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Il Negev si tinge di rosso, la fioritura degli anemoni celebra 20 anni con il festival 2026

17 février 2026 à 14:30

Forse in molti non lo immaginerebbero mai, ma tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, il nord del Negev cambia volto e Israele profuma di fiori. Dove lo sguardo è abituato a inseguire orizzonti sabbiosi e tonalità ocra, a febbraio infatti si apre un sipario inatteso: distese di anemoni rossi ricoprono campi e radure tra il fiume Shikma e il fiume Besor, creando paesaggi di tappeti cremisi che sembrano quasi irreali.

È in questo scenario che prende vita il Darom Balev Festival, che nel 2026 celebra il suo ventesimo anniversario. In programma fino al 28 febbraio, il festival israeliano è diventato nel tempo un appuntamento identitario, capace di trasformare la fioritura in un racconto collettivo fatto di natura e scoperta del territorio.

Il Negev settentrionale, in queste settimane, si presenta dunque al viaggiatore come una destinazione sorprendente e diversa dal resto dell’anno: non solo per la potenza visiva dei campi in fiore, ma per l’atmosfera di festa e tradizioni che si respira tra vigneti, fattorie e kibbutz.

Gli anemoni del Negev e il Darom Balev Festival 2026

Campi in fiore, foreste, vigneti e siti culturali si aprono al pubblico con visite guidate, mercati agricoli, esperienze di auto-raccolta e degustazioni di cucina regionale. I kibbutz della zona accolgono i visitatori restituendo uno sguardo autentico sulla vita comunitaria del sud di Israele, mentre cantine locali e birrifici artigianali animano le giornate con assaggi e momenti conviviali. Questa è la cornice in cui si inserisce la splendida fioritura del Negev in Israele.

Anemoni rossi, Negev
Ph. Eyal Bribram
Gli anemoni rossi del Negev

Tra gli appuntamenti più attesi del Darom Balev Festival figura la tradizionale Marcia degli Anemoni organizzata dal KKL-JNF, con partenza dal Kibbutz Dorot. Due i percorsi proposti quest’anno: uno di 3,5 chilometri, pensato per le famiglie, e uno di 5 chilometri con un itinerario più esteso tra campi in fiore e paesaggi aperti. La marcia, svoltasi lo scorso 13 febbraio, ha confermato la forte partecipazione di pubblico, attratto dall’idea di vivere la fioritura camminando nel cuore del deserto. Ma gli eventi non finiscono qui.

Gli altri eventi del festival e la Corsa degli Anemoni

Il 20 febbraio 2026 sarà il momento della 12ª Corsa degli Anemoni, in programma nel Parco Sharsheret, nell’area del fiume Grar. Tre i percorsi competitivi (10 km, 5 km e 2,5 km) che si snodano tra foreste antiche, sorgenti naturali e distese di anemoni dal colore rosso acceso. Un evento che unisce sport e paesaggio, attirando runner e appassionati di outdoor in cerca di scenari fuori dall’ordinario.

Negev fiorito, Israele
Ph. Eyal Bribram
Sguardo sulle distese di fiori del Negev

Accanto agli eventi sportivi, il festival invita anche a rallentare e prendersi un attimo per ammirare il paesaggio in cui la manifestazione si svolge: aree picnic immerse nei campi fioriti, coffee cart disseminati lungo i percorsi, mercati locali dove acquistare prodotti del territorio per offrire al turista un’esperienza stagionale completa, capace di avvicinare i visitatori alla natura e alle comunità locali, restituendo un’immagine del Negev diversa da quella più conosciuta.

A vent’anni dalla sua nascita, il Darom Balev Festival si conferma dunque non solo come celebrazione della fioritura degli anemoni, ma come racconto tangibile di un territorio che, ogni anno, sceglie di mostrarsi nel suo momento più poetico, quello in cui l’inverno pian piano lascia il palcoscenico alla primavera.

Nel silenzio del deserto, il rosso degli anemoni diventa un invito al viaggio e alla scoperta di un Israele sorprendente, dove anche il paesaggio più arido può trasformarsi in pura meraviglia.

Dall’archeologia all’outdoor, dalla gastronomia al lusso, Israele riparte dal turismo

16 février 2026 à 16:01

Le scoperte di nuovi siti archeologici sono state le notizie che, negli ultimi tempi, hanno destato più curiosità tra coloro che vorrebbero fare un viaggio in Israele ma che non se la sono sentita di andare. Ed è proprio dall’apertura dei siti archeologici, grande attrazione turistica oltre che scoperte di portata storica inimmaginabile, che il Paese vuole ripartire. Questa terra, ricca di storia e di storie, ha ancora molto da raccontare.

La nuova via dei Pellegrini

Molte sono anche le novità culturali, e quindi anche turistiche: dalla nuova via dei Pellegrini, un percorso risalente al I secolo che collegava la Piscina di Siloe ai piedi del Monte del Tempio, aperta all’interno di Gerusalemme dopo 20 anni di lavori alla Biblioteca Nazionale che ancora rappresenta una novità soprattutto per gli italiani, ai nuovi percorsi nell’area archeologia di Ophel intorno alla Città di David, alla mostra dedicata al Grande Rotolo di Isaia che aprirà il prossimo 24 febbraio al Museo di Israele.

Apre la pista ciclabile più lunga di Israele

Per non parlare, poi, delle novità riguardanti le attività outdoor per cui molti appassionati scelgono questo luogo dai paesaggi selvaggi quanto bellissimi: proprio qualche settimana fa, infatti, è stata inaugurata la pista ciclabile più lunga di Israele, la pista Yahel-Timna. Solo recentemente è stata completata la costruzione del tratto Yotvata-Timna, che collega il single track a una lunghezza di oltre 100 km di percorso continuo.

Aperture di hotel e ristoranti

Ma non è tutto: nel frattempo Israele è andato avanti e sono stati aperti nuovi hotel e nuovi ristoranti (la gastronomia è uno dei tanti punti di forza del Paese), e stanno per inaugurare molti nuovi indirizzi a Tel Aviv, ma anche nella zona del Mar Morto, in Galilea e a Gerusalemme di gruppi israeliani ma anche di grosse catene internazionali che operano nel settore del lusso, come il Six Senses e il Nobu Hotel a Tel Aviv, di proprietà di Robert De Niro.

Sempre più voli dall’Italia

Intanto, stanno riprendendo regolamentate i collegamenti aerei: prossime sono le aperture di nuovi voli diretti da tante città italiane, a partire da Palermo, Catania, Napoli, Cagliari oltre all’intensificazione di voli da Roma, Milano e Venezia. In totale a oggi si contano 92 voli settimanali tra Italia e Israele.

“Il 2026 è l’anno della ripresa” ha commentato Kalanit Goren, direttrice dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo che abbiamo avuto occasione di incontrare in occasione della Borsa Italiana del Turismo 2026 che si è svolta a Milano “con i nuovi collegamenti oggi è molto facile viaggiare verso Israele. L’Italia sta tornando anche se con una ripresa ancora lenta, al momento il sesto mercato per Israele, mentre i primi a tornare sono stati gli americani seguiti dai francesi e sono iniziati ad arrivare visitatori da mercati inaspettati come India e Brasile. E abbiamo avuto arrivi anche mercati meno scontati, come l’India o il Brasile. La Maratona di Gerusalemme che si terrà a marzo è un evento che attira runner da tutto il mondo; quindi, penso sia arrivato il momento di viaggiare e di tornare in Israele”.

Giordania sempre più vicina: le nuove rotte aeree low cost da settembre 2025

Par : elenausai10
3 septembre 2025 à 11:30

Per i viaggiatori italiani, visitare la Giordania, famosa per la meraviglia nabatea di Petra, per le sabbie mutevoli del Wadi Rum, le acque curative del Mar Morto e le rovine romane di Jerash, sarà ancora più facile ed economico. Dal 18 settembre 2025, grazie a una più ampia rete di voli low cost, sarà possibile raggiungere il Paese da 18 città europee connesse direttamente agli aeroporti giordani.

La strategia, il cui obiettivo è quello di stimolare il turismo durante la stagione invernale 2025-2026, coinvolge le compagnie low cost Ryanair e Wizz Air, affiancate da Eurowings e dalla compagnia di bandiera Royal Jordanian.

I nuovi collegamenti aerei dall’Italia alla Giordania

La Giordania è sempre più vicina grazie alle nuove rotte aeree che rendono ancora più accessibili i suoi tesori senza tempo. Dal 16 settembre 2025, Wizz Air inaugurerà la nuova tratta bisettimanale Milano Malpensa–Amman. Per chi vola dalla Capitale, invece, il collegamento Roma Fiumicino–Amman tornerà operativo dal 29 marzo 2026.

Anche Ryanair rafforza la presenza nel Paese: dal 20 settembre 2025 riparte il volo Milano Bergamo–Amman, che da ottobre passerà da due a tre frequenze settimanali. Nella stessa data si riaccenderanno i collegamenti da Roma Ciampino, Pisa e Treviso, mentre dal 27 ottobre sarà la volta di Bologna.

Con tariffe low-cost e una rete di collegamenti sempre più capillare, raggiungere Amman non è mai stato così semplice: il punto di partenza perfetto per un viaggio tra gli spettacolari scenari del deserto del Wadi Rum, le acque salate del Mar Morto e l’intramontabile bellezza di Petra.

