Di sole, spiagge dorate e acque cristalline sono fatte le estati degli italiani, e di tutti i viaggiatori che ogni anno scelgono di raggiungere proprio il Bel Paese per trascorrere vacanze all’insegna del relax e della grande bellezza. Le destinazioni sono tantissime e non c’è che l’imbarazzo della scelta. Quello che è certo che, lista di spiagge alla mano, lo Stivale non ha nulla a che invidiare ai posti esotici e tropicali più blasonati.
Baie, calette, insenature e lingue di sabbia dorata: da nord a sud del territorio, la lista delle spiagge più belle d’Italia è davvero infinita. Ma oltre ai luoghi più battuti dal turismo di massa, che sono diventati simbolo e orgoglio del tricolore nel mondo, ci sono altre destinazioni meno conosciute, ma non per questo meno belle, come quelle che puntellano la costa laziale.
Non lontano da Roma, infatti, esistono alcune spiagge segrete, e non troppo affollate, che permettono di perdersi e immergersi in un mare da sogno. Noi ne abbiamo individuate 5, più una speciale che nessuno si aspetta. Scopriamole insieme.
La spiaggia Chiaia di Luna: il paradiso all’improvviso
Bella, suggestiva e magica, la spiaggia Chiaia di Luna è una delle più belle del nostro Paese. Un angolo incantato che regala una visione da cartolina. È il nome stesso a suggerirci cos’ha di speciale questa lingua di spiaggia sabbiosa: la sua perfetta forma di falce di Luna enfatizzata ancora di più dalle alte falesie di tufo che la circondano.
La spiaggia di Chiaia di Luna si trova sull‘isola di Ponza, in provincia di Latina, e viste le sue dimensioni è l’insenatura più grande del territorio. La sua storia è millenaria: qui, infatti, è presente una galleria romana scavata nel tufo, in età augustea, che in antichità collegava la spiaggia al porto.
A causa della chiusura del tunnel, però, la spiaggia non è più accessibile via terra. È possibile ammirarla dall’alto, grazie alla presenza di una struttura ricettiva che sorge proprio sulle falesie, o in alternativa raggiungerla via mare con un taxi boat o barche private che sostano a circa 200 metri dalla baia e che consentono ai viaggiatori di tuffarsi in acque limpide e cristalline davanti alla “Luna”.
Cala del Prigioniero: la caletta delle meraviglie sul promontorio del Circeo
Restiamo in provincia di Latina, ma ci spostiamo verso uno dei territorio più affascinanti del Lazio, terra di sirene e leggende. Siamo al cospetto del Promontorio del Circeo, all’interno dell’omonimo Parco Nazionale situato sulla costa meridionale della regione. È qui che troviamo la Spiaggia del Prigionerio, una caletta affascinante e suggestiva che non tutti conoscono.
Il nome non è scelto a caso, ma fa riferimento alla sua storia. A quanto pare, infatti, durante la Seconda Guerra Mondiale la caletta fu scoperta da un prigioniero che la usò come nascondiglio segreto approfittando anche della presenza di una grotta a due piani situata proprio sulla spiaggia.
Perché questa caletta merita una vista è presto detto. Silenziosa, suggestiva e selvaggia, la spiaggia vanta un fondale che pullula di rocce e grotte sommerse e che l’ha fatta diventare un vero e proprio paradiso per gli amanti delle immersioni subacquee e dello snorkeling. Attenzione però, la Cala del Prigioniero è raggiungibile solo via mare, in barca o in canoa, e non è fornita da alcun servizio.
Torre Astura: la spiaggia sorvegliata dalla torre solitaria
Non lontano da Latina, e dalle sue chilometriche spiagge dorate, troviamo una destinazione da sogno che sembra essere uscita da una fiaba. Stiamo parlando di Torre Astura, una spiaggia incantata situata sulla costa laziale e appartenente alla città di Nettuno.
Cosa la rende speciale è presto detto. Caratterizzata da una sabbia dorata che si estende per 11 chilometri, e circondata da una pineta caratterizzata da una fitta vegetazione, la spiaggia offre una visione unica: una torre antica e selvaggia che sorveglia l’intera area.
Questa antica fortezza medievale che si staglia tra cielo e mare offre un paesaggio da sogno. Ma non è tutto perché questo tratto di costa può vantare anche un mare straordinariamente limpido e cristallino, al punto tale che non è raro avvistare i pesci che abitano queste acque durante una nuotata. La pineta lussureggiante che si snoda tutto intorno, poi, rende questa spiaggia perfetta anche per pic-nic e pause rinfrescanti.
iStockLa spiaggia di Torre Astura circondata solo dalla luce delle stelle
Lido dei Gigli: dove le dune incontrano il mare
Anche la città di Anzio, già meta rinomata delle vacanze estive, conserva una spiaggia ancora poco battuta dal turismo di massa. La sua particolarità? Le dune di sabbia dorata che la circondano e che trasportano in posti lontani.
L’acqua azzurra e cristallina la rende una meta perfetta per chi, partendo da Roma, vuole trovare un po’ di refrigerio. Ma c’è anche un altro motivo per visitarla e ha a che fare direttamente con la leggenda che aleggia sul territorio. La storia narra, infatti, che qui Enea raccolse il più bel mazzo di giglio per donarlo alla principessa Lavinia.
Il Lido dei Gigli, insieme all’adiacente Lido dei Pini, fa parte del Parco Regionale nato per salvaguardare la natura. Tutto intorno alla spiaggia, infatti, si estende una fitta macchia di vegetazione, che ricopre un’area di 56 ettari, che ospita numerosi esemplari di Liliaceae, anche conosciute come gigli di mare.
Spiaggia delle Follece: un angolo di paradiso nel basso Lazio
Situata sulla strada litoranea che collega Gaeta a Sperlonga, due tr ale località estive più frequentate dai viaggiatori, troviamo una splendida spiaggia che è ancora fuori dai radar turistici. Il suo nome è Spiaggia delle Follece, ed è una suggestiva baia protetta da alte scogliere alla stregua di un tesoro prezioso.
Accarezzata da acque turchesi e cristalline, questa spiaggia è molto amata da chi pratica snorkeling. Per raggiungerla è necessario affrontare un sentiero sconnesso ma breve che ripaga di tutta la fatica. La spiaggia non è attrezzata, ma questo contribuisce a preservare la sua natura selvaggia.
Lago del Turano: la spiaggia bagnata dall’azzurro
Non solo da acque salate sono bagnate le spiagge d’Italia, ma anche da specchi dolci e azzurri che diventano destinazioni perfette per chi è in cerca di natura e di relax. nella lista delle spiagge segrete del Lazio, infatti, non mancano quelle che circondano il Lago del Turano, un lago, appunto, che ha rubato i colori dal mare.
iStockUna delle spiagge che puntellano le sponde del lago del Turano a Rieti
Caratterizzato da acque dalle mille sfumature di blu, questo lago situato in provincia di Rieti è caratterizzato da tutta una serie di spiagge che puntellano le sue sponde. Ci sono quelle libere, e quelle attrezzate con lettini sdraio che offrono anche la possibilità di noleggiare pedalò e canoe per esplorare le meraviglie di questo specchio d’acqua.
Insomma queste spiagge, così come quelle della costa laziale che abbiamo visto, sono perfette per chi cerca relax, spensieratezza e bellezza a pochi chilometri dalla Capitale.
Il Lazio è una regione del Centro Italia che riesce a sorprendere di gusto chi decide di scoprirla con calma, soprattutto durante l’estate. Oltre alla grandezza (e all’eternità) di Roma, qui è possibile ritrovarsi al cospetto di un mix variegato di paesaggi, fatti di più di 300 chilometri di costa sul Tirreno con spiagge dorate alternate a scogliere selvagge, oltre 20 laghi che nascono sia da antichi vulcani che dagli Appennini, colline punteggiate di ulivi e montagne che arrivano quasi (in alcuni casi persino a superare) a 2.000 metri di altezza.
In poche ore, in questo angolo del nostro Paese si può passare dal tuffarsi nelle acque limpide del Promontorio del Circeo a una passeggiata tra i borghi medievali della Tuscia, oppure trascorrere un pomeriggio tranquillo sulle rive del limpido Lago di Bolsena. E non mancano grotte nascoste, cascate, canyon e riserve naturali poco conosciute, perfette per chi cerca un’esperienza autentica. Ecco qualche suggerimento su cosa vedere nel Lazio durante l’estate.
Gaeta con la Spiaggia dell’Arenauta
Iniziamo questo viaggio nel Lazio con la Spiaggia dell’Arenauta a Gaeta, piccolo gioiello nascosto tra scogliere imponenti e una rigogliosa macchia mediterranea. È una caletta di sabbia fine e ciottoli, protetta da due promontori rocciosi, che regala ai suoi visitatori acque limpide ideali per lo snorkeling, con fondali ricchi di fauna marina come ricci, stelle e pesci colorati.
L’accesso, però, non è per tutti perché la discesa ripida richiede un po’ di allenamento (bisogna scendere e poi salire 300 scalini, tanto da essere nota anche come Spiaggia dei 300 Gradini) e non è adatta a famiglie con bambini piccoli o persone con difficoltà motorie.
Situata a pochi minuti dal centro di Gaeta (che dal canto suo è una cittadina che vale la pena visitare), è facile da raggiungere ma rimane comunque un angolo di pace lontano dal caos delle spiagge più frequentate. Per viverla al meglio, vi consigliamo di arrivare presto, portare maschera e pinne per esplorare i fondali e magari noleggiare un kayak per andare a caccia delle (tante) grotte nascoste.
Sapevate che il Lazio può vantare il lago vulcanico più grande d’Europa? Il suo nome è Lago di Bolsena, e con i suoi circa 113 km² di superficie è una destinazione imperdibile per chi ama combinare natura, storia e relax. Circondato da dolci colline punteggiate da borghi medievali come Bolsena, Capodimonte e Marta, sfoggia acque cristalline e tranquille, ottimali per nuotare, fare kayak o vela, specialmente durante le calde giornate estive.
Poco conosciuto al turismo di massa rispetto ad altri laghi italiani, mantiene un’atmosfera autentica e pacifica, il top per chi desidera un rifugio lontano dal caos. Le sue rive sono impreziosite da spiagge naturali nascoste e spot panoramici dove ammirare tramonti mozzafiato. Il lago è anche ricco di storia: sulle sue acque si affacciano resti di antichi insediamenti etruschi e romani, come l’Isola Bisentina che è raggiungibile con una breve gita in barca.
Getty ImagesVeduta dell’Isola Bisentina, sul Lago di Bolsena
Gole del Farfa, natura allo stato puro
Tra le meraviglie della Sabina meritano una menzione le Gole del Farfa, che si rivelano un gioiello nascosto per gli amanti della natura e del trekking. Questa forra stretta, formata dal fiume che le dà il nome, si estende per circa 10 chilometri tra ripide pareti di roccia calcarea, offrendo scenari selvaggi e impressionanti, con cascate, piscine naturali e una vegetazione rigogliosa tipica della macchia mediterranea.
Una zona fantastica per chi vuole fuggire dal caldo, in quanto qui si può trovare un microclima fresco anche nei mesi più afosi. Il sentiero che attraversa le gole è accessibile ma richiede un minimo di preparazione, e lungo il percorso si incontrano anche tracce di storia locale, come antichi mulini e ponti in pietra.
La Gole del Farfa permettono quindi di immergersi in un ambiente incontaminato a breve distanza dalla città, una meta estiva in cui vivere un’esperienza autentica, rinfrescarsi e riconnettersi con la natura.
Tuscania è un suggestivo borgo medievale che prende vita nel cuore della provincia di Viterbo, inserito in un paesaggio di colline vulcaniche e fertili campi coltivati. Si tratta di un posto in cui si respira storia in ogni angolo, dalle antiche chiese romaniche in tufo alle suggestive vie acciottolate che si snodano tra piazze raccolte e palazzi storici.
La zona è famosa anche per le numerose necropoli etrusche di cui è puntellata, che testimoniano la lunga e affascinante storia di antiche civiltà. A meno di 30 chilometri c’è poi il mare di Montalto di Castro, con le sue spiagge che rappresentano un piacevole contrasto alla tranquillità delle colline, permettendo di unire cultura e relax senza troppa difficoltà.
Un’altra delle cose da vedere assolutamente nel Lazio in estate è il Parco Archeologico di Ostia Antica, uno dei siti archeologici meglio conservati d’Italia. Il motivo è molto semplice: i viaggiatori possono fare un tuffo vero e proprio nella vita quotidiana dell’antica Roma, lontano dalla folla e dal caos della Capitale.
Sorge a pochi chilometri di distanza dalla costa romana, quindi perfetto per concedersi un bagno rigenerante in mare dopo la visita, e si estende su oltre 40 ettari. Qui si possono esplorare rovine di case, templi, teatri, terme e persino un antico porto fluviale. Ma ad essere del tutto onesti, quello che molti non notano subito e che, nei fatti, sorprende maggiormente sono i mosaici e gli affreschi, incredibilmente ben conservati, che raccontano la vita di una civiltà vivace e raffinata.
La comodità dell’accesso, con mezzi pubblici ben collegati da Roma, rende Ostia Antica una meta ideale per una gita di mezza giornata o una pausa culturale durante le giornate estive. Il vantaggio principale è poter camminare tra le pietre millenarie in tranquillità, senza la calca dei siti più noti, mentre l’unico neo è la mancanza di molte strutture ricettive o punti ristoro direttamente nel parco (c’è solo un piccolo bar nei pressi dell’ingresso), che suggerisce di portare con sé acqua e snack, soprattutto nelle giornate calde.
Riserva Naturale di Posta Fibreno, un luogo tutto da scoprire
A più o meno un’ora di distanza da Roma, la Riserva Naturale di Posta Fibreno è un gioiello nascosto caratterizzato dalla presenza di un lago cristallino e di sorgenti naturali che lo alimentano. L’acqua limpidissima, talmente trasparente da permettere di osservare chiaramente la flora e la fauna acquatica, è solo una delle peculiarità che invita i visitatori a raggiungerlo per fare una fuga dalla routine, con sentieri facili e ben curati che si snodano tra boschi di faggi e castagni.
Molto interessante è anche la presenza di un antico mulino ad acqua restaurato, che aggiunge un tocco di storia rurale al paesaggio naturale. I visitatori, da queste parti, possono scoprire l’isola galleggiante “La Rota”, uno spettacolo naturale citato persino da Plinio, che galleggia al centro del lago, intraprendere il Sentiero Benessere recentemente inaugurato per passeggiate rilassanti a ridosso delle sorgenti e fare immersioni e pedalò.
La riserva offre anche aree picnic attrezzate, ma è bene sapere che in alta stagione può diventare affollata nel weekend.
Il Lazio vanta anche delle isole straordinarie, tra cui l’imperdibile Ponza. Di origine vulcanica, prende vita a circa 33 chilometri nautici dalla costa di Formia, nel cuore del Mar Tirreno, e incanta con le sue scogliere a picco, calette nascoste e un mare di un blu intenso difficile da dimenticare.
Nonostante in alcuni periodi sia molto affollata, Ponza conserva un fascino autentico. Il merito è del suo un centro storico pittoresco con viuzze strette, piazzette animate e ristoranti di pesce che raccontano storie di pescatori locali. Gli amanti del mare qui trovano il paradiso: spiagge come Cala Feola, Chiaia di Luna (anche se si può ammirare solo da lontano) e Frontone mettono a disposizione acqua limpida e fondali che sono eccezionali per fare snorkeling e immersioni.
Tra le altre cose, da queste parti si possono noleggiare piccole barche per esplorare grotte marine e angoli inaccessibili a piedi, in modo da vivere la sensazione che il tempo si sia davvero fermato.
Poi ancora San Felice Circeo, borgo sospeso tra mare e storia, dove terrazze panoramiche affacciate sul Golfo e vicoli medievali convivono con la natura selvaggia del promontorio. Qui tutto è bellissimo, ma a meritare una menzione d’onore è soprattutto la Cala dei Pescatori (o Spiaggia del Pescatore), una piccola insenatura nascosta e tranquilla che si specchia su un mare limpido, con fondali bassi perfetti per fare snorkeling tra banchi di pesci e praterie di Poseidonia.
Si trova proprio ai piedi della Torre Fico e regala un colpo d’occhio spettacolare, incorniciata dalla macchia mediterranea del Parco del Circeo. Non ci sono stabilimenti, quindi è meglio arrivare attrezzati e anche presto nei fine settimana perché la caletta è piccola e si riempie in fretta.
Le persone del luogo la amano per la sua atmosfera autentica e per le caverne marine nei dintorni, come la Grotta delle Capre, accessibili solo via mare.
Altrettanto affascinante è il Lago di Bracciano, uno di quegli angoli in grado di emozionare per equilibrio tra natura, storia e qualità della vita. Non è un caso, infatti, che sia uno dei pochi bacini in Italia dove è vietata la navigazione a motore. Ciò fa sì che l’acqua sia talmente pulita da essere utilizzata persino come riserva idrica per Roma.
Di origine vulcanica, ha una forma quasi circolare e una superficie di circa 57 km², con profondità che sfiora i 160 metri. Lo circondano tre borghi affacciati direttamente sulle rive, Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano, ognuno con una personalità diversa: Bracciano è dominato dall’imponente Castello Orsini-Odescalchi, Anguillara ha il fascino un po’ decadente dei vicoli a picco sul lago, mentre Trevignano è il più elegante e rilassato, con un bel lungolago curato e tanti ristorantini di pesce.
Pur essendo frequentato tutto l’anno, in estate è il top per chi cerca un luogo balneabile non lontano dalla Capitale (circa 40 km) dove stendere un telo sull’erba o sulla spiaggia di sabbia vulcanica e nuotare in acque calme e fresche. Chi lo conosce bene sa che i tramonti visti da Trevignano sono tra i più belli della regione, e che in zona si trovano trattorie che servono il coregone, pesce tipico del lago, e l’anguilla alla brace.
