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Le Fiandre diventano ancora più belle da esplorare a piedi: arrivano nuovi itinerari

20 juillet 2026 à 14:13

Torniamo a parlare del cosiddetto “turismo slow”, in particolare di quel nuovo modo di viaggiare sempre più a stretto contatto col territorio, in sella alla bicicletta o addirittura a piedi – con scarpe adatte e comode, certo. Proprio in merito a questo, le Fiandre continuano a investire in un turismo che privilegia il tempo, la scoperta e il contatto con il territorio.

Se città come Bruges, Anversa e Gand sono da anni tra le mete più amate del Belgio, oggi la regione invita a rallentare il ritmo anche attraverso una rete di sentieri che attraversa boschi, parchi naturali, castelli e piccoli borghi. Con l’ampliamento delle Flanders’ Finest Hiking Routes, il 2026 segna un nuovo passo avanti per chi desidera conoscere il volto più autentico delle Fiandre camminando.

Flanders’ Finest Hiking Routes, le Fiandre a piedi

Se non avete ancora visitato le Fiandre e attraversato i suoi suggestivi e fiabeschi paesaggi, questo è il momento giusto per rimediare alla mancanza. La rete delle Flanders’ Finest Hiking Routes raggiunge infatti quota 22 itinerari grazie all’inaugurazione di sei nuovi percorsi, disponibili dalla primavera 2026. L’iniziativa rientra nella strategia delle Fiandre di promuovere un turismo sostenibile, distribuendo i flussi di visitatori anche nelle aree meno frequentate e valorizzando il patrimonio naturalistico della regione.

Parco Nazionale Hoge Kempen
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Vista del Parco Nazionale Hoge Kempen

I nuovi itinerari attraversano alcuni dei luoghi più suggestivi delle Fiandre, tra cui il Parco Nazionale Hoge Kempen, il Grenspark Kalmthoutse Heide e le aree che circondano Anversa, Lovanio e Bruges. Si tratta di percorsi ad anello compresi tra 7 e 19 chilometri, progettati per offrire un’esperienza accessibile sia agli escursionisti più esperti sia a chi desidera trascorrere una giornata immerso nella natura. Lungo i sentieri si alternano boschi, brughiere, corsi d’acqua, castelli storici e testimonianze del patrimonio culturale fiammingo, con numerose occasioni per conoscere anche le tradizioni gastronomiche locali.

Fiandre, itinerari tra natura, castelli e tradizioni locali

Uno degli aspetti più apprezzati della rete è l’attenzione dedicata all’organizzazione dell’esperienza. Ogni itinerario dispone di una segnaletica dedicata, tracce GPX scaricabili, informazioni pratiche sui punti di partenza, indicazioni sull’accessibilità e collegamenti con il sistema dei nodi escursionistici che caratterizza la rete sentieristica delle Fiandre.
Tra le proposte spiccano anche cinque percorsi che attraversano territori ricchi di castelli storici e due itinerari dedicati alla tradizione brassicola fiamminga (ovvero la lunga cultura della produzione di birra artigianale nelle Fiandre) con l’opportunità per il viaggiatore di abbinare l’escursionismo alla scoperta delle produzioni locali.

Gaasbeek Castle, Fiandre
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Il Gaasbeek Castle, Fiandre

La rete si integra inoltre con i collegamenti ferroviari della regione, favorendo spostamenti sostenibili e consentendo di raggiungere facilmente i punti di partenza delle escursioni senza ricorrere all’automobile. Con questo ampliamento, le Fiandre rafforzano un’offerta che unisce natura, cultura, storia ed enogastronomia, confermando il crescente interesse verso un turismo lento e consapevole. Le Fiandre aggiungono così un nuovo modo di viverle: scarpe comode, zaino leggero e tanta voglia di lasciarsi sorprendere da angoli nascosti, sapori locali e panorami fuori rotta.

Pompei conquista gli USA: è la meta più richiesta nei tour d’Europa dell’estate

Par : losiangelica
13 juillet 2026 à 12:00

No, i turisti americani non puntano solo a Colosseo e Torre Eiffel: i dati pubblicati da Daytrip mostrano come gli interessi siano diversi. La classifica della top 10 delle tappe più richieste dell’estate 2026 stupisce e mette un parco archeologico italiano al primo posto: Pompei sbaraglia la concorrenza superando il Portogallo, la Repubblica Ceca e la Croazia. Il celebre parco archeologico italiano, diventato famoso in tutto il mondo per la tragica eruzione del Vesuvio, è al centro dell’attenzione per questa stagione estiva.

Pompei, la tappa che conquista gli USA

Le rovine dell’antica città sepolta dal Vesuvio si confermano un magnete per i viaggiatori d’oltreoceano. Non stupisce fino a un certo punto: Pompei resta uno dei siti archeologici più celebri al mondo, capace di raccontare in poche ore duemila anni di storia. Ma il dato interessante non è tanto la meta in sé, quanto il modo in cui viene raggiunta.

La città sepolta dopo l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. è uno dei parchi archeologici più visitati d’Italia e sta facendo il giro del mondo attirando persino chi arriva dagli Stati Uniti. Tra le tappe imperdibili? Il Foro, le terme Stabiane e ovviamente il celebre Lupanare diventato famoso per gli affreschi conservati sulle pareti.

Meritano una visita anche la Casa del Fauno, una delle dimore più grandi e ricche del sito, e la Villa dei Misteri, famosa per il ciclo di affreschi dedicato a riti misterici. Passeggiando lungo Via dell’Abbondanza si incontrano botteghe, fontane, taverne e abitazioni che raccontano la quotidianità degli abitanti.

Ci sono turisti che proseguono il tour visitando l’anfiteatro romano, uno dei più antichi al mondo e l’orto dei fuggiaschi dove i calchi delle vittime ricordano la tragedia che ha reso famosa Pompei.

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Pompei e il parco archeologico che conquista gli americani

Le altre mete in classifica

Dietro Pompei si piazza Óbidos, in Portogallo, con le sue mura medievali e le stradine bianche punteggiate di limoncello locale. Al terzo posto Český Krumlov, la cittadina ceca sul fiume Vltava che sembra uscita da una fiaba. Segue Mostar, in Bosnia ed Erzegovina, con il celebre ponte ottomano ricostruito dopo la guerra.

Il Portogallo si conferma protagonista della classifica, con Coimbra al quinto posto e Aveiro, la “piccola Venezia” lusitana, al sesto. Chiudono la top ten il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice e la città murata di Ston, entrambi in Croazia, poi Stonehenge in Inghilterra e infine Bratislava, in Slovacchia.

Ecco la classifica completa delle mete preferite dagli americani per l’estate 2026:

  1. Pompei, Italia;
  2. Óbidos, Portogallo;
  3. Český Krumlov, Repubblica Ceca;
  4. Mostar, Bosnia ed Erzegovina;
  5. Coimbra, Portogallo;
  6. Aveiro, Portogallo;
  7. Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice, Croazia;
  8. Ston, Croazia;
  9. Stonehenge, Inghilterra;
  10. Bratislava, Slovacchia.

Secondo quanto emerge, il tragitto diventa parte dell’esperienza di viaggio e la classifica mostra come alcune delle destinazioni non siano raggiungibili direttamente in aereo da chi arriva dagli Stati Uniti evidenziando come sia diventato un trend affidarsi a transfer, gite di un giorno e attività organizzate. Insomma, l’Italia resta nel cuore dei turisti americani, ma lo fa con una tappa diversa e forse inaspettata.

Trekking nei parchi nazionali dell’Appennino in estate: 5 itinerari lontani dalla folla

4 juillet 2026 à 17:00

C’è chi va in montagna per sentire i suoni della natura, per trovare un contatto diverso col mondo, per percepire prima di tutto il suono del proprio passo. Niente contro chi preferisce i luoghi più frequentati, ama circondarsi di persone e prende energia dal brulicante caos della folla. Semplicemente, c’è un posto per tutti. Per chi ama il trekking e preferisce gli itinerari lontani dalla folla, poco frequentati e meno conosciuti, l’Appennino è una delle destinazioni inevitabilmente preferite dell’estate.

La spina dorsale d’Italia corre da nord a sud del Paese, permettendo di immergersi in faggete centenarie, percorrere crinali estremamente panoramici, scoprire eremi sperduti e giungere al cospetto di cascate che Dante si è preso la briga di immortalare nei versi della Divina Commedia.

Dal Lago Paduli al Rifugio Città di Sarzana

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano si estende per più di 26mila ettari tra l’Emilia e la Toscana. All’intersezione delle province di Reggio Emilia, Parma e Massa-Carrara si trova il Passo del Lagastrello, una conca che ospita il Lago Paduli, a 1180 metri di quota: un invaso artificiale che in primavera e in estate, quando è al suo livello massimo, regala scenari di notevole suggestione.

Attorno al lago si conservano ancora residui di pascoli antichi, lungo l’antico confine tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana, che passava proprio da qui. Dal piazzale della diga che crea l’invaso, si imbocca il sentiero CAI 659, che si inerpica nel bosco e sale con decisione il fianco del Monte Acuto.

La salita è impegnativa, ma non lunghissima. Dopo meno di quattro chilometri si giunge in prossimità del Rifugio Città di Sarzana, a 1580 metri sul livello del mare. La bella struttura in legno sorge nei pressi del Lago di Monte Acuto, incassato tra le fronde del bosco: un luogo di riposo, pace e ristoro nel cuore dell’Appennino.

Per completare un anello, l’escursione può proseguire seguendo il sentiero 657 fino alla Sella di Monte Acuto, oltre la soglia dei 1700 metri di altitudine. Da qui si percorre il sentiero di crinale tosco-emiliano (il CAI 00) fino all’incrocio con il sentiero 109, che plana di nuovo verso lo specchio d’acqua del Lago Paduli al Passo del Lagastrello.

È una bella escursione, impegnativa ma alla portata di chi ha un minimo di abitudine al trekking. Nel complesso è lunga circa otto chilometri, con un dislivello in salita di 500 metri complessivi. Si prevede un tempo di percorrenza, pause escluse, intorno alle quattro ore.

Il Sentiero delle Prigioni

È solo un Parco Regionale, quello del Monte Cucco in Umbria, ma non ha niente da invidiare alle aree protette di maggior scala lungo la dorsale appenninica. Il nome evoca qualcosa di austero, di chiuso, di un po’ minaccioso. E in effetti la Valle delle Prigioni, scenario di questo itinerario, non è un posto accomodante: è scavata da un torrente tra pareti calcaree a strapiombo, all’ombra del Monte Cucco. Una bellezza naturale ruvida e selvaggia, come se ne trovano poche.

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Il massiccio del Monte Cucco

Il percorso ad anello parte dal piccolo borgo di Coldipeccio, vicino a Pascelupo, in provincia di Perugia. Qui si lascia l’auto alla fine della strada prima di imboccare il sentiero CAI 232. Il tracciato si dipana a mezza costa sopra la valle scavata dal Rio delle Prigioni. Il nome deriva dal fatto che, nel corso dei secoli, numerosi eremiti hanno abitato la gola, una prigione del corpo dove cercare l’innalzamento dell’animo.

Dopo una parte iniziale di ascesa, si raggiungono le praterie del cosiddetto Giardino, una zona disboscata coltivata dai valligiani fino a qualche decennio fa e oggi teatro di splendide fioriture in primavera.

Deviando verso il sentiero CAI 279 e poi sul 231, ci si immerge nella vera e propria Valle delle Prigioni, costeggiando il torrente in destra orografica e attraversando la parte più acquatica e più scenografica dell’itinerario. Il punto saliente è il passaggio sotto la Scarpa del Diavolo, un masso di calcare gigantesco che incombe su chi passa. Poco dopo l’enorme pietra, si deve oltrepassare un tunnel di circa 30 metri costruito per l’acquedotto, un tratto angusto e buio che si può aggirare con una piccola deviazione.

L’anello si chiude prendendo il sentiero 296, risalendo attraverso il borgo di Pascelupo e tornando a Coldipeccio per la strada asfaltata. Il percorso totale misura 9 chilometri e mezzo, per un dislivello di circa 400 metri e un tempo di percorrenza intorno alle sei ore.

Il Sentiero dello Spirito

Il Sentiero dello Spirito è uno dei grandi trekking del Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo. Si tratta di un cammino in quattro tappe che tocca tutti i luoghi di culto eremitici della zona, ripercorrendo i passi di Pietro del Morrone, futuro Papa Celestino V, colui che fece per viltade il gran rifiuto, come scrive Dante Alighieri.

Il cammino prende le mosse dalla Badia di Sulmona e arriva a Serramonacesca, la prima in provincia de L’Aquila, la seconda di Pescara. Il cammino, in totale, è lungo 70 chilometri, ed è affascinante percorrerlo tutto, ma anche scegliere una delle quattro tappe da affrontare singolarmente. Tutte si addentrano in una natura particolare, tra acqua, roccia e boschi. La più indicata è probabilmente l’ultima, da Roccamorice all’Abbazia di San Liberatore a Majella, a Serramonacesca, come detto.

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L’Abbazia di San Liberatore a Majella

Il sentiero parte dalla località Macchie di Coco, affronta una prima salita e una pari discesa per scendere nel Vallone di Sant’Angelo e giungere a un primo luogo di culto, la Grotta Sant’Angelo, con la vicina Fonte del Garzillo, sorgente il cui sgorgare è attribuito a un intervento del santo.

Dal vallone si risale fino a toccare la strada provinciale che congiunge Lettomanoppello a Passo Lanciano, si incontra l’area attrezzata in corrispondenza della Fonte Pirella, quindi si prosegue in salita fino a un crocevia con le indicazioni per l’Eremo di Sant’Onofrio. Qui si concludono le ascese di giornata: fino alla conclusione non ci sarà che una lunga discesa per raggiungere l’Abbazia di San Liberatore a Majella.

Faggete, boschi, rivoli, fonti e strette vallate sono gli ingredienti di questo trekking, ideale per il periodo estivo e per entrare in contatto con la particolare natura appenninica abruzzese. La lunghezza della tappa in oggetto è di 14 chilometri.

Cascata dell’Acquacheta, un itinerario alternativo

La Cascata dell’Acquacheta è una assai nota destinazione di una facile escursione nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, sul confine tosco-romagnolo. Cantata da Dante nel XVI canto dell’Inferno, il poeta ne descrive il rombo poderoso per rendere l’idea del fragore del Flegetonte, il fiume di fuoco che separa il settimo dall’ottavo cerchio.

Il percorso classico, con partenza da San Benedetto in Alpe, è molto frequentato nel periodo estivo. Chi cerca un approccio più solitario e panoramico può scegliere però di partire dal Passo della Peschiera, un valico sulla strada tra San Benedetto in Alpe (FC) e Marradi (FI).

Dal valico si imbocca una strada sterrata seguendo il segnavia CAI 555, si imbocca poco dopo il sentiero CAI 429 e si raggiunge il Poggio dell’Inferno, poco oltre i mille metri di altitudine. Si percorre un lungo crinale con panorami naturali che si affacciano su entrambe le vallate. La discesa verso Pian Baruzzoli è abbastanza ripida e porta fino al punto panoramico sulla Cascata dell’Acquacheta: da qui il salto è visibile in tutta la sua altezza, oltre 70 metri, incassato tra i boschi, accompagnato dal rumore incessante dell’acqua che si frantuma sulle rocce sottostanti.

Superata la cascata, la Piana dei Romiti offre una delle aree di sosta più belle del percorso, con il torrente Acquacheta che la attraversa dolcemente. La risalita verso il Monte Lavane completa la seconda parte dell’anello, attraversando le cosiddette Balze di Cornacchiaia e riportando al sentiero 555 per ricongiungersi al punto di partenza.

Si tratta di un percorso senza sostanziali difficoltà, ma lungo e impegnativo: oltre 1000 metri di dislivello in salita e circa 7 ore di percorrenza.

Pizzo di Sevo

Rispetto al più quotato e gettonato Gran Sasso, i Monti della Laga vengono trascurati dalla maggior parte degli escursionisti, ma offrono altrettanto spettacolo all’interno del Parco Nazionale che comprende entrambi i massicci, tra Marche, Lazio e Abruzzo.

Il Pizzo di Sevo a 2419 metri di quota è una cima dalla sagoma triangolare, ben riconoscibile da Amatrice: una forma elegante del gruppo della Laga, con un panorama dalla vetta che abbraccia il Gran Sasso, i Sibillini, il Terminillo, il Lago di Campotosto e, nelle giornate più limpide, la costa adriatica.

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Getty Images
La sagoma del Pizzo di Sevo

La base di partenza è il pianoro di Macchie Piane, 900 metri più in basso. Si tratta di un vero e proprio balcone naturale sulla conca di Amatrice, con in estate un ovile attivo e le vacche al pascolo che guardano i passanti con placida indifferenza.

L’ascesa è verticale: in circa 5 chilometri si compie tutto il dislivello tra il pianoro e la vetta, in un ambiente prativo senza alcun albero che permette di godere di una vista sensazionale su tutto il circondario. Il ritorno è per lo stesso tragitto dell’andata.

