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Portofino contro l’accattonaggio: stop estivo per preservare la sua bellezza esclusiva

15 juillet 2025 à 10:51

Portofino, perla della Riviera Ligure e simbolo del turismo di lusso internazionale, si prepara alla stagione estiva con una nuova ordinanza mirata a tutelare l’immagine del borgo.

Dal 16 luglio al 30 settembre, il sindaco Matteo Viacava ha firmato un provvedimento che introduce il divieto di accattonaggio, anche non molesto, e una serie di comportamenti considerati incompatibili con la vocazione turistica ed estetica del centro storico. L’obiettivo è chiaro: garantire ordine, decoro e una permanenza di qualità per i visitatori, in linea con lo status esclusivo del paese più ricco d’Italia.

Questa misura si inserisce in un contesto più ampio di valorizzazione del territorio, che punta a preservare l’identità di Portofino, riconosciuta a livello mondiale per il suo patrimonio ambientale, architettonico e culturale. La tutela della sua immagine passa anche attraverso il controllo delle attività quotidiane e del comportamento dei frequentatori, residenti e turisti.

Nuove regole a Portofino per salvaguardare l’immagine turistica del borgo

La decisione dell’amministrazione comunale di Portofino nasce dalla volontà di mantenere elevato il livello qualitativo della vita pubblica e dell’offerta turistica. L’ordinanza vieta ogni forma di accattonaggio e mendicità, anche se effettuati senza insistenza, nelle aree centrali del borgo, come la famosa piazzetta, i parcheggi, le zone adiacenti alle chiese e il molo Umberto I.

A Portofino scatta l'ordinanza estiva
iStock
Portofino: la famosa piazzetta piena di turisti

Secondo quanto riportato dall’edizione locale del Secolo XIX, la misura è pensata per contrastare comportamenti che possono influire negativamente sull’immagine di Portofino, conosciuta nel mondo per le sue eccellenze paesaggistiche, culturali e residenziali.

Il provvedimento sottolinea come certe dinamiche sociali, sebbene comuni in altre realtà urbane, non siano compatibili con il contesto esclusivo di Portofino. Le autorità ritengono che anche comportamenti non aggressivi, se reiterati o ostinati, possano compromettere il senso di benessere, ordine e bellezza che contraddistingue il borgo ligure.

Stop a bivacchi, alcool e abbigliamento inadeguato: cosa prevede l’ordinanza

Oltre al divieto di accattonaggio, l’ordinanza introduce altre restrizioni finalizzate a salvaguardare l’estetica e la tranquillità del borgo. È vietato bivaccare in spazi pubblici con cibo o oggetti, sdraiarsi a terra, su panchine o muretti, e sedersi nei portici, giardini e piazze. Anche il consumo di bevande alcoliche all’aperto, di qualsiasi gradazione, è proibito, così come le emissioni sonore dopo mezzanotte e mezza.

Norme specifiche riguardano anche l’abbigliamento: non si potrà più circolare a torso nudo, in costume da bagno o scalzi. Queste indicazioni nascono dall’esigenza di preservare il decoro urbano e offrire un’esperienza di visita all’altezza della fama internazionale del borgo.

Le sanzioni per chi non rispetta le nuove regole vanno da 25 a 500 euro. Un messaggio chiaro rivolto non solo ai cittadini ma soprattutto ai turisti, invitati a godere del fascino di Portofino nel rispetto del suo contesto.

Portofino, un gioiello da vivere con rispetto

Portofino non è solo una meta turistica, ma un simbolo di eleganza, cultura e armonia con il paesaggio. Le nuove norme non vogliono scoraggiare il turismo, bensì promuovere un’accoglienza più ordinata e rispettosa, in linea con l’unicità del territorio. Il borgo continuerà a incantare con le sue case color pastello, il porticciolo pittoresco e i tramonti sul mare, ma chiederà a chi lo visita di farlo con consapevolezza e rispetto.

I luoghi di Bla Bla Baby, la commedia con Alessandro Preziosi

9 juillet 2025 à 12:02

Usciva il 7 aprile del 2022 nelle sale cinematografiche italiane, una nuova commedia diretta e in parte scritta da Fausto Brizzi. Con protagonista Alessandro Preziosi, nei panni di un uomo intrappolato in una situazione insolita, Bla Bla Baby prova a domandarsi e domandare al proprio pubblico un simpatico ma allarmante quesito: se anche i neonati parlassero e fossimo noi adulti a non comprendere il loro linguaggio?

Dopo Notte prima degli esami e Maschi contro femmine, che hanno saputo lasciare il segno nel panorama nostrano della commedia, è arrivata questa nuova divertente avventura per tutta la famiglia. Ambientata a Milano ma girata completamente a Roma, sceglie dunque la capitale per raccontare la storia di Luca e della ciurma di bimbi che gli gravitano attorno.

Di cosa parla il film

Luca, quarantacinque anni, si ritrova suo malgrado a lavorare in un asilo nido aziendale. Ogni giorno è alle prese con i figli dei dipendenti della Green Light: pianti inconsolabili, urla continue e l’apparente impossibilità di stabilire un vero contatto con quei piccoli esseri indecifrabili. Tutto cambia quando, dopo aver ingerito per errore un omogeneizzato alla platessa “alterato”, scopre di riuscire a comprendere i pensieri e le intenzioni dei bambini come se parlasse la loro lingua.

Bla Bla Baby
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Bla Bla Baby

Dove è stato girato

La storia raccontata in Bla Bla Baby, come dicevamo, è ambientata a Milano ma in realtà il film è stato girato totalmente a Roma. Durate sette settimane, le riprese di questa commedia che unisce immaginazione e tenerezza in una divertente esplorazione dei rapporti genitori-figli, hanno toccato alcune zone precise della Capitale. Partiamo dalla sede della Green Light, che è una delle strutture principali del film. Altro non è che il Centro Direzionale Da Vinci, nel cuore di Roma. Più precisamente si trova all’uscita del GRA nei pressi della Nuova Fiera di Roma. Il complesso, progettato dall’architetto Marco Tamino per Ingenium Real Estate ed edificato tra il 2009 e il 2011, è composto da tre palazzine: due (a pianta ellittica e a corona circolare, ciascuna di 8 piani) adibite a uffici e una centrale per servizi condivisi.

Milano
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Milano

Passiamo poi al parco giochi di Tor di Quinto e anche al ristorante Quinto, che si affaccia proprio sul parco. Il parco, che si estende lungo l’argine del Tevere sfruttando un invaso naturale che dà vita a un laghetto centrale, ha offerto uno scenario perfetto per le esilaranti interazioni tra i protagonisti. Rigoglioso (pioppi, frassini, querce), crea un ecosistema accogliente per numerosi uccelli acquatici. Il ristorante, invece, inaugurato nel 2019 al posto dell’ex “Oltre Lounge Restaurant”, ha aggiunto dinamicità alle scene del film. Il locale, gestito da Green Network con lo chef Daniele Creti, offre 500 coperti e una configurazione elegante con sale interne e ampi spazi esterni, tra cui veranda, rooftop, secret garden e Igloo garden.

Un altro quartiere di Roma, protagonista del film, è l’Eur. Utilizzato dal regista Fausto Brizzi per inscenare diverse sequenze chiave di questo Bla Bla Baby, è diventato un nucleo di intense attività per attrici, attori e tutti gli altri addetti ai lavori. Il quartiere, scelto dunque come set principale, gode di un’estetica moderna e architettonicamente affascinante. Realizzato in stile razionalista, con ampie vie e gemme strutturali come il Palazzo della Civiltà Italiana (detto Colosseo Quadrato) famoso per i suoi 216 archi, è simbolo senza dubbio di unicità oltre ad essere considerato un importante snodo per la cultura e il lavoro.

Eur Roma
iStock
Il laghetto dell’Eur a Roma

Questa zona è infatti un polo direzionale, residenziale e commerciale che comprende uffici di grandi aziende, ministeri, banche e istituzioni europee. Non mancano servizi per i cittadini come scuole e strutture sanitarie o attività per il tempo libero che spaziano dai centri commerciali ai ristoranti e dalle palestre ai musei. Nel cuore del quartiere sorge inoltre il Parco Centrale del Lago (o Laghetto dell’EUR), con percorsi pedonali e il Giardino delle Cascate. Per chiudere infine il cerchio sulla lavorazione di Bla Bla Baby, non si può omettere quest’ultima influenza scenografica. In aggiunta alle location romane appena esplorate si è optato per alcune residenze private, utili per determinate scene. Il riflesso di questi ambienti più intimi ha infatti donato al film un’autenticità in termini di contesto familiare.

Salento, dove andare per una vacanza all’insegna del lusso e dell’autenticità

8 juillet 2025 à 21:18

Il Salento non è solo mare. C’è tutto un entroterra meraviglioso, ricco di storia e di tradizioni da scoprire che consiglio di visitare sicuramente in bassa stagione, quando in spiaggia non si può andare, ma soprattutto in alta stagione, proprio per allontanarsi dalle orde di bagnati che affollano le spiagge. Per chi cerca esperienze esclusive, non tanto per i costi quanto perché poco note, vi suggerisco alcuni luoghi da vedere per conoscere alcuni aspetti unici, originali e, perché no, anche esclusivi, di questo meraviglioso territorio che fa sognare tanti turisti, italiani e sempre più stranieri.

Salento, terra tra i due mari

Il Salento, terra tra due mari, da sempre è vocata all’agricoltura e, in particolare, alla viticoltura. Ed è proprio grazie allo sviluppo del commercio verso Roma che questa regione ha da secoli favorito la viabilità. La direttrice Manduria-Oria-Brindisi divenne un tratto della Via Appia Traiana, percorsa da mercanti ed eserciti. La via del mare portava, invece, alla sponda opposta, da cui partiva la Via Egnazia che giungeva fino a Costantinopoli. Elementi questi dei quali, qualche secolo dopo, avrebbe beneficiato Federico II di Svevia. Il “Puer Apuliae”, così come fu definito l’imperatore del Sacro Romano Impero per la sua predilezione per questa terra, promosse proprio l’agricoltura di questa regione fertile, costruendo numerose fortificazioni, tutt’oggi patrimonio turistico da scoprire.

Oria e il Castello di Federico II

Arroccato su una collina nel bel mezzo del Salento, perfettamente equidistante dal Mar Ionio e dal Mare Adriatico, e da Brindisi e Taranto, Oria è un luogo che merita assolutamente di essere visitato. Fu un discendente di Federico II a innamorarsene e a ordinare la costruzione di una fortificazione sopra una torre normanna. Ancora oggi, il Castello di Federico II o Castello Svevo, con i suoi merli e le sue imponenti torri, domina la città dalla cima del colle del Vaglio. Secondo una leggenda, ci sarebbero dei passaggi sotterranei che arrivano addirittura fino a Brindisi che dista 35 chilometri. Anche sull’architettura ci sarebbe riflettere: il castello, infatti, ha la forma di un triangolo isoscele e in cima c’è la torre “Dello Sperone”, che è simile alla prua di una nave.

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Getty Images
Il Castello Svevo di Oria

Si visita solo su prenotazione, in quanto il Castello Svevo oggi è di proprietà privata, mentre apre sempre in occasione del corteo storico e del Palio dei rioni di metà agosto, un evento voluto dallo stesso Federico II per allietare gli abitanti del borgo tramandato fino ai giorni nostri. In futuro sono previste maggiori aperture, ma anche la creazione di un museo archeologico, di un bookshop e una caffetteria.

La cittadina di Oria è ricca di storia. Secondo Erodoto, fu fondata da un gruppo di cretesi fuggiti dall’isola nel 1200 a.C. che le diedero il nome di Hyria. Fu un importante avamposto romano proprio per via della vicinanza alla Via Appia, ma fu anche dominata da greci, longobardi e bizantini. Passeggiare tra gli stretti vicoli bianchi del ghetto ebraico, uno dei più antichi d’Europa, che s’avvitano fino su al castello, attraversando deliziose piazzette e sbirciando dentro i cortili, è come fare un salto indietro nel tempo.

Esperienza autentica in masseria

Nell’entroterra del Salento, nell’Agro del territorio di Torre Santa Susanna e di Oria, a metà strada tra il Mar Ionio e il Mar Adriatico, si trova una delle masserie più antiche della zona che risale al 1600, Masseria Altemura, che produce vino e olio extra vergine. Oltre 270 sono gli ettari totali che caratterizzano la tenuta, di cui 130 lavorati a vigneto e 40 a oliveto. Restaurata nel rispetto dell’ambiente e dell’architettura originaria, comprende una cantina moderna, studiata secondo i principi più attuali della bioarchitettura. Di proprietà del Gruppo Zonin 1821, produce vini eccellenti.

La tenuta si trova all’interno del territorio di produzione della DOC Primitivo di Manduria, un terroir tra i più vocati in Italia alla vitivinicoltura di qualità. Oltre al Primitivo, nei vigneti della Masseria Altemura vengono prodotte anche altre varietà autoctone come il Fiano, antico vitigno il cui successo viene fatto risalire ai tempi di Federico II di Svevia, il Negroamaro e l’Aglianico. La posizione geografica della masseria permette alle coltivazioni di beneficiare sia delle correnti dello Ionio sia della salinità tipica dell’Adriatico.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La Masseria Altemura del XVII secolo

Vengono organizzate visite guidate delle vigne e della cantina, spesso accompagnate dal direttore Antonio Cavallo, che si concludono con degustazioni e pairing di prodotti tipici locali, dalle mozzarelle di bufala ai tarallini fatti in casa, ma anche corsi di cucina salentina. Nel calendario degli eventi che si svolgono in masseria ci sono anche reading e star gazing per ammirare le stelle, vista l’assenza di inquinamento luminoso per chilometri. Ma la masseria merita una visita anche solo per la sua rilevanza storica. Di proprietà di Federico II (allora si chiamava La palombara), è appartenuta anche a San Carlo Borromeo. Particolare cura è stata riservata al recupero dei due edifici storicamente significativi per il territorio: la massiccia torre, che sarà trasformata in una residenza di pregio per gli ospiti della tenuta, e una cappella privata con affreschi risalenti al XVI secolo.

