(Riomaggiore, 09 May 26) Si è conclusa positivamente la visita di monitoraggio dell'Autorità di gestione del Programma LIFE (CINEA), al Parco delle Cinque Ter[...]
Lasciandosi alle spalle una delle città più celebri dell’Adriatico, Dubrovnik, si ha l’opportunità di ritrovarsi nel giro di meno di 80 minuti di navigazione dentro un frammento di Dalmazia che pare scritto da un cronista del Rinascimento. Parliamo di Šipan (Giuppana in italiano), isola che appartiene all’arcipelago delle Elafiti, situata tra il canale di Koločep, quello di Meleda e la penisola di Pelješac, chiamata nella nostra lingua Sabbioncello.
Šipan, con i suoi 16 chilometri quadrati, è la terra emersa maggiore dell’arcipelago e custodisce due piccoli centri abitati, una valle fertile al centro e un numero impressionante di olivi. Proprio qui, infatti, si trova il primato che le ha regalato un posto nel Guinness dei Primati: c’è la più alta concentrazione di alberi d’olivo rispetto alla superficie disponibile.
Eppure il fascino di Šipan va ben oltre il paesaggio agricolo, al punto che la prima impressione, appena la barca entra in porto, è di pura poesia grazie alla pietra chiara, l’acqua trasparente e il silenzio autentico (no, non c’è alcun grande resort e nemmeno un lungomare artificiale).
Cosa vedere sull’Isola di Šipan
Gran parte del patrimonio storico di quest’isola della Croazia (che è ampio e raffinatissimo) si distribuisce lontano dai porti, tra vallate agricole, piccoli nuclei rurali e crinali panoramici. Ciò significa che qui il viaggio richiede curiosità, tempo e un pizzico di attenzione ai dettagli.
Suđurađ, il porto orientale delle famiglie armatrici
Per molti visitatori rappresenta il primo incontro con l’isola. Suđurađ occupa il versante orientale attorno a una baia raccolta, protetta dai venti occidentali e utilizzata da secoli da pescatori, mercanti e diportisti. Le case in pietra calcarea scendono fino all’acqua, intervallate da scalinate, giardini nascosti e piccole logge.
A dominare il borgo sono soprattutto le torri rinascimentali della famiglia Skočibuha, tra le dinastie marinare più influenti della Dubrovnik del XVI secolo. Il complesso venne costruito sulla zona di un antico cantiere navale, luogo dal quale salparono numerose imbarcazioni della flotta ragusea.
Tra gli edifici storici più scenografici dell’intera isola, Vice Stjepović Skočibuha rappresenta uno dei migliori esempi di architettura civile rinascimentale nelle Elafiti.
Facciata simmetrica, finestre ad arco, cortile interno, murature fortificate e una posizione dominante sul porto raccontano la ricchezza di una famiglia che costruì la propria fortuna sul commercio marittimo.
Šipanska Luka, il grande porto occidentale
Sul lato opposto dell’isola compare Šipanska Luka, un’insenatura lunga e profonda che ricorda più un piccolo lago mediterraneo che una baia marina. Da secoli questo porto rappresenta un approdo sicuro per imbarcazioni private, yacht e velieri. Il paesaggio, chiuso da colline terrazzate, genera una protezione naturale rara.
Sopra Šipanska Luka prende vita uno dei posti storicamente più significativi di questa elegante terra emersa: il Palazzo del Rettore. Edificato nel 1450 in stile tardo gotico, rappresentava il centro amministrativo della Repubblica di Ragusa su Šipan.
La chiesa-fortezza dello Spirito Santo
La chiesa-fortezza dello Spirito Santo è senza dubbio uno dei luoghi più sorprendenti dell’isola. A prima vista sembra una piccola chiesa di campagna, poi emergono feritoie, murature spesse e proporzioni difensive.
Questa struttura religiosa venne concepita anche come rifugio durante le incursioni provenienti dal mare. Una soluzione architettonica tipica dell’Adriatico meridionale, qui conservata in maniera straordinaria.
La strada che collega i due borghi è un pullulare di vigneti, agrumeti, fichi, muretti a secco, terra rossa, cipressi e soprattutto olivi a perdita d’occhio, i quali vanno a comporre il paesaggio più identitario di Šipan. In questa parte, quindi, si comprende davvero il senso del Guinness dei Primati.
Velji Vrh, il punto più alto dell’isola
Con i suoi 243 metri, Velji Vrh domina l’intero arcipelago. Il sentiero sale tra macchia mediterranea, timo selvatico, rosmarino e pini. Dalla cima lo sguardo abbraccia Lopud, Koločep, Mljet e la lunga linea della penisola di Pelješac, al punto che nelle giornate limpide la vista sembra infinita.
Il litorale di Šipan racconta due anime molto diverse: il versante meridionale appare più severo, roccioso e inciso dal mare, mentre quello settentrionale regala approdi più dolci, piccole insenature e acque calme. Tra le spiagge da non perdere ci sono:
Spiaggia di Suđurađ: piccola, raccolta e vicina al molo dei traghetti, è composta di ciottoli chiari, fondale trasparente e di uno scorcio perfetto sul borgo storico.
Spiaggia di Šipanska Luka: situata lungo il grande porto occidentale, offre un ingresso graduale e un panorama sulle colline coltivate.
Cale dell’area di Harpoti: qui siamo al cospetto di tratti rocciosi, acqua profonda, colori intensi e traffico nautico discreto. Ottimale per chi ama scenari più selvaggi.
Piccole baie del versante nord: insenature raggiungibili lungo sentieri secondari, spesso frequentate soltanto da residenti e navigatori.
Scogliere meridionali: le zone più scenografiche dell’isola, con rocce modellate dal vento e dal sale. Il top per chi desidera paesaggi puri.