Castle hopping, viaggiare come principi (e principesse) a Bolzano e dintorni

3 juillet 2026 à 17:39

Nella provincia di Bolzano si contano all’incirca 800 castelli, tra antichi manieri ancora in ottimo stato di conservazione e ruderi. Solo un quarto di essi si trova tra il Capoluogo e le immediate vicinanze. Non serve dunque fare troppa strada per scoprirli, visitarli, soggiornarci o trascorrevi qualche momento piacevole.

Alcuni castelli sono privati e si visitano solo dietro prenotazione, altri sono pubblici e aperti a tutti, altri ancora ospitano hotel, locali e ristoranti, ma ce ne sono alcuni usati come location per eventi, concerti e feste medievali.

Ne ho visitati alcuni durante un indimenticabile weekend bolzanino, facendo un vero e proprio “castle hopping“, su e giù, dentro e fuori, dove mi sono sentita come una vera principessa, dormendo in un antico letto a baldacchino, provando l’arrosto di maiale affumicato sulla legna come lo si cucinava nel Medioevo e ripercorrendo le gesta di eroi, cavalieri e castellani. Ecco com’è andata.

I castelli attorno a Bolzano

Il contesto in cui sono immersi alcuni dei castelli intorno a Bolzano è incredibile: molti sono a picco sui dirupi montani che circondano la città (da dove potevano dominare la valle e avvistare l’avvicinamento di eventuali nemici) oppure immersi tra i vigneti, e già la loro posizione ne determina il grande fascino.

Castel Korb

Il primo castello è Castel Korb, che oggi ospita un hotel di lusso, con stanze d’epoca e tanti saloni antichi. Piace molto agli stranieri che lo scelgono addirittura per ricevimenti e matrimoni. Si trova ad Appiano sulla Strada del Vino, uno dei Comuni più affascinanti della provincia, a una ventina di minuti dalla stazione ferroviaria di Bolzano, che conta circa 180 tra castelli e manieri, 1.200 ettari di vigneti e ben dieci villaggi caratteristici a forte connotazione enologica.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Castel Korb ad Appiano sulla strada del vino

Si tratta di un antico castello di cui resta ancora la torre difensiva risalente al XIII secolo dove oggi sono state ricavate alcune suite e il maestoso ingresso. In origine, la torre era rivestita solo da merli decorativi, oggi coperti anche da un tetto piramidale. Non è certa la data di costruzione del castello, ma l’appellativo “de Corva”, che significa “di Korb”, viene menzionato per la prima volta intorno al 1236. I signori di Korb erano ministri dei conti di Appiano e questo, probabilmente, spiega la loro scelta di stabilirsi così vicino a Castel d’Appiano.

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©Christian Wöckinger
Castel Korb oggi è un bellissimo hotel

Castello Boymont

L’attuale proprietà, che possiede l’intera collina con tanto di vigneti, ha anche un altro castello proprio sulla cima, che si può raggiungere a piedi dopo una ripida salita (e solo se si è ospiti dell’hotel), il romantico castello Boymont, costruito dai conti di Appiano all’intorno del 1230. Oggi è in rovina, ma è davvero delizioso con la sua torre e le trifore. Deve essere stato un edificio molto imponente a suo tempo. La collina fu abitata già nell’era preistorica come confermano alcune scoperte dell’età del ferro e le suppellettili ritrovati sono esposti nella hall di Castel Korb.

Castel d’Appiano

Castel d’Appiano è uno dei meglio conservati dei catelli altoatesini. Si tratta di una costruzione di origine medievale situata sopra il Comune di Appiano sulla Strada del Vino. È famoso per il suo aspetto, per la splendida vista sulla Val d’Adige, l’Oltradige e la conca di Bolzano, il profilo delle Alpi dell’Ötztal e le pallide vette delle Dolomiti, senza dimenticare una vera chicca: l’antica cappella completamente affrescata e per questo anche chiamata “la Cappella Sistina dele Alpi”, massima espressione della ricchezza culturale del maniero (che si visita solo su prenotazione).

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@Eppan Tourismus
Il meraviglioso Castello di Appiano

Consacrata nel 1131, vanta opere pittoriche pressoché complete e in un ottimo stato di conservazione. Gli affreschi romanici del XIII secolo raffigurano i motivi tipici dell’epoca medievale, come la scena di caccia o la famosa “mangiatrice di canederli”, mentre gli affreschi che ritraggono episodi della vita di Gesù e degli apostoli sono tra i meglio conservati dell’intero Tirolo storico. Rimasti celati per secoli sotto altre pitture, se oggi li possiamo ammirare è grazie a un intervento di restauro avvenuto nel 1926.

Si può raggiungere Castel d’Appiano a piedi, con una passeggiata di una mezz’oretta che, inizialmente costeggia i filari d’uva e poi sale più ripida oppure in bicicletta o anche con il servizio navetta Nesti Shuttle, l‘unica autorizzata a salire.

Arroccato su una parete rocciosa a 600 metri di quota, Castel d’Appiano (Hocheppan) ha alle spalle una lunga storia. Costruito nel 1130 dal conte Ulrico II, divenne presto una delle fortezze più significative e delle dimore più prestigiose della regione. Tutt’oggi, chi da vicino o da lontano osserva il castello prova un senso di soggezione alla vista del mastio pentagonale, che con i suoi 23 metri di altezza si eleva verso il cielo (non è accessibile, ma è in programma un restauro conservativo che dall’anno prossimo consentirà di salire fino in cima).

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@IDM Suedtirol - Angelika Schwarz
La Cappella Sistina delle Alpi all’intero del Castello di Appiano

Salire in cima al castello è una delle più belle escursioni che si possano fare nei dintorni di Bolzano (anche se in tutta la zona si snodano ben 150 km della Strada del Vino), ma è anche un’occasione per godere della buona tavola della taverna del castello dove servono piatti tipici (gestita da dieci anni dalla stessa famiglia).

Castello Moos-Schulthaus

Sempre ad Appiano sulla Strada del Vino, si trova un piccolo castello privato che apre solo su prenotazione. Il Castello Moos-Schulthaus è un piccolo gioiello segreto che merita una visita. Fu costruito nel 1300 dai von Firmian, amministratori del Vescovo di Trento (gli stessi che hanno costruito il castello di Firmian, appena sopra Bolzano, che oggi ospita uno dei musei MMM di Reinhold Messner) e, nel corso dei secoli, fu ampliato, furono aggiunte le torri, simbolo visibile ovunque di potere e ricchezza, e restaurato. Oggi il castello è noto soprattutto per i suoi interni storici ben conservati, le sale affrescate e l’atmosfera nobiliare. La struttura unisce elementi medievali e rinascimentali ed è considerata una delle residenze storiche più affascinanti della zona.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il piccolo ma delizioso Castel Moos-Schulthaus

Dopo l’estinzione dell’ultima famiglia proprietaria, il castello fu acquistato dai fratelli Lanz di Appiano (diventati così Lanz zu Moos). L’ultima erede, Salome di Lanz, sposò un Schulthaus, unendo i due nomi in Moos-Schulthaus. La famiglia Schulthaus ha mantenuto la proprietà fino al 1950. Successivamente il castello, ormai degradato, è stato acquistato dal ricco commerciante di Bolzano, Walther Amonn. L’Associazione Amonn ne detiene tuttora la proprietà e ha curato il restauro, rimuovendo la calce usata come disinfettante ai tempi della peste e arredando le stanze con una collezione di mobili d’epoca.

Le pareti hanno così rivelato dei meravigliosi – e anche un po’ inquietanti – affreschi. Il castello, infatti, si distingue proprio per il ciclo di affreschi tardo-gotici insoliti e bizzarri (risalenti al 1470 circa) , che descrivono scene satiriche della vita e della cultura dell’epoca. Tra questi “La Guerra tra Gatti e Topi”, un tema allegorico di origine medievale (probabilmente portato in Europa dai Crociati) in cui gli animali sostituiscono gli uomini; “La Caccia agli Uomini”, dove viene raffigurata una contessa a cavallo con un cuculo in mano, una satira sul potere femminile; “Il Giardino dell’Amore”, uno dei rarissimi esempi rimasti di rappresentazione gotica di un giardino d’amore (luoghi che diventeranno comuni solo nel Barocco e Rococò).

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@Moos-Schultahaus
L’interno con le sale affrescate di Schloss Moos-Schulthaus

Era l’unico spazio all’aperto in cui le contesse potevano stare tranquille e svagarsi; ma il più scioccante è “L’Albero dei Falli”, una pittura fortemente provocatoria in cui si vedono delle giovani donne nude raccogliere e contendersi dei falli cresciuti su un albero come fossero frutti. Insolla, Moos-Schulthaus merita decisamente una visita. Ma il castello nasconde anche qualche chicca, come spioncini segreti per ascoltare i discorsi degli ospiti senza essere visti…

Castel Sallegg

Si trova nella deliziosa cittadina di Caldaro sulla Strada del Vino, famoso borgo volto alla viticoltura, tanto da ospitare tra i suoi storici palazzi il Museo Provinciale del Vino dell’Alto Adige, uno dei castelli privati più belli della provincia di Bolzano, Castel Sallegg. Non un castello con torri e merletti come potremmo immaginarci, bensì uno château alla francese, una splendida residenza nobiliare ancora abitata dai Conti von Kuenburg e che, un tempo, apparteneva all’arciduca Ranieri d’Austria. Il castello è privato e non si può visitare, se non in occasione di qualche evento, ma è possibile entrare dal cancello e ammirarlo in tutta la sua bellezza.

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©Castel Sallegg
Castel Sallegg a Caldaro sulla Strada del Vino

La sua posizione con vista sui vigneti e sul Lago di Caldaro (questa zona è la culla del vitigno autoctono Schiava, da cui nasce il celebre vino rosso Lago di Caldaro, Kalterersee), il più grande della provincia, è molto piacevole e rilassante. E i vigneti sono proprio del castello, tanto che nel podere Leisenhof, uno dei tre della tenuta, sono stati ricavati un’enoteca-bistrot, dove si possono degustare vini, accompagnati da piatti curati e semplici, e un hotel di charme del cui arredo si è occupata direttamente la Contessa, con molti riferimenti a Castel Sallegg, intrisi di storia e del passato dei suoi antenati (l’albero genealogico è dipinto su una gramde parete nella hall).

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©Klaus Peterlin
L’albero genealogico dei Conti von Kuenburg nella hall dell’hotel

Castello di Salorno

Arroccato come un nido d’aquila sul borgo di Salorno, il più a Sud dell’Alto Adige, e sull’intera Valle dell’Adige, il Castello di Salorno o Haderbur è una delle più affascinanti fortificazioni della regione. Quasi un rudere, ma messo in assoluta sicurezza dal proprietario, il Barone Ernesto Rubin de Cervin Zenobio Albrizzi, è gestito da una coppia, Martin e Alexia Gluderer, che organizzano visite guidate, eventi, concerti, feste celtiche e medievali e che gestiscono la tavola calda dove cucinano piatti con ricette antiche.

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@Luca dal Gesso
Il Castello di Salorno a picco sulla roccia

Scenograficamente è uno dei più suggestivi dell’architettura castellana dell’arco alpino. Della sua storia si hanno pochi dati certi. La sua eccezionale posizione dominante la Chiusa di Salorno lo ha visto protagonista di alcuni eventi significativi della storia locale, in quanto dominava l’unico ponte che collegava Bolzano a Trento, pertanto aveva una funzione difensiva, ma serviva anche come dogana. Secondo alcuni studi archeologici recenti, sotto il castello passava una delle più importanti strade romane, la via Claudia Augusta; infatti, è stata scoperta una necropoli con resti proprio di epoca romana.

La prima testimonianza del castello risale al 1053. La tecnica costruttiva indica un periodo tra il XII e il XIII secolo. La struttura originaria però ha subito modifiche, ampliamenti e rifacimenti nel corso dei secoli. Quando iniziò il lento declino, accentuato dalla costruzione della ferrovia del Brennero, fu acquistato dalla famiglia nobiliare veneziana che lo possiede, insieme all’intera collina, ancora oggi. Intorno al Castello di Salorno girano alcune leggende: c’è chi dice che tra le sue pietre si nasconda un tesoro e chi crede di aver visto un fantasma. Un posto magico, raggiungibile a piedi salendo un ripido sentiero per una ventina di minuti. Se non fosse difficile che fortezza sarebbe? (se volete saperne di più, qui trovate l’articolo dedicato al Castello di Salorno).

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Castello di Salorno visto dal suo interno

I castelli di Bolzano

Senza andare troppo lontano, la stessa città di Bolzano ospita diversi castelli.

Castel Roncolo

Il più famoso non solo in città ma dell’Alto Adige è sicuramente Castel Roncolo, situato su una roccia sopra Bolzano. Fu costruito nel XIII secolo ed è conosciuto soprattutto per il suo straordinario ciclo di affreschi profani medievali, tra i meglio conservati d’Europa. E non soltanto sulle pareti interne alle sale, ma anche sulle facciate esterne. Una vera meraviglia. Le pitture raffigurano scene di vita cortese, tornei, cacce e leggende cavalleresche e offrono uno sguardo unico sulla cultura nobiliare del Medioevo. Oggi, il castello è una meta culturale molto apprezzata grazie alla sua storia, all’architettura e alla vista panoramica sulla valle.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Castel Roncolo si para davanti agli occhi arrivando dalla strada in auto

Costruito come roccaforte nel 1237 dalla famiglia nobile Vanga, grazie a un permesso concesso dal vescovo di Trento, per difendere la città e controllare l’accesso alla Val Sarentina, un’importante via di comunicazione verso il Brennero, il castello venne trasformato, nel 1385, in residenza estiva dai fratelli Niklaus e Franz Vintler, ricchi mercanti bolzanini diventati nobili. Questi lo fecero ampliare e interamente decorare con meravigliosi affreschi, testimonianza unica del mondo cortese, della moda nobiliare, della cavalleria e delle più amate leggende medievali.

La struttura originaria comprendeva il palazzo occidentale (con il portone d’ingresso), una torre, la cucina, la cappella e le mura merlate, dotate di un argano con un secchio calato direttamente nel fiume sottostante per l’approvvigionamento idrico. Intorno al 1400 viene aggiunta la cosiddetta “casa d’estate”.

Le pareti mostrano tornei cavallereschi con le lance, dame come spettatrici e l’uso di scudi araldici (tra cui spicca lo stemma con i colori dell’Austria). Sono dipinte anche scene di balli, musica e giochi con la palla. Grande spazio è dedicato alle scene di caccia (cervi, cinghiali e orsi), un’attività considerata un vero e proprio status symbol dell’alta società dell’epoca.
Soggetto successivamente a numerosi passaggi di proprietà, passò, alla fine del XIX secolo, all’imperatore Francesco Giuseppe, il quale lo fece restaurare e, grazie anche all’arrivo dei primi turisti, lo donò alla città di Bolzano. Gli ultimi grandi lavori risalgono agli anni Novanta del Novecento. Castelo Roncolo è aperto tutto l’anno, tranne il mese di gennaio, dopo l’Epifania.

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Courtesy Thomas Roetting
Gli affresci sulle pareti esterne a Castel Roncolo

Castel Hörtenberg

Un altro castello in pieno centro a Bolzano, nel quartiere Dodiciville, uno dei più antichi della città, è Castel Hörtenberg, che oggi è un hotel di lusso, l’unico cinque stelle in città. Per visitarlo è necessario soggiornare o prenotare uno dei due ristoranti dell’albergo (Le Segrete è ricavato nelle antiche cantine con soffitto a volta e pietra viva). L’edificio, bellissimo e molto elegante al suo interno, risale al periodo tardo medievale e rinascimentale e un tempo fu la residenza della famiglia nobile Hörtenberg.

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Castel Hörtenberg nel pieno centro di Bolzano

Durante le insurrezioni tirolesi del 1800, Castel Hörtenberg divenne il rifugio strategico e il quartier generale di Andreas Hofer, un condottiero austriaco che divenne comandante contro l’invasione del Tirolo da parte delle truppe francesi. Nel Sudtirolo è considerato un eroe, pertanto averlo ospitato è un vero onore per il castello.

Grazie all’accurato restauro, che ha mantenuto comunque molti elementi architettonici originali, come le mura storiche, i cortili interni e i dettagli rinascimentali, oggi il castello unisce storia e design moderno ed è considerato uno degli edifici storici più raffinati della città.

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Le Segrete di Castel Hörtenberg

Castel Mareccio

A Bolzano città c’è un terzo castello ed è Castel Mareccio. Immerso tra il verde dei vigneti, sembra proprio il castello delle principesse, con le sue torri rotonde e i tetti appuntiti. Viene utilizzato per eventi, pertanto, non è sempre aperto o visitabile. La sua storia è comunque molto interessante essendo un edificio storico: viene menzionato per la prima volta nel 1273. Questa piccola fortezza romanica era di proprietà dei “di Mareccio”, esponenti della borghesia bolzanina successivamente divenuti nobili. Nel XV secolo, il castello passò alla famiglia Römer e venne ampliato con una nuova ala Ovest; nei primi decenni del XVI secolo, fu ampliata la cinta muraria con l’aggiunta di quattro torri circolari. Il mastio venne, infine, trasformato da antica torre di guardia in torre panoramica.

