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Cinque giardini di Firenze da visitare in primavera

15 mars 2026 à 12:30

Attraversato il Ponte Vecchio, ammirata la Cupola del Brunelleschi, alzato il capo verso il cielo per seguire i contorni della Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio, percorsa via Tornabuoni e le altre viuzze del centro storico di Firenze, potrebbe essere giunto il momento per il visitatore di concedersi una meritata pausa nel verde.

Il capoluogo toscano è uno scrigno delle meraviglie, ma può risultare in alcuni momenti un po’ soffocante, pieno di pesante marmo e grave pietra che vi alberga da secoli. Non è semplice trovare molti spazi verdi, specie curati e interessanti, ma non mancano le possibilità di trovare al contempo bellezza, comodità e curiosità in alcuni dei giardini visitabili nel cuore della città.

Il Giardino di Boboli

Il Giardino di Boboli è il più celebre e monumentale tra i giardini fiorentini. Si trova alle spalle di Palazzo Pitti, nel cuore del centro storico e nelle immediate vicinanze del Ponte Vecchio. È un immenso parco storico risalente alla metà del Cinquecento, realizzato da Eleonora di Toledo, consorte del futuro granduca Cosimo I de’ Medici.

Boboli è un grande giardino all’italiana, ma oltre al tanto verde riserva anche tantissime attrazioni. Ampi viali, grandi fontane, statue dal gusto classicista, grotte, teatri: un museo all’aperto che vale la visita in ogni caso. Il biglietto d’ingresso è gratuito per i minorenni, con riduzioni per i cittadini dell’Unione Europea tra i 18 e i 25 anni e diverse formule cumulative con altri musei cittadini.

Uno dei luoghi simbolo del giardino è la Grotta del Buontalenti, una grotta artificiale la cui realizzazione fu avviata da Giorgio Vasari, il grande architetto e pittore del Rinascimento, e conclusa da Bernardo Buontalenti. Il tema della grotta fantastica, con dipinti, sculture e giochi d’acqua, è tipico dell’architettura rinascimentale, e questo ne è un esempio di grande pregio.

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Getty Images
La Fontana dell’Oceano, scolpita dal Giambologna, è un altro dei capolavori di Boboli

La primavera è ovviamente il momento ideale per visitare il Giardino di Boboli. Il risveglio della natura è infatti evidente anche nel parco, che si tinge di un verde acceso e dei colori delle fioriture. Dopo averlo esplorato in lungo e in largo, l’ideale è trovare un piccolo spazio per sé tra i tanti a disposizione e godere dell’inevitabile quiete assoluta che si respira, malgrado ci si trovi proprio nel cuore pulsante della città.

Il Giardino delle Rose

Proprio sotto il balcone panoramico per eccellenza della città di Firenze, Piazzale Michelangelo, sorge questo piccolo, delizioso giardino che nei mesi primaverili ospita fiorentini e turisti in egual misura. È il Giardino delle Rose, realizzato nel 1865 dall’architetto Giuseppe Poggi, lo stesso autore del piazzale.

Deve il suo nome, abbastanza ovviamente, alla grande varietà di rose che ospita e che fioriscono tra aprile e giugno. Altre piante ornamentali, inoltre, ne decorano gli angoli assieme a dieci opere dello scultore belga Jean-Michel Folon, presenti in loco dal 2011. C’è anche una piccola sezione dedicata all’arte del giardino giapponese.

giardino delle rose firenze primavera
Getty Images
L’elegante Giardino delle Rose

La grande bellezza del Giardino delle Rose, però, sta soprattutto nella sua eccezionale posizione panoramica. Sembra di poter balzare con un salto oltre l’Arno e atterrare sulla Cupola del Brunelleschi: la vista è veramente mozzafiato.

L’ingresso al Giardino delle Rose è gratuito.

Il Giardino di Villa Bardini

In primavera il principe dei giardini fiorentini è il Giardino Bardini, attiguo all’omonima villa. Deve la sua celebrità alla fioritura del glicine, che ne decora ampie parti, e alla posizione panoramica su una collina dell’Oltrarno, tra Costa San Giorgio e Borgo San Niccolò, una vera e propria terrazza panoramica sulle meraviglie architettoniche del centro storico della città.

Quando il pergolato di glicine fiorisce, tra fine marzo e inizio maggio, il Giardino Bardini diviene uno dei luoghi più fotografati di Firenze.

Villa Bardini a Firenze
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Tra i fiori lilla del glicine emergono i contorni di Firenze

Il giardino ha origini medievali, quando l’area era occupata da orti e terreni agricoli. Nel tempo si trasformò in un elegante giardino con fontane, statue e terrazze panoramiche. All’inizio del Novecento fu acquistato dall’antiquario Stefano Bardini, che ampliò la proprietà e contribuì a definire l’aspetto attuale del complesso. Sottoposto a un importante intervento di restauro a partire dal 2000, riaprì nel 2007 al pubblico. Oggi l’ingresso al giardino è a pagamento, con l’opportunità di visitare la villa, dove hanno frequentemente spazio mostre fotografiche di respiro internazionale.

Il Giardino dei Semplici

Nel cuore del centro storico, a pochi passi da Piazza San Marco, si trova un giardino atipico, dal nome evocativo: è il Giardino dei Semplici, ovvero l’Orto Botanico di Firenze.

Fondato nel 1545 al fine di coltivare piante medicinali (i “semplici” del nome), si estende su oltre due ettari e ospita specie provenienti da tutto il mondo, dalle piante officinali agli alberi secolari, dalle collezioni di agrumi alle varietà più rare di piante carnivore, fino addirittura alle specie tropicali e subtropicali coltivate nelle serre.

Oggi il Giardino dei Semplici è proprietà dell’Università di Firenze ed è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 16. Gli studenti delle università pubbliche toscane entrano gratuitamente. La dimensione scientifica lo rende diverso dagli altri giardini cittadini, più simile a un percorso museale che a un viaggio nel verde, ma che lascia davvero sorpresi e incuriositi. È un luogo valido per tutte le stagioni, ma che in primavera ha sicuramente qualcosa di speciale da dire.

Gli Orti del Parnaso

Piccola delizia spesso riservata solo ai fiorentini, gli Orti del Parnaso sono un piccolo parco panoramico fuori dal centro storico di Firenze, ma a minima distanza.

Si trova in via Trento, vicino a Piazza della Libertà, e rappresenta una porzione del più ampio Giardino dell’Orticoltura, nato quando la Società Toscana di Orticoltura creò qui un grande spazio dedicato alla coltivazione e alla sperimentazione botanica, alla metà dell’Ottocento.

orti parnaso giardini firenze primavera
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Loggia liberty al Giardino dell’Orticoltura. Sopra, gli Orti del Parnaso

Nel 1880 fu realizzato il tepidarium, una grande serra in ferro e vetro progettata dall’architetto Giacomo Roster, ancora oggi uno degli esempi più eleganti di architettura liberty a Firenze e che rappresenta uno dei punti d’interesse dell’Orticoltura.

Nella parte più alta, con tanto di ingresso indipendente, si trovano gli Orti del Parnaso, una zona più raccolta e panoramica, con vista sui tetti del centro città. Una scenografica scalinata decorata da una fontana a forma di drago che sembra arrampicarsi lungo il pendio rappresenta il simbolo di questo quieto angolo della città, lontano dai circuiti turistici, ideale per sdraiarsi su un prato o sedersi su una panchina con la vista su tutta Firenze: la cupola del Duomo, i tetti del centro storico e le colline circostanti.

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Cinque riserve naturali italiane perfette per la primavera

14 mars 2026 à 12:30

È possibile che tutta questa bellezza nasca dal niente? Se lo chiedeva Lev Tolstoj, l’autore di Guerra e Pace, parlando della primavera. Di come con l’avvento di questa stagione di rinascita tutto si ammanti di contorni positivi, brillanti, saturi di colore. I boschi tornano a tingersi di verde, i prati si riempiono di fiori, il tepore del sole invita a tirar su le maniche del maglione. È il momento ideale, anche per mettersi in viaggio e andare a scoprire da vicino il risveglio della natura.

Parchi piccoli e grandi, riserve naturali, aree protette rappresentano un grande e variopinto tesoro del nostro Paese e destinazioni ideali per un viaggio, o anche solo una gita di pochi giorni, durante la primavera. Un modo ideale per tornare a immergersi nel verde e scoprire splendide zone d’Italia in un momento in cui i flussi turistici sono ancora modesti.

Parco dei Cento Laghi

Il Parco dei Cento Laghi, o più propriamente detto il Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, dai corsi d’acqua che lo attraversano, è una riserva naturale in Emilia Romagna, aggrappata alle pendici dell’Appennino. Il suo territorio, prevalentemente montano, ha un’altitudine che oscilla tra i 400 e i 1650 metri ed è caratterizzato da ampi boschi, grandi pascoli e, per l’appunto, piccoli laghi.

Una porzione di Emilia poco frequentata, fuori dai grandi giri, ma che si apre in panorami davvero unici, alternando zone più selvagge ad altre antropizzate, ma comunque in piacevole connubio con la morfologia locale. È il luogo che mette in connessione città come Parma e Reggio Emilia con il crinale appenninico, dove domina la natura.

I principali laghi presenti, da cui prende il nome confidenziale il Parco, sono il Lago Santo (da non confondere con l’omonimo toscano), il Lago Ballano e il Lago Verde. In comune hanno l’origine, glaciale, e il fatto che tutti e tre possono essere raggiunti con facili escursioni in sentieri immersi in boschi maestosi e silenti.

Proprio i sentieri che si snodano tra i boschi sono tra le principali attrazioni del Parco dei Cento Laghi nel periodo primaverile. Il parco è infatti attraversato da numerosi sentieri escursionistici che conducono verso panorami spettacolari, come quelli dal Monte Marmagna o dal Monte Aquilotto, da cui nelle giornate limpide si può osservare l’intera catena appenninica.

È inoltre proprio in queste valli che nascono prodotti simbolo dell’Emilia come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma, eccellenze gastronomiche di un territorio ricco di tradizioni legate alla tavola.

Parco del Delta del Po

Il Parco del Delta del Po, tra Veneto ed Emilia Romagna, si cura di un ecosistema unico come quello della foce del più grande fiume italiano. Il grande delta del fiume si divide qui in numerosi rami, che creano un intricato paesaggio costituito da lagune e canali.

Sebbene ci siano motivi sufficienti per visitarlo in ogni periodo dell’anno, il Parco dà il meglio di sé in primavera, quando i suoi ambienti umidi diventano crogiuolo di una ingente popolazione di uccelli migratori: è tra marzo e aprile che arrivano i fenicotteri, a far compagnia agli aironi, sempre presenti, e agli eleganti cavalieri d’Italia.

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Fenicotteri tra i canali del Delta del Po

Ci sono vari modi per poter visitare il Parco del Delta del Po. Uno è ovviamente attraverso le particolari imbarcazioni che ne percorrono i canali, un modo affascinante per avvicinarsi il più possibile alle acque salmastre. Sono inoltre tantissimi i percorsi ciclabili lungo gli argini e sulle rive, costituendo una intricata rete di possibili escursioni in bicicletta.

Parco delle Foreste Casentinesi

Il suo nome completo è Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, ed è destinato alla salvaguardia del territorio montano che si estende tra Toscana e Romagna. Si tratta di una zona davvero affascinante, con un paesaggio appenninico variegato e caratterizzato dagli splendidi panorami regalati dai suoi crinali impervi e dai grandi boschi frondosi.

Il cuore del parco è costituito dalle foreste demaniali casentinesi, considerate tra le più preziose d’Europa dal punto di vista naturalistico. All’interno dell’area protetta si trova anche la Riserva Integrale di Sasso Fratino, istituita nel 1959 e oggi parte del patrimonio mondiale UNESCO per la presenza di faggete vetuste quasi intatte.

Visitare il parco in primavera significa addentrarsi in una natura che si risveglia e che accoglie con tutti i suoi colori e i suoi profumi. Una esperienza che spesso permette anche qualche fortuito incontro con la fauna locale: non è raro avvistare cervi, caprioli, daini e mufloni che popolano queste montagne.

Una delle escursioni più gettonate di primavera è quella che porta alla scoperta delle sorgenti dell’Arno, il fiume che attraversa Firenze. Diverse zone attrezzate del Parco, poi, riscuotono un grande successo tra le persone toscane e romagnole per organizzare grandi picnic nella bella stagione.

Da segnalare che il Parco custodisce anche alcuni luoghi di grande fascino spirituale, come l’Eremo di Camaldoli e il Santuario della Verna, dove secondo la tradizione San Francesco ricevette le stimmate.

Parco Nazionale del Cilento

La primavera si fa sentire diversamente nelle zone più a sud d’Italia, dove fin da marzo le temperature sono più alte, e per questo una passeggiata nella natura risulta ancora più piacevole. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni si trova in Campania, nella parte meridionale della regione, con un territorio che spazia dagli Appennini alla costa tirrenica e offre sentieri naturalistici panoramici, aree archeologiche dallo straordinario stato di conservazione e piccoli borghi caratteristici.

riserva naturali italia primavera cilento
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Panorama del Parco Nazionale del Cilento a primavera

Un esempio dei primi è il trekking da Magliano Nuovo a Postiglione, dieci chilometri di itinerario passando per una notevole alternanza di contesti tra grotte, punti panoramici, ponti medioevali da attraversare e, infine, le Gole del Calore, un vallone formato dallo scorrere del fiume, con le sue tipiche marmitte dei giganti e l’ambiente tipicamente fluviale.

L’area archeologica di Paestum è una delle più note della Campania e uno dei siti architettonicamente meglio conservati per quanto riguarda l’arte classica, grazie alla perfetta conservazione dei suoi templi dorici. Un angolo di Magna Grecia da non perdere.

Tra i centri storici Camerota e Teggiano rappresentano i borghi più caratteristici dell’area. Il primo ha un’impronta chiaramente medievale, arroccato su una rupe, con un’architettura elegante e austera. Il secondo sorge sopraelevato al centro della conca del Vallo di Diano, nobile e caratterizzato da campanili e palazzi gentilizi.

Parco Nazionale del Gargano

Nell’estremo sud-est dello Stivale italiano sorge il Parco Nazionale del Gargano, area protetta dal territorio unico, che va dalla costa fino ai paesaggi carsici dei principali rilievi.

Vieste e Peschici sono località balneari che d’estate attraggono una massa di turisti, ma che in primavera possono essere visitate con placida tranquillità. La Foresta Umbra, polmone verde del Parco, è però la vera grande attrazione: un grande bosco di circa 15mila ettari, caratterizzato da faggi e querce, riconosciuto patrimonio UNESCO in quanto testimonianza di un ecosistema rimasto quasi intatto nel corso dei secoli.

riserva naturali italia primavera gargano
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La Foresta Umbra esplode di verde a primavera

È proprio qui che merita avventurarsi tra i suoi diversi percorsi: ci sono quindici sentieri ben segnalati e adatti a tutti i livelli, alcuni dedicati al solo trekking e altri che si possono esplorare in sella a una mountain bike. La primavera è il periodo ideale per scoprire questa grande foresta nel momento in cui la stagione cambia e tutto si risveglia dal letargo dei mesi invernali.

Inizia la stagione delle cascate: dove vederle al massimo splendore in primavera

7 mars 2026 à 13:30

Dicono che la primavera sia il momento in cui la natura opera il suo risveglio dopo i mesi invernali. Un luogo comune basato su una realtà incontrovertibile: dopo il periodo più freddo dell’anno torna il verde ad abbellire le fronde di alberi e prati, si aprono le prime fioriture, le temperature si fanno miti. Tutto questo ha un effetto entusiasmante su tutti noi, richiamandoci all’aperto dopo un tempo letargico al riparo al caldo di quattro mura.

Un ottimo modo per ripartire è andare alla scoperta delle più belle cascate disseminate su tutto il territorio italiano. Durante i mesi freddi, l’accumularsi delle nevi in quota e le piogge stagionali hanno alimentato fiumi e torrenti, trasformando molti salti d’acqua in spettacoli impetuosi, capaci di animare paesaggi vibranti, circondati dal verde. È proprio tra marzo e maggio che alcune cascate del nostro Paese raggiungono la loro massima portata e pertanto il momento di maggiore fascino e bellezza, rendendole mete ambite per escursioni, splendide fotografie e belle giornate all’aria aperta.

Le Cascate di Saent in Val di Rabbi

Nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, in Trentino, le Cascate di Saent rappresentano uno degli spettacoli naturali più affascinanti della Val di Rabbi. Formate dal torrente Rabbies, queste cascate si sviluppano in due grandi salti: Saent Alta e Saent Bassa. Due gemme spettacolari immerse in un contesto naturale di straordinaria bellezza come quello delle Alpi Retiche.

Cascata Saent primavera
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La Cascata di Saent sorge in mezzo al verde

La primavera è uno dei momenti ideali per visitarle: lo scioglimento della neve delle montagne circostanti, infatti, aumenta notevolmente la portata dell’acqua, rendendo il fragore della cascata ancora più impressionante. Il sentiero che conduce alle cascate è tra i più gettonati della valle, anche se in primavera i flussi turistici non sono ingombranti. Attraversa boschi di splendidi larici e grandi pascoli, punteggiati di masi tradizionali.

Lungo il cammino, con poche difficoltà e adatto pressoché a tutti, si incontrano ponti di legno e punti panoramici che permettono di osservare da vicino la potenza dell’acqua.

Le Cascate di Nardis in Val di Genova

Le Cascate di Nardis, situate nella spettacolare Val di Genova in Trentino, sono tra le più celebri dell’intero arco alpino. Con un salto di circa 130 metri, costituiscono uno spettacolo che ricorda ai visitatori la loro piccola dimensione umana rispetto all’imponenza e alla potenza della natura.

Il torrente che le alimenta nasce dal ghiacciaio della Presanella e in primavera, grazie allo scioglimento della neve e del ghiaccio, la cascata raggiunge il massimo della potenza, ancora più scenografica che in altri momenti dell’anno.

