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Aujourd’hui — 19 août 2026SiViaggia

Viaggio a bordo del Train des Merveilles, da Nizza a Tenda attraverso un territorio ricco di meraviglie

18 août 2026 à 18:31

L’itinerario del Train des Merveilles è considerato uno dei viaggi in treno più spettacolari d’Europa. Collegando Nizza a Tenda, sulle Alpi Marittime, nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, il percorso attraversa paesaggi meravigliosi che spaziano dalla costa mediterranea al Parco Nazionale del Mercantour.

È proprio questa la caratteristica unica della linea: in un tragitto di appena cento chilometri, il treno sale dal livello del mare fino a un’altitudine di mille metri attraversando paesaggi, borghi e luoghi incantevoli.

Il Train des Merveilles ha fatto il suo grande ritorno il 15 dicembre 2025, dopo una chiusura di 15 mesi dovuta a un importante progetto di ammodernamento. Noi siamo saliti a bordo per un viaggio che si può fare in uno o più giorni, ricco di esperienze, per tutta la famiglia (cane incluso).

Perché si chiama Train des Merveilles

Il treno corre lungo la linea ferroviaria Nizza-Breil-sur-Roya e attraversa un territorio ricco di luoghi inaspettati e davvero belli, a cavallo tra due valli, la Vallée de la Roya e la Vallée de la Bévéra, tra canyon attraversati da corsi d’acqua color smeraldo, picchi montani multiformi dove le rocce cambiano consistenza e colore (dalla pietra calcarea al granito) da una vallata all’altra, boschi e foreste attraversati da sentieri, borghi arroccati (villages perchés), chiesette e cappelle che si ergono sulle cime. Luoghi meravigliosi, insomma.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Train des Merveilles in partenza dalla stazione di Nice-Ville

Ma non è solo questo il motivo. Quando fu realizzata la ferrovia, nel 1883, per essere ultimata nel 1928, era un’opera titanica a dir poco, una sfida tecnica che ha richiesto non meno di cento ponti e viadotti, tra cui le gallerie elicoidali che consentono al treno di guadagnare quota attraverso una serie di curve scavate direttamente nella montagna, e di inerpicarsi lungo stretti tratti di binari. Insomma, questa linea ferroviaria è un’opera monumentale, ammirata tanto per i paesaggi che attraversa quanto per le sue numerose strutture ingegneristiche. Alcune opere furono distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale per impedire il rifornimento delle truppe tedesche di stanza nell’alta Vallée de la Roya. Tra queste, il Viadotto di Scarassoui (Fontan). La struttura originale fu progettata con un monumentale arco centrale in muratura con una luce di 48 metri che scavalcava il fiume Roya. Fu fatto saltare in aria dall’esercito francese nel giugno 1940 e completamente distrutto. Nel corso dell’ampio intervento di ripristino della linea, è stato ricostruito con un moderno arco in calcestruzzo armato. La linea fu completamente riaperta nel 1979.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Viadotto di Scarassoui sulle Alpi Marittime in Franica

Il vero motivo del nome “meraviglie” però è un altro. Dal capolinea del treno di Tenda, al confine con l’Italia, in mezz’ora si raggiunge uno dei luoghi più incredibili che esistano in Europa: la Vallée des Merveilles (da cui di fatto prende il nome il treno). Questa valle, nel Parco nazionale del Mercantour, conserva 40.000 – misteriose – incisioni rupestri. Riportandoci all’età del bronzo ovvero a 5.000 anni fa è un vero museo della preistoria a cielo aperto. La valle si trova sul Monte Bégo che si erge a un’altitudine di 2.872 metri. Poiché le montagne sono spesso associate a un mezzo di ascesa verso Dio o gli dei, è possibile che il Monte Bégo fosse considerato “sacro” all’epoca e che le popolazioni preistoriche abbiano inciso la roccia lungo il monte per consacrare il luogo.

Le tappe del Train des Merveilles

Dalla stazione di Nice-Ville, il treno fa 15 tappe salendo fino al capolinea di Tenda. Le prime sono poco turistiche (Nice Pont Michel, L’Ariane, La Trinité-Victor, Drap-Cantaron, Halte de Fontanil), ma già dalla sesta fermata in avanti tutte meritano una tappa (se fate il viaggio in giornata non ce la fate a farle tutte e dovete sceglierne due o tre al massimo, ma sono in molti che decidono di fermarsi almeno una notte per avere più tempo per visitarle tutte o quasi). Quali sono le tappe più interessanti e cosa vedere.

Peillon Sainte-Thécle

La stazione si trova a 181 metri d’altitudine, ma il villaggio di Peillon si erge più in alto (334 m.) su uno sperone roccioso che domina la Vallée du Paillon che dà il nome al fiume. Questo borgo incastonato sulle Alpi Marittime conta meno di 1500 abitanti e fu fondato nel Medioevo per sfuggire alle invasioni. Si è evoluto sotto la sovranità della Provenza e di Casa Savoia (quando era italiano si chiamava Peglione) prima di passare alla Francia nel 1860. Arroccato come un nido d’aquila, il vecchio borgo è costituito da case in pietra addossate l’una all’altra. Questa struttura, simile a una fortezza, fungeva da difesa naturale, proteggendo gli abitanti dai saccheggi e i conflitti. La pianta interna forma un labirinto di vicoli lastricati, ripide scalinate, passaggi a volta e piccoli ponti sospesi (detti “puntines”). I resti dell’antico castello fortificato sono nascosti sotto la chiesa parrocchiale.

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123RF
Il villaggio medievale di Peillon

Peille

Fino al 1235, Peillon e Peille condividevano la stessa storia pima di separarsi. Oggi, Peille è un villaggio piuttosto turistico e anche più popolato di Peillon (circa 2mila abitanti), a 630 metri di quota, aggrappato alle pendici del Mont Baudon, nei pressi del torrente Faquin che scava una gola ripida ai piedi della parete rocciosa che costituiva una difesa naturale dell’antica cittadella del “Baou de Caster”. Anch’esso di origine medievale, offre uno spettacolare labirinto di ripidi vicoli, passaggi a volta romanici e gotici e antiche facciate in pietra. Il paese invita a scoprire una chiesa classificata come Monumento Storico, un campanile piramidale del XII secolo e una cappella del XVIII secolo riccamente affrescata.

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123RF
Il village perché di Peille

L’Escarène

Anche questa fermata merita una tappa. Si tratta di un borgo medievale che fu menzionato per la prima volta nell’XI secolo. Tappa fondamentale della Via del Sale che collegava la Provenza al Piemonte, il sito apparteneva inizialmente all’Abbazia di Saint-Pons a Nizza, prima di separarsi da Peille nel XVI secolo per insediarsi sul fondovalle. Il borgo conobbe un importante fervore artistico nel XVII secolo, grazie alla ricostruzione della chiesa di Saint-Pierre-ès-Liens e alla costruzione di magnifiche cappelle delle confraternite dei penitenti in stile barocco. Qui si trova uno dei punti più belli del Train des Merveilles: un imponente viadotto costituito da undici arcate e alto 40 metri che attraversa la valle del Paillon sovrastando il paese. Costruito negli Anni Trenta, è percorso quotidianamente dal Train des Merveilles. Gli appassionati di attività all’aria aperta saranno felici di sapere che da L’Escarène partono diversi sentieri segnalati, che si snodano tra boschi di pini, larici e querce, e che le trote abbondano nei due fiumi che attraversano il paese. Inoltre, L’Escarène è un noto punto di transito delle leggendarie prove speciali del Rally di Monte Carlo e del Rally di Monte Carlo Historique.

Touët-de-l’Escarène

La fermata successiva è Touët-de-l’Escarène, un micro-borgo diffuso di 300 abitanti la cui altitudine varia tra i 300 e i mille metri. Con le sue fontane, i passaggi a volta, il lavatoio in pietra, la chiesa del XVI secolo, il frantoio trasformato in spazio culturale e l’antico forno per il pane riconvertito in ristorante è un luogo davvero delizioso e poco turistico. I quartieri di Revel e Albera offrono una magnifica vista panoramica sulla valle, mentre numerosi sentieri offrono l’opportunità di praticare escursionismo e mountain bike. Appena fuori dal villaggio c’è un piccolo paradiso naturale, la Cascade de Redebraus, dove è vietato fare il bagno ma che merita sicuramente una foto.

Sospel

Alla fermata di Sospel il treno praticamente si svuota. Del tragitto del Train des Merveilles questa è la tappa più famosa. Merita? Forse sì, forse no. La cittadina è bellina, con il fiume Bévéra che la taglia in due – rive droite e rive gauche -, le mura del lungofiume fiorito e il Pont-Vieux, uno degli ultimi ponti fortificati d’Europa. Il paese è un po’ fané, con le facciate scrostate e i panni stesi alle finestre, ma il suo fascino decadente è proprio questo. A Sospel però ci sono diverse cose da vedere: i due quartieri storici al di qua e al di là del fiume, alcune capelle, la concattedrale barocca di Saint Michel con l’organo affacciata su una bella piazza con diversi ristoranti e i forti della Linea Maginot che fanno parte di una serie di fortificazioni costruite lungo i confini tra le due grandi guerre. L’imponenteFort Saint-Roch comprende quattro caserme di cemento armato collocate sopra una rete di cunicoli scavati nella roccia e che possono raggiungere una profondità di 30 metri. Ci potevano vivere 200 soldati per tre mesi come in un sommergibile. La visita libera lascia il tempo di scoprire l’edificio. I bambini rimarranno a bocca aperta di fronte alla ricostruzione della vita in questo forte. Non dimenticate di portare un golfino perché dentro le gallerie ci sono 16°C. Il lunedì il forte è chiuso. Il Forte Suchet o Fort du Barbonnet venne edificato in cima al monte e, da lontano, si mimetizza con la natura. Il Fort de l’Agaisen proteggeva gli altri forti e permetteva di coprire il confine. Il Fort du Monte-Grosso è, infine, l’opera più ampia del confine Sud-Est. Situato a mille metri di quota, sovrasta la strada di Sospel, di Tenda, i passi di Brouis e del Pérus.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il centro di Sospel

Breil-sur-Roya

Per raggiungere questo villaggio si attraversano le spettacolari Gorges de la Roya. Breil-sur-Roya si sviluppa come un anfiteatro ai piedi di uno sperone roccioso, con un lago e uliveti terrazzati che si estendono più in basso. Qui tutto evoca la Liguria del XVI secolo: il colore dell’intonaco delle case, i vicoli porticati, le edicole votive, le cappelle e i lavatoi, il forno comune e la chiesa barocca di Santa Maria in Albis, con i suoi organi storici. Da non perdere, la vista del lago dalla Tour de la Cruella e una visita all’Ecomusée du Train des Merveilles dove sono esposte alcune locomotive storiche a vapore o elettriche della compagnia ferroviaria francese SNCF, che racconta la storia del Train des Merveilles e dove si può ammirare un plastico della linea oltre a un simulatore con cui si può provare a guidare il treno. Il museo è aperto da agosto e ottobre.

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Il borgo di Breil-sur-Roya

Saorge

Aggrappato al fianco della roccia, il borgo di Saorge, interamente pedonale – la fermata è Fontan-Saorge -, si scopre percorrendo i vicoli acciottolati e i “cununs” che si snodano fino al monastero. È uno dei borghi più belli di Francia, un luogo senza tempo che invita a passeggiare e a “staccare la spina” davvero, tanto da essere spesso paragonato a un villaggio tibetano. Da visitare c’è il monastero francescano barocco con i suoi giardini, la chiesa di Saint-Sauveur e le cappelle dei penitenti.