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Il fiabesco Castel Mareccio a Bolzano

Nel 1549, Castel Mareccio subì una profonda ristrutturazione trasformandosi in una vera e propria residenza rinascimentale affrescata. Nel corso de XVI secolo il castello fu anche punto di riferimento per i nobili che avevano aderito al credo protestante, come dimostrano alcuni affreschi commissionati dal proprietario Lukas Römer.

Con la morte dell’ultimo erede della famiglia Römer, il castello passò al casato degli Hendl e, successivamente, ai Thun (un cognome che in Alto Adige ha un grande significato). Castel Mareccio restò di proprietà di questa famiglia fino al 1851, quando Karl Thun lo vendette alla contessa Anna Sarnthein. Quest’ultima affittò Castel Mareccio all’erario il quale lo utilizzò come armeria. Nel 1919 Castel Mareccio venne trasformato in Archivio di Stato, mantenendo questa funzione fino al 1973. Nel 1974 il Comune di Bolzano acquistò la struttura trasformandola in centro congressi e centro culturale. Dal 2007 è gestito dalla Fondazione Castelli di Bolzano, insieme a Castel Roncolo e al Castello Rafenstein. Se siete a Bolzano in occasione di un evento ospitato al castello il consiglio è di andarci per ammirare la bella struttura e gli affreschi al primo piano dell’edificio ancora piuttosto ben conservati.

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@Courtesy Schloss Maretsch
Le sale affrescate di Castel Mareccio

Castel Rafenstein

Si trova a Bolzano, ma per arrivarci bisogna salire a qualche centinaio di metri di quota (è anche il punto di partenza di alcune escursioni). La posizione dove si trova è invidiabile in quanto regala una vista meravigliosa su tutta Bolzano. Infatti, Castel Rafenstein (o Castel Sarentino) è noto per essere l’imponente rovina che dall’alto domina la città. Il suo nome deriva dalla parola tedesca “Raben” (“corvo”) e significa “roccia del corvo”. Potrebbe essere tranquillamente il set di uno degli episodi del Trono di spade.

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©TV Jenesien Michael Guggenberg
Le rovine di Castel Rafenstein, appena sopra Bolzano

Costruito nel XIII secolo, al di sopra della gola del Talvera, su incarico del vescovo di Trento, Federico Vanga passò alla fine del secolo nelle mani del vescovo di Trento, Enrico II. Venne però profondamene danneggiato nel corso di un conflitto con il conte Mainardo II del Tirolo. A metà del 1300 il castello iniziò a essere ricostruito da Ludovico di Brandeburgo, secondo marito della contessa Margherita Maultasch. Passato dagli Asburgo ai von Rafenstein e, infine, ai Weineck, iniziò a essere ampliato, in particolare nel XVI secolo, quando venne trasformato in stile tardogotico.

Fu il condottiero austriaco Marx Sittich a trasformarlo in castello di rappresentanza, abbellito da dipinti e decori. Vi allestì, inoltre, un’importante collezione di opere d’arte e oggetti curiosi atti a destare stupore. Tra questi ultimi vi erano per esempio corna levigate, uova di struzzo e un pesce di mare, corrispondente probabilmente ai resti di un coccodrillo del Nilo ritrovato nel corso degli scavi.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’interno delle rovine di Castel Rafenstein

Nel corso delle guerre napoleoniche, il castello venne fortemente danneggiato. Non più utilizzabile, venne quindi abbandonato e adoperato a scopo agricolo, fatto che ne determinò il suo declino definitivo. Castel Rafenstein oggi è un rudere, ma chi lo gestisce, insieme al bellissimo maso panoramico dove preparano i piatti tipici della cucina tradizionale altoatesina, dai canederli al Kaiserschmarrn, se ne sta prendendo molta cura e, dopo averlo messo in sicurezza, sta organizzando concerti serali sotto le stelle (essendo il castello sprovvisto di tetto, iun po’ come l’affascinante Abbazia di San Galgano in Toscana).

Castel Flavon

Sempre a Bolzano, ma sopra il rione di Aslago, in posizione panoramica sulla Valle dell’Adige, si trova un altro catello bolzanino, Castel Flavon o Haselburg. Questo antico castello medievale oggi ospita un elegante ristorante, dove i tavoli sono stati ricavati tra le rocce e la pietra viva. Pare, tra l’altro, che fin dal 1400 vi si organizzavano sontuosi banchetti e feste strabilianti, pertanto, pare essere innata la vocazione a luogo di condivisione e incontri. Le prime tracce di questa fortezza risalgono addirittura al secolo VI quando i Reti innalzarono la prima fortificazione. Ancora nel 1200 era una fortezza appartenente alla famiglia Haselberg. Quando nel XV secolo passa ai signori di Fiè, i Völs, l’edificio cambia forma con le tre ali che possiamo ammirare oggi e i bellissimi affreschi realizzati da Bartolomeo Dill Riemenschneider sulle pareti interne. Tra queste opere, spicca la rappresentazione del mito greco di Apollo e Dafne. Il ciclo degli affreschi è accompagnato da rappresentazioni di specie vegetali di uso comune, come la melanzana, la pera, l’aglio, la patata e il melograno. Simbolo di fertilità e prosperità, un esemplare di melograno carbonizzato è stato rinvenuto alla base del battifredo.

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@Haselburg
Lo scenografico Castel Flavon sopra Bolzano

Sotto la guida dei signori di Fiè, il castello diventa rinomato per le sue feste e i suoi banchetti sontuosi, che lo rendono celebre tra la nobiltà bolzanina. Dentro si possono ancora ammirare un’antica cisterna per l’acqua, rivestita con piccoli mattoni e calce mischiata a sangue di bue, profonda 6 metri e mezzo in una delle sale del ristorante; il battifredo o torre d’avvistamento e un muro profondo ben 3 metri e 60, fatto di due muri, uno più antico, derivante dal romanico, e uno più recente, appoggiati uno all’altro. La costruzione di questo mastodontico setto murario è tuttora un mistero.

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@Haselburg
L’esterno di Castel Flavon

Castel Firmian

Castello, ma anche museo, il Castel Firmian o Firmiano è considerato uno degli emblemi dell’Alto Adige e tra i più grandi castelli della provincia, all’interno del quale è nato l’MMM Messner Mountain Museum Firmian, uno dei cinque musei dedicati alla montagna voluti da Reinhold Messner. Si trova sulle alture di Bolzano, a Frangarto, per la precisione ed è raggiungibile in auto, a piedi lungo un sentiero che parte da Frangarto o in bicicletta lungo la Ciclabile Oltradige che parte da Bolzano e che tocca anche Appiano e il Lago di Caldaro.

Museo della Montagna di Castel Firmiano
Getty Images
Il Museo della Montagna di Castel Firmiano sopra Bolzano

Il castello venne menzionato per la prima volta intorno al 945 d.C. con il nome di Formigar, in seguito il nome cambiò in “Firmian”. Dal 1027, il complesso fu di proprietà del Vescovo di Trento. Nel 1473 passò a Sigismondo detto “il danaroso”: solo in quel momento il castello ricevette il nome tedesco “Schloss Sigmundskron”, che deriva dalla sua forma a corona (Corona di Sigismondo). Dal 1996, è di proprietà della Provincia di Bolzano ed esattamente da vent’anni, dopo diversi lavori di ristrutturazione, ospita la mostra permanente “La montagna incantata” che racconta il significato delle montagne per l’uomo.

Tra castelli, giardini e segreti di corte, tornano gli itinerari alla scoperta delle Residenze Sabaude

26 juin 2026 à 12:30

Tra castelli, giardini e segreti di corte, tornano gli itinerari alla scoperta delle Residenze Sabaude: un nuovo programma di visite guidate che dal 27 giugno 2026 a dicembre 2027 invita a vivere il patrimonio delle Residenze Reali Sabaude UNESCO come esperienza immersiva.

Nell’ambito del progetto Italian Royal Experience prende forma “Storie a Corte”, curato da Somewhere Tours & Events, con 40 itinerari tra palazzi, castelli, ville, parchi e giardini. I percorsi di mezza o intera giornata intrecciano storia, paesaggio, arte, gusto e cinema, offrendo un racconto contemporaneo della “Corona di Delizie” sabauda, pensato per visitatori italiani e internazionali.

Per conoscere prezzi, orari e giorni degli eventi, consultare il sito ufficiale dell’evento.

Itinerario Giardini e Parchi

Il filone Giardini e Parchi delle Residenze Reali Sabaude accompagna i visitatori in un viaggio tra natura, storia e paesaggio, seguendo il ritmo delle stagioni e delle fioriture. Sono previsti 5 itinerari tematici per 10 appuntamenti complessivi, dedicati ai giardini come spazi di rappresentanza e sperimentazione botanica.

I percorsi attraversano luoghi iconici come Reggia di Venaria, parchi di Racconigi e Agliè, paesaggi di Govone e Pollenzo e giardini urbani di Torino tra Palazzo Madama, Villa della Regina, Giardini Reali e Parco del Valentino.

Gli itinerari includono “Fioriture di primavera”, “Le rose: regine di maggio”, “Architetture verdi del Seicento e Settecento”, “Parchi romantici dell’Ottocento” e “Atmosfere autunnali: foliage reale”, per un’esperienza immersiva tra colori e memoria.

Italian Royal Experience alla scoperta delle Residenze Reali Sabaude
Ufficio Stampa
Castello del Valentino a Torino

Itinerario Potere al Femminile

Il filone Potere al Femminile delle Residenze Reali Sabaude racconta le donne che hanno segnato la storia della dinastia sabauda, tra politica, cultura e arte di corte. Due itinerari guidati, per un totale di 10 date, restituiscono voce a regine, duchesse, principesse e favorite che hanno influenzato la vita del Piemonte e dell’Italia.

Tra le protagoniste emergono Maria Cristina di Borbone-Francia, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, Anna Maria d’Orléans, Rosa Vercellana, Maria Clotilde di Savoia, la Regina Margherita ed Elena del Montenegro.

I percorsi “Donne di Corte e di Potere” e “Regine, Favorite e Principesse” attraversano palazzi, castelli, ville e parchi, offrendo una lettura emozionale e contemporanea della storia sabauda.

Itinerario A Tavola

Il filone A Tavola delle Residenze Reali Sabaude racconta il Piemonte attraverso il gusto, intrecciando storia, paesaggio e cultura gastronomica tra corte e territorio. Gli itinerari partono dai vini e dalle vigne reali, con “Vino e Vigne”, da Villa della Regina ai paesaggi di Langhe, Roero e Monferrato fino a Pollenzo, simbolo di innovazione agricola e visione moderna.

Si prosegue nelle cucine delle Residenze, con “Cucine e Ricette Reali”, dai Musei Reali di Torino al Castello di Racconigi e al Castello di Agliè, dove la tavola racconta vita di corte tra etichetta e grandi eventi. Un capitolo speciale è dedicato al cioccolato, simbolo di Torino e del gusto sabaudo, con “Il Cioccolato dei Savoia” e l’esperienza della Merenda Reale® tra cioccolata calda, bicerin e pasticceria storica.

Storie a Corte: gli itinerari alla scoperta delle Residenze Reali Sabaude
Ufficio Stampa
Il Castello di Racconigi

Itinerario Ciak, si gira!

Il filone Ciak, si gira! delle Residenze Reali Sabaude propone un itinerario dedicato ai luoghi del cinema, del teatro e dello spettacolo, dove storia e immaginario si incontrano. Torino apre il racconto con la sua tradizione scenica e cinematografica, dal Teatro Regio alle origini del cinema italiano, fino ai grandi eventi culturali contemporanei.

Il percorso si estende alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, alla Reggia di Venaria e al Castello di Agliè, luoghi simbolo anche di produzioni cinematografiche e televisive internazionali. L’itinerario offre un viaggio tra set cinematografici, architetture reali e memorie teatrali, raccontando Torino e il Piemonte come un grande palcoscenico della cultura.

Le Residenze Reali Sabaude del Piemonte
Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
La Reggia Venaria con il suo Giardino e la Fontana Ercole

La distesa d’acqua color smeraldo che riflette i ghiacciai: il Lago di Gaube, tesoro dei Pirenei

18 juin 2026 à 13:39

All’improvviso, tra boschi di pino e vallate modellate dal ghiaccio, appare una visione in grado di fermare lo sguardo per diversi minuti. Di primo impatto sembra una semplice distesa d’acqua, ma osservando con attenzione si nota che questa assume sfumature che oscillano tra il turchese e lo smeraldo, mentre all’orizzonte la montagna più elevata dei Pirenei francesi, il Vignemale, si eleva con i suoi 3.298 metri.

Ci si trova nel cuore del Parco Nazionale dei Pirenei, una vasta area protetta lungo la frontiera franco-spagnola, angolo del nostro continente in cui la natura conserva un carattere autentico, plasmato da ghiacciai, torrenti impetuosi, foreste d’alta quota e pareti granitiche. Ed è proprio lui, il Lago di Gaube, a essere uno dei simboli più celebri dell’intera catena montuosa.

Molti lo considerano uno dei laghi più belli di queste affascinanti vette e, forse, è proprio così. Quel che però possiamo affermare con estrema certezza è che il suo è un fascino magnetico, al punto che scrittori celebri come Victor Hugo e George Sand raggiunsero queste sponde per trovare ispirazione, descrivendo il sito nei loro diari privati.

Origini e formazione del Lago di Gaube

La storia di questo lago di Francia affonda le proprie radici in un passato remotissimo, quando enormi masse glaciali dominavano questi rilievi. Durante le grandi glaciazioni quaternarie, il lento movimento del ghiaccio scavò la valle, erose la roccia e modellò un bacino naturale destinato a riempirsi d’acqua una volta terminato il ritiro dei ghiacciai.

Ancora oggi il paesaggio conserva numerose tracce di quell’antica attività: pendii levigati, conche glaciali e vallate a profilo arrotondato raccontano un processo geologico sviluppatosi nell’arco di migliaia di anni. Il lago occupa una quota di 1.725 metri e presenta una forma ovale piuttosto regolare. La superficie raggiunge circa 19 ettari, mentre la profondità tocca i 40 metri.

L’alimentazione idrica proviene principalmente dal Gave de Gaube, corso d’acqua che raccoglie le acque provenienti dalle zone superiori della valle e dalle aree glaciali del massiccio del Vignemale. Proprio dal termine locale “gave”, utilizzato nei Pirenei per indicare i torrenti montani, deriva parte della nomenclatura geografica della zona.

Attorno a esso si elevano diverse montagne che superano abbondantemente i 2.000 metri. Tra queste meritano una menzione il Pic de Gaube, il Grand Pic des Paloumères e il Mayouret. Sullo sfondo domina però il Vignemale, gigante minerale che conferisce al posto una dimensione quasi monumentale.

L’insieme forma un grande anfiteatro naturale nel quale acqua, foresta e roccia dialogano in perfetto equilibrio. Proprio tale combinazione ha trasformato il lago in una delle immagini più simboliche dei Pirenei francesi.

Come visitare e cosa vedere al Lago di Gaube

Il punto di partenza più comune coincide con il Pont d’Espagne, sito naturalistico situato sopra la località termale di Cauterets. E, prima ancora di dirigersi verso il lago, vale la pena dedicare qualche minuto a questo luogo storico. Costruito nel 1886, deve il proprio nome al ruolo svolto lungo gli antichi collegamenti commerciali tra Francia e Spagna. Per secoli mercanti, allevatori e viaggiatori attraversarono questi passaggi montani trasportando merci e bestiame tra i due versanti della catena pirenaica.

La zona colpisce subito per la presenza di cascate spettacolari e torrenti impetuosi che precipitano tra le rocce con una forza impressionante. Acqua e granito costruiscono un paesaggio energico e selvaggio che introduce perfettamente all’ambiente d’alta quota. Da qui partono due possibilità:

  • sentiero escursionistico tradizionale: lungo circa 4,9 chilometri tra andata e ritorno, con un dislivello positivo di 259 metri. Si tratta di un itinerario che attraversa una valle glaciale conservata in condizioni eccellenti che passa accanto al Gave de Gaube e penetra in una foresta di pini uncinati, specie perfettamente adattata alle condizioni climatiche montane;
  • utilizzo della funivia Puntas e della successiva seggiovia di Gaube: soluzione che riduce notevolmente il tragitto a piedi e consente di arrivare al lago tramite una breve passeggiata di circa 15 o 20 minuti.

Lungo il percorso lo sguardo viene continuamente attirato dal paesaggio circostante. Marmotte, camosci pirenaici e grandi rapaci figurano tra gli abitanti più caratteristici della zona. Con un po’ di fortuna si possono osservare anche i gipeti, avvoltoi di grandi dimensioni considerati tra gli uccelli più affascinanti d’Europa.

Una volta arrivati sulle rive del Lago di Gaube, la tentazione principale è quella di fermarsi perché le acque trasparenti riflettono il profilo delle montagne e cambiano tonalità a seconda della luce, mentre piccoli movimenti del vento trasformano continuamente la superficie.

La riva occidentale intercetta il celebre GR10, il grande itinerario escursionistico che attraversa l’intera catena dei Pirenei dall’Atlantico al Mediterraneo. Gli escursionisti più allenati proseguono spesso verso la Valle delle Oulettes de Gaube e il relativo rifugio montano, punto privilegiato per ammirare ghiacciai e pareti del Vignemale da distanza ravvicinata.

Chi preferisce una giornata tranquilla trova invece lungo le sponde del lago uno scenario ideale per una pausa contemplativa. Tra riflessi, silenzi e profili montani, il tempo sembra assumere un ritmo differente.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago di Gaube si trova nel dipartimento degli Alti Pirenei, nella regione francese dell’Occitania, all’interno del Parco Nazionale dei Pirenei. L’area appartiene al territorio comunale di Cauterets, rinomata località termale e montana situata vicino al confine spagnolo. Da Lourdes il tragitto in automobile richiede circa 45 minuti e, una volta raggiunto il parcheggio del Pont d’Espagne, si può scegliere tra il percorso escursionistico oppure gli impianti di risalita.

Cauterets dista appena 15 minuti di guida dal Pont d’Espagne lungo la strada D920. Durante la stagione turistica sono disponibili anche collegamenti tramite navette che connettono il paese con il parcheggio principale. Primavera, estate e inizio autunno rappresentano i periodi migliori per la visita. Nei mesi più freddi, invece, la presenza di neve e il rischio di valanghe rendono l’accesso molto più delicato.

Lac de Gaube, Francia
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Il bellissimo Lago di Gaube visto dall’alto

Davanti al Lago di Gaube si comprende rapidamente il motivo della sua fama: non sono affatto molti i luoghi che riescono a concentrare in uno spazio relativamente contenuto tanta bellezza naturale. Acqua smeraldo, foreste profumate, cascate fragorose e la presenza maestosa del Vignemale costruiscono una scena che resta impressa molto tempo dopo il ritorno a valle.

Aeroporto Milano Bergamo, nel primo scalo “bike friendly” ora puoi partire in e-bike per un tour

31 mai 2026 à 09:00

Dal sedile di un aereo alla sella di una e-bike, è un attimo: forse non tutti lo sanno ancora, ma il primo scalo a livello europeo ad essere riconosciuto come bike friendly è italiano e ora permette anche di noleggiare comode bici elettriche per andare alla scoperta dello splendido territorio in cui è immerso.

Si tratta dell’aeroporto di Milano Bergamo, situato a Orio al Serio, che segue una filosofia molto semplice: l’esperienza di viaggio non si conclude scendendo dall’aereo, ma continua sulle due ruote verso la Città Alta di Bergamo e altri luoghi sorprendenti nei dintorni.

Il primo noleggio e-bike in aeroporto

È nato il primo servizio di noleggio di biciclette elettriche premium attivato all’interno di un’aerostazione italiana e promette di far vivere un’esperienza autentica, sostenibile e fuori dall’ordinario a coloro che vorranno provarla. Si chiama NextBG e mette a disposizione nello scalo bergamasco (che negli ultimi mesi si è rifatto il look) 25 e-bike di ultima generazione, tra cui modelli e-MTB premium dotati di numerosi comfort e disponibili in diverse varianti.

Ma il vero punto forte di questa novità è la proposta cicloturistica: oltre a noleggiare la bici a pedalata assistita (perciò adatta a tutti), si possono vivere alcune esperienze guidate con tour speciali che fanno scoprire le bellezze del territorio. Alcuni esempi? La gita a Città Alta di 4 ore comprensiva di guida cicloturistica, o da mezza giornata che include il pranzo tipico bergamasco, oppure la pedalata guidata tra le vigne del Moscato di Scanzo o fino al Castello di Malpaga, con opzione visita guidata, degustazione e pranzo. Nuove esperienze saranno aggiunte nelle prossime settimane.

Un’occasione perfetta per unire il viaggio all’attività fisica all’aria aperta, esplorando in modo più autentico e sostenibile Bergamo e i suoi paesaggi.

Partire in e-bike dall'aeroporto di Milano Bergamo
Ufficio Stampa
Partire in e-bike dall’aeroporto di Milano Bergamo

Perché Milano Bergamo è il primo scalo bike friendly

La novità del noleggio bici elettriche in aeroporto si inserisce nel più ampio progetto che vede lo scalo di Orio al Serio come protagonista di una vera e propria rivoluzione legata alla mobilità sostenibile già messa in atto, che ha portato all’ottenimento nel 2021 della Certificazione Cycle Friendly Employers, e nel 2024 al raggiungimento del livello Gold per la mobilità sostenibile.

L’obiettivo è semplice: fare in modo che la bicicletta diventi parte integrante dell’esperienza di viaggio. Non solo per i dipendenti dell’aeroporto, ma anche per i passeggeri che arrivano a Bergamo e desiderano continuare a esplorare il territorio in modo sostenibile, combinando diversi mezzi di trasporto senza rinunciare alla libertà di muoversi su due ruote.

Innanzitutto, all’interno del terminal è stato predisposto un percorso dedicato per i passeggeri che viaggiano con la propria bicicletta, realizzando una Bike Room attrezzata con tutto il necessario per il montaggio e la manutenzione.

Inoltre, dal terminal si può accedere alla ciclovia che costeggia l’intero perimetro aeroportuale e che collega lo scalo alla città di Bergamo e alle principali direttrici nazionali e internazionali, rendendo possibile un viaggio su due ruote sicuro e comodo: si può raggiungere quindi la Ciclovia Bergamo-Brescia, inaugurata in occasione della Capitale Italiana della Cultura 2023, la Ciclovia Musica nel Vento, la Ciclovia AIDA e la Ciclovia del Sole.

Presto Orio al Serio beneficerà anche della nuova connessione ferroviaria, che darà un ulteriore impulso alla mobilità: in questo modo i turisti che raggiungono lo scalo in treno potranno scegliere di noleggiare una bici per scoprire i borghi e le tradizioni gastronomiche del territorio.

Tutti pazzi per il Family Travel, il trend dell’estate tra itinerari, road trip e città a misura di famiglia

25 mai 2026 à 11:56

I dati esclusivi di Google Trends relativi agli ultimi 90 giorni raccontano un’estate 2026 in cui il family travel si conferma uno dei fenomeni più forti del turismo italiano ed europeo.

SiViaggia ha avuto accesso esclusivo alle ricerche che mostrano un cambiamento evidente: le famiglie non cercano più solo destinazioni, ma esperienze costruite su misura, tra itinerari brevi, flessibilità e possibilità di includere tutti i membri della famiglia, animali domestici compresi.

I numeri del family travel 2026

Il dato principale delle statistiche sui travel trends 2026 in questo ambito è la crescita del +110% delle ricerche legate ai viaggi in famiglia nell’ultimo anno, segno di un turismo sempre più organizzato e consapevole. Le famiglie pianificano di più, confrontano di più e costruiscono itinerari su misura. L’attenzione è sempre comunque a ottimizzare il budget. Inoltre, molti ormai pensano al viaggio come la prossima meta dove festeggiare il proprio compleanno, specialmente in famiglia.

Viaggi in famiglia
iStock
Le famiglie amano i viaggi in auto e pet-friendly

Tra i trend più forti emergono i road trip (+150%), con un ritorno del viaggio lento in auto e camper. Le ricerche su itinerari in van e viaggi multi-tappa aumentano costantemente, insieme a query pratiche su come organizzare itinerari e calcolare costi.

In parallelo cresce il turismo pet-friendly (+170% negli ultimi 90 giorni), con un picco del +580% per le compagnie aeree che accettano cani: il viaggio diventa sempre più inclusivo e “allargato”. Infine, i city break segnano un +50% di interesse, con una forte domanda di itinerari brevi da 2-3 giorni, soprattutto in città compatte e facilmente esplorabili.

Le migliori mete per i family travel in Italia ed Europa

Guardando oltre alle classiche mete di viaggio, ecco alcune destinazioni che meglio interpretano il family travel 2026: città vivibili, compatte e adatte a un turismo lento, perfette per weekend lunghi o pause estive.

5 family travel top in Italia

  • Lucca (Toscana): una delle città più family-friendly d’Italia, completamente percorribile a piedi o in bici sulle sue mura rinascimentali. Il centro storico è compatto, sicuro e ricco di piazze vivibili, perfette anche per i più piccoli. Ideale per chi cerca un ritmo lento e una città senza traffico;
  • Matera (Basilicata):
un’esperienza più che una semplice destinazione. I Sassi offrono un percorso unico tra storia e paesaggio, con itinerari pedonali che affascinano anche i bambini. Le attività culturali e gli spazi museali la rendono perfetta per un viaggio immersivo;
Matera, Italia
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I Sassi di Matera al tramonto
  • Ravenna (Emilia-Romagna): città d’arte a misura di famiglia, famosa per i mosaici bizantini ma anche per la vicinanza al mare. Perfetta per alternare visite culturali a momenti di relax, con ritmi molto accessibili e spazi ampi;
  • Verona (Veneto): compatta, elegante e facile da visitare, Verona è ideale per un weekend in famiglia. Dall’Arena alle piazze storiche, tutto è raggiungibile a piedi, con percorsi culturali ma anche aree verdi lungo l’Adige;
  • Siracusa (Sicilia): Ortigia è un piccolo gioiello sul mare, dove storia e atmosfera mediterranea si fondono. Perfetta per famiglie che cercano cultura, mare e passeggiate serali tra piazze e vicoli luminosi.

5 family travel top in Europa

  • Lubiana (Slovenia): una delle capitali più vivibili d’Europa, attraversata dal fiume Ljubljanica e ricca di aree pedonali. Sicura, verde e compatta, è perfetta per famiglie con bambini grazie a musei interattivi e spazi aperti;
Dove andare in Europa a febbraio
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Panorama di Lubiana, Slovenia
  • Valencia (Spagna): una città che unisce mare, parchi e architettura futuristica. La Città delle Arti e delle Scienze è uno dei poli più interessanti per i più piccoli, mentre il centro storico è facilmente esplorabile;
  • Porto (Portogallo): compatta e panoramica, Porto è perfetta per un viaggio in famiglia tra ponti, viste sull’oceano e quartieri colorati. Il ritmo è lento e le distanze brevi, ideale per un city break rilassato;
  • Edimburgo (Scozia): una città che sembra uscita da un racconto, con il castello che domina il centro storico. Musei gratuiti e spazi verdi la rendono perfetta per famiglie curiose e viaggi culturali;
  • Copenaghen (Danimarca): una delle capitali più family-friendly d’Europa, con piste ciclabili ovunque, parchi giochi e musei interattivi. È una città pensata davvero per muoversi con bambini in totale sicurezza.

Margherita di Savoia, viaggio sulle tracce della prima regina d’Italia

23 mai 2026 à 12:00

Protagonista assoluta del passaggio tra Ottocento e Novecento, Margherita di Savoia entrò ufficialmente nella storia italiana nel 1868 come Principessa di Piemonte, facendo il suo ingresso trionfale nella Villa Reale di Monza ad appena diciassette anni. Da quel momento, la sua vita si intrecciò con la nascita dell’Italia moderna: prima sovrana del Regno d’Italia dal 1878, poi Regina Madre dopo il drammatico assassinio di Umberto I nel 1900, visse una parabola umana e politica intensa, conclusasi il 4 gennaio 1926.

Il viaggio che oggi ne segue le tracce ci accompagna al cospetto di castelli immersi nelle montagne, residenze reali, sentieri panoramici e luoghi segnati dalla memoria storica del Paese, un itinerario che racconta anche il carattere di una donna colta, appassionata di montagna, amante della natura e molto legata ad alcuni paesaggi che ne custodiscono il ricordo.

Villa Reale di Monza, la dimora simbolo

Tra tutti i luoghi legati alla vita di Margherita di Savoia, la Villa Reale di Monza occupa un posto speciale: fu qui che la giovane principessa arrivò nel 1868, iniziando quel percorso che l’avrebbe portata a diventare la prima regina d’Italia. Nel corso degli anni, la straordinaria residenza divenne il centro della sua vita privata e istituzionale, il luogo dove trascorrere lunghi soggiorni lontano dalla rigidità della corte torinese e romana.

Immersa nel verde del grande parco di Monza, la villa colpisce per l’eleganza austera dell’architettura neoclassica: le oltre 700 stanze raccontano un mondo di fastose decorazioni, pavimenti in marmo e parquet, saloni monumentali, arredi raffinati e ambienti che conservano intatta l’atmosfera della monarchia sabauda.

Pochi luoghi, però, raccontano il dolore di Margherita quanto la Cappella Espiatoria di Monza, costruita nel punto esatto in cui il 29 luglio 1900 il re Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci al termine di una manifestazione sportiva.

Cappella Espiatoria a Monza
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La toccante Cappella Espiatoria a Monza

Fu proprio la regina, insieme al figlio Vittorio Emanuele III, a volere questo monumento commemorativo carico di significato simbolico e spirituale: il progetto venne affidato a Giuseppe Sacconi, già autore dell’Altare della Patria di Roma, e completato da Guido Cirilli.

La cappella emerge immersa nel silenzio di un elegante giardino, racchiuso da una raffinata cancellata in ferro battuto realizzata da Alessandro Mazzucotelli: l’insieme architettonico si sviluppa tra una cripta e un sacello sovrastato da una monumentale stele, mentre alla base si trova la struggente Pietà in bronzo scolpita da Ludovico Pogliaghi.

All’interno, la cripta a croce greca accoglie oltre 180 corone in bronzo provenienti da tutto il mondo, inviate in omaggio al sovrano assassinato, e il cippo in marmo nero che indica il punto preciso del regicidio. I mosaici in stile bizantino-ravennate, con angeli, santi e simboli legati al martirio cristiano e alla tradizione sabauda, ne amplificano il senso di raccoglimento.

Castel Savoia e il legame con il Monte Rosa

Se Monza rappresentò il cuore istituzionale della sua esistenza, fu tra le montagne valdostane che Margherita di Savoia trovò probabilmente il suo luogo dell’anima.

Ai piedi del massiccio del Monte Rosa, nel paesaggio spettacolare della Valle del Lys, sorge Castel Savoia, la residenza estiva che la regina fece costruire a Gressoney-Saint-Jean: immerso nel verde e incorniciato dalle vette, appare come una visione romantica uscita da una fiaba.

Con le torrette appuntite, le finestre panoramiche e l’inconfondibile stile neogotico, il castello riflette il gusto della sovrana e il desiderio di creare un rifugio lontano dalle formalità della corte. A partire dal 1889, dopo un invito del barone Luigi Beck-Peccoz, appartenente a una ricca famiglia walser, Margherita iniziò a frequentare assiduamente queste montagne, scegliendo il Monte Rosa come tappa fissa per ben 37 anni.

Qui poteva vivere più libera e dedicarsi alle sue passioni: praticava alpinismo, disciplina ancora poco comune per una donna dell’epoca, e affrontò numerose ascensioni sulle vette del Monte Rosa e delle Alpi tutt’intorno.

Il suo legame con il territorio valdostano è così profondo che il suo nome rivive nella Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa, a ben 4.554 metri di altitudine, sospeso tra ghiacciai e cielo.

La Passeggiata della Regina tra boschi, laghi e villaggi walser

A Gressoney il ricordo di Margherita di Savoia non si limita soltanto al castello.

Dal Castel Savoia parte, infatti, la celebre “Passeggiata della Regina”, un percorso semplice e panoramico di circa tre chilometri che collega la residenza reale al borgo di Saint-Jean: si tratta del sentiero che la sovrana percorreva abitualmente a piedi per raggiungere il paese, immersa nei boschi e nei paesaggi alpini che tanto amava.

Si attraversano scorci di rara bellezza, tra prati verdi, antiche architetture walser e vedute continue sul Monte Rosa. L’atmosfera è quieta e permette di immaginare la regina passeggiare lontano dai protocolli ufficiali, in un contesto che rappresentava per lei una forma di libertà.

Laghetto di Gover con cascata sullo sfondo a Gressoney Saint Jean
Laghetto di Gover e cascata a Gressoney Saint Jean

Il percorso si inserisce nell’“Anello Regina Margherita”, un itinerario culturale e paesaggistico che unisce alcuni dei luoghi più significativi di Gressoney-Saint-Jean: oltre a Castel Savoia, il tragitto tocca il suggestivo Laghetto di Gover, il centro storico del paese, il Palazzo Alemagna e il Beck-Peccoz Museum, per un viaggio tra natura, cultura e memoria storica ispirato ai lunghi soggiorni della sovrana nella valle tra il 1889 e il 1925.

Itinerario in Emilia-Romagna sulle tracce delle grandi donne che ne hanno fatto la storia

Par : losiangelica
6 mars 2026 à 16:00

In Emilia-Romagna la storia passa spesso da una figura femminile. Imperatrici, duchesse, artiste, ma anche personaggi leggendari e protagoniste della politica. Nei secoli hanno lasciato tracce concrete: nelle città, nei castelli, nei musei, perfino nel paesaggio. L’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, è l’occasione per seguire questo filo che attraversa la regione e mette insieme caratteri molto diversi: ambizioni, passioni, visioni lontane tra loro. Da Parma a Ravenna, da Ferrara a Bologna, fino alla Romagna, ecco un itinerario che segue le tracce delle donne che hanno attraversato epoche diverse.

Parma e la “Buona Duchessa”

Una delle figure più amate della storia parmense è Maria Luigia d’Austria. Arrivò a Parma nel 1816, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, di cui era stata moglie. E in questa città che rimase fino alla morte, nel 1847.

Il suo ricordo in città è ancora vivissimo. Maria Luigia governò il Ducato di Parma e Piacenza con un approccio pragmatico ma anche molto attento alla vita culturale. Non a caso è ricordata come la “Buona Duchessa”. Come scoprire la sua storia? All’interno della Galleria Nazionale di Parma si può osservare il ritratto con la firma di Giovan Battista Borghesi dove compaiono anche progetti come il Teatro Regio che sottolineano il ruolo di mecenate della duchessa.

Sull’Appennino reggiano con Matilde di Canossa

Se Parma racconta l’Ottocento, basta spostarsi verso l’Appennino reggiano per tornare indietro di molti secoli. E vedere la figura di Matilde di Canossa, una delle donne più influenti del Medioevo europeo, dominare la scena.

La Grancontessa ha saputo governare il territorio vasto di Lombardia, Emilia e Toscana tanto che il suo nome è rimasto nei libri di storia. Non è un caso che in occasione dell’8 marzo 2026 la città abbia previsto diverse occasioni in suo onore, tra cui la mostra “Matilde era femminista?” all’interno del castello e un percorso nel labirinto Cuore di Matilde per richiamare il legame tra spiritualità e potere.

Modena e la regina italiana d’Inghilterra

Tra le storie meno note, ma non meno affascinanti, c’è quella di Maria Beatrice d’Este. Nata a Modena nel 1658, divenne regina d’Inghilterra, Scozia e Irlanda sposando Giacomo II Stuart. È uno dei rarissimi casi di un’italiana salita sul trono inglese.

La sua vicenda si intreccia con una delle fasi più turbolente della storia britannica, segnata da conflitti religiosi e rivoluzioni politiche. Maria Beatrice fu una figura molto discussa nel contesto inglese, ma rimase sempre profondamente legata alla sua origine modenese.

Negli ultimi anni il Comune di Modena ha avviato un progetto di valorizzazione dedicato alla sua memoria. L’Archivio storico cittadino conserva e digitalizza documenti legati alla sua vita, permettendo oggi di ricostruire con maggiore precisione il ruolo che ebbe nelle vicende europee del XVII secolo.

Bologna, le artiste che sfidarono il loro tempo

A Bologna il racconto delle grandi donne della storia passa anche dall’arte. E porta a due figure che, in epoche diverse, hanno lasciato un segno forte nella città.

La prima è Properzia de’ Rossi, attiva tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. È considerata la prima scultrice documentata della storia occidentale. In un ambiente dominato dagli uomini riuscì comunque a ritagliarsi spazio e riconoscimento. Alcune sue opere sono ancora visibili in città, dalla Basilica di San Petronio al Museo Civico Medievale. Anche Giorgio Vasari la citò nelle Vite, colpito dalla finezza con cui sapeva lavorare il marmo.

Due secoli dopo Bologna vede emergere un’altra protagonista: Elisabetta Sirani. Pittrice del Seicento, morì a soli ventisette anni ma fu tra le artiste più attive della scena bolognese. Non solo per la quantità di opere realizzate, oggi conservate soprattutto alla Pinacoteca Nazionale, ma anche per un progetto allora inedito: una scuola di pittura pensata per formare giovani donne. Una delle prime esperienze del genere in Europa.

Ferrara e la corte di Lucrezia Borgia

Ferrara racconta invece la storia di una donna che ancora oggi divide gli storici: Lucrezia Borgia. Figlia di papa Alessandro VI, la sua reputazione è stata per secoli avvolta da leggende oscure. La figura femminile è tra le più complesse per la sua storia: è arrivata in città come moglie di Alfonso I d’Este e ha saputo distinguersi per il suo apporto nel costruire il centro culturale del rinascimento sostenendo poeti e letterati. La sua presenza è ancora forte oggi tra le sale del Castello Estense e di Palazzo Schifanoia.

Forlì e la Leonessa della Romagna

Scendendo verso la Romagna si incontra la figura impetuosa di Caterina Sforza. Soprannominata la Tigre di Forlì e la Leonessa della Romagna, la figlia naturale del duca Galeazzo Maria Sforza è tra le donne simbolo della regione grazie al suo apporto al governo di Forlì e Imola.

Uno dei luoghi più legati alla sua storia è la Rocca di Ravaldino, la fortezza che difese durante gli assedi. Recentemente restaurata, oggi rappresenta una delle tappe più suggestive per comprendere il ruolo politico di questa figura femminile.

A Forlì si trova anche il celebre ritratto attribuito a Lorenzo di Credi, noto come “Dama del Gelsomino”, conservato nel complesso dei Musei San Domenico.

Ravenna e l’eredità di Galla Placidia

Ravenna costudisce la figura dai Galla Placidia simbolo dell’impero romano di Occidente e figlia dell’imprenditore Teodosio I. Oltre ad aver fatto da reggente all’impero per conto del figlio Valentiniano III è possibile osservare la sua eredità nel mausoleo riccamente decorato da straordinari mosaici. L’opera, simbolo di arte paleocristana, rientra nei siti UNESCO di Ravenna.

Interni mosaicati del mausoleo di Galla Placidia
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Gli interni con i mosaici del mausoleo di Galla Placidia

Rimini e la leggenda di Francesca

L’itinerario tocca anche Rimini dove si può approfondire la storia d’amore di Francesca di Rimini e Paolo Malatesta che compare anche tra le pagine della Divina Commedia di Dante. All’interno di Castel Sismondo, oggi parte del Fellini Museum, sono conservati diverse testimonianze della famiglia Malatesta.  Il filo tra storia, mito e poesia incanta i visitatori che hanno modo di scoprire da vicino una figura femminile irriverente per l’epoca e capace di lasciare tracce che superano i secoli.

L’Emilia-Romagna le custodisce ancora oggi, tra castelli medievali, palazzi rinascimentali, musei e monumenti. L’8 marzo diventa così non soltanto una giornata simbolica, ma l’occasione per riscoprire una parte importante della storia italiana raccontata da uno sguardo femminile.

Duomo di Siena, al via il tour esclusivo alla scoperta di una delle cattedrali più belle d’Italia

Par : elenausai10
4 mars 2026 à 12:30

Il Duomo di Siena, che svetta maestoso nel cuore della città nell’omonima piazza, è una delle più illustri cattedrali romanico-gotiche d’Italia. Varcare la soglia di questo monumento permette di esplorare uno dei tesori artistici più preziosi della città.

Immaginate quindi la bellezza di poterlo scoprire in una veste ancora più intima grazie al ritorno del tour con il clavigero. Dal 6 aprile al 31 ottobre 2026, il rito del risveglio, che vede il custode delle chiavi protagonista, consente a un numero ristretto di visitatori di assistere alla nascita del giorno tra le navate deserte, prima che la folla animi la piazza e gli interni della struttura.

La Liguria degli anelli, 4 nuovi percorsi tra mare, borghi ed entroterra

Par : losiangelica
10 février 2026 à 15:51

La Liguria investe sempre di più sul turismo e lo fa provando a proporre itinerari alternativi fuori dalle classiche mete come le Cinque Terre per rivelare quella che è la sua anima più autentica. Borghi, entroterra e un passato storico rilevante fanno da accompagnamento al nuovo progetto conosciuto come la Liguria degli Anelli presentato alla BIT di Milano a febbraio 2026.

Il progetto Liguria degli Anelli

La Liguria degli Anelli non nasce come una semplice operazione cicloturistica; si vuole proporre un’idea di territorio che prova a rimettere in equilibrio costa ed entroterra, mare e montagna, stagioni piene e mesi dimenticati.

Il progetto, sostenuto dal Ministero del Turismo, prende la Ciclovia Tirrenica come spina dorsale naturale: una linea continua che attraversa la regione da ovest a est e che diventa punto di partenza per spingersi all’interno. Da lì si aprono gli anelli, ognuno con una propria identità, ma tutti pensati per raccontare una Liguria meno scontata.

L’obiettivo è chiaro: distribuire meglio i flussi turistici, ridurre la pressione sulla costa, riportare attenzione e opportunità economiche nelle aree interne. Destagionalizzare e valorizzare senza snaturare.

Vista panoramica sul borgo di Dolceacqua
iStock
Dolceacqua è tra le tappe di uno degli itinerari della Liguria degli Anelli

I 4 itinerari

Ogni anello è un viaggio a sé dove cambiano le pendenze, le atmosfere, i colori e persino il modo in cui il mare appare: a volte lontano, altre improvviso, altre ancora solo immaginato.

  • Anello dell’Alta Valle Argentina. Parte dalla Riviera di Ponente e risale verso l’interno, attraversando borghi di pietra e vallate dove il tempo sembra aver preso un’altra velocità. È un percorso ideale per il bikepacking, un giro completo che tiene insieme terme, architetture medievali, panorami alpino-marittimi e il ritorno al mare lungo la ciclabile costiera. Il percorso prende avvio tra Bordighera e Ventimiglia, sfruttando la Ciclovia Tirrenica come primo tratto pianeggiante. Da qui si lascia il mare per risalire verso Dolceacqua, porta naturale dell’entroterra ponentino, e proseguire fino a Pigna, borgo termale raccolto tra le montagne;
  • Anello San Romolo – Sanremo. La bici incontra la storia delle antiche vie commerciali, come la Via del Sale, e attraversa luoghi che portano nomi carichi di immaginario: Bajardo, Triora, il Colle Melosa. È l’anello delle grandi salite e delle discese lunghe, delle quote alte e dei silenzi. Un percorso che non fa sconti, ma ripaga con scenari ampi, quasi inattesi per una regione spesso raccontata solo in orizzontale;
  • Anello del Melogno. Parte dal mare, sale tra ulivi e colline, entra nei boschi, tocca borghi che sembrano sospesi e poi scavalca il crinale verso il Piemonte, prima di tornare indietro. La partenza è a Loano, lungo il litorale, da cui si risale verso l’interno passando per Castelvecchio di Rocca Barbena, uno dei borghi medievali più integri della regione. Il percorso continua tra boschi e altipiani fino a Bardineto e Calizzano, in un ambiente sempre più montano.
    Raggiunto Murialdo, la strada si apre sulla Val Bormida e conduce a Bagnasco, primo centro piemontese dell’itinerario. Da qui inizia la salita più panoramica verso il Bric Campazzo, seguita dalla discesa verso Perlo e le località di Isolagrande e Caragna;
  • Anello mare-entroterra dell’area genovese. Si rivela il più complesso e forse il più sorprendente. Un itinerario che mette insieme funicolari, treni storici, strade di valle e ciclabili fluviali. Si parte dal cuore urbano di Genova, si sale sopra i tetti della città, si entra nell’Appennino e si ridiscende verso il mare, seguendo fiumi e antiche vie di collegamento. Da qui si raggiunge Casella grazie alla storica ferrovia Genova–Casella, attrezzata per il trasporto bici. Il percorso prosegue lungo la valle Scrivia toccando Montoggio e Torriglia, porta del Parco dell’Antola, per poi attraversare l’alta Val Fontanabuona fino a Gattorna. L’ultima parte segue il corso del fiume Entella, passando per Carasco e arrivando al mare a Lavagna, lungo la ciclovia dell’ardesiali.
Liguria degli Anelli: gli itinerari creati
Ufficio Stampa
Mappa degli itinerari della Liguria degli Anelli

Qualsiasi percorso si decida di intraprendere, la logica è la stessa: non arrivare in fretta, ma assaporare la lentezza concedendosi il lusso di guardare attorno. La Liguria degli Anelli non promette imprese eroiche né record personali ma qualcosa di più sottile e, forse, più duraturo: un modo diverso di attraversare una regione che, a ogni curva, cambia volto.

Le Vie del Bergamotto, un itinerario sensoriale alla scoperta della Calabria più autentica

Par : losiangelica
6 février 2026 à 17:00

C’è un profumo che chi non ha mai camminato lungo la costa ionica calabrese, tra novembre e marzo, difficilmente riesce a immaginare. Arriva all’improvviso, è netto, quasi ruvido. È il bergamotto, e da queste parti non è solo un agrume. Proprio per raccontarlo e farlo conoscere nasce il progetto le Vie del Bergamotto, un itinerario a ritmo lento tutto da scoprire.

Le Vie del Bergamotto: il progetto

La Via del Bergamotto nasce da un’intuizione ambiziosa: trasformare l’eccellenza produttiva in esperienza turistica strutturata, capace di generare valore per l’intera comunità.

Non un semplice itinerario, ma una rete che prova a tenere insieme agricoltura, turismo e cultura. È questa l’idea alla base del nuovo progetto dedicato al bergamotto, pensato come uno strumento vivo, capace di mettere in relazione produttori, trasformatori, operatori dell’accoglienza e istituzioni del territorio.

L’obiettivo è superare l’idea del semplice prodotto da comprare e trasformarlo in una chiave di lettura del territorio. Un racconto che parte dalla coltivazione e arriva ai borghi, ai paesaggi, alla storia di un’area metropolitana ancora in parte da scoprire.

L’itinerario

Cinque giorni, una Calabria che si racconta passo dopo passo. Il percorso attraversa l’area metropolitana tra borghi, coltivazioni, botteghe artigiane e siti archeologici, seguendo il filo, discreto ma costante, del bergamotto. Non come tema imposto, ma come presenza naturale, quasi inevitabile.

Si parte da Reggio Calabria. Cultura, paesaggio, identità. I Bronzi di Riace al museo archeologico, il lungomare affacciato sullo Stretto, le luci dell’alba e del tramonto che cambiano i colori della città. In questa zona il bergamotto entra nei piatti e nei bicchieri: gelati, cocktail, ricette tradizionali rilette con mano leggera dagli chef.

Il secondo giorno porta nell’area grecanica, dove il tempo rallenta. Pentedattilo, aggrappato alla roccia, e Bova, cuore della cultura greco-calabra, fanno da sfondo a una coltivazione ancora familiare, fatta di piccoli appezzamenti e gesti tramandati. Si cammina tra gli alberi, si ascoltano i produttori, si assaggiano succhi e confetture che parlano di terra e pazienza.

Vista del borgo Pentedattilo
iStock
Pentedattilo, il borgo nell’itinerario delle vie del Bergamotto

La terza tappa segue la costa ionica. A Brancaleone, storico centro della lavorazione, si entra nel mondo dell’olio essenziale: tecniche antiche e processi moderni convivono nella produzione di un’essenza conosciuta ben oltre i confini regionali. Poi l’entroterra, con Bruzzano Vecchio e la villa romana di Casignana, dove i mosaici riportano alla luce la storia della Magna Grecia.

Il quarto giorno è dedicato alla Locride dove il bergamotto cambia forma e funzione, diventando ingrediente per la cosmesi naturale. Il viaggio si intreccia con le grandi tracce del passato: il museo archeologico di Locri, Gerace e la sua cattedrale che domina la vallata, silenziosa e imponente.

Chiusura tra Costa Viola e Stretto. È il momento più creativo. A Varapodio le bucce diventano materia per manufatti artigianali, a San Giorgio Morgeto si sperimenta la profumeria.E poi Scilla, con Chianalea che si riflette nel mare. Tra degustazioni e masterclass di mixology, il viaggio si conclude così: non con un punto fermo, ma con un ultimo assaggio.

La Via del Bergamotto è percorribile tutto l’anno, ma da novembre a marzo offre l’emozione supplementare di assistere alla raccolta e alle lavorazioni stagionali.

Crociere di lusso 2026: le navi ed esperienze più esclusive

4 janvier 2026 à 10:00

Il 2026 segna una vera svolta nel mondo delle crociere di lusso: il mare diventa il nuovo indirizzo dell’eccellenza alberghiera, con alcuni dei marchi più rappresentativi dell’ospitalità mondiale pronti a trasferire il proprio savoir-faire dalle lobby scintillanti ai ponti affacciati sull’orizzonte.

Le compagnie continuano a elevare gli standard dell’esperienza a bordo, puntando su suite sempre più simili a residenze private, ristorazione d’autore e itinerari pensati per chi desidera viaggiare senza compromessi. Ecco una selezione di crociere di lusso che nel 2026 promettono di far sognare.

EXPLORA III

Quando EXPLORA III salperà la prossima estate, sarà una tappa fondamentale nel percorso di Explora Journeys, che punta a costruire una flotta di sei navi dedicate a un’idea di lusso contemporaneo e rilassato. Come le sorelle maggiori, la nave incarna un’eleganza ispirata al mondo degli yacht privati, con ambienti intimi, linee pulite e un’atmosfera raffinata ma mai formale.