Infine le Cascate di Monte Gelato, nel cuore del Parco Regionale della Valle del Treja, tra i comuni di Mazzano Romano e Calcata, a circa 50 km a nord di Roma. Da queste parti il fiume Treja, che sfocia nel Tevere, scorre su antiche colate di basalto vulcanico dando vita a una serie di piccole cascate immerse in un paesaggio tranquillo e bucolico, circondato da boschi, sentieri e radure ideali per una pausa all’ombra.
È uno di quei posti che i romani conoscono bene, soprattutto per le gite domenicali fuori porta: facile da raggiungere, gratuito e adatto anche alle famiglie con bambini. Il momento migliore per andarci, in modo da evitare la calca, è certamente la mattina presto (specie nei weekend estivi).
Il sentiero che porta alle cascate è semplice e adatto a tutti, e lungo il cammino si incontra un vecchio mulino restaurato, tracce archeologiche romane e tanta natura rigogliosa. Un piccola ma interessante curiosità: la Cascate di Monte Gelato sono state il set di decine di film italiani, da Bud Spencer a Fantozzi.
Il Lazio è una regione famosissima in tutto il mondo, e il merito è certamente della presenza di Roma. Tuttavia, allontanandosi un po’ dalla terraferma, questo territorio mostra un lato diverso, meno noto di quello della Capitale ma altrettanto affascinante: le sue isole.
Da queste parti, tra mare cristallino, scogliere selvagge e borghi che sembrano rimasti fermi nel tempo, si nascondono piccoli paradisi che, in alcune circostanze, sono lontani dal caos. Ponza, Ventotene, Palmarola e le altre gemme dell’arcipelago laziale offrono un’esperienza autentica, fatta di silenzi, tramonti infuocati e un ritmo che sa di estate vera. Ecco quali sono le migliori isole della regione in cui andare durante la bella stagione.
Ponza, la regina dell’estate
Definire Ponza un’isola è quasi riduttivo: è un mondo a sé, sospeso tra il profumo intenso di timo selvatico e il suono delle onde che si infrangono sulle sue scogliere di tufo rosa. Situata a circa 36 miglia nautiche dalla costa di Anzio, nel cuore dell’arcipelago pontino, si apre come un anfiteatro naturale sul mare, con calette nascoste che sembrano create per chi cerca un angolo tutto per sé.
Il modo migliore per esplorarla è perdendosi nei vicoli di Le Forna, il borgo meno turistico, dove le case color pastello si mescolano a una vita quotidiana fatta di pesca, piccoli mercati e chiacchiere all’ombra degli ulivi. Qui il mare è particolarmente trasparente e le spiagge, come Cala Feola o Frontone, sono un’oasi di tranquillità lontana dai circuiti più battuti.
Decisamente interessante è anche la cosiddetta “Grotta della Maga Circe”, nascosta sotto Punta della Guardia, accessibile solo con una piccola barca o a nuoto per chi si sente coraggioso. Un luogo bellissimo e avvolto da una curiosa leggenda: si narra che l’energia del mare sia così potente da far dimenticare il mondo fuori.
Ponza, tuttavia, non è solo mare perché l’isola nasconde anche un patrimonio storico affascinante, dalla vecchia tonnara (attualmente non visitabile), simbolo di un’economia che oggi è solo un ricordo, alle rovine romane sparse sul territorio. Senza contare il vino locale, il bianco di Ponza, che gli abitanti del luogo custodiscono gelosamente e che verrà offerto in ogni cena, come un brindisi all’autenticità.
È bene sapere, tuttavia, che in alta stagione può diventare molto affollata, con traffico e difficoltà a trovare parcheggio o alloggio senza prenotare con largo anticipo.
C’è poi la graziosa Ventotene, un piccolo gioiello a circa 28 miglia nautiche da Formia. Nonostante abbia dimensioni di meno di 2 km quadrati, qui c’è una storia che pesa più di un continente. Lontana dal chiasso di Ponza, Ventotene ha quel ritmo lento che avvolge appena si scende dal traghetto, come un respiro profondo dopo giorni di città.
Le sue minute dimensioni possono però far incontrare alcune difficoltà: i servizi sono limitati, soprattutto fuori stagione, e per trovare un alloggio è fondamentale prenotare mesi prima.
L’isola non è fatta per chi cerca spiagge affollate o locali notturni sfrenati, ma per chi desidera entrare in sintonia con il mare e la terra, scoprire la storia nascosta dietro ogni angolo. Nel corso della sua storia, Ventotene è stata colonia romana, prigione e luogo di esilio: i resti di Villa Giulia, l’antica residenza imperiale, raccontano di imperatori e prigionieri, di destini intrecciati al mare che la circonda.
La vera magia però sta nei dettagli, come le piccole calette raggiungibili solo a piedi o via mare, dove l’acqua è così limpida da far sembrare di nuotare in una piscina naturale. Cala Rossano e Cala Nave sono due di queste perle, perfette per chi vuole isolarsi senza perdere un briciolo di bellezza.
E poi c’è la gente di Ventotene, schietta e accogliente, che racconta della pesca che ancora oggi è parte della vita quotidiana, delle vecchie tradizioni e del vino locale, il bianco di Ventotene, meno noto ma altrettanto intenso come quello di Ponza.
Un luogo davvero sorprendente è Palmarola, soprattutto quando si pensa di aver già visto tutto. Situata a pochi chilometri da Ponza, è un angolo del Lazio dove il tempo sembra essersi fermato, incorniciato da scogliere a picco e insenature selvagge che il turismo di massa non ha mai sfiorato. Selvaggia e riservata, è priva di strade asfaltate e villaggi brulicanti di gente.
L’unico modo per esplorarla è seguire i sentieri che si arrampicano tra macchia mediterranea e rocce bianche, oppure arrivare dal mare, navigando intorno alle sue grotte profonde e calette isolate. I pescatori del posto sono soliti raccontare che qui le acque sono tra le più cristalline del Tirreno, perfette per lo snorkeling e le immersioni, e non è un caso che molti le considerino un piccolo paradiso sommerso.
Poi ci sono le grotte, come quella del Bue Marino e la Cattedrale, due cavità naturali che lasciano senza parole, con giochi di luce, acqua trasparente e pareti scolpite dal tempo. Palmarola è anche un rifugio per uccelli migratori e una riserva naturale protetta, il che significa che ogni passo va fatto con rispetto, assaporando il silenzio e l’aria pulita.
Anche se ufficialmente parte dell’arcipelago pontino, a Zannone pare di essere atterrati su un altro pianeta. Si fa spazio a nord-ovest di Ponza, a meno di mezz’ora di barca, ed è l’unica isola del gruppo completamente disabitata e protetta. Essa, infatti, “appartiene” al Parco Nazionale del Circeo, e non ci sono bar, ombrelloni o comfort di qualsiasi tipo.
Zannone è piccola, poco più di un chilometro quadrato, ma è uno di quei posti in cui ogni metro racconta qualcosa. Le sue foreste di lecci, i sentieri scavati nella roccia, le scogliere che cadono a picco sul mare la rendono un paradiso per chi ama il trekking, l’osservazione naturalistica o, semplicemente, il vuoto lasciato dall’assenza umana.
Il territorio è anche avvolto da numerose leggende, come quella della villa abbandonata in cima all’isola, un tempo rifugio di una famiglia nobile francese negli anni ’60 e ’70, poi lasciata al suo destino. Dicono che lì dentro il tempo si sia fermato, tra resti di mobili, pareti scrostate e il rumore costante del vento.
Per arrivarci serve il permesso del Parco e spesso una guida, ma vale la pena, anche perché il panorama che si apre dalla sommità è uno dei più incredibili del Tirreno.
Zannone non è per tutti perché non offre comodità. Chi viene qui però ha l’opportunità di vivere un’esperienza cruda e profonda, quasi spirituale. È l’isola per chi desidera il silenzio assoluto e il contatto diretto con la terra e il mare.
Gli etruschi rappresentavano un popolo unico nella penisola italica, diversi da tutti gli altri per lingua, costumi e cultura. In Italia, di insediamenti etruschi ne abbiamo diversi, in particolare in Umbria, Toscana e Lazio. Ed è proprio in quest’ultima regione che sono stati fatti ritrovamenti eccezionali durante gli scavi condotti nella necropoli di Caiolo, situata nell’area archeologica di San Giuliano a Barbarano Romano, in provincia di Viterbo.
Qui, davanti allo stupore del team di archeologi e ricercatori, è emersa una tomba ancora intatta, databile alla fase finale dell’epoca orientalizzante, alla fine del VII secolo a.C.
La scoperta della tomba etrusca completamente intatta
Tra le antiche culture che hanno abitato nel Mediterraneo, quella etrusca è sicuramente una delle più affascinanti ed enigmatiche. Nel nostro Paese vantiamo tanti luoghi dov’è possibile scoprirla e, uno di questi, è la Necropoli di Caiolo, tra i cimiteri etruschi più significativi dell’Italia centrale. Qui, tra le sue tombe, tra le quali spicca la più grande “Tomba della Regina” risalente al V secolo a.C., ne è emersa una completamente intatta che rappresenta una scoperta eccezionale.
Durante la campagna di scavo condotta dalla Baylor University, in collaborazione con un consorzio italiano composto da diversi ministeri della cultura, insieme ad autorità locali e funzionari del parco, è stata portata alla luce una camera funeraria intatta, contenente vasi ceramici finemente decorati nello stile etrusco-geometrico. La tomba contiene anche un letto funerario, una bacinella e diversi oggetti funerari in bronzo.
Secondo gli archeologi, la tomba risale alla fine del VII secolo a.C. e sta offrendo nuove informazioni sulle usanze funerarie e sulla struttura sociale degli Etruschi. Come ha dichiarato Barbara Barbaro, funzionaria archeologa della Soprintendenza: “È molto raro trovare una tomba intatta. Da qui la natura eccezionale di questa scoperta. Un contesto intatto non è solo fondamentale per la conservazione, ma anche perché ci offre una visione completa della vita attraverso il rituale della morte”.
L’importanza della Necropoli di Caiolo
Quella di Caiolo è una necropoli importantissima per conoscere la cultura etrusca in Italia, un sito archeologico che riserva sempre incredibili sorprese. Nel 2024, infatti, si sono concluse le operazioni di scavo e restauro presso la “Tomba della Salamandra”, la quale ha restituito un monile di pregio: uno scarabeo in corniola rossa, inciso con la figura di un guerriero a cavallo armato di lancia, databile al IV secolo a.C.
La Necropoli di Caiolo prende il nome dal colle su cui si estende e rappresenta una delle testimonianze più ricche e articolate della civiltà etrusca. Qui, oltre alla già citata Tomba della Regina, ci sono altre strutture interessanti come la Tomba del Cervo, la Tomba dei Letti, con quattro letti funebri destinati a due adulti e due bambini, e la Tomba della Cuccumella.
Si tratta di un patrimonio archeologico di pregio, dove gli scavi e le indagini vengono condotte dalla Baylor University of Texas su concessione del Ministero della Cultura sotto la direzione di Davide Zori e in stretta collaborazione con la Soprintendenza.
Gli amanti dei sentieri outdoor, delle escursioni nella natura e dei percorsi sotterranei si emozioneranno scoprendo il percorso delle grotte di Pastena nel Lazio. In provincia di Frosinone si trovano sentieri che danno modo di esplorare il “cuore” della terra, tra cascate e sale che lasciano a bocca aperta. Uno dei luoghi più sorprendenti della regione ma senza effetti speciali.
Le grotte di Pastena
Le grotte si trovano nel Parco Naturale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, in provincia di Frosinone. Sono state scoperte nel 1926 e da allora continuano a stupire chiunque ci metta piede. Appena entri ti accoglie una penombra magica, un fresco piacevole (anche d’estate) e un silenzio rotto solo dal rumore dell’acqua. Ti muovi tra stalattiti e stalagmiti che sembrano sculture vive: alcune ricordano animali, altre alberi, altre ancora… ti lascio immaginare. Sarà la tua fantasia a completare il quadro.
Questa non è una visita qualsiasi. È un viaggio nel tempo, nello spazio e nella fantasia. I bambini (e anche tu, diciamolo) si divertono a riconoscere forme strane nella roccia: c’è chi vede un elefante, chi un gelato, chi una mummia, una medusa o un polipo. E non è solo gioco: è anche scoprire come la natura, goccia dopo goccia, riesce a creare arte. Il percorso dura circa un’ora, è guidato e super accessibile. Ci si muove in sicurezza tra luci soffuse, salette nascoste e scorci spettacolari.
iStockLe grotte di Pastena nel Lazio offrono un percorso escursionistico adatto a tutti
Le sale delle grotte di Pasena
Appena varchi l’ingresso delle Grotte di Pastena, ti ritrovi subito in un luogo che sembra un set cinematografico. Ma qui tutto è autentico, modellato dalla natura in milioni di anni. Ogni sala ha la sua personalità, il suo stile, la sua storia da raccontare.
Salone d’ingresso
La tua avventura parte da un salone maestoso, lungo 80 metri, alto 20 e largo circa 25. Non è un caso se durante la Seconda guerra mondiale fu scelto come rifugio e quartier generale: questo androne naturale ti fa subito sentire minuscolo. Le pareti raccontano di ere geologiche lontanissime, quando qui si formavano fossili di Rudiste e Gasteropodi. Niente stalattiti in vista: l’acqua qui scorreva troppo veloce per lasciarle formare. E proprio sotto la passerella c’è il Fosso Mastro, un torrente che durante le piogge si risveglia e si tuffa nell’inghiottitoio, l’attuale accesso alla grotta.
Camminando nel Corridoio Franchetti, la luce artificiale ti guida tra pareti piene di concrezioni e colate di calcite, alcune limpide come vetro, altre mescolate al limo. Qui puoi anche vedere tracce di vere “piene” che hanno invaso in passato la grotta, come le bolle d’aria compressa che segnano la volta. La strada ti porta alla Sala del salice piangente, dove una spettacolare colonna sembra proprio un albero triste, nato dall’incontro tra una stalattite e una stalagmite. E guarda bene le pareti: noterai formazioni strane, quasi sferiche, chiamate concrezioni da splash, nate dagli schizzi d’acqua.
Galleria delle meraviglie e sala delle colonne
Poi entri in una zona dove il tempo sembra essersi fermato: la galleria delle meraviglie, priva di stillicidio, ma piena di formazioni calcifiche “morte”, ti conduce verso una delle sale più belle in assoluto: la cala delle colonne. Qui l’arte naturale raggiunge l’apice. Le colonne, massicce e antichissime, si sono formate dall’unione tra stalattiti e stalagmiti… e poi hanno deciso di crescere anche in orizzontale! Il soffitto è segnato da macchie scure di guano: i pipistrelli qui sono di casa.
Attraverso uno stretto passaggio, arrivi alla parte più alta della grotta: la sala dei pipistrelli. Oltre alla fauna cavernicola (pipistrelli, ortotteri e altre specie), qui trovi anche tracce della forza dell’acqua: una stalattite spezzata ti racconta di un antico laghetto alimentato da inghiottitoi ancora attivi. Questa zona è un vero regno per la biodiversità e, sì, anche un po’ per l’immaginazione.
Sala delle diramazioni
L’ultima tappa è la Sala delle diramazioni, dove la grotta si biforca. Da una parte si risale verso la Sala dei Pipistrelli, dall’altra torni verso la galleria delle meraviglie. Fermati un attimo ad ammirare la colata a forma di testa di elefante: la parte chiara è calcite pura, mentre quella scura è arricchita da ossidi di ferro e manganese. Un vero capolavoro firmato dalla natura.
Se vuoi allungare la gita, fai un salto a Collepardo, a pochi chilometri da Pastena. Anche qui trovi grotte piene di fascino, chiamate grotte dei bambocci per le forme bizzarre delle stalattiti, così simili a volti e animali da sembrare scolpite a mano.
E poi c’è il pozzo d’Antullo: una voragine enorme (oltre 140 metri di diametro) con una vegetazione lussureggiante sul fondo. Secondo una leggenda, è nato quando alcuni contadini, disubbidendo alla Madonna dell’Assunta, hanno continuato a lavorare anche nel giorno di festa… e la terra li ha inghiottiti. O almeno così si dice.
Già che ci sei, passeggia nel centro storico di Pastena. È piccolo, tranquillo e pieno di atmosfera. C’è un castello, stradine acciottolate e quella vibe da borgo autentico che ti fa venir voglia di fermarti a mangiare qualcosa in una trattoria tipica. Nei mesi estivi poi il paese si anima con eventi, sagre e spettacoli. Se capiti tra giugno e settembre, potresti beccare uno degli appuntamenti nel parco delle grotte, tra musica, natura e relax.
Dove si trovano le grotte di Pastena e come raggiungerle
Se parti da Roma, ci metti circa un’ora in auto. Basta prendere l’A1 fino all’uscita di Ceccano, poi seguire le indicazioni per Castro dei Volsci e infine per Pastena. Le grotte sono ben segnalate e c’è un comodo parcheggio. In alternativa puoi arrivare in treno fino a Frosinone o Ceccano e da lì proseguire in bus o taxi. Però, diciamolo, con la macchina sei molto più libero di girare anche i dintorni. Insomma, si tratta di un luogo magico ricco di potenziale da esplorare in famiglia (anche con i bambini). Con una guida, si scopriranno tutti i dettagli e le curiosità su ogni sala muovendo in sicurezza.
Profumo di birra artigianale, strade vestite di fiori, rievocazioni in costume, concerti all’alba e sapori che raccontano le tradizioni locali: il weekend del 27-29 giugno 2025 si preannuncia esplosivo. E se state cercando un’occasione per partire, fare una gita fuori porta o semplicemente vivere qualcosa di speciale, sappiate che questo fine settimana vi mette davanti a una valanga di eventi sparsi tra Lazio, Umbria, Marche ed Emilia-Romagna.
