Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
À partir d’avant-hierFlux principal

Garden of the Gods, il santuario di pietra rossa che racconta storie millenarie

6 février 2026 à 15:30

Al confine tra le Grandi Pianure e le Montagne Rocciose degli Stati Uniti, resiste allo scorrere inesorabile del tempo un luogo che rappresenta una frattura netta nella geografia del continente. Il suo nome è Garden of the Gods (Giardino degli Dei in italiano) e provoca immediatamente una sorta di cortocircuito sensoriale. Il motivo è molto semplice: chi intraprende un viaggio on the road in questa zona degli Usa ha lo sguardo abituato all’orizzontalità delle praterie americane o alla maestosità classica delle vette. Poi, di punto in bianco, incontra questa prepotente esplosione verticale di colore.

Il parco, infatti, si compone di imponenti blocchi di arenaria rossa che emergono dal suolo con un’inclinazione innaturale, quasi come lame piantate di traverso. E il contrasto cromatico con il cielo limpido del Colorado, la vegetazione arbustiva e il profilo candido del Pikes Peak sullo sfondo risulta davvero intenso.

Anche se si è alle porte del Colorado Springs, la sensazione predominante suggerisce l’approdo su un altro pianeta, forse Marte (se solo il pianeta rosso possedesse una vegetazione di ginepri e pini ponderosa). Ma perché il nome è così evocativo? La risposta è piuttosto curiosa, in quanto furono a coniarlo due topografi americani a metà Ottocento, quando rimasero colpiti dalla monumentalità delle formazioni e parlarono di un giardino degno di divinità.

Storia e formazione di Garden of the Gods

Più di trecento milioni di anni: è questa l’età delle formazioni di Garden of the Gods. Le sue radici, dunque, fanno riferimento a un passato particolarmente remoto, persino difficile da immaginare. All’epoca, la porzione di mondo che oggi chiamiamo Colorado era coperta da mari poco profondi e da vaste distese sabbiose, i cui sedimenti compressi, nel tempo, formarono strati di arenaria che vennero successivamente sollevati e ruotati durante l’orogenesi delle Montagne Rocciose.

Le forze titaniche del movimento tettonico spinsero verso l’alto gli strati sedimentari orizzontali, piegandoli fino a portarli in posizione verticale. Ciò che osserviamo oggi rappresenta perciò le “pinne” di quegli antichi strati, raddrizzati e poi scolpiti dallo scorrere dell’acqua e del ghiaccio che si è intensificato durante l’ultima era glaciale (Pleistocene).

L’erosione, quindi, fece ciò che vediamo attualmente: scavò fessure, archi naturali e superfici levigate dal vento. Il colore rosso deriva invece dall’ossidazione del ferro presente nei sedimenti, elemento che accentua la percezione drammatica del paesaggio soprattutto nelle ore mattutine e al tramonto.

Non manca chiaramente la mano dell’uomo perché, prima dell’arrivo dei coloni europei, l’area era attraversata dal popolo Ute che utilizzava questi passaggi naturali come corridoi stagionali. Osservando con attenzione (moltissima attenzione) si possono notare tracce di focolari, sentieri antichi e incisioni rupestri che testimoniano una frequentazione continua, legata soprattutto alla caccia e agli spostamenti verso le montagne. In epoca più recente, cercatori d’oro e pionieri lasciarono firme incise nella pietra, attualmente protette come parte del patrimonio storico.

Nel 1971 Garden of the Gods ricevette la designazione di National Natural Landmark, seguita dall’inserimento nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici. Anche in questo caso il motivo è piuttosto singolare: è uno dei contrasti più netti tra pianura e catena montuosa dell’intero Nord America.

Cosa vedere al Garden of the Gods

Va fatta una precisazione: non si può affatto escludere che le formazioni stimolino quella che viene chiamata pareidolia, un fenomeno psicologico che porta a vedere forme note in oggetti casuali. Niente di preoccupante, anche perché è considerata una caratteristica normale e comune della percezione umana.

Ma il fatto buffo è che in questo posto è quasi una certezza per via della combinazione tra la geometria verticale delle rocce e la natura caotica dell’erosione. Se dovesse accadere, dunque, non preoccupatevi. Piuttosto cercate di divertirvi notando che in quei monoliti il cervello, ogni tanto, “vede” cose che non dovrebbero esserci. Tra le soste migliori da fare:

Balanced Rock

Forse l’icona più fotografata dell’intero parco è proprio Balanced Rock, una roccia che sfida ogni logica fisica apparente. Si tratta di un masso di arenaria rossa del peso di svariate tonnellate che poggia su una base minuscola, modellata dal vento e dalla sabbia nel corso dei millenni. La stabilità della struttura appare precaria e osservandola dal basso si percepisce la potenza scultorea degli elementi naturali.

Balanced Rock, Garden of the Gods
iStock
La straordinaria Balanced Rock

Kissing Camels

Il nome non è casuale: i Kissing Camels sembrano proprio due cammelli nell’atto di scambiarsi un bacio. Va specificato, però, che la forma è visibile soltanto da una specifica angolazione, dettaglio che spiega la fama del posto tra fotografi e visitatori attenti alle illusioni ottiche naturali.

Siamese Twins

Con un sentiero un po’ più impegnativo si può arrivare al cospetto dei Siamese Twins, ovvero due torri di roccia che si ergono unite alla base creando una finestra naturale. Attraverso questa apertura, nelle giornate limpide si riesce a inquadrare perfettamente la vetta innevata del Pikes Peak in lontananza.

Cathedral Valley

Lasciando i percorsi principali si ha l’opportunità di penetrare in questa zona tranquilla in cui le formazioni rocciose si presentano come guglie sottili e ravvicinate (simili alle canne di un organo o alle navate di una cattedrale gotica in rovina).

Rock Ledge Ranch Historic Site

Infine (ma non è di certo tutto) la Rock Ledge Ranch Historic Site, area storica di oltre 80 ettari che ricostruisce la vita nella regione tra il Settecento e l’inizio del Novecento. Edifici restaurati, fattorie e strutture agricole raccontano l’evoluzione dell’insediamento umano ai piedi delle Montagne Rocciose.

Come arrivare

Arrivare al Garden of the Gods risulta semplice per chiunque si trovi in Colorado. Il parco sorge a pochi chilometri dal centro di Colorado Springs e a circa un’ora di guida a sud di Denver, percorrendo l’autostrada interstatale I-25. L’uscita Garden of the Gods Road conduce direttamente verso l’ingresso principale.

Una volta giunti in prossimità, il Visitor & Nature Center accoglie i viaggiatori. È una struttura moderna che merita una sosta obbligata prima di avventurarsi tra le rocce, anche perché al suo interno ci sono mostre interattive sulla geologia, la flora e la fauna, oltre a un breve filmato introduttivo.

L’accesso al parco è possibile dall’alba fino alle 21 o 22 (dipende dalla stagione) ma, essendo gratuito, l’affluenza nei mesi estivi e nei fine settimana raggiunge picchi elevati. Una visita mattutina, poco dopo il sorgere del sole, garantisce tranquillità e una luce ideale per la fotografia (evitando al contempo le temperature più alte se andate in estate).

I tesori nascosti di Roma svelati da The Guardian raccontano l’anima segreta della Capitale

Par : losiangelica
4 février 2026 à 13:00

Quando si pensa di aver visitato tutta Roma ecco che spunta un monumento, un parco, un museo o una chicca che solo i veri local conoscono. Forse è proprio questo suo essere un museo a cielo aperto ad aver incantato The Guardian, che ha stilato un itinerario tra i tesori nascosti della Città Eterna raccontando l’anima segreta della Capitale.

Orto Botanico di Roma

Alle spalle del Gianicolo, lontano dal traffico e dalle mappe piegate in tasca, l’Orto Botanico è una meraviglia nascosta da scoprire. Il luogo selezionato dal The Guardian si estende come un polmone verde di dodici ettari che ospita oltre tremila specie vegetali.

Ruscelli, serre tropicali, piante rare provenienti da ogni angolo del pianeta. Un posto dove il rumore del traffico si attenua fino a scomparire, sostituito dal fruscio delle foglie e dal gorgoglio dell’acqua.

Roma, per una volta, rallenta davvero. Si cammina tra vialetti che salgono, tra rovine dimenticate e statue spostate dal tempo. A volte si sente solo l’acqua che scorre, o il verso improvviso di un pappagallo. Dall’alto, quasi senza accorgersene, la città appare di nuovo, ma distante, come se fosse altrove.

San Pietro in Montorio

Restando sul Gianicolo, vale la pena salire fino alla Chiesa di San Pietro in Montorio. Non possiamo negare che la vista tolga il fiato e dia modo di scoprire Roma dall’alto osservandola da una nuova prospettiva tra tetti, cupole e rovine antiche.

All’interno del cortile sorge il Tempietto del Bramante, è davvero piccolo e circolare ma è considerato uno dei capolavori dell’architettura rinascimentale e le sue proporzioni perfette hanno influenzato generazione dopo generazione di architetti.

La vista su Roma si apre senza clamore. Non ci sono transenne, né frecce. Si arriva per caso, o per scelta. E quando si guarda giù, tra cupole e tetti, si capisce perché questo punto è rimasto fuori dai circuiti più rumorosi: non è un panorama da consumo rapido.

Il Cimitero Acattolico

Proprio a lato della piramide Cestia la Roma segreta di The Guardian porta a scoprire il Cimitero Acattolico. Chiamato anche “il cimitero dei poeti” è il luogo di riposo di grandi della scrittura come Keats, Gramsci, Gadda. Ma contano meno i nomi, rispetto all’atmosfera. I gatti che attraversano i vialetti, le statue consumate e a due passi una Roma che corre veloce.

Palazzo Altemps

Senza allontanarsi troppo da piazza Navona c’è un museo segreto: quello di palazzo Altemps. Al suo interno custodisce reperti greci e romani ma la vera meraviglia non è solo nell’esposizione quanto nel palazzo stesso.

Con affreschi, cortili e sale che raccontano la storia è una vera chicca. Un peccato che i turisti ci passino davanti ignari perché essendo meno affollato permette di scoprire la bellezza lentamente.

Il filo che unisce questi luoghi non è la segretezza, ma l’assenza di fretta. The Guardian racconta una Roma che non si offre, che va cercata. Una città che, lontano dai simboli più celebri, conserva ancora il piacere della scoperta. Insomma un itinerario che va oltre i classici quartieri di Roma e i luoghi già visti, un’occasione per tornare nella Capitale e scoprire qualcosa di nuovo.

Ecco i percorsi all’aria aperta più amati d’Italia: la nuova classifica

31 janvier 2026 à 09:00

L’Italia si fa amare anche grazie ai sentieri e si regala come grande spazio aperto da vivere passo dopo passo e stagione dopo stagione: a confermarlo è il nuovo Annual Report Italia di Wikiloc, la piattaforma globale di riferimento per chi desidera scoprire e condividere percorsi all’aria aperta.

Il report, dedicato ai dati raccolti nel corso del 2025, ci restituisce una fotografia chiara: il Belpaese si mostra sempre più come un vero e proprio “parco naturale diffuso”, apprezzato da milioni di appassionati che scelgono la natura come spazio di allenamento e libertà.

L’Italia vista dai sentieri: i numeri del 2025

Nel solo 2025, in Italia sono stati condivisi oltre un milione di nuovi percorsi su Wikiloc. Un dato impressionante, che porta il totale dei tracciati italiani disponibili a superare quota sei milioni. A questi si aggiungono più di due milioni di nuove fotografie, scattate lungo sentieri, crinali, laghi, rifugi e vette, che fanno salire a dieci milioni il numero complessivo di immagini condivise in Italia sulla piattaforma.

E non si tratta soltanto di numeri: dietro ogni traccia caricata e ogni GPX scaricato o inviato a un dispositivo GPS, c’è un’esperienza vissuta: una camminata all’alba, una salita impegnativa, un giro in bici tra i boschi, una corsa che tocca paesaggi familiari e insieme sempre differenti.

I percorsi più popolari

Dando uno sguardo al report, notiamo subito il ruolo centrale delle montagne: in particolare, sono le Dolomiti a dominare la classifica dei percorsi più popolari in Italia nel 2025, e si confermano uno dei grandi poli di attrazione per l’outdoor nazionale e internazionale.

Al primo posto si conferma l’itinerario che dal Passo Tre Croci conduce al Lago di Sorapis, uno dei laghi alpini più favolosi, le cui acque color turchese attraggono escursionisti da tutta Italia e dall’estero, affascinati da un paesaggio che appare sospeso tra realtà e immaginazione.

Subito dopo troviamo il sentiero Adolf Munkel in Val di Funes, ai piedi delle Odle: camminare qui significa immergersi in uno degli scenari più fotografati dell’arco alpino, dove le cime dolomitiche si stagliano nette contro il cielo e i prati d’alta quota disegnano un paesaggio che ha fatto il giro del mondo.

Vista panoramica delle cime delle Odle dal sentiero Adolf Munkel, Dolomiti
iStock
Vista panoramica delle cime delle Odle dal sentiero Adolf Munkel

Chiude la Top 3 il percorso ad anello delle Cinque Torri, un itinerario che unisce natura, storia e panorami spettacolari: tra guglie rocciose, echi della Grande Guerra e punti di osservazione privilegiati sulla conca di Cortina d’Ampezzo, rimane una delle esperienze più amate da chi frequenta le Dolomiti.

Il confronto con il 2024

Se guardiamo i dati dell’anno precedente, il trend appare ancora più evidente: già nel 2024, il percorso dal Passo Tre Croci al Lago di Sorapis guidava la classifica, affiancato dall’itinerario che da Campo Imperatore sale verso il Gran Sasso e dall’anello attorno alle Tre Cime di Lavaredo.

Nel 2025, però, la spinta verso le maestose vette dolomitiche si fa ancora più marcata: la classifica dei primi tre percorsi più popolari è concentrata tra Veneto e Alto Adige, a conferma di un desiderio sempre più forte di confrontarsi con paesaggi difficili da descrivere a parole.

I percorsi preferiti per ogni attività

Accanto alla classifica generale, il report di Wikiloc mette in luce anche i tracciati più seguiti in Italia nel 2025 per ciascuna attività outdoor: ad esempio, per l’escursionismo, il percorso dal Passo Tre Croci al Lago di Sorapis si attesta ancora una volta come il più popolare.

