Ferrara è un vero gioiello ricco di storia e di tradizioni che merita assolutamente una visita. Famosa per essere la città delle biciclette – qui ci si muove benissimo sulla due ruote, e non solo da adesso, ma da decenni – è una delle più belle città d’arte italiane, con il Castello Estense che domina il centro storico, con uno dei musei più belli d’Italia, Palazzo dei Diamanti, che ospita ogni anno importantissime mostre, e una maestosa cattedrale del XII secolo, il Duomo di San Giorgio, interamente di marmo, da fare invidia anche alle più blasonate chiese d’Europa.
Quando arriva la bella stagione, gli eventi e i ferraresi, che amano stare all’aria aperta, animano le strade e le piazze trasformando Ferrara in una grande e unica festa.
Tra gli eventi che più la vivacizzano c’è il Ferrara Summer Festival, un evento che concentra gli appuntamenti nei mesi estivi, ma che in realtà si estende fino a inverno inoltrato (dal 13 giugno fino a gennaio 2027) e che trasforma Ferrara in un palcoscenico a cielo aperto con concerti live e musical, un’occasione per scoprire alcune delle location più belle della città emiliana.
Ferrara Summer Festival 2026
Il Ferrara Summer Festival è una manifestazione di musica – ma non solo – che coinvolge famosissimi artisti (dai Megadeth – lo scorso 14 giugno – a Marilyn Manson l’11 luglio, che sono concerti a pagamento) e altri eventi musicali gratuiti aperti a tutti come i dj set con il celebre Paul Kalkbrenner, il 20 giugno, i gospel (21 giugno), le serate musicali per il 50° compleanno di Radio 105 (18 e 19 giugno) e che comprende anche una rassegna di spettacoli, e non, nel periodo estivo, tutti all’interno del centro storico di Ferrara.
Ufficio stampaLa piazza Ariostea a Ferrara durante il Summer Festival
Tra questi, anche La notte dei format il 25/06 per ballare a suon di musica con le hit dagli Anni ’80 ai Duemila, e il più grande karaoke d’Italia, perfetto anche per i più piccoli. Inoltre, dal 22 al 26 luglio 2026, la piazza ospita una delle più grandi produzioni teatrali al mondo: Notre Dame de Paris. Un palcoscenico monumentale avvolge le notti di Ferrara con il capolavoro di Riccardo Cocciante.
La cornice rinascimentale della città crea la suggestione per vivere delle serate di spettacolo uniche. I concerti del Ferrara Summer Festival si svolgono all’aperto, principalmente in piazza Ariostea, l’antica piazza ovale che ogni anno ospita anche il Palio di Ferrara, che si svolge ogni anno l’ultima domenica di maggio.
Le location del festival
Per chi si reca a Ferrara in occasione del Summer Festival, ci sono diverse curiosità da conoscere intorno alle sedi degli eventi.
Piazza Ariostea
La piazza Ariostea, la principale location dei concerti e degli eventi del Ferrara Summer Festival, prende il nome dal poeta Ludovico Ariosto, che visse a Ferrara lavorando per la corte Estense e componendo diverse opere, tra cui il famoso poema cavalleresco L’Orlando Furioso, e la cui statua troneggia nel centro adagiata su una colonna. Voluta da Ercole I d’Este nel XV secolo, fu realizzata dall’architetto di corte Biagio Rossetti insieme a un ampio progetto urbanistico che vide la città completamente trasformata. Dal Campanile di San Giorgio alla cinta muraria fino ai più bei palazzi ferraresi, la sua mano è arrivata ovunque.
123RFPiazza Ariostea di giorno con la statua dell’Ariosto
Ed è proprio grazie al suo intervento urbanistico che, nel 1995, Ferrara è diventata “Città del Rinascimento Patrimonio dell’Umanità” dell’UNESCO. Tutt’intorno alla piazza, si possono ammirare edifici storici, come Palazzo Massari, sede dei Musei civici di Arte moderna e contemporanea (attualmente chiuso per lavori di restauro). Questa zona si trova a poco più di dieci minuti a piedi dal Castello Estense (quattro in bicicletta).
Sottomura Open Air
Alcuni eventi, come il Fuoricorso – Unifest (17 e 24 giugno), una delle serate universitarie (gratuite) più attese dell’estate che è parte del Summer Festival, si svolgono al Sottomura Open Air, una delle location più suggestive di Ferrara per eventi musicali e festival all’aperto. Situato lungo le storiche mura rinascimentali della città, questo spazio all’aperto immerso nel verde unisce architettura e musica. Si trova a circa 10–15 minuti a piedi dal centro storico.
Mura Estensi
All’interno del Summer Festival si svolge anche la Fluo Run Ferrara (3 luglio), che non è una semplice corsa bensì un vero e proprio festival dedicato al movimento, al benessere e al divertimento. Le attività fitness guidate dai coach ufficiali dell’evento si svolgono in piazza Ariostea e culminano con la fun race di 5 km, una corsa – o camminata – notturna che attraversa le suggestive Mura Estensi -che oggi misurano solo 9 km, ma che nel Medioevo circondavano l’intera città – e il magnifico centro storico di Ferrara.
Sala Estense
Anche la Sala Estense ospita alcuni eventi del festival che dura fino all’autunno. Tra questi, l’omaggio a Lucio Battisti (8 novembre), a Fabrizio De André (28/11), alle musiche dei film di Tim Burton (23 gennaio), l’Hans Zimmer Tribute (14/11) e il tributo al fumettista e regista giapponese Hayao Miyazaki produttore del film La città incantata (15/11), con le colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema. Questo edifico ha una storia lunghissima. Ex cinema e oggi teatro, la sua costruzione si deve anch’essa a Ercole d’Este che la fece erigere come cappella di corte chiamandola Chiesa Nuova. Al suo interno vi venivano esposte le salme degli Estensi. Fino all’800 venne ancora utilizzata, poi abbandonata finché non iniziarono i lavori di recupero e oggi ha un piccolo palcoscenico e una bella sala in stile Liberty. Dell’antica chiesa è rimasto solo il portale sulla facciata.
BBC News, con il programma di viaggi di punta del canale The Travel Show, è venuto in Toscana per esplorare la tradizione artigianale e industriale che si cela dietro questa destinazione e ripercorrere le tappe della mitica Vespa che, proprio nel 2026, ha festeggiato gli ottant’anni.
