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Aujourd’hui — 16 mars 2026Flux principal

Mare o montagna? Il Times incorona due mete italiane tra le migliori dell’estate 2026

Par : elenausai10
16 mars 2026 à 13:35

L’estate 2026 segna il ritorno del viaggio sensoriale, quello che rifugge le destinazioni più famose per cercare la consistenza leggera del lino sulla pelle o il profumo resinoso dei boschi senza la calca tipica dell’alta stagione. Il segreto per vivere una vacanza diversa risiede nella capacità di scovare l’alternativa preziosa e, in Italia, le possibilità per trovarla sono davvero tante. Il Times, per esempio, ha incoronato due mete italiane tra le migliori da raggiungere durante i mesi più caldi, dando spazio sia al mare che alla montagna.

La bussola del quotidiano inglese punta verso territori che hanno saputo restare fedeli a se stessi, sia che si scelga la costa salernitana, sia che si preferisca l’abbraccio fresco delle vette alpine.

Il ritmo rilassato del Cilento

Mentre la vicina Costiera Amalfitana brilla per la sua mondanità, il Cilento si svela come un’oasi di ritmi dilatati. Questa vasta area nel cuore della Campania è un mosaico di borghi, vette montuose e oltre cento chilometri di litorale che si specchiano in acque color smeraldo.

L’eredità della Magna Grecia vive a Paestum, dove si trovano i tre templi dorici meglio conservati al mondo. Ma la storia in Cilento si respira ovunque: dalle tracce filosofiche di Parmenide a Velia fino alla maestosità della Certosa di San Lorenzo a Padula, il monastero più grande d’Europa. Per chi cerca il contatto con la natura, le Grotte di Pertosa-Auletta offrono un viaggio suggestivo su un fiume sotterraneo, mentre lungo la costa le leggende delle sirene rivivono a Punta Licosa o tra le grotte marine di Palinuro e della costa degli Infreschi.

Freschezza e natura in Alto Adige

A chi preferisce la freschezza delle vette, il Times consiglia l’Alto Adige, descritto come una regione dove i vigneti e i cipressi si tingono di una luce dorata dal sapore mediterraneo. Qui, l’estate trasforma le piste da sci in sentieri profumati di pino, invitando a seguire la Strada del Vino fino al Lago di Caldaro. Essendo il bacino alpino più caldo della provincia, questo specchio d’acqua diventa un’oasi di pedalò e windsurf, il tutto sotto lo sguardo di Castelchiaro che domina la valle dall’alto delle sue rovine.

La montagna estiva si rivela anche un paradiso dell’outdoor con una rete infinita di percorsi per mountain bike. Per un pizzico di adrenalina in più, sopra la città termale di Merano, la stazione di Merano 2000 propone l’Alpin Bob, uno slittino su rotaia che corre tra i pascoli in fiore.

In aggiunta ai consigli del Times, noi vi suggeriamo di regalarvi un picnic a base di pani tipici croccanti, formaggi di malga e salumi locali, sapori decisi che trovano il loro equilibrio perfetto se accompagnati da un calice di Schiava, il vino rosso rubino simbolo della zona. Il brindisi ideale a una vacanza estiva perfetta.

Lago di Caldaro e vigneti dell'Alto Adige
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Il Lago di Caldaro è una tappa imperdibile in Alto Adige

À partir d’avant-hierFlux principal

Massa sorprende: cosa vedere tra le Alpi Apuane e il mare

14 mars 2026 à 13:30

C’è una città della Toscana che spesso resta ai margini degli itinerari più battuti: molti vi passano accanto diretti verso le Cinque Terre, la Versilia o le celebri città d’arte della regione. Eppure, basta fermarsi un po’ più a lungo per scoprire che Massa vanta un centro storico elegante, ricco di storia e di scorci sorprendenti.

Non è un caso che la città sia tra le 10 finaliste per la Capitale Italiana della Cultura 2028, con la proclamazione prevista per il 27 marzo 2026, un riconoscimento che accende i riflettori su un luogo dove si incontrano storia, architettura e panorami che abbracciano le Alpi Apuane e il mare.

Il segreto meglio custodito della Catalogna: La Pobla de Lillet, il borgo pieno di capolavori di Gaudí

14 mars 2026 à 11:00

Sulle rive del fiume Llobregat, proprio laddove le acque iniziano la loro corsa impetuosa verso la costa, sorge un centro abitato che sembra nato dal respiro delle montagne da cui è circondato. Siamo nel nord della Catalogna, dentro la comunità montana del Berguedà, e il villaggio prende il nome di La Pobla de Lillet.

Raccolto tra boschi, vallate e pendii che annunciano i Pirenei, è lontano dal traffico delle grandi città ma soprattutto è un pullulare di strade acciottolate che salgono lungo il colle El Pujolet, punto su cui si sviluppa il nucleo storico. L’identità del paese si lega a due storie molto diverse tra loro: la prima riguarda il Medioevo, periodo durante il quale nacquero monasteri e ponti ancora visibili; la seconda appartiene all’epoca industriale, quando miniere e fabbriche cambiarono il destino economico dell’intera valle. Proprio in quest’ultimo contesto arrivò in zona il celebre architetto Antoni Gaudí, il quale lasciò segni sorprendenti in un posto che davvero in pochissimi assocerebbero al suo nome.

Tra boschi montani e vallate remote nacquero opere originali, integrate nella natura con quella fantasia costruttiva che ha reso celebre l’autore della Sagrada Família. Oggi La Pobla de Lillet conserva un equilibrio raro tra patrimonio naturale, architettura medievale e tracce dell’industrializzazione.

Cosa vedere a La Pobla de Lillet

Non pensate di essere arrivati in un borghetto qualunque, perché La Pobla de Lillet vanta un patrimonio artistico e naturale che lascia esterrefatti per la densità di bellezza racchiusa in pochi chilometri quadrati.

Il centro storico

Il nucleo antico di questo villaggio della Spagna risale XIII secolo ma, nonostante la sua veneranda età, è ancora quasi come all’epoca perché mantiene la struttura urbana originaria. Tutto si sviluppa tra strade strette, le quali si snodano tra abitazioni in pietra, archi e piccole piazze.

Il quartiere più animato raccoglie negozi, bar e ristoranti, vie in cui si percepisce il ritmo quotidiano della comunità locale. Il selciato conduce verso punti panoramici che affacciano sul fiume e sui tetti del villaggio. Tra gli elementi più riconoscibili compare il Pont Vell. Si tratta di un ponte gotico del XIV secolo con un’unica arcata (prima erano di più) che si staglia sopra il Llobregat con una linea elegante.

I Giardini Artigas

È impossibile resistere al fascino magnetico dei Giardini Artigas. Parliamo di un progetto che nacque tra il 1905 e il 1906 come gesto di gratitudine da parte di Antoni Gaudí verso gli Artigas, industriali tessili che lo ospitarono durante la permanenza nella valle. Sì, è stato proprio il genio catalano a dar vita a questo concentrato di meraviglie.

Giardini Artigas, La Pobla de Lillet
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I Giardini Artigas, meraviglia di Antoni Gaudí

Il parco si sviluppa lungo il corso del fiume ed è un pullulare di archi parabolici, ponti in pietra e grotte artificiali che formano una scenografia naturale che richiama elementi presenti anche nelle opere barcellonesi dell’architetto.

Poi ancora fontane, cascate e decorazioni realizzate con la tecnica del trencadís (mosaico composto da frammenti di ceramica colorata). Tra i punti più suggestivi emerge la Glorieta, piccolo belvedere che offre una vista ampia sul giardino.

Lo Xalet del Catllaràs

Tra le foreste della Serra del Catllaràs appare una costruzione insolita chiamata Xalet del Catllaràs. È un edificio dalla forma particolare che sta lì dal lontanissimo 1902. Venne progettato per ospitare ingegneri e tecnici impegnati nelle miniere di carbone della zona, a oltre 1.300 metri di quota e immerso tra boschi e radure montane.

Verticale e compatto, sfoggia un arco a sesto acuto che domina la facciata principale, così come un tetto appuntito e volte in mattoni che lo fanno quasi somigliare a una piramide. All’esterno, invece, a catturare l’attenzione è una scala a chiocciola addossata alla facciata.

Xalet del Catllaràs, Gaudì, Catalogna
Archivo Generalitat de Catalunya - Albert Monsalve
Vista dall’alto dello Xalet del Catllaràs

Entrandovi si scoprono ambienti che si distribuiscono su tre livelli (secondo la gerarchia lavorativa dell’epoca): il piano terra era riservato a cucina e spazi comuni, quello intermedio ai dirigenti, mentre il sottotetto era utilizzato dagli operai. Ma c’è un fatto recentissimo che ha lasciato tutti a bocca aperta. Per molti decenni la paternità dell’opera è rimasta oggetto di discussione, ma si è da poco confermato che anche questo è un capolavoro di Antoni Gaudí.

Il monastero di Santa Maria de Lillet

A breve distanza dal paese sorgono i resti del Monastero di Santa Maria de Lillet. Le prime testimonianze documentarie risalgono all’anno 819, mentre la chiesa attuale venne costruita nel XII secolo. La struttura segue una pianta a croce latina con una sola navata  e mantiene un forte valore storico per l’intera regione del Berguedà.

La rotonda di Sant Miquel

Il piccolo Sant Miquel de Lillet è un edificio romanico ed anche uno degli esempi più singolari della Catalogna. Si presenta con una pianta circolare che possiede un diametro esterno di circa 6 metri e mezzo, coperta da un’abside semicircolare semplice ma bello.

Cosa fare a La Pobla de Lillet

Sia il borgo che il piacevole territorio in cui è posto invitano a esperienze dirette con il passato industriale e naturale attraverso percorsi che uniscono scoperta e relax. Tra le migliori attività ci sono:

  • Salire a bordo del Tren del Ciment: un piccolo convoglio che percorre una linea ferroviaria storica lunga circa 3 chilometri e mezzo. In passato collegava il cementificio Asland con il tracciato ferrato della valle. Oggi un locomotore diesel traina vagoni turistici lungo il Llobregat. Il viaggio dura più o meno 20 minuti tra boschi, pareti rocciose e scorci montani.
  • Escursioni nella Serra del Catllaràs: la catena montuosa raggiunge circa 1700 metri di quota e sono presenti sentieri segnalati che attraversano foreste fitte di pini, querce e faggi. L’area ospita cervi, galli cedroni e martore e dalle creste si aprono panorami verso il massiccio del Parco naturale del Cadí-Moixeró.
  • Visitare le sorgenti del Llobregat: a non troppi chilometri dal paese, vicino al villaggio di Castellar de n’Hug, sgorgano le Fonts del Llobregat. L’acqua emerge da pareti rocciose formando cascate e vasche naturali. Il luogo diventa particolarmente spettacolare durante la primavera con lo scioglimento delle nevi.