Nell’ambito della mountain bike, invece, il primato spetta al Grandioso Anello di Ridracoli, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: un percorso lungo e impegnativo, che attraversa grandi foreste e mette alla prova resistenza e tecnica, ma che dona un’esperienza intensa nel cuore della natura.

Panorama del Lago di Ridracoli, Bagno di Romagna
iStock
Il favoloso Lago di Ridracoli, Bagno di Romagna

Per la corsa, il tracciato più seguito resta quello della 100 km del Passatore, la storica ultramaratona che collega Firenze a Faenza, simbolo di resistenza, determinazione e amore per le lunghe distanze.

Nel ciclismo su strada, il più seguito è il celebre Sellaronda, l’anello che tocca alcuni dei passi più rappresentativi delle Dolomiti tra Trentino-Alto Adige e Veneto. Un confronto interessante con il 2024, quando a dominare la classifica era stata la salita al Passo dello Stelvio, con partenza e arrivo a Prato allo Stelvio e passaggio dal Passo Umbrail.

Infine, nel trail running emerge il Naturalmente Vittorio Veneto Ridges Trail 2025 – 20 km, un anello panoramico che si sviluppa tra crinali e colline attorno a Vittorio Veneto.

Viaggio panoramico in treno verso l’aurora boreale, da Stoccolma tra foreste e cieli stellati

28 janvier 2026 à 13:11

Viaggiare in treno da Stoccolma fino ai confini del Circolo Polare Artico è un’esperienza unica, che unisce il fascino della natura incontaminata svedese alla magia dell’aurora boreale in Svezia.

Lungo questo itinerario ferroviario si attraversano foreste innevate, fiumi ghiacciati, paesaggi selvaggi e villaggi nordici, fino a raggiungere Abisko, una delle mete più famose al mondo per osservare le luci polari. Il percorso trasforma lo spostamento in un vero e proprio viaggio panoramico, ideale per chi ama la lentezza, la sostenibilità e il contatto diretto con la natura.

Il treno, protagonista del viaggio verso l’aurora boreale

La rotta ferroviaria notturna da Stoccolma ad Abisko è servita da treni diretti come il celebre SJ Nattåg (treno notturno svedese).

La partenza avviene dalla stazione centrale di Stoccolma in serata, consentendo ai viaggiatori di sistemarsi comodamente e iniziare il lento avvicinamento verso il Nord, mentre i paesaggi urbani lasciano spazio a scenari naturali sempre più suggestivi.

Il viaggio dura tra le 16 e le 18 ore, con diverse soluzioni di sistemazione a bordo. Questo servizio ferroviario non è solo un mezzo di trasporto, ma un’esperienza immersiva per chi desidera vivere il viaggio in treno verso l’aurora boreale.

Il viaggio in treno notturno in Svezia verso l'aurora boreale
iStock
Aurora boreale che si riflette nell’acqua di Abisko

Il percorso, tra foreste, montagne e cieli artici

Grazie a questo viaggio in treno, uno dei più suggestivi d’Europa, si attraversano paesaggi straordinari. Dal cuore urbano di Stoccolma si procede verso Nord, costeggiando fiumi, laghi ghiacciati e foreste di conifere, fino ad entrare nella Lapponia svedese. Qui le distese innevate, i panorami infiniti e i piccoli villaggi raccontano storie di tradizione Sami, popolazione indigena, e di un territorio ancora in gran parte incontaminato.

Una delle tappe principali del “treno dell’Aurora” è Kiruna, città mineraria famosa (è presente una Miniera di Ferro) che funge da punto di accesso alla Lapponia svedese e all’Artico. Il viaggio in treno notturno fino a qui dura circa 15-17 ore.

Viaggio in treno notturno in Svezia
iStock
La chiesa di Kiruna

Da qui la linea ferroviaria prosegue per un’ora e mezza lungo l’antica Iron Ore Line e attraversa il paesaggio artico tra vallate e montagne, fino a raggiungere Abisko Östra o Abisko Turiststation, da cui è possibile esplorare facilmente il Parco Nazionale di Abisko (dove si trova l’Aurora Sky Station).

Qui il meraviglioso cielo limpido e l’assenza di luce artificiale offrono le condizioni ideali per ammirare l’aurora boreale in tutta la sua bellezza, trasformando le notti artiche in un’esperienza indimenticabile da portare nel cuore per sempre.

Quanto costa e come prenotare

I biglietti del treno notturno da Stoccolma ad Abisko variano in base alla stagione, alla tipologia di posto (opzioni più economiche per sedili standard e tariffe più alte per cuccette private) e all’anticipo della prenotazione.

In generale, i prezzi del treno diretto, partono da circa 80 euro e possono arrivare fino a circa 120 euro per tratta se acquistati vicino al giorno della partenza. Per prenotare, è consigliabile utilizzare il sito ufficiale delle ferrovie svedesi, dove è possibile selezionare date, orari e tipologia di viaggio.

In alta stagione la richiesta cresce notevolmente: pianificare con largo anticipo assicura i posti e i prezzi migliori per vivere l’esperienza del viaggio panoramico in treno verso l’aurora boreale.

Parchi naturali in inverno: quali sono i migliori da visitare in Italia

17 décembre 2025 à 14:30

C’è una nota striscia dei Peanuts di Charles M. Schulz in cui Charlie Brown e Linus sono appoggiati a un muretto, gli sguardi malinconici. Il primo si lamenta che l’estate è già finita, volata via. L’altro replica con la solita perla di ingenua saggezza: “Le estati volano sempre, gli inverni camminano”. Per i due bambini è una riflessione amara, per chi ha qualche anno in più, a pensarci bene, un vero e proprio regalo della stagione fredda.

L’inverno apre infatti un capitolo sorprendente per tutti, in particolare per chi ama i paesaggi naturali. È la stagione perfetta per chi cerca atmosfere intime e ovattate, per chi trova la bellezza nelle temperature che pungono le guance, nei colori tenui, nelle attività all’aperto che si devono regolare sulle peculiarità di questo periodo dell’anno. Fuori la natura cambia, i piccoli borghi da scoprire rivelano la loro anima più autentica lontano dagli ingenti flussi turistici e dalle Alpi agli Appennini diventa il momento giusto per esplorare i più bei parchi naturali d’Italia, scoprendo mete insospettabilmente belle e affascinanti quando mostrano un volto diverso rispetto a quello a cui siamo abituati.

Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta, è una delle mete più affascinanti da vivere in inverno. Qui l’atmosfera cambia radicalmente quando arriva la neve: quando le vallate si imbiancano diventano silenziose, e mentre i boschi si addormentano sotto una coltre bianca le cime delle aguzze montagne valdostane brillano nelle terse giornate di sole.

Si tratta di una destinazione ideale per chi vuole camminare lontano dalla folla, affrontare sentieri impegnativi e paesaggi montani tra i più spettacolari d’Italia, una sorta di università della montagna alpina. Escursioni con le ciaspole, sci di fondo e sci alpino sono le principali attività invernali outdoor.

L’inverno è anche un ottimo periodo per osservare gli animali del Parco, un piccolo spettacolo che rende ogni escursione un’occasione di scoperta. Il fascino dei borghi, come Cogne o Rhêmes-Notre-Dame, completa un’esperienza invernale intensa e speciale.

Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies

Il Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies è una vera e propria cartolina della montagna d’inverno. Un luogo talmente perfetto da diventare quasi paradigmatico, con le vette delle Dolomiti elette a Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO a fare da accompagnamento di roccia e neve sullo sfondo del vostro viaggio.

La zona è una delle più amate dagli escursionisti per le ciaspolate nella neve, grazie a itinerari adatti a tutti i livelli e alla possibilità di raggiungere malghe e rifugi aperti anche in inverno.

Il Lago di Braies, destinazione speciale e celeberrima della zona, in inverno si ghiaccia progressivamente e spesso si copre di neve, diventando un vero e proprio simbolo del Parco. Tuttavia il parco offre molto di più: lo stupendo altopiano di Fanes, posto a duemila metri e circondato da pareti dolomitiche verticali, o Prato Piazza, con le sue viste sulle Tre Cime di Lavaredo e la Croda Rossa, sono luoghi perfetti per chi cerca panorami ampi e un’esperienza immersiva nella natura quando la neve fa la sua comparsa.

Parco Nazionale dello Stelvio

Il Parco Nazionale dello Stelvio è una delle destinazioni invernali simbolo delle Alpi e un luogo perfetto per gli appassionati delle attività sulla neve: sci, sci di fondo, sci-alpinismo, escursioni con le ciaspole e non, panorami straordinari, vette oltre i 3mila metri che spuntano improvvisamente tra le nuvole. Un pacchetto davvero completo per una vacanza invernale in un luogo dove la natura ha realizzato qualcosa di unico.

Parchi inverno Parco Nazionale Stelvio
iStock
I mitici tornanti della strada che sale al Passo dello Stelvio in inverno

Le zone di Trafoi, di Bormio e di Santa Caterina Valfurva sono tra le più note per il turismo nella stagione invernale, ma il parco conserva anche aree più tranquille, perfette per chi cerca tranquillità, natura incontaminata e magari una piacevole camminata nelle ampie foreste di larici e abeti, un ambiente incantato nelle giornate fredde nel Parco.

Parco Naturale Adamello Brenta

Il Parco Naturale Adamello Brenta è un altro degli splendidi parchi italiani sulle Dolomiti: come gli altri, ma in maniera diversa, offre un paesaggio alpino di rara bellezza che in inverno si arricchisce ulteriormente, grazie ai suoi scenari candidi e innevati.

Le Dolomiti del Brenta dominano la scena con le loro vette, mentre i boschi e i laghi popolano i piccoli altipiani, le valli, i crinali.

Parchi inverno Parco Nazionale Adamello Brenta
iStock
Panorama sulle Dolomiti del Brenta

Il Lago di Tovel, destinazione frequentatissima nella bella stagione, in inverno si trasforma in un luogo silenzioso e quasi mistico, spesso completamente ghiacciato. Le valli di Madonna di Campiglio e Pinzolo offrono itinerari perfetti per ciaspolate o escursioni nella neve.

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Di qua e di là dal confine tra Toscana e Romagna si estende l’immenso Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Tra i suoi morbidi rilievi si spandono grandi boschi di faggio, tra i più estesi e suggestivi d’Europa, capaci di trasformarsi in una distesa bianca quando si coprono di neve. L’atmosfera è quasi spirituale, complice anche la presenza di antichi eremi come il secolare Eremo di Camaldoli, fondato da San Romualdo, e il Santuario della Verna, luogo simbolo del francescanesimo.

L’inverno è una stagione sottovalutata per esplorare questi boschi in silenzio, sia che la neve sia caduta abbondante, come accaduto negli ultimi anni, che senza la coltre bianca. Sono numerose le possibilità per ciaspolate e trekking invernali, soprattutto nelle zone di Campigna e Badia Prataglia, vicine ai crinali. Un plus è rappresentato dagli ampi e gloriosi panorami che si aprono sulle montagne e sulle valli appenniniche circostanti.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

L’inverno è uno dei momenti più suggestivi per visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un’area protetta tra le più amate d’Italia. I suoi boschi di faggio, tra i più estesi d’Europa, sono uno scenario stupendo da attraversare anche nei mesi invernali, quando i contorti rami spogli fanno da tetto ai viandanti.

Le escursioni con le racchette da neve sono un grande classico della stagione, soprattutto nell’area di Pescasseroli e Opi, dove le montagne offrono itinerari panoramici e al tempo stesso alla portata di tutti. Nel territorio del Parco vengono inoltre organizzate escursioni notturne con le ciaspole, un’esperienza rara e unica da affrontare.

A rendere unico il Parco Nazionale d’Abruzzo, però, è soprattutto la fauna che vi abita: qui vivono l’orso bruno marsicano, il lupo appenninico, il camoscio d’Abruzzo e la rarissima lince.

Parchi inverno Parco Nazionale d'Abruzzo
iStock
La fauna selvatica è il punto di forza del Parco Nazionale d’Abruzzo

Infine, i borghi del parco, come Barrea e Civitella Alfedena, in inverno si riempiono di un ulteriore fascino grazie ai profili delle case con le facciate in pietra, il calore dei camini e dei focolai che si trasmette per le strade, la cucina tradizionale, saporita e rustica.

Parco Nazionale del Matese

Il Parco Nazionale del Matese, riformato di recente, è una delle aree naturali più affascinanti dell’Appennino meridionale. Si trova in parte in Molise e in parte in Campania, tra le province di Campobasso, Isernia, Benevento e Caserta.

In inverno le montagne del Massiccio del Matese si tingono spesso di bianco e diventano una destinazione rinomata per gli sport invernali, in particolare lo sci alpino. Il Lago del Matese, splendido bacino carsico dai bei panorami sul circondario, crea scorci scenografici, mentre i boschi e i grandi pianori in quota offrono percorsi ideali per le escursioni invernali, magari attrezzati con le racchette da neve.

Le vette del Monte Miletto e del Monte Mutria permettono di godere di panorami ampissimi, che nelle giornate più limpide spaziano dal Tirreno fino all’Adriatico. È una destinazione perfetta per chi cerca un turismo lento, lontano dai circuiti più affollati, che regala anche piccoli borghi tutti da scoprire come Bojano e Roccamandolfi.

Natale nei Beni del FAI addobbati dove vivere la magia delle feste

Par : losiangelica
18 novembre 2025 à 07:30

Dal 22 novembre 2025 al 6 gennaio 2026 l’Italia si veste a festa e sarà possibile scoprire i Beni del FAI con un programma speciale che comprende ben 40 appuntamenti su 20 luoghi da nord a sud. Castelli, abbazie, ville, parchi e siti naturalistici che il Fondo per l’Ambiente Italiano custodisce da cinquant’anni con passione. Vediamo insieme quali sono 5 opzioni nel programma dei Beni del FAI a Natale 2025 assolutamente da non perdere.

Castello di Avio a Sabbionara d’Avio (TN)

Il Castello di Avio incanta tra i beni del FAI che si animano per il Natale 2025. L’ottava edizione del mercatino all’interno delle mura del maniero medievale tiene compagnia per cinque weekend a partire da fine novembre. Con oltre 50 espositori si potranno fare acquisti e degustare specialità della tradizione. In più non mancano visite guidate ed eventi musicali.

