Un libro che ci porta nel passato e ci fa immergere in pagine di storia meno conosciute, ma anche esplorare luoghi in cui la natura regala scenografie che levano il fiato. Ilaria Tuti, apprezzatissima autrice di romanzi bestseller tra cui la serie di gialli con Teresa Battaglia, è tornata in libreria con una storia che ci porta indietro nel tempo, alla Seconda Guerra Mondiale e all’invasione della Carnia da parte dei Cosacchi. Siamo nella parte nord-occidentale del Friuli-Venezia Giulia, ed è lì che possiamo scoprire scenografie meravigliose, tra montagne, boschi fitti e borghi da visitare. E non c’è nulla di meglio che farlo in compagnia del libro giusto.
Alla scoperta della Carnia insieme a Ed è un poco la notte e un poco l’alba, l’ultimo romanzo di Ilaria Tuti pubblicato da Longanesi.
Tutto sulla Carnia, la zona del Friuli protagonista del libro
Ci sono dei romanzi che hanno il pregio di mostrarci con gli occhi dell’autrice (o dell’autore) luoghi incredibili. Così è la Carnia, zona che si trova nella parte nord-occidentale del Friuli e presenta alte vette (il monte più alto raggiunge quota 2780 metri), valli, boschi e borghi.
Sono diversi i luoghi citati nel romanzo, la cui protagonista è Serafina, una donna coraggiosa che vive in una terra di confine e che porta in sé credenze antiche. È lei la narratrice dell’arrivo dei Cosacchi ed è sempre lei che ci accompagna in una storia che avvince e avvolge.
La Zona Libera della Carnia è il cuore pulsante del nuovo libro di Ilaria Tuti, un’area autonoma e costituita dai Partigiani nell’agosto del 1944 e durata nemmeno una manciata di mesi all’epoca del Secondo conflitto Mondiale.
E quali sono alcune delle tappe da raggiungere accompagnati da Ed è un poco la notte e un poco l’alba? Ad esempio, la Valle di Verzegnis, citata nelle primissime pagine del romanzo. Qui si possono fare delle belle escursioni, magari lungo il lago artificiale oppure alla scoperta delle cave di marmo rosso o, ancora, verso il monte omonimo. Non manca la storia e in tal caso basta visitare la Pieve di San Martino oppure, per gli appassionati di arte, vale la pena raggiungere l’Art Park.
E poi il comune di Cavazzo Carnico con le sue frazioni. La protagonista, ad esempio, vive oltre la frazione di Mena, da sola su un versante soleggiato, ma tutta la zona vale la pena di essere esplorata a partire da Cesclans, con una Pieve che pare essere stata innalzata tra 700 e l’800 d.C.: rimane più in alto rispetto al piccolo paese e domina anche il lago di Cavazzo, il più grande bacino naturale (ha origine glaciale) della regione.
iStockIl meraviglioso Lago di Cavazzo
Tantissime le tappe che si possono raggiungere nella Carnia, tra borghi da scoprire ed escursioni nella natura, ma – visto che stiamo parlando di Ilaria Tuti – non ci si può esimere dall’uscire dal tracciato e raggiungere anche il paese dell’autrice: Gemona del Friuli con il suo duomo, la torre campanaria e il castello, è un vero gioiello. Tra l’altro viene anche citata nel libro.
Trava e il santuario: un altro luogo centrale del romanzo
C’è un altro luogo centrale nel romanzo ed è il santuario della Madonna di Trava, dove la nonna della protagonista compie un rito basato su una credenza popolare: tentare di ridare l’ultimo respiro ai neonati morti per battezzarli ed evitargli il Limbo.
Si trova nella frazione di Trava, che fa parte del Comune di Lauco, ed è stato innalzato nel 1659: si racconta che la Madonna del Carmelo fosse miracolosa e che concedesse proprio quell’ultimo respiro. Si raggiunge in 15 minuti, percorrendo un sentiero che offre una vista suggestiva ma è importante, viene spiegato sul sito ufficiale del turismo in Friuli-Venezia Giulia, prenotare la visita essendo gestito da volontari.
Tantissimi luoghi che regalano un’atmosfera ancora più vibrante e viva, se visitati osservandoli anche con gli occhi dell’autrice grazie a Ed è un poco la notte e un poco l’alba, l’ultimo imperdibile romanzo di Ilaria Tuti.
A sud di Lisbona, e allungata lungo l’Atlantico per centinaia di chilometri, tra la foce del fiume Sado e Zambujeira do Mar, c’è una costa così suggestiva che è in grado di entrare sotto pelle. Parliamo dell’Alentejo, che si presenta senza grandi alberghi affacciati sulla sabbia e nemmeno file di stabilimenti. Qui la strada attraversa campi, pinete, risaie e villaggi dalle case bianche. Poi, all’improvviso, l’Atlantico appare oltre le dune. A volte è calmo e quasi trasparente, altre volte ruggisce contro le falesie con una forza che fa sembrare minuscola la presenza umana.
La costa, tra le altre cose, cambia continuamente. La penisola di Tróia è una lunga lingua di sabbia nata negli ultimi 5.000 anni tra l’oceano e l’estuario del Sado. Più a sud arrivano le scogliere, le baie e le formazioni rocciose. Tra Sines e Zambujeira do Mar si entra nel territorio della Rota Vicentina, una rete di itinerari che segue la costa e attraversa luoghi legati alla vita dei pescatori. Più a sud ancora, invece, prende forma la Costa Vicentina, protetta dal Parque Natural do Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina, una delle aree naturali più preziose del Portogallo.
Scegliere la spiaggia più bella diventa quasi ingiusto. Però alcune hanno qualcosa in più.
Praia da Ilha do Pessegueiro, la spiaggia con un’isola davanti agli occhi
Si scende lungo una scalinata e il paesaggio si apre in un colpo solo. Sabbia dorata, pareti rocciose e l’Ilha do Pessegueiro davanti all’orizzonte. L’isola dà il nome alla spiaggia, anche se la distesa sabbiosa si trova sulla terraferma, proprio di fronte al piccolo lembo di roccia nell’Atlantico.
Sull’isola sono state trovate tracce di occupazioni antiche e, in estate, alcune imbarcazioni portano i visitatori a esplorare i fondali circostanti. La costa qui ha un aspetto ruvido e il vento che arriva dalla distesa oceanica porta con sé quell’odore salmastro che fa capire subito di essere lontani dalle spiagge più costruite del Portogallo.
I surfisti trovano diversi settori, dal beach break di fronte all’isola fino a reef più impegnativi. Per un bagno tranquillo, invece, basta aspettare il momento giusto e lasciarsi conquistare dalla luce.
Praia do Malhão, la sabbia bianca che sembra non finire mai
A Malhão l’energia muta completamente: la si raggiunge e la prima cosa che colpisce è la vastità. È un’enorme distesa chiara, interrotta da piccole insenature che sembrano stanze private affacciate sull’oceano. Il paesaggio conserva una dimensione selvaggia, anche grazie alle passerelle in legno che conducono ai punti panoramici senza alterare l’aspetto delle dune.
In lontananza si vedono le onde e, nelle giornate più generose, qualche surfista che prova a domare l’Atlantico. Malhão è anche uno dei luoghi preferiti da chi frequenta la zona di Vila Nova de Milfontes, ma la sua ampiezza aiuta a disperdere le presenze. La sabbia chiara, il vento e il rumore costante dell’acqua costruiscono una specie di bolla: è una di quelle spiagge in cui si arriva per un’ora e poi si resta fino al tramonto, magari con un libro lasciato a metà.
iStockTutta la bellezza di Praia do Malhão
Praia das Furnas, il punto in cui il fiume incontra l’oceano
A Vila Nova de Milfontes il fiume Mira raggiunge l’Atlantico. Ed è proprio questo incontro a rendere Furnas decisamente particolare: da una parte c’è il mare aperto, dall’altra l’acqua del fiume e, oltre l’estuario, la silhouette bianca del paese. La spiaggia si può raggiungere anche con il piccolo traghetto che parte dalla marina di Vila Nova de Milfontes.
Il tragitto dura pochi minuti, ma cambia completamente la prospettiva. Dal fiume il villaggio appare come una scenografia di case candide, mentre sulla riva opposta la sabbia si allarga verso le scogliere della costa occidentale.. L’acqua resta bassa per un lungo tratto e la zona si presta a sport acquatici più tranquilli, soprattutto per chi è alle prime armi. Poi arriva il momento del tramonto, e lì le parole servono davvero a poco.
Praia da Amália, la baia che porta il nome di una leggenda
Per arrivare a Praia da Amália occorre un piccolo sforzo, perché l’accesso passa da una strada poco evidente e poi da un sentiero che richiede circa 10 minuti. Prima si attraversa la vegetazione, poi arriva il rumore delle onde e, quando la spiaggia compare, il percorso acquista subito un senso.
Il nome è un omaggio ad Amália Rodrigues, la più celebre interprete del fado portoghese. La cantante trascorreva lunghi periodi in questa zona per allontanarsi dal mondo e la sua presenza ha lasciato un’impronta particolare. La casa legata alla fadista, oggi parte della Herdade Amália, conserva un accesso privato alla spiaggia.
Con la bassa marea la distesa sabbiosa sembra enorme. La falesia, la vegetazione e l’oceano danno vita a una scenografia che qualsiasi regista faticherebbe a ricreare, pure perché priva di qualsiasi artificio.
Praia da Carriagem, la bellezza geologica dell’Alentejo
A Carriagem la vera protagonista è la costa: la si raggiunge attraverso una scalinata in legno e, scendendo, le formazioni geologiche prendono forma una dopo l’altra. La bassa marea fa comparire piccole pozze naturali tra le rocce in cui si possono osservare granchi, anemoni, pesci e, con un po’ di fortuna, persino polpi.
È una spiaggia che richiede attenzione e curiosità. La sabbia c’è, certo, ma il suo fascino nasce dal rapporto diretto con l’oceano e dalla sensazione di trovarsi davanti a un paesaggio ancora in costruzione. Il silenzio, però, è ciò che forse si fa amare più di qualsiasi altra cosa: il telefono perde segnale e la costa torna a essere soltanto costa.
Praia da Murração, la valle verde affacciata sull’Atlantico
La strada sterrata per Murração mette alla prova sia auto che la pazienza. Conviene procedere piano, tra buche e tratti sconnessi, tanto la ricompensa arriva alla fine. La spiaggia è dentro una piccola valle, circondata da falesie ricoperte di vegetazione. Il verde è il dettaglio che la rende speciale. Lungo questo tratto di costa prevalgono spesso rocce, sabbia e vento, mentre qui la natura sembra aver deciso di occupare tutto lo spazio possibile.
Murração ha un’atmosfera quasi segreta. La spiaggia è priva di servizi e la presenza di altre persone può ridursi a pochissime figure sulla sabbia. Ci si siede, si ascolta il mare e la giornata prende una direzione che in vacanza è spesso una fortuna.
Organizzare il Capodanno durante l’estate è una delle strategie migliori per partire senza spendere una fortuna: le mete più richieste registrano infatti il tutto esaurito con mesi di anticipo e prenotare per tempo permette di trovare tariffe più competitive per voli e alloggi, e di assicurarsi le strutture migliori e una maggiore possibilità di scelta.
Abbiamo selezionato alcune località meno inflazionate, in Italia, in Europa e nel resto del mondo, perfette per salutare il 2026 e dare il benvenuto al 2027. Dalle atmosfere innevate delle Dolomiti ai borghi della Toscana, passando per un’isola croata fuori dai circuiti del turismo di massa fino ad arrivare ai safari africani e ai paesaggi desertici dell’Oman, ecco alcune idee per chi vivere un Capodanno originale.
Sappada, Dolomiti: il fascino delle tradizioni alpine
Se immaginate un Capodanno tra i fiocchi di neve, una delle destinazioni più suggestive delle Dolomiti è Sappada, piccolo centro montano che durante le festività si arricchisce di eventi e tradizioni.
Il momento più atteso della serata del 31 dicembre è la tradizionale fiaccolata dei maestri di sci, che di solito prende il via intorno alle 18. A seguire, lo spettacolo pirotecnico illumina la zona della Pista Nera, uno scenario spettacolare tra le montagne innevate.
Gli appassionati di sport invernali possono dedicarsi allo sci e allo snowboard sulle piste, mentre chi preferisce un ritmo più rilassato può scegliere escursioni con le ciaspole, pattinaggio sul ghiaccio oppure trascorrere qualche ora a Nevelandia, il parco dedicato alle famiglie e ai bambini.
La serata può proseguire con un cenone in baita o in uno dei rifugi in quota, raggiungibili anche con motoslitte o gatti delle nevi, oppure nei ristoranti e negli hotel del centro, dove vengono organizzate cene accompagnate da musica e intrattenimento fino a tarda notte.
Urbino, Marche: arte, storia e atmosfera romantica
iStockTutto il fascino del centro storico di Urbino
Tra le mete meno considerate per la notte di San Silvestro c’è anche Urbino, città natale di Raffaello che sorprende per il patrimonio storico e culturale e che durante le festività assume un fascino speciale. Il centro storico, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, invita a passeggiare tra vicoli acciottolati, scorci panoramici e palazzi rinascimentali ancora più suggestivi grazie alle decorazioni natalizie.
Le famiglie possono contare su un ambiente tranquillo e accogliente, con iniziative dedicate ai bambini, tra laboratori creativi e spettacoli organizzati nelle piazze durante il periodo natalizio.
Le coppie trovano invece il contesto ideale per trascorrere una serata romantica, con una passeggiata tra le vie del centro e poi il Cenone di San Silvestro a lume di candela.
Anche i gruppi di amici hanno diverse occasioni per alternare cultura e divertimento. Dopo aver visitato il centro storico durante il giorno, la serata può continuare nei locali oppure partecipando agli eventi musicali e culturali organizzati in piazza.
Maremma Toscana: borghi, natura e sapori del territorio
La Maremma è ideale per accogliere il nuovo anno lontano dal caos delle grandi città, al cospetto di paesaggi dove la natura, la storia e le tradizioni convivono in piena armonia.
Hotel, agriturismi, dimore storiche e strutture ricettive propongono soggiorni dedicati al relax, spesso accompagnati da percorsi benessere e da esperienze gastronomiche che valorizzano i prodotti tipici della cucina maremmana.
La sera del 31 dicembre i borghi organizzano feste in piazza con musica dal vivo e spettacoli pirotecnici; è inoltre possibile passeggiare tra i mercatini di Natale oppure assistere ai concerti di fine anno ospitati nelle località più caratteristiche della zona.
Sentieri escursionistici, percorsi in bicicletta o a cavallo permettono di esplorare le Vie Cave etrusche, le oasi WWF, i parchi naturali, antiche fortezze, eremi e borghi marinari, dove il mare d’inverno regala panorami dal fascino particolare.
