A Recanati, in provincia di Macerata, una grande villa aristocratica è stata per anni la casa di Giacomo Leopardi. Questo luogo, che oggi custodisce la memoria del poeta, fu in realtà vissuto dall’autore come una vera e propria prigione dorata, un ambiente da cui tentò persino di fuggire. Eppure, proprio tra queste mura, oltre a trovare ispirazione nella bellezza del paesaggio circostante composto da suggestive colline, l’autore dello Zibaldone di pensieri e dell’Infinito, probabilmente, ammirava anche bellezze artistiche nascoste all’interno della dimora di famiglia.
Un ciclo di affreschi databile tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, rimasto nascosto per secoli sotto strati di intonaco e decorazioni successive, infatti, è tornato alla luce proprio nella Biblioteca di Casa Leopardi. Come ha dichiarato la discendente Olimpia Leopardi, “è suggestivo pensare che Giacomo li guardasse”.
Viaggiare da soli non è più una scelta di nicchia, anzi: sempre più persone decidono di partire in autonomia per vivere esperienze memorabili attraverso itinerari su misura che seguono i propri ritmi e che permettono di scoprire le destinazioni in modo più autentico. Un trend in continua crescita in tutto il mondo e che vede alcune città come le mete perfette per questo genere di viaggio, come emerge dalla fotografia scattata da GuruWalk, piattaforma mondiale di free tour: analizzando le prenotazioni effettuate negli ultimi 12 mesi, ha selezionato 150 città che hanno attirato il maggior numero di viaggiatori solitari e ha poi calcolato la percentuale di utenti che hanno partecipato ai tour da soli.
Il risultato è una classifica che svela quali sono le 50 mete preferite da coloro che viaggiano in autonomia: dalle grandi metropoli nordamericane alle capitali europee, fino alle destinazioni emergenti dell’America Latina e dell’Asia, ecco le città che stanno conquistando il cuore dei viaggiatori solitari.
Le 10 città più gettonate per chi viaggia da solo
A dominare la graduatoria stilata da GuruWalk sono soprattutto Asia e America Latina, che negli ultimi anni hanno visto crescere in modo significativo il numero di viaggiatori indipendenti. Nella top 10 figurano infatti città come Santa Ana in El Salvador, São Paulo in Brasile, Taipei a Taiwan, Kuala Lumpur in Malesia e La Paz in Bolivia.
iStockKuala Lumpur è tra le città più gettonata da chi viaggia in autonomia
Al primo posto si trova Toronto, in Canada, dove oltre la metà delle prenotazioni di free tour viene effettuata da viaggiatori singoli. La città canadese conquista grazie al suo carattere multiculturale, ai quartieri molto diversi tra loro e alla facilità con cui può essere esplorata senza programmi rigidi.
Segue Santa Ana, in El Salvador, meta ancora poco conosciuta dal turismo di massa, ma sempre più apprezzata da chi cerca destinazioni autentiche. Sul podio sale anche São Paulo, la più grande metropoli del Sud America, che conquista i viaggiatori indipendenti grazie alla sua vivace scena culturale, gastronomica e notturna.
Taipei e Kuala Lumpur, che completano la top five, si distinguono per l’ottima rete di trasporti, l’elevato livello di sicurezza e la facilità con cui è possibile visitarle in autonomia. Nella top 10 figurano anche La Paz, Hong Kong e Singapore, oltre che Skopje, in Macedonia del Nord, e Belgrado, in Serbia: queste due città europee sono lontane dai circuiti più tradizionali, ma molto apprezzate da chi parte per un’avventura in solitaria.
Ecco la classifica delle prime dieci città più gettonate da chi viaggia in solitaria (con la relativa percentuale di turisti):
Toronto (Canada): 50,5%;
Santa Ana (El Salvador): 50%;
São Paulo (Brasile): 49,5%;
Taipei (Taiwan): 49,5%;
Kuala Lumpur (Malesia): 49%;
La Paz (Bolivia): 48,5%;
Hong Kong (Cina): 47%;
Skopje (Macedonia del Nord): 45%;
Singapore: 44%;
Belgrado (Serbia): 44%.
La classifica completa
Andando oltre la top 10, dalla classifica generale emerge come l’Asia continui a essere protagonista anche nelle posizioni immediatamente successive, con destinazioni come Seul, Bangkok, Shanghai e Chiang Mai che si confermano tra le preferite di chi ama partire in autonomia.
iStockIl centro storico coloratissimo di Antigua Guatemala
Un altro dato interessante riguarda invece l’Italia:nessuna città compare tra le prime 50 per percentuale di viaggiatori solitari. Ecco la classifica completa:
Il 10 giugno 2026 arriva su Prime Video la teen dramedy tratta dal – quasi omonimo – romanzo di Carley Fortune rimasto puntualmente per settimane, anche in Italia, nelle classifiche dei libri best seller: scopriamo insieme le location di Un anno dopo l’altro.
Di cosa parla
Percy Fraser (Sadie Soverall) ha trascorso sei estati della propria adolescenza a Barry’s Bay, una cittadina del Canada affacciata sul lago Ontario. Qui, negli anni, ha stretto amicizia con i fratelli Florek e la loro famiglia.
Con Sam (Matt Cornett) in particolare il sentimento è andato ben oltre la semplice amicizia: i due sono stati innamorati con quella forza e quella ostinazione di cui solo gli amori adolescenziali sono capaci. Le cose, però, non sono andate come previsto a causa di un errore di lui.
(c) Amazon Content Services LLCUna scena della nuova teen dramedy di Prime Video “Un anno dopo l’altro”
Quando ad anni di distanza scopre che la madre di Sam e Charlie è morta Percy, che nel frattempo si è trasferita a Seattle per lavoro, decide di tornare a Barry’s Bay. Qui ritrova subito e in maniera del tutto spontanea la vecchia complicità con Sam, ma c’è un chiarimento tra i due che non può più essere rimandato.
(c) Amazon Content Services LLCUn’altra scena della serie tv “Un anno dopo l’altro”
Dov’è stata girata la serie
Chi ha amato Un’estate dopo l’altra, il romanzo di Carley Fortune, potrebbe restare un po’ deluso dallo scoprire che la serie non è stata girata a Barry’s Bay: questa cittadina realmente esistente dell’Ontario ha, infatti, un ruolo tanto importante nello svolgersi della vicenda da poter essere considerata una sorta di personaggio a sé. La produzione però ha preferito, per ragioni logistiche e di maggiore disponibilità di squadre, attrezzature e studi, girare sempre in Canada, ma nei dintorni di Vancouver.
Il waterfront e la downtown di Vancouver con i loro grattacieli, uffici, attività commerciali e per la movida devono essere apparsi location perfette dove girare le scene di Un anno dopo l’altro ambientate a Seattle.
iStockLa spettacolare vista dall’alto di Vancouver
Sullo schermo i più appassionati di opere ingegneristiche e chi ha già visitato la città potranno facilmente riconoscere alcuni dei grattacieli più alti di Vancouver. The Stack, una costruzione futuristica di trentasei piani con terrazze all’aperto e spazi per il co-working, premiata tra i primi edifici business con impronta carbonica zero, per esempio nella serie è l’ufficio di Percy. Chiaramente riconoscibile sullo schermo è anche l’Harbour Center, il grattacielo che dal ’77 segna lo skyline di Vancouver con l’iconica torre circolare: all’interno del “Lookout”, com’è chiamata, ci sono ristoranti e punti panoramici da cui vedere la città dall’alto.
iStockL’Harbour Center segna inconfondibilmente lo skyline di Vancouver
Il Living Shangri-La, la Vancouver House, il One Wall Center sono altri grattacieli che compaiono nelle inquadrature. Chi ama visitare questo tipo di edifici non dovrebbe perdersi neanche il Canada Place: terminal crocieristico tra i più frequentati al mondo e dall’architettura non meno futuristica.
Vancouver ha comunque molto altro da offrire: una visita al MOA aiuta a scoprirne di più sui popoli nativi, per esempio, mentre nel quartiere di Gastown ci si può immergere nel folklore locale, tra leggende di marinai e altri strani personaggi.
L’isola di Bowen
Venti minuti di traghetto bastano per raggiungere l’isola di Bowen, altra location di Un anno dopo l’altro. Molto frequentata dai locali quando sentono il bisogno di una pausa dal tran tran quotidiano e di ritrovare un po’ di contatto con la natura, quest’isola è perfetta per un’escursione in giornata da Vancouver.
iStockL’sola di Bowen è un paradiso naturale
In diverse zone dell’isola si possono praticare, o anche provare per la prima volta, attività outdoor di diverso tipo: dalla pesca all’hiking, dal kayak al diving. Tanti punti panoramici assicurano una vista senza pari sulla Baia di Howe. Non mancano musei, sale espositive, eventi e per i più golosi distillerie dove assaggiare uno dei prodotti tipici del posto: il sidro.
Quando scegliamo la prossima destinazione per un city break o una vacanza culturale alla scoperta delle grandi città d’arte, i musei e le gallerie d’arte rientrano spesso nei nostri itinerari di viaggio. Dai grandi capolavori custoditi nei musei più celebri del mondo alle collezioni contemporanee che animano le gallerie d’arte o ancora le installazioni artistiche che spiccano nei centri cittadini, alcune destinazioni riescono a distinguersi più di altre per la loro offerta culturale, che è capace di attirare visitatori da ogni continente.