Šipan si raggiunge facilmente dal porto di Gruž, a Dubrovnik. I traghetti pubblici collegano la città alle Elafiti durante tutto l’anno, con traversate comprese tra 45 minuti e 1 ora e 20 minuti, in base al tipo di imbarcazione e alle fermate intermedie. Molti arrivi terminano a Suđurađ, mentre alcune corse proseguono fino a Šipanska Luka.
Tra maggio e giugno l’isola mostra il volto più equilibrato, con il verde che appare intenso, i sentieri che risultano piacevoli e la luce che riesce a valorizzare la pietra chiara. Settembre e ottobre, dal canto loro, regalano temperature morbide, mare ancora caldo e una quiete quasi perfetta.
iStockI graziosi colori di Giuppana
Luglio e agosto portano più movimento nei porti, anche se Šipan conserva una calma sorprendente rispetto alla costa dalmata più celebre. L’inverno, invece, rivela la sua anima più vera: pochi visitatori, ancor meno traghetti, vento leggero tra gli ulivi e la sensazione concreta di trovarsi in un angolo d’Adriatico che ha scelto, da secoli, di restare fedele a sé stesso.
Il 9 maggio, nel giorno in cui si celebra la Festa dell’Europa, prende ufficialmente il via la prima edizione dell’European Mining Routes Day, la Giornata Europea degli Itinerari Minerari, appuntamento che nasce con l’intento di valorizzare la memoria industriale e culturale dei territori minerari europei grazie a escursioni, incontri e attività condivise in diversi Paesi del continente.
L’evento è promosso dai partner della Federazione Europea degli Itinerari Minerari di Santa Barbara (MINES.B), rete internazionale che riunisce realtà impegnate nella tutela e nella promozione dei cammini minerari europei.
Tra i territori coinvolti, la Comarca Andorra Sierra de Arcos in Spagna, l’Idrija Mercury Heritage Management Centre in Slovenia, Les Sentiers de Grande Randonnée in Belgio, il Município de Aljustrel in Portogallo, OZ Barborská cesta – Terra Montanae in Slovacchia, la Mission Bassin Minier du Nord Pas de Calais in Francia e la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara in Sardegna.
Un patrimonio comune che attraversa l’Europa
La scelta del 9 maggio come data simbolica della manifestazione non è casuale: la Giornata dell’Europa rappresenta infatti il momento in cui si celebra l’idea di un’identità condivisa tra i popoli europei, e proprio su questo concetto si fonda l’European Mining Routes Day. Le miniere, pur nelle loro differenti caratteristiche territoriali, hanno avuto un ruolo determinante nello sviluppo economico, sociale e culturale di numerose regioni europee, contribuendo a modellare il paesaggio e la vita delle comunità.
L’iniziativa punta quindi a mettere in relazione territori geograficamente lontani ma accomunati da una stessa matrice industriale e umana: l’obiettivo dichiarato è quello di creare un momento di partecipazione collettiva capace di rafforzare il legame tra i territori europei tramite la valorizzazione della memoria condivisa.
In contemporanea nei diversi Paesi aderenti alla rete saranno organizzate escursioni, passeggiate e attività, e il filo conduttore sarà il turismo lento e sostenibile, considerato uno strumento fondamentale per promuovere una fruizione consapevole del patrimonio minerario europeo.
Ufficio Stampa - MinesB, la Federazione Europea degli itinerari Minerari di Santa BarbaraBellissimo percorso nel Passadiços do Chapéu de Ferro, Portogallo
Gli appuntamenti in Sardegna
In Italia le celebrazioni saranno coordinate dalla FondazioneCammino Minerario di Santa Barbara, realtà impegnata nella valorizzazione del patrimonio minerario della Sardegna sud-occidentale. Il programma della giornata del 9 maggio si concentrerà nel territorio di Carbonia, dove storia mineraria e archeologia convivono in un paesaggio di grande valore culturale.
La giornata inizierà alle 9.00 con un’escursione in partenza dal Parco Archeologico di Monte Sirai, uno dei siti più significativi dell’isola per la presenza di testimonianze fenicie e puniche, e il percorso si concluderà intorno alle 11.30 alla Grande Miniera di Serbariu, luogo simbolo della storia industriale del Sulcis e oggi importante polo culturale dedicato alla memoria mineraria.
Nel pomeriggio gli eventi proseguiranno nella sede Sotacarbo, all’interno della Grande Miniera: il programma prevede la presentazione delle attività della Federazione Europea degli Itinerari Minerari di Santa Barbara – MinesB – seguita dalla proiezione del documentario “Voices from the Mine” e dalla mostra fotografica “Men and Women of Mining”, iniziative dedicate al racconto delle comunità minerarie europee mediante immagini e testimonianze.
Dopo il rientro in navetta a Monte Sirai, sarà inoltre possibile partecipare a una visita del Parco archeologico organizzata dal Sistema Museale di Carbonia.
Il valore culturale e sociale degli itinerari minerari
Secondo il presidente della Federazione MINES.B, Mauro Usai, l’European Mining Routes Day rappresenta un’occasione per rafforzare il senso di appartenenza a una rete europea che considera il patrimonio minerario non soltanto come testimonianza del passato, ma anche come risorsa culturale e sociale per il futuro. Nelle sue dichiarazioni, Usai sottolinea come gli itinerari minerari permettano di attraversare “la storia viva delle comunità”, creando nuove opportunità di dialogo e sviluppo sostenibile per i territori coinvolti.
Sulla stessa linea anche Mª Ángeles Tomás Obón, che evidenzia il valore delle attività e delle camminate lungo percorsi storici un tempo utilizzati per collegare comunità e luoghi plasmati dall’attività estrattiva. Secondo la vicepresidente di MINES.B, la giornata nasce per avvicinare i cittadini al patrimonio minerario europeo, valorizzando memoria, identità culturale e lascito industriale con forme di turismo sostenibile e trasmissione intergenerazionale delle conoscenze.