Le 463 suite fronte mare, tutte dotate di veranda privata, sono pensate come spazi in cui sentirsi a casa, con una particolare attenzione alla luce naturale e alla connessione costante con l’oceano. A bordo non mancano una proposta culinaria gourmet e servizi di altissimo livello, ma EXPLORA III introduce anche alcune evoluzioni significative. Gli spazi esterni risultano più ampi e ariosi, mentre cresce il numero delle sistemazioni di fascia alta.

Orient Express Corinthian

L’Orient Express ha scritto la storia del viaggio di lusso su rotaia e trasformato il treno in un simbolo di eleganza senza tempo. Dopo l’apertura del suo primo hotel a Roma, il leggendario marchio guarda ora al mare con un progetto ambizioso e spettacolare. Il Corinthian, lungo 218 metri, sarà lo yacht a vela più grande del mondo al momento del varo, previsto per giugno.

Firmato dall’architetto Maxime d’Angeac, ospiterà 54 suite arredate con materiali pregiati quali legno, pelle e marmo, in un omaggio contemporaneo all’art déco. L’esperienza a bordo è pensata come un viaggio sensoriale completo: dalla spa firmata Guerlain, che porta in mare uno dei nomi più prestigiosi della bellezza francese, fino agli spazi dedicati all’intrattenimento, tra cui un cabaret ispirato agli anni d’oro e un bar clandestino che rievoca l’atmosfera dei ruggenti Anni Venti.

La proposta gastronomica, curata dallo chef stellato Yannick Alléno, completa un progetto che promette di trasformare la navigazione in una vera opera d’arte itinerante.

Four Seasons I

L’ingresso di Four Seasons nel mondo delle crociere è uno degli eventi più attesi del decennio. La nave inaugurale del brand, progettata per accogliere 222 passeggeri, nasce con l’obiettivo dichiarato di superare le aspettative. L’ispirazione arriva da un’icona assoluta della nautica di lusso, il Christina O di Aristotele Onassis, reinterpretata in chiave moderna.

Le 95 suite, ognuna dotata di terrazza privata, spaziano da 46 fino a 900 metri quadrati e sono curate negli interni dagli studi Tillberg Design e Prosper Assouline, garanzia di uno stile sofisticato e senza tempo. I dettagli sono pensati per competere con le migliori strutture a cinque stelle sulla terraferma.

Tra gli elementi più innovativi spicca il porto turistico galleggiante, che consente agli ospiti di accedere direttamente all’acqua durante la navigazione, insieme a una piscina oceanica e a un elegante bar affacciato sul mare.

ms Serene e ms Lumière

Dopo aver celebrato il centenario nel 2025, Tauck guarda al futuro ampliando la propria presenza in Francia con due nuove navi fluviali, la ms Serene sulla Senna e la ms Lumière sul Rodano. Entrambe, progettate su misura e attese per il 2026, accoglieranno circa 130 passeggeri, mantenendo quell’approccio intimo che da sempre contraddistingue il brand.

Il design privilegia spazi aperti e luminosi, con un piano di coperta studiato per massimizzare il comfort. The Retreat, un’area benessere dedicata, vanta viste spettacolari sul fiume, mentre il solarium con piscina e le ampie zone per pranzi e cene all’aperto rendono la navigazione fluviale un’esperienza di puro piacere, dove il viaggio diventa parte integrante della destinazione.

Viking Mira

Alla sua stagione inaugurale nel Mediterraneo e nel Nord Europa, la Viking Mira accoglierà fino a 998 ospiti in un ambiente che riflette appieno l’estetica scandinava del marchio. Tutte le 499 cabine dispongono di verande private, bagni con pavimento riscaldato e uno stile sobrio ed elegante, pensato per favorire il relax e la connessione con i luoghi visitati.

La destinazione è al centro dell’esperienza e influenza non solo gli itinerari ma anche la proposta gastronomica e la programmazione culturale di bordo. Tra i punti di forza c’è la Nordic Spa, con grotta di neve, immersione in acqua fredda, bagno turco e sauna finlandese. Un rituale di benessere che promette di essere uno dei momenti più memorabili di questa crociera per soli adulti, in partenza in primavera.

Silver Ray

Tra le esperienze più spettacolari e irripetibili del 2026 va senza dubbio menzionato il viaggio firmato Silversea a bordo di Silver Ray, in programma dal 29 maggio al 9 giugno, lungo la rotta che collega Roma a Barcellona. Una crociera che va ben oltre il concetto di navigazione di lusso e diviene un pass esclusivo per uno degli eventi sportivi più glamour e celebrati al mondo: il Gran Premio di Monaco di Formula 1.

Durante la sosta nel Principato, gli ospiti avranno accesso privilegiato al cuore pulsante del weekend di gara, potendo scegliere come vivere la corsa più celebre del calendario F1. Da un lato, la possibilità di assistere alle qualifiche e alla gara dai posti in tribuna, per respirare tutta l’adrenalina del circuito cittadino più famoso al mondo. Dall’altro, esperienze signature pensate per chi desidera un livello di esclusività ancora superiore, come la visione del tracciato da appartamenti privati con terrazza, affacciati sulle curve leggendarie di Monte Carlo.

Il culmine della proposta è rappresentato dal FORMULA SILVERSEA: sul rooftop privato Silversea, sarà possibile seguire la gara in un’atmosfera intima e sofisticata, accompagnati da Champagne, pranzo gourmet e open bar, mentre il rombo dei motori fa da colonna sonora a una giornata senza eguali.

Itinerari fuori dalle stazioni ferroviarie della Lombardia

18 novembre 2025 à 11:42

Lonely Planet ha appena pubblicato una nuova guida intitolata “Fuori stazione”, con itinerari da seguire partendo dalla stazioni ferroviarie della regione Lombardia. Realizzata in collaborazione con Trenord, la guida consiglia percorsi che vanno non soltanto alla scoperta di luoghi ancora poco turistici, ma anche dei sapori lombardi, da raggiungere in treno.

“La Lombardia è già un territorio di grande attrazione”, ha spiegato Debora Massari, Assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia in occasione della presentazione della guida “nel 2024 ha registrato quasi 21 milioni di arrivi in strutture ricettive e oltre 53 milioni di presenze, con una permanenza media di circa 2,53 notte per turista. Di queste presenze, il 67% è rappresentato da turisti stranieri. Questi numeri ci dicono che la Lombardia non solo attira, ma è in crescita come meta turistica. In questo contesto, la mobilità e in particolare la mobilità ferroviaria diventa un fattore decisivo. L’idea che il viaggio sia parte integrale dell’esperienza turistica acquisisce concretezza”.

Lombardia, regione di eccellenze gastronomiche

La Lombardia è la prima regione agricola d’Italia, con 75 cibi e vini Dop e Igp, centinaia di eccellenze tradizionali riconosciute e un sistema enogastronomico che vale miliardi di euro di ricchezza diffusa. Questa guida avvicina quindi persone e territori, mostrando quanto la regione sappia offrire qualità anche a pochi passi dai binari. L’idea è, infatti, quella di unire il treno, il mezzo più sostenibile e accessibile, ai percorsi del gusto e ai ristoratori che sanno esaltare al meglio i prodotti lombardi, un modo di vivere la Lombardia con lentezza, responsabilità e curiosità.

Gli itinerari in treno in Lombardia

Numerosi e diversi i panorami che scorrono dai finestrini di chi viaggia lungo gli itinerari raccontati dalla guida “Fuori stazione”: i vigneti dell’Oltrepò, le cantine nella roccia valtellinese, i paesi specchiati nei laghi di Como, di Varese, d’Iseo, il Garda e il Lago Maggiore, il territorio di Mantova e Cremona, di Monza e di Bergamo e persino lo skyline milanese. La guida si articola in otto tappe, che perlustrano i dintorni delle stazioni di tutte le province lombarde ed evidenziano 45 “fermate del gusto”. È un viaggio per accompagnare a scoprire – o riscoprire – gli angoli, anche quelli meno scontati, di Lombardia. Ne  abbiamo scelti tre che vi consigliamo:

Itinerario di mezza giornata

Bastano poche fermate dalla stazione ferroviaria di Milano Centrale per arrivare a Monza, e dopo circa un’ora, a Bergamo, un punto nevralgico non solo sulla mappa delle città d’arte, ma anche su quella dell’enoturismo. Intorno alla città si estendono, infatti, le colline del Valcalepio, la DOC che identifica diversi vini del territorio. E come i vini, anche i formaggi sono fra le attrazioni della regione: Grana Padano, Gorgonzola e Quartirolo compaiono sempre sulle tavole delle trattorie e dei ristoranti, anche nei centri più piccoli, serviti da soli o come ingredienti delle preparazioni tradizionali (ad esempio i casoncelli). Il tour può partire da Monza – con il Duomo, la Villa Reale e il suo parco, l’Arengario e l’autodromo – per poi proseguire verso Brescia, passando da Nord toccando dunque Bergamo con la sua meravigliosa Città Alta, oppure da Sud, via Treviglio, nella media Pianura Padana. È l’area perfetta per una gita in treno in giornata: la vicinanza e i collegamenti frequenti consentono programmi rilassati e flessibili.

Itinerario di un giorno

Cosa c’è di meglio che godersi il “nostro” Lago di Como  così amato dagli stranieri? Le guida consiglia alcuni punti ancora sconosciuti al turismo di massa. La gita sul Lago di Como merita un’intera giornata. Il Lago di Como, oltre a essere uno dei luoghi più celebri d’Italia (e del mondo) ha anche uno dei microclimi più adatti: tra la Pianura Padana e le Alpi, il lago ha le caratteristiche giuste per ospitare querce e faggi, lavarelli, trote e lucci e persino gli olivi, da cui si trae un ottimo olio. La costa è trapuntata di minuscoli centri e ville meravigliose ma anche il semplice viaggiatore può godere delle aree verdi, dei parchi, delle gite in barca. E, naturalmente, della cucina, anche dei prodotti delle confinanti Valchiavenna e Valtellina. Gli appassionati di cucina possono dunque partire da Como, raggiungibile da Milano in meno di un’ora, e poi spostarsi sul versante orientale: il tratto da Lecco a Colico è ricco di soste in cui trovare trattorie e ristoranti, luoghi magici fatti di terrazze sull’acqua, di casette in piccoli centri, di cucina tradizionale. E dopo pranzo, basta un piccolo e riposante viaggio in treno e in un attimo si è di nuovo a casa.

L’Italia è la meta preferita del turismo di lusso
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Il Lago di Como è tra le mete italiane del turismo di lusso scelto dagli americani

Itinerario di due giorni

Ci vuole un’intera giornata per visitare Brescia e il Lago di Garda, si passa da una città d’arte alle tranquille rive di uno specchio d’acqua che sembra il mare della Lombardia, con le sue palme, i limoni e certi punti dove non si vede nemmeno la riva opposta, passando prima tra valli e montagne, però. La prima tappa del viaggio è appunto Brescia, che non è solo la città delle vestigia romane e medievali e dello splendido centro storico, ma anche una delle poche al mondo ad avere un vigneto urbano dove si produce ancora vino (il Pusterla, ai piedi del castello). Brescia è anche il punto di partenza per un viaggio del gusto che parte dai grandi salumi e formaggi del territorio – Grana, Quartirolo, Taleggio – per continuare a Nord, prima nella zona del Lago d’Iseo, poi verso la Val Camonica. Per gli appassionati di enogastronomia, Iseo vuol dire prima di tutto Franciacorta, il nome dell’area collinare tra la città e il lago che dà l’appellativo alla celebre DOCG di metodo classico, tra i migliori d’Italia. Le colline qui intorno sono disegnate dai filari. Ancora più a Nord, seguendo la linea ferroviaria, si giunge fino a Edolo. Qui il paesaggio si fa più selvaggio e sempre più montano: siamo in Val Camonica, attraversata dal fiume Oglio.

Tornati a Brescia, dove si può pernottare e provare uno dei tanti ristoranti tradizionali della città, si cambia linea per dirigersi a Est e, in un attimo, ecco la sponda lombarda del Lago di Garda, luogo perfetto per una vacanza rilassante, ma anche per assaggiare la cucina a base di pesce di lago e il celebre olio d’oliva, ottenuto alla latitudine più settentrionale al mondo: grazie al lago, nonostante le Alpi siano a un passo, il microclima è mediterraneo, perfetto per gli ulivi, che ingentiliscono il paesaggio.

Wine tour a Brescia tra vigneti urbani
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Filari di viti sulla collina del Vigneto Pusterla a Brescia

Crociere di Natale 2025 e Capodanno 2026: le rotte più belle

13 novembre 2025 à 12:59

Trascorrere le feste di Natale e Capodanno in crociera è una delle esperienze più affascinanti e rilassanti che si possano regalare a sé stessi o a chi si ama. Il mare d’inverno, i porti addobbati e illuminati a festa e l’atmosfera elegante delle grandi navi rendono queste vacanze davvero uniche e indimenticabili.

Per il Natale 2025 e il Capodanno 2026, le principali compagnie internazionali propongono itinerari spettacolari: dai Caraibi ai mari asiatici, fino alle coste europee più miti. Ecco le rotte più belle da vivere sotto le feste a bordo delle navi da crociera.

Crociere dei mercatini di Natale e di Capodanno con Grimaldi Lines

In occasione delle festività natalizie, Grimaldi Lines organizza delle mini-crociere di quattro o cinque giorni alla scoperta dei mercatini di Natale di due delle città portuali più belle del Mediterraneo e per festeggiare il Capodanno a bordo di una delle loro navi. Ci sono crociere per andare a visitare i mercatini tradizionali di Napoli in partenza da Palermo (dal 6 al 9 dicembre 2025) e quelli di Barcellona salpando da Civitavecchia (6-9 dicembre) e da Porto Torres, in Sardegna (7-9 dicembre). I prezzi partono da 329 euro a passeggero.

Si può anche festeggiare il Capodanno in modo esilarante a Barcellona, prendendo parte a una delle due crociere in partenza da Civitavecchia (29 dicembre – 3 gennaio 2026) e da Porto Torres (30 dicembre – 3 gennaio). A bordo della nave non mancano pranzi, cene e tanto divertimento tra feste, discoteca e animazione per adulti e bambini oltre all’immancabile cenone di San Silvestro (costo: 660 euro a persona). Capodanno insolito a Olbia, partendo su una nave Grimaldi da Livorno per la mini-crociera che dura dal 30 dicembre al 2 gennaio (costo: 400 euro a persona). Durante le soste nei porti è possibile scendere dalle navi e visitare liberamente le città.

MSC Crociere: dal Texas ai Caraibi occidentali

Il 2025 segna un’importante novità per MSC Crociere: l’ingresso del Texas nella sua mappa delle destinazioni. Con l’arrivo di MSC Seascape al nuovo Cruise Terminal 16 di Galveston, la compagnia inaugura partenze settimanali verso i Caraibi occidentali, offrendo agli ospiti un viaggio tra cultura, storia e avventura. Da novembre 2025 è possibile salpare da Galveston alla scoperta di Costa Maya e Cozumel in Messico e Roatán in Honduras. Itinerari pensati per chi sogna un Natale o un Capodanno immerso nei colori vivaci del mare caraibico e nelle atmosfere rilassate delle isole. Ma il fascino della vacanza inizia già prima della partenza: Galveston è una città dal cuore vittoriano che merita di essere visitata. Tra le tappe da non perdere: la Grand Opera House, l’iconico Hotel Galvez, il Pleasure Pier e per gli amanti della natura tantissime le attività possibili come lo snorkeling, il paddleboarding o il birdwatching lungo la costa del Golfo. A completare l’esperienza, le escursioni verso il vicino Johnson Space Center di Houston, dove è possibile ripercorrere la storia delle missioni spaziali. Con MSC Seascape, le crociere natalizie dai sapori texani diventano l’occasione perfetta per vivere il mare in un modo diverso, tra tradizione americana e charme caraibico.

Itinerari di viaggio in crociera per Natale 2025 e Capodanno 2026
Ufficio Stampa
Da Galveston in crociera verso i Caraibi

Corsica Sardinia Ferries: minicrociere tra Costa Azzurra e Corsica

Per chi preferisce un Capodanno più breve ma altrettanto memorabile, Corsica Sardinia Ferries propone due esclusive minicrociere a bordo delle iconiche Navi Gialle. La prima proposta è la minicrociera Savona/Vado Ligure – Nizza, di due notti, con partenza la sera del 30 dicembre 2025 e rientro il 1 gennaio 2026. Prezzo a partire da 330 euro a persona – in cabina doppia interna.
La seconda opzione è la minicrociera Livorno – Bastia, di una notte, con partenza la mattina del 31 dicembre e rientro il 1 gennaio. Prezzo a partire da 240 euro a persona – in cabina doppia interna. A bordo, la festa è protagonista: animazione, giochi, musica dal vivo e un cenone di Capodanno firmato dallo chef stellato Filippo Chiappini Dattilo, che combina piatti della tradizione mediterranea e creazioni originali.

