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Alle Cinque Terre arriva il Sentiero Uno: un itinerario meraviglioso per combattere l’overtourism

Par : losiangelica
6 mai 2026 à 07:30

Le Cinque Terre sono un luogo meraviglioso e forse uno dei simboli più conosciuti della Liguria, anche all’estero. Oltre alle gite in barca e all’esplorazione dei borghi, però, c’è un modo di scoprire il territorio attraverso il trekking. Il Sito UNESCO sta provando a cambiare proponendo una soluzione contro l’overtourism a ritmo lento con il nuovo Sentiero Uno. L’obiettivo? Allontanare dai centri dei borghi e dal mare andando verso l’alto, attraverso un percorso che collega l’intero territorio da crinale a crinale.

Ufficialmente finanziato dal ministero del Turismo, è una delle novità del 2026.

Ciclovia dell’Adige in primavera, da Resia al Lago di Garda tra vigneti e Alpi

2 mai 2026 à 14:00

L’Adige è il secondo fiume più lungo d’Italia, con oltre 400 chilometri di corso. Nasce, per l’appunto, in Alto Adige, nei pressi del Passo di Resia. Poi, scende verso il mare Adriatico attraversando la Val Venosta, Merano e Bolzano, il Trentino, Verona, fino alla foce nei pressi di Rosolina Mare, in provincia di Rovigo.

Da alcuni anni la prima parte del suo corso è affiancata da una scenografica e curata pista ciclabile lunga quasi 300 chilometri: la Ciclovia dell’Adige, che dal Passo di Resia al Lago di Garda accompagna i visitatori a scoprire un territorio sensazionale. La pista rientra nel grande progetto europeo EuroVelo 7, noto anche come Ciclopista del Sole, e propone un percorso in gran parte asfaltato, ben segnalato e quasi interamente in discesa, che lo rende adatto anche a ciclisti non allenati o a famiglie con bambini grandi. Maggio è il momento ideale per affrontare l’itinerario: le temperature sono miti, le folle estive ancora lontane e il paesaggio è letteralmente in fiore.

La Ciclovia dell’Adige: itinerario e caratteristiche

Il percorso completo della Ciclovia dell’Adige da Resia al Lago di Garda misura 280 chilometri ed è percorribile in cinque o sei giorni a ritmo tranquillo, con tappe tra i 45 e i 60 chilometri al giorno.

In ogni caso, si tratta di un itinerario flessibile e adattabile alle proprie esigenze: chi ama soprattutto la parte sportiva dell’esperienza può puntare a completarla in tre tappe, mentre chi ama i ritmi lenti potrà prendersi ogni sosta possibile.

Inoltre, la presenza capillare della rete ferroviaria lungo tutto il tracciato permette di iniziare o concludere il viaggio in qualsiasi punto. I treni regionali consentono il trasporto delle biciclette, anche se nei mesi di maggiore affluenza è consigliabile verificare la disponibilità in anticipo.

ciclovia adige primavera
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La ciclovia costeggia il fiume e i frutteti altoatesini

Ulteriore punto a favore della flessibilità è la possibilità di trovare lungo tutto il percorso numerosi punti di noleggio bici, comprese le e-bikes, spesso situati vicino alle stazioni ferroviarie.

Infine, caratteristica cruciale della Ciclovia dell’Adige è la presenza dei cosiddetti bicigrill, gli autogrill dei ciclisti. Strutture di ristoro per rifocillarsi, rinfrescarsi e recuperare le energie prima di rimettersi in sella e affrontare il tratto successivo.

Primo parte: Alto Adige

Il punto di partenza della Ciclovia dell’Adige è fissato al Passo di Resia, oltre 1500 metri di quota, al confine italiano con l’Austria e la Svizzera, dove il fiume nasce. Praticamente appena saliti in sella si costeggia una delle attrazioni più note e scenografiche dell’avventura ciclistica: il Lago di Resia, con il campanile del sommerso paese di Curon che emerge solitario dalle acque chiare.

ciclovia adige primavera
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Il campanile di Curon emerge dal Lago di Resia

La storia che si cela sotto quella superficie è tutt’altro che romantica. Tra il 1947 e il 1950, la costruzione di una grande diga idroelettrica da parte della Montecatini unificò i due laghi naturali preesistenti e sommerse completamente il borgo di Curon Vecchia: 163 case, 523 ettari di terreno coltivato, l’intera vita di una comunità. Gli abitanti furono evacuati e i paesi di Curon e Resia ricostruiti più in alto. Dell’antico villaggio rimase visibile soltanto la torre campanaria della chiesa romanica di Santa Caterina d’Alessandria, risalente al 1357. È lì ancora oggi, a 1498 metri di quota, che svetta dall’acqua.

Questa prima parte del percorso, nota anche come percorso a sé stante con il nome di Ciclovia della Val Venosta, è in sostanziale discesa. Per arrivare fino a Merano si coprono circa 80 chilometri con un dislivello negativo di quasi mille metri.

La Val Venosta, stretta tra le montagne e che si giova di un clima particolarmente secco, è storicamente una terra di frutteti. In primavera, i meleti in fiore che costeggiano il percorso offrono uno spettacolo bianco e rosa, che ben si accosta alle cime ancora innevate delle Alpi sullo sfondo.

Tra le tappe da non perdere in questo tratto c’è Glorenza (Glurns in tedesco), una delle città murate meglio conservate dell’Alto Adige, con le sue torri medievali e i vicoli caratteristici.

ciclovia adige primaveraIl centro di Glorenza

La parte altoatesina della Ciclovia dell’Adige prosegue poi toccando Merano e Bolzano. La prima delle due città, adagiata nel suo bacino coronato dalle montagne, ha un microclima talmente mite da permettere la fioritura di palme e cipressi. Merano è stata per secoli la meta prediletta dell’aristocrazia asburgica in cerca di cura e riposo. Le terme di Merano portano avanti tale tradizione: per il ciclista che ha le gambe stanche, un pomeriggio tra le acque termali è il modo perfetto per ricaricarsi prima di ripartire verso Bolzano.

Il tratto tra Merano e Bolzano è lungo una trentina di chilometri, quasi pianeggiante, immerso in una distesa continua di meleti e vigneti. Bolzano, con i suoi castelli e i campanili delle sue chiese, è la città bilingue per eccellenza, dove l’anima italiana e quella tirolese convivono.

Seconda parte: Trentino

Superato il confine con il Trentino, il paesaggio cambia ancora. Scenari aperti riempiono lo sguardo, mentre i tanti castelli punteggiano le alture circostanti, dominando il territorio, come fanno, a titolo di esempio, il Castello del Buonconsiglio a Trento o Castel Sabbionara ad Avio. Di fianco alla pista ciclabile il placido corso del fiume si adagia in un letto più ampio, rallentando la sua corsa.

Il tratto trentino del percorso è lungo un centinaio di chilometri, passando più volte da una sponda all’altra dell’Adige.

La città di Trento merita di prendersi una pausa. Il centro storico, con il Duomo e la Fontana del Nettuno, è uno dei meglio conservati del nordest italiano. Il MUSE, il museo delle scienze progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2013, è una tappa imperdibile e particolarmente raccomandato per chi viaggia con bambini.

Da Trento, il percorso scende verso Rovereto, la città che ospita il MART, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, uno dei più visitati d’Italia.

Arrivo: il Lago di Garda e le altre destinazioni

Da Rovereto si possono compiere diverse scelte. Per chi ha l’obiettivo di arrivare sulle sponde del Lago di Garda, si piega verso ovest, imboccando la via ciclabile Adige-Garda che connette la città del MART a Riva del Garda, all’estremo settentrionale del lago.

Gli ultimi chilometri prima di Riva del Garda sono tra i più scenografici. La ciclabile scende dalla diga di Mori e si inerpica lungo il percorso di una ex ferrovia, attraverso la Vallagarina, con le prime vedute sul lago che compaiono improvvisamente tra le fronde degli alberi. Quando finalmente il Lago di Garda si apre davanti agli occhi, è difficile non fermarsi per scattare una foto ricordo.

Tanti cicloturisti, invece, preferiscono dirigersi verso sud e oltrepassare Ala e Avio, entrare in Veneto e proseguire fino a raggiungere Verona, individuata come meta ultima. Vi si arriva dalla frazione di Chievo, attraversando un’ultima volta l’Adige sull’affascinante ponte-diga che lì si trova.

ciclovia adige primavera
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Il ponte diga del Chievo, alle porte di Verona

Un’ultima possibilità, per chi vuole aggiungere ancora un bel numero di chilometri in sella all’itinerario, è quello di proseguire fino alla foce dell’Adige, a Rosolina, in provincia di Rovigo. Si passa così da Cologna Veneta a Legnago, quindi si attraversano Badia Polesine, Rovigo, Cavarzere. Si tratta di una lunga, piacevole conclusione pianeggiante, passando in mezzo a campi coltivati e campagna agricola, uno scenario completamente diverso dai picchi alpini da cui si era partiti, ma altrettanto affascinante.

Olib, l’isola piatta che sorprende con sabbie rare nell’Adriatico e silenzi assoluti

2 mai 2026 à 13:00

Quasi completamente assente nei racconti turistici più diffusi, Olib (o Ulbo) è un’isola della Croazia che resta defilata rispetto alle rotte più battute del Paese. Si trova nel tratto di mare tra Zara e il Quarnaro, distesa, allungata da nord a sud e quasi senza rilievi. Vi basti pensare che il punto più alto, Kalac, raggiunge appena 74 metri e, soprattutto, sfoggia linee morbide, fondali chiari e spiagge sabbiose. Una presenza piuttosto rara lungo l’Adriatico croato, tendenzialmente dominato da rocce e ciottoli.

Chiamata anche “Regina adriatica delle spiagge di sabbia“, vanta acque che restano basse per metri e metri e che sono anche calde, accoglienti e quasi ferme. Nel suo territorio, tra l’altro, c’è un solo centro abitato con lo stesso nome dell’isola, che raccoglie poche centinaia di residenti. In sostanza qui non c’è traffico e si gira a piedi, in bicicletta o talvolta su piccoli mezzi elettrici.

