Spiagge spettacolari lambite da un’acqua limpidissima, borghi affacciati sul mare e una natura incontaminata che profuma di macchia mediterranea: l’Isola d’Elba è da sempre una delle mete più amate del Mediterraneo e i motivi per visitarla non sono mai mancati. Ma quest’estate ce n’è uno in più: nei mesi in cui si fanno le valigie verso mete calde da sogno, raggiungerla sarà ancora più facile.
Perché? Sono previsti più collegamenti aerei verso l’Aeroporto di Marina di Campo da diverse città italiane (una di queste è del tutto nuova!). Un motivo in più per programmare adesso una fuga sull’isola e lasciarsi conquistare, ancora una volta, dal suo immenso fascino.
L’affascinante isola di Cefalonia, in Grecia, attira migliaia di viaggiatori ogni anno per le sue spiagge abbaglianti. Se da un lato quello appena scritto è un fatto certo, dall’altro è anche una semplificazione: questa perla del Mar Ionio conserva un volto nascosto, che però si trova nelle viscere della Terra. A pochi chilometri da Sami, nell’area di Karavomilos, si apre una fenditura nel suolo che conduce verso uno dei fenomeni naturali più sorprendenti dell’arcipelago. Si chiama Grotta di Melissani e già al primo sguardo rimane profondamente impressa.
Per capire meglio di cosa stiamo parlando, dovete immaginare un soffitto di roccia calcarea che cede sotto il peso dei secoli, aprendo una finestra ovale direttamente verso il cielo. Poi ancora dovete pensare alla luce solare, che precipita verticalmente dentro una sorta di imbuto naturale, fino a colpire una massa d’acqua dolce e salata (non è uno scherzo) che reagisce accendendosi di un blu elettrico quasi soprannaturale.
Sì, avete capito bene! Questa cavità cela un lago racchiuso da pareti calcaree, ma ciò che ancora non vi abbiamo svelato è che sono alte fino a 36 metri. Scoperta nel 1951 dallo speleologo Giannis Petrochilos insieme alla moglie Anna, la caverna rivelò subito una doppia anima: meraviglia geologica da una parte, santuario antico dall’altra. Durante ricerche successive, infatti, l’archeologo Spyridon Marinatos individuò sul suo isolotto centrale tracce di culto risalenti al IV e III secolo a.C. Lucerne, piatti in terracotta con figure danzanti e persino una statuetta del dio Pan.
Formazione e caratteristiche
Melissani porta anche un soprannome evocativo: Grotta delle Ninfe. Tale appellativo riflette perfettamente la dimensione sacrale attribuita al posto in età classica. Per gli abitanti dell’isola, infatti, l’acqua sotterranea rappresentava una forza misteriosa, degna di venerazione.
iStockLa Grotta di Melissani vista dall’alto
In realtà, questa caverna di Cefalonia costituisce un esempio compiuto di fenomeno carsico, ovvero un processo meccanico e chimico chiamato carsificazione. L’acqua piovana, arricchita di anidride carbonica, penetra nelle fratture del calcare e nel tempo dissolve la roccia. Cavità inizialmente piccole si ampliano fino a generare ambienti spettacolari.
L’intero sistema sotterraneo supera i 3 chilometri di sviluppo. La sala principale misura più o meno 160 metri in lunghezza e 40 in larghezza, mentre l’altezza massima è di 36 metri. Al centro, come vi abbiamo accennato precedentemente, emerge un isolotto lungo una trentina di metri, elemento che divide la grotta in due camere distinte.
Non mancano stalattiti, che da migliaia di anni pendono dalle pareti con forme irregolari. Alcune assumono sagome curiose, talvolta ricordano delfini, figura presente nella mitologia greca. Ma non è finita qui, perché è anche l’acqua del lago di questo gioiello della Grecia a possedere una composizione particolare: è un bacino salmastro costituito approssimativamente per il 60% da acqua marina e il 40% da acqua dolce. Non vi sorprenderà sapere che l’origine di questa miscela affascinò studiosi per decenni.
A nord di Argostoli si trova l’area chiamata Katavothres, termine greco che indica inghiottitoi. In quel punto il mare scompare nel sottosuolo attraversando fenditure naturali. Nel 1963 geologi austriaci versarono del colorante nelle acque di Katavothres per tracciarne il percorso. Dopo circa 14 giorni, il tracciante riapparve proprio a Melissani, un metro sopra il livello del mare: è la dimostrazione concreta di un sistema idrico sotterraneo che attraversa l’isola da ovest a est prima di tornare al mare.
La leggenda della ninfa Melissanthi
Un posto così magnetico non poteva non essere avvolto da una particolare leggenda. Secondo il racconto popolare, una naiade chiamata Melissanthi abitava la grotta. Le ninfe nella tradizione greca rappresentano spiriti femminili connessi a sorgenti, fiumi, boschi e grotte. Creature giovani, affascinanti e, soprattutto, compagne degli dei.
Melissanthi si innamorò di Pan, divinità metà uomo e metà capra, simbolo di istinto e natura selvaggia, ma egli respinse quel sentimento. Fu così che la ninfa, travolta dal dolore, si gettò nel lago ponendo fine alla propria vita. Da quel gesto deriverebbe il nome Melissani, trasformazione linguistica del nome originario. Il mito trova un’eco nei reperti rinvenuti sull’isolotto centrale, come piatti decorati con ninfe danzanti e una figurina del dio Pan.
La grotta è certamente visitabile e l’accesso avviene tramite un tunnel realizzato nel 1963 per rendere il sito fruibile al pubblico. Si tratta di un corridoio inclinato che conduce a una piattaforma in legno. Da lì partono piccole barche a remi condotte da barcaioli esperti per un tour che dura circa 15 o 20 minuti.
L’imbarcazione avanza prima nella sala illuminata e, se il sole è alto (tra le 11:00 e le 14:00), il raggio centrale trasforma l’acqua in una lastra brillante, con il colore che varia anche attraverso il movimento delle nuvole. In giornate coperte l’effetto si attenua, e le tonalità diventano inevitabilmente più scure.
Si passa poi a un passaggio stretto lungo l’isolotto, il quale introduce nella seconda camera. Qui la luce naturale diminuisce e dominano sfumature verdi e grigie. Le stalattiti scendono a grappoli, alcune sottili come aghi, altre massicce. Curiosa è anche l’eco, che amplifica parole e risate dando vita a un sottofondo quasi teatrale.
In primavera ed estate l’apertura è quotidiana dalle prime ore del mattino fino al tardo pomeriggio o sera (vi consigliamo comunque di controllare i siti di riferimento perché l’orario può sempre cambiare), ma è bene sapere che periodi nuvolosi o piogge intense possono influire sull’esperienza visiva.
Come arrivare
La magnifica Grotta di Melissani si colloca tra Sami e Agia Efimia, lungo la costa orientale di Cefalonia. La distanza da Sami è di circa 2 chilometri verso nord-ovest, nei pressi del villaggio di Karavomilos. Provenendo da Argostoli si segue la strada costiera in direzione Sami, poi si svolta a sinistra poco prima del centro abitato seguendo indicazioni chiare. Un breve ponte e pochi metri conducono al parcheggio.
Il trasporto pubblico è disponibile durante stagione turistica, ovvero autobus KTEL con fermata a Karavomilos. Diverse agenzie organizzano escursioni giornaliere che includono anche la Grotta di Drogarati, altra cavità celebre caratterizzata da imponenti stalagmiti.
Infine, è importante sapere che uscendo all’aperto gli occhi impiegano qualche istante per riabituarsi alla luminosità ordinaria. Sensazione che rimane, anche perché è un azzurro che appartiene soltanto a questo straordinario lago sotterraneo.
Affacciata sulle acque turchesi del Mar Ionio, Gallipoli è una di quelle destinazioni che sanno conquistare fin dal primo sguardo. Nel cuore del Salento, racchiude un patrimonio di storia, arte e tradizioni che convive con il fascino irresistibile del mare: le antiche mura, i palazzi nobiliari, le chiese barocche e le spiagge dorate ne fanno un vero e proprio paradiso a cielo aperto.
Dal centro storico arroccato su un’isola collegata alla terraferma da un ponte seicentesco, alle lunghe distese di sabbia che si aprono lungo la costa, fino a candidi vicoli illuminati dal sole, profumo di salsedine e tavole imbandite di specialità, il borgo pugliese rivela un carattere autentico e vivace, una delle mete più amate, capace di offrire tutto ciò che serve per una vacanza memorabile.
Cosa vedere a Gallipoli
Il punto di partenza ideale per scoprire Gallipoli è senza dubbio il suo affascinante centro storico, un dedalo di stradine lastricate che si snoda sull’isola collegata alla terraferma da un ponte del Seicento, tra cortili nascosti, archi in pietra e case che riflettono la luce del mare.
Le vie custodiscono splendidi palazzi nobiliari che raccontano un passato prestigioso: Palazzo Tafuri, Palazzo Pirelli, Palazzo Specolizzi e Palazzo Venneri, eleganti dimore che testimoniano l’importanza commerciale e culturale di Gallipoli nei secoli passati. Passeggiando al loro cospetto si percepisce ancora l’atmosfera di una città che per lungo tempo fu un importante porto del Mediterraneo.
Tra i monumenti più significativi spicca poi la Basilica di Sant’Agata, autentico capolavoro del barocco salentino e uno dei simboli più rappresentativi: sorge sui resti di una precedente chiesa medievale distrutta nel 1126 e si distingue subito per l’imponente facciata in carparo, la pietra tipica del territorio. Le decorazioni elaborate, le nicchie con le statue dei santi e la torre civica rendono l’esterno della basilica scenografico e ricco di dettagli.
Non appena varcata la soglia, si rimane colpiti dalla maestosità della struttura a tre navate, scandite da dodici colonne doriche che convogliano lo sguardo verso l’altare maggiore. Si susseguono dodici altari barocchi finemente decorati, impreziositi da fregi, stucchi e opere pittoriche. Tra gli elementi più sorprendenti, la grande tela dedicata al Martirio di Sant’Agata, un’imponente opera che domina l’altare maggiore in un’atmosfera solenne e suggestiva.
Un’altra tappa imperdibile è il Castello Angioino Aragonese, una fortezza scenografica che sembra emergere dalle acque che la delimitano come in un abbraccio. L’attuale struttura fu costruita dagli Angioini nel XV secolo sui resti di una precedente fortificazione medievale e in seguito ampliata dagli Aragonesi nel XVI secolo per rafforzare il sistema difensivo.
iStockIl magnifico Castello Angioino Aragonese
Il castello si distingue per le possenti torri circolari e per la posizione strategica all’ingresso del centro storico. All’interno si sviluppa un intricato percorso di sale monumentali con volte a botte e a crociera, corridoi e ambienti che illustrano la storia militare cittadina. Tra gli spazi più interessanti va menzionata la Torre del Rivellino, che durante la stagione estiva si trasforma in un affascinante cinema all’aperto. Dalle mura della fortezza si apre inoltre una vista senza parti su Gallipoli e sullo Ionio, uno dei panorami più emozionanti che si possano immaginare.
Le spiagge più incantevoli
Il fascino di Gallipoli non si esaurisce certo tra monumenti e vicoli storici: il borgo è infatti celebre anche per le spiagge da sogno, che negli anni hanno contribuito a renderla una delle destinazioni balneari più amate del Salento.
Tra le località più rinomate troviamo Punta della Suina e Punta Pizzo, due autentici paradisi naturali spesso soprannominati i “Caraibi dello Ionio” per la bellezza delle loro acque cristalline e della sabbia chiara: insieme all’Isola di Sant’Andrea, fanno parte di un grande parco naturale protetto dove il mare incontaminato si alterna a pinete e tratti di macchia mediterranea. La meta ideale per trascorrere giornate di totale relax tra bagni rigeneranti e passeggiate all’ombra degli alberi, immersi nei profumi della macchia mediterranea.
iStockTutto il fascino del mare a Punta Pizzo
Anche le spiagge cittadine riservano piacevoli sorprese. Nel cuore del centro storico si trova la Spiaggia della Purità, l’unico arenile nel perimetro della città vecchia: piccola ma ineguagliabile, è particolarmente amata dagli abitanti e rappresenta uno degli scorci più fotografati di Gallipoli, con la sabbia dorata che si stende ai piedi delle mura storiche.
Lasciando il borgo antico si incontrano lunghi tratti di costa sabbiosa sia a nord che a sud della città moderna: procedendo verso sud lungo il Lungomare Galilei si raggiunge Lido San Giovanni, una spiaggia ampia e accogliente ancora all’interno del territorio comunale. Poco più avanti si apre la celebre Baia Verde, una delle zone più animate della costa, dove lidi attrezzati e tratti di spiaggia libera si alternano lungo un mare limpido e poco profondo.
A nord, invece, si estende una lunga striscia di sabbia che dalla pineta di Rivabella arriva fino a Lido Conchiglie: questo tratto di costa offre un ambiente naturale oltremodo piacevole, con ampie spiagge sabbiose e fondali trasparenti perfetti per nuotare o semplicemente rilassarsi al sole. Tra Rivabella e Gallipoli la costa assume invece un profilo più roccioso, caratterizzato da piccole calette e anfratti nascosti dove è possibile scovare angoli tranquilli e meno frequentati, un edene per chi cerca un contatto più autentico con la natura.
Dove si trova e come raggiungerla
Gallipoli si trova sulla costa occidentale della penisola salentina, in Puglia, affacciata sul Mar Ionio. La sua posizione la rende facilmente raggiungibile sia in auto sia con i mezzi pubblici.
Se arrivate dal Nord o dal Centro Italia potete percorrere l’autostrada A14 oppure la A16 fino a Bari Nord. Da qui si prosegue sulla superstrada Brindisi–Lecce fino allo svincolo della Tangenziale Ovest in direzione Gallipoli. Una volta imboccata la strada, in circa trenta chilometri si raggiungono le varie uscite.