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Il villaggio di Saorge in Francia

St Dalmas de Tende

Questo pesino di montagna nacque con il nome di Bergeggi, ma poi prese il nome di San Dalmazzo o St Dalmas de Tende essendo sede di un monastero dipendente dall’abbazia di Pedona (poi Borgo San Dalmazzo), che oggi è un albergo. Si è sviluppato in seguito alle miniere di galena argentifera, chiuse negli Anni ’30. Fino al 1947 era anche un importante posto di frontiera sia sulla SS 20 sia sulla ferrovia Cuneo-Limone-Ventimiglia tra Italia e Francia. Con il passaggio alla Francia, la dogana venne spostata a Tenda. Se non scendete dal treno, almeno soffermatevi ad osservare la sua imponente stazione ferroviaria in stile littorio (Mussolini aveva una casa di campagna appena fuori dal borgo). Molti di coloro che scendono a questa fermata lo fanno perché è il punto più vicino al Parco del Mercantour, meta ideale per escursioni e per ammirare le celebri incisioni rupestri preistoriche della Vallée des Merveilles.

La Brigue

Prima di arrivare al capolinea, la fermata che merita una tappa è quella a La Brigue, un villaggio da scoprire passeggiando tra i vicoli medievali, fino a raggiungere le rovine del Castello dei Lascaris. Questa località nasconde un piccolo tesoro e per questo merita una tappa: la cappella di Notre-Dame des Fontaines, magnificamente dipinta e colorata e per questo spesso definita la “Piccola Cappella Sistina delle Alpi“. Gli affreschi del XV secolo, illuminati solo da una luce naturale perché dentro non c’è elettricità, raccontano una storia, a tratti inquietante e simbolica, in cui ogni dettaglio è stato curato. Ma la cappella sorge in corrispondenza di sette sorgenti intermittenti, una fonte d’acqua e di vita nel cuore delle montagne nonché l’ultima fonte di acqua potabile lungo l’Alta Via del Sale.

Getty Images
Gli affreschi di Notre-Dame des Fontaines a La Brigue

La natura intermittente di queste sorgenti è oggetto di leggende locali. Una di queste narra che un giorno, le sorgenti di La Brigue si prosciugarono, forse in seguito a un terremoto. Non potendo più irrigare i campi, gli abitanti del villaggio promisero di costruire una cappella dedicata alla Vergine Maria se lei avesse fatto tornare l’acqua nelle loro terre. Miracolosamente, le sorgenti ricominciarono a sgorgare… Per visitare la cappella con la sorgente principale bisogna prenotare la visita guidata da maggio a settembre. Per raggiungerla, o si sale a piedi o in bicicletta per 4 km oppure c’è una navetta che parte dalla stazione, anche questa da prenotare per tempo. Per chi volesse fare una sosta a La Brigue e per gli escursionisti, da qui si raggiunge la Via del Sale e partono diversi sentieri che salgono fino a duemila metri.

Tenda

La stazione d’arrivo del Train des Merveilles è quella di Tende o Tenda, borgo medievale disposto a gradoni lungo il fianco della montagna a 800 metri di quota, che offre numerosi punti panoramici affacciati sulla valle. Prima degli accordi di Plombières del 1858 tra Napoleone III e Cavour era Italia, ma fu ceduta alla Francia insieme a tutto il territorio dell’ex Contea di Nizza. È una tappa imperdibile per gli appassionati di arte barocca grazie alla Collegiata di Notre-Dame de l’Assomption, costruita tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, da vedere per i suoi ornamenti barocchi dai colori abbaglianti e il portale in stile rinascimentale scolpito nella pietra verde di Roya, ma è anche una delle porte d’accesso alla Vallée des Merveilles, di cui si può avere una splendida anticipazione nel Musée des Merveilles all’uscita dalla stazione di fianco all’Office de Tourisme.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La cittadina di Tende vista dal treno

Il museo è molto moderno e organizzato molto bene, con parti interattive e maquette che raccontano la storia dei popoli della preistoria (una sezione è dedicata anche a Ötzi, la Mummia del Similaun, con una copia dell’uomo venuto dai ghiacci che si può vedere al Museo archeologico dell’Alto Adige di Bolzano). La chicca ospitata nel museo è la pietra originale detta del Capo della tribù prelevata dalla Vallèe des Merveilles con le incisioni rupestri (nella valle è stata posta una copia).

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Musée des Merveilles a Tenda

Consigli per un viaggio meraviglioso

Il treno parte tutti i giorni dalla stazione centrale di Nizza (Nice-Ville) con orari differenziati a seconda del giorno e della stagione (in alcuni orari, il treno c’è solo dal lunedì al venerdì o solo il sabato, la domenica e nei giorni feriali). Quello turistico ovvero con a bordo una guida che spiega l’itinerario e tutto ciò che riguarda il Train des Merveilles e i luoghi che attraversa è il treno che parte alle 9.32 dal binario F. La guida, a bordo di questo treno dal 1° giugno al 2 ottobre e successivamente nei fine settimana di ottobre, spiega in francese, inglese e, in caso di passeggeri italiani, anche in italiano. Quindi, il treno si può prendere anche senza guida negli orari preferiti (il primo parte alle 5.32 e poi ogni ora), ma per un viaggio completo il consiglio è di salire a bordo di quello con visita guidata e, possibilmente, di trovare posto nello stesso vagone della guida per sentire meglio ed eventualmente per togliervi qualche curiosità in più facendo qualche domanda.

Poiché il viaggio da Nizza a Tenda dura 2 ore (se prendete il treno delle 9.32 si arriva a Tenda alle 11.32) con 15 stop, l’altro consiglio se volete andare in giornata è quello di non fare nessuna sosta intermedia, bensì di percorrere l’intera tratta, scendendo a Tenda per una visita del centro storico, della Cappella dell’Annunciazione e del Musée des Merveilles, tutte attività gratuite e che meritano, e un pranzo in un bar o in una trattoria (tenete presente che il lunedì molti esercizi sono chiusi) per poi riprendere il treno e scegliere una o due altre soste al massimo (consigliata è Sospel, ma anche Breil-sur-Roya, Saorge e La Brigue sono deliziose) altrimenti tornate troppo tardi e la giornata è bella lunga (l’ultimo treno è alle 18.32, nel caso, da Sospel c’è anche l’autobus che va Nizza).

Un altro consiglio riguarda il biglietto del treno: esiste infatti il Pass journalier di SNCF che costa 8 euro e che consente di prendere tutti i treni francesi per 24 ore e che quindi è molto conveniente in quanto potete salire e scendere in qualsiasi fermata del Train des Merveilles, ma è valido anche su altre tratte nel caso arrivaste a Nizza da un’altra città della Costa Azzurra, incluso il Principato di Monaco. Se si viaggia in più di una persona (max 8), si può fare un unico pass, l’importante è che si stia tutti assieme dall’inizio alla fine del viaggio. Se viaggiate con un animale, è necessario fare un biglietto a parte (un cane di taglia media paga 10 euro) ed è obbligatorio tenerlo al guinzaglio (meglio se indossa anche la museruola).

Hier — 18 août 2026SiViaggia

In Emma e il giaguaro nero sembra di essere in Amazzonia, ma non è così: le location sono incredibili

18 août 2026 à 17:30

Foreste verdeggianti, animali selvatici e una natura incontaminata che domina ogni panorama: sembra davvero di essere nel cuore dell’Amazzonia, tra vegetazione lussureggiante, corsi d’acqua e paesaggi ancora selvaggi. Eppure, le spettacolari immagini di Emma e il giaguaro nero arrivano da un’altra parte del mondo, altrettanto affascinante.

Nel film diretto da Gilles de Maistre e con Lumi Pollack nei panni della giovane Emma, in onda in prima serata su Rai 1 martedì 18 agosto 2026, gran parte delle riprese è stata realizzata in una zona particolare dell’America Latina, che regala alla pellicola alcuni dei suoi scenari più suggestivi. Il set si è spostato anche in un altro Paese, tra le strade e gli edifici di una città affascinante.

Di cosa parla

La storia racconta l’amicizia speciale tra Emma e Hope, un cucciolo di giaguaro nero che la ragazza incontra quando è ancora bambina e vive con la famiglia nella foresta amazzonica. Tra loro nasce subito un legame profondo, ma un tragico evento costringe Emma a lasciare quel mondo e a trasferirsi a New York, lontano dalla foresta e dal suo inseparabile compagno di avventure. Il ricordo di Hope, però, non l’abbandona mai.

Emma e il giaguaro nero: le location
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Emma e il giaguaro nero: le location del film

Anni dopo, ormai adolescente, Emma scopre che il suo vecchio amico è in pericolo e decide di tornare nella foresta per salvarlo senza pensarci due volte. Insieme alla sua insegnante di biologia Anja, intraprende così un viaggio che la riporta nei luoghi della sua infanzia, tra animali selvatici, vegetazione tropicale e le minacce legate al traffico illegale di fauna. Ma quella che sembra una semplice missione di salvataggio diventa anche un’avventura alla scoperta di un legame indissolubile e un racconto sulla tutela dell’ambiente e delle specie selvatiche, con la spettacolare foresta amazzonica a fare da sfondo.

Dove è stato girato il film

Il viaggio sulle tracce di Emma e il giaguaro nero unisce due scenari agli antipodi: la natura selvaggia del Messico e la dimensione urbana di Montréal, trasformata in New York per esigenze cinematografiche. È questo gioco di trasformazioni a rendere le location del film così affascinanti: luoghi reali che, grazie alla macchina da presa, diventano qualcosa di completamente diverso.

In Messico, da Playa del Carmen alle Cascate di Agua Azul

Il cuore “selvaggio” del film batte in Messico e in particolare in uno dei suoi luoghi più iconici: l’area di Playa del Carmen, nel Quintana Roo, che dà vita alla foresta che nel film rappresenta l’Amazzonia. La meta caraibica sognata da molti è immersa infatti in un paesaggio tropicale che ha permesso di ricreare le atmosfere selvagge della storia, con vegetazione fitta, specchi d’acqua e ambienti naturali capaci di assumere sullo schermo un aspetto molto diverso da quello della celebre località turistica.

Playa del Carmen è infatti conosciuta in tutto il mondo per le sue spiagge da cartolina, con sabbia chiara e mare turchese: un paesaggio che nel film assume una dimensione più selvaggia e cinematografica.

Anche le suggestive Cascate di Agua Azul, nello Stato del Chiapas, sono tra i più sorprendenti scenari messicani scelti come location del film, che si possono distinguere in alcune riprese aeree: un susseguirsi di corsi d’acqua e cascate immersi nella fitta vegetazione tropicale.

Le spettacolari Cascate di Agua Azul
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Le spettacolari Cascate di Agua Azul

Montréal, la città canadese che diventa New York

Per la seconda grande area delle riprese si cambia totalmente scenario: Montréal si trasforma nella New York in cui Emma si trasferisce dopo aver lasciato la foresta. Un contrasto netto con le immagini del Messico: da una parte c’è la giungla tropicale, dall’altra una grande città nordamericana fatta di strade, edifici e vita urbana. Due mondi lontanissimi che accompagnano le diverse fasi della crescita di Emma.

Montréal
iStock
Panorama di Montréal e del Vecchio Porto

Tra le location più riconoscibili c’è il Pensionnat du Saint-Nom-de-Marie, oggi scuola secondaria privata nel quartiere di Outremont.

L’edificio, al 628 chemin de la Côte-Sainte-Catherine, è stato scelto per le scene ambientate nella scuola frequentata da Emma durante gli anni trascorsi lontano dalla foresta.

Il rifugio del leggendario marinaio nel cuore della roccia e del mare: la Grotta di Haxhi Ali in Albania

18 août 2026 à 15:00

È inutile girarci intorno: la costa albanese dà il meglio di sé quando la strada finisce e davanti resta soltanto il mare. Sul versante della penisola di Karaburun, una delle aree costiere più selvagge del Paese, le montagne arrivano fino all’Adriatico con pareti rocciose, piccole insenature e promontori battuti dal vento. Tra queste rocce si apre la Grotta di Haxhi Ali, la più grande grotta costiera dell’Albania, una cavità marina raggiungibile esclusivamente via acqua.

Avvicinandosi in barca, l’ingresso appare poco a poco sulla parete calcarea. Prima si vede una grande apertura scura, poi il colore del mare cambia e il blu intenso dell’esterno lascia spazio alle sfumature turchesi dell’acqua interna. La volta della grotta raggiunge circa 30 metri di altezza e la cavità si inoltra per oltre 60 metri nella montagna. Poi c’è la luce che penetra dall’apertura principale, rimbalza sulla superficie marina e illumina la roccia con riflessi mutevoli.

