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Cosa vedere a Guadalajara, la città del Messico che ospita le partite di FIFA 2026

12 juin 2026 à 17:00

Guadalajara, nello Stato di Jalisco in Messico, è una delle città più affascinanti e dinamiche del Paese, considerata la patria della tradizione messicana grazie al suo forte legame con i mariachi, la tequila e i charros.

In vista della Coppa del Mondo FIFA 2026, la seconda città più grande del Messico sta vivendo un nuovo momento di visibilità internazionale, attirando viaggiatori da tutto il mondo. Tra architettura coloniale, quartieri artistici, mercati storici e una scena gastronomica in continua evoluzione, Guadalajara offre un mix perfetto tra autenticità e modernità. Visitare questa metropoli significa immergersi in un’esperienza culturale completa, dove ogni quartiere racconta una storia e ogni strada può trasformarsi in una scoperta incredibile.

Centro storico di Guadalajara

Il cuore della città è il Centro Histórico, dove si concentrano alcuni dei monumenti più importanti e simbolici. Qui si trovano la Cattedrale di Guadalajara con le sue iconiche torri neogotiche, la Plaza de Armas con il Palacio de Gobierno e la Plaza de la Liberación con il Teatro Degollado e la statua di Miguel Hidalgo (Padre della Patria).

L’area è ricca di edifici coloniali, musei e caffè all’aperto che rendono la visita particolarmente suggestiva. Camminando tra le sue strade si percepisce la vera anima della città, fatta di contrasti tra passato e presente. Passeggiare tra artisti di strada, bancarelle e vibes locali, è ideale per iniziare a conoscere Guadalajara.

Hospicio Cabañas

Uno dei luoghi culturali più importanti del centro storico di Guadalajara è l’Hospicio Cabañas, dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Questo edificio che un tempo ospitava orfani, anziani e persone in difficoltà, è oggi un centro culturale che ospita mostre d’arte e installazioni contemporanee.

Il complesso è famoso soprattutto per i murales di José Clemente Orozco, tra cui “L’uomo di fuoco”, considerato uno dei capolavori del muralismo del Messico. La struttura, con i suoi cortili simmetrici e la sua architettura neoclassica, offre un percorso immersivo tra arte e storia. Questa è una tappa immancabile per chi vuole conoscere la profondità culturale della città.

Itinerario di viaggio a Guadalajara
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L’interno dell’Hospicio Cabanas a Guadalajara

Tlaquepaque

A pochi minuti dal centro storico si trova Tlaquepaque (anticamente chiamata San Pedro), uno dei villaggi più pittoreschi dell’area metropolitana. Questo quartiere è famoso per le sue strade acciottolate, le case color pastello e le gallerie d’arte, i negozi di artigianato locale, ceramiche e vetro soffiato.

Il cuore pulsante della zona è El Parián, punto di ritrovo per viaggiatori e local. Costruito come mercato coperto e poi trasformato nel tempo in un complesso di ristoranti e locali con musica mariachi dal vivo.

Tlaquepaque è il luogo ideale per acquistare souvenir unici e vivere un’atmosfera più tradizionale rispetto alla modernità del centro urbano. Passeggiare qui significa entrare in un Messico più intimo e artistico, dove ogni angolo celebra la cultura messicana.

Cosa visitare nei dintorni di Guadalajara
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La colorata Tlaquepaque

Basilica di Zapopan

Un altro punto di grande interesse a pochi minuti dal centro di Guadalajara è la Basilica di Nuestra Señora de Zapopan, uno dei principali luoghi di culto della regione. Questo santuario è dedicato alla Vergine di Zapopan, molto venerata nello stato di Jalisco, e rappresenta una delle mete religiose più importanti del Paese. L’architettura barocca della basilica e la piazza circostante creano un ambiente suggestivo, spesso arricchito da celebrazioni e processioni.

Nelle vicinanze si trova anche il Museo di Arte Wixárika dedicato all’arte indigena.

Eventi e iniziative legate a FIFA 2026

Per i Mondiali FIFA 2026, Guadalajara ha attuato una serie di interventi e iniziative dedicate ai visitatori internazionali. L’Estadio Akron (situtato a Zapopan e chiamato per l’occasione Guadalajara Stadium) è uno dei protagonisti del torneo, ospitando 4 partite (11, 18, 23 e 26 giugno) della fase a gironi della Coppa del Mondo, inclusa la seconda gara della fase a gironi della nazionale co-organizzatrice.

Per il periodo del torneo, la città ha organizzato fan zone, eventi culturali, concerti e proiezioni pubbliche delle partite. Anche i quartieri centrali sono coinvolti con installazioni artistiche e attività legate al calcio, trasformando l’intera città in un grande spazio celebrativo. L’obiettivo è quello di offrire un’esperienza immersiva che unisca sport, cultura, proposte gastronomiche e intrattenimento.

Guadalajara, città messicana protagonista dei Mondiali FIFA 2026
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Akron Stadium di Guadalajara

Scena gastronomica

La scena gastronomica di Guadalajara è uno dei suoi punti di forza. La cucina locale si basa su sapori intensi e tradizioni radicate, con piatti iconici come la birria (stufato di carne a lenta cottura), le tortas ahogadas (panini croccanti serviti con una salsa piccante a base di pomodoro) e le tipiche tortillas messicane.

Lo Stato di Jalisco è anche la culla dei famosi tacos e della tequila (assolutamente consigliata una visita nella vicina cittadina di Tequila, dove è nato il famoso distillato e dove ammirare paesaggi di agavi dichiarati Patrimonio mondiale dell’UNESCO).

Mercado San Juan de Dios

Per entrare davvero nello spirito locale, il Mercado de San Juan de Dios è una tappa imperdibile. Considerato uno dei mercati coperti più grandi dell’America Latina, offre un’incredibile varietà di negozi e prodotti (artigianato, abbigliamento, spezie, street food e articoli tradizionali). Perdersi tra i suoi corridoi significa scoprire la vita quotidiana dei residenti e assaporare la cucina locale in un contesto autentico.

Qui è possibile provare piatti tipici come le tortas ahogadas o i tacos preparati al momento. Fare un giro in questo mercato regala un’esperienza sensoriale completa, fatta di colori, profumi e suoni che rappresentano perfettamente lo spirito di Guadalajara.

Cosa vedere a Guadalajara
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Il mercato San Juan de Dios

Come arrivare e muoversi

Guadalajara è ben collegata grazie all’Aeroporto Internazionale Miguel Hidalgo y Costilla, che riceve voli diretti dalle principali città del Nord America e non solo. Infatti Aeromexico opera collegamenti diretti anche da Madrid raggiungibile dall’Italia con varie compagnie aereo low cost. Dall’aeroporto al centro città si può arrivare in taxi o con servizi di ride sharing in circa 30-40 minuti.

Una volta in città, il sistema di trasporto pubblico include autobus, linee di metropolitana leggera e il sistema di trasporto rapido Mi Macro Periférico che collega le principali aree urbane. Le principali attrazioni sono raggiungibili a piedi una volta arrivati in centro e per tutta la durata della Coppa del Mondo sono promosse iniziative di mobilità sostenibile e viene incentivato l’uso del trasporto pubblico.

Palazzo Salis, uno dei tesori storici più affascinanti della Valtellina

12 juin 2026 à 16:00

Nel cuore del centro storico di Tirano, Palazzo Salis rappresenta una delle residenze nobiliari più importanti e suggestive della Valtellina. Da quasi 500 anni questo straordinario edificio appartiene alla famiglia Salis (oggi Sertoli Salis) e conserva intatto il fascino della sua storia, tra sale affrescate, arredi d’epoca e uno dei più celebri giardini all’italiana della Lombardia.

Grazie a un lungo e accurato intervento di restauro durato 20 anni, oggi il palazzo ha riaperto le sue porte al pubblico per la stagione 2026 e costituisce una delle principali attrazioni culturali della provincia di Sondrio.

La storia di Palazzo Salis

La storia della famiglia Salis affonda le sue radici nel Medioevo e si intreccia profondamente con quella della Valtellina. I Salis, originari della Val Bregaglia, ricoprirono ruoli di primo piano durante il dominio dei Grigioni, contribuendo alla vita politica e amministrativa della valle con governatori, podestà e vicari.

Il palazzo, costruito tra il 1630 e il 1703, divenne la dimora dei Salis. La struttura presenta una facciata tardo-cinquecentesca affiancata da due torri e impreziosita da un elegante portale barocco realizzato sul disegno del Vignola.

Dopo oltre vent’anni di restauri, Palazzo Salis ha recuperato il suo splendore originario, offrendo ai visitatori un prezioso patrimonio artistico e architettonico che racconta la storia della nobiltà valtellinese tra Seicento e Settecento.

Visitare il Palazzo

La visita a Palazzo Salis permette di immergersi in ambienti di grande valore storico e artistico. Il percorso museale si sviluppa attraverso dieci sale decorate e affrescate, raggiungibili percorrendo l’imponente scalone d’onore e il magnifico Salone d’Onore, caratterizzato da decorazioni pittoriche settecentesche attribuite al pittore Cucchi.

Tra gli ambienti più significativi spicca il celebre Saloncello, elegante sala affrescata che tra il XVII e il XVIII secolo fu uno dei principali luoghi d’incontro del potere politico valtellinese. Le sale custodiscono inoltre stucchi, soffitti lignei policromi, arredi storici e una ricca documentazione dedicata alla storia locale.

Di particolare interesse è anche la cappella gentilizia dedicata a San Carlo Borromeo, realizzata nel 1612. Tutti gli ambienti si affacciano sull’antica corte cinquecentesca, conosciuta come “corte dei cavalli”.

Un altro gioiello del complesso è il raffinato giardino all’italiana che presenta eleganti siepi di bosso che formano quattro quadranti geometrici, antichi roseti, alberi da frutto e un maestoso cedro del Libano che da oltre due secoli domina il parco.

Palazzo Salis in Lombardia
Ufficio Stampa
Il giardino all’italiana di Palazzo Salis

La stagione 2026

Per la stagione 2026 Palazzo Salis ha riaperto le proprie porte al pubblico, offrendo la possibilità, con un “Tour Classico” di visitare le 10 sale affrescate, la cappella privata e il giardino all’italiana. La visita dura circa 45-50 minuti e può essere svolta in autonomia.

Il biglietto d’ingresso standard costa 10 euro e include un’audioguida multilingue. Sono inoltre disponibili (tutto l’anno) visite guidate in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo su prenotazione.

Per chi desidera un’esperienza più approfondita è previsto anche un “Tour Esteso” che comprende anche le cantine cinquecentesche e l’antica ghiacciaia. Questo tour è disponibile solo con guida privata, dura circa 1 ora e 10 minuti e costa 13 euro (più la quota fissa per la guida: 60 euro ogni 15 persone).

Il museo è aperto dal lunedì al sabato, dalle 10:00 alle 17:00, fino alla fine di settembre.

Stagione 2026 di Palazzo Salis
Ufficio Stampa
Cantine cinquecentesche di Palazzo Salis

Dove si trova e come raggiungerlo

Palazzo Salis si trova nel centro storico di Tirano, in provincia di Sondrio, a circa dieci minuti a piedi dalla stazione ferroviaria, che è anche il punto di partenza del Bernina Express, il celebre treno panoramico patrimonio UNESCO.

La cittadina è facilmente raggiungibile sia in auto (circa 1 ora e 15 minuti da St. Moritz) sia in treno.