Uno dei motivi del grande successo turistico delle Cascate di Nardis è la loro accessibilità: si trovano infatti a breve distanza dalla strada e possono essere raggiunte con una passeggiata di appena una decina di minuti. Da qui partono anche numerosi sentieri escursionistici che conducono nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, cosicché i più ambiziosi possano proseguire la loro escursione tra boschi, laghi alpini e altre cascate minori.

Le Cascate dell’Acquafraggia in Valchiavenna

Poche cascate in Italia sono più note di quelle dell’Acquafraggia, situate vicino al borgo di Piuro, nella lombarda Valchiavenna. Si usa il plurale per descriverle perché non si tratta di una cascata sola, ma di un sistema di cascate con più salti che scendono per oltre 170 metri lungo una parete rocciosa modellata dall’erosione glaciale.

Cascate dell'Acquafraggia, Lombardia
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Tutta la bellezza delle Cascate dell’Acquafraggia

La loro particolarità è che sono visibili già dalla strada, lasciando a bocca aperta chiunque ci passi vicino. Per un’esperienza più panoramica e ravvicinata si deve invece affrontare un sentiero di media difficoltà che risale il pendio, permettendo di arrivare a osservare i vari salti da vicino.

Il nome Acquafraggia deriva probabilmente dal latino aqua fracta, cioè acqua spezzata. In primavera il flusso dell’acqua aumenta sensibilmente e il verde dei boschi circostanti rende il paesaggio ancora più suggestivo.

La Cascata Plera in Friuli

In Friuli, tra le montagne delle Prealpi carniche, si nasconde la suggestiva Cascata Plera, nei pressi del piccolo borgo di Invillino. È una cascata meno conosciuta rispetto ad altre del Nord Italia, ma proprio per questo conserva un fascino selvaggio.

Il salto d’acqua scende in un ambiente quasi fiabesco, tra pareti di roccia, muschi e vegetazione rigogliosa. In primavera, quando le piogge sono più frequenti, il torrente che alimenta la cascata aumenta la sua portata rendendo il salto ancora più scenografico.

Un breve sentiero, percorribile in una ventina di minuti, conduce da un’area parcheggio nei pressi di un ponte sul fiume Tagliamento fino alla base della cascata, dove l’acqua crea una piccola piscina naturale. Il luogo è perfetto per una sosta immersi nella natura e per chi cerca angoli poco affollati. A pochi passi dalla cascata sorge una curata area picnic con tanto di barbecue e ampi tavoli in legno.

Le Cascate Kot nelle Valli del Natisone

Sempre in Friuli Venezia Giulia si trovano le spettacolari Cascate Kot, un piccolo gioiello naturale nascosto tra i boschi delle Valli del Natisone. Una zona davvero poco frequentata, dove immergersi nella natura selvaggia grazie al sentiero che risale il torrente Pod Tamoran fino ad arrivare ai due salti principali.

cascate kot primavera
Lorenzo Calamai
Il salto principale delle Cascate Kot

Il bosco frondoso e verde è saturo dell’aria resa umida dallo scrosciare del corso d’acqua. Il sentiero, percorribile in una mezz’oretta, sale gradualmente verso il torrente tra boschi ombrosi e rocce calcaree. La bella stagione è ideale per visitare queste cascate. In estate il bosco offre un fantastico riparo dalla canicola, ma è in primavera che le Cascate Kot danno il meglio di sé, con una portata notevole che le rende spettacolari.

Le Cascate di Sant’Annapelago sull’Appennino modenese

Sant’Annapelago è una piccola frazione del territorio di Pievepelago, sull’Appennino tra Emilia e Toscana. Qui si trovano le affascinanti Cascate omonime, una serie di numerosi salti d’acqua formati da due diversi torrenti e collegati tra loro da un sentiero ad anello che permette di visitarli tutti.

Il percorso si snoda all’interno di uno splendido bosco che alterna faggi, betulle, castagni e querce e che in primavera ribolle dell’arrivo della bella stagione. Ogni pochi minuti si incontra una diversa cascata, con il sentiero che offre belle terrazze naturali per ammirarle. Si può anche scendere al loro cospetto avventurandosi lungo qualche traccia per contemplarle nel modo migliore possibile.

Durante la primavera, grazie alle piogge stagionali e allo scioglimento della neve accumulata sulle vette dell’Appennino, la portata dell’acqua aumenta e lo spettacolo diventa ancora più suggestivo. Le cascate sono in tutto sei. L’itinerario completo è lungo circa 12 chilometri, snodandosi su sentieri nel bosco e strade forestali sempre comode e ben segnate. Richiede solo un minimo di preparazione, dal momento che sono necessarie almeno 4 ore per completare l’intero anello.

La Cascata di Moraduccio sull’Appennino tosco-emiliano

Al confine tra Toscana ed Emilia Romagna si trova la gigantesca Cascata di Moraduccio, formata dalla confluenza del Rio dei Briganti nel fiume Santerno, uno dei principali corsi d’acqua romagnoli. La cascata si trova vicino all’omonimo borgo, dove passa il confine tra le province di Firenze e Bologna.

Il grande salto d’acqua, alto circa 15 metri, scende in una grande pozza naturale circondata da pareti rocciose. È un luogo molto amato dagli escursionisti e, durante l’estate, anche dai bagnanti. In primavera però il livello dell’acqua aumenta sensibilmente: è il momento in cui la cascata è più spettacolare, ideale per essere immortalata dagli amanti della fotografia.

La cascata è facilmente raggiungibile con una breve passeggiata dal paese. Ci si può abbinare anche una visita al vicino borgo fantasma di Castiglioncello.

La Cascata dell’Acquacheta nel Parco delle Foreste Casentinesi

Tra le cascate più famose dell’Appennino toscoromagnolo c’è senza dubbio la Cascata dell’Acquacheta, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Cascata Acquacheta
Lorenzo Calamai
La Cascata dell’Acquacheta

La cascata è celebre anche per essere stata citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia, mentre oggi è molto frequentata per ammirarne tutta la potenza. Il salto principale, infatti, supera i 70 metri ed è particolarmente spettacolare in primavera. In estate infatti la portata del torrente Acquacheta è limitata, seppur sempre presente. Tra marzo e maggio invece si raggiunge il picco della quantità d’acqua che cade lungo gli enormi gradoni di roccia di questo monumento naturale.

Per raggiungerla si parte dal borgo di San Benedetto in Alpe lungo un sentiero escursionistico che segue il corso del succitato torrente Acquacheta, attraverso un fitto bosco. L’escursione richiede un minimo di preparazione, visti i diversi saliscendi, ma si conclude in maniera estremamente suggestiva, scolpendosi nella memoria degli escursionisti.

La Cascata del Fosso di Teria nelle Marche

Nel cuore dell’Appennino marchigiano si trova la poco conosciuta Cascata del Fosso di Teria, non lontano da Cagli, un bel borgo caratteristico in provincia di Pesaro e Urbino. I frequentatori locali amano chiamarla la Cascata di Shiva: da una parte per via del colore quasi irreale delle sue acque, che formano piscine naturali di un azzurro elettrico tanto sono pure, dall’altra perché tutt’intorno sono state costruite, a secco e con le pietre del luogo, panche e sedute per potersi godere questo ambiente naturale e selvaggio.

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Lorenzo Calamai
La Cascata del Fosso di Teria

La cascata è riparata da un fitto bosco e dai rami pendono alcuni acchiappasogni costruiti con i rametti della vegetazione circostante. Il percorso per raggiungerla è breve, serve affrontare una salita di circa 45 minuti nel bosco dove la difficoltà principale è rappresentata dalla scarsa segnalazione.

La primavera è la stagione ideale per visitarla, quando la cascata è alimentata dalle piogge e il bosco circostante si riempie di verde. La Cascata del Fosso di Teria è un luogo davvero magico e speciale per chi ama il contatto con la natura e momenti di contemplazione zen.

La Cascata di San Nicola in Sicilia

Anche la Sicilia custodisce scenari inaspettati per gli amanti delle cascate. Se i primi mesi primaverili rappresentano ancora uno scoglio per godersi un bagno al mare, ecco che è il momento giusto per visitare i non pochi luoghi di acqua dolce che la Trinacria offre. Un esempio è rappresentato dalla bella Cascata di San Nicola, vicino a Bolognetta, nell’entroterra palermitano.

cascata san nicola primavera
Lorenzo Calamai
La Cascata di San Nicola, non lontano da Palermo

Lo scenario in cui scorre il magro torrente che le alimenta è spettacolare, una ampia gola rocciosa dove la maggior parte del verde è rappresentato dalle onnipresenti piante di fico d’India. La cascata conserva un po’ di portata anche durante l’estate, ma è in primavera che questo salto offre lo spettacolo migliore, per giunta in un territorio spesso associato all’aridità.

Il percorso per raggiungerla è breve ma richiede un po’ di attenzione, poiché attraversa tratti rocciosi e sentieri non segnalati. La traccia tuttavia è abbastanza inconfondibile e unica e porta in un quarto d’ora circa al cospetto di questo piccolo gioiello siciliano.

Primavera, dove andare se ami l’outdoor tra natura in fiore e laghi italiani

5 mars 2026 à 15:00

Giornate più lunghe, aria che si intepidisce e si fa mite, il lento risveglio della natura che contagia anche le persone: la primavera è davvero la stagione che ci fa sentire più vivi, ci rimette in moto e ci invita a partire. Non tutti, però, sentono il richiamo del mare appena arriva il primo sole: c’è chi preferisce sentieri che si arrampicano tra i boschi, strade bianche da percorrere in bicicletta, o lo scrosciare di cascate misteriose nascoste tra le valli. Per chi ama l’outdoor e la vita all’aria aperta, la primavera offre una grande quantità di alternative, anche senza mare.

Il ritorno della bella stagione coincide con il periodo perfetto per andare alla scoperta di ogni angolo del nostro Paese, approfittando di un periodo di minore affollamento e maggiore varietà, specie per quanto riguarda certi tipi di attività.

Trekking in montagna: la natura che rinasce

Le ultime nevi, le temperature ancora fresche, i sentieri meno battuti rispetto all’estate compongono il quadro della primavera in montagna, stagione ideale per camminare in quota. Nel contesto montano si scopre davvero il cambio della stagione, perché qui i paesaggi cambiano rapidamente: come nelle fiabe scoperte da bambini, la neve si scioglie lentamente e scopre i prati, che si tingono di verde; le prime fioriture punteggiano i versanti; i panorami tornano nitidi e scenografici dopo i mesi invernali.

Escursioni nelle Alpi Liguri

All’estremo lembo occidentale dell’arco alpino, tra il mare della Riviera e le alte cime sopra i 2.000 metri, le Alpi Liguri rappresentano una meta sorprendente per chi cerca trekking di primavera. Qui, infatti, il clima beneficia dell’influsso mediterraneo: le nevicate sono meno persistenti rispetto ad altre zone alpine e già a partire da marzo la maggior parte dei sentieri è perfettamente praticabile.

Il Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri, caratterizzato da faggete e pascoli d’alta quota e punteggiato di vecchie fortificazioni militari, è attraversato da un dedalo di sentieri, itinerari, percorsi. Dal Monte Saccarello, la vetta più alta della Liguria, lo sguardo spazia fino al mare nelle giornate più limpide. È un territorio ricco di biodiversità, dove in primavera fioriscono orchidee selvatiche e si possono avvistare camosci e aquile reali.

La rete sentieristica è ampia e ben segnalata, adatta sia a camminatori esperti sia a chi desidera escursioni di mezza giornata. Il consiglio è di verificare sempre le condizioni dei percorsi presso i centri visita del parco o le guide locali, soprattutto a inizio stagione.

Da Bologna a Firenze lungo la Via degli Dei

Coloro che amano i trekking a tappe e i cammini di più giorni non saranno all’oscuro dell’esistenza della gettonata Via degli Dei, il percorso che collega Bologna a Firenze attraversando l’Appennino tosco-emiliano per circa 130 chilometri, generalmente suddivisi tra le 4 e le 6 tappe.

Molto frequentato nei mesi estivi, è in realtà ideale affrontarlo in primavera, quando l’afa e le temperature opprimenti del periodo più caldo dell’anno non sono ancora arrivate. Lungo il percorso, il paesaggio si alterna tra boschi di faggio, crinali panoramici e piccoli borghi appenninici dove il tempo sembra davvero essersi fermato. Dopo la partenza dal centro di Bologna e la salita al Santuario di San Luca, si procede infatti verso Sasso Marconi e Monzuno, per poi raggiungere il Passo della Futa, uno dei punti simbolici del cammino, crocevia storico tra Emilia e Toscana.

La difficoltà dell’itinerario è media, per via dei saliscendi costanti che richiedono un minimo di allenamento, ma la segnaletica è curata e l’accoglienza lungo il cammino ben organizzata. Inoltre la possibilità di modulare il percorso in tappe variabili rende il tutto logisticamente flessibile a seconda delle rispettive necessità. L’arrivo a Firenze, con l’ingresso panoramico verso Fiesole e la discesa finale nel cuore della città, è una conclusione emozionante.

In Sicilia sui Nebrodi

Per un’esperienza di trekking lontano dai circuiti più battuti, la primavera è perfetta per esplorare il Parco dei Nebrodi, la più grande area naturale protetta della Sicilia. I Nebrodi sono una catena montuosa che si dirama nel nord dell’isola, a ovest di Messina, e sono caratterizzati da grandi spazi lasciati alla natura. Qui il paesaggio cambia radicalmente rispetto all’immagine balneare dell’isola: grandi boschi di faggio, piccoli laghetti montani e ampi pascoli punteggiati di animali allo stato brado dominano l’orizzonte.

primavera outdoor senza mare
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Vista dell’Etna innevato a primavera dal Parco dei Nebrodi

In primavera la vegetazione esplode in un tripudio di verde e di altri colori, tempestando i sensi del profumo intenso dei fiori selvatici. I laghi come il Biviere di Cesarò diventano specchi d’acqua circondati da silenzio e natura incontaminata.

È una zona ideale per chi cerca un’immersione totale nella natura e desidera scoprire una Sicilia diversa, autentica e sorprendente, oltre che una montagna a tratti dolce, dai connotati quasi collinari, e poi d’improvviso aspra, tra vette aguzze e improvvisi dirupi.

Pedalare: le ciclovie da affrontare in primavera

La bicicletta è uno dei mezzi migliori per vivere la primavera in grande libertà. In Italia le ciclovie, pur con un certo ritardo rispetto ad altre zone d’Europa, sono sempre più curate e accessibili, adatte sia alle famiglie sia ai cicloturisti più esperti.

Da San Candido a Lienz, bici per tutti

Tra i percorsi più amati e noti da intraprendere in bicicletta c’è il breve itinerario ciclabile che collega San Candido a Lienz, a cavallo tra Val Pusteria e Austria. Un tracciato transfrontaliero di circa 44 chilometri che si snoda lungo l’antica ferrovia che collegava le due località. È considerata una delle piste ciclabili più belle d’Europa per gli straordinari panorami sulle Dolomiti, ma anche uno dei percorsi più semplici, davvero alla portata di tutti.

In particolare, se si affronta il percorso partendo da San Candido, la ciclovia risulta prevalentemente in leggera discesa, caratteristica che lo rende adatto anche a famiglie con bambini o a chi non è particolarmente allenato. Si pedala tra pascoli verdi, piccoli borghi caratterizzati dagli immancabili campanili aguzzi, eleganti masi in legno e la Drava, il fiume che attraversa il territorio, mentre le Dolomiti fanno da splendida scenografia.

In primavera, la valle si risveglia con colori brillanti e temperature ideali. L’organizzazione è semplice: si può noleggiare la bici a San Candido e rientrare comodamente in treno da Lienz, con convogli attrezzati per il trasporto delle biciclette.

La Ciclovia Alpe Adria

Più lunga e articolata è la Ciclovia Alpe Adria, un itinerario che collega Salisburgo a Grado attraversando Austria e Italia. Il tratto italiano, in particolare, è interessante, grazie alle sue spettacolari vedute sulle Alpi Carniche e sul territorio del Friuli.

Il bello del tratto italiano di questo itinerario è che una lunga parte del percorso si snoda su una antica ferrovia, con tanto di gallerie riconvertite e arditi ponti da cui si godono grandi panorami. La primavera, poi, è il periodo ideale per affrontarlo: le temperature sono piacevoli e il traffico cicloturistico non è ancora ai livelli estivi.

Il percorso è sempre ben segnalato: risulta impegnativo se intrapreso in direzione Austria, ma un po’ più semplice invece nella parte che dal confine scende verso le zone interne italiane.

La fioritura dei Piani di Castelluccio in bicicletta

A partire da fine maggio l’altopiano dei Piani di Castelluccio di Norcia si trasforma in un caleidoscopio di colori grazie alla celebre fioritura. Anche se il picco varia di anno in anno in base alle condizioni climatiche, la primavera inoltrata è solitamente il momento più adatto per esplorare i campi in fiore.

primavera outdoor
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La spettacolare fioritura dei Piani di Castelluccio

Una valida opzione per farlo è pedalare: le strade che circondano l’altopiano, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, offrono percorsi panoramici su asfalto con saliscendi dolci ma continui. Per gli amanti della mountain bike, invece, ci sono anche itinerari su strade bianche per immergersi ancora di più nella natura.

Esistono tante alternative tra i venticinque e i cinquanta chilometri che permettono di compiere escursioni in bicicletta davvero entusiasmanti tra i tre Piani di Castelluccio: il Pian Grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto.

Turismo acquatico tra laghi e cascate

Se per il mare non è ancora giunto il momento, la primavera può comunque essere destinata al turismo acquatico, tra laghi, torrenti, fiumi e cascate. Un modo alternativo di scoprire la natura seguendo uno dei suoi elementi, lontano dai circuiti principali ma sempre con tante possibilità per le attività all’aria aperta.

In canoa sul Lago di Cavazzo

In Friuli, nelle Prealpi carniche, si trova il Lago di Cavazzo, il più grande lago naturale della regione. Circondato da spettacolari montagne e da fitti boschi, lo specchio d’acqua si risveglia dopo la grande quiete invernale. In primavera, quando ancora le temperature fresche impediscono la balneazione in un bacino peraltro caratterizzato da acque molto fredde, l’ideale è cimentarsi nell’esplorazione di ogni sua sponda in canoa e in kayak.

Pagaiando lungo le sponde si scoprono infatti angoli silenziosi, piccole spiagge verdi e le acque placide del lago restituiscono un senso di pace e comunione con la natura davvero unico. Sul lago di Cavazzo esiste anche un club nautico che organizza escursioni in barca a vela.

Lago Cavazzo Friuli
Lorenzo Calamai
Il panorama dalle sponde del Lago di Cavazzo

Trekking alla Cascata dell’Acquacheta

Nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo, la Cascata dell’Acquacheta è una delle più spettacolari d’Italia: un salto di oltre settanta metri citato anche da Dante Alighieri nell’Inferno della sua Commedia. Un vero e proprio spettacolo della natura nascosto tra le fronde di un fitto bosco nel Parco delle Foreste Casentinesi.

La primavera è il periodo migliore per visitarla, perché il torrente che la alimenta ha una portata notevole, rendendo il salto ancora più scenografico. Il trekking per raggiungerla parte dal borgo di San Benedetto in Alpe e si snoda lungo un sentiero ben tracciato che affianca il corso dell’omonimo torrente Acquacheta.

Il percorso richiede un minimo di allenamento, ma è adatto a tutti gli escursionisti e rappresenta un’escursione classica del Parco delle Foreste Casentinesi. Arrivati alla cascata, il fragore dell’acqua e la cornice verde creano uno spettacolo naturale di grande impatto.

La via delle Cascate Perdute di Sarnano

Nelle Marche, il borgo di Sarnano è il punto di partenza per la suggestiva Via delle Cascate Perdute, un percorso ad anello che conduce alla scoperta di tre salti d’acqua immersi nel verde.

Il sentiero, ben segnalato, molto facile e adatto anche alle famiglie con bambini, segue il corso del torrente Tennacola, che nei pressi della cittadina vede il proprio corso spezzato da tre suggestivi salti: la Cascata dell’Antico Mulino, la Cascata Lu Vagnatò e le Cascatelle di Sarnano. In primavera, la portata delle cascate è più generosa e la vegetazione rigogliosa rende l’esperienza ancora più suggestiva.

È una proposta ideale per una gita di un giorno, idealmente da abbinare alla visita del centro storico di Sarnano, uno dei borghi più affascinanti dei Monti Sibillini.

Cascate Sarnano
Lorenzo Calamai
Sulla Via delle Cascate Perdute a Sarnano

Trekking di primavera, cinque escursioni facili da fare in mezza giornata

1 mars 2026 à 12:30

I boccioli dei fiori punteggiano i rami di alberi e arbusti, nuova linfa scorre nella vegetazione e dentro ogni persona pronta a dedicarsi a un’immersione nella natura, contrassegnata soltanto dai rumori dei propri passi: la primavera è il momento ideale per andare alla scoperta di escursioni brevi e semplici, alla portata di tutti, da poter completare semplicemente in mezza giornata.

Anche se le giornate si sono allungate, infatti, il tempo di luce adatto al trekking è ancora ridotto. È sufficiente, tuttavia, per andare alla scoperta di prati colorati dai fiori, di boschi pieni di gemme e nuove foglie, dell’aria tiepida e profumata dei pomeriggi abbagliati da un timido sole, godendo delle bellezze naturali che impreziosiscono ogni parte d’Italia e che si possono scoprire mettendo un piede dietro l’altro.

Lombardia: l’anello dei Pizzoni di Laveno sul Lago Maggiore

Grande classico della primavera sul Lago Maggiore, questo percorso ad anello si sviluppa tra boschi di castagno e punti panoramici che si affacciano sul lago, offrendo vedute mozzafiato sulle acque scintillanti e sulle sponde svizzere all’orizzonte.

Il cammino è perfetto per chi ama le escursioni senza praticamente alcuna difficoltà tecnica: si tratta infatti di un sentiero ben segnalato, con pendenze dolci e un dislivello contenuto, adatto anche a famiglie con bambini abituati a camminare.

La partenza dell’escursione avviene da Vararo, piccola frazione collinare alle spalle di Laveno. Da qui si sale seguendo le indicazioni dei numerosi segnavia, attraversando una prima salita nel bosco. Prima di arrivare alla vetta dei Pizzoni di Laveno, si aprono una serie di splendide viste sul Lago Maggiore, pronte ad accompagnare l’escursionista per la maggior parte del tragitto. In primavera qui la vegetazione è rigogliosa, con fiori selvatici e arroccati muretti a secco che regalano un tocco ancor più poetico alla camminata.

Il giro completo richiede circa tre ore a passo tranquillo e raggiunge una seconda cima molto panoramica, il Monte La Crocetta. Il dislivello totale dell’escursione è di circa 350 metri, la lunghezza del percorso di poco superiore ai cinque chilometri.

Emilia Romagna: al Lago Scaffaiolo nel Parco Regionale del Corno alle Scale

Ai confini tra Emilia Romagna e Toscana, il Lago Scaffaiolo è uno dei gioielli più suggestivi dell’Appennino centrale. Si trova nel Parco Regionale del Corno alle Scale, a circa 1800 metri di quota, ed è un lago di origine glaciale, circondato da prati e montagne, dal grande impatto estetico. Qui la primavera è una vera e propria stagione di passaggio: non è raro trovare ancora della neve a decorare il panorama, mentre a fianco i prati riprendono il proprio colore verde intenso e i primi fiori fanno sentire il loro profumo.

Luci del tramonto al Lago Scaffaiolo
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Le luci del tramonto al Lago Scaffaiolo

Il sentiero per raggiungere il lago è semplice e ben tracciato: la camminata parte dal Rifugio Duca degli Abruzzi o dal parcheggio Capanna Tassoni, e dopo una prima e breve parte nel bosco attraversa uno scenario montano, con i prati erbosi battuti dal vento a fianco del sentiero. La difficoltà dell’itinerario è bassa, tuttavia è un percorso adatto a chi ha già un po’ di esperienza di cammino in montagna, seppure senza tratti esposti o particolarmente ripidi.

Quando il cielo è sereno il lago riflette il panorama circostante come uno specchio, mentre all’orizzonte campeggiano tutte le principali cime dell’Appennino tosco-emiliano: uno scenario potente ed emozionante, soprattutto al tramonto.

A citare questo lago fu anche Giovanni Boccaccio nel “De Montibus, silvis, fontibus et fluminibus”, raccontando di tempeste furiose capaci di scatenarsi se qualcuno avesse osato gettare una pietra nelle sue acque. La fantasia popolare ha fatto il resto, parlando di fondali collegati all’inferno e anime in cerca di pace, tra le leggende tramandate di generazione in generazione.

Toscana: escursione a Poggio Scali nel Parco delle Foreste Casentinesi

Nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo, tra le faggete antiche del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, si trova Poggio Scali: una meta perfetta per una mezza giornata di escursione in primavera. Il cammino non è difficile, ma regala scenari tipici dell’Appennino, tra prati in fiore, antichissimi boschi e splendidi panorami sui crinali e le valli che separano la Toscana dalla Romagna.

poggio scali
Lorenzo Calamai
Il panorama sul crinale appenninico da Poggio Scali

L’escursione parte dall’Eremo di Camaldoli, luogo di spiritualità immerso tra i boschi di larici, faggi e castagni del versante aretino della catena montuosa. Qui un sentiero sempre ben definito parte con un deciso strappo in salita, ma procede poi dolce verso il crinale, che si percorre fino a raggiungere la destinazione: un ampio prato panoramico dove sostare e godersi un picnic con una vista speciale.

A fine aprile, poi, Poggio Scali diventa particolarmente bello perché oggetto della fioritura del botton d’oro, nome scientifico Trollius europaeus: un raro fiore giallo intenso che ricopre a tappeto il pianoro, rendendo l’esperienza ancora più magica.

Raggiungere Poggio Scali, a quota 1540 metri sul livello del mare, richiede un’escursione di un paio d’ore, tempo di cammino da raddoppiare per calcolare la durata dell’intero percorso, andata e ritorno.

Marche: il Sentiero delle Cascate di Sarnano

Il Sentiero delle Cascate Perdute di Sarnano è un percorso ad anello immerso nel verde che porta a incontrare le tante cascate che caratterizzano il territorio in questo antico, piccolo e caratteristico centro alle pendici dei Monti Sibillini.

La Cascata dell'Antico Mulino a Sarnano
Lorenzo Calamai
La Cascata dell’Antico Mulino a Sarnano

Il sentiero si sviluppa seguendo il corso del torrente Tennacola, partendo dal centro storico medievale di Sarnano e addentrandosi nelle campagne circostanti. La lunghezza complessiva dell’escursione è modulabile: una versione più breve dell’anello dura appena un paio d’ore e porta a scoprire le tre cascate principali, mentre la versione lunga conduce più lontano dal paese fino a raggiungere due ulteriori cascate nascoste. In entrambi i casi, comunque, si tratta di escursioni semplicissime, adatte davvero a chiunque.

In primavera il volume dell’acqua che scroscia dalle varie cascate è elevato, per effetto dello scioglimento delle nevi in quota e delle piogge stagionali, rendendo le cascate ancora più imponenti e spettacolari. La prima cascata che si incontra è la Cascata del Mulino, un salto d’acqua doppio e davvero scenografico, che lascia a bocca aperta: si rimane per lunghi minuti in contemplazione. Da lì si raggiungono in una decina di minuti lu Vagnatò e le Cascatelle, altre due cascate nascoste in anfratti naturali che sembrano uscite direttamente da una fiaba.

Le cascate più lontane sono invece le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino, molto vicine l’una all’altra: le prime sono caratterizzate da una serie di marmitte dei giganti dove scorre un’acqua cristallina e purissima, l’altra un salto violento e spettacolare nascosto tra le fronde del bosco.

Abruzzo: escursione nella Valle dell’Orfento

Nella Riserva Naturale della Valle dell’Orfento, in Abruzzo, si snoda uno dei percorsi fluviali più affascinanti dell’Appennino: un sentiero che segue il corso dell’omonimo torrente tra pareti di roccia, acque cristalline e ponticelli sospesi. Si tratta di un itinerario perfetto per chi desidera un’escursione alla scoperta di natura e storia in un ambiente rimasto selvaggio, eppure accessibile.

valle orfento escursioni primavera
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Una cascata nella Valle dell’Orfento

La Valle dell’Orfento si trova nel Parco Nazionale della Majella, una delle aree protette più suggestive d’Italia. Uno dei percorsi più semplici, fattibile con mezza giornata di cammino, porta al cosiddetto Ponte del Vallone, compiendo un anello di circa 8 chilometri con un dislivello minimo, di poco superiore ai 200 metri. Lo si può completare in circa tre ore di escursione immersa in un contesto naturale unico, tra le fronde del bosco e le pareti della gola scavata dall’Orfento.

La prima parte del percorso è in cresta, con una serie di viste panoramiche sul vallone del torrente. Dopo poco meno di quattro chilometri si arriva al Ponte del Vallone, un attraversamento in legno piuttosto suggestivo che permette di superare l’Orfento e imboccare la parte di sentiero che torna verso la partenza. Questa seconda parte è più a ridosso delle sponde del corso d’acqua, alla scoperta di antichi rifugi preistorici e altre testimonianze delle attività umane, ma anche angoli di natura totalmente incontaminata, arricchita dai flutti cristallini del torrente.

800 anni di San Francesco, 3 trekking con i frati lungo il Cammino dei Cappuccini

Par : losiangelica
23 février 2026 à 14:00

Il 2026 non è un anno come gli altri per chi mastica polvere e spiritualità lungo i sentieri d’Italia. Ricorre l’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi e, quasi per una strana sincronia del destino, le Marche si preparano a riaprire le porte di un itinerario che sta diventando un piccolo caso nazionale grazie al Cammino dei Cappuccini.

Non è la solita operazione di marketing territoriale mascherata da pellegrinaggio: qui c’è di mezzo l’unico cammino in Italia gestito direttamente da un Ordine religioso, i Frati Minori Cappuccini, che per questa stagione hanno deciso di alzare la posta con tre proposte che mescolano l’Appennino selvaggio alla lentezza dei conventi. I grandi flussi e i luoghi del turismo di massa o mordi e fuggi vengono messi da parte ponendo l’attenzione sull’entroterra, tra borghi dimenticati e cammini guidati. Ecco i 3 percorsi di trekking studiati proprio per questa speciale occasione.

La sfida dei 160 chilometri

Il primo percorso guidato si terrà tra il 20 e il 26 aprile: 7 giorni di cammino che parte da Camerino e punta dritto verso sud, direzione Ascoli Piceno. In mezzo? Circa 160 chilometri di saliscendi costanti, con tappe che oscillano tra i 17 e i 26 chilometri al giorno. La visita guidata di gruppo permetterà la partecipazione a massimo 30 persone.

Camminare con i cappuccini permette di entrare in una dimensione comunitaria che oggi definiremmo fuori bolla. Si condivide tutto: il silenzio dei boschi, la fatica della salita, i momenti di riflessione la sera. Il tracciato cuce insieme conventi e altri luoghi di fede, fino ad arrivare al Santuario di San Serafino ad Ascoli. È un’esperienza fisica, certo, ma anche profondamente umana, dove la meta è simbolica tanto quanto il sudore versato per raggiungerla.

Il Cammino delle coppie

Se l’idea della traversata completa spaventa, c’è un’opzione che punta su sfumature decisamente più introspettive mantenendo comunque un legame con il territorio delle Marche. Dal 29 aprile al 3 maggio, il cammino si fa spazio di relazione. Si parte dal Monastero di Fonte Avellana, un posto che, per chi non c’è mai stato, trasuda una sacralità quasi magnetica, e si scende verso Cupramontana, la terra del Verdicchio.

Sono 88 chilometri totali, circa 13 al giorno, con tanto di servizio transfer per i tratti più ostici. L’obiettivo? Non è la performance atletica, ma usare il cammino come tempo di ascolto e crescita condivisa. Solo dieci coppie, riflessioni guidate e il paesaggio delle colline vitate a fare da cornice. Un lusso di tempo che, di questi tempi, è merce rarissima.

Vista panoramica sul Monastero di Fonte Avellana
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Il Monastero di Fonte Avellana tra le tappe del trekking

Trekking d’Appennino

Parallelamente alla proposta per le coppie, c’è chi preferisce invece la linea dura. La guida ufficiale porterà un gruppo di escursionisti esperti nel cuore più selvaggio dell’Appennino marchigiano, sempre dal 29 aprile al 3 maggio.

La spiritualità passa per le gole, i boschi fitti e i crinali esposti. È il tratto più naturalistico del Cammino dei Cappuccini, quello dove la natura mostra i denti ma regala anche gli scorci più gratificanti. Da Fossombrone a Fabriano, si attraversa una geografia che le mappe turistiche convenzionali spesso dimenticano di colorare. Si arriva a destinazione stanchi, ma con la sensazione di aver toccato con mano l’anima più ruvida e autentica delle Marche interne.

Questi percorsi sono studiati per ripercorrere un anniversario importante di San Francesco.

Sentieri che valgono il viaggio: le 8 mete imperdibili per l’escursionismo globale

Par : elenausai10
21 février 2026 à 11:30

Viviamo in una società che non conosce il tasto “pausa”, intrappolati in un ciclo di obiettivi e scadenze che sembra impossibile spezzare. Eppure, esiste un antidoto: lo slow travel. In questo contesto, oggi viaggiare non significa più solo visitare un luogo, ma vivere il territorio attraverso il corpo. Non è un caso che il turismo sportivo e attivo sia tra i segmenti più dinamici del mercato: secondo i dati della BIT 2026, questo settore rappresenta ormai il 10% della spesa turistica globale, confermandosi una leva strategica per uno sviluppo sostenibile.

In questo scenario, dove l’outdoor diventa la motivazione primaria del viaggio, AllTrails, la piattaforma di riferimento per l’esplorazione globale, presenta “Sentieri che valgono il viaggio”. Grazie ai feedback di milioni di camminatori, questa collezione si presenta come una guida a otto regioni dove la natura è protagonista assoluta.

Allacciate gli scarponi e andate a scoprirli!

Monti Tatra: le “mini Alpi” tra Polonia e Slovacchia

Conosciuti come le “mini Alpi”, i Monti Tatra rappresentano la vetta più alta dell’intera catena dei Carpazi, offrendo un’esperienza alpina spettacolare. Questo massiccio granitico, diviso tra Polonia e Slovacchia, è il paradiso degli escursionisti grazie a cime frastagliate, laghi cristallini e suggestivi villaggi boscosi.

Il cuore pulsante dell’esplorazione è il Parco Nazionale dei Tatra, un’area protetta di 212 chilometri quadrati situata a sud di Zakopane. Qui, una rete di 275 sentieri segnalati per colori permette di immergersi in una varietà paesaggistica senza eguali, dove il trekking diventa un dialogo silenzioso con la natura più selvaggia e autentica.

Alpi Giulie: crocevia tra Italia, Slovenia e Austria

Situate nel cuore dell’Europa, dove i confini di tre nazioni si fondono in un unico orizzonte, le Alpi Giulie rappresentano una delle frontiere più affascinanti del trekking continentale. Amate dai trail runner per la tecnicità dei percorsi, ma ancora preservate dal turismo di massa, queste vette offrono scenari dominati da pareti calcaree imponenti e laghi alpini dalle acque azzurro cristallo. Esplorando questa regione potrete attraversare liberamente i confini tra Italia, Slovenia e Austria, camminando tra le creste che circondano il maestoso Triglav.

