati individuati affreschi del XIX secolo, poi sottoposti a intervento conservativo. Meritano attenzione anche la cisterna, le gallerie di tiro, la prigione e gli ambienti sotterranei.

Dove si trova e come arrivare

Il Forte da Graça si trova sull’omonima cima, a circa 1 km a nord di Elvas, nell’Alentejo orientale portoghese, a breve distanza dalla frontiera spagnola. Arrivando in automobile da Elvas, il forte si raggiunge rapidamente seguendo la segnaletica per il Monte da Graça. La strada conduce fuori dal centro abitato e lascia progressivamente spazio al paesaggio rurale dell’Alentejo. Nel giro di pochi minuti la città fortificata resta alle spalle e davanti appare una costruzione che sembra quasi nascere dalla collina.

Forte da Graça, Portogallo
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Tutta la bellezza del Forte da Graça

Chi arriva dall’Italia può raggiungere Elvas passando per il Portogallo continentale, oppure attraverso la Spagna.  Il consiglio più utile riguarda il tempo da dedicare alla visita: una rapida occhiata dall’esterno restituisce solo una piccola parte del valore del Forte da Graça. La vera sorpresa arriva entrando nei suoi spazi, seguendo la successione delle difese e raggiungendo le parti più alte. Solo allora, infatti, la scala dell’opera diventa leggibile.

Macchiagodena, il borgo dei libri che guarda il Matese

8 août 2026 à 13:00

Adagiato in posizione panoramica nel cuore del Molise, Macchiagodena è un piccolo borgo conosciuto con l’appellativo di “Terrazza sul Matese“: basta, infatti, volgere lo sguardo oltre le case e i tetti del centro storico perché il paesaggio si apra verso il massiccio del Matese, maestosa presenza che domina l’orizzonte e accompagna la scoperta del paese.

La vista sulle montagne è soltanto uno dei motivi per raggiungerlo: Macchiagodena custodisce un possente castello arroccato sulla roccia, testimonianze archeologiche, edifici religiosi, antiche case in pietra e tradizioni artigiane che raccontano il forte legame della comunità con la propria storia.

A completare il quadro è poi la natura che abbraccia l’abitato, da vivere a passo lento lungo sentieri immersi nel verde.

Dal castello ai sentieri, cosa vedere a Macchiagodena

A vegliare Macchiagodena dall’alto è innanzitutto il suo Castello, nato come fortezza di avvistamento per il controllo dei confini e costruito in una posizione che ne rivela ancora oggi l’originaria funzione difensiva: si innalza infatti su uno sperone di roccia calcarea, con tre lati inaccessibili posti a strapiombo sulla parete rocciosa. All’interno del recinto dell’antico castello si conservano ancora statue e altri materiali scultorei in pietra tra cui spicca il grande leone collocato sul lato orientale, databile al XIII secolo.

Tra gli edifici più importanti merita poi attenzione la Chiesa di San Nicola, una delle principali testimonianze storiche e religiose del borgo: le origini non sono definite con certezza ma la sua presenza è sicuramente antecedente al XVII secolo.

Nel centro storico incontriamo anche il Villaggio San Nicola, formato da una decina di case in pietra: una parte delle abitazioni venne ristrutturata nel 1992 per volontà di Don Francesco Romano, parroco del paese, che le aveva ricevute in dono.

Macchiagodena ha però scelto di raccontarsi anche grazie ai libri: la Terrazza della Lettura è un suggestivo salotto letterario a cielo aperto pensato per fermarsi a leggere e alzare lo sguardo verso il panorama del massiccio del Matese. Il legame tra il borgo e la letteratura prosegue lungo vie e piazze, dove fanno bella mostra di sé panchine letterarie, casette dedicate al bookcrossing e aforismi di scrittori famosi incisi o dipinti sui muri. Teniamo anche presente che il borgo molisano è la sede del network italiano dei “Borghi della Lettura” e ospita spesso eventi e presentazioni letterarie.

Panchina letteraria di Dante Alighieri sulla Terrazza della Lettura a Macchiagodena, Molise
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Panchina letteraria di Dante Alighieri sulla Terrazza della Lettura

Ma siamo appena all’inizio. In località Fosso Pampalone è visitabile lo scavo archeologico di Macchiagodena, dove sono emerse le tracce di un insediamento di culto risalente al periodo sannitico.

Ancora, il borgo mantiene vivo il legame con la cultura popolare e con i saperi tramandati nel corso delle generazioni: tra le attività artigianali ancora presenti occupa un posto importante la lavorazione della creta e della ceramica, patrimonio che ha scelto di preservare con l’apertura di un laboratorio-scuola di ceramica.

Se desiderate invece allontanarvi dalle vie del centro e immergervi nel paesaggio potete seguire il sentiero LIPU, interessante per gli appassionati di natura e di birdwatching: il percorso si sviluppa lungo la gola attraversata dal torrente Rio Secco e conduce alla scoperta di angoli suggestivi, accompagnati da scorci panoramici sulle montagne dell’Alto Molise.

Dove si trova Macchiagodena e come arrivare

Il centro storico di Macchiagodena, Molise
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Scorcio del centro storico di Macchiagodena

Macchiagodena si trova in provincia di Isernia, a mezza costa sulle montagne del Molise centrale, in un territorio che condivide con i comuni di Frosolone e Carpinone. La posizione nel cuore della regione permette di raggiungerlo in auto sia dal versante adriatico sia dalle principali direttrici provenienti da Roma e Napoli.

Arrivando dall’autostrada A14, occorre uscire a Termoli e imboccare la SS Bifernina seguendo le indicazioni per Campobasso. Da qui si prosegue verso Isernia fino a raggiungere il bivio Cantalupo-Macchiagodena.

Se percorrete l’A1 Roma-Milano-Napoli, provenendo da Roma l’uscita di riferimento è San Vittore, mentre arrivando da Napoli utilizzate il casello di Caianello. Proseguite quindi in direzione Venafro-Isernia e imboccate la SS 17 verso Campobasso, fino al bivio Cantalupo-Macchiagodena.

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Isernia, distante circa 22 chilometri. Il paese è inoltre servito dagli autobus delle Autolinee Trasporti Molise (ATM).

Borgate nel Borgo, la festa che anima Macchiagodena

Il legame di Macchiagodena con la propria storia torna protagonista ogni estate con Borgate nel Borgo, manifestazione che si svolge durante il primo fine settimana di agosto e coinvolge le contrade del paese.

Per tre giorni il centro storico cambia volto tra festeggiamenti, sfide e appuntamenti che portano fino all’elezione della contrada reggente. L’evento rievoca l’assedio dei baroni del 1460 e trasforma un episodio del passato in un’occasione per riunire la comunità e far conoscere tradizioni e identità locali.

Organizzata dalla Pro Loco di Macchiagodena, si sviluppa tra i vicoli del borgo con un percorso che unisce cultura ed enogastronomia: le contrade curano gli stand della cena itinerante mentre musica dal vivo e animazione accompagnano le serate.

Moritzburg, il castello barocco che nasconde l’unico faro della Sassonia

Par : elenausai10
7 août 2026 à 15:00

Nessun angolo della Germania sarebbe completo senza il proprio castello, e la regione della Sassonia non fa eccezione. Uno dei più belli è sicuramente il castello di Moritzburg, situato vicino a Dresda, il cui centro storico è uno scrigno prezioso di architetture storiche.

Circondato dalle acque di un grande stagno artificiale e immerso nel verde di un parco secolare, questo castello barocco sembra uscito da una fiaba: non a caso, è stato una delle location del film Tre nocciole per Cenerentola e, ogni inverno, le sue sale si vestono a festa richiamando proprio quell’atmosfera, per la gioia di chi visita la Sassonia nel periodo natalizio. Sulla scalinata esterna è presente una scarpetta di bronzo che ricorda proprio quella persa da Cenerentola nel film.

La storia del castello di Moritzburg

Le origini di Moritzburg risalgono al 1542, quando il duca Maurizio di Sassonia fece costruire un padiglione di caccia in stile rinascimentale su una collina granitica, nel cuore della foresta di Friedewald. Nel 1661 venne edificata la cappella, consacrata secondo il rito cattolico in occasione dell’incoronazione di Augusto il Forte a re di Polonia e tuttora sede di funzioni religiose.

È proprio Augusto il Forte a dare a Moritzburg l’aspetto che conosciamo: dal 1723 avvia una trasformazione radicale, affidando all’architetto Matthaeus Daniel Poeppelmann il compito di convertire l’antico padiglione in un sontuoso palazzo barocco, pensato per feste, battute di caccia e persino finte battaglie navali sullo stagno del castello. Il progetto, però, rimase incompiuto alla morte del sovrano e solo nel 1800 un suo pronipote proseguì l’opera, integrando ulteriormente il castello nel paesaggio circostante.

Nel corso del Novecento, Moritzburg fu residenza della famiglia Wettin fino al 1945, quando il castello fu confiscato nell’ambito delle riforme del dopoguerra nella Germania dell’Est. Alcuni tesori artistici, sepolti nel parco per proteggerli, furono in gran parte scoperti e portati via dalle truppe sovietiche: solo nel 1996 alcune casse di gioielli e ornamenti in oro tornarono alla luce grazie alla scoperta di archeologi amatoriali.

Vista aerea del castello di Moritzburg in Sassonia
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Vista dall’alto del castello di Moritzburg

Cosa vedere durante la visita al castello

All’interno del castello sono custoditi diversi tesori: una delle più importanti collezioni europee di trofei di caccia, raffinati arazzi in pelle dorata e la “Stanza delle Piume”, rivestita con oltre un milione di piume colorate.

Da non perdere anche il Castello dei Fagiani, piccolo gioiello rococò affacciato sullo stagno, con tanto di porticciolo in miniatura e l’unico faro della Sassonia: un tempo scenografia per le celebrazioni della corte, oggi tra i monumenti tedeschi di maggior pregio artistico dopo un accurato restauro completato nel 2013.

Il parco che circonda il castello, invece, ispirato ai giardini francesi voluti da Augusto il Forte, non fu mai portato a termine secondo il disegno originale, ma la sua ricostruzione, avviata nel 1990 sulla base di una pianta del 1740, restituisce oggi l’atmosfera romantica che il luogo ha assunto nell’Ottocento.

Il faro rosa di Moritzburg in Sassonia, unico faro della regione
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Il faro di Moritzburg, l’unico della Sassonia

Dove si trova, prezzi e orari

Il castello di Moritzburg si trova a pochi chilometri da Dresda, nel cuore della Sassonia.

In auto, è raggiungibile dall’A4 (uscita Dresda-Wilder Mann) o dall’A13 (uscita Radeburg), seguendo le indicazioni locali. Con i mezzi pubblici, si può prendere il treno per Dresda-Neustadt e proseguire con l’autobus 477 in direzione Radeburg, oppure la linea M da Meißen. Un’alternativa suggestiva è la storica ferrovia a scartamento ridotto “Lößnitzdackel”, che collega Radebeul a Moritzburg.

Il castello è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00. Il biglietto d’ingresso costa 12 euro per gli adulti e 4,50 euro per i bambini.

Abbarbicato su uno sperone di roccia, è stato teatro di una tragedia che ha segnato la storia: il Castello di Montségur

6 août 2026 à 17:00

A 1207 metri di altezza, la fortezza di Montségur è stata teatro di una tragedia che ha segnato la storia di Francia e che vi vogliamo raccontare. Simbolo della resistenza catara (fu uno degli ultimi rifugi di questi uomini perseguitati dalla Chiesa che chiama il luogo “Sinagoga di Satana”), le sue rovine ancora oggi attirano migliaia di turisti (e studiosi dell’esoterismo), grazie anche al grande lavoro svolto dagli abitanti del borgo che lo stanno restaurando e facendo rinascere.

A gennaio 2026, il Castello di Montségur ha ottenuto il marchio Grand Site de France, un riconoscimento che premia la qualità del progetto di conservazione, gestione e valorizzazione portato avanti a livello locale da dieci anni dalla comunità dei Comuni del Pays d’Olmes, in Occitania.

A luglio, però, è arrivato il riconoscimento più grande, quello dell’UNESCO, che ha inserito il castello nella lista dei Patrimoni dell’umanità insieme alle altre Fortezze reali della Linguadoca. Distribuite tra Aude e Ariège, queste otto fortezze raccontano la nascita del potere reale francese nel Sud della Francia dopo la Crociata contro gli Albigesi avvenuta nel XIII secolo.