A confermarlo è la nuova classifica pubblicata da Time Out, elaborata sulla base delle opinioni di oltre 24.000 residenti in diverse città del mondo. Se Parigi, Londra e Madrid sono storicamente ai vertici delle graduatorie dedicate a musei e gallerie, l’Italia può vantare due importanti presenze che continuano a conquistare viaggiatori e appassionati d’arte.
Dai tram storici che salgono e scendono lungo ripide colline ai quartieri multiculturali, tra panorami sull’oceano e simboli conosciuti in tutto il mondo, San Francisco è una delle città più affascinanti degli Stati Uniti. Nel 2026 sarà anche una delle protagoniste della Coppa del Mondo FIFA, accogliendo tifosi provenienti da ogni continente nella suggestiva cornice della Bay Area.
Capitale culturale della California settentrionale, San Francisco è una destinazione capace di conquistare chiunque: gli amanti dell’arte, gli appassionati di tecnologia, chi cerca scorci da cartolina e chi desidera immergersi nell’atmosfera autentica della West Coast americana. Ecco cosa vedere e fare durante un viaggio nella città che ospiterà i Mondiali FIFA 2026.
Visitare il San Francisco Bay Area Stadium
Se nel 2026 gli occhi degli appassionati di calcio saranno puntati sulla Bay Area, gran parte del merito sarà del San Francisco Bay Area Stadium, l’impianto scelto dalla FIFA per ospitare sei partite della Coppa del Mondo. Situato a Santa Clara, nel cuore della Silicon Valley e a circa un’ora dal centro di San Francisco, è uno degli stadi più moderni degli Stati Uniti. Inaugurato nel 2014 e capace di accogliere oltre 71.000 spettatori, è la casa dei San Francisco 49ers, storica squadra della NFL. Durante il Mondiale ospiterà cinque incontri della fase a gironi e una partita dei sedicesimi di finale, trasformandosi in uno dei principali palcoscenici della competizione.
Getty ImagesIl San Francisco Bay Area Stadium
Lo stadio vanta già una lunga esperienza nell’organizzazione di grandi eventi. Nel 2016 ha ospitato il Super Bowl 50, passato alla storia anche per lo spettacolo dell’intervallo con Coldplay, Beyoncé e Bruno Mars. Nel corso degli anni ha accolto inoltre partite della Copa América Centenario, incontri internazionali di calcio, eventi WWE e importanti manifestazioni sportive.
Ammirare il Golden Gate Bridge
È il simbolo per eccellenza di San Francisco e uno dei monumenti più fotografati al mondo. Il Golden Gate Bridge collega la città alla contea di Marin attraversando lo stretto che mette in comunicazione la baia con l’Oceano Pacifico.
iStockGolden Gate Bridge di San Francisco
Inaugurato nel 1937, il ponte si estende per quasi tre chilometri e regala viste spettacolari sulla baia e sullo skyline cittadino. Attraversarlo a piedi o in bicicletta è una delle esperienze più memorabili da vivere durante un soggiorno in città.
Visitare l’isola di Alcatraz
Pochi luoghi evocano l’immaginario americano quanto Alcatraz. L’isola, situata al centro della baia, ospita la celebre ex prigionefederale che accolse alcuni dei criminali più famosi del Novecento, tra cui Al Capone.
123RFL’isola prigione di Alcatraz, in California
Raggiungibile in traghetto dal Pier 33, oggi rappresenta una delle attrazioni più visitate della California. La visita permette di esplorare celle, corridoi e cortili, scoprendo storie di detenuti, tentativi di fuga e vicende che hanno alimentato la leggenda del carcere più famoso d’America.
Scoprire Fisherman’s Wharf e Pier 39
Fisherman’s Wharf è uno dei quartieri più vivaci e frequentati della città. Affacciato sul mare, concentra ristoranti, negozi, attrazioni e moli storici. La sua attrazione più famosa è Pier 39, dove vive una numerosa colonia di leoni marini. Osservarli mentre si riposano sulle piattaforme galleggianti è diventato uno dei rituali imperdibili per chi visita San Francisco.
Tra le immagini più esemplari e impressa nella mente di tutti i viaggiatori circa la città c’è senza dubbio Lombard Street, spesso definita la strada più tortuosa del mondo. Il tratto più famoso si snoda attraverso otto strettissime curve immerse tra giardini fioriti e splendide abitazioni. Da qui si gode inoltre una suggestiva vista sulla baia e sui quartieri circostanti.
iStockVista dall’alto su Lombard Street
Esplorare Chinatown
Fondata nella seconda metà dell’Ottocento, questa Chinatown è la più antica degli Stati Uniti e una delle più grandi al di fuori dell’Asia. Tra lanterne rosse, mercati tradizionali, templi e ristoranti autentici, il quartiere offre un vero viaggio nella cultura cinese senza lasciare la California. Passeggiare lungo Grant Avenue significa dunque immergersi in una delle anime più affascinanti della città.
A pochi minuti da Chinatown si trova North Beach, il quartiere che custodisce le radici italiane di San Francisco. Qui si susseguono caffetterie, ristoranti, librerie storiche e locali che raccontano la lunga tradizione italoamericana della città. È anche uno dei luoghi simbolo della Beat Generation, frequentato in passato da autori come Jack Kerouac e Allen Ginsberg.
Con la sua caratteristica forma a piramide, la Transamerica Pyramid è uno degli edifici più riconoscibili dello skyline cittadino. Per decenni è stata il grattacielo più alto di San Francisco e ancora oggi rappresenta uno dei simboli dell’architettura moderna della città. La sua silhouette emerge tra le colline creando uno dei panorami più celebri della California.
Union Square è il cuore commerciale della città e uno dei punti di riferimento più importanti per residenti e visitatori. Qui si trovano grandi magazzini, boutique internazionali, hotel storici, gallerie d’arte e teatri. La piazza ospita inoltre eventi culturali, mercatini e installazioni artistiche durante tutto l’anno.
Visitare il Walt Disney Family Museum
Gli appassionati di cinema e animazione non possono perdere il Walt Disney Family Museum, situato all’interno del Presidio. Il percorso racconta la vita e il genio creativo di Walt Disney attraverso fotografie, disegni originali, documenti storici e installazioni interattive. Una visita che permette di conoscere più da vicino l’uomo dietro alcuni dei personaggi più amati della cultura pop mondiale.
Scoprire la California Academy of Sciences
Nel cuore del Golden Gate Park sorge uno dei musei scientifici più importanti degli Stati Uniti. La California Academy of Sciences riunisce sotto lo stesso tetto un acquario, un planetario, un museo di storia naturale e una foresta pluviale tropicale. È una delle attrazioni più complete della città e una tappa ideale anche per le famiglie.
Passeggiare tra le Painted Ladies
Le Painted Ladies sono probabilmente le case più fotografate di San Francisco. Si tratta di una fila di eleganti edifici vittoriani affacciati su Alamo Square. Il contrasto tra le facciate ottocentesche e i grattacieli moderni sullo sfondo crea una delle immagini più simboliche della città, protagonista di numerosi film e serie televisive.
Visitare Haight-Ashbury, quartiere della Summer of Love
Chi desidera conoscere il lato più ribelle e creativo di San Francisco dovrebbe dirigersi verso Haight-Ashbury. Questo quartiere è diventato famoso negli Anni Sessanta come centro della controcultura americana e della Summer of Love. Ancora oggi conserva un’atmosfera alternativa grazie ai negozi vintage, ai murales, alle librerie indipendenti e ai locali storici.
Visitare Castro, simbolo della comunità LGBTQ+
Castro è uno dei quartieri più importanti al mondo per la storia del movimento LGBTQ+. Le sue strade colorate, le bandiere arcobaleno e l’atmosfera inclusiva raccontano una lunga storia di lotta per i diritti civili. Oggi rappresenta uno dei quartieri più vivaci e autentici di San Francisco.
Per osservare San Francisco dall’alto, pochi luoghi possono competere con le Marin Headlands. Le colline che si trovano a nord del Golden Gate offrono alcuni dei migliori punti panoramici dell’intera Bay Area. Nelle giornate limpide lo sguardo spazia dall’oceano al centro cittadino, regalando fotografie da cartolina.
Salire a bordo degli storici cable car
I cable car non sono soltanto un mezzo di trasporto, ma uno dei simboli stessi di San Francisco. Questi tram storici percorrono le ripide colline cittadine offrendo un modo suggestivo per esplorare il centro. Un viaggio a bordo permette di vivere una delle esperienze più autentiche e caratteristiche della città.
iStockCable Cars a San Francisco
Come arrivare a San Francisco
San Francisco è servita dal San Francisco International Airport (SFO), uno dei principali aeroporti della costa occidentale degli Stati Uniti. Raggiungere San Francisco dall’Italia è piuttosto semplice grazie ai collegamenti aerei internazionali. Attualmente l’unico volo diretto tra l’Italia e la città californiana parte da Roma Fiumicino ed è operato da compagnie come ITA Airways e United Airlines, con una durata di circa 13 ore.
