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In Europa un nuovo percorso trekking con viste panoramiche mozzafiato

8 mars 2026 à 10:00

Nel panorama del turismo naturalistico europeo, il 2026 segna l’arrivo di un nuovo itinerario destinato a catturare l’attenzione degli appassionati di trekking e viaggi all’aria aperta. Sull’isola di Maiorca, la più grande dell’arcipelago delle Baleari, nasce il Gran Recorrido del Llevant (GR-226), un sentiero escursionistico di lunga percorrenza che attraversa la parte orientale dell’isola, tra paesaggi mediterranei spettacolari, villaggi tradizionali e ambienti naturali ancora poco conosciuti dal grande pubblico.

Maiorca è da tempo una delle destinazioni turistiche più celebri della Spagna, spesso associata alle incantevoli spiagge e alle strutture di lusso. Tuttavia, vanta anche una sorprendente varietà di ecosistemi e panorami che negli ultimi anni attirano sempre più viaggiatori interessati al turismo attivo e sostenibile.

Il GR-226: viaggio tra costa, montagne e villaggi

Il Gran Recorrido del Llevant entra a far parte della rete dei sentieri GR, percorsi escursionistici a lunga distanza che percorrono l’intero territorio spagnolo e collegano paesaggi molto diversi tra loro. Il nuovo tracciato si sviluppa per circa 180 chilometri nella parte orientale di Maiorca e accompagna gli escursionisti in un itinerario che parte da Artà, nel nord-est dell’isola, per arrivare fino a Cala Rajada, località costiera appartenente al comune di Capdepera.

Lungo il cammino si susseguono scenari oltremodo variegati: dalle scogliere che si affacciano sul Mediterraneo alle zone boschive dell’entroterra, passando per piccole spiagge tranquille, colline rocciose e campagne coltivate, così da cogliere appieno la ricchezza paesaggistica del territorio.

Uno degli aspetti più apprezzati del GR-226 è proprio la capacità di portare i viaggiatori in zone meno frequentate rispetto alle aree balneari più popolari: qui il ritmo è quello dei villaggi rurali, delle strade di campagna e delle foreste mediterranee, per un’esperienza a contatto con la natura che contrasta con l’immagine più mondana e turistica associata a Maiorca.

Panorami mediterranei e natura selvaggia

Il percorso è suddiviso in otto tappe, ciascuna pensata per essere percorsa nell’arco di una giornata di cammino. La lunghezza delle singole tratte varia indicativamente tra i 10 e i 30 chilometri, e rende il sentiero adatto soprattutto agli escursionisti con una buona preparazione, anche se alcune sezioni possono essere affrontate singolarmente da chi preferisce itinerari più brevi.

Il tracciato alterna tratti dolci ad altri più impegnativi, con salite che toccano colline rocciose e rilievi caratteristici della parte orientale dell’isola. La fatica della camminata viene ripagata da punti panoramici che regalano viste spettacolari sul Mar Mediterraneo e sull’entroterra maiorchino.

Durante il cammino si incontrano pinete profumate, prati punteggiati di fiori e sentieri che costeggiano antichi percorsi rurali. In diversi tratti emergono anche testimonianze del passato dell’isola: vecchi mulini a vento, case in pietra tipiche dell’architettura locale e resti di insediamenti risalenti all’epoca romana raccontano una storia che affonda le radici nei secoli.

Panorama con faro vicino a Cala Rajada, Maiorca
iStock
Suggestivo faro vicino a Cala Rajada

Turismo sostenibile alle Baleari

La nascita del GR-226 si inserisce in una strategia più ampia che punta a promuovere forme di turismo più sostenibili sull’isola delle Baleari. Negli ultimi anni le autorità locali e il governo spagnolo hanno avviato diversi progetti per migliorare l’accessibilità e la manutenzione dei sentieri escursionistici, con l’obiettivo di diversificare l’offerta turistica e ridurre la pressione sulle zone costiere più affollate.

Il trekking rappresenta una delle modalità di viaggio più compatibili con la tutela dell’ambiente, perché consente di esplorare il territorio con un impatto minimo sugli ecosistemi. Camminare lungo il GR-226 significa scoprire paesaggi ancora intatti e contribuire, allo stesso tempo, alla crescita di un modello turistico più responsabile e attento alla conservazione del patrimonio naturale.

Per Maiorca, associata da sempre al turismo balneare, tale percorso rappresenta anche un modo per valorizzare la propria identità naturalistica.

Cosa sapere prima di affrontare il nuovo sentiero

Chi desidera percorrere il GR-226 deve affrontare il viaggio con una buona preparazione. Sebbene il tracciato sia segnalato e progettato per essere accessibile agli escursionisti, è fondamentale disporre dell’attrezzatura adeguata: scarpe da trekking robuste, scorte sufficienti di acqua e cibo e una pianificazione accurata delle tappe sono elementi essenziali per affrontare il cammino in sicurezza.

Il sentiero può essere percorso durante tutto l’anno, ma le stagioni più favorevoli sono la primavera e l’autunno, quando il clima è più mite e le condizioni risultano ideali per camminare a lungo. L’inverno può portare piogge che rendono alcuni tratti più impegnativi, mentre durante l’estate il caldo intenso, soprattutto nelle zone costiere, può rendere faticose le tappe più lunghe.

Per quanto riguarda l’alloggio, le località lungo il percorso offrono diverse soluzioni: piccole pensioni, strutture familiari e boutique hotel, che permettono agli escursionisti di fermarsi a riposare tra una tappa e l’altra e allo stesso tempo scoprire l’ospitalità locale.

Primavera, dove andare se ami l’outdoor tra natura in fiore e laghi italiani

5 mars 2026 à 15:00

Giornate più lunghe, aria che si intepidisce e si fa mite, il lento risveglio della natura che contagia anche le persone: la primavera è davvero la stagione che ci fa sentire più vivi, ci rimette in moto e ci invita a partire. Non tutti, però, sentono il richiamo del mare appena arriva il primo sole: c’è chi preferisce sentieri che si arrampicano tra i boschi, strade bianche da percorrere in bicicletta, o lo scrosciare di cascate misteriose nascoste tra le valli. Per chi ama l’outdoor e la vita all’aria aperta, la primavera offre una grande quantità di alternative, anche senza mare.

Il ritorno della bella stagione coincide con il periodo perfetto per andare alla scoperta di ogni angolo del nostro Paese, approfittando di un periodo di minore affollamento e maggiore varietà, specie per quanto riguarda certi tipi di attività.

Trekking in montagna: la natura che rinasce

Le ultime nevi, le temperature ancora fresche, i sentieri meno battuti rispetto all’estate compongono il quadro della primavera in montagna, stagione ideale per camminare in quota. Nel contesto montano si scopre davvero il cambio della stagione, perché qui i paesaggi cambiano rapidamente: come nelle fiabe scoperte da bambini, la neve si scioglie lentamente e scopre i prati, che si tingono di verde; le prime fioriture punteggiano i versanti; i panorami tornano nitidi e scenografici dopo i mesi invernali.

Escursioni nelle Alpi Liguri

All’estremo lembo occidentale dell’arco alpino, tra il mare della Riviera e le alte cime sopra i 2.000 metri, le Alpi Liguri rappresentano una meta sorprendente per chi cerca trekking di primavera. Qui, infatti, il clima beneficia dell’influsso mediterraneo: le nevicate sono meno persistenti rispetto ad altre zone alpine e già a partire da marzo la maggior parte dei sentieri è perfettamente praticabile.

Il Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri, caratterizzato da faggete e pascoli d’alta quota e punteggiato di vecchie fortificazioni militari, è attraversato da un dedalo di sentieri, itinerari, percorsi. Dal Monte Saccarello, la vetta più alta della Liguria, lo sguardo spazia fino al mare nelle giornate più limpide. È un territorio ricco di biodiversità, dove in primavera fioriscono orchidee selvatiche e si possono avvistare camosci e aquile reali.

La rete sentieristica è ampia e ben segnalata, adatta sia a camminatori esperti sia a chi desidera escursioni di mezza giornata. Il consiglio è di verificare sempre le condizioni dei percorsi presso i centri visita del parco o le guide locali, soprattutto a inizio stagione.

Da Bologna a Firenze lungo la Via degli Dei

Coloro che amano i trekking a tappe e i cammini di più giorni non saranno all’oscuro dell’esistenza della gettonata Via degli Dei, il percorso che collega Bologna a Firenze attraversando l’Appennino tosco-emiliano per circa 130 chilometri, generalmente suddivisi tra le 4 e le 6 tappe.

Molto frequentato nei mesi estivi, è in realtà ideale affrontarlo in primavera, quando l’afa e le temperature opprimenti del periodo più caldo dell’anno non sono ancora arrivate. Lungo il percorso, il paesaggio si alterna tra boschi di faggio, crinali panoramici e piccoli borghi appenninici dove il tempo sembra davvero essersi fermato. Dopo la partenza dal centro di Bologna e la salita al Santuario di San Luca, si procede infatti verso Sasso Marconi e Monzuno, per poi raggiungere il Passo della Futa, uno dei punti simbolici del cammino, crocevia storico tra Emilia e Toscana.

La difficoltà dell’itinerario è media, per via dei saliscendi costanti che richiedono un minimo di allenamento, ma la segnaletica è curata e l’accoglienza lungo il cammino ben organizzata. Inoltre la possibilità di modulare il percorso in tappe variabili rende il tutto logisticamente flessibile a seconda delle rispettive necessità. L’arrivo a Firenze, con l’ingresso panoramico verso Fiesole e la discesa finale nel cuore della città, è una conclusione emozionante.

In Sicilia sui Nebrodi

Per un’esperienza di trekking lontano dai circuiti più battuti, la primavera è perfetta per esplorare il Parco dei Nebrodi, la più grande area naturale protetta della Sicilia. I Nebrodi sono una catena montuosa che si dirama nel nord dell’isola, a ovest di Messina, e sono caratterizzati da grandi spazi lasciati alla natura. Qui il paesaggio cambia radicalmente rispetto all’immagine balneare dell’isola: grandi boschi di faggio, piccoli laghetti montani e ampi pascoli punteggiati di animali allo stato brado dominano l’orizzonte.

primavera outdoor senza mare
iStock
Vista dell’Etna innevato a primavera dal Parco dei Nebrodi

In primavera la vegetazione esplode in un tripudio di verde e di altri colori, tempestando i sensi del profumo intenso dei fiori selvatici. I laghi come il Biviere di Cesarò diventano specchi d’acqua circondati da silenzio e natura incontaminata.

È una zona ideale per chi cerca un’immersione totale nella natura e desidera scoprire una Sicilia diversa, autentica e sorprendente, oltre che una montagna a tratti dolce, dai connotati quasi collinari, e poi d’improvviso aspra, tra vette aguzze e improvvisi dirupi.

Pedalare: le ciclovie da affrontare in primavera

La bicicletta è uno dei mezzi migliori per vivere la primavera in grande libertà. In Italia le ciclovie, pur con un certo ritardo rispetto ad altre zone d’Europa, sono sempre più curate e accessibili, adatte sia alle famiglie sia ai cicloturisti più esperti.

Da San Candido a Lienz, bici per tutti

Tra i percorsi più amati e noti da intraprendere in bicicletta c’è il breve itinerario ciclabile che collega San Candido a Lienz, a cavallo tra Val Pusteria e Austria. Un tracciato transfrontaliero di circa 44 chilometri che si snoda lungo l’antica ferrovia che collegava le due località. È considerata una delle piste ciclabili più belle d’Europa per gli straordinari panorami sulle Dolomiti, ma anche uno dei percorsi più semplici, davvero alla portata di tutti.

In particolare, se si affronta il percorso partendo da San Candido, la ciclovia risulta prevalentemente in leggera discesa, caratteristica che lo rende adatto anche a famiglie con bambini o a chi non è particolarmente allenato. Si pedala tra pascoli verdi, piccoli borghi caratterizzati dagli immancabili campanili aguzzi, eleganti masi in legno e la Drava, il fiume che attraversa il territorio, mentre le Dolomiti fanno da splendida scenografia.

In primavera, la valle si risveglia con colori brillanti e temperature ideali. L’organizzazione è semplice: si può noleggiare la bici a San Candido e rientrare comodamente in treno da Lienz, con convogli attrezzati per il trasporto delle biciclette.

La Ciclovia Alpe Adria

Più lunga e articolata è la Ciclovia Alpe Adria, un itinerario che collega Salisburgo a Grado attraversando Austria e Italia. Il tratto italiano, in particolare, è interessante, grazie alle sue spettacolari vedute sulle Alpi Carniche e sul territorio del Friuli.

Il bello del tratto italiano di questo itinerario è che una lunga parte del percorso si snoda su una antica ferrovia, con tanto di gallerie riconvertite e arditi ponti da cui si godono grandi panorami. La primavera, poi, è il periodo ideale per affrontarlo: le temperature sono piacevoli e il traffico cicloturistico non è ancora ai livelli estivi.

Il percorso è sempre ben segnalato: risulta impegnativo se intrapreso in direzione Austria, ma un po’ più semplice invece nella parte che dal confine scende verso le zone interne italiane.

La fioritura dei Piani di Castelluccio in bicicletta

A partire da fine maggio l’altopiano dei Piani di Castelluccio di Norcia si trasforma in un caleidoscopio di colori grazie alla celebre fioritura. Anche se il picco varia di anno in anno in base alle condizioni climatiche, la primavera inoltrata è solitamente il momento più adatto per esplorare i campi in fiore.

primavera outdoor
iStock
La spettacolare fioritura dei Piani di Castelluccio

Una valida opzione per farlo è pedalare: le strade che circondano l’altopiano, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, offrono percorsi panoramici su asfalto con saliscendi dolci ma continui. Per gli amanti della mountain bike, invece, ci sono anche itinerari su strade bianche per immergersi ancora di più nella natura.

Esistono tante alternative tra i venticinque e i cinquanta chilometri che permettono di compiere escursioni in bicicletta davvero entusiasmanti tra i tre Piani di Castelluccio: il Pian Grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto.

Turismo acquatico tra laghi e cascate

Se per il mare non è ancora giunto il momento, la primavera può comunque essere destinata al turismo acquatico, tra laghi, torrenti, fiumi e cascate. Un modo alternativo di scoprire la natura seguendo uno dei suoi elementi, lontano dai circuiti principali ma sempre con tante possibilità per le attività all’aria aperta.

In canoa sul Lago di Cavazzo

In Friuli, nelle Prealpi carniche, si trova il Lago di Cavazzo, il più grande lago naturale della regione. Circondato da spettacolari montagne e da fitti boschi, lo specchio d’acqua si risveglia dopo la grande quiete invernale. In primavera, quando ancora le temperature fresche impediscono la balneazione in un bacino peraltro caratterizzato da acque molto fredde, l’ideale è cimentarsi nell’esplorazione di ogni sua sponda in canoa e in kayak.

Pagaiando lungo le sponde si scoprono infatti angoli silenziosi, piccole spiagge verdi e le acque placide del lago restituiscono un senso di pace e comunione con la natura davvero unico. Sul lago di Cavazzo esiste anche un club nautico che organizza escursioni in barca a vela.

Lago Cavazzo Friuli
Lorenzo Calamai
Il panorama dalle sponde del Lago di Cavazzo

Trekking alla Cascata dell’Acquacheta

Nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo, la Cascata dell’Acquacheta è una delle più spettacolari d’Italia: un salto di oltre settanta metri citato anche da Dante Alighieri nell’Inferno della sua Commedia. Un vero e proprio spettacolo della natura nascosto tra le fronde di un fitto bosco nel Parco delle Foreste Casentinesi.

La primavera è il periodo migliore per visitarla, perché il torrente che la alimenta ha una portata notevole, rendendo il salto ancora più scenografico. Il trekking per raggiungerla parte dal borgo di San Benedetto in Alpe e si snoda lungo un sentiero ben tracciato che affianca il corso dell’omonimo torrente Acquacheta.

Il percorso richiede un minimo di allenamento, ma è adatto a tutti gli escursionisti e rappresenta un’escursione classica del Parco delle Foreste Casentinesi. Arrivati alla cascata, il fragore dell’acqua e la cornice verde creano uno spettacolo naturale di grande impatto.