Qasa Alom, che ha condotto la puntata, ne è tornato entusiasta. Qasa è andato a Carrara a incontrare i cavatori che estraggono il famoso marmo bianco, a Pisa per visitare la piazza dei Miracoli con la Torre pendente per finire a Pontedera, la culla dello scooter più famoso del mondo, dove si è unito agli altri motocilisti attraversando la campagna toscana. Sui suoi social ha raccontato della sua incredibile esperienza con i Butteri e ha particolarmente apprezzato la slow life dei borghi toscani. Lui, come molti altri inglesi, sono innamorati dell’Italia. Gli abbiamo chiesto della sua esperienza e del perché i suoi connazionali siano così attratti dal Belpaese.
Cosa ti è piaciuto di più del viaggio in Vespa attraverso la Toscana?
Ci sono tantissime cose che ho apprezzato del mio viaggio in Vespa attraverso la Toscana, ma ciò che mi rimarrà più impresso è il calore delle persone che vivono lì da generazioni e continuano ad aprire le braccia e il cuore ai visitatori per mostrare loro la vera Toscana.
@BBC NewsIl conduttore della BBC Qasa Alom con al su vespa in giro per la Toscana
Trascorrere del tempo a cavallo con i Butteri è stata sicuramente una sfida e un’esperienza che mi rimarrà impressa a lungo. Non sapevo cavalcare fino a poche settimane prima di partire per le riprese del programma: avevo preso qualche lezione e poi quello che mi aspettava con la troupe è stata una vera sorpresa. Mi hanno buttato nella mischia e ho passato tutta la mattinata a cavallo con loro… a volte i tori mi caricavano addosso, insieme al mio adorabile cavallo Hercules, e abbiamo anche dovuto gestire alcune situazioni impreviste. Quindi, nel complesso, è stata un’esperienza che mi ha messo alla prova fisicamente, ma che si è rivelata estremamente gratificante. Non dimenticherò mai i colori intensi visti a cavallo, il cielo azzurro e l’erba verde e rigogliosa che si mescolava al folto manto marrone del mio cavallo: uno spettacolo meraviglioso.
Che impatto hanno i tuoi servizi sull’Italia sui tuoi spettatori?
L’impatto del programma è profondo: è un mix perfetto di viaggio, storia e divertimento! Il mio obiettivo è sempre quello di essere gli occhi e le orecchie dello spettatore. Non voglio che si limitino a guardarmi attraversare la Toscana, ma che si sentano partecipi. Il mio scopo è quello di porre loro le domande che si pongono e di mostrare l’umanità e il carattere di un luogo così come lo vedrebbe un turista che non lo conosce bene.
Voglio anche trasmettere l’entusiasmo di un bambino e la capacità narrativa di un giornalista. È importante avere quell’entusiasmo e quell’energia infantile perché, in fin dei conti, viaggiare significa nuove esperienze e avventure, e niente lo dimostra meglio di una mentalità da bambino.
Allo stesso tempo, a volte, per andare oltre la superficie di un luogo o di una storia, è necessario tirare fuori il giornalismo e intervistare le persone con sensibilità per comprendere il luogo più a fondo di quanto farebbe una semplice conversazione.
Secondo te, cosa apprezzano di più gli inglesi dell’Italia?
Cosa non si può apprezzare, dal punto di vista di un inglese, quando si viene in Italia? Buon cibo, buon vino, bel tempo e panorami mozzafiato! È tutto ciò che si desidera quando si lascia l’Inghilterra per un periodo in cui piove o fa un po’ freddo. È anche un promemoria per godersi la vita e per capire che c’è molto di più che correre di qua e di là.
A volte è anche una lezione di riflessione sulla cultura, lo stile e il valore estetico di un luogo. Spesso la cultura britannica è molto formale, ma a volte forse ci dimentichiamo della bellezza e ci concentriamo sulla funzionalità. La Vespa è un esempio perfetto di come gli oggetti funzionali possano essere anche pieni di stile e bellezza.
E cosa ti piace personalmente dell’Italia, oltre alla Toscana?
Ho sempre avuto una grande passione per l’Italia. Da ragazzo guardavo le partite di calcio in TV, quindi la mia passione è nata con il Milan di Sacchi e Capello, con giocatori incredibili come Baresi, Maldini e Boban. Poi sono arrivati Shevchenko, Kaká e Ancelotti, che hanno continuato a plasmare questo spirito milanese. Ho visitato San Siro molte volte e ho adottato il Milan come mia squadra del cuore.
Da appassionato d’arte, ho visitato Firenze, Roma e molti altri luoghi innumerevoli volte. La cultura del caffè e il rispetto e l’importanza che viene data alla famiglia sono valori molto simili alle mie origini, quindi, è un luogo in cui mi sento a mio agio e vivo.
La puntata di The Travel Show intitolata “Tuscany: Beyond La Dolce Vita” va in onda sul canale BBC News sabato 13 giugno alle 6:30 e alle 21:30 e domenica 14 giugno alle 8:30 e alle 14:30.
Carrara prova ancora una volta a ribadire il suo legame con l’arte. Non solo con quella del passato, legata al marmo e alla tradizione scultorea che ha reso la città famosa nel mondo, ma anche con quella di oggi. La Regione Toscana ha infatti deciso di assegnarle un nuovo riconoscimento: Carrara diventa la prima Capitale toscana dell’arte contemporanea.
Ad annunciarlo sono stati il presidente della regione Eugenio Giani e l’assessora alla cultura Cristina Manetti durante una cerimonia istituzionale a Firenze.
La città del marmo si prende la scena
Carrara non ha vinto il titolo nazionale, ma dalla sconfitta è uscita con qualcosa in più. Carrara era riuscita ad arrivare tra le cinque finaliste nella corsa al titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, risultato mai raggiunto prima da una città toscana. Quando il Ministero della Cultura ha scelto un’altra sede, Firenze ha deciso di non lasciare cadere nel vuoto quel percorso.
L’idea non è solo simbolica. L’obiettivo? Costruire attorno al titolo un vero e proprio calendario di iniziative, eventi e collaborazioni per rafforzare il concetto di arte contemporanea legato al territorio. Dopotutto, Carrara ha una storia particolare risultando un punto di riferimento per molti scultori provenienti da tutto il mondo. Dalle cave di marmo alle botteghe fino all’Accademia di Belle Arti: l’ecosistema artistico è unico.