Il frantoio ipogeo a Torre Santa Susanna

Anche questo luogo è una vera chicca, nota davvero a pochi e dista soltanto una decina di chilometri dalla masseria. Si tratta dell’unico frantoio ipogeo visitabile. Qui venivano spremute le olive per la produzione dell’olio lampante ovvero quello che serviva per l’illuminazione e non per la cucina, che era una fonte di sostentamento per l’intero Comune di Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, tanto che veniva per la maggior parte esportato all’estero (i lampioni di Parigi, la prima città al mondo a dotarsi di illuminazione pubblica a olio durante il regno di Luigi XIV nel 1667, erano alimentati con l’olio di Torre Santa Susanna). Fino agli Anni ’50, sottoterra ci vivevano ancora tutto l’anno coloro che si occupavano del frantoio.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il frantoio ipogeo di Torre Santa Susanna

La zona più antica del frantoio risale addirittura al 1100 e visitare questo luogo aperto solo nel 2000 racconta una pagina importantissima del Salento. Le visite sono gratuite, ma solo su prenotazione e condotte da guide volontarie. Un’esperienza davvero esclusiva. Del frantoio fa parte anche il Museo dell’olio “Molo” nel quale i visitatori possono rivivere il ciclo di produzione dell’olio attraverso un percorso fatto di sale multimediali.

Istituire il museo proprio a Torre Santa Susanna non è stato casuale. Il Comune è da secoli un luogo simbolo della lavorazione dell’oro verde. Nei suoi frantoi, infatti, veniva lavorato oltre il 60% delle olive di tutta la regione. E Torre Santa Susanna divenne famosa sin dal XVI secolo proprio per i suoi frantoi ipogei, costruiti nella roccia, come questo. Se cercate esperienze insolite in una terra già molto sfruttata dal punto di vista turistico, queste lo sono di certo.

Nella città danese di Aalborg si vive la magia del Natale in estate: al via il congresso mondiale di Santa Claus

Par : losiangelica
7 juillet 2025 à 15:22

Chi ha detto che Babbo Natale si muove solo a dicembre? In realtà, ogni anno, nel cuore dell’estate, un gruppo di Santa Claus appende per un attimo la slitta al chiodo per ritrovarsi in Danimarca, nella vivace città di Aalborg, per uno degli eventi più insoliti e adorabili dell’anno: il Santa Claus World Congress. Dal 7 al 10 luglio 2025 il nord dello Jutland si colora di rosso e accoglie non solo i tanti Babbo Natale, ma anche tutta l’atmosfera delle feste seppur ora la neve e quel mood siano solo un ricordo.

Il raduno di Babbo Natale in Danimarca

Non è uno scherzo né una trovata pubblicitaria: il congresso estivo dei Babbi Natale è un vero e proprio incontro internazionale che ogni anno attira delegazioni da tutto il mondo. Oltre 40 Santa Claus parteciperanno all’edizione 2025, provenienti da Danimarca, Svezia, Norvegia, Giappone, Canada e altri angoli del pianeta dove la magia del Natale ha mille forme.

Tutti rigorosamente in abito rosso (anche se con versioni più “leggere” per affrontare le temperature estive), con barbe fluenti, occhiali rotondi e sacchi pieni di allegria, questi ambasciatori dello spirito natalizio si danno appuntamento ad Aalborg per celebrare l’unione, l’amicizia e la fantasia, in un contesto completamente fuori stagione.

Durante i giorni del congresso (7-10 luglio), l’intera città di Aalborg si veste di spirito natalizio fuori stagione. Le vetrine si riempiono di decorazioni, alcuni locali servono menù a tema e non mancano eventi collaterali: concerti, laboratori per bambini, flash mob in centro e incontri con i Santa Claus internazionali. Un’occasione unica per vivere la città con occhi nuovi… e un po’ di magia in più.

In Danimarca ad Aalborg torna il raduno di Babbo Natale
Aalborg Zoo
Aalborg ospita il congresso mondiale di Santa Claus

Il programma del raduno di Babbo Natale

Il momento clou dell’evento arriva giovedì 10 luglio, quando l’intera carovana natalizia invade lo Zoo di Aalborg, trasformandolo in un vero e proprio villaggio di festa. Sin dal mattino, Babbi Natale e consorti, elfi e aiutanti speciali si spargono tra gli animali esotici e gli habitat dello zoo per intrattenere grandi e piccini con giochi, racconti e mini-spettacoli interattivi.

Passeggiando per il parco si può finire in una caccia al tesoro a tema renne, imbattersi in un Santa che racconta favole sotto un albero tropicale, o essere coinvolti in un laboratorio creativo da un elfo entusiasta. Il tutto tra giraffe, pinguini e leoni incuriositi dall’insolito fermento natalizio fuori stagione.

La giornata si chiude con un grande momento collettivo: canti, risate e uno show finale pensato per unire tutte le generazioni. I bambini ballano accanto ai nonni, i Babbi si scambiano consigli su nuovi giocattoli, gli elfi fanno le ultime magie tra il pubblico. Il messaggio è chiaro: la magia del Natale non ha stagione, e può comparire quando meno te lo aspetti, anche tra un leone e un panda.

Il Santa Claus World Congress è molto più di una curiosità: è una celebrazione gioiosa dell’unione tra culture, della fantasia senza limiti e del desiderio universale di fare del bene. Se capiti in Danimarca a luglio, è un appuntamento imperdibile. Perché in fondo, lo sappiamo tutti: un po’ di spirito natalizio fa bene in ogni stagione. Anche con la crema solare addosso.

La nuova meta di lusso dove andare in Italia è Poltu Quatu, la Portofino sarda

4 juillet 2025 à 16:51

Nascosta tra le curve scintillanti della Costa Smeralda, avvolta dal verde intenso della macchia mediterranea e baciata da un mare che sembra dipinto, Poltu Quatu è la nuova destinazione di lusso che sta conquistando l’estate italiana. Un angolo intimo e curato, incastonato in un fiordo naturale che ricorda per bellezza e charme la celebre Portofino, ma con un’identità tutta sua: autentica, elegante, capace di unire il respiro del mare con un’idea contemporanea di accoglienza. 

E no, non è un borgo, né pretende di esserlo. Poltu Quatu nasce negli anni ’80, ma oggi si afferma come una delle mete più sofisticate della Sardegna, un luogo dove il design incontra la natura e l’ospitalità si fa stile di vita.

Un fiordo smeraldo affacciato sull’Arcipelago della Maddalena

Il nome in gallurese significa letteralmente “porto nascosto”, e mai definizione fu più azzeccata. Poltu Quatu è un’insenatura segreta, una stretta lingua di mare che si insinua nella costa tra Baia Sardinia e Porto Cervo, offrendo un rifugio naturale alle barche e uno scenario mozzafiato a chi arriva per cercare bellezza e quiete. Di fronte si apre l’orizzonte azzurro dell’Arcipelago della Maddalena, con Caprera che sembra a portata di nuotata.

Negli ultimi anni, in particolare nell’estate 2025, Poltu Quatu sta vivendo una vera e propria rinascita. Interventi urbanistici, riqualificazioni di pregio e un nuovo modo di intendere l’accoglienza stanno trasformando l’intera area in un elegante rifugio per viaggiatori internazionali. 

Senza scivolare nell’ostentazione, qui si respira un lusso misurato, fatto di dettagli, privacy e armonia. Gli hotel di nuova generazione che stanno sorgendo offrono un’ospitalità contemporanea e sensoriale: spa panoramiche, ambienti dal design sofisticato, ristoranti gourmet e zone relax affacciate sul porto.

Passeggiando tra le vie pedonali che costeggiano la marina, si ha la sensazione che il tempo si sia allungato. I ritmi si fanno lenti, le giornate si dilatano tra un caffè vista molo e un aperitivo al tramonto, tra una gita in barca e un tuffo in una caletta nascosta. La vegetazione abbraccia l’architettura mediterranea: intonaci bianchi, forme curve, scalinate discrete e terrazze segrete dove il mare si intravede tra i pini.

Oltre la vacanza: Poltu Quatu è una destinazione da vivere

Non è solo il mare cristallino ad attrarre. A rendere speciale Poltu Quatu è la sua capacità di offrire un’esperienza a 360 gradi, che mescola sapientemente benessere, cultura, gusto e attività all’aria aperta. 

Chi ama il movimento può trovare centri fitness attrezzati e zone dedicate a pilates, yoga e sport nautici, sempre con il Mediterraneo sullo sfondo. Gli amanti del buon cibo, invece, vengono accolti da una ristorazione varia e curata, con cucine che valorizzano le eccellenze locali in un’atmosfera rilassata ma sofisticata.

La vicinanza con località famose della Sardegna come Porto Cervo, Baja Sardinia, Liscia di Vacca e l’Arcipelago di La Maddalena rende Poltu Quatu anche un ottimo punto di partenza per esplorare la regione. Infatti, da qui potete anche partire alla scoperta della chiesa di Stella Maris, affacciata sul mare con la sua cupola bianca o concedervi una visita alla Tomba dei Giganti di Coddu Vecchiu, per chi vuole immergersi nella Sardegna più misteriosa e antica.

Un sogno su rotaie: il golf incontra il lusso a bordo dell’Orient Express La Dolce Vita

1 juillet 2025 à 12:45

A partire da ottobre 2025, gli appassionati di golf potranno vivere un’esperienza senza precedenti: un viaggio de La Dolce Vita Orient Express, alla scoperta di alcuni dei migliori campi da golf italiani. Il progetto nasce dalla volontà di unire l’eleganza del viaggio su rotaia con il prestigio dei green più esclusivi d’Italia, offrendo un’esperienza unica tra sport, paesaggi mozzafiato e ospitalità d’eccellenza.

Un viaggio slow tra golf e lusso a bordo dell’Orient Express

La Dolce Vita Orient Express, nato dalla collaborazione tra LVMH, Accor e il gruppo Arsenale, amplia la propria offerta con un nuovo format di itinerari dedicati al golf. Si tratta di viaggi pensati per un pubblico internazionale di alto profilo, desideroso di scoprire l’Italia in modo raffinato e rilassato, all’insegna dello sport e del lifestyle italiano.

Gli itinerari, parte dell’iniziativa “La Dolce Vita”, vogliono promuovere il patrimonio culturale e naturale italiano attraverso il golf, valorizzando le eccellenze del territorio e i campi da golf più rinomati.

L’itinerario Northern Greens: dal Lazio al Piemonte, tra i campi più iconici del Nord Italia

Il primo itinerario golfistico, Northern Greens, debutterà a ottobre 2025. La partenza è fissata al Marco Simone Golf & Country Club di Roma, noto per aver ospitato la Ryder Cup 2023. Da lì, i viaggiatori verranno accolti nella raffinata Dolce Vita Lounge della stazione Roma Ostiense prima della partenza del treno.

Le tappe previste includono:

  • Franciacorta Golf Club (Lombardia)
  • Royal Park I Roveri (Piemonte)
  • Antognolla Golf Club (Umbria)
  • Terme di Saturnia Natural SPA & Golf Resort (Toscana)

Ogni sosta è pensata per offrire green di livello internazionale, accoglienza esclusiva e panorami indimenticabili.

Antognolla Umbria
Ufficio stampa
Il suggestivo Antognolla Golf Club in Umbria con tanto di castello

Italian Swing: la magia del golf nel Centro-Sud Italia

A novembre 2025 sarà la volta del secondo itinerario, Italian Swing, che si concentrerà sulle bellezze del Centro-Sud Italia. Anche in questo caso, gli ospiti potranno godere di un’esperienza immersiva, tra campi da golf iconici e ospitalità a cinque stelle.

Le tappe di questo percorso includeranno:

  • San Domenico Golf Club (Puglia)
  • The Club at Castiglion del Bosco (Toscana)
  • Argentario Golf Club (Toscana), unica struttura PGA autorizzata in Italia

Un’occasione per scoprire l’Italia più autentica, abbinando il golf a esperienze enogastronomiche e culturali.

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Ufficio stampa
The Club at Castiglion del Bosco in Toscana

Comfort, cucina stellata e servizi su misura a bordo

A bordo della Dolce Vita Orient Express, nulla è lasciato al caso. Gli ospiti saranno coccolati con suite di lusso, cucina stellata e ambienti curati nei minimi dettagli, ispirati al design italiano e alla tradizione dell’Orient Express.

Orient Express La Dolce Vita: partono 2 itinerari di lusso per golfisti
Ansa
Interno dell’Orient Express La Dolce Vita

Inoltre, ogni itinerario prevede la presenza di un golfista professionista di fama internazionale, che accompagnerà i viaggiatori in ogni tappa, offrendo approfondimenti tecnici personalizzati e consigli esclusivi.

Un premio speciale per il miglior golfista

In collaborazione con l’Open d’Italia, il progetto prevede anche un premio esclusivo per chi realizzerà il primo “hole in one” durante il viaggio. Il fortunato vincitore riceverà un viaggio di due giorni e tre notti a bordo dell’Orient Express La Dolce Vita, con soggiorno incluso presso il prestigioso Hotel Orient Express La Minerva di Roma, per un’esperienza di relax totale.

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Ufficio stampa
Il San Domenico Golf di Savelletri in Puglia

Golf e territorio: un connubio vincente per il turismo di lusso

L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia volta a rafforzare l’attrattività dell’Italia come meta golfistica di lusso.
Ogni tappa dell’itinerario è arricchita da:

  • accoglienza riservata,
  • materiali esclusivi,
  • pause gourmet sul green,
  • servizi personalizzati a terra e a bordo.

Questo approccio non solo valorizza il territorio, ma offre anche un nuovo modo di vivere il golf in chiave esperienziale.

