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I laghi alpini più belli d’Italia da raggiungere a piedi in estate: 5 specchi d’acqua oltre i 2000 metri

19 juillet 2026 à 10:00

Le Alpi italiane, nella loro fascia più alta, custodiscono una costellazione di laghi glaciali, figli delle nevi e dei ghiacci che ancora resistono al cambiamento climatico. Sono piccole meraviglie d’acqua dolce, bacini dai mille colori: il verde, il turchese, lo smeraldo, ma qualche volta anche un blu scuro e misterioso, che non lascia intravedere niente sotto la superficie.

Nessuna strada asfaltata li sfiora: sono un tesoro da scoprire soltanto a piedi, d’estate, spingendosi oltre le quote normali a cui siamo abituati, zaino in spalla e tanta voglia di scoprire la montagna. Mete perfette per coloro che amano il trekking, ma che al tempo stesso vogliono che la loro fatica sia ripagata da qualcosa di meraviglioso, per ammirare panorami che restano impressi nella memoria.

Lago di Antermoia

Val di Fassa, massiccio del Catinaccio. Ai piedi della vetta più alta del gruppo, il Catinaccio d’Antermoia, sorge l’omonimo lago. Altitudine: 2.495 metri sul livello del mare, uno dei laghi più alti delle dolomiti. È alimentato dalle sorgenti sotterranee del Rio Antermoia, e pertanto mantiene l’acqua anche nei mesi più caldi, a differenza di molti altri laghi glaciali che tendono a prosciugarsi in estate.

Legato a un’antica leggenda ladina, secondo la quale sarebbe nato dalle lacrime di una ninfa, lo splendido Lago di Antermoia è raggiungibile esclusivamente a piedi. Ci sono diversi percorsi che permettono di raggiungerlo, partendo da diverse località della Val di Fassa: Pera, Mazzin, Campitello, Fontanazzo. Convergono tutti, dopo tre o quattro ore di salita, nella conca che ospita il lago e il vicino Rifugio Antermoia.

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Arrivo al Lago di Antermoia

Il tragitto più panoramico sale da Pera di Fassa. Da qui ci si avvicina all’attacco del sentiero con due tratti di seggiovia fino a Pian dei Pecei. Attraverso la Val di Vajolet, l’itinerario tocca il Rifugio Passo Principe e supera il Passo Antermoia prima di scendere al lago.  È una escursione splendida, senza difficoltà tecniche ma resa complessa dalla lunghezza, che si avvicina ai 20 chilometri, e dal dislivello in salita di circa 1000 metri.

Una leggenda ladina racconta che il lago sia nato dal pianto di una ninfa, Antermoia appunto, trasformata in acqua dopo che il suo amore la chiamò per nome, infrangendo un incantesimo che lo vietava. Una storia un po’ sinistra come tante di quelle delle terre fredde, ma non si fatica a credere a una qualche forma di magia quando ci si trova davanti allo spettacolo unico di questo lago spettacolare.

Laghi della Val Viola

Tra Bormio e Livigno, in Alta Valtellina, si trova la Val Viola, una vallata montana particolarmente soleggiata, dettaglio che la rende percorribile con soddisfazione anche a inizio e fine stagione, oltre che in piena estate.

Praticamente al confine con la Svizzera sorge il Lago di Val Viola, un bel bacino dai colori intensi nel bel mezzo di una conca verde circondata da cime pietrose. Vi giunge una escursione semplice che parte da Altumeira, poco oltre i duemila metri di altitudine, località il cui accesso è regolamentato con un pedaggio durante la stagione estiva. Da qui si raggiunge in circa tre chilometri di percorso il lago di origine glaciale, a 2267 metri.

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Panorama sul Lago di Val Viola

Poco più avanti, attorno al Rifugio Viola, ci sono altri due laghetti, nelle cui acque si specchiano le cime circostanti, come il Corno Dosdè, con i suoi 3232 metri di altitudine. Dal rifugio si può raggiungere il Passo di Val Viola, a 2460 metri, che segna il confine con la vicina Svizzera.

Laghi del Nivolet

Il Colle del Nivolet è uno dei valichi alpini più celebri d’Italia: un passo posto oltre i 2600 metri nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta.

Salendo da Ceresole Reale lungo la strada che, nei weekend estivi, viene chiusa al traffico privato a favore di una navetta, si incontrano per primi il Lago Serrù e il Lago Agnel, due bacini di origine glaciale ampliati poi dall’uomo. Si tratta di due scenografici specchi d’acqua dalle tinte azzurre intense.

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Vista sui laghi del Pian del Nivolet

Per chi non si accontenta di arrivarci in auto, un bel sentiero è quello che parte dalla fermata dell’autobus di Chiapili di Sopra, attraversa il torrente Orco e si impenna per quattro chilometri di intensa salita fino al Lago Serrù.

Inoltre, dal Colle del Nivolet, un sentiero in salita di circa tre chilometri porta gli escursionisti a inoltrarsi tra altri piccoli laghetti dell’altopiano, come il Lago Rosset, riconoscibile per il suo isolotto a forma di cappello, e il vicino Lago Leità. I più intrepidi possono proseguire fino a raggiungere il vicino Col Rosset, percorrendo altri due chilometri. Da qui la vista sui piccoli bacini sottostanti è impagabile.

Giro dei Cinque Laghi

Nei pressi di Madonna di Campiglio, in Trentino, si trova un celebre percorso escursionistico, il Giro dei Cinque Laghi. È un percorso impegnativo, lungo quasi 15 chilometri per circa sei ore totali di percorrenza tra le cime del Gruppo della Presanella.

Si parte dai 2064 metri di Baita Natalia, destinazione di un impianto di risalita che parte da Madonna di Campiglio. Si imbocca quindi il sentiero 232 del CAI e ci si avventura alla scoperta di cinque specchi d’acqua alpini: il Lago Ritorto, il Lago Lambin, il Lago Serodoli, il Lago Gelato e il Lago Nero. Tutti si trovano oltre i duemila metri di altitudine.

Il Lago Serodoli è forse il più scenografico del quintetto. Sul versante meridionale del lago sorge un piccolo bivacco in muratura, punto d’appoggio per chi vuole spingersi oltre, fino, magari, alla cima Serodoli, a 2708 metri, che domina l’intera conca. Vicino, con un costone di roccia in mezzo, si apre il Lago Gelato, in uno scenario d’altura con creste rocciose e una splendida vista su tutte le vette vicine.

Dopo aver visitato questi due bacini l’escursione torna sui propri passi, ma si procede a scendere da un altro versante per raggiungere il piccolo Lago Nero.

Lago di Crespeina

Adagiato a 2374 metri, in una conca di roccia dall’aspetto brullo e selvaggio, sorge il Lago di Crespeina, spettacolare specchio smeraldino nel Parco Naturale Puez-Odle.

Il sentiero per raggiungere questo luogo parte dal Passo Gardena, poco oltre la soglia dei 2100 metri. È contrassegnato dal numero 2, lungo l’Alta Via delle Dolomiti. Si parte salendo per trecento metri di dislivello in salita fino a raggiungere il Passo Crespeina, una forcella dal panorama spettacolare dopo una salita altrettanto suggestiva tra guglie e capitelli. Da qui la discesa al Lago, lungo un sentiero con numerosi saliscendi, è breve.

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Il piccolo e meraviglioso Lago di Crespeina

Si devia quindi dal sentiero quando si vede lo specchio d’acqua cristallino poche decine di metri più in basso: distesi sui prati lungo le sue sponde si ammira un panorama di cime dolomitiche davvero sensazionale, in particolare sul vicino Col Turond.

Hier — 18 juillet 2026Flux principal

Migliaia di guglie spuntano dal deserto: il mistero del luogo più surreale, il Parco Nazionale di Nambung

18 juillet 2026 à 11:00

L’Australia è famosa per i suoi animali unici e spesso considerati tra i più pericolosi del pianeta, per gli immensi deserti rossi, le spiagge da sogno e i paesaggi che sembrano appartenere a un altro mondo. Di recente, tra l’altro, è diventata una delle mete più gettonate persino dai giovani in cerca di esperienze lavorative all’estero proprio per il suo fascino remoto e la sua ricchezza paesaggistica ed esperienziale. Ma non tutti sanno che, nel cuore dell’Australia Occidentale, esiste un luogo talmente surreale da lasciare senza parole anche i viaggiatori più esperti e che in pochi conoscono, anche dai social.

Si tratta del Parco Nazionale di Nambung, nell’Australia Occidentale, famoso per il celebre Deserto dei Pinnacoli (noto anche come Pinnacles Desert). Qui migliaia di guglie di pietra emergono dalla sabbia dorata come se fossero comparse dal nulla, costruendo uno scenario che ricorda un set cinematografico di fantascienza. Un luogo dunque dove geologia, natura e mistero si incontrano dando vita a uno scenario dietro cui però si nasconde una storia lunga migliaia di anni.

Il Parco Nazionale di Nambung

Il cuore del parco è il Deserto dei Pinnacoli, una vasta distesa sabbiosa punteggiata da migliaia di colonne di pietra calcarea, alcune alte oltre 3,5 metri. Queste spettacolari formazioni si sono sviluppate nel corso di migliaia di anni grazie a complessi processi geologici: secondo le teorie più accreditate, derivano da antichi depositi di conchiglie marine lasciati quando il mare ricopriva quest’area dell’Australia Occidentale. Con il passare del tempo, vento ed erosione hanno modellato il terreno fino a far emergere le cosiddette guglie che oggi caratterizzano il paesaggio.

Deserto dei Pinnacoli, Australia
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Sguardo sulle guglie del Deserto dei Pinnacoli

Oltre ai Pinnacoli, il parco custodisce un ricco patrimonio naturale e nei suoi oltre 17.000 ettari vivono canguri, emù e numerose specie di uccelli australiani, mentre poco distante si trova persino Hangover Bay che, al contrario di come possa suggerire il nome, non è un ritrovo post-serata per i più giovani, ma una baia dalle acque cristalline ideale per nuotare, fare snorkeling e osservare la fauna marina, tra cui delfini e leoni marini.

L’escursione qui è completa, anche perché chi desidera approfondire la storia del luogo, può visitare il Pinnacles Desert Discovery Centre per conoscere l’origine geologica del deserto attraverso esposizioni interattive, video e installazioni dedicate anche alla cultura delle popolazioni aborigene legate a questo territorio.

Dove si trova il Parco Nazionale di Nambung e come raggiungerlo

Il Parco Nazionale di Nambung si trova nell’Australia Occidentale, a circa 200 chilometri a nord di Perth, facilmente raggiungibile in automobile in poco più di due ore seguendo la Indian Ocean Drive, una delle strade panoramiche più suggestive del Paese. Il punto di accesso principale è nei pressi della cittadina di Cervantes, da cui si raggiunge in pochi minuti il Deserto dei Pinnacoli. All’interno del parco è presente un percorso panoramico percorribile in auto, oltre a sentieri che consentono di passeggiare tra le spettacolari guglie di pietra.

Parco Nazionale di Nambung
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Un canguro nel Parco Nazionale di Nambung

Il periodo migliore per visitarlo va da aprile a ottobre, quando le temperature sono più miti e le condizioni climatiche rendono più piacevole l’esplorazione. Tuttavia, è all’alba e al tramonto che il deserto regala il suo spettacolo più affascinante: le ombre si allungano sulla sabbia e i Pinnacoli regalano uno dei panorami più esemplari e fotografati dell’intera Australia.

À partir d’avant-hierFlux principal

Corri o muori, la serie Tv che svela tante splendide location nel cuore vibrante dell’Europa

15 juillet 2026 à 18:30

Il 15 luglio 2026 è arrivata su Prime Video un’action comedy tutta al femminile in cui Octavia Spencer e Hannah Waddingham tengono gli spettatori attaccati allo schermo a suon di colpi di scena, fughe adrenaliniche, misteri e tanto divertimento. A fare da protagoniste sono anche le location di Corri o muori, serie Tv ideata dalla showrunner Tessa Coates: le scene sono state interamente girate in un inaspettato Paese europeo, tra la città e i dintorni che diventano nuove mete da raggiungere per gli amanti del set-jetting.

Di cosa parla

Debbie Claybourne e Judith Burton sono due amiche di lunga data, convinte di sapere tutto l’una dell’altra almeno fino a quando Debbie scopre che Judith non è una contabile forense come ha sempre raccontato, bensì una sicaria internazionale. La rivelazione avviene nello stesso momento in cui una losca figura del passato torna a minacciare Judith e il marito di Debbie si scopre coinvolto in un grave caso di corruzione. Le due amiche decidono quindi di scappare e attraversare l’Europa: con forze dell’ordine, assassini professionisti e pericolosi criminali alle calcagna, la loro è una corsa contro il tempo per portare a galla la verità.

Arriva su Prime Video "Corri o muori": un'action comedy con Octavia Spencer e Hannah Waddingham
(c) Amazon MGM Studios
Una scena delle serie Tv “Corri o muori”

Dov’è stata girata la serie

Le location di Corri o muori si trovano tutte in Repubblica Ceca: l’eleganza della capitale, Praga, e dei suoi dintorni caricano di tensione le vicende in cui si trovano coinvolte le due amiche, oltre a dare un senso di opulenza alla serie.

Praga

Scene tra le principali sono state girate nella Città Vecchia (Staré Město): è nel cuore antico di Praga tra vicoli medievali, edifici barocchi e monumenti in stile gotico che Debbie e Judith cominciano la loro fuga.

Molte location di "Corri o muori", nuova serie Prime Video con Octavia Spencer e Hannah Waddingham, si trovano a Praga
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La pittoresca Città Vecchia di Praga

Tra le inquadrature è facile riconoscere soprattutto Mariánské náměstí: una delle piazze principali della Old Town, dedicata alla Vergine Maria, su cui si affacciano il Clementinum (sede della famosa Biblioteca Nazionale), la New City Hall e il Prague City Council, oltre ad altri edifici amministrativi e politici.

Le location di "Corri o muori" a Praga: ecco dov'è stata girata la serie
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La famosa Piazza della Vergine Maria a Praga

Altro quartiere di Praga dov’è stata girata la serie Corri o muori è Malá Strana: affacciato sul fiume Moldava, offre una vista unica sulla città e i suoi ponti ed è noto per essere frequentato da artisti, intellettuali, attivisti, cosa che gli è valsa nel tempo la fama di quartiere bohémien.

Praga: dov'è stata girata la serie "Corri o muori"
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Malá Strana: il quartiere più bohémien di Praga

Il Kampa Park, che compare nelle inquadrature della serie, è uno dei punti più caratteristici dell’intero quartiere: si tratta di un’area verde con vista sull’isolotto di Kampa dove leggere, fare jogging o sedersi a rilassarsi tra alberi secolari e statue moderne tra le più originali di Praga.