Chi parte da altre città italiane, come Milano, Venezia, Bologna o Napoli, dovrà invece prevedere almeno uno scalo, generalmente in importanti hub europei come Francoforte, Amsterdam, Parigi, Zurigo o Lisbona. Una volta arrivati, il centro è facilmente collegato all’aeroporto grazie alla rete ferroviaria BART, agli autobus e ai servizi privati di trasferimento. Per muoversi in città si possono utilizzare metropolitana leggera, autobus, traghetti e i suggestivi cable car.
Organizzare un viaggio in una città d’arte insieme ai più piccoli può sembrare un’impresa tutt’altro che rilassante. Eppure, c’è qualcosa di incredibilmente magico nel vedere il mondo attraverso gli occhi entusiasti di un bambino. Lo sa bene il quotidiano britannico The Times, che ha stilato una classifica delle migliori destinazioni europee per un city break a misura di famiglia.
Tra capitali storiche come Vienna e Lisbona, e gemme costiere del calibro di Atene e Dubrovnik, la testata ha incoronato anche due storiche meraviglie italiane: Verona e Venezia. La chiave del successo per una vacanza perfetta con i figli? Scegliere la base giusta, prediligere spostamenti semplici e, come suggeriscono gli esperti, non dimenticare mai una scorta di snack in borsa.
Scopriamo cosa ha fatto innamorare i giornalisti inglesi delle nostre due mete italiane e quali sono, in generale, le migliori destinazioni in Europa.
Verona a misura di bambino
Verona è universalmente nota per essere la culla dei “promessi sposi” di Shakespeare, ma secondo il Times rappresenta soprattutto una meta alternativa e straordinaria per una vacanza con i bambini. Meno caotica e affollata rispetto a Roma, si rivela estremamente facile da girare e navigare, pur non avendo nulla da invidiare alle grandi capitali in termini di monumenti.
Il consiglio del quotidiano per esplorare la città senza far stancare i più piccoli è quello di salire a bordo dei bus turistici panoramici. Da qui, il percorso ideale si snoda attraverso tappe imperdibili: una foto ricordo sotto il celebre balcone di Giulietta e poi su, verso Castel San Pietro, per godersi un panorama mozzafiato.
Per scendere in centro, niente di meglio della pittoresca funicolare, un’esperienza che i bambini adoreranno, prima di concedersi una pausa a base di gelato o di una pizza fumante. Se a tutto questo si aggiunge la vicinanza a Gardaland, con montagne russe e aree tematiche per tutte le età a solo mezz’ora di auto, Verona si trasforma nella ricetta perfetta per un city break in famiglia indimenticabile.
Venezia e la magia dell’acqua
Cosa c’è di più entusiasmante per un bambino di una città dove il mezzo di trasporto principale è la barca? È questo il segreto che rende Venezia una meta irresistibile per le famiglie secondo il Times. Che si tratti di scivolare sulla laguna a bordo di un vaporetto pubblico, di sfrecciare su un taxi d’acqua privato o di godersi il lento dondolio di una gondola, il fascino di questa città acquatica non invecchia mai e regala un senso di meraviglia continuo.
Una volta scesi sulla terraferma, perdersi nel labirinto di calli e ponti che costeggiano i canali diventa un gioco divertente, specialmente se intervallato da frequenti e golose soste nelle gelaterie e pizzerie locali. Sebbene le storiche chiese veneziane rischino di annoiare i viaggiatori più giovani, Palazzo Ducale sa come catturare la loro attenzione: i bambini resteranno affascinati dal percorso che conduce alle antiche e misteriose prigioni.
Per una giornata diversa, il quotidiano suggerisce di prendere il vaporetto e fare rotta verso il Lido, per correre sulla sua lunga spiaggia sabbiosa, oppure di partecipare a un laboratorio per famiglie dove grandi e piccini possono divertirsi a creare e decorare la propria maschera di Carnevale.
Le altre mete ideali per un city break in famiglia
La selezione del Times non si ferma all’Italia, ma traccia una vera e propria mappa del divertimento e della cultura in tutta Europa. Dai castelli medievali di Lisbona ed Edimburgo, che sembrano usciti da un libro di fiabe, fino ai musei interattivi e bizzarri di Praga e Berlino, ogni città nasconde un asso nella manica per i più piccoli.
L’estate è finalmente arrivata e, con lei, la voglia di staccare la spina e iniziare a pianificare la prossima avventura. Che la vostra idea di vacanza perfetta sia rilassarvi su una spiaggia o perdervi tra le vie di una vivace metropoli culturale, la scelta spetta solo a voi.
A dare la svolta definitiva ai piani per i prossimi mesi ci pensa la nuova promozione di Vueling, attiva solo per questa settimana, dall’8 al 14 giugno 2026. L’offerta permette di prenotare tantissimi voli a partire da 34 euro per viaggiare in totale libertà in tutto il periodo compreso tra il 20 giugno e il 31 ottobre 2026.
Se siete indecisi sulla destinazione, ecco tre mete imperdibili da raggiungere subito.
Venezia si prepara a riscoprire uno dei suoi indirizzi più affascinanti: a luglio 2026 riaprirà, infatti, Palazzo Giovanelli, storica dimora veneziana del XVI secolo che, dopo un lungo e accurato intervento di restauro, inaugura una nuova fase trasformandosi in un raffinato hotel cinque stelle. Affacciato sul Canal Grande nel sestiere di San Stae, rappresenta un importante tassello del patrimonio storico e architettonico della città lagunare.
La riapertura segna la conclusione di un progetto di recupero durato quattro anni, realizzato sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia.
Philadelphia, chiamata la “città dell’amore fraterno” (questo il significato del suo nome in greco), è una metropoli vibrante che sa conquistare ogni tipo di viaggiatore con la sua accoglienza, storia e una scena gastronomica che non teme confronti. Perfetta da esplorare a piedi o in bicicletta grazie a una fitta rete di piste ciclabili, la città sarà anche una delle location ospitanti dei Mondiali di calcio FIFA 2026.
Ecco i nostri consigli su cosa fare e cosa vedere!
Vivere i Mondiali al FIFA Fan Festival di Fairmount Park
Per ben 39 giorni, dall’11 giugno al 19 luglio 2026, l’epicentro del divertimento extra-stadio è Lemon Hill, una splendida area collinare situata all’interno di Fairmount Park. La città vanta un primato unico: è l’unica negli Stati Uniti a ospitare il Fan Fest per l’intera durata della Coppa del Mondo FIFA 2026.
Questo enorme evento gratuito all’aperto offre maxischermi per seguire i match in diretta, stand gastronomici con prelibatezze locali e internazionali, musica dal vivo ed eventi culturali dedicati a tutta la famiglia. L’atmosfera è quella di una gigantesca festa collettiva, perfetta per respirare il vero spirito della competizione.
Visitare l’Independence Hall e il National Historic Park
Impossibile visitare Philadelphia senza fare tappa nel luogo in cui sono nati gli Stati Uniti d’America. All’interno del vasto Independence National Historical Park, definito “il miglio quadrato più storico d’America”, sorge l’edificio in mattoni rossi in stile georgiano dove vennero discusse e firmate sia la Dichiarazione d’Indipendenza che la Costituzione americana.
Oltre a partecipare a una visita guidata della sala principale, nei mesi estivi è possibile ascoltare i racconti degli storici locali lungo le panchine del parco. A pochi passi si trova anche il Liberty Bell Center, che custodisce la celebre campana con la sua iconica crepa, simbolo universale di libertà, accessibile gratuitamente tutto l’anno.
iStockL’Independence Hall, dov’è stata firmata la Dichiarazione di Indipendenza
Approfondire la storia ebraico-americana al Weitzman Museum
Situato in una moderna e imponente struttura progettata dall’architetto Jim Polshek, questo museo (rinnovato e intitolato al designer Stuart Weitzman) è un punto di riferimento culturale su scala nazionale. Accolti all’ingresso dalla celebre scultura monumentale OY/YO, potrete intraprendere un viaggio che ripercorre l’esperienza, la storia e la cultura della comunità ebraica negli Stati Uniti dal 1654 a oggi.
Attraverso una collezione di oltre 30.000 manufatti disposti su più piani, il percorso espositivo racconta le grandi ondate migratorie, i momenti drammatici del Novecento e si conclude con una Hall of Fame.
Assaggiare il leggendario e originale cheesesteak
La cultura di una città passa inevitabilmente dal suo street food più celebre e qui il re indiscusso è il cheesesteak: un filoncino di pane morbido farcito con straccetti di carne di manzo saltata, formaggio fuso e, a scelta, cipolle. Per ordinarlo come un vero local bastano due parole: il tipo di formaggio (Provolone, American o il classico Whiz) e l’opzione con o senza cipolla.
Sfidare i gradini del Museum of Art sulle tracce di Rocky
Anche chi non ha mai visto la celebre saga cinematografica non saprà resistere al richiamo dei 72 gradini più famosi del cinema. Correre fino alla cima della scalinata del Philadelphia Museum of Art, imitando l’iconico allenamento di Sylvester Stallone nel film del 1976, qui è un vero e proprio rito di passaggio!