Castello-di-Avio-(TN)-Mercatino
©Maurizio Sbrozzi 2019
Il mercatino di Natale nel Castello di Avio

Palazzo e Giardini Moroni a Bergamo

Palazzo Moroni accoglie il Natale a Bergamo Alta con un calendario ricchissimo di appuntamenti immersi nella magia barocca delle sue sale. Dal 6 dicembre al 6 gennaio, le visite guidate conducono alla scoperta delle tradizioni natalizie della famiglia Moroni, tra affreschi di Gian Giacomo Barbelli, dipinti di Giovanni Battista Moroni e ambienti ottocenteschi riportati al loro splendore.

Nei giorni 29 e 30 novembre, 6, 7, 8, 13 e 14 dicembre, arrivano anche gli “appuntamenti speciali” dedicati al territorio: degustazioni, racconti e prodotti locali, dai celebri “Moroncelli in Rosa” al miele delle api del Palazzo, realizzato in un progetto sociale che unisce apicoltura e inclusione.

Per i più piccoli, il 6 e 7 dicembre l’attività Aspettando Santa Lucia offre una visita narrata nelle sale del Palazzo e un laboratorio per creare la propria busta dei desideri. Un mondo incantato in cui arte, storia e tradizione dialogano con la festa più attesa dell’anno.

Abbazia di San Fruttuoso a Camogli (GE)

La Vigilia di Natale a San Fruttuoso è un’esperienza che resta nel cuore. Il 24 dicembre alle 22.40 un battello speciale salpa da Camogli per raggiungere il borgo, accessibile solo via mare o con sentieri panoramici. Qui, tra la luce delle lanterne e il suono del mare, viene celebrata la Messa della Vigilia, resa ancora più emozionante dal Coro “Voci d’Alpe”.

Dopo la cerimonia, la splendida abbazia benedettina è visitabile in autonomia. La serata si conclude con un brindisi a base di vin brulé e pandolce genovese nella Piazzetta Doria Pamphilj, in un’atmosfera da presepe vivente.

Abbazia di San Fruttuoso innevata
Alessandro Capretti
L’Abbazia di San Fruttuoso tra i beni del FAI con eventi natalizi

Orto sul Colle dell’Infinito a Recanati (MC)

L’Orto caro a Leopardi si veste di magia e creatività per i più piccoli con Aspettando l’Elfo, il laboratorio del 30 novembre dedicato ai bambini dai 6 anni. Tra rametti, cortecce e piccoli frutti raccolti nel giardino, ogni partecipante realizza la sua “porta dell’elfo”, un dettaglio magico che inaugura l’attesa del Natale in stile Elf on the Shelf. Il 5 gennaio, invece, l’Orto ospita un raffinato concerto della Confraternita Corale della Cintura: un viaggio musicale tra brani sacri e melodie natalizie che avvolge il pubblico in un’atmosfera contemplativa.

Giardino della Kolymbethra ad Agrigento

Nella Valle dei Templi prende vita uno degli appuntamenti più celebri del Natale FAI: Il Natale dei Contadini (27-30 dicembre). All’interno di una grotta paleocristiana viene ricreato il presepe secondo la tradizione agricola siciliana, usando foglie di asparago, agrumi, cotone e i frutti della campagna.

Ad accompagnare il presepe ci sono le antiche novene eseguite da un gruppo di musici, per un’esperienza immersiva nelle radici popolari dell’isola. Il 28 dicembre si aggiunge Il giardino dei sensi, un laboratorio sensoriale che invita a esplorare colori, profumi e sapori del paesaggio mediterraneo che dà modo di scoprire l’incantevole giardino della Kolymbethra di Agrigento.

Presepe nel Giardino della Kolymbethra ad Agrigento
Giuseppe Lo Pilato
I presepi al Giardino della Kolymbethra

Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA)

Alle porte di Cagliari, le Saline Conti Vecchi celebrano il Natale con un affascinante percorso che unisce arte contemporanea, natura e tradizioni. Dal 7 dicembre al 6 gennaio è esposto il Presepe di Maria Lai, un’opera dal forte valore simbolico che dialoga con gli spazi industriali restaurati del sito.

Il 7 e 8 dicembre l’evento In attesa del Natale propone una mattinata speciale: laboratori di decorazioni con il sale per i bambini, visite guidate negli edifici industriali anni ’30 per gli adulti e un tour in trenino alla scoperta della salina. La giornata si conclude con un momento musicale a più cori, in un’atmosfera di intensa suggestione. Dal 26 dicembre al 6 gennaio tornano anche Bimbi in Salina, laboratori dedicati alla fauna e flora della laguna, giochi naturalistici e attività creative con pasta di sale e materiali botanici.

Sirente-Velino, leggenda e natura tra rocce scolpite dal tempo e boschi affascinanti

4 novembre 2025 à 17:00

In Appennino non ci sono molte vette più alte delle cime gemelle del monte Velino e del monte Cafornia, in Abruzzo. Il loro profilo è lo stereotipo della montagna e sembra quasi il disegno di un bambino: pareti che vanno su dritte, in diagonale, fino a disegnare una punta aguzza, l’una accanto all’altra. Poco più a oriente si trova il monte Sirente: se il Velino e il Cafornia sfondano il muro dei 2.400 metri di altitudine, questa vetta non ci arriva per poco. La sua forma ricorda più quella di un enorme pagnotta, con le cime rotonde che si susseguono una all’altra, dominando dall’alto il cosiddetto Altopiano delle Rocche.

Il Velino e il Sirente sono le due montagne che danno il nome al Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, nel cuore dell’Abruzzo: un mosaico di vette aspre che vegliano su valli, piccoli insediamenti e boschi di faggio che in autunno si accendono di tutte le sfumature dell’oro e del rame. Una stagione speciale: quando il freddo si avvicina e si chiude il capitolo del turismo estivo, il Parco Sirente-Velino rivela la sua anima più autentica, rustica e vera.

Cosa fare e cosa vedere in autunno nel Parco Sirente-Velino

Il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino abbraccia un territorio vasto e sorprendentemente vario, tutto in provincia de L’Aquila. Con i suoi oltre 50.000 ettari, il parco include la catena montuosa del Sirente e quella del Velino, oltre all’Altopiano delle Rocche. È collegato a un’altra riserva naturale vicina, la Riserva regionale Montagne della Duchessa, che si trova in Lazio, ma che comprende un gruppo montuoso orograficamente afferente allo stesso complesso.

L’autunno è forse la stagione più affascinante per visitare il parco: da un lato le temperature ancora non rigide permettono di intraprendere la maggior parte delle attività all’aperto, dall’altro il grosso del flusso turistico, che da queste parti comunque non è mai ingente, è ormai scorso via con il cambio di stagione.

Il passare dei mesi è anche l’altro motivo per cui visitare il Sirente-Velino a settembre, ottobre e novembre: il paesaggio si trasforma in una tavolozza di colori, dal rosso intenso dei faggi al giallo brillante dei pioppi. È, inoltre, il periodo del bramito del cervo, il verso particolare emesso da questi animali durante la stagione degli amori e un modo unico di scoprire la loro solitamente discreta presenza: è una sorta di concerto naturale che risuona al tramonto nei boschi del parco.

Sirente Velino Abruzzo Autunno
iStock
Il monte Velino in un tramonto d’autunno

Le attrazioni naturali sono varie e ricchissime. La Valle Subequana, ad esempio, è uno dei luoghi più scarsamente popolati della regione, un altopiano collinare coronato da alte montagne con ampie aree di prati e pascoli e un misterioso lago stagionale che si dice sia nato dall’impatto di un meteorite, il cosiddetto Cratere del Sirente.

Le Gole di Celano, scavate dal Rio La Foce, sono forse il simbolo del parco: un canyon impressionante, con pareti di oltre 200 metri che si stringono fino a pochi metri di distanza. Il sentiero che le attraversa è un viaggio nella geologia e nel mito, tra pietre scolpite dal tempo e dalle acque, ma anche leggende di eremiti che cercarono rifugio in queste buie fenditure naturali.

La Val di Teve, poi, è un angolo di natura incontaminata alle pendici del Monte Velino. Le sue faggete, in autunno, sono un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Non è raro incontrare la fauna tipica del parco: camosci, cervi, rapaci e volpi, che qui trovano un rifugio perfetto.

Ultimo, ma non meno importante, il sito delle Pagliare di Tione conserva un patrimonio umano e storico straordinario: le pagliare sono i tipici edifici degli antichi villaggi stagionali, utilizzati dai pastori durante la transumanza e le altre attività di agricoltura e pastorizia legate alla montagna. Casette in pietra, ricavata a sua volta dalla ripulitura dei terreni al fine di renderli coltivabili, spesso dotate di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, che ancora oggi si possono notare nei resti di questi insediamenti.

Sirente Velino Abruzzo Autunno
iStock
Le Pagliare di Tione

Nel mezzo di questo contesto naturale montano e rustico piccoli paesi come Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio, Ovindoli e Secinaro accolgono i pochi visitatori con le facciate in pietra delle case, i ruderi degli antichi castelli, le chiese austere e le sagre dedicate ai prodotti di stagione, che trasmettono tutto il calore di questi luoghi.

Escursioni d’autunno nel Parco Sirente-Velino

L’autunno invita a camminare. Prima che arrivi la neve a coprire le cime pietrose delle montagne abruzzesi, c’è tempo per esplorarle senza che il sole cuocia i sentieri, beandosi del fascino dei boschi e dei panorami che si possono osservare dalle ampie radure, antichi pascoli ormai abbondanti.

Il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino offre una varietà di contesti, scorci e prospettive su una natura selvaggia, ricca di flora e fauna, da scoprire da vicino.

Gole di Celano

Un trekking di media difficoltà, con partenza dal parcheggio dedicato poco fuori il borgo di Celano e una durata di circa 4 ore in totale, che permette di esplorare uno dei luoghi simbolo del Parco Sirente-Velino. Il percorso delle Gole di Celano si snoda nel cuore del canyon, tra pareti verticali e passaggi strettissimi, che poi si aprono all’improvviso su piccole radure.

Lungo il cammino si incontrano ponticelli in legno, piccole sorgenti e scorci mozzafiato sul panorama delle Gole. Secondo la leggenda qui viveva un eremita che parlava con gli spiriti della montagna, e in certi momenti, quando il vento si incunea tra le strette pareti di roccia, non sarà difficile immaginarlo.

Anello del Sirente

I più esperti tra i camminatori che si avventurano tra le vette del Parco Sirente-Velino non possono non apprezzare l’impegnativa camminata tra pascoli e faggete che porta fino alla vetta del monte Sirente, a oltre 2.300 metri di altitudine.

Si tratta di un’escursione che regala panorami grandiosi sulla valle che giace ai piedi del complesso montuoso. Il sentiero sale tra prati e boschi fino a raggiungere la cima del Sirente, da cui si gode una vista che abbraccia tutto l’Abruzzo interno. In autunno questo percorso ha qualcosa in più grazie ai faggi che circondano la parte bassa del percorso. Le loro chiome si tingono di mille tonalità diverse, creando un contrasto magnifico con le rocce grigie della cima.

Da Rocca di Mezzo a Ovindoli

Percorso facile che parte da uno dei borghi più affascinanti del Parco Sirente-Velino, Rocca di Mezzo, e in circa tre ore consente di farsi un’idea dell’Altopiano delle Rocche, un ampio pianoro tra i 1.200 e i 1.400 metri di altitudine all’ombra del Sirente e delle altre montagne.

Sirente Velino Abruzzo Autunno
iStock
Tra i pascoli del Parco Sirente-Velino

È un itinerario dolce, adatto anche alle famiglie, che segue antiche tracce tra i boschi di betulle ingialliti dalla stagione e ampie radure, punteggiate di mucche e cavalli che pascolano placidi. Ovindoli, nota località sciistica e uno dei centri turistici del parco, accoglie gli escursionisti con il suo rustico fascino e con i suoi sapori della cucina locale e stagionale: polenta, funghi o una zuppa di legumi locali.

Le Pagliare di Tione

Tione degli Abruzzi è un piccolissimo comune della Comunità montana Sirentina. Un luogo elegantemente austero, con la sua simbolica Torre del Castello che domina l’abitato. Da qui parte un percorso piuttosto semplice, seppure in salita, che porta ad esplorare le note Pagliare di Tione, casali in pietra sparsi in ampie radure, conservati nello stile tipico del luogo e presenti fin dal medioevo.

L’ampio spazio dove si trovano le Pagliare di Tione domina la Valle del fiume Aterno, su cui si posa lo sguardo, ammirando i toni caldi autunnali delle chiome dei boschi che la ricoprono. Un luogo capace di abbinare la testimonianza storica alla bellezza della natura, specialmente in autunno.

Calabria: sui sentieri dell’Aspromonte illuminati dal sole ogni roccia si trasforma in oro

24 octobre 2025 à 18:00

Il 29 agosto del 1862 i boschi dell’Aspromonte si riempirono di grida, fumo, fuoco e pallottole. I Bersaglieri del regio esercito caricarono contro le migliaia di volontari garibaldini, che dalla Calabria avevano intenzione di muovere verso Roma per renderla italiana.

Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, venne ferito ad una gamba. Ne nacque una celebre canzone popolare cantata sull’aria di una marcia dei Bersaglieri e ne scaturì uno dei capitoli cruciali dell’epopea dell’eroe del Risorgimento italiano. In quei boschi, territorio di Sant’Eufemia d’Aspromonte, un monumento ricorda l’episodio, indicando l’albero a cui Garibaldi si poggiò dopo essere stato colpito.

Oggi in quei boschi permane un silenzio immobile, interrotto solo dal passo degli occasionali escursionisti che si avventurano lungo i sentieri dell’Aspromonte per scoprirne la bellezza ruvida, integra e naturale che li caratterizza. Destinazione di viaggio affascinante in tutte le stagioni, l’Aspromonte, cuore selvaggio di Calabria, è una terra che in autunno si mostra nel suo volto più scenografico, poetico. Tra gole e torrenti, antichi borghi arroccati e panorami che si aprono fino allo Stretto di Messina, questo massiccio montuoso che caratterizza l’Appennino calabrese offre sentieri scenografici, che sembrano usciti da un dipinto impressionista.