Se provenite dalla Calabria o dalla Sicilia il percorso più semplice è seguire la SS16 fino a Taranto e poi continuare verso Brindisi con la SS7. Da qui si prosegue in direzione Lecce e infine verso Gallipoli, a circa quaranta chilometri dal capoluogo salentino.
Per gli amanti del treno, le principali città italiane come Roma, Bologna, Milano, Torino e Venezia sono collegate con Lecce tramite la rete ferroviaria nazionale. Una volta arrivati a Lecce è possibile proseguire con i treni locali o con autobus diretti che portano a Gallipoli.
Infine, se preferite viaggiare in aereo potete fare riferimento agli aeroporti di Brindisi “Papola Casale”, distante circa 80 chilometri, e di Bari “Karol Wojtyla”, a circa 194 chilometri. Da entrambi gli scali sono disponibili servizi di transfer, autobus e collegamenti ferroviari che permettono di raggiungere Gallipoli in modo comodo e veloce.
Aprile dà ufficialmente il via alle giornate più calde, alla primavera inoltrata e alla voglia di fare il bagno in spiagge da sogno. Se in Italia la temperatura inizia a diventare piacevole ma non ancora per un tuffo, all’estero le cose sono diverse. Ecco le mete migliori dove andare al mare ad aprile e godersi giornate soleggiate, bagni rigeneranti e un’atmosfera rilassante.
Lanzarote, Spagna
Lanzarote è l’isola più particolare delle Canarie, e lo si capisce subito. Il paesaggio vulcanico (quasi lunare in certi punti) contrasta in modo quasi violento con il mare che la circonda, azzurro e limpido. Il Parco Nazionale di Timanfaya è una delle cose più scenografiche che si possano vedere in Europa: lapilli, crateri, colate laviche solidificate nel Seicento. Camminare lì dentro ha qualcosa di irreale.
Le spiagge sono altrettanto particolari. Playa de Papagayo, nel sud dell’isola, è una serie di calette protette da scogliere vulcaniche: sono uno spettacolo. Playa de Famara, a nord, è più ventosa e selvaggia, frequentata soprattutto da surfisti. Ad aprile il mare è intorno ai 20 gradi, ideale per il nuoto prolungato. Il cielo è quasi sempre sereno, le temperature sono gradevoli senza essere soffocanti.
Da non perdere: le cantine della zona di La Geria, dove le viti crescono dentro buche scavate nella lava, protette da muretti a secco. Non perdete nemmeno il Jameos del Agua, caverna vulcanica trasformata in spazio culturale dall’artista César Manrique che è sicuramente uno dei posti più particolari dell’intera Spagna. La temperatura media? Si aggira attorno ai 22 gradi.
Maui, Hawaii
Voglia di un autentico paradiso? Puntate alle Hawaii: Maui vi conquisterà. Un volo intercontinentale, un fuso orario importante, un budget da gestire con attenzione. Però se si sta pensando a una vacanza al mare ad aprile che sia davvero memorabile, l’isola hawaiana ha pochi rivali al mondo. E aprile è uno dei periodi migliori: la stagione delle balene megattere è ancora in corso (fino a maggio circa), il clima è mite, le piogge sono già calate rispetto all’inverno.
Kaanapali Beach, sulla costa ovest, è la spiaggia più famosa: lunga, attrezzata, con un tramonto che giustifica da solo il viaggio. Hookipa Beach è il tempio mondiale del windsurf, sempre spettacolare anche solo da guardare. Per qualcosa di più appartato si va a Hamoa Beach, nel distretto di Hana, raggiungibile percorrendo la mitica Road to Hana, una strada che si snoda tra cascate, foreste pluviali e panorami sull’oceano.
Il mare è a 24 gradi, ci sono tartarughe marine in libertà vicino alla riva in alcune spiagge, e i tramonti sull’oceano Pacifico sono così belli da sembrare finti.
iStockLa splendida località di Maui
Rodi, Grecia
Rodi è una delle grandi isole greche, e ad aprile ha ancora quella qualità rara che le isole perdono completamente d’estate: la quiete. Il centro storico medievale (uno dei meglio conservati del Mediterraneo, patrimonio Unesco) si esplora a piedi senza essere travolti dai gruppi guidati. Le strade acciottolate, i portali veneziani, la via dei Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni.
Le spiagge più belle si trovano sulla costa ovest e sud: Faliraki, animata e attrezzata; Tsambika, con una sabbia fine e dorata; Prasonisi, all’estremità meridionale dell’isola, dove i due mari si incontrano e i kitesurfisti si danno convegno. Il mare ad aprile è circa 18 gradi: fresco ma non impossibile, e chi è abituato al Mediterraneo non avrà problemi. La luce ad aprile a Rodi è particolare, radente, quasi dorata anche nelle ore centrali della giornata.
Vale la pena anche un’escursione a Lindos, il villaggio bianco con l’acropoli in cima alla rupe che si specchia nel mare, uno dei panorami più iconici della Grecia. Ad aprile si arriva senza sudare e senza fare la fila per entrare.
iStockRodi e le splendide coste
Isola di Sal, Capo Verde
Sal è una delle isole più piatte e aride di Capo Verde. Santa Maria, al sud dell’isola, è uno di quei posti che crea dipendenza: sabbia bianca finissima, mare turchese, un’atmosfera rilassata che mescola Africa e Portogallo in modo del tutto peculiare. I capoverdiani sono ospitali con una naturalezza che non si trova ovunque.
La morna, la musica malinconica e dolcissima resa celebre da Cesária Évora, si sente ancora nei bar di Santa Maria la sera. Il vento alisei soffia quasi sempre, il che rende l’isola ideale per kitesurf e windsurf, ma tiene anche le temperature nella zona del comfort anche nelle ore più calde. Ad aprile si è fuori dalla stagione delle piogge, il cielo è stabile, il mare è caldo. Piscinas e Kite Beach sono le spiagge più frequentate dai praticanti degli sport acquatici, ma anche chi vuole semplicemente stendersi trova il suo posto.
Rispetto ad altre destinazioni tropicali, Sal è relativamente accessibile: i voli diretti dall’Italia ci sono, i prezzi non sono quelli delle Maldive. Per chi vuole il mare caldo, la sabbia bianca e qualcosa di un po’ diverso dal solito, è una scelta solida.
Agadir non è Marrakech: non ha la magia caotica della medina, i souk, quella sensazione di essere proiettati in un altro mondo. Ha un’anima più moderna dovuta anche alla recente ricostruzione post terremoto del 1960.
Ad aprile il termometro tocca i 24 gradi di media, con picchi che possono arrivare anche a 27-28 nelle giornate più calde. La spiaggia di Agadir è protetta dalla baia e il vento è meno forte che altrove sulla costa marocchina. Tafedna e Taghazout, a nord di Agadir, sono frequentate dai surfisti di tutto il mondo e hanno un’atmosfera molto più bohémien rispetto alla città principale.
Vale la pena spingersi almeno una volta verso Taroudant, a un’ora nell’entroterra; una città murata che molti chiamano la “piccola Marrakech”, meno turistica e più autentica. E il souq di Agadir stessa è un buon posto per comprare spezie, argan, ceramiche.
iStockAgadir, la località balneare del Marocco
Montego Bay, Giamaica
Montego Bay è la seconda città della Giamaica e il suo principale hub turistico: aeroporto internazionale, hotel di tutti i livelli, una strip di resort che si affaccia su un mare di un turchese inverosimile. Aprile è considerato uno dei mesi migliori per visitarla: la stagione secca è ancora in corso, il caldo è già pieno ma non ancora afoso come a luglio, e i prezzi dei resort all-inclusive sono spesso inferiori rispetto ai mesi di punta invernali.
Doctor’s Cave Beach è la spiaggia più famosa, curata e frequentata, con acque limpidissime e tutti i servizi. Burwood Beach è un po’ più defilata e meno affollata. Per chi vuole esplorare, il Blue Hole, un sistema di piscine naturali nell’entroterra di Ocho Rios, a un’ora di auto, è una delle meraviglie naturali dell’isola. Il mare a 27 gradi è praticamente una vasca da bagno, lo snorkeling attorno alle barriere coralline è tra i migliori dei Caraibi.
La Giamaica non è solo spiagge, però. È Bob Marley, è il reggae che si sente davvero nell’aria, nei bar, nelle strade la sera. È la cucina piccante e intensa, il jerk chicken cotto sulla legna, i rum di canna. È un’isola con una personalità forte, che non lascia indifferenti.
iStockMontego Bay e la splendida Doctor’s Cave Beach
Puerto Escondido, Messico
Ultima meta top per una vacanza al mare ad aprile? Puerto Escondido, una chicca in Messico. Il nome vuol dire porto nascosto, e per una volta la geografia non mente. Ex villaggio di pescatori rimasto tale nell’anima, almeno per ora: al mercato Benito Juárez si vende ancora pesce appena sbarcato, peperoncini secchi, cacao, e le cuoche preparano tlayudas con fagioli neri come se il turismo fosse una faccenda di altri.
Le spiagge sono radicalmente diverse tra loro: Zicatela è tre chilometri e mezzo di Pacifico aperto con onde da competizione internazionale bellissima da guardare, pericolosa per nuotare. Carrizalillo, raggiungibile scendendo 167 gradini scavati nella scogliera, è l’opposto: baia raccolta, acqua più calma, buona per chi vuole imparare a surfare o fare snorkeling. A pochi chilometri fuori città c’è anche la Laguna de Manialtepec, dove di notte il fitoplancton illumina l’acqua di blu elettrico; uno di quei fenomeni che sembrano inventati finché non li si vede con i propri occhi.
Ogni mese vi regaliamo il magazine di lifestyle GATE da scaricare e sfogliare. La rivista, in versione digitale, scritta in italiano e in inglese, contiene articoli di viaggi, moda, costume e attualità.
Sul numero 60 del mese di marzo 2026, vi portiamo alla scoperta di una zona poco nota e turistica della Repubblica Dominicana: Puerto Plata. Su questo lato della costa Nord dell’isola, il paesaggio è ancora quello selvaggio delle mete esotiche, dove spiagge da favola affacciate sulla barriera corallina – che grazie a un grande progetto si sta ripopolando – si alternano a foreste tropicali e a montagne ricoperte dalla fitta vegetazione, dove si coltiva il celebre caffè, tra sentieri di trekking, “saltos”, grotte da cui si estrae l’ambra e laghi incontaminati dove immergersi.
Ma trovate anche qualche consiglio per gite fuori porta, dall’Isola d’Elba alla valle olimpiaca di Anterselva fino al viaggio della vita a bordo dell’Orient Express per un evento unico al mondo.
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Immerso tra le acque turchesi del Golfo del Bengala e il Mare delle Andamane, l’arcipelago delle Andamane e Nicobare è pronto a diventare una delle mete da sogno del turismo internazionale. Lunghe spiagge dorate e bianche, incredibili barriere coralline, una lussureggiante foresta pluviale e un patrimonio storico ancora poco conosciuto rendono questo arcipelago una delle mete tropicali perfette per chi è alla ricerca di avventura, lusso, natura incontaminata e autenticità.
Sviluppo turistico sostenibile e infrastrutture da sogno
Uno dei motivi più forti per cui questo arcipelago scalerà rapidamente le preferenze dei viaggiatori di tutto il mondo è l’investimento in infrastrutture di alta qualità. Negli ultimi mesi è stato annunciato un nuovo grandissimo progetto: un hub marittimo e aereo che prevede la costruzione di un porto, un aeroporto, numerosi complessi residenziali e una centrale elettrica.
Progetti come questo non mirano solo a creare hotel di lusso, ma a coniugare comfort moderno e rispetto ambientale. L’obiettivo è chiaro: offrire esperienze di livello mondiale preservando la bellezza naturale che rende questo arcipelago unico al mondo. Strutture turistiche attente alla sostenibilità, servizi di trasporto innovativi e miglioramenti nella mobilità interna renderanno accessibili anche angoli finora poco esplorati dai viaggiatori.
Grazie a questa futura trasformazione l’arcipelago delle Andamane e Nicobare si convertirà da meta di nicchia a esperienza di viaggio capace di soddisfare honeymooner, famiglie, amanti dell’avventura e viaggiatori alla ricerca di benessere.
Natura unica e incredibile biodiversità
Oltre alle spiagge paradisiache, un altro motivo per cui visitare le Andamane e Nicobare è la straordinaria biodiversità che non si può trovare in molti altri posti al mondo.
Le isole, territorio dell’India, ospitano meravigliose foreste tropicali, mangrovie, barriere coralline, acqua cristallina, parchi nazionali e riserve marine ricche di specie uniche.
Qui si possono esplorare sentieri che attraversano foreste pluviali millenarie, ammirare specie endemiche come l’Andaman wood pigeon (uccello) e immergersi nelle acque di parchi marini che custodiscono barriere coralline e vita marina incredibilmente diversificata.
Le isole sono anche culla di meraviglie geologiche rare come il vulcano attivo di Barren Island situato nel Mare delle Andamane e i vulcani di fango di Baratang che regalano agli appassionati uno spettacolo naturale affascinante.
Oltre alle immersioni subacquee, le acque cristalline permettono anche esperienze di sea walking – camminata subacquea – e snorkeling alla portata di tutti.
iStockIsole delle Andamane
Esperienze autentiche, storiche e culturali
L’arcipelago Andamane e Nicobare offre molto di più della classica vacanza mare. Qui c’è anche un ricco patrimonio culturale e storico tutto da scoprire.
La capitale Port Blair custodisce monumenti della storia coloniale britannica come il famoso Cellular Jail – memoriale storico – dove si può assistere a suggestivi spettacoli serali di luce e suoni che raccontano il passato della lotta per l’indipendenza indiana.