Una terra selvaggia emersa della Toscana: Capraia, l’isola dei paesaggi scolpiti dal fuoco

12 juin 2026 à 15:00

La chiglia della nave taglia un’acqua di un blu così denso da sembrare solido, una sfumatura liquida che appartiene soltanto ai punti in cui il Mar Ligure cede il passo al Tirreno. Davanti alla prua si staglia un profilo aspro, una fortezza di basalto scuro che i cartografi chiamano Capraia, ovvero l’unica isola interamente vulcanica dell’Arcipelago Toscano.

Nata 9 milioni di anni fa dalle fratture della crosta terrestre, si trova a 54 chilometri di distanza dalla costa, un isolamento che ha inevitabilmente preservato paesaggi, tradizioni e atmosfere che altrove si sono trasformati nel tempo. L’isola è anche attraversata da una dorsale montuosa da nord a sud fino a raggiungere il Monte Castello, che domina il paesaggio dall’alto dei suoi 445 metri. Intorno si estendono valloni, alture e pianori ricoperti da una vegetazione profumata fatta di erica, lentisco, corbezzolo, mirto ed elicriso.

A rendere ancora più speciale questo angolo del nostro Paese contribuisce una presenza umana discreta: gli abitanti sono meno di 400 e la vita quotidiana continua a seguire ritmi autentici.

Cosa vedere a Capraia

Il mare c’è ed è bellissimo, ma questa perla della Toscana è anche un pullulare di antiche fortificazioni, percorsi naturalistici e testimonianze di una storia complessa. L’isola, quindi, rivela un patrimonio sorprendente che merita tempo e curiosità.

Fortezza di San Giorgio

La sagoma della Fortezza di San Giorgio domina il borgo storico e rappresenta il simbolo più riconoscibile dell’isola. L’attuale struttura venne realizzata nel XVI secolo dai Genovesi del Banco di San Giorgio per difendere la popolazione dalle incursioni dei corsari barbareschi e ottomani.

Le mura massicce, i bastioni e la posizione strategica raccontano un periodo in cui il controllo del Tirreno aveva un valore fondamentale: dall’alto, infatti, lo sguardo abbraccia il porto, le montagne e il mare aperto.

Il borgo del paese

Poche località conservano un impianto urbanistico così particolare. Le abitazioni storiche assumono l’aspetto di piccole case-fortezza, costruite per garantire protezione durante gli attacchi provenienti dal mare.

Vicoli stretti, archi e scorci improvvisi restituiscono l’immagine di una comunità che per secoli ha vissuto in equilibrio tra difesa e sopravvivenza.

Torre dello Zenobito

Nella parte meridionale svetta nei cieli una delle architetture più affascinanti di Capraia: la Torre dello Zenobito, risalente al 1545. Sta lì, possente, a sorvegliare un tratto di costa spettacolare e in passato rappresentava un presidio essenziale lungo le rotte marittime verso la Corsica.

La sua posizione, affacciata su scogliere vulcaniche dai colori accesi, crea uno dei panorami più suggestivi dell’intero arcipelago.

Lo Stagnone

Nella zona centrale si trova la più importante area umida dell‘Arcipelago Toscano che prende il nome Stagnone. Il suo è un valore naturalistico straordinario, grazie soprattutto alla presenza di numerose specie migratorie.

Durante la primavera la superficie si ricopre delle spettacolari fioriture del ranuncolo acquatico, trasformando il paesaggio in un mosaico di colori inatteso per un’isola mediterranea.

I sentieri dello Zenobito e dello Stagnone

Capraia rappresenta anche una meta privilegiata per gli escursionisti. La rete sentieristica gestita dal Parco Nazionale raggiunge circa 20 chilometri e attraversa scenari estremamente vari.

Il percorso dello Zenobito conduce verso il settore più meridionale, passando in ambienti dominati dall’elicriso e da panorami che sembrano appartenere a un’altra latitudine. L’itinerario dello Stagnone solca invece il cuore geografico dell’isola.

Percorso botanico

Lungo l’antica strada che collega porto e paese si sviluppa un itinerario dedicato alla flora locale. Cartelli e punti informativi permettono di riconoscere le specie tipiche della macchia mediterranea.

L’esperienza risulta particolarmente interessante perché Capraia ospita oltre 650 specie vegetali censite e numerosi endemismi, tra cui la Linaria capraria e il fiordaliso di Capraia.

I palmenti e la memoria agricola

Tra le testimonianze più curiose figurano i palmenti, antiche vasche scavate nella roccia utilizzate per la produzione del vino. Queste strutture narrano un passato agricolo spesso ignorato da chi associa l’isola esclusivamente alla pesca e alla navigazione.

L’ex colonia penale agricola

Dal XIX secolo fino al 1986 una vasta porzione settentrionale del territorio ospitò una colonia penale agricola. Le vecchie strutture, oggi in parte recuperate, sono una pagina importante della storia contemporanea di questa peculiare terra emersa.

CEA Info Park La Salata

Vicino al porto, il CEA Info Park La Salata è un centro visitatori tramite cui comprendere l’origine geologica dell’isola e il valore ambientale del Santuario Pelagos.

Le spiagge più belle di Capraia

Come le migliori terre vulcaniche, anche Capraia vanta una costa frastagliata e spettacolare. Del resto, è stata modellata da milioni di anni di eruzioni e dall’azione continua delle mareggiate. Molte cale risultano raggiungibili soltanto via mare, caratteristica che contribuisce a mantenerne intatto il fascino.

  • Cala Rossa: considerata uno dei luoghi più scenografici del Mediterraneo, sfoggia rocce rosso vinaccia generate dalle antiche attività vulcaniche che vanno a contrastare con il blu intenso dell’acqua.
  • Cala della Mortola: presenta fondali sabbiosi e tonalità che oscillano tra verde smeraldo e azzurro brillante. La conformazione della spiaggia cambia in base alle correnti e ai venti.
  • Cala del Ceppo: molto apprezzata dagli amanti dello snorkeling grazie ai fondali ricchi di vita marina. Le acque limpide valorizzano le sfumature chiare della sabbia.
  • Cala dello Zurletto: dominata da uno scoglio dalla forma verticale che ricorda una torre naturale, è una delle cale più facilmente raggiungibili dal paese.
  • Cala del Vetriolo: celebre per le spettacolari colate laviche e per una suggestiva grotta con due aperture sul mare.
  • Cala del Moreto: ampia insenatura rivolta verso sud-ovest, piena di paesaggi differenti che alternano pareti rocciose, fondali profondi e tratti più riparati.

Dove si trova e come arrivare

Capraia si raggiunge esclusivamente via mare. I collegamenti partono dal porto di Livorno attraverso un servizio attivo durante tutto l’anno e la traversata richiede circa 2 ore e 45 minuti. Una volta sbarcati si scopre subito una delle peculiarità dell’isola: le automobili hanno un ruolo marginale e gran parte degli spostamenti avviene a piedi oppure tramite i collegamenti pubblici locali.

Il periodo migliore coincide con la primavera e l’inizio dell’autunno. Tra aprile e giugno la vegetazione raggiunge il massimo splendore, le fioriture colorano i sentieri e le temperature favoriscono le escursioni. Settembre e ottobre regalano invece mare ancora piacevole e una luce particolarmente intensa che esalta le tonalità delle rocce vulcaniche.

Isola di Capraia, Toscana
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L’incredibile bellezza dell’Isola di Capraia

L’estate resta ideale per chi desidera dedicare più tempo alla navigazione, allo snorkeling e all’esplorazione delle cale, mentre l’inverno mostra il volto più autentico e silenzioso di quella che molti considerano la più selvaggia e misteriosa tra le isole dell’Arcipelago Toscano.

Oltre la cartolina del Tigullio: Bargone e la Liguria che non ti aspetti

Par : elenausai10
12 juin 2026 à 14:00

In Liguria, bastano pochi chilometri verso l’interno per incontrare un paesaggio dominato dalle geometrie dei terrazzamenti, dove la roccia e l’ulivo sostituiscono la sabbia più gettonata degli stabilimenti balneari. In questo contesto collinare si inserisce Bargone, una frazione che si sviluppa sopra l’abitato di Casarza Ligure.

Lungi dall’essere un semplice rifugio panoramico, questa località si rivela un crocevia inaspettato di vicende storiche e fermenti intellettuali, capace di capovolgere la narrazione tradizionale del territorio attraverso i propri contrasti e le proprie silenziose eccellenze.

Cosa vedere a Bargone

L’impianto urbanistico di Bargone conserva la fisionomia tipica dell’insediamento difensivo medievale, articolandosi attraverso una fitta rete di elementi architettonici che ne testimoniano il passato strategico. Camminando tra i vicoli si incontrano archi a tutto sesto ben conservati e i resti delle antiche fortificazioni che un tempo vigilavano sulla vallata. L’elemento che definisce l’identità visiva del luogo è l’uso della pietra locale: le scalinate monumentali si distinguono per il marmo caratterizzato da intense striature rosse e nere, un dettaglio materico che spezza la monotonia dell’ardesia.

La complessità del borgo si riflette anche nelle biografie delle personalità che qui hanno avuto le proprie radici. Bargone è la terra natale di Santo Agostino Roscelli, nato nel 1818. Figura centrale nel contesto sociale dell’Ottocento risorgimentale, Roscelli venne ordinato sacerdote nel 1846 e legò il suo nome a Genova, dove fondò la Congregazione delle Suore dell’Immacolata.

L’istituto, focalizzato sull’assistenza agli infermi e sull’istruzione delle fasce giovanili marginalizzate attraverso orfanotrofi e asili, valicò presto i confini regionali per diffondersi in Italia e nelle Americhe, portando alla canonizzazione del fondatore nel 2001 da parte di Papa Giovanni Paolo II.

Gli eventi da non perdere a Bargone

Se la pietra racconta il passato religioso e militare, il paesaggio custodisce la memoria artistica della frazione. Umberto Fracchia, giornalista, critico letterario e fondatore nel 1925 della celebre rivista La Fiera Letteraria, scelse di abbandonare i circuiti metropolitani per trasferirsi stabilmente a Bargone nel 1928, dopo averne frequentato le stanze nella casa della nonna durante l’infanzia.

Considerato l’autore del primo romanzo Liberty italiano, Fracchia impresse nei suoi ultimi scritti i tratti del paesaggio agrario circostante. Oggi la Biblioteca Comunale custodisce il suo fondo librario, donato dalla consorte all’Università di Genova e gestito dal Comune.

Questa eredità si traduce in un evento culturale: il Premio Fracchia, che dal 22 al 28 giugno 2026 trasforma il borgo sotto il tema conduttore “Terreno di Meraviglia”. Il festival non si limita ai tradizionali panel d’autore, ma integra la letteratura all’interno dello spazio fisico del paese.

Il giardino storico di Villa Fracchia ospita sessioni mattutine di yoga all’aria aperta, mentre l’oliveta che circonda il mausoleo dello scrittore diventa lo scenario per degustazioni di olio extravergine d’oliva, unendo la memoria letteraria alla cultura materiale del podcast PassionEvo-Il Grand Tour dell’Olio.

Il programma del festival accoglie figure di rilievo internazionale come il saggista argentino Pablo Maurette e i principali protagonisti della narrativa italiana contemporanea (tra cui Erica Cassano, Luca Bianchini, Mattia Insolia, Fabio Bacà e Giuliana Salvi), culminando con la prima tappa nazionale del tour del Premio Strega Saggistica.