Aspromonte: come arrivare e cosa fare in autunno

Il Parco Nazionale dell’Aspromonte si trova nel cuore della Calabria meridionale e abbraccia gran parte della provincia di Reggio Calabria. Dal capoluogo, in meno di un’ora d’auto, si raggiungono i primi borghi montani come Gambarie, Santo Stefano in Aspromonte e San Luca, porte d’ingresso a un mondo fatto di boschi, panorami e leggende.

L’autunno è la stagione ideale per scoprire l’Aspromonte a piedi: le temperature sono miti, i cieli ancora perlopiù limpidi. La natura, com’è caratteristico della stagione, colpisce tutti i sensi: la vista con i colori delle chiome degli alberi che cambiano di settimana in settimana; l’olfatto con i ricchi profumi del sottobosco, arricchito dai funghi e dalle castagne; l’udito e il gusto con il clamore e i sapori delle sagre nei piccoli paesi.

Oltre alle escursioni, l’autunno in Aspromonte invita alla scoperta dei tanti borghi che punteggiano il territorio: lo splendido e medioevale Gerace, con il Duomo e le sue cento chiese, le viuzze in pietra; Stilo, uno de I Borghi più belli d’Italia, caratterizzato dalla Cattolica bizantina; l’isolata Bova, dove ancora si parla l’antico greco di Calabria e si possono ammirare splendidi panorami. Sono luoghi, questi, dove il tempo scorre più lentamente e, in certi casi, sembra essersi fermato.

gerace
iStock
Il borgo di Gerace

In autunno una marcia in più a una visita in Aspromonte è data, infine, dai sapori della sua tavola: il profumo del pane cotto nei forni a legna invade i vicoli dei borghi, il caciocavallo non manca mai, i funghi e le castagne caratterizzano le ricette stagionali e, dall’inizio di novembre, arriva sulle tavole il nuovo Greco di Bianco, il vino passito che è considerato uno dei più antichi d’Italia.

Tre escursioni d’autunno in Aspromonte

L’Aspromonte è una montagna da scoprire passo dopo passo, specialmente in autunno. Dotato di una fitta rete sentieristica, curata e manutenuta dal Parco Nazionale e dal Club Alpino Italiani, il massiccio offre esperienze adatte a tutti: dalle tranquille passeggiate nei boschi alla portata di chiunque fino alle escursioni panoramiche sulle cime più alte, riservate a chi ha un po’ più di allenamento e dimestichezza con l’escursionismo, e ai cammini con più tappe.

Il bello del trekking in Aspromonte durante l’autunno sta nella possibilità di assistere alla trasformazione della natura e al brillare unico della caratteristica luce di questa stagione sulle rocce di granito, che si accendono di sfumature dorate, rossastre. Le chiome dei faggi, inoltre, si vestono di rosso e d’arancio, e il vento che scende dalle vette porta con sé il profumo di resina e terra bagnata.

Da Gambarie al Montalto

È l’escursione simbolo dell’Aspromonte: il Montalto è la vetta più alta del massiccio calabrese, a 1955 metri sul livello del mare. Si parte da Gambarie, principale centro turistico del territorio, e si attraversa una grande faggeta, che in autunno esplode dei classici colori: il giallo, l’oro, il ramato, il bruno.

Aspromonte Calabria autunno
iStock
Una mattina d’autunno in Aspromonte

Il sentiero segue una salita dolce ma costante, fino a raggiungere il crinale. Il dislivello in salita dell’escursione è di circa settecento metri, rendendo l’escursione mediamente impegnativa. Servono circa cinque ore di cammino per completare l’itinerario andata e ritorno.

Dalla cima, la vista è mozzafiato, specie nelle giornate terse e luminose: a nord lo sguardo si posa sulla Sila e sul massiccio del Pollino, verso sud si arriva a vedere lo Stretto di Messina e, con un po’ di fortuna, anche l’Etna che si staglia all’orizzonte. La discesa può seguire un percorso ad anello che tocca il suggestivo Belvedere di Puntone Galera, dove la luce del pomeriggio d’autunno rende ancora più bello il contesto roccioso e boschivo.

Trekking alle Cascate di Maesano

Non lontano dalla già citata Gambarie, all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte, si trova uno degli spettacoli naturali più suggestivi della Calabria: le Cascate di Maesano, dette anche Cascate dell’Amendolea. Si tratta di tre salti d’acqua che si susseguono tra rocce di granito e felci, in un paesaggio che in autunno diventa ulteriormente magico.

Aspromonte Calabria autunno
iStock
La Fiumara di Amendolea

Il sentiero per raggiungere le Cascate parte dalla diga sul fiume Menta, che crea un lago artificiale immerso nei boschi. L’itinerario si dipana lungo un tracciato ben segnato, che scende tra faggi e pioppi fino a raggiungere il punto panoramico sulle cascate, dove dal riparo del bosco si passa ad alcuni brulli costoni senza alberi. Durante il percorso si attraversano piccoli ruscelli e si incontrano scorci di grande bellezza, con giochi di luce che cambiano a ogni passo.

Questo itinerario, più facile del precedente, è perfetto per chi cerca un’escursione a contatto con la natura, ma alla portata di tutti. Il dislivello in salita è limitato (circa 300 metri) e la durata totale non supera le tre ore.

Da San Luca al Santuario di Polsi

Un percorso più lungo, impegnativo e complesso è quello che conduce dal paese di San Luca al Santuario della Madonna di Polsi, uno dei luoghi spirituali più importanti della Calabria. Si percorrono le antiche mulattiere dei pellegrini, attraversando boschi, valloni e pascoli, fino a raggiungere il santuario incastonato tra le rocce.

L’itinerario, che peraltro corrisponde alla quarta tappa del cammino Sentiero Calabria, è mediamente impegnativo. Richiede tra le tre e le quattro ore di cammino nel solo tragitto di andata, per via di una distanza complessiva di circa 13 chilometri. Tuttavia il dislivello in salita è di circa 500 metri, rendendo fattibile anche una escursione di andata e ritorno, partendo presto la mattina.

Oltre alla visita al ricco Santuario della Madonna di Polsi, questo trekking offre la possibilità di ammirare un luogo speciale come la Valle delle Grandi Pietre, un’area che costeggia la Fiumara Bonamico, percorsa dal sentiero, e che è caratterizzata da splendidi e giganteschi monoliti, veri e propri monumenti di pietra realizzati dalla natura.

Ai monoliti sono stati dati nomi affascinanti come Pietra Cappa, Pietra Lunga, Pietra Castello, Rocca San Pietro. La Pietra Cappa è forse il più spettacolare dei monoliti: svetta dalla cima di una collina boscosa, come una sempiterna vedetta: occupa circa quattro ettari di terreno ed è alta 140 metri.

Aspromonte Calabria autunno
Getty Images
La Pietra Cappa brucia sotto il sole autunnale

Le pietre sono monumenti naturali attorno ai quali l’uomo ha lasciato tracce della storia: a Pietra Castello ci sono resti di antiche fortificazioni, la Rocca San Pietro è stata scavata in tempi antichi da asceti in cerca di un rudimentale rifugio, vicino alla Pietra Cappa ci sono i ruderi di una chiesa intitolata a San Giorgio.

L’itinerario permette di ammirarne i contorni mentre si risale la Fiumara Bonamico, prima di iniziare l’ascesa diretta verso la Guardia della Mancusa, il punto più alto del percorso, e infine Polsi.

Riviera di Ulisse, la costa italiana sospesa tra bellezze naturali e miti antichi

13 septembre 2025 à 16:00

Lungo la costa laziale, in provincia di Latina, si snoda un tratto di litorale che porta con sé leggende antiche, testimonianze storiche e panorami mozzafiato: la Riviera di Ulisse. Un nome che rievoca le avventure dell’eroe greco che, secondo la tradizione, approdò qui durante il suo viaggio verso Itaca, incantato dalla maga Circe e dalla bellezza selvaggia di questi luoghi che sembrano uscire da una cartolina.

Oggi, questo lembo di costa è uno dei tesori più affascinanti del Lazio, che vanta spiagge Bandiera Blu, borghi arroccati, siti archeologici e parchi naturali che rendono ogni visita un viaggio tra mito e realtà.

Dove si trova

La Riviera di Ulisse è oggi un Parco Regionale che si estende nell’estremo sud della regione Lazio, quasi al confine con la Campania, nella provincia di Latina.

Affacciata sul Mar Tirreno,  comprende il tratto di costa che dal lido di Latina raggiunge Minturno. Lungo il percorso si trovano splendide località protette tutte da scoprire: Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina, Fondi, Sperlonga, Gaeta e Formia (con le sue bellissime Isole Pontine).

In particolare, il Parco Regionale Riviera di Ulisse comprende i territori protetti del Parco regionale urbano Monte Orlando (a Gaeta), del Parco regionale di Gianola e Monte di Scauri (a Formia e Minturno) e del Promontorio della Villa di Tiberio e Torre Capovento – Punta Cetarola (a Sperlonga).

Si può raggiungere facilmente la Riviera di Ulisse da Roma e da Napoli, in auto oppure in treno fino a Formia. Da lì partono collegamenti bus verso le varie località della costa. Il periodo migliore per visitarla? Questa riviera è un paradiso dalla primavera all’autunno, quando è possibile alternare giornate in spiaggia a escursioni nei suoi parchi naturali.

Villa di Tiberio e Grotta, sulla Riviera di Ulisse
iStock
Villa di Tiberio e Grotta, sulla Riviera di Ulisse

Cosa vedere sulla Riviera di Ulisse

I paesaggi che si susseguono lungo la Riviera di Ulisse sono un mix tra spiagge di sabbia fine, promontori rocciosi con grotte suggestive, macchia mediterranea, borghi dal fascino unico e tracce storiche tra siti archeologici e antiche torri che punteggiano il litorale.

Da Nord, ad incantare lungo questa costa si trova San Felice Circeo, Bandiera Blu, uno dei borghi marinari più suggestivi d’Italia e dove si racconta che sbarcò Ulisse incantato dalla maga Circe. Dall’omonimo monte su cui è arroccato, si apre a una vista straordinaria sulla costa, con le sue bellissime spiagge ideali anche per praticare sport nautici.

Anche Terracina incanta la vista lungo la Riviera di Ulisse con le sue due anime: quella moderna tra la Via Appia e il mare, e quella antica in alto. Tra spiagge dorate con fondali bassi, premiate dal Touring Club Italiano e Legambiente, e le importanti testimonianze del passato contenute nel Tempio di Giove Anxur, è una località da non perdere, soprattutto se si vogliono fare escursioni anche nelle isole di Ponza e Ventotene, a cui è ben collegata.

Spiaggia di Terracina, sulla Riviera di Ulisse
iStock
Spiaggia di Terracina, lungo la Riviera di Ulisse

Lungo questo tratto di costa spicca anche Sperlonga, anch’essa Bandiera Blu, dove si possono ancora vedere i resti di una villa antica fatta costruire nel I secolo d.C. dall’imperatore Tiberio (parte del Museo Archeologico nazionale nel centro della cittadina). In questo sito si trova anche la Grotta di Tiberio, una suggestiva vasca naturale con vista mozzafiato sul mare. Con le sue acque cristalline e la sabbia bianca, Sperlonga è una località ottima per giornate di relax nelle spiagge divise fra la Riviera di Levante e la Riviera di Ponente, al cui centro spicca la Torre Truglia.

Un’altra delle località più suggestive della Riviera di Ulisse è senza dubbio Gaeta, con le sue spiagge di sabbia fine e chiara alternate alle falesie a picco sul mare. Qui, accanto alla bellissima spiaggia di Serapo, si trova il Monte Orlando con la celebre e suggestiva Montagna Spaccala e la Grotta del Turco, che nel 2025 ha finalmente riaperto. A dominare, sul promontorio, invece, c’è il santuario della Madonna Spaccata.

A Formia, infine, si può viaggiare tra spiagge meravigliose (come Vindicio, Sant’Agostino e la baia dei Sassolini) e la vibrante cittadina che custodisce preziose tracce del passato romano, come le fondamenta della villa di Cicerone e il suo mausoleo sull’Appia antica.

Quando arte e natura si incontrano: i più bei luoghi ricchi di opere e sculture en plein air

7 septembre 2025 à 16:30

Esistono luoghi capaci di farci immergere in atmosfere senza tempo, dove arte e natura dialogano armonicamente e il paesaggio è vivo intorno a noi. Passeggiando lungo parchi, sentieri e giardini costellati di opere d’arte en plein air scopriamo angoli sorprendenti del nostro Paese, che invitano a soffermarsi, riflettere e lasciarsi ispirare.

Sono veri e propri musei a cielo aperto tutti da esplorare durante una gita fuori porta in famiglia (e non solo), tra le più suggestive montagne italiane o a due passi dalla città. Abbiamo selezionato 5 parchi artistici all’aria aperta da visitare almeno una volta nella vita.

Ledro Land Art

A pochi passi dallo splendido lago di Ledro, immerso nella verdeggiante pineta di Pur, si snoda un percorso artistico composto da più di 30 opere site-specific realizzate prevalentemente con materiali naturali e ispirate al rapporto tra essere umano e ambiente naturale.

Si tratta di un parco d’arte nato nel 2012 grazie al Comune di Ledro e sorge lungo il torrente Assat, sulla strada che conduce a Malga Cita. Le opere, realizzate nel corso degli anni grazie alle residenze artistiche, si fondono con la vegetazione in un unico percorso che attraversa la pineta per poco più di un chilometro, facilmente percorribile a piedi. Un’ottima occasione per immergersi in atmosfere quasi fatate a stretto contatto con la natura. L’ingresso è libero e gratuito.

Arte Sella

Passiamo a uno dei musei a cielo aperto più celebri: Arte Sella, the contemporary Mountain, che rappresenta da tanti anni il luogo ideale in cui arte, musica, danza e altre espressioni della creatività umana si uniscono dando vita ad esperienze memorabili.