Come arrivare

Il grazioso borgo di Pobla de Lillet si trova nella parte settentrionale della provincia di Barcellona. Dalla capitale catalana il viaggio in auto richiede circa un’ora e mezza. La via più utilizzata segue l’autostrada C-16 verso nord fino a Guardiola de Berguedà, poi prosegue tra vallate e pendii montani. Chi parte da Girona percorre invece la C-25 attraversando l’entroterra regionale per poco meno di 2 ore.

Bionaz, cosa vedere nel borgo alpino più sorprendente della Valle d’Aosta

Par : losiangelica
12 mars 2026 à 16:30

Nel cuore selvaggio della Valpelline, Bionaz è uno di quei luoghi che sembrano usciti da una cartolina alpina. Tra villaggi in pietra, boschi silenziosi e il turchese spettacolare del Lago di Place Moulin, qui la natura domina incontrastata. È la meta perfetta per chi cerca montagne autentiche, sentieri panoramici e atmosfere d’altri tempi. Passeggiando tra le sue frazioni si scopre la vera anima della Valle d’Aosta, fatta di tradizioni, silenzio e panorami immensi.

Ecco cosa vedere a Bionaz e cosa fare durante una vacanza in questo borgo incantevole.

Cosa vedere a Bionaz

Il primo impatto visivo con Bionaz, per molti visitatori, è la diga di Place Moulin. Una struttura imponente che raccoglie 105.000.000 di metri cubi d’acqua proveniente da una ventina di ghiacciai. Il lago artificiale che ne deriva ha un colore che cambia con la luce: verde smeraldo nelle ore centrali, quasi scuro al tramonto.

Bionaz e il lago artificiale di Place-Moulin
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Il lago artificiale a due passi da Bionaz

Il sentiero che costeggia le sponde è pianeggiante, percorribile anche con il passeggino, e porta fino al Rifugio Prarayer. Una delle passeggiate più amate, quella che non richiede né tecnica né allenamento particolare, solo voglia di stare fuori.

Simbolo religioso e storico, la chiesa di Santa Margherita del 1694 merita una visita, soprattutto internamente, dove 3 altari barocchi in legno dipinto a mano e recentemente restaurati lasciano a bocca aperta.

Cosa fare a Bionaz

Tra le cose da fare c’è sicuramente visitare il punto di appoggio in quota: il bivacco Chardonnay, raggiungibile dalla frazione di Ruz seguendo il sentiero numero 4 attraverso l’Alpe Berrier. Realizzato a 2.530 metri con una struttura in legno e acciaio, finanziato dai fondi FOSMIT per lo sviluppo della montagna, ha un aspetto moderno che spicca piacevolmente all’interno del paesaggio. D’inverno è già frequentato dagli scialpinisti, d’estate diventa punto di sosta per gli escursionisti.

Da Bionaz partono percorsi di ogni tipo. Quelli brevi e quasi pianeggianti adatti a chiunque, fino a quelli più impegnativi che salgono verso i colli e sconfinano in Svizzera. Per orientarsi, è disponibile l’app Grand Combin Outdoor, lanciata nell’estate 2025, con oltre 100 itinerari della Valpelline e della valle del Gran San Bernardo. Uno strumento utile, che ha messo ordine in un’offerta ricca ma fino a poco tempo fa dispersa.

Chi viene con i figli trova il parco avventura Rebel Park, unico per il panorama che offre. E d’inverno c’è un piccolo comprensorio dedicato alle discese in bob. Niente stress da piste affollate: Bionaz è il posto giusto per chi cerca qualcosa di diverso da un comprensorio classico.

Gli eventi dell’estate

Ogni anno, in estate la località prende vita con appuntamenti come Combin en Musique che ospita diverse date e altrettanti concerti, ma è soprattutto la festa degli alpini ad agosto ad essere super attesa. L’estate si chiude a settembre con il Collontrek che coinvolge in una gara a coppie tantissimi partecipanti attraverso un percorso internazionale che collega la Valpelline alla Val d’Hérens in Svizzera.

Dove si trova Bionaz e come raggiungerlo

L’incantevole borgo della Val d’Aosta appartiene alla Valpelline e svetta a 1.600 metri di altitudine; si raggiunge comodamente da Aosta percorrendo circa 25 chilometri. Dalla città si percorre la SS27 del Gran San Bernardo fino al bivio di Variney per poi proseguire sulla strada regionale 28 fino al borgo. Il miglior modo per arrivarci è in auto, ma ci sono anche alcuni autobus locali che collegano il capoluogo regionale con il paese.

Castel Beseno, il castello del Trentino tra storia e panorami alpini

7 mars 2026 à 15:30

Sospeso tra cielo e montagna, Castel Beseno domina dall’alto la Vallagarina come una sentinella del tempo: arroccato su un lungo dosso roccioso tra Rovereto e Trento, nel territorio di Besenello, è il più vasto complesso fortificato del Trentino e uno dei castelli più scenografici dell’arco alpino. La sua posizione strategica, lungo la via che collegava la penisola italiana alla Mitteleuropa attraverso i valichi alpini, lo rese nei secoli un punto chiave per il controllo dei traffici e dei movimenti militari.

Oggi, tra mura possenti, bastioni e ampi spazi aperti, il maniero invita ancora a un viaggio affascinante nella storia medievale e rinascimentale, con panorami spettacolari sulla valle dell’Adige.

La storia di Castel Beseno

Le origini di Castel Beseno risalgono al Medioevo, quando nacque come punto di controllo strategico lungo le principali vie di comunicazione tra il mondo germanico e l’Italia settentrionale. La posizione dominante sulla Vallagarina ne fece presto una roccaforte fondamentale nella difesa del territorio.

Nel corso dei secoli, subì numerose trasformazioni, ma fu soprattutto nella prima metà del Cinquecento che venne ampiamente ristrutturato fino ad assumere l’aspetto maestoso che possiamo ammirare. In quel periodo furono realizzati bastioni, mura massicce e nuove strutture difensive capaci di resistere anche alle prime armi da fuoco.

Tra gli episodi più importanti della storia del castello spicca la celebre battaglia di Calliano del 1487, quando le truppe veneziane tentarono di avanzare verso Trento, ma furono sconfitte dalle forze tirolesi in uno scontro che segnò a fondo la storia militare della regione. Durante la battaglia perse la vita anche il celebre condottiero Roberto da Sanseverino, figura centrale degli eventi di quel periodo.

Per secoli Castel Beseno fu proprietà della famiglia Trapp, che ne mantenne il controllo dal 1470 fino al Novecento. Nel 1973 i conti Trapp decisero di donare la fortezza alla Provincia autonoma di Trento, che avviò importanti lavori di restauro per restituire al pubblico questo straordinario complesso fortificato.

Cosa non perdere

Mura e camminamenti di Castel Beseno, Trentino
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Il fascino di mura e camminamenti di Castel Beseno

La visita a Castel Beseno è un’esperienza immersiva che si sviluppa tra ampi spazi aperti, scenografiche strutture difensive e suggestivi edifici storici. Il cuore della fortezza è la vasta Piazza d’Armi, il grande spazio centrale dove un tempo i soldati si esercitavano e si svolgevano attività militari, oggi spesso utilizzato per eventi culturali, spettacoli e rievocazioni storiche.

Passeggiando tra le mura si raggiungono i bastioni lunati e i camminamenti di ronda, da cui si aprono panorami indelebili sulla valle dell’Adige: a ovest lo sguardo si perde lungo la Vallagarina, mentre verso est si scorgono gli altipiani cimbri che conducono verso il territorio vicentino.

Attraversata la Piazza Grande, si incontra il Palazzo Comitale, elegante residenza appartenuta alla famiglia Trapp, che testimonia il ruolo residenziale che il castello ebbe accanto alla sua funzione militare. Poco distante ecco il Palazzo di Marcabruno, che ospita una interessante esposizione permanente dedicata alla battaglia di Calliano.

All’interno delle sale del palazzo il racconto dello scontro prende vita grazie a ricostruzioni storiche, plastici, video e documenti. Tra i reperti più significativi possiamo osservare la copia della lastra tombale di Roberto da Sanseverino, il condottiero caduto durante la battaglia. Gli stemmi dipinti sulle pareti ricordano invece i nobili tirolesi che parteciparono al combattimento, passato alla storia anche perché fu uno dei primi in cui entrarono in azione i temuti Lanzichenecchi.

Infine, nel castello sono esposte fedeli riproduzioni di equipaggiamenti militari utilizzati tra il XV e il XVII secolo. Alcune sezioni permettono persino di indossare parti delle armature e maneggiare le armi per comprendere meglio le tecniche di combattimento medievali e rinascimentali.

Eventi, rievocazioni e attività per famiglie

Castel Beseno è anche uno spazio vivo che durante l’anno ospita numerosi eventi e iniziative culturali. In particolare, nel periodo estivo, si anima con grandi rievocazioni storiche che ricostruiscono battaglie, tornei e momenti della vita medievale: figuranti in costume, dimostrazioni di combattimento e accampamenti storici trasformano la fortezza in un autentico teatro a cielo aperto.

Il castello è inoltre una meta adatta alle famiglie: lungo il percorso di visita sono presenti attività didattiche, postazioni multimediali e giochi interattivi che rendono l’esperienza coinvolgente anche per i più piccoli. Tra le curiosità più amate dai bambini spiccano gli scacchi giganti e gli spazi dedicati all’esplorazione delle armature per immedesimarsi nella vita dei cavalieri.

Informazioni utili per la visita

Castel Beseno svetta nel comune di Besenello, tra le città di Rovereto e Trento. Nei pressi dell’ingresso è disponibile un parcheggio che permette di accedere comodamente al complesso.

L’ingresso al castello è a pagamento, ma sono previste agevolazioni per i possessori della Trentino Guest Card. Inoltre, da ottobre a marzo l’accesso è gratuito ogni prima domenica del mese, un’ottima occasione per scoprire uno dei castelli più affascinanti del Trentino.

In media, una visita completa richiede circa quattro ore.

Le Dolomiti italiane conquistano gli USA grazie alle Olimpiadi di Milano Cortina: l’elogio di Forbes

27 février 2026 à 10:28

Le immagini delle Olimpiadi Invernali hanno fatto qualcosa di potente: hanno trasformato un paesaggio già straordinario in un sogno collettivo globale. Per due settimane, milioni di spettatori negli Stati Uniti hanno guardato le gare di sci e snowboard con quelle montagne irreali sullo sfondo, con le loro pareti verticali color rosa al tramonto. La reazione è stata quasi unanime: dove si trova questo posto?

Si tratta delle Dolomiti, patrimonio UNESCO e una delle meraviglie naturali più spettacolari d’Europa. Secondo Forbes, che ha recentemente celebrato la regione dopo le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, queste montagne rappresentano una delle migliori destinazioni outdoor al mondo, capace di competere con luoghi mitici come Patagonia o Himalaya.

La verità è che chi conosce le Dolomiti lo sa da tempo, qui la natura sembra dipinta. Torri di roccia che cambiano colore con la luce, altipiani alpini infiniti e villaggi dove il tempo sembra scorrere a un ritmo lento e rilassato, che in città si può solo sognare. Le Olimpiadi hanno semplicemente acceso i riflettori globali su qualcosa che era già magnifico, ma fa sempre piacere sentirsi apprezzati anche all’estero.

