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Oltre le correnti dello Spirito: viaggio a piedi nella Greenway del Nera, tra eremi medievali e gole selvagge

20 juillet 2026 à 15:00

Correnti turchesi tagliano gole calcaree profonde, mentre sentieri polverosi costeggiano l’affluente del Tevere accanto a ponti romani o torri d’avvistamento del 1200. Passo dopo passo si respira il profumo di muschio umido con l’acqua che resta accanto, il fondo che corre dolce tra borghi e vecchie infrastrutture; più avanti arrivano salite, boschi e altopiani. Stiamo parlando della Greenway del Nera, un anello verde che parte idealmente dal fragore della Cascata delle Marmore, attraversa la Valnerina e poi cambia totalmente.

Il progetto riunisce itinerari Benedettini, la Via Francigena di San Francesco e la ex ferrovia Spoleto-Norcia in un grande anello di circa 180 km. Sterrati, alzaie, strade rurali e tracciati ferroviari recuperati compongono un viaggio lento, a piedi, in bici o a cavallo. Ciò che però emoziona di più è il mutamento di scena: la Cascata delle Marmore, con il Velino che precipita nel Nera, lascia spazio al castello di Arrone e alle sue mura, poi ai borghi della Valnerina, alla Val Castoriana, a Norcia, Cascia, Monteleone e molto altro ancora.

Dove si trova ed etimologia del cammino

La Greenway del Nera si trova in Umbria, nel cuore della Valnerina, tra Terni, i Monti Sibillini e il confine laziale. “Greenway” significa via verde, espressione usata per indicare percorsi dedicati alla mobilità lenta. “Nera”, invece, richiama il fiume che accompagna la prima parte dell’anello e dà identità all’itinerario. Che poi, a dirla tutta, quel corso d’acqua è di un azzurro intenso e spessissimo trasparente.

Lunghezza e difficoltà: le tappe

Il tracciato è diviso in 16 tratte, dai 5 ai 22 km circa, con segnaletica numerata e colorata secondo la difficoltà. Il giro completo viene consigliato in senso orario per la distribuzione delle quote. Dalla Cascata a Triponzo prevale il fondovalle, con 46 km e pendenze generalmente contenute.

Da Preci in poi il carattere cambia. Le stime di D+ e durata indicate sotto sono indicative, utili per impostare le giornate a piedi; il dato reale varia in base a traccia scelta, fondo, soste e passo.

Cascata delle Marmore – Arrone (6,862 km, circa 100 m D+, 2h)

Dal belvedere inferiore il rombo della maestosa Cascata delle Marmore accompagna la partenza. Un ponte sul Nera introduce la sterrata verso Casteldilago, poi il Convento di San Francesco, fino a quando Arrone appare con il nucleo medievale di La Terra, torri e vicoli.

Arrone – Precetto (4,790 km, circa 80 m D+, 1h 30min)

Quello tra Arrone e Precetto è un tratto breve, raccolto nel fondovalle. Precetto appartiene a Ferentillo e porta il carattere severo della Valnerina, stretta tra pareti rocciose e piccoli nuclei storici.

Precetto, Umbria
iStock
Precetto e Ferentillo

Precetto – Ceselli (9,547 km, circa 150 m D+, 2h 45min)

Il Nera resta il compagno visivo della tratta, ma qui il fondo alterna sterrato e passaggi verdi fino a Ceselli, dominata dalla chiesa di San Michele Arcangelo, costruita con la torre del cassero trasformata in abside.

Ceselli – Scheggino (3,537 km, circa 60 m D+, 1h)

Pochi chilometri e, come per magia, arriva un vero e proprio cambio d’atmosfera. Scheggino si raggiunge seguendo il corso d’acqua, con il borgo e la chiesa di San Nicola a portata di deviazione.

Scheggino borgo diffuso
iStock
Un incantevole angolo di Scheggino

Scheggino – Sant’Anatolia di Narco (2,998 km, circa 100 m D+, 1h)

La distanza ridotta lascia spazio al meraviglioso paesaggio. Poi, a un certo punto, ecco le mura medievali di Sant’Anatolia di Narco, mentre la Valcasana aggiunge verde e acqua. Si consiglia una sosta al Museo della Canapa, il quale racconta la storia rurale della valle.

Sant’Anatolia di Narco – Piedipaterno (4,900 km, circa 120 m D+, 1h 30min)

La valle resta morbida e il percorso mantiene un ritmo tranquillo. Piedipaterno prepara l’ingresso nella parte della Greenway più legata alle vecchie infrastrutture ferroviarie.

Piedipaterno – Borgo Cerreto (8,082 km, circa 180 m D+, 2h 30min)

Acqua, campi e versanti costruiscono un paesaggio leggibile passo dopo passo, con Borgo Cerreto che segna l’avvicinamento al tracciato della ex Spoleto-Norcia.

Borgo Cerreto – Triponzo (5,531 km, circa 250 m D+, 2h)

Qui emerge l’anima ferroviaria del percorso: le gallerie della vecchia linea includono un tunnel lungo 800 m, per il quale serve una lampada adeguata. Poi la Balza Tagliata, antico passaggio nella roccia di epoca preromana, introduce la salita verso Triponzo.

Borgo Cerreto, Umbria
Getty Images
Un angolo di Borgo Cerreto

Triponzo – Preci (11,800 km, circa 400 m D+, 3h 30min)

Il fondovalle comincia a restare indietro. La strada punta verso Preci, paese di origine benedettina, con la Pieve di Santa Maria, edificata nel XIII secolo.

Preci – Norcia (16,669 km, circa 650 m D+, 5h 30min)

La Val Castoriana sale verso la Forca di Ancarano, poi il panorama si apre sulla piana di Santa Scolastica. Norcia arriva con la sua cerchia muraria, piazza San Benedetto e il paesaggio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Norcia – Cascia (17,210 km, circa 700 m D+, 6h)

Campi, boschi e dorsali accompagnano una delle tratte più lunghe, con Norcia che rimane alle spalle e il paesaggio che assume un respiro più montano, fino alla geografia di alture e vallate che circonda Cascia.

Cascia – Monteleone (18,418 km, circa 750 m D+, 6h 30min)

In questa tappa lunghezza e dislivello chiedono gambe allenate. Monteleone di Spoleto si fa intravedere in quota, tra pietra e paesaggi aperti. E la Greenway, dal canto suo, ha ormai lasciato il volto fluviale dell’inizio.

Monteleone di Spoleto
iStock
Il borgo di Monteleone di Spoleto

Monteleone – Salto del Cieco (10,300 km, circa 450 m D+, 4h)

La sterrata entra nel bosco e sale sul Monte Aspra senza raggiungerne la cima. All’antica dogana il passato di frontiera torna leggibile nei simboli e nella posizione stessa del luogo.

Salto del Cieco – Piediluco (22,260 km, circa 800 m D+, 7h)

La tratta più lunga è anche una delle più dure, anche perché ci sono 2 rampe ripide che mettono alla prova le gambe. Poi arriva la discesa verso Colle Bertone e Piediluco compare tra i monti Luco e Caperno, con il lago stretto tra rilievi boscosi.

Piediluco – Prati di Stroncone (15,597 km, circa 600 m D+, 5h 30min)

Dal lago si torna a salire verso le quote dei Prati di Stroncone. Il paesaggio si apre progressivamente e la differenza rispetto alla prima parte dell’anello si sente tutta.

Prati di Stroncone – Marmore (15,597 km, circa 500 m D+, 5h)

L’ultima tratta parte in quota e scende verso Miranda e Marmore. Il belvedere superiore annuncia il ritorno, mentre un sentiero ripido ricco di tornanti conduce infine al belvedere inferiore e chiude l’anello.

Come prepararsi al cammino

La Greenway si adatta a più livelli, ma l’anello completo richiede preparazione. Per un viaggio a piedi conviene dividere le 16 tratte in più giornate, lasciando margine alle salite della seconda metà. Scarpe adatte allo sterrato, zaino leggero, acqua e lampada frontale sono fondamentali, soprattutto nelle gallerie della ex ferrovia.

Una mappa offline o una traccia GPX aiutano a seguire l’itinerario; la segnaletica GWN offre conferme lungo il percorso. Partire dalla Cascata delle Marmore è pratico grazie ai parcheggi e ai collegamenti con Terni. Poi basta seguire il Nera, ascoltare il paesaggio cambiare e lasciare che la Valnerina faccia il resto.

Parte il Treno dei Cammini per Lourdes, il viaggio notturno verso i sentieri più sorprendenti dei Pirenei

8 juin 2026 à 07:30

Un viaggio a ritmo lento a bordo di un treno storico notturno attraversa lo Stivale per raggiungere uno dei luoghi più celebri per il pellegrinaggio in Europa: Lourdes. Adagiata ai piedi dei Pirenei francesi, questa meta si svela non solo come un importante luogo religioso, ma anche come una sorprendente porta d’accesso verso un territorio ricco di sentieri, percorsi naturalistici e grandi cammini storici.

Per raggiungerla in modo sostenibile (e altamente suggestivo) c’è una nuova opportunità dedicata agli amanti del trekking e delle camminate immerse nella natura: è il Treno dei Cammini, il viaggio notturno organizzato da Fondazione FS Treni Turistici che dall’Italia, con alcune tappe intermedie, conduce nel cuore di questa affascinante regione. La data da segnare è l’11 giugno 2026.

L’itinerario del Treno dei Cammini

Calabria, Campania, Lazio e Liguria sono le regioni in cui fa tappa il Treno dei Cammini 2026: la partenza è fissata l’11 giugno da Reggio Calabria fino a Lourdes, mentre il ritorno, in senso contrario da Lourdes verso Reggio Calabria, è organizzato per il 17 giugno (si può scegliere anche solo una tratta di andata o ritorno). Chi fa il viaggio completo ha tutto il tempo necessario per esplorare il territorio e percorrere alcuni degli itinerari più belli della regione.

Si può prendere il treno da diverse città italiane in cui fa tappa il treno storico con locomotiva elettrica e carrozze a cuccette rinnovate. Ecco tutte le fermate e gli orari previsti:

  • Reggio di Calabria Centrale – partenza ore 3:20;
  • Villa San Giovanni – partenza ore 3:41;
  • Gioia Tauro – partenza ore 4:15;
  • Vibo Valentia-Pizzo – partenza ore 4:56;
  • Lamezia Terme Centrale – partenza ore 5:28;
  • Paola – partenza ore 6:15;
  • Battipaglia – partenza ore 9:26;
  • Caserta – partenza ore 10:30;
  • Roma Ostiense – partenza ore 12:54;
  • Lourdes – arrivo ore 18:06.

I vagoni, inoltre, hanno spazi dedicati ai bagagli che consentono di trasportare comodamente zaini e attrezzatura da trekking, arrivando a destinazione pronti per mettersi in cammino.

Da Lourdes ai grandi cammini dei Pirenei

Una volta arrivati a Lourdes, chi ama camminare ha solo l’imbarazzo della scelta su quali percorsi intraprendere. Tra gli itinerari più celebri c’è il GR78, il Cammino del Piémont Pirenaico, una delle storiche vie francesi che conducono verso Santiago de Compostela. Il percorso segue il versante settentrionale dei Pirenei attraversando villaggi, abbazie, santuari e paesaggi rurali fino a Saint-Jean-Pied-de-Port, punto di partenza del celebre Cammino Francese.

Lourdes è anche il centro del Chemin de Lourdes, una rete di percorsi storici che ripercorre le antiche strade dei pellegrini tra campagne, piccoli borghi e vallate, ideale per chi desidera un’esperienza piacevole e senza affrontare lunghi trekking in alta quota.

Per gli amanti della natura, la città rappresenta inoltre uno dei principali accessi al Parco Nazionale dei Pirenei, con sentieri che conducono a laghi alpini, vallate glaciali e rifugi di montagna, adatti sia a escursioni giornaliere sia a trekking di più giorni.

Tra le mete più spettacolari, per chi vuole intraprendere camminate di più giorni, spicca il Cirque de Gavarnie, patrimonio UNESCO: un gigantesco anfiteatro naturale modellato dai ghiacciai, circondato da pareti rocciose alte oltre 1.500 metri e attraversato da suggestive cascate. Gli escursionisti più esperti possono invece dirigersi verso il massiccio del Vignemale, la vetta più alta dei Pirenei francesi, esplorando un ambiente alpino fatto di ghiacciai, laghi d’altitudine e panorami che si spingono fino al confine con la Spagna.

Come prenotare il viaggio

I biglietti per il Treno dei Cammini possono essere acquistati attraverso tutti i canali Trenitalia, incluse le biglietterie in stazione, i self-service e le agenzie di viaggio abilitate. Le tariffe sono valide per una singola tratta, andata oppure ritorno, e variano in base alla stazione di partenza e alla tipologia di sistemazione scelta.

Per le partenze dal Sud Italia, il posto in cuccetta da 6 posti ha un costo di 209 euro, mentre la cuccetta da 4 posti è disponibile a partire da 239 euro. Chi desidera una maggiore privacy può prenotare l’intero scompartimento in uso esclusivo, con soluzioni dedicate a una, due, tre o quattro persone. Per le partenze dal Centro Italia, i prezzi partono da 179 euro per la cuccetta da 6 posti e da 209 euro per quella da 4 posti, con la possibilità di riservare anche in questo caso uno scompartimento a uso esclusivo.

Felseneremitage, l’eremo scavato nella roccia tedesca che custodisce secoli di culti, pellegrini e silenzi

25 mai 2026 à 16:30

Sopra il piccolo centro di Bretzenheim, tra colline morbide punteggiate da filari ordinati e strade secondarie battute più da trattori che da traffico turistico, una parete d’arenaria interrompe il paesaggio agricolo della valle della Nahe con un colpo di scena inatteso: nella roccia affiora una costruzione che sembra appartenere a un altro continente, oppure a un’epoca rimasta intrappolata sottoterra. Finestre incassate nella pietra, nicchie consumate dal tempo, cavità sovrapposte e un’antica cappella scavata direttamente nel fianco della montagna raccontano la Felseneremitage di Bretzenheim, chiamata anche “monastero nella roccia”. E no, non è una banalità perché è persino considerata l’unica struttura monastica rupestre conservata a nord delle Alpi.

Attorno scorrono vigne celebri per la produzione vinicola della Rheinhessen, la più ampia regione vitivinicola tedesca, mentre davanti agli occhi compare un luogo legato per oltre 1.000 anni alla preghiera, alla solitudine spirituale e ai pellegrinaggi popolari. Osservando con maggiore attenzione, si nota addirittura che quella stessa parete custodisce ancora tracce di culti molto più antichi del cristianesimo.

Prima dell’arrivo degli eremiti, infatti, l’area avrebbe ospitato un santuario pagano. Ci sono pure rientranze, aperture irregolari e piccoli recessi dalla funzione ancora discussa. Diversi studiosi ritengono che quelle nicchie servissero già in epoca precristiana per rituali religiosi, mentre altri parlano di spazi destinati a lampade votive oppure offerte. Proprio questa stratificazione rende Felseneremitage diverso da qualsiasi altra tappa religiosa tedesca.

Breve storia di Felseneremitage

La prima menzione documentata di questo particolare luogo risale al 1043. Un testo medievale cita la consacrazione di un altare all’interno della chiesa rupestre dedicata a sant’Antonio, figura simbolica della vita eremitica. A quel tempo il complesso rappresentava già una realtà religiosa consolidata.

Nel Medioevo diversi eremiti abitarono questi ambienti scavati nella pietra. La sala principale, ampia circa 90 metri quadrati, funzionava da spazio comunitario del convento rupestre. Finestre aperte successivamente portarono luce naturale all’interno della montagna, creando un contrasto sorprendente tra oscurità minerale e bagliori esterni provenienti dai vigneti circostanti.

Accanto alla grande sala si trova la cosiddetta cappella nella roccia, con un altare che venne ricavato direttamente dall’arenaria (è un particolare che colpisce ancora oggi per precisione artigianale e semplicità austera). Sotto il livello principale si sviluppavano ulteriori camere rupestri, collegate da un sistema articolato di ambienti che conferiva al tutto una struttura quasi labirintica.

Nel 1567 una frana distrusse parte della chiesa e l’altare originario. La montagna modificò improvvisamente il volto del santuario, lasciando ferite ancora leggibili sulla parete rocciosa. Eppure la vita spirituale proseguì: secoli dopo Felseneremitage tornò addirittura al centro della devozione popolare grazie al ritrovamento di presunte reliquie.

Poi arrivò il 1719, anno in cui la festa dell’Annunciazione attirò oltre 4.000 pellegrini. Un numero impressionante per un villaggio rurale della Germania occidentale. Immaginare quella folla lungo sentieri sterrati e pendii coltivati a vite restituisce l’idea della fama raggiunta dal santuario nel XVIII secolo, in quanto Bretzenheim diventò una meta religiosa conosciuta ben oltre i confini regionali.

Gli eremiti continuarono ad abitare il complesso fino al 1827. L’ultimo custode trascorse qui oltre 50 anni della propria vita e morì a 82 anni. Dopo la sua scomparsa, Felseneremitage perse gradualmente funzione religiosa stabile, conservando però un’aura potente che ancora oggi trasforma la visita in qualcosa di diverso rispetto a una semplice attrazione storica.

Come funziona la visita e cosa vedere

La prima cosa che sorprende sono le dimensioni reali della struttura: dalle fotografie sembra una cavità isolata nella montagna, invece il complesso è articolato, sviluppato su più livelli e ricco di dettagli scolpiti direttamente nella parete arenaria. Attualmente gli ambienti interni risultano chiusi al pubblico per ragioni di sicurezza legate a un movimento franoso avvenuto negli ultimi anni.

La visita libera consente comunque di osservare l’esterno durante tutto l’anno, mentre tour guidati organizzati dalla zona turistica di Langenlonsheim-Stromberg aiutano ad approfondire storia, simbologia religiosa e trasformazioni architettoniche del sito.

Davanti alla roccia si resta colpiti dal colore caldo dell’arenaria, particolarmente intenso nelle ore pomeridiane. Le aperture rettangolari plasmate nella parete ricordano quasi abitazioni troglodite del Mediterraneo orientale più che edifici monastici tedeschi. Alcune nicchie mantengono tracce delle antiche coperture, altre sembrano ferite lasciate da secoli di erosione e utilizzo umano.

Tra gli elementi più enigmatici c’è un rilievo medievale raffigurante un cavaliere. Gli studiosi collegano l’opera all’Alto Medioevo, anche se varie interpretazioni continuano a circolare attorno alla sua origine. Nelle vicinanze, invece, si sviluppano sentieri tra vigne, prati e scorci sulla valle del Guldenbach, con l’atmosfera che cambia rapidamente a seconda della stagione: estate e inizio autunno regalano filari carichi d’uva e colline luminose, mentre l’inverno porta nebbie leggere che accentuano il carattere austero del monastero rupestre.

Durante le visite guidate emergono racconti legati agli eremiti, ai pellegrini del XVIII secolo e ai culti precedenti al cristianesimo. Nessun allestimento spettacolare distrae lo sguardo. E, forse, è proprio questa essenzialità a rendere il posto indimenticabile.

Dove si trova e come arrivare

Felseneremitage si trova a Bretzenheim an der Nahe, nella Renania-Palatinato occidentale, tra Bingen e Bad Kreuznach. L’area appartiene alla regione vinicola della Rheinhessen, famosa per colline coltivate e piccoli villaggi attraversati da strade panoramiche. Da Francoforte servono circa 1 ora e 15 minuti d’auto, mentre Magonza dista poco più di 40 minuti.

Chi preferisce i mezzi pubblici può raggiungere la stazione ferroviaria di Bretzenheim attraverso collegamenti regionali della valle della Nahe, proseguendo poi lungo percorsi tra vigneti e leggere salite. L’arrivo regala un contrasto inatteso: da una parte cantine, campi coltivati e paesaggio rurale tipico della Germania sudoccidentale; dall’altra una montagna scavata dall’uomo per motivi spirituali già oltre 1.000 anni fa.

Felseneremitage, Germania
iStock
Tutta la particolarità di Felseneremitage

Pochi luoghi (in particolare della Germania) riescono a raccontare con tale forza il passaggio continuo tra epoche differenti. Santuario pagano, tempio romano, monastero medievale, rifugio di eremiti, meta di pellegrinaggio e monumento culturale convivono nella stessa parete di arenaria. Bretzenheim custodisce tutto questo lontano dai grandi circuiti turistici, tra vigne silenziose e sentieri di campagna che portano direttamente verso una delle architetture rupestri più sorprendenti d’Europa.

In Israele rinasce un antico cammino percorso per secoli dai pellegrini

16 mai 2026 à 10:00

Per secoli il pellegrinaggio verso Gerusalemme ha rappresentato uno dei grandi viaggi spirituali del Mediterraneo e del Medio Oriente: uomini e donne provenienti da culture e religioni diverse attraversavano città, villaggi e paesaggi della Terra Santa con l’obiettivo di raggiungere la Città Santa, seguendo itinerari che col tempo sono diventati parte della memoria storica e religiosa della regione. Oggi, dopo un lungo periodo in cui quei percorsi erano in gran parte scomparsi dalla memoria vivente, un nuovo progetto sta cercando di riportarli alla luce: si chiama W2J, acronimo di “The Way to Jerusalem”.