Dove si trova e come arrivare

Bargone è situato in una posizione sopraelevata rispetto al fondovalle della Val Petronio, nel territorio comunale di Casarza Ligure. Per raggiungere la frazione in automobile, il punto di riferimento principale è l’autostrada A12 Genova-Livorno.

L’uscita consigliata è quella di Sestri Levante; da qui si seguono le indicazioni per la Strada Statale 523 in direzione di Varese Ligure. Una volta superato il centro di Casarza Ligure, una strada comunale segnalata sale sulla sinistra, inerpicandosi lungo il versante collinare con una serie di tornanti che offrono una vista progressiva sulla vallata sottostante.

Laudemio, il lago glaciale più meridionale d’Europa tra faggete antiche e vette del Sirino

12 juin 2026 à 13:00

A prima vista sembra un piccolo lago alpino finito per errore nel cuore della Basilicata, quasi uno “scherzo” della natura. Ma il Lago Laudemio, conosciuto anche con il nome di Remmo, occupa per davvero una conca montana a 1.525 metri di altitudine sulle pendici del Monte Papa (la vetta principale del Massiccio del Sirino). Le sue acque limpide, i profili boscosi e i rilievi che superano i 2.000 metri costruiscono uno scenario sorprendente per chi associa il Sud Italia soprattutto a coste e paesaggi mediterranei.

La sensazione più intensa arriva osservando il contesto che lo circonda: faggi alti e compatti delimitano gran parte del perimetro, mentre gli ontani contribuiscono a dar vita a una cornice vegetale particolarmente rara per queste latitudini. L’area rientra nella Riserva Naturale Regionale del Lago Laudemio, istituita nel 1985 per tutelare un patrimonio naturalistico considerato tra i più preziosi del nostro meridione.

Cavalieri del passato, briganti in cerca di riscatto e pastori transumanti utilizzavano questo angolo riparato come rifugio sicuro durante i lunghi spostamenti stagionali tra lo Ionio e il Tirreno. Oggi, invece, il sito accoglie i viaggiatori con la sua aria frizzante (e non solo). Del resto, stiamo parlando del lago glaciale più a sud d’Italia e d’Europa.

Origine e formazione del Lago Laudemio

La storia del Lago Laudemio inizia migliaia di anni fa, durante il Quaternario, quando il clima del Vecchio Continente era dominato da grandi glaciazioni. In quel periodo un vasto ghiacciaio occupava il versante settentrionale del gruppo montuoso Sirino-Papa. La massa di ghiaccio scendeva dalle quote più elevate del Monte Papa per circa 4 chilometri, raggiungendo l’area di Pétina Chiana.

Durante il lento ritiro del ghiacciaio si formò una morena frontale, cioè un accumulo di detriti trasportati dal ghiaccio. Proprio questa barriera naturale trattenne le acque di fusione, dando origine al lago visibile ancora oggi. Un’origine molto particolare e che rende il Laudemio un caso eccezionale: oltre a essere il lago glaciale più meridionale d’Italia e d’Europa, è uno dei pochissimi bacini di questo tipo presenti nell’Appennino. L’estensione supera di poco i 2 ettari, dimensioni contenute ma che contribuiscono al suo fascino raccolto e quasi intimo.

L’intero territorio conserva importanti testimonianze del passato geologico della Basilicata. Nella zona Sirino-Papa sono stati rinvenuti fossili di grande interesse scientifico che sono simboli di ambienti radicalmente diversi da quelli attuali. Tra i reperti studiati dagli specialisti figurano resti appartenenti a mammut, rinoceronti, orsi, iene e antichi rettili.

Anche la flora presenta caratteristiche peculiari. Salendo verso le quote superiori, infatti, compaiono specie botaniche estremamente rare, tra cui la Vicia sirinica e l’Astragalus sirinicus, piante presenti esclusivamente su queste montagne. Un’eccezionale caratteristica che conferisce ulteriore valore naturalistico all’intera area protetta.

Cosa fare e vedere al Lago Laudemio

Dobbiamo essere onesti sin da principio: tra sentieri panoramici, ambienti forestali e punti d’osservazione naturali, il Lago Laudemio offre molto più di una semplice sosta fotografica. L’esperienza acquista profondità dedicando tempo all’esplorazione dei suoi dintorni, ricchi di dettagli che spesso passano inosservati con una sola visita veloce.

Ammirare il Lago Remmo da vicino

Il primo incontro con il Laudemio lascia quasi sempre sorpresi perché appare all’improvviso tra gli alberi, racchiuso da rilievi che sembrano proteggerlo dal resto del mondo. Nei periodi più tranquilli la superficie riflette il profilo del Monte Papa e delle faggete circostanti.

Erbe acquatiche, foglie palustri e alghe contribuiscono al suo affascinante aspetto, ricordando la sua origine antichissima e il delicato equilibrio ecologico che lo caratterizza.

Esplorare la faggeta della riserva

Gran parte del fascino del Laudemio nasce dal rapporto tra acqua e bosco. La faggeta circonda circa due terzi del perimetro lacustre e rappresenta uno degli elementi più suggestivi dell’area.

Tronchi slanciati, radure luminose e sottobosco ricco di vegetazione accompagnano l’escursione lungo i percorsi che attraversano la riserva. Durante l’autunno il paesaggio assume tonalità dorate e ramate che trasformano completamente l’ambiente.

Salire verso il Monte Papa

Per gli escursionisti più allenati, il sentiero che conduce al Monte Papa rappresenta una delle esperienze più appaganti della zona. Il percorso si sviluppa lungo il versante settentrionale del massiccio, attraversando inizialmente il bosco e successivamente ambienti più aperti e rocciosi.

Intorno ai 1.900 metri di quota compaiono le specie botaniche endemiche che hanno reso celebre il Sirino tra naturalisti e studiosi.

Osservare panorami tra i più ampi della Basilicata

Nelle giornate caratterizzate da buona visibilità, il Monte Papa offre vedute straordinarie: verso nord si distinguono l’alta Val d’Agri, il Monte Volturino e il Monte della Madonna di Viggiano: a est emerge il profilo del Monte Alpi, mentre a sud si estende il grande patrimonio forestale del Lagonegrese.

Cercare le tracce della fauna appenninica

La riserva custodisce una fauna particolarmente interessante. Tra gli abitanti più emblematici figura il lupo appenninico, simbolo della natura selvaggia dell’area. Boschi e valloni ospitano inoltre diverse specie di rapaci, piccoli mammiferi e anfibi.

Nel lago vivono trote e salamandre, mentre le zone forestali forniscono habitat ideali a numerosi animali tipici della zona. Anche senza avvistamenti diretti, la percezione di trovarsi in un ambiente ancora integro accompagna gran parte della visita.

Raggiungere il Lago Zapano

Poco distante dal Laudemio si trova il Lago Zapano, situato a circa 1.380 metri di quota nel Vallone del Cacciatore. Oggi appare molto più piccolo rispetto al passato a causa dei depositi accumulati nel corso dei secoli, ma nonostante ciò è una preziosa testimonianza dell’antica presenza dei ghiacciai sul Sirino.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago Laudemio si trova nel territorio comunale di Lagonegro, in provincia di Potenza, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese e della Riserva Naturale Regionale che tutela il bacino. L’accesso più comodo avviene attraverso l’autostrada A2 del Mediterraneo.

Dopo l’uscita Lauria Sud si seguono le indicazioni per il Monte Sirino e per la stazione sciistica. La strada sale progressivamente tra boschi e pendii montani fino a raggiungere l’area attrezzata dalla quale partono i principali itinerari escursionistici. Lagonegro dista pochi chilometri e rappresenta il punto di riferimento principale per servizi, strutture ricettive e ristorazione.

Tra antichi ghiacciai, foreste d’alta quota e panorami che raccontano milioni di anni di storia geologica, il Lago Laudemio custodisce un volto della Basilicata sorprendente e poco conosciuto: è uno di quei luoghi che riesce ancora a trasmettere il senso della scoperta, qualità sempre più rara nei paesaggi contemporanei.

Dal cacio al pesce, dalla pizza al vino, le migliori sagre e gli eventi del weekend dal 12 al 14 giugno 2026 in Italia

12 juin 2026 à 12:00

Un weekend ricco di feste, sagre, ricorrenze e di eventi anche di un certo spessore quello che sta per iniziare. Dalle feste dedicate a Sant’Antonio, che si celebra ogni anno il 13 giugno (e non soltanto a Padova) alle tavole gourmet con chef stellati, dalle degustazioni dei vini dei nostri territori alle celebrazioni folkloristiche italiano e anche straniere. Ce n’è per tutti i gusti, insomma.

Abbiamo selezionato i dieci eventi imperdibili del weekend del 12, 13 e 14 giungo (ma anche oltre) secondo noi, adatti a tutta la famiglia, dove gli adulti potranno divertirsi e i ragazzi svagarsi festeggiando la fine della scuola.

La Casa di Leopardi svela un tesoro nascosto: l’incredibile scoperta nella biblioteca

Par : elenausai10
12 juin 2026 à 10:13

A Recanati, in provincia di Macerata, una grande villa aristocratica è stata per anni la casa di Giacomo Leopardi. Questo luogo, che oggi custodisce la memoria del poeta, fu in realtà vissuto dall’autore come una vera e propria prigione dorata, un ambiente da cui tentò persino di fuggire. Eppure, proprio tra queste mura, oltre a trovare ispirazione nella bellezza del paesaggio circostante composto da suggestive colline, l’autore dello Zibaldone di pensieri e dell’Infinito, probabilmente, ammirava anche bellezze artistiche nascoste all’interno della dimora di famiglia.

Un ciclo di affreschi databile tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, rimasto nascosto per secoli sotto strati di intonaco e decorazioni successive, infatti, è tornato alla luce proprio nella Biblioteca di Casa Leopardi. Come ha dichiarato la discendente Olimpia Leopardi, “è suggestivo pensare che Giacomo li guardasse”.

Aperti per voi sotto le stelle, un’occasione unica per vedere questi luoghi di sera

Par : losiangelica
12 juin 2026 à 07:30

Un appuntamento unico anima il weekend: dal 12 al 14 giugno il Touring Club Italiano propone l’iniziativa “Aperti per voi sotto le stelle” facendo accedere a luoghi incredibili in un orario speciale dopo il tramonto. 50 città coinvolte e oltre 100 appuntamenti in tutta Italia sono l’occasione imperdibile per scoprire alcuni tesori in un contesto unico.

Aperti per voi sotto le stelle

Nata nel 2005, Aperti per Voi è una delle iniziative più longeve del Touring Club Italiano: un progetto che affida ai volontari la custodia e la valorizzazione di luoghi d’arte spesso inaccessibili o semplicemente poco frequentati. La versione “sotto le stelle” ne è la declinazione serale, quella che trasforma una visita in qualcosa di più vicino a un’esperienza.

Il senso dell’iniziativa è nel concetto stesso di patrimonio comune: non basta che i luoghi esistano, occorre che vengano vissuti. Ed è esattamente quello che i volontari Touring fanno, ogni anno, con una dedizione che a volte sorprende anche chi li conosce da tempo.

I luoghi da visitare

Cosa non perdere? I luoghi da visitare sono davvero tanti, ecco alcune chicche che meritano.

Il 12 giugno una splendida visita a Villa Borghese permette di scoprire uno zoo unico che non ha gabbie. Tra statue, fontane e decorazioni scolpite si possono osservare creature nel parco con una guida escursionistica speciale. L’iniziativa è adatta anche ai bambini prevede un dono per i piccoli partecipanti.

