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Mont Blanc Express in inverno: un viaggio panoramico tra Svizzera e Francia

23 novembre 2025 à 09:00

L’inverno sulle Alpi arriva in modo quasi cinematografico: fiocchi che scendono lenti, boschi che improvvisamente si fanno silenziosi, montagne che sembrano accendersi di blu e rosa sotto ai timidi raggi del sole. Nel mezzo di questo spettacolo c’è un piccolo protagonista che unisce due mondi, il Mont Blanc Express, il trenino che da oltre cent’anni collega Martigny a Chamonix-Mont-Blanc, attraversando gole, ghiacciai e villaggi che sembrano usciti da un videogioco open-world ambientato in montagna.

È un viaggio breve (circa 90 minuti), però vibrante ed emozionante come un’avventura epica in miniatura. Perfetto quando si vuole vivere l’inverno da protagonisti, ma senza la fatica di una maratona alpina.

Il viaggio sul Mont Blanc Express: storia e percorso

La linea nasce nel 1906, in piena epoca pionieristica, pensata proprio per il turismo alpino. La sua tecnologia era quasi fantascienza per l’epoca: scartamento ridotto (ovvero binari più stretti per muoversi tra rocce e boschi), tratti a cremagliera per arrampicarsi sulle pendenze più toste e una serie di gallerie e viadotti che oggi sembrano fatti apposta per le foto dal finestrino.

Da Martigny (471 m) il trenino inizia a risalire la Valle del Trient, una specie di canyon naturale incastonato tra foreste, pareti verticali e torrenti che nascono direttamente dai ghiacciai. La salita è rapida: un attimo prima si è tra vigneti e castelli, un attimo dopo ci si ritrova sospesi in un paesaggio super invernale con i primi tetti imbiancati. Il percorso in Svizzera è un continuo alternarsi di ponti, curve strette, pareti di roccia rosa e grigia, tunnel brevi e aperture improvvise verso vallate gigantesche. È come vedere il paesaggio “respirare”, allargarsi e restringersi fino al confine.

Dopo Le Châtelard-Frontière, il trenino entra in Francia e continua verso Vallorcine, Argentière e poi Chamonix (1.042 m), capitale mondiale dell’alpinismo. La vista migliore cambia lato durante il viaggio: nel tratto iniziale conviene guardare a destra, dopo il confine, la parte più scenografica si sposta a sinistra.

Le tappe da conoscere del Mont Blanc Express 

Il bello del Mont Blanc Express è che si può scendere e risalire quando si vuole: le tappe lungo la linea sembrano capitoli di un racconto di montagna, ognuna con la sua atmosfera e il suo carattere. Les Marécottes è il primo colpo di scena: un villaggio di legno immerso nella neve, famoso per lo zoo alpino e per quella piscina scavata nella roccia che d’estate è un’altra cosa, certo, ma d’inverno, ghiacciata e silenziosa, sembra un set di un film fantasy. Poco più avanti c’è Finhaut, punto di accesso privilegiato alla diga di Emosson, un luogo quasi alieno dove le montagne virano al rosso e gli strapiombi ricordano quanto l’alta quota sappia essere evocativa. Arrivando a Trient, il paesaggio e il mood cambiano ancora: il borgo rosa, con la sua chiesa color confetto, qui si respira un’atmosfera davvero nordica. Poi ci sono Le Trétien e Les Granges, paesini minuscoli, quasi sospesi tra boschi e pendii.

Intorno alla linea ferroviaria si apre anche una delle zone più versatili delle Alpi svizzere, un’area dove l’inverno non è solo sci ma un vero stato mentale. Champex-Lac, per esempio, è un luogo poetico d’inverno: il lago ghiacciato diventa un grande specchio e la Fondazione Barry organizza passeggiate sulla neve insieme ai San Bernardo, un’esperienza tenera e potentissima allo stesso tempo.

Champex-Lac, Svizzera
Switzerland Tourism / André Meier
Passeggiate con i cani San Bernardo a Champex-Lac

Da Vernayaz, invece, si raggiungono le Gorges du Trient, gole profonde scolpite dall’acqua in migliaia di anni, mentre poco distante la Cascade de Pissevache è una di quelle visioni che restano incise nei ricordi per mesi. Tutta quest’area rientra nel Pays du Saint-Bernard, una regione che riunisce Champex-Lac, La Fouly, Les Marécottes e Vichères-Liddes, un quadrante alpino con 75 chilometri di piste, sentieri infiniti per ciaspole, percorsi di sci alpinismo e villaggi dove la raclette fumante sembra parte del paesaggio. È una montagna autentica, meno glamour rispetto ai grandi resort, ma con un fascino che rimane addosso come il profumo di legna bagnata e neve fresca, perfetto per chi vuole vivere l’inverno in modo genuino e non per forza mainstream.

Dove andare a sciare adesso, piste aperte tra Italia ed Europa

22 novembre 2025 à 13:00

L’aria frizzante di fine novembre (soprattutto negli ultimi giorni in Lombardia, ad esempio) porta quell’energia da “sta per iniziare la stagione”, ma senza la folla del pieno inverno – e sì, stiamo parlando della stagione sciistica! Non tutti gli impianti sono operativi, certo, ma proprio per questo il momento è perfetto per chi vuole rimettere gli sci ai piedi prima degli altri. Le temperature si stanno abbassando, i cannoni sparano nei resort già attivi e i ghiacciai stanno tornando nella loro veste invernale.

Se l’idea è partire subito, ci sono diverse località, tra Italia, Francia, Svizzera e Austria che hanno già inaugurato la stagione o lo faranno proprio questo weekend. Ecco una guida aggiornata a oggi su dove sciare adesso senza aspettare il grande boom natalizio.

Dove sciare adesso in Italia

Tre Cime Dolomiti

In attesa che anche le altre località in Italia si risveglino dal letargo estivo (al contrario di quello canonico), un classico che apre la stagione con qualche settimana d’anticipo rispetto ad altre zone delle Dolomiti. Dal 22 novembre 2025 gli impianti iniziano a girare e il comprensorio di Tre Cime Dolomiti torna a regalare panorami verticali sulle cime di Lavaredo. Perfetto insomma per chi vuole entrare nel mood invernale con piste ampie, scenografiche e poco affollate, soprattutto tra San Candido e Sesto.

Dove sciare adesso all’estero

Francia

La Francia è sempre tra le prime a far partire la stagione grazie all’alta quota: qui si scia già in pieno stile invernale, sia sulle piste dei grandi domini sia sui ghiacciai.

Di seguito i comprensori già aperti:

  • Tignes / Val d’Isère
  • Les 3 Vallées (Val Thorens / Les Menuires / Méribel / Courchevel)

Queste località aprono presto perché si trovano oltre i 2.000 metri di quota: qui il freddo arriva prima, la neve “quella vera” resiste più a lungo e l’innevamento programmato funziona al massimo.

Les Menuires, Francia
iStock
Il comprensorio sciistico di Les Menuires

Svizzera

La Svizzera anticipa sempre tutti grazie ai suoi giganti alpini: altissima quota, ghiacciai presenti e microclimi freddi anche a novembre, lo sa bene chi ha anche solo preso l’autostrada in collina di recente.

Comprensori già operativi:

  • Breuil-Cervinia / Valtournenche / Zermatt – Cervino
  • Saas-Fee
  • Gemsstock – Andermatt
  • Parsenn (Davos Klosters)
  • Pizol – Bad Ragaz / Wangs
  • TschentenAlp – Adelboden

Il motivo dell’apertura anticipata è semplice: qui si scia spesso sopra i 2.500/3.000 metri, perfetti per mantenere innevamento e temperature invernali anche quando il resto delle Alpi è ancora in modalità autunnale.

Austria

L’Austria è di un altro mondo, è proprio la regina delle aperture anticipate perché ospita la più alta concentrazione di ghiacciai sciabili dell’intero arco alpino: già, naturalmente, significa piste aperte anche quando il resto d’Europa è ancora fermo.

Comprensori aperti ora:

  • Sölden
  • Gurgl – Obergurgl-Hochgurgl
  • Hintertuxer Gletscher
  • Stubaier Gletscher
  • Pitztaler Gletscher
  • Kaunertaler Gletscher
  • Kitzsteinhorn / Maiskogel – Kaprun
  • Silvretta Montafon
  • Obertauern
  • Mölltaler Gletscher
  • Schladming – 4-Berge-Skischaukel
  • KitzSki – Kitzbühel / Kirchberg (in parte solo nel weekend)

Qui il segreto è tutto nell’orografia (nonostante il tecnicismo lessicale, non parliamo di metalli preziosi ma di territorio in sé e per sé): tanti ghiacciai, esposizione perfetta e temperature al ribasso già da fine ottobre sono gli ingredienti perfetti per ottenere neve assicurata.

Il Castello delle Dame di Chenonceau, simbolo di eleganza, fascino e potere al femminile

Par : elenausai10
20 novembre 2025 à 17:00

Il Castello di Chenonceau non è semplicemente un’altra magnifica fortezza nella Valle della Loira: è, senza ombra di dubbio, uno dei castelli più amati di tutta la Francia. Conosciuto affettuosamente come il “Castello delle Dame”, la sua storia e la sua inconfondibile eleganza sono state modellate da una successione di potenti donne che ne hanno lasciato un’impronta indelebile.

Varcando i suoi cancelli è impossibile non percepire quel tocco femminile distintivo: dagli impeccabili giardini geometrici che riflettono l’architettura maestosa fino agli sfarzosi e freschissimi bouquet che adornano ogni sala. Chenonceau incarna l’essenza stessa di un sogno regale, offrendo tutto ciò che si desidera da un castello: architetture drammatiche che si specchiano sulle acque dello Cher e interni sontuosi che hanno il potere magico di trasportare il visitatore in un’epoca passata.

Inseritelo nel vostro itinerario e preparatevi a scoprire un luogo dal fascino eterno.

La storia del Castello di Chenonceau

La storia di Chenonceau è un avvincente racconto di passaggi di proprietà che lo hanno salvato, due secoli dopo, dagli orrori della Rivoluzione. Il re Enrico II lo donò alla sua favorita, l’influente Diane de Poitiers, che ne fece il suo patrimonio personale. Dopo la morte del re, la Regina Caterina de’ Medici rivendicò immediatamente il castello, trasformandolo in una corte di splendore italiano e gestendo il Regno di Francia dal suo Gabinetto Verde.

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123RF
La facciata del Castello di Chenonceau, come nelle fiabe

Seguì l’epoca di Louise de Lorraine, vedova del re Enrico III, che qui visse il suo lutto. Nel Settecento, Louise Dupin, donna dell’Illuminismo, accolse nel suo famoso salotto letterario studiosi e filosofi come Jean-Jacques Rousseau. Infine, la dinastia Menier, che acquistò il castello nel 1913, lo trasformò in un ospedale militare durante la Grande Guerra e usò la sua posizione strategica sullo Cher per aiutare a fuggire durante la Seconda Guerra Mondiale, preservandone il fascino eterno per noi visitatori.

Avrete sicuramente capito da dove deriva il nome “Castello delle Dame”: a differenza di molte altre fortezze, abitate principalmente da re o nobili uomini, il Castello di Chenonceau deve la sua fama e la sua straordinaria eleganza alle tante favolose dame che lo hanno plasmato.

I luoghi più belli da scoprire dentro il castello

Oltre alla sua architettura da fiaba, Chenonceau incanta con i suoi interni sfarzosi. Le Camere di Diana di Poitiers e di Caterina de’ Medici con i loro letti a baldacchino, arazzi pregiati e camini monumentali, raccontano di potere e stile.

Imperdibile è la Grande Galleria, lunga 60 metri, che poggia sugli archi che attraversano il fiume Cher. L’eleganza si estende all’esterno nei due magnifici Giardini Rinascimentali: quello più geometrico di Diana e quello più intimo e italiano di Caterina.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Castello di Chenonceau, aperto al pubblico tutti i giorni dell’anno, è situato nella Valle della Loira ed è raggiungibile facilmente sia con la propria auto che in bici o con il treno.