Dalle spiagge di Tarquinia ai canali di Comacchio, passando per i borghi fioriti della Sabina e le note all’alba in Franciacorta, ecco il meglio di questo weekend in giro per l’Italia.
Fermento a Tarquinia Lido: 16 birrifici, street food e mare
Sedici birrifici artigianali, street food da urlo, dj set e concerti in riva al mare. Serve aggiungere altro? Il 27 e 28 giugno il Lido di Tarquinia (VT) si trasforma nel cuore pulsante della birra artigianale con Fermento, il festival diffuso che celebra l’eccellenza brassicola del Lazio e della Tuscia.
Invece del classico villaggio fieristico, qui si passeggia tra stabilimenti balneari e locali sul lungomare, con otto postazioni che ospitano i birrifici: da Jungle Juice a Ritual Lab, da Linfa a Vento Forte, ognuno con una selezione delle proprie etichette più iconiche. E per non far mancare nulla al palato, c’è anche un’offerta gastronomica firmata dai beach bar del Lido: panini, fritti, specialità locali pensate per accompagnare ogni pinta.
Musica live e dj set accompagneranno entrambe le serate, con apertura alle 19. Si entra con due formule: 15 euro per 8 degustazioni, oppure 10 euro per 4 assaggi. Sì, potete anche provare entrambe le opzioni… Nessuno vi giudica.
Leonessa e il Palio del Velluto: tre giorni nel cuore del Rinascimento
Leonessa (RI) fa un salto nel tempo e riaccende lo splendore rinascimentale con il Palio del Velluto, una delle rievocazioni storiche più coinvolgenti del Lazio. Dal 27 al 29 giugno, dame, cavalieri, tamburini e contrade si danno battaglia per conquistare lo stendardo dei “Sesti”, i sei storici rioni della città.
Taverne, cortei in costume, duelli, spettacoli e una città intera che si trasforma in teatro a cielo aperto. Se amate l’atmosfera delle saghe storiche, qui troverete un mix perfetto di adrenalina, folklore e sapori del passato (con tanto di piatti rinascimentali rivisitati).
Da segnare in agenda anche la suggestiva “Scelta del Drappo” e la Giostra dei Tamburi, che anticipano il weekend del Palio. Un’esperienza da vivere, con smartphone carico per immortalare ogni dettaglio.
Poggio Moiano in fiore: l’Infiorata del Sacro Cuore
Nella Sabina Reatina si celebra la bellezza con petali e tradizioni. A Poggio Moiano, dal 27 al 29 giugno, va in scena l’Infiorata del Sacro Cuore, una tre giorni che trasforma il borgo in un tappeto floreale gigante.
Il programma mescola arte e fede: tra mostre, musei a cielo aperto, sfilate di sbandieratori, acrobati e mangiafuoco per la “Notte di meraviglie” e la sagra dell’olio d’oliva, Poggio Moiano diventa una vera esplosione di colori, profumi e magia. Un evento perfetto per le famiglie, i romantici, gli appassionati di fotografia e chiunque voglia prendersi una pausa tra bellezza e semplicità.
Concerto all’alba a Erbusco: musica, cielo rosa e colazione del Magüt
Per chi ama cominciare la giornata con poesia, musica e aria di collina, Erbusco (BS) propone uno dei momenti più suggestivi del weekend: il Concerto all’Alba, domenica 29 giugno alle 5:00 del mattino, con il duo Gianni Alberti (sax/clarinetto) e Fabio Gordi (pianoforte).
In un contesto naturale mozzafiato, il repertorio spazierà da Piazzolla a Morricone, passando per Gershwin e Iturralde. E al termine, la Pro Loco offrirà ai partecipanti la “colazione del Magüt”, per rendere l’esperienza ancora più autentica e condivisa.
Ingresso a offerta libera, prenotazione obbligatoria. Il check-in apre alle 4:45 (sì, anche il cielo avrà messo la sveglia). Consigliatissimo portarsi un telo e una giacca leggera, la magia è garantita.
Focus Assaggi a Corese Terra: gusto, olio DOP e storie di territorio
Per chi ha il palato fino e l’anima da foodie, Corese Terra (RI) è la tappa perfetta del venerdì sera. Il 27 giugno alle 20:00 torna l’appuntamento con “Focus Assaggi”, la rassegna gratuita che valorizza i prodotti DOP e IGP del Lazio con degustazioni guidate da esperti ONAF.
Il terzo incontro di “S’abbina bene” sarà ospitato dall’Università Agraria e promette una vera immersione nel patrimonio agroalimentare della Sabina: mozzarella di Bufala Campana DOP, prosciutto di Amatrice IGP, salumi amatriciani, panzanella romana, il tutto abbinato agli oli Sabina DOP e Roma IGP, accompagnati da vini laziali selezionati.
Un’occasione unica per capire (e assaggiare) il vero significato delle etichette di qualità. L’ingresso è gratuito ma su iscrizione: andate sul sito ufficiale e prenotatevi, i posti sono limitati, le delizie no.
Carnevale estivo a Comacchio: maschere, barche e fuochi sull’acqua
Chi ha detto che il Carnevale si festeggia solo a febbraio? A Comacchio, la “piccola Venezia” del Delta del Po, sabato 28 giugno torna il Carnevale estivo sull’acqua, tra maschere, danzatori e dodici barche a tema che scivolano lungo i canali storici.
L’evento, organizzato dalla Cooperativa Girogirotondo, è una festa comunitaria che unisce artigiani, musicisti, sarte e volontari in un grande spettacolo galleggiante. Le imbarcazioni, spinte a paradello, renderanno omaggio anche ai 30 anni di Ferrara Patrimonio Unesco e ai 10 anni della riserva MaB Delta del Po.
Alle 21.00 si parte dai Trepponti, monumento simbolo della città, e si va avanti fino a mezzanotte, quando lo show si conclude con uno spettacolo piromusicale da batticuore. Evento gratuito e consigliatissimo anche per famiglie con bambini.
Brodetto Show a Porto Recanati: zafferano, quiz e grandi chef
Il Brodetto alla Portorecanatese De.Co. ha una marcia in più: niente pomodoro, solo pesce fresco e zafferano. A Porto Recanati (MC), questo piatto diventa protagonista assoluto del Brodetto Show, in programma domenica 29 giugno dalle 18:30 in piazza Brancondi.
Ufficio StampaEdizioni passate del Brodetto Show
Un evento tra showcooking, storytelling, quiz con il pubblico e piatti-sorpresa. Sul palco ci saranno la giornalista Sara Santacchi e Marco Ardemagni di “Paparazzi” (Rai Italia), mentre gli chef dell’Accademia del Brodetto delizieranno i presenti con assaggi e aneddoti.
Il format interattivo è parte del Grand Tour delle Marche e porta in scena l’identità gastronomica della costa adriatica. Ingresso libero e palato felice assicurato.
“Scoperte in Vigna Solidale”, generosità tra le colline di Torrecuso
Sabato 28 giugno, tra i vigneti del Sannio, va in scena la prima tappa di Scoperte in Vigna Solidale, iniziativa ideata dai Divulgatori Enoturistici di Nico Falanghi con il supporto della storica Cantina Iannella 1920 e del gruppo “Gli Amici di Scoperte in Vigna”.
Un evento speciale che unisce enoturismo e solidarietà: a bordo di spider e cabriolet messe gratuitamente a disposizione, gli anziani della Casa Albergo “Cardinale Camillo Mazzella” attraverseranno le campagne di Torrecuso in un tour tra le contrade, respirando la bellezza della natura e il calore della comunità.
Elmas in Festa celebra San Pietro nella laguna di Giliacquas
Domenica 29 giugno, Elmas in Festa 2025 entra nel vivo con la Festa di San Pietro, uno degli appuntamenti più attesi della rassegna lagunare. Alle 18.00, dalla piazza della Chiesa partirà la processione in onore del patrono dei pescatori, che si concluderà nella suggestiva Piazzetta della Laguna, dove alle 19.00 verrà celebrata la Messa all’aperto.
A seguire, alle 20.00, una cena comunitaria in via Ugo Bassi riunirà abitanti e visitatori in un momento conviviale dal forte valore simbolico. La festa, organizzata dal Comune di Elmas con la collaborazione delle associazioni del territorio, rinnova il legame tra la comunità e la propria identità marinara in uno scenario naturale di rara bellezza.
Borghi DiVino a Tempio Pausania
Dal 27 al 29 giugno 2025, Borgo diVino torna a Tempio Pausania, nel cuore della Gallura, per un fine settimana dedicato al vino, ai sapori locali e alla musica dal vivo. In uno dei borghi medievali più suggestivi della Sardegna, sarà possibile degustare eccellenze enologiche come il Vermentino di Gallura DOCG, il Cannonau, il Muristellu e il Nebiolo di Luras, insieme a tante altre etichette provenienti da tutta Italia.
L’evento è a ingresso libero, ma per partecipare alle degustazioni serve acquistare un voucher da 18 euro (in loco o online), che dà diritto a 8 assaggi. Le specialità gastronomiche saranno acquistabili direttamente sul posto, dove ci sarà anche tantissima musica. Il tutto si svolgerà tra vicoli e piazze ricche di fascino, con la possibilità di scoprire anche luoghi simbolo del territorio come il Nuraghe Majori, la Cattedrale di San Pietro e Piazza Faber.
Se siete alla ricerca di una vacanza estiva che unisca bellezza, autenticità e budget contenuto, il Lazio, regione, incastonata tra il Mar Tirreno e l’Appennino centrale, è uno dei posti italiani più indicati. Custode di piccoli borghi, spiagge tranquille, laghi vulcanici e aree naturali ancora poco battute dal turismo di massa, è una destinazione da prendere in considerazione anche se si desidera scoprire un’Italia più autentica.
Certo, il modo migliore per evitare di spendere una fortuna è sempre quello di prenotare in anticipo (e se possibile evitare l’alta stagione), ma certamente in alcune località di questo angolo del nostro Paese i prezzi rimangono più contenuti rispetto ad altre zone. Scopriamo insieme dove trascorre un’estate low cost nel Lazio.
Estate a Santa Severa
Santa Severa, frazione balneare di Santa Marinella, si trova a circa 50 km da Roma, lungo la panoramica via Aurelia. Diventata famosa negli anni passati perché il castello che si affaccia sulla sua spiaggia è stato il set cinematografico di “Tre metri sopra il cielo”, può rivelarsi davvero una delle mete di mare più affascinanti ed economiche del Lazio per l’estate 2025.
L’acqua è pulita, la sabbia dorata e a render il tutto ancora più speciale c’è il suo skyline su cui si staglia questo maniero risalente al XIV secolo. Offre ampi tratti di spiaggia libera e stabilimenti con lettini a partire da 8 euro, fino a circa 30-35 euro nei weekend, con opzioni family-friendly, chioschi sul mare e, qualora lo desideraste, anche più costose.
Si raggiunge facilmente in treno da Roma con meno di 5 euro, ed è quindi indicata anche per chi viaggia senza auto. Per chi vuole vivere un’esperienza unica nel suo genere, a disposizione per dormire c’è un ostello ospitato direttamente all’interno del castello stesso, con camere a partire da 60 euro a notte. In alternativa, si può optare per B&B e appartamenti, che in zona si trovano anche sotto i 60-70 euro.
A pochi passi si possono esplorare le saline e la Riserva Naturale di Macchiatonda, passeggiare sui sentieri dei Monti della Tolfa o godersi un aperitivo al tramonto sulla sabbia.
iStock@ValerioMeiVeduta di Santa Severa con il suo castello
Trevignano Romano, un’estate al lago
Chi al mare preferisce l’acqua dolce può optare per Trevignano Romano, borgo incastonato sulla riva nord del Lago di Bracciano a circa 50 km da Roma. Un luogo in grado di rendere felici tutti i suoi visitatori, in quanto combina bellezza naturale, storia e prezzi accessibili. In più, il paese ha ottenuto la Bandiera Blu per la pulizia delle acque e la Bandiera Arancione per la qualità dei servizi e l’ambiente.
I bed & breakfast locali partono da circa 60-80 euro a notte, mentre gli hotel economici costano in media 75-105 euro. Alcuni appartamenti e case vacanza offrono soluzioni da 50 euro (ma vanno prenotati con largo anticipo), fino a 100-140 euro per famiglie. Il lago è balneabile e gratuito, l’area è perfetta per nuoto, vela e wind‑surf, e chi ama camminare può salire alla Rocca Orsini per una vista spettacolare.
Soluzioni piuttosto accessibili nel Lazio si trovano anche se, al caldo tipico della stagione, si preferisce un po’ di fresco montano. Basta scegliere come destinazione di viaggio Monte Livata, a solo un’ora da Roma e nel cuore del Parco Naturale dei Monti Simbruini. Da queste parti i visitatori possono trascorrere le loro vacanze a contatto con una natura incontaminata in cui fare numerose attività all’aria aperta, come escursioni a piedi, in mountain bike o a cavallo, tiro con l’arco, rafting sul fiume Aniene e il divertente Fun Bob, una slittovia su rotaie adatta a tutte le età.
Per gli amanti delle due ruote, le escursioni in e-bike sono disponibili a partire da 40 euro per 3 ore, con tariffe che salgono fino a 80 euro per 6 ore in alta stagione. Per il pernottamento, le opzioni variano da rifugi e ostelli con prezzi che vanno da 50 euro a notte, fino a 90–110 euro a notte per famiglie in B&B e appartamenti.
Non manca la possibilità di vivere esperienze immersive, con attività che spaziano dalla costruzione di rifugi alla raccolta di erbe commestibili.
iStockLa natura del Monte Livata
Scauri, economica e bella
Un’altra meta di mare del Lazio da prendere in considerazione per un’estate a basso costo è la bella Scauri, in provincia di Formia, dove potersi rilassare in un contesto fatto di mare cristallino, storia, natura e cultura. Situata lungo la costa tirrenica, è facilmente raggiungibile in treno o auto, con collegamenti diretti che rendono la località accessibile anche per chi non dispone di un proprio veicolo.
La località vanta spiagge sabbiose e acque limpide, con la possibilità di scegliere tra tratti di spiaggia libera e stabilimenti balneari. I prezzi per l’accesso ai lidi attrezzati variano, ma è possibile trovare soluzioni economiche, in quanto si aggirano intorno ai 15-20 euro al giorno per l’ingresso e l’uso di lettini e ombrelloni.
Per quanto riguarda il soggiorno, si trovano bed & breakfast e appartamenti in affitto con tariffe medie che variano dai 50 ai 70 euro a notte (in alta stagione tendono, chiaramente, a salire), costi che possono scendere ulteriormente prenotando con anticipo o scegliendo sistemazioni un po’ fuori dal centro. Anche i ristoranti locali propongono piatti di pesce e specialità tipiche a prezzi contenuti, con pasti intorno ai 15-20 euro a persona.
Oltre al mare, Scauri si distingue per il Parco Regionale Riviera di Ulisse, un’area naturale protetta dove è possibile fare passeggiate, escursioni in bici e godersi panorami emozionanti.
iStockSpiaggia e città di Scauri
A Bolsena per scoprire il più grande lago vulcanico d’Europa
Probabilmente non tutti ne sono a conoscenza, ma nel Lazio prende vita il lago vulcanico più grande d’Europa: il Lago di Bolsena. Situato nella bellissima provincia di Viterbo, è noto per le sue acque cristalline, le spiagge tranquille e i pittoreschi borghi che lo circondano. Non solo la stessa Bolsena, quindi, ma anche altri gioiellini come, per esempio, Montefiascone e Capodimonte.
Le opzioni per l’alloggio sono varie e adatte a diversi budget. Gli agriturismi e le case vacanza permettono di risparmiare sui pasti. I prezzi per due persone variano tra 60 e 170 euro a notte, a seconda della posizione e dei servizi offerti. Per chi preferisce un’esperienza più immersiva nella natura, i campeggi offrono piazzole da accaparrarsi con soli 10 euro a notte o poco più.
Il lago, tra le altre cose, è culla di numerose opportunità per trascorrere il tempo all’aria aperta. Le spiagge libere sono gratuite e ben curate, ideali per nuotare o prendere il sole. Per gli appassionati di sport acquatici, il noleggio di pedalò o canoe è disponibile a partire da 10 euro l’ora.
Marina di Montalto (frazione di Montalto di Castro), in provincia di Viterbo, se prenotata con anticipo può rivelarsi è una meta interessante per chi cerca una vacanza estiva economica, senza però rinunciare al mare e ai comfort. È facilmente raggiungibile in auto o treno, con collegamenti diretti e frequenti, e conserva un’ampia varietà di appartamenti a ville, con prezzi settimanali che spaziano dai 250 euro ai 1.350 euro, a seconda della tipologia e del periodo.
Per chi cerca soluzioni più economiche, sono disponibili anche case a partire da 300 euro a settimana, hotel e diversi campeggi. Montalto Marina si compone di ampie spiagge sabbiose e stabilimenti balneari attrezzati. I costi per il noleggio di un ombrellone e due lettini variano dai 19 euro ai 35 euro al giorno, a seconda dello stabilimento e del periodo. Per chi preferisce la spiaggia libera, ce ne sono grandi tratti e l’accesso è gratuito.
I ristoranti locali offrono piatti a prezzi contenuti ed esistono anche diverse opportunità di svago. È possibile praticare sport acquatici, fare escursioni nella natura circostante o visitare i siti archeologici della zona, come la meravigliosa Vulci, antica città etrusca e parco naturalistico. Molte attività sono gratuite o a basso costo, rendendo la vacanza ancora più conveniente. Ah, rimanete in spiaggia fino al tramonto, che è davvero uno dei più speciali che si possano ammirare in regione (e non solo).
Ci sono cammini che raccontano una terra meglio di qualsiasi guida turistica, e la Via Francigena è uno di questi. Percorrerla a piedi significa lasciarsi avvolgere da secoli di storia, immergersi in paesaggi che cambiano lentamente a ogni passo, attraversare borghi intatti e città d’arte, e vivere un’esperienza che è tanto fisica quanto interiore.
Nata come itinerario di pellegrinaggio verso Roma, oggi la Via Francigena è diventata una delle mete di trekking più amate in Europa. Il suo fascino sta nella varietà dei percorsi, che si snodano tra l’Inghilterra e l’Italia attraversando quattro Paesi e offrendo un’incredibile diversità di ambienti: dalle pianure della Champagne francese alle colline della Toscana, dai passi alpini svizzeri fino ai borghi medievali del Lazio.
Le origini e la storia della Via Francigena
La Via Francigena nasce come itinerario di pellegrinaggio in epoca medievale, ma affonda le sue radici in un tempo ancora più remoto, quando i Romani costruivano strade per collegare le province dell’Impero. Con la decadenza di Roma e l’avvento del Medioevo, molte di queste antiche vie furono riutilizzate per altri scopi, diventando rotte commerciali, militari e spirituali.
Il nome “Francigena” significa letteralmente “che viene dalla terra dei Franchi”, ed è proprio da quelle regioni – l’odierna Francia – che provenivano molti pellegrini diretti verso Roma, cuore della cristianità. La tappa che ha dato forma storica al percorso è contenuta in un documento fondamentale: il diario di viaggio dell’arcivescovo Sigerico di Canterbury, che nel 990 d.C. annotò le 79 tappe del suo ritorno da Roma all’Inghilterra dopo aver ricevuto il pallio dal Papa.
Il tracciato di Sigerico, da Roma a Canterbury, è considerato il nucleo originario della Via Francigena, ma già all’epoca esistevano varianti e diramazioni che si adattavano alle condizioni del terreno, alla sicurezza delle aree attraversate e alla disponibilità di ospitalità. A differenza del celebre Cammino di Santiago, che punta a un’unica meta finale, la Via Francigena era una via di andata verso Roma e successivamente, per alcuni, una via di ritorno verso casa, magari proseguendo fino al porto di Brindisi per imbarcarsi verso la Terra Santa.
Con l’età moderna e l’avvento di nuove vie di comunicazione, la Francigena perse progressivamente importanza. Solo negli ultimi decenni è stata riscoperta, mappata e valorizzata, grazie all’impegno di enti locali, associazioni e istituzioni europee. Oggi rappresenta non solo un cammino storico e religioso, ma anche un itinerario culturale europeo ufficialmente riconosciuto dal Consiglio d’Europa, simbolo dell’identità e della connessione tra i popoli del continente.
Il tratto italiano è quello più battuto e sviluppato dal punto di vista escursionistico, con una segnaletica ben curata, una fitta rete di accoglienza e un patrimonio paesaggistico e culturale straordinario. Oltre 1.000 chilometri di cammino attraversano sette regioni – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e infine il Lazio – fino a concludersi a Roma, presso la Basilica di San Pietro.
In Italia, la Francigena tocca alcune delle città più affascinanti del Paese: San Gimignano, Siena, Lucca, Viterbo, e tanti piccoli borghi in cui il tempo sembra essersi fermato. Il cammino alterna tratti collinari a pianure agricole, salite appenniniche e antiche vie lastricate, con un susseguirsi di paesaggi che offre varietà e bellezza a ogni tappa.
Le tappe italiane più belle
La Via Francigena, con i suoi oltre 2.000 chilometri, può sembrare un’impresa titanica. In realtà, è un cammino estremamente flessibile, che si può vivere anche in piccoli segmenti, a seconda del tempo e dell’esperienza disponibili. Ecco alcune delle tappe più belle in Italia:
San Quirico d’Orcia – Radicofani (32 km, 900 D+, 700 D-, 8h 30’): questa tappa attraversa i paesaggi spettacolari della Val d’Orcia, tra colline dorate e borghi incantati. Dopo il passaggio a Bagno Vignoni, celebre per la sua vasca termale centrale, si sale verso Radicofani, con il profilo imponente della sua rocca medievale che domina l’orizzonte.
Lucca – San Miniato (42 km, dislivello moderato, 2 tappe da circa 5h 30’ ciascuna): un percorso tra colline toscane, pievi e borghi storici. La partenza dalla città murata di Lucca è emozionante, e l’arrivo a San Miniato regala viste mozzafiato e un centro storico ricco di fascino.
Gran San Bernardo – Aosta (45 km, 200 D+, 1.800 D-, 2 tappe da 6h 30’): tappa spettacolare, in discesa lungo la Valle d’Aosta. Dalle atmosfere alpine del passo si scende tra vallate strette e panorami maestosi, attraversando piccoli villaggi e tratti di sentiero solitari.
Montefiascone – Viterbo (18 km, 250 D+, 500 D-, 4h 30’): tappa semplice ma suggestiva nel cuore della Tuscia. Si cammina tra strade antiche, fonti termali e panorami aperti, con arrivo nella bella Viterbo, dove le pietre raccontano secoli di storia medievale.
Pontremoli – Aulla (33 km, 950 D+, 1.100 D-, 2 tappe da circa 6h 30’): si attraversa la Lunigiana, regione ricca di boschi, castelli e borghi in pietra. Il cammino è vario e immerso nella natura, con continui saliscendi che mettono alla prova ma ripagano con la bellezza dei luoghi.
Queste sono solo alcune delle tappe più apprezzate dagli escursionisti. La Via Francigena offre anche la possibilità di percorrere interi tratti regionali, come quello toscano (da Lucca a Siena) o quello laziale (da Acquapendente a Roma), con una durata media di 7-10 giorni.
Le tappe europee della Via Francigena
Sebbene il tratto italiano sia il più noto e frequentato, la Via Francigena è, a tutti gli effetti, un grande cammino europeo che attraversa territori straordinari anche fuori dai confini italiani. Dall’Inghilterra alla Svizzera, passando per la campagna francese, ogni Paese regala al camminatore paesaggi unici, atmosfere diverse e un patrimonio culturale di grande valore.
Ecco alcune delle tappe più significative al di fuori dell’Italia, perfette per chi vuole vivere l’esperienza francigena in una dimensione più internazionale o semplicemente esplorare tratti meno battuti ma altrettanto affascinanti:
Canterbury – Dover (31 km, 400 D+, 450 D-, 7h): questa tappa segna l’inizio simbolico della Via Francigena, dalla Cattedrale di Canterbury fino alle scogliere bianche che si affacciano sulla Manica. Il cammino si snoda tra campagna inglese, villaggi tranquilli e dolci colline, con un’atmosfera bucolica. L’arrivo a Dover, con vista sul mare, apre lo sguardo verso l’Europa continentale.
Calais – Guînes (19 km, 60 D+, 40 D-, 4h): una delle prime tappe francesi, dopo l’approdo via traghetto. Si cammina tra canali, campi coltivati e silenzi rurali, in una regione di passaggio storicamente importante. È una sezione pianeggiante, perfetta per entrare gradualmente nel ritmo del cammino.
Reims – Châlons-en-Champagne (47 km, 220 D+, 210 D-, 2 tappe da 5h 30’): tratto suggestivo nella regione della Champagne, tra distese di vigneti e paesaggi ordinati. Reims, città delle incoronazioni reali, offre un patrimonio gotico straordinario. Le due tappe successive permettono di immergersi in una Francia lenta, tra villaggi e strade rurali.
Lausanne – Orbe (33 km, 520 D+, 450 D-, 7h 15’): in Svizzera il cammino si fa più movimentato, con saliscendi che attraversano colline, boschi e corsi d’acqua. Si parte da Lausanne, affacciata sul Lago di Ginevra, e si raggiunge Orbe, cittadina medievale dalla forte identità locale. Una tappa dal grande fascino naturalistico e storico.
Martigny – Gran San Bernardo (33 km, 1.850 D+, 450 D-, 9h 30’): una delle tappe regine dell’intera Francigena. La salita verso il Colle del Gran San Bernardo è lunga e impegnativa, ma regala emozioni uniche: dalle gole scavate dai ghiacci alle viste sui ghiacciai alpini. L’arrivo al celebre ospizio, a 2.473 m, è carico di storia e spiritualità.
Una delle grandi qualità della Via Francigena è la sua accessibilità logistica. Che tu voglia camminare per una settimana o solo per un weekend, puoi contare su un’organizzazione sempre più capillare, specialmente nel tratto italiano. Sapere come muoversi, dove dormire e quali strumenti utilizzare può fare la differenza tra un’esperienza faticosa e una pienamente godibile.
Dove dormire
Nel corso degli anni è nata una rete di ospitalità diffusa pensata per i pellegrini e i camminatori. Lungo il percorso si trovano:
Ostelli del pellegrino, spesso gestiti da associazioni o enti locali, con prezzi accessibili e spirito di condivisione;
B&B e agriturismi convenzionati, che offrono camere semplici ma accoglienti e spesso includono cena e colazione;
Monasteri, parrocchie o case canoniche, disponibili in alcune località per chi desidera un’accoglienza spirituale;
Strutture ricettive classiche (hotel, affittacamere) presenti soprattutto nelle città più grandi o nelle tratte turistiche come la Toscana.
La disponibilità può variare a seconda del periodo, perciò è consigliato prenotare in anticipo, specialmente nei mesi di maggiore affluenza (maggio-giugno e settembre).
La segnaletica
Il tratto italiano della Via Francigena è ben segnalato, con:
segnaletica bianca e rossa (standard CAI) o con il logo ufficiale della Via Francigena;
freccette adesive su pali e muri, soprattutto nei centri abitati;
bacheche informative nelle principali località di partenza o arrivo di tappa.
Per una navigazione più sicura e personalizzata, è utile dotarsi di:
tracce GPS scaricabili gratuitamente dal sito ufficiale viefrancigene.org;
app per cammini (come “Via Francigena”, “Sloways”, “Outdooractive”, “Komoot”);
guide cartacee aggiornate, ideali per chi preferisce avere una visione d’insieme e informazioni culturali.
Trasporti e accessibilità
Uno dei vantaggi della Francigena è che molti tratti sono facilmente raggiungibili in treno o autobus, permettendo di:
iniziare o terminare il cammino in qualsiasi punto;
tornare al punto di partenza se si viaggia in auto;
abbreviare tappe o saltare sezioni in caso di maltempo, stanchezza o necessità.
Le stazioni ferroviarie si trovano spesso nei pressi dei punti tappa (es. Lucca, Siena, Viterbo, Pavia), mentre gli autobus locali coprono anche tratte più periferiche.
La credenziale e il testimonium
Come per gli altri cammini storici, anche la Francigena prevede:
una credenziale del pellegrino, che serve come “passaporto” del cammino: ti permette di accedere alle strutture convenzionate e raccogliere timbri lungo la via;
il testimonium, un attestato ufficiale che si ottiene all’arrivo a Roma dopo aver percorso almeno gli ultimi 100 km a piedi o 200 km in bici.
Entrambi possono essere richiesti online o presso associazioni locali, centri di accoglienza e diocesi lungo il percorso.
Scegliere il momento giusto per mettersi in cammino è essenziale per vivere al meglio l’esperienza della Via Francigena. Essendo un itinerario molto lungo e variegato – dalle Alpi al Lazio passando per la campagna francese – le condizioni climatiche e ambientali cambiano sensibilmente da una regione all’altra. Tuttavia, ci sono due stagioni che emergono come le più adatte in assoluto: la primavera e l’inizio dell’autunno.
Durante la primavera i paesaggi sono rigogliosi, fioriti e ancora verdi, soprattutto in Toscana e nel Lazio. Le temperature sono miti e le giornate sempre più lunghe, ideali per coprire tappe anche di 6–7 ore senza soffrire il caldo. Attenzione, però, alle zone alpine o di alta collina (come il Passo del Gran San Bernardo o la Val d’Orcia nei primi mesi), dove potrebbe esserci ancora neve residua o fango.
L’autunno è un altro momento perfetto per mettersi in cammino: i colori del paesaggio iniziano a virare verso il giallo e il rosso, regalando panorami splendidi, specialmente nei tratti collinari. Il clima resta stabile e gradevole, ma meno torrido rispetto ad agosto. È anche il periodo della vendemmia e delle sagre locali, perfetto per assaporare la gastronomia del territorio lungo il cammino.
Il percorso è percorribile anche in estate e in inverno, ma queste stagioni potrebbero essere più difficili da gestire. In estate, è importante partire al mattino presto, scegliere tappe brevi e idratarsi spesso. In inverno, possono essere percorse solo le zone pianeggianti, in quanto quelle di montagna potrebbero essere impraticabili a causa della neve e del fango.
Cosa mettere nello zaino
Preparare lo zaino per il trekking sulla Via Francigena richiede equilibrio tra funzionalità e leggerezza. Uno zaino da 30–40 litri, ergonomico, con schienale traspirante e copertura antipioggia, è l’ideale per affrontare il cammino in autonomia. Le scarpe da trekking leggere o trail running sono l’elemento più importante: devono avere una buona suola, essere ben rodate e garantire comfort per lunghe distanze.
L’abbigliamento va scelto secondo il principio dei tre strati: magliette tecniche (almeno due), un pile, una giacca impermeabile antivento, pantaloni da trekking (meglio se convertibili), intimo traspirante e calze tecniche (almeno tre paia). Non devono mancare un cappello per il sole e, nelle stagioni fredde, uno scaldacollo o berretto.
Per l’igiene personale bastano sapone solido, un asciugamano in microfibra, salviette umidificate e una piccola selezione di farmaci e cerotti per vesciche, disinfettante e ago con filo. Tra gli accessori utili: bastoncini da trekking, borraccia o sacca idrica, torcia frontale, power bank, coltellino multiuso e sacchetti impermeabili. A livello tecnologico, è utile avere lo smartphone con app GPS o una guida cartacea affidabile.
Ricorda di portare con te documenti personali, tessera sanitaria, credenziale del pellegrino e una piccola quantità di contanti, poiché non tutti i borghi dispongono di sportelli bancomat. Infine, una regola fondamentale: non superare il 10% del tuo peso corporeo con lo zaino pieno. Cammin facendo, capirai che viaggiare leggeri è più di una necessità: è un modo di pensare.
Il cammino della Via Francigena verso il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco ha compiuto un importante passo avanti il 17 maggio 2025. In occasione del 4° Festival delle Regioni a Venezia, infatti, è stato firmato un protocollo d’intesa fondamentale tra il Ministero della Cultura italiano e le sette regioni attraversate dal celebre itinerario: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Questo accordo sancisce un impegno vero e concreto a sostenere la candidatura ufficiale del tratto italiano della Via Francigena, da nord a sud.
Il documento nasce dalla volontà condivisa di valorizzare un cammino che incarna la memoria storica europea e promuove un turismo lento, inclusivo e sostenibile, capace di generare benefici culturali, economici e ambientali per le comunità locali coinvolte lungo tutto il percorso, rafforzando al tempo stesso l’identità dei territori e la loro capacità di attrarre visitatori consapevoli e rispettosi del patrimonio.
Una candidatura simbolo di dialogo tra culture e territori
Alla cerimonia della firma del protocollo, avvenuta sotto la guida della Regione Toscana in qualità di capofila, erano presenti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e il Presidente dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF), Francesco Ferrari. Durante l’intervento ufficiale, il ministro Giuli ha sottolineato come la candidatura della Via Francigena non sia solo un riconoscimento storico, ma un vero e proprio simbolo di dialogo tra popoli, religioni e culture europee, capace di ispirare nuove forme di cooperazione culturale.
Via Francigena: un modello di turismo lento e sostenibile
La Via Francigena è molto più di un itinerario storico: oggi rappresenta un modello di turismo sostenibile e lento, capace di valorizzare i borghi medievali, le aree interne e le tradizioni locali. Ogni anno, migliaia di camminatori, italiani e stranieri, percorrono le sue tappe per riscoprire un’Italia autentica, ricca di bellezze naturali, culturali ed enogastronomiche.
Fonte: iStockCartello della Via Francigena e campo di girasoli, Toscana
L’ingresso nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco darebbe un ulteriore impulso alla valorizzazione del territorio, favorendo investimenti in accoglienza, promozione e infrastrutture lungo tutto il tracciato della Via Francigena.
Il percorso tecnico della candidatura
Il processo di candidatura della Via Francigena italiana prevede la redazione di un dossier tecnico-scientifico, che documenta l’unicità e il valore universale del percorso, con approfondimenti paesaggistici originali. Per questa iniziativa, il Ministero della Cultura ha stanziato nel 2022 1,1 milioni di euro, destinati alla Regione Toscana per la costruzione del dossier. I fondi sono stati ufficialmente assegnati tramite decreto ministeriale nel 2024.
Le prossime tappe verso il riconoscimento Unesco
Il percorso verso il riconoscimento ufficiale prevede alcuni passaggi cruciali:
entro il 15 giugno 2025, la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco valuterà attentamente il dossier presentato dalle regioni
in caso di risposta positiva, l’Italia presenterà formalmente la candidatura al Centro del Patrimonio Mondiale Unesco entro il 15 settembre 2025 per una prima valutazione.
L’inserimento della Via Francigena nella Lista del Patrimonio Unesco sarebbe un risultato di portata internazionale, capace di rafforzare l’identità culturale dell’Italia e di promuovere un turismo consapevole e rispettoso dell’ambiente. Il cammino verso questo obiettivo è ancora in corso, ma i passi compiuti finora dimostrano una forte coesione tra istituzioni e territori nel valorizzare un patrimonio condiviso da tutta Europa.
Sviluppare un progetto condiviso con i territori per la valorizzazione della Via Francigena che in Lombardia coinvolge le province di Pavia e Lodi. Con questo obiettivo Regione Lombardia ha sottoscritto il protocollo d’intesa per la candidatura della Via Francigena italiana alla lista dei siti culturali e naturali patrimonio dell’Unesco. L’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso, ha firmato il documento nell’ambito del ‘Festival delle Regioni’ in corso a Venezia.
Caruso: itinerario millenario che merita riconoscimento
“Il protocollo – ha commentato l’assessore Caruso – firmato dalla Lombardia rappresenta un passo significativo verso il riconoscimento della Via Francigena come patrimonio dell’Unesco. Un’occasione per rendere più attrattivo un itinerario millenario dal grande valore storico, culturale, turistico e paesaggistico, su cui Regione Lombardia crede fortemente”.
“La Via Francigena – ha concluso Caruso – attraversa i nostri territori di Pavia e Lodi portando con sé un’eredità unica fatta di spiritualità, identità e dialogo tra culture”.
Via Francigena, le Regioni coinvolte nel protocollo
Il protocollo d’intesa per la candidatura della Via Francigena nella ‘World Heritage List’ rientra nell’elenco dei luoghi considerati dall’Unesco patrimoni mondiali dell’umanità. È stato sottoscritto, oltre che da Regione Lombardia, anche dal Ministero della Cultura e dalle Regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio.
Il documento rappresenta un importante tassello per proseguire e rafforzare il lavoro in sinergia con i territori per la promozione della Via Francigena e degli itinerari di interesse collegati. L’accordo ha durata triennale ed è elaborato dall’Associazione europee Vie Francigene (Aevf).
La Via Francigena in Lombardia
In Lombardia, la Via si snoda per oltre 120 chilometri, dalla provincia di Pavia (Palestro, Robbio, Mortara, Tromello, Garlasco, Gropello Cairoli, Pavia, Belgioioso, Santa Cristina e Bissone, Chignolo Po, Lambrinia) fino a quella di Lodi (Orio Litta e Corte Sant’Andrea), dove si trova l’imbarco dei pellegrini che vogliono proseguire il cammino oltre il Po.
Il Cammino di San Benedetto è un itinerario a piedi di circa 300 km, che collega Norcia (luogo di nascita di San Benedetto) a Montecassino (dove si trova la sua tomba), attraversando l’Umbria e il Lazio. Si tratta di un percorso spirituale e naturalistico che si sviluppa lungo 20 tappe, prevalentemente su sentieri collinari, strade sterrate e tratti di montagna, toccando borghi medievali, monasteri, eremi e paesaggi straordinari.
Questo cammino, sebbene meno noto di altri percorsi italiani, è perfettamente segnalato, molto curato e capace di offrire un’esperienza intensa, che coniuga ritmo lento, natura e silenzio. È adatto a camminatori con un livello medio di allenamento: non ci sono tratti tecnici, ma la lunghezza e i dislivelli di alcune tappe richiedono preparazione.
Storia del Cammino di San Benedetto
Il cammino ripercorre i luoghi legati alla vita di San Benedetto da Norcia, fondatore dell’Ordine Benedettino e figura fondamentale del monachesimo occidentale. Nato a Norcia nel 480 d.C., visse tra l’Umbria e il Lazio, fondando numerosi monasteri e diffondendo la regola “Ora et Labora”, che ha plasmato la cultura spirituale e sociale dell’Europa medievale.
Tra i luoghi più significativi ci sono Subiaco, dove visse da eremita per anni e fondò dodici monasteri, e Montecassino, dove scrisse la Regola di San Benedetto e fondò l’abbazia madre del suo ordine. Il cammino tocca anche luoghi simbolici come Cascia, Rieti, Rocca Sinibalda, Tivoli, in un viaggio che attraversa secoli di spiritualità, architettura e paesaggi ancora incontaminati.
Le 16 tappe del Cammino di San Benedetto
Il Cammino di San Benedetto si articola in 16 tappe e attraversa l’Appennino centrale da Norcia a Montecassino, seguendo le orme del Santo in un itinerario lineare e coerente, che tocca i luoghi più significativi della sua vita e della spiritualità benedettina.
Tappa 1: Norcia – Cascia
(17,4 km, 648 m D+, 5h30m)
Il cammino comincia nel cuore di Norcia, la città dove nacque San Benedetto. L’emozione della partenza si mescola al silenzio delle vie antiche e al paesaggio che già si apre davanti. Dopo i primi chilometri, la strada comincia a salire con decisione: si attraversano colline coperte di boschi, prati aperti e piccoli borghi.
La salita è continua ma mai troppo dura, e regala scorci splendidi sulla Valnerina. Arrivati a Cascia, si viene accolti dalla presenza forte del Santuario di Santa Rita, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. È una tappa che mette alla prova le gambe, ma che offre fin da subito il senso del cammino: lentezza, silenzio, e spiritualità diffusa.
Tappa 2: Cascia – Monteleone di Spoleto
(15,8 km, 530 m D+, 5h)
Si lascia Cascia percorrendo strade secondarie e sentieri che attraversano una campagna ampia e silenziosa. La salita iniziale è dolce e progressiva, mentre il percorso si snoda tra colline e altopiani, con pochi centri abitati. Il cammino qui ha un ritmo tranquillo, perfetto per chi vuole rallentare e iniziare a trovare un passo più meditativo.
Monteleone di Spoleto appare all’improvviso su un crinale, con le sue mura antiche e le viuzze in pietra. È uno dei borghi più alti dell’Umbria e conserva un’atmosfera autentica, quasi fuori dal tempo. Conviene arrivare con un po’ di margine per esplorarla.
Tappa 3: Monteleone – Leonessa
(13,9 km, 234 m D+, 4h30m)
Dopo due giornate intense, questa tappa più breve permette di rifiatare. Si parte in discesa, lungo una valle che apre lo sguardo verso il Lazio. Il paesaggio è vario: boschi, campi coltivati, e tratti di strada bianca. Non ci sono difficoltà tecniche, ed è una buona occasione per ascoltare il silenzio e osservare i dettagli.
Leonessa è un borgo accogliente, con un centro storico ben conservato e tutto ciò che serve per un pellegrino: bar, farmacia, negozi. Qui si respira già un’aria diversa, più montana, e si inizia a percepire l’isolamento di alcune tappe che verranno.
Tappa 4: Leonessa – Poggio Bustone
(18,7 km, 697 m D+, 6h)
La quarta tappa è una delle prime vere sfide fisiche del cammino. Si comincia in piano, poi si affrontano tratti in salita alternati a discese più ripide. Si attraversano boschi densi e si cammina su sentieri poco battuti, con un senso di solitudine che in certi momenti può diventare potente.
Ma proprio in questo isolamento si comprende lo spirito del cammino. L’arrivo a Poggio Bustone, in alto sulla valle, è particolarmente suggestivo. Il paese è legato anche a San Francesco, e ospita un eremo affacciato sulla pianura reatina. La salita finale è ripagata da un senso di pace e da un panorama ampio e luminoso.
La tappa comincia con una lunga discesa, tra boschi e sentieri che si fanno via via più aperti. Si entra nella Valle Santa di Rieti, uno dei luoghi più ricchi di spiritualità del centro Italia. Il percorso non presenta particolari difficoltà, ma è piuttosto lungo, quindi conviene partire con un buon ritmo.
L’arrivo a Rieti segna il passaggio a una dimensione più urbana: la città è viva, con un bel centro storico e tutti i servizi necessari per rifornirsi. È un buon punto per riposarsi, organizzare le tappe successive e, se serve, fare una piccola manutenzione allo zaino o all’equipaggiamento.
Tappa 6: Rieti – Rocca Sinibalda
(21,6 km, 588 m D+, 6h)
Una tappa dal profilo collinare, molto varia, che alterna sentieri boscosi a tratti di campagna aperta. I primi chilometri sono facili, poi la salita si fa più costante man mano che ci si avvicina a Rocca Sinibalda, borgo raccolto e dominato da un castello che sembra uscito da una fiaba.
Il colpo d’occhio è notevole, soprattutto quando si arriva nel tardo pomeriggio, con la luce bassa sui tetti in pietra. Non ci sono molti servizi lungo la tappa, quindi è importante portare acqua e qualcosa da mangiare. In compenso, la quiete è totale.
Tappa 7: Rocca Sinibalda – Castel di Tora
(18 km, 620 m D+, 6h)
Il cammino prosegue tra saliscendi regolari e boschi che si aprono all’improvviso su vedute spettacolari del Lago del Turano. È una delle tappe più belle dal punto di vista paesaggistico: i riflessi sull’acqua, i profili delle montagne, i borghi in pietra che si affacciano sul lago rendono il percorso memorabile.
Castel di Tora è un piccolo gioiello, arroccato sul lago, con poche strutture ma molto accoglienti. In estate può essere affollato nei weekend, in bassa stagione invece si gode di un silenzio perfetto. L’ultimo tratto in salita può essere faticoso se fatto nel caldo: meglio partire presto.
Tappa 8: Castel di Tora – Orvinio
(22,6 km, 1.078 m D+, 7h)
Una tappa lunga, con un dislivello impegnativo e lunghi tratti immersi nel bosco. È una di quelle giornate in cui si cammina tanto e si parla poco: le salite sono numerose e i punti di ristoro assenti. Il sentiero è ben segnato ma isolato, e nei mesi più caldi è importante portare molta acqua.
Quando si arriva a Orvinio, uno dei borghi più belli del Lazio, il senso di fatica si mescola alla soddisfazione. L’atmosfera qui è autentica e tranquilla, con strutture semplici e persone abituate ad accogliere chi arriva a piedi. È una tappa che richiede costanza, ma regala una sensazione profonda di avanzamento.
Tappa 9: Orvinio – Mandela
(22,1 km, 726 m D+, 7h)
Si parte da Orvinio lasciandosi alle spalle i crinali silenziosi del Parco dei Monti Lucretili, per scendere progressivamente verso territori più dolci e aperti. Il paesaggio cambia: dalle faggete si passa a colline punteggiate di uliveti e casali isolati. È una tappa lunga, ma con un dislivello ben distribuito e poche vere difficoltà tecniche.
Attenzione però ai tratti assolati, specie in estate: è bene partire presto e avere con sé una buona scorta d’acqua. L’arrivo a Mandela, borgo discreto e raccolto, segna l’ingresso in un’area più densamente abitata. Gli alloggi sono pochi: conviene prenotare.
Tappa 10: Mandela – Subiaco
(21,2 km, 662 m D+, 6h)
Questa tappa ha un valore simbolico importante: porta a Subiaco, uno dei luoghi più legati alla figura di San Benedetto. Il percorso si snoda tra colline, tratti boscosi e strade secondarie, con salite e discese mai troppo impegnative ma costanti.
L’arrivo è spettacolare: ci si avvicina alla cittadina dominata dai Monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica, incastonati nella roccia, in una gola scavata dal fiume Aniene. Vale la pena fermarsi un giorno in più per visitarli con calma: il Sacro Speco, in particolare, è uno dei luoghi spirituali più intensi del cammino.
Tappa 11: Subiaco – Trevi nel Lazio
(15,2 km, 1.107 m D+, 5h30m)
Nonostante la distanza contenuta, questa tappa è una delle più impegnative in salita dell’intero cammino. Il dislivello si fa sentire, ma la bellezza dei boschi dei Monti Simbruini e la qualità dei sentieri aiutano a mantenere il ritmo.
Dopo ore di salita in mezzo al verde, si sbuca tra le case di Trevi nel Lazio, borgo di montagna autentico e poco turistico, adagiato su un crinale. I servizi sono pochi ma sufficienti. È una giornata che mette alla prova le gambe, ma rafforza il senso di progressione del cammino.
Tappa 12: Trevi nel Lazio – Guarcino
(17,4 km, 776 m D+, 5h30m)
Si parte con una discesa tra i boschi, che lascia spazio a tratti più collinari e aperti. Questa tappa offre un bel mix di ambienti: tratti ombrosi alternati a panorami ampi sulla valle. Guarcino è un paese vivo, con negozi e bar, ottimo per una sosta ristoratrice.
Il percorso è ben segnalato, ma in caso di pioggia alcuni tratti nel bosco possono essere scivolosi. Vale la pena fare scorte qui: le tappe successive sono più solitarie e servite da meno strutture.
Una giornata tranquilla, con un percorso ondulato tra boschi di querce e ulivi, piccoli campi e crinali erbosi. È una tappa di respiro e contemplazione, senza particolari difficoltà, ma che invita a rallentare e godersi l’ambiente.
L’arrivo a Vico nel Lazio, borgo cinto da mura medievali perfettamente conservate, è suggestivo. Il paese è piccolo e molto accogliente, e in serata il silenzio domina. Una tappa che ricarica lo spirito senza affaticare troppo il corpo.
Tappa 14: Vico nel Lazio – Collepardo
(13,2 km, 716 m D+, 4h30m)
Tappa breve ma ricca di salite, da non sottovalutare. Dopo un tratto iniziale panoramico, si entra in una zona più selvaggia, dove i sentieri salgono tra boschi e rocce. In prossimità di Collepardo, il paesaggio diventa sempre più spettacolare.
Il paese è posto su un’altura e regala ampie vedute sulla valle. Da qui si può deviare per visitare la vicina Certosa di Trisulti, un luogo che merita assolutamente. Il consiglio è di arrivare presto e prendersi il tempo per l’escursione pomeridiana.
Tappa 15: Collepardo – Casamari
(14,8 km, 331 m D+, 4h30m)
Tappa più tranquilla e meno impegnativa, perfetta per recuperare energie. Si scende dolcemente tra colline e paesaggi agricoli, su un percorso sempre ben tracciato.
L’arrivo a Casamari è emozionante per chi ama l’architettura sacra: l’Abbazia di Casamari, in stile gotico-cistercense, è tra le più belle d’Italia. È possibile visitarla e, in alcuni periodi, pernottare nelle foresterie adiacenti. Una tappa che invita alla calma, alla riflessione e al raccoglimento.
Tappa 16: Casamari – Montecassino
(29,1 km, 1.112 m D+, 8h)
L’ultima tappa è la più lunga e impegnativa: quasi trenta chilometri e oltre mille metri di dislivello per raggiungere la meta finale. Si attraversano borghi, colline e lunghi tratti su sentieri di crinale, fino all’imponente Abbazia di Montecassino, visibile da lontano, in cima al monte.
L’emozione cresce passo dopo passo, fino a diventare travolgente negli ultimi chilometri di salita. Arrivati in cima, si può accedere alla tomba di San Benedetto, concludendo il cammino nel luogo dove visse gli ultimi anni della sua vita. È una giornata da affrontare con rispetto, buon passo e orari ben calcolati: l’arrivo a Montecassino segna il compimento di un percorso che è insieme fisico e interiore.
Quando partire per il cammino benedettino
Il Cammino di San Benedetto si sviluppa tra l’Appennino umbro-laziale e la Ciociaria, zone caratterizzate da dislivelli importanti, boschi fitti e panorami aperti sulle valli. Il periodo migliore per intraprenderlo va da maggio a ottobre, quando le giornate sono lunghe e i sentieri più praticabili. In primavera, i prati si riempiono di fioriture spontanee e le foreste si risvegliano in una varietà di toni verdi che accompagnano il camminatore tra Norcia, Cascia e Monteleone di Spoleto. In autunno, i colori caldi dei boschi della Valle dell’Aniene o del Parco dei Monti Simbruini restituiscono al cammino un’atmosfera raccolta e meditativa.
L’inverno non è consigliato: l’altitudine di alcuni tratti (come tra Leonessa e Poggio Bustone) può comportare neve e fango, rendendo le tappe difficoltose. D’estate, invece, è meglio partire presto al mattino, soprattutto nelle tappe che attraversano zone più esposte, come quelle tra Rocca di Corno, Collepardo e Arpino, per evitare le ore più calde.
Una delle esperienze più autentiche del Cammino di San Benedetto è l’incontro con la cultura dell’ospitalità benedettina. In diversi tratti è possibile pernottare in monasteri, conventi e strutture religiose, dove l’accoglienza si basa sul principio “ora et hospita“: preghiera e ospitalità. A Subiaco, è possibile alloggiare nei pressi del Sacro Speco, uno dei santuari più suggestivi d’Italia, incastonato nella roccia, dove il tempo sembra essersi fermato.
Quando non si trova ospitalità religiosa, si può contare su B&B, case private e piccoli alberghi gestiti da persone del luogo, spesso sensibili alla spiritualità del cammino. A Trevi nel Lazio, Casamari o San Pietro Infine, è facile essere accolti con semplicità, magari con un pasto preparato in casa e racconti del posto. La prenotazione è consigliata, specie nelle zone più isolate, dove le alternative sono poche. In alcune tappe (come a Filettino o Roccasecca), si sta sviluppando una rete di ospitalità a donativo dedicata ai pellegrini del cammino, in espansione grazie al lavoro di associazioni locali.
La credenziale
La Credenziale del Cammino di San Benedetto è molto più di un semplice taccuino di timbri: è un simbolo di appartenenza, una traccia concreta del viaggio intrapreso sulle orme del Santo. Ogni pellegrino può richiederla compilando un modulo online, che consente di riceverla comodamente per posta o di scegliere un punto di ritiro sul percorso. In caso di gruppi o coppie, è sufficiente compilare un solo modulo, indicando nel campo apposito i nomi di tutti i partecipanti: le credenziali verranno spedite insieme all’indirizzo indicato.
Per chi preferisce ritirarla all’inizio del cammino, sono numerosi i punti di distribuzione a Norcia, tra cui l’Ostello Capisterium, il Bar d’Angelisa in Piazza San Benedetto (aperto dalle 6 alle 23), l’Edicola del Corso, l’Hotel Benito e l’Emporio della Sibilla. A Subiaco, invece, la credenziale si può trovare presso il negozio di souvenir dell’Abbazia di Santa Scolastica, punto di riferimento storico e spirituale del tratto centrale del cammino.
Perché scegliere il Cammino di San Benedetto
Il Cammino di San Benedetto è diverso dagli altri cammini italiani. È meno affollato, più silenzioso, spesso più isolato, ma proprio per questo regala un’esperienza profonda, lontana dalla frenesia e dal rumore. È un percorso che alterna spiritualità, natura e autenticità, senza forzature. Non c’è bisogno di essere religiosi per percorrerlo: basta avere il desiderio di camminare in modo vero, continuo, per giorni, attraversando paesaggi che cambiano, borghi dimenticati e luoghi pieni di memoria.
È un cammino che non ti prende per mano, ma ti lascia spazio: spazio per pensare, per ascoltare il tuo passo, per accettare la fatica e scoprire quanto può fare bene una giornata passata tra cielo, alberi e silenzio. Dà tanto, ma non subito: è un cammino che va vissuto con pazienza, giorno dopo giorno, lasciandosi guidare dalla regola benedettina che lo ispira — ora et labora, prega e lavora, ma soprattutto cammina.
Chi lo sceglie spesso non cerca la meta, ma una trasformazione lenta. E il Cammino di San Benedetto, con la sua austerità gentile, la offre a chi sa guardare con occhi semplici.
Il Cammino dei Briganti è un itinerario escursionistico ad anello lungo circa 108 chilometri, che si sviluppa tra l’Abruzzo meridionale e il Lazio settentrionale, attraversando territori di confine un tempo teatro di battaglie, nascondigli e fughe di coloro che si opposero all’unificazione d’Italia. Il cammino tocca paesi e vallate tra la Marsica e il Cicolano, due aree storicamente legate da secoli di transumanza, vita rurale e resistenza contadina. Intraprendere questo percorso significa immergersi in un ambiente ancora integro e poco turistico, dove la presenza umana è discreta e il paesaggio conserva una forza arcaica: faggete secolari, pascoli d’altura, antichi tratturi e borghi in pietra fanno da sfondo a ogni tappa.
L’itinerario, che parte e si conclude nel borgo di Sante Marie (AQ), è suddiviso in sette tappe, percorribili in altrettanti giorni, ma adattabili secondo il proprio livello di allenamento o disponibilità di tempo. È ben segnato e curato grazie all’impegno di associazioni locali, come la Compagnia dei Cammini, e rappresenta una proposta ideale per chi cerca un cammino autentico, accessibile e profondo dal punto di vista culturale e paesaggistico.
Perché si chiama “Cammino dei Briganti”
Il nome evocativo del cammino affonda le radici in una pagina spesso trascurata della storia italiana: quella del brigantaggio postunitario. Dopo l’unificazione del 1861, le zone interne dell’Appennino centro-meridionale – in particolare i territori dell’ex Regno delle Due Sicilie – furono teatro di una lunga e sanguinosa resistenza popolare contro il neonato Regno d’Italia. Bande di briganti, spesso sostenute dalle comunità locali, si rifugiarono tra questi monti per sfuggire alle forze piemontesi e continuare la loro lotta. Il territorio attraversato dal Cammino dei Briganti fu uno dei più attivi in questo senso: da Cartòre a Valdevarri, da Rosciolo a Nesce, le vallate divennero rifugi naturali per i fuorilegge e oppositori politici.
Fra le figure più emblematiche legate a questa zona c’è quella di José Borjes, un ufficiale spagnolo borbonico che si unì alla causa brigantesca come emissario del re Francesco II, tentando di organizzare una contro-offensiva militare che però si concluse tragicamente. Borjes venne catturato e giustiziato proprio nei pressi dei luoghi oggi toccati dal cammino. Il suo nome – come quello di altri briganti locali – è ricordato ancora oggi da lapidi, cippi e racconti tramandati oralmente, che fanno del percorso una vera e propria narrazione a cielo aperto della microstoria italiana.
Le tappe principali
Il Cammino dei Briganti è pensato per essere percorso in sette tappe giornaliere, che formano un anello chiuso con partenza e arrivo a Sante Marie. Ogni tappa è un microcosmo a sé: si attraversano boschi secolari, borghi medievali, crinali panoramici e vallate dimenticate dal tempo. Le distanze sono contenute, ma la varietà dei paesaggi e la presenza costante di testimonianze storiche rendono ogni giornata ricca di scoperte.
A questo si aggiungono la possibilità di pernottare in strutture accoglienti, di incontrare la popolazione locale e di assaporare una cucina semplice ma autentica. L’organizzazione del cammino è flessibile: alcune tappe possono essere allungate o accorciate in base al proprio passo e alle esigenze logistiche, mentre la variante al Lago della Duchessa offre un’opzione più alpina per chi cerca un’avventura fuori dal tempo.
Tappa 1: da Sante Marie a Santo Stefano
(5,6 km, 380m D+, 160m D-, 2 ore)
La prima tappa parte dal borgo di Sante Marie, dove ha sede il Museo del Brigantaggio e dove è possibile ritirare il salvacondotto, simbolo identitario del cammino. Il percorso si addentra in un bosco di castagni e faggi, offrendo già dalle prime ore un’immersione nella natura appenninica. Lungo il sentiero si incontrano antiche carbonaie e muri a secco, testimoni dell’antica economia di montagna. Il tratto è breve ma presenta una discreta salita che culmina nel piccolo abitato di Santo Stefano, incastonato tra i monti e caratterizzato da un’atmosfera sospesa nel tempo. È un luogo perfetto per pernottare in tranquillità e assaporare i ritmi lenti della vita rurale.
Dopo aver lasciato Santo Stefano, il cammino prosegue su sentieri e strade bianche che attraversano boschi e crinali panoramici, offrendo scorci suggestivi sulla Valle del Salto. Durante il tragitto si incontra la frazione di Valdevarri, con una fontana pubblica utile per rifornirsi d’acqua. Questa zona era nota per essere uno dei rifugi preferiti dai briganti, grazie alla sua posizione isolata e alla fitta vegetazione. Più avanti, una variante consente di visitare Poggiovalle, paese disabitato che conserva un fascino ruvido e autentico, perfetto per chi cerca silenzi profondi e tracce della storia dimenticata. L’arrivo a Nesce avviene scendendo lungo un sentiero boscoso: il borgo è adagiato su un piccolo colle e offre strutture ricettive diffuse per il pernottamento.
Tappa 3: da Nesce a Cartòre
(12,6 km, 580m D+, 500m D-, 4-5 ore)
Da Nesce si parte attraversando un territorio collinare che progressivamente si innalza verso le pendici del Monte Velino, offrendo tratti molto suggestivi tra boschi misti e radure panoramiche. Il percorso è silenzioso e solitario, attraversa aree rurali abbandonate e conserva un’atmosfera quasi intatta. Uno dei tratti più belli è quello che si avvicina a Cartòre, dove si cammina su una vecchia strada sterrata, tra muretti a secco e tratti di prato punteggiati da querce. Il borgo di Cartòre, oggi disabitato ma ben restaurato, è uno dei simboli del cammino, perché fu rifugio di briganti e centro di resistenza popolare. Qui è possibile dormire in rifugio autogestito o in tenda, immersi in un paesaggio selvaggio e senza tempo.
Tappa 4 (opzionale): da Cartòre al Lago della Duchessa e ritorno
(11 km, 900m D+, 900m D-, 5-6 ore)
La salita al Lago della Duchessa, facoltativa ma altamente consigliata, è una delle esperienze più intense e panoramiche del cammino. Il sentiero si inerpica ripidamente tra boschi e canaloni, fino a raggiungere la conca glaciale a 1.788 m, dove si trova il lago, spesso parzialmente ghiacciato in primavera. Questo luogo ha un’aura solenne e silenziosa, circondato da pareti rocciose e pascoli d’altura frequentati da cavalli e bovini liberi. La discesa avviene lungo lo stesso percorso. È fondamentale avere buone condizioni fisiche, acqua a sufficienza e un minimo di esperienza in ambiente montano, soprattutto in caso di neve residua o nebbia.
Tappa 5: da Cartòre a Rosciolo dei Marsi
(15,7 km, 400m D+, 700m D-, 5-6 ore)
Questa tappa riconduce verso la bassa valle, offrendo tratti di cammino molto vari tra sentieri boschivi, strade poderali e scorci sulla conca del Fucino. Il percorso tocca il borgo di Masseria, dove è possibile una sosta, e prosegue poi verso uno dei luoghi più suggestivi dell’intero cammino: il monastero di Santa Maria in Valle Porclaneta, splendido esempio di architettura romanica incastonato nella roccia. La tappa termina a Rosciolo dei Marsi, borgo ben conservato con numerose possibilità di alloggio, noto per la sua architettura tradizionale e i murales storici.
Tappa 6: da Rosciolo dei Marsi a Casale Le Crete
(10 km, 300m D+, 150m D-, 3-4 ore)
Una tappa più breve e rilassante, ideale per recuperare energie. Si cammina tra colline dolci, orti e oliveti, con il Monte Velino sempre a fare da sfondo. Durante il tragitto si attraversano zone agricole e si toccano antichi casali, fino ad arrivare a Casale Le Crete, una struttura immersa nella natura, punto ideale per una sosta gastronomica o un pernottamento rigenerante. Il paesaggio è aperto e soleggiato, con tratti panoramici che offrono vedute spettacolari sul Fucino e sulla catena del Sirente.
Tappa 7: da Casale Le Crete a Sante Marie
(13 km, 300m D+, 350m D-, 4-5 ore)
L’ultima tappa chiude l’anello riportando il camminatore a Sante Marie, attraverso un percorso morbido ma vario. Si attraversano aree boscose e crinali panoramici, dove è possibile ammirare tutta la vallata e riflettere sul viaggio appena compiuto. Prima dell’arrivo, si passa accanto a fontane storiche, vecchi muretti contadini e sentieri che furono battuti da pastori e briganti. Il ritorno a Sante Marie rappresenta un momento di gratitudine e compimento: il viaggio si chiude nello stesso luogo da cui è iniziato, ma con nuovi occhi e nuove consapevolezze.
Logistica e consigli di sicurezza per percorrere il Cammino
Una delle grandi forze del Cammino dei Briganti è la sua accessibilità logistica. Il punto di partenza, Sante Marie, è raggiungibile facilmente in auto, ed è collegato anche da mezzi pubblici tramite treni e autobus che arrivano fino a Tagliacozzo o Avezzano. Il cammino è ben segnalato lungo tutta la sua estensione, con segni rossi e bianchi che accompagnano il camminatore in sicurezza. Lungo le tappe, sono presenti strutture ricettive locali: B&B, agriturismi, case private, rifugi, e in alcuni casi aree attrezzate per campeggiare. È consigliato prenotare con anticipo, soprattutto nei mesi estivi e durante i ponti festivi, quando l’affluenza è maggiore. Le tappe sono pensate per essere affrontate anche da camminatori mediamente allenati e non richiedono equipaggiamento tecnico: bastano un buon zaino, scarponcini comodi e uno spirito di adattamento.
Il Cammino dei Briganti non presenta particolari rischi oggettivi, ma richiede comunque attenzione e consapevolezza, soprattutto in relazione all’isolamento di alcune tappe e all’ambiente naturale che si attraversa. I sentieri sono ben segnati, ma è buona norma portare con sé una traccia GPS aggiornata e una mappa escursionistica cartacea, utile in caso di problemi con la batteria del telefono. L’acqua si trova facilmente lungo il percorso, grazie alla presenza di fontane pubbliche e rifornimenti nei borghi, ma è sempre meglio avere con sé una borraccia capiente o una sacca idrica per le giornate più lunghe o calde.
Non è necessaria un’assicurazione alpinistica, ma è consigliabile avere con sé un kit di pronto soccorso, una coperta termica e un fischietto di emergenza, oltre ai numeri di riferimento della protezione civile e dei centri abitati lungo il percorso. Il cammino è percorribile da marzo a novembre, ma nelle stagioni intermedie – soprattutto a primavera inoltrata e in autunno – è bene verificare le condizioni meteo prima della partenza, perché la nebbia e le piogge intense possono rendere alcuni tratti scivolosi. Se si sceglie di dormire in tenda, è importante conoscere le normative locali e piantare la tenda solo nelle aree consentite, rispettando sempre l’ambiente e lasciando pulito.
Il Cammino dei Briganti: un’esperienza che lascia il segno
Il Cammino dei Briganti non è solo un itinerario escursionistico, ma un vero viaggio nel cuore nascosto dell’Appennino centrale. È un’esperienza che unisce natura, storia, spiritualità e semplicità. Camminare tra questi sentieri significa riscoprire un’Italia minore e profonda, fatta di borghi silenziosi, paesaggi vasti e gesti autentici. È un cammino che insegna l’autonomia, la lentezza e il rispetto, dove ogni passo si fa memoria, e ogni sosta è un’occasione per tornare in ascolto.
Adatto sia a chi è alle prime esperienze di cammino, sia a chi ha già percorso vie più celebri, il Cammino dei Briganti rappresenta un invito a rallentare, osservare, ascoltare. Un viaggio per tutti, ma soprattutto per chi è disposto a lasciarsi sorprendere.
C’è un luogo nel cuore dell’Italia che è stato in competizione con Roma per un po’ di tempo. Un luogo che era fiorente e di cui oggi possiamo ammirare alcune testimonianze.
Oggi di quella città, un tempo potente, ci sono resti bellissimi e una storia affascinante tutta da scoprire: il nostro viaggio ci porta nel Lazio, vicino al borgo Isola Farnense, perché è lì che si trovano i resti di Veio, la città etrusca che ha dato filo da torcere a Roma.
E non si trova troppo distante dalla Capitale, ma solo a circa a 15 chilometri. Tutto quello che c’è da sapere su questo luogo, sito all’interno del Parco regionale di Veio nella Valle del Tevere.
La storia di Veio, la città etrusca da conoscere
Veio è stata fondata all’incirca nel IX secolo a.C. e non è trascorso molto tempo prima che entrasse in diretta competizione con Roma, anche perché le due erano davvero vicine. Infatti è nel 396 a.C. che la città etrusca viene conquistata e che, piano piano, perde la sua forza e importanza. Almeno fino al periodo medievale quando si sviluppa un nuovo centro urbano: Isola Farnese.
Oggi i resti di quel passato lontano, ma anche più antico, si possono ammirare all’interno dell’area archeologica: raggiungerla significa fare un’immersione nella storia, tornare indietro nel tempo e godere di uno scenario di grande bellezza, in cui natura e passato convivono nello stesso luogo.
Cosa vedere a Veio
Girare all’interno dell’area archeologica di Veio significa incontrare tantissime meraviglie come il Santuario etrusco dell’Apollo, noto anche come santuario di Portonaccio, che si trova nei pressi della Mola di Isola Farnese.
È proprio qui che sono state trovate le belle e celebri statue in terracotta di Apollo, Hermes ed Eracle, che si trovavano sopra il tetto e ora si possono ammirare all’interno della sala 40 del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, che si occupa della gestione dell’area. Nel sito, inoltre, si evidenziano la zona con l’altare dedicato a Menerva e quella con il tempio a tre celle.
Da non perdere anche le necropoli, da segnalare in questo caso sono la Toba delle Anatre, la tomba dei Leoni Ruggenti, quest’ultima a quanto pare sarebbe la più antica dipinta dagli etruschi e la sua datazione si aggira intorno al 690 a.C., e la tomba Campana.
E poi, ancora, il complesso di Campetti che si sviluppa in una zona di circa 10mila metri quadrati: gli scavi archeologici hanno permesso di sapere che è stato occupato a partire dall’Età del Ferro e fino all’Alto Medioevo, con scopi differenti. Ad esempio, nel periodo romano, qui sorgeva un centro termale, mentre sotto gli etruschi si è supposto che ci fosse un santuario.
Non mancano nemmeno i cunicoli sotterranei: Ponte Sodo, ad esempio, si estende per circa 70 metri (con una larghezza di 8 metri) ed è una galleria che è stata realizzata per permettere lo scarico dell’acqua durante le piene del torrente Cremera.
Queste sono alcune delle meraviglie che si possono ammirare nell’area archeologica, zona che si inserisce nel Parco Naturale Regionale di Veio, sviluppato su quasi 15mila ettari tra il nord della capitale italiana, la via Flaminia e la via Cassia.
Al suo interno vi sono nove comuni ed è una zona di particolare pregio naturalistico, in cui non solo fare un’immersione nella storia, ma in cui è anche possibile dedicarsi anche a belle camminate. Basti pensare che la rete sentieristica è lunga circa 99 chilometri e che tra questi vi è la via Francigena.
Insomma, un luogo da esplorare, vicinissimo a Roma e che merita di diventare una tappa per gite fuori porta, quel tipo di scampagnate che mescolano paesaggi stupendi e cultura, facendoci scoprire qualcosa di più della storia del nostro Paese.
Come arrivare e come visitare il Parco Archeologico di Veio
Giungere al Parco Naturale Regionale di Veio è molto semplice: questo si sviluppa tra la via Cassia e la via Flaminia e, proprio grazie alla prima, si arriva a Isola Farnese, suggestivo borgo medioevale in cui merita una visita, ad esempio, Castello Ferraioli (o Farnese) che è stato realizzato nel XIII secolo. Poi si raggiunge la cascata della Mola e, infine, l’area archeologica.
Sono previste delle aperture per visitare il Parco Archeologico di Veio: gratuite e senza prenotazione, le date sono 27 aprile, 11 e 25 maggio, 15 e 29 giugno 2025 dalle 10 alle 16. Invece sono riservati a scuole e gruppi organizzati quelle in programma per il 7 maggio e il 4 giugno. Si tratta di aperture straordinarie e sono un’occasione per immergersi nella meraviglia del passato.
Angelina Jolie si è detta onorata di girare in Italia il suo film Senza sangue, adattamento dell’omonimo romanzo di Alessandro Baricco al cinema dal 10 aprile 2025. Per l’attrice e regista è stata un’esperienza unica “portare sul grande schermo una storia speciale, un’opera ricca di poesia ed emozioni che guarda alla guerra e alle domande che ne derivano da un punto di vista unico, chiedendoci cosa cerchiamo dopo aver subito traumi, perdite o ingiustizie“.
Le bellissime location italiane scelte dalla produzione per ambientare questa favola di odio, vendetta e rimorso, all’indomani di un conflitto senza fine, comprendono la Puglia, la Basilicata e il Lazio. Tra i protagonisti, Salma Hayek e Demián Bichir, affiancati da una troupe e da un cast stellare di calibro internazionale.
Di cosa parla Senza sangue
Siamo all’inizio del XX secolo e Manuel Roca, un medico che vive con i suoi due figli in una fattoria isolata, conduce come sempre la sua vita nella campagna bruciata dal sole di una terra di frontiera. Un giorno, all’improvviso, quattro uomini armati prendono la strada sterrata che conduce a casa di Manuel, in cerca di vendetta. Quest’ultimo tenta disperatamente di proteggere i suoi figli, ma nulla può contro la ferocia degli aggressori.
Molti anni dopo, Nina, ormai adulta e unica sopravvissuta, incontra Tito, un venditore ambulante. L’incontro potrebbe sembrare casuale, ma non lo è. Tra i due si accende un confronto carico di tensione e diventa chiaro che la guerra è finita per molti, ma non per tutti. Il passato continua a bruciare nel presente, e la vendetta, come un’ombra lunga e ineluttabile, assume forme inaspettate.
Fonte: Ufficio stampaSalma Hayek in Senza sangue
Dove è stato girato
Alcune scene di Senza sangue sono state realizzate negli studi di Cinecittà, ma la produzione non ha rinunciato all’autenticità di alcuni luoghi reali. “Non è la prima volta che un film viene girato a Martina Franca, ma è la prima volta che la nostra città viene scelta da una produzione cinematografica internazionale molto prestigiosa. Il centro storico andrà sul grande schermo in tutto il mondo con un importante ritorno di immagine ed economico“, si legge sulla pagina Instagram dell’assessore della cittadina pugliese. Tra Martina Franca, in Puglia, e la vicina Matera, in Basilicata, hanno preso vita molte scene del film nel 2022.
A Martina Franca, la scenografia e la logistica hanno impegnato più di 50 persone, che hanno trasformato il comune in una cittadina del Sudamerica per esigenze di copione. Infatti, sono state cambiate le insegne delle attività commerciali nelle piazze Maria Immacolata e Plebiscito e dell’adiacente via Garibaldi, poco distante dalla Cattedrale di San Martino. E, di conseguenza, nei pressi della piazza sono comparsi una tabacos loteria, una papelerìa, un café e una carnicería, e una vecchia fontana. Angelina Jolie ha passato diversi giorni nella Valle d’Itria, una parte della Puglia centrale tra Bari, Brindisi e Taranto che viene chiamata anche la valle dei trulli perché si possono trovare numerose abitazioni in pietra tipiche di quell’area geografica.
Fonte: iStockIl centro di Matera
Per quanto riguarda la Basilicata, invece, la location centrale è stata Matera. Piazza San Pietro Caveoso, cuore dei Sassi di Matera, patrimonio dell’Umanità UNESCO, nel film si riconosce insieme ad alcune scene girate nei Rioni Sassi, offrendo così una nuova e affascinante promozione internazionale per la città. “Siamo certi che le immagini di Matera, immortalati sul grande schermo, attireranno visitatori da tutto il mondo, desiderosi di scoprire la magia e la storia che caratterizzano il territorio”, ha dichiarato il Commissario Straordinario, Raffaele Ruberto.
Quando si parla dei Sassi di Matera si intende la parte più antica della città divisa in tre aree: il Sasso Barisano, il Sasso Caveoso e la Civita. Tuttavia sono un capolavoro dell’ingegno e dell’adattamento dell’uomo di fronte alla difficoltà naturali e storiche e tutti i visitatori che la visitano restano a bocca aperta.
L’Alta Valle del Volturno è un angolo incantato al confine tra Lazio e Abruzzo, dove la natura incontaminata si intreccia con una storia millenaria e borghi antichi raccontano, passo dopo passo, il passato di un territorio autentico.
In questa zona del Molise, ci si ritrova avvolti da un’atmosfera differente: le strade di ciottoli, le torri medievali, le chiese affrescate e i paesaggi vegliati dai monti regalano un’esperienza di viaggio intima, lontana dai circuiti turistici di massa. È qui che si celano alcuni dei borghi più belli, tesori da scoprire con lentezza, ascoltando il silenzio e respirando il profumo della terra.
Fornelli, il borgo delle sette torri
Quando si arriva a Fornelli, si ha subito la sensazione di entrare in un luogo sospeso nel tempo. Parte del circuito ufficiale de I Borghi più Belli d’Italia, si erge fiero nell’Alta Valle del Volturno con l’impianto medievale ancora intatto e una cinta muraria tra le meglio conservate dell’intera regione. Le sue torri, ben sette, svettano a protezione di un centro storico dove ogni pietra racconta storie di nobili, abati e antiche dominazioni.
Fornelli nasce nel X secolo, come insediamento fondato dagli abati di San Vincenzo al Volturno, che contribuirono alla rinascita di queste terre dopo un periodo di decadenza. Passeggiando tra le stradine strette che si arrampicano lungo il colle, si incontrano architetture nobiliari, palazzi storici e scorci che appartenere un manoscritto antico.
Colpisce la maestosità del castello, trasformato nel Settecento in un palazzo fortificato, dove nel 1744 soggiornò persino Carlo III di Borbone. E poi c’è la splendida chiesa madre di San Michele Arcangelo, custode di un’arte sacra che vibra ancora tra le navate.
Colli a Volturno, la piccola Parigi del Molise
Chi si avventura fino a Colli a Volturno scopre una fiaba. Le tre colline boscose, sempreverdi e avvolte da una vegetazione rigogliosa, gli hanno valso l’affettuoso soprannome di “piccola Parigi” del Molise. Ma non è solo un paragone poetico: custodisce davvero tesori unici, che narrano secoli di storia e una connessione profonda con la natura.
Il borgo affonda le sue radici nel VII secolo a.C., ai tempi dei Sanniti, ma fu nel Medioevo che i monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno ne favorirono lo sviluppo. E ancora oggi, camminando per il paese, si possono ammirare resti di un acquedotto romano e soprattutto la cinta muraria sannitica, lunga sei chilometri, che affascina archeologi e studiosi da ogni parte del mondo.
A poco più di 400 metri d’altitudine, domina una valle incantevole, in un susseguirsi di scorci naturali che lasciano senza fiato: da una parte le vette delle Mainarde, dall’altra i profili del Matese. Qui, il contatto con la natura è totale, ma sempre intrecciato con la memoria storica di un popolo che ha saputo custodire le proprie radici.
Cerro al Volturno, il borgo del castello
Fonte: iStockVeduta panoramica di Cerro al Volturno
Arrivando a Cerro al Volturno non si può fare a meno di alzare lo sguardo verso il castello che troneggia sull’intero abitato. Sospeso su uno sperone di roccia che emerge dalla pianura, il borgo appare protetto da una cornice di mura antiche e silenziose. È il racconto della difficoltà della costruzione in un luogo impervio, ma anche la sicurezza che la posizione strategica ha garantito per secoli.
Cerro prende il nome da un albero secolare, il quercus cerri, e custodisce un centro storico compatto, che si scopre facilmente a piedi. Tra le case, alcuni murales geometrici animano le facciate e accompagnano fino al cuore del paese: il Castello Pandone. Edificato per la prima volta nel X secolo e ricostruito nel Quattrocento, ha saputo adattarsi alle forme della roccia, dando vita a un edificio irregolare ma affascinante, simbolo della forza e della tenacia del borgo molisano.
Le mura storiche che racchiudono il paese risalgono al XIV secolo e conservano ancora le tracce delle torri e delle abitazioni che vi si appoggiavano. Un piccolo mondo arroccato che resiste al tempo, fedele alla sua identità.
Rocchetta a Volturno, tra storia e spiritualità
Rocchetta a Volturno è un borgo doppio, diviso tra l’antico nucleo di Rocchetta Alta e la parte più recente costruita più a valle, Rocchetta Nuova. Una duplice anima che racconta la storia di un paese resiliente, che ha saputo reinventarsi senza perdere le proprie radici.
Arroccata sulla montagna, Rocchetta Alta custodisce i resti della Rocca medievale e regala panorami da sogno, mentre a valle, Rocchetta Nuova si sviluppa con ordine ottocentesco, frutto del trasferimento della popolazione in seguito a problemi di stabilità del terreno. Ma la vera perla del territorio è l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, uno dei più antichi monasteri d’Italia. Fondata nell’VIII secolo, l’abbazia ha attraversato secoli di distruzioni, rifacimenti e restauri, fino a ritrovare nel Novecento, grazie a un intervento attento, le forme gotiche del XIII secolo. Al suo interno si conservano rari affreschi di epoca longobarda, testimoni di un’arte perduta che riesce sempre a commuovere.
Non meno importante è la memoria storica legata alla Seconda Guerra Mondiale: nelle vicinanze si combatté duramente, e il Museo delle Guerre Mondiali ne custodisce le tracce e le storie.
Montenero Val Cocchiara, tra storia e spiritualità
Montenero Val Cocchiara è un piccolo scrigno di storia che si apre tra le colline molisane, abitato da poco più di 500 anime ma carico di un fascino antico. Le sue origini risalgono al lontano XI secolo, quando era un feudo dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno. Ma è già nel Chronicon Volturnense del 975 che si trova traccia del borgo, allora chiamato Mons Niger.
Nel XII secolo sorgeva già una chiesa dedicata a Santa Maria, oggi nota come Santa Maria di Loreto, che con la sua facciata austera, il portale settecentesco e il campanile svettante invita al raccoglimento e all’ammirazione. All’interno, spicca un altare del 1754 decorato con raffinati intarsi floreali, testimonianza di una sensibilità artistica raffinata.
Il centro storico, racchiuso da mura in pietra grigia e dominato dal maestoso Palazzo Ducale del 1891, è una vera perla da esplorare. Le numerose chiese, cappelle e luoghi sacri punteggiano il paese, rendendolo uno dei centri spiritualmente più ricchi della zona.
E tutto intorno, il paesaggio si apre sulla vallata del Pantano della Zittola, con le sue atmosfere quasi carsiche e una bellezza aspra, che conquista al primo sguardo.
Pizzone, il cuore selvaggio della Valle
Fonte: iStockScorcio del centro di Pizzone
Nascosto tra i boschi di faggio e acero, Pizzone è un piccolo paradiso verde che domina la valle Ura dal monte Mattone. Qui la natura detta ancora le sue leggi, e il borgo vive in perfetta armonia con l’ambiente circostante. Nei dintorni, si possono incontrare specie rare come l’orso bruno marsicano, l’aquila reale e i cervi, mentre il silenzio dei boschi accompagna i passi di chi esplora simili luoghi senza tempo.
Pizzone vanta ancora intatte le tre antiche porte di accesso, che delimitavano i vari nuclei abitativi poi fusi nel borgo attuale. Porta Lecina, Porta dei Santi e Porta Borea sono come varchi in un passato che continua a vivere tra le pietre.
Nel centro storico, la chiesa di San Nicola rivela l’anima antica, emersa dopo il terremoto del 1984, mentre numerose cappelle devozionali punteggiano il territorio e raccontano una fede semplice e radicata, plasmata di riti e silenzi.
Ci sono luoghi che proiettano direttamente in un sogno coloro che li visitano, sono quei posti un po’ magici in cui la mano dell’uomo e quella della natura hanno lavorato insieme per dare vita alla meraviglia più incredibile.
E sono anche i posti che vale la pena raggiungere nella stagione giusta quando i colori catturano lo sguardo. Accade, ad esempio, nel cuore dell’Italia: nel nord del Lazio, infatti, si trova un antico castello che custodisce anche uno dei giardini rinascimentali più belli, importanti e meglio conservati d’Europa.
Siamo a Vignanello, in provincia di Viterbo, dove possiamo ammirare Castello Ruspoli e i suoi giardini affascinanti. Qui ci sono tutti gli ingredienti per rendere questo luogo la meta perfetta per una gita o una vacanza, magari in primavera quando la natura si riveste delle sue sfumature più belle e ammalianti.
Tutto quello che devi sapere su Castello Ruspoli e sul suo splendido giardino in stile rinascimentale.
Dove sono Castello Ruspoli e il suo giardino
Nel cuore dell’Italia esiste un luogo in cui la bellezza ha una delle sue dimore più affascinanti. Ci troviamo nel nord del Lazio, nella Tuscia, in provincia di Viterbo. Qui, nel comune di Vignanello, si trovano Castello Ruspoli e il suo giardino.
Questo antico edificio è in via dell’Uliveto e si può raggiungere facilmente e in poco tempo non solo da Viterbo, da cui dista solamente 18 chilometri, ma anche da Roma: infatti la distanza che separa il maniero dalla Capitale è di soli 71 chilometri. Per chi vuole, invece, arrivare qui da altre parti d’Italia o d’Europa è bene sapere che la distanza da Fiumicino è di 92 chilometri.
Raggiungere questo luogo nel Lazio significa fare una passeggiata nella storia, il castello, infatti, può essere fatto risalire a tempi davvero antichi: basti sapere che è stato donato da papa Clemente VII nel 1531 a Beatrice Farnese Baglioni, la figlia Ortensia poi sposò Ercole Sforza Marescotti e come dote aveva proprio il maniero. Ma l’origine è precedente e potrebbe essere fatta risalire all’847 quando era una rocca fortificata, poi trasformata in convento per i monaci Benedettini.
Quello che vediamo oggi, a quanto pare, è il risultato di lavori successivi e risalenti proprio al 1500. La pianta è a base quasi quadrata e la struttura è dotata di quattro torrioni angolari, mentre nel perimetro vi è un fossato.
La realizzazione del giardino che si trova alle spalle del maniero, invece, è avvenuta successivamente: nel 1610 fu voluto da Ottavia Orsini, il papà era il creatore del giardino di Bomarzo. All’italiana e in stile rinascimentale, è meraviglioso e può essere ammirato ancora oggi.
Questa area è composta da un giardino di verdura, con siepi che costruiscono bellissimi disegni e con al centro una fontana, poi vi è quello che viene definito giardino segreto con fiori che sbocciano colmando lo sguardo di meraviglia e colori. Completano il tutto il Barchetto e il Barco.
Quando si visita questo luogo si possono esplorare sia gli interni del castello che il giardino, ma anche scoprire fotografie e ritratti d’epoca per conoscere meglio le persone che qui hanno vissuto e che sono legate a questo edificio.
Chiaramente merita una visita anche il paese, alla scoperta della sua storia e degli edifici religiosi e civili di tante epoche differenti che lo punteggiano. Senza dimenticare i Connutti, antichi passaggi che si trovano sottoterra sotto il paese.
Il periodo migliore per visitare il Catello Ruspoli e il suo giardino è senza dubbio la primavera, per poter godere delle belle giornate e ammirare questo luogo con la luce e i colori di questa stagione. Il Castello, comunque, è accessibile per gran parte dell’anno ed è possibile affittarlo per eventi e cerimonie.
Info utili per programmare la visita
Raggiungere il Castello e il giardino è semplice e in auto da Viterbo o da Roma ci si mette davvero pochissimo.
Le aperture al pubblico avvengono unicamente il venerdì, il sabato e la domenica (oltre alle giornate festive) dal mese di febbraio a quello di dicembre (con chiusura a luglio). Ovviamente si tratta di date che possono subire variazioni per cui è sempre bene verificare l’effettiva possibilità d’accesso.
Nella visita, che è guidata e ha una durata di circa un’ora, sono compresi gli interni, il giardino e sono inclusi il parcheggio custodito e la possibilità di rimanere nell’area esterna (ovvero Giardino Rinascimentale e Parco della Marescotta) anche dopo.
Nel dettaglio si potranno ammirare: le principali sale del Piano Nobile, la Cappella di Santa Giacinta Marescotti, i Giardini Rinascimentali.
La prenotazione è obbligatoria e il prezzo del biglietto varia: adulti e ragazzi oltre i 15 anni pagano 15 euro, dai 5 ai 15 anni pagano dieci euro, mentre è gratuito l’ingresso ai bambini fino ai 5 anni e per i visitatori con disabilità.
Ci sono degli slot orari a cui attenersi: 10, 11:15, 12:30, 15 e 16:15, mentre il venerdì l’apertura – secondo quanto è segnalato nel sito – è unicamente pomeridiana.
Un luogo da conoscere e da scoprire in tutta la sua meraviglia e che fa parte della Rete Dimore Storiche del Lazio.
Fonte: GettyIl suggestivo giardino rinascimentale all’italiana di Castello Ruspoli
Acque Albule Terme di Roma, note anche come Terme di Tivoli, rappresentano un’oasi di benessere situata a Tivoli Terme, a breve distanza dalla capitale italiana. Questa storica struttura termale offre nel Lazio una combinazione unica di trattamenti terapeutici e servizi dedicati al relax, il tutto immerso in un ambiente che fonde tradizione e modernità.
Le origini di queste terme risalgono già ai tempi dell’imperatore Augusto e sono state menzionate da scrittori latini quali Plinio il Vecchio e Virgilio nell’Eneide. Dopo un periodo di declino, le terme furono riscoperte nel Rinascimento e valorizzate da illuminati signori, tra cui il Cardinale Ippolito d’Este, che ne apprezzò le proprietà terapeutiche e realizzò i primi sondaggi nella profondità dei laghi.
Ancora oggi, le Acque Albule, di tipo sulfureo e ipotermale, sgorgano a una temperatura costante di 23°C dai laghi Regina e Colonnelle, mantenendo inalterate le loro proprietà benefiche. Il centro termale dispone di quattro piscine esterne con acqua sulfurea e si presenta come un luogo in cui storia e natura si fondono, regalando un’esperienza di relax e rigenerazione unica.