Viaggio a Castelletta, il borgo tra pietra antica e creste selvatiche

25 février 2026 à 14:30

Superate le ultime curve che salgono da Fabriano a Serra San Quirico, improvvisamente (e a oltre 600 metri di altitudine), appare Castelletta. Un borgo qualsiasi, si potrebbe erroneamente pensare, ma nei fatti la sua sola posizione svela subito un fascino magnetico: siamo nell’entroterra della provincia di Ancona, dentro il territorio protetto del Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi, nel bel mezzo di un paesaggio che alterna gole calcaree, altipiani erbosi, boschi fitti e pareti rocciose che attirano escursionisti e arrampicatori.

Vi basti sapere che la sua collocazione dominante, aggrappata al fianco del Monte Revellone, le conferisce un aspetto scenografico e naturalmente difensivo. La struttura delle case sembra artigliata alla roccia, come i rifugi dei grandi rapaci che nelle zone circostanti nidificano.

Frazione di Fabriano, pur conservando un impianto urbano compatto, con case in pietra addossate l’una all’altra, archi, torrette e tracce evidenti di un passato difensivo, affonda le sue radici in epoche ben più remote: un frammento di trabeazione sepolcrale databile tra la fine della Repubblica romana e l’età augustea, suggerisce la presenza di un insediamento già in Età Classica.

Cosa vedere a Castelletta

L’impressione che si ha quando si arriva a Castelletta è quella di essere al cospetto di un posto rimasto fedele alla propria misura, senza concessioni al turismo di massa. Ci vuole poco tempo per visitare il centro storico, ma questo non vuol dire che non serva attenzione: è una sorta di miscela tra rovine storiche e bellezze naturali.

Chiesa di Santa Maria sopra Minerva

L’edificio sacro, intitolato a Santa Maria sopra Minerva, è il baricentro spirituale della comunità. Sorge in fondo a via del Pino, accanto a un grande albero che domina lo slargo, ed è così chiamato perché edificato sulla cima di un precedente tempio pagano dedicato alla divinità romana. La facciata alterna mattoni rosso scuro e lesene chiare, con timpano sommitale e iscrizione destinata alla Vergine. Il campanile in pietra calcarea affianca il prospetto con sobrietà.

L’interno presenta un’unica navata, con un’atmosfera essenziale e quindi priva di eccessi decorativi. Ma come detto, c’è sempre qualcosa che merita una certa considerazione: tra le opere spicca una croce astile del XIII secolo, in rame sagomato e inciso, attribuita a scuola tedesca, utilizzata nelle processioni. Si conserva inoltre un frammento di affresco raffigurante San Silvestro Abate, attribuito ad Antonio da Fabriano, pittore attivo nel Quattrocento, insieme a immagini della Vergine con il Bambino.

Rivellino e Palazzo dei Rovellone

L’elemento che definisce lo skyline del paese è senza dubbio l’antica torre circolare del Rivellino. Una forma che, in epoche ormai remote, consentiva un controllo ampio sulle pendici circostanti. I beccatelli testimoniano una funzione offensiva chiara, legata alla protezione del castello.

Accanto si trova il Palazzo dei Conti Rovellone, famiglia che detenne il feudo prima della cessione a Fabriano. Le murature in pietra locale, irregolari e robuste, parlano di un’architettura funzionale e priva di abbellimenti superflui.

Chiesa di Santa Maria del Piano

Appena fuori dal nucleo abitato, lungo la strada di accesso, si incontra una piccola chiesa del XV secolo. In questo caso la facciata è a capanna in pietra a vista e semplice, con rosone centrale e campanile laterale.

Le sue mura custodiscono una copertura lignea a capriate e affreschi di scuola fabrianese. Nell’abside, inoltre, si distingue una Madonna in trono con Bambino e San Francesco, esempio della pittura locale quattrocentesca.

Casa del Parco Francesco Stelluti

Inaugurata nel 2003, la Casa del Parco è dedicata a Francesco Stelluti, astronomo fabrianese e membro dell’Accademia dei Lincei. Funziona come centro di documentazione delle aree protette del Parco e vi si trovano postazioni multimediali, erbari, fossili, animali tassidermizzati e una sala riunioni.

Dal 2011 ospita un planetario digitale gestito dall’associazione di astrofili Aristarco di Samo di Senigallia. La struttura offre anche una piccola foresteria con dieci posti letto e punto di riferimento per studiosi e gruppi.

Cosa fare a Castelletta

Le attività a Castelletta stimolano i sensi con esperienze che uniscono avventura e riflessione, anche perché qui è possibile sfruttare il paesaggio unico del parco naturale circostante. Ma non mancano anche altre attività in grado di accontentare un po’ tutti i gusti.

  • Salita al Monte Revellone: la cima raggiunge 841 metri. Il percorso parte dal borgo e si sviluppa tra radure e tratti boscati. In vetta si trova una croce metallica collocata dal CAI di Rimini. Il panorama abbraccia il Monte Murano e la valle sottostante, con una visuale ampia sui borghi dell’Appennino marchigiano.
  • Anello verso l’Eremo di Grottafucile: circa 9 chilometri complessivi per un itinerario che conduce al luogo scelto da San Silvestro Guzzolini per la vita eremitica. Il contesto trasmette un senso di isolamento forte, coerente con la scelta ascetica del fondatore.
  • Percorso fino a Poggio San Romualdo: quasi 9 chilometri in sola andata, con dislivello di approssimativamente 400 metri. Il tracciato collega due alture appenniniche, alternando tratti ombreggiati e aperture panoramiche.
  • Cima Scarponi: il valico di Castelletta, a 675 metri, è stato intitolato a Michele Scarponi, ciclista nato a Filottrano, vincitore della Tirreno-Adriatico 2009 e del Giro d’Italia 2011 dopo la squalifica di Alberto Contador. Sui tornanti compaiono fotografie che ricordano le sue imprese. L’area mette a disposizione tavoli, barbecue e un campo da calcio.
  • Arrampicata alle Falesie di Castelletta Alta: una parete del Monte Revellone è stata attrezzata come palestra di roccia. Le vie si sviluppano su calcare compatto, adatte a chi pratica questa disciplina.
  • Grotta dei Corvi: grande anfratto naturale. Il sentiero conduce fino a un tratto finale più ripido che richiede attenzione. Dall’interno si domina il borgo dall’alto.
  • Festa della Madonna della Speranza: a settembre, con processione, giochi tradizionali, corsa dei somari, biroccini e carriole, oltre a un’infiorata che colora le vie.
Castelletta, borgo delle Marche
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Castelletta e il suo magnifico paesaggio

Dove si trova e come arrivare

Il borgo di Castelletta dista circa 21 chilometri da Fabriano, nelle Marche. Si raggiunge in auto seguendo la viabilità provinciale che sale verso il Parco della Gola della Rossa e di Frasassi. La strada presenta tornanti e tratti panoramici. Chi proviene dalla costa adriatica può uscire dall’autostrada A14 ad Ancona Nord o Jesi e proseguire verso l’entroterra in direzione Fabriano.

Il viaggio richiede attenzione alla guida, soprattutto negli ultimi chilometri, tra curve e pendenze. L’arrivo ripaga con una vista ampia sui rilievi appenninici e con la sensazione di aver raggiunto un posto appartato, fedele alla propria identità.

Classifica degli aeroporti per le vacanze in montagna invernali, 2 italiani nella top 10 degli scali migliori

Par : losiangelica
24 février 2026 à 12:30

Non sempre il primo ostacolo di una vacanza in montagna è il meteo. Per chi sceglie la montagna anche fuori dal classico schema della settimana bianca, magari alternando sci, ciaspolate e trekking invernale, l’affidabilità dello scalo di arrivo diventa un fattore decisivo. È proprio su questo aspetto che si concentra l’ultima analisi pubblicata da AirAdvisor, che ha valutato quali aeroporti europei garantiscono maggiori probabilità di arrivare a destinazione senza imprevisti durante la stagione invernale 2025-2026.

Lo studio prende in esame 23 aeroporti comunemente utilizzati come porte d’accesso alle principali regioni montane europee individuando quelli più solidi dal punto di vista operativo nei mesi tra novembre e gennaio, periodo in cui traffico turistico e condizioni meteo mettono sotto pressione il sistema aeroportuale.

Come è stata stilata la classifica

AirAdvisor ha elaborato la graduatoria utilizzando i dati proprietari AIRDATA, basati sulle interazioni e sulle performance reali dei voli durante la stagione invernale. L’obiettivo non era premiare la quantità di collegamenti o la dimensione degli aeroporti, ma capire quali riescono a mantenere stabilità operativa quando la pressione cresce.

Quattro gli indicatori presi in considerazione, con pesi differenti. Il più importante riguarda la percentuale di voli con ritardi superiori ai 60 minuti, parametro che incide per il 40% sul punteggio finale e che rappresenta uno dei principali rischi per chi deve proseguire verso località montane spesso raggiungibili solo con transfer dedicati.

Seguono la durata media dei ritardi, il tasso di cancellazione e il volume complessivo dei voli invernali. Quest’ultimo elemento serve a contestualizzare i risultati: gestire bene poche rotte è diverso dal farlo con flussi elevati di passeggeri nel pieno dell’alta stagione.

Ne emerge un quadro piuttosto chiaro. Gli aeroporti meglio posizionati sono quelli capaci di limitare gli effetti domino tipici dell’inverno: piccoli ritardi che diventano lunghe attese, cancellazioni che saturano rapidamente i voli alternativi, difficoltà di recupero quando le condizioni meteo peggiorano.

I 2 italiani in classifica

Nella classifica trovano spazio anche 2 aeroporti italiani, con risultati nel complesso solidi, ma senza veri exploit. Torino si distingue più degli altri, piazzandosi nelle prime posizioni grazie a una performance regolare su tutti gli indicatori: niente picchi eccezionali, ma nemmeno criticità evidenti nei mesi più complessi dell’inverno.

Verona entra tra i migliori scali europei a pari merito con Basilea, confermando il suo ruolo strategico per l’accesso rapido alle Dolomiti e alle località alpine del Nord-Est.

Aeroporto di Torino
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Aeroporto di Torino nella top 10 dei migliori per una vacanza in montagna

La Top 10 degli aeroporti per le vacanze in montagna

In cima alla classifica si trova l’Aeroporto di Salisburgo, con un punteggio di 9,25. Una posizione quasi naturale: lo scalo austriaco è uno dei principali gateway verso le Alpi e conferma una gestione particolarmente efficace dei picchi stagionali.

Subito dietro Bratislava e Monaco di Baviera, entrambi a quota 9,00. Monaco, in particolare, dimostra come anche un grande hub possa mantenere standard elevati nonostante volumi di traffico molto consistenti durante l’inverno.