L’iniziativa punta a far rinascere l’antico cammino verso Gerusalemme recuperando non solo il tracciato fisico del pellegrinaggio, ma anche il suo significato culturale, spirituale e umano. Il percorso tocca gli stessi paesaggi e le stesse strade che hanno visto transitare pellegrini diretti verso Gerusalemme, tra luoghi storici, archeologici e sacri per le tre grandi religioni monoteiste: ebraismo, cristianesimo e islam.

L’idea alla base del progetto è quella di offrire un’esperienza di viaggio che unisca il cammino fisico a una dimensione interiore fatta di incontro e dialogo: W2J si presenta, infatti, come un ponte tra culture, fedi e persone, un percorso verso quella che gli organizzatori definiscono la “Gerusalemme Celeste” tramite il viaggio concreto verso la “Gerusalemme Terrena”.

Il progetto W2J e la rinascita del pellegrinaggio

The Way to Jerusalem” è un’iniziativa di carattere nazionale guidata dalla “The Way to Jerusalem Pilgrimage Association”, fondata da Golan Rice e Yael Tarasiuk per permettere a persone provenienti da Israele e dal resto del mondo di tornare a camminare verso Gerusalemme sulle orme dei pellegrini che hanno raggiunto la città nel corso di migliaia di anni.

Secondo l’impostazione dell’associazione, il valore del viaggio risiede anche nell’esperienza vissuta lungo il tragitto: l’incontro con le comunità locali, l’ascolto delle storie del territorio, l’ospitalità ricevuta e la possibilità di creare un dialogo multiculturale tra persone con percorsi di vita differenti.

Il cammino attraversa, infatti, aree profondamente legate alla storia religiosa e culturale della regione e il progetto recupera una delle dimensioni più antiche del pellegrinaggio, quella dell’incontro umano.

Da Jaffa a Gerusalemme: 111 chilometri in sei giorni

Gli otto pellegrini che hanno completato il percorso W2J, Israele
Crediti IMOT
Gli otto pellegrini che hanno completato il percorso W2J

La scorsa settimana, un gruppo internazionale di otto pellegrini ha completato il percorso W2J percorrendo 111 chilometri dal porto di Jaffa fino alla Porta di Jaffa della Città Vecchia di Gerusalemme.

Il viaggio si è svolto nell’arco di sei giorni e ha coinvolto partecipanti provenienti da Taiwan, Stati Uniti, Spagna e Israele, appartenenti a differenti tradizioni religiose, tra cui cristiani evangelici, cattolici ed ebrei, che hanno condiviso l’intero cammino come un unico gruppo.

Gli organizzatori li hanno definiti come il primo “Gruppo Pionieristico proveniente da tutto il mondo”, a sottolineare il carattere simbolico del viaggio.

L’incontro con le comunità locali lungo il cammino

Uno degli aspetti centrali dell’esperienza W2J riguarda il rapporto con le comunità attraversate durante il percorso: durante il viaggio, i pellegrini hanno soggiornato in diverse località, entrando in contatto con abitanti del posto e ascoltando le loro storie.

Secondo il racconto dell’associazione, il cammino ha favorito uno scambio continuo tra i partecipanti e le persone incontrate lungo la strada: i pellegrini hanno condiviso le proprie esperienze personali e spirituali, mentre le comunità locali hanno raccontato il legame del territorio con la storia e con il pellegrinaggio.

Nonostante le differenze religiose, culturali e linguistiche, ogni partecipante ha trovato nel viaggio un’esperienza personale significativa. Per alcuni il pellegrinaggio ha rappresentato un momento di riflessione spirituale, per altri un’occasione di incontro tra culture, per altri ancora un modo per riscoprire il significato del viaggio lento e della condivisione.

I timbri del pellegrino e il certificato “Jerushalma”

Come avviene in molte tradizioni di pellegrinaggio, anche per il percorso W2J i pellegrini ricevono un Tesserino del Pellegrino sul quale raccolgono timbri nelle varie stazioni lungo il tragitto.

Una volta arrivati alla Porta di Jaffa, nella Città Vecchia di Gerusalemme, i partecipanti che presentano il tesserino completato con tutti i timbri ricevono il timbro finale e il Certificato ufficiale di Pellegrinaggio “Jerushalma”, rilasciato da W2J insieme al Ministero del Turismo israeliano.

Cascia, il cuore medievale della Valnerina tra pietre rosa e silenzio mistico

14 mai 2026 à 19:00

Aggrappato al colle di Sant’Agostino, a 653 metri sul livello del mare, Cascia è un mistico borgo che guarda la Valnerina e, contemporaneamente, mantiene un rapporto stretto con il fiume Corno, asse naturale che ha guidato insediamenti e spostamenti fin dall’antichità. Il nome non vi suonerà di certo nuovo, perché questa località ha uno stretto legame con Santa Rita, figura femminile centrale della spiritualità umbra (vissuta tra 1381 e 1457) e diventata punto di riferimento per pellegrinaggi internazionali.

La sua identità contemporanea è costruita infatti su due elementi principali: il primo è religioso e legato alla figura di Margherita Lotti (vero nome della Santa); il secondo è paesaggistico e connesso al contesto montano ancora integro, con coltivazioni tradizionali e produzioni locali che includono zafferano, legumi e tartufo nero della zona appenninica.

Del resto, questa terra posta nel lembo meridionale della provincia di Perugia vibra di un’energia densa, palpabile attraverso il contatto dei palmi sulle pareti di calcare locale.

Cosa vedere a Cascia

La devozione religiosa di questa perla d’Umbria è senza dubbio il centro focale di tutto, ma la verità è che qui si nasconde anche un patrimonio architettonico che parla lingue diverse, fondendo gotico, barocco e razionalismo moderno in un unico mosaico visivo coerente. Il bellissimo centro storico, infatti, presenta una concentrazione di architetture religiose e civili che raccontano secoli differenti senza soluzione di continuità apparente.

Basilica e Monastero di Santa Rita

Il complesso religioso principale della città venne costruito tra 1937 e 1947 su edifici precedenti dedicati a Maria Maddalena. Oggi si presenta come una struttura ampia con facciata luminosa e un impianto interno pensato per accogliere flussi continui di fedeli.

Tra le sue preziose mura si trova il luogo legato alla deposizione della Santa nel 1457, elemento centrale della devozione internazionale. A catturare l’attenzione è anche il roseto simbolico, richiamo a uno degli episodi più noti della tradizione agiografica locale.

Chiesa di Sant’Antonio Abate

Poi ancora la Chiesa di Sant’Antonio Abate, collocata fuori dal nucleo murato originario. In questo caso si arriva al cospetto di un impianto tardo medievale con trasformazioni barocche avvenute nel 1707. L’interno, dal canto suo, è caratterizzato da cicli pittorici dedicati alla vita del Santo, con linguaggio narrativo tipico delle botteghe umbre tra ‘400 e ‘600.

Chiesa di San Francesco

Nell’area centrale della cittadina svetta nei cieli la Chiesa di San Francesco, a sua volta collegata a un antico convento. Di origine trecentesca con rifacimenti successivi nel ‘400, sfoggia una facciata sobria, un portale ogivale e un rosone che introduce luce filtrata nello spazio interno.

Collegiata di Santa Maria

La Collegiata di Santa Maria è invece uno degli edifici più antichi della città ed è ricca di opere d’arte sacra, tra cui un crocifisso ligneo del XV secolo e arredi liturgici di diverse epoche.

Chiesa di Sant’Agostino

Poi ancora la Chiesa di Sant’Agostino, posizionata su un’altura che domina il centro urbano, che è tutta decorata da affreschi di scuola umbra e perugina, con cromie ancora leggibili e figure sacre distribuite lungo pareti e absidi.

Palazzo Santi, Museo Civico

Edificio civile trasformato in sede museale, il Palazzo Santi Museo Civico consente di ammirare una raccolta archeologica che include reperti provenienti dal territorio circostante, con testimonianze preromane e romane. Vi sono conservate anche opere lignee medievali e documenti legati alla storia amministrativa locale.

Roccaporena

Non è di certo meno importante Roccaporena, anche perché è la frazione legata alla nascita di Santa Rita. Si trova tra formazioni rocciose e terrazzamenti naturali e vi è ancora la presenza di casa natale, casa coniugale e luoghi simbolici legati alla tradizione devozionale.

Degni di particolare nota (soprattutto per i credenti) sono la Scoglio della Preghiera, un’altura isolata con piccola chiesa costruita nel 1919, l’Orto del Miracolo e il roseto che collegano la narrazione agiografica a elementi vegetali presenti ancora oggi.

Roccaporena, Cascia
iStock@Rasoft74
Veduta aerea di Roccaporena

Tempio romano di Villa San Silvestro

Infine il Tempio romano di Villa San Silvestro, area archeologica situata sull’altopiano di Chiavano. Il visitatore qui può muoversi tra i resti di un edificio templare sovrapposto a stratificazioni precedenti preromane e romane.

Vale la pena fare un salto anche alla Chiesa di San Silvestro (costruita sopra strutture antiche), dove alcuni scavi hanno rivelato fasi diverse di occupazione, con trasformazioni da centro religioso ad area produttiva in epoca tardoantica.

Cosa fare a Cascia

Chi viene da queste parti, in genere, lo fa per motivi religiosi, ma la verità è che il territorio di Cascia offre pure attività legate a paesaggio e alle tradizioni locali. Tra le migliori esperienze da fare:

  • Intraprendere i percorsi verso Roccaporena: tra elementi naturali e luoghi simbolici della tradizione ritiana.
  • Esplorazione dell’altopiano di Chiavano: con area archeologica romana e contesto rurale circostante.
  • Degustazione di prodotti locali: legati a zafferano, legumi e tartufo nero della Valnerina.
  • Itinerari verso i borghi vicini della Valnerina: con connessioni storiche e paesaggistiche.
  • Partecipazione agli eventi stagionali: associati alla tradizione religiosa e agricola del territorio.

Dove si trova e come arrivare

La strada statale 320 è quella che collega Cascia alla rete viaria principale dell’Umbria partendo dalla Valnerina. Chi proviene da nord passa attraverso raccordi tra Perugia e Spoleto con accesso alla Vallata del Nera. Il percorso da Roma, invece, scorre nella zona di Terni lungo direttrici appenniniche fino all’imbocco della valle, mentre il collegamento dall’Adriatico segue la dorsale marchigiana verso Norcia con successivo attraversamento montano.

La stazione ferroviaria più vicina è situata a Spoleto, dove è possibile salire su autobus in direzione del centro casciano. L’aeroporto regionale di Perugia rappresenta il punto di arrivo per il traffico aereo nazionale, mentre lo scalo di Roma Fiumicino amplia le connessioni internazionali.

Cascia è uno di quei posti da visitare almeno una volta nella vita, anche perché quando si arriva qui ci si rende conto che, come per miracolo, la luce possiede una qualità particolare: vira verso il malva quando il sole tramonta dietro i Monti Sibillini, regalando riflessi ramati alle facciate dei palazzi nobiliari.

Dal film di Checco Zalone al Cammino di Santiago, è boom di ricerche sul web per questi percorsi

13 janvier 2026 à 07:30

Con il suo ultimo film Buen Camino, Checco Zalone ha riacceso l’interesse degli utenti italiani verso il Cammino di Santiago: se da un lato la sua opera ha raggiunto il record delle feste al box office, dall’altro il numero di ricerche su Google relative al pellegrinaggio verso Santiago de Compostela è schizzato alle stelle.

Dai percorsi più gettonati alle città che suscitano un aumentato interesse, ecco quali sono i risultati dell'”effetto Zalone”.

Esplode l’interesse per il Cammino di Santiago sul web

Si sta parlando di “effetto Zalone” e i numeri non mentono: sono quintuplicate le ricerche effettuate dagli utenti su Google per il Cammino di Santiago, secondo i dati estrapolati da Google Trends, dopo l’uscita del film Buen Camino di Zalone.

I sentieri, percorsi ogni anno da centinaia di migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo, sono già celebri e ambiti da tantissimi viaggiatori, ma da quando è uscito il film le ricerche sul web hanno registrato picchi mai visti.

Il 25 dicembre, data di uscita nelle sale cinematografiche, Google ha registrato oltre il 200% di ricerche in più rispetto alla media annuale. Ma non è tutto: il 28 dicembre si è rilevato il picco (quasi il 600% in più), mentre in tutta la prima settimana di gennaio 2026, le ricerche hanno subito un incremento di oltre il 400% rispetto alla media.

Non è la prima volta che il Cammino di Santiago torna ad essere cercato e chiacchierato da parte degli utenti. Anche se non ha raggiunto il record attuale, si era registrato un picco nel luglio del 2013, ma fu un fatto di cronaca a riportarlo sotto ai riflettori a causa di un grave incidente ferroviario che si verificò vicino a Santiago de Compostela.

Le città e i percorsi più cercati online

Noi di SiViaggia abbiamo studiato più approfonditamente l’interesse per il Cammino di Santiago, analizzando i percorsi e i luoghi che proprio in concomitanza con l’uscita del film di Zalone hanno registrato un’impennata nelle ricerche sul web rispetto alla media annuale.

Sono 3 i cammini che stanno rilevando un picco di interesse nell’ultimo mese, che corrispondono ad alcuni dei percorsi più celebri: il Cammino del Nord, il Cammino Francese e il Cammino Portoghese.

Il Cammino del Nord verso Santiago
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Paesaggi meravigliosi lungo il Cammino del Nord

A spiccare tra le ricerche sono anche alcune località che rappresentano i punti di partenza, di arrivo o di passaggio di diversi cammini. Sono 4 le città che hanno avuto un’impennata di interesse su Google da parte degli italiani: Saint-Jean-Pied-de-Port, Sarria, Tui e Leòn.

In particolare, Saint-Jean-Pied-de-Port è il punto di partenza più iconico del Cammino Francese, situato sul versante francese dei Pirenei. Allo stesso percorso appartengono Sarria, da dove decidono di partire molti pellegrini perché dista circa 100 km da Santiago, ovvero la distanza minima per ottenere la “Credenziale” del pellegrinaggio, e León, una delle grandi città simbolo del Cammino e celebre per la cattedrale gotica e gli antichi ospedali dei pellegrini.

Appartiene invece al Cammino Portoghese la città storica spagnola di Tui (o Tuy), al confine con il Portogallo e tappa chiave per chi parte da Porto.

6 gennaio, la fine del Giubileo: gli ultimi eventi a Roma

Par : paofa1985
3 janvier 2026 à 09:37

Con l’anno 2025 ormai alle spalle, anche il Giubileo si conclude con gli ultimi eventi ufficiali in calendario a suggellare l’Anno Santo indetto da Papa Francesco. Così, l’intera città è pronta a vivere il commiato da uno degli anni più intensi della sua storia recente, dodici mesi in cui voci di pellegrini hanno riempito le basiliche e milioni di piedi hanno camminato sui sampietrini. I numeri sono importanti: come riporta ANSA, oltre 30 milioni di fedeli hanno varcato le Porte Sante in città e 3 milioni di persone hanno partecipato agli eventi ufficiali.

Tra i grandi eventi, da ricordare, il Giubileo dei Giovani che ha raccolto un milione di ragazzi e ragazze a Tor Vergata lo scorso agosto. Cifre che raccontano non solo fede, ma un’onda di umanità che ha travolto la Capitale. E Roma ha risposto con 70 mila operatori di polizia, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Ares 118, garantendo sicurezza senza alcun incidente grave, un lavoro silenzioso che ha reso possibile l’impossibile.

Proprio a commento dello sforzo e dell’esempio che la città ha dato, il sindaco Roberto Gualtieri, inaugurando il presepe in Piazza di Spagna, ha parlato di “eredità importante”. Il Giubileo 2025 ha, infatti, spinto interventi diffusi su spazi pubblici, pedonalizzazioni e verde in tutti i quartieri, rendendo la città più bella e accogliente per cittadini e visitatori (Fonte: AGI). E se Papa Francesco aveva chiesto di usare l’Anno Santo per migliorare Roma, la risposta è stata concreta. Con opere che resteranno oltre la chiusura, in continuità con i Giubilei passati che hanno lasciato fontane, monumenti e strade ancora oggi simbolo della città.

Natale in Piazza San Pietro
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La facciata di San Pietro con l’albero di Natale addobbato per le festività

Il ciclo conclusivo è cominciato lo scorso 8 dicembre nel giorno della Festa dell’Immacolata e, a seguire, il 12 dicembre al Ponte dell’Industria (intitolato a San Francesco) è stata svelata una statua ispirata a Marcello Tommasi, nell’ambito dei restauri Anas post-incendio 2021. In un ideale collegamento tra industria e spiritualità, come ha detto Davide Rondoni (Presidente del comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi): “San Francesco è uomo-ponte, che ama la realtà senza possederla”.

San Pietro: la chiusura dell’ultima Porta Santa il 6 gennaio

Ma il momento più carico di significato è senza dubbio la chiusura delle Porte Sante nelle basiliche romane. La prima a chiudersi è stata quella in Santa Maria Maggiore, lo scorso 25 dicembre alle 17:00, con rito presieduto dal cardinale Rolandas Makrickas. La scelta di tale basilica nel giorno di Natale risponde a un significato preciso, dal momento che al suo interno è custodita la Sacra Culla del Bambino Gesù. La nascita del Redentore, dunque, incontra il Giubileo in un cerchio perfetto. Il rito si è aperto con i Secondi Vespri, poi alle 18:00 la chiusura, accompagnata dal suono antico della campana La Sperduta.

Il 27 dicembre, alle 11:00, è toccato a San Giovanni in Laterano – “madre di tutte le chiese” – con il cardinale Baldo Reina chiudere la Porta. Il rito è stato seguito da Messa con il coro di mons. Marco Frisina. E ancora, il 28 dicembre anche San Paolo fuori le Mura ha salutato il Giubileo con il cardinale James Michael Harvey.

Piazza di Spagna con suo albero di Natale
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Vista panoramica di Piazza di Spagna a Roma, durante le vacanze di Natale

Prima ad aprirsi il 24 dicembre 2024 e ultima a chiudersi, il 6 gennaio nel giorno dell’Epifania, San Pietro chiude la sua Porta Santa, alla presenza di Papa Leone XIV. In un rito che se materialmente rappresenta la fine di un percorso, simboleggia in realtà una nuova apertura, l’invito a portare la grazia nel mondo.

Gli altri eventi culturali ancora in corso

La mostra di presepi in Piazza San Pietro

Inaugurata l’8 dicembre, e visitabile fino all’8 gennaio, la mostra 100 Presepi in Vaticano rinnova una tradizione arrivata ormai al suo ottavo anno. Parte della rassegna “Giubileo è cultura, l’esposizione presenta 132 presepi da 23 Paesi – Italia, Francia, Croazia, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Perù, Eritrea, Corea, Venezuela, Taiwan, Brasile, Giappone, Filippine, Indonesia, Paraguay, India –. Opere che arricchiscono il perimetro del Colonnato di Bernini, molte delle quali promosse dalle rispettive Ambasciate presso la Santa Sede.

Ogni lavoro è un’autentica espressione di creatività con materiali sorprendenti: carta giapponese, seta, resina, lana, fibra di cocco, vetro. Tra le curiosità, spicca un presepe in bottale da conceria, uno su un autobus ATAC, presepi meccanici, uno in bottiglia dalla Repubblica Ceca e un grande presepe messicano. Non manca un omaggio a una Roma “scomparsa”. L’ingresso è libero e gratuito, tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00; attenzione, però, alla chiusura anticipata nelle giornate del 24 e del 31 dicembre alle 17:00.

Vista di San Pietro a Natale
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Piazza San Pietro nella stagione natalizia

La Bibbia di Borso d’Este: un capolavoro rinascimentale

Fino al 16 gennaio, Roma si fa custode di un piccolo e raro. La Sala Capitolare del Senato (Piazza della Minerva 38) ospita, infatti, la Bibbia di Borso d’Este, uno dei vertici dell’arte rinascimentale italiana. La sua realizzazione risale al periodo compreso fra il 1455 e il 1461 e fa incontrare l’opera calligrafica di Pietro Paolo Marone con le miniature di Taddeo Crivelli e Franco dei Russi. Commissionata per il duca di Ferrara Borso d’Este, ogni pagina è un tripudio di oro, colori vivaci e dettagli raffinati, che fondono ispirazione religiosa e maestria artistica.