Isola di Vis, Croazia: Capodanno lontano dal turismo di massa
iStockL’incantevole villaggio di pescatori di Komiza sull’Isola di Vis
Nel cuore dell’Adriatico, Vis, ancora poco interessata dal turismo di massa, durante il periodo di Capodanno vanta un’atmosfera intima e rilassata, la scelta migliore per iniziare il nuovo anno lontano dalla folla.
Le calette silenziose, i piccoli villaggi di pescatori come Komiža e le grotte che punteggiano la costa creano scenari di rara suggestione in cui lunghe passeggiate affacciate sul mare.
L’esperienza passa anche per la buona tavola: presso le taverne dell’isola è possibile assaporare specialità tradizionali come la Viška pogača, la caratteristica focaccia farcita con acciughe, pomodori e cipolle, oppure il goulash di polpo, piatto tipico della cucina dell’isola.
Aarhus, Danimarca: creatività, cultura e qualità della vita
Giovane, dinamica e ricca di iniziative culturali, Aarhus riesce a trasmettere una sensazione di benessere senza rinunciare alla vivacità urbana. Non a caso è stata nominata “The Happiest City of 2026“, un riconoscimento che ben descrive il clima che si respira tra le sue strade.
Trascorrervi il Capodanno significa vivere una festa più autentica: caffè, quartieri illuminati, musei e spazi culturali diventano il punto di incontro per residenti e turisti.
Tra le esperienze da non perdere una visita a Den Gamle By, il museo a cielo aperto che racconta l’evoluzione storica della città grazie a quartieri e edifici ricostruiti, accanto ai numerosi esempi di architettura e design contemporaneo che caratterizzano Aarhus.
Sofia, Bulgaria: concerti, tradizioni e vita notturna
Sofia è una valida alternativa per godersi il Capodanno in una capitale europea ancora poco battuta dal turismo internazionale: ai piedi del Monte Vitosha, durante le festività si anima con concerti, mercatini natalizi e spettacoli pirotecnici.
Il cuore dei festeggiamenti è Piazza Knyaz Alexander I, dove viene organizzato il grande concerto di fine anno con artisti bulgari e musica dal vivo. Allo scoccare della mezzanotte il cielo si illumina con i fuochi d’artificio mentre tutti brindano con vino e rakia, il tradizionale distillato bulgaro.
Prima della festa vale la pena concedersi una cena in uno dei ristoranti tradizionali del centro per assaggiare specialità come la banitsa, la shopska salata e le carni alla griglia accompagnate da salse speziate. Per un’atmosfera più romantica, potete scegliere un locale con vista sul Monte Vitosha, che durante l’inverno è spesso ammantato di neve.
La serata può poi proseguire nei bar e nei club del quartiere Studentski Grad, mentre per un Capodanno più tranquillo potete trascorrere la notte in montagna, in un rifugio affacciato sulle luci della città.
Nepal: un viaggio tra spiritualità e Himalaya
iStockTrekking sulle montagne dell’Himalaya
Sognante un Capodanno davvero differente? Pensate al Nepal per un itinerario capace di unire spiritualità, cultura e grandi paesaggi naturali.
Kathmandu custodisce alcuni dei luoghi simbolo del Paese, come il Boudhanath Stupa, tra i più importanti siti sacri buddhisti, e il Tempio di Pashupati, spesso considerato la piccola Varanasi del Nepal.
L’itinerario può proseguire a Patan, celebre per la lavorazione delle campane tibetane, mentre il Parco Nazionale di Chitwan offre la possibilità di partecipare a un safari alla scoperta della fauna autoctona e di visitare un tradizionale villaggio Tharu.
Pokhara, affacciata sul Lago Phewa e abbracciata dalle vette himalayane, è invece una delle località più suggestive del Paese, mentre il villaggio di Bandipur è ideale per concedersi una pausa rilassante.
Tanzania: safari e spiagge tropicali per iniziare l’anno
Tra le destinazioni di lungo raggio più interessanti per il periodo di Capodanno non manca la Tanzania. In questo periodo dell’anno, molte aree del Paese coincidono con la stagione secca, condizione favorevole per esplorare i grandi parchi nazionali.
Il Serengeti e il cratere di Ngorongoro offrono l’occasione di osservare da vicino leoni, elefanti, giraffe e rinoceronti, nel loro ambiente naturale.
Il viaggio può essere arricchito dalla scoperta della cultura swahili con la visita ai villaggi tradizionali, ai mercati locali e ai piatti tipici, spesso accompagnati da eventi e celebrazioni per l’arrivo del nuovo anno.
Per alternare l’avventura al relax potete infine raggiungere Zanzibar o l’isola di Pemba, dove spiagge di sabbia chiara e mare cristallino disegnano la cornice perfetta per iniziare il nuovo anno sotto il sole.
Oman: dal deserto alle coste dell’Oceano Indiano
L’Oman è una delle destinazioni più indicate per godersi il Capodanno al caldo senza affrontare temperature eccessive. Durante l’inverno, infatti, lungo la costa il clima è piacevole, con valori compresi tra i 20 e i 30 °C.
I festeggiamenti comprendono cene di gala organizzate nei resort internazionali, spettacoli di fuochi d’artificio e suggestive serate nei campi tendati del deserto di Wahiba Sands, dove il nuovo anno viene accolto attorno ai falò sotto un cielo ricco di stelle.
Le temperature rendono infatti semplici gli spostamenti sia lungo la costa sia nelle aree interne, per visitare città storiche, paesaggi naturali e persino il deserto senza il caldo intenso che caratterizza altri periodi dell’anno.
Con l’arrivo dell’estate cresce il desiderio di trascorrere una giornata all’aria aperta, lontano dal caldo delle città e senza lo stress legato al traffico: il Lago Maggiore è una delle mete più apprezzate del Nord Italia grazie ai borghi gioiello che si specchiano in acqua e alle innumerevoli attrazioni che si possono visitare in giornata o durante un weekend.
Per l’estate 2026, inoltre, sono sempre di più le opportunità per raggiungere il lago utilizzando i mezzi pubblici, una scelta che permette di viaggiare in modo più sostenibile e di evitare il problema del parcheggio e le code tipiche dei fine settimana estivi.
Ecco alcune delle principali soluzioni disponibili per scoprire le località più affascinanti del lago.
La Linea Lago da Novara
Da venerdì 17 luglio prende il via la Linea Lago, il nuovo collegamento attivato da STN che consente di raggiungere alcune delle destinazioni più conosciute del Lago Maggiore partendo da Novara: il l servizio sarà operativo ogni venerdì, sabato e domenica fino al 13 settembre.
L’itinerario collega Novara con svariate località distribuite lungo la sponda piemontese: tra le fermate principali spicca Stresa, da sempre considerata uno dei centri turistici più eleganti del Lago Maggiore e punto di partenza privilegiato per visitare le celebri Isole Borromee.
Il collegamento prosegue poi verso Cannero Riviera, dove ammirare i Castelli di Cannero, restaurati di recente dopo un lungo periodo di abbandono: emergono dalle acque del lago e sono uno dei simboli più caratteristici dell’Alto Verbano.
Il capolinea della Linea Lago è Cannobio, rinomata per il lungolago e per il tradizionale mercato domenicale, in programma dalle 8 alle 15, uno dei mercati più grandi e caratteristici del Piemonte.
Il bus effettua fermate anche ad Arona, Baveno, Pallanza e Verbania e la linea è integrata con i collegamenti ferroviari delle stazioni di Novara, Oleggio e Arona, mentre in prossimità di alcune fermate, come quella di Trecate, sono presenti aree di parcheggio che facilitano l’interscambio tra auto e trasporto pubblico.
Per visitare le Isole Borromee, anche le fermate di Baveno e Intra, oltre a quella di Stresa, permettono un comodo accesso agli imbarcaderi. I biglietti sono acquistabili a bordo, tramite l’App STN e sulle principali piattaforme online dedicate ai servizi turistici, con tariffe a partire da 20 euro per il viaggio di andata e ritorno.
iStockTutto il fascino di Arona sul Lago Maggiore
Lago Maggiore Express, il viaggio che unisce battello e ferrovia
Tra le esperienze più complete per visitare il territorio ecco il Lago Maggiore Express, un itinerario che unisce la navigazione sul lago con il viaggio ferroviario nella la Valle Vigezzo e le Centovalli, con un percorso ad anello che può essere affrontato in entrambe le direzioni e con partenza da una qualsiasi delle località servite.
L’escursione permette di vivere in un’unica giornata due modalità di viaggio differenti, attraversando sia il territorio italiano sia il Canton Ticino, nella parte meridionale della Svizzera. Durante la navigazione sul Lago Maggiore si possono ammirare alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’area, come le Isole Borromee, i Castelli di Cannero Riviera, le Isole di Brissago e la città di Ascona, fino a raggiungere Locarno, all’estremità settentrionale del lago.
Il percorso prosegue poi a bordo del caratteristico treno a scartamento ridotto della Ferrovia Vigezzina-Centovalli, una linea panoramica che tocca uno dei paesaggi più suggestivi dell’arco alpino, tra boschi, vallate, ponti e piccoli centri abitati. Durante l’escursione è possibile scegliere se pranzare a bordo oppure organizzarsi con un pranzo al sacco.
I collegamenti ferroviari di Trenitalia e Trenord assicurano inoltre il collegamento tra Domodossola e il Lago Maggiore in entrambe le direzioni.
Dal centro di Milano al Lago Maggiore in poco più di un’ora
Anche partendo da Milano si può raggiungere il Lago Maggiore in treno, evitando di utilizzare l’automobile.
Arona è una delle mete più facilmente raggiungibili: i treni regionali di Trenord e Trenitalia in partenza da Milano Centrale e diretti a Domodossola impiegano in media tra i 56 e i 60 minuti. La frequenza è elevata, con quasi venti collegamenti distribuiti nell’arco della giornata, circa uno ogni ora.
Anche Stresa è collegata con Milano Centrale con i treni regionali diretti a Domodossola. Il viaggio dura tra i 57 e i 60 minuti ed è una delle soluzioni più comode per visitare le Isole Borromee o trascorrere una giornata sul lungolago senza preoccuparsi del traffico.
Per raggiungere invece la sponda lombarda del Lago Maggiore è possibile scegliere Laveno-Mombello. I collegamenti regolari partono da Milano Centrale e richiedono circa un’ora e quaranta minuti, mentre in alcune date specifiche è disponibile anche il treno storico “Laveno Express“, con partenza da Milano Cadorna e un tempo di percorrenza di circa un’ora e quarantacinque minuti.
Il primo contatto con questa sponda corsa avviene attraverso la vista di un anfiteatro naturale di colline verdi, bagnate da acque di un turchese assoluto. La cittadina si adagia pigramente su una sponda protetta dai venti freddi settentrionali, grazie a montagne maestose che alle spalle ne disegnano il confine selvaggio. Poi il porto, che si apre davanti a essa, le palme che seguono il lungomare e il sole che pare avere una confidenza particolare con le facciate color pastello. Qui, ad Ajaccio, la Corsica mostra il suo lato più luminoso, ma la verità è che sotto la superficie da località balneare c’è una città con una storia sorprendentemente densa.
Ajaccio, infatti, è la Capitale dell’isola e anche la città natale di Napoleone Bonaparte, venuto al mondo il 15 agosto 1769 in una casa dalle facciate ocra nel cuore del centro storico. La sua presenza si sente nei nomi delle strade, nelle piazze e nei musei, una memoria profonda che si va a mescolare con un’anima anche genovese, marinara, artistica e profondamente mediterranea. La forma moderna di Ajaccio fu infatti impostata dai Genovesi nel 1492, con la costruzione della cittadella e di un tessuto urbano fatto di vie strette e colorate.
Poi c’è il mare: il Golfo di Ajaccio è uno dei grandi protagonisti del viaggio, insieme alla macchia corsa e alle Isole Sanguinarie, quattro lembi rocciosi che al tramonto assumono sfumature porpora.
Cosa vedere ad Ajaccio
La cosa più interessante è che Ajaccio si lascia leggere per strati. Un angolo racconta la Repubblica di Genova, quello successivo porta dritto alla famiglia Bonaparte, poi una facciata Belle Époque ricorda i primi visitatori stranieri arrivati qui in cerca di sole e villeggiatura. È quel tipo di luogo in cui nessuno, e per davvero, si annoia mai.
Si parte dal cuore più antico della città, il quartiere genovese. Le facciate colorate, i vicoli stretti e l’aria da borgo marinaro riportano subito alla Corsica di matrice ligure. Le strade scendono verso il porto e tra negozi di artigiani, bar e ristoranti compaiono tessuti, coralli e gioielli locali.
Qui la cittadella domina il paesaggio con la sua presenza massiccia. Per molto tempo è rimasta chiusa al pubblico e ancora oggi conserva quell’aria severa delle fortificazioni costruite per difendere l’isola dagli attacchi.
Rue Saint-Charles custodisce il luogo più celebre di Ajaccio: Napoleone nacque qui e trascorse gran parte dell’infanzia nella casa di famiglia. Oggi l’edificio ospita il museo dedicato ai Bonaparte ed è il più visitato della Corsica, con stanze, oggetti originali e arredi d’epoca che riportano la grande storia a una dimensione domestica.
Il Palais Fesch e la Biblioteca Municipale
Il nome Fesch torna spesso ad Ajaccio. Il cardinale Joseph Fesch, zio materno di Napoleone, volle infatti dar vita a un luogo dedicato alla formazione artistica e intellettuale dei giovani dell’isola. Il risultato è il Palais Fesch, oggi Museo di Belle Arti. La collezione di pittura italiana è una delle più importanti di Francia dopo quella del Louvre. Botticelli e Tiziano sono tra i nomi più prestigiosi, mentre una sezione raccoglie ritratti della famiglia Bonaparte e un’altra dipinti corsi.
Accanto si trova la Biblioteca Municipale Fesch, fondata nel 1801 da Lucien Bonaparte e dichiarata monumento storico dal 2011. La grande scalinata sorvegliata da 2 leoni conduce a sale rivestite di legno, con tavoli antichi e scaffali in noce.
La Cappella Imperiale
La Cappella Imperiale, detta anche Cappella Palatina, fu edificata nel 1859 su richiesta di Napoleone III. Il progetto rispettava la volontà del cardinale Fesch, desideroso di riunire in un unico luogo le tombe della famiglia Bonaparte.
All’interno riposano il cardinale e i genitori di Napoleone, Carlo e Letizia. La cupola e le vetrate meritano uno sguardo attento. La chiesa, classificata monumento storico dal 1924, ha un’atmosfera raccolta, quasi in contrasto con la dimensione monumentale della dinastia.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta
Piccola, color ocra e sorprendentemente originale, la Cattedrale di Santa Maria Assunta fu costruita tra il 1583 e il 1593. Qui Napoleone ricevette il battesimo nel luglio 1771. La chiesa è dedicata alla Madonna della Misericordia, legata alla protezione della città durante la peste.