Non mancano musei come il Samudrika Naval Marine Museum, che esplora aspetti della biodiversità marina e della geografia dell’arcipelago.
Chi cerca esperienze immersive potrà invece partecipare ai festival locali, visitare i mercati di artigianato con creazioni in legno, conchiglie e gustosi prodotti tipici da acquistare come souvenir, o percorrere passerelle naturalistiche come quella di Dhani Nallah fra le mangrovie, osservando da vicino le tartarughe che nidificano sulla spiaggia dove termina il camminamento.
Prima ancora che i turisti si riversassero sulle candide spiagge di Punta Cana e La Romana, è a Puerto Plata (o San Felipe de Puerto Plata) che si è sviluppato il turismo nella Repubblica Dominicana. E qui, a Nord dell’isola caraibica, il paesaggio è ancora quello selvaggio delle vere mete esotiche, dove spiagge da favola affacciate sulla barriera corallina – che grazie a un grande progetto di conservazione si sta ripopolando – si alternano a foreste tropicali e a montagne ricoperte dalla fitta vegetazione, dove si coltiva il celebre caffè che si beve in tutto il mondo e il tabacco dei famosi sigari Arturo Fuente, tra sentieri di trekking, “saltos”, grotte da cui si estrae l’ambra e laghi incontaminati dove immergersi.
Non molto diversa deve essere apparsa questa terra a Cristoforo Colombo, che approdò su questo lato dell’isola di Hispaniola o Española” (“piccola Spagna”) nel 1492, nel suo viaggio verso le Americhe e dove fondò la cittadina La Isabela, il primo insediamento europeo nel Nuovo Mondo, i cui resti sono ancora ben visibili.
Una Repubblica Dominicana decisamente meno nota e scontata rispetto alle immagini da cartolina che siamo solidi vedere, ma assolutamente autentica e meno turistica. Sono ancora pochi gli italiani che hanno iniziato a esplorare questo lembo di costa dominicana, dove sembra di fare un balzo indietro nell’epoca coloniale.
@SiViaggia - Ilaria SantiLa coloratissima Umbrella Street a Puerto Plata
Cosa fare a Puerto Plata
Per respirare l’atmosfera coloniale, a Puerto Plata si può soggiornare in una dimora storica (Casa Colonial), girare tra i vicoli stretti del centro su cui s’affacciano le case colorate in stile Vittoriano a bordo di un’auto d’epoca (con tappa obbligata a Umbrella Street per una sessione di foto e selfie e per un po’ di shopping locale di ambra e larimar), rilassarsi sulla lunga spiaggia dorata lambita dalle acque turchesi dell’Atlantico, visitare l’antico Forte di San Felipe, costruito dagli spagnoli nel 1500 per difendersi dalle invasioni dei pirati, dove oggi si tengono spesso delle mostre, bere una Presidente (la birra locale) o una Piña Colada sulla terrazza di un ristorante tipico o nella centralissima Plaza Independencia aspettando il tramonto con un bel merengue a fare da sottofondo.
@SiViaggia - Ilaria SantiCasa Colonial, un’antica dimora trasformata in hotel a Puerto Plata
Spiagge e natura a Puerto Plata
Tante anche le attività autentiche e un po’ adrenaliniche per godere della maestosa natura tropicale che si possono fare nei dintorni di Puerto Plata.
Spiagge e barriera corallina
Innanzitutto, bisogna godere delle spiagge e del mare di questa parte di costa dominicana. Le spiagge sono spesso il primo motivo che spinge un turista a fare questo viaggio. La più famosa è Playa Dorada, su cui si affaccia la maggior parte degli alberghi e dei resort. Le altre sono Playa Cambiaso, Playa Bergantín e la spettacolare Playa La Ensenada, famosa per le acque cristalline e per essere considerata una delle più spettacolari della zona. Tra i luoghi più belli dove andare a nuotare e a fare snorkeling c’è la baia di Sosúa. Qui, si possono ammirare banchi di pesci colorati e visitare la barriera corallina che si sta riformando non lontana dalla spiaggia.
@SiViaggia - Ilaria SantiLa baia di Sosúa a Puerto Plata
Questo piccolo paradiso in Terra, infatti, sta lottando per la sopravvivenza e dalla minaccia della pesca eccessiva, dell’inquinamento e dell’aumento della temperatura del mare. Per questo motivo, in questa località che vive di turismo, è stato lanciato un ambizioso progetto per contrastare le minacce immediate alle barriere coralline. La Detour Foundation organizza attività che coniugano la tutela ambientale con l’educazione. I visitatori non solo possono osservare la propagazione e il trapianto dei coralli attraverso snorkeling guidati, ma acquisiscono anche conoscenze approfondite sul fragile ecosistema sottomarino.
Charcos de Damajagua
Tra le attività da fare in mezzo alla natura tropicale ci sono sicuramente i 27 Charcos de Damajagua, tra cascate, canyon e piscine naturali immerse nella foresta. Qui si salta, si nuota, si fa canyoning e si scivola attraverso meraviglie naturali, guidati dagli esperti del Nature River Park che garantiscono la sicurezza e anche il divertimento (i bambini sotto gli otto anni non sono ammessi). Si può fare il tour completo delle 27 cascate o anche solo parziale, con un itinerario per sette e uno per 12 “saltos”. Il parco è aperto tutto l’anno; nei mesi di settembre e ottobre, per via delle forti piogge, può essere chiuso temporaneamente.
@SiViaggia - Ilaria SantiL’ultimo dei 27 Charcos de Damajagua fuori Puerto Plata
Cayo Arena
Una delle escursioni più belle da fare, tra le province di Puerto Plata e Monte Cristi, è quella sull’isola deserta di Cayo Arena, un sand bank che emerge in mezzo all’oceano dove sentirsi soli al mondo. Conosciuto anche come Cayo Paraíso, è una piccola distesa di sabbia senza palme né rocce, circondata da una barriera corallina che ricorda davvero il paradiso. Le dimensioni variano a seconda delle maree e delle condizioni meteo, il che significa che la forma può cambiare anche nel corso della giornata. Sul cayo sono state costruite delle strutture di legno e tetto di palma che offrono riparo dai raggi del sole. Le barche portano i turisti sull’isolotto dove si può prendere il sole, fare il bagno, fare un pic-nic e sentirsi dei Robinson Crusoe. La limpidezza dell’acqua permette di osservare pesci tropicali e formazioni coralline a breve distanza, senza bisogno di attrezzature subacquee sofisticate.
@Robert Michael PooleCayo Arena in Repubblica Dominicana
Storia e cultura a Puerto Plata
Puerto Plata non è solo mare, spiagge e movida. Ci sono diversi luoghi che si possono visitare e che raccontano la storia di questo territorio attraverso i suoi prodotti tipici, l’arte e la cultura.
La Isabela
Come anticipato, a Puerto Plata si trova il primo insediamento europeo nel Nuovo Mondo, La Isabela, un forte fatto costruire da Colombo in persona nel 1492. Realizzato con il legno della Santa Maria, la caravella ammiraglia della flotta delle tre navi comandata direttamente da Colombo e naufragata (non per colpa sua ma del suo timoniere) nelle acque antistanti l’isola, era presidiato da alcuni marinai che furono lasciati sull’isola. Nel giro di un anno, però, questo primo precario insediamento scomparve e nessuno venne ritrovato in vita quando Colombo vi tornò nel ’43 con molte più navi e marinai, tutti morti a causa di malattie e dei primi sanguinosi contrasti con i nativi, i Tainos. Nel secondo viaggio di Colombo, quindi, fu fondata una vera e propria colonia, La Isabela, così chiamata in onore della regina di Spagna, Isabella di Castiglia. Questo abitato, però, venne abbandonato definitivamente dopo pochi anni, quando l’headquarter venne spostato in quella che oggi è la Capitale, Santo Domingo. Della Isabela oggi sono rimasti oltre al cimitero dei marinai alcuni segni ben visibili delle costruzioni originarie.
123RFQuel che resta di La Isabela a Puerto Plata
Forte di San Felipe
La Fortaleza de San Felipe, rimasta praticamente intatta, è una storica fortezza spagnola costruita alla fine del 1500 per difendersi dai pirati e dagli invasori. Situata su una collina alla Puntilla Del Malecón, si affaccia sull’Oceano Atlantico e proteggeva l’ingresso del porto di Puerto Plata. La fortezza, circondata da vecchi cannoni puntati verso il mare, offre tour guidati ed esposizioni storiche.
Getty ImagesIl Forte San Felipe sulla spiaggia di Puerto Plata
Museo del Ámbar Dominicano
Quello dell’ambra è uno dei musei da visitare assolutamente durante un viaggio a Puerto Plata. L’ambra dominicana, infatti, è considerata tra le più preziose al mondo ed è diventata famosa nel 1993, quando uscì nelle sale il film Jurassic Park, con una scena iniziale in cui si vede l’estrazione dell’ambra. Questa gemma semipreziosa si è formata durante il Terziario e il Mesozoico ovvero tra i 25 e i 40 milioni di anni fa, quando antichi alberi di conifere producevano una linfa che fuoriusciva dai rami, in molti casi intrappolando foglie, uccelli, insetti e piccoli animali come i gechi (le pietre più rare sono proprio queste) una volta solidificata e diventata ambra. Il Museo dell’Ambra, ospitato in una bellissima dimora coloniale nel centro di Puerto Plata, comprende diverse sale espositive e una straordinaria collezione di pezzi di ogni forma e misura, contenenti piante, insetti e altri piccoli animali fossilizzati, tra cui un geco di 20 milioni di anni, perfettamente conservato. La visita del museo è guidata e l’immancabile shop è una vera tentazione.
Fabbrica del rum Macorix
Il rum non è un prodotto esclusivo della Repubblica Dominicana, in quanto viene distillato in tutti i Caraibi, ma qui si può trovare uno dei migliori, il Ron Macorix, che esiste dal 1899. Nella casa del rum si può visitare il museo, esplorare la cantina e scoprire il processo di produzione, con una degustazione conclusiva di tutte le varietà prodotte e dei cocktail che si possono preparare.
@SiViaggia - Ilaria SantiPlaza Endependencia nel centro di Puerto Plata
Fabbrica di tabacco La Aurora
Un altro prodotto famoso in Repubblica Dominicana è il sigaro e una delle fabbriche più celebri nonché la più antica del Paese è La Aurora che si trova a Santiago de los Caballeros, non lontano da Puerto Plata. Interamente fatti a mano fin dal 1903, oggi questi sigari sono esportati in tutto il mondo e sono anche molto costosi (anche 200 euro). Un tour della fabbrica è davvero istruttivo.
Fabbriche di cioccolato e piantagioni di cacao
Come il tabacco e la canna da zucchero, anche il cacao è uno dei prodotti di cui la Repubblica Dominicana può vantare una grande produzione di qualità, tanto che esiste una vera Chocolate Route che attraversa l’isola. Ma è a Nord che si concentra la maggiore produzione con le più grandi piantagioni. A La Estancia, alle porte di Puerto Plata, si trova la Del Oro Chocolate Factory con un museo che racconta la storia del cacao e il processo produttivo. A Guananico, c’è la Hacienda Cufa dove imparare tutto sul cacao e sulla sua produzione del cioccolato, mentre ad Altamira si trova la Chocolate Mountain, un progetto comunitario dove si può gustare il cacao direttamente dalla pianta.
Come arrivare a Puerto Plata
Da qualche mese, l’Aeroporto Internazionale Gregorio Luperón di Puerto Plata è raggiungibile dall’Italia con due voli settimanale dalla tedesca Condor facendo scalo a Francoforte. I voli partono da Milano tutto l’anno, da Roma, nella stagione estiva, e da maggio 2026 anche da Venezia. I prezzi sono molto contenuti: ci sono offerte a partire da meno di 200 euro a tratta.
All’estremo sud-ovest d’Europa, là dove è l’Atlantico a dettare il ritmo delle maree mentre il Mediterraneo sembra quasi un’eco lontana, si trova Portimão, recentemente inserita da Skyscanner nella lista delle mete emergenti del 2026. Siamo nell‘Algarve occidentale, su un estuario che ha modellato il destino della città: il fiume Arade entra nell’oceano con un’ansa ampia e luminosa, creando un porto naturale che per secoli ha attirato mercanti, pescatori e conquistatori.
Pur avendo oltre 50.000 residenti stabili e migliaia di visitatori all’anno, la sua anima rimane profondamente ancorata al mare e alla terra, al punto che qui si parla ancora di conserve, di reti tirate a riva e di cantieri navali. Il turismo, quindi, ha preso il posto delle fabbriche di sardine, ma senza cancellarne la memoria. E poi ci sono le scogliere ocra modellate dall’acqua salata, ben 8 chilometri di arenili che si stendono tra l’estuario di Alvor e quello dell’Arade. Del sole, poi, non ne parliamo, perché i suoi raggi si irradiano per quasi 300 giorni l’anno.
Portimão vive su due registri: da un lato il quartiere antico con piazze alberate, azulejos e chiese ricostruite dopo catastrofi naturali; dall’altro Praia da Rocha, simbolo balneare della regione, con hotel moderni, casinò e un lungomare affollato nelle sere d’estate. Tra questi poli scorre il fiume, specchio liquido che racconta la storia meglio di qualsiasi guida.
Cosa vedere a Portimão
Un’altra delle caratteristiche apprezzabili (ed effettivamente molto amate) di Portimão è che si tratta di una località a misura d’uomo. Le distanze sono contenute e la luce cambia volto agli edifici durante la giornata. La sua ricchezza, infatti, risiede nella capacità di mutare forma una curva dopo l’altra, passando da complessi archeologici industriali a spiagge che sembrano appartenere a un altro pianeta.
Ospitato in un’ex fabbrica di conserve chiamata “La Rose”, questo museo rappresenta la coscienza collettiva della città e nel 2010 ha persino ricevuto il Premio del Consiglio d’Europa nell’ambito degli European Museum of the Year Awards.
Visitandolo si ha l’opportunità di “perdersi” in sale in cui sono esposti i macchinari originali usati per inscatolare il pesce, i quali permettono di comprendere la fatica degli operai e l’importanza economica che l’industria ittica ebbe per l’intera regione dell’Algarve durante il XX secolo. Non mancano fotografie di operai e imbarcazioni tradizionali: si esce con l’odore immaginario di olio e sale ancora nelle narici.
Igreja de Nossa Senhora da Conceição
Alzando lo sguardo verso una delle colline più alte del nucleo storico, si nota l’Igreja de Nossa Senhora da Conceição, edificio di culto che subì pesanti danni durante il terremoto del 1755. Si viene accolti da un portale gotico principale, che è anche una delle poche testimonianze superstiti della struttura originale.
Varcando la sua soglia è invece automatico essere pervasi da un silenzio solenne, che aiuta a osservare con più consapevolezza il riflesso delle decorazioni dorate e i pannelli di ceramica bianca e blu che rivestono le pareti laterali.
Igreja do Colégio dos Jesuítas
Molto interessante è anche l’Igreja do Colégio dos Jesuítas, affacciata su Alameda da Praça da República. Si tratta della chiesa più grande dell’Algarve, ricostruita dopo quello che viene ricordato come il Grande Terremoto di Lisbona, e sfoggia una facciata sobria che contrasta con la monumentalità della navata interna.
Praia da Rocha
Lontana (decisamente molto) dall’essere una semplice distesa di sabbia, Praia da Rocha è un monumento geologico a cielo aperto: più di 1 chilometro di arenile dorato incorniciato da falesie stratificate color ruggine. Sono rocce sedimentarie, erose dal vento e dalla salsedine, che formano dei pinnacoli naturali e grotte nascoste che cambiano colore a seconda dell’ora.
iStockLa lunghissima Praia da Rocha
Il contrasto tra l’azzurro profondo dell’acqua e il giallo intenso delle pareti rocciose dà vita a uno scenario visivo potente. La spiaggia è ampia, con mare generalmente calmo (ma freddo) durante la stagione estiva. Campi sportivi, ristoranti, hotel e un casinò ne fanno un polo di intrattenimento.
Fortaleza de Santa Catarina
Sopra la scogliera sorge la Fortaleza de Santa Catarina, una fortificazione edificata per difendere l’imboccatura dell’Arade dagli attacchi dei pirati barbareschi.
Oggi funge da belvedere, che diventa quasi magico al tramonto: il cielo si accende di arancio e il fiume riflette la luce con tonalità metalliche.
Per chi arriva a Portimão c’è una grande certezza: qui non ci si annoia mai e, anzi, questa città del Portogallo invita all’azione. Tra le migliori attività da fare segnaliamo:
Escursione in barca lungo la costa: dal molo della Ribeirinha partono tour verso grotte marine e calette raggiungibili soltanto via mare. Le scogliere rivelano archi naturali, cavità scolpite nei millenni e pareti verticali che sembrano tagliate con il coltello.
Risalita dell’Arade fino a Silves: il fiume attraversa colline verdi e agrumeti. Silves, antica capitale moresca dell’Algarve, accoglie con un castello in arenaria rossa e una cattedrale gotica.
Degustazione di sardinha assada: nei ristoranti vicino al mercato ittico si grigliano sardine fresche su bracieri all’aperto, pesce al quale è dedicato un festival che va in scena ad agosto. Il profumo invade le strade, il pane assorbe l’olio caldo e il vino bianco locale rinfresca il palato.
Passeggiata nella zona Ribeirinha: vecchi moli pescherecci trasformati in lungofiume elegante con panchine, giardini e bar con tavolini esterni. Di fronte si scorge Ferragudo con case bianche addossate alla collina.
Giornata sulle spiagge orientali: oltre Praia da Rocha si susseguono arenili più raccolti come Praia dos Careanos, Vau, Barranco das Canas, Prainha, Três Irmãos fino alla vasta Praia de Alvor e alla laguna della Ria, importante per l’avifauna.
Lo scalo di riferimento per arrivare a Portimão è l’Aeroporto di Faro, a circa 70 chilometri di distanza. Collega la regione con Lisbona, Porto e numerose città europee tramite voli di linea e compagnie low cost. La città possiede anche una stazione ferroviaria che si trova a nord del centro e fa parte della rete regionale dell’Algarve. I treni collegano verso ovest Lagos e verso est Faro, Tavira, Vila Real de Santo António. Da Faro partono linee a lunga percorrenza per il resto del Paese.
A disposizione ci sono pure autobus che assicurano collegamenti con le principali località costiere e dell’entroterra. La rete stradale è efficiente e consente spostamenti rapidi lungo la zona occidentale. Portimão si raggiunge con facilità. Il difficile, semmai, è andarsene senza voltarsi un’ultima volta verso l’estuario.
C’è chi cerca la spiaggia perfetta e chi, invece, vuole raggiungere quella che non somiglia a nessun’altra. Quelle dove la natura sorprende e lascia senza parole. Dalle dune si sabbia alte come palazzi alle baie che brillano al buio, passando per spiagge abitate da colonie di pinguini e con sabbie rosse vulcaniche, scopriamo le meraviglie più spettacolari e uniche al mondo attraverso la nuova classifica Traveller’s Choice – Best of the Best 2026 di Tripadvisor.
Nella categoria dedicata alle spiagge “uniche nel loro genere” vengono premiati i luoghi più spettacolari e irripetibili del pianeta, scelti in base alle recensioni e alle esperienze dei viaggiatori di tutto il mondo. Al secondo posto spicca anche una perla italiana!
C’è un momento, ogni anno, in cui l’Europa smette di essere solo una mappa e diventa una promessa di sole, sabbia e giornate passate in riva al mare. È quando arrivano i Travellers’ Choice Best of the Best, i riconoscimenti che premiano l’eccellenza assoluta nel mondo dei viaggi sulla base di milioni di recensioni raccolte in dodici mesi. Meno dell’1% degli 8 milioni di profili su Tripadvisor riesce a entrare in questa élite: numeri che raccontano un filtro severissimo, dove sopravvivono solo le destinazioni che hanno fatto davvero battere il cuore ai viaggiatori.
Nel 2026, l’Europa domina la scena con spiagge che sembrano uscite da un’opera iperrealista: sabbie rosa, lagune cristalline, dune che si muovono come onde immobili. Ma non si tratta solo di immagini da cartoline, bensì di esperienze, di tramonti che fanno restare in spiaggia un’ora in più, di scogliere rosse che sembrano dipinte a mano.
Le spiagge europee più belle del 2026
Al primo posto in Europa troviamo Elafonissi Beach, a Creta: caratterizzata dalla celebre sabbia dalle sfumature rosate e da acque turchesi estremamente limpide, è una delle mete balneari più riconoscibili del Mediterraneo. Le lagune poco profonde, inoltre, la rendono adatta anche alle famiglie, mentre le aree più aperte sono ideali per nuoto e snorkeling.
iStockElafonissi, spiaggia rosa che sembra surreale
Sempre a Creta, la seconda posizione è occupata da Balos Lagoon. La laguna si distingue per fondali bassi, sabbia chiara e un paesaggio naturale di grande impatto scenografico. L’accessibilità e le acque calme la rendono particolarmente apprezzata dalle famiglie, pur mantenendo un’atmosfera che conserva tratti di autenticità.
Il Portogallo entra in classifica con Praia da Falésia, nell’Algarve. Qui il tratto distintivo è rappresentato dalle imponenti scogliere color ocra che contrastano con l’azzurro dell’oceano e l’ampio arenile e i sentieri panoramici lungo le falesie propongono esperienze diverse, tra relax balneare e passeggiate naturalistiche.
iStockTutta la meraviglia di Praia da Falésia
Dalle dune di Playa de Maspalomas alle distese selvagge di Playa de Cofete, fino a Omaha Beach, luogo simbolo dello sbarco in Normandia: le spiagge europee – tra le più belle al mondo – offrono esperienze molto diverse, capaci di unire natura, memoria e identità territoriale.
iStockLe splendide Dune di Maspalomas a Gran Canaria
Le spiagge italiane in classifica
L’Italia conferma la propria centralità nel panorama balneare europeo con quattro presenze nella top 20.
Al quarto posto si colloca Spiaggia La Pelosa, nota per le acque basse e straordinariamente limpide. La conformazione del fondale, che degrada lentamente, la rende particolarmente adatta alle famiglie. L’elevata notorietà comporta un’alta affluenza nei mesi estivi, motivo per cui è consigliabile pianificare l’accesso con anticipo.
iStockLa splendida spiaggia La Pelosa
All’ottava posizione, invece, ci spostiamo in Sicilia fino alla Spiaggia dei Conigli, frequentemente indicata tra le spiagge più belle del mondo. Oltre alla qualità dell’acqua e alla finezza della sabbia, l’area è importante dal punto di vista ambientale, essendo sito di nidificazione della tartaruga Caretta caretta.
iStockLa Spiaggia dei Conigli in Sicilia
Undicesimo posto per Spiaggia La Cinta di San Teodoro (Sardegna), lunga distesa sabbiosa affacciata su un mare turchese, apprezzata sia per il relax sia per le attività sportive, tra cui kitesurf e snorkeling.
iStockPanorama dalla spiaggia La Cinta, San Teodoro
Al 17esimo posto, sempre in Sardegna spicca Cala Mariolu, celebre per i ciottoli chiari e per l’acqua particolarmente trasparente. L’area è rinomata per la qualità dei fondali e per la ricchezza della vita marina, elementi che la rendono una delle destinazioni più apprezzate per snorkeling e immersioni nel Mediterraneo.
iStockLa splendida Cala Mariolu
Un elemento accomuna le spiagge italiane presenti in classifica: l’equilibrio tra valorizzazione turistica e tutela ambientale. Si tratta di contesti naturali di alto pregio, la cui conservazione è strettamente legata a una gestione attenta dei flussi e dei servizi in un periodo in cui l’overtourism è sempre dietro l’angolo.
La classifica completa
1. Elafonissi Beach
2. Balos Lagoon
3. Praia da Falésia
4. Spiaggia La Pelosa
5. Falassarna Beach
6. Platja de Muro
7. Paleokastritsa Beach
8. Spiaggia dei Conigli
9. Playa de Maspalomas
10. Plage de Palombaggia
11. Spiaggia La Cinta
12. Fig Tree Bay Beach
13. Horsey Beach
14. Playa de Cofete
15. Cala Comte
16. Tsambika Beach
17. Cala Mariolu
18. Omaha Beach
19. Bamburgh Beach
Scegliere le spiagge più belle del mondo è una sfida colossale, ma TripAdvisor ci prova con una classifica stilata in base a chi riceve un alto numero di recensioni e opinioni eccellenti nella sua community in un arco temporale di 12 mesi. Solitamente, dei suoi 8 milioni di profili, meno dell’1% raggiunge questo traguardo.
Il titolo Traveller’s Choice Best of the Best riconosce il più alto livello di eccellenza nel settore dei viaggi e ha dato vita a una classifica per il 2026 composta da ben 24 spiagge che spaziano dai paradisi della Grecia agli scenari idilliaci di Aruba, arrivando anche in Italia.
Siamo pronti a scommettere che se vi diciamo (o scriviamo) Singapore, le prime cose che vi vengono in mente sono vetro, acciaio, ordine impeccabile e aria condizionata (sì, spesso pure freddissima). Non avete torto, ma di certo state dimenticando qualcosa di molto importante e sorprendente: la Città del Leone nasconde anche delle isole meravigliose a non troppa distanza dal porto commerciale più trafficato del pianeta.
Anzi, a essere del tutto onesti la vera anima di questa città-stato risiede nel rapporto viscerale che ha con l’elemento liquido, in un un universo fatto di mangrovie antiche, templi sperduti e storie di pirati malesi. In totale sono 63, e per questo raccontarvele tutte è davvero difficile. Ma niente paura, perché noi di SiViaggia abbiamo selezionato per voi le migliori.
Pulau Ubin, l’ultimo soffio del passato rurale
La prima isola di Singapore di cui vi vogliamo parlare è Pulau Ubin, una sponda selvaggia in cui il tempo pare subire una brusca decelerazione (e sì, è una sorta di cortocircuito). Si trova al nord-est e si presenta come una striscia di granito che rappresenta l’ultimo “kampung” superstite, ovvero il villaggio tradizionale che un tempo caratterizzava l’intera penisola.
Da queste parti, infatti, l’architettura si spoglia di ogni pretesa di grandezza per abbracciare la semplicità delle palafitte in legno e dei tetti in lamiera ondulata. Il territorio si percorre tramite strade sterrate che si snodano tra palme da cocco e vecchie cave di pietra che però, ormai, sono colme d’acqua piovana e quindi trasformate in laghi artificiali dai toni smeraldo.
Dalla modernità sfrenata, quindi, si passa a una zona che regala la sensazione di abitare un‘epoca precedente al boom economico degli anni Settanta, e proprio dove non ce lo si aspetterebbe mai.
St John’s Island, da confino sanitario a paradiso naturale
Parte delle Southern Islands, l’isola di St John emerge dal mare con una compostezza quasi britannica. Chi ci arriva si trova al cospetto di sentieri curati, edifici bassi e vecchi moli che parlano di arrivi definitivi e partenze cariche di paura. E infatti la sua storia è piuttosto complessa: durante il XIX secolo, fungeva da stazione di quarantena per i migranti che giungevano dall’Asia carichi di sogni ma spesso affetti da malattie infettive. Successivamente, le medesime strutture ospitarono centri di riabilitazione, conferendo al luogo un’aura di isolamento quasi mistico.