Si tratta di  vero e proprio dono prezioso alla città per l’Anno Santo: solo in occasioni eccezionali, infatti, la Bibbia quattrocentesca esce dalla Biblioteca Estense di Modena, in cui è solitamente conservata. La mostra – promossa dal Senato con Presidenza del Consiglio, Ministero della Cultura, Gallerie Estensi, Commissario per il Giubileo e Treccani – è a ingresso libero dal lunedì al venerdì (10:00-18:00).

Cristo nostra pace: Rubens e Caravaggio a Piazza Navona

Dal 18 dicembre 2025 all’8 febbraio 2026, la chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona accoglie Cristo nostra pace, evento inserito nella rassegna “Il Giubileo è Cultura”. La mostra è curata da don Alessio Geretti e mette in dialogo due capolavori dedicati al mistero dell’Incarnazione, Morte e Risurrezione di Gesù. Da una parte, la Madonna con il Bambino di Peter Paul Rubens (1617-18, olio su tela, collezione privata svizzera) e, dall’altra, l’Incredulità di Tommaso di Caravaggio con Prospero Orsi (1602-1607, olio su tela, collezione privata austriaca, Firenze).

Due linguaggi e due mondi a confronto. Per la sua opera, Rubens si lasciò ispirare dal suo soggiorno romano, citando sculture antiche ammirate proprio nell’Urbe, Caravaggio, invece, dipinse la tela negli ultimi mesi del Giubileo del 1600, quando Roma brulicava di pellegrini. I due giganti che, con espressività differenti, raccontano la stessa speranza: Cristo, nostra pace, che vince il dubbio e abbraccia l’umanità.

È possibile ammirare le due tele gratuitamente (tutti i giorni, dalle 9:00 alle 19:00) nella chiesa barocca che domina Piazza Navona, tra mercatini e luci natalizie. Un’occasione per fermarsi, alzare lo sguardo e per un momento di riflessione e condivisione che sigilla un anno di grazia. La comunità cristiana, forte del messaggio dell’Anno Santo, diventa ora testimonianza in giro per il mondo. Tocca ai fedeli, infatti, comunicare il significato più profondo di questo evento. Alla luce di quello che Papa Francesco aveva scritto nella Bolla Spes non confundit con cui aveva indetto il Giubileo: «La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo».

È questo, dunque, il lascito: un invito a vivere la grazia nel quotidiano. Roma saluta l’Anno Santo con gratitudine, sapendo che la vera Porta è quella dell’amore e della speranza, sempre spalancate.

Giubileo, i 10 luoghi riqualificati nell’Anno Santo

26 novembre 2025 à 14:14

Si avvia alla conclusione l’Anno Santo, questo Giubileo 2025 che si chiuderà il 6 gennaio 2026 e che è stato intitolato “alla speranza”: il venticinquesimo Giubileo ordinario nella storia della Chiesa cattolica è stato molto significativo per la città di Roma, fra arte, nuove tecnologie e tante migliorie per la città. E’ stato inoltre, come già nel 1700 e nel 1775, un Giubileo presieduto da due Papi: Papa Francesco, che ha aperto la Porta Santa a dicembre del 2024, ma è poi venuto a mancare il 21 aprile 2025, lasciando dietro di sé tanta commozione e grandi insegnamenti; e Papa Leone XIV, il primo Papa americano della storia, che la chiuderà.

Il Giubileo 2025 è stato segnato per la prima volta anche dall’utilizzo di mezzi informatici e applicazioni dedicate ai pellegrini: QR code per accedere alle Porte Sante, intelligenza artificiale per evitare il sovraffollamento, notifiche per essere aggiornati sugli eventi.

E infine, per i Romani il Giubileo è stato un anno particolarmente intenso a causa dei cantieri sparsi per il centro storico e non solo: i luoghi riqualificati restano però come testimonianza di un periodo indimenticabile, nel bene e nel male, e le migliorie realizzate, in alcuni casi importantissime, entrano di diritto nel patrimonio di una città difficile e splendida come Roma.

Giubileo e luoghi riqualificati a Roma

Tra le più importanti riqualificazioni urbane realizzate (e in corso d’opera) durante il Giubileo 2025 ci sono nuove piazze, una Città dello Sport, una passeggiata archeologica e tante migliorie a luoghi storici, che grazie a restauri e sistemazioni hanno ritrovato una nuova luce.

Ecco quindi una selezione di luoghi rinnovati da visitare a Roma: si parte sicuramente da piazza dei Cinquecento, la grande porta d’ingresso alla città per milioni di pendolari e turisti. La piazza antistante la Stazione Termini, un tempo congestionata e poco accogliente, oggi si presenta con ampie aree pedonali, nuovi percorsi sicuri e una viabilità completamente ripensata. L’intervento ha migliorato la fruibilità degli spazi e la connessione tra lo snodo ferroviario e siti di enorme interesse storico e turistico, come le Terme di Diocleziano e l’intero asse di via Nazionale. Ne risulta un luogo più chiaro, ordinato e accessibile: il biglietto da visita che una città come Roma merita, soprattutto in un anno di portata internazionale come quello del Giubileo.

Piazza Pia

La pedonalizzazione di piazza Pia è stata realizzata prolungando il sottopasso di Lungotevere in Sassia, un lavoro complesso dal punto di vista tecnico e ingegneristico che vede sopra la piazza che collega Castel Sant’Angelo e via della Conciliazione, sotto la viabilità stradale interrata.

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L’inaugurazione di piazza Pia a Roma

Per secoli un nodo urbano irrisolto, un dilemma che ha visto impegnati Papi, progettisti e istituzioni cittadine, quello dell’accesso alla Basilica di San Pietro e del collegamento con Ponte e Castel Sant’Angelo è stato risolto oggi con la nuova piazza Pia, diventata l’area pedonale urbana più grande della città, che può contenere fino 150mila persone ed è arricchita da fontane, gradinate e alberi.

Centro Archeologico Monumentale (CarME)

Il Centro Archeologico Monumentale (CArMe) è uno dei progetti più ambiziosi legati al Giubileo: i primi cantieri sono iniziati nel 2024 ma è ancora in corso d’opera e dovrebbe essere completato nel 2027. Si tratta della trasformazione dell’area archeologica centrale – dai Fori al Colosseo, dal Palatino al Campidoglio fino al Circo Massimo – in un sistema pedonale continuo, accessibile e integrato nella vita urbana. Il cuore storico di Roma dovrebbe diventare un grande museo diffuso e vivibile, creando una Passeggiata Archeologica che restiruisce continuità ai monumenti e nello stesso tempo favorisce mobilità sostenibile, accessibilità e decoro.

Riqualificazioni di piazze storiche

Anche nello storico quartiere Prati i lavori hanno portato a importanti migliorie: la nuova via Ottaviano ha visto raddoppiare gli spazi pedonali con una nuova pavimentazione a sampietrini moderni, mentre piazza Risorgimento è stata ripavimentata e resa pedonale in parte. Rifatte anche via Crescenzio e la stazione della Metro Ottaviano, che così come quella di piazza di Spagna è stata completamente rinnovata con spazi nuovi e moderni come la galleria ricoperta dagli schermi al led e le nuove volte in acciaio riflettente.

Rinnovata anche piazza San Giovanni, con una nuova pavimentazione e una serie di nuove fontane a raso. In piazza della Repubblica si è assistito alla risistemazione di un’area dedicata al parcheggio, piuttosto caotica e degradata, che è diventata pedonale, mentre è stata restaurata e riqualificata anche la storica Fontana delle Naiadi, simbolo del liberty romano e prima fontana di Roma Capitale.

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La nuova fontana di piazza San Giovanni a Roma

Rigenerazione urbana: si passa da Parco Schuster e via di San Teodoro

Sistemato e riqualificato anche il Parco Schuster, adiacente alla Basilica di San Paolo fuori le Mura: sono state recuperate le aree verdi, fatta manutenzione alle alberature, installata nuova illuminazione e sistemati i percorsi pedonali, restituendo al quartiere uno spazio pubblico più accogliente e vivibile. Un altro tassello della rigenerazione urbana è via di San Teodoro, riqualificata per oltre 7.500 metri quadrati. Qui si è intervenuti in profondità sulla pavimentazione storica, con il riposizionamento e la messa in sicurezza dei sanpietrini, migliorando accessibilità e decoro in un’area cruciale tra Foro Romano, Palatino e Campidoglio. Si tratta di due interventi che, insieme, contribuiscono al più ampio progetto di valorizzazione del centro storico e delle sue connessioni con i quartieri circostanti.

Tor Vergata e la Città dello Sport: il cantiere che rinasce

Tra le opere simboliche rientrate nel grande piano di interventi legati al Giubileo, un posto speciale spetta alla Città dello Sport di Tor Vergata, un progetto che per anni è stato considerato incompiuto e che proprio nel biennio giubilare ha trovato nuovo slancio. Il complesso, progettato da Santiago Calatrava, avrebbe dovuto ospitare i Mondiali di nuoto del 2009: da allora, però, è rimasto fermo, diventando uno dei simboli più discussi delle occasioni mancate della capitale.

Il Giubileo 2025 ha dato l’occasione per riconsiderare il suo destino. Il progetto di recupero prevede il completamento del Palazzo dello Sport e della Vela, con l’obiettivo di farne un polo multifunzionale in grado di ospitare eventi sportivi, concerti, convegni e attività universitarie. La vicinanza con l’Università di Tor Vergata favorirà una destinazione d’uso continua, non limitata agli eventi eccezionali.

Secondo il cronoprogramma rivisto nel 2025, l’area dovrebbe essere pienamente operativa entro il 2027, restituendo alla città una struttura contemporanea, iconica e finalmente viva. La riattivazione del cantiere ha anche un valore simbolico: trasformare un fallimento in una risorsa, un vuoto urbano in un luogo di aggregazione, sport e cultura.

Verso il prossimo Giubileo

Con la conclusione dell’Anno Santo, Roma si ritrova più moderna, più accessibile e più preparata alle sfide future. I cantieri hanno portato disagi, ma le opere restano: nuove piazze, nuovi percorsi pedonali, aree verdi recuperate, un centro archeologico in trasformazione, un progetto emblematico come Tor Vergata che torna a vivere.

Il Giubileo 2025 ha mostrato che una città complessa come Roma può cambiare davvero, quando visione politica, investimenti e partecipazione civica convergono. E ora lo sguardo va già al prossimo appuntamento: il Giubileo Straordinario del 2033, già annunciato e legato ai duemila anni della Pasqua, dedicato infatti alla Redenzione. Sarà un evento di portata globale, ma soprattutto sarà l’occasione per completare quanto avviato, consolidare i miglioramenti, investire ancora in mobilità sostenibile, cultura e qualità urbana.

Roma, come sempre nella sua storia millenaria, si prepara al futuro camminando sulle sue radici. Il Giubileo 2025 lo ha dimostrato: la città può cambiare, senza perdere sé stessa.

Giubileo 2025, gli eventi ufficiali del mese di novembre

Par : paofa1985
2 novembre 2025 à 07:30

Novembre a Roma ha quel fascino malinconico che sa di foglie umide e luci calde nelle chiese, un mese in cui la città sembra sussurrare segreti antichi mentre il Tevere scorre placido sotto ponti illuminati. Nel 2025, l’Anno Santo del Giubileo si tinge di questa dolce nostalgia, entrando nel suo trimestre finale con un calendario che pulsa di eventi ufficiali, come un cuore che batte verso la chiusura di dicembre. Dopo l’estate vibrante del Giubileo dei Giovani a Tor Vergata e un settembre che ha riacceso le piazze con incontri papali, novembre si annuncia come un ponte tra riflessione e celebrazione, un invito a fermarsi e contemplare il senso profondo di Spes non confundit, la speranza che non delude.

Visitare Roma, in autunno, è del resto un momento speciale con il vento fresco che accarezza Piazza San Pietro, il profumo di castagne arrosto che si mescola all’incenso delle basiliche, e la folla di pellegrini che, con la Carta del Pellegrino in tasca, attraversa le Porte Sante come un rito quotidiano.

Il calendario ufficiale, curato dal Dicastero per l’Evangelizzazione e consultabile su iubilaeum2025.va, propone un mosaico di appuntamenti che riflettono l’universalità della Chiesa. In programma, ci sono momenti di dialogo, come gli incontri con papa Leone XIV in Aula Paolo VI, e celebrazioni solenni e ogni evento è un filo che tesse la trama del Giubileo 2025, tra pellegrinaggi e mostre che portano voci dal mondo, come la Promessa pellegrina alla Gregoriana (visitabile fino al 12 novembre).

Per visitatori e fedeli è, dunque, l’occasione per camminare tra vicoli che profumano di storia e vivere lo spirito di conciliazione dell’Anno Santo. Ma meglio partire preparati con impermeabile e mappa giubilare: questi giorni non sono solo eventi, ma un cammino personale verso la luce di dicembre. Scopriamo insieme, a questo punto, cosa riserva il mese di novembre tra eventi ufficiali e appuntamenti patrocinati.

I Grandi Eventi giubilari di novembre 2025

Il nuovo mese si apre sulla scia di ottobre e del Giubileo del Mondo Educativo che, iniziato il 27 ottobre si è chiuso il 1° novembre con la celebrazione presieduta dal Santo Padre nella Basilica di San Pietro. Nelle settimane a seguire, sono tre i Grandi Eventi che Roma offre per questo mese, a partire dal Giubileo del mondo del Lavoro (8 novembre). Nell’ordine, si celebrano quindi il Giubileo dei Poveri (16 novembre) e il Giubileo dei Cori e delle Corali (22 e 23 novembre).

Vista di Roma e del Vaticano
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La Basilica San Pietro e il fiume Tevere con Ponte Sant’Angelo a Roma

Il Giubileo del mondo del Lavoro

Slittato dallo scorso inizio  maggio per la scomparsa di papa Francesco, il Giubileo del mondo del Lavoro è stato riprogrammato per l’8 novembre, come annunciato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. In un Anno Santo che celebra la speranza, questo evento è un abbraccio ai lavoratori di ogni settore, un momento per riflettere sul lavoro come dignità e missione. E Roma – con le sue piazze che sussurrano storie di artigiani e mercati antichi – si presta perfettamente a un cammino che unisce fatica e fede.

Nel secondo sabato del mese, il programma si apre alle 9:30 in Piazza San Pietro con l’udienza giubilare di papa Leone XIV, un dialogo che tocca i corpi intermedi della società, grazie alla partnership con il CNEL. Segue il passaggio alla Porta Santa della basilica, simbolo di riconciliazione e rinnovamento, con confessori disponibili nelle chiese vicine.

Alle attività sono particolarmente invitata a partecipare i sindacalisti, gli imprenditori, i precari e i pensionati non solo per pregare insieme ma anche per condividere storie di fatica e sogni. E rinnovare il patto sociale che rende il lavoro ponte verso la giustizia.

Il Giubileo dei Poveri

Il secondo Grande Evento del mese è con il Giubileo dei Poveri, dal 14 al 16 novembre, appuntamento particolarmente toccante nel calendario giubilare.  L’evento celebra chi vive ai margini, ricordando che la misericordia è il cuore del Vangelo. Organizzato dal Dicastero per il Servizio della Carità, invita famiglie, persone sole e chiunque senta l’eco del “fratello” nei bisognosi, a un cammino di condivisione.

La tre giorni comincia venerdì 14 con la Veglia della Misericordia alle 17:30 nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, animata dal gruppo “Fratello” con preghiere e testimonianze . Sabato 15, poi, il pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro (dalle ore 9:00 alle ore 15:00) offre il Sacramento della Riconciliazione nelle chiese giubilari, per un momento di grazia intima. Alle 16:00, in Piazza San Pietro, è poi previsto un momento di preghiera mariana, sempre con “Fratello”.

Infine, domenica 16, alle 10:00, papa Leone XIV presiede la Messa nella basilica per la IX Giornata Mondiale dei Poveri a cui segue il pranzo insieme al Pontefice alle 12:30 in Aula Paolo VI.

Il Giubileo dei Cori e delle Corali

Se cantare è pregare due volte, nel corso dell’Anno Santo non poteva mancare un appuntamento dedicato alla musica sacra. Il 22 e 23 novembre si celebra il Giubileo dei Cori e delle Corali, con voci da tutto il mondo si uniscono per celebrare la melodia come preghiera, unendo fedeli nelle basiliche cittadine. Il primo giorno, sabato 22, il pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro (14:00-17:00) apre a un momento di preghiera con il Sacramento della Riconciliazione nelle chiese giubilari.

Il baldacchino di San Pietro
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Dettagli architettonici della Cupola e del Baldacchino di Bernini nella Basilica di San Pietro

Quindi, alle 17:00, le Messe vespertine si animano in diverse parrocchie romane grazie al contributo dei cori le cui voci echeggiano tra le navate. Domenica 23, alle 10:30, papa Leone XIV presiede la Messa in Piazza San Pietro (ingresso gratuito).

Gli altri appuntamenti ufficiali del mese

Nel corso delle prossime settimane, il Giubileo patrocina anche altri appuntamenti nell’ambito della programmazione ufficiale. E ce n’è per tutti i gusti, dal Concerto del coro Femminile di Gori (Georgia) – previsto al Pantheon alle17:30 del 21 novembre – a quello del coro Patriarcale della Cathedrale di Santa Trinità di Georgia / Coro Camerale di Stato che avrà luogo presso la Basilica di Santa Maria Maggiore il prossimo 23 novembre alle 20:00.

Inoltre, il 7 novembre si apre il Congresso Mondiale di Metafisica, forum interdisciplinare dedicato alla Scienza ed Esperienza aperte all’Assoluto. Studiosi e ricercatori si riuniscono a Roma per dialogare insieme in materia di esistenza e realtà, unendo scienza sperimentale e fede. È un invito a pensare profondamente, senza perdere alcuna dimensione della vita, perfetto per chi cerca risposte oltre il visibile nel Giubileo della speranza.

Sempre dal 7 novembre, poi, il Museo di San Salvatore in Lauro ospita Bethlehem Reborn: Le meraviglie della Natività, esposizione organizzata dall’Ambasciata di Palestina presso la Santa Sede e la Custodia di Terra Santa visitabile fino al 10 gennaio 2026. La mostra celebra il restauro della Basilica della Natività, portando mosaici, colonne e opere lignee di Betlemme a Roma. Tesori dalla Custodia includono reliquie dei pellegrinaggi di Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, più abiti cerimoniali ricamati dalle donne palestinesi del XIX e XX secolo.

Spostandoci, quindi, alla fine del mese, il 30 novembre la Basilica di Santa Maria sopra Minerva accoglie il Pellegrinaggio degli Stati Generali delle Donne, vera e propria celebrazione della maternità divina. Alle 15:00, sono previste le riflessioni di Isa Maggi e Stefano Motta sul Giubileo femminile. Mentre, alle 16:00, avrà inizio un concerto in cui saranno suonati l’Ave Maria di Caccini, l’Ave Verum Corpus di Mozart, il Panis Angelicus di Franck, O, Divine Redeemer di Gounod, la Lacrimosa dal Requiem di Mozart e il Nessun Dorma di Puccini. Alle 18:00, sarà una Messa a chiudere il cammino, in un abbraccio di voci e preghiere.

Santiago de Compostela in preda all’overtourism: quando i pellegrini soffocano la città

16 septembre 2025 à 09:52

Santiago de Compostela, cuore spirituale della Galizia e meta finale del celebre Cammino, è diventata il simbolo mondiale dell’overtourism. Quella che per secoli è stata la capitale della lentezza e della spiritualità oggi vive un paradosso.

L’arrivo di centinaia di migliaia di pellegrini e turisti, se da un lato sostiene l’economia locale, dall’altro ha trasformato il centro storico in un gigantesco punto di ritrovo affollato, spingendo i residenti a lasciare la città.

Affitti alle stelle, comportamenti poco rispettosi e perdita di autenticità stanno mettendo a rischio l’identità stessa della città Patrimonio Culturale dell’Umanità UNESCO.

Affitti alle stelle e residenti in fuga

Il fenomeno del turismo di massa a Santiago de Compostela ha raggiunto numeri impressionanti. Solo nel 2024, oltre mezzo milione di pellegrini si è registrato ufficialmente per percorrere uno dei cammini autorizzati verso la cattedrale di San Giacomo, cinque volte la popolazione residente.

Il contrasto tra la storia millenaria del Cammino di Santiago e il turismo di massa.
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Cartello direzionale del Cammino di Santiago.

A questi si sommano i turisti occasionali che visitano la città senza intraprendere il percorso. Una pressione enorme per un centro storico che negli ultimi vent’anni ha visto dimezzarsi i suoi abitanti, oggi ridotti a circa 3.000.

La ragione principale dell’esodo è il costo degli alloggi. Secondo uno studio della Fundación Universidade da Coruña, tra il 2018 e il 2023 gli affitti a lungo termine sono aumentati del 44%, complice la proliferazione degli affitti brevi.

Il consiglio comunale ha già vietato queste strutture nel centro storico e chiesto al governo regionale di classificare Santiago come “zona ad alta pressione turistica”, al pari di città come Barcellona o San Sebastián. Tuttavia, il divieto è spesso aggirato e gli appartamenti continuano a trasformarsi in strutture ricettive, riducendo le opzioni per chi vuole vivere stabilmente in città.