Il nuovo titolo ha anche un’altra funzione: rafforzare la rete regionale dell’arte contemporanea. L’idea è sostenere la filiera culturale, riqualificare spazi dedicati all’arte e creare opportunità di sviluppo per le città toscane che investono nella cultura.
iStockLe celebri cave di marmo di Carrara
Le iniziative di Carrara capitale toscana dell’Arte Contemporanea
Per l’amministrazione comunale il riconoscimento rappresenta soprattutto uno stimolo. La sindaca Serena Arrighi ha parlato apertamente di un passaggio importante nel processo di crescita culturale della città. La candidatura nazionale, pur non avendo portato al titolo, ha costretto Carrara a ripensarsi, a mettere insieme idee e progetti in una visione più ampia di rigenerazione urbana.
Una delle opere più suggestive ipotizzate è quella di poter realizzare dei grandi bassorilievi nelle cave di marmo per trasformare il paesaggio in una vera e propria opera contemporanea; per poterci riuscire l’amministrazione sta valutando una possibile collaborazione con Maurizio Cattelan, Fabio Viale o Jeff Koons.
Parallelamente continua il lavoro sugli eventi culturali. Mostre e iniziative al Mudac e al Carmi, il festival White Carrara e altre manifestazioni che negli ultimi anni hanno cercato di portare l’arte anche negli spazi urbani. L’idea è che alcune opere possano restare stabilmente in città, diventando parte dell’arredo urbano.
C’è poi il capitolo legato alla rete delle Città Creative Unesco, nella quale Carrara svolge già un ruolo attivo. In questo ambito è stata avviata una mappatura degli atelier del marmo presenti sul territorio, con l’obiettivo di valorizzare anche dal punto di vista turistico le botteghe e i laboratori artigiani.
Importante anche il rapporto con il Museo Pecci di Prato e con la rete dei musei toscani dedicati al contemporaneo che ha già pronti incontri e collaborazioni. Nel percorso che ha portato alla candidatura nazionale, Carrara aveva raccolto anche il sostegno di numerose personalità del mondo della cultura e dello sport.
In Emilia-Romagna la storia passa spesso da una figura femminile. Imperatrici, duchesse, artiste, ma anche personaggi leggendari e protagoniste della politica. Nei secoli hanno lasciato tracce concrete: nelle città, nei castelli, nei musei, perfino nel paesaggio. L’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, è l’occasione per seguire questo filo che attraversa la regione e mette insieme caratteri molto diversi: ambizioni, passioni, visioni lontane tra loro. Da Parma a Ravenna, da Ferrara a Bologna, fino alla Romagna, ecco un itinerario che segue le tracce delle donne che hanno attraversato epoche diverse.
Parma e la “Buona Duchessa”
Una delle figure più amate della storia parmense è Maria Luigia d’Austria. Arrivò a Parma nel 1816, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, di cui era stata moglie. E in questa città che rimase fino alla morte, nel 1847.
Il suo ricordo in città è ancora vivissimo. Maria Luigia governò il Ducato di Parma e Piacenza con un approccio pragmatico ma anche molto attento alla vita culturale. Non a caso è ricordata come la “Buona Duchessa”. Come scoprire la sua storia? All’interno della Galleria Nazionale di Parma si può osservare il ritratto con la firma di Giovan Battista Borghesi dove compaiono anche progetti come il Teatro Regio che sottolineano il ruolo di mecenate della duchessa.
Se Parma racconta l’Ottocento, basta spostarsi verso l’Appennino reggiano per tornare indietro di molti secoli. E vedere la figura di Matilde di Canossa, una delle donne più influenti del Medioevo europeo, dominare la scena.
La Grancontessa ha saputo governare il territorio vasto di Lombardia, Emilia e Toscana tanto che il suo nome è rimasto nei libri di storia. Non è un caso che in occasione dell’8 marzo 2026 la città abbia previsto diverse occasioni in suo onore, tra cui la mostra “Matilde era femminista?” all’interno del castello e un percorso nel labirinto Cuore di Matilde per richiamare il legame tra spiritualità e potere.
Tra le storie meno note, ma non meno affascinanti, c’è quella di Maria Beatrice d’Este. Nata a Modena nel 1658, divenne regina d’Inghilterra, Scozia e Irlanda sposando Giacomo II Stuart. È uno dei rarissimi casi di un’italiana salita sul trono inglese.
La sua vicenda si intreccia con una delle fasi più turbolente della storia britannica, segnata da conflitti religiosi e rivoluzioni politiche. Maria Beatrice fu una figura molto discussa nel contesto inglese, ma rimase sempre profondamente legata alla sua origine modenese.
Negli ultimi anni il Comune di Modena ha avviato un progetto di valorizzazione dedicato alla sua memoria. L’Archivio storico cittadino conserva e digitalizza documenti legati alla sua vita, permettendo oggi di ricostruire con maggiore precisione il ruolo che ebbe nelle vicende europee del XVII secolo.
Bologna, le artiste che sfidarono il loro tempo
A Bologna il racconto delle grandi donne della storia passa anche dall’arte. E porta a due figure che, in epoche diverse, hanno lasciato un segno forte nella città.
La prima è Properzia de’ Rossi, attiva tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. È considerata la prima scultrice documentata della storia occidentale. In un ambiente dominato dagli uomini riuscì comunque a ritagliarsi spazio e riconoscimento. Alcune sue opere sono ancora visibili in città, dalla Basilica di San Petronio al Museo Civico Medievale. Anche Giorgio Vasari la citò nelle Vite, colpito dalla finezza con cui sapeva lavorare il marmo.
Due secoli dopo Bologna vede emergere un’altra protagonista: Elisabetta Sirani. Pittrice del Seicento, morì a soli ventisette anni ma fu tra le artiste più attive della scena bolognese. Non solo per la quantità di opere realizzate, oggi conservate soprattutto alla Pinacoteca Nazionale, ma anche per un progetto allora inedito: una scuola di pittura pensata per formare giovani donne. Una delle prime esperienze del genere in Europa.
Ferrara e la corte di Lucrezia Borgia
Ferrara racconta invece la storia di una donna che ancora oggi divide gli storici: Lucrezia Borgia. Figlia di papa Alessandro VI, la sua reputazione è stata per secoli avvolta da leggende oscure. La figura femminile è tra le più complesse per la sua storia: è arrivata in città come moglie di Alfonso I d’Este e ha saputo distinguersi per il suo apporto nel costruire il centro culturale del rinascimento sostenendo poeti e letterati. La sua presenza è ancora forte oggi tra le sale del Castello Estense e di Palazzo Schifanoia.