Anche Tomaž Bizjak ha sottolineato il significato della manifestazione, definendola una dimostrazione concreta della cooperazione costruita dai partner di MINES.B nel collegare le diverse tradizioni minerarie europee. Una collaborazione che, secondo Bizjak, mette in luce come il patrimonio minerario abbia contribuito non solo a definire l’identità delle singole comunità locali, ma anche a modellare il più ampio paesaggio europeo.
Non è Parigi e nemmeno New York: per il suo primo viaggio ufficiale all’estero dopo il periodo lontano dagli impegni pubblici a causa del cancro, Kate Middleton ha scelto l’Italia. Le date sono fissate al 13 e 14 maggio 2026, ma a stupire più di ogni altra cosa è la meta del Belpaese scelta dalla Principessa del Galles: non una grande capitale o una destinazione glamour, ma Reggio Emilia.
Ecco perché ha scelto proprio questa città dell’Emilia Romagna e quali saranno le tappe del suo tour italiano, oltre all’hotel esclusivo in cui probabilmente soggiornerà.
Perché Kate Middleton ha scelto Reggio Emilia
Dopo mesi segnati dalla malattia e da una forte riduzione delle apparizioni pubbliche, Kate Middleton sembra voler ripartire da un viaggio dal forte valore umano e culturale, lontano dalle grandi cerimonie reali. Alla base della scelta di recarsi a Reggio Emilia per il suo primo viaggio all’estero c’è infatti un motivo serio legato ai bambini: la città è conosciuta in tutto il mondo per il celebre “Reggio Emilia Approach”, il metodo educativo fondato da Loris Malaguzzi che mette al centro relazioni, creatività, ambiente e comunità nello sviluppo dei bambini.
Da anni, infatti, Kate segue da vicino i temi legati alla salute mentale infantile e ai primi anni di vita attraverso il lavoro della Royal Foundation. La visita italiana servirà proprio ad approfondire i modelli educativi internazionali e le nuove pratiche dedicate all’infanzia.
Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, ha definito la visita “un riconoscimento per il sistema educativo e per la città”, ricordando come il modello reggiano sia oggi studiato e apprezzato a livello internazionale.
Le tappe del viaggio a Reggio Emilia
Il viaggio della Principessa del Galles sarà costruito attorno ai luoghi simbolo del celebre modello educativo reggiano, per capire da vicino come la città sia riuscita a trasformare l’educazione infantile in un progetto culturale riconosciuto in tutto il mondo.
Secondo quanto riporta la Gazzetta di Reggio, la prima tappa dovrebbe essere la Sala del Tricolore, all’interno del Municipio cittadino. Qui è previsto un incontro istituzionale con le autorità locali, in uno dei luoghi più rappresentativi della città.
Successivamente, Kate visiterà il Centro Internazionale Loris Malaguzzi, spazio dedicato alla ricerca educativa e punto di riferimento internazionale del “Reggio Emilia Approach”. Nel programma compare anche il Centro Remida, luogo molto particolare nato attorno al concetto di riciclo creativo. Materiali industriali di scarto vengono trasformati in strumenti educativi, giochi e percorsi artistici per i più piccoli. Un progetto che unisce sostenibilità e immaginazione.
La Principessa dovrebbe poi entrare direttamente in due scuole dell’infanzia comunali, osservando da vicino le attività quotidiane, gli spazi educativi e il lavoro di insegnanti ed educatori.
L’hotel esclusivo in cui soggiornerà Kate Middleton
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, la Principessa del Galles dovrebbe soggiornare presso il Relais Roncolo 1888, all’interno della tenuta Venturini Baldini, ai piedi dell’Appennino emiliano.
Si tratta di un boutique hotel immerso tra vigneti e ulivi, ospitato nella villa storica Villa Manodori del XVII secolo. Fa parte degli Small Luxury Hotels of the World (SLH), una selezione di oltre 500 boutique hotel, resort e dimore indipendenti di lusso in circa 90 Paesi del mondo, che si distinguono per le loro architetture uniche, il design altamente curato, l’atmosfera intima e l’alto standard di servizio.
Il relais dispone di sei camere e suite con affreschi originali, splendidi giardini formali e una vista mozzafiato sulla campagna tra Parma e Reggio Emilia. L’hotel fa parte di un’azienda agricola biologica che produce aceto balsamico, olio extravergine e vini d’eccellenza. Nell’Acetaia di Canossa, in particolare, gli ospiti possono scoprire i segreti della produzione tradizionale dell’aceto balsamico.
Dormire qui non è per tutte le tasche: mediamente soggiornare una notte all’interno della camera Superior (con letto super king size) costa circa 600 euro.
(Jenne, 08 May 26) Oggi, presso la Porta del Parco, si è svolto un bellissimo momento di condivisione, partecipazione e valorizzazione del territorio in occasi[...]
(Jenne, 08 May 26) L’iniziativa si inserisce nel progetto “Ubi oleum ibi vita – Olio, paesaggio e sapori nei Monti Simbruini tra natura, storia e tr[...]
A restaurant with a panoramic terrace in the heart of Rome
47 Circus Roof Garden, flagship of 47 Boutique Hotel, is a restaurant with a panoramic terrace in the heart of Rome. From the sixth floor, you can experience a 360 ° view of the ancient beauties of the city: Piazza della Bocca della Verità with the basilica of Santa Maria in Cosmedin, the temples of the Foro Boario and the Theater of Marcellus.
From October 2020 it has been recognized as “2 forchette Gambero Rosso“, thanks to an ever-new gourmet cuisine that fuses both Mediterranean and Roman flavors.
At the helm of the brigade, chef Maurizio Lustrati, whose CV boasts an important past in the Hotellerie world both in Italy and abroad. Equally valuable is the collaboration with chef Gabriele Enrico, food & beverage consultant for some of the world’s leading luxury hotel chains.