Nel corso degli anni, sono stati più di 300 gli artisti che hanno contribuito alla crescita di Arte Sella, dando vita a tre percorsi espositivi costellati di opere d’arte tutte da esplorare durante un viaggio lungo Val di Sella, a pochi chilometri da Borgo Valsugana, nel Trentino sudorientale: il Giardino di Villa Strobele, con opere realizzate da architetti di fama internazionale lungo un percorso di circa 500 metri, l’Area di Malga Costa, dove spicca anche la Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri, e il Sentiero Montura, che collega il giardino di Villa Strobele e l’area di Malga Costa con un percorso di 4 km adatto alle famiglie e agli escursionisti.

I giardini del Kränzelhof

La simbiosi tra arte e natura si respira anche nei giardini del Kränzelhof, a Cermes, nella Provincia autonoma di Bolzano. All’interno dell’omonima tenuta vinicola, è nato nel 2006 un giardino di sculture che permette di immergersi in una varietà di atmosfere che connettono l’arte con la natura circostante.

Suddivise aree tematiche, le opere presenti toccano diversi aspetti della vita: fiducia, emozione, coraggio, cuore e amore, espressione, intuizione e consapevolezza.

Ad incantare sono anche il labirinto e il giardino nascosto: alte siepi, sentieri nascosti e angoli sorprendenti invitano ad esplorare. L’ingresso prevede il pagamento di un biglietto (12 euro per adulti e 5,90 per bambini, oltre ai pacchetti convenienti per le famiglie).

Le suggestive sculture di Vaia

Tra i verdi boschi e le vette che caratterizzano il Trentino e Veneto, si possono esplorare opere d’arte a forma di animali lungo un ideale itinerario di più giorni. Non si tratta di un vero e proprio parco artistico, ma di sculture realizzate da Marco Martalar, famoso a livello mondiale, installate negli anni in diversi luoghi di montagna, quasi a formare un museo diffuso en plein air .

Non sono semplici sculture in legno dalle dimensioni impressionanti, ma vere e proprie testimonianze di rigenerazione e resilienza: il suo progetto diffuso nasce dall’idea di trasformare i resti degli alberi distrutti dalla tempesta Vaia del 2018 in vere e proprie opere d’arte.

Tra le creazioni più emblematiche (tra le numerose realizzate) ci sono il Drago di Vaia (Lavarone, Alpe Cimbra), gigantesca scultura con oltre 3.000 pezzi di legno, la Lupa di Vaia (Levico Terme, Valsugana), l’Aquila di Vaia (località Marcesina, Grigno) e l’Haflinger di Strembo (in Val Rendena): è il cavallo di legno più alto d’Europa, alto 7 metri. Si trova nel Parco Giorgio Ducoli a Strembo, nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, ed è facilmente raggiungibile a piedi o in bicicletta dalla pista ciclabile della Val Rendena.

Sacro Bosco di Bomarzo

Esiste un luogo a un’ora da Roma dove il surrealismo incontra la natura: è il Sacro Bosco di Bomarzo, il celebre Parco dei Mostri situato nell’omonimo comune in provincia di Viterbo.

Qui si entra in un’ambientazione suggestiva con statue mostruose, creature fantastiche e persino una misteriosa piramide etrusca. Ogni angolo di questo giardino conquista con il suo fascino unico, soprattutto in autunno, quando la vegetazione si tinge di sfumature dorate. Perfetto per una gita breve o una fuga nella Tuscia, dove ogni passo racconta una storia incredibile.

Sicilia selvaggia: la Riserva di Vendicari tra mare, storia e natura

3 septembre 2025 à 08:30

Lungo la costa orientale della Sicilia si trova una riserva naturale in riva al mare capace di unire l’aspetto selvaggio della natura incontaminata, aspra e seducente al tempo stesso, con le tracce secolari della storia e dell’azione umana.

Si tratta della Riserva Naturale orientata e Oasi faunistica di Vendicari, un vero e proprio gioiello all’interno di una regione che già di per sé toglie il fiato per il numero di luoghi di mare ad alto tasso di meraviglia che offre.

L’area naturale si trova tra Noto e Marzamemi, a sud di Siracusa, ed è stata istituita a metà degli Anni Ottanta. All’interno dei suoi oltre 1500 ettari di territorio si trovano alcune spiagge splendide, la cui più celebre è certamente la Spiaggia di Calamosche, un cala incassata tra due piccoli promontori con un mare cristallino, ma anche le vicine spiagge di Eloro e di Marianelli non sono da trascurare.

Inoltre, la riserva si trova in una zona costiera acquitrinosa, dove a ridosso delle spiagge si trovano la foce di un fiume e alcuni pantani, aree paludose con acqua ad un elevato grado di salinità che hanno contribuito allo sviluppo di un ecosistema unico, del quale fanno parte anche le tante diverse e curiose specie di uccelli migratori, come i fenicotteri, che si possono osservare da una prospettiva privilegiata.

riserva naturale vendicari
Lorenzo Calamai
Barca al largo della Riserva di Vendicari

Per entrare nella Riserva Naturale di Vendicari si deve pagare un biglietto, dal prezzo peraltro modesto, presso uno dei quattro ingressi all’area. Questo, il fatto che si debba sempre percorrere un tratto a piedi (per quanto breve) e un territorio davvero vasto sono gli ostacoli che favoriscono un modesto affollamento della riserva anche nei periodi più turistici dell’anno, lasciando la possibilità ai visitatori di godersi davvero l’aspetto più selvaggio di questa parte della Sicilia.

 

Come arrivare alla Riserva di Vendicari

Per accedere alla Riserva Naturale orientata di Vendicari si può entrate da uno dei quattro ingressi posti nei pressi della spiaggia di Eloro, di quella di Calamosche, della Torre di Vendicari e della Cittadella dei Maccari. Quello di Eloro è l’ingresso più settentrionale e si trova a poca distanza da Lido di Noto. È l’ideale per chi vuole sfruttare l’omonima spiaggia, una delle meno frequentate della riserva, visitare la foce del fiume Tellaro e la vicina spiaggia Marianelli, dove si trova un’oasi naturista.

L’ingresso Calamosche si trova a circa 10 minuti di cammino dall’omonima e gettonata spiaggia. Un sentiero costiero, inoltre, permette di esplorare le piccole e nascoste calette che si aprono poco più a sud. L’accesso della Torre di Vendicari è quello principale. Qui si trova un bel bar e ristorante con ampi spazi ombreggiati dove passare le ore più calde e si può poi accedere al sentiero che porta in una delle zone clou della riserva: il Pantano Grande, dove si possono osservare i fenicotteri intenti a pescare nell’acqua salmastra, e le rovine della vecchia tonnara, prospicienti alla spiaggia.

Infine, l’ingresso della Cittadella è quello più meridionale. È il migliore per gli appassionati di storia e natura: per i primi c’è la possibilità di visitare la notevole chiesa paleocristiana e la necropoli bizantina, per i secondi l’opportunità di sfruttare i capanni di osservazione posti ai margini dei pantani Sichilli e Roveto.

Cosa vedere nella Riserva di Vendicari

Il bello della Riserva di Vendicari è che unisce assieme diverse ragioni d’interesse, come la visita a un ambiente naturale unico con la possibilità di osservare da vicino animali rari o la possibilità di respirare le atmosfere di un passato stratificato attraverso le testimonianze storiche risalenti all’età ellenistica, a quella bizantina, medievale o moderna. Oltre a questo, poi, c’è anche una motivazione molto più semplice e diretta: andare al mare in spiagge molto belle.

È davvero un luogo per tutti i gusti: coloro a cui interessa solo sdraiarsi sulla sabbia e buttarsi a nuotare tra le acque cristalline dovranno solo affrontare un breve tratto di sentiero dal parcheggio alla più vicina spiaggia, mentre i più affezionati alle attività all’aperto e al continuo movimento possono esplorare diverse parti della Riserva semplicemente percorrendola a piede grazie alla fitta rete di sentieri che permette di scoprirne ognuno degli angoli di seguito descritti.

La spiaggia di Eloro e la spiaggia naturista di Marianelli

La spiaggia di Eloro si trova a poche centinaia di metri dall’omonimo ingresso, il più vicino alla popolare cittadina costiera di Lido di Noto. Si tratta di una morbida lingua di sabbia che si estende tra gli scavi archeologici dell’antica città ellenica di Eloro, visibili dal sentiero che arriva in spiaggia, e la foce del fiume Tellaro a meridione.

 

Tra le spiagge della Riserva di Vendicari è una delle meno frequentate, malgrado sia la più vicina a un centro abitato. È una destinazione perfetta per famiglie con bambini, visto il perfetto manto sabbioso della spiaggia e del fondale, che digrada molto lentamente, lasciando ampie zone di acqua bassa dove tutti riescono sempre a toccare agilmente.

spiaggia marianelli vendicari
Lorenzo Calamai
La spiaggia di Marianelli è la più selvaggia della Riserva

Oltre la foce del Tellaro si distingue chiaramente il sentiero che si inerpica sul basso promontorio roccioso e che porta in pochissimi minuti di cammino all’ampia spiaggia di Marianelli, una grande distesa di sabbia tempestata di ciò che lascia il mare, da conchiglie multiformi a detriti arborei di ogni tipo con i quali gli avventori abituali hanno costruito piccole capanne per ripararsi dal sole. La spiaggia di Marianelli è un zona naturista.

La spiaggia di Calamosche

Premiata nel 2005 come Spiaggia più bella d’Italia da Legambiente, Calamosche è una delle spiagge più note della Sicilia orientale. Si tratta di una bella caletta dalla sabbia fina e chiara, incastonata in mezzo a due promontori rocciosi che la proteggono dai venti e dalle correnti marine. Qui il mare, quindi, è quasi sempre calmo e cristallino.

 

spiaggia calamosche vendicari
Lorenzo Calamai
La spiaggia di Calamosche

Ai lati della piccola baia i due promontori rocciosi offrono nicchie, cavità e piccole grotte che sono un vero e proprio tesoro per appassionati di snorkeling: non dimenticate a casa pinne, maschera e boccaglio e godetevi la variegatissima fauna ittica che si incontra. Spesso e volentieri le tartarughe caretta caretta depongono le loro uova in questa spiaggia. Il luogo di deposizione viene quindi isolato per essere protetto fino a quando i piccoli non sono pronti per la loro fuga verso le acque marine, non appena si dischiude il guscio.

A Calamosche si può arrivare dall’ingresso dedicato, dal quale si deve camminare per una ventina di minuti circa per giungere alla spiaggia e che lascia entrare un numero contingentato di visitatori, oppure percorrendo i sentieri che la collegano a Marianelli o alla Torre di Vendicari. Entrambi sono estremamente scenografici, attraversando un territorio selvaggio e aspro, con continua vista sul mare. Al tempo stesso il cammino non è breve ed è costantemente sotto il sole battente, per cui in estate è consigliabile attrezzarsi di conseguenza con molta acqua, calzature adeguate al trekking, crema solare.

La tonnara, la torre e le saline di Vendicari

L’ingresso principale della Riserva Naturale di Vendicari porta alla spiaggia omonima, una delle più scenografiche e ricche di attrazioni dell’intera costa orientale della Sicilia. A Vendicari, infatti, si trovano le saline e il Pantano Grande: due bacini adiacenti di acqua salmastra all’interno della quale si affollano gli uccelli migratori. Un paio di capanni di osservazione consentono di apprezzare la bellezza della natura in azione, senza disturbare gli animali.

La tonnara di Vendicari
iStock
La tonnara di Vendicari

Sulla spiaggia, solitamente molto affollata, si gode di una bellissima visuale: i resti della vecchia tonnara di Vendicari, una costruzione settecentesca dedicata alla cattura e alla lavorazione del tonno di cui oggi restano mute colonne bianco avorio che si alzano verso il cielo azzurro, imponenti e misteriose; poco più avanti le rovine della Torre Sveva, un edificio difensivo con funzioni di vedetta costruito nel Quattrocento; di fronte l’immenso blu del mare, che qui ha un colore particolarmente scuro per la presenza ingente di posidonia sul fondale.

La spiaggia di Vendicari è stretta, ma molto lunga. Nella parte settentrionale, oltre la tonnara, la costa è più rocciosa, ideale da esplorare armati di maschera e boccaglio. Più a sud invece si estende una distesa di sabbia chiara. La posidonia si adagia spesso sulla spiaggia e compone una sorta di barriera nei primi metri dopo l’ingresso in acqua, ma una volta superato questo ostacolo naturale, si può godere di una mare meravigliosamente cristallino, con acqua non molto alta per un lungo tratto.

I pantani

Gli amanti del birdwatching, ma anche coloro che più semplicemente adorano osservare gli animali e la natura, non possono perdersi l’esperienza offerta dai numerosi capanni di osservazione che permettono di ottenere una prospettiva privilegiata sui pantani della Riserva Naturale di Vendicari.

I pantani della riserva sono cinque: il Pantano Piccolo si trova poco a nord della spiaggia di Vendicari, il Pantano Grande è la grande zona paludosa che confina con le saline di Vendicari, il Pantano Roveto e i pantani minori Sichilli e Scirbia sono tra loro collegati e compongono una ampia zona umida tra la Cittadella dei Maccari e la spiaggia di Vendicari. La spiaggia antistante a questi ultimi, peraltro, è sottoposta a divieto di fruizione perché luogo di deposizione delle uova della tartaruga caretta caretta, la testuggine più diffusa nel mar Mediterraneo ma che è comunque a rischio di estinzione.

La fauna che si può osservare dai capanni di osservazione è davvero variopinta. I pantani di Vendicari sono infatti popolati soprattutto da specie di uccelli migratori con diverse provenienze, che si fermano qui nel loro tragitto tra i vari continenti.

fenicottero a vendicari
Lorenzo Calamai
Un fenicottero nel Pantano Grande di Vendicari

Una delle attrazioni principali è costituita dai fenicotteri, una creatura che in Italia si trova davvero raramente e che in Sicilia nidifica in due soli luoghi: le Saline di Priolo e Vendicari. Le notevoli dimensioni, le lunghe gambe, la posa su un solo arto e le forme sinuose del collo e del becco, oltre al loro colore cangiante a seconda dell’alimentazione, sono le caratteristiche che rendono questo uccello così particolare e interessante.

Trampolieri, aironi e cicogne sono tra gli altri volatili di grandi dimensioni che si trovano nei pantani di Vendicari, assieme al germano reale, ai cormorani e all’affascinante cavaliere d’Italia, nel suo sobrio bianco e nero.