Forlì e la Leonessa della Romagna
Scendendo verso la Romagna si incontra la figura impetuosa di Caterina Sforza. Soprannominata la Tigre di Forlì e la Leonessa della Romagna, la figlia naturale del duca Galeazzo Maria Sforza è tra le donne simbolo della regione grazie al suo apporto al governo di Forlì e Imola.
Uno dei luoghi più legati alla sua storia è la Rocca di Ravaldino, la fortezza che difese durante gli assedi. Recentemente restaurata, oggi rappresenta una delle tappe più suggestive per comprendere il ruolo politico di questa figura femminile.
A Forlì si trova anche il celebre ritratto attribuito a Lorenzo di Credi, noto come “Dama del Gelsomino”, conservato nel complesso dei Musei San Domenico.
Ravenna e l’eredità di Galla Placidia
Ravenna costudisce la figura dai Galla Placidia simbolo dell’impero romano di Occidente e figlia dell’imprenditore Teodosio I. Oltre ad aver fatto da reggente all’impero per conto del figlio Valentiniano III è possibile osservare la sua eredità nel mausoleo riccamente decorato da straordinari mosaici. L’opera, simbolo di arte paleocristana, rientra nei siti UNESCO di Ravenna.
iStockGli interni con i mosaici del mausoleo di Galla Placidia
Rimini e la leggenda di Francesca
L’itinerario tocca anche Rimini dove si può approfondire la storia d’amore di Francesca di Rimini e Paolo Malatesta che compare anche tra le pagine della Divina Commedia di Dante. All’interno di Castel Sismondo, oggi parte del Fellini Museum, sono conservati diverse testimonianze della famiglia Malatesta. Il filo tra storia, mito e poesia incanta i visitatori che hanno modo di scoprire da vicino una figura femminile irriverente per l’epoca e capace di lasciare tracce che superano i secoli.
L’Emilia-Romagna le custodisce ancora oggi, tra castelli medievali, palazzi rinascimentali, musei e monumenti. L’8 marzo diventa così non soltanto una giornata simbolica, ma l’occasione per riscoprire una parte importante della storia italiana raccontata da uno sguardo femminile.
Grandi, anzi, grandissime sono le mostre che vengono inaugurate in Italia nel mese di marzo. Da Warhol a van Dyck, da Giotto alla scuola di Caravaggio, gli appuntamenti di primavera con l’arte sono davvero imperdibili. Ai grandi Maestri che debuttano nei musei italiani si aggiungono alcune delle più importanti mostre ancora in corso che, se non avete ancora visto, meritano assolutamente un viaggio.
Ecco le dieci mostre selezionate per voi da non mancare.
Andy Warhol a Ferrara
Dal 14 marzo al 19 luglio 2026, Ferrara diventa capitale della creatività con la mostra “Andy Warhol. Ladies and Gentlemen”, ospitata nello storico Palazzo dei Diamanti. L’esposizione celebra il genio rivoluzionario di Andy Warhol, proponendo un’esperienza immersiva che ripercorre la leggendaria rassegna del 1975-76 e ne aggiorna lo spirito per il pubblico contemporaneo. La mostra, con oltre 150 opere tra serigrafie, Polaroid e ritratti, esplora i temi che lo hanno reso un’icona dell’arte moderna: la celebrità, la riproducibilità dell’immagine e il confine sempre più labile tra cultura alta e popolare. Ogni sala racconta una storia diversa, alternando volti noti e figure meno celebrate in un dialogo visivo che riflette sulla costruzione dell’identità e sull’impatto dei media nella società. Colori vividi, composizioni seriali e sperimentazioni fotografiche trasformano l’esposizione in un viaggio sensoriale, capace di coinvolgere sia gli appassionati d’arte sia chi si avvicina per la prima volta alla Pop Art.
Dal 20 marzo al 19 luglio 2026, l’Appartamento e Cappella del Doge di Palazzo Ducale a Genova ospita “Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra“, la più grande mostra degli ultimi 25 anni dedicata a uno degli artisti più iconici della storia dell’arte internazionale e tra i più amati dal grande pubblico. Un “genio” capace di scavalcare i secoli e incontrare il gusto, per contenuti e tecnica pittorica, di diversi contesti sociali e di molte epoche storiche. L’eccezionalità della mostra – che si propone come una retrospettiva aperta a uno sguardo internazionale – si deve al numero davvero straordinario di opere di Van Dyck, 60 in dieci sezioni tematiche, prestate dai più grandi e autorevoli musei d’Europa, tra cui il Louvre di Parigi, il Prado di Madrid e la National Gallery di Londra, oltre ai musei italiani come gli Uffizi, la Pinacoteca di Brera di Milano, i Musei Reali di Torino.
L’Umbria celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi con un grande evento espositivo, in programma dal 14 marzo al 14 giugno 2026 alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia: “Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento”. La rassegna si soffermerà sul momento epocale in cui il carisma di Francesco incontra il genio di Giotto per dare vita a una rivoluzione che segna la nascita dell’arte moderna. Il percorso espositivo, suddiviso in otto sezioni, ripercorrerà la straordinaria stagione, attraverso oltre 60 opere, realizzate da Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti, negli anni in cui furono attivi sui ponteggi della Basilica francescana, in dialogo con quelle coeve dei maestri del territorio, capaci di reagire prontamente, con originalità, al loro esempio.
Ufficio stampa“Compianto sul Cristo morto” di Giotto
Bernardo Bertolucci a Parma
Dal 27 marzo al 26 luglio 2026, il Palazzo del Governatore di Parma ospita la mostra “Bernardo Bertolucci. Il Novecento” che celebra il cinquantesimo compleanno del film “Novecento” presentato per la prima volta al 29° Festival di Cannes nel maggio del 1976, salutato da subito come un classico contemporaneo e per questo oggetto di polemiche, dibattiti, interpretazioni, dispute che ne fanno una delle opere più acclamate e discusse degli Anni Settanta in Italia e nel mondo. Attraverso quattro macro-sezioni, il visitatore viene guidato nella genesi del film e nella sua eredità artistica tra materiali inediti, testimonianze d’epoca e opere pittoriche, ricordando così un film che ha segnato profondamente la storia del cinema moderno e che rappresenta, ancora oggi, una chiave di lettura universale della storia sociale, politica e culturale del nostro Paese.
