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Cosa vedere a Dominica, la perla selvaggia e sorprendente delle Piccole Antille

Par : losiangelica
19 novembre 2025 à 15:00

Dominica, la perla più selvaggia e sorprendente dei Caraibi: un’isola che non si limita a essere “bella”, ma che vibra, respira e travolge con la sua natura primordiale. Immaginate cascate che esplodono nella giungla, acque turchesi che sembrano neon, sentieri tra vulcani attivi e una cultura creola che profuma di musica e spezie. Non è un caso se National Geographic l’ha inserita tra le mete imperdibili del 2026: Dominica è quel tipo di paradiso che non si guarda soltanto… si vive.

Dominica non è il classico paradiso caraibico: è un universo verde, vulcanico, pulsante, dove la natura detta il ritmo e ogni esperienza ha il sapore di qualcosa di autentico. Se state cercando un’isola ancora integra, ricca di energia e cultura, qui troverete tutto questo moltiplicato per dieci. Ecco le esperienze da non perdere.

Cosa vedere e fare

Il primo Sperm Whale Reserve al mondo

Inserita tra le mete imperdibili del 2026 da National Geographic, Dominica conquista subito con una proposta imperdibile. Le acque tra le più profonde e tranquille dei Caraibi ospitano circa 200 capodogli residenti tutto l’anno: un fatto più unico che raro. Dominica sta per istituire la prima riserva marina al mondo dedicata a questa specie, un’area protetta di quasi 800 chilometri quadrati sulla costa occidentale, dove potrete osservare questi giganti del mare nel massimo rispetto dei loro ritmi.

Roseau

Roseau può sembrare piccola, ma racchiude un concentrato di cultura, storia e vita locale. Le sue case colorate, un mix di architettura moderna e influenze francesi, si affacciano sul mare mentre alle spalle si innalzano montagne ricoperte di giungla. Vi troverete immersi in una capitale autentica, viva e non costruita a misura di turista.

Il Vecchio Mercato è il cuore storico: un tempo luogo di compravendita degli schiavi, oggi ospita un monumento in ferro battuto che ricorda quel passato. Poco distante, tra bancarelle di frutta tropicale, erbe aromatiche e pesce appena sbarcato richiamato dal suono della conchiglia, si anima il New Market, perfetto per respirare l’energia creola.

Non perdete il Museo Domenicano, i giardini botanici raggiungibili percorrendo il elegante corso King George V, l’antica cattedrale e la storica biblioteca donata dal filantropo Andrew Carnegie. Da Roseau potete anche raggiungere facilmente le Trafalgar Waterfalls e alcune sorgenti termali vulcaniche: un assaggio immediato dell’anima selvaggia dell’isola.

Panorama su Roseau
iStock
Visitare Roseau a Dominica

Portsmouth

A nord di Roseau, sulla spettacolare Prince Rupert Bay, si trova Portsmouth, la seconda città del Paese e uno dei luoghi chiave per comprendere la storia di Dominica. Qui, nel 1504, Cristoforo Colombo approdò durante il suo quarto viaggio, e ancora oggi nelle acque basse dietro la stazione di polizia si vedono i resti di antiche imbarcazioni.

Saint Joseph

Se volete vedere la Dominica più genuina, fermatevi a Saint Joseph, un villaggio di pescatori affacciato su una delle baie più affascinanti dell’isola. Qui la sabbia, vulcanica e scurissima, contrasta con il verde brillante della vegetazione. Intorno al fiume Layou si susseguono campi, bananeti, palme da cocco e canne di bambù che crescono direttamente dall’acqua: un paesaggio bucolico da cartolina.

Cabrits National Park

Nella penisola a nord di Portsmouth si trova il Cabrits National Park, un sito dove natura e storia convivono perfettamente. Nel Settecento questo promontorio ospitava seicento soldati britannici, di cui oggi resta il suggestivo Fort Shirley, completamente immerso nella giungla.

Boiling Lake

È forse l’escursione più celebre della Dominica: un trekking impegnativo ma straordinario, che vi porterà fino al Boiling Lake, il secondo lago di vapore più grande al mondo. Le sue acque grigio-blu ribollono tra le nuvole di vapore, dando vita a un paesaggio quasi lunare.

Boiling Lake a Dominica
iStock
L’incredibile Boiling Lake

Morne Trois Pitons National Park

L’anima più selvaggia di Dominica è racchiusa in questo parco Patrimonio UNESCO, un mosaico di valli, foreste pluviali, cascate e zone vulcaniche. L’Emerald Pool, con le sue acque color smeraldo avvolte dal verde, è un luogo da sogno, ma non è l’unico: qui si trovano fumarole, sorgenti calde e uno degli scenari più incredibili del Paese.

Sorvolare la foresta pluviale

Due terzi dell’isola sono coperti da foreste fitte e impraticabili: una buona notizia per chi ama la natura pura, meno per chi non se la sente di intraprendere lunghe escursioni. Fortunatamente, a mettere tutti d’accordo c’è la funivia panoramica che attraversa un tratto immenso di giungla e regala un punto di vista spettacolare su montagne, vallate e fumarole vulcaniche. Il viaggio termina nei pressi del Boiling Lake, permettendovi di ammirare dall’alto luoghi che fino a pochi anni fa erano raggiungibili solo dopo ore di trekking. È un modo semplice e sorprendente per cogliere l’essenza selvaggia dell’isola.

Le spiagge più belle di Dominica

Dominica non è l’isola dei Caraibi dove cercare chilometri di spiagge bianche: qui la natura gioca con colori più intensi, più wild, più autentici. Le sue baie sono scrigni segreti, spesso incorniciati da foreste, rocce vulcaniche e acqua trasparente che scintilla al sole. Un mix irresistibile per chi ama il mare ma vuole qualcosa di diverso dalle solite cartoline.

Sulla costa di Roseau vi aspetta una delle spiagge più iconiche dell’isola: Champagne Beach. Il nome dice tutto: sotto la superficie, le bolle vulcaniche risalgono dal fondale come in un calice frizzante, creando un’esperienza di snorkeling unica al mondo. Tra sassolini scuri e un mare limpido come cristallo, la barriera corallina si mostra in tutto il suo splendore.

A una mezz’ora dalla capitale, lungo la costa occidentale, si apre Mero Beach, un morbido tappeto di sabbia nera vulcanica che brilla al sole. Qui il mood è rilassato e conviviale: bar sulla spiaggia, cocktail freschi, pranzi vista mare e un’atmosfera perfetta per godersi una giornata slow, tra bagni e tramonti intensi.

Se cercate una spiaggia più selvaggia e scenografica, puntate verso nord-est: Batibou Beach è una meraviglia dorata, una rarità sull’isola. Circondata da palme altissime e vegetazione lussureggiante, sembra uscita da un film tropicale. La sabbia è chiara e fine, l’acqua turchese e la quiete assoluta: è l’ideale per chi vuole staccare completamente e tuffarsi in un angolo di paradiso ancora poco battuto.

Dove si trova Dominica e come raggiungerla

Servono dalle 13 alle 18 ore di volo circa, a seconda degli scali e dell’aeroporto di partenza, per raggiungere Dominica dall’Italia. Si trova nell’arcipelago delle Piccole Antille, nella zona orientale dei Caraibi, tra Guadalupa e Martinica. Per raggiungerla, si fa scalo sulle isole principali dei Caraibi. Un’opzione pratica è arrivare a Parigi e da lì volare sulle Antille Francesi, spostandosi poi con i trasporti locali.

La storia dei Maya cambia: scoperto il complesso rituale di una civiltà senza re

10 novembre 2025 à 07:30

Un monumento rituale gigantesco, rimasto nascosto per oltre 3.000 anni nella giungla del Tabasco, in Messico, sta riscrivendo la storia delle antiche civiltà Maya. Più grande di siti celebri come Tikal in Guatemala, è emerso portando con sé un messaggio sorprendente: a crearlo non furono re né imperi, ma una comunità unita da una visione comune del cosmo.

È la scoperta di Aguada Fénix, il sito che sta cambiando ciò che credevamo di sapere sui Maya e sulle origini del potere.

Il vasto complesso ritrovato di Aguada Fénix

Gli archeologi dell’Università dell’Arizona, guidati dal Professor Takeshi Inomata e dalla Distinguished Professor Daniela Triadan, della Fred A. Reicker University, hanno scoperto un imponente complesso cerimoniale che si estende  per oltre un chilometro e mezzo nello Stato di Tabasco, nel sito di Aguada Fénix, nel Messico sud-orientale.

Le loro scoperte, pubblicate su Science Advances, rivelano il più antico e grande cosmogramma conosciuto, costruito dalle prime comunità legate ai Maya intorno al 1050-700 a.C.

La fossa cruciforme scoperta ad Aguada Fénix
Atasta Flores
La fossa cruciforme scoperta nel sito di Aguada Fénix

Grazie alla tecnologia Lidar (Light Detection and Ranging), che permette di “vedere” attraverso la vegetazione, gli studiosi hanno potuto mappare il terreno dall’alto e scoprire un vasto altopiano rettangolare lungo 1,6 km e alto fino a 15 metri. La sua linea centrale si allinea perfettamente con il sorgere del sole il 17 ottobre e il 24 febbraio, date che rappresentano metà del ciclo del calendario rituale mesoamericano.

Durante gli scavi, è stata individuata una fossa a forma di croce contenente manufatti cerimoniali e ornamenti in giada a forma di animali sacri e figure umane. Nel cuore dello scavo, piccoli depositi di pigmenti minerari colorati – blu, verde, giallo e rosso – disposti in base ai quattro punti cardinali: la prima prova diretta del simbolismo cromatico direzionale in Mesoamerica. “Simboleggiano il concetto di uno spazio ordinato dell’universo – hanno spiegato gli studiosi -, un’idea che sarebbe sopravvissuta per oltre duemila anni nelle culture Maya e Azteche”.

Ma la scoperta non si ferma qui. Il sito rivela anche una rete di strade rialzate, corridoi e canali che testimoniavano un’organizzazione sociale già complessa e condivisa.

Pigmenti minerari colorati nei 4 punti cardinali
Takeshi Inomata/University of Arizona
Pigmenti minerari colorati nei 4 punti cardinali

Una scoperta che riscrive la storia dei Maya

Sono diversi gli aspetti che rendono quello avvenuto ad Aguada Fénix un ritrovamento eccezionale. Il complesso precede di quasi un millennio siti come Teotihuacan e Tikal (in Guatemala), ribaltando l’idea che la civiltà mesoamericana sia nata da un lento processo di centralizzazione del potere. “Quello che stiamo scoprendo è che ci fu un ‘big bang‘ di costruzioni all’inizio del 1000 a.C., di cui nessuno era a conoscenza”, ha affermato l’archeologo Inomata.

Ancora più straordinario è il fatto che non esistesse un re a guidare quei lavori. A differenza di altri centri monumentali, Aguada Fénix fu costruita grazie alla collaborazione volontaria di comunità unite da credenze cosmologiche comuni e guidare piuttosto da leader intellettuali. “Questi leader non avevano il potere di costringere gli altri”, ha spiegato Inomata. Le persone partecipavano perché credevano profondamente nell’idea di rappresentare l’universo attraverso l’architettura.

La scoperta dimostra come già 3.000 anni fa fosse possibile realizzare grandi opere senza gerarchie rigide, ma con cooperazione e una visione condivisa. “La gente ha l’idea che servono persone potenti per realizzare qualcosa di straordinario. Ma una volta che si analizzano i dati reali del passato, si scopre che non era così. Non abbiamo bisogno di una disuguaglianza sociale così grande per raggiungere obiettivi importanti”, ha concluso lo studioso.

La storia che conosciamo sui Maya continua a cambiare e, forse, guardando al passato, possiamo davvero imparare qualcosa anche per il nostro futuro.

Ornamenti e utensili in giada nello scavo
Takeshi Inomata/University of Arizona
Ornamenti e utensili in giada nello scavo

I luoghi reali di Fantaghirò, dove è stata girata la fiaba cult degli Anni ’90

Par : marcobaldini
6 novembre 2025 à 17:00

Negli Anni ’90 Fantaghirò ha conquistato intere generazioni con le avventure di una principessa coraggiosa, tra magie, nemici terrificanti e storie d’amore impossibili. La miniserie italiana, ispirata alla fiaba popolare toscana “Fanta-Ghirò, persona bella”, ha saputo creare un mondo fantastico unico grazie non solo alla sceneggiatura e ai personaggi, ma anche alle location mozzafiato in cui è stata girata.

Dalla Repubblica Ceca alla Slovacchia, passando per Cuba e Thailandia, ogni set ha contribuito a costruire l’atmosfera fiabesca che ha reso celebre la saga.