La storia del Castello di Montségur

Le prime tracce di insediamento sulla scoscesa montagna di Montségur (chiamata “pog” nel dialetto locale, dal latino “podĭum”) risalgono all’Età del Bronzo, tuttavia indizi appartenenti al Basso Impero, come tegole, monete e ceramiche, rivelano che il sito fu occupato dai Gallo romani. Nel 1204, alla vigilia della Crociata contro gli albigesi, due diaconi catari chiedono al nobile del luogo, Raymond de Péreille, di “ricostruire il castrum di Montségur”. Il castrum ovvero villaggio fortificato ha accolto, dal 1204 al 1244, abitanti di religione catara, credenti e signori “faydit” (“esiliati”, in lingua franco-provenzale). Nel 1232, Montségur diventa sede della Chiesa catara, in breve, una forma di cristianesimo dissidente che contesta l’autorità del clero cattolico.

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Il Castello di Montségur sulle cima della collina

Con il passare del tempo, il castrum diventa un vero e proprio borgo fortificato inerpicato sulla cima della ripida montagna. Le case, costruite sull’orlo del precipizio, creano una fitta rete di stradine, scalette e
vicoli, formando un villaggio di montagna.

Dopo un primo assedio fallito nel 1241 e il massacro degli inquisitori ad Avignonet nel 1242, nel 1243, l’armata reale stringe d’assedio il castrum. Per qualche mese i difensori resistono ai crociati, ma poi una squadra speciale di crociati fa cadere l’avamposto fortificato, chiamato la Roccia della Torre: nel 1244, il presidio si arrende e viene concessa una tregua. Tuttavia, i 225 catari del borgo dichiararono di non voler rinunciare alla propria fede così vengono bruciati vivi dall’Inquisizione alle pendici del “pog” (un luogo chiamato Prat dels Cramats, “il campo dei bruciati”). Questa vicenda segna la fine del movimento cataro in Occitania. La storia di questi catari è stata anche cantata dagli Iron Maiden nel brano “Montségur”, contenuto nell’album “Dance of Death” uscito nel 2003.

Alla fine del XIII secolo, la famiglia di Lévis fa costruire una nuova fortezza sulle macerie del preesistente castrum, ma con le guerre di frontiera tra i reami di Francia e di Aragona, il castello diventa di secondaria importanza.

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123RF
Le mura del Castello di Montségur

L’attuale fortezza è stata costruita dopo la distruzione del castrum cataro. Fu re Luigi IX a ordinare che fosse ricostruita in funzione difensiva contro il regno d’Aragona, come parte di una rete strategica di fortificazioni destinate a proteggere i confini del reame francese, funzione che assolse fino all’inizio del Cinquecento, quando venne abbandonata.

Oggi, gli abitanti del borgo stanno lavorando per riqualificare il casello e riportarlo all’antico splendore.

Visitare la fortezza

L’ascesa alle rovine del castello comincia da una ripida salita attraverso il Prat dels Cramats, il presunto luogo dove i 225 catari furono bruciati nel rogo per aver rifiutato di rinunciare alla propria fede e sopra il quale si erge la stele commemorativa datata 16 marzo 1244. Grandioso e indimenticabile, così lo descrivono coloro che hanno camminato sulle pietre levigate dei suoi gradini.

Lungo il sentiero, si trovano le tracce dei muri a secco che corrispondono ai primi resti del castrum cataro. Più in alto troviamo gradini scavati nella roccia per facilitare la salita degli asini.

In origine si entrava da una porta posta al primo piano che era munito di quattro finestre a crociera di pietra. Una porta si apriva su una scala a chiocciola che saliva ai piani superiori e scendeva verso la sala bassa. Questa specie di cantina era sostenuta da una volta in pietra della quale rimane visibile l’impronta dell’arco franato. Era provvista di cinque feritoie e aveva sia una funzione difensiva sia di magazzino.

All’esterno del castello e alla base del dongione – che in origine era ancora più alto di come lo vediamo oggi – si trovano delle terrazze che sono i resti dell’antico castrum cataro, dove erano ubicate le abitazioni, le cisterne, i granai, le scuderie e tutto il resto dell’abitato.

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La salita verso il Castello di Montségur

Museo archeologico e storico

Nel museo di Montségur, grazie a varie ricostruzioni, si può vedere com’era organizzato il castrum. Il museo si trova nel villaggio che conta solamente 116 abitanti, all’interno del municipio, a circa 1,5 km dal parcheggio del castello. È raggiungibile a piedi dal castello tramite un sentiero segnalato. La visita al museo dura dai 20 ai 60 minuti, a seconda degli interessi dei visitatori. Il museo è aperto, a partire dal 5 aprile 2026, tutti i giorni dalle 12:00 alle 17:30. A luglio e agosto, dalle 11:00 alle 19:00, a settembre, dalle 12:00 alle 17:30 e a ottobre, solo il pomeriggio dalle 14:00 alle 18:00.

Come arrivare

Il castello di Montségur si trova a 20 minuti di auto da Lavelanet, la città più importante del Pays d’Olme, e a 40 minuti da Foix, Capoluogo di dipartimento. Si consiglia di utilizzare gli autobus per raggiungere Montségur. Un servizio navetta regionale collega il villaggio al castello. Il parcheggio “Col de Montségur”, vicino al centro visitatori ai piedi della montagna, offre posti riservati agli autobus. Il parcheggio è gratuito, senza limiti di tempo, per tutti i veicoli.

La biglietteria del castello e del museo si trova nell’edificio della reception ai piedi del “pog”. Questo edificio di accoglienza ospita un punto informazioni turistiche sui Pirenei Catari, dove i visitatori possono trovare brochure e ricevere consigli sui luoghi di interesse della zona. Dal centro visitatori, una passeggiata di 35 minuti lungo un sentiero di montagna conduce al castello. Si raccomandano scarpe da trekking comode, un cappello e acqua perché sul castello non ci sono servizi. Il sentiero è ripido. Per la visita guidata, bisogna calcolare almeno un’ora, oltre al tempo necessario per la salita. Per la discesa, ci vogliono 20-25 minuti. Le visite guidate, condotte dalle guide del castello, si svolgono nel cortile.

Dalla sua cima, si può godere di una magnifica vista panoramica sul villaggio sorto ai piedi della fortezza e sui paesaggi dei Pirenei che la circondano.

La fortezza millenaria inespugnabile, tra prigioni, principesse, fantasmi e celebri fuggitivi, dove arte e panorami abbracciano tre regioni: il Forte di Gavi

5 août 2026 à 12:46

A cavallo fra tre regioni – Liguria, Piemonte e Lombardia – il Forte di Gavi domina un vastissimo territorio noto anche come Oltregiogo da prima dell’anno Mille. A distanza di secoli, questa fortezza inespugnabile – e da cui era quasi impossibile fuggire – è ancora lì, bella e austera com’era un tempo, e da poco ha riaperto i battenti dopo un grande rinnovo, pronta per essere visitata.

Quattro secoli dopo l’avvio del cantiere che ha trasformato l’antico castello medievale nell’imponente fortezza moderna, infatti, il Forte di Gavi ha inaugurato una nuova fase della sua storia. E noi siamo andati a scoprirla.

La storia del Forte di Gavi

I primi documenti scritti che testimoniano l’esistenza del castello di Gavi sono datati 972-3. Si trattava, allora, di un piccolo castello medievale con tanto di torri. Per passare lungo questo tratta di territorio, attraversato da ben due importanti vie romane, la via Postumia e la via Aemilia Scauri, bisognava pagare dazio. Quindi svolgeva più che altro funzione di avamposto di frontiera.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
I bastioni del Forte di Gavi

Nel corso dei secoli, il castello seguì le vicende politiche del territorio. Nel 1191, l’imperatore Enrico VI, figlio di Federico I Barbarossa, concesse in feudo alla Repubblica di Genova il castello e il borgo. Nel 1418, passò sotto la signoria dei Visconti di Milano; dopo ulteriori cambi di dominio, nel 1528 tornò definitivamente alla Repubblica di Genova, che la mantenne fino al 1815, quando la caduta della Repubblica segnò l’annessione al Regno di Sardegna. Fu sotto il governo genovese che il castello si trasformò in una delle più imponenti fortezze dell’Italia Nord-occidentale.

La prima grande opera di rinnovamento fu realizzata intorno al 1540, quando l’ingegnere militare Giovanni Maria Olgiati ridisegnò completamente il sistema difensivo, ricostruendo la cinta muraria, realizzando nuovi bastioni e consolidando l’intero complesso. Nel secolo successivo, il Forte raggiunse la sua massima estensione grazie al progetto del frate domenicano Vincenzo da Fiorenzuola, meglio noto come Gaspare Maculani, celebre inquisitore nel processo a Galileo Galilei, ma anche esperto di architettura militare, quello che oggi chiameremo un’archistar.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Panorama sul borgo di Gavi dal Forte

Tra il 1626 e il 1629, la struttura venne ampliata e potenziata, con interventi che proseguirono fino agli inizi dell’Ottocento. Furono costruiti la ridotta di Monte Moro, collegata al Forte da una galleria sotterranea, nuovi alloggi per soldati e ufficiali, cisterne, polveriere, corpi di guardia e piazze d’armi. A questi lavori contribuirono alcuni dei più importanti ingegneri militari dell’epoca.

Nel 1854, il Forte perse definitivamente la sua funzione difensiva, venne disarmato e trasformato in carcere civile. Durante la Prima guerra mondiale divenne reclusorio militare, destinato a ospitare sia prigionieri austriaci sia militari italiani. Negli anni tra i due conflitti mondiali, alcuni dei suoi terrapieni furono convertiti in vigneti sperimentali, dando al complesso un’insolita vocazione agricola.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Una delle celle del Forte di Gavi

Nel corso della Seconda guerra mondiale, il Forte riprese la funzione di luogo di detenzione come carcere di massima sicurezza. Conosciuto dagli stessi prigionieri come “Bad Boys Camp” o come “Scatola di pietra” o ancora come “Campo 5”, era riservato agli ufficiali britannici che avevano già tentato la fuga da altri campi di detenzione. Tra i detenuti più celebri, figurano David Stirling, fondatore dello Special Air Service (SAS), Jack Pringle, maggiore dell’VIII Reggimento degli Ussari Reali Irlandesi, protagonista di un rocambolesco tentativo di evasione a cui è dedicato un docufilm in una sala del Forte, e Alastair Cram, un ufficiale scozzese ed evasore seriale che tentò la fuga 21 volte, inclusa la clamorosa evasione dal Forte di Gavi, raccontata in un libro intitolato Un uomo in fuga – La vera storia del tenente Alastair Cram, scritto da David M. Guss.

La struttura del Forte di Gavi

Il Forte di Gavi ha una meravigliosa struttura sviluppata su tre livelli, è talmente vasto da coprire un’intera collina. Le sue altissime mura esterne e i suoi bastioni, tutti irregolari e diversi tra loro, fatti di terra per assorbire l’eventuale esplosione di una bomba, gli conferiscono un senso di maestosità e di inespugnabilità.

Una volta entrati dal portone d’ingresso (se arrivate prima dell’orario della vostra visita lo troverete chiuso), si scende un lungo corridoio di pietra che conduce a una seconda grossa porta di legno che dà sul cortile dove si trova il Basso Forte, la cittadella militare che poteva ospitare un migliaio di soldati e che, in seguito, ha ospitato i detenuti.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Bastione San Tomaso con le riproduzioni dei cannoni

Si può entrare in alcune delle celle rimaste tali e quali, mentre altre ospitano mostre temporanee. In fondo al cortile c’è la chiesa che non è mai stata davvero utilizzata per il suo scopo religioso; invece, veniva impiegata dagli ufficiali per farsi la doccia.

Tutto, però, ha inizio nell’Alto Forte, la parte più in alto della fortezza, del tutto simile al castello, raggiungibile attraverso un percorso separato. Molto probabilmente inizialmente al suo posto si trovava un forte romano sopra il quale è sorta la fortezza medievale.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il cortile interno con le celle sui lati e la chiesa in fondo

Il restauro del Forte

L’11 marzo 1626, prendevano il via gli interventi che avrebbero dato forma all’attuale struttura fortificata, uno dei più significativi esempi di architettura militare del suo tempo: una complessa macchina difensiva su tre livelli, con bastioni e cortine murarie progettati per resistere agli assedi e attraversare i secoli.