Jerash, la "Pompei d'Oriente"
Ufficio Stampa
Jerash, la “Pompei d’Oriente” in Giordania

Cosa vedere in Giordania in autunno-inverno

Chiunque visiti la Giordania, sa di trovare accoglienza, tesori archeologici, cultura gastronomica e paesaggi non solo mozzafiato, ma estremamente variegati. Dalle colline calcaree al deserto rosso, dalle saline al mare, sono tutti panorami che, anche durante la stagione autunnale e invernale, non perdono il loro fascino.

Le condizioni climatiche favorevoli vi permetteranno di scoprire le antiche rovine e i siti monumentali: non solo un singolo tempio o una rovina, ma intere città scolpite nella pietra! Potrete esplorare il deserto e godere della quiete di Wadi Rum, soprattutto la notte, sotto strati di stelle che sembrano infinite, o dell’aria mite della costa e percorrere la Strada dei Re per arrivare alla Valle della Luna.

Se cercate momenti avventurosi, potete fare escursioni nella riserva della biosfera di Dana, praticare canyoning nelle gole del Wadi Mujib, immergervi nel Mar Rosso al largo di Aqaba o scalare le scogliere color rosa del sud.

E, seppur ci sia freddo, non potrete rinunciare a una visita nella capitale Amman: tra bazar e siti storici, come il teatro romano, e il vivace centro città che, se siete fortunati, vedrete imbiancato di neve. Ma non preoccupatevi, se le temperature si fanno troppo rigide potrete godervi un buon tè o visitare i musei d’arte contemporanea: la Giordania, anche d’inverno, è una meta tutta da scoprire.

A soli 40 minuti da Amman potrete raggiungere anche la splendida As Salt (Al-Salt), patrimonio UNESCO come “città della tolleranza” dal 2021, grazie alla convivenza delle culture musulmana e cristiana. Potrete immergervi nella sua architettura ottomana con le case in pietra e i palazzi storici, oppure percorrere l’Harmony Trail con le sue viste panoramiche e i mercati locali.

As-Salt in Giordania, meta da raggiungere subito
Ufficio Stampa
La città di As-Salt in Giordania

Israele, in una grotta la più antica scoperta al mondo del genere

2 septembre 2025 à 07:30

Una scoperta rivoluzionaria riscrive la storia dell’evoluzione dell’uomo. Accade sul Monte Carmelo, in Israele, dove un gruppo di ricercatori dell’Università di Tel Aviv ha studiato uno scheletro di bambino risalente a 140mila anni fa rinvenuto all’interno di una grotta.

Una prova scientifica e tangibile che dimostra come gli esseri umani moderni e i Neanderthal si siano incontrati ben prima di quanto si pensasse finora.

Cosa si è scoperto

Finalmente sappiamo quando Neanderthal e Homo sapiens ebbero rapporti biologici e sociali. Lo studio internazionale, guidato da ricercatori dell’Università di Tel Aviv e del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS) e pubblicato sulla rivista l’Anthropologie, ha analizzato uno scheletro di un bambino di 5 anni che venne scoperto 90 anni fa all’interno della grotta di Skhul del Monte Carmelo.

Si tratta di una catena montuosa lunga 39 km, che sorge nella regione israeliana dell’Alta Galilea, dichiarata riserva della biosfera dall’UNESCO nel 1996. Un luogo che ha già regalato diverse testimonianze dal passato. Nelle sue grotte, rivelatesi straordinari siti archeologici, sono state rilevate negli anni diverse tracce del Paleolitico superiore e del Paleolitico medio.

Monte Carmelo a Israele con la grotta Skhull Cave
Ufficio Stampa
Skhull Cave sul Monte Carmelo a Israele

Nel fossile analizzato dal team di ricerca, condotto dal prof. Israel Hershkovitz della Facoltà Gray di Scienze mediche e della salute dell’Università di Tel Aviv e da Anne Dambricourt-Malassé del CNRS, sono stati identificati diversi tratti genetici di Neanderthal e Homo sapiens.

Scansionando cranio e mandibola con speciali tecnologie, infatti, i ricercatori sono riusciti a ricreare un modello tridimensionale accurato che ha permesso di studiarne le strutture anatomiche. Ne è emerso che “il cranio del bambino, che nella forma generale ricorda quello di Homo sapiens, presenta un sistema di circolazione intracranica, una mandibola e una struttura dell’orecchio interno tipici dei Neanderthal“, ha spiegato il prof. Hershkovitz.

Il cranio del bambino di Skhul mostra la curvatura cranica tipica dell'Homo sapiens
Università di Tel Aviv
La ricostruzione del cranio analizzato dagli studiosi

La conclusione dei ricercatori è chiara: questi due gruppi, Sapiens e Neanderthal, “si scambiarono geni” proprio nella Terra d’Israele e in tempi ben più antichi di quanto si pensava finora, poiché il fossile risale a 140mila anni fa, mentre prima si credeva che gli incontri fossero avvenuti tra i 60mila e i 40mila anni fa.

“Fino a poco tempo fa erano considerati due specie distinte”, hanno spiegato nello studio, che dimostra che “lo scheletro del bambino di cinque anni è il risultato di una continua infiltrazione genetica dalla popolazione locale – e più antica – dei Neanderthal nella popolazione di Homo sapiens”.

Perché cambia la storia che conosciamo

La scoperta avvenuta sul fossile ritrovato sul Monte Carmelo, che si aggiunge alle varie avvenute in Israele, retrodata di 100mila anni le interazioni conosciute tra Homo sapiens e Neanderthal, trasformandola nella più antica prova fisica nota di incrocio tra le due specie.

Per tanto tempo, infatti, si era pensato che i Neanderthal si fossero evoluti in Europa, migrando verso la Terra d’Israele solo circa 70.000 anni fa a causa dell’avanzata dei ghiacciai europei.

Ma già in uno studio rivoluzionario del 2021 pubblicato su Science, il prof. Hershkovitz era riuscito a dimostrare che Neanderthal arcaici (soprannominati “Nesher Ramla Homo”) vivevano in Israele già 400mila anni fa e incontrarono gruppi di Sapiens che avevano iniziato a lasciare l’Africa circa 200mila anni fa.

L’ultima scoperta aggiunge un tassello fondamentale in più alla ricostruzione della storia: questi due gruppi si incrociarono proprio ad Israele circa 140mila anni fa. Il fossile analizzato è attualmente la più antica testimonianza fossile al mondo dei legami sociali e biologici instaurati tra queste due popolazioni per migliaia di anni.

Come potevano essere le famiglie miste tra Homo Sapiens e Neanderthal
Tel Aviv University
Una ricostruzione del mix tra Neanderthal e Homo sapiens

Un’antichissima officina di lame scoperta vicino alla biblica Gath riscrive la storia

Par : losiangelica
29 juillet 2025 à 07:30

Un viaggio indietro nel tempo di 5.500 anni ci porta nel cuore di una scoperta straordinaria: un’officina preistorica di lame in selce è stata riportata alla luce vicino a Kiryat Gat, nel sud di Israele. Un luogo che, migliaia di anni prima del ferro e del bronzo, già pullulava di ingegno, tecnica e spirito urbano.

Scoperto un laboratorio di lame antichissimo

Nel paesaggio bruciato dal sole a sud di Israele è stata fatta una scoperta incredibile che riscrive la storia. All’interno del sito archeologico di Naḥal Qomem, conosciuto con il nome di Gat-Govrin o Zeita, una squadra di archeologi ha riportato alla luce un’officina specializzata nella produzione di lame in selce dell’età della pietra. Perfettamente conservata, la meraviglia risale a oltre 5.500 anni fa ed è un ritrovamento senza precedenti in questa regione.

Le armi rudimentali hanno una struttura lunga ma soprattutto sorprendentemente uniforme e sottile. La vera meraviglia è la tecnica avanzata con cui venivano realizzate. Come spiegano gli archeologi, si lavorava il materiale con una scheggiatura a pressione, probabilmente aiutandosi con dispositivi meccanici primordiali a mo’ di leva o braccio articolato. Un’incredibile produzione all’avanguardia, trattandosi del periodo pre-metalli.

L’aspetto più affascinante però è che tutta l’officina era organizzata come un centro di produzione moderno, risultando ancora estremamente attuale grazie alla divisione tra aree di lavoro e conservazione o distribuzione. Il sito si estende per oltre mezzo chilometro e include centinaia di fosse sotterranee, alcune abitate, altre usate per lo stoccaggio o per rituali. Tutto questo ci parla di una società già urbanizzata, con regole, ruoli e specializzazioni.

E come se non bastasse, la scoperta si colloca a pochi chilometri dall’antica città biblica di Gath, leggendaria patria di Golia. Ironia della storia: mentre, secoli dopo, gli Israeliti del tempo di Saul soffrivano la mancanza di armi in ferro, qui si creavano già strumenti letali in pietra con una tecnologia che sfidava i limiti del tempo.

Scoperta archeologica in Israele: antica officina di lame
Israel Antiquities Authority@Emil Aladjem
Un’antica officina di lame è stata ritrovata in Israele

Perché la scoperta è significativa

Questa straordinaria officina cambia il modo in cui guardiamo al passato: non siamo di fronte a un semplice sito preistorico, ma a una finestra aperta sulla nascita dell’organizzazione urbana, dell’economia specializzata e della tecnologia.

Fino ad oggi, si pensava che certe forme di produzione organizzata e divisione del lavoro fossero nate più tardi, con l’avvento dei metalli e delle grandi città-stato. Invece, questa scoperta ci racconta un’altra storia: già nel 3500 a.C., qualcuno progettava, produceva e forse commerciava strumenti di alta qualità, in una rete economica che si estendeva ben oltre i confini del villaggio.

La presenza di lame finite pronte per l’uso, insieme ai nuclei di selce (normalmente molto rari da trovare intatti), suggerisce che questo luogo non fosse solo un punto di produzione, ma anche un centro di esportazione. Le lame viaggiavano, cambiavano mani, accompagnavano raccolti, cacce, guerre. Erano parte di un sistema, di un’economia che batteva già il ritmo della civiltà.

Ma c’è anche un aspetto poetico, quasi spirituale: le lame perfette, taglienti come rasoi, erano il frutto di abilità tramandate, di segreti custoditi, forse anche di rituali. Rappresentano la tensione eterna dell’essere umano verso la perfezione tecnica, molto prima che il ferro, il bronzo o l’acciaio ne prendessero il posto. I reperti più significativi (lame complete e i preziosi nuclei di selce) saranno esposti quest’estate al Campus Nazionale per l’Archeologia di Israele a Gerusalemme.

Un viaggio nel tempo: la straordinaria scoperta dei rotoli del Mar Morto

4 juin 2025 à 20:00

Negli aridi deserti del Medio Oriente, dove il tempo sembra essersi fermato e la sabbia conserva i segreti delle civiltà antiche, una nuova luce si è accesa sull’enigmatico universo dei rotoli del Mar Morto. Questi manoscritti, tra i più importanti ritrovamenti archeologici del XX secolo, tornano oggi al centro dell’attenzione mondiale grazie a una scoperta che promette di rivoluzionare ciò che si sapeva finora.

Una combinazione inedita di archeologia, scienza dei materiali e intelligenza artificiale ha permesso di analizzare e datare in modo più preciso questi testi millenari, svelando che alcuni potrebbero essere più antichi di quanto si fosse mai immaginato. La scoperta dei rotoli del Mar Morto non è solo una questione di storia, ma un affascinante viaggio nel tempo, una finestra aperta sul mondo di duemila anni fa. E oggi, grazie a strumenti digitali sempre più sofisticati, si possono osservare quei testi con occhi nuovi, penetrando i segreti della loro origine con una precisione mai raggiunta prima.

Israele: rinvenute nel deserto 5 statuette dai tratti africani

24 mai 2025 à 15:55

Un ritrovamento straordinario sta riscrivendo alcuni capitoli della storia del Negev meridionale: in una necropoli nei pressi di Tel Malḥata, nella Valle di Arad, sono emerse statuette antropomorfe che offrono uno sguardo inedito sui contatti culturali avvenuti circa 1.500 anni fa in questa regione oggi parte dello Stato di Israele.

Tornate alla luce nell’ambito di una campagna di scavi condotta da un team internazionale di archeologi, presentano tratti estetici africani e sono state ritrovate in contesti funerari riconducibili a donne e bambini.

Tali scoperte, pubblicate nel numero 117 della rivista accademica ʼAtiqot dell’Israel Antiquities Authority, aprono nuove prospettive sull’identità delle comunità cristiane che abitavano l’area durante il periodo romano-bizantino. Si tratta di una testimonianza unica non solo per la rarità degli oggetti ritrovati, ma soprattutto per il valore culturale e simbolico che sembrano racchiudere.

Un crocevia multiculturale nel deserto israeliano

Il sito di Tel Malḥata era, nell’antichità, un punto di snodo per le rotte commerciali che collegavano la Penisola Arabica, il subcontinente indiano e l’Africa orientale con il bacino del Mediterraneo: una funzione strategica confermata dalla presenza di oggetti provenienti da regioni lontane, come vetri, pietre preziose, bracciali in bronzo e alabastro, ma è la scoperta delle statuette a colpire maggiormente per le implicazioni culturali che porta con sé.

Scolpite in materiali pregiati come osso e legno di ebano (quest’ultimo originario dell’India meridionale e dello Sri Lanka) raffigurano uomini e donne dai tratti somatici africani marcati. Alcuni esemplari mostrano fori praticati sulla sommità, a suggerire che fossero indossati come amuleti o pendenti, forse portati con sé durante il viaggio, o trasmessi all’interno di una famiglia come reliquie identitarie.

Tracce di memoria familiare in contesti cristiani

Non si tratta, secondo i ricercatori, di semplici oggetti ornamentali. Le statuette rinvenute nei sepolcri di Tel Malḥata sembrano essere state posizionate con cura accanto ai corpi, a testimonianza del loro significato affettivo e spirituale. Il contesto cristiano delle sepolture (datate tra il VI e il VII secolo d.C.) emerge con chiarezza dalle modalità rituali osservate nella disposizione delle tombe.

In particolare, due delle statuette sono state ritrovate in una doppia sepoltura, occupata da una donna e un bambino, forse madre e figlio. La scelta di accompagnare i defunti con oggetti così personali indica non solo una fede cristiana, ma anche il perdurare di usanze millenarie, che la conversione religiosa non era riuscita a cancellare del tutto.

Continuità culturale e identità nell’antico Negev

Gli archeologi coinvolti nello scavo, tra cui il Dr. Noé D. Michael dell’Israel Antiquities Authority e dell’Università di Colonia, insieme a Svetlana Tallis, Emil Aladjem e al bioarcheologo Dr. Yossi Nagar, sostengono che gli oggetti rappresentino una continuità culturale portata avanti anche dopo l’adozione del cristianesimo. Le statuette potrebbero aver incarnato la memoria di antenati o simboli identitari radicati in comunità di origine africana, giunte nel Negev come migranti, mercanti o membri di famiglie miste.

Non è escluso che tali persone avessero mantenuto, accanto ai nuovi riti religiosi, una connessione profonda con le proprie origini etniche. Le statuette possono quindi essere lette come manifestazioni tangibili di una doppia appartenenza: alla nuova comunità religiosa e alla tradizione ancestrale, fusa in un simbolismo personale che trascende le frontiere geografiche e culturali.

Un ritrovamento che parla al presente

Per Eli Escusido, Direttore dell’Israel Antiquities Authority, il valore del ritrovamento va oltre la dimensione storica: “Questi reperti sono toccanti non solo dal punto di vista archeologico, ma anche umano“, ha dichiarato. “Ci ricordano che la Terra d’Israele è da sempre una terra di passaggi e incontri. Qui popoli lontani si sono mescolati, hanno lasciato segni della loro presenza, delle loro credenze, delle loro memorie“.

Le statuette di Tel Malḥata, dunque, appaiono come voci silenziose di un’umanità antica che, pur lontana nel tempo, continua a raccontare storie di migrazione, integrazione e identità. In un’epoca in cui il tema delle radici culturali è più che mai attuale, invitano a riflettere sulla complessità e sulla ricchezza dei percorsi umani, anche nel cuore di un antico deserto.

Deserto della Giudea: scavi archeologici senza precedenti portano alla luce tesori inestimabili

Par : elenausai10
16 mai 2025 à 07:30

Un team di ricercatori ha scoperto una strana struttura piramidale nel Deserto della Giudea, partecipando a una delle campagne archeologiche più ricche e affascinanti mai avvenute in questa zona. Ma non è finita qui perché, oltre a questa struttura realizzata con rocce tagliate a mano, ognuna delle quali pesa oltre 180 chilogrammi, sono stati rivenuti anche reperti eccezionali quali papiri greci, armi, vasi di bronzo, mobili e monete di notevole importanza storica.

Siamo in Israele, vicino a Nahal Zohar, e lo scavo è condotto dall’Israel Antiquities Authority in collaborazione con il Ministero del Patrimonio e con la partecipazione di centinaia di volontari locali.

Dal Marocco all’Asia centrale: le location mozzafiato di Rambo III

9 mai 2025 à 11:21

Le trafficate strade di Bangkok, i sereni monasteri buddisti di Lamphun e gli affascinanti paesaggi desertici dell’Arizona sono stati luoghi testimoni di un successo. Quando si parla di film d’azione iconici degli anni ’80, Rambo III occupa un posto d’onore. Diretto da Peter MacDonald e interpretato da Sylvester Stallone nel ruolo del veterano di guerra John Rambo, il film si distingue non solo per le sue sequenze esplosive e i combattimenti spettacolari, ma anche per le sue ambientazioni mozzafiato. In questo terzo capitolo Rambo è in missione per salvare il suo ex amico e comandante, il colonnello Sam Trautman (Richard Crenna) che è stato catturato dalle forze militari sovietiche.

Sylvester Stallone raccontò al Los Angeles Times di aver valutato diverse location nel sud-ovest americano prima di decidere che l’atmosfera fosse quella giusta. “Per un po’ abbiamo parlato di girare questo film in Arizona o in Nevada” ha detto l’attore, “ma poi ho pensato: ‘Ehi, cosa faranno tutti? Giocheranno a dadi ogni sera dopo le riprese?‘”. La troupe si concentrò quindi sulle location all’estero. Secondo il Times, visitarono Italia, Marocco e Australia, costruirono e demolirono set per un valore di 5 milioni di dollari in Messico prima di partire per Israele.

Chiang Mai Thailandia
Fonte: iStock
Chiang Mai, Thailandia

Dove è stato girato

Grazie a una sapiente combinazione di location naturali, set costruiti e trucchi cinematografici, il film riesce a dare vita a un Afghanistan drammatico e cinematografico, pur restando ben lontano dai suoi confini. Crenna ha affermato che c’era una tensione autentica durante le riprese in Israele a causa delle tensioni persistenti: “Ogni giorno attraversavamo un posto di blocco militare per raggiungere il set, poi indossavamo i nostri costumi da soldato e ‘andavamo in guerra‘” ha detto. “Poi, quando i jet volavano sopra di noi, guardavamo in alto e ci chiedavamo dove stessero andando, o dove fossero stati“. Alcune parti del film sono state girate vicino a Sodoma, dove le temperature raggiungevano i 50 gradi Celsius, e il cast e la troupe, così numerosi, consumavano quasi 1600 litri d’acqua al giorno.

La posizione remota del set ha presentato anche sfide logistiche. Trasportare la pesante attrezzatura militare utilizzata nel film è stato difficile e costoso, e il cast e la troupe hanno dovuto alloggiare a quasi un’ora dal set che a sua volta distava mezz’ora dagli stabilimenti di produzione. Molte delle scene che nel film rappresentano il paesaggio afghano sono state girate in Israele, in particolare nel deserto del Negev e nella regione montuosa del Golan. Il kibbutz Eilot, vicino a Eilat, ha ospitato alcune sequenze chiave. La vasta distesa di rocce, sabbia e cielo terso si è rivelata perfetta per rappresentare la polverosa frontiera afghana. Anche la città vecchia di Jaffa e alcune zone rurali nei pressi di Tel Aviv sono state utilizzate per simulare villaggi e avamposti sovietici, dimostrando la versatilità delle location israeliane nel ricreare ambientazioni storiche e geografiche lontane.

Thailandia: il rifugio spirituale di Rambo

Il film si apre con un Rambo ritiratosi nella pace della Thailandia, dove si dedica alla vita monastica e combatte con i bastoni per sport. Queste sequenze sono state girate a Chiang Mai, nel nord della Thailandia, in particolare nei pressi di templi buddisti autentici e in paesaggi lussureggianti. Il contrasto tra la pace spirituale del tempio e l’imminente richiamo alla guerra contribuisce a rafforzare il dilemma interiore del protagonista.

La scena iniziale ricca d’azione di Rambo III si svolge nel cuore della vivace capitale thailandese, Bangkok. Il colonnello Sam Trautman torna indietro per reclutare John J. Rambo per la sua missione. Il film ci presenta Rambo attraverso la sequenza del combattimento in cui emerge trionfante di fronte a una folla affascinata in una struttura in rovina. Questa scena mozzafiato è stata girata vicino al tempio buddista di Wat Sangkrachai Worawihan, nel quartiere Wat Tha Phra di Bangkok. La capitale thailandese è una metropoli vivace con una miriade di templi, una vivace cultura di strada e un vasto sistema di canali alimentati dal fiume Chao Phraya, popolato di barche.

Arizona
Fonte: iStock
Arizona

La maestosa area di Rattanakosin, con il suo grande palazzo e il venerato tempio Wat Phra Kaew, è scavata nel fiume che la costeggia. Nelle vicinanze si trova il famoso tempio Wat Pho, noto per il suo enorme Buddha sdraiato. Dall’altra parte del fiume, lo straordinario tempio Wat Arun affascina con le sue ripide scalinate e la caratteristica cima in stile Khmer. Il più grande aeroporto internazionale di Bangkok, Suvarnabhumi, è il punto di atterraggio perfetto per un volo verso questa destinazione.

Arizona e Stati Uniti

Anche se in modo molto limitato, alcune brevi sequenze furono girate negli Stati Uniti, in particolare in Arizona. Gli scenari desertici dell’Arizona furono utilizzati per completare alcune riprese aggiuntive, sfruttando l’ambiente simile ma più accessibile rispetto alle location mediorientali. Rambo riesce a uccidere Zaysen lanciando un carro armato contro l’elicottero del colonnello sovietico, che inizialmente aveva cercato di danneggiare con una molotov consegnatagli da un uomo a cavallo. Sorprendentemente, Rambo sopravvive all’esplosione che ne consegue ed emerge dal carro armato.

Al termine della battaglia, Rambo e Trautman salutano i loro alleati mujaheddin e lasciano l’Afghanistan per tornare a casa. Questa sequenza culminante è stata girata a Fort Yuma, situato nello Yuma Territorial Prison State Historic Park in Arizona. Il carcere territoriale di Yuma fu inaugurato nel 1876 e da allora è stato immortalato in diversi film e serie tv. Oggi, questo sito storico è gestito e mantenuto come museo dall’Arizona State Parks.

In Israele è stato scoperto un sigillo cananeo di 3.800 anni fa, ed è stata una bambina

2 avril 2025 à 11:56

Circa un mese fa, quindi a inizio marzo 2025, una bambina stava passeggiando con i suoi genitori a Tel Azeka, una collina archeologica vicino a Beit Shemesh, in Israele. Durante questa camminata, per puro caso, è riuscita a fare una scoperta eccezionale, in quanto ha trovato nella terra un antico amuleto a forma di scarabeo, di ben 3.800 anni anni fa. La scoperta, seppur apparentemente piccola, riveste una grande importanza in ambito storico e archeologico e nelle prossime righe vi spiegheremo il perché.

La scoperta del sigillo cananeo in Israele

La sorella della bambina di soli 3 anni ha raccontato che, mentre stavano camminando lungo il sentiero, la piccola, il cui nome è Ziv Nitzan, si è chinata per guardare le pietre, fino a che ne ha notata una davvero suggestiva che ha deciso di raccogliere. Dopo averla pulita, entrambe si sono rivolte ai genitori, con i quali si sono rese conto che tra le mani avevano un vero e proprio reperto archeologico. A quel punto il ritrovamento è stato immediatamente segnalato all’Autorità israeliana per le antichità, che a sua volta ha fatto sapere, per mano della dottoressa Daphna Ben-Tor, esperta di amuleti e sigilli antichi, che si tratta di uno scarabeo cananeo dell’Età del Bronzo Medio, quindi di circa 3.800 anni.

Parliamo perciò di un minuscolo oggetto originario dell’antico Egitto, disegnato a forma di scarabeo stercorario che, agli occhi dell’antico popolo, era estremamente importante in quanto simbolo di nuova vita a causa della palla di sterco che creava e nella quale deponeva le uova (propio da dove, quindi, sarebbe venuta al mondo una nuova vita). Il suo nome in egiziano deriva dal verbo “nascere” o “essere creato”, poiché per gli Egizi lo scarabeo era un simbolo dell’incarnazione di Dio Creatore.

Sigillo cananeo, Israele
Fonte: Autorità israeliana per le antichità@Emil Aladjem
Il sigillo cananeo nelle mani della bambina

Perché si tratta di una scoperta importante

Lo scarabeo trovato da Ziv è stato rinvenuto ai piedi di Tel Azeka, un importante sito archeologico vicino a Beit Shemesh, dove già in passato sono state riportate alla luce scoperte che hanno dato prova di molti cambiamenti culturali nel corso della storia di questa zona. Per esempio, gli scavi dell’Università di Tel Aviv hanno rivelato reperti risalenti all’epoca del regno giudaico, tra cui mura di cinta, impianti agricoli e altro ancora.

Ma non è di certo tutto, perché Tel Azekah era anche nota come elemento chiave nella scena della battaglia biblica tra Davide e Golia, descritta nel Libro di Samuele (Samuele I 17:1).

A tal proposito, la dottoressa Daphna Ben-Tor ha dichiarato: “In questo periodo gli scarabei venivano usati come sigilli e come amuleti. Sono stati trovati nelle tombe, negli edifici pubblici e nelle case private. A volte recano simboli e messaggi che riflettono credenze religiose o status”.

Il professor Oded Lipschits, direttore degli scavi archeologici dell’Università di Tel Aviv, ha invece fatto sapere: “Stiamo scavando qui da quasi 15 anni e i risultati degli scavi dimostrano che durante il Bronzo Medio e il Bronzo Tardo, qui a Tel Azekah, prosperava una delle città più importanti della Giudea”. Ha poi continuato specificando: “Lo scarabeo trovato da Ziv si aggiunge a una lunga lista di reperti egiziani e cananei rinvenuti qui, che attestano gli stretti legami e le influenze culturali tra Canaan ed Egitto in quel periodo”.

Questo antico reperto sarà inserito in una mostra speciale allestita per la Pasqua ebraica presso il Jay and Jeanie Schottenstein National Campus for the Archaeology of Israel, insieme ad altri oggetti risalenti all’epoca dell’Egitto e di Canaan, molti dei quali saranno esposti al pubblico per la prima volta in assoluto.

Medio Oriente, presidente Fontana ha ricevuto ambasciatore di Israele Peled

20 janvier 2025 à 18:54

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha incontrato a Palazzo Lombardia il nuovo ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled. Presenti anche il sottosegretario con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee, Raffaele Cattaneo, il responsabile dell’Ufficio Commerciale e Investimenti dell’Ambasciata di Israele a Milano, Hadar Shor, e il presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi. Il governatore della Lombardia e il sottosegretario, rinnovando “piena amicizia e costante volontà di collaborazione con Israele”, hanno espresso “grande soddisfazione per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e la liberazione dei primi ostaggi, prigionieri da 15 mesi”.

Fontana incontra ambasciatore di Israele Peled: auspico tregua duratura

“L’auspicio e l’impegno comune – ha aggiunto Attilio Fontana – è che questa tregua possa trasformarsi in qualcosa di duraturo. Servono soluzioni coraggiose per perseguire, con determinazione e responsabilità, l’obiettivo di garantire sicurezza e serenità alle popolazioni non solo di quei territori, ma del mondo intero. Oggi come, nel passato, siamo convinti che ogni forma di radicalismo debba essere contrastato e i nostri valori difesi e sostenuti con fermezza”.

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Israele, scoperto il più grande monastero bizantino del sud del Paese

Par : losiangelica
14 janvier 2025 à 07:30

Mentre si progettava il nuovo quartiere a nord di Kiryat Gat, nel sud di Israele, le autorità per le antichità hanno avviato alcuni scavi archeologici portando alla luce un’importante scoperta. Durante le attività è emerso un complesso monastico di epoca romana bizantina, un’autentica meraviglia che aumenta il suo valore grazie al pavimento a mosaico multicolore decorato con motivi geometrici e floreali a cui si aggiungono figure di animali e un’iscrizione in greco con riportato un versetto biblico. All’interno del sito è stato poi trovato un torchio per il vino e diversi edifici appartenenti al medesimo periodo: lo studio condotto ha dato modo di approfondire quella che era l’organizzazione economica della comunità attiva diventando una testimonianza unica della vita quotidiana.

Monastero bizantino di epoca romana scoperto in Israele
Fonte: Ufficio Stampa
Israele: scoperto un monastero decorato con mosaici bizantini

Scoperto in Israele un monastero con pavimento bizantino

Protagonista della scoperta è proprio il pavimento mosaicato di inestimabile valore simbolico e artistico. Si stima risalga al V o VI secolo dopo Cristo. Il mosaico è in grado di attirare l’attenzione grazie alla composizione raffinata ma è soprattutto il messaggio al centro a colpire gli storici e gli archeologi. Appartiene al passaggio biblico del Deuteronomio e recita: “Benedetto sarai quando entri e benedetto sarai quando esci”. La benedizione è rivolta soprattutto a fedeli e viaggiatori che attraversavano le porte in cerca di protezione e prosperità.

La scritta biblica sul pavimento mosaicato del monastero
Fonte: Ufficio Stampa
La scritta scoperta sul pavimento mosaicato

Il mosaico bizantino con un messaggio biblico

Il mosaico rivenuto all’interno del monastero bizantino emerso in Israele è di grande rilevanza. È composto da tessere minuziosamente disposte che rappresentano un trionfo di simbolismo e maestria. All’interno delle raffigurazioni ancora ben conservate si osservano croci, leoni, colombe, anfore e complessi motivi geometrici e floreali. Alcuni hanno un simbolo cristiano associato, altri sono prettamente decorativi. Interessante anche la palette cromatica ricca così come sono evidenti i dettagli precisi e opulenti che confermano l’importanza sociale del monastero per la comunità dell’epoca.

Perché è importante la scoperta

Gli scavi hanno portato alla luce un complesso articolato composto da almeno 10 edifici: oltre al monastero in sé fanno parte del ritrovamento un magazzino e un torchio per la produzione vinicola dotato di vasche decorate con motivi mosaicati in pietre blu e bianche. La testimonianza è davvero rilevante e mostra come l’economia fosse basata sulla produzione vinicola; lo studio è rafforzato dalla presenza di tracce di pittura rossa sulle pareti.

Gli archeologi hanno avuto in più l’opportunità di portare alla luce ceramiche, monete e manufatti in marmo a cui si aggiungono oggetti in vetro e metallo. Il sito è di rilevanza non solo per i ritrovamenti ma per la posizione strategica: si trovava infatti lungo un’arteria commerciale che collegava l’entroterra alla pianura costiera.

Anfora e oggetti rivenuti negli scavi
Fonte: Ufficio Stampa
Un’anfora rinvenuta tra gli oggetti scoperti negli scavi

L’autorità per le antichità di Israele ha già sottolineato l’importanza della scoperta e la direttrice della regione Sud Svetlana Talis ha commentato: “Questa scoperta evidenzia la ricchezza storica dell’area e il ruolo di Kiryat Gat come crocevia di culture e attività economiche nell’antichità”.

Le operazioni ora permetteranno il trasferimento del mosaico verso un’area pubblica così da consentire ai visitatori di poterne ammirare la bellezza e comprenderne l’importanza storica. Per poterla visitare bisognerà attendere però che le operazioni di trasporto e restauro siano complete: si tratta di uno dei mosaici più rari scoperti in Israele e una volta ultimate le attività sarà esposto ottenendo il risalto che merita.

Per viaggiare in Israele servirà l’Eta: cos’è

2 janvier 2025 à 16:30

Dal 1° gennaio 2025, Israele introdurrà una nuova procedura obbligatoria per tutti i turisti provenienti da Paesi esenti da visto. Si tratta dell’ETA-IL, un sistema elettronico che consentirà alle autorità israeliane di effettuare un controllo preventivo sui passeggeri in arrivo, migliorando la sicurezza e semplificando le formalità di ingresso nel Paese.

Grazie a questa nuova procedura, infatti, i viaggiatori non solo avranno un’esperienza più fluida e rapida al momento dell’ingresso, ma Israele potrà garantire anche un maggiore controllo sulle persone che accedono al suo territorio. La possibilità di evitare sorprese all’arrivo è senza dubbio un vantaggio significativo per chi viaggia verso la Terra Santa, rendendo l’esperienza di viaggio più semplice e serena.

Cos’è l’ETA-IL e come funziona?

Il termine ETA sta per Electronic Travel Authorization (Autorizzazione Elettronica di Viaggio), ed è un sistema che permette alle autorità di esaminare in anticipo i dati dei passeggeri prima del loro ingresso nel Paese. A partire dal 1° gennaio 2025, chiunque arrivi in Israele da uno dei Paesi che godono dell’esenzione dal visto, dovrà compilare il modulo ETA-IL prima di imbarcarsi. Questo modulo digitale fornirà alle autorità israeliane una serie di informazioni personali, compreso il motivo del viaggio, i dettagli del volo e una serie di domande di sicurezza.

In pratica, prima che il passeggero possa salire a bordo del volo, il sistema ETA verificherà automaticamente la sua idoneità all’ingresso in Israele. Se la richiesta dovesse suscitare qualche dubbio o problema, il viaggiatore riceverà un’ulteriore comunicazione per risolvere la questione con l’Ambasciata israeliana del proprio Paese di origine. Questo passaggio consentirà di ridurre al minimo i disagi al momento dell’arrivo, evitando che i viaggiatori si trovino sorpresi da una decisione di rifiuto all’ingresso all’ultimo minuto.

L’ETA-IL è, infatti, uno strumento pensato per migliorare la sicurezza nazionale, ottimizzare i controlli di immigrazione e garantire una gestione più fluida dei flussi turistici. Un altro vantaggio di questo sistema è che permette di ridurre i tempi di attesa al controllo passaporti una volta arrivati in Israele. I passeggeri che avranno completato la procedura online saranno già registrati nel sistema, consentendo loro di passare rapidamente ai controlli finali.

L’ETA israeliano avrà un costo di circa 25 NIS, pari a 6,55 euro, una cifra modesta che coprirà l’intero processo di registrazione online.

I vantaggi dell’ETA per il turismo 

L’introduzione dell’ETA-IL non solo servirà a rafforzare la sicurezza, ma avrà anche l’effetto di snellire le operazioni burocratiche per i viaggiatori. Il sistema mira a prevenire situazioni problematiche in cui il rifiuto di ingresso è già noto in anticipo, permettendo al passeggero di affrontare la situazione con maggiore tranquillità, evitando inutili disagi all’arrivo.

Inoltre, il processo sarà particolarmente semplice per chi ha già esperienza con sistemi simili, come quello implementato negli Stati Uniti, in Canada e in Australia, dove l’ETA è in uso da anni. Si prevede che il sistema si espanda anche nell’Unione Europea, aumentando l’efficienza delle procedure di ingresso non solo per Israele ma per altri Paesi.

Per coloro che dovessero avere difficoltà nel completare la procedura, sarà disponibile un centro di assistenza che fornirà supporto per risolvere eventuali problematiche o rispondere a domande aggiuntive. Il servizio sarà accessibile attraverso il sito web ufficiale dell’Autorità Israeliana per la popolazione e l’Immigrazione, che offre informazioni dettagliate in diverse lingue.

Sono queste le destinazioni a rischio per il 2025 (e perché)

21 décembre 2024 à 13:25

Ogni anno, International SOS aggiorna la sua Risk Map, un’analisi interattiva che evidenzia le principali minacce alla sicurezza e alla salute a livello mondiale. Per il 2025, la mappa restituisce un panorama sempre più complesso, dominato da tensioni geopolitiche, conflitti armati e rischi sanitari.

La crescente instabilità in diverse aree del globo ha causato un peggioramento dei rating di rischio in molti Paesi, segnando una svolta nella valutazione delle destinazioni più pericolose per il prossimo anno.

I Paesi più a rischio: Israele, Libano, Sudan e Myanmar

Le tensioni geopolitiche e i conflitti armati continuano, infatti, a devastare Paesi come Israele, Libano, Sudan e Myanmar, che hanno visto un’espansione significativa delle aree classificate come a rischio elevato o estremo. In particolare, il Sudan è caratterizzato dall’intensificarsi delle violenze interne, mentre in Libano la crisi economica e sociale si è ulteriormente aggravata. La situazione in Myanmar rimane critica a causa della perdurante instabilità politica e militare.

Franco Fantozzi, senior security advisor di International SOS, ha sottolineato: “Le tensioni geopolitiche sono il principale motore di cambiamento nella Risk Map di quest’anno. Non abbiamo ridotto i rating di rischio di nessun Paese, un chiaro segnale dell’aumento della complessità globale”.

Nuova Caledonia: un caso inatteso

Anche la Nuova Caledonia, finora considerata una meta sicura, ha registrato un incremento del rischio, passando da un livello basso a medio.

Si tratta di un cambiamento attribuibile a disordini sociali, declino economico e un aumento della criminalità.

Inoltre, è una situazione che possiamo intendere come monito sull’imprevedibilità dei rischi a livello mondiale, che possono colpire anche regioni all’apparenza stabili.

Sudafrica, Messico e Kenya: l’ombra della criminalità

In alcune aree di Sudafrica, Messico e Kenya, l’espansione della criminalità e dei disordini sociali ha spinto verso l’alto i livelli di rischio.

Sono cambiamenti che riflettono dinamiche locali, ma evidenziano al contempo tendenze globali legate a crisi economiche e instabilità politica. Così, per i turisti, questi Paesi richiedono una pianificazione attenta e un continuo monitoraggio delle condizioni di sicurezza.

I miglioramenti: Filippine, Thailandia e Laos

Tuttavia, nonostante il quadro generale mostri una tendenza ad aggravarsi, vi sono aree che mostrano, di contro, segnali di miglioramento.

In alcune zone delle Filippine, della Thailandia e del Laos, la riduzione delle attività militari ha permesso una diminuzione del rating di rischio. I progressi, seppur limitati, offrono un barlume di speranza in un contesto internazionale sempre più difficoltoso.

Cambiamenti nei rischi sanitari: Bolivia e Libia

La Risk Map 2025 evidenzia anche cambiamenti significativi nei rischi sanitari.

A questo proposito, la Bolivia è passata da un rating medio ad alto, a causa di un peggioramento nell’accesso alle cure mediche e nella disponibilità di farmaci. Al contrario, la Libia ha visto una riduzione del rischio medico da estremo ad alto, grazie a un perfezionamento delle infrastrutture sanitarie in alcune aree.

Il dottor Fareed Ahmed, direttore medico di International SOS, ha spiegato: “Fattori come la qualità delle strutture sanitarie, la disponibilità di farmaci e la diffusione di malattie giocano un ruolo cruciale nella definizione del rischio medico. Affidarsi a dati aggiornati è essenziale per garantire la sicurezza della forza lavoro”.

Gli strumenti di International SOS per affrontare i rischi

Oltre alla Risk Map, International SOS mette a disposizione una vasta gamma di strumenti per aiutare le organizzazioni a gestire i rischi.

La mappa interattiva ora include dati su circa mille città nel mondo, fornendo informazioni dettagliate su conflitti, criminalità, disastri naturali e accesso alle cure mediche: un approccio capillare che consente di pianificare viaggi e operazioni con maggiore consapevolezza.

Queste le parole di Sally Llewellyn, Global Security Director di International SOS: “La capacità di comprendere e gestire i rischi è fondamentale in un mondo sempre più complesso. Le nostre soluzioni aiutano le organizzazioni a proteggere la propria forza lavoro e a garantire la continuità operativa“.

Nel Mar Morto sono stati scoperti degli incredibili camini di sale

Par : marcobaldini
21 novembre 2024 à 16:28

In un progetto interdisciplinare coordinato dall’Helmholtz Centre for Environmental Research (UFZ), i ricercatori hanno fatto una scoperta straordinaria che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Sui fondali del Mar Morto emergono dei misteriosi camini di sale, ovvero delle strutture naturali simili a camini, formate dalla cristallizzazione dei minerali provenienti da acque sotterranee ad alta salinità.

Conosciuti sono i fumaioli neri che si trovano lungo le dorsali medio-oceaniche e le torri di tufo del lago Mono, ma queste formazioni appena scoperte sono il frutto di un processo geologico unico che potrebbe rivoluzionare alcune dinamiche e causare alcune conseguenze importanti.

Cosa sono e come si formano i camini di sale

Mentre i fumaioli neri emettono fluidi caldi ricchi di minerali, formando minerali di zolfo e ferro non appena i fluidi entrano in contatto con l’acqua di mare fredda e le torri di tufo intorno alle sorgenti di acqua ricca di calcio, i camini nel Mar Morto sono formati da flussi di acque sotterranee altamente saline. Le acque sotterranee provenienti dalle falde acquifere che circondano il bacino del Mar Morto scorrono attraverso spessi strati di vecchi depositi di sale, dissolvendo il minerale alogenuro e scorrendo nel lago come pennacchi di salamoia che salgono verso l’alto.

Ciò è piuttosto insolito, poiché l’acqua salata ha una densità maggiore dell’acqua dolce. Tuttavia i livelli di salinità nel Mar Morto sono così elevati che la salamoia è ancora meno densa dell’acqua circostante.  “Poiché la densità di questa salamoia è leggermente inferiore a quella dell’acqua nel Mar Morto, sale verso l’alto come un getto. Sembra fumo, ma è un fluido salino” spiega l’idrogeologo dell’UFZ, il dott. Christian Siebert, autore principale del nuovo studio che descrive la scoperta.

Siebert e il suo team hanno studiato come le dinamiche del sistema delle acque sotterranee in questa regione stanno cambiando e come le falde acquifere stanno trovando nuovi percorsi negli strati rocciosi, sia sulla terraferma che sotto il Mar Morto. I subacquei hanno scoperto i camini durante un’indagine sul fondale del lago a una profondità di circa 30 metri.

Dettaglio camini di sale
Fonte: Ufficio stampa
Creazione dei camini di sale

Le osservazioni dirette mostrano che i camini crescono rapidamente. Possono crescere di diversi centimetri in un solo giorno, quando l’acqua del lago fa cristallizzare spontaneamente la salamoia dopo essere emersa dal fondale del lago. Molti dei camini mappati erano alti da uno a due metri, ma i ricercatori segnalano anche giganti alti più di sette metri, con un diametro di oltre due o tre metri. I camini non sono solo una stranezza geologica; potrebbero anche svolgere un ruolo importante nella previsione delle doline.

Perché sono preziose: pericolo doline

Le doline sono grandi crateri formati dalla dissoluzione di enormi strati di sale o altri minerali solubili in acqua nel sottosuolo e dal successivo, spesso improvviso, crollo delle cavità. “Ad oggi, nessuno può prevedere dove si verificheranno le prossime doline. Sono anche pericolose per la vita e rappresentano una minaccia per l’agricoltura e le infrastrutture” afferma Siebert. Il team di ricerca è stato in grado di dimostrare che i camini si erano formati ovunque la superficie terrestre fosse successivamente crollata su una vasta area.

Probabilmente il flusso delle acque sotterranee che forma i camini è anche responsabile delle cavità sotterranee nell’area circostante. Migliaia di nuove doline si sono formate lungo il Mar Morto negli ultimi decenni. “Questo rende i fumaioli bianchi uno strumento di previsione eccezionale per individuare aree a rischio di crollo nel prossimo futuro” conclude Siebert.

Israele: torna alla luce un insediamento di 5.000 anni fa

9 novembre 2024 à 10:25

Un insediamento di 5.000 anni fa, che fornisce una visione dell’inizio del processo di urbanizzazione nella Terra d’Israele, è stato scoperto durante gli scavi dell’Israel Antiquities Authority vicino a Beit Shemesh, nel sito di Hurvat Husham.

Gli scavi hanno avuto luogo in preparazione dell’espansione della zona industriale occidentale della città, chiamata “Brosh”, su iniziativa del Shamir Engineering Group e della Bet Shemesh Economic Development Company. La scoperta è stata presentata nel corso della 17esima conferenza “Discoveries in the Archaeology of Jerusalem and its Surroundings Conference“, che ha avuto luogo presso il Jay and Jeanie Schottenstein National Campus for the Archaeology of Israel.

Le rivelazioni che sono emerse dal sito

Lo scavo ha rivelato, inoltre, un edificio pubblico che potrebbe essere stato utilizzato per attività rituali, all’interno del quale è presente una stanza con circa 40 vasi conservati intatti. Tra questi, anche diversi vasi di piccole dimensioni, particolare che suggerisce un uso simbolico piuttosto che domestico.

I vasi sono stati trovati nella loro posizione originale, proprio come erano stati collocati dagli abitanti del luogo nella prima età del bronzo IB (fine del IV millennio a.C.).

vasi edificio israele
Fonte: Crediti IAA - Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo
i vasi intatti nel sito di Hurvat Husham

I direttori degli scavi dell’Israel Antiquities Authority Ariel Shatil, Maayan Hamed e Danny Benayoun hanno dichiarato a questo proposito: È interessante che questi numerosi vasi e brocche siano stati collocati qui poco prima che l’intero sito venisse abbandonato per sempre. Si può letteralmente immaginare la gente che ha deposto questi oggetti e li ha lasciati qui. Non si sa cosa sia successo in seguito in questa stanza, ma ci sono segni di combustione e vasi caduti l’uno sull’altro. L’esame in laboratorio del contenuto dei vasi con diversi metodi scientifici farà ulteriore luce sul sito: saremo in grado di dire se contenessero olio, acqua, grano, o se fossero forse specifici per oli esotici o altre sostanze“.

Le dimensioni della struttura, le mura ampie e le panche sistemate all’interno, indicano con ogni probabilità che si trattasse di un edificio con una funzione pubblica, forse un tempio: “Non conosciamo quasi nessun edificio pubblico in Israele di questo periodo antico e precedente“, proseguono i ricercatori. “Il confronto con i pochi edifici noti di questo tipo porta alla conclusione che questo è probabilmente uno dei primi templi mai scoperti nei bassopiani della Giudea“.

Ma non è tutto. Nei pressi dell’edificio, infatti, sono tornate alla luce una serie di grandi pietre erette disposte in fila, risalenti a prima della costruzione dell’intera struttura.

La loro presenza promette di essere istruttiva riguardo al processo socio-politico relativo alla fondazione del servizio cultuale a Hurvat Husham: sembra che in origine ci fosse un’area di attività cultuale aperta al pubblico, che poi si è trasformata in attività rituale in un complesso chiuso con accesso più controllato. Questo processo di sviluppo del sito, insieme ad altri processi, testimonia un aumento della complessità sociale“, afferma il dottor Yitzhak Paz, esperto dell’Età del Bronzo Antico presso l’Israel Antiquities Authority. “Questo è uno degli indicatori dello sviluppo dell’urbanizzazione in Israele durante la prima età del bronzo. Nel sito sono stati scoperti anche due forni per la produzione di ceramica, tra i primi mai scoperti in Israele“.

Una scoperta che risulta eccezionale

edificio pubblico israele
Fonte: Crediti IAA - Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo
Gli scavi dell’Israel Antiquities Authority

L’antico insediamento di Hurvat Husham è stato scoperto per la prima volta nel 2021, durante gli scavi condotti da Marion Zindel e Natan Ben-Ari per conto della Israel Antiquities Authority. Negli ultimi tre anni e mezzo lo scavo è stato ampliato, chiarendo l’estensione del sito e la sua importanza per comprendere le origini del processo di urbanizzazione in Israele.

La prima età del bronzo è uno dei periodi più complessi della storia d’Israele, durante il quale si verificarono per gli abitanti della regione cambiamenti drammatici nello stile di vita e nella visione del mondo: il numero di persone che vi vivevano aumentò drasticamente e per la prima volta si creò una complessità sociale e la struttura politica di una società gerarchica.

Al culmine del periodo, l’accelerazione del fenomeno dell’urbanizzazione è evidente, e si possono già vedere costruzioni pubbliche monumentali: fortificazioni, edifici religiosi e governativi, competenze e standardizzazione in varie industrie, nonché un commercio più intenso con le regioni vicine come Egitto, Siria, Anatolia e Mesopotamia.

Il sito scoperto a Hurvat Husham è eccezionale non solo per le sue dimensioni, ma perché ci rivela alcune delle prime caratteristiche della transizione dalla vita di villaggio alla vita urbana“, affermano i responsabili degli scavi. “Il sito ci insegna che circa 5.000 anni fa erano già stati fatti i primi passi verso lo sviluppo di una società urbana nei bassopiani della Giudea. Poche generazioni dopo, vediamo già grandi città nella zona, circondate da un muro, con palazzi e altri edifici, come nel sito di Tel Yarmouth, che si trova nel raggio d’azione di questo sito“.

Eli Escusido, direttore dell’Israel Antiquities Authority, ha concluso: “La Terra d’Israele, grazie alla sua natura e alla sua posizione geografica, è stata un terreno fertile per lo sviluppo delle antiche civiltà e il sito di Hurvat Husham, scoperto dai ricercatori dell’Israel Antiquities Authority, rivela un altro importante tassello nel puzzle dello sviluppo urbano della nostra regione“.

Masada, la drammatica storia dell’antica fortezza d’Israele

12 septembre 2024 à 15:26

Masada è una meta turistica molto amata dagli stranieri ed è quasi un culto per gli israeliani: il motivo sta nella sua storia, che sfiora la leggenda. È un’antica fortezza costruita a picco su una rocca a 400 metri di altitudine nel bel mezzo del deserto da cui si scorge il Mar Morto, una delle tappe obbligate in Israele oltre a Tel Aviv e Gerusalemme quando si fa un viaggio per la prima volta.

La storia di Masada, l’antica fortezza di Israele

Masada era circondata da mura alte cinque metri lungo un perimetro di un chilometro e mezzo, con una quarantina di torri alte più di 20 metri. Era considerata una fortezza inespugnabile. A rendere ancor più difficile un eventuale assedio contribuiva la particolare conformazione del territorio. L’unico punto d’accesso a Masada era l’impervio Sentiero del serpente, così chiamato per via dei numerosi tornanti che lo rendevano un difficile ostacolo. Oggi, Masada è nella lista dei Patrimoni dell’Unesco e a questa antica città è legato un tragico evento.

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Fonte: 123RF
Il Sentiero del serprente (con vista sul Mar Morto) che conduce a Masada

L’assedio di Masada è stato l’evento che ha trasformato questa florida città in un luogo abbandonato in una sola notte. Nel 66 a.C., Masada era stata conquistata da un migliaio di Sicarii che vi si insediarono con donne e bambini. L’esercito Romano, guidato da Lucio Flavio Silva, assediò la città dei ribelli che si erano arroccati nella fortezza, considerata inespugnabile. Pur di non farsi catturare, gli abitanti decisero di suicidarsi in massa. Quando i Romani entrarono nella cittadella trovarono solo i cadaveri. Oggi, Masada, oltre a un bellissimo sito archeologico, è un simbolo: tutt’oggi le reclute dell’esercito israeliano vengono condotte sul questo luogo simbolico per pronunciare il giuramento di fedeltà al grido di: “Mai più Masada cadrà”.

Masada, tappa imperdibile in Israele

L’altopiano su cui sorge Masada, immerso nella depressione del Mar Morto, offre uno scenario naturale a dir poco mozzafiato. La montagna all’interno del Deserto di Giuda su cui sorge l’antica fortezza domina il mare. Si tratta di un luogo unico al mondo, che riunisce meraviglie incredibili, bellezze naturali e che ha una storia millenaria. Poco lontano dal sito archeologico ci sono il punto più basso del pianeta a -425 metri sul livello del mare e l’oasi di Ein Gedi, dove è possibile fare il bagno nelle acque salate del mare e restare a galla.

Masada, il sito che riserva ancora sorprese

Il sito di Masada è ancora oggi oggetto di studi da parte di esperti storici e archeologici, tanto che una nuova ipotesi ha ribaltato alcune teorie sostenute finora. Le prime scoperte archeologiche della fortezza risalgono all’inizio del 1800, ma solo alcuni scavi effettuati negli Anni ’60 riportarono alla luce gli edifici che ora si possono ammirare a Masada. Nel I secolo a.C., la fortezza ospitava il palazzo di Erode il Grande che lo fece fortificare. Le mura sono in parte ancora lì. La sua villa era arroccata su tre diversi livelli a picco sullo strapiombo e aveva le terme con la caldaia centrale, alcuni magazzini sotterranei e ampie cisterne per la raccolta dell’acqua.

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Fonte: 123RF
Le mura dell’antica città di Masada

Tre zone abitative con un unico cortile ospitavano gli abitanti di Masada. Ci sono anche i resti di una chiesa bizantina del V secolo con una sala principale e tre stanze secondarie. Sul livello inferiore della cittadella si trovano alcuni alloggi destinati agli ospiti di Erode. Ma l’edificio più imponente è il Palazzo occidentale che ha un’estensione di 3.700 metri quadrati.

Uno studio pubblicato di recente sul Journal of Roman Archaeology ha portato alla luce maggiori dettagli su come siano state realizzate le opere d’assedio costruite dai Romani e su quali fossero le loro esatte funzioni originarie, una teoria sostenuta da alcuni archeologi israeliani. Secondo gli esperti che hanno condotto lo studio, per costruire le fortificazioni ci volle la manodopera e il sudore di più di 5.000 soldati. Inoltre, alcune sezioni delle mura non furono realizzate a scopo esclusivamente difensivo, ma per poter suscitare nel nemico un effetto psicologico, dando l’impressione di essere troppo imponenti e grandi per essere oltrepassate.

Come arrivare a Masada

Il Sentiero del serpente è il percorso che, tutt’oggi, permette l’accesso alla fortezza di Masada. Lungo oltre cinque chilometri, è piuttosto difficoltoso perché, oltre a essere in salita, lo si percorre sotto il sole cocente del deserto. L’alternativa è più veloce e meno faticosa, ma non è adatta a chi soffre di vertigini: una funicolare sfreccia nel vuoto con un dislivello di 290 metri e conduce i visitatori fino in cima. Molti dei turisti che frequentano il sito iniziano la scalata al Sentiero del serpente prima dello spuntare delle prime luci dell’aurora, nel buio della notte rischiarato unicamente dalla luna e dalle stelle, per riuscire a vedere l’alba dall’interno delle rovine dell’antica fortezza. Il sole sembra sorgere da una parete rocciosa per riversare la sua luce su tutto l’avvallamento circostante. Uno spettacolo unico che merita un viaggio.

masada-funivia
Fonte: 123RF
La funivia che porta alle rovine di Masada

Israele, scoperta una delle fortificazioni che proteggevano Gerusalemme

29 août 2024 à 17:04

La città più antica del mondo non smette mai di riservare sorprese. Migliaia di anni, di storia, di popoli hanno lasciato quantità infinite di testimonianze che spuntano come funghi non appena si fa un buco nel terreno. L’ultima scoperta, risalente a più di tremila anni fa, fatta proprio per caso durante i lavori per un parcheggio, ha del sensazionale e riscrive una parte di storia di questa terra crocevia di culture.

Nel Parco nazionale delle mura di Gerusalemme, gli archeologi dell’Autorità israeliana per le antichità e dell’Università di Tel Aviv hanno appena scoperto un enorme fossato, profondo almeno nove metri e largo almeno 30 metri. La scoperta è stata presentata in occasione della conferenza “Jerusalem Studies Experience” che si è svolta a Gerusalemme.

La nuova scoperta in Israele

Un tempo Gerualemme era divisa in due da un fossato. Nessuno, però, era mai riuscito a trovarlo. Nel corso degli ultimi 150 anni sono stati fatti molti tentativi di scavi per riuscire a trovare questo fossato, e ora finalmente è stato rivelato per la prima volta. Il fossato serviva probabilmente a separare la città alta, dove si trovavano il tempio e il palazzo, dalla città bassa e a proteggerla. Creato mediante estese attività estrattive, il fossato formava un enorme canale che separava la città di Davide dal Monte del Tempio e dall’area dell’Ofel. Le scogliere perpendicolari su entrambi i lati del fossato lo rendevano impraticabile.

gerusalemmeLa fortificazione settentrionale di Gerusalemme-fossato-scoperta
Fonte: @Eric Marmur, Città di David
La fortificazione settentrionale di Gerusalemme

Inizialmente, lo scopo dell’incisione rupestre che era stata rinvenuta non era chiaro, ma ulteriori scavi e il collegamento con alcune scoperte avvenute in passato hanno aiutato a rivelare che si trattava di una linea di fortificazione a Nord della città bassa.

Secondo i direttori dello scavo, il professor Yuval Gadot del Dipartimento di archeologia e culture del vicino Oriente antico dell’Università di Tel Aviv e il Dottor Yiftah Shalev dell’Autorità israeliana per le antichità “Non si sa quando il fossato fu originariamente tagliato, ma le prove suggeriscono che fu utilizzato durante i secoli in cui Gerusalemme era la Capitale del Regno di Giuda, quasi 3.000 anni fa, a cominciare dal re Josiah. In quegli anni, il fossato separava la parte residenziale meridionale della città dall’acropoli dominante nella parte superiore città dove si trovavano il palazzo e il tempio”.ocper

Questa scoperta ribalta completamente la teoria secondo cui il fossato si sarebbe trovato in un altro punto della città. Gadot ha infatti dichiarato: “Abbiamo riesaminato i rapporti degli scavi precedenti scritti dall’archeologa britannica Kathleen Kenyon, che ha scavato nella città di David negli Anni ’60, in una zona situata leggermente ad Est dell’odierna Givati. Ci è apparso chiaro che la Kenyon aveva notato che la roccia naturale degrada verso Nord, in un luogo dove avrebbe dovuto naturalmente sollevarsi. Pensava che fosse una valle naturale, ma ora si scopre che aveva scoperto la continuazione del fossato, scavato a Ovest. Il collegamento dei due tratti scoperti crea un fossato profondo e ampio che si estende per almeno 70 metri, da Ovest a Est”. E aggiunge che “si tratta di una scoperta eccezionale che apre una rinnovata discussione sui termini della letteratura biblica che si riferiscono alla topografia di Gerusalemme, come l’Ofel e il Millo”.

Il dottor Shalev sottolinea che “la data in cui fu tagliato il fossato è sconosciuta. Tali importanti piani di costruzione e di estrazione a Gerusalemme sono solitamente datati all’età del bronzo medio – circa 3.800 anni fa (all’inizio del II millennio a.C.). Se il fossato fu tagliato durante questo periodo, allora aveva lo scopo di proteggere la città da Nord, l’unico punto debole del pendio della Città di Davide. In ogni caso, siamo sicuri che fosse utilizzato all’epoca del Primo Tempio e del Regno di Giuda (IX secolo a.C.), creando così un chiaro cuscinetto tra la città residenziale a Sud e la città alta a Nord”.

L’antica Gerusalemme era costruita in cima a un crinale stretto e ripido, espandendosi su colline e valli che la dividevano in parti distinte, rendendo difficile lo spostamento da un’unità all’altra. Pertanto, non sorprende che molte delle imprese edili di Gerusalemme fossero legate alla necessità di rimodellare la topografia.

Secondo Eli Escusido, direttore dell’Autorità israeliana per le antichità “Gli scavi nella Città di Davide non smettono mai di stupire; ancora una volta vengono rivelate scoperte che gettano una luce nuova e vivida sulla letteratura biblica. Quando ti trovi in fondo a questo gigantesco scavo, circondato da enormi mura sbozzate, è impossibile non essere pieni di meraviglia e di apprezzamento per quegli antichi popoli che, circa 3.800 anni fa, spostarono letteralmente montagne e colline”.

Israele, una nuova scoperta fa luce su un pezzo di storia

9 août 2024 à 12:38

Un recente scavo archeologico effettuato nei pressi di Gerusalemme ha portato alla luce una scoperta sensazionale. Lo scavo, infatti, offre uno sguardo sul passato della Città Santa quando era al suo apice, poco prima dell’assedio da parte dei Romani del 70 d.C.. Si tratta di una enorme cava dove sono stati scoperti due vasi di pietra immuni, secondo la legge ebraica, alle profanazioni rituali, reperti che segnalano la presenza di una popolazione ebraica. I vasi saranno esposti al pubblico presso il Jay and Jeanie Schottenstein National Campus for the Archaeology of Israel di Gerusalemme, che è stato aperto alle visite proprio quest’estate.

Perché la scoperta è molto importante

La cava rinvenuta è una delle più grandi mai scoperte in Israele. Risalente alla fine del periodo del Secondo Tempio, è stata portata alla luce da uno scavo dell’Autorità israeliana per le antichità, nell’area industriale di Har Hotzvim, a Gerusalemme. Finanziata da una società di sviluppo immobiliare in quanto la vaca si trova sui suoi terreni, l’area scavata si estende per circa 3.500 metri quadrati ed è solo una sezione di un’enorme cava.

Cos’è stato portato alla luce

Durante lo scavo, gli archeologi hanno portato alla luce decine di pietre da costruzione di varie dimensioni, oltre a trincee di estrazione e taglio i cui contorni indicano le dimensioni dei blocchi estratti. “La maggior parte delle pietre da costruzione estratte qui erano enormi lastre di roccia, la cui lunghezza raggiungeva circa 2,5 metri, la larghezza 1,2 metri e lo spessore 40 centimetri”, affermano Michael Chernin e Lara Shilov, direttori degli scavi per conto dell’Autorità israeliana per le antichità. “Ogni blocco estratto pesava due tonnellate e mezzo. Le dimensioni impressionanti delle pietre prodotte da questa cava testimoniano probabilmente il loro utilizzo in uno dei numerosi progetti reali di costruzione di Gerusalemme alla fine del Secondo Tempio, a partire dal regno di Erode il Grande (37 e il 4 a.C.).

Le fonti storiche indicano che i progetti di costruzione di Erode a Gerusalemme includevano, innanzitutto, l’espansione dell’area del Monte del Tempio e del Tempio stesso. Inoltre, durante il suo regno, furono costruiti in tutta la città una serie di imponenti edifici pubblici – palazzi e fortificazioni – che richiedevano un’enorme quantità di pietre da costruzione di alta qualità. I progetti di costruzione monumentale continuarono anche sotto i suoi successori: il più importante di questi progetti fu la costruzione del Terzo Muro della città da parte del nipote di Erode, il re Agrippa I, che regnò tra il 37 e il 44 d.C.

“È ragionevole supporre, con la dovuta cautela, che almeno alcune delle pietre da costruzione qui estratte fossero destinate a essere utilizzate come lastre per le strade di Gerusalemme in quel periodo”, affermano Chernin e Shilov. “In un altro scavo in corso da qualche anno nella Città di Davide, gli archeologi hanno scoperto una strada pavimentata (la “strada a gradini” – la “strada dei pellegrini”), anch’essa datata al tardo periodo del Secondo Tempio, sotto il dominio dei successivi procuratori romani. Si scopre, infatti, che le pietre della pavimentazione di questa strada hanno esattamente le stesse dimensioni, lo stesso spessore, nonché l’identica firma geologica delle lastre di pietra che sono state estratte dalla cava ora esposta a Har Hotzvim.

In un angolo della cava, gli archeologi sono stati sorpresi anche dalla scoperta di un vaso di pietra: il recipiente intatto, nascosto in quell’angolo da duemila anni, è stato scoperto quasi per caso dall’archeologo Alex Pechuro. “Si tratta di un vaso di purificazione in pietra che serviva alla comunità ebraica durante il periodo del Secondo Tempio”, spiega Lara Shilov. “È possibile che sia stato prodotto sul posto, nella cava stessa o che sia stato portato appositamente sul sito a beneficio dei lavoratori”.

I vasi di pietra scoperti saranno presentati al Campus Archeologico Nazionale Jay e Jeannie Schottenstein di Gerusalemme, che ha aperto quest’estate per la prima volta al pubblico.

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