Ai piedi del podio compare Torino (8,95), che beneficia di prestazioni equilibrate su tutti gli indicatori, senza criticità evidenti. Seguono Vienna (8,90) e una coppia a pari merito: EuroAirport Basilea e Verona (8,50), entrambi punti strategici per l’accesso rapido alle Alpi centrali.

Zurigo (8,40) conferma la propria solidità operativa, mentre più a nord spiccano Oslo (8,30) e Stoccolma Arlanda (7,90), aeroporti abituati a operare in condizioni climatiche impegnative e quindi meno vulnerabili agli effetti della stagione fredda.

Chiude la top ten Lione (7,65), snodo importante per raggiungere le Alpi francesi, con performance complessivamente stabili anche nei mesi più trafficati.

La top 10:

  1. Aeroporto di Salisburgo
  2. Aeroporto di Bratislava
  3. Aeroporto di Monaco di Baviera
  4. Aeroporto di Torino
  5. Aeroporto Internazionale di Vienna
  6. EuroAirport Basilea e Aeroporto di Verona (parimerito)
  7. Aeroporto di Zurigo
  8. Aeroporto di Oslo
  9. Aeroporto di Stoccolma Arlanda
  10. Aeroporto di Lione

Rosso Volante, le location immerse tra le Dolomiti italiane nel film con Giorgio Pasotti

23 février 2026 à 17:30

Girato tra le Dolomiti delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, il film Rosso Volante, firmato da Alessandro Angelini con protagonista Giorgio Pasotti, racconta le imprese incredibili del campione di bob a due Eugenio Monti. Il titolo porta il soprannome affidato da Gianni Brera allo sportivo che è stato sette volte campione del mondo nel bob e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Grenoble del 1968. Proprio a lui è dedicata la pista olimpica di bob di Cortina d’Ampezzo dove si sono svolte le Olimpiadi Invernali.

Rosso Volante, in onda in prima serata su Rai 1 il 23 febbraio 2026, è liberamente ispirato all’opera letteraria “Rosso ghiaccio: Eugenio Monti, dietro la leggenda” di Stefano Rotta, ed è stato prodotto da Rai Fiction, Wonder Film e Wonder Project, con il contributo del Veneto Film Commission. Vere protagoniste della storia, insieme alle gesta sportive di Monti, sono le spettacolari location scelte per le riprese, che rappresentano la bellezza incredibile delle Dolomiti italiane.

Dove saranno le prossime Olimpiadi invernali: le sedi ufficiali del 2030 e 2034

Par : elenausai10
20 février 2026 à 13:32

Il mondo degli sport invernali è fatto di località spettacolari dove le Olimpiadi, per chi può permetterselo e prenotando con il giusto anticipo, diventano un’occasione per regalarsi una vacanza diversa dal solito. Essendo quasi alla fine dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina (dopo inizieranno i Giochi Paralimpici, in programma dal 6 al 15 marzo), possiamo cominciare a dare un’occhiata alle prossime sedi ufficiali che ospiteranno i giochi rispettivamente nel 2030 e nel 2034.

Olimpiadi 2030 sulle Alpi Francesi

Le Olimpiadi sulle Alpi Francesi in programma per il 2030 segnano il ritorno dei Giochi in Francia per la quarta volta, esattamente 38 anni dopo Albertville 1992 e seguendo le orme storiche di Chamonix 1924 e Grenoble 1968. L’evento si terrà dall’1 al 17 febbraio 2030 e si preannuncia come un’esperienza itinerante.

Nella Zona Alta Savoia, gli appassionati di discipline nordiche si ritroveranno tra i boschi di La Clusaz per lo sci di fondo e a Le Grand Bornand per il biathlon, due perle dell’architettura alpina tradizionale. Scendendo verso la Zona Savoia, il cuore pulsante dello sci alpino batterà tra Courchevel e Méribel, che ospiteranno anche il salto con gli sci e la combinata nordica. Qui si trova anche La Plagne, sede degli sport di scivolamento come bob e skeleton, con i villaggi olimpici situati a Bozel e nella stessa La Plagne per garantire agli atleti spostamenti minimi.

Più a sud, la Zona di Briançon diventerà il tempio della modernità con lo sci e lo snowboard freestyle divisi tra le piste di Serre Chevalier e Monginevro, località amate da chi cerca un’atmosfera più sportiva e informale

Grande novità è la zona di Nizza: la città ospiterà gli sport sul ghiaccio e la cerimonia di chiusura lungo i 7 chilometri della Promenade des Anglais, ispirandosi allo spirito urbano dei Giochi di Parigi 2024.

Olimpiadi 2034 a Salt Lake City, Utah

Nel 2034, invece, lo spirito olimpico tornerà nello Utah, dal 10 al 26 febbraio, a 32 anni dall’edizione del 2002. Qui le montagne sono compatte, accessibili e in continua evoluzione. Per il turista, questo significa poter fare base in una metropoli vibrante e raggiungere le piste in meno di un’ora, godendo della “Greatest Snow on Earth”, una polvere a bassa densità e umidità che regala condizioni di sciata ottime, minimizzando la necessità di neve artificiale.

Ci sono grandi novità per chi visiterà la zona. Deer Valley è nel pieno di un’espansione storica che raddoppierà il suo terreno sciabile, confermandosi un santuario d’alta quota. A Park City, invece, ha appena debuttato la Sunrise Gondola, una cabinovia da 10 persone che facilita l’accesso ai terreni per principianti al Canyons Village.

Nonostante l’entusiasmo (con un supporto locale vicino all’80%), la sfida per il 2034 sarà, come sempre, soprattutto ambientale. Lo stato sta lavorando per salvare il Great Salt Lake, la cui salute è vitale per l’ecosistema e per le stesse precipitazioni nevose.

Un consiglio da tenere a mente? Oltre alle classiche mete come Big e Little Cottonwood Canyon, visitate il centro di Salt Lake City e spingetevi a sud dopo le gare: il contrasto tra la neve bianca e le rocce rosse dei parchi nazionali come Zion offre uno spettacolo che solo lo Utah sa regalare.

Monteferrante in Abruzzo, borgo minuscolo appollaiato su una terrazza rocciosa

19 février 2026 à 16:30

Lasciandosi alle spalle la costa adriatica e risalendo le strade che in parte costeggiano il fiume Sangro, ci si ritrova a osservare un paesaggio che muta curva dopo curva. Dalle colline morbide si passa a speroni di roccia dalle molteplici forme, per poi vedere comparire un minuscolo grumo di case aggrappato a un colle a circa 800 metri di altitudine. Quello è Monteferrante, borgo della provincia di Chieti, che occupa una terrazza naturale da cui ammirare il Lago di Bomba e persino intercettare il profilo severo della Majella.

La sensazione che si avverte, almeno secondo molti, è quella di un paesino che vive in un isolamento fiero, una solitudine scelta piuttosto che subita. In secondo luogo, è impossibile non rimanere affascinanti dalla sua struttura verticale che ricalca la morfologia del terreno, adattandosi alle pendenze con una sapienza architettonica che privilegia la continuità materica tra la montagna e l’edificio.

Parte del circuito dei Borghi Autentici d’Italia, vanta una fusione totale con l’ambiente in cui si trova, un equilibrio precario ma duraturo e che sfida la forza di gravità.

Innsbruck, il paradiso alpino e olimpico a pochi passi dall’Italia

Par : elenausai10
16 février 2026 à 16:00

Dalla frenesia urbana al silenzio delle vette in meno di venti minuti, senza mai toccare il volante di un’auto. A Innsbruck, il confine tra metropoli e natura assume le forme di un’ascesa verticale. Mentre la funicolare scivola verso le creste della Nordkette, la prospettiva si ribalta: il rigore asburgico della valle si arrende alla verticalità delle Alpi, offrendo uno sguardo che spazia dai vicoli medievali ai ghiacciai perenni.

A Innsbruck la montagna non è un passatempo, ma un vero e proprio ritmo biologico. Ascoltando i racconti di chi vive o studia in città, è chiara la loro routine: chiusi i libri o spento il computer, sostituiscono l’aperitivo con il brivido di una discesa, incarnando un lifestyle dove il design d’avanguardia, come il profilo sinuoso del trampolino del Bergisel di Zaha Hadid, dialoga con un’eredità olimpica mai sopita.

E, grazie alla sua vicinanza, anche noi viaggiatori italiani possiamo godere di questo paradiso alpino dove non mancano esperienze culturali suggestive, tra castelli con wunderkammer preziose e importanti mausolei imperiali.

L’eredità olimpica di Innsbruck

Ospitare i Giochi Olimpici Invernali per ben due volte, nel 1964 e nel 1976, non ha solo lasciato infrastrutture, ma ha impresso un DNA sportivo indelebile nel profilo della regione. Basti pensare alla sua rinomata facoltà di Scienze dello Sport, l’università locale che trasforma le montagne in un laboratorio a cielo aperto, dove la ricerca scientifica incontra l’eccellenza atletica. È questo connubio tra teoria e azione che alimenta il fermento della zona, rendendo il confine tra l’aula universitaria e la pista da sci incredibilmente sottile.

E mentre gli sciatori ripercorrono le discese storiche del Patscherkofel, poco lontano, a Igls, il sibilo del ghiaccio racconta una storia di velocità pura: quella dell’Olympia-Bobbahn. Non una pista olimpica da bob abbandonata, ma un’esperienza aperta ai viaggiatori più adrenalinici. La pista è un “serpente” di ghiaccio che si snoda per quasi un miglio attraverso 14 curve da brivido. Anche i meno esperti possono sfidare la gravità a bordo di un bob guidato da professionisti, raggiungendo velocità che superano i 100 km/h (60 mph)!

Ma l’eredità più famosa è senza dubbio quella che svetta a sud del centro: il Bergisel. Il trampolino per il salto con gli sci non è solo un impianto sportivo, ma un’opera architettonica progettata da Zaha Hadid, con le sue linee fluide che fondono una torre di controllo e un caffè panoramico. Salire sulla sua cima significa abbracciare con lo sguardo l’intero arco alpino, comprendendo in un solo istante perché Innsbruck sia diventata la culla degli sport invernali.

Bergisel Ski Jump a Innsbruck
iStock
Il Bergisel Ski Jump progettato da Zaha Hadid

Sciare a Innsbruck: l’emozione del freeride e le piste panoramiche

Se l’eredità olimpica ne definisce il prestigio, è l’accessibilità verticale a rendere questa destinazione un unicum in tutta l’Austria. Il simbolo più rappresentativo di questa qualità è la Nordkette: in pochi minuti, salendo sulle funivie le cui stazioni futuristiche sono state progettate da Zaha Hadid per riprodurre l’effetto del ghiaccio, ci si ritrova sospesi sopra i tetti del centro storico, pronti ad affrontare quella che è considerata una delle discese più ripide d’Europa.

Stazione di Zaha Hadid a Innsbruck
@SiViaggia-Elena Usai
La stazione della funivia progettata da Zaha Hadid

Dalla stazione dell’Hafelekar, a 2.256 metri, la vista è semplicemente mozzafiato: lo sguardo spazia dai vicoli medievali sottostanti alle vette frastagliate del Karwendel. Per i freerider più esperti, scendere lungo i suoi canaloni con una pendenza del 70% significa vivere un’esperienza quasi surreale: chi è di Innsbruck sa che, almeno una volta nella vita, deve farlo.