Una volta conquistata la vetta a braccia alzate, si viene ricompensati da una vista spettacolare sulla Benjamin Franklin Parkway e sullo skyline cittadino. Prima di entrare a esplorare l’immenso patrimonio del museo (che conta oltre 240.000 opere d’arte), non dimenticate di scattare una foto ricordo accanto alla statua di bronzo di Rocky situata alla base della scalinata.
iStockLa statua di Rocky si trova ai piedi della scalinata del Philadelphia Museum of Art
Scoprire l’energia sportiva a Xfinity Live!
Per chi vuole vivere l’adrenalina della Coppa del Mondo e dello sport in generale a livelli professionali insieme ai tifosi locali, questo immenso complesso di intrattenimento è il luogo ideale. Situato strategicamente nel distretto dei grandi stadi cittadini (vicino alle arene dei Phillies per il baseball, degli Eagles per il football e dei 76ers per il basket), questo spazio unisce cinque bar diversi e i marchi storici della ristorazione cittadina.
Varcare le soglie dell’Eastern State Penitentiary (se avete il coraggio)
Gli amanti delle storie del brivido e del mistero troveranno pane per i loro denti in questo antico penitenziario, considerato uno dei luoghi più infestati d’America. Famoso per aver recluso criminali del calibro di Al Capone, l’Eastern State Penitentiary colpisce per la sua imponente architettura neogotica e per il pionieristico (e severo) sistema di isolamento totale a cui venivano sottoposti i detenuti.
Oggi è possibile visitarlo sia di giorno, seguendo descrizioni e percorsi audio dedicati, sia di notte per i più coraggiosi. Durante il periodo autunnale, le sue rovine si trasformano in una celebre attrazione a tema horror!
iStockL’interno dell’Eastern State Penitentiary
Celebrare l’arte e la storia afroamericana all’AAMP
Fondato in occasione del bicentenario della nazione nel 1976, l’African American Museum in Philadelphia è stata la prima istituzione del paese creata specificamente per conservare e mostrare l’eredità culturale degli afroamericani. Sviluppato su quattro livelli di mostre interattive, il museo offre una prospettiva profonda e accurata sulle tappe storiche e le conquiste sociali della comunità.
Di particolare rilievo è la mostra permanente “Audacious Freedom”, focalizzata sullo straordinario contributo offerto dai cittadini di origine africana alla crescita e alla storia della città nel secolo compreso tra il 1776 e il 1876.
Rilassarsi tra le attrazioni del rinnovato Waterfront sul fiume Delaware
Negli ultimi anni, l’area dei vecchi moli fluviali è stata completamente ridisegnata, diventando una delle zone più dinamiche e trendy della città. Spazi storici come il Cherry Street Pier e il Race Street Pier ospitano oggi mercati di artigianato, installazioni d’arte contemporanea e pop-up bar.
A seconda della stagione, l’area si accende con i giardini pensili e le amache dello Spruce Street Harbor Park o con le piste di pattinaggio del RiverRink. Il tutto è incorniciato da una vista spettacolare sul monumentale Benjamin Franklin Bridge che unisce la città al vicino New Jersey.
Fare una gita fuori porta tra le meraviglie di Longwood Gardens
Anche se si trova a circa cinquanta minuti d’auto dal centro, questa leggenda dell’orticoltura situata a Kennett Square merita assolutamente una deviazione. Recentemente rinnovato grazie al grandioso progetto Longwood Reimagined, questo immenso spazio verde di oltre 1100 acri ospita decine di giardini interni ed esterni, serre monumentali e più di 10.000 varietà di piante diverse. Riconosciuto a livello internazionale come uno dei migliori giardini botanici del mondo, incanta con i suoi giochi di fontane danzanti, i boschi incontaminati e un fitto calendario di concerti e spettacoli teatrali all’aperto.
iStockGli splendidi Longwood Gardens
Come arrivare a Philadelphia
Philadelphia dispone di un aeroporto internazionale (PHL) dove atterrano anche voli diretti dall’Italia. In particolare, è possibile arrivare da Roma-Fiumicino, Milano-Malpensa, Napoli e Venezia, con voli della durata di circa 9 ore gestiti dalla compagnia American Airlines.
Tanto atteso, il nuovo film con Maccio Capatonda tratta di un tema piuttosto caro a un’intera generazione di smart worker: i vantaggi per i dipendenti e la ritrosia al contrario di molte aziende verso il lavoro agile. Scopriamo insieme le location di Smart Working, in sala dal 4 giugno 2026.
Di cosa parla
Giuliano (Maccio Capatonda) è un dipendente che ha trovato nello smart working il perfetto equilibrio tra lavoro e vita privata. Lo stesso non si può dire del resto dei colleghi che, poco motivati e tantomeno produttivi, rischiano di convincere l’azienda a richiamare tutti in ufficio. Disposto a tutto pur di non rinunciare ai vantaggi dello smart working, Giuliano prova a convincere degli ultimi Stefano (Svevo Moltrasio), Gianni (Maurizio Nichetti) e gli altri dipendenti della sua azienda.
Il risultato però non è quello previsto: presto tutti i colleghi convincono, sì, a fare smart working ma da casa di Giuliano, dove si trasferiscono, finendo per coinvolgere anche la moglie (Sara Lazzaro) e il figlio in una serie di (dis)avventure strampalate.
Tra i luoghi dov’è stato girato Smart Working ci sono, per evidenti ragioni narrative, per lo più interni di case e appartamenti. Sullo sfondo di molte scene del nuovo film di Svevo Moltrasio con Maccio Capatonda, però, è perfettamente riconoscibile Torino.
Il “salotto buono” di Torino
Parlando alla stampa della scelta delle location di Smart Working, il regista ha sottolineato come la città sabauda sia «piena di quei quartieri centrali molto borghesi, eleganti, […] che offrono un’atmosfera di un certo tipo», quasi “alla francese”, ha aggiunto.
Sono quartieri come Crocetta: è qui, in Via Vincenzo Gioberti, che si trova l’abitazione principale da cui i protagonisti del film fanno smart working. Considerato il “salotto buono” di Torino, Crocetta è famoso per i suoi viali alberati costeggiati da villette e palazzine in stile liberty.
iStockEleganti palazzi nei quartieri residenziali di Torino
Zona prettamente residenziale, e molto vissuta quindi da locali, merita una visita per lo storico mercato dove gli appassionati di moda vintage possono trovare vere chicche e i più amanti delle esperienze gourmet assaggiare formaggi, salumi e altre specialità della tradizione nelle tipiche botteghe torinesi. La GAM, in via Magenta, ospita spesso mostre ed eventi assicurando un certo fermento culturale al quartiere che è comunque poco distante, anche a piedi, dal centro storico di Torino.
Panorami sulla città sabauda e i monti circostanti
In una delle scene chiave di Smart Working è chiaramente riconoscibile il Belvedere del Monte dei Cappuccini: punto panoramico molto frequentato ogni giorno da torinesi e turisti, da cui è possibile ammirare la Mole Antonelliana, lo skyline della città e se l’atmosfera è limpida le Alpi che la circondano. Dal Belvedere si raggiungono numerosi luoghi d’interesse, soprattutto religioso-spirituale, della città.
iStockLo splendido panorama dal Belvedere dei Cappuccini
La Torino più autentica di Piazza Peyron e Porta Palazzo
Alla produzione del nuovo film con Maccio Capatonda sembrava interessare, però, più raccontare sullo schermo la Torino vissuta ogni giorno dai suoi abitanti. Per questo tra le location di Smart Working sono stati scelti anche angoli della città fuori dai classici circuiti turistici, ma non per questo meno vivi, come i Giardini di Piazza Peyron e Porta Palazzo.
Nel cuore del quartiere San Donato, i primi ospitano aree verdi, giostre per i bambini, panchine all’ombra su cui concedersi una pausa da commissioni e shopping presso le numerose attività circostanti e più in generale rappresentano un luogo di ritrovo per gli abitanti della zona. A pochi minuti a piedi dal centro Porta Palazzo, con il suo mercato che è tra i più grandi oggi esistenti in Europa, è tra gli angoli più multietnici di Torino: simbolo di una città anche demograficamente sempre in trasformazione, ideale da visitare se si vuole comprendere l’anima più autentica che ha oggi Torino.
Los Angeles è una delle città più iconiche degli Stati Uniti, un connubio di spiagge, quartieri super creativi, set cinematografici e attrazioni di livello mondiale. In questo periodo c’è ancora più fermento intorno alla città della California grazie all’assegnazione di due eventi sportivi di portata storica: i Mondiali di calcio nell’estate 2026 e i Giochi Olimpici Estivi 2028.
Queste manifestazioni sportive renderanno Los Angeles ancora più interessante per i viaggiatori che vogliono unire turismo, cultura pop e grandi eventi dedicati allo sport. Visitare Los Angeles oggi significa esplorare una destinazione in piena evoluzione, dove si stanno già preparando nuove infrastrutture, fan zone e iniziative legate ai due appuntamenti internazionali. Ma è anche l’occasione perfetta per scoprire i suoi luoghi simbolo, dai panorami dell’oceano Pacifico ai set cinematografici che hanno fatto la storia del cinema mondiale.
Downtown Los Angeles e la cultura urbana
Il centro di Los Angeles è in continua trasformazione e oggi rappresenta uno dei poli culturali più interessanti della città.
Pershing Square è una piazza che colpisce per il suo particolare design
il grattacielo OUE Skyspace ospita l’Osservatorio più alto di Los Angeles
i Bunker Hill Steps sono una scalinata che conduce alla Bunker Hill con la ferrovia più breve del mondo, la Angels Flight
la Los Angelse Public Library è una biblioteca con più di 6 milioni di volumi
il Walt Disney Concert Hall, progettato da Frank Gehry, è un capolavoro di architettura contemporanea e ospita concerti di livello internazionale.
Sempre in Downtown si trovano musei (come il MOCA, Museum of Contemporary Art, e il The Broad, con opere di Warhol e Roy), gallerie d’arte e quartieri in forte crescita come Arts District, noto per essere un’ex zona industriale trasformata in un’area alla moda con murales e i locali. Downtown comprende poi anche il Fashion District e Little Tokyo.
Hollywood Walk of Fame e Hollywood Sign
Una delle prime tappe imperdibili è Hollywood, cuore dell’industria cinematografica. La Hollywood Walk of Fame, lungo l’Hollywood Boulevard, è una lunga passeggiata (che ha raggiunto un’estensione di oltre 2 chilometri) costellata di stelle dedicate a attori, registi e musicisti che hanno segnato la storia dello spettacolo. Qui si respira l’atmosfera del cinema in ogni angolo, tra personaggi pittoreschi travestiti da vip del cinema, teatri storici come il Dolby Theatre, e negozi a tema.
Poco distante sulla cima del Mount Lee si trova la celebre Hollywood Sign, l’immensa scritta Hollywood, simbolo assoluto della città. È una delle immagini più iconiche di tutta la California che si può ammirare semplicemente dalla famosa Mulholland Drive o dal Lake Hollywood Park o dall’Hollywood Reservoir. Per chi vuole vivere un’esperienza più immersiva, esistono diversi sentieri escursionistici (come il Mount Hollywood Trail dal parcheggio del Griffith Observatory) che portano a punti panoramici da cui fotografare più da vicino la famosa scritta bianca.
iStockHollywood, Los Angeles
Universal Studios Hollywood e il mondo del cinema
Per gli amanti del cinema e dell’intrattenimento, una visita agli Universal Studios Hollywood è obbligatoria. Si tratta di un parco a tema, nell’area di Universal City, che unisce attrazioni, set cinematografici reali e spettacoli dal vivo.
Il celebre Studio Tour a bordo di un trenino permette di esplorare pazzeschi set cinematografici. Le aree tematiche principali sono dedicate a Jurassic World e Harry Potter.
Santa Monica, Venice Beach e Malibu
Santa Monica, situata all’interno della Contea di Los Angeles, è famosa per la sue ampie spiagge, il suo molo il Santa Monica Pier con la ruota panoramica del Pacific Park, i ristoranti vista oceano e l’atmosfera rilassata tipica della California. È anche il punto finale della leggendaria Route 66 (che nel 2026 festeggia il centesimo anniversario), che inizia a Chicago.
A pochi chilometri si trova Venice Beach, una delle zone più creative della città. Qui sul lungomare si incontrano artisti di strada, skater, murales colorati e la celebre palestra all’aperto Muscle Beach dove si allenano gli amanti del fitness.
Anche Malibu, nella Contea di LA, è una meta di mare meravigliosa soprattutto per chi cerca l’onda perfetta.
iStockMolo di Santa Monica
Beverly Hills e Bel Air
Visitando Los Angeles si deve fare tappa anche nella patria del lusso e del lifestyle californiano: Beverly Hills e Bel Air.
Beverly Hills è una città autonoma all’interno dell’area metropolitana di Los Angeles, famosa in tutto il mondo per le sue ville sfarzose, i viali alberati con le famose palme e soprattutto Rodeo Drive, una delle vie dello shopping più esclusive del pianeta.
Bel Air, invece, è uno dei quartieri residenziali più esclusivi della Westside di Los Angeles. Situato tra le colline, è caratterizzato da ville private dei VIP e strade panoramiche alberate.
iStockRodeo Drive Street, Los Angeles
Mondiali 2026 e Olimpiadi 2028
Los Angeles sarà una delle città protagoniste dei grandi eventi sportivi globali dei prossimi anni. Durante i FIFA World Cup 2026, la città ospiterà otto partite (13,16,18,21,26,28 giugno e 2,10 luglio 2026), incluso l’esordio della squadra statunitense contro il Paraguay il 12 giugno, presso lo stadio SoFi di Inglewood (LA Stadium). Una tappa da fare a pochi passi dallo stadio è l’Inglewood Park Cemetery dove sono sepolte figure come Ray Charles.
Ancora più rilevante sarà il ruolo della città nei Giochi Olimpici e Paralimpici nell’estate 2028. Los Angeles ospiterà numerose discipline olimpiche in impianti già esistenti e nuovi spazi temporanei, con l’obiettivo di creare un modello di Olimpiade sostenibile e diffuso sul territorio urbano.
Eventi, fan zone e iniziative per i visitatori
In vista dei grandi eventi sportivi, Los Angeles sta sviluppando diverse iniziative per i turisti. Installazioni temporanee, aree pubbliche e fan zone dedicate. La festa inizierà con il FIFA Fan Festival, dall’11 al 14 giugno al Los Angeles Memorial Coliseum. I biglietti costeranno 10 dollari al giorno.
Tra il 18 giugno e il 19 luglio 2026 ci saranno 10 fan zone nell’area (di cui quattro gratuite). I biglietti per le fan zone come Venice Beach vanno da 5 a 25 dollari al giorno. Musica, cibo e iniziative di vario tipo completeranno l’offerta delle fan zone.
Nightlife, food truck e cultura gastronomica
La vita notturna di Los Angeles è tra le più variegate degli Stati Uniti: dai club elettronici di Downtown ai palchi rock di Sunset Strip.
Un elemento distintivo è la cultura dei food truck, presenti in tutta la città. Qui è possibile assaggiare cucina messicana, asiatica e fusion a prezzi accessibili, spesso in contesti informali ma di altissima qualità.
Come andare
Raggiungere Los Angeles dall’Italia è oggi più semplice rispetto al passato. Dall’aeroporto intercontinentale di Roma Fiumicino partono voli diretti ITA Airways (12 ore e 45 minuti) per questa destinazione.
In alternativa, sono disponibili numerosi collegamenti con scalo tramite hub europei come Londra, Parigi, Francoforte e Amsterdam.
La prima cosa a colpire è il profumo: muschio umido e caffè turco macinato fresco, mentre i polmoni si riempiono della freschezza pungente sprigionata dall’acqua. Subito dopo si assiste invece a una scena che sembra sfuggire alle normali proporzioni del paesaggio balcanico. Davanti agli occhi appare una parete di calcare grigio chiaro che si alza per circa 240 metri, dove ai suoi piedi una massa d’acqua cristallina emerge da una grotta immensa e dà origine alla Buna, considerata una delle sorgenti carsiche più potenti d’Europa. È proprio in questo fiabesco contesto che prende vita il Monastero di Blagaj, spesso chiamato Tekija di Blagaj oppure Tekija alla sorgente della Buna.
L’edificio bianco, addossato alla montagna e affacciato sull’acqua turchese, rappresenta una delle immagini più celebri della Bosnia- Erzegovina. Ma del resto lo sguardo passa continuamente dalla sorgente alla facciata della tekija, poi sale verso l’alto fino a intercettare i resti della fortezza medievale che domina il villaggio.
Blagaj si trova a pochi chilometri da Mostar, il piccolo centro abitato che deve parte della sua fama proprio a questo complesso religioso legato al sufismo, la corrente mistica dell’Islam. E, secondo la tradizione sufi, l’ambiente circostante costituisce parte integrante della struttura religiosa. Per questa ragione acqua, roccia, sorgente, sentieri, grotte e sepolture assumono un valore simbolico all’interno di una visione cosmologica che collega natura e ricerca interiore.
Breve storia del Monastero di Blagaj
Le origini del Monastero di Blagaj affondano molto più indietro rispetto alla costruzione attuale. Scavi archeologici hanno individuato tracce di un insediamento tardoantico, mentre durante il Medioevo quest’area possedeva già una forte rilevanza culturale e religiosa. Sulla cima della falesia riposano ancora oggi i resti della città fortificata appartenuta a Stjepan Vukčić Kosača, potente nobile dell’Erzegovina medievale. La sua presenza testimonia l’importanza strategica della valle della Buna molti secoli prima dell’arrivo ottomano.
La tekija venne edificata probabilmente attorno al 1520 come luogo di raccoglimento dei dervisci. Il primo riferimento scritto certo risale al 1664 grazie al grande viaggiatore ottomano Evliya Çelebi, che descrisse un centro già famoso all’interno dell’Impero. Nel corso del tempo attraversò numerose trasformazioni, in quanto frane e crolli causati dalla parete rocciosa sovrastante provocarono danni ripetuti.
Particolarmente importante risultò il restauro ottocentesco, che introdusse elementi del barocco turco. Ancora oggi si possono osservare dettagli decorativi appartenenti a questa fase, piuttosto rara nel panorama architettonico bosniaco. La tekija ebbe una caratteristica insolita rispetto ad altri centri sufi della regione: appartenendo inizialmente all’ordine bektashi, accolse dervisci residenti in modo stabile, una situazione più vicina alla vita monastica cristiana rispetto alla tradizionale funzione delle case dervisce, generalmente utilizzate soltanto per incontri e pratiche spirituali.
Durante il XX secolo attraversò fasi difficili. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le attività dervisce subirono restrizioni e l’edificio passò sotto diverse amministrazioni. Soltanto negli anni successivi la comunità islamica locale riuscì a recuperare gradualmente la sua funzione originaria. Un vasto progetto di recupero, supportato da indagini archeologiche svolte tra il 2008 e il 2011, ha consentito la ricostruzione delle strutture storiche perdute e il recupero dell’aspetto tradizionale del complesso.
iStockTutta la paericolarità del Monastero di Blagaj
Come visitare il Monastero di Blagaj e cosa vedere
Basta seguire il corso della Buna per assistere alla comparsa improvvisa della falesia e della celebre facciata bianca affacciata sull’acqua. Da vicino l’edificio rivela una sorprendente eleganza: legno, pietra e intonaco dialogano con il paesaggio senza prevaricarlo. Linee semplici e proporzioni equilibrate trasmettono un senso di armonia che costituisce una delle sue caratteristiche più affascinanti.
All’interno si susseguono ambienti destinati alla vita religiosa e all’accoglienza dei viaggiatori. In passato il complesso comprendeva numerose strutture, tra cui una moschea con cupola, sale per l’insegnamento, spazi destinati ai pasti comunitari, cucina, hammam e camere per gli ospiti.
Particolarmente interessante risulta la semahana, la sala destinata allo svolgimento dello zikr. Questa pratica spirituale consiste nella ripetizione rituale di formule sacre e nomi divini accompagnati da peculiari ritmi respiratori. Non vi sorprenderà sapere, quindi, che ancora oggi gruppi di dervisci si riuniscono periodicamente per celebrare questi incontri religiosi.
Dalle finestre della semahana si apre una vista straordinaria sulla sorgente. Acqua e roccia diventano parte integrante della scenografia spirituale. Sopra una delle porte compare un’iscrizione che invoca l’apertura delle migliori porte da parte di Dio, un dettaglio che racconta molto della sensibilità mistica che caratterizza la tradizione sufi.
Merita attenzione anche il turbe, il mausoleo associato a Sari Saltuk, figura leggendaria dell’epoca ottomana. Secondo la tradizione il celebre mistico avrebbe chiesto che più bare venissero distribuite in territori differenti, rendendo impossibile individuare con certezza il punto della sua sepoltura. Blagaj rappresenta una delle località che rivendicano questo legame e proprio tale tradizione ha trasformato il sito in una meta significativa per numerosi fedeli.
Un altro elemento sorprendente riguarda l’antico hammam, di cui oggi restano le testimonianze di una raffinata struttura dotata di cupola traforata e di un sofisticato sistema per la distribuzione dell’acqua calda e fredda, prova dell’elevata qualità costruttiva raggiunta dagli artigiani ottomani.
Fuori dalla tekija conviene dedicare tempo alla contemplazione del paesaggio, poiché l’acqua assume tonalità che variano dal verde smeraldo al turchese intenso. Guardando verso l’alto si distinguono chiaramente i ruderi della fortezza medievale, mentre alle spalle della sorgente la grotta appare come una gigantesca apertura scavata nella montagna.
Il Monastero di Blagaj si trova nell’omonimo, nell’Erzegovina meridionale, circa 12 chilometri a sud-est di Mostar. Raggiungerlo risulta piuttosto semplice: chi viaggia in automobile può arrivare in meno di 20 minuti dal centro di Mostar seguendo una strada ben segnalata che attraversa la valle della Neretva e i paesaggi rurali circostanti.
Collegamenti in autobus uniscono regolarmente Mostar e Blagaj. Una volta scesi alla fermata principale, servono pochi minuti a piedi per arrivare alla sorgente della Buna e al complesso religioso. Molti visitatori scelgono di includere Blagaj durante una giornata dedicata all’esplorazione dell’Erzegovina. La vicinanza con Mostar permette infatti di abbinare la visita alla celebre città del Ponte Vecchio con una tappa completamente diversa per atmosfera e ritmo.
Davanti alla Tekija di Blagaj si percepisce qualcosa che lascia a bocca aperta: natura, storia, spiritualità e architettura dialogano senza competere tra loro. La montagna protegge il monastero, l’acqua ne accompagna il racconto e il silenzio amplifica una sensazione difficile da definire.
Buone notizie per una città italiana: Verona è entrata di diritto nell’approfondimento dedicato alle città europee capaci di offrire un’esperienza d’arte autentica allontanandosi dai luoghi del turismo di massa. Il quotidiano britannico TheGuardian, nella rubrica, ha selezionato 5 mete dove il contesto urbano stesso fa parte del viaggio e Verona sa il fatto suo.
L’elogio del Guardian per Verona
L’articolo del Guardian dedicato a cinque destinazioni alternative alle solite mete europee propone Verona insieme a Zurigo, Lille, Varsavia e Oslo.
Verona viene definita dal Guardian una città romantica che ha molto più da offrire del balcone di Giulietta, viene presentata come una destinazione con una scena artistica articolata e stratificata, capace di coprire secoli di storia senza perdere di vista il contemporaneo.
Nella lista del Guardian compaiono anche alcune città europee che negli ultimi anni hanno investito con decisione sull’offerta museale. A partire da Zurigo, dove l’ampliamento del Kunsthaus firmato da David Chipperfield ha trasformato il museo nel più grande della Svizzera. Un percorso che attraversa otto secoli di storia dell’arte e riunisce capolavori di Monet, Van Gogh, Picasso e Giacometti.
C’è poi Lille, spesso trascurata dai grandi itinerari turistici. Eppure il Palais des Beaux-Arts conserva una delle collezioni più importanti di Francia, seconda soltanto a quella del Louvre secondo molti osservatori. Con una differenza non da poco: il costo del biglietto resta decisamente più accessibile.
Tra le destinazioni segnalate figura anche Varsavia dove nel 2024 ha aperto il nuovo Museum of Modern Art, un edificio essenziale e luminoso che si inserisce nel cuore della città in netto contrasto con il monumentale Palazzo della Cultura, simbolo dell’eredità sovietica.
Chiude Oslo, che negli ultimi anni ha rafforzato il proprio profilo culturale con due poli di richiamo internazionale. Da una parte il museo dedicato a Edvard Munch, dall’altra il National Museum inaugurato nel 2022, oggi il più grande dell’area nordica.
I luoghi di Verona raccontati
Tra i musei da non perdere a Verona, il Guardian mette in cima alla lista Palazzo Maffei. Affacciato su Piazza delle Erbe, il palazzo seicentesco ospita dal 2020 una delle collezioni private più sorprendenti d’Italia. Nelle sale si passa dall’arte antica ai grandi nomi del Novecento: Picasso, Miró, Kandinsky, Magritte. Più che un percorso tradizionale, il quotidiano britannico parla di un luogo costruito attorno alla meraviglia, dove opere e oggetti dialogano in modo inatteso.
iStockPalazzo Maffei, tra i luoghi da non perdere
Nella selezione trova spazio anche la GAM, la Galleria d’Arte Moderna allestita nel Palazzo della Ragione in cui il viaggio espositivo attraversa oltre due secoli di storia artistica, con particolare attenzione alle correnti italiane. Ma non è solo la collezione a convincere. Il Guardian segnala anche la possibilità di visitare la Cappella dei Notai e di salire sulla Torre dei Lamberti, da cui si apre uno dei panorami più riconoscibili sulla città.
Il Museo di Castelvecchio completa il quadro medievale e rinascimentale. Dentro le mura del castello trecentesco trovano posto dipinti veneti e veronesi che vanno dal Medioevo al Settecento: Bellini, Tintoretto, Veronese, Rubens. Un percorso che pochi musei italiani riuscirebbero a costruire con altrettanta coerenza e fascino architettonico.
iStockIl Museo di Castelvecchio è da non perdere
Il Palazzo della Gran Guardia viene citato per le mostre temporanee: tra le più recenti, una grande esposizione fotografica dal titolo Human. Per chi vuole restare aggiornato sul calendario degli eventi, il Guardian rimanda direttamente al sito VisitVerona.
Un’altra curiosità? Viene proposta una gita fuori porta a Padova che è raggiungibile in meno di un’ora e trenta di treno e custodisce tesori come la Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto.
Chi non avesse proprio idea di come passare il martedì della Festa della Repubblica, non ha da temere, soprattutto se è in crisi momentanea perché il meteo di molte città prevede piogge e temporali. Come annunciato dal Ministero della Cultura, infatti, martedì 2 giugno i musei, i monumenti e i parchi archeologici statali apriranno le proprie porte senza alcun costo d’ingresso, permettendo a residenti e viaggiatori di vivere un autentico viaggio tra arte, storia e paesaggi straordinari.
Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura e, dove previsto, sarà necessario effettuare una prenotazione anticipata. L’iniziativa assume un valore ancora più significativo nel 2026, anno in cui ricorre l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, offrendo l’opportunità di celebrare questa ricorrenza attraverso il patrimonio culturale nazionale. Dalle grandi città d’arte ai siti archeologici immersi nella natura, la scelta è ampia e capace di soddisfare ogni interesse, dalle collezioni rinascimentali ai tesori dell’antichità romana, in ogni regione del nostro Paese (tutte le aperture sono consultabili sul sito del Ministero della Cultura).
Il 31 maggio 2026 torna in prima serata su Rai1 il ciclo Purché finisca bene: dopo il successo di ascolti di Cercasi tata disperatamente, spazio a un film Tv di Giuseppe Curti in cui a fare da protagonista, oltre a interpreti d’eccezione come Lorenzo Richelmy, Mariana Lancellotti, Emanuela Grimalda, Camilla Filippi, Gabriele Cirilli, Claudio Corinaldesi e Sergio Assisi, sono una storia di rinascita e una città simbolo del passato recente d’Italia. Scopriamo insieme le location di Meglio tardi che mai.
Ormai quasi tutti hanno ben presenti le sfumature turchesi del lago, il profilo delle Alpi Giulie all’orizzonte e una minuscola isola al centro dell’acqua con un campanile appuntito. Sì, avete capito, parliamo del celebre e (bellissimo) Lago di Bled. Ma quel che in molti ignorano è che sempre lì, ma un po’ più in alto, c’è una muraglia aggrappata alla roccia bianca che osserva la vallata da oltre 1000 anni. Quello è il Castello di Bled, fiabesca fortezza che si staglia su una rupe calcarea a circa 130 metri sopra il livello del lago.
Da lassù lo sguardo abbraccia boschi fitti, piccoli villaggi alpini, montagne seghettate e quella striscia d’acqua diventata simbolo nazionale. Oltre a essere il castello più antico della Slovenia, oggi la struttura è una specie di mosaico architettonico che unisce romanico, gotico e barocco senza perdere carattere.
Il poeta sloveno France Prešeren descrisse questa zona come “Immagine del Paradiso“, frase diventata parte integrante della narrazione locale. E, se dobbiamo essere onesti, basta arrivare sulla terrazza superiore del maniero verso sera per capire il motivo.
Breve storia del Castello di Bled
Tutto iniziò nel 1004: l’imperatore Enrico II donò il territorio di Bled al vescovo Albuino di Bressanone per ringraziarlo del sostegno politico ricevuto nel nord Italia. Sulla rupe sopra il lago sorgeva già una torre romanica difensiva, ma attorno al 1011 prese forma il primo nucleo fortificato vero e proprio.
I vescovi di Bressanone, proprietari del feudo per circa 800 anni, frequentarono raramente questa zona alpina. Amministrazione e difesa finirono così nelle mani dei ministeriali, cavalieri incaricati della gestione del territorio. Durante il Medioevo il complesso crebbe gradualmente, al punto che arrivarono mura più robuste, torri supplementari, fossato con ponte levatoio e due cortili distinti.
Nel 1511, poi, avvenne un terremoto che segnò uno dei momenti più drammatici: parecchi ambienti crollarono, mentre altri diventarono instabili. Successivamente ci fu una lenta ricostruzione che si prolungò per decenni. Poi arrivò il XVI secolo, periodo in cui la fortezza assuse pure un ruolo culturale importante per il protestantesimo sloveno. Herbard Auersperg ospitò qui Primož Trubar, autore dei primi libri stampati in lingua slovena e in quel periodo nacque il legame tra Bled e la storia della stampa, ancora oggi celebrata all’interno del castello.
Fulmini, incendi e un secondo terremoto nel 1690 colpirono nuovamente l’edificio. La cappella e gli ambienti interni vennero restaurati con elementi barocchi visibili ancora adesso negli affreschi e nelle decorazioni religiose. Poi l’epoca napoleonica, che inevitabilmente cambiò parecchi equilibri politici: tra 1809 e 1813 Bled entrò nelle Province Illiriche controllate dalla Francia. Dopo vari passaggi di proprietà tra industriali, commercianti e banchieri, il castello attraversò una fase di degrado pesante nel secondo dopoguerra.
La rinascita avvenne nel 1952 grazie all’architetto Anton Bitenc, allievo di Jože Plečnik che, tramite un restauro durato quasi 10 anni, restituì dignità alla fortezza adattandola anche alle esigenze turistiche contemporanee. Dal 1999 il Castello di Bled possiede ufficialmente lo status di monumento culturale nazionale sloveno.
Cosa vedere al Castello di Bled
L’ingresso principale conduce subito verso il cortile inferiore, l’area più viva del complesso. La sensazione che si avverte, però, è molto diversa rispetto ai castelli centroeuropei arredati con sale sfarzose e collezioni aristocratiche. Bled mantiene un’anima più severa e fedele alla funzione originaria.
Parte degli edificio superiore è occupata dal museo storico, il quale racconta l’evoluzione della regione dalla preistoria fino all’età moderna tramite reperti archeologici, monete romane, armi medievali e documenti che spiegano quanto questo territorio abbia rappresentato un crocevia strategico tra mondo germanico, slavo e latino. Tra gli spazi più curiosi c’è senza dubbio la tipografia del castello. Qui una replica funzionante della pressa di Gutenberg permette ai visitatori di stampare un certificato commemorativo tramite caratteri mobili tradizionali.
Pochi gradini più sopra appare la cappella gotica dedicata ai santi Albuino e Ingenuino. L’interno è raccolto, il soffitto barocco e tutto è decorato da affreschi vivaci realizzati dopo il terremoto del 1690. Sulle pareti compaiono anche Enrico II e sua moglie Cunegonda, figure centrali nella nascita del feudo di Bled.
Particolarmente suggestiva è la cantina scavata direttamente nella roccia dedicata ai vini sloveni della Valle del Vipava. Per i visitatori sono disponibili degustazioni che includono varietà locali come Malvasia, Merlot e Teran. Si ha anche l’opportunità di rimepire personalmente la bottiglia dal barile sigillandola poi con ceralacca rossa secondo tradizione medievale.
Nel cortile superiore cresce persino una vite discendente della più antica vite del mondo conservata a Maribor da oltre 450 anni. L’altitudine di 599 metri, infatti, rende questa presenza quasi simbolica, specie in un contesto alpino. Il punto più emozionate è comunque il cammino lungo le mura panoramiche: feritoie medievali incorniciano le Karawanks e il massiccio della Mežakla, mentre sotto, il lago assume tonalità differenti a seconda della luce.
L’estate porta nel castello rievocazioni medievali, concerti, mercatini storici e spettacoli in costume. L’atmosfera serale, dal canto suo, amplifica parecchio il fascino.
Il fiabesco Castello di Bled sorge nella Slovenia nordoccidentale, circa 55 chilometri da Lubiana e poco distante dal confine austriaco. L’intera area appartiene alla regione alpina della Gorenjska, celebre per laghi glaciali, foreste e percorsi montani. Da Lubiana il tragitto richiede circa 45 minuti in auto tramite autostrada A2 fino all’uscita Lesce-Bled. L’ultimo tratto sale verso il lago attraverso strade ordinate circondate da abeti e pensioni storiche.
Treni regionali collegano Lubiana alla stazione di Lesce-Bled, da dove poi sono disponibili autobus locali (oppure taxi) che conducono fino al centro cittadino. Parecchi viaggiatori scelgono invece il percorso a piedi attorno al lago prima della salita finale verso il castello. Il sentiero pedonale parte dalla riva orientale e raggiunge la fortezza in circa 15 minuti. La salita è breve ma intensa, e compensata continuamente dagli scorci panoramici che si aprono tra gli alberi.
iStockTutta la magia del lago e del Castello di Bled
La mattina presto regala luce migliore e atmosfera più quieta. Il tardo pomeriggio, invece, offre colori spettacolari sulle Alpi Giulie e sull’isola al centro del lago. Durante l’inverno neve e nebbia trasformano il castello in una visione nordica quasi irreale, parecchio distante dall’immagine estiva da cartolina.
Se vi siete mai chiesti cosa significhi vivere come la famiglia reale, adesso avete l’occasione ideale per scoprirlo. Per celebrare il centenario della nascita di Elisabetta II, Re Carlo ha infatti dato il via libera all’apertura al pubblico della suite personale della defunta regina nel Palazzo di Holyroodhouse, la residenza scozzese ufficiale della corona a Edimburgo.
Per la prima volta in assoluto, i visitatori potranno esplorare le tre stanze dell’ala est dove la monarca risiedeva abitualmente: la sala della colazione, lo spogliatoio e il salottino privato. Oltre all’omaggio storico, l’iniziativa riflette la volontà del nuovo re di ottimizzare le entrate del patrimonio immobiliare di corte, rendendo i palazzi istituzionali più accessibili ai cittadini.
Si tratta di un’opportunità straordinaria per osservare da vicino la dimensione più autentica e quotidiana della regina, scoprendo come scorreva davvero la vita di corte lontano dai riflettori.
Firenze non è mai stata soltanto una città: è una soglia, un luogo dove la bellezza non decora lo spazio ma lo permea, dove ogni pietra conserva la memoria di chi ha avuto il coraggio di trasformare necessità e bellezza in qualcosa di tangibile e resistente agli inevitabili mutamenti dell’esistenza umana.