Le principali location di "Corri o muori" a Praga: dov'è stata girata la serie
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Il pittoresco Kampa Park

Un aspetto curioso è che tra le location ci sono numerosi indirizzi – hotel, ristoranti, sale da concerti, club – ben frequentati dai turisti e locali. Da Le Palais Art Hotel Prague, un art hotel a cinque stelle in uno dei quartieri più esclusivi della città, al ristorante belga Bruxx, passando per il National Theatre e la Rudolfinum Concert Hall, ma anche per uno dei club più popolari in città tra chi ama scoprire sempre nuove proposte musicali, il Klub Futurum: la serie non manca di raccontare Praga come una città viva e dinamica (non a caso considerata tra le città più felici al mondo).

I dintorni di Praga

Karlovy Vary

Nei dintorni della Capitale la produzione ha girato a Karlovy Vary: questa località termale della Boemia, meta di molte escursioni giornaliere che partono da Praga, è frequentata almeno dagli inizi dell’Ottocento da chi ama le terme e gli stabilimenti termali. Inconfondibili sono i colonnati che fiancheggiano le principali vie pedonali: per esigenze narrative, però, la serie è stata girata sulla Nová Louka, strada più moderna e attraversata da veicoli.

Ci sono anche angoli della Boemia tra le location di "Corri o muori"
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Il pittoresco centro termale di Karlovy Vary

In Corri o muori compare soprattutto l’iconico Grandhotel Pupp: tra gli alberghi più storici del posto, ha ospitato personaggi come Wolfgang Goethe e Johann Sebastian Bach prima di diventare sullo schermo l’iconico Hotel Splendide di Casino Royale.

C'è anche il Grandhotel Pupp tra i luoghi dov'è stata girata la serie "Corri o muori"
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Grandhotel Pupp

I castelli della Boemia

Tra gli altri luoghi dov’è stata girata Corri o muori c’è anche il Ploskovice Chateau: un castello barocco, immerso nel verde di un grande parco, costruito come residenza estiva di Anna Maria Francesca Granduchessa di Toscana e oggi parte dell’immenso patrimonio dei castelli della Boemia.

Ci sono anche i castelli della Boemia tra le location di "Corri o muori"
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L’elegante castello di Ploskovice

Tra gli ultimi c’è anche il più modesto Chateau Slapy, storica residenza di una famiglia nobiliare che all’inizio del Novecento costruì un edificio con elementi barocchi e classici sui resti di un antico chiostro, usato anch’esso come set per la nuova serie Prime Video con Octavia Spencer e Hannah Waddingham.

Nascosto tra laguna e mare, c’è un castello che racconta il volto più autentico dell’Albania: Ali Pasha

15 juillet 2026 à 16:30

Pare quasi di entrare con il corpo in una pagina di storia antica. Sì, è proprio questa la sensazione che trasmette il Castello di Ali Pasha, una piccola fortezza adagiata su un isolotto alla foce del canale di Vivari, nel cuore del Parco Nazionale di Butrinto. Siamo in Albania, in un tratto del Paese in cui l’ambiente rende il tutto assolutamente speciale: da una parte il lago di Butrinto, dall’altra il Mar Ionio, mentre davanti agli occhi si apre lo stretto di Corfù.

In sostanza, chiunque controllasse questo tratto d’acqua aveva la possibilità di sorvegliare l’ingresso verso il lago, le attività della pesca, le imbarcazioni mercantili e gli spostamenti militari lungo una delle rotte più importanti del Mediterraneo orientale. E in questo contesto il castello si presenta come una costruzione compatta perfettamente integrata nel territorio. Pietra chiara, mura robuste e torri emergono dalla vegetazione con naturalezza, quasi appartenessero da sempre alla laguna.

Il nome richiama, invece, Ali Pasha di Tepelenë, figura tra le più influenti dei Balcani tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Proprio lui trasformò la struttura in un presidio militare in grado di controllare l’accesso al lago di Butrinto, lasciando un’impronta ancora oggi ben visibile.

Breve storia e leggende del Castello di Ali Pasha

Le origini del castello precedono lo stesso Ali Pasha: la prima struttura nacque durante il dominio della Repubblica di Venezia, tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo secondo alcune fonti, oppure tra il XVII e il XVIII secolo secondo gli studi archeologici più recenti. In entrambi i casi la funzione rimase identica, ovvero quella di difendere gli interessi veneziani attorno a Butrinto, ricco di risorse naturali, oliveti, pascoli e attività legate alla pesca.

All’epoca la zona rappresentava una preziosa porta d’accesso verso Corfù, territorio veneziano dal 1386. Una semplice casa fortificata sorvegliava il canale, offrendo protezione ai proprietari terrieri e garantendo il controllo delle acque circostanti. Il destino cambiò radicalmente nel 1804, quando dopo la caduta della Serenissima e una breve presenza francese, Ali Pasha conquistò l’area, inserendola nel vasto territorio amministrato da Ioannina. Ambizioso, abile diplomatico e straordinario stratega militare, trasformò il piccolo edificio veneziano in una vera fortificazione.

Le ricerche archeologiche hanno individuato almeno 4 campagne di ampliamento durante il suo governo. Le mura vennero rialzate, comparvero torri più massicce, le difese furono rinforzate con bastioni inclinati e vennero installate batterie di cannoni rivolte verso la baia e l’imboccatura del canale. Anche l’edificio centrale acquisì un piano aggiuntivo, mentre nuovi ambienti completarono il cortile interno. Ciò vuol dire che nel giro di pochi anni una modesta costruzione agricola si convertì in una macchina difensiva progettata per respingere eventuali attacchi navali.

L’assassinio di Ali Pasha nel 1822 segnò anche il declino della fortezza. Priva del suo principale sostenitore, perse gradualmente importanza strategica. Alcune strutture andarono incontro al degrado, altre vennero adattate alle necessità dei pescatori locali, mentre la vegetazione riconquistò lentamente gli spazi.

Attorno al personaggio di Ali Pasha si sono sviluppate numerose leggende: cronache popolari lo descrivono tanto spietato quanto raffinato, molto abile ad alternare dure campagne militari a un sincero interesse per arte, architettura e commercio. Il soprannome di Leone di Giannina testimonia ancora oggi il carisma che esercitò sull’intera regione balcanica.

Come funziona la visita al Castello di Ali Pasha e cosa vedere

Il solo raggiungere questo angolo sospeso d’Albania rappresenta già una parte dell’esperienza. Come è possibile intuire dalla sua posizione, non esistono strade che conducono direttamente fino alle mura. Serve una breve traversata in barca attraversa il canale di Vivari, che però regala prospettive sempre nuove sulla laguna e sulla vegetazione del Parco Nazionale di Butrinto.

Durante la navigazione lo sguardo abbraccia un ambiente ricchissimo dal punto di vista naturalistico: acque salmastre, canneti, boschi mediterranei e numerose specie di uccelli fanno da cornice a una delle aree protette più importanti del Paese. Appena sbarcati, la fortezza rivela tutta la sua essenzialità. Le mura esterne conservano ancora l’imponente spessore pensato per resistere ai colpi dell’artiglieria. Le torri raccontano chiaramente le diverse fasi costruttive, frutto delle modifiche volute da Ali Pasha.

Il corpo centrale mantiene ancora la disposizione originaria dell’antica casa fortificata veneziana. Gli archeologi ritengono che uno degli ambienti al piano inferiore fosse collegato direttamente all’acqua e funzionasse da piccolo approdo nascosto, ideale per far entrare una barca lontano da occhi indiscreti.

L’interno presenta pochi elementi decorativi, caratteristica tipica di un edificio concepito principalmente per esigenze militari. Proprio questa semplicità rende più facile immaginare la vita della guarnigione, tra turni di sorveglianza, manutenzione delle difese e controllo continuo delle imbarcazioni in transito.

Gran parte del fascino deriva anche dal panorama: dalle mura si distinguono chiaramente il lago di Butrinto, la foce del canale, il profilo verde del parco nazionale e, nelle giornate limpide, la costa dell’isola greca di Corfù. Pochi metri separano due Stati, due culture e una storia condivisa che attraversa secoli di commerci, conflitti e incontri.

Chi dedica tempo anche al territorio circostante può proseguire la giornata visitando l’antica città di Butrinto, sito UNESCO ricco di testimonianze greche, romane, bizantine e veneziane.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Ali Pasha si trova nel Parco Nazionale di Butrinto, nel sud dell’Albania, pochi chilometri a sud di Ksamil e circa 20 km da Saranda. L’isolotto occupa la foce del canale di Vivari, passaggio naturale che collega il lago di Butrinto al Mar Ionio. L’itinerario più semplice parte da Saranda lungo la strada SH81 in direzione Butrinto. Dopo circa 30 minuti si raggiunge il parcheggio situato accanto all’ingresso del sito archeologico. Proprio qui alcuni barcaioli organizzano brevi traversate verso la fortezza con un viaggio che dura pochi minuti.

Chi preferisce i mezzi pubblici può utilizzare gli autobus diretti da Saranda a Butrinto, attivi con corse frequenti durante la stagione turistica. Una volta arrivati nei pressi dell’ingresso del parco, il punto d’imbarco si trova a brevissima distanza. L’accesso alla fortezza risulta libero, mentre il costo riguarda esclusivamente il servizio in barca.

Castello di Ali Pasha, Butrinto
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Veduta dall’alto del Castello di Ali Pasha

Tra acqua dolce e mare aperto, tra Venezia e Impero Ottomano, tra natura protetta e memoria storica, il Castello di Ali Pasha custodisce una delle pagine meno conosciute dell’Albania.

Eclissi solare totale 2026, il volo che permette di ammirarla da una prospettiva unica

Par : elenausai10
14 juillet 2026 à 13:00

Il 12 agosto 2026, il cielo d’Europa e del Nord Atlantico sarà protagonista di uno degli eventi astronomici più attesi del decennio: un’eclissi solare totale che trasformerà il giorno in un breve crepuscolo. La fascia di totalità toccherà in particolare la Spagna settentrionale, l’Islanda e la Groenlandia, mentre gran parte del resto d’Europa potrà assistere solo a una fase parziale del fenomeno.

Per chi non vuole accontentarsi di guardare in su da un giardino o da una piazza cittadina, alcune compagnie aeree hanno pensato a soluzioni su misura per gli appassionati di astronomia: voli speciali, o rotte potenziate, capaci di regalare una prospettiva che da terra, semplicemente, non esiste. E per chi sogna un’esperienza ancora più immersiva, c’è anche la possibilità di ammirarla dal mare.

Brussels Airlines

L’Airbus A320 della Brussels Airlines, noleggiato appositamente per l’occasione e organizzato dall’osservatorio pubblico Volkssterrenacht Urania, in collaborazione con l’Università di Anversa e la Vrije Universiteit Brussel (VUB), decollerà dall’aeroporto di Bruxelles nella prima serata del 12 agosto. Sorvolerà la Francia occidentale in direzione della regione di Nantes, inseguendo letteralmente l’ombra della Luna.

A bordo, potrete godere di una visuale libera da ostacoli. Dal Belgio l’eclissi non sarà totale, ma comunque spettacolare: secondo le stime di Urania, il disco solare risulterà oscurato dalla Luna per circa l’89-91% al suo massimo, poco dopo le 20:00 ora locale.

Ocean Explorer

C’è chi può scegliere di allontanarsi ancora di più dalla terraferma, puntando dritto verso il Circolo Polare Artico. L’ultima eclissi totale osservata a quelle latitudini risale al 2015 e la prossima occasione sarà proprio quella del 12 agosto 2026. Per viverla è stata pensata una spedizione di 17 giorni a bordo della moderna Ocean Explorer.

A bordo, i passeggeri avranno anche l’occasione di confrontarsi con il cartografo di eclissi Michael Zeiler, che condividerà la sua esperienza su osservazione delle eclissi, astronomia e meccanica celeste. Il viaggio si snoda per oltre 2.200 miglia nautiche e non si limita all’osservazione del fenomeno, ma è anche un modo per esplorare la Groenlandia nord-orientale e meridionale, tra iceberg, ghiacciai e fiordi.

Air Charter Service

C’è anche chi ha deciso di ribaltare la logica del volo-spettacolo, trasformando l’aereo non in un punto di osservazione in quota, ma in uno strumento per raggiungere, all’ultimo minuto, il posto giusto sulla Terra dove ammirare l’eclissi totale. È il caso del volo esclusivo con partenza e rientro in giornata da Londra Stansted, il 12 agosto 2026, verso una tra tre destinazioni possibili: Valladolid o le Isole Baleari, in Spagna, oppure Keflavík, in Islanda. Tre tra i migliori punti di osservazione al mondo per la fascia di totalità.

Delta e Alaska Airlines

Non tutte le compagnie aeree hanno puntato sullo spettacolo visto dall’alto: Delta Air Lines e Alaska Airlines hanno scelto una strada più pratica, ovvero portare più viaggiatori possibile a destinazione in tempo utile, lasciando poi che sia il suolo islandese a fare il resto.

Delta aggiungerà voli extra tra l’aeroporto John F. Kennedy di New York e l’Islanda l’8 e il 9 agosto, per dare a più passeggeri la possibilità di arrivare con qualche giorno di anticipo e assistere all’eclissi del 12 agosto direttamente da terra, all’interno della fascia di totalità. Alaska Airlines, invece, opererà voli stagionali giornalieri e diretti tra Seattle e Reykjavík, con partenza da Seattle alle 18:35 e arrivo la mattina successiva alle 9:00, in modo da lasciare ai viaggiatori un’intera giornata per esplorare l’isola prima del grande momento.

Sono questi i trend che stanno rivoluzionando le vacanze in campeggio

12 juillet 2026 à 11:30

Negli ultimi anni il modo di vivere il campeggio è cambiato molto: se in passato era associato soprattutto alla ricerca del risparmio o al desiderio di trascorrere del tempo all’aria aperta, oggi rappresenta sempre più una scelta di stile di vita. Cresce, infatti, il numero di persone che desiderano viaggiare in modo più autonomo, riducendo il ricorso ai combustibili fossili e privilegiando un rapporto più lento e consapevole con i luoghi visitati.

L’innovazione interessa sia il mondo dei camper e delle caravan tradizionali sia quello, più recente, della mobilità su due ruote. Da un lato i veicoli ricreazionali diventano sempre più intelligenti e connessi, dall’altro prendono piede nuove formule come il bike camping, che sfruttano le potenzialità delle biciclette elettriche per offrire un modo differente di esplorare il territorio senza rinunciare a un riparo confortevole.

Il camper si fa smart, sicuro e senza fili

L’evoluzione del veicolo ricreazionale passa oggi soprattutto dagli accessori, i servizi e le tecnologie di bordo: oggi a fare la differenza sono le soluzioni pensate per aumentare autonomia, comfort e semplicità d’uso durante il viaggio.

Sempre più funzioni possono essere gestite dallo smartphone e il controllo dell’illuminazione è uno degli esempi più evidenti: regolare le luci da remoto consente di personalizzare gli ambienti in pochi istanti e di gestire meglio i consumi energetici. Anche il comfort climatico compie un salto in avanti grazie a climatizzatori progettati per funzionare senza il supporto di un generatore.

Grande attenzione viene riservata anche all’autonomia energetica. Le batterie di nuova generazione consentono di prolungare il tempo trascorso lontano dalle aree attrezzate e riducono la necessità di frequenti soste per la ricarica. In parallelo, crescono le soluzioni dedicate alla sicurezza, con sistemi antifurto connessi che, oltre a proteggere il veicolo, possono incidere anche sul costo dell’assicurazione.

L’innovazione riguarda anche gli spazi interni. Si diffondono materassi su misura in memory foam, progettati per adattarsi meglio alla forma del corpo e migliorare la qualità del riposo, mentre le soluzioni di arredo integrato puntano a sfruttare ogni centimetro disponibile senza sacrificare la funzionalità.

Anche il trasporto delle attrezzature sportive è diventato un elemento centrale nella progettazione dei nuovi accessori. La crescente diffusione delle biciclette elettriche, di solito più pesanti rispetto ai modelli tradizionali, ha trasformato la compatibilità con le e-bike in un requisito sempre più importante. Alcuni sistemi modulari sono in grado di trasportare fino a tre biciclette oppure due e-bike e possono essere configurati con moduli intercambiabili dedicati ad altre attività all’aria aperta, come porta-sci capaci di ospitare fino a quattro paia di sci o due snowboard, oppure supporti per tavole da surf e canoe lunghe fino a due metri e mezzo.

Campeggio con camper
UFFICIO STAMPA Studio Eidos di Sabrina Talarico
Il futuro del campeggio è sempre più smart

La casa si aggancia alla bici

Se il camper evolve grazie alla tecnologia, il bike camping è invece una delle novità più interessanti degli ultimi anni. Per molto tempo il principale limite delle vacanze in bicicletta è stato il bagaglio: tenda, sacco a pelo e attrezzatura da campeggio dovevano trovare posto nelle tradizionali borse laterali, con inevitabili compromessi in termini di spazio e praticità.

La diffusione delle biciclette elettriche ha però modificato tale scenario: grazie all’assistenza alla pedalata è infatti possibile trainare carichi maggiori, aprendo la strada a una nuova categoria di micro roulotte progettate per essere agganciate alla bicicletta.

Tra gli esempi più rappresentativi c’è la Wide Path Camper, assemblata a mano a Glyngøre: mini caravan con guscio rigido, misura circa un metro e mezzo durante il trasporto e può essere aperta in circa tre minuti grazie a un sistema che ripiega la parte posteriore sopra quella anteriore, trasformandosi in uno spazio abitabile.

Una filosofia diversa è quella scelta dall’austriaca GentleTent con la B-Turtle. In questo caso, il rimorchio in alluminio lungo 110 centimetri ospita una tenda gonfiabile per due persone, suddivisa in un vestibolo e in un’area dedicata al riposo. Il peso complessivo si aggira intorno ai 30 chilogrammi, caratteristica che la rende una delle soluzioni più leggere della categoria.

Dalla Francia arriva invece la CapsulBike, prodotta da TinyVroum: la micro caravan adotta la classica forma aerodinamica a goccia, una configurazione ormai diventata un riferimento per questa tipologia di mezzi grazie al buon equilibrio tra dimensioni contenute e abitabilità.

Anche la Finlandia propone una propria interpretazione con la Hupi Trailer. Il rimorchio pesa circa 70 chilogrammi e integra una scrivania ricavata nella parete, pensata come piano d’appoggio o spazio di lavoro, mentre per il riposo è previsto un letto pieghevole che consente di sfruttare al meglio l’ambiente interno.

Tra i progetti più particolari spicca infine l’Alpencamper Eco Slide Out, sviluppato in Svizzera: la micro caravan pesa 52 chilogrammi a vuoto ed è caratterizzata da una struttura a goccia con pareti isolate e un modulo laterale scorrevole che amplia la larghezza della cabina una volta raggiunta la destinazione. Da chiusa mantiene un ingombro ridotto, sufficiente per seguire la bicicletta durante gli spostamenti, mentre da aperta offre uno spazio notte di circa 1,40 per 1,96 metri, una superficie paragonabile a quella di un letto matrimoniale compatto. Sotto il piano di riposo trova posto un vano di carico da 270 litri, utile per sistemare borse, abbigliamento, utensili, cibo e attrezzatura da campeggio. È previsto anche uno spazio dedicato a una toilette secca.

Dove andare in montagna ad agosto: le destinazioni più belle per una vacanza al fresco

11 juillet 2026 à 17:00

Quando arriva agosto, il desiderio di trovare un angolo di fresco diventa quasi una missione, se non una vera e propria ossessione. Le città si svuotano, soprattutto quelle del nord Italia come Milano, le temperature aumentano e sempre più viaggiatori scelgono di cambiare prospettiva: non più soltanto spiagge e ombrelloni, oggi anche i sentieri immersi nei boschi, i laghi alpini dalle acque cristalline e i panorami capaci di regalare una pausa dalla frenesia quotidiana sono sotto l’occhio di tutti.

La montagna d’estate è un universo completamente diverso rispetto alla stagione invernale. Le piste da sci lasciano spazio a prati fioriti, malghe aperte, trekking panoramici e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Agosto è il momento perfetto per vivere le Alpi e gli Appennini in tutta la loro bellezza, tra attività all’aria aperta, benessere e sapori locali. Dalle vette della Valtellina alle Dolomiti del Trentino-Alto Adige, passando per la Valle d’Aosta, l’Abruzzo e le montagne austriache facilmente raggiungibili dall’Italia, ecco alcune delle destinazioni più suggestive per una vacanza in montagna ad agosto.

Bormio, Livigno e Valdidentro, il fascino dell’alta Valtellina

Nel cuore delle Alpi lombarde, l’alta Valtellina rappresenta una delle mete più complete per chi cerca una vacanza in montagna ad agosto. Qui il paesaggio cambia continuamente: dai boschi di conifere alle vallate alpine, fino alle cime del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei territori protetti più importanti d’Europa.

Valtellina in estate
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Vista di un borgo nelle montagne in Valtellina

Bormio è una destinazione che unisce storia, sport e relax. Il centro storico conserva un’anima autentica fatta di vicoli, palazzi antichi e tradizioni alpine, mentre i sentieri nei dintorni permettono di esplorare scenari spettacolari. Una delle esperienze più apprezzate è quella legata al benessere: le terme, immerse in un contesto naturale unico, sono perfette per concedersi qualche ora di tranquillità dopo una giornata di escursioni.

Il turismo termale in Italia: i dati
QC Bagni Vecchi
I Bagni Vecchi di Bormio, terme celebri della Lombardia

A pochi chilometri, Livigno offre un’atmosfera completamente diversa: più dinamica, internazionale e ricca di attività. Il suo altopiano a oltre 1.800 metri garantisce temperature piacevoli anche nei mesi più caldi, rendendola ideale per trekking, mountain bike, passeggiate panoramiche e attività per tutta la famiglia.

Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago
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Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago

Per chi desidera una dimensione più contenuta e rilassata, la Valdidentro è una piccola perla ancora poco affollata. Tra malghe, sentieri nel verde e panorami sulle montagne lombarde, è la scelta perfetta per chi vuole vivere la montagna più autentica.

Val di Fassa, il cuore delle Dolomiti

La Val di Fassa è una delle destinazioni simbolo dell’estate sulle Dolomiti. Le sue montagne, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, regalano scenari spettacolari dove pareti rocciose, prati alpini e boschi creano un paesaggio quasi fiabesco. Ad agosto la valle offre infinite possibilità: dalle passeggiate semplici adatte alle famiglie fino ai trekking più impegnativi verso rifugi e punti panoramici. I sentieri permettono di ammirare gruppi montuosi iconici come il Catinaccio e il Sassolungo, magari con una pausa in una malga per assaggiare specialità locali.

Val Di Fassa in estate
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Veduta della Val Di Fassa

Tra le località più interessanti c’è Pozza di Fassa, ideale per chi vuole combinare natura e benessere. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, le terme rappresentano un momento di puro relax, con trattamenti e piscine panoramiche circondate dalle montagne. La Val di Fassa è anche una destinazione perfetta per le famiglie: numerosi percorsi sono facilmente accessibili e molte attività permettono anche ai più piccoli di avvicinarsi alla montagna in modo divertente.

Andalo e Altopiano della Paganella, montagna per famiglie

Tra le destinazioni più amate del Trentino troviamo Andalo, località immersa nello scenario dell’Altopiano della Paganella. Qui la montagna viene vissuta in modo attivo ma senza rinunciare al comfort, rendendola una scelta particolarmente indicata per chi viaggia con bambini. Uno dei grandi protagonisti della zona è il Parco del Respiro, un’area naturale dove immergersi nei boschi e vivere un’esperienza di benessere legata al contatto con la natura. L’aria pulita, il silenzio degli alberi e i percorsi immersivi rendono questa zona una vera pausa rigenerante.

Per le famiglie è imperdibile anche il Maso Effo, spazio dedicato alla scoperta della vita rurale e delle tradizioni alpine. Tra animali, attività educative e sapori locali, permette ai più piccoli di conoscere un lato autentico della montagna. A completare l’esperienza c’è il vicino Lago di Molveno, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Italia. Le sue acque limpide, incorniciate dalle Dolomiti di Brenta, sono perfette per passeggiate, sport acquatici e giornate di relax.

Panorama del Lago di Molveno
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Vista stupenda del Lago di Molveno

Val di Sole, sport, natura e paesaggi alpini

La Val di Sole è una delle mete più amate dagli appassionati di attività outdoor. Il nome stesso racconta una caratteristica fondamentale di questa valle: molte giornate luminose, paesaggi aperti e una straordinaria varietà di ambienti naturali. Ad agosto è possibile dedicarsi a trekking, rafting, arrampicata, ciclismo e passeggiate panoramiche. I sentieri conducono verso panorami spettacolari sul gruppo dell’Adamello-Presanella e sulle aree protette circostanti. La valle conserva anche un’anima più tranquilla fatta di piccoli borghi, malghe e prodotti tipici.

Splendido panorama del borgo di Vermiglio
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Vermiglio, Val di Sole

Cogne e il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Per chi desidera una montagna lontana dal turismo più affollato, Cogne è una scelta straordinaria. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questa località valdostana offre uno degli ambienti naturali più suggestivi delle Alpi italiane.
Qui la protagonista assoluta è la natura: prati verdi, cascate, boschi e animali selvatici accompagnano ogni escursione. Tra i percorsi più belli c’è quello verso il Rifugio Vittorio Sella, un itinerario immerso in panorami alpini spettacolari.

cascate più belle italia estate a piedi
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Le spettacolari Cascate di Lillaz, in Valle d’Aosta

Da non perdere anche le Cascate di Lillaz, facilmente raggiungibili e particolarmente scenografiche durante la stagione estiva, quando la portata dell’acqua rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Alta Badia e Val Gardena, regine delle Dolomiti

Quando si parla di montagna italiana, Alta Badia e Val Gardena rappresentano due nomi imprescindibili. Queste vallate sono il punto di riferimento per chi cerca paesaggi straordinari, servizi eccellenti e una grande varietà di attività. Gli amanti del trekking possono scegliere tra sentieri panoramici, vie ferrate e percorsi ai piedi di alcune delle montagne più famose delle Dolomiti.

Odle, Val Gardena
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Panorama su Odle, Val Gardena

Gli impianti di risalita permettono inoltre di raggiungere facilmente quote elevate e godersi panorami incredibili anche senza affrontare lunghe salite. Un elemento fondamentale dell’esperienza è la cucina dei rifugi alpini: piatti della tradizione altoatesina, formaggi locali e dolci tipici diventano parte integrante del viaggio.

Gran Sasso e Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”

Non tutta la grande montagna si trova sulle Alpi. In Abruzzo, il Gran Sasso offre uno scenario completamente diverso e sorprendente. Campo Imperatore, conosciuto come il “Piccolo Tibet” italiano, è un vastissimo altopiano caratterizzato da paesaggi aperti, atmosfere quasi lunari e un forte senso di libertà. È una destinazione perfetta per chi cerca una montagna meno commerciale e più selvaggia. Oltre alle escursioni e ai panorami sul massiccio del Gran Sasso, questa zona custodisce una storia importante, legata ai borghi medievali e alle tradizioni abruzzesi.

Campo Imperatore
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L’altopiano Campo Imperatore nel cuore del massiccio del Gran Sasso

Austria, Salisburgo e Ötztal Bahnhof

Per chi vuole attraversare il confine senza allontanarsi troppo dall’Italia, l’Austria offre alcune delle migliori alternative per una vacanza fresca ad agosto. La zona di Salisburgo è facilmente raggiungibile anche in treno e combina cultura, natura e paesaggi alpini. Tra laghi, villaggi ordinati e montagne verdi, rappresenta una destinazione ideale per chi ama un turismo lento e organizzato.

Nei pressi di Ötztal Bahnhof, nella valle dell’Ötztal, si trova invece Area47, uno dei parchi outdoor più grandi d’Europa. Tra rafting, percorsi avventura e attività acquatiche, è una meta perfetta per chi cerca una dose di adrenalina immersa nelle montagne tirolesi.

Il ponte tibetano più lungo del mondo è in Italia: mille passi sospesi tra cielo e montagne

11 juillet 2026 à 15:00

Sospeso a 80 metri di altezza, il ponte tibetano a campata unica più lungo del mondo regala 586 metri di adrenalina pura e oltre mille passi nel vuoto: sono i numeri da brivido del Ponte tra i due Parchi di Castelsaraceno, un’esperienza capace di far battere il cuore agli amanti dell’avventura e della natura incontaminata.

Basta guardarlo per immaginare tutta l’emozione di attraversarlo: passo dopo passo si percorre un’opera ingegneristica straordinaria, sospesi tra cielo e terra, con il fiato sospeso e lo sguardo rivolto verso uno dei panorami più spettacolari della Basilicata.