Val Resia, ai piedi del Monte Canin, tra grotte e sorgenti d’acqua fresca

28 août 2025 à 13:20

La Val Resia o Val di Resia è una tranquilla valle alpina incastonata tra le Alpi Giulie e le Prealpi Giulie occidentali, e segna il confine tra Italia e Slovenia. Lunga circa 18 chilometri, è attraversata dal torrente Resia da cui prende il nome. Gran parte della valle fa parte del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, un’area protetta ricca di biodiversità, con oltre un migliaio di specie vegetali, fauna alpina, rapaci e perfino tracce di orso e di lince. Se cercate una meta dove l’overtourism non è ancora arrivato, ecco dove venire.

Val Resia, paradiso dell’escursionismo

D’estate è il regno delle passeggiate, alcune davvero incantevoli perché il paesaggio qui è incredibilmente vario e, in certi punti, addirittura lunare. E, da quest’anno, anche di interessanti pedalate lungo la nuova ciclovia Resiutta-Resia. Una delle novità che si inseriscono in una molteplicità di iniziative pubblico-private per rendere questa parte di montagna friulana sempre più godibile e fruibile. È un percorso lungo 7 km, agevolmente percorribile e regala la visione del Monte Canin, il simbolo della valle, insieme al suo corso d’acqua. In Val Resia ci sono escursioni per ogni livello, dalle più facili adatte alle famiglie fino alle vie ferrate per super esperti. Ecco un paio di esempi:

Malga Coot

Questa è una passeggiata breve ma che regala una bellissima vista. Si cammina solo per un km, con un dislivello contenuto (200 metri) ed è adatta davvero a tutti. Si raggiunge un rifugio su un balcone naturale dalla vista aperta sulla valle. Volendo, si può proseguire e percorrere l’anello Malga Coot, uno dei sentieri dell’Ecomuseo Val Resia, in pratica un museo a cielo aperto sulle Alpi Giulie con tavole indicative che raccontano le unicità storiche, culturali, linguistiche e naturalistiche della valle.

La “Bella strada” di Resia

In friulano si chiama Ta Lipa Pot, ed è un sentiero facile adatto anche ai bambini. Si percorre un anello di circa 10 km molto panoramico, con vista sui boschi e sul Monte Canin, sul quale s’incontrano passerelle per attraversare il torrente e ponticelli. Si sviluppa attorno alla frazione di Stolvizza. S’imboccare il sentiero proprio all’ingresso del paese e si snoda tra boschi, cascate e ruscelli. Lungo il percorso ci sono soste nelle baite.

La nuova ciclovia Resiutta-Resia

Percorribile già da qualche mese, ma appena inaugurata ufficialmente, la nuova ciclovia è un percorso che porta nel cuore del Parco Regionale delle Prealpi Giulie e che collega la Val Resia alla Ciclovia Alpe Adria. E viceversa, cosa ancora più importante, perché chi percorre l’Alpe Adria ora può accedere facilmente anche alla Val Resia. Ogni anno, infatti, sono circa 70mila i viaggiatori su due ruote alla scoperta della natura e della cultura friulane. Il sentiero ciclabile, lungo poco più di 7 km, è privo di disconnessioni e con fondo stabile, adatto, quindi, a tutti pur essendo un tipico percorso montano. La ciclovia segue il corso del torrente nella sua sinistra orografica de è una pista naturale che si integra nell’ambiente. Tra i punti più belli, il passaggio lungo il torrente Resia, laddove esisteva la più antica strada carrozzabile lastricata del territorio.

Il nuovo itinerario Resia-Resiutta completa l’offerta di conoscenza del territorio, molto eterogeneo per paesaggi e per ricchezza culturale. “Il progetto entra nel cuore della Riserva della Biosfera MAB Unesco delle Alpi Giulie“, ha spiegato la Sindaco di Resia Anna Micelli “e permette l’approccio alle unicità di questa terra di confine, con le sue tre minoranze linguistiche, tedesca, slovena e resiana. Il tutto all’insegna del turismo lento, cioè in modalità slow”. Questo è stato il primo progetto approvato e portato a termine dalla Regione Friuli-Venezia Giulia per lo sviluppo delle aree interne ed è quindi di grandissima importanza ed esempio per i futuri progetti.

Il Monte Canin

Il Monte Canin, catalizzatore di sguardi lungo i sentieri della Val di Resia, segna il punto di confine tra Italia e Slovenia. Con i suoi 2.587 metri, è uno dei massicci più imponenti delle Alpi Giulie. Il paesaggio naturale che offre è incredibilmente vario. Questa montagna, infatti, è caratterizzata da un vasto altopiano carsico, dove si trovano da grotte, pozzi profondi e formazioni geologiche davvero affascinanti.

Per gli appassionati della montagna è una vetta da raggiungere per il panorama che regala sulla cima: a Nord si scorgono le cime del Montasio (Jôf di Montasio) e Jôf Fuart, verso Est Mangart, Jalovec e Tricorno, e a Sud la pianura friulana e persino il Mare Adriatico. Due sono i percorsi per esperti: la Via Ferrata Julia che parte da Sella Nevea e raggiunge il Rifugio Gilberti (1.850 metri), poi Sella Bila Pec, l’altopiano, un tratto glaciale e infine la ferrata attrezzata fino alla vetta; l’Alta Via Resiana, un tour lungo, in cresta, con partenza da Malga Coot e arrivo proprio sulla cima del Canin (che qui, con un occhio in Italia e uno in Slovenia, si chiama anche Kanin).

Grotta di Rangko, il misterioso abisso di Flores dove le acque svelano antichi segreti

23 août 2025 à 17:00

Nascosta tra le meraviglie naturali dell’isola di Flores, in Indonesia, la Grotta di Rangko è un luogo che affascina e sorprende ogni viaggiatore. Conosciuta anche come Goa Rangko, questa grotta calcarea è immersa in un’atmosfera magica, resa unica dalle sue acque cristalline e turchesi che riflettono giochi di luce spettacolari. Situata non lontano da Labuan Bajo rappresenta una tappa imperdibile per chi desidera scoprire i segreti più autentici dell’isola.

Visitare la Grotta di Rangko significa andare oltre le mete turistiche più famose e lasciarsi sorprendere da un luogo che conserva un’anima autentica. Qui la natura incontaminata regala momenti di pace, meditazione e stupore. Non a caso, molti viaggiatori la descrivono come una delle attrazioni più suggestive di Flores, un’esperienza capace di unire la bellezza paesaggistica al fascino misterioso delle profondità sotterranee.

La magia della Grotta di Rangko

Entrare nella Grotta di Rangko significa immergersi in un mondo silenzioso e surreale. Le sue acque limpide, dalla temperatura piacevole, invitano a un bagno rilassante e pittoresco.

Grazie all’elevata concentrazione di minerali, chi nuota ha la sensazione di galleggiare senza sforzo, come se l’acqua stessa sostenesse il corpo. Ma il vero incanto si manifesta quando il sole penetra attraverso l’apertura della grotta, i raggi illuminano l’acqua rendendola luminosa e quasi irreale. In quel momento la Grotta di Rangko sembra trasformarsi in una cattedrale naturale di luce blu.

Oltre all’aspetto estetico, la grotta conserva un fascino ancestrale. Il melodico eco delle gocce, che cadono dalle pareti, e il silenzio, che abbraccia l’ambiente, danno la sensazione di trovarsi in un luogo senza tempo, un nascondiglio dove la natura regna incontrastata. Per questo è anche descritta come una delle esperienze più autentiche di Flores, lontana dal turismo di massa.

Come raggiungere e visitare la Grotta di Rangko

Visitare la Grotta di Rangko in Indonesia richiede un pizzico di avventura, ma il percorso è parte integrante del suo fascino. Da Labuan Bajo si raggiunge in circa 30 minuti di auto il villaggio di Rangko, percorrendo una strada generalmente in buone condizioni.

Da lì, l’unico modo per arrivare alla grotta è prendere una barca locale, un tragitto di circa 15 minuti che conduce a una piccola spiaggia con molo. È importante negoziare il prezzo con i barcaioli del posto, che di solito chiedono tra le 250.000 e le 300.000  IDR – rupie indonesiane – per imbarcazione (fino a 5 persone).

Come raggiungere la Grotta di Rangko
iStock
Taxi boat per raggiungere la Grotta di Rangko

Una volta sbarcati, si paga il biglietto d’ingresso alla grotta (circa 50.000 rupie) e si percorre un breve sentiero a piedi. Dopo pochi minuti si arriva all’ingresso, dove una scala conduce direttamente all’acqua. Bisogna fare attenzione perché i gradini possono risultare scivolosi, ma la ricompensa è immediata: la possibilità di tuffarsi in un ambiente naturale unico al mondo.

Per chi preferisce organizzare tutto senza imprevisti, molte agenzie offrono escursioni giornaliere che includono la visita alla grotta. In ogni caso, il momento migliore per vivere la magia del luogo rimane il primo pomeriggio quando i raggi del sole accendono l’acqua di riflessi turchesi. Chi riesce a trovarsi lì in quell’orario potrà assistere a uno spettacolo naturale che resta impresso nella memoria.

Porto Katsiki: la spiaggia da sogno della Grecia

21 août 2025 à 12:00

Porto Katsiki è famosa per le sue acque cristalline, la scogliera bianca e la sabbia fine. Situata sull’isola di Lefkada, nel Mar Ionio, questa destinazione attira ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo.

La sua bellezza naturale, unita a panorami mozzafiato, la rende un luogo perfetto per chi cerca relax e un’esperienza immersa nella natura incontaminata.

Calabria, cosa fare e cosa vedere d’estate in questa regione da sogno

Par : emmasanto
31 juillet 2025 à 18:22

Con i suoi 800 km di costa la Calabria è un’autentica meraviglia a cielo aperto. Nota e apprezzata dai viaggiatori per le spiagge e il mare da sogno, questa perla del Sud Italia ha davvero tanti assi nella manica, dai borghi che riportano indietro nel tempo ad aree protette e parchi naturali di una bellezza disarmante, dai castelli che si specchiano sull’acqua ai tesori archeologici che ne rivelano l’anima più antica e misteriosa. Ecco cosa fare e cosa vedere in estate in questa regione che sa esaudire ogni desiderio.

Tropea

Tropea è la meta perfetta se cercate meraviglie naturali e un patrimonio culturale che è valso alla città il soprannome di “piccola Atene della Calabria”. Lo splendido borgo sorge in posizione scenografica su un alto promontorio tufaceo a cavallo tra i golfi di Gioia e di Santa Eufemia, ergendosi come una panoramica terrazza sul mare, molto apprezzata dai viaggiatori per le spiagge candide, le acque cristalline e le suggestive grotte che fanno parte della famosa Costa degli Dei.

Una visita al centro storico regala scorci mozzafiato, come la splendida vista sulla costa e sullo scoglio di Santa Maria dell’Isola, ma anche preziose testimonianze architettoniche, quali gli splendidi palazzi nobiliari del XVIII e del XIX secolo, arroccati sulla rupe a strapiombo con la spiaggia sottostante. Tra le attrazioni maggiori, il grande scoglio sul quale si erge il Santuario di Santa Maria dell’Isola, un luogo dalla bellezza unica al centro di storie e leggende, raggiungibile attraverso una scala scavata nella roccia. Magnifica la vista che si gode dal rigoglioso giardino che circonda il santuario, che spazia lungo tutta la costa e si spinge sino alle Isole Eolie e alle coste siciliane, con Stromboli, Vulcano e l’Etna che si stagliano all’orizzonte.

La particolare Isola di Capo Rizzuto con il Castello Aragonese
iStock @Naeblys
Isola di Capo Rizzuto, il Castello Aragonese di Le Castella

Isola di Capo Rizzuto

Non fatevi ingannare dal nome: Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, in realtà isola non è. Non è, infatti, circondata dal mare bensì è collocata su un bellissimo promontorio lungo il versante orientale calabro, a strapiombo sul Mar Jonio. Particolarmente amato dai vacanzieri come meta per le vacanze estive, grazie ai suoi 34 chilometri di costa che alterna calette incantate, lidi sabbiosi e fondali meravigliosi, vanta attrazioni imperdibili. A partire dal Castello Aragonese di Le Castella, splendida frazione del borgo, sorta su un isolotto collegato alla costa da una sottile lingua di terra, che emerge ed è praticabile solo nei momenti di bassa marea. Grazie alla sua particolare ubicazione, è senza dubbio uno dei castelli più belli d’Italia.

Da non perdere anche il Santuario della Madonna Greca, sorto su un monastero normanno e dedicato alla protettrice di Isola di Capo Rizzuto, considerata la più antica delle madonne bizantine venerate nel territorio calabro. Un altro vanto di questo luogo è l’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto”, la più grande d’Italia. È definita da otto promontori, il primo dei quali è quello di Capo Colonna, con il tempio dedicato alla dea Hera Lacinia, mentre punta Le Castella ne rappresenta l’ultimo. Nella piazza del Santuario della Madonna Greca si può visitare l’Aquarium, che ospita 22 vasche al cui interno è possibile ammirare la flora e la fauna dell’area protetta, una piccola riserva in cui sono stati ricreati gli habitat marini, nel pieno rispetto degli organismi presenti.

Chianalea di Scilla

Scilla è una delle mete più amate dai visitatori italiani e internazionali e Chianalea è una delle sue gemme più preziose, considerata il cuore autentico della Calabria tirrenica. Conosciuta come la “Piccola Venezia del Sud”, è dominata dall’alto dal Castello di Ruffo di Scilla, abbarbicato sul promontorio proteso sullo stretto si Messina.

Questo piccolo villaggio di pescatori, inserito tra i “Borghi più Belli d’Italia”, ha conservato il suo fascino senza tempo, tra i vicoli in cui si incontrano i pescatori che intrecciano le reti, le case addossate le une alle altre che sembrano sfidare la forza del mare, la bellezza paesaggistica che lascia senza fiato. La meta ideale per scoprire l’anima più autentica della Calabria, perfetta per gli amanti delle immersioni subacquee, della pesca e del trekking.