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Ufficio stampa
Il Royal Park I Roveri tra le colline del Piemonte

Tra i ristoranti più belli del mondo c’è anche un monumento gastronomico italiano

Par : losiangelica
16 juin 2025 à 17:01

Il Prix Versailles 2025 ha già annunciato gli hotel migliori del nostro pianeta e ora svela quali sono i ristoranti più belli al mondo. Luoghi ricercati nel gusto e nell’estetica che curano il design tanto quanto i menù, perché si sa, l’appetito si stimola a tutto tondo, anche attraverso gli occhi. 16 i ristoranti che ottengono il titolo e tra questi templi del gusto c’è anche un nome italiano.

Gerbou a Dubai

Un invito discreto nella calma di Nad Al Sheba: Gerbou, che in arabo significa “benvenuti nella nostra dimora”, è un omaggio all’architettura degli Emirati. I dettagli raccontano una storia locale: sedute in pelle di cammello, lampade che ricordano squame di pesce, sedie realizzate con alberi di ghaf. Kristina Zanic e Tasmeem Tashkeel hanno disegnato un interno che parla con grazia di tradizione e modernità. La cucina, basata per il 70% su ingredienti locali, segue lo stesso principio: innovare rispettando.

Smoked Room a Dubai

Un corridoio scuro, illuminato da linee di luce, introduce gli ospiti in un mondo misterioso e raffinato. A Dubai, l’Omakase prende forma in un ambiente semicircolare che celebra il fuoco e la fiducia nel cuoco. Astet Studio ha creato un teatro del gusto, dove ogni materiale evoca intensità: mattoni neri, metalli, specchi e maglie dorate. Il dessert si consuma in un angolo più intimo, con pareti giapponesi e un soffitto ligneo che riflette la leggerezza del piatto.

Blackswan a Beijing

All’interno del museo Luo Hong, Blackswan appare come un dipinto tridimensionale ispirato a Gary Hume. Progettato da Chris Shao Studio, si apre su un giardino orientale con lago, alberi scolpiti e cigni, veri e simbolici. L’illuminazione firmata Caroline Sarkozy scende dal soffitto come piume, evocando grazia e silenzio. Ogni dettaglio, dalla monocromia agli arredi fluidi, incornicia la cucina poetica dello chef Vianney Massot.

Ōrtensia a Shanghai

Ōrtensia è il risultato di un incontro culturale tra Giappone, Francia e Cina. Chris Shao Studio orchestra materiali e sensibilità: legno antico, laccature cinesi, piastrelle rustiche, legno scolpito. Il risultato è un rifugio dal tempo, femminile, elegante, che prende il nome dal fiore dell’idrangea, simbolo di equilibrio. A tavola si mixano i gusti francesi e quelli cinesi con un’esperienza gastronomica all’insegna del fusion.

Lobster Club a Palma de Mallorca

Una celebrazione del lifestyle mediterraneo firmata Juan Picornell. Il Lobster Club è attraente come il mare che lo circonda: terrazze panoramiche, bar centrale, piscina a sfioro. Sandra Tarruella ha combinato legno iroko, acciaio lucido e piastrelle smaltate per evocare la spensieratezza di una giornata d’estate.

Bouchon Carême a Helsinki

Un angolo di Lione nel cuore di Helsinki. Il Bouchon Carême reinterpreta il bistrot francese con spirito nordico. Lo studio Fyra ha mantenuto mattoni a vista, colonne in ghisa e grandi finestre che catturano la città. Toni caldi, mobili in legno robusto e una cucina semplice e sincera, firmata Hans Välimäki.

Ladurée Rue Royale a Parigi

La celebre sala da tè parigina omaggia le origini e rinasce nel 2024 con un nuovo allestimento firmato Cordelia de Castellane. Gli interni celebrano l’eleganza del XVIII secolo: saloni intitolati a Napoleone e Chantilly, pareti pastello, tendaggi teatrali e motivi pittorici che sembrano zucchero su pareti.

Ducasse Baccarat a Parigi

Un connubio tra cristallo e haute cuisine. Nell’ex residenza di Marie-Laure de Noailles, ora Maison Baccarat, Alain Ducasse celebra la luce, la materia, la storia. Aliénor Béchu disegna spazi dove legno grezzo e trasparenze si fondono, in un dialogo continuo con opere d’arte e arredi d’autore.

Julie’s a Londra

Un salotto londinese con anima pop a Notting Hill: il Julie’s nato nel 1969 è rinato grazie a Rosanna Bossom e Tara MacBain. Colori vivaci, riferimenti agli anni ’70, un collage visivo che attraversa il tempo. La terrazza esterna è un omaggio alla comunità locale, mentre all’interno regna una teatralità sofisticata.

Shell a Nusa Penida

Shell, affacciato su Diamond Beach, sembra emergere dalla natura stessa. Strutture in bambù, pareti in terra battuta, mobili ricavati da legno giavanese: tutto è pensato per essere parte del paesaggio. Pablo Luna Studio ha trasformato la biomimetica in poesia architettonica. Un guscio che protegge, respira e invita alla contemplazione.

Coro a Orvieto

Dentro una chiesa sconsacrata del XVI secolo, Coro è un sussurro spirituale. L’unico italiano in classifica si trova in Umbria e più precisamente a Orvieto. Giuliano Andrea dell’Uva ha mantenuto le pareti in tufo, la luce naturale, i resti dell’altare. Il risultato è un ambiente sospeso, dove il sacro si mescola all’umano. L’esperienza si compie tra arte contemporanea, piatti umbri e silenzio.

Seven Island a Busan

Sull’isola di Gadeokdo, Seven Island si compone di sette edifici che si affacciano su altrettante isole. MTTB ha creato un percorso visivo che alterna ombra e luce, architettura e paesaggio. I piani bassi evocano il fondale marino, quelli alti la leggerezza della superficie. Una struttura che sembra navigare nel tempo.

Kimyona a Riyadh

Un nascondiglio d’autore; il Kimyona, che in giapponese significa “bizzarro”, è uno speakeasy raffinato firmato Azaz Architects. L’ingresso è una galleria luminosa, ma dietro la porta segreta si apre una stanza oscura, come una camera fotografica. Materiali grezzi, piastrelle antiche, vetri opachi, metallo.

Another Smith a Tha Sai Luat

Una casa sospesa tra passato e presente. Il secondo ristorante della famiglia Smithikorn, specializzata in cucina Thai-Cinese, si sviluppa attorno a un atrio centrale in bambù. Thor Kaichon e TasteSpace hanno creato spazi connessi ma autonomi: sala, caffè e gioielleria. Ogni elemento rimanda alla tradizione, dal sigillo di famiglia rosso al blu delle scaglie di pesce. Un design narrativo, radicato e sorprendente.

Beefbar a New York

Dalle coste del Principato alle strade di Tribeca. Il Beefbar newyorkese è un mosaico di influenze, concepito da Humbert & Poyet. Marmo, legni, ferro, motivi Versailles reinterpretati: ogni elemento parla di Manhattan, ma con anima europea. Le grandi finestre ad arco e i soffitti alti accolgono una clientela eclettica, mentre la carne diventa protagonista in un palco urbano dallo stile impeccabile.

Japón a Miami Beach

Esuberanza nipponica, ma made in Florida. Japón è un’immersione visiva: la gru giapponese appare ovunque, su mosaici, tessuti, carta da parati. Il soffitto dorato e le xilografie antiche convivono con un bar scenografico e un patio tropicale dominato da una pagoda.

Ballerina: viaggio tra le location del nuovo film nell’universo di John Wick

12 juin 2025 à 16:19

Al cinema dal 12 giugno, il nuovo film appartenente all’universo di John Wick, vede questa volta Ana de Armas nei panni dell’assoluta protagonista, al posto di Keanu Reeves. Diretto da Len Wiseman e scritto da Shay Hatten rimane saldamente ancorato al genere thriller/action di origine, presentandosi però come uno spin-off della saga. Oltre alle pazzesche coreografie dei combattimenti e a quel sapore di trauma irrisolto, utile a innescare una scia vendicativa, il film è girato in diverse location particolari e molto identificative.

Ballerina segue il percorso di Eve Macarro, una giovane ballerina che diventa un’assassina determinata e pericolosa che vuole vendicare l’omicidio del padre. Dopo aver assistito alla morte di quest’ultima quando era solo una bambina, Eve si sottopone a un duro addestramento presso il Tarkovsky Theater. Completata la sua formazione, entra a far parte della letale organizzazione dei Ruska Roma con un solo obiettivo: ottenere giustizia.

Dove è stato girato

Le riprese principali di Ballerina si sono svolte tra il 2022 e il 2023 in varie location della Repubblica Ceca, con Praga come fulcro del set. Ma successivamente, nel 2024, la produzione ha proseguito le riprese anche a Budapest. Nel ruolo di regista ufficiale è stato accreditato Len Wiseman, come dicevamo, ma il produttore Chad Stahelski (già regista della saga John Wick), è intervenuto in un secondo momento per dirigere alcune scene aggiuntive, arricchendo il film con sequenze d’azione ancora più spettacolari e adrenaliniche.

Ballerina film
Fonte: Ufficio stampa
Ana de Armas in Ballerina

Durante la lavorazione del progetto si possono citare diversi momenti salienti del dietro le quinte, tra cui il coinvolgimento di Norman Reedus, che ha viaggiato direttamente dal Giappone a Budapest per girare scene di combattimento particolarmente intense. Anche Keanu Reeves, volto iconico di John Wick, ha dimostrato grande attaccamento e riconoscenza verso questo universo narrativo che lo ha reso una nuova icona action degli ultimi anni, rinunciando a un ruolo nella serie Star Wars: The Acolyte per dedicarsi appunto a Ballerina.

Praga, Repubblica Ceca

Praga, la splendida capitale della Repubblica Ceca, è stata la scelta ideale per le riprese grazie alla sua ricca e variegata architettura che spazia dal gotico al barocco, fino a edifici moderni di grande fascino. La città offre scenari perfetti per ricreare atmosfere intense e suggestive. Tra i luoghi più significativi dove si sono svolte le riprese c’è il prestigioso Teatro Nazionale, con particolare attenzione al foyer della Laterna Magika della Nuova Scena, un vero gioiello architettonico noto per la sua combinazione di teatro e tecnologie multimediali.

Altre sequenze sono state poi girate anche nella storica stazione ferroviaria di Masarykovo nádraží, che con le sue linee eleganti e l’atmosfera d’altri tempi dona profondità e realismo al film. Non meno affascinante è il Negrelli Viadukt, un maestoso ponte ferroviario in ferro che si staglia sopra la città, offrendo panorami spettacolari e un tocco industriale unico. Le riprese si sono estese anche alle vivaci strade di Praga, come la trafficata via Dlouhá, conosciuta per i suoi caffè, negozi e l’atmosfera cittadina autentica, oltre che ai quartieri di Karlín e Bubeneč, aree in cui il vecchio e il nuovo si mescolano in modo armonioso, dando vita a un paesaggio urbano variegato e stimolante.

Infine, gran parte della produzione si è svolta anche nello storico Studio Barrandov, uno dei più grandi e antichi studi cinematografici d’Europa, che ha ospitato molte produzioni internazionali di rilievo. Grazie a questi luoghi unici, Praga non è stata solo un semplice sfondo, ma è diventata protagonista silenziosa della narrazione, contribuendo a creare l’atmosfera perfetta per il film.

Praga teatro
Fonte: iStock
Teatro Nazionale di Praga

Budapest, Ungheria

All’inizio del 2024 alcune scene d’azione cruciali, incluse intense sequenze di combattimento con Norman Reedus, sono state girate a Budapest durante il periodo di riprese extra. Questa città affascinante, divisa in due dalla maestosa corrente del Danubio, è famosa per il suo perfetto equilibrio tra storia millenaria e vibrante modernità. Budapest offre scenari suggestivi che spaziano dal quartiere del Castello di Buda, con le sue stradine acciottolate e gli edifici storici che raccontano secoli di storie, alle celebri terme dove tradizione e relax si incontrano in un’atmosfera senza tempo. La città è anche nota per la sua vivace vita notturna, fatta di locali unici e atmosfere accoglienti, che si riflette perfettamente nelle scene girate per il film, contribuendo a infondere fascino alle sequenze più dinamiche.

Budapest
Fonte: iStock
Budapest

New York, USA

Oltre alle location europee già citate, nel film compaiono alcune inquadrature che lasciano intuire la presenza di scene girate anche a New York City. Sebbene non vi siano conferme ufficiali su tutte le riprese effettuate nella Grande Mela, è evidente che l’atmosfera unica della città abbia avuto un ruolo visivo e narrativo nel film. New York, con la sua energia instancabile e il suo skyline inconfondibile, rappresenta da sempre un’icona globale. È una metropoli che vive a un ritmo tutto suo, crocevia di culture, idee, arti e stili di vita.

Le riprese potrebbero aver toccato alcuni dei luoghi più emblematici della città: dal celebre Empire State Building, simbolo della verticalità americana, a Central Park, vera oasi verde incastonata tra i grattacieli, fino a Times Square, cuore pulsante di luci, suoni e movimento. Questi scorci portano con sé il peso simbolico di una città che, nel bene e nel male, rappresenta il dinamismo e l’intensità della vita urbana. New York, con la sua capacità di trasformarsi da sfondo elegante a teatro d’azione, si conferma ancora una volta un set cinematografico naturale.

Vacanza top a Montecarlo, i luoghi più cool dove andare

9 juin 2025 à 10:00

Montecarlo è la meta più lussuosa al mondo. Chi visita il Principato di Monaco e si accontenta di scattarsi un selfie davanti al casinò non sa cosa si nasconde davvero dietro i fastosi palazzi e dentro gli hotel da migliaia di euro a notte.

Il jet set internazionale, teste coronate, celebrity, sportivi, magnati sono soliti frequentare i locali più cool di Monaco, luoghi inaccessibili ai semplici turisti che non possono accedere e devono accontentarsi di stare a guardare. Hotel 5 stelle (ce ne sono quattro), ristoranti stellati (ben 16) e poi beach bar, beach club e circoli ristretti aperti a pochi eletti.