Valle nel Parco Nazionale del Triglav
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Valle nel Parco Nazionale del Triglav, nelle Alpi Giulie

Massiccio Centrale: il cuore vulcanico della Francia

Una delle regioni più sottovalutate dell’intera Francia, il Massiccio Centrale resta un segreto ben custodito che sorprende con i suoi spettacolari paesaggi vulcanici e i profili dei puys (rilievi montuosi tipici della zona) che dominano l’orizzonte. Nonostante la facilità di accesso garantita dai collegamenti ferroviari, quest’area rimane tra le meno visitate del Paese, rappresentando la meta ideale per chi cerca solitudine e spazi aperti. Tra affascinanti villaggi collinari, rigeneranti terme geotermiche e una cucina regionale celebre per la sua autenticità, camminare qui diventa un’esperienza sensoriale completa.

Kluane: l’ultimo avamposto della natura incontaminata in Canada

Nel profondo nord dello Yukon, il Parco Nazionale di Kluane si erge come un monumento alla natura incontaminata. Qui dominano i giganti: dal Monte Logan, la vetta più alta del Canada, ai campi di ghiaccio non polari più vasti del pianeta. È una regione definita da una biodiversità straordinaria, dove l’osservazione della fauna selvatica e le spedizioni in canoa lungo fiumi leggendari offrono un’esperienza di distacco totale dalla civiltà.

Se cercate un sentiero facile, optate per il Whitehorse Millenium Trail lungo 4,5 chilometri e con un dislivello di 49 metri; se invece cercate un’esperienza più impegnativa, il sentiero da percorrere è il King’s Throne Summit Trail lungo 13 chilometri.

Queenstown: la capitale dell’avventura in Nuova Zelanda

Conosciuta come la capitale mondiale dell’avventura, Queenstown sta vivendo una trasformazione ambiziosa, puntando a diventare la prima destinazione turistica a zero emissioni di carbonio entro il 2030. Incastonata tra le sponde del Lago Wakatipu e le spettacolari vette dei Remarkables, questa località neozelandese offre un binomio perfetto tra adrenalina e benessere.

Dalle iconiche stazioni di bungee jumping alle epiche escursioni sui picchi che dominano l’orizzonte, ogni esperienza è pensata per riconnettere l’uomo con la natura. Per questo motivo è considerata una meta di livello mondiale dove il brivido dell’esplorazione si sposa con un profondo rispetto per l’ambiente.

Lago Wakatipu
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Il Lago Wakatipu in Nuova Zelanda

Margaret River in Australia: dove l’oceano incontra le foreste

Situata nell’angolo sud-occidentale dell’Australia, Margaret River rappresenta un mosaico naturale capace di incantare avventurieri e amanti del buon vivere. Questa regione è un vero parco giochi per chi cerca la varietà: dalle antiche e maestose foreste di karri, tra gli alberi più alti al mondo, alle spettacolari grotte di calcare nascoste nel sottosuolo.

Lungo il litorale, le onde da surf si infrangono su brughiere costiere che, a ogni stagione, si tingono dei colori della flora selvatica. Tra un’escursione e l’altra, inoltre, la cultura enogastronomica locale offre il perfetto contrappunto a una giornata di esplorazione outdoor!

Northumberland: il tesoro nascosto del Regno Unito

Il Northumberland, pur essendo uno dei parchi nazionali meno frequentati del Regno Unito, offre alcuni dei percorsi escursionistici più suggestivi d’Europa. Il fulcro dell’esperienza a piedi è il sentiero che segue il Vallo di Adriano, dove il trekking si trasforma in un viaggio nel tempo lungo l’antico confine imperiale.

Dalle dolci colline dell’interno ai panoramici sentieri costieri che portano verso il castello di Bamburgh, ogni itinerario si distingue per la purezza dell’aria e la vastità degli orizzonti. Essendo una delle aree “Dark Sky” più importanti del continente, i sentieri del Northumberland offrono anche l’opportunità unica di camminare immersi in una natura silenziosa, protetti da una volta celeste così limpida da rendere visibile la Via Lattea.

Foresta Nazionale di Nantahala, paradiso del trekking negli Stati Uniti

Immersa tra le vette e le valli della Carolina del Nord occidentale, la Foresta Nazionale di Nantahala è considerata un paradiso per l’escursionismo tecnico e panoramico. I suoi sentieri si snodano tra imponenti cupole di granito, scogliere scoscese e fragorose cascate, offrendo un terreno vario e stimolante per ogni camminatore.

Il vero fiore all’occhiello della regione è la presenza dell’Appalachian Trail: qui, gli appassionati possono percorrere segmenti del leggendario sentiero, vivendo l’emozione di questo itinerario iconico senza dover affrontare i sei mesi dell’intera traversata.

Trekking nelle isole, la primavera è la stagione migliore per esplorarle a piedi

16 février 2026 à 13:00

Scriveva Jerome Klapka Jerome, l’autore di Tre uomini in barca, che “la primavera della vita e la primavera dell’anno son fatte per essere cullate nel grembo verde della natura”. Niente di più giusto: quando le giornate si allungano, ma l’estate è ancora lontana, l’arrivo della primavera risveglia nella natura un vortice esplosivo di colori, profumi e suoni che la rendono la stagione perfetta per viaggiare, esplorando alcune destinazioni atipiche con il mezzo di trasporto più antico di cui l’essere umano è dotato: i propri piedi.

Le tante isole, grandi o piccole che siano, che punteggiano i tratti di mare al largo delle coste italiane, immerse nel Mediterraneo, sono una destinazione unica da scoprire camminando. Ancora fuori dalla stagione turistica, con un clima ancora non adatto a passare le ore nuotando, la primavera regala a chi sceglie di scoprirle un equilibrio perfetto tra clima mite, una natura spettacolare e peculiare e la possibilità di scoprire sentieri, coste e borghi con un ritmo lento e attento. Dalle Alpi Apuane ai vulcani del Tirreno, dalle distese laviche della Sicilia alle macchie mediterranee della Sardegna, la primavera è l’alleata ideale per chi desidera esplorare le isole italiane con lo zaino in spalla, tra i profumi e i colori di paesaggi di rara bellezza: le rocce granitiche dell’Arcipelago di La Maddalena, i crateri di Ustica, le colate laviche di Pantelleria, le Dolomiti a mare di Marettimo e i crinali dell’Isola d’Elba.

Caprera: mare e granito

La Sardegna e la Corsica sono divise da uno stretto braccio di mare, le Bocche di Bonifacio, che è punteggiato di piccole isole. Vicino alla costa settentrionale dell’isola italiana sorge un arcipelago che prende il nome dalla sua isola principale, La Maddalena, tutelata da un omonimo parco naturale (il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena).

Maddalena Caprera isole trekking primavera
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Panorama scenografico de La Maddalena

Si tratta di un vero e proprio paradiso che durante l’estate richiama un grande flusso turistico grazie alle sue acque cristalline e alla sua natura incontaminata e selvaggia. La primavera, però, è la stagione ideale per chi apprezza una maggiore solitudine e per chi ama camminare a ridosso del mare: la macchia mediterranea che caratterizza il paesaggio sprigiona profumi intensi di elicriso, mirto e rosmarino, mentre il vento ancora leggero mantiene limpidi i cieli e celesti, splendenti le acque.

Tra gli itinerari più suggestivi per il trekking c’è quello che conduce a Cala Coticcio, soprannominata Tahiti per le sue sfumature turchesi. Cala Coticcio non si trova su La Maddalena, ma su Caprera, una sorta di isola gemella della principale, raggiungibile a piedi dall’isola maggiore grazie a un istmo artificiale che le collega. Caprera è un paradiso per gli amanti del trekking e della natura, disseminata di splendidi tracciati escursionistici.

Il sentiero per Cala Coticcio, che richiede passo sicuro, scarpe chiuse e rispetto per l’ambiente, si snoda tra rocce granitiche modellate dal vento e tratti di vegetazione fitta. Prima dell’alta stagione, la cala conserva un’atmosfera raccolta, quasi segreta, piena di meraviglia.

Il percorso è breve, poco meno di quattro chilometri, ma a larghi tratti in cui è molto agevole alterna alcuni passaggi più difficoltosi. Essendo una zona considerata di massima tutela ambientale, si deve essere accompagnati da una guida escursionista per raggiungere la cala. La destinazione è sensazionale: una piscina naturale cristallina abbracciata da grandi massi di granito bianchi e rosati che regala davvero grandi emozioni.

Un’altra escursione meritevole è quella che porta verso Punta Tegge, con affacci spettacolari sull’intero arcipelago e, nelle giornate più limpide, sulla Corsica. Camminare qui in primavera significa alternare alcuni momenti di profondo silenzio al rumore roboante del mare, sostando tra una caletta e l’altra ed esplorando il paesaggio lunare della grande scogliera. Particolarmente consigliato il momento del tramonto.

Ustica e le sue colate laviche

A circa 70 chilometri da Palermo, Ustica è conosciuta soprattutto per i suoi fondali marini, sogno degli appassionati di snorkeling, ma è a piedi che se ne scopre un volto più sorprendente e magico. Di origine vulcanica, l’isola presenta un territorio articolato tra colate laviche, ampi terrazzamenti agricoli e falesie a picco sul mare.

La Riserva Naturale Orientata Isola di Ustica tutela un fitto reticolo di sentieri che permettono di attraversare ambienti diversi in pochi chilometri di cammino. Uno dei percorsi più affascinanti è quello che conduce alla Rocca della Falconiera, spettacolare promontorio che rappresenta un ottimo punto panoramico che domina l’isola. In primavera, la vegetazione è nel pieno della fioritura e i contrasti tra la roccia scura che caratterizza il terreno e il verde della vegetazione che prolifera malgrado il difficile contesto creano uno scenario selvaggio e intenso.

Ustica isole trekking primavera
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Ustica è silenziosa e selvaggia

Inoltre, lungo il percorso si incontrano diverse testimonianze dell’antichità, da alcune tombe ipogee fino a un castello saraceno costruito per dominare la visuale sul mare. Si può raggiungere, infine, un faro con una vista splendida sulla costa orientale dell’isola.

Il sentiero costiero verso Cala Sidoti e Punta Cavazzi, sul lato occidentale di Ustica, regala invece scorci sul mare aperto e la possibilità di osservare il passaggio degli uccelli migratori. In questo periodo dell’anno, le temperature sono ideali per percorsi anche di media difficoltà, e l’isola mantiene un’atmosfera intima che permette un contatto diretto con la natura.

Pantelleria: l’anima selvaggia del Mediterraneo

Più vicina all’Africa che alla Sicilia, Pantelleria è un’isola di contrasti: nera di lava, verde di vigneti, blu di mare. In primavera il paesaggio si accende di colori vivaci e camminare diventa il modo più autentico per farsi catturare dalla sua grande bellezza, dal suo carattere selvaggio, dalla sua identità.

La salita alla Montagna Grande, il punto più alto dell’isola a oltre ottocento metri sul livello del mare, attraversa boschi e macchia mediterranea fino a raggiungere panorami unici che spaziano sul Canale di Sicilia. Lungo il percorso si incontrano dammusi in pietra lavica e terrazzamenti che raccontano la lunga tradizione agricola dell’isola. Ci vogliono circa 4 ore di cammino, considerando andata e ritorno, per completare gli otto chilometri di percorso che caratterizzano questa splendida escursione.

Pantelleria
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Il tipico scenario di Pantelleria, che alterna verde e nero

Il Lago di Venere, specchio d’acqua termale incastonato in un cratere, è un’altra meta ideale per un’escursione primaverile: il sentiero che lo circonda permette di ammirarne le sfumature cangianti e di immergersi, se si desidera, nelle sue acque tiepide. Senza il caldo intenso dell’estate, Pantelleria rivela tutta la sua anima selvaggia e silenziosa, accendendosi di un verde raro che decora un territorio dove la natura finisce per essere rigogliosa malgrado l’ambiente estremo.

Marettimo: la più selvaggia delle Egadi

La più lontana e montuosa delle Isole Egadi, Marettimo è un concentrato di natura incontaminata. Qui non ci sono grandi strade asfaltate né traffico: ci si muove quasi esclusivamente a piedi lungo antichi sentieri che collegano il piccolo borgo alle cale e alle alture interne.

Buona parte della bellezza dell’isola è dovuta al fatto che, da un punto di vista geomorfologico, le rocce di Marettimo sono costituite per gran parte da dolomia, la stessa che contraddistingue, per l’appunto, le Dolomiti. Ecco perché spesso l’isola è nota come le Dolomiti a mare, che si accendono di un meraviglioso rosa quando il sole del tramonto le bacia e durante il giorno abbagliano con il loro bianco luccicante.

Il territorio di Marettimo è dominato dal Monte Falcone, che con i suoi oltre 600 metri rappresenta il punto più alto dell’arcipelago. La salita è impegnativa ma regala panorami vastissimi sul Mediterraneo. In primavera, la bassa macchia mediterranea esplode di colori e profumi, tra ginestre, orchidee spontanee e piante aromatiche che accompagnano ogni passo.

Marettimo isole trekking primavera
Lorenzo Calamai
Sentiero costiero a Marettimo

Tra i percorsi più suggestivi c’è quello verso il Castello di Punta Troia, antica fortificazione che svetta sulla punta di un promontorio a pochi chilometri dall’unico centro abitato dell’isola. Il sentiero costiero alterna tratti rocciosi a scorci su grotte marine e calette solitarie, sempre mantenendosi a strapiombo sulla costa.

L’Isola d’Elba e la Grande Traversata Elbana

Cuore dell’Arcipelago Toscano, l’Isola d’Elba, quasi insospettabilmente, è una delle mete più complete per chi ama camminare. Qui infatti il mare si alterna a rilievi collinari coperti di antichi e fitti boschi di leccio, offrendo una grande varietà paesaggistica e un’ampia natura che copre il territorio tra un borgo e l’altro dei diversi che caratterizzano l’isola.

La primavera è il periodo ideale per affrontare la Grande Traversata Elbana, un itinerario escursionistico di media durata che attraversa l’isola da est a ovest lungo la dorsale montuosa. Si tratta di un percorso articolato in più tappe, che permette di scoprire l’Elba più autentica, lontana dalle spiagge affollate, e che va intrapreso preferibilmente in primavera per evitare il grande caldo estivo.

Elba isole trekking primavera
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Gli splendidi panorami dell’Isola d’Elba

Lungo il cammino si incontrano panorami sul Tirreno, tratti boschivi ombrosi e creste panoramiche da cui lo sguardo spazia fino alla Corsica nelle giornate più limpide. I borghi interni, come Marciana e Rio nell’Elba, offrono soste rigeneranti tra vicoli in pietra e terrazze fiorite.

La Grande Traversata Elbana (GTE) si compie di solito da Cavo, nella punta nord-orientale dell’isola, fino a Pomonte, esattamente all’opposto. Si può considerare di concluderla deviando maggiormente verso nord per raggiungere Punta Polveraia. In ogni caso la lunghezza è intorno ai 60 chilometri e viene effettuata in tre o quattro tappe, a seconda delle proprie possibilità e della volontà di soffermarsi di più o di meno in questo contesto naturale unico, con panorami fantastici sulla costa. Esiste anche una versione della GTE modificata per essere affrontata in mountain bike.

5 laghi della Valtellina da scoprire camminando

15 février 2026 à 18:00

La Valtellina è una delle mete più affascinanti della Lombardia per chi cerca natura e panorami lontani dal turismo di massa, contraddistinti da pascoli punteggiati di fiori, lariceti profumati, creste affilate e sentieri che si arrampicano verso conche silenziose.

Tra questi paesaggi emergono anche alcuni dei laghi alpini più spettacolari della regione, alcuni nati dal lento avanzare dei ghiacciai, altri come bacini artificiali che hanno trasformato il territorio e avvallamenti solitari.

Ecco, allora, cinque splendidi laghi da scoprire camminando, uno dopo l’altro, passo dopo passo.

Laghi di Cancano

A oltre 1900 metri, nel Parco Nazionale dello Stelvio, i Laghi di Cancano (San Giacomo e Cancano) si distendono come due grandi nastri d’acqua turchese incastonati tra montagne austere. Nati negli anni Quaranta per alimentare le centrali idroelettriche dell’Alta Valtellina, sono bacini artificiali che hanno trasformato il territorio senza snaturarlo.

L’altopiano che li abbraccia è ampio e aperto, il profilo delle cime si riflette nelle acque e l’atmosfera è quasi nordica. Si può percorrere il Giro dei Laghi di Cancano, un itinerario semplice e adatto a tutti che parte dalle Torri di Fraele e costeggia il Lago di Cancano, per poi completare la circonvallazione del Lago di San Giacomo.

Non ci sono difficoltà tecniche significative, solo la possibilità di camminare immersi in un paesaggio vasto e arioso, dove il cielo sembra più vicino.

Laghi di Porcile

Incastonati nella conca glaciale della Val Tartano, i Laghi di Porcile si susseguono come tre perle lungo un sentiero che parte da Arale, frazione di Tartano. Il sentiero 112 è ben segnalato e accompagna con pendenza moderata fino ai primi specchi d’acqua. In circa due ore si raggiunge il Lago Piccolo, a 2005 metri, mentre il Grande e il Lago di Sopra spiccano poco più in alto.

Si sono formati durante l’epoca glaciale, quando l’arretramento dei ghiacciai lasciò morene e conche, e il nome “Porcile” deriverebbe da un’antica radice legata al concetto di purezza o limpidezza.

In estate, l’area si accende di fioriture alpine e non è raro avvistare stambecchi che si muovono tra le rocce. Poco sopra i laghi si scorgono ancora le tracce della Linea Cadorna, antica postazione difensiva della Prima Guerra Mondiale.

Lago Palù

Veduta del Lago Palù, Valtellina, Lombardia
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Splendida veduta del Lago Palù

Nel cuore della Valmalenco, sopra la località di Chiesa, il Lago Palù appare come una visione sospesa tra bosco e blu: a 1922 metri di altitudine, tra abetaie e lariceti, è uno dei laghi naturali più scenografici della Valtellina.

