Sessanta abitanti, niente automobili e il suono del mare a interrompere il silenzio: Herm, nelle Isole del Canale, sembra fatta apposta per chi sogna di allontanarsi per qualche giorno da traffico, folla e ritmi frenetici.
Nel 2026 ha conquistato il 14° posto nella classifica delle isole più tranquille del mondo stilata dall’Unspoilt Index di BookRetreats, che ha analizzato cento destinazioni valutandone densità abitativa, natura, strade, traffico aereo, oscurità notturna e caratteristiche della costa. Herm è piccolissima, appena 1,3 chilometri quadrati, e appena sbarcati, vi ritroverete su un’isola senza auto, abbracciata da spiagge, baie e sentieri costieri, dove potete dimenticarvi per qualche ora degli spostamenti veloci e tornare a camminare.
Immaginate un’isola grande tre volte Phuket dove vivono appena 500 persone, mentre circa 20 mila kiwi si aggirano tra foreste, spiagge e sentieri; aggiungete pochissime strade, cieli quasi privi di luce artificiale e un territorio in gran parte protetto: siete a Stewart Island, in Nuova Zelanda, incoronata nel 2026 “isola più tranquilla del mondo” dall’Unspoilt Index di BookRetreats, con un punteggio di 94,6 su 100.
Conosciuta in māori come Rakiura ovvero “terra dei cieli splendenti”, è la terza isola più grande della Nuova Zelanda e uno di quei luoghi in cui la presenza dell’uomo sembra quasi farsi da parte per lasciare spazio alla natura. Il protagonista più celebre è il kiwi bruno di Stewart Island, o Rakiura tokoeka, che qui trova uno dei suoi habitat privilegiati e può essere avvistato anche durante il giorno.
Ma basta aspettare che cali il buio perché lo spettacolo si sposti sopra le vostre teste. Dal 2019 Stewart Island/Rakiura è infatti un International Dark Sky Sanctuary e, ancora oggi, detiene il primato di santuario internazionale del cielo buio più meridionale del pianeta. L’inquinamento luminoso è quasi inesistente e, quando cielo e attività solare collaborano, potreste persino vedere l’aurora australe accendersi sopra l’oceano.
Cosa vedere e fare a Stewart Island tra kiwi, foreste e cieli stellati
Se arrivate fin qui in cerca di silenzio, Stewart Island difficilmente vi deluderà: circa l’85% dell’isola è protetto dal Rakiura National Park, un territorio di foreste native, baie remote, zone umide, coste selvagge e lunghi sentieri dove è ancora possibile intuire l’aspetto che doveva avere gran parte della Nuova Zelanda prima delle profonde trasformazioni provocate dalla presenza umana.
Oban, affacciata su Halfmoon Bay, è l’unico vero centro abitato: da qui bastano pochi spostamenti per lasciarsi alle spalle le case e ritrovarvi tra felci, spiagge quasi vuote e insenature in cui il rumore dominante torna a essere quello dell’acqua e degli uccelli. Proprio il birdwatching è una delle grandi esperienze dell’isola: i kiwi sono le star, ma Rakiura ospita un’eccezionale varietà di uccelli marini e forestali.
iStockStewart Island, l’isola dei kiwi e dei cieli spettacolari
Se amate camminare, il modo più emozionante per entrare nel paesaggio è seguire il Rakiura Track, una delle Great Walks neozelandesi, che richiede generalmente tre giorni e attraversa costa aperta, foreste, spiagge e le rive riparate del Paterson Inlet. Lungo il cammino potrete pernottare nei rifugi o nei campeggi e, con un po’ di fortuna, trovare sulla terra persino le impronte dei kiwi. Non aspettatevi però una passeggiata sempre comoda: la pioggia può trasformare alcuni tratti in veri corridoi di fango, parte integrante dell’esperienza di trekking sull’isola.
Per escursionisti esperti esistono percorsi ancora più impegnativi: il Southern Circuit percorre valli coperte di foresta e zone remote come Mason Bay e richiede preparazione, esperienza nel backcountry e capacità di affrontare condizioni meteorologiche mutevoli. Ancora più lungo e selvaggio è il North West Circuit, che segue gran parte della costa settentrionale tra spiagge delimitate dalle dune, promontori rocciosi, foreste e rifugi isolati.
iStockSpettacolare cima del Monte Anglem a Stewart Island
Se preferite l’acqua ai lunghi trekking, da Oban potete invece esplorare il Paterson Inlet in kayak, alternando piccole baie, coste coperte di vegetazione e quella particolare sensazione di isolamento che accompagna gran parte del viaggio.
Poi arriva la notte. Alzate lo sguardo: le stelle diventano improvvisamente numerosissime e il cielo assume una profondità che nelle città abbiamo quasi dimenticato: tra marzo e settembre aumentano inoltre le opportunità di osservare l’aurora australe, anche se, trattandosi di un fenomeno naturale, l’avvistamento non può mai essere garantito.
iStockSpettacolare aurora australe a Stewart Island (Nuova Zelanda)
Dove si trova Stewart Island e come raggiungerla
Stewart Island/Rakiura si trova circa 30 chilometri a sud della South Island della Nuova Zelanda, oltre il Foveaux Strait, in quelle latitudini australi influenzate dai celebri Roaring Forties, i forti venti occidentali che aspazzano l’emisfero meridionale.
Da Invercargill potete raggiungere Oban con un piccolo aereo in circa 20 minuti; se invece preferite il mare, dal porto di Bluff parte il traghetto che percorre il Foveaux Strait in circa un’ora: lo stretto è noto per le condizioni del mare che possono diventare vivaci, mentre il volo offre un arrivo oltremodo scenografico sopra coste, baie e foreste.
Per chi trascorre l’estate in Liguria o nella vicina Costa Azzurra, non può mai mancare una tappa nel Principato di Monaco. Ogni estate, sono tante le novità che Montecarlo propone a chi la visita.
Anche quest’anno sono parecchie, tra mostre dedicate ai miti monegaschi – dalla diva Grace Kelly che lasciato un segno indelebile ai motori della Formula Uno –, nuovi quartieri per super ricchi, ma anche nuovi parchi e iniziative volte alla sostenibilità. Grossi cambiamenti, insomma, ma anche grandi classici, per un luogo che, da secoli, fa sognare. Ecco cosa vedere di nuovo se siete in città.
La partenza della Vuelta
La Vuelta 26, la più importante corse a tappe di ciclismo spagnola, insieme al Giro d’Italia e al Tour de France, prenderà il via a Monaco il pomeriggio del 22 agosto 2026, con una spettacolare cronometro che si disputerà tra le strade del Principato. Il Casinò di Monte Carlo sarà il punto di partenza di una tappa che toccherà luoghi iconici come la spiaggia del Larvotto, lo stadio Louis II e l’interno del Chapiteau dell’Espace Fontvieille. Naturalmente, per tutto il giorno il traffico automobilistico sarà deviato, ma sarà uno spettacolo unico che attirerà migliaia di appassionati e di turisti.
È stato completato ed è ora visitabile il nuovo progetto edilizio chiamato Mareterra, un enorme complesso affacciato sul mare progettato dagli studi di architettura Valode & Pistre e Renzo Piano Building Workshop in collaborazione con il paesaggista Michel Desvigne e con opere open air dell’architetto giapponese Tadao Ando, dello scultore britannico Anish Kapoor e dell’americano Alexander Calder. In alcuni punti, il mare entra proprio nelle fondamenta della piattaforma, tanto che uno degli ingressi dei nuovi condomini, che prende il nome di Grotte Bleue, è aperto al pubblico e, in un’intercapedine di cemento armato, si possono vedere le fondamenta che entrano direttamente nel mare e guardare un video che mostra i fondali marini di quella zona. Il quartiere comprende palazzine (in quella progettata da Piano, che ricorda la chiglia di una nave, ci vivono alcuni dei piloti di Formula Uno che, nonostante in pista siano rivali, in realtà qui sono vicini di casa), ville su più livelli, una marina, negozi e ristoranti. In questo nuovo quartiere color ocra, che a tratti ricorda un po’ una città del Medioriente, tra passeggiate, fitta vegetazione, incluse le piante aromatiche, e strade pedonali affiancate da rivoli d’acqua e da ampie piscine a sfioro, l’atmosfera è ovattata e non si sente quasi il rombo dei motori delle Ferrari che sfrecciano in continuazione sul lungomare del Larvotto.
@SiViaggia - Ilaria SantiIl nuovo quartiere di Mareterra nel Principato di Monaco
Il matrimonio del secolo
Il Palais Princier, sulla rocca di Monaco, ospita la mostra “Wedding of the Century” che celebra i 70 anni del matrimonio tra il Principe Ranieri III e Grace Kelly che ha fatto sognare il mondo. Dai gioielli donati dalla cittadinanza monegasca alla neo-sposa ai suoi abiti più belli, incluso quello da sposa. che ha fatto il giro del mondo, sono in mostra insieme a ritratti, fotografie e ad altri memorabilia della vita privata della coppia reale. Un’occasione, per chi non lo avesse mai fatto, di visitare anche le sale di Palazzo aperte al pubblico, con i marmi, gli affreschi e i soffitti a volta. Si può visitare la mostra fino al 25 settembre 2026.
@SiViaggia - Ilaria SantiL’abito da sposa indossato da Grace Kelly in mostra a Palazzo
Il matrimonio del secolo 2
Per i più romantici, che desiderano ripercorrere le tappe del matrimonio del secolo, a L’Engelinè, nella stessa via del Jardin Exotique, è in mostra “Un Mariage sous les projecteurs. Rainier III et Grace Kelly. 12-19 avril 1956” (Un matrimonio sotto i riflettori. Ranieri III e Grace Kelly. 12-19 aprile 1956) con film, fotografie, documenti d’archivio e apparecchiature che ripercorrono la storia di una produzione cinematografica unica e che illustrano nel dettaglio l’apparato mediatico di un evento che ha cambiato il volto del Principato di Monaco. Infatti, in occasione delle nozze di Ranieri e Grace, per agevolare il lavoro dei circa 1800 giornalisti giunti da ogni parte del mondo e le Tv ufficiali dell’epoca, Radio Monte-Carlo e Télé Monte-Carlo, che hanno curato la produzione e la trasmissione delle cerimonie in Eurovisione, raggiungendo 30 milioni di telespettatori, era stata allestita una sala stampa sulla Rocca. Tutti questi filmati, uniti a quelli amatoriali, che hanno documentano il fervore dell’intera popolazione, sono stati raccolti dall’Institut Audiovisuel de Monaco e vengono proiettati tutti i giorni gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17:30 (16:30 il venerdì) fino al 26 febbraio 2027 nella sede dell’istituto.
Auto, rally e Formula Uno
Se la mostra sul matrimonio farà sognare molte donne, quella al Grimaldi Forum farà sognare i maschietti. Poiché Montecarlo fa rima con Formula Uno, dallo scorso 30 giugno è in corso la mostra “Monaco e l’automobile, dal 1893 ai giorni nostri”, aperta al pubblico solo fino al 6 settembre 2026. Distribuita su una superficie di oltre 3.500 mq, la mostra offre un viaggio attraverso oltre 130 anni di storia che legano il Principato al mondo dell’automobile. Oltre 50 veicoli autentici, tutti legati a Monaco, raccontano una storia che parte dai primi concorsi d’eleganza della fine del XIX secolo, che passa dal Rally di Monaco Monte-Carlo in corso dal 1911 e dal primo Gran Premio di Monaco del 1929. Grazie al contributo dell’Automobile Club de Monaco, il percorso espositivo riunisce archivi eccezionali, spesso inediti, oltre a numerosi documenti, fotografie e video che consentono di rivedere le auto in azione. Tra i pezzi più importanti figura la Rolls-Royce Silver Wraith del matrimonio del Principe Ranieri III e di Grace Kelly nel 1956, auto da rally, monoposto da GP e un omaggio ai piloti monegaschi Louis Chiron, uno dei più grandi piloti tra le due guerre mondiali, e al nostro ferrarista Charles Leclerc.
Ha riaperto la scorsa primavera, dopo sei anni di lavori per un importante intervento di ristrutturazione, il Jardin Exotique di Montecarlo, uno degli angoli più pittoreschi e meno noti del Principato di Monaco. Questo parco che sorge dietro i moderni grattacieli è considerato uno dei giardini più belli del mondo e adesso è ancora più bello di prima. Con la sua straordinaria collezione di piante grasse del deserto e cactus provenienti da ogni angolo del mondo, il Giardino Esotico di Montecarlo è un microcosmo che merita assolutamente di essere visitato. Il percorso obbligato si snoda tra sentieri immersi nella vegetazione. C’è anche una grotta nascosta, Grotte de l’Observatoire, scoperta nel 1916 durante i lavori per la costruzione delle fondamenta e aperta per le visite guidate con specialisti. A ogni svolta, si aprono panorami mozzafiato sul mare, sulla Rocca di Monaco e sul profilo della Costa Azzurra.
@Ezio CairoliIl percorso affascinante dentro il Giardino Esotico
Il Nuovo Museo Nazionale di Monaco
A partire dallo scorso 3 luglio, il Nouveau Musée National de Monaco presso la Villa Paloma dedica una mostra al pittore rumeno Victor Brauner (1903-1966), figura di spicco del surrealismo internazionale. “Victor Brauner, L’Aventure magique” riunisce oltre 160 opere tra dipinti, disegni e sculture che abbracciano l’intera carriera dell’artista dagli Anni ’20 agli Anni ’60, tutte provenienti da una collezione privata con sede a Monaco. Il percorso espositivo è completato da dieci oggetti d’arte extra-occidentali appartenuti allo stesso Brauner, concessi in prestito dal Museo d’arte moderna e contemporanea di Saint-Étienne Métropole nella Loira. Villa Paloma si trova a due passi dal Jardin Exotique e, dalla sua terrazza panoramica, si gode di una splendida vista sul Principato.
Il tema della sostenibilità è molto sentito nel Principato e lo stesso Principe Alberto II ci tiene moltissimo. In occasione del 50° anniversario dell’Associazione Monegasca per la Protezione della Natura (AMPN) presso Le Méridien Hub del Méridien Beach Plaza è stata allestita una mostra fotografica che ripercorre mezzo secolo di impegno a favore della salvaguardia delle aree marine protette di Monaco, visitabile fino al 15 ottobre 2026. Questa retrospettiva immerge i visitatori nel cuore della storia dell’associazione e delle sue numerose iniziative a favore della biodiversità marina. Attraverso fotografie d’archivio, immagini contemporanee, documenti sui programmi di ricerca scientifica, i progetti di ripristino ecologico, le innovazioni tecnologiche e le numerose iniziative la mostra testimonia l’evoluzione delle missioni dell’AMPN e il suo ruolo fondamentale nella protezione del litorale monegasco.
Un nuovo modo di visitare Montecarlo
Il Principato di Monaco ha da poco lanciato un’iniziativa chiamata Visit Monaco City Walk che consente ai visitatori di girare per tutta la città a piedi, lasciando l’auto in uno dei tanti parcheggi, dove spesso la prima ora è gratuita, passeggiando tra i vari quartieri, approfittando delle numerose esperienze proposte lungo il percorso lasciandosi guidare. Grazie alla vicinanza dei principali luoghi di interesse, infatti, Monaco si scopre facilmente a piedi o con le biciclette da noleggiare. Da un quartiere all’altro, i visitatori possono passeggiare ed esplorare giardini, musei, negozi, ristoranti, panorami o luoghi emblematici. Sul sito citywalk.visitmonaco.com (anche in italiano) vengono indicati gli itinerari consigliati con i tempi di percorrenza, tra cui anche alcuni percorsi pedonali, i parking con tanto di posti disponibili in tempo reale e la mappa interattiva.
Non tutti sanno che nel Principato di Monaco esiste un interessantissimo museo della storia: il Musée d’Anthropologie Préhistorique de Monaco, fondato dal Principe Alberto I, che si trova anch’esso nei presso di Villa Paloma e del Jardin Exotique. Per tutta l’estate, sono in corso due mostre molto interessanti e istruttive, specie per i ragazzi: la prima, interattiva e immersiva, intitolata “From Toumaï to Sapiens” (fino al 16 ottobre 2026) racconta la nascita e l’evoluzione della specie e ripercorre il cammino di quegli esseri umani che inventarono gli strumenti e dominarono il fuoco, prima di lasciare la culla dell’umanità in Africa per popolare l’intero pianeta nell’arco di circa 10.000 anni; la seconda, “Magies d’ailleurs” (“Magie da altrove”) è una mostra immersiva per gli appassionati di scoperte, di riti, magia e costumi tradizionali (fino al 15 dicembre 2026). Il museo apre dalle 9 alle 18 e organizza anche visite guidate. Vale la pena visitarlo anche solo per ammirare lo scheletro di un mammutdi oltre 30mila anni scoperto nella Siberia settentrionale: lo scheletro è lungo 5 metri e alto più di tre.
C’è una cittadina in Piemonte dove il fiume va controcorrente: l’emissario Nigoglia, che invece di scendere verso il lago risale verso nord, tanto che un vecchio detto locale lo chiama “il fiume che va in su”. E vuole la coincidenza che questa vena anticonformista abbia accompagnato anche la nascita di Gianni Rodari, lo scrittore nato proprio a Omegna e che a sua volta andò controcorrente rispetto alla scuola e alla pedagogia del suo tempo, imponendo una visione in cui la fantasia, l’errore creativo e il punto di vista dei bambini contavano più dei dogmi rigidi degli adulti.
Affacciata sulle rive del Lago d’Orta, Omegna offre ben più di una tappa veloce: tra vicoli medievali, salite panoramiche e una tradizione dolciaria tutta da scoprire, merita una giornata intera. Sapevate, per esempio, che qui sono nate la moka Bialetti, che ha cambiato per sempre il rito del caffè nelle case di tutto il mondo, e le eccellenze di Alessi e Lagostina? Tutti marchi che hanno trasformato oggetti quotidiani come pentole e posate in pezzi di design riconosciuti a livello internazionale.
Ecco i nostri consigli su cosa fare e cosa vedere a Omegna.
Cosa fare e vedere a Omegna
Il modo migliore per scoprire Omegna è fare una passeggiata lungo la Nigoglia, seguendo il suo corso anomalo fino al cuore del centro storico. Da lì si può salire verso l’Alpe Mastrolino, un percorso che regala uno sguardo d’insieme sul lago e sui tetti della città, oppure spingersi fino al Monte Zuoli, dove il bosco ospita i giardini della Torta in Cielo con installazioni dedicate proprio a Gianni Rodari.
Tornati in centro, i vicoli del Quartiere Vaticano meritano una sosta lenta, tra scorci che raccontano l’anima più antica di Omegna. Da non perdere la ChiesaCollegiata di Sant’Ambrogio, esempio di architettura romanica rimaneggiata nei secoli, e naturalmente il museo “Una fantastica Storia”, primo spazio interattivo in Italia interamente dedicato all’universo di Rodari.
Chi ama il lago può scegliere tra una gita in battello alla ricerca degli angoli visibili solo dall’acqua, una passeggiata sul lungolago con aperitivo al tramonto, oppure un’esperienza decisamente insolita: pedalare direttamente sulle acque del Lago d’Orta a bordo di biciclette con speciali ruote galleggianti.
Per chiudere in dolcezza, Omegna ha una sua piccola geografia dei biscotti, uno diverso per ogni pasticceria. Le Imperialine, presenti dal 1937, le Reginette, molto simili, ma con un cuore più generoso di crema di gianduia, e le varianti Duchesse e Damine. A completare la mappa golosa ci sono i Perdigiorno, biscottini quadrati dedicati a Giovannino Perdigiorno, protagonista di uno dei libri più amati di Rodari.
La Festa di San Vito
Dal 21 al 31 agosto, Omegna si trasforma per undici giorni in un grande palcoscenico a cielo aperto per la 123ª edizione della Festa di San Vito, una delle celebrazioni patronali più antiche del Piemonte. La tradizione religiosa, legata all’arrivo delle reliquie del santo sul lago nel 1611, culmina il 29 agosto con la processione dell’urna per le vie del centro storico.
Ma è lo spettacolo sull’acqua a rendere l’evento davvero unico: tre serate piromusicali illuminano il golfo, con un finale il 30 agosto affidato a professionisti internazionali e, per la prima volta, a chiatte disposte direttamente sul lago per amplificare la visione da ogni angolo della città.
Dove si trova e come arrivare
Omegna sorge all’estremità settentrionale del Lago d’Orta, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte. In auto è raggiungibile percorrendo l’autostrada A26 e uscendo a Gravellona Toce, a pochi minuti dal centro. In treno, la città si trova sulla linea Novara–Domodossola, con collegamenti diretti da Milano (circa un’ora e mezza) e da Torino, cambiando a Novara. L’aeroporto di riferimento più vicino è quello di Milano Malpensa, a circa 40 minuti di auto.
Se non avete avuto l’occasione di partire in piena estate oppure avete volontariamente scelto di evitare i viaggi in alta stagione, tra prezzi alle stelle e folla un po’ ovunque, sappiate che settembre è uno dei mesi migliori per organizzare una vacanza in Europa. Anzi, a settembre potete concedervi un weekend europeo o anche dei giorni di vacanza in più senza spendere quanto ad agosto, godendo addirittura di un clima più piacevole e fresco, ideale anche per la città.
Ma non solo: a settembre, a invogliare la partenza, si aggiunge il fatto che anche voli e alloggi possono scendere notevolmente di prezzo rispetto ai periodi di alta stagione. A questo si accompagna un calendario ricco di festival, eventi culturali, appuntamenti gastronomici e manifestazioni locali che permettono di vivere le destinazioni in un momento particolarmente interessante dell’anno.
L’itinerario del Train des Merveilles è considerato uno dei viaggi in treno più spettacolari d’Europa. Collegando Nizza a Tenda, sulle Alpi Marittime, nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, il percorso attraversa paesaggi meravigliosi che spaziano dalla costa mediterranea al Parco Nazionale del Mercantour.
È proprio questa la caratteristica unica della linea: in un tragitto di appena cento chilometri, il treno sale dal livello del mare fino a un’altitudine di mille metri attraversando paesaggi, borghi e luoghi incantevoli.
Il Train des Merveilles ha fatto il suo grande ritorno il 15 dicembre 2025, dopo una chiusura di 15 mesi dovuta a un importante progetto di ammodernamento. Noi siamo saliti a bordo per un viaggio che si può fare in uno o più giorni, ricco di esperienze, per tutta la famiglia (cane incluso).
In un viaggio, basta una sola città a settimana? Seppur sempre più persone stiano preferendo scoprire una sola meta in modo più approfondito, c’è chi preferisce abbracciare un trend soprannominato city-maxxing. Cosa significa esattamente? Invece di fermarsi in un’unica destinazione, si attraversano più città, spesso in Paesi diversi, sfruttando spostamenti brevi e budget contenuti.
A fotografare il fenomeno è stata una ricerca di FlixBus, che ha analizzato le destinazioni europee servite dalla propria rete individuando itinerari con quattro tappe e spostamenti sempre sotto le cinque ore.
Partendo da questo spunto, abbiamo creato cinque itinerari, tra classici d’Europa e rotte meno battute.
Lubiana → Zagabria → Budapest → Bratislava
Un tuffo nella Mitteleuropa più autentica. Si parte da Lubiana, con il suo castello e i canali scenografici, per poi scendere a Zagabria tra caffè storici e mercati vivaci. Budapest regala terme, vita notturna nei ruin bar e un patrimonio architettonico da fotografare a ogni angolo. Chiude il cerchio Bratislava, piccola ma sorprendente, ideale per un ultimo giorno slow prima del rientro.
Venezia → Lubiana → Zagabria → Budapest
Un itinerario che parte dall’Italia e attraversa il confine quasi senza accorgersene. Da Venezia, con i suoi canali e le calli affollate, si passa alla quiete verde di Lubiana, poi alla vivacità di Zagabria, fino all’energia di Budapest. Un mix perfetto tra arte italiana e atmosfere balcaniche, con spostamenti sempre gestibili in giornata.
Marsiglia → Montpellier → Barcellona → Valencia
Il Mediterraneo come filo conduttore. Marsiglia apre le danze con il suo porto storico e i quartieri multiculturali, Montpellier aggiunge un tocco universitario e giovane. Poi si vola letteralmente in Spagna: Barcellona con Gaudí e la movida, Valencia con la Città delle Arti e delle Scienze e spiagge a due passi dal centro. Un itinerario dove cultura, mare e vita notturna vanno a braccetto.
Berlino → Praga → Breslavia → Cracovia
Un itinerario tra i più rapidi in assoluto, con poco più di dodici ore di spostamenti complessivi. Dopo Berlino e Praga si prosegue in circa tre ore verso Breslavia, terza città della Polonia, distribuita su una rete di isole collegate da oltre cento ponti. La sua piazza del mercato non ha nulla da invidiare a quella praghese, ma con molta meno folla.
Il viaggio si chiude a Cracovia, circa tre ore più a est: l’ex capitale reale della Polonia conserva uno dei centri medievali meglio preservati d’Europa, con l’ampia piazza Rynek Główny circondata da chiese gotiche, case colorate e caffè vivaci.
Venezia → Innsbruck → Monaco di Baviera → Zurigo
Infine, l’ultimo itinerario attraversa le Alpi cambiando paesaggio a ogni tappa. Si parte da Venezia per salire verso Innsbruck, circondata da montagne e con un centro storico compatto perfetto da girare in mezza giornata. Si prosegue verso Monaco di Baviera, tra birrerie storiche, il grande parco dell’Englischer Garten e una vita culturale sempre vivace. Il viaggio si chiude a Zurigo, tra il lago, il centro storico raccolto e un’atmosfera elegante, ma rilassata, ideale per un ultimo giorno di shopping e passeggiate lungo il fiume Limmat.
Per chi si può permettere una vacanza al di fuori del calendario classico delle ferie estive, settembre è un mese ideale per viaggiare in Italia. A settembre il picco dell’estate è ormai alle spalle, le temperature diventano più sopportabili, le località turistiche iniziano a respirare e le giornate regalano ancora abbastanza luce per vivere mare, borghi, passeggiate e pranzi all’aperto. Anche la presenza dei turisti tende a diminuire e, in molte destinazioni, si possono trovare condizioni di prezzo più interessanti rispetto alle settimane centrali di agosto.
Da nord a sud, il mese di settembre offre così un’Italia diversa, fatta di vendemmie, festival gastronomici, natura che cambia colore e grandi eventi sul lago. Ecco 5 destinazioni da segnare in agenda per le vacanze di settembre.
Trapani e le Egadi, Sicilia
La Sicilia è una delle destinazioni che meglio interpretano il fascino del mese di settembre. Nel territorio di Trapani e dell’arcipelago delle Egadi, il mare conserva ancora il suo carattere estivo mentre il caldo più intenso lascia spazio a giornate più piacevoli per esplorare borghi, saline, riserve naturali e località costiere. E, soprattutto, ci si lascia alle spalle la calca di agosto che affolla anche le calette più silenziose delle Egadi.
iStockVeduta di San Vito Lo Capo, Trapani
Il grande appuntamento del mese è il Cous Cous Fest, in programma nella vicina San Vito Lo Capo dal 18 al 27 settembre 2026. Per dieci giorni il celebre borgo siciliano diventa un vero e proprio crocevia internazionale dedicato al cous cous e all’integrazione culturale. Le Case del Cous Cous e l’Expo Village saranno aperti ogni giorno dalle 12 a mezzanotte sul lungomare e nelle vie centrali del paese, con degustazioni, prodotti del territorio, cooking show e competizioni tra chef provenienti da diversi Paesi.
Langhe, Piemonte
Tra colline, vigneti e borghi, le Langhe sono una delle destinazioni italiane che acquistano ancora più fascino con l’arrivo dell’autunno. Settembre coincide infatti con uno dei momenti più importanti dell’anno per questo territorio: la vendemmia.
iStockLe vigne del Barolo in autunno
Alla Cascina Fontanette, a Santo Stefano Belbo, la Festa della Vendemmia propone dal 12 settembre al 4 ottobre 2026 un’esperienza dedicata anche alle famiglie: si può partecipare alla raccolta dell’uva e alla pigiatura manuale, visitare i vigneti e la cantina e accompagnare l’esperienza con degustazioni di prodotti della tradizione locale. Un altro appuntamento da segnare è in programma sabato 5 e domenica 6 settembre 2026 al Villaggio Narrante di Fontanafredda, a Serralunga d’Alba. Due giornate con musica, spettacoli, street food, attività per grandi e bambini e, naturalmente, la tradizionale pigiatura dell’uva a piedi nudi.
Valle del Casentino, Toscana
Per una vacanza lontana dal turismo balneare, la Valle del Casentino, in Toscana, è un’alternativa completamente diversa. Qui settembre segna il passaggio dall’estate all’autunno e il paesaggio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna comincia lentamente a cambiare volto.
123RFSguardo sulla Valle del Casentino
I boschi regalano temperature più gradevoli per le escursioni e le prime sfumature autunnali, mentre la fauna selvatica diventa protagonista di uno degli spettacoli naturali più suggestivi della stagione: il bramito dei cervi. Ma il Casentino non è solo natura, è anche un territorio dove inserire nel viaggio luoghi di grande valore storico e spirituale come la Fraternità di Romena, la Pieve di Romena e il Castello di Romena, immersi in un paesaggio che invita naturalmente alla lentezza.
Lago di Garda
Il Lago di Garda è una di quelle destinazioni che continuano a funzionare benissimo anche quando l’estate entra nella sua fase finale. Anche il calendario degli eventi rende il Garda particolarmente interessante in questo periodo. Tra gli appuntamenti più importanti c’è la 76ª CentoMiglia Internazionale del Garda, in programma il 5 e 6 settembre 2026, storica regata organizzata dal Circolo Vela Gargnano e capace di coinvolgere diverse località del lago.
iStockRiva del Garda, sulla sponda settentrionale del lago
A Salò, dal 17 al 20 settembre, torna inoltre Salò Botanica, mostra-mercato dedicata a piante e fiori che anima il lungolago e il centro storico. Dall’altra parte del lago, Castelnuovo del Garda celebra invece la 60ª Festa dell’Uva, appuntamento che lega tradizione, territorio ed enogastronomia e che nel 2026 sarà accompagnato anche da iniziative culturali ed esperienziali.
I borghi dell’Umbria
L’Umbria a settembre è una destinazione perfetta per chi vuole staccare davvero, magari con un itinerario tra Assisi, Spello, Bevagna, Spoleto e Montefalco, che sappia alternare arte, natura ed enogastronomia.
iStockVeduta aerea della Basilica di San Francesco d’Assisi, Patrimonio UNESCO
A settembre non mancano nemmeno gli appuntamenti. Ad Assisi, il 5 settembre è in programma la Marcia delle Otto Porte, mentre a Scheggino, il 6 settembre, si svolge la SpoletoNorcia Gravel, occasione interessante per scoprire il territorio su due ruote. Sempre durante il mese proseguono inoltre eventi culturali e iniziative nei borghi umbri, mentre il Festival Internazionale Green Music arriva fino al 20 settembre 2026 tra Montefalco e Assisi.
Sulla mappa della Comunità Valenciana, poco a ovest di Valencia, la provincia si trasforma in un labirinto calcareo scavato con pazienza millenaria dal fiume Turia. Proprio qui, l’antico borgo di Chulilla si erge fiero sopra un promontorio roccioso e, dalle stradine strette del paese raccolte attorno alla Plaza de la Baronía, il terreno scende verso una gola di roccia. Le case restano alle spalle e davanti prende forma un ambiente quasi selvaggio, fatto di pareti verticali, acqua verde-azzurra, piccoli frutteti e tracce di antiche opere.
La meta si chiama Charco Azul, espressione spagnola traducibile con “pozza azzurra”, ma il suo nome ha una storia meno poetica di quanto suggerisca il colore dell’acqua: deriva infatti dall’arabo azud, termine legato a una piccola diga o sbarramento destinato alla gestione dell’acqua per l’irrigazione.
La vera sorpresa, però, arriva alla fine del sentiero, quando il canyon si stringe fino a lasciare appena una decina di metri tra le pareti, mentre il Turia rallenta e forma un ampio specchio d’acqua. La roccia appare severa, modellata dall’erosione del fiume; l’acqua invece introduce una nota quieta e luminosa.
Origine, formazione e leggende del Charco Azul
La storia del Charco Azul comincia molto prima della nascita del turismo naturalistico. Il protagonista è il Turia, fiume che attraversa buona parte della Comunità Valenciana prima di raggiungere il Mediterraneo presso Valencia. Nel tratto di Chulilla il corso d’acqua ha inciso profondamente il rilievo, creando una gola dalle pareti alte e pressoché verticali.
Il piccolo sbarramento associato al nome del Charco Azul aveva una funzione concreta: l’acqua veniva utilizzata per irrigare gli orti situati nei pressi dell’abitato, un sistema prezioso in un territorio mediterraneo caratterizzato da estati calde e precipitazioni irregolari. A questa storia agricola si aggiunge una seconda fase legata alla produzione di energia.
Il paesaggio custodisce, però, anche racconti molto più drammatici. Una delle storie locali più note riguarda il trasporto del legname proveniente dalle montagne settentrionali. I tronchi venivano affidati alla corrente del fiume per raggiungere Valencia, sfruttando il Turia quale naturale via di trasporto. La strettezza della gola provocava, sfortunatamente, frequenti accumuli di legname. Gli uomini incaricati di liberare il passaggio affrontavano un lavoro rischioso e alcuni persero la vita durante queste operazioni.
Secondo la tradizione, proprio la memoria di quelle tragedie avrebbe portato alla costruzione di un piccolo eremo sulla riva sinistra del fiume, oltre la zona dei Calderones. Anche le acque del Turia hanno alimentato racconti legati a incidenti e annegamenti, soprattutto nelle epoche precedenti alla costruzione delle opere di regolazione del corso fluviale.
Un altro capitolo appartiene alla storia recente. Una passerella conduceva verso l’antico azud, ma l’alluvione del 1989 la distrusse. Le opere di accesso alla zona sono state successivamente migliorate, mentre alcuni collegamenti storici lungo il fiume hanno perso la loro funzione originaria. Il risultato è un paesaggio nel quale natura e archeologia industriale convivono senza bisogno di grandi scenografie.
Visita al Charco Azul, cosa vedere e cosa fare lungo il percorso
L’escursione parte dalla Plaza de la Baronía, piazza centrale di Chulilla legata all’antica Baronía, istituita nel 1274. Da questo punto si imbocca il percorso locale SL-CV 74, seguendo la segnaletica dedicata al Charco Azul. Le prime centinaia di metri attraversano il cuore dell’abitato con le sue vie strette, inclinate, raccolte tra facciate semplici e case addossate le une alle altre.
Calle Santa Bárbara e Las Cuevas accompagnano progressivamente fuori dal paese, mentre il panorama si apre verso la valle. Più in basso compaiono gli orti tradizionali e le prime pareti della gola. Il sentiero raggiunge poi il canyon del Turia. All’inizio il tracciato è abbastanza ampio, poi si restringe seguendo il profilo del fiume.
La roccia assume proporzioni imponenti e diventa il vero elemento dominante del paesaggio. Chulilla è considerata una delle principali destinazioni per l’arrampicata della Comunità Valenciana e lungo questo settore della gola si distinguono numerose vie attrezzate sulle pareti calcaree.
Dopo circa 40 minuti si raggiunge il Charco Azul. La pozza occupa una porzione allargata del corso d’acqua e colpisce per il contrasto tra la superficie tranquilla del Turia e le pareti ravvicinate del canyon. Il colore varia in base alla luce, alla stagione e alle condizioni dell’acqua, passando da tonalità verdastre a riflessi intensamente azzurri.
Un particolare curioso è El Arco, una formazione naturale nella roccia incontrata lungo il percorso. L’apertura costituisce uno degli elementi più riconoscibili della gola e aggiunge un ulteriore dettaglio geologico a un itinerario già ricco di forme modellate dall’acqua. Durante la stagione calda il Charco Azul può diventare una piscina naturale frequentata per il bagno. L’acqua del Turia resta comunque un elemento naturale soggetto alle condizioni del fiume, quindi occorre valutare con prudenza corrente, temperatura e livello dell’acqua.
Grande attenzione va riservata alle vecchie passerelle fissate alla parete presso la pozza. Le strutture risultano in cattive condizioni e sono chiuse al passaggio. Avvicinarsi oppure tentare di utilizzarle significa esporsi a un rischio inutile. Il percorso principale misura circa 2-4 chilometri, secondo il punto di partenza scelto, con un tempo complessivo vicino a 1 ora e 30 minuti per l’itinerario tradizionale.
Chi desidera allungare l’escursione può valutare una variante sul lato opposto del fiume, accessibile tramite una passerella situata prima del Charco Azul. Il tracciato prosegue attraverso altri passaggi attrezzati e aggiunge circa 1,5 chilometri. Prima di scegliere questa variante conviene verificare lo stato delle strutture, soprattutto dopo piogge intense o eventi meteorologici.
Dove si trova e come arrivare
Chulilla si trova nella provincia di Valencia, a circa 60 chilometri dalla città di Valencia, immersa nell’entroterra della Comunità Valenciana. In automobile dalla capitale valenciana si segue la CV-35, poi la CV-37, proseguendo verso Chulilla. Il centro storico presenta strade strette e disponibilità limitata di parcheggi, una situazione particolarmente evidente nei fine settimana e durante l’estate. Conviene lasciare l’auto nella zona periferica del villaggio e raggiungere la Plaza de la Baronía a piedi.
iStockIl Charco Azul a Chulilla visto dall’alto
Da lì la segnaletica per il SL-CV 74 accompagna verso il canyon. Chi preferisce ridurre la salita del rientro può valutare l’accesso meridionale, passando dalla zona della piscina comunale e dal cimitero fino alla parte bassa dell’abitato, chiamata Barranquilla. Da questa zona una strada conduce verso il livello del fiume, con possibilità di parcheggio nei pressi dell’impianto di depurazione, quindi il sentiero prosegue verso il Charco Azul.
Ferragosto è ormai passato e l’estate inizia ad accorciarsi, ma moltissime persone sono pronte a partire per un sorprendente viaggio di fine agosto, che sia organizzato da tempo oppure last minute: se le ferie devono ancora iniziare o si ha ancora qualche giorno libero da sfruttare, la fine del mese può essere un ottimo momento per partire. Non soltanto perché in alcune destinazioni l’atmosfera comincia lentamente a cambiare, ma anche perché esistono mete capaci di offrire una vacanza diversa dalle solite destinazioni prese d’assalto nel cuore dell’estate.
Dalla costa italiana alle isole più selvagge, passando per una valle alpina dove cercare un po’ di fresco, fino ad arrivare a località europee meno scontate, sono diverse le possibilità per organizzare un viaggio last minute negli ultimi giorni di agosto. Abbiamo selezionato 8 mete tra Italia ed Europa, puntando su luoghi meno scontati che permettono di combinare diverse esperienze tra mare, natura, borghi, cultura e attività all’aria aperta. Pronti a partire?
Settembre è il mese giusto per chi vuole viaggiare senza spendere una fortuna: le scuole sono ricominciate, il grosso del turismo estivo si è esaurito e i prezzi, sia dei voli che degli alloggi, si abbassano. Con un budget di 500 euro a persona si può pianificare una settimana di vacanza vera, non solo un weekend lungo: ipotizziamo circa 100 euro per il viaggio andata e ritorno, cercando bene tra offerte e last minute, e 400 euro per il pernottamento di sette notti, scegliendo strutture semplici, ma confortevoli come B&B, ostelli o appartamenti in condivisione.
Se state cercando ispirazione, ecco 8 mete, tra Italia ed Europa, dove partire a settembre.
Settembre porta con sé la sensazione di trovarsi tra due stagioni: le giornate iniziano ad accorciarsi, le città tornano ai ritmi quotidiani e l’estate sembra pronta a lasciare spazio all’autunno. Eppure, basta scegliere la meta giusta per ritrovare sole pieno, temperature piacevoli e un mare fantastico per le vacanze.
Anzi, per molte località settembre è uno dei periodi migliori dell’anno: la folla di agosto si dirada, le spiagge tornano più tranquille e visitare borghi, siti archeologici e paesaggi naturali diventa molto più piacevole.
Una selezione di mete da considerare per inseguire l’estate.
Dove andare a settembre al caldo in Italia
Per trovare temperature ancora estive senza allontanarsi troppo, lo sguardo va soprattutto verso il Sud e le isole: Sicilia, Calabria e Sardegna vantano giornate ideali per il mare, con il vantaggio che, una volta terminato agosto, anche le località più amate ritrovano ritmi più tranquilli.
Marzamemi, la Sicilia dei pescatori affacciata sul mare
All’estremo sud-orientale della Sicilia, Marzamemi è un antico borgo di pescatori affacciato sulla costa tra Siracusa e Ragusa, nel territorio di Noto. Le basse case, la piazza raccolta e l’antica tonnara raccontano ancora oggi il profondo rapporto con il mare.
A settembre le acque rimangono molto calde, spesso intorno ai 25-26 °C, e le giornate luminose invitano a continuare a vivere all’aperto quando in altre zone d’Italia l’estate comincia già ad allontanarsi.
Il borgo è perfetto per alternare mare, passeggiate e sapori locali senza scegliere le mete siciliane più scontate. Nei dintorni, inoltre, il paesaggio della Sicilia sud-orientale si presta a escursioni in bicicletta e passeggiate costiere, mentre la vicina Riserva Naturale di Vendicari aggiunge un’altra preziosa occasione per immergersi nella natura.
Isola di Capo Rizzuto, la Calabria ionica più selvaggia
iStockVeduta aerea del castello aragonese di Le Castella
Sulla costa ionica calabrese, tra Crotone e Soverato, Isola di Capo Rizzuto è una valida alternativa alle località più frequentate del versante tirrenico.
A settembre le massime possono ancora aggirarsi sui 27-28 °C e il mare conserva temperature piacevoli, ideali per continuare la stagione balneare.
A conquistare è soprattutto la costa, ricca di acque limpide, calette, scogliere e fondali da esplorare. Gran parte del territorio marino è tutelato dall’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, scenario ideale per snorkeling, escursioni in barca e giornate trascorse tra spiagge meno affollate.
Da non perdere anche Le Castella, con la fortezza che sembra emergere dal mare e regala uno dei panorami più riconoscibili di questo magico tratto della Calabria.
Costa Rei, la Sardegna che continua l’estate
Nel sud-est della Sardegna, nel territorio di Muravera, Costa Rei è una lunga distesa di sabbia chiara accarezzata da un mare dalle sfumature turchesi nell’abbraccio della macchia mediterranea.
Settembre coincide con uno dei periodi in cui il mare raggiunge le temperature più piacevoli dell’anno, mentre molti servizi rimangono ancora aperti e i prezzi possono essere più contenuti rispetto ad agosto.
Il modo migliore per scoprirla è allontanarsi dalla spiaggia principale e raggiungere le calette e i tratti di costa nei dintorni, soprattutto durante i giorni feriali. A nord e a sud del centro di Costa Rei si incontrano angoli più raccolti dove ritrovare la Sardegna più silenziosa, caratterizzata da sabbia, profumo di macchia e lunghe giornate ancora pienamente estive.
Dove trovare ancora l’estate in Europa a settembre
Anche oltre i confini italiani il Mediterraneo continua a regalare temperature perfette per una vacanza al sole. Settembre è il momento ideale per evitare le località più inflazionate e scoprire coste in cui il mare si accompagna a sentieri, piccoli centri e testimonianze archeologiche.
Ierapetra, la Creta meno conosciuta sul Mar Libico
iStockVeduta aerea della fortezza veneziana di Kales all’ingresso del porto
Sulla costa sud-orientale di Creta, Ierapetra si specchia nel Mar Libico ed è una base interessante per scoprire una parte dell’isola molto diversa dalle frequentate Heraklion e Chania.
La stagione estiva qui si prolunga fino all’autunno e a settembre il clima rimane caldo, con un mare tra i più piacevoli del Mediterraneo; anche il vento tende a essere meno protagonista rispetto alle Cicladi.
Nei dintorni si incontrano spiagge e calette tranquille, piccoli insediamenti e paesaggi ancora segnati dall’agricoltura: è una Creta dal carattere più rurale, ideale alternare bagni e passeggiate.
Kaş, il Mediterraneo turchese della Costa Licia
Case colorate, calette incastonate tra le rocce e testimonianze antiche fanno di Kaş, sulla Costa Licia, una delle località più interessanti della Turchia mediterranea: a settembre le temperature diurne si aggirano intorno ai 29°C, mentre il mare rimane caldo, sui 26°C. Le giornate sono quindi perfette per nuotare, fare immersioni oppure salire a bordo di una barca e raggiungere baie accessibili soltanto dal mare.
Rispetto a Bodrum o Marmaris, Kaş conserva un’atmosfera più intima. Nei dintorni si possono inoltre scoprire luoghi straordinari come Simena e Kekova, dove le rovine dell’antico insediamento proseguono sotto la superficie dell’acqua, oppure percorrere alcuni tratti della Via Licia.
Sagres, l’Algarve selvaggio tra oceano e scogliere
All’estremità sud-occidentale dell’Algarve, Sagres offre un volto del Portogallo ben diverso dai grandi resort di Albufeira e Vilamoura.
A settembre le temperature si mantengono generalmente tra i 24 e i 27 °C, con giornate luminose e condizioni ideali soprattutto per alternare mare e attività all’aria aperta.
Il paesaggio è dominato dalle alte falesie, dalle spiagge battute dall’Atlantico e dai promontori che si spingono nell’oceano; è una destinazione amatissima dai surfisti, ma anche dagli escursionisti: nei dintorni passa la Rota Vicentina, rete di sentieri che percorre alcuni dei tratti più spettacolari della costa portoghese.
Dove andare al caldo a settembre nel resto del mondo
Per un viaggio più lungo, a settembre il caldo può avere il colore bianco del sale del Mar Morto, quello rosso delle dune africane oppure le sfumature tropicali dei fondali balinesi.
Sweimeh, sulle rive del Mar Morto in Giordania
Sulla sponda giordana del Mar Morto, a Sweimeh a settembre le giornate rimangono calde, con massime che possono raggiungere e superare i 30 °C, ma le temperature iniziano piano piano ad allontanarsi dai picchi più intensi dell’estate.
L’altissima salinità delle acque permette di galleggiare quasi senza sforzo in uno dei paesaggi più particolari del pianeta. Da qui si può, inoltre, costruire un itinerario più ampio per scoprire la Giordania, abbinando il Mar Morto a Petra e al deserto del Wadi Rum.
Sossusvlei, tra le dune rosse della Namibia
iStockSpettacolare duna di sabbia a Sossusvlei, deserto del Namib
Settembre è un ottimo momento per raggiungere Sossusvlei, nel cuore del deserto del Namib.
Siamo nella piena stagione secca, con giornate soleggiate e temperature che possono oscillare tra i 20 e i 28 °C, mentre le notti e le prime ore del mattino restano più fresche.
Lo spettacolo è affidato alle gigantesche dune rosse, alle distese di sale e argilla e a un paesaggio quasi surreale. L’alba è uno dei momenti più emozionanti, quando la luce accende i profili delle dune e crea incredibili contrasti tra ombra e colore.
Amed, la Bali più tranquilla tra snorkeling e villaggi
Sulla costa nord-orientale di Bali, Amed è un’alternativa più tranquilla alle affollate Kuta e Seminyak: settembre rientra ancora nella stagione secca e le temperature rimangono tropicali, di solito comprese tra 22 e 30 °C. Il mare è spesso calmo e offre ottime condizioni per immersioni e snorkeling.
Il fascino di Amed si scopre soprattutto sott’acqua: nei dintorni di Jemeluk Bay e Lipah Beach spiccano barriere coralline, fondali ricchi di vita e relitti diventati habitat per numerose specie marine.
Fuori dall’acqua, invece, il paesaggio conserva villaggi di pescatori e ritmi più lenti, con il profilo del Monte Agung sullo sfondo.
Prima ancora che nascesse un resort, quest’isola era stata scelta come luogo ideale dalle tartarughe marine che, ogni anno, ancora oggi, percorrono migliaia di chilometri per venire indisturbate a deporvi le uova. Con queste parole di benvenuto, Swatheesh Udupa, manager dell’isola-resort delle Maldive, dove sono atterrata dopo un volo di circa 35 minuti dalla Capitale Malé, che dista 120 km, mi accoglie a Kanifushi.
Mi spiega anche che la spiaggia dove ci sono i nidi, sulla punta estrema dell’atollo di Lhaviyani, una delle poche isole abitate di questo magnifico anello corallino, si trova sul lato opposto rispetto a dove atterrano gli idrovolanti, è protetta e assolutamente non è accessibile agli ospiti, proprio perché deve restare intatta e intoccabile.
Non organizzano neppure attività quando è il momento della schiusa delle uova e ciò significa rispetto nei confronti di un habitat che si sta lentamente riprendendo il proprio spazio. E sento di essere arrivata in un paradiso terrestre.
Swatheesh mi spiega che questo è anche il paradiso delle mante, che arrivano spesso a fare bella mostra di sé nelle acque su cui s’affacciano le water villa e che gli ospiti possono ammirarle stando tranquillamente sul jetty o sul deck della loro piscina privata.
AtmosphereLe splendide water villa a Kanifushi
L’isola eco-friendly
Su questa isola lunga 2 chilometri e stretta meno di cento metri che, vista dall’alto, ricorda la forma di una mazza da jockey, 13 anni fa è stata aperta una struttura che a malapena si nota tra la fitta vegetazione tropicale, gestita dal gruppo Atmosphere e che mette la sostenibilità al primo posto. Swatheesh, che sarà la mia guida e il mio angelo custode per tutto il soggiorno (mi ha aiutata a ritrovare un oggetto a me molto caro che ormai credevo perduto per sempre coinvolgendo tutto lo staff!), mi spiega che sull’isola si gira a piedi, in bicicletta (ogni ospite ha diritto a una due ruote color Tiffany, che poi è il colore dell’acqua che circonda Kanifushi, che poi è il mio preferito…) o con i caddy elettrici che fanno avanti e indietro lungo il viale principale, una lunga striscia di sabbia bianca all’ombra di palme, banani, piante di frangipane i cui fiori, quando cadono a terra, formano un tappeto bianco dal profumo inconfondibile (e che viene spontaneo infilarsi tra i capelli).
AtmosphereIn bicicletta per l’isola di Kanifushi
In mezzo al verde che ricopre tutta la superficie si nascondono le beach villa, con o senza piscina privata (su tutta l’isola, tra grandi – una adults only – e piccole, ce ne sono ben 102), che piacciono tanto agli stranieri, mentre noi italiani, appena vediamo il mare (e che mare!), non pensiamo ad altro (qui bisogna solo ricordarsi di indossare le scarpine di gomma perché la marea porta con sé centinaia di frammenti di coralli), e il famoso bagno maldiviano ovvero tutto all’aperto, dove si fa la doccia in compagnia di simpatici e innocui gechi.
Il mare di Kanifushi
Chi viene alle Maldive lo fa per godersi il mare e le attività legate all’acqua. L’atollo di Lhaviyani, il cui nome locale è “Faadhippolhu”, è famoso per le immersioni. E a Kanifushi c’è un centro diving, Oceanix, super professionale, che organizza non soltanto escursioni per snorkeling due volte al giorno gratuite nei vicini reef, ma anche spettacolari immersioni per tutti coloro che scelgono questo arcipelago per i suoi celebri fondali marini.
Tra gli spot più incredibili, c’è Hanifaru Bay Manta and Whale Shark Point, dove l’avvistamento di mante, ma soprattutto di squali, è garantito (oltre agli squali balena e a una miriade di altri pesci colorati). Inoltre, il centro si occupa di alcuni programmi di conservazione marina, come la raccolta delle plastiche nel mare, causa numero uno dell’inquinamento dell’Oceano Indiano, e naturalmente la tutela delle tartarughe.
Il diving collabora direttamente con il Naifaru Turtle Rehabilitation Centre che si trova sull’isola più grande e più densamente popolata dell’atollo (circa 8mila abitanti). Si può prendere parte in prima persona alle attività del centro come volontari, purché si sappia nuotare e avere compiuto i 18 anni, oltre ad avere una passione per il mare, aiutando i biologi marini a salvare e a curare le tartarughe bisognose.
Nonostante sia una piccola isola, sulla spiaggia di Kanifushi si ha la sensazione di essere soli al mondo. Tra l’altro, un solo lato dell’isola è balneabile perché l’altro è colpito dalle correnti molto forti che hanno traportato anche delle rocce. Su questa spiaggia selvaggia però s’affacciano un bar, un’altalena e alcuni punti molto romantici.
Solo se si frequentano gli spazi comuni (i sei ristoranti e i tre bar, la mega spa dove, se si soggiorna per almeno quattro notti si ha un trattamento free, il pontile dove ogni sera, dopo cena, arrivano gli squali attratti dalla luce) ci si rende conto che sull’isola c’è altra gente. Se non uscite a colazione – tra le esperienze tipiche che si possono fare alle Maldive e quindi anche qui c’è il floating breakfast in piscina – in pratica non s’incontra mai nessuno.
AtmosphereL’area dei water sport Oceanix sull’isola
Se però si viene per una vacanza in famiglia, ci sono tanti luoghi di aggregazione, dalla Club House per i ragazzi al kids club con servizio baby-sitting, dal Sunset Bar – dove si ammirano tramonti spettacolari – al Pier Six dove si sta a piedi nudi sul sabbia, dalla zona dei water sport ai campi da tennis e padel al cinema sotto le stelle. Un paradiso vero per chi lo sta ancora cercando. Io l’ho trovato, angelo incluso .
Alcuni viaggi, diciamolo, non si misurano in chilometri percorsi né in monumenti fotografati. Si misurano grazie a quello che rimane sul palato, grazie all’odore di un bosco attraversato all’alba, nel gesto di sapiente di qualcuno che stende la sfoglia sul tagliere come se il tempo non avesse fretta di passare.
L’Appennino Tosco-Emiliano è uno di quei luoghi in cui questo tipo di viaggio è ancora possibile: lontano dalle rotte turistiche più battute, tra pascoli e faggete, castagneti e borghi dove la settimana scorre ancora al ritmo delle stagioni, sopravvive una tradizione gastronomica che non ha bisogno di reinventarsi.
Il territorio
Sì, l’Appennino Tosco-Emiliano è una successione di versanti e verde che si alternano senza fretta, dove ogni curva della strada provinciale apre su un panorama diverso dal precedente. Ed esiste un luogo specifico, qui, dove recarsi è una magia: è Madonna dei Fornelli, a 800 metri sul livello del mare.
Un luogo che si apre tra i boschi, come un respiro: poche case, un silenzio che non opprime ma libera, e quell’aria che cambia “consistenza” non appena si esce dall’auto. È il tipo di posto che sorprende per la sua assenza di clamore, dato che quando si arriva si capisce subito di essere arrivati nel posto giusto.
E se ciò non bastasse, bisogna pensare che è un luogo che “lavora” in silenzio: qui cresce il porcino, il fungo che più di ogni altro ha plasmato la cucina di questa zona, ma il territorio restituisce anche il tartufo nero, le bacche selvatiche, le erbe aromatiche che i raccoglitori locali conoscono per nome e per stagione. È un paesaggio regala soddisfazioni: bisogna solo sapere dove guardare.
Il gusto della tradizione
E uno dei luoghi dove guardare, in realtà, è un posto perfetto dove passare un weekend se si vuole godere di tranquillità e buona (anzi, ottima) cucina. L’Albergo Ristorante Poli si trova in piazza Madonna della Neve, nel cuore di Madonna dei Fornelli, e da generazioni la famiglia Poli porta avanti una cucina semplice e curata in cui ogni piatto racconta una storia fatta di ingredienti genuini e legami profondi con il territorio.
Non è un ristorante che cerca di stupire con la forma, perché convince con la sostanza: la pasta è fatta in casa, rigorosamente. Tra i primi si trovano le tagliatelle al ragù bolognese, i tortelloni di ricotta con speck e noci, gli gnocchi freschi ai funghi, le lasagne verdi, i tortellini in brodo. Tra i secondi, la tagliata di manzo, le scaloppine ai porcini, gli arrosti misti, la polenta con costoline e salsiccia, il tagliere di salumi bolognesi.
Su ordinazione arrivano anche la fiorentina di chianina e il cinghiale: piatti che non si trovano su ogni menu e che qui hanno senso, perché hanno un territorio alle spalle. Attenzione però, perché il Poli dà il meglio di sé proprio grazie ai boschi: funghi porcini e tartufo fresco diventano i protagonisti assoluti della cucina. Sono selezionati personalmente, spesso raccolti nelle faggete e nei castagneti nelle vicinanze, ed entrano in ricette tradizionali reinterpretate con rispetto per i sapori originari.
La tavola che incontra la Via degli Dei
Ma l’Albergo Poli non è solo un luogo dove si mangia in maniera straordinaria. È una base da cui partire e a cui tornare, un posto che conosce il ritmo di chi percorre la Via degli Dei, il cammino che collega Bologna a Firenze attraverso l’Appennino e che non è solo un percorso escursionistico: è un invito a rallentare, a scegliere la strada più lunga perché è quella che passa per i posti più veri.
Da oltre cinquant’anni la famiglia Poli porta avanti un’idea semplice ma preziosa: far sentire ogni ospite come a casa. Le camere sono accoglienti e curate, pensate per chi ha bisogno di recuperare le energie dopo una giornata tra i boschi. La mattina ad aspettare gli ospiti c’è un buffet con dolci fatti in casa e prodotti locali. La sauna e la doccia idromassaggio fanno il resto, nei momenti in cui il corpo chiede di fermarsi.
Fuori, il giardino e il verde dell’Appennino ricordano perché si è venuti fin qui. È questo il cuore del turismo lento: non “consumare” un posto, ma abitarlo per qualche giorno, lasciare che entri dentro l’anima a un ritmo che la città non concede. Il Poli, in questo senso, non è una struttura dove si dorme e si mangia: è il posto in cui un weekend sull’Appennino acquista il sapore giusto.
Lungo la frastagliata riviera dalmata, circa 25 chilometri a sud di Spalato, sorge una cittadina straordinaria. Si chiama Almissa (Omiš in lingua croata) e possiede una geografia che lascia sbigottiti a prima vista: gigantesche pareti verticali di roccia calcarea grigia, appartenenti al massiccio di Mosor, cadono a picco proprio dietro le ultime case del centro antico.
In questa spaccatura titanica si apre la foce della Cetina, fiumara impetuosa dalle tonalità verde smeraldo. Tale conformazione naturale rese il territorio un porto difeso in maniera imbattibile già millenni fa. I primi ad abitarlo furono gli Illiri, seguiti dai Romani che chiamarono la località Oneum. Fu tuttavia durante la metà del Medioevo, esattamente tra il 1100 e il 1400, che il paese conquistò una fama formidabile nell’intero bacino mediterraneo.
Oggi l’antica Almissa ha un volto decisamente più tranquillo, anche se la sua conformazione mantiene qualcosa di selvaggio. Il centro storico è raccolto tra il fiume e le pareti montuose, mentre appena fuori dall’abitato iniziano spiagge, baie, villaggi costieri e sentieri verso l’entroterra.
Cosa vedere ad Almissa
Il grandioso patrimonio di Almissa va letto seguendo la linea che unisce il mare alla montagna. Le pietre del centro raccontano la vita cittadina, mentre le fortezze parlano di guerre e controllo delle rotte. La Cetina, invece, ricorda quanto la natura abbia avuto un ruolo decisivo nella nascita della città.
La Fortezza di Mirabella, chiamata anche Peovica, è il simbolo più immediato dell’Almissa medievale. La costruzione sorge su una parete rocciosa a circa 200 metri di altitudine e aveva una funzione essenziale per la città dei pirati. Da questa posizione si poteva controllare il canale di Brač e avvistare con largo anticipo le navi in avvicinamento.
La struttura venne utilizzata anche dai veneziani dopo la conquista e divenne parte del sistema difensivo cittadino. La salita parte dal centro e conduce verso la rocca attraverso un percorso breve ma piuttosto ripido. Arrivati in cima, si distinguono i tetti, il corso della Cetina e la foce, mentre davanti si apre il tratto di Adriatico verso Brač.
Fortezza Fortica
Più in alto, sulla montagna Omiška Dinara, la Fortica appartiene a un’altra scala. La posizione dominante permetteva di controllare una porzione vastissima della costa e dell’entroterra. La rocca poteva servire anche da rifugio durante un assedio, offrendo una posizione difficilissima da raggiungere per un esercito proveniente dal basso.
La salita richiede circa 50 minuti dal centro, con alcuni tratti ripidi. Il premio arriva sulla sommità, con una visuale che comprende Omiš, il canyon della Cetina e le isole di Brač, Hvar e Šolta.
Chiesa di San Michele
Nel cuore storico della città si trova la chiesa parrocchiale di San Michele, costruita nel XVII secolo. Il campanile appartiene invece al secolo successivo. L’edificio riunisce elementi del primo barocco, dettagli rinascimentali e tracce gotiche, una combinazione che riflette la lunga stratificazione culturale della Dalmazia.
Chiesa di San Pietro e le altre architetture religiose
Sulla riva destra della Cetina c’è la chiesa di San Pietro, legata a un impianto preromanico risalente al X secolo. Le trasformazioni successive hanno modificato l’edificio, lasciando però leggibile la struttura originaria. Merita attenzione anche la chiesa di San Rocco, caratterizzata da un’unica navata e da un presbiterio coperto da volta a botte.
iStockUna delle chiese di Almissa
Un altro tassello della storia religiosa di questa città della Croazia è il convento francescano, custode di opere artistiche e di una biblioteca con documenti antichi legati anche al periodo ottomano.
La Casa dell’uomo felice
Fra le architetture civili del centro storico si distingue una costruzione rinascimentale conosenciuta con il curioso nome di Casa dell’uomo felice. Si tratta di un posto che deve la propria fama a un’iscrizione latina collocata all’ingresso, legata alla gratitudine per la possibilità di vivere sulla Terra.
Gole della Cetina
La vera sorpresa geografica si trova alle spalle della città: la Cetina ha scavato nei secoli una profonda gola fra le rocce carsiche della Dalmazia, creando un ambiente completamente diverso rispetto alla costa. Il fiume offre scenari adatti a rafting, kayak e canyoning. Per chi preferisce un ritmo più lento, sono disponibili escursioni in battello lungo il corso d’acqua.
Il carattere della città invita a uscire dal semplice programma balneare. Il mare offre una parte dell’esperienza, ma la Cetina e le montagne permettono di conoscere il territorio attraverso attività molto diverse.
Fare rafting sulla Cetina: le rapide attraversano il canyon fra pareti calcaree, boschi e piccoli tratti di acqua più placida.
Provare zipline e arrampicata: pareti calcaree, dislivelli e canyon donano condizioni adatte a diverse attività.
Esplorare la costa in barca: le escursioni partono verso Brač, Hvar e altre isole della Dalmazia centrale. In base all’itinerario si possono raggiungere baie appartate e tratti di costa difficili da osservare dalla strada.
Raggiungere la Grotta Azzurra di Biševo: serve una giornata più lunga, ma permette di arrivare fino alla piccola isola di Biševo, al largo di Vis. La grotta deve il proprio nome alla luce azzurra che penetra all’interno.
Assistere alla tradizione delle klape: Omiš è considerata una delle capitali della musica vocale dalmata. Le klape sono gruppi che cantano a più voci senza accompagnamento strumentale. Il Festival delle klape dalmate porta questa tradizione nel cuore della città durante la stagione estiva.
Vivere la Notte dei pirati: la rievocazione storica mette in scena combattimenti navali, costumi e imbarcazioni.
Scegliere una spiaggia lungo la Riviera: Duće è celebre per le distese sabbiose, Stanići propone baie fra i pini, mentre Nemira conserva un’atmosfera più raccolta. Più a sud si incontrano Marušići, Mimice e Pisak, località dal carattere marinaro e dalle spiagge di ciottoli.
Almissa si trova sulla costa della Dalmazia centrale, circa 25 km a sud-est di Spalato e lungo la strada costiera in direzione di Makarska. La città occupa una posizione strategica per visitare sia il litorale sia l’entroterra della Cetina.
In auto, Spalato rappresenta il principale punto di riferimento: da lì si segue la strada costiera verso sud fino a Omiš. Arrivando dall’Italia via terra, il percorso attraversa la Croazia settentrionale e centrale prima di raggiungere la Dalmazia.
In aereo, l’aeroporto di Spalato è la soluzione più pratica. Dallo scalo si prosegue verso la meta in automobile, taxi, trasferimento privato oppure autobus, in base alla stagione e agli orari disponibili. In bus Almissa è collegata a Spalato e agli altri centri della costa dalmata.
La selvaggia costa nord di Madeira, in Portogallo, si distingue per un paesaggio che, senza dubbio, rimane profondamente impresso: le montagne sono severe, i pendii precipitano verso l’Atlantico e le case sembrano ritagliate in una fascia stretta di territorio tra acqua e roccia. In questo contesto sorge Porto Moniz, in una posizione dominata dall’oceano e dalle vette della Laurissilva, la grande foresta subtropicale che rappresenta uno dei patrimoni naturali più preziosi dell’isola.
La cittadina ha un carattere fortissimo che nasce dall’incontro tra geologia, mare e storia. Le colate laviche, infatti, hanno creato una costa scura, frastagliata e piena di cavità e insenature. L’Atlantico ha poi modellato quelle rocce per secoli, trasformandole in vasche naturali riempite dall’acqua marina. Delle piscine naturali mozzafiato, quindi, proprio a ridosso dell’oceano aperto e con un bordo formato dalla stessa lava che compone la costa.
Attorno, il panorama aggiunge altri elementi: un piccolo isolotto vulcanico emerge davanti al lungomare, le montagne risalgono alle spalle dell’abitato e le scogliere mostrano la struttura aspra dell’isola. È un luogo da vivere con i piedi nell’acqua, certo, ma anche con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte.
Origine e formazione di Porto Moniz
La forma attuale di Porto Moniz nasce soprattutto dalla natura vulcanica di Madeira. Colate di lava raffreddate hanno creato superfici scure e irregolari, poi sottoposte alla forza incessante dell’oceano. Le celebri piscine naturali sono il risultato più spettacolare di questo processo: la lava ha dato vita a cavità e conche lungo la costa, mentre l’erosione marina ha progressivamente ampliato e modellato gli spazi.
iStockLe straordinarie Piscine naturali di Porto Moniz
Il mare penetra così attraverso i varchi nella roccia, trasformando alcune depressioni in vere vasche naturali. La loro origine spiega anche una caratteristica fondamentale del posto, cioè la continua presenza dell’oceano dentro un ambiente che, a prima vista, potrebbe sembrare una piscina costruita dal’’uomo.
Una delle zone più suggestive si trova vicino al forte e all’acquario. Le piscine qui conservano un aspetto particolarmente selvaggio, con bordi lavici irregolari e superfici scure scolpite dall’acqua. La roccia può essere tagliente e richiede attenzione, soprattutto entrando o uscendo dall’acqua.
Un altro capitolo della storia locale porta invece al Forte de São João Baptista. La prima fortificazione fu costruita nel 1730 e serviva per proteggere Porto Moniz dalle incursioni dei pirati, una minaccia reale per gli insediamenti costieri dell’arcipelago durante l’età moderna. La posizione strategica consentiva di controllare il tratto di mare davanti alla cittadina.
Il forte originario cadde in rovina e l’edificio visibile oggi è una ricostruzione realizzata nei primi anni del XXI secolo utilizzando pietra basaltica locale. Il richiamo al passato resta evidente nell’architettura e nella posizione, proprio accanto alle piscine. Salendo sulla terrazza, lo sguardo si apre sull’Atlantico e diventa facile capire la logica di una fortificazione costruita per sorvegliare il mare.
All’interno si trova l’Acquario di Madeira, dedicato alla biodiversità marina dell’arcipelago. Le vasche ospitano numerose specie autoctone e permettono di conoscere più da vicino l’ambiente oceanico della zona. La visita dura circa 30 minuti e aggiunge una dimensione scientifica a una località conosciuta soprattutto per il paesaggio.
Cosa fare e vedere a Porto Moniz
La visita può iniziare proprio dal lungomare di questa perla del Portogallo. Basta raggiungere la zona delle piscine per trovarsi davanti a uno degli scenari più riconoscibili di Madeira. Il complesso naturale vicino al forte è accessibile gratuitamente e conserva un carattere più rustico. Le passerelle asfaltate consentono di raggiungere diversi punti panoramici e osservare da vicino la forma delle rocce.
Fare il bagno regala la sensazione più emozionante: l’acqua dell’Atlantico è fresca e le onde arrivano dalle aperture nella lava, mentre il corpo resta protetto dalle pareti naturali delle vasche. Nei momenti di mare più calmo, la superficie diventa quasi immobile e il contrasto tra acqua limpida e basalto scuro è impressionante.
Una seconda area balneare regala una versione più organizzata dell’esperienza. Le piscine sono sorvegliate, presentano superfici adattate alla balneazione e dispongono di servizi, docce e ristorazione. Il lungomare, invece, merita tempo anche senza costume. Tra rocce, panchine, locali e scorci sull’oceano compare l’Ilhéu Mole, una piccola cupola di lava dal colore leggermente più caldo rispetto alle rocce circostanti.
Sulla sommità si trova il Farol do Porto Moniz, un minuscolo faro bianco alto appena 3 metri. La sua posizione, però, raggiunge circa 62 metri sul livello del mare e rende la luce visibile da una quota significativa. Proseguendo verso il porto si incontrano altre scenografie create attorno alla roccia vulcanica. C’è poi una piccola cascata artificiale a completare il percorso e ad aggiungere un elemento curioso a questa parte del paese.
Per una prospettiva dall’alto bisogna raggiungere il Miradouro da Santinha, sulle montagne alle spalle dell’abitato. La strada sale rapidamente e il panorama cambia a ogni curva. Dall’alto Porto Moniz appare raccolta tra le pareti montuose e l’Atlantico, mentre le piscine diventano piccole macchie azzurre incastonate nella costa scura.
Anche dal Miradouro do Cabo Calhau si ha una prospettiva interessante, soprattutto verso la costa e i campi terrazzati. La piccola spiaggia di Porto Moniz, formata da ciottoli voluminosi, pare da questo punto inserita in un paesaggio molto più ampio.
Dove si trova e come arrivare
Porto Moniz occupa la punta nord-occidentale di Madeira, lungo uno dei tratti più scenografici della costa dell’isola. Da Funchal, la Capitale, il viaggio in automobile richiede circa 1 ora, mentre da Machico servono quasi 1 ora e 15 minuti. L’automobile resta la soluzione più pratica per raggiungere la località e soprattutto per abbinare Porto Moniz alle altre attrazioni della costa settentrionale.
Le strade principali sono ampie e ben percorribili, anche se la morfologia montuosa di Madeira comporta diversi tratti in salita e discesa. Chi preferisce i trasporti pubblici può utilizzare l’autobus 139 da Funchal oppure il 150 da São Vicente. I tempi sono più lunghi e la libertà di movimento diminuisce, soprattutto se l’obiettivo è visitare anche i miradouros e i paesaggi fuori dal centro.
Per vivere davvero il carattere della località, una visita di mezza giornata rappresenta il minimo indispensabile. Chi sceglie di fermarsi 2 o 3 notti può invece godersi una Porto Moniz più quieta, soprattutto nelle prime ore del mattino e verso sera, quando i gruppi organizzati hanno già lasciato la costa.
La Costa Blanca, in Spagna, ha un modo tutto suo di presentarsi: prima arriva il colore, quello chiarissimo della sabbia, delle rocce calcaree e delle facciate illuminate dal sole. Poi arriva il mare, spesso turchese nelle calette riparate, più intenso lungo gli arenili aperti. Alle spalle compare un paesaggio sorprendente per una costa mediterranea, fatto di montagne, promontori, pinete e piccoli centri abitati.
Stiamo parlando del meraviglioso tratto costiero della provincia di Alicante, nella Comunità Valenciana, che è lungo oltre 200 chilometri e riunisce circa 170 spiagge e calette. Un vero paradiso marino, che vanta pure una varietà tale da rendere riduttiva l’immagine della classica località balneare spagnola. Il bello, infatti, sta proprio nella successione di scenari molto diversi: una mattina può iniziare davanti a un arenile cittadino e finire in una piccola cala raggiungibile soltanto dal mare. Ecco le spiagge da non perdere.
Playa de la Granadella, la cala da cartolina di Jávea
A Jávea, conosciuta anche con il nome valenciano di Xàbia, la costa lascia a bocca aperta con la Playa de la Granadella, che appare stretta tra rilievi ricoperti dalla vegetazione mediterranea, con pareti rocciose e pini che arrivano quasi fino all’acqua. La spiaggia misura circa 160 metri ed è composta da sabbia e ciottoli, mentre il mare è trasparente e ottimale per fare snorkeling e immersioni.
La conformazione raccolta della cala rende l’atmosfera molto diversa rispetto ai grandi arenili urbani. In alta stagione però la fama presenta il suo conto e lo spazio può diventare affollato.
Cala del Portitxol, tra casette di pescatori e mare trasparente
Un altro paesaggio emozionante di Jávea è quello della Cala del Portitxol, chiamata anche Cala Barraca. La piccola spiaggia di ciottoli e rocce si trova fra Cap Prim e Cap Negre, due promontori che contribuiscono a creare uno scenario molto raccolto.
iStockLa bianchissima Cala del Portitxol
A renderla speciale sono le antiche casette dei pescatori affacciate sulla cala, minute e basse costruzioni bianche che appartengono alla memoria marinara del litorale. Il fondale limpido invita allo snorkeling, mentre kayak e immersioni permettono di apprezzare meglio la conformazione della costa.
Playa de la Fossa, il grande arenile ai piedi del Peñón de Ifach
Calpe possiede uno dei simboli più riconoscibili dell’intera Costa Blanca: il Peñón de Ifach, enorme promontorio calcareo che si innalza sul Mediterraneo e rappresenta uno degli ultimi rilievi delle Cordigliere Betiche. Ai suoi piedi si sviluppa la Playa de la Fossa, chiamata anche Playa de Levante, con un arenile sabbioso che si accompagna a un lungomare ricco di ristoranti, locali e servizi.
Il fondale digrada dolcemente e rende questa spiaggia particolarmente adatta alle famiglie.
Playa Arenal-Bol, la grande spiaggia di Calpe
Sul versante urbano di Calpe, Playa Arenal-Bol mette a disposizione un volto più ampio e movimentato della località. L’arenile raggiunge circa 2,4 chilometri ed è caratterizzato da sabbia fine e chiara. Lungomare, ristoranti e bar rendono facile alternare una nuotata a una pausa gastronomica.
Le attività acquatiche aggiungono un tocco dinamico alla giornata, con possibilità di utilizzare pedalò e praticare diversi sport sul mare.
Playa de Mal Pas, la piccola spiaggia nel cuore di Benidorm
Benidorm è celebre per i suoi grattacieli, ma basta raggiungere Playa de Mal Pas per incontrare un paesaggio molto più intimo. La piccola cala si trova accanto al centro storico, fra le grandi baie di Levante e Poniente. La posizione è il suo tratto distintivo, perché con pochi passi si passa dalla sabbia dorata alle stradine del centro storico.
Mal Pas ha dimensioni raccolte e acque limpide. Il carattere più appartato rispetto ai grandi arenili di Benidorm la rende interessante per chi cerca una parentesi tranquilla senza rinunciare alla vitalità della città.
Playa de Poniente, l’altro volto di Benidorm
A ovest del centro storico si apre Playa de Poniente, un lungo arco sabbioso accompagnato dalla scenografia verticale degli edifici di Benidorm. Torri residenziali, hotel e palme costruiscono un paesaggio urbano molto particolare, diventato negli anni una delle immagini più riconoscibili del turismo mediterraneo spagnolo.
Il moderno lungomare accompagna la spiaggia e crea una lunga passeggiata affacciata sulla limpida acqua. La sabbia chiara, l’ampiezza dell’arenile e la presenza di servizi rendono Poniente una scelta pratica per una giornata completa sulla costa.
Playa de San Juan, l’orizzonte largo di Alicante
A nord della città di Alicante si distende Playa de San Juan, uno dei grandi arenili della provincia. Sabbia dorata, mare aperto e un fronte costiero ampio regalano una sensazione di spazio molto diversa rispetto alle piccole calette rocciose della Costa Blanca settentrionale. Sport, ristorazione e servizi accompagnano la spiaggia lungo il litorale, mentre la a città resta facilmente raggiungibile.
Playa del Postiguet, il mare ai piedi del castello
Poche spiagge riescono a mettere insieme mare, storia e centro cittadino con la stessa immediatezza di Playa del Postiguet. L’arenile si trova nel cuore di Alicante, ai piedi del Castello di Santa Bárbara, fortezza che domina la città dalla cima del monte Benacantil. La spiaggia misura circa 900 metri e presenta sabbia fine dorata e acque tranquille.
El Carabassí, dune e pineta fra Alicante e Santa Pola
Più a sud il paesaggio diventa decisamente naturale ed El Carabassí, nei pressi di Gran Alacant e Santa Pola, sfoggia un lungo tratto di costa caratterizzato da sabbia fine, acque turchesi, dune e vegetazione mediterranea. Il sistema dunale rappresenta uno degli elementi più interessanti del paesaggio, tanto che la spiaggia acquista un carattere selvaggio, molto diverso dagli arenili urbani di Alicante e Benidorm.
Playa de la Mata, la grande distesa di Torrevieja
A Torrevieja, Playa de la Mata si allunga per un tratto ampio di costa sabbiosa accanto al paesaggio naturale delle Lagune di La Mata. Il rapporto fra spiaggia e ambiente protetto costituisce il suo elemento più interessante. La sabbia dorata si accompagna a dune, vegetazione e percorsi sul litorale, mentre bar e ristoranti garantiscono una componente più turistica.
Cala de la Llobella, il lato più selvaggio di Benissa
Fra Moraira e Calpe, lungo la costa di Benissa, Cala de la Llobella rappresenta una delle alternative più interessanti ai grandi arenili. Ciottoli, pini e acqua trasparente costruiscono una piccola scena mediterranea dall’aspetto quasi intatto.
Snorkeling e immersioni trovano condizioni particolarmente favorevoli grazie alla limpidezza del mare e alla conformazione rocciosa. Il fascino, però, sta proprio nella semplicità: una caletta piccola, la vegetazione alle spalle e il Mediterraneo davanti.
La Serra de Tramuntana, la grande catena montuosa che attraversa il nord-occidente di Maiorca e che è persino Patrimonio Mondiale UNESCO, scende verso il Mediterraneo fino a lasciare spazio a una baia ampia e protetta. Quattro chilometri più indietro, nella valle interna, si trova Sóller, il cui caratteristico porto per secoli ha avuto un ruolo molto più concreto di quello di semplice località balneare.
La sua posizione, infatti, ha una particolarità rara lungo la zona settentrionale dell’isola: la baia è uno dei principali ripari naturali per pescatori e naviganti in questo tratto di Maiorca, incastonata tra rilievi aspri e acque tranquille. Alle spalle, la Valle di Sóller conserva ancora gli agrumeti e gli uliveti legati alla storia economica locale.
Il paesaggio racconta invece una storia fatta di merci, partenze e ritorni. Tra XIX e inizi XX secolo, arance e limoni partirono dalla valle verso altri mercati europei, mentre molti abitanti di Sóller emigrarono soprattutto in Francia. Il contatto con città francesi e belghe portò nuove idee, gusti e modelli architettonici. La ricchezza accumulata con commercio, industria e attività tessili tornò così nella valle sotto forma di palazzi, ville e facciate moderniste.
Cosa vedere a Port de Sóller e nei dintorni
Il bello di questa zona sta proprio nel rapporto tra il piccolo porto e la valle. Una visita limitata alla spiaggia lascerebbe fuori una parte importante della sua identità, perché la vera storia di Port de Sóller nasce dal legame con Sóller e con le montagne che le fanno da corona.
La baia di Port de Sóller ha una forma ampia e raccolta, protetta dai rilievi della Tramuntana. Sul fronte marittimo si susseguono terrazze, ristoranti, negozi e abitazioni, mentre le barche occupano lo specchio d’acqua più riparato.
Le spiagge principali sono Es Través e Playa d’en Repic, entrambe inserite nella curva della baia. La seconda regala una posizione particolarmente piacevole per osservare il profilo montuoso alle spalle del mare.
Il quartiere di Santa Catalina e l’Oratorio
Sul lato orientale del porto si trova Santa Catalina, antico quartiere di pescatori caratterizzato da piccole abitazioni e stradine che salgono verso il pendio. In alto c’è invece l’antico Oratorio di Santa Catalina, edificio religioso risalente al XIII secolo oggi legato alla memoria marittima del porto.
Il Tram de Sóller
Il mezzo più iconico della zona è, senza dubbio, il Tram de Sóller che lungo il tragitto si svicola tra gli agrumeti che mostrano il legame perfetto tra il paesaggio e la storia economica della valle.
La linea fu inaugurata il 4 ottobre 1913 e collega Sóller con il porto lungo circa 4,868 chilometri di binari. I primi tram furono costruiti dalla società zaragozzana Carde & Escoriaza e alcuni dei mezzi numerati dall’1 al 3 appartengono ancora alla dotazione originale del 1913. Il viaggio dura circa 20 minuti e offre un passaggio scenografico dalla valle al Mediterraneo.
Sóller e la Plaça Constitució
Dal porto conviene raggiungere Sóller, cuore storico della valle. La Plaça Constitució riunisce alcuni degli edifici più rappresentativi della prosperità locale. La chiesa di Sant Bartomeu ha origini medievali, ma il volto che oggi domina la piazza appartiene soprattutto all’inizio del XX secolo.
La facciata modernista, attribuita a Joan Rubió i Bellver, discepolo di Antoni Gaudí, crea un contrasto curioso con il tessuto storico circostante. Accanto si trova il Banco de Sóller, costruito nel 1889 durante la fase di grande crescita economica della valle. La sua presenza racconta meglio di molte parole la ricchezza raggiunta dai commercianti sollerici grazie ai rapporti con la Francia.
Can Prunera
Per capire la storia del Modernismo sollerico vale la pena raggiungere Can Prunera, nella centrale Carrer de Sa Lluna. La casa fu costruita tra 1904 e 1911 da Joan Magraner e Margalida Vicens, una coppia arricchitasi in Francia con il commercio di frutta, verdura e liquori. A Sóller erano conosciuti con il soprannome els Pruneres, legato alla loro attività nel commercio della frutta.
Gli interni sono un piccolo catalogo dell’Art Nouveau, con piastrelle idrauliche decorate, linee sinuose, legni lavorati e motivi ornamentali. ‘’attribuzione dell’edificio a Joan Rubió rimane però un’ipotesi priva di conferma documentaria, dettaglio interessante per chi ama la storia dell’architettura.
Il Tren de Sóller
Un’altra esperienza legata alla storia locale parte da Palma. Il Tren de Sóller fu inaugurato ufficialmente il 16 aprile 1912, dopo un progetto nato per collegare la valle alla capitale in modo più rapido rispetto alle difficili vie di montagna.
Il percorso attraversa tunnel, ponti e paesaggi della Tramuntana prima di raggiungere Sóller. Ancora oggi conserva carrozze dall’aspetto storico e rappresenta una delle esperienze ferroviarie più singolari di Maiorca.
Cosa fare a Port de Sóller
La giornata ideale alterna mare, storia e montagne, senza bisogno di riempire l’agenda. Port de Sóller rende particolarmente bene quando ci si concede tempo per osservare il paesaggio e seguire il ritmo del luogo.
Fare il bagno nella baia: regala una prospettiva diversa sulle montagne, soprattutto nelle ore mattutine, quando la luce è più nitida.
Assaggiare la cucina maiorchina: permette di portare a tavola prodotti legati alla terra e al mare. Tra le specialità regionali meritano attenzione tumbet, croquetas, frito mallorquín e sobrasada.
Raggiungere Fornalutx: piccolo borgo di montagna con case in pietra color miele, persiane verdi, scalinate e vicoli stretti che compongono uno dei paesaggi rurali più caratteristici della Tramuntana.
Proseguire fino a Biniaraix: nucleo ancora più raccolto, circondato dai terrazzamenti della valle. Il borgo è inoltre legato a un’antica rete di percorsi in pietra e sistemi di canalizzazione dell’acqua.
Raggiungere la Torre Picada: offre una prospettiva più selvaggia sulla costa.
Aspettare il tramonto sul porto: è una delle esperienze più belle della giornata. Quando il sole scende verso l’orizzonte, le montagne diventano più scure e l’acqua riflette una luce dorata.
Port de Sóller si trova nella parte nord-occidentale di Maiorca, all’interno della Serra de Tramuntana, a circa 4 chilometri da Sóller. Palma dista quasi 30 chilometri in linea stradale, mentre l’aeroporto internazionale dell’isola si trova nella zona della Capitale. In auto, da Palma si segue la Ma-11 verso Sóller. Il percorso attraversa il Tunnel de Sóller, principale collegamento moderno attraverso la Serra de Tramuntana.
Arrivati nella zona di Sóller, le indicazioni conducono verso il porto. Per chi preferisce una strada panoramica, la vecchia salita attraverso la Serra d’Alfàbia mostra un itinerario molto più scenografico e impegnativo. Il centro di Sóller presenta inoltre restrizioni per alcuni veicoli e aree dedicate alla sosta, quindi conviene lasciare l’auto nei parcheggi autorizzati.
iStockIl meraviglioso paesaggio di Port de Sóller
In treno, da Palma si parte dalla stazione di Plaça d’Espanya a bordo del celebre treno storico in legno. Il viaggio fino a Sóller dura circa un’ora. Dalla stazione si prosegue con il Tram de Sóller verso il porto, per altri circa 20 minuti. In autobus, la linea 204 collega direttamente Palma con Port de Sóller in approssimativamente 45 minuti. La linea 203 segue invece un itinerario più panoramico attraverso Valldemossa e Deià, con un tempo di percorrenza di più o meno 80 minuti.
Favignana, la più grande e celebre isola dell’arcipelago delle Egadi, è una delle mete più affascinanti e desiderate della Sicilia occidentale. A pochi chilometri dalla costa di Trapani, emerge nel Mediterraneo con un profilo inconfondibile e un susseguirsi di calette selvagge, scogliere chiare e acque trasparenti che cambiano tonalità con la luce, passando dall’azzurro al turchese più intenso.
Visitarla significa lasciarsi conquistare innanzitutto dal mare, ma fermarsi soltanto alle sue spiagge sarebbe riduttivo: vanta, infatti, una storia legata alla pesca del tonno, alle cave di calcarenite, alla famiglia Florio e a un paesaggio modellato tanto dalla natura quanto dal lavoro dell’uomo. Non a caso è conosciuta anche come la “farfalla sul mare”: osservata dall’alto, la sua forma sembra proprio quella di due ali dispiegate sulle acque del Mediterraneo.
Mn non soltanto: oggi Favignana possiede anche un nuovo volto cinematografico: Christopher Nolan l’ha scelta tra le location della sua Odissea, trasformandola sul grande schermo nella patria di Ulisse, Itaca.
Favignana oltre il mare, dal Forte di Santa Caterina alle cave
Il profilo di Favignana è dominato dall’alto dal Forte di Santa Caterina, conosciuto anche come Castello di Santa Caterina, che sorge sulla cima dell’omonimo monte a circa 310 metri di altitudine: visibile persino da Trapani e da Erice, è uno dei punti di riferimento dell’isola e racconta secoli di avvistamenti, difesa e controllo del territorio.
La sua storia inizia nel IX secolo, quando i Saraceni costruirono sulla sommità una torre di avvistamento: furono poi i Normanni a trasformarla in un fortino, ampliato nel XV secolo da Andrea Riccio, allora signore di Favignana. In epoca borbonica la struttura venne utilizzata come carcere e poi come presidio militare, fino all’abbandono nel secolo scorso.
Da allora, il tempo sembra essersi fermato tra le mura dell’antico maniero, mentre la sua posizione continua a essere spettacolare: dall’alto lo sguardo abbraccia Favignana, le altre Egadi e la costa della Sicilia occidentale, con il mare che si estende tutt’intorno e rende ancora più evidente la particolare forma dell’isola.
iStockIl maestoso Forte di Santa Caterina a Favignana
Un’altra tappa fondamentale è l’Ex Stabilimento Florio: con i suoi 32 mila metri quadrati, per tre quarti coperti, fu tra le più grandi tonnare del Mediterraneo e oggi rappresenta un vero gioiello di archeologia industriale. Nel 1841 la famiglia Florio prese in affitto la tonnara dalla famiglia Pallavicini di Genova, inaugurando un capitolo destinato a lasciare un’impronta profonda nella storia di Favignana. I grandi ambienti che un tempo erano protagonisti dell’attività della tonnara permettono di comprendere quanto la pesca del tonno abbia contribuito a plasmare la comunità locale e quanto il nome dei Florio sia ancora oggi legato all’identità dell’isola.
Ma Favignana porta impressa la propria storia anche nella pietra: per lungo tempo l’uomo ha scavato il territorio per estrarre blocchi di calcarenite, comunemente chiamati tufi, dando forma a cave, gallerie e pareti verticali che hanno cambiato per sempre il volto dell’isola.
Terminata l’attività estrattiva, alcune cave sono state abbandonate e riconquistate dalla vegetazione: da questo incontro insolito tra natura e intervento umano sono nati i giardini ipogei, una delle particolarità più sorprendenti di Favignana.
Il caso più affascinante è quello dei Giardini di Villa Margherita, frutto della visione di Maria Gabriella Campo, figlia di un cavatore: con passione e determinazione, un’antica cava di tufo dismessa è stata bonificata e trasformata in un giardino spettacolare che oggi si sviluppa tra cunicoli, gallerie e grotte risalenti al Settecento e all’Ottocento.
Il percorso occupa un territorio di circa 35 mila metri quadrati e accoglie oltre 300 specie e varietà provenienti da differenti parti del mondo. Muoversi al suo interno significa entrare in un paesaggio inaspettato, dove piante e fiori crescono tra alte pareti di pietra e spazi un tempo scavati dai cavatori. Sulle superfici sono ancora visibili le tracce lasciate dai diversi sistemi di taglio utilizzati nelle varie epoche estrattive.
La stessa relazione tra pietra e mare torna protagonista al Bue Marino, uno dei luoghi più particolari della costa dove si trova un’antica cava di tufo a livello dell’acqua, in cui l’azione dell’uomo si è unita nel tempo con quella degli elementi naturali dando origine a tunnel, piattaforme, anfratti e pareti rocciose. La luce filtra tra le aperture, incontra l’acqua e ne esalta le sfumature azzurre: uno scenario suggestivo e molto diverso dalla classica spiaggia mediterranea.
Le spiagge più belle di Favignana
Favignana è soprattutto un mare che sa sorprendere ogni volta perché lungo i suoi circa 33 chilometri di costa non si presenta mai allo stesso modo: spiagge di sabbia chiara lasciano spazio a calette racchiuse tra le rocce, baie più appartate si alternano alle antiche cave, mentre le sfumature dell’acqua cambiano dal celeste quasi trasparente al blu più intenso.
Tra tutti questi scenari, Cala Rossa è probabilmente quello che più di ogni altro rappresenta Favignana nell’immaginario dei viaggiatori e può essere raggiunta sia via mare sia a piedi. In quest’ultimo caso, il percorso e soprattutto la discesa richiedono un po’ di attenzione e scarpe adeguate, ma una volta arrivati davanti all’acqua la fatica passa in secondo piano. Le pareti rocciose, le tracce delle antiche attività estrattive e il colore intenso del Mediterraneo compongono uno scenario che la rende differente dalla classica spiaggia sabbiosa.
iStockCala Rossa, una delle migliori spiagge di Favignana
Più semplice da raggiungere è Cala Azzurra, indicata anche per le famiglie con bambini: il fondale basso, la sabbia chiara con sfumature rosate e il mare trasparente creano un ambiente ideale per trascorrere qualche ora in acqua. La facilità di accesso dal centro abitato la rende inoltre una delle tappe più comode durante una giornata alla scoperta dell’isola.
Atmosfera più raccolta a Cala Rotonda, apprezzata sia dalle famiglie sia dalle coppie in cerca di tranquillità. Il momento più suggestivo per raggiungerla è il tramonto, quando la luce diventa più morbida e trasforma i colori della costa. Sotto la superficie si trova anche una grotta conosciuta dagli appassionati di immersioni, il cui ingresso è posto a circa otto metri di profondità.
Se preferite una vera distesa di sabbia, Lido Burrone è una delle spiagge di riferimento: poco distante dal paese di Favignana è caratterizzato da un ampio arenile di sabbia chiara e fondali bassi.
Spostandovi verso la parte occidentale dell’isola incontrerete Cala Grande, raggiungibile solo a piedi seguendo la direzione del faro di Punta Sottile: piccoli tratti di sabbia e vegetazione incorniciano le acque cristalline, in un paesaggio più appartato e meno immediato da raggiungere rispetto ad altre spiagge.
Ancora più selvaggia è Cala Faraglioni: una stradina impervia, percorribile soltanto a piedi, conduce alla spiaggia rocciosa, protetta da un’imponente parete naturale. Nei dintorni si possono incontrare anche suggestive grotte marine che aggiungono ulteriore fascino a cotanto tratto di costa.
Come arrivare a Favignana
Favignana è raggiungibile via mare dalla costa occidentale della Sicilia grazie ai collegamenti in partenza da Marsala e, soprattutto, da Trapani.
Proprio Trapani è uno dei punti di partenza più comodi: scegliendo l’aliscafo, la traversata dura circa 30 minuti; in alternativa potete optare per il traghetto, soluzione utile anche per trasportare un veicolo nei periodi e secondo le modalità in cui l’imbarco è consentito.