Guidare offre la massima flessibilità, ma anche la comodità del treno potrebbe essere una soluzione efficiente e sostenibile: la stazione di Chenonceaux, infatti, dista solo due minuti a piedi dal castello. Se partite da Parigi, scegliete un treno ad alta velocità (TGV) da Gare Montparnasse fino a Tours (circa 75 minuti). Successivamente prendete una coincidenza di 25 minuti per Chenonceaux.

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123RF
Panorama dall’alto di Chenonceau

Proposta della Lombardia: una Expo itinerante delle Dop e Igp europee

22 octobre 2025 à 11:33

Una grande ‘ expo ‘ itinerante dedicato ai prodotti europei a Denominazione di Origine e Indicazione Geografica , capace di portare in Europa e nel mondo l’esperienza, la tradizione e la qualità dei territori che li producono. È la proposta lanciata dal presidente di AREPO (Associazione delle Regioni Europee dei Prodotti d’Origine) e assessore lombardo all’Agricoltura Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi , nel corso dell’Assemblea generale svoltasi a Barcellona e ospitata dalla Regione Catalunya.

Una Expo itinerante per promuovere i prodotti d’eccellenza

L’idea ha l’obiettivo di promuovere i prodotti certificati nei principali mercati del continente e del mondo , raccontando ai cittadini cosa distingue davvero i prodotti d’origine e qual è il significato dei marchi e dei loghi di qualità europei.

L'assessore all'Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste della Regione Lombardia, Alessandro Beduschi, interviene a Barcellona all'Assemblea generale di Arepo (Associazione delle Regioni europee dei prodotti d'origine) di cui è il presidente

“Le Indicazioni Geografiche rappresentano l’identità e la storia dei nostri territori – ha affermato Beduschi – ma troppo spesso il loro valore non è pienamente conosciuto. Con questa iniziativa vogliamo il racconto dei nostri prodotti fuori dai confini regionali e nazionali , in un viaggio attraverso l’Europa e il mondo, per far scoprire la cultura, il lavoro e la qualità che stanno dietro a ogni DOP e IGP . La prima tappa si terrà nel 2026 in Italia, e saranno i nostri consorzi di produttori i protagonisti nel dialogo diretto con i cittadini ei consumatori ”.

L’ingresso della Calabria all’AREPO

A margine dei lavori, Beduschi ha inoltre annunciato la richiesta di ingresso nell’associazione della Regione Calabria, che si unisce alle regioni italiane già aderenti – Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e Sardegna – portando a dieci la rappresentanza nazionale in AREPO.

Con oltre 35 regioni membri provenienti da Italia, Francia, Spagna, Germania, Grecia, Polonia e Portogallo, AREPO rappresenta oggi la principale rete politica e istituzionale a difesa e promozione dei prodotti a indicazione geografica d’Europa.

Lombardia ed Europa, essere comunità del cibo

“Il futuro del sistema agroalimentare europeo – ha concluso l’assessore Beduschi – passa dalla capacità di unire le forze e raccontare il valore autentico delle nostre produzioni. Solo così potremo rendere le DOP e le IGP non soltanto un simbolo di eccellenza, ma un linguaggio comune tra territori diversi che condividono lo stesso orgoglio: quello di essere comunità del cibo e della qualità “.

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Néro the Assassin, le location dove è stata girata la serie Tv Netflix

Par : losiangelica
8 octobre 2025 à 17:30

Se siete appassionati di film e serie Tv probabilmente avrete già sentito parlare di Néro the Assassin, la nuova stella che fa parte del palinsesto autunnale di Netflix. Le puntate da vedere tutte d’un fiato sono ambientate nel sud della Francia nel 1504 e raccontano la storia di uno spietato assassino costretto a proteggere la figlia da forze oscure e nemici pericolosi. Azione, dramma e mistero sono però l’occasione per scoprire location spettacolari che spaziano da castelli a città, senza esclusione di panorami mozzafiato.

Vediamo insieme quali sono le location di Néro the Assassin e dov’è stata girata la serie Tv.

Occitania

La Francia del sud è la protagonista delle location di Néro the Assassin ed è soprattutto l’Occitania ad aver attirato l’attenzione del team che ha scelto il Fort de Bellegarde a Le Perthus e la maestosa Forteresse de Salses a Salses-le-Château per fare le riprese. Sembrano uscite da un romanzo d’avventura e si prestano alla perfezione per scene di battaglie e complotti.

Perpignano

La vicina città di Perpignano ha offerto un mix unico di storia e vitalità urbana. Con il suo centro storico dal fascino catalano e i colori caldi delle facciate, Perpignan è diventata uno dei set principali. Vedrete Néro che attraversa le vie acciottolate davanti al Palais des Rois de Majorque, una fortezza del XIII secolo che domina la città, oppure nei pressi del Castillet, l’antica porta cittadina trasformata in torre difensiva. E non sorprende: questa città, sospesa tra Francia e Catalogna, ha un’anima multiculturale perfetta per una storia di intrighi e conflitti.

Nizza

Dalla campagna all’eleganza della Costa Azzurra. Nizza ha fatto da cornice a diverse riprese durante l’estate 2024, offrendo una luce naturale incredibile e scorci da cartolina. Con la Promenade des Anglais, i palazzi Belle Époque e i vicoli colorati della Vieux Nice, la città ha regalato alla serie atmosfere sofisticate e paesaggi marittimi che contrastano con i toni più cupi delle scene d’azione.

Alcune sequenze mostrano il lato più raffinato della vita di corte e ambientazioni che ricordano antichi mercati portuali, aggiungendo varietà visiva alla narrazione.

Nizza tra le location di Néro the Assassin
iStock
Dove è stato girato Néro the Assassin: anche Nizza protagonista della serie

Mentone

Se Nizza è elegante, Mentone è pura poesia. Questo gioiello della Costa Azzurra, noto come la “Perla di Francia”, ha conquistato la produzione con il suo fascino pittoresco e la posizione strategica al confine con l’Italia. Le sue case color pastello che si affacciano sul mare, la Basilica di Saint-Michel Archange e il porticciolo storico offrono scorci perfetti per le scene più intime e suggestive. Menton incarna alla perfezione l’atmosfera sospesa tra due mondi che caratterizza Néro the Assassin: un luogo in bilico tra bellezza e pericolo, tra luce e ombra.

Ventimiglia

Passando la frontiera, la troupe si è spostata a Ventimiglia, nella Liguria occidentale. Qui, il quartiere medievale di Ventimiglia Alta, con le sue stradine strette e gli archi in pietra, ha fatto da set per sequenze intense e misteriose. Riprese nei dintorni di Porta Nizza e delle terrazze panoramiche hanno aggiunto un tocco autentico e crudo alla serie, perfetto per rappresentare città di frontiera o nascondigli segreti.

Spagna: Barcellona e Valencia

Altra tappa? Barcellona. La città ha prestato il suo quartiere gotico con vicoli labirintici e architettura di Gaudì per alcune delle riprese da sogno che rendono riconoscibile la località spagnola. Valencia è l’ultima città che viene toccata dalle riprese della serie Tv ed è stata scelta per la sua struttura fortemente medievale e l’affaccio sulla costa.

Dove andare per il ponte dell’1 novembre in Europa tra cultura, sapori e atmosfere autunnali

Par : elenausai10
6 octobre 2025 à 14:03

La bellezza di viaggiare in Europa in autunno sta nella varietà di esperienze che questa stagione offre. Si può passeggiare tra le strade animate di grandi città come Dublino, Vienna o Bucarest, respirare la storia millenaria di Istanbul o di Atene, sorseggiare un calice di vino tra i locali di Lione, oppure godersi gli ultimi raggi di sole sulle spiagge di Malaga.

L’autunno è anche il momento in cui i sapori si fanno protagonisti: i mercati si riempiono di prodotti di stagione e i menù celebrano la vendemmia e i raccolti, dai piatti più rustici alle creazioni più raffinate. In poche parole, ogni destinazione ha il suo fascino e in questo periodo è quasi impossibile sbagliare.

Se state cercando ispirazioni su dove andare per il ponte dell’1 novembre in Europa, questi sono i nostri consigli!

Scoperto in Francia il laboratorio di gioielli in conchiglia più antico d’Europa: risale a 42.000 anni fa

29 septembre 2025 à 07:30

Una scoperta di grande rilievo in Francia apre nuove prospettive per comprendere gli spostamenti delle popolazioni preistoriche e i possibili contatti tra gruppi umani differenti durante un periodo cruciale della preistoria, quello che ha visto il passaggio tra gli ultimi Neanderthal e l’arrivo dell’Homo sapiens in Europa.

È stato riportato alla luce il più antico laboratorio che realizzava gioielli in conchiglia: tesori che riscrivono la storia e aprono nuove finestre su un passato lontanissimo e ricco di fascino e mistero.

Cosa è stato scoperto e dove

Una nuova scoperta torna a gettare luce su uno dei siti archeologici del paleolitico più importanti del mondo: quello di La Roche-à-Pierrot, vicino al paese di Saint-Césaire, in Charente-Maritime (Nuova Aquitania).

Proprio qui, nel 1979, furono ritrovati i resti di un giovane Neanderthalensis sepolto in una piccola fossa (Pierrette, risalente a circa 39mila anni fa). Una scoperta importantissima perché associata a utensili e altri manufatti che precedentemente erano riferiti solo all’Homo Sapiens.

Scoperta in Francia: il laboratorio di conchiglie più antico
Ufficio Stampa CNRS
Le conchiglie del laboratorio di gioielli più antico

Una nuova ricerca, condotta da scienziati del CNRS, dell’Université de Bordeaux e del Ministère de la Culture e dell’Université Toulouse 2 Jean Jaurès, e pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“, ha riportato alla luce quello che viene considerato il più antico laboratorio per la realizzazione di gioielli in conchiglia dell’Europa Occidentale.

Sono state rinvenute diverse conchiglie forate e numerosi pigmenti rossi e gialli. Il ritrovamento, datato ad almeno 42.000 anni fa, è stato attribuito alla cultura Châtelperroniana, che segna il passaggio tra gli ultimi Neanderthal e l’arrivo dell’Homo Sapiens in Europa. Inoltre, l’assenza di segni d’usura in alcune perforazioni e la presenza di conchiglie che non sono mai state lavorate, dimostrano che il sito era un vero laboratorio di produzione di gioielli.

Lo studio sulle conchiglie usate nell'antico laboratorio
Ufficio Stampa CNRS
Lo studio sulle conchiglie usate nell’antico laboratorio

Dalle analisi svolte dagli archeologi, si è scoperto che le conchiglie provenivano dalla costa atlantica, che all’epoca si trovava a circa 100 km di distanza, mentre i pigmenti erano stati trasportati da aree situate a oltre 40 km dal sito di rinvenimento. Informazioni che testimoniano l’esistenza di reti di scambio a lunga distanza o di una intensa mobilità delle popolazioni che vivevano in queste terre. A confermare la complessità dell’occupazione del sito sono stati anche altri reperti rinvenuti insieme ai gioielli in conchiglia, ovvero strumenti tipicamente neandertaliani e resti di animali cacciati (come bisonte e cavallo).

Perché questa scoperta è importante

La scoperta di questo laboratorio di gioielli è eccezionale e costituisce la prima testimonianza documentata di un’industria del Paleolitico superiore connessa a ornamenti in conchiglia in Europa occidentale. Se generalmente le pratiche di ornamento personale, di differenziazione sociale e di affermazione identitaria sono associate all’Homo Sapiens, questi gioielli e pigmenti rivelano che già la cultura Châtelperroniana le avesse esplorate e si fosse dedicata all’espressione simbolica.

La mappa della nuova scoperta in Francia: il più antico laboratorio di gioielli
Ufficio Stampa CNRS
La mappa di provenienza dei materiali usati nel Paleolitico per realizzare gioielli

Indizi che fanno pensare che tale cultura fosse stata influenzata (o addirittura appartenesse) a una prima ondata di Homo Sapiens arrivata nella regione almeno 42.000 anni fa.