Nel 1946 il Forte fu affidato alla Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte. Dal 1978 è stato interessato da un costante programma di restauro e valorizzazione che ha restituito uno dei più significativi esempi di architettura militare in Europa. Oggi, a distanza di 400 è stato completamente rinnovato in spazi espositivi all’interno delle celle, nelle sale interne, nel sottotetto e nel cortile, dove ci sono installazioni all’aperto, e percorsi di visita che comprendono un’esposizione permanente e l’integrazione di nuove tecnologie digitali per un racconto del monumento accessibile a tutti.

La leggenda del fantasma di Gavina

Come in molti castelli, non mancano le leggende neppure al Forte di Gavi. Si racconta della figlia di un re dei Franchi, Gavia o Gavina (da cui prende il nome il Comune di Gavi), che era stata costretta a sposare un pretendente scelto dal padre. Lei, in realtà, era innamorata dello stalliere così i due decisero di scappare, facendo perdere le loro tracce. Arrivati in questa zona, dove trovarono un castello quasi disabitato, decisero di andarci a vivere. La principessa era molto bella e molto dolce, tanto che il popolo del borgo di Gavi le si affezionò. Ma il timore era che il padre, una volta che li avesse ritrovati, li avrebbe uccisi entrambi o, comunque, che avrebbe ucciso lo stalliere e riportato a casa la figlia per farla sposare con il pretendente scelto. Fu Amalasunta, figlia di un altro re dei Franchi, a tenerli nascosti e salvare la coppia lasciandola vivere nel Forte.

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Ufficio stampa
Una delle torri del Forte di Gavi

La tradizione vuole che Gavina sia stata tumulata nell’Alto Forte, molto probabilmente all’interno della torre. E c’è chi sostiene che il suo fantasma ancora si aggiri tra le mura del castello. Fino a qualche anno fa, ogni anno a Gavi si svolgeva una grande rievocazione storica con una sfilata in costume al termine della quale veniva eletta la principessa Gavina dell’anno.

Come e quando visitarlo

Per visitare il Forte di Gavi è necessario prenotare online, ma si paga alla biglietteria direttamente sul posto una volta arrivati per l’appuntamento della visita guidata che è obbligatoria (il tutto costa solo 5 euro, per ragazzi tra 18 e 25 anni 2 euro ed è gratuito per i minori di 18 anni, persone con disabilità e accompagnatori). Il Forte è aperto da aprile a settembre, nei giorni feriali le visite sono alle ore 08.30, 10.00, 11.30, 16.00, nei festivi alle 09.30, 11.00, 16.00, 17.30.

La visita guidata, fondamentale per scoprire tutti gli aneddoti legati al Forte, non sempre comprende anche quella all’Alto Forte, in quanto questa parte è aperta al pubblico solo il secondo e il quarto weekend del mese con due visite giornaliere (10.30 e 13.00) e prevede un biglietto a parte. Il percorso di visita si svolge prevalentemente all’aperto, è consigliato quindi indossare abbigliamento e calzature adeguate.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il cortile interno impiegato anche per installazioni artistiche

Se arrivate prima, dovete attendere il vostro turno fuori dalla porta perché gli ingressi sono contingentati. C’è un parcheggio in uno spiazzo appena fuori dove lasciare l’auto, raggiungibile salendo lungo una strada stretta e ripida. Fuori dal castello non c’è nulla, se non alcune case private che un tempo facevano parte del Forte e che fungevano fa avamposti; pertanto, se siete in largo anticipo, il consiglio è di restare nel paese di Gavi che è molto carino da visitare, ci sono enoteche dove servono il famoso vino delle cantine del Gavi e diverse trattorie dove si mangia benissimo e dove servono le specialità piemontesi.

Il Forte di Gavi, in provincia di Alessandria, è facilmente raggiungibile da Torino, Milano e Genova e dai principali centri del Nord-Ovest ed è inserito in un contesto che ogni anno richiama milioni di visitatori grazie a un patrimonio storico e paesaggistico di grande valore, alle eccellenze enogastronomiche e alla presenza del Serravalle Designer Outlet che ogni fine settimana richiama un gran numero di amanti dello shopping.

Castelli Aperti porta alla scoperta dei tesori del Piemonte

1 août 2026 à 09:30

Domenica 2 agosto torna l’appuntamento con Castelli Aperti, l’iniziativa che invita a riscoprire il patrimonio storico e culturale del Piemonte grazie all’apertura straordinaria di castelli, dimore storiche, musei, palazzi e complessi monumentali distribuiti in tutto il territorio regionale.

L’evento offre l’occasione di conoscere luoghi di grande valore artistico e architettonico, spesso meno noti al grande pubblico, con visite libere, percorsi guidati e iniziative dedicate.

Le aperture in provincia di Alessandria e Asti

La provincia di Alessandria propone un programma ricco e variegato: ad Acqui Terme sarà possibile visitare liberamente il Castello dei Paleologi con il Civico Museo Archeologico, aperto sia al mattino sia nel pomeriggio, mentre Villa Ottolenghi Wedekind prevede una visita guidata su prenotazione nel pomeriggio. Ad Alfiano Natta sarà aperta la Tenuta Castello di Razzano, con la possibilità di visitare il Museo Artevino e le cantine di invecchiamento.

Tra le altre aperture, la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno, il Museo d’Arte Sacra di Cassine, il borgo di Ozzano Monferrato visitabile con il supporto di audioguide accessibili con QR Code e Palazzo Lignana di Rivalta Bormida, dove le visite saranno guidate e su prenotazione. A Rosignano Monferrato sono previste visite al borgo in diversi orari della giornata, mentre il Castello di Trisobbio consentirà la salita alla torre con prenotazione obbligatoria. A Valenza sarà inoltre visitabile Palazzo Terzano con visite guidate.

Anche la provincia di Asti aderisce all’iniziativa con svariate proposte: a Castagnole delle Lanze sarà aperta la Torre del Conte Ballada di Saint Robert, mentre l’area del Castello di Castelnuovo Calcea sarà visitabile gratis per l’intera giornata. A Costigliole d’Asti il Castello di Rorà ospita inoltre, fino al 30 agosto, una mostra dedicata alle artiste Gabriella Piccatto e Barbara Corbucci.
A Monastero Bormida, oltre alle tradizionali visite guidate, è prevista una visita teatralizzata con rievocatori medievali dell’associazione Custodes Viarum. Accesso libero, infine, alla Torre di San Giorgio Scarampi.

Occasioni di visita dalle province di Biella e Cuneo

In provincia di Biella saranno aperti Palazzo Gromo Losa con ingresso gratuito, Palazzo La Marmora, il Ricetto di Candelo, la Collezione Enrico ospitata a Villa Flecchia e il Palazzo dei Principi di Masserano, con diverse modalità di visita tra ingressi liberi e percorsi guidati.

Molto ricca l’offerta della provincia di Cuneo, che comprende numerosi castelli, musei e palazzi storici, tra cui il Museo Diocesano di Alba, il Castello Falletti di Barolo con il WIMU Wine Museum, La Zizzola e i musei civici di Bra, il Castello del Roccolo di Busca e Palazzo Salmatoris a Cherasco.

Saranno inoltre aperti il Castello dei Principi d’Acaja di Fossano, il Castello Reale di Govone, il Castello degli Alfieri di Magliano Alfieri con i suoi musei, il Castello della Manta, il Museo del Generale Bonaparte di Mombasiglio e il Museo della Casa di Mondovì, dove fino al 16 agosto l’ingresso sarà a offerta libera.

L’iniziativa coinvolge anche il borgo e la Torre Medievale di Priero, il Castello di Roddi, il Castello di Serralunga d’Alba e numerosi beni storici di Saluzzo, tra cui Casa Cavassa, la Casa Natale di Silvio Pellico, La Castiglia, la Torre Civica con la Pinacoteca Olivero e Villa Belvedere Radicati.

Completano il programma il Museo Civico di Savigliano, Palazzo Muratori Cravetta e la Torre Civica della città.

Le aperture tra Novara e Torino

In provincia di Novara sarà possibile visitare il Castello dal Pozzo di Oleggio Castello con visite guidate su prenotazione, mentre la Fondazione Antonio e Carmela Calderara di Vacciago di Ameno offrirà visite libere gratuite e visite guidate concordate con la struttura. Il Castello di Vinzaglio sarà invece accessibile esclusivamente su prenotazione.

Per quanto riguarda la provincia di Torino, l’iniziativa comprende Villa Il Meleto di Agliè, storica casa di Guido Gozzano, il Castello e Parco di Masino a Caravino e il Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, aperti con i rispettivi orari di visita e, in alcuni casi, con prenotazione consigliata.

Da agosto cambia tutto: il Castello Sforzesco e altri grandi monumenti si possono visitare di sera

Par : elenausai10
31 juillet 2026 à 14:43

Chi ha sempre sognato di visitare il Colosseo mentre il cielo si tinge di blu, o di alzare lo sguardo verso l’oculo del Pantheon con le prime stelle sopra la testa, da agosto può finalmente farlo. Una sperimentazione promossa dal Ministero della Cultura, dal Ministero del Turismo e dal Comune di Milano allunga infatti gli orari di apertura di tre tra i monumenti più visitati d’Italia, portandoli fino a quattro ore oltre il consueto.

L’iniziativa parte sabato 1° agosto e durerà per tutto il mese, coinvolgendo Roma sul fronte dei siti statali e Milano su quello dei musei civici. Dietro la scelta c’è la volontà di distribuire meglio i flussi turistici, permettendo l’accesso nelle ore più fresche della giornata e in fasce compatibili con chi lavora.

Non un semplice esperimento di orari, insomma, ma un tentativo di ripensare il modo in cui si vive la cultura in piena estate, quando le code sotto il sole diventano spesso il ricordo più vivido di una visita. Ecco cosa cambia, monumento per monumento.

Colosseo, Roma

Il Colosseo, simbolo per eccellenza di Roma, apre le porte la sera nei weekend: venerdì e sabato sarà possibile entrare dalle 19:45 fino alle 23:30. Un orario pensato su misura per chi vuole evitare il caldo delle ore centrali e scoprire l’anfiteatro Flavio in una luce completamente diversa, quando le ombre si allungano sulle arcate e l’atmosfera si fa più raccolta.

Per organizzare la visita, il consiglio è di prenotare con anticipo il biglietto attraverso i canali ufficiali del Parco Archeologico del Colosseo, verificando gli orari aggiornati per il mese di agosto, dato che la sperimentazione riguarda solo i giorni indicati. Chi arriva in questa fascia potrà anche godersi con calma il percorso verso l’arena e i livelli superiori, solitamente più affollati durante il giorno.

Pantheon, Roma

Anche il Pantheon, uno dei monumenti meglio conservati dell’antichità, si apre alle visite notturne: dalle 19:00 alle 23:00, ogni giorno tranne il giovedì. Varcare la soglia della basilica quando fuori è già buio regala una prospettiva diversa sull’oculo, l’apertura circolare nella cupola da cui di giorno filtra un fascio di luce netto: di sera, complice l’illuminazione interna, l’atmosfera si fa più raccolta e silenziosa.

È un buon momento anche per osservare con più calma le tombe illustri custodite all’interno, compresa quella di Raffaello, senza il viavai tipico delle ore centrali.

Castello Sforzesco, Milano

Infine, a Milano l’iniziativa riguarda il Castello Sforzesco, che resterà aperto ogni giorno fino alle 19:30, due ore in più rispetto al solito, con orario esteso dalle 17:30. Il maniero visconteo-sforzesco, che nell’ultimo anno ha superato il mezzo milione di ingressi nei suoi musei, permette in questa fascia di visitare alcune delle sue collezioni più preziose, a partire dalla Pietà Rondanini, l’ultima, incompiuta scultura di Michelangelo custodita proprio all’interno del castello.

Nello stesso periodo è visitabile anche la mostra “Passione e Disegno”, allestita nelle Salette della Grafica, che mette insieme opere di autori lontanissimi tra loro nel tempo, da Leonardo da Vinci all’artista americano Keith Haring.

Old Wardour Castle, il gioiello che ha fatto da sfondo a un celebre film di Robin Hood

30 juillet 2026 à 15:00

Chi era bambino o adolescente negli Anni Novanta probabilmente lo ricorderà: le foreste dell’Inghilterra medievale, le battaglie con arco e frecce e Kevin Costner nei panni dell’eroe ribelle di Sherwood in Robin Hood – Principe dei ladri. Tra le location che hanno contribuito a creare quell’atmosfera epica c’è anche un luogo reale, oggi visitabile: Old Wardour Castle, uno dei castelli più affascinanti e insoliti del Wiltshire.

Quello che sul grande schermo sembrava una fortezza uscita da una leggenda è in realtà una straordinaria rovina medievale con una storia lunga oltre 600 anni. Costruito nel XIV secolo, il castello colpisce per la sua particolare struttura a sei lati, un’architettura unica in Inghilterra, e per il suo passato fatto di nobili famiglie, assedi e trasformazioni.

Un tempo residenza della famiglia Lovell e successivamente degli Arundell, Old Wardour Castle fu modernizzato in epoca Tudor e divenne protagonista di alcune delle pagine più movimentate della Guerra Civile inglese. Oggi le sue mura custodiscono sale d’epoca, una torre panoramica, una romantica banqueting house georgiana e persino una curiosa grotta gotica decorata con antiche pietre preistoriche recuperate.

Cosa vedere e fare a Old Wardour Castle

Passeggiare tra le mura di Old Wardour Castle è come ripercorrere oltre sei secoli di storia in una sola volta, tra architettura medievale, panorami sul lago e angoli che sembrano usciti da una fiaba. La prima cosa che colpisce è la particolare struttura a sei lati del castello, un progetto architettonico estremamente raro in Inghilterra. Durante il periodo Tudor la famiglia Arundell modernizzò parte dell’edificio: sulla facciata d’ingresso è ancora possibile osservare il loro stemma araldico.

Old Wardour Castle, Inghilterra, rovine
Getty Images
Le rovine del castello

Tra gli ambienti più spettacolari spicca la Great Hall, un tempo il salone di rappresentanza dove il signore del castello riceveva gli ospiti più illustri. Ancora oggi si possono ammirare le eleganti finestre gotiche, le decorazioni scolpite e gli elementi architettonici dell’epoca. Una delle esperienze più suggestive è la salita lungo la torre orientale. Gli antichi gradini in pietra conducono fino ai piani superiori, dove si possono ancora osservare camini, latrine medievali e resti degli ambienti originari. Dalla sommità, inoltre, si gode di una vista panoramica sul lago, sui prati che circondano il castello e sulla campagna del Wiltshire.

Passeggiando tra le mura è possibile notare numerosi particolari scolpiti nella pietra. Sopra l’ingresso principale si trova un busto di Cristo che un tempo rifletteva la luce del sole, mentre nelle antiche cantine del vino si conservano volte in pietra, camini e decorazioni con teste di leone. Tra gli edifici più curiosi del complesso c’è anche la Banqueting House, costruita nel XVIII secolo sulle rive del lago. Con i suoi merli gotici e le vetrate istoriate, veniva utilizzata come luogo di ristoro per i visitatori che raggiungevano il castello durante il periodo georgiano. All’interno oggi è presente una piccola esposizione dedicata alla storia dei giardini paesaggistici, mentre dall’esterno si gode una delle viste più belle sull’intero complesso. Poco distante si trova anche la scenografica Grotto, una grotta artificiale in stile fantasy-gotico realizzata utilizzando persino antichi monoliti preistorici recuperati dal territorio circostante.

Old Wardour Castle, Inghilterra, Grotto
Getty Images
La scenografica grotta artificiale

Per conoscere davvero il passato del castello vale la pena utilizzare l’audioguida gratuita disponibile in loco. Tra gli episodi più emozionanti viene raccontata la storia di Lady Blanche Arundell, che durante la Guerra Civile inglese riuscì a difendere il castello per un’intera settimana con appena 25 uomini e le proprie domestiche contro le truppe parlamentari. Pochi mesi più tardi il maniero venne però conquistato e gravemente danneggiato durante un secondo assedio.

Old Wardour Castle è una meta ideale anche per chi viaggia con bambini. I più piccoli possono infatti partecipare al gioco interattivo “Can You Keep Your Castle?”, che permette di scoprire la storia del maniero attraverso enigmi e missioni, oppure seguire il Folktale Creature Trail, un percorso dedicato alle creature leggendarie del folklore inglese con tanto di attestato finale.

Dove si trova e come raggiungerlo

Old Wardour Castle si trova vicino al villaggio di Tisbury, nella contea del Wiltshire, nel sud-ovest dell’Inghilterra, a circa un’ora d’auto da Bath e Salisbury. Il castello è facilmente raggiungibile in automobile e dispone di parcheggio per i visitatori. Chi utilizza i mezzi pubblici può arrivare in treno fino alla stazione di Tisbury, collegata con Londra e Salisbury, per poi proseguire in taxi per pochi chilometri.

Old Wardour Castle, Inghilterra, facciata
iStock
Una delle facciate del castello

L’ingresso è gestito da English Heritage e prenotando online entro il giorno precedente si ottiene uno sconto sul biglietto, mentre i soci possono accedere gratuitamente. Il castello è generalmente aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00, con biglietti validi per l’intera giornata, così da poter visitare il sito senza limiti di tempo durante l’orario di apertura.

Il 26 luglio torna Castelli Aperti, viaggio tra arte e dimore d’epoca

26 juillet 2026 à 09:00

Il Piemonte si prepara a vivere una nuova giornata dedicata alla scoperta del suo straordinario patrimonio storico e architettonico: domenica 26 luglio torna infatti Castelli Aperti, l’appuntamento consolidato che permette di visitare castelli, ville, palazzi storici, musei e antichi borghi non sempre accessibili al pubblico.

Anche per questa occasione saranno decine le dimore coinvolte, distribuite in varie province piemontesi, con un programma che comprende visite guidate, aperture straordinarie, musei, torri panoramiche e antichi borghi, molti dei quali vantano collezioni, giardini storici e percorsi di particolare interesse.

Dalle colline del Monferrato ai castelli dell’Alessandrino

La provincia di Alessandria propone un itinerario che tocca alcune delle aree più suggestive del Monferrato: ad Acqui Terme sarà possibile visitare il Castello dei Paleologi, sede del Civico Museo Archeologico, mentre Villa Ottolenghi Wedekind aprirà le porte con visite guidate su prenotazione.

Tra le aperture previste anche la Tenuta Castello di Razzano ad Alfiano Natta, dove sarà possibile conoscere il Museo Artevino e le storiche cantine di invecchiamento, la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno e il Museo d’Arte Sacra di Cassine.

Non mancano alcuni dei castelli più rappresentativi del territorio, come il Castello di Sannazzaro a Giarole, il Castello di Rocca Grimalda, che abbina la visita a una degustazione di vini, e il Castello di Trisobbio, dove sarà possibile salire sulla torre panoramica. Completano il programma le visite ai borghi di Ozzano Monferrato e Rosignano Monferrato, oltre alle aperture di Palazzo Terzano a Valenza e della Fondazione Elisabeth de Rothschild ospitata a Palazzo Lignana di Rivalta Bormida.

Astigiano tra torri medievali e mostre

Anche la provincia di Asti partecipa alla giornata con un programma he valorizza il patrimonio storico locale: a Castagnole delle Lanze sarà visitabile la Torre del Conte Ballada di Saint Robert, mentre a Castelnuovo Calcea sarà aperta gratuitamente l’area del castello.

A Costigliole d’Asti sarà possibile entrare nel Castello di Rorà, che fino al 30 agosto ospita anche una mostra dedicata alle artiste Gabriella Piccatto e Barbara Corbucci. Le torri di San Giorgio Scarampi e di Viarigi completano un percorso che permette di osservare il territorio da punti panoramici particolarmente suggestivi.

Dal Biellese alle Langhe, palazzi storici e castelli simbolo

Nel Biellese l’appuntamento coinvolge alcuni dei luoghi simbolo della provincia: a Biella saranno visitabili Palazzo Gromo Losa e Palazzo La Marmora, mentre il celebre Ricetto di Candelo offrirà la possibilità di passeggiare all’interno del suo straordinario borgo medievale o partecipare a visite guidate.

Tra le altre aperture ecco Villa Flecchia a Magnano, che accoglie la Collezione Enrico, e Palazzo dei Principi a Masserano, visitabile con guida.

La provincia di Cuneo protagonista

La provincia di Cuneo presenta uno dei programmi più ampi della giornata, con possibilità di visita che spaziano dai musei civici di Alba, Bra, Dronero e Savigliano fino ad alcuni dei castelli più conosciuti del Piemonte.

Tra questi spicca il Castello Falletti di Barolo con il WIMU Wine Museum, una delle principali attrazioni dedicate alla cultura del vino. Apriranno inoltre il Castello Reale di Govone, il Castello della Manta, il Castello dei Principi d’Acaja di Fossano, il Castello di Roddi e il Castello di Serralunga d’Alba, che proporrà molti turni di visita guidata nel corso della giornata.

Anche i borghi storici avranno un ruolo di spicco, con le aperture del Borgo Antico e Castello di Pamparato e del borgo medievale di Priero, mentre Saluzzo offrirà un vero e proprio itinerario culturale tra Casa Cavassa, La Castiglia, la Torre Civica, Villa Belvedere Radicati e la Casa Natale di Silvio Pellico.

A completare il programma, il Museo del Generale Bonaparte nel Castello di Mombasiglio, il Museo della Casa di Mondovì, il Castello degli Alfieri di Magliano Alfieri e numerosi altri siti distribuiti sul territorio.

Novarese e Torinese, dimore nobiliari e grandi castelli

Nel Novarese sarà possibile partecipare alle visite guidate del Castello dal Pozzo di Oleggio Castello, mentre la Fondazione Antonio e Carmela Calderara di Vacciago di Ameno proporrà aperture gratuite. Sarà inoltre visitabile, su prenotazione, il Castello di Vinzaglio.

Anche la provincia di Torino offre un calendario particolarmente ricco: tra le aperture non mancano Villa Il Meleto ad Agliè, storica dimora di Guido Gozzano, il Castello delle Quattro Torri di Arignano e il Castello di Castelguelfo a Pessione, che si potranno ammirare anche con un biglietto combinato.

Saranno inoltre accessibili il Castello e Parco di Masino, il Castello di Foglizzo, Casa Lajolo a Piossasco, il Castello di Pralormo e il Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, residenze storiche immerse in parchi e giardini di indiscusso valore paesaggistico.

Toscana, un castello nascosto e una spiaggia segreta: l’escursione sulle rive del fiume Merse

25 juillet 2026 à 12:00

Chiusdino, Monticiano, Sovicille. Nomi che ai più possono dire poco: sono piccoli borghi che punteggiano la Val di Merse, un bell’angolo della provincia di Siena, nel sud della Toscana. Morbide colline, fitti boschi e alcuni corsi d’acqua che scorrono, sinuosi e silenziosi, tra una curva e l’altra del territorio.

Qui, tra le bellezze di Siena, le Colline Metallifere e le prime propaggini della Maremma, il fiume Merse, piccolo affluente dell’Ombrone, è lo scenario di una bella e poco frequentata escursione, un cammino nel verde che porta prima a un antico castello dimenticato, con un nome che è già di per sé un racconto, e poi, sulla via del ritorno, a una spiaggia d’acqua dolce che d’estate diventa una meravigliosa oasi di frescura assolutamente da non perdere.

Il castello che sembra uscito da un racconto antico e dove vive un (vero) fantasma: Veliki Tabor, in Croazia

17 juillet 2026 à 16:00

Sul colle di Košnički Hum, tra prati fioriti, colline morbide e l’orizzonte che arriva fino alle montagne della Slovenia, si staglia il particolarissimo profilo di Veliki Tabor. La sua sagoma bianca, i tetti rossi e le torri semicircolari fanno pensare a un castello uscito da una storia antica, anche se qui la storia ha avuto il volto concreto della difesa, delle famiglie nobili e di una ragazza diventata leggenda. A 333 metri sul livello del mare, domina il paesaggio sud-occidentale della regione Hrvatsko Zagorje, e conserva uno dei complessi fortificati tardo medievali e rinascimentali meglio preservati della Croazia continentale.

Il suo nome richiama l’idea di un campo militare o di guerra, dettaglio che chiarisce subito la vocazione originaria del complesso: qui l’architettura doveva proteggere, resistere e controllare il territorio. Poi, nei secoli, le mura hanno accolto abitazioni, sale, una cappella, cantine e storie in grado di attraversare il tempo.

La forma attuale, infatti, è il risultato di interventi diversi. Il nucleo più antico è il palazzo centrale, circondato da 4 torri semicircolari e da possenti mura difensive. Le basi inclinate e le soluzioni adottate rispondevano alle esigenze della guerra con le armi da fuoco. Il complesso occupa circa 3340 m² e presenta ben 12 coperture differenti, una caratteristica che dà vita a un profilo movimentato.