Di origine glaciale, modellato durante l’ultima glaciazione e forse chiuso da una paleofrana, il Palù conserva un dettaglio affascinante: non ha emissari visibili. Le sue acque filtrano lentamente nel sottosuolo, quasi scomparissero tra le rocce.

Un tempo era un ricco punto di pesca, popolato da trote, tinche e persino da un’enorme anguilla che ancora oggi fa parte dei racconti locali. Oggi si raggiunge con una passeggiata facile e panoramica che parte da San Giuseppe seguendo il sentiero CAI 330, oppure con la funivia da Chiesa in Valmalenco per chi desidera accorciare il dislivello.

Il Rifugio Palù, affacciato sulle acque, è perfetto per fermarsi a pranzo o trascorrere una notte in quota. In estate, quando il livello dell’acqua scende, compare una piccola spiaggia erbosa dove concedersi un picnic con lo sguardo che si perde tra le creste tutt’intorno.

Lago del Gallo

Sul confine tra Italia e Svizzera, poco oltre Livigno, il Lago del Gallo si apre come un bacino ampio e silenzioso, creato tra il 1965 e il 1968 con la costruzione della diga del Punt dal Gall. Un ponte ad arco collega le due nazioni e conduce al tunnel elvetico del Munt la Schera, unica via tra Livigno e la Svizzera.

Durante l’estate il lago si anima di attività all’aria aperta: SUP, canoa, pesca, oppure semplici passeggiate lungo il lungolago. Si può arrivare in auto fino a Pont de Rasin o percorrere la pista ciclopedonale che parte dal centro di Livigno e si snoda per circa diciassette chilometri tra prati e aree attrezzate.

Nei periodi di magra, al centro del lago emerge una piattaforma galleggiante in legno, utilizzata per yoga e sport acquatici.

Lago di Bernasca

Lago di Bernasca, Valtellina, Lombardia
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Veduta mozzafiato del Lago di Bernasca

Tra le pieghe più appartate della Val Tartano, a circa 2100 metri, si apre la conca che ospita il Lago di Bernasca, uno specchio d’acqua di origine glaciale incastonato in un avvallamento ampio e verde, dominato dalle creste del Pizzo di Pradella e del Monte Ponteranica.

Le acque sono limpide, quasi trasparenti, e il paesaggio regala un senso di isolamento raro. A luglio le praterie alpine si adornano di fiori e il contrasto tra verde e azzurro diventa intenso.

Per raggiungerlo si arriva in auto a Campo Tartano, piccolo borgo alpino raggiungibile da Morbegno lungo la SS38 e poi la SP11 della Val Tartano. Da lì si può proseguire fino alla località Ronco e lasciare l’auto, continuando a piedi lungo una strada agro-silvo-pastorale. In meno di un’ora si arriva all’altopiano erboso che custodisce il lago, con una camminata semplice ma appagante.

Capo Verde, i tre trekking più belli di Santo Antão

25 janvier 2026 à 14:00

Spettacolari spiagge di sabbia bianca, un mare azzurro intenso e incontaminato, il clima ideale per gli sport acquatici e il contesto perfetto per le immersioni, paesaggi vulcanici unici, una ricca cultura musicale: sono questi gli ingredienti della vacanza standard a Capo Verde, arcipelago e stato insulare al largo della costa del Senegal.

Non solo: Capo Verde è un vero e proprio scrigno di attrazioni turistiche per tutti i gusti, in particolare per chi ama la natura e le attività all’aperto. La meravigliosa isola di Santo Antão, all’estremo nord-occidentale del paese, offre l’abbinamento perfetto tra montagna e oceano, elementi che si specchiano l’uno nell’altro in questo paradiso dell’escursionismo, capace di regalare panorami senza eguali ad ogni passo.

I trekking più belli di Santo Antão

Santo Antão o Sontonton, come dicono gli abitanti nel creolo capoverdiano, è la seconda isola per estensione di Capo Verde, superata solo da Santiago. Se quest’ultima, dove si trova la capitale del paese Praia, è anche la più abitata, la prima è invece incontaminata, con una popolazione che a malapena raggiunge le 50mila persone.

Fa parte del gruppo delle isole di Barlavento, ovvero le sei che compongono il gruppo settentrionale dell’arcipelago, opposte a quelle meridionali, dette di Sotavento. La sua cittadina più importante è Porto Novo, variopinto abitato sulla costa sud dell’isola, di fronte alle rive di São Vicente, l’isola dirimpettaia.

Per arrivare a Santo Antão, infatti, si deve per forza recarsi in primo luogo a São Vicente e nella sua principale città, Mindelo. Dal porto partono ogni giorno diversi traghetti che attraversano lo stretto braccio di mare che separa le due isole.

Come le sue sorelle, anche quest’isola è di origine vulcanica. Come alcune delle altre è caratterizzata da aguzzi rilievi montani (la cima più alta supera i 1900 metri di quota), ma ha la particolarità di alternare alcuni pianori a diverse profonde vallate, scavate nel corso dei millenni da alcuni corsi d’acqua. Proprio questa vertiginosa alternanza è alla base della grande bellezza panoramica del luogo.

Escursioni Santo Antao Capo Verde
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Villaggio montano a Santo Antão

Santo Antão è sostanzialmente spaccata in due, da un punto di vista climatico ed ecologico: nella parte meridionale il clima è desertico, con tutto quello che comporta per lo sviluppo di flora e fauna; il lato nordorientale invece è decisamente più verde, sebbene non esistano vere e proprie aree boschive.

Le temperature nell’isola sono sempre gentili: il periodo più caldo dell’anno è tra agosto e settembre, quando le temperature massime medie raggiungono i 28°C e senza calare mai sotto i 24°C. Il periodo ideale per visitare Santo Antão, però, è quello invernale: le precipitazioni sono ridotte al minimo, le temperature vanno dai 19°C ai 25°C e si è all’inizio della stagione secca, pertanto la vegetazione è ancora rigogliosa e capace di impreziosire il contesto.

Trekking nella Valle di Paùl

Un itinerario classico di Santo Antão è l’escursione che dal cratere di Cova scende nella Valle di Paùl, una delle più scenografiche vallate del nord-est dell’isola.

Il trekking prende le mosse da un luogo già di per sé particolare, l’antica caldera di un vulcano formatasi tra un milione e settecentomila anni fa: è il cratere di Cova, un grande pianoro dal diametro di circa un chilometro utilizzato per l’agricoltura, che si trova a circa 1100 metri di altitudine.

Al punto di partenza si arriva con un taxi o un aluguer, un furgoncino privato utilizzato per il trasporto collettivo che compie le tratte più frequentate dell’isola e permette di dividere le spese. Dopo aver compiuto una semiellissi percorrendo la cresta della caldera, con numerosi colpi d’occhio su questo ambiente così particolare, si avvia la lunga discesa che porta da qui fino al ritrovare l’oceano a Vila das Pombas.

Il sentiero lastricato scende in maniera piuttosto diretta con uno splendido zigzagare. La prima parte è certamente la più emozionante, con il sentiero che si snoda come un serpente tra verdi terrazzamenti coltivati a canna da zucchero. La vista si perde tra i fianchi delle aguzze montagne che degradano, tra un pinnacolo e l’altro, verso l’oceano, presenza non sempre visibile ma certa, sullo sfondo.

Dopo i primi cinque chilometri circa, dal villaggio di Chã de Manuel dos Santos, il sentiero si trasforma in una vera e propria strada. La seconda parte, più agevole e meno faticosa, è comunque un viaggio di scoperta, consentendo di attraversare uno dopo l’altro i piccoli abitati agricoli della vallata. Vila das Pombas è la meta ultima del cammino per chi vuole percorrere l’interezza dei dodici chilometri previsti, ma è anche possibile prendere un mezzo di trasporto già prima di arrivare alle sponde dell’oceano.

Escursione costiera di Fontainhas

Al fianco della Valle di Paùl, l’altra escursione molto gettonata dai tanti escursionisti che visitano Santo Antão per bearsi dei suoi pazzeschi panorami naturali è l’escursione costiera che parte da Cruzinha, un piccolo villaggio di pescatori, e arriva a Ponta do Sol, uno dei centri principali dell’isola e noto per i suoi splendidi tramonti.

Escursioni Santo Antao Capo Verde
Lorenzo Calamai
Il panorama da Ponta do Sol verso Cruzinha: il sentiero attraversa tutta la costa a picco sul mare

Nel corso del lungo itinerario, stretto tra pareti rocciose verticali e l’oceano, si attraversano alcuni minuscoli paesini: l’accogliente Formiguinhas, l’affascinante Corvo e lo spettacolare Fontainhas, villaggio aggrappato a metà di uno scosceso vallone che in passato ha ricevuto dei premi per la sua incredibile posizione panoramica.

L’escursione è lunga e impegnativa, ma non presenta difficoltà tecniche. Si affrontano 14 chilometri di percorso, con un migliaio di metri di dislivello e continui saliscendi. L’itinerario è percorribile in entrambi i sensi, ma la maggior parte degli escursionisti preferisce partire dal piccolo villaggio di Cruzinha e concludere la giornata a Ponta do Sol, dove si trovano la maggior parte delle strutture ricettive.

Seguendo questo senso di percorrenza si affronta per prima la parte più vallonata del percorso: il sentiero si ritaglia spazio sul fianco di una parete rocciosa, mentre poco più in basso spumeggiano le onde dell’oceano, schiantandosi sugli scogli o adagiandosi sulle occasionali spiagge di sabbia scura. Dopo un terzo di percorso, una salita impegnativa e una rapida discesa, si arriva ad alcune case abbandonate. Un antico villaggio dove spuntano piante di cotone: nel periodo giusto dell’anno potreste trovarle nella loro candida fioritura.

A circa metà percorso si arriva a Formiguinhas, isolato e ridente villaggio dove molti si concedono una sosta in uno dei due bar del luogo, dove si può rifocillarsi con la cucina tipica locale, gustosa e nutriente. Da Formiguinhas si raggiunge in poco tempo Corvo, un villaggio agricolo circondato da ampi terrazzamenti sulle rive di un fiumiciattolo gorgogliante. Attraversando il villaggio non è raro imbattersi in qualche capra al pascolo o negli abitanti intenti a trasportare qualsivoglia tipo di materiali su e giù per i sentieri.

Escursioni Santo Antao Capo Verde
Lorenzo Calamai
Il villaggio di Corvo con le sue coltivazioni

Superato Corvo arriva il punto più bello e più difficile dell’escursione: una ripidissima salita, caratterizzata dalle stazioni della Via Crucis, permette di raggiungere un passo dove si apre una vista strepitosa: attorno all’escursionista ci sono rocce scolpite in forme assurde dagli eventi atmosferici, da un lato imperversa l’oceano e si scorge Ponta do Sol, destinazione ultima, sulla sua punta, dall’altro lato ecco Fontainhas, coloratissimo villaggio incastonato in una natura unica.

A Fontainhas si può fare un’ulteriore pausa e se si è fortunati trovare un mezzo di trasporto per raggiungere Ponta do Sol, che dista comunque un paio di chilometri e non è difficile da raggiungere per ultimare l’escursione.

Xoxo e le sue cascate

Si scrive Xoxo, si pronuncia scio-scio. È uno dei luoghi più incantevoli di Capo Verde: già per raggiungere il villaggio si deve percorrere una meravigliosa strada che da Ribeira Grande, la seconda città dell’isola, si addentra nella valle della Ribeira da Torre, una lingua d’asfalto che attraversa un paesaggio verde, tra banani, canna da zucchero e montagne dalle forme impossibili.

Escursioni Santo Antao Capo Verde
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Il panorama di Xoxo

In questo scenario incantato, ancor più rigoglioso di tanti altri di Santo Antão e caratterizzato da un pinnacolo roccioso che fa bella mostra di sé si trovano alcune bellissime cascate naturali, raggiungibili percorrendo un semplice e breve sentiero.

Per arrivare alle cascate si deve percorrere la strada asfaltata fino al termine, in corrispondenza dell’Hotel Xoxo, attraversare il villaggio di Lombo de Pico e seguire la traccia che porta fino alla cosiddetta cascata di Vinha. Si scende completando il percorso ad anello verso il villaggetto omonimo, dal quale si gode di una splendida visuale su Xoxo, sul suo pinnacolo e sulle montagne tutt’attorno. Si ritorna quindi sulla strada che collega Ribeira Grande a Xoxo per un totale di circa 4 chilometri di percorso.

Le Alpi Marittime in inverno: escursioni in alta quota e rifugi alpini

24 janvier 2026 à 17:00

Da una parte l’Italia, dall’altra la Francia. Neve, vette verticali, roccia e, all’orizzonte meridionale, il mare. Ecco le Alpi Marittime, catena montuosa unica nel panorama alpino italiano, capace di far sposare l’alta quota con un influsso mediterraneo. Una montagna amata, frequentata eppure ancora lontana dalla notorietà più mainstream. L’inverno, qui, è sinonimo di attività all’aperto: sci da discesa o ciaspole ai piedi lungo sentieri che attraversano boschi silenziosi di larici e abeti.

Il Parco Nazionale delle Alpi Marittime, uno dei più importanti d’Italia per biodiversità e tutela ambientale, offre paesaggi intatti, candidi e selvaggi al tempo stesso, e incontri ravvicinati con la fauna alpina.

Alpi Marittime: dove si trovano e come arrivare

Le Alpi Marittime si estendono nell’estremo settore sud-occidentale della catena montuosa, lungo il confine tra la regione italiana del Piemonte e la Francia, rappresentando la porzione alpina più vicina al Mediterraneo. Il massiccio comprende alcune delle vette più meridionali d’Europa sopra i 3000 metri: il Monte Clapier vanta questo primato, mentre l’Argentera è la cima più alta del gruppo.

Dal lato italiano il territorio è tutelato dal Parco Nazionale delle Alpi Marittime, che confina con il Parco Nazionale del Mercantour sul versante francese. La continuità delle due aree protette forma una zona protetta di grande valore naturalistico, ideale in particolare per la fauna.

Alpi marittime Inverno
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Sulle Alpi Marittime al confine con la Francia

Il cuore del parco si sviluppa in provincia di Cuneo e comprende splendide vallate come la Valle Gesso, la Valle Vermenagna e la Valle Stura di Demonte, ognuna caratterizzata dal proprio corso d’acqua. I principali centri di accesso sono borghi di montagna come Entracque, Valdieri, Terme di Valdieri e Vernante, punti di partenza ideali per escursioni e ciaspolate anche in inverno.

Raggiungere le Alpi Marittime è relativamente semplice: da Torino si percorre l’autostrada A6 fino a Cuneo, per poi proseguire lungo le strade provinciali che risalgono le valli. Il parco è accessibile anche con i mezzi pubblici, grazie a collegamenti ferroviari fino a Cuneo e autobus locali.

Cosa fare nel Parco Nazionale delle Alpi Marittime in inverno

L’inverno in montagna è una stagione unica da vivere. Nel Parco Nazionale delle Alpi Marittime la neve e il freddo cambiano il volto alle vallate, regalando un’atmosfera unica tanto ai piccoli borghi adagiati nei fondovalle quanto alle vertiginose cime delle imponenti montagne.

La pratica più diffusa durante la stagione fredda è senza dubbio l’escursionismo con le ciaspole, una attività sempre più diffusa e perfetta per chi desidera esplorare il territorio senza affrontare difficoltà alpinistiche. L’utilizzo delle racchette da neve è alla portata di tutti, ma ci sono anche molte opportunità per escursioni di gruppo e guidate.

Alpi marittime Inverno
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La Valle Gesso è una delle principali delle Alpi Marittime

Accanto alle ciaspolate, il parco offre itinerari per l’osservazione della fauna selvatica e la fotografia naturalistica. In inverno, infatti, è più facile avvistare alcuni degli animali che caratterizzano i boschi e gli ambienti montani, come camosci, stambecchi e cervi.

Lo sci, ovviamente, rappresenta una delle attività più praticate nelle Alpi Marittime durante questa stagione. Le stazioni sciistiche principali, come Isola 2000 e Auron, si trovano in territorio francese. Sul versante italiano, ai margini del Parco Nazionale delle Alpi Marittime si trova Limone Piemonte, storica località sciistica con un comprensorio che si sviluppa tra boschi e creste panoramiche, offrendo tracciati adatti a diversi livelli di esperienza.

A Entracque, in Valle Gesso, si trova invece una stazione sciistica dalle dimensioni più contenute, ma che offre piste per tutti i gradi di abilità alle pendici del Monte Viver. Il comprensorio è particolarmente frequentato dagli amanti dello sci di fondo, che vi trovano oltre 45 chilometri di tracciati da esplorare. Gli anelli tracciati seguono il profilo naturale del territorio e permettono di attraversare boschi e radure innevate, godendosi tutta la magia dei mesi invernali.

Grande importanza riveste infine lo sci alpinismo, che nelle Alpi Marittime trova un terreno ideale grazie alla varietà di pendii, valloni e itinerari di alta quota.

L’inverno nelle Alpi Marittime è anche un’occasione per scoprire i piccoli paesi ai margini del parco, che animano le vallate e dove il tempo sembra scorrere più lentamente, a maggior ragione durante questa stagione. Qui la montagna si racconta attraverso l’architettura tradizionale, la cucina locale e una cultura profondamente legata al territorio.

Tre ciaspolate nelle valli delle Alpi Marittime

Tra le numerose possibilità offerte dal parco, alcune ciaspolate si distinguono per bellezza del paesaggio e accessibilità anche nella stagione fredda, a patto di affrontarle con attrezzatura adeguata e in condizioni meteo favorevoli.

Alpi marittime Inverno
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Le Alpi Marittime imbiancate

La ciaspolata al Pian della Casa del Re, in Valle Gesso, è una delle più frequentate e suggestive. Il percorso parte da Entracque e si sviluppa su carrarecce e sentieri ampi, ideali anche per chi si avvicina per la prima volta alle escursioni invernali. Il pianoro innevato, circondato da imponenti pareti rocciose, regala uno dei panorami più caratteristici e simbolici del parco.