Ma il regno della neve fresca si estende anche all’Axamer Lizum, il “tetto bianco” della regione. Incastonato in un anfiteatro naturale dominato dalle torri calcaree delle Kalkkögel, questo comprensorio è un paradiso per chi cerca la libertà assoluta.

Se sciare sui pendii della Nordkette o tra i canaloni dell’Axamer Lizum può trasmettere la stessa scarica di energia di una Red Bull ghiacciata (d’altronde, siamo nella patria del celebre energy drink!) la regione offre anche un’anima decisamente più dolce, simile al piacere di sorseggiare una cioccolata calda davanti al camino. L’offerta sciistica si spinge infatti oltre l’estremo, abbracciando altitudini record e spazi pensati per il puro piacere della discesa in totale relax. A circa 2.000 metri di quota svetta Kühtai, la località sciistica di Coppa del Mondo dello slittino più alta dell’Austria. Grazie alla sua posizione privilegiata, qui la neve è una certezza assoluta da dicembre fino a metà aprile.

Per chi invece cerca un ritmo più rilassato, il Patscherkofel si conferma la “montagna di casa” per eccellenza. Questa storica area ricreativa è il rifugio perfetto per gli sciatori occasionali e per chi ama vivere la montagna con lentezza. Tra boschi innevati e pendii dolci, il monte non attira solo chi scende in pista, ma è un vero paradiso per gli scialpinisti e gli appassionati di escursioni invernali, che qui trovano sentieri battuti immersi in un silenzio rigenerante, a pochi minuti dai caffè del centro.

Patscherkofel a Innsbruck
@SiViaggia-Elena Usai
Il paesaggio dalla montagna Patscherkofel

Infine, il viaggio sulla neve trova il suo apice nel ghiacciaio dello Stubai. Essendo il comprensorio su ghiacciaio più grande dell’Austria, lo Stubai garantisce un’esperienza quasi mistica: qui le piste si spingono fino ai 3.200 metri di altitudine, toccando il cielo in un paesaggio dominato dai ghiacci perenni. Nonostante il ghiacciaio si trovi in un’area diversa, lo Ski Plus City Pass proposto dalla regione consente di sciare anche lì.

L’anima colta e imperiale della città

Tolti gli scarponi e lasciata l’attrezzatura da sci, si può andare alla scoperta dell’anima culturale della città. Passeggiando tra i vicoli medievali dell’Altstadt si viene immediatamente colpiti da un labirinto di facciate color pastello, portici in pietra e insegne in ferro battuto. Il punto di riferimento, inevitabile, è il Tettuccio d’Oro (Goldenes Dachl): con le sue 2.657 tegole di rame dorato, non è solo un balcone reale eretto dall’imperatore Massimiliano I, ma il simbolo abbagliante di un’epoca in cui la città era il centro del potere europeo.

La vera maestosità, però, si rivela entrando nella Hofkirche, la Chiesa di Corte. Qui, ventotto imponenti statue di bronzo, chiamate “uomini neri”, vegliano sul cenotafio dell’imperatore, creando un’atmosfera solenne. È un contrasto affascinante con la vicina Hofburg, il Palazzo Imperiale, le cui sale rococò raccontano lo splendore di Maria Teresa d’Austria.

La storia si fa ancora più preziosa nel Castello di Ambras. Situata su un’altura che domina la valle, questa fortezza rinascimentale detiene un primato straordinario: è ufficialmente considerata il primo museo al mondo. Fu qui che l’Arciduca Ferdinando II, nel XVI secolo, ideò una struttura destinata specificamente a ospitare le sue collezioni, dando vita a una celebre “Camera delle Meraviglie”.

Castello di Ambras
@SiViaggia-Elena Usai
La sala spagnola, la più bella dentro il Castello di Ambras

In definitiva, perché vi consigliamo una vacanza invernale a Innsbruck? Quello che abbiamo capito visitandola è che la vera magia di questa destinazione non risiede solo nella verticalità delle sue montagne o nel fasto dei suoi palazzi, ma nella naturalezza con cui questi due mondi si fondono sotto l’ombra protettiva delle Alpi.

Come arrivare a Innsbruck

Il metodo ideale per raggiungere Innsbruck è senza dubbio il treno, un’opzione che permette di ammirare il mutare del paesaggio mentre si risale la dorsale delle Alpi. Da Milano, i collegamenti via Verona e Bolzano offrono un passaggio fluido attraverso il Brennero. Anche da Bologna ci sono diversi collegamenti che permettono di arrivare in città con i treni DB-ÖBB Railjet.

Una volta arrivati, la città vi accoglie con una filosofia di ospitalità improntata alla libertà di movimento. Chi decide di soggiornare per almeno due notti riceve la Welcome Card, una chiave d’accesso privilegiata al territorio. Questo pass permette di utilizzare gratuitamente i trasporti pubblici e di visitare le principali attrazioni a prezzi scontati. A partire dalle tre notti, si aggiunge anche l’utilizzo gratuito o ridotto degli impianti di risalita.

Il Guardian scopre Chiavenna, il borgo segreto dei crotti scavati nella roccia

16 février 2026 à 07:30

Ha poco più di 7mila abitanti e per secoli è stata un crocevia strategico tra la Pianura Padana e il bacino del Reno. Oggi Chiavenna vede accendere i riflettori su di sé per le lodi del Guardian, che la descrive come una delle mete alpine più sorprendenti, romantiche e tranquille del Belpaese.

Un elogio che non risulta casuale: Chiavenna è l’unico Comune della provincia di Sondrio ad aver ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, riconoscimento assegnato ai piccoli centri dell’entroterra che garantiscono qualità ambientale, accoglienza e valorizzazione del patrimonio.

Centro storico senza folla

Il quotidiano britannico ha descritto Chiavenna come “simile a Verona, ma senza l’anfiteatro, la folla e le grandi catene di negozi”. Un paragone che rende bene l’idea: qui il centro storico, ricostruito nel XV secolo dopo un incendio che distrusse la città medievale, è un intreccio di vicoli acciottolati, edifici affrescati e fontane scenografiche che raccontano il passato di ricca città commerciale alpina.

Passeggiare tra le sue strade significa muoversi tra ristoranti, botteghe e mercati, ma ancora lontano dalle dinamiche del turismo di massa che hanno trasformato molte altre mete del Nord Italia.

Il panorama su Chiavenna
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Il panorama su Chiavenna

I crotti: segreto gastronomico scavato nella roccia

Se c’è un elemento che rende Chiavenna davvero unica, sono i suoi crotti. Non si tratta di semplici cantine, ma di cavità naturali incastonate nei fianchi rocciosi delle montagne circostanti, caratterizzate dal “Sorel”, una corrente d’aria che mantiene costante la temperatura, tra gli 8 e i 10 gradi tutto l’anno.

In passato servivano per conservare vino, formaggi e salumi, ma oggi si sono trasformati in ristoranti e luoghi di ritrovo. Il Guardian ne cita alcuni, dove assaggiare piatti simbolo della tradizione locale come gli sciatt, frittelle di grano saraceno con cuore filante di formaggio, e gli gnocchi alla chiavennasca, preparati con pane, burro fuso e salvia croccante.

Marmitte dei Giganti e natura scolpita dai ghiacciai

A pochi passi dal centro, si trova il Parco delle Marmitte dei Giganti, un complesso di crateri naturali scavati nella pietra dall’erosione glaciale nel corso di migliaia di anni. Quello in cui ci si immerge è uno dei paesaggi più sorprendenti della zona e rappresenta il punto di partenza per diversi sentieri escursionistici.

Tra questi, quello che conduce a Uschione, villaggio senza strade arroccato sopra la valle, oggi quasi disabitato, ma dove il silenzio è parte integrante dell’esperienza. Da qui lo sguardo si apre sulle Alpi Retiche, con scenari che cambiano profondamente nel giro di pochi chilometri.

Le Marmitte dei Giganti a Fossombrone
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Le suggestive Marmitte dei Giganti a Fossombrone

Le cascate amate da Leonardo da Vinci

Il viaggio raccontato dal Guardian prosegue verso le spettacolari cascate dell’Acquafraggia (nel Comune di Borgonovo di Piuro, a pochi km da Chiavenna), una doppia cascata che si getta per oltre 1.300 metri in una sequenza di salti scenografici. A descriverle fu anche Leonardo da Vinci, che parlò di “uno spettacolo meraviglioso”.

Da qui parte un’antica mulattiera in pietra che, con quasi 3.000 gradini, conduce al villaggio di Savogno, altra testimonianza di un territorio modellato dal tempo e dalla natura.

Cascate dell'Acquafraggia
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Arcobaleno sulle cascate dell’Acquafraggia

Cosa vedere (prima che diventi di tendenza)

Chiavenna non è solo natura. Il reportage cita anche Palazzo Vertemate Franchi, unico edificio sopravvissuto alla frana del 1618 che distrusse l’antico borgo di Piuro e causò oltre mille vittime. Oggi è visitabile su prenotazione e custodisce affreschi, intarsi e arredi rinascimentali di grande pregio.

A pochi chilometri, il Passo dello Spluga, con i suoi 51 tornanti, regala uno dei panorami alpini più spettacolari della Lombardia. In meno di un’ora si passa dal centro storico a un paesaggio quasi nordico, tra laghi turchesi e cime spoglie.

Nel racconto del Guardian emergono anche il mercato del sabato, le gelaterie artigianali, il Parco Paradiso e il Museo del Tesoro, che conserva “La Pace”, preziosa copertina di Bibbia dell’XI secolo decorata con oro e pietre preziose.

Chiavenna sorprende non perché ostenta, ma perché offre un mix raro di gastronomia, natura alpina e storia europea. Forse è proprio questo il motivo per cui conquista chi la visita: qui il vero lusso è il tempo che rallenta, tra un calice di vino locale, il rumore dell’acqua che scende dalle cascate e il silenzio delle montagne che circondano il borgo.

5 laghi della Valtellina da scoprire camminando

15 février 2026 à 18:00

La Valtellina è una delle mete più affascinanti della Lombardia per chi cerca natura e panorami lontani dal turismo di massa, contraddistinti da pascoli punteggiati di fiori, lariceti profumati, creste affilate e sentieri che si arrampicano verso conche silenziose.

Tra questi paesaggi emergono anche alcuni dei laghi alpini più spettacolari della regione, alcuni nati dal lento avanzare dei ghiacciai, altri come bacini artificiali che hanno trasformato il territorio e avvallamenti solitari.

Ecco, allora, cinque splendidi laghi da scoprire camminando, uno dopo l’altro, passo dopo passo.