La via delle Cascate Perdute di Sarnano

Nelle Marche, il borgo di Sarnano è il punto di partenza per la suggestiva Via delle Cascate Perdute, un percorso ad anello che conduce alla scoperta di tre salti d’acqua immersi nel verde.

Il sentiero, ben segnalato, molto facile e adatto anche alle famiglie con bambini, segue il corso del torrente Tennacola, che nei pressi della cittadina vede il proprio corso spezzato da tre suggestivi salti: la Cascata dell’Antico Mulino, la Cascata Lu Vagnatò e le Cascatelle di Sarnano. In primavera, la portata delle cascate è più generosa e la vegetazione rigogliosa rende l’esperienza ancora più suggestiva.

È una proposta ideale per una gita di un giorno, idealmente da abbinare alla visita del centro storico di Sarnano, uno dei borghi più affascinanti dei Monti Sibillini.

Cascate Sarnano
Lorenzo Calamai
Sulla Via delle Cascate Perdute a Sarnano

GATE numero 60, il magazine sfogliabile di viaggi e lifestyle

5 mars 2026 à 15:00

Ogni mese vi regaliamo il magazine di lifestyle GATE da scaricare e sfogliare. La rivista, in versione digitale, scritta in italiano e in inglese, contiene articoli di viaggi, moda, costume e attualità.

Sul numero 60 del mese di marzo 2026, vi portiamo alla scoperta di una zona poco nota e turistica della Repubblica Dominicana: Puerto Plata. Su questo lato della costa Nord dell’isola, il paesaggio è ancora quello selvaggio delle mete esotiche, dove spiagge da favola affacciate sulla barriera corallina – che grazie a un grande progetto si sta ripopolando – si alternano a foreste tropicali e a montagne ricoperte dalla fitta vegetazione, dove si coltiva il celebre caffè, tra sentieri di trekking, “saltos”, grotte da cui si estrae l’ambra e laghi incontaminati dove immergersi.

Ma trovate anche qualche consiglio per gite fuori porta, dall’Isola d’Elba alla valle olimpiaca di Anterselva fino al viaggio della vita a bordo dell’Orient Express per un evento unico al mondo.

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Trekking di primavera, cinque escursioni facili da fare in mezza giornata

1 mars 2026 à 12:30

I boccioli dei fiori punteggiano i rami di alberi e arbusti, nuova linfa scorre nella vegetazione e dentro ogni persona pronta a dedicarsi a un’immersione nella natura, contrassegnata soltanto dai rumori dei propri passi: la primavera è il momento ideale per andare alla scoperta di escursioni brevi e semplici, alla portata di tutti, da poter completare semplicemente in mezza giornata.

Anche se le giornate si sono allungate, infatti, il tempo di luce adatto al trekking è ancora ridotto. È sufficiente, tuttavia, per andare alla scoperta di prati colorati dai fiori, di boschi pieni di gemme e nuove foglie, dell’aria tiepida e profumata dei pomeriggi abbagliati da un timido sole, godendo delle bellezze naturali che impreziosiscono ogni parte d’Italia e che si possono scoprire mettendo un piede dietro l’altro.

Lombardia: l’anello dei Pizzoni di Laveno sul Lago Maggiore

Grande classico della primavera sul Lago Maggiore, questo percorso ad anello si sviluppa tra boschi di castagno e punti panoramici che si affacciano sul lago, offrendo vedute mozzafiato sulle acque scintillanti e sulle sponde svizzere all’orizzonte.

Il cammino è perfetto per chi ama le escursioni senza praticamente alcuna difficoltà tecnica: si tratta infatti di un sentiero ben segnalato, con pendenze dolci e un dislivello contenuto, adatto anche a famiglie con bambini abituati a camminare.

La partenza dell’escursione avviene da Vararo, piccola frazione collinare alle spalle di Laveno. Da qui si sale seguendo le indicazioni dei numerosi segnavia, attraversando una prima salita nel bosco. Prima di arrivare alla vetta dei Pizzoni di Laveno, si aprono una serie di splendide viste sul Lago Maggiore, pronte ad accompagnare l’escursionista per la maggior parte del tragitto. In primavera qui la vegetazione è rigogliosa, con fiori selvatici e arroccati muretti a secco che regalano un tocco ancor più poetico alla camminata.

Il giro completo richiede circa tre ore a passo tranquillo e raggiunge una seconda cima molto panoramica, il Monte La Crocetta. Il dislivello totale dell’escursione è di circa 350 metri, la lunghezza del percorso di poco superiore ai cinque chilometri.

Emilia Romagna: al Lago Scaffaiolo nel Parco Regionale del Corno alle Scale

Ai confini tra Emilia Romagna e Toscana, il Lago Scaffaiolo è uno dei gioielli più suggestivi dell’Appennino centrale. Si trova nel Parco Regionale del Corno alle Scale, a circa 1800 metri di quota, ed è un lago di origine glaciale, circondato da prati e montagne, dal grande impatto estetico. Qui la primavera è una vera e propria stagione di passaggio: non è raro trovare ancora della neve a decorare il panorama, mentre a fianco i prati riprendono il proprio colore verde intenso e i primi fiori fanno sentire il loro profumo.

Luci del tramonto al Lago Scaffaiolo
iStock
Le luci del tramonto al Lago Scaffaiolo

Il sentiero per raggiungere il lago è semplice e ben tracciato: la camminata parte dal Rifugio Duca degli Abruzzi o dal parcheggio Capanna Tassoni, e dopo una prima e breve parte nel bosco attraversa uno scenario montano, con i prati erbosi battuti dal vento a fianco del sentiero. La difficoltà dell’itinerario è bassa, tuttavia è un percorso adatto a chi ha già un po’ di esperienza di cammino in montagna, seppure senza tratti esposti o particolarmente ripidi.

Quando il cielo è sereno il lago riflette il panorama circostante come uno specchio, mentre all’orizzonte campeggiano tutte le principali cime dell’Appennino tosco-emiliano: uno scenario potente ed emozionante, soprattutto al tramonto.

A citare questo lago fu anche Giovanni Boccaccio nel “De Montibus, silvis, fontibus et fluminibus”, raccontando di tempeste furiose capaci di scatenarsi se qualcuno avesse osato gettare una pietra nelle sue acque. La fantasia popolare ha fatto il resto, parlando di fondali collegati all’inferno e anime in cerca di pace, tra le leggende tramandate di generazione in generazione.

Toscana: escursione a Poggio Scali nel Parco delle Foreste Casentinesi

Nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo, tra le faggete antiche del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, si trova Poggio Scali: una meta perfetta per una mezza giornata di escursione in primavera. Il cammino non è difficile, ma regala scenari tipici dell’Appennino, tra prati in fiore, antichissimi boschi e splendidi panorami sui crinali e le valli che separano la Toscana dalla Romagna.

poggio scali
Lorenzo Calamai
Il panorama sul crinale appenninico da Poggio Scali

L’escursione parte dall’Eremo di Camaldoli, luogo di spiritualità immerso tra i boschi di larici, faggi e castagni del versante aretino della catena montuosa. Qui un sentiero sempre ben definito parte con un deciso strappo in salita, ma procede poi dolce verso il crinale, che si percorre fino a raggiungere la destinazione: un ampio prato panoramico dove sostare e godersi un picnic con una vista speciale.

A fine aprile, poi, Poggio Scali diventa particolarmente bello perché oggetto della fioritura del botton d’oro, nome scientifico Trollius europaeus: un raro fiore giallo intenso che ricopre a tappeto il pianoro, rendendo l’esperienza ancora più magica.

Raggiungere Poggio Scali, a quota 1540 metri sul livello del mare, richiede un’escursione di un paio d’ore, tempo di cammino da raddoppiare per calcolare la durata dell’intero percorso, andata e ritorno.

Marche: il Sentiero delle Cascate di Sarnano

Il Sentiero delle Cascate Perdute di Sarnano è un percorso ad anello immerso nel verde che porta a incontrare le tante cascate che caratterizzano il territorio in questo antico, piccolo e caratteristico centro alle pendici dei Monti Sibillini.

La Cascata dell'Antico Mulino a Sarnano
Lorenzo Calamai
La Cascata dell’Antico Mulino a Sarnano

Il sentiero si sviluppa seguendo il corso del torrente Tennacola, partendo dal centro storico medievale di Sarnano e addentrandosi nelle campagne circostanti. La lunghezza complessiva dell’escursione è modulabile: una versione più breve dell’anello dura appena un paio d’ore e porta a scoprire le tre cascate principali, mentre la versione lunga conduce più lontano dal paese fino a raggiungere due ulteriori cascate nascoste. In entrambi i casi, comunque, si tratta di escursioni semplicissime, adatte davvero a chiunque.

In primavera il volume dell’acqua che scroscia dalle varie cascate è elevato, per effetto dello scioglimento delle nevi in quota e delle piogge stagionali, rendendo le cascate ancora più imponenti e spettacolari. La prima cascata che si incontra è la Cascata del Mulino, un salto d’acqua doppio e davvero scenografico, che lascia a bocca aperta: si rimane per lunghi minuti in contemplazione. Da lì si raggiungono in una decina di minuti lu Vagnatò e le Cascatelle, altre due cascate nascoste in anfratti naturali che sembrano uscite direttamente da una fiaba.

Le cascate più lontane sono invece le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino, molto vicine l’una all’altra: le prime sono caratterizzate da una serie di marmitte dei giganti dove scorre un’acqua cristallina e purissima, l’altra un salto violento e spettacolare nascosto tra le fronde del bosco.

Abruzzo: escursione nella Valle dell’Orfento

Nella Riserva Naturale della Valle dell’Orfento, in Abruzzo, si snoda uno dei percorsi fluviali più affascinanti dell’Appennino: un sentiero che segue il corso dell’omonimo torrente tra pareti di roccia, acque cristalline e ponticelli sospesi. Si tratta di un itinerario perfetto per chi desidera un’escursione alla scoperta di natura e storia in un ambiente rimasto selvaggio, eppure accessibile.

valle orfento escursioni primavera
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Una cascata nella Valle dell’Orfento

La Valle dell’Orfento si trova nel Parco Nazionale della Majella, una delle aree protette più suggestive d’Italia. Uno dei percorsi più semplici, fattibile con mezza giornata di cammino, porta al cosiddetto Ponte del Vallone, compiendo un anello di circa 8 chilometri con un dislivello minimo, di poco superiore ai 200 metri. Lo si può completare in circa tre ore di escursione immersa in un contesto naturale unico, tra le fronde del bosco e le pareti della gola scavata dall’Orfento.

La prima parte del percorso è in cresta, con una serie di viste panoramiche sul vallone del torrente. Dopo poco meno di quattro chilometri si arriva al Ponte del Vallone, un attraversamento in legno piuttosto suggestivo che permette di superare l’Orfento e imboccare la parte di sentiero che torna verso la partenza. Questa seconda parte è più a ridosso delle sponde del corso d’acqua, alla scoperta di antichi rifugi preistorici e altre testimonianze delle attività umane, ma anche angoli di natura totalmente incontaminata, arricchita dai flutti cristallini del torrente.

Puerto Plata, dove fare turismo autentico nella Repubblica Dominicana

24 février 2026 à 11:05

Prima ancora che i turisti si riversassero sulle candide spiagge di Punta Cana e La Romana, è a Puerto Plata (o San Felipe de Puerto Plata) che si è sviluppato il turismo nella Repubblica Dominicana. E qui, a Nord dell’isola caraibica, il paesaggio è ancora quello selvaggio delle vere mete esotiche, dove spiagge da favola affacciate sulla barriera corallina – che grazie a un grande progetto di conservazione si sta ripopolando – si alternano a foreste tropicali e a montagne ricoperte dalla fitta vegetazione, dove si coltiva il celebre caffè che si beve in tutto il mondo e il tabacco dei famosi sigari Arturo Fuente, tra sentieri di trekking, “saltos”, grotte da cui si estrae l’ambra e laghi incontaminati dove immergersi.

Non molto diversa deve essere apparsa questa terra a Cristoforo Colombo, che approdò su questo lato dell’isola di Hispaniola o Española” (“piccola Spagna”) nel 1492, nel suo viaggio verso le Americhe e dove fondò la cittadina La Isabela, il primo insediamento europeo nel Nuovo Mondo, i cui resti sono ancora ben visibili.

Una Repubblica Dominicana decisamente meno nota e scontata rispetto alle immagini da cartolina che siamo solidi vedere, ma assolutamente autentica e meno turistica. Sono ancora pochi gli italiani che hanno iniziato a esplorare questo lembo di costa dominicana, dove sembra di fare un balzo indietro nell’epoca coloniale.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La coloratissima Umbrella Street a Puerto Plata

Cosa fare a Puerto Plata

Per respirare l’atmosfera coloniale, a Puerto Plata si può soggiornare in una dimora storica (Casa Colonial), girare tra i vicoli stretti del centro su cui s’affacciano le case colorate in stile Vittoriano a bordo di un’auto d’epoca (con tappa obbligata a Umbrella Street per una sessione di foto e selfie e per un po’ di shopping locale di ambra e larimar), rilassarsi sulla lunga spiaggia dorata lambita dalle acque turchesi dell’Atlantico, visitare l’antico Forte di San Felipe, costruito dagli spagnoli nel 1500 per difendersi dalle invasioni dei pirati, dove oggi si tengono spesso delle mostre, bere una Presidente (la birra locale) o una Piña Colada sulla terrazza di un ristorante tipico o nella centralissima Plaza Independencia aspettando il tramonto con un bel merengue a fare da sottofondo.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Casa Colonial, un’antica dimora trasformata in hotel a Puerto Plata

Spiagge e natura a Puerto Plata

Tante anche le attività autentiche e un po’ adrenaliniche per godere della maestosa natura tropicale che si possono fare nei dintorni di Puerto Plata.

Spiagge e barriera corallina

Innanzitutto, bisogna godere delle spiagge e del mare di questa parte di costa dominicana. Le spiagge sono spesso il primo motivo che spinge un turista a fare questo viaggio. La più famosa è Playa Dorada, su cui si affaccia la maggior parte degli alberghi e dei resort. Le altre sono Playa Cambiaso, Playa Bergantín e la spettacolare Playa La Ensenada, famosa per le acque cristalline e per essere considerata una delle più spettacolari della zona. Tra i luoghi più belli dove andare a nuotare e a fare snorkeling c’è la baia di Sosúa. Qui, si possono ammirare banchi di pesci colorati e visitare la barriera corallina che si sta riformando non lontana dalla spiaggia.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La baia di Sosúa a Puerto Plata

Questo piccolo paradiso in Terra, infatti, sta lottando per la sopravvivenza e dalla minaccia della pesca eccessiva, dell’inquinamento e dell’aumento della temperatura del mare. Per questo motivo, in questa località che vive di turismo, è stato lanciato un ambizioso progetto per contrastare le minacce immediate alle barriere coralline. La Detour Foundation organizza attività che coniugano la tutela ambientale con l’educazione. I visitatori non solo possono osservare la propagazione e il trapianto dei coralli attraverso snorkeling guidati, ma acquisiscono anche conoscenze approfondite sul fragile ecosistema sottomarino.

Charcos de Damajagua

Tra le attività da fare in mezzo alla natura tropicale ci sono sicuramente i 27 Charcos de Damajagua, tra cascate, canyon e piscine naturali immerse nella foresta. Qui si salta, si nuota, si fa canyoning e si scivola attraverso meraviglie naturali, guidati dagli esperti del Nature River Park che garantiscono la sicurezza e anche il divertimento (i bambini sotto gli otto anni non sono ammessi). Si può fare il tour completo delle 27 cascate o anche solo parziale, con un itinerario per sette e uno per 12 “saltos”. Il parco è aperto tutto l’anno; nei mesi di settembre e ottobre, per via delle forti piogge, può essere chiuso temporaneamente.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’ultimo dei 27 Charcos de Damajagua fuori Puerto Plata

Cayo Arena

Una delle escursioni più belle da fare, tra le province di Puerto Plata e Monte Cristi, è quella sull’isola deserta di Cayo Arena, un sand bank che emerge in mezzo all’oceano dove sentirsi soli al mondo. Conosciuto anche come Cayo Paraíso, è una piccola distesa di sabbia senza palme né rocce, circondata da una barriera corallina che ricorda davvero il paradiso. Le dimensioni variano a seconda delle maree e delle condizioni meteo, il che significa che la forma può cambiare anche nel corso della giornata. Sul cayo sono state costruite delle strutture di legno e tetto di palma che offrono riparo dai raggi del sole. Le barche portano i turisti sull’isolotto dove si può prendere il sole, fare il bagno, fare un pic-nic e sentirsi dei Robinson Crusoe. La limpidezza dell’acqua permette di osservare pesci tropicali e formazioni coralline a breve distanza, senza bisogno di attrezzature subacquee sofisticate.