Un’altra proposta interessante è la ciaspolata nel Bosco Bandito di Palanfré, in una valle laterale della Val Vermenagna. Questo itinerario attraversa boschi di faggio e radure aperte, offrendo scorci panoramici sulla valle sottostante. La borgata di Palanfré, minuscola frazione di Vernante spesso avvolta dalla neve, rappresenta un punto di partenza suggestivo e poco affollato, ideale per chi cerca tranquillità e contatto diretto con la natura. L’escursione è semplice e ideale per i principianti.

Più impegnativa, ma di grande soddisfazione, è la ciaspolata verso il Piano del Valasco, sempre in Valle Gesso. Il Piano è un grande prato, eredità di un antico lago, incastonato tra vette che si aggirano attorno ai 3000 metri di altitudine e attraversato da un idilliaco torrente. Al centro si erge il noto Rifugio Valasco, che in origine era destinato alle battute di caccia del re Vittorio Emanuele II.

Si parte da Tetti Gaina, dove in inverno finisce la strada carreggiabile e si prosegue in salita fino a Terme di Valdieri, a quasi 1400 metri di altitudine. Da lì ci vorranno almeno un paio d’ore di ciaspolata per salire fino al Piano del Valasco, attraversando uno splendido bosco di larici, ma al termine si potrà godere di una splendida vista. L’escursione è già di per sé meritevole se non si trova la neve, ma quando il manto candido abbraccia il pianoro non ci sono molti panorami in grado di pareggiare il fascino di questo luogo.

A Sasso di Castalda lungo il Cammino delle Emozioni: 4 percorsi per ritrovare se stessi

Par : losiangelica
11 janvier 2026 à 14:30

Nel piccolo borgo lucano di Sasso di Castalda, il trekking ha cambiato pelle. Il Cammino delle Emozioni è il progetto che supera le classiche escursioni per proporre la natura come una vera e propria terapia all’aperto agganciandosi al tema dell’ecopsicologia. Ecco i quattro sentieri che attraversano questa geografia dell’anima.

Sentiero dell’amore

Spogliatevi subito dall’idea del romanticismo da cartolina o dei lucchetti sui ponti che vediamo in molte parti d’Italia; l’amore è inteso come apertura. Quando inizierete a percorrere questo tracciato, vi accorgerete che l’obiettivo non è guardarsi allo specchio, ma guardare fuori. Attraverso delle particolari cornici in legno posizionate strategicamente, sarete spinti a inquadrare il paesaggio, a dargli un valore.

In questo percorso, l’invito è passare dall’ego (io, i miei problemi, la mia fatica) al “noi” universale. È il sentiero dell’empatia. Mentre camminate, provate a sentire come il vostro respiro si accorda con il fruscio delle foglie. Vi sentirete parte di un meccanismo più grande, dove la bellezza del creato non è un fondale piatto, ma un ospite che vi accoglie. È un esercizio di risonanza: se il cuore è aperto, il paesaggio ci entra dentro e ci cambia.

Sentiero della gentilezza

Viviamo in un mondo che corre, urla e spesso calpesta. In questo secondo percorso, vi verrà chiesto l’esatto opposto: il passo leggero. Il sentiero della gentilezza nasce da un’adesione profonda alla cura, intesa come rispetto assoluto per ciò che ci circonda. Avete mai provato a camminare in un bosco cercando di non spezzare nemmeno un ramo secco, o di non disturbare il silenzio degli insetti?

È un antidoto naturale all’aggressività della vita moderna. La fretta è bandita e la gentilezza, in chiave ecopsicologica, diventa una forma di gratitudine verso la terra. Muovendovi con lentezza, noterete dettagli che la velocità di solito cancella. È un sentiero che cura l’ansia: non c’è nulla da conquistare, c’è solo da abitare il luogo con estrema delicatezza.

Cartelli del Cammino delle Emozioni a Sasso di Castalda
Ufficio Stampa
Sasso di Castalda, i cartelli del Cammino delle Emozioni

Sentiero dell’ascolto

Questo è forse il tracciato più profondo, quello che lavora per sottrazione. In un’epoca di rumore bianco perenne, qui vi si chiede il silenzio attivo. Il sentiero è dedicato alla memoria di Rocco Petrone, l’uomo che da queste terre partì per portare l’umanità sulla Luna. Ma la Luna, qui, non è una conquista tecnologica: è un simbolo di introspezione.

L’installazione che troverete lungo il cammino vi spingerà a guardare verso l’alto e verso l’infinito. Lo scopo? Spegnere quel brusio mentale incessante, quell’overthinking che ci tormenta la notte. Guardando la vastità dello spazio e della montagna, i vostri pensieri inizieranno a decantare. Solo quando il rumore fuori si azzera, potete finalmente sentire quello che si muove dentro di voi. È un viaggio nel vuoto che, paradossalmente, vi riempirà di consapevolezza.

Sentiero dell’incanto

Tra i trekking più belli in Italia c’è sicuramente il sentiero dell’incanto. Ricordate com’era guardare il mondo da bambini? Quando tutto sembrava enorme, nuovo e magico? Il Sentiero dell’Incanto serve a recuperare esattamente quella sensazione: la meraviglia. Gli psicologi la chiamano “Awe“, quello stupore che proviamo di fronte a qualcosa di così vasto da farci sentire piccoli, ma in modo rassicurante.

In questo percorso vi lascerete travolgere dalla fluidità della natura. Quando vi sentirete sovrastati dalla maestosità degli alberi o dai panorami di Sasso di Castalda, i vostri problemi quotidiani inizieranno a ridimensionarsi. Se la montagna è così antica e solida, quanto può essere grave quel problema che vi assilla in ufficio? L’incanto è la chiave per riattivare la creatività e la gioia. È il sentiero del flusso, dove si smette di pensare e si ricomincia a sentire.

I sentieri di trekking a Sasso di Castalda in provincia di Potenza sono stati quindi suddivisi in 4 percorsi da scoprire… uno più bello dell’altro. Tutti riescono a far scoprire l’anima più autentica della Basilicata.

Sasso di Castalda, borgo della Basilicata
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Nel borgo della Basilicata di Sasso di Castalda 4 sentieri nel Cammino delle Emozioni

Valle di Anterselva tra natura, sport e neve in Alto Adige

11 janvier 2026 à 13:00

È il 18 febbraio del 2020, il sole splende brillantissimo in mezzo a un cielo incredibilmente terso, sulle piste della Südtirol Arena Alto Adige di Anterselva si sta correndo per la sesta volta nella storia il campionato mondiale di biathlon, quel bizzarro sport invernale che combina sci di fondo e tiro a segno. L’atleta italiana Dorothea Wierer, nata nella vicina Brunico e cresciuta proprio ad Anterselva, stringe i denti mentre spinge gli sci sulle ultime curve del tracciato, affiancata dall’allenatore che le grida gli ultimi incitamenti. Quando entra nello stadio la tribuna è assiepata di tifosi. Le bandiere che sventolano tra il pubblico sono quelle tedesca, svizzera, norvegese, ma sarà il tricolore italiano, invece, a sventolare alla fine della giornata, per la vittoria della medaglia d’oro dell’Azzurra.

Un’impresa che Wierer spera di replicare sei anni dopo quella volta, quando la Südtirol Arena Alto Adige di Anterselva sarà di nuovo teatro di un grande evento internazionale: si correranno infatti qui le gare di biathlon delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, di scena nel prossimo mese di febbraio. La pista di biathlon è una delle principali attrazioni della Valle di Anterselva, una piccola valle laterale della più nota Val Pusteria ed uno dei luoghi migliori in Italia per fare sport sulla neve. L’inverno è infatti la stagione migliore per visitare questa vallata stretta tra cime vertiginose e spettacolari, godendo delle tante attività outdoor a disposizione dei visitatori, di una natura sorprendente e degli splendidi panorami montani che sa offrire.

Valle Anterselva: un inverno tra natura e sport

La Valle di Anterselva, in Alto Adige, si estende dalle ridenti frazioni che compongono la cittadina di Valdaora fino al passo Stalle, al confine con l’Austria. Supera i 1.600 metri di altitudine ed è incastonata tra le vette del Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina.

Il principale centro abitato della valle è Rasun-Anterselva, un comune sparso composto da diverse frazioni. La più alta è Anterselva di Sopra, che è anche la più vicina al celebre Lago di Anterselva, uno splendido specchio d’acqua a 1.642 metri sul livello del mare, circondato da boschi di conifere sempreverdi. Il bacino è nutrito dalle acque dell’omonimo rio Anterselva, ma in inverno si trasforma spesso in uno specchio ghiacciato su cui si riflettono le chiome dei boschi circostanti e le vette delle montagne innevate.

Valle Anterselva cosa fare inverno
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Il Lago di Anterselva coperto di neve

Non lontano dal lago si trova la già citata Südtirol Arena Alto Adige, considerata uno degli stadi di biathlon più moderni e simbolici al mondo. Ogni anno ospita gare di Coppa del Mondo, attirando i migliori atleti internazionali e migliaia di appassionati di questa disciplina in grande crescita di attenzioni anche dentro i confini italiani.

Anche chi non è un atleta professionista può vivere da vicino questo sport: all’interno dell’Arena è possibile avvicinarsi allo sci di fondo e provare il tiro a segno, vivendo in prima persona l’atmosfera delle grandi competizioni. Un’occasione unica per comprendere la complessità e il fascino di una disciplina che richiede resistenza, precisione e concentrazione.

Sci di fondo, ciaspolate e attività outdoor nella neve

Oltre al biathlon, la Valle di Anterselva è considerata una vera e propria mecca per lo sci di fondo. Ospita circa 20 chilometri di piste, mantenuti quotidianamente con grande cura. I tracciati attraversano l’intera vallata e si snodano sinuosi tra i boschi innevati, oltre che lungo le sponde del lago ghiacciato, pronti a regalare momenti di scoperta di uno scenario più unico che raro.

Le piste arrivano fino ai piedi del passo Stalle, il giogo che permette di oltrepassare il confine con l’Austria oltre i 2.000 metri di altitudine, offrendo panorami spettacolari sulle montagne circostanti e sulla vallata, dove gli aguzzi campanili svettano dal manto candido che la avvolge per segnalare la presenza di un agglomerato di case.

Le possibilità per vivere la montagna all’aria aperta in inverno sono molteplici e non solo per gli amanti dello sci di fondo. Le ciaspolate, ovvero le escursioni con le racchette da neve, sono un’esperienza particolare che permette a tutti di esplorare ogni angolo della natura, anche quelli meno frequentati, senza bisogno di piste battute per immergersi pienamente nel silenzio dei boschi e ammirare quieti panorami invernali.

Chi viaggia in famiglia trova numerose attività adatte anche ai più piccoli: slittino, aree gioco sulla neve e percorsi facili rendono la valle una destinazione ideale per un inverno a misura di bambino.

Nella Valle di Anterselva si possono trovare anche alcune piste per gli amanti dello sci da discesa, anche se la maggior parte di coloro che praticano lo sci alpino si spostano nel vicino complesso di Plan de Corones, cima sempre visibile e facilmente raggiungibile con impianti di risalita che non distano molto da Valdaora, la cittadina all’imbocco della vallata.

Anterselva: non solo sport

Nella Valle di Anterselva, in ogni caso, l’inverno non è solo sport. La bellezza di passare del tempo in un luogo così passa anche per la capacità di fermarsi a guardare, a contemplare: il colpo d’occhio che si ha da diversi punti della vallata durante l’inverno è estremamente affascinante, grazie alle poderose cime che la chiudono da un lato all’altro.

Il Monte Nevoso, il Collalto, le Vedrette di Ries: vette sopra i 3.000 metri di altitudine che in inverno appaiono come sentinelle di roccia, ghiaccio e neve. Al di sotto grandi boschi di abeti si estendono alle pendici delle montagne, digradando poi in ampi prati e pascoli ai margini dei piccoli paesini montani che caratterizzano la valle.

Accanto all’anima sportiva, insomma, la valle conserva anche una dimensione più lenta, tradizionale e vera, da scoprire rallentando un poco il passo. I paesi, le frazioni, le borgate che si trovano sparsi lungo tutta la vallata hanno il volto dei borghi montani, caratterizzati da un legame profondo con il territorio unico che li ospita.

Valle Anterselva cosa fare inverno
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Una vetta innevata si svela da una coltre di nubi ad Anterselva

Una connessione che si vive appieno attorno alla tavola altoatesina, parte integrante dell’esperienza di viaggio. Nei ristoranti e nei locali tradizionali si scoprono i sapori caratteristici di una cucina regionale assai peculiare: i versatili canederli, tipicamente serviti come primo, ma rivisitati anche in chiave dolce; i tirtlan, una sorta di tortello di segale ripieno e fritto; la rosticciata, un piatto di carne con patate e cipolle dal sapore robusto.

La cucina, i grandi panorami montani, la natura silenziosa e quieta della valle e l’amore per l’attività all’aria aperta, anche e soprattutto nei mesi invernali, fanno della Valle di Anterselva una destinazione speciale.

Riserva Biologica Huilo Huilo, cuore segreto della Patagonia cilena tra foreste primordiali e architetture visionarie

6 janvier 2026 à 14:00

Nel sud del Cile, all’interno della Regione di Los Ríos, esiste un’area protetta privata che sfugge a qualsiasi definizione rapida. Parliamo della Riserva Biologica Huilo Huilo che occupa una porzione imponente delle Ande patagoniche occidentali, nel territorio comunale di Panguipulli. La sua estensione supera i 100.000 ettari e custodisce uno dei sistemi forestali temperati più antichi del pianeta. Il nome deriva dal mapudungún (lingua del popolo mapuche, una delle principali culture indigene del Cile meridionale) e indica una frattura profonda, riferimento diretto alla geografia aspra modellata da forze tettoniche, attività vulcanica e acque incessanti.

Questo spazio nasce dalla riconversione di un’area un tempo sfruttata dall’industria del legname. Il progetto attuale segue una visione radicale che intreccia tutela ambientale, recupero culturale e sviluppo economico responsabile. L’obiettivo riguarda la protezione della Foresta Patagonica attraverso ricerca scientifica, programmi di conservazione faunistica e un turismo che valorizza lentezza, conoscenza e rispetto. Il risultato assume l’aspetto di un territorio vivo, abitato da comunità locali coinvolte attivamente in attività educative, scientifiche e ricettive.

L’isolamento geografico generato dall’Oceano Pacifico a occidente e dalla cordigliera andina a oriente, tra la altre cose, ha favorito un’evoluzione biologica unica. Specie vegetali e animali si sono adattate a condizioni climatiche umide, temperature moderate e suoli di origine vulcanica. Un insieme che, inevitabilmente, dà vita a un mosaico ecologico rarissimo nel contesto sudamericano, capace di sorprendere anche viaggiatori esperti.

Cosa fare presso la Riserva Biologica Huilo Huilo

L’esperienza all’interno dell’area protetta si costruisce attraverso attività che permettono un contatto diretto con il territorio, la sua storia naturale e le sue comunità.

Sentieri forestali e percorsi tematici

Una rete articolata di itinerari attraversa boschi sempreverdi, salti d’acqua e pendii montani. Tra i tracciati più rappresentativi emergono quelli dedicati alla botanica, alla mitologia indigena e alla geomorfologia vulcanica. Intraprendendo il Sendero Botánico è possibile fare una lettura approfondita della flora locale, mentre il percorso degli Spiriti integra installazioni artistiche ispirate alle culture originarie del Cile meridionale. Infine, le escursioni verso il complesso vulcanico Mocho Choshuenco conducono verso panorami glaciali di enorme valore scientifico.

Acque vive tra fiumi e laghi

Il fiume Fuy attraversa la riserva con rapide di diversa intensità. Non a caso, sono disponibili diverse esperienze fluviali grazie a cui vivere il corso d’acqua con rafting e kayak, con tratti adatti a famiglie e sezioni più tecniche. Non mancano laghi di origine glaciale che riflettono foreste e cieli mutevoli, regalando opportunità per pesca sportiva regolamentata e navigazione silenziosa.

Termalismo e benessere naturale

La presenza di faglie geotermiche alimenta sorgenti calde ricche di minerali. Per questo motivo, nella riserva sono presenti le Termas Rañintulefu e strutture termali integrate negli hotel che utilizzano acque naturalmente riscaldate dal sottosuolo vulcanico. E, come è possibile intuire, il contesto paesaggistico amplifica la sensazione di rigenerazione fisica.

Fauna e centri di conservazione

Il Portal de los Ciervos rappresenta uno spazio educativo dedicato alla fauna della zona. Si presenta con passerelle sopraelevate tramite cui dedicarsi all’osservazione di cervidi e dei cinghiali in un ambiente controllato. All’interno del museo Rakin Mapu, invece, reperti geologici e oggetti storici narrano la relazione millenaria tra uomo e vulcani. Sono previsti anche programmi scientifici che includono la tutela dell’huemul, della rana di Darwin e il monitoraggio dei puma.

Attività sportive terrestri e aeree

Discese in mountain bike attraversano pendii boscosi e tracciati naturali. Poi ancora percorsi a cavallo ripercorrono antiche vie utilizzate dai coloni e dalle popolazioni mapuche. E per ultimo, ma non per importanza, strutture di canopy fanno sì che si possano fare attraversamenti aerei tra le chiome arboree, regalando una prospettiva inusuale sulla foresta.

Architetture iconiche e alloggi straordinari

È possibile alloggiare presso la riserva e soprattutto lo si può fare all’interno di strutture davvero particolari. Ne è un esempio il Nawelpi Lodge, nascosto tra la vegetazione ripariale del fiume Fuy. Esso prende il nome dallo spirito del puma e prevede bungalow esclusivi che sorgono tra alberi nativi e acque correnti.

C’è poi Montaña Mágica, una con la forma di un vulcano rivestito di vegetazione dal cui apice scende una cascata artificiale. L’edificio richiama leggende locali e architettura fantastica, diventando simbolo della riserva. Gli interni combinano legno, pietra e luce naturale in un’atmosfera fiabesca.