Breve storia e leggende del Castello di Veliki Tabor

La verità va svelata subito: la storia di Veliki Tabor conserva ancora qualche zona d’ombra. Alcuni studiosi hanno collocato la costruzione delle parti più antiche verso la metà del XV secolo, altri hanno indicato l’inizio del XVI. I dati più recenti sostengono la prima ipotesi, ma di certezze ce ne sono davvero poche.

Le torri semicircolari furono aggiunte tra XV e XVI secolo, mentre il nucleo fortificato centrale resta il cuore del complesso. La torre pentagonale viene attribuita al XII secolo secondo una delle ricostruzioni storiche riportate dalle fonti del castello. Intorno al 1820 arrivarono l’attuale porta d’ingresso e l’area di accesso.

Per lungo tempo Veliki Tabor appartenne alla nobile famiglia Rattkay, che lo mantenne fino al 1793. Tra i suoi proprietari figura anche Oton Iveković, celebre pittore croato. Il castello ha poi continuato a raccogliere testimonianze di epoche diverse, trasformandosi in un luogo culturale che racconta la regione attraverso mostre, reperti e vicende personali.

La storia più famosa, però, ha il nome di Veronika di Desinić. La tradizione orale parla dell’amore tra la giovane ragazza e Fridrik Celjski, figlio del conte Herman II di Celje. La loro relazione suscitò la furia del padre, contrario all’unione. I due innamorati fuggirono segretamente verso la Slovenia e si sposarono, ma fu una fuga che, però, ebbe vita breve: Fridrik fu rinchiuso nella Torre di Celje per 4 anni, mentre Veronika venne catturata e imprigionata a Veliki Tabor.

Accusata di stregoneria, fu sottoposta a un processo. I giudici la dichiararono innocente, ma la tradizione racconta che Herman II, accecato dalla rabbia, ordinò comunque la sua morte. Veronika sarebbe stata annegata in un contenitore di legno riempito d’acqua nel cortile del castello. Il suo corpo, secondo la leggenda, venne murato nella parte che collega la torre pentagonale all’ingresso.

Da allora Veronika è diventata la presenza più inquietante di Veliki Tabor. La sua storia appartiene al patrimonio culturale immateriale della Croazia e nel 2015 la tradizione orale legata a Veronika Desinićka è stata iscritta nel Registro dei beni culturali della Repubblica di Croazia.

Il castello dedica alla leggenda una mostra che ricostruisce il contesto storico e raccoglie opere artistiche ispirate alla vicenda dal XV al XXI secolo. Nei lunghi mesi invernali, dicono le voci locali, il vento tra le mura può assumere un suono quasi umano. A Veliki Tabor, quindi, la leggenda ha ancora una voce.

Come visitare e cosa vedere a Castello di Veliki Tabor

La visita parte dal complesso fortificato e conduce dentro un’architettura che cambia atmosfera a seconda degli spazi. Le gallerie interne, decorate con colonnati, hanno un fascino particolare nelle ore serali, quando le colonne proiettano ombre allungate sotto la luce lunare. Il grande pozzo merita attenzione per la struttura e per i suoi 31 metri di profondità. È uno di quei dettagli che fanno percepire la vita quotidiana della fortezza, lontano dall’immagine romantica del castello da cartolina.

Dentro Veliki Tabor, Croazia
iStock@Sergey Strelkov
Dentro il Castello di Veliki Tabor

La vecchia cantina del vino conserva un grande torchio. D’estate offre una freschezza quasi sorprendente, mentre nella stagione fredda restituisce un senso di raccolta intimità. La Rustical Hall è considerata la sala più bella del complesso, dove le alabarde contribuiscono all’atmosfera e riportano subito l’immaginazione verso l’epoca delle guarnigioni e dei signori feudali.

Al primo piano si trova la cappella del castello, legata anche alla memoria di Veronika. Qui viene protetto il suo teschio secondo la tradizione museale del luogo. La visita può proseguire attraverso le esposizioni temporanee, spesso dedicate alla storia naturale, all’arte e alla cultura croata.

Tra le proposte più curiose c’è la mostra sui mammut lanosi, giganti dell’era glaciale. Il percorso apre una finestra sul passato geologico della Terra e racconta adattamenti, ecosistemi e cambiamenti climatici attraverso la paleontologia. Un’altra esposizione è dedicata a Gjuro Prejac, artista nato a Desinić nel 1870 e autentico talento multiforme.

La visita guidata richiede prenotazione anticipata per gruppi e laboratori educativi. Il castello rientra anche in itinerari più ampi nel nord-ovest della Croazia, con tour di mezza giornata, percorsi in bicicletta e programmi che collegano Veliki Tabor a Krapina, al Museo dei Neanderthal e al villaggio etnografico di Kumrovec. Qui, però, conviene lasciarsi un po’ di tempo per il panorama: il castello è la meta, il paesaggio intorno è parte della visita.

Dove si trova e come arrivare

Veliki Tabor si trova nei pressi di Desinić, nello Hrvatsko Zagorje, a circa un’ora di auto dal centro di Zagabria. Il tragitto attraversa le colline ondulate della Croazia settentrionale e accompagna verso un paesaggio sempre più verde, fatto di prati e rilievi dolci. La fortezza sorge sulla sommità di Košnički Hum e la sua posizione elevata rende facile riconoscerla una volta arrivati nei dintorni.

L’auto resta la soluzione più pratica per raggiungere il castello da Zagabria e per inserire la visita in un itinerario regionale. La strada verso Desinić conduce gradualmente fuori dal ritmo della Capitale e prepara all’arrivo. Poi compare Veliki Tabor, bianco e rosso contro il verde dello Zagorje.

È proprio questa la sua unicità: se Trakošćan può contendersi il titolo di castello più bello della regione, Veliki Tabor ha mura nate per la guerra, sale trasformate dal tempo, una vista che attraversa il confine e una leggenda d’amore tanto famosa da essere entrata nel patrimonio culturale immateriale croato.

In Piemonte, torna Castelli Aperti: queste splendide fortezze si possono visitare solo per un giorno

Par : losiangelica
17 juillet 2026 à 07:30

Un castello, una villa antica o una torre da esplorare: in Piemonte c’è sempre una nuova storia da scoprire. Dal Monferrato alle Langhe, passando per Asti, Torino e Biella, Castelli Aperti ti accompagna domenica 19 luglio in un viaggio tra alcuni dei luoghi più affascinanti della regione.

Castelli Aperti in Piemonte

Weekend in arrivo e zero idee? Ci pensa Castelli Aperti che domenica 19 luglio con l’appoggio della Regione Piemonte accompagna alla scoperta di tanti luoghi straordinari distribuiti tra le varie province.

La vera bellezza è che cambia da paese a paese, c’è chi punta su visite guidate classiche, chi propone percorsi teatralizzati con rievocatori in costume, chi organizza serate a tema tra leggende e misteri.

Per vivere la giornata senza imprevisti, meglio pianificare tutto in anticipo. Diverse dimore sono visitabili solo su prenotazione, mentre altre aprono con ingresso libero o a offerta. I costi variano a seconda dell’esperienza scelta, dalle visite più economiche ai tour guidati delle residenze più prestigiose. Un controllo agli orari e alla disponibilità prima della partenza può fare la differenza.

Quali Castelli Aperti visitare

Se cercate un itinerario tra Langhe e Roero, il Castello della Manta è una tappa quasi obbligata: apre dalle 11 alle 19, con ingresso a 11 euro (gratuito per gli iscritti FAI) e visita guidata a 15 euro. Da non perdere il castello Falletti di Barolo con il suo imperdibile WIMU Wine Museum con ingresso a 9 euro.

Con un’atmosfera decisamente più insolita, in provincia di Alessandria si può visitare il castello di Alluvioni di Piovera che tratta il tema esoterico tra racconti di energie e turni di visite serali da prenotare online. Il biglietto costa 16 euro per gli adulti e 8 euro dagli 8 ai 12 anni.

Per chi cerca un’esperienza immersiva, il castello di Monastero Bormida è una delle tappe più interessanti dell’Astigiano. Oltre alle classiche visite guidate del pomeriggio (5 euro), alle 11 va in scena un percorso teatralizzato con rievocatori medievali che riporta indietro nel tempo (10 euro). A Castelnuovo Calcea, invece, l’accesso è gratuito: dell’antico castello rimangono i bastioni e la torre di avvistamento, perfetti per una sosta tra storia e panorami.

Nel Torinese, tra le mete più suggestive c’è il castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, aperto dalle 10 alle 19 con ingresso a 15 euro; chi preferisce atmosfere più fiabesche può scegliere il castello e parco di Masino a Caravino, visitabile dalle 10 alle 18 (15 euro l’ingresso completo, gratuito per gli iscritti FAI).

Castello e Parco di Masino visti dall'alto
iStock
Da visitare il Castello e il Parco di Masino in Piemonte

A due passi dal lago Maggiore c’è un castello che racconta mille anni di storia. È il castello di Oleggio Castellano, legato alla famiglia Sforza e protagonista di secoli di vicende. Dalle guerre alle nobili dimore, fino a diventare oggi un elegante hotel di lusso… si può visitare con un biglietto da 15 euro.

Arte e storia si incontrano a Palazzo Gromo Losa, una delle mete da non perdere in provincia di Biella. Dalle 10 alle 19 il pubblico potrà visitare il palazzo e la mostra Selvatica – Natura ed Arte in Festival. L’ingresso costa 10 euro.

Alla scoperta di Sperlinga, il borgo scolpito nella roccia che custodisce un castello millenario

8 juillet 2026 à 13:30

Nel cuore dell’entroterra siciliano, lontano dalle località costiere più frequentate, sorge Sperlinga, un piccolo borgo della provincia di Enna che custodisce uno dei paesaggi rupestri più affascinanti dell’isola. Arroccata su una rupe di arenaria e dominata da un castello interamente scavato nella roccia, Sperlinga rappresenta una delle testimonianze più autentiche dell’entroterra della Sicilia.

Non a caso viene spesso definita la “piccola Matera della Sicilia“, grazie alla presenza delle caratteristiche abitazioni rupestri che si sviluppano ai piedi della fortezza.
La storia di Sperlinga affonda le radici nell’antichità. Le prime cavità furono realizzate dai Siculi in epoca pre-greca e, nel corso dei secoli, vennero riutilizzate da Bizantini, Arabi e Normanni, assumendo funzioni difensive e religiose.

Cosa fare e vedere a Sperlinga

Molti dei luoghi simbolo del borgo possono essere scoperti attraverso itinerari dedicati alla storia e alle tradizioni locali, come quelli promossi dall’Associazione culturale Il Manto di Kore, da anni impegnata nella valorizzazione turistica e culturale di Sperlinga e del territorio circostante.

L’attrazione principale di Sperlinga, uno dei Borghi più Belli d’Italia, è senza dubbio il Castello medievale, uno dei pochi esempi in Europa di fortezza scavata quasi interamente nell’arenaria. Durante la visita è possibile godere di un panorama mozzafiato dalla torre del castello.

All’ingresso della fortezza si trova la celebre iscrizione latina “Quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit“, che ricorda un episodio del Vespro Siciliano. Mentre gran parte dell’isola si ribellò agli Angioini, Sperlinga fu l’unico borgo a offrire loro protezione, un evento rimasto profondamente legato alla memoria storica del paese.

Ai piedi della fortezza si sviluppa il borgo rupestre, formato da almeno 50 ambienti scavati nella roccia dall’uomo come a formare un museo etnografico a cielo aperto. Non è un caso che il nome del borgo significhi proprio “spelonca, grotta”.
Tra i luoghi d’interesse rientra il Museo della Civiltà Contadina, allestito all’interno di una grotta, che conserva oggetti, strumenti agricoli e testimonianze delle tradizioni locali.

La Chiesa di San Giovanni Battista del borgo conserva opere di arte sacra mentre nella settecentesca Chiesa della Madonna della Mercede è custodito un crocifisso ligneo.

Sperlinga è inoltre conosciuta per il suo dialetto inserito nel Registro Eredità Immateriali della Sicilia.

Chi visita il borgo può anche scoprire anche alcune produzioni artigianali tradizionali, come le frazzate, colorati tappeti tessuti su antichi telai in legno.

Sul fronte gastronomico, tra le specialità tipiche spicca il tortone sperlinghese, un dolce della tradizione contadina preparato con pasta di pane fritta e ricoperta di zucchero e cannella, insieme ai mastazzoli, dolci realizzati con il succo di fichi d’India.