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@Robert Michael Poole
Cayo Arena in Repubblica Dominicana

Storia e cultura a Puerto Plata

Puerto Plata non è solo mare, spiagge e movida. Ci sono diversi luoghi che si possono visitare e che raccontano la storia di questo territorio attraverso i suoi prodotti tipici, l’arte e la cultura.

La Isabela

Come anticipato, a Puerto Plata si trova il primo insediamento europeo nel Nuovo Mondo, La Isabela, un forte fatto costruire da Colombo in persona nel 1492. Realizzato con il legno della Santa Maria, la caravella ammiraglia della flotta delle tre navi comandata direttamente da Colombo e naufragata (non per colpa sua ma del suo timoniere) nelle acque antistanti l’isola, era presidiato da alcuni marinai che furono lasciati sull’isola. Nel giro di un anno, però, questo primo precario insediamento scomparve e nessuno venne ritrovato in vita quando Colombo vi tornò nel ’43 con molte più navi e marinai, tutti morti a causa di malattie e dei primi sanguinosi contrasti con i nativi, i Tainos. Nel secondo viaggio di Colombo, quindi, fu fondata una vera e propria colonia, La Isabela, così chiamata in onore della regina di Spagna, Isabella di Castiglia. Questo abitato, però, venne abbandonato definitivamente dopo pochi anni, quando l’headquarter venne spostato in quella che oggi è la Capitale, Santo Domingo. Della Isabela oggi sono rimasti oltre al cimitero dei marinai alcuni segni ben visibili delle costruzioni originarie.

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Quel che resta di La Isabela a Puerto Plata

Forte di San Felipe

La Fortaleza de San Felipe, rimasta praticamente intatta, è una storica fortezza spagnola costruita alla fine del 1500 per difendersi dai pirati e dagli invasori. Situata su una collina alla Puntilla Del Malecón, si affaccia sull’Oceano Atlantico e proteggeva l’ingresso del porto di Puerto Plata. La fortezza, circondata da vecchi cannoni puntati verso il mare, offre tour guidati ed esposizioni storiche.

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Il Forte San Felipe sulla spiaggia di Puerto Plata

Museo del Ámbar Dominicano

Quello dell’ambra è uno dei musei da visitare assolutamente durante un viaggio a Puerto Plata. L’ambra dominicana, infatti, è considerata tra le più preziose al mondo ed è diventata famosa nel 1993, quando uscì nelle sale il film Jurassic Park, con una scena iniziale in cui si vede l’estrazione dell’ambra. Questa gemma semipreziosa si è formata durante il Terziario e il Mesozoico ovvero tra i 25 e i 40 milioni di anni fa, quando antichi alberi di conifere producevano una linfa che fuoriusciva dai rami, in molti casi intrappolando foglie, uccelli, insetti e piccoli animali come i gechi (le pietre più rare sono proprio queste) una volta solidificata e diventata ambra. Il Museo dell’Ambra, ospitato in una bellissima dimora coloniale nel centro di Puerto Plata, comprende diverse sale espositive e una straordinaria collezione di pezzi di ogni forma e misura, contenenti piante, insetti e altri piccoli animali fossilizzati, tra cui un geco di 20 milioni di anni, perfettamente conservato. La visita del museo è guidata e l’immancabile shop è una vera tentazione.

Fabbrica del rum Macorix

Il rum non è un prodotto esclusivo della Repubblica Dominicana, in quanto viene distillato in tutti i Caraibi, ma qui si può trovare uno dei migliori, il Ron Macorix, che esiste dal 1899. Nella casa del rum si può visitare il museo, esplorare la cantina e scoprire il processo di produzione, con una degustazione conclusiva di tutte le varietà prodotte e dei cocktail che si possono preparare.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Plaza Endependencia nel centro di Puerto Plata

Fabbrica di tabacco La Aurora

Un altro prodotto famoso in Repubblica Dominicana è il sigaro e una delle fabbriche più celebri nonché la più antica del Paese è La Aurora che si trova a Santiago de los Caballeros, non lontano da Puerto Plata. Interamente fatti a mano fin dal 1903, oggi questi sigari sono esportati in tutto il mondo e sono anche molto costosi (anche 200 euro). Un tour della fabbrica è davvero istruttivo.

Fabbriche di cioccolato e piantagioni di cacao

Come il tabacco e la canna da zucchero, anche il cacao è uno dei prodotti di cui la Repubblica Dominicana può vantare una grande produzione di qualità, tanto che esiste una vera Chocolate Route che attraversa l’isola. Ma è a Nord che si concentra la maggiore produzione con le più grandi piantagioni. A La Estancia, alle porte di Puerto Plata, si trova la Del Oro Chocolate Factory con un museo che racconta la storia del cacao e il processo produttivo. A Guananico, c’è la Hacienda Cufa dove imparare tutto sul cacao e sulla sua produzione del cioccolato, mentre ad Altamira si trova la Chocolate Mountain, un progetto comunitario dove si può gustare il cacao direttamente dalla pianta.

Come arrivare a Puerto Plata

Da qualche mese, l’Aeroporto Internazionale Gregorio Luperón di Puerto Plata è raggiungibile dall’Italia con due voli settimanale dalla tedesca Condor facendo scalo a Francoforte. I voli partono da Milano tutto l’anno, da Roma, nella stagione estiva, e da maggio 2026 anche da Venezia. I prezzi sono molto contenuti: ci sono offerte a partire da meno di 200 euro a tratta.

Un nastro di roccia e vertigine tra le gole dell’Andalusia: l’incredibile Caminito del Rey

22 février 2026 à 15:30

Ciò che per anni è stata un’opera ingegneristica utile alla produzione di energia lungo il fiume Guadalhorce, è oggi una delle attrazioni turistiche più amate dell’Andalusia. Operai e tecnici, agli albori del XX secolo, avevano bisogno di un passaggio stabile per collegare la centrale idroelettrica, le dighe e il canale di derivazione, per questo fissarono travi metalliche alla roccia, parapetti rudimentali e mensole nella parete viva.

Poi arrivò il 1921, anno in cui Alfonso XIII re di Spagna attraversò il tracciato in occasione dell’inaugurazione della diga del Conde de Guadalhorce. Da quel momento cambiò quasi tutto, al punto che il sentiero assunse un nome che evocava proprio la presenza del sovrano: Caminito del Rey. Con il tempo la struttura si deteriorò, lasciando spazio a immagini di assi spezzate e vuoti impressionanti. Vi basti pensare che il suo soprannome era “il sentiero più pericoloso del mondo“, in quanto una specie di trappola mortale sospesa nel nulla (chiaramente, non è più così).

Oggi il percorso attraversa il Desfiladero de los Gaitanes, una gola scavata dall’azione millenaria dell’acqua su calcari giurassici. Il visitatore rimane incredulo, perché le pareti raggiungono altezze difficili persino da guardare.

All’Isola d’Elba tornano le escursioni lungo la Via dell’Essenza: trekking tra mare e macchia mediterranea

17 février 2026 à 16:30

Tra mare, profumi mediterranei e panorami spettacolari, l’Isola d’Elba torna a far parlare di sé già prima della bella stagione e invita i camminatori a riscoprire i suoi tesori naturali con le escursioni guidate lungo la Via dell’Essenza. Non solo mare insomma: il percorso, lungo circa 67 km e sviluppato attorno al massiccio del Monte Capanne, unisce natura, cultura e paesaggio, trasformando il trekking in un’esperienza sensoriale completa.

Il progetto, promosso dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano insieme alla Fondazione Acqua dell’Elba, punta a valorizzare il territorio isolano in modo sostenibile e responsabile, offrendo agli appassionati camminatori percorsi gratuiti su prenotazione durante i mesi meno turistici.

La Via dell’Essenza, tra natura e cultura

Il progetto della Via dell’Essenza permette di scoprire l’Elba attraverso la macchia mediterranea e le sue essenze spontanee: erica, ginepro, lentisco, cisto, leccio, rosmarino, lavanda e mirto diventano le guide di ogni tappa e inebriano i partecipanti al trekking. I camminatori, infatti, non solo ammirano il paesaggio, ma lo respirano: l’azzurro del mare, il verde intenso dei boschi, il grigio delle rocce granitiche e l’ocra dei sentieri antichi, insieme ai profumi balsamici e resinosi, creano un’esperienza immersiva unica.

Isola d'Elba, panorama
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Panorama sui sentieri dell’Isola d’Elba

Il percorso è accessibile a diversi livelli di difficoltà, con itinerari più impegnativi per escursionisti esperti e anelli panoramici più leggeri per chi invece cerca e predilige un’esperienza più soft nel cuore dell’isola della Toscana. In alcune date, grazie alla collaborazione con Autolinee Toscane, è disponibile persino un servizio navetta gratuito per il rientro ai punti di partenza, fattore che contribuisce a promuovere una mobilità sostenibile e responsabile.

Eventi principali de La Via dell’Essenza

Come già accennato, il percorso di trekking, che abbraccia il massiccio del Monte Capanne, propone escursioni guidate capaci di unire paesaggio, storia e profumi della macchia mediterranea.

La via dei cisti, tratto Fetovaia Seccheto
Ph. Marchese
La via dei cisti, tratto Fetovaia-Seccheto

Si comincia il 21 febbraio con la Via dell’Erica, da Sant’Andrea a Colle d’Orano: quattro ore e mezza di cammino tra muretti a secco, corbezzoli e lecci, con scorci sul mare che si aprono verso Corsica e Capraia, fino al faro di Punta Polveraia e alla piccola spiaggetta di Patresi e Cala delle Buche. Al termine, un comodo bus AT dedicato riporta i partecipanti al punto di partenza.

Si prosegue il 28 marzo con la Via dei Ginepri, da Seccheto a Marina di Campo: sei ore di escursione impegnativa che conducono attraverso sentieri costieri, antichi terrazzamenti coltivati e boschi rigogliosi, regalando scorci panoramici sul mare e momenti di totale immersione nella natura.

L’11 aprile, l’attenzione si sposta invece sulla Via dei Cisti, un anello trekking tra Fetovaia e Seccheto, dove ginestre e mirti accompagnano il cammino fino alla zona della Sughera, regalando viste spettacolari sul golfo e sul paesaggio circostante.

Dopo la pausa estiva, a settembre si risale lungo la Via dei Lecci, partendo da Lacona fino alla Serra del Pero e ritorno: quattro ore di esplorazione immersi nelle leccete e nella cultura mediterranea, con approfondimenti sulla storia naturale dell’isola e sulle tradizioni locali.

Il 3 ottobre, invece, è la volta della Via dei Lentischi, da Marciana Marina a Sant’Andrea: cinque ore tra mulattiere, villaggi costieri e panorami mozzafiato, tra macchia mediterranea e boschi. Infine, il 17 ottobre, l’itinerario si chiude con l’anello sulla Via dei Rosmarini, da La Foce a Fonza e ritorno: un percorso più semplice, di circa tre ore, pianeggiante e immerso nei profumi dei rosmarini, che regala vedute incantevoli sul golfo di Marina di Campo.

Ogni escursione è gratuita, ma richiede prenotazione e solo alcune tappe includono il rientro con bus dedicato. Per maggiori info è consigliabile consultare il sito ufficiale.

Trekking nelle isole, la primavera è la stagione migliore per esplorarle a piedi

16 février 2026 à 13:00

Scriveva Jerome Klapka Jerome, l’autore di Tre uomini in barca, che “la primavera della vita e la primavera dell’anno son fatte per essere cullate nel grembo verde della natura”. Niente di più giusto: quando le giornate si allungano, ma l’estate è ancora lontana, l’arrivo della primavera risveglia nella natura un vortice esplosivo di colori, profumi e suoni che la rendono la stagione perfetta per viaggiare, esplorando alcune destinazioni atipiche con il mezzo di trasporto più antico di cui l’essere umano è dotato: i propri piedi.

Le tante isole, grandi o piccole che siano, che punteggiano i tratti di mare al largo delle coste italiane, immerse nel Mediterraneo, sono una destinazione unica da scoprire camminando. Ancora fuori dalla stagione turistica, con un clima ancora non adatto a passare le ore nuotando, la primavera regala a chi sceglie di scoprirle un equilibrio perfetto tra clima mite, una natura spettacolare e peculiare e la possibilità di scoprire sentieri, coste e borghi con un ritmo lento e attento. Dalle Alpi Apuane ai vulcani del Tirreno, dalle distese laviche della Sicilia alle macchie mediterranee della Sardegna, la primavera è l’alleata ideale per chi desidera esplorare le isole italiane con lo zaino in spalla, tra i profumi e i colori di paesaggi di rara bellezza: le rocce granitiche dell’Arcipelago di La Maddalena, i crateri di Ustica, le colate laviche di Pantelleria, le Dolomiti a mare di Marettimo e i crinali dell’Isola d’Elba.

Caprera: mare e granito

La Sardegna e la Corsica sono divise da uno stretto braccio di mare, le Bocche di Bonifacio, che è punteggiato di piccole isole. Vicino alla costa settentrionale dell’isola italiana sorge un arcipelago che prende il nome dalla sua isola principale, La Maddalena, tutelata da un omonimo parco naturale (il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena).

Maddalena Caprera isole trekking primavera
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Panorama scenografico de La Maddalena

Si tratta di un vero e proprio paradiso che durante l’estate richiama un grande flusso turistico grazie alle sue acque cristalline e alla sua natura incontaminata e selvaggia. La primavera, però, è la stagione ideale per chi apprezza una maggiore solitudine e per chi ama camminare a ridosso del mare: la macchia mediterranea che caratterizza il paesaggio sprigiona profumi intensi di elicriso, mirto e rosmarino, mentre il vento ancora leggero mantiene limpidi i cieli e celesti, splendenti le acque.

Tra gli itinerari più suggestivi per il trekking c’è quello che conduce a Cala Coticcio, soprannominata Tahiti per le sue sfumature turchesi. Cala Coticcio non si trova su La Maddalena, ma su Caprera, una sorta di isola gemella della principale, raggiungibile a piedi dall’isola maggiore grazie a un istmo artificiale che le collega. Caprera è un paradiso per gli amanti del trekking e della natura, disseminata di splendidi tracciati escursionistici.

Il sentiero per Cala Coticcio, che richiede passo sicuro, scarpe chiuse e rispetto per l’ambiente, si snoda tra rocce granitiche modellate dal vento e tratti di vegetazione fitta. Prima dell’alta stagione, la cala conserva un’atmosfera raccolta, quasi segreta, piena di meraviglia.

Il percorso è breve, poco meno di quattro chilometri, ma a larghi tratti in cui è molto agevole alterna alcuni passaggi più difficoltosi. Essendo una zona considerata di massima tutela ambientale, si deve essere accompagnati da una guida escursionista per raggiungere la cala. La destinazione è sensazionale: una piscina naturale cristallina abbracciata da grandi massi di granito bianchi e rosati che regala davvero grandi emozioni.

Un’altra escursione meritevole è quella che porta verso Punta Tegge, con affacci spettacolari sull’intero arcipelago e, nelle giornate più limpide, sulla Corsica. Camminare qui in primavera significa alternare alcuni momenti di profondo silenzio al rumore roboante del mare, sostando tra una caletta e l’altra ed esplorando il paesaggio lunare della grande scogliera. Particolarmente consigliato il momento del tramonto.