Seasonality is the guiding thread of the entire culinary offering: spring vegetables, aromatic herbs and local ingredients become the key elements of a dynamic and ever-evolving cuisine. Great attention is also paid to short supply chains and the quality of local produce, in line with the sustainable vision of 47 Boutique Hotel.
Within this context, “47 Hortus” plays a central role: a privately owned estate of approximately four hectares located in the Marturanum Regional Park, in the Tuscia region, dedicated to organic farming and home to over 400 olive trees. It is here that 47 extra virgin olive oil is produced—100% Italian and cold-extracted— and served daily at the table exclusively at 47 Circus Roof Garden.
The gastronomic identity of 47 Circus Roof Garden is expressed through two tasting menus: a 4-course (€80) and a 6-course journey (€120), both available with optional wine pairings.
Alongside the à la carte selection, which features great classics of Italian tradition and their contemporary reinterpretations, such as Squid strips “alla Romana“, guests can also explore more daring creations. Highlights include dishes like Cod in coconut milk, ‘nduja with sautéed pak choi and Smoked provola in carrozza, Babaganoush, basil and tomato gel and sprout salad. From Monday to Friday, lunch is complemented by a lighter and more versatile menu, ideal for a refined break in the heart of the city.
The experience continues with aperitivo: a selection of seasonal finger foods, appetizers and à la carte dishes, perfectly paired with cocktails from a drink list inspired by the themed rooms of the 47 Boutique Hotel.
The offering is completed by an extensive wine list featuring over 200 Italian labels, a curated selection of international sparkling wines and a dedicated gin corner with references from around the world.
3-4 ottobre a Cerreto (Sassalbo, 08 May 26) Torna per il dodicesimo anno consecutivo il Campionato Mondiale del Fungo, la manifestazione dedicata alla ricerca e raccolta del fungo porci[...]
In totale, nel 2025, sono stati conteggiati 703 camosci e 195 nati. (Pescasseroli, 08 May 26) Come ogni anno, anche nei mesi estivi ed autunnali del 2025, il personale del Servizio Scientifico, Guardiaparco, Carabinieri Parco e volontari del[...]
Le location di Rosa elettrica sembrano scelte per accompagnare i protagonisti in un viaggio che è, sì, fisico da un capo all’altro dell’Italia ma soprattutto interiore, alla ricerca del sé. La serie in sei episodi liberamente ispirata ai romanzi di Giampaolo Simi e disponibile in esclusiva su Sky e NOW dall’8 maggio 2026 è, infatti, quello che in gergo si definisce un thriller on-the-run.
Di cosa parla
La protagonista, Rosa (Maria Chiara Giannetta), è una giovane poliziotta del Nucleo Operativo Protezioni Testimoni. Nonostante sia al suo primo incarico le viene assegnato il trasferimento di Cocìss (Francesco Di Napoli), baby boss della famiglia Incantalupo accusato di aver ucciso la figlia del boss del clan camorristico rivale e consapevole di avere, per questo, le ore contate.
Durante l’operazione Rosa si convince, basandosi sul proprio istinto, che c’è qualcosa che non torna e di non potersi fidare dei propri superiori e di colleghi che pure credeva amici. Pur di salvare la vita di Cocìss e scoprire la verità decide, così, di scappare con lui da un capo all’altro dell’Italia: mentre forze dell’ordine e camorristi li inseguono, i due impareranno a conoscersi e fidarsi l’uno dell’altro.
Ufficio stampa SkyGli attori Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli in una scena di “Rosa elettrica”
Dov’è stata girata
La fuga di Rosa e Cocìss nella nuova serie thriller Sky tocca tre regioni, Emilia Romagna, Campania e Trentino Alto Adige, ed è qui che si trovano le principali location di Rosa elettrica (per quanto non manchino scene girate in studio nel Lazio).
Nella scelta delle ambientazioni la produzione non ha guardato solo alla bellezza e alla forza visiva dei singoli luoghi, ma anche e soprattutto alla capacità che questi avevano di entrare in risonanza con i tratti principali del carattere dei personaggi. Una delle sfide più grosse per l’Art Department, come si legge nel materiale stampa, è stata trovare location inedite e che fossero ancora «poco frequentate» dalla serialità italiana, specie quella che racconta storie di malavita organizzata.
Napoli
A Napoli, così, i luoghi dov’è stata girata Rosa elettrica non sono – solo – quelli che ci si aspetterebbe da una serie con protagonisti boss e clan di camorra. Sullo schermo compare la collina di Posillipo con le sue insenature nascoste e i suoi punti panoramici con vista sul Golfo.
iStockL’incantevole vista sul Golfo di Napoli dalla collina di Posillipo
Spostandosi verso il centro di Napoli la produzione ha scelto Piazza Matteotti come simbolo degli affari politico-economici della città: inconfondibili i suoi edifici razionalisti come il Palazzo delle Poste, Palazzo Matteotti, Palazzo Troise, la Casa del Mutilato.
Poco distante Piazza Monteoliveto è, sia nella realtà e sia nella finzione cinematografica, luogo di movida e di una vivace vita notturna: la piazza, che è circondata da edifici di notevole importanza storico-artistica come la Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi e Palazzo Orsini di Gravina, ha come elemento più caratteristico la fontana con statua bronzea di Carlo II di Spagna.
iStockPiazza Monteoliveto, in centro a Napoli, è sia nella finzione narrativa di “Rosa elettrica” e sia nella realtà luogo di movida
Tra le location di Rosa elettrica c’è anche Piazza Mercato: cuore del commercio cittadino al tempo degli Angioini, poi luogo d’origine della rivolta di Masaniello a fine Seicento, oggi è al centro di diversi progetti di riqualificazione urbana.