Infine l’Hotel Nothofagus, considerato il fulcro architettonico del complesso in quanto si ispira alle grandi faggete patagoniche. Le sue ramificazioni strutturali ricordano un albero monumentale in cui si sviluppano 55 camere con viste privilegiate sulla foresta temperata umida.

Particolarità naturali e geologiche della riserva

La Riserva Biologica Huilo Huilo custodisce 4 ecosistemi principali che convivono in equilibrio dinamico. Le pampas di Pilmaiquén presentano praterie aperte alternate a zone umide, mentre la foresta temperata umida domina il paesaggio con alberi secolari che raggiungono 40 metri di altezza, creando quelle che sono conosciute come Foreste Cattedrali. Poi ancora le zone montane alte che introducono ambienti subalpini con nevicate invernali abbondanti. Fiumi, laghi e torrenti completano il quadro idrografico.

Il clima presenta precipitazioni elevate distribuite lungo l’anno, con temperature medie intorno agli 11 gradi. Una combinazione che favorisce una biodiversità straordinaria: ci sono 38 specie di felci che convivono con orchidee, muschi, licheni, funghi e liane fiorite quali il copihue. Tra le specie arboree spiccano raulí, ulmo, coigüe, lenga e mañío.

La fauna, infine, include ben 81 specie di uccelli, tra cui il chucao e il picchio nero magellanico. Mammiferi rari abitano il sottobosco, dal pudú al güiña fino al minuscolo monito del monte. Tra gli anfibi, la rana di Darwin rappresenta un simbolo mondiale per la sua strategia riproduttiva unica, affidata alla cura orale del maschio.

Come arrivare alla Riserva Biologica Huilo Huilo

L’accesso principale avviene attraverso Panguipulli lungo la Ruta 203, collegata al Paso Internazionale Hua Hum verso l’Argentina. Il percorso attraversa curiosi villaggi lacustri quali Lican Ray, Coñaripe e Neltume, ultimo centro abitato prima dell’ingresso. Da Temuco la distanza misura circa 170 chilometri.

Valdivia rappresenta un altro punto di partenza rilevante, collegato tramite rete stradale asfaltata. Collegamenti aerei arrivano agli aeroporti di Temuco e Valdivia, seguiti da trasferimenti terrestri. La posizione, quindi, è particolarmente remota, ma la verità è che è proprio questa collocazione a contribuire a preservare l’integrità di un territorio che continua a raccontare la Patagonia attraverso silenzi, piogge e foreste millenarie.

Parco Nazionale del Pollino d’inverno e per tutti: escursioni al Bosco Magnano

2 janvier 2026 à 15:41

Il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d’Italia: poco meno di 200mila ettari di natura incontaminata a cavallo tra la Basilicata e la Calabria, che prendono il nome dal principale massiccio montuoso di questa fetta di territorio. In inverno, le escursioni nel Pollino hanno un fascino tutto particolare: l’aria è più frizzante; il bosco bruno, con molti alberi spogli, offre nuove prospettive; non capita di rado, poi, che ad alcune altitudini arrivi la neve.

Tra le destinazioni più suggestive da affrontare in questa stagione c’è il Bosco Magnano, uno degli scenari più affascinanti per un’escursione rilassante a contatto con la natura. Tantissimi appassionati di trekking scelgono questo luogo per i sentieri adatti a grandi e piccini e al contempo affascinanti, per respirare aria pura e ascoltare il fruscio dell’acqua, per attraversare tratti di foresta tanto suggestivi quanto poco frequentati nei mesi freddi.

Flora e fauna del Bosco Magnano

Vuole la leggenda che il torrente Peschiera e il torrente Frido, i corsi d’acqua che animano il Bosco Magnano, siano stati generati dalle lacrime di una ninfa, inconsolabile per l’amore non corrisposto di un pastore locale. Un altro mito locale sostiene che gli abitanti dei paesi attorno al bosco fossero soliti realizzare strumenti musicali dai tronchi dei cerri, il cui suono prodigioso era capace di sposarsi con i rumori della natura.

Bosco Magnano Parco Nazionale del Pollino
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Sentiero nel Bosco Magnano

Vuole invece la scienza che il Bosco Magnano rappresenti uno degli ecosistemi montani più interessanti della catena appenninica meridionale. Camminando sui sentieri che si snodano nell’area si incontrano infatti tante varietà arboree tra cui faggi, cerri, aceri, carpini e ontani: alberi che in inverno mostrano la loro struttura scheletrica, creando un intrico di rami che cattura lo sguardo e l’immaginazione.

Questa ricca vegetazione è resa possibile dall’abbondanza di acqua nei limpidi torrenti che attraversano il bosco, peraltro habitat ideali per molte specie animali. Tra gli abitanti più significativi della zona c’è la lontra eurasiatica, animale raro che si trova solo in pochi contesti acquatici in Italia e che in inverno lascia spesso tracce ben visibili sulle sponde del torrente Peschiera.

Nel Bosco Magnano non mancano picchi, scoiattoli neri, cervi e salamandrine dagli occhiali, tipici anfibi degli ambienti che abbinano bosco e acqua.

Bosco Magnano Parco Nazionale del Pollino
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La lontra è un animale raro da incontrare

Dov’è il Bosco Magnano e come arrivare

Il Bosco Magnano è una vasta area boschiva situata tra le colline del sud della Basilicata, nei pressi del paese di San Severino Lucano, una caratteristica cittadina che merita assolutamente una visita.

Inserito all’interno del Parco Nazionale del Pollino, il bosco è composto da una varietà di alberi ad alto fusto: rigogliosi aceri, cerri, carpini bianchi, faggi e ontani, che rendono il paesaggio profondamente affascinante anche quando l’inverno si fa rigido.

Inoltre, il Bosco Magnano è attraversato da torrenti d’acqua limpida e cristallina che scorrono impetuosi e turbolenti interrompendo la quiete imposta dalla fitta vegetazione. Tra questi, il torrente Peschiera è il principale protagonista di questa porzione di territorio lucano: un corso d’acqua cristallino che scorre vorticoso tra piscine naturali, cascate e massi levigati, creando un’atmosfera quasi fiabesca.

L’abitato più vicino al Bosco Magnano è Cropani, una piccola frazione del comune di San Severino Lucano, nel cui territorio amministrativo ricade l’area boschiva. Si può raggiungere da qui oppure percorrendo la Strada statale 653 della Valle del Sinni: dall’uscita in direzione San Severino Lucano si giunge al parcheggio del Bosco Magnano prima di arrivare in paese.

Bosco Magnano Parco Nazionale del Pollino
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San Severino Lucano e i suoi boschi

Escursione lungo il torrente Peschiera nel Bosco Magnano

La passeggiata più frequentata nel Bosco Magnano è quella che costeggia il torrente Peschiera, un corso d’acqua gettonatissimo in estate per trovare refrigerio nelle sue fresche piscine naturali, ma che anche in inverno incanta con i suoi guizzanti flutti limpidi e, spesso, piccole cascate parzialmente o totalmente gelate. Questo percorso è adatto a escursionisti di ogni livello, età e preparazione, anche alle famiglie con bambini, basta solo l’accortezza di utilizzare un equipaggiamento adeguato a un’escursione invernale.

La camminata inizia nei pressi del parcheggio principale del Bosco Magnano e si snoda tra i grandi tronchi degli alberi secolari. Percorrendo tratti di strada forestale e un sentiero facilmente riconoscibile malgrado il fitto sottobosco di foglie cadute, si passa per piacevoli scorci sulle lucenti acque del Peschiera, dove le correnti, anche in inverno, scorrono con un ritmo lento ma costante.

Lungo questo itinerario si trovano anche aree di sosta attrezzate perfette per un picnic invernale: avvolti nel silenzio della foresta, è possibile fermarsi e ascoltare il gorgoglio dell’acqua che scorre, un vero antidoto allo stress quotidiano.

L’escursione lungo il Peschiera nel Bosco Magnano fa peraltro parte del Sentiero Italia, il percorso di quasi 8mila chilometri che attraversa tutto il nostro Paese toccando i luoghi naturalistici più belli di ogni regione. La versione più lunga dell’itinerario lungo il torrente arriva a circa 11 chilometri ed è sostanzialmente pianeggiante, con un dislivello in salita davvero minimo: si conclude in circa tre ore, più il tempo per eventuali pause.

Il sentiero delle Pietre Tonanti del Frido

L’alternativa al semplice cammino lungo il Peschiera è il vicino percorso chiamato Sentiero delle Pietre Tonanti: un itinerario naturalistico che aggiunge una nota di avventura al viaggio nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, addentrandosi nel bosco verso oriente.

Questo sentiero costeggia il torrente Frido prima dell’incontro con il Peschiera, di cui è affluente, esaltando il valore geologico e paesaggistico dell’area. La denominazione di Pietre Tonanti, infatti, deriva ovviamente dal suono che l’acqua, nei periodi di maggiore portata, emette nel percorrere il letto del torrente, scontrandosi con le grandi pietre modellate dal tempo che lo caratterizzano.

Il percorso si sviluppa lungo la sponda sinistra del Frido e offre scorci spettacolari su piccole gole, grandi massi e cascate naturali. In inverno, il sentiero assume un fascino particolare: è infatti possibile ammirare il torrente in tutta la sua potenza, all’apice della sua portata. Un corso d’acqua impetuoso che si dibatte turbinando verso valle all’interno di un contesto naturale davvero particolare, all’ombra del bosco e tra rocce gigantesche.

L’itinerario è breve, lungo poco più di due chilometri: per percorrerlo basta una mezz’oretta. Può facilmente essere complementare a quello precedentemente descritto lungo le sponde del torrente Peschiera.

Prato Nevoso, cosa fare nella località sciistica del Piemonte (dove la neve è da record)

Par : losiangelica
29 décembre 2025 à 14:00

È sulla bocca di tutti per l’invasione dei turisti dovute alle abbondanti nevicate, ma Prato Nevoso è in realtà una destinazione piemontese apprezzatissima in inverno per lo sci e in estate per le escursioni e le tante attività. Ma cosa fare e vedere a Prato Nevoso? Ecco le attività imperdibili.

Mondolè Ski

Iniziamo dal grande classico, perché sì: sciare qui è una goduria totale. Le piste fanno parte del vasto comprensorio Mondolè Ski, uno dei più grandi della provincia di Cuneo. Avete chilometri di discese per ogni livello, panorami che vi lasciano senza fiato e impianti moderni che vi portano su senza stress. E quando il sole tramonta? Non vi fermate: lo sci notturno accende la montagna di luci ed energia, trasformando ogni discesa in un’esperienza quasi magica. Attenzione però alle nuove regole per visitare Prato Nevoso, per garantire una tutela del territorio e lottare contro l’overtourism è necessario informarsi.

Tra una pista e l’altra, o a fine giornata, è il momento di cambiare ritmo. L’après-ski è un mix esplosivo di musica ed eventi. Vi fermate nelle baite a bordo pista, ordinate qualcosa di caldo (o di decisamente frizzante) e vi lasciate trascinare da dj set e party in alta quota.

prato-nevoso-neve-record-dicembre-2025
ANSA
A Prato Nevoso, neve record a dicembre 2025

Salire in quota con la Rossa Panoramica

Anche chi non scia può vivere la montagna fino in cima. Con la Rossa Panoramica salite comodamente fino a 2.000 metri e vi godete un viaggio sospeso tra cielo e neve. Lassù vi aspettano viste spettacolari, terrazze solarium e la possibilità di pranzare in quota. È l’esperienza perfetta se amate la montagna slow, fatta di foto, silenzi e grandi respiri.

Prato Nevoso, in Piemonte
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Cosa vedere a Prato Nevoso, in Piemonte

Ciaspolate e camminate nella natura innevata

Se cercate un contatto più intimo con la natura, infilate gli scarponi e partite. Le ciaspolate e le passeggiate in quota vi portano lungo sentieri battuti, immersi nel bianco e nel silenzio delle Alpi Liguri. Non serve essere atleti: potete scegliere percorsi rilassanti o un po’ più dinamici, sempre in sicurezza.

Motoslitte e snowtubing

Avete voglia di adrenalina? I tour in motoslitta vi fanno esplorare la montagna da un punto di vista completamente diverso, tra boschi e panorami notturni. Viaggiate con i bambini? Lo snowtubing al Prato Nevoso Village è assolutamente imperdibile: salite sulle ciambelle colorate e via, giù a tutta velocità tra risate e neve che vola.

Grotte del Caudano e Mondolè Park

Se volete esplorare anche oltre la neve, scendete a valle verso le grotte del Caudano, un affascinante mondo sotterraneo fatto di gallerie e concrezioni. Tutto fa parte del Mondolè Park, dove trovate anche parco avventura e museo della montagna. È il complemento perfetto per una vacanza che non è mai monotona.

Dove si trova Prato Nevoso e come raggiungerlo

Prato Nevoso è una località in provincia di Cuneo. Si trova a circa 1.500 metri d’altitudine nelle Alpi Liguri ed è facile da raggiungere sia dal Piemonte sia dalla Liguria. In auto, l’uscita autostradale di Mondovì è il riferimento principale, da cui si prosegue seguendo le indicazioni ben segnalate fino alla località.

Parco Nazionale del Gargano in inverno: in cammino tra foreste e doline

27 décembre 2025 à 13:30

Il Parco Nazionale del Gargano fa pensare al mare e all’estate: spiagge dorate, faraglioni, borghi candidi affacciati sull’orizzonte blu. Eppure questo grande scrigno naturale, che vanta oltre 118mila ettari di territorio protetto, ha un volto meno noto, ma altrettanto affascinante in inverno.

Nella stagione fredda, infatti, il Gargano si rivela una meta sorprendente per chi ama i contrasti: in un territorio ristretto si va dalle morbide sabbie e pinete costiere fino alle faggete ombrose della Foresta Umbra, da meno di un decennio incluse tra i patrimoni UNESCO. È l’area interna ad attrarre spesso i visitatori durante i mesi invernali, tra masserie, eremi e distese di ulivi. Seppur sempre meno frequentemente, poi, il Gargano si imbianca durante l’inverno e regala panorami magici quando si veste di un sottile manto candido.

Flora, fauna e territorio del Parco Nazionale del Gargano

Il Parco Nazionale del Gargano è uno degli ecosistemi più variegati d’Italia, sia dal punto di vista della morfologia del territorio che della varietà della sua flora e fauna. Si va dalla costa rocciosa che si alterna a spiagge sabbiose fino alle dorsali interne, con in mezzo doline carsiche e fitti boschi secolari.

Al centro di questo microcosmo di biodiversità c’è infatti la Foresta Umbra, estesa su circa 15mila ettari di territorio e caratterizzata da faggete e latifoglie che si alternano a cerrete e leccete. Il nome Umbra non ha niente a che vedere con l’omonima regione, con la quale condivide solo l’etimologia latina: umbra infatti significa cupa, ombrosa. Dal 2017 le faggete vetuste di questo territorio sono parte del patrimonio mondiale UNESCO per il loro valore ecologico e paesaggistico.

La flora del Parco del Gargano comprende una straordinaria varietà di specie arboree come faggi, querce, lecci e un ricco sottobosco di erbe e orchidee selvatiche. Questa ricchezza botanica si riflette anche sulla fauna: nel parco vivono numerosi mammiferi come cinghiali, caprioli, donnole e i rari gatti selvatici, oltre a specie più elusive quali il daino e, in alcune aree, perfino il lupo appenninico.

L’avifauna, in più, è particolarmente interessante: si stimano oltre 170 specie di uccelli nidificanti, tra cui varie specie di picchi, rapaci come il falco pellegrino e le poiane, oltre a numerosi tipi di passeriformi. Questa grande ricchezza rende il parco un luogo ideale per il birdwatching.

Geologicamente, infine, il promontorio del Gargano è ricco di forme carsiche, come grotte e doline. Spicca tra queste ultime la Dolina Pozzatina, una delle più grandi d’Europa.

Parco Gargano inverno
La Dolina Pozzatina vista dall’alto

Parco Nazionale del Gargano: cosa fare e cosa vedere in inverno

In inverno non è poi così raro che, malgrado una altitudine media non elevata, le aree a più alta quota del Parco Nazionale del Gargano si coprano di una coltre di neve leggera, specie nella zona del caratteristico borgo di Monte Sant’Angelo e del Monte Calvo, il rilievo più alto del promontorio. Il paesaggio assume allora connotati ancor più seducenti, attirando l’attenzione degli escursionisti.

La grande Foresta Umbra è senza dubbio il cuore naturalistico del parco anche in inverno: i sentieri, meno frequentati, invitano a lunghe passeggiate a totale contatto con la natura, ancora più magiche in quelle occasioni in cui capita di camminare tra gli alberi imbiancati.

Oltre alle escursioni nei boschi, l’inverno è un’ottima stagione per esplorare alcuni degli aspetti più selvaggi del Gargano. Le zone costiere di Vieste, Peschici e Rodi Garganico offrono scorci spettacolari sul mare d’inverno. I laghi di Lesina e Varano sono ideali per gli amanti del birdwatching, grazie alla grande quantità di specie acquatiche e migratorie che vi sostano soprattutto nei mesi freddi.

Escursioni d’inverno nel Parco Nazionale del Gargano

Il modo migliore per esplorare ogni angolo di questo promontorio così unico nel suo genere, dal territorio così vario e denso di luoghi interessanti, è percorrerlo a piedi. L’inverno è la stagione ideale per scoprire le meraviglie del Gargano immersi nella quiete, a stretto contatto con la natura. Le escursioni sono peraltro molto spesso semplici e alla portata di tutti, per via delle poche asperità altimetriche.

Inevitabilmente la Foresta Umbra è uno dei luoghi migliori per il trekking nel Parco Nazionale del Gargano. Uno dei percorsi più suggestivi è quello che passa dal Laghetto d’Umbra, uno stagno circolare non lontano dall’avvio di un ampio percorso ad anello che porta alla scoperta dei faggi secolari della foresta. Si tratta di una escursione lunga, che supera i dieci chilometri, ma al tempo stesso molto facile, pressoché tutta pianeggiante. Oltre alla possibilità di scoprire il laghetto e le bellezze della foresta, non è raro imbattersi nella fauna selvatica del Parco.