Cosa vedere a Sperlinga
Damiano Bassanini
Borgo rupestre a Sperlinga

Dove si trova e come raggiungerla

Sperlinga si trova nel cuore della provincia di Enna, a circa 50 chilometri dalla città, 110 chilometri da Catania e poco meno di 140 chilometri da Palermo. La sua posizione, nella Sicilia centrale, la rende una meta ideale per chi desidera esplorare i borghi dell’entroterra e conoscere un volto meno turistico dell’isola.

In auto da Catania o Palermo è facilmente raggiungibile percorrendo l’autostrada A19 con uscita Mulinello (da Catania) e Tremonzelli (da Palermo). I collegamenti con i mezzi pubblici prevedono autobus di linea da Enna e Palermo.

Cosa fare a Sperlinga
Damiano Bassanini
Il borgo di Sperlinga in lontananza

Montespertoli è il borgo toscano da esplorare tra castelli, musei e arte contemporanea

7 juillet 2026 à 16:30

Nel cuore della Toscana, tra le sinuose colline della Valdelsa e a pochi chilometri da Firenze, Montespertoli è un borgo che conserva un forte legame con il paesaggio rurale e la tradizione vitivinicola. Circondato da vigneti, oliveti e strade panoramiche, rappresenta una meta ideale per chi vuole scoprire una località autentica, tra testimonianze storiche, cultura e sapori locali. Conosciuto anche come una delle capitali del vino Chianti in Toscana, Montespertoli offre un grazioso centro storico e un territorio tutto da vivere.

Cosa vedere e fare a Montespertoli

Il territorio di Montespertoli ebbe un ruolo importante già in epoca etrusca grazie alla sua posizione lungo la Via Volterrana. Fin dall’Alto Medioevo poi gli insediamenti delle famiglie della nobiltà fiorentina si moltiplicarono lungo questa strada. Ancora oggi il borgo conserva tracce della sua storia attraverso castelli, edifici religiosi, ville, piazze e scorci che raccontano il passato agricolo e rurale di questa zona della Toscana.

Una passeggiata nel centro storico permette di raggiungere Piazza Machiavelli, cuore della vita cittadina, dove si trova anche uno storico anemoscopio che misura il vento, simbolo del paese. Meritano una visita la chiesa di Sant’Andrea, principale edificio religioso del borgo, e il Museo d’Arte Sacra, che custodisce dipinti, sculture e arredi provenienti dalle chiese del territorio.

Nei dintorni si possono visitare numerose pievi romaniche – Pieve di San Piero in Mercato – ville storiche e castelli immersi nelle colline – Castello di Montegufoni, Castello di Sonnino, Castello di Poppiano – oltre a percorrere itinerari tra vigneti e oliveti.

Montespertoli è infatti uno dei principali centri di produzione del Chianti e rappresenta una tappa apprezzata dagli appassionati di enoturismo, grazie alle numerose cantine che propongono degustazioni. Nel centro del borgo si trova anche il Museo della Vite e del Vino e ogni anno, proprio a Montespertoli, si svolge la Mostra Mercato del Vino Chianti.

Il territorio è inoltre ideale per escursioni a piedi o in bicicletta lungo strade panoramiche che attraversano la campagna toscana, regalando viste sui filari di vite, cipressi e antichi poderi.

Cosa fare a Montespertoli in Toscana
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Vista panoramica di Montespertoli

FORME, il festival di arte pubblica

Fino a novembre 2026 Montespertoli ospita la prima edizione di FORME, il festival di arte pubblica nato per valorizzare il centro storico attraverso interventi site-specif di street art realizzati da sette artisti internazionali. L’iniziativa, promossa dal Comune di Montespertoli insieme all’associazione A Testa Alta A.P.S., con la curatela di Street Levels Gallery e alcuni main sponsor, punta a trasformare il borgo in una galleria d’arte contemporanea a cielo aperto.

Il progetto coinvolge artisti provenienti da diversi Paesi, chiamati a realizzare opere in loco ispirate alla storia, alle tradizioni e al paesaggio locale. Tra loro figurano Thiago Mazza, che dedica il suo intervento alla vite e all’olivo, simboli del territorio, Luca Zamoc, Ufo Cinque, Manolo Mesa, Skan, Nelio e Nespoon, ciascuno con una diversa interpretazione dell’identità culturale di Montespertoli.

FORME nasce da un percorso condiviso con cittadini, associazioni e proprietari degli edifici coinvolti e si propone di diventare un appuntamento annuale, capace di unire memoria storica, arte contemporanea e riqualificazione urbana, offrendo ai visitatori un nuovo itinerario culturale tra le vie del borgo.

Dove si trova Montespertoli e come raggiungerlo

Montespertoli si trova nel Chianti fiorentino a circa 30 chilometri da Firenze, nel cuore della Toscana, non lontano da Empoli e San Casciano in Val di Pesa.

In auto è facilmente raggiungibile percorrendo l’autostrada A1 fino al casello di Firenze Scandicci e poi la superstrada Firenze-Pisa-Livorno (FI-PI-LI) con direzione Empoli e uscita Ginestra Fiorentina. Un’altra opzione è quella di percorrere la strada panoramica Via Volterrana dal Galluzzo attraverso le colline del Chianti.

Chi preferisce i mezzi pubblici può arrivare in treno fino alla stazione di Empoli o a quella di Firenze e proseguire con un autobus che collega giornalmente il borgo ai principali centri della zona.

Castle hopping, viaggiare come principi (e principesse) a Bolzano e dintorni

3 juillet 2026 à 17:39

Nella provincia di Bolzano si contano all’incirca 800 castelli, tra antichi manieri ancora in ottimo stato di conservazione e ruderi. Solo un quarto di essi si trova tra il Capoluogo e le immediate vicinanze. Non serve dunque fare troppa strada per scoprirli, visitarli, soggiornarci o trascorrevi qualche momento piacevole.

Alcuni castelli sono privati e si visitano solo dietro prenotazione, altri sono pubblici e aperti a tutti, altri ancora ospitano hotel, locali e ristoranti, ma ce ne sono alcuni usati come location per eventi, concerti e feste medievali.

Ne ho visitati alcuni durante un indimenticabile weekend bolzanino, facendo un vero e proprio “castle hopping“, su e giù, dentro e fuori, dove mi sono sentita come una vera principessa, dormendo in un antico letto a baldacchino, provando l’arrosto di maiale affumicato sulla legna come lo si cucinava nel Medioevo e ripercorrendo le gesta di eroi, cavalieri e castellani. Ecco com’è andata.

I castelli attorno a Bolzano

Il contesto in cui sono immersi alcuni dei castelli intorno a Bolzano è incredibile: molti sono a picco sui dirupi montani che circondano la città (da dove potevano dominare la valle e avvistare l’avvicinamento di eventuali nemici) oppure immersi tra i vigneti, e già la loro posizione ne determina il grande fascino.

Castel Korb

Il primo castello è Castel Korb, che oggi ospita un hotel di lusso, con stanze d’epoca e tanti saloni antichi. Piace molto agli stranieri che lo scelgono addirittura per ricevimenti e matrimoni. Si trova ad Appiano sulla Strada del Vino, uno dei Comuni più affascinanti della provincia, a una ventina di minuti dalla stazione ferroviaria di Bolzano, che conta circa 180 tra castelli e manieri, 1.200 ettari di vigneti e ben dieci villaggi caratteristici a forte connotazione enologica.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Castel Korb ad Appiano sulla strada del vino

Si tratta di un antico castello di cui resta ancora la torre difensiva risalente al XIII secolo dove oggi sono state ricavate alcune suite e il maestoso ingresso. In origine, la torre era rivestita solo da merli decorativi, oggi coperti anche da un tetto piramidale. Non è certa la data di costruzione del castello, ma l’appellativo “de Corva”, che significa “di Korb”, viene menzionato per la prima volta intorno al 1236. I signori di Korb erano ministri dei conti di Appiano e questo, probabilmente, spiega la loro scelta di stabilirsi così vicino a Castel d’Appiano.

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©Christian Wöckinger
Castel Korb oggi è un bellissimo hotel

Castello Boymont

L’attuale proprietà, che possiede l’intera collina con tanto di vigneti, ha anche un altro castello proprio sulla cima, che si può raggiungere a piedi dopo una ripida salita (e solo se si è ospiti dell’hotel), il romantico castello Boymont, costruito dai conti di Appiano all’intorno del 1230. Oggi è in rovina, ma è davvero delizioso con la sua torre e le trifore. Deve essere stato un edificio molto imponente a suo tempo. La collina fu abitata già nell’era preistorica come confermano alcune scoperte dell’età del ferro e le suppellettili ritrovati sono esposti nella hall di Castel Korb.

Castel d’Appiano

Castel d’Appiano è uno dei meglio conservati dei catelli altoatesini. Si tratta di una costruzione di origine medievale situata sopra il Comune di Appiano sulla Strada del Vino. È famoso per il suo aspetto, per la splendida vista sulla Val d’Adige, l’Oltradige e la conca di Bolzano, il profilo delle Alpi dell’Ötztal e le pallide vette delle Dolomiti, senza dimenticare una vera chicca: l’antica cappella completamente affrescata e per questo anche chiamata “la Cappella Sistina dele Alpi”, massima espressione della ricchezza culturale del maniero (che si visita solo su prenotazione).

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@Eppan Tourismus
Il meraviglioso Castello di Appiano

Consacrata nel 1131, vanta opere pittoriche pressoché complete e in un ottimo stato di conservazione. Gli affreschi romanici del XIII secolo raffigurano i motivi tipici dell’epoca medievale, come la scena di caccia o la famosa “mangiatrice di canederli”, mentre gli affreschi che ritraggono episodi della vita di Gesù e degli apostoli sono tra i meglio conservati dell’intero Tirolo storico. Rimasti celati per secoli sotto altre pitture, se oggi li possiamo ammirare è grazie a un intervento di restauro avvenuto nel 1926.

Si può raggiungere Castel d’Appiano a piedi, con una passeggiata di una mezz’oretta che, inizialmente costeggia i filari d’uva e poi sale più ripida oppure in bicicletta o anche con il servizio navetta Nesti Shuttle, l‘unica autorizzata a salire.

Arroccato su una parete rocciosa a 600 metri di quota, Castel d’Appiano (Hocheppan) ha alle spalle una lunga storia. Costruito nel 1130 dal conte Ulrico II, divenne presto una delle fortezze più significative e delle dimore più prestigiose della regione. Tutt’oggi, chi da vicino o da lontano osserva il castello prova un senso di soggezione alla vista del mastio pentagonale, che con i suoi 23 metri di altezza si eleva verso il cielo (non è accessibile, ma è in programma un restauro conservativo che dall’anno prossimo consentirà di salire fino in cima).

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@IDM Suedtirol - Angelika Schwarz
La Cappella Sistina delle Alpi all’intero del Castello di Appiano

Salire in cima al castello è una delle più belle escursioni che si possano fare nei dintorni di Bolzano (anche se in tutta la zona si snodano ben 150 km della Strada del Vino), ma è anche un’occasione per godere della buona tavola della taverna del castello dove servono piatti tipici (gestita da dieci anni dalla stessa famiglia).

Castello Moos-Schulthaus

Sempre ad Appiano sulla Strada del Vino, si trova un piccolo castello privato che apre solo su prenotazione. Il Castello Moos-Schulthaus è un piccolo gioiello segreto che merita una visita. Fu costruito nel 1300 dai von Firmian, amministratori del Vescovo di Trento (gli stessi che hanno costruito il castello di Firmian, appena sopra Bolzano, che oggi ospita uno dei musei MMM di Reinhold Messner) e, nel corso dei secoli, fu ampliato, furono aggiunte le torri, simbolo visibile ovunque di potere e ricchezza, e restaurato. Oggi il castello è noto soprattutto per i suoi interni storici ben conservati, le sale affrescate e l’atmosfera nobiliare. La struttura unisce elementi medievali e rinascimentali ed è considerata una delle residenze storiche più affascinanti della zona.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il piccolo ma delizioso Castel Moos-Schulthaus

Dopo l’estinzione dell’ultima famiglia proprietaria, il castello fu acquistato dai fratelli Lanz di Appiano (diventati così Lanz zu Moos). L’ultima erede, Salome di Lanz, sposò un Schulthaus, unendo i due nomi in Moos-Schulthaus. La famiglia Schulthaus ha mantenuto la proprietà fino al 1950. Successivamente il castello, ormai degradato, è stato acquistato dal ricco commerciante di Bolzano, Walther Amonn. L’Associazione Amonn ne detiene tuttora la proprietà e ha curato il restauro, rimuovendo la calce usata come disinfettante ai tempi della peste e arredando le stanze con una collezione di mobili d’epoca.