Laghi di Cancano

A oltre 1900 metri, nel Parco Nazionale dello Stelvio, i Laghi di Cancano (San Giacomo e Cancano) si distendono come due grandi nastri d’acqua turchese incastonati tra montagne austere. Nati negli anni Quaranta per alimentare le centrali idroelettriche dell’Alta Valtellina, sono bacini artificiali che hanno trasformato il territorio senza snaturarlo.

L’altopiano che li abbraccia è ampio e aperto, il profilo delle cime si riflette nelle acque e l’atmosfera è quasi nordica. Si può percorrere il Giro dei Laghi di Cancano, un itinerario semplice e adatto a tutti che parte dalle Torri di Fraele e costeggia il Lago di Cancano, per poi completare la circonvallazione del Lago di San Giacomo.

Non ci sono difficoltà tecniche significative, solo la possibilità di camminare immersi in un paesaggio vasto e arioso, dove il cielo sembra più vicino.

Laghi di Porcile

Incastonati nella conca glaciale della Val Tartano, i Laghi di Porcile si susseguono come tre perle lungo un sentiero che parte da Arale, frazione di Tartano. Il sentiero 112 è ben segnalato e accompagna con pendenza moderata fino ai primi specchi d’acqua. In circa due ore si raggiunge il Lago Piccolo, a 2005 metri, mentre il Grande e il Lago di Sopra spiccano poco più in alto.

Si sono formati durante l’epoca glaciale, quando l’arretramento dei ghiacciai lasciò morene e conche, e il nome “Porcile” deriverebbe da un’antica radice legata al concetto di purezza o limpidezza.

In estate, l’area si accende di fioriture alpine e non è raro avvistare stambecchi che si muovono tra le rocce. Poco sopra i laghi si scorgono ancora le tracce della Linea Cadorna, antica postazione difensiva della Prima Guerra Mondiale.

Lago Palù

Veduta del Lago Palù, Valtellina, Lombardia
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Splendida veduta del Lago Palù

Nel cuore della Valmalenco, sopra la località di Chiesa, il Lago Palù appare come una visione sospesa tra bosco e blu: a 1922 metri di altitudine, tra abetaie e lariceti, è uno dei laghi naturali più scenografici della Valtellina.

Di origine glaciale, modellato durante l’ultima glaciazione e forse chiuso da una paleofrana, il Palù conserva un dettaglio affascinante: non ha emissari visibili. Le sue acque filtrano lentamente nel sottosuolo, quasi scomparissero tra le rocce.

Un tempo era un ricco punto di pesca, popolato da trote, tinche e persino da un’enorme anguilla che ancora oggi fa parte dei racconti locali. Oggi si raggiunge con una passeggiata facile e panoramica che parte da San Giuseppe seguendo il sentiero CAI 330, oppure con la funivia da Chiesa in Valmalenco per chi desidera accorciare il dislivello.

Il Rifugio Palù, affacciato sulle acque, è perfetto per fermarsi a pranzo o trascorrere una notte in quota. In estate, quando il livello dell’acqua scende, compare una piccola spiaggia erbosa dove concedersi un picnic con lo sguardo che si perde tra le creste tutt’intorno.

Lago del Gallo

Sul confine tra Italia e Svizzera, poco oltre Livigno, il Lago del Gallo si apre come un bacino ampio e silenzioso, creato tra il 1965 e il 1968 con la costruzione della diga del Punt dal Gall. Un ponte ad arco collega le due nazioni e conduce al tunnel elvetico del Munt la Schera, unica via tra Livigno e la Svizzera.

Durante l’estate il lago si anima di attività all’aria aperta: SUP, canoa, pesca, oppure semplici passeggiate lungo il lungolago. Si può arrivare in auto fino a Pont de Rasin o percorrere la pista ciclopedonale che parte dal centro di Livigno e si snoda per circa diciassette chilometri tra prati e aree attrezzate.

Nei periodi di magra, al centro del lago emerge una piattaforma galleggiante in legno, utilizzata per yoga e sport acquatici.

Lago di Bernasca

Lago di Bernasca, Valtellina, Lombardia
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Veduta mozzafiato del Lago di Bernasca

Tra le pieghe più appartate della Val Tartano, a circa 2100 metri, si apre la conca che ospita il Lago di Bernasca, uno specchio d’acqua di origine glaciale incastonato in un avvallamento ampio e verde, dominato dalle creste del Pizzo di Pradella e del Monte Ponteranica.

Le acque sono limpide, quasi trasparenti, e il paesaggio regala un senso di isolamento raro. A luglio le praterie alpine si adornano di fiori e il contrasto tra verde e azzurro diventa intenso.

Per raggiungerlo si arriva in auto a Campo Tartano, piccolo borgo alpino raggiungibile da Morbegno lungo la SS38 e poi la SP11 della Val Tartano. Da lì si può proseguire fino alla località Ronco e lasciare l’auto, continuando a piedi lungo una strada agro-silvo-pastorale. In meno di un’ora si arriva all’altopiano erboso che custodisce il lago, con una camminata semplice ma appagante.

Sono questi i migliori eventi in Europa nel 2026 (che valgono un viaggio)

Par : elenausai10
10 février 2026 à 12:30

Dimenticate per un attimo il calendario dei “soliti” impegni e provate a rispondere a questa domanda: qual è il viaggio che sognate nel 2026? Non parliamo di logistica o budget, ma di puro desiderio. È esattamente quello che è stato chiesto da European Best Destinations a oltre 42.800 viaggiatori da tutto il mondo, chiamati a scegliere tra 257 eventi in Europa.

Il risultato? Una selezione di 12 esperienze imperdibili che compongono la mappa definitiva del viaggio perfetto. Dalle vette innevate delle Dolomiti al glamour della Costa Azzurra, passando per la magia delle capitali dell’Est, ecco gli eventi che hanno dominato la classifica.

Giochi Olimpici Invernali, Cortina d’Ampezzo

A febbraio 2026, il cuore pulsante degli sport invernali è in Italia. Cortina d’Ampezzo non sarà solo una sede di gara, ma un vero e proprio palcoscenico che unisce sport e glamour. Tra le vette dichiarate Patrimonio UNESCO, i viaggiatori vivranno un’atmosfera elettrica, fatta di competizioni storiche, spirito festivo internazionale e la cultura dell’après-ski. È l’occasione irripetibile per assistere alla storia dello sport in un paesaggio dove il lusso e la natura selvaggia si incontrano.

Azores Blue Island Trail Run, Isola di Faial

L’Ultra Blue Island è un viaggio epico attraverso i paesaggi primordiali dell’Isola di Faial. All’inizio di maggio, dall’1 al 3, i runner si mettono alla prova su percorsi che variano dalla sfidante Whalers Great Route di 118 chilometri fino a opzioni più brevi e panoramiche. Il tracciato è pura magia geologica: si corre lungo il bordo del cratere della Caldeira, si attraversa il paesaggio lunare del vulcano Capelinhos e si percorrono gli antichi sentieri dei balenieri, sospesi tra foreste lussureggianti e l’azzurro dell’Atlantico.

Concorso d’Eleganza Villa d’Este, Lago di Como

L’ultimo evento si svolge sulle rive del Lago di Como dal 15 al 17 maggio 2026. Il Concorso d’Eleganza Villa d’Este è la più prestigiosa esposizione di auto classiche al mondo, una celebrazione di design e passione che affonda le radici nella storia. I viaggiatori si ritroveranno immersi in un’ambientazione unica, dove automobili rarissime sfilano tra giardini all’italiana e ville secolari.

Festival delle Luci, Zagabria

Ogni primavera, la capitale croata rivela la sua anima creativa trasformandosi in una galleria a cielo aperto. Per cinque notti, il Festival delle Luci ridisegna i quartieri della città alta e della città bassa con installazioni poetiche, proiezioni 3D e mapping immersivi che animano parchi e facciate storiche. Quest’anno l’evento, previsto dal 18 al 22 maggio 2026, si guadagna un posto tra i migliori eventi in Europa non solo per la sua magia visiva, ma perché cattura l’essenza stessa della città: una destinazione viva, ottimista, creativa e profondamente piacevole, sia di giorno che di notte.

Shakespeare International Festival, Craiova

Dal 21 al 31 maggio 2026, il Shakespeare International Festival consacra Craiova come una delle mete culturali più stimolanti d’Europa. Questo evento biennale porta l’arte fuori dai palcoscenici tradizionali per invadere piazze e musei, rendendo la cultura un’esperienza onnipresente e immersiva.

Il festival vanta una caratura internazionale rara, avendo ospitato negli anni giganti del calibro di Robert Lepage, Peter Brook e Gregory Doran. Ciò che lo rende unico è l’equilibrio tra ambizione intellettuale e accessibilità: i temi universali di Shakespeare vengono reinterpretati attraverso danza, musica e arti visive, parlando direttamente al pubblico contemporaneo.

Monaco Grand Prix, Monte Carlo

Dal 4 al 7 giugno 2026, Monte Carlo si trasforma nel circuito più famoso del mondo, dove i motori ruggiscono tra palazzi Belle Époque e yacht di lusso, a pochi passi dal Mediterraneo. Qui, l’adrenalina della Formula 1 si fonde con l’eleganza della vita notturna monegasca. Non c’è alcun dubbio che, tra le curve strette e il prestigio della Riviera, il Grand Prix rimane un simbolo intramontabile di stile e velocità, un appuntamento che da solo vale sicuramente l’intero viaggio.

Starlite Marbella Festival, Marbella

Dal 29 giugno al 7 luglio 2026 si terrà lo Starlite Festival in una cornice mozzafiato: la Cava de Nagüeles, un anfiteatro naturale di roccia dalle proprietà acustiche eccezionali, dove i grandi nomi della musica mondiale, da Andrea Bocelli a Sting, si esibiscono in un contesto intimo ed esclusivo. Il cuore pulsante dell’evento è lo Starlite Gala, la più grande serata benefica della Spagna, guidata da Antonio Banderas e Sandra García-Sanjuán.

Volleyball on Water, Lubiana

Per due notti, il 10 e l’11 luglio 2026, Lubiana trasforma il fiume Ljubljanica in un palcoscenico. Il Volleyball on Water è uno spettacolo urbano unico dove i giocatori si sfidano su un campo sommerso da circa 12 centimetri d’acqua e illuminato a LED, creando l’illusione ipnotica di una partita “galleggiante”. Nato come concept promozionale, l’evento è oggi una competizione internazionale che attira squadre da tre continenti. Con i ponti storici che diventano tribune naturali, musica, acrobati e pop-up gastronomici, l’atmosfera lungo il fiume è elettrica e vibrante!

Global Gift Gala, Marbella e Monaco

Il Global Gift Gala si distingue come uno degli eventi benefici più esclusivi d’Europa. Il 19 luglio 2026 a Marbella, l’energia di Maria Bravo ed Eva Longoria trasforma la serata in un connubio perfetto tra generosità e stile mediterraneo. Il 3 ottobre 2026 a Monaco, l’evento assume un tono più intimo sotto l’egida di Camille Gottlieb, che incarna una nuova generazione di filantropia attiva. In entrambe le tappe, la missione è sostenere la Global Gift Foundation, che si occupa di creare un impatto positivo sulla vita di donne, bambini e famiglie in situazioni di vulnerabilità o crisi.