Crociere per Capodanno 2026
Ufficio Stampa
Fuochi d’artificio di Capodanno ammirati dal mare

Royal Caribbean: Star of the Seas nei Caraibi

La nuova arrivata della Icon Class di Royal Caribbean, Star of the Seas, propone un Capodanno 2026 indimenticabile con crociere di 7 notti nei Caraibi orientali e occidentali, in partenza da Port Canaveral (Orlando). Uno dei punti forti della crociera è la visita alla esclusiva isola privata Perfect Day at CocoCay, dove gli ospiti possono vivere momenti indimenticabili tra spiagge paradisiache, attività acquatiche e paesaggi mozzafiato. La nave, completamente addobbata per le feste, offre un Capodanno elegante e divertente per tutte le età. A bordo, l’intrattenimento è di livello mondiale: sei scivoli acquatici da record, sette piscine panoramiche e spettacoli esclusivi, tra cui il musical di Broadway Back to the Future: The Musical. La proposta gastronomica è altrettanto ricca, con oltre quaranta bar e ristoranti, che permettono di vivere esperienze culinarie diverse ogni giorno. Le tariffe per questa crociera festiva partono da 2.200 euro a persona, rendendo Star of the Seas un’opzione ideale per chi cerca una vacanza di Capodanno all’insegna del lusso accessibile, del divertimento e della comodità caraibica.

Capodanno 2026 in crociera: itinerari e rotte
Ufficio Stampa
Star of the Seas, la nuova della Icon Class di Royal Caribbean

Il grande anello australe con PONANT

Per chi cerca un’esperienza davvero unica e fuori dal comune, PONANT propone la crociera The Great Austral Loop, un itinerario ultra‑premium pensato per Natale 2025. Si tratta di una crociera expedition di 19 giorni a bordo della nave L’Austral, che parte da Ushuaia (Argentina) e naviga tra le Isole Falkland, la Georgia del sud e la Penisola Antartica. Questa proposta è riservata a chi desidera un viaggio esclusivo e luxury (i prezzi partono da circa 20.255 euro a persona). L’itinerario combina paesaggi incontaminati, fauna selvatica straordinaria e l’emozione di scoprire luoghi remoti e spettacolari, lontano dalle rotte tradizionali delle festività. A bordo, gli ospiti trovano servizi di altissimo livello, atmosfere eleganti e la possibilità di vivere le feste in un contesto davvero esclusivo e lontano dal turismo di massa.

Crociera tra Canarie e Marocco con Costa Crociere

Restando nel continente, ma cercando il sole d’inverno, Costa Crociere propone per il Natale 2025 e Capodanno 2026 le sue amate crociere tra le Isole Canarie e il Marocco con prezzi a partire da soli 329 euro a persona. Gli itinerari permettono di visitare alcune delle destinazioni più affascinanti dell’Atlantico europeo: Tenerife, Lanzarote, Fuerteventura, La Gomera, l’isola di Madera, e Agadir. Durante l’inverno, queste isole offrono temperature miti, paesaggi vulcanici, giardini tropicali e spiagge dorate.

Aruba, Curaçao e Bonaire con Norwegian Cruise

Per chi desidera trascorrere il Natale 2025 tra mare turchese e atmosfere tropicali, Norwegian Cruise Line propone una crociera di 7 giorni nei Caraibi, in programma dal 22 al 29 dicembre 2025 a bordo della rinnovata Norwegian Sky. Un itinerario coloratissimo che parte da Punta Cana (La Romana) e tocca alcune delle isole più affascinanti dei Caraibi, tra natura, cultura e acque trasparenti. La tappe sono Oranjestad (Aruba), Willemstad (Curaçao), Kralendijk (Bonaire), Castries (Saint Lucia), Basseterre (Saint Kitts) e Tortola (Isole Vergini Britanniche). A bordo gli ospiti troveranno ottima gastronomia, intrattenimento e ambienti moderni, perfetti per vivere la settimana di Natale in completo relax. Le tariffe partono da 927 euro a persona. Questa rotta è una soluzione ideale per chi cerca un’esperienza avventurosa ma confortevole al tempo stesso, in uno dei mari più belli al mondo.

Crociere Natale 2025
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Snorkeling nell’isola di Virgin Gorda, Tortola

Italiani “pazzi” per gli Stati Uniti: cresce il numero di viaggiatori che sognano gli USA

Par : losiangelica
30 septembre 2025 à 10:29

Quanti di voi non hanno mai fantasticato su un viaggio coast to coast, con una Mustang rossa che sfreccia lungo la Route 66, la musica a tutto volume e un cielo sconfinato sopra la testa? Gli Stati Uniti continuano a esercitare un fascino irresistibile su di voi, viaggiatori italiani instancabili e curiosi. Anche in tempi turbolenti, quando le tensioni politiche e le notizie internazionali sembrano remare contro, l’America resta una calamita potente. E sapete una cosa? In questo 2025, il sogno a stelle e strisce cresce.

Mentre altri mercati hanno rallentato, scoraggiati da dichiarazioni infuocate e politiche discutibili, voi avete deciso di andare controcorrente. Avete riempito voli, prenotato tour, scovato mete alternative e trasformato il vostro desiderio di libertà in biglietti aerei e itinerari da film. Gli italiani, insomma, non si lasciano fermare da nulla: né dazi, né dichiarazioni di ex presidenti, né code ai controlli doganali.

Boom di italiani in viaggio negli USA nel 2025

I numeri parlano chiaro: il mercato italiano è tra i più vivaci in Europa. È cresciuto il numero di prenotazioni di italiani verso gli Stati Uniti con preferenze per le grandi città come New York e Los Angeles, ma c’è anche chi punta verso i parchi naturali e gli on the road come quello lungo la Route 66.

Un contributo importante è arrivato dalle compagnie aeree, che hanno fiutato l’entusiasmo e risposto alla grande con un aumento di rotte e tratte. Più voli diretti, più posti disponibili e, finalmente, una maggiore accessibilità anche dai principali aeroporti italiani.

Come riesce l’America a far battere il cuore così forte? Probabilmente è un mix di contrasti, il sogno americano e l’atmosfera da film che l’hanno fatta arrivare in cima alla wishlist di ogni viaggiatore.

Il Paese cambia, spaziando dal silenzio suggestivo del Grand Canyon al caos elettrizzante di Manhattan, arrivando poi alle spiagge californiane baciate dal sole. Possiamo dire che gli USA non sono quelli del film, ma sicuramente hanno tanto da raccontare. A spiegare questi dati è Mia Hezi, presidente dell’associazione Visit USA Italy, che lavora per poter rispondere concretamente alla domanda crescente dei viaggiatori supportandoli in modo concreto la promozione territoriale.

Gli italiani amano gli Stati Uniti e New York
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New York tra le mete preferite dagli italiani che visitano gli Stati Uniti

Viaggiare negli Stati Uniti: le novità

Il 2025 è stato l’anno dei grandi cambiamenti per chi ha gli USA nel cuore e nel passaporto. Partiamo dal punto dolente: l’Esta, ovvero l’autorizzazione elettronica necessaria per entrare nel Paese, ha subito un rincaro. Dal 30 settembre 2025, il costo è passato da 21 a 40 dollari. Un aumento, certo, ma nulla che possa fermare chi sogna di passeggiare per Times Square o sorseggiare un caffè a Venice Beach.

La buona notizia, però, arriva dal fronte tecnologico. Finalmente potete dire addio a file interminabili e attese infinite grazie al Mobile Passport Control, una nuova app gratuita della U.S. Customs and Border Protection. In pratica, una scorciatoia digitale per velocizzare i controlli all’ingresso negli Stati Uniti. Basta scaricarla, compilare le informazioni richieste e il gioco è fatto: il vostro passaggio alla frontiera sarà più rapido, smart e senza stress.

Viaggio nel Nord della Spagna in 15 giorni

6 août 2025 à 11:36

Il Nord della Spagna è una delle aree più variegate e sorprendenti della penisola iberica. In un unico viaggio si attraversano spiagge selvagge, montagne spettacolari, borghi marinari, città storiche. Questo itinerario percorre oltre mille chilometri; parte da Vigo, in Galizia, e arriva fino a San Sebastián, nei Paesi Baschi, attraversando anche le regioni di Asturie, Cantabria.

Un percorso completo ma flessibile; da adattare a seconda del tempo a disposizione e degli interessi. È pensato in auto o camper, perfetto in primavera, estate (non fa mai troppo caldo) o inizio autunno, quando il clima è mite e le giornate lunghe.

Giorno 1 – Vigo

Vigo, città galiziana affacciata sull’Atlantico, ha un centro storico, il Casco Vello, che si sviluppa attorno a piazze ombreggiate, facciate in pietra e locande tradizionali. Dalla collina del Monte do Castro si gode di una vista completa sulla ría e sulle isole Cíes. Il quartiere di Bouzas conserva ancora l’atmosfera di villaggio di pescatori, mentre il porto svela il lato più moderno della città. Per chi ama la cucina di mare, ostriche, polpo alla gallega e pesce fresco si trovano praticamente ovunque.

vigo spagna
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Centro storico di Vigo

Giorno 2 – Isole Cíes

Dal porto di Vigo partono i traghetti per le Isole Cíes, accessibili solo con permesso da richiedere online (da chiedere con un po’ di anticipo perché i posti sono limitati). Inserite nel Parco Nazionale delle Isole Atlantiche, sono una delle mete naturalistiche più belle e più visitate di tutta la Spagna. Playa de Rodas è la spiaggia più conosciuta, collegamento naturale tra due isole. Chi ha tempo può salire verso i punti panoramici di Faro de Cíes o Alto do Príncipe. L’unico pernottamento possibile è nel campeggio autorizzato (da prenotare per tempo, con tenda propria o con tenda a noleggio).

Isole Cies, spagna
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Isole Cíes, nel Inserite nel Parco Nazionale delle Isole Atlantiche

Giorno 3 – Pontevedra e Santiago de Compostela

Rientrati a Vigo, ci si sposta verso nord, verso Pontevedra, con il suo centro storico pedonale, le piazze porticate e le facciate in pietra chiara. La città si visita a piedi, tra caffè, librerie e un’atmosfera senza tempo.

Pontevedra
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Pontevedra con vecchie case, chiese e parchi con fiori, Galizia

Nel pomeriggio si raggiunge Santiago de Compostela, capoluogo spirituale della Galizia. La cattedrale accoglie i pellegrini al termine del Cammino, ma anche chi arriva da turista rimane colpito dalla monumentalità del centro storico, dalla frenesia delle sue piazze e dalla qualità della cucina locale.

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Vista panoramica di Praza do Obradoiro e della Cattedrale, a Santiago de Compostela, in Galizia

Giorno 4 – Capo Finisterre e A Coruña

Dal cuore della Galizia si raggiunge Capo Finisterre, promontorio battuto dal vento considerato per secoli la fine del mondo conosciuto. I romani lo chiamavano “Finis Terrae” e credevano che il sole si spegnesse ogni sera nelle sue acque. Ancora oggi è una meta di pellegrinaggio per molti che proseguono il Cammino di Santiago fino alla scogliera, dove si trova uno dei fari più celebri d’Europa. Nei pressi del faro si trovano anche il cimitero progettato da César Portela e i resti dell’eremo di San Guglielmo, legato a riti antichi legati alla fertilità.

Proseguendo lungo la costa si arriva ad A Coruña. La Torre di Hércules, faro di epoca romana e patrimonio UNESCO, è uno dei suoi simboli. La penisola su cui sorge la Città Vecchia ospita un interessante complesso romanico di strade, piazze e chiese medievali. L’Aquarium Finisterrae, il Domus e la Casa delle Scienze mostrano invece il volto più moderno della città. Le ampie spiagge urbane di Riazor e Orzán completano il quadro con una delle immagini più caratteristiche della costa galiziana.

A Coruña. La Torre di Hércules
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A Coruña. La Torre di Hércules, faro di epoca romana e patrimonio UNESCO

Giorno 5 – Playa de las Catedrales e Luarca

Riprendendo la strada verso est si entra nella provincia di Lugo per visitare la spettacolare Playa de las Catedrales, famosa per le sue arcate naturali visibili solo durante la bassa marea. L’entrata è libera ma a posti limitati, e serve prenotare online in anticipo. Dopo la visita si prosegue per Luarca, già in territorio asturiano, un paesino piacevole arroccato su una baia a forma di “S”, dalle case bianche e dalla tradizione marinara. Un fiumiciattolo divide il borgo marinaro in due parti collegate da diversi ponti. Le costruzioni più interessanti sono il faro e la cappella di La Atalaya, senza dimenticare il cimitero, a picco sulla costa. Per scoprire le sue tradizioni si può entrare in uno dei tanti chigres, le antiche taverne asturiane, dove bere il sidro, versato dall’alto con un gesto deciso e rituale.

Playa de las Catedrales
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Playa de las Catedrales, famosa per le sue arcate naturali visibili solo durante la bassa marea

Giorno 6 – Cudillero e Oviedo

Da Luarca si raggiunge Cudillero, tra i borghi più fotogenici del Nord. Bastano poche ore per ammirare le case colorate che si arrampicano sulla collina, e osservare il via vai del porto ancora attivo.

Cudillero
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Cudillero, tra i borghi più fotogenici del Nord

Da qui si devia verso l’interno per visitare Oviedo, capitale delle Asturie. Il centro storico è ben conservato, con chiese preromaniche, piazze eleganti e, non meno importante, un’eccellente scena gastronomica. La città è conosciuta anche per le sue sidrerie, dove la bevanda viene versata secondo la tradizione asturiana.

Oviedo, capitale delle Asturie
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Piazza della Costituzione a Oviedo, nelle Asturie

Giorno 7 – Gijón e Lastres

Tornando verso la costa si arriva a Gijón, la seconda città delle Asturie, affacciata sulla Playa de San Lorenzo. Il centro storico si concentra nel quartiere di Cimadevilla, antica zona di pescatori tra la fortezza di Santa Catalina e il porto turistico. Qui si trovano tracce romane, piazze eleganti e l’opera “Elogio dell’Orizzonte” di Chillida, da cui si gode una delle vedute più suggestive sulla Costa Verde. Sull’altro lato della spiaggia sfocia il fiume Piles, che delimita con il suo corso il Parco Inglés e il Parco di Isabel la Católica.

Gijón,Asturie
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Gijón, la seconda città delle Asturie

Prima di arrivare a Ribadesella, vale la pena fare una sosta a Lastres, piccolo borgo marinaro arroccato sulla costa, con vista sull’oceano e un centro raccolto ma molto suggestivo.

Giorno 8 – Ribadesella e la Grotta Tito Bustillo

Ribadesella si sviluppa lungo l’estuario del fiume Sella, che divide in due il centro città e il porto peschereccio: a est si trova il centro storico cittadino, dichiarato Bene di Interesse Culturale; e a ovest la grotta di Tito Bustillo, un gruppo di grotte paleolitiche gioiello dell’arte rupestre europea (i biglietti per la visita vanno prenotati in anticipo, specialmente in estate). Il lungo ponte che collega le due rive ogni anno, il primo sabato di agosto, ospita la Discesa Internazionale del Sella, una delle feste più rappresentative delle Asturie.

Ribadesella
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Vista aerea di Ribadesella

Giorno 9 – Costa di Llanes e Potes

Tra Ribadesella e Llanes si percorre uno dei tratti costieri più spettacolari delle Asturie, un susseguirsi di spiagge nascoste, scogliere, e piccole baie. Qui ci si può fermare in base a quanto tempo si ha a disposizione, esplorando la costa in ogni suo angolo. Per una gita verso l’interno, Potes, nel cuore dei Picos de Europa, è un villaggio di montagna con atmosfera alpina, punto di partenza per escursioni in quota.

Giorno 10 – Monastero di Santo Toribio e Fuente Dé

Con un po’ di giorni a disposizione e per uscire dalle tratte più conosciute, ecco una deviazione possibile: Potes si trova lungo il Cammino Lebaniego, che conduce al Monastero di Santo Toribio, meta di pellegrinaggio. Da lì, una strada panoramica porta alla funivia di Fuente Dé, che in pochi minuti sale a oltre 1.800 metri, con una vista spettacolare sul massiccio dei Picos.

Giorno 11 – San Vicente de la Barquera, Oyambre e Comillas

Scendendo dai Picos si torna verso la costa cantabrica. A San Vicente de la Barquera, la città vecchia è stata dichiarata Bene di Interesse Culturale della Cantabria per l’interessante complesso monumentale che include la chiesa gotica di Santa María de los Ángeles, il castello e i resti della muraglia medievale. Tra i simboli del borgo spiccano anche i ponti: quello della Maza, con i suoi 28 archi, fu costruito nel XVI secolo per volere dei Re Cattolici; quello del Parral risale invece al XVIII secolo. La pausa al mare è nelle spiagge di Fuentes, El Rosal, El Tostadero e Merón, con sabbia dorata e viste sulla ría.