Le Terme di Roma si trovano in Via Tiburtina Valeria a Tivoli Terme (RM). Per chi proviene da Roma, è possibile raggiungere la struttura in auto in maniera rapida, percorrendo la Via Tiburtina (SS5) in direzione Tivoli.
In alternativa, dalla stazione ferroviaria di Roma Tiburtina, si può prendere un treno regionale in direzione Tivoli e scendere alla stazione di Bagni di Tivoli, situata a breve distanza dalle terme. Sono disponibili anche autobus Cotral che collegano Roma a Tivoli Terme con fermate vicine all’ingresso delle terme.
Giorni di apertura e orari delle Terme di Tivoli
La SPA termale “Le Vie del Benessere” di Acque Albule Terme di Roma osserva i seguenti orari:
Lunedì al Venerdì: 10:00 – 17:00
Sabato: 10:00 – 18:00 (previa prenotazione)
Domenica e Festivi: 10:00 – 17:00 (previa prenotazione)
Martedì: Chiuso
È consigliata la prenotazione anticipata per la visita al centro termale di Tivoli, soprattutto nei giorni festivi e prefestivi, per garantire l’accesso ai servizi desiderati.
Le tariffe per l’accesso alla SPA termale sono le seguenti:
Giorni feriali (Lunedì – Venerdì): €45,00
Giorni festivi e prefestivi: €50,00
Le Terme di Tivoli offrono anche pacchetti speciali e promozioni in determinati periodi dell’anno. Si consiglia ai visitatori di consultare sempre il sito ufficiale o di contattare direttamente la struttura per informazioni aggiornate sulle offerte disponibili.
La SPA termale “Le Vie del Benessere” alle Terme di Tivoli offre davvero molteplici servizi e trattamenti pensati appositamente per il benessere e il relax dei visitatori, tra cui:
Piscina termale interna sulfurea: dotata di getti d’acqua posizionati strategicamente per massaggiare tutti i muscoli, dalla cervicale alla pianta dei piedi.
Idromassaggio: un bagno distensivo ideale per rilassarsi dopo aver percorso il percorso vascolare.
Percorso vascolare Kneipp: alternanza di acqua fredda (24°C) e calda (37°C) per stimolare la circolazione e ridare energia alle gambe affaticate.
Sauna e bagno turco: per purificare il corpo e ottenere un effetto detossificante.
Doccia aromatica: getti d’acqua con essenze profumate ad effetto rilassante.
Sala relax con tisaneria: spazio dedicato al riposo, dove è possibile degustare diverse tisane per reintegrare i liquidi persi.
Oltre ai servizi inclusi nell’ingresso alla SPA, le Terme di Roma a Tivoli propongono una serie di trattamenti estetici e terapeutici, tra cui:
Massaggi terapeutici e rilassanti: come il massaggio svedese, californiano e l’antico massaggio termale romano.
Trattamenti viso e corpo: come il Body Skin Scrub, trattamenti anti-age e specifici per pelli sensibili.
Rituali di coppia: esperienze condivise per momenti di relax in due.
Informazioni utili sulle Terme di Roma
Ecco una serie di altre informazioni che possono essere utili ai viaggiatori che decidono di visitare Tivoli Terme, nei pressi di Roma, per trascorrere una o più giornate di relax e concedersi delle vere e proprie coccole di benessere.
Parcheggio: le Terme di Roma dispongono di un parcheggio gratuito per i clienti, situato nelle immediate vicinanze dell’ingresso principale.
Accessibilità: la struttura è attrezzata per accogliere persone con disabilità motorie, garantendo l’accesso facilitato a tutte le aree della SPA e dei servizi termali.
Kit di cortesia: incluso nel prezzo d’ingresso, comprende accappatoio, cuffia, telo e ciabattine. È obbligatorio l’uso del costume da bagno.
Accesso ai minori: i bambini sotto i 14 anni non possono accedere alla SPA. I ragazzi dai 14 ai 16 anni possono accedere solo con un certificato medico di idoneità e devono essere accompagnati dai genitori. I ragazzi dai 16 ai 18 anni possono accedere con un’autocertificazione dei genitori e devono essere accompagnati.
Convenzioni: Acque Albule Terme di Roma sono convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e per questo offrono la possibilità di godere di cure per patologie quali la psoriasi, nonché terapia inalatoria, balneoterapia, fangoterapia, cura idropinica e anche terapia sordità rinogena.
Contatti: per ulteriori informazioni o prenotazioni, è possibile contattare il centralino al numero (+39) 0774 408500 o inviare una email a info@termediroma.org.
Terzo per estensione nel Centro Italia, dopo il lago Trasimeno e il lago di Bolsena, si sviluppa su una superficie di oltre 55 km quadrati, ed è una popolare località turistica e balneare del nostro Paese. Parliamo dell’affascinante Lago di Bracciano, in provincia di Roma, cuore del parco naturale regionale di Bracciano-Martignano, area protetta del Lazio, di origine vulcanica e una destinazione molto ambita dai viaggiaotori provenienti da tutto il mondo.
Ciò è dovuto allo splendido paesaggio che lo circonda e alle acque balneabili, considerate tra le più pulite d’Italia, grazie anche al divieto di navigazione per i veicoli a motore – con esclusione dei pescatori muniti di licenza e della motonave che effettua servizio stagionale fra i tre centri del bacino.
Le spiagge del Lago di Bracciano
Ma ad attrarre i visitatori sono soprattutto le spiagge, dove potersi prendere una pausa dallo stress e trascorrere giornate di puro relax e divertimento.
Tra le più belle, spicca la spiaggia di Lungolago Argenti, una delle più frequentate, costellata di locali e stabilimenti dove praticare sport acquatici o prendere lezioni di windsurf, e alla sera sorseggiare un cocktail ascoltando buona musica in compagnia. Qui si alternano sabbia e sassi, ma dovete fare molta attenzione alle acque, che in questo punto diventano subito molto profonde, per cui potrebbe non essere l’ideale se siete con dei bambini piccoli.
La spiaggia di Vigna di Valle si trova invece nel comune di Anguillara Sabazia. Ubicata all’interno di un piccolo golfo sulla sponda meridionale del lago di Bracciano, presenta una sabbia fine scura ed è adatta a tutti, perché qui l’acqua digrada più dolcemente. Lungo la zona litoranea si possono trovare sia stabilimenti che tratti di spiaggia libera dove portarsi dietro sdraio e ombrellone.
Chi cerca una spiaggia dove far correre felice il proprio cane e permettergli un bel bagno nelle acque del lago, troverà in quella dei Gabbiani una fantastica soluzione pet-friendly . Ci si arriva tramite un sentiero sterrato che si trova sulla strada provinciale 1F al km 5.
Non mancano chiaramente altre spiagge, alcune libere ed altre con stabilimenti balneari e servizi per potersi divertire a tutte le età.
Fonte: iStockUna delle spiagge del Lago di Bracciano
Sport e attività da fare sul lago di Bracciano
Oltre alle splendide spiagge, questa perla del Centro Italia permette di fare anche tantissime altre attività diverse. Per esempio, è possibile praticare vela con imbarcazioni di piccola dimensione, al punto che sul territorio di Trevignano Romano esistono anche circoli velici che propongono varie soluzioni adatte a tutti.
La stessa costa consente anche di praticare windsurf, sia per esperti sia per chi vuole imparare, wingfoil e windsurf foil, soprattutto quando a soffiare è il vento di ponente.
Tendenzialmente l’acqua del lago di Bracciano, al mattino o all’ora di pranzo, è piatta, calma come uno specchio, una condizione che facilita tantissimo la possibilità di esplorarlo in canoa o sup, con le dovute dotazioni per la sicurezza. Si può chiaramente utilizzare anche il kayak marino, che con esperienza è divertente anche se ci sono delle onde.
Infine, da non dimenticare sono:
Nuoto: i migliori momenti per praticarlo sono al mattino, quando il lago è piatto, o la sera non appena cala il vento e il sole inizia a tramontare;
Snorkeling: grazie ad acqua particolarmente limpida è possibile fare interessanti avvistamenti con maschera e boccaio;
Pesca: è concessa sia come attività professionale che come attività sportivo-dilettantistica.
Roma è splendida e questo lo sappiamo bene. Quello che molti di noi non sanno, insieme a tanti turisti stranieri provenienti da ogni parte del mondo, è che questa regione ha tanto altro da offrire oltre il fascino storico della Capitale. Dovunque ci sono tesori poco conosciuti pronti a stupire: dalla necropoli etrusca di Tarquinia a Palazzo Farnese a Caprarola, fino alle cittadine arroccate, ai castelli e ai parchi.
Anche il ministero e assessorato al turismo del Lazio, per aiutare i visitatori a scoprire queste bellezze, soprattutto in un anno importante come il Giubileo, ha lanciato la campagna social “#Romaenonsolo – C’è tutto un Lazio intorno”. Si tratta di uno strumento utile sia per promuovere e valorizzare il patrimonio turistico regionale che per dare un po’ di respiro a Roma e portare i turisti verso mete insolite e affascinanti.
L’idea ci piace molto e per questo vogliamo contribuire condividendo i nostri consigli su cosa vedere nel Lazio oltre Roma, 10 mete pensate per portarvi a spasso nella regione tra luoghi famosi e posti insoliti.
Lago di Nemi
Seppur più piccolo e raccolto, il lago di Nemi non ha nulla da invidiare al più conosciuto lago Albano. Anche questo di origine vulcanica, il lago di Nemi è situato nel territorio dei Castelli Romani e occupa il fondo dell’antico Vulcano Laziale, attivo fino a 30.000 anni fa. Il nome deriva da “Nemus Danae”, bosco sacro dedicato alla dea Diana che pare sorgesse non lontano dal lago. Ecco perché, facendo una passeggiata intorno alle sue acque, troverete anche il Tempio di Diana.
Terminata la passeggiata, non dimenticate di salire verso Nemi, riconosciuto Borgo Bandiera Arancione e famoso per le fragoline di bosco. Dal colore vivace e dal sapore intenso, sono le protagoniste di una leggenda: si dice che nacquero dalle lacrime versate da Venere per la morte di Adone, poi trasformate in cuori rossi. A quanto pare, le fragole possedevano dei poteri, come quello di allontanare i serpenti presenti nei boschi. Durante la raccolta, che avviene tra maggio e ottobre, viene organizzata anche la Sagra delle Fragole.
Fonte: iStockIl lago di Nemi
Sora e la cascata di Isola del Liri
Cosa vedere nel Lazio se non i suoi borghi? Uno dei più belli è sicuramente quello di Sora, in provincia di Frosinone. Racchiuso tra i piccoli rilievi dell’Appennino Centrale, è stato la città natale del regista Vittorio De Sica. La sua casa, situata nel quartiere Canceglie, è il punto di partenza ideale per scoprire il suo grazioso centro storico composto da strade acciottolate, scalinate che si arrampicano fra le case e piazzette nascoste. E se questo non fosse abbastanza, potrete godere di una bella vista sulla valle del fiume Liri.
Completate la vostra visita raggiungendo la famosa Isola del Liri, distante cinque minuti di auto da Sora. Qui, l’attrazione principale è la Cascata Grande alta 27 metri, unico esempio di cascata nel centro cittadino in Italia e una delle pochissime del mondo.
Palazzo Farnese a Caprarola
Il Palazzo Farnese di Caprarola, conosciuto anche come Villa Farnese, è uno dei più affascinanti esempi di dimora rinascimentale di tutta Europa. Potete tranquillamente spendere un’intera giornata in questo tesoro della Tuscia, ammirando tanto le stanze affrescate quanto gli splendidi giardini. Costruito intorno alla metà del XVI secolo, Palazzo Farnese è allo stesso tempo fortezza, palazzo e villa.
Vanta interni magnifici, come la Scala Regia, una monumentale scala a chiocciola opera di Jacopo Barozzi da Vignola, o le stanze affrescate dai nomi che fanno sognare, come la Stanza delle Carte Geografiche, degli Angeli o dei Filosofi. E poi ci sono i giardini, unici con le loro composizioni geometriche, i labirinti e le fontane con i giochi d’acqua.
Non è un luogo sconosciuto, ma se parliamo di cosa vedere nel Lazio non possiamo non citare Civita di Bagnoregio. Situata in provincia di Viterbo, Civita di Bagnoregio è anche conosciuta come la “città che muore” a causa dell’erosione graduale del terreno argilloso che ne minaccia la sopravvivenza.
Di origine etrusca, il borgo è considerato uno dei più belli d’Italia, abitato da sole 13 persone e da tanti gatti. A conquistare i visitatori è la vista del borgo dal belvedere, oltre che la passeggiata di circa 200 metri sul ponte scenografico che porta all’ingresso.
Santuario di Greccio
Andiamo in provincia di Rieti, dove si trova una delle mete di pellegrinaggio più famose d’Italia. Stiamo facendo riferimento alla Valle Santa e ai Santuari Francescani dove è facile percepire spiritualmente la presenza di San Francesco che in questi luoghi trascorse gran parte della sua vita terrena. Uno dei luoghi più famosi è sicuramente il Santuario di Greccio, tra le mete laziali più belle da visitare per chi vuole scoprire la regione oltre Roma.
Il santuario, situato a circa 15 minuti dal centro di Rieti, sorge a oltre 600 metri di altezza ed è immerso in uno scenario dal fascino innegabile. Il Santuario di Greccio è famoso anche come la “Betlemme d’Italia” perché qui, nel 1223, venne celebrato il Natale da San Francesco con il ricordo della Natività, il primo presepe del mondo.
Giardini di Ninfa
Chi desidera lasciare Roma per fare un’immersione nella natura, può fare tappa ai Giardini di Ninfa, dichiarati Monumento Naturale dalla Regione Lazio nel 2000. Situato a Cisterna di Latina, questo giardino prende il nome da un tempio di epoca romana costruito nei pressi dell’attuale giardino e dedicato alle divinità delle acque sorgive, le Ninfe Naiadi. In 8 ettari di verde vivono oltre 1300 diverse specie di piante provenienti da ogni parte del mondo. All’interno del giardino si trovano ciliegi e meli ornamentali che in primavera fioriscono, magnolie decidue, betulle, iris palustri e un’ampia varietà di aceri giapponesi.
Il tutto è reso ancora più speciale dalla presenza di ruscelli, laghetti e del fiume Ninfa che scorre fra i ruderi ricoperti di verde della città perduta.
Non solo borghi, parchi magici e laghi meravigliosi, nel Lazio c’è anche il mare. Al confine con la Campania si trova la Riviera di Ulisse, chiamata così per sottolinearne l’origine mitologica, ricca di luoghi tutti da scoprire. Il fascino di questi paesaggi, composti da rocce a strapiombo, calette e insenature sabbiose, conquistò anche l’imperatore Tiberio che, nel I secolo d.C., fece costruire a Sperlonga una villa i cui resti sono ancora visitabili. Luogo di villeggiatura fin dai tempi dei romani, qui sorsero diverse città latine: oltre la già citata Sperlonga, ci sono Gaeta, Formia e Terracina.
Tra le cose da vedere c’è sicuramente il tempio romano di Giove Anxur, nella città di Terracina che, secondo la leggenda, vide il peregrinare dell’eroe narrato da Omero. Chi desidera fare delle escursioni, inoltre, può percorrere alcuni sentieri, mentre chi cerca comfort e relax può prenotare un tour in barca e ammirare i panorami dal punto di vista privilegiato offerto dal mare.
Il borgo di Ariccia
Non distante da Roma, situato nel territorio dei Castelli Romani, c’è l’incantevole borgo di Ariccia che conquista subito con il ponte a tre ordini di arcate alto quasi 60 metri: costruito nella metà del XIX secolo, è lungo circa 300 metri e porta i visitatori al cuore della città. Una volta arrivati andate in Piazza della Repubblica per ammirare le due fontane del Bernini, visitate la Colleggiata di Santa Maria Assunta e Locanda Martorelli, Palazzo Chigi e il Parco Chigi adiacente. Ovviamente non dimenticate di assaggiare le specialità della cucina locale, una su tutte la famosa porchetta di Ariccia.
Parco Naturale Regionale Monti Simbruini
Chi dalla Capitale vuole trascorrere un weekend tra le montagne, può raggiungere il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Quest’area protetta degli Appennini, compresa tra le province di Roma e Frosinone, offre tante possibilità per fare trekking o escursioni a cavallo, oltre che sci di fondo e passeggiate con le ciaspole d’inverno. Qui verrete conquistati dal paesaggio naturale, tra boschi di faggi, querce, castagni e ginepri, oltre che corsi d’acqua e sorgenti e le vette che superano di poco i 2000 metri.
Con i suoi 30.000 ettari circa di territorio protetto, rappresenta un luogo fondamentale in Lazio per la grande importanza rivestita dalla sua biodiversità che annovera molte specie protette e in via di estinzione. Tra le escursioni più amate c’è anche il Cammino delle Abbazie che, ai paesaggi naturali, unisce il fascino dei luoghi d’arte e storia sulle orme di San Benedetto, Patrono d’Europa tra l’anno 525 e 529.
L’isola di Ponza
Concludiamo i nostri consigli su cosa vedere nel Lazio con l’isola di Ponza, ideale per chi ha qualche giorno di vacanza e desidera trascorrerlo al mare. Le isole pontine davanti al Golfo di Gaeta sono la destinazione perfetta per nuotare in acque cristalline e passeggiare tra le strade di borghi dai colori pastello. Ponza, in particolare, offre l’atmosfera ideale: verrete accolti dal porto borbonico semicircolare costruito tra il 1772 e il 1793 all’ombra dell’antica torre fortificata dei Borboni, sovrastato dal centro storico composto di piazze ricche di negozi di artigianato, ristoranti e spiagge di ciottoli.
Di origine vulcanica, per ammirarla al meglio consigliamo di prenotare una gita in barca, ideale anche per scoprire le altre isole come Ventotene, Palmarola, Zannone, Gavi e Santo Stefano. Oppure, se amate fare snorkeling, i fondali di Ponza sono perfetti.