Dormire in treno tra i paesaggi del Giappone: parte il nuovo sleeper train dell’estate

Par : losiangelica
9 juillet 2026 à 12:00

Il 2026 è un anno pazzesco per chi ama viaggiare in treno: dopo il lancio del primo treno proiettile notturno e l’addio al mitico Shinkansen di Hello Kitty il Giappone non smette di stupire e lancia una nuova esperienza. Il West Express Ginga torna in servizio, un fantastico modo per dormire e osservare splendidi paesaggi… con un prezzo davvero competitivo. Ma qual è il suo itinerario? Scopriamolo insieme.

Il tragitto del West Express Ginga

Torna in viaggio il West Express Ginga, il progetto gestito da JR West che per la sesta estate fa vivere la splendida rotta sulla penisola di Kii con 24 andate e ritorno tra Kyoto e la cittadina costiera di Shingu.

Dal 3 luglio al 30 settembre è attivo il servizio notturno che parte da Kyoto alle 21:13 e arriva a Shingu alle 9:35 del mattino successivo. 12 ore di viaggio lento e rilassante lungo la costa del Pacifico.

La cosa bella? I panorami. Infatti, non consigliamo di dormire lungo tutto il tragitto perché lo staff di bordo racconta le curiosità delle località che si attraversano e c’è modo di osservare dal finestrino le meraviglie del Giappone.

Ci sono anche tappe intermedie: per esempio alla stazione di Wakayama si può scendere per gustare un buon ramen d’asporto. Più avanti il treno si ferma per circa un’ora a Kushimoto dove le specialità sono i tuna cutlet burger… in alternativa si potrebbe prenotare una navetta per visitare velocemente le rocce di Hashigui-iwa. Arrivati a Shingu, vi aspetta un tour guidato al Kumano Hayatama Taisha, uno dei tre grandi santuari della sacra regione di Kumano. Non male per un semplice biglietto del treno.

Chi invece preferisce non rinunciare al sonno può scegliere la tratta diurna di ritorno (Shingu 13.05, Kyoto 20.53), pensata più per l’intrattenimento con quiz ed eventi a bordo, oltre a una sosta alla stazione di Kainan per fare scorta di specialità locali come il pike conger sushi e l’hayanarezushi, un piatto tradizionale di pesce fermentato riservato ai più coraggiosi. Sicuramente un itinerario originale e a tema con la stagione per poter scoprire un lato del Giappone che merita e che pochi conoscono.

Prezzi e come prenotare

Le tariffe di questa fantastica esperienza partono da 8.670 Yen, circa 52 euro, per un posto reclinabile e arrivano a 15.380 Yen, circa 92 euro, per una cabina privata premium. Considerando il tipo di viaggio, il prezzo è comunque competitivo. Tutti i posti prevedono una prenotazione obbligatoria e i biglietti si acquistano su prenotazione online tramite il sito di JR West, oppure direttamente nelle biglietterie. Attenzione, però, la partenza stagionale sta andando a ruba quindi chi desidera davvero approfittarne dovrebbe riservare velocemente il proprio posto.

Il Giappone continua a stupire e questa volta è il West Express Ginga che con il suo treno e un rituale estivo fatto di coste che scorrono fuori dal finestrino e cibo tipico riesce a conquistare una fetta di pubblico che cerca qualcosa di assolutamente originale. Con tariffe economiche che partono da appena 52 euro a tratta è impossibile resistere. Alcuni viaggi sono già sold out, chi è davvero intenzionato a partire non dovrebbe perdere tempo.

Il lago di Sorapiss è la nuova vittima dell’overtourism: le acque color indaco sono prese d’assalto

7 juillet 2026 à 15:30

Il lago di Sorapiss, uno degli angoli più spettacolari delle Dolomiti, è diventato il simbolo di una nuova emergenza legata al turismo di massa. Le sue acque color turchese, quasi irreali per effetto dei sedimenti minerali, attirano ogni anno migliaia di visitatori desiderosi di scattare la foto perfetta da condividere sui social. Un fenomeno che ha trasformato un luogo selvaggio e raggiungibile solo a piedi in una delle mete più ambite degli itinerari veloci tra le montagne venete.

Lago di Sorapis preso d’assalto: tra selfie, rifiuti e turismo veloce

Il rifugio Vandelli, situato a pochi minuti dal lago di Sorapiss nel territorio di Cortina d’Ampezzo in provincia di Belluno, è diventato un osservatorio privilegiato di questa trasformazione. Un tempo il chiosco esterno apriva a metà mattina, mentre oggi le prime ondate di visitatori arrivano già alle 7:30, soprattutto fotografi intenzionati a immortalare il lago con la luce migliore.

Durante l’estate 2026 il lago del Sorapiss sta vivendo un vero e proprio boom di presenze. La nuova tendenza è quella di concentrare in poche ore più tappe possibili: al mattino le Tre Cime di Lavaredo, nel pomeriggio il lago di Sorapiss e poi ancora Cinque Torri, Lagazuoi o lago di Braies. Un turismo in cui spesso l’esperienza della montagna passa in secondo piano rispetto alla necessità di collezionare immagini iconiche per Instagram e TikTok.

Il risultato è un aumento della pressione su un ambiente fragile. Ad agosto 2025 gli accessi giornalieri hanno raggiunto circa 3 mila persone, numeri difficili da sostenere per un’area naturale di alta quota. Anche il giugno 2026 ha confermato la crescita del fenomeno, con un aumento dell’affluenza del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo quanto raccontato da Emilio Pais Bianco, gestore del rifugio Vandelli insieme alla famiglia.

La maggior parte dei visitatori arriva dall’estero, con una presenza crescente di turisti stranieri che inseriscono il Sorapis in programmi molto intensi. Il problema, però, non riguarda soltanto il numero delle persone, ma anche il comportamento di alcuni visitatori poco rispettosi dell’ambiente montano. Il gestore del rifugio ha denunciato la presenza quotidiana di cartacce, bottiglie di plastica e vetro abbandonate a terra, oltre a situazioni di degrado legate ai rifiuti organici lasciati lungo i sentieri.

Negli ultimi anni la situazione è migliorata grazie alla presenza delle guardie delle Regole d’Ampezzo, dei carabinieri forestali e degli operatori impegnati nella tutela del territorio. È inoltre previsto un rafforzamento dei controlli attraverso il coinvolgimento della Polizia provinciale durante la stagione estiva.

Problema overtourism al lago di Sorapiss
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Il Lago di Sorapis immerso tra le Dolomiti

Numero chiuso e tornelli: l’appello per salvare il lago turchese

Per chi vive e lavora ogni giorno vicino al lago di Sorapiss, però, i controlli potrebbero non essere sufficienti. Emilio Pais Bianco ha lanciato un appello chiaro: con numeri che arrivano a 3 mila accessi quotidiani diventa impossibile proteggere un ecosistema così delicato.

La proposta è quella di introdurre un sistema di regolamentazione degli ingressi, attraverso un numero chiuso o strumenti simili ai tornelli già utilizzati in altre località molto frequentate. L’obiettivo sarebbe ridurre l’impatto del turismo e garantire che il lago mantenga nel tempo le sue caratteristiche naturali.

Il rischio, infatti, è che l’overtourism porti a conseguenze irreversibili e costringa in futuro a limitare drasticamente l’accesso all’area.

Il giardino di pietra della Corsica tra sculture naturali, mare turchese e falesie color fuoco: i Calanchi di Piana

7 juillet 2026 à 13:30

Lungo la costa occidentale della Corsica, nella parte meridionale del Golfo di Porto, c’è un punto in cui la roccia assume sfumature che passano dal rosso intenso al rame, fino all’arancio dorato. Inutile dirlo, ma il contrasto che si crea con il blu profondo del Mar Mediterraneo è di quelli in grado emozionare, anche perché l’effetto cambia durante la giornata. Fra i paesaggi capaci di imprimersi nella memoria al primo sguardo, quindi, i Calanchi di Piana occupano un posto speciale, tanto che questo straordinario complesso naturale rientra nel sito UNESCO del Golfo di Porto e rappresenta uno dei simboli dell’isola francese.

Chi percorre la strada D81 attraversa un vero Giardino di Pietra, appellativo nato dalla straordinaria quantità di pinnacoli, torrioni, falesie, anfratti e massi scolpiti dall’erosione. Alcune pareti raggiungono circa 400 metri d’altezza e sembrano precipitare direttamente nel mare, regalando una sensazione di grandezza pressoché infinita.

Basta volgere lo sguardo verso le pareti rocciose perché l’immaginazione inizi a lavorare: paiono emergere profili umani, animali, cuori, volti e figure fantastiche fra le pieghe della pietra. Eppure, niente di tutto ciò è stato realizzata dall’uomo, perché sono opere magistrali del vento, della pioggia, della salsedine e delle variazioni di temperatura. Sì, ci sono voluti milioni di anni, ma oggi quel che il visitatore può ammirare è una delle meraviglie geologiche più affascinanti del Mediterraneo.

Origine, formazione e leggende dei Calanchi di Piana

L’origine dei Calanchi di Piana affonda le radici nella storia geologica della Corsica. Gran parte delle pareti è costituita da granito porfirico rosso, una roccia magmatica molto resistente caratterizzata dalla presenza di grandi cristalli immersi in una pasta più fine. Proprio la durezza del materiale ha favorito la formazione di pareti verticali, guglie sottili e profonde fratture, invece di rilievi morbidi.

Nel corso di milioni di anni gli agenti atmosferici hanno inciso lentamente la superficie. L’acqua piovana ha sfruttato le linee di frattura, il vento ha levigato gli spigoli e la salsedine ha contribuito al continuo processo di alterazione. Il risultato appare sorprendente, con blocchi giganteschi che sembrano impilati uno sull’altro, mentre archi naturali, cavità e pinnacoli conferiscono al paesaggio un aspetto marziano.

Il riconoscimento UNESCO arrivò nel 1983 insieme al Golfo di Porto, alla Riserva di Scandola e al Golfo di Girolata. L’intera area rappresenta uno dei migliori esempi di interazione fra fenomeni geologici e ambiente marino del Mediterraneo occidentale, con un patrimonio naturalistico di valore eccezionale.

Attorno ai Calanchi, tra le altre cose, si sono sviluppati racconti popolari tramandati dagli abitanti della zona. Più che vere leggende, si tratta di interpretazioni nate osservando le rocce. L’immaginazione umana, infatti, trova facilmente un cane seduto, un cammello, il profilo di un vescovo con la mitra, una brocca, una testa indiana e persino un cuore, conosciuto da molti con il nome di “cuore degli amanti pietrificati”. Diventa quasi un gioco lasciarsi guidare dallo sguardo, confrontando le proprie impressioni con quelle di chi ha attraversato questo tratto di costa nei secoli passati.

Fra tutte, la formazione più celebre resta la Tête de Chien, la Testa di Cane. Appare poco dopo l’ingresso nell’area dei Calanchi e senza dubbio è uno dei punti più fotografati dell’intero itinerario: risulta sorprendente grazie alla fedeltà del profilo scolpito dalla natura.

Cosa fare e vedere ai Calanchi di Piana

Gran parte della visita ruota attorno alla strada D81, considerata fra le più spettacolari della Corsica. L’asfalto segue fedelmente il profilo della montagna attraverso circa 12 km ricchi di curve, terrazze naturali e scorci sempre diversi. Procedendo lentamente si colgono dettagli che sfuggirebbero a velocità sostenuta, come la roccia che cambia colore e il mare che compare all’improvviso fra due pareti.

Diversi slarghi permettono una sosta dedicata all’osservazione del panorama. Conviene arrivare durante le prime ore della giornata oppure nel tardo pomeriggio, fasce orarie caratterizzate da una luce più morbida e da una presenza inferiore di visitatori rispetto al pieno dell’estate.

Un’altra prospettiva magica arriva dal mare: le escursioni in barca salpano soprattutto dal porto di Porto e costeggiano le alte falesie fino a Capo Rosso. Soltanto dalla superficie dell’acqua si percepiscono realmente le dimensioni delle pareti, incise da profonde fenditure e grotte marine raggiungibili esclusivamente con piccole imbarcazioni.

Molti itinerari proseguono verso la Riserva di Scandola e il villaggio di Girolata, aggiungendo alla giornata altri paesaggi fra i più celebri della Corsica occidentale. Le moderne barche ibride rappresentano una soluzione particolarmente apprezzata grazie al ridotto impatto ambientale e alla navigazione silenziosa.

Chi preferisce osservare la natura da vicino trova vari sentieri adatti a differenti livelli di preparazione. Il percorso più famoso conduce verso Château Fort: in circa 1 ora e 30 minuti attraversa boschi profumati, grandi blocchi di granito e terrazze panoramiche affacciate sul Golfo di Porto. La parte finale regala una vista ampia sulle falesie rosse, con prospettive impossibili da cogliere dalla strada.

Molto apprezzato risulta anche il percorso diretto a Capo Rosso. In questo caso servono circa 4 ore fra andata e ritorno, ma l’itinerario termina presso una torre genovese del XVI secolo, costruita durante il periodo della dominazione della Repubblica di Genova per sorvegliare la costa e segnalare eventuali incursioni via mare.

Dove si trovano e come arrivare

I Calanchi di Piana occupano la costa centro-occidentale della Corsica, fra i centri di Piana e Porto, lungo il versante meridionale del Golfo di Porto. L’accesso principale avviene tramite la strada dipartimentale D81, arteria panoramica che collega Ajaccio e Calvi seguendo fedelmente la costa. Il tragitto richiede approssimativamente 1 ora e 45 minuti partendo da Ajaccio, circa 2 ore e 15 minuti da Calvi e quasi 3 ore e 30 minuti da Bastia. L’ultimo tratto presenta carreggiata stretta e numerose curve, elementi che contribuiscono al fascino dell’itinerario ma che richiedono una guida prudente.

Strada D81, Corsica
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Percorrendo la strada D81

Chi desidera ammirare le falesie dal mare può raggiungere Porto, punto di partenza della maggior parte delle escursioni in barca dedicate ai Calanchi, a Capo Rosso e alla Riserva di Scandola. Vale la pena dedicare diverse ore a questa zona, perché i Calanchi di Piana cambiano volto con la luce, raccontano milioni di anni di storia geologica e trasformano semplici rocce in figure sorprendenti.