Premiata come Best European Destination 2025, Il Principato di Monaco è un piccolo angolo di paradiso che unisce il fascino senza tempo della sua storia e delle sue architetture, anche ultramoderne, con la vivacità di una scena culturale e di intrattenimento elitaria.

L’Hôtel Hermitage

Tra i posti più esclusivi c’è sicuramente l’Hotel Hermitage Monte-Carlo, affacciato sulla centralissima Place du Casino, ma nascosto da una fitta vegetazione agli occhi indiscreti dei passanti. Chi alloggia in questo hotel 5 stelle, gioiello della Belle Époque, può soggiornare in una delle 13 Diamond suite, può provare la cucina del Pavyllon, il ristorante di chef Yannick Alléno tre Stelle Michelin o di Abysse, l’unico ristorante giapponese con due stelle Michelin di tutta la Costa Azzurra, bere un aperitivo a base di Champagne al Crystal Lounge che apre d’estate o un cocktail studiato da un mixologist al bar Campari nei giardini dell’hotel Hermitage. Gli ospiti dell’Hermitage hanno accesso diretto alle Terme Marine Monte-Carlo, una meravigliosa spa sul mare.

L’Hôtel de Paris

Tra i neofiti di Montecarlo è più famoso dell’Hermitage ma è decisamente più “turistico” e, soprattutto, se l’Hermitage è discreto, questo è perfetto per chi non vuole passare inosservato: le auto lussuose si fermano proprio davanti all’ingresso principale sotto gli occhi di tutti i curiosi, ma sono dettagli, visto che l’Hotel de Paris, rifatto quasi tutto, tranne la storica facciata, e ampliato proprio negli ultimi anni (ora ha 206 camere di cui sette Diamond suite, tra cui la Suite Princesse Grace su due livelli che misura quasi mille metri quadri e che costa dai 30.000 euro a notte (si deve soggiornare minimo cinque notti) e la Suite Prince Rainier III, un po’ più piccola, ma ha una piscina a sfioro con possibilità di nuotare contro corrente e per questo costa anche di più (40.000 euro a notte), è un cinque stelle leggendario.

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Fonte: IPA
L’Hôtel de Paris a Montecarlo

Molti lo frequentano anche solo per i ristoranti stellati che ospita, come il Louis XV – Alain Ducasse (3 Stelle Michelin, dove si spende in media circa 350 euro) e Le Grill (una stella). La sua cantina sotterranea, scavata nella roccia già alla fine dell’800, aperta per le visite solo a pochi, è la più grande al mondo all’interno di un albergo ed è tra le più assortite al mondo, con circa 350mila bottiglie per 5500 etichette distribuite su 1,5 km di scaffali e un patrimonio inestimabile oltre che raro.

Méridien Beach Plaza

Molto cool e frequentatissimo d’estate è il Méridien Beach Plaza, unico hotel del Principato ad avere una spiaggia privata. Tra i bagnanti si riconoscono sempre parecchi volti noti. I miliardari ci vanno di giorno, ma anche per il brunch domenicale, per un aperitivo serale o a cena. Per l’estate 2025 apre il nuovo Café Lacoste, un pop-up perfetto per pranzi leggeri e cocktail sotto il sole. Per gli ospiti dell’hotel ovviamente la spiaggia e inclusa, mentre gli esterni devono pagare 140 euro a testa per un lettino.

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Fonte: ©BVergely
La spiaggia di Montecarlo

Monte-Carlo Beach

La spiaggia più ‘in’ però è quella del Beach, dove è un continuo via vai di Ferrari, Lamborghini e auto di lusso che scaricano magnati e bellissime donne che trascorrono una giornata al sole, pranzando nella loro tenda privata, lontani dagli sguardi dei curiosi e possono scegliere se fare un tuffo dagli scogli in mare aperto o una nuotata nella piscina olimpionica con acqua di mare. Al Beach si va anche solo per mangiare in uno dei suoi tre ristoranti (Le Deck, Elsa, La Vigie, il più lussuoso – e costoso). Quest’anno l’hotel inaugura la stagione con una grande novità: il rinomato beach club targato Ibiza, Jondal, arriva a La Vigie con la sua interpretazione unica della cucina mediterranea e un’atmosfera rilassata e sofisticata. Le famiglie vip possono anche concedere un po’ di libertà alle baby-sitter perché c’è il Kids Club by Petit VIP, un’area dedicata solamente ai bambini. Il Beach ha anche un hotel 5 stelle. In bassa stagione l’ingresso costa 150 euro a persona.

Fairmont Monte-Carlo

Tutto l’anno, il rooftop panoramico del Fairmont è l’indirizzo migliore dove andare per un pranzo, una cena, un aperitivo. Come gli habitué sanno, infatti, nel Principato, come su tutta la Costa Azzurra, il sole splende per la maggior parte dell’anno e spesso si può godere di terraze all’aria aperta anche d’inverno. All’ultimo piano dell’hotel – un tempo Loews, famoso per il tunnel che durante il Gran Premio di Montecarlo si trasforma in pista per le monoposto di Formula Uno – si trovano diversi indirizzi esclusivi: il ristorante Amù, a picco sul mare con vista sul nuovissimo quartiere monegasco Terramare alla cui progettazione ha contribuito anche Renzo Piano, il giapponese Nobu e la celebre Nikki Beach monegasca, con la piscina e DJ set nelle serate estive, dove godersi un aperitivo glam al tramonto.

Selva Monte-Carlo

La novità dell’estate 2025 si chiama Selva, aperto nel ristorante inaugurato solo nel 2024 Amazónico, sul rooftop del Café da Paris, lo storico locale ristrutturato di recente affacciato sulla Place du Casino. Dopo aver cenato a base di piatti dai sapori latino-americani, si balla in una foresta in città, una giungla di lusso o, come qualcuno lo ha già soprannominato, il nuovo club “elettropicale”, sulla musica dei DJ internazionali, vere e proprie star, che vengono a esibirsi. I cocktail sono preparati da mixologist

Sass Café

Il locale storico, punto di riferimento dei monegaschi, ma anche piano bar dove far serata e farsi notare è il Sass, sul lungomare del Larvotto. I nouveau riches, i parvenu e i turisti che vogliono darsi delle arie ci vanno a cena, ma non sanno che è dopo la mezzanotte che diventa the place to be, con gente che balla sui tavoli a piedi scalzi e ambiente décontracté. È facile incontrare volti noti, celeb – residenti o in vacanza – , sportivi (a Monaco ci vivono tutti, non solo Sinner e Leclerc) e tante ma tante belle donne che luccicano di paillettes a non finire. Qui un mojito costa 90 euro, una Coca 34.

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Fonte: ©BVergely
Vista panoramica sul Principato di Monaco

Monte-Carlo Sporting

D’estate prende il via il Monte-Carlo Sporting Summer Festival con favolose cene-spettacolo nella Salle des Etoiles dello Sporting, un bellissimo teatro affacciato sul mare, dove si esibiscono artisti di fama internazionale. Quest’anno, dal 5 luglio al 15 agosto, si esibiscono Santana, gli Scorpions, Giorgia (la sera di Ferragosto), i Kool & the Gang, Will Smith e altri ancora. I prezzi della serata, cena inclusa, variano tra i 400 e i 500 euro a persona.

Jimmy’z

Per il dopo cena, c’è un solo indirizzo dove andare: l’intramontabile Jimmy’z. Un locale ultra-VIP che da più di quarant’anni è la discoteca più trendy della Costa Azzurra, dove si sono esibiti i più grandi Dj del pianeta e dove regnano incontrastate le mathusalem di Champagne da 6 litri! Qui si entra solo se si ha un tavolo prenotato. La famosa pista da ballo, il giardino lussureggiante e il leggendario Summer Bar che galleggia sulla laguna sono lì da sempre, ma di recente è stato riprogettato, pertanto, se ci siete già stati, è tempo di tornarci. Nin è aperto tutti i giorni: da marzo a luglio è aperto solo il venerdì sera e il sabato sera, mentre a luglio e agosto dal mercoledì al sabato.

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Fonte: Getty Images
Una serata al Jimmy’z di Montecarlo

Alla scoperta delle location di Gran Torino, il film di Clint Eastwood

8 juin 2025 à 09:00

Gran Torino non è solo uno dei capolavori più amati di Clint Eastwood, ma anche un viaggio emozionante in alcuni angoli autentici della città americana di Detroit. Il film, uscito nel 2008, racconta la storia di Walt Kowalski, un anziano veterano della Guerra di Corea dal carattere burbero ma dal cuore d’oro, interpretato magistralmente dallo stesso Eastwood. La sua vita cambia quando incontra il vicino di casa, un adolescente di nome Thao, interpretato da Bee Vang.

Il film racconta l’evoluzione di Kowalski che gradualmente si trasforma nel protettore del quartiere, instaurando con Thao un’amicizia sincera per salvarlo dalle pressioni della gang locale e altri pericoli. Questo cult moderno è stato girato principalmente a Detroit e dintorni, vediamo nel dettaglio le location scelte dalla produzione.

Dove è stato girato

Gran Torino è profondamente radicato nel tessuto urbano di Detroit, una città che ha vissuto un passato di grandezza industriale e, allo stesso tempo, le sfide della crisi economica e sociale. Proprio questa dicotomia rende le location del film così autentiche e potenti. Le strade, i quartieri popolari e le case modeste diventano quasi dei personaggi stessi, testimoni silenziosi della trasformazione americana.

Hamilton Avenue Detroit
Fonte: iStock
Hamilton Avenue a Detroit

La casa di Walt Kowalski: un simbolo di tempi passati

La celebre casa dove vive Walt Kowalski, un operaio Ford in pensione di origine polacco-americana e veterano della guerra di Corea, si trova nel quartiere di Highland Park, una zona che fa parte dell’area metropolitana di Detroit. L’uomo vive da solo con il cane, un Labrador Retriever, mentre il quartiere sta cambiando e ospita numerosi immigrati.

La sua casa modesta, con il suo giardino ben curato e il tipico portico, riflette perfettamente il carattere del protagonista, legato a un passato di valori tradizionali e orgoglio personale. Passeggiare in questo quartiere significa immergersi in un’atmosfera che ricorda un’America che sta lentamente scomparendo, ma che rimane viva nella memoria collettiva. La famosa scena del film in cui Kowalski urla a un gruppo di giovani “Toglietevi dal mio prato” è stata girata al 238 di Rhode Island Street, tra Oakland Parkway e Brush Street.

Le strade di Detroit: tensioni e redenzione

Molte scene chiave del film sono state girate direttamente nelle strade di Detroit, soprattutto nei quartieri a nord della città. Qui si respira la vita di una comunità multietnica che, nonostante le difficoltà, cerca di costruire legami di solidarietà. I vicoli, i negozi di quartiere e i parchi diventano lo sfondo perfetto per la crescita personale di Walt e la sua relazione con i vicini, in particolare con la famiglia Hmong. La scena in cui Kowalski interviene per salvare Sue (Ahney Her) da tre giovani adolescenti è un momento iconico che incarna l’archetipo della narrazione eroica.

Ambientato all’angolo di una strada di Detroit, Michigan, Walt appare all’improvviso nella sua auto e si frappone tra i tre adolescenti e Sue. La sua statura minacciosa e la sua pistola Colt M1911 sono sufficienti a farli desistere. Dopo questo atto eroico, Sue invita Walt al barbecue di famiglia per il suo compleanno, il che lo avvicina alla sua famiglia e gli fa conoscere la cultura Hmong e la loro fazione nella guerra del Vietnam. Il luogo delle riprese per la scena era il 13140 di Charlevoix St. a Detroit.

La scena è stata girata in un quartiere residenziale con case su entrambi i lati della strada, che ritrae l’ambiente operaio di Detroit. I visitatori possono raggiungere rapidamente la casa dal centro di Detroit prendendo Gratiot Ave per raggiungere Drexel St. Girando a destra, si arriva in pochi minuti.

Highland Park Detroit
Fonte: iStock
Il quartiere Highland Park a Detroit

La scena del barbiere è un momento cruciale del film, poiché segna l’inizio della trasformazione di Thao da ragazzino timido a uomo. È qui che Walt, una figura quasi da mentore per lui, e il suo amico del barbiere hanno una conversazione sincera su “cose ​​da uomini” e discutono della necessità per Thao di assumersi delle responsabilità e farsi valere.

La scena del barbiere è stata girata al Widgren Barber Shop, al 204 di West 11 Mile Road a Royal Oak, Michigan, un vero locale funzionante vicino a Detroit. Fondato nel 1938, inizialmente aveva una sede diversa. Tuttavia, nel 1970 si trasferì più a ovest, nella sua sede attuale. I produttori del film scelsero questo negozio tra 60 candidati nell’area metropolitana di Detroit. Secondo Frank Mills, genero del proprietario Ted Widgren, ai produttori piacque “l’aspetto antico degli interni“, ed è per questo che lo scelsero.

Lago St. Clair
Fonte: iStock
Lago St. Clair

La scena del funerale di Walt si svolge nell’atmosfera solenne della chiesa di Sant’Ambrogio. La luce delle vetrate ad arco crea un tenue chiarore sui presenti riuniti per piangere la perdita. Thao e la sua famiglia siedono proprio di fronte alla famiglia allargata di Walt, creando un netto contrasto tra i rispettivi background. Padre Janovich pronuncia un emozionante elogio funebre che celebra la vita di Walt ed esprime gratitudine per il suo ruolo nella comunità. Alla lettura del testamento di Walt, viene rivelato che ha lasciato la sua casa alla chiesa e la sua amata Gran Torino a Thao, a condizione che prometta di non modificarla.