Il parco di Villa Borghese
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Aperti per voi sotto le stelle: Villa Borghese tra le proposte

Nella stessa giornata è possibile visitare la Domus Romana sotto la Corte d’Appello ad Ancona dove si trovano i resti di una meraviglia di età imperiale. Tra pavimenti e affreschi il luogo racconta la città mercantile dell’Adriatico. L’appuntamento si estende su tutti e 3 i giorni.

Il 13 giugno è possibile fare una passeggiata guidata a tema letterario a Genova sulle orme di Giorgio Caproni. L’itinerario segue i luoghi del suo immaginario cittadino da piazza Bandiera fino alla funicolare Zecca-Righi usufruendo dell’ascensore del Portello.

A Como aprono invece le Terme Romane. La città affacciata sul lago, che normalmente prevede un accesso solo diurno a questo luogo, offre la possibilità di visitarle fino alle 22. Il sito archeologo lascia tutti a bocca aperta.

Costruita tra il 1713 e il 1715 per il Tesoriere generale di Vittorio Amedeo II, la villa Tesoriera di Torino ha attraversato secoli di trasformazioni fino a diventare, oggi, sede della Biblioteca civica musicale Andrea Della Corte. Una delle principali biblioteche musicali italiane ospitata in un palazzo barocco: una di quelle combinazioni che si spiegano solo sapendo da dove viene.

Il 14 giugno una delle occasioni più attese è quella di Anagni, la città dei Papi. La visita guidata include la cattedrale romanica con il pavimento musivo del Duecento, il Palazzo Comunale e l’apertura eccezionale della Chiesa di San Pietro in Vineis. La serata si chiude con una degustazione di prodotti locali e vini della Via del Cesanese. Prenotazione richiesta.

Anagni, la città dei Papi
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La splendida città dei papi

Come partecipare

Quest’anno i filoni tematici sono 6: dalle dimore storiche alle stazioni d’arte, dai teatri alle case di scrittori, fino agli archivi e alle chiese. Si può scegliere per categoria o per regione. L’ingresso è libero e gratuito (ma sono gradite le offerte a donazione libera) nella maggior parte dei casi, con alcune aperture che richiedono prenotazione. L’evento è attivo dal 12 al 14 giugno con eventi tematici in tutte le città; consultando il sito ufficiale è possibile scoprire date, orari e modalità di ogni appuntamento.

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Romería – Il mare dei ricordi, le location del film in Galizia tra panorami mozzafiato e tracce del passato

11 juin 2026 à 17:30

Il nuovo film di Carla Simón, in arrivo nelle sale italiane l’11 giugno 2026, è «un poema di sale e iodio»: così lo ha definito la stampa di settore, anche in considerazione del ruolo comprimario che hanno per lo svolgersi della storia le sconfinate vedute marine, i paesaggi costieri selvaggi e frastagliati, le insenature calme e silenziose. Andiamo insieme alla scoperta delle location di Romería – Il mare dei ricordi.

Di cosa parla

Marina (Llúcia Garcia) ha diciotto anni e la necessità di recuperare un certificato anagrafico per una borsa di studio. Con una videocamera e un diario della madre nello zaino parte, così, per la Galizia: di qui erano originari i suoi genitori biologici, morti di AIDS l’uno a poca distanza dall’altro quando Marina era ancora piccolissima, e qui vive la famiglia del padre che la ragazza non ha mai conosciuto.

Mentre prova a ricostruire la storia piena d’amore e di disperazione dei genitori, scontrandosi con la voglia di chi è rimasto di seppellire ogni ricordo, Marina scopre se stessa, il proprio posto nel mondo e uno slancio inaspettato per il futuro.

“Romería – Il mare dei ricordi” è il nuovo film di Carla Simón, al cinema dall'11 giugno
Ufficio stampa I Wonder Pictures
Una scena del film “Romería – Il mare dei ricordi”

Dov’è stato girato il film

I luoghi dov’è stato girato il nuovo film di Carla Simón sono gli stessi dov’è ambientata la storia. Le principali location di Romería – Il mare dei ricordi si trovano infatti in Galizia, tra la città di Vigo e le isole Cíes: una scelta “di realismo”, che rende lo spettatore partecipe e coinvolto nel viaggio di formazione della protagonista.

Alla scoperta dei luoghi dov'è stato girato il film "Romería – Il mare dei ricordi"
Ufficio stampa I Wonder Pictures
Una foto dal set di “Romería – Il mare dei ricordi”

Vigo

A Vigo avviene il primo contatto di Marina con le proprie radici e con la Galizia: è un destino, quello di accogliere visitatori e viaggiatori di ogni genere, innato per questa città affacciata sulla costa settentrionale della Spagna che è da sempre uno dei più importanti porti commerciali e turistici della zona.

Tra le principali location di "Romería – Il mare dei ricordi" c'è Vigo, in Galizia
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Una vista magnifica sulla città di Vigo

Il mare e le attività che gli si svolgono attorno hanno costantemente segnato, insomma, la geografia e la vita quotidiana a Vigo. Ci si rende conto facilmente di ciò passeggiando per i vicoli del centro, dove accanto a palazzi storici (quello del Municipio, oggi sede del museo della cultura gallega, è tra i più importanti) e chiese maestose (come quella di Santa Maria) sopravvivono botteghe caratteristiche e l’iconico Mercado do Pedra dove l’atmosfera è decisamente verace e i più golosi possono assaggiare le specialità della zona.

Vigo è tra le location di "Romería – Il mare dei ricordi" in Galizia
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Il vivace centro storico di Vigo

Da non perdere sono anche il Parco e il Castello Do Castro: situati su una collina – dall’accesso non facilissimo – offrono un panorama unico sulla città e sull’estuario di Vigo.

Sui luoghi in Galizia dov'è stato girato il nuovo film di Carla Simón
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Uno dei punti più romantici del Parco Do Castro

Isole Cíes

A meno di un’ora di traghetto da Vigo si raggiungono le isole Cíes. Facenti parte di un’area naturale protetta, queste isole sono tre: l’isola di Monteagudo, l’isola do Faro e l’isola di San Martiño, famose per le spiagge bianche, l’acqua cristallina e una natura ancora selvaggia e incontaminata (preservata anche grazie a un numero massimo di visitatori ammessi ogni anno) che sono valse loro la nomea di “Caraibi d’Europa”.

Ci sono anche le isole Cíes tra le location di "Romería – Il mare dei ricordi"
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Una delle magnifiche spiagge delle isole Cíes

In molti le considerano tra le tappe immancabili di una vacanza in Galizia per il mare, certamente, ma anche per il trekking: tutte e tre le isole hanno sentieri che offrono agli amanti delle camminate tanti panorami mozzafiato.

Tra i luoghi dov'è stato girato il nuovo film di Carla Simón ci sono le isole Cíes
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Una vista mozzafiato delle isole Cíes

Sull’isola do Faro, per esempio, la ruta del Faro de Cíes è un percorso panoramico che conduce in prossimità del faro: forse il simbolo più iconico di tutto l’arcipelago.

Le location di "Romería – Il mare dei ricordi" nelle Cíes
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L’iconico faro dell’isola do Faro, nelle Cíes

Il silenzio scolpito nella roccia: Eremo di San Acisclo e Santa Vittoria, la cattedrale rupestre della Cantabria

11 juin 2026 à 16:30

Certe scoperte sorprendono proprio perché arrivano senza preavviso, un po’ come accade ad Arroyuelos, piccolo villaggio della Cantabria meridionale che custodisce una delle opere più straordinarie dell’architettura altomedievale spagnola. Se state pensando a una facciata monumentale o a un maestoso campanile che domina l’orizzonte, siete sulla strada sbagliata. Perché qui a catturare lo sguardo è una grande massa di arenaria che, osservata da vicino, rivela una realtà inattesa. All’interno della roccia, infatti, prende forma l’Eremo di San Acisclo e Santa Vittoria, una chiesa scavata direttamente nella pietra che rappresenta il più complesso tra gli eremi rupestri della Cantabria e uno dei più importanti dell’intera Meseta settentrionale.

Dimensioni considerevoli, stato di conservazione eccellente e soluzioni architettoniche assolutamente sofisticate ne fanno un caso quasi unico nel panorama preromanico iberico. L’edificio appartiene a quel vasto patrimonio rupestre che caratterizza il territorio di Valderredible, una zona talmente ricca di testimonianze scavate nella roccia da aver conquistato il soprannome di “Cappadocia Iberica“.

Il merito è certamente della geologia, poiché le arenarie presenti in zona risultavano relativamente semplici da lavorare con gli strumenti disponibili nel Medioevo. Picconi, scalpelli e utensili essenziali permisero la creazione di ambienti complessi direttamente all’interno degli affioramenti rocciosi. Arroyuelos possiede però una caratteristica che lo distingue persino dagli altri monumenti rupestri del territorio: la chiesa si sviluppa infatti su 2 livelli, una soluzione rarissima che conferisce all’intero complesso una notevole articolazione spaziale e un aspetto quasi monumentale.

Breve storia dell’Eremo di San Acisclo e Santa Vittoria

La cronologia dell’eremo appare più definita rispetto a quella di molte altre architetture rupestri di questa peculiare valle della Spagna. Gli studiosi collocano generalmente la sua realizzazione attorno al X secolo grazie alla presenza di elementi riconducibili all’arte mozarabica, gruppi cristiani provenienti da territori della Penisola Iberica sottoposti al dominio musulmano.

Attraverso migrazioni e processi di ripopolamento portarono nuove influenze artistiche nelle regioni settentrionali. Proprio tali influenze emergono chiaramente ad Arroyuelos attraverso l’uso sistematico dell‘arco a ferro di cavallo e mediante una concezione degli spazi liturgici particolarmente elaborata.

L’edificio venne dedicato ai santi Acisclo e Vittoria, fratelli martirizzati durante le persecuzioni romane. La loro venerazione si diffuse ampiamente nella Spagna medievale, lasciando tracce in numerosi luoghi di culto. Il complesso religioso nacque in un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni politiche e religiose. Valderredible, infatti, occupava una posizione strategica lungo le vie che collegavano diverse aree della zona settentrionale del Paese.

In questo contesto si svilupparono comunità monastiche e centri di culto destinati sia alla vita spirituale sia alle esigenze delle popolazioni locali. Proprio la configurazione interna dell’eremo suggerisce una funzione articolata: i ricercatori ritengono che l’edificio potesse servire sia come spazio monastico, sia come chiesa destinata a una comunità più ampia. Una doppia vocazione che contribuisce ad accrescerne il fascino.

Visita, cosa vedere e informazioni pratiche

L’ingresso avviene attraverso un breve corridoio scavato nella roccia che ricorda una galleria. Il passaggio introduce immediatamente nell’ambiente principale e crea una sensazione particolare, perché la luce cambia intensità, il rumore del vento si attenua e la pietra diventa protagonista assoluta.

La pianta presenta una forma irregolare con una generale tendenza quadrangolare. Al centro emerge un robusto pilastro a sezione quadrata da cui si sviluppano 4 archi che distribuiscono il peso della copertura e organizzano l’intero spazio interno. L’effetto visivo risulta sorprendente. Del resto, pensare che colonne, archi e volte siano stati ottenuti eliminando materiale anziché aggiungerlo permette di comprendere l’eccezionalità del lavoro eseguito oltre 1.000 anni fa.