Il fascino, però, va oltre la geologia: Haxhi Ali porta il nome di un marinaio e comandante albanese del XVII secolo, figura entrata nella tradizione della costa per le sue imprese sul mare. La grotta conserva così una doppia identità, naturale e leggendaria.

Origine, formazione e leggende della Grotta di Haxhi Ali

La penisola di Karaburun appartiene a un ambiente carsico, caratterizzato dalla presenza di rocce calcaree modellate nel corso di tempi geologici molto lunghi. Pioggia e acqua marina hanno agito sulle fratture della pietra, allargandole gradualmente fino a creare cavità, anfratti e grotte lungo la costa.

Haxhi Ali rappresenta uno degli esempi più spettacolari di questo processo. La cavità possiede una grande camera interna dominata da una volta arcuata e pareti irregolari, con concrezioni naturali e stalattiti. Il mare occupa la parte inferiore dello spazio, dando vita a una sorta di bacino naturale racchiuso dalla roccia. La conformazione amplifica inoltre i rumori: una voce, un colpo di remo o lo sciabordio dell’acqua rimbalzano sulla volta e ritornano più volte, trasformando il silenzio in un’eco profonda.

Il nome appartiene a Haxhi Ali Ulqinaku, marinaio e comandante albanese ricordato dalla tradizione locale per la sua attività sul Mare Adriatico. La sua figura è legata alla difesa delle imbarcazioni e delle comunità costiere dalle incursioni dei pirati e delle flotte nemiche. Secondo la leggenda più conosciuta, Haxhi Ali avrebbe utilizzato la grotta insieme al figlio come rifugio durante un inseguimento navale.

La grande cavità, del resto, offriva un riparo naturale alla barca e permetteva di sottrarsi alla vista dal largo. Ed entrando nella grotta, tra l’acqua scura e la roccia, viene spontaneo immaginare una piccola imbarcazione nascosta nella penombra e uomini intenti ad aspettare che il pericolo passasse.

La storia e la leggenda vanno però tenute distinte: il personaggio di Haxhi Ali appartiene alla memoria marittima albanese, mentre il racconto del rifugio nella cavità fa parte soprattutto della tradizione tramandata nel territorio. Proprio questa sovrapposizione ha contribuito alla fama della grotta.

La sua importanza attuale riguarda pure la tutela ambientale. La grotta si trova all’interno del Parco Marino Karaburun-Sazan, area protetta istituita per conservare uno dei tratti più preziosi della costa albanese, con fondali, habitat marini e una fascia costiera ancora fortemente naturale.

La visita alla grotta, tra acqua turchese, roccia e silenzio

La barca lascia il porto di Valona e prende la direzione della penisola. Il paesaggio urbano arretra, poi sparisce. Restano pendii brulli, falesie calcaree e il profilo della costa, spesso privo di costruzioni. Arriva poi l’ingresso della Grotta di Haxhi Ali, ovvero il momento più spettacolare.

Le imbarcazioni possono avvicinarsi all’apertura e, con condizioni marine favorevoli, entrare nella grande camera. Una volta spento il motore, muta completamente la percezione dello spazio. Il rumore del mare prende il posto del rombo del natante e la volta amplifica persino una frase pronunciata a bassa voce.

In una giornata serena la superficie assume tonalità che passano dal blu intenso al verde-azzurro, mentre il calcare crea zone di ombra e improvvisi bagliori. La fotografia viene quasi da sé, soprattutto vicino all’ingresso, con la sagoma scura della grotta incorniciata dal mare aperto.

La parte più suggestiva della visita consiste nell’avanzare con la barca verso l’interno e osservare la struttura della cavità dalla superficie dell’acqua. Con mare calmo, alcuni tour prevedono una sosta per il bagno. L’acqua limpida consente di osservare il fondale roccioso e piccoli organismi marini.

Maschera e boccaglio aiutano a guardare sotto la superficie, soprattutto nelle zone illuminate dalla luce esterna. Il fondale roccioso favorisce infatti una buona visibilità. Vale la pena fermarsi qualche istante senza musica né conversazioni, in quanto la conformazione della cavità restituisce i suoni con una profondità sorprendente.

Serve attenzione sulle rocce bagnate, soprattutto durante l’accesso alla barca o una sosta vicino alla parete. Scarpe da scoglio, costume, asciugamano, acqua, protezione solare e una custodia impermeabile per telefono e macchina fotografica sono sufficienti per affrontare la giornata. La prudenza assume particolare importanza con il mare mosso: le condizioni dell’Adriatico possono cambiare e l’ingresso nella cavità dipende dalla sicurezza della navigazione.

Dove si trova e come arrivare

La Grotta di Haxhi Ali si trova sulla penisola di Karaburun, circa 15 chilometri in linea d’aria da Valona, sul versante rivolto verso il mare aperto. L’area appartiene al Parco Marino Karaburun-Sazan, uno dei principali territori protetti dell’Albania. Alla grotta si arriva soltanto via mare: strade, sentieri e accessi terrestri conducono alla penisola, ma nessun percorso permette di raggiungere l’ingresso della cavità a piedi.

Valona rappresenta il punto di partenza più pratico. La città si trova circa 2 ore e 30 minuti in automobile da Tirana, con tempi variabili in base al traffico e alla stagione. Chi arriva dall’estero può atterrare all’aeroporto internazionale di Tirana e proseguire verso Valona in automobile, taxi, trasferimento privato oppure autobus.

Da Valona partono escursioni organizzate verso Karaburun con diverse formule. Alcune durano mezza giornata, altre occupano gran parte della giornata e aggiungono soste per il bagno, snorkeling e visite ad altre baie della costa.

Scoppia il trend del city-maxxing: i migliori itinerari per vedere 4 città in un viaggio

Par : elenausai10
18 août 2026 à 14:22

In un viaggio, basta una sola città a settimana? Seppur sempre più persone stiano preferendo scoprire una sola meta in modo più approfondito, c’è chi preferisce abbracciare un trend soprannominato city-maxxing. Cosa significa esattamente? Invece di fermarsi in un’unica destinazione, si attraversano più città, spesso in Paesi diversi, sfruttando spostamenti brevi e budget contenuti.

A fotografare il fenomeno è stata una ricerca di FlixBus, che ha analizzato le destinazioni europee servite dalla propria rete individuando itinerari con quattro tappe e spostamenti sempre sotto le cinque ore.

Partendo da questo spunto, abbiamo creato cinque itinerari, tra classici d’Europa e rotte meno battute.

Lubiana → Zagabria → Budapest → Bratislava

Un tuffo nella Mitteleuropa più autentica. Si parte da Lubiana, con il suo castello e i canali scenografici, per poi scendere a Zagabria tra caffè storici e mercati vivaci. Budapest regala terme, vita notturna nei ruin bar e un patrimonio architettonico da fotografare a ogni angolo. Chiude il cerchio Bratislava, piccola ma sorprendente, ideale per un ultimo giorno slow prima del rientro.

Venezia → Lubiana → Zagabria → Budapest

Un itinerario che parte dall’Italia e attraversa il confine quasi senza accorgersene. Da Venezia, con i suoi canali e le calli affollate, si passa alla quiete verde di Lubiana, poi alla vivacità di Zagabria, fino all’energia di Budapest. Un mix perfetto tra arte italiana e atmosfere balcaniche, con spostamenti sempre gestibili in giornata.

Marsiglia → Montpellier → Barcellona → Valencia

Il Mediterraneo come filo conduttore. Marsiglia apre le danze con il suo porto storico e i quartieri multiculturali, Montpellier aggiunge un tocco universitario e giovane. Poi si vola letteralmente in Spagna: Barcellona con Gaudí e la movida, Valencia con la Città delle Arti e delle Scienze e spiagge a due passi dal centro. Un itinerario dove cultura, mare e vita notturna vanno a braccetto.

Berlino → Praga → Breslavia → Cracovia

Un itinerario tra i più rapidi in assoluto, con poco più di dodici ore di spostamenti complessivi. Dopo Berlino e Praga si prosegue in circa tre ore verso Breslavia, terza città della Polonia, distribuita su una rete di isole collegate da oltre cento ponti. La sua piazza del mercato non ha nulla da invidiare a quella praghese, ma con molta meno folla.

Il viaggio si chiude a Cracovia, circa tre ore più a est: l’ex capitale reale della Polonia conserva uno dei centri medievali meglio preservati d’Europa, con l’ampia piazza Rynek Główny circondata da chiese gotiche, case colorate e caffè vivaci.

Venezia → Innsbruck → Monaco di Baviera → Zurigo

Infine, l’ultimo itinerario attraversa le Alpi cambiando paesaggio a ogni tappa. Si parte da Venezia per salire verso Innsbruck, circondata da montagne e con un centro storico compatto perfetto da girare in mezza giornata. Si prosegue verso Monaco di Baviera, tra birrerie storiche, il grande parco dell’Englischer Garten e una vita culturale sempre vivace. Il viaggio si chiude a Zurigo, tra il lago, il centro storico raccolto e un’atmosfera elegante, ma rilassata, ideale per un ultimo giorno di shopping e passeggiate lungo il fiume Limmat.

Weekend invernali nelle grandi città d’Europa, da scoprire con l’offerta Vueling

Par : elenausai10
18 août 2026 à 12:52

Con l’arrivo dell’inverno non è detto che i viaggi debbano fermarsi: anzi, è il momento giusto per organizzare un weekend nelle grandi capitali e città europee, magari lontano dagli itinerari più battuti.

Vueling lancia una nuova promozione valida dal 18 al 23 agosto 2026, con partenze comprese tra il 1° ottobre 2026 e il 31 marzo 2027. Un’occasione per scoprire il volto meno conosciuto di alcune delle città più amate d’Europa, tra quartieri autentici e angoli fuori dai circuiti turistici.

Da Firenze a Londra

Oltre alle icone più fotografate Londra, raggiungibile da Firenze con voli a partire da 23 euro, nasconde angoli che raccontano un’altra storia della capitale. Nel cuore brutalista della Barbican Estate si trova una delle serre più grandi della città, con oltre 1.500 specie botaniche tra cui perdersi lontano dal caos delle tappe più turistiche.

A Holland Park, invece, il Kyoto Garden ricrea l’atmosfera di un giardino giapponese, tra cascate, carpe koi e fioriture stagionali. Per chi cerca spazi più ampi, il Richmond Park si estende su oltre 1.000 ettari di natura protetta, con la Isabella Plantation e le sue azalee giapponesi tra le zone più suggestive. A nord, il villaggio di Highgate regala invece un’atmosfera quasi di campagna, con collegamenti comodi verso il centro e passeggiate fino a Hampstead Heath.

Da Roma Fiumicino a Valencia

Terza città della Spagna, Valencia va scoperta lontano dai percorsi più scontati con voli da Roma Fiumicino a partire da 50 euro. Si parte dalla Estación del Norte, edificio modernista rivestito di mosaici colorati che raccontano la storia cittadina, per poi perdersi tra i vicoli di Russafa, quartiere multiculturale pieno di murales, locali e una scena musicale sempre viva.

Da non perdere Sombreros Albero, la cappelleria più antica del paese (1820), tappa perfetta per chi ama l’artigianato locale, magari accompagnata da un horchata nei caffè del Mercado Colón. Per un tuffo nella natura urbana, i Giardini del Turia offrono un lungo percorso ciclabile verde nel cuore della città, mentre il quartiere di Carme, con il suo centro culturale ospitato in un antico cortile gotico, regala un’atmosfera sospesa nel tempo, arricchita dalla luce che ha reso celebre il pittore valenciano Joaquín Sorolla.

Da Firenze a Madrid

Infine, sempre da Firenze, voli da 50 euro vi porteranno a Madrid. Nonostante le dimensioni, conserva un’anima quasi da quartiere: un buon punto di partenza per scoprirla fuori dai percorsi battuti è il Parque del Oeste, ideale per una passeggiata la domenica tra il Palazzo Reale, Plaza de España e il Tempio di Debod, fino a raggiungere spazi verdi che regalano un’illusione di campagna nel cuore della città.