Oggi, invece, St John’s ospita il National Marine Laboratory, cuore scientifico dedicato allo studio degli ecosistemi marini. Attorno si sviluppano lagune tranquille, alberi maturi e pavoni che attraversano i vialetti con un’aria proprietaria. Il mare è spettacolare, in quanto assume tonalità smeraldo vicino alla riva, segno di fondali bassi e sabbiosi. Ma sapete qual è l’aspetto in assoluto più sorprendente? Il silenzio, soprattutto se si alza lo sguardo verso la linea lontana della città.
Prima di diventare il distretto del divertimento che tutti conoscono, questa terra era chiamata Pulau Blakang Mati, che tradotto letteralmente vuol dire “l’isola della morte dietro”. No, non è un nome invitante, ma si pensa che sia dovuto a epidemie o atti di pirateria che in un passato ormai remoto infestavano la zona.
Durante la seconda guerra mondiale, le truppe britanniche eressero Fort Siloso per difendere il porto dalle invasioni marittime e ancora adesso è possibile esplorarne i tunnel sotterranei, i bunker e le enormi postazioni di artiglieria che puntano verso il largo. Di particolare interesse è che l’architettura militare si fonde ormai con resort di lusso e parchi tematici, dando vita a un contrasto stridente tra il grigio del cemento bellico e i colori sgargianti delle attrazioni moderne.
Sebbene l’intervento umano sia stato massiccio, le spiagge artificiali di Palawan e Tanjong conservano un fascino tropicale grazie al sapiente posizionamento di palme e isolotti rocciosi raggiungibili a nuoto o tramite ponte pedonale.
iStockLa bellissima Sentosa dall’alto
Sisters’ Islands, le custodi della biodiversità sommersa
Stando alla leggenda, due sorelle annegarono durante una tempesta da queste parti e, volendo a tutti i costi restare unite, diedero origine a due isolotti gemelli. Non possiamo avere la certezza che sia andata davvero così, ma ciò su cui non ci sono dubbi è che le correnti che circondano queste due piccole gemme sono note per la loro intensità.
Vi basti pensare che attualmente l’area costituisce il primo parco marino nazionale del Paese, con barriere coralline che si sviluppano sotto la superficie con oltre 250 specie di coralli duri e una moltitudine di pesci dai colori psichedelici. Non mancano labirinti negli abissi popolati da cavallucci marini e rari squali tappeto. La tutela governativa rigorosa assicura che questo patrimonio genetico resti protetto dall’inquinamento, regalando uno spaccato autentico della ricchezza originaria dei mari del sud-est asiatico.
La straordinaria Lazarus Island appare all’improvviso in quanto collegata a St John’s da una lingua asfaltata esposta al sole e al riflesso del catrame. Alle spalle, dunque, restano edifici e sentieri ordinati, mentre davanti si apre una spiaggia che sembra appartenere a un altro Paese (forse persino a un altro oceano).
La sabbia si distingue per avere una grana fine e per essere accarezzata da un’acqua che vira dal turchese al blu intenso nel giro di pochi metri. Per quanto riguarda le costruzioni, invece, qui nessuno sa cosa siano: nel territorio ci sono principalmente palme, vegetazione costiera e cielo aperto. Il cemento è davvero pochissimo. Quest’isola è un segreto ben custodito dagli abitanti locali che preferiscono la pace delle sue preziose rive al caos dei parchi cittadini.
Kusu Island, il santuario della tartaruga millenaria
Le leggende del posto narrano di una tartaruga gigante trasformata in isola per salvare due naufraghi, un malese e un cinese. Il suo nome oggi è Kusu Island, e la narrazione mitica delle sue origini si riflette perfettamente nella dualità culturale del sito. Da un lato sorge il tempio taoista Tua Pek Kong, costruito nel 1923, meta di pellegrinaggio durante il nono mese del calendario lunare. Dall’altro, tre santuari malesi dedicati a figure sacre islamiche, raggiungibili tramite una lunga scalinata che attraversa la collina centrale.
Il contrasto tra i due stili architettonici evidenzia l’armonia religiosa tipica di questa nazione, che rende questo lembo di terra un posto che trasmette una dimensione spirituale concreta, vissuta e priva di teatralità. Alcune tartarughe marine sono ancora presenti, onorate dai visitatori che lasciano piccoli doni in segno di gratitudine.
Situata sulla costa mediterranea dell’Egitto, a circa 100 chilometri da Alessandria, la località di El Alamein è passata dall’essere il teatro di una delle battaglie più decisive della Seconda Guerra Mondiale a diventare oggi il fulcro moderno della nuova “Riviera Egiziana”. Per decenni quasi invisibile agli occhi del turismo globale (quando pensiamo all’Egitto, la nostra mente vira subito verso mete come Il Cairo), si caratterizza per il contrasto tra i memoriali bellici e le spiagge di sabbia bianca finissima e acque cristalline che oggi ospitano resort esclusivi e modernità architettonica.
Passato e presente si incontrano, offrendo un’esperienza diversa dall’Egitto delle piramidi. E, se siete curiosi di scoprirla, potrete approfittare dei nuovi voli proposti da Air Cairo per il 2026.
Nuovi voli dall’Italia a El Alamein
Air Cairo ha annunciato un programma che prevede ben 1.500 voli complessivi, consolidando il ponte aereo tra i principali scali italiani, tra cui Milano Malpensa, Roma Fiumicino, Napoli e Catania, e le mete più famose dell’Egitto, come Sharm el Sheikh, Luxor e Il Cairo, ma non solo.
La vera novità per i viaggiatori italiani è il debutto ufficiale di El Alamein nella programmazione estiva. Per la prima volta, questa destinazione emergente sarà accessibile con collegamenti diretti grazie a due frequenze settimanali in partenza dagli aeroporti di Milano e Catania. Il servizio, operativo da giugno fino a metà settembre, apre le porte a un nuovo modo di vivere l’Egitto: una rotta che unisce la comodità del volo diretto alla scoperta di una costa ancora poco battuta dal turismo di massa.
Cosa vedere a El Alamein
Come trascorrere un viaggio a El Alamein? La cittadina è indissolubilmente legata alla Seconda Guerra Mondiale perché qui, nel 1942, si consumò una delle battaglie più cruente della storia, un punto di svolta che vide l’Ottava Armata britannica prevalere sulle truppe di Rommel. Ecco perché uno dei luoghi più visitati è il Commonwealth War Cemetery, progettato da Hubert Worthington per resistere all’erosione del deserto. Qui riposano oltre 7.000 soldati, mentre il Memoriale di Alamein onora gli 11.866 dispersi le cui spoglie non sono mai state identificate. Camminare tra queste file di pietre bianche sotto il sole egiziano è un’esperienza particolarmente emotiva.
Tuttavia, El Alamein sta oggi rivelando il suo “secondo mondo”: quello di una natura incontaminata e di uno svago raffinato. Le sue spiagge bianche, bagnate da acque turchesi, offrono un rifugio tranquillo lontano dal caos commerciale. Per chi cerca il lusso, la vicina Marina El-Alamein rappresenta il volto moderno della regione, con resort eleganti, boutique e una vivace vita notturna.
Gli amanti dell’avventura possono avventurarsi nel deserto per un safari in 4×4 o praticare sport acquatici lungo la costa. Inoltre, la posizione strategica permette una gita fuori porta ad Alessandria: a breve distanza, potrete ammirare la Biblioteca, le Catacombe di Kom El Shoqafa e la Cittadella di Qaitbay. El Alamein si conferma così una meta duale da valutare per i vostri viaggi nel 2026, capace di offrire la profondità della storia e il rigenerante abbraccio del Mediterraneo.
Quando si parla di Capo Verde, l’immaginario comune corre subito a meravigliose spiagge di sabbia finissima sulle quali si adagiano le spumose onde di un mare cristallino. È un quadro che corrisponde soltanto parzialmente alla realtà dei fatti: effettivamente alcune isole dell’arcipelago al largo del Senegal offrono questo tipo di panorama, in particolare Sal e Boa Vista.
Capo Verde però è molto di più: le sue dieci isole sono varie e differenti, capaci di offrire al viaggiatore che le visiti tanti tipi di esperienze diverse. Tra le più gettonate dal turismo occidentale, eppure ancora poco frequentate dagli italiani, ci sono São Vicente e Santo Antão, le due isole all’estremo nord-ovest dell’arcipelago. Separate da uno stretto braccio di mare, sono tanto legate quanto diverse tra loro: l’una ospita la città più vivace, interessante e culturalmente frizzante del Paese, l’altra è un meraviglioso scrigno di gioielli naturalistici, particolarmente apprezzata per i suoi percorsi escursionistici montani.
São Vicente: Mindelo e non solo
São Vicente è una delle isole più piccole dell’arcipelago, eppure ospita la seconda città per popolazione e dimensioni, ma soprattutto la più importante del paese per quanto riguarda vita e cultura.
Si tratta di Mindelo, nido di circa 70mila degli 80mila abitanti dell’isola. Città che deve le sue antiche fortune al suo porto naturale e ai magazzini di carbone della Compagnia delle Indie orientali, è il luogo dove la cultura capoverdiana è fiorita.
Merito dei poeti, degli artisti e degli intellettuali riuniti attorno alla rivista Claridade, capace di gettare le fondamenta dell’identità creola negli Anni Trenta. Merito della fama internazionale acquisita da Cesária Évora, celeberrima cantante capoverdiana (e mindelense) divenuta famosa esportando in tutto il mondo la morna, uno dei generi musicali tipici del paese. Merito, infine, del famosissimo carnevale che si celebra qui, secondo solo a quello brasiliano di cui ricalca lo stile e l’estetica, tra ballerine piumate, costumi coloratissimi e musica senza sosta.
Mindelo al tramonto
Mindelo brulica nei suoi diversi quartieri: gli alberghi inerpicati sulla collina a nord-est della città, con grandi terrazze panoramiche che offrono splendide viste del porto e della vicina isola di Santo Antão; il lungomare con le sue innumerevoli imbarcazioni attraccate nel golfo, la replica della Torre di Belém di Lisbona e il murale dedicato a Cesária Évora, realizzato scalpellando l’intonaco di un vecchio edificio; la Praia da Laginha, la spiaggia urbana circondata da locali alla moda; il colorato mercato municipale e il Palazzo del Popolo, sede dell’amministrazione, rappresentano il centro della città, tra edifici coloniali trasformati in ristoranti e caffè.
Lorenzo CalamaiIl murale di Cesaria Evora a Mindelo
L’isola di São Vicente non si limita però al suo capoluogo. A est la località marittima di Baia das Gatas ospita ogni anno il più importante festival musicale del paese. Dirigendosi verso sud, dove si trova la cittadina di Calhau, alcune ampissime spiagge si aprono sull’indomabile oceano. La spiaggia più bella dove fare il bagno, però, è quella poco più a sud dell’aeroporto, a São Pedro: una grande distesa di sabbia gialla e nera e un mare azzurro rendono speciale questo margine dell’isola, dove si può anche immergersi e nuotare in mezzo alle tartarughe.
Un luogo speciale di São Vicente, infine, è il Monte Verde, il rilievo più alto dell’isola con i suoi 744 metri. Dalla vetta, facilmente raggiungibile, si gode di un panorama eccezionale su Mindelo e Santo Antão.
Santo Antão: trekking e paesaggi unici
Seconda isola più grande di Capo Verde, Santo Antão è un vero e proprio paradiso per gli amanti della natura e della montagna. Non per niente è detta anche la ilha das montanhas, l’isola delle montagne.
Non montagne qualsiasi: i suoi impervi rilievi, di origine vulcanica, hanno forme aguzze e improbabili, esposte da millenni all’erosione dei venti che spirano sull’Atlantico.
L’isola è sostanzialmente divisa in due parti: quella occidentale è arida, quasi desertica, malgrado ospiti il Tope de Coroa, la montagna più alta a 1979 metri di altitudine; quella nord-orientale è invece molto verde, caratterizzata dall’alternarsi di rilievi e profondissimi valloni scavati nel corso del tempo dai principali corsi d’acqua dell’isola.
Lorenzo CalamaiCime aguzze, natura verde e oceano: l’essenza di Santo Antao
Proprio la parte settentrionale e orientale è la destinazione della maggior parte dei visitatori che giungono sull’isola, intenzionati a godere delle splendide escursioni che si possono intraprendere. I trekking più noti sono quelli che scendono lungo la Valle di Paùl: si parte da circa 1400 metri sul livello del mare, in corrispondenza di un rigoglioso cratere vulcanico, e si scende attraversando un’area verdissima caratterizzata da impervi terrazzamenti, dove si coltiva la canna da zucchero, e panorami eccezionali su rilievi dalle forme surrealiste e sull’oceano in lontananza.
Un altro percorso molto gettonato è l’escursione costiera che parte da Cruzinha, un piccolo villaggio di pescatori nel nord dell’isola, e porta fino a Ponta do Sol, cittadina nota per i suoi romantici tramonti sul mare. L’escursione si snoda con l’oceano da un lato e le montagne dall’altro, regalando scorci che lasciano senza fiato, fino a passare dal villaggio di Fontainhas, premiato a livello internazionale per i suoi panorami eccezionali.
iStockVeduta di una valle di Santo Antao
Come arrivare e quando andare a São Vicente e Santo Antão
Uno dei 47 stati insulari esistenti, Capo Verde sorge su un arcipelago di una decina di isole di origine vulcanica, più vari isolotti e scogli, a circa 450 chilometri dalla costa occidentale africana, di fronte al Senegal. Le sue isole si dividono in due gruppi: quelle di Sotavento, ovvero quelle meridionali, sono quattro; quelle di Barlavento, il gruppo settentrionale, sono sei. Di quest’ultimo gruppo fanno parte le più note Sal e Boa Vista, ma anche São Vicente e Santo Antão.
Lorenzo CalamaiPanorama da Santo Antao sull’isola di Sao Vicente
Liberatosi nel 1975 dal potere coloniale portoghese, Capo Verde ha conservato la lingua lusitana come proprio idioma ufficiale, anche se la popolazione parla comunemente il kriol, il creolo locale, una sorta di portoghese semplificato e influenzato da altre lingue africane. Il turismo, primo settore industriale del paese, ha portato anche alla diffusione di altre lingue europee. A São Vicente e Santo Antão, ad esempio, molte persone parlano francese, mentre l’inglese è meno diffuso.
São Vicente è servita dall’aeroporto Cesária Évora di Mindelo, che riceve voli internazionali principalmente da Lisbona e da Parigi e voli interni provenienti da Sal e Santiago, le due isole su cui si concentra la maggior parte delle rotte internazionali dirette a Capo Verde.
Santo Antão invece si raggiunge solo via mare: due compagnie di navigazione compiono più volte al giorno lo stretto braccio di mare che separa Mindelo da Porto Novo, la città principale dell’isola. Il viaggio in traghetto dura poco meno di un’ora.
São Vicente e Santo Antão hanno un clima tropicale: la temperatura media rimane piuttosto costante durante l’anno, con le massime che difficilmente superano i 30°C e le minime che non scendono quasi mai sotto i 17°C. L’inverno italiano, e in particolare i mesi di gennaio e febbraio, sono quelli ideali per visitare le due isole: siamo all’inizio della stagione secca, con cumulati di pioggia praticamente nulli ma al tempo stesso con una vegetazione verde e rigogliosa che impreziosisce la bellezza naturalistica delle isole.
Ogni mese vi regaliamo il magazine di lifestyle GATE da scaricare e sfogliare. La rivista, in versione digitale, scritta in italiano e in inglese, contiene articoli di viaggi, ma anche di moda, costume e attualità.
A pagina 36 del numero 58 del mese di gennaio 2026 trovate il nostro nuovo articolo dedicato all’isola più esotica dell’Oceano Indiano: Mauritius. Questa è l’isola più indicata per chi sogna la luce, la quiete e panorami che restano impressi a lungo nella mente. Ogni spiaggia racconta una storia diversa. E un nuovo volo diretto dall’Italia rende questo sogno realtà.
Ma vi diamo anche alcune idee fuori rotta per trascorrere una giornata o un weekend in giro per l’Italia, dormendo in un faro, sciando sulle piste olimpiche o visitando l’ultima novità nella Valle dei Templi.
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La Thailandia non ha bisogno di troppe presentazioni: è celebre per le sue mete più frequentate come Phuket, Koh Samui e Koh Tao, ma forse in non molti sanno che ci sono anche scorci meno noti che rivelano l’essenza autentica del Paese. Koh Phayam, situata nel Mare delle Andamane a poche decine di chilometri dal confine con il Myanmar, appartiene a questo gruppo di isole tranquille e ancora lontane dall’invasione turistica.
Con una lunghezza di 10 chilometri e una larghezza di 5, ospita circa 500 abitanti che conducono una vita semplice, tra pesca, coltivazioni di anacardi, palme da cocco e alberi della gomma. L’assenza di catene commerciali e di infrastrutture moderne accentua il senso di isolamento e permette di apprezzare un ritmo lento, scandito dai suoni del mare, dalla fauna locale e dalle attività di tutti i giorni della popolazione.
L’isola non possiede aeroporto né strade asfaltate di rilievo e questo la rende un posto dove il tempo sembra scorrere diversamente (ma anche uno di quei luoghi da vivere almeno una volta nella vita).
Cosa vedere a Koh Phayam
Il villaggio principale dell’isola rappresenta il cuore pulsante di Koh Phayam. La maggior parte degli abitanti vive di pesca e agricoltura, mentre altri gestiscono bar e piccoli ristoranti. Alcuni locali offrono frullati freschi di frutta tropicale e piatti tipici cucinati secondo ricette tradizionali.
Poco distante dal centro si trova il Wat Koh Phayam, ovvero l’unico tempio presente sull’isola che è costituito da due edifici distinti collegati da un ponticello che attraversa il mare. La struttura riflette influenze thailandesi e birmane, con una grande statua dorata di Buddha in piedi e ambienti interni riservati alla preghiera. Osservare in silenzio le decorazioni, le porte del santuario e i piccoli dettagli scolpiti nelle colonne aiuta a comprendere la spiritualità locale e ad apprezzare la combinazione di arte e religione nella vita quotidiana.
Spostandosi all’interno del territorio, le strade strette e sterrate conducono attraverso piantagioni di gomma e anacardi, in cui la vegetazione rigogliosa muta nella casa di scimmie, uccelli tropicali come gli hornbill e altri animali selvatici. Queste aree interne fanno sì che si possa osservare la fauna lontano dai percorsi turistici principali, rendendo ogni visita un’esperienza di scoperta. I piccoli sentieri conducono inoltre verso punti panoramici dall’alto dei quali è possibile ammirare l’intero territorio, comprese le baie e la foresta circostante.
Le spiagge più belle
Ma passiamo subito al sodo: quali sono le spiagge più suggestive di questo prezioso (e sottovalutato) fazzoletto di terra thailandese? La prima cosa che c’è da sapere è che la costa occidentale di Koh Phayam racchiude le distese di sabbia più scenografiche. Ao Yai, la baia più estesa, misura circa 3 chilometri ed è caratterizzata da sabbia fine e mare trasparente. La sua conformazione permette di praticare surf, kayak e attività ricreative legate al mare, oltre a osservare tramonti spettacolari con le ombre lunghe degli alberi di mangrovie.
Ao Khao Kwai (nota anche come Buffalo Bay) prende il nome dalla forma simile alle corna di un bufalo. La parte settentrionale si distingue per la presenza di sabbia dorata e profondità costante, mentre la zona centrale è la culla di scogliere e piccole formazioni rocciose. Una foresta di mangrovie delimita la baia verso ovest, abitata da macachi e da uccelli esotici. La presenza dell’ “Hippy Bar”, locale costruito interamente in legno a forma di nave pirata, aggiunge un tocco di carattere alla spiaggia, permettendo di gustare bevande mentre il sole tramonta direttamente sull’Oceano.
C’è poi la straordinaria Heaven Beach che è celebre per il suo piccolo bar con la sagoma di un’imbarcazioe che si affaccia sul mare, con ponti in legno e strutture semplici in cui il riflesso dell’acqua dà vita a un’atmosfera magica. Ao Kwang Peeb si erge invece all’estremo nord ed è raggiungibile tramite un sentiero sterrato immerso nella giungla. Non a caso, il suo soprannome è Monkey Bay proprio per la presenza di scimmie che vivono nei pressi della vegetazione circostante. Qui il silenzio e la solitudine rendono l’esperienza unica, con scorci naturali che rimandano a un mondo incontaminato.
Infine Aow Mae Mai che rappresenta il fulcro logistico dell’isola, con molo, ristoranti e qualche struttura ricettiva. Pur essendo più frequentata, consente di posare lo sguardo sulla quotidianità dei residenti e di comprendere l’equilibrio tra turismo e vita locale. L’insieme delle spiagge occidentali mostra un mosaico di paesaggi diversi, dalla sabbia bianca e finissima agli scorci rocciosi, passando per le foreste di mangrovie che si allungano fino al mare.
Il viaggio verso Koh Phayam richiede un minimo di organizzazione. Il primo passo da fare consiste nel raggiungere la città di Ranong, servita da voli giornalieri da Bangkok e collegamenti in autobus da altre località della Thailandia meridionale. Dalla stazione degli autobus o dall’aeroporto, un taxi condiviso conduce al porto cittadino. Da qui partono traghetti lenti, con due corse quotidiane di circa due ore, e motoscafi più rapidi che in meno di un’ora consentono di approdare sull’isola. La scelta dipende dal periodo e dalla disponibilità dei servizi, maggiormente frequenti da novembre ad aprile, stagione in cui i venti monsonici sono più deboli e le acque più tranquille.
Una volta arrivati il mezzo più pratico per esplorare il territorio consiste nello scooter a noleggio, mentre le biciclette rappresentano un’alternativa lenta ma piacevole per osservare dettagli naturali e architettonici. Le poche strade asfaltate consento di passare tra villaggi e spiagge principali, ma molti angoli rimangono raggiungibili solo tramite sentieri sterrati.
iStockVeduta di Koh Phayam
Il periodo migliore coincide con la stagione secca (novembre – aprile), ovvero quando il cielo terso e la visibilità sott’acqua elevata favoriscono immersioni e snorkeling tra barriere coralline ricche di pesci colorati. Durante i mesi di monsone (maggio – ottobre) le piogge rendono alcune strade difficilmente percorribili, ma la natura appare rigogliosa e spettacolare.
Koh Phayam rappresenta una Thailandia differente, lontana dalle folle e dai ritmi frenetici e con una rete naturale di spiagge, giungla e comunità locali grazie a cui scoprire la cultura autentica e i paesaggi incontaminati. Chi approda su quest’isola, quindi, riesce a sperimentare un equilibrio tra mare, foreste e vita semplice.
Nel cuore della Costa Azzurra, affacciato sulle acque cristalline del Mediterraneo, il Principato di Monaco si erge come un gioiello di eleganza. Questo piccolo stato, incastonato tra la Francia e il mare, è di certo la quintessenza dello stile di vita glamour, dove ogni esperienza diventa un’occasione per celebrare l’arte del buon vivere. Dalle esperienze gastronomiche stellate ai centri benessere più esclusivi, dalle spiagge dorate alle notti indimenticabili, Monaco è il luogo dove il sole splende sempre.
Un viaggio nei sapori, la gastronomia di Monaco
La scena culinaria monegasca è un vero e proprio tempio della gastronomia internazionale, dove chef stellati creano esperienze culinarie indimenticabili. Il Principato vanta una concentrazione straordinaria di 13 stelle Michelin distribuite su 8 ristoranti, rendendo ogni pasto un’occasione speciale.
L’eccellenza della cucina stellata
Le Louis XV – Alain Ducasse all’Hôtel de Paris Monte-Carlo è il pinnacolo dell’alta cucina, con le sue tre stelle Michelin che celebrano la ricchezza dei sapori mediterranei reinterpretati con maestria. Il ristorante Pavyllon Monte-Carlo, guidato da Yannick Alléno, dispone invece di un’esperienza gastronomica stellata con una magnifica terrazza che si affaccia sul Porto Hercule. Da non perdere, inoltre, l’Ambassadeurs by Christophe Cussac Métropole, R – La Table d’Antonio Salvatore.
All’Hôtel Métropole Monte-Carlo, lo chef Christophe Cussac invita gli ospiti a vivere un’esperienza culinaria tra convivialità e raffinatezza. Les Ambassadeurs by Christophe Cussac rappresenta il ritorno di un nome leggendario: negli anni ’20, l’hotel aveva inaugurato il ristorante Les Ambassadeurs, diventato rapidamente un punto di riferimento della gastronomia francese per la clientela monegasca e internazionale. Oggi, questo luogo storico rivive in una veste contemporanea, dove la cucina moderna e creativa celebra i sapori mediterranei con un approccio nuovo. L’ambiente progettato da Jacques Garcia crea un’atmosfera accogliente e intima, ideale per momenti di condivisione dove riscoprire l’essenza della cucina del Mediterraneo reinterpretata con sensibilità contemporanea.
R – La Table d’Antonio Salvatore è l’espressione completa della visione personale di uno chef che ha saputo creare un’identità culinaria unica, dando vita a quello che lui stesso definisce stile “neo-monegasco”: una sintesi raffinata tra l’autenticità della cucina italiana e l’eleganza della tradizione francese. Questo approccio innovativo è il frutto di un percorso di vita straordinario, costruito a partire dalle sue radici italiane e a cui si aggiungono i numerosi viaggi attraverso i continenti e la lunga esperienza nel Principato, in particolare presso il celebre Le Rampoldi. Nel suo ristorante, tutta la sua inventiva e maestria trovano piena espressione, regalando agli ospiti piatti dove la tecnica impeccabile si mescola con una creatività che attinge da due grandi tradizioni gastronomiche europee.
Il Blue Bay di Marcel Ravin al Monte-Carlo Bay Hotel & Resort attira con la sua cucina fusion caraibico-mediterranea, mentre l’Elsa, propone una filosofia culinaria sostenibile senza rinunciare all’eccellenza.
@BenjaminVergelyMonte-Carlo Bay Hotel Resort
La magia della Cucina mediterranea
La cucina mediterranea trova a Monaco una delle sue espressioni più raffinate. I sapori del mare, l’olio d’oliva, le erbe aromatiche e i prodotti freschi della Provenza e della vicina Liguria si incontrano in una celebrazione della tradizione culinaria della Costa Azzurra. Ristoranti come L’Hirondelle della Spa Thermes Marins Monte-Carlo propongono una cucina mediterranea salutare con specialità di pesce, mentre il Deck al Monte-Carlo Beach dispone di menu di stagione golosi in un’atmosfera chic e rilassata, con vista sulla piscina olimpionica.
Il Tavolo del Columbus Hotel Monte-Carlo, poi, rispecchia la filosofia contemporanea della cucina sostenibile. La sua magnifica terrazza si affaccia sul Roseto della Principessa Grace, creando un’ambientazione romantica e suggestiva dove ogni pasto diventa un’esperienza da ricordare. La proposta culinaria cambia con le stagioni, seguendo il ritmo naturale dei prodotti locali: il menu celebra i sapori del Mediterraneo attraverso piatti che valorizzano ingredienti freschi e di provenienza locale, selezionati con cura secondo la disponibilità stagionale. Forte è l’impegno per la sostenibilità ambientale, con il riconoscimento ufficiale del Governo di Monaco attraverso il prestigioso marchio “Restaurant Engagé”.
Anche l’elegante Em Sherif Monte-Carlo, aperto in estate e in primavera, celebra la cultura mediterranea attraverso i sapori della cucina libanese, in un ambiente caloroso con vista sul mare.
Esperienze culinarie uniche
Monaco è inoltre teatro di esperienze gastronomiche internazionali di altissimo livello. Il NOBU Monaco porta la fusione tra cucina giapponese e peruviana, con i suoi piatti iconici serviti su una terrazza con vista panoramica sul mare. Il COYA Monte-Carlo, aperto in primavera e in estate, trasporta gli ospiti in un viaggio nei sapori del Perù. A pochi passi dalla leggendaria Place du Casino, GAIA è un’oasi dove l’anima greca s’intreccia con la raffinatezza monegasca. Questo ristorante crea un rifugio intimo e sofisticato, dove la tradizione ellenica si esprime attraverso un’eleganza senza tempo. L’esperienza a GAIA è plasmata dall’essenza stessa del Mediterraneo: il calore dell’accoglienza greca, le sue specialità e quel ritmo di vita rilassato che caratterizza le isole dell’Egeo.
Per chi desidera un viaggio culinario verso il Nord Europa, Smakelijk! – situato all’interno del Le Méridien Beach Plaza – rappresenta una novità assoluta perché si tratta della prima brasserie belga del Principato. In un’atmosfera calda e conviviale che richiama l’ospitalità tipica delle Fiandre, questo locale propone una vera esperienza culinaria belga, portando a Monaco le specialità tradizionali di questa ricca tradizione gastronomica. Dal comfort food alle ricette più elaborate, ogni piatto racconta la diversità regionale del Belgio in un ambiente accogliente dove la convivialità è protagonista.
Sul tetto dell’Hotel Fairmont di Monaco si trova Amù, una perla della ristorazione che celebra le eccellenze culinarie della Riviera attraverso un dialogo perfetto tra le tradizioni enogastronomiche d’Italia e di Francia. Il nome del locale, che nella lingua monegasca significa “amore”, rende omaggio al Principato e alle sue radici culturali, incarnando lo spirito sentimentale di questo angolo di Mediterraneo. Ogni creazione culinaria racconta una storia, un percorso sensoriale tra i gusti e le maestrie che caratterizzano la Costa Azzurra e l’universo mediterraneo.
Per chi cerca un’esperienza British con tocchi mediterranei, il Marlow nel nuovo quartiere Mareterra propone una cucina che fonde eleganza britannica e dolcezza mediterranea, aperto dalla colazione fino a tarda sera in un ambiente eccentrico firmato dall’architetto Hugo Toro.
Il paradiso del benessere, spa e relax
Monaco è una destinazione di riferimento per chi cerca momenti di puro relax e rigenerazione. Il Principato ospita alcune delle spa più esclusive e all’avanguardia d’Europa, dove il benessere diventa un’arte.
Thermes Marins, un’oasi di lusso
Con i suoi 6600 metri quadrati dedicati al benessere, fitness e salute preventiva, le Thermes Marins sono un’istituzione nel mondo del wellness di lusso. Questo centro eccezionale, situato di fronte al Mediterraneo, combina innovazione tecnologica e savoir-faire tradizionale. La piscina riscaldata con vista a strapiombo sul mare, la vasca idromassaggio esterna che si affaccia sul Porto e sulla Rocca, il solarium, l’hammam e la sauna creano un percorso benessere completo.
L’équipe multidisciplinare di esperti valuta ogni esigenza e risponde con protocolli personalizzati per bellezza, snellezza, anti-età e performance fisica. Le attrezzature ultra perfezionate di ultima generazione consentono trattamenti all’avanguardia in un ambiente dove ogni dettaglio è pensato per il massimo comfort.
Spa Clarins & myBlend
La nuovissima Spa Clarins & myBlend al Monte-Carlo Bay Hotel & Resort è un’eccellenza nei trattamenti di bellezza. Questo centro benessere di nuova generazione dispone di un approccio olistico, con trattamenti per viso e corpo personalizzati in base alle esigenze individuali. L’ambiente privilegiato di fronte al mare, l’architettura contemporanea con materiali nobili e la luce naturale creano un’atmosfera perfetta per il relax.
I protocolli di cura della pelle combinano tecniche esperte con formule botaniche, frutto del know-how Clarins nella cosmesi a base di estratti vegetali. Gli ospiti possono anche godere delle strutture esclusive del resort: la piscina interna immersa nella luce, la piscina esterna con vista mare e la laguna unica in Europa con fondo sabbioso naturale.
Altri centri benessere
Nel cuore della Riviera, la Spa Métropole by Guerlain è l’incontro perfetto tra due leggende del lusso europeo. Da una parte l’Hôtel Métropole Monte-Carlo, simbolo dell’eleganza della Costa Azzurra e custode di un’arte del vivere raffinata. Dall’altra Guerlain, la storica maison parigina nata nel 1828, che da quasi due secoli definisce gli standard nell’universo della bellezza, della profumeria e della cura della pelle. Questa alleanza ha dato vita a un vero e proprio santuario del benessere,
Le dieci sale trattamenti luminose ospitano i rituali esclusivi Guerlain. Tra i trattamenti di punta spicca l’Ultimate Black Orchid, un protocollo anti-età che sfrutta le straordinarie proprietà rigenerative dell’orchidea nera per ringiovanire e illuminare la pelle.
La Spa propone inoltre tre rituali creati esclusivamente per il Métropole: Monaco Glow risveglia la luminosità naturale dell’incarnato e riattiva l’energia vitale; Puissance du Rocher cattura la forza minerale del Principato in un trattamento rivitalizzante unico; Golden Sand avvolge corpo e mente in una sensazione di calore dorato che riconcilia benessere fisico e serenità interiore.
L’offerta si estende a trattamenti specifici per l’uomo, esperienze duo per coppie che desiderano condividere momenti di relax, e rituali delicati pensati per i più giovani, introducendoli con dolcezza al mondo del benessere in un contesto rassicurante. L’Art du Maquillage Guerlain propone poi servizi personalizzati che spaziano dai trattamenti di bellezza classici alle tecniche più innovative, sempre con l’obiettivo di valorizzare l’unicità di ogni persona.
Un’area dedicata celebra l’expertise di Bastien Gonzalez, virtuoso riconosciuto a livello mondiale nella cura di mani e piedi. Il percorso benessere si completa con una sauna finlandese, un hammam orientale, un caldarium dall’atmosfera avvolgente e una palestra dotata delle attrezzature più moderne.
La Spa del Fairmont Monte-Carlo merita si trova letteralmente sospesa sopra le onde del Mediterraneo, al settimo piano dell’hotel con accesso indipendente. Questa Spa di oltre 900 metri quadrati si distingue per un’eleganza discreta e mai ostentata, dove ogni dettaglio è stato pensato per creare un’atmosfera di assoluta armonia.
I numerosi trattamenti spaziano dai massaggi ai rituali e cure viso concepiti per riequilibrare corpo e mente. I massaggi si ispirano alle tradizioni di benessere dei quattro angoli del mondo: dalla tecnica svedese a quella balinese, dai massaggi con pietre calde alla riflessologia plantare, ogni trattamento mira a un rilassamento profondo e duraturo.
I trattamenti viso combinano i migliori cosmetici con tecniche esperte, adattandosi a ogni tipo di pelle con protocolli specifici: idratazione intensa, illuminazione del colorito, cura anti-età o ossigenazione cellulare.
I rituali corpo cerimoniali rappresentano forse l’esperienza più completa: esfoliazione delicata, impacchi avvolgenti e massaggi si succedono in una sequenza armoniosa, accompagnati da profumi evocativi e texture lussuose che coccolano i sensi. Le sale per i trattamenti, alcune progettate specificamente per esperienze in coppia, offrono un’intimità perfetta per condividere momenti di benessere insieme.
L’ambiente olfattivo è curato attraverso fragranze naturali diffuse con estrema delicatezza, la biancheria è morbidissima con soffici accappatoi e spesse lenzuola di cotone che creano una sensazione di bozzolo protettivo. La musica rilassante viene adattata a ogni tipo di trattamento per accompagnare il relax senza mai disturbare, mentre l’illuminazione soffusa gioca con tonalità calde o acquatiche secondo l’ora del giorno.
Prima o dopo i trattamenti, gli ospiti possono prolungare il loro momento di relax accedendo alle strutture benessere dell’hotel: la piscina esterna riscaldata sul tetto regala una vista a 360 gradi sul mare, sul porto e su Monaco; l’area fitness all’avanguardia dispone di macchine Technogym con assistenza personalizzata su richiesta; l’hammam e la sauna aiutano i muscoli a recuperare ed eliminare le tossine; mentre nella sala da tè alle erbe vengono servite tisane, frutta fresca e acque aromatizzate in un’atmosfera luminosa e tranquilla.
Sole, mare e Dolce Vita: spiagge e piscine
L’esperienza balneare di Monaco è unica, dove il glamour incontra il relax mediterraneo in scenari da sogno.
@BenjaminVergelySpiaggia del Larvotto
La spiaggia del Larvotto
La spiaggia del Larvotto, aperto tutto l’anno, è il principale litorale pubblico del Principato, recentemente rinnovata secondo il progetto dell’architetto Renzo Piano. Con i suoi 14000 metri quadrati di sabbia fine e 400 metri di lunghezza, questa spiaggia è uno spazio rivitalizzato e moderno, protetto da due geotubi che creano una baia tranquilla ornata da palme.
Il complesso balneare del Larvotto si estende dal mare alla passeggiata alberata di 300 metri, con pista ciclabile, area fitness, giardini adiacenti e oltre 130 alberi che offrono zone d’ombra. Quattro spiagge private di prestigio – La Rose des Vents, Neptune, La Note Bleue e Miami Plage – animano i pomeriggi e le serate con servizi esclusivi e ristoranti raffinati.
La spiaggia è completamente accessibile alle persone con mobilità ridotta grazie al sito Handiplage, ed è la porta d’accesso alla Riserva Marina di Monaco, un’area protetta dove flora e fauna mediterranea prosperano in un ecosistema preservato, ideale per snorkeling e immersioni.
@BenjaminVergelyLarvotto di notte
Beach Club e piscine esclusive
Il Monte-Carlo Beach, aperto in primavera ed estate, è un’esperienza balneare di lusso assoluto. Il ristorante Elsa, stellato Michelin, propone una cucina sana a strapiombo sul Mediterraneo, utilizzando prodotti freschi provenzali e liguri. La stagione va da fine marzo a inizio ottobre, in modo da godere di questo angolo di paradiso per gran parte dell’anno.
Nel cuore del quartiere Larvotto, Le Méridien Beach Plaza è la destinazione d’eccezione per chi cerca una vera esperienza balneare di lusso. Questo hotel in prima linea dispone del privilegio raro di una spiaggia privata che si affaccia direttamente su un’area marina protetta nella Baia di Monaco.
Gli ospiti possono scegliere tra due piscine esterne riscaldate, perfette per godersi il clima mediterraneo in ogni stagione, e una piscina interna più riservata per momenti di privacy assoluta. L’accesso diretto alla spiaggia privata, attrezzata con lettini e ombrelloni, permette di immergersi nelle acque cristalline dell’area marina protetta. Durante l’estate, dal molo privato dell’hotel partono emozionanti attività acquatiche per tutta la famiglia: dal banana boat allo sci nautico, dal jet-ski al tubing, ogni giorno diventa un’avventura sul mare.
La proposta gastronomica del Le Méridien Beach Plaza riflette la diversità culinaria del Principato. Il ristorante estivo Muse, affacciato sul mare e immerso tra i pini, propone la cucina mediterranea dello chef Laurent Colin basata su prodotti stagionali. Per un momento più informale, l’Alang Bar sulla terrazza con vista mare proprone un’atmosfera rilassata da beach bar, dove gustare pranzi leggeri e cocktails creativi dalle 11 del mattino fino alle 2 di notte.
Il Las Brisas, disponibile in estate e in primavera, al Monte-Carlo Bay Hotel & Resort è noto per pranzi estivi in riva al mare con i sapori caraibici dello chef Marcel Ravin.
Shopping di lusso, il tempio dell’eleganza
Monaco è sinonimo di shopping esclusivo, dove i più prestigiosi marchi del mondo si danno appuntamento nel celebre Carré d’Or.
La promenade Monte-Carlo Shopping
One Monte-Carlo, inaugurato nel 2019, riscrive i codici dello shopping di lusso. Situato tra Place du Casino e l’Hôtel Hermitage Monte-Carlo, questo complesso di 60000 metri quadrati ospita 24 boutique di alta gamma in un ambiente contemporaneo. Chanel, Louis Vuitton, Saint Laurent, Balenciaga e Céline si sono stabiliti qui, creando una vera e propria vetrina a cielo aperto.
L’Avenue des Beaux-Arts invita a un viaggio nel mondo del lusso assoluto, con Dior, Alexander McQueen, Piaget e Cartier che propongono collezioni prestigiose. Lungo l’Avenue Monte-Carlo si trovano Prada, Gucci, Valentino, Goyard e Hermès in un contesto dove lo stile Belle Époque si fonde armoniosamente con l’architettura contemporanea.
@BenjaminVergelyOne Monte-Carlo
Il Métropole Shopping Monte-Carlo
Sotto l’Hôtel Métropole Monte-Carlo si nasconde un centro commerciale più intimo e riservato, che dispiega i suoi prestigiosi marmi per accogliere circa cinquanta boutique di lusso. Allude, Boss, Chiara Boni, Isabel Marant, Missoni e Vilebrequin presentano le loro collezioni in un’atmosfera chic, con arredi ispirati ai grandi palazzi italiani.
Il servizio è accurato, le sale climatizzate e l’ambiente curato nei minimi dettagli creano un’esperienza di shopping intima ed esclusiva, perfetta per chi cerca tranquillità lontano dal trambusto del Principato.
La Condamine e oltre
Nel quartiere della Condamine, le vetrine invitano a un’esperienza di shopping completa. Rue Grimaldi, l’arteria principale dello shopping del quartiere, attraversa questo cuore pulsante della vita quotidiana monegasca come un vero gioiello urbano. La sua architettura Belle Époque e la varietà delle sue boutique la rendono una destinazione imperdibile per chi vuole scoprire il volto più vero del Principato.
Passeggiando lungo questa via si può sostare davanti a eleganti boutique di prêt-à-porter, ammirare vetrine di gioiellerie raffinate o concedersi una pausa in una delle tante brasserie che animano la strada.
Gli appassionati di sport motoristici non potranno mancare la boutique ufficiale dell’Automobile Club di Monaco, un vero tempio per chi ama le corse. Qui si trova una selezione accurata di abbigliamento, accessori e oggetti da collezione che celebrano i più prestigiosi eventi automobilistici del Principato: dal Rally di Monte Carlo al leggendario Gran Premio di Formula 1.
@BenjaminVergelyMuseo della Collezione di auto di S.A.S. il Principe di Monaco
Rue Princesse Caroline, un’incantevole strada pedonale nel cuore della Condamine, attira grazie alla sua atmosfera rilassata e la varietà dei suoi negozi. Nei dintorni, i Jardins d’Apolline propongono Starbucks e la boutique ufficiale dell’AS Monaco, il celebre club calcistico del Principato.
La Place du Casino, circondata da edifici iconici come l’Hôtel de Paris e il Casinò di Monte-Carlo, concentra boutique di orologeria e gioielleria di altissimo livello, con pezzi unici e consulenze VIP personalizzate. Immancabile inoltre, lo shopping al Larvotto e al Centro Commerciale Fontvieille, ideale per i turisti che cercano acquisti pratici.
@BenjaminVergelyIl Casino di Monte-Carlo
Monaco di notte
La vita notturna di Monaco è leggendaria quanto il suo glamour diurno. Quando il sole tramonta sul Mediterraneo, il Principato si trasforma in un palcoscenico di luci, musica e divertimento sofisticato.
@BenjaminVergelyMonaco di notte
I locali leggendari
Il Jimmy’z domina le notti più esclusive della Riviera da oltre 50 anni. Questo locale leggendario ha visto esibirsi alcuni dei più grandi DJ del mondo, tra cui Robin Schulz, Lost Frequencies, Martin Solveig e Bob Sinclar. Con la sua atmosfera electro chic e il suo pubblico internazionale, il Jimmy’z rimane il simbolo indiscusso della nightlife monegasca.
La Rascasse, situato sulla celebre curva del Gran Premio di Monte-Carlo, è un punto di incontro imprescindibile per i nottambuli. Questo locale iconico ospita DJ ogni martedì e sabato, creando un’atmosfera festosa che attira sia residenti che visitatori da tutto il mondo. E ancora, La Brasserie de Monaco, la Môme, Amazonico e New Moods, riaperto il 2 ottobre 2025.
Eleganza e atmosfera
Il Sass Café è la perfetta sintesi tra cena raffinata e serata danzante, con la sua elegante cucina italiana che si trasforma in pista da ballo a fine serata. Il Buddha Bar è un’esperienza asiatica chic in un ambiente lounge sofisticato, perfetto per un after-dinner rilassante.
Il Blue Gin, soprannominato il “waterfront” del Principato, regala una vista mozzafiato sul Mediterraneo tutto l’anno grazie alla sua terrazza riscaldata. L’ambiente è intimo e accogliente all’interno, aperto e marittimo all’esterno, creando l’atmosfera ideale per un cocktail al tramonto.
Esperienze esclusive
Il Bar Américain nel cuore dell’Hôtel de Paris Monte-Carlo, è un bar mitico in cui legno, velluto e poltrone in cuoio patinato creano un’atmosfera di eleganza senza tempo. Il Twiga promette invece serate deliziose tra ristorante e club in un’atmosfera elettrizzante.
Dal lusso delle spa ai sapori stellati, dalle spiagge dorate alle notti indimenticabili: Monaco ti aspetta per regalarti momenti memorabili. Pianifica il tuo soggiorno e lasciati conquistare dalla magia del Principato. Scopri tutte le esperienze su Visit Monaco.
Sandokan, l’eroe romantico e ribelle, è tornato ad affascinare milioni di telespettatori con l’uscita della nuova serie Tv Rai con Can Yaman, una rivisitazione in chiave più contemporanea del trionfo degli Anni ’70 con protagonista Kabir Bedi. Tratta dai romanzi intramontabili di Emilio Salgari di fine Ottocento, la nuova serie Tv ha conquistato tutti non solo per le scene d’azione, i duelli e le gesta del pirata gentiluomo, ma anche per le spettacolari ambientazioni che ci trasportano direttamente tra spiagge selvagge, giungle e scenari esotici della Malesia coloniale.
Sapevate che molti luoghi che vediamo nella serie Tv sono italiani? Esiste una località splendida, in particolare, che ormai viene chiamata “borgo di Sandokan”: si chiama Gizzerìa e la sua spiaggia ricorda la Malesia in cui i protagonisti galoppano a cavallo…ed è un vero incanto.
Cosa vedere a Gizzerìa
Con poco più di 5mila abitanti, Gizzerìa è un piccolo gioiello poco conosciuto che merita di essere scoperto: abbarbicato sulle colline a 630 metri di altitudine, è un autentico borgo calabrese guardiano del mare. Sotto di lui si stende la Riviera dei Tramonti, che per 365 giorni all’anno regala cieli infuocati e meravigliosi con viste spettacolari verso le Isole Eolie siciliane.
Il tratto costa della Riviera dei Tramonti è il paradiso dei surfisti per le sue caratteristiche microclimatiche: i forti venti che si incanalano, per cui viene soprannominata “La bocca del vento”, e il mare profondo sono il connubio perfetto per praticare il kitesurf e il windsurf. Non a caso la costa di Gizzerìa ospita ogni anno il Kite Foil Youth World Champion e nel 2015 ha ospitato una tappa del campionato mondiale delle categorie Hydrofoile e race.
A essere lambita dalle acque che virano dal turchese al blu intenso è la spiaggia di Gizzerìa Lido, che vediamo in Sandokan: una distesa di sabbia chiara mista a pietrisco fine che si allunga fino all’area dei laghi La Vota, un gioiello naturale da preservare: compreso tra Capo Suvero e Gizzerìa Lido è uno degli ultimi paradisi salmastri della Calabria, che ancora sopravvive. Si tratta di un’area con alcuni laghi retrodunali nati da una costa in continuo movimento.
Oggi questo mosaico d’acqua e sale, riconosciuto come Sito di Importanza Comunitaria, è una vera gemma del Golfo di Sant’Eufemia: un habitat raro dove falchi pescatori, aironi rossi, tarabusi e cicogne fanno tappa durante le migrazioni, mentre sotto la superficie nuotano orate, anguille e cefali. Tra dune, gigli di mare e praterie di posidonia, La Vota è un microcosmo fragile e spettacolare, un angolo d’Italia selvaggio e unico.
Il mix di scogliere, spiagge e mare aperto di Gizzerìa hanno rappresentato l’ambientazione perfetta per girare alcune delle avventure della Tigre della Malesia nella serie Tv Sandokan.
Salendo lungo le colline alle spalle della costa, si incontra il nucleo urbano di Gizzerìa, con i suoi vicoli stretti, case addossate affacciate a piccole piazzette, chiese antiche e scorci improvvisi sulla costa.
Di grande importanza per i gizzeroti, così si chiamano gli abitanti del borgo, è la Chiesa di San Giovanni Battista che ogni anno, il 24 giugno, è protagonista della festa del patrono: luminarie, processioni e grande solennità animano l’intero paese.
Non mancano i punti panoramici da cui ammirare la costa e gli indimenticabili tramonti che infuocano l’orizzonte e il mare: la collinetta su cui sorge la Torre di Capo Suvero e l’istmo del Faro, sotto al quale si allunga la meravigliosa Spiaggia del Turrazzo.
Nei dintorni di Gizzerìa, vale la pena esplorare Lamezia Terme, mentre gli amanti delle escursioni possono spingersi nell’entroterra, dai pendii del torrente Casale fino a Monte Mancuso, per ammirare dall’alto il golfo e, nelle giornate più limpide, persino le Isole Eolie.
Dove si trova
Gizzerìa, in provincia di Catanzaro e a circa 20 km da Lamezia Terme, si affaccia sul Golfo di Sant’Eufemia, lungo la suggestiva Riviera dei Tramonti. La sua frazione sul mare, Gizzerìa Lido, è facilmente raggiungibile grazie alla stazione ferroviaria sulla linea Tirrenica Meridionale, che la collega con il resto della Calabria. Chi arriva in auto può percorrere l’A2 e poi proseguire lungo le strade costiere.
Punta Cana è rinomata per le sue spiagge incontaminate, le acque cristalline e la bellezza naturale ancora piuttosto selvaggia. Un paradiso in Terra, insomma, come forse altri, penserete. Tuttavia, a differenza di altre mete tropicali, è molto più alla portata perché trascorrere una vacanza in questo Eden non costa una follia.
Questa località, meta numero uno del turismo nella Repubblica Dominicana, è un luogo da cartolina, perfetta per chi è in cerca di totale relax ma anche per chi ama l’avventura, in quanto offre una vasta gamma di attività d’acqua ma anche sentieri escursionistici attraverso le foreste tropicali vicine. Punta Cana vanta anche una ricca scena culturale, che mescola tradizioni locali con il patrimonio coloniale.
Nuovo volo verso Punta Cana
Oltre ai voli charter che collegano l’Italia con la Repubblica Dominicana, a partire da gennaio 2026 si potrà volare verso questo paradiso caraibico con i voli di Air France che collegano Parigi-Charles de Gaulle a Punta Cana. Il primo volo sarà operativo a partire dal 13 gennaio 2026 e fino al 28 marzo, tre volte a settimana il martedì, giovedì e sabato. I voli saranno operati con aeromobili Boeing 777-300ER. In poco più di nove ore, si abbandona il freddo dell’Europa d’inverno per atterrare al Punta Cana International Airport dove la colonnina di mercurio tocca i 30°C.
Cosa fare a Punta Cana
Punta Cana è la meta numero uno della Repubblica Dominicana ed è una località turistica “costruita a tavolino”, a partire già dagli Anni Settanta, da un imprenditore locale di nome Frank R. Rainieri. Questo lungimirante personaggio ha convertito l’area lungo la costa orientale in una sorta di parco, il cui tema scelto è l’Eden: spiagge paradisiache, mare cristallino, sole e intrattenimento per tutte le età e tutte le esigenze. Al primo resort fatto costruire da Rainieri allora – il Punta Cana Club, costruito nel 1971, con una capacità di circa 40 ospiti – se ne sono aggiunti decine di altri nel corso degli anni. Punta Cana, nella provincia di La Altagracia, è la destinazione ideale non soltanto per gli amanti della tintarella, ma anche per i golfisti, con i suoi numerosi campi da golf sparsi lungo tutto il litorale.
@Air FranceIl mare favoloso di Punta Cana nella Repubblica Dominicana
Questa località turistica accontenta anche gli appassionati di snorkeling grazie ai fondali ricchi di pesci colorati che si possono ammirare stando a pelo d’acqua. Inoltre, se siete interessati a un itinerario storico-culturale potrete visitare l’antica città di Higuey che si torva a un’ora di auto da Punta Cana.
La maggior parte dei resort di questa località è family friendly e ha tutta una serie di luoghi di intrattenimento per i bambini. Le spiagge di Punta Cana sono tutte bellissime, con la sabbia candida e le acque turchesi. Quel piccolo hotel si trovava nell’area che oggi ospita il Punta Cana Resort & Club, forse la più nota delle strutture alberghiere di tutta questa zona, ma in realtà anche una delle più conosciute di tutta la Repubblica Dominicana.
Tre cose imperdibili a Punta Cana
Punta Cana è famosa soprattutto per tre cose: le spiagge, i cenotes e l’Isola di Saona.
Spiagge
Le spiagge sono la prima attrazione, naturalmente. Quella di Bavaro – dove sorge un grande resort, uno dei più famosi della zona, – è la principale: sabbia finissima, palme che sembrano disegnate da un artista e un mare che sfuma dal verde chiaro al blu intenso. Quella di Macao, invece, resta la più selvatica, con onde che fanno felici i surfisti e gli amanti della natura.
Isola di Saona
Imperdibile è l’escursione che viene proposta da tutti i resort, quella a Isla Saona, un angolo paradisiaco davvero da cartolina, un isolotto selvaggio circondato da piscine naturali ricche di stelle marine. Solitamente la gita in barca è accompagnata da un bagno in pieno oceano lontanissimo dalla costa per poi fare tappa sull’isola per qualche ora di totale relax e un pic-nic a base di pesce o aragosta alla griglia e frutta tropicale.
123RFL’Isola di Saona nella Repubblica Dominicana
Cenotes
Nell’immediato entroterra, la zona intorno a Punta Cana è ricca di cenotes, laghi d’acqua dolce dentro cavità naturali che ricordano che Hispaniola – il nome originario della Repubblica Dominicana – è un’isola di pietra viva. Lo Scape Park a Cap Cana, per esempio, ospita il celebre Hoyo Azul tra pareti verticali, dove l’acqua è color zaffiro e l’atmosfera è primordiale.