Pogi Challenge, Komenda

Dal 31 luglio al 2 agosto 2026, gli appassionati di ciclismo non possono perdere il Pogi Challenge a Komenda, in Slovenia. Questa è l’occasione per sfidare il campione Tadej Pogačar in un percorso che, partendo da Komenda, si snoda per 23 chilometri fino alla vetta del Krvavec, affrontando un dislivello di 1.189 metri con pendenze medie del 7,6%. L’atmosfera è epica: migliaia di fan incitano i 1.189 partecipanti prima che il campione parta all’inseguimento. L’obiettivo? Arrivare in cima prima di lui! Oltre la fatica, la vetta offre anche una festa con musica e concerti.

Monaco Yacht Show, Monaco

Ogni settembre, il Principato si conferma capitale mondiale della nautica di lusso. Il Monaco Yacht Show, in programma dal 23 al 26 settembre 2026, è considerato il più prestigioso palcoscenico globale per i superyacht, dove il design d’avanguardia incontra lo spirito d’innovazione mediterraneo. L’evento attira leader del settore e viaggiatori alla ricerca di esperienze esclusive, offrendo un’immersione totale in un lifestyle fatto di eleganza e sofisticatezza.

Mercatini di Natale all’Advent Bazilika, Budapest

Eletto ripetutamente come il più bello al mondo, l’Advent Bazilika di Budapest è uno dei più amati dai viaggiatori che raggiungono la capitale ungherese durante il periodo natalizio. Sotto la guida visionaria di Tibor Krskó, l’evento trasforma la piazza della Basilica di Santo Stefano in un palcoscenico di luci, sapori tradizionali come il kürtőskalács e spettacolari proiezioni in 3D. Ciò che lo rende unico è anche la sua anima etica: da oltre 15 anni, il mercato sostiene numerose realtà caritatevoli e promuove una sostenibilità d’avanguardia.

Rincari settimana bianca in Italia: vacanze sulla neve sempre più esclusive

Par : losiangelica
9 février 2026 à 12:00

Il fascino della neve non arresta, ma è evidente che i costi sempre più alti la rendano meno accessibile. La settimana bianca si sta trasformando in una vacanza per pochi e a segnalarlo è Federconsumatori che, attraverso un’analisi, mostra come per una famiglia tipo di 4 persone servano almeno 7.800 euro per sette giorni sulla neve, con un +7% rispetto alla stagione precedente. I prezzi hanno subito un’impennata e i motivi sono legati all’inflazione e ai rincari energetici, ma non si può negare che le Olimpiadi Invernali abbiano contribuito ad alzare l’asticella dei costi.

Le regioni più care

Le regioni del Nord restano le più care e sono anche quelle dove i rincari si fanno sentire di più. Il Trentino-Alto Adige guida la classifica degli aumenti, con un +14% rispetto alla scorsa stagione. Seguono Lombardia (+7%) e Valle d’Aosta (+6%).

Il Veneto si conferma la meta più costosa in assoluto: qui una settimana bianca arriva a costare oltre 2.300 euro a persona. Un livello di spesa su cui incidono anche i preparativi e l’effetto traino delle Olimpiadi invernali, considerando che il periodo monitorato include i mesi centrali della stagione, tra dicembre e febbraio. Lo scenario cambia nettamente in Abruzzo, dove la spesa media scende a circa 1.470 euro a persona; una differenza notevole confrontata con le località blasonate del nord.

Le reazioni, dati alla mano, sono più che prevedibili. Molte famiglie rinunciano alla classica settimana bianca e ripiegano su soggiorni più brevi di weekend o di massimo 4 notti. Allo stesso modo, si punta di più per appartamenti e b&b rispetto ai classici hotel.

Comprensorio sciistico della Majella in Abruzzo
iStock
Settimana bianca cara: l’Abruzzo è la regione più accessibile

I rincari della settimana bianca

A svelare i dati precisi ci pensa Federconsumatori che in un’analisi ha mostrato in modo netto quali sono gli elementi più impattanti. A trainare l’aumento complessivo sono soprattutto due voci: skipass e alloggio.

Lo skipass settimanale registra l’incremento più marcato, con un balzo del 13% rispetto alla stagione 2024-2025. In termini concreti, si passa da una media di 355,30 euro a persona a oltre 400 euro per una settimana sugli sci. Anche il giornaliero cresce, arrivando a sfiorare i 64 euro.

Non va meglio sul fronte dell’ospitalità. Una notte in hotel 3-4 stelle, in camera doppia con colazione, costa mediamente 128,33 euro a persona, il 9% in più rispetto all’anno precedente. Su sei notti, significa circa 770 euro a testa solo per dormire. Una cifra che, da sola, basta a spiegare perché molte famiglie stiano ripensando la classica formula della settimana intera.

I rincari non risparmiano nemmeno il noleggio dell’attrezzatura. Sci e racchette superano i 27 euro al giorno, gli scarponi arrivano a quasi 16 euro, il casco sfiora i 7 euro. Il totale giornaliero cresce del 4% e, su una settimana, si arriva a oltre 320 euro per persona. Piccoli aumenti, presi singolarmente, ma che sommati fanno la differenza.

Più contenuti, ma comunque presenti, gli aumenti per i pasti. Un pranzo in rifugio supera i 42 euro, la cena al ristorante arriva a circa 51 euro. Anche scegliendo qualche pranzo al sacco, il totale settimanale per mangiare sfiora i 470 euro a persona.

Alla fine del conto, la spesa complessiva media arriva a 1.964,11 euro a persona. Per una famiglia con due adulti e due ragazzi, il totale supera i 7.800 euro. Un aumento netto del 7% in un solo anno.

Cosa fare a Predazzo, l’anima della Val di Fiemme tra natura, sport e vita autentica

Par : losiangelica
7 février 2026 à 16:00

Sono tanti i borghi che stanno acquisendo ancora più apprezzamento grazie alla loro partecipazione alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 e Predazzo è uno di questi. Simbolo della Val di Fiemme e incastonato tra le Dolomiti, è tutto da scoprire. Ecco cosa fare, cosa vedere e come raggiungerlo.

Cosa fare e cosa vedere a Predazzo

Nato quasi per scommessa da dodici masi isolati tra i boschi, oggi Predazzo è il motore della Val di Fiemme, ma con un’identità che affonda letteralmente nelle viscere della terra. Lo chiamano il “Giardino geologico delle Alpi”, e non è un titolo onorifico. È un posto dove la montagna non si scalda e basta, la si legge come un libro aperto, tra un’escursione e un caffè in piazza.

D’estate è un formicaio di sentieri: si va dalla Foresta dei Draghi per i più piccoli fino ai percorsi duri per le mountain bike tra Gardonè e l’Alpe Lusia. Quando arriva la neve, il paesaggio si ribalta.

Lo Ski Center Latemar diventa il regno di chi ama le lamine, mentre il fondovalle si trasforma nella passerella della Marcialonga. Ecco cosa vedere a Predazzo e le attività da fare assolutamente.

Ski Area Alpe Lusia – Predazzo
iStock
Fare sport sulla neve a Predazzo

Museo geologico

Il museo geologico di Predazzo è un viaggio nel tempo tra fondali marini tropicali (sì, qui c’era il mare), vulcani che hanno ribollito e ghiacciai che hanno piallato tutto. Farci un salto prima di partire per i sentieri cambia la prospettiva: quando poi ti trovi davanti a una parete di roccia, non vedi più solo pietra, ma milioni di anni di storie. I modelli e i pannelli sono diretti, facili, perfetti anche per i bambini.

Il sentiero del Dòs Capèl

Se volete toccare con mano quello che avete visto nelle teche, dovete salire verso il Dòs Capèl. Siamo tra i 2000 e i 2200 metri, in una sorta di museo senza pareti tra passo Feudo e l’Alpe di Pampeago. Il GeoTrail è un anello che ti sbatte in faccia la storia del pianeta: cammini su spiagge preistoriche e passi accanto a resti di vulcani spenti. Non serve essere Messner, basta aver voglia di camminare e un briciolo di curiosità. Per i ragazzini è una specie di caccia al tesoro tra i fossili.

Il centro storico e le sue chiese

Tornando giù, il paese ha un ritmo tutto suo. C’è la chiesa neogotica dei Santi Filippo e Giacomo, con quelle linee che sembrano voler bucare il cielo, ma il vero cuore di Predazzo pulsa nei vicoli. Bisogna infilarsi nei rioni storici come Ischia o Sommavilla. Lì, tra fontane di pietra e vecchi portali, l’atmosfera si fa densa, quasi rurale.

C’è poi la chiesetta di San Nicolò, discreta, accanto al cimitero, che sa di antico. È un’organizzazione comunitaria che resiste, fatta di spazi condivisi che raccontano un passato di fatiche e dignità montana.

In occasione della sagra di San Giacomo le vie del centro si animano; l’evento atteso ogni anno a luglio in occasione del santo patrono anima la località con musica dal vivo e attività.

La forra di Sottosassa

La forra di Sottosassa è uno spettacolo di gole profonde scavate nel porfido. Cascate, pozze d’acqua gelida e pareti che sembrano chiudersi sopra la testa. Ci sono passerelle che permettono di sporgersi senza rischi, ma se siete dei tipi da brivido, le pareti verticali sono una palestra naturale per chi ama l’arrampicata. D’estate, quando il sole picchia, è il rifugio perfetto.

Il biolago

Alle Fontanelle hanno inventato il biolago. Il concetto è semplice ma geniale: l’acqua si pulisce da sola grazie alle piante acquatiche. È balneabile ma un po’ freddina. È il posto ideale per staccare la spina dopo una pedalata sulla ciclabile, con un bel prato per leggere un libro e il silenzio interrotto solo dal rumore del ricambio naturale dell’acqua. Apre col caldo, da giugno a settembre.

Bellamonte e il parco di Paneveggio

Salendo verso Bellamonte il paesaggio cambia, si apre, con le baite che sembrano messe lì apposta per una foto. Se vi piacciono le storie di una volta, fate un salto al Museo di Nonno Gustavo: è un vecchio fienile strapieno di attrezzi che oggi sembrano oggetti alieni, ma che erano la vita dei contadini di un tempo.

Non perdetevi Paneveggio, la “Foresta dei Violini“. Gli abeti rossi qui hanno una marcia in più: il loro legno risuona, letteralmente, e finisce nei laboratori dei liutai più famosi del mondo. Nel parco puoi avvistare i cervi o sfidare le vertigini su ponti sospesi e passerelle trasparenti.

Predazzo e le olimpiadi Milano Cortina

Le Olimpiadi Milano Cortina 2026 arrivano anche qui. A Predazzo il salto con gli sci è la disciplina olimpica che andrà in scena e non è certo un caso; lo Stadio Giuseppe Dal Ben è pronto a ospitare le gare e gli atleti dal 7 al 16 febbraio.