La chiesa di Sant’Ambrogio a Detroit è stata inserita nell’elenco di American Architecture Magazine per la sua attenzione ai dettagli, il suo organo da 2.400 canne installato durante la Seconda Guerra Mondiale e la sua impressionante collezione di vetrate artistiche degli anni ’30. La scena finale è particolarmente memorabile ed evocativa. Mentre Thao (Bee Vang) guida l’iconica Ford Gran Torino con Daisy, il cane di Walt, possiamo vedere il Lago St. Clair sullo sfondo da Lakeshore Drive a Grosse Pointe Farms. È un’immagine serena e bellissima, con il sole al tramonto, in netto contrasto con ciò che lo precedeva. Il set di questa scena è stato Lake Shore Drive a Grosse Pointe Farms, sulla sponda orientale del Lago St. Clair, nel Michigan. Da allora questa zona è diventata una popolare meta turistica, permettendo agli appassionati di cinema di visitare e rivivere questo momento iconico di Gran Torino.

Il mondo del Drugo: guida ai luoghi simbolo de Il Grande Lebowski

7 juin 2025 à 09:59

Essere come il Drugo e vagare per la città nella totale noncuranza e pigrizia è diventato un vero stile di vita che ancora oggi viene citato da molti. Tra i tanti grandiosi titoli firmati dai fratelli Coen, Il grande Lebowski del 1998 è probabilmente il più famoso. Caratterizzato dalle loro sempre brillanti scrittura e regia, gira per vari angoli della California raggruppando una manciata di strepitosi talenti. Dal protagonista Jeff Bridges a John Goodman, da Steve Buscemi a Julianne Moore fino a John Turturro, questa pellicola divenuta a pieno diritto un vero e proprio cult della settima arte, diverte e rapisce dal primo all’ultimo minuto.

Jeff Lebowski, detto “Drugo”, è un tipo pigro e sfaticato che vive a Los Angeles e nutre una grande passione per il bowling. La sua vita tranquilla viene però sconvolta quando un giorno due scagnozzi di un magnate del porno, lo scambiano per un milionario con lo stesso nome. Per sua sfortuna dunque, finisce coinvolto in un assurdo intrigo fatto di rapimenti, riscatti e personaggi bizzarri. Con l’aiuto dei suoi eccentrici amici, Drugo cerca di venirne a capo, ovviamente a modo suo.

Dove è stato girato

Le location dove Il Grande Lebowski è stato girato ruotano tutte intorno alla California, ma vediamo più nello specifico quali sono i luoghi chiave che questo grottesco film ha scelto, per rimanere impresso nell’immaginario comune.

Il grande Lebowski
Fonte: Ufficio stampa
Una scena da Il grande Lebowski

Los Angeles, California

La pista da bowling
5227 Santa Monica Boulevard, Los Angeles, CA 90029
La famosa pista da bowling illuminata al neon che appare molte volte nel film è l’Hollywood Star Lanes, ma purtroppo non esiste più. È stata demolita nel 2002 per far posto a una scuola elementare.

La villa del Grande Lebowski (esterno)
10231 Charing Cross Road, Los Angeles, CA 90024
L’esterno della villa apparentemente di proprietà del Grande Lebowski, costretto su una sedia a rotelle, è quello di una moderna dimora vicino alla UCLA (Università della California di Los Angeles). La scena in cui Bunny fa una proposta al Drugo si svolge nel patio del secondo piano, con vista sulla piscina. Un’immagine appropriata, considerando che la Playboy Mansion si trova proprio dall’altra parte della strada.

Il Loft di Maude
630 Broadway, Los Angeles, CA 90013
L’ampio loft abitato dall’artista e aspirante mamma single Maude Lebowski, si trova sopra il Palace Theater nel centro di Los Angeles.

Il Fountain Street Theater di Crane Jackson
630 Broadway, Los Angeles, CA 90013
Nonostante il lungo nome utilizzato nel film, il Fountain Street Theater di Crane Jackson è in realtà il Palace Theater, appena sotto il loft di Maude.

Casa di Larry Seller
1824 Stearns Drive, Los Angeles, CA 90035
Si dice che si trovi “su Camrose, vicino all’In-and-Out Burger”, ma in realtà la casa dell’ostinato Larry Sellers si trova in Stearns Drive. Sì, è qui che Walter si scatena su una scintillante Corvette rossa.

Caffetteria
6101 Wilshire Boulevard, Los Angeles, CA 90048
Gli amici di Walter saranno anche “morti a faccia in giù nel fango” affinché la gente potesse godersi questo ristorante per famiglie, ma ciò non gli ha impedito di chiudere nel 2000. Il Johnie’s Coffee Shop, è stato dichiarato monumento storico nel 2013 ed è stato il centro della campagna elettorale del candidato presidenziale Bernie Sanders nel 2016.

Nihilist Pancake House
6521 South Sepulveda Boulevard, Los Angeles, CA 90045
Il ristorante dove i nichilisti, uno dei quali senza dita dei piedi, si siedono per gustare un paio di porzioni di pancake ai mirtilli rossi, è il Dinah’s Family Restaurant che vanta di aver servito circa 20 milioni di pancake dalla sua apertura nel 1959.

Fillmore
Fonte: iStock
Fillmore, California

Le altre location

Sempre localizzate in California, le altre ambientazioni del film, si spostano però un po’ dalla sede centrale di Los Angeles. Vediamo dove si trovano.

Ralph’s
1745 Garfield Road, Alhambra, CA 91801
Come dimenticare l’iconica scena in cui il Drugo entra da Ralph’s (il supermercato) in vestaglia e ciabatte. Questa sequenza è stata girata in un market che si trova a Pasadena.

Il bungalow del Drugo
609 Venezia Avenue, Venice, CA 90291
L’adorabile protagonista fannullone del film, Jeffrey “Il Drugo” Lebowski, si sistema in uno di questi bungalow di Venice, dove il suo tappeto è stato urinato senza tante cerimonie. L’appartamento con una camera da letto è uno dei sei del complesso, venduto nel 2012 per 1,59 milioni di dollari.

La villa del Grande Lebowski (interni)
905 Loma Vista Drive, Beverly Hills, CA 90210
I maestosi interni della villa del Grande Lebowski sono stati girati nella famosa Greystone Mansion. L’imponente dimora in pietra è di proprietà della città di Beverly Hills e utilizzata per numerose riprese cinematografiche, tra cui la pista da bowling de Il petroliere.

Il ponte di legno
196 Torrey Road, Fillmore, CA 93015
Luogo del fallito scambio di riscatto, “il ponte di legno” attraversa il fiume Santa Clara a nord di Simi Valley. Non è propriamente di legno ma per le riprese sono state aggiunte delle assi dalla produzione.

La festa in giardino di Jackie Treehorn
Westward Beach Road, Santa Monica Mountains National Recreation Area, Malibu, CA 90265
A chilometri di distanza dalla casa in cui sono stati girati gli interni, si trova il luogo della festa in spiaggia di Jackie Treehorn, a Point Dume a Malibu. Questa spiaggia è anche il luogo in cui è stata girata la famosa scena della Statua della Libertà per Il Pianeta delle Scimmie.

La villa di Jackie Treehorn
10104 Angelo View Drive, Beverly Hills, CA 90210
Nel mondo diegetico del film, la villa di Jackie Treehorn si trova sulle spiagge di Malibu, ma le scene sono state girate in realtà a Beverly Hills nella famosa Sheats-Goldstein House, progettata dal maestro modernista della California del Sud John Lautner.

Il funerale di Donny
962 West Paseo Del Mar, San Pedro, CA 90731
Il luogo del ventoso funerale di Donny si trova da qualche parte lungo la costa rocciosa della penisola di Palos Verdes, appena a sud di Los Angeles.

Alla scoperta di Hvar, l’isola tra yacht, mojito e tramonti mozzafiato

6 juin 2025 à 14:39

Tra tutte le isole della Croazia, probabilmente Hvar è quella che si fa notare di più. Non solo per il mare che sembra finto o per i campi di lavanda che profumano l’aria d’estate, ma perché qui il Mediterraneo si mostra in versione patinata, quasi impertinente. Da queste parti, infatti, l’atmosfera ha qualcosa di molto più internazionale: yacht ormeggiati al porto, beach club che sembrano usciti da Ibiza, e un centro storico di pietra chiara che al tramonto si trasforma in una passerella.

Non vi sorprenderà quindi sapere che Hvar, nel corso degli anni, si è trasformata nella meta prediletta di chi cerca il mix perfetto tra natura e lusso, tra aperitivi in terrazza e calette raggiungibili solo via mare.

Dove si trova e come arrivare a Hvar

La particolarissima Hvar sorge nel cuore della Dalmazia centrale, in Croazia. Affacciata sul mar Adriatico, a sud di Spalato, è una delle isole più famose e soleggiate del Paese. Qui non c’è alcun aeroporto, per questo l’unico modo per arrivarci è via mare. La rotta più comune è: volo fino a Spalato (Split), che ha uno scalo internazionale ben collegato con le principali città italiane ed europee. Da lì occorre prendere un bus o un taxi che in circa 30-40 minuti conduce al porto, da dove poi salire su un traghetto o catamarano per Hvar.

In alta stagione, le corse sono frequenti e i biglietti si esauriscono in fretta, quindi meglio prenotare con anticipo. In alternativa, ci sono anche collegamenti marittimi da Dubrovnik, Makarska e da altre isole vicine come Korčula e Brač.

Cosa fare e vedere a Hvar

Hvar è un’isola quasi magnetica, in grado di ammaliare con la sua acqua trasparente, i tramonti infuocati e una vita notturna che poche isole del Mediterraneo possono permettersi. Contemporaneamente, basta uscire dai soliti giri per scoprire un lato più autentico, fatto di borghi in pietra, strade di lavanda e vecchie taverne nascoste.

Hvar Town, Croazia
Fonte: iStock
Veduta di Hvar Town

Perdersi tra le vie di Hvar Town

Il punto di partenza, e in un certo senso anche quello d’arrivo, è sempre lei: Hvar Town. È il cuore elegante dell’isola, dove tutto è curato, lucido, un po’ teatrale ma ancora vero. Ricca di vie in pietra chiara che riflettono la luce in modo quasi abbagliante, è puntellata di palazzi che ricordano che i veneziani qui hanno messo radici secoli fa.

La piazza principale, Santo Stefano, è maestosa e aperta verso il mare, piena di bar e ristoranti con prezzi non proprio amichevoli, ma sedersi lì anche solo per un espresso è un piccolo rito. La città è la classica località in cui vale la pena infilarsi nei vicoli in salita, sbucare nei cortili nascosti e cercare botteghe che vendono ancora lavanda vera, olio di oliva fatto in casa, o ceramiche fatte a mano.

Quando il sole comincia a calare, è il momento migliore per salire sulla Fortezza Spagnola (Tvrdava Španjola), da dove ammirare il porto, la città vecchia e le isolette di fronte che sembrano un dipinto. Poi arriva la notte, e Hvar Town cambia pelle. I bar si riempiono, la musica si alza, le terrazze si accendono di luci e cocktail e le barche in porto si trasformano in palcoscenici galleggianti.

Esplorare le Pakleni Islands

Proprio di fronte a Hvar Town c’è un piccolo arcipelago che conquista tutti: le Pakleni otoci. Dal nome impronunciabile e che in croato significa “isole infernali”, sono una manciata di isolette selvagge, coperte da pini profumati, senza strade né auto, con calette nascoste e un mare che più limpido non si può.

Il modo più semplice per arrivarci è con un taxi boat: 5-10 euro a tratta, partono spesso dal porto di Hvar Town. Le tappe da non perdere, invece, sono:

  • Palmizana: la spiaggia più famosa, con bar, ristoranti e qualche beach club chic. In alta stagione è presa d’assalto da turisti e yacht;
  • Mlini: la caletta più indicata per chi cerca pace e silenzio. Più spartana, nessun locale elegante, solo il rumore del mare e l’ombra dei pini;
  • Ždrilca e Vlaka: due calette nascoste che pochi conoscono. Qui il tempo sembra fermarsi, e si è circondati solo dal verde e dal mare.

Meglio portare con sé sempre acqua fresca, un po’ di frutta e qualcosa da sgranocchiare. I ristoranti ci sono, ma sono pochi e i prezzi lievitano.

Borghi, lavanda e silenzi

Appena lasciata alle spalle la frenesia e il glamour di Hvar Town, l’isola è in grado di mostrare il suo volto più autentico e tranquillo. Le strade si fanno strette, si arrampicano tra colline aride e si perdono in campi infiniti di lavanda — che in giugno e luglio esplodono in un profumo e un colore difficili da dimenticare. Qui il ritmo rallenta, e i borghi diventano piccoli rifugi di pietra, dove il tempo sembra essersi fermato.

Brusje è uno di questi. Minuscolo, quasi nascosto, con una vista sul mare che toglie il fiato e un silenzio irreale. Poi c’è Velo Grablje, famoso soprattutto per il festival della lavanda che si tiene a luglio, ma affascinante in ogni stagione. Da queste parti si può camminare tra i campi viola e respirare un’atmosfera di festa contadina.

Infine Stari Grad, il porto più datato di tutta l’isola e uno dei più antichi d’Europa. Da queste parti l’atmosfera è più rilassata, meno turistica. Il lungomare è perfetto per una passeggiata al tramonto, e i ristorantini che si susseguono tra i profili della costa offrono pesce fresco senza i prezzi esagerati di Hvar Town.

La grotta di Grapčeva

Diverse soddisfazioni le possono avere anche gli amanti dell’archeologia presso la grotta di Grapčeva, che in qualche modo offre un lato meno “da cartolina” di Hvar. Situata nell’entroterra, un po’ nascosta tra le colline, è uno dei siti preistorici più importanti dell’isola. In questa zona sono stati trovati resti di antichi insediamenti risalenti a migliaia di anni fa, e arrivarci è come rivivere un pezzo di storia che fa sentire piccoli di fronte al tempo.

Tendenzialmente non ci sono folle di turisti e nemmeno grandi infrastrutture. Anzi, la grotta è piuttosto spartana e un po’ selvaggia, proprio come piace a chi desidera l’autenticità. Necessarie sono delle scarpe comode e magari una torcia se si sceglie di esplorare bene gli angoli più nascosti.

Le spiagge più belle di Hvar

Fino a questo momento, vi abbiamo parlato soprattutto del lato festaiolo di Hvar, con i suoi locali glamour e gli yacht da sogno. Ma la verità è che dietro l’immagine da star dell’Adriatico c’è un’isola che sa regalare angoli di pura natura, dove il mare è limpido come uno specchio e la tranquillità è quasi tangibile. Le sue spiagge, spesso nascoste e raggiungibili solo con un po’ di fatica, sono veri paradisi per chi ama l’acqua cristallina, i ciottoli bianchi e i panorami che tolgono il fiato.

Dubovica Beach

Dubovica Beach è una sorta di posto imperdibile per chi visita Hvar. Situata a pochi chilometri da Hvar Town, è raggiungibile con una breve passeggiata o in macchina, anche se l’ultimo tratto è un po’ ripido e richiede attenzione. Si presenta come una baia piccola, raccolta e protetta da scogli e colline ricoperte di pini. Il fondo è di ciottoli bianchi, e l’acqua è di quelle che fa venire voglia di tuffarti all’istante.

Dubovica Beach, Croazia
Fonte: iStock
Veduta di Dubovica Beach

È consigliato arrivare presto, soprattutto in alta stagione, per godersi la spiaggia e il mare ancora calmo. I servizi sono limitati, ma se si desidera fare una pausa c’è un piccolo bar-ristorante che prepara piatti semplici ma gustosi.

Baia di Milna

La Baia di Milna è l’ideale per coloro che hanno bisogno di staccare la spina. Si presenta come un’insenatura di ciottoli bianchi, circondata da pini profumati e rocce che scendono dolcemente verso un mare trasparente. Facile da raggiungere in auto con una breve strada panoramica, oppure in barca, non presenta locali alla moda né folla di turisti.

Anche in questo caso, consigliamo di avere tutto il necessario per la giornata, perché Milna è più spartana e i servizi sono pochi o assenti.

Zaraće

Per Zaraće si intendono due piccole insenature che sembrano un segreto ben custodito dell’isola. Si raggiungono con una breve camminata da una strada poco frequentata o, ancora meglio, in barca, così da godersi il panorama e arrivare direttamente al mare.

Dall’acqua cristallina come in poche altre zone dell’isola, è un vero paradiso per chi ama lo snorkeling. Niente sabbia, ma rocce levigate e piccoli ciottoli, perfetti per tuffarsi e scoprire la vita sottomarina. Anche qui si può fuggire dalla folla e in cambio immergersi in una natura ancora intatta, lontano da bar e rumori. Maschera e boccaglio sono un must, magari pure qualche snack e acqua perché i servizi sono praticamente inesistenti.

Baia Pokonji Dol

C’è poi la Baia Pokonji Dol, con la sua spiaggia di ciottoli a due passi da Hvar Town. L’atmosfera è tranquilla e autentica, ed è anche uno di quegli angoli del Paese molto amati dai locali, che la raggiungono quando vogliono un posto in cui rilassarsi senza la ressa dei turisti.

Qui c’è qualche bar dove prendere una birra fresca o un caffè, e soprattutto un accesso diretto al mare grazie a cui tuffarsi subito senza dover camminare. L’acqua è trasparente mentre l’aria ha quel profumo di pini e salsedine che fa sentire subito in vacanza.

Baia di Lučišća

La Baia di Lučišća è la spiaggia di Sveta Nedjelja, sulla costa sud dell’isola, e si presenta come uno di quei posti che conquista al primo sguardo. Composta da un mix di sassi e piccoli tratti di sabbia, vanta un mare limpido che invita subito a fare un bagno. Ma non solo: è il punto di partenza ideale per esplorare le calette vicine in barca, scoprendo angoli nascosti e baie incantevoli lontane dalla folla.

Dopo una giornata in acqua, vale la pena fermarsi in uno dei ristorantini locali che servono pesce freschissimo, con prezzi decisamente più abbordabili rispetto a quelli del centro di Hvar. Lučišća è quella località che permette di unire mare cristallino, natura e buona cucina senza la frenesia del turismo di massa.

Tra gli hotel più belli del mondo ci sono due strutture italiane da sogno

Par : losiangelica
3 juin 2025 à 15:54

Undicesima edizione per il Prix Versailles 2025 che in una categoria analizza dettagliatamente l’architettura e il design delle strutture ricettive, stilando la lista degli hotel più belli del mondo. Tra tante meraviglie sparse per il globo, ci sono anche due chicche italiane, proprio nella Capitale.

Jumeirah Marsa Al Arab a Dubai

Dopo aver premiato i musei più belli del mondo per il 2025, Prix Versailles torna a parlare d’architettura e lo fa riconoscendo 16 hotel più suggestivi del nostro pianeta, premiandoli per il loro design e l’architettura. Tra le strutture ricettive luxury che hanno ricevuto un riconoscimento c’è il Jumeirah Marsa Al Arab a Dubai, che si trova proprio sulla penisola che fa da appendice alla costa. Firmato dallo studio di architetti Killa Design, diventa una vera e propria scultura con piani che si susseguono ricreando il design di una nave da crociera con tanto di vista sull’orizzonte. L’anima futurista e cosmopolita lascia il segno.

 Mandarin Oriental Qianmen a Pechino

Altrettanto apprezzato il Mandarin Oriental Qianmen a Pechino. L’albergo si trova nel quartiere di Hutong che riprende vita proprio grazie a questa struttura. Cortili d’epoca e materiali antichi rfanno da testimonianza ad un passato che non cede il passo alla modernità ma la accoglie in una danza armonica. Il design contemporaneo si insinua con rispetto, generando uno spazio che è al tempo stesso intimo e monumentale, pochi passi dalla Città Proibita.

Rosewood Munich a Monaco di Baviera

In classifica anche il Rosewood Munich a Monaco di Baviera: l’albergo simbolo dei viaggi per il turismo bavarese si compone di due edifici storici con spazi ripensati con misura e raffinatezza. Lo studio Tara Bernerd & Partners ha creato ambienti vibranti ma con una bellezza pacata. All’interno non mancano spa, saloni e un’atmosfera che mixa lo stile barocco al minimalismo moderno. Un dialogo tra passato e presente scandito da stucchi, legni e luce naturale.

Al Moudira a Luxor

Luxor è una meta ambitissima per gli amanti dell’Egitto e della storia antica e proprio qui sorge Al Moudira, uno degli hotel più belli al mondo e simbolo dell’architettura più ricercata. Si tratta di un palazzo diffuso che si compone di cortili affrescati con palme mostrando forti ispirazioni che arrivano dall’Oriente. Lontano da ogni cliché turistico, ha saputo incantare con interventi architettonici che brano l’artigianato locale e la profondità storica del luogo. Il restauro recente ha ampliato spazi e offerte pur mantenendo fede all’anima originale.

Hôtel du Couvent a Nizza

Ci spostiamo verso la Costa Azzurra e più precisamente a Nizza con l’Hôtel du Couvent, una struttura ricettiva nata dalla ristrutturazione di un antico convento del XVII secolo. Un’oasi di pace che oggi risulta un ritiro contemporaneo; la struttura strizza l’occhio con nostalgia al complesso proponendo però qualcosa di adatto al turismo mettendo sobrietà, silenzio e bellezza al primo posto.

Hôtel Hana a Parigi

Visitare Parigi e soggiornare all’Hôtel Hana è certamente un’esperienza. La struttura ha poco a che vedere con la classica architettura francese ma strizza l’occhio alle atmosfere orientali e a quelle della Belle Époque all’interno di Little Tokyo. Terrazze sospese con vista rendono il rifugio urbano una delle cartoline più belle dal punto di vista dell’architettura in città.

Mandarin Oriental Mayfair a Londra

Potremmo definire il Mandarin Oriental Mayfair a Londra un manifesto urbano di design sofisticato. Progettato da RSHP e Studio Indigo, incarna l’incontro tra natura, arte e storia. L’uso di marmi rari, palette tonali e pezzi d’arte su misura rende ogni ambiente un microcosmo coerente. L’interazione tra gli spazi e i parchi circostanti trasforma l’albergo in un’estensione verde della città. Londra, qui, si mostra sotto una nuova luce.

Ran Baas The Palace a Patiala

Dopo 80 anni di silenzio, il forte Sikh di Qila Mubarak torna a vivere e lo fa in grande stile con il progetto Ran Baas, un vero e proprio atto d’amore verso la cultura punjabi. La ristrutturazione ha rispettato l’integrità del sito, introducendo elementi contemporanei con una grazia rara. Le 35 suite, i cortili, le sale reali: ogni dettaglio parla di artigianato e storia.

Palazzo Talìa a Roma

In classifica tra gli hotel più belli al mondo c’è anche palazzo Talìa, una meraviglia architettonica nel centro di Roma riportato all’antico splendore dall’architetto Luca Guadagnino. L’edificio elegante è pronto a conquistare con decorazioni medicee, soffitti affrescati e una piscina che ricorda in tutto e per tutto una vasca imperiale.

Romeo Roma a Roma

Zaha Hadid Architects compie il miracolo: rendere organico un palazzo del 1590. Il Romeo Roma è audace, ma sempre rispettoso. Gli arredi su misura e la piscina che rivela reperti archeologici rendono omaggio alla Città Eterna che è, a tutti gli effetti, un museo a cielo aperto. Tra le chicche da non perdere un ulivo secolare in terrazza che sembra voler rimarcare il legame con la memoria.

MGallery Sosei a Sapporo

L’anima industriale incontra l’intimità giapponese: MGallery Sosei a Sapporo. È uno degli hotel più belli al mondo e ha come particolarità l’essere stato costruito sulla storica birreria Kaitakushi. L’anima mix and match fonde estetiche ed epoche diverse tra spazi tatami e saloni dall’anima occidentale. Ogni ambiente è un’ode alla modernizzazione di Hokkaido.

Todos Santos Boutique Hotel a Todos Santos

Un’ex scuola trasformata in rifugio culturale. I murales conservati, le arcate in mattoni, l’incontro tra natura e architettura: Todos Santos è una pagina d’arte sulla storia del Messico. Le dieci camere sono affreschi abitabili, mentre il bar La Copa racconta storie di missioni e zuccherifici.

Shebara a Sheybarah Island

Design visionario tra cielo e mare: le ville di Shebara, sospese sull’acqua come perle galleggianti, riflettono l’orizzonte e la luce in un gioco infinito. Il resort, sostenibile e autosufficiente, ridefinisce il concetto di lusso attraverso scelte tanto architettoniche quanto ecologiche. Osservandolo non è difficile comprendere perché sia stato inserito tra gli hotel più belli del mondo.

Raffles Sentosa a Singapore

Un giardino segreto con vista mare: le ville immerse del Raffles Sentosa di Singapore in una cornice verde rigogliosa raccontano l’identità locale con eleganza rarefatta. I dettagli floreali, le lampade ispirate all’orchidea nazionale, la vegetazione integrata: tutto parla di un equilibrio tra urbano e naturale.

The Manner a New York

Un inno al design italiano nel cuore di SoHo per il The Manner di New York. Il progetto architettonico firmato da Hannes Peer gioca con colori, texture e arte per creare un ambiente vibrante e intellettuale. Le stanze sono una composizione autonoma ma sono soprattutto i murales di Elvira Solana a dare un tocco in più.

Namia River Retreat a Hội An

Un villaggio fluttuante nella quiete vietnamita. Namia River Retreat sorge su palafitte, tra giardini di erbe e corsi d’acqua. Il progetto architettonico punta alla serenità fornisce un invito a rallentare e a riconnettersi con la natura.

Dalle foreste di Vancouver al grande schermo: i luoghi di Final Destination: Bloodlines

Par : marcobaldini
15 mai 2025 à 08:00

Il franchise di Final Destination torna con Final Destination: Bloodlines, il sesto capitolo della serie horror soprannaturale diretto da Zach Lipovsky e Adam Stein. L’uscita del film in Italia è prevista per il 15 maggio 2025, distribuito dalla Warner Bros. Pictures e continua la tradizione di una sfida estenuante e sanguinosa con la morte che va avanti fin dal primo film del 2000. Rientrando in gran parte nella sfera del paranormale, Final Destination: Bloodlines ha richiesto una buona quantità di effetti speciali, ma per le riprese non sono mancate comunque alcune location reali che hanno permesso di rendere più autentica e coinvolgente l’inquietante storia dei nuovi protagonisti.

Di cosa parla Final Destination: Bloodlines

La diciottenne Stefani ha incubi orribili su un incidente avvenuto negli anni ’60. Non riesce a dormire mentre è al college e un giorno scopre che il suo sogno è in realtà una premonizione accaduta a sua nonna Esther, che aveva sventato la Morte decenni prima. Stefanie scopre che la Morte ha inseguito i sopravvissuti di quella potenziale catastrofe di tanto tempo fa, uccidendo loro e le rispettive famiglie. Stefani e la sua famiglia si rendono conto che la loro stirpe non è al sicuro vista l’azione della nonna. Qualcuno deve trovare il modo di fermare la terribile mietitrice prima che sia troppo tardi.

Final Destination Bloodlines
Fonte: Ufficio stampa
Una scena di Final Destination Bloodlines

Dove è stato girato

Come i precedenti film del franchise, Final Destination: Bloodlines è stato girato principalmente a Vancouver, nella Columbia Britannica, Canada. Vancouver è un noto centro cinematografico per film horror e thriller grazie ai suoi versatili paesaggi urbani e naturali. Le riprese si sono svolte in questa città del Nord che ha ospitato numerose importanti produzioni hollywoodiane. Il mix di architettura moderna e ambientazioni inquietanti e suggestive la rende una location ideale per Final Destination: Bloodlines.