Poco vista sugli schermi, in alcune scene del nuovo thriller on-the-run di Sky compare anche Piazza Grande ai Ponti Rossi: un complesso residenziale progettato da Aldo Loris Rossi e altri ispirandosi al brutalismo e all’architettura organica di Frank Lloyd Wright che avrebbe dovuto rappresentare una sorta di città nella città con alloggi, uffici, negozi, attività per lo svago.
IPALe torri di Piazza Grande: un esempio di brutalismo napoletano
Il ferrarese
La sede dell’ufficio Protezione Testimoni, da dove parte l’azione nella serie, è il Palazzo Municipale di Ferrara. L’edificio quattrocentesco che per molto tempo fu la residenza ducale degli Este, non è l’unica location di Rosa elettrica in Emilia Romagna e nel ferrarese.
iStockIl caratteristico interno del Palazzo Municipale di Ferrara
Seguendo le diramazioni del Po, che hanno un ruolo narrativo non secondario nella fuga dei due protagonisti, le riprese hanno interessato anche i comuni di Copparo e Comacchio. Il primo è oggi uno dei più importanti centri economici del ferrarese, non privo di luoghi d’interesse storico-artistico come la Delizia Estense, un sontuoso complesso con torri e portici oggi sede del Comune, il Teatro De Micheli in stile liberty e, appena fuori dal centro cittadino, Villa La Mensa che fu un tempo un’importante residenza vescovile.
Più famosa, e spesso considerata una “piccola Venezia”, Comacchio è celebre per le sue dodici isole collegate da ponti e passaggi.
Fuori dalla città, le Valli di Comacchio sono una meta perfetta per dedicarsi a trekking, birdwatching e altre attività outdoor.
iStockL’originale panorama lacustre di Comacchio che le è valso il soprannome di “piccola Venezia”
Il Parco del Delta del Po, dove sono state girate alcune scene di “Rosa elettrica”, è una delle oasi naturali più suggestive d’Italia con i suoi oltre 66mila ettari in cui si alternano macchia mediterranea, boschi idrofili, zone salmastri, rovine etrusche e romane e villaggi di pescatori dove ancora si tramanda la tradizione della pesca di vongole e anguille.
La produzione ha girato anche a Ravenna.
iStockQuello del Parco del Delta del Po è un panorama suggestivo
Merano e il Trentino Alto Adige
Se la fuga di Rosa è Cocìss si spinge fino al Trentino Alto Adige è per ragioni narrative, certo, ma anche per segnare con uno stacco visivo importante un prima e un dopo nelle esistenze dei due protagonisti della nuova serie Sky diretta da Davide Marengo. A Merano tra le location di Rosa elettrica ci sono il Castello di Rubein e Villa Hartungen.
iStockLe meravigliose valli di Merano con i loro castelli e residenze aristocratiche
Schloss rubein è una dimora nobile fatta costruire nel 1200 dai Signori di Ruvina e poi abitato, nel corso dei secoli, da numerose famiglie aristocratiche della zona che ne hanno impreziosito gli interni con arazzi, soffitti cassettonati, specchiere dorate e altre importanti opere d’arte.
Villa Hartungen è, invece, una villa in stile liberty completamente in legno fatta realizzare, agli inizi del Novecento, da un famoso dottore in una delle valli trentine più remote: la Val d’Ultimo, un tempo raggiungibile solo a cavallo. Immerso nel verde, oggi l’edificio, privato, è utilizzato come «casa della salute naturale». I panorami della Val d’Ultimo fanno spesso capolino nelle scene della serie.
iStockLa Val d’Ultimo è ancora una delle più solitarie e incontaminate del Trentino Alto Adige
Altre vedute inconfondibili sono quella della Passeggiata d’Inverno: un percorso che si snoda tra il Ponte della Posta e il Ponte Romano a Merano perfetto per godersi una passeggiata panoramica all’aria aperta anche nei mesi più freddi dell’anno perché soleggiato per gran parte della giornata e riparato dal vento. Percorrendo la Passeggiata ci si imbatte nella Wandelhalle, un edificio in stile liberty concepito in origine per ospitare concerti e spettacoli.
iStockLa caratteristica Passeggiata d’Inverno a Merano
Occorre intraprendere una strada che attraversa il distretto di Dausa, in India, puntellato di campi bruciati dal sole, piccoli villaggi di mattoni chiari, motociclette cariche di merci e mandrie che rallentano il traffico. Un inizio di viaggio che, per alcuni, potrebbe non sembrare invitante, ma che nei fatti conduce al cospetto del Chand Baori, una cavità monumentale che per la sua perfezione geometrica sembra provenire da un altro universo.
Oltrepassando il cancello del sito archeologico, infatti, ci si rende conto di essere giunti alla soglia di un qualcosa fuori scala, fuori tempo e persino fuori categoria: un quadrato modellato nella terra che precipita verso il basso con estrema precisione. File di gradini, triangoli, diagonali e linee che si rincorrono fino a confondere la percezione, una sorta di labirinto in grado di ipnotizzare all’istante.
Del resto stiamo parlando di uno dei più grandi pozzi a gradini dell’India e uno dei più profondi al mondo, anche perché qui, ai margini del deserto del Thar, l’acqua ha sempre avuto un valore enorme. Ma, se dobbiamo essere onesti, ridurre il Chand Baori a un “semplice” sistema di raccolta è quasi offensivo. La costruzione possiede la forza visiva di una cattedrale sotterranea, la precisione matematica di un disegno impossibile e il fascino enigmatico di quei luoghi che sembrano appartenere a civiltà molto più avanzate del proprio tempo.
Breve storia del Chand Baori
È antichissimo: le origini di questa meraviglia dell’India risalgono a un periodo che va dall’VIII al IX secolo d.C., in un momento storico segnato dalla grande influenza delle dinastie rajput nella zona nord del Paese. La tradizione locale attribuisce la costruzione a Raja Chanda, sovrano legato ai Gurjara-Pratihara, una potente casata che tra il VI e il X secolo controllò vaste aree del Rajasthan e territori limitrofi.