L’Eden del Pacifico ritrovato: Isole Salomone, viaggio ecosostenibile tra lagune millenarie e antiche tradizioni

6 juillet 2026 à 17:00

Nel Pacifico meridionale, a est della Papua Nuova Guinea e a ovest di Vanuatu, affiora una arcipelago che forma un mosaico di ben 992 isole disseminate fra lagune, barriere coralline e rilievi ricoperti dalla foresta pluviale. Quelle sono le Isole Salomone, il cui territorio rimane lontano dai circuiti turistici più frequentati. E sì, è una fortuna al giorno d’oggi, perché proprio questa distanza ha preservato paesaggi, culture e ritmi quotidiani dal fascino autentico.

Non è un caso, dunque, che queste terre emerse vengano spesso chiamate “Eden del Pacifico“, grazie alle coste modellate dalle maree, ai villaggi affacciati sul mare, alle colline ricoperte da alberi secolari e alla spettacolare acqua, che cambia colore seguendo la luce del giorno. Un paradiso terrestre, dunque, anche perché custodito da comunità locali fiere delle proprie radici culturali.

Il Lake District si scopre lentamente: arriva il pass per viaggiare senza limiti (e low cost)

Par : elenausai10
6 juillet 2026 à 13:00

I paesaggi mozzafiato del Lake District inglese, Patrimonio UNESCO dal 2017, hanno ispirato alcuni dei poeti e scrittori più famosi al mondo, da William Wordsworth a Beatrix Potter. E come potrebbe essere altrimenti? La varietà e bellezza dei suoi panorami ha il potere di conquistare davvero tutti.

Durante un viaggio in questo territorio si passa dai laghi alpini ai passi montani, fino ad attraversare fiumi, paludi e brughiere dove, a volte, l’unica compagnia è quella delle pecore Herdwick allo stato brado.

Volete scoprirli di persona? Potete farlo in modo sostenibile ed economico grazie al nuovo Cumbria Travel Pass che permette di esplorare la regione attraverso viaggi illimitati su autobus, treni e battelli.

Il Cumbria Travel Pass

ll Cumbria Travel Pass è perfetto per esplorare questo angolo di Inghilterra in totale libertà e nel rispetto dell’ambiente. Il pass offre viaggi illimitati e flessibili, essendo valido in qualsiasi momento e ogni giorno della settimana.

Le opzioni tariffarie sono pensate per adattarsi a diverse tipologie di soggiorno: il pass giornaliero ha un costo di 40 sterline (circa 47 euro) per gli adulti e 20 sterline per i bambini, mentre la formula da tre giorni consecutivi, ideale per immergersi appieno nell’atmosfera del distretto, costa 99 sterline (circa 116 euro) per gli adulti e 49,50 sterline per i ragazzi.

Sul fronte ferroviario, copre i servizi di Northern, TransPennine Express e Avanti West Coast sulle tratte tra Lancaster e Carlisle (sia via Penrith che via Barrow in Furness) e la linea tra Oxenholme e Windermere.

Per quanto riguarda i trasporti su bus, il pass è valido su tutti gli autobus Stagecoach all’interno della Cumbria (esclusi quelli scolastici) e sulla linea 555 che collega la regione a Lancaster. Infine, per chi vuole vivere l’esperienza dei traghetti, include una splendida crociera sul lago Windermere, da Ambleside, Bowness o Lakeside, con i servizi di linea di Windermere Lake Cruises.

Il pass può essere comprato presso le biglietterie delle stazioni ferroviarie dotate di personale o direttamente a bordo del treno. Non è possibile acquistarlo direttamente sui bus o sui battelli, quindi è bene organizzarsi prima di iniziare l’avventura!

Cosa vedere nel Lake District

Nel Lake District, potete seguire idealmente le orme dei poeti romantici come Samuel Taylor Coleridge e William Wordsworth. Proprio a quest’ultimo e alla sorella Dorothy è dedicato il Wordsworth Way, un suggestivo sentiero di 22 chilometri che collega Ullswater ad Ambleside, unendo i loro scorci preferiti. Poco distante, a Keswick, si possono ammirare la storica Greta Hall e le mostre del museo locale, mentre ad Ambleside la vecchia Stamp House, dove il poeta lavorò come maestro di posta, è diventato oggi un rinomato ristorante.

Spostandovi sulle sponde del celebre lago Windermere, il più grande d’Inghilterra, sorge il bizzarro Wray Castle, una maestosa fortezza in stile gotico-vittoriano amata anche da Beatrix Potter.

Verso l’area occidentale, invece, i paesaggi si fanno più selvaggi: Ennerdale Water offre un rilassante anello pianeggiante tra tracce preistoriche, mentre Wastwater, il lago più profondo del Paese, regala un’atmosfera quasi magnetica. Circondato dalle vette imponenti del Scafell Pike (dove recentemente è arrivata anche la Principessa del Galles), custodisce alla sua estremità la minuscola chiesa di St Olaf, con travi del tetto ricavate da antiche navi vichinghe.

Infine, per unire la bellezza della natura alle eccellenze del territorio, vale la pena fare una sosta alla Lakes Distillery, dove i distillati nascono dalle acque purissime dei rilievi circostanti, offrendo un finale perfetto, e decisamente locale, per questo viaggio slow.

Dove andare ad agosto per sfuggire al grande caldo, le mete top

5 juillet 2026 à 13:00

Agosto non è soltanto il mese delle spiagge affollate, delle città roventi e dell’asfalto che trattiene il caldo fino a sera: può essere anche il momento perfetto per salire di quota e cercare rifugio dall’afa tra boschi ombrosi, laghi alpini, torrenti, vallate silenziose e panorami che restituiscono respiro in ogni senso.

In Italia e in Europa non mancano mete ideali per scappare dalla calura agostana senza rinunciare a escursioni, sport all’aria aperta, borghi, sapori locali e paesaggi capaci di rigenerare: una selezione da segnare in agenda.

Madonna di Campiglio, l’estate fresca delle Dolomiti di Brenta

Se desiderate rifugiarvi in un luogo dove l’aria cambia davvero potete salire fino a Madonna di Campiglio, elegante località del Trentino a 1.550 metri di altitudine dove agosto ha il ritmo delle escursioni lungo i sentieri che si aprono tra le Dolomiti di Brenta.

Gli oltre 450 chilometri permettono, infatti, di scegliere ogni giorno un’esperienza diversa, dalle passeggiate più semplici agli itinerari panoramici. Tra i percorsi più suggestivi va menzionato il Giro dei 5 Laghi, che conduce tra specchi d’acqua alpini incastonati in un paesaggio di rocce e pascoli.

Non meno affascinante è la passeggiata alle Cascate di Vallesinella, ideale nelle giornate più calde grazie alla frescura del bosco e al suono dell’acqua che scende tra le rocce. Se preferite muovervi su due ruote, non mancano poi percorsi in e-bike, perfetti per raggiungere malghe, punti panoramici e strade di montagna.

Domobianca, sentieri e panorami sopra la Val d’Ossola

In Piemonte, Domobianca 365 sorprende perché unisce la comodità di una località facilmente raggiungibile alla sensazione immediata di essere già in piena montagna. Collegata a Domodossola, oltre che dalla strada asfaltata anche da una rete di sentieri, permette di salire verso l’Alpe Lusentino a piedi: da qui parte il facile percorso della strada bianca che porta fino al laghetto artificiale di Casalavera, toccando diversi alpeggi e donando scorci panoramici sulla piana della Val d’Ossola.

Domobianca è conosciuta come stazione sciistica, ma in estate gli impianti di risalita restano in funzione e permettono di raggiungere comodamente i 1.700 metri di quota grazie a due seggiovie. Dalla stazione di arrivo della seconda seggiovia, una breve passeggiata di media difficoltà conduce alla vetta del Moncucco, uno dei punti panoramici più belli della Val d’Ossola, con lo sguardo che spazia dalle Alpi Svizzere fino al Mottarone e oltre.

Da non perdere anche Lusetrek, il nuovo percorso di trekking ad anello con partenza e ritorno all’Alpe Lusentino, pensato per attraversare gli splendidi boschi di faggio della zona.

Valmalenco, laghi cristallini e avventure tra i rifugi

Lago Palù, Valmalenco, Sondrio
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Lago Palù, oasi cristallina in Valmalenco

La Valmalenco, in provincia di Sondrio, è una destinazione estiva ideale se amate la montagna in tutte le sue forme: sentieri, rifugi, laghi alpini, bike park, torrenti, paesaggi glaciali e borghi legati alla vita di valle. Ad agosto offre il vantaggio della quota, ma anche una grande varietà di attività per una vacanza dinamica e rigenerante.

Il territorio conta oltre 100 percorsi escursionistici. Il grande itinerario di riferimento è l’Alta Via della Valmalenco, un anello di circa 110 chilometri diviso in 8 tappe, tra rifugi, pascoli, valichi e scenari di alta quota. Se preferite gite più brevi, mete come il Rifugio Ventina e il Lago Lagazzuolo permettono di vivere il paesaggio alpino senza affrontare lunghi trekking.

Tra i luoghi più amati c’è il Lago Palù, uno specchio d’acqua cristallino abbracciato da boschi e cime, perfetto per godersi una giornata al fresco. L’Alpe Palù, invece, in estate si trasforma nel Palù Bike Park, con percorsi per cross-country, freeride ed enduro accessibili tramite gli impianti di risalita.

A Lanzada, il percorso Gola Up aggiunge un tocco più avventuroso grazie ad attività di canyoning e discese nel torrente, adatte anche ai ragazzi a partire dai 10-12 anni. Sagre enogastronomiche, escursioni guidate agli alpeggi, concerti in quota e rievocazioni storiche nelle contrade completano il volto estivo della valle.

Carnia, borghi e malghe nel Friuli più autentico

La Carnia è una delle risposte più belle se cercate un agosto al fresco restando in Italia, ma lontano dai flussi turistici più intensi. Incastonata tra le Alpi Carniche e le Dolomiti Friulane, è un vasto territorio montano dove la natura conserva un carattere autentico, contraddistinto da boschi, pascoli, malghe, borghi storici e vallate silenziose.

Tra le mete da non perdere spicca Illegio, conosciuto come il “paese dei mulini”, dove il rapporto tra acqua, montagna e memoria locale si respira a ogni passo. Pesariis, invece, è il borgo degli orologi, un piccolo centro dalla forte identità che aggiunge al viaggio una dimensione culturale e originale.

Il Monte Zoncolan è ideale per ammirare panorami straordinari e praticare attività all’aria aperta, mentre l’Oasi Faunistica del Lago di Bordaglia rappresenta una delle immagini più suggestive della Carnia verde e silenziosa. Vi piace camminare? Gli itinerari spaziano dalle escursioni verso le Sorgenti del Piave ai percorsi più semplici adatti alle famiglie, come il Bosco di Avaglio.

Fondamentale anche la sosta in malga, dove assaggiare i cjarsòns, ravioli dolci tipici della tradizione carnica, o il prosciutto affumicato di Sauris. Per completare il viaggio, potete visitare il Presepe di Teno a Sutrio e il Museo delle arti e tradizioni popolari di Tolmezzo.

Highlands scozzesi, la grande fuga tra erica e laghi

Vista del drone sul vecchio uomo di Storr, Isola di Skye, Scozia
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Magico paesaggio dell’Isola di Skye in Scozia

Se desiderate spingervi oltre l’Italia, le Highlands scozzesi sono una delle destinazioni più suggestive d’Europa, dove la natura appare vasta e poetica, disegnata da vallate morbide, ruscelli, laghi profondi, castelli, coste frastagliate e distese di erica che in estate colorano il paesaggio di viola e porpora.

Un itinerario può iniziare dal Parco Nazionale di Loch Lomond & The Trossachs, tra laghi e foreste, per poi proseguire verso Oban, affacciata sul Firth of Lorne e considerata porta d’accesso all’Isola di Mull. Per gli appassionati di trekking, Fort William è una sosta quasi obbligata, punto di riferimento per percorrere alcuni dei sentieri più spettacolari del Regno Unito e salire sui munros, le cime scozzesi oltre i 914 metri.

A poca distanza, Glenfinnan regala una delle immagini indimenticabili del viaggio: il Jacobite Steam Train che attraversa il celebre viadotto e richiama alla mente l’Espresso per Hogwarts. Proseguendo verso la costa, Mallaig accoglie con il carattere di villaggio marinaro, tra foche, delfini, pescatori locali e buon cibo.

L’Isola di Skye è uno dei momenti più emozionanti dell’itinerario, con le Fairy Pools, i panorami del Quiraing, l’Old Man of Storr e le casette colorate di Portree. Prima di tornare verso sud, vale la pena passare da Inverness, dal mitico Loch Ness e dal Cairngorms National Park, dove svetta anche il Castello di Balmoral.

Lapponia svedese, l’estate luminosa di Abisko

Per allontanarsi davvero dalla calura estiva, cosa c’è di meglio della Lapponia svedese? Nel nord della Svezia, vicino al Circolo Polare Artico, Abisko rivela in estate un volto completamente differente da quello invernale, famoso per l’aurora boreale. Nei mesi più luminosi, il paesaggio si trasforma in un’oasi di biodiversità, tra fioriture rare, renne, uccelli e giornate che sembrano non finire mai grazie al sole di mezzanotte.

Il Parco Nazionale di Abisko è un grande gioiello naturale della Svezia settentrionale, in un territorio abitato per secoli dai Sami e legato a una lunga storia di conservazione ambientale. Il cuore del parco è una valle alpina modellata dai ghiacciai e solcata dal fiume Abiskojåkka, che nel tempo ha scavato un canyon diventato simbolo dell’area.

Alla foce del fiume ecco il Lago Torneträsk, uno dei più grandi della Scandinavia, dove acqua, montagne e cielo si incontrano in un paesaggio vastissimo.

Monti Rodopi, la Bulgaria verde e meno conosciuta

Infine, per una meta europea diversa dalle solite rotte alpine potete guardare verso la Bulgaria meridionale, dove i Monti Rodopi disegnano un paesaggio affascinante al confine con la Grecia. È una regione di foreste, altipiani, gole, laghi, villaggi appartati e siti archeologici, perfetta per un agosto nella natura ma lontano dalle mete più affollate.

Il viaggio può iniziare dal sito archeologico di Perperikon, antica città sacra legata ai Traci, per poi raggiungere la Fortezza di Asen, testimonianza millenaria immersa in un paesaggio di grande fascino.

Tra le tappe da non perdere ci sono il Lago di Dospat, ideale per una pausa tra acqua e foreste, e i siti archeologici di Belintash e Tatul, che raccontano il volto più antico e spirituale della regione.

I villaggi di Smolyan e Manastir permettono, invece, di entrare nella dimensione più silenziosa dei Rodopi. Manastir, nascosto tra le foreste a circa 1.500 metri di altitudine, è uno di quei luoghi che sembrano fatti apposta per allontanarsi dalla folla e ritrovare un fresco rigenerante.

Trekking nei parchi nazionali dell’Appennino in estate: 5 itinerari lontani dalla folla

4 juillet 2026 à 17:00

C’è chi va in montagna per sentire i suoni della natura, per trovare un contatto diverso col mondo, per percepire prima di tutto il suono del proprio passo. Niente contro chi preferisce i luoghi più frequentati, ama circondarsi di persone e prende energia dal brulicante caos della folla. Semplicemente, c’è un posto per tutti. Per chi ama il trekking e preferisce gli itinerari lontani dalla folla, poco frequentati e meno conosciuti, l’Appennino è una delle destinazioni inevitabilmente preferite dell’estate.

La spina dorsale d’Italia corre da nord a sud del Paese, permettendo di immergersi in faggete centenarie, percorrere crinali estremamente panoramici, scoprire eremi sperduti e giungere al cospetto di cascate che Dante si è preso la briga di immortalare nei versi della Divina Commedia.

Dal Lago Paduli al Rifugio Città di Sarzana

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano si estende per più di 26mila ettari tra l’Emilia e la Toscana. All’intersezione delle province di Reggio Emilia, Parma e Massa-Carrara si trova il Passo del Lagastrello, una conca che ospita il Lago Paduli, a 1180 metri di quota: un invaso artificiale che in primavera e in estate, quando è al suo livello massimo, regala scenari di notevole suggestione.

Attorno al lago si conservano ancora residui di pascoli antichi, lungo l’antico confine tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana, che passava proprio da qui. Dal piazzale della diga che crea l’invaso, si imbocca il sentiero CAI 659, che si inerpica nel bosco e sale con decisione il fianco del Monte Acuto.

La salita è impegnativa, ma non lunghissima. Dopo meno di quattro chilometri si giunge in prossimità del Rifugio Città di Sarzana, a 1580 metri sul livello del mare. La bella struttura in legno sorge nei pressi del Lago di Monte Acuto, incassato tra le fronde del bosco: un luogo di riposo, pace e ristoro nel cuore dell’Appennino.

Per completare un anello, l’escursione può proseguire seguendo il sentiero 657 fino alla Sella di Monte Acuto, oltre la soglia dei 1700 metri di altitudine. Da qui si percorre il sentiero di crinale tosco-emiliano (il CAI 00) fino all’incrocio con il sentiero 109, che plana di nuovo verso lo specchio d’acqua del Lago Paduli al Passo del Lagastrello.

È una bella escursione, impegnativa ma alla portata di chi ha un minimo di abitudine al trekking. Nel complesso è lunga circa otto chilometri, con un dislivello in salita di 500 metri complessivi. Si prevede un tempo di percorrenza, pause escluse, intorno alle quattro ore.

Il Sentiero delle Prigioni

È solo un Parco Regionale, quello del Monte Cucco in Umbria, ma non ha niente da invidiare alle aree protette di maggior scala lungo la dorsale appenninica. Il nome evoca qualcosa di austero, di chiuso, di un po’ minaccioso. E in effetti la Valle delle Prigioni, scenario di questo itinerario, non è un posto accomodante: è scavata da un torrente tra pareti calcaree a strapiombo, all’ombra del Monte Cucco. Una bellezza naturale ruvida e selvaggia, come se ne trovano poche.

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Il massiccio del Monte Cucco

Il percorso ad anello parte dal piccolo borgo di Coldipeccio, vicino a Pascelupo, in provincia di Perugia. Qui si lascia l’auto alla fine della strada prima di imboccare il sentiero CAI 232. Il tracciato si dipana a mezza costa sopra la valle scavata dal Rio delle Prigioni. Il nome deriva dal fatto che, nel corso dei secoli, numerosi eremiti hanno abitato la gola, una prigione del corpo dove cercare l’innalzamento dell’animo.

Dopo una parte iniziale di ascesa, si raggiungono le praterie del cosiddetto Giardino, una zona disboscata coltivata dai valligiani fino a qualche decennio fa e oggi teatro di splendide fioriture in primavera.

Deviando verso il sentiero CAI 279 e poi sul 231, ci si immerge nella vera e propria Valle delle Prigioni, costeggiando il torrente in destra orografica e attraversando la parte più acquatica e più scenografica dell’itinerario. Il punto saliente è il passaggio sotto la Scarpa del Diavolo, un masso di calcare gigantesco che incombe su chi passa. Poco dopo l’enorme pietra, si deve oltrepassare un tunnel di circa 30 metri costruito per l’acquedotto, un tratto angusto e buio che si può aggirare con una piccola deviazione.

L’anello si chiude prendendo il sentiero 296, risalendo attraverso il borgo di Pascelupo e tornando a Coldipeccio per la strada asfaltata. Il percorso totale misura 9 chilometri e mezzo, per un dislivello di circa 400 metri e un tempo di percorrenza intorno alle sei ore.

Il Sentiero dello Spirito

Il Sentiero dello Spirito è uno dei grandi trekking del Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo. Si tratta di un cammino in quattro tappe che tocca tutti i luoghi di culto eremitici della zona, ripercorrendo i passi di Pietro del Morrone, futuro Papa Celestino V, colui che fece per viltade il gran rifiuto, come scrive Dante Alighieri.

Il cammino prende le mosse dalla Badia di Sulmona e arriva a Serramonacesca, la prima in provincia de L’Aquila, la seconda di Pescara. Il cammino, in totale, è lungo 70 chilometri, ed è affascinante percorrerlo tutto, ma anche scegliere una delle quattro tappe da affrontare singolarmente. Tutte si addentrano in una natura particolare, tra acqua, roccia e boschi. La più indicata è probabilmente l’ultima, da Roccamorice all’Abbazia di San Liberatore a Majella, a Serramonacesca, come detto.

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L’Abbazia di San Liberatore a Majella

Il sentiero parte dalla località Macchie di Coco, affronta una prima salita e una pari discesa per scendere nel Vallone di Sant’Angelo e giungere a un primo luogo di culto, la Grotta Sant’Angelo, con la vicina Fonte del Garzillo, sorgente il cui sgorgare è attribuito a un intervento del santo.

Dal vallone si risale fino a toccare la strada provinciale che congiunge Lettomanoppello a Passo Lanciano, si incontra l’area attrezzata in corrispondenza della Fonte Pirella, quindi si prosegue in salita fino a un crocevia con le indicazioni per l’Eremo di Sant’Onofrio. Qui si concludono le ascese di giornata: fino alla conclusione non ci sarà che una lunga discesa per raggiungere l’Abbazia di San Liberatore a Majella.

Faggete, boschi, rivoli, fonti e strette vallate sono gli ingredienti di questo trekking, ideale per il periodo estivo e per entrare in contatto con la particolare natura appenninica abruzzese. La lunghezza della tappa in oggetto è di 14 chilometri.

Cascata dell’Acquacheta, un itinerario alternativo

La Cascata dell’Acquacheta è una assai nota destinazione di una facile escursione nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, sul confine tosco-romagnolo. Cantata da Dante nel XVI canto dell’Inferno, il poeta ne descrive il rombo poderoso per rendere l’idea del fragore del Flegetonte, il fiume di fuoco che separa il settimo dall’ottavo cerchio.

Il percorso classico, con partenza da San Benedetto in Alpe, è molto frequentato nel periodo estivo. Chi cerca un approccio più solitario e panoramico può scegliere però di partire dal Passo della Peschiera, un valico sulla strada tra San Benedetto in Alpe (FC) e Marradi (FI).

Dal valico si imbocca una strada sterrata seguendo il segnavia CAI 555, si imbocca poco dopo il sentiero CAI 429 e si raggiunge il Poggio dell’Inferno, poco oltre i mille metri di altitudine. Si percorre un lungo crinale con panorami naturali che si affacciano su entrambe le vallate. La discesa verso Pian Baruzzoli è abbastanza ripida e porta fino al punto panoramico sulla Cascata dell’Acquacheta: da qui il salto è visibile in tutta la sua altezza, oltre 70 metri, incassato tra i boschi, accompagnato dal rumore incessante dell’acqua che si frantuma sulle rocce sottostanti.

Superata la cascata, la Piana dei Romiti offre una delle aree di sosta più belle del percorso, con il torrente Acquacheta che la attraversa dolcemente. La risalita verso il Monte Lavane completa la seconda parte dell’anello, attraversando le cosiddette Balze di Cornacchiaia e riportando al sentiero 555 per ricongiungersi al punto di partenza.

Si tratta di un percorso senza sostanziali difficoltà, ma lungo e impegnativo: oltre 1000 metri di dislivello in salita e circa 7 ore di percorrenza.

Pizzo di Sevo

Rispetto al più quotato e gettonato Gran Sasso, i Monti della Laga vengono trascurati dalla maggior parte degli escursionisti, ma offrono altrettanto spettacolo all’interno del Parco Nazionale che comprende entrambi i massicci, tra Marche, Lazio e Abruzzo.

Il Pizzo di Sevo a 2419 metri di quota è una cima dalla sagoma triangolare, ben riconoscibile da Amatrice: una forma elegante del gruppo della Laga, con un panorama dalla vetta che abbraccia il Gran Sasso, i Sibillini, il Terminillo, il Lago di Campotosto e, nelle giornate più limpide, la costa adriatica.

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La sagoma del Pizzo di Sevo

La base di partenza è il pianoro di Macchie Piane, 900 metri più in basso. Si tratta di un vero e proprio balcone naturale sulla conca di Amatrice, con in estate un ovile attivo e le vacche al pascolo che guardano i passanti con placida indifferenza.

L’ascesa è verticale: in circa 5 chilometri si compie tutto il dislivello tra il pianoro e la vetta, in un ambiente prativo senza alcun albero che permette di godere di una vista sensazionale su tutto il circondario. Il ritorno è per lo stesso tragitto dell’andata.

Torna il viaggio in treno più spettacolare, la White Pass & Yukon Route

4 juillet 2026 à 10:00

Con la riapertura della stagione estiva torna a viaggiare uno dei treni panoramici più celebri del Nord America, la White Pass & Yukon Route: considerata tra le tratte ferroviarie più spettacolari al mondo, la storica linea accompagna i passeggeri da Skagway, in Alaska, fino alla Columbia Britannica e al territorio canadese dello Yukon, attraversando alcuni degli scenari naturali più suggestivi del continente.

A bordo di carrozze d’epoca restaurate, i viaggiatori possono ammirare montagne, ghiacciai, gole profonde, cascate, tunnel scavati nella roccia, imponenti viadotti a traliccio e numerosi luoghi legati alla storia della corsa all’oro del Klondike.

Una ferrovia nata durante la corsa all’oro del Klondike

La White Pass & Yukon Route venne costruita nel 1898, negli anni della celebre corsa all’oro del Klondike, per collegare Skagway alle aree minerarie dell’entroterra. La realizzazione dell’opera fu una vera impresa ingegneristica: per costruire i 177 chilometri di linea a scartamento ridotto furono impiegati circa 35.000 lavoratori.

Oggi questo straordinario progetto è riconosciuto come Monumento Storico Internazionale dell’Ingegneria Civile, un prestigioso riconoscimento condiviso con opere simbolo dell’ingegneria mondiale come il Canale di Panama, la Torre Eiffel e la Statua della Libertà.

Il tragitto parte dal porto di Skagway e si inoltra tra le montagne percorrendo il White Pass, per poi raggiungere Fraser e Bennett, nella Columbia Britannica, fino ad arrivare a Carcross, nello Yukon canadese.

La destinazione finale conserva un forte legame con la cultura delle popolazioni indigene: Carcross sorge, infatti, all’interno del territorio tradizionale della First Nation Carcross/Tagish. In passato era conosciuta come “Caribou Crossing“, nome che richiamava le grandi mandrie di caribù dei boschi che attraversavano l’area durante le migrazioni. Oggi, la comunità è apprezzata per la vivace cultura indigena, la scena artistica e gli incredibili paesaggi naturali in cui dimora.

La panoramica White Pass & Yukon Route nello Yukon
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La panoramica White Pass & Yukon Route

Yukon, una delle grandi mete naturalistiche del Canada

Il viaggio ferroviario rappresenta anche un’occasione per scoprire lo Yukon, nell’estremo nord-ovest del Canada, al confine con l’Alaska, dove svetta il Monte Logan, la vetta più alta del Paese, oltre alle più estese distese di ghiaccio non polari del mondo, protette all’interno del Parco nazionale e riserva di Kluane.

Gran parte del fascino dello Yukon deriva dalla sua natura ancora incontaminata, basti pensare che quasi l’80% del territorio è selvaggio e poco antropizzato. Nonostante una superficie paragonabile a quella della Spagna, conta appena 46.000 abitanti ed è popolato da una ricchissima fauna, che comprende circa 220.000 caribù, 70.000 alci e migliaia di orsi e pecore delle nevi.

Accanto ai grandi paesaggi, vanta anche alcune curiosità, come l’unica strada a senso unico dello Yukon, l’hotel più antico della regione, il deserto più piccolo del mondo e quello che viene descritto come il ponte più robusto della zona.

Le esperienze di viaggio e i prezzi

La White Pass & Yukon Route propone diverse esperienze, pensate sia per chi desidera una breve escursione panoramica sia per chi vuole spingersi fino allo Yukon.

L’itinerario più richiesto è la White Pass Summit Excursion, un viaggio di andata e ritorno della durata compresa tra due ore e mezza e tre ore. Durante il percorso il treno sale di quasi 900 metri sul livello del mare attraversando il celebre White Pass prima di rientrare a Skagway.

Per chi preferisce un’esperienza più completa sono disponibili itinerari che raggiungono Carcross. In questo caso, il viaggio di sola andata richiede circa cinque ore e permette di percorrere l’intero tratto internazionale fino al territorio dello Yukon.

Le tariffe in prevendita partono da 155 dollari statunitensi, pari a circa 132 euro, per la White Pass Summit Excursion, mentre il biglietto di sola andata per Carcross ha un costo di 210 dollari, circa 179 euro.

Gli 11 fondali più belli della Grecia dove fare snorkeling e immersioni memorabili

3 juillet 2026 à 16:20

La Grecia è una delle destinazioni più affascinanti del Mediterraneo per chi ama esplorare il mondo sottomarino. Tra acque cristalline, grotte marine, relitti pazzeschi e pareti rocciose ricche di vita, il Paese offre scenari perfetti sia per chi pratica snorkeling sia per subacquei esperti in cerca di immersioni indimenticabili da portare nel cuore per sempre.

Dalle isole Ionie all’Egeo, passando per le Cicladi e il Dodecaneso, ogni angolo nasconde fondali che sembrano piccoli paradisi sommersi, dove la visibilità può superare anche i 30 metri e la biodiversità marina sorprende a ogni nuovo tuffo.

Abbiamo selezionato 11 fondali della Grecia, luoghi iconici e autentici che uniscono natura, emozione e avventura.

La laguna turchese di Elafonissi

Sull’isola di Creta, Elafonissi è famosa per la sua spiaggia rosa, ma i suoi fondali sono un vero paradiso per lo snorkeling. Le acque basse e cristalline permettono di osservare facilmente stelle marine, piccoli pesci, praterie di posidonia e a volte anche tartarughe marine Caretta Caretta. La conformazione della laguna crea piscine naturali perfette anche per chi non è esperto. Le condizioni calme e la trasparenza dell’acqua rendono questo luogo ideale per un’esperienza rilassante, immersi in un ecosistema delicato e sorprendentemente ricco.

Dove fare snorkeling in Grecia
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Spiaggia di Elafonissi, Creta

La magia selvaggia della laguna di Balos

Sempre a Creta, la laguna di Balos è un capolavoro naturale dove mare turchese e fondali sabbiosi si incontrano creando sfumature spettacolari. Qui lo snorkeling è particolarmente suggestivo allontanandosi dalla costa e andando verso la fine della laguna, dove la vita marina è più attiva. In alcune zone si trovano piccole grotte e formazioni rocciose che ospitano pesci colorati e crostacei. Le immersioni più profonde, invece, permettono di esplorare pendii rocciosi che degradano lentamente verso il blu intenso aldilà dei limiti della laguna. L’area facente parte della riserva naturale protetta di Natura 2000, ospita grotte sottomarine dove si rifugiano murene e barracuda.

Navagio e i suoi fondali, Zante

Il relitto della baia di Navagio di Zante è uno dei simboli assoluti della Grecia, ma ciò che si nasconde sotto la superficie è altrettanto suggestivo. I fondali di questa zona alternano sabbia bianca e pareti calcaree che scendono rapidamente in profondità, creando un ambiente perfetto per lo snorkeling lungo la costa e per immersioni più tecniche nelle aree limitrofe. La visibilità è spesso eccellente e consente di osservare piccoli banchi di pesci e giochi di luce spettacolari. L’atmosfera sospesa tra mare e relitto rende questa spiaggia unica nel suo genere.

I fondali dove fare snorkeling in Grecia
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La baia di Navagio a Zante

Le grotte blu di Zante

Sempre nell’isola di Zante, le grotte blu offrono uno degli scenari più iconici del Mediterraneo. Qui le grotte marine riflettono la luce del sole creando tonalità blu elettrico che sembrano irreali. I fondali sono rocciosi, ricchi di anfratti e piccoli ecosistemi dove si nascondono pesci e molluschi. Lo snorkeling è particolarmente consigliato nelle ore centrali della giornata, quando la luce penetra nelle cavità e amplifica i colori. Anche le immersioni, adatte a esperti e sub, permettono di esplorare passaggi stretti e formazioni rocciose scolpite dal mare.

I fondali vulcanici di Santorini

L’isola di Santorini non è solo panorami mozzafiato sulla caldera, ma anche un mondo sommerso di origine vulcanica. I fondali qui sono caratterizzati da rocce nere, pareti verticali e acque profonde che creano scenari drammatici e affascinanti.

Le immersioni a Santorini permettono di osservare paesaggi sottomarini vulcanici, acque cristalline e una ricca biodiversità marina. La Red Beach e la White Beach sono due ottime destinazioni per lo snorkeling sull’isola mentre la Laguna della Caldera regala un’esperienza unica tra isolotti vulcanici e pareti rocciose.

I posti più belli dove fare immersioni in Grecia
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Red Beach, Santorini

Le grotte marine di Milos

L’isola di Milos è una delle destinazioni più spettacolari per chi ama la geologia marina. Le grotte di Kleftiko e Sykia regalano un labirinto naturale da esplorare in acqua. I fondali alternano sabbia bianca e pareti di origine vulcanica, con colori che variano dal bianco al rosso intenso. Lo snorkeling qui è un’esperienza visiva continua, mentre le immersioni permettono di attraversare archi naturali e passaggi sommersi davvero scenografici e indimenticabili.

Il paradiso sommerso di Naxos

L’isola di Naxos, nelle Cicladi, offre fondali sorprendentemente vari, ideali sia per principianti sia per subacquei esperti. Le acque limpide permettono di osservare fondali sabbiosi che si alternano a scogliere sommerse e a una ricca storia marina. La barriera corallina di Graviera è una delle immersioni più importanti della Grecia.

In alcune zone si trovano relitti e resti antichi (come il relitto dell’Express Samina) che rendono le immersioni ancora più affascinanti. Lo snorkeling lungo le coste meno ventose è perfetto per scoprire un ecosistema tranquillo, popolato da pesci colorati e piccoli organismi marini.

Le acque cristalline di Lefkada

Nel Mar Ionio, Lefkada è famosa per le sue scogliere bianche e le acque turchesi. I fondali, con visibilità fino a 30-40 metri offrono scenari spettacolari con pareti che scendono rapidamente nel blu profondo. I siti più famosi sono la grotta di Meganisi, la scogliera di Atokos e la baia di Sivota. Questi regalano giochi di luce pazzeschi, piccole insenature e grotte marine. È un ambiente dinamico e selvaggio, perfetto per chi cerca emozioni autentiche.

Grotte dove fare immersioni in Grecia
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Grotta Meganisi, Lefkada

La riserva marina di Alonissos

L’isola di Alonissos ospita uno dei parchi marini più importanti del Mediterraneo (Parco Nazionale Marino di Alonissos e delle Sporadi Settenrionali). Qui i fondali sono protetti e incredibilmente ricchi di vita, tra cui la rara foca monaca del Mediterraneo. Le immersioni nel parco permettono di esplorare grotte sommerse, pareti rocciose e relitti storici in un ambiente incontaminato. Il luogo più iconico da esplorare è quello a circa 30 metri di profondità dove si trova il relitto di Peristera una nave del V secolo a.C.

I fondali nascosti di Cefalonia

Tra le isole Ionie, Cefalonia è una destinazione spesso sottovalutata ma straordinaria per chi ama esplorare il mare. I suoi fondali con visibilità fino a 40 metri, alternano grotte sommerse (come quella di Melissani per subacquei esperti), archi naturali e il relitto del Perseus.

In particolare nelle zone di Myrtos e Antisamos lo snorkeling regala incontri con pesci di piccola e media taglia e praterie di posidonia.

Le acque trasparenti di Corfù

Anche Corfù offre fondali sorprendenti, soprattutto lungo la sua costa occidentale. Le acque cristalline permettono un’ottima visibilità già a pochi metri di profondità, rendendo lo snorkeling un’attività accessibile a tutti. Giali Beach, ad esempio, è una baia ottima per questa attività. Tra baie riparate e scogliere calcaree si alternano piccoli ecosistemi ricchi di vita marina.

Le immersioni più interessanti si concentrano attorno a Ermones con il suo Anchor Point (ideale per esperti), Agni e Paleokastritsa dove è possibile osservare banchi di pesci e giochi di luce che rendono l’esperienza particolarmente suggestiva e rilassante.

La spiaggia principale di Paleokastritsa
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La spiaggia principale di Paleokastritsa, vista dalla strada verso il monastero

I canyon e le gole più incantevoli d’Italia da visitare in estate: la guida completa

2 juillet 2026 à 19:00

Dicono che i fiumi italiani, geologicamente parlando, siano tra i più giovani d’Europa. Il Tevere, per dirne uno dei più conosciuti ed importanti, ha un’età stimata in appena un paio di milioni di anni. In ognuno di questi 730 milioni di giorni le sue acque hanno attraversato l’Italia scolpendone il volto ora dopo ora, minuto dopo minuto, fino a darle l’aspetto che ci piace imparare a conoscere oggi, esplorandone ogni nicchia.

Tra le Alpi e gli Appennini, lungo i corsi di fiumi e torrenti che si sono fatti strada nella roccia calcarea, l’Italia custodisce un patrimonio di canyon, forre, gole e altre particolarità del territorio figlie dello scorrere senza tempo dell’acqua. Questi angoli di natura così spettacolari e ruvidi, chiusi da pareti che si stringono fino a sfiorarsi, lasciando passare solo un filo di cielo sopra le teste, e che nascondono corsi d’acqua trasparente incastonati nella roccia, sono una meta fantastica per le avventure di un’estate.

Gole del Raganello, Calabria

Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata, sorge un piccolo borgo affascinante. È Civita, insediamento di origine albanese (arbëreshë), i cui lembi del territorio sono toccati dal torrente Raganello.  Il corso d’acqua, nel corso del tempo, ha inciso un solco lungo diversi chilometri tra le ruvide pareti calcaree, creando uno scenario di rara potenza.

Le Gole del Raganello, divise in due tratti, possono essere esplorate con una escursione di canyoning guidata, lunga e impegnativa ma anche spettacolare e adrenalinica. Attraversa l’intero canyon partendo dal cosiddetto Ponte del Diavolo nei pressi di Civita, fino a raggiungere il Ponte di Barile, più a monte.

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Esplorando le Gole del Raganello

Le Gole sono comunque un ambiente splendido e scenografico anche per chi si limita a un rinfrescante bagno tra i bassi meandri del torrente nei pressi del borgo, ma anche per chi esplora i sentieri escursionistici sulla sommità delle pareti del canyon, per ammirare la bellezza selvaggia delle Gole, tra pozze smeraldine e pareti a strapiombo che hanno reso questo luogo uno dei simboli del Parco del Pollino.

Stretti di Giaredo, Toscana

Nell’entroterra della Lunigiana, lingua stretta tra Toscana, Emilia e Liguria, il torrente Gordana ha scavato nel corso dei millenni una delle forre più scenografiche dell’Appennino settentrionale: gli Stretti di Giaredo.

Si tratta di un canyon naturale dalle pareti altissime e ravvicinate, dove la luce filtra appena e l’acqua scorre limpida tra massi levigati e piccole cascate. Gli Stretti si visitano in proprio o tramite visite guidate in piccoli gruppi: per addentrarsi nel canyon occorrono scarpe, un caschetto per evitare rischi di sassi in caduta e, volendo, una muta come quelle che si utilizzano per il surf e altri sport acquatici, visto che l’acqua del torrente è fredda e all’interno del canyon non arriva la luce diretta del sole.

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Lorenzo Calamai
L’ingresso degli Stretti di Giaredo

Lo spettacolo all’interno della gola è splendido: si procede nell’alveo del torrente, tra zone dove l’acqua arriva alla caviglia e altre dove è necessario nuotare per brevi tratti. La roccia delle pareti è ora nera come il petrolio, ora rossa come se provenisse dal cuore stesso della terra. In alto, il blu del cielo e il verde di qualche albero in cima alle ciclopiche pareti rocciose domina la scena.

L’ingresso degli Stretti è poco lontano da Pontremoli, bella cittadina della Lunigiana, lungo la strada che porta verso la valle di Zeri.

Gola di Frasassi, Marche

Nelle Marche, tra le colline dell’entroterra anconetano, il fiume Sentino ha scavato la Gola di Frasassi, una spettacolare incisione nella roccia che da secoli rappresenta una delle attrazioni naturalistiche più note della regione. La gola, stretta e profonda, è celebre soprattutto per ospitare il complesso delle Grotte di Frasassi, uno dei sistemi carsici più grandi d’Europa, ricco di stalattiti, stalagmiti e ambienti sotterranei spettacolari, che attirano tanti turisti ogni anno.

Anche la superficie, tuttavia, merita attenzione: il lavoro millenario del Sentino ha portato a un ambiente naturale unico, con pareti altissime, scenografiche, con tanta vegetazione, una ricca fauna (in particolare avicola) e tante piccole spiaggette lungo il corso del torrente, dove fermarsi a fare il bagno. C’è spazio anche per l’esplorazione culturale: l’eremo di Santa Maria Infra Saxa, incastonato nella roccia, e il piccolo Tempio del Valadier, costruito proprio all’imboccatura di una grotta per volontà di Papa Pio VII sono due attrazioni facilmente raggiungibili attraverso sentieri affascinanti.

Gole dell’Alcantara, Sicilia

Le Gole dell’Alcantara sono apparse al cinema, sono un’attrazione molto fotografata e decisamente molto visitata. La ragione è presto detta: sono un luogo davvero straordinario.

Si trovano in Sicilia, alle pendici dell’Etna, dove il fiume Alcantara ha creato un canyon profondo e vertiginoso. Le pareti, alte fino a cinquanta metri, sono costituite da basalto colonnare, una formazione geologica che nasce dal rapido raffreddamento della lava a contatto con l’acqua. Ciò ha dato origine a delle figure geometriche sulle pareti, strutture prismatiche che ricordano le canne di un organo, dall’aspetto quasi scultoreo. Un vero e proprio spettacolo di pietra.

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Risalendo le Gole dell’Alcantara: le rocce basaltiche assumono forme imprevedibili

Il sito principale è attrezzato per l’accesso turistico, con un ascensore che conduce al livello del fiume e percorsi pedonali che permettono di ammirare le formazioni rocciose senza necessariamente entrare in acqua. I più avventurosi, però, possono addentrarsi direttamente nel canyon, risalendo il corso del fiume sfidando la non banale corrente e, soprattutto, l’acqua gelida che scende dalle pendici del vulcano, anche in piena estate. Le Gole dell’Alcantara fanno parte di un Parco Fluviale che si estende per diversi chilometri lungo il corso del fiume, offrendo numerosi punti di accesso e percorsi di diversa difficoltà.

Orrido di Bellano, Lombardia

L’Orrido di Bellano è una destinazione ideale per coloro che cercano una escursione breve, senza difficoltà, eppure immersa in una natura dal volto diverso: un’occasione ideale per far conoscere le meraviglie geologiche di un canyon anche ai più giovani.

L’Orrido sorge sulle sponde del Lago di Como. Qui il torrente Pioverna, dopo un percorso impetuoso tra le montagne della Valsassina, si getta nel lago attraversando una forra stretta e profonda, scavata nella roccia nel corso di millenni.

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All’interno dell’Orrido di Bellano scorre un torrente cristallino

Per permettere la visita di questo angolo di ardita architettura naturale è stato approntato un bel percorso attrezzato, in parte costituito da passerelle sospese sull’acqua e ponti panoramici. Permette di osservare da vicino la potenza del torrente, le cascate e le marmitte dei giganti scavate nella roccia, in un contesto di grande fascino. Da non perdere la visita alla Ca’ del Diavol, una misteriosa torretta a strapiombo sul torrente Pioverna, situata all’imbocco dell’Orrido: un edificio ottocentesco caratterizzato da diavoli dipinti sulla facciata dell’ultimo piano, oggi trasformata in un percorso museale dedicato al luogo in cui si trova.