Dal 19 al 30 marzo 2026, lo Spazio b5 a Bologna ospita la mostra fotografica “Discendere o salire”, curata dall’Arch. Lorena Zúñiga Aguilera, con testo critico di Lorenzo Gresleri e con il patrocinio del Consolato Onorario del Cile per l’Emilia-Romagna. L’esposizione introduce al lavoro del fotografo Andrea Borzatta, un artista che ha scelto il paesaggio cileno come campo di osservazione, riflessione e visione. All’interno dello spazio, il visitatore potrà immergersi in 21 fotografie che, insieme, vanno a formare un racconto espositivo che mette in dialogo Patagonia e deserto cileno. Se amete i viaggi, questa mostra è imperdibile.
@Andrea BorzattaLa mostra sul Cile a Bologna (nella foto, “Tra terra e cielo”)
Il Seicento dopo Caravaggio a Forte dei Marmi
Gli spazi rinnovati del Forte Pietro Leopoldo I a Forte dei Marmi (Lucca) accolgono, dal 27 marzo al 27 settembre 2026, l’esposizione dedicata al Seicento napoletano intitolata “Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito”. L’esposizione ripercorre l’evoluzione della pittura napoletana dopo la svolta determinata dalla presenza a Napoli di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio tra il 1606 e il 1607 e tra il 1609 e il 1610, attraverso i dipinti raccolti da Giuseppe de Vito, collezionista e studioso di questo periodo artistico. Con la presentazione di 39 dipinti esemplari dei maggiori protagonisti del “secolo d’oro”, viene tracciata una sequenza cronologica che va dai primi interpreti del naturalismo caravaggesco, agli altri artisti che, successivamente, si mostrarono pronti a rielaborarne il linguaggio in forme più orientate verso il classicismo e il barocco.
Ufficio stampaNatura morta con frutta, zucche, pappagallo, tartaruga e zuppiera di maiolica, Giuseppe Ruoppolo (Napoli-1630–1710)
Il Liberty a Brescia
Prosegue fino al 14 giugno al Palazzo Martinengo di Brescia la mostra “Liberty. L’arte dell’Italia moderna”. L’esposizione racconta i primi quindici anni del Novecento, quando l’Italia si aprì a nuovi linguaggi artistici, influenzando pittura, scultura, architettura, moda, grafica e fotografia. Con oltre cento capolavori tra dipinti, sculture, ceramiche, fotografie e spezzoni cinematografici, la mostra esplora lo stile Liberty in tutte le sue sfaccettature, dalle forme sinuose della grafica alle eleganti linee degli abiti femminili dell’epoca. Tra gli artisti presenti figurano Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Edoardo Rubino e Galileo Chini.
Sempre fino al 14 giugno 2026, Palazzo Reale a Milano ospita la mostra dedicata ai Macchiaioli, il movimento artistico che anticipò l’Impressionismo in Italia. Con più di 90 opere di Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini e Raffaello Sernesi, la rassegna è organizzata in nove sezioni che raccontano il legame tra arte e ideali risorgimentali, il Positivismo francese e il desiderio di una pittura “nazionale”. I visitatori possono immergersi nel mondo dei pittori che rivoluzionarono la luce e il colore in chiave moderna. La mostra include anche dettagli sul contesto sociale e culturale del periodo, permettendo di comprendere come i Macchiaioli abbiano contribuito a creare una nuova identità artistica italiana.
Un’altra grande mostra visitabile fino al 14 giugno è quella a Palazzo Barberini a Roma intitolata “Bernini e i Barberini”, che esplora il rapporto creativo tra Gian Lorenzo Bernini e il suo principale committente, Maffeo Barberini, poi papa Urbano VIII. L’esposizione permette di ripercorrere la carriera del grande scultore napoletano attraverso opere come Le Quattro Stagioni e San Sebastiano, provenienti da importanti collezioni europee e italiane, illustrando la profonda sinergia tra arte e mecenatismo nel Seicento.
Fino al 7 giugno 2026, le Gallerie dell’Accademia di Venezia ospitano la mostra “Tintoretto racconta la Genesi. Ricerca, analisi e restauro”, che segna il ritorno nel museo del ciclo delle Storie della Genesi realizzato da Jacopo Tintoretto nei primi anni Cinquanta del Cinquecento. Per la prima volta dall’Ottocento, le tre tele conservate a Venezia vengono riunite al dipinto “Adamo ed Eva davanti all’Eterno”, in prestito dagli Uffizi, offrendo al pubblico un’occasione unica per riscoprire il ciclo nella sua unità narrativa e simbolica, insieme al lavoro di studio e restauro che ne ha restituito la forza espressiva.
L’unicità del Carnevale di Comacchio nasce da una combinazione rara e affascinante: la magia sospesa della cittadina lagunare incontra la creatività di chi, anno dopo anno, dà forma a uno degli eventi più originali del panorama carnevalesco italiano. Le barche diventano protagoniste assolute, trasformate in battelli allegorici che scorrono lungo i canali del centro storico.
La maestria degli artigiani e l’impegno delle associazioni prendono vita in ambientazioni curate nei dettagli, popolate da personaggi fantasiosi e scenografie sorprendenti. Ogni imbarcazione racconta una storia e segue un tema preciso, e nel suo passaggio riesce a coinvolgere chi osserva e a inondare di allegria canali, vicoli e piazze.
Giunto nel 2026 alla sua tredicesima edizione, il Carnevale sull’Acqua è diventato negli anni un appuntamento di forte richiamo turistico, capace di attirare migliaia di visitatori da tutta Italia.
La XIII edizione del Carnevale sull’Acqua si svolgerà domenica 8 e domenica 15 febbraio 2026 con un programma ricco di appuntamenti che coinvolgono grandi e piccoli.
Eventi del Carnevale di Comacchio 2026
La giornata di domenica 8 febbraio si apre fin dal mattino nella suggestiva cornice dei Trepponti, con la sfilata delle bambine e dei bambini dei nidi, delle scuole dell’infanzia e delle parrocchie. Poco dopo, nel cuore del centro storico, arrivano le prime premiazioni dei gruppi in parata, accompagnate da momenti di animazione e spettacolo.
Nel primo pomeriggio, l’attenzione si sposta di nuovo ai Trepponti, dove vengono presentati gli equipaggi e i temi delle barche allegoriche. Alle 14.00 si apre ufficialmente il sipario: le imbarcazioni allegoriche scivolano lungo i canali, affiancate da scuole di danza e gruppi mascherati.
Il pomeriggio è scandito da iniziative pensate soprattutto per bambine e bambini, con uno spazio dedicato alle avventure della Baia dei Pirati, giochi, animazione, spettacoli e momenti di intrattenimento che rendono l’esperienza ancora più coinvolgente.
