Amanti del vino, prendete le agende e segnatevi questo evento! Da oggi, 24 agosto, prende il via Cantine Aperte in Vendemmia, l’appuntamento che fino al 25 ottobre porta visitatori italiani e internazionali nelle cantine del Movimento Turismo del Vino, proprio nel momento in cui il lavoro nei vigneti entra nella sua fase più intensa. Per due mesi sarà infatti possibile seguire da vicino il percorso che porta dall’uva al vino, tra raccolta, pigiatura, fermentazione, degustazioni e incontri con i produttori.
Dalle prime uve raccolte per bianchi e spumanti nelle aree settentrionali fino alle vendemmie più tardive del Sud e del Vulture, l’evento è un’occasione particolare per scoprire territori, tradizioni gastronomiche e modi diversi di vivere l’enoturismo.
Cantine Aperte in Vendemmia: cosa sapere sull’evento
La vendemmia? Non si esaurisce con la raccolta dei grappoli, anzi, è proprio quando l’uva arriva in cantina che inizia una nuova fase, tra profumi del mosto, pigiatura, avvio delle fermentazioni, lavoro dell’enologo e assaggi nelle diverse fasi della vinificazione. Ed è questo il momento che Cantine Aperte in Vendemmia permette di osservare da vicino, accompagnando i visitatori dalla vigna alla cantina.
iStockFoliage tra i vigneti delle Langhe
Il programma si sviluppa dal 24 agosto al 25 ottobre 2026 e coinvolge territori molto diversi tra loro. Nel Sud Italia emerge così una maggiore vocazione per eventi e intrattenimento, con degustazioni abbinate ai prodotti tipici e una forte attenzione alla presenza digitale. Al Centro Italia, invece, il vino si lega soprattutto al paesaggio, con picnic in vigna, attività all’aria aperta e proposte premium. Nel Nord-Ovest si registra una particolare flessibilità nell’accoglienza: il 56% delle cantine analizzate apre anche la domenica.
Le esperienze da vivere in cantina
Tra le proposte più interessanti ci sono le vendemmie didattiche, presenti in diverse regioni italiane, dal Piemonte al Friuli, dal Veneto all’Umbria e al Lazio fino alla Toscana. Le modalità cambiano a seconda del territorio: nell’Astigiano, per esempio, l’esperienza può comprendere spiegazioni in vigna, raccolta dei grappoli, consegna delle uve e tradizionale pigiatura con i piedi, prima di una merenda con prodotti tipici piemontesi e della visita in cantina.
Anche la gastronomia diventa infatti parte integrante dell’esperienza, con picnic e merende a chilometro zero, prodotti locali e specialità regionali. In Toscana, tra le proposte citate, compaiono prosciutto toscano, schiaccia all’uva, bruschette con Olio Extravergine di Oliva Toscano IGP e succo d’uva per i bambini. In Campania la vendemmia può invece trasformarsi in un’occasione per passeggiare tra i filari, conoscere il territorio e scoprire le produzioni tipiche.
Non mancano inoltre esperienze più esclusive, come scenografiche cene tra i filari, degustazioni di grandi annate o vini in anteprima e incontri con l’enologo o direttamente con il produttore. Accanto a queste proposte trovano spazio musica, feste della vendemmia, passeggiate, trekking, giochi e attività dedicate alle famiglie.
Particolare attenzione quest’anno è riservata infatti anche ai più piccoli: secondo i dati CESEO 2025, il 38% delle cantine del campione organizza esperienze formative, comprese attività per bambini, aree gioco e visite nelle fattorie didattiche. In alcune realtà toscane, i piccoli possono partecipare alla raccolta e alla pigiatura, imbottigliare il succo e creare la propria etichetta, arrivando anche a ricevere un diploma di “Vignaiuolo per un giorno”.
La manifestazione infine guarda anche al pubblico internazionale: gli stranieri rappresentano tra il 35% e il 40% dei visitatori delle cantine italiane, ma sono ancora circa 7-8 milioni rispetto ai 104 milioni di turisti internazionali che visitano ogni anno l’Italia.
Se il buongiorno si vede dal mattino, il calendario delle mostre che ci attendono al rientro dalle vacanze estive nelle nostre città non fa che preannunciare un anno culturale ricco di appuntamenti.
Il mese di settembre sarà bello pieno di inaugurazioni, dalle grandi città come Milano, Roma, Torino e Bologna, alle città d’arte come Mantova, Parma e Ferrara.
Abbiamo selezionato le dieci mostre più importanti e interessanti da non perdere in Italia a settembre.
Kandinsky a Roma
Dal 15 Settembre 2026 al 14 Febbraio 2027, a Palazzo Bonaparte a Roma si tiene una grande mostra dedicata a Kandinsky, che, dopo 25 anni, torna protagonista con un’esposizione di respiro internazionale che riunisce oltre 70 opere provenienti principalmente dal Centre Pompidou di Parigi, custode della più importante collezione al mondo dell’artista grazie al generoso lascito della moglie Nina Kandinsky. L’esposizione accompagna il visitatore lungo l’intera parabola umana e artistica del maestro russo, raccontando la straordinaria trasformazione di un uomo che, dopo gli studi in Giurisprudenza ed Economia politica all’Università di Mosca e una promettente carriera accademica, sceglie di abbandonare tutto per dedicarsi alla pittura. Un percorso che attraversa epoche storiche, Paesi e grandi passioni, fino alla nascita di un linguaggio artistico completamente nuovo: l’astrattismo. Attraverso cinque sezioni, il percorso espositivo ripercorre tutte le tappe della ricerca dell’artista. Un’occasione eccezionale per ammirare capolavori che raramente lasciano la Capitale francese.
Palazzo Falletti di Barolo di Torino ospita, dall’11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, la mostra FAN HO. Il maestro della fotografia di Hong Kong, un’inedita antologica in Italia dedicata al maestro cinese della street photography. L’esposizione comprende cento fotografie, perlopiù in bianco e nero, che ripercorrono la carriera di Fan Ho (1931–2016), autore che attraverso una ricerca estetica in bilico tra realismo e astrazione ha rappresentato lo scenario e la vita urbana di Hong Kong. Fan Ho ha saputo cogliere una visione suggestiva della brulicante metropoli cinese, trasformando le sue strade e i suoi vicoli affollati in quadri meditativi popolati da figure solitarie. Sotto l’aspetto formale, i lavori di Fan Ho si distinguono per l’applicazione dei principi di composizione pittorica alla fotografia, in particolare l’attitudine alla sintesi geometrica.
Ufficio stampaLe fotografie di Fan Ho in mostra a Torino
Man Ray a Parma
A cinquant’anni dalla scomparsa di uno degli artisti più geniali e versatili del XX secolo, avvenuta a Parigi il 18 novembre 1976, la mostra “Man Ray: tutto” (12 settembre – 13 dicembre 2026) alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma riunisce oltre 250 opere tra fotografie, dipinti, oggetti, sculture, grafiche, libri e film. Si tratta della più completa retrospettiva mai dedicata a Man Ray in Italia. Spesso le grandi mostre che lo hanno celebrato hanno privilegiato la pittura o la fotografia, in questo caso la mostra abbraccia con pari dignità tutte le discipline praticate dall’artista: fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria, cinema. Tra le opere esposte, “Le Violon d’Ingres” (1924), l’iconico ritratto fotografico di schiena dell’amica e musa Kiki de Montparnasse, “Lacrime”, “La preghiera”, “Anatomia”, “Noire et Blanche”.
Dal 15 settembre 2026 al 14 ottobre 2026, a Palazzo Lombardia a Milano sono in mostra artisti che hanno contribuito a scrivere la storia dell’arte italiana, noti e meno noti al grande pubblico. Tra questi, spiccano nomi come Guttuso, Sassu, Carrà, Baj, Monti, Persicalli, Bracchi, Evangelina Gemma Alciati, la prima donna iscritta a un’Accademia d’Arte, quella di Torino, e molti altri) che saranno per la prima volta esposti insieme, in un percorso gratuito. Ben 90 opere di 31 artisti del secolo scorso esposti in una suggestiva mostra intitolata “Intime Visioni. ‘900 segreto” allestita nello Spazio IsolaSET. Tele suggestive e importanti, frutto del lavoro artistico di pittrici e pittori italiani del Novecento in un originale e inedito percorso espositivo.
Da Monet a Van Gogh a Kandinsky a Ferrara
Dal 19 settembre al 10 gennaio 2027, Palazzo dei Diamanti di Ferrara ospita l’imperdibile mostra “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky”, un viaggio monumentale attraverso le tappe fondamentali della modernità attraverso le opere di Claude Monet, Vincent van Gogh, Vasilij Kandinsky, Piet Mondrian. Al centro del racconto, il paesaggio – naturale e urbano – e la vita moderna che diventano il punto di osservazione di un’epoca in cui il rapporto tra l’artista e il mondo visibile si ridefinisce radicalmente, aprendo la strada a nuove modalità di percezione e rappresentazione della realtà. Articolata in nove capitoli, l’itinerario espositivo riunisce 120 lavori tra dipinti, disegni e incisioni che ripercorrono le tappe salienti dell’evoluzione della pittura tra XIX e XX secolo.
Dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, la stagione espositiva milanese apre a Palazzo Reale con “Dalí e la Moda”, una grande mostra dedicata per la prima volta all’influenza di Salvador Dalí al mondo della moda e al ruolo decisivo che quest’ultima ebbe nella costruzione del suo universo creativo. Un progetto espositivo di respiro internazionale che inaugura in occasione della Milano Fashion Week 2026 e riunisce 200 opere e documenti tra capolavori, abiti, fotografie, gioielli, filmati e documenti provenienti dalle più importanti collezioni e istituzioni museali del mondo. Un viaggio inedito nell’universo di Dalí attraverso il linguaggio della moda, tra surrealismo, identità e immaginario contemporaneo.
Dal 26 Settembre 2026 al 10 Gennaio 2027, le nelle sale monumentali di Palazzo Te a Mantova ospitano la mostra “Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio”. In dialogo con l’eccezionale apparato decorativo del palazzo ideato da Giulio Romano, l’esposizione celebra il rapporto tra mondo naturale, produzione artistica e cultura della corte nel Cinquecento. Opere di grandi artisti come Leonardo, Arcimboldo, Annibale e Agostino Carracci e Caravaggio, insieme a una ricca selezione di sculture, disegni, oggetti preziosi, materiali esotici e automi in prestito dalle principali istituzioni museali italiane ed europee, condurranno il visitatore all’esperienza della natura come fenomeno da indagare attraverso scienza, arte e tecnologia. In sette sezioni tematiche intitolate Creare, Distruggere, Sorprendere, Conoscere, Riprodurre, Stupire e Animare, ciascuna in una sala meravigliosamente affrescata (dalla Camera degli Stucchi alla Camera dei Giganti), vengono presentate le diverse visioni della natura compresenti nella cultura rinascimentale.
Dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, Palazzo Reale a Milano ospita “I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa”, la prima grande mostra in Italia dedicata alla celebre dinastia fiamminga. La mostra ripercorre le tre generazioni dei Brueghel: Pieter Bruegel il Vecchio, che trasfigura le visioni di Bosch in un’arte radicata nella terra e nell’umanità contadina, pur restando linguaggio per un pubblico colto; Pieter Brueghel il Giovane, che ne codifica e diffonde i modelli su scala commerciale, consolidando il “brand” di famiglia; e Jan Brueghel il Vecchio, spirito cosmopolita che, nei suoi soggiorni italiani ed europei, conquista committenze prestigiose come quella del cardinale Federico Borromeo. Dai paesaggi innevati alle burrasche, dalle nature morte alla vita contadina fino alle battaglie, questa famiglia di artisti ha contribuito in modo fondamentale a gettare le basi per quella pittura di paesaggio, di battaglia, di natura morta e di scene popolaresche che si affermò nell’Europa del Seicento, quel sistema che successivamente verrà chiamato dei “generi pittorici” e che darà forma alla pittura moderna europea così come la conosciamo oggi.
Ufficio stampaLa danza nuziale, Pieter Bruegel il Vecchio
Leonardo da Vinci a Bologna
Dal 24 settembre 2026 al 17 gennaio 2027, Palazzo Pallavicini a Bologna ospita la mostra “Le macchine di Leonardo da Vinci. Genio e innovazione”, che presenta una trentina di macchine ricostruite in legno e con altri materiali in uso all’epoca di Leonardo, realizzate seguendo fedelmente i disegni e gli studi leonardeschi. Il percorso allestito nelle sale affrescate del palazzo bolognese racconta l’ingegno leonardesco attraverso creazioni come la bicicletta, che trae spunto dal celebre disegno del 1493, il rivoluzionario paracadute, il deltaplano e l’elicottero, che rappresentano una vera e propria sfida alla forza di gravità. La meccanica pura prende forma attraverso il martello a movimento continuo, il misuratore di vento e i complessi sistemi di sollevamento, come i pesi con carrucola e la carrucola a due pesi. Non mancano, inoltre, dispositivi fondamentali per la storia dell’ingegneria moderna, tra cui la bilancia scrivente, il cambio di velocità, il pistone e il cric.
Ufficio stampaLa ricostruzione del deltaplano a piuma di Leonardo
Victor Man a Firenze
Dal 26 settembre 2026 al 7 marzo 2027, il Museo Novecento di Firenze ospita la monografica dedicata a Victor Man, artista e pittore di origine rumena, con esposti circa 25 dipinti in un percorso che esplora temi ricorrenti tra cui la maternità, il ritratto e l’autoritratto, la natura morta, la figura femminile. Un artista misterioso, che analizza la psiche umana, è considerato il pittore contemporaneo del chiaroscuro ereditato dal XVII secolo che i critici d’arte hanno paragonato a Francisco de Goya, El Greco, Diego Velázquez. Le sue opere, che comprendono spesso ritratti, sono state mostrate poche volte al pubblico.
Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.
Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.
Cosa vedere a Erbusco
Le ville storiche
Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.
Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.
A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.
Pro Loco ErbuscoVilla Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).
Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.
Pro Loco ErbuscoChiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello
Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.
Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.
È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.
Erbusco tra vigneti e cantine
Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.
Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.
Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.
Cosa fare a Erbusco
Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.
Gli eventi imperdibili a Erbusco
Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:
Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Pro Loco ErbuscoL’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.
Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.
Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.
Alcuni castelli oggi sono noti e visitati durante tutto l’anno per via dei sontuosi arredi e delle sale ancora intatti, mentre altri si fanno conoscere soprattutto per la natura straordinaria e il paesaggio che li circonda. Questo è anche il caso del Castello di Termes, arroccato a 460 metri di altitudine nel sud della Francia, dove le rovine di un’antica fortezza emergono dalla roccia proprio sopra le gole del Termenet. È qui, tra le montagne delle Hautes-Corbières, che il Medioevo ha lasciato la sua firma: il castello fu infatti teatro di uno degli assedi più celebri della Crociata contro gli Albigesi ed è anche considerato uno dei “cinque figli di Carcassone”, ovvero il gruppo di roccaforti strategiche che all’epoca difendevano il regno.
Oggi invece Termes è molto diverso dalla fortezza che dominava queste montagne nel XIII secolo: le sue rovine sono state oggetto di scavi e restauri e permettono di ricostruire, passo dopo passo, la storia di un luogo passato da roccaforte signorile a fortezza reale francese. Dal 2026, inoltre, il sito fa parte delle Forteresses royales capétiennes du Languedoc, inserite nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO insieme ad altri sette siti fortificati della regione.
Castello di Termes: la storia e cosa vedere
Le origini del Castello di Termes risalgono almeno al X secolo. Costruito su uno sperone roccioso, il sito controllava una posizione strategica nelle Corbières e divenne il centro della signoria di Termes. La pagina più famosa della sua storia arrivò nel 1210, durante la Crociata contro i catari. Il castello, allora nelle mani di Raimond de Termes, fu assediato dall’esercito di Simon de Montfort. La resistenza durò quasi quattro mesi, facendo sì che Termes passasse ai posteri come uno degli episodi più intensi e noti della campagna militare contro le roccaforti legate ai signori locali e al catarismo.
Dopo la conquista, il castello entrò progressivamente sotto il dominio della Corona francese. Nel XIII secolo venne rifortificato e trasformato in una fortezza reale, inserita nel sistema difensivo che proteggeva il nuovo territorio francese dalle incursioni provenienti dal regno d’Aragona. La sua funzione militare, però, ebbe una fine definitiva nel XVII secolo. Nel 1653-1654, per ordine della Corona, la fortezza venne demolita per impedirne un eventuale riutilizzo da parte dei ribelli dopo la Fronda. Da allora il castello è rimasto in rovina, ma proprio questa condizione permette oggi di leggere più facilmente la stratificazione della sua storia.
Durante la visita odierna, ciò che si esplora sono i resti del castrum e della fortezza reale, tra mura, strutture difensive, torre maestra e spazi dell’antico complesso signorile. La visita comincia già nel piccolo villaggio di Termes, dove si trovano il centro di interpretazione, il filmato introduttivo e l’esposizione dedicata all’assedio del 1210.
Dal villaggio occorre poi proseguire a piedi per circa 15 minuti lungo il percorso che conduce alla fortezza. La visita dura generalmente circa un’ora o un’ora e mezza, considerando anche gli spazi di interpretazione e il percorso verso il castello.
Dove si trova il Castello di Termes e come arrivare
Il Castello di Termes è situato nel comune di Termes, nel dipartimento dell’Aude, nella regione dell’Occitania in Francia. Il villaggio dista circa 50 chilometri da Carcassonne e si trova tra le Corbières, in una zona caratterizzata da montagne, gole e piccoli borghi.
La posizione è interessante anche per costruire un itinerario più ampio alla scoperta dei castelli catari e delle fortificazioni medievali dell’Aude. Per raggiungere Termes, l’opzione più pratica è l’auto, soprattutto se si arriva da Carcassonne, Narbonne o Perpignan. Il villaggio è piccolo e dispone di un parcheggio gratuito e obbligatorio per i visitatori. Dal parcheggio si raggiunge il centro di accoglienza seguendo le indicazioni lungo il corso d’acqua.
Per chi programma la visita nel 2026, il castello è aperto tutti i giorni in luglio e agosto, dalle 10.00 alle 19:30, mentre a settembre e ottobre l’apertura è prevista dalle 10.00 alle 18.00. A novembre l’accesso è previsto nei weekend e nei giorni festivi fino all’11 novembre, con ulteriori aperture secondo calendario.
Il biglietto 2026 costa 6 euro per gli adulti, 5 euro per i ragazzi dai 16 ai 25 anni e 3 euro per i bambini dai 6 ai 15 anni; i bambini sotto i 6 anni entrano gratuitamente. È disponibile anche un biglietto da 3 euro per visitare esclusivamente il film e l’esposizione del centro di interpretazione.
Dopo i desideri espressi nella Notte di San Lorenzo e i successivi giorni a caccia di stelle cadenti, scanditi anche dall’evento astronomico più atteso dell’anno (l’eclissi totale di sole dello scorso 12 agosto), il cielo di fine mese regala un altro appuntamento da segnare in agenda per chi ama viaggiare alla ricerca di panorami insoliti. Venerdì 28 agosto 2026 la Luna piena, conosciuta come Luna dello Storione, sarà protagonista di una profonda eclissi lunare parziale: quasi tutto il disco entrerà nell’ombra della Terra, lasciando visibile soltanto un sottile bordo luminoso.
Dall’Italia il fenomeno sarà osservabile nelle prime ore del mattino, anche se con una particolarità: la Luna sarà già molto bassa sull’orizzonte occidentale. Il momento più suggestivo arriverà poco prima dell’alba, quando circa il 96,2% dell’area visibile del disco lunare sarà immerso nell’ombra terrestre. Lo spettacolo, condizioni meteo permettendo, potrà essere seguito anche senza strumenti astronomici e sarà trasmesso in diretta online dal Virtual Telescope Project, direttamente dalla Maremma toscana.
Cos’è la Luna dello Storione
La Luna dello Storione è il nome tradizionalmente attribuito alla Luna piena di agosto. L’origine del termine è legata agli storioni, grandi pesci un tempo particolarmente abbondanti nei laghi e nei fiumi del Nord America, soprattutto nella regione dei Grandi Laghi, proprio in questo periodo dell’anno.
iStockLo spettacolo dell’eclissi lunare
La notte tra il 27 e il 28 agosto coinciderà con l’eclissi lunare parziale e la Luna dello Storione sarà quindi più affascinante del solito. Il fenomeno si verifica quando Sole, Terra e Luna si allineano e il nostro pianeta si trova tra il Sole e il satellite naturale. La Terra proietta così la propria ombra sulla superficie della Luna, oscurandola in parte o, nel caso di un’eclissi totale, completamente.
Quella del 28 agosto sarà tecnicamente un’eclissi parziale, non una vera eclissi totale: al massimo dell’evento circa il 96,2% dell’area del disco lunare sarà infatti all’interno dell’ombra più scura della Terra. Rimarrà quindi un sottile bordo ancora illuminato direttamente dal Sole. Ed è proprio questo dettaglio a rendere l’evento particolarmente interessante. La parte della Luna immersa nell’ombra potrebbe assumere sfumature rosse, brune o ramate, mentre il sottile bordo non eclissato resterà più luminoso.
Il colore rossastro nasce invece dal passaggio della luce solare attraverso l’atmosfera terrestre: la componente blu viene maggiormente diffusa, mentre quella rossa e arancione viene rifratta verso la Luna (è lo stesso principio ottico che rende rossi e arancioni i tramonti). La coincidenza con la Luna piena è particolarmente suggestiva anche dal punto di vista degli orari: in Italia la Luna piena sarà raggiunta alle 06:18, mentre il massimo dell’eclissi è previsto alle 06:12.
Dove vedere l’eclissi lunare del 28 agosto
Per assistere allo spettacolo nei cieli italiani bisognerà mettere la sveglia presto. In Italia la fase parziale dell’eclissi inizierà infatti alle 04:33, mentre il massimo arriverà alle 06:12. La fase penombrale inizierà già alle 03:23, ma nelle prime fasi il cambiamento sarà molto più difficile da percepire a occhio nudo.
La finestra consigliata per l’osservazione è quindi indicativamente tra le 04:30 e le 05:45, quando l’ombra sarà già evidente ma la Luna sarà ancora sufficientemente alta nel cielo. Al momento del suo massimo, invece, il satellite sarà ormai vicinissimo all’orizzonte: sarà necessario avere una visuale completamente libera verso ovest-sudovest.
In Italia le condizioni migliori per l’osservazione saranno soprattutto nelle zone occidentali e dove è possibile contare su un orizzonte aperto. La Sardegna sarà tra le regioni più favorite, ma ci sono buone possibilità anche in Piemonte e Liguria. In Lombardia e nell’Italia centrale l’eclissi sarà comunque osservabile, ma la Luna sarà più bassa.
A Milano, per esempio, al momento del massimo la Luna sarà appena 4,7° sopra l’orizzonte e tramonterà intorno alle 06:46. A Torino sarà a 5,8°, a Genova a 5,2° e a Cagliari a 6,7°. A differenza della scorsa eclissi di sole, comunque, questa volta il fenomeno può essere osservato tranquillamente a occhio nudo e non sono necessari occhiali specifici.
I fan di Harry Potter non stanno più nella pelle: l’Harlaxton Manor, soprannominato “la Hogwarts nascosta” del Lincolnshire apre le porte occasionalmente domenica 30 e lunedì 31 agosto 2026 per il Summer Open House. Un’occasione speciale per visitare interni e giardini del maniero che oggi ospita l’Harlaxton College.
Il “castello di Hogwarts” nascosto nella campagna inglese
L’aspetto fiabesco c’è, ma nonostante il soprannome, l’Harlaxton Manor non ha davvero un legame diretto con la scuola di magia della saga di Harry Potter. Il paragone con Hogwarts nasce da parte dei fan che riconoscono alcuni richiami nell’architettura spettacolare e nell’atmosfera unica che caratterizza la tenuta, sia all’interno sia all’esterno. Costruito nel 1831 come residenza per il proprietario Gregory di Nottinghamshire ha saputo incantare tutti diventando un edificio difficile da ricondurre a un unico stile. Nella sua struttura convivono elementi che si ispirano all’architettura elisabettiana, giacobina e barocca: il mix creato dà l’impressione di un castello antico pur trattandosi di una residenza del XIX secolo.
La storia della dimora è stata tutt’altro che lineare. Nel corso del Novecento il complesso è stato utilizzato per scopi molto diversi da quelli immaginati dal suo proprietario originario. Durante le due guerre mondiali alcune aree servirono come luogo di addestramento e come struttura destinata agli ufficiali. In seguito la proprietà venne utilizzata anche come centro di formazione per sacerdoti gesuiti.
Il suo aspetto scenografico ha attirato nel tempo anche il mondo del cinema e della televisione. Harlaxton Manor è comparso in diverse produzioni, tra cui la serie Citadel di Amazon Prime Video e il film horror del 1999 The Haunting. Oggi, oltre alla funzione universitaria, la tenuta viene utilizzata per matrimoni, eventi e occasioni speciali. Il Summer Open House permette quindi di osservare da vicino un luogo che, per gran parte dell’anno, rimane fuori dai tradizionali itinerari turistici britannici.
Apre solamente domenica 30 e lunedì 31 agosto l’Harlaxton Manor durante il Bank Holiday di fine estate nel Regno Unito. Si potrà accedere dalle 10 alle 17 con ultimo accesso alle 16. Con il biglietto si potranno esplorare gli ambienti interni del maniero e i suoi giardini, in più saranno disponibili giochi tradizionali all’aperto sul prato che portano indietro nel tempo. L’esperienza va oltre e dà modo di potersi godere un po’ di relax con esibilizioni musicali dal vivo come quello del duo Maia & John e del pianista Bill Kibby. In più, non mancheranno punti di ristoro con barbecue e Pimm’s.
Il prezzo è di 16 sterline (circa 19 euro) per gli adulti, ridotto a 13 sterline (circa 15 euro) per gli over 65. I bambini e i ragazzi dai 2 ai 16 anni pagano invece 8,50 sterline (circa 10 euro). Per chi si muove in famiglia potrebbe essere conveniente il ticket per 2 adulti e fino a 3 bambini a 45 sterline (circa 53 euro). I posti sono limitati, meglio prenotare i biglietti in anticipo sul sito ufficiale.
Per chi arriva in auto è possibile usufruire del parcheggio disponibile gratuitamente presso la struttura; è anche un ottimo punto di partenza per esplorare le vicine contee del Regno Unito di Nottinghamshire e Leicestershire.
Un altro gioiello italiano conquista la stampa britannica, questa volta è una perla meno nota all’estero ma amatissima dai connazionali: Perugia, la città del cioccolato, ha fatto il giro del mondo. A celebrarla è The Times che descrive il capoluogo umbro come una città rilassata e creativa relativamente lontana dai grandi flussi turistici che invece interessano le città toscane. Su una collina e circondata da un paesaggio verdeggiante e rigoglioso viene consigliata per poter scoprire storia e cultura gastronomica… e secondo la rivista bastano 48 ore per scoprirla.
L’elogio del Times a Perugia
Nel racconto pubblicato dal quotidiano britannico, Perugia si fa notare per la capacità di sorprendere, nonostante venga spesso ignorata dai turisti stranieri che puntano aToscana e Lazio. Il Times vuole sottolineare l’identità creativa, storica e artistica del territorio con eventi di risalto internazionale come Umbria Jazz. Oltre alla musica, la città colpisce per le tracce della civiltà etrusca che precedono l’epoca romana e convivono attualmente con architetture medievali e musei dedicati oltre all’immancabile street art contemporanea. Con un centro storico compatto e facile da girare a piedi è perfetta per un weekend: l’itinerario creato dalla rivista british propone un giro di 48 ore per attraversare salite, scalinate e passaggi stretti che conducono verso punti panoramici e piazze monumentali. Il giornale suggerisce in particolare l’autunno come uno dei periodi migliori per visitare Perugia, quando il “cuore verde d’Italia” cambia colore, le temperature diventano più piacevoli e il paesaggio assume tonalità dorate e rossastre.
E che dire della gastronomia? Il legame con il cioccolato è ormai consolidato, proprio qui c’è il museo del cioccolato più grande al mondo ma l’attenzione va rivolta anche verso i tartufi e verso la cucina rustica dove gli ingredienti locali svelano ricette semplici ma intense.
iStockIl centro storico di Perugia fa il giro del mondo
Cosa vedere assolutamente a Perugia
Il quotidiano britannico ha creato un itinerario di 48 ore per poter visitare Perugia toccando arte, storia e ovviamente il buon cibo. Si parte dal centro con piazza IV Novembre dove sorgono la cattedrale di San Lorenzo e la Fontana Maggiore. Basterà poi proseguire verso corso Vannucci, i Giardini Carducci e osservare i quartieri storici. Una delle esperienze imperdibili è però la discesa nel pozzo etrusco del III secolo a.C. che a quasi 10 metri di profondità dà modo di entrare nella complessa struttura sotterranea che mostra l’abilità ingegneristica degli Etruschi.
Per gli appassionati d’arte imperdibile la galleria nazionale dell’Umbria all’interno del palazzo dei Priori; nelle sale sono custodite opere medievali e rinascimentali del territorio. Spostandosi verso via della Viola e via Cartolari, lo scenario cambia: murales, atelier, cinema indipendenti e piccoli spazi culturali raccontano il volto più contemporaneo e bohemien della città. Il legame con la musica è altrettanto importante e nonostante sia limitato il periodo legato agli eventi, Umbria Jazz continua a risuonare nell’aria durante tutto l’anno con concerti e iniziative.
Ovviamente l’aspetto gastronomico è importantissimo: tra i piatti da provare pasta fresca con tartufo locale, tagliatelle condite con i profumi del bosco e ovviamente i vini come il Sagrantino e i rossi provenienti da uve Sangiovese. E per concludere in dolcezza, il cioccolato resta inevitabile: dai celebri cioccolatini alla nocciola alle creazioni artigianali, Perugia conferma una tradizione che ormai fa parte della sua identità internazionale.
Non è mai troppo tardi, soprattutto se il messaggio che viene recapitato scalda il cuore. A volte ci sono parole che arrivano apparentemente in ritardo, ma forse nel momento giusto. Probabilmente è questo che ha pensato Bob Sheppard, un uomo della California che aprendo la sua cassetta della posta a Long Beach è rimasto stupito trovando una cartolina spedita dai suoi genitori 26 anni prima, quando entrambi erano ancora vivi.
Ingiallita dal tempo e segnata da un viaggio impegnativo, arrivava direttamente dalla Danimarca: i coniugi erano stati a Copenhagen per una vacanza nel luglio del 2000. Il messaggio di poche righe riporta a una tradizione ormai obsoleta e scalda il cuore del figlio che ha modo di leggere, ancora una volta, le parole di mamma e papà. Le sue prime impressioni sono state quelle di avere tra le mani un vero tesoro, così ha raccontato ad ABC7. A rendere preziosa la cartolina non sono il francobollo, la data o il viaggio misterioso… sono proprio le persone che l’avevano scritta.
La storia sta per cambiare con questa incredibile scoperta: ben prima di Stonehenge in Europa c’era un popolo che osservava il cielo: in Repubblica Ceca è stato scoperto un recinto preistorico di circa 6.500 anni fa che dimostra conoscenze astronomiche ben radicate. Vicino al villaggio di Chleby, gli archeologi hanno studiato la struttura monumentale quasi circolare che seguiva i monumenti di Sole e Luna.
L’estate non è ancora finita, ma per chi sta già pensando alla prossima fuga potrebbe essere arrivato il momento giusto per guardare oltre agosto. Settembre e ottobre sono i mesi della stagione di mezzo, la cosiddetta “shoulder season”: quel periodo dell’anno in cui molte destinazioni europee hanno ancora giornate piacevoli e temperature miti, mentre il picco dei prezzi e dell’estate inizia a restare alle spalle.
A confermare ancora una volta che un viaggio in questo particolare periodo può essere una buona strategia, c’è una nuova analisi di Kayak, che ha individuato alcune destinazioni nelle quali non solo i voli per settembre e ottobre 2026 sono più convenienti sia rispetto ai mesi di luglio e agosto, ma lo sono anche rispetto allo stesso periodo del 2025. È quello che il motore di ricerca definisce il “double value”: un reale doppio vantaggio per tutti coloro che scelgono di partire fuori dall’alta stagione. Prendendo spunto dallo studio condotto, ecco le 10 mete da prendere in considerazione per un viaggio tra settembre e ottobre, dove i prezzi calano, ma non la voglia di partire, tra mete europee, italiane e anche una particolare destinazione oltreoceano.
Non si può dare torto a quei milioni di turisti che ogni anno frequentano le spiagge della Sicilia. L’isola all’estremo meridione d’Italia è un luogo favoloso, con un mare cristallino, una storia millenaria, borghi e cittadine affascinanti. La sua forza, poi, è certo nella sua varietà, tale da farla apparire quasi un continente, invece che un triangolo di terra emersa.
Proprio questa varietà suggerisce che non ci sia spazio soltanto per il turismo dedicato alla scoperta delle città o delle località di mare. L’entroterra siciliano, ad esempio, è un grande scrigno contenente un immenso tesoro naturale, tra colline, boschi e catene montuose. Fra queste si nascondono alcune bellissime cascate: nessuno si aspetterebbe di andare in Sicilia per scoprire dei luoghi d’acqua dolce, e invece non mancano i salti notevoli, peraltro spesso caratterizzati da un panorama naturalistico inconsueto, che li rende vere e proprie meraviglie da non perdere.
Cascate dell’Oxena
Nel 2025 Militello in Val di Catania è stato eletto Borgo dei Borghi. Una bella cittadina barocca, situata a sud della città etnea. Il suo territorio carezza le propaggini dei Monti Iblei, dove scorre il torrente Oxena, che ha saputo scavare il proprio letto, nel corso dei millenni, dentro un canyon di origine lavica.
Proprio non lontano da Militello si trova una splendida cascata (anche se sono conosciute come Cascate dell’Oxena, la cascata vera e propria è soltanto una, in un’area caratterizzata comunque da cascatelle e rapide), alimentata dalle numerose sorgenti che si aprono lungo le sponde del corso d’acqua, anche nei periodi di maggiore siccità.
Il paesaggio che la circonda è particolare. Si alternano zone verdi, dove pascolano mandrie di mucche, a aree brulle, dove emerge una terra rossastra su cui crescono olivastri, carrubi e fichi d’India.
Le Cascate dell’Oxena possono essere raggiunte con un’escursione a piedi o in bici da Militello in Val di Catania, da cui distano circa cinque chilometri. Più breve, invece, l’avvicinamento dall’ultimo luogo raggiungibile in auto: si raggiungono in circa 15 minuti a piedi da Contrada Bognanni, una stretta strada dalla quale si può godere di una prima vista dall’alto della cascata.
Lorenzo CalamaiVista sulla cascata principale dell’Oxena
Due cascatelle anticipano la discesa al cospetto del salto principale, rombando tra la roccia basaltica, che emerge nera dal terreno attorno al torrente. Scendendo al livello inferiore, una bella spiaggetta all’ombra di oleandri e tamerici consente di godersi al massimo la contemplazione della cascata.
Cascata di San Nicola
A circa mezz’ora d’auto da Palermo, nel territorio del piccolo comune di Bolognetta, si nasconde una delle cascate meno conosciute della Sicilia occidentale: la Cascata di San Nicola. È opera del torrente Milicia, che nasce nella zona del Bosco della Ficuzza, nei pressi di Corleone, e sfocia nel Tirreno tra Casteldaccia e Altavilla Milicia.
Il periodo migliore per visitare la cascata va da ottobre a maggio, quando la portata d’acqua è più abbondante, ma in estate la Cascata di San Nicola solitamente si difende bene, e la bella polla smeraldina ai suoi piedi rimane un’oasi rinfrescante.
Il contesto attorno al salto è spettacolare: una ampia gola rocciosa, dove domina il color ocra e la maggior parte del verde è rappresentata dalle onnipresenti piante di fico d’India. Il torrente rappresenta una sorta di linfa vitale in un territorio altrimenti brullo. Il percorso per raggiungerla è lungo circa quindici minuti dalla strada asfaltata e attraversa tratti rocciosi e sentieri non segnalati, benché sia chiaro da dove passare grazie alle tracce ben battute.
Cascata del Vallone del Castello di Pietra
Il Vallone del Castello di Pietra è uno dei luoghi più nascosti e selvaggi della Sicilia. Si tratta di un piccolo canyon scavato da un torrente all’interno del quale si possono ammirare i resti di una fortificazione preistorica (il Castello di Pietra, appunto), un esemplare enorme di roverella secolare e una bella cascata immersa nel verde.
Non è il luogo più facile da raggiungere. Si trova a sud di Partanna, una cittadina non lontana da Castelvetrano, nella parte sud-occidentale dell’isola. Si deve raggiungere l’agriturismo Baglio Vecchio, isolato in mezzo a un’area di campi coltivati e campagna, e qui chiedere le chiavi per aprire il cancello che consente di accedere al Vallone.
Oltrepassato il cancello della riserva, una scalinata immersa nella vegetazione conduce sul fondo della gola. Qui un sentiero percorre tutto il canyon. Risalendolo in una direzione si arriva ad ammirare la cascata, dall’altra si arriva alla roverella secolare e al punto da cui si può individuare il castellare. Il contesto fatto di falesie scolpite dagli agenti atmosferici, combinato con una grande ricchezza di verde che cresce sulle rive del corso d’acqua, lo rende un ambiente più unico che raro per la Sicilia occidentale.
Versante orientale della Sicilia, dove l’Etna domina il panorama: tra i Monti Peloritani e i Nebrodi, nel comune di Roccella Valdemone, un affluente del fiume Alcantara chiamato torrente Roccella dà vita a una delle cascate più alte di tutta la Sicilia, la Cascata Angara dei Piristeri, conosciuta anche come Cascata Palazzolo Angara. Misura circa venti metri il balzo che l’acqua fa a ridosso di una stupenda parete rocciosa, creando un’ampia polla ai suoi piedi circondata da un bosco fittissimo e una vegetazione esuberante.
La cascata è spettacolare, ma lo è altrettanto la bella escursione che serve per raggiungerla. Si parte infatti nei pressi delle pale eoliche di Pizzo Perino, inoltrandosi lungo un sentiero in discesa che offre viste panoramiche splendide, inizialmente sull’Etna, che rimane sullo sfondo, e poi sui contrafforti del vallone nel quale si sta scendendo.
Lorenzo CalamaiLa spettacolare veduta scendendo sul sentiero verso la cascata
La discesa è lunga circa un’ora, con un dislivello da non sottovalutare, specie per la risalita al ritorno. Il contesto naturale, però, ripaga di ogni sforzo. Una volta giunti sulla parte pianeggiante in fondo alla gola, si trova intuitivamente la cascata risalendo il corso del torrente fino al maestoso salto.
Cascata del Catafurco
Andare alla Cascata del Catafurco è una vera e propria esperienza montana in Sicilia. Il salto si trova nascosto tra le pieghe, le cime e i fianchi dei Nebrodi, nel territorio del comune di Galati Mamertino. Qui il torrente San Basilio ha modellato nei secoli la roccia in modo tale che oggi affronta un salto di circa trenta metri, estremamente scenografico perché avviene all’interno di una sorta di camino, alla cui base si forma una bassa polla dove potersi godere una sorta di doccia naturale.
iStockCascata del Catafurco
Bellissimo il sentiero che conduce alla cascata. Quattro chilometri di percorso dalla frazione San Basilio di Galati Mamertino, su una comoda strada sterrata che poi si trasforma in sentiero, con staccionate e gradini, nella parte finale. Si oltrepassano piccoli allevamenti di capre, suini e asinelli della zona e lungo il percorso merita una sosta il borgo di Molisa, un villaggio rurale abbandonato costruito interamente in pietra a secco, con i tipici pagliai un tempo utilizzati come ricoveri dai pastori.
Il percorso, in gran parte esposto al sole, è comunque punteggiato da diverse fontane d’acqua fresca e consente allo sguardo di spaziare continuamente lungo una splendida, stretta vallata.
C’è una spiaggia in Croazia che sembra quasi scomparire sotto le imponenti pareti di roccia della costa dalmata. È Pasjača Beach, una piccola caletta affacciata sull’Adriatico, dove il mare turchese incontra una stretta lingua di sabbia e ciottoli ai piedi delle scogliere. Un luogo spettacolare e non semplicissimo da raggiungere, tanto da essere entrato tra le 50 spiagge più belle d’Europa nel 2026, secondo la classifica Europe’s 50 Best Beaches, votata da oltre mille professionisti del mondo travel.
Pasjača Beach, la caletta segreta tra mare e scogliere
Vista dall’alto, Pasjača Beach sembra quasi una breccia nella costa: una sottile striscia di sabbiae ciottoli racchiusa tra le alte scogliere di Konavle e il blu intenso dell’Adriatico formando un quadro molto intimo e selvaggio. È proprio questo contrasto tra la roccia e il colore dell’acqua a renderla una delle spiagge più scenografiche della Croazia.
In questo angolo incontaminato è proprio la natura a dominare completamente il panorama: niente grandi strutture turistiche, niente stabilimenti che occupano la costa e nessun lungomare affollato e chiassoso. La caletta si trova infatti ai piedi delle scogliere, in una posizione che per secoli è rimasta difficile da raggiungere. Ed è proprio la sua posizione a fare la differenza: per raggiungerla bisogna scendere lungo un percorso ripido, in alcuni tratti scavato direttamente nella roccia. Una volta arrivati sulla spiaggia, però, il panorama ripaga ogni fatica. Non è un caso se nel 2026 è entrata nella classifica delle 50 migliori spiagge d’Europa, insieme ad altre quattro spiagge croate: Podrače, Zlatni Rat, Punta Rata e Sakarun.
iStockIl percorso spettacolare per raggiungere Pasjača Beach
C’è poi una particolarità che rende Pasjača ancora più interessante: la spiaggia è stata modellata anche dall’intervento dell’uomo. Negli Anni ’60, infatti, durante la realizzazione di un tunnel per convogliare l’acqua in eccesso proveniente dalla piana di Konavle, il materiale roccioso raggiunse il mare. Le onde, nel tempo, lo hanno progressivamente frantumato, fino a formare l’attuale arenile.
Il risultato è un luogo dall’aspetto quasi irreale, dove la roccia scende verso il mare e lascia spazio a una piccola mezzaluna di ciottoli e sabbia. Le acque sono particolarmente limpide, ma diventano profonde rapidamente (c’è quindi da prestare molta attenzione). Priva dei principali servizi turistici, è inoltre importante arrivare preparati con acqua, cibo, protezione solare e tutto ciò che può servire per trascorrere qualche ora al mare.
Dove si trova e come raggiungerla
Pasjača si trova nel villaggio di Popovići, nella regione di Konavle, nell’estremo sud della Croazia, a circa 30-40 chilometri da Dubrovnik e a circa 12 chilometri da Cavtat.
Raggiungerla fa parte dell’esperienza: in auto si percorre la strada costiera in direzione sud da Dubrovnik, passando per Cavtat e proseguendo verso la zona di Konavle, fino alla deviazione per Popovići. Nei pressi dell’inizio del sentiero è disponibile un’area di parcheggio; da qui la spiaggia si raggiunge soltanto a piedi.
La discesa segue un sentiero ripido tra la vegetazione e la roccia, con scalini e tratti scavati nella parete, fino a raggiungere la caletta. In circa 20-25 minuti di discesa si raggiunge questo luogo incontaminato. Il sentiero può essere impegnativo e la risalita, soprattutto nelle ore più calde, richiede un po’ di allenamento. È quindi consigliato indossare scarpe con una buona presa e portare con sé acqua, cibo e tutto ciò che serve per la giornata in questo paradiso segreto.
Le cabine premium sono poche e costose. Oggi, con la grande diffusione delle compagnie low cost, verrebbe naturale pensare che siano diventate un prodotto destinato quasi esclusivamente a grandi manager, imprenditori e persone molto facoltose. Eppure, basta guardarsi intorno per vedere che anche le celebrità scelgono sempre più spesso compagnie come Ryanair e Wizz Air.
Ma quindi, chi viaggia ancora in Business o First Class? Secondo uno studio di McKinsey, molta più gente di quanto si potrebbe pensare. Le cabine premium stanno infatti assumendo un ruolo sempre più importante nella redditività delle compagnie aeree, tanto da richiedere strategie specifiche per essere gestite e valorizzate al meglio.
Pochi posti, ricavi elevati
Business Class, First Class e Premium Economy rappresentano solo una parte dei posti disponibili su un aereo, ma generano una quota di ricavi molto più elevata rispetto alla loro presenza a bordo. Sulle principali rotte transatlantiche, per esempio, una cabina Business può arrivare a generare ricavi quasi pari a quelli dell’intera cabina Economy, pur occupando molto meno spazio.
Il motivo è semplice: un passeggero premium paga molto di più per avere maggiore spazio personale, sedili più confortevoli, servizi aggiuntivi e un’esperienza complessivamente superiore. La novità? Il fenomeno è in crescita: tra il 2019 e il 2025 infatti, le cabine Business e First Class hanno rappresentato una quota sempre maggiore dei passeggeri e, soprattutto, dei ricavi delle compagnie aeree in Nord America ed Europa.
Non solo per i viaggiatori d’affari
Un altro elemento interessante riguarda il cambiamento del cliente premium: se in passato la Business Class era associata soprattutto ai viaggi di lavoro, oggi una parte importante della domanda arriva dal cosiddetto “premium leisure”, ovvero persone che viaggiano per vacanza ma sono disposte a spendere di più per volare in condizioni più confortevoli.
Questo ha portato alcune compagnie a introdurre anche prodotti “business light”, dividendo alcuni servizi tradizionalmente inclusi nella Business Class e permettendo ai passeggeri di scegliere per cosa pagare.
Il posto giusto al prezzo giusto
Proprio perché i posti premium valgono molto, gestirli correttamente è fondamentale. Una compagnia deve prevedere con precisione quante persone vorranno acquistare una determinata tariffa e decidere continuamente quanto far pagare ogni posto. Se il prezzo è troppo basso, si rischia di vendere presto un posto che avrebbe potuto essere acquistato a una cifra maggiore; al contempo, se il prezzo è troppo alto il posto potrebbe rimanere vuoto.
Anche gli upgrade e i biglietti premio devono essere gestiti con attenzione: regalare un posto Business a un frequent flyer significa occupare uno spazio che, potenzialmente, avrebbe potuto essere venduto a prezzo pieno. A questo si aggiungono i contratti con le aziende, che possono garantire ai propri dipendenti determinate condizioni e disponibilità di posti.
Il futuro delle cabine premium
Per sfruttare al massimo questa fonte di ricavi, le compagnie dovranno quindi migliorare le previsioni sulla domanda, aggiornare continuamente i prezzi, gestire meglio gli upgrade e integrare nei propri sistemi anche le esigenze dei clienti corporate.
E mentre l’attenzione del pubblico si concentra spesso sulle tariffe low cost e sulla corsa al prezzo più basso, il vero equilibrio economico del trasporto aereo si gioca sempre più “ad alta quota” (ovvero nelle prime file della cabina!)
Arroccato su una collina rocciosa a circa due chilometri dal villaggio di Tuchan, nel dipartimento francese dell’Aude, il Castello di Aguilar sembra ancora vegliare sul paesaggio che si apre tutt’intorno. Non a caso viene chiamato “Nido d’Aquila”: a 296 metri di altitudine, domina i vigneti dell’Haut Fitou e una pianura racchiusa tra rilievi, pareti calcaree e montagne.
La salita per raggiungerlo è breve e, una volta arrivati, sarete ripagati da un panorama che corre verso il Mont Tauch, le falesie di Vingrau, la torre di Tautavel e, nelle giornate limpide, fino al profilo inconfondibile del Canigou, una delle montagne simbolo dei Pirenei orientali. Aguilar fu una fortezza strategica, contesa da signori e sovrani e infine inserita nel sistema difensivo passato alla storia come quello dei “cinque figli di Carcassonne”.
Aguilar, la sentinella delle Corbières tra signori e re
Osservando il Castello di Aguilar dall’esterno, la prima caratteristica che noterete è la potente doppia cinta muraria che segue la conformazione dello sperone roccioso.
La posizione non era casuale: nel Medioevo, una piccola guarnigione controllava da quassù il territorio e, in caso di pericolo, poteva trasmettere l’allarme fino a Carcassonne in meno di venti minuti, utilizzando segnali di fumo o lampi luminosi rilanciati dalle altre fortificazioni disseminate nelle Corbières.
Il maniero fu dapprima legato ai conti catalani, quindi alla casa di Carcassonne e, a partire dal XII secolo, alla famiglia di Termes; una delle figure centrali fu Olivier de Termes, cavaliere occitano che si oppose alla Crociata contro gli Albigesi e fece di Aguilar uno dei propri centri di potere.
Dopo alterne vicende, Aguilar entrò definitivamente nel dominio della Corona francese nel 1261, venne ampliato e rafforzato secondo le più aggiornate tecniche militari dell’epoca e divenne una delle fortezze incaricate di controllare la frontiera con il regno d’Aragona.
Il suo ruolo strategico terminò dopo il Trattato dei Pirenei del 1659, quando il confine tra Francia e Spagna si spostò verso sud: perse così la funzione per cui era stato trasformato e iniziò il suo lento abbandono. Dal 1949 è classificato come Monument Historique e negli anni è stata interessato da svariati interventi di restauro e valorizzazione.
Dentro il Nido d’Aquila tra doppie mura e panorami
iStockCastello Aguilar, il Nido d’Aquila delle Corbières
La cinta più antica, risalente al XII secolo, racchiudeva gli spazi organizzati attorno a una corte interna, con il logis del castellano, una torre e una cisterna; nel punto più vulnerabile dello sperone, la muratura raggiungeva uno spessore di circa 2,80 metri e assumeva la forma di uno sperone concepito per opporre maggiore resistenza ai proiettili.
All’esterno, il sistema difensivo realizzato tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo è scandito da sei torri semicircolari disposte lungo le cortine nei punti in cui il terreno rendeva la fortezza più esposta. Le torri erano aperte verso l’interno, soluzione che impediva agli eventuali assalitori di utilizzarle come rifugio una volta conquistate.
Appena fuori dalle mura incontrerete anche i resti della Cappella di Sainte-Anne, piccolo edificio dalla struttura essenziale, con volta a botte spezzata e abside; tutt’intorno, tra la vegetazione, sopravvivono inoltre le tracce dell’antico villaggio castrale che un tempo si sviluppava ai piedi della fortezza.
Se, dopo la visita, avete ancora voglia di camminare, potete seguire il percorso 360° Aguilar, un itinerario ad anello che gira attorno alla collina e permette di osservare il castello da prospettive differenti: il tracciato misura circa 2,7 chilometri, richiede poco più di un’ora e presenta un dislivello di circa 130 metri. Le mura emergono sopra la garriga mentre ai loro piedi si distendono i vigneti e, più lontano, le Corbières si sovrappongono fino ai Pirenei.
Il castello è visitabile da metà febbraio a metà novembre, con giorni e orari differenti a seconda del periodo dell’anno. Prima di partire, consultate il sito ufficiale del Comune di Tuchan, soprattutto nei mesi meno turistici.
Sessanta abitanti, niente automobili e il suono del mare a interrompere il silenzio: Herm, nelle Isole del Canale, sembra fatta apposta per chi sogna di allontanarsi per qualche giorno da traffico, folla e ritmi frenetici.
Nel 2026 ha conquistato il 14° posto nella classifica delle isole più tranquille del mondo stilata dall’Unspoilt Index di BookRetreats, che ha analizzato cento destinazioni valutandone densità abitativa, natura, strade, traffico aereo, oscurità notturna e caratteristiche della costa. Herm è piccolissima, appena 1,3 chilometri quadrati, e appena sbarcati, vi ritroverete su un’isola senza auto, abbracciata da spiagge, baie e sentieri costieri, dove potete dimenticarvi per qualche ora degli spostamenti veloci e tornare a camminare.
Città del Messico è una capitale immensa e stratificata, dove convivono le tracce dell’antica Tenochtitlán, l’architettura coloniale, grandi musei, quartieri storici e una scena culturale in continua evoluzione. Nel 2027 potrebbe esserci un motivo in più per visitarla: il possibile nuovo collegamento diretto da Milano Malpensa.
I nuovi voli dall’Italia
Aeroméxico ha annunciato l’intenzione di avviare dal 2027 una rotta diretta tra Milano Malpensa e Città del Messico, così da rafforzare i legami turistici e commerciali tra Italia e Messico. Il progetto deve ancora ottenere le necessarie approvazioni, ma la compagnia prevede di utilizzare Boeing 787 Dreamliner, già impiegati sui collegamenti a lungo raggio.
L’Italia è un mercato importante per il turismo messicano e si colloca tra le principali nazioni di provenienza dei visitatori internazionali, con una crescita del 13%. Aeroméxico collega già Roma Fiumicino alla capitale messicana, mentre Milano è collegata a Cancún da Neos Air; la nuova rotta da Malpensa offrirebbe quindi un’alternativa diretta per raggiungere Città del Messico dal Nord Italia.
Cosa fare e vedere a Città del Messico nel 2027
iStockSuggestiva veduta aerea dello skyline di Città del Messico dal Parco Chapultepec
Il modo migliore per iniziare a scoprire Città del Messico è dal Centro Histórico, cuore della capitale e luogo in cui si incontrano epoche differenti; lo Zócalo, una delle piazze più grandi dell’America Latina, è impreziosito dalla Cattedrale Metropolitana, dal Palacio Nacional e dal Templo Mayor che conserva le testimonianze dell’antica Tenochtitlán ed è affiancato da un museo gestito dall’INAH. Nel quartiere spiccano anche il Palacio de Bellas Artes, il Museo Nacional de Arte e la Torre Latinoamericana, dalla quale osservare la città dall’alto.
Un’altra tappa da non perdere è il Bosque de Chapultepec, uno dei principali poli culturali al cui interno si trovano il Museo Nacional de Antropología, essenziale per conoscere le civiltà mexica, maya, zapoteca, olmeca e di Teotihuacan, e il Castillo de Chapultepec, sede del Museo Nacional de Historia.
Il parco ospita inoltre il Museo de Arte Moderno, il Museo Tamayo, un lago, lo zoo e ampie aree verdi. Per la quantità di attrazioni, Chapultepec merita quasi una giornata di visita e permette di alternare la visita ai musei a una passeggiata in uno dei più grandi spazi verdi della capitale messicana.
Coyoacán offre invece un’atmosfera più tranquilla, ricca di piazze, edifici storici e mercati: da vedere la Casa Azul, il Museo Frida Kahlo, per il quale è meglio prenotare in anticipo e scegliere, se possibile, un giorno feriale. Il quartiere accoglie anche il Museo Anahuacalli, legato a Diego Rivera e dedicato all’arte preispanica: tra Plaza Hidalgo, Jardín Centenario e il Mercado de Coyoacán potete alternare la visita culturale alla scoperta della cucina locale, tra tostadas, quesadillas e succhi freschi.
Tra le esperienze da considerare c’è poi Xochimilco, che racconta il rapporto storico tra la capitale e l’acqua: le trajineras attraversano canali e chinampas, antichi sistemi agricoli della Valle del Messico. Per un’esperienza più tranquilla optate per l’imbarcadero di Cuemanco e partite al mattino, abbinando la visita al Parque Ecológico de Xochimilco o a un tour dedicato alle chinampas e all’agricoltura.
Il calendario del 2027 propone già anche svariati appuntamenti culturali e musicali: dal 19 al 21 febbraio è in programma EDC México, festival di musica elettronica all’Autódromo Hermanos Rodríguez, mentre dal 26 febbraio al 7 marzo il Palacio de Minería sarà sede della Feria Internacional del Libro, con presentazioni, conferenze e incontri culturali.
A marzo sono previsti altri eventi: il 19 marzo i Jungle al Palacio de los Deportes, il 20 marzo Ópera MET: Silent Night all’Auditorio Nacional e il 24 marzo Lavoe Sinfónico, dedicato alla salsa e a Héctor Lavoe.
Viaggiare per ritrovare equilibrio, ridurre lo stress e dedicare tempo alla propria crescita personale: è una tendenza sempre più forte nel turismo internazionale. Il turismo yoga si inserisce proprio in questo scenario e si prepara a vivere una nuova fase di espansione, sostenuto dalla crescente domanda di esperienze legate al benessere fisico e mentale.
Secondo una nuova analisi di settore di ResearchAndMarkets, il mercato globale del turismo yoga passerà dai 177,1 miliardi di dollari del 2024 ai 222,5 miliardi previsti entro il 2030, con una crescita media annua del 3,9%.
Il fenomeno riflette un cambiamento nelle abitudini dei viaggiatori, sempre più interessati a vacanze capaci di andare oltre la semplice scoperta di una destinazione. I ritiri yoga, infatti, uniscono attività fisica, rilassamento, spiritualità e immersione culturale, trasformando il viaggio in un’occasione di rigenerazione.
Ritiri yoga e benessere conquistano i viaggiatori
La crescita del turismo yoga è strettamente legata all’espansione del più ampio settore dei viaggi dedicati al benessere e alla spiritualità. Sempre più persone scelgono soggiorni organizzati intorno alla ricerca dell’equilibrio e alla necessità di staccare dalla quotidianità. I ritiri diventano così esperienze strutturate, nelle quali lezioni di yoga e pratiche dedicate alla consapevolezza possono affiancarsi alla scoperta del territorio e alla dimensione spirituale.
A sostenere il mercato contribuisce anche il wellness aziendale. Le imprese investono infatti in ritiri dedicati al benessere dei dipendenti, considerandoli strumenti utili per favorire produttività, coinvolgimento e fidelizzazione. Una domanda che apre nuove opportunità per operatori specializzati e destinazioni già note per la loro offerta wellness.
Anche i social media hanno accelerato la diffusione del fenomeno. Influencer e personaggi pubblici hanno contribuito a rendere i ritiri yoga esperienze desiderabili, mentre le piattaforme digitali permettono agli operatori di intercettare viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo.
Il mercato cresce tra viaggi al femminile e nuove destinazioni
Un ruolo importante è quello dei viaggi in solitaria, soprattutto tra le donne, che trovano nei ritiri strutturati occasioni di socialità, sicurezza e crescita personale. Il segmento femminile resta infatti dominante e dovrebbe raggiungere i 145,7 miliardi di dollari entro il 2030, con un CAGR (tasso di crescita annuo composto) del 3,2%. Il mercato maschile, pur partendo da dimensioni inferiori, è invece destinato a crescere più rapidamente, con un tasso annuo previsto del 5,3%.
Sul fronte geografico, gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato, con un valore di 48,2 miliardi di dollari nel 2024. Tra le realtà in maggiore crescita spicca invece la Cina, che potrebbe raggiungere i 44,7 miliardi di dollari entro il 2030, sostenuta da un CAGR del 7%. Anche Giappone, Canada, Germania e diverse aree dell’Asia-Pacifico, dell’America Latina, del Medio Oriente e dell’Africa mostrano prospettive positive.
Nei prossimi anni, l’accesso digitale, le piattaforme di prenotazione e una progettazione sempre più diversificata dei ritiri potrebbero rafforzare ulteriormente il settore. Il turismo yoga si prepara così a diventare uno dei protagonisti della trasformazione dei viaggi benessere fino alla fine del decennio, dove partire significa sempre più anche ritrovare sé stessi e rallentare.
Dimenticare la sveglia presto al mattino per sfruttare più ore possibili, lasciare a casa gli itinerari pieni di mete e concedersi qualche ora senza guardare l’orologio e lo smartphone. È questa la filosofia della stillcation, una nuova tendenza di viaggio che mette al centro il riposo, il contatto con la natura e la possibilità di rallentare davvero il ritmo, lasciando spazio a un’esperienza di viaggio meno programmata e più contemplativa.
A individuare le destinazioni europee più adatte a questo tipo di vacanza è stata Inghams Walking, che ha analizzato quasi 100 località sulla base di sei parametri: quantità di sentieri escursionistici, qualità dell’aria, ricchezza del canto degli uccelli, possibilità di osservare il cielo stellato, densità della popolazione e copertura forestale. Il risultato dell’analisi è una classifica che premia 15 mete composte da luoghi principalmente poco urbanizzati e dove il silenzio, i paesaggi naturali e le attività all’aria aperta diventano parte integrante dell’esperienza di viaggio. Tra le prime posizioni della graduatoria c’è anche una destinazione italiana apprezzata in tutto il mondo.
Wester Ross è la meta perfetta per rallentare
A conquistare il primo posto della classifica è Wester Ross, regione delle Highlands nord-occidentali della Scozia, dove la natura domina incontrastata. Qui gli scenari sono composti da montagne, laghi marini e coste selvagge: il luogo ideale per chi cerca di allontanarsi dal turismo più frenetico ritrovando finalmente un ritmo più lento.
Qui la densità abitativa è bassissima: solo 1,6 persone per chilometro quadrato. Proprio per questo è facile, in questa parte della Scozia, lasciarsi alle spalle il rumore e la folla delle località più abitate.
Anche il cielo contribuisce a percepire una certa sensazione di isolamento: i bassi livelli di inquinamento luminoso rendono infatti Wester Ross particolarmente interessante per chi ama osservare le stelle, mentre la natura offre numerose occasioni per entrare in contatto con la fauna locale. A rendere l’esperienza ancora più particolare è poi la cultura locale, con la tradizione del crofting, l’agricoltura tipica delle Highlands, e la musica gaelica.
Le Dolomiti tra le mete top per una stillcation
Nella classifica delle migliori 15 destinazioni per una vacanza lenta alla ricerca della pace c’è anche una perla italiana amata in tutto il mondo: le Dolomiti, che si aggiudicano il quinto posto, dimostrando il loro valore per un viaggio lontano dalla frenesia. Qui il paesaggio invita a camminare, fermarsi e osservare, con una rete di sentieri che permette di esplorare vallate, boschi e panorami splendidi senza necessariamente seguire un programma serrato.
La classifica premia proprio questo tipo di esperienza: non una destinazione dove accumulare attrazioni da vedere, ma un luogo in cui la natura diventa l’attività principale della vacanza.
iStockLago di Carezza, nelle Dolomiti in Trentino-Alto Adige
La classifica completa
Dopo Wester Ross, al secondo posto troviamo i Pirenei francesi, parte della grande catena montuosa che si estende per oltre 430 chilometri tra Francia e Spagna. Il loro punto di forza è caratterizzato dai paesaggi sonori naturali, per i quali hanno ottenuto ottimi risultati in graduatoria. Il canto delle sue 319 specie di uccelli (è infatti un’ottima meta per il birdwatching) e i rumori della natura contribuiscono una generale sensazione di quiete che accompagna il viaggio.
Sul terzo gradino del podio sale invece Abisko, un piccolo villaggio della Svezia settentrionale celebre soprattutto per le aurore boreali che offre: da qui si ammirano spettacoli luminosi da settembre ad aprile. È anche un’ottima destinazione per il trekking: ha il punteggio maggiore per la disponibilità di sentieri escursionistici, che permettono di esplorare il territorio in tranquillità senza un programma predefinito da seguire. In fondo, è proprio questa l’anima della stillcation: non avere nulla da spuntare da una lista, ma soltanto un sentiero, un paesaggio e tutto il tempo necessario per goderseli.
Tra le altre destinazioni in classifica troviamo inoltre la Valle dell’Engadina (Svizzera), con i suoi paesaggi alpini e i laghi cristallini, ma anche i Picos de Europa (Spagna), che offrono gole, montagne e percorsi selvaggi. Non mancano le Ebridi Esterne (Scozia), dove a dominare sono coste e spiagge incontaminate, la Corsica (Francia), un mix di montagne e mare lontano dalla folla, Gotland (Svezia), dalle atmosfere tranquille sulla costa e Kitzbühel (Austria) immerso tra natura alpina e villaggi eleganti.
Kranjska Gora (Slovenia), inoltre, è ideale per chi cerca boschi, montagne e aria pura, mentre St Anton (Austria) conquista per i suoi scenari alpini, Scania (Svezia) per le campagne e le coste tranquille, Bled (Slovenia) per il celebre lago circondato dalle montagne. Infine, Neustift im Stubaital (Austria) conquista con bellissimi paesaggi della valle alpina.
Il recente ritrovamento del relitto del Clipper Endeavor, l’aereo della Pan American World Airways precipitato al largo di Porto Rico nel 1952 e rimasto nascosto per ben 74 anni, ha riportato alla luce una vicenda che ha lasciato un segno profondo nella storia dell’aviazione civile. La scoperta è il risultato di un’indagine durata anni, guidata dalla Air/Sea Heritage Foundation (ASHF) in collaborazione con Deep Sea Vision (DSV), società del gruppo Eco Minerals, e con il programma Expedition Unknown di Discovery Channel. Grazie all’utilizzo di sofisticate tecnologie di esplorazione subacquea, il relitto è stato localizzato a circa 600 metri di profondità, al largo della costa settentrionale di Porto Rico.
Ma il valore della scoperta non è soltanto storico: il caso del Clipper Endeavor contribuì infatti a cambiare il modo in cui vengono preparati i passeggeri prima di un volo, accelerando l’evoluzione delle procedure di sicurezza che oggi accompagnano ogni decollo. Quelle istruzioni che molti ascoltano distrattamente (o, nel peggiore dei casi, ignorano del tutto) sono il risultato di decenni di studi, inchieste e miglioramenti continui.
Perché esiste il briefing di sicurezza prima del decollo?
All’inizio degli anni Cinquanta il trasporto aereo commerciale stava crescendo rapidamente, ma molte procedure di sicurezza erano ancora poco standardizzate. Quando il Clipper Endeavor ammarò d’emergenza poco dopo il decollo da San Juan, emerse chiaramente quanto i passeggeri fossero impreparati ad affrontare una situazione critica. Secondo quanto ricostruito nel comunicato che accompagna il ritrovamento del relitto, a bordo non era stato effettuato alcun briefing di sicurezza, esistevano importanti barriere linguistiche e mancava una procedura coordinata di evacuazione. L’aereo affondò in meno di tre minuti e l’inchiesta successiva spinse il Civil Aeronautics Board (predecessore dell’attuale Federal Aviation Administration) ad avviare una profonda revisione delle norme di sicurezza, introducendo tra le principali novità l’obbligo della dimostrazione delle procedure di emergenza prima del decollo.
È importante precisare che alcune compagnie fornivano già istruzioni ai passeggeri prima del volo, spesso attraverso brevi spiegazioni o cartoncini illustrati. Tuttavia, il caso del Clipper Endeavor rappresentò uno dei principali punti di svolta verso la standardizzazione del briefing di sicurezza, trasformandolo progressivamente in una procedura obbligatoria e uniforme. Negli anni successivi la FAA definì regole sempre più dettagliate sulle informazioni da fornire ai passeggeri, mentre in Europa disposizioni analoghe sono oggi previste dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA). L’obiettivo è chiaro: fare in modo che, in caso di emergenza, ogni passeggero sappia già come comportarsi senza dover improvvisare.
Le statistiche e le indagini sugli incidenti dimostrano infatti che, durante un’emergenza, il tempo disponibile per evacuare un aeromobile può essere estremamente limitato. Conoscere in anticipo dove si trova l’uscita più vicina o come utilizzare un giubbotto salvagente può contribuire a ridurre il panico e rendere l’evacuazione molto più rapida.
Cosa comprende oggi il briefing di sicurezza
Anche se ogni compagnia può personalizzare il proprio stile comunicativo, il contenuto del briefing è regolato da precise norme internazionali. Prima del decollo vengono illustrate le principali procedure di sicurezza, tra cui:
il corretto utilizzo della cintura di sicurezza;
l’individuazione delle uscite di emergenza, ricordando che quella più vicina potrebbe trovarsi anche dietro il proprio sedile;
il percorso luminoso da seguire in caso di evacuazione;
il funzionamento delle maschere per l’ossigeno in caso di depressurizzazione della cabina;
l’utilizzo del giubbotto salvagente sui voli che sorvolano specchi d’acqua;
il divieto di fumare e le indicazioni sui dispositivi elettronici;
la consultazione della safety card presente nella tasca del sedile.
FAA ed EASA raccomandano inoltre di seguire sempre il briefing, anche se si vola frequentemente. Aeromobili diversi possono avere una disposizione differente delle uscite di emergenza, delle attrezzature di sicurezza e delle procedure operative. Particolare attenzione viene dedicata anche ai passeggeri seduti nelle file in corrispondenza delle uscite di emergenza, infatti, prima della partenza il personale verifica che siano disposti e in grado di collaborare con l’equipaggio durante un’eventuale evacuazione.
Molti esperti di fattori umani sottolineano inoltre come, in condizioni di forte stress, le persone tendano istintivamente a dirigersi verso l’uscita dalla quale sono entrate, ignorando percorsi alternativi spesso più vicini. È anche per questo motivo che gli assistenti di volo invitano sempre a individuare l’uscita più vicina prima del decollo.
Perché tante compagnie trasformano il briefing in uno spettacolo
Esiste però un grave problema che accomuna praticamente tutte le compagnie aeree: pochi passeggeri prestano davvero attenzione al briefing. Secondo alcuni studi sul comportamento dei viaggiatori, molti continuano a leggere, utilizzare il telefono o parlare con il vicino di posto mentre vengono illustrate le procedure di sicurezza. Per questo motivo, negli ultimi vent’anni, numerose compagnie hanno deciso di trasformare un obbligo normativo in un contenuto capace di incuriosire e coinvolgere.
Tra gli esempi più celebri c’è Air New Zealand, che ha conquistato milioni di visualizzazioni con i suoi briefing ispirati a Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Girati tra gli spettacolari paesaggi neozelandesi, hanno coinvolto attori della saga e trasformato il video di sicurezza in uno strumento di promozione turistica. Nel corso degli anni la compagnia ha realizzato anche versioni con gli All Blacks, Bear Grylls e numerosi altri personaggi famosi.
Anche Virgin America ha fatto scuola con il suo celebre safety video in stile musical. Coreografie, canzoni e ballerini hanno trasformato le tradizionali istruzioni in uno spettacolo capace di diventare virale sul web, dimostrando che un messaggio di sicurezza può essere molto più efficace se riesce a catturare l’attenzione.
Un approccio completamente diverso è quello scelto da Singapore Airlines, che punta su immagini eleganti e cinematografiche. Infatti, i suoi briefing accompagnano i passeggeri in un viaggio tra i luoghi simbolo della città-Stato, fondendo storytelling, identità del marchio e informazioni di sicurezza.
Anche Turkish Airlines ha sperimentato format originali, coinvolgendo personaggi noti e utilizzando animazioni pensate per mantenere alta l’attenzione durante tutta la dimostrazione.
Negli Stati Uniti, invece, Delta Air Lines ha costruito una vera tradizione di safety video ricchi di citazioni alla cultura pop, piccoli dettagli ironici e oggetti curiosi nascosti tra una scena e l’altra, invitando i passeggeri a guardare il video fino alla fine.
Dietro queste produzioni non c’è soltanto marketing. Numerose ricerche sulla comunicazione del rischio dimostrano infatti che un messaggio originale, sorprendente o divertente viene ricordato più facilmente rispetto a una semplice spiegazione tecnica. In altre parole, se il passeggero presta davvero attenzione al briefing, aumenta la probabilità che ricordi le informazioni essenziali proprio nel momento in cui potrebbero servire.
Oggi, a oltre settant’anni dal Clipper Endeavor, quei pochi minuti prima del decollo rappresentano una delle procedure più importanti dell’aviazione moderna. Il ritrovamento del relitto, reso possibile dal lavoro della Air/Sea Heritage Foundation insieme a Deep Sea Vision e a Expedition Unknown, non restituisce soltanto un importante tassello della storia dell’aviazione, ma ricorda anche che, in alcune situazioni, vale la pena mettere via il telefono e ascoltare davvero.