La realizzazione richiese competenze ingegneristiche straordinarie per l’epoca, anche perché scavare così in profondità, stabilizzare pareti, distribuire il peso delle strutture superiori e progettare accessi funzionali durante variazioni stagionali del livello dell’acqua è avvenuto ben oltre 1.200 anni fa.
In totale sono 13 i livelli, circa 3.500 gradini e una profondità vicina ai 20 metri (con alcune misurazioni che arrivano oltre i 30 considerando l’intera struttura sotterranea). Numeri che, però, raccontano soltanto una parte della storia. Chand Baori venne dedicato ad Harshat Mata, la dea della gioia e della felicità, il cui tempio sorge ancora a pochi passi dal pozzo.
Durante il periodo moghul, in particolare tra XVII e XVIII secolo, la parte superiore ricevette elementi architettonici islamici, arcate colonnate, balconi pensili, e gallerie decorative. Venne quindi al mondo quel dialogo tra cultura hindu e gusto moghul che rende oggi il complesso ancora più interessante. Il fatto più sorprendente, però, è che gran parte di ciò che appare attualmente davanti ai visitatori coincide ancora con la sua struttura originale.
Come funziona la visita del Chand Baori e cosa vedere
Non è di certo raro provare una certa emozione di fronte al Chand Baori, soprattutto se lo si osserva dal bordo superiore: da qui lo sguardo scende lungo tre lati interamente occupati da doppie file di scale strettissime, incrociate secondo uno schema geometrico quasi perfetto. La pietra utilizzata, scura e porosa, contribuisce a mettere in scena un curioso gioco visivo. Durante le prime ore del mattino (oppure poco prima del tramonto), infatti, il sole crea ombre che trasformano il pozzo in un enorme mosaico tridimensionale.
Sul quarto lato appare invece la parte più monumentale. Parliamo di una zona con tre piani sovrapposti, padiglioni, balconi aggettanti, finestre jharokha finemente scolpite, gallerie sostenute da colonne e nicchie che custodiscono sculture religiose, figure divine e motivi ornamentali. Sì, verrebbe quasi da dire: “Chi più ne ha più ne metta!”.
In alto si intravedono ambienti reali, sale riservate ai sovrani, spazi cerimoniali utilizzati durante celebrazioni pubbliche o incontri ufficiali, anche se è giusto sapere che gran parte di queste aree resta chiusa ai visitatori. Vale la pena fermarsi qualche minuto lungo il parapetto e osservare semplicemente la luce, perché ora dopo ora Chand Baori cambia volto.
Scendendo verso i livelli inferiori, la temperatura cala sensibilmente. Tra superficie e fondo la differenza può raggiungere 5 o 6 gradi. In piena estate, con picchi che nel Rajasthan superano facilmente i 38 gradi, questo microclima rappresentava un rifugio naturale per abitanti, mercanti e pellegrini.
Chand Baori aveva infatti anche una funzione sociale in quanto, oltre a raccogliere acqua, chi veniva qui parlava, pregava, concludeva accordi, organizzava incontri, ascoltava musicisti e celebrava ricorrenze.
Negli ultimi decenni la sua fama ha superato i confini dell’India grazie al cinema. La struttura compare in produzioni internazionali come The Dark Knight Rises, oltre che in diverse pellicole di Bollywood. Vederlo sullo schermo incuriosisce, ma trovarselo davanti muta completamente prospettiva.
A pochi passi dal pozzo merita attenzione anche il tempio di Harshat Mata, con frammenti scultorei che sono testimoni dell’antica spiritualità del posto.
Dove si trova e come arrivare
Lo straordinario Chand Baori si trova ad Abhaneri, piccolo villaggio rurale del distretto di Dausa, nello stato indiano del Rajasthan, lungo l’asse che collega Jaipur e Agra. La distanza da Jaipur si aggira attorno ai 95 chilometri, al punto che in automobile il tragitto richiede circa 2 ore (traffico permettendo).
Molti viaggiatori scelgono un taxi privato, soluzione più semplice e più pratica soprattutto per chi inserisce Abhaneri in un itinerario del celebre Golden Triangle, il triangolo turistico formato da Delhi, Jaipur e Agra. Con i mezzi pubblici serve invece un po’ più di pazienza: da Jaipur partono autobus verso Sikandra oppure Gular, da dove poi proseguono jeep condivise, tuk tuk oppure taxi locali fino al villaggio.
iStockLe geometrie perfette di Chand Baori
Chi arriva fin qui lo fa per scelta. E forse proprio per questo, davanti a quella vertigine di pietra, la sensazione risulta ancora più potente: non sembra di aver raggiunto un monumento, pare di aver scoperto un segreto custodito sottoterra da 12 secoli.
Il 9 e 10 maggio 2026 tornano i Kid Pass Days, uno degli appuntamenti più attesi dalle famiglie italiane. La manifestazione coinvolge oltre 100 musei, siti culturali e realtà educative da Nord a Sud con circa 150 attività dedicate ai bambini da 0 a 12 anni. Laboratori creativi, visite immersive, trekking nella natura, incontri con animali e giochi interattivi trasformano il patrimonio culturale italiano in una grande esperienza family friendly.
Da Milano a Caserta, passando per Trento, Genova e Venezia, i Kid Pass Days 2026 diventano anche un’ottima occasione per organizzare un weekend culturale con i bambini, tra arte, scienza e divertimento. Qui abbiamo messo una selezione di 6 eventi, per scoprirli tutti e per avere maggiori informazioni sugli orari, consultare il sito ufficiale kidpass.
Escape room regale alla Reggia di Caserta
Tra gli eventi più originali dei Kid Pass Days 2026 spicca la speciale escape room organizzata alla Reggia di Caserta. I bambini potranno esplorare gli ambienti della celebre residenza borbonica attraverso enigmi, indizi e prove ispirate alla storia della corte reale.
L’esperienza unisce gioco e scoperta culturale, rendendo la visita coinvolgente anche per i più piccoli. Un’attività ideale per le famiglie che vogliono visitare uno dei siti monumentali più affascinanti d’Italia in modo diverso e dinamico.
Per chi ama il mare e gli animali, i Kid Pass Days propongono esperienze immersive all’Acquario di Livorno. I bambini potranno partecipare a incontri speciali dedicati alle specie marine e scoprire curiosità su tartarughe, meduse e squaletti. L’animazione sarà accompagnata da una guida biologa in versione tartaruga, uno degli animali più saggi del mare.
Arte e tecnologia alla Città dei Bambini e dei Ragazzi di Genova
Alla Città dei Bambini e dei Ragazzi la tecnologia diventa protagonista grazie a TRATTO, un’esperienza innovativa che trasforma i movimenti del corpo in arte digitale.
I bambini potranno interagire con installazioni multimediali e contribuire a un progetto di ricerca scientifica legato al riconoscimento delle emozioni. Un’attività perfetta per avvicinare i più giovani al legame tra movimento e sentimenti attraverso il gioco.
Laboratori creativi a Bologna
Il Palazzo Fava – Palazzo delle Esposizioni di Bologna propone un laboratorio creativo per entrare della “Scuola di Bristol” e diventare un esperto di street art. L’iniziativa punta a far conoscere storie, tecniche e segreti di artisti come Banksy. Durante il laboratorio ogni partecipante creerà il proprio book personale.
Tra le attività outdoor più interessanti dei Kid Pass Days 2026 c’è il trekking alla Necropoli etrusca di Prato Rosello ad Artimino in Toscana. Il percorso permette alle famiglie di esplorare un importante sito archeologico immerso nella natura.
Durante l’esperienza è previsto un laboratorio dedicato alle erbe spontanee in collaborazione con una guida ambientale escursionistica. Un’occasione perfetta per unire movimento all’aria aperta, storia e scoperta del territorio toscano.
Venezia tra storia e archeologia
Kid Pass Days farà tappa anche a Venezia, nella sede del Museo archeologico nazionale di Piazzetta San Marco.
Le famiglie potranno scoprire curiosità e capolavori del museo per votare poi alla fine la propria opera preferita. Un percorso coinvolgente che invita bambini e genitori a scoprire le creazioni del museo più antico di Venezia. Alla fine ci sarà un gadget per ogni bambino.
Le location di Non è un paese per single, il film tratto dall’omonimo best seller di Felicia Kingsley in arrivo sul Prime Video l’8 maggio 2026, portano sullo schermo tutto il romanticismo della campagna toscana dove, come suggerisce lo stesso titolo, è quasi impossibile non innamorarsi.
Di cosa parla
Elisa, la protagonista del film interpretata da Matilde Gioli, è una madre single che gestisce la tenuta Le Giuggiole a Belvedere in Chianti: un borgo immaginario della campagna toscana dove tutti, tranne lei, sembrano impegnati a cercare l’anima gemella. Quando l’anziano proprietario della tenuta muore, la lascia in eredità ai nipoti Carlo (Sebastiano Pigazzi) e Michele (Cristiano Caccamo).
La Festa della mamma 2026 è l’occasione perfetta per condividere tempo insieme invece del solito dono materiale. E non serve organizzare un viaggio dall’altra parte del mondo: anche una fuga di un giorno, un weekend o un’esperienza immersa nella natura possono trasformarsi in un ricordo speciale. Dalle terme naturali ai city break low cost, passando per giardini in fiore, musei e notti in luoghi insoliti, ecco alcune idee last minute facili da organizzare in tutta Italia.
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C’è una Sicilia che si allontana dal vuciari delle piazze nei mercati di Palermo, dal caos delle spiagge assolate più gettonate, un’isola, insomma, che non si mette in vetrina. Una Sicilia che si lascia piuttosto scoprire piano, curva dopo curva, tra strade che si arrampicano sui monti e vicoli che sembrano sospesi nel tempo. È qui che torna il Borghi dei Tesori Fest, un viaggio diffuso che dal 9 maggio accende per tre weekend consecutivi25 borghi dell’isola, trasformandoli in un unico grande racconto a cielo aperto.
Non è solo un festival, ma una specie di mappa emotiva della Sicilia: ogni tappa è infatti un incontro, ogni borgo una storia che riemerge, ogni passeggiata un modo diverso di guardare la Sicilia, anche lontani dal lungomare per riscoprire i tesori sottovalutati dell’entroterra.
I borghi protagonisti dalla Sicilia interna alle coste
Il fascino del festival sta anche nella varietà dei luoghi coinvolti. Si passa da borghi arroccati nell’entroterra a piccoli centri costieri, attraversando una Sicilia che cambia volto a ogni curva. Tra i più suggestivi c’è Piana degli Albanesi, custode della cultura arbëreshë, dove lingua, riti e tradizioni raccontano un’identità unica in Italia (da riscoprire in primavera, visto che i siciliani stessi di solito la visitano con la neve per le sue piste da sci). Poi Caltabellotta, borgo sospeso tra montagne e silenzi, dove il paesaggio sembra rallentare il tempo.
iStockLo splendido borgo di Caltabellotta al tramonto
Nel cuore delle Madonie, Geraci Siculo è uno di quei borghi capaci di offrire panorami che sembrano dipinti e che si aprono all’improvviso tra le nuvole, mentre Custonaci porta il visitatore tra grotte naturali e coste scolpite dal vento di inestimabile bellezza. E ancora Prizzi e Bisacquino, premiati per i loro progetti di valorizzazione culturale e rigenerazione dei centri storici. Ogni borgo diventa così un frammento di un racconto più grande: quello di una Sicilia che resiste, si trasforma e si reinventa attraverso la cultura e la partecipazione delle comunità locali.