Di cosa parla Fantaghirò

La serie prende spunto dalla fiaba tradizionale toscana, in cui una giovane principessa dimostra coraggio e intelligenza affrontando prove impossibili e conquistando l’amore di un re nemico, portando pace tra due regni. Nella trasposizione di Lamberto Bava del 1991, Fantaghirò diventa una guerriera moderna: indipendente, audace e capace di innamorarsi di Romualdo a prescindere dal suo genere.

I film raccontano le sue battaglie contro forze oscure, streghe malvagie e creature fantastiche, in un mondo che mescola magia, romanticismo e avventura.

Fantaghirò Remo girone
ANSA
Alessandra Martinez e Remo Girone in Fantaghirò

Dove è stato girato

Sebbene gran parte delle riprese siano avvenute all’estero, la produzione, i costumi e la scenografia sono interamente italiane. Grazie alla combinazione di set naturali, castelli fiabeschi e scenografie esotiche, Fantaghirò è riuscita a creare un mondo suggestivo e senza tempo, capace di affascinare ancora oggi chi l’ha amata negli Anni ’90.

Thailandia

Per Fantaghirò 4, alcune scene sono state girate in Thailandia. In particolare nell’antica città museo di Samut Prakan (Mueang Boran), a circa 30km a sud-est di Bangkok. I templi e le architetture orientali hanno contribuito a ricreare il regno di Re Tohor, dove Fantaghirò si reca per fermare il male. Le atmosfere esotiche dei paesaggi tropicali e delle costruzioni storiche hanno fornito uno sfondo perfetto per un racconto fantasy dai toni avventurosi e misteriosi, dando agli spettatori la sensazione di entrare in un mondo lontano e incantato.

Templi dell'antica città di Samut Prakan in Thailandia
iStock
Templi dell’antica città di Samut Prakan

Cuba

Il quinto film della saga, Fantaghirò 5, ha avuto come set principale Cuba, scelto per la sua bellezza naturale e i suoi paesaggi tropicali, ma anche per motivi economici. A raccontarlo fu il regista Lamberto Bava: «Abbiamo scelto Cuba per contenere i costi e dare alla serie un’ambientazione completamente diversa. Qui c’è una scuola di cinema straordinaria, con tecnici preparati e manodopera qualificata. Certo, la burocrazia rallenta un po’ tutto, ma a Cuba non si compra nulla solo con il denaro».

Qui approda il galeone volante del cattivissimo Senzanome e della sua ciurma di arcimboldi vegetali. Tra spiagge, grotte e il Parco forestale metropolitano de L’Avana, sono state girate le scene più spettacolari, incluso il galeone dell’orco mangiabambini. In questo capitolo, Fantaghirò incontra le Memosughe, creature che succhiano i suoi sentimenti, e deve ricostruire la propria vita in un mondo parallelo, lontano dall’amore per Romualdo e dalla sua famiglia.

Parco Avana
iStock
Parco metropolitano dell’Avana a Cuba

Nelle foreste dell’Avana, dove un tempo fu girato il primo Tarzan con Johnny Weissmuller, è stato costruito il galeone pirata in scala reale, mentre gli studi televisivi della Riv, ricavati negli ex locali della Fox, sono stati trasformati in un mondo di magie, streghe e fumi colorati grazie agli effetti speciali di Sergio Stivaletti.

I castelli della Repubblica Ceca

Nonostante le ambientazioni esotiche, i castelli dell’Est Europa restano il cuore della saga. Il castello di Bouzov, in Repubblica Ceca, è stato scelto come dimora di Fantaghirò. La sua architettura gotico-rinascimentale ha regalato alle scene un’atmosfera fiabesca, impreziosita dal celebre pozzo in cui la principessa viene isolata dalle sorelle.

Il castello di Pernstejn ha invece rappresentato la residenza di Romualdo, con torri slanciate e boschi incantati che hanno fatto da sfondo ai momenti romantici della serie. In Slovacchia, il castello di Bojnice ha ospitato le scene del palazzo della Strega Nera, con le sue torri, le mura ricoperte di edera e i giardini incantati. I fiumi, i laghi e le foreste circostanti hanno completato il quadro, rendendo ogni avventura visivamente memorabile.

Castello di Pernstejn
iStock
Castello di Pernstejn

Guachimontones, alla scoperta delle misteriose piramidi circolari del Messico

15 octobre 2025 à 18:33

Nel cuore dello stato di Jalisco, non lontano da Guadalajara, si trova uno dei siti archeologici più misteriosi del Messico: Guachimontones, un luogo che sembra sfidare tutte le leggi dell’architettura precolombiana. La sua unicità? Le piramidi non sono come quelle di Teotihuacán o Chichén Itzá, ma perfettamente circolari.

Un complesso unico al mondo, che racconta la storia di una civiltà misteriosa, quella dei Teuchitlán, che tra il 300 a.C. e il 900 d.C. sviluppò una delle culture più affascinanti e meno conosciute di sempre. Tra cerchi concentrici, altari e piattaforme ricoperte dal verde, il sito dei Guachimontones, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, è un viaggio nel tempo che merita di essere vissuto.

Un sito archeologico unico al mondo

Per secoli, le piramidi circolari uniche al mondo del sito dei Guachimontones sono rimaste sepolte dalla vegetazione, protette dal silenzio e dal tempo. Sono state riportate alla luce solo di recente, negli Anni ’90 (ed erano state scoperte ufficialmente negli Anni ’70), ma resta da scoprire molto altro, vista la grande estensione dell’area archeologica: su 90 ettari ne è stato esplorato solo l’1,3%.

La grande differenza rispetto ai classici templi a gradoni che tutti noi conosciamo? Le piramidi sono concentriche e circondate da piattaforme, templi e campi cerimoniali disposti in perfette geometrie.

Piramidi circolari tra mistero e cerimonie

Al centro del sito spicca quello che è stato chiamato El Gran Guachi, la più grande piramide con un diametro di 27 metri e 52 gradini concentrici. Salire quassù è un’esperienza meravigliosa.

Tutt’attorno si dispongono 12 piattaforme che simboleggiavano il legame fra uomo, cielo e terra. Infatti, sebbene la cultura Teuchitlán rimanga avvolta nel mistero, poiché non lasciò testi scritti, queste costruzioni sanno testimoniare un alto livello di conoscenza astronomica e urbanistica: gli archeologi ipotizzano che le piramidi servissero per riti religiosi e cerimonie comunitarie, ma anche come luoghi di osservazione del cielo e delle stagioni.

Qui si svolgevano cerimonie in onore del dio del vento Ehécatl e si pensa che tali riti prevedessero anche la cerimonia dei Voladores (tradotto in “volanti”): un sacerdote saliva su un palo, posto sulla cima delle piramidi, per rendere omaggio alla divinità. Quello di Guachimontones è uno dei siti più antichi in cui si è rilevata questa tradizione, che si credeva fosse più profondamente radicata tra gli Aztechi e i Totonac del Messico centrale e orientale.

Piramidi circolari di Guachimontones in Messico
iStock
Le piramidi circolari del sito di Guachimontones a Teuchitlán, Messico

A completare il misterioso sito di Guachimontones finora conosciuto sono anche un anfiteatro e alcune terrazze ed edifici più piccoli.

Oggi, passeggiando tra le sue rovine, si percepisce un’atmosfera sospesa: il vento che soffia sulle piramidi di pietra perfettamente concentriche sembra raccontare storie di antichi sacerdoti, danze rituali e offerte agli dei venerati dalle antiche civiltà. È un luogo che affascina archeologi e viaggiatori, che hanno la possibilità di visitarlo (grazie al Centro Interpretativo di Guachimontones) per immergersi in un paesaggio sospeso nel tempo dove si respira l’equilibrio perfetto tra armonia e mistero.

Dove si trova il sito archeologico

Le piramidi circolari del sito di Guachimontones si trovano nel comune di Teuchitlán, nello stato di Jalisco, vicino al lago di Teuchitlán. Si può raggiungere l’area in circa un’ora d’auto da Guadalajara (65 km), la seconda città più grande del Messico. Ci sono anche diversi tour organizzati che partono ogni giorno dal centro della città.

Viaggio in Guatemala alla scoperta del sito archeologico di Tikal

Par : elenausai10
22 septembre 2025 à 13:27

Chiunque stia organizzando un viaggio in Guatemala, non può rinunciare a una delle tappe più belle e suggestive: il sito archeologico di Tikal, l’antica città-stato Maya situata nel nord del Paese. Situato nel cuore della giungla del Petén, questo straordinario sito archeologico è uno dei centri più importanti dell’antica civiltà Maya e oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Tra piramidi imponenti che svettano sopra la foresta e sentieri popolati dal richiamo delle scimmie urlatrici e dal canto degli uccelli tropicali, la visita a Tikal è un’esperienza che unisce natura e storia in modo unico. Anche se molte delle sue strutture sono già state portate alla luce, gran parte della città resta ancora nascosta sotto la vegetazione e gli scavi continuano a rivelare nuovi dettagli di questo affascinante passato.

Il sito archeologico di Tikal fu scelto anche da George Lucas, che qui ambientò alcune scene di Star Wars: Episodio IV-Una nuova speranza. Il Tempio IV, con i suoi 57 metri di altezza, fu utilizzato come punto di osservazione della base ribelle. Salire fino alla sua cima vi regalerà non solo un panorama mozzafiato sulla giungla, ma anche la suggestione di trovarvi dentro una scena da film!

La storia dell’antica città-stato di Tikal

Non è un caso che il Guatemala venga definito il cuore pulsante del mondo Maya. Tra le sue città più straordinarie spicca Tikal, la più vasta dell’epoca precolombiana e un tempo una delle maggiori potenze politiche ed economiche della regione.

Dopo secoli di prosperità, Tikal visse un periodo turbolento: fu invasa dai Teotihuacani, popolazione proveniente dall’area dell’attuale Città del Messico. Le dinamiche storiche di quell’epoca restano in parte avvolte nel mistero e ancora oggi gli archeologi cercano di ricostruirne gli eventi, intrecciando leggende, reperti e nuove scoperte.

Rovine a Tikal
iStock
Le rovine di Tikal immerse nella giungla

Cosa vedere a Tikal

Il sito archeologico di Tikal è un vero e proprio museo a cielo aperto, dove ogni angolo racconta un frammento della storia Maya. Il percorso inizia dalla Gran Plaza, dominata dal Tempio I o Tempio del Gran Giaguaro, costruito come sepoltura del re Ah Cacao, e dal Tempio II, detto delle Maschere, entrambi simboli del potere della città.

Accanto si trovano l’Acrópolis del Norte, con le sue antiche strutture risalenti al 600 a.C., e l’Acrópolis Central, un labirinto di cortili e sale probabilmente residenze nobiliari. Spostandosi a ovest si incontra il Tempio III, risalente all’810 d.C., che conduce lungo la Calzada Tozzer al maestoso Tempio IV: con i suoi 65 metri è l’edificio più alto del sito e offre una delle viste panoramiche più spettacolari della giungla.

Da non perdere anche il Tempio V, alto 57 metri, e la vicina Acrópolis del Sur, ancora in fase di scavo. Poco distante, la Plaza de los Siete Templos colpisce per i suoi edifici cerimoniali e per i campi da gioco della palla. Infine, meritano una visita il complesso di El Mundo Perdido, con la sua piramide preclassica, e il suggestivo Tempio VI delle Iscrizioni, più isolato.

Come raggiungere Tikal in Guatemala

Trovandosi in una zona remota del Guatemala, Tikal è raggiungibile esclusivamente con uno shuttle o bus turistico. Il punto di partenza ideale è la città di Flores e potete acquistare esclusivamente il biglietto del trasporto o quello compreso del biglietto d’entrata. La stagione perfetta per visitare Tikal è quella secca, ossia da novembre ad aprile, con febbraio e marzo quali mesi ideali in termini di afflusso turistico.

Svelato il mistero sul crollo della civiltà Maya: il segreto si nasconde in una stalagmite

Par : elenausai10
27 août 2025 à 07:30

La civiltà Maya era vastissima: si estendeva dal Messico meridionale all’America Centrale. Un territorio punteggiato da città fiorenti che ospitavano migliaia di persone e da templi straordinari, frutto delle più avanzate conoscenze astronomiche. Eppure, nel giro di due secoli, quei centri si svuotarono, i templi furono abbandonati e i grandi progetti architettonici rimasero incompiuti. Cosa accadde?

Per lungo tempo la risposta è rimasta avvolta nel mistero. Gli studiosi hanno avanzato teorie suggestive, sostenendo che non ci fosse una sola causa, ma un intreccio di fattori: crisi climatica, sovrappopolazione, conflitti politici. Eppure, una parte del segreto si celava in un luogo del tutto inaspettato: all’interno di una stalagmite.