San Vicente de la Barquera
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San Vicente de la Barquera: la città vecchia è stata dichiarata Bene di Interesse Culturale della Cantabria

Il Parco Naturale di Oyambre circonda la zona con paesaggi estremamente vari: dalle scogliere alte fino a 50 metri alle spiagge aperte sull’oceano come Merón e Oyambre, fino alle spiagge interne che si aprono sugli estuari di San Vicente e La Rabia. Paludi, dune, estuari e colline erbose formano un mosaico di ambienti in cui trovano rifugio uccelli migratori, rapaci come il falco pellegrino e una vegetazione molto diversificata.

Playa de las Catedrales
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Parco naturale di Oyambre e spiaggia fluviale di Ria Capitan in Cantabria

Poco oltre, vale la pena una sosta a Comillas con la sua architettura modernista, tra cui spicca il Capricho di Gaudí, del celebre architetto di cultura catalana.

Giorno 12 – Santillana del Mar e Santander

La tappa successiva è Santillana del Mar, borgo medievale perfettamente conservato, dove si trova anche la Neogrotta di Altamira, fedele ricostruzione del celebre sito preistorico.

Nel pomeriggio si raggiunge Santander, una città che sembra uscita da una fiaba, con la sua baia, considerata una delle più belle del mondo. Una passeggiata nel centro storico permette di scoprire palazzi signorili e angoli dal fascino aristocratico, eredità della nobiltà che a fine Ottocento la scelse come meta di villeggiatura. Il simbolo della città è il Palazzo della Magdalena, costruito su un promontorio da cui si gode una vista eccezionale sull’Atlantico.

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Santader e la sua bellissima baia

Tra le spiagge più note ci sono El Sardinero, Camello, Mataleñas, La Concha e Los Peligros, tutte raggiungibili a piedi e ideali per una giornata di relax tra bagni e passeggiate sul lungomare. A tavola, da non perdere frutti di mare, i calamari fritti e vongole alla marinara.

Giorno 13 – Costa Quebrada e Castro Urdiales

Lasciando Santander, si percorre la costa di Liencres, detta Costa Quebrada, caratterizzata da scogliere scolpite dal vento e spiagge spettacolari. Qui si trova anche il Parco Naturale delle Dune di Liencres, uno dei più vasti sistemi dunali della costa settentrionale spagnola. Il parco ospita una ricca biodiversità e comprende anche isolotti, l’estuario del fiume Pas, parte del monte Tolío e la ría di Mogro. Dichiarata Geoparco UNESCO nel 2025, quest’area è un vero e proprio laboratorio naturale.

Costa Quebrada
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Costa Quebrada Playa de Arnia a Pielagos di Cantabria in Spagna

Si prosegue fino a Castro Urdiales, cittadina con porto storico, castello e chiesa gotica, che segna l’ingresso nei Paesi Baschi.

Giorno 14 – Getxo, Puente Colgante e Bilbao

Lungo la costa si incontra il ponte sospeso di Portugalete, patrimonio UNESCO, che collega le due sponde della ría del Nervión.

Si arriva quindi a Bilbao, città simbolo della trasformazione urbana contemporanea. L’iconico Museo Guggenheim, progettato da Frank Gehry, ha cambiato il volto della città, affiancato da opere di architetti come Calatrava, Foster e Starck. Bilbao è oggi un punto di riferimento internazionale per l’arte e l’architettura contemporanea, ma resta anche profondamente legata alla sua tradizione basca. Il centro storico, con le Siete Calles, è un concentrato di storia, taverne e pintxos; il mercato della Ribera e Plaza Nueva sono punti forti della cultura gastronomica locale. Ma Bilbao è anche una città verde e vivibile, con il Parco di Doña Casilda, la funicolare di Artxanda e la ría; mentre in pochi minuti si raggiungono le spiagge di Getxo, sull’oceano.

bilbao
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Il Guggenheim Museum di Bilbao

Giorno 15 – La costa basca e San Sebastián

Sulla costa tra Bilbao e San Sebastián si possono prevedere tappe a Mundaka, Lekeitio, le scogliere flysch di Zumaia e il borgo di Getaria, a seconda del tempo a disposizione.

Infine, San Sebastián è la meta perfetta per concludere il viaggio, che in estate ospita un fitto calendario di feste. Situata su una baia di sabbia bianca tra i monti Urgull e Igeldo, la città ospita il Museo San Telmo, il gruppo scultoreo del Pettine del Vento di Eduardo Chillida, il palazzo Miramar, il moderno edificio del Kursaal nel quartiere di Gros, solo per dare qualche spunto. Per il bagno, c’è la spiaggia di La Concha; mentre dalla cima del Monte Igeldo si gode una delle vedute più spettacolari della costa basca.

7 giorni in Irlanda del Nord: un itinerario tra città vivaci e luoghi meno conosciuti

30 juillet 2025 à 09:42

L’Irlanda del Nord – ovvero l’Ulster, nazione che fa parte del Regno Unito – è una terra che mescola paesaggi costieri degni di fare da scenografia a film e serie tv con città dinamiche, non troppo invase dal turismo di massa e capaci di offrire molto ai viaggiatori curiosi. A questo, si aggiunge una storia che fu molto complessa e che, al giorno d’oggi, si mostra a tutti con serenità e in tutto il suo fascino, sia parlando di passato lontano che di elementi più recenti. Sette giorni sono un buon tempo per girare l’Irlanda del Nord on the road. Cosa vedere mescolando sia i must-see che destinazioni meno convenzionali? Ecco qualche suggerimento.

Giorno 1:  Belfast, il battito giovane di una città storica

Belfast, la capitale dell’Irlanda del Nord, è il punto di partenza perfetto. Qui atterrano molti voli low cost, attivi soprattutto nella bella stagione, dall’Italia. In alternativa, puoi optare di volare su Dublino e di prendere, poi, un pullman che ti condurrà nella capitale dell’Irlanda del Nord. Il tragitto tra le due città è di poco meno di due ore e i mezzi pubblici con destinazione Belfast partono direttamente dall’aeroporto di Dublino. Ricordati che, dato che l’Ulster è parte del Regno Unito, ti servirà avere già l’ETA al tuo arrivo in Irlanda, in modo da passare il confine senza problemi.

Un primo giorno a Belfast non può che iniziare con una super colazione al St. George’s Market, il mercato coperto che si trova in quello che un tempo era un macello di epoca vittoriana. Occupa un edificio sotto tutela per la sua importanza storica e, al suo interno, avrai l’imbarazzo della scelta su cosa mangiare. Se ti vuoi sentire un vero local, vai in cerca del Belfast Bap, un panino a dir poco sostanzioso, servito appositamente per colazione, molto celebre proprio tra gli abitanti della città.

Per digerire meglio quella bontà, passeggia lungo il fiume e raggiunti così il Titanic Belfast, il museo interattivo che è stato costruito appositamente sul sito in cui venne fabbricato il transatlantico più celebre del mondo. Una volta visto il museo, se vuoi restare in zona, East Belfast è un luogo molto particolare da vedere, soprattutto se ami il calcio: da quelle parti, infatti, si trova quella che fu la casa natale e d’infanzia di George Best, un vero e proprio eroe locale (e non solo).

Lasciata East Belfast, puoi tornare verso il centro attraversando il Cathedral Quarter, nei pressi del quale troverai una delle strade più famose e fotografate – nonché tutta da gustare – di Belfast. Si tratta di Commercial Court, dove potrai varcare le porte di uno dei pub più storici e più belli della città: The Duke of York.

Cosa mangiare in Irlanda del Nord: Belfast Bap
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Il sostanzioso Belfast Bap

Giorno 2: Belfast e i suoi quartieri – Murales, storia e cultura urbana

Per la seconda giornata a Belfast, puoi dedicarti ai luoghi legati alla storia più recente della città. Il modo migliore per farlo è salire a bordo di un black taxi. Molti, infatti, dei taxisti della città sono guide autorizzate (lo noterai anche dalla licenza appesa al taxi). I Black Cab Tour sono proprio una caratteristica di Belfast e rappresentano il modo più autentico – nonché il migliore dal punto di vista degli spostamenti – per passare da un posto all’altro della città, fuori dal centro.

Solitamente, l’area di azione di questi tour si concentra nella zona di Falls Road, famosa per delineare il quartiere di influenza cattolica. Essa confine con Shankill Road, quartiere storicamente protestante. Tra le due zone c’è sempre stato un muro che, ora è stato denominato Peace Wall e racconta la storia di Belfast durante il periodo dei Troubles.

Dopo aver toccato con mano la storia, visibile per esempio in film come “Nel Nome del Padre” con Daniel Day-Lewis, il luogo da visitare è Crumlin Road Gaol, un’ex prigione vittoriana trasformata in museo, dove vengono spesso organizzati anche tour serali o a tema fantasmi.

Vuoi un consiglio per un pub da visitare in serata? Fatti riportare in centro dal taxi e vai al The Crown Liquor Saloon, una vera e propria meraviglia, sia per gli occhi che per la gola. Questo pub offre birre di altissima qualità, in un ambiente a dir poco storico e ben conservato.

Cosa vedere in Irlanda del Nord: Cushendun
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La costa irlandese a Cushendun

Giorno 3: da Belfast a Cushendun, passando per Glenarm e Carnlough

Dopo aver passato un paio di giorni in città, noleggia un’auto e parti alla scoperta dell’Irlanda del nord e dei suoi territori spettacolari. Lascia la città imboccando la celebre e panoramica Causeway Coastal Route, dirigendoti verso nord. Seguendo questo percorso – ben indicato con segnaletica apposita – ti garantirai di viaggiare lungo la via più spettacolare dell’Irlanda del Nord.

La prima tappa è Glenarm Castle and Gardens, un maniero settecentesco con splendidi giardini all’inglese. Questa dimora rappresenta un raro esempio di residenza ancora abitata da una delle più antiche famiglie nobili del paese: i conti di Antrim. Il castello fu costruito nel 1636, ma sorge su un sito abitato fin dal XIII secolo. È considerato un testimone delle complesse vicende che hanno visto protagonista l’Irlanda del Nord, tra clan gaelici, coloni scozzesi e potere britannico.

Il vero gioiello di questa dimora è il suo Walled Garden, uno dei più antichi giardini di questo genere d’Irlanda, meticolosamente restaurato e ricco di aiuole fiorite, piante rare, sentieri di rose, orti decorativi e sculture contemporanee.

Proseguendo, affacciato sulle acque tranquille del Glenarm Bay e incastonato tra le verdi colline delle Glens of Antrim, troverai il villaggio di Carnlough, con la sua atmosfera autentica e senza tempo. Sorto come porto commerciale nel XIX secolo, oggi conserva il suo fascino vittoriano con piccoli edifici in pietra.

Se sei fan di Game of Thrones, non ti sarà difficile riconoscere subito i gradini del porto, usati come location nella serie. Ma al di là del richiamo televisivo, Carnlough merita una visita per la sua genuinità fatta di piccole caffetterie, ottimi pub e tanta accoglienza. È un perfetto esempio di quel volto sincero e rilassato dell’Irlanda del Nord che troppo spesso sfugge agli itinerari più battuti.

Restando in tema di location e serie tv, termina la giornata a Cushendun, un villaggio che sa incantare con le sue case bianche e con le Caves of Cushendun.

Cosa vedere in Irlanda del Nord: Ballintoy Harbour
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La bellezza scenografica di Ballintoy Harbour

Giorno 4: da Torr Head a Ballintoy Harbour, con tappa a Ballycastle

Ogni tanto, soprattutto quando si viaggia on the road, vale la pena di alzarsi presto e mettersi in strada. Il motivo, parlando di Irlanda del Nord, è presto detto: raggiungi la Torr Head Scenic Route. Questa strada stretta e serpeggiante – ma decisamente praticabile – si stacca dalla più battuta Causeway Coastal Route tra Cushendun e Ballycastle, offrendo un’esperienza di guida immersiva tra pascoli pieni di pecore e panorami che ti lasceranno senza fiato.

Nei giorni limpidi, dalla cima di Torr Head — un promontorio roccioso che si affaccia sull’oceano — si può vedere chiaramente la costa della Scozia, distante solo 20 chilometri. Lungo il percorso si incontrano rovine sparse, vecchie postazioni doganali e testimonianze della vita rurale più autentica. Malgrado la deviazione per abbracciare il panorama, non ti sarà difficile arrivare a Ballycastle, un’accogliente cittadina balneare, ideale per una pausa pranzo con vista sull’oceano.

La tappa finale di questa giornata sarà Ballintoy Harbour, uno dei porti più fotogenici d’Irlanda. Questo piccolo porto di pescatori, ancora attivo in parte, è incastonato in una baia dove l’oceano si insinua con forza e bellezza. Il paesaggio qui sembra scolpito dal vento e dal tempo: selvaggio, intimo, straordinariamente scenografico. Non a caso, anche questo luogo è stato scelto come set naturale per Game of Thrones, dove ha “impersonava” le Isole di Ferro.

A questo punto dell’itinerario in Irlanda del Nord, sarai molto vicino alla Giant’s Causeway: puoi fermarti e dedicarle un giorno intero oppure una visita più corta ma sempre significativa.

Cosa vedere in Irlanda del Nord: Dunluce Castle
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Dunluce Castle: uno dei castelli più belli d’Irlanda

Giorno 5: dal Castello di Dunluce a Portstewart

A questo punto del tuo viaggio, puoi pensare di inizare la giornata con ammirando l’affascinante Castello di Dunluce, arroccato su una scogliera a picco sul mare: si tratta di uno dei castelli più iconici d’Irlanda. Risalente al XIII secolo e ampliato nel Seicento dalla potente famiglia MacDonnell, il castello domina le scogliere ispirando miti e racconti.

È riuscito persino a toccare la fantasia di C.S. Lewis, autore de Le Cronache di Narnia. Le sue torri e mura spezzate sembrano sul punto di cadere nel vuoto: la leggenda narra che un’intera cucina, con servitù al completo, precipitò in mare durante una tempesta. Dai bastioni si gode una vista vertiginosa sulla costa, mentre tra le rovine si respira un silenzio intriso di secoli di battaglie, intrighi e vita nobile.

Continua il tuo viaggio proseguendo verso Downhill Demesne, vicino a cui troverai una proprietà gestita e tutelata dal National Trust: si tratta del poetico Mussenden Temple, costruzione circolare neoclassica affacciata su una scogliera. Costruito nel 1785 come biblioteca privata dal vescovo protestante Frederick Hervey, questo piccolo edificio circolare in stile neoclassico si ispira al Tempio di Vesta di Tivoli, ma sembra più un miraggio tra cielo e mare.

Un viaggio in Irlanda del Nord non è completo senza un po’ di tempo passato su una spiaggia sferzata dal vento. Lungo la strada che stai percorrendo, troverai molto facilmente Portstewart Strand, un’enorme spiaggia lunga circa quattro chilometri e protetta sempre dal National Trust. L’accesso alla spiaggia è garantito dall’alba al tramonto.

Cosa vedere in Irlanda del Nord: Mussenden Temple
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Mussenden Temple, a picco sulla costa

Giorno 6: Derry, tra mura, musei e racconti

Il secondo volto cittadino dell’Irlanda del nord è rappresentato da Derry, detta anche Londonderry (perché furono i Londinesi ad aiutare gli abitanti a costruirne le fortificazioni), nota soprattutto come Maiden City perché non fu mai espugnata in tanti secoli di storia.

Le sue mura, risalenti al XVII secolo, sono tra le meglio conservate d’Europa e possono essere percorse, diventando un perfetto itinerario per scoprire la città e la sua storia più antica. Per conoscere quella più recente, recati al toccante Museum of Free Derry, che racconta il periodo dei Troubles. Fu quello il momento in cui Derry divenne celebre per il Bloody Sunday, nel gennaio del 1972.

Se ti va di concludere la tua giornata come un vero abitante di Derry, recati in centro: proprio nei dintorni della Guildhall, troverai molti pub che saranno pronti ad accoglierti con un’ottima pinta di stout locale.

Cosa vedere in Irlanda: Grianán of Aileach
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Grianán of Aileach: un luogo dove ammirare il paesaggio

Giorno 7: rotta verso Grianán of Aileach per poi tornare a Belfast

Prima di rientrare a Belfast, parti da Derry e fai una deviazione passando il confine con la Repubblica d’Irlanda per visitare il Grianán of Aileach, un forte circolare in pietra risalente a oltre 3.000 anni fa. Costruito inizialmente come luogo cerimoniale preceltico e, successivamente, fortificato dai re dell’antico regno di Aileach, fu per secoli un centro di potere politico e spirituale nell’Ulster.

Le mura in pietra, spesse e perfettamente ricostruite nel XIX secolo, offrono oggi un punto di osservazione straordinario: lo sguardo abbraccia tre contee — Donegal, Derry e Tyrone — tra verdi colline, spiagge più in lontananza e il famoso cielo d’Irlanda a fare da contorno a tutto. Visitare il Grianán è un’esperienza quasi mistica, dove il tempo sembra sospeso e il vento racconta storie dimenticate. È un luogo che fonde storia antichissima, natura e silenzio, regalando una delle esperienze più speciali che l’Isola di Smeraldo possa regalare ai viaggiatori che la visitano con l’anima curiosa e il cuore aperto a nuove esperienze.

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