Ricordiamo infatti che tra 55.000 e 42.000 anni fa, l’Europa attraversò un periodo di profonda trasformazione: i Neanderthal furono progressivamente sostituiti da gruppi di Homo sapiens provenienti dall’Africa. In questo contesto, la cultura Châtelperroniana, attestata in Francia e nella Spagna settentrionale, occupa un ruolo centrale come prima industria del Paleolitico, anche se rimane irrisolto un dubbio: chi erano realmente i suoi artigiani, Neanderthal o Homo Sapiens?

Il sito archeologico di Saint-Césaire

Il paleosito di Saint-Césaire continua a svelare nuovi indizi che ricostruiscono la storia degli spostamenti e delle interazioni tra le più antiche popolazioni ed è anche visitabile.

Si tratta di uno spazio museale abbinato a un centro di interpretazione dedicato ai Neanderthal e che attraverso una scenografia immersiva, sale di proiezione, collezioni archeologiche e attività preistoriche quotidiane, permette a tutti, famiglie e bambini, di rivivere la Preistoria da vicino.

Claudia Cardinale e i luoghi della sua vita: un viaggio tra il Mediterraneo e Hollywood

Par : elenausai10
24 septembre 2025 à 10:42

Salutiamo Claudia Cardinale, morta il 23 settembre 2025 a Nemours, in Francia, all’età di 87 anni. Non una semplice attrice, ma un simbolo del cinema nazionale e internazionale, una donna cosmopolita che ha saputo intrecciare la sua vita con le città e i Paesi che hanno segnato la sua carriera e identità. Dalla Tunisia alla Francia, passando per Roma e Hollywood, il suo percorso artistico e personale è un viaggio attraverso culture, lingue e atmosfere diverse che l’hanno portata a recitare in oltre 150 film.

In pochi anni, con i suoi tratti mediterranei e una personalità fiera, divenne la musa di alcuni tra i più grandi registi della storia, da Luchino Visconti a Federico Fellini, fino a Sergio Leone e Mario Monicelli. Qui ripercorriamo insieme i luoghi che hanno fatto da scenario alla vita straordinaria di una delle ultime grandi dive del cinema.

La Goulette, Tunisi: il suo luogo di nascita

Claudia Josephine Rose Cardinale nasce a Tunisi nel 1938 da genitori siciliani, nel quartiere marinaro de La Goulette, crocevia cosmopolita dove convivevano italiani, francesi, maltesi, arabi ed ebrei. Cresciuta in questo contesto ricco di lingue, tradizioni e religioni diverse, assorbe sin da bambina le influenze del Mediterraneo, parlando inizialmente il francese e l’arabo prima di avvicinarsi all’italiano.

La sua infanzia, libera e solare, resta indissolubilmente legata a quelle strade brulicanti di vita, ai profumi di spezie e alla luce accecante del mare. Anche dopo aver lasciato la Tunisia per l’Italia, dove la sua carriera di attrice si è rapidamente affermata, Cardinale non ha mai rinnegato quel legame originario: nelle sue parole, questo Paese rimane la cornice più autentica dei suoi ricordi, la matrice affettiva che ha plasmato la sua identità aperta, libera e plurale. Ed è qui, nel quartiere dov’è nata, che è stata omaggiata nel 2022 con l’intitolazione di una strada.

La Goulette
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Il quartiere tunisino de La Goulette

Roma, dove inizia la carriera di attrice

Arriva a Roma alla fine degli anni ’50, cuore pulsante del cinema europeo. Ben presto, la sua bellezza naturale conquistò Cinecittà, al tempo considerata il centro della “Hollywood sul Tevere”, e registi quali Visconti e Fellini. È proprio nella Capitale che avviene il cambiamento: da ragazza timida diventa una diva internazionale, recitando in pellicole divenute ormai indimenticabili come Il Gattopardo e .

Tuttavia, come avviene spesso, la fama porta con sé anche i lati negativi. Su Claudia Cardinale cominciò a incombere il peso soffocante della celebrità, con i paparazzi che la seguivano ovunque, rendendole difficile compiere anche i gesti quotidiani più semplici. Fu così che decise di trasferirsi a Parigi.

La casa a Roma di Claudia Cardinale
Getty Images
La casa a Roma di Claudia Cardinale

Hollywood e gli Stati Uniti: il mito internazionale

Negli anni ’60, Claudia Cardinale vola oltre oceano e approda a Hollywood, dove prende parte a grandi produzioni americane. La sua bellezza magnetica e la sua presenza scenica la rendono una delle interpreti europee più richieste dagli studios. Film come C’era una volta il West di Sergio Leone consolidano la sua immagine di diva senza tempo, capace di incarnare personaggi complessi e affascinanti. Gli Stati Uniti rappresentano, così, l’apice della sua carriera internazionale.

La Francia: Parigi e Nemours, una nuova casa

Dagli anni ’80, Claudia Cardinale sceglie la Francia come residenza, stabilendosi prima a Parigi, città che la accoglie come una vera star del cinema d’autore e delle coproduzioni europee. Nella capitale francese, come raccontato da lei stessa, viveva in una casa affacciata alla Senna.

Successivamente si trasferisce a Nemours, nel cuore dell’Île-de-France, dove ha vissuto lontana dai riflettori mantenendo però un legame indissolubile con l’arte e il cinema. In questo luogo che l’ha accolta negli ultimi anni della sua vita, Claudia Cardinale viveva nel magnifico Picardeau, un ex edificio industriale che un tempo era utilizzato come conceria, fino al XVIII secolo.

Si trova lungo le rive del fiume Loing, nel centro di Nemours: un luogo affascinante che compare anche nel romanzo di Honoré de Balzac Ursule Mirouët. Prima di diventare l’ultima dimora dell’attrice, il Picardeau fu trasformato in casa di riposo per i sacerdoti dell’Institution Sainte-Marie e poi in dimora della famiglia Barry, una delle più importanti della città.

È qui che Claudia Cardinale ha creato la Fondazione Claudia Cardinale, che ha come obiettivo quello di sostenere artisti emergenti e non attraverso mostre e residenze, con un’attenzione particolare all’ecologia e alle artiste donne.

Nemours
iStock
Le case caratteristiche di Nemours

Louvre, Versailles e non solo: molti musei francesi costeranno di più

30 août 2025 à 11:55

Dal primo gennaio 2026 i visitatori dei principali musei francesi troveranno una novità al momento di acquistare il biglietto: il governo francese ha infatti annunciato l’introduzione di una doppia tariffa, che andrà a distinguere tra cittadini europei ed extraeuropei. La misura, destinata a cambiare le abitudini di milioni di turisti, è stata presentata come una scelta necessaria per garantire il futuro e la manutenzione dei siti culturali più visitati del Paese.

Si tratta di una vera e propria piccola rivoluzione: mai prima d’ora in Francia era stata introdotta una simile distinzione, che avvicina la gestione dei musei a quella già adottata in altri settori del turismo, come trasporti o attrazioni locali, dove le politiche differenziate sono più diffuse.

L’annuncio del governo e le motivazioni

A rendere ufficiale la notizia è stata la ministra della Cultura Rachida Dati. Nel suo intervento ha sottolineato come l’obiettivo non sia quello di scoraggiare i visitatori stranieri, bensì di coinvolgerli in un contributo concreto ai costi di gestione e rinnovamento delle strutture. “Non vogliamo ridurre l’affluenza internazionale” ha precisato “ma assicurare che i musei francesi continuino a essere all’altezza delle aspettative del pubblico globale”.

L’iniziativa nasce da una constatazione chiara: i musei più celebri della Francia necessitano di interventi costanti per preservare un patrimonio che appartiene non solo alla nazione ma all’intera umanità. Modernizzazione degli spazi, miglioramento dei servizi al pubblico, restauro delle opere e manutenzione degli edifici storici sono attività che richiedono investimenti crescenti. Da qui l’idea di una tariffa maggiorata per i visitatori provenienti da fuori dell’Unione europea.

I siti coinvolti nella prima fase

Nella fase iniziale, a partire dal 2026, la nuova politica tariffaria interesserà alcune delle mete culturali più rappresentative di Francia. Tra queste spiccano il Louvre, custode di capolavori come la Gioconda e la Venere di Milo, e la Reggia di Versailles, simbolo del fasto monarchico e della storia del Paese. A loro si aggiungono l’Opéra Garnier, straordinario esempio di architettura ottocentesca, l’Arco di Trionfo e il Castello di Chambord, uno dei più celebri della Valle della Loira.

Il piano del governo prevede che altri musei e monumenti si uniscano all’iniziativa a partire dal 2027, così da estendere progressivamente la doppia tariffa a gran parte dei siti statali più visitati.

Quanto costerà visitare i musei francesi

Le cifre cambieranno da luogo a luogo, ma il caso del Louvre dà un’idea concreta dell’impatto della riforma. Attualmente il biglietto d’ingresso costa 22 euro mentre dal 2026 salirà a 30 euro per i cittadini europei e a 35 per i visitatori provenienti da Paesi extraeuropei. Una differenza non enorme in termini assoluti, ma significativa se si considera l’enorme volume di turisti che ogni anno affolla le sale del museo parigino.

La misura, dunque, non colpirà soltanto i visitatori occasionali, ma anche i grandi flussi turistici internazionali che da decenni rappresentano una voce centrale dell’economia francese.

Critiche e timori di discriminazione

Se da un lato il governo insiste sulla necessità di garantire la sostenibilità economica dei musei, dall’altro non mancano le critiche. Diverse associazioni e voci dell’opposizione hanno definito la misura discriminatoria, sottolineando come i turisti provenienti da aree meno ricche del mondo possano essere penalizzati da un costo aggiuntivo.

Il rischio, secondo i detrattori, è quello di trasformare l’accesso alla cultura in un privilegio, limitando le possibilità di chi ha meno risorse economiche. Per un nucleo familiare in viaggio, la differenza di prezzo potrebbe incidere sul budget complessivo della visita, e ridurre la platea di chi sceglierà di includere i musei nel proprio itinerario.

Il dibattito, insomma, è aperto. La Francia, patria di alcuni dei siti culturali più amati al mondo, si trova oggi di fronte alla sfida di conciliare l’accessibilità universale con la sostenibilità economica. La doppia tariffa, che entrerà in vigore tra pochi mesi, rappresenta un esperimento unico nel panorama europeo e sarà osservata con attenzione non solo dai turisti, ma anche da altri Paesi che potrebbero adottare soluzioni simili.

Cairn di Barnenez, la più antica architettura monumentale d’Europa

Par : losiangelica
25 août 2025 à 16:07

Nel cuore della Bretagna settentrionale è custodito un monumento tra i più antichi che hanno fatto la storia: Cairn di Barnenez è senza dubbio il colosso di pietra costruito migliaia d’anni fa e sopravvissuto all’oblio del tempo che ci fa fare un viaggio nella preistoria.

Visitandolo si superano epoche, millenni e si prova un’incredibile leggerezza osservando il mare tra i riflessi argentati della baia di Morlaix. Non serve essere archeologi o esperti di storia per rimanere affascinati dalla sua struttura.

Cairn di Barnenez, il mausoleo megalitico più antico d’Europa

È considerato il più grande e antico mausoleo megalitico europeo: il Cairn di Barnenez è un tumulo di pietre di dimensioni imponenti. Lungo 70 metri, largo 25 e alto 9 si staglia come se fosse un gigante di granito mostrando con orgoglio i 6.000 anni d’età. Costruito nel Neolitico, custodisce al suo interno undici dolmen, camere funerarie coperte e collegate da corridoi, simboli di un culto ancestrale della morte e della rinascita. Entrarvi, o anche solo osservarne gli accessi, significa percepire la forza di un pensiero collettivo che, pur senza scrittura, ha trovato nelle pietre un linguaggio universale.

A colpire sono sì le dimensioni ma soprattutto la sua resistenza che sembra non mostrare i segni del tempo. I metri cubi di pietra sono stati posizionati 6.000 anni fa, eppure sono ancora lì mostrando come siano stati in grado di superare secoli e tempeste atlantiche.

È interessante sapere che è riuscito a sopravvivere persino quando è stato scambiato per una cava di pietra e quindi intaccato dalla mano dell’uomo. È stato l’archeologo Pierre-Rouland Giot nel 1954 a proteggerlo riconoscendone il valore straordinario e di conseguenza promuovendone la tutela. Oggi, grazie a quel recupero, possiamo ammirarlo in tutta la sua imponenza.