Il segreto sul crollo dei Maya è dentro una stalagmite

Il declino della civiltà Maya tra il IX e il X secolo d.C. coincide con otto lunghi periodi di siccità, uno dei quali durò addirittura tredici anni consecutivi. A rivelarlo non sono cronache antiche, ma la composizione chimica di una stalagmite rinvenuta in una grotta dello Yucatán, in Messico.

Grotta con stalagmiti nello Yucatan
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Esempio di grotta con stalagmiti nello Yucatan

Analizzata da un team internazionale guidato dall’Università di Cambridge e i cui risultati sono stati pubblicati su Science Advances, questa roccia silenziosa ha conservato nel tempo preziose tracce climatiche. Lo studio degli isotopi di ossigeno intrappolati al suo interno ha permesso di ricostruire con sorprendente precisione le variazioni delle piogge stagionali tra l’871 e il 1021 d.C., proprio negli anni in cui le città Maya si svuotavano e i templi venivano abbandonati.

“Conoscere la media annuale delle precipitazioni non è così significativo quanto conoscere le caratteristiche di ogni singola stagione delle piogge”, ha spiegato il primo autore dello studio, Daniel H. James. “Essere in grado di isolare la stagione delle piogge ci permette di tracciare con precisione la durata della siccità nella stagione delle piogge, che è ciò che determina il successo o il fallimento delle colture”.

Il ruolo delle siccità nel crollo della civiltà Maya

Le analisi condotte sulla stalagmite dello Yucatán hanno rivelato che tra l’871 e il 1021 d.C. si verificarono ben otto periodi di siccità durante la stagione delle piogge, ciascuno della durata minima di tre anni. Tra questi, uno si protrasse per tredici anni consecutivi, un intervallo di tempo sufficiente a mettere in ginocchio qualsiasi società agricola.

Nonostante le avanzate tecniche di gestione dell’acqua sviluppate dai Maya, come serbatoi, canali e cisterne, la mancanza prolungata di piogge ebbe effetti devastanti: raccolti compromessi, crisi alimentari e tensioni sociali che finirono per minare la stabilità politica delle città-stato.

Questi dati scientifici si intrecciano perfettamente con le evidenze storiche e archeologiche già note. Nei principali siti del nord, compresa la celebre Chichén Itzá, gli archeologi hanno documentato ripetute interruzioni nell’attività politica e nella costruzione di monumenti proprio negli stessi decenni in cui si registrarono le siccità. È quindi plausibile che i periodi di stress climatico abbiano innescato una spirale di crisi interne, contribuendo al progressivo abbandono delle città.

Seppur il crollo della civiltà Maya dipese da una complessa combinazione di fattori, le stalagmiti dello Yucatán hanno dimostrato come la natura abbia avuto un ruolo decisivo nella fine di una delle più affascinanti culture del mondo antico.

Tra le braccia del mistero: l’affascinante Isola delle Bambole in Messico

21 juillet 2025 à 17:08

Anche se sembra il set di un macabro film horror, Isla de las Muñecas non è solo una curiosità turistica: è uno dei simboli più potenti della cultura popolare messicana, dove la morte, il mistero e il folclore convivono in un delicato equilibrio. Che ci si creda o no, visitare quest’isola significa entrare in un mondo dove il confine tra reale e soprannaturale si fa sottile.

Un luogo che inquieta, ma che lascia anche un segno indelebile in chi lo visita. Nel cuore dei canali di Xochimilco, una zona lagunare a sud di Città del Messico, si può visitare l’Isola delle Bambole, una piccola porzione di terra galleggiante, nascosta tra i famosi canali patrimonio UNESCO. Qui centinaia di bambole rotte, sporche, appese agli alberi e alle capanne, osservano i visitatori con occhi di vetro, teste storte e arti mancanti.

Le origini dell’isola messicana inquietante e surreale

Isla de las Muñecas è un luogo surreale che attira ogni anno migliaia di viaggiatori in cerca di storie insolite, misteriose e, per molti, profondamente inquietanti. La sua storia è strettamente legata alla figura di Don Julián Santana Barrera, l’eremita che per decenni ha vissuto lì da solo, tra le bambole. Secondo la leggenda, negli anni ’50 Don Julián si ritirò sull’isola per vivere in solitudine. Un giorno, trovò il corpo di una bambina annegata nei canali vicino alla sua chinampa (isolotto artificiale). Poco dopo, una bambola galleggiava, l’uomo la raccolse e la appese a un albero, come gesto simbolico per placare lo spirito della piccola.

Da quel momento, cominciò ad appendere bambole ovunque, recuperandole dai rifiuti, scambiandole nei mercati, o trovandole alla deriva nell’acqua. Credeva che lo spirito della bambina possedesse l’isola e che le bambole potessero proteggerlo. Così, per oltre 50 anni, ne raccolse centinaia. Ironia del destino, Don Julián morì nel 2001 proprio dove diceva di aver trovato il corpo della bambina. Da allora l’isola è rimasta congelata nel tempo, come un santuario pagano dedicato a un’anima perduta.

Isla de las Muñecas isola bambole
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Isla de las Muñecas in Messico

Un’esperienza da brivido

Visitare Isla de las Muñecas non è un’esperienza per tutti. Le bambole sono vecchie, mutilate, con occhi vuoti e capelli arruffati. Molte sono appese con fili, chiodi o corde, dando un’immagine visiva decisamente inquietante. Eppure, è proprio questa atmosfera surreale che affascina: tra superstizione e folklore, l’isola è diventata un’attrazione unica nel suo genere, una meta fuori dal comune per chi ama il turismo oscuro, i misteri e le storie vere che superano la fantasia. Alcuni visitatori giurano di aver visto le bambole muoversi o sussurrare. Altri lasciano offerte, fotografie, o nuove bambole per mantenere viva la leggenda.

Curiosità o leggende

Anche Tim Burton, maestro del gotico cinematografico, non ha resistito al fascino oscuro dell’Isla de las Muñecas. Durante un viaggio in Messico nel 2012 per promuovere il suo film d’animazione Frankenweenie, il regista ha deciso di dedicare qualche ora alla visita di questo luogo tanto macabro quanto leggendario. Eppure, secondo alcune fonti vicine, l’esperienza non è stata così inquietante come si aspettava: pare infatti che Burton abbia trovato l’isola decisamente meno spaventosa di quanto le storie — e le bambole — lasciassero immaginare. Secondo diversi racconti popolari, alcune bambole aprirebbero e chiuderebbero gli occhi da sole, o si muoverebbero leggermente, anche quando non c’è vento.

Altri parlano di sussurri tra gli alberi o di presenze invisibili che si fanno sentire nelle ore più silenziose. Esistono altre chinampas nei dintorni di Xochimilco con bambole appese, ma nessuna ha la densità, l’atmosfera o la storia dell’Isla de las Muñecas originale. Alcune sono imitazioni create per il turismo, ma l’isola di Don Julián è l’unica autentica, riconosciuta come tale anche dalla gente del posto. L’isola ha fatto da sfondo a diversi documentari e programmi paranormali, tra cui Ghost AdventuresDestination Truth. Le telecamere hanno spesso registrato suoni insoliti e fenomeni inspiegabili durante le riprese notturne.

Xochimilco Messico
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Il lago Xochimilco a sud di Città del Messico

Come arrivare e quando è meglio andarci

Per raggiungere Isla de las Muñecas, bisogna partire dai molini (imbarcaderi) di Xochimilco, facilmente raggiungibili dal centro di Città del Messico in taxi o metropolitana. Una volta lì, si sale a bordo di una trajinera, le coloratissime barche tradizionali che solcano i canali. Il tour per raggiungere l’isola dura circa 1-2 ore a tratta, a seconda del punto di partenza e dell’itinerario scelto. Il tour può essere combinato con la visita ad altre chinampas e con musica mariachi a bordo. L’ingresso all’isola non è sempre garantito: alcune zone sono visibili solo dalla barca. Si consiglia di portare contanti per eventuali acquisti o donazioni. Il periodo migliore per visitare Xochimilco e l’Isla de las Muñecas è tra ottobre e maggio, evitando la stagione delle piogge.

Se cercate un’esperienza ancora più intensa, andateci a fine ottobre, in occasione del Día de los Muertos: le leggende prendono vita, e l’atmosfera si fa ancora più carica di simbolismo e mistero. Il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) è una delle feste più importanti e suggestive del Messico. Celebrata il 1 e 2 novembre, questa ricorrenza non è una celebrazione funebre triste o cupa, ma un momento di gioiosa commemorazione dei defunti. Secondo la tradizione messicana, in questi giorni gli spiriti dei cari tornano a far visita ai vivi, e le famiglie preparano altari, offerte e festeggiamenti per accoglierli.

Green Island, l’angolo segreto dei Caraibi al largo della costa orientale di Antigua

Par : elenausai10
17 juillet 2025 à 11:16

In Italia non mancano di certo spiagge da sogno, con paesaggi mozzafiato e acque cristalline. Tuttavia, dobbiamo ammettere che, di tanto in tanto, ci coglie un irresistibile desiderio di evadere verso i paradisi esotici dei Caraibi. Basta semplicemente nominarli per immaginarci nuotare in quelle atmosfere da cartolina, dove le uniche cose da fare sono rilassarsi e mangiare specialità a base di pesce fresco.

Tra le destinazioni più sognate ci sono le isole sorelle Antigua e Barbuda e le loro isole minori, una su tutte Green Island, una vera perla dei Caraibi. Questa placida isola, priva di abitanti, è famosa per la sua incredibile bellezza e la sua quiete, offrendo un rifugio perfetto dalle mete turistiche caotiche.

Dove si trova Green Island

Green Island è una piccola isola disabitata situata lungo la costa orientale di Antigua, una delle due isole principali che compongono lo stato di Antigua e Barbuda, nei Caraibi orientali. L’isola è separata dalla terraferma da una laguna protetta dalla barriera corallina ed è raggiungibile esclusivamente in barca, solitamente tramite escursioni organizzate o tour privati che partono da località come Willikies o dal porto turistico di Falmouth.

Grazie alla sua posizione isolata, così immersa in un’area marina incontaminata, Green Island rappresenta una meta ideale per chi desidera scoprire un angolo di paradiso caraibico.

Cosa fare e cosa vedere a Green Island

Se vi trovate ad Antigua e Barbuda, un’escursione in barca verso Green Island è un must. Questo autentico gioiello nascosto incanta i visitatori con la sua bellezza selvaggia e il suo fascino incontaminato. Si tratta di un’isola privata, ma accessibile al pubblico, dove il tempo sembra rallentare: qui ci si rilassa sulle spiagge di sabbia bianca e impalpabile, si nuota nelle sue acque turchesi incredibilmente limpide e si va alla scoperta dei fondali ricchi di vita marina.

Le barriere coralline che la circondano, infatti, brulicano di pesci colorati, tartarughe marine, razze e coralli variopinti, regalando un’esperienza subacquea tra le migliori di tutta Antigua. La visibilità, inoltre, è eccezionale e le formazioni coralline abbondano, rendendo ogni immersione un vero spettacolo naturale.

Oltre alle sue spiagge paradisiache, Green Island offre diverse opportunità per fare escursioni a piedi. Sono presenti diversi sentieri naturali che permettono di osservare la fauna locale. L’isola fa parte delle Offshore Islands Important Bird Area di Antigua e ospita specie rare e protette come l’anatra fischiatrice delle Indie Occidentali, pellicani bruni e diverse varietà di sterne.

Durante le vostre passeggiate, potrete ammirare anche alcuni resti storici, come le tracce di un’antica piantagione di canna da zucchero, testimoni silenziosi del passato coloniale dell’isola.

Se cercate una destinazione dove trovare pace e bellezza autentica, sia per una giornata di escursione sia come tappa di un viaggio in yacht tra le baie più suggestive dei Caraibi, i suoi ambienti incontaminati e i paesaggi da cartolina la rendono un’esperienza imperdibile per chi desidera vivere Antigua da una prospettiva diversa.

Ricordatevi di portare con voi cibo e bevande, perché sull’isola non sono presenti punti ristoro, e di utilizzare solo creme solari sostenibili per non contaminare la barriera corallina.

Alla scoperta delle tradizioni e feste del Messico

8 juillet 2025 à 19:49

Terra ricca di tradizioni, di culture che si sono mescolate dando vita a un luogo unico e di appuntamenti imperdibili, il Messico è il posto da scoprire e in cui viaggiare per andare alla ricerca di tutto ciò che ha da offrire.

Un luogo in cui si fondono popoli e storie diverse, dando vita a qualcosa di straordinario: il mix culturale che si può incontrare in Messico è una ricchezza che va assaporata, che ci fa passare da eventi religiosi ad altri di tipo pagano, dai colori che investono con la loro vivacità a rituali intriganti, dando vita a un miscuglio unico e affascinante.

Le feste del Messico hanno saputo conquistare i tanti viaggiatori che lo visitano ogni anno, diventando celebri anche fuori dai confini del Paese del Centro America, raggiungendo tutto il globo e diventando un’ulteriore ottima ragione per fare le valigie e partire.

Le celebrazioni locali che dobbiamo conoscere per partire anche noi alla volta di questa incredibile Nazione che tanto ha da farci conoscere.

Dios de los muertos: la celebrazione più famosa

In genere gli eventi più importanti si tengono tra il 28 ottobre e il 2 novembre, ma la celebrazione vera e propria arriva a durare anche un mese: stiamo parlando del Dia de Los Muertos, festa religiosa messicana celebre in tutto il mondo. Protagonisti sono i colori accesi e vivaci, i teschi, gli abiti eleganti e le facce dipinte come la Calvera Catrina, overo la Signora del Giorno dei Morti. Le strade delle città, le case, i cimiteri e le piazze si trasformano per celebrare le persone che non ci sono più. E pare che questo appuntamento abbia origini antiche: con gli Aztechi nella Mesoamerica. È bene sapere che ci sono differenze di festeggiamenti da un luogo all’altro e che tra le mete da raggiungere in Messico vi sono: Janitzio, isola di dimensioni modeste nel lago Pátzcuaro dove ammirare le celebrazioni di un gruppo indigeno, oppure Città del Messico dove si tengono tanti appuntamenti diversi.

Tra le altre feste del Messico che vale la pena citare tra le più tradizionali, ci sono il Carnevale e la Pasqua con tutto il loro bagaglio di momenti tradizionali e celebrativi.

Dia de los muertos, celebre festa in Messico
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Dia de los muertos, famosa festa in Messico

Día de la Candelaria, la fine del periodo natalizia

Il Día de la Candelaria si celebra il 2 febbraio ed è quel momento che segna la fine delle celebrazioni per il Natale in Messico. Si tratta di un appuntamento che mescola la cultura cattolica a quella preispanica, ovvero la purificazione della Vergine Maria da una parte e il momento che dava il via alla stagione della semina, dall’altra. In questo giorno per tradizione si preparano tamales e atole, ovvero un piatto a base di impasto di mais ripieno e una bevanda calda.

Giorno dell’indipendenza del Messico

Il 16 settembre si festeggia il Giorno dell’indipedenza del Messico, una festa che serve a ricordare anche il Grito de Dolores, avvenuto nel 1810 e che ha dato il via alla lotta per l’indipendenza del Paese dalla Spagna. Ovunque si celebra questo momento e non ci si limita a un solo momento: dal 15 ci si inizia a preparare, se si gira per i centri urbani infatti si incontrano bancarelle, poi si attende il discorso del Presidente nelle piazze e risuona il “Grito”. Mentre il 16 settembre si può assistere alle parate, ma anche a tanti altri eventi che sono un intrigante mix di storia, simboli e divertimento.

Festa dell'indipendenza  in Messico
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Festa dell’indipendenza in Messico: si tiene il 16 settembre

La Guelaguetza, un festival imperdibile

La Guelaguetza è un festival imperdibile che si tiene a Oaxaca e nelle località vicine – omonimo stato del Messico meridionale – ogni anno. Un’occasione unica per assaporare e cogliere un po’ delle tradizioni più interessanti delle popolazioni indigene del posto con balli in costumi tradizionali, cibo, arte e altri prodotti. Si tiene a metà luglio, in particolare durante i due lunedì che seguono il 16 del mese.  Un appuntamento colorato, che riesce a trasmettere l’anima di questa zona del Messico e che restituisce un affresco delle sue tradizioni. Anche in questo caso, a quanto pare, ciò che viviamo oggi è un mix tra le tradizioni più remote, quelle legate al primo raccolto, e quelle cristiane con le celebrazioni in onore della Virgen del Carmen (16 luglio).

Feste del Messico: la Guelaguetza
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Le feste da conoscere in Messico: la Guelaguetza

Celebrazioni religiose e natalizie in Messico: due date importanti

Tra le celebrazioni legate alla religione e al Natale che non possono essere dimenticate vi è il Giorno della Vergine di Guadalupe, che cade il 12 dicembre e che trasforma la basilica di Città del Messico in un centro di devozione ancora più importante: questo santuario, infatti, è stato costruito vicino al punto in cui si pensa che la Vergine Maria sia apparsa a un contadino nel lontano 1531. Ci sono pellegrinaggi e messe. Tra il 16 e il 24 dicembre, invece è tempo di Las Posadas in cui delle persone si travestono e rievocano ogni sera un tratto del cammino di Giuseppe e Maria prima della nascita di Gesù.

Festival Internacional de la Obsidiana

Si tiene ogni anno a marzo a Teotihuacan, antica città precolombiana oggi importante sito archeologico, il Festival Internacional de la Obsidiana: un’occasione preziosa non solo per conoscere meglio la cultura e la storia di questo luogo, ma anche prendere parte a spettacoli, laboratori e degustazioni. Non è troppo distante da Città del Messico per cui è una tappa di viaggio perfetta in questa zona del Paese.

Questi sono sono solo alcuni dei tanti appuntamenti incredibili, che ci permettono di entrare maggiormente in contatto con la cultura e le tradizioni locali, andando a scoprire la storia, il passato e la vivacità di un Paese magnifico: il Messico ci aspetta e ogni momento è buono per raggiungerlo.

La foresta magica in Messico dove ogni anno il cielo si dipinge di nero e arancione

Par : elenausai10
16 juin 2025 à 18:26

È uno degli spettacoli naturali più straordinari del pianeta quello che avviene ogni anno tra le foreste di abeti del Messico centrale. Qui, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, milioni di farfalle monarca (Danaus plexippus) si radunano coprendo gli alberi e dipingendo il cielo di nero e arancione.

Siamo nella Riserva della Biosfera delle Farfalle Monarca, un’area di 56 milioni di ettari ricoperta di pini, querce e conifere, creata nel 1980 per proteggere l’habitat invernale di questa straordinaria creatura che, nella cultura mesoamericana, personificava le anime dei cari defunti.

Dove si trova la foresta delle farfalle monarca

La Riserva della Biosfera delle Farfalle Monarca, Patrimonio UNESCO, si trova in Messico, tra gli stati del Michoacan e dell’Estado de Mexico. Ogni anno, qui arrivano milioni di farfalle monarca dopo aver lasciato il freddo nord degli Stati Uniti e del Canada per raggiungere le montagne dal clima più mite della foresta del Michoacàn, affrontando un tragitto di oltre 4000 chilometri, il più lungo mai osservato tra gli insetti.

Si tratta di una migrazione della durata di otto mesi che attraversa il continente, durante la quale cinque generazioni consecutive nascono e muoiono. I diversi santuari situati nel Michoacán e nello Stato del Messico sono aperti ai visitatori che potranno immergersi nel mondo delle monarche, conoscere questo fenomeno di migrazione di massa e sostenere gli sforzi per proteggerle.

Il fenomeno migratorio delle farfalle monarca

La migrazione delle farfalle monarca è un fenomeno che affascina tanto i professionisti del settore quanto appassionati e semplici curiosi. Questo è considerato uno dei viaggi più epici e pericolosi del pianeta: sebbene le monarca vivano in tutto il mondo, dal Sud America ai Caraibi, fino all’Europa, le monarca nordamericane sono le uniche che portano avanti questa incredibile migrazione stagionale.

Ogni autunno, le monarca negli Stati Uniti settentrionali e nel Canada meridionale volano verso sud, lungo un percorso di oltre 4.000 chilometri noto solo alle generazioni precedenti. Quelle che sopravvivono si radunano nel Messico centrale, dove trascorrono l’inverno negli stessi boschi di abeti che hanno ospitato i loro nonni e bisnonni l’anno precedente.

Perché e quando si verifica il fenomeno

Il motivo principale per cui avviene questo fenomeno è sfuggire ai rigori dell’inverno settentrionale. Questo perché le farfalle monarca non sono in grado di sopravvivere ai climi freddi e alle gelate che investono il Canada e il Nord degli Stati Uniti. Pertanto, intraprendono un viaggio incredibile verso sud, dove le temperature sono più miti e le condizioni ambientali permettono loro di svernare.

Il mese ideale per assistere all’arrivo delle farfalle monarca è febbraio, in particolare nell’area di Michoacán dove il 70% del territorio della riserva risulta la destinazione più importante in Messico per assistere alla migrazione delle monarca. Qui sono presenti tre santuari aperti al pubblicoEl Rosario, il più grande e popolare, noto per le sue strutture come il corridoio degli artigiani, Sierra Chincua, con la sua foresta lussureggiante e sentieri più brevi, adatti alle famiglie, e Senguio, con i suoi paesaggi meno conosciuti e incontaminati, ideali per chi viaggia da solo.

Cosa fare a Cuba due settimane: itinerario e consigli

11 juin 2025 à 13:47

Esplorare Cuba per due settimane significa immergersi in un’esperienza che va oltre la semplice vacanza. Durante questo viaggio si avrà la possibilità di conoscere la storia, la cultura, la natura e l’anima del magnifico popolo cubano. Questo itinerario è pensato per chi desidera vivere l’isola in modo autentico, privilegiando incontri significativi e scoperte profonde, lontano dai circuiti turistici più battuti.

Due settimane a Cuba equivalgono a tornare con il cuore carico di emozioni e una prospettiva nuova sul mondo. Per vivere al meglio l’esperienza cubana è consigliato alloggiare nelle casas particulares: abitazioni di cittadini cubani che affittano camere dando al viaggiatore l’opportunità unica di conoscere le persone locali, fare delle chiacchiere e condividere momenti di vita quotidiana. È un modo per immergersi nella vera Cuba, al di là dei circuiti turistici.

Un viaggio nell’anima di Cuba

Cuba è un’isola che conquista l’anima, un Paese dove il tempo sembra essersi fermato e la vita scorre al ritmo di salsa e son. Due settimane a Cuba sono un tempo ideale per esplorare le sue città vibranti, ammirare i paesaggi naturali mozzafiato e vivere le spiagge da sogno. Ma soprattutto sono perfette per entrare a contatto con la sua gente accogliente e resiliente.

Questo itinerario di due settimane a Cuba guida il viaggiatore curioso attraverso un viaggio denso di incontri speciali, momenti di riflessione e un’immersione nella cultura cubana. La frenesia e l’ansia della vita quotidiana scompariranno.  Questa è un’avventura che nutrirà l’anima di tutti i viaggiatori e sottolineerà l’importanza delle piccole cose facendo apprezzare la libertà in modi nuovi e inaspettati.

Giorno 1-2: L’Avana, un tuffo nella storia e nella cultura

cosa fare a l'avana
Fonte: iStock
Auto retrò americana d’epoca di fronte al Campidoglio

L’Avana è il punto di partenza perfetto per un viaggio a Cuba di due settimane. Questa è una città che pulsa di energia e storia. I primi due giorni servono per esplorare il suo cuore vibrante, lasciandosi trasportare dai suoi ritmi e dai suoi colori. Qui, il tempo sembra danzare al ritmo di una musica lontana, tra edifici che raccontano secoli di vicende e un’atmosfera che cattura l’anima.

Tappa 1: L’Avana Vecchia e il malecón

Perdersi tra le vie di L’Avana Vecchia – Habana Vieja – dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Qui ogni angolo rivela una storia, tra palazzi coloniali sbiaditi, piazze vivaci e vicoli stretti. Passeggiare lungo il Malecón, il celebre lungomare, osservando la vita che scorre e godendosi la brezza marina è sicuramente una cosa da non perdere durante una tappa in città. Visitare poi i mercati artigianali per immergersi nell’arte locale e assaggiare la cucina tradizionale nei “paladares” – piccoli ristoranti a conduzione familiare.

Tappa 2: il Vedado, Centro Avana e museo della rivoluzione

Il giorno dopo attraversare il quartiere del Vedado, con le sue ville eleganti e la sua atmosfera più moderna per poi proseguire verso Centro Avana, il cuore popolare della città. Qui, una tappa obbligatoria è sicuramente il museo della rivoluzione, un luogo chiave per conoscere e comprendere la storia di Cuba. Si può poi concludere questa seconda giornata assaporando un refresco o un buon gelato da Coppelia, un’istituzione locale.

Giorno 3-4: Viñales, nel cuore della natura cubana

Lasciata la vivacità de L’Avana, ci si può dirigere verso Viñales – circa 3 ore di auto – una valle paradisiaca dove la natura regna sovrana e le tradizioni contadine sono ancora molto presenti. Questa zona incanterà i cuori grazie ai suoi paesaggi unici. Qui ci sono formazioni rocciose molto imponenti e si respira un’aria pura che sa di terra, lavoro e tabacco. Viñales è un’immersione totale in un ecosistema verde dove il ritmo di vita è lento, autentico e unico.

cosa fare a vinales a cuba
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Valle de Viñales a Cuba, vista dal belvedere Mirador Los Jazmines

Tappa 1: escursione tra i mogotes e le piantagioni di tabacco

La valle di Viñales è perfetta da esplorare con un’indimenticabile passeggiata a cavallo. Lungo il percorso si incontreranno: gli iconici mogotes, formazioni rocciose uniche che dominano questo paesaggio, le piantagioni e le case di tabacco, si impareranno i segreti della coltivazione e della lavorazione del sigaro cubano direttamente dai produttori locali dove si potrà acquistare anche un autentico souvenir da riportare a casa. In questa valle non ci si può poi perdere una visita a una delle numerose grotte dove, come nella Cueva del Silencio, si potrà anche fare il bagno.

Tappa 2: musica e danza a Viñales

Visto che Viñales è anche una meta dove staccare la spina e muoversi al ritmo di musica, il secondo giorno sarà più rilassante e volto a conoscere più da vicino le tradizioni cubane. La vita notturna di Viñales è autentica e coinvolgente. La Casa della Trova o il centro cultural Polo Montañez – in onore del cantante diventato un eroe tra i guajiros – sono perfetti per assistere a performance di musica tradizionale d’autore e musica live. Ovviamente Cuba è il Paese dove lasciarsi travolgere dal ritmo e ballare per vivere un’esperienza like a local.

Giorno 5: Cayo Jutias, un paradiso nascosto

Dopo l’immersione nella natura di Viñales, è il momento di un giorno di puro relax e mare cristallino. Cayo Jutias ha una bellezza selvaggia e incontaminata ed è un vero nido d’amore per l’anima. Qui il motto è: lasciarsi cullare dalle onde e godersi la pace di un luogo dove il tempo scorre lento, lontano dalla frenesia del mondo.

Tappa: snorkeling e relax a Cayo Jutias

Cayo Jutias dista circa 60 km da Viñales. Questa, situata nel litorale nord della provincia di Pinar del Río, è una delle isole principali che formano l’arcipelago di Los Colorados. Cayo Jutias è un’isola meno conosciuta e quindi meno affollata di altri cayos. Collegata alla terraferma da un “pedraplen” – strada rialzata – quest’isola accoglie i viaggiatori con sabbia bianca e mare turchese dal fondale basso. Una giornata qui è sinonimo di snorkeling e lunghe ore di relax sotto il sole cubano.

Giorno 6: Las Terrazas

Al sesto giorno, rientrando verso L’Avana, lungo il percorso, c’è un posto molto particolare dove vivere un mix di ecoturismo e cultura. Questo momento del viaggio è dedicato a scoprire come la sostenibilità si possa integrare con la vita quotidiana e approfondire la realtà cubana attraverso scambi autentici con la comunità locale. Fermarsi a dormire in questo paradiso naturale completa sicuramente l’esperienza in modo autentico.

Tappa: il complesso ecosostenibile Las Terrazas

Las Terrazas, dichiarata dall’Unesco riserva della biosfera, è una piccola comunità ubicata a circa 50 Km dalla città di L’Avana nella Sierra del Rosario. Qui la comunità locale è incentrata sullo sviluppo eco sostenibile del turismo – il progetto nacque alla fine degli anni ‘60. Ci si può immergere nella natura, scoprire progetti di sostenibilità, fare trekking, ammirare la flora e la fauna del luogo e, per i più avventurosi, provare il canopy tour.

Giorno 7-8: L’Avana tra arte e cultura

Rientrando nella zona de L’Avana per un paio di giorni si potranno avere nuove opportunità di scoperta. Queste giornate sono dedicate a esplorare l’anima artistica e letteraria della città, scoprendo luoghi che hanno ispirato grandi menti e che continuano a pulsare di creatività. Qui bisogna lasciarsi avvolgere dall’atmosfera bohémien e dalle storie che questi luoghi silenziosamente raccontano.

Tappa 1: museo Hemingway

Un museo sicuramente da non perdere nella provincia de L’Avana è il museo di Hemingway, per immergersi nella vita e nell’opera del celebre scrittore che tanto amò Cuba. Scoprire la sua casa e gli oggetti che lo circondavano è un vero tuffo nel passato che rivela molto del suo legame profondo con l’isola.
Rientrando in città per la serata si può provare un autentico ristorantino cubano, godersi altra musica live in uno dei tanti locali de L’Avana e fare un viaggio in taxi.

Tappa 2: Guanabo

Il giorno dopo per rilassarsi con le onde del mare è consigliato fare tappa a Guanabo, una spiaggia vicina a L’Avana, meno turistica e più frequentata dai cubani, ideale per un bagno rinfrescante e per osservare la vita locale. In alternativa, se si preferisce ancora restare in città, ci sono tanti altri quartieri de L’Avana da scoprire o gallerie d’arte meno conosciute da vedere per un’immersione più profonda nella scena artistica cubana.

Giorno 9-10: Santiago de Cuba, il cuore rivoluzionario e musicale

Il modo più veloce per raggiungere Santiago de Cuba è sicuramente con un volo interno. Da L’Avana si può prendere un volo mattutino per la seconda città più grande dell’isola, nota per la sua importanza storica e la sua vivace scena musicale: Santiago de Cuba.

un viaggio a cuba on the road
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Vista sul centro della città con vecchie case e Basilica di Nostra Signora dell’Assunzione, Santiago de Cuba

Tappa 1: centro storico e siti rivoluzionari

Il primo giorno va dedicato all’esplorazione del centro storico di Santiago. Qui sono davvero tante le tappe da fare: dal vivace Parque Cespedes a Plaza de Dolores, dall’UNEAC (Unione Nazionale degli Scrittori ed Artisti di Cuba) a Plaza de Marte e il Cuartel Moncada – nei muri esterni si possono ancora vedere i segni dell’attacco che segnò l’inizio della Rivoluzione Cubana.

Tappa 2: cultura e ritmo a Santiago

Il giorno seguente, ci si immerge invece nella cultura di Santiago visitando il museo del carnaval e i focos culturales – associazioni dove si preparano le sfilate dei ballerini. Nel pomeriggio si può fare una passeggiata verso la baia di Santiago, perdersi tra le vie del quartiere Tivolì, un luogo ricco di storia e fascino e fare un aperitivo nella terrazza panoramica dell’Hotel Meliá. La sera a Santiago è sicuramente sinonimo di musica e danze locali. Buttarsi in pista è un must to do.

Giorno 11: San Juan de los Remedios e Cayo Santa Maria

Dopo aver visitato la bellissima Santiago de Cuba per scoprire altre zone dell’isola si può affittare una macchina o prendere un transfer risalendo così Cuba lentamente. Lasciata alle spalle Santiago ci si dirige verso occidente per scoprire un’altra perla coloniale e una spiaggia incontaminata.

Tappa 1: San Juan de los Remedios, un gioiello coloniale

San Juan de los Remedios è una città coloniale il cui centro storico è stato dichiarato Monumento Nazionale nel 1980. Le sue vie silenziose, l’architettura ben conservata e l’atmosfera tranquilla sono gli ingredienti che fanno innamorare i viaggiatori che passano da qui.

Tappa 2: relax a Cayo Santa Maria

Per una pausa di mare si prosegue poi verso Cayo Santa Maria, un luogo dove regna la pace. In questo cayo, ancora non troppo sfruttato dal turismo di massa, ci si può godere la bellezza incontaminata delle spiagge e dedicarsi attimi di bellezza a stretto contatto con la natura. Si tratta di un vero rifugio per chi cerca relax e serenità.

Giorno 12: Santa Clara e Trinidad, simboli della rivoluzione

Proseguendo il viaggio on the road l’itinerario di due settimane a Cuba porta il viaggiatore verso due tappe fondamentali per la storia e la bellezza di Cuba: Santa Clara e Trinidad.

Tappa 1: il Mausoleo del Che a Santa Clara

Raggiunta Santa Clara, una città di grande importanza storica per la Rivoluzione Cubana, visitare il mausoleo del Che è un momento di profonda riflessione. Diviso in due parti, ospita le tombe di Ernesto Guevara e dei suoi compagni, oltre a un museo che ripercorre la vita del Che attraverso una foto-cronistoria. Una tappa sicuramente da brividi per l’anima.

Tappa 2: Trinidad, tra palazzi coloniali e spiagge caribiche

scopri trinidad a cuba
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La chiesa e convento di San Francesco a Trinidad

Nel pomeriggio si prosegue per Trinidad, un’altra città dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1988. Passeggiare tra i suoi palazzi signorili, ammirare le case popolari dai tetti rossi e le sue affascinanti chiese e poi, al tramonto, fare un salto a Playa Ancón, una splendida spiaggia caraibica, dove bere un mojito ammirando l’orizzonte.

Giorno 13: Cienfuegos e penisola di Zapata, immersioni nella natura

L’itinerario di due settimane a Cuba prosegue poi verso luoghi dove la natura è protagonista, ideali per gli ecoturisti e gli amanti del mare. Per chi ama alzarsi presto è consigliata una tappa mattutina a El Nicho – famoso per le sue cascate e piscine naturali – nel cuore del Parco Nazionale Topes de Collantes – prima di raggiungere Cienfuegos.

Tappa: da Cienfuegos alla penisola di Zapata

Cienfuegos – la perla del Sud – è una città costiera con un’architettura francese unica tutta da ammirare. L’aria che si respira in questa graziosa località è qualcosa di troppo rilassante.

tappa da non perdere a cuba
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Municipio nel centro storico di Cienfuegos

Dopo aver passato la mattina qui il viaggio continua verso la penisola di Zapata, che si protende nel Mar dei Caraibi a sud della provincia di Matanzas e fa parte del Parco Nazionale Ciénaga de Zapata.
Questa zona protetta è un paradiso per gli ecoturisti e i sub, con un’alternarsi di escursioni via terra e via mare. Ecco le attività da non perdere qui:

  • birdwatching,
  • escursioni con guida,
  • visite a la Lagunas de las Salinas – da dicembre ad aprile si rifugiano diversi uccelli migratori, inclusi i meravigliosi flamencos rosados,
  • rilassarsi a Punta Perdiz, un altro luogo ideale anche per lo snorkeling.

Giorno 14: ritorno a L’Avana

L’itinerario di due settimane a Cuba termina con il rientro a L’Avana, la città dove tutto è iniziato e punto di partenza per il volo di rientro. Nel poco tempo che ancora resta da trascorrere a Cuba si può ripercorrere con la mente le tappe di questo magnifico viaggio, dedicarsi agli ultimi souvenir da acquistare, fare una passeggiata finale sul Malecón o semplicemente sedersi in un caffè e osservare la vita che scorre, lasciandosi, ancora una volta, avvolgere dall’atmosfera unica di quest’isola.

La giungla del Guatemala sorprende ancora: scoperta un’antica città Maya

6 juin 2025 à 10:03

Nel cuore del dipartimento di Petén, nel nord del selvaggio Guatemala, gli archeologi hanno riportato alla luce un’antica città Maya risalente a quasi 3.000 anni fa. 

Il sito, chiamato Los Abuelos  (“i nonni” in spagnolo) sorge a poca distanza da Uaxactun, in un’area finora poco esplorata della giungla tropicale. Con le sue piramidi, i monumenti scolpiti e un sistema idraulico praticamente unico al mondo, questa scoperta non solo riscrive parte della storia della civiltà Maya, ma accende nuovi riflettori ancora oggi su una destinazione che affascina da sempre gli amanti dell’archeologia e dell’avventura. 

Un’occasione imperdibile, dunque, per i viaggiatori che sono costantemente alla ricerca di emozioni autentiche e di un passato ancora vivo nella pietra, secolo dopo secolo.

Una nuova spinta per il turismo in Guatemala

Los Abuelos, risalente al periodo Preclassico Medio (circa 800-500 a.C.), si estende per oltre 16 chilometri quadrati nel cuore verde del Petén, in realtà anche a breve distanza dal celebre sito di Tikal. Il ministero della cultura guatemalteco descrive la città come “uno dei più antichi e importanti centri cerimoniali” dell’intera civiltà Maya. L’architettura del sito in effetti impressiona al primo sguardo per la sua pianificazione, le sculture uniche e la presenza di una piramide alta ben 33 metri, decorata con murales del periodo Preclassico.

Per gli appassionati di viaggi culturali, questa scoperta rappresenta dunque la nascita di una nuova tappa obbligata. Visitare Los Abuelos, magari abbinandolo a un itinerario che include Uaxactun e Tikal, permette di vivere un viaggio immersivo nel passato, lontano dai circuiti turistici più battuti del Paese. È un’opportunità rara di ammirare i resti di un’antica metropoli cerimoniale ancora avvolta dal mistero della fitta giungla.

Los Abuelos e il “triangolo urbano perduto”

La scoperta di Los Abuelos, insieme ad altri due siti limitrofi, forma quello che gli studiosi hanno definito un triangolo urbano finora sconosciuto. 

Una configurazione che obbliga a riconsiderare l’organizzazione cerimoniale e politica del Petén preispanico. Al centro della città spiccano due enigmatiche sculture antropomorfe, un “vecchio” e una “vecchia”, che hanno dato il nome al sito e che, secondo gli esperti, potrebbero essere legate a culti ancestrali dedicati al culto dei defunti e degli spiriti guida.

Chi viaggia alla ricerca di significato e di cultura, oltre che di bellezza, troverà in questi ritrovamenti un invito irresistibile a esplorare non solo la geografia fisica del Guatemala, ma anche quella spirituale dei Maya. Un viaggio tra pietre millenarie, volti scolpiti e racconti dimenticati, in una terra dove ogni radice affonda nel mito. Un’avventura archeologica, certo, ma anche umana: fatta di memoria, di legami invisibili e di tracce lasciate da un popolo che continua a parlare (e a far parlare di sé, anche nel mondo cinematografico, ad esempio), silenziosamente, a chi sa ascoltare.

C’è un’isola dove (quasi) nessuno vive, si chiama Anacapa

Par : elenausai10
27 mai 2025 à 15:54

Il Parco Nazionale delle Channel Islands viene spesso definito le “Galapagos del Nord America”. Composto da cinque isole, è chiamato così perché è l’habitat di una fauna selvatica unica, dove vivono specie endemiche introvabili in altri luoghi del mondo, come volpi, moffette, lucertole e milioni di uccelli costieri, oltre che elefanti e leoni marini. La più vicina alla terraferma, e quindi la più visitata delle cinque, è l’isola di Anacapa.

Qui è la natura a dominare, la presenza umana è solo di passaggio: non ci sono luci artificiali, non si sentono i rumori di motori, l’unico suono che potreste sentire è quello di un faro, costruito nel 1932 per tenere le navi lontane dalle coste. Tuttavia non è sempre stato così, come dimostrano alcuni ritrovamenti archeologici che evidenziano la presenza umana sull’isola già 13.000 anni fa. Probabilmente, qui viveva un antenato dei Chumash, prima di essere forzatamente trasferito sulla terraferma dai conquistatori spagnoli negli anni ’20 del 1800.

L’isola di Anacapa, la storia di un luogo unico

Un viaggio tranquillo di un’ora attraverso il Canale di Santa Barbara vi permette di arrivare velocemente all’isola di Anacapa che, a differenza delle altre Channel Islands, ricoperte da chilometri e chilometri di sentieri escursionistici, è piuttosto piccola e facile da visitare durante una breve gita di un giorno. Chi visita la California e cerca una fuga nella quiete della natura, una tappa sull’isola è un must: una volta arrivati con il traghetto, verrete circondati da un paesaggio sorprendentemente verde e rigoglioso, dove l’unico suono è quello dei gabbiani che volano ovunque sopra di voi.

Uno scenario che, in passato, non dev’essere sembrato così idilliaco, soprattutto ai passeggeri delle navi che qui naufragarono fino alla costruzione del faro, realizzato proprio per prevenire questi sfortunati avvenimenti. Non a caso, i fondali sono molto popolari tra i subacquei per la presenza di numerosi relitti!

Con l’apertura del faro, arrivarono anche i primi esseri umani a vivere sull’isola dopo il popolo Chumash: furono loro a costruire case, uffici e una rete stradale intorno all’isola. Oggi, nessuno vive sull’isola: l’unica presenza umana è data dai visitatori e dai gestori del parco.

Faro sull'isola di Anacapa
Fonte: iStock
Il faro sull’isola di Anacapa

Perché l’isola di Anacapa è un paradiso naturale

L’isola vanta sedici specie vegetali che si trovano solo nelle Channel Islands, due delle quali sono esclusive di Anacapa. Ospita anche la più grande popolazione riproduttiva in California dei pellicani bruni (Pelecanus occidentalis), un tempo gravemente a rischio estinzione.

L’isola di Anacapa è inoltre un importante sito di riproduzione per l’urietta di Scripps (Synthliboramphus scrippsi), uno degli uccelli marini più rari al mondo, e per la petrella cenerina (Oceanodroma homochroa), una specie californiana di particolare interesse conservazionistico.

Se volete ammirare l’isola da un punto di vista privilegiato, raggiungete l’Inspiration Point situato all’estremità occidentale di East Anacapa, che offre una vista spettacolare sulle isole di Middle e West Anacapa, oltre che sull’estremità orientale dell’isola di Santa Cruz.

Come arrivare all’isola di Anacapa

Per raggiungere l’isola di Anacapa dovete prendere un traghetto in partenza dai porti di Ventura Harbor e Channel Islands Harbor (Oxnard): il viaggio dura all’incirca un’ora. Le corse sono attive tutto l’anno, ma consigliamo di monitorare i siti ufficiali per valutare gli orari che variano in base alla stagione.

I luoghi di Rambo: Last Blood, il confronto finale con Sylvester Stallone

Par : marcobaldini
24 mai 2025 à 12:09

Quinto e ultimo capitolo dell’iconica saga cinematografica iniziata nel 1982, Rambo Last Blood, racconta di un ritorno inaspettato dopo il ritiro del protagonista, interpretato sempre da Sylvester Stallone. Rambo vive infatti una vita tranquilla e isolata ormai, in Arizona, nel ranch ereditato dal padre. Tuttavia, quando scopre che una ragazza a lui molto vicina è scomparsa dopo aver attraversato il confine con il Messico per partecipare a una festa, decide di mettersi sulle sue tracce per salvarla.

Così facendo però, alza la posta in gioco dell’intera saga, affrontando un rischio esponenzialmente più gravoso: finisce per affrontare un intero cartello messicano.

Appartenente a quel filone muscolare che ha visto il suo splendore negli anni 80-90, Rambo Last Blood ha sempre goduto anche di un fascino naturalistico con la sua moltitudine di location, splendide seppur sanguinose. Le scene d’azione dal sapore nostalgico con Stallone nei panni di Rambo, unite a una trama intensa e coinvolgente, tengono lo spettatore incollato allo schermo fino all’ultima scena.

Ma l’elemento chiave che contribuisce al fascino di questo film è appunto l’ambientazione, curata con estrema diligenza. La produzione ha lavorato con grande impegno per selezionare i luoghi più suggestivi e coerenti con l’atmosfera della storia. Pertanto se desiderate scoprire dove sono state girate le varie sequenze di questo avvincente film d’azione, ecco di seguito tutti i dettagli sulle location.

Stallone Rambo
Fonte: Ansa
Stallone nei panni di Rambo

Dove è stato girato

Rambo Last Blood è stato girato in gran parte tra le Isole Canarie e la Bulgaria, con scene ambientate nelle città di Santa Cruz de Tenerife, Sofia e Varna. Anche se la narrazione si svolge prevalentemente in Messico, la produzione ha saputo sfruttare sapientemente paesaggi alternativi per ricreare l’atmosfera e l’estetica del Paese nordamericano in modo credibile ed efficace. Le riprese principali del film, con l’iconico Sylvester Stallone ancora una volta protagonista, si sono svolte tra ottobre e dicembre 2018, mentre alcune scene aggiuntive sono state girate nel maggio del 2019. Ora non resta che scoprire nel dettaglio tutte le location che hanno fatto da sfondo a questo capitolo conclusivo, ricco di tensione, adrenalina e colpi di scena.

Santa Cruz de Tenerife, Isole Canarie

La produzione ha scelto come base operativa diverse location nelle Isole Canarie, un arcipelago spagnolo noto per la sua varietà paesaggistica. Le riprese si sono concentrate sull’isola più grande, Tenerife, e in particolare nella sua capitale, Santa Cruz de Tenerife, dove sono state girate alcune delle sequenze ambientate in Messico. Una delle scene più intense (quella in cui Rambo viene aggredito da un gruppo di criminali) è stata filmata in Carretera Cueva Roja. Gran parte del film è stato dunque girato in questo territorio poiché, grazie alla sua somiglianza con i luoghi in cui il film è ambientato, poteva rappresentare sia l’Arizona che il Messico.

Isleta del Moro
Fonte: iStock
Isleta del Moro

Isleta del Moro (Almería), un villaggio di pescatori, è stata poi usata per simulare alcune delle scene in cui Rambo cerca la ragazza rapita, oppure Zahara de la Sierra e Ronda (provincia di Cadice) per le strade e gli ambienti urbani del Messico, infatti, le ambientazioni coloniali e la tipica architettura andalusa si adattano perfettamente alle città di confine messicane. Il Desierto de Tabernas (Almería) invece, che è stato spesso usato anche per i film western, in Rambo Last Blood serve per rappresentare l’Arizona e alcune aree desertiche del Messico. In un’intervista rilasciata a The Hollywood Reporter nel settembre 2019, il regista Adrian Grünberg ha spiegato il motivo della scelta di girare in Spagna anziché in Messico. “È stata una decisione puramente economica” ha dichiarato. “Sia io che Sly avremmo preferito girare in Messico, ma il budget disponibile non lo permetteva. Purtroppo, l’industria cinematografica è fortemente condizionata dai costi, e girare in Spagna era semplicemente più conveniente”.

Alla domanda se la Spagna avesse comunque offerto vantaggi creativi, Grünberg ha risposto positivamente: “Sì, assolutamente. So che ad un certo punto si era anche pensato ad Albuquerque. In ogni caso, Tenerife ci ha regalato un’ambientazione unica e inaspettata. Non ero sicuro che avremmo trovato ciò che cercavamo, ma il risultato mi ha davvero sorpreso”. Il regista ha inoltre sottolineato come, nonostante le riprese non si siano svolte in Messico, siano riusciti a integrare elementi della cultura messicana nel film, compresi riferimenti alla Santa Muerte, arricchendo così l’atmosfera e la profondità culturale della narrazione.

Sofia, Bulgaria

Per alcune delle riprese principali, la produzione si è spostata a Sofia, capitale della Bulgaria. Qui, il cast e la troupe hanno lavorato principalmente all’interno dei Nu Boyana Film Studios, situati in via Kumata 84, nella zona del Cinema Center Boyana. Questo complesso cinematografico vanta 10 teatri di posa e numerosi set permanenti che riproducono ambientazioni come una strada mediorientale, New York e Londra. È una struttura ben nota nel panorama internazionale, utilizzata per le riprese di numerosi film e serie TV tra cui Come ti ammazzo il bodyguard e Leatherface.

Oltre agli studi, una parte significativa di Rambo Last Blood è stata girata anche a Pancharevo, una località turistica e quartiere residenziale situato nella periferia di Sofia. Insieme agli ambienti ricreati nei Nu Boyana Studios, Pancharevo ha fornito lo sfondo ideale per rappresentare alcune ambientazioni del Messico, contribuendo a ricreare l’atmosfera desiderata dal regista senza dover lasciare la Bulgaria. Complessivamente comunque, la Bulgaria ha dato ospitalità alla troupe del film soprattutto per le scene di interni, come ad esempio quelle nella fattoria di Rambo.

Varna Bulgaria
Fonte: iStock
Varna Bulgaria

Varna, Bulgaria

Stando a varie indiscrezioni, per le riprese di Rambo Last Blood, il cast e la troupe si sarebbero spinti anche a est di Sofia, raggiungendo la città portuale di Varna, sul Mar Nero. In particolare, alcune scene chiave del film sarebbero state girate nei pressi del suggestivo Pobiti Kamani, conosciuto anche come il Deserto di Pietra, una delle meraviglie naturali della Bulgaria. Si ipotizza inoltre che Varna sia stata utilizzata per simulare visivamente il Golfo di California, offrendo un’alternativa paesaggistica credibile alle ambientazioni del Messico richieste dalla sceneggiatura. Grazie alla varietà di scenari naturali, la zona ha permesso di ricreare con efficacia luoghi ben lontani dalla sua reale geografia.

Arizona, Stati Uniti

Infine atterriamo in America, scelta solo per location minori. Poche scene, infatti, sono state effettivamente girate negli Stati Uniti, principalmente in Arizona, per catturare elementi autentici del paesaggio e brevi transizioni. Bowie in Arizona è indicata come location ufficiale per alcune riprese della fattoria di Rambo, ma la maggior parte dei frame dedicati ad essa è stata, come dicevamo poca fa, ricostruita altrove.