Sin dalla sua nascita, il capoluogo toscano ha accolto chi ha fatto della terza arte la sua più alta vocazione. E non ha mai smesso di farlo: è in questa città, per esempio, che presto si potrà ammirare la mostra Senza Fine, che segna il ritorno della pittrice Janet I. Traub. Firenze, per lei, non è uno sfondo suggestivo: è il punto in cui due stagioni della sua vita (separate da trentadue anni di silenzio) trovano finalmente un nome comune.
Senza Fine, un percorso intimo e immersivo
E sulla mostra vale davvero la pena soffermarsi. I viaggiatori amanti della cultura lo sanno: per quanto ogni espressione artistica sia senza dubbio degna di considerazione, ci sono mostre che si visitano e mostre che si attraversano. Ecco, Senza Fine appartiene alla seconda categoria: è un percorso che non nasce solo per essere guardato, ma per ammaliare, per farsi ammirare, per fare in modo che chi si muove fra le stanze sosti e lasci che i dettagli parlino.
E i dettagli su cui riflettere sono tanti. Per esempio, la mostra (a ingresso gratuito) si articola in due tappe, entrambe nel cuore di Firenze. E la scelta dei luoghi non è casuale. Dal 27 al 29 giugno la sua casa sarà l’Hotel Helvetia & Bristol e, più precisamente, la suggestiva Winter Garden Room: lo stesso posto in cui Janet I. Traub ha sentito per la prima volta quella scintilla creativa che avrebbe dato forma all’intero ciclo pittorico.
Visitare le opere qui non è soltanto guardare dei dipinti, è entrare nell’origine di qualcosa. E, a partire dalle 14.30, diventa anche un momento più profondamente connesso con la presenza umana, la bellezza e alla convivialità, grazie alla musica classica dal vivo a cura di Firenze Classica, agli aperitivi, alle degustazioni di cibo e vino e alle occasioni informali di dialogo con l’artista.
E la seconda? La seconda tappa, dal 1° al 15 luglio, sarà un abbraccio da parte di Geko Art Studio, spazio dedicato all’arte e alla cultura contemporanea, dove il ritmo si fa più disteso e lo sguardo più raccolto. E, va detto, Geko Art è molto più di una galleria espositiva.
È un luogo di incontro, formazione e ispirazione aperto a chiunque desideri avvicinarsi al mondo dell’arte o perfezionare le proprie tecniche, che nasce con una missione chiara: curare esperienze artistiche stimolanti, offrire lezioni arricchenti che accendano la creatività e lascino un impatto duraturo su chi le vive.
Per Senza Fine, Geko Art Studio non è un semplice contenitore espositivo: è stato parte attiva del progetto fin dall’inizio, co-producendo il video artistico che accompagna la mostra e offrendo alla ricerca pittorica di Janet I. Traub uno spazio capace di dialogare con essa.
Le particolarità della mostra
Tornando alla Winter Garden Room, la stanza 274 dell’Helvetia & Bristol… cos’è successo al suo interno? Tutto è partito da un melograno, dalla sua immagine, che si è imposta come cuore pulsante di un intero ciclo pittorico, con un’estrema delicatezza. E il melograno non è un mero soggetto decorativo: è uno dei simboli più antichi e stratificati della cultura mediterranea, richiama a Persefone, all’amore, alla fertilità, alla fragilità e alla rinascita.
Nella pittura di Traub tutto questo si condensa e si trasforma: i semi custoditi dentro una scorza resistente diventano metafora della vita interiore, dei sentimenti che maturano nel tempo, della bellezza che non si mostra tutta in una volta ma si rivela lentamente, a chi ha la pazienza di aspettarla.
E di attesa, in effetti, si può parlare nel caso delle opere della mostra Senza Fine a Firenze. Traub ha attraversato trentadue anni di silenzio creativo, non per abbandono ma per necessità: la vita, la maternità, le urgenze quotidiane hanno preso il posto del pennello. Eppure in quegli anni non ha smesso di guardare: ha visitato musei e gallerie e ha tenuto vivo dentro di sé qualcosa che aspettava il momento giusto per tornare.
Quando quel momento è arrivato, non si è accontentata e ha attinto a tutta l’esperienza collezionata nei suoi anni di studi al Charles H. Cecil Studios di Firenze, alla Florence Academy of Art, ancora a Firenze e all’Academy of Realist Art di Edimburgo: tre tra le scuole più rigorose per la pittura figurativa realista in Europa.
Il risultato è una pittura che ha la solidità della tecnica classica e la vibrazione di qualcosa di profondamente personale: colori intensi, una luce che sembra venire dall’interno delle cose, figure e nature morte che non si limitano a esistere ma sembrano avere qualcosa da dire. Le opere che compongono sono dipinti a olio in cui la figurazione non è mai fine a se stessa: è la presenza di qualcuno che dipinge perché ne ha bisogno.
Orari di visita
C0me dicevamo la prima tappa, presso la Winter Garden Room dell’Helvetia & Bristol Firenze, è visitabile dal 27 al 29 giugno tutti i giorni dalle 10:00 alle 14:30. Il 27 giugno si terrà il vernissage, con un ricevimento privato su invito dalle 18:00 alle 20:00.
Dal 1° al 15 luglio la mostra prosegue presso Geko Art Studio, aperto dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 19:00. Le visite nel fine settimana sono disponibili su appuntamento. Geko Art è uno spazio aperto a tutti, dal principiante curioso all’artista che vuole approfondire la tecnica, tanto che propone corsi di pittura, scultura e affresco, sessioni di disegno dal vivo, lezioni leonardiane, workshop a calendario fisso ogni mese. Le lezioni si tengono in presenza e online, in formato individuale o di gruppo, con percorsi a breve e lungo termine, corsi serali e attività dedicate ai bambini.
Il Castello di Santa Severa è uno dei luoghi storici più affascinanti del litorale laziale, situato a pochi chilometri a nord di Roma nel comune di Santa Marinella. Affacciato direttamente sul Mar Tirreno, rappresenta un raro esempio di complesso monumentale rimasto intatto nel tempo e oggi valorizzato come spazio multifunzionale.
La sua posizione panoramica e la lunga storia che lo caratterizza lo rendono una meta ideale per chi desidera unire cultura, mare e archeologia in un’unica visita. Il castello è facilmente riconoscibile per la sua imponente struttura che domina la costa e racconta secoli di trasformazioni storiche e sociali.
La storia del Castello di Santa Severa
Il Castello di Santa Severa sorge sul sito di Pyrgi, città portuale collegata all’antica Caere (Cerveteri) fondata tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C.. Durante il III secolo a.C., attraverso la romanizzazione del territorio costiero, su una parte del sito etrusco venne fondato il castrum romano di Pyrgi. In epoca medievale il sito venne poi trasformato in borgo conosciuto come Castellum Sanctae Severae mentre il castello venne costruito nel XIV secolo.
Nel corso dei secoli il castello passò attraverso vari proprietari fino a diventare un presidio strategico dello Stato Pontificio lungo la costa laziale. Dopo un periodo di massimo splendore raggiunto nel Seicento, il Castello ebbe una lenta decadenza fino a essere utilizzato come postazione militare strategica dai tedeschi nel 1943.
Visitare il Castello
Oggi il Castello di Santa Severa è un importante spazio multifunzionale che ospita mostre, eventi e percorsi espositivi. La visita permette di esplorare le antiche mura, le torri e il cortile interno, oltre al Museo del Mare e della Navigazione Antica che racconta il legame tra il castello e il Mediterraneo.
Il complesso offre anche aree verdi, spazi per eventi all’aperto e un’area archeologica che testimonia le origini antiche del sito.
iStockIl Castello di Santa Severa è uno spazio multifunzionale
Eventi estivi al Castello di Santa Severa
Durante l’estate il Castello diventerà il cuore pulsante della cultura del Lazio grazie alla rassegna “Vivi il Castello di Santa Severa 2026”, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea con la direzione artistica di ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio.
Dal 1 giugno al 30 agosto il grande prato ai piedi della fortezza ospiterà un fitto calendario di appuntamenti tra musica, teatro, cinema, letteratura e arte contemporanea.
La stagione si apre con la mostra “Happy Birthday to You Marilyn Monroe”, un omaggio alla diva hollywoodiana con oltre cento opere tra cui lavori di Andy Warhol e altri artisti internazionali, che raccontano il mito e la fragilità di Marilyn.
Il programma musicale include concerti di artisti come Fabrizio Moro, Ermal Meta, Alex Britti, Stadio, Gaia e Alexia, oltre a eventi dedicati al jazz, allo swing e alla lirica. Spazio anche ai giovani talenti con il contest LazioSound e ospiti speciali come Noemi.
Il teatro propone spettacoli per famiglie e grandi nomi della scena italiana, mentre il cinema all’aperto alterna classici Disney e commedie italiane. Non mancano danza, talk di attualità, incontri letterari con “Libri e Calici”, iniziative enogastronomiche e visite guidate.
Per maggiori informazioni, visitare il sito ufficiale del Castello di Santa Severa.
Dove si trova e come raggiungerlo
Il Castello di Santa Severa si trova sulla costa tirrenica del Lazio, nel comune di Santa Marinella, a circa 50 chilometri da Roma. È facilmente raggiungibile sia in auto tramite la SS1 Aurelia, sia in treno grazie alla linea ferroviaria regionale con fermata Santa Severa Nord.