Oltre ai grandi musei come il Prado o il Thyssen, vale la pena esplorare realtà più raccolte come il Museo Cerralbo, il Museo del Romanticismo o la Caixa Forum, spesso meno affollate, ma di livello altissimo. Chi ama camminare con il naso all’insù troverà nei tetti della capitale spagnola un museo a cielo aperto, tra cupole, sculture e forme sorprendenti, uno spettacolo che si completa con una tappa al Parco del Capricho.

Il Times svela l’alternativa a Milano: è la “Leonessa”, una città tutta da scoprire

18 août 2026 à 12:01

A soli 40 minuti di treno da Milano si trova una città che custodisce un patrimonio storico sorprendente, ma che continua a rimanere lontana dai grandi flussi turistici. È Brescia, “La Leonessa” d’Italia (all’interno del castello della città si può visitare il Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia), protagonista di un recente racconto del The Times che la indica come una splendida alternativa alla seconda città più grande d’Italia. Un luogo dove archeologia, arte, tradizioni e vita quotidiana si incontrano in un centro storico ricco di piazze, chiese e musei.

Brescia, tra archeologia romana, chiese e piazze

Per molto tempo Brescia è stata associata soprattutto alla sua anima industriale. In realtà, come sottolinea Cinzia Pasini, fondatrice dell’agenzia di guide turistiche locali Arte Con Noi, la città conserva un patrimonio storico di grande valore. Il Castello arroccato sul colle Cidneo ne è un esempio.
Nel 2023 Brescia è stata Capitale Italiana della Cultura e oggi rappresenta una meta ideale per un city break alla scoperta di un’Italia meno conosciuta.

Il cuore della città è Piazza della Loggia, dominata dal celebre orologio astronomico del XVI secolo, con le figure meccaniche in rame conosciute come “i pazzi delle ore”. Poco distante si apre Piazza Paolo VI, dove sorgono le due cattedrali cittadine (Duomo Nuovo e Duomo Vecchio). Brescia sorprende anche per il numero delle sue chiese: sono almeno 60 quelle comprese entro le antiche mura.

Tra le numerose chiese del centro storico, San Faustino è un ottimo punto di partenza. Dedicata a uno dei santi patroni della città, conserva gli affreschi dell’altare di Tiepolo e un’elegante facciata in marmo Botticino realizzata dallo scultore Giuseppe Cantone. Merita una visita anche Santa Maria del Carmine, dove si possono ammirare l’Annunciazione di Pieter de Witte e una suggestiva Lamentazione per Cristo morto, composta da figure in terracotta a grandezza naturale. Un dettaglio curioso si trova nel pavimento: un disco di legno segnala la presenza dell’“Antico Fiume” e, sollevando una corda, è possibile ascoltare il rumore delle acque del fiume Bova che scorrono proprio sotto la chiesa.

Tra le tappe più importanti c’è Brixia, il sito archeologico romano meglio conservato del Nord Italia e patrimonio UNESCO, dove si trova il Capitolium e la celebre Vittoria Alata, statua bronzea del I secolo. Scoperta nel 1826 e sottoposta a un importante intervento di restauro terminato nel 2020, è oggi nuovamente esposta nella sua sede originaria. Quest’anno ricorre il 200° anniversario della sua scoperta.

Da non perdere anche il Museo di Santa Giulia, ospitato nell’antico monastero benedettino femminile costruito nel 753 d.C. dal re longobardo Desiderio. I suoi oltre 14.000 metri quadrati raccontano la storia della città attraverso edifici romani, la Basilica di San Salvatore e l’Oratorio di Santa Maria in Solario del XII secolo, dove veniva custodito il tesoro del monastero.

La città di Bescia è stata elogiata dal The Times
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Il Dom all’alba, Brescia

Una città da vivere

Brescia non è soltanto una destinazione culturale. Il quartiere Carmine, un tempo considerato problematico, oggi è in piena rinascita grazie alle botteghe e ai laboratori artigiani e al progetto Make in Brescia, che permette di partecipare a vari laboratori e conoscere da vicino il lavoro di ceramisti e restauratori.

Il sabato mattina il mercato che si sviluppa intorno a Piazza della Loggia restituisce invece un’immagine autentica della città, tra formaggi, salumi, frutta, verdura, pasta e prodotti della tradizione. A tavola si possono assaggiare specialità bresciane legate al territorio, mentre per l’aperitivo c’è il pirlo, preparato con vino bianco e Campari.

Tra monumenti, musei, botteghe e sapori locali, Brescia conserva così un carattere autentico e sorprendentemente discreto: proprio quella combinazione che il The Times considera la sua forza e che la rende una delle alternative più interessanti a Milano.

Brescia valida alternativa a Milano secondo il The Times
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Piazza della Loggia, Brescia

La Grecia apre 126 luoghi storici gratis sotto la luna piena: ecco dove andare

18 août 2026 à 11:00

La Grecia si prepara a vivere una delle notti più suggestive dell’estate. In occasione della luna piena di agosto il Paese spalancherà le porte del proprio patrimonio archeologico con un’iniziativa che permetterà di visitare gratuitamente 126 siti archeologici, monumenti, luoghi storici e musei. L’appuntamento principale è fissato per venerdì 28 agosto 2026 e coinvolgerà località da nord a sud, molte delle quali resteranno aperte anche dopo il tramonto.

L’iniziativa, organizzata ogni anno dal Ministero della Cultura greco, trasforma così alcuni dei luoghi più importanti della storia ellenica in scenari ancora più affascinanti, illuminati dalla luce della luna. Dei 126 luoghi coinvolti, 61 ospiteranno eventi culturali, mentre altri 65 saranno semplicemente accessibili gratuitamente, generalmente dalle 19:30/20 fino alle 23/24.

Da Delfi all’antica Olimpia

Tra i luoghi da segnare in agenda se in quei giorni ci si trova in Grecia, c’è Delfi, l’antico santuario dove arrivavano visitatori da ogni parte del mondo greco per consultare l’Oracolo. Durante la serata sarà possibile accedere all’area fino alla terrazza del Tempio di Apollo, in un’atmosfera particolarmente suggestiva dopo il tramonto.

Un altro appuntamento imperdibile sarà quello con l’antica Olimpia, considerata la culla dei Giochi Olimpici. Il sito archeologico e il museo apriranno al pubblico e sono previste anche visite guidate condotte da archeologi. La città medievale fantasma di Mystras, a Sparta, ospiterà invece un evento musicale.

Ad Atene, invece, il Museo dell’Acropoli offrirà un’occasione speciale legata alla cultura greca antica. Il museo sarà aperto dalle 9 del mattino fino a mezzanotte, con visita gratuita alla mostra temporanea dedicata all’arte greca antica ritrovata in Italia.

In Epiro, il Nekromanteion di Acheronte regalerà invece un’esperienza dal fascino quasi misterioso. Secondo le antiche credenze, questo luogo era considerato un ingresso verso l’oltretomba e proprio la sua atmosfera notturna renderà la visita sotto la luna piena particolarmente suggestiva. Poco distante si trova Dodona, ritenuto il più antico santuario oracolare della Grecia, legato alla quercia sacra di Zeus. Il sito sarà accessibile gratuitamente dalle 20 a mezzanotte.

Aperti 126 luoghi storici gratis in Grecia sotto la luna piena
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Il Tempio di Apollo a Delfi

Da Creta alla Calcidica

Anche le isole greche parteciperanno alla grande festa della luna piena. A Creta, il complesso del palazzo minoico di Malia ospiterà un’esibizione dal vivo del cantante greco Manolis Mitsias accompagnato da un coro. A Gortina, invece, l’attenzione si concentrerà sulle antiche iscrizioni: qui si trova una delle più importanti testimonianze legislative dell’antichità greca, incisa direttamente nella pietra. A seguire la serata sarà allietata dalla musica.

Altri scenari da non perdere sono il Castello di Nafpaktos, fortezza veneziana affacciata sul Golfo di Corinto, dove il riflesso della luna sull’acqua promette un colpo d’occhio particolare, e il Santuario di Ammon Zeus, in Calcidica, dove è prevista una rappresentazione dell’opera Orfeo ed Euridice.

Il programma non si limiterà alla notte del 28 agosto: sono infatti previste iniziative anche il 26, 27, 29 e 30 agosto, tra concerti, spettacoli teatrali, danza, mostre e visite guidate. L’elenco dei 126 siti coinvolti, con orari e programmi aggiornati per questa 27ª edizione è pubblicato sul sito del Ministero della Cultura greco ma può subire variazioni.

La Grecia apre 126 luoghi storici gratis per la luna piena
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Veduta aerea delle rovine del palazzo minoico a Malia

Un autunno inaspettato tra isole, città e magia con la promo flash Ryanair

18 août 2026 à 09:48

Una nuova promo flash Ryanair permette di risparmiare 20 euro sui voli di andata e ritorno e di organizzare una fuga per dare il benvenuto all’autunno. È possibile prenotare entro il 19 agosto 2026 per viaggiare dal 1° settembre al 31 ottobre 2026.

Tra le opportunità spuntano alcune combinazioni particolarmente interessanti, perfette per chi vuole concedersi qualche giorno fuori stagione senza spendere troppo. Abbiamo selezionato tre idee di viaggio da Napoli, Pescara e Milano.

Il Paese migliore al mondo per i pensionati non è quello che immagini: la classifica

18 août 2026 à 07:30

Qual è il Paese migliore al mondo per viaggiare dopo i 60 anni? La risposta potrebbe sorprendere: non è l’Italia, non è la Francia e nemmeno la Svizzera, ma il Giappone. A stabilirlo è una nuova classifica realizzata da Firebird Tours, aggiornata al 24 luglio 2026, che ha messo a confronto 100 Paesi prendendo in considerazione sette fattori pensati specificamente per i viaggiatori senior: presenza della popolazione over 65, agevolazioni per gli anziani nei musei e sui trasporti, facilità di spostamento a piedi, qualità della sanità, sicurezza e disponibilità di esperienze culturali e gastronomiche.

À partir d’avant-hierSiViaggia

Bandite di Scarlino: tre spiagge uniche in Toscana da raggiungere solo a piedi

17 août 2026 à 17:30

Le Bandite di Scarlino sono una ampia riserva naturale che dalle alture dell’entroterra della zona settentrionale della Maremma, in Toscana, scende fino al Tirreno. Il territorio coinvolto, che tocca i comuni di Scarlino, Castiglione della Pescaia, Follonica e Gavorrano, custodisce una delle porzioni di costa più selvagge e integre di tutta la regione, un luogo fantastico per chi ama vivere il mare in modo vero e diretto.

Il nome un po’ curioso della riserva, che potrebbe far pensare a qualcosa di proibito, deriva a dire il vero dai bandi che, nei secoli passati, venivano indetti per la vendita di lotti di bosco. Le tracce della presenza umana in questo angolo di Maremma, in realtà, sono molto più antiche: la zona conserva testimonianze di insediamenti risalenti alla preistoria e all’epoca etrusca, come dimostrano i resti di una necropoli che si trova non lontano dai sentieri oggi percorsi da chi vuole raggiungere le dorate spiagge che adornano la costa. E in effetti proprio l’assenza di strade che conducano direttamente in riva al mare è ciò che ha permesso a questo tratto di litorale di conservare un aspetto autentico e incontaminato.

Le spiagge delle Bandite di Scarlino, infatti, si raggiungono solamente a piedi, in bicicletta o a cavallo, attraversando una fitta rete di sentieri che si snodano tra pinete e profumata macchia mediterranea. Tre sono le calette che meritano una visita, ognuna con un carattere diverso: Cala Violina, Cala Martina e Cala Civette.

Cala Violina

La spiaggia più celebre del trittico delle Bandite di Scarlino è senza dubbio Cala Violina, una piccola baia sabbiosa racchiusa tra due promontori che nel corso degli anni è diventata una delle destinazioni marittime simbolo di questo tratto di costa.

Cala Violina, una delle spiagge raggiungibili solo a piedi delle Bandite di Scarlino
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Veduta di Cala Violina

Il suo pittoresco nome nasce da una particolarità: la sua sabbia bianca e finissima è composta da minuscoli granelli di quarzo e, quando il silenzio sulla spiaggia è massimo, il rumore prodotto dai passi camminandoci sopra a piedi nudi produce un fruscio che ricorda vagamente il dolce vibrare delle corde di un violino.

Piccolo paradiso che abbina litorale chiaro e dorato a acque particolarmente limpide, più volte premiata da Legambiente come una delle undici spiagge più belle d’Italia, e perfetta per chi ama lo snorkeling, Cala Violina è oggi tutelata da un sistema ad accesso limitato per contingentare il numero dei visitatori in estate e preservarne l’ecosistema. Dall’inizio di giugno e fino a metà settembre è necessario prenotare il proprio ingresso, versando un piccolo contributo.

Cala Violina, nelle Bandite di Scarlino
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Panoramica su Cala Violina, la più celebre delle spiagge delle Bandite di Scarlino

Cala Violina si raggiunge percorrendo un breve sentiero, poco più corto di due chilometri a partire dal parcheggio a pagamento più vicino, a Val Martina. La camminata in questo angolo di Maremma è piacevole: si supera una breve salita per oltrepassare una bassa collina passeggiando all’ombra di una folta pineta, che occlude la vista sul mare anche per tutta la discesa, fino a quando non si sfocia sulla sabbia e la spiaggia non appare come una visione abbagliante, da sogno. Cala Violina è raggiungibile anche in bicicletta, con bici gravelmountain bikes.

Cala Martina

Poco più a nord di Cala Violina si incontra Cala Martina, una spiaggia di sassi rotondi e levigati dal mare, stretta e lunga, racchiusa tra Punta Francese a settentrione e l’omonima Punta Martina a meridione. Le sue acque sono limpide quanto quelle della spiaggia vicina, ma l’atmosfera che si respira qui è ancor più selvaggia e appartata, complice una minore notorietà e la particolare conformazione della caletta. In più l’acqua cristallina e il fondale sassoso la rendono ideale per utilizzare maschera e boccaglio ed esplorarne i dintorni.

Oltre alla sua bellezza naturale, fu proprio su questa spiaggia che, nel 1849, Giuseppe Garibaldi si imbarcò per fuggire verso Genova, braccato dalle truppe austriache e con il cuore ancora colmo di dolore per la perdita della compagna Anita, morta pochi giorni prima. Dopo aver attraversato l’Appennino e la Toscana, scortato da un gruppo di patrioti che di tappa in tappa lo accompagnarono da Firenze fino a Scarlino, l’eroe dei due mondi trovò proprio nei boschi della Bandita l’ultimo rifugio prima di lasciare la penisola insieme al fedele comandante Leggero. Ancora oggi, poco prima di arrivare alla cala, un piccolo monumento ricorda quell’episodio e i patrioti che aiutarono Garibaldi in quei giorni concitati.

Cala Martina si può raggiungere solo a piedi e in bicicletta. Il modo migliore per farlo è percorrere il sentiero che parte dal porto del Puntone di Scarlino, raggiunge Punta Francese, scende al monumento a Garibaldi e quindi conduce alla bella spiaggia sassosa. L’intero percorso misura circa tre chilometri di continui saliscendi in una zona costiera che alterna tratti immersi nel bosco a magnifici panorami sulla costa e verso occidente, peraltro con la possibilità di scorgere la sagoma dell’isola d’Elba all’orizzonte.

Cala Civette

Più a sud di Cala Violina, invece, sorge Cala Civette. È separata dalla spiaggia vicina dal promontorio di Punta Le Canne e delimitata a sud dalla foce del fiume Alma, poco prima che la costa lasci il posto alla lunga distesa sabbiosa che caratterizza Punta Ala. Su un tornito promontorio sopra la foce del fiume sorge Torre Civette, antico edificio a scopo di avvistamento oggi trasformato in dimora privata, ma che con la sua sagoma bianca domina la spiaggia in maniera scenografica.

Come Cala Martina, anche questa spiaggia è ad accesso libero, raggiungibile a piedi seguendo la rete sentieristica che collega le tre cale delle Costiere di Scarlino, la sotto-area protetta delle Bandite che si cura della conservazione del litorale. Per arrivare a Cala Civette si percorre in auto la strada vicinale di Pian d’Alma, la si lascia in un apposito, piccolo parcheggio a pagamento e si imbocca il sentiero che la raggiunge. Il percorso misura circa due chilometri e mezzo, con una buona dose di salita. La fatica viene ricompensata subito prima del breve, ripido tratto di discesa in spiaggia, quando ci si affaccia dal promontorio settentrionale che chiude la cala e la si può ammirare dall’alto in tutta la sua bellezza.

Cala Civette, la più meridionale delle spiagge delle Bandite di Scarlino
Lorenzo Calamai
Cala Civette, la più meridionale delle spiagge delle Bandite di Scarlino

Cala Civette è probabilmente la meno frequentata delle spiagge delle Bandite di Scarlino: una grande lingua di sabbia dorata alle cui spalle sorge una fitta pineta, chiusa da due promontori rocciosi. Il mare qui è spesso calmo, la risacca coccola con il suo rumore bianco chi vi si avventura, lo sguardo si perde verso l’orizzonte azzurro in cui mare e cielo si fondono in una cosa sola.

Il pazzesco castello a scacchiera tra fossati, giardini italiani e strane sculture: è Jehay in Belgio

17 août 2026 à 16:30

Arrivando a Jehay, nella campagna della provincia di Liegi, oltre un’ampia distesa d’acqua compare un castello circondato da un fossato che ne segue i contorni e riflette le pietre chiare e scure della facciata. La sagoma è elegante e quasi fiabesca, ma nei fatti quell’aspetto racconta una storia fatta di potere, alleanze matrimoniali, guerre locali e trasformazioni architettoniche durate secoli. Tuttavia, il dettaglio che cattura subito lo sguardo è la sua facciata a scacchiera, una combinazione di pietra chiara e più scura che disegna sulla superficie del maniero un motivo geometrico di grande forza visiva.

Non vi sorprenderà infatti sapere che la struttura è considerata unica in Europa. Ma di cosa stiamo parlando? La risposta è: del Castello di Jehay, classificato tra i beni del Patrimonio eccezionale della Vallonia.  La visita, però, ha oggi un carattere particolare: il corpo principale è interessato da lavori di restauro e gli ambienti interni sono temporaneamente esclusi dal normale percorso.

La parte più interessante dell’esperienza si sposta così all’esterno, tra il cortile, il fossato, il parco e il grande giardino storico. Nonostante tutto è una fortuna, perché proprio il paesaggio permette di cogliere una delle anime più originali di Jehay.

Breve storia del Castello di Jehay

La storia di questo sito del Belgio inizia molto prima della sua famosa facciata rinascimentale. L’area paludosa attorno a Jehay possedeva già una funzione strategica in epoca celtica. In seguito i Romani trasformarono il posto in un castrum, struttura fortificata destinata al controllo del territorio. La posizione continuò a conservare importanza anche in epoca carolingia, quando il presidio romano lasciò spazio a una nuova fortificazione.

La data della prima vera costruzione castellana resta incerta. Tra il XII e il XIII secolo la proprietà passò attraverso diverse famiglie nobiliari. Nel XIV secolo il castello apparteneva ad Arnould de Jehain, mentre nel secolo successivo entrò nelle vicende turbolente del Principato di Liegi. Wathieu Datin ne fu proprietario nel primo quarto del ‘400, prima di essere bandito nel 1428 in seguito alla sua ribellione contro il principato.

Nel 1483 arrivò ai De Sart per via matrimoniale. Le guerre tra il principe-vescovo Jean de Hornes e la famiglia De la Marck provocarono nuovi danni alla struttura alla fine del XV secolo. La grande svolta ci fu intorno al 1550, quando un esponente dei De Sart ricostruì il castello conferendogli gran parte dell’impronta rinascimentale ancora visibile oggi.

Nel 1567 Jehay passò ai De Mérode, che conservarono la proprietà per quasi 150 anni e avviarono ulteriori campagne edilizie. Nel 1720 Lambert Amand van den Steen, signore di Saive in Hesbaye e consigliere privato del principe-vescovo di Liegi, acquistò la tenuta. La sua discendenza assunse il nome Van den Steen de Jehay e rimase legata alla dimora fino al XX secolo.

L’ultimo proprietario fu il conte Guy van den Steen de Jehay, figura fondamentale per l’aspetto attuale del parco. Nel 1978 cedette castello, tenuta e parte delle collezioni alla Provincia di Liegi, mantenendo l’usufrutto. Alla sua morte, nel 1999, la Provincia divenne proprietaria a pieno titolo.

La visita tra castello, collezioni e giardini

Oggi il percorso ha il suo centro all’aperto. Prima ancora di raggiungere il parco, vale la pena fermarsi davanti alla facciata e osservarne la trama. Le pietre chiare e scure costruiscono una sorta di enorme motivo geometrico, particolarmente suggestivo quando la luce cambia durante la giornata. Il fossato aggiunge un secondo elemento scenografico e crea quella curiosa sensazione di edificio posato sull’acqua.

Castello di Jehay, Belgio
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Visitando il Castello di Jehay

Gli interni sono interessati dai lavori di restauro, perciò la visita ordinaria privilegia gli spazi esterni e le dipendenze storiche, nelle quali vengono allestite esposizioni permanenti dedicate alle collezioni del castello. Tra gli allestimenti figurano il Cabinet de curiosités de Jehay, dedicato al gusto per gli oggetti insoliti e le raccolte preziose, e altre esposizioni che permettono di conoscere meglio il patrimonio artistico della tenuta. In base alla programmazione possono inoltre esserci eventi e iniziative temporanee.

Il progetto paesaggistico del parco, invece, segue il modello del giardino all’italiana, con assi prospettici, aiuole, giochi d’acqua, alberi importanti e lunghi filari di tigli allevati secondo forme regolari. La geometria della vegetazione dialoga curiosamente con quella della facciata, creando un filo conduttore che attraversa l’intera proprietà.

Tra gli elementi più curiosi c’è una ghiacciaia del XIX secolo, costruita per conservare il ghiaccio naturale raccolto durante l’inverno. È uno di quei dettagli che raccontano la vita quotidiana delle grandi tenute meglio di una lunga spiegazione, perché dietro una semplice struttura si nasconde l’antica organizzazione domestica necessaria alla conservazione degli alimenti prima dell’arrivo dei moderni sistemi di refrigerazione.

Il percorso conduce poi verso il grande orto-giardino storico ottocentesco, recentemente restaurato. Occupa circa 1 ettaro ed è racchiuso da un muro in mattoni. Al suo interno trovano spazio varietà antiche di ortaggi, piante aromatiche, fiori commestibili, alberi da frutto e rose. Le coltivazioni vengono rifornite anche grazie all’Institut Provincial d’Enseignement Agronomique de La Reid, mantenendo vivo il legame fra il patrimonio storico e la cultura agricola locale.

Una sorpresa arriva lungo i sentieri del parco. Tra il verde ci sono infatti sculture in bronzo dalle forme apertamente erotiche, opera dello stesso conte Guy van den Steen de Jehay, l’uomo che ridisegnò il parco nella sua configurazione più recente. Il percorso può concludersi attraversando la zona boscosa fino al cortile del castello. Tornando verso la facciata a scacchiera, dopo aver visto alberi, ortaggi, statue e prospettive verdi, l’edificio appare ancora diverso: la pietra torna protagonista e il fossato ricompone la scena iniziale.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Jehay si trova al 1 Rue du Parc, 4540 Amay, nella provincia di Liegi, in Vallonia. La tenuta sorge a nord dell’abitato di Amay, in una zona rurale caratterizzata da campi, piccoli centri e paesaggi agricoli. L’auto rappresenta la soluzione più semplice per raggiungere direttamente il complesso, che dispone di parcheggio. La posizione permette inoltre di inserirlo in un itinerario più ampio attraverso le Terres-de-Meuse, territorio attraversato dalla Mosa e ricco di castelli, abbazie e antichi borghi.