L’Amministrazione ha chiamato a raccolta Progetto Turismo proprio per questo: trasformare i trampolini HS100 e HS130 in qualcosa che serva al territorio per i prossimi vent’anni, non solo per dieci giorni di gloria televisiva.

salto con gli sci alle olimpiadi a Predazzo
Getty Images
Attese a Predazzo le gare di salto con gli sci delle Olimpiadi Invernali

Dove si trova e come raggiungerlo

Predazzo si trova nella parte orientale del Trentino, al termine della Val di Fiemme, in una posizione che fa da cerniera naturale tra il gruppo del Latemar, il Lagorai e le Pale di San Martino. Non è un paese “di passaggio”: ci si arriva perché lo si è scelto. In auto, la via più semplice resta l’autostrada A22 del Brennero. L’uscita consigliata è Egna–Ora.

Da lì si imbocca la strada statale che risale tutta la Val di Fiemme: una quarantina di chilometri, tra centri abitati e tratti boscosi, prima di arrivare a Predazzo. Chi proviene da est può invece puntare sui passi Rolle o Valles, percorsi spettacolari ma da considerare soprattutto nella bella stagione, verificando sempre le condizioni della viabilità.

In treno si arriva fino alle stazioni di Ora, Bolzano o Trento. Da qui partono autobus di linea che collegano in modo regolare la pianura alla Val di Fiemme. Predazzo è ben servita: fermate lungo la statale, collegamenti con le frazioni e navette verso gli impianti di risalita nelle stagioni di punta.

Livigno perla delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, l’alta quota che accende l’inverno olimpico

Par : losiangelica
7 février 2026 à 09:00

Dal 5 al 22 febbraio 2026, Livigno a 1.816 metri diventa una delle città dei Giochi Invernali di Milano Cortina, ospitando le gare più spettacolari del programma: freestyle e snowboard. Salti, curve secche, atleti che volano. E intorno, un territorio che non fa solo da sfondo, ma entra in campo.

Lo lo sport internazionale è di casa da anni e le Olimpiadi arrivano come un passaggio naturale; 8 specialità olimpiche, 26 titoli in palio, due aree di gara, 17 giorni di competizioni. I numeri servono, ma non raccontano tutto. Ecco cosa fare a Livigno, la perla delle Olimpiadi di Milano Cortina, durante i Giochi Invernali.

Le gare

Le competizioni olimpiche si concentrano in due aree già note a chi frequenta Livigno. La prima è Mottolino, tempio dello snowboard e del freestyle dove andranno in scena Big Air, Slopestyle, Halfpipe, Ski Cross e Snowboard Cross. Discipline veloci, tecniche, che chiedono precisione e coraggio. Mottolino è abituata a questo tipo di pressione: Coppe del Mondo, eventi internazionali, pubblico vicino all’azione. Durante i Giochi sarà uno dei luoghi più fotografati, proprio come Cortina.

La seconda area è Carosello 3000, dove il terreno naturale diventa protagonista, con Moguls, Dual Moguls e Aerials. Gobbe, salti, linee che mettono alla prova equilibrio e resistenza. È una zona che esalta la spettacolarità del freestyle, anche per chi guarda da bordo pista. Due anime diverse, stesso obiettivo: portare Livigno al centro del racconto olimpico.

Sciare a Livigno mentre si svolgono i Giochi

Olimpiadi sì, ma Livigno non chiude. Anzi. La stagione sciistica 2025/2026 è prevista dal 29 novembre fino al 3 maggio, con gran parte del comprensorio regolarmente aperto anche durante i Giochi. Alcune piste di Mottolino e Carosello 3000 saranno chiuse temporaneamente per le competizioni, ma il resto della ski area rimarrà fruibile, condizioni meteo permettendo.

Gli impianti principali funzioneranno a regime, con alcune cabinovie in uso promiscuo con gli atleti. Le piste SITAS non saranno interessate dagli eventi olimpici. In pratica: si potrà sciare, e bene. Magari cambiando abitudini, scegliendo orari diversi, ma senza rinunciare alla qualità che ha reso Livigno una delle mete più amate delle Alpi.

Livigno sotto la neve
Ufficio Stampa
Dove sciare a Livigno durante le Olimpiadi

Eventi e Fan Village

Dal 5 al 22 febbraio la zona Isola ospita il Fan Village, aperto dalle 9 del mattino fino a sera. È in questo luogo che Livigno si racconta al pubblico, tra maxi schermi, musica dal vivo, incontri e celebrazioni. Ogni giorno le gare olimpiche vengono trasmesse in diretta, non solo quelle locali, e alle 17 va in scena uno dei momenti più attesi: la Champions Celebration, con gli atleti premiati che incontrano il pubblico.

5 cupole geodetiche completano l’esperienza: spazi dedicati al racconto dei Giochi, al territorio, ai media e all’identità di Livigno. Concerti, dj set, performance artistiche e appuntamenti culturali scandiscono le giornate, trasformando il paese in una piazza alpina sempre accesa.

Fan Village a Livigno per le Olimpiadi Milano Cortina
Ufficio Stampa
Gli eventi al Fan Village di Livigno

Come raggiungere Livigno durante le Olimpiadi

Arrivare a Livigno fa parte dell’esperienza, ma durante i Giochi serve un po’ di attenzione in più. Nei giorni olimpici l’accesso al paese sarà regolato per gestire flussi, sicurezza e mobilità. Sono previste limitazioni alla viabilità ordinaria e servizi di trasporto dedicati, pensati per pubblico, atleti e addetti ai lavori.

Chi alloggia nelle strutture ricettive potrà raggiungere Livigno con la propria auto, previa richiesta di un pass. Nelle ore notturne, tra mezzanotte e le sei del mattino, non sono previsti vincoli particolari. Il consiglio resta uno: pianificare con anticipo e tenere d’occhio gli aggiornamenti ufficiali.

Quando l’amore scende in pista: le coppie messe alla prova dallo sci

31 janvier 2026 à 13:00

La montagna innevata evoca immagini di romanticismo senza tempo: chalet accoglienti, paesaggi silenziosi, mani che si stringono su una seggiovia sospesa tra le cime. Eppure, dietro questa cartolina perfetta, le vacanze sulla neve possono trasformarsi in un banco di prova inatteso per le relazioni.

A raccontarlo è una nuova ricerca di Booking.com, che fotografa un fenomeno sempre più diffuso: lo sci si rivela un vero e proprio test di compatibilità di coppia.

La neve come linguaggio dell’amore di oggi

Negli ultimi anni, le fughe in montagna sono diventate uno dei contesti privilegiati in cui le coppie italiane costruiscono e raccontano la propria relazione. Le esperienze condivise sulla neve, tra discese, rifugi e momenti di relax, assumono il valore di un nuovo “love language”, contraddistinto da tempo trascorso insieme e di piccoli compromessi quotidiani. Non sorprende quindi che molti rapporti sentimentali prendano forma proprio ad alta quota, complice una stagione che invita alla vicinanza e alla condivisione.

Secondo la ricerca, i viaggi tra le vette sono percepiti come le esperienze più romantiche in assoluto, soprattutto dalle donne e dai viaggiatori della Generazione X. Il fascino non è legato soltanto alla bellezza del paesaggio, ma anche alla dimensione emotiva della sorpresa: organizzare un weekend sulla neve senza preavviso è considerato uno dei gesti più romantici di sempre.

Chi prende l’iniziativa, prenotando e pianificando la fuga, guadagna all’istante punti agli occhi del partner, risulta più attraente e riceve attenzioni extra una volta arrivati a destinazione.

Quando l’idillio si incrina

Se da un lato la neve amplifica il romanticismo, dall’altro può mettere in luce fragilità e discrepanze che nella vita di tutti i giorni restano nascoste: le piste da sci diventano così un palcoscenico in cui emergono aspettative, limiti e differenze di ritmo. Non a caso, un italiano su tre ammette di aver “abbellito” le proprie capacità sugli sci per impressionare il partner, salvo poi fare i conti con la realtà una volta indossati casco e scarponi.

Per molti, lo sci non nasce come passione individuale, ma come gesto d’amore. Tra chi ha iniziato a sciare in età adulta, la motivazione principale è proprio la relazione: nell’85% dei casi è stato il partner a spingere verso questa nuova esperienza. C’è chi lo ha fatto per condividere un’attività, chi per non sentirsi escluso durante le vacanze invernali e chi ha persino preso lezioni di nascosto pur di reggere il confronto sulle piste.

Tuttavia, l’impegno non sempre basta a colmare le differenze: quasi un italiano su cinque dichiara di aver messo in discussione una relazione attuale o passata a causa di un’incompatibilità sugli sci. Un dato che cresce molto tra i più giovani, con oltre un quarto dei rappresentanti della Gen Z che riconosce nella neve un fattore determinante di crisi: velocità differenti, livelli di esperienza distanti e modi opposti di vivere lo sport possono trasformare una vacanza romantica in una fonte di tensione.

Il rifugio perfetto

chalet in montagna immerso nella neve, Alpe di Siusi
Favoloso chalet in montagna immerso nella neve

Anche nella scelta della destinazione e dell’alloggio, le coppie italiane dimostrano un romanticismo concreto. Il colpo di fulmine passa da panorami favolosi e dall’atmosfera, ma anche dalla possibilità di alternare momenti diversi, dallo sport al relax. Gli hotel restano la soluzione preferita, seguiti da bed & breakfast e case vacanza, a conferma del desiderio di comfort senza rinunciare all’intimità.

L’ideale di nido d’amore in montagna è piuttosto definito: una vista panoramica sulle cime innevate, un’atmosfera calda e avvolgente da chalet e un alto livello di privacy.
Per molte coppie, la presenza di una spa o di un’area wellness è un elemento fondamentale per bilanciare la fatica delle piste con momenti di benessere condiviso. La vicinanza agli impianti sciistici resta un plus apprezzato, soprattutto per chi vuole ottimizzare il tempo senza rinunciare alla comodità.

I piccoli gesti fanno la differenza

Una volta arrivati a destinazione, sono spesso i dettagli a trasformare una vacanza sulla neve in un ricordo indelebile. Un fiore lasciato in camera, una cena improvvisata con vista sulle montagne o un momento di relax dopo una giornata intensa sulle piste contribuiscono a rafforzare il legame.

Per un italiano su cinque, la più sincera dichiarazione d’amore non passa da grandi gesti, ma dalla pazienza: fermarsi ogni pochi metri per aspettare il partner più lento, rinunciare a una discesa in più o adattare il proprio ritmo diventa un segno tangibile di attenzione e cura, forse più eloquente di qualsiasi sorpresa.

Come sottolinea Alessandro Callari, Regional Manager Italia di Booking.com, le vacanze in montagna non rappresentano soltanto una pausa stagionale, ma un momento rivelatore. Mettono alla prova la compatibilità, rafforzano i legami e talvolta fanno emergere verità scomode. Allo stesso tempo, raccontano un cambiamento nel modo in cui le coppie vivono e comunicano l’amore, sempre più legato al tempo condiviso e alle esperienze vissute insieme.

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