Il silenzio pesa ma in senso positivo, perché si avverte nelle ore centrali del giorno e ancora di più al tramonto, quando il sole scende libero verso ovest senza ostacoli.

Cosa vedere a Olib

Chi arriva in questa perla della Croazia ha un obiettivo piuttosto chiaro: cercare qualcosa di diverso rispetto alle mete più celebri della costa locale, ovvero una sorta di un insieme di dettagli che costruiscono un’esperienza coerente fatta di luce, acqua e tracce del passato.

Il villaggio di Olib

Unico centro abitato di quest’isola della Dalmazia, è affacciato sul lato occidentale ed è un susseguirsi di case basse, strade semplici e un piccolo porto. L’atmosfera richiama un Mediterraneo essenziale, ben distante dalle trasformazioni turistiche più invasive. Il momento più bello, però, è forse il calar del sole, perché qui si gode di una luce piena, diretta e che trasforma il cielo in uno spettacolo continuo.

Torre Kaštel

All’ingresso del porto, la Torre Kaštel risale al XVI secolo e racconta un periodo turbolento di questa terra preziosa. Costruita come difesa contro incursioni piratesche, domina ancora l’accesso al paese. Con un struttura semplice ma massiccia, rappresenta uno dei pochi elementi architettonici di rilievo visivo immediato.

Chiesa di Sant’Anastasia

La chiesa parrocchiale, intitolata a Sant’Anastasia, custodisce un patrimonio poco noto ma significativo. Al suo interno, infatti, sono custoditi i codici glagolitici che testimoniano una tradizione culturale radicata legata a una delle più antiche scritture slave. L’edificio attuale deriva da restauri successivi, ma mantiene un forte valore identitario.

Baia di Banjve e resti antichi

Nella baia di Banjve affiorano tracce di un insediamento romano e i resti della chiesa di San Paolo con un antico monastero abbandonato nel XIII secolo. Pietre sparse, muri incompleti e segni che richiedono attenzione per essere letti.

I muretti a secco

Olib è impreziosita da muretti a secco, costruzioni artigianali che delimitano i campi di olivi e i pascoli. Il fatto curioso è che formano un labirinto di pietra che percorre l’intero territorio.

Realizzati senza l’uso di malta, rappresentano un esempio di ingegneria rurale tradizionale, legata alla tecnica dei muretti a secco diffusa nel Mediterraneo. Passeggiare lungo tali confini permette di apprezzare la fatica degli antichi contadini che modellarono il paesaggio con le proprie mani.

Le spiagge più belle di Olib

Ve lo abbiamo detto: sorprendentemente per le coste e le isole croate, qui a dominare è soprattutto sabbia morbida e candida. Non a caso, per molti le spiagge dell’isola costituiscono il vero motivo del viaggio (anche perché la varietà è sorprendente per un territorio così compatto). Tra le più suggestive segnaliamo:

  • Cala Slatinica: si trova sul lato orientale e rappresenta l’immagine più iconica di Olib. La sabbia è chiara sotto i piedi, l’acqua bassissima e con trasparenze che cambiano colore con la profondità. Da qui lo sguardo si allunga verso l’Isola di Pag e, più lontano, in direzione della catena del Velebit che disegna un profilo netto all’orizzonte.
  • Slatine: ampia e tranquilla, si caratterizza per la presenza di sabbia fine e ingresso dolce in mare, al punto da rivelarsi perfetta per soste lunghe e relax totale
  • Banjve: da queste parti l’atmosfera è più selvaggia e c’è un’alternanza tra sabbia e roccia, con resti antichi nei dintorni che aggiungono fascino al paesaggio
  • Calette nascoste dell’isola: sparse lungo la costa, sono spesso raggiungibili via mare o tramite sentieri e offrono scorci intimi e mare limpidissimo lontano da tutto.
  • Le lagune sabbiose del sud: una sequenza di piccole baie che crea un sistema naturale di grande fascino. Fondali sabbiosi, acqua trasparente e protezione dai venti. Certo, gli spazi sono ridotti ma allo stesso tempo ottimali per chi desidera isolamento.

Dove si trova e come arrivare

L’affascinanti Isola di Olib si colloca nella parte nord-occidentale dell’arcipelago di Zara, tra l’Isola di Silba e quella di Premuda, in una zona di transizione tra Dalmazia e Quarnaro. Dista circa 25 miglia nautiche da Zara, posizione che la mantiene lontana dalle rotte più affollate. Il collegamento principale avviene via mare. A disposizione devi visitatori ci sono infatti traghetti di linea che partono da Zara con percorrenza intorno alle 2 ore, spesso con fermate intermedie nelle isole vicine.

Esiste anche un servizio di catamarano più rapido, circa 1 ora di viaggio, utilizzato soprattutto nei mesi estivi. Un’altra opzione collega Olib a Mali Lošinj, ampliando le possibilità di spostamento tra le isole dell’area. In zona non esistono infrastrutture per auto, al punto che l’accesso avviene esclusivamente a piedi o con piccoli mezzi locali.

Chi naviga trova un punto di riferimento utile: le baie attorno a Olib offrono riparo naturale grazie alla presenza di isolotti e bassi fondali sabbiosi che garantiscono buona tenuta all’ancora. Raggiungere questo magico angolo dell’Adriatico richiede un minimo di organizzazione ma, una volta arrivati, quel piccolo sforzo acquista senso.

E il motivo è da ritrovare nel fatto che quest’isola restituisce qualcosa che altrove si è perso da tempo, ovvero una dimensione semplice, concreta e quasi fuori scala rispetto al resto della costa adriatica.

Una nuova tratta della ciclovia sul Lago di Garda è completata: ecco dove

Par : elenausai10
27 avril 2026 à 13:30

Nel 2025, il Lago di Garda ha sfiorato i 28 milioni di presenze turistiche: numeri che non sorprendono considerando che, oltre a essere il lago più grande d’Italia, vanta paesaggi mozzafiato. Dalle maestose Dolomiti a nord ai vigneti e borghi pittoreschi del versante sud, questi panorami possono essere ammirati in diversi modi, anche in sella a una bici.

Il progetto della Ciclovia del Garda continua infatti a crescere ed è stato annunciato il completamento di una nuova tratta a Torri del Benaco, lunga 2,3 chilometri.

La nuova tratta ciclabile a Torri del Benaco

Il completamento del nuovo segmento a sud del borgo di Torri del Benaco segna un passo avanti fondamentale per la mobilità dolce del Lago di Garda. Si tratta di un percorso di 2,3 chilometri che corre parallelo alla Gardesana Orientale, permettendo finalmente di separare il flusso delle biciclette dal traffico veicolare, spesso congestionato oltre i limiti della sostenibilità durante l’alta stagione.

L’opera, pur accolta con entusiasmo per la sua utilità funzionale, non ha mancato di sollevare qualche dibattito locale legato all’impatto paesaggistico. Alcune critiche si sono concentrate sulla struttura a sbalzo e sulle ringhiere di protezione, ritenute da alcuni troppo impattanti sulla visuale del lago. Eppure, per chi pedala, il valore aggiunto è indiscutibile: la possibilità di godersi il panorama lontano dai pericoli della statale trasforma radicalmente l’esperienza del viaggio.

Questo nuovo tratto si inserisce nella visione più ampia della pista ciclabile del Garda, o Garda by Lake, un progetto ambizioso che mira a creare una delle ciclovie più spettacolari d’Europa.

Le tratte ciclabili completate e già percorribili

Il segmento di Torri del Benaco è solo l’ultima tappa di un percorso che sta crescendo stagione dopo stagione. Ecco i tratti completati da non perdere, ognuno con la propria anima e il proprio panorama:

  • Limone sul Garda-Località Pescarol: è il primo tratto completato nel 2018 diventato il simbolo della nascita della Ciclovia. Sulla sponda bresciana, questi 2,5 chilometri offrono una passerella a sbalzo sospesa che regala la sensazione di pedalare a picco sull’acqua. È aperta anche ai pedoni e illuminata scenograficamente di notte.
  • Torbole-Riva del Garda: nel punto più a nord del lago, la ciclabile offre 5 chilometri di tracciato pianeggiante che collegano le due perle trentine, snodandosi tra parchi curatissimi, spiagge e servizi turistici di ogni tipo.
  • Garda-Punta San Vigilio: questa tappa parte dal centro di Garda e si addentra in uno degli angoli più poetici del Benaco. Il percorso è vario e avventuroso: inizia sul lungolago, alterna tratti pavimentati allo sterrato e affronta una breve salita su sentiero più naturale prima di ridiscendere verso Punta San Vigilio.
  • Bardolino-Garda: questo percorso ciclo-pedonale unisce due delle località più famose del lago con un tracciato fluido e quasi interamente pavimentato.
  • Peschiera-Lazise: partendo dall’estremità meridionale del lago, a Peschiera, questa via ciclo-pedonale risale la costa verso nord su un fondo prevalentemente in terriccio. Il percorso si immerge nel cuore del turismo gardesano, lambendo le spiagge e i vivaci campeggi della zona.

Usedom, l’isola divisa tra Germania e Polonia che trasforma il Baltico in un paradiso

3 avril 2026 à 15:12

Il Mar Baltico, il più delle volte, trasmette la sensazione di essere austero. Ma nell’isola di Usedom avviene qualcosa di raro, perché questa distesa d’acqua si lascia attraversare da una luce morbida, potremmo dire mediterranea per intensità. Con oltre 1.900 ore di sole annue, è soprannominata “Badewanne Berlins“, ovvero la vasca da bagno di Berlino. Un rifugio borghese, prima ancora aristocratico, nato dalla necessità di evasione da una Capitale che cercava mare, aria pulita e una certa idea di libertà.