Le pareti hanno così rivelato dei meravigliosi – e anche un po’ inquietanti – affreschi. Il castello, infatti, si distingue proprio per il ciclo di affreschi tardo-gotici insoliti e bizzarri (risalenti al 1470 circa) , che descrivono scene satiriche della vita e della cultura dell’epoca. Tra questi “La Guerra tra Gatti e Topi”, un tema allegorico di origine medievale (probabilmente portato in Europa dai Crociati) in cui gli animali sostituiscono gli uomini; “La Caccia agli Uomini”, dove viene raffigurata una contessa a cavallo con un cuculo in mano, una satira sul potere femminile; “Il Giardino dell’Amore”, uno dei rarissimi esempi rimasti di rappresentazione gotica di un giardino d’amore (luoghi che diventeranno comuni solo nel Barocco e Rococò).

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@Moos-Schultahaus
L’interno con le sale affrescate di Schloss Moos-Schulthaus

Era l’unico spazio all’aperto in cui le contesse potevano stare tranquille e svagarsi; ma il più scioccante è “L’Albero dei Falli”, una pittura fortemente provocatoria in cui si vedono delle giovani donne nude raccogliere e contendersi dei falli cresciuti su un albero come fossero frutti. Insolla, Moos-Schulthaus merita decisamente una visita. Ma il castello nasconde anche qualche chicca, come spioncini segreti per ascoltare i discorsi degli ospiti senza essere visti…

Castel Sallegg

Si trova nella deliziosa cittadina di Caldaro sulla Strada del Vino, famoso borgo volto alla viticoltura, tanto da ospitare tra i suoi storici palazzi il Museo Provinciale del Vino dell’Alto Adige, uno dei castelli privati più belli della provincia di Bolzano, Castel Sallegg. Non un castello con torri e merletti come potremmo immaginarci, bensì uno château alla francese, una splendida residenza nobiliare ancora abitata dai Conti von Kuenburg e che, un tempo, apparteneva all’arciduca Ranieri d’Austria. Il castello è privato e non si può visitare, se non in occasione di qualche evento, ma è possibile entrare dal cancello e ammirarlo in tutta la sua bellezza.

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©Castel Sallegg
Castel Sallegg a Caldaro sulla Strada del Vino

La sua posizione con vista sui vigneti e sul Lago di Caldaro (questa zona è la culla del vitigno autoctono Schiava, da cui nasce il celebre vino rosso Lago di Caldaro, Kalterersee), il più grande della provincia, è molto piacevole e rilassante. E i vigneti sono proprio del castello, tanto che nel podere Leisenhof, uno dei tre della tenuta, sono stati ricavati un’enoteca-bistrot, dove si possono degustare vini, accompagnati da piatti curati e semplici, e un hotel di charme del cui arredo si è occupata direttamente la Contessa, con molti riferimenti a Castel Sallegg, intrisi di storia e del passato dei suoi antenati (l’albero genealogico è dipinto su una gramde parete nella hall).

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©Klaus Peterlin
L’albero genealogico dei Conti von Kuenburg nella hall dell’hotel

Castello di Salorno

Arroccato come un nido d’aquila sul borgo di Salorno, il più a Sud dell’Alto Adige, e sull’intera Valle dell’Adige, il Castello di Salorno o Haderbur è una delle più affascinanti fortificazioni della regione. Quasi un rudere, ma messo in assoluta sicurezza dal proprietario, il Barone Ernesto Rubin de Cervin Zenobio Albrizzi, è gestito da una coppia, Martin e Alexia Gluderer, che organizzano visite guidate, eventi, concerti, feste celtiche e medievali e che gestiscono la tavola calda dove cucinano piatti con ricette antiche.

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@Luca dal Gesso
Il Castello di Salorno a picco sulla roccia

Scenograficamente è uno dei più suggestivi dell’architettura castellana dell’arco alpino. Della sua storia si hanno pochi dati certi. La sua eccezionale posizione dominante la Chiusa di Salorno lo ha visto protagonista di alcuni eventi significativi della storia locale, in quanto dominava l’unico ponte che collegava Bolzano a Trento, pertanto aveva una funzione difensiva, ma serviva anche come dogana. Secondo alcuni studi archeologici recenti, sotto il castello passava una delle più importanti strade romane, la via Claudia Augusta; infatti, è stata scoperta una necropoli con resti proprio di epoca romana.

La prima testimonianza del castello risale al 1053. La tecnica costruttiva indica un periodo tra il XII e il XIII secolo. La struttura originaria però ha subito modifiche, ampliamenti e rifacimenti nel corso dei secoli. Quando iniziò il lento declino, accentuato dalla costruzione della ferrovia del Brennero, fu acquistato dalla famiglia nobiliare veneziana che lo possiede, insieme all’intera collina, ancora oggi. Intorno al Castello di Salorno girano alcune leggende: c’è chi dice che tra le sue pietre si nasconda un tesoro e chi crede di aver visto un fantasma. Un posto magico, raggiungibile a piedi salendo un ripido sentiero per una ventina di minuti. Se non fosse difficile che fortezza sarebbe? (se volete saperne di più, qui trovate l’articolo dedicato al Castello di Salorno).

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Castello di Salorno visto dal suo interno

I castelli di Bolzano

Senza andare troppo lontano, la stessa città di Bolzano ospita diversi castelli.

Castel Roncolo

Il più famoso non solo in città ma dell’Alto Adige è sicuramente Castel Roncolo, situato su una roccia sopra Bolzano. Fu costruito nel XIII secolo ed è conosciuto soprattutto per il suo straordinario ciclo di affreschi profani medievali, tra i meglio conservati d’Europa. E non soltanto sulle pareti interne alle sale, ma anche sulle facciate esterne. Una vera meraviglia. Le pitture raffigurano scene di vita cortese, tornei, cacce e leggende cavalleresche e offrono uno sguardo unico sulla cultura nobiliare del Medioevo. Oggi, il castello è una meta culturale molto apprezzata grazie alla sua storia, all’architettura e alla vista panoramica sulla valle.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Castel Roncolo si para davanti agli occhi arrivando dalla strada in auto

Costruito come roccaforte nel 1237 dalla famiglia nobile Vanga, grazie a un permesso concesso dal vescovo di Trento, per difendere la città e controllare l’accesso alla Val Sarentina, un’importante via di comunicazione verso il Brennero, il castello venne trasformato, nel 1385, in residenza estiva dai fratelli Niklaus e Franz Vintler, ricchi mercanti bolzanini diventati nobili. Questi lo fecero ampliare e interamente decorare con meravigliosi affreschi, testimonianza unica del mondo cortese, della moda nobiliare, della cavalleria e delle più amate leggende medievali.

La struttura originaria comprendeva il palazzo occidentale (con il portone d’ingresso), una torre, la cucina, la cappella e le mura merlate, dotate di un argano con un secchio calato direttamente nel fiume sottostante per l’approvvigionamento idrico. Intorno al 1400 viene aggiunta la cosiddetta “casa d’estate”.

Le pareti mostrano tornei cavallereschi con le lance, dame come spettatrici e l’uso di scudi araldici (tra cui spicca lo stemma con i colori dell’Austria). Sono dipinte anche scene di balli, musica e giochi con la palla. Grande spazio è dedicato alle scene di caccia (cervi, cinghiali e orsi), un’attività considerata un vero e proprio status symbol dell’alta società dell’epoca.
Soggetto successivamente a numerosi passaggi di proprietà, passò, alla fine del XIX secolo, all’imperatore Francesco Giuseppe, il quale lo fece restaurare e, grazie anche all’arrivo dei primi turisti, lo donò alla città di Bolzano. Gli ultimi grandi lavori risalgono agli anni Novanta del Novecento. Castelo Roncolo è aperto tutto l’anno, tranne il mese di gennaio, dopo l’Epifania.

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Courtesy Thomas Roetting
Gli affresci sulle pareti esterne a Castel Roncolo

Castel Hörtenberg

Un altro castello in pieno centro a Bolzano, nel quartiere Dodiciville, uno dei più antichi della città, è Castel Hörtenberg, che oggi è un hotel di lusso, l’unico cinque stelle in città. Per visitarlo è necessario soggiornare o prenotare uno dei due ristoranti dell’albergo (Le Segrete è ricavato nelle antiche cantine con soffitto a volta e pietra viva). L’edificio, bellissimo e molto elegante al suo interno, risale al periodo tardo medievale e rinascimentale e un tempo fu la residenza della famiglia nobile Hörtenberg.

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Ufficio stampa
Castel Hörtenberg nel pieno centro di Bolzano

Durante le insurrezioni tirolesi del 1800, Castel Hörtenberg divenne il rifugio strategico e il quartier generale di Andreas Hofer, un condottiero austriaco che divenne comandante contro l’invasione del Tirolo da parte delle truppe francesi. Nel Sudtirolo è considerato un eroe, pertanto averlo ospitato è un vero onore per il castello.

Grazie all’accurato restauro, che ha mantenuto comunque molti elementi architettonici originali, come le mura storiche, i cortili interni e i dettagli rinascimentali, oggi il castello unisce storia e design moderno ed è considerato uno degli edifici storici più raffinati della città.

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Ufficio stampa
Le Segrete di Castel Hörtenberg

Castel Mareccio

A Bolzano città c’è un terzo castello ed è Castel Mareccio. Immerso tra il verde dei vigneti, sembra proprio il castello delle principesse, con le sue torri rotonde e i tetti appuntiti. Viene utilizzato per eventi, pertanto, non è sempre aperto o visitabile. La sua storia è comunque molto interessante essendo un edificio storico: viene menzionato per la prima volta nel 1273. Questa piccola fortezza romanica era di proprietà dei “di Mareccio”, esponenti della borghesia bolzanina successivamente divenuti nobili. Nel XV secolo, il castello passò alla famiglia Römer e venne ampliato con una nuova ala Ovest; nei primi decenni del XVI secolo, fu ampliata la cinta muraria con l’aggiunta di quattro torri circolari. Il mastio venne, infine, trasformato da antica torre di guardia in torre panoramica.

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Ufficio stampa
Il fiabesco Castel Mareccio a Bolzano

Nel 1549, Castel Mareccio subì una profonda ristrutturazione trasformandosi in una vera e propria residenza rinascimentale affrescata. Nel corso de XVI secolo il castello fu anche punto di riferimento per i nobili che avevano aderito al credo protestante, come dimostrano alcuni affreschi commissionati dal proprietario Lukas Römer.

Con la morte dell’ultimo erede della famiglia Römer, il castello passò al casato degli Hendl e, successivamente, ai Thun (un cognome che in Alto Adige ha un grande significato). Castel Mareccio restò di proprietà di questa famiglia fino al 1851, quando Karl Thun lo vendette alla contessa Anna Sarnthein. Quest’ultima affittò Castel Mareccio all’erario il quale lo utilizzò come armeria. Nel 1919 Castel Mareccio venne trasformato in Archivio di Stato, mantenendo questa funzione fino al 1973. Nel 1974 il Comune di Bolzano acquistò la struttura trasformandola in centro congressi e centro culturale. Dal 2007 è gestito dalla Fondazione Castelli di Bolzano, insieme a Castel Roncolo e al Castello Rafenstein. Se siete a Bolzano in occasione di un evento ospitato al castello il consiglio è di andarci per ammirare la bella struttura e gli affreschi al primo piano dell’edificio ancora piuttosto ben conservati.

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@Courtesy Schloss Maretsch
Le sale affrescate di Castel Mareccio

Castel Rafenstein

Si trova a Bolzano, ma per arrivarci bisogna salire a qualche centinaio di metri di quota (è anche il punto di partenza di alcune escursioni). La posizione dove si trova è invidiabile in quanto regala una vista meravigliosa su tutta Bolzano. Infatti, Castel Rafenstein (o Castel Sarentino) è noto per essere l’imponente rovina che dall’alto domina la città. Il suo nome deriva dalla parola tedesca “Raben” (“corvo”) e significa “roccia del corvo”. Potrebbe essere tranquillamente il set di uno degli episodi del Trono di spade.

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©TV Jenesien Michael Guggenberg
Le rovine di Castel Rafenstein, appena sopra Bolzano

Costruito nel XIII secolo, al di sopra della gola del Talvera, su incarico del vescovo di Trento, Federico Vanga passò alla fine del secolo nelle mani del vescovo di Trento, Enrico II. Venne però profondamene danneggiato nel corso di un conflitto con il conte Mainardo II del Tirolo. A metà del 1300 il castello iniziò a essere ricostruito da Ludovico di Brandeburgo, secondo marito della contessa Margherita Maultasch. Passato dagli Asburgo ai von Rafenstein e, infine, ai Weineck, iniziò a essere ampliato, in particolare nel XVI secolo, quando venne trasformato in stile tardogotico.

Fu il condottiero austriaco Marx Sittich a trasformarlo in castello di rappresentanza, abbellito da dipinti e decori. Vi allestì, inoltre, un’importante collezione di opere d’arte e oggetti curiosi atti a destare stupore. Tra questi ultimi vi erano per esempio corna levigate, uova di struzzo e un pesce di mare, corrispondente probabilmente ai resti di un coccodrillo del Nilo ritrovato nel corso degli scavi.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’interno delle rovine di Castel Rafenstein

Nel corso delle guerre napoleoniche, il castello venne fortemente danneggiato. Non più utilizzabile, venne quindi abbandonato e adoperato a scopo agricolo, fatto che ne determinò il suo declino definitivo. Castel Rafenstein oggi è un rudere, ma chi lo gestisce, insieme al bellissimo maso panoramico dove preparano i piatti tipici della cucina tradizionale altoatesina, dai canederli al Kaiserschmarrn, se ne sta prendendo molta cura e, dopo averlo messo in sicurezza, sta organizzando concerti serali sotto le stelle (essendo il castello sprovvisto di tetto, iun po’ come l’affascinante Abbazia di San Galgano in Toscana).

Castel Flavon

Sempre a Bolzano, ma sopra il rione di Aslago, in posizione panoramica sulla Valle dell’Adige, si trova un altro catello bolzanino, Castel Flavon o Haselburg. Questo antico castello medievale oggi ospita un elegante ristorante, dove i tavoli sono stati ricavati tra le rocce e la pietra viva. Pare, tra l’altro, che fin dal 1400 vi si organizzavano sontuosi banchetti e feste strabilianti, pertanto, pare essere innata la vocazione a luogo di condivisione e incontri. Le prime tracce di questa fortezza risalgono addirittura al secolo VI quando i Reti innalzarono la prima fortificazione. Ancora nel 1200 era una fortezza appartenente alla famiglia Haselberg. Quando nel XV secolo passa ai signori di Fiè, i Völs, l’edificio cambia forma con le tre ali che possiamo ammirare oggi e i bellissimi affreschi realizzati da Bartolomeo Dill Riemenschneider sulle pareti interne. Tra queste opere, spicca la rappresentazione del mito greco di Apollo e Dafne. Il ciclo degli affreschi è accompagnato da rappresentazioni di specie vegetali di uso comune, come la melanzana, la pera, l’aglio, la patata e il melograno. Simbolo di fertilità e prosperità, un esemplare di melograno carbonizzato è stato rinvenuto alla base del battifredo.

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@Haselburg
Lo scenografico Castel Flavon sopra Bolzano

Sotto la guida dei signori di Fiè, il castello diventa rinomato per le sue feste e i suoi banchetti sontuosi, che lo rendono celebre tra la nobiltà bolzanina. Dentro si possono ancora ammirare un’antica cisterna per l’acqua, rivestita con piccoli mattoni e calce mischiata a sangue di bue, profonda 6 metri e mezzo in una delle sale del ristorante; il battifredo o torre d’avvistamento e un muro profondo ben 3 metri e 60, fatto di due muri, uno più antico, derivante dal romanico, e uno più recente, appoggiati uno all’altro. La costruzione di questo mastodontico setto murario è tuttora un mistero.

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@Haselburg
L’esterno di Castel Flavon

Castel Firmian

Castello, ma anche museo, il Castel Firmian o Firmiano è considerato uno degli emblemi dell’Alto Adige e tra i più grandi castelli della provincia, all’interno del quale è nato l’MMM Messner Mountain Museum Firmian, uno dei cinque musei dedicati alla montagna voluti da Reinhold Messner. Si trova sulle alture di Bolzano, a Frangarto, per la precisione ed è raggiungibile in auto, a piedi lungo un sentiero che parte da Frangarto o in bicicletta lungo la Ciclabile Oltradige che parte da Bolzano e che tocca anche Appiano e il Lago di Caldaro.

Museo della Montagna di Castel Firmiano
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Il Museo della Montagna di Castel Firmiano sopra Bolzano

Il castello venne menzionato per la prima volta intorno al 945 d.C. con il nome di Formigar, in seguito il nome cambiò in “Firmian”. Dal 1027, il complesso fu di proprietà del Vescovo di Trento. Nel 1473 passò a Sigismondo detto “il danaroso”: solo in quel momento il castello ricevette il nome tedesco “Schloss Sigmundskron”, che deriva dalla sua forma a corona (Corona di Sigismondo). Dal 1996, è di proprietà della Provincia di Bolzano ed esattamente da vent’anni, dopo diversi lavori di ristrutturazione, ospita la mostra permanente “La montagna incantata” che racconta il significato delle montagne per l’uomo.

Perfettamente circolare e tra i meglio conservati: Caherconnell Stone Fort, il cuore antico d’Irlanda

2 juillet 2026 à 17:00

Nell’ovest dell’Irlanda, proprio lì, dove il vento dell’Atlantico sferza tutto portando con sé l’odore del sale e della pioggia imminente, c’è una distesa di roccia calcarea grigia che sembra appartenere a un altro pianeta. Ci troviamo nella Contea di Clare, a breve distanza dal celebre dolmen di Poulnabrone, nel punto in cui svetta il Caherconnell Stone Fort, antica fortezza che custodisce oltre 1.000 anni di storia (il tutto all’interno di una poderosa cinta muraria in pietra ancora intatta).

Dalla forma perfettamente circolare, è un insieme di blocchi di calcare sovrapposti senza malta che vanno a disegnare un anello monumentale che domina il territorio circostante. Questa meraviglia, infatti, rappresenta uno dei migliori esempi di stone ringfort, ovvero un forte anulare costruito in pietra. Ben lontano dall’immagine del castello medievale con torri e merli, un ringfort costituiva la dimora di una famiglia influente, protetta da robuste mura che garantivano sicurezza contro predoni, animali selvatici e incursioni improvvise.

L’ambiente circostante contribuisce a rendere l’esperienza ancora più intensa. Il Burren, riconosciuto come Geoparco UNESCO, mostra un paesaggio plasmato dall’erosione della pietra calcarea, attraversato da fenditure naturali, pascoli stagionali e una flora sorprendentemente varia. Qui, tra l’altro, c’è una continuità che, volente o nolente, rende Caherconnell diverso da molti altri siti archeologici irlandesi: la famiglia Davoren coltiva questi terreni da 5 generazioni e porta avanti pratiche agricole tradizionali che prevedono il pascolo invernale degli animali sulle colline del Burren.

Breve storia del Caherconnell Stone Fort

Gli studiosi fanno risalire questa fortezza al X secolo, anche se l’area potrebbe aver accolto frequentazioni ancora più antiche. L’insediamento rimase abitato fino alla fine del XVI secolo, attraversando profondi cambiamenti politici e sociali che interessarono l’Irlanda medievale.

Caherconnell riveste un’importanza archeologica internazionale grazie agli scavi condotti durante la stagione estiva dall’International Archaeological Field School. Anno dopo anno, il terreno continua a restituire reperti preziosi in grado di riscrivere la conoscenza del sito. Sorprende la qualità degli oggetti riportati alla luce: gioielli raffinati raccontano la presenza di una famiglia benestante, mentre frammenti di vetro provenienti da Venezia testimoniano rapporti commerciali assai più ampi rispetto a quanto si potrebbe immaginare per una comunità rurale.

Ancora più emozionante risulta il ritrovamento di ambra giunta dal Mar Baltico, prova concreta di collegamenti commerciali che attraversavano l’Europa. Gli archeologi hanno identificato anche elementi legati alla vita culturale degli abitanti, come pezzi di strumenti musicali, frammenti di giochi da tavolo e quello che viene considerato il più antico pennino rinvenuto nelle Isole Britanniche. Tutti elementi che suggeriscono un ambiente raffinato, alfabetizzato e aperto agli scambi culturali. Il forte, dunque, svolgeva un ruolo molto più importante rispetto a quello di semplice fattoria fortificata.

Attorno a Caherconnell circolano racconti popolari legati agli antichi forti irlandesi, spesso considerati luoghi carichi di fascino e rispetto dalla tradizione locale. Pur senza leggende celebri quanto quelle associate ad altri siti del Burren, il complesso conserva quell’atmosfera antica che alimenta facilmente l’immaginazione, soprattutto durante le giornate silenziose.

Come funziona la visita e cosa vedere al Caherconnell Stone Fort

L’ingresso permette di visitare il forte seguendo un percorso autonomo arricchito da pannelli illustrativi che spiegano la struttura dell’insediamento e i risultati delle campagne archeologiche. Una presentazione audiovisiva introduce invece la storia geologica del Burren e ricostruisce una giornata tipo degli abitanti del luogo attraverso un’animazione realizzata sulla base delle ricerche scientifiche.

L’interno appare essenziale, proprio per questo straordinariamente evocativo. Lo spazio centrale lascia intuire l’organizzazione delle antiche abitazioni in legno ormai scomparse, mentre l’imponente muraglia circolare continua a definire il perimetro originario con sorprendente precisione.

Il vero tratto distintivo di Caherconnell arriva però con le dimostrazioni dei cani da pastore, considerate le uniche dell’intera Contea di Clare. L’attività è testimone di una tradizione ancora viva, frutto dell’esperienza maturata da John Davoren in oltre 50 anni di lavoro con i Border Collie. Fischi, richiami vocali e gesti misurati guidano i cani attraverso il pascolo.

Lee affronta con grande esperienza le situazioni più delicate, Lynn alterna il lavoro con pecore e bovini, Rose stupisce per rapidità, mentre la giovane Jess continua il proprio percorso di crescita accanto ai compagni più esperti. Bastano pochi istanti per cogliere l’intesa perfetta tra allevatore e animali, costruita attraverso fiducia, costanza e collaborazione.

Al termine della dimostrazione arriva il momento più atteso dai bambini (anche se pure gli adulti finiscono puntualmente per lasciarsi conquistare): carezze, fotografie e qualche tenero agnellino rendono la visita un’esperienza ancora più coinvolgente. Chi desidera una pausa trova il Mountain Haven Café, ideale per un caffè accompagnato da scone appena sfornati, dolci fatti in casa oppure un pranzo preparato con prodotti locali.

Accanto al punto ristoro trova spazio anche un negozio dedicato all’artigianato irlandese, con maglieria tradizionale, souvenir selezionati e oggetti ispirati al territorio del Burren. Vale la pena considerare almeno 2 ore alla scoperta del complesso, magari abbinando la tappa al vicino dolmen di Poulnabrone, distante appena 1 km.

Dove si trova e come arrivare

Caherconnell Stone Fort sorge nel cuore del Burren, nella Contea di Clare, lungo uno degli itinerari più suggestivi dell’Irlanda occidentale. La posizione favorisce una visita insieme ad altre attrazioni celebri della zona, tra cui il dolmen di Poulnabrone (come già detto) e le straordinarie Scogliere di Moher.

L’automobile rappresenta il mezzo più pratico per raggiungerlo, anche perché le strade panoramiche attraversano l’altopiano calcareo regalando scorci spettacolari durante tutto il tragitto. Un ampio parcheggio gratuito accoglie i visitatori, mentre alcuni posti più vicini al centro servizi risultano riservati alle persone con esigenze di accessibilità.

L’apertura stagionale va da marzo a novembre e le dimostrazioni dei cani da pastore seguono orari prestabiliti durante la giornata, quindi una verifica preventiva del calendario permette di organizzare al meglio la visita.

Paesaggio del Caherconnell Stone Fort in Irlanda
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Il poetico paesaggio del Caherconnell Stone Fort

Più di un semplice sito archeologico, Caherconnell racconta un’Irlanda autentica fatta di pietra, pascoli, ricerca scientifica e tradizioni familiari tramandate lungo i secoli. Al termine della visita, infatti, resta soprattutto la sensazione di aver sfiorato un frammento ancora vivo dell’anima del Burren, custodito dalle stesse mura che vegliano su questa valle da oltre 1.000 anni.

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