Verso l’area presbiteriale compare uno degli elementi più caratteristici della chiesa: l’arco trionfale, che presenta la tipica forma a ferro di cavallo, cifra distintiva dell’architettura mozarabica. Oltre l’arco si apre l’abside principale, anch’essa modellata secondo lo stesso schema geometrico e coperta da una volta a forno scavata direttamente nella pietra.

Un dettaglio spesso trascurato merita attenzione: lungo le pareti corre una panca continua ricavata nella roccia stessa, testimonianza concreta dell’organizzazione liturgica medievale. Dal settore meridionale parte la scala che conduce al piano superiore. Questo livello costituisce l’aspetto più originale dell’intero complesso, in quanto pochissimi edifici rupestri della regione presentano una soluzione analoga.

Oggi risultano visibili alcune tribune affacciate verso l’esterno e una camera collocata nell’angolo nord-occidentale. Numerosi incassi presenti nelle pareti indicano la presenza di travi lignee che sostenevano una struttura più ampia. E, a tal proposito, gli archeologi ipotizzano l’esistenza di un esteso pavimento in legno destinato a completare il secondo livello.

Una finestra, quasi completamente chiusa da una muratura moderna, costituisce l‘unica apertura originaria superstite della parte superiore. Anche l’area esterna conserva testimonianze di grande interesse. Accanto all’ingresso, infatti, si sviluppa una necropoli rupestre datata allo stesso periodo della chiesa. Le tombe risultano scavate direttamente nell’arenaria e comprendono sia sepolture antropomorfe sia strutture a vasca. Una di queste, tra le altre cose, conserva ancora la modanatura destinata alla copertura funeraria, mentre un’altra (più piccola) apparteneva probabilmente a un bambino.

L’orientamento segue il tradizionale asse cristiano est-ovest, tutti dettagli che raccontano la presenza di una comunità stabile che gravitava attorno al santuario. Sulla superficie esterna della roccia sono inoltre riconoscibili cavità che potrebbero aver sostenuto un portico ligneo oggi scomparso. Un particolare che contribuisce a immaginare un complesso ancora più articolato rispetto a quello visibile attualmente. Dal 2004, infine, il monumento gode della protezione come Bene di Interesse Culturale.

Dove si trova e come arrivare

L’Eremo di San Acisclo e Santa Vittoria si trova nel villaggio di Arroyuelos, all’interno del comune di Valderredible, nella parte meridionale della Cantabria. Il paesaggio circostante rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell’esperienza: ampie vallate, campi coltivati, pareti di arenaria e piccoli centri rurali accompagnano il viaggio fino alla destinazione.

La presenza della grande formazione rocciosa che ospita la chiesa influenzò direttamente la nascita dell’insediamento e la scelta del luogo destinato al culto. Raggiunto il paese, basta dirigersi verso la zona più elevata dell’abitato: l’eremo si trova alla fine del nucleo rurale ed è facilmente riconoscibile grazie all’affioramento di arenaria che lo racchiude.

Eremo di Arroyuelos, Spagna
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Veduta dall’alto dell’Eremo di Arroyuelos

Davanti a quella roccia scolpita si comprende subito perché Arroyuelos occupi un posto speciale nel patrimonio storico spagnolo. Qui l’architettura rinuncia all’ostentazione e affida tutto alla materia.

Mar Egeo tra Grecia e Turchia: le isole più affascinanti tra villaggi bianchi, vulcani antichi e baie paradisiache

11 juin 2026 à 15:30

Iniziamo subito svelandovi una curiosità: con il termine “arcipelago” in passato si indicava l’Egeo, bacino del Mar Mediterraneo orientale che, ancora oggi, è celebre per essere profondamente punteggiato di isole. Osservando una cartina geografica, infatti, si può notare che questa limpida massa d’acqua salata sembra una costellazione di terre emerse (più di 1.400) disseminate tra la penisola greca e la costa occidentale della Turchia.

A uno sguardo ancora più attento, però, rivela qualcosa di persino più complesso: qui nacquero civiltà che hanno contribuito alla formazione della cultura europea, mentre mercanti e navigatori attraversarono rotte frequentate già migliaia di anni fa. Parliamo perciò di un tratto del nostro continente in cui geografia e storia si intrecciano in maniera inseparabile.

Alcune isole rappresentano la parte visibile di antichi vulcani, altre custodiscono fortezze medievali costruite dai Cavalieri di San Giovanni, altre ancora conservano tracce ellenistiche, romane, bizantine e ottomane. Tra le case imbiancate a calce, le cupole color zaffiro, i porticcioli battuti dalla salsedine e le montagne che si alzano direttamente dall’acqua, il viaggio assume una dimensione particolare perché cambia la luce, mutano i profumi e si trasformano persino i ritmi della giornata.

Santorini, la regina della caldera

L’isola di Thira (sì, è così che si chiama in greco, anche se universalmente nota col nome veneziano di Santorini), costituisce il resto visibile di una gigantesca caldera vulcanica esplosa circa 3.600 anni fa. Il suo profilo è infatti riconoscibilissimo, dal momento che tale gigantesca eruzione è ricordata come uno degli eventi geologici più potenti della storia del Mediterraneo. Ciò che oggi appare come una mezzaluna rocciosa rappresenta infatti il bordo residuo di un antico vulcano collassato.

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Santorini con le sue famose cupole blu

Fira e Oia sono due dei suoi villaggi da sogno, i quali sorgono in cima a pareti alte centinaia di metri che precipitano verso la caldera. Le abitazioni bianche paiono scolpite direttamente nella roccia vulcanica. Vicoli stretti, terrazze panoramiche e piccole chiese dalle cupole azzurre costruiscono uno scenario che ha reso l’isola celebre in tutto il pianeta.

Sotto questa immagine emblematica si nasconde anche un patrimonio archeologico straordinario: nel sito di Akrotiri, spesso soprannominato la “Pompei dell’Egeo”, affreschi, edifici a più piani e sistemi di drenaggio raccontano il livello raggiunto dalla civiltà minoica prima della catastrofe vulcanica. Le coste, dal canto loro, non ospitano distese di sabbia dorata, bensì una straordinaria sezione geologica all’aperto, in cui la roccia vulcanica declina in frammenti minerali dai colori primordiali.

Rodi, l’isola dei Cavalieri

Altrettanto affascinante è Rodi, pure perché si trova in una posizione strategica tra Grecia, Anatolia e Levante che le ha garantito prosperità commerciale ma anche frequenti contese. L’omonima città medievale costituisce uno dei complessi fortificati meglio conservati d’Europa. Protetta da possenti mura, custodisce il Palazzo del Gran Maestro, edificato durante il dominio dei Cavalieri di San Giovanni.

Molto prima dell’arrivo dei cavalieri, Rodi era già famosa per il Colosso, gigantesca statua dedicata al dio Helios considerata una delle sette meraviglie del mondo antico. Pur scomparsa da oltre 2.000 anni, continua ad alimentare l’immaginazione dei viaggiatori. Entroterra e litorale sono invece un pullulare di colline ricoperte da pini, vallate fertili e baie luminose che contribuiscono alla sua preziosa varietà paesaggistica.

Rodi

Patmos, l’isola dell’Apocalisse

Dimensioni contenute e profonda spiritualità: così sì presenta Patmos, con queste particolari caratteristiche che hanno creato per lei un’identità unica nel panorama dell’Egeo. Secondo la tradizione cristiana, qui l’apostolo Giovanni ricevette le visioni raccolte nell’Apocalisse. La Grotta dell’Apocalisse rappresenta ancora oggi una delle mete religiose più importanti del Mediterraneo orientale.

Dominando il paesaggio dall’alto, il Monastero di San Giovanni Teologo appare simile a una fortezza. Mura massicce e torri merlate testimoniano secoli di minacce provenienti dal mare. Attorno al complesso monastico si sviluppa Chora, un elegante insediamento caratterizzato da dimore signorili, cortili nascosti e passaggi acciottolati.

Se la costa di Santorini impressiona per la sua violenza vulcanica, il litorale di Patmos risponde con una frammentazione sinuosa e pacata, formata da un susseguirsi di baie protette, istmi sottili e promontori rocciosi.

Samos, tra montagne e filosofia

Pochi sanno che Samos diede i natali a Pitagora, uno dei pensatori più influenti dell’antichità. Situata a brevissima distanza dalla costa turca, presenta caratteristiche insolite per l’Egeo, come catene montuose ricoperte di vegetazione che occupano gran parte del territorio. Il monte Kerkis supera i 1.400 metri d’altitudine, offrendo un contrasto sorprendente rispetto all’immagine arida associata spesso alle isole greche.

L’antico Heraion, santuario dedicato alla dea Era, costituisce una delle testimonianze archeologiche più importanti del mondo ellenico. Straordinario anche il Tunnel di Eupalino, opera ingegneristica del VI secolo a.C. scavata simultaneamente da due lati della montagna con una precisione che ancora oggi suscita ammirazione.

Samos: visitare Heraion, il luogo dove nacque Hera
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Le rovine dell’Heraion di Samos

Non mancano di certo angoli per prendere un po’ del bel sole locale, in quanto scogliere aspre che precipitano verso il mare si interrompono in baie protette dove la vegetazione mediterranea tocca quasi la linea della riva.

Bozcaada, il gioiello turco dell’Egeo

Tra le isole turche dell’Egeo, Bozcaada detiene un posto speciale. Conosciuta nell’antichità con il nome di Tenedo, compare persino nei racconti legati alla guerra di Troia. Anche in questo caso l’estensione è ridotta, ma è una dimensione che insieme all’atmosfera rilassata favorisce un’esperienza autentica.

Particolarmente magnetica è la costa, in quanto riflette la complessa geologia dell’Egeo nord-orientale, combinando formazioni sedimentarie del Miocene con imponenti accumuli di eolianite, formazioni rocciose nate dalla cementazione di antiche dune sabbiose durante il Pleistocene superiore. Questo litorale, esposto ai costanti venti settentrionali che soffiano dal Mar Nero verso lo stretto dei Dardanelli, mostra un carattere aspro e incontaminato, privo di grandi infrastrutture cementizie

Poi ci sono vigneti, cantine e colline modellate vento, come un castello che domina il porto e costituisce uno dei simboli dell’isola.

Gökçeada, la più grande isola della Turchia

Poco conosciuta dal turismo internazionale, Gökçeada rappresenta la maggiore isola turca dell’Egeo. Ampi spazi naturali e villaggi storici le conferiscono un carattere distinto rispetto alle destinazioni più celebri. Antichi centri abitati greci conservano case in pietra, fontane e piazzette che raccontano una lunga convivenza culturale. Per quanto riguarda le coste, invece, queste alternano scogliere, spiagge sabbiose e promontori battuti dai venti marini.

Gökçeada, Turchia
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I bellissimi colori di Gökçeada, in Turchia

Tra Grecia e Turchia, l’Egeo offre quindi molto più di una semplice vacanza balneare: terre certamente diverse tra loro, ma tutte unite da un mare che da millenni accompagna storie di navigatori, commercianti, pellegrini e viaggiatori.

Nel Parco sottomarino dell’Argentario nasce un museo sommerso di arte contemporanea

11 juin 2026 à 12:30

Nel Parco sottomarino dell’Argentario nasce un museo sommerso di arte contemporanea: un progetto che unisce scultura, tutela ambientale e valorizzazione del paesaggio marino. Il nuovo intervento realizzato dal Comune di Monte Argentario porta avanti un percorso iniziato nel 2012 nella salvaguardia del mare della Maremma, trasformando il fondale in uno spazio espositivo vivo e in continua evoluzione.