Baia di Grotticelle a Ricadi

Se siete amanti dello snorkeling e delle immersioni, la baia di Grotticelle, nel borgo di Ricadi – in provincia di Vibo Valentia – è una tappa imperdibile nel vostro viaggio in Calabria.. Incastonata nell’incantevole cornice di Capo Vaticano, lungo la Costa degli Dei, offre acque cristalline ricche di meraviglie sommerse da ammirare con maschera e boccaglio. La meta perfetta an anche per gli amanti della natura, grazie alla rigogliosa vegetazione mediterranea che si attraversa per raggiungere le spettacolari calette.

Questa meraviglia della natura si estende per un chilometro e si colloca all’interno di una conca protetta, a nord dal promontorio di Capo Vaticano e a sud dalla Spiaggia di Santa Maria. Di fronte, il panorama delle Isole Eolie. Le splendide spiagge di Grotticelle, classificate tra le più belle del mondo, sono anche attrezzate con ombrelloni e sdraio, e servizi per i bagnanti. La baia, ampia e frastagliata, culmina con lo Scoglio del Palombaro, la punta estrema di Capo Vaticano, con un faro che da sempre indica la via sicura ai naviganti.

Lo spettacolare Arcomagno a San Nicola Arcella
iStock
Lo spettacolare Arcomagno, attrazione di San Nicola Arcella

Arcomagno di San Nicola Arcella

Tappa imperdibile per gli amanti della natura e degli scenari mozzafiato, l’Arcomagno è un’affascinante formazione geologica, situata lungo la costa tirrenica della Calabria, nella Riviera dei Cedri, incastonata nel Golfo di Policastro. Siamo in località San Nicola Arcella, in provincia di Cosenza. Qui, l’incessante azione delle onde marine, che nel corso dei secoli hanno eroso la roccia costiera, ha creato un paesaggio spettacolare e unico nel suo genere.

L’arcata, che si estende per circa 50 metri tra maestose pareti, custodisce un tesoro nascosto: un’incantevole spiaggetta, in origine conosciuta come la “Grotta d’u Saracinu”. Un vero e proprio anfiteatro in miniatura, caratterizzato da una lingua di sabbia a forma di mezzaluna e ciottoli lambita da un’acqua dai colori strabilianti. È chiamata anche spiaggia di Enea, perché il mito vuole che l’eroe fosse passato da qui, dopo la caduta di Troia.

Ciclovia Parchi Calabria

Tra l’Aspromonte, la Sila, il Pollino e le Serre, la Ciclovia dei Parchi della Calabria offre agli appassionati delle due ruote 545 km di autentica scoperta e nuove esperienze tra paesaggio ed ecosostenibilità. Chi ama fare escursioni in bicicletta in contesti paesaggistici mozzafiato, non può assolutamente perdersela.

L’itinerario Appenninico è costituito dall’unione di strade a bassa percorrenza di auto, piste e sentieri ciclabili. Il percorso parte da Laino Borgo e arriva a Reggio Calabria, con una lunghezza complessiva di 545 Km; attraversa i Parchi Nazionali del Pollino e della Sila, il Parco Naturale Regionale delle Serre e il Parco Nazionale dell’Aspromonte. Il viaggio è strutturato in 12 tappe, che coprono dai 31 ai 58 Km ciascuna con tre diversi livelli di difficoltà – facile, intermedio o difficile – il più impegnativo per via delle asperità appenniniche. Insieme al percorso principale, la Ciclovia propone anche una variante che consente di raggiungere il Lago Angitola, nel Parco delle Serre, nella tappa n. 9 che collega Girifalco a Serra San Bruno.

Area archeologica di Capo Colonna

Se siete appassionati di storia, è d’obbligo una visita a Capo Colonna, uno dei siti archeologici più famosi della Calabria. Il Parco, a 10 Km da Crotone, si estende per circa 50 ettari, occupando la punta più orientale del promontorio, noto nell’antichità come “Lakinion akron”. L’antico luogo di culto per la dea Hera Lacinia di fondazione greca comprende oggi l’area archeologica, circoscritta dalle mura di età romana, una zona boschiva e a macchia mediterranea, simbolo del bosco sacro alla dea, e la zona del Museo.

Il più importante edificio del santuario è il grande tempio dorico di Hera Lacinia, edificato intorno al 480-470 a.C., presso il ciglio della falesia. Se ne conservano tracce delle fosse di fondazione e parte dello stilobate orientale con un’unica colonna superstite, diventata l’emblema del Parco e del promontorio. Nell’area sacra sono presenti i resti di un più antico luogo di culto arcaico, da cui provengono i preziosi oggetti votivi del cosiddetto Tesoro di Hera, conservati in parte nel Museo archeologico nazionale di Crotone.

L'Arena dello Stretto di Reggio Calabria di fronte allo Stretto di Messina
iStock
L’Arena dello Stretto di Reggio Calabria, sul Lungomare Falcomatà

Lungomare Falcomatà a Reggio Calabria

Se la vostra destinazione è Reggio Calabria, non potete perdervi una passeggiata sul Lungomare Falcomatà (noto ai reggini come Via Marina), fiore all’occhiello del centro storico della città. Viene chiamato “il più bel chilometro d’Italia” – frase erroneamente attribuita a Grabriele D’Annunzio – per via del fenomeno ottico conosciuto come ‘fata morgana’, una sorta di miraggio che solo dalla sponda reggina e in particolari condizioni climatiche e di luce (specialmente nelle mattine d’estate, durante giornate calde e umide, in assenza di vento e con il mare calmo), rende perfettamente visibile Messina in ogni suo dettaglio, annullando le distanze.

Realizzato dopo il terremoto del 1908, il lungomare è costituito da quattro vie che si allungano nel fascia costiera reggina, con il Lungomare Matteotti, corso Vittorio Emanuele III e viale Genovese Zerbi.  Il viale è adornato da palazzi in stile liberty, tra i quali spiccano palazzo Zani, palazzo Spinelli e villa Genoese Zerbi, ed è impreziosito da elementi che tracciano la storia della città, tra cui numerosi monumenti e alcuni siti archeologici, preziosa testimonianza dell’epoca greco-romana. Tra il mare e la passeggiata con il parapetto e i lampioni liberty, sorge inoltre l’iconica arena dello Stretto, teatro in stile greco che ospita eventi culturali e d’intrattenimento, soprattutto nei mesi estivi.

Come arrivare sulla stupenda isola di Badia in Croazia

17 juillet 2025 à 12:00

Comincia il viaggio alla scoperta dell’isola di Badia, in Croazia. Un itinerario che richiede tempo e un po’ di pazienza. Fatiche, che una volta arrivati a destinazione, saranno cancellate da tutta la bellezza di questo angolo paradisiaco del Mar Adriatico e della Croazia.

Badia, che in croato si scrivi Badija, fa parte dell’arcipelago delle isole Curzonale, a sud di Spalato, ed è una località che attira ogni anno numerosi viaggiatori e turisti grazie alla sua natura incontaminata, alla limpidezza del suo mare e ai suoi ritmi di vita lenti. Infatti, bisogna sapere qui sull’isola di Badia non ci sono auto e né caos urbano dovuto al traffico o alla frenesia a cui la maggior parte dei turisti è abituata normalmente.  Solo sentieri di pini e cipressi, il canto delle cicale, un convento francescano e il profumo della macchia mediterranea.

Ma come arrivare all’isola di Badia, in Croazia? Ecco alcuni consigli utili!

In auto, verso il cuore dell’Adriatico

Per chi sceglie di mettersi al volante e raggiungere in auto l’isola di Badia, il percorso più diretto prevede l’ingresso in Croazia dal confine sloveno, seguendo l’autostrada croata A1, che è anche la principale arteria autostradale del Paese. Da qui si deve proseguire verso sud, in direzione Spalato, passando per la bellissima capitale Zagabria e, più a valle, attraverso le curve panoramiche che costeggiano il Mar Adriatico.

Una volta superata la città di Sapalato, si arriva alla città di Plǒce, l’antica Porto Tolero. Questa cittadina sul mare è il punto di partenza perfetto per imbarcarsi in direzione di Trappano, isola che, come Badia, fa parte dell’arcipelago Curzonale. Da Porto Tolero, quindi, partono i traghetti per la città di Trappano, gestiti dalla compagnia nazionale Jadrolinija e attivi tutto l’anno. Una volta arrivati qui, bisogna proseguire in auto verso il porto di Orebić, dal quale partono regolarmente le navette marittime per Curzola.

Da qui, per raggiungere l’isola di Badia, sono disponibili alcuni taxi boat, che impiegano pochi minuti per raggiungere la destinazione. I taxi boat partono regolarmente dal porto della città vecchia (Korčula Town), soprattutto durante l’alta stagione. La distanza tra le due isole è minima, poco più di un chilometro, ma il cambio di atmosfera è netto.

Badia in autobus: l’alternativa più economica

Chi, invece, preferisce l’auto a casa, può optare per l’autobus. Le linee croate sono molto efficienti e collegano i principali nodi turistici con numerose corse quotidiane, soprattutto durante l’alta stagione.

Ci sono diverse compagnie che offrono tratte giornaliere, fino a Porto Tolero, dalle principali città come Zagabria, Spalato o Dubrovnik. Una volta arrivati al porto, il percorso è comune a tutti coloro che hanno scelto di visitare queste incantevoli isole dell’Adriatico in auto. Quindi, un tratto via mare fino a Trappano, a cui segue un viaggio in bus verso Orebić, al quale segue un traghetto verso l’isola di Curzola e la bellissima isola di Badia.

La durata totale dipende dalla città di partenza, ma generalmente serve mettere in conto una giornata intera. È consigliabile prenotare i biglietti in anticipo, soprattutto nei mesi estivi, quando la domanda cresce notevolmente.

Arrivare all’isola di Badia in aereo? La via più rapida, ma meno diretta

Infine, chi parte dall’Italia in aereo può godere sicuramente di tempi di percorrenza più brevi, grazie a diversi voli diretti verso la città di Spalato. Una volta atterrati, si dovrà proseguire in autobus verso Porto Tolero, un viaggio che dura circa due ore e mezza, oppure affittare un auto, che allo stesso tempo consente di ammirare paesaggi naturali bellissimi. Giunti al porto, sia in auto, che in autobus, le tappe sono le medesime dei punti precedenti.

Badia non è per tutti. Non ha l’intrattenimento delle grandi isole turistiche, né la mondanità delle città costiere. Ma ha qualcosa di più prezioso: l’assenza del superfluo. Ed è un luogo che assolutamente va visitato. Insomma, un viaggio difficoltoso, ma che regalerà ricordi indimenticabili. Pronti? Si Viaggia!

Le Piscine di Cannigione, paradiso nascosto nel cuore della Gallura

15 juillet 2025 à 13:03

Nel cuore della Gallura, affacciate sulle acque cristalline della costa nord-orientale della Sardegna, si trovano le Piscine di Cannigione. Questo angolo incantevole, ancora poco conosciuto rispetto ad altre celebri spiagge sarde, offre un’esperienza unica tra natura incontaminata, scogliere granitiche e specchi d’acqua calma che ricordano vere e proprie piscine naturali.

La bellezza del paesaggio, unita alla tranquillità della zona, rende questo luogo perfetto per chi desidera un momento di relax, lontano dalla frenesia delle località più turistiche.

Negli ultimi anni, le Piscine di Cannigione hanno attirato un crescente interesse da parte di turisti e amanti della natura, tanto da richiedere un piano di gestione dell’accesso per preservarne l’integrità.

La delicatezza dell’ambiente, unita alla sua straordinaria bellezza, ha spinto il Comune di Arzachena a introdurre il numero chiuso durante l’alta stagione estiva, una misura che mira a tutelare uno degli angoli più suggestivi del nord Sardegna.

Dove si trovano e come raggiungerle

Le Piscine si trovano nel territorio di Arzachena, a circa 5 chilometri a nord di Cannigione, piccolo borgo costiero noto per il suo porto turistico e per essere una delle porte d’ingresso alla Costa Smeralda.

Questo tratto di costa, meno affollato rispetto ad altri punti più rinomati, si sviluppa tra Cannigione e Palau, offrendo scorci spettacolari e calette isolate facilmente accessibili.

Raggiungere le Piscine di Cannigione è relativamente semplice. Chi arriva in auto deve raggiungere il borgo di Cannigione, situato tra Arzachena e Palau e deviare poi lungo una breve strada sterrata che conduce a un’area parcheggio vicina alla costa.

Da lì, un breve sentiero immerso nella vegetazione mediterranea, lungo circa 150 metri, porta direttamente alla cala. È consigliabile indossare scarpe comode, poiché il percorso, seppur breve, presenta tratti rocciosi e non è completamente pianeggiante.

Per chi preferisce un approccio via mare, è possibile noleggiare imbarcazioni direttamente dal porto di Cannigione. Navigando lungo la costa si possono ammirare calette nascoste e approdare nei pressi delle Piscine, per poi raggiungerle a nuoto.

Questa modalità offre una prospettiva affascinante del paesaggio costiero gallurese e permette di vivere l’esperienza in modo ancora più esclusivo. Per maggiori informazioni sull’arrivo via mare, è consigliato rivolgersi al centro di informazioni turistiche presso il comune di Arzachena.

Come raggiungere le Piscine di Cannigione in Sardegna
iStock
Vista aerea de le Piscine di Cannigione

Sebbene il percorso a piedi o in bicicletta sia fattibile per chi soggiorna a breve distanza, è bene considerare che le temperature estive in Sardegna possono rendere poco agevole un tragitto sotto il sole. Per questo motivo, l’auto o la barca restano le opzioni più pratiche per raggiungere la destinazione.

Caratteristiche delle Piscine di Cannigione

Ciò che rende le Piscine di Cannigione così speciali è il loro aspetto naturale e selvaggio. Si tratta di una piccola baia con due bianchi arenili. La trasparenza dell’acqua, unita alla tranquillità delle piscine, crea un ambiente unico, ideale per chi cerca una pausa rigenerante a contatto con la natura.

Il fondale sabbioso, con tratti di ciottoli levigati, permette una balneazione agevole anche per i più piccoli. Le acque basse e calme sono perfette per nuotare in sicurezza, ma offrono anche l’opportunità di fare snorkeling tra piccoli pesci, posidonia e altre forme di vita marina. L’assenza di forti correnti rende l’esperienza particolarmente piacevole per chi ama esplorare i fondali senza allontanarsi troppo dalla riva.