Il centro di Vancouver, i quartieri periferici e le foreste circostanti sono stati utilizzati per scene chiave del film. I boschi di Vancouver rappresentano uno degli aspetti più suggestivi e affascinanti della regione della British Columbia, attirando escursionisti, amanti della natura, registi cinematografici e viaggiatori in cerca di atmosfere mistiche e incontaminate. A meno di mezz’ora dal centro città, ci si può immergere in paesaggi verdi e avvolgenti, dove abeti di Douglas, cedri rossi occidentali e pini silvestri svettano per decine di metri, spesso ricoperti da muschi e licheni. Tra le aree boschive più iconiche troviamo: Pacific Spirit Regional Park, Lynn Canyon Park e il Capilano River Regional Park.

Nonostante i ritardi causati dallo sciopero generale, la produzione è stata completata con successo nella primavera del 2024. Christian Sebaldt è stato il direttore della fotografia del film, catturando le immagini inquietanti essenziali del franchise di Final Destination. In particolare la sequenza iniziale dell’incidente sul ristorante panoramico è ricreata digitalmente per una buona parte, tuttavia il ristorante lussuoso si trova idealmente a centinaia di metri sopra l’H.R. MacMillan Space Centre di Vancouver che esiste veramente. Un ulteriore richiamo all’interno del locale è il logo del ristorante, che si ispira alla scultura in acciaio inossidabile “The Crab” di George A. Norris, alta 6 metri, che si trova nello specchio d’acqua esterno dell’edificio di Kits Point dal 1968 e rappresenta un granchio gigante, simbolo di protezione secondo la leggenda Haida.

H.R. MacMillan Space Centre Vancouver
Fonte: iStock
H.R. MacMillan Space Centre di Vancouver

È una grande tradizione del franchise quella di mettere in risalto Vancouver. Il Lions Gate Bridge crolla in Final Destination 5 e i camion per il trasporto di tronchi sono famosi da Final Destination 2 in poi“, ha detto Stein. Il H.R. MacMillan Space Centre è un museo di astronomia e planetario situato a Vancouver, nella provincia canadese della British Columbia. Inaugurato il 28 ottobre 1968, il centro è dedicato alla divulgazione scientifica e all’educazione astronomica, offrendo una varietà di esperienze interattive per visitatori di tutte le età.

Situato al 1100 Chestnut Street, nel quartiere di Vanier Park, il H.R. MacMillan Space Centre condivide l’edificio con il Museum of Vancouver. Il complesso architettonico, progettato negli anni ’60 dall’architetto Gerald Hamilton, è noto per la sua distintiva cupola che richiama la forma di un cappello intrecciato delle Prime Nazioni della costa nord-occidentale, ma che molti associano a un disco volante.

Parte il Costa Verde Express, il treno che da Santiago de Compostela attraversa la Spagna

9 mai 2025 à 10:02

Quando il viaggio non è solo una questione di destinazione, ma un’esperienza da vivere con tutti i sensi, ecco che nasce qualcosa di straordinario. Renfe, la compagnia ferroviaria spagnola, dà ufficialmente il via alla stagione 2025 dei suoi treni turistici di lusso. E tra questi gioielli su rotaia spicca il Costa Verde Express, un elegante hotel viaggiante che il 17 maggio salperà, sì, su rotaie, da Santiago de Compostela, pronto a condurre i passeggeri attraverso paesaggi mozzafiato, tradizioni culinarie e città leggendarie del nord della Spagna.

Un viaggio lento, raffinato e intensamente emozionante, pensato per chi desidera perdersi, o ritrovarsi, tra storia, natura e sapori autentici, a bordo di uno dei convogli più famosi d’Europa.

Costa Verde Express: lusso su binari tra Santiago e Bilbao

C’è qualcosa di magico nel partire da Santiago de Compostela, città mistica e meta di pellegrinaggi secolari. Ma sul Costa Verde Express il pellegrinaggio diventa un’avventura d’élite: sei giorni e cinque notti in carrozze d’epoca restaurate con classe, dove ogni dettaglio è curato per regalare un viaggio sensoriale senza pari.

Costa Verde Express, interno ristorante
Fonte: @Renfe
Il vagone ristorazione del Costa Verde Express

Questo treno storico, ex Transcantábrico Clásico, ora rinato sotto il nome di Costa Verde Express, percorre la verde costa atlantica della Spagna da Galizia ai Paesi Baschi, passando per Asturie e Cantabria, in un itinerario che è un vero inno alla Spagna più autentica.

Le eleganti cabine, dotate di bagno privato e ogni comfort, sono piccoli rifugi su rotaie dove il tempo sembra dilatarsi. I pasti sono curati da chef che trasformano ogni fermata in un viaggio gastronomico: fabada asturiana, quesos gallegos, sidra naturale e pesce freschissimo del Cantabrico sono solo alcune delle delizie che si possono gustare a bordo o nei ristoranti selezionati lungo il percorso.

Ogni tappa è un’occasione per esplorare: dai villaggi marinari di Ribadesella e Santillana del Mar, al patrimonio artistico di Oviedo, dalle vertiginose scogliere atlantiche ai paesaggi rurali costellati da pazos galiziani e monasteri medievali. Non mancano, naturalmente, anche le escursioni guidate con esperti multilingue, per scoprire davvero l’anima dei luoghi visitati.

Costa-Verde-Express-Cabina
Fonte: ©Renfe
Una delle cabine di lusso del Costa Verde Express

Date, offerte e partenze: il calendario 2025

Il debutto ufficiale del Costa Verde Express da Santiago de Compostela è previsto per il 17 maggio 2025, ma chi vuole salire a bordo ha a disposizione una ricca programmazione fino a ottobre. Le partenze si alternano tra Santiago e Bilbao, con una frequenza di 2-4 viaggi al mese, rigorosamente di sabato, per sfruttare le temperature miti e la luce dorata che accarezza il nord della Spagna in primavera, estate e inizio autunno.

Ecco alcune delle date confermate con l’8% di sconto:

  • 17 maggio: da Santiago a Bilbao
  • 24 maggio: da Bilbao a Santiago
  • 31 maggio: da Santiago a Bilbao
  • 7 giugno: da Bilbao a Santiago
  • 14 giugno: da Santiago a Bilbao
  • Fino al 25 ottobre, con l’ultima corsa da Bilbao a Santiago

Le date del 10 ottobre e del 18 ottobre sono già sold out, segno del crescente interesse per questo treno da sogno. Chi vuole cogliere l’occasione può prenotare fin da ora, approfittando delle offerte speciali e lasciandosi conquistare da un viaggio che è molto più di una vacanza.

Perché scegliere il Costa Verde Express? Perché non è un treno qualsiasi, ma un salotto su binari dove il tempo si piega al piacere, alla scoperta, alla bellezza. È un modo diverso di viaggiare: più consapevole, più esclusivo, più sensoriale.

Costa-Verde-Express
Fonte: ©Renfe
L’inconfondibile livrea del Costa Verde Express

L’Italia è la meta preferita per il turismo di lusso: il Belpaese incanta tutti con arte e romanticismo

Par : losiangelica
6 mai 2025 à 08:00

C’è un luogo dove la bellezza si intreccia con l’arte, dove il gusto incontra l’eleganza e il tempo sembra rallentare per lasciarsi ammirare: si tratta proprio dell’Italia che indossa orgogliosa la corona di Top Global Destination 2025 spiccando nel turismo di lusso. Una notizia che ha il sapore dell’orgoglio, ma anche della conferma: il mondo intero guarda al nostro Paese come simbolo di cultura, raffinatezza e glamour. A dichiararlo è il Luxe Report 2025 di Virtuoso presentato da Enit alla fiera ILTM Latin America di San Paolo.

L’Italia è Top Global Destination 2025

Nel palcoscenico internazionale del lusso, il Belpaese è protagonista assoluto. A consacrarlo è il Luxe Report 2025 di Virtuoso presentato all’esclusiva fiera ILTM Latin America di San Paolo, evento faro del turismo high-end; l’indagine  illustrata da Enit mostra come la nostra nazione abbia superato la concorrenza agguerrita di mete amatissime come la Grecia, la Francia, il Giappone e la Croazia, l’Italia svetta e si fa strada nel cuore dei viaggiatori più esigenti.

Nella classifica delle città più ambite per il turismo di lusso, Roma si piazza al primo posto: un primato che non sorprende, ma che emoziona ogni volta. La città eterna, con i tramonti dorati fotografati dalle terrazze panoramiche, i vicoli carichi di storia, le boutique d’eccellenza e i palazzi che sembrano affreschi viventi, supera Londra e Tokyo in una corsa tra meraviglie. È la vittoria della bellezza senza tempo.

Ma non è tutto; la nazione è anche la prima scelta mondiale per chi vuole vivere una luna di miele da fiaba. Le colline baciate dal sole, i laghi sinonimo di lusso esclusivo e quiete, le coste lambite da acque cristalline… parlano il linguaggio universale dell’amore. Le coppie di tutto il mondo scelgono l’Italia per iniziare la loro romantica vita insieme, lasciandosi alle spalle persino destinazioni esotiche come Bali, la Polinesia e le Maldive. Perché il romanticismo, in fondo, è nato tra le piazze di Firenze e le calli di Venezia.

Non ci si ferma ad hotel a cinque stelle o ristoranti gourmet: secondo l’analisi sono oltre 2 milioni i viaggiatori che praticano lo shopping tourism, ovvero partono con l’obiettivo di fare shopping. Un trend che segna un +7% rispetto al periodo pre-pandemia e racconta come la moda, il design e l’artigianato nostrano sia ancora rispettato e apprezzato in tutto il mondo. Un settore in crescita che quantifica il contributo diretto a 2,5 miliardi di euro sul PIL; un flusso importante che coinvolge i mercati cinesi e USA da sempre grandi estimatori del lusso made in Italy.

Chi sceglie l’Italia come meta luxury

Secondo lo studio i primi a confermare il legame con l’Italia sono gli Stati Uniti; nel 2024 oltre 4 milioni di americani hanno scelto il nostro Paese per le loro vacanze, generando 33,7 milioni di pernottamenti e una spesa di circa 6,5 miliardi di euro. Un amore solido, che continua a rafforzarsi: tra aprile e settembre 2025 sono attesi 1,65 milioni di passeggeri in arrivo dagli USA, con una crescita del +10,7% rispetto all’anno precedente.

Stesso discorso per l’America Latina, che mostra un crescente entusiasmo verso il lifestyle italiano. Brasile, Argentina, Messico e Cile guidano un’ondata di visitatori prevista in netto aumento nel 2025, con 334.200 passeggeri attesi, pari a un +10,6% rispetto al 2024.

A guidare questo successo è un’offerta turistica costruita su misura, capace di ascoltare e interpretare i desideri di un pubblico esigente: dai soggiorni esclusivi alle esperienze tailor-made, dalle degustazioni enogastronomiche nelle tenute storiche allo shopping in atelier riservati, l’Italia non si limita a offrire bellezza: la trasforma in valore, cultura ed emozione.

Come sottolinea Ivana Jelinic, amministratrice delegata di Enit, il compito del Belpaese è ora quello di rispondere a questa crescente domanda internazionale, continuando a promuovere e proteggere il patrimonio turistico nazionale. E lo sta facendo, con visione e passione.

Rambo 2 e il Vietnam ricreato in Messico: tutti i luoghi delle riprese

2 mai 2025 à 10:36

Il secondo capitolo della saga di Rambo, intitolato Rambo 2 – La vendetta del 1985, è uno dei film d’azione più iconici degli anni ’80, ispirato alla controversa questione dei prigionieri di guerra e dispersi in azione durante la guerra del Vietnam. Sebbene ambientato nella giungla vietnamita, la pellicola è stata interamente girata in Messico, tra le montagne e le foreste dello stato di Guerrero. Sylvester Stallone, protagonista del film, ha dichiarato in diverse interviste che la scelta del Messico è stata dettata da esigenze pratiche e dal desiderio di mantenere il budget contenuto.

Nonostante le difficoltà logistiche, l’attore ha elogiato la bellezza dei paesaggi messicani e la professionalità della troupe locale. Il regista George P. Cosmatos ha sottolineato l’importanza di utilizzare location naturali per conferire realismo al film. Ha inoltre evidenziato come le caratteristiche geografiche del Messico abbiano offerto scenari ideali per le sequenze d’azione, contribuendo a rendere Rambo 2 un film visivamente spettacolare.

Rambo 2, la trama del film

John Rambo esce di prigione per un accordo con il governo degli Stati Uniti e ha una missione, deve penetrare in un campo base nemico nascosto nelle profondità della giungla del Vietnam per liberare i prigionieri di guerra americani. Mentre torna nelle insidiose giungle che infestano il suo passato, deve fare affidamento sulle sue ineguagliabili capacità di sopravvivenza e sulla sua esperienza di combattimento. Il film mette in mostra la resilienza e la determinazione di questo veterano di guerra, evidenziando le sue abilità e capacità uniche acquisite durante la guerra del Vietnam.

Rambo 2 film
Fonte: Getty
Una scena di Rambo 2

Dove è stato girato

Nonostante il film sia ambientato nel Vietnam postbellico, le riprese di Rambo 2 non sono state realizzate in Asia. Le difficoltà politiche, logistiche e di sicurezza degli anni ’80 rendevano proibitivo girare in territori del Sud-Est asiatico. Per questo, la produzione – capitanata dal regista George P. Cosmatos e con la partecipazione attiva di Sylvester Stallone anche nella scrittura – decise di simulare la giungla vietnamita in alcune delle aree più selvagge e visivamente compatibili del Messico sud-occidentale, in particolare nello stato di Guerrero.