Il risultato è un centro storico sempre più desertificato dal punto di vista sociale: niente più ferramenta, poche botteghe di quartiere e attività commerciali sostituite da bar, gelaterie e negozi di souvenir. Gli abitanti denunciano un tessuto urbano svuotato, fatto di edifici chiusi e abbandonati.

Un patrimonio culturale minacciato dal turismo di massa

Non è solo l’economia immobiliare a soffrire, ma anche il patrimonio culturale e la convivenza civile. Per arginare i comportamenti poco rispettosi dei visitatori, un’associazione di quartiere ha diffuso una guida multilingue con regole basilari: non fare rumore, rispettare il codice della strada, usare protezioni sui bastoncini da trekking per non rovinare le strade acciottolate.

Eppure, la realtà quotidiana racconta di gruppi che cantano a squarciagola per le vie, ciclisti che sfrecciano contromano e pellegrini che piantano i bastoncini sul selciato senza preoccuparsi dei danni.

Il contrasto tra la storia millenaria del Cammino e il turismo di massa è evidente. Dal IX secolo, i pellegrini hanno percorso questi sentieri con spirito di fede e introspezione. Oggi, per molti visitatori, la priorità sembra essere quella di collezionare foto per i social o spuntare una tappa da un elenco, più che vivere un’esperienza spirituale o culturale autentica.

Questa trasformazione rischia di minare il valore stesso del pellegrinaggio e della città. Santiago de Compostela, Patrimonio Culturale dell’Umanità UNESCO, ha bisogno di strategie di turismo sostenibile per preservare il suo equilibrio fragile: non solo un’icona religiosa, ma anche una comunità viva, fatta di residenti e tradizioni da proteggere.

Basilica di San Clemente, viaggio nei segreti sotterranei di Roma

9 août 2025 à 13:55

Nel cuore della capitale a due passi dal Colosseo, nascosta in una piazza tranquilla, si staglia la Basilica di San Clemente. Ma chiamarla semplicemente “basilica” è riduttivo: si tratta, infatti, di un vero e proprio “viaggio verticale” nella memoria di Roma, una discesa emozionante al cospetto di secoli di storia, spiritualità e arte. Non è un caso che sia amata dai pellegrini, dagli studiosi e dai viaggiatori di tutto il mondo: qui, più che altrove, la città si svela come un “palinsesto vivente”, in cui ogni epoca ha lasciato un’impronta tangibile, custodita sotto i nostri piedi.

Entrando nella chiesa superiore, risalente al XII secolo, si viene accolti da un’atmosfera solenne e luminosa: i mosaici dell’abside risplendono con l’oro del Paradiso, mentre il coro marmoreo del VI secolo, il pavimento cosmatesco e gli affreschi del primo Rinascimento ricordano che l’arte sacra è parte integrante della struttura. Ma è scendendo che inizia la meraviglia: sotto la basilica attuale si apre una chiesa paleocristiana del IV secolo, il cui fascino è custodito negli affreschi medievali, considerati tra i più straordinari dell’intero patrimonio artistico europeo.

E ancora più giù, un ultimo livello riporta indietro fino al I secolo d.C., quando su questi terreni sorgevano una domus romana, un mitreo e un grande edificio pubblico, attraversato dalle acque sotterranee dell’antica Roma, un intreccio perfetto di religione, civiltà e mito, dove ogni pietra racconta il passaggio dall’Impero alla cristianità.

Le origini tra mistero e fede

La Basilica di San Clemente vanta una storia che affonda le radici nel II secolo d.C. In quel periodo, la zona era occupata da una casa patrizia appartenente a Tito Flavio Clemente, uno dei primi senatori romani convertiti al Cristianesimo: quando ancora questa fede era perseguitata, le stanze della sua domus diventarono luogo di riunione segreta per la comunità cristiana. Un inizio intimo e rischioso, che già preannunciava la destinazione spirituale del luogo.

Ma la Roma imperiale era un crogiolo di culti e simboli, e lo stesso spazio fu in seguito trasformato in un mitreo: un tempio dedicato a Mitra, divinità solare di origine persiana, il cui culto misterico prevedeva riti d’iniziazione celebrati in ambienti sotterranei. È sorprendente, oggi, camminare tra i corridoi antichi e immaginare le fiaccole, i canti rituali, la tensione sacra di quel mondo sotterraneo.

Con l’arrivo della libertà di culto, sancita dall’Editto di Costantino nel 313 d.C., le radici cristiane poterono emergere alla luce. Fu così che, sopra quella casa e quel mitreo, sorse una basilica: un luogo di culto ufficiale, consacrato da Papa Siricio, che mantenne viva la memoria dei primi credenti romani.

Il tempo, però, non risparmiò tale costruzione: nel 1084 i Normanni di Roberto il Guiscardo saccheggiarono Roma, e la basilica venne gravemente danneggiata. I suoi resti vennero sepolti sotto cinque metri di detriti.

Ma la sua storia non finì lì. Papa Pasquale II, pochi anni dopo, decise di costruire una nuova chiesa proprio sopra quella antica. Era il 1108: nasceva così la Basilica superiore di San Clemente, quella che tuttora accoglie visitatori e fedeli, sospesa sopra secoli di storia.

Le tappe da ammirare

Particolare decorativo della Basilica di San Clemente a Roma
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Suggestivo particolare della della Basilica di San Clemente

La Basilica di San Clemente è un labirinto verticale in cui le epoche si sovrappongono come pagine di un libro scritto nella pietra. Ogni gradino verso il basso è un passo indietro nella storia, ogni ambiente un frammento vivo della Roma che fu: l’incredibile intreccio di strati sovrapposti consente di vivere un’esperienza senza eguali, capace di raccontare secoli di fede, arte e trasformazione urbana.

La Basilica superiore del XII secolo

Il viaggio comincia dalla basilica visibile oggi in superficie, consacrata nel 1108, dove lo sguardo viene subito rapito dalla splendida pavimentazione cosmatesca, un tappeto di marmi colorati disposti secondo una geometria che danza sotto la luce.

Il presbiterio è un trionfo di sculture e simboli: la Schola Cantorum con gli amboni medievali, il candelabro per il cero pasquale e gli elementi scolpiti provenienti dalla chiesa più antica. Ma l’apice della bellezza si raggiunge osservando il grande mosaico dell’abside: una croce dorata si staglia contro un cielo di lapislazzuli, circondata da figure celestiali e tralci di vite.

Nella cappella di Santa Caterina, invece, Masolino da Panicale firma un ciclo di affreschi che rappresenta una delle prime scintille del Rinascimento italiano.

La Basilica inferiore del IV secolo

Scendendo nel cuore della terra, il silenzio si fa più denso e la luce si attenua. Si entra nella basilica paleocristiana edificata nel IV secolo: un luogo dal fascino antico, dove la pietra rievoca la presenza delle prime comunità cristiane.

Sulle pareti si dispiegano affreschi di epoche diverse, dall’VIII all’XI secolo. Uno dei più famosi è la Leggenda di Sisinnio, in cui un’iscrizione scritta in un italiano primitivo racconta una scena vivace e popolare. Poco distante, la tomba di San Cirillo, apostolo degli slavi e inventore dell’alfabeto cirillico, rende questa tappa un punto di riferimento spirituale non solo per l’Europa occidentale, ma anche per il mondo slavo e ortodosso.

Il mitreo e la domus romana del I secolo

Ancora un livello più in basso, e la Roma imperiale torna a vivere. In un ambiente umido e segreto, affiora un mitreo: un tempio misterico dedicato a Mitra, divinità orientale adorata da molti soldati e funzionari dell’Impero.

L’altare scolpito con la scena del dio che uccide il toro è ancora intatto, potente e simbolico. Il tempio fu ricavato all’interno di un’antica domus, la cui struttura è ancora leggibile: sale affrescate, una cripta porticata, ambienti funzionali alle cerimonie.

A pochi passi, un altro edificio di epoca romana lascia intravedere tracce della Moneta, la zecca imperiale, che probabilmente aveva sede proprio in quest’area.

Informazioni utili

Visitare la Basilica di San Clemente è un’esperienza intensa ma contenuta nel tempo: l’intero percorso si può compiere in circa mezz’ora, anche se ogni scorcio invita a soffermarsi, a respirare, a meravigliarsi.

La prenotazione online è obbligatoria, sia per accedere agli scavi che per scegliere la fascia oraria più comoda. Si consiglia di presentarsi almeno dieci minuti prima dell’orario indicato sul biglietto: l’accesso è regolato per garantire a tutti una partecipazione sicura, piacevole e rispettosa del luogo.

Cammino Francese: dalla Francia a Santiago, attraverso i Pirenei

Par : cdelgiudice
30 juillet 2025 à 19:58

Celebrato già nel Codex Calixtinus del 1135, il Cammino Francese è molto più di un semplice cammino: è un corridoio di storia, fede, incontri autentici e scenari capaci di rigenerare l’anima. Nel 1993 l’UNESCO lo ha inserito tra i Patrimoni dell’Umanità per il suo valore culturale, e non per caso: su questi sentieri il pellegrino attraversa panorami che spaziano dai boschi pirenaici alle pianure infinite delle mesetas, dai borghi antichi con le cattedrali arabeggianti fino alla nebbia atlantica della Galizia, per poi raggiungere Santiago.

Oltre alla bellezza paesaggistica e architettonica, il Cammino Francese trova la sua cifra nella semplicità rituale del passo quotidiano, che diventa un modo per meditare e riconnettersi con la propria interiorità. Non serve essere atleti: ci vogliono curiosità, voglia di meravigliarsi, cuore… e un paio di scarpe comode.

Dove si trova ed etimologia del cammino 

Il Cammino Francese – o Camino Francés – la via più tradizionale e storica di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, prende questo nome perché il percorso parte dalla cittadina di Saint-Jean-Pied-de-Port, in Francia.

Questo itinerario veniva attraversato dai pellegrini provenienti da tutta Europa che entravano in Spagna attraverso i Pirenei, dunque “francese” si riferisce alla sua origine geografica e al fatto che fosse la via principale percorsa dai pellegrini francesi.

Partire da Saint-Jean-Pied-De-Port significa organizzare volo e trasferimento via treno o autobus da Pamplona o Bayonne. Dall’Italia spesso si prenota un volo per Bilbao o Madrid, per poi utilizzare treni verso le regioni basche, oppure si può proseguire con tratte low-cost fino a Bordeaux e poi su autobus locali verso i Pirenei. In alternativa, si può partire da Roncesvalles prenotando un taxi da Pamplona. Possibili anche le partenze da Burgos, León, Astorga o Sarria: ottimi punti di partenza per chi dispone di meno tempo o preferisce percorrere meno tappe, iniziando a metà percorso.

Lunghezza e difficoltà: le 32 tappe  

Il Cammino Francese è lungo circa 780-790 km, a seconda delle varianti e delle deviazioni scelte. La durata media consigliata per percorrerlo è di circa 30-35 giorni, camminando in media 20-25 km al giorno. Le tappe possono essere adattate in base alla preparazione fisica e al ritmo personale, ma in generale un mese è un tempo giusto per godersi il percorso senza troppo affanno.

  • Tappa 1 – Da Saint-Jean-Pied-de-Port a Roncisvalle (25 km, circa 7-8 ore): attraversamento dei Pirenei con salite impegnative e paesaggi spettacolari.
  • Tappa 2 – Da Roncisvalle a Zubiri (24 km, circa 5-6 ore): discesa verso la Navarra tra boschi e fiumi.
  • Tappa 3 – Da Zubiri a Pamplona (20 km, circa 4-5 ore): arrivo nella città storica, passando per piccoli villaggi.
  • Tappa 4 – Da Pamplona a Puente la Reina (24 km, circa 5-6 ore): attraversamento di campi e piccoli borghi, arrivo sul famoso ponte medievale.
  • Tappa 5 – Da Puente la Reina a Estella (22 km, circa 5-6 ore): percorso vario tra paesaggi rurali e centri storici.
  • Tappa 6 – Da Estella a Los Arcos (22 km, circa 5-6 ore): cammino semi-pianeggiante tra basse colline e vigneti.
  • Tappa 7 – Da Los Arcos a Logroño (28 km, circa 6-7 ore): attraversamento della Rioja, famosa per i suoi vini.
  • Tappa 8 – Da Logroño a Nájera (30 km, circa 7-8 ore): paesaggi aperti e antichi monasteri.
  • Tappa 9 – Da Nájera a Santo Domingo de la Calzada (22 km, circa 5-6 ore): splendido l’arrivo in un piccolo borgo medievale ricco di storia.
  • Tappa 10 – Da Santo Domingo de la Calzada a Belorado (23 km, circa 5-6 ore): tra sentieri rurali e boschi.
  • Tappa 11 – Da Belorado a San Juan de Ortega (24 km, circa 5-6 ore): cammino facile e “riposante” tra valli e colline.
  • Tappa 12 – Da San Juan de Ortega a Burgos (26 km, circa 6-7 ore): vi stupirete all’arrivo nella storica città di Burgos con la sua bella cattedrale.
  • Tappa 13 – Da Burgos a Hontanas (31 km, circa 7-8 ore): tappa lunga attraverso campagne e sentieri isolati, attenzione durante la bella stagione perché in molti tratti si è a picco sotto il sole.
  • Tappa 14 – Da Hontanas a Castrojeriz (20 km, circa 4-5 ore): tra villaggi medievali e paesaggi ampi.
  • Tappa 15 – Da Castrojeriz a Frómista (24 km, circa 5-6 ore): ovunque si volge lo sguardo, campi di grano a perdita d’occhio e tracce di storia templare.
  • Tappa 16 – Da Frómista a Carrión de los Condes (20 km, circa 4-5 ore): percorso pianeggiante tra villaggi.
  • Tappa 17 – Da Carrión de los Condes a Terradillos de los Templarios (26 km, circa 6-7 ore): zona isolata, tra campi agricoli e piccoli borghi senza grandi servizi.
  • Tappa 18 – Da Terradillos de los Templarios a León (40 km, circa 9-10 ore): tappa lunga verso la città storica di León (spesso divisa in due).
  • Tappa 19 – Da León a Hospital de Órbigo (32 km, circa 7-8 ore): paesaggi collinari e villaggi medievali.
  • Tappa 20 – Da Hospital de Órbigo a Astorga (18 km, circa 4-5 ore): città ricca di arte e storia.
  • Tappa 21 – Da Astorga a Rabanal del Camino (21 km, circa 5-6 ore): bellissimo paesaggio rurale che arriva in questo borgo dove pare che il tempo si sia fermato.
  • Tappa 22 – Da Rabanal del Camino a Ponferrada (32 km, circa 7-8 ore): discesa tra boschi e la città dei templari.
  • Tappa 23 – Da Ponferrada a Villafranca del Bierzo (23 km, circa 5-6 ore): dalla città storica di Ponferrada si parte per passare il confine tra la regione del Léon e la Galizia.
  • Tappa 24 – Da Villafranca del Bierzo a O Cebreiro (29 km, circa 7-8 ore): tappa impegnativa, sia per la lunghezza sia per il tratto finale, con diversi chilometri in netta salita.
  • Tappa 25 – Da O Cebreiro a Triacastela (21 km, circa 5-6 ore): discesa tra boschi e piccoli villaggi.
  • Tappa 26 – Da Triacastela a Sarria (19 km, circa 4-5 ore): tappa semplice, tra splendidi paesaggi rurali e borghi galiziani.
  • Tappa 27 – Da Sarria a Portomarín (22 km, circa 5-6 ore): attraversamento di ponti medievali e colline galiziane. Sarria è celebre tra i pellegrini come punto di partenza perché da qui si contano i 100 km a Santiago, quelli minimi necessari per richiedere la Compostela.
  • Tappa 28 – Da Portomarín a Palas de Rei (25 km, circa 5-6 ore): paesaggi rurali tra boschi e campi.
  • Tappa 29 – Da Palas de Rei a Melide (15 km, circa 3-4 ore): tappa semplice, in cammino tra sentieri rurali e paesaggi verdi, fino al bellissimo centro storico di Melide.
  • Tappa 30 – Da Melide ad Arzúa (14 km, circa 3-4 ore): altra sezione breve e piacevole, tra piccoli borghi galiziani dove assaggiare il celebre “pulpo a la gallega”.
  • Tappa 31 – Da Arzúa a O Pedrouzo (20 km, circa 4-5 ore): percorso panoramico tra boschi e piccoli villaggi… ci avviciniamo alla meta finale!
  • Tappa 32 – Da O Pedrouzo a Santiago de Compostela (20 km, circa 4-5 ore): dopo una marcia semplice su tranquille strade forestali e boschi di eucalipto, si arriva alla famosa Praza do Obradoiro, in centro a Santiago.

Come prepararsi al cammino 

Camminare circa 800 km in 31 giorni significa coprire una media di 25 km al giorno, con punte oltre i 30 km nelle tappe pirenaiche e galiziane. Una buona preparazione prevede almeno due mesi di uscite progressive fino a 25‑30 km, risalendo salite simili a quelle che si incontreranno lungo il cammino. Importante: allenare anche i polpacci, perché le discese ripide e le mesetas richiedono muscoli preparati e caviglie stabili.

La gestione dello zaino è cruciale: punta a un peso inferiore al 10% del tuo peso corporeo, altrimenti schiena, spalle e piedi ne risentiranno. L’allenamento deve essere anche mentale, però. Affrontare con consapevolezza quei 25‑30 km quotidiani porta anche benefici mentali: il cammino diventa meditazione a passo lento, con il tempo di riflettere sui pensieri più genuini. Non è un percorso estremo, ma tratte lunghe e variazioni climatiche richiedono una mente lucida e un certo spirito di adattamento.

Info logistiche: segnaletica, alloggi e credenziale 

Uno dei punti di forza del Cammino Francese è la segnaletica impeccabile: le celebri frecce gialle e le conchiglie su pali e muretti facilitano l’orientamento anche quando il camminatore è stanco o la nebbia cala.

Quanto all’alloggio, il cammino offre una rete estesa di albergues pubblici, privati e donativi, in media ogni 5 km. È sufficiente consultare i siti per verificare le aperture stagionali e le norme di ingresso. Se preferisci la tranquillità, prenota alcune tappe chiave in anticipo (come Saint‑Jean, Burgos, León, O Cebreiro e Santiago).

La credenziale è un vero passaporto del pellegrino: è necessaria per accedere agli albergues e richiedere la Compostela alla fine. Puoi ottenerla prima della partenza, in una parrocchia italiana affiliata alla Confraternita di Santiago, oppure direttamente allo start, a Saint‑Jean‑Pied‑de‑Port o Roncesvalles. Attenzione: la Compostela viene rilasciata solo con almeno 100 km percorsi a piedi in Spagna, con timbri datati e leggibili.

Quando partire 

Il clima varia notevolmente lungo il percorso: nei Pirenei l’inverno può portare neve, tra giugno e settembre le mesetas diventano roventi, mentre in Galizia il tempo si fa spesso capriccioso e piovoso in primavera… La stagione migliore? Tra maggio e inizio giugno oppure tra settembre e ottobre, per evitare sia il caldo torrido sia l’affollamento estivo. Il periodo è perfettamente centrato per godere della campagna che fiorisce, senza rinunciare a giornate miti e all’ospitalità attiva lungo il percorso. Durante l’inverno, invece, diversi albergues sono chiusi: meglio programmare con attenzione.

Difficoltà ed equipaggiamento  

La difficoltà maggiore è rappresentata dalla salita impegnativa nella prima tappa attraverso i Pirenei, ma il cammino presenta anche tratti con saliscendi e terreni misti che possono diventare fangosi in caso di pioggia, specialmente nella regione della Galizia. È quindi importante essere preparati con un equipaggiamento adeguato, come scarpe da trekking comode e già rodate, un impermeabile leggero e bastoncini per sostenere le ginocchia nelle salite e discese (quelli pieghevoli sono molto pratici).

Riempi lo zaino con vestiti leggeri, un sacco a pelo compatto, kit di pronto soccorso, borraccia o camelbag e un poncho impermeabile. Uno spuntino energetico per le pause è fondamentale, quindi fai scorta di barrette e frutta secca: una corretta scorta d’acqua e snack energetici sono d’obbligo per affrontare le tappe più isolate che non consentono soste in ristori e punti acqua.

Perché percorrerlo  

Il Cammino Francese è una vera opera d’arte, fatta di pietre romane, cattedrali mudéjar, mesetas sterminate e foreste galiziane: si attraversano storie antiche e moderne, si assapora la cucina di queste splendide regioni spagnole, si incontrano volti diversi e compagni di strada del tutto inaspettati.

Non è solo un percorso fisico, ma una narrazione personale scritta a passi lenti e riflessioni quotidiane. Anzi, un ottimo consiglio è quello di portare con sé un taccuino e annotare ogni giorno pensieri e riflessioni emersi durante la marcia.

Naturalmente servono tempo, preparazione e un cuore pronto a mettersi in gioco. Ma se hai la voglia di camminare, il Cammino Francese può diventare una pagina memorabile della tua vita.

Cammino Inglese: la strada per Santiago preferita dai “nordici”

Par : cdelgiudice
30 juillet 2025 à 14:24

Il Cammino Inglese, noto anche come Camino de Faro, è uno dei percorsi storici di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, nel Nord-Ovest della Spagna. Il nome “Inglese” deriva dal fatto che, nel Medioevo, era la via preferita dai pellegrini provenienti dalle Isole Britanniche — Inghilterra, Irlanda, Scozia — ma anche da altri paesi del Nord Europa come Scandinavia, Islanda e Fiandre. Questi pellegrini raggiungevano la Galizia via mare, attraccando nei porti galiziani per poi proseguire a piedi fino alla tomba dell’Apostolo Giacomo.

Itinerari e caratteristiche principali 

Il Cammino Inglese offre due principali punti di partenza in Galizia:

  • Da Ferrol – è la versione più lunga, con una lunghezza che varia tra circa 112 e 122 km. Generalmente si percorre in 5-6 giorni. Questo percorso è molto scelto perché, superando i 100 km richiesti, consente di ottenere la Compostela, il certificato ufficiale per i pellegrini.
  • Da A Coruña – è più breve, circa 73 km. A causa della lunghezza inferiore ai 100 km, l’Arcidiocesi concede la Compostela solo se il pellegrino ha già completato almeno 100 km in precedenza o è residente locale che visita i luoghi giacobei di A Coruña prima di partire.

I due percorsi si congiungono a Bruma, così che gli ultimi 40-48 km si sovrappongono, attraversando paesaggi rurali e piccoli centri fino alla meta finale, Santiago de Compostela.

Elenco dettagliato delle tappe del Cammino Inglese da Ferrol 

Per completezza e nell’ottica di poter poi richiedere la Compostela, cioè l’attestazione di cammino completato a fine percorso, indichiamo le tappe da Ferrol a Santiago.

Tappa 1 – Da Ferrol a Neda (15 km, circa 3-4 ore) 

Partenza dal molo di Curuxeiras, poi si attraversa Ferrol Vello e si costeggia l’estuario di Ferrol, con splendidi scorci su paesaggi marittimi e zone portuali storiche.

Tappa 2 – Da Neda a Pontedeume (16 km, circa 4-5 ore) 

Si lascia Neda salendo verso la parte alta, passando per Fene, per poi raggiungere la bella cittadina storica di Pontedeume dopo aver attraversato il ponte in pietra sul fiume Eume, con viste panoramiche sul fiume.

Tappa 3 – Da Pontedeume a Betanzos (21 km, circa 5-6 ore) 

Tappa che attraversa il fiume Eume e sale fino ad As Pedridas, poi scende verso Miño e infine entra a Betanzos, attraverso la Porta da Ponte Vella, con un suggestivo centro storico medievale.

Tappa 4 – Da Betanzos all’Hospital de Bruma (28 km, circa 7-8 ore)  

Il tratto più impegnativo, lungo, con saliscendi e terreno accidentato: si passa per località rurali come Xan Rozo, Cos, Meangos e Presedo, fino a Bruma, punto di raccordo dove si congiunge il cammino più breve che parte da A Coruña.

Tappa 5 – Da Hospital de Bruma a Sigüeiro (25 km, circa 6-7 ore) 

Percorso semplice su strade rurali e pittoreschi villaggi, con passaggi per O Seixo, Outeiro, Blanca e A Senra.

Tappa 6 – Da Sigüeiro a Santiago de Compostela (16,5 km, circa 4-5 ore) 

Eccoci all’ultima tappa che attraversa il fiume Tambre, attraversa A Barciela e Marantes, passando per zone più urbane, fino ad arrivare alla magnifica Cattedrale di Santiago, punto culminante e fine del pellegrinaggio.

Un po’ di storia… 

La popolarità di questo cammino crebbe tra il XIV e il XV secolo, in parte grazie alla Guerra dei Cent’anni che rendeva difficile passare dai porti francesi. Già dal XII secolo, crociati e cavalieri templari utilizzavano questi approdi come punto di partenza. Un momento chiave fu la decisione di Papa Callisto II, nel 1122, di concedere l’indulgenza plenaria agli anni giubilari di Compostela, incentivando così il pellegrinaggio!

Tuttavia, il Cammino Inglese conobbe un periodo di declino a partire dal XVI secolo, quando la rottura tra Enrico VIII e la Chiesa cattolica ridusse drasticamente il flusso di pellegrini britannici, e i conflitti bellici tra Spagna e Regno Unito peggiorarono ulteriormente la situazione. Solo a partire dagli anni ’90, grazie all’impegno di associazioni e amministrazioni locali, il cammino è stato riscoperto e valorizzato, diventando oggi una valida alternativa al più noto Cammino Francese.

Territorio, difficoltà e clima 

Il Cammino Inglese si distingue per un percorso prevalentemente pianeggiante o con leggere salite, rendendolo adatto a un ampio pubblico di camminatori con difficoltà media. La parte più impegnativa è quella tra Betanzos e l’Hospital de Bruma, con alcuni tratti di terreno accidentato.

Il paesaggio è caratterizzato da estuari, fiumi, aree boschive e borghi storici, con scorci suggestivi di mare e campagna galiziana. Tra i luoghi più interessanti figurano Ferrol, Pontedeume, Betanzos, e l’ospedale medievale di Bruma.

Il clima è tipicamente oceanico, con temperature miti durante tutto l’anno ma frequenti precipitazioni, specialmente in autunno e inverno. La primavera e l’estate sono i periodi preferiti, sebbene l’estate possa essere più affollata e la primavera un po’ instabile.

Come raggiungere il punto di partenza 

Per chi desidera intraprendere il Cammino Inglese partendo dall’Italia, il modo più pratico per raggiungere Ferrol è volare fino agli aeroporti galiziani più vicini, ossia quelli di A Coruña o Santiago de Compostela, entrambi gli scali sono ben collegati con le principali città italiane, tramite scali a Madrid o Barcellona.

Dall’aeroporto di A Coruña si può proseguire in treno o autobus verso Ferrol, impiegando circa un’ora e mezza, mentre da Santiago il viaggio dura un po’ di più, ma è altrettanto semplice grazie a collegamenti ferroviari o autobus regionali. In alternativa, per chi preferisce una soluzione più comoda e diretta, sono disponibili servizi di trasporto privato o transfer dedicati ai pellegrini. Nonostante l’assenza di voli diretti per Ferrol, l’accessibilità è comunque buona, e l’arrivo via terra permette anche di iniziare gradualmente a immergersi nei paesaggi e nell’atmosfera della Galizia.

Segnaletica, credenziali e alloggi 

Il cammino è ben segnalato da tradizionali mojónes in pietra con la conchiglia, affiancati da classiche frecce gialle, il che facilita molto l’orientamento anche ai meno esperti.

La credenziale del pellegrino è fondamentale: consente di accedere agli ostelli e a sconti o ingressi nei vari monumenti. È consigliabile far timbrare la credenziale almeno due volte al giorno. Si può ottenere a Ferrol, A Coruña o lungo il percorso.

Negli ultimi anni il numero di alloggi pubblici e privati è aumentato notevolmente. Oltre agli albergues tradizionali, sono disponibili pensioni, hotel e case rurali, alcuni con servizi premium.

Perché sceglierlo

Il Cammino Inglese rappresenta una scelta perfetta per chi desidera vivere l’esperienza del pellegrinaggio a Santiago de Compostela con un percorso più breve e meno affollato rispetto alle varianti più famose come il Cammino Francese o il Cammino Portoghese. Grazie alla sua lunghezza contenuta consente di ottenere la Compostela senza dover affrontare settimane di cammino, il che è ideale per chi ha poco tempo a disposizione o non ha un grado di allenamento troppo elevato ma vuole comunque immergersi nella spiritualità e nella storia del pellegrinaggio.

Si tratta di un viaggio più intimo, a contatto con la natura e la cultura galiziana. Per chi è interessato alla storia medievale, poi, il Cammino Inglese offre un fascino particolare perché si ripercorrono i passi dei pellegrini nord-europei e si ricordano le rotte marittime che per secoli hanno collegato la Galizia con il Nord Europa.

Da Lisbona a Santiago: benvenuti sul Cammino Portoghese

Par : cdelgiudice
29 juillet 2025 à 19:39

Il Cammino Portoghese (Caminho Português in portoghese, Camiño Portugués in galiziano, Camino Portugués in spagnolo… giusto per averne la declinazione linguistica!) rappresenta una delle rotte più affascinanti del vasto sistema dei Cammini di Santiago.

È considerato il secondo itinerario per numero di pellegrini, subito dopo il più famoso Cammino Francese, e offre un’esperienza un po’ più intima e meno affollata. Questo percorso ha la particolarità di attraversare due nazioni — Portogallo e Spagna — e di condurre i pellegrini da città ricche di storia e cultura fino alla mistica cattedrale di Santiago de Compostela.

Origini e caratteristiche del Cammino Portoghese 

Il Cammino Portoghese nasce dall’antica tradizione pellegrina del Nord del Portogallo e del Sud della Galizia, con radici che affondano nel Medioevo. Meno noto rispetto al Cammino Francese, ha visto però un costante aumento di pellegrini negli ultimi anni, grazie anche a un percorso che alterna dolci paesaggi rurali, cittadine storiche, borghi medievali e splendide coste.

Il percorso tradizionale parte da Lisbona, la meravigliosa capitale del Portogallo – considerata in generale, ma anche da chi scrive, una delle città più belle d’Europa e forse del mondo – e prosegue verso Nord attraversando città importanti come Santarém, Coimbra e Porto. Da lì si oltrepassa il confine spagnolo a Tui, entrando in Galizia, terra ricca di folclore, architettura romanica e leggende legate all’apostolo San Giacomo. A Tui si tocca il territorio spagnolo e da qui il cammino si dirige verso Pontevedra e infine Santiago de Compostela.

Lunghezza, durata e modalità di percorrenza 

Il Cammino Portoghese si estende per circa 630 km: la durata consigliata per completare a piedi questo itinerario è di circa 25-26 giorni, considerando tappe giornaliere che variano tra i 15 e i 35 km. Per chi desidera percorrerlo in bicicletta, la distanza complessiva si riduce leggermente a circa 580 km, suddivisi in circa 11 tappe più lunghe e impegnative… ma più rapide, essendo su due ruote! Quindi anche il numero di giorni complessivi sarà minore.

La scelta del punto di partenza varia a seconda dell’obiettivo del pellegrino. Molti, infatti, preferiscono iniziare direttamente su suolo spagnolo a Tui, città galiziana a pochi chilometri dal confine portoghese, per percorrere almeno gli ultimi 100 km a piedi, distanza minima richiesta per ottenere la Compostela, il celebre attestato del pellegrinaggio.

Le 26 tappe del Cammino Portoghese 

Non esiste una suddivisione ufficiale e rigida delle tappe del Cammino Portoghese, poiché il pellegrino può adattare le distanze alle proprie esigenze. Secondo il canone, però, le tappe ufficiali a piedi sono 26, con distanze giornaliere gestibili per la maggior parte delle persone in buone condizioni fisiche.

Qui mappiamo le tappe del Cammino Portoghese nella sua Variante della Costa, una delle più suggestive per varietà di paesaggio.

Il percorso è caratterizzato da una difficoltà medio-bassa. Le altitudini sono contenute, e non sono presenti salite particolarmente impegnative come in altri cammini. I tratti più lunghi e faticosi sono compensati da panorami suggestivi, dal verde della campagna portoghese fino alle coste atlantiche e alle colline galiziane.

  • Tappa 1 – Da Lisbona ad Alpriate (22 km, circa 5-6 ore): partenza dalla capitale portoghese, attraversando quartieri storici e aree rurali in direzione Nord, con paesaggi di campagna e piccoli villaggi.
  • Tappa 2 – Da Alpriate a Vila Franca de Xira (18 km, circa 4-5 ore): cammino tra campi coltivati e fiumi, con la possibilità di ammirare la fauna locale e il tranquillo ambiente naturale della regione.
  • Tappa 3 – Da Vila Franca de Xira ad Azambuja (25 km, circa 6-7 ore): percorso pianeggiante, attraversa villaggi tradizionali e zone agricole, ideale per abituarsi alla camminata e prendere il ritmo.
  • Tappa 4 – Da Azambuja a Santarém (33 km, circa 7-8 ore): prima tappa oltre i 30 km, lunga ma quasi totalmente pianeggiante. Arrivo a Santarém, città ricca di storia e monumenti, con vedute panoramiche sulla valle del Tago.
  • Tappa 5 – Da Santarém a Golegã (32 km, circa 7-8 ore): cammino tra campagne aperte, villaggi rurali e scenari tipici del Portogallo centrale.
  • Tappa 6 – Da Golegã a Tomar (32 km, circa 7-8 ore): altra tappa lunga, con arrivo a Tomar, città famosa per il Convento di Cristo e la sua storia templare.
  • Tappa 7 – Da Tomar ad Alvaiázere (32 km, circa 8-9 ore): attraversa zone boschive e colline, ci si addentra in saliscendi in un paesaggio più variegato con qualche salita moderata e alcuni attraversamenti di fiumi su vecchi ponti.
  • Tappa 8 – Da Alvaiázere a Coimbra (37 km, circa 9-10 ore): tappa impegnativa, che conduce alla storica città universitaria di Coimbra, ricca di monumenti e cultura.
  • Tappa 9 – Da Coimbra a Mealhada (25 km, circa 6-7 ore): cammino più breve, tra vigneti e paesaggi agricoli, con possibilità di gustare la cucina locale e un calice di buon vino portoghese.
  • Tappa 10 – Da Mealhada ad Águeda (25 km, circa 6-7 ore): percorso pianeggiante, attraversa piccoli centri abitati e zone rurali tipiche. Un po’ isolato, meglio avere buone scorte d’acqua e cibo per la giornata.
  • Tappa 11 – Da Águeda a Oliveira de Azeméis (33 km, circa 8-9 ore): tra borghi storici e strade secondarie immerse nel verde.
  • Tappa 12 – Da Oliveira de Azeméis a São João da Madeira (10 km, circa 2-3 ore): questa tappa breve è utile come giornata di “scarico”, un momento di riposo dato che siamo circa a metà cammino.
  • Tappa 13 – Da São João da Madeira a Porto (40 km, circa 10 ore): lunga camminata con un buon saliscendi, dunque impegnativa, verso la seconda città portoghese. Porto ripaga la fatica, con il suo splendido centro storico, il delizioso vino omonimo e le vedute sul fiume Douro.
  • Tappa 14 – Da Porto a Vila do Conde (29 km, circa 7-8 ore): cammino lungo la costa atlantica, con viste sul mare e spiagge.
  • Tappa 15 – Da Vila do Conde a Esposende (25 km, circa 6-7 ore): percorso costiero con aree naturali protette e fauna marina.
  • Tappa 16 – Da Esposende a Viana do Castelo (24 km, circa 6-7 ore): attraversa dune, spiagge e piccoli borghi di pescatori.
  • Tappa 17 – Da Viana do Castelo a Caminha (35 km, circa 8-9 ore): tappa lunga, con passaggio vicino al confine con la Spagna e splendidi panorami marittimi.
  • Tappa 18 – Da Caminha a A Guarda (15 km, circa 4-5 ore): ingresso in Spagna, breve cammino tra paesaggi costieri e centri storici.
  • Tappa 19 – Da A Guarda a Oia (14 km, circa 3-4 ore): tappa breve che segue la costa, con visita al monastero di Oia.
  • Tappa 20 – Da Oia a Baiona (27 km, circa 7-8 ore): cammino lungo sentieri costieri, attraversa riserve naturali e spiagge.
  • Tappa 21 – Da Baiona a Vigo (25 km, circa 6-7 ore): attraversa città portuale e aree naturali, con possibilità di visite culturali.
  • Tappa 22 – Da Vigo a Redondela (15 km, circa 4-5 ore): cammino in parte urbano e in parte rurale, con scorci panoramici sul mare.
  • Tappa 23 – Da Redondela a Pontevedra (18 km, circa 4-5 ore): tappa tranquilla attraverso borghi storici e paesaggi fluviali.
  • Tappa 24 – Da Pontevedra a Caldas de Reis (23 km, circa 6-7 ore): percorso piacevole, con possibilità di visitare le famose terme di Caldas.
  • Tappa 25 – Da Caldas de Reis a Padrón (19 km, circa 5-6 ore): cammino lungo piccoli borghi e campagne, con importanti leggende su San Giacomo.
  • Tappa 26 – Da Padrón a Santiago de Compostela (25 km, circa 6-7 ore): ultima tappa, che culmina nella visita alla maestosa cattedrale di Santiago, meta finale del pellegrinaggio.

Le varianti dell’itinerario 

Oltre al percorso principale esistono alcune varianti interessanti che arricchiscono l’esperienza del pellegrino:

  • Variante di Fátima: un percorso che si stacca verso Fátima, il celebre santuario mariano, permettendo ai pellegrini di unire la spiritualità della Madonna con quella di Santiago. Questa variante segue in parte il Caminho do Tejo, un altro itinerario portoghese, e si riconnette al percorso centrale proprio da Tui, la prima cittadina galiziana dopo il confine portoghese.
  • Variante della Costa o Senda Litoral: dopo Porto, questa variante si sviluppa lungo la costa atlantica portoghese e galiziana, regalando scorci sul mare e attraversando località come Baiona e Vigo. Il tracciato è più movimentato ma offre un’esperienza più “marina” e selvaggia, con lunghe camminate su spiagge e promontori. Si ricongiunge al Camino Central da Redondela.
  • Variante Spirituale: un percorso particolare in Galizia che ripercorre il tragitto che, secondo la tradizione, seguirono le spoglie dell’apostolo San Giacomo durante la Traslatio. L’ultimo tratto si percorre in barca lungo il fiume Ulla, un’esperienza unica e suggestiva; si reinserisce nel Cammino Centrale a Padrón, a una o due tappe da Santiago.

Il periodo migliore per partire

Il clima lungo il Cammino Portoghese è influenzato dall’Oceano Atlantico, con differenze notevoli tra il Portogallo centro-meridionale e la Galizia. A Sud, nelle zone di Lisbona e Santarém, il clima è mite, più caldo e generalmente soleggiato, anche in inverno. A Nord, verso Porto e nella Galizia, le temperature sono più fresche e le precipitazioni più frequenti, specialmente in autunno e inverno.

Il periodo migliore per affrontare il cammino è la mezza stagione: la primavera e l’autunno regalano temperature miti e condizioni meteo più favorevoli. L’estate, specie il mese di agosto, è molto calda e vede un aumento considerevole di pellegrini, mentre l’inverno, sebbene più tranquillo e meno frequentato, può presentare giornate fredde e piovose, oltre al fatto che alcune strutture ricettive seguono la chiusura stagionale e potrebbero risultare non operative.

La segnaletica 

La segnaletica lungo il Cammino Portoghese è generalmente ben curata, soprattutto nel territorio galiziano. Le frecce gialle e le conchiglie, simbolo universale dei cammini di Santiago, sono presenti su muri, pali e segnali a terra. Piastrelle blu e cippi di legno aiutano ulteriormente l’orientamento, mentre nei tratti più isolati è utile avere con sé una mappa o un’app dedicata.

Il Cammino è servito da una rete crescente di ostelli pubblici e privati, soprattutto a partire da Porto, con strutture adatte a ogni budget. Le credenziali del pellegrino permettono di accedere agli albergues riservati e di ricevere la Compostela una volta completato il percorso minimo.

Documenti e credenziali per il pellegrino 

La credenziale del pellegrino è il documento che attesta l’identità di chi compie il cammino e permette l’accesso agli ostelli dedicati, nonché di ottenere la Compostela, il certificato ufficiale rilasciato dalla cattedrale di Santiago. La credenziale può essere richiesta in anticipo tramite le associazioni ufficiali in Portogallo, Spagna e anche in Italia, come la Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia.

Ricorda, però: per ricevere la Compostela è necessario percorrere almeno 100 km a piedi o 200 km in bicicletta.

Il Cammino di Finisterre e Muxía, l’epilogo spirituale dopo Santiago

Par : cdelgiudice
28 juillet 2025 à 19:04

Il Cammino di Finisterre e Muxía rappresenta una delle esperienze più intime e simboliche tra quelle offerte dai percorsi legati alla tradizione jacobea. A differenza dei cammini tradizionali, in cui Santiago de Compostela è la meta finale e culminante, in questo caso la città galiziana è invece il punto di partenza.

Questo cambio di prospettiva ha un valore profondo e simbolico: è un cammino che comincia quando gli altri finiscono, una sorta di epilogo spirituale, perché molti pellegrini sentono il bisogno di proseguire il viaggio per metabolizzare l’esperienza appena vissuta.

Un cammino oltre Santiago: senso e significato 

Dopo giorni o settimane di cammino, raggiunta la cattedrale di Santiago e vissuta l’emozione dell’arrivo nella celebre Piazza, non tutti sentono concluso il proprio percorso. In molti casi, anzi, proprio nel momento in cui si dovrebbe chiudere un ciclo si apre la necessità di andare ancora avanti, verso una soglia ancora più estrema: l’oceano Atlantico, le colonne d’Ercole, l’ultimo baluardo umano prima del grande blu.

Il Cammino di Finisterre e Muxía risponde esattamente a questo bisogno: macinare chilometri a piedi ancora per qualche giorno, in solitudine o in piccoli gruppi, per raggiungere quei luoghi che nell’antichità erano considerati la “fine del mondo conosciuto”.

Finisterre, infatti, deriva dal latino “Finis Terrae” e rappresentava per i Romani l’estremità ultima della terra abitata, il punto in cui il sole si tuffava nel mare al tramonto. Muxía, meno famosa ma ugualmente carica di simbolismo, era già prima della cristianizzazione un centro di culto legato alle forze naturali e solari. Secondo la leggenda cristiana, proprio qui la Vergine Maria apparve a San Giacomo su una barca di pietra per confortarlo nella sua opera di evangelizzazione, tanto che è sorto qui il bel Santuario de la Virgen de la Barca.

Camminare verso questi due luoghi non è solo un atto fisico, ma anche un passaggio mentale ed emotivo. Significa chiudere davvero un ciclo, elaborare l’esperienza vissuta e magari lasciarsi alle spalle, simbolicamente, ciò che si vuole trasformare, ciò che si era. Non è un caso che molti pellegrini usino questo tratto per riflettere, scrivere, osservare in silenzio, dormire poco e ascoltare di più.

Le tappe del cammino 

Ecco la divisione classica delle tappe, a seconda dell’itinerario prescelto. Le distanze sono indicative.

Tappa 1 – Da Santiago a Negreira

(22 km, D+ 460 m) 

Si parte da Santiago lasciandosi alle spalle la città e la cattedrale. Si attraversano boschi, piccoli villaggi e si arriva al bellissimo ponte medievale di Ponte Maceira, sul fiume Tambre. La tappa termina a Negreira, cittadina abbastanza grande con tutti i servizi, nota per il Palazzo di O Cotón e il monumento all’emigrante.

Tappa 2 – Da Negreira a Olveiroa

(33 km, D+ 415 m) 

Una delle tappe più lunghe, ma su terreno facile. Si attraversano aree agricole e collinari con pendenze dolci. Notevole la zona del bacino artificiale di A Fervenza. A Olveiroa si arriva dopo aver superato piccoli nuclei rurali con horreos e mulini. Il paese è piccolo, con alcuni albergues e pochi ristoranti.

Tappa 3 – Da Olveiroa a Finisterre

(32 km, D+ 477 m) 

Poco dopo Olveiroa, a Hospital, si trova il bivio: a sinistra si va verso Finisterre. Dopo un tratto in salita e successivamente in discesa, si comincia a intravedere il mare. Si attraversano Cee (grande cittadina con tutti i servizi) e Corcubión (pittoresco borgo di pescatori). Finisterre è una cittadina costiera con un bel centro storico e molti ristoranti che offrono deliziosi piatti di pesce fresco. Il faro, sul promontorio, si raggiunge con una passeggiata di circa 3 km. Tradizionalmente, qui si bruciava un indumento o si lasciava un oggetto come gesto simbolico: oggi la pratica è vietata.

Tappa 3 – Da Olveiroa a Muxía

(28 km, D+ 400 m) – variante 

Prendendo a destra al bivio di Hospital si prosegue verso Muxía. Il tratto è prevalentemente su asfalto, ma con deviazioni su sentieri più tranquilli. Si attraversano zone rurali e si incontra l’antico monastero di San Xulián de Moraime. Muxía è una cittadina di mare meno frequentata di Finisterre, più intima e spirituale. Il Santuario della Virxe da Barca si trova in un luogo spettacolare, tra scogliere e rocce levigate. Vicino al santuario si trovano la Pedra de Abalar e la Pedra dos Cadrís, entrambe cariche di leggenda e significati simbolici.

Tappa 4 – Da Muxía a Finisterre

(30 km, D+ 618 m) 

Il tratto che collega le due mete è tra i più affascinanti del cammino e leggermente più faticoso. Si lascia il mare per addentrarsi tra campi e colline, per poi ritrovarlo proprio a Finisterre. A Lires, circa a metà strada, è fondamentale fermarsi per ottenere il timbro sulla credenziale, necessario per ricevere entrambi i certificati (Muxiana e Finisterrana). Lires è un paesino molto piccolo, con un albergue e qualche servizio di base.

Come organizzare il viaggio

Il Cammino di Finisterre e Muxía parte ufficialmente dalla Plaza de Obradoiro, proprio di fronte alla cattedrale di Santiago. Da lì si può scegliere di camminare fino a Finisterre (circa 90 km), a Muxía (circa 87 km), o completare un anello che comprenda entrambe le località, percorrendo anche il tratto di collegamento tra le due (circa 30 km). In totale, dunque, si possono camminare oltre 120 km, suddivisi su 3, 4 o fino a 7 giorni, a seconda dell’itinerario scelto.

Il percorso è ben segnalato sin dall’inizio, con le consuete frecce gialle e i “mojones” in pietra che indicano la distanza mancante. Tra Muxía e Finisterre, la segnaletica è bidirezionale, proprio perché è frequente che i pellegrini scelgano di percorrere una delle due tratte per poi proseguire sull’altra.

La difficoltà è considerata medio-bassa. Il percorso si svolge in un paesaggio collinare, con continui saliscendi ma senza dislivelli impegnativi o tecnicamente difficili. Le tappe attraversano ambienti prevalentemente rurali, con tratti di asfalto alternati a sentieri sterrati, boschi, colline e, verso la costa, paesaggi sempre più aperti, fino alla vista dell’oceano.

I periodi migliori per percorrere il Cammino di Finisterre e Muxía sono tra la tarda primavera oppure l’inizio dell’autunno. In questi mesi il clima è mite, le giornate sono più lunghe e i servizi lungo il percorso sono pienamente attivi. Luglio e agosto offrono bel tempo ma anche più affluenza e temperature più alte, mentre maggio, giugno e settembre sono ideali per chi cerca tranquillità e condizioni climatiche ottimali. L’inverno è sconsigliato non tanto per il clima, mai troppo rigido anche se piuttosto piovoso, quanto perché le strutture ricettive sono spesso chiuse e non completamente operative.

Il paesaggio

Uno degli aspetti che rendono unico questo cammino è proprio il paesaggio. Dopo la vitalità dei sentieri jacobei, spesso affollati, qui il silenzio torna protagonista. Si attraversano campi coltivati, foreste di eucalipti, piccoli borghi quasi immutati, e si cammina accanto a fiumi, ruscelli, pascoli, laghi artificiali. Lungo il percorso si incontrano mucche al pascolo, ponti medievali, resti di mulini, vecchi horreos (i granai tradizionali in pietra e legno). Infine, l’oceano: immenso, calmo o rabbioso, sempre presente come meta e come simbolo di infinito. L’Atlantico, poi, più di ogni altro Oceano sa ispirare quel senso di “sublime”, come lo intendevano i Romantici, che mescola meraviglia e timore.

Il tratto finale, sia verso Finisterre che verso Muxía, è spesso carico di emozione. La vista del mare dopo tanti chilometri a piedi rappresenta un vero momento di svolta interiore. Il pellegrino sente che è arrivato davvero alla fine, non solo di un itinerario geografico, ma di una tappa della propria vita.

Olveiroa

Dove dormire e dove mangiare 

Lungo il cammino sono disponibili sia albergues pubblici che privati. I primi non accettano prenotazioni e funzionano secondo la classica regola pellegrina del “primo arrivato, primo servito”. I privati sono prenotabili e spesso aperti anche in bassa stagione, mentre gli albergues pubblici possono non essere attivi in inverno.

Per quanto riguarda i pasti, non sempre si trovano bar o ristoranti in ogni tappa, quindi è consigliabile partire ogni mattina con almeno acqua e qualche snack energetico per sostenersi durante la tappa. I luoghi più forniti sono, ovviamente, le città più grandi come Santiago, Negreira, Cee, Finisterre e Muxía. Nelle località costiere si possono gustare ottimi piatti a base di pesce fresco e frutti di mare.

Credenziale e certificati 

La credenziale del pellegrino è necessaria per accedere agli albergues e per richiedere i certificati. Può essere la stessa usata per il Cammino di Santiago oppure una nuova, ritirabile all’ufficio del turismo di Santiago. È importante far timbrare la credenziale a Santiago per ufficializzare la partenza.

Il Cammino di Finisterre e Muxía non dà diritto alla Compostela, ma permette di ottenere due certificati distinti:

  • La Finisterrana, rilasciata presso l’ufficio del turismo di Finisterre
  • La Muxiana, rilasciata a Muxía

Per ottenere entrambi i certificati è obbligatorio far timbrare la credenziale a Lires, come prova del collegamento tra le due mete. Chi fa solo Santiago-Muxía, invece, non ha bisogno del timbro di Lires per ottenere la Muxiana.

Come arrivare e tornare 

Santiago de Compostela è facilmente raggiungibile dall’Italia con voli diretti, anche low-cost. In alternativa, si può volare su Madrid e da lì prendere un volo interno o un treno. Per il ritorno, sia Finisterre che Muxía sono collegate a Santiago con una linea di autobus. Le corse sono più frequenti da Finisterre. Non è obbligatorio prenotare con largo anticipo: i biglietti si acquistano facilmente a bordo o presso edicole e punti vendita locali. A Muxía, la compagnia Ferrin Group gestisce il collegamento.

Lourdes, cosa vedere oltre ai luoghi religiosi

28 juillet 2025 à 14:40

Senza dubbio la sua grande notorietà è dovuta in maniera particolare al fatto che si tratta di una delle mete religiose più celebri al mondo, ma Lourdes non è solo il santuario e il turismo religioso: nella cittadina si possono scoprire reperti storici, fare un viaggio nei sapori, oppure basta uscire un po’ dai suoi confini per immergersi in una natura indimenticabile. Infatti, ci sono moltissime altre cose da scoprire per poter assaporare la cultura del luogo, la sua storia e per apprezzare la sua bellezza naturalistica.

Siamo in Francia, nel dipartimento degli Alti Pirenei, regione dell’Occitania, e Lourdes si trova proprio ai piedi delle montagne, a un’altitudine che si attesta tra i 400 e i 420 metri sopra il livello del mare, lungo le rive del Gave de Pau. Un luogo abitato sin dai tempi più antichi, infatti a quanto pare il suo passato può addirittura essere fatto rialire già ai tempi della Preistoria.

La sua esistenza, però, diviene particolarmente celebre in tempi tutto sommato recenti. È nel 1858, a partire dall’11 febbraio, che una contadina molto giovane di nome Bernadette Soubirous afferma di vedere una donna vestita di bianco in una grotta, che si presenta a lei come Immacolata Concezione. Il luogo diviene piano piano un punto importante per tutti i fedeli della religione cattolica, uno dei più raggiunti dai pellegrini di tutto il mondo che, ancora oggi, arrivano in questa cittadina per scoprire il Santuario di Nostra Signora di Lourdes, dove si trovano le tre basiliche e la grotta di Massabielle, ma anche fontane, piscine e una via crucis.

Ma la cittadina non è solo uno dei più importanti centri del mondo per la cristianità, ma è anche uno scrigno di tesori, perché il fascino del luogo è dato anche da tante altre meraviglie: cosa vedere a Lourdes oltre ai luoghi religiosi.

La fortezza della città: benvenuti a Château Fort Musée Pyrénéen

Un luogo in cui fare il pieno di storia, di fascino e tappa ideale per scoprire le tradizioni della zona. La fortezza di Lourdes si trova su uno sperone roccioso e domina la città con la sua imponenza e con il suo aspetto tipicamente medievale. Un luogo magnifico per molte ragioni, come il fatto che raggiungerlo permette di godere di una vista eccezionale: lo sguardo, infatti, da qui spazia verso le montagne regalando il perfetto scenario da cartolina, andando a incontrare anche la città e il suo celebre Santuario. Edificato per ragioni difensive, nel corso dei secoli è stato utilizzato con tanti scopi diversi: come residenza, ma anche come fortezza e prigione. Qui si trovano un torrione, un ponte levatoio e delle feritoie che regalano la sensazione di passeggiare nel passato, quello che ci porta indietro nel tempo fino a quasi mille anni fa. Questa fortezza antica è stata inserita nel patrimonio storico e museale della Francia.

Al suo interno si possono ammirare un giardino botanico e il Museo Pirenaico, realizzato circa un centinaio di anni fa e la cui collezione spazia regalando ai visitatori la possibilità di approfondire la storia e la cultura di questa zona, mostrando ceramiche e mobilio risalenti al XVIII secolo, ma anche costumi tradizionali e miniature. Il giardino botanico, invece, è roccioso ed è un viaggio tra sculture e modelli di architettura tradizionale della zona.

Il mercato coperto: alla scoperta di Les Halles

Non si può dire di conoscere davvero un luogo se non si ha provato la sua cucina: ecco perché è necessario visitare Les Halles, il mercato coperto della città. Si trova nel cuore di Lourdes ed è una rappresentazione molto intrigante dell’architettura del tardo XIX secolo, realizzato a Tolosa per il mercato cittadino, è stato poi comprato e trasferito qui. E se la struttura ha il fascino del passato, quello che si può sperimentare al suo interno è un viaggio nei sapori e nelle tradizioni gastronomiche del luogo: dai prodotti che regala la zona, fino ai piatti tipici, è senza dubbio il punto da cui partire per conoscere la cultura culinaria locale. È aperto tutti i giorni dalle 7 alle 13, ma attenzione: lo troverete chiuso la domenica nei mesi che vanno da novembre a marzo.

Lourdes cosa vedere
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Lourdes cosa vedere: la fortezza

In generale comunque girare per il centro città permette di scoprire le sue strade e i suoi palazzi, di assaporare quel clima mistico e religioso che ammanta Lourdes e di ammirare la sua struttura urbanistica. magari proprio dopo aver assaporato qualche prelibatezza tipica della zona.

Musee de cire: il museo delle cere di Lourdes

È a tema religioso, ma si tratta di una di quelle esperienze che vale la pena vivere: una visita alla scoperta del museo delle cere di Lordes deve assolutamente essere messa in programma se si visita questa bella cittadina francese. Al suo interno si possono ammirare 18 scene e più di 100 personaggi di cera a grandezza naturale che ripercorrono la vita di Gesù e quella della contadinella Bernadette. È aperto tutti i giorni della settimana, ed è la tappa ideale per chi apprezza questo tipo di arte, per coloro che vogliono conoscere di più l’aspetto mistico e per chi apprezza la storia.

Pic du Jer: gita nella natura

Lourdes è un luogo immerso in uno scenario suggestivo, ricco di bellezza e di attrazioni naturalistiche. E quindi, dopo aver visitato la città, non c’è niente di meglio di iniziare a esplorare i dintorni, procedendo con un viaggio alla scoprta dei punti più affascinanti che regala la natura. Uno di questi è, senza dubbio, il Pic du Jer che si raggiunge grazie a un breve viaggio (che ha la durata di una decina di minuti) in funicolare che porta sino alla stazione superiore. Giunti fino a qui ci sono diverse attività da programmare e provare per poter godere di un’immersione totale nel fascino della natura del luogo. Ad esempio, si può percorrere un sentiero che porta fino alla cima, da dove si può lasciare che lo sguardo si colmi della meraviglia del paesaggio, aspetto non da poco – poi – il fatto che si possano scoprire aspetti tipici della flora del luogo grazie ad appositi cartelli informativi che si incontrano lungo il percorso. Oltre a questo, si possono fare dei percorsi in mountain bike, una scelta adatta ai più sportivi e che amano le due ruote.

Per chi, invece, vuole approfondire la storia dei Pirenei vi è la possibilità di partecipare a visite guidate della durata di circa 40 minuti che portano alla scoperta delle grotte del Pic du Jer. Insomma: giunti in cima c’è davvero l’imbarazzo della scelta per tutti: da chi ama conoscere la natura, a chi non disdegna vacanze più attive. La funicolare è accessibile da aprile a novembre.

Pic du Jer a Lourdes
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La funicolare Pic du Jer a Lourdes

Il lago glaciale di Lourdes

Sempre per chi ama la natura e i paesaggi da cartolina vicino a Lourdes si trova un’altra tappa fenomenale: a soli tre chilometri dal centro della città, infatti, si incontra il lago glaciale di Lourdes. Il giro di questo specchio d’acqua si sviluppa lungo sei chilometri ed è la tappa ideale per un pic-nic oppure per fare passeggiate o giri in bicicletta, per chi – invece – vuole provare sport acquatici, non manca la possibilità di mettersi alla prova con canoa e stand-up paddle. E inoltre è la destinazione ideale se si ama la pesca.

Le escursioni nei dintorni di Lourdes

Ci sono diverse escursioni che si possono fare nei dintorni di questa bella cittadina in Francia. Una di questa è quella lungo la Via Verde dei Gaves lungo quello che un tempo era il tracciato della vecchia linea ferroviaria: si può percorrere in bici o con i pattini, ma anche a piedi diventando il percorso perfetto per le famiglie: si snoda per 17 chilometri e permette di conoscere la valle di Gave de Pau. Ma è anche il punto di partenza per chi sulla sella vuole affrontare le salite dei Pirenei. Oltre a questo suggestivo percorso si può fare il giro del lago glaciale (con tappa anche alla torbiera, zona umida “Natura 2000”), oppure il sentiero di Béout, lungo 10 chilometri e con un indice di difficoltà facile, perette di godere di un panorama indimenticabile. Queste sono solo alcune delle diverse escursioni che si possono facilmente programmare nella zona di questo importante centro religioso in Europa.

Parco Nazionale dei Pirenei

Non si può visitare Lourdes senza ammirare la natura circostante, tra cui la meraviglia del Parco Nazionale dei Pirenei che custodisce alcuni gioielli particolarmente preziosi. Come la strada che porta a Pont d’Espagne con le sue meraviglie cascate tra cui, nei pressi della stazione termale di La Raillère, quella di Lutour. Oppure, giunti sul posto, sono da non perdere le cascate del Gave de Gaube. La meraviglia è di casa anche nella valle di Gavarnie con i suoi circhi naturali glaciali, tra cui il circo di Gavarnie, con le sue numerose cime che lo circondano e le cascate, tra cui la più alta d’Europa con i suoi 422 metri di altezza. La distanza con Lourdes è di circa 57 chilometri. Quindi è la destinazione ideale per una gita fuori porta di un giorno.

Queste, però, sono solo alcune delle bellezze di questa area in cui vivono circa 2500 piante e 4000 specie di animali. Un posto magico, che merita una visita.

Circo di Gavarnie vicino a Lourdes
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Nel Parco dei Pirenei: il Circo di Gavarnie vicino a Lourdes

Da L’Aquila al Gargano: le tappe del Cammino della Pace

Par : cdelgiudice
24 juin 2025 à 11:42

Il Cammino della Pace è un itinerario che attraversa l’Italia centrale e meridionale sulle orme di santi, pellegrini, monaci e pastori. Parte dalla basilica di Santa Maria di Collemaggio, nel cuore dell’Aquila, e giunge fino alla sacra grotta di Monte Sant’Angelo, seguendo sentieri montani, tratturi millenari, borghi medievali e santuari incastonati nella roccia. Un viaggio che unisce tre regioni — Abruzzo, Molise e Puglia — attraversando paesaggi naturali di straordinaria bellezza e luoghi carichi di spiritualità e memoria.

Lungo il cammino si incontrano eremi silenziosi, abbazie benedettine, conventi francescani e tracce di transumanze antiche. Ma soprattutto, si cammina per ritrovare senso, equilibrio e riconciliazione: con sé stessi, con gli altri, con la terra. Il nome non è casuale — la pace è la meta e il cammino insieme.

La storia del Cammino

Il Cammino della Pace nasce come sintesi tra le rotte del pellegrinaggio religioso e la memoria civile del Centro-Sud italiano. Le sue radici affondano nel Medioevo, quando il tratturo era il solco lasciato dal passaggio dei pastori transumanti e dei pellegrini diretti verso Monte Sant’Angelo, importante meta micaelica frequentata già dal VI secolo. Su questi stessi percorsi camminarono anche frati, santi e penitenti attratti dai luoghi di culto come la basilica di Collemaggio, il santuario di San Giovanni in Venere, gli eremi della Maiella o l’abbazia di San Clemente a Casauria.

Ma è anche un cammino che intreccia la storia della resistenza e della pace. Passa da zone segnate dai drammi del Novecento, da monasteri che accolsero sfollati e partigiani, e da santuari dove la fede si fece rifugio e denuncia. È proprio da questo intreccio di spiritualità e memoria che nasce il nome del cammino: un invito a percorrere l’Italia interna non solo per devozione, ma per ricostruire legami, onorare la memoria e praticare la pace, tappa dopo tappa, passo dopo passo.

Le tappe del Cammino

Il Cammino della Pace si snoda lungo oltre 600 chilometri di sentieri, tratturi e strade secondarie, attraversando paesaggi montani, borghi arroccati, valli silenziose e tratti costieri dal fascino incontaminato. Ogni tappa rappresenta un piccolo viaggio a sé, un’occasione per immergersi nella natura, scoprire storie locali, visitare luoghi di culto e sostare in centri ricchi di accoglienza e tradizioni.

Il percorso è suddiviso in 29 tappe principali, cui si aggiungono alcune varianti montane per chi desidera un’esperienza più immersiva e fisicamente impegnativa:

  • Tappa 1 – da L’Aquila a Villa Sant’Angelo (18,9 km, 152 m D+, 260 m D-): dal Collemaggio si segue l’Aterno, passando per Monticchio, Fossa e Sant’Eusanio Forconese fino a Villa Sant’Angelo.
  • Tappa 2 – da Villa Sant’Angelo a Prata d’Ansidonia (14 km, 475 m D+, 236 m D-): si attraversa la valle fino a San Demetrio, poi lungo il Tratturo Magno si raggiunge Peltuinum e infine Prata.
  • Tappa 3 – da Prata d’Ansidonia a Caporciano (10,3 km, 440 m D+, 447 m D-): via Tussio si sale a San Michele e al castello di Bominaco, quindi si scende al complesso benedettino e a Caporciano.
  • Tappa 4 – da Caporciano a Navelli (10,2 km, 144 m D+, 278 m D-): si scende alla piana fino a Cintorelli, poi si prosegue per Civitaretenga e Santa Maria in Cerulis fino a Navelli.
  • Tappa 5 – da Navelli a Bussi sul Tirino (20,3 km, 352 m D+, 693 m D-): si scende nella valle di Capestrano, si attraversa il borgo, poi lungo il Tirino fino a San Pietro ad Oratorium e Bussi.
  • Tappa 6 – da Bussi sul Tirino a San Clemente a Casauria (17,9 km, 709 m D+, 853 m D-): salita su Tratturo Centurelle-Montesecco, poi discesa verso Pescosansonesco, Castiglione a Casauria, Torre de’ Passeri e infine all’abbazia.
  • Tappa 7 – da San Clemente a Casauria a Salle (15,9 km, 775 m D+, 498 m D-): si passa per Bolognano, Musellaro e la chiesa di San Tommaso Becket, scendendo infine a Salle.
  • Tappa 8 – da Salle a Caramanico Terme (10,2 km, 460 m D+, 315 m D-): salita a Salle Vecchio, discesa al fiume Orta e risalita fino al Centro Visite del Parco.
  • Tappa 9 – da Caramanico Terme a Roccamorice (14,4 km, 738 m D+, 830 m D-): si scende nella Valle dell’Orfento, si sale a Decontra, si attraversa l’altopiano e si arriva alla chiesa di San Bartolomeo e Roccamorice.
  • Tappa 9 (Variante Montana) – da Caramanico Terme a Santo Spirito a Maiella (14,4 km, 1150 m D+, 614 m D-): si scende nella Valle dell’Orfento e si risale fino a Decontra (tratto comune alla tappa 9), poi si continua in salita tra pascoli e faggete fino all’abbazia rupestre di Santo Spirito a Maiella.
  • Tappa 10 – da Roccamorice a Serramonacesca (17,2 km, 825 m D+, 1049 m D-): salita e discesa nel vallone dell’Angelo, attraversamento dei pascoli della Maiella e dei boschi fino a Serramonacesca.
  • Tappa 10 (Variante Montana) – da Santo Spirito a Maiella a Rifugio B. Di Marco (10 km, 1173 m D+, 585 m D-): breve discesa al torrente, poi salita impegnativa nel bosco fino a Piana Grande, discesa all’eremo rupestre di San Giovanni all’Orfento e risalita tra pascoli fino al Rifugio B. Di Marco.
  • Tappa 11 – da Serramonacesca a Roccamontepiano (10 km, 621 m D+, 458 m D-): salita a San Liberatore, Torre di Polegro e Montepiano, poi discesa al convento e a Roccamontepiano.
  • Tappa 11 (Variante Montana) – da Rifugio B. Di Marco a Guardiagrele (16,4 km, 566 m D+, 1742 m D-): attraversamento del Prato della Maiella e lunga discesa nella valle di Guardiagrele, passando per Fonte Carlese, il Campanaro, Valle delle Monache, la Cascata San Giovanni, Bocca di Valle, Comino e San Donato.
  • Tappa 12 – da Roccamontepiano a Guardiagrele (17,8 km, 800 m D+, 690 m D-): si toccano i ruderi di San Pietro, Pretoro, la Grotta del Colle e Santa Lucia, con arrivo a Guardiagrele.
  • Tappa 13 – da Guardiagrele a Orsogna (14 km, 406 m D+, 549 m D-): si scende a Piana San Bartolomeo, si passa per Piano Venna, Filetto e il convento dell’Annunziata fino a Orsogna.
  • Tappa 14 – da Orsogna a Lanciano (11,5 km, 423 m D+, 584 m D-): discesa al torrente Moro, poi su e giù fino a Santa Maria dei Mesi, si entra a Lanciano dal Santuario del Miracolo.
  • Tappa 15 – da Lanciano a San Giovanni in Venere (13,4 km, 345 m D+, 508 m D-): si supera Rocca San Giovanni e si conclude all’abbazia di San Giovanni in Venere.
  • Tappa 16 – da San Giovanni in Venere a Trabocco Le Morge (13,1 km, 365 m D+, 470 m D-): si costeggia l’Adriatico, si attraversa la riserva della Lecceta e si arriva al trabocco.
  • Tappa 17 – da Trabocco Le Morge a Casalbordino (13,6 km, 368 m D+, 179 m D-): si segue la costa fino al Lido, poi si sale al Santuario della Madonna dei Miracoli e a Casalbordino.
  • Tappa 18 – da Casalbordino a Monteodorisio (15 km, 465 m D+, 353 m D-): si passa per Pollutri e il Sinello, salendo poi fino al santuario della Madonna delle Grazie.
  • Tappa 19 – da Monteodorisio a Lentella (14,8 km, 570 m D+, 498 m D-): si attraversa Cupello, si segue il fiume Treste e si sale fino a Lentella.
  • Tappa 20 – da Lentella a Montenero di Bisaccia (12,8 km, 333 m D+, 448 m D-): discesa verso il Trigno e risalita impegnativa fino al centro di Montenero.
  • Tappa 21 – da Montenero di Bisaccia a Guglionesi (15,9 km, 549 m D+, 445 m D-): si visita il santuario e la Grotta della Madonna di Bisaccia, poi si sale fino a Guglionesi.
  • Tappa 22 – da Guglionesi a Madonna Grande (17,9 km, 337 m D+, 630 m D-): discesa al Biferno, attraversamento di Portocannone e San Martino, fino al santuario di Nuova Cliternia.
  • Tappa 23 – da Madonna Grande a Serracapriola (19 km, 458 m D+, 270 m D-): si segue il Tratturo Magno fino al torrente Saccione, poi in salita fino a Serracapriola.
  • Tappa 24 – da Serracapriola a San Paolo di Civitate (15,5 km, 287 m D+, 368 m D-): discesa al Fortore e risalita all’altopiano di San Paolo di Civitate.
  • Tappa 25 – da San Paolo di Civitate a Apricena (via Apricena) (18,4 km, 122 m D+, 230 m D-): si oltrepassa la cappella della Madonna di Belmonte e si arriva attraversando campi coltivati.
  • Tappa 26 – da Apricena a Santa Maria di Stignano (16,2 km, 324 m D+, 131 m D-): si percorre la campagna fino alla stazione di San Marco in Lamis, poi si sale al santuario.
  • Tappa 25 – da San Paolo di Civitate a San Severo (via San Severo) (13,5 km, 98 m D+, 196 m D-): percorso pianeggiante tra campi coltivati fino al centro abitato di San Severo.
  • Tappa 26 – da San Severo a Santa Maria di Stignano (19,8 km, 320 m D+, 143 m D-): su ferrovia dismessa e poi in salita verso il santuario sul Gargano.
  • Tappa 27 – da Santa Maria di Stignano a San Matteo (11,9 km, 740 m D+, 298 m D-): salita sul promontorio tra eremi e romitori, discesa al convento di San Matteo.
  • Tappa 28 – da San Matteo a San Giovanni Rotondo (10 km, 464 m D+, 597 m D-): salita panoramica sul Gargano e discesa verso i santuari di Padre Pio.
  • Tappa 29 – da San Giovanni Rotondo a Monte Sant’Angelo (22,4 km, 690 m D+, 452 m D-): lunga salita verso la cima del Gargano, conclusione alla Grotta di San Michele Arcangelo.

I luoghi imperdibili

Il Cammino attraversa un territorio ricchissimo di storia, natura e spiritualità, offrendo al viandante una straordinaria varietà di luoghi di interesse. Si parte da L’Aquila, con la maestosa basilica di Santa Maria di Collemaggio, e si segue il corso del fiume Aterno tra necropoli italiche, come quella di Fossa, e resti archeologici come l’antica Peltuinum, città vestina poi romanizzata.

Si incontrano borghi medievali intatti come Bominaco, con il suo straordinario complesso benedettino, e Capestrano, dominato dal castello Piccolomini e celebre per il celebre Guerriero rinvenuto nelle sue necropoli. Il percorso costeggia il fiume Tirino, uno dei più limpidi d’Europa, e tocca luoghi sacri come l’abbazia di San Clemente a Casauria, gioiello del romanico abruzzese.

Entrando nel Parco Nazionale della Maiella, il paesaggio si fa montano e mistico: tra le faggete e i pascoli d’alta quota si trovano eremi rupestri come San Bartolomeo in Legio, Sant’Onofrio e San Giovanni all’Orfento, mete di meditazione per eremiti e santi. Le città di Guardiagrele, Lanciano e San Giovanni Rotondo arricchiscono il cammino con il loro patrimonio artistico e religioso, legato in particolare alla figura di Padre Pio.

Il cammino culmina a Monte Sant’Angelo, con il celebre santuario micaelico scavato nella roccia, punto di arrivo carico di suggestione per chi ha attraversato gli Appennini fino al promontorio del Gargano. Tra vestigia romane, santuari, abbazie e paesaggi naturali incontaminati, ogni tappa è un invito alla scoperta e alla contemplazione.

Cosa sapere prima di intraprendere il Cammino

Per affrontare il cammino in sicurezza e con consapevolezza, è utile conoscere in anticipo alcune indicazioni pratiche su equipaggiamento, gestione dell’acqua e logistica:

  • Il cammino presenta tratti pianeggianti e salite impegnative, in particolare nella zona della Maiella e del Gargano: è consigliata una buona preparazione fisica.
  • È utile suddividere le tappe in base alle proprie capacità e inserire eventuali giornate di riposo nei centri principali (es. L’Aquila, Caramanico, Lanciano, San Giovanni Rotondo).
  • L’equipaggiamento consigliato include: scarponcini da trekking, bastoncini, zaino leggero ed ergonomico, abbigliamento a strati, mantella antipioggia, cappello, occhiali da sole e crema solare.
  • È importante portare con sé la traccia GPS ufficiale del cammino. In alcune zone i segnali sono assenti o poco visibili; una mappa cartacea può essere utile in caso di necessità.
  • Portare almeno 1,5–2 litri d’acqua al giorno, soprattutto nelle tappe più isolate e in quota.
  • Le fonti d’acqua si trovano nei borghi attraversati (fontane pubbliche, bar, negozi), lungo il fiume Tirino, nel Parco della Maiella (es. Fonte Carlese) e in alcuni eremi.
  • Nei tratti più impegnativi (es. tra Santo Spirito a Maiella e Rifugio Di Marco), non ci sono punti di rifornimento: è essenziale partire ben equipaggiati.
  • Le strutture ricettive variano tra ostelli, B&B, rifugi e ospitalità religiosa. In alta stagione è consigliata la prenotazione, soprattutto nelle località più piccole.

I piatti tipici da gustare

Il cammino attraversa territori dall’identità gastronomica forte e variegata, dove le ricette della tradizione si intrecciano con la ruralità e la montagna. In Abruzzo, tra L’Aquila, la valle dell’Aterno e la Maiella, spiccano piatti come gli arrosticini di pecora, cotti alla brace e serviti con pane e olio, le sagne e ceci, pasta fatta a mano con legumi, e le pallotte cace e ove, polpette fritte a base di formaggio e uova in sugo di pomodoro.

Tra i primi piatti si distinguono anche i maccheroni alla chitarra, spesso conditi con sughi di carne d’agnello. Nei borghi della Maiella e del chietino si trovano minestre rustiche, formaggi a latte crudo, pane cotto con erbe spontanee e zuppe contadine. Avvicinandosi al Molise, il gusto si fa ancora più robusto: è qui che si incontra la ventricina, salume saporito e speziato, protagonista di panini e antipasti, e si riscoprono piatti come la pezzata (carne di pecora bollita con verdure), i cavatelli con sugo di carne e i dolci secchi come i mostaccioli.

Infine, nella parte garganica della Puglia, la cucina si apre a influenze mediterranee: orecchiette, panzerotti, verdure ripiene, latticini freschi come la ricotta forte o la burrata, fino ai profumi del mare che iniziano ad affacciarsi nei pressi del litorale. A ogni tappa, sapori semplici e intensi raccontano storie antiche, da assaporare con lentezza, proprio come il cammino.

Cammino del Nord: la via atlantica verso Santiago

Par : cdelgiudice
23 juin 2025 à 19:36

Chi sogna di affrontare il Cammino di Santiago, ma desidera un percorso meno battuto, capace di unire mare e montagna in paesaggi di struggente bellezza, troverà nel Cammino del Nord – o Camino del Norte, in spagnolo – un’esperienza indimenticabile. Conosciuto anche come Camino de la Costa, si snoda lungo la costa settentrionale della Spagna, attraversando Paesi Baschi, Cantabria, Asturie e Galizia, per arrivare infine a Santiago de Compostela.

Si tratta di un itinerario antichissimo: nel Medioevo, molti pellegrini lo percorrevano per evitare le terre interne dominate dagli arabi. Oggi, è stato riscoperto da chi cerca non solo la dimensione spirituale e interiore del viaggio, ma anche un’immersione in panorami mozzafiato, città d’arte e una cultura gastronomica d’eccellenza.

Lunghezza e caratteristiche del percorso

Il Cammino del Nord misura circa 825 km, sebbene le fonti possano variare leggermente tra 814 e 830 km. È il secondo più lungo tra i cammini verso Santiago, superato solo dalla Via de la Plata. Generalmente, il percorso viene suddiviso in 33 tappe a piedi, oppure una ventina in bicicletta.

Il paesaggio si alterna continuamente: dalle scogliere sul Mar Cantabrico ai boschi delle Asturie, dai borghi marinari ai colli galiziani. A rendere il percorso più impegnativo rispetto al più famoso Camino Francés sono i numerosi saliscendi: le tappe, infatti, richiedono un discreto allenamento fisico.

Le tappe principali

Il numero delle sezioni più variare a seconda di come si decide di strutturare il percorso, ma in genere parliamo di 33 tappe:

  • Tappa 1 – da Irún a San Sebastián (24 km, 700 D+, 7h): tappa spettacolare con vista sul Golfo di Biscaglia; si attraversano boschi costieri e piccoli borghi prima di arrivare alla rinomata Donostia.
  • Tappa 2 – da San Sebastián a Zarautz (22 km, 600 D+, 6h): sezione più leggera ma con saliscendi; scorci panoramici sul mare e colline agropastorali.
  • Tappa 3 – da Zarautz a Deba (22 km, 500 D+, 6h): tratti asfaltati si alternano a passeggiate sulla costa e salite verso l’eremo di Santa Bárbara, con viste su Getaria e Zumaia.
  • Tappa 4 – da Deba a Markina (24 km, 800 D+, 7h): uno dei tratti più suggestivi del cammino, solitario e montano, con tratti ripidi in valli rurali; pochi servizi ma una bellezza selvaggia.
  • Tappa 5 – da Markina a Gernika (25 km, 750 D+, 7h): saliscendi tra i boschi della riserva di Urdaibai; visita al monastero di Zenarruza e arrivo nella storica Gernika.
  • Tappa 6 – da Gernika a Lezama (20,2 km, 550 D+, 6h): percorso montuoso e fresco; tappa intermedia verso Bilbao.
  • Tappa 7 – da Lezama a Bilbao (11 km, 400 D+, 3h): tappa breve ma con notevole dislivello; arrivo nella città di Bilbao, ricca di storia e arte.
  • Tappa 8 – da Bilbao a Pobeña (29,5 km, 650 D+, 8h): lunga tappa con varianti costiere o urbane verso le spiagge di Pobeña.
  • Tappa 9 – da Pobeña a Islares (24 km, 450 D+, 6h): tratto costiero suggestivo, che attraversa piccoli borghi come Castro Urdiales.
  • Tappa 10 – da Islares a Santoña (22 km, 500 D+, 6h): alternanza tra colline e mare; arrivo in un vivace borgo marinaro.
  • Tappa 11 – da Santoña a Güemes (23 km, 400 D+, 6h): tra spiagge, campagna e piccoli centri come Noja.
  • Tappa 12 – da Güemes a Santa Cruz de Bezana (24 km, 300 D+, 6h): percorso facile e pianeggiante in direzione di Santander.
  • Tappa 13 – da Santa Cruz de Bezana a Santillana del Mar (26 km, 450 D+, 7h): lunga tappa asfaltata; arrivo al borgo medievale di Santillana.
  • Tappa 14 – da Santillana del Mar a Comillas (22 km, 350 D+, 6h): tappa tranquilla; da visitare il celebre “Capricho” di Gaudí.
  • Tappa 15 – da Comillas a Colombres (28 km, 550 D+, 7h): verso le Asturie; porti di pescatori e paesaggi rurali.
  • Tappa 16 – da Colombres a Llanes (24 km, 400 D+, 6h): tra spettacolari paesaggi costieri, scogliere e spiagge.
  • Tappa 17 – da Llanes a Ribadesella (32 km, 650 D+, 8h): questa lunga tappa ti ripagherà con panorami montuosi e coste frastagliate.
  • Tappa 18 – da Ribadesella a La Isla (16 km, 250 D+, 4h): sezione più breve in ambiente rurale e marittimo al contempo.
  • Tappa 19 – da La Isla a Villaviciosa (22 km, 500 D+, 6h): si prosegue di buon passo, tra valli verdi e borghi asturiani.
  • Tappa 20 – da Villaviciosa a Gijón (30 km, 700 D+, 8h): tappa lunga e impegnativa con salite; arrivo alla città costiera di Gijón.
  • Tappa 21 – da Gijón a Avilés (25 km, 400 D+, 6h): tappa mista urbana e costiera; arrivo nella vivace Avilés.
  • Tappa 22 – da Avilés a El Pito (26 km, 500 D+, 7h): tra paesaggi boschivi e piccoli villaggi rurali, si arriva agli splendidi giardini di El Pito.
  • Tappa 23 – da El Pito a Ballota (23 km, 450 D+, 6h): tappa tra valli e dolci saliscendi, che corre in parallelo alla strada ma senza risultarne disturbata.
  • Tappa 24 – da Ballota a Luarca (23 km, 400 D+, 6h): tappa che corre nell’entroterra delle Asturie ma arriva sul mare al pittoresco porto di Luarca.
  • Tappa 25 – da Luarca a La Caridad (30 km, 600 D+, 8h): lunga ma agevole, per lo più su strade secondarie.
  • Tappa 26 – da La Caridad a Ribadeo (23 km, 350 D+, 6h): si entra in Galizia; l’arrivo nella città storica di Ribadeo segna l’ingresso nell’ultimo tratto del cammino.
  • Tappa 27 – da Ribadeo a Lourenzá (28 km, 750 D+, 7h): a malincuore, salutiamo il paesaggio costiero per addentrarsi nell’entroterra galiziano… che resta comunque bellissimo.
  • Tappa 28 – da Lourenzá a Abadín (25 km, 600 D+, 6h): percorso rurale e silenzioso con un bel colpo d’occhio sulle montagne.
  • Tappa 29 – da Abadín a Vilalba (21,5 km, 400 D+, 5h): tappa moderata, che attraversa una ambientazione campestre e deliziosi borghi con fattorie.
  • Tappa 30 – da Vilalba a Xeixón (32 km, 500 D+, 8h): parecchio lungo ma piacevole questo tratto, tra paesaggi galiziani di grande quiete.
  • Tappa 31 – da Xeixón a Sobrado dos Monxes (27 km, 600 D+, 7h): arrivo al monastero di Sobrado, circondato dalla campagna, passando per uno dei punti più alti del cammino.
  • Tappa 32 – da Sobrado dos Monxes a A Brea (31,5 km, 550 D+, 8h): tappa molto lunga in avvicinamento a Santiago. Volendo, si può suddividere in due tappe da circa 15 km l’una.
  • Tappa 33 – da A Brea a Santiago de Compostela (25 km, 400 D+, 6h): siamo alla conclusione del cammino, tra strade rurali e boschi, con arrivo alla splendida Cattedrale.

Quando partire: il periodo ideale

Il Cammino del Nord si può percorrere in ogni stagione, ma i mesi migliori vanno da metà maggio a ottobre. In primavera e autunno, infatti, il clima è mite e le giornate luminose, senza il caldo eccessivo dell’estate. Luglio e agosto sono comunque molto popolari, soprattutto tra i pellegrini europei, ma è bene evitare le ore centrali della giornata e arrendersi al fatto che alcune aree saranno un pochino “affollate”.

Il clima lungo la costa è piuttosto variabile, fresco e umido: è normale imbattersi in piogge improvvise e venti forti, specie nei Paesi Baschi e in Galizia. I tratti montani delle Asturie possono riservare mattinate nebbiose.

Quanto tempo serve per completarlo e come prepararsi

Per percorrere tutto il Cammino del Nord a piedi, occorrono in media da 30 a 40 giorni. Naturalmente, si può scegliere di percorrerne solo una parte o di suddividere l’esperienza in più momenti.

Il Camino del Norte non è per principianti assoluti: la sua natura collinare richiede un buon allenamento di base. È utile cominciare a camminare ogni giorno almeno due mesi prima della partenza, aumentando progressivamente i chilometri e testando scarponi e zaino.

Il consiglio in più? Un buono stretching quotidiano e il rafforzamento di polpacci e quadricipiti aiutano a prevenire infortuni e dolori articolari!

Luoghi di interesse lungo il Cammino del Nord

Il Cammino del Nord non è solo un’esperienza spirituale e naturalistica, ma anche un viaggio affascinante attraverso secoli di storia, arte e cultura disseminati lungo la costa settentrionale della Spagna. Si parte da Irún, crocevia di confine ricco di influenze francesi e basche, per poi raggiungere la raffinata San Sebastián, dove ti attendono la Baia della Concha e il centro storico brulicante di pinchos. Lungo la costa, piccoli gioielli come Getaria e Zumaia offrono viste spettacolari sulle scogliere flysch e sul mare Cantabrico, mentre Gernika, con la sua Casa de Juntas e l’Albero sacro, richiama alla memoria la tragica storia immortalata da Picasso.

A Bilbao, la capitale culturale dei Paesi Baschi, merita una visita il celebre Museo Guggenheim, simbolo di architettura contemporanea, ma anche il Casco Viejo con le sue sette calles animate. Più avanti, a Santillana del Mar, ci si immerge in un borgo medievale intatto, con la Collegiata di Santa Juliana e vicina alla grotta di Altamira, con i suoi affreschi preistorici (riprodotti nel museo annesso). Spiccano anche le tappe costiere delle Asturie, come Luarca, “la città dei bianchi balconi”, e Ribadesella, con la grotta di Tito Bustillo e il lungomare decorato da pannelli di dinosauri.

In Galizia, i piccoli centri dell’entroterra offrono testimonianze architettoniche romaniche e gotiche, come il Monastero di Sobrado dos Monxes, immerso in un paesaggio di quiete monastica. E infine, l’arrivo a Santiago de Compostela, con la sua maestosa Cattedrale che custodisce le reliquie dell’Apostolo Giacomo, è un traguardo non solo fisico ma anche profondamente emotivo, tra abbracci, lacrime e musica nella grande piazza dell’Obradoiro.

Dove dormire e cosa mangiare

Lungo il percorso non mancano le possibilità di alloggio: oltre agli ostelli per pellegrini (pubblici e privati), si trovano anche hotel, agriturismi e campeggi. Gli ostelli pubblici sono molto richiesti, in particolare nei mesi estivi: non si prenotano, i letti vengono assegnati per ordine di arrivo… come si suol dire, chi prima arriva, meglio alloggia!

Sul fronte gastronomico, il Cammino del Nord è anche un viaggio nella cucina spagnola più autentica: ogni Regione propone piatti tipici e vini locali. Quasi ovunque si trovano bar e ristoranti che offrono il tradizionale menù del pellegrino, semplice ed economico ma nutriente. Mangiare bene fa parte dell’esperienza: i classici stuzzichini chiamati pintxos e il pesce fresco nei Paesi Baschi, un ricco stufato chiamato fabada e il sidro nelle Asturie, polpo e la delizia dolce della “torta di Santiago” in Galizia.

Santi, curiosità e leggende lungo il Cammino

Il Cammino del Nord è attraversato da un’aura di spiritualità discreta, nascosta tra eremi isolati, monasteri antichi e tradizioni orali sopravvissute nei secoli. Diversamente dal più battuto Cammino Francese, qui la dimensione sacra si fonde spesso con il mistero, la natura e le radici pagane convertite in culto cristiano.

Uno dei riferimenti più importanti è San Giacomo Maggiore, ovviamente, il cui culto si respira già dalle prime tappe: nella chiesa di San Giacomo a Irún, ad esempio, si trova una delle tante statue del santo pellegrino, simbolo di protezione per chi parte. Più avanti, in Gernika, la leggenda vuole che San Giacomo abbia predicato sotto il famoso albero, diventato poi simbolo dei diritti e delle libertà basche.

A Zumaia, si narra che l’eremo di San Telmo, a picco sull’oceano, fosse protetto dal santo patrono dei marinai, venerato anche dai pellegrini per scongiurare tempeste e disgrazie durante i tratti costieri. San Telmo (Pedro González Telmo) è figura ricorrente nei racconti popolari di tutta la costa cantabrica, spesso invocato nei passaggi più pericolosi e aspri.

In Galizia, infine, il pellegrino entra in un territorio dove il sacro e il magico convivono da secoli: croci scolpite nei muri, leggende su meigas (streghe) e santi taumaturghi si mescolano ai racconti legati a Santiago. Il Monastero di Sobrado dos Monxes, ad esempio, è uno dei luoghi più carichi di spiritualità lungo il cammino, non solo per la sua maestosità architettonica ma anche per la vita contemplativa che ancora oggi vi si svolge.

Cammino Primitivo: tutte le tappe e cosa sapere prima di partire

Par : cdelgiudice
23 juin 2025 à 16:53

Il Cammino Primitivo, o Camino del Norte del Interior, è la via più antica verso Santiago de Compostela. Chiamato anche Camino Astur-Galaico del Interior, questo itinerario si distingue per il suo valore storico e la natura selvaggia che lo circonda. È considerato il tracciato originario percorso dal primo pellegrino documentato: il re Alfonso II delle Asturie.

Il percorso ha inizio a Oviedo, cuore delle Asturie e crocevia spirituale medievale, e si snoda attraverso i monti e le valli del nord-ovest spagnolo fino a Lugo, città fortificata galiziana famosa per le sue mura romane ancora intatte. A Melide, il Cammino Primitivo confluisce nel più noto Cammino Francese per gli ultimi passi verso la maestosa Cattedrale di Santiago de Compostela.

Scegliere questo itinerario significa intraprendere un viaggio più solitario, più duro, ma anche più intimo e spirituale: una vera immersione nella storia del pellegrinaggio cristiano.

Dove si trova

Il Cammino Primitivo attraversa il cuore verde e montuoso del nord della Spagna, snodandosi tra le regioni delle Asturie e della Galizia. Questo antico tracciato percorre in gran parte sentieri sterrati e mulattiere di montagna, alternando boschi fitti, creste panoramiche e villaggi dimenticati dal tempo. L’asfalto è un’eccezione e compare solo nelle fasi conclusive del cammino, rendendo il percorso particolarmente suggestivo e autentico.

Questo cammino è profondamente immerso nella natura selvaggia e nella memoria storica. Si cammina su antiche vie romane, si attraversano valichi appenninici e si entra in contatto con paesaggi incontaminati, spesso percorsi solo da pellegrini determinati e camminatori esperti.

A differenza del più affollato Cammino Francese, il Primitivo offre silenzio, solitudine e contemplazione. I piccoli borghi, le cappelle medievali e la scarsità di strutture moderne conferiscono un’atmosfera ascetica e intima. Tuttavia, è importante sapere che si tratta di uno degli itinerari più impegnativi: i dislivelli sono marcati, i servizi limitati e le tappe spesso lunghe. Per questo motivo, è particolarmente adatto a chi cerca una sfida fisica ed emotiva, lontana dai circuiti più turistici.

Le tappe del Cammino Primitivo

Il Cammino Primitivo si percorre in circa 13 giorni, per un totale di 320 km e un dislivello complessivo di oltre 17.000 metri. Le tappe sono spesso impegnative per via del terreno irregolare e delle salite, ma ben distribuite. Di seguito, l’elenco tappa per tappa, con indicazioni tecniche e note pratiche utili per chi si mette in cammino:

  • Tappa 1 – da Oviedo a Grado (25 km, 330 D+, 6h): tappa introduttiva che parte dal centro di Oviedo. Si esce rapidamente dalla città e si affrontano sentieri collinari alternati a tratti asfaltati. I saliscendi non sono troppo impegnativi, ma la lunghezza si fa sentire.
  • Tappa 2 – da Grado a Salas (22 km, 1130 D+, 7h): salita continua per gran parte della giornata. Il dislivello è importante e può sorprendere chi è poco allenato. I paesi attraversati sono pochi e i servizi limitati: utile partire con acqua e snack.
  • Tappa 3 – da Salas a Tineo (20 km, 710 D+, 5h30): giornata meno intensa ma ancora con diverse salite. Il paesaggio si fa più montano e isolato. A Tineo si trovano supermercati e farmacie per rifornirsi prima delle tappe più remote.
  • Tappa 4 – da Tineo a Borres (13 km, 405 D+, 3h30): tappa breve ma strategica per spezzare prima della Ruta de los Hospitales. Il percorso è tranquillo e ben segnalato, con possibilità di arrivare presto e riposare.
  • Tappa 5 – da Borres a Berducedo lungo la Ruta de los Hospitales (24 km, 1120 D+, 7h30): una delle tappe più dure e belle del cammino. Si cammina in alta quota, senza punti di ristoro o fonti d’acqua. Serve buona visibilità e preparazione fisica. Se piove o c’è nebbia è meglio optare per la variante via Pola de Allande.
  • Tappa 6 – da Berducedo a Grandas de Salime (20,5 km, 880 D+, 6h): tappa tecnica, con una discesa lunga e ripida seguita da una risalita faticosa verso Grandas. Ottima per testare resistenza muscolare e scarpe.
  • Tappa 7 – da Grandas de Salime a A Fonsagrada (25 km, 850 D+, 7h): lunga salita che culmina al passo di O Acebo, confine tra Asturie e Galizia. Il paesaggio cambia e si attraversano tratti boscosi e più umidi. La distanza e il dislivello si fanno sentire.
  • Tappa 8 – da A Fonsagrada a O Cádavo (24,5 km, 685 D+, 6h30): giornata varia, con tratti su sterrato e qualche passaggio più esposto. I dislivelli sono più gestibili. Buona disponibilità di fontane lungo il percorso.
  • Tappa 9 – da O Cádavo a Lugo (29,5 km, 475 D+, 7h30): una delle tappe più lunghe, ma senza particolari difficoltà altimetriche. L’arrivo a Lugo, città con tutti i servizi, è un momento importante anche per il recupero.
  • Tappa 10 – da Lugo a Ferreira (26,5 km, 570 D+, 6h30): dopo l’uscita dalla città, il percorso torna su strade rurali e tranquille. La segnaletica è chiara, ma i tratti asfaltati aumentano. Poche ombre nelle ore centrali.
  • Tappa 11 – da Ferreira a Melide (20 km, 340 D+, 5h): tappa di transizione che conduce al Cammino Francese. Si cammina in aree agricole, con salite leggere. A Melide si trova ampia offerta di alloggi e ristoranti.
  • Tappa 12 – da Melide a O Pedrouzo (33 km, 615 D+, 8h): tappa molto lunga e frequentata, con numerosi punti di ristoro. Attenzione alla fatica accumulata: chi preferisce può spezzarla in due frazioni.
  • Tappa 13 – da O Pedrouzo a Santiago de Compostela (20 km, 500 D+, 5h): ultimi chilometri del cammino. Si attraversano piccoli villaggi e boschi fino all’ingresso in città. L’emozione dell’arrivo compensa la stanchezza.

La storia e i luoghi simbolo del Cammino Primitivo

Il nome “Primitivo” non è casuale: si riferisce al fatto che questo è il primo cammino di pellegrinaggio verso Santiago di cui si abbia testimonianza storica. Fu Alfonso II il Casto, re delle Asturie, a intraprenderlo nell’anno 829, dopo aver ricevuto notizia del ritrovamento delle spoglie dell’apostolo Giacomo. Partì da Oviedo, sua capitale, e raggiunse il monte Libredón, dove oggi si trova la Cattedrale di Santiago. Lì ordinò la costruzione della prima chiesa dedicata all’apostolo e contribuì in modo decisivo alla diffusione del culto jacobeo, sostenendo anche la fondazione di una comunità monastica stabile.

Il legame con la storia è evidente fin dalle prime tappe del percorso, che attraversano luoghi religiosi e culturali di grande valore. Tra i principali punti simbolici lungo il cammino:

  • La Cattedrale di San Salvador a Oviedo, punto di partenza del cammino, conserva importanti reliquie medievali come il Sudario di Cristo e la Cruz de la Victoria, ed è una delle mete devozionali più importanti della Spagna settentrionale;
  • La Cámara Santa, annessa alla cattedrale, risale all’epoca altomedievale ed è Patrimonio dell’Umanità UNESCO, famosa per ospitare i tesori del regno asturiano;
  • Santa María del Naranco, situata sulle alture che dominano Oviedo, originariamente era una residenza reale e oggi è uno degli esempi più rappresentativi dell’architettura preromanica;
  • San Miguel de Lillo, poco distante, è una chiesa dall’aspetto semplice ma elegante, con decorazioni scultoree ancora ben conservate;
  • San Julián de los Prados, una delle basiliche paleocristiane meglio conservate della Spagna, risalente all’epoca visigota;
  • La Foncalada, una fontana monumentale risalente al IX secolo, unica nel suo genere, che rappresenta un raro esempio di architettura civile medievale sopravvissuta.

Questi luoghi testimoniano la profonda radice storica e spirituale del Cammino Primitivo, che non è solo un percorso naturalistico, ma anche un viaggio nel cuore della cultura altomedievale della Penisola Iberica.

Informazioni pratiche e consigli utili

Percorrere il Cammino Primitivo richiede una buona preparazione fisica e organizzativa, soprattutto per via della sua difficoltà altimetrica e della relativa scarsità di servizi in alcune tratte, in particolare nelle prime tappe. Non è un cammino da improvvisare, ma nemmeno riservato solo a camminatori esperti: con la giusta attrezzatura e una pianificazione ragionata, è affrontabile da chiunque abbia un minimo di esperienza.

Il periodo migliore per mettersi in cammino è la tarda primavera (maggio-giugno) o l’inizio dell’autunno (settembre). In questi mesi le giornate sono lunghe, le temperature miti e le piogge meno frequenti, il che riduce il rischio di fango nei tratti boscosi e montani. Anche luglio e agosto sono possibili, ma conviene evitare le ore centrali del giorno per il caldo e tenere conto di una maggiore affluenza lungo le ultime tappe, dove il Primitivo si fonde col Cammino Francese. L’inverno, invece, può presentare condizioni critiche: piogge abbondanti, tratti fangosi, scarsa luce e rischio neve nei punti più elevati, come la Ruta de los Hospitales.

Ecco alcuni consigli utili per affrontare il cammino in sicurezza e con maggiore serenità:

  • Durata consigliata: il cammino si percorre generalmente in 13 tappe. Suddividerlo in 14 giorni permette una gestione più rilassata. Ridurlo a meno di 12 giorni è possibile solo per chi ha un ottimo allenamento.
  • Tipologia del percorso: è un cammino lineare, che parte da Oviedo e arriva a Santiago de Compostela, unendo sentieri di montagna, tratti rurali e alcuni brevi passaggi asfaltati.
  • Tracciati GPS: anche se la segnaletica è buona, con frecce gialle e conchiglie stilizzate ben visibili, può essere utile scaricare le tracce GPS in anticipo, soprattutto in caso di nebbia o deviazioni.
  • Punti acqua: ci sono numerose fontane, ma non sempre segnalate in anticipo. È consigliabile avere con sé almeno 1,5 litri d’acqua ogni giorno, soprattutto nelle tappe più isolate.
  • Equipaggiamento consigliato: l’abbigliamento dev’essere comodo e adatto alla stagione. Indispensabili: pantaloni da trekking, maglie traspiranti, felpa, giacca impermeabile, cappello, occhiali da sole e calze tecniche. Le scarpe devono essere ben rodate, con buona aderenza e protezione dall’acqua. Lo zaino ideale ha una capacità di 35-40 litri e dovrebbe pesare al massimo il 10% del proprio peso corporeo (in media 6-7 kg), includendo anche un piccolo kit di primo soccorso e qualche snack energetico.

Il Cammino Primitivo è una sfida, ma anche un’occasione per imparare a gestire fatica, tempo e risorse. Con una buona preparazione, diventa un’esperienza appagante e memorabile.

Regolamento e permessi

Per percorrere il Cammino Primitivo non è necessario alcun permesso ufficiale o autorizzazione. Tuttavia, per essere riconosciuti come pellegrini e accedere a determinati servizi lungo il cammino — in particolare agli albergues municipali — è indispensabile avere con sé la Credenziale del Pellegrino. Si tratta di un libretto ufficiale in cui vengono apposti i timbri delle strutture attraversate, come rifugi, chiese, bar o ostelli. È consigliabile far timbrare la credenziale almeno due volte al giorno nelle ultime tappe, per poter ottenere, una volta giunti a Santiago, la Compostela, il certificato che attesta l’avvenuto pellegrinaggio.

La credenziale può essere richiesta presso le parrocchie, le associazioni jacobee, alcuni albergues o direttamente alla Cattedrale di Oviedo. Portarla con sé è utile anche per identificarsi come pellegrini in caso di necessità.

Dove dormire sul Cammino Primitivo

Le opzioni di alloggio lungo il Cammino Primitivo variano in base alle tappe, ma vanno pianificate con attenzione, soprattutto nelle prime giornate dove la densità abitativa è bassa e le strutture sono poche. Nelle località principali di fine tappa si trovano:

  • Albergues municipali: sono le strutture più economiche, gestite da enti pubblici o associazioni religiose. Offrono camerate semplici, letti a castello e servizi minimi. Non accettano prenotazioni.
  • Ostelli privati, pensioni, piccoli hotel e affittacamere: generalmente più confortevoli e prenotabili online o via telefono. Sono presenti soprattutto da Lugo in poi.
  • Campeggio: il campeggio libero è vietato in Spagna. Esistono alcuni campeggi attrezzati, ma sono rari sul Primitivo.

Tra i principali centri dove è possibile pernottare ci sono: Oviedo, Grado, Salas, Tineo, Borres, Berducedo, Grandas de Salime, A Fonsagrada, O Cádavo, Lugo, Ferreira, Melide, O Pedrouzo e Santiago de Compostela. In alcune tappe intermedie minori possono esserci solo uno o due alloggi, quindi conviene verificare con anticipo e, nei mesi di maggiore affluenza, considerare la prenotazione.

Dove mangiare lungo l’itinerario

Il Cammino Primitivo è anche un’occasione per scoprire la gastronomia tradizionale delle Asturie e della Galizia, regioni con identità culinarie forti e distinte.

Nelle Asturie, si trovano piatti sostanziosi, ideali per chi ha bisogno di reintegrare dopo una giornata di cammino: la celebre fabada asturiana, a base di fagioli e carne affumicata, è un classico; così come il pungente queso Cabrales, spesso servito con pane e sidro. In Galizia, si passa a una cucina più leggera e marinara: immancabile il pulpo a la gallega, servito con olio e paprika su un tagliere di legno, insieme ad altri piatti tipici come l’empanada gallega e il cocido.

Lungo il percorso, quasi tutti i paesi offrono almeno un bar o ristorante dove pranzare o cenare. In molte tappe si trova il cosiddetto menú del peregrino, pasto completo a prezzo fisso (in genere tra 10 e 15 euro), che comprende primo, secondo, dolce o frutta, pane, acqua e vino.

Per la colazione o piccoli spuntini durante la giornata, è utile avere sempre con sé della frutta secca, biscotti, panini o barrette, soprattutto nelle tappe più isolate.

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