I luoghi di Emilia Perez: il Messico ricostruito nei teatri di Parigi

19 mai 2025 à 08:00

Emilia Pérez è un’opera che sfida le convenzioni del cinema contemporaneo, fondendo il dramma criminale con il musical e affrontando temi profondi come l’identità di genere, il riscatto personale e la violenza del narcotraffico. Diretto dal regista francese Jacques Audiard, questo libero adattamento del romanzo del 2018 Écoute di Boris Razon presentato in anteprima al Festival di Cannes 2024, fonde generi diversi per raccontare una storia straziante su desideri insoddisfatti e rimpianti.

Durante il periodo degli Oscar 2025 una bufera ha travolto la produzione con una serie di polemiche intorno al film per collegamenti a temi sensibili e vecchi tweet dell’attrice protagonista Karla Sofía Gascón considerati offensivi. Una curiosità sulle location è che, pur essendo ambientato in molte parti del mondo, in realtà il film è stato girato solo in un paese.

Di cosa parla Emilia Pérez

La storia segue Rita Moro Castro, interpretata da Zoe Saldaña, un avvocato difensore di Città del Messico che cerca di fare la differenza. La donna si imbatte in un’insolita ma redditizia opportunità offerta dal boss del cartello Manitas Del Monte, mentre quest’ultimo cerca di realizzare il sogno di una vita: la transizione al sesso femminile. Dopo la transizione, Emilia tenta di costruirsi una nuova vita lontana dal crimine e in anonimato, ma il suo passato non tarda a riemergere. La narrazione si sviluppa tra momenti di introspezione e spettacolari numeri musicali che scandiscono le tappe di una metamorfosi fisica e spirituale, affrontando in parallelo le contraddizioni della società messicana contemporanea.

Emilia Pérez
Fonte: Ufficio stampa
Zoe Saldana in Emilia Pérez

Dove è stato girato

Nonostante la storia sia ambientata in Messico, Emilia Pérez è stato interamente girato in studio a Saint-Denis, nella periferia di Parigi. Qui, tra ex capannoni industriali riconvertiti e complessi all’avanguardia, si trovano degli studi cinematografici tra i più dinamici di Francia, un vero laboratorio di immaginazione dove il reale lascia spazio al possibile. Audiard ha scelto di ricreare l’intero mondo narrativo in set controllati e stilizzati, ispirandosi alla tradizione teatrale e operistica, piuttosto che alla verosimiglianza cinematografica. Questa decisione ha generato non poche polemiche. La critica messicana ha accusato il film di appropriazione culturale e di offrire una rappresentazione superficiale e stereotipata della realtà del paese. Tuttavia il regista ha difeso la sua scelta artistica, sostenendo che il film non mira al realismo geografico, bensì a una narrazione mitica e universale.

Rita, il personaggio di Zoe Saldana, vola a Bangkok, in Thailandia, per incontrare un chirurgo e apprendere informazioni sui vari interventi chirurgici necessari per il cambio di sesso. Poi vola a Tel Aviv, in Israele, per incontrare il Dott. Wasserman, che finirà per eseguire le procedure. Dopo aver aiutato Manitas a realizzare il desiderio di una vita, Rita lascia Città del Messico e vive una vita agiata da socialista a Londra, in Inghilterra.

Città del Messico
Fonte: iStock
La Cattedrale Metropolitana di Città del Messico

È qui che incontra Emila Pérez di persona per la prima volta, anni dopo la sua transizione. Emilia chiede a Rita di aiutarla a tornare a Città del Messico per poter vivere con i suoi due figli e Jessi, la sua ex moglie, fingendosi la cugina di Manitas, da tempo perduta. Rita aveva contribuito a organizzare il loro trasferimento a Losanna, in Svizzera, una pacifica comunità lacustre. Si reca lì per riportarli a Città del Messico e stare con Emilia. Tuttavia la produzione non ha girato il mondo, ma è stata fissa nella romantica e creativa capitale francese.

Curioso infatti che Diego Fernando Diosa sia stato accreditato come “Location Scout: Messico” per il film. Questo suggerisce che alcune scene potrebbero essere state girate in esterni in Messico, ma la notizia non è stata confermata fino a oggi. Le scene coreografate sulla strada all’inizio del film avrebbero potuto essere girate in Messico, o almeno alcune delle inquadrature paesaggistiche.

L’Isola dei Famosi 2025 torna nel paradiso di Cayo Cochinos in Honduras

6 mai 2025 à 17:38

L’isola paradisiaca di Cayo Chinos, in Honduras, torna a essere protagonista del reality show più wild della Tv: L’Isola dei Famosi edizione 2025 in onda su Canale 5 dal 7 maggio.

Chi conduce L’Isola dei Famosi 2025

La 19esima edizione dell’Isola dei Famosi è condotta per la prima volta da Veronica Gentili, con Simona Ventura nel ruolo di opinionista, e Pierpaolo Pretelli come inviato nell’arcipelago honduregno. I tre conduttori seguiranno i naufraghi, le loro avventure e le difficoltà quotidiane di un viaggio unico, come quello sull’isola sperduta nell’oceano, che spinge i concorrenti a superare i loro limiti. La regia è di Roberto Cenci.

I naufraghi dell’Isola dei Famosi 2025

Sbarcheranno a Cayo Cochinos l’ex tennista Camila Giorgi, il giornalista Mario Adinolfi, i modelli Ibiza Altea, Carly Tommasini e Leonardo Brum, l’attrice Loredana Cannata, le showgirl Antonella Mosetti e Alessia Fabiani, il conduttore Omar Fantini, l’attore Mirko Frezza, l’ex politico Dino Giarrusso, la vincitrice della prima edizione del Grande Fratello Cristina Plevani, l’imprenditrice Teresanna Pugliese, la conduttrice Tv Patrizia Rossetti, il ballerino di latino-americano Nunzio Stancampiano, Lorenzo Tano (figlio di Rocco Siffredi),i cantanti Paolo Vallesi e Angelo Famao, e i giovanissimi – e decisamente poco famosi – Chiara Balistreri e Samuele Bragelli.

In cosa consiste il reality

I partecipanti, divisi in due gruppi, devono affrontare prove fisiche e psicologiche senza nessun comfort, lottando contro fame, intemperie, sole a picco, piogge tropicali e, naturalmente, le difficoltà della convivenza oltre ai capricci dei vip. Si cimenteranno in sfide estreme dove alleanze e rivalità saranno cruciali. Solo chi saprà resistere avrà la possibilità di arrivare fino alla fine e conquistare la vittoria. In palio c’è un montepremi di 100mila euro, che rappresenta il traguardo finale per il naufrago che riuscirà a sopravvivere e a trionfare. Metà dell’importo sarà devoluto in beneficenza.

L’arcipelago di Cayo Cochinos in Honduras

Lo scenario del reality show L’Isola dei Famosi è quello di Cayo Cochinos, due grandi isole circondate da 14 isolotti corallini disabitati nel bel mezzo del Mar dei Caraibi, a 10mila chilometri dall’Italia, lidi selvaggi, che fanno parte di una riserva marina protetta. E che tali devono restare. Un paradiso ancora incontaminato, set perfetto per ambientarvi un’avventura stile Cast Away a cui s’ispira di fatto il programma televisivo.

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Fonte: IPA
Una spiaggia incontaminata a Cayo Cochinos

Cayo Cochinos, conosciuto anche come Hog Cays, è un piccolo arcipelago situato a Nord-Est di La Ceiba. Cayo Cochino Mayor e Cayo Cochino Menor sono le due uniche isole abitate e sono il luogo dove vivono i Garifuna (indigeni), un popolo dedito soprattutto alla pesca.

Sull’isola di Cayo Menor è stata installata una stazione per la ricerca scientifica, dotata di due laboratori per lo studio della flora e della fauna.

Divenute riserva biologica per proteggere una delle porzioni di barriera corallina più rare dei Caraibi (assieme a quella del Belize), nonché il secondo reef per estensione a livello mondiale, le isole appartengono amministrativamente al gruppo Isla de la Bahia, con capoluogo Roatán, noto a livello mondiale per essere il paradiso dei sub.

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Fonte: IPA
Cayo Cochinos, un paradiso incontaminato

Come fare una vacanza a Cayo Cochinos

Per chi volesse trascorre una vacanza in stile Isola dei Famosi, ci sono anche delle strutture ricettive sulle isole. Come il Cayo Cochinos Beach Resort, a Cochino Mayor, un resort eco-friendly piuttosto spartano che offre diverse attività sia legate al mare come il diving, lo snorkeling, il paddle e le escursioni in kayak attorno alle isole limitrofe, ma anche alla terra perché vengono organizzate delle escursioni dove è possibile avvistare il boa rosa e diverse specie di uccelli autoctoni.

Qui bisogna un po’ adattarsi perché le isole sono tutelate, quindi bisogna, per esempio, fare a meno dell’aria condizionata – il resort si scusa e promette che presto sarà installata in ogni camera, ma per il momento un bel bagno nelle acque fresche dell’arcipelago prima di andare a dormire è la soluzione migliore! Comunque, c’è sempre la ventola sul soffitto. Non manca, però, il wi-fi per tenersi connessi con il mondo esterno e la formula è all inclusive. Il bungalow costa 150 dollari a notte.

Chi cerca un tipo di vacanza più economica e super spartana può trovare una sistemazione nelle capanne del villaggio garifuna a Chachauate, dove è possibile dormire con soli 10 dollari a notte e mangiare il dentice fritto o le aragoste giganti cucinate sulla spiaggia dai local.

Come arrivare a Cayo Cochinos

Per raggiungere l’arcipelago si vola su Roatán, una delle Islas de la Bahía dell’Honduras. Non ci sono voli diretti dall’Italia, serve almeno uno scalo. Si può volare ad Atlanta, negli Stati Uniti, e da lì prendere un volo per Roatán da dove ci sono poi collegamenti con il ferry, raggiungibile via taxi, per La Ceiba. Il taxi costa circa 25 dollari e il traghetto costa tra i 22 e il 27 dollari a persona. Chi soggiorna al resort di Cayo Cochinos può usufruire del passaggio in barca privata.

Cinco de mayo: un viaggio nel cuore della cultura messicana tra storia, sapori e orgoglio

5 mai 2025 à 12:22

Il Cinco de mayo – 5 maggio – è molto più di una semplice data sul calendario: è un simbolo dell’anti-imperialismo, dell’orgoglio, della resistenza e dell’identità del popolo messicano.

Spesso viene frainteso come la festa dell’indipendenza del Messico, ma questo giorno celebra invece una storica vittoria che ha lasciato una forte impronta nella cultura del Paese.

La storia del cinco de mayo

Il cinco de mayo commemora la battaglia di Puebla del 5 maggio 1862, quando l’esercito messicano, guidato dal generale Ignacio Zaragoza, sconfisse le truppe francesi di Napoleone III, che erano molto più numerose e meglio equipaggiate. La battaglia iniziò al mattino di quel giorno e andò avanti fino a notte fonda.

Sebbene non abbia rappresentato una vittoria decisiva nella guerra, questa data rappresentò un importante segno di resistenza e determinazione per il popolo messicano. La battaglia dimostrò al mondo che la sovranità nazionale e l’identità culturale erano valori irrinunciabili per il Messico.

I festeggiamenti del Cinco de Mayo

In Messico, il cinco de mayo viene celebrato soprattutto a Puebla e porta il nome di “La batalla del cinco de mayo“.

città di puebla
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Via delle rane, famosa a Puebla

Sfilate di carri, rievocazioni militari e eventi culturali vengono organizzati in questa importante data di maggio. Durante i festeggiamenti, da tradizione, viene anche rimesso in scena l’epico scontro proprio nel luogo in cui avvenne.

Questa è l’occasione perfetta per i messicani di indossare i tipici sombreros e i baffi finti, vestirsi con costumi tipici come ponchos e sarape per percorrere le strade della città, suonare le maracas e sfoggiare le piñatas de burro con l’obiettivo di divertirsi e godere di una giornata carica di vibrazioni che mette in mostra lo spirito messicano.

celebrazione del cinco de mayo in messico
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Un gruppo di mariachi tradizionali

I festeggiamenti non si limitano alla data del 5 maggio ma si protraggono per più di un mese, dal 2 aprile al 10 del mese successivo. Nelle settimane precedenti e successive infatti i messicani fanno festa con musica con mariachis, mangiano tacos, organizzano esibizioni di danza, spettacoli teatrali, parate complete dei simboli della cultura messicana. Si tratta di una vera e propria festa che esalta e valorizza il patrimonio culturale del Messico.

Negli Stati Uniti, invece, la festa ha assunto una dimensione ancora più ampia, diventando una celebrazione della cultura messicano-americana. Questa festività è nata infatti da un’iniziativa della comunità messicano-statunitense situata in California. Da lì si è poi estesa in tutto il Paese, nello specifico nelle città di Los Angeles, Chicago e Huston dove la presenza del popolo latino è maggiore.

Concerti, balli folkloristici, esposizioni d’arte e festival di strada riempiono le città, portando allegria e colore nelle comunità. È un’occasione molto importante per far conoscere la ricchezza delle tradizioni messicane anche a chi non ha origini latine e per tramandare storia e valori alle generazioni future.

La cucina messicana protagonista della festa

Uno degli aspetti più amati del cinco de mayo è la cucina tradizionale messicana fatta di sapori autentici, colori, piatti tipici.

piatti tipici del messico
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Tamales con foglia di mais e salse guacamole

In questa giornata si preparano piatti iconici e rappresentativi come:

  • tacos,
  • nachos,
  • tamales,
  • salsa guacamole,
  • jalapenos,
  • enchiladas,
  • mole poblano – piatto simbolo della regione di Puebla,
  • chalupas – tortillas condite con carne, formaggio e cipolla – sempre tipiche di Puebla,
  • chiles en Nogada – tipici peperoni verdi ripieni di carne e frutta secca.

Le bevande non possono mancare: la margarita e la cerveza – birra – sono protagoniste indiscusse dei festeggiamenti.

Il cibo offre così un viaggio culinario in Messico per le centinaia di viaggiatori che arrivano da ogni parte di mondo e diventa quindi un mezzo per trasmettere storie, valori e sapori autentici.

Orgoglio messicano e identità culturale

Il cinco de mayo contiene un significato fortemente anti-imperialista ed è un’occasione per celebrare l’orgoglio messicano e rafforzare l’identità culturale delle nuove generazioni.

È un momento di riflessione sul valore della libertà, della resilienza e della diversità culturale.

Attraverso la musica mariachi, le danze folkloristiche e l’arte tradizionale, si rinnova ogni anno il legame con le proprie radici.

tradizioni messicane
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Felice cinco de mayo: sombrero, maracas e una coperta messicana

La festa diventa così un collegamento potente tra passato e presente, tra il Messico e il mondo e ha un’identità biculturale che rappresenta i membri della collettività messico-statunitense. Questo è stato anche un modo per permettere al popolo statunitense di avvicinarsi meglio alla cultura messicana con l’obiettivo di ottenere rivendicazioni politiche e risorse per la comunità.

Il cinco de mayo nel mondo

Sebbene abbia origini profondamente radicate nella storia del Messico, il cinco de mayo ha varcato i confini nazionali, diventando una ricorrenza celebrata in molti Paesi, in particolare negli Stati Uniti, dove è riconosciuta come una delle principali festività latine.
Negli Stati Uniti solitamente vengono coinvolti anche gli studenti delle scuole superiori facendo loro organizzare eventi che diffondano e valorizzino la cultura messicana trasmettendo l’importanza storica di quanto accaduto il 5 maggio.

Anche in Canada, Australia e in alcune città europee, si organizzano eventi per promuovere la cultura messicana.

Questa diffusione di memoria testimonia la forza dell’identità culturale messicana e il suo ruolo nel dialogo interculturale globale.

Il cinco de mayo è molto più di una festa: è un inno alla cultura, alla storia e allo spirito del Messico. Celebrare questa ricorrenza significa valorizzare le tradizioni, riconoscere il passato e abbracciare la diversità culturale che arricchisce il mondo.

In un’epoca in cui è sempre più importante costruire ponti tra i popoli, il 5 maggio diventa un simbolo universale di unità, orgoglio e memoria.

Rambo 2 e il Vietnam ricreato in Messico: tutti i luoghi delle riprese

2 mai 2025 à 10:36

Il secondo capitolo della saga di Rambo, intitolato Rambo 2 – La vendetta del 1985, è uno dei film d’azione più iconici degli anni ’80, ispirato alla controversa questione dei prigionieri di guerra e dispersi in azione durante la guerra del Vietnam. Sebbene ambientato nella giungla vietnamita, la pellicola è stata interamente girata in Messico, tra le montagne e le foreste dello stato di Guerrero. Sylvester Stallone, protagonista del film, ha dichiarato in diverse interviste che la scelta del Messico è stata dettata da esigenze pratiche e dal desiderio di mantenere il budget contenuto.

Nonostante le difficoltà logistiche, l’attore ha elogiato la bellezza dei paesaggi messicani e la professionalità della troupe locale. Il regista George P. Cosmatos ha sottolineato l’importanza di utilizzare location naturali per conferire realismo al film. Ha inoltre evidenziato come le caratteristiche geografiche del Messico abbiano offerto scenari ideali per le sequenze d’azione, contribuendo a rendere Rambo 2 un film visivamente spettacolare.

Rambo 2, la trama del film

John Rambo esce di prigione per un accordo con il governo degli Stati Uniti e ha una missione, deve penetrare in un campo base nemico nascosto nelle profondità della giungla del Vietnam per liberare i prigionieri di guerra americani. Mentre torna nelle insidiose giungle che infestano il suo passato, deve fare affidamento sulle sue ineguagliabili capacità di sopravvivenza e sulla sua esperienza di combattimento. Il film mette in mostra la resilienza e la determinazione di questo veterano di guerra, evidenziando le sue abilità e capacità uniche acquisite durante la guerra del Vietnam.

Rambo 2 film
Fonte: Getty
Una scena di Rambo 2

Dove è stato girato

Nonostante il film sia ambientato nel Vietnam postbellico, le riprese di Rambo 2 non sono state realizzate in Asia. Le difficoltà politiche, logistiche e di sicurezza degli anni ’80 rendevano proibitivo girare in territori del Sud-Est asiatico. Per questo, la produzione – capitanata dal regista George P. Cosmatos e con la partecipazione attiva di Sylvester Stallone anche nella scrittura – decise di simulare la giungla vietnamita in alcune delle aree più selvagge e visivamente compatibili del Messico sud-occidentale, in particolare nello stato di Guerrero.

La scelta del Messico come location principale ha comportato diverse sfide per la produzione. Il clima tropicale e le condizioni ambientali hanno reso le riprese impegnative, ma hanno anche contribuito a conferire autenticità al film.Inoltre, la presenza di elementi naturali unici ha arricchito visivamente le scene d’azione. Un episodio tragico durante le riprese è stato l’incidente che ha coinvolto l’effettista Cliff Wenger Jr., il quale è rimasto ucciso in un’esplosione accidentale sul set. Questo evento ha segnato profondamente la produzione e ha portato la troupe a dedicare il film alla sua memoria.

Acapulco

Ben nota come meta turistica sul Pacifico, Acapulco è stata una delle principali basi logistiche per la produzione. Qui sono state girate diverse scene in ambienti controllati, come interni e segmenti ambientati in “zone urbane” fittizie. La vicinanza al mare e la presenza di servizi e infrastrutture hanno reso Acapulco un punto d’appoggio strategico, specialmente per le riprese in studio e per gli effetti speciali. Nota per le sue splendide spiagge e l’atmosfera vibrante, Acapulco è una location di spicco del film e l’iconica statua di Rambo è stata collocata in un parcheggio della città. Anche le giungle fuori Acapulco e la base aerea messicana hanno avuto un ruolo significativo nel catturare l’intensità della missione di Rambo.

Tecoanapa

Questo piccolo comune, situato nell’entroterra montuoso del Guerrero, è stato scelto per le sue foreste fitte e selvagge, perfette per ricreare l’atmosfera claustrofobica e umida della giungla vietnamita. Gli alberi alti, la vegetazione lussureggiante e i sentieri impervi si prestavano idealmente alle scene di inseguimenti, scontri a fuoco e mimetizzazione del personaggio di Rambo.

Laguna de Coyuca
Fonte: iStock
Laguna de Coyuca in Messico

Laguna de Coyuca

Utilizzata per le scene in cui Rambo si muove sull’acqua – comprese le sequenze con la zattera e i momenti di fuga – la laguna si trova a nord-ovest di Acapulco. L’area è famosa per le sue acque calme e la vegetazione costiera, che hanno contribuito a dare credibilità all’ambientazione asiatica. Le riprese sono avvenute durante le ore più tranquille del giorno per garantire la stabilità dell’acqua e la luce ideale per il tono visivo del film.

Cascata El Salto

Situata nella regione montuosa vicino ad Acapulco, questa cascata spettacolare è stata scelta per una delle scene più visivamente potenti: il salto di Rambo nell’acqua dopo un’esplosione o un combattimento. La potenza naturale del luogo, unita a un sapiente uso della fotografia, ha permesso di catturare la drammaticità della fuga e l’asprezza del paesaggio.

Cascata El Salto
Fonte: iStock
Cascata El Salto in Messico

Thai-Lao: Il ponte dell’amicizia

Rambo si ritrova coinvolto in un emozionante scontro con le forze nemiche mentre tenta di attraversare il ponte. La scena mostra un’azione intensa, con Rambo che usa le sue abilità e la sua intraprendenza per sconfiggere i suoi avversari e progredire nella sua missione. Il Primo Ponte dell’Amicizia tra Thailandia e Laos, noto come Ponte Nong Khai-Vientiane, è una struttura iconica che attraversa il fiume Mekong. Collega la provincia di Nong Khai in Thailandia con la prefettura di Vientiane in Laos.

Con una lunghezza di 1,17 chilometri, il ponte svolge un ruolo significativo nel promuovere lo sviluppo economico e nel rafforzare le relazioni tra i due paesi. Fornisce collegamenti di trasporto essenziali per veicoli e pedoni, facilitando i viaggi e gli scambi commerciali tra Thailandia e Laos.

Chichén Itzá, il sito archeologico Maya è tra le sette meraviglie del mondo

Par : losiangelica
26 avril 2025 à 13:30

Le meraviglie del mondo? Sono sette. Tra queste c’è Chichén Itzá, il sito archeologico che viene persino inserito da molte coppie tra gli itinerari dei viaggi di nozze in Messico. Alle sue spalle ha una storia affascinante, a tratti cupa, ma davvero unica nel suo genere.

La storia di Chichén Itzá

Il Messico è ricco di luoghi suggestivi ma Chichén Itzá li batte tutti. La città Maya sorge nello Yucatán ed è ad oggi uno dei siti archeologici più visitati al mondo. Rientra tra le sette meraviglie ed è anche un patrimonio UNESCO dal 1988. Tutti questi titoli sottolineano quanto sia speciale. Dopo essere stata scoperta dai conquistadores, è finita nel dimenticatoio della giungla finché Lloyd Stephens e Frederick Catherwood non l’hanno riportata alla luce.

Cosa vedere a Chichén Itzá

Tante le cose da vedere a Chichén Itzá ma la prima che spicca tra tutte è la piramide di Kukulkán soprannominata anche el castillo. Spicca con i suoi 24 metri d’altezza e una scalinata su ciascuno dei quattro lati. Non solo un prezioso edificio scolpito in pietra ma un calendario scolpito. 91 i gradini per lato che con quello in cima arrivano a 365, ovvero il numero di giorni dell’anno solare. Ma la vera chicca si manifesta durante gli equinozi: al tramonto le ombre creano l’illusione di un serpente piumato che si snoda lungo i gradini; si tratta di Kukulkán, la divinità Maya della fertilità e della rinascita, che torna sulla Terra due volte l’anno.

Chichén Itzá piramide di Kukulkán
Fonte: iStock
La piramide di Kukulkán è tra le cose più belle da scoprire nel sito archeologico di Chichén Itzá

Altrettanto da non perdere il Cenote Sagrado: per i Maya rappresentava un portale verso l’aldilà. È proprio qui che venivano compiuti i rituali per comunicare con le divinità; nel fondale sono stati trovati resti di bambini e oggetti preziosi offerti agli dei, segnale che i sacrifici (anche umani) facevano parte della tradizione. Non meno importante il campo del gioco della palla di Chichén Itzá; si tratta di uno dei più grandi di tutta la Mesoamerica ed è proprio qui che è nato il calcio, seppur con una motivazione ben diversa da quello del gioco di squadra di oggi.

Che i Maya fossero appassionati di stelle è più che evidente: oltre al calendario è possibile scoprire da vicino El Caracol, l’osservatorio astronomico con una particolare forma circolare e finestre strategicamente orientate per studiare i movimenti celesti. Tra i luoghi cult di Chichén Itzá si aggiunge il tempio dei guerrieri in cui due colonne scolpite a forma di serpente fiancheggiano l’ingresso, simboli di forza e sacralità. A renderlo ancora più suggestivo ci pensa la sala delle mille colonne dove numerosi pilastri rivelano quello che un tempo poteva essere un centro cerimoniale o un mercato coperto.

Dove si trova e come arrivare a Chichén Itzá

Chichén Itzá è un’antica città Maya nello Yucatan. Il sito archeologico del Messico si trova a circa 30 minuti di strada da Valladolid. Come puoi raggiungerla? Con la tua auto a noleggio, oppure aggregandoti ai tour organizzati dalla città di Valladolid o ancora sfruttando i collegamenti dati dai mezzi pubblici.

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