Parco Gargano inverno
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Il Laghetto d’Umbra nell’omonima Foresta

Per andare alla scoperta dell’anima carsica del Gargano, invece, l’ideale è compiere l’escursione che porta alla scoperta della Dolina Pozzatina, un avvallamento del terreno di 400 metri di larghezza e un perimetro totale di 1850 metri. La grande dolina si è formata in seguito alla dissoluzione del carbonato di calcio delle sue rocce. Pertanto, quando piove, le rocce non trattengono l’acqua, che permea sotto il livello del suolo, nelle misteriose cavità sotterranee. Tutt’intorno sorge un fitto bosco di lecci e querce. La Dolina Pozzatina si trova poco distante dalla strada provinciale che porta a San Nicandro Garganico, ma si consiglia di raggiungerla attraverso le carrarecce che attraversano la campagna vicina.

Uno dei panorami più affascinanti del Parco Nazionale del Gargano è quello che mette in relazione il contrasto tra il mare e i boschi, tra il litorale e le aree interne. Partendo dai borghi di Vico del Gargano o Monte Sant’Angelo, è possibile seguire percorsi che salgono dolcemente verso le alture, offrendo un colpo d’occhio davvero emozionante, in particolare durante il periodo invernale.

Parco Gargano inverno
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Il quartiere Junno di Monte Sant’Angelo in una mattina d’inverno

Da Monte Sant’Angelo si dipanano una serie di sentieri ben segnalati che portano alla scoperta delle campagne circostanti, che combinano la scoperta della natura locale, tra pascoli e tratti boschivi, a splendide vedute sulla costa in direzione di Mattinata. Il borgo è inoltre traguardo conclusivo del Cammino della Pace, un lungo percorso che da L’Aquila porta fino al Gargano. L’ultima tappa del cammino parte da San Giovanni Rotondo, percorre verso oriente una lunga salita, alternando fitti boschi a ampi pascoli fino ad arrivare, dopo una ventina di chilometri, proprio a Monte Sant’Angelo, dove si trova il Santuario di San Michele Arcangelo, patrimonio UNESCO, luogo di particolare significato spirituale.

Chi è alla ricerca di un contesto montano, dove magari riuscire anche a trovare una spolverata di neve, dovrebbe tentare la salita a Monte Calvo, la cima più alta del Gargano. Si parte dalla periferia di San Giovanni Rotondo, si sale in un contesto naturale tra boschi e radure, con alcuni passaggi estremamente panoramici in direzione del mare. Dalla cima il colpo d’occhio è notevole: si può ammirare tutto il promontorio, osservare la grande distesa della Foresta Umbra dall’alto e scorgere, con un po’ di fortuna, le isole Tremiti in mezzo al mare.

Le grotte di ghiaccio e i ghiacciai meno conosciuti d’Italia

26 décembre 2025 à 13:30

In un tempo in cui i ghiacci si ritirano e il clima è in mutamento, cercare e scoprire le grotte di ghiaccio e i ghiacciai meno conosciuti d’Italia significa non solo viaggiare, ma anche custodire un patrimonio naturale unico e fragile, anticipare il futuro del nostro pianeta e scoprire alcune delle sue bellezze più rare, che rischiamo di perdere.

Quando si pensa all’Italia e ai suoi templi naturali fatti di ghiaccio, solitamente l’immaginario corre subito alle vette bianche e maestose delle Alpi, ai ghiacciai noti e frequentatissimi come quello della Marmolada o ai numerosi del Monte Rosa. Il nostro Paese, tuttavia, custodisce anche luoghi gelati meno noti e frequentati, avvolti quasi da un alone di mistero e raramente battuti dal turismo di massa: caverne di gelo che si aprono nel cuore della montagna e piccoli ghiacciai remoti che resistono, con fatica, al cambiamento climatico. Dalle pendici scure dell’Etna fino alle alte cime delle Alpi orientali, si compone una collezione di luoghi speciali e unici, in bilico tra fragilità e meraviglia.

Grotta del Gelo – Sicilia

Nel cuore del vulcano attivo più alto d’Europa, c’è una grotta di ghiaccio che sfida ogni aspettativa geografica: è la Grotta del Gelo, nascosta sotto il livello del suolo a oltre 2000 metri di altitudine lungo le pendici settentrionali dell’Etna.

Qui particolari condizioni di ventilazione e ombra permettono al gelo di persistere per tutto l’anno. Il suo nome dice già tutto: stalattiti e colonne di ghiaccio caratterizzano il ristretto panorama, il freddo si conserva anche durante le stagioni miti e crea un’atmosfera surreale.

Rispetto alla maggior parte delle grotte di ghiaccio, che si formano per via di fenomeni carsici, questa grotta è in realtà una cosiddetta lava tube, ovvero una grotta formata non per l’azione dell’acqua quanto per quella di un’eruzione di lava particolarmente fluida, eruttata ad una temperatura di 1000/1200°C.

Secondo la ricerca, la formazione della Grotta del Gelo si fa risalire alla lunghissima eruzione iniziata nel 1614 e protrattasi per dieci anni interi. La cavità è lunga circa 125 metri, si trova a oltre 2000 metri di quota e al suo interno la temperatura non va mai sopra lo zero termico. È considerato il ghiacciaio più meridionale d’Europa.

Visitare la Grotta del Gelo sull’Etna non è semplice. L’accesso è possibile attraverso una dura escursione a piedi che parte da Piano Provenzana e dura 8 ore, con l’ulteriore difficoltà della differenza termica tra l’interno e l’esterno della grotta. Le stagioni raccomandate per visitarla sono la tarda primavera e l’inizio dell’autunno.

Ghiacciaio del Montasio – Friuli-Venezia Giulia

Tra le Alpi Giulie, in Friuli, si trova uno dei ghiacciai più remoti e meno noti dell’arco alpino: il Ghiacciaio del Montasio. In un’area dove il glacialismo sembra essere quasi scomparso, questa lingua di ghiaccio lotta per sopravvivere su un versante esposto alle correnti e alle stagioni sempre più calde.

I ghiacciai in realtà sono due, dalle dimensioni ridotte, uno detto occidentale e uno minore: circa cinque ettari di ghiaccio bianco in totale, incassati nelle formazioni rocciose circostanti, che si difendono dai raggi del sole e resistono al mutamento del pianeta indotto dalle attività umane. Sorgono sulla parete nord del Jof di Montasio, la terza montagna più alta del Friuli, ma vengono comunque classificati come i ghiacciai a più bassa quota delle Alpi, posti a circa 1900 metri sul livello del mare.

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Il Ghiacciaio del Montasio compare tra le nubi

L’escursione per arrivare al ghiacciaio occidentale, quello più ampio e più facile da raggiungere, parte da Sella Sompdogna, forcella che separa la Val Dogna dalla Val Saisera. Da qui si affronta un primo tratto nel bosco che sale fino al bivacco Stuparich, e da qui ancora verso il ghiacciaio. Il tragitto di andata è lungo poco più di 4 chilometri, con una discreta difficoltà altimetrica (712 metri di ascesa molto compatti). Il percorso è adatto a tutte le stagioni, a condizione di avere meteo favorevole e attrezzatura adeguata.

Il tragitto offre non solo la gioia di arrivare a calpestare il ghiaccio perenne del Montasio, ma regala anche viste spettacolari sulle cime circostanti e splendidi panorami sulle vallate sottostanti.

La Ghiacciaia della Grigna – Lombardia

Grigna e Grignetta, le principali vette del Gruppo delle Grigne, a oltre duemila metri nelle Prealpi Lombarde, vicino al Lago di Como, ospitano un fenomeno naturale sorprendente: le cosiddette ghiacciaie, grotte naturali in cui neve e ghiaccio accumulati non si sciolgono mai, nemmeno d’estate.

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La Grigna vista dal Lago di Como

Queste grotte del ghiaccio erano sfruttate già dal Cinquecento per rifornirsi del prezioso elemento per conservare gli alimenti. Leonardo da Vinci, durante il suo lungo soggiorno milanese, cercò di studiarle e visitò la Ghiacciaia del Moncodeno, una delle grotte principali. Le sue peculiari caratteristiche sono oggetto di studio ancora oggi: i fenomeni carsici e le dinamiche delle acque sotterranee del massiccio montuoso delle Grigne sono ancora del tutto da chiarire.

La Grotta di Moncodeno e la sua ghiacciaia si trovano nelle vicinanze del rifugio Bogani, sul versante nord della Grigna. Ci si arriva tramite il sentiero CAI numero 25, partendo da Vò di Moncodeno. A quota 1700 metri, poco prima dell’Alpe di Moncodeno, si deve effettuare una deviazione e proseguire seguendo dei segnavia a bolli gialli per trovare l’ingresso della ghiacciaia. È opportuno organizzare un’escursione guidata per poter scendere lungo la via attrezzata che si avventura nella grotta fino ai ghiacci perenni.

Oltre al fascino della ghiacciaia, percorrere i sentieri intorno alla Grigna permette di camminare attraverso boschi, pietraie e ripidi canalini rocciosi, in un ambiente montano di rara bellezza a poca distanza dal Lago di Como.

Ghiacciaio Fellaria – Lombardia

Il Ghiacciaio Fellaria, nel cuore della Valmalenco, in Lombardia, è un ghiacciaio non particolarmente popolare, ma assolutamente eccezionale per chi ama la montagna. È uno dei più grandi delle Alpi Centrali e offre uno scenario alpino selvaggio, circondato da vette dal profilo incombente.

La camminata per raggiungerlo attraversa boschi, pascoli alpini e un piccolo lago glaciale, omonimo. Si parte dalla diga dell’Alpe Gera, sotto la quale si trova un parcheggio. Da lì si imbocca il sentiero che costeggia il bacino artificiale in sinistra orografica e si prosegue fino al rifugio Bignami. Poco sopra parte il Sentiero glaciologico Marson, che in poco meno di tre chilometri e un’oretta di cammino porta fino al ghiacciaio.

Il ghiacciaio, nonostante sia in rapida e netta regressione come molti suoi simili, mantiene una presenza ben percettibile anche nelle estati calde. Ai suoi piedi, nella bella stagione, si forma un opaco e gelido laghetto, il cosiddetto Lago di Fellaria, composto dalle acque in scioglimento. Il colpo d’occhio è imponente e magnetico, con le venature, le spaccature e le stratificazioni del ghiaccio che si mostrano come una dimostrazione empirica dell’infinita storia del mondo.

La Val Senales e il suo ghiacciaio: escursioni d’inverno in quota

25 décembre 2025 à 13:00

La Val Senales è una valle laterale della Val Venosta, in Trentino-Alto Adige, incastonata tra cime che superano i tremila metri. Uno di quei luoghi in cui la montagna ha conservato un carattere grezzo, puro, non raffinato, che emerge pienamente durante l’inverno, quando la neve si accumula sui picchi e non abbandona i fondovalle. La valle si sviluppa lungo un asse che sale gradualmente dai masi storici di fondovalle fino a Maso Corto (Kurzras, in tedesco): è l’ultimo insediamento abitato e il punto di partenza per le escursioni in quota. Sopra di esso, infatti, si trova il Ghiacciaio di Giogo Alto, adagiato su circa 185 ettari tra i 3.000 e i 3.200 metri di altitudine, non lontano dal confine con l’Austria. Un ambiente severo e affascinante, che d’inverno si trasforma in parte integrante del grande comprensorio sciistico di cui fa parte la valle, la cosiddetta Senales Alpin Arena.

Il ghiacciaio è parte integrante dell’identità della Val Senales: oltre a esserne fondamentale elemento paesaggistico, custodisce una delle storie simbolo del territorio. È qui, infatti, che nel 1991, poco oltre il crinale, venne ritrovata la mummia di Ötzi, un uomo vissuto oltre cinquemila anni fa e che è divenuto simbolo di questo lembo di terra fra le montagne, da sempre luogo di passaggio, di vita montana e di sfida con l’ambiente alpino. Durante l’inverno il Ghiacciaio di Giogo Alto diventa una meta privilegiata non solo per chi ama lo sci da discesa, ma più in generale per tutti coloro che cercano attività all’aperto in quota, tra panorami spettacolari e contatto diretto con l’alta montagna.

Cosa fare in inverno

Il cuore delle attività invernali si concentra sul Ghiacciaio di Giogo Alto, chiamato per semplicità anche Ghiacciaio della Val Senales. È facilmente raggiungibile grazie alla funivia, che da Maso Corto sale fino in quota, dove lo sguardo spazia su un mare di vette alpine che emergono dal panorama candido che le avvolge, al confine tra Italia e Austria.

Il ghiacciaio è noto soprattutto per lo sci alpino, solitamente praticabile da ottobre fino alla primavera avanzata grazie alla neve naturale e alle condizioni climatiche favorevoli. Qui il ghiacciaio ha resistito più che altrove ai cambiamenti climatici, e fino a dieci anni fa era uno dei pochi luoghi delle Alpi dove si potesse praticare lo sci anche d’estate. Poi, però, anche in Val Senales si è dovuto mettere un freno ed aspettare la stagione fredda.

Le piste si snodano su ampi pendii e sono considerate adatte a tutti i livelli: sono ideali per gli sciatori più esperti, ma anche chi deve ancora migliorare può trovare pane adatto ai propri denti. L’altitudine del luogo garantisce spesso e volentieri una quantità e una qualità della neve superiore che altrove, insieme a una maggiore quiete, lontana dalla frenesia delle grandi stazioni turistiche.

Accanto allo sci alpino, il ghiacciaio offre anche tutta un’altra serie di attività all’aperto, magari più lente, dedicate tanto al movimento quanto all’ammirazione di un contesto con davvero pochi paragoni: quando il meteo è favorevole il colpo d’occhio sui dintorni è davvero sensazionale, con il contrasto tra l’estremo candore della neve e del ghiaccio e la roccia scura delle montagne, con solo il blu intenso del cielo a spezzare la bicromia.

Ghiacciaio Val Senales
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Panoramica sull’intera Val Senales

Uno dei luoghi ideali per vivere questo tipo di emozioni è la piattaforma panoramica Iceman Ötzi Peak, raggiungibile con un breve percorso attrezzato dalla stazione a monte della funivia. Da questa terrazza a oltre 3200 metri sul livello del mare, si gode di uno dei panorami più vasti delle Alpi, con decine di cime oltre i tremila metri che emergono come isole in un oceano di neve.

Escursione sul Ghiacciaio di Giogo Alto in inverno

Per chi ama esplorare la montagna con passo più lento, il Ghiacciaio di Giogo Alto in Val Senales offre alcune delle escursioni più suggestive dell’arco alpino. Da tenere a mente che le attività invernali in alta quota vanno sempre affrontate con una preparazione adeguata, con un meteo favorevole e con l’accompagnamento di guide alpine esperte.

Saranno proprio queste ultime ad accompagnare i partecipanti a quello che viene chiamato l’Ötzi Glacier Tour, l’escursione guidata che conduce, anche in inverno, fino al luogo del ritrovamento dell’uomo venuto dal ghiaccio, la mummia del Similaun, una delle scoperte scientifiche che ha permesso di fare maggiori progressi sulla vita delle popolazioni alpine preistoriche. Si tratta di un itinerario di sci alpinismo impegnativo perché si sviluppa a lungo oltre i 3.000 metri di quota, su terreno glaciale e innevato, attraversando ambienti di alta montagna e che richiede una buona dimestichezza con gli sci.

Ghiacciaio Val Senales
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Lo sci alpinismo permette di salire a quote estreme in inverno

Si percorre infatti con gli sci il Ghiacciaio di Giogo Alto salendo fino alla Croda Nera, per poi scendere fino al vicino Giogo di Tisa, nei cui pressi si trova il luogo di ritrovamento della mummia di Ötzi. Al ritorno, dopo aver ripercorso il ghiacciaio, si scende lungo le piste del complesso sciistico. Il tempo di percorrenza di questa affascinante escursione è di circa 7 ore.

Meno impegnativa è l’escursione che porta a scoprire una curiosa, bellissima grotta con le pareti ricoperte di ghiaccio che si apre a 2800 metri di quota lungo il ghiacciaio. Un’avventura guidata più semplice che permette di andare alla scoperta della grande distesa bianca e giungere fino a un affascinante, piccolo tesoro nascosto nel gelo.

Altre attività invernali in Val Senales

Più accessibili, ma non meno affascinanti, sono le diverse ciaspolate che è possibile affrontare in Val Senales, ideali per chi desidera immergersi nei paesaggi innevati senza affrontare difficoltà tecniche elevate. I percorsi si snodano ai margini del ghiacciaio e nelle aree circostanti, tra boschi silenziosi e ampie distese bianche. Una delle più coinvolgenti è quella contrassegnata dal percorso numero 4 e che parte dal centro di Maso Corto, passando per la stazione a valle della seggiovia Lazaun e poi per il bel maso Wies, fino ad arrivare nella piccola e incontaminata Val di Lagaun. Il percorso completo dura circa un’ora.

Ghiacciaio Val Senales
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Un alpinista sulla vetta del Ghiacciaio di Giogo Alto in Val Senales

Anche per gli amanti dello sci di fondo la Val Senales offre anelli ben mantenuti per una disciplina che permette di esplorare il territorio con ritmo costante, ideale per chi cerca movimento, contatto con la natura e ammirare grandi panorami senza la frenesia delle piste da discesa.

A Maso Corto si trovano due piste di diversa difficoltà e lunghezza, con uno dei due anelli che porta peraltro proprio ai margini del Ghiacciaio di Giogo Alto: è una pista impegnativa, lunga 5 chilometri e che porta a 3.050 metri di altitudine. Serve un po’ di preparazione ed esperienza, ma completarla e ammirare il paesaggio che si attraversa vale davvero la pena.

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