Cairn di Barnenez, il mausoleo neolitico
iStock
Cairn di Barnenez, la costruzione neolitica in Bretagna

Parole speciali gli sono state rivolte dallo scrittore André Malraux che lo ha definito il Partenope dei Bretoni: una fase tanto poetica quanto giusta. Dopotutto, proprio come il celebre tempio di Atene, il Carin di Barnenez è diventato un simbolo di identità culturale facendo da ponte tra passato e presente.

La sua costruzione custodisce un’impresa titanica: basti sapere che sono state utilizzate oltre 3.000 tonnellate di pietre che sono state prima trasportate e poi posizionate senza l’ausilio di macchinari. Il lavoro avrà sicuramente richiesto il supporto di tutta la comunità che ha partecipato al progetto sacro, destinato a durare in eterno.

Dove si trova Cairn di Barnenez e come arrivarci

In Francia, tra i monumenti della Bretagna settentrionale più interessanti c’è proprio il Cairn di Bernenez che sorge sulla penisola di Kernéléhen. Affacciato sulla baia di Morlaix e godendo una vista incredibile sull’Anse de Térénez è un posto da sogno da non perdere.

Per raggiungerlo si parte abitualmente da Morlaix, la città più vicina che dista appena 10 chilometri e circa 20 minuti di auto. Se non ci si muove in macchina seguendo le indicazioni per Plouezoc’h si può raggiungere in bici percorrendo strade secondarie che attraversano borghi e villaggi bretoni.

Un’ulteriore opportunità? Seguire il sentiero costiero GR®34, segnalato in rosso e bianco, che lambisce la zona e regala scorci spettacolari sul mare.

La Francia dice no agli hotel per soli adulti: il dibattito sulle vacanze child-free

22 août 2025 à 10:21

Silenzio assoluto a bordo piscina, niente spruzzi improvvisi, nessun bimbo che corre tra i tavoli durante la colazione. È la promessa degli hotel “adults only”, o “child free”, strutture che altrove – Italia e Spagna in testa – hanno trovato un pubblico affezionato, ma che in Francia scatenano un acceso dibattito politico e sociale.

A dare il via alla polemica è stata la senatrice socialista Laurence Rossignol, ex ministra della Famiglia, che ha chiesto una legge per vietare le strutture riservate esclusivamente agli adulti. «Non possiamo organizzare la nostra società tenendo separati i bambini da noi stessi, allo stesso modo in cui alcune strutture lo fanno con i cani», ha dichiarato. Secondo Rossignol, questo modello finisce per “legittimare l’intolleranza” e trasmettere l’idea che i più piccoli non siano i benvenuti.

Hotel adults only: moda turistica o discriminazione?

Il governo francese non è nuovo a prese di posizione. Già in passato la commissaria all’Infanzia Sarah El Haïry aveva lanciato il Family Choice Award, un premio che incoraggia hotel e ristoranti a distinguersi per la loro accoglienza alle famiglie. «Non possiamo permettere che passi l’idea che i bambini siano indesiderati sulla terrazza di un ristorante», ha ribadito.

Eppure, guardando ai numeri, il fenomeno in Francia resta marginale: gli hotel adults only rappresentano appena il 3-5% dell’offerta turistica, come conferma l’UMIH (Unione delle imprese del settore alberghiero). «Sono estremamente rari», spiega Véronique Siegel, presidente della sezione hotel del sindacato. E avverte: «Se fossero dichiarati illegali, i clienti semplicemente sceglierebbero altre destinazioni europee».

Ed è qui che il confronto con l’estero diventa interessante. In Spagna, soprattutto nelle Baleari e alle Canarie, gli adults only non solo sono accettati, ma anche pubblicizzati come opzione premium. Le catene internazionali li includono ormai in catalogo come fossero un segmento naturale dell’offerta. 

In Italia, invece, pur senza grande clamore politico, esistono diverse strutture child-free sul lago di Garda, in Toscana e in Sardegna, scelte soprattutto da coppie in cerca di relax. Nessuno ha pensato di vietarle, anzi: vengono viste come una nicchia che arricchisce l’offerta turistica complessiva.

Perché qualcuno sceglie le vacanze senza bambini?

La scelta di un resort adults only non è frutto di misantropia verso i più piccoli. Lo sottolinea Vincent Lagarde, docente all’Università di Limoges: «Molti ospiti sono genitori, insegnanti o persone che lavorano con i bambini. Cercano semplicemente una pausa dal ritmo quotidiano».

Le ragioni principali sono tre:

  • il bisogno di riposo da un anno scandito da rumore e corse,
  • il tempo di coppia o tra amici, senza interruzioni,
  • la percezione di lusso associata a luoghi esclusivi e silenziosi.

L’antropologo Jean-Didier Urbain lo inserisce in una tendenza più ampia: «C’è un desiderio crescente di comfort, di lentezza e di spazi privati. Le vacanze servono proprio a sospendere gli obblighi sociali, e gli adults only rientrano in questo schema».

Il caso francese, però, va oltre il turismo. Con un tasso di natalità in calo e il presidente Emmanuel Macron che parla di “riarmo demografico”, la questione assume un peso simbolico: vietare gli adults only significherebbe affermare che i bambini devono restare al centro della vita pubblica.

Ma resta aperto l’interrogativo più spinoso: si tratta di proteggere i diritti dei bambini o di limitare la libertà dei viaggiatori?

La strategia vincente della Francia contro l’overtourism

13 août 2025 à 07:30

Nel panorama turistico globale, la Francia detiene un primato indiscusso: con oltre 100 milioni di visitatori ogni anno, è il Paese più visitato al mondo. Eppure, a differenza di altre destinazioni europee vicine, non è teatro di grandi proteste contro il turismo di massa.

Mentre in Grecia si vedono graffiti contro i visitatori e in Spagna, Portogallo e Italia si organizzano manifestazioni e si utilizzano persino pistole ad acqua per scoraggiare i turisti, la Francia riesce a mantenere un equilibrio tra accoglienza e qualità della vita locale.

Ovviamente questo diverso comportamento nasconde un segreto alla base: una strategia a lungo termine, un impegno per un turismo sostenibile, infrastrutture solide e una distribuzione intelligente dei flussi turistici.

La tattica vincente della Francia contro l’overtourism è infatti il frutto di anni di pianificazione, investimenti mirati e un approccio equilibrato che mette al centro la sostenibilità, la strategia per distribuire i visitatori tra regioni e stagioni e la valorizzazione delle proprie diversità territoriali.

Un modello che potrebbe essere d’ispirazione per molte altre destinazioni europee – dove al momento è presente un sentimento anti-turismo per via delle città affollate, dell’aumento degli affitti e dei cattivi comportamenti dei turisti – in cerca di un turismo più armonioso e duraturo.

Pianificazione e sostenibilità: il cuore della strategia francese

A differenza di altri Paesi che oggi cercano in fretta soluzioni all’overtourism – in quanto il turismo di massa sta diventando un problema – la Francia ha cominciato a pianificare anni fa. Al centro di questa visione c’è Atout France, l’agenzia nazionale per lo sviluppo turistico, che ha fatto della sostenibilità uno dei pilastri fondamentali del proprio operato.

Nel 2021, il governo ha lanciato il Piano Destinazione Francia, una roadmap decennale che ha visto lo stanziamento di 1,9 miliardi di euro per promuovere viaggi più ecologici, green, responsabili e inclusivi.

La strategia francese per la pianificazione generale per una crescita più sostenibile del Paese si concentra su più fronti sposando il detto “prevenire è meglio che curare“. Ecco i maggiori ambiti di applicazione della vincente tattica della Francia:

  • promozione dei trasporti sostenibili, con particolare attenzione ai viaggi in treno, preferiti sicuramente ai voli a corto raggio;
  • valorizzazione delle città di medie dimensioni, evitando di concentrare così il turismo solo su icone come le città di Parigi o Nizza;
  • destagionalizzazione: incoraggiare quindi viaggi durante tutto l’anno, evitando il sovraffollamento nei mesi estivi, promuovendo attività ed esperienze che siano perfette nelle varie stagioni.

Uno degli aspetti più rivoluzionari è stata la scelta, nel 2023, di vietare i voli nazionali su tratte percorribili in treno in meno di due ore e mezza. Con 28.000 km di rete ferroviaria, di cui 2.800 ad alta velocità, la Francia permette collegamenti molto rapidi e capillari. Questo modo di viaggiare, lento e sostenibile, permette di apprezzare e conoscere maggiormente il Paese anche da parte di quei turisti che fanno viaggi “mordi e fuggi”.

Per andare, ad esempio, da Parigi a Marsiglia ci vogliono sole tre ore. Inoltre, perfino i piccoli centri sotto i 20.000 abitanti sono serviti da stazioni. Questo ha contribuito a modificare i flussi turistici, incentivando la scoperta di regioni meno note.

La strategia francese contro l'overtourism
iStock
Tour Eiffel a Parigi

Parallelamente, le autorità francesi hanno introdotto misure per proteggere il mercato immobiliare dalle distorsioni degli affitti brevi, fenomeno che in città come Lisbona o Barcellona ha creato vere e proprie crisi abitative.

Con la legge Loi le Meur, i governi locali possono infatti limitare gli affitti per le vacanze, diminuire le notti disponibili per l’affitto turistico da 120 a 90 e sanzionare chi non rispetta le regole.

Un turismo distribuito e radicato nella cultura locale

Uno dei punti di forza della Francia è la capacità di distribuire i visitatori su tutto il territorio nazionale. A differenza di Italia o Spagna, dove alcune località – come Venezia e la Costa Brava – diventano veri e propri epicentri di turismo di massa, la Francia ha saputo raccontarsi come un mosaico di regioni, ciascuna con la propria identità, le proprie attrazioni e infrastrutture adeguate.

Dal fascino dei castelli della Loira alle cantine dell’Alsazia, dalle spiagge della Bretagna ai villaggi della Provenza, ogni regione viene promossa come destinazione a sé stante. Questa narrazione ha trovato un alleato potente nei social media, come Instagram: oggi molti viaggiatori scoprono, ad esempio, che a solo un’ora e mezza da Parigi possono visitare borghi pittoreschi, degustare vini biologici e immergersi in una gastronomia autentica.

La Francia e la sua strategia vincente contro l'overtourism
iStock
Gordes in Provenza

Il turismo francese non punta solo a quantità di visitatori, ma a qualità delle esperienze che si possono poi fare localmente. Cresce l’offerta di itinerari legati alla natura, all’enogastronomia sostenibile e alle tradizioni locali. Molti operatori promuovono produttori biologici e biodinamici, artigiani locali e percorsi culturali meno battuti. Questo approccio non solo riduce la pressione sulle grandi città, ma favorisce un’economia diffusa che coinvolge anche le aree rurali.

C’è anche un fattore culturale: la Francia, crocevia di culture per secoli, è abituata ad accogliere visitatori da ogni parte del mondo. Negli ultimi anni, sono aumentati gli arrivi da mercati emergenti come India, Sudest asiatico, Australia e Africa, e questi viaggiatori spesso scelgono esperienze al di fuori delle mete più note. Il risultato è un turismo più diversificato e resiliente, capace di adattarsi a nuove tendenze e richieste.

Naturalmente, la Francia non è immune da sfide: le Olimpiadi del 2024 hanno spinto Parigi ai limiti della capienza turistica e quartieri come Montmartre hanno segnalato episodi di sovraffollamento. Tuttavia, grazie alla regolamentazione sugli affitti e a una strategia di lungo respiro per un futuro più sostenibile, il Paese sembra pronto a gestire anche questi picchi.

Cammino Francese: dalla Francia a Santiago, attraverso i Pirenei

Par : cdelgiudice
30 juillet 2025 à 19:58

Celebrato già nel Codex Calixtinus del 1135, il Cammino Francese è molto più di un semplice cammino: è un corridoio di storia, fede, incontri autentici e scenari capaci di rigenerare l’anima. Nel 1993 l’UNESCO lo ha inserito tra i Patrimoni dell’Umanità per il suo valore culturale, e non per caso: su questi sentieri il pellegrino attraversa panorami che spaziano dai boschi pirenaici alle pianure infinite delle mesetas, dai borghi antichi con le cattedrali arabeggianti fino alla nebbia atlantica della Galizia, per poi raggiungere Santiago.