Ustica e le sue colate laviche

A circa 70 chilometri da Palermo, Ustica è conosciuta soprattutto per i suoi fondali marini, sogno degli appassionati di snorkeling, ma è a piedi che se ne scopre un volto più sorprendente e magico. Di origine vulcanica, l’isola presenta un territorio articolato tra colate laviche, ampi terrazzamenti agricoli e falesie a picco sul mare.

La Riserva Naturale Orientata Isola di Ustica tutela un fitto reticolo di sentieri che permettono di attraversare ambienti diversi in pochi chilometri di cammino. Uno dei percorsi più affascinanti è quello che conduce alla Rocca della Falconiera, spettacolare promontorio che rappresenta un ottimo punto panoramico che domina l’isola. In primavera, la vegetazione è nel pieno della fioritura e i contrasti tra la roccia scura che caratterizza il terreno e il verde della vegetazione che prolifera malgrado il difficile contesto creano uno scenario selvaggio e intenso.

Ustica isole trekking primavera
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Ustica è silenziosa e selvaggia

Inoltre, lungo il percorso si incontrano diverse testimonianze dell’antichità, da alcune tombe ipogee fino a un castello saraceno costruito per dominare la visuale sul mare. Si può raggiungere, infine, un faro con una vista splendida sulla costa orientale dell’isola.

Il sentiero costiero verso Cala Sidoti e Punta Cavazzi, sul lato occidentale di Ustica, regala invece scorci sul mare aperto e la possibilità di osservare il passaggio degli uccelli migratori. In questo periodo dell’anno, le temperature sono ideali per percorsi anche di media difficoltà, e l’isola mantiene un’atmosfera intima che permette un contatto diretto con la natura.

Pantelleria: l’anima selvaggia del Mediterraneo

Più vicina all’Africa che alla Sicilia, Pantelleria è un’isola di contrasti: nera di lava, verde di vigneti, blu di mare. In primavera il paesaggio si accende di colori vivaci e camminare diventa il modo più autentico per farsi catturare dalla sua grande bellezza, dal suo carattere selvaggio, dalla sua identità.

La salita alla Montagna Grande, il punto più alto dell’isola a oltre ottocento metri sul livello del mare, attraversa boschi e macchia mediterranea fino a raggiungere panorami unici che spaziano sul Canale di Sicilia. Lungo il percorso si incontrano dammusi in pietra lavica e terrazzamenti che raccontano la lunga tradizione agricola dell’isola. Ci vogliono circa 4 ore di cammino, considerando andata e ritorno, per completare gli otto chilometri di percorso che caratterizzano questa splendida escursione.

Pantelleria
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Il tipico scenario di Pantelleria, che alterna verde e nero

Il Lago di Venere, specchio d’acqua termale incastonato in un cratere, è un’altra meta ideale per un’escursione primaverile: il sentiero che lo circonda permette di ammirarne le sfumature cangianti e di immergersi, se si desidera, nelle sue acque tiepide. Senza il caldo intenso dell’estate, Pantelleria rivela tutta la sua anima selvaggia e silenziosa, accendendosi di un verde raro che decora un territorio dove la natura finisce per essere rigogliosa malgrado l’ambiente estremo.

Marettimo: la più selvaggia delle Egadi

La più lontana e montuosa delle Isole Egadi, Marettimo è un concentrato di natura incontaminata. Qui non ci sono grandi strade asfaltate né traffico: ci si muove quasi esclusivamente a piedi lungo antichi sentieri che collegano il piccolo borgo alle cale e alle alture interne.

Buona parte della bellezza dell’isola è dovuta al fatto che, da un punto di vista geomorfologico, le rocce di Marettimo sono costituite per gran parte da dolomia, la stessa che contraddistingue, per l’appunto, le Dolomiti. Ecco perché spesso l’isola è nota come le Dolomiti a mare, che si accendono di un meraviglioso rosa quando il sole del tramonto le bacia e durante il giorno abbagliano con il loro bianco luccicante.

Il territorio di Marettimo è dominato dal Monte Falcone, che con i suoi oltre 600 metri rappresenta il punto più alto dell’arcipelago. La salita è impegnativa ma regala panorami vastissimi sul Mediterraneo. In primavera, la bassa macchia mediterranea esplode di colori e profumi, tra ginestre, orchidee spontanee e piante aromatiche che accompagnano ogni passo.

Marettimo isole trekking primavera
Lorenzo Calamai
Sentiero costiero a Marettimo

Tra i percorsi più suggestivi c’è quello verso il Castello di Punta Troia, antica fortificazione che svetta sulla punta di un promontorio a pochi chilometri dall’unico centro abitato dell’isola. Il sentiero costiero alterna tratti rocciosi a scorci su grotte marine e calette solitarie, sempre mantenendosi a strapiombo sulla costa.

L’Isola d’Elba e la Grande Traversata Elbana

Cuore dell’Arcipelago Toscano, l’Isola d’Elba, quasi insospettabilmente, è una delle mete più complete per chi ama camminare. Qui infatti il mare si alterna a rilievi collinari coperti di antichi e fitti boschi di leccio, offrendo una grande varietà paesaggistica e un’ampia natura che copre il territorio tra un borgo e l’altro dei diversi che caratterizzano l’isola.

La primavera è il periodo ideale per affrontare la Grande Traversata Elbana, un itinerario escursionistico di media durata che attraversa l’isola da est a ovest lungo la dorsale montuosa. Si tratta di un percorso articolato in più tappe, che permette di scoprire l’Elba più autentica, lontana dalle spiagge affollate, e che va intrapreso preferibilmente in primavera per evitare il grande caldo estivo.

Elba isole trekking primavera
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Gli splendidi panorami dell’Isola d’Elba

Lungo il cammino si incontrano panorami sul Tirreno, tratti boschivi ombrosi e creste panoramiche da cui lo sguardo spazia fino alla Corsica nelle giornate più limpide. I borghi interni, come Marciana e Rio nell’Elba, offrono soste rigeneranti tra vicoli in pietra e terrazze fiorite.

La Grande Traversata Elbana (GTE) si compie di solito da Cavo, nella punta nord-orientale dell’isola, fino a Pomonte, esattamente all’opposto. Si può considerare di concluderla deviando maggiormente verso nord per raggiungere Punta Polveraia. In ogni caso la lunghezza è intorno ai 60 chilometri e viene effettuata in tre o quattro tappe, a seconda delle proprie possibilità e della volontà di soffermarsi di più o di meno in questo contesto naturale unico, con panorami fantastici sulla costa. Esiste anche una versione della GTE modificata per essere affrontata in mountain bike.

Ecco i percorsi all’aria aperta più amati d’Italia: la nuova classifica

31 janvier 2026 à 09:00

L’Italia si fa amare anche grazie ai sentieri e si regala come grande spazio aperto da vivere passo dopo passo e stagione dopo stagione: a confermarlo è il nuovo Annual Report Italia di Wikiloc, la piattaforma globale di riferimento per chi desidera scoprire e condividere percorsi all’aria aperta.

Il report, dedicato ai dati raccolti nel corso del 2025, ci restituisce una fotografia chiara: il Belpaese si mostra sempre più come un vero e proprio “parco naturale diffuso”, apprezzato da milioni di appassionati che scelgono la natura come spazio di allenamento e libertà.

L’Italia vista dai sentieri: i numeri del 2025

Nel solo 2025, in Italia sono stati condivisi oltre un milione di nuovi percorsi su Wikiloc. Un dato impressionante, che porta il totale dei tracciati italiani disponibili a superare quota sei milioni. A questi si aggiungono più di due milioni di nuove fotografie, scattate lungo sentieri, crinali, laghi, rifugi e vette, che fanno salire a dieci milioni il numero complessivo di immagini condivise in Italia sulla piattaforma.

E non si tratta soltanto di numeri: dietro ogni traccia caricata e ogni GPX scaricato o inviato a un dispositivo GPS, c’è un’esperienza vissuta: una camminata all’alba, una salita impegnativa, un giro in bici tra i boschi, una corsa che tocca paesaggi familiari e insieme sempre differenti.

I percorsi più popolari

Dando uno sguardo al report, notiamo subito il ruolo centrale delle montagne: in particolare, sono le Dolomiti a dominare la classifica dei percorsi più popolari in Italia nel 2025, e si confermano uno dei grandi poli di attrazione per l’outdoor nazionale e internazionale.

Al primo posto si conferma l’itinerario che dal Passo Tre Croci conduce al Lago di Sorapis, uno dei laghi alpini più favolosi, le cui acque color turchese attraggono escursionisti da tutta Italia e dall’estero, affascinati da un paesaggio che appare sospeso tra realtà e immaginazione.

Subito dopo troviamo il sentiero Adolf Munkel in Val di Funes, ai piedi delle Odle: camminare qui significa immergersi in uno degli scenari più fotografati dell’arco alpino, dove le cime dolomitiche si stagliano nette contro il cielo e i prati d’alta quota disegnano un paesaggio che ha fatto il giro del mondo.

Vista panoramica delle cime delle Odle dal sentiero Adolf Munkel, Dolomiti
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Vista panoramica delle cime delle Odle dal sentiero Adolf Munkel

Chiude la Top 3 il percorso ad anello delle Cinque Torri, un itinerario che unisce natura, storia e panorami spettacolari: tra guglie rocciose, echi della Grande Guerra e punti di osservazione privilegiati sulla conca di Cortina d’Ampezzo, rimane una delle esperienze più amate da chi frequenta le Dolomiti.

Il confronto con il 2024

Se guardiamo i dati dell’anno precedente, il trend appare ancora più evidente: già nel 2024, il percorso dal Passo Tre Croci al Lago di Sorapis guidava la classifica, affiancato dall’itinerario che da Campo Imperatore sale verso il Gran Sasso e dall’anello attorno alle Tre Cime di Lavaredo.

Nel 2025, però, la spinta verso le maestose vette dolomitiche si fa ancora più marcata: la classifica dei primi tre percorsi più popolari è concentrata tra Veneto e Alto Adige, a conferma di un desiderio sempre più forte di confrontarsi con paesaggi difficili da descrivere a parole.

I percorsi preferiti per ogni attività

Accanto alla classifica generale, il report di Wikiloc mette in luce anche i tracciati più seguiti in Italia nel 2025 per ciascuna attività outdoor: ad esempio, per l’escursionismo, il percorso dal Passo Tre Croci al Lago di Sorapis si attesta ancora una volta come il più popolare.

Nell’ambito della mountain bike, invece, il primato spetta al Grandioso Anello di Ridracoli, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: un percorso lungo e impegnativo, che attraversa grandi foreste e mette alla prova resistenza e tecnica, ma che dona un’esperienza intensa nel cuore della natura.

Panorama del Lago di Ridracoli, Bagno di Romagna
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Il favoloso Lago di Ridracoli, Bagno di Romagna

Per la corsa, il tracciato più seguito resta quello della 100 km del Passatore, la storica ultramaratona che collega Firenze a Faenza, simbolo di resistenza, determinazione e amore per le lunghe distanze.

Nel ciclismo su strada, il più seguito è il celebre Sellaronda, l’anello che tocca alcuni dei passi più rappresentativi delle Dolomiti tra Trentino-Alto Adige e Veneto. Un confronto interessante con il 2024, quando a dominare la classifica era stata la salita al Passo dello Stelvio, con partenza e arrivo a Prato allo Stelvio e passaggio dal Passo Umbrail.

Infine, nel trail running emerge il Naturalmente Vittorio Veneto Ridges Trail 2025 – 20 km, un anello panoramico che si sviluppa tra crinali e colline attorno a Vittorio Veneto.

Capo Verde, i tre trekking più belli di Santo Antão

25 janvier 2026 à 14:00

Spettacolari spiagge di sabbia bianca, un mare azzurro intenso e incontaminato, il clima ideale per gli sport acquatici e il contesto perfetto per le immersioni, paesaggi vulcanici unici, una ricca cultura musicale: sono questi gli ingredienti della vacanza standard a Capo Verde, arcipelago e stato insulare al largo della costa del Senegal.

Non solo: Capo Verde è un vero e proprio scrigno di attrazioni turistiche per tutti i gusti, in particolare per chi ama la natura e le attività all’aperto. La meravigliosa isola di Santo Antão, all’estremo nord-occidentale del paese, offre l’abbinamento perfetto tra montagna e oceano, elementi che si specchiano l’uno nell’altro in questo paradiso dell’escursionismo, capace di regalare panorami senza eguali ad ogni passo.

I trekking più belli di Santo Antão

Santo Antão o Sontonton, come dicono gli abitanti nel creolo capoverdiano, è la seconda isola per estensione di Capo Verde, superata solo da Santiago. Se quest’ultima, dove si trova la capitale del paese Praia, è anche la più abitata, la prima è invece incontaminata, con una popolazione che a malapena raggiunge le 50mila persone.

Fa parte del gruppo delle isole di Barlavento, ovvero le sei che compongono il gruppo settentrionale dell’arcipelago, opposte a quelle meridionali, dette di Sotavento. La sua cittadina più importante è Porto Novo, variopinto abitato sulla costa sud dell’isola, di fronte alle rive di São Vicente, l’isola dirimpettaia.

Per arrivare a Santo Antão, infatti, si deve per forza recarsi in primo luogo a São Vicente e nella sua principale città, Mindelo. Dal porto partono ogni giorno diversi traghetti che attraversano lo stretto braccio di mare che separa le due isole.

Come le sue sorelle, anche quest’isola è di origine vulcanica. Come alcune delle altre è caratterizzata da aguzzi rilievi montani (la cima più alta supera i 1900 metri di quota), ma ha la particolarità di alternare alcuni pianori a diverse profonde vallate, scavate nel corso dei millenni da alcuni corsi d’acqua. Proprio questa vertiginosa alternanza è alla base della grande bellezza panoramica del luogo.

Escursioni Santo Antao Capo Verde
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Villaggio montano a Santo Antão

Santo Antão è sostanzialmente spaccata in due, da un punto di vista climatico ed ecologico: nella parte meridionale il clima è desertico, con tutto quello che comporta per lo sviluppo di flora e fauna; il lato nordorientale invece è decisamente più verde, sebbene non esistano vere e proprie aree boschive.

Le temperature nell’isola sono sempre gentili: il periodo più caldo dell’anno è tra agosto e settembre, quando le temperature massime medie raggiungono i 28°C e senza calare mai sotto i 24°C. Il periodo ideale per visitare Santo Antão, però, è quello invernale: le precipitazioni sono ridotte al minimo, le temperature vanno dai 19°C ai 25°C e si è all’inizio della stagione secca, pertanto la vegetazione è ancora rigogliosa e capace di impreziosire il contesto.

Trekking nella Valle di Paùl

Un itinerario classico di Santo Antão è l’escursione che dal cratere di Cova scende nella Valle di Paùl, una delle più scenografiche vallate del nord-est dell’isola.

Il trekking prende le mosse da un luogo già di per sé particolare, l’antica caldera di un vulcano formatasi tra un milione e settecentomila anni fa: è il cratere di Cova, un grande pianoro dal diametro di circa un chilometro utilizzato per l’agricoltura, che si trova a circa 1100 metri di altitudine.

Al punto di partenza si arriva con un taxi o un aluguer, un furgoncino privato utilizzato per il trasporto collettivo che compie le tratte più frequentate dell’isola e permette di dividere le spese. Dopo aver compiuto una semiellissi percorrendo la cresta della caldera, con numerosi colpi d’occhio su questo ambiente così particolare, si avvia la lunga discesa che porta da qui fino al ritrovare l’oceano a Vila das Pombas.

Il sentiero lastricato scende in maniera piuttosto diretta con uno splendido zigzagare. La prima parte è certamente la più emozionante, con il sentiero che si snoda come un serpente tra verdi terrazzamenti coltivati a canna da zucchero. La vista si perde tra i fianchi delle aguzze montagne che degradano, tra un pinnacolo e l’altro, verso l’oceano, presenza non sempre visibile ma certa, sullo sfondo.

Dopo i primi cinque chilometri circa, dal villaggio di Chã de Manuel dos Santos, il sentiero si trasforma in una vera e propria strada. La seconda parte, più agevole e meno faticosa, è comunque un viaggio di scoperta, consentendo di attraversare uno dopo l’altro i piccoli abitati agricoli della vallata. Vila das Pombas è la meta ultima del cammino per chi vuole percorrere l’interezza dei dodici chilometri previsti, ma è anche possibile prendere un mezzo di trasporto già prima di arrivare alle sponde dell’oceano.