Le opere, realizzate in marmo e destinate a essere immerse nei prossimi mesi, anticipano un modello di museo diffuso che dialoga con la Posidonia oceanica e con l’ecosistema marino. L’iniziativa coinvolge artisti internazionali, istituzioni locali e realtà dell’ospitalità, con l’obiettivo di coniugare arte contemporanea e sostenibilità. Il progetto segna una nuova tappa per il turismo culturale sostenibile nel territorio.

Presentazione delle opere del progetto

Il progetto “Casa dei Pesci – Argentario” verrà presentato venerdì 12 giugno alle ore 18 sul lungomare di Porto Santo Stefano, con un’esposizione temporanea delle opere in Piazza dei Rioni. Le sculture, realizzate in grandi blocchi di marmo provenienti dalla Cava Michelangelo e lavorate presso i laboratori di Studi d’Arte Carrara, rappresentano il risultato di un dialogo tra artisti internazionali e territorio.

Nel Parco sottomarino dell’Argentario nasce un museo sommerso
Ufficio Stampa
La Poltrona, opera in marmo

Fino al 2 luglio resteranno visibili al pubblico nello spazio urbano, prima di essere immerse definitivamente nei fondali marini dell’Argentario dall’Associazione Argentario Mare e Ambiente, dando vita a un nuovo museo sottomarino.

Il progetto nasce dall’esperienza di Casa dei Pesci di Talamone, realtà attiva nella tutela del mare della Maremma e ispirata dall’impegno del pescatore e attivista Paolo Fanciulli. A coordinare le attività è Luigi Scotto, figura centrale nella valorizzazione del rapporto tra comunità locale e ambiente marino. Il percorso espositivo urbano rappresenta anche un momento di avvicinamento della cittadinanza al progetto, creando un dialogo diretto tra comunità, visitatori e mare prima della fase di immersione.

In Toscana nasce un museo sommerso di arte contemporanea
Ufficio Stampa
Agli avi palombari, opera d’arte

Arte contemporanea, sostenibilità e museo sottomarino in evoluzione

Il cuore del progetto risiede nell’incontro tra arte contemporanea e tutela ambientale, con le opere destinate a trasformarsi nel tempo a contatto con il fondale marino e con la Posidonia oceanica, elemento chiave per la biodiversità del Mediterraneo.

Come sottolineato dal Sindaco Arturo Cerulli, il mare viene interpretato non solo come paesaggio naturale ma come spazio collettivo da proteggere e condividere. Le cinque opere, firmate da artisti internazionali come Corrado Levi, Andre Marini Leandri e Francesca Bonanni, Anna Torre, Abdulkadir Hocaoglu, Nikolas Maniatakos e Wimar Van Ommen, sono pensate per evolvere gradualmente diventando parte integrante dell’ecosistema.

L’Assessore al Turismo Chiara Orsini evidenzia inoltre il valore dell’installazione temporanea nello spazio urbano, che permette al pubblico di vivere un’esperienza sospesa tra città e immersione.

Il progetto è sostenuto da Pellicano Hotels S.p.A. e Miramis Hospitality & Entertainment, e sarà raccontato dal film documentarioBeneath the Surface” diretto da Keti Stamo e prodotto da Quoiat Films, che testimonia la nascita del museo sottomarino e segue il viaggio del marmo che, dalla cava viene trasformato in opera d’arte, fino a tornare al mare.

L’intero intervento si inserisce in una visione più ampia di rigenerazione dei fondali dell’Argentario, in cui arte e scienza collaborano per proteggere habitat fragili e promuovere una nuova consapevolezza ambientale nel Mediterraneo.

Un museo sommerso nasce nel Parco sottomarino dell’Argentario
Ufficio Stampa
Con tatto, una delle opere in mostra

Giornate Europee dell’Archeologia 2026, eventi e visite da non perdere dal 12 al 14 giugno

11 juin 2026 à 11:30

Dal 12 al 14 giugno 2026 tornano le Giornate Europee dell’Archeologia (GEA), l’iniziativa internazionale dedicata alla valorizzazione del patrimonio archeologico e alla diffusione della conoscenza del lavoro degli archeologi.

Promossa a livello europeo dall’INRAP, l’Istituto nazionale francese di ricerca archeologica preventiva, sotto l’egida del Ministero della Cultura transalpino e con il patrocinio del Consiglio d’Europa, la manifestazione vede anche quest’anno la partecipazione del Ministero della Cultura italiano attraverso la Direzione generale Musei e la Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

A Copenhagen il turismo sta cambiando (in meglio): un esempio per tutti

11 juin 2026 à 10:36

Da esperimento sociale a modello turistico. Il programma CopenPay messo a punto a Copenhagen due anni fa non soltanto è divenuto un modo di fare turismo ma è anche un modello che sempre più città stanno adottando, anche in Italia. La Capitale della Danimarca è oggi una destinazione leader nel turismo sostenibile e partecipativo e ha l’obiettivo di incentivare un nuovo modo di viaggiare, in cui il turista non è solo spettatore, ma protagonista attivo della vita della città.

Cos’è CopenPay

CopenPay consente ai turisti di ottenere premi e vantaggi in cambio di azioni positive per l’ambiente e la comunità locale: dall’utilizzo della bicicletta alla raccolta dei rifiuti, fino alla scelta di mezzi di trasporto più sostenibili, ogni gesto può trasformarsi in un’esperienza autentica e coinvolgente.

A partire dallo scorso 9 giugno, il programma è diventato permanente ed è attivo tutto l’anno. La prima città italiana ad aver adottato questo modello è stata, lo scorso anno, Ravenna, e presto arriverà anche Firenze che ne ha già annunciato l’adozione.

Abbiamo chiesto a Rikke Holm-Petersen, Director of Behaviour di Wonderful Copenhagen, l’ufficio del turismo della Capitale danese, di raccontarci il progetto più nel dettaglio.

Cosa c’è dietro al successo di CopenPay?

CopenPay ha avuto successo perché risponde a un cambiamento nel comportamento dei viaggiatori. Molti visitatori desiderano già contribuire positivamente ai luoghi che visitano, ma spesso non dispongono di un modo semplice e tangibile per farlo. CopenPay rende tutto più facile e visibile, collegando le azioni positive direttamente a esperienze significative.

Ciò che è particolarmente interessante è che l’esperienza stessa, e non la ricompensa, si è dimostrata il fattore determinante. Solo il 23% dei partecipanti afferma di essere motivato dalla ricompensa, mentre il 48% è motivato dall’opportunità di vivere un’esperienza unica e significativa. Allo stesso tempo, sette partecipanti su dieci dichiarano di aver cambiato le proprie abitudini dopo essere tornati a casa.
Per noi, questa combinazione di coinvolgimento e cambiamento comportamentale è ciò che definisce il successo.

Come è nato il progetto e come si svilupperà il modello in futuro?

CopenPay è nato come iniziativa pilota a Copenhagen nel 2024 ed è stato ampliato nel 2025. Quello che era iniziato come un esperimento durante l’alta stagione verrà rilanciato nel 2026 come piattaforma permanente, attiva tutto l’anno e senza una data di scadenza.

CopenPay fa parte del modo in cui vogliamo che le persone vivano Copenhagen e interagiscano con la destinazione e la vita locale. Allo stesso tempo, il modello si sta diffondendo a livello internazionale attraverso Destination-Pay, reso disponibile gratuitamente affinché le destinazioni possano adottarlo e adattarlo alla propria identità e strategia. Più di 350 destinazioni hanno già adottato il modello e diverse stanno sviluppando le proprie versioni, tra cui Berlino, che ha lanciato BerlinPay nel maggio 2026, così come destinazioni italiane come Firenze e Ravenna.

Quello che stiamo osservando è che l’idea riscuote ampio successo, con molte destinazioni che condividono l’ambizione di incoraggiare una mentalità diversa tra i visitatori, dove il turismo diventa più un’esperienza partecipativa che una semplice visita turistica.

Qual è l’esperienza più apprezzata e quali sono le novità disponibili tutto l’anno?

Le esperienze legate al ciclismo e agli sport acquatici sono state particolarmente popolari, data la forte cultura ciclistica di Copenhagen e la vicinanza al mare, ai canali e al porto, dove è possibile fare il bagno.

Tra le esperienze più apprezzate figurano i tour in barca BioExplorer, sviluppati in collaborazione con il WWF, i laboratori di upcycling al Designmuseum Danmark, dove è possibile dare nuova vita ai vecchi abiti, il paddleboarding abbinato alla raccolta dei rifiuti e le esperienze in fattoria presso il nostro Museo all’aperto.

Il tema dei trasporti è centrale. Può spiegarci perché?

I trasporti rivestono un ruolo fondamentale in CopenPay perché il viaggio inizia prima ancora che i visitatori arrivino in città. Per questo motivo premiamo i viaggiatori che scelgono di arrivare in treno o in auto elettrica e incoraggiamo alternative come la bicicletta e i mezzi pubblici durante il loro soggiorno.

Allo stesso tempo, CopenPay è innanzitutto un’iniziativa comportamentale. L’obiettivo è sensibilizzare e incoraggiare la riflessione sulle scelte che le persone compiono quando viaggiano. Collegando le scelte di trasporto alle esperienze, rendiamo queste decisioni più visibili e accessibili, e le integriamo nell’esperienza di viaggio.

Il vostro modello ha ispirato città in tutto il mondo. Come lo stanno adattando?

Il modello è progettato per essere adattabile. Ogni destinazione ha la sua identità, cultura e priorità strategiche, e CopenPay può essere adattato di conseguenza.

Pensa di star cambiando il modo in cui le persone viaggeranno in futuro?

Osserviamo chiari segnali di un cambiamento nel modo in cui le persone desiderano viaggiare. Molti sono sempre più interessati a dare un contributo positivo, piuttosto che limitarsi a usufruire di una destinazione. CopenPay fa parte di questo cambiamento. L’obiettivo è incoraggiare una mentalità diversa, in cui i visitatori si considerino partecipi e contribuiscano alla salvaguardia dei luoghi che visitano.

Sette partecipanti su dieci affermano di aver modificato le proprie abitudini al ritorno a casa. Ciò suggerisce che anche piccole azioni compiute durante un viaggio possono portare a cambiamenti comportamentali a lungo termine. Se questo si tradurrà in un cambiamento più ampio dipenderà da quanto diffusa sarà l’adozione di tali approcci, ma il potenziale è indubbio.

Queste sono le 50 città più gettonate da chi viaggia in solitaria: la nuova mappa

11 juin 2026 à 07:30

Viaggiare da soli non è più una scelta di nicchia, anzi: sempre più persone decidono di partire in autonomia per vivere esperienze memorabili attraverso itinerari su misura che seguono i propri ritmi e che permettono di scoprire le destinazioni in modo più autentico. Un trend in continua crescita in tutto il mondo e che vede alcune città come le mete perfette per questo genere di viaggio, come emerge dalla fotografia scattata da GuruWalk, piattaforma mondiale di free tour: analizzando le prenotazioni effettuate negli ultimi 12 mesi, ha selezionato 150 città che hanno attirato il maggior numero di viaggiatori solitari e ha poi calcolato la percentuale di utenti che hanno partecipato ai tour da soli.

Il risultato è una classifica che svela quali sono le 50 mete preferite da coloro che viaggiano in autonomia: dalle grandi metropoli nordamericane alle capitali europee, fino alle destinazioni emergenti dell’America Latina e dell’Asia, ecco le città che stanno conquistando il cuore dei viaggiatori solitari.