Oltre alla bellezza paesaggistica e architettonica, il Cammino Francese trova la sua cifra nella semplicità rituale del passo quotidiano, che diventa un modo per meditare e riconnettersi con la propria interiorità. Non serve essere atleti: ci vogliono curiosità, voglia di meravigliarsi, cuore… e un paio di scarpe comode.

Dove si trova ed etimologia del cammino 

Il Cammino Francese – o Camino Francés – la via più tradizionale e storica di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, prende questo nome perché il percorso parte dalla cittadina di Saint-Jean-Pied-de-Port, in Francia.

Questo itinerario veniva attraversato dai pellegrini provenienti da tutta Europa che entravano in Spagna attraverso i Pirenei, dunque “francese” si riferisce alla sua origine geografica e al fatto che fosse la via principale percorsa dai pellegrini francesi.

Partire da Saint-Jean-Pied-De-Port significa organizzare volo e trasferimento via treno o autobus da Pamplona o Bayonne. Dall’Italia spesso si prenota un volo per Bilbao o Madrid, per poi utilizzare treni verso le regioni basche, oppure si può proseguire con tratte low-cost fino a Bordeaux e poi su autobus locali verso i Pirenei. In alternativa, si può partire da Roncesvalles prenotando un taxi da Pamplona. Possibili anche le partenze da Burgos, León, Astorga o Sarria: ottimi punti di partenza per chi dispone di meno tempo o preferisce percorrere meno tappe, iniziando a metà percorso.

Lunghezza e difficoltà: le 32 tappe  

Il Cammino Francese è lungo circa 780-790 km, a seconda delle varianti e delle deviazioni scelte. La durata media consigliata per percorrerlo è di circa 30-35 giorni, camminando in media 20-25 km al giorno. Le tappe possono essere adattate in base alla preparazione fisica e al ritmo personale, ma in generale un mese è un tempo giusto per godersi il percorso senza troppo affanno.

  • Tappa 1 – Da Saint-Jean-Pied-de-Port a Roncisvalle (25 km, circa 7-8 ore): attraversamento dei Pirenei con salite impegnative e paesaggi spettacolari.
  • Tappa 2 – Da Roncisvalle a Zubiri (24 km, circa 5-6 ore): discesa verso la Navarra tra boschi e fiumi.
  • Tappa 3 – Da Zubiri a Pamplona (20 km, circa 4-5 ore): arrivo nella città storica, passando per piccoli villaggi.
  • Tappa 4 – Da Pamplona a Puente la Reina (24 km, circa 5-6 ore): attraversamento di campi e piccoli borghi, arrivo sul famoso ponte medievale.
  • Tappa 5 – Da Puente la Reina a Estella (22 km, circa 5-6 ore): percorso vario tra paesaggi rurali e centri storici.
  • Tappa 6 – Da Estella a Los Arcos (22 km, circa 5-6 ore): cammino semi-pianeggiante tra basse colline e vigneti.
  • Tappa 7 – Da Los Arcos a Logroño (28 km, circa 6-7 ore): attraversamento della Rioja, famosa per i suoi vini.
  • Tappa 8 – Da Logroño a Nájera (30 km, circa 7-8 ore): paesaggi aperti e antichi monasteri.
  • Tappa 9 – Da Nájera a Santo Domingo de la Calzada (22 km, circa 5-6 ore): splendido l’arrivo in un piccolo borgo medievale ricco di storia.
  • Tappa 10 – Da Santo Domingo de la Calzada a Belorado (23 km, circa 5-6 ore): tra sentieri rurali e boschi.
  • Tappa 11 – Da Belorado a San Juan de Ortega (24 km, circa 5-6 ore): cammino facile e “riposante” tra valli e colline.
  • Tappa 12 – Da San Juan de Ortega a Burgos (26 km, circa 6-7 ore): vi stupirete all’arrivo nella storica città di Burgos con la sua bella cattedrale.
  • Tappa 13 – Da Burgos a Hontanas (31 km, circa 7-8 ore): tappa lunga attraverso campagne e sentieri isolati, attenzione durante la bella stagione perché in molti tratti si è a picco sotto il sole.
  • Tappa 14 – Da Hontanas a Castrojeriz (20 km, circa 4-5 ore): tra villaggi medievali e paesaggi ampi.
  • Tappa 15 – Da Castrojeriz a Frómista (24 km, circa 5-6 ore): ovunque si volge lo sguardo, campi di grano a perdita d’occhio e tracce di storia templare.
  • Tappa 16 – Da Frómista a Carrión de los Condes (20 km, circa 4-5 ore): percorso pianeggiante tra villaggi.
  • Tappa 17 – Da Carrión de los Condes a Terradillos de los Templarios (26 km, circa 6-7 ore): zona isolata, tra campi agricoli e piccoli borghi senza grandi servizi.
  • Tappa 18 – Da Terradillos de los Templarios a León (40 km, circa 9-10 ore): tappa lunga verso la città storica di León (spesso divisa in due).
  • Tappa 19 – Da León a Hospital de Órbigo (32 km, circa 7-8 ore): paesaggi collinari e villaggi medievali.
  • Tappa 20 – Da Hospital de Órbigo a Astorga (18 km, circa 4-5 ore): città ricca di arte e storia.
  • Tappa 21 – Da Astorga a Rabanal del Camino (21 km, circa 5-6 ore): bellissimo paesaggio rurale che arriva in questo borgo dove pare che il tempo si sia fermato.
  • Tappa 22 – Da Rabanal del Camino a Ponferrada (32 km, circa 7-8 ore): discesa tra boschi e la città dei templari.
  • Tappa 23 – Da Ponferrada a Villafranca del Bierzo (23 km, circa 5-6 ore): dalla città storica di Ponferrada si parte per passare il confine tra la regione del Léon e la Galizia.
  • Tappa 24 – Da Villafranca del Bierzo a O Cebreiro (29 km, circa 7-8 ore): tappa impegnativa, sia per la lunghezza sia per il tratto finale, con diversi chilometri in netta salita.
  • Tappa 25 – Da O Cebreiro a Triacastela (21 km, circa 5-6 ore): discesa tra boschi e piccoli villaggi.
  • Tappa 26 – Da Triacastela a Sarria (19 km, circa 4-5 ore): tappa semplice, tra splendidi paesaggi rurali e borghi galiziani.
  • Tappa 27 – Da Sarria a Portomarín (22 km, circa 5-6 ore): attraversamento di ponti medievali e colline galiziane. Sarria è celebre tra i pellegrini come punto di partenza perché da qui si contano i 100 km a Santiago, quelli minimi necessari per richiedere la Compostela.
  • Tappa 28 – Da Portomarín a Palas de Rei (25 km, circa 5-6 ore): paesaggi rurali tra boschi e campi.
  • Tappa 29 – Da Palas de Rei a Melide (15 km, circa 3-4 ore): tappa semplice, in cammino tra sentieri rurali e paesaggi verdi, fino al bellissimo centro storico di Melide.
  • Tappa 30 – Da Melide ad Arzúa (14 km, circa 3-4 ore): altra sezione breve e piacevole, tra piccoli borghi galiziani dove assaggiare il celebre “pulpo a la gallega”.
  • Tappa 31 – Da Arzúa a O Pedrouzo (20 km, circa 4-5 ore): percorso panoramico tra boschi e piccoli villaggi… ci avviciniamo alla meta finale!
  • Tappa 32 – Da O Pedrouzo a Santiago de Compostela (20 km, circa 4-5 ore): dopo una marcia semplice su tranquille strade forestali e boschi di eucalipto, si arriva alla famosa Praza do Obradoiro, in centro a Santiago.

Come prepararsi al cammino 

Camminare circa 800 km in 31 giorni significa coprire una media di 25 km al giorno, con punte oltre i 30 km nelle tappe pirenaiche e galiziane. Una buona preparazione prevede almeno due mesi di uscite progressive fino a 25‑30 km, risalendo salite simili a quelle che si incontreranno lungo il cammino. Importante: allenare anche i polpacci, perché le discese ripide e le mesetas richiedono muscoli preparati e caviglie stabili.

La gestione dello zaino è cruciale: punta a un peso inferiore al 10% del tuo peso corporeo, altrimenti schiena, spalle e piedi ne risentiranno. L’allenamento deve essere anche mentale, però. Affrontare con consapevolezza quei 25‑30 km quotidiani porta anche benefici mentali: il cammino diventa meditazione a passo lento, con il tempo di riflettere sui pensieri più genuini. Non è un percorso estremo, ma tratte lunghe e variazioni climatiche richiedono una mente lucida e un certo spirito di adattamento.

Info logistiche: segnaletica, alloggi e credenziale 

Uno dei punti di forza del Cammino Francese è la segnaletica impeccabile: le celebri frecce gialle e le conchiglie su pali e muretti facilitano l’orientamento anche quando il camminatore è stanco o la nebbia cala.

Quanto all’alloggio, il cammino offre una rete estesa di albergues pubblici, privati e donativi, in media ogni 5 km. È sufficiente consultare i siti per verificare le aperture stagionali e le norme di ingresso. Se preferisci la tranquillità, prenota alcune tappe chiave in anticipo (come Saint‑Jean, Burgos, León, O Cebreiro e Santiago).

La credenziale è un vero passaporto del pellegrino: è necessaria per accedere agli albergues e richiedere la Compostela alla fine. Puoi ottenerla prima della partenza, in una parrocchia italiana affiliata alla Confraternita di Santiago, oppure direttamente allo start, a Saint‑Jean‑Pied‑de‑Port o Roncesvalles. Attenzione: la Compostela viene rilasciata solo con almeno 100 km percorsi a piedi in Spagna, con timbri datati e leggibili.

Quando partire 

Il clima varia notevolmente lungo il percorso: nei Pirenei l’inverno può portare neve, tra giugno e settembre le mesetas diventano roventi, mentre in Galizia il tempo si fa spesso capriccioso e piovoso in primavera… La stagione migliore? Tra maggio e inizio giugno oppure tra settembre e ottobre, per evitare sia il caldo torrido sia l’affollamento estivo. Il periodo è perfettamente centrato per godere della campagna che fiorisce, senza rinunciare a giornate miti e all’ospitalità attiva lungo il percorso. Durante l’inverno, invece, diversi albergues sono chiusi: meglio programmare con attenzione.

Difficoltà ed equipaggiamento  

La difficoltà maggiore è rappresentata dalla salita impegnativa nella prima tappa attraverso i Pirenei, ma il cammino presenta anche tratti con saliscendi e terreni misti che possono diventare fangosi in caso di pioggia, specialmente nella regione della Galizia. È quindi importante essere preparati con un equipaggiamento adeguato, come scarpe da trekking comode e già rodate, un impermeabile leggero e bastoncini per sostenere le ginocchia nelle salite e discese (quelli pieghevoli sono molto pratici).

Riempi lo zaino con vestiti leggeri, un sacco a pelo compatto, kit di pronto soccorso, borraccia o camelbag e un poncho impermeabile. Uno spuntino energetico per le pause è fondamentale, quindi fai scorta di barrette e frutta secca: una corretta scorta d’acqua e snack energetici sono d’obbligo per affrontare le tappe più isolate che non consentono soste in ristori e punti acqua.

Perché percorrerlo  

Il Cammino Francese è una vera opera d’arte, fatta di pietre romane, cattedrali mudéjar, mesetas sterminate e foreste galiziane: si attraversano storie antiche e moderne, si assapora la cucina di queste splendide regioni spagnole, si incontrano volti diversi e compagni di strada del tutto inaspettati.

Non è solo un percorso fisico, ma una narrazione personale scritta a passi lenti e riflessioni quotidiane. Anzi, un ottimo consiglio è quello di portare con sé un taccuino e annotare ogni giorno pensieri e riflessioni emersi durante la marcia.