Gole del Sagittario, Abruzzo

Il fiume Sagittario, che nasce dal Lago di Scanno, tra i Monti Marsicani, e scorre fino a gettarsi nel fiume Aterno, ha inciso una delle gole più spettacolari dell’Appennino centrale, a cui peraltro dona anche il nome.

Le Gole del Sagittario, infatti, si estendono per circa sei chilometri nel territorio comunale di Anversa degli Abruzzi, Cocullo e Villalago, in un susseguirsi scenografico di pareti a strapiombo, boschi rigogliosi e scorci che si aprono improvvisamente sul fiume.

Oltre a una spettacolare strada che costeggia le Gole, regalando bellissimi scorci panoramici quando la si percorre, l’area è attraversata anche da numerosi sentieri che consentono di addentrarsi nel canyon fino ad arrivare in riva al Sagittario, al riparo di un bosco fitto, fra Anversa degli Abruzzi e la frazione di Castrovalva, peraltro antico borgo medievale che merita una visita. Un luogo ideale da visitare nei giorni più caldi dell’estate, al riparo dalla calura e dal sole, al fianco di un corso d’acqua fresco e pieno di vita.

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Castrovalva domina le Gole del Sagittario

Brent de l’Art, Veneto

A Belluno, nei pressi della località montana di Sant’Antonio Tortal, non lontano dal Passo San Boldo, il torrente Ardo sembra un innocente corso d’acqua montano dal breve corso. Invece, attraverso i millenni, ha saputo scavare la roccia dolomitica per creare una serie di forre strette e profonde, note come Brent de l’Art.

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Lo spettacolo geologico dei Brent de l’Art

L’itinerario che porta ad ammirare da vicino i Brent è caratterizzato da un comodo sentiero che, malgrado un po’ di pendenza, per scendere e risalire nel vallone, è alla portata di tutti. Una serie di percorsi si snodano lungo i diversi rami del canyon, costeggiando il corso d’acqua e permettendo di osservare da vicino le pareti levigate dall’erosione, le piccole cascate e le pozze color smeraldo che si formano lungo il tragitto.

Nei mesi estivi, la frescura garantita dall’ombra delle pareti e dalla vicinanza dell’acqua rende la visita particolarmente piacevole anche nelle giornate più calde, e non manca la possibilità di calarsi fin sul letto del torrente, in alcuni tratti, per poter mettere i piedi a bagno.

Tour del Marocco tra deserto, mare e montagne: il viaggio che attraversa secoli di storia e paesaggi unici

1 juillet 2026 à 13:30

Sono molte le persone che tendono a pensare che il Marocco sia “soltanto” deserto e città imperiali. Ma questo Paese del Nord Africa ha, in realtà, l’innata capacità di sorprendere chiunque: possiede un carattere fuori dal comune. Colori intensi rivestono mura secolari, spezie profumate riempiono l’aria dei mercati, mosaici geometrici trasformano palazzi e fontane in autentiche opere d’arte. Pochi chilometri separano vette innevate da distese sabbiose (sì, incredibile ma vero), mentre antiche città imperiali custodiscono monumenti che raccontano oltre 1.200 anni di storia.

Ciò vuol dire che dedicarsi a un viaggio attraverso questo angolo di mondo equivale a poter godere di continui cambi di scenario (e sì, alcune volte pure di temperatura). Da queste parti, la vivacità delle medine lascia spazio al silenzio delle montagne, poi arrivano canyon emozionanti, villaggi fortificati costruiti in terra cruda e infine il Sahara, in grado di modificare la luce durante l’arco della giornata. Il tutto, il più delle volte, con il suono del muezzin che, dalle cime dei minareti slanciati, si diffonde per richiamare i fedeli alla preghiera: una colonna sonora costante che segna il passaggio del tempo dall’alba fino al sopraggiungere della notte africana.

Marrakech e la magia della Città Rossa

In diversi casi è la tappa iniziale e anche la prima in cui si lascia il cuore. Marrakech rappresenta una delle 4 città imperiali del Marocco e porta con orgoglio il soprannome di Città Rossa. Mura, bastioni e numerosi edifici mostrano infatti una caratteristica tonalità dovuta all’argilla utilizzata fin dall’XI secolo, periodo durante il quale gli Almoravidi fondarono la città.

Jemaa el-Fna costituisce il centro della vita cittadina. Fin dal Medioevo questa enorme piazza ha accolto carovane provenienti dal Sahara, commercianti arrivati dalle montagne dell’Atlante e artigiani specializzati nella lavorazione del rame, del cuoio, del legno e dei tessuti. Durante il tramonto l’atmosfera cambia lentamente: lanterne illuminate, profumo di carne alla brace, musica tradizionale e bancarelle trasformano lo spazio in uno spettacolo continuo.

Mete dove andare a marzo da soli
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Piazza Jamaa el Fna, Marrakech

La medina, inserita nel Patrimonio Mondiale UNESCO, conserva una struttura urbanistica rimasta sorprendentemente fedele all’impianto originario, con vicoli stretti che proteggono dal caldo estivo e conducono verso antichi caravanserragli. Da non perdere assolutamente è la Moschea della Koutoubia, con il suo minareto alto circa 77 metri che domina l’intero panorama urbano.

Le Montagne dell’Atlante tra vette, villaggi amazigh e panorami spettacolari

Lasciata Marrakech, l’orizzonte viene occupato dalla grande catena dell’Atlante, sistema montuoso che attraversa il Marocco per oltre 700 chilometri. Sì, avete letto bene: il Marocco è “pieno” di vette impervie. Tre sezioni principali caratterizzano questo territorio: Alto Atlante, Medio Atlante e Anti Atlante, che mostrano ambienti molto differenti, sia dal punto di vista climatico sia sotto l’aspetto geologico.

L’Alto Atlante ospita il Jbel Toubkal, montagna di 4.167 metri che rappresenta la cima più elevata dell’intero Nord Africa. Durante l’inverno abbondanti nevicate ricoprono le quote superiori, mentre primavera ed estate regalano vallate punteggiate da mandorli, noci, ciliegi e piccoli campi coltivati.

Il passo del Tizi n’Tichka raggiunge quota 2.260 metri e costituisce uno dei collegamenti stradali più spettacolari del Paese. Tornanti, pareti rocciose e vallate profonde accompagnano il viaggio tra panorami sempre diversi. Villaggi amazigh costruiti in pietra e terra seguono il profilo dei pendii, sfruttando terrazze agricole create nel corso dei secoli per coltivare cereali, ortaggi e alberi da frutto.

Ait Ben Haddou e Ouarzazate

Oltre il Tizi n’Tichka appare uno dei luoghi più iconici del Paese. Ait Ben Haddou domina la Valle dell’Ounila attraverso un insieme di edifici fortificati costruiti quasi interamente in terra cruda. Il termine ksar identifica proprio questo tipo di insediamento, formato da abitazioni addossate l’una all’altra e protette da una cinta muraria.

Torri angolari decorate con motivi geometrici, vicoli stretti e antichi granai narrano una lunga storia legata ai commerci transahariani. Pochi chilometri separano Ait Ben Haddou da Ouarzazate, città conosciuta con il soprannome di Porta del Deserto. La posizione strategica lungo le antiche rotte commerciali ha favorito per secoli il passaggio di mercanti, pellegrini e carovane dirette verso il Sahara.

La Kasbah di Taourirt costituisce il principale monumento cittadino. Appartenuta alla potente famiglia Glaoui, mostra una successione di cortili, saloni decorati e torri merlate che testimoniano il prestigio raggiunto dai governatori locali tra XIX e XX secolo.

Ouarzazate
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La splendida Ouarzazate, in Marocco

Le Gole del Todra tra pareti di roccia e palmeti rigogliosi

Il percorso verso est conduce alle Gole del Todra, uno dei canyon più spettacolari del Paese. Migliaia di anni di erosione provocata dal fiume hanno scolpito pareti calcaree alte fino a circa 300 metri. In alcuni punti la distanza tra le due pareti si riduce fino a poche decine di metri, mentre alla base prosperano palmeti e piccoli appezzamenti agricoli alimentati dal corso d’acqua.

Datteri, mandorli, ulivi e ortaggi crescono grazie a un sistema di canali utilizzato fin dall’antichità. Piccoli villaggi in terra cruda completano il paesaggio, regalando un forte contrasto tra la vegetazione e la roccia modellata dal tempo.

Merzouga e il Sahara

Riprendere il proprio tour dalle Gole del Todra vuol dire rendersi conto che il paesaggio cambia di nuovo: perde gradualmente la vegetazione più fitta e si apre verso distese sempre più aride. Merzouga rappresenta uno dei principali punti di accesso all’Erg Chebbi, uno dei 2 grandi erg del Marocco, ovvero una vasta area formata da dune modellate dal vento nel corso di migliaia di anni.

Alcune dune raggiungono circa 150 metri di altezza e assumono tonalità differenti durante l’arco della giornata. Alba e tramonto regalano sfumature che passano dal rosa tenue all’arancione intenso, fino a un caldo colore ambrato. Attorno sorgono piccoli villaggi abitati in prevalenza da comunità amazigh, custodi di tradizioni tramandate nel tempo attraverso musica, artigianato e gastronomia.

Deserto del Sahara
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Deserto del Sahara. Dune di Merzouga, Marocco

La Foresta dei Cedri di Azrou, tra alberi secolari e macachi di Barberia

Incredibile ma vero, l’itinerario cambia nuovamente volto entrando nel Medio Atlante. Da queste parti colline verdi, sorgenti e boschi sostituiscono gradualmente gli scenari desertici, regalando uno dei contrasti più sorprendenti dell’intero viaggio. La Foresta dei Cedri di Azrou custodisce alcuni tra i più antichi cedri dell’Atlante presenti nel Paese. Molti esemplari superano diversi secoli di vita e raggiungono dimensioni imponenti.

Tra gli alberi vive il macaco di Barberia, unico primate selvatico dell’Africa settentrionale. Questa specie popola il Medio Atlante da migliaia di anni e rappresenta uno degli animali simbolo della regione. La foresta ospita anche cinghiali, volpi, rapaci e numerose specie di uccelli.

Fes tra antiche università, concerie e vicoli medievali

Poi c’è Fes, città che racchiude una delle pagine più importanti della storia marocchina e la cui medina (Fès el-Bali) appartiene al Patrimonio Mondiale UNESCO: è uno dei complessi urbani medievali meglio conservati al mondo. Migliaia di vicoli si intrecciano tra moschee, fondachi, laboratori artigiani e abitazioni storiche.

Uno dei luoghi più prestigiosi della città è l’Università al-Qarawiyyin, fondata nell’859 da Fatima al-Fihri, che nel corso dei secoli accolse filosofi, matematici, astronomi e giuristi provenienti da vaste aree del mondo islamico. Grande fascino appartiene anche alle Concerie Chouara, dove decine di vasche circolari riempite con pigmenti naturali ospitano ancora oggi le diverse fasi della lavorazione delle pelli secondo tecniche antichissime.

Chefchaouen, la Perla Blu ai piedi del Rif

Tra le mete più affascinanti del nord del Marocco c’è Chefchaouen, conosciuta in tutto il mondo con il soprannome di Perla Blu oppure Città Blu. Fondata nel 1471 ai piedi delle montagne del Rif, conserva una delle medine più caratteristiche dell’intero Paese. Qui abitazioni, vicoli, scale e portoni presentano infinite sfumature di azzurro.

Piazza Outa el Hammam è il principale punto di ritrovo cittadino, poiché puntellata di caffè, ristoranti e la kasbah, fortezza costruita nel XV secolo con mura color ocra che contrastano elegantemente con le tonalità azzurre della medina.

Chefchaouen
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Il blu di Chefchaouen

Meknes e Volubilis

Meknes appartiene al gruppo delle 4 città imperiali del Marocco. Il suo periodo di massimo splendore coincise con il regno del sultano Moulay Ismail, che tra XVII e XVIII secolo trasformò la città in una capitale monumentale.

Bab Mansour rappresenta uno dei portali più spettacolari del Paese per via del marmo, della pietra scolpita e dello zellige che decorano una struttura monumentale considerata uno dei massimi esempi dell’architettura marocchina. Pochi chilometri separano Meknes da Volubilis, il più importante sito archeologico romano del Marocco.

Rabat e Casablanca

Rabat rappresenta la capitale del Marocco fin dal 1912. Affacciata sull’Oceano Atlantico, unisce monumenti storici, ampi viali alberati e quartieri moderni. La Torre Hassan costituisce ciò che rimane di un immenso minareto iniziato nel XII secolo per volontà del califfo almohade Yaqub al-Mansur. Accanto sorgono il Mausoleo di Mohammed V e la Moschea incompiuta, uno degli spazi monumentali più significativi del Paese. La Kasbah degli Oudaya domina invece la foce del fiume Bou Regreg.

Infine Casablanca, città che mostra il volto più moderno del Marocco: quartieri direzionali, edifici in stile Art Déco, grandi boulevard e lungomare raccontano una località proiettata verso il futuro.

Casablanca, Marocco
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La bellissima città di Casablanca

Come spostarsi

Un’auto a noleggio offre la soluzione più pratica per un itinerario così ricco di tappe. La rete stradale principale presenta condizioni generalmente buone e collega agevolmente città imperiali, montagne e regioni desertiche. Alcuni tratti dell’Alto Atlante richiedono maggiore prudenza a causa dei numerosi tornanti e delle differenze di quota.

Quando andare

La Primavera, tra marzo e maggio, è il periodo migliore: le temperature sono piacevoli sia nelle città sia lungo gli itinerari montani e desertici. Anche l’autunno, tra settembre e novembre, garantisce condizioni climatiche altrettanto favorevoli, ottime per lunghi spostamenti.

Vale la pena farci un viaggio?

Un tour del Marocco racchiude una straordinaria varietà di ambienti, culture e testimonianze storiche. Nel giro di pochi giorni si passa dalle medine medievali alle montagne più alte del Nord Africa, dalle kasbah costruite in terra cruda alle dune del Sahara, fino ai boschi del Medio Atlante e ai quartieri eleganti affacciati sull’Atlantico.

Quindi sì, vale assolutamente la pena perché sono pochi i Paesi che riescono a unire con tale naturalezza città imperiali, siti archeologici romani, villaggi amazigh, canyon spettacolari, foreste secolari e paesaggi desertici: è come fare più viaggi in uno.

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