Non mancano gli appuntamenti teatrali, come il teatrino dei burattini, e le premiazioni dedicate alle maschere più originali. Nel tardo pomeriggio, le esibizioni di danza delle scuole del territorio riportano ancora l’attenzione sui Trepponti.
Domenica 15 febbraio la mattina è dedicata alle bambine e ai bambini delle scuole primarie dell’Istituto Comprensivo di Comacchio, che sfilano portando colore ed entusiasmo. Le premiazioni dei gruppi in parata e la presentazione degli equipaggi anticipano ancora una volta la grande sfilata pomeridiana delle barche allegoriche, che torna a essere il cuore pulsante dell’evento.
Anche in questa giornata, il Carnevale dedicato ai più piccoli propone giochi, spettacoli e momenti di intrattenimento lungo le vie del centro. Nel tardo pomeriggio arrivano le premiazioni finali delle barche allegoriche, delle scuole di danza e dei gruppi a piedi, seguite da musica, balli di gruppo e sorprese che accompagnano il saluto al Carnevale sull’Acqua.
Durante entrambe le giornate, il centro storico è animato anche dal Luna Park, dei mercatini e di punti dedicati alla ristorazione.
Il Carnevale sull’Acqua di Comacchio è a ingresso libero e non è previsto alcun biglietto.
Come raggiungere il Carnevale di Comacchio
Se viaggiate in auto potete percorrere l’autostrada A13 con uscita Ferrara Sud, proseguire poi lungo il raccordo Ferrara–Porto Garibaldi fino all’uscita Comacchio.
Per chi preferisce il treno, le stazioni di riferimento sono Ferrara, Ostellato, Codigoro e Ravenna, tutte collegate a Comacchio da una rete di autobus che consente di raggiungere agevolmente il centro cittadino e i Lidi.
Sono inoltre disponibili collegamenti autobus di linea da Ferrara e Ravenna verso i Lidi di Comacchio.
Sospesa tra il mare e le montagne, Carrara è una città che deve la sua fama mondiale al marmo, ma che sa sorprendere anche oltre le cave. Il centro storico si visita con lentezza e piacere, perché le distanze sono brevi e ogni angolo restituisce tracce di una storia antica, di lavoro, arte e identità.
Carrara non ama definirsi città d’arte, e forse è proprio questo il suo punto di forza: si lascia scoprire passo dopo passo, rivelandosi ideale per una visita di uno o due giorni, prima di salire verso i paesaggi spettacolari delle montagne di marmo che l’hanno resa celebre.
Cosa vedere e fare a Carrara
Il cuore spirituale della città è il Duomo, ufficialmente Insigne Collegiata Abbazia Mitrata di Sant’Andrea Apostolo, che si affaccia sul centro storico: le sue origini risalgono al XII secolo, anche se la costruzione si protrasse per circa duecento anni. La facciata in marmo colpisce per equilibrio ed eleganza, dominata da un rosone che cattura lo sguardo, mentre la torre campanaria, edificata separatamente, richiama modelli liguri, simili a quelli che si incontrano passeggiando per Genova. L’interno sorprende per la sua essenzialità: pochi ornamenti, quasi nessun affresco, eppure un’atmosfera intensa, dove la luce e il marmo dialogano in modo potente.
La storia di Carrara è indissolubilmente legata al marmo, e tale rapporto profondo trova la sua massima espressione nel Museo Civico del Marmo. Fondato nel 1982 e situato lungo Viale XX Settembre, propone un viaggio che tocca secoli di estrazione, lavorazione e creatività. Le sale raccontano la nascita geologica del marmo, l’evoluzione delle tecniche estrattive, la vita dei cavatori e l’impiego artistico di cotanto materiale straordinario. Dall’archeologia industriale alla scultura contemporanea, il percorso restituisce una visione completa di ciò che il marmo ha rappresentato (e continua a rappresentare) per l’identità della città.
Il centro storico ruota attorno a Piazza Alberica, dalla pianta rettangolare, che sorprende per i colori delle facciate degli edifici che la delimitano e per la fontana con la statua neoclassica di Maria Beatrice d’Este, che domina lo spazio con grazia austera. Su uno dei lati si apre il Palazzo delle Logge, elegante esempio di architettura rinascimentale, riconoscibile per il grande loggiato che accompagna lo sguardo lungo tutta la piazza.
iStockPiazza Alberica, il cuore di Carrara
Tra gli edifici storici più rappresentativi spicca il Palazzo Cybo Malaspina, noto anche come Palazzo Ducale. Di origine medievale, si distingue per la merlatura che richiama l’architettura fortificata dell’epoca, e ricorda come Carrara sia stata per secoli un centro di potere oltre che di produzione.
Infine, un tour delle cave di marmo è ciò che permette di comprendere davvero l’essenza della città toscana. La Cava Museo Fantiscritti offre uno sguardo toccante sulla vita dei cavatori fino agli Anni Sessanta, grazie a sculture a grandezza naturale che restituiscono scene di lavoro e quotidianità mentre alla Cava Gioia, sulla vetta della montagna, fa bella mostra di sé un enorme murales raffigurante la testa del David di Michelangelo, realizzato dall’artista brasiliano Kobra, visibile da grande distanza. La Cava Michelangelo aggiunge un ulteriore livello di suggestione, con un murales della Genesi che trasforma l’interno in uno spazio quasi sacrale, dove il marmo diventa racconto visivo.
iStockSuggestiva cava di marmo di Carrara
Come arrivare
Carrara si trova a nord-ovest della Toscana, a circa 130 chilometri da Firenze, e dista poco più di due ore e mezza da città come Arezzo e Siena. Raggiungerla è semplice, soprattutto in auto, grazie alla vicinanza con l’autostrada A12 Genova-Rosignano che collega la costa tirrenica ligure e toscana. Uscendo al casello dedicato, bastano circa quindici o venti minuti per arrivare in centro.
Amanti dei viaggi a ritmo lento a bordo di splendidi treni storici, questo è l’appuntamento che fa per voi: torna il percorso sui vagoni d’epoca della linea ferroviaria della Valsesia che collega Novara con Varallo Sesia.
Un viaggio imperdibile per scoprire un angolo d’Italia autentico e poco battuto, che custodisce speciali località da esplorare e l’imponente complesso architettonico del Sacro Monte di Varallo, Patrimonio UNESCO. Un percorso lungo 54 chilometri che permette di ammirare paesaggi naturali che cambiano con dolcezza, tra risaie, colline, montagne e borghi storici, respirando l’atmosfera di un tempo che sembra essersi fermato.