Naturalmente servono tempo, preparazione e un cuore pronto a mettersi in gioco. Ma se hai la voglia di camminare, il Cammino Francese può diventare una pagina memorabile della tua vita.

Francia, le spiagge più adatte alle famiglie dove andare d’estate

22 juillet 2025 à 19:16

A due passi dall’Italia, la Francia è una delle mete più amate dagli italiani dove andare in vacanza, specie d’estate. Oltreconfine, circa l’80% delle spiagge sono libere, ma con ottimi servizi di pulizia, servizi igienici e bagnini. Gli stabilimenti balneari a pagamento, benché in numero ridotto rispetto all’Italia, si trovano praticamente su tutti i litorali e sono super confortevoli. Qui non esiste obbligo di abbonamento per la stagione estiva, è possibile prenotare ombrellone e lettini anche solo per mezza giornata o una giornata intera a prezzi neanche troppo eccessivi peraltro.

Detto ciò, degli oltre 5.500 chilometri di costa, in Francia ci sono spiagge più adatte alle famiglie con bambini rispetto ad altre. Inoltre, poiché a noi italiani il mare freddo non piace molto, se non da guardare, la maggior parte è concentrata nel Sud della Francia dove le temperature sono mediterranee. Ecco quali vi consiglio e perché.

La Plage des Sablettes a Mentone

Partendo dal confine italiano, la prima spiaggia adatta alle famiglie che troviamo è quella di Mentone, a ridosso del centro storico della pittoresca cittadina della Costa Azzurra. Si arriva facilmente a piedi o in auto (il parcheggio a pagamento è vicino), il litorale è bello ampio e l’acqua bassa e quindi perfetta anche per bimbi piccoli. C’è sabbia mista a ghiaia fine, quindi si consigliano le scarpette di gomma. D’estate, la Plage des Sablettes è sorvegliata e ci sono docce (anche con l’acqua calda), bagni, spazi ombreggiati e appena al di là della strada tanti bar e ristoranti, per chi non vuole tornare a casa a fare il riposino pomeridiano. Prende il sole tutto il giorno perché ha una bellissima esposizione a Sud.

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La spiaggia di Mentone

La Baie des Fourmis a Beaulieu-sur-Mer

Raggiungibile anch’essa a piedi o in auto (per chi arriva da un’altra località anche in treno e dalla stazione sono 10 minuti a piedi o in bus, la fermata è proprio sopra la spiaggia), la Baie des Fourmis è una delle più belle baie della Costa Azzurra, con una vista impagabile su Cap Ferrat. Si tratta di una spiaggia di ghiaia fine con acque basse, ideale per i bambini che possono giocare e fare il bagno in tutta tranquillità, anche nella zona delimitata anti-meduse. La spiaggia è quasi tutta libera con un paio di piccoli stabilimenti, uno dei quali appartenente a un hotel di lusso. Sorvegliata d’estate, con boe segnaletiche, docce, WC e postazione di primo soccorso. Il sole c’è tutto il giorno fino alle 17-18 perché, poi, il viale di bellissime palme che la costeggia le fa ombra.

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La Baie des Fourmis a Beaulieu-sur-Mer

La Plage de Passable a Saint-Jean-Cap-Ferrat

Negli anni, lo spazio a disposizione della spiaggia libera si è ridotto drasticamente, ma per chi ha dei bambini piccoli è la spiaggia più consigliata di Saint-Jean-Cap-Ferrat perché le famiglie si ritrovano tutte qui (i ragazzi, invece, preferiscono la Plage Cros Dei Pin vicino al porto, dove ci sono anche i locker in cui riporre i caschi degli scooter). Ubicata sul lato Ovest della penisola, regala un’incantevole vista sulla baia di Villefranche‑sur‑Mer ed è in parte pubblica e in parte privata, legata a un beach club. Questa caletta, raggiungibile, a piedi tramite il sentiero costiero (il Sentier du littoral) che circonda Cap Ferrat, in auto e anche in autobus, è fatta di ciottoli fini (servono le scarpette di gomma), con acque basse ideali per bambini e talmente limpide da consentire di fare snorkeling tra le gorgonie dove si possono scorgere murene e altri pesciolini.

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La Plage de Passable di Saint-Jean-Cap-Ferrat

La Plage des Marinières a Villefranche‑sur‑Mer

Praticamente tutto il litorale di Villefranche‑sur‑Mer è una spiaggia adatta ai bambini (mentre il paese è arroccato su una collina e poco pratico per chi si muove con bimbi piccoli o passeggini perché è tutto un gradino). La Plage des Marinières è una lunga distese di circa 700 metri con ciottoli e qualche tratto di sabbia più fine, ma comunque perfetta per giocare e fare il bagno in sicurezza. La spiaggia è sorvegliata dai bagnini d’estate, con boe anti‑meduse e dispone di tutti i servizi, dalle docce al WC, baretti e ristoranti lungo la passeggiata e si può raggiungere in auto (c’è un ampio parcheggio vicino) così come in treno o bus. La vista su Cap Ferrat è spettacolare.

La spiaggia di Beau Rivage a Nizza

Con i suoi grossi ciottoli bianchi, la spiaggia di Nizza, che corre tutta lungo la Promenade des Anglais, non è la più consigliata ai bambini che, comunque, attrezzati con scarpette di gomma, la frequentano tranquillamente tutto l’anno. Diciamo che non si possono fare castelli di sabbia né piste per le biglie e neppure giocare con i racchettoni se non indossando le scarpe, appunto, tuttavia l’acqua bassa è perfetta per le attività acquatiche. Il litorale è pieno di comodi stabilimenti, ma anche di ampie spiagge libere sorvegliate dai bagnini, con docce, bagni e  tantissimi baretti e ristoranti dove poter mangiare o prendere un gelato e una bibita a qualunque ora.

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La spiaggia di Nizza lungo la Promenade des Anglais

La Plage de Landsberg a Saint‑Laurent‑du‑Var

Come Nizza, anche il lungomare fino ad Antibes è un susseguirsi di spiagge di ciottoli, tranne la spiaggia di Landsberg che è una delle poche spiagge sabbiose nella zona, grazie ai sedimenti portati dal fiume Var. Il fondale è molto basso, perfetto quindi per i bambini, è sorvegliata, con servizi, bagni, docce, baby-club, pedalò, campetto da beach‑volley e accesso per disabili con diversi bar e ristoranti.

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La spiaggia di ciottoli di Saint‑Laurent‑du‑Var

La Plage du Ponteil ad Antibes

Ad Antibes le spiagge sono sabbiose e quindi di più facile accesso per i bambini, ma la più consigliata è la Plage du Ponteil perché è molto ampia e comoda, inoltre il fondale è dolce, sono previsti servizi di sorveglianza, docce e WC ed è una “handi‑plage” con accesso facilitato anche per i disabili.

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La Plage du Ponteil ad Antibes

La Grande Plage di Juan-les-Pins

Il litorale della vivace cittadina di Juan comprende 250 metri di spiaggia di sabbia dorata con tanti stabilimenti balneari e anche molto spazio libero per piantare il proprio ombrellone e stendere i propri teli mare. Perfetta per le famiglie che cercano attività da spiaggia dalla pallavolo al pedalò fino al jet-ski ha anche diversi beach club adatti ai più piccoli. E poi, appena sopra la spiaggia, il lunghissimo boulevard che costeggia il mare è pieno zeppo di creperie, bar, ristoranti, fast food, negozi di giocattoli e souvenir e chi più ne ha più ne metta.

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La lunga spiaggia di Juan-les-Pins in Francia

La Plage de la Bocca a Cannes

A Cannes ci sono molte spiagge adatte alle famiglie, sia pubbliche sia private, con acque tranquille, servizi e attività per bambini, ma la Plage de la Bocca, in fondo alla Croisette, a Cannes, quasi a Mandelieu-la-Napoule, con sabbia fine e il fondale che digrada dolcemente è decisamente la più consigliata. Meno affollata rispetto alle spiagge sulla Croisette, è dotata di docce e di servizi igienici e lungo la strada c’è+ un ampio parcheggio. Ha anche una bellissima vista sul massiccio di roccia rossa dell’Esterel.

La Plage du Veillat a Saint‑Raphaël

Si tratta della spiaggia più grande e centrale di Saint‑Raphaël, con sabbia fine e pendenza dolce nell’acqua—perfetta per bambini. Sorvegliata in estate, con docce, WC, accesso disabili e possibilità di noleggio sdraio è molto comoda perché è vicina al porto e al centro storico, con molti ristoranti a pochi passi.

La Plage de la Nartelle a Sainte-Maxime

Siamo nella zona del Var e qui le spiagge sono tutte sabbiose, quindi, per chi ha bambini vanno tutte bene perché si possono divertire a fare i castelli di sabbia e qualunque altro gioco, tuttavia la Plage de la Nartelle di Sainte-Maxime è la più consigliata perché è lunga (ben 800 metri), piatta, con sabbia fine, fondali dolcemente digradanti, servizi e aree attrezzate. D’estate è sorvegliata in estate, si possono noleggiare attrezzature per gli sport d’acqua, ci sono le docce e i WC e tanti posticini dove mangiare.

La Plage de Pampelonne a Ramatuelle

La chiamano spiaggia di St Tropez, ma in realtà si trova fuori città, a Ramatuelle, una distesa di magnifica sabbia bianca e fine lunga circa 4,5 km e profonda un centinaio di metri, affacciata su acqua cristallina con un fondale dolce perfetto per i bambini. Credo sia la più bella spiaggia della Costa Azzurra, con diversi stabilimenti e beach club famosissimi, perfetti anch’essi per i bimbi ovviamente, ma la spiaggia libera occupa la maggior parte del litorale ed è ideale per piantare l’ombrellone, montare le tende da spiaggia dove far riposare i piccoli, aprire sedie e sdraio e giocare a palla o a racchettoni: c’è spazio per tutti.

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La soffice spiaggia di Ramatuelle

La Plage du Centre‑Ville a Cavalaire‑sur‑Mer

La località di Cavalaire‑sur‑Mer è una delle più indicate in Francia per le vacanze al mare in famiglia. Sono tante le famiglie francesi che la frequentano proprio perché d’estate offre tantissime attività per i bambini e la lunga spiaggia di sabbia dorata è perfetta anche per i più piccolini. Quella del centro è comodissima perché raggiungibile a piedi e offre tutti i comfort necessari a una vacanza perfetta: sorvegliata d’estate, club e animazioni con gonfiabili e giochi sulla spiaggia, ci sono tutti i servizi dalle docce ai WC, è vicina al porto e ai ristoranti. Cosa volere di più?

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La bella spiaggia di Cavalaire-sur-Mer, nel Var

Queste sono le più belle spiagge in Francia da scoprire d’estate

22 juillet 2025 à 10:28

Se pensiamo alla Francia possiamo mettere da parte l’immagine della metropoli di Parigi affollata ma romantica e valutare alternative più rilassanti e naturalistiche da godersi in estate. Le spiagge in Francia non mancano: basta pensare che si contano oltre 10.000 chilometri di costa in tutto il Paese e che si distinguono per diverse tipologie di fondale e servizi offerti. Ma quali sono le più belle? Abbiamo scelto le spiagge in Francia più incantevoli da visitare almeno una volta nella vita.

Plage de Pampelonne in Costa Azzurra

Un’icona assoluta della dolce vita francese. Situata a due passi da Saint-Tropez, la spiaggia di Pampelonne è un classico che non delude mai: lunga quasi 5 km, alterna zone glamour frequentate da VIP internazionali a tratti più tranquilli e selvaggi. Qui si passa dalle spiagge private con champagne e musica chill-out alle aree libere perfette per chi ama il mare senza fronzoli. Il tutto incorniciato da pinete profumate, sabbia fine e acqua trasparente. Un must per chi vuole vedere e farsi vedere.

Plage de Sormiou a Marsiglia

Nascosta all’interno del parco delle Calanques, Sormiou è un luogo fuori dal tempo. Lunga, protetta, accessibile solo a piedi o con permessi speciali, è l’ideale per una giornata a contatto con la natura selvaggia. L’acqua qui è incredibilmente limpida, i fondali nascondono grotte marine spettacolari e l’atmosfera è da romanzo d’avventura. Una delle poche calette con un piccolo ristorante sulla spiaggia, perfetto per un pranzo con vista.