Probabilmente, però, il fatto più curioso è un altro: è divisa tra Germania e Polonia. L’isola si trova infatti nel delta dell’Oder, separata dalla terraferma dal fiume Peene, mentre a sud si apre un intricato sistema di lagune chiamato Achterwasser e Stettiner Haff. Popoli diversi si sono succeduti lasciando tracce profonde, come insediamenti neolitici, comunità slave, missionari medievali, dominazioni svedesi e prussiane, fino alla frattura del ‘900 che l’ha divisa lungo un confine politico oggi quasi invisibile (e sì, si può attraversare a piedi o in bicicletta).

Nel XIX secolo, durante l’epoca guglielmina, questa terra emersa si trasformò in una destinazione d’élite per imperatori, zar e artisti. Per questo è puntellata di ville bianche ornate da balconi in ferro battuto e decorazioni lignee. Poi arrivò il lato oscuro della modernità. A Peenemünde, sulla punta occidentale, venne sviluppato il missile V2. Un luogo che oggi porta con sé una memoria complessa. In sostanza, in pochi chilometri Usedom concentra contrasti difficili da ignorare. Eppure, ciò che rimane più impresso è un equilibrio particolare tra natura, cultura e storia.

Cosa fare e vedere a Usedom

Molti visitatori restano ipnotizzati dal riflesso delle onde (per alcuni inaspettato), ma la verità nuda e cruda è che lo spirito di quest’isola divisa tra Germania e Polonia risiede nelle sue strutture interne e nella memoria storica stratificata tra i boschi.

Peenemünde e il peso della storia

All’estremità occidentale, Peenemünde conserva uno dei capitoli più inquietanti del ‘900 europeo. Nel sito oggi occupato dall’Historisch-Technisches Informationszentrum nacque (come si accennava precedentemente) il programma missilistico nazista guidato da Wernher von Braun.

Gli edifici industriali, tra cui una centrale elettrica in mattoni dal forte impatto visivo, ospitano un percorso espositivo che alterna dettagli tecnici a riflessioni etiche. Qui venne lanciato nel 1942 il primo oggetto capace di raggiungere quote prossime allo spazio. Un primato che portò con sé conseguenze tragiche.

Le Kaiserbäder e l’eleganza imperiale

Ahlbeck, Heringsdorf e Bansin formano il trio noto come Kaiserbäder, le terme imperiali. Sono località testimoni della stagione più raffinata di Usedom.

Le ville bianche costruite tra ‘800 e primo ‘900 presentano decorazioni elaborate, verande luminose e dettagli in legno intagliato. Heringsdorf, in particolare, protegge esempi notevoli di questa architettura e un molo lungo oltre 500 metri, tra i più estesi d’Europa. Ahlbeck, dal canto suo, custodisce invece il pontile più antico della Germania, risalente al 1898.

Il percorso di Lyonel Feininger

L’isola ha anche ispirato numerosi artisti, tra cui Lyonel Feininger, pittore espressionista legato alla scena newyorkese. Per questo motivo è presente un itinerario ciclabile di più o meno 50 chilometri che collega gli angoli che compaiono nelle sue opere. Mulini a vento, chiese e villaggi diventano tappe di un viaggio visivo. Tra questi merita una menzione il mulino olandese di Benz e alcune architetture religiose immerse nel verde.

Koserow e la memoria letteraria

Koserow mantiene una dimensione più raccolta. Qui si colloca la tradizione legata al romanzo Maria Schweidler, die Bernsteinhexe, noto come La strega dell’ambra. La narrazione, ambientata nel XVII secolo, riflette un periodo segnato da superstizioni e tensioni religiose. Il villaggio sfoggia ancora un’atmosfera che sembra in dialogo con quel passato.

Natura interna e Achterland

L’entroterra di Usedom stupisce chi si aspetta solo mare. Foreste, laghi e zone umide compongono l‘Achterland, un territorio silenzioso attraversato da sentieri e piste ciclabili. In zona si incontrano aquile di mare, cervi e cinghiali. L’assenza di urbanizzazione invasiva restituisce una sensazione di continuità con il paesaggio originario.

Le spiagge più belle di Usedom

La costa di Usedom si estende per circa 40 chilometri di litorale ininterrotto, una distesa di granelli bianchi che al tatto ricordano la consistenza della farina. Un dettaglio spesso ignorato riguarda la composizione di questa sabbia, purissima e quasi priva di scogli, frutto di millenni di erosione glaciale.

Inoltre, osservando con attenzione si nota che la costa settentrionale presenta una pendenza dolce e una salinità ridotta rispetto agli oceani. Questo rende l’acqua più delicata sulla pelle e crea condizioni ideali anche per chi desidera tranquillità. Tra le spiagge da non perdere:

  • Ahlbeck: sabbia chiara e compatta, è affiancata da un pontile storico. L’atmosfera è quella di un’eleganza discreta, lontana da eccessi contemporanei;
  • Heringsdorf: ampia e ben organizzata, vanta stabilimenti che riprendono la tradizione delle cabine in vimini. Il molo mette in scena una prospettiva scenografica verso il mare;
  • Bansin: più raccolta rispetto alle precedenti, si caratterizza per la presenza di edifici storici sul lungomare;
  • Zinnowitz: il top per chi cerca spazi larghi e meno affollati. Il pontile con la gondola subacquea introduce un elemento insolito;
  • Karlshagen: adatta alle famiglie per via dei fondali bassi e delle aree molto estese, trasmette una sensazione di apertura.

Un elemento distintivo lungo tutte le rive è la presenza degli Strandkörbe, le tipiche sedute in vimini che diventano parte integrante dell’esperienza.

Il lungomare di Bansin
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Strandkörbe nel lungomare dell’isola

Dove si trova e come arrivare

L’opzione più comune per raggiungere Usedom passa da Berlino, ad essa collegata tramite treni regionali con cambio a Züssow. Il viaggio dura circa 5 ore e passa lento tra paesaggi rurali della Germania nord-orientale. Chi preferisce l’auto può utilizzare i ponti di Wolgast o Zecherin, ma durante l’estate il traffico tende a rallentare l’accesso.

Esiste anche un piccolo aeroporto nei pressi di Heringsdorf, attivo soprattutto tra maggio e ottobre, con collegamenti stagionali da diverse città tedesche e svizzere. Una volta arrivati, il sistema ferroviario locale, la Usedomer Bäderbahn, connette le principali località costiere. La bicicletta rimane comunque il mezzo più coerente con lo spirito dell’isola.

Usedom è un posto difficile da incasellare: oltre a essere una destinazione balneare e un frammento di storia europea, è un territorio che costringe a rallentare e osservare. E in quel ritmo diverso, spesso emerge qualcosa che altrove passa in secondo piano.

Cicloturismo in Italia da record: boom di viaggi su due ruote tra natura, cultura ed enogastronomia

30 mars 2026 à 11:46

Il cicloturismo in Italia non è più una nicchia per appassionati, ma una vera e propria rivoluzione del modo di viaggiare e ora lo dicono anche i numeri, dati alla mano. A certificarlo è infatti il nuovo Rapporto “Viaggiare con la bici 2026”, presentato a Padova durante la Fiera del Cicloturismo, realizzato da Isnart in collaborazione con Legambiente.

I numeri oggi parlano chiaro: nel 2025 si stimano quasi 49 milioni di presenze cicloturistiche, con un impatto economico pari a 6,4 miliardi di euro sui territori. Un dato che non solo conferma la crescita del settore nel Belpaese, ma racconta anche un cambiamento più profondo: il viaggio lento, sostenibile e immersivo sta diventando una delle scelte preferite per esplorare l’Italia.

Non si tratta più solo di pedalare, perché oggi la bicicletta è un vero viaggio esperienziale: consente di attraversare paesaggi, scoprire borghi, fermarsi nei ristoranti locali e vivere il territorio in modo decisamente più autentico, rispetto a quello “dettato” dai social media e dagli influencer. Un mix perfetto tra natura, cultura e gusto che rende il cicloturismo uno dei trend più interessanti del turismo contemporaneo, soprattutto nel nostro Paese.

Chi sono i nuovi viaggiatori su due ruote

Il profilo del cicloturista moderno è molto diverso da quello di qualche anno fa. Secondo il report, quasi un viaggiatore su due è donna, con una crescita significativa rispetto al 2024. Un segnale importante che evidenzia come questo tipo di turismo stia diventando sempre più inclusivo e trasversale.

Cicloturismo, Toscana
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Una donna in bici tra le colline del Chianti

Non solo, il cicloturista tipo oggi viaggia spesso in coppia, è attento alla qualità dell’esperienza e cerca un equilibrio tra attività all’aria aperta, cultura e momenti di relax. Non a caso, tra le attività più amate oltre che le classiche outdoor ci sono le visite nei centri storici, le escursioni tra mare e laghi e, soprattutto, le degustazioni enogastronomiche.

Cresce anche la presenza dei più giovani: la Gen Z rappresenta oggi il 17,3% dei cicloturisti, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Un dato che racconta una nuova sensibilità verso viaggi attivi, sostenibili e condivisibili (anche online, visto che 1 cicloturista su 2 racconta la propria esperienza sui social).

Internet gioca infatti un ruolo chiave con il 60% dei viaggiatori che sceglie itinerari e destinazioni proprio sul web, cercando ispirazione e offerte. Inoltre, anche la spesa media cresce: circa 69 euro al giorno per l’alloggio e 91 euro per attività e servizi, con una forte attenzione a ristorazione, prodotti tipici e wellness.

L’impatto sul turismo e l’economia locale

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’impatto economico e territoriale del cicloturismo. Non si concentra in poche destinazioni, ma si distribuisce in modo capillare, coinvolgendo aree interne, borghi e territori meno battuti dal turismo di massa. Un esempio concreto arriva dal settore del noleggio bici: tra il 2019 e il 2025, il numero di punti di servizio è cresciuto del 47%, segno di un’offerta sempre più diffusa e strutturata. Non aumentano tanto le imprese quanto la loro presenza sul territorio, con un modello “multi-sede” che segue la domanda in espansione.