Di seguito, il calendario completo dei tre weekend:
9 – 10 maggio: Alessandria della Rocca, Burgio, Caltabellotta, Balestrate, Delia, Piana degli Albanesi;
Borghi dei Tesori Fest, la Sicilia dei piccoli centri
Giunto alla sua sesta edizione in Sicilia, il Borghi dei Tesori Fest è ormai diventato un appuntamento simbolo per chi ama il turismo lento e narrativo. L’idea è semplice ma estremamente efficace: mettere in rete i piccoli comuni siciliani e farli raccontare da chi li vive ogni giorno. Per tre fine settimana, a partire dal weekend del 9 maggio, i borghi si alternano come in una staffetta culturale. Non c’è un unico evento centrale, ma tanti micro-festival diffusi che costruiscono un itinerario continuo tra esperienze, visite guidate, aperture straordinarie e passeggiate tematiche.
A guidare i visitatori sono soprattutto giovani del territorio, le cosiddette “giovani guide”, che diventano narratori contemporanei di chiese dimenticate, palazzi nobiliari, belvedere naturali e luoghi che spesso restano fuori dai circuiti turistici tradizionali. “Anche quest’anno diamo vita a una maratona che, nel corso di tre weekend, vedrà i Comuni passarsi il testimone”, ha raccontato Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori. Un format che punta a trasformare la scoperta in esperienza condivisa, più che in semplice visita.
Per partecipare è necessario acquistare i coupon sul sito ufficiale Le Vie dei Tesori oppure negli info-point dei singoli borghi. Le formule sono flessibili e pensate per costruire percorsi personalizzati tra più comuni, senza vincoli nominativi.
Il weekend del 9 e 10 maggio 2026 è quello della Festa della Mamma e quale migliore modo di festeggiare se non organizzando una gita fuori porta in famiglia? Abbiamo trovato alcuni eventi che sicuramente incontreranno i vostri gusti sparsi per tutto il territorio nazionale.
Sagre, mostre mercato, eventi di quartiere, degustazioni di ottimi vini e chi più ne ha più ne metta, ecco gli appuntamenti da non perdere.
C’è un’isola sperduta nell’Oceano Pacifico dove le leggende di pirati, galeoni spagnoli e tesori nascosti non appartengono solo ai romanzi d’avventura. Qui, tra montagne verdi che precipitano nel mare e baie battute dal vento, un imprenditore olandese di 76 anni è convinto che sotto terra sia nascosto uno dei tesori più ricchi della storia moderna. E ora, dopo anni di stop e battaglie legali, potrà finalmente tornare a cercarlo.
Succede sull’isola cilena di Robinson Crusoe, nell’arcipelago di Juan Fernández, luogo che prende il nome dal celebre personaggio letterario ispirato al marinaio scozzese Alexander Selkirk, sopravvissuto qui in isolamento per oltre quattro anni nel XVIII secolo. Un posto remoto e quasi cinematografico che presto potrebbe trasformarsi nel centro di una vera caccia al tesoro miliardaria.
Robinson Crusoe Island, la caccia al tesoro riparte
La Corte Suprema di Santiago del Cile ha autorizzato Bernard Keiser a riprendere gli scavi alla ricerca di un presunto tesoro dal valore stimato tra i 20 e i 40 miliardi di dollari. Secondo la leggenda, il bottino sarebbe nascosto nella zona di Puerto Inglés e comprenderebbe monete d’oro e d’argento, gioielli e pietre preziose provenienti da Veracruz, in Messico.
Non si tratta di una semplice ossessione da collezionista, infatti Keiser cerca questo tesoro da oltre trent’anni e ha già finanziato almeno 17 spedizioni nell’arcipelago, investendo più di cinque milioni di dollari del proprio patrimonio personale. La storia del tesoro sembra uscita direttamente da un film d’avventura: il carico sarebbe stato nascosto nel 1714 dal capitano spagnolo Juan Ubilla de Echeverría a bordo della nave Nuestra Señora del Monte Carmelo e successivamente seppellito di nuovo nel 1760 dal navigatore britannico Cornelius Webb. Per anni, però, le autorità ambientali cilene avevano bloccato ogni nuova spedizione per proteggere l’isola, che oggi fa parte di un parco nazionale. Ora la situazione è cambiata e, una volta ottenuto il permesso definitivo previsto entro giugno, gli scavi potranno ricominciare già da ottobre.
Il mistero del tesoro miliardario nell’isola cilena
A rendere ancora più affascinante questa vicenda è il fatto che non si basa soltanto su racconti tramandati nei secoli. Nel 2025, infatti, Bernard Keiser avrebbe ottenuto nuovi studi geofisici che mostrerebbero una significativa concentrazione metallica proprio nell’area dove vuole scavare. Nonostante il valore potenzialmente enorme del tesoro, le regole saranno rigidissime. Gli scavi dovranno avvenire senza macchinari pesanti, esclusivamente a mano e per un periodo massimo di sei mesi, così da limitare l’impatto ambientale sull’isola.
iStockIsola di Robinson Crusoe, nell’arcipelago Juan Fernandez in Cile
E se il tesoro venisse davvero trovato? In base alla legge cilena, il 75% del bottino andrebbe allo Stato, mentre il restante 25% spetterebbe a Keiser e ai suoi soci. Nel frattempo, l’isola di Robinson Crusoe continua ad attirare viaggiatori da tutto il mondo non solo per il mistero del tesoro, ma anche per i suoi paesaggi selvaggi, le escursioni tra le montagne vulcaniche e quell’atmosfera sospesa tra realtà e leggenda che sembra uscita da un romanzo. Solo che questa volta, forse, il finale potrebbe essere reale per davvero.