Amay merita infatti una tappa anche al di là di Jehay: il paese conserva un patrimonio storico importante e si trova lungo il corso della Mosa, con antichi siti industriali riconvertiti in aree naturali. Nei dintorni si incontrano inoltre l’Abbazia di Paix-Dieu e la collegiata di Sainte-Ode e Saint-Georges, due posti che consentono di proseguire il viaggio tra architettura religiosa, storia locale e paesaggio vallone.

Kate e William, la strana regola che devono rispettare quando volano

17 août 2026 à 15:30

Mentre noi comuni mortali prenotiamo viaggi nella classe più economica sempre rincorrendo il risparmio, i vip e i grandi potenti del mondo volano nelle classi più alte… O forse non sempre. Una curiosa indiscrezione sui viaggi dei reali britannici arriva dal racconto di Helena Ford, ex assistente di volo di British Airways ed ex concorrente di Love Island.

Durante un’intervista al podcast Private Parts, Ford ha raccontato di aver avuto a bordo il principe William e Kate Middleton e ha svelato quello che, secondo la sua esperienza, sarebbe un particolare protocollo applicato ai loro viaggi sui voli di linea: i principi del Galles non potrebbero occupare la cabina più alta disponibile sull’aereo.

La testimonianza ha attirato l’attenzione proprio per il contrasto tra lo status della coppia e una regola che, almeno sulla carta, li porterebbe a rinunciare alla classe più esclusiva. Ford, però, non ha presentato documenti o indicato una disposizione ufficiale della famiglia reale: si tratta quindi di un racconto personale, non di un protocollo formalmente confermato da Kensington Palace.

Niente First Class per William e Kate

Secondo Helena Ford, la regola sarebbe piuttosto semplice: William e Kate non potrebbero viaggiare nella classe più alta presente sul volo. Se l’aereo disponesse della First Class, la coppia dovrebbe quindi sistemarsi in Business Class. Nel caso in cui la First non fosse disponibile e la Business fosse la categoria superiore, dovrebbero invece viaggiare in Traveller Plus, ovvero la Premium Economy di British Airways.

Ford ha raccontato di aver incontrato i due reali proprio durante uno di questi viaggi. Sull’aereo in questione era presente la First Class, ma William e Kate avrebbero occupato la Business insieme al proprio corpo di sicurezza. Secondo il suo racconto, l’intera cabina Business sarebbe stata riservata agli uomini della sicurezza, mentre la coppia avrebbe viaggiato vestita in modo volutamente poco appariscente per attirare meno attenzione. Anche i nomi utilizzati durante la prenotazione sarebbero stati diversi da quelli reali. Il presunto limite alla First Class sarebbe legato, secondo quanto emerso dal racconto, anche al tema dei costi sostenuti con denaro pubblico.

William e Kate già fotografati in First Class

Esiste comunque un precedente documentato che sembra contraddire l’idea di un divieto assoluto. Nel novembre 2022, William e Kate volarono con British Airways da Londra a Boston, dove erano attesi per la seconda edizione dell’Earthshot Prize, e furono fotografati proprio nella cabina First Class. Le immagini e le testimonianze dei passeggeri confermarono che la coppia aveva viaggiato nella parte più esclusiva dell’aereo. Quella scelta aveva inoltre un significato particolare: i principi avevano preferito un volo commerciale a un jet privato per il viaggio negli Stati Uniti, nell’ambito di una trasferta fortemente legata ai temi della sostenibilità e della lotta al cambiamento climatico.

Anche in altre occasioni i reali hanno scelto di volare come normali passeggeri. Kate, per esempio, nel 2022 è stata vista viaggiare in Economy con i figli George, Charlotte e Louis durante uno spostamento verso la Scozia. Per questo motivo, la rivelazione di Helena Ford va letta soprattutto come una testimonianza relativa a specifici viaggi e non come una regola ufficiale universalmente applicata. Le modalità di viaggio dei reali possono infatti cambiare in base alla destinazione, agli impegni ufficiali, alla sicurezza e alle circostanze.

Dove andare in Italia a settembre, 5 mete da vivere senza la folla di agosto ed eventi imperdibili

17 août 2026 à 14:30

Per chi si può permettere una vacanza al di fuori del calendario classico delle ferie estive, settembre è un mese ideale per viaggiare in Italia. A settembre il picco dell’estate è ormai alle spalle, le temperature diventano più sopportabili, le località turistiche iniziano a respirare e le giornate regalano ancora abbastanza luce per vivere mare, borghi, passeggiate e pranzi all’aperto. Anche la presenza dei turisti tende a diminuire e, in molte destinazioni, si possono trovare condizioni di prezzo più interessanti rispetto alle settimane centrali di agosto.

Da nord a sud, il mese di settembre offre così un’Italia diversa, fatta di vendemmie, festival gastronomici, natura che cambia colore e grandi eventi sul lago. Ecco 5 destinazioni da segnare in agenda per le vacanze di settembre.

Trapani e le Egadi, Sicilia

La Sicilia è una delle destinazioni che meglio interpretano il fascino del mese di settembre. Nel territorio di Trapani e dell’arcipelago delle Egadi, il mare conserva ancora il suo carattere estivo mentre il caldo più intenso lascia spazio a giornate più piacevoli per esplorare borghi, saline, riserve naturali e località costiere. E, soprattutto, ci si lascia alle spalle la calca di agosto che affolla anche le calette più silenziose delle Egadi.

San Vito lo Capo, Sicilia
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Veduta di San Vito Lo Capo, Trapani

Il grande appuntamento del mese è il Cous Cous Fest, in programma nella vicina San Vito Lo Capo dal 18 al 27 settembre 2026. Per dieci giorni il celebre borgo siciliano diventa un vero e proprio crocevia internazionale dedicato al cous cous e all’integrazione culturale. Le Case del Cous Cous e l’Expo Village saranno aperti ogni giorno dalle 12 a mezzanotte sul lungomare e nelle vie centrali del paese, con degustazioni, prodotti del territorio, cooking show e competizioni tra chef provenienti da diversi Paesi.

Langhe, Piemonte

Tra colline, vigneti e borghi, le Langhe sono una delle destinazioni italiane che acquistano ancora più fascino con l’arrivo dell’autunno. Settembre coincide infatti con uno dei momenti più importanti dell’anno per questo territorio: la vendemmia.

Vigne, Barolo, Langhe
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Le vigne del Barolo in autunno

Alla Cascina Fontanette, a Santo Stefano Belbo, la Festa della Vendemmia propone dal 12 settembre al 4 ottobre 2026 un’esperienza dedicata anche alle famiglie: si può partecipare alla raccolta dell’uva e alla pigiatura manuale, visitare i vigneti e la cantina e accompagnare l’esperienza con degustazioni di prodotti della tradizione locale. Un altro appuntamento da segnare è in programma sabato 5 e domenica 6 settembre 2026 al Villaggio Narrante di Fontanafredda, a Serralunga d’Alba. Due giornate con musica, spettacoli, street food, attività per grandi e bambini e, naturalmente, la tradizionale pigiatura dell’uva a piedi nudi.

Valle del Casentino, Toscana

Per una vacanza lontana dal turismo balneare, la Valle del Casentino, in Toscana, è un’alternativa completamente diversa. Qui settembre segna il passaggio dall’estate all’autunno e il paesaggio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna comincia lentamente a cambiare volto.

Casentino, Toscana
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Sguardo sulla Valle del Casentino

I boschi regalano temperature più gradevoli per le escursioni e le prime sfumature autunnali, mentre la fauna selvatica diventa protagonista di uno degli spettacoli naturali più suggestivi della stagione: il bramito dei cervi. Ma il Casentino non è solo natura, è anche un territorio dove inserire nel viaggio luoghi di grande valore storico e spirituale come la Fraternità di Romena, la Pieve di Romena e il Castello di Romena, immersi in un paesaggio che invita naturalmente alla lentezza.

Lago di Garda

Il Lago di Garda è una di quelle destinazioni che continuano a funzionare benissimo anche quando l’estate entra nella sua fase finale. Anche il calendario degli eventi rende il Garda particolarmente interessante in questo periodo. Tra gli appuntamenti più importanti c’è la 76ª CentoMiglia Internazionale del Garda, in programma il 5 e 6 settembre 2026, storica regata organizzata dal Circolo Vela Gargnano e capace di coinvolgere diverse località del lago.

Riva del Garda, sulla sponda settentrionale del lago
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Riva del Garda, sulla sponda settentrionale del lago

A Salò, dal 17 al 20 settembre, torna inoltre Salò Botanica, mostra-mercato dedicata a piante e fiori che anima il lungolago e il centro storico. Dall’altra parte del lago, Castelnuovo del Garda celebra invece la 60ª Festa dell’Uva, appuntamento che lega tradizione, territorio ed enogastronomia e che nel 2026 sarà accompagnato anche da iniziative culturali ed esperienziali.

I borghi dell’Umbria

L’Umbria a settembre è una destinazione perfetta per chi vuole staccare davvero, magari con un itinerario tra Assisi, Spello, Bevagna, Spoleto e Montefalco, che sappia alternare arte, natura ed enogastronomia.

Veduta aerea della Basilica di San Francesco d'Assisi e del centro storico, Umbria
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Veduta aerea della Basilica di San Francesco d’Assisi, Patrimonio UNESCO

A settembre non mancano nemmeno gli appuntamenti. Ad Assisi, il 5 settembre è in programma la Marcia delle Otto Porte, mentre a Scheggino, il 6 settembre, si svolge la SpoletoNorcia Gravel, occasione interessante per scoprire il territorio su due ruote. Sempre durante il mese proseguono inoltre eventi culturali e iniziative nei borghi umbri, mentre il Festival Internazionale Green Music arriva fino al 20 settembre 2026 tra Montefalco e Assisi.

È più alta del Cristo di Rio: la gigantesca Madonna appena inaugurata in Europa

17 août 2026 à 13:00

Molti pensano al Ferragosto come quella data in cui è d’obbligo una grigliata tra amici e un tuffo di mezzanotte al mare, eppure il 15 agosto è anche una ricorrenza religiosa, ovvero il giorno in cui si celebra l’Assunzione della Madonna in cielo.

A festeggiare quest’anno c’è una nuova presenza monumentale entrata nel paesaggio della Polonia centrale: è la Madonna di Konotopie, una gigantesca statua della Vergine Maria alta 55,6 metri, inaugurata infatti proprio il 15 agosto 2026 in occasione della solennità della festa religiosa. Un’opera destinata a diventare un nuovo punto di riferimento per il turismo religioso e per chi attraversa questa parte della Polonia, grazie alle sue dimensioni che la rendono più alta sia del celebre Cristo Redentore di Rio de Janeiro sia del Cristo Re dell’Universo di Świebodzin.

Già alla cerimonia hanno preso parte centinaia di fedeli e autorità religiose, con la presenza dell’ex presidente polacco Lech Wałęsa. Il programma ha incluso la recita del rosario, una Messa presieduta dal vescovo di Włocławek Krzysztof Wętkowski e la successiva benedizione del monumento, con due elicotteri che hanno sorvolato la statua lasciando cadere nel cielo una pioggia di petali di rose rosse.

La nuova Madonna di Konotopie

Per aver superato in altezza e maestosità il Cristo Redentore brasiliano (circa 38 metri) la nuova Madonna della Misericordia deve avere misure sbalorditive: progettata dallo scultore Adam Jakub Matejkowski, in cemento armato e acciaio, la statua in sé supera i 40 metri ma si colloca anche sopra un basamento alto circa 15 metri, a forma di corona.

Madonna di Konotopie, Polonia
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Vista frontale della Madonna di Konotopie

Il basamento, inoltre, ospita una terrazza panoramica, raggiungibile tramite scale o ascensore. Il monumento è stato voluto e finanziato dagli imprenditori polacchi Roman e Grażyna Karkosik, che lo hanno concepito come un personale voto di ringraziamento. La statua riprende simbolicamente la figura venerata nel vicino santuario della Madonna Addolorata: le braccia aperte e i palmi rivolti verso i visitatori rappresentano accoglienza, misericordia e apertura all’incontro spirituale.