Ciclisti sul fiume
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Cicloturismo sul fiume

Questo significa più opportunità economiche locali, nuove forme di imprenditorialità (anche femminile) e una filiera turistica che si evolve in chiave sostenibile. In parallelo, emergono anche progetti e iniziative internazionali, come European Cyclists’ Federation con il programma Women in Cycling, che punta a rendere il settore sempre più inclusivo. Il successo della Fiera del Cicloturismo, con oltre 27.000 visitatori e più di 260 espositori, conferma ulteriormente questo trend: il viaggio in bicicletta non è più una scelta alternativa, ma una delle chiavi per il turismo del futuro.

Il Cammino dei Cappuccini si reinventa: nel 2026 arriva la versione bike

23 mars 2026 à 14:24

Ottime notizie per gli appassionati di ciclismo: quest’anno, in occasione degli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, uno dei cammini più autentici e segreti d’Italia fa un passo avanti nella modernità. La novità che farà sorridere i biker è che il Cammino dei Cappuccini, unico percorso italiano gestito direttamente da un Ordine religioso, apre finalmente le sue porte al cicloturismo.

Lungo 404 chilometri di dorsale appenninica marchigiana, il percorso non si limita a una semplice trasposizione su due ruote del tracciato pedonale: la versione bike è stata infatti progettata da zero, con varianti pensate per valorizzare strade secondarie, sterrati, sentieri di campagna e asfalto a basso scorrimento, evitando i tratti inadatti alla bicicletta. In questo modo, il ritmo cambia, ma l’anima del cammino resta intatta: un susseguirsi di boschi, colline e borghi che raccontano la storia di un territorio ancora (per poco) fuori dal grande flusso turistico.

Primavera, dove andare se ami l’outdoor tra natura in fiore e laghi italiani

5 mars 2026 à 15:00

Giornate più lunghe, aria che si intepidisce e si fa mite, il lento risveglio della natura che contagia anche le persone: la primavera è davvero la stagione che ci fa sentire più vivi, ci rimette in moto e ci invita a partire. Non tutti, però, sentono il richiamo del mare appena arriva il primo sole: c’è chi preferisce sentieri che si arrampicano tra i boschi, strade bianche da percorrere in bicicletta, o lo scrosciare di cascate misteriose nascoste tra le valli. Per chi ama l’outdoor e la vita all’aria aperta, la primavera offre una grande quantità di alternative, anche senza mare.

Il ritorno della bella stagione coincide con il periodo perfetto per andare alla scoperta di ogni angolo del nostro Paese, approfittando di un periodo di minore affollamento e maggiore varietà, specie per quanto riguarda certi tipi di attività.

Trekking in montagna: la natura che rinasce

Le ultime nevi, le temperature ancora fresche, i sentieri meno battuti rispetto all’estate compongono il quadro della primavera in montagna, stagione ideale per camminare in quota. Nel contesto montano si scopre davvero il cambio della stagione, perché qui i paesaggi cambiano rapidamente: come nelle fiabe scoperte da bambini, la neve si scioglie lentamente e scopre i prati, che si tingono di verde; le prime fioriture punteggiano i versanti; i panorami tornano nitidi e scenografici dopo i mesi invernali.

Escursioni nelle Alpi Liguri

All’estremo lembo occidentale dell’arco alpino, tra il mare della Riviera e le alte cime sopra i 2.000 metri, le Alpi Liguri rappresentano una meta sorprendente per chi cerca trekking di primavera. Qui, infatti, il clima beneficia dell’influsso mediterraneo: le nevicate sono meno persistenti rispetto ad altre zone alpine e già a partire da marzo la maggior parte dei sentieri è perfettamente praticabile.

Il Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri, caratterizzato da faggete e pascoli d’alta quota e punteggiato di vecchie fortificazioni militari, è attraversato da un dedalo di sentieri, itinerari, percorsi. Dal Monte Saccarello, la vetta più alta della Liguria, lo sguardo spazia fino al mare nelle giornate più limpide. È un territorio ricco di biodiversità, dove in primavera fioriscono orchidee selvatiche e si possono avvistare camosci e aquile reali.

La rete sentieristica è ampia e ben segnalata, adatta sia a camminatori esperti sia a chi desidera escursioni di mezza giornata. Il consiglio è di verificare sempre le condizioni dei percorsi presso i centri visita del parco o le guide locali, soprattutto a inizio stagione.

Da Bologna a Firenze lungo la Via degli Dei

Coloro che amano i trekking a tappe e i cammini di più giorni non saranno all’oscuro dell’esistenza della gettonata Via degli Dei, il percorso che collega Bologna a Firenze attraversando l’Appennino tosco-emiliano per circa 130 chilometri, generalmente suddivisi tra le 4 e le 6 tappe.

Molto frequentato nei mesi estivi, è in realtà ideale affrontarlo in primavera, quando l’afa e le temperature opprimenti del periodo più caldo dell’anno non sono ancora arrivate. Lungo il percorso, il paesaggio si alterna tra boschi di faggio, crinali panoramici e piccoli borghi appenninici dove il tempo sembra davvero essersi fermato. Dopo la partenza dal centro di Bologna e la salita al Santuario di San Luca, si procede infatti verso Sasso Marconi e Monzuno, per poi raggiungere il Passo della Futa, uno dei punti simbolici del cammino, crocevia storico tra Emilia e Toscana.

La difficoltà dell’itinerario è media, per via dei saliscendi costanti che richiedono un minimo di allenamento, ma la segnaletica è curata e l’accoglienza lungo il cammino ben organizzata. Inoltre la possibilità di modulare il percorso in tappe variabili rende il tutto logisticamente flessibile a seconda delle rispettive necessità. L’arrivo a Firenze, con l’ingresso panoramico verso Fiesole e la discesa finale nel cuore della città, è una conclusione emozionante.

In Sicilia sui Nebrodi

Per un’esperienza di trekking lontano dai circuiti più battuti, la primavera è perfetta per esplorare il Parco dei Nebrodi, la più grande area naturale protetta della Sicilia. I Nebrodi sono una catena montuosa che si dirama nel nord dell’isola, a ovest di Messina, e sono caratterizzati da grandi spazi lasciati alla natura. Qui il paesaggio cambia radicalmente rispetto all’immagine balneare dell’isola: grandi boschi di faggio, piccoli laghetti montani e ampi pascoli punteggiati di animali allo stato brado dominano l’orizzonte.

primavera outdoor senza mare
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Vista dell’Etna innevato a primavera dal Parco dei Nebrodi

In primavera la vegetazione esplode in un tripudio di verde e di altri colori, tempestando i sensi del profumo intenso dei fiori selvatici. I laghi come il Biviere di Cesarò diventano specchi d’acqua circondati da silenzio e natura incontaminata.

È una zona ideale per chi cerca un’immersione totale nella natura e desidera scoprire una Sicilia diversa, autentica e sorprendente, oltre che una montagna a tratti dolce, dai connotati quasi collinari, e poi d’improvviso aspra, tra vette aguzze e improvvisi dirupi.

Pedalare: le ciclovie da affrontare in primavera

La bicicletta è uno dei mezzi migliori per vivere la primavera in grande libertà. In Italia le ciclovie, pur con un certo ritardo rispetto ad altre zone d’Europa, sono sempre più curate e accessibili, adatte sia alle famiglie sia ai cicloturisti più esperti.

Da San Candido a Lienz, bici per tutti

Tra i percorsi più amati e noti da intraprendere in bicicletta c’è il breve itinerario ciclabile che collega San Candido a Lienz, a cavallo tra Val Pusteria e Austria. Un tracciato transfrontaliero di circa 44 chilometri che si snoda lungo l’antica ferrovia che collegava le due località. È considerata una delle piste ciclabili più belle d’Europa per gli straordinari panorami sulle Dolomiti, ma anche uno dei percorsi più semplici, davvero alla portata di tutti.

In particolare, se si affronta il percorso partendo da San Candido, la ciclovia risulta prevalentemente in leggera discesa, caratteristica che lo rende adatto anche a famiglie con bambini o a chi non è particolarmente allenato. Si pedala tra pascoli verdi, piccoli borghi caratterizzati dagli immancabili campanili aguzzi, eleganti masi in legno e la Drava, il fiume che attraversa il territorio, mentre le Dolomiti fanno da splendida scenografia.

In primavera, la valle si risveglia con colori brillanti e temperature ideali. L’organizzazione è semplice: si può noleggiare la bici a San Candido e rientrare comodamente in treno da Lienz, con convogli attrezzati per il trasporto delle biciclette.

La Ciclovia Alpe Adria

Più lunga e articolata è la Ciclovia Alpe Adria, un itinerario che collega Salisburgo a Grado attraversando Austria e Italia. Il tratto italiano, in particolare, è interessante, grazie alle sue spettacolari vedute sulle Alpi Carniche e sul territorio del Friuli.

Il bello del tratto italiano di questo itinerario è che una lunga parte del percorso si snoda su una antica ferrovia, con tanto di gallerie riconvertite e arditi ponti da cui si godono grandi panorami. La primavera, poi, è il periodo ideale per affrontarlo: le temperature sono piacevoli e il traffico cicloturistico non è ancora ai livelli estivi.

Il percorso è sempre ben segnalato: risulta impegnativo se intrapreso in direzione Austria, ma un po’ più semplice invece nella parte che dal confine scende verso le zone interne italiane.

La fioritura dei Piani di Castelluccio in bicicletta

A partire da fine maggio l’altopiano dei Piani di Castelluccio di Norcia si trasforma in un caleidoscopio di colori grazie alla celebre fioritura. Anche se il picco varia di anno in anno in base alle condizioni climatiche, la primavera inoltrata è solitamente il momento più adatto per esplorare i campi in fiore.

primavera outdoor
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La spettacolare fioritura dei Piani di Castelluccio

Una valida opzione per farlo è pedalare: le strade che circondano l’altopiano, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, offrono percorsi panoramici su asfalto con saliscendi dolci ma continui. Per gli amanti della mountain bike, invece, ci sono anche itinerari su strade bianche per immergersi ancora di più nella natura.

Esistono tante alternative tra i venticinque e i cinquanta chilometri che permettono di compiere escursioni in bicicletta davvero entusiasmanti tra i tre Piani di Castelluccio: il Pian Grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto.

Turismo acquatico tra laghi e cascate

Se per il mare non è ancora giunto il momento, la primavera può comunque essere destinata al turismo acquatico, tra laghi, torrenti, fiumi e cascate. Un modo alternativo di scoprire la natura seguendo uno dei suoi elementi, lontano dai circuiti principali ma sempre con tante possibilità per le attività all’aria aperta.

In canoa sul Lago di Cavazzo

In Friuli, nelle Prealpi carniche, si trova il Lago di Cavazzo, il più grande lago naturale della regione. Circondato da spettacolari montagne e da fitti boschi, lo specchio d’acqua si risveglia dopo la grande quiete invernale. In primavera, quando ancora le temperature fresche impediscono la balneazione in un bacino peraltro caratterizzato da acque molto fredde, l’ideale è cimentarsi nell’esplorazione di ogni sua sponda in canoa e in kayak.

Pagaiando lungo le sponde si scoprono infatti angoli silenziosi, piccole spiagge verdi e le acque placide del lago restituiscono un senso di pace e comunione con la natura davvero unico. Sul lago di Cavazzo esiste anche un club nautico che organizza escursioni in barca a vela.

Lago Cavazzo Friuli
Lorenzo Calamai
Il panorama dalle sponde del Lago di Cavazzo

Trekking alla Cascata dell’Acquacheta

Nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo, la Cascata dell’Acquacheta è una delle più spettacolari d’Italia: un salto di oltre settanta metri citato anche da Dante Alighieri nell’Inferno della sua Commedia. Un vero e proprio spettacolo della natura nascosto tra le fronde di un fitto bosco nel Parco delle Foreste Casentinesi.

La primavera è il periodo migliore per visitarla, perché il torrente che la alimenta ha una portata notevole, rendendo il salto ancora più scenografico. Il trekking per raggiungerla parte dal borgo di San Benedetto in Alpe e si snoda lungo un sentiero ben tracciato che affianca il corso dell’omonimo torrente Acquacheta.

Il percorso richiede un minimo di allenamento, ma è adatto a tutti gli escursionisti e rappresenta un’escursione classica del Parco delle Foreste Casentinesi. Arrivati alla cascata, il fragore dell’acqua e la cornice verde creano uno spettacolo naturale di grande impatto.

La via delle Cascate Perdute di Sarnano

Nelle Marche, il borgo di Sarnano è il punto di partenza per la suggestiva Via delle Cascate Perdute, un percorso ad anello che conduce alla scoperta di tre salti d’acqua immersi nel verde.

Il sentiero, ben segnalato, molto facile e adatto anche alle famiglie con bambini, segue il corso del torrente Tennacola, che nei pressi della cittadina vede il proprio corso spezzato da tre suggestivi salti: la Cascata dell’Antico Mulino, la Cascata Lu Vagnatò e le Cascatelle di Sarnano. In primavera, la portata delle cascate è più generosa e la vegetazione rigogliosa rende l’esperienza ancora più suggestiva.

È una proposta ideale per una gita di un giorno, idealmente da abbinare alla visita del centro storico di Sarnano, uno dei borghi più affascinanti dei Monti Sibillini.

Cascate Sarnano
Lorenzo Calamai
Sulla Via delle Cascate Perdute a Sarnano

Ambergris Caye, la Isla Bonita tra polvere di corallo e ritmi caraibici

27 février 2026 à 15:30

“Last night I dreamt of San Pedro”. Recita così la celebre canzone di Madonna del 1986 La Isla Bonita. E tutto fa quindi pensare che la cantante si riferisca alla cittadina di San Pedro sull’isola Ambergris Caye, in Belize. L’artista di fama mondiale non ha mai confermato e nemmeno smentito, ma per la comunità locale quella canzone è la loro storia. Il testo parla infatti di “atmosfere tropicali” e “ritmi latini”, elementi che descrivono benissimo l’anima del Belize negli anni Ottanta, quando l’isola era ancora un segreto per pochi viaggiatori avventurosi.

Oggi Ambergris Caye è una striscia di terra nel Mar dei Caraibi separata dalla terraferma da una laguna poco profonda punteggiata di mangrovie, mentre a est fronteggia la seconda barriera corallina più grande del pianeta. Un paradiso, quindi, in cui l’acqua salata appare frantumarsi in mille sfumature di turchese e dove ci si muove (quasi) esclusivamente tramite golf cart e biciclette.

Trekking nelle isole, la primavera è la stagione migliore per esplorarle a piedi

16 février 2026 à 13:00

Scriveva Jerome Klapka Jerome, l’autore di Tre uomini in barca, che “la primavera della vita e la primavera dell’anno son fatte per essere cullate nel grembo verde della natura”. Niente di più giusto: quando le giornate si allungano, ma l’estate è ancora lontana, l’arrivo della primavera risveglia nella natura un vortice esplosivo di colori, profumi e suoni che la rendono la stagione perfetta per viaggiare, esplorando alcune destinazioni atipiche con il mezzo di trasporto più antico di cui l’essere umano è dotato: i propri piedi.

Le tante isole, grandi o piccole che siano, che punteggiano i tratti di mare al largo delle coste italiane, immerse nel Mediterraneo, sono una destinazione unica da scoprire camminando. Ancora fuori dalla stagione turistica, con un clima ancora non adatto a passare le ore nuotando, la primavera regala a chi sceglie di scoprirle un equilibrio perfetto tra clima mite, una natura spettacolare e peculiare e la possibilità di scoprire sentieri, coste e borghi con un ritmo lento e attento. Dalle Alpi Apuane ai vulcani del Tirreno, dalle distese laviche della Sicilia alle macchie mediterranee della Sardegna, la primavera è l’alleata ideale per chi desidera esplorare le isole italiane con lo zaino in spalla, tra i profumi e i colori di paesaggi di rara bellezza: le rocce granitiche dell’Arcipelago di La Maddalena, i crateri di Ustica, le colate laviche di Pantelleria, le Dolomiti a mare di Marettimo e i crinali dell’Isola d’Elba.

Caprera: mare e granito

La Sardegna e la Corsica sono divise da uno stretto braccio di mare, le Bocche di Bonifacio, che è punteggiato di piccole isole. Vicino alla costa settentrionale dell’isola italiana sorge un arcipelago che prende il nome dalla sua isola principale, La Maddalena, tutelata da un omonimo parco naturale (il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena).

Maddalena Caprera isole trekking primavera
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Panorama scenografico de La Maddalena

Si tratta di un vero e proprio paradiso che durante l’estate richiama un grande flusso turistico grazie alle sue acque cristalline e alla sua natura incontaminata e selvaggia. La primavera, però, è la stagione ideale per chi apprezza una maggiore solitudine e per chi ama camminare a ridosso del mare: la macchia mediterranea che caratterizza il paesaggio sprigiona profumi intensi di elicriso, mirto e rosmarino, mentre il vento ancora leggero mantiene limpidi i cieli e celesti, splendenti le acque.

Tra gli itinerari più suggestivi per il trekking c’è quello che conduce a Cala Coticcio, soprannominata Tahiti per le sue sfumature turchesi. Cala Coticcio non si trova su La Maddalena, ma su Caprera, una sorta di isola gemella della principale, raggiungibile a piedi dall’isola maggiore grazie a un istmo artificiale che le collega. Caprera è un paradiso per gli amanti del trekking e della natura, disseminata di splendidi tracciati escursionistici.

Il sentiero per Cala Coticcio, che richiede passo sicuro, scarpe chiuse e rispetto per l’ambiente, si snoda tra rocce granitiche modellate dal vento e tratti di vegetazione fitta. Prima dell’alta stagione, la cala conserva un’atmosfera raccolta, quasi segreta, piena di meraviglia.

Il percorso è breve, poco meno di quattro chilometri, ma a larghi tratti in cui è molto agevole alterna alcuni passaggi più difficoltosi. Essendo una zona considerata di massima tutela ambientale, si deve essere accompagnati da una guida escursionista per raggiungere la cala. La destinazione è sensazionale: una piscina naturale cristallina abbracciata da grandi massi di granito bianchi e rosati che regala davvero grandi emozioni.

Un’altra escursione meritevole è quella che porta verso Punta Tegge, con affacci spettacolari sull’intero arcipelago e, nelle giornate più limpide, sulla Corsica. Camminare qui in primavera significa alternare alcuni momenti di profondo silenzio al rumore roboante del mare, sostando tra una caletta e l’altra ed esplorando il paesaggio lunare della grande scogliera. Particolarmente consigliato il momento del tramonto.

Ustica e le sue colate laviche

A circa 70 chilometri da Palermo, Ustica è conosciuta soprattutto per i suoi fondali marini, sogno degli appassionati di snorkeling, ma è a piedi che se ne scopre un volto più sorprendente e magico. Di origine vulcanica, l’isola presenta un territorio articolato tra colate laviche, ampi terrazzamenti agricoli e falesie a picco sul mare.

La Riserva Naturale Orientata Isola di Ustica tutela un fitto reticolo di sentieri che permettono di attraversare ambienti diversi in pochi chilometri di cammino. Uno dei percorsi più affascinanti è quello che conduce alla Rocca della Falconiera, spettacolare promontorio che rappresenta un ottimo punto panoramico che domina l’isola. In primavera, la vegetazione è nel pieno della fioritura e i contrasti tra la roccia scura che caratterizza il terreno e il verde della vegetazione che prolifera malgrado il difficile contesto creano uno scenario selvaggio e intenso.