Data, tappe e orari del viaggio sul treno storico
Parte il 24 gennaio 2026 il viaggio in treno storico organizzato da Fondazione Fs Italiane, Città di Varallo e Regione Piemonte. Potrete salire a bordo dell’antico centoporte trainato da una locomotiva a vapore, che percorre a ritmo lento l’antica linea inaugurata nel lontano 1886 e lunga 54 chilometri.
Si parte dalla stazione di Novara e si attraversano paesaggi in continua trasformazione: dalle risaie della pianura, con i loro canali e filari di pioppi, alle dolci colline ricche di vigneti e boschi, con fermate previste a Briona, Fara, Sizzano, Ghemme e Romagnano Sesia. Dopo questa fermata il convoglio si inoltra nella Valsesia (conosciuta anche come la “Valle più verde d’Italia”, dominata dal massiccio del Monte Rosa), superando le stazioni di Prato Sesia, Grignasco e le pendici del Monte Fenera, fino a raggiungere Borgosesia, Quarona e infine Varallo, immerso in paesaggi suggestivi.
Proprio in questa destinazione, i viaggiatori potranno partecipare gratuitamente a una visita guidata del centro storico, in programma dalle ore 11.00 alle ore 13.00: si esploreranno le antiche contrade medievali della cittadina, scoprendo la storia locale, dal Medioevo all’età moderna, con tappe dedicate alle botteghe dei prodotti enogastronomici e artigianali tipici del territorio.
A Varallo Sesia si trova anche il Sacro Monte di Varallo, il più antico dei Sacri Monti italiani, fondato alla fine del XV secolo per riprodurre la Gerusalemme biblica. Il complesso, Patrimonio UNESCO dal 2003, ospita cappelle con statue e affreschi a grandezza naturale che narrano la vita di Cristo, integrando arte, architettura e paesaggio. La visita al Sacro Monte offre anche l’occasione di scoprire scorci panoramici sulla città e sulla valle, perfetti per una passeggiata lenta e immersiva tra storia e spiritualità.
iStockL’imponente Sacro Monte di Varallo
Ecco tutti gli orari delle fermate previste:
Novara: Partenza 09:00
Briona: Arrivo 09:19 – Partenza 09:20
Fara: Arrivo 09:25 – Partenza 09:26
Sizzano: Arrivo 09:31 – Partenza 09:32
Ghemme: Arrivo 09:36 – Partenza 09:37
Romagnano Sesia: Arrivo 09:44 – Partenza 09:45
Prato Sesia: Arrivo 09:51 – Partenza 09:52
Grignasco: Arrivo 10:02 – Partenza 10:03
Borgosesia: Arrivo 10:13 – Partenza 10:14
Quarona: Arrivo 10:26 – Partenza 10:27
Varallo Sesia: Arrivo 10:40.
Informazioni utili
Le informazioni sui prezzi dei biglietti e sulle modalità di acquisto dei biglietti verranno presto aggiornate sul sito ufficiale dei Treni Turistici, ma intanto possiamo raccontarvi cosa succederà una volta saliti a bordo.
La tariffa comprenderà il viaggio di andata e ritorno sul treno storico trainato dalla locomotiva a vapore, ma anche altri servizi, come l’accoglienza a bordo da parte delle guide turistiche abilitate e dei volontari del Museo Ferroviario Valsesiano e le visite guidate ai luoghi di interesse che verranno presto resi noti dallo stesso museo (sul sito ufficiale Museoferroviariovalsesiano.it).
Questo treno storico, infatti, non è solo un mezzo di trasporto che collega due destinazioni, ma un vero e proprio viaggio esperienziale: tra storia, cultura e gastronomia locale, ogni dettaglio è pensato per far vivere ai passeggeri un’esperienza immersiva, piacevole e adatta a tutta la famiglia, dove ogni fermata diventa un piccolo momento da ricordare.
Il Natale in Abruzzo ha un carattere deciso, ma accogliente. Qui, tutto profuma di legna e dolci tradizionali, mentre le luci si riflettono sui selciati e lo sguardo corre dalle cime del Gran Sasso e della Majella fino ai paesaggi più dolci delle colline e dei trabocchi. Come viverlo al meglio? Visitando i suoi mercatini di Natale!
Ogni paese celebra le festività natalizie con una personalità distinta: da Pescara, dove viene dato ampio spazio anche alla musica, a Campo di Giove, che può essere raggiunto in modo speciale salendo sul Treno dei Mercatini di Natale, uno dei viaggi più amati della Transiberiana d’Italia.
Mercatini a Pescara
Fino al 6 gennaio, Piazza Sacro Cuore a Pescara ospita i tradizionali mercatini di Natale. Qui, troverete 25 casette addobbate dov’è presente anche il trono di Babbo Natale con gli elfi per raccontare fiabe ai bambini, una vecchia cassetta delle Poste per spedire le lettere a Babbo Natale e un piccolo bosco incantato con cervi illuminati.
Tra le bancarelle si trovano prodotti tipici natalizi e specialità abruzzesi. Non mancano stand creativi, come quelli che propongono saponi a tema natalizio, e uno spazio dedicato a onlus locali che presentano le loro attività. Ogni settimana, inoltre, sono previsti concerti dal vivo e DJ set a tema natalizio.
In Piazza della Repubblica, infine, è stata installata una pista di pattinaggio su ghiaccio, trasformando l’intera piazza in un villaggio di Natale illuminato e suggestivo. Per i più piccoli sono previsti anche laboratori al Welcome Center di Piazza Salotto il sabato pomeriggio e la domenica mattina.
Mercatino di Natale a Roccaraso
Raggiungibile con il Treno dei Mercatini di Natale, Roccaraso offre un’atmosfera festiva da fine novembre fino all’Epifania. Tra le località montane più conosciute dell’Appennino, soprattutto grazie ai suoi impianti sciistici, vanta dei mercatini natalizi vivaci, concentrati soprattutto nelle aree centrali del paese. Qui vengono proposti oggetti d’artigianato e prodotti tipici, con una particolare attenzione alle specialità di montagna.
Non mancano dolci tradizionali, bevande calde e piatti sostanziosi, ideali dopo una giornata sulla neve.