Escursione costiera di Fontainhas

Al fianco della Valle di Paùl, l’altra escursione molto gettonata dai tanti escursionisti che visitano Santo Antão per bearsi dei suoi pazzeschi panorami naturali è l’escursione costiera che parte da Cruzinha, un piccolo villaggio di pescatori, e arriva a Ponta do Sol, uno dei centri principali dell’isola e noto per i suoi splendidi tramonti.

Escursioni Santo Antao Capo Verde
Lorenzo Calamai
Il panorama da Ponta do Sol verso Cruzinha: il sentiero attraversa tutta la costa a picco sul mare

Nel corso del lungo itinerario, stretto tra pareti rocciose verticali e l’oceano, si attraversano alcuni minuscoli paesini: l’accogliente Formiguinhas, l’affascinante Corvo e lo spettacolare Fontainhas, villaggio aggrappato a metà di uno scosceso vallone che in passato ha ricevuto dei premi per la sua incredibile posizione panoramica.

L’escursione è lunga e impegnativa, ma non presenta difficoltà tecniche. Si affrontano 14 chilometri di percorso, con un migliaio di metri di dislivello e continui saliscendi. L’itinerario è percorribile in entrambi i sensi, ma la maggior parte degli escursionisti preferisce partire dal piccolo villaggio di Cruzinha e concludere la giornata a Ponta do Sol, dove si trovano la maggior parte delle strutture ricettive.

Seguendo questo senso di percorrenza si affronta per prima la parte più vallonata del percorso: il sentiero si ritaglia spazio sul fianco di una parete rocciosa, mentre poco più in basso spumeggiano le onde dell’oceano, schiantandosi sugli scogli o adagiandosi sulle occasionali spiagge di sabbia scura. Dopo un terzo di percorso, una salita impegnativa e una rapida discesa, si arriva ad alcune case abbandonate. Un antico villaggio dove spuntano piante di cotone: nel periodo giusto dell’anno potreste trovarle nella loro candida fioritura.

A circa metà percorso si arriva a Formiguinhas, isolato e ridente villaggio dove molti si concedono una sosta in uno dei due bar del luogo, dove si può rifocillarsi con la cucina tipica locale, gustosa e nutriente. Da Formiguinhas si raggiunge in poco tempo Corvo, un villaggio agricolo circondato da ampi terrazzamenti sulle rive di un fiumiciattolo gorgogliante. Attraversando il villaggio non è raro imbattersi in qualche capra al pascolo o negli abitanti intenti a trasportare qualsivoglia tipo di materiali su e giù per i sentieri.

Escursioni Santo Antao Capo Verde
Lorenzo Calamai
Il villaggio di Corvo con le sue coltivazioni

Superato Corvo arriva il punto più bello e più difficile dell’escursione: una ripidissima salita, caratterizzata dalle stazioni della Via Crucis, permette di raggiungere un passo dove si apre una vista strepitosa: attorno all’escursionista ci sono rocce scolpite in forme assurde dagli eventi atmosferici, da un lato imperversa l’oceano e si scorge Ponta do Sol, destinazione ultima, sulla sua punta, dall’altro lato ecco Fontainhas, coloratissimo villaggio incastonato in una natura unica.

A Fontainhas si può fare un’ulteriore pausa e se si è fortunati trovare un mezzo di trasporto per raggiungere Ponta do Sol, che dista comunque un paio di chilometri e non è difficile da raggiungere per ultimare l’escursione.

Xoxo e le sue cascate

Si scrive Xoxo, si pronuncia scio-scio. È uno dei luoghi più incantevoli di Capo Verde: già per raggiungere il villaggio si deve percorrere una meravigliosa strada che da Ribeira Grande, la seconda città dell’isola, si addentra nella valle della Ribeira da Torre, una lingua d’asfalto che attraversa un paesaggio verde, tra banani, canna da zucchero e montagne dalle forme impossibili.

Escursioni Santo Antao Capo Verde
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Il panorama di Xoxo

In questo scenario incantato, ancor più rigoglioso di tanti altri di Santo Antão e caratterizzato da un pinnacolo roccioso che fa bella mostra di sé si trovano alcune bellissime cascate naturali, raggiungibili percorrendo un semplice e breve sentiero.

Per arrivare alle cascate si deve percorrere la strada asfaltata fino al termine, in corrispondenza dell’Hotel Xoxo, attraversare il villaggio di Lombo de Pico e seguire la traccia che porta fino alla cosiddetta cascata di Vinha. Si scende completando il percorso ad anello verso il villaggetto omonimo, dal quale si gode di una splendida visuale su Xoxo, sul suo pinnacolo e sulle montagne tutt’attorno. Si ritorna quindi sulla strada che collega Ribeira Grande a Xoxo per un totale di circa 4 chilometri di percorso.

A Sasso di Castalda lungo il Cammino delle Emozioni: 4 percorsi per ritrovare se stessi

Par : losiangelica
11 janvier 2026 à 14:30

Nel piccolo borgo lucano di Sasso di Castalda, il trekking ha cambiato pelle. Il Cammino delle Emozioni è il progetto che supera le classiche escursioni per proporre la natura come una vera e propria terapia all’aperto agganciandosi al tema dell’ecopsicologia. Ecco i quattro sentieri che attraversano questa geografia dell’anima.

Sentiero dell’amore

Spogliatevi subito dall’idea del romanticismo da cartolina o dei lucchetti sui ponti che vediamo in molte parti d’Italia; l’amore è inteso come apertura. Quando inizierete a percorrere questo tracciato, vi accorgerete che l’obiettivo non è guardarsi allo specchio, ma guardare fuori. Attraverso delle particolari cornici in legno posizionate strategicamente, sarete spinti a inquadrare il paesaggio, a dargli un valore.

In questo percorso, l’invito è passare dall’ego (io, i miei problemi, la mia fatica) al “noi” universale. È il sentiero dell’empatia. Mentre camminate, provate a sentire come il vostro respiro si accorda con il fruscio delle foglie. Vi sentirete parte di un meccanismo più grande, dove la bellezza del creato non è un fondale piatto, ma un ospite che vi accoglie. È un esercizio di risonanza: se il cuore è aperto, il paesaggio ci entra dentro e ci cambia.

Sentiero della gentilezza

Viviamo in un mondo che corre, urla e spesso calpesta. In questo secondo percorso, vi verrà chiesto l’esatto opposto: il passo leggero. Il sentiero della gentilezza nasce da un’adesione profonda alla cura, intesa come rispetto assoluto per ciò che ci circonda. Avete mai provato a camminare in un bosco cercando di non spezzare nemmeno un ramo secco, o di non disturbare il silenzio degli insetti?

È un antidoto naturale all’aggressività della vita moderna. La fretta è bandita e la gentilezza, in chiave ecopsicologica, diventa una forma di gratitudine verso la terra. Muovendovi con lentezza, noterete dettagli che la velocità di solito cancella. È un sentiero che cura l’ansia: non c’è nulla da conquistare, c’è solo da abitare il luogo con estrema delicatezza.

Cartelli del Cammino delle Emozioni a Sasso di Castalda
Ufficio Stampa
Sasso di Castalda, i cartelli del Cammino delle Emozioni

Sentiero dell’ascolto

Questo è forse il tracciato più profondo, quello che lavora per sottrazione. In un’epoca di rumore bianco perenne, qui vi si chiede il silenzio attivo. Il sentiero è dedicato alla memoria di Rocco Petrone, l’uomo che da queste terre partì per portare l’umanità sulla Luna. Ma la Luna, qui, non è una conquista tecnologica: è un simbolo di introspezione.

L’installazione che troverete lungo il cammino vi spingerà a guardare verso l’alto e verso l’infinito. Lo scopo? Spegnere quel brusio mentale incessante, quell’overthinking che ci tormenta la notte. Guardando la vastità dello spazio e della montagna, i vostri pensieri inizieranno a decantare. Solo quando il rumore fuori si azzera, potete finalmente sentire quello che si muove dentro di voi. È un viaggio nel vuoto che, paradossalmente, vi riempirà di consapevolezza.

Sentiero dell’incanto

Tra i trekking più belli in Italia c’è sicuramente il sentiero dell’incanto. Ricordate com’era guardare il mondo da bambini? Quando tutto sembrava enorme, nuovo e magico? Il Sentiero dell’Incanto serve a recuperare esattamente quella sensazione: la meraviglia. Gli psicologi la chiamano “Awe“, quello stupore che proviamo di fronte a qualcosa di così vasto da farci sentire piccoli, ma in modo rassicurante.

In questo percorso vi lascerete travolgere dalla fluidità della natura. Quando vi sentirete sovrastati dalla maestosità degli alberi o dai panorami di Sasso di Castalda, i vostri problemi quotidiani inizieranno a ridimensionarsi. Se la montagna è così antica e solida, quanto può essere grave quel problema che vi assilla in ufficio? L’incanto è la chiave per riattivare la creatività e la gioia. È il sentiero del flusso, dove si smette di pensare e si ricomincia a sentire.

I sentieri di trekking a Sasso di Castalda in provincia di Potenza sono stati quindi suddivisi in 4 percorsi da scoprire… uno più bello dell’altro. Tutti riescono a far scoprire l’anima più autentica della Basilicata.

Sasso di Castalda, borgo della Basilicata
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Nel borgo della Basilicata di Sasso di Castalda 4 sentieri nel Cammino delle Emozioni

Parco Nazionale del Pollino d’inverno e per tutti: escursioni al Bosco Magnano

2 janvier 2026 à 15:41

Il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d’Italia: poco meno di 200mila ettari di natura incontaminata a cavallo tra la Basilicata e la Calabria, che prendono il nome dal principale massiccio montuoso di questa fetta di territorio. In inverno, le escursioni nel Pollino hanno un fascino tutto particolare: l’aria è più frizzante; il bosco bruno, con molti alberi spogli, offre nuove prospettive; non capita di rado, poi, che ad alcune altitudini arrivi la neve.

Tra le destinazioni più suggestive da affrontare in questa stagione c’è il Bosco Magnano, uno degli scenari più affascinanti per un’escursione rilassante a contatto con la natura. Tantissimi appassionati di trekking scelgono questo luogo per i sentieri adatti a grandi e piccini e al contempo affascinanti, per respirare aria pura e ascoltare il fruscio dell’acqua, per attraversare tratti di foresta tanto suggestivi quanto poco frequentati nei mesi freddi.

Flora e fauna del Bosco Magnano

Vuole la leggenda che il torrente Peschiera e il torrente Frido, i corsi d’acqua che animano il Bosco Magnano, siano stati generati dalle lacrime di una ninfa, inconsolabile per l’amore non corrisposto di un pastore locale. Un altro mito locale sostiene che gli abitanti dei paesi attorno al bosco fossero soliti realizzare strumenti musicali dai tronchi dei cerri, il cui suono prodigioso era capace di sposarsi con i rumori della natura.

Bosco Magnano Parco Nazionale del Pollino
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Sentiero nel Bosco Magnano

Vuole invece la scienza che il Bosco Magnano rappresenti uno degli ecosistemi montani più interessanti della catena appenninica meridionale. Camminando sui sentieri che si snodano nell’area si incontrano infatti tante varietà arboree tra cui faggi, cerri, aceri, carpini e ontani: alberi che in inverno mostrano la loro struttura scheletrica, creando un intrico di rami che cattura lo sguardo e l’immaginazione.

Questa ricca vegetazione è resa possibile dall’abbondanza di acqua nei limpidi torrenti che attraversano il bosco, peraltro habitat ideali per molte specie animali. Tra gli abitanti più significativi della zona c’è la lontra eurasiatica, animale raro che si trova solo in pochi contesti acquatici in Italia e che in inverno lascia spesso tracce ben visibili sulle sponde del torrente Peschiera.

Nel Bosco Magnano non mancano picchi, scoiattoli neri, cervi e salamandrine dagli occhiali, tipici anfibi degli ambienti che abbinano bosco e acqua.

Bosco Magnano Parco Nazionale del Pollino
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La lontra è un animale raro da incontrare

Dov’è il Bosco Magnano e come arrivare

Il Bosco Magnano è una vasta area boschiva situata tra le colline del sud della Basilicata, nei pressi del paese di San Severino Lucano, una caratteristica cittadina che merita assolutamente una visita.

Inserito all’interno del Parco Nazionale del Pollino, il bosco è composto da una varietà di alberi ad alto fusto: rigogliosi aceri, cerri, carpini bianchi, faggi e ontani, che rendono il paesaggio profondamente affascinante anche quando l’inverno si fa rigido.

Inoltre, il Bosco Magnano è attraversato da torrenti d’acqua limpida e cristallina che scorrono impetuosi e turbolenti interrompendo la quiete imposta dalla fitta vegetazione. Tra questi, il torrente Peschiera è il principale protagonista di questa porzione di territorio lucano: un corso d’acqua cristallino che scorre vorticoso tra piscine naturali, cascate e massi levigati, creando un’atmosfera quasi fiabesca.

L’abitato più vicino al Bosco Magnano è Cropani, una piccola frazione del comune di San Severino Lucano, nel cui territorio amministrativo ricade l’area boschiva. Si può raggiungere da qui oppure percorrendo la Strada statale 653 della Valle del Sinni: dall’uscita in direzione San Severino Lucano si giunge al parcheggio del Bosco Magnano prima di arrivare in paese.

Bosco Magnano Parco Nazionale del Pollino
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San Severino Lucano e i suoi boschi

Escursione lungo il torrente Peschiera nel Bosco Magnano

La passeggiata più frequentata nel Bosco Magnano è quella che costeggia il torrente Peschiera, un corso d’acqua gettonatissimo in estate per trovare refrigerio nelle sue fresche piscine naturali, ma che anche in inverno incanta con i suoi guizzanti flutti limpidi e, spesso, piccole cascate parzialmente o totalmente gelate. Questo percorso è adatto a escursionisti di ogni livello, età e preparazione, anche alle famiglie con bambini, basta solo l’accortezza di utilizzare un equipaggiamento adeguato a un’escursione invernale.

La camminata inizia nei pressi del parcheggio principale del Bosco Magnano e si snoda tra i grandi tronchi degli alberi secolari. Percorrendo tratti di strada forestale e un sentiero facilmente riconoscibile malgrado il fitto sottobosco di foglie cadute, si passa per piacevoli scorci sulle lucenti acque del Peschiera, dove le correnti, anche in inverno, scorrono con un ritmo lento ma costante.

Lungo questo itinerario si trovano anche aree di sosta attrezzate perfette per un picnic invernale: avvolti nel silenzio della foresta, è possibile fermarsi e ascoltare il gorgoglio dell’acqua che scorre, un vero antidoto allo stress quotidiano.

L’escursione lungo il Peschiera nel Bosco Magnano fa peraltro parte del Sentiero Italia, il percorso di quasi 8mila chilometri che attraversa tutto il nostro Paese toccando i luoghi naturalistici più belli di ogni regione. La versione più lunga dell’itinerario lungo il torrente arriva a circa 11 chilometri ed è sostanzialmente pianeggiante, con un dislivello in salita davvero minimo: si conclude in circa tre ore, più il tempo per eventuali pause.

Il sentiero delle Pietre Tonanti del Frido

L’alternativa al semplice cammino lungo il Peschiera è il vicino percorso chiamato Sentiero delle Pietre Tonanti: un itinerario naturalistico che aggiunge una nota di avventura al viaggio nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, addentrandosi nel bosco verso oriente.

Questo sentiero costeggia il torrente Frido prima dell’incontro con il Peschiera, di cui è affluente, esaltando il valore geologico e paesaggistico dell’area. La denominazione di Pietre Tonanti, infatti, deriva ovviamente dal suono che l’acqua, nei periodi di maggiore portata, emette nel percorrere il letto del torrente, scontrandosi con le grandi pietre modellate dal tempo che lo caratterizzano.

Il percorso si sviluppa lungo la sponda sinistra del Frido e offre scorci spettacolari su piccole gole, grandi massi e cascate naturali. In inverno, il sentiero assume un fascino particolare: è infatti possibile ammirare il torrente in tutta la sua potenza, all’apice della sua portata. Un corso d’acqua impetuoso che si dibatte turbinando verso valle all’interno di un contesto naturale davvero particolare, all’ombra del bosco e tra rocce gigantesche.

L’itinerario è breve, lungo poco più di due chilometri: per percorrerlo basta una mezz’oretta. Può facilmente essere complementare a quello precedentemente descritto lungo le sponde del torrente Peschiera.

Lombardia, 10 percorsi facili e panoramici dove fare trekking in inverno

11 décembre 2025 à 16:00

La chiamano cattiva stagione, eppure l’inverno ha tanto da regalare. È vero: le giornate sono più brevi, le temperature più rigide, il meteo meno clemente. Eppure, come per tutte le altre stagioni dell’anno, anche l’inverno nasconde una sua magia, una serie di caratteristiche peculiari che modificano il paesaggio e lo trasformano, rendendolo meritevole di essere esplorato e scoperto anche in questo suo volto meno noto.

La Lombardia non fa eccezione a questo paradigma. Con l’arrivo del freddo la regione più popolata d’Italia si immerge in un silenzio tranquillo e vigile: i suoi grandi laghi si fanno più quieti, i boschi si spogliano delle chiome variopinte degli alberi, le vette delle nobili montagne si imbiancano progressivamente, regalando panorami candidi e maestosi. Anche in inverno è possibile dedicarsi a tante attività all’aperto senza la necessità di particolare equipaggiamento: molti sentieri restano accessibili senza attrezzature da alpinismo, consentendo di affrontare trekking tranquilli, a misura di giornata, immersi nella natura e nella suggestione invernale.

Greenway del Lago di Como

Un grande classico dell’escursionismo per tutti in Lombardia è la Greenway del Lago di Como, un percorso panoramico che si estende per circa 11 chilometri e mezzo da Colonno, delizioso piccolo borgo incastonato tra il Lago di Como e le Prealpi Comasche, a Griante, altro elegante paesello lacustre dal colpo d’occhio più che affascinante.

Lombardia escursioni inverno
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I maestosi panorami sul Lago di Como durante l’inverno

Con un dislivello intorno ai 250 metri e una altitudine media assai contenuta, il percorso si rivela ideale nei mesi freddi. Il cammino che si snoda lungo il lago, i borghi curati, le eleganti villette con i relativi parchi, gli scorci sullo specchio d’acqua e sulle montagne che fanno da sfondo: tutto contribuisce a creare un’atmosfera al tempo stesso tranquilla e suggestiva, perfetta per chi desidera un’uscita leggera ed estremamente panoramica senza troppa fatica.

Sentiero dello Spirito del Bosco

Per chi cerca una passeggiata fiabesca e immersa nel verde anche in inverno, il Sentiero dello Spirito del Bosco, nei boschi sopra Canzo, tra le Prealpi Lombarde, è una scelta perfetta. Il percorso, lungo circa sette chilometri in totale e poco più che pianeggiante, conduce dal parcheggio di Fonti di Gajum a Terz’Alpe, attraversando una foresta dove sono nascosti centinaia di personaggi scolpiti nel legno: gnomi, folletti, animali fantastici.

Il percorso è un grande classico delle domeniche lombarde, in particolare per le famiglie brianzole e milanesi, ed è l’ideale per le famiglie con bambini. Chi invece ha intenzioni un po’ più audaci, può comunque aggiungere al percorso la più tosta ascesa alla vetta dei Corni di Canzo, splendide cime del Lariano poste a poco meno di 1400 metri sul livello del mare. Ci vogliono circa due ore di cammino in più se il tempo è buono e in assenza di neve.

Un tratto del Sentiero del Viandante

Sulla sponda orientale del Lago di Como, un tratto del Sentiero del Viandante rappresenta un’ottima opzione per chi cerca un trekking panoramico e tranquillo, ideale per la stagione fredda.

Il Sentiero del Viandante è un percorso di circa 70 chilometri che collega Lecco e Morbegno, costeggiando il Lago di Como a mezza costa e regalando splendidi panorami sul bacino. Il tratto consigliato è quello che va da Lierna a Varenna, una delle prime tappe del Sentiero.

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Varenna, veduta del borgo d’inverno

Il percorso è impegnativo: si affrontano circa 13 chilometri con un dislivello vicino ai 900 metri, ma le vedute che si incontrano ripagano dello sforzo. Camminando su sentieri storici, mulattiere e brevi strade secondarie, si ammirano scorci sul lago, colline e piccoli borghi scenografici. In un giorno sereno d’inverno, con aria nitida e luci morbide, la vista sul Lario e sui rilievi circostanti rende l’escursione davvero speciale.

Via dei Monti Lariani

La Via dei Monti Lariani è un grande classico dell’escursionismo sul Lago di Como, sul lato occidentale del bacino, opposto a quello descritto sopra. Il lungo cammino si dispiega lungo circa 125 chilometri che attraversano le colline e i rilievi che fanno da corona al lago.

In inverno, alcune delle tappe o tratti a bassa quota, più vicini alla sponda ovest, possono essere percorsi senza problemi, offrendo panorami davvero scenografici sul lago senza l’impegno di salite troppo ripide o rese ostiche dalla stagione.

Data la stagione, il sentiero più indicato è probabilmente parte del numero 3 dei 4 che compongono la Via: se ne può percorrere un tratto partendo da Montuglio, già a mezza costa sopra le sponde del Lario, e raggiungere gli oltre 1200 metri di altitudine di Porta Livera. Un itinerario da compiere solo in caso di meteo favorevole, e che oltretutto in tale circostanza regala vedute davvero impareggiabili sul lago e sulle montagne tutt’attorno.

Anello del Lago Palù in Valmalenco

Per chi osa spingersi più a nord, fino alla Valtellina e alla Valmalenco, sua valle laterale, il percorso ad anello attorno al Lago Palù è un’escursione invernale perfetta, con il lago ghiacciato e i boschi che lo circondano, spesso innevati, che creano un paesaggio da cartolina.

Il percorso è facile, alla portata di tutti e ben segnalato. Essendo il Lago Palù oltre i 1900 metri di quota, lo si affronta spesso e volentieri in presenza di abbondante neve e quindi con l’aiuto delle racchette da neve. In ogni caso si tratta di un itinerario adatto anche a chi non ha esperienza con le ciaspole.

L’altopiano dove sorge il lago è un luogo speciale, posto al centro di una conca circondata da conifere, al cospetto del Sasso Nero e di altre imponenti cime. Il luogo ideale per godere di un panorama alpino spettacolare e candido nel pieno dell’inverno.

Vallone dei Camosci ai Piani di Bobbio

Il comprensorio dei Piani di Bobbio, in Valsassina, è la stazione sciistica più vicina a Milano, ma offre anche attività escursionistiche durante la stagione invernale. Una volta raggiunto il Rifugio Lecco, infatti, ci si può avventurare lungo il percorso che conduce al Vallone dei Camosci, un itinerario amato dagli appassionati di ciaspolate e trekking invernale.

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I Piani di Bobbio innevati

Si cammina attraverso boschi e pendii innevati, in un ambiente alpino visivamente appagante, ma il percorso è semplice, alla portata dei più. Al ritorno ci si può fermare al Rifugio Lecco o a una delle altre strutture che popolano i Piani di Bobbio per godere di una calda polenta ristoratrice, accompagnamento perfetto a una escursione in quota.

Giro del Sole e della Luna sul Lago Maggiore

Il Giro del Sole e della Luna è uno dei percorsi più suggestivi della sponda lombarda del Lago Maggiore, perfetto per escursioni invernali leggere ma ricche di panorami. Si snoda, infatti, tra i boschi attorno ad Agra, poco sopra Maccagno, seguendo un itinerario a mezza costa che prende il nome dalla sua esposizione: il sole scalda anche nei mesi più freddi, rendendo la camminata piacevole e con temperature mai troppo rigide.

Il tracciato, semplice e ben segnalato, è lungo circa cinque chilometri in totale e regala viste splendide sul lago e sulle montagne che lo incorniciano, con un paio di punti panoramici davvero speciali sulle sponde del Lago Maggiore.

Salita al Monte Sant’Onofrio

La salita alla vetta del Monte Sant’Onofrio, nelle Prealpi bresciane, è un itinerario breve e panoramico, adatto anche a chi non ha molta esperienza e perfetto per un’avventura all’aperto dopo una nevicata.

Il sentiero parte dalla cittadina di Nave, nelle colline del Bresciano, e risale gradualmente boschi di castagni e faggete fino alla piccola chiesetta che domina la valle e che rappresenta la cima della montagna, detta anche Monte Spina (il nome del santo deriva proprio dalla piccola cappella). È un luogo silenzioso e suggestivo, con un bellissimo panorama su tutti i rilievi circostanti.

L’escursione è particolarmente piacevole in inverno: poco sopra i 900 metri di quota, il Sant’Onofrio spesso è oggetto di nevicate non troppo ingenti, rappresentando un’occasione per una camminata sulla neve senza bisogno di particolari attrezzature o esperienza. In più, quando la vegetazione si spoglia delle proprie foglie, apre ampie finestre sulla pianura e sulle cime innevate del versante camuno.

I Laghi Gemelli in Val Brembana

La camminata ai Laghi Gemelli è uno dei grandi classici della Val Brembana, in provincia di Bergamo: un percorso che in inverno assume un fascino unico grazie ai paesaggi immersi nella natura silenziosa e alla corona dei monti innevati tutt’intorno.

I Laghi Gemelli si trovano vicino al paese di Branzi, situati al centro di una conca al cospetto di vette come il Pizzo Farno, il Monte Corte, il Pizzo dell’Orto e il Pizzo del Becco, ai cui piedi si trova per un altro bacino, omonimo del monte. Il nome di Laghi Gemelli è ingannevole: risale a un tempo in cui non esisteva la diga che oggi caratterizza l’invaso, che si presenta come un unico specchio d’acqua.

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La diga e i Laghi Gemelli sotto una coltre di neve

Il sentiero, che parte dai pressi della località Mezzeno, sale con pendenze moderate e in un paio d’ore generalmente si può arrivare a destinazione, anche se in inverno non è da escludere la presenza di un po’ di neve, che potrebbe rallentare la salita.

Arrivati al grande bacino artificiale dei Laghi Gemelli, il panorama si apre su distese bianche e cime quiete: uno scenario tanto essenziale quanto scenografico.

Piani dell’Avaro in Val Brembana

I Piani dell’Avaro, nel cuore dell’Alta Val Brembana, sono una meta perfetta per un trekking invernale facile e panoramico.

Questo altopiano ampio e luminoso, raggiungibile senza difficoltà dal piccolo abitato di Cusio, è caratterizzato da lievi saliscendi, pascoli aperti e soprattutto una strepitosa vista che spazia sulle principali cime delle Orobie. Si trova ai piedi del Monte Avaro, a circa 1700 metri di altitudine. Pertanto, nei mesi freddi la zona si trasforma in un ambiente suggestivo, spesso con distese bianche e candide che accompagnano il camminatore.

L’itinerario ideale per raggiungerli è quello che parte dal Colle della Maddalena, lungo una vecchia mulattiera, e sale fino all’altopiano. Un sentiero facile e sicuro che consente di portarsi su un balcone naturale con un panorama strepitoso soprattutto in inverno.

Parco delle Foreste Casentinesi in inverno: trekking fra boschi, eremi e silenzio

1 décembre 2025 à 16:30

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è un’ampia distesa di boschi che coprono i rilievi, ora dolci ora più aspri, della dorsale dell’Appennino fra la Toscana e la Romagna. Un universo naturale in miniatura, lontano dalla frenesia urbana, pronto ad accogliere sul suo vasto territorio i tanti visitatori che ne percorrono i sentieri, ne scalano le vette, ne esplorano i luoghi d’interesse legati alla storia e alla spiritualità in tutte le stagioni.

Questo ampio territorio che abbraccia l’Appennino tosco-romagnolo mostra in ogni caso il suo volto più autentico nei mesi freddi: i boschi delle Foreste Casentinesi, caratterizzati soprattutto dalla silenziosa quanto maestosa presenza di ampie faggete, si spogliano delle proprie chiome multicolori; spesso la neve spolvera le cime e i passi della dorsale appenninica, mentre con la minore presenza antropica cervi e caprioli, tassi, donnole, istrici e cinghiali tornano padroni del territorio. Sebbene l’inverno renda alcuni percorsi certamente più impegnativi, è questo il periodo in cui si può camminare tra faggi secolari, raggiungere antichi eremi nascosti al riparo dei boschi, avventurarsi lungo itinerari immersi nella neve.

L’inverno nel Parco: clima e consigli pratici

Chi sceglie di visitare il Parco delle Foreste Casentinesi in inverno deve prepararsi a vivere condizioni molto diverse dal resto dell’anno. Malgrado una altitudine che non è paragonabile ai rilievi e alle vallate alpine, le temperature sono decisamente più rigide rispetto ai territori più antropizzati. La neve cade con regolarità, soprattutto al di sopra dei 900 metri di altitudine, trasformando completamente il paesaggio e rendendo alcuni tratti dei sentieri più difficili da individuare.

Foreste Casentinesi inverno
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Esplorare le Foreste Casentinesi sotto la neve è un’esperienza unica

Il consiglio è sempre quello di informarsi sullo stato dei percorsi, consultare i bollettini meteo e contattare eventualmente i Centri Visita del Parco di Bagno di Romagna, Badia Prataglia e Santa Sofia. Camminare utilizzando un navigatore con GPS, una traccia digitale precedentemente scaricata e una cartina aggiornata rimane una buona pratica, anche per sentieri apparentemente semplici.

L’inverno, però, dona anche esperienze che non si trovano in altri periodi dell’anno: la luce che attraversa gli alberi spogli è più nitida; il bosco si riempie di suoni ovattati, tra i quali spicca lo scrocchiare della neve sotto gli scarponi; il cielo limpido e il candore della neve regalano un contrasto scenografico.

Quattro escursioni d’inverno nel Parco delle Foreste Casentinesi

Gli oltre 368 chilometri quadrati di territorio del Parco delle Foreste Casentinesi sono coperti all’80% da boschi. Sotto le chiome degli abeti, delle querce e dei faggi, però, si scopre una varietà di scenari enorme: vette oltre i 1500 metri di altitudine; sorgenti di fiumi grandi e piccoli, che scorrono verso la Toscana e verso la Romagna; laghi, laghetti e cascate mastodontiche; emergenze geologiche come rupi calcaree, marne e cavità naturali; centri abitati piccoli ma ricchi di tradizioni e di una storia antica e preziosa; edifici religiosi dalle radici profonde immersi nel silenzio.

Avventurarsi in un trekking d’inverno nel Parco delle Foreste Casentinesi significa esplorare tutti questi contesti, arricchiti dalle peculiarità della stagione fredda, magari dopo che una fitta nevicata ha regalato un manto bianco a tutto quello che circonda chi cammina.

Dall’Eremo di Camaldoli al Passo dei Fangacci

L’Eremo di Camaldoli, splendido e antico complesso religioso fondato da San Romualdo nell’undicesimo secolo, è uno dei luoghi più evocativi di tutto il Parco, oltre che uno dei più noti. Se si ha la fortuna di visitarlo dopo una nevicata, il colpo d’occhio assume un’ulteriore magia: gli edifici dal profilo austero, consuetamente silenziosi, assumono ancor più carattere sotto un velo bianco.

Partendo dal monastero, si sale attraverso un bosco fitto di alti abeti e faggi monumentali: i primi mantengono la loro chioma scura per tutta la stagione e regalano un profumo caratteristico al sottobosco, i secondi si spogliano del loro manto, che giace ora ai loro piedi. La salita è dolce e graduale, adatta anche a chi non ha grande esperienza, purché equipaggiato con calzature adatte e, in caso di neve, con ciaspole. Da notare che, peraltro, questo percorso è segnalato sulla cartellonistica del Parco come sentiero per sci di fondo, alternativa praticabile per affrontarlo in caso di abbondante nevicata: sciare sotto i rami innevati dei faggi, che si innalzano come le pareti di una cattedrale attorno all’ampio sentiero, è una emozione unica.

Il percorso termina al Passo dei Fangacci, dove si trova un rifugio generalmente aperto. L’escursione è semplice e non molto lunga: sono circa tre chilometri e mezzo per il tragitto di andata. Se non c’è neve l’itinerario, comunque suggestivo grazie alla splendida faggeta, può essere percorso in poco più di un’ora, mentre quando c’è la neve diventa un po’ più impegnativo ma comunque adatto a tutti, indipendentemente dall’utilizzo di ciaspole o sci di fondo.

Un pezzo del Sentiero delle Foreste Sacre

Il Sentiero delle Foreste Sacre è uno dei tanti itinerari del Parco delle Foreste Casentinesi. È un cammino organizzato su più tappe che collega alcuni dei luoghi spirituali più importanti del territorio, come Camaldoli e il Santuario della Verna. In inverno si può scegliere di percorrerne solo un tratto, selezionando la sezione più panoramica e aperta del crinale.

Foreste Casentinesi inverno
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L’atmosfera unica del Santuario della Verna nella nebbia

Una delle opzioni migliori è quella di partire dal Passo della Calla, che solitamente si incontra all’inizio della tappa 4, e dirigersi verso l’Eremo di Camaldoli. Si percorre così tutta la dorsale che guarda la Romagna: il sentiero attraversa faggete imponenti, ma ha anche splendidi balconi panoramici sul territorio tutt’attorno.

Il più suggestivo è Poggio Scali, dove nei giorni più limpidi si aprono viste sull’Appennino innevato che tolgono il fiato. Si tratta di un’escursione di media difficoltà: il dislivello non è elevato, ma si è spesso esposti alle intemperie e con la neve o il ghiaccio alcuni tratti di discesa diventano impervi.

Il Lago di Ponte e la magia della galaverna

Per chi cerca un percorso più tranquillo e adatto a tutti, l’anello che si dipana attorno al Lago di Ponte, vicino a Tredozio, è una scelta perfetta. Il sentiero parte dal Passo del Tramazzo, scende fino ad incontrare il corso dell’omonimo torrente, fino ad arrivare al piccolo specchio d’acqua artificiale, circondato dal bosco e a poca distanza da un rifugio.

In inverno spesso le rocce che circondano il torrente si ricoprono di cristalli di ghiaccio, creando scenari fiabeschi. Dato il surplus di umidità della zona, non è difficile assistere al fenomeno della galaverna: la nebbia e l’umidità dell’aria gelano attorno ai rami spogli degli alberi, ricoprendoli di una sottile patina di ghiaccio. Una circostanza affascinante che regala un tocco romantico in più al paesaggio.

Quella al Lago di Ponte è una camminata semplice ma suggestiva, perfetta per chi desidera vivere l’atmosfera invernale del Parco senza affrontare dislivelli importanti. Dal rifugio si torna al punto di partenza passando per l’altro lato del lago e un sentiero per buona parte diverso da quello dell’andata.

L’escursione al Monte Falterona, dove nasce l’Arno

L’escursione a Capo d’Arno, alle pendici del Monte Falterona, è un grande classico del Parco delle Foreste Casentinesi. Un itinerario facile che d’inverno assume qualche connotato di difficoltà in più, ma anche di fascino.

Foreste Casentinesi inverno
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Verso il Monte Falterona nella neve

Il percorso parte generalmente dal versante toscano, salendo in auto da Castagno d’Andrea alla Fonte del Borbotto. Passando per una silenziosa faggeta ammantata nelle tinte invernali si arriva a Capo d’Arno, la sorgente del principale fiume toscano. In inverno la fonte si presenta come una piccola conca ghiacciata circondata da faggi spogli.

Solo per i più esperti da qui si può affrontare la salita verso la vetta del Monte Falterona, una delle cime più elevate del Parco, da cui godere di panorami stupendi, specie se dopo una nevicata.

Valle d’Aosta: antichi percorsi si snodano tra panorami alpini e quiete assoluta

8 novembre 2025 à 14:30

La Valle d’Aosta è la regione più piccola d’Italia, ma nonostante le contenute dimensioni racchiude una miriade di tesori per i visitatori. Sarà per questo che d’estate è davvero invasa di turisti che arrivano dall’Italia e dalle altri d’Europa per godere delle sue montagne, del suo cielo incredibilmente azzurro, dei suoi castelli e delle altre attrazioni di un territorio davvero ricco.

Poi, con il passare dei mesi, la folla fluisce via, ma la bellezza rimane. Anzi, d’autunno la regione all’estremo nord-ovest d’Italia regala qualcosa di diverso, ulteriore e troppo spesso sottovalutato. È, spesso, la stagione perfetta per ritrovare un ritmo lento, camminare sui sentieri vecchi di decenni che a lungo hanno collegato i piccoli villaggi, gli alpeggi e i vari valichi. È un invito irresistibile per chi ama la montagna, la natura, e i grandi panorami, quelli che riempiono lo sguardo di meraviglia.

Che cosa fare in Valle d’Aosta d’autunno

L’autunno valdostano offre una vera e propria miriade di esperienze. Ovviamente le attività all’aperto mantengono un ruolo di primo piano anche quando non è più estate. Anzi, le passeggiate tra boschi e castagneti hanno certamente qualcosa di ancora più suggestivo rispetto alla bella stagione.

Merito dei mille colori del foliage, con i larici che caratterizzano le pendici montane che in ottobre si accendono di uno scenografico giallo dorato. Nelle valli afferenti al Gran Paradiso si scoprono panorami spettacolari, percorrendo sentieri che non di rado portano all’avvistamento della splendida fauna che popola le montagne.

Con meno affluenza turistica, poi, l’autunno è perfetto per esplorare i tanti castelli medievali che punteggiano la valle: quello di Fénis è uno spettacolare maniero insolitamente posto in una posizione priva di difese naturali, mentre quelli di Verrès e Ussel svettano in cima a promontori rocciosi. Da non perdere anche il castello di Issogne, con i suoi magnifici affreschi nel porticato, e il Castello Reale di Sarre, con i suoi sfarzosi interni eredità della famiglia Savoia.

Val d'aosta autunno
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Il castello di Ussel

Le vie dei borghi, dei villaggi e dei paesi sono, in autunno, spesso invase da sagre e feste locali. Un esempio ne è la désarpa, la tipica festa con cui si celebra il ritorno delle mandrie dagli alpeggi montani all’inizio dell’autunno. È una festività che caratterizza diverse località, con cortei storici, sfilate in costume, degustazioni di prodotti tipici. Quelle di Morgex e Valtournanche sono tra le più rinomate. L’intera stagione autunnale è comunque caratterizzata da fiere agricole, mercati e feste paesane.

Peraltro, l’autunno è la stagione ideale per gustare i sapori della tradizione. La cucina valdostana è sostanziosa e genuina: la sugosa polenta concia, caratterizzata dai sapori del formaggio locale; lo stufato chiamato carbonada, caratterizzato da carne, cipolle e vino rosso; la classica fonduta, regina della tavola locale; la robusta zuppa alla valpellinentze, con verza, fontina e lardo al suo interno.

La cucina valdostana è anche caratterizzata da una serie di salumi tipici, con sapori particolari e spesso sorprendenti come quelli del boudeun (un insaccato composto da patate, lardo, sangue di maiale e spezie), delle saouseusses (salsicce stagionate di carne bovina), della motzetta (una bresaola di bovino o equino aromatizzata con erbe di montagna). Ovviamente, poi, i veri e propri re della tavola sono i formaggi della regione, su tutti la fontina, accompagnati dai vini locali: la qualità dei bianchi è ben nota, ma i rossi sono ingiustamente sottovalutati.

Autunno in Val d’Aosta: proposte di escursione

L’autunno porta con sé giornate più corte, un meteo più variabile, temperature più basse e le prime nevi. Tuttavia è ancora una stagione fantastica per godere della montagna attraverso il mezzo di trasporto più antico di tutti: i nostri piedi.

Camminando lungo i tantissimi itinerari possibili in Valle d’Aosta si possono scoprire panorami sensazionali, ammirare in contemplazione le altissime vette già imbiancate, attraversare boschi trasformati in un caleidoscopio di colori.

Cammino Balteo

Il Cammino Balteo è un itinerario di oltre 350 chilometri che attraversa tutta la media e bassa Valle d’Aosta, toccando 48 comuni e regalando scorci diversi a ogni tappa. Si tratta di un percorso a bassa quota, ideale proprio in autunno, quando i paesaggi si accendono di colori caldi e le giornate sono ancora miti.

Si può ovviamente scegliere quanta parte del Cammino affrontare e quale dei tanti luoghi di interesse attraversati ammirare: i castelli medievali o i vigneti, le mulattiere che collegano i villaggi di media montagna o i panorami montani sulle cime più alte della regione.

I castagni di Machaby

Il santuario di Notre Dame des Neiges e il villaggio di Machaby, ad appena 700 metri di altitudine, sono la destinazione di una escursione davvero ideale per l’autunno, perché tutto attorno all’edificio religioso e alla piccola frazione si estendono boschi di castagni secolari che in questa stagione si trasformano in un mosaico di sfumature dorate.

Il percorso, facile e adatto a tutti, parte dall’affascinante borgo di Arnad, che merita di per sé una visita ed è noto per il Lardo d’Arnad. In un paio d’ore si sale tra i castagneti bruniti fino al santuario e al villaggio.

All’ingresso di Machaby, peraltro, si trova un sito archeologico affascinante: qui è custodita la cosiddetta pietra della fertilità, un megalito collegato ad antichi rituali magici celtici che si diceva prevenissero la sterilità nelle donne che vi scivolavano sopra.

Da Donnas a Bard

Breve ma affascinante itinerario che collega due borghi tra i più caratteristici e noti della bassa Valle d’Aosta: Bard, con la sua imponente fortezza ottocentesca, e Donnas, attraversato dalla Via delle Gallie, la strada romana ancora perfettamente visibile.

Valle d'aosta autunno
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Il Forte di Bard in autunno

Il percorso, facile, segue le tracce proprio dell’antica via romana, costeggiando tratti scavati nella roccia e l’arco monumentale che segnava l’ingresso alla città di Donnas. Si tratta di una lunga passeggiata adatta a tutti, dalla durata di circa un paio d’ore, dedicata in particolare a coloro che vogliono immergersi in duemila anni di storia e da chi ama i ritmi lenti. Si può completare l’escursione visitando il Forte di Bard, oggi sede del Museo delle Alpi.

Il Lago Blu in Val d’Ayas

Il Lago Blu è una delle destinazioni più gettonate della Valle d’Aosta, in qualsiasi stagione. In autunno, se il meteo è benevolo, si può giovarsi di una visita in un silenzio profondo.

Valle d'aosta autunno
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Il Lago Blu in Val d’Ayas

Il bacino si trova a oltre duemila metri di quota, sopra Saint-Jacques-des-Allemands, nel comune di Ayas. Da qui parte il sentiero, percorribile in circa due ore, che sale dolcemente tra boschi dorati e ampi pascoli caratterizzati da baite in legno. Si arriva infine al lago, incastonato in un paesaggio lunare e roccioso, tra due morene pietrose. Qui il cristallino specchio d’acqua riflette splendidamente le vette delle montagne, le nubi e il cielo sopra di sé.

La Giornata del Trekking Urbano: camminare per scoprire l’Italia

26 octobre 2025 à 11:25

Ventidue anni fa, a Siena, prendeva forma un’idea semplice e al tempo stesso rivoluzionaria: trasformare la città in un percorso da esplorare a passo lento. Da quell’intuizione del 2003 è nata la Giornata Nazionale del Trekking Urbano, un’iniziativa che ha saputo farsi strada a livello nazionale, unendo cultura, turismo e benessere in un’esperienza collettiva.

Oggi, con la sua XXII edizione prevista per venerdì 31 ottobre 2025, l’evento coinvolge 85 città in 19 regioni, dalle grandi capitali d’arte ai borghi più suggestivi, tutte unite sotto il tema “Le Vie del Giubileo tra storia, cultura e spiritualità”.

Il filo conduttore del Giubileo

Il 2025 segna un appuntamento di grande richiamo per la tradizione cattolica: l’Anno Santo Giubilare, che da secoli richiama pellegrini da tutta Italia e dal mondo.

Per l’occasione, la Giornata del Trekking Urbano ha deciso di intrecciare i propri itinerari con i percorsi giubilari, ripercorrendo le antiche vie dei pellegrini e i cammini che hanno segnato la storia del Paese.

La scelta non è casuale: il Giubileo invita al cammino, all’esperienza del viaggio inteso come riflessione, incontro e scoperta. Così, i trekker moderni avranno l’opportunità di percorrere strade medievali, antichi ospitali, piazze e chiese che, nei secoli, hanno accolto uomini e donne in cerca di spiritualità, cultura e accoglienza.

Camminare per scoprire

Il trekking urbano non è solo un’esperienza turistica, ma un modo per osservare la città con occhi nuovi. Camminando a passo lento, si colgono dettagli altrimenti invisibili: un portale nascosto, un affresco dimenticato, le storie dei passanti.

La Giornata unisce movimento e conoscenza, benessere e cultura, e rende il cammino accessibile a tutti. Famiglie, gruppi di amici e viaggiatori solitari possono vivere itinerari che, pur diversi nella lunghezza e nella difficoltà, condividono la stessa essenza ovvero la scoperta del patrimonio diffuso e l’incontro con l’anima autentica dei luoghi.

Siena, cuore del progetto

A guidare il movimento rimane Siena, dove tutto è cominciato. Il percorso 2025, intitolato “1300–2025 Giubileo e cammini: luoghi, pellegrini e spiritualità nei secoli”, accompagna residenti e turisti dal Campo al Duomo e a Santa Maria della Scala, luoghi simbolo della spiritualità e dell’accoglienza lungo la Via Francigena.

I percorsi tra città e borghi

Veduta di un canale di Comacchio, Ferrara
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Trekking urbano a Comacchio

Dal nord al sud, la Giornata del Trekking Urbano propone itinerari che sono un mosaico di storie e suggestioni. L’Aquila racconta le Vie Giubilari e la Perdonanza Celestiniana, Napoli dedica il cammino alle “Donne di fede, carità e speranza”, mentre Bologna unisce spiritualità e accoglienza con un finale musicale suggestivo. Mantova conduce i partecipanti lungo la Via Carolingia fino alla Basilica di Sant’Andrea, evocando secoli di pellegrinaggi.

Accanto alle città, non possono certo mancare i Borghi Più Belli d’Italia: ad Ercolano, il culto mariano emerge tra edicole votive e tradizioni popolari, a Comacchio, fede e acqua si fondono in immagini devozionali disseminate tra barche e case, a Finale Ligure, un doppio itinerario porta alla Basilica giubilare di San Biagio mentre ad Ascoli Piceno il cammino recupera la memoria dei pellegrini medievali, dai battisteri romanici alle chiese storiche.

Natura e cammino

Il trekking urbano non significa soltanto storia e arte, ma anche immergersi appieno nel paesaggio.

Ancona invita a percorrere il Parco del Cardeto, con panorami a picco sul mare e testimonianze storiche, Aosta coniuga vestigia romane e montagne alpine, Trento mette in comunicazione cammini alpini e luoghi del Concilio, mentre Spoleto restituisce la dimensione del pellegrinaggio tra boschi e colline.

Nei borghi, la natura diventa protagonista: a Tempio Pausania i percorsi si snodano tra granite e paesaggi della Gallura,  e a Termoli il borgo antico emerge dal mare in un dialogo tra costa e arte urbana.

Tracce del passato e memoria collettiva

Scorcio del borgo di Leonforte, Sicilia
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Scorcio del borgo di Leonforte

Camminare lungo queste vie significa anche riscoprire la storia e il senso di comunità.