La scelta del Messico come location principale ha comportato diverse sfide per la produzione. Il clima tropicale e le condizioni ambientali hanno reso le riprese impegnative, ma hanno anche contribuito a conferire autenticità al film.Inoltre, la presenza di elementi naturali unici ha arricchito visivamente le scene d’azione. Un episodio tragico durante le riprese è stato l’incidente che ha coinvolto l’effettista Cliff Wenger Jr., il quale è rimasto ucciso in un’esplosione accidentale sul set. Questo evento ha segnato profondamente la produzione e ha portato la troupe a dedicare il film alla sua memoria.

Acapulco

Ben nota come meta turistica sul Pacifico, Acapulco è stata una delle principali basi logistiche per la produzione. Qui sono state girate diverse scene in ambienti controllati, come interni e segmenti ambientati in “zone urbane” fittizie. La vicinanza al mare e la presenza di servizi e infrastrutture hanno reso Acapulco un punto d’appoggio strategico, specialmente per le riprese in studio e per gli effetti speciali. Nota per le sue splendide spiagge e l’atmosfera vibrante, Acapulco è una location di spicco del film e l’iconica statua di Rambo è stata collocata in un parcheggio della città. Anche le giungle fuori Acapulco e la base aerea messicana hanno avuto un ruolo significativo nel catturare l’intensità della missione di Rambo.

Tecoanapa

Questo piccolo comune, situato nell’entroterra montuoso del Guerrero, è stato scelto per le sue foreste fitte e selvagge, perfette per ricreare l’atmosfera claustrofobica e umida della giungla vietnamita. Gli alberi alti, la vegetazione lussureggiante e i sentieri impervi si prestavano idealmente alle scene di inseguimenti, scontri a fuoco e mimetizzazione del personaggio di Rambo.

Laguna de Coyuca
Fonte: iStock
Laguna de Coyuca in Messico

Laguna de Coyuca

Utilizzata per le scene in cui Rambo si muove sull’acqua – comprese le sequenze con la zattera e i momenti di fuga – la laguna si trova a nord-ovest di Acapulco. L’area è famosa per le sue acque calme e la vegetazione costiera, che hanno contribuito a dare credibilità all’ambientazione asiatica. Le riprese sono avvenute durante le ore più tranquille del giorno per garantire la stabilità dell’acqua e la luce ideale per il tono visivo del film.

Cascata El Salto

Situata nella regione montuosa vicino ad Acapulco, questa cascata spettacolare è stata scelta per una delle scene più visivamente potenti: il salto di Rambo nell’acqua dopo un’esplosione o un combattimento. La potenza naturale del luogo, unita a un sapiente uso della fotografia, ha permesso di catturare la drammaticità della fuga e l’asprezza del paesaggio.

Cascata El Salto
Fonte: iStock
Cascata El Salto in Messico

Thai-Lao: Il ponte dell’amicizia

Rambo si ritrova coinvolto in un emozionante scontro con le forze nemiche mentre tenta di attraversare il ponte. La scena mostra un’azione intensa, con Rambo che usa le sue abilità e la sua intraprendenza per sconfiggere i suoi avversari e progredire nella sua missione. Il Primo Ponte dell’Amicizia tra Thailandia e Laos, noto come Ponte Nong Khai-Vientiane, è una struttura iconica che attraversa il fiume Mekong. Collega la provincia di Nong Khai in Thailandia con la prefettura di Vientiane in Laos.

Con una lunghezza di 1,17 chilometri, il ponte svolge un ruolo significativo nel promuovere lo sviluppo economico e nel rafforzare le relazioni tra i due paesi. Fornisce collegamenti di trasporto essenziali per veicoli e pedoni, facilitando i viaggi e gli scambi commerciali tra Thailandia e Laos.

Sulle orme di Papa Francesco: i viaggi più importanti che hanno sorpreso il mondo

Par : elenausai10
22 avril 2025 à 10:30

I viaggi apostolici, per Papa Francesco, morto il 21 aprile 2025 all’età di 88 anni, sono sempre stati non solo motivo di evangelizzazione, ma anche un’occasione per entrare in dialogo con la storia e la cultura dei popoli. Durante il suo papato ha compiuto 47 viaggi in 66 diverse nazioni e 40 visite pastorali in 49 differenti città o frazioni d’Italia.

Il continente dove ha compiuto più viaggi è stato l’Europa, visitata 20 volte. È stato poi 14 volte in Asia, 7 volte in America Latina e Caraibi, 4 in Africa, 2 in Nord America e 1 volta in Oceania. In linea con il suo pensiero, sempre rivolto ai poveri, agli emarginati e agli svantaggiati, durante i suoi viaggi Papa Francesco si è dedicato a quei luoghi che, per un motivo o per un altro, hanno bisogno dell’attenzione mediatica. Basti pensare al viaggio che fece nel 2016 a Lesbo, in Grecia, per incontrare profughi e rifugiati ospitati nell’isola.

Questi sono i viaggi di Papa Francesco inseriti in ordine cronologico che, per la loro importanza storica e religiosa, sono rimasti impressi nella memoria collettiva.

Lampedusa, Italia

La prima visita del suo pontificato fu a Lampedusa l’8 luglio del 2013. Papa Francesco raggiunse l’isola perché toccato dai naufragi dei migranti nel canale di Sicilia, desideroso di incontrare alcuni profughi e celebrare la Messa in località Salina. Qui sono state scattate immagini che fecero il giro del mondo: dal lancio di una ghirlanda di fiori bianchi e gialli in mare per ricordare quanti hanno perso la vita nelle traversate all’incontro con i profughi a Punta Favarolo, dove il Papa venne accolto da canti africani. Infine, ha celebrato la Messa al campo sportivo Arena, su un altare allestito utilizzando una piccola barca.

Viaggio di Papa Francesco a Lampedusa
Fonte: IPA Agency
Il viaggio di Papa Francesco a Lampedusa

Rio de Janeiro, Brasile

Il primo vero viaggio apostolico fu in Brasile nel 2013, in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro. Fu accolto ufficialmente con una cerimonia al Palazzo Guanabara, dove incontrò la presidente brasiliana Dilma Rousseff, mentre le celebrazioni raggiunsero il culmine con una messa sulla spiaggia di Copacabana, dove si radunarono fino a 3,5 milioni di pellegrini. Durante la veglia, il Papa esortò i giovani a vivere la fede in modo pieno e autentico, rifiutando di essere “cristiani part-time”.

Seppur viaggiò più volte in Sud America, non tornò mai a visitare i luoghi della sua infanzia in Argentina.

Giordania, Palestina e Gerusalemme

Dal 24 al 26 maggio 2014, Papa Francesco ha compiuto un pellegrinaggio in Terra Santa, dove ha toccato i principali luoghi religiosi in Giordania, a Betlemme e a Gerusalemme. Ha celebrato la Messa in Piazza della Mangiatoia a Betlemme, al Getsemani e al Cenacolo, pronunciando durante il suo viaggio parole di pace in occasione della visita allo Yad Vashem (il memoriale della Shoah) e durante la preghiera al Muro occidentale. Fece sosta anche al muro che divide Betlemme da Gerusalemme e al memoriale degli israeliani vittime di terrorismo.

Cuba e Stati Uniti d’America

Storico fu il suo viaggio a Cuba, dove prima di lui andarono Giovanni Paolo II (21-25 gennaio 1998) e Benedetto XVI (26-28 marzo (2012). Papa Francesco arrivò sull’isola nel settembre del 2015, dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche con Washington. Papa Francesco ha fatto tappa prima a Cuba, nel dettaglio all’Avana, a Holguin e Santiago, e poi negli Stati Uniti d’America, in particolare a Washington, New York e Filadelfia.

Questo è stato, fino a quel momento, il viaggio più lungo del suo pontificato, oltre che il più denso e complesso, con ben ventisei discorsi in programma: otto a Cuba e 18 negli USA, di cui solo quattro in inglese, il resto in spagnolo.

Lesbo, Grecia

Particolarmente impresso nella memoria collettiva è il viaggio di Papa Francesco sull’isola di Lesbo, in Grecia. Avvenuto il 16 aprile 2016 per fare visita ai rifugiati e migranti del campo di Morìa, protagonisti di quella che definì la “catastrofe umanitaria più grande dopo la Seconda Guerra Mondiale”. Qui, il Papa, il patriarca Bartolomeo e l’arcivescovo Ieronymus si incamminarono tra le tende del campo profughi per richiamare l’attenzione del mondo su questa crisi umanitaria incitando l’Europa a mostrare misericordia.

Thailandia e Giappone

Nel novembre del 2019, il Papa è arrivato in Thailandia in occasione dell’anniversario del Vicariato Apostolico del Siam, eretto nel 1669, che ha segnato l’inizio della presenza della Chiesa nel Paese. Il viaggio non si è concentrato solo sui cattolici, che in Thailandia rappresentano poco più dello 0,5% dei 65 milioni di abitanti del Paese, ma anche sull’incontro con esponenti del buddismo.

Successivamente è volato in Giappone, dove si è recato a Nagasaki per rivolgere un messaggio contro l’uso delle armi nucleari presso l’Atomic Bomb Hypocenter Park. A Hiroshima, invece, ha partecipato a un incontro al Memoriale della Pace durante il quale è stata anche ascoltata la testimonianza di una sopravvissuta alla bomba atomica.

Papa Francesco incontra le vittime del triplice disastro alla Bellesalle Hanzomon
Fonte: IPA Agency
Papa Francesco incontra le vittime del triplice disastro alla Bellesalle Hanzomon in Giappone

Baghdad e Mosul, Iraq

Papa Francesco è stato il primo Papa nella storia a visitare l’Iraq. Il viaggio si è svolto dal 5 all’8 marzo 2021, prima a Baghdad, dove ha celebrato una messa in rito caldeo, e poi nel Kurdistan iracheno. Ha fatto visita anche a Mosul, dove ha recitato una preghiera di suffragio per le vittime della guerra, e alla comunità cristiana di Qaraqosh.

Nei luoghi del Battesimo di Cristo, la mistica Giordania, nascerà un nuovo parco turistico

18 avril 2025 à 10:11

Nel cuore di una delle aree più sacre per la fede cristiana, lì dove la tradizione e le testimonianze archeologiche indicano sia avvenuto il Battesimo di Gesù per mano di Giovanni Battista, la Giordania si appresta a compiere una trasformazione epocale.

A Betania oltre il Giordano, nella valle di Wadi Kharrar, verrà realizzato un maxi parco turistico e culturale del valore di oltre 300 milioni di euro. Un progetto ambizioso, sostenuto dal governo giordano e finanziato da partner privati internazionali, tra cui il Fondo per lo Sviluppo di Abu Dhabi e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che mira a coniugare fede, turismo e sviluppo economico.

La zona, riconosciuta ufficialmente nel 2000 come sito autentico del battesimo di Cristo, anche dal Vaticano, e patrimonio Unesco dal 2014, rimane uno dei luoghi più suggestivi e, a oggi incontaminati, del mondo cristiano. Ancora oggi, tra i rovi di spino di Giuda e i resti dell’antica basilica paleocristiana, è possibile percepire un’atmosfera sospesa nel tempo. Ma questo scenario, finora immune da interventi edilizi, si prepara a cambiare volto e per questo non sono pochi i dubbi al riguardo.

Il parco in Giordania, villaggio a metà tra comfort moderni e spiritualità

Il progetto, denominato Baptism Site Development Zone, sorgerà su un’area di oltre 50 ettari, situata a poche centinaia di metri dalla sorgente battesimale, oggi spostata dal suo corso originario a causa di eventi naturali. Il piano è stato voluto in prima persona da Re Abdullah II, determinato a rilanciare il Paese anche in chiave turistica, con uno sguardo strategico rivolto al 2030, anno simbolico in cui si celebreranno i duemila anni dall’inizio del Cristianesimo.

Secondo quanto riferito dal presidente della zona di sviluppo, Tharwat Masalha, i lavori inizieranno nel 2027 e la prima fase, che includerà un villaggio ispirato alle architetture antiche, un museo e l’88% delle infrastrutture, sarà completata entro dicembre 2029. Il masterplan, redatto con il contributo della Jordan Film Commission e degli studi cinematografici Olivewood, prevede anche un anfiteatro all’aperto, aree di sosta per pellegrini, hotel, ristoranti, pizzerie, bazar e ampi parcheggi per accogliere le comitive in arrivo.

Giordania, Betania, Nuova Chiesa del Battesimo
Fonte: Ph. Nadia Pascal
Vista della Chiesa del Battesimo a Betania

Sebbene l’obiettivo dichiarato sia quello di «offrire un’esperienza spirituale arricchita da comfort moderni», non mancano i timori per un’eccessiva commercializzazione del sito. Il direttore generale del sito battesimale, Rustom Mkhjian, cristiano armeno con studi in restauro alla Sapienza di Roma, lancia un monito chiaro: «Proteggere questo luogo non è solo un dovere nazionale, ma una responsabilità verso tutta l’umanità. Non vogliamo che diventi una Disneyland della fede».

Il finanziamento del parco e lo sguardo vigile dell’Unesco

Un aspetto particolarmente rilevante dell’operazione riguarda la provenienza dei fondi: a finanziare l’imponente intervento sono attori privati di calibro internazionale. Come confermato da Bissan Ramahi, general manager della Baptism Site Development Zone, ad oggi sono già stati raccolti oltre 100 milioni di dollari. Due i principali investitori: il Fondo per lo Sviluppo di Abu Dhabi, che rappresenta uno degli strumenti economici strategici degli Emirati Arabi Uniti, e la Chiesa mormone americana, da sempre molto attiva in progetti di promozione culturale e religiosa.

Il Vaticano, pur non essendo parte attiva del finanziamento, segue da vicino l’evolversi del progetto. L’interesse del mondo cattolico è evidente: quattro pontefici hanno visitato Betania, e il flusso di pellegrini è aumentato sensibilmente dopo la visita di Francesco nel 2014. Nel frattempo, due dossier sono stati presentati all’Unesco per valutare l’impatto del progetto sull’integrità del sito, con l’obiettivo di evitare alterazioni che possano comprometterne il valore simbolico e spirituale.

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