Tutto intorno, la macchia mediterranea regala profumi intensi di lentisco, mirto e rosmarino. I lecci e le rocce granitiche offrono alcuni punti d’ombra naturale, anche se in alta stagione è consigliabile portare con sé un ombrellone – in spiaggia non ci sono servizi – per godere appieno della giornata. La posizione geografica delle Piscine garantisce un’ottima protezione dal maestrale, anche se nelle giornate di scirocco il mare può risultare leggermente più agitato.

La spiaggia è di piccole dimensioni, e proprio per questo la sua capacità di accoglienza è limitata. Durante i mesi di luglio e agosto, l’afflusso di visitatori è regolamentato, a tutela dell’ambiente e dell’esperienza di chi sceglie questo luogo. Chi riesce a visitarla in orari meno affollati potrà godere di un’atmosfera quasi irreale, dove il silenzio è interrotto solo dal suono delle onde e dal canto delle cicale.

Modalità di accesso

L’accesso alle Piscine di Cannigione – detta anche spiaggia de l’Ulticeddu – è sottoposto a regolamentazione tramite numero chiuso. Questa misura è stata adottata dal Comune di Arzachena per garantire la conservazione del sito e un’esperienza qualitativa per i visitatori.

Durante il periodo compreso tra il 15 luglio e il 31 agosto, l’accesso giornaliero è consentito a un massimo di 80 persone contemporaneamente.

Per accedere è necessario prenotare anticipatamente tramite l’app o il portale turistico ufficiale Arzachena Spiagge. Dopo aver effettuato il pagamento, che ammonta a 12,50 euro – tariffa standard giornaliera- si riceverà via email un QR code da esibire al punto informazioni della spiaggia.

Gli accessi verranno controllati calcolando i posti auto con massimo 5 persone a bordo. Mentre sarà garantito l’accesso gratuito ai turisti e viaggiatori che giungeranno alla spiaggia a piedi o in bicicletta.

All’interno dell’area non sono presenti bar, ristoranti né servizi igienici, e per questo motivo è indispensabile organizzarsi in anticipo portando con sé acqua, cibo e tutto l’occorrente per la giornata.

È fondamentale ricordare che non è consentito lasciare rifiuti, accendere fuochi, fumare o introdurre animali domestici. Il rispetto di queste regole è essenziale per preservare l’ecosistema unico delle Piscine.

La zona dispone di un’area parcheggio a pagamento nelle vicinanze, che permette un comodo accesso al sentiero. Si consiglia comunque di arrivare presto al mattino, soprattutto nei fine settimana e nei giorni festivi, per evitare attese e godere della spiaggia nelle ore più tranquille.

Il sistema a numero chiuso ha ricevuto pareri favorevoli sia da parte dei visitatori che degli operatori turistici locali, in quanto contribuisce a evitare l’overtourism e a garantire un’esperienza più sostenibile in una spiaggia dove sono in corso fenomeni di erosione che mettono in pericolo la tutela dell’ecosistema costiero.

Questa modalità di fruizione è in linea con una crescente attenzione alla tutela del patrimonio naturale sardo, sempre più minacciato dalla pressione turistica nei mesi estivi.

Isola del Giglio, il tesoro selvaggio della Toscana tra mare cristallino e natura incontaminata

14 juillet 2025 à 11:07

L’Isola del Giglio non si “vende” bene come altre destinazioni toscane, e forse è proprio questo il suo elemento di forza. È selvaggia al punto giusto, con spiagge che spesso occorre andare a cercare e un entroterra granitico che costringe a rallentare. Rocciosa, schietta e senza troppi fronzoli, è una Toscana cruda che resiste all’addomesticamento del turismo di massa. Qui il mare non è solo bello, è protagonista. I borghi, seppur pochi, sono veri e i sentieri vista mare si rivelano un invito a vivere al massimo il tempo trascorso su questo lembo di Tirreno. Ecco cosa vedere e le spiagge più belle del Giglio.

I paesaggi spettacolari di Fuerteventura, e non solo sulla costa

11 juillet 2025 à 11:55

È conosciuta per le sue spiagge spettacolari, le onde da surf e i paesaggi vulcanici che contrastano con il blu dell’oceano; ma Fuerteventura, alle Canarie, è anche entroterra, una forte identità culturale legata alla tradizione pastorale e alla produzione del famoso formaggio di capra Majorero, pueblos e parchi naturali.

Dove si trova

Fuerteventura è, dopo Tenerife, la seconda isola più grande dell’arcipelago delle Canarie, una comunità autonoma della Spagna situata nell’Oceano Atlantico. Geograficamente, l’isola si trova molto più vicina al continente africano che all’Europa, ad appena 100 chilometri dalla costa del Marocco; e questa posizione garantisce un clima caldo e secco tutto l’anno, con temperature miti anche in pieno inverno. Ideale per una fuga tutto l’anno, lontana ma non troppo, Fuerteventura fa parte in tutto e per tutto dell’Unione Europea, e per questo risulta una meta molto comoda a livello logistico, per documenti, sanità e moneta.

Cosa vedere e fare

Fuerteventura nell’immaginario di tutti è onde, surf e grandi dune. In realtà sono diverse le cose da fare, le esperienze da vivere e i luoghi da visitare, praticamente tutto l’anno e non solo sulla costa.

Pájara

Un pittoresco paesino dell’interno, noto per la sua chiesa di Nuestra Señora de Regla, che presenta un curioso portale decorato in stile azteco, unico nelle Canarie. Pájara è anche punto di accesso alla zona montuosa sud-occidentale e alle spiagge meno battute della costa ovest, quindi una buona base lontano dalle zone più affollate e turistiche.

Puerto del Rosario

La capitale dell’isola, spesso trascurata dai turisti, in realtà è molto interessante per una visita in giornata. Un itinerario ideale può partire dalla passeggiata lungo il litorale, dove si affacciano Playa Chica e Playa Blanca, ideali per rilassarsi anche in pieno centro. A seguire, si può esplorare il centro storico dove sono disseminate oltre 150 sculture contemporanee che costituiscono una vera e propria galleria a cielo aperto.

Da non perdere il Museo Casa de Unamuno, situato nell’edificio dove il celebre scrittore visse durante il suo esilio nel 1924: l’esposizione racconta la sua permanenza e il contesto storico dell’isola. Vale la pena fermarsi anche alla Iglesia de Nuestra Señora del Rosario, edificata nel XIX secolo. La sera, il lungomare si anima con locali e piccoli ristoranti dove gustare piatti tipici.

fuerteventura
iStock
Iglesia de Puerto del Rosario

Corralejo

Situata a nord, Corralejo è famosa per il Parco Naturale delle Dune, una distesa spettacolare di sabbia dorata che si estende fino al mare, dove si trovano le spiagge più amate dell’isola. Dal porto partono escursioni verso l’Islote de Lobos. Il centro è molto piacevole, con ristoranti, locali e mercatini serali.

El Cotillo

Villaggio di pescatori sulla costa nord-occidentale, El Cotillo è rinomato per le sue lagune naturali e per le spiagge del Castillo e della Concha. La Torre del Tostón, antico punto d’avvistamento contro i pirati, oggi ospita mostre temporanee.

Betancuria

Antica capitale dell’isola e uno dei borghi più affascinanti. Si visita la chiesa di Santa María, con elementi gotici e barocchi, e il Museo Archeologico e Etnografico che racconta la storia aborigena dell’isola. Il belvedere Morro Velosa, progettato da César Manrique, regala panorami spettacolari.

fuerteventura
iStock
Betancuria, antica capitale dell’isola

Antigua

Paesino tipico immerso nei campi di aloe e fichi d’India. Da visitare il Mulino di Antigua, restaurato e sede del Centro d’Arte Molino de Antigua, con mostre d’arte contemporanea e giardini curati. Nei pressi si trova anche il Museo del Sale, dove scoprire la tradizione salina dell’isola.

Tuineje

Zona rurale nel sud-est dell’isola, dove il tempo sembra essersi fermato. Il villaggio di Tiscamanita ospita il Museo del Grano e un antico mulino a vento ancora funzionante. È possibile partecipare a laboratori di panificazione con farine tradizionali.

Ecomuseo La Alcogida

Situato vicino a Tefía, questo museo all’aperto ricostruisce un villaggio tradizionale canario con case restaurate, laboratori di artigiani e animali da cortile. Perfetto per le famiglie che viaggiano con bambini, che possono vedere come si macina il grano presso il mulino, come si producono pane e formaggio, come si accudiscono gli animali domestici e il lavoro di vasai e tessitori. Inoltre, vengono organizzati attività per i più piccoli e giochi tradizionali come la corsa con i sacchi, la corda o i cerchi.

Attività estive

Durante l’estate, ma in realtà tutto l’anno grazie al suo clima mite e ventilato costante, Fuerteventura è perfetta per gli sport acquatici. La spiaggia di Sotavento, nella penisola di Jandía, è un paradiso per il windsurf e il kitesurf, spesso teatro di competizioni internazionali. Chi ama le immersioni troverà a Las Salinas del Carmen uno dei fondali più affascinanti dell’isola, popolati da banchi di pesci e formazioni vulcaniche sottomarine. Per gli appassionati di surf, Corralejo e El Cotillo offrono onde spettacolari, ideali sia per principianti sia per surfisti esperti. Inoltre, le acque tranquille delle lagune di El Cotillo sono perfette anche per il kayak e il paddle. come windsurf, kitesurf, kayak e immersioni. Numerose scuole propongono corsi per principianti e attrezzature a noleggio.

Da non perdere altre attività ever green organizzate praticamente su tutta l’isola:

  • Escursioni in barca con avvistamento di cetacei (delfini e balene);
  • Tour in jeep o quad nelle aree vulcaniche del centro isola;
  • Uscite a cavallo sulle dune o in cammello nella zona sud;
  • Degustazioni di formaggi Majorero DOP, miele e mojo presso aziende agricole locali.

Le spiagge di Fuerteventura da non perdere

Fuerteventura è un paradiso per chi ama il mare e ci sono coste così tanto diverse da soddisfare ogni gusto e esigenza. Ecco alcune delle più iconiche, ognuna con la sua anima.

Sotavento

Nella penisola di Jandía, Sotavento è una lunga distesa di sabbia dorata che sembra non finire mai. In realtà è composta da cinque baie comunicanti — La Barca, Risco del Paso, Mirador, Malnombre e Los Canarios — che si rivelano con la bassa marea, creando lagune trasparenti ideali per chi pratica windsurf o kitesurf. Senza dubbio questa è la quintessenza della bellezza naturale di Fuerteventura.

Playa del Matorral (Morro Jable)

Perfetta per chi non vuole rinunciare ai comfort, la spiaggia di Morro Jable si estende per oltre 4 km lungo un viale ricco di negozi e ristoranti. Le sue acque calme e la vicinanza al Saladar de Jandía — zona umida protetta — la rendono ideale per famiglie, per chi ama passeggiare in riva al mare o dedicarsi agli sport acquatici leggeri.

Cofete

Cofete è situata nella parte nord della penisola di Jandía, ed è una spiaggia lunga oltre 12 km e raggiungibile solo con veicoli 4×4. La vista sull’oceano e le montagne circostanti è impareggiabile e l’assenza di infrastrutture turistiche e residenziali contribuisce al suo fascino remoto e puro, vergine, per chi preferisce un bagno wild.

Grandi Spiagge di Corralejo

Nel nord-est dell’isola, il Parco Naturale delle Dune di Corralejo abbraccia chilometri di sabbia bianca e acque turchesi. Qui si trovano spiagge ideali per ogni esigenza: El Médano per gli sportivi, o El Burro per le famiglie. Le dune modellate dal vento sahariano creano un paesaggio quasi surreale, mentre la sabbia di jable ha proprietà esfolianti naturali.

Fuerteventura
iStock
El Médano è la spiaggia ideale per gli sportivi

La Concha (El Cotillo)

Nel nord-ovest, vicino al villaggio di El Cotillo, La Concha è una spiaggia a forma di ferro di cavallo con acque tranquille e limpide. È perfetta per le famiglie, per chi ama lo snorkeling o semplicemente per chi vuole ammirare un tramonto spettacolare sorseggiando qualcosa nei bar sul mare.

Costa Calma

Con i suoi due chilometri di litorale riparato, Costa Calma è la scelta giusta per chi soggiorna nei resort del sud. La sabbia chiara, le acque calme e la protezione naturale dal vento ne fanno una spiaggia molto apprezzata anche da chi viaggia con bambini o cerca relax assoluto.

Butihondo

Poco più a nord di Morro Jable, la spiaggia di Butihondo si presenta come un ampio tratto di costa semi-urbana, perfettamente integrata con la natura circostante. Divisa in zone più tranquille, permette di trovare facilmente angoli riservati anche in alta stagione. Il contesto è ideale per prendere il sole in libertà, praticare il nudismo o cimentarsi con sport acquatici.

Playa del Castillo (Caleta de Fuste)

Sulla costa orientale dell’isola, a Caleta de Fuste, Playa del Castillo si trova in una baia protetta che la rende perfetta per famiglie e per chi cerca totale relax. L’acqua è calma tutto l’anno, la sabbia dorata e soffice. Frequentata anche dai residenti, è ben servita e vicina al centro del paese.

Fuerteventura
iStock
Piscine naturali a Caleta de Fuste, Fuerteventura

Parco Naturale dell’Islote de Lobos

Una delle escursioni più emozionanti: l’isoletta disabitata di Lobos è una riserva naturale accessibile con barca da Corralejo. L’isola si trova a nord di Fuerteventura, da cui dista circa 2 km. I visitatori possono esplorarla seguendo diversi sentieri segnalati, per rilassarsi nella baia di La Concha o salire al vulcano La Caldera. Serve un permesso gratuito da richiedere online almeno 5 giorni prima.

Questo angolo di terra ospita habitat di grande valore e in un magnifico stato di conservazione. Gran parte delle specie vegetali del parco sono attualmente protette da varie normative. Da non perdere i petroglifi della Montaña de Tindaya, con incisioni che richiamano la forma di piedi. Oltre ai gabbiani e agli occhioni, spiccano anche diverse varietà di coleotteri e altri invertebrati. Il viaggio verso l’isolotto va effettuato in giornata, poiché non è possibile pernottare. Per la visita sono sufficienti poche ore.

❌
❌