E, a questo proposito, Pavia fa incontrare la propria memoria con la Via Francigena, Verona ripercorre le vie dei pellegrini medievali, Ivrea invita a leggere la città come connubio di memoria industriale e spiritualità. In Sicilia, Leonforte lega il trekking al barocco e alle fontane monumentali, in Toscana, Pitigliano racconta secoli di convivenza tra comunità diverse mentre in Calabria, San Giovanni in Fiore guida alla scoperta delle tracce lasciate da Gioacchino da Fiore, abate visionario del Medioevo.

NH Collection Mirtillo Rosso, natura e benessere nel cuore delle Alpi italiane

10 octobre 2025 à 11:00

Quando si pensa a una fuga dalla routine quotidiana, in pochi luoghi si ritrova l’incanto delle montagne italiane. Ad Alagna Valsesia, un piccolo gioiello incastonato a oltre 1.150 metri di quota, sorge una struttura in cui è possibile trovare il rispetto per la tradizione montana e il comfort moderno più raffinato.

Diciamolo subito: NH Collection Mirtillo Rosso è molto più di un posto dove dormire. È quella destinazione dove ogni dettaglio è studiato per farti sentire bene davvero. E qualunque sia il proprio tipo di vacanza ideale – sci, trekking o relax totale – qui tutti possono trovare una loro dimensione.

Alagna Valsesia, dove la cultura Walser incontra la natura selvaggia

Il contesto in cui si colloca questa struttura è molto particolare. Alagna non è una comune località turistica di montagna ma un borgo che ha mantenuto vivo il patrimonio della popolazione Walser, antica comunità di origine germanica che si stabilì in queste valli secoli fa.

Passeggiando tra le sue viuzze, si ammirano ancora oggi le caratteristiche abitazioni costruite con legno e pietra locale, testimonianze di un’architettura che ha sfidato il tempo. Ma è l’immersione nel Parco Naturale dell’Alta Valsesia a rendere davvero speciale questo territorio: una riserva protetta dove la fauna e la flora alpine prosperano indisturbate in scenari che tolgono il fiato in ogni stagione.

Un paradiso per ogni stagione

Durante i mesi invernali, Alagna si trasforma in una delle mete più ambite dagli sciatori europei. Il motivo? L’accesso diretto al Comprensorio Sciistico del Monterosa, un sistema di piste che si estende per oltre 150 chilometri attraverso tre vallate diverse: Alagna, Gressoney e Champoluc. Per gli amanti del fuoripista e del freeride, queste montagne rappresentano un vero paradiso innevato, con discese mozzafiato e paesaggi incontaminati.

Ma l’estate non è da meno. Quando la neve si ritira, il territorio rivela una rete infinita di sentieri escursionistici adatti a tutti i livelli di preparazione. Gli appassionati di arrampicata trovano pareti verticali da conquistare, mentre i più avventurosi possono lanciarsi in esperienze di parapendio che regalano prospettive uniche sulle vette circostanti.

L’architettura che dialoga con il paesaggio

NH Collection Mirtillo Rosso è stato progettato con l’obiettivo di rispettare il territorio senza rinunciare all’eleganza contemporanea. L’ispirazione alle costruzioni tradizionali Walser si nota nei materiali naturali utilizzati e nelle linee architettoniche, ma l’approccio è decisamente moderno.

La sostenibilità ambientale è qui una scelta concreta che si riflette nell’uso di materiali ecologici e in soluzioni costruttive a basso impatto. Il risultato è una struttura che sembra far parte del paesaggio, piuttosto che imporsi su di esso.

Ciò che colpisce appena si varca la soglia sono le vetrate panoramiche che caratterizzano gli spazi comuni e molte delle camere. Queste ampie superfici trasparenti non sono solo un vezzo estetico, ma creano un continuo dialogo visivo tra interno ed esterno, permettendo agli ospiti di godere delle montagne in ogni momento della giornata, anche dal calore degli ambienti interni.

Junior Suite
NH Collection Mirtillo Rosso
Junior Suite

Camere e suite

Con 56 camere distribuite su diverse categorie, l’hotel dispone soluzioni per ogni esigenza. Le Superior Rooms costituiscono la scelta ideale per coppie o viaggiatori singoli che cercano comfort senza fronzoli, mentre le Family Rooms sono state appositamente concepite per nuclei familiari, con letti a castello e spazi extra per chi ricerca privacy e praticità.

Chi desidera qualcosa di più esclusivo troverà nelle Deluxe Rooms e nelle Suite il giusto equilibrio tra spazio, eleganza e servizi premium. Ma, il vero fiore all’occhiello della struttura è senza dubbio l’Executive Suite.

Family Room
NH Collection Mirtillo Rosso
Family Room

L’Executive Suite, comfort esclusivo con vista privilegiata

Immaginate di svegliarvi circondati dalle cime innevate, visibili attraverso vetrate che vanno dal pavimento al soffitto. L’Executive Suite è immersa in questo scenario da cartolina, ma include anche un’area spa completamente privata. Qui gli ospiti possono rigenerarsi in totale intimità, godendo di trattamenti e relax con le montagne come unico spettatore.

Tutte le camere sono dotate di comfort che fanno la differenza: dalla macchina per caffè e tè sempre disponibile, alla selezione di cuscini che permette a ciascuno di trovare il proprio comfort ideale. Gli accappatoi morbidi e le pantofole completano un’esperienza che coccola gli ospiti in ogni momento.

Geremia’s Restaurant, un viaggio tra sapori e tradizione

Al timone del Geremia’s Restaurant c’è lo Chef Omar Boneschi, che ha saputo reinterpretare i classici della cucina italiana con creatività e rispetto per le materie prime locali.

La filosofia della cucina si basa sulla valorizzazione dei prodotti del territorio attraverso tecniche contemporanee, senza tradire l’autenticità dei sapori della tradizione. Gli ospiti possono scegliere tra diverse formule: il menu à la carte per chi ama comporre il proprio pasto secondo i gusti personali, la formula pensione completa per chi preferisce affidarsi completamente alle proposte dello chef, o il menu del giorno che cambia in base alla stagionalità e alla disponibilità degli ingredienti freschi. Le famiglie, poi, apprezzeranno particolarmente l’attenzione riservata ai bambini.

Tavolo per due al Ristorante
NH Collection Mirtillo Rosso
Tavolo per due al Ristorante

Nel pomeriggio, il servizio si arricchisce di una selezione di dolci freschi e snack salati, perfetti per ricaricare le energie dopo una giornata di attività all’aria aperta.

Situato al piano terra e aperto dalle 10 del mattino fino alle 22, il bar dell’hotel rappresenta il punto d’incontro naturale per gli ospiti. Qui si possono gustare cocktail preparati ad arte, liquori locali che raccontano il territorio e piccoli assaggi pensati per accompagnare l’aperitivo.

Wellness, 700 metri quadrati dedicati al benessere

Con 700 metri quadrati complessivi, l’offerta wellness è articolata in due zone distinte, ciascuna pensata per esigenze diverse.

La zona riservata esclusivamente agli ospiti adulti si estende su 300 metri quadrati e rappresenta un vero santuario del relax. Qui il silenzio e la tranquillità sono sovrani, creando l’ambiente ideale per disconnettersi completamente dalla frenesia quotidiana.

La piscina coperta permette di nuotare anche nelle giornate più fredde, mentre quella in quella esterna è possibile immergersi nell’acqua calda mentre intorno la neve dipinge il paesaggio di bianco. La piscina di galleggiamento e l’idromassaggio completano l’offerta acquatica, ciascuna con benefici specifici per il corpo e la mente.

Le saune e il bagno turco aiutano a eliminare le tossine e a rilassare i muscoli affaticati dopo le attività sportive. Le docce sensoriali, con i loro giochi di temperatura e getti d’acqua, stimolano la circolazione e regalano sensazioni rivitalizzanti.

Cabina di massaggio nella Spa
NH Collection Mirtillo Rosso
Cabina di massaggio nella Spa

La seconda zona wellness, ancora più ampia con i suoi 400 metri quadrati, è stata progettata specificamente per le famiglie. Le piscine sono adatte anche ai più piccoli, con profondità graduali che permettono a tutti di godersi l’acqua in sicurezza. Lo scivolo è naturalmente l’attrazione preferita dai bambini, che possono divertirsi in totale libertà mentre i genitori si rilassano nelle immediate vicinanze.

Attività per tutti: sport, natura e intrattenimento

Per chi non vuole rinunciare all’allenamento nemmeno in vacanza, la palestra interna dispone di attrezzature moderne e complete. Tapis roulant per il cardio, cyclette per chi ama pedalare anche al chiuso e una selezione di pesi e attrezzi per l’allenamento di forza permettono di mantenere la routine di fitness o, semplicemente, di scaricare le tensioni accumulate.

Il giardino che circonda l’hotel è un’estensione naturale degli spazi interni. Durante la bella stagione, la terrazza solarium attrezzata con lettini diventa il luogo ideale per leggere un libro, godersi il sole alpino e ammirare il paesaggio.

Il servizio Guest Realtions è sempre disponibile per organizzare escursioni personalizzate, sia che si tratti di trekking guidati alla scoperta dei sentieri più belli, sia che si desiderino esperienze più adrenaliniche come l’arrampicata o il parapendio.

Le famiglie con bambini piccoli troveranno nel Baby Club (dedicato ai bimbi da 1 a 3 anni) e nel Mini Club (per i bambini dai 4 ai 12 anni) degli alleati preziosi. Questi spazi propongono attività ludiche ed educative che tengono impegnati i più piccoli in modo costruttivo, permettendo ai genitori di ritagliarsi momenti di relax senza preoccupazioni. Il servizio di babysitting è disponibile su richiesta per chi desidera una serata romantica al ristorante o momenti di tranquillità alla spa.

Come raggiungere l’hotel

Arrivare a NH Collection Mirtillo Rosso è più semplice di quanto si possa immaginare, nonostante la posizione montana. L’hotel è ben collegato ai principali hub di trasporto del nord Italia.

Chi arriva in aereo può scegliere tra diverse opzioni. L’aeroporto di Milano Malpensa dista circa 120 chilometri, quello di Milano Linate si trova a 145 chilometri, mentre da Torino la distanza è di circa 155 chilometri. In tutti i casi, il viaggio permette di ammirare il progressivo cambiamento del paesaggio, dalla pianura alle prime colline fino alle maestose vette alpine.

Per chi preferisce il treno, la stazione ferroviaria di Vercelli rappresenta lo snodo più vicino, a circa 95 chilometri dall’hotel. Da qui è possibile proseguire con auto a noleggio o servizi di transfer organizzati.

Trekking d’autunno, le migliori destinazioni da raggiungere in Europa

Par : elenausai10
7 octobre 2025 à 16:37

Amanti delle camminate, questi consigli sono per voi: l’autunno è finalmente arrivato, portando con sé quell’atmosfera magica che trasforma ogni sentiero in un invito all’avventura. Dopo i mesi caldi e affollati, è il momento ideale per riscoprire la natura a passo lento.

Dalle coste dorate della Spagna e della Grecia, dove il mare incontra scogliere e antichi borghi silenziosi, fino alle colline e alle montagne d’Italia, dell’Albania e dei Balcani, ogni itinerario regala emozioni diverse e panorami avvolti nella luce calda di ottobre. Che si tratti di un weekend tra vigneti e castagneti o di un lungo trekking sulle cime più isolate d’Europa, l’autunno è la stagione perfetta per ritrovare il piacere del cammino.

Settimana Europea della Mobilità, gli eventi da non perdere in Italia

14 septembre 2025 à 07:25

La Settimana Europea della Mobilità rappresenta ormai un appuntamento fisso nel calendario delle città europee. Promossa dalla Commissione europea, la campagna di sensibilizzazione punta a incoraggiare i cittadini ad adottare modalità di spostamento più sostenibili, dall’uso dei mezzi pubblici alla mobilità attiva, come camminare o andare in bicicletta.

Ogni anno, dal 16 al 22 settembre, migliaia di comuni partecipano proponendo eventi, percorsi e attività che culminano nella celebre Giornata senza auto, un simbolo concreto di come le nostre città possano trasformarsi se si riduce il traffico privato.

Per il 2025 il tema scelto è “Mobilità per tutti”, uno slogan che sottolinea l’importanza di rendere le soluzioni sostenibili accessibili a ogni fascia della popolazione. Anche in Italia il calendario si preannuncia ricco e variegato, con iniziative che mescolano cultura, natura, sport e convivialità.

BiblioTrekking a Trento

Tra le proposte più originali di questa edizione ecco il BiblioTrekking di Trento, un’iniziativa che unisce l’attività fisica all’esperienza culturale. Organizzato dalle biblioteche dell’Università di Trento, il percorso non si rivolge soltanto a studenti e personale accademico, ma apre le sue porte anche ai cittadini e ai turisti interessati a scoprire la rete bibliotecaria della città in una veste inedita.

La camminata prenderà il via dalla Biblioteca Universitaria Centrale, che sarà oggetto di una visita guidata, per poi proseguire verso la sede di Mesiano e infine arrivare a quella di Povo. Il tragitto si snoderà lungo il corso del Fersina e i percorsi pedonali che collegano la collina est di Trento, offrendo così l’occasione di esplorare non solo il patrimonio librario, ma anche il contesto naturalistico urbano che lo circonda.

Biciclettata agricola e Festa sull’Aia a Locate di Triulzi

Alle porte di Milano, nel comune di Locate di Triulzi, si terrà un evento che unisce pedalate e convivialità. La Biciclettata agricola prenderà il via da Piazza della Vittoria alle 10.45 e condurrà i partecipanti, tramite un itinerario tra cascine e aree verdi, fino alla Cascina Nesporedo, con arrivo previsto intorno alle 12.30.

Durante il percorso sarà possibile sostare in luoghi di particolare interesse naturalistico e rurale, come l’Oasi di Cascina Castello, il fontanile di Cascina Venturina e l’osservatorio di Cascina Resentera. L’arrivo coinciderà con la Festa sull’Aia, un pranzo comunitario accompagnato dalla musica dal vivo di Vince & Friends, per trasformare la pedalata in un’occasione di socialità e riscoperta delle radici agricole del territorio.

Novara e la Pedalata Colorata

Novara celebra la Settimana Europea della Mobilità con la sua ormai tradizionale Pedalata Colorata, un’iniziativa che coinvolge associazioni ambientaliste, ciclisti e gruppi locali. L’appuntamento è in Piazza Martiri alle 14.30, con partenza alle 15.00 per un percorso di circa 15 chilometri che toccherà parchi e aree verdi della città.

L’elemento distintivo della pedalata è l’invito a vestirsi con abiti colorati, per una vera e propria “festa itinerante”. L’arrivo è previsto al Villaggio Dalmazia, dove i partecipanti potranno assistere a uno spettacolo teatrale messo in scena dalla compagnia Cabiria e concludere la giornata con un aperitivo.

Torino e il “Fiume di Libri”

La mobilità sostenibile non è solo movimento fisico: a Torino la Settimana propone un momento di pausa e riflessione con “Fiume di Libri”, in programma in via Cumiana dalle 20 alle 24. L’iniziativa, curata dal gruppo Compagne di banco, consiste in una lettura collettiva e condivisa, vissuta in maniera informale, sdraiati o seduti su tappeti e cuscini.

Alla lettura silenziosa si alterneranno momenti in cui alcuni brani selezionati da romanzi, racconti e poesie verranno letti ad alta voce, in un’atmosfera sospesa tra comunità e intimità letteraria.

Trieste e i 10.000 passi di salute

A Trieste, la Settimana Europea della Mobilità assume un taglio salutistico con l’iniziativa “10.000 passi di salute”, un percorso guidato all’interno del Bosco del Farneto. L’appuntamento è fissato alle 16.00 presso il Giardino di Guardiella, da cui partirà una camminata che si concluderà intorno alle 18.00.

Durante l’itinerario, esperti dell’Ufficio Interventi sul Verde del Comune illustreranno la storia, le caratteristiche naturalistiche e gli aspetti culturali del bosco, soffermandosi anche sui due platani monumentali che segnano l’ingresso del sentiero. La passeggiata sarà arricchita dalla presenza di laureati e studenti in Scienze Motorie, coordinati dall’associazione Sport & Fun, che guideranno semplici esercizi fisici e offriranno consigli pratici per chi desidera avvicinarsi al ruolo di “conduttore di gruppi di cammino”.

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