Le 10 città più gettonate per chi viaggia da solo

A dominare la graduatoria stilata da GuruWalk sono soprattutto Asia e America Latina, che negli ultimi anni hanno visto crescere in modo significativo il numero di viaggiatori indipendenti. Nella top 10 figurano infatti città come Santa Ana in El Salvador, São Paulo in Brasile, Taipei a Taiwan, Kuala Lumpur in Malesia e La Paz in Bolivia.

Kuala Lumpur è tra le città più gettonata da chi viaggia in autonomia
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Kuala Lumpur è tra le città più gettonata da chi viaggia in autonomia

Al primo posto si trova Toronto, in Canada, dove oltre la metà delle prenotazioni di free tour viene effettuata da viaggiatori singoli. La città canadese conquista grazie al suo carattere multiculturale, ai quartieri molto diversi tra loro e alla facilità con cui può essere esplorata senza programmi rigidi.

Segue Santa Ana, in El Salvador, meta ancora poco conosciuta dal turismo di massa, ma sempre più apprezzata da chi cerca destinazioni autentiche. Sul podio sale anche São Paulo, la più grande metropoli del Sud America, che conquista i viaggiatori indipendenti grazie alla sua vivace scena culturale, gastronomica e notturna.

Taipei e Kuala Lumpur, che completano la top five, si distinguono per l’ottima rete di trasporti, l’elevato livello di sicurezza e la facilità con cui è possibile visitarle in autonomia. Nella top 10 figurano anche La Paz, Hong Kong e Singapore, oltre che Skopje, in Macedonia del Nord, e Belgrado, in Serbia: queste due città europee sono lontane dai circuiti più tradizionali, ma molto apprezzate da chi parte per un’avventura in solitaria.

Ecco la classifica delle prime dieci città più gettonate da chi viaggia in solitaria (con la relativa percentuale di turisti):

  1. Toronto (Canada): 50,5%;
  2. Santa Ana (El Salvador): 50%;
  3. São Paulo (Brasile): 49,5%;
  4. Taipei (Taiwan): 49,5%;
  5. Kuala Lumpur (Malesia): 49%;
  6. La Paz (Bolivia): 48,5%;
  7. Hong Kong (Cina): 47%;
  8. Skopje (Macedonia del Nord): 45%;
  9. Singapore: 44%;
  10. Belgrado (Serbia): 44%.

La classifica completa

Andando oltre la top 10, dalla classifica generale emerge come l’Asia continui a essere protagonista anche nelle posizioni immediatamente successive, con destinazioni come Seul, Bangkok, Shanghai e Chiang Mai che si confermano tra le preferite di chi ama partire in autonomia.

Il centro storico di Antigua Guatemala
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Il centro storico coloratissimo di Antigua Guatemala

Un altro dato interessante riguarda invece l’Italia: nessuna città compare tra le prime 50 per percentuale di viaggiatori solitari. Ecco la classifica completa:

  1. Toronto (Canada): 50,5%;
  2. Santa Ana (El Salvador): 50%;
  3. São Paulo (Brasile): 49,5%;
  4. Taipei (Taiwan): 49,5%;
  5. Kuala Lumpur (Malesia): 49%;
  6. La Paz (Bolivia): 48,5%;
  7. Hong Kong (Cina): 47%;
  8. Skopje (Macedonia del Nord): 45%;
  9. Singapore: 44%;
  10. Belgrado (Serbia): 44%;
  11. Seul (Corea del Sud): 43%;
  12. Bangkok (Thailandia): 42,5%;
  13. Shanghai (Cina): 42,5%;
  14. Antigua Guatemala (Guatemala): 42,5%;
  15. Quito (Ecuador): 42%;
  16. Chiang Mai (Thailandia): 42%;
  17. Vilnius (Lituania): 41%;
  18. Pechino (Cina): 40%;
  19. Santiago del Cile (Cile): 40%;
  20. Melbourne (Australia): 39%;
  21. Tbilisi (Georgia): 39%;
  22. Ho Chi Minh City (Vietnam): 38,5%;
  23. Bogotá (Colombia): 38%;
  24. Tallinn (Estonia): 37%;
  25. Montevideo (Uruguay): 36,5%;
  26. Città di Panama (Panama): 36,5%;
  27. Francoforte (Germania): 36%;
  28. Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina): 36%;
  29. Riga (Lettonia): 35,5%;
  30. Hué (Vietnam): 35%;
  31. Sofia (Bulgaria): 35%;
  32. Buenos Aires (Argentina): 35%;
  33. Città del Messico (Messico): 34,5%;
  34. Hanoi (Vietnam): 34,5%;
  35. Hội An (Vietnam): 34%;
  36. Manchester (Regno Unito): 34%;
  37. Oaxaca (Messico): 34%;
  38. Rio de Janeiro (Brasile): 33,5%;
  39. Salvador (Brasile): 33,5%;
  40. Helsinki (Finlandia): 33,5%;
  41. Città del Capo (Sudafrica): 32%;
  42. Casablanca (Marocco): 32%;
  43. Zurigo (Svizzera): 32%;
  44. Breslavia (Polonia): 31%;
  45. Alicante (Spagna): 31%;
  46. Danzica (Polonia): 31%;
  47. Nizza (Francia): 29%;
  48. Mérida (Messico): 28%;
  49. Berlino (Germania): 27%;
  50. Istanbul (Turchia): 27%.

Un anno dopo l’altro, le location della serie Tv svelano angoli tra i più romantici del Canada

10 juin 2026 à 19:00

Il 10 giugno 2026 arriva su Prime Video la teen dramedy tratta dal – quasi omonimo – romanzo di Carley Fortune rimasto puntualmente per settimane, anche in Italia, nelle classifiche dei libri best seller: scopriamo insieme le location di Un anno dopo l’altro.

Di cosa parla

Percy Fraser (Sadie Soverall) ha trascorso sei estati della propria adolescenza a Barry’s Bay, una cittadina del Canada affacciata sul lago Ontario. Qui, negli anni, ha stretto amicizia con i fratelli Florek e la loro famiglia.

Con Sam (Matt Cornett) in particolare il sentimento è andato ben oltre la semplice amicizia: i due sono stati innamorati con quella forza e quella ostinazione di cui solo gli amori adolescenziali sono capaci. Le cose, però, non sono andate come previsto a causa di un errore di lui.

"Un anno dopo l'altro" è la nuova teen dramedy disponibile su Prime Video dal 10 giugno
(c) Amazon Content Services LLC
Una scena della nuova teen dramedy di Prime Video “Un anno dopo l’altro”

Quando ad anni di distanza scopre che la madre di Sam e Charlie è morta Percy, che nel frattempo si è trasferita a Seattle per lavoro, decide di tornare a Barry’s Bay. Qui ritrova subito e in maniera del tutto spontanea la vecchia complicità con Sam, ma c’è un chiarimento tra i due che non può più essere rimandato.

Arriva su Prime Video la serie tratta dal best seller di Carley Fortune : "Un anno dopo l'altro"
(c) Amazon Content Services LLC
Un’altra scena della serie tv “Un anno dopo l’altro”

Dov’è stata girata la serie

Chi ha amato Un’estate dopo l’altra, il romanzo di Carley Fortune, potrebbe restare un po’ deluso dallo scoprire che la serie non è stata girata a Barry’s Bay: questa cittadina realmente esistente dell’Ontario ha, infatti, un ruolo tanto importante nello svolgersi della vicenda da poter essere considerata una sorta di personaggio a sé. La produzione però ha preferito, per ragioni logistiche e di maggiore disponibilità di squadre, attrezzature e studi, girare sempre in Canada, ma nei dintorni di Vancouver.

Vancouver

Il waterfront e la downtown di Vancouver con i loro grattacieli, uffici, attività commerciali e per la movida devono essere apparsi location perfette dove girare le scene di Un anno dopo l’altro ambientate a Seattle.

La maggior parte delle location di "Un anno dopo l'altro" si trovano a Vancouver
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La spettacolare vista dall’alto di Vancouver

Sullo schermo i più appassionati di opere ingegneristiche e chi ha già visitato la città potranno facilmente riconoscere alcuni dei grattacieli più alti di Vancouver. The Stack, una costruzione futuristica di trentasei piani con terrazze all’aperto e spazi per il co-working, premiata tra i primi edifici business con impronta carbonica zero, per esempio nella serie è l’ufficio di Percy. Chiaramente riconoscibile sullo schermo è anche l’Harbour Center, il grattacielo che dal ’77 segna lo skyline di Vancouver con l’iconica torre circolare: all’interno del “Lookout”, com’è chiamata, ci sono ristoranti e punti panoramici da cui vedere la città dall’alto.

Ci sono grattacieli tra i più alti di Vancouver tra le location di "Un anno dopo l'altro"
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L’Harbour Center segna inconfondibilmente lo skyline di Vancouver

Il Living Shangri-La, la Vancouver House, il One Wall Center sono altri grattacieli che compaiono nelle inquadrature. Chi ama visitare questo tipo di edifici non dovrebbe perdersi neanche il Canada Place: terminal crocieristico tra i più frequentati al mondo e dall’architettura non meno futuristica.

Vancouver ha comunque molto altro da offrire: una visita al MOA aiuta a scoprirne di più sui popoli nativi, per esempio, mentre nel quartiere di Gastown ci si può immergere nel folklore locale, tra leggende di marinai e altri strani personaggi.

L’isola di Bowen

Venti minuti di traghetto bastano per raggiungere l’isola di Bowen, altra location di Un anno dopo l’altro. Molto frequentata dai locali quando sentono il bisogno di una pausa dal tran tran quotidiano e di ritrovare  un po’ di contatto con la natura, quest’isola è perfetta per un’escursione in giornata da Vancouver.

C'è anche l'isola di Bowen tra i posti dov'è stata girata la serie "Un anno dopo l'altro"
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L’sola di Bowen è un paradiso naturale

In diverse zone dell’isola si possono praticare, o anche provare per la prima volta, attività outdoor di diverso tipo: dalla pesca all’hiking, dal kayak al diving. Tanti punti panoramici assicurano una vista senza pari sulla Baia di Howe. Non mancano musei, sale espositive, eventi e per i più golosi distillerie dove assaggiare uno dei prodotti tipici del posto: il sidro.

Storia della mia famiglia 2, le location della serie Tv raccontano una Roma quotidiana ma tutta da scoprire

10 juin 2026 à 18:00

La prima stagione aveva conquistato il pubblico trattando con delicatezza, e a volte persino con gioia, temi delicati come la malattia e la morte. Dal 10 giugno 2026 i sei episodi della seconda stagione portano su Netflix una riflessione nuova: su come si sopravvive a un lutto e sull’importanza che hanno in questo senso i legami famigliari, anche quando l’idea di famiglia si allarga e assomiglia più a un clan che a un nucleo. Scopriamo insieme le location di Storia della mia famiglia 2, la dramedy scritta da Filippo Gravino con Elisa Dondi con un cast eccezionale a cui da questa stagione si aggiunge anche Sergio Castellitto.

Di cosa parla

Nonostante l’impegno preso con Fausto (Eduardo Scarpetta) prima di morire, tenere insieme la famiglia e soprattutto creare una rete di legami solidi attorno ai suoi figli, Libero ed Ercole, si sta dimostrano particolarmente difficile. In particolar modo Valerio (Massimiliano Caiazzo) sembra impegnato a rimuovere ogni ricordo del fratello per sopravvivere al dolore.

