Deserti dorati e foreste mediterranee hanno permesso alla Giordania di sorprendere il mondo tanto per essere culla di antiche civiltà quanto per il riconoscimento come icona globale di sostenibilità e turismo consapevole. All’interno delle Riserve della Biosfera UNESCO sono stati inseriti Ajloun e Yarmouk segnando un importante traguardo per il futuro.
La Giordania nelle Riserve della Biosfera UNESCO
Dalle spettacolari gole di Mujib, la riserva più bassa del pianeta, ai panorami infiniti della Dana Biosphere Reserve, ogni angolo della Giordania racconta una storia di biodiversità e meraviglia. Le nuove riserve di Ajloun e Yarmouk arricchiscono questo mosaico naturale: foreste rigogliose di querce e pistacchi, acque limpide e villaggi che accolgono i visitatori con calore autentico.
Il World Congress of Biosphere Reserves che si è svolto in Cina, e più precisamente a Hangzhou, ha visto l’UNESCO celebrare l’impegno della Giordania. Il territorio è stato riconosciuto come virtuoso nel saper conciliare sviluppo e natura tutelando la biodiversità senza escludere il turismo. Il Paese crede fortemente nel potere delle comunità locali e nella forza dei viaggi sostenibili. Il riconoscimento va ben oltre il valore ambientale: lo scopo è sostenere la nazione che guarda al futuro con maggiore responsabilità, tutelando le radici millenarie.
Se São Tomé e Príncipe è stato riconosciuto come il primo paradiso 100% green, non è meno rilevante il ruolo della Giordania che incanta con queste due località tra i patrimoni UNESCO.
I due paradisi premiati
Sono due i paradisi premiati da UNESCO: Ajloun e Yarmouk.
Ajloun
Ajloun custodisce uno degli ecosistemi mediterranei più preziosi della regione. Le sue foreste di querce, pistacchi e corbezzoli si estendono come un tappeto verde, offrendo rifugio a numerose specie animali e vegetali. A renderla così speciale è il suo approccio partecipativo: qui, le comunità locali sono protagoniste. I lodge ecologici, i sentieri naturalistici e le cooperative di artigianato nascono dal loro impegno quotidiano, trasformando l’ecoturismo in un motore di sviluppo sostenibile.
iStockPaesaggio di Ajloun, nuova Riserva della Biosfera UNESCO
Yarmouk
Yarmouk fa battere il cuore con un paesaggio verdeggiante e le preziose risorse idriche. I boschi fitti e i ruscelli che attraversano la valle rendono questa area un polmone vitale per la biodiversità giordana. È una zona dove la natura parla con voce limpida, e dove le iniziative di conservazione non solo proteggono la fauna e la flora, ma garantiscono anche un futuro sostenibile alle comunità rurali.
iStockPaesaggio di Yarmouk, in Giordania
4 Riserve della Biosfera in Giordania
Oltre alle new entry Ajloun e Yarmouk, la Giordania vede altri 2 nomi già riconosciuti: quelli di Dana e Mujib. Nel 2025 ha quindi 4 riserve della biosfera.
La riserva della biosfera di Dana è stata fondata nel 1989 ed è la più grande di tutta la nazione; al suo interno ospita ambienti che spaziano dal deserto alla foresta di montagna mostrando una ricca biodiversità. Un vero paradiso apprezzato da escursionisti che possono così ammirare dal vivo alcune specie rare quali la volpe di Blandford e il caracal.
Altrettanto suggestiva la riserva di Mujib, famosa per essere la più bassa del mondo, incastonata nelle profondità del Mar Morto. Il paesaggio cambia continuamente: gole scavate nella roccia, cascate e torrenti che attirano amanti del canyoning e dell’avventura.
iStockLa riserva di Mujib tra le premiate come Riserve della Biosfera UNESCO
Per i viaggiatori italiani, visitare la Giordania, famosa per la meraviglia nabatea di Petra, per le sabbie mutevoli del Wadi Rum, le acque curative del Mar Morto e le rovine romane di Jerash, sarà ancora più facile ed economico. Dal 18 settembre 2025, grazie a una più ampia rete di voli low cost, sarà possibile raggiungere il Paese da 18 città europee connesse direttamente agli aeroporti giordani.
La strategia, il cui obiettivo è quello di stimolare il turismo durante la stagione invernale 2025-2026, coinvolge le compagnie low cost Ryanair e Wizz Air, affiancate da Eurowings e dalla compagnia di bandiera Royal Jordanian.
I nuovi collegamenti aerei dall’Italia alla Giordania
La Giordania è sempre più vicina grazie alle nuove rotte aeree che rendono ancora più accessibili i suoi tesori senza tempo. Dal 16 settembre 2025, Wizz Air inaugurerà la nuova tratta bisettimanale Milano Malpensa–Amman. Per chi vola dalla Capitale, invece, il collegamento Roma Fiumicino–Amman tornerà operativo dal 29 marzo 2026.
Anche Ryanair rafforza la presenza nel Paese: dal 20 settembre 2025 riparte il volo Milano Bergamo–Amman, che da ottobre passerà da due a tre frequenze settimanali. Nella stessa data si riaccenderanno i collegamenti da Roma Ciampino, Pisa e Treviso, mentre dal 27 ottobre sarà la volta di Bologna.
Con tariffe low-cost e una rete di collegamenti sempre più capillare, raggiungere Amman non è mai stato così semplice: il punto di partenza perfetto per un viaggio tra gli spettacolari scenari del deserto del Wadi Rum, le acque salate del Mar Morto e l’intramontabile bellezza di Petra.
Ufficio StampaJerash, la “Pompei d’Oriente” in Giordania
Cosa vedere in Giordania in autunno-inverno
Chiunque visiti la Giordania, sa di trovare accoglienza, tesori archeologici, cultura gastronomica e paesaggi non solo mozzafiato, ma estremamente variegati. Dalle colline calcaree al deserto rosso, dalle saline al mare, sono tutti panorami che, anche durante la stagione autunnale e invernale, non perdono il loro fascino.
Le condizioni climatiche favorevoli vi permetteranno di scoprire le antiche rovine e i siti monumentali: non solo un singolo tempio o una rovina, ma intere città scolpite nella pietra! Potrete esplorare il deserto e godere della quiete di Wadi Rum, soprattutto la notte, sotto strati di stelle che sembrano infinite, o dell’aria mite della costa e percorrere la Strada dei Re per arrivare alla Valle della Luna.
Se cercate momenti avventurosi, potete fare escursioni nella riserva della biosfera di Dana, praticare canyoning nelle gole del Wadi Mujib, immergervi nel Mar Rosso al largo di Aqaba o scalare le scogliere color rosa del sud.
E, seppur ci sia freddo, non potrete rinunciare a una visita nella capitale Amman: tra bazar e siti storici, come il teatro romano, e il vivace centro città che, se siete fortunati, vedrete imbiancato di neve. Ma non preoccupatevi, se le temperature si fanno troppo rigide potrete godervi un buon tè o visitare i musei d’arte contemporanea: la Giordania, anche d’inverno, è una meta tutta da scoprire.
A soli 40 minuti da Amman potrete raggiungere anche la splendida As Salt (Al-Salt), patrimonio UNESCO come “città della tolleranza” dal 2021, grazie alla convivenza delle culture musulmana e cristiana. Potrete immergervi nella sua architettura ottomana con le case in pietra e i palazzi storici, oppure percorrere l’Harmony Trail con le sue viste panoramiche e i mercati locali.
Nel cuore della Giordania, a pochi chilometri dalla città di Madaba, si trova uno dei siti archeologici più affascinanti del vicino Oriente: Murayghat. Qui, circa 5.000 anni fa, in un’epoca segnata da profondi cambiamenti climatici e sociali, le comunità umane si riunivano per celebrare rituali, onorare i defunti e riorganizzare la propria esistenza.
La recente scoperta effettuata da un team di archeologi dell’Università di Copenaghen getta nuova luce su questo luogo misterioso e sulla sorprendente capacità di adattamento delle antiche società del Levante. Murayghat è oggi una testimonianza affascinante di come la spiritualità, la cooperazione e l’ingegno umano abbiano contribuito alla sopravvivenza in un periodo di crisi.
La scoperta di Murayghat: un centro cerimoniale nel mezzo della crisi
Murayghat non era un insediamento come gli altri: non sono state trovate abitazioni, focolari o strutture abitative permanenti. Al contrario, il sito appare come un grande spazio aperto adibito a funzioni cerimoniali e comunitarie, probabilmente utilizzato da più gruppi regionali – afferma l’autrice dello studio, Susanne Kerner.
Con oltre 95 dolmen disposti attorno a un tumulo centrale, accompagnati da menhir e pietre cerimoniali, Murayghat rappresentava un luogo di ritrovo, memoria e identità.
Secondo gli archeologi, le persone si riunivano qui per celebrare feste, commemorare i morti e prendere decisioni collettive, in un periodo di forti trasformazioni. Tra la fine dell’età del Rame e l’inizio dell’età del Bronzo, intorno al 3700 a.C., i grandi villaggi vennero abbandonati, le reti commerciali si indebolirono e i templi scomparvero.
In questo contesto di incertezza e cambiamento, Murayghat potrebbe aver funzionato come un punto neutrale di incontro per negoziare alleanze, ridistribuire risorse e rinsaldare i legami sociali. La struttura aperta del sito suggerisce uno spazio dedicato all’interazione, senza gerarchie imposte, dove le comunità potevano confrontarsi in assenza di sistemi politici consolidati.
Dolmen, offerte e riti: i segreti dei resti archeologici
I dolmen di Murayghat in Giordania, realizzati con enormi lastre di calcare lunghe fino a 4,5 metri, non contengono resti umani, probabilmente a causa di saccheggi o dell’erosione del tempo. Tuttavia, la loro struttura richiama altre tombe megalitiche della regione, suggerendo una funzione funeraria e simbolica.
@The Ritual Landscapes of Murayghat Project - Susanne KernerDolmen all’interno del sito
Organizzati in gruppi distinti – forse legati a famiglie o clan – e spesso orientati verso il tumulo centrale, i dolmen segnavano il territorio e trasformavano il paesaggio naturale in uno spazio culturale condiviso. Alcuni di essi potrebbero anche aver rappresentato veri e propri monumenti identitari, simboli del legame tra i vivi e gli antenati.
Oltre alle tombe, il sito conserva elementi cerimoniali unici, come le famose “coppelle” (piccole cavità scavate nella roccia), muri monumentali in pietra e pietre erette solitarie, tra cui la Hadjar al-Mansub, alta 2,4 metri. Gli scavi hanno portato alla luce grandi ciotole in ceramica, alcune con capacità di 25 litri, utensili in basalto con tracce di ocra e corna di animali.
Questi oggetti suggeriscono la presenza di banchetti rituali e celebrazioni collettive, forse legate a offerte o commemorazioni.
Murayghat ci racconta una storia antichissima, fatta di resilienza e ingegno umano. Di fronte alla crisi, le popolazioni locali risposero creando monumenti duraturi e luoghi in cui costruire memoria e solidarietà. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato per raccontare il coraggio di chi ci ha preceduto.
Attraversare la Giordania da Nord a Sud, a piedi, per scoprire deserti, canyon, montagne e città millenarie: è questa l’essenza del Jordan Trail, un cammino di oltre 650 chilometri che si snoda tra i paesaggi più suggestivi del Medio Oriente. Paragonato spesso al Cammino di Santiago per la sua capacità di unire territori, spiritualità e comunità, o al Cammino Inca per i suoi scenari spettacolari, il Jordan Trail è un’esperienza che va oltre il semplice trekking: è un vero viaggio nella storia e nella cultura di un popolo ospitale e ricco di tradizioni.
Dai resti romani di Um Qais, nel verde Nord giordano, alle dune infuocate del Wadi Rum e alle acque turchesi del Mar Rosso, il percorso attraversa villaggi antichi, riserve naturali, castelli crociati, oltre a toccare anche la leggendaria Petra.
Un trekking lungo e impegnativo, che richiede gambe allenate e tanto spirito di avventura… ma che vale davvero la pena ad ogni passo!
Cos’è il Jordan Trail
Il Jordan Trail è un itinerario escursionistico pensato per essere percorso integralmente a piedi: 40 giorni di cammino per coprire circa 675 chilometri, da Um Qais a Nord fino ad Aqaba, sulle rive del Mar Rosso. L’associazione Jordan Trail Association ha strutturato e promuove il tracciato, fornendo mappe, tracce GPS e informazioni aggiornate.
Non si tratta di un pellegrinaggio religioso, ma di un cammino che permette di scoprire l’anima più autentica della Giordania: un mosaico di paesaggi e culture che cambiano continuamente sotto i piedi dei viandanti. Si passa da dolci colline coltivate a uliveti a canyon rossi scolpiti dall’acqua, da deserti rocciosi a foreste di querce e ginepri, fino alle maestose sabbie rosse del Wadi Rum, più simile a Marte che a un paesaggio terrestre.
Lungo il cammino si attraversano oltre 75 tra villaggi e città e ben quattro Riserve della Biosfera, aree protette che tutelano la straordinaria biodiversità di questo Paese meraviglioso.
Molte sezioni del trail seguono antichi percorsi di carovanieri e piste beduine, su terreni a volte tecnici, spesso solitari e immersi nella natura incontaminata. Esiste persino l’opzione di percorrerlo in bicicletta, in modo altrettanto avventuroso.
Il Jordan Trail viene generalmente suddiviso in otto grandi settori geografici, ognuno con un proprio carattere e paesaggi distintivi; essendo estremamente lungo e faticoso nella sua interezza, molte persone scelgono di esplorarne solo alcune sezioni.
Ecco una possibile suddivisione degli 8 segmenti principali:
Tappa 1 – da Um Qais ad Ajloun
(80 km, 2.200 m D+, 5-6 giorni)
Il cammino prende il via tra le rovine romane di Um Qais, con viste mozzafiato sul Mar di Galilea e sulle alture del Golan. Nei primi chilometri si attraversano colline verdeggianti punteggiate di ulivi, piccoli villaggi e antichi monasteri bizantini. Il paesaggio è sorprendentemente verde e rigoglioso, soprattutto in primavera, e si arriva infine al possente castello di Ajloun, un baluardo crociato in cima a una collina boscosa.
Tappa 2 – da Ajloun ad As-Salt
(62 km, 1.800 m D+, 3-4 giorni)
Si scende dolcemente verso la storica città ottomana di As-Salt, attraverso vallate agricole, boschi di querce e piccoli wadi. Lungo la via si incontra la diga di King Talal e si esplorano antichi percorsi romani. As-Salt accoglie il viaggiatore con la sua architettura giallo-miele e una vivace atmosfera cittadina.
Tappa 3 – da As-Salt a Zarqa Ma’in
(84 km, 2.000 m D+, 4-5 giorni)
Questa sezione conduce verso il Mar Morto. Si cammina attraverso aree poco turistiche ma ricche di fascino, tra colline solitarie e canyon nascosti. Tra i luoghi più suggestivi spiccano le cascate termali di Zarqa Ma’in e i resti del colombario rupestre di Iraq Al-Ameer. Gli ultimi chilometri regalano panorami vertiginosi sulle acque salate del Mar Morto.
Tappa 4 – dai tre Wadi a Karak
(75 km, 2.400 m D+, 4-5 giorni)
Un tratto molto scenografico, che attraversa i profondi canyon (wadi) del cuore della Giordania. Il Wadi Mujib, il “Grand Canyon” giordano, è il protagonista assoluto, con le sue spettacolari pareti di arenaria. Al termine della sezione si raggiunge Karak e il suo celebre castello crociato, imponente e suggestivo.
Tappa 5 – da Karak a Dana
(83 km, 2.200 m D+, 5-6 giorni)
Qui le alture calcaree lasciano spazio ai panorami più aspri della riserva naturale di Dana. Questa sezione è un paradiso per gli amanti della natura: qui vivono rare specie animali e piante endemiche. Il piccolo villaggio di Dana, arroccato sul ciglio di un canyon, è un perfetto rifugio per il viandante.
Tappa 6 – da Dana a Petra
(84 km, 2.800 m D+, 5-6 giorni)
Forse la sezione più famosa e frequentata: si parte dal silenzioso altopiano di Dana per scendere nella valle desertica di Feynan e poi risalire tra montagne selvagge. Ogni giorno il paesaggio cambia: rocce rosse, gole profonde e antichi sentieri carovanieri conducono infine a Petra, la meravigliosa città scavata nella pietra rosa. La visita a Petra richiede almeno un giorno intero per godere a pieno dei suoi capolavori, dal Tesoro ai templi, fino al Monastero (El Deir).
Tappa 7 – da Petra al Wadi Rum
(90 km, 2.400 m D+, 5-6 giorni)
Si lascia alle spalle Petra per attraversare altopiani aridi e spettacolari deserti di pietra. Dopo giorni di cammino solitario, le montagne rosse del Wadi Rum appaiono all’orizzonte. Qui ci si immerge in un paesaggio lunare, fatto di canyon, archi naturali e gigantesche formazioni rocciose, esplorando a piedi uno dei deserti più affascinanti del mondo.
Tappa 8 – dal Wadi Rum ad Aqaba
(112 km, 1.800 m D+, 7-8 giorni)
L’ultimo tratto segue le tracce della storica spedizione di Lawrence d’Arabia. Si cammina tra sabbia e roccia, passando per accampamenti beduini e antichi siti rupestri. La fatica del lungo viaggio, in un ambiente rovente e poco ospitale, viene infine premiata: all’arrivo ad Aqaba, il Mar Rosso accoglie i camminatori con le sue acque turchesi, perfette per un tuffo rigenerante!
Per entrare in Giordania è necessario il passaporto con almeno sei mesi di validità residua. È richiesto anche un visto di ingresso, che può essere facilmente ottenuto all’arrivo presso l’aeroporto di Amman oppure online con procedura e-visa. Una soluzione vantaggiosa per i pellegrini è il Jordan Pass, che include il costo del visto e l’accesso a molti siti archeologici (tra cui la stessa Petra).
Quando partire
La scelta del periodo è fondamentale per godersi al meglio l’esperienza del Jordan Trail.
Le stagioni migliori sono la primavera, da marzo a maggio, e l’autunno, soprattutto nei mesi di ottobre e novembre, quando le temperature sono miti sia nei tratti montani che in quelli desertici. Durante l’inverno, le zone più elevate possono essere fredde e umide, mentre l’estate porta temperature torride, soprattutto a Sud, rendendo sconsigliabile affrontare il cammino completo.
Va ricordato che lungo il trail si attraversano ambienti molto diversi: da climi mediterranei a Nord fino ai deserti aridi del Sud, con escursioni termiche importanti tra giorno e notte. Bisogna informarsi al meglio e prestare sempre la massima attenzione all’equipaggiamento e a come il corpo si adatta al clima.
Segnaletica e orientamento
Va specificato che il Jordan Trail non è segnalato in modo continuo e preciso come i grandi cammini europei: in alcuni tratti ci sono indicatori o segni di vernice, ma spesso l’orientamento richiede l’uso di mappe e soprattutto delle tracce GPS fornite dall’associazione ufficiale.
Molte sezioni passano per aree remote, dove è facile perdere la traccia se non si è attenti. È quindi fondamentale avere con sé dispositivi affidabili per la navigazione e una buona preparazione tecnica. In alternativa, ci si può appoggiare a guide locali, molto esperte e disponibili, che arricchiscono l’esperienza con il racconto della cultura beduina e delle storie dei luoghi attraversati.
Difficoltà e impegno fisico
Stiamo parlando di un percorso di difficoltà medio-alta. La lunghezza totale e il dislivello complessivo (intorno ai 20.000 metri di dislivello positivo distribuiti su tutte le tappe) richiedono una eccellente preparazione fisica e l’abitudine a camminare a lungo, anche in contesti complicati per fondo roccioso e temperature elevate.
Molte tappe prevedono 6-7 ore di cammino al giorno, con dislivelli medi quotidiani di circa 500-700 metri positivi. Alcuni tratti, in particolare quelli nei canyon e nelle aree desertiche, possono essere tecnici e faticosi, con temperature che aumentano la fatica.
È essenziale pianificare con cura rifornimenti idrici, scorte alimentari e soste! Non è un trekking adatto ai principianti assoluti, ma con un buon allenamento e la giusta attrezzatura diventa accessibile a molti escursionisti motivati.
Organizzazione e pernottamenti
Il Jordan Trail può essere percorso in autonomia o appoggiandosi a tour operator locali. In entrambi i casi è importante studiare bene la logistica:
I villaggi attraversati non sempre offrono servizi strutturati. Spesso bisogna prevedere tappe in tenda o accampamenti beduini, soprattutto nelle aree remote come il Wadi Rum o Dana;
Nelle città maggiori (Ajloun, Karak, Petra, Aqaba) si trovano alberghi e B&B, ma è bene prenotare con anticipo;
Per l’acqua, è indispensabile portare sempre con sé una buona scorta, soprattutto nelle tappe desertiche. Le fonti naturali scarseggiano, quindi è fondamentale informarsi in anticipo sui punti di rifornimento.
Infine, per chi non può affrontare l’intero cammino, è possibile scegliere singole sezioni (tra le più celebri quella da Dana a Petra o da Petra al Wadi Rum), organizzando viaggi di 8-10 giorni che consentono di vivere comunque, ma in modo più accessibile, l’atmosfera unica del Jordan Trail.
A chi è consigliato il Jordan Trail
Il Jordan Trail non è un cammino adatto a tutti ma può essere l’avventura perfetta per chi ama l’escursionismo autentico, per chi sa adattarsi a vivere in modo spartano e ama le altre culture, per chi non ha il timore di affrontare qualche imprevisto in luoghi molto lontani da casa, sia fisicamente che culturalmente.
È perfetto per chi sogna di immergersi nella storia e nella natura, lontano dalle folle, e per chi apprezza il contatto con lo stile di vita mediorientale: lungo il percorso si attraversano decine di villaggi, si incontrano comunità beduine, si gusta il tè locale – un vero rito – e si dorme sotto le stelle.
Un’importante scoperta archeologica ha recentemente avuto luogo in Giordania. Qui è stato infatti rinvenuto un graffito sulle rocce che risale al regno di Ramesse III, uno dei faraoni più importanti della XX dinastia egizia. Questo ritrovamento, avvenuto nella riserva naturale del Wadi Rum, non solo aggiunge nuovi dettagli alla conoscenza della storia egizia, ma fornisce anche prove tangibili di come l’Egitto intraprendeva spedizioni fuori dai propri confini durante il periodo del faraone.
I cartigli di Ramesse III: cosa sono e cosa rivelano
I cartigli sono incisioni che contengono il nome di un sovrano egizio, inscritto all’interno di una forma ovale. Nel caso di Ramesse III – prima metà del XII secolo a.C. -, il graffito con i cartigli del faraone della XX dinastia scoperti in Giordania, testimonia che lo stesso, famoso per le sue campagne militari e per il suo ruolo nella difesa dell’Egitto, sarebbe stato impegnato in spedizioni alla ricerca di materiali preziosi lontano dal Nilo. Questi ritrovamenti suggeriscono che Ramesse III potrebbe aver avuto un contatto diretto con le regioni intorno, tra cui la Giordania, allargando il concetto di potere egizio oltre i confini tradizionali.
La scoperta, inserita in un contesto geografico lontano dall’Egitto, fa luce su come la potenza egizia fosse percepita e sulla sua influenza anche su luoghi molto distanti. Inoltre, il graffito con i cartigli trovato potrebbe rappresentare un’importante prova di come le rotte commerciali e politiche egizie si estendessero nel Medio Oriente.
Un’altra prova era già emersa attraverso altri ritrovamenti simili fatti di recente, grazie anche all’apertura verso l’archeologia dell’Arabia Saudita. Un primo graffito con il nome di Ramesse III era infatti stato trovato circa 15 anni fa nell’oasi di Tamya.
Questa e l’iscrizione del Wadi Rum forse sono da porre in relazione con le spedizioni che avevano come meta finale le miniere di rame di Timna nel Negev – Israele. L’attività è ben testimoniata, insieme all’estrazione del turchese a Serabit el-Khadim nel Sinai e al commercio di mirra con Punt – località situate nell’area compresa tra il Corno d’Africa e la parte meridionale della penisola arabica – intorno al ventesimo anno di Ramesse III confermando così il conseguimento di una situazione abbastanza tranquilla nelle regioni settentrionali dell’Egitto.
Wadi Rum: il contesto della scoperta
Il deserto del Wadi Rum, famoso in tutto il mondo per la sua meraviglia naturale e per la sua importanza storica, è stato il luogo della scoperta dei cartigli di Ramesse III. Questo sito, che ha una lunga tradizione di ritrovamenti archeologici, è rilevante anche per le tracce di antiche civiltà che l’hanno attraversato. Sebbene il Wadi Rum sia oggi principalmente conosciuto per i suoi paesaggi emozionante, un tempo era anche un crocevia di commerci e scambi tra diversi popoli antichi. Il fatto che i cartigli siano stati rinvenuti in questo luogo potrebbe indicare che l’area fosse strategicamente importante già ai tempi dell’Egitto faraonico.
Inoltre, la posizione geografica del Wadi Rum suggerisce che questo fosse una via di passaggio tra la regione egizia e altre culture vicine, inclusi i popoli semitici che abitavano la Giordania e le terre intorno. La presenza di questi cartigli in una zona così lontana dal Nilo invita a pensare che l’Egitto, lungi dall’essere una nazione isolata, era attivamente impegnato in una rete di scambi e alleanze con altri regni.
Ramesse III, che governò l’Egitto dal 1186 al 1155 a.C., è famoso soprattutto per aver protetto il suo regno dalle incursioni e per le sue tantissime campagne militari. Il suo regno è stato segnato da un’epoca di difesa e consolidamento del potere egizio, ma anche da un periodo di decadenza per l’Impero.
Tra il V e l’XI anno di regno l’Egitto si era infatti trovato a difendere le proprie frontiere da libici e Popoli del mare che avevano attraversato il vicino Oriente da nord a sud spargendo ovunque morte e distruzione. Lo scontro fu molto violento e questo è dimostrato dai rilievi ritrovati nel Tempio di Ramesse III a Medinet Habu dove le scene di battaglia terminano con il conteggio dei nemici uccisi. Questo veniva fatto ammucchiando mani destre e falli degli uccisi davanti al sovrano.
La scoperta dei cartigli di Ramesse III in Giordania suggerisce che, oltre a essere un grande difensore dell’Egitto, egli fosse anche coinvolto in attività diplomatiche e commerciali che si estendevano al di fuori del suo regno.
Implicazioni per la storia e l’archeologia
Questo ritrovamento rappresenta un passo fondamentale per gli studiosi della storia egizia, in quanto fornisce nuove informazioni sul modo in cui l’Egitto interagiva con altre civiltà. Grazie all’iscrizione del Wadi Rumi si può dire che commerci fossero ripresi e che in Egitto stavano in quel periodo arrivando prodotti preziosi e ricercati. Quello può forse essere considerato uno degli ultimi momenti di massimo splendore dello stato faraonico.
L’idea che Ramesse III avesse un’influenza diretta su regioni come la Giordania mette in discussione la visione tipica della sua epoca, dove l’Egitto era visto principalmente come un regno isolato e centrato sulla sua sicurezza interna.
L’analisi dei cartigli potrebbe rivelare maggiori dettagli sul tipo di relazioni che l’Egitto intratteneva con i regni vicini, incluso il grado di interazione commerciale e diplomatica. Inoltre, questo ritrovamento potrebbe stimolare ulteriori esplorazioni nel deserto del Wadi Rum e in altre regioni circostanti, alla ricerca di altre prove dell’influenza egizia.
Nel cuore di una delle aree più sacre per la fede cristiana, lì dove la tradizione e le testimonianze archeologiche indicano sia avvenuto il Battesimo di Gesù per mano di Giovanni Battista, la Giordania si appresta a compiere una trasformazione epocale.
A Betania oltre il Giordano, nella valle di Wadi Kharrar, verrà realizzato un maxi parco turistico e culturale del valore di oltre 300 milioni di euro. Un progetto ambizioso, sostenuto dal governo giordano e finanziato da partner privati internazionali, tra cui il Fondo per lo Sviluppo di Abu Dhabi e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che mira a coniugare fede, turismo e sviluppo economico.
La zona, riconosciuta ufficialmente nel 2000 come sito autentico del battesimo di Cristo, anche dal Vaticano, e patrimonio Unesco dal 2014, rimane uno dei luoghi più suggestivi e, a oggi incontaminati, del mondo cristiano. Ancora oggi, tra i rovi di spino di Giuda e i resti dell’antica basilica paleocristiana, è possibile percepire un’atmosfera sospesa nel tempo. Ma questo scenario, finora immune da interventi edilizi, si prepara a cambiare volto e per questo non sono pochi i dubbi al riguardo.
Il parco in Giordania, villaggio a metà tra comfort moderni e spiritualità
Il progetto, denominato Baptism Site Development Zone, sorgerà su un’area di oltre 50 ettari, situata a poche centinaia di metri dalla sorgente battesimale, oggi spostata dal suo corso originario a causa di eventi naturali. Il piano è stato voluto in prima persona da Re Abdullah II, determinato a rilanciare il Paese anche in chiave turistica, con uno sguardo strategico rivolto al 2030, anno simbolico in cui si celebreranno i duemila anni dall’inizio del Cristianesimo.
Secondo quanto riferito dal presidente della zona di sviluppo, Tharwat Masalha, i lavori inizieranno nel 2027 e la prima fase, che includerà un villaggio ispirato alle architetture antiche, un museo e l’88% delle infrastrutture, sarà completata entro dicembre 2029. Il masterplan, redatto con il contributo della Jordan Film Commission e degli studi cinematografici Olivewood, prevede anche un anfiteatro all’aperto, aree di sosta per pellegrini, hotel, ristoranti, pizzerie, bazar e ampi parcheggi per accogliere le comitive in arrivo.
Fonte: Ph. Nadia PascalVista della Chiesa del Battesimo a Betania
Sebbene l’obiettivo dichiarato sia quello di «offrire un’esperienza spirituale arricchita da comfort moderni», non mancano i timori per un’eccessiva commercializzazione del sito. Il direttore generale del sito battesimale, Rustom Mkhjian, cristiano armeno con studi in restauro alla Sapienza di Roma, lancia un monito chiaro: «Proteggere questo luogo non è solo un dovere nazionale, ma una responsabilità verso tutta l’umanità. Non vogliamo che diventi una Disneyland della fede».
Il finanziamento del parco e lo sguardo vigile dell’Unesco
Un aspetto particolarmente rilevante dell’operazione riguarda la provenienza dei fondi: a finanziare l’imponente intervento sono attori privati di calibro internazionale. Come confermato da Bissan Ramahi, general manager della Baptism Site Development Zone, ad oggi sono già stati raccolti oltre 100 milioni di dollari. Due i principali investitori: il Fondo per lo Sviluppo di Abu Dhabi, che rappresenta uno degli strumenti economici strategici degli Emirati Arabi Uniti, e la Chiesa mormone americana, da sempre molto attiva in progetti di promozione culturale e religiosa.
Il Vaticano, pur non essendo parte attiva del finanziamento, segue da vicino l’evolversi del progetto. L’interesse del mondo cattolico è evidente: quattro pontefici hanno visitato Betania, e il flusso di pellegrini è aumentato sensibilmente dopo la visita di Francesco nel 2014. Nel frattempo, due dossier sono stati presentati all’Unesco per valutare l’impatto del progetto sull’integrità del sito, con l’obiettivo di evitare alterazioni che possano comprometterne il valore simbolico e spirituale.
Il sito del battesimo di Gesù, Al-Maghtas, in Giordania, si è aggiudicato il premio come “Miglior sito Unesco”. A conferire il GIST ACTA – Archeological & Cultural Tourism Award è stato il Gruppo Italiano Stampa Turistica in occasione di tourismA, il Salone Archeologia e Turismo Culturale che si tiene ogni anno a Firenze.
Al-Maghtas, un luogo sacro
Al-Maghtas, che in arabo significa “l’immersione”, sorge dove un tempo si trovava la “Betania oltre il Giordano”, menzionata nei Vangeli e si trova in Giordania. Archeologi di fama, tra cui il francescano Michele Piccirillo, identificano questo sito con il luogo del battesimo di Gesù. L’importanza storica è attestata dalla presenza di tre chiese bizantine, dalle testimonianze dei primi pellegrini, come Egeria nel IV secolo, e dalla scoperta dei gradini di marmo descritti nel VI secolo da Antonino Martire, che conducevano al fiume dove venivano amministrati i battesimi.
Situato sulla riva orientale del fiume Giordano (sull’altra sponda c’è Israele), 9 chilometri a Nord del Mar Morto, il sito archeologico di Al-Maghtas, inserito nella lista dei Patrimoni Unesco nel 2015, comprende da due aree principali: Tell Al-Kharrar, noto anche come Jabal Mar-Elias (Collina di Elia), e l’area delle chiese di San Giovanni Battista, vicino al fiume. Immerso in un ambiente naturale ancora molto incontaminato, è ritenuto il luogo in cui Gesù di Nazareth fu battezzato da Giovanni Battista. I resti romani e bizantini testimoniano il suo carattere sacro: chiese, cappelle, un monastero, alcune grotte utilizzate dagli eremiti e vasche per il battesimo. Il sito è riconosciuto dal Vaticano come un’importante meta di pellegrinaggio cristiano.
Fonte: @Jordan Tourism BoardIl fonte battesimale di Gesù Al-Maghtas in Giordania
La nuova chiesa nell’anno del Giubileo
E, proprio quest’anno, in occasione dell’anno del Giubileo della Speranza, nel punto in cui sorgeva la storica Betania oltre il Giordano, il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha consacrato una nuova grande chiesa, la Chiesa del Battesimo. Questo nuovo edificio sorge su un terreno donato dalla Famiglia reale giordana alle comunità cristiane locali ed è stata ufficialmente designata come meta di pellegrinaggio, offrendo ai fedeli la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria durante il Giubileo della Speranza.
Questo nuovo riconoscimento, insieme alla recente consacrazione della Chiesa del Battesimo, conferma il valore storico, culturale e spirituale di Al-Maghtas, rafforzando il ruolo della Giordania come destinazione di rilievo per il turismo religioso e culturale a livello internazionale.
Cos’è tourismA
Si tratta di una manifestazione che viene organizzata da 11 anni a Firenze ed è l’occasione per divulgare e confrontarsi sulla comunicazione del mondo antico valorizzandone le testimonianze.
Nonostante gli europei e gli americani abbiano preferito altre destinazioni considerate più sicure, il turismo in Giordania ha subìto solamente una leggera flessione (-4%) rispetto all’anno precedente, nonostante gli arrivi dei i turisti prevenienti dai Paesi europei e americani sia siano ridotti alla metà. Merito dei visitatori provenienti dai paesi del Golfo che amano questo Paese per la sua cultura, ma anche per il suo clima ventilato dove trascorrere delle piacevoli vacanze.
A raccontarlo è stato Wael Arousan, vicedirettore generale di Jordan Tourism Board, che abbiamo avuto il piacere di incontrare in occasione della Borsa internazionale del turismo 2025 all’immancabile stand della Giordania.
Poiché la situazione nella Striscia di Gaza sta migliorando, il vicedirettore ha espresso fiducia nel fatto che i numeri torneranno ai livelli di prima e ha annunciato che, a partire dal mese di aprile, riprenderanno anche i voli delle compagnie aeree low cost, Ryanair e WizzAir, che partiranno dall’Italia diretti verso Amman, riportando finalmente gli italiani nel Paese che amano tanto con un minimo di dieci voli diretti alla settimana da tutta Italia oltre a quelli già operati dalla compagnia di Bandiera Royal Jordanian.
Già a gennaio 2025 rispetto allo stesso mese del 2024 gli arrivi sono aumentati del 34%, ha spiegato Arousan. La Giordania, del resto, è un Paese perfetto per ogni tipologia di turista, dalle famiglie ai “solo travel” e a chi cerca un tipo di turismo di lusso. Gli italiani in particolare cercano un tipo di turismo legato alle nuove esperienze e non soltanto ai classici tour, vogliono nuove destinazioni e in Giordania si può trovare tutto ciò.
Ci siamo fatti consigliare qualche luogo meno noto e turistico della Giordania dove gli italiani potrebbero andare. “Uno dei luoghi, per esempio, è Umm El Jimal, che è un sito Unesco”, ha consigliato (un’oasi araba per le carovane del deserto anche nota come “l’Oasi Nera” che si trova a un’ottantina di chilometri dalla Capitale Amman), ma noi stiamo puntando anche su un altro tipo di esperienza che è quella negli agriturismi e che siamo certi piacerà agli italiani. Naturalmente c’è il turismo sostenibile con esperienze uniche, il Jordan Trail he la Lonely Planet ha inserito nei Best in Travel tra i viaggi da fare nel 2025 e poi stiamo rilanciando la Giordania come destinazione religiosa legata anche al Giubileo 2025. Sul luogo del battesimo di Cristo, sulle rive del fiume Giordano, per esempio, è appena stata inaugurata una chiesa enorme di circa 2000 metri quadrati”.
E, proprio in occasione dell’anniversario dei 30 anni di relazioni diplomatiche tra la Giordania e il Vaticano e il 60° anniversario della visita di Papa Paolo VI in Giordania avvenuta nel 1964, Palazzo della Cancelleria a Roma ospita fino al 28 febbraio la mostra “Giordania: l’alba del cristianesimo“, attraverso 90 reperti che narrano la storia del cristianesimo, dai suoi albori fino ai giorni nostri. Questi tesori, selezionati con attenzione da circa 34 siti archeologici in Giordania, rappresentano un legame profondo con le radici del cristianesimo in questa terra. “Con questa mostra i visitatori possono scoprire in profondità la storia del nostro Paese e i luoghi di pellegrinaggio della Giordania”.
“A proposito di solo travel, tra le nuove proposte in Giordania c’è il Cammino di Egeria, ideale per le donne che vogliono venire anche sole nel nostro Paese. Egeria era una suora che visse nel III secolo e che venne dalla Spagna lungo il Cammino di Santiago fino in Giordania, lasciando un diario del suo viaggio che può essere ripercorso ancora oggi. Lo si percorre in due giorni e parte dal Monte Nebo fino al luogo del battesimo. È un modo per proporre la Giordania come destinazione sicura anche per donne che viaggiano in modo individuale, quindi”.
Amman, la capitale della Giordania, è una città che racchiude in sé l’essenza del contrasto. Situata a metà tra l’arido deserto e la rigogliosa Valle del Giordano, punteggiata da edifici moderni e antichi, divisa a metà da quartieri tradizionali che raccontano storie di un passato lontano e quartieri moderni che offrono uno sguardo al futuro; è una città che ha molto da offrire e che si posiziona come punto strategico per esplorare la Giordania e i suoi luoghi d’interesse più celebri come Petra e il Mar Morto. Tra le mille cose da fare e da vedere in questa magnifica città, c’è una via che spicca fra le tante; non solo per gli iconici colori vivaci che la caratterizzano ma anche per l’esperienza ricca che ha da offrire, tra artigianato, cultura e cucina. Oggi vi portiamo con noi a fare una passeggiata nella Rainbow Street di Amman.
Rainbow Street Amman: la storia
La storia di questa via è affascinante: in origine prendeva il nome di Abu Bakr al Siddiq Street ma venne ribattezzata Rainbow Street grazie al cinema Rainbow che faceva da aggregante sociale e da punto d’incontro rendendo questa via la più vibrante della città. Senza volerlo, il nome Rainbow Street è diventato anche la firma della vivacità di questo luogo, celebrando la varietà di esperienze sociali che offre e i colori che ne caratterizzano le varie decorazioni. Rainbow Street Amman ha visto un’evoluzione costante nel tempo, che ha avuto inizio con la sua pavimentazione. Questo piccolo dettaglio – che ai nostri occhi può essere scontato – per l’epoca rappresentava una grande innovazione: fu la prima via in assoluto in tutta la capitale giordana a essere pavimentata. Tra gli anni ’20 e ’30 divenne un importante epicentro sociale ospitando frequentemente eventi mondani, proiezioni cinematografiche, eventi musicali e feste che attiravano i membri più illustri della città. Ancora oggi è il punto d’interesse più vivace della capitale continuando a offrire grandi eventi e facendo da vetrina anche ad artisti e artigiani locali.
Rainbow Street Amman: dove si trova
Rainbow Street Amman è collocata in una delle aree più antiche e storiche della città – Jabal Amman – e si snoda da First Circle fino a Mango Street, toccando diverse strade secondarie e avvicinandosi ad alcune delle attrazioni più importanti della città come la moschea di King Abdullah I e il Palazzo di Haya Cultural Center. La sua posizione strategica e centrale, oltre a renderla il cuore pulsante della capitale giordana, la rende anche di facile accesso sia con i mezzi pubblici sia a piedi per chi preferisce godersi l’atmosfera della città attraverso una passeggiata.
I colori della Rainbow Street
Fonte: iStockI colori vivaci della splendida Rainbow Street di Amman
Fermiamoci un secondo sul concetto di colore. Come ti abbiamo appena raccontato, Rainbow Street non è solo un nome suggestivo ereditato dall’omonimo cinema che per tanti anni ha fatto da punto d’incontro per la vita sociale di Amman, ma è la verbalizzazione dell’esplosione di colori che caratterizzano questa via così iconica della capitale giordana. Ovunque poserai il tuo sguardo verrai colpito da colori accesi e vibranti: le facciate degli edifici sono ricoperte da murales e illustrazioni; le insegne dei negozi – dipinte a mano o illuminate al neon – aggiungono un tocco di fascino in più; la merce esposta nei mercati e nelle vetrine dei negozi diventa un caleidoscopio di colori e materiali. Anche la natura mette la sua firma colorando di un verde rigoglioso vasi, aiuole, giardini e terrazze. In sintesi, Rainbow Street è davvero un arcobaleno di colori che prende vita su una tela dalle tinte tenue e sabbiose che caratterizzano le mura di questa splendida città.
Cosa vedere e cosa fare a Rainbow Street Amman
Come avrai intuito, Rainbow Street è più di una semplice strada: è un microcosmo attorno al quale ruota tutta la cultura e la storia di Amman e che abbraccia gusti e attitudini di chiunque; che tu sia alla ricerca di un pezzo d’arte da portare a casa con te, un appassionato di cultura enogastronomica o un fan della vita notturna, questo luogo saprà soddisfare le tue aspettative. Pronto a scoprire tutto quello che puoi fare e vedere a Rainbow Street Amman? Te lo abbiamo riassunto qui sotto.
Fare shopping nei vari negozi locali: si può affermare che Rainbow Street sia LA via dello shopping di Amman. Qui puoi trovare boutique artigianali, librerie indipendenti e negozi di vestiti, oggettistica, gioielli e souvenir, dove scoprire piccoli tesori da portare a casa come ricordo di questo meraviglioso viaggio in Giordania, perla dell’Asia.
Immergerti nell’arte giordana: una delle caratteristiche più affascinanti di questa via sono i murales coloratissimi che adornano le facciate e i muri degli edifici. Osservali attentamente per scoprire frammenti della storia della città raccontati a colpi di inchiostro e vernici, e non perdere l’opportunità di immortalarli con la tua macchina fotografica.
Assaporare la cucina locale: se vuoi deliziare le tue papille gustative con le pietanze della cucina tipica giordana, questo è il posto giusto. Rainbow Street Amman è punteggiata da ristoranti e taverne dove potrai assaporare piatti come il mansaf. Se preferisci dedicarti allo street food, troverai molti banchetti lungo la via che offrono falafel o shawarma preparati al momento. Infine, per un dopo pasto completo, fermati in una delle tante caffetterie o gelaterie che costeggiano Rainbow Street.
Immergerti nella movida: Rainbow Street è tanto vivace di giorno quanto di notte, quando le sue strade si accendono di luci al neon e musica fino a tardi. Puoi iniziare con un aperitivo su uno dei tanti rooftop bar della via, ammirando un tramonto mozzafiato sulla città mentre sorseggi un cocktail tradizionale, e concludere la serata in uno dei bar o pub aperti fino a tardi. Se invece non ami la frenesia della “febbre del sabato sera” ma vuoi comunque vivere l’atmosfera notturna di Rainbow Street, puoi semplicemente passeggiare lungo la via, lasciandoti trasportare dai tanti artisti di strada che si esibiscono dal vivo o esplorando le bancarelle che compaiono soprattutto durante il weekend.
Ora, dopo aver scoperto qualcosa in più di questo piccolo ecosistema culturale nel cuore di Amman, non ti resta che inserire questa tappa nel tuo itinerario di viaggio in Giordania e lascarti conquistare dal suo carattere vivace e brioso.
Tra i palazzi costruiti nel deserto della Giordania Orientale, vicino Amman, Qusayr Amra è uno dei più famosi: è un vero e proprio gioiello edificato nell’VIII secolo. Possiamo definirlo un primo esempio di arte e di architettura islamica. Si trova a 80 km da Amman, ed è tra i castelli del deserto tipici del primo periodo islamico: contrariamente ad altri castelli, questo non aveva uno scopo militare, bensì era la residenza privata del Principe Walid. Ve lo raccontiamo.
Qusayr Amra, la storia e lo stile
A una prima occhiata lascia senza fiato, ci porta indietro nel tempo, ci fa correre con l’immaginazione: il paesaggio è pianeggiante e sabbioso, siamo nel deserto, il cielo è terso, di un azzurro intenso. Ed ecco la struttura: l’antico castello di Qusayr Amra si erge di fronte a noi. Questa oasi Reale nel deserto presenta degli affreschi che sono stati molto ben conservati. In arabo, il suo nome si traduce con “piccolo castello”.
A lungo è stata un’oasi di relax e, pur essendo più piccola rispetto ad altre strutture, è enormemente famosa in tutto il mondo, tanto che nel 1985 è stata inserita tra i Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco insieme a Petra. Non è facile descrivere la bellezza di Qusayr Amra: presenta delle piccole cupole e archi tripli, e ovviamente punteggia la via carovaniera da Damasco, ovvero l’antica capitale del califfato omayyade. Non solo: anche la Mecca, la Città Santa dell’Islam. Questo piccolo palazzo è stato commissionato da Walid ibn Yazid prima del regno – piuttosto breve – da califfo.
Qusayr Amra, cosa vedere: gli affreschi
Fonte: iStockGli affreschi di Qusayr Amra
Qusayr Amra, con la sua storia millenaria, è diventata un simbolo: il Palazzo è sopravvissuto alla dinastia degli Omayyadi, e ci è stato restituito come testimone del tempo che fu. Architettonicamente, rievoca l’edonismo: una sorta di sontuoso hammam, con bagno tradizionale romano (con il tepidarium, il calidarium e il frigidarium, quindi le stanze calde e fredde).
Si può ancora oggi osservare il pozzo, anche se l’attrazione principale sono proprio gli affreschi dai colori vividi che ricoprono le pareti e i soffitti. Cosa rievocano? Una fantasia di musicisti, cacciatori, scene pagane, con influenze tipicamente bizantine. Il monumento, purtroppo, è soggetto all’erosione: siamo in una zona vicinissima all’Iraq in cui tendono a formarsi delle piccole trombe d’aria. Per fortuna, però, gli elementi più significativi, ovvero gli affreschi della zona termale e della sala da ricevimento, sono rimasti intatti e sono giunti sino a noi per raccontare la storia dell’epoca.
Come visitare Qusayr Amra
Il deserto di Giordania ospita castelli e palazzi: è una meta che sa conquistare i cuori dei turisti con la sua storia, con itinerari artistici e culturali. Qusayr Amra è stato ri-scoperto solamente nel 1898 da Alois Musil: da allora è una delle mete più visitate nel Paese. Ti consigliamo di prenotare con uno dei tanti tour che prevedono di andare alla scoperta dei castelli nel deserto: un’escursione di mezza giornata, o comunque di un giorno, sarà più che sufficiente. Il Palazzo è a un’ora di auto a est di Amman, la Capitale della Giordania.
Un luogo capace di essere una vera e propria sorpresa da visitare in inverno è la Giordania. Amman, la sua capitale, si rivela di sovente una città attiva e moderna, capace però di ricordare la propria storia e mostrarla come si fa con la migliore delle foto che si tiene in casa. Una perla da scoprire ad Amman è la Cittadella: uno dei luoghi storici più importanti e significativi della Giordania.
Situata su una delle sette colline originarie di Amman, è conosciuta localmente come Jabal al-Qala’a. Quello che si può ammirare visitandola è un insieme affascinante di storia, archeologia e cultura testimoni di millenni di civiltà giordana. Oltre al suo essere preziosa, la Cittadella di Amman è anche un luogo chiave per ammirare dall’alto la stessa capitale e scattare foto incredibili.
La Storia della Cittadella
La Cittadella di Amman è abitata fin dal periodo neolitico. Questo dato storico la rende uno dei siti continuamente occupati più antichi del mondo. I principali resti visibili oggi risalgono alle epoche romana, bizantina e al periodo definito Omayyade, momento storico che va dal VII al VIII Secolo d.C. Oltre al fatto di trovare dei resti storici di alcuni momenti preponderanti, questo luogo potrebbe da solo raccontare tutta la storia passata della Giordania, grazie anche all’occupazione dell’area da parte di molte altre civiltà, tra cui ammoniti, assiri, babilonesi e persiani.
Durante il dominio romano, Amman (allora conosciuta come Filadelfia) era parte della Decapoli, un gruppo di dieci città-stato che prosperarono in Epoca Imperiale. La Cittadella era un simbolo di vita attiva e di luogo di incontro di genti e culture. Più tardi, sotto il dominio islamico omayyade, la Cittadella assunse anche un importante significato religioso.
Fonte: iStockLa celebre Mano di Ercole
Cosa vedere nella parte antica della Cittadella
Visitare la Cittadella durante un viaggio ad Amman è un’attività particolarmente apprezzata da parte di tutti quei viaggiatori che amano l’archeologia. Sono molte le cose sulle quali concentrarsi durante una giornata in quell’area. Se viaggi in inverno, ti sarà molto più facile goderti la vista ai resti storici della Cittadella: in questo momento dell’anno, il clima e la temperatura di Amman renderanno più affrontabile la tua visita, benché il freddo possa non mancare mai. In estate, infatti, risulta molto più difficile date le alte temperature. Su cosa concentrarsi?
Tempio di Ercole
Questo imponente tempio risale al II secolo d.C. e, come è facile comprendere dal nome, è dedicato a Ercole. Di particolare interesse sono le enormi colonne corinzie ancora in piedi e i resti di una mano che, un tempo, apparteneva a una statua colossale di Ercole stesso. Data la misura di quella mano, quello che si pensa è che statua misurasse più di 12 metri d’altezza. Questo monumento è una delle testimonianze più significative del periodo romano della Giordania.
Palazzo Omayyade
Risalente all’VIII secolo, questo palazzo è un esempio della raffinata architettura islamica. Il complesso comprende una sala di ricevimento, residenze e un’imponente cupola ricostruita. Gli archi e i dettagli decorativi mostrano l’influenza delle tradizioni artistiche persiane e bizantine integrate nella cultura islamica.
Chiesa Bizantina
Situata accanto al Tempio di Ercole, questo antico luogo di culto risale al VI o VII secolo. Anche se oggi rimangono solo alcune colonne e basi in marmo, il sito è un esempio dell’importanza del cristianesimo in Giordania durante il periodo bizantino.
Museo Archeologico della Giordania
All’interno della Cittadella, è presente un museo che raccoglie e custodisce molti dei tesori archeologici ritrovati nell’area della Cittadella stessa. Questo museo, infatti, ospita una collezione di reperti che vanno dal neolitico fino all’inizio dell’epoca islamica. Tra i tesori più celebri ci sono le famose statue di Ain Ghazal, risalenti a oltre 9.000 anni fa, che rappresentano alcune delle sculture antropomorfe più antiche del mondo.
Mura Fortificate
Come ogni cittadella che si rispetti, anche quella di Amman è chiamata così perché presenta, ancora al giorno d’oggi, alcuni elementi di difesa militare come, per esempio, delle grandi mura. Esse racchiudono l’intero complesso archeologico e risalgono a diversi periodi storici, mostrando le stratificazioni culturali del sito.
Un panorama indimenticabile
Oltre ai monumenti, la Cittadella è uno dei luoghi che offre la migliore vista su Amman. La città si mostra, guardandola da là, con le sue caratteristiche case bianche che si susseguono fino a occupare le colline circostanti. Questo luogo è particolarmente suggestivo al tramonto, quando la città entra in quella che potremmo definire la Golden Hour e tutto sembra dipinto d’oro.
Come raggiungere la Cittadella di Amman
La Cittadella è facilmente raggiungibile dal centro di Amman, con mezzi di trasporto differenti, a seconda di come preferisci spostarti.
Amman è una città in cui i taxi non mancano e i prezzi vanno concordati col guidatore, a seconda della destinazione. Solitamente il viaggio dura circa un quarto d’ora e si possono usare anche i taxi prenotabili tramite le più diffuse app che coprono questo servizio. Ti potrebbero essere molto utile durante la tua vacanza in Giordania, perché semplificano le comunicazioni con gli autisti.
Non c’è una linea di autobus diretta verso la Cittadella di Amman ma, in città, sono disponibili dei minibus il cui itinerario va sempre concordato. Il viaggio può durare di più di quello di un taxi e potrebbe risultare più scomodo per la presenza di altri viaggiatori e la necessità di altre fermate.
Se ami camminare, sappi che è possibile seguire un itinerario da fare a piedi che, dal Teatro Romano di Amman, porta dritto alla Cittadella. Il percorso si copre in circa una mezz’ora, a seconda del tuo allenamento. Tieni conto che gran parte della strada sarà in salita: indossa scarpe e abbigliamento adeguati.
Fonte: iStockLe rovine della Cittadella
Orari e costi per visitare la Cittadella di Amman
Questo sito archeologico giordano è aperto tutti i giorni e può essere visitato con orari leggermente diversi tra estate e inverno:
Inverno (ottobre-marzo): dalle 8 alle 17
Estate (aprile-settembre): dalle 8 alle 19
L’ora del tramonto è sempre molto gettonata ma anche il mattino presto ha il suo perché. Informati bene su eventuali chiusure anticipate, nel caso la tua visita si svolgesse di venerdì, ovvero nel giorno preposto per la preghiera dei musulmani. Lo stesso vale per le festività islamiche: controlla bene il calendario.
Per quanto riguarda i costi, infine, l’ingresso alla Cittadella di Amman costa circa 4€ per i viaggiatori che non risiedono in Giordania. Questa attrazione culturale è inclusa nel Jordan Pass, una tessera turistica che include le più importanti attrazioni di tutta la Giordania come, per esempio, il Wadi Rhum.
Nel cuore della Giordania, incastonato tra le montagne che si ergono sopra il Mar Morto, si trova uno dei tesori naturali più spettacolari del Medio Oriente: Wadi Mujib, un canyon spettacolare che regala avventure uniche ed emozioni indimenticabili. Conosciuto come il Grand Canyon della Giordania, questo straordinario luogo attira escursionisti, amanti della natura e viaggiatori alla ricerca di esperienze irripetibili.
Situato a circa 90 chilometri a sud della capitale Amman, Wadi Mujib si estende su un territorio che spazia tra montagne, valli e torrenti, creando un paesaggio vario e sorprendente. La gola si snoda per oltre 70 chilometri, con una larghezza che raggiunge i 4 chilometri e un’altezza che in alcuni punti sfiora i 1000 metri. Questo magnifico sistema naturale non è solo una meraviglia geologica, ma anche un habitat fondamentale per la biodiversità, dove specie rare di fauna e flora prosperano in un equilibrio perfetto.
Un canyon al di sotto del livello del mare
Uno degli aspetti più affascinanti di Wadi Mujib è la sua posizione unica: il canyon si sviluppa fino al Mar Morto, il punto più basso della Terra, a ben 410 metri sotto il livello del mare. La zona ospita la Riserva della Biosfera di Mujib, la più bassa al mondo, sito dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 2011. Grazie alla sua posizione geografica e al continuo flusso d’acqua alimentato da sette affluenti principali, la riserva si distingue per un’incredibile diversità di habitat e paesaggi, che spaziano da gole rocciose a altipiani desertici, fino a raggiungere i monti di Madaba e Karak.
Questo dislivello di ben 1.300 metri, combinato con la presenza di acqua perenne, ha favorito lo sviluppo di una straordinaria biodiversità. Oltre 300 specie di piante, 10 specie di carnivori e un gran numero di uccelli migratori e stanziali popolano quest’area protetta. Le gole e le aree più remote offrono rifugi sicuri a specie rare, come il maestoso stambecco nubiano, simbolo della riserva, e altri animali montani che si muovono tra le falesie di arenaria.
Uno scrigno di biodiversità
La Riserva della Biosfera di Mujib non è solo un luogo di bellezza naturale, ma anche un’area di importanza ecologica cruciale. Grazie alla sua posizione lungo la Rift Valley, questa zona rappresenta una tappa strategica per gli uccelli migratori che ogni anno si spostano tra l’Africa e il nord-est dell’Europa. La presenza di habitat diversificati rende la riserva un rifugio ideale per molte specie che qui trovano riparo e nutrimento. Tra le creature più affascinanti ci sono anche i gatti selvatici e alcune rare capre di montagna, che si aggirano indisturbate nelle aree più remote.
Non è solo la fauna a rendere unica questa riserva: anche la flora è straordinaria. Le 300 specie di piante registrate nella riserva includono varietà adattate ai climi aridi, capaci di prosperare in condizioni estreme. Questo patrimonio naturale rende Wadi Mujib un punto di riferimento per chi desidera esplorare una natura incontaminata e rigogliosa.
Avventure e percorsi emozionanti
Questo canyon spettacolare è anche una meta ideale per gli amanti dell’avventura. Il canyoning, che combina trekking, arrampicata e attività acquatiche, è l’attività principale offerta nella riserva. I visitatori possono scegliere tra una varietà di sentieri che attraversano corsi d’acqua, cascate e piscine naturali, garantendo un’esperienza emozionante e unica.
Siq Trail, un sentiero per tutti
Il Siq Trail è il sentiero più famoso e accessibile, perfetto per chi desidera un’avventura moderata ma ricca di emozioni. Questo percorso autoguidato parte dal Mujib Adventure Center e segue il corso del fiume tra le imponenti pareti di arenaria. Lungo il tragitto, gli escursionisti possono immergersi nelle acque fresche del fiume e nuotare in piscine naturali, ma anche semplicemente rilassarsi e godersi l’ombra durante le calde giornate estive. La passeggiata conduce fino alla base di una grande cascata, uno spettacolo naturale che lascia senza fiato.
Canyon Trail, adrenalina pura
Il Canyon Trail è pensato per i più avventurosi. Il percorso offre l’opportunità di cimentarsi nel rappel, una discesa controllata lungo una cascata alta 20 metri. Guidati da esperti, i partecipanti possono provare il brivido di scendere lungo la parete rocciosa prima di continuare l’escursione tra le gole, seguendo il corso d’acqua fino a ritornare al punto di partenza. È un’esperienza che combina adrenalina e bellezza naturale in un mix perfetto.
Malaqi Trail, l’essenza di Wadi Mujib
Per chi cerca un’avventura più impegnativa, il Malaqi Trail conduce fin nel cuore della riserva. Attraversando gole e torrenti si arriva fino alla confluenza con il fiume Hidan, dove gli escursionisti possono nuotare in piscine naturali e ammirare paesaggi altamente suggestivi. Anche qui, una discesa da una cascata alta 20 metri aggiunge un tocco di emozione a questa esperienza immersiva.
Ibex Trail, incontro con la fauna selvatica
L’Ibex Trail, l’unico dei quattro percorsi accessibile tutto l’anno, offre un’opportunità unica di osservare da vicino lo stambecco nubiano, simbolo della riserva. Il percorso, che si sviluppa lungo sentieri panoramici con vista sul Mar Morto, è perfetto per chi desidera combinare il trekking con l’osservazione della fauna selvatica. Inoltre, offre splendide vedute del paesaggio desertico e delle gole circostanti.
L’adrenalinica zipline
Per chi cerca un’attività diversa, la riserva ha recentemente installato una zipline che permette ai visitatori di attraversare la valle da un’altezza emozionante. Lunga 100 metri, la zipline offre una prospettiva unica su Wadi Mujib, permettendo di ammirare il canyon dall’alto in un’esperienza breve ma indimenticabile. Un’attività particolarmente apprezzata da chi desidera combinare avventura e contemplazione.
Come organizzare la visita
Visitare Wadi Mujib richiede una certa preparazione, soprattutto se si desidera affrontare i percorsi più impegnativi. Il Mujib Adventure Center, situato lungo l’Autostrada del Mar Morto, è il punto di riferimento per tutte le attività nella riserva. Qui è possibile prenotare escursioni, noleggiare l’attrezzatura necessaria e ricevere informazioni dettagliate sui percorsi disponibili.
I sentieri “bagnati” sono aperti generalmente tra aprile e ottobre, mentre il sentiero “asciutto”, l’Ibex Trail, è accessibile tutto l’anno. È importante notare che molti percorsi richiedono la prenotazione anticipata tramite Wild Jordan, l’organizzazione che gestisce la riserva. Inoltre, alcune escursioni, come il Mujib Trail, richiedono un gruppo minimo di cinque persone e una guida esperta. I costi variano: un’escursione di sette ore, ad esempio, ha un prezzo di circa 45 JD (60 Euro).
Wadi Mujib non è solo un luogo, ma un’esperienza che rimane impressa nella memoria di chi lo visita. Attraversare le sue gole, immergersi nelle sue acque fresche e ammirare la fauna che lo abita è un modo unico per scoprire il lato più autentico e selvaggio della Giordania.
Andare a Petra è un’esperienza che non si dimentica facilmente. È un viaggio indietro nel tempo nel cuore del deserto giordano, dove l’avventura comincia ben prima di arrivare alle famose tombe scavate nella roccia. Bisogna percorrere con un’aspettativa crescente gli stretti e sinuosi sentieri del Siq, il canyon fiancheggiato da imponenti pareti rocciose, per poi vedere apparire, come un miraggio, Al Khazneh al Faroun, il Tesoro di Petra.
Noi ci emozioniamo alla vista di questa imponente facciata alta 40 metri, immaginate cos’hanno provato i ricercatori che si sono ritrovati, proprio in questo luogo magico, davanti a un’altra incredibile scoperta. Il gruppo, guidato da Pearce Paul Creasman, archeologo dell’American Center of Research, ha scoperto una tomba perfettamente conservata sotto il Tesoro che contiene almeno 12 scheletri umani ed elaborati corredi funerari. Secondo le loro stime, la tomba avrebbe almeno 2000 anni e risalirebbe al periodo di maggiore benessere e ricchezza della città.
Una scoperta attesa da oltre 20 anni
L’imponente facciata del Tesoro di Petra in Giordania, adornata da colonne corinzie, intricati fregi e misteriose figure, sorge dalla roccia come una visione di un altro mondo e, sotto di essa, cela incredibili resti che ora abbiamo il privilegio di ammirare. Non è stato facile scoprirli, gli archeologi attendono questo momento dal lontano 2003, quando, dopo aver trovato due camere funerarie sotto il lato sinistro del Tesoro, sospettarono ce ne fossero altre in quello destro. Tuttavia, la fama di Petra come attrazione turistica portò il governo giordano a rifiutare le diverse richieste per proseguire con gli scavi sotto la sua gemma più preziosa.
La teoria, quindi, non potè mai essere confermata… fino ad oggi. Gli archeologi e i ricercatori, per ovviare al problema degli scavi non concessi, hanno trovato un’altra soluzione. Creasman e il suo team, infatti, hanno effettuato una scansione georadar, ossia una tecnica di telerilevamento che utilizza impulsi radar per rilevare oggetti sotterranei. Il progetto, cominciato all’inizio del 2024, aveva come finalità quella di verificare se le caratteristiche fisiche sulla sinistra, dove erano stati trovati i sepolcri originali, corrispondevano a quelle sulla destra.
Le rilevazioni hanno rivelato forti somiglianze tra i due lati: questa è stata la prova di cui avevano bisogno per ottenere il permesso dal governo giordano di scavare sotto il Tesoro.
Fonte: iStockEsempio di tomba reale a Petra
I ritrovamenti insieme alla troupe di Discovery Channel
Petra è considerata una delle nuove Sette Meraviglie del Mondo grazie alla sua architettura unica e ai molti misteri che l’avvolgono, di cui uno è stato appena svelato. Appena i ricercatori ricevettero l’approvazione del governo, l’archeologo Creasman contattò Josh Gates, conduttore del programma “Expedition Unknown” di Discovery Channel.
Una troupe cinematografica ha così seguito il lavoro del team, riprendendo il momento della scoperta che non è tanto da ricercare nella tomba in sé, quanto nel suo contenuto. Se la maggior parte delle tombe scoperte all’interno di Petra sono vuote, questa camera funeraria, al contrario, si è rivelata piena di resti scheletrici e di beni funerari realizzati in bronzo, ferro e ceramica. Questa sepoltura fornisce un incredibile punto di vista sulla vita dei Nabatei, gli antichi nomadi arabi il cui regno del deserto prosperò dal IV secolo a.C. al 106 d.C.
Cosa succederà ora?
Mentre i ricercatori continuano a studiare i ritrovamenti umani, Creasman spera di scoprire ulteriori dettagli su chi erano queste persone e, per farlo, il team vorrebbe datare gli scheletri e gli artefatti, nonché utilizzare il DNA estratto per determinare se i dodici scheletri fanno parte dello stesso nucleo famigliare. Altre analisi potrebbero aiutare a valutare le loro diete e scoprire se si dedicavano a lavori fisici.
L’archeologo ha dichiarato che, probabilmente, si tratterebbe di persone estremamente importanti perché il luogo in cui sono sepolte è considerato un terreno molto prezioso. Scoprire, quindi, la loro identità potrebbe aiutarci a svelare parte della storia del Tesoro.
Petra è uno dei siti archeologici più straordinari al mondo, situato nel deserto della Giordania meridionale. Conosciuta come la “Città Rosa” per le sue incredibili sfumature, è stata scavata nella roccia dai Nabatei oltre duemila anni fa. Oggi, visitare Petra significa fare un viaggio indietro nel tempo, totalmente immersivo, per esplorare antichi templi, tombe e strade monumentali. Inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO nel 1985, Petra continua a incantare i visitatori di tutto il mondo.
Un po’ di storia
Fondata intorno al VI secolo a.C. dai Nabatei, una popolazione araba nomade, Petra divenne presto un importante centro commerciale, grazie alla sua posizione strategica lungo le rotte carovaniere che collegavano l’Arabia, l’Egitto e il Mediterraneo. La città prosperò grazie al commercio di spezie, incenso e altri beni preziosi, e raggiunse il suo apice tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.
La caduta di Petra avvenne lentamente, in parte a causa dell’espansione dell’Impero Romano e di cambiamenti nelle rotte commerciali, che indebolirono la sua rilevanza economica. Dopo diversi terremoti che colpirono la regione, verso l’VIII secolo fu abbandonata e, benché le sue antiche cavità abbiano ospitato i beduini per secoli, fu praticamente dimenticata fino all’età contemporanea: cadde nell’oblio per secoli, divenendo leggendaria in Occidente.
I ritrovamenti e quello che noi vediamo oggi sono infatti storia più recente. Nel 1812, il viaggiatore svizzero Johann Ludwig Burckhardt riscoprì Petra, riportando alla luce uno dei gioielli più nascosti dell’antichità. Da allora, numerosi archeologi e storici hanno lavorato per comprendere meglio la cultura nabatea e le meraviglie di questa città scavata nella roccia, che continua ancora oggi a svelare segreti grazie agli scavi e alle ricerche archeologiche in corso.
Cosa vedere a Petra
Il viaggio a Petra rimane nel cuore e anche i viaggiatori più accaniti considerano questa una delle poche mete dove tornare; perché rimane nel cuore.
Il Siq: la porta di accesso a Petra
La visita a Petra inizia dal Siq, un imponente canyon che funge da suggestivo ingresso alla città antica. Questo passaggio naturale, lungo circa 1,2 chilometri, si snoda tra alte pareti di arenaria che raggiungono anche gli 80 metri d’altezza. Camminare nel Siq è un’esperienza unica, che evoca un misto di fascino e mistero. Il percorso, stretto e tortuoso, si apre e si richiude come una serpentina, lasciando intravedere scorci sempre diversi del paesaggio circostante.
Il Siq non è solo un sentiero che conduce al cuore di Petra, ma un vero e proprio capolavoro naturale e ingegneristico. Ai lati del canyon si possono ancora vedere i canali d’acqua scavati nella roccia dagli antichi Nabatei, che un tempo garantivano l’approvvigionamento idrico della città. Questo complesso sistema idraulico, fatto di condutture e dighe, è una testimonianza straordinaria delle abilità tecniche e dell’ingegneria avanzata della civiltà nabatea.
Fonte: iStockIl Siq di Petra, l’imponente canyon lungo circa 1,2 chilometri
Durante il tragitto, i visitatori possono scorgere anche antiche incisioni rupestri, raffiguranti scene religiose e caravane di cammelli, un tempo simbolo del passaggio delle rotte commerciali che attraversavano Petra. Più avanti, si possono notare resti di antiche statue e nicchie scolpite nella roccia, alcune delle quali rappresentavano divinità protettrici o importanti figure della civiltà locale. Ogni passo lungo il Siq svela qualcosa di nuovo, mentre l’atmosfera diventa sempre più magica e carica di aspettative.
Man mano che si procede, la luce cambia, creando contrasti suggestivi tra il cielo e le pareti rocciose. Quando il canyon sembra stringersi al massimo, all’improvviso, la vista si apre, rivelando uno degli spettacoli più emozionanti del mondo: il Tesoro di Al-Khazneh. Questo momento, atteso e indimenticabile, rappresenta il culmine dell’esperienza del Siq, ma non è che l’inizio della scoperta di Petra.
Il Tesoro (Al-Khazneh)
All’uscita del Siq, si è accolti da uno dei monumenti più iconici e impressionanti del mondo: il Tesoro di Al-Khazneh. Questa imponente facciata, alta 39 metri e larga circa 25 metri, è scolpita direttamente nella roccia rosata e rappresenta il culmine dell’abilità architettonica dei Nabatei. La maestosità del Tesoro lascia i visitatori senza fiato, grazie al suo intricato design che unisce elementi stilistici ellenistici e orientali, in un perfetto equilibrio di simmetria e armonia.
Il nome “Tesoro” (Al-Khazneh) deriva da un’antica leggenda beduina secondo cui l’urna al centro della facciata conteneva inestimabili ricchezze nascoste da un faraone durante il suo passaggio nella regione. Ancora oggi, sull’urna sono visibili i segni dei colpi di fucile sparati dai beduini, che nel corso dei secoli hanno tentato di aprirla, sperando di trovare il leggendario tesoro. Tuttavia, gli archeologi ritengono che il monumento non fosse affatto un luogo di deposito di ricchezze, ma probabilmente un mausoleo reale costruito per ospitare le spoglie di un importante sovrano nabateo, forse il re Aretas IV, che regnò tra il 9 a.C. e il 40 d.C.
Fonte: iStockRaggiungere il Tesoro di Petra è una delle esperienze più incredibili di un viaggio in Giordania
L’architettura del Tesoro è affascinante per la sua combinazione di stili. Nella parte inferiore, le colonne e i capitelli corinzi richiamano l’influenza greco-romana, mentre la parte superiore presenta decorazioni scolpite che rappresentano figure mitologiche e creature divine, come le Amazzoni e le aquile, simboli di potere e protezione. Al centro della facciata, la statua di una figura femminile, probabilmente Iside, domina la scena, rimandando alla profonda spiritualità che permeava la cultura nabatea.
Anche se il Tesoro è la facciata più famosa di Petra, il suo interno è sorprendentemente semplice. L’accesso all’interno del monumento rivela una sala spoglia, che probabilmente serviva da camera funeraria o luogo di culto. La maestosità esterna, infatti, contrasta con la sobrietà dell’interno, ricordando come l’arte nabatea puntasse a impressionare attraverso l’aspetto esteriore delle sue opere.
Questo monumento rappresenta solo il primo dei tanti tesori che Petra ha da offrire. Da qui inizia l’esplorazione di una città antica straordinaria, dove si incontrano tombe, templi, teatri e altri capolavori scolpiti nella roccia che raccontano la storia millenaria della civiltà nabatea.
La Via delle Facciate
Proseguendo dal Tesoro, si raggiunge la Via delle Facciate, una delle arterie principali di Petra, fiancheggiata da una straordinaria serie di tombe monumentali scolpite direttamente nella parete rocciosa. Sebbene queste facciate siano meno elaborate rispetto all’imponente Tesoro, rappresentano comunque un importante esempio dell’abilità architettonica dei Nabatei e della capacità di adattare la loro arte alle caratteristiche naturali del paesaggio.
Le tombe che compongono la Via delle Facciate sono scolpite nella roccia arenaria, caratterizzata dalle sfumature rosa e arancio che mutano colore a seconda della luce del giorno. Molte di queste tombe erano destinate a dignitari e figure importanti della società nabatea, come testimonia la loro collocazione prominente lungo una delle strade più frequentate dell’antica città. Alcune delle facciate presentano decorazioni semplici, con elementi architettonici essenziali, mentre altre mostrano motivi più complessi che richiamano influenze provenienti dall’Egitto e dal mondo ellenistico.
Camminando lungo la Via delle Facciate, i visitatori possono notare la varietà di stili architettonici, un riflesso delle diverse culture che attraversavano Petra. Sebbene molte delle tombe siano oggi vuote o erose dal tempo, le loro facciate conservano ancora un’aura di mistero e maestosità. Le aperture che si intravedono nella roccia sembrano finestre verso un passato lontano, e lasciano immaginare i rituali funebri che vi si svolgevano secoli fa.
Questo tratto di Petra offre una prospettiva unica sulla vita e la morte nella società nabatea, con le tombe che, pur essendo destinate all’eternità, si trovano nel cuore della città, accanto alle vie più frequentate. La Via delle Facciate, infatti, non era solo un luogo di sepoltura, ma faceva parte integrante della vita urbana, unendo simbolicamente la vita terrena e l’aldilà.
Il Teatro Nabateo
Poco oltre la Via delle Facciate, si trova il Teatro Nabateo, una delle strutture più impressionanti e uniche di Petra. Interamente scavato nella roccia, il teatro è un raro esempio di architettura nabatea, capace di ospitare fino a 8.000 spettatori, dimostrando l’importanza che i Nabatei attribuivano agli spazi pubblici e alle attività sociali e culturali.
Costruito nel I secolo d.C., il teatro fu in seguito ampliato dai Romani durante la loro occupazione, conferendogli un aspetto più classico con l’aggiunta di elementi architettonici tipici del loro stile, come archi e colonne. La sua posizione centrale, ai piedi delle facciate rocciose, non solo lo rendeva facilmente accessibile a tutta la popolazione, ma offriva anche una vista spettacolare sull’intera area circostante, contribuendo a creare un’atmosfera solenne durante gli spettacoli e le cerimonie.
Oggi, il Teatro Nabateo rimane uno dei simboli più affascinanti dell’incontro tra la cultura nabatea e quella romana, un luogo che testimonia l’importanza di Petra come crocevia di civiltà e tradizioni.
Fonte: iStockIl Teatro di Petra
Le Tombe Reali
A est del Teatro si ergono le maestose Tombe Reali, una serie di monumentali tombe scavate direttamente nella roccia, destinate ai membri più influenti della società nabatea. Tra queste, la più imponente è la Tomba dell’Urna, caratterizzata da una maestosa facciata e una vasta terrazza panoramica che regala spettacolari vedute sulla valle di Petra. Si ritiene che questa tomba sia stata trasformata in una chiesa bizantina durante il periodo cristiano, a testimonianza della stratificazione storica della città.
Accanto alla Tomba dell’Urna si trovano altre tombe affascinanti, come la Tomba di Seta, così chiamata per i suoi straordinari colori naturali che sembrano ondeggiare sulla roccia, e la Tomba Corinzia, un esempio perfetto di fusione tra lo stile nabateo e influenze ellenistiche
Il Monastero (Ad-Deir)
Un’altra delle meraviglie di Petra è il Monastero (Ad-Deir), un monumento imponente che si raggiunge attraverso una lunga scalinata di oltre 800 gradini, scolpiti nella roccia. Il percorso, che richiede circa un’ora di cammino, attraversa panorami spettacolari, offrendo ai visitatori la possibilità di ammirare le formazioni rocciose circostanti e i paesaggi desertici. Il Monastero, pur simile al Tesoro nella sua architettura, è ancora più vasto: la facciata è alta 45 metri e larga 50.
Situato in una posizione panoramica, dalla sua terrazza si possono osservare il deserto e le montagne giordane fino ai confini israeliani. Sebbene il suo nome suggerisca un uso religioso, la funzione originaria dell’edificio non è del tutto chiara: alcuni ritengono che fosse un luogo di culto, altri ipotizzano che servisse come luogo di riunione. La fatica per raggiungerlo viene ampiamente ripagata dalla sua maestosità e dalla bellezza della vista che si estende su tutto il paesaggio circostante.
Il Colonnato e il Cardo Maximus
Il Cardo Maximus rappresenta il cuore pulsante della città antica. Questa strada principale, lunga circa 600 metri, era fiancheggiata da colonne che le conferivano un aspetto monumentale e maestoso. Originariamente pavimentata con grandi blocchi di pietra, la strada ospitava la vita commerciale di Petra: lungo il suo tracciato si trovavano mercati, botteghe artigiane, templi e imponenti edifici pubblici.
Il Colonnato, parte integrante del Cardo, riflette l’influenza romana sull’architettura nabatea dopo l’annessione di Petra all’Impero Romano. Il Cardo Maximus era anche il luogo di incontro e di scambio per i mercanti provenienti da tutto il mondo antico, che attraversavano Petra lungo le antiche rotte carovaniere. I resti dei templi e delle ville che costeggiavano la strada testimoniano la grandezza dell’antica capitale nabatea e la ricchezza culturale che pervadeva la città.
Info pratiche per visitare Petra
Orari e biglietti
Il sito archeologico di Petra è aperto tutto l’anno, con orari che variano a seconda della stagione. In generale, il parco è accessibile dalle 6 del mattino fino al tramonto. I biglietti possono essere acquistati direttamente all’ingresso o tramite il sito ufficiale. Esistono diverse opzioni di ticketing: dal biglietto giornaliero a quello per più giorni. È consigliabile dedicare almeno due giorni alla visita per poter esplorare a fondo tutte le meraviglie del sito.
Petra by Night
Un’esperienza suggestiva è la visita di Petra by Night, durante la quale il percorso dal Siq fino al Tesoro è illuminato da migliaia di candele. Questo evento si tiene tre volte a settimana e offre un’atmosfera unica per ammirare il Tesoro in un’illuminazione soffusa, accompagnato da musiche tradizionali beduine.
Come arrivare a Petra
Petra si trova a circa 240 km da Amman, la capitale della Giordania, e a 120 km da Aqaba. Il modo più comune per raggiungerla è in auto o con tour organizzati, ma esistono anche autobus regolari che collegano Amman a Wadi Musa, la città moderna adiacente a Petra. Una volta arrivati a Wadi Musa, l’ingresso principale del sito si trova a breve distanza a piedi o in taxi.
Tra le imponenti pareti di arenaria rossa del Jebel Umm Ishrin e del Jebel Rum si estende una delle meraviglie naturali più affascinanti della Giordania: il Wadi Rum. Questo deserto spettacolare, che sembra uscito direttamente dal set del film Dune, noto per le sue immense distese di sabbia rossa e le montagne di arenaria che si ergono come fortezze, è stato fonte di ispirazione per avventure epiche e racconti leggendari.
Scenari cinematografici
Eppure, fino al 1917 questo luogo straordinario era praticamente sconosciuto al di fuori della regione. Fu il celebre archeologo e scrittore britannico Thomas Edward Lawrence, meglio noto come Lawrence d’Arabia, che lo attraversò durante la Rivolta Araba, a descrivere per la prima volta questo paesaggio surreale come “un enorme bastione rosso”. Decenni dopo, nel 1962, il deserto giordano divenne famoso grazie al film Lawrence d’Arabia, che lo fece scoprire al grande pubblico.
Prima di Lawrence, erano solo i beduini locali a conoscere intimamente queste montagne. Si arrampicavano sulle loro vette per cacciare lo stambecco e conoscevano ogni anfratto dei cayon vertiginosi scolpiti dal vento e dall’acqua, su cui risuona ancora oggi il fischio acuto dello storno, uno dei suoni tipici dell’altopiano di Hisma.
Negli ultimi decenni, il Wadi Rum ha attirato l’attenzione di registi di tutto il mondo, diventando lo scenario perfetto per film come Prometheus, Sopravvissuto – The Martian, Star Wars: L’Ascesa di Skywalker e, più recentemente, Dune. E così questo magnifico paesaggio, spesso paragonato a un pianeta alieno, ha visto crescere il numero di visitatori attratti dalla sua atmosfera surreale e dalla sua storia antica.
La creazione del Wadi Rum Trail
Nel febbraio 2023, riporta il sito BBC Travel, un nuovo percorso di trekking ha aperto una finestra ancora più intima su questo territorio: il Wadi Rum Trail. Si tratta di un itinerario ad anello di 120 km da percorrere in dieci giorni, attraversando alcuni dei luoghi più remoti e meno battuti del Wadi Rum, spingendosi nel cuore dell’area dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Frutto del lavoro di un team di escursionisti locali e britannici, il trail è un insieme di antichi sentieri beduini, piste per cammelli, rotte di contrabbando, percorsi di pastorizia e persino parte della vecchia via di pellegrinaggio verso La Mecca.
Tra i creatori del percorso c’è Ben Hoffler, un esperto di trekking che ha contribuito a tracciare sentieri simili in Egitto. Hoffler racconta a BBC Travel come Wadi Rum conservi un fascino particolare grazie alla sua maestosità naturale e alla cultura beduina ancora viva e profondamente radicata. A differenza delle aree limitrofe in Arabia Saudita, la comunità beduina di Wadi Rum mantiene molte delle tradizioni che l’hanno legata a queste terre per secoli.
La creazione del Wadi Rum Trail è stata pensata non solo per gli escursionisti, ma anche per la comunità locale. Come sottolinea a BBC Travel Tony Howard, un altro dei co-fondatori del trail, la presenza delle guide beduine arricchisce l’esperienza, permettendo ai viaggiatori di immergersi nelle storie e nelle tradizioni della regione. “Loro conoscono il territorio e le sue peculiarità come nessun altro”, afferma Howard, “e sono sempre di ottima compagnia.”
Gli antichi sentieri beduini
Il percorso, che parte da Jebel Umm Ishrin e ritorna al punto di partenza dopo dieci giorni di cammino, offre uno sguardo profondo su un paesaggio che, sebbene celebre, è ancora in gran parte inesplorato dai turisti. Oltre a scalare montagne come Jebel Birda e Jebel Rum, gli escursionisti attraversano canyon, dune e altipiani desolati, scoprendo antichi siti di sepoltura e incisioni rupestri millenarie.
Wadi Rum, con le sue dune rosse e le imponenti formazioni rocciose, non è solo un paesaggio da film. È un luogo intriso di storia, cultura e spiritualità, dove la natura e l’uomo convivono in un equilibrio fragile, oggi più che mai. Come sottolineato dall’antropologa Tatiana Haddad, il deserto è un ecosistema delicato e il turismo di massa rischia di comprometterne l’integrità.
Ma progetti come il Wadi Rum Trail offrono una speranza per il futuro, promuovendo un tipo di turismo sostenibile che non solo protegge l’ambiente, ma valorizza anche la cultura beduina. Percorrere questi antichi sentieri rappresenta un ritorno alle radici, un’esperienza di connessione profonda con la natura e con la storia millenaria di questo suggestivo angolo di Giordania.
Tra i siti archeologici più affascinanti di tutti i tempi c’è senza dubbio Petra, la città di roccia situata nel cuore della Giordania che è stata inserita non solo tra i Patrimoni dell’UNESCO, ma anche tra le sette meraviglie del mondo moderno. Tuttavia, basta allontanarsi di qualche decina di chilometri per incontrare un luogo ancora più magico, che conserva un’atmosfera speciale – anche perché è quasi completamente sconosciuto. Andiamo alla scoperta del sito di Sela, tra le montagne giordane.
Il villaggio di Sela, un vero incanto
Situato a circa 70 km da Petra, il piccolo villaggio di Sela (chiamato anche Al Sela) è un vero gioiello. Proprio per le sue meraviglie, nel 2023 è stato inserito tra i 54 Best Tourism Villages dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO): i turisti che vogliono concedersi una tappa in questo luogo così affascinante potranno vivere delle esperienze uniche al mondo. La comunità locale ha infatti messo a disposizione le proprie case, restaurate appositamente per accogliere degli ospiti, e ha organizzato decine di eventi per permettere ai turisti di scoprire la natura, le usanze e la cucina tradizionale del paese.
L’affascinante storia di Sela
Meta perfetta per chi ama il turismo culturale, la Giordania ha davvero molto da offrire. Oltre a Petra, infatti, c’è di più: per trovare un luogo che conserva intatto il suo fascino particolare, dobbiamo spostarci più a nord e addentrarci tra le montagne rocciose del Governatorato di al-Tafila. È qui che ci imbattiamo nei resti di un’antichissima città conosciuta con il nome di Sela (es-Sela’ in arabo, un termine che significa roccia). Il panorama è spettacolare, e ancora di più la storia che si cela dietro le poche rovine ancora in piedi.
Fonte: @AsorLe antiche rovine di Sela
Questa sarebbe infatti – secondo gli archeologi – la celebre Sela più volte citata nella Bibbia ebraica, la quale in passato veniva erroneamente identificata proprio con Petra. D’altra parte, entrambe le città portano nomi con lo stesso significato (uno in arabo e uno in latino), quindi non sorprende che ci sia stata confusione. Solo attorno al 2010 sono stati compiuti degli scavi tra le montagne dell’antico regno di Edom, dove sono emersi i resti che oggi vengono attribuiti a Sela. La città sarebbe stata abitata nel corso del I millennio a.C., ed è a questo periodo che risale la maggior parte dei reperti trovati in questa zona.
Cosa vedere presso il sito archeologico
Sela è un sito archeologico davvero speciale: incastonato tra le rocce di arenaria, si erge fino a 200 metri di altezza a picco su burroni ripidissimi. Era in passato un rifugio usato dagli abitanti dei dintorni per mettersi al riparo in caso di pericolo, ma anche una vera e propria fortezza. L’altopiano che ospita la maggior parte delle rovine era infatti difficilmente raggiungibile, offrendo il luogo ideale per sfuggire dagli assalti dei nemici. Oggi si possono ammirare i resti di antiche torri e strutture difensive, oltre che di edifici residenziali, luoghi di culto e case scavate nella roccia.
Fonte: @AsorLe antiche rovine di Sela
Poiché in quest’area non vi erano pozzi o sorgenti d’acqua, la popolazione vi aveva costruito un centinaio di cisterne e di vasche dove stoccare l’acqua piovana: alcune di esse sono ancora molto ben conservate, regalandoci un piccolo assaggio di quello che Sela doveva essere un tempo. Avvicinandoci alla montagna su cui si inerpica l’antico villaggio, si può notare qualcosa di sorprendente: in alto, sulla parete rocciosa, c’è un rilievo conosciuto come l’iscrizione di Nabonide. Si tratta di una raffigurazione che immortala un uomo con una lunga veste, un bastone e un copricapo, il quale probabilmente non è altri che l’ultimo re dell’impero babilonese.
Per giungere a Sela, occorre arrampicarsi su una lunga scalinata costruita nella roccia. Prima di arrivare in cima, il passaggio si restringe all’interno di una gola che poi si apre sull’altopiano: qui ci sono i resti di antiche mura che un tempo proteggevano l’ingresso al villaggio, il quale poteva essere chiuso con un’alta cancellata in legno. Tutt’intorno, si possono ammirare torri di difesa e pavimentazioni riemerse da sotto terra, dove erano rimaste per tanti secoli, cisterne intonacate, antichi altari e tante altre meraviglie, a riprova di quanto questo luogo sia magico.
Ricchissima di storia e meta prediletta degli amanti della storia e dell’archeologia, la Giordania è anche la località ideale per prolungare l’estate e per godersi il sole sulle spiagge e i tuffi in acque limpide e tiepide.
Sì perché grazie al clima mite e alle temperature favorevoli, ai suoi favolosi litorali e ai panorami mozzafiato, è una nazione “regina delle vacanze balneari” con mirabili fiori all’occhiello che si suddividono tra il territorio unico al mondo del Mar Morto e la sabbia dorata del Mar Rosso.
Pronti a lasciarvi sorprendere?
L’incanto del Mar Morto
Parlando di Giordania come destinazione balneare non si può non mettere al primo posto il “mare che non ti aspetti”, il Mar Morto, che non esiste da nessun altra parte se non qui.
In realtà, si tratta di un lago salato le cui rive si trovano a circa 400 metri al di sotto del livello del mare, il punto più basso della terraferma.
Le sue acque straordinariamente salate consentono di galleggiare con facilità e i fanghi ricchi di minerali sono rinomati a livello internazionale per le proprietà cosmetiche e terapeutiche.
Trascorrere del tempo di qualità presso una delle SPA che sorgono sulle sue spiagge è un modo indimenticabile di prendersi cura di sé stessi.
Ma dove fare il bagno nel Mar Morto?
Sono presenti una decina di resort con spiagge attrezzate e non mancano alcune spiagge libere per fare il bagno in tutta libertà senza spendere.
Da ricordare, nell’omonima città di Amman, Amman Beach Dead Sea, dove è possibile accedere in giornata alla spiaggia attrezzata con bar, spogliatoi e piscina.
Poco più a sud, altrettanto interessante è O-Beach.
Tra le spiagge libere (ben segnalate) da vedere vi sono, senza dubbio, i punti indicati come “Dead Sea Free Swimming” dove i candidi blocchi di sale cristallizzato disegnano un paesaggio incredibile, e “Salt Beach – Spiaggia Salina” dove fanno bella mostra di sé enormi granelli.
Invidiabile Mar Rosso
A differenza del Mar Morto, il Mar Rosso è un mare a tutti gli effetti, comunicante con il Mediterraneo e con l’Oceano Indiano.
Regala alcune delle spiagge più favolose della Giordania ed è una “destinazione vacanziera” per eccellenza: infatti, come si può non citare il golfo di Aqaba, una delle zone migliori del Paese, autentico paradiso per lo snorkeling e le immersioni?
Si tratta di uno dei siti più importanti del mondo per i sub, che pullula di coralli, di una biodiversità marina di notevole importanza e i cui fondali ospitano anche svariati relitti.
Tra le spiagge da non perdere assolutamente spicca South Beach, incastonata nella caratteristica città costiera di Aqaba, dove la sabbia dorata si alterna a piccole e graziose conchiglie nel bacio di un’acqua cristallina.
Adatta sia a famiglie che a gruppi di amici, è dotata di tutti i servizi.
Sempre ad Aqaba, ecco Berenice Beach, seconda soltanto a South Beach, un vero e proprio “complesso balneare” grazie ai numerosi hotel e alle infrastrutture dedicate ai turisti.
E come non nominare anche City Beach e Aqaba Beach? Infatti, Aqaba è il principale porto turistico della Giordania e da qui partono tour organizzati e sessioni di snorkeling per ammirare tutta la meraviglia che gli incredibili fondali del Mar Rosso hanno da offrire.