Les Sablettes a Mentone

Tra le più raffinate della Riviera, la spiaggia di Les Sablettes combina bellezza naturale e comfort. Sabbia fine, mare calmo, vista sul centro storico di Mentone e tutti i servizi che si possano desiderare. È perfetta per chi vuole una giornata di mare rilassante ma con stile, magari con un cocktail in uno dei bar più chic della costa.

Spiagge Mentone: Les Sablettes Beach
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Tra le spiagge più belle della Francia c’è Les Sablettes Beach di Mentone

Spiaggia Robinson in Costa Azzurra

Non lontano da Cannes, la spiaggia di Robinson è la scelta perfetta per chi cerca una combinazione tra natura e comfort. Sabbia fine, servizi ben organizzati e la possibilità di praticare sport o rilassarsi con una vista eccezionale. Perfetta anche per le famiglie grazie agli spazi ampi e alle acque calme.

Spiaggia di Veillat ël in Provenza

Un classico senza tempo. La spiaggia di Veillat è una delle più amate della Riviera per la sua posizione centrale, i servizi impeccabili e l’atmosfera conviviale. Perfetta per chi non vuole rinunciare alle comodità della città, ma sogna comunque una giornata di mare limpido, sole e relax.

Spiaggia dorata di Sanary-sur-Mer in Provenza

Ultima, ma non per importanza, la spiaggia di Sanary-sur-Mer è un angolo perfetto per le famiglie. Lunga, accessibile, con fondali bassi e sabbia soffice, è l’ideale per chi ha bambini o vuole godersi il mare in tutta tranquillità. La vista sulle colline e il clima dolce la rendono una destinazione da segnare in agenda.

Plages du Prado a Marsiglia

Chi ha detto che le città non hanno belle spiagge? A Marsiglia, le Plages du Prado sono un mix riuscitissimo tra urban lifestyle e natura. Sette spiagge in una, con sabbia e ciottoli, skatepark, pareti da arrampicata e tanto spazio per tutti. È il luogo perfetto per un tuffo al volo dopo un giro al mercato del pesce o un’escursione nelle calanques.

Plage de Notre-Dame a Porquerolles

Un sogno segreto custodito tra pinete e cespugli d’erica: stiamo parlando di plage de notre-Dame a Porquerolles. Raggiungibile solo a piedi o in bici, questa spiaggia immersa nella natura è una delle più belle d’Europa. Nessun chiosco, niente musica, solo mare trasparente e silenzio. Il luogo ideale per chi vuole staccare la spina (e magari partecipare a una lezione di yoga all’alba).

Notre Dame beach in Francia
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Tra le spiagge più belle in Francia c’è Notre Dame

Plage d’Étretat in Normandia

Un capolavoro di contrasti. A Étretat la spiaggia è di ciottoli, le scogliere sembrano cattedrali scolpite dal vento e l’oceano ha un’energia magnetica. Questa spiaggia è perfetta per chi ama le emozioni forti e la bellezza ruvida del nord. Un panorama che ha ispirato Monet non può deludere, giusto?

Plage de Deauville in Normandia

Vintage, elegante, irresistibile. Deauville è la “riviera dei parigini”, e la sua spiaggia lunga quasi 3 km è un inno alla bellezza senza tempo. Ombrelloni colorati, cabine rétro, promenade in legno e ville storiche: ogni angolo è uno scatto Instagram perfetto.

Plage de Saint-Clair  a Le Lavandou

Soprannominata “la perla”, Saint-Clair è una cartolina provenzale: sabbia dorata, mare limpido e una vista da capogiro sulle isole di Hyères. È l’ideale per famiglie con bambini ma anche per chi cerca tranquillità e romanticismo. Se ami lo snorkeling, esplora la zona della Baleine: un vero acquario naturale.

Hendaye Beach nei Paesi Baschi

Con i suoi 3,5 km di sabbia e le onde perfette, Hendaye è la meta ideale per surfisti e famiglie. Il paesaggio è da film: colline verdi, casette basche e i famosi scogli gemelli che emergono dall’acqua. Il mare qui è calmo e sicuro, perfetto anche per i più piccoli.

La Grande Plage a Biarritz, Paesi Baschi

Benvenuti sulla costa atlantica, dove l’oceano si fa spettacolo. La Grande Plage è il cuore balneare di Biarritz: 500 metri di sabbia dorata incastonata tra eleganza Belle Époque e spirito surfista. È la spiaggia perfetta per alternare momenti di puro relax a passeggiate chic lungo la promenade, magari con una crêpe in mano. E sì, qui il tramonto è da standing ovation.

Plage de la Côte des Basques a Biarritz

La Plage de la Côte des Basques scompare con l’alta marea, ma quando si mostra, regala uno dei panorami più suggestivi dell’Atlantico. Le sue onde attirano surfisti da tutto il mondo, mentre le scogliere sullo sfondo offrono un colpo d’occhio unico. È il posto ideale per chi ama la natura, lo sport e il profumo della libertà.

Plage de l’Espiguette a Le Grau-du-Roi

Una distesa infinita di sabbia, dune e vento. L’Espiguette è la spiaggia della libertà assoluta: 3 km di natura intatta, poche strutture, tantissimo spazio. È il luogo ideale per passeggiate contemplative, meditazione o un picnic improvvisato in riva al mare. Chi la frequenta afferma di sentirsi in un angolo paradiso lontano dal caos quotidiano.

Plage de Saint Guirec in Bretagna

Una fiaba rosa; circondata da enormi rocce di granito che sembrano sculture, Saint Guirec è un vero gioiello della Bretagna dove il mare cambia colore con la luce e il faro Men Ruz all’orizzonte regala scorci indimenticabili.

Grande Plage a Les Sables d’Olonne

Una baia a forma di sorriso. La spiaggia di Les Sables d’Olonne è larga, dorata e vivace: perfetta per le famiglie, ma anche per chi cerca sport e movida. Windsurf, kitesurf, ristorantini e attività per bambini. Il tutto a pochi passi dal centro.

Plage de Palombaggia in Corsica

Un paradiso mediterraneo in technicolor. A Palombaggia ogni dettaglio è poesia: sabbia bianca finissima, acque turchesi e pini marittimi che sembrano disegnati a mano. I riflessi delle rocce rosa, il silenzio interrotto solo dalle cicale, le immersioni nei fondali da sogno. È una delle spiagge più amate della Corsica e non è difficile capire perché.

Plage de Palombaggia in Francia
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Tra le spiagge più belle in Francia ci sono quelle sull’isola della Corsica come Plage de Palombaggia

Petit Spérone in Corsica

Una perla nascosta; per raggiungerla serve un po’ di spirito d’avventura: un sentiero nella macchia mediterranea ti porterà a questa minuscola baia dalle acque caraibiche. Solo 100 metri di sabbia, ma pura magia. Il consiglio? Raggiungi Petit Spérone la mattina presto, porta acqua, maschera e lascia il telefono nello zaino.

Plage de la Baule in Bretagna

Lunga quasi 9 chilometri è tra le spiagge più lunghe d’Europa. La plage de la Baule rappresenta tutta l’eleganza della costa atlantica; sabbia dorata e alle spalle ville d’inizio Novecento e un bel lungomare su cui passeggiare. Apprezzata da famiglie con bambini e giovani, mette a disposizione uno stabilimento attrezzato con tanto di mini-club e scuole di vela.

Plage de la Lette Blanche in Nuova Aquitania

Selvaggia, tranquilla, autentica. La spiaggia de La Lette Blanche è una delle gemme più riservate delle Landes. Immersa in una pineta che profuma di resina e sale, è sorvegliata durante l’estate e perfetta per chi ama i grandi spazi aperti. La sabbia è soffice, l’oceano è potente e lo spettacolo delle dune all’orizzonte è pura poesia. È molto frequentata dai surfisti, ma anche ideale per chi cerca una giornata lontana dal caos.

Plage de La Torchère  in Nuova Aquitania

Una spiaggia per chi ama l’essenzialità e la quiete. A differenza delle più famose vicine come la Pointe o il Grand Crohot, La Torchère è un rifugio silenzioso che resiste al turismo di massa. Nessun chiosco, niente ombrelloni: solo mare, dune e cielo. È l’ideale per chi cerca il contatto diretto con la natura. L’accesso non è immediato, ma lo sforzo sarà ripagato con un paesaggio da cartolina e la sensazione di avere la spiaggia tutta per sé.

Plage de l’Île Vierge in Bretagna

Difficile da raggiungere, ma impossibile da dimenticare. Si chiama plage de l’Île Vierge e domina la penisola di Crozon in Bretagna. L’acqua? Cristallina. E questa caratteristica è dovuta al fondale con ciottoli bianchi; un tratto distintivo di molte baie della costa bretone. L’accesso viene però limitato per alcuni periodi così da proteggere l’ambiente. Proprio questo la rende ancora più esclusiva.

Traffico aereo record ma con disagi: Francia prima per ritardi, 3 voli su 10 fuori orario

Par : losiangelica
21 juillet 2025 à 09:55

Le statistiche riguardo i viaggi a luglio 2025 sono incredibilmente interessanti: per la prima volta dal 2019 il numero di voli ha superato i livelli pre-pandemia. A svelarlo è una ricerca di RimborsoAlVolo che, basandosi sui dati di Eurocontrol, ha evidenziato un +1% rispetto allo stesso periodo del 2019. Si contano 35.565 tratte giornaliere con persino un +3% rispetto al 2024. Tutto ciò, però, impatta anche su ritardi, congestioni e disagi. Come mostra la statistica, 3 voli su 10 sono in ritardo.

Gli aeroporti con più voli in ritardo

Nonostante l’aumento dei voli sia un segnale di ripresa, il sistema di gestione del traffico fatica a reggere. Solo nella prima metà di luglio, si sono accumulati oltre 2,3 milioni di minuti di ritardo a causa della gestione del flusso aereo. In termini pratici, ogni volo ha subito un ritardo medio compreso tra i 4 e i 5,8 minuti, e questo solo considerando le componenti legate alla rete di controllo, senza contare problemi meteo o tecnici. L’aumento della domanda estiva mette sotto pressione torri di controllo, radar e personale aeroportuale, molti dei quali ancora sottodimensionati rispetto alle necessità attuali.

Se c’è un Paese che si è distinto per inefficienza, è la Francia: gli aeroporti francesi, infatti, sono responsabili del 41% dei ritardi complessivi nella rete europea. I problemi? Carenze di personale e limiti strutturali nella gestione del traffico, che si sommano a uno spazio aereo spesso congestionato. Seguono la Spagna, con il 16% dei ritardi (in gran parte causati da condizioni meteorologiche avverse e forte afflusso turistico), e la Germania, con il 9%, dove pesano sia il traffico intenso che problemi tecnici ricorrenti.

Situazione opposta, invece, in alcuni scali del sud Europa. Il peggior tasso di puntualità si registra a Lisbona, con solo il 40% dei voli partiti nei tempi previsti. Seguono Palma de Mallorca (45%) e Roma Fiumicino (48%), dove l’aumento dei flussi turistici ha mandato in tilt l’organizzazione.

Questi dati si riferiscono al periodo fino a luglio ma il peggio potrebbe ancora arrivare. Ad agosto il numero di partenze aumenterà e la situazione sopra i cieli d’Europa potrebbero compromettersi. Le previsioni di Eurocontrol non sono incoraggianti: si stimano ritardi medi tra i 2,02 e i 2,54 minuti per volo sulle tratte principali, che tradotti in numeri assoluti equivalgono a oltre 70.000 minuti di ritardo al giorno.

Obiettivo lontanissimo dal limite ottimale di 0,9 minuti per volo, fissato dalle autorità europee. La carenza di controllori di volo, tecnici radar e personale specializzato resta la causa principale, come ha spiegato anche Willie Walsh, direttore generale IATA.

Gli aeroporti più puntuali in Europa

Dove conviene volare per avere più chance di arrivare puntuali? Secondo l’analisi di RimborsoAlVolo, l’aeroporto di Oslo è quello con la miglior performance: l’80% dei voli decolla in orario. Bene anche Copenhagen (76%) e Londra Heathrow (75%), che pur gestendo volumi altissimi riescono a mantenere una buona efficienza operativa.

Insomma, sebbene il traffico voli sia in crescita e il turismo sia ufficialmente ripartito il problema dei ritardi causa disagi. Con l’estate in pieno svolgimento e milioni di europei in viaggio, sarà fondamentale che compagnie aeree e autorità aeroportuali migliorino la gestione operativa.

La Roque-Gageac, il villaggio incantato sospeso tra fiume e roccia

13 juillet 2025 à 13:55

Nel cuore del Périgord nero, incastonato come un gioiello tra la scogliera e il lento scorrere della Dordogna, si svela uno dei villaggi più affascinanti e visitati di tutta la Francia.

Si tratta de La Roque-Gageac, che a prima vista appare come un luogo uscito da un sogno, un dipinto antico che prende vita tra le pietre dorate, i tetti di lauze e una vegetazione che sorprende per l’esuberanza quasi tropicale.

Una posizione spettacolare che toglie il fiato

La Roque-Gageac si sviluppa lungo un’ansa della Dordogna, proprio ai piedi di una scogliera che si innalza per oltre cento metri.

La sua posizione è talmente particolare da sembrare quasi surreale: le case si arrampicano sul fianco della roccia, seguendo il profilo della montagna, mentre il fiume scorre placido proprio al di sotto, come a cullare la quiete del villaggio.

Un equilibrio sospeso tra acqua e pietra che regala scorci che non si possono dimenticare e una sensazione di pace profonda, difficile da trovare altrove.

Il Forte di Roque-Gageac e un angolo esotico nel cuore della Dordogna

Salendo lungo la parete rocciosa si incontra il forte di Roque-Gageac, costruito per proteggere il villaggio dagli attacchi: incastonato nella roccia, era infatti inaccessibile agli invasori.

Oggi, grazie a una scala moderna, è possibile esplorare tale straordinario angolo di storia e percorrere i suoi passaggi coperti, le postazioni per gli arcieri e le feritoie per i cannoni. E mentre si cammina sospesi tra passato e presente, si apre davanti agli occhi una vista vertiginosa sulla valle della Dordogna che lascia senza parole.

Passeggiando sotto il maniero di Tarde e lungo il sentiero che conduce alla chiesa, si nasconde poi una meraviglia inaspettata: un giardino esotico dove, grazie a un microclima mite, prosperano palme, bambù e perfino banani.

L’anima del Périgord nei dettagli architettonici

Case storiche di La Roque-Gageac, Francia
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Le pittoresche case storiche del villaggio

Ogni strada e ogni casa di La Roque-Gageac raccontano una storia: le residenze costruite in pietra dai toni dorati sono tipiche della regione del Périgord. I tetti, con le loro tegole brune o in lauze, conferiscono al villaggio un carattere inconfondibile.

Un esempio emblematico di questa architettura è la chiesa di Notre-Dame, risalente al XIV secolo, sobria e austera ma ingentilita dal colore caldo della pietra, si staglia contro la parete rocciosa, custode di secoli di devozione e memoria.

Poco distante dal centro, si erge il Castello della Malartrie: fondato nel XII secolo come lebbrosario, ha subito nel tempo profonde trasformazioni fino a diventare, nel XIX secolo, la raffinata dimora rinascimentale che conosciamo oggi. Attualmente è una residenza privata disponibile in affitto, ma anche solo ammirarla dall’esterno è un’esperienza affascinante. Dal suo cortile d’onore si gode una vista privilegiata sul fiume e sul profilo scenografico del villaggio.

La magia della Dordogna a bordo di una gabarra

Per cogliere appieno la bellezza di La Roque-Gageac, nulla è paragonabile a una gita in barca sul fiume.

Le gabarres, antiche imbarcazioni a fondo piatto, un tempo usate per trasportare merci tra Bergerac e Bordeaux, propongono una crociera rilassante che regala prospettive inedite sul villaggio e sul paesaggio tutt’intorno: navigare lungo la Dordogna, osservando le case abbarbicate alla roccia e i riflessi dorati dell’acqua, è un’esperienza che resta nel cuore e nella memoria.

Pattinaggio inline freestyle, torna a Milano la ‘Hero Battle Cup 2025’

2 juillet 2025 à 14:41

Milano torna protagonista sulla scena internazionale degli sport urbani con la ‘Hero Battle Cup 2025‘, uno degli appuntamenti più attesi  del pattinaggio inline freestyle. Dopo il successo dello scorso anno, la città ospiterà, per la seconda volta consecutiva, la tappa italiana della Coppa del Mondo, giunta alla 17ª edizione.

Riconosciuta dalla Federazione Olimpica Internazionale World Skate e sostenuta da Skate ItaliaFederazione italiana sport rotellistici, la manifestazione è classificata come evento 3 stelle, il massimo livello nel ranking mondiale, e richiama i migliori talenti della scena internazionale. Per 20 giorni, Milano si trasformerà quindi in un palcoscenico a cielo aperto dove si incontrano sport, cultura urbana e innovazione.

Hero Battle Cup 2025, a Milano il pattinaggio inline freestyle

Il programma della manifestazione è stato illustrato a Palazzo Lombardia da Federica Picchi, sottosegretario alla Presidenza della Regione con delega a Sport e Giovani.  Presenti, tra gli altri, anche Martina Riva, assessore allo Sport del Comune di Milano e Alessandro Cola, presidente Asd Conero Roller e organizzatore dell’evento.

Sport delle nuove generazioni

“Eventi come la ‘Hero Battle Cup’  – ha spiegato Federica Picchi – rappresentano lo sport delle nuove generazioni: dinamico e profondamente connesso con la valorizzazione del linguaggio urbano e giovanile. Regione Lombardia sostiene le manifestazioni che sanno unire spettacolo e partecipazione, promuovendo socialità, talento e innovazione. Milano, anche attraverso appuntamenti come questo, si conferma capitale sportiva capace di parlare al futuro”.

A fare da sfondo all’edizione 2025 sarà piazza Duca d’Aosta, quella della Stazione Centrale, uno degli spazi urbani più emblematici e sfidanti di Milano.

Non solo sport, spazio di incontro, vita e condivisione

“Milano accoglie per il secondo anno la Hero Battle Cup –  ha sottolineato  Martina Riva  – e lo fa in uno dei luoghi più iconici e complessi della città: piazza Duca d’Aosta. Portare qui atlete e atleti da tutto il mondo non è solo sport è una scelta precisa. Vuol dire trasformare una piazza di passaggio in uno spazio di incontro, vita e condivisione, aprendo nuove prospettive su come possiamo vivere lo spazio pubblico”.

La ‘Hero Battle Cup 2025’ sarà anche un perfetto trampolino di lancio verso Milano Cortina 2026, poiché molte delle discipline a rotelle condividono origini e tecniche con quelle su ghiaccio che vedremo ai prossimi Giochi Olimpici.

Milano capitale dello sport e dell’innovazione

“Quest’anno – ha aggiunto Alessandro Cola – portiamo a Milano il meglio del pattinaggio mondiale e italiano: 5 campioni del mondo, 11 leader del ranking internazionale. Saranno 20 giorni di sport, spettacolo e passione, con eventi trasmessi per la prima volta in diretta sulle principali TV nazionali. Milano conferma il suo ruolo di capitale dello sport e dell’innovazione, pronta ad accogliere migliaia di giovani e appassionati in un grande evento internazionale che unisce energia, cultura e socialità”.

Competizione con oltre 800 atleti di 25 Nazioni

Durante la competizione si sfideranno oltre 800 atleti provenienti da 25 Nazioni tra cui Cina, India, Corea, Spagna, Francia, Polonia, Taiwan, Iran, Cile e Ucraina, in tutte le specialità dell’inline freestyle: dal classic, al battle, allo speed slalom, fino alla slide e al jump, un mix adrenalinico di tecnica, musica e spettacolarità. A rendere l’esperienza ancora più immersiva, un villaggio interamente dedicato agli sport urban, con strutture d’avanguardia, aree interattive, workshop e iniziative legate a sostenibilità, design e innovazione urbana.

Le date

La ‘Hero Battle Cup 2025′ prevede, in piazza Duca d’ Aosta a Milano, dal 3 al 7 luglio le qualificazioni; dal 9 al 12 luglio le  finali internazionali e, dal 13 al 23 luglio i Campionati ‘Skate Italia‘.

 

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Tour Eiffel off-limits: troppo caldo per salire sul simbolo della Ville Lumière

Par : losiangelica
1 juillet 2025 à 15:12

Il caldo anomalo sta paralizzando non solo l’Italia ma anche altre nazioni. In Francia l’allerta ha raggiunto nuovi livelli, costringendo persino la Tour Eiffel a piegarsi alla potenza del sole. Il monumento parigino, simbolo indiscusso della capitale, rimarrà chiuso sicuramente dall’1 luglio al 2 luglio a causa delle temperature eccezionalmente elevate che hanno fatto scattare l’allarme rosso in 16 regioni della nazione.

Tour Eiffel chiude anticipatamente il caldo

La chiusura anticipata è stata annunciata questa mattina attraverso i canali ufficiali della Tour Eiffel. Le alte temperature attese nel pomeriggio e in serata hanno portato alla decisione di chiudere anticipatamente, alle 16 concedendo come ultimo ingresso quello delle 14:30.

Una decisione presa per tutelare la sicurezza di turisti e personale, esposti a temperature che in cima alla torre possono superare i 45°C a causa dell’effetto diretto del sole e della struttura in metallo.

Non tutto, però, è inaccessibile. È possibile comunque visitare il primo e il secondo piano della torre, solitamente raggiungibili anche a piedi. Totalmente off limits, invece, il punto panoramico a 276 metri, almeno fino al 2 luglio salvo ulteriori proroghe. Il sito ufficiale del monumento invita a richiedere il rimborso e rimandare la visita a partire da giovedì quando, secondo le previsioni meteo, le temperature inizieranno a scendere.

Molti turisti, attualmente a Parigi, sono lì proprio con l’obiettivo di salire sulla torre alta oltre 330 metri ma l’attrazione dovrà attendere per il benessere la salute di tutti. Chi aveva già acquistato un biglietto per le fasce orarie bloccate potrà richiedere un rimborso completo e niente paura, c’è talmente tanto da fare e vedere a Parigi che non ci si annoierà di certo.

La Francia e il comune di Parigi invitano i turisti a proteggersi dal sole, riformulare gli itinerari evitando di esporsi alle ore più calde e idratarsi in modo costante per evitare i colpi di calore.

Disagi anche per i trasporti

Non solo caldo, ma anche maltempo sta creando disagi alla mobilità internazionale. In Savoia, lungo la linea ferroviaria Milano-Parigi, il servizio è interrotto a causa di frane e smottamenti verificatesi il 30 giugno tra Modane e Saint-Jean-de-Maurienne. Lo comunica SNCF, che prevede una ripresa parziale del servizio entro sabato 5 luglio, ma specifica che i tempi di riapertura dipenderanno anche dalle condizioni meteo nei prossimi giorni.

Secondo i tecnici, i danni ai binari e alle infrastrutture richiederanno interventi importanti, mentre resta confermata l’ipotesi di un ritorno alla piena operatività non prima della metà di luglio.

L’ondata di calore colpisce i turisti in Francia

Secondo quanto appreso, le temperature elevate hanno spinto l’agenzia meteo nazionale a dichiarare allerta rossa per molte aree del paese, concentrandosi soprattutto nell’area centro-sud. Le temperature hanno superato i 40 gradi e in molte città sono stati attivati piani straordinari per proteggere turisti, anziani e bambini. In numerosi parchi sono state installate aree di refrigerio e messe in attività centinaia di fontane e nebulizzatori lungo le vie di Parigi e Lione.

Insomma, l’ondata di caldo che sta mettendo in ginocchio l’Italia è decisamente impattante in altre nazioni europee dove si corre ai ripari provando a tutelare i turisti anche con misure come la chiusura anticipata dei monumenti.

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