Ustica isole trekking primavera
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Ustica è silenziosa e selvaggia

Inoltre, lungo il percorso si incontrano diverse testimonianze dell’antichità, da alcune tombe ipogee fino a un castello saraceno costruito per dominare la visuale sul mare. Si può raggiungere, infine, un faro con una vista splendida sulla costa orientale dell’isola.

Il sentiero costiero verso Cala Sidoti e Punta Cavazzi, sul lato occidentale di Ustica, regala invece scorci sul mare aperto e la possibilità di osservare il passaggio degli uccelli migratori. In questo periodo dell’anno, le temperature sono ideali per percorsi anche di media difficoltà, e l’isola mantiene un’atmosfera intima che permette un contatto diretto con la natura.

Pantelleria: l’anima selvaggia del Mediterraneo

Più vicina all’Africa che alla Sicilia, Pantelleria è un’isola di contrasti: nera di lava, verde di vigneti, blu di mare. In primavera il paesaggio si accende di colori vivaci e camminare diventa il modo più autentico per farsi catturare dalla sua grande bellezza, dal suo carattere selvaggio, dalla sua identità.

La salita alla Montagna Grande, il punto più alto dell’isola a oltre ottocento metri sul livello del mare, attraversa boschi e macchia mediterranea fino a raggiungere panorami unici che spaziano sul Canale di Sicilia. Lungo il percorso si incontrano dammusi in pietra lavica e terrazzamenti che raccontano la lunga tradizione agricola dell’isola. Ci vogliono circa 4 ore di cammino, considerando andata e ritorno, per completare gli otto chilometri di percorso che caratterizzano questa splendida escursione.

Pantelleria
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Il tipico scenario di Pantelleria, che alterna verde e nero

Il Lago di Venere, specchio d’acqua termale incastonato in un cratere, è un’altra meta ideale per un’escursione primaverile: il sentiero che lo circonda permette di ammirarne le sfumature cangianti e di immergersi, se si desidera, nelle sue acque tiepide. Senza il caldo intenso dell’estate, Pantelleria rivela tutta la sua anima selvaggia e silenziosa, accendendosi di un verde raro che decora un territorio dove la natura finisce per essere rigogliosa malgrado l’ambiente estremo.

Marettimo: la più selvaggia delle Egadi

La più lontana e montuosa delle Isole Egadi, Marettimo è un concentrato di natura incontaminata. Qui non ci sono grandi strade asfaltate né traffico: ci si muove quasi esclusivamente a piedi lungo antichi sentieri che collegano il piccolo borgo alle cale e alle alture interne.

Buona parte della bellezza dell’isola è dovuta al fatto che, da un punto di vista geomorfologico, le rocce di Marettimo sono costituite per gran parte da dolomia, la stessa che contraddistingue, per l’appunto, le Dolomiti. Ecco perché spesso l’isola è nota come le Dolomiti a mare, che si accendono di un meraviglioso rosa quando il sole del tramonto le bacia e durante il giorno abbagliano con il loro bianco luccicante.

Il territorio di Marettimo è dominato dal Monte Falcone, che con i suoi oltre 600 metri rappresenta il punto più alto dell’arcipelago. La salita è impegnativa ma regala panorami vastissimi sul Mediterraneo. In primavera, la bassa macchia mediterranea esplode di colori e profumi, tra ginestre, orchidee spontanee e piante aromatiche che accompagnano ogni passo.

Marettimo isole trekking primavera
Lorenzo Calamai
Sentiero costiero a Marettimo

Tra i percorsi più suggestivi c’è quello verso il Castello di Punta Troia, antica fortificazione che svetta sulla punta di un promontorio a pochi chilometri dall’unico centro abitato dell’isola. Il sentiero costiero alterna tratti rocciosi a scorci su grotte marine e calette solitarie, sempre mantenendosi a strapiombo sulla costa.

L’Isola d’Elba e la Grande Traversata Elbana

Cuore dell’Arcipelago Toscano, l’Isola d’Elba, quasi insospettabilmente, è una delle mete più complete per chi ama camminare. Qui infatti il mare si alterna a rilievi collinari coperti di antichi e fitti boschi di leccio, offrendo una grande varietà paesaggistica e un’ampia natura che copre il territorio tra un borgo e l’altro dei diversi che caratterizzano l’isola.

La primavera è il periodo ideale per affrontare la Grande Traversata Elbana, un itinerario escursionistico di media durata che attraversa l’isola da est a ovest lungo la dorsale montuosa. Si tratta di un percorso articolato in più tappe, che permette di scoprire l’Elba più autentica, lontana dalle spiagge affollate, e che va intrapreso preferibilmente in primavera per evitare il grande caldo estivo.

Elba isole trekking primavera
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Gli splendidi panorami dell’Isola d’Elba

Lungo il cammino si incontrano panorami sul Tirreno, tratti boschivi ombrosi e creste panoramiche da cui lo sguardo spazia fino alla Corsica nelle giornate più limpide. I borghi interni, come Marciana e Rio nell’Elba, offrono soste rigeneranti tra vicoli in pietra e terrazze fiorite.

La Grande Traversata Elbana (GTE) si compie di solito da Cavo, nella punta nord-orientale dell’isola, fino a Pomonte, esattamente all’opposto. Si può considerare di concluderla deviando maggiormente verso nord per raggiungere Punta Polveraia. In ogni caso la lunghezza è intorno ai 60 chilometri e viene effettuata in tre o quattro tappe, a seconda delle proprie possibilità e della volontà di soffermarsi di più o di meno in questo contesto naturale unico, con panorami fantastici sulla costa. Esiste anche una versione della GTE modificata per essere affrontata in mountain bike.

Tra le torri e i fossati del Castello dei Conti di Fiandra, una delle fortezze meglio conservate in Europa

14 février 2026 à 15:00

Le mura grigie si alzano imponenti proprio nel cuore della città: siamo a Gand (Gent in lingua locale), nelle Fiandre orientali, dove tra canali e biciclette svetta nei cieli un maniero che, in passato, ha rappresentato il cuore politico della zona. Il suo nome è Castello dei Conti di Fiandra e sorge su un banco di sabbia tra i rami del fiume Leie.

L’impatto è istantaneamente sorprendente, perché si presenta come una mole di pietra calcarea che pare scaturire direttamente da acque scure. Chiamato dai locali Gravensteen, “pietra dei conti”, si mostra con ben 24 torrette che scandiscono la cinta esterna e una mastio centrale che sfiora i 30 metri di altezza.

La Digue, perla granitica delle Seychelles: è l’isola che rallenta il tempo e raddrizza lo sguardo

8 février 2026 à 14:30

Sono ben 115 le terre emerse nell’Oceano Indiano occidentale che compongono le Seychelles. E sono una più bella dell’altra. No, non è una banalità, ma una realtà dei fatti alla quale non ci si può sottrarre. Ma una di queste, probabilmente più di altre, incarna al massimo l’aspetto paradisiaco di questo arcipelago, anche perché appartiene a quelle isole nate dal granito antico del supercontinente Gondwana. Vi stiamo parlando de La Digue, un santuario geologico in cui il paesaggio restituisce una percezione del tempo rallentata.

Con poche migliaia di abitanti distribuite in nuclei sparsi, si caratterizza per un’assenza quasi totale di traffico, con strade strette che vedono passare biciclette, carretti e persone scalze che salutano senza fretta. Chi arriva con aspettative da resort rimane stupito, perché questo angolo di Seychelles (e in questo caso si può urlare forte) quasi non sa cosa sia la frenesia.

Vi sembra poco? Allora sappiate che qui sono conservate anche antiche tradizioni agricole, come coltivazioni di cocco e vaniglia, e una biodiversità rara popolata da specie endemiche protette. Il mare poi, manco a dirlo, è di quelli che nemmeno i sogni migliori riescono a immaginare.

Caye Caulker, il ritmo lento del corallo: viaggio alla scoperta dell’isola della lentezza

25 janvier 2026 à 13:00

Poco distante dalla costa continentale dell’America Centrale, Caye Caulker è una paradisiaca isola del Belize dalla forma allungata e minuta, ma che racchiude una quantità sorprendente di storie, ecosistemi e rituali quotidiani. Già l’arrivo, infatti, somiglia quasi a un passaggio dimensionale verso una realtà dominata da tonalità turchesi e dal fruscio costante delle palme.

Un luogo da sogno, dunque, ma che nella realtà di fatti cela anche un concentrato di storie di resilienza climatica: nel 1961, la furia dell’uragano Hattie spaccò letteralmente in due l’atollo, creando un canale naturale ora celebre col nome di The Split. Oggi in questo affascinante fazzoletto di terra non ci sono automobili, al punto che la lentezza è diventata una regola condivisa. Le strade sono di terra battuta, percorse da biciclette scolorite e golf cart guidati con attenzione quasi cerimoniale. Contemporaneamente, i cani si sdraiano al centro della carreggiata e nessuno li scaccia.

La popolazione locale, invece, è un mosaico affascinante di etnie Creole, Garifuna e Mestizo e incarna perfettamente lo spirito del motto isolano “Go Slow“.

Viaggiare bene conviene: tutte le città europee che premiano i turisti responsabili

Par : elenausai10
6 janvier 2026 à 09:05

C’è chi approva tasse di soggiorno e ticket d’ingresso e chi, invece, decide di premiare i viaggiatori più virtuosi. Stiamo parlando di tutte quelle città europee che stanno sperimentando diversi programmi per offrire vantaggi ai visitatori che compiono scelte più responsabili e sostenibili. Uno dei primi casi, tra i più famosi, è sicuramente quello di Copenhagen che, nel 2024, ha lanciato l’iniziativa CopenPay per incoraggiare comportamenti sostenibili scambiando “azioni eco” con omaggi.

Questo progetto ha ispirato tante altre realtà in Europa, compresa l’Italia, dove una semplice scelta come spostarsi in bicicletta o ridurre l’uso della plastica può tradursi in un risparmio concreto o in premi abbastanza generosi. Dagli ingressi gratuiti ai musei al noleggio di biciclette, fino a pranzi, esperienze guidate e persino trattamenti benessere: ecco quali destinazioni visitare nel 2026 in modo sostenibile e consapevole.

Copenaghen, Danimarca

Copenaghen è la città che ha dato il via al movimento. Con il programma CopenPay, premia i visitatori che compiono scelte sostenibili come arrivare in treno, spostarsi in bicicletta o partecipare ad attività che supportano la comunità locale. Nell’ultima stagione estiva, il progetto ha coinvolto circa 100 partner, offrendo esperienze ad alta capacità e attività più intime, come la raccolta dei rifiuti nel porto in kayak o su barche solari, passeggiate di quartiere con i residenti e laboratori creativi. Il sistema si basa sulla fiducia: spesso basta mostrare un biglietto del treno o dichiarare di essere arrivati in bici!

Brema, Germania

Anche Brema ha lanciato una propria versione del modello in collaborazione con Deutsche Bahn, puntando su un sistema semplice, ma efficace. I turisti che arrivano in treno e pernottano almeno una notte in città ricevono delle borse a sorpresa con voucher, sconti e piccoli omaggi offerti da negozi, musei e ristoranti locali. L’iniziativa, ispirata direttamente a CopenPay, è stata accolta molto positivamente dai visitatori, che hanno percepito il premio come un gesto di benvenuto autentico. Visto il successo, la città ha già annunciato l’intenzione di ampliare il programma nel 2026, rafforzando l’identità di Brema come destinazione urbana sostenibile.

Berlino, Germania

Tra le città europee che premiano i viaggiatori sostenibili c’è anche Berlino. La capitale tedesca si prepara a introdurre BerlinPay, un’iniziativa che dovrebbe debuttare nel 2026 e che prende ispirazione diretta dal modello danese. L’obiettivo è incoraggiare scelte di viaggio più sostenibili, come l’arrivo in treno, soggiorni più lunghi e la partecipazione ad attività a basso impatto ambientale. In cambio, i turisti potranno accedere a vantaggi concreti, tra cui ingressi scontati a musei e attrazioni, pasti gratuiti o servizi legati alla mobilità ciclabile. Sebbene i dettagli siano ancora in fase di definizione, l’approccio punta a rendere la sostenibilità un’opportunità da cogliere al volo.

Turisti in bicicletta a Berlino
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Anche a Berlino, scegliere la bici sblocca premi e agevolazioni

Helsinki, Finlandia

Helsinki, la città più sostenibile al mondo, sta lavorando a un adattamento del modello CopenPay con un forte accento sul turismo rigenerativo e sulla tutela del Mar Baltico. L’idea è premiare i visitatori che scelgono trasporti pubblici, biciclette o esperienze legate alla sostenibilità ambientale e sociale. Più che limitarsi a ridurre l’impatto, la città mira a creare benefici concreti per l’ecosistema e le comunità locali. Helsinki guarda anche a una collaborazione più ampia con altre destinazioni nordiche e baltiche, con l’obiettivo di lanciare in futuro un’iniziativa condivisa dedicata alla protezione e al ripristino del mare.

Vialattea, Italia

Anche le località sciistiche stanno sperimentando nuove forme di incentivazione sostenibile. Vialattea, uno dei principali comprensori delle Alpi italiane, ha avviato una collaborazione con Trenitalia per ridurre l’uso dell’auto privata. I visitatori che raggiungono la destinazione in treno possono ottenere fino al 25% di sconto sullo skipass, un vantaggio significativo soprattutto in alta stagione. L’iniziativa punta a ridurre il traffico e le emissioni in un’area dove la pressione ambientale invernale è elevata, dimostrando che anche il turismo sulla neve può evolvere verso modelli di mobilità più sostenibili.

Les Gets–Morzine, Francia

Nel cuore delle Alpi francesi, anche il comprensorio di Les Gets–Morzine ha introdotto programmi pensati per premiare chi sceglie di arrivare in treno. I viaggiatori che rinunciano all’auto possono accedere a sconti e vantaggi su skipass, servizi e attività locali. L’obiettivo è chiaro: ridurre il traffico automobilistico e l’impatto ambientale, senza compromettere la qualità dell’esperienza turistica. Le iniziative sono progettate per far percepire la mobilità sostenibile come una scelta vantaggiosa e conveniente, contribuendo a rendere il turismo montano più compatibile con le sfide climatiche.

Normandia, Francia

Tra le città europee spicca anche la Normandia, una delle regioni più avanzate sul tema grazie al programma Low Carbon Rate, attivo da diversi anni. I visitatori che arrivano in treno, autobus o bicicletta possono ottenere almeno il 10% di sconto su un’ampia rete di attrazioni convenzionate. Le agevolazioni valgono per castelli, musei, siti culturali, attività all’aperto e persino esperienze come gite in canoa ed escape room.

Il programma collega in modo diretto la scelta del mezzo di trasporto a un vantaggio economico immediato, rendendo la regione un esempio pionieristico di come incentivare arrivi a basse emissioni senza rinunciare all’offerta turistica.

Castello in Normandia
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Chi arriva in Normandia in treno, autobus o bicicletta può ottenere almeno il 10% di sconto per visitare i castelli

Isole Faroe

Le Isole Faroe portano il concetto di turismo responsabile a un livello ancora più radicale. Con l’iniziativa “Closed for Maintenance, Open for Voluntourism”, per alcuni giorni all’anno il turismo tradizionale viene sospeso e l’arcipelago accoglie solo volontari. I partecipanti contribuiscono a lavori come la manutenzione dei sentieri, la protezione delle aree naturali e il miglioramento delle infrastrutture leggere. In cambio ricevono vitto, alloggio e la possibilità di vivere un’esperienza autentica e profondamente legata alla comunità locale.

Træna, Norvegia

In Norvegia, il turismo che restituisce valore alle comunità si ispira al concetto di dugnad, il lavoro volontario svolto per il bene comune. In alcune destinazioni, come l’isola di Træna, i visitatori possono partecipare a iniziative di pulizia ambientale o manutenzione dei sentieri. In cambio ricevono alloggio gratuito o a prezzo ridotto, pasti o accesso a eventi locali. Il progetto ha attirato attenzione internazionale ed è stato citato dal New York Times come esempio virtuoso di turismo volontario, dimostrando come il coinvolgimento diretto possa arricchire l’esperienza di viaggio.

Ravenna, Italia

Infine, anche Ravenna ha avviato un’iniziativa ispirata al modello di Copenaghen, puntando su piccoli incentivi per premiare comportamenti virtuosi. I turisti che scelgono di muoversi in bicicletta, utilizzare i mezzi pubblici o partecipare ad attività sostenibili possono ottenere agevolazioni e vantaggi culturali, come ingressi scontati a musei e siti storici. Il progetto mira a promuovere un turismo più consapevole in una città d’arte ad alta affluenza, dimostrando che anche in contesti storici complessi è possibile sperimentare politiche innovative per migliorare l’impatto del turismo.

Turisti in bicicletta a Ravenna
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Anche Ravenna offre agevolazioni a chi si sposta in bicicletta

Nella classifica delle città più ciclabili al mondo c’è anche un’italiana

Par : elenausai10
2 décembre 2025 à 07:30

Muoversi in città con la bicicletta significa spostarsi in modo più sostenibile rispetto all’auto e più economico dei mezzi pubblici. Ma non tutte le città sono uguali quando si tratta di bici: alcune sembrano nate apposta per i ciclisti, con piste dedicate, parcheggi comodi e servizi pensati per chi pedala ogni giorno. Quali sono?

Copenhagenize, azienda internazionale specializzata nella pianificazione urbana e mobilità ciclistica, ha analizzato le città più “bike-friendly” del mondo nel suo report 2025. Lo studio valuta tre grandi aspetti: la qualità e sicurezza delle infrastrutture, il grado di utilizzo della bicicletta e la diffusione di politiche e strategie a favore del ciclismo urbano.

Il risultato è una classifica dominata dall’Europa, che occupa 27 dei primi 30 posti, dove compare anche una città italiana.

Brescia. Patto per la governance turistica condiviso da realtà locali

30 octobre 2025 à 12:41

Il ‘Patto per la creazione di un sistema di governance turistica per la provincia di Brescia‘ è stato presentato nella sede della Camera di Commercio. Il documento, condiviso da Comune e Provincia di Brescia, dalle tre Comunità montane (Valle Camonica, Valle Sabbia, e Valle Trompia) dal Consorzio Lago di Garda Lombardia e da Visit Lake Iseo, ha tra gli obiettivi principali anche quello di stimolare la creazione di nuovi prodotti e servizi turistici rafforzando competenze e innovazione nel settore.

Alla conferenza ha partecipato l’assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda della Regione Lombardia Debora Massari.  Presenti, poi, tra gli altri, il presidente della Camera di commercio di Brescia Roberto Saccone, il presidente della Provincia Emanuele Moraschini e il sindaco Laura Castelletti.

Patto, passo strategico per la governance turistica di Brescia

“Questo Patto – ha spiegato l’assessore Massari – segna un passo strategico verso una governance turistica più integrata e moderna.
Brescia custodisce un patrimonio culturale, naturale ed economico di straordinario valore: valorizzarlo in modo coordinato significa promuovere crescita sostenibile, competitività e qualità dell’offerta. Regione Lombardia sostiene con convinzione questo percorso di collaborazione tra istituzioni e territori, nella certezza che da una visione condivisa nascano sviluppo, attrattività e benessere per le nostre comunità e per chi sceglie di visitarle”.

Accordo triennale

L’accordo che si basa sulla valorizzazione delle identità locali, la cooperazione, la fiducia e l’inclusione sociale, ha una durata di tre anni e alla scadenza potrà anche essere rinnovato.

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Weekend d’autunno in Maremma tra borghi, terme e panorami unici

Par : elenausai10
28 octobre 2025 à 16:30

Colline ricche di vigneti, paesaggi poetici da scoprire a piedi o in bici, terme in cui lasciarsi coccolare nelle fresche serate autunnali: da qui capisci subito di essere in Maremma, una zona della Toscana considerata a tutti gli effetti il regno dei buongustai e del turismo lento. Una terra affascinante, raccontata in tutta la sua bellezza, talvolta drammatica, da pittori quali Giovanni Fattori.

Un luogo dove il mare non è mai troppo lontano e una meta perfetta da esplorare anche durante l’autunno. Andiamo?

I borghi più belli della Maremma

Il modo migliore per cominciare il vostro weekend d’autunno in Maremma è visitando uno o più borghi. Tra i nostri preferiti citiamo Montemerano che, con le sue viuzze lastricate e le case in pietra dorata, rappresenta un piccolo gioiello medievale arroccato tra gli ulivi: un luogo sospeso nel tempo, ideale per una passeggiata romantica. Castiglione della Pescaia, invece, regala scorci sul mare e un borgo antico dominato dal castello aragonese, da cui si gode una vista incantevole sulla costa toscana.

Più nell’interno, Sovana affascina con la sua atmosfera etrusca e i resti archeologici che testimoniano un passato millenario. Infine Sorano, spesso definita la “Matera toscana”, stupisce con le sue case scavate nel tufo e un intreccio di vicoli che si aprono su panorami mozzafiato.

Relax alle terme

Anche la presenza di splendide terme fa della Maremma una meta perfetta da esplorare in autunno. A poca distanza dalle Terme di Saturnia ci sono le cascate termali più scenografiche di tutta la Toscana, uno di quei luoghi che tutti dovrebbero visitare almeno una volta nella vita.

Stiamo parlando delle Cascate del Mulino, dove l’acqua calda e sulfurea si riversa in una serie di piscine naturali scavate nella roccia, creando un paesaggio da cartolina. Il vapore che si alza leggero nelle mattine d’autunno regala un’atmosfera quasi magica, mentre il rumore costante dell’acqua accompagna chi sceglie di immergersi in queste vasche naturali.

Terme del Mulino
iStock
Le famose Cascate del Mulino

Trekking e percorsi in bici

Se al relax preferite le attività all’aria aperta, siamo sicuri che la Maremma non vi deluderà. L’autunno, infatti, è il momento ideale per esplorarla a piedi o in bicicletta. La Riserva Naturale del Monte Labbro, vicino ad Arcidosso, offre sentieri che permettono di scoprire boschi, fauna locale e punti storici come la torre Giurisdavidica.

Il Parco Naturale della Maremma, o Parco dell’Uccellina, propone itinerari panoramici tra pinete e calette, percorribili a piedi o in bici. Tra i percorsi più accessibili ci sono anche la Pineta Granducale fino a Cala di Forno e l’anello Follonica-Torre Mozza-Carbonifera. Anche il Parco di Montioni e la Riserva di Orbetello meritano una visita per chi cerca natura e avventura.

Degustazione di vini e visite alle cantine

Infine, tra le esperienze da non perdere in autunno in Maremma c’è senza dubbio la degustazione dei vini locali. Tra le mete da raggiungere vi consigliamo Suvereto, borgo medievale ideale per un tour tra vigne e cantine, dove è possibile assaporare rossi intensi e strutturati, frutto di uvaggi simili a quelli dei più noti vini di Bolgheri. Le visite guidate permettono di scoprire i segreti della vinificazione, dalla raccolta delle uve alla maturazione in botti di legno.

A Palazzo Lombardia presentato il nuovo assessore Debora Massari

27 octobre 2025 à 15:26

Debora Massari, bresciana, laureata in Scienze e Tecnologie alimentari, è il nuovo assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia. Imprenditrice dinamica con una comprovata esperienza nella creazione e gestione di startup innovative e con un forte background in marketing e sviluppo del business, ha contribuito in maniera forte e determinate all’affermazione dell’impresa di famiglia. Appassionata di sport, con una particolare predilezione per il tennis, è impegnata anche in attività di volontariato e di charity.

Conferenza stampa di presentazione del neo assessore Debora Massari

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il nuovo assessore regionale al Turismo, Debora Massari, durante la conferenza stampa di presentazione di quest’ultimaIl nuovo assessore è stato presentato nella giornata di lunedì 27 ottobre 2025 a Palazzo Lombardia in una conferenza stampa. Hanno preso parte il presidente Attilio Fontana e l’assessore regionale Romano La Russa, capo delegazione in Giunta di Fratelli d’Italia.

“Nel rivolgerle il più cordiale benvenuto – ha detto il governatore – le auguro buon lavoro. La sfida che si appresta a intraprendere non solo è importante, ma avvincente. Dal turismo alla moda, passando per il marketing territoriale “sono tutte materie fondamentali per affermare ulteriormente la centralità della Lombardia a livello nazionale e internazionale”, ha concluso il presidente.

Senso istituzionale e rispetto dei cittadini lombardi

“Sono innanzitutto onorata ed emozionata di entrare a far parte di questa squadra”, ha esordito l’assessore Massari, nel ringraziare il presidente Fontana e Barbara Mazzali che l’ha preceduta in questo ruolo. “Onorata ed emozionata – ha proseguito – ma anche orgogliosa e motivata. Alla base del mio impegno ci sarà un dialogo costante con chi vive il territorio coltivando progetti ed elaborando idee. Tutto ciò avverrà con grande senso istituzionale nel rispetto dei cittadini lombardi”.

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Mackinac Island, l’isola proibita alle auto dove si viaggia in carrozza come nell’Ottocento

25 octobre 2025 à 17:00

Esiste un’isola in cui le auto sono bandite e lungo le strade passeggiano 600 cavalli che trainano carrozze e le persone si spostano in sella a tantissime biciclette. Un luogo che trasporta i visitatori in un mondo quasi ottocentesco, che sembra fermo all’attimo precedente all’invenzione delle prime automobili.

In effetti è proprio così: nella splendida Mackinac Island, nel cuore dello stato del Michigan (Stati Uniti) i mezzi a motore sono banditi dal 1900. Un “paradosso” se si pensa che lo Stato custodisce la “capitale mondiale dell’automobile”, ovvero Detroit.

L’incredibile isola di Mackinac con 600 cavalli e nessun veicolo

Passeggiare per le vie di Mackinac Island è come fare un vero tuffo nel passato, quando la vita scorreva più lenta, riscoprendo il piacere del contatto con le persone, con la natura e gli animali.

C’è un cavallo per ogni persona, in quest’isola di 3,8 km² dal fascino antico che sorge a cavallo tra due laghi: il Lago Huron e il Lago Michigan. Una posizione strategica per le comunità indigene che la abitavano, ottima per la caccia e la pesca. Furono proprio loro a dare il nome originario di questo pezzo di terra tanto prezioso: le sue scogliere calcaree e le foreste verdeggianti sembravano una enorme tartaruga che emergeva dall’acqua, e così la chiamarono Michilimackinac, ovvero “luogo della grande tartaruga” in lingua Anishinaabemowin. Negli anni venne abbreviato fino alla sua forma attuale.

Il cavallo qui è il re: soprattutto durante la bella stagione, questi animali vengono utilizzati per qualsiasi tipo di attività, dalla raccolta dei rifiuti alle consegne postali. Uno stile di vita d’altri tempi che piace agli abitanti, che si spostano abitualmente a piedi, in bicicletta o in uno speciale taxi trainato da cavalli.

Il motivo per cui le auto sono bandite? In realtà, alcune auto vennero introdotte nell’isola, ma secondo la tradizione locale, quando una di queste (nel 1898) spaventò i cavalli vicini a causa di un ritorno di fiamma, le autorità del villaggio proibirono i motori a combustione interna. Presero talmente sul serio la salvaguardia degli animali che tale misura venne estesa al resto dell’isola due anni dopo. Da allora, la gente del posto ha dimenticato completamente le auto a favore di biciclette e cavalli.

Biciclette a Mackinac Island
iStock
Tantissime biciclette a Mackinac Island

Le meraviglie di Mackinac Island

Le sorprese che riserva quest’angolo di mondo ottocentesco, circondato da acque turchesi, non finiscono qui: l’80% della superficie è ​​costituita dallo spettacolare Mackinac Island State Park, dove ci si può immergere nella foresta secolare e ammirare imponenti rocce calcaree come l’Arch Rock, uno dei luoghi più iconici e mozzafiato dell’isola di Mackinac. Questo imponente arco naturale di calcare largo 15 metri si erge per circa 45 metri sopra il Lago Huron, offrendo viste mozzafiato sulla costa e sulla foresta circostante.

Da non perdere anche il Fort Mackinac, castello fondato dai britannici durante la Rivoluzione americana, e lo storico Grand Hotel risalente alla Gilded Age dell’America industriale, che vanta il portico più lungo del mondo (e si è candidato come location della quarta stagione di The White Lotus).

Vista panoramica su Mackinac Island, in Michigan
iStock
Vista panoramica su Mackinac Island

Anche l’autostrada di 8,5 miglia trasformata in pista ciclabile è un’ottima escursione da fare in questa terra sospesa nel tempo: si trova a nord del villaggio e permette di raggiungere tranquille spiagge di ciottoli e rigogliosi boschi. Per i turisti, a disposizione, ci sono ben 1.500 biciclette a noleggio.

Altre chicche? Una partita a golf in uno dei due campi dell’isola, una visita al Mackinac Island Native American Museum, nella Biddle House, con ricche testimonianze delle comunità indigene, e infine una pausa golosa assaporando i tradizionali fudge al cioccolato. Se si viaggia qui a giugno, inoltre, l’isola si riempie di colori e profumi per 10 giorni grazie al Festival dei Lillà.

Dove si trova e come arrivare

Mackinac Island sorge sulla confluenza dei fiumi Huron e Michigan (nello stato del Michigan), a circa 500 km a nord di Detroit. Si raggiunge facilmente, in circa 20 minuti, a bordo di un traghetto che parte da Mackinaw City o da St. Ignace, sulla Penisola Superiore del Michigan.

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