Anche a Caramanico Terme si respira la magia del Natale. Lungo le strade del centro storico, le luminarie, le scenografie e gli spettacoli creano un’atmosfera unica, dove grandi e piccoli possono divertirsi. I bambini possono ballare con gli elfi, scattare una foto ricordo con Babbo Natale e giocare a tombola, mentre tutti i visitatori possono gustare prodotti tipici e scoprire oggetti artigianali realizzati a mano.
Tra le novità di quest’anno c’è la possibilità di pattinare su ghiaccio, visitare la fattoria didattica e godersi giostre come le mongolfiere, il carosello di cavallini con trenino e altre attrazioni per tutta la famiglia. Il centro storico ospita anche la suggestiva “Via dei Presepi”, mentre i giardini d’inverno offrono uno spazio magico immerso tra luci e colori.
Mercatino a Campo di Giove
Dal 22 novembre 2025 al 6 gennaio 2026, anche Campo di Giove ospita i tradizionali mercatini di Natale. A rendere ancora più unica questa esperienza è la presenza della Transiberiana d’Italia, il treno di Natale che attraversa le montagne abruzzesi offrendo panorami spettacolari. Una volta scesi alla fermata del borgo, potete passeggiare tra le bancarelle, degustare prodotti tipici locali e riscaldarvi con il vin brulé fumante.
I mercatini propongono una vasta selezione di artigianato locale: oggetti unici, creazioni fatte a mano e idee regalo che raccontano tradizioni e mestieri antichi. Campo di Giove, inoltre, è noto per le sue abbondanti nevicate!
Cugnoli si trasforma ogni anno in un vero e proprio Villaggio di Natale. L’edizione 2025 di Natale al Borgo ha animato l’ultimo fine settimana di novembre, mentre sabato 20 dicembre dalle 17:00, ci sarà la settima edizione del Presepe Vivente. L’iniziativa coinvolge residenti e visitatori in un percorso tra scene della natività, artigianato e momenti di spettacolo dal vivo, ricreando le atmosfere di un Natale autentico.
L’evento rappresenta un’occasione unica per scoprire il borgo, i suoi scorci medievali e la tradizione abruzzese, vivendo le feste con semplicità e partecipazione diretta.
Mercatini natalizi a Penne
Dal 6 dicembre al 6 gennaio, il centro storico di Penne si trasforma in un percorso festoso e luminoso grazie alla III Edizione del Borgo di Babbo Natale. La manifestazione offre attività, spettacoli, letture e momenti dedicati ai bambini e alle famiglie, con la Casa di Babbo Natale al centro delle celebrazioni.
La Casa sarà aperta fino al 21 dicembre dalle 15:00 alle 21:00, con musica dal vivo e accoglienza speciale per i più piccoli. Nei giorni 6, 14 e 21 dicembre, il “Bosco delle Favole” ospiterà La strada di Cioccolato, con letture da Gianni Rodari curate dall’Auser-Biblioteca regionale di Penne. Dal 6 dicembre al 6 gennaio (esclusi 25 dicembre e 1 gennaio), l’Auditorium ospiterà anche esposizioni di presepi e artigianato locale, visitabili dalle 15:30 alle 18:30.
Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, le befane saranno protagoniste alla Casa di Babbo Natale, mentre l’Auditorium accoglierà il torneo amatoriale di Burraco, evento conclusivo della rassegna.
Dai primi di dicembre fino all’Epifania, Piazza Duomo a L’Aquila si anima con i mercatini di Natale, un appuntamento tradizionale che trasforma il centro storico in un percorso festoso tra casette in legno dove espositori presentano prodotti artigianali, dolci tipici e decorazioni natalizie. L’edizione del 2025 assume un valore speciale, in vista del 2026, anno in cui L’Aquila sarà Capitale Italiana della Cultura, rendendo l’esperienza ancora più unica.
Qui, potete scoprire l’artigianato locale e gustare le eccellenze gastronomiche del territorio, dai formaggi e salumi al miele, dal farro e zafferano alle lenticchie, senza dimenticare dolci e torroni. Tra le proposte più caratteristiche ci sono le ceramiche di Castelli, i piccoli oggetti in legno e rame per la casa e la bigiotteria artigianale, perfetti come regali o souvenir.
Mercatino natalizio a Sant’Omero
Infine, a Sant’Omero la piazza del paese si trasforma in un vero Villaggio di Babbo Natale, con pista di pattinaggio sul ghiaccio e la casa di Babbo Natale dedicata ai più piccoli. Dal 6 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, dalle 10:00 alle 23:00, il borgo accoglierà visitatori di tutte le età con eventi, spettacoli e animazioni, resi possibili dall’impegno della Pro Loco di Sant’Omero APS. Sarà un’occasione per vivere appieno l’atmosfera natalizia, tra divertimento, luci e momenti di festa!
L’estate non è ancora finita. Infatti con la promozione “Insegui l’estate” di Ryanair si trovano tariffe molto vantaggiose per viaggiare verso mete balneari con posti a partire da soli 24,99 euro. Attenzione però: i biglietti sono disponibili fino a esaurimento posti e l’offerta è valida solo per prenotazioni effettuate entro il 31 ottobre (per viaggiare fino al 18 dicembre).
In questo periodo Ryanair ha inoltre ampliato la sua offerta aggiungendo cinque nuove rotte da Milano Malpensa, che collegano lo scalo lombardo a Bratislava, Goteborg, Pescara, Varsavia e Plovdiv. Ecco una selezione di tre rotte particolarmente interessanti per approfittare della promozione “Insegui l’estate” e non è finita qui: abbiamo scovato altre mete bellissime con prezzi anche più bassi.
Da Roma a Rodi per esplorare l’isola delle rose
L’isola di Rodi, la più grande del Dodecaneso, è una destinazione che unisce mare, storia e autenticità. La città medievale di Rodi, racchiusa da mura imponenti, è patrimonio UNESCO e conserva il Palazzo del Gran Maestro, la Via dei Cavalieri e un dedalo di vicoli che riportano indietro nel tempo.
Con voli diretti da Roma Fiumicino, è facile ed economico – il 19 ottobre il volo viene 24,99 euro – raggiungere questo paradiso greco che sa accontentare sia chi cerca relax, sia chi desidera scoprire le radici storiche del Mediterraneo.
Da Milano a Faro in Portogallo
Faro è la capitale dell’Algarve, la regione più a sud del Portogallo, e rappresenta una meta ideale per chi desidera abbinare mare e cultura.
iStockVillaggio di Carvoeiro in Algarve
Il centro storico, circondato da antiche mura, custodisce vicoli acciottolati, la Cattedrale, il Palazzo Vescovile e diversi musei che raccontