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In Svizzera c’è una nuova altalena gigante con una vista da brividi a oltre 2.000 metri

Par : elenausai10
24 juillet 2026 à 13:00

Tra i picchi frastagliati delle Alpi Vodesi, il panorama estivo sta cambiando volto. Sulla cima del Grand Chamossaire, nel cuore del comprensorio di Villars-Gryon-Diablerets, chi cerca l’ebbrezza di un’emozione forte oggi può provarla a 2.110 metri d’altitudine.

Una struttura metallica a forma di V domina infatti il crinale: è la nuova altalena gigante creata per regalare un balzo nel vuoto da 12 metri d’altezza. Bastano pochi secondi per ritrovarsi sospesi sulla valle, provando la sensazione di volare tra le vette.

Ma dietro questa scarica di adrenalina non c’è solo la voglia di divertire: la vera sfida è la sopravvivenza della montagna stessa. Con la neve sempre più scarsa e imprevedibile a causa del cambiamento climatico, l’attrazione nasce per dare alle stazioni sciistiche una nuova vita estiva, slegata dalle piste da sci.

L’altalena gigante sulle alpi svizzere

Provare l’esperienza dell’altalena gigante è semplice e accessibile a chiunque raggiunga la cima. L’ingresso è incluso per chi è già in possesso dello skipass o del biglietto per gli impianti di risalita della zona, rendendola un’attività integrata a tutti gli effetti nella visita del comprensorio.

La struttura può ospitare fino a tre persone contemporaneamente, ciascuna posizionata su una speciale seduta con manubrio e assicurata saldamente con un sistema di cinghie di sicurezza. Una volta pronti, entra in funzione un meccanismo di cavi e pulegge che solleva i partecipanti portandoli all’indietro fino a un’inclinazione quasi verticale, a novanta gradi rispetto alla piattaforma sottostante.

È in quel momento di sospensione a testa in giù che la tensione raggiunge il massimo, prima che lo sgancio improvviso lanci i passeggeri nel vuoto per un volo spettacolare sul panorama alpino.

Dettaglio altalena gigante in Svizzera
Getty Images
Un dettaglio dell’altalena gigante in Svizzera

Vivere la montagna tutto l’anno

L’installazione sul Grand Chamossaire, nella Svizzera occidentale, non rappresenta soltanto una novità per gli amanti delle esperienze estreme, ma è il simbolo di una profonda trasformazione in atto nel turismo di alta montagna. Con l’incertezza legata all’innevamento stagionale e gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, le stazioni sciistiche europee stanno cominciando a ridefinire le proprie priorità.

Sebbene le quote più alte continuino a registrare presenze consistenti durante i mesi freddi, la necessità di guardare al futuro ha spinto i gestori degli impianti a sviluppare offerte destinate a funzionare 365 giorni l’anno. L’obiettivo principale è valorizzare le infrastrutture esistenti anche durante le stagioni intermedie, svincolando l’economia locale dalla presenza del manto nevoso.

Creare motivi di richiamo nei mesi estivi significa garantire continuità occupazionale, sostenere il tessuto commerciale del territorio e proporre un modello d’accoglienza capace di intercettare le esigenze di un pubblico sempre più dinamico e diversificato. L’altalena risponde esattamente a questa esigenza, offrendo un motivo di richiamo costante che valorizza gli impianti di risalita già esistenti.

Per proteggere il territorio, inoltre, la struttura è stata posizionata volutamente in un’area già antropizzata e servita dalle funivie, lasciando intatti i settori più selvaggi della montagna per chi cerca il contatto con la natura, il trekking o le escursioni in mountain bike.

La valle dove l’acqua diventa pietra: viaggio nella misteriosa Val Gelana, gioiello nascosto dell’Appennino

23 juillet 2026 à 15:00

Non la conosce quasi nessuno, anzi, potremmo definirla un tesoro “di nicchia” vero e proprio, eppure nel cuore dell’Appennino parmense esiste una valle sorprendente dove la natura sembra aver riscritto le proprie regole. Qui l’acqua non scorre soltanto tra boschi e rocce, ma lascia dietro di sé una traccia visibile del suo passaggio: piccole cascate, concrezioni minerali e spettacolari depositi di travertino che trasformano il paesaggio in un luogo quasi fiabesco.

È la Val Gelana, una piccola perla nascosta nel territorio di Bedonia, in provincia di Parma, un geosito di rilevanza locale ancora lontano dai grandi circuiti turistici, ma capace di sorprendere chi decide di esplorarlo. Una valle dove ogni dettaglio racconta il lento lavoro dell’acqua: dalle rocce modellate nel corso dei secoli fino ai particolari “drappi” di carbonato di calcio che ricoprono alcuni tratti del torrente, creando scenari insoliti per l’Appennino.

Val Gelana, dove le cascate si tramutano pietra

La caratteristica più affascinante della Val Gelana è legata proprio alle sue acque. Il torrente Gelana attraversa rocce particolarmente ricche di minerali e, durante il suo percorso, raccoglie grandi quantità di bicarbonato di calcio. Quando l’acqua raggiunge i salti delle cascate, il carbonato di calcio tende a depositarsi creando nel tempo vere e proprie sculture naturali: ammassi rocciosi, piccole vaschette in serie e spettacolari formazioni di travertino di cascata.

Bedonia, Carniglia, Ponte di Maria Luigia sul torrente Gelana
Ufficio Stampa
Il Ponte di Maria Luigia sul torrente Gelana

Il risultato è un paesaggio raro, dove il confine tra acqua e pietra sembra quasi scomparire. Le cascate non sono soltanto un elemento del panorama, ma diventano esse stesse protagoniste di un processo geologico ancora in corso.

Oltre alla sua particolarità geologica, la Val Gelana custodisce anche un patrimonio storico e paesaggistico tutto da scoprire. Il percorso escursionistico che attraversa la valle regala scorci panoramici già nella parte iniziale, tra Case Gelana e Caneso, dove emergono i segni dell’antico rapporto tra uomo e montagna: campi conquistati alla natura, prati coltivati e piccoli insediamenti che raccontano la vita delle comunità locali.

La valle conserva anche memorie legate al passato del territorio, tra cui i passaggi di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma, e alcuni ponti in pietra costruiti durante il periodo del Ducato, ancora oggi percorribili.
Scendendo verso la forra del torrente, invece, la presenza umana lascia spazio completamente alla natura: il bosco diventa più fitto, l’acqua accompagna il cammino e compaiono i resti di antichi mulini abbandonati, testimonianza di un passato rurale ormai nascosto dal tempo.

Dove si trova la Val Gelana e come raggiungerla

Se vi abbiamo incuriosito e invogliato a intraprendere un’avventura nella natura più incontaminata, adesso vi spieghiamo come localizzare l’escursione. La Val Gelana si trova nell’Appennino parmense, nel territorio del comune di Bedonia, in provincia di Parma, all’interno di un’area caratterizzata da boschi, torrenti e piccoli borghi di montagna.

Per raggiungerla è possibile arrivare fino a Bedonia in auto e proseguire verso la località di Case Gelana, punto di partenza dei principali percorsi escursionistici della valle. Da qui si può iniziare l’esplorazione a piedi seguendo i sentieri che accompagnano il torrente Gelana tra cascate, formazioni di travertino e scorci naturali suggestivi. Il percorso richiede scarpe da trekking e un minimo di preparazione, soprattutto nei tratti più vicini alla forra del torrente.

Grecia, Monte Olimpo: sulla cima della montagna del mito

22 juillet 2026 à 17:06

Sono passati quasi tremila anni, eppure certe cose non passano mai di moda. Sarà per quello che ci insegnano a scuola, sarà perché è la culla della nostra cultura, sarà perché, in fondo, è una saga fantasy pazzesca, ma la mitologia greca ha ancora e avrà sempre una presa fortissima sull’immaginario collettivo italiano e non solo. Una presa che si riflette anche sulle nostre vite, sulle nostre vacanze e sui nostri viaggi, vista anche la viralità raggiunta sui social dai contenuti dedicati al Monte Olimpo, la montagna sacra agli dei omerici.

Col suo costante cappello di nembi bianchi, il grande rilievo ha rappresentato la soglia oltre la quale, per gli antichi, cominciava il regno degli dei. Oggi quel regno è la meta e l’ambizione degli escursionisti che si avventurano nel paradisiaco Parco del Monte Olimpo, che si alza dalla pianura della Macedonia fino a superare i 2900 metri di quota. Non serve essere un semidio per raggiungerne la cima, anzi le cime, visto che sono tre. Bastano, infatti, gambe allenate, scarponi robusti e la voglia di scoprire una natura selvaggia e incontaminata.

Monte Olimpo: lontano dal mito, le caratteristiche geografiche

Al netto delle leggende, il Monte Olimpo è, prima di tutto, un massiccio imponente, che si staglia sullo sfondo del Golfo Termaico, a poca distanza dalla costa sul mar Egeo, nel nord della Grecia contemporanea. Questa vicinanza al mare è parte del suo fascino: in meno di due ore, sui suoi sentieri, si passa dal profumo salmastro dell’Egeo al freddo pungente delle quote più alte, dove la neve può resistere fino a tarda primavera.

Con i suoi 2918 metri, la vetta di Mytikas è il punto più alto non solo della montagna, ma di tutta la Grecia. Non è però un rilievo isolato: l’Olimpo è un massiccio che comprende oltre cinquanta punte sopra i duemila metri, profonde gole e una grande biodiversità. Tra le vette più note, oltre a Mytikas, ci sono Skolio (2911 metri di altitudine), Skala (2882) e Stefani (2909), quest’ultima conosciuta anche come Trono di Zeus per la sua forma particolare, la quale ricorda, in effetti, un seggio naturale scolpito nella roccia.

escursioni sentieri monte olimpo
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La roccia nuda delle vette più alte dell’Olimpo

A tutelare questo contesto più unico che raro, tra punte aguzze, valli, depressioni, fiumi e cascate è il Parco Nazionale del Monte Olimpo: nel 1938 è stato il primo parco nazionale istituito in Grecia, un riconoscimento arrivato per proteggere i boschi di pino nero, le faggete secolari e una fauna che include camosci, volpi, ma anche numerose specie rapaci, tra le quali l’eccezionale aquila reale. Non stupisce che l’UNESCO lo abbia inserito tra le riserve della biosfera già nel 1981, a simboleggiare ancora una volta quanto sia prezioso questo ecosistema tanto ricco quanto fragile, dove la macchia mediterranea delle quote più basse lascia gradualmente spazio a una vegetazione alpina, fino alla roccia nuda delle vette.

Il punto di partenza più utilizzato per esplorare la montagna è Litochoro, un grazioso paese ai piedi del massiccio: da qui si dipartono la maggior parte dei sentieri che risalgono verso le cime.

I sentieri per arrivare sulle tre cime del Monte Olimpo

Chi sogna di mettere piede sulla vetta più alta della Grecia deve mettere in conto un’escursione di almeno due giorni, con pernottamento in uno dei rifugi di montagna. Il percorso più classico, e anche il più frequentato, segue le tracce del sentiero E4, ovvero l’European Long Distance Path 4, il grande cammino che unisce Tarifa, in Spagna, a Cipro, e che qui sale per l’appunto fino alle vette dell’Olimpo.

Lo si può affrontare partendo come detto da Litochoro. È però raccomandabile, per accorciare i tempi, partire dalla località di Prionia, raggiungibile in auto lungo una strada sterrata, guadagnando così già circa 800 metri di elevazione e risparmiando circa 9 chilometri di percorso.

Prionia è l’ultima località raggiungibile in auto ai piedi dell’Olimpo ed è sostanzialmente il campo base da cui partono le escursioni sul monte. Da qui il sentiero si inoltra tra faggi, pini neri e maestosi esemplari di pino bosniaco, alberi capaci di attecchire anche nelle condizioni più estreme di alta quota.

escursioni sentieri monte olimpo
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Le vette più alte dell’Olimpo sono spesso circondate da nubi

L’obiettivo è raggiungere, dopo tre o quattro ore di dura ascesa, il rifugio Spilios Agapitos, a 2100 metri di altitudine. Si tratta del punto d’appoggio più popolare per salire verso le cime della montagna, un’ampia struttura con oltre 100 posti letto che si trova su uno spuntone di roccia tra grandi conifere, soprannominato il Balcone. La prima tappa, nel suo complesso, misura solo quattro chilometri e mezzo, ma si sale un dislivello di circa 1000 metri che la rende tosta.

Il secondo giorno di escursione regala l’esperienza più emozionante, ma altrettanto impegnativa. Dal rifugio, il sentiero risale rapidamente sopra il limite della vegetazione, aprendosi su panorami che spaziano fino all’orizzonte azzurro del mare. In un paio d’ore di salita si raggiunge la prima delle tre cime più celebri, Skala, a 2882 metri di quota. Si prosegue, dunque, lungo una cresta stretta fino a Skolio, la cima a 2911 metri, la seconda vetta più alta del massiccio.

Mytikas, invece, la più alta, si raggiunge deviando dal sentiero E4 lungo un impervio tratto che si imbocca da Skala. È un percorso difficile, con alcuni passaggi di arrampicata semplice ma esposta, che richiede piede fermo e una certa esperienza. Serve circa un’altra ora per raggiungerla.

È questa, in ogni caso, la via della prima, mitica ascesa documentata, nel 1913, compiuta da Christos Kakalos, alpinista di Litochoro, insieme agli svizzeri Frédéric Boissonnas e Daniel Baud-Bovy. Kakalos diventò poi la prima guida alpina ufficiale della montagna, continuando a scalarla fino a novant’anni.

Dalla vetta di Mytikas si può proseguire fino a raggiungere il rifugio Giosos Apostolidis e da qui ridiscendere verso Prionia. Chi invece prosegue lungo il sentiero E4 può trovare un punto d’appoggio al bivacco Christakis, 500 metri più in basso, al cospetto dell’omonima cima (2707 metri).

Altre escursioni sul Monte Olimpo

Non tutti i sentieri dell’Olimpo puntano necessariamente a raggiungere le vette più alte: la montagna degli dei è un tesoro multiforme, come l’ingegno di Odisseo. Pertanto, offre tante altre escursioni nelle quali impegnarsi per scoprire luoghi meno frequentati, ma altrettanto meritevoli.

Un esempio è quello del sentiero che dal bivio di Gortsia, poco fuori Litochoro, conduce al rifugio Petrostrouga, attraverso un sentiero ben segnalato che attraversa splendide faggete e passa accanto ad alcuni tra gli esemplari più imponenti di pino bosniaco dell’intero massiccio. È un percorso ideale per chi vuole assaporare l’atmosfera della montagna e al contempo godersi bei colpi d’occhio sul mar Egeo. Il percorso è lungo circa cinque chilometri, con un dislivello impegnativo (circa 950 metri) e un tempo di percorrenza intorno alle 3 ore.

Se avete tempo e gambe, l’escursione può proseguire fino allo splendido Altopiano delle Muse, un pianoro roccioso con una vista pazzesca sulle cime circostanti. Circondato da pareti rocciose e attraversato da sentieri che si intrecciano tra le diverse cime del massiccio, regala uno dei colpi d’occhio più suggestivi di tutto l’Olimpo, con vista sulla imponente sagoma di Mytikas che domina l’orizzonte. La salita all’altopiano può terminare ai rifugi Christos Kakalos, a quota 2650 metri, o al Giosos Apostolidis, che con i suoi 2700 metri rappresenta la struttura all’altitudine più elevata dell’intera Grecia. Ci si trova sul versante opposto delle vette più alte dell’Olimpo rispetto al sentiero E4, ma anche da questi rifugi è possibile salire fino alla cima di Mytikas. Peraltro lo si fa passando dalla vetta Stefani, il Trono di Zeus.

Una bella escursione, più semplice e alla portata di tutti, è quella che da Prionia porta alla Grotta di San Dionisio. Ci si lascia alle spalle Prionia camminando nella direzione opposta alle vette del Monte Olimpo, percorrendo un sentiero che costeggia il torrente Enipeas. Si incontrano per prime le magnifiche Cascate di Enipeas, con delle belle polle di acqua cristallina che invitano a farsi un tuffo.

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Cascata sul torrente Enipeas

Il sentiero prosegue arrivando all’antico Monastero di San Dionisio, un luogo spirituale eccezionale, pittoresco, dove la pietra dell’Olimpo diventa un elemento architettonico perfetto. Costruito nel Cinquecento, è stato più volte danneggiato, in modo più grave durante la Seconda Guerra Mondiale.

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La Grotta Sacra di San Dionisio

Si arriva infine alla Grotta, il luogo di eremitaggio di San Dionisio, santo della chiesa ortodossa greca, che qui si segregava nel XVI secolo. La grande cavità naturale contiene un piccolo edificio votivo. È un luogo suggestivo dal quale ammirare il lato orientale del Monte Olimpo, con una sorgente vicina. Questo percorso fa parte del sentiero E4, nel tratto che collega Litochoro a Prionia.

Sagre ed eventi di agosto in Trentino-Alto Adige, gli appuntamenti da non perdere

22 juillet 2026 à 14:42

Succosi grappoli maturi, formaggi d’alpeggio e profumi di erbe di montagna riempiono le tavole e le piazze d’estate. È il momento delle sagre di paese, delle feste patronali e degli eventi enogastronomici che animano i borghi, tra musica dal vivo, piccoli mercatini e specialità della tradizione. Le serate si allungano, le luci si accendono sui centri storici e sulle frazioni di montagna, mentre le ricette tipiche diventano protagoniste di cene all’aperto e convivialità.

In Trentino-Alto Adige agosto è un invito a scoprire sapori e panorami, dalle vallate dolomitiche alle zone vinicole più rinomate. Tra gli appuntamenti da segnare in agenda spiccano la Festa del vino di Caldaro, che celebra il legame profondo tra vigneti e lago, e i Giochi medievali a Sluderno, dove storia e gusto si incontrano tra rievocazioni e stand gastronomici. A fare da cornice, eventi come Festa ta mont, la tradizione ladina in Val San Nicolò e l’evocativa Alba sotto le Stelle a Canazei, per un mese di montagna vissuta tra degustazioni e atmosfere uniche.

Gli eventi di agosto 2026 in Trentino-Alto Adige da gustare

  • Alba sotto le Stelle – Canazei (TN), dal 30 luglio al 24 agosto 2026.
    Alba sotto le Stelle chiude al traffico la via principale di Alba di Canazei, trasformandola in un vivace spazio pedonale con musica, artisti di strada, spettacoli e intrattenimento serale.
  • Festa ta mont, la tradizione ladina in Val San Nicolò – Sèn Jan di Fassa (TN), dal 1 al 2 agosto 2026.
    In Val San Nicolò la festa "ta mont" celebra la tradizione ladina con costumi, musica, specialità culinarie, storie e leggende in un’atmosfera suggestiva.
  • Festa dei Mulini, dal grano alla farina – Terento (BZ), il 2 agosto 2026.
    La Festa dei Mulini a Terento permette di assistere alla macinatura del grano come un tempo, nei mulini storici azionati dall’acqua, con dimostrazioni per grandi e piccoli.
  • Festa dei Canederli – Castelrotto (BZ), il 3 agosto 2026.
    La Festa dei Canederli a Castelrotto propone piatti tipici altoatesini a base di canederli in numerose varianti salate e dolci, serviti nella piazza del paese.
  • Le Notti di Re Laurino – Nova Levante (BZ), il 5 agosto 2026.
    Le Notti di Re Laurino a Nova Levante offrono gastronomia locale, shopping serale con negozi aperti, musica tradizionale e attività per bambini come castello gonfiabile e laboratori.
  • Festa del vino di Caldaro – Caldaro sulla Strada del Vino (BZ), dal 12 al 15 agosto 2026.
    Tradizionale Festa del vino di Caldaro nel piazzale delle cantine, con degustazioni e musica dal vivo che invita a ballare.
  • Baldo Bio e Benessere – Brentonico (TN), dal 14 al 16 agosto 2026.
    Evento dedicato al benessere e ai prodotti biologici a km zero dell’Altopiano di Brentonico, con mostra mercato, laboratori, workshop, sport e trattamenti olistici.
  • Festa della polenta – Castelrotto (BZ), dal 14 al 16 agosto 2026.
    Festa tradizionale dedicata alla polenta nel centro del paese, con specialità tipiche e atmosfera conviviale.
  • Torna ogni due anni Altstadtfest a Bressanone – Bressanone (BZ), dal 21 al 23 agosto 2026.
    Altstadtfest a Bressanone propone un ricco programma di musica, folklore, teatro e gastronomia per intrattenere i visitatori.
  • Festa del Cioccolato a Monguelfo – Monguelfo-Tesido (BZ), dal 21 al 22 agosto 2026.
    A Monguelfo ritorna la festa del cioccolato, un appuntamento goloso per appassionati e curiosi di ogni età.
  • Giochi medievali a Sluderno – Sluderno (BZ), dal 21 al 23 agosto 2026.
    Giochi Medievali dell'Alto Adige a Sluderno, con spettacolari combattimenti e duelli nella suggestiva cornice di castelli e abbazia.
  • Ritorna il Palio della Sloiza a Transacqua – Primiero San Martino di Castrozza (TN), il 22 agosto 2026.
    Il Palio della Sloiza rievoca antiche attività agricole con prove di forza e abilità tra i paesi di Primiero, preceduto da una serata dedicata ai mestieri di un tempo e a degustazioni tipiche.
  • Palio Raglio – Cembra Lisignago (TN), dal 31 agosto al 2 settembre 2026.
    Il Palio Raglio è una versione tragicomica del Palio di Siena, con corsa a dorso d’asino e sfilata dei contradaioli nel borgo cembrano.

Luglio in Trentino-Alto Adige: le migliori sagre, feste ed eventi

22 juillet 2026 à 14:39

Fragole mature, profumi di erbe di montagna e piatti fumanti condivisi all’aria aperta: le tavole d’estate si riempiono di colori e di sapori genuini, tra brindisi al tramonto e chiacchiere sotto il cielo terso. Le sagre di paese e le feste enogastronomiche diventano l’occasione per scoprire borghi, ascoltare musica dal vivo e assaggiare specialità che parlano di tradizione. Tra piazze illuminate, stand gastronomici e panorami che si accendono di luce dorata, ogni serata invita a rallentare e a lasciarsi guidare dall’istinto. Anche in Trentino-Alto Adige questi appuntamenti trasformano l’estate in un viaggio continuo tra gusto e convivialità.

In Trentino-Alto Adige le specialità locali diventano protagoniste di un calendario ricchissimo, che porta viaggiatori e appassionati del buon cibo tra vallate e paesi di montagna. Dalla Festa delle fragole in Val Martello alla Competizione Nazionale del Riesling e Giornate del Riesling di Naturno, fino alle golose Giornate dello Yogurt – Yo-gurtsummer di Vipiteno, ogni evento è un invito a partire. Tra degustazioni, atmosfere alpine e serate all’aperto, luglio è il momento perfetto per vivere queste feste dove il gusto incontra il paesaggio.

Eventi di luglio in Trentino-Alto Adige da gustare tra valli e borghi

  • Festa delle fragole in Val Martello – Martello (BZ), dal 27 giugno al 12 luglio 2026.
    In Val Martello le Giornate delle fragole colorano la valle di rosso con piatti e specialità a base di fragole proposte in diversi ristoranti.
  • Competizione Nazione del Riesling e Giornate del Riesling – Naturno (BZ), il 1 luglio 2026.
    La competizione Nazione del Riesling prevede una degustazione alla cieca da parte di una giuria di esperti e sommelier che premia il miglior Riesling nazionale e il vincitore regionale.
  • Ala rivive il '700 con l'evento Citta di velluto – Ala (TN), dal 3 al 5 luglio 2026.
    Ala trasforma il suo centro storico in un affascinante scenario settecentesco con Città di velluto, tra musica, cultura, sapori e atmosfere nobili d’altri tempi.
  • Giornate dello Yogurt – Yo-gurtsummer – Vipiteno (BZ), dal 3 al 31 luglio 2026.
    Le Giornate dello Yogurt a Vipiteno propongono un programma diffuso di visite in fattoria, esperienze in montagna e degustazioni dedicate allo yogurt altoatesino.
  • Festa dei Canederli – Castelrotto (BZ), il 6 luglio 2026.
    La Festa dei Canederli di Castelrotto offre un ricco assortimento di canederli tradizionali altoatesini, dolci e salati, serviti nella piazza del paese in un’atmosfera conviviale.
  • Festa del canederlo della Mùsega da Vich – Sèn Jan di Fassa (TN), il 16 luglio 2026.
    La Festa del canederlo della Mùsega da Vich trasforma Piaz J.B. Massar in una grande osteria all’aperto, dove assaggiare diverse varianti di questo piatto tipico dolomitico.
  • Le Notti di Re Laurino – Nova Levante (BZ), il 22 luglio 2026.
    Le Notti di Re Laurino animano Nova Levante con specialità gastronomiche locali, shopping serale, musica tradizionale e attività ludiche per bambini, tra cui castello gonfiabile e laboratori.
  • Alba sotto le Stelle – Canazei (TN), dal 30 luglio al 24 agosto 2026.
    Alba sotto le Stelle chiude al traffico la via principale di Alba di Canazei, trasformandola in un vivace spazio pedonale con musica, artisti di strada, spettacoli e intrattenimento serale.

Il paradiso dell’outdoor si trova in Friuli-Venezia Giulia

22 juillet 2026 à 10:00

C’è un angolo di Friuli-Venezia Giulia dove la natura sembra essersi divertita a creare piccoli miracoli geologici e paesaggi da favola.

Qui, all’ombra delle imponenti vette delle Alpi Giulie occidentali, si sviluppa un paradiso dell’outdoor che custodisce foreste di risonanza usate dai liutai di tutto il mondo, miniere che nascondono segreti curativi ed eccellenze gastronomiche, e corsi d’acqua spettacolari che viaggiano incredibilmente fino al Mar Nero.

Quello di Tarvisio e dei suoi dintorni è un territorio sorprendente e accessibile a tutti, dove i sentieri per il trekking più selvaggio si alternano a percorsi pensati per il puro relax delle famiglie, capace di trasformare ogni passeggiata in un’avventura indimenticabile tra terra, acqua e cielo.

Il Parco Geominerario di Raibl, viaggio nel cuore della Terra

Il cuore del Parco Geominerario di Raibl è la sua miniera, le cui pareti sono custodi di oltre 700 anni di attività a partire dall’epoca romana. Per secoli qui gli abitanti della zona (e non solo) hanno lavorato per estrarre zinco e piombo.

La struttura sotterranea della miniera ha dell’incredibile: ben 120 chilometri di gallerie disposte su 19 livelli, che scendevano fino a 520 metri di profondità. Camminando all’interno si nota subito una curiosa pendenza del 2 per mille, studiata appositamente in passato per non far fare troppa fatica ai muli che trasportavano il materiale estratto e per permettere all’acqua di drenare correttamente senza allagare i cunicoli.

Altra particolarità: per visitare la miniera dovrai coprirti molto bene! All’interno infatti c’è un’umidità del 98% e una temperatura costante di 6 gradi.

Entrando nel suggestivo Camerone Santa Barbara – che una volta era ben cinque volte più grande ed è il punto esatto in cui venne trovata la vena mineraria principale – si respira ancora la profonda devozione dei lavoratori alla Santa che li proteggeva. L’altare sotterraneo è dedicato proprio a Santa Barbara e ogni 4 dicembre vi si celebra una messa in due lingue.

Ma non finisce qui. Un altro luogo caratteristico della miniera è il Pozzo Layer, un ascensore utilizzato per trasportare il materiale estratto e i minatori. E come non citare poi il Tunnel o Galleria di Bretto che, con i suoi 5 chilometri, è stato il primo confine di Stato più profondo d’Europa.

Formaggi in miniera
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’affinatura dei formaggi nella miniera

Nella miniera Raibl ci sono anche altre due sorprese. La prima è che in uno degli ambienti sotterranei si tengono due volte all’anno dei trattamenti di speleoterapia per ragazzi con problemi respiratori. La seconda è invece di natura enogastronomica: da qualche anno le gallerie ospitano zone di affinatura dei formaggi, che, grazie ai lieviti della miniera, rimangono morbidissimi all’interno. Una vera chicca unica in Europa!

Dal punto di vista umano, senso di comunità si percepisce ovunque: basti pensare che negli anni ’50 ci lavoravano ben 1200 persone e il paesino di Cave del Predil era un vero e proprio villaggio vibrante di 2500 abitanti, mentre oggi ne rimangono circa 200, dopo che nel 1991 la miniera è stata definitivamente chiusa. All’interno della miniera rimane, per fissare la memoria e l’attaccamento della popolazione a questo luogo, una scritta: “Gluck auf“, ovvero “Felice ritorno”, il tradizionale saluto dei minatori che esprimeva la speranza di tornare alla propria vita in superficie.

Sul set cinematografico dei Laghi di Fusine

Se c’è un luogo che sembra uscito direttamente da una fiaba o da una cartolina, quello è senza dubbio la conca dei Laghi di Fusine. Non a caso questo posto pazzesco è stato più volte scelto come set cinematografico e pubblicitario d’eccezione.

Questi due laghi di origine glaciale sono protetti dalle maestose Alpi Giulie occidentali, dominate dal profilo del monte Mangart con i suoi 2677 metri di altezza, un colossale blocco di calcare e dolomia.

Laghi di Fusine
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista dai Laghi di Fusine

Camminando lungo le sponde, potrai ammirare i famosi massi erratici, giganteschi blocchi di roccia staccati in epoca remota dal ghiacciaio e trasportati fino a qui: i più famosi sono il masso Marinelli (alto circa 20 metri) e il masso Giulio Andrea Pirona.

I laghi sono due, situati a pochissima distanza l’uno dall’altro ma con sfumature uniche: il Lago Inferiore si trova a 924 metri di altitudine, mentre il Lago Superiore si trova a 929 metri. I due sono collegati da un sistema sotterraneo di acque, per cui è il Lago Superiore ad alimentare quello Inferiore. Una particolarità: il Lago Superiore è molto “umorale”, nel senso che essendo alimentato principalmente dall’acqua piovana, il suo livello cambia continuamente.

Per gli amanti della natura selvaggia, i boschi circostanti di abeti rossi e faggi sono un vero paradiso di biodiversità. Qui crescono i pregiati abeti rossi di risonanza, ricercati dai liutai di tutto il mondo perché il loro legno finissimo è perfetto per costruire strumenti musicali a corda di altissimo livello. Aguzzando la vista e l’udito tra i rami, potresti avvistare poi animali come il picchio verde e il picchio nero, cervi, caprioli, camosci, stambecchi e marmotte, ma anche lupi, orsi e linci.

Il Monte Lussari e il santuario tra le nuvole

Il Monte Lussari è un luogo magico intriso di spiritualità e fascino ad alta quota. Salendo quassù a piedi o con gli impianti, si raggiunge il celebre e pittoresco borgo dove nel 1313 nasce ufficialmente il santuario, una meta di pellegrinaggio antichissima e suggestiva che da secoli unisce popoli e lingue diverse.

Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Il borgo di Monte Lussari

Una delle particolarità architettoniche più curiose della chiesa riguarda la forma del suo soffitto: fu infatti realizzato con le sembianze di una carena di nave rovesciata per il patriarca d’Aquileia, un dettaglio costruttivo davvero singolare che ti consiglio assolutamente di osservare alzando gli occhi al cielo una volta varcato il portale d’ingresso.

Tutto attorno il paesaggio si apre in una spettacolare vista sulle Alpi Giulie e lo sguardo si perde nella maestosità delle pareti di roccia del Jof di Montasio, del Jof Fuart e del Mangart. Questo luogo è l’ideale sia per gli amanti del trekking e della natura, con anche sentieri impegnativi come il Cammino Celeste, che per chi pratica sport invernali, con la suggestiva pista Di Prampero adatta agli sciatori più esperti.

Alpi Giulie Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Le Alpi Giulie viste dal Monte Lussari

Il Monte Lussari è anche l’ambientazione della suggestiva e tradizionale fiaccolata del 1° gennaio: sciatori professionisti, vestiti con abiti invernali tipici, scendono lungo i pendii della montagna con le fiaccole in mano fino a Camporosso, dove tutta la comunità si ritrova per festeggiare con musica, vin brulè e fuochi d’artificio.

Le acque cristalline dell’Orrido dello Slizza

Se cerchi un’avventura a piedi che lasci a bocca aperta tutta la famiglia senza richiedere sforzi eccessivi o sentieri da alpinisti, l’Orrido dello Slizza è esattamente la scelta perfetta.

Si tratta di una forra molto stretta e profonda, scavata nel corso dei millenni dalla forza incessante dell’acqua dello Slizza, un torrente che nasce dall’unione di due corsi d’acqua della zona: il Rio Freddo e il Rio del Lago.

La camminata si sviluppa lungo un sentiero semplice e perfettamente attrezzato con scale e staccionate, ideale per una splendida gita con i bambini.

Orrido dello Slizza
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’Orrido dello Slizza

Oltre ad essere una meta rinomata e apprezzata per gli appassionati di pesca sportiva, questo torrente nasconde un fatto geografico davvero incredibile: a differenza della stragrande maggioranza dei fiumi italiani, l’acqua dello Slizza scorre verso Nord e va a finire dritta nel Mar Nero! Un piccolo miracolo della geografia che rende questo canyon un luogo ancora più affascinante da scoprire a passo lento.

Dalla Ciclovia Alpe Adria ai sentieri incontaminati

Le opportunità per vivere questo splendido territorio a stretto contatto con la natura non finiscono certo qui, perché la fitta rete di percorsi all’aria aperta offre infinite varianti per tutte le gambe e per tutte le età.

Per chi ama le due ruote, un’esperienza assolutamente imperdibile e rigenerante è quella di percorrere un tratto della celebre Ciclovia Alpe Adria, una delle piste ciclabili più spettacolari e premiate d’Europa che attraversa paesaggi mozzafiato ed è perfetta per le famiglie, grazie a pendenze dolci e tracciati sicuri ricavati spesso sul sedime di vecchie linee ferroviarie dismesse.

Se invece alle due ruote preferisci il trekking classico o le passeggiate rilassanti immerse nel verde, da non perdere è il “The Forest Sound Track” (il Sentiero degli Alberi di Risonanza in Val Saisera), un percorso facile di 5,5 km che conduce al cospetto dei maestosi abeti rossi usati dai liutai.

Un’idea perfetta da vivere con i bambini è la visita alle malghe del Passo Pramollo, una passeggiata molto agevole su strada forestale che conduce fino a Malga For, punto di sosta ideale tra i pascoli di montagna. Per chi ama camminare al fresco accompagnato dal mormorio dell’acqua c’è l’Anello del Rio Serai, un percorso rilassante e alla portata di tutti che attraversa il bosco superando il torrente su una suggestiva passerella pedonale.

Tarvisio e i suoi dintorni sono una destinazione immersa nella natura capace di mettere d’accordo proprio tutti. Che tu abbia voglia di infilare gli scarponi per un trekking tra i boschi, di scendere sottoterra al fresco di una miniera centenaria o semplicemente di goderti la vista sui laghi con tutta la famiglia, qui le cose da fare e da vedere non mancano mai.

Boom degli ‘omini di pietra’ in montagna: scatta l’allarme in Alto Adige

Par : losiangelica
21 juillet 2026 à 10:00

In passato erano punti di riferimento per pastori ed escursionisti, ma oggi sono un fenomeno social: gli omini di pietra, realizzati attraverso l’accumulo di sassi costruiti sotto il percorso, stanno avendo un boom sulle montagne dell’Alto Adige e del Tirolo. Il Club alpino austriaco ha deciso di richiamare l’attenzione degli escursionisti spiegando che l’obiettivo non è vietarne la costruzione dove dovessero servire, ma bloccare il comportamento fatto senza reale necessità.

Tarvisio, il borgo di confine dove l’Italia incontra altri due mondi

21 juillet 2026 à 09:23

Tarvisio si trova in un punto della cartina dove i confini di tre Paesi (Italia, Slovenia e Austria) quasi sbiadiscono. Un territorio di passaggio che però, in anni di storia e transizioni, è stato capace di fare proprie culture, tradizioni e usanze che oggi rendono questo borgo veramente unico nel suo genere.

La storia di Tarvisio, crocevia tra tre culture

La posizione di Tarvisio, incastonata tra le Alpi Giulie al confine con Austria e Slovenia, non è un dettaglio geografico qualsiasi: è la chiave per capire il borgo.

Il primo insediamento della zona nasce a Camporosso, probabilmente come avamposto doganale romano, perché qui passava una delle strade che collegavano il Mediterraneo al Nord Europa.

vista panoramica Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista panoramica di Tarvisio

Essere un luogo di passaggio ha significato per secoli anche essere un luogo di scambio: non a caso i costumi tradizionali che si vedono ancora oggi durante le feste sono cuciti con stoffe che un tempo arrivavano da lontano, portate proprio dai commerci che attraversavano la valle.

Una storia molto più recente racconta invece il volto attuale di questa perla del Friuli. Dopo la Prima Guerra Mondiale, con il passaggio all’Italia, buona parte della popolazione di lingua tedesca e slovena lasciò la valle e arrivarono nuove famiglie.

Il cambiamento si sente ancora nei numeri – Tarvisio è passata dagli 8.000 abitanti di un tempo ai circa 3.700-3.900 di oggi – ma non ha cancellato le radici linguistiche: a scuola si studiano italiano, tedesco e sloveno, e c’è persino un laboratorio dedicato al friulano per non perdere la ricchezza linguistica del territorio.

Feste ed eventi per celebrare le tradizioni tarvisiane

La bellezza di questo territorio è che si apre ai visitatori attraverso esperienze autentiche, spesso a costo zero.

Durante il periodo estivo, in particolare da giugno a settembre, Tarvisio e i dintorni si animano con il programma “L’estate prende quota“: un’iniziativa che conta oltre 50 appuntamenti diffusi sul territorio, che hanno l’obiettivo di valorizzare a 360 gradi l’offerta e la ricchezza culturale, naturalistica ed enogastronomica della zona.

piazza Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
La piazza centrale di Tarvisio

Fra gli appuntamenti più rilevanti c’è sicuramente il Festival Radici, una rassegna culturale completamente gratuita che da luglio a inizio settembre accompagna residenti e turisti alla scoperta dei segreti locali. Durante il festival si può partecipare a visite guidate nei palazzi storici, ascoltare pillole d’arte da esperti, assistere a concerti, prendere parte a laboratori e workshop territoriali o lasciarsi conquistare dall’assaggio di prodotti tipici.

Grande spazio anche alla musica, con il No Borders Music Festival, giunto quest’anno alla sua 31° edizione, al Lago Superiore di Fusine dove il palcoscenico naturale si colora con la presenza di artisti dal calibro di Ludovico Einaudi e Coez. Attorno a Ferragosto il testimone passa all’Alpenfest: gruppi in costume sfilano per le vie del paese accompagnati dalla banda della Val Canale, mentre in piazza Unità si raduna la festa vera e propria, tra baite decorate, birra e piatti tradizionali.

Ciclovia Alpe Adria Tarvisio
Fabrice Gallina
La Ciclovia Alpe Adria a Tarvisio

Nel periodo invernale immancabile è invece la festa dei Krampus, un rito che nemmeno le guerre mondiali sono riuscite a fermare. All’imbrunire di ogni 5 dicembre scendono dai monti ed escono dai boschi delle creature diaboliche, spiriti silvestri, chiamati Krampus.

Accompagnano San Nicolò, il santo buono, il cui compito è tenerli a bada. San Niccolò chiama i bambini ad uno ad uno, chiede loro una preghierina e la promessa di essere buoni in cambio di un piccolo dono. Oggi l’evento richiama oltre 4.000 persone da tutto il mondo, e sebbene i Krampus non siano più violenti come un tempo, continuano a girare di casa in casa regalando un’emozione unica.

Le perle uniche di Tarvisio che non tutti conoscono

Dentro le mura della Chiesa della Beata Vergine di Loreto, edificio barocco del 1688 situato lungo una via di pellegrinaggio, si nasconde una delle sorprese meno raccontate del borgo: una splendida Madonna di Loreto nera. Entrando nella chiesa si respira un’atmosfera d’altri tempi, anche grazie alle opere d’arte recuperate, come i quadri esterni posizionati sopra la balaustra dopo lo smantellamento dell’altare della chiesa principale, e a uno storico organo del 1700 ancora perfettamente funzionante. Restaurato negli anni ’90, questo luogo di culto viene aperto al pubblico solo in occasione di eventi o celebrazioni su richiesta.

Un’altra sorpresa del territorio tarvisiano riguarda invece la natura. Un esempio su tutti è rappresentato dalla Foresta di Tarvisio, un vero e proprio monumento naturale la cui storia è a dir poco incredibile. Tutto iniziò nell’anno 1007 grazie a Bamberga, che possedeva l’intero feudo e decise di fondare questa immensa foresta privata. Nei secoli, il bosco passò sotto Maria Teresa d’Austria e infine a un fondo del Vaticano.

Questa particolarissima catena di passaggi storici ha protetto la zona, regalandoci oggi un ecosistema intatto, perfetto per chi ama il cicloturismo molto importante in queste valli. Alcuni di questi giganti verdi sono diventati dei veri e propri alberi monumentali: tigli e larici della zona hanno superato i 300-500 anni di vita, come il tiglio del Palazzo Veneziano di Malborghetto o quello di Rutte, legato alle battaglie napoleoniche.

E come non chiudere in bellezza la rassegna delle peculiarità di Tarvisio e dintorni se non parlando di cucina?

Tra i piatti più particolari troviamo lo Schartl, un pandolce lievitato pasquale e i Klotzen nudel, una sorta di “raviolo cinese” che racchiude un ripieno dolce e avvolgente a base di pera Klotzen, una varietà storica di pera oggi Presidio Slow Food coltivata a Camporosso.

Tarvisio, questo piccolo angolo della Val Canale, è un territorio che ha avuto una capacità unica: quella di prendere il concetto di “confine”, che spesso divide le persone, e trasformarlo in un punto d’incontro straordinario, dove le diversità si sommano invece di escludersi.

Nelle suggestive montagne del Friuli con la nuova storia di Ilaria Tuti

19 juillet 2026 à 14:00

Un libro che ci porta nel passato e ci fa immergere in pagine di storia meno conosciute, ma anche esplorare luoghi in cui la natura regala scenografie che levano il fiato. Ilaria Tuti, apprezzatissima autrice di romanzi bestseller tra cui la serie di gialli con Teresa Battaglia, è tornata in libreria con una storia che ci porta indietro nel tempo, alla Seconda Guerra Mondiale e all’invasione della Carnia da parte dei Cosacchi. Siamo nella parte nord-occidentale del Friuli-Venezia Giulia, ed è lì che possiamo scoprire scenografie meravigliose, tra montagne, boschi fitti e borghi da visitare. E non c’è nulla di meglio che farlo in compagnia del libro giusto.

Alla scoperta della Carnia insieme a Ed è un poco la notte e un poco l’alba, l’ultimo romanzo di Ilaria Tuti pubblicato da Longanesi.

Tutto sulla Carnia, la zona del Friuli protagonista del libro

Ci sono dei romanzi che hanno il pregio di mostrarci con gli occhi dell’autrice (o dell’autore) luoghi incredibili. Così è la Carnia, zona che si trova nella parte nord-occidentale del Friuli e presenta alte vette (il monte più alto raggiunge quota 2780 metri), valli, boschi e borghi.

Sono diversi i luoghi citati nel romanzo, la cui protagonista è Serafina, una donna coraggiosa che vive in una terra di confine e che porta in sé credenze antiche. È lei la narratrice dell’arrivo dei Cosacchi ed è sempre lei che ci accompagna in una storia che avvince e avvolge.

La Zona Libera della Carnia è il cuore pulsante del nuovo libro di Ilaria Tuti, un’area autonoma e costituita dai Partigiani nell’agosto del 1944 e durata nemmeno una manciata di mesi all’epoca del Secondo conflitto Mondiale.

E quali sono alcune delle tappe da raggiungere accompagnati da Ed è un poco la notte e un poco l’alba? Ad esempio, la Valle di Verzegnis, citata nelle primissime pagine del romanzo. Qui si possono fare delle belle escursioni, magari lungo il lago artificiale oppure alla scoperta delle cave di marmo rosso o, ancora, verso il monte omonimo. Non manca la storia e in tal caso basta visitare la Pieve di San Martino oppure, per gli appassionati di arte, vale la pena raggiungere l’Art Park.

E poi il comune di Cavazzo Carnico con le sue frazioni. La protagonista, ad esempio, vive oltre la frazione di Mena, da sola su un versante soleggiato, ma tutta la zona vale la pena di essere esplorata a partire da Cesclans, con una Pieve che pare essere stata innalzata tra 700 e l’800 d.C.: rimane più in alto rispetto al piccolo paese e domina anche il lago di Cavazzo, il più grande bacino naturale (ha origine glaciale) della regione.

Lago di Cavazzo
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Il meraviglioso Lago di Cavazzo

Tantissime le tappe che si possono raggiungere nella Carnia, tra borghi da scoprire ed escursioni nella natura,  ma – visto che stiamo parlando di Ilaria Tuti – non ci si può esimere dall’uscire dal tracciato e raggiungere anche il paese dell’autrice: Gemona del Friuli con il suo duomo, la torre campanaria e il castello, è un vero gioiello. Tra l’altro viene anche citata nel libro.

Trava e il santuario: un altro luogo centrale del romanzo

C’è un altro luogo centrale nel romanzo ed è il santuario della Madonna di Trava, dove la nonna della protagonista compie un rito basato su una credenza popolare: tentare di ridare l’ultimo respiro ai neonati morti per battezzarli ed evitargli il Limbo.

Si trova nella frazione di Trava, che fa parte del Comune di Lauco, ed è stato innalzato nel 1659: si racconta che la Madonna del Carmelo fosse miracolosa e che concedesse proprio quell’ultimo respiro. Si raggiunge in 15 minuti, percorrendo un sentiero che offre una vista suggestiva ma è importante, viene spiegato sul sito ufficiale del turismo in Friuli-Venezia Giulia, prenotare la visita essendo gestito da volontari.

Tantissimi luoghi che regalano un’atmosfera ancora più vibrante e viva, se visitati osservandoli anche con gli occhi dell’autrice grazie a Ed è un poco la notte e un poco l’alba, l’ultimo imperdibile romanzo di Ilaria Tuti.

Gemona del Friuli, dove è nata Ilaria Tuti
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Gemona del Friuli paese di Ilaria Tuti

I laghi alpini più belli d’Italia da raggiungere a piedi in estate: 5 specchi d’acqua oltre i 2000 metri

19 juillet 2026 à 10:00

Le Alpi italiane, nella loro fascia più alta, custodiscono una costellazione di laghi glaciali, figli delle nevi e dei ghiacci che ancora resistono al cambiamento climatico. Sono piccole meraviglie d’acqua dolce, bacini dai mille colori: il verde, il turchese, lo smeraldo, ma qualche volta anche un blu scuro e misterioso, che non lascia intravedere niente sotto la superficie.

Nessuna strada asfaltata li sfiora: sono un tesoro da scoprire soltanto a piedi, d’estate, spingendosi oltre le quote normali a cui siamo abituati, zaino in spalla e tanta voglia di scoprire la montagna. Mete perfette per coloro che amano il trekking, ma che al tempo stesso vogliono che la loro fatica sia ripagata da qualcosa di meraviglioso, per ammirare panorami che restano impressi nella memoria.

Lago di Antermoia

Val di Fassa, massiccio del Catinaccio. Ai piedi della vetta più alta del gruppo, il Catinaccio d’Antermoia, sorge l’omonimo lago. Altitudine: 2.495 metri sul livello del mare, uno dei laghi più alti delle dolomiti. È alimentato dalle sorgenti sotterranee del Rio Antermoia, e pertanto mantiene l’acqua anche nei mesi più caldi, a differenza di molti altri laghi glaciali che tendono a prosciugarsi in estate.

Legato a un’antica leggenda ladina, secondo la quale sarebbe nato dalle lacrime di una ninfa, lo splendido Lago di Antermoia è raggiungibile esclusivamente a piedi. Ci sono diversi percorsi che permettono di raggiungerlo, partendo da diverse località della Val di Fassa: Pera, Mazzin, Campitello, Fontanazzo. Convergono tutti, dopo tre o quattro ore di salita, nella conca che ospita il lago e il vicino Rifugio Antermoia.

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Arrivo al Lago di Antermoia

Il tragitto più panoramico sale da Pera di Fassa. Da qui ci si avvicina all’attacco del sentiero con due tratti di seggiovia fino a Pian dei Pecei. Attraverso la Val di Vajolet, l’itinerario tocca il Rifugio Passo Principe e supera il Passo Antermoia prima di scendere al lago.  È una escursione splendida, senza difficoltà tecniche ma resa complessa dalla lunghezza, che si avvicina ai 20 chilometri, e dal dislivello in salita di circa 1000 metri.

Una leggenda ladina racconta che il lago sia nato dal pianto di una ninfa, Antermoia appunto, trasformata in acqua dopo che il suo amore la chiamò per nome, infrangendo un incantesimo che lo vietava. Una storia un po’ sinistra come tante di quelle delle terre fredde, ma non si fatica a credere a una qualche forma di magia quando ci si trova davanti allo spettacolo unico di questo lago spettacolare.

Laghi della Val Viola

Tra Bormio e Livigno, in Alta Valtellina, si trova la Val Viola, una vallata montana particolarmente soleggiata, dettaglio che la rende percorribile con soddisfazione anche a inizio e fine stagione, oltre che in piena estate.

Praticamente al confine con la Svizzera sorge il Lago di Val Viola, un bel bacino dai colori intensi nel bel mezzo di una conca verde circondata da cime pietrose. Vi giunge una escursione semplice che parte da Altumeira, poco oltre i duemila metri di altitudine, località il cui accesso è regolamentato con un pedaggio durante la stagione estiva. Da qui si raggiunge in circa tre chilometri di percorso il lago di origine glaciale, a 2267 metri.

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Panorama sul Lago di Val Viola

Poco più avanti, attorno al Rifugio Viola, ci sono altri due laghetti, nelle cui acque si specchiano le cime circostanti, come il Corno Dosdè, con i suoi 3232 metri di altitudine. Dal rifugio si può raggiungere il Passo di Val Viola, a 2460 metri, che segna il confine con la vicina Svizzera.

Laghi del Nivolet

Il Colle del Nivolet è uno dei valichi alpini più celebri d’Italia: un passo posto oltre i 2600 metri nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta.

Salendo da Ceresole Reale lungo la strada che, nei weekend estivi, viene chiusa al traffico privato a favore di una navetta, si incontrano per primi il Lago Serrù e il Lago Agnel, due bacini di origine glaciale ampliati poi dall’uomo. Si tratta di due scenografici specchi d’acqua dalle tinte azzurre intense.

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Vista sui laghi del Pian del Nivolet

Per chi non si accontenta di arrivarci in auto, un bel sentiero è quello che parte dalla fermata dell’autobus di Chiapili di Sopra, attraversa il torrente Orco e si impenna per quattro chilometri di intensa salita fino al Lago Serrù.

Inoltre, dal Colle del Nivolet, un sentiero in salita di circa tre chilometri porta gli escursionisti a inoltrarsi tra altri piccoli laghetti dell’altopiano, come il Lago Rosset, riconoscibile per il suo isolotto a forma di cappello, e il vicino Lago Leità. I più intrepidi possono proseguire fino a raggiungere il vicino Col Rosset, percorrendo altri due chilometri. Da qui la vista sui piccoli bacini sottostanti è impagabile.

Giro dei Cinque Laghi

Nei pressi di Madonna di Campiglio, in Trentino, si trova un celebre percorso escursionistico, il Giro dei Cinque Laghi. È un percorso impegnativo, lungo quasi 15 chilometri per circa sei ore totali di percorrenza tra le cime del Gruppo della Presanella.

Si parte dai 2064 metri di Baita Natalia, destinazione di un impianto di risalita che parte da Madonna di Campiglio. Si imbocca quindi il sentiero 232 del CAI e ci si avventura alla scoperta di cinque specchi d’acqua alpini: il Lago Ritorto, il Lago Lambin, il Lago Serodoli, il Lago Gelato e il Lago Nero. Tutti si trovano oltre i duemila metri di altitudine.

Il Lago Serodoli è forse il più scenografico del quintetto. Sul versante meridionale del lago sorge un piccolo bivacco in muratura, punto d’appoggio per chi vuole spingersi oltre, fino, magari, alla cima Serodoli, a 2708 metri, che domina l’intera conca. Vicino, con un costone di roccia in mezzo, si apre il Lago Gelato, in uno scenario d’altura con creste rocciose e una splendida vista su tutte le vette vicine.

Dopo aver visitato questi due bacini l’escursione torna sui propri passi, ma si procede a scendere da un altro versante per raggiungere il piccolo Lago Nero.

Lago di Crespeina

Adagiato a 2374 metri, in una conca di roccia dall’aspetto brullo e selvaggio, sorge il Lago di Crespeina, spettacolare specchio smeraldino nel Parco Naturale Puez-Odle.

Il sentiero per raggiungere questo luogo parte dal Passo Gardena, poco oltre la soglia dei 2100 metri. È contrassegnato dal numero 2, lungo l’Alta Via delle Dolomiti. Si parte salendo per trecento metri di dislivello in salita fino a raggiungere il Passo Crespeina, una forcella dal panorama spettacolare dopo una salita altrettanto suggestiva tra guglie e capitelli. Da qui la discesa al Lago, lungo un sentiero con numerosi saliscendi, è breve.

laghi 2000 metri escursioni estate italia
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Il piccolo e meraviglioso Lago di Crespeina

Si devia quindi dal sentiero quando si vede lo specchio d’acqua cristallino poche decine di metri più in basso: distesi sui prati lungo le sue sponde si ammira un panorama di cime dolomitiche davvero sensazionale, in particolare sul vicino Col Turond.

Dove andare a Capodanno 2027 per iniziare l’anno in modo speciale

18 juillet 2026 à 17:00

Organizzare il Capodanno durante l’estate è una delle strategie migliori per partire senza spendere una fortuna: le mete più richieste registrano infatti il tutto esaurito con mesi di anticipo e prenotare per tempo permette di trovare tariffe più competitive per voli e alloggi, e di assicurarsi le strutture migliori e una maggiore possibilità di scelta.

Abbiamo selezionato alcune località meno inflazionate, in Italia, in Europa e nel resto del mondo, perfette per salutare il 2026 e dare il benvenuto al 2027. Dalle atmosfere innevate delle Dolomiti ai borghi della Toscana, passando per un’isola croata fuori dai circuiti del turismo di massa fino ad arrivare ai safari africani e ai paesaggi desertici dell’Oman, ecco alcune idee per chi vivere un Capodanno originale.

Sappada, Dolomiti: il fascino delle tradizioni alpine

Se immaginate un Capodanno tra i fiocchi di neve, una delle destinazioni più suggestive delle Dolomiti è Sappada, piccolo centro montano che durante le festività si arricchisce di eventi e tradizioni.

Il momento più atteso della serata del 31 dicembre è la tradizionale fiaccolata dei maestri di sci, che di solito prende il via intorno alle 18. A seguire, lo spettacolo pirotecnico illumina la zona della Pista Nera, uno scenario spettacolare tra le montagne innevate.

Gli appassionati di sport invernali possono dedicarsi allo sci e allo snowboard sulle piste, mentre chi preferisce un ritmo più rilassato può scegliere escursioni con le ciaspole, pattinaggio sul ghiaccio oppure trascorrere qualche ora a Nevelandia, il parco dedicato alle famiglie e ai bambini.

La serata può proseguire con un cenone in baita o in uno dei rifugi in quota, raggiungibili anche con motoslitte o gatti delle nevi, oppure nei ristoranti e negli hotel del centro, dove vengono organizzate cene accompagnate da musica e intrattenimento fino a tarda notte.

Urbino, Marche: arte, storia e atmosfera romantica

Veduta del centro di Urbino, Marche
iStock
Tutto il fascino del centro storico di Urbino

Tra le mete meno considerate per la notte di San Silvestro c’è anche Urbino, città natale di Raffaello che sorprende per il patrimonio storico e culturale e che durante le festività assume un fascino speciale. Il centro storico, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, invita a passeggiare tra vicoli acciottolati, scorci panoramici e palazzi rinascimentali ancora più suggestivi grazie alle decorazioni natalizie.

Le famiglie possono contare su un ambiente tranquillo e accogliente, con iniziative dedicate ai bambini, tra laboratori creativi e spettacoli organizzati nelle piazze durante il periodo natalizio.

Le coppie trovano invece il contesto ideale per trascorrere una serata romantica, con una passeggiata tra le vie del centro e poi il Cenone di San Silvestro a lume di candela.

Anche i gruppi di amici hanno diverse occasioni per alternare cultura e divertimento. Dopo aver visitato il centro storico durante il giorno, la serata può continuare nei locali oppure partecipando agli eventi musicali e culturali organizzati in piazza.

Maremma Toscana: borghi, natura e sapori del territorio

La Maremma è ideale per accogliere il nuovo anno lontano dal caos delle grandi città, al cospetto di paesaggi dove la natura, la storia e le tradizioni convivono in piena armonia.

Hotel, agriturismi, dimore storiche e strutture ricettive propongono soggiorni dedicati al relax, spesso accompagnati da percorsi benessere e da esperienze gastronomiche che valorizzano i prodotti tipici della cucina maremmana.

La sera del 31 dicembre i borghi organizzano feste in piazza con musica dal vivo e spettacoli pirotecnici; è inoltre possibile passeggiare tra i mercatini di Natale oppure assistere ai concerti di fine anno ospitati nelle località più caratteristiche della zona.

Sentieri escursionistici, percorsi in bicicletta o a cavallo permettono di esplorare le Vie Cave etrusche, le oasi WWF, i parchi naturali, antiche fortezze, eremi e borghi marinari, dove il mare d’inverno regala panorami dal fascino particolare.

Isola di Vis, Croazia: Capodanno lontano dal turismo di massa

Komiza sull'Isola di Vis, Croazia
iStock
L’incantevole villaggio di pescatori di Komiza sull’Isola di Vis

Nel cuore dell’Adriatico, Vis, ancora poco interessata dal turismo di massa, durante il periodo di Capodanno vanta un’atmosfera intima e rilassata, la scelta migliore per iniziare il nuovo anno lontano dalla folla.

Le calette silenziose, i piccoli villaggi di pescatori come Komiža e le grotte che punteggiano la costa creano scenari di rara suggestione in cui lunghe passeggiate affacciate sul mare.

L’esperienza passa anche per la buona tavola: presso le taverne dell’isola è possibile assaporare specialità tradizionali come la Viška pogača, la caratteristica focaccia farcita con acciughe, pomodori e cipolle, oppure il goulash di polpo, piatto tipico della cucina dell’isola.

Aarhus, Danimarca: creatività, cultura e qualità della vita

Giovane, dinamica e ricca di iniziative culturali, Aarhus riesce a trasmettere una sensazione di benessere senza rinunciare alla vivacità urbana. Non a caso è stata nominata “The Happiest City of 2026“, un riconoscimento che ben descrive il clima che si respira tra le sue strade.

Trascorrervi il Capodanno significa vivere una festa più autentica: caffè, quartieri illuminati, musei e spazi culturali diventano il punto di incontro per residenti e turisti.

Tra le esperienze da non perdere una visita a Den Gamle By, il museo a cielo aperto che racconta l’evoluzione storica della città grazie a quartieri e edifici ricostruiti, accanto ai numerosi esempi di architettura e design contemporaneo che caratterizzano Aarhus.

Sofia, Bulgaria: concerti, tradizioni e vita notturna

Sofia è una valida alternativa per godersi il Capodanno in una capitale europea ancora poco battuta dal turismo internazionale: ai piedi del Monte Vitosha, durante le festività si anima con concerti, mercatini natalizi e spettacoli pirotecnici.

Il cuore dei festeggiamenti è Piazza Knyaz Alexander I, dove viene organizzato il grande concerto di fine anno con artisti bulgari e musica dal vivo. Allo scoccare della mezzanotte il cielo si illumina con i fuochi d’artificio mentre tutti brindano con vino e rakia, il tradizionale distillato bulgaro.

Prima della festa vale la pena concedersi una cena in uno dei ristoranti tradizionali del centro per assaggiare specialità come la banitsa, la shopska salata e le carni alla griglia accompagnate da salse speziate. Per un’atmosfera più romantica, potete scegliere un locale con vista sul Monte Vitosha, che durante l’inverno è spesso ammantato di neve.

La serata può poi proseguire nei bar e nei club del quartiere Studentski Grad, mentre per un Capodanno più tranquillo potete trascorrere la notte in montagna, in un rifugio affacciato sulle luci della città.

Nepal: un viaggio tra spiritualità e Himalaya

Trekking sulle montagne dell'Himalaya
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Trekking sulle montagne dell’Himalaya

Sognante un Capodanno davvero differente? Pensate al Nepal per un itinerario capace di unire spiritualità, cultura e grandi paesaggi naturali.

Kathmandu custodisce alcuni dei luoghi simbolo del Paese, come il Boudhanath Stupa, tra i più importanti siti sacri buddhisti, e il Tempio di Pashupati, spesso considerato la piccola Varanasi del Nepal.

L’itinerario può proseguire a Patan, celebre per la lavorazione delle campane tibetane, mentre il Parco Nazionale di Chitwan offre la possibilità di partecipare a un safari alla scoperta della fauna autoctona e di visitare un tradizionale villaggio Tharu.

Pokhara, affacciata sul Lago Phewa e abbracciata dalle vette himalayane, è invece una delle località più suggestive del Paese, mentre il villaggio di Bandipur è ideale per concedersi una pausa rilassante.

Tanzania: safari e spiagge tropicali per iniziare l’anno

Tra le destinazioni di lungo raggio più interessanti per il periodo di Capodanno non manca la Tanzania. In questo periodo dell’anno, molte aree del Paese coincidono con la stagione secca, condizione favorevole per esplorare i grandi parchi nazionali.

Il Serengeti e il cratere di Ngorongoro offrono l’occasione di osservare da vicino leoni, elefanti, giraffe e rinoceronti, nel loro ambiente naturale.

Il viaggio può essere arricchito dalla scoperta della cultura swahili con la visita ai villaggi tradizionali, ai mercati locali e ai piatti tipici, spesso accompagnati da eventi e celebrazioni per l’arrivo del nuovo anno.

Per alternare l’avventura al relax potete infine raggiungere Zanzibar o l’isola di Pemba, dove spiagge di sabbia chiara e mare cristallino disegnano la cornice perfetta per iniziare il nuovo anno sotto il sole.

Oman: dal deserto alle coste dell’Oceano Indiano

L’Oman è una delle destinazioni più indicate per godersi il Capodanno al caldo senza affrontare temperature eccessive. Durante l’inverno, infatti, lungo la costa il clima è piacevole, con valori compresi tra i 20 e i 30 °C.

I festeggiamenti comprendono cene di gala organizzate nei resort internazionali, spettacoli di fuochi d’artificio e suggestive serate nei campi tendati del deserto di Wahiba Sands, dove il nuovo anno viene accolto attorno ai falò sotto un cielo ricco di stelle.

Le temperature rendono infatti semplici gli spostamenti sia lungo la costa sia nelle aree interne, per visitare città storiche, paesaggi naturali e persino il deserto senza il caldo intenso che caratterizza altri periodi dell’anno.

Tra faggi e sentieri antichi: il lato più rilassante dell’Emilia-Romagna

Par : Caterina
15 juillet 2026 à 11:16

Il fruscio delle foglie, il profumo dei faggi, il verde che abbraccia e circonda, intervallato da suggestivi borghi medievali: no, non è la descrizione di un quadro, ma quello che è possibile vivere, respirare e vedere durante un weekend nell’Appennino Tosco-Emiliano, a meno di un’ora da Bologna e a un mondo di distanza dal caos cittadino.

Un territorio percorso da cammini storici come la Via degli Dei e la Via Mater Dei, ricco di sentieri per il trekking e di tracciati perfetti sia per chi ama andare a piedi sia per chi preferisce esplorare in sella a una mountain bike o a un’ebike. Un posto dove rallentare ha ancora senso.

Due cammini storici, un territorio tutto da scoprire

Ma vediamo da vicino proprio i due cammini storici: la Via degli Dei è un percorso di circa 130 km che unisce Bologna e Firenze attraversando il cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il tracciato ricalca in buona parte l’antica Flaminia Militare, la strada voluta dal console romano Caio Flaminio nel 187 a.C: ancora oggi, in certi tratti, si cammina su selciato romano originale, tra riserve naturali, castelli, santuari e boschi di faggio che d’estate regalano ombra e frescura.

La Via Mater Dei è invece un cammino più intimo, che porta alla scoperta dei santuari mariani dell’Appennino bolognese, tra storie di devozione popolare e paesaggi di grande bellezza. Entrambi i percorsi, va detto, si incontrano a Madonna dei Fornelli, a 800 metri sul livello del mare, dove da anni escursionisti e ciclisti fanno sosta.

Ed è qui che si trova l’Albergo Ristorante Poli, una struttura perfetta dove soggiornare se si vuole vivere ancora meglio l’esperienza dei cammini: 25 camere, alcune con balconate affacciate sui boschi, un giardino, il parcheggio privato e tutti i comfort che servono per avere un perfetto punto di partenza (e di ritorno) per passeggiate o pedalate nella natura.

In bici sulla Via degli Dei

E a proposito di pedalate, bisogna dirlo: il trekking è sicuramente un’esperienza incantevole e appagante, ma in bici si possono vivere i cammini in modo diverso e, a tratti, più intenso. Percorrere la Via degli Dei in bicicletta è un’esperienza che cambia completamente il rapporto con il paesaggio: si vede di più, si copre più terreno, e certi tratti di bosco che a piedi richiedono ore diventano sequenze di immagini piacevoli, che pur scorrendo veloci fanno sentire immersi nella natura.

Trekking via degli Dei

E che natura: il tracciato attraversa riserve naturali, crinali panoramici e antichi borghi, ricalcando in buona parte la già citata strada romana del console Caio Flaminio. Pedalare qui significa muoversi su un percorso che ha duemila anni di storia sotto, riuscendo a godersi la consapevolezza di quanto con il passare dei secoli tutto sia cambiato, ma la sensazione di connessione con la gli spazi verdi sia rimasta la stessa.

Se in bici le salite possono essere sfidanti, con un’ebike il percorso diventa accessibile a tutti, anche a chi non ha gambe da ciclista allenato: le salite si affrontano senza sofferenza e si arriva a destinazione con ancora l’energia per godersi quello che c’è intorno.  Chi non vuole portare la propria bici può noleggiarla direttamente all’Albergo Ristorante Poli, che mette a disposizione mountain bike con casco e guanti inclusi.

Ristorarsi nella natura

E dopo una camminata (o, ancor meglio, una pedalata) cosa c’è di meglio che tornare in un posto accogliente, immerso nella tranquillità dell’Appennino? Il sole che tramonta sui boschi, il profumo della terra e delle foglie nell’aria fresca della sera, la vista che si tinge di arancio: sono questi i momenti per cui vale la pena partire.

Ci si siede, si respira, si sente sollievo nell’anima. E, per chi vuole prolungare quella sensazione, l’Albergo Poli offre una sauna per quattro persone e una doccia idromassaggio. Ma non solo: a fare la differenza è anche la cucina, quella della tradizione bolognese e tosco-emiliana.

Tutti i piatti sono preparati con ingredienti locali e di stagione: tagliatelle al ragù fatte a mano, tortelloni e tortellini rigorosamente artigianali, gnocchi freschi ai funghi, lasagne verdi, arrosti misti, scaloppine ai porcini e salumi bolognesi. In autunno arrivano i piatti a base di funghi e tartufo, raccolti nei boschi circostanti, che trasformano una cena in qualcosa di memorabile. Per chiudere: torta di mele, crème caramel, zuppa inglese, semifreddo al torroncino, mascarpone.

Perché fare un weekend nell’Appennino Tosco-Emiliano?

Con un punto d’appoggio così rilassante, la risposta dovrebbe essere già implicita. Eppure, vale la pena sottolineare altri due punti: l’Appennino Tosco-Emiliano è uno di quei posti che molte persone continuano a sottovalutare, convinti che ci sia sempre qualcosa di più lontano e più esotico da vedere prima. Eppure basta arrivarci una volta per rendersi conto di cosa si è perso: storia millenaria, natura rigogliosa, borghi medievali intatti e cammini che attraversano paesaggi di rara bellezza, tutti a portata di weekend.

È il territorio giusto per chi vuole staccare la spina, senza prendere un aereo. A 800 metri sul livello del mare l’aria è diversa, il ritmo è diverso, e anche le cose più semplici, come una passeggiata tra i faggi o una pedalata lungo un crinale, assumono un sapore che in città non si trova. Due giorni qui bastano per tornare con la testa più leggera, le gambe stanche nel modo giusto e quella voglia agrodolce di rimettere le scarpe da trekking nello zaino… prima possibile.

Tre Cime di Lavaredo, è caos turisti: la situazione (e i consigli alternativi)

14 juillet 2026 à 10:00

Centinaia di turisti in questi giorni fanno la fila in attesa dell’autobus che li porterà fino al Rifugio Auronzo, porta d’accesso alle mitiche Tre Cime di Lavaredo. Da Paradiso a Inferno è un attimo. Ma vale davvero la pena perdere così tanto tempo, magari sotto il solleone, per un semplice selfie sotto le vette più famose d’Italia?

Nonostante di recente siano cambiate le regole d’accesso alle celebri cime dolomitiche, visto che la strada per accedervi è diventata accessibile solo su prenotazione, sembra che la misura non sia servita a molto e i Sindaci dei Comuni coinvolti sono pronti a prendere provvedimenti seri.

Come se non bastasse il traffico (in tutti i sensi) per salire sulle Tre Cime, c’è chi pensa bene di far sopportare tutto questo stress ciò anche ai bambini. Vediamo nei dettagli la situazione cerchiamo di trovare una soluzione.

Dove andare in montagna ad agosto: le destinazioni più belle per una vacanza al fresco

11 juillet 2026 à 17:00

Quando arriva agosto, il desiderio di trovare un angolo di fresco diventa quasi una missione, se non una vera e propria ossessione. Le città si svuotano, soprattutto quelle del nord Italia come Milano, le temperature aumentano e sempre più viaggiatori scelgono di cambiare prospettiva: non più soltanto spiagge e ombrelloni, oggi anche i sentieri immersi nei boschi, i laghi alpini dalle acque cristalline e i panorami capaci di regalare una pausa dalla frenesia quotidiana sono sotto l’occhio di tutti.

La montagna d’estate è un universo completamente diverso rispetto alla stagione invernale. Le piste da sci lasciano spazio a prati fioriti, malghe aperte, trekking panoramici e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Agosto è il momento perfetto per vivere le Alpi e gli Appennini in tutta la loro bellezza, tra attività all’aria aperta, benessere e sapori locali. Dalle vette della Valtellina alle Dolomiti del Trentino-Alto Adige, passando per la Valle d’Aosta, l’Abruzzo e le montagne austriache facilmente raggiungibili dall’Italia, ecco alcune delle destinazioni più suggestive per una vacanza in montagna ad agosto.

Bormio, Livigno e Valdidentro, il fascino dell’alta Valtellina

Nel cuore delle Alpi lombarde, l’alta Valtellina rappresenta una delle mete più complete per chi cerca una vacanza in montagna ad agosto. Qui il paesaggio cambia continuamente: dai boschi di conifere alle vallate alpine, fino alle cime del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei territori protetti più importanti d’Europa.

Valtellina in estate
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Vista di un borgo nelle montagne in Valtellina

Bormio è una destinazione che unisce storia, sport e relax. Il centro storico conserva un’anima autentica fatta di vicoli, palazzi antichi e tradizioni alpine, mentre i sentieri nei dintorni permettono di esplorare scenari spettacolari. Una delle esperienze più apprezzate è quella legata al benessere: le terme, immerse in un contesto naturale unico, sono perfette per concedersi qualche ora di tranquillità dopo una giornata di escursioni.

Il turismo termale in Italia: i dati
QC Bagni Vecchi
I Bagni Vecchi di Bormio, terme celebri della Lombardia

A pochi chilometri, Livigno offre un’atmosfera completamente diversa: più dinamica, internazionale e ricca di attività. Il suo altopiano a oltre 1.800 metri garantisce temperature piacevoli anche nei mesi più caldi, rendendola ideale per trekking, mountain bike, passeggiate panoramiche e attività per tutta la famiglia.

Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago
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Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago

Per chi desidera una dimensione più contenuta e rilassata, la Valdidentro è una piccola perla ancora poco affollata. Tra malghe, sentieri nel verde e panorami sulle montagne lombarde, è la scelta perfetta per chi vuole vivere la montagna più autentica.

Val di Fassa, il cuore delle Dolomiti

La Val di Fassa è una delle destinazioni simbolo dell’estate sulle Dolomiti. Le sue montagne, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, regalano scenari spettacolari dove pareti rocciose, prati alpini e boschi creano un paesaggio quasi fiabesco. Ad agosto la valle offre infinite possibilità: dalle passeggiate semplici adatte alle famiglie fino ai trekking più impegnativi verso rifugi e punti panoramici. I sentieri permettono di ammirare gruppi montuosi iconici come il Catinaccio e il Sassolungo, magari con una pausa in una malga per assaggiare specialità locali.

Val Di Fassa in estate
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Veduta della Val Di Fassa

Tra le località più interessanti c’è Pozza di Fassa, ideale per chi vuole combinare natura e benessere. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, le terme rappresentano un momento di puro relax, con trattamenti e piscine panoramiche circondate dalle montagne. La Val di Fassa è anche una destinazione perfetta per le famiglie: numerosi percorsi sono facilmente accessibili e molte attività permettono anche ai più piccoli di avvicinarsi alla montagna in modo divertente.

Andalo e Altopiano della Paganella, montagna per famiglie

Tra le destinazioni più amate del Trentino troviamo Andalo, località immersa nello scenario dell’Altopiano della Paganella. Qui la montagna viene vissuta in modo attivo ma senza rinunciare al comfort, rendendola una scelta particolarmente indicata per chi viaggia con bambini. Uno dei grandi protagonisti della zona è il Parco del Respiro, un’area naturale dove immergersi nei boschi e vivere un’esperienza di benessere legata al contatto con la natura. L’aria pulita, il silenzio degli alberi e i percorsi immersivi rendono questa zona una vera pausa rigenerante.

Per le famiglie è imperdibile anche il Maso Effo, spazio dedicato alla scoperta della vita rurale e delle tradizioni alpine. Tra animali, attività educative e sapori locali, permette ai più piccoli di conoscere un lato autentico della montagna. A completare l’esperienza c’è il vicino Lago di Molveno, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Italia. Le sue acque limpide, incorniciate dalle Dolomiti di Brenta, sono perfette per passeggiate, sport acquatici e giornate di relax.

Panorama del Lago di Molveno
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Vista stupenda del Lago di Molveno

Val di Sole, sport, natura e paesaggi alpini

La Val di Sole è una delle mete più amate dagli appassionati di attività outdoor. Il nome stesso racconta una caratteristica fondamentale di questa valle: molte giornate luminose, paesaggi aperti e una straordinaria varietà di ambienti naturali. Ad agosto è possibile dedicarsi a trekking, rafting, arrampicata, ciclismo e passeggiate panoramiche. I sentieri conducono verso panorami spettacolari sul gruppo dell’Adamello-Presanella e sulle aree protette circostanti. La valle conserva anche un’anima più tranquilla fatta di piccoli borghi, malghe e prodotti tipici.

Splendido panorama del borgo di Vermiglio
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Vermiglio, Val di Sole

Cogne e il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Per chi desidera una montagna lontana dal turismo più affollato, Cogne è una scelta straordinaria. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questa località valdostana offre uno degli ambienti naturali più suggestivi delle Alpi italiane.
Qui la protagonista assoluta è la natura: prati verdi, cascate, boschi e animali selvatici accompagnano ogni escursione. Tra i percorsi più belli c’è quello verso il Rifugio Vittorio Sella, un itinerario immerso in panorami alpini spettacolari.

cascate più belle italia estate a piedi
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Le spettacolari Cascate di Lillaz, in Valle d’Aosta

Da non perdere anche le Cascate di Lillaz, facilmente raggiungibili e particolarmente scenografiche durante la stagione estiva, quando la portata dell’acqua rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Alta Badia e Val Gardena, regine delle Dolomiti

Quando si parla di montagna italiana, Alta Badia e Val Gardena rappresentano due nomi imprescindibili. Queste vallate sono il punto di riferimento per chi cerca paesaggi straordinari, servizi eccellenti e una grande varietà di attività. Gli amanti del trekking possono scegliere tra sentieri panoramici, vie ferrate e percorsi ai piedi di alcune delle montagne più famose delle Dolomiti.

Odle, Val Gardena
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Panorama su Odle, Val Gardena

Gli impianti di risalita permettono inoltre di raggiungere facilmente quote elevate e godersi panorami incredibili anche senza affrontare lunghe salite. Un elemento fondamentale dell’esperienza è la cucina dei rifugi alpini: piatti della tradizione altoatesina, formaggi locali e dolci tipici diventano parte integrante del viaggio.

Gran Sasso e Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”

Non tutta la grande montagna si trova sulle Alpi. In Abruzzo, il Gran Sasso offre uno scenario completamente diverso e sorprendente. Campo Imperatore, conosciuto come il “Piccolo Tibet” italiano, è un vastissimo altopiano caratterizzato da paesaggi aperti, atmosfere quasi lunari e un forte senso di libertà. È una destinazione perfetta per chi cerca una montagna meno commerciale e più selvaggia. Oltre alle escursioni e ai panorami sul massiccio del Gran Sasso, questa zona custodisce una storia importante, legata ai borghi medievali e alle tradizioni abruzzesi.

Campo Imperatore
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L’altopiano Campo Imperatore nel cuore del massiccio del Gran Sasso

Austria, Salisburgo e Ötztal Bahnhof

Per chi vuole attraversare il confine senza allontanarsi troppo dall’Italia, l’Austria offre alcune delle migliori alternative per una vacanza fresca ad agosto. La zona di Salisburgo è facilmente raggiungibile anche in treno e combina cultura, natura e paesaggi alpini. Tra laghi, villaggi ordinati e montagne verdi, rappresenta una destinazione ideale per chi ama un turismo lento e organizzato.

Nei pressi di Ötztal Bahnhof, nella valle dell’Ötztal, si trova invece Area47, uno dei parchi outdoor più grandi d’Europa. Tra rafting, percorsi avventura e attività acquatiche, è una meta perfetta per chi cerca una dose di adrenalina immersa nelle montagne tirolesi.

I Caraibi d’Europa sono tra le montagne: allo scoperta del Lago Eibsee, gioiello della Baviera

10 juillet 2026 à 16:00

Il primo sguardo cade su una distesa d’acqua dalle sfumature verde smeraldo e turchese, talmente limpida da lasciare intravedere sassi, tronchi e riflessi del fondale. Alle spalle si alza la parete imponente della Zugspitze, la montagna più alta della Germania con i suoi 2.962 metri, protagonista assoluta dell’orizzonte. Sì, siamo di fronte a uno scenario spettacolare, che ha trasformato il Lago Eibsee in uno dei simboli paesaggistici più celebri della Baviera.

Il bacino si trova a circa 1.000 metri di altitudine, circondato da foreste di conifere, pareti rocciose e piccole baie che cambiano volto durante l’arco dell’anno. La luce del mattino rende l’acqua quasi trasparente, il pomeriggio accende tonalità più intense, mentre il tramonto colora la superficie di riflessi dorati. Pur rappresentando una delle mete naturalistiche più famose della Germania meridionale, il lago appartiene ancora oggi a una proprietà privata legata allo storico Hotel Eibsee, aperto alla fine del XIX secolo. L’accesso alle rive, però, resta libero, scelta che permette di vivere il posto senza particolari limitazioni.

Poi ci sono 8 isole. Alcune appaiono ricoperte da pini e abeti, altre mostrano semplici affioramenti rocciosi. Dalla riva sembrano galleggiare davanti alla grande parete della Zugspitze, regalando prospettive sempre diverse lungo tutto il percorso che abbraccia il lago. Un posto eccezionale che viene spesso soprannominato i Caraibi della Baviera a causa di quei colori tropicali che destabilizzano la mente, abituata a tutt’altre tonalità quando pensa a un lago di montagna.

Origine, formazione e leggende del Lago Eibsee

La storia del Lago Eibsee comincia circa 3.600 anni fa, quando un enorme crollo interessò parte della parete settentrionale della Zugspitze. Migliaia di metri cubi di rocce precipitarono verso valle, modellando profondamente il territorio. I detriti bloccarono alcune depressioni già presenti, favorendo la nascita del bacino lacustre visibile ancora oggi.

Quell’antico evento geologico spiega anche la presenza delle 8 isole: molti rilievi rocciosi rimasti sopra il livello dell’acqua divennero piccoli isolotti ricoperti gradualmente dalla vegetazione alpina. Osservando il paesaggio risulta facile riconoscere la forza che plasmò questa parte del massiccio del Wetterstein.

Il lago occupa una superficie di circa 177 ettari, raggiunge una profondità massima vicina ai 34 metri, misura più o meno 2,45 chilometri nel punto più lungo e presenta uno sviluppo costiero di quasi 8,8 chilometri. Sì, sono numeri decisamente importanti. Poi c’è la straordinaria qualità dell’acqua, la quale rappresenta uno degli aspetti più apprezzati: filtrata naturalmente dalle rocce calcaree circostanti, mantiene una trasparenza straordinaria che permette di distinguere il fondale anche a diversi metri dalla riva.

Durante l’estate la temperatura diventa piacevole, caratteristica che lo rende una delle località balneari più amate della regione. Attorno al bacino prospera una fauna particolarmente interessante. Fra gli alberi trovano rifugio il picchio nero, la nocciolaia, il crociere comune, la civetta nana, varie specie di cince e persino rari picchi tridattili e picchi dorsobianco. Sulla superficie di questo lago della Germania compaiono regolarmente svassi maggiori e smerghi maggiori, tanto da essere una destinazione apprezzata anche dagli appassionati di birdwatching.

Fra racconti popolari tramandati nelle vallate alpine, qualcuno attribuisce alle acque dell’Eibsee un’aura quasi magica. Nebbie leggere, riflessi cangianti e il profilo severo della Zugspitze hanno alimentato nel tempo storie legate agli spiriti della montagna, pur senza una leggenda dominante conosciuta in tutta la Baviera.

Visita, attività e luoghi da scoprire

Il modo migliore per conoscere il Lago Eibsee passa dal sentiero ad anello che segue gran parte del perimetro. L’itinerario misura circa 7 chilometri e richiede mediamente 2 ore e mezza, alternando tratti nel bosco, punti panoramici, piccole spiagge di ciottoli e scorci sulle isole. Lungo il percorso cambia continuamente la prospettiva sulla Zugspitze: talvolta la montagna occupa l’intero sfondo, in altre circostanze compare fra gli alberi oppure si riflette perfettamente sull’acqua.

Lago Eibsee, Baviera
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Zugspitze che si riflette nel Lago Eibsee

Nella stagione più mite Eibsee invita a trascorrere molte ore all’aria aperta. Le baie più tranquille regalano angoli ideali per una pausa, mentre le rive ghiaiose permettono un bagno rinfrescante in un’acqua sorprendentemente limpida. Grande successo accompagna anche il noleggio di stand up paddle, kayak, barche a remi e pedalò. Navigare lentamente fra le isole, infatti, consente di osservare dettagli invisibili dalla terraferma, fra tronchi sommersi, pareti rocciose e piccoli promontori ricoperti di vegetazione.

Un’esperienza dal sapore storico arriva con il battello “Reserl“, imbarcazione utilizzata per brevi escursioni panoramiche. La navigazione aiuta ad ammirare una prospettiva privilegiata sul profilo della Zugspitze e fa sì che si possa apprezzare pienamente l’armonia fra lago e montagne. Accanto alle attività sportive trovano spazio diversi servizi pensati per una giornata rilassante. Durante la bella stagione aprono infatti il ristorante, la birreria, un piccolo chiosco, il punto dedicato ai souvenir e le strutture collegate al noleggio delle imbarcazioni.

Pochi passi separano il lago dalla moderna funivia della Zugspitze. In circa 10 minuti la cabina supera quasi 2.000 metri di dislivello, regalando una vista straordinaria sulle Alpi bavaresi. L’impianto attraversa uno dei piloni in acciaio più alti al mondo, alto 127 metri, particolare tecnico che rende la salita ancora più affascinante.

Chi desidera prolungare la permanenza trova numerose opportunità nei dintorni. Garmisch-Partenkirchen dista appena 12 chilometri e conserva eleganti edifici decorati secondo la tradizione bavarese. Poco oltre attendono la spettacolare Gola della Partnach, i sentieri del massiccio del Wetterstein, il Castello di Linderhof voluto da Ludovico II e il caratteristico borgo di Mittenwald.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago Eibsee appartiene al territorio comunale di Grainau, nell’Alta Baviera, a breve distanza da Garmisch-Partenkirchen. La posizione, proprio ai piedi della Zugspitze, lo rende una delle porte d’accesso principali verso la vetta più alta della Germania. Chi parte da Monaco di Baviera raggiunge Garmisch-Partenkirchen in circa 90 minuti di treno. Dalla stazione prosegue il collegamento garantito dalla Bayerische Zugspitzbahn, ferrovia a cremagliera che arriva fino alla fermata Eibsee, situata a brevissima distanza dalla riva. Un’alternativa arriva dalla linea autobus 9840.

In automobile l’accesso avviene attraverso la A95, con un tempo medio di percorrenza vicino a 1 ora e 30 minuti da Monaco. Nei pressi del lago sono disponibili parcheggi pubblici a pagamento. Durante l’alta stagione conviene raggiungere la destinazione nelle prime ore della giornata, scelta che facilita la ricerca di un posto auto e permette di apprezzare un’atmosfera decisamente più tranquilla.

Il lago di Sorapiss è la nuova vittima dell’overtourism: le acque color indaco sono prese d’assalto

7 juillet 2026 à 15:30

Il lago di Sorapiss, uno degli angoli più spettacolari delle Dolomiti, è diventato il simbolo di una nuova emergenza legata al turismo di massa. Le sue acque color turchese, quasi irreali per effetto dei sedimenti minerali, attirano ogni anno migliaia di visitatori desiderosi di scattare la foto perfetta da condividere sui social. Un fenomeno che ha trasformato un luogo selvaggio e raggiungibile solo a piedi in una delle mete più ambite degli itinerari veloci tra le montagne venete.

Lago di Sorapis preso d’assalto: tra selfie, rifiuti e turismo veloce

Il rifugio Vandelli, situato a pochi minuti dal lago di Sorapiss nel territorio di Cortina d’Ampezzo in provincia di Belluno, è diventato un osservatorio privilegiato di questa trasformazione. Un tempo il chiosco esterno apriva a metà mattina, mentre oggi le prime ondate di visitatori arrivano già alle 7:30, soprattutto fotografi intenzionati a immortalare il lago con la luce migliore.

Durante l’estate 2026 il lago del Sorapiss sta vivendo un vero e proprio boom di presenze. La nuova tendenza è quella di concentrare in poche ore più tappe possibili: al mattino le Tre Cime di Lavaredo, nel pomeriggio il lago di Sorapiss e poi ancora Cinque Torri, Lagazuoi o lago di Braies. Un turismo in cui spesso l’esperienza della montagna passa in secondo piano rispetto alla necessità di collezionare immagini iconiche per Instagram e TikTok.

Il risultato è un aumento della pressione su un ambiente fragile. Ad agosto 2025 gli accessi giornalieri hanno raggiunto circa 3 mila persone, numeri difficili da sostenere per un’area naturale di alta quota. Anche il giugno 2026 ha confermato la crescita del fenomeno, con un aumento dell’affluenza del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo quanto raccontato da Emilio Pais Bianco, gestore del rifugio Vandelli insieme alla famiglia.

La maggior parte dei visitatori arriva dall’estero, con una presenza crescente di turisti stranieri che inseriscono il Sorapis in programmi molto intensi. Il problema, però, non riguarda soltanto il numero delle persone, ma anche il comportamento di alcuni visitatori poco rispettosi dell’ambiente montano. Il gestore del rifugio ha denunciato la presenza quotidiana di cartacce, bottiglie di plastica e vetro abbandonate a terra, oltre a situazioni di degrado legate ai rifiuti organici lasciati lungo i sentieri.

Negli ultimi anni la situazione è migliorata grazie alla presenza delle guardie delle Regole d’Ampezzo, dei carabinieri forestali e degli operatori impegnati nella tutela del territorio. È inoltre previsto un rafforzamento dei controlli attraverso il coinvolgimento della Polizia provinciale durante la stagione estiva.

Problema overtourism al lago di Sorapiss
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Il Lago di Sorapis immerso tra le Dolomiti

Numero chiuso e tornelli: l’appello per salvare il lago turchese

Per chi vive e lavora ogni giorno vicino al lago di Sorapiss, però, i controlli potrebbero non essere sufficienti. Emilio Pais Bianco ha lanciato un appello chiaro: con numeri che arrivano a 3 mila accessi quotidiani diventa impossibile proteggere un ecosistema così delicato.

La proposta è quella di introdurre un sistema di regolamentazione degli ingressi, attraverso un numero chiuso o strumenti simili ai tornelli già utilizzati in altre località molto frequentate. L’obiettivo sarebbe ridurre l’impatto del turismo e garantire che il lago mantenga nel tempo le sue caratteristiche naturali.

Il rischio, infatti, è che l’overtourism porti a conseguenze irreversibili e costringa in futuro a limitare drasticamente l’accesso all’area.

Dalle Dolomiti al Lago di Bracciano, i luoghi di film e serie Tv italiani da raggiungere quest’anno

5 juillet 2026 à 17:00

Il set-jetting, o cineturismo, è una delle tendenze di viaggio più forti degli ultimi anni. Dopo aver conquistato tutti con fenomeni come The White Lotus, Emily in ParisBridgerton, oggi sono sempre di più i viaggiatori che scelgono la prossima destinazione ispirandosi ai luoghi visti sul grande e piccolo schermo. Attenzione però: non si tratta solo di visitare una location, ma di vivere in prima persona le atmosfere di un film o di una serie Tv che ci ha appassionato, passeggiando negli stessi borghi e ammirando quei panorami suggestivi che hanno catturato il nostro immaginario.

L’Italia, all’interno di questo trend, è una delle regine: dalle Dolomiti alla Toscana, passando per il Lago di Garda e città eleganti baciate dal sole, fino a piccoli borghi affacciati su un lago poco conosciuto, sono tanti gli scenari che quest’anno spopoleranno tra gli amanti del jet-setting grazie alle nuove produzioni cinematografiche ambientate nel Belpaese e di cui abbiamo parlato nei nostri articoli.

Le Dolomiti di “Una nuova vita” e di “Rosso Volante”

Tra le destinazioni che si candidano a diventare protagoniste del set-jetting di montagna nel 2026 ci sono le Dolomiti di Una nuova vita, la fiction con Anna Valle e Daniele Pecci. Girata tra Primiero San Martino di Castrozza e Predazzo, la serie valorizza alcuni degli scenari più spettacolari del Trentino, trasformandoli in un invito al viaggio.

Anna Valle e il laghetto Welsperg
Ufficio Stampa/iStock
Anna Valle e il laghetto Welsperg, location di “Una nuova vita”

Protagonista assoluta è San Martino di Castrozza, ai piedi delle Pale di San Martino, Patrimonio UNESCO, una località amata tutto l’anno tra escursioni estive, piste da sci e panorami mozzafiato.

San Martino di Castrozza, location di "Una nuova vita"
iStock
San Martino di Castrozza, location principale di “Una nuova vita”

Sullo schermo compaiono anche il suggestivo Laghetto Welsperg, immerso nella Val Canali, e Fiera di Primiero, borgo dal fascino alpino con eleganti edifici storici.

Completano questo suggestivo itinerario Tonadico e Sagron Mis, due piccoli borghi immersi nella natura che, grazie alla fiction, potrebbero diventare le nuove mete da segnare in agenda.

Le Dolomiti sono le regine del cineturismo italiano, complice anche l’eco delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Oltre alla fiction con Anna Valle, sono state protagoniste anche delle ambientazioni di Rosso Volante, il film con Giorgio Pasotti dedicato al campione di bob Eugenio Monti, è stato girato tra alcuni degli scenari più iconici delle Dolomiti Bellunesi.

Le location di "Rosso Volante": in foto Cortina d'Ampezzo
Ufficio Stampa RAI/iStock
Le location di “Rosso Volante”: in foto Cortina d’Ampezzo

Cuore delle riprese è stata Cortina d’Ampezzo, con le sue montagne Patrimonio UNESCO e luoghi simbolo come lo storico Hotel de la Poste, che nel film riporta in vita l’atmosfera degli Anni Sessanta. Accanto alla “Regina delle Dolomiti” compare anche San Vito di Cadore, immerso in una verde conca ai piedi delle cime bellunesi.

Il Lago di Bracciano di “A testa alta – Il coraggio di una donna”

Tra le location che hanno già conquistato i lettori (e viaggiatori) diventando protagonista del set-jetting italiano, c’è il Lago di Bracciano, scenario principale di A testa alta – Il coraggio di una donna, la serie Tv Rai con Sabrina Ferilli.

Le location di "A testa alta" con Sabrina Ferilli
Ufficio Stampa Mediaset/iStock
Le splendide location di “A testa alta” con Sabrina Ferilli

Le riprese si sono svolte in particolare ad Anguillara Sabazia, uno dei borghi più affascinanti del Lazio, affacciato sulle acque del bacino lacustre. Vicoli medievali, piazzette panoramiche e un suggestivo lungolago fanno da cornice a una destinazione che unisce tranquillità, storia e paesaggi romantici, perfetta per un weekend fuori porta.

La Bari di “Guerrieri – La regola dell’equilibrio”

Tra le destinazioni che potrebbero beneficiare dell’effetto set nel 2026 c’è Bari, protagonista di Guerrieri – La regola dell’equilibrio, la serie Tv con Alessandro Gassmann ispirata ai romanzi di Gianrico Carofiglio.

Bari è la location principale di "Guerrieri"
Ufficio Stampa RAI/iStock
Bari è la location principale di “Guerrieri”

La fiction racconta una città elegante e autentica, tra il centro storico, il lungomare e i suoi luoghi simbolo, diventando un vero e proprio itinerario da seguire: le riprese attraversano il Tribunale di Bari, Palazzo Ietri, il quartiere Murat, Bari Vecchia con la celebre Via delle Orecchiette e il lungomare, mostrando una città ricca di fascino.

La serie si spinge anche oltre il capoluogo, accendendo i riflettori su alcuni dei borghi più belli della regione, come Giovinazzo, Trani e Monopoli, oltre ai centri dell’entroterra di Modugno e Grumo Appula.

La campagna laziale di “Benvenuti in campagna”

Tra i luoghi che potrebbero alimentare il desiderio di una fuga slow nel 2026 c’è la campagna laziale raccontata da Benvenuti in campagna, commedia con Maurizio Lastrico. Il film è stato girato tra antichi casali, laghi e borghi a pochi chilometri da Roma, trasformando la campagna in una vera protagonista della storia.

Una delle location del film "Benvenuti in campagna" è il Lago di Martignano
Vision Distribution/iStock
Le location di “Benvenuti in campagna” – In foto il Lago di Martignano (Lazio)

Il cuore delle riprese è Campagnano di Roma, circondato da boschi e sentieri e affacciato sul suggestivo Lago di Martignano, una delle oasi naturali più tranquille del Lazio. Nei dintorni spicca anche il Parco Regionale di Veio, con le sue cascate, i torrenti e i resti dell’antica città etrusca, meta ideale per chi cerca natura e relax.

Il viaggio prosegue a Monterosi, borgo attraversato dalla Via Francigena e che completa un itinerario perfetto per chi sogna di rallentare i ritmi e scoprire il volto più autentico della campagna romana.

Una delle location di "Benvenuti in campagna": il Lago di Martignano
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Un tranquillo tramonto sul Lago di Martignano

La Toscana romantica di “Non è un paese per single”

La Toscana continua a essere una delle mete più amate dal jet setting cinematografico, anche nel 2026. Sono tante le produzioni che hanno utilizzato i più bei luoghi della regione come location e uno degli ultimi ne celebra il volto più romantico: “Non è un paese per single“, tratto dal bestseller di Felicia Kingsley, esalta le colline della provincia di Siena e trasforma borghi medievali e vigneti in una cartolina che invita a partire.

Sant'Angelo in Colle è location di "Non è un paese per single"
iStock/Amazon MGM Studios
Location di “Non è un paese per single” – In foto: Sant’Angelo in Colle

Le riprese si sono concentrate tra Montalcino e la sua frazione Sant’Angelo in Colle, che sullo schermo diventa l’immaginario “Belvedere in Chianti”. Vicoli in pietra, piazzette, scorci sulla Val d’Orcia e panorami punteggiati di vigneti fanno da sfondo a una toccante storia d’amore.

I borghi medievali e la campagna toscana sono co-protagonisti del film "Non è un paese oer single"
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La fortezza di Montalcino domina il paesaggio e offre una vista unica sulla Val d’Orcia

Il Lago di Garda, set a cielo aperto che non passa mai di moda

Ci sono luoghi che continuano a ispirare registi e viaggiatori anno dopo anno e il Lago di Garda è proprio uno di questi. Tra borghi affacciati sull’acqua, strade panoramiche a strapiombo e castelli medievali, il lago più grande d’Italia resta una delle mete simbolo del cineturismo e del set-jetting italiano: da Tremosine sul Garda, con la spettacolare Strada della Forra resa celebre da 007 – Quantum of Solace, a Sirmione, protagonista di film romantici come Letters to Juliet e Love in the Villa, passando per Gardone Riviera con il Vittoriale degli Italiani, Riva del Garda e Malcesine, ogni angolo è una scenografia cinematografica a cielo aperto.

Strada della Forra, la più bella del mondo
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La spettacolare Strada della Forra di Tremosine

Dove andare ad agosto per sfuggire al grande caldo, le mete top

5 juillet 2026 à 13:00

Agosto non è soltanto il mese delle spiagge affollate, delle città roventi e dell’asfalto che trattiene il caldo fino a sera: può essere anche il momento perfetto per salire di quota e cercare rifugio dall’afa tra boschi ombrosi, laghi alpini, torrenti, vallate silenziose e panorami che restituiscono respiro in ogni senso.

In Italia e in Europa non mancano mete ideali per scappare dalla calura agostana senza rinunciare a escursioni, sport all’aria aperta, borghi, sapori locali e paesaggi capaci di rigenerare: una selezione da segnare in agenda.

Madonna di Campiglio, l’estate fresca delle Dolomiti di Brenta

Se desiderate rifugiarvi in un luogo dove l’aria cambia davvero potete salire fino a Madonna di Campiglio, elegante località del Trentino a 1.550 metri di altitudine dove agosto ha il ritmo delle escursioni lungo i sentieri che si aprono tra le Dolomiti di Brenta.

Gli oltre 450 chilometri permettono, infatti, di scegliere ogni giorno un’esperienza diversa, dalle passeggiate più semplici agli itinerari panoramici. Tra i percorsi più suggestivi va menzionato il Giro dei 5 Laghi, che conduce tra specchi d’acqua alpini incastonati in un paesaggio di rocce e pascoli.

Non meno affascinante è la passeggiata alle Cascate di Vallesinella, ideale nelle giornate più calde grazie alla frescura del bosco e al suono dell’acqua che scende tra le rocce. Se preferite muovervi su due ruote, non mancano poi percorsi in e-bike, perfetti per raggiungere malghe, punti panoramici e strade di montagna.

Domobianca, sentieri e panorami sopra la Val d’Ossola

In Piemonte, Domobianca 365 sorprende perché unisce la comodità di una località facilmente raggiungibile alla sensazione immediata di essere già in piena montagna. Collegata a Domodossola, oltre che dalla strada asfaltata anche da una rete di sentieri, permette di salire verso l’Alpe Lusentino a piedi: da qui parte il facile percorso della strada bianca che porta fino al laghetto artificiale di Casalavera, toccando diversi alpeggi e donando scorci panoramici sulla piana della Val d’Ossola.

Domobianca è conosciuta come stazione sciistica, ma in estate gli impianti di risalita restano in funzione e permettono di raggiungere comodamente i 1.700 metri di quota grazie a due seggiovie. Dalla stazione di arrivo della seconda seggiovia, una breve passeggiata di media difficoltà conduce alla vetta del Moncucco, uno dei punti panoramici più belli della Val d’Ossola, con lo sguardo che spazia dalle Alpi Svizzere fino al Mottarone e oltre.

Da non perdere anche Lusetrek, il nuovo percorso di trekking ad anello con partenza e ritorno all’Alpe Lusentino, pensato per attraversare gli splendidi boschi di faggio della zona.

Valmalenco, laghi cristallini e avventure tra i rifugi

Lago Palù, Valmalenco, Sondrio
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Lago Palù, oasi cristallina in Valmalenco

La Valmalenco, in provincia di Sondrio, è una destinazione estiva ideale se amate la montagna in tutte le sue forme: sentieri, rifugi, laghi alpini, bike park, torrenti, paesaggi glaciali e borghi legati alla vita di valle. Ad agosto offre il vantaggio della quota, ma anche una grande varietà di attività per una vacanza dinamica e rigenerante.

Il territorio conta oltre 100 percorsi escursionistici. Il grande itinerario di riferimento è l’Alta Via della Valmalenco, un anello di circa 110 chilometri diviso in 8 tappe, tra rifugi, pascoli, valichi e scenari di alta quota. Se preferite gite più brevi, mete come il Rifugio Ventina e il Lago Lagazzuolo permettono di vivere il paesaggio alpino senza affrontare lunghi trekking.

Tra i luoghi più amati c’è il Lago Palù, uno specchio d’acqua cristallino abbracciato da boschi e cime, perfetto per godersi una giornata al fresco. L’Alpe Palù, invece, in estate si trasforma nel Palù Bike Park, con percorsi per cross-country, freeride ed enduro accessibili tramite gli impianti di risalita.

A Lanzada, il percorso Gola Up aggiunge un tocco più avventuroso grazie ad attività di canyoning e discese nel torrente, adatte anche ai ragazzi a partire dai 10-12 anni. Sagre enogastronomiche, escursioni guidate agli alpeggi, concerti in quota e rievocazioni storiche nelle contrade completano il volto estivo della valle.

Carnia, borghi e malghe nel Friuli più autentico

La Carnia è una delle risposte più belle se cercate un agosto al fresco restando in Italia, ma lontano dai flussi turistici più intensi. Incastonata tra le Alpi Carniche e le Dolomiti Friulane, è un vasto territorio montano dove la natura conserva un carattere autentico, contraddistinto da boschi, pascoli, malghe, borghi storici e vallate silenziose.

Tra le mete da non perdere spicca Illegio, conosciuto come il “paese dei mulini”, dove il rapporto tra acqua, montagna e memoria locale si respira a ogni passo. Pesariis, invece, è il borgo degli orologi, un piccolo centro dalla forte identità che aggiunge al viaggio una dimensione culturale e originale.

Il Monte Zoncolan è ideale per ammirare panorami straordinari e praticare attività all’aria aperta, mentre l’Oasi Faunistica del Lago di Bordaglia rappresenta una delle immagini più suggestive della Carnia verde e silenziosa. Vi piace camminare? Gli itinerari spaziano dalle escursioni verso le Sorgenti del Piave ai percorsi più semplici adatti alle famiglie, come il Bosco di Avaglio.

Fondamentale anche la sosta in malga, dove assaggiare i cjarsòns, ravioli dolci tipici della tradizione carnica, o il prosciutto affumicato di Sauris. Per completare il viaggio, potete visitare il Presepe di Teno a Sutrio e il Museo delle arti e tradizioni popolari di Tolmezzo.

Highlands scozzesi, la grande fuga tra erica e laghi

Vista del drone sul vecchio uomo di Storr, Isola di Skye, Scozia
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Magico paesaggio dell’Isola di Skye in Scozia

Se desiderate spingervi oltre l’Italia, le Highlands scozzesi sono una delle destinazioni più suggestive d’Europa, dove la natura appare vasta e poetica, disegnata da vallate morbide, ruscelli, laghi profondi, castelli, coste frastagliate e distese di erica che in estate colorano il paesaggio di viola e porpora.

Un itinerario può iniziare dal Parco Nazionale di Loch Lomond & The Trossachs, tra laghi e foreste, per poi proseguire verso Oban, affacciata sul Firth of Lorne e considerata porta d’accesso all’Isola di Mull. Per gli appassionati di trekking, Fort William è una sosta quasi obbligata, punto di riferimento per percorrere alcuni dei sentieri più spettacolari del Regno Unito e salire sui munros, le cime scozzesi oltre i 914 metri.

A poca distanza, Glenfinnan regala una delle immagini indimenticabili del viaggio: il Jacobite Steam Train che attraversa il celebre viadotto e richiama alla mente l’Espresso per Hogwarts. Proseguendo verso la costa, Mallaig accoglie con il carattere di villaggio marinaro, tra foche, delfini, pescatori locali e buon cibo.

L’Isola di Skye è uno dei momenti più emozionanti dell’itinerario, con le Fairy Pools, i panorami del Quiraing, l’Old Man of Storr e le casette colorate di Portree. Prima di tornare verso sud, vale la pena passare da Inverness, dal mitico Loch Ness e dal Cairngorms National Park, dove svetta anche il Castello di Balmoral.

Lapponia svedese, l’estate luminosa di Abisko

Per allontanarsi davvero dalla calura estiva, cosa c’è di meglio della Lapponia svedese? Nel nord della Svezia, vicino al Circolo Polare Artico, Abisko rivela in estate un volto completamente differente da quello invernale, famoso per l’aurora boreale. Nei mesi più luminosi, il paesaggio si trasforma in un’oasi di biodiversità, tra fioriture rare, renne, uccelli e giornate che sembrano non finire mai grazie al sole di mezzanotte.

Il Parco Nazionale di Abisko è un grande gioiello naturale della Svezia settentrionale, in un territorio abitato per secoli dai Sami e legato a una lunga storia di conservazione ambientale. Il cuore del parco è una valle alpina modellata dai ghiacciai e solcata dal fiume Abiskojåkka, che nel tempo ha scavato un canyon diventato simbolo dell’area.

Alla foce del fiume ecco il Lago Torneträsk, uno dei più grandi della Scandinavia, dove acqua, montagne e cielo si incontrano in un paesaggio vastissimo.

Monti Rodopi, la Bulgaria verde e meno conosciuta

Infine, per una meta europea diversa dalle solite rotte alpine potete guardare verso la Bulgaria meridionale, dove i Monti Rodopi disegnano un paesaggio affascinante al confine con la Grecia. È una regione di foreste, altipiani, gole, laghi, villaggi appartati e siti archeologici, perfetta per un agosto nella natura ma lontano dalle mete più affollate.

Il viaggio può iniziare dal sito archeologico di Perperikon, antica città sacra legata ai Traci, per poi raggiungere la Fortezza di Asen, testimonianza millenaria immersa in un paesaggio di grande fascino.

Tra le tappe da non perdere ci sono il Lago di Dospat, ideale per una pausa tra acqua e foreste, e i siti archeologici di Belintash e Tatul, che raccontano il volto più antico e spirituale della regione.

I villaggi di Smolyan e Manastir permettono, invece, di entrare nella dimensione più silenziosa dei Rodopi. Manastir, nascosto tra le foreste a circa 1.500 metri di altitudine, è uno di quei luoghi che sembrano fatti apposta per allontanarsi dalla folla e ritrovare un fresco rigenerante.

Trekking nei parchi nazionali dell’Appennino in estate: 5 itinerari lontani dalla folla

4 juillet 2026 à 17:00

C’è chi va in montagna per sentire i suoni della natura, per trovare un contatto diverso col mondo, per percepire prima di tutto il suono del proprio passo. Niente contro chi preferisce i luoghi più frequentati, ama circondarsi di persone e prende energia dal brulicante caos della folla. Semplicemente, c’è un posto per tutti. Per chi ama il trekking e preferisce gli itinerari lontani dalla folla, poco frequentati e meno conosciuti, l’Appennino è una delle destinazioni inevitabilmente preferite dell’estate.

La spina dorsale d’Italia corre da nord a sud del Paese, permettendo di immergersi in faggete centenarie, percorrere crinali estremamente panoramici, scoprire eremi sperduti e giungere al cospetto di cascate che Dante si è preso la briga di immortalare nei versi della Divina Commedia.

Dal Lago Paduli al Rifugio Città di Sarzana

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano si estende per più di 26mila ettari tra l’Emilia e la Toscana. All’intersezione delle province di Reggio Emilia, Parma e Massa-Carrara si trova il Passo del Lagastrello, una conca che ospita il Lago Paduli, a 1180 metri di quota: un invaso artificiale che in primavera e in estate, quando è al suo livello massimo, regala scenari di notevole suggestione.

Attorno al lago si conservano ancora residui di pascoli antichi, lungo l’antico confine tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana, che passava proprio da qui. Dal piazzale della diga che crea l’invaso, si imbocca il sentiero CAI 659, che si inerpica nel bosco e sale con decisione il fianco del Monte Acuto.

La salita è impegnativa, ma non lunghissima. Dopo meno di quattro chilometri si giunge in prossimità del Rifugio Città di Sarzana, a 1580 metri sul livello del mare. La bella struttura in legno sorge nei pressi del Lago di Monte Acuto, incassato tra le fronde del bosco: un luogo di riposo, pace e ristoro nel cuore dell’Appennino.

Per completare un anello, l’escursione può proseguire seguendo il sentiero 657 fino alla Sella di Monte Acuto, oltre la soglia dei 1700 metri di altitudine. Da qui si percorre il sentiero di crinale tosco-emiliano (il CAI 00) fino all’incrocio con il sentiero 109, che plana di nuovo verso lo specchio d’acqua del Lago Paduli al Passo del Lagastrello.

È una bella escursione, impegnativa ma alla portata di chi ha un minimo di abitudine al trekking. Nel complesso è lunga circa otto chilometri, con un dislivello in salita di 500 metri complessivi. Si prevede un tempo di percorrenza, pause escluse, intorno alle quattro ore.

Il Sentiero delle Prigioni

È solo un Parco Regionale, quello del Monte Cucco in Umbria, ma non ha niente da invidiare alle aree protette di maggior scala lungo la dorsale appenninica. Il nome evoca qualcosa di austero, di chiuso, di un po’ minaccioso. E in effetti la Valle delle Prigioni, scenario di questo itinerario, non è un posto accomodante: è scavata da un torrente tra pareti calcaree a strapiombo, all’ombra del Monte Cucco. Una bellezza naturale ruvida e selvaggia, come se ne trovano poche.

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Il massiccio del Monte Cucco

Il percorso ad anello parte dal piccolo borgo di Coldipeccio, vicino a Pascelupo, in provincia di Perugia. Qui si lascia l’auto alla fine della strada prima di imboccare il sentiero CAI 232. Il tracciato si dipana a mezza costa sopra la valle scavata dal Rio delle Prigioni. Il nome deriva dal fatto che, nel corso dei secoli, numerosi eremiti hanno abitato la gola, una prigione del corpo dove cercare l’innalzamento dell’animo.

Dopo una parte iniziale di ascesa, si raggiungono le praterie del cosiddetto Giardino, una zona disboscata coltivata dai valligiani fino a qualche decennio fa e oggi teatro di splendide fioriture in primavera.

Deviando verso il sentiero CAI 279 e poi sul 231, ci si immerge nella vera e propria Valle delle Prigioni, costeggiando il torrente in destra orografica e attraversando la parte più acquatica e più scenografica dell’itinerario. Il punto saliente è il passaggio sotto la Scarpa del Diavolo, un masso di calcare gigantesco che incombe su chi passa. Poco dopo l’enorme pietra, si deve oltrepassare un tunnel di circa 30 metri costruito per l’acquedotto, un tratto angusto e buio che si può aggirare con una piccola deviazione.

L’anello si chiude prendendo il sentiero 296, risalendo attraverso il borgo di Pascelupo e tornando a Coldipeccio per la strada asfaltata. Il percorso totale misura 9 chilometri e mezzo, per un dislivello di circa 400 metri e un tempo di percorrenza intorno alle sei ore.

Il Sentiero dello Spirito

Il Sentiero dello Spirito è uno dei grandi trekking del Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo. Si tratta di un cammino in quattro tappe che tocca tutti i luoghi di culto eremitici della zona, ripercorrendo i passi di Pietro del Morrone, futuro Papa Celestino V, colui che fece per viltade il gran rifiuto, come scrive Dante Alighieri.

Il cammino prende le mosse dalla Badia di Sulmona e arriva a Serramonacesca, la prima in provincia de L’Aquila, la seconda di Pescara. Il cammino, in totale, è lungo 70 chilometri, ed è affascinante percorrerlo tutto, ma anche scegliere una delle quattro tappe da affrontare singolarmente. Tutte si addentrano in una natura particolare, tra acqua, roccia e boschi. La più indicata è probabilmente l’ultima, da Roccamorice all’Abbazia di San Liberatore a Majella, a Serramonacesca, come detto.

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L’Abbazia di San Liberatore a Majella

Il sentiero parte dalla località Macchie di Coco, affronta una prima salita e una pari discesa per scendere nel Vallone di Sant’Angelo e giungere a un primo luogo di culto, la Grotta Sant’Angelo, con la vicina Fonte del Garzillo, sorgente il cui sgorgare è attribuito a un intervento del santo.

Dal vallone si risale fino a toccare la strada provinciale che congiunge Lettomanoppello a Passo Lanciano, si incontra l’area attrezzata in corrispondenza della Fonte Pirella, quindi si prosegue in salita fino a un crocevia con le indicazioni per l’Eremo di Sant’Onofrio. Qui si concludono le ascese di giornata: fino alla conclusione non ci sarà che una lunga discesa per raggiungere l’Abbazia di San Liberatore a Majella.

Faggete, boschi, rivoli, fonti e strette vallate sono gli ingredienti di questo trekking, ideale per il periodo estivo e per entrare in contatto con la particolare natura appenninica abruzzese. La lunghezza della tappa in oggetto è di 14 chilometri.

Cascata dell’Acquacheta, un itinerario alternativo

La Cascata dell’Acquacheta è una assai nota destinazione di una facile escursione nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, sul confine tosco-romagnolo. Cantata da Dante nel XVI canto dell’Inferno, il poeta ne descrive il rombo poderoso per rendere l’idea del fragore del Flegetonte, il fiume di fuoco che separa il settimo dall’ottavo cerchio.

Il percorso classico, con partenza da San Benedetto in Alpe, è molto frequentato nel periodo estivo. Chi cerca un approccio più solitario e panoramico può scegliere però di partire dal Passo della Peschiera, un valico sulla strada tra San Benedetto in Alpe (FC) e Marradi (FI).

Dal valico si imbocca una strada sterrata seguendo il segnavia CAI 555, si imbocca poco dopo il sentiero CAI 429 e si raggiunge il Poggio dell’Inferno, poco oltre i mille metri di altitudine. Si percorre un lungo crinale con panorami naturali che si affacciano su entrambe le vallate. La discesa verso Pian Baruzzoli è abbastanza ripida e porta fino al punto panoramico sulla Cascata dell’Acquacheta: da qui il salto è visibile in tutta la sua altezza, oltre 70 metri, incassato tra i boschi, accompagnato dal rumore incessante dell’acqua che si frantuma sulle rocce sottostanti.

Superata la cascata, la Piana dei Romiti offre una delle aree di sosta più belle del percorso, con il torrente Acquacheta che la attraversa dolcemente. La risalita verso il Monte Lavane completa la seconda parte dell’anello, attraversando le cosiddette Balze di Cornacchiaia e riportando al sentiero 555 per ricongiungersi al punto di partenza.

Si tratta di un percorso senza sostanziali difficoltà, ma lungo e impegnativo: oltre 1000 metri di dislivello in salita e circa 7 ore di percorrenza.

Pizzo di Sevo

Rispetto al più quotato e gettonato Gran Sasso, i Monti della Laga vengono trascurati dalla maggior parte degli escursionisti, ma offrono altrettanto spettacolo all’interno del Parco Nazionale che comprende entrambi i massicci, tra Marche, Lazio e Abruzzo.

Il Pizzo di Sevo a 2419 metri di quota è una cima dalla sagoma triangolare, ben riconoscibile da Amatrice: una forma elegante del gruppo della Laga, con un panorama dalla vetta che abbraccia il Gran Sasso, i Sibillini, il Terminillo, il Lago di Campotosto e, nelle giornate più limpide, la costa adriatica.

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La sagoma del Pizzo di Sevo

La base di partenza è il pianoro di Macchie Piane, 900 metri più in basso. Si tratta di un vero e proprio balcone naturale sulla conca di Amatrice, con in estate un ovile attivo e le vacche al pascolo che guardano i passanti con placida indifferenza.

L’ascesa è verticale: in circa 5 chilometri si compie tutto il dislivello tra il pianoro e la vetta, in un ambiente prativo senza alcun albero che permette di godere di una vista sensazionale su tutto il circondario. Il ritorno è per lo stesso tragitto dell’andata.

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