Dal punto di vista turistico, l’opera punta quindi a essere qualcosa di più di un simbolo religioso per la Polonia. La possibilità di entrare nella struttura e salire fino alla terrazza trasforma infatti la gigantesca statua in una vera attrazione panoramica, inserita in un complesso che vuole accogliere sia pellegrini sia visitatori curiosi di vedere da vicino una delle opere monumentali più insolite del Paese.

Dove si trova la Madonna di Konotopie e come raggiungerla

La gigantesca statua si trova a Konotopie, un piccolo villaggio del comune di Kikół, nel distretto di Lipno, nel voivodato della Kujawsko-Pomorskie, nella Polonia centro-settentrionale. Il paese conta poco più di un centinaio di abitanti ed è situato non lontano da Torun, una delle città storiche più importanti della regione.

Paesaggio, Madonna Konotopie
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La Madonna di Konotopie immersa nel paesaggio

Il monumento sorge in una posizione particolarmente visibile, a ridosso della strada nazionale DK10, l’arteria che collega Varsavia e Szczecin attraversando anche l’area di Torun. Proprio per questo, la sagoma bianca della Madonna è riconoscibile anche a distanza durante il viaggio. Konotopie si trova inoltre lungo il collegamento stradale tra Torun e Lipno: lungo questo itinerario la DK10 attraversa località come Kikół e Konotopie prima di raggiungere Lipno.

La distanza stradale tra Torun e Lipno è di circa 51 chilometri e la posizione accanto al Santuario della Madonna Addolorata di Konotopie non è casuale. Il santuario è infatti presente da tempo nella località e rappresenta il nucleo spirituale attorno al quale è stato sviluppato il nuovo progetto monumentale, con l’ambizione di trasformare un piccolo villaggio della Polonia centrale in una nuova tappa per il turismo religioso e culturale.

All’isola d’Elba riemerge dopo 29 anni una lettera struggente: “Addio amica mia”

Par : elenausai10
17 août 2026 à 12:05

Sembra la trama di un romanzo di Elena Ferrante: due amiche, un’infanzia condivisa, un addio improvviso destinato a segnare per sempre entrambe le vite. Invece è una storia vera, riemersa dal mare. Sulla spiaggia di Seccheto, sulla costa meridionale dell’Isola d’Elba, tra gli scogli è riemersa una lettera scritta a mano quasi trent’anni fa. A trovarla, incastrata tra le rocce, è stata una bambina che stava giocando in riva al mare. Il foglio, ingiallito ma ancora leggibile, porta una data precisa: 3 luglio 1997.

Non è firmata con un cognome, ma con il solo nome Rebecca, mentre la destinataria è indicata con una sigla, “MG”. Tra le due, si intuisce, c’era un legame che durava da anni e che quel giorno d’estate si preparava a interrompersi bruscamente, per via di un trasferimento oltreoceano, in Kansas. La foto della lettera è stata pubblicata in un gruppo Facebook dove sono iscritte le persone che frequentano l’isola, nella speranza che qualcuno si riconosca.

Le Dune di Piscinas sono state incoronate tra le meraviglie d’Europa dal Telegraph

Par : elenausai10
17 août 2026 à 11:18

Non tutte le spiagge sarde conquistano per il loro fascino da cartolina, tra yacht, mondanità e un numero di turisti in continuo aumento. Al contrario, alcune fanno innamorare proprio perché lontane da tutto questo.

Una delle più suggestive in questo senso si trova sulla Costa Verde: stiamo parlando delle Dune di Piscinas, che hanno conquistato il Telegraph con un magnetismo completamente diverso, fatto di natura e un passato minerario ancora visibile nel paesaggio circostante.

Non stupisce che il quotidiano britannico l’abbia inserita tra le meraviglie d’Europa, elogiandone la bellezza incontaminata e l’atmosfera fuori dal tempo.

Le Dune di Piscinas, dove il mare incontra il deserto

Piscinas, situata nella zona sud-occidentale della Sardegna, spicca come angolo selvaggio in una delle aree costiere meno battute dal turismo di massa. Anche arrivarci non è semplicissimo perché per raggiungerla è necessario percorrere strade sterrate e avere un po’ di pazienza: d’altronde è proprio questo isolamento a preservarne il carattere autentico, mantenendo la spiaggia al riparo dall’affollamento che caratterizza altre località della costa sarda.

Il tratto di arenile, ampio e dorato, è incorniciato da un sistema di dune che possono innalzarsi fino a 60 metri, tra le più alte d’Europa, modellate dal maestrale che qui soffia ridisegnando il profilo delle sabbie giorno dopo giorno. Sono le dune a fungere da barriera naturale contro le mareggiate e ospitano un ecosistema fragile, dove nidificano le tartarughe marine Caretta Caretta e dove si muove il cervo sardo, sottospecie endemica dell’isola.

Poco distante si trova Ingurtosu, un tempo centro nevralgico di una delle miniere più produttive della Sardegna e oggi parte del Parco Geominerario, i cui ruderi raccontano ancora l’epopea mineraria che ha segnato l’intera valle fino alle dune. Case abbandonate, vecchi impianti e carrelli arrugginiti compongono un paesaggio quasi sospeso nel tempo, che affianca la bellezza naturale di Piscinas con un patrimonio industriale altrettanto affascinante.

Cosa vedere e fare a Piscinas

Oltre alla già citata miniera di Ingurtosu situata nelle vicinanze, Piscinas è anche una delle tappe più suggestive del Cammino Minerario di Santa Barbara: la quinta, che collega Portixeddu alla spiaggia in circa 16 chilometri di percorso impegnativo, attraversando la costa selvaggia e i resti dell’archeologia mineraria della zona. Per chi ama il trekking, arrivare a piedi fin qui, dopo ore immersi in paesaggi incontaminati, rende l’incontro con le dune ancora più suggestivo.

I servizi sulla spiaggia restano volutamente essenziali, in linea con lo spirito selvaggio del posto: in estate sono attivi un hotel e due stabilimenti balneari, dove si trovano docce, ombrelloni e lettini per chi cerca comunque un minimo di comfort. Per il resto, l’esperienza di Piscinas è tutta nel contatto diretto con la natura.

Ricordiamo che, proprio per la loro fragilità, le dune non si possono attraversare a piedi: il calpestio danneggerebbe un ecosistema delicato, già messo alla prova dal vento e dall’erosione. La loro bellezza si ammira e si rispetta, restando sui percorsi consentiti.

La Dolce Vita non finisce con l’estate: 3 mete italiane da raggiungere con l’offerta Wizz Air

Par : elenausai10
17 août 2026 à 10:18

C’è un motivo se l’Italia viene chiamata da sempre il Bel Paese: la luce che cambia colore da nord a sud, i borghi che sembrano fermi nel tempo, il mare che in ogni regione ha una sfumatura diversa. È un’idea di bellezza che non ha stagione e che, se avete voglia di viaggiare senza andare troppo lontano, potete scoprire sfruttando la nuova offerta flash di Wizz Air.

Acquistando i biglietti entro la mezzanotte di oggi, 17 agosto 2026, potrete usufruire del 15% di sconto su voli selezionati in partenza tra il 24 agosto e il 10 dicembre 2026. Che si tratti di un weekend last minute o di una fuga pianificata per l’autunno, ecco tre mete italiane da scoprire (o riscoprire) per allungare la Dolce Vita ben oltre l’estate partendo da Milano Malpensa.

Palermo

Con voli a partire da 14,99 euro, potrete raggiungere la splendida Palermo. Tremila anni di storia si sovrappongono nei suoi vicoli: mosaici bizantini dorati nella Cappella Palatina, cupole arabeggianti, facciate barocche e il caos quotidiano dei mercati storici come Ballarò, dove il profumo dello street food si mescola alle grida dei venditori.

Settembre e ottobre sono i mesi giusti per scoprirla senza il caldo soffocante dell’estate: le temperature si aggirano tra i 20 e i 25 gradi, ideali per perdersi tra le vie del centro storico, salire sui campanili delle chiese o ammirare il panorama dai tetti dei monasteri. Palermo racconta un incrocio di civiltà (arabi, normanni, bizantini) che ha lasciato un patrimonio artistico unico in Europa, capace di sorprendere a ogni angolo.

Napoli

Da dicembre, partiranno i voli per Napoli con biglietti da 14,99 euro. Con il Vesuvio che veglia all’orizzonte e un centro storico dichiarato Patrimonio UNESCO, Napoli è una città che non smette mai di sorprendere. Spaccanapoli, la stretta via che taglia in due il centro antico, è il cuore pulsante della città: qui si affacciano chiese barocche come la Cappella Sansevero, custode del celebre Cristo Velato, botteghe artigiane e il via vai instancabile della vita quotidiana.

Napoli è anche la patria della cucina più amata e non c’è angolo del centro dove non si trovi una sfogliatella, una pizza o un babà da assaggiare. Da non perdere il Museo Archeologico Nazionale, con i reperti sopravvissuti all’eruzione del 79 d.C., e una passeggiata serale sul lungomare. Un’atmosfera unica, tra arte, storia e vita di strada, anche in bassa stagione.

Olbia

Fino al 5 settembre partiranno i voli per Olbia e potrete sfruttare l’offerta acquistando biglietti a partire da 24,99 euro per un viaggio last minute in Sardegna.

Olbia è la porta d’accesso alla costa nord-orientale dell’isola. Da qui basta noleggiare un’auto per raggiungere in poco più di mezz’ora alcune delle spiagge più belle dell’isola. La zona di San Teodoro è la meta ideale: qui si trova Cala Brandinchi, soprannominata “la piccola Tahiti” per la sabbia bianchissima e il mare turchese poco profondo, incorniciata da un pineta.

Proseguendo lungo la costa, vale la pena spingersi fino a Golfo Aranci, con le sue calette più raccolte e panorami che si aprono sull’arcipelago della Maddalena. Tra fine estate e autunno, questa zona regala il meglio di sé: temperature ancora piacevoli, mare limpido e molta meno folla rispetto ai mesi centrali dell’estate.

Sagre ed eventi di settembre nel Veneto, gli appuntamenti da non perdere

17 août 2026 à 09:05

Quando le prime foglie iniziano a ingiallire e nelle piazze tornano i profumi di cucine all’aperto, l’autunno si annuncia con riti collettivi fatti di tavolate, brindisi e piccoli grandi pellegrinaggi verso le sagre di paese. È il momento in cui i prodotti dei campi e delle malghe diventano protagonisti, tra mercatini, stand gastronomici e feste patronali che uniscono generazioni diverse. In questo scenario, il Veneto si accende di luci e di sapori, trasformando borghi, colline e città d’arte in un fitto calendario di occasioni per ritrovarsi. Ogni fine settimana diventa così un invito a scoprire territori e tradizioni attraverso ciò che si mette nel piatto e nel bicchiere.

Nel calendario di settembre 2026 in Veneto, le proposte spaziano dalle atmosfere d’alta quota di Made in Malga ad Asiago, dove i formaggi di montagna sono al centro della scena, alle acque della laguna con la spettacolare Regata Storica a Venezia. Tra le strade e le piazze dei paesi, la tradizione incontra la creatività con appuntamenti come The Queen of Taste – Sapori in Corso a Cortina d’Ampezzo e la suggestiva kermesse sul lungolago Ciottolando con Gusto a Malcesine, solo alcuni dei tanti eventi che rendono speciale questo mese per chi ama viaggiare seguendo il filo del gusto.

Gli eventi di settembre in Veneto per chi ama sagre e buon cibo

  • Sagra Godigese – Castello di Godego (TV), dal 28 agosto al 8 settembre 2026.
    Sagra godigese con folklore, musica, serate danzanti, teatro, spettacoli per bambini e un ampio stand gastronomico.
  • Fiera dei Mussi e dell’Artigianato a Trebaseleghe – Trebaseleghe (PD), dal 28 agosto al 8 settembre 2026.
    Edizione della tradizionale Fiera dei Mussi e dell’Artigianato a Trebaseleghe, grande appuntamento fieristico nazionale con funzione di incontro e scambio commerciale, culturale e artistico.
  • Festa dea sardea – Salzano (VE), dal 30 agosto al 1 settembre 2026.
    Festa gastronomica a Salzano dedicata alla sardea, proposta in varie ricette della tradizione veneziana insieme ad altre specialità di mare, presso la tensostruttura vicino allo stadio comunale.
  • Palio del vecchio mercato di Montebelluna – Montebelluna (TV), dal 2 al 7 settembre 2026.
    Palio cittadino in cui le contrade di Montebelluna si sfidano spingendo pesanti carretti lungo una salita che rievoca l’antico tragitto dei mercanti verso il Colle del Vecchio Mercato.
  • Made in Malga – Asiago (VI), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Made in Malga trasforma Asiago in vetrina nazionale dei formaggi di montagna, con laboratori, degustazioni, masterclass, mostra mercato, proiezioni, escursioni in malga ed eventi dedicati a produttori e appassionati.
  • Mountain Beer Festival – Asiago (VI), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Nei giardini di Piazza Carli si svolge il Mountain Beer Festival, rassegna dedicata alle migliori birre artigianali di montagna, in contemporanea con Made in Malga.
  • Festa della Bufala – Istrana (TV), dal 4 al 8 settembre 2026.
    Sagra paesana dedicata alla bufala, con menù a base di carne e mozzarella provenienti da un’azienda agricola locale.
  • Torna a Marostica la Partita di Scacchi a personaggi viventi – Marostica (VI), dal 4 al 5 settembre 2026.
    Marostica rievoca la celebre partita a scacchi con personaggi viventi, in una grande messa in scena storica con costumi fastosi, cortei, parate e spettacoli in Piazza degli Scacchi.
  • Fiera del Miele Nuovo a Molina di Fumane – Fumane (VR), il 6 settembre 2026.
    La Fiera del Miele Nuovo offre un convegno apistico, banchi espositivi con prodotti dell’alveare biologici e naturali, artigianato locale e momenti di folklore.
  • Magnalonga Settembrina – Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR), il 6 settembre 2026.
    A Negrar in Valpolicella si tiene una passeggiata enogastronomica tra strade, vigneti e cantine, con degustazione di prodotti tipici del territorio.
  • Regata Storica a Venezia – Venezia (VE), il 6 settembre 2026.
    La Regata Storica di Venezia si apre con un suggestivo corteo di imbarcazioni storiche, seguito da appassionanti gare remiere che rievocano l’accoglienza riservata nel 1489 a Caterina Cornaro.
  • Antica Fiera del Soco – Grisignano di Zocco (VI), dal 11 al 16 settembre 2026.
    L’Antica Fiera del Soco trasforma il paese in un grande polo dell’artigianato veneto, con fiera dei cavalli, antichi mestieri, specialità enogastronomiche, spettacoli, musica e attività per bambini.
  • Palio dei Mezzadri – Ponzano Veneto (TV), dal 11 al 12 settembre 2026.
    Il Palio dei Mezzadri propone sfilata storica e gare ispirate ai lavori agricoli di fine Ottocento, con prove come tiro alla fune, giochi tradizionali e traino di un carro agricolo lungo l’Antico Giro della Marchesa.
  • Festa dea Poenta a Castelminio – Resana (TV), dal 11 al 27 settembre 2026.
    La Festa dea Poenta celebra le tradizioni contadine venete con il Palio dedicato alla preparazione della polenta, degustazioni di piatti tipici, intrattenimenti musicali, teatrali e altre iniziative.
  • The Queen of Taste – Sapori in Corso – Cortina d’Ampezzo (BL), dal 12 al 13 settembre 2026.
    The Queen of Taste è il festival gastronomico di Cortina d’Ampezzo dedicato alla cucina ampezzana, reinterpretata in chiave gourmet grazie alla partecipazione di chef locali e ospiti.
  • Fiera del Riso a Isola della Scala – Isola della Scala (VR), dal 17 settembre al 13 ottobre 2026.
    La Fiera del Riso di Isola della Scala è una storica manifestazione dedicata al riso e al risotto, con piatti preparati secondo ricette tradizionali dalla lunga storia.
  • Festa dei Sapori e delle Tradizioni – Terrassa Padovana (PD), dal 17 al 20 settembre 2026.
    La Festa dei Sapori e delle Tradizioni propone uno stand gastronomico con specialità tipiche locali come musso in tocio, tastasae, trippe, polenta e renga, baccalà alla vicentina e altre proposte.
  • Festa del Riso – Grumolo delle Abbadesse (VI), dal 18 al 22 settembre 2026.
    La Festa del Riso è dedicata alla degustazione del “risoto dea badessa”, ricetta segreta tramandata da anni, con serate di ballo liscio, musica per i giovani e spettacolo per bambini.
  • Sagra del fagiolo di Lamon – Lamon (BL), dal 18 al 20 settembre 2026.
    La Sagra del fagiolo di Lamon unisce gastronomia, cultura, artigianato, mostre e musica, con mostra mercato del rinomato fagiolo locale e numerosi stand che propongono menù a base di fagioli e piatti tipici.
  • Wanderlust 108: l’edizione 2026 della Mindful Triathlon – Venezia (VE), il 19 settembre 2026.
    Mindful Triathlon che riunisce una community dedicata a sport e benessere, con in programma una sessione di yoga accompagnata da DJ e una meditazione guidata.
  • Ciottolando con Gusto – Malcesine (VR), dal 26 al 27 settembre 2026.
    Ciottolando con Gusto trasforma Malcesine in un percorso enogastronomico a tappe, con degustazione di piatti tipici reinterpretati dagli chef locali, musica e un’atmosfera suggestiva di fine estate.
  • La Grande Festa del Vino – Santa Maria di Sala (VE), dal 26 al 27 settembre 2026.
    La Grande Festa del Vino porta a Villa Farsetti migliaia di bottiglie da tutta Italia e da numerosi paesi del mondo, con aree dedicate ai vini tradizionali, biologici e naturali e a una selezione di specialità gastronomiche.

I migliori eventi e le sagre di settembre in Trentino-Alto Adige

17 août 2026 à 09:04

Profumo di funghi, formaggi d’alpeggio e uva matura annuncia le prime giornate d’autunno, quando i paesi si riempiono di stand e profumi di cucina di montagna. Tra sagre di paese, feste patronali e appuntamenti dedicati ai prodotti tipici di stagione, l’Italia celebra il ritorno ai ritmi lenti e alla vita all’aria aperta. È il momento ideale per scoprire borghi, tradizioni e paesaggi che cambiano colore, abbinando passeggiate e assaggi. In questo scenario, il Trentino-Alto Adige diventa una meta perfetta per chi ama viaggiare seguendo il gusto.

Nel corso del mese, le vallate si animano con appuntamenti che uniscono le antiche usanze contadine al piacere della tavola: dalle specialità di montagna protagoniste del Festival del Puzzone di Moena D.O.P. alle atmosfere di fine estate della Gran Festa del Desmontegar a Primiero San Martino di Castrozza. Non mancano i sapori del vino, celebrati tra i filari e le cantine con eventi come Uva e dintorni a Sabbionara ad Avio, per un viaggio tra degustazioni, tradizioni e panorami alpini.

Eventi di settembre in Trentino-Alto Adige, tutte le sagre da segnare

  • Palio Raglio – Cembra Lisignago (TN), dal 31 agosto al 2 settembre 2026.
    Il Palio Raglio è una versione tragicomica del Palio di Siena, con corsa a dorso d’asino e sfilata dei contradaioli nel borgo cembrano.
  • Torna l'appuntamento con Uva e dintorni a Sabbionara – Avio (TN), dal 4 al 6 settembre 2026.
    A Sabbionara, rievocazione storica della vendemmia con spettacoli, enogastronomia e degustazioni di vino, che celebra l’uva come simbolo del territorio.
  • Festa del Canederlo a Imer – Imer (TN), dal 5 al 6 settembre 2026.
    Festa del Canederlo a Imer, con assaggi di numerose varietà dolci e salate accompagnate da musica e vari intrattenimenti.
  • Festa del "Graukäse" – Valle Aurina (BZ), dal 5 al 19 settembre 2026.
    Festa del Graukäse in Valle Aurina, dedicata al caratteristico formaggio grigio, con degustazioni sul posto e dimostrazioni dei metodi tradizionali di produzione.
  • Magnalonga dell'Alta Vallagarina – Calliano (TN), il 6 settembre 2026.
    Passeggiata enogastronomica tra vigneti, castelli e centri storici dell’Alta Vallagarina, con tappe dedicate ai sapori del territorio.
  • Festa del boscaiolo – Gare di abilità accompagnati da custumi e balli tipici – Castello-Molina di Fiemme (TN), il 6 settembre 2026.
    Festa del Boscaiolo e delle Foreste con gare di abilità tra taglialegna, costumi e balli tradizionali, in un clima di condivisione e celebrazione del lavoro nel bosco.
  • Gran festa da d'Ista, la festa che saluta l'estate ladina – Canazei (TN), dal 11 al 13 settembre 2026.
    Grande festa di fine estate a Canazei con tendone centrale, musica, balli e una sfilata domenicale di bande e gruppi folkloristici delle quattro valli ladine.
  • La desmontegada de le càore – Cavalese (TN), dal 11 al 13 settembre 2026.
    Rito della desmontegada in Val di Fiemme, con esperienze tra gusto e natura che celebrano il rientro dagli alpeggi.
  • Festa della Transumanza – Pieve Tesino (TN), dal 12 al 13 settembre 2026.
    A Pieve Tesino si celebra la transumanza delle pecore con attività dedicate alla tosatura, all’allevamento, ai mestieri antichi, ai prodotti caseari e degustazioni, oltre a spettacoli e musica tradizionale.
  • Heugabel – mercato del contadino e dell'artigianato – San Candido (BZ), dal 12 al 13 settembre 2026.
    Mercato contadino e artigianale a San Candido che anima il centro con prodotti regionali, tradizioni rurali e incontri tra locali e visitatori.
  • Sagra dei canederli a Vipiteno – Vipiteno (BZ), il 13 settembre 2026.
    Vipiteno dedica una grande sagra ai canederli, con numerose varianti servite su una lunga tavolata che attraversa il centro storico e arriva fino al Monte Cavallo.
  • Festa delle Brise e del Bosco – Canal San Bovo (TN), dal 18 al 20 settembre 2026.
    Evento dedicato ai funghi e ai prodotti del bosco, con mercatini tipici, stand gastronomici, proposte a tema e uscite guidate per riconoscere il Boletus edulis.
  • Festa del Törggelen a Chiusa – Chiusa (BZ), dal 18 al 20 settembre 2026.
    A Chiusa il Törggelen si festeggia nelle piazze e nelle strade con piatti tipici, vino, intrattenimenti e musica tradizionale.
  • Festival del Puzzone di Moena D.O.P. – Moena (TN), dal 18 al 20 settembre 2026.
    Festival dedicato al Puzzone di Moena DOP e ai territori di produzione, con escursioni, visite alle stalle, degustazioni guidate, masterclass e cooking show.
  • Mondo contadino – Sella Giudicarie (TN), dal 19 al 20 settembre 2026.
    Mostra zootecnica in Valle del Chiese che riunisce i migliori capi delle aziende agricole locali, con giovenche di diverse razze giudicate da tecnici specializzati.
  • Gran Festa del Desmontegar – Primiero San Martino di Castrozza (TN), dal 24 al 27 settembre 2026.
    Celebrazione della fine dell’alpeggio ai piedi delle Pale di San Martino, con esperienze in fattoria, mostra bovina, rassegna gastronomica e iniziative dedicate al latte di montagna.
  • Festa dell'uva in Valle di Cembra – Giovo (TN), dal 25 al 27 settembre 2026.
    Festa tradizionale dell’uva a Verla di Giovo, profondamente legata alla cultura e alla vita della comunità della Valle di Cembra.
  • Ritorna la Mostra dei Vini del Trentino – Trento (TN), dal 25 al 27 settembre 2026.
    Evento dedicato ai vini di montagna, con degustazioni volte a promuovere la viticoltura trentina e la tutela del paesaggio delle terre alte.

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