A sconvolgere ulteriormente il precario equilibrio della famiglia arriva il padre di Fausto (Sergio Castellitto): ignaro di quanto successo e così simile nel carattere al figlio, costringerà tutti a prendere atto che è ora di cominciare a elaborare il lutto.

Arriva su Netflix la seconda stagione di "Storia della mia famiglia"
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Storia della mia famiglia 2”

Dov’è stata girata la serie

La produzione (Palomar) non ha condiviso molti dettagli su dov’è stata girata la seconda stagione di Storia della mia famiglia. Chi ha seguito la serie non farà fatica, però, a riconoscere location apparse sullo schermo già nella prima stagione come soprattutto Roma, ma anche località in Campania come Ercolano e la Costiera Sorrentina.

Roma: il quartiere Tuscolano

Più protagonista che nella scorsa stagione, Roma è casa per i personaggi della serie. La famiglia di Fausto abita nel quartiere Tuscolano: un quartiere residenziale che rende bene l’idea di cosa significhi vivere, e muoversi, ogni giorno nella Capitale. La produzione ha girato in particolare tra Piazza Ragusa e il Parco Giordano Sangalli: la prima è un’area ricca di negozi e servizi di ogni genere molto frequentata dalla gente del quartiere; il secondo è un’area verde attigua a quella delle Vigne Alessandrine dove fare jogging, partecipare alle tante attività organizzate dai comitati cittadini o semplicemente passeggiare osservando i resti dell’antico acquedotto romano.

Fuori dalla solite rotte turistiche, del resto, il quartiere Tuscolano offre non poche sorprese archeologiche: le mura romane delimitano il perimetro del quartiere interrotte da porte, come Porta Furba tra le meglio conservate, che in origine segnavano i punti in cui gli acquedotti romani intersecavano le arterie stradali più grandi.

Le principali location di "Storia della mia famiglia 2" si trovano nel quartiere Tuscolano a Roma
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Le mura romane: una sorpresa archeologica nel quartiere Tuscolano

il Mandrione è stato celebrato da artisti come Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini fino a diventare il simbolo di “un’altra Roma”; spingendosi verso l’Appia si possono ammirare le Tombe della Via Latina, in perfetto stato di conservazione.

La Basilica di San Giovanni in Laterano e l’annessa piazza sono tra le tappe da segnarsi per un tour alla scoperta di Roma Tuscolana.

La maggior parte dei luoghi dov'è stata girata la seconda stagione di "Storia della mia famiglia" si trovano a Roma Tuscolana
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L’imponente Basilica di San Giovanni in Laterano

Tra le inquadrature non mancano vedute da cartolina sul Tevere e il Cupolone: tra i luoghi dov’è stata girata la seconda stagione di Storia della mia famiglia, infatti, c’è anche Piazza Adriana nel Borgo e a due passi da Castel Sant’Angelo.

Quali sono le principali location di "Storia della mia famiglia 2" a Roma
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Quella da Piazza Adriana è la classica veduta romana da cartolina

Altre scene della serie sono state girate nei pressi della Piramide Cestia di Porta San Paolo, nel quartiere Parioli, elegante zona residenziale e commerciale della Capitale, e nella famosissima Via Veneto.

Altre location in Campania

Meno presenti rispetto alla prima stagione sono location campane, come le già citate Ercolano e Sorrento, pure così importanti per la famiglia di Ennio. Nel comune ai piedi del Vesuvio, famoso per gli scavi e quel che resta delle ville romane distrutte dall’eruzione del 79 d.C., è nata infatti e viveva la madre di Fausto (Vanessa Scalera) prima di trasferirsi a Roma per prendersi cura di lui durante la malattia.

Infine, a molti personaggi della serie anche il solo ricordo dei borghi marinari della Penisola Sorrentina e dei suoi panorami mozzafiato sul Golfo di Napoli offrono conforto emotivo nei momenti più duri.

C'è anche la Penisola Sorrentina tra i luoghi dov'è stata girata la serie Netflix "Storia della mia famiglia"
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I panorami unici della Penisola Sorrentina

Palais Cheval, il sogno di un postino francese divenuto realtà è una meraviglia

10 juin 2026 à 17:00

In un piccolo villaggio della Drôme, nel sud-est della Francia, c’è un luogo che sembra essere uscito da una fiaba, come molti posti nel Paese, d’altronde, direte voi. Eppure, questo luogo in particolare sfida qualsiasi definizione tradizionale di architettura e tra giardini silenziosi e strade di campagna, si erge come sospeso tra epoche e continenti, in un mix affascinante di elementi gotici, riferimenti orientali e suggestioni oniriche. Ma la cosa che ha davvero dell’incredibile è che non si tratta dell’opera di uno studio di architettura né di un progetto urbanistico, bensì del lavoro instancabile di un solo uomo.

Per oltre trent’anni infatti, Ferdinand Cheval ha trasformato il proprio percorso quotidiano di postino in un gesto creativo continuo, raccogliendo pietre lungo il cammino e assemblandole progressivamente fino a dare forma a un edificio unico nel suo genere. Il risultato è il Palais Idéal du Facteur Cheval, oggi considerato uno degli esempi più emblematici di arte naïf e Art Brut in Europa, capace di attrarre ancora oggi artisti, studiosi e visitatori da tutto il mondo.

A Trieste nasce il primo museo-stazione d’Italia (con un hotel a tema treno)

10 juin 2026 à 16:30

Sarà aperto a Trieste il primo museo-stazione d’Italia. Ad annunciarlo è stato l’Ing. Luigi Cantamessa, Direttore Generale della Fondazione FS Italiane, che abbiamo avuto occasione di incontrare. E sarà un progetto unico in Italia e rivoluzionario.

Il museo nascerà dove oggi sorge l’area di Campo Marzio, la storica stazione ferroviaria triestina divenuta negli Anni ’80 un museo ferroviario, e, al suo interno, ospiterà non soltanto un nuovo museo con veri e propri convogli ferroviari di diverse epoche storiche, ma anche un ristorante, uno shop e persino un hotel.

La stazione

La stazione in stile Liberty, che all’epoca si chiamava Trieste Sant’Andrea, fu costruita nel 1906 dalle Ferrovie dell’Impero Austro‐Ungarico. Realizzata mediante l’interramento di un tratto di mare ai piedi del colle dal quale prende il suo nome, inizialmente aveva solo 6 binari che presto divennero 24. Quando nel 1923 andò sotto la gestione delle FS, la stazione fu denominata “Trieste Campo Marzio”.

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Ufficio stampa Trenitalia
Come sarà la nuova Stazione di Trieste Campo Marzio

Nel corpo centrale si trovavano le sale riservate ai passeggeri vip, gli appartamenti dei ferrovieri e la zona ristoro. L’ala destra della stazione era destinata all’ingresso, all’attesa dei passeggeri in partenza di I, II e III classe, agli uffici e agli spazi postali. I restanti ambienti dell’ala sinistra erano sfruttati come spazi deposito/magazzino.

Pur essendo uno scalo di notevole capacità e, per quei tempi, modernamente attrezzato, con il primo dopoguerra l’importanza di Trieste Sant’Andrea diminuì. I servizi viaggiatori a lungo percorso diminuirono fino a cessare del tutto con la Seconda guerra mondiale. Il 31 dicembre 1958, la stazione perse anche il suo ultimo servizio viaggiatori. Così fu abbandonato anche fabbricato principale della stazione. Solo con l’apertura del Museo ferroviario nel 1984 le FS disposero il restauro parziale delle opere murarie esterne. Attualmente, il Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio è in fase di restauro da parte della Fondazione FS Italiane e non è accessibile al pubblico.

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Ufficio stampa Trenitalia
L’attuale Museo ferroviario della Stazione Campo Marzio a Trieste

Dalla stazione, che sarà inaugurata nella primavera del 2027, partiranno treni diretti in Slovenia attraverso l’antico valico di Monrupino che collega Italia e Slovenia, sarà potenziato il collegamento tra Trieste Campo Marzio e Villa Opicina via Rozzol, con proseguimento su linea in esercizio fino a Trieste Centrale e sarà valorizzata l’antica fermata di Miramare, strategica per la possibilità di accesso diretto al celebre Castello.

Come ci ha spiegato Cantamessa, “avrà una quadruplice funzione”. Sarà innanzitutto una stazione da dove partiranno i treni per la Slovenia, e non solo. Oltre al museo dedicato interamente al mondo ferroviario, con un focus particolare sulla storia delle ferrovie del Friuli, della Venezia‐Giulia e delle terre, un tempo italiane, dell’Istria e della Dalmazia, avrà anche un ristorante, uno shop e persino un hotel a tema treno che sarà l’ultimo a essere aperto.

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Ufficio stampa Trenitalia
Le locomotive storiche in mostra nel Museo Stazione Trieste Campo Marzio

Il Museo ferroviario

Il nuovo Museo ferroviario sarà ospitato in un braccio di questo affascinante edificio praticamente inutilizzato dagli Anni ’80 del Novecento. Infatti, nel 1984, grazie all’azione del gruppo del Dopolavoro Ferroviario, animato da volontari locali, era già stato aperto un museo che però è chiuso dal 2017 per un importante intervento di restauro: la Fondazione creerà un percorso espositivo unico e innovativo dove storia e futuro s’incontrano, divenendo un nuovo polo della cultura ferroviaria italiana ed europea, replicando il successo del celebre Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, in Campania che, ogni anno, attira oltre 260mila visitatori. Del museo fanno parte numerosi cimeli storici, dai plastici alle divise alle strumentazioni, che raccontano ogni aspetto della vita della ferrovia. All’esterno, lungo i quattro binari tronchi, si trovano anche dei rotabili storici unici nel loro genere, tra cui locomotive e carrozze austroungariche e tedesche ottenute come conto riparazione danni di guerra.

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Ufficio stampa Trenitalia
L’interno del Museo Stazione Trieste Campo Marzio (rendering)

Il ristorante

Sopra i binari del treno, dove c’è una grande volta, aprirà un ristorante panoramico dove si potrà degustare un buon caffè (Trieste è famosa per il suo caffè) guardando il mare.

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Ufficio stampa Trenitalia
Come sarà il ristorante con vista sui binari nella nuova Stazione Trieste Campo Marzio

Lo shop

Sotto ci sarà anche un’area dedicata alle attività culturali con un bookshop ferroviario, pezzi di modellismo e giocattoli.

L’hotel

L’ultima ala di Campo Marzio, “quella che era veramente distrutta, mai ricostruita dopo la guerra”, ha spiegato Cantamessa, sarà destinata a un hotel, ma non uno qualunque perché “dovrà rispondere a delle direttive ben precise cioè mantenere ogni dettaglio e caratterizzarlo “ferroviariamente”, un po’ come l’hotel di Gardaland. Quindi, ogni stanza avrà il tema del vagone letto, della carrozza Centoporte ecc (purtroppo non abbiamo ancora rendering da mostrare). L’albergo sarà l’ultima fase di questo grande progetto e sarà realtà entro due anni. “Sarà una meravigliosa esperienza immersiva nel mondo dei treni storici”, ha spiegato.

Le aperture delle diverse attività, quindi, saranno scaglionate: si partirà dal museo per poi passare al ristorante e allo shop fino all’inaugurazione del primo hotel ferroviario che dovrà essere ultimato entro il 2028 (una condizione resa necessaria dalla richiesta di fondi del PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, italiano).

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Ufficio stampa Trenitalia
Rendering della volta di cristallo della Stazione Trieste Campo Marzio

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