Il Quartiere degli Stranieri conserva il volto elegante della Ajaccio ottocentesca. Grandval e General Leclerc sono viali maestosi, fiancheggiati da palazzi e antichi hotel di lusso. Il nome nasce dai primi visitatori inglesi, tedeschi e svizzeri arrivati qui alla fine dell’800 per soggiorni di villeggiatura.
Grand Hotel, Château Conti, Cyrnos Palace e Hotel Germania evocano la Belle Époque. Poco più avanti, Place de Gaulle, detta anche Place du Diamant, segna il passaggio tra il centro storico e i quartieri più recenti.
Cosa fare ad Ajaccio
Ad Ajaccio il programma migliore lascia spazio agli imprevisti. Un mercato può allungare la colazione, una barca può trasformare il pomeriggio e il tramonto sulle isole può diventare il ricordo più forte dell’intero soggiorno.
Assaggiare la Corsica al mercato di Place Foch: salumi, formaggi, vini, marmellate e prodotti locali riempiono le bancarelle.
Prendere il battello verso le Isole Sanguinarie: l’arcipelago comprende 4 isole selvagge e rocciose, con 150 specie di piante e una fauna che include cormorani, falchi pellegrini e gabbiani.
Raggiungere la Penisola della Parata: qui una torre genovese offre uno dei panorami più belli sull’arcipelago. Il giro della penisola richiede circa 1 ora.
Seguire il Sentiero dei Doganieri: 4 chilometri lungo la costa che regalano scorci sul Golfo di Ajaccio, sulla macchia e sulle scogliere.
Affrontare il Sentiero delle Creste: il percorso misura 10 chilometri e presenta tratti ripidi e sassosi.
Scegliere una spiaggia per il pomeriggio: Saint-François è la più comoda, proprio vicino al centro. Capo di Feno piace ai surfisti, Terra Sacra regala piccole calette e scogli a filo d’acqua, mentre Ricanto mette a disposizione 3 chilometri di sabbia tra città e aeroporto.
Ascoltare una polifonia corsa: nei mercoledì di luglio e agosto le voci tradizionali incontrano strumenti antichi in concerti di 45 minuti.
iStockUn tutto nel blu profonde del mare di Ajaccio
Dove si trova e come arrivare
Ajaccio si trova sulla costa occidentale della Corsica, in fondo a un grande golfo circondato da montagne. Il porto rappresenta il principale punto d’ingresso per chi arriva via mare e il Museo Fesch si riconosce già dal ponte del traghetto. Per visitare il centro storico conviene lasciare l’auto e procedere a piedi tra quartiere genovese, Cattedrale, casa Bonaparte e Palais Fesch.
La strada verso le Isole Sanguinarie conduce alla Penisola della Parata, con parcheggi a pagamento e accesso automobilistico vietato nell’area più selvaggia. Il Sentiero delle Creste parte invece dal Bois des Anglais, quasi in città. Per la costa occidentale e le spiagge più remote l’auto offre maggiore libertà.
Ajaccio resta addosso per il contrasto: Napoleone compare sulle targhe e nelle statue, però il vero protagonista è il Golfo, con la luce che cambia faccia alla città.
Ci si lascia alle spalle (e per fortuna, verrebbe da dire) il rumore di Atene per salire su un traghetto. Poi, quasi come un miraggio, appare un porto che dona la sensazione di aver cambiato ritmo prima ancora di mettervi piede. Si è arrivati a Spetses (in italiano Velvina), isola dove il mare ha costruito fortune, la guerra ha trasformato armatori in eroi e il gusto contemporaneo ha aggiunto boutique, ristoranti curati e yacht lucidi.
Gli italiani potrebbero chiamarla la Forte dei Marmi delle Isole Saroniche, un paragone un po’ irriverente ma parecchio azzeccato. Spetses è infatti l’isola esclusiva dell’Argosaronico, frequentata da una borghesia greca benestante che qui arriva appena può, soprattutto nei fine settimana estivi.
Eppure, appena ci si allontana dal porto, la faccenda prende una piega diversa: le colline sono coperte di pini, la strada costiera le gira intorno per circa 24 km e il profumo della resina si mescola all’aria salmastra. Non manca la storia che, anzi, parte da molto indietro con insediamenti già in età micenea, attorno al 2000 a.C. Poi arrivano i navigatori, i grandi armatori, le dimore dei capitani e la Rivoluzione greca del 1821. Spetses colpisce perché sì, è elegante, ma anche (e soprattutto) con mani ancora sporche di pece e legno.
Cosa vedere a Spetses
La prima sorpresa di Spetses riguarda il modo in cui la storia si lascia incontrare senza bisogno di cercarla troppo. Una targa, una facciata, un cortile in ciottoli e improvvisamente il passato smette di essere un qualcosa da rintracciare.
Dapia è il porto principale e il punto giusto per iniziare a prendere le misure all’isola. Il lungomare parte dal Poseidonion Grand Hotel, inaugurato nel 1914 e ancora oggi simbolo dell’eleganza locale. La sua architettura richiama i grandi alberghi aristocratici europei e la posizione, affacciata sul porto, spiega bene il ruolo che ha avuto nell’immaginario di Spetses.
La strada prosegue tra caffè, edifici neoclassici e le antiche kapetanospita, le case dei capitani. Sono dimore imponenti, costruite dalle famiglie arricchite grazie alla navigazione, con facciate curate e interni un tempo pieni di legni pregiati, ricami e mobili importati. Verso il Porto Vecchio il paesaggio cambia. Baltiza è il cuore marinaro dell’isola e i karnagia, i cantieri tradizionali, conservano ancora la costruzione manuale delle barche in legno.
La chiesa di Agios Nikolaos e il campanile della Rivoluzione
Nel 1821 il campanile della chiesa di Agios Nikolaos fu legato alla partecipazione di Spetses alla Rivoluzione contro gli Ottomani. E questo merita uno sguardo attento, così pure il monumento ai caduti. Molto bello è anche il cortile che protegge splendidi votsalota, i mosaici realizzati con ciottoli disposti secondo motivi decorativi.
La casa-museo di Laskarina Bouboulina
Qui la storia ha una protagonista difficile da dimenticare: Laskarina Bouboulina nacque in un’epoca in cui il potere militare e politico apparteneva quasi esclusivamente agli uomini. Lei comandò una flotta, finanziò la causa rivoluzionaria con il proprio patrimonio e partecipò alle operazioni navali contro gli Ottomani.
La sua casa è oggi un museo e la visita guidata dura circa 40 minuti. Gli ambienti hanno mobili, lettere, armi ed effetti personali. Il dettaglio più sorprendente resta il soffitto scolpito del salotto, una decorazione raffinata dentro la casa di una donna che, in mare, guidava una nave da guerra.
Il Museo di Spetses nella dimora di Hatzigiannis Mexis
Il Museo di Spetses occupa la residenza di Hatzigiannis Mexis, armatore e figura della Rivoluzione, poi primo governatore dell’isola nel nuovo Stato greco. La collezione percorre circa 4.000 anni di storia, con ceramiche micenee, monete romane, icone bizantine, costumi e reperti legati alla guerra d’indipendenza.
Il Porto Vecchio, Baltiza e il faro
Poi il Porto Vecchio, ovvero la parte più teatrale dell’isola. Gli yacht occupano l’acqua, i vecchi cantieri conservano la memoria della cantieristica e la penisola conduce verso il faro. Lungo il percorso si incontrano le sculture in bronzo di Natalia Mela, tra animali e creature mitiche. Al tramonto il faro regala uno dei momenti più belli dell’intero soggiorno.
Kasteli sale sopra il porto ed è la culla di una delle chiese più antiche dell’isola, la Dormizione della Vergine Maria, con una posizione che regala una prospettiva ampia sulla città e sul mare. Kounoupitsa, dal canto suo, ha un’atmosfera più residenziale, con edifici neoclassici e giardini curati.
La Grotta di Bekiris e i sentieri dell’isola
La Grotta di Bekiris si trova sulla costa sud-occidentale, presso Agii Anargiri. Durante il periodo ottomano fu utilizzata come rifugio per donne e bambini. Si può raggiungere anche dal mare e all’interno si trova una piccola spiaggia. Per chi vuole conoscere l’entroterra, i Sentieri Culturali Greci riuniscono 19 percorsi per circa 65 km complessivi.
Le spiagge di quest’isola della Grecia hanno acque limpide, ciottoli, sabbia grossolana e pinete spesso vicinissime alla riva. Alcune baie sono attrezzate, altre mantengono un’atmosfera più appartata.
Agia Paraskevi: tra le più scenografiche. La piccola chiesa e i pini quasi appoggiati al mare creano un paesaggio da cartolina, con ciottoli e mare trasparente;
Agii Anargiri: è la più grande dell’isola e ha lettini, taverna e strutture per gli sport acquatici;
Zogeria: qui la pineta arriva quasi fino alla riva e l’acqua ha quella trasparenza che invita a restare in silenzio;
Vrellos: alterna sabbia e ciottoli, con pini alle spalle e una dimensione più raccolta rispetto alle spiagge principali;
Agia Marina: si trova a breve distanza dal Porto Vecchio ed è attrezzata con lettini, ombrelloni, bar e attività acquatiche;
Ligoneri: conosciuta anche come Kaiki, è vicina alla città e ha un’atmosfera più giovane.
iStockLa scenografica Agia Paraskevi
Dove si trova e come arrivare
Spetses si trova nel Golfo Argosaronico, al largo della costa meridionale dell’Argolide e vicino al Peloponneso. È l’isola più meridionale del gruppo Argosaronico e appartiene amministrativamente all’Attica, pur avendo un legame geografico fortissimo con il Peloponneso. Dal Pireo partono traghetti veloci e collegamenti convenzionali. Il viaggio dura circa 1 ora e 45 minuti con i mezzi più rapidi, mentre le corse tradizionali richiedono più tempo.
Per chi arriva dal Peloponneso, la soluzione più pratica è Porto Heli oppure Kosta. Da quest’ultima il passaggio in barca dura quasi 15 minuti. È importante sapere che a Spetses il traffico automobilistico è fortemente limitato. La macchina rimane quindi sulla terraferma, perché qui si vive con scooter, biciclette, taxi e i tradizionali calessi trainati da cavalli.
Il consiglio è semplice: Spetses merita più di una giornata, ma va scelta con un minimo di strategia. Un fine settimana estivo può trasformarla in una piccola passerella affollata. Qualche giorno infrasettimanale restituisce invece l’isola più vera. La sua unicità, infatti, sta nel fatto che ha imparato a essere chic senza cancellare la propria storia.
La costa dell’Anatolia appare vicinissima, quasi una presenza costante oltre l’orizzonte, e racconta subito la posizione singolare di questa grande isola del Nord Est Egeo. Qui la Grecia guarda verso Oriente, ma porta ancora addosso le tracce di un passato profondamente europeo. Chios è stata per secoli un crocevia commerciale: prima bizantina, poi genovese, infine ottomana, tanto da aver raccolto influenze diverse senza perdere il proprio carattere.
Il suo simbolo per eccellenza è il mastice, la preziosa resina ricavata dal lentisco, una pianta coltivata soprattutto nella parte meridionale. Le piccole gocce trasparenti che escono dalla corteccia sono chiamate “Lacrime di Chios” e vengono raccolte secondo metodi antichi, con incisioni delicate sul tronco che i contadini definiscono una sorta di ricamo. Da questa resina nascono poi dolci, liquori, prodotti cosmetici e aromi conosciuti in tutto il mondo.
L’isola si estende per circa 842 km² e cambia volto procedendo dal nord verso il sud. Le montagne del Pelinaio dominano territori selvaggi, punteggiati da villaggi remoti e foreste di pini e castagni. La parte meridionale appare più morbida, con agrumeti, uliveti e i Mastichochoria, gli antichi centri fortificati nati attorno alla coltivazione del mastice.
Cosa vedere sull’Isola di Chios
L’anima di quest’isola della Grecia si scopre lontano dalle immagini più immediate. Il mare accompagna il viaggio, ma sono pietre, racconti e tradizioni agricole a definirne il carattere. In zona un villaggio può narrare secoli di commerci, una cappella può custodire tragedie dimenticate e una semplice pianta può rappresentare l’intera identità di una comunità.
Pyrgi è il simbolo più riconoscibile dei Mastichochoria. Arrivando nel centro storico si incontrano case decorate con gli xystà, motivi geometrici realizzati incidendo lo strato superficiale dell’intonaco e creando disegni bianchi e neri.
Il borgo nacque come una sorta di struttura difensiva, ovvero con le abitazioni unite tra loro per formare una barriera contro gli attacchi dei pirati, mentre le strade strette rendevano più facile proteggere gli abitanti. Oggi Pyrgi conserva quella struttura medievale, ma la vita quotidiana ha ripreso possesso degli spazi con caffè, botteghe e balconi decorati con pomodori lasciati essiccare al sole.
iStockPyrgi, il villaggio ricamato
Mesta, il labirinto dei Genovesi
A rappresentare (forse) l’esempio più completo dell’architettura medievale chiotica è Mesta, paese che appare come una fortezza compatta, costruita con pietra locale e attraversata da vicoli stretti che conducono verso minute piazze. Anche qui le abitazioni esterne formavano una cintura protettiva, mentre il cuore del villaggio ospitava la vita sociale e religiosa.
Il villaggio di Olympi possiede un fascino più discreto rispetto ai vicini Pyrgi e Mesta, con l’aspetto di un antico insediamento agricolo legato alla produzione della resina. Nelle vicinanze si trova la Grotta di Sykias, una cavità naturale modellata dal tempo con stalattiti e formazioni rocciose risalenti a milioni di anni fa.
Nel centro di Chios sorge il Monastero di Nea Moni, fondato nell’XI secolo dall’imperatore bizantino Costantino IX Monomaco. Inserito nel patrimonio mondiale UNESCO, custodisce alcuni dei più importanti mosaici bizantini della Grecia.
L’oro delle tessere musive illumina scene religiose realizzate con una raffinatezza straordinaria, ma qui la bellezza artistica convive con una memoria dolorosa: nel 1822 divenne rifugio per migliaia di abitanti durante l’attacco ottomano, al punto che oggi una cappella conserva ossa e teschi delle vittime.
Anavatos, la fortezza abbandonata sulla roccia
Anavatos è un villaggio medievale abbandonato che sorge su una parete rocciosa, come fosse sospeso tra cielo e terra. Oggi le case in pietra, la torre e i resti delle abitazioni sono testimoni di una storia intensa, fatta di resistenza e isolamento.
Il capoluogo mostra il volto più dinamico dell’isola. Il porto è il punto di incontro tra pescatori, studenti, commercianti e viaggiatori. Dietro il lungomare si sviluppa il quartiere storico con il castello genovese, una struttura che racchiude secoli di dominazioni diverse. Dentro le mura convivono resti bizantini, edifici ottomani e tracce della presenza veneziana e genovese.
Vrontados e la spettacolare guerra dei razzi
A nord della capitale si trova Vrontados, legato alla tradizione secondo cui il poeta Omero avrebbe avuto un rapporto con questa zona. Il paese è famoso soprattutto per il Rouketopolemos, la particolare battaglia pasquale tra le chiese di San Marco e della Vergine Maria.
Durante la celebrazione migliaia di razzi artigianali vengono lanciati tra i due edifici religiosi creando uno spettacolo luminoso unico nel panorama delle feste greche.
Le spiagge più belle di Chios
Il mare di Chios segue la stessa logica dell’isola: sorprende chi arriva aspettandosi il classico scenario delle Cicladi. Da queste parti, infatti, prevalgono baie selvagge, ciottoli levigati dal tempo e fondali dai colori intensi con un’acqua spesso più limpida rispetto ad altre isole elleniche.
Mavra Volia: è il luogo balneare più iconico dell’isola, con grandi ciottoli scuri che derivano dall’antica attività vulcanica che vanno a dar vita a un paesaggio quasi lunare.
Karfas: una delle poche zone con sabbia fine e fondale basso. La presenza di alberghi, ristoranti e locali la rende adatta a chi cerca praticità senza rinunciare al carattere greco.
Agia Fotini: spiaggia di ciottoli che conquista per l’acqua trasparente e l’atmosfera rilassata.
Komi: lunga e vivace, alterna sabbia e piccoli ciottoli. Durante l’estate diventa un punto di riferimento per chi vive sull’isola grazie ai ristoranti, ai bar e alle possibilità di praticare sport acquatici.
Lithi: atmosfera semplice e un tramonto sul lato occidentale che dona una luce particolarmente suggestiva.
Nagos: circondata dalla vegetazione e dalle montagne, rappresenta una Chios più remota. L’acqua è fresca e limpida, mentre il paesaggio trasmette una sensazione di isolamento.
Vroulidia: si raggiunge con un percorso più impegnativo, ma il risultato ripaga lo sforzo.
Chios si trova davanti alla costa occidentale della Turchia, separata dalla penisola anatolica da uno stretto tratto di mare. Le isole vicine più importanti sono Lesbo, Samos, Psara e Oinousses. La Capitale, chiamata anch’essa Chios, è il principale punto di accesso. Qui arriva la maggior parte dei traghetti e si concentra la vita commerciale.
L’aeroporto internazionale di Chios “Omiros” collega l’isola con Atene tramite voli interni della durata di circa 1 ora. Dall’Italia è quindi necessario prevedere uno scalo nella Capitale greca. Chi preferisce il mare trova il collegamento principale dal porto del Pireo, vicino ad Atene, ma con un viaggio che richiede diverse ore. Chios è collegata anche con altre isole dell’Egeo settentrionale, tra cui Lesbo e Samos.
Lungo la costa orientale del Mare Adriatico prende forma uno degli scenari più affascinanti d’Europa, quello dell’Arcipelago Dalmata, che raccoglie decine di isole abitate e centinaia di isolotti. In zona la geografia (insieme alla maestria di Madre Natura) ha modellato un mosaico fatto di promontori calcarei, boschi di pini, scogliere scolpite dal vento e piccoli porti nati secoli fa attorno alle rotte commerciali veneziane.
Fin dall’antichità queste terre rappresentarono un punto strategico nel Mediterraneo orientale. Greci, Romani, Bizantini, Veneziani e Austro-Ungarici lasciarono tracce ancora perfettamente riconoscibili tra mura possenti, cattedrali, monasteri e palazzi costruiti con la celebre pietra bianca locale. Basta osservare il riflesso della luce sulle facciate per capire il valore di questo materiale, utilizzato persino per edifici simbolo lontani migliaia di chilometri dalla Croazia.
Navigare tra le isole significa assistere a continui cambi di panorama: una baia lascia spazio a una scogliera, una pineta precede campi di lavanda, un piccolo villaggio di pescatori introduce piazze eleganti animate dai tavolini all’aperto. Ecco quali sono le Isole della Dalmazia da non perdere.
Hvar, l’isola del sole e della lavanda
Hvar viene spesso definita l‘isola più glamour della Croazia, ma la verità è che il suo fascino va molto oltre gli yacht ormeggiati nel porto principale. Grazie a uno dei più alti numeri di ore di sole dell’Adriatico, il paesaggio alterna filari di vite, uliveti secolari, cespugli di rosmarino e distese profumate di lavanda che, tra giugno e luglio, colorano l’entroterra con sfumature violacee.
iStockVeduta dall’alto di Hvar
La città di Hvar conserva un patrimonio architettonico nato durante il dominio della Serenissima. Piazza Santo Stefano, tra le più grandi della Dalmazia, introduce alla cattedrale dedicata al santo patrono, ricostruita tra il XVI e il XVII secolo dopo gli attacchi ottomani. Poco più in alto domina la Fortezza Spagnola, edificata nel XVI secolo sulle fondamenta di una struttura medievale. Dal bastione lo sguardo raggiunge il porto e le isole Pakleni, piccolo arcipelago disseminato di calette.
Sul versante settentrionale compare Stari Grad, fondata nel 384 a.C. dai coloni greci provenienti dall’isola di Paro. Si tratta di uno dei centri urbani più antichi della Croazia. La piana agricola che la circonda mantiene ancora oggi la suddivisione originaria dei terreni tracciata in epoca ellenistica, caratteristica che ha permesso l’inserimento tra i siti Patrimonio UNESCO.
Brač, la patria della pietra bianca
C’è poi Brač, che conquista all’istante grazie a Zlatni Rat: è la spiaggia simbolo della Croazia. Il motivo è da ritrovare nel fatto che la sua forma affusolata cambia direzione seguendo venti e correnti marine, regalando un profilo differente nel corso dell’anno. Ciottoli candidi e acqua trasparente trasformano questo lembo di terra in una delle immagini più celebri dell’Adriatico.
iStockZlatni Rat, meraviglia della Croazia
L’isola, però, custodisce una tradizione molto più antica del turismo balneare. Dalle cave di Brač proviene una pietra calcarea apprezzata fin dall’epoca romana per resistenza e luminosità. Numerosi edifici storici della Dalmazia vennero realizzati con questo materiale, scelto anche per importanti costruzioni internazionali, tra cui la Casa Bianca di Washington (quantomeno stando a una tradizione ampiamente tramandata).
Bol rappresenta il centro più vivace dell’isola con i suoi vicoli lastricati, le case in pietra e i piccoli moli che conservano una lunga storia marinara. Nell’entroterra prosperano ulivi appartenenti alla rara varietà Buhavica, coltivata fin dal periodo veneziano e utilizzata per un olio dal gusto intenso.
Korčula, la piccola Dubrovnik
Tra gli abitanti di Korčula circola una convinzione tramandata da generazioni; Marco Polo avrebbe visto la luce proprio qui. La certezza storica continua ad alimentare il dibattito, mentre la tradizione resta parte integrante dell’identità locale. La città vecchia riceve spesso il soprannome di “Piccola Dubrovnik“, per via della presenza di possenti mura, torri cilindriche e bastioni che racchiudono un dedalo di strade disposte secondo un originale schema a lisca di pesce.
Una soluzione urbanistica affascinante, che favoriva la circolazione dell’aria e offriva protezione dai venti più forti. Al centro del borgo svetta la Cattedrale di San Marco, magnifico esempio di architettura gotico-rinascimentale completato nel XV secolo. Portali scolpiti, decorazioni in pietra e campanile dominano il profilo cittadino. Attorno al centro storico si sviluppano vigneti che producono il celebre vino bianco Pošip, ottenuto da un vitigno autoctono ormai conosciuto ben oltre i confini croati.
Vis, l’isola rimasta segreta per decenni
Vis, dal canto suo, rappresenta la più lontana tra le grandi isole abitate della Dalmazia. Proprio questa posizione contribuì al suo destino: venne trasformata in base militare e rimase chiusa ai visitatori stranieri fino al 1989. Tale isolamento ha preservato paesaggi e villaggi dall’espansione edilizia osservabile altrove.
Il porto di Komiža mantiene l’atmosfera di un antico centro dedicato alla pesca, pieno di barche colorate che oscillano accanto alle case in pietra, mentre il lungomare invita a rallentare il ritmo della giornata. Tra le immagini più spettacolari c’è senza dubbio Stiniva, baia racchiusa da alte pareti rocciose che lasciano filtrare il mare attraverso una stretta apertura.
Poco distante, sull’isolotto di Biševo, la Grotta Azzurra regala un fenomeno naturale sorprendente: alcune ore del mattino permettono ai raggi solari di attraversare una cavità sommersa, colorando l’acqua di un blu luminosissimo. Fortificazioni, tunnel navali scavati nella roccia e reperti archeologici testimoniano un passato ricco di episodi militari e commerciali.
Mljet, il cuore verde dell’Adriatico
Bellissima è anche Mljet, la quale viene spesso indicata tra le isole più verdi della Croazia. Una vasta copertura forestale, infatti, riveste gran parte del territorio, mentre il settore occidentale appartiene al Parco Nazionale istituito nel 1960. Il tratto più celebre comprende dei laghi salati collegati al mare da uno stretto canale naturale. Sono Veliko Jezero e Malo Jezero, che presentano sfumature che cambiano continuamente tra turchese e smeraldo grazie alla luce e alla profondità dell’acqua.
iStockVeduta panoramica dell’isola di Mljet
Al centro del lago maggiore affiora l’isolotto di Santa Maria, dove un monastero benedettino del XII secolo domina tutto. Chi raggiunge il complesso in battello ritrova cortili in pietra, chiostri essenziali e un’atmosfera che riesce a evocare secoli di spiritualità.
Lastovo, il regno del cielo stellato
Lontana dalle rotte turistiche più frequentate, Lastovo conquista grazie a un carattere schivo. Fa parte di un parco naturale che tutela mare, vegetazione e biodiversità. L’inquinamento luminoso ridottissimo ha regalato all’isola la fama di paradiso per l’osservazione delle stelle. Il villaggio principale si sviluppa sul pendio di una collina, con case in pietra calcarea che mostrano gli originali fumari cilindrici decorati.
Vigneti, uliveti e piccoli orti accompagnano il paesaggio fino alla costa frastagliata. Non mancano fondali ricchi di grotte sommerse che attirano appassionati di immersioni provenienti da tutta Europa.
Quante volte avete prenotato una vacanza “esclusiva” per poi ritrovarvi in un resort anonimo, identico a mille altri? Nell’epoca dell’overtourism e delle strutture standardizzate, trovare un luogo che custodisca davvero l’anima di un territorio è diventato un lusso raro. Si cerca il mare cristallino, ma si vuole anche sentire la storia della Sardegna sotto i piedi. Si desidera il comfort, ma senza rinunciare alla bellezza di quello che ci circonda. Si sogna la privacy, ma non l’isolamento da tutto ciò che rende un luogo speciale.
In Ogliastra, una delle cinque Blue Zone del pianeta – territori dove la qualità della vita e la longevità dei suoi abitanti sono un fenomeno studiato in tutto il mondo – all’Arbatax Park Resort by Falkensteiner esiste un modo di accogliere gli ospiti che rifiuta l’omologazione e riporta il viaggio alla sua essenza più pura.
Arbatax Park Resort by FalkensteinerAccoglienza in Ogliastra
Un borgo che sembra esistere da sempre
Pietra levigata dal tempo, travi in ginepro, l’aroma della macchia mediterranea che si mescola alla brezza marina: il Borgo Cala Moresca si svela un passo alla volta, tra piazzette raccolte e scorci di mare che sorprendono a ogni angolo. Un’esperienza di soggiorno costruita nel segno della continuità con l’architettura tradizionale sarda, dove ogni dettaglio – dal ferro battuto ai materiali storici – racconta l’anima di un antico villaggio dell’isola, senza però rinunciare ai moderni standard di comfort delle sue 225 camere completamente rinnovate.
Arbatax Park Resort by FalkensteinerCala Moresca camera superior
E quando il richiamo del mare si fa irresistibile, non serve percorrere chilometri: la suggestiva insenatura di Cala Moresca è raggiungibile a piedi in pochi minuti, regalando quell’accesso immediato alla natura che tante strutture promettono e poche riescono davvero a proporre.
Arbatax Park Resort by FalkensteinerBorgo Cala Moresca
Per chi cerca silenzio e vista infinita
Se il Borgo racconta la vita di comunità di un villaggio sardo, arroccato sul punto più alto del promontorio di Capo Bellavista si trova l’anima più riservata di questo racconto: l’Hotel Monte Turri. Con sole 17 camere, la struttura è ideale per chi desidera un soggiorno all’insegna della massima privacy, lontano dal rumore ma vicinissimo alla bellezza.
In questa struttura, il tempo si dilata su un’ampia terrazza solarium, in una piscina panoramica che sembra fondersi con l’orizzonte, e in un ristorante affacciato sul mare dove ogni pasto diventa un momento da assaporare lentamente. Non un semplice hotel, ma un rifugio sospeso tra cielo e Mediterraneo.
Arbatax Park Resort by FalkensteinerHotel Monte Turri
Il valore aggiunto di una Blue Zone
Ciò che rende questa esperienza è però contesto in cui si inserisce. L’Ogliastra è una delle cinque Blue Zone al mondo, territori celebrati a livello internazionale per la straordinaria qualità ambientale e per la longevità eccezionale dei suoi abitanti. Il soggiorno diventa quindi un equilibrio tra uomo e natura che si respira in ogni angolo, dalla tutela della biodiversità alla bellezza incontaminata di una delle coste più affascinanti del Mediterraneo.
Non è un caso che la gestione operativa di queste due realtà sia affidata al prestigioso Falkensteiner Michaeler Tourism Group, garanzia di uno standard di ospitalità internazionale che sa però mettersi al servizio dell’identità locale, senza mai sovrastarla.
Arbatax Park Resort by FalkensteinerArea relax con piscina
Un’estate da vivere, non solo da guardare
L’Arbatax Park Resort by Falkensteiner è adatto a una famiglia in cerca di spazi tranquilli e della vicinanza al mare, oppure per una coppia alla ricerca di un rifugio esclusivo e panoramico, il Borgo Cala Moresca e il Monte Turri propongono due modi diversi di vivere la stessa promessa: un legame profondo con il territorio, un comfort senza compromessi e un’atmosfera che difficilmente si dimentica.
Vivi l’estate nel cuore dell’Ogliastra
Non lasciate che sia solo un’altra vacanza. Scoprite un luogo dove la storia, la natura e l’ospitalità si incontrano in un equilibrio perfetto, all’interno di una delle zone più longeve e affascinanti del pianeta.
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Per chi guarda alla Grecia per una vacanza estiva, la scelta ricade quasi sempre sugli stessi tre o quattro nomi: Mykonos, Santorini, Creta. Eppure il Paese non è fatto solo delle sue isole più famose. Tra le migliaia di chilometri delle sue coste e i luoghi dell’entroterra ad agosto, con il suo carico di calura, luce accecante e feste di paese, c’è spazio per scoprire anche i borghi di montagna, le penisole selvagge della terraferma e le isole minori rimaste ai margini delle rotte più battute, dove il mare non è meno bello, ma la folla, quella sì, è molto più contenuta.
Ecco sette luoghi, tra isole meno conosciute, villaggi autentici e appuntamenti che si ripetono ogni anno, da segnare in agenda o nell’itinerario per il vostro viaggio dell’estate.
Paleokastritsa, la baia a trifoglio di Corfù
Sulla costa nord-occidentale di Corfù, a circa 25 chilometri dalla città, si trova una delle spiagge più spettacolari, e ancora relativamente sottovalutata, di tutta la Grecia: Paleokastritsa. Non si tratta in realtà di un’unica spiaggia, ma di cinque baie ravvicinate incastonate tra promontori verdissimi, con acque che virano dal turchese allo smeraldo.
La baia principale, Agios Spiridonas, è ideale per lo snorkeling grazie alle acque calme, mentre le insenature più piccole come Agia Triada, Platakia o Ambelaki regalano momenti di quiete anche in alta stagione. A vegliare su tutto è il Monastero di Theotokou, fondato nel 1225, che si raggiunge con una piacevole passeggiata di 10-15 minuti e ospita, tra le altre cose, un antico pozzo dei desideri.
Zante e la Festa di San Dionisios
Famosa per le sue scogliere a picco sul mare e la famosa spiaggia del relitto, Zante ad agosto, seppur particolarmente affollata, rivela anche un’anima inaspettata, profondamente legata alle sue radici culturali e spirituali. Il 24 agosto, infatti, l’isola celebra il proprio patrono, San Dionisios. Durante la ricorrenza, una solenne processione attraversa le vie del centro cittadino, accompagnata dal suono a festa delle campane, dai canti tradizionali e dalle note delle bande musicali locali.
Oltre alle spiagge, per vivere appieno questo periodo il consiglio è di abbinare le celebrazioni e il relax a un tour esplorativo dell’entroterra: tra uliveti secolari, borghi collinari e taverne a conduzione familiare, ritroverete lo spirito nativo e più vero dell’arcipelago ionico anche in alta stagione.
Karpathos, l’isola segreta del Dodecaneso
Incastonata tra Creta e Rodi, Karpathos conserva un’indole fiera e viscerale, ancora distante dai grandi flussi turistici dell’Egeo. Il suo cuore identitario batte a Olympos, un borgo arroccato a nord dove la vita quotidiana segue ritmi d’altri tempi: qui le donne indossano ancora abiti tradizionali ricamati e si parla un dialetto d’origine arcaica.
Il litorale regala un forte contrasto paesaggistico, alternando scogliere ventose amate da chi pratica windsurf a cale scenografiche come Apella, Kyra Panagia e le più appartate Kato Lakos e Ai-Giannis. Ad agosto, l’isola si accende durante le panigiria, feste popolari dove la musica del Dodecaneso e i piatti tipici uniscono vallate e piazze. Inoltre, raggiungere questo angolo di Grecia è facile dall’Italia perché dal 5 agosto 2026 debutta il volo diretto Volotea da Verona, operativo ogni mercoledì, perfetto per organizzare una fuga estiva tra mare incontaminato e cultura locale.
iStockStrade colorate del villaggio di Olympos
Tinos e il pellegrinaggio della Panagia
Se c’è un’isola in cui il Ferragosto greco raggiunge il suo apice, quella è Tinos, nelle Cicladi. Ogni 15 agosto migliaia di fedeli si recano in pellegrinaggio, spesso a piedi e in ginocchio, fino alla chiesa di Panagia Evangelistria, che custodisce un’icona considerata miracolosa: è uno dei momenti più intensi e suggestivi di tutta la Grecia religiosa, paragonabile per importanza a Lourdes o Fatima.
Ma Tinos non è solo devozione: l’isola, meno frequentata di Mykonos e Santorini, nonostante sia a un passo da entrambe, custodisce oltre quaranta villaggi tradizionali, spiagge incontaminate come Kolymbithra e Agios Sostis, sentieri escursionistici tra paesaggi quasi lunari e una lunga tradizione di marmisti che l’hanno resa nota anche come “l’isola degli artisti”.
Il Pelion, la penisola di terraferma tra mare e montagna
Chi pensa che per fare il bagno in Grecia sia necessario per forza imbarcarsi su un traghetto, non conosce ancora il Pelion (o Pilio), la penisola montuosa della Tessaglia che si tuffa nel Mar Egeo, poco a est di Volos. Qui, il paesaggio non ha nulla a che vedere con le Cicladi da cartolina: boschi fitti, uliveti secolari e villaggi di pietra arroccati sulla montagna, che digradano verso spiagge selvagge raggiungibili spesso solo a piedi.
Il borgo più celebre è Damouchari, piccolo porto naturale diventato famoso per aver ospitato alcune scene del film Mamma Mia!, ma tutta la costa orientale regala calette spettacolari come Fakistra, Mylopotamos (divisa in due da un arco di roccia) o Papa Nero. Per gli amanti del trekking, un giro sul trenino a vapore che collegava un tempo Volos a Milies è un’esperienza da non perdere, così come le passeggiate tra i villaggi di Makrinitsa e Tsagarada, con le loro piazze ombreggiate dai platani secolari.
iStockIl villaggio greco di Agia Kiriaki nella regione del Pelion
Agistri, nel Golfo Saronico
Probabilmente non avete mai sentito parlare dell’isola di Agistri, con i suoi soli 13 chilometri quadrati. Dominata dai profumi di resina dei pini d’Aleppo che digradano fino a riva, si gira facilmente lungo l’unica strada interna che collega il porticciolo di Skala, dominato dalle cupole azzurre della chiesa di Agioi Anargyroi, fino al tranquillo borgo rurale di Limenaria.
Le spiagge regalano un litorale vario e limpidissimo: dalla sabbia ideale per famiglie a Skala alla baia scenografica di Chalikiada incastonata tra pareti rocciose, fino alla piattaforma naturale di Mariza. Il punto più iconico resta Aponisos, una laguna smeraldina collegata alla terraferma da un pontile, perfetta per giornate di mare lento tra tuffi e tappe nelle classiche taverne di pesce.
Zagorochoria, i villaggi di pietra dell’Epiro
Chiudiamo i nostri consigli con una meta che sfata il luogo comune “Grecia uguale mare”. Vi suggeriamo, infatti, Zagorochoria, un altopiano montuoso dell’Epiro, al confine con l’Albania, che raccoglie 46 villaggi di pietra incastonati tra i monti del Pindo settentrionale.
È la Grecia più fresca e verde che si possa immaginare, perfetta per una coolcation, quindi per chi cerca sollievo dal caldo di agosto senza rinunciare al fascino ellenico: case in pietra con tetti d’ardesia, piazze ombreggiate da platani secolari e ponti a schiena d’asino che attraversano torrenti limpidi.
Il cuore dell’area è la Gola di Vikos, il canyon più profondo al mondo in rapporto alla sua larghezza: la si può ammirare dai punti panoramici di Oxya, a Monodendri, o di Beloi, raggiungibile con una breve camminata dal villaggio di Vradeto.
Il cinema e le serie TV influenzano sempre più il modo in cui le persone scelgono la propria destinazione di viaggio. Negli ultimi anni il cosiddetto set-jetting, ovvero la tendenza a visitare i luoghi che fanno da sfondo a film e produzioni televisive, si è infatti affermato come uno dei principali trend del turismo.
Gli spettatori, dopo aver visto un film o una serie, desiderano vivere in prima persona quelle atmosfere, ripercorrere gli stessi itinerari e visitare i luoghi che hanno contribuito a rendere memorabili determinate scene. Con l’arrivo nelle sale del nuovo kolossal dedicato a Ulisse, l’attenzione si sta concentrando sulle mete del Mediterraneo che fanno da cornice al mito dell’eroe omerico.
Il viaggio via mare diventa parte dell’esperienza
Se desiderate seguire le tracce del celebre eroe del Mediterraneo, Ferryscanner ha individuato una serie di itinerari che consentono di raggiungere via mare alcune delle località più rappresentative legate al mito o utilizzate come ambientazione del nuovo film.
L’idea proposta dalla piattaforma è quella di trasformare il trasferimento in traghetto in una parte integrante dell’esperienza di viaggio: attraversare il Mediterraneo significa infatti immergersi negli stessi scenari che, da secoli, alimentano racconti, leggende e immaginario collettivo.
La Sicilia sulle tracce di Ulisse
iStockLo spettacolo dell’isola di Favignana
Tra le tappe che meglio rappresentano il legame tra il mito di Ulisse e il Mediterraneo spicca la Sicilia: a Favignana ad Aci Trezza, passando per le Isole Eolie, l’isola vanta alcuni dei luoghi che, secondo la tradizione e svariate interpretazioni, vengono associati al leggendario viaggio dell’eroe narrato nell’Odissea.
Scogliere modellate dal mare, isole vulcaniche, piccoli borghi marinari e approdi ricchi di fascino modellano un itinerario che unisce paesaggi spettacolari, storia e tradizioni millenarie: è un percorso che permette di vivere le suggestioni del mito, esplorando territori che alimentano racconti e interpretazioni legate alle avventure di Ulisse.
Favignana, nel cuore delle Isole Egadi, è collegata ai porti di Trapani, Marsala, Levanzo e Marettimo, con traversate comprese tra i 10 e i 45 minuti. Per visitare le Isole Eolie, sono disponibili collegamenti da Messina e Milazzo verso Stromboli e Salina, con tempi di percorrenza che variano da 1 ora e 42 minuti fino a circa 2 ore e 30 minuti.
Grecia, tra Itaca, Cefalonia, Zante e il Peloponneso
Se esiste un luogo che richiama all’istante il viaggio di Ulisse, è senza dubbio la Grecia: tra le isole dello Ionio e le coste del Peloponneso si sviluppa un itinerario che combina il fascino della tradizione con alcuni dei paesaggi più suggestivi del Mediterraneo.
Itaca, considerata la patria dell’eroe, è il punto di riferimento simbolico del percorso. Accanto ad essa spiccano Cefalonia, Zante e la regione della Messinia, territori nei quali storia, mare e natura si fondono disegnando un viaggio ricco di richiami all’immaginario omerico.
Per esplorare tali destinazioni, Ferryscanner propone vari collegamenti in partenza dal porto di Kyllini da cui è possibile raggiungere Cefalonia in circa un’ora e trenta minuti oppure Zante in circa un’ora e quindici minuti. Una volta arrivati sulle isole, il viaggio può proseguire verso la Messinia per completare un itinerario che tocca alcune delle località più evocative associate al racconto di Ulisse.
Il Marocco completa l’itinerario mediterraneo
Pur non rientrando tra i luoghi tradizionalmente associati al mito di Ulisse, il Marocco è l’ultima tappa proposta da Ferryscanner per vivere le atmosfere epiche evocate dal nuovo kolossal.
Il Paese offre infatti scenari caratterizzati da un fascino senza tempo, dove città storiche, kasbah e paesaggi desertici creano ambientazioni che richiamano i grandi racconti di viaggio. Tra le mete più significative ecco Aït Benhaddou, l’antico ksar riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, celebre per il suo straordinario valore storico e architettonico.
Più a ovest, Marrakech conquista con i souk, i palazzi storici, i riad e le piazze animate, per conoscere la cultura marocchina grazie a colori, profumi e tradizioni artigianali.
iStockL’iconico minareto della Moschea Koutoubia a Marrakech
C’è una regione amatissima, che ogni anno richiama tantissimi turisti da tutta Italia, ma anche dal resto del mondo. È la Puglia, con la sua natura sorprendente, spiagge che sembrano rubate da una cartolina, una costa con scorci che levano il fiato e punteggiata da città bellissime e borghi affascinanti.
Ed è in quella Puglia, ma un po’ diversa, che ci porta il nuovo romanzo di Francesca Giannone, Gli anni in bianco e nero pubblicato da Casa Editrice Nord.
Autrice bestseller, è una delle penne più apprezzate del panorama letterario nostrano.
E con questa nuova storia ci fa viaggiare indietro nel tempo per raggiungere il Salento degli anni Sessanta. Senza dubbio ben diverso da quello che conosciamo oggi, ma il suo romanzo diventa comunque l’ideale guida di viaggio da utilizzare per visitare la zona di Lecce e dintorni, per confrontare le immagini di allora con quelle di oggi, ma anche per assaporare luoghi che colmano lo sguardo di meraviglia. I posti del Salento che vale la pena visitare insieme a Gli anni in bianco e nero.
Nel Salento degli anni Sessanta con il romanzo di Giannone
Prima di immergerci nei luoghi del nuovo romanzo di Francesca Giannone, Gli anni in bianco e nero, va ricordato che si tratta di una storia al femminile, quella di quattro sorelle che devono vivere seguendo le rigide regole di un padre che non lascia loro spazio, ma che cercano comunque il loro posto. La voce narrante è Mimì, la più piccola che vuole diventare regista.
iStockLecce in Puglia: il Salento nel libro di Francesca Giannone
Il paese in cui abitano è a 15 chilometri da Lecce ed è proprio da questo luogo meraviglioso che parte il nostro viaggio. Città di incredibile bellezza, culla del Barocco, ha una storia che si perde nel passato più remoto, infatti basti pensare che ha origini messapiche e custodisce resti archeologici romani. Camminare per le sue strade somiglia a un sogno in cui a dominare è il bianco delle costruzioni, grazie a quella pietra tipica della zona che la fa quasi brillare.
I luoghi magici da visitare sono tanti, il centro storico va assolutamente girato a piedi e apprezzato: tra le meraviglie non si può non citare il Duomo, ovvero la Cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta, una costruzione che leva il fiato.
Ma anche le porte che consentono l’accesso al centro storico, come Porta Rudiae che è stata ricostruita nel corso del Settecento e si inserisce perfettamente nell’epoca barocca.
Tra gli altri luoghi che riecheggiano nelle pagine del romanzo vi è piazza Sant’Oronzo, luogo iconico della città. Qui, infatti, si concentrano tantissimi monumenti imperdibili. A partire dall’Anfiteatro romano che si può in parte vedere, oppure la colonna che è dedicata allo stesso santo ed è alta 29 metri, senza dimenticare palazzi ed edifici religiosi.
Queste sono solo alcune delle tappe “obbligate” mentre si visita Lecce, sempre tenendo tra le mani il romanzo di Francesca Giannone. Ma poi vale anche la pena sedersi da qualche parte e lasciare che le immagini trasportate su carta prendano vita dinanzi ai nostri occhi.
Dove andare vicino a Lecce seguendo il libro di Francesca Giannone
Il Salento è una terra di grande bellezza e meraviglia e ci sono tantissimi luoghi da raggiungere, sempre con la compagnia del romanzo di Francesca Giannone, un libro al femminile, potente e che lascia il segno.
Tra i tanti da visitare c’è Otranto, che si affaccia sull’Adriatico con la sua storia antica. Un passato che vede questa cittadina essere prima greca-messapica, poi romana, bizantina e, anche, aragonese. Un mix incredibile che ha la sua espressione negli edifici che si incontrano lungo le sue strade. Da citare il Castello Aragone, innalzato tra il 1485 e il 1498 e poi oggetto di modifiche.
Calimera, poi, si trova a soli 16 chilometri da Lecce fa parte della Grecia Salentina: tra suggestive chiese e strade, nella zona limitrofa della città non mancano segni antichissimi con la presenza di monumenti megalitici.
Porto Cesareo, invece, è la destinazione ideale per chi cerca spiagge da sogno con un’acqua trasparente e sabbia fine e chiarissima.
Infine, ma la lista dei luoghi da visitare in questa zona della Puglia sarebbe molto più lunga, Gallipoli si affaccia sullo Ionio ed è la meta ideale per chi cerca mare e storia racchiusi in un unico luogo: dal centro storico che invita all’esplorazione, fino alle spiagge della zona, che sono tra le più amate.
Questi sono alcuni dei luoghi del Salento da visitare leggendo il nuovo romanzo di Francesca Giannone, per scoprire un luogo attraverso una storia appassionante.
iStockIl nuovo libro di Francesca Giannone è ambientato nel Salento degli anni Sessanta
Le vacanze non sono più soltanto sinonimo di relax, mare e giornate trascorse a bordo piscina: sempre più viaggiatori europei scelgono di dedicare parte del proprio tempo libero all’apprendimento di nuove competenze e vedono il viaggio come un’esperienza capace di lasciare qualcosa di concreto anche dopo il ritorno a casa. È la filosofia delle cosiddette “skilliday“, una nuova modalità di vivere le ferie che combina il piacere della scoperta con quello della formazione.
A evidenziare la tendenza è un sondaggio realizzato da Mastercard su oltre 27.000 viaggiatori provenienti da 28 Paesi europei, tra cui Italia, Francia, Austria, Portogallo, Regno Unito e Svizzera. Secondo i risultati della ricerca, il 48% degli intervistati ha dichiarato di voler imparare una nuova abilità durante le vacanze estive, mentre il 37% aveva già prenotato un viaggio costruito proprio attorno a questa esigenza.
L’interesse nei confronti delle esperienze formative emerge anche dalla disponibilità a investire maggiormente nel viaggio. Il 42% dei turisti europei afferma infatti di essere disposto a spendere di più per una vacanza che offra l’opportunità di acquisire nuove competenze, privilegiando operatori locali in grado di proporre attività autentiche e legate al territorio.
La ricerca evidenzia inoltre come il valore attribuito all’apprendimento sia ormai molto elevato: il 51% degli intervistati considera infatti l’esperienza di viaggio più significativa quando permette di imparare qualcosa di nuovo, mentre il 48% ritiene che le competenze acquisite abbiano un valore superiore rispetto ai tradizionali souvenir acquistati durante la vacanza.
La Gen Z guida il fenomeno delle vacanze formative
Ad alimentare la crescita delle skilliday sono soprattutto i viaggiatori più giovani: secondo i dati raccolti da Mastercard, la Generazione Z è la più interessata a questa nuova modalità di viaggio.
Il 57% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha infatti in programma una vacanza dedicata all’apprendimento di nuove competenze, mentre tra i viaggiatori di età compresa tra i 24 e i 34 anni la percentuale si attesta al 52%.
Anche in Italia tale tendenza trova ampio consenso: più della metà degli italiani intervistati, pari al 53%, dichiara di voler acquisire una nuova competenza durante un viaggio. Ancora più significativa è la disponibilità economica: il 50% degli italiani sarebbe disposto a spendere di più per una vacanza che includa attività formative, una percentuale superiore alla media europea del 42%.
Dove fare una skilliday in Italia
L‘Italia si presta bene a questa tipologia di vacanza: in molte destinazioni il viaggio diventa l’occasione per entrare in contatto diretto con le produzioni locali e imparare tecniche tramandate nel tempo.
Se amate la cucina potete scegliere soggiorni in agriturismi o masserie, soprattutto in regioni come la Puglia e l’Emilia-Romagna, dove è possibile partecipare a corsi dedicati alla preparazione della pasta fresca, delle tradizionali orecchiette oppure dei dolci tipici locali.
Anche l’artigianato occupa un ruolo centrale nelle skilliday italiane: località come Deruta, in Umbria, Vietri sul Mare, in Campania, e Caltagirone, in Sicilia, sono conosciute per la lunga tradizione nella lavorazione della ceramica e vengono organizzati workshop nei quali i partecipanti possono apprendere le tecniche della modellazione e della decorazione a mano da artigiani specializzati.
Per gli appassionati di vino, invece, territori come le Langhe in Piemonte e la Valpolicella in Veneto offrono percorsi dedicati alla degustazione e all’avvicinamento al mondo del vino: tra vigneti e cantine è possibile approfondire le caratteristiche dei diversi vitigni e conoscere più da vicino il lavoro che accompagna la produzione vinicola.
iStockIncantevole vigneto in Valpolicella
Dalle onde delle Canarie ai ritiri yoga di Maiorca
Lanzarote, la più settentrionale delle Isole Canarie, è una meta molto apprezzata dagli appassionati di surf: pur essendo conosciuta come una destinazione frequentata da surfisti esperti, è considerata anche un luogo ideale per chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questo sport. Sulla lunga spiaggia di Famara, che si estende per circa sette chilometri, vengono organizzati corsi adatti a diversi livelli di preparazione.
Se invece desiderate dedicare il viaggio al benessere optate per Maiorca, dove vari ritiri yoga propongono percorsi pensati per favorire il rilassamento e il recupero dell’equilibrio psicofisico: le giornate alternano sessioni di yoga guidate da istruttori esperti, momenti di quiete e una cucina mediterranea orientata al benessere. Le attività sono rivolte sia a chi si avvicina per la prima volta alla disciplina sia ai praticanti più esperti, con l’obiettivo di promuovere consapevolezza, armonia e benessere generale.
Islanda e Isole Lofoten, paradiso per la fotografia naturalistica
Per chi sogna di migliorare le proprie competenze fotografiche, le grandi destinazioni del Nord Europa rappresentano uno scenario ideale.
L’Islanda e le Isole Lofoten, in Norvegia, sono mete adatte per partecipare a workshop dedicati alla fotografia naturalistica: i paesaggi spettacolari, caratterizzati da montagne, coste e scenari naturali, offrono condizioni ideali per approfondire tecniche fotografiche sul campo e rendono il viaggio un’esperienza di apprendimento immersa nella natura.
Quando arriva agosto, il desiderio di trovare un angolo di fresco diventa quasi una missione, se non una vera e propria ossessione. Le città si svuotano, soprattutto quelle del nord Italia come Milano, le temperature aumentano e sempre più viaggiatori scelgono di cambiare prospettiva: non più soltanto spiagge e ombrelloni, oggi anche i sentieri immersi nei boschi, i laghi alpini dalle acque cristalline e i panorami capaci di regalare una pausa dalla frenesia quotidiana sono sotto l’occhio di tutti.
La montagna d’estate è un universo completamente diverso rispetto alla stagione invernale. Le piste da sci lasciano spazio a prati fioriti, malghe aperte, trekking panoramici e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Agosto è il momento perfetto per vivere le Alpi e gli Appennini in tutta la loro bellezza, tra attività all’aria aperta, benessere e sapori locali. Dalle vette della Valtellina alle Dolomiti del Trentino-Alto Adige, passando per la Valle d’Aosta, l’Abruzzo e le montagne austriache facilmente raggiungibili dall’Italia, ecco alcune delle destinazioni più suggestive per una vacanza in montagna ad agosto.
Bormio, Livigno e Valdidentro, il fascino dell’alta Valtellina
Nel cuore delle Alpi lombarde, l’alta Valtellina rappresenta una delle mete più complete per chi cerca una vacanza in montagna ad agosto. Qui il paesaggio cambia continuamente: dai boschi di conifere alle vallate alpine, fino alle cime del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei territori protetti più importanti d’Europa.
iStockVista di un borgo nelle montagne in Valtellina
Bormio è una destinazione che unisce storia, sport e relax. Il centro storico conserva un’anima autentica fatta di vicoli, palazzi antichi e tradizioni alpine, mentre i sentieri nei dintorni permettono di esplorare scenari spettacolari. Una delle esperienze più apprezzate è quella legata al benessere: le terme, immerse in un contesto naturale unico, sono perfette per concedersi qualche ora di tranquillità dopo una giornata di escursioni.
QC Bagni VecchiI Bagni Vecchi di Bormio, terme celebri della Lombardia
A pochi chilometri, Livigno offre un’atmosfera completamente diversa: più dinamica, internazionale e ricca di attività. Il suo altopiano a oltre 1.800 metri garantisce temperature piacevoli anche nei mesi più caldi, rendendola ideale per trekking, mountain bike, passeggiate panoramiche e attività per tutta la famiglia.
iStockLivigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago
Per chi desidera una dimensione più contenuta e rilassata, la Valdidentro è una piccola perla ancora poco affollata. Tra malghe, sentieri nel verde e panorami sulle montagne lombarde, è la scelta perfetta per chi vuole vivere la montagna più autentica.
Val di Fassa, il cuore delle Dolomiti
La Val di Fassa è una delle destinazioni simbolo dell’estate sulle Dolomiti. Le sue montagne, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, regalano scenari spettacolari dove pareti rocciose, prati alpini e boschi creano un paesaggio quasi fiabesco. Ad agosto la valle offre infinite possibilità: dalle passeggiate semplici adatte alle famiglie fino ai trekking più impegnativi verso rifugi e punti panoramici. I sentieri permettono di ammirare gruppi montuosi iconici come il Catinaccio e il Sassolungo, magari con una pausa in una malga per assaggiare specialità locali.
iStockVeduta della Val Di Fassa
Tra le località più interessanti c’è Pozza di Fassa, ideale per chi vuole combinare natura e benessere. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, le terme rappresentano un momento di puro relax, con trattamenti e piscine panoramiche circondate dalle montagne. La Val di Fassa è anche una destinazione perfetta per le famiglie: numerosi percorsi sono facilmente accessibili e molte attività permettono anche ai più piccoli di avvicinarsi alla montagna in modo divertente.
Andalo e Altopiano della Paganella, montagna per famiglie
Tra le destinazioni più amate del Trentino troviamo Andalo, località immersa nello scenario dell’Altopiano della Paganella. Qui la montagna viene vissuta in modo attivo ma senza rinunciare al comfort, rendendola una scelta particolarmente indicata per chi viaggia con bambini. Uno dei grandi protagonisti della zona è il Parco del Respiro, un’area naturale dove immergersi nei boschi e vivere un’esperienza di benessere legata al contatto con la natura. L’aria pulita, il silenzio degli alberi e i percorsi immersivi rendono questa zona una vera pausa rigenerante.
Per le famiglie è imperdibile anche il Maso Effo, spazio dedicato alla scoperta della vita rurale e delle tradizioni alpine. Tra animali, attività educative e sapori locali, permette ai più piccoli di conoscere un lato autentico della montagna. A completare l’esperienza c’è il vicino Lago di Molveno, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Italia. Le sue acque limpide, incorniciate dalle Dolomiti di Brenta, sono perfette per passeggiate, sport acquatici e giornate di relax.
iStockVista stupenda del Lago di Molveno
Val di Sole, sport, natura e paesaggi alpini
La Val di Sole è una delle mete più amate dagli appassionati di attività outdoor. Il nome stesso racconta una caratteristica fondamentale di questa valle: molte giornate luminose, paesaggi aperti e una straordinaria varietà di ambienti naturali. Ad agosto è possibile dedicarsi a trekking, rafting, arrampicata, ciclismo e passeggiate panoramiche. I sentieri conducono verso panorami spettacolari sul gruppo dell’Adamello-Presanella e sulle aree protette circostanti. La valle conserva anche un’anima più tranquilla fatta di piccoli borghi, malghe e prodotti tipici.
iStockVermiglio, Val di Sole
Cogne e il Parco Nazionale del Gran Paradiso
Per chi desidera una montagna lontana dal turismo più affollato, Cogne è una scelta straordinaria. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questa località valdostana offre uno degli ambienti naturali più suggestivi delle Alpi italiane.
Qui la protagonista assoluta è la natura: prati verdi, cascate, boschi e animali selvatici accompagnano ogni escursione. Tra i percorsi più belli c’è quello verso il Rifugio Vittorio Sella, un itinerario immerso in panorami alpini spettacolari.
iStockLe spettacolari Cascate di Lillaz, in Valle d’Aosta
Da non perdere anche le Cascate di Lillaz, facilmente raggiungibili e particolarmente scenografiche durante la stagione estiva, quando la portata dell’acqua rende il paesaggio ancora più suggestivo.
Alta Badia e Val Gardena, regine delle Dolomiti
Quando si parla di montagna italiana, Alta Badia e Val Gardena rappresentano due nomi imprescindibili. Queste vallate sono il punto di riferimento per chi cerca paesaggi straordinari, servizi eccellenti e una grande varietà di attività. Gli amanti del trekking possono scegliere tra sentieri panoramici, vie ferrate e percorsi ai piedi di alcune delle montagne più famose delle Dolomiti.
iStockPanorama su Odle, Val Gardena
Gli impianti di risalita permettono inoltre di raggiungere facilmente quote elevate e godersi panorami incredibili anche senza affrontare lunghe salite. Un elemento fondamentale dell’esperienza è la cucina dei rifugi alpini: piatti della tradizione altoatesina, formaggi locali e dolci tipici diventano parte integrante del viaggio.
Gran Sasso e Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”
Non tutta la grande montagna si trova sulle Alpi. In Abruzzo, il Gran Sasso offre uno scenario completamente diverso e sorprendente. Campo Imperatore, conosciuto come il “Piccolo Tibet” italiano, è un vastissimo altopiano caratterizzato da paesaggi aperti, atmosfere quasi lunari e un forte senso di libertà. È una destinazione perfetta per chi cerca una montagna meno commerciale e più selvaggia. Oltre alle escursioni e ai panorami sul massiccio del Gran Sasso, questa zona custodisce una storia importante, legata ai borghi medievali e alle tradizioni abruzzesi.
iStockL’altopiano Campo Imperatore nel cuore del massiccio del Gran Sasso
Austria, Salisburgo e Ötztal Bahnhof
Per chi vuole attraversare il confine senza allontanarsi troppo dall’Italia, l’Austria offre alcune delle migliori alternative per una vacanza fresca ad agosto. La zona di Salisburgo è facilmente raggiungibile anche in treno e combina cultura, natura e paesaggi alpini. Tra laghi, villaggi ordinati e montagne verdi, rappresenta una destinazione ideale per chi ama un turismo lento e organizzato.
Nei pressi di Ötztal Bahnhof, nella valle dell’Ötztal, si trova invece Area47, uno dei parchi outdoor più grandi d’Europa. Tra rafting, percorsi avventura e attività acquatiche, è una meta perfetta per chi cerca una dose di adrenalina immersa nelle montagne tirolesi.
Agosto, insieme a luglio, è sicuramente uno dei mesi più affollati dell’estate sarda, almeno nelle sue località più famose. L’ideale per scoprire l’isola sarebbe preferire altri periodi, ma non tutti possono fare vacanze durante il resto dell’anno. Per questo motivo, Agosto resta spesso il momento in cui si possono sfruttare le ferie, staccare la spina e preparare le valigie per scappare in uno dei luoghi più belli al mondo.
Se anche voi fate parte di questa categoria di viaggiatori e volete volare in Sardegna ad agosto, questi sono i luoghi dove andare per vivere l’isola in tutte le sue sfaccettature: dagli eventi tradizionali alle spiagge, fino ai siti archeologici.
Sassari e la Discesa dei Candelieri
Se, oltre a tuffarvi nel suo mare, volete scoprire anche l’anima culturale e storica della Sardegna, vi consigliamo di raggiungere Sassari. Il 14 agosto, la città celebra la Discesa dei Candelieri, un’emozionante festa Patrimonio UNESCO dove i Gremi, le storiche corporazioni di arti e mestieri, trasportano imponenti colonne lignee ballando a ritmo di tamburi tra le vie del centro.
Oltre all’evento, la città merita una visita approfondita: fate una passeggiata nel centro storico, ammirate l’esuberante facciata barocca della Cattedrale di San Nicola e, nei momenti più caldi della giornata, esplorate i reperti del Museo Nazionale Sanna e i dipinti esposti nella Pinacoteca Nazionale.
Nei dintorni, l’itinerario si arricchisce facilmente: potete concedervi un tuffo nelle acque di Platamona, rimanere incantati dal fascino sospeso dell’ex villaggio minerario dell’Argentiera affacciato sul mare, oppure visitare la maestosa basilica romanica di San Gavino nella vicina Porto Torres.
Nel Sud-Ovest dell’isola il paesaggio si fa più aspro e le strade si diradano: è la zona del Sulcis-Iglesiente. Qui, le gallerie e i pontili delle vecchie miniere si affacciano a picco sul Mediterraneo, in particolare a Porto Flavia dove i minerali venivano trasportati lungo tunnel scavati nella roccia fino alle navi ancorate sotto la scogliera. Un’ingegneria ottocentesca innovativa, sospesa tra terra e acqua, visitabile accompagnati da una guida.
Il Sulcis, però, non è solo miniere: davanti al faro di Nebida c’è Pan di Zucchero, uno dei faraglioni più alti del Mediterraneo. Poco più a sud, la baia di Masua incornicia la stessa scogliera da un’angolazione diversa, con la galleria mineraria che si apre proprio sul mare. Chi cerca invece sabbia e vento trova a Porto Pino un sistema di dune che arriva a superare i venti metri d’altezza.
iStockIl maestoso Pan di Zucchero al tramonto
Carloforte, un pezzo di Liguria nel Mediterraneo del sud
Sull’isola di San Pietro sorge Carloforte, fondata nel 1738 da una comunità di pescatori liguri arrivati da Tabarka, in Tunisia, dopo quasi due secoli di esilio. Un’origine che ancora oggi si sente nella lingua (il tabarchino, un dialetto ligure sopravvissuto al mare), nei caruggi colorati e in una cucina dove il cous cous convive con la pasta al pesto e il tonno.
Tra i vicoli, l’arco di S’Archiottu incornicia gli scorci più fotografati del centro storico. Ma è un’isola raggiungibile solo via traghetto e ad agosto conviene prenotare la traversata con largo anticipo: Carloforte non è un rifugio dalla folla, è piuttosto un pezzo di Liguria trapiantato nel Mediterraneo del sud, che vale la deviazione anche solo per l’atmosfera del porto all’ora dell’aperitivo.
Da vedere anche il faro di Capo Sandalo, punto più occidentale della Sardegna, e le saline dismesse alle spalle del paese, oggi popolate da fenicotteri e martin pescatore.
Tharros e la Penisola del Sinis
Andiamo nella Penisola del Sinis, dove Tharros conserva le rovine sovrapposte di tre civiltà (fenicia, punica e romana) affacciate direttamente sul mare. Poco distante, la chiesetta bizantina di San Giovanni di Sinis è considerata tra le più antiche della Sardegna ancora in uso.
La costa circostante alterna le dune di quarzo di Is Arutas, dove il prelievo della sabbia è vietato per legge, a calette meno note. Quella che vedrete al largo, invece, è l’isola disabitata di Mal di Ventre, raggiungibile con tour guidati in barca.
iStockLe rovine di Tharros affacciate sul Mediterraneo
Bosa e le sponde del Temo
Situata lungo il Temo, unico fiume navigabile della Sardegna, Bosa affascina subito con le sue tipiche abitazioni dai toni vivaci, dipinte un tempo con tinte sgargianti dai pescatori per essere riconosciute facilmente dal mare. Passeggiate tra i vicoli del centro storico e risalite il quartiere medievale di Sa Costa per raggiungere il Castello Malaspina, dal quale godrete di una bella vista panoramica che domina tutta la vallata e la costa.
L’anima artigianale della cittadina rivive invece lungo la sponda del Temo, tra le antiche concerie, testimonianza della secolare lavorazione delle pelli che ha segnato l’identità del borgo.
I paesaggi selvaggi del Supramonte
L’anima più selvaggia della Sardegna si scopre nel Supramonte, un maestoso complesso montuoso di 35 mila ettari dove la natura regna sovrana tra canyon spettacolari, come la profonda Gola di Gorropu, doline imponenti e siti nuragici millenari come il misterioso villaggio ipogeo di Tiscali.
Chi arriva in questa zona per esplorare i sentieri di trekking e le grotte, non deve necessariamente rinunciare alla costa perché ciò che rende unico questo territorio è anche la sua straordinaria vicinanza al mare: dai bastioni calcarei si passa direttamente alle acque turchesi del Golfo di Orosei.
Il Supramonte, quindi, è la meta ideale per chi ama alternare impegnativi trekking tra foreste primordiali e sorgenti pure a giornate di totale relax in calette famose come Cala Mariolu e Cala Goloritzé.
iStockLa splendida Cala Mariolu
Costa Rei e il Sarrabus
Infine vi portiamo a Costa Rei, dove potrete immergervi nello straordinario paesaggio del Sarrabus, incorniciato dal profilo montuoso dei Sette Fratelli, un’oasi verde perfetta per passeggiate nella macchia mediterranea. Questa costa regala ben dieci chilometri di sabbia chiarissima e fondali bassi dalle sfumature smeraldine, serviti da ottime strutture per ogni tipo di viaggiatore.
Oltre alla lunga spiaggia cittadina, i dintorni vantano perle come Cala Pira, protetta da dune e sormontata da una torre aragonese, e Cala Sinzias, circondata da una rigogliosa pineta.
Il territorio vi sorprenderà anche nell’entroterra: a Castiadas vale la pena visitare l’ex Colonia Penale del 1877, oggi centro museale, mentre la vicina Muravera invita a scoprire l’ospitalità e le tradizioni locali, insieme ai murales che colorano la cittadina.
Il re della melodia italiana ci ha lasciati l’11 luglio: Peppino di Capri si è spento lasciando dietro di sé successi musicali e cinematografici. L’artista legato all’Italia ma anche alla Francia ha saputo mantenere l’amore del suo pubblico con titoli di film quali Maurizio, Peppino e le indossatrici o il recente capolavoro autobiografico Champagne – Peppino di Capri uscito nel 2025 e ovviamente canzoni quali Champagne, Roberta, Non è peccato e Saint-Tropez Twist. Ma quali sono stati i luoghi del cuore di Peppino di Capri? Scopriamoli insieme.
Capri
Il luogo del cuore per eccellenza di Peppino è sicuramente Capri, dove tutto è iniziato. Potremmo dire che è qui che è nata la leggenda, dopotutto brani come Luna Caprese portano proprio qui tra terrazze affacciate sui Faraglioni, notti lunghissime scandite dal ritmo delle onde e ovviamente tramonti indimenticabili.
Per fortuna (e sì, bisogna urlarlo forte) esiste ancora una Croazia lontana dalle località celebri e dai grandi porti turistici. L’Isola di Unije (in italiano Unie) appartiene a questa categoria. Parte dell’arcipelago di Cres e Lussino, è la più esterna del gruppo, quasi una sentinella affacciata verso il Quarnaro.
Possiede appena 17 km² di superficie, nei quali però alterna dolci rilievi calcarei, uliveti, macchia mediterranea e un fitto intreccio di sentieri che attraversano l’intero territorio (anche il mare sì, splendido). C’è un unico centro abitato che, tra le altre cose, porta lo stesso nome dell’isola e accoglie il visitatore con una disposizione scenografica: le abitazioni salgono lungo il pendio formando una sorta di anfiteatro rivolto verso il porto.
Le facciate, larghe e basse rispetto agli edifici delle isole vicine, hanno il gusto architettonico del XIX secolo. Gran parte delle case possiede una cisterna privata, memoria concreta di una risorsa preziosa quale l’acqua dolce, arrivata per lungo tempo via nave cisterna. E poi c’è la caratteristica che forse più conquista chi cerca il posto ideale per le proprie ferie: l’assenza di automobili, che inevitabilmente contribuisce a dar vita a un’atmosfera rarissima nell’Adriatico contemporaneo.
Cosa vedere a Unije
A Unije i monumenti spettacolari lasciano spazio a testimonianze discrete, paesaggi modellati dal lavoro umano e tradizioni rimaste vive grazie a una comunità che continua a custodire la propria identità. L’isola invita a rallentare lo sguardo, lasciando che storia e natura dialoghino senza disturbarsi.
Il paese rappresenta il cuore dell’isola e concentra quasi tutta la vita locale. Le sue circa 280 abitazioni seguono l’andamento naturale della collina, affacciandosi verso il piccolo porto con un’eleganza spontanea. Fra i vicoli silenziosi compaiono cortili delimitati da muretti in pietra a secco, piante aromatiche, fichi e pergolati che narrano un modo di abitare rimasto fedele alle proprie radici.
La chiesa di Sant’Andrea
Il campanile domina l’abitato e accompagna lo sguardo da quasi qualunque punto del paese. Sant’Andrea rappresenta il patrono di questo angolo di Croazia e la sua chiesa custodisce il legame spirituale della piccola comunità. Accanto all’edificio religioso si trova una delle grandi cisterne pubbliche utilizzate per l’approvvigionamento idrico, testimonianza concreta delle difficoltà affrontate dagli abitanti prima dell’arrivo dei moderni collegamenti.
La piana di Polje
Pochi passi separano il borgo dalla grande pianura che ha dato origine al nome stesso dell’isola: Polje, ossia il vero patrimonio agricolo di Unije. Per secoli ha garantito raccolti, pascoli e foraggio destinato agli animali allevati dalla popolazione locale. Ancora oggi il paesaggio alterna prati, ulivi, piccoli orti e antichi muri in pietra che delimitano le proprietà.
Le pendici calcaree proteggono centinaia di antichi terrazzamenti costruiti pietra dopo pietra. Le murature a secco, chiamate localmente gromače oppure mocire, permisero nei secoli la coltivazione degli ulivi anche sui versanti più difficili. Molte piante appartengono a varietà tradizionali coltivate da generazioni, fra cui la Starovjerka e la Slatka.
Il faro di Vnetak
Sul margine occidentale di Unije, il faro di Vnetak segna uno dei punti più affascinanti dell’intero territorio. Il percorso per raggiungerlo attraversa campi aperti e prati battuti dal vento.
L’estremità meridionale regala uno dei panorami più vasti dell’arcipelago. Il sentiero per arrivare a Punta Arbit si inerpica tra uliveti e zone carsiche, raggiungendo un promontorio dal quale appaiono le isole di Vele Srakane, Male Srakane e Susak, mentre sullo sfondo si riconosce chiaramente il profilo montuoso di Lussino.
Monte Kalk e Monte Križ
I rilievi dell’isola raggiungono quote modeste, eppure rappresentano punti panoramici straordinari. Il Monte Kalk domina il settore meridionale, mentre il Monte Križ controlla l’area settentrionale.
I sentieri storici
L’intera rete escursionistica supera i 30 chilometri e collega gran parte dei posti più significativi. Alcuni tratti seguono antiche vie romane, altri costeggiano muretti a secco costruiti generazione dopo generazione. Lungo il percorso compaiono greggi, cavalli, fagiani e numerose specie di uccelli.
iStockGirovagando per Unije
Le testimonianze del passato
Resti romani, pozzi, antiche costruzioni rurali e misteriose incisioni attribuite all’Età del Bronzo raccontano una frequentazione continua durata millenni. Fra i reperti più curiosi compaiono gli uroboros, raffigurazioni del serpente che si morde la coda, simbolo del ciclo infinito della vita.
Le spiagge più belle di Unije
Il litorale di quest’isola della Croazia alterna arenili sabbiosi, baie riparate e tratti rocciosi scolpiti dal vento. Gran parte della costa conserva un aspetto selvaggio, privo di stabilimenti balneari e grandi infrastrutture. Anche per questo motivo l’acqua mantiene una trasparenza sorprendente.
Baia di Maračuol: sul versante orientale dell’isola, rappresenta uno degli approdi più conosciuti. L’arenile alterna ciottoli e fondali limpidi incorniciati dalla vegetazione mediterranea.
Baia di Podkujni: insenatura che conquista per il fondale sabbioso e le acque dai riflessi turchesi. La conformazione della costa crea un ambiente raccolto, particolarmente apprezzato dagli appassionati di snorkeling.
Baia di Vognišća: più appartata rispetto alle precedenti, costituisce uno dei rifugi preferiti dai navigatori durante le giornate ventose. Le rocce calcaree scendono dolcemente verso il mare, mettendo in scena un paesaggio profondamente mediterraneo.
Goligna: baia raggiungibile soltanto lungo un percorso escursionistico. Due spiaggette di ciottoli chiari guardano verso l’isola di Žeča e la costa occidentale di Cres.
Polje: davanti al paese si sviluppa un ampio arco costiero che accompagna la fertile pianura agricola. Il contrasto fra campi coltivati, canneti e mare crea uno scenario insolito per un’isola del Quarnaro.
Unije appartiene alla Croazia nord-occidentale e rientra nell’arcipelago di Cres e Lussino. La sua posizione, fra il Quarnaro e il mare aperto, la colloca a ovest di Lussino e a breve distanza dalle isole di Susak e delle Srakane. Il Canale di Unije separa questo lembo di terra dalla costa occidentale di Lussino, tratto marittimo celebre fra i naviganti per la presenza della bora.
I collegamenti principali avvengono via mare. La nave di linea proveniente da Mali Lošinj collega regolarmente Unije con Srakane Vele e Susak, permettendo di raggiungere l’isola durante tutto l’anno. Nei mesi estivi si aggiungono i catamarani provenienti da Fiume, Pola, Cres e, in alcuni periodi, Zara, rendendo gli spostamenti più rapidi. Per chi raggiunge il Quarnaro in aereo, gli aeroporti di Pola e Mali Lošinj costituiscono i punti di accesso più vicini.
Automobili e traffico lasciano spazio ai piccoli trattori utilizzati dagli abitanti per il trasporto delle merci appena sbarcate. Da quel momento il ritmo cambia completamente e Unije conquista istantaneamente proprio grazie a questa autenticità.
Siamo a Marsiglia, pittoresca cittadina costiera francese, che tra palazzi e traffico nasconde anche delle perle di pura bellezza. Se si è pronti a lasciare spazio al rumore delle onde e salire su un’imbarcazione, infatti, si possono raggiungere quattro graziose isole dalle rocce chiarissime, falesie frastagliate e una luce intensa. È l’Arcipelago delle Frioul, posto al centro della rada marsigliese, ad appena 2 km dalla costa del quartiere di Endoume.
Pomègues, Ratonneau, If e Tiboulen: sono questi i nomi delle terre emerse che compongono un territorio di appena 200 ettari. Una superficie ridotta, ma che custodisce un patrimonio naturale sorprendente, frutto di una lunga storia geologica. Circa 2 milioni di anni fa un istmo collegava queste terre al continente. Poi l’innalzamento del livello marino trasformò quel promontorio in un arcipelago, lasciando affiorare rilievi calcarei dalla forma inconfondibile.
Il maestrale, protagonista assoluto lungo questo tratto della Provenza, modella da secoli rocce e vegetazione, dando vita a un ambiente arido fra i più secchi di Francia. Proprio tale caratteristica ha favorito la presenza di una flora straordinaria, adattata alla salsedine e alla scarsità d’acqua. Anche il mare custodisce una ricchezza sorprendente, così come non mancano testimonianze di secoli di vicende umane.
Pomègues, l’anima selvaggia dell’arcipelago
Iniziamo questo viaggio da Pomègues, che occupa il settore meridionale delle Frioul e rappresenta la porzione più estesa dell’intero arcipelago con una lunghezza di circa 2,7 km. Unita a Ratonneau dalla Diga Berry, conserva un carattere schietto, con sentieri chiari che attraversano rilievi sassosi profumati da essenze mediterranee.
La costa appare frastagliata, scolpita dal vento e dal mare attraverso migliaia di anni. Piccole insenature si alternano a pareti rocciose dalle tonalità bianchissime, mentre la vegetazione si aggrappa alla pietra disegnando forme irregolari che ricordano un mosaico naturale. Uno dei percorsi più apprezzati conduce fino alla Batteria di Cavaux e lungo il tragitto pannelli illustrativi raccontano l’evoluzione geologica dell’isola.
Inoltre, il suo passato è strettamente legato alla salute pubblica: fin dal 1627 una baia naturale venne scelta quale porto di quarantena per le imbarcazioni provenienti dal Levante. Navi, merci ed equipaggi restavano isolati prima dell’autorizzazione all’ingresso nel porto di Marsiglia, misura adottata per limitare la diffusione di epidemie quali peste, colera e tifo.
Nel XIX secolo l’emergenza provocata dalla febbre gialla spinse le autorità francesi a realizzare un’opera imponente. Nacque così la Diga Berry, completata nel 1822. Lunga 315 metri e larga 32 metri, richiese l’estrazione di circa 650.000 tonnellate di pietra grazie al lavoro di 600 operai e 200 cavalli. Oltre a collegare Pomègues e Ratonneau, trasformò un antico ancoraggio in un porto protetto destinato alle operazioni di isolamento sanitario.
Resti di forti, batterie costiere e torri testimoniano anche il ruolo strategico svolto nella difesa della rada marsigliese. Accanto alle testimonianze militari trova spazio anche una realtà sorprendente: l’azienda di acquacoltura qui attiva alleva spigole e orate biologiche, riconosciute fra le prime produzioni certificate d’Europa.
iStockScoprendo la bellissima Pomègues
Ratonneau, storia, mare e vita quotidiana nel cuore delle Frioul
Poi c’è Ratonneau, la quale accoglie gran parte dei visitatori appena terminata la traversata dal Porto Vecchio di Marsiglia. Pur condividendo la stessa natura calcarea di Pomègues, mostra un volto differente. Attorno al Port-Frioul si sviluppa infatti l’unico nucleo abitato dell’arcipelago, nato negli anni ’60 dopo il passaggio delle isole dalla Marina francese al Comune di Marsiglia.
Il progetto urbanistico venne affidato a un gruppo di architetti guidati dallo spagnolo Josep Lluís Sert, autore di un villaggio ispirato ai volumi delle kasbah nordafricane e alle linee delle antiche medine. Poco meno di 150 residenti vivono stabilmente fra queste rocce affacciate sul Mediterraneo.
Ratonneau, tra le altre cose, ospitò uno dei più grandi complessi destinati alla quarantena dell’intero Mediterraneo. All’inizio del XIX secolo l’architetto Michel-Robert Penchaud progettò l’Hôpital Caroline, struttura dedicata ai malati di febbre gialla. Fra i luoghi più curiosi c’è pure una piccola cappella dall’aspetto quasi classico, fatto di colonne essenziali e proporzioni eleganti che richiamano un tempio antico.
Verso la costa meridionale, invece, si apre la Calanque di Saint-Estève, probabilmente l’angolo balneare più celebre delle Frioul: acqua trasparente, sabbia naturale e fondali ricchi di vita marina attirano famiglie, nuotatori e appassionati di snorkeling.
Ratonneau conserva anche numerose testimonianze militari, tra cui fortificazioni, batterie costiere e postazioni d’artiglieria che controllavano l’accesso marittimo verso Marsiglia fin dal XVI secolo.
Île d’If e il castello che ispirò Il conte di Montecristo
Pochi edifici francesi possiedono una fama letteraria paragonabile al Castello d’If. L’intera superficie dell’isola risulta occupata dalla fortezza, trasformando questo piccolo scoglio calcareo in uno dei monumenti più riconoscibili della Provenza. Tutto iniziò nel 1516, quando il re Francesco I raggiunse Marsiglia e intuì l’importanza strategica dell’isolotto.
iStockNel cuore del golfo marsigliese, il Castello d’If
Alcuni anni più tardi partirono i lavori destinati alla costruzione della fortezza reale più antica dell’arcipelago. Bastioni, torri cilindriche e possenti mura avevano il compito di proteggere gli accessi marittimi alla città. Ben presto la funzione difensiva lasciò spazio a quella carceraria, al punto che per circa 400 anni fra queste celle passarono oppositori politici, protestanti, detenuti comuni e protagonisti delle rivolte del 1848, oltre ai comunardi arrestati nel 1871.
La fama mondiale arrivò grazie alla letteratura: Alexandre Dumas ambientò proprio fra queste mura l’inizio della vicenda di Edmond Dantès, protagonista de Il conte di Montecristo.
Molti traghetti (purtroppo) la superano senza fermarsi, eppure Tiboulen custodisce uno dei tratti marini più affascinanti dell’intero arcipelago. Questo minuscolo isolotto resta separato dalle altre terre emerse ed è la casa di un faro alto 34 metri, punto di riferimento per la navigazione lungo la rada di Marsiglia.
Sott’acqua si sviluppa un ambiente ricchissimo. Correnti favorevoli, pareti sommerse e acque limpide favoriscono una biodiversità eccezionale. Cernie, stelle marine rosse, polpi, coralli e numerose specie mediterranee trovano rifugio fra anfratti e pareti calcaree. Poco distante riposa anche il relitto di un bombardiere tedesco abbattuto durante la Seconda Guerra Mondiale, presenza che ha reso Tiboulen una destinazione molto apprezzata dai sub esperti.
Dimensioni ridotte e accessibilità limitata le hanno permesso di conservare un aspetto quasi intatto. Resta così una presenza discreta lungo l’orizzonte delle Frioul, preziosa per l’equilibrio dell’ecosistema marino e terrestre, oltre che simbolo della straordinaria varietà racchiusa in un arcipelago distante appena pochi minuti dalla vivace Marsiglia.
Bastano poche centinaia di metri di mare per lasciare la costa della Gallura alle spalle e ritrovarsi davanti a un luogo che sembra custodire un ritmo ancestrale. L’Isola dei Cappuccini affiora nel Golfo di Arzachena con il profilo morbido del granito modellato dal vento e dalla salsedine, circondata da un’acqua limpida che riflette sfumature turchesi e smeraldo.
Sulla sommità si distingue ancora l’antico convento dei Frati Cappuccini. O meglio, quel che rimane perché è un edificio ormai abbandonato che però continua a dominare il paesaggio. La costruzione rappresenta, infatti, il simbolo più riconoscibile dell’isola e racconta un passato fatto di raccoglimento, preghiera e vita lontana dai grandi centri abitati.
L’isola rientra nel delicato sistema naturalistico delle Bocche di Bonifacio, tratto di mare che separa la Sardegna dalla Corsica, al punto che gran parte del suo magnetismo nasce proprio dall’equilibrio fra ambiente selvaggio e presenza discreta dell’uomo. Un piccolo pontile consente l’approdo delle imbarcazioni, mentre alcuni bungalow circolari (perfettamente inseriti nel paesaggio) accolgono un numero ristretto di ospiti alla ricerca di tranquillità e riservatezza.
Breve storia e leggende dell’Isola dei Cappuccini
L’identità dell’Isola dei Cappuccini ruota attorno al convento fondato dai Frati Cappuccini nel XVIII secolo. La scelta di questo piccolo promontorio marino rispecchiava la tradizione dell’ordine religioso, orientata verso luoghi appartati, favorevoli alla meditazione e alla vita contemplativa. Circondati soltanto dal mare e dalla vegetazione spontanea, i religiosi trascorrevano le giornate pregando e facendo delle semplici attività quotidiane.
Con il passare del tempo il convento perse progressivamente la propria funzione, fino all’abbandono che persiste ancora oggi. Nonostante ciò, rimangono ancora le murature, parte della struttura originaria e un’atmosfera altamente spirituale. Attorno all’isola si sono sviluppati racconti popolari legati alla quiete del luogo. Il silenzio ha inevitabilmente alimentato nel tempo l’idea di uno spazio destinato alla riflessione, lontano dal frastuono della vita quotidiana.
Più che vere leggende, sono quindi suggestioni tramandate da pescatori e abitanti della Gallura, convinti che questo piccolo lembo di terra conservi ancora lo spirito raccolto dei suoi antichi abitanti. Nel corso del XX secolo l’isola ha mantenuto un carattere estremamente riservato. La presenza di proprietà private e di poche strutture ricettive ha limitato lo sviluppo turistico, contribuendo alla conservazione dell’ambiente naturale. E, a essere del tutto onesti, proprio tale discrezione rappresenta pure adesso uno degli aspetti più apprezzati.
Come funziona la visita e cosa vedere
Una visita in questa speciale isola della Sardegna consente di vivere un’esperienza diversa rispetto alle spiagge più frequentate della Costa Smeralda. Fin dal primo sguardo colpisce l’assenza di costruzioni invasive, “sostituite” da rocce granitiche levigate dal tempo, cespugli di mirto, ginepri e macchia mediterranea. L’interesse principale, dunque, risiede nel paesaggio, nella vegetazione spontanea e nei continui punti panoramici che permettono di osservare il Golfo di Arzachena e il profilo delle isole vicine.
Il piccolo porticciolo costituisce il primo contatto con l’isola. Da qui lo sguardo incontra subito le rocce granitiche, levigate nei secoli dagli agenti atmosferici, alternate ai profumi intensi del mirto, del lentisco e del ginepro. L’insieme restituisce l’immagine più autentica della Gallura costiera.
Salendo verso la parte alta compare il vecchio convento, protagonista assoluto del paesaggio. Pur privo della funzione originaria, mantiene un fascino particolare grazie alla posizione dominante e alla semplicità della sua architettura. L’acqua che circonda l’isola colpisce per trasparenza e luminosità e possiede fondali ricchi di vita marina che attirano appassionati di snorkeling e fotografia naturalistica. La navigazione lungo la costa, dal canto suo, permette di osservare piccole insenature, scogli modellati dal vento e giochi di luce creati dal sole sul granito.
La superficie dell’isola, del resto, è prevalentemente rocciosa, scoscesa e dominata da aspre scogliere granitiche, motivo per cui non ospita veri e propri arenili sabbiosi estesi o lidi attrezzati. Il perimetro frastagliato racchiude esclusivamente minuscole calette di ghiaia fine e tasche di sabbia racchiuse tra i massi, che mancano di nomi ufficiali cartografici proprio per via delle loro dimensioni ridotte.
Gran parte delle escursioni parte da Porto Cervo oppure da Cannigione e comprende il passaggio davanti all’isola durante itinerari dedicati alle Bocche di Bonifacio e all’Arcipelago della Maddalena. Alcune proposte consentono anche una breve sosta, utile per apprezzare il paesaggio da vicino. L’accesso resta comunque regolamentato in quanto l’isola comprende proprietà private e strutture riservate agli ospiti.
Dove si trova, come arrivare e info utili
L’Isola dei Cappuccini si trova nel Golfo di Arzachena, lungo la costa nord-orientale della Sardegna, a breve distanza dalla penisola che introduce alla Costa Smeralda. La separazione dalla terraferma misura appena poche centinaia di metri, particolare che la rende ben visibile già dal famosissimo e bellissimo litorale della regione.
Il punto di partenza più pratico coincide con Cannigione, collegata facilmente ad Arzachena attraverso la rete stradale della Gallura. Anche Porto Cervo rappresenta una base molto utilizzata durante la stagione turistica per via della presenza di numerosi servizi dedicati alla navigazione.
Le escursioni in barca costituiscono la soluzione più semplice per osservare questo piccolo paradiso. Molti itinerari attraversano il tratto di mare compreso fra la Costa Smeralda e l’Arcipelago della Maddalena, regalando una prospettiva privilegiata sul vecchio convento, sulle rocce granitiche e sulla vegetazione mediterranea che ricopre l’intera isola.
Soggiornarvi è possibile, ma essendo un’isola privata c’è un numero molto limitato di sistemazioni. I caratteristici 8 bungalow circolari sono destinati agli ospiti della struttura e puntano su privacy, tranquillità e contatto con la natura. L’ospitalità, quindi, resta estremamente esclusiva, motivo per cui la maggior parte dei visitatori sceglie di ammirare l’isolotto durante un’escursione in barca.
L’arrivo via mare, però, permette di cogliere il dettaglio più affascinante dell’Isola dei Cappuccini: soltanto un piccolo approdo, il profilo del convento che domina la collina e il rumore delle onde che accompagna lo sguardo verso uno degli angoli più riservati della Gallura. Proprio questa autenticità continua a renderla una meta speciale, lontana dalle rotte più battute e ancora in grado di trasmettere la sensazione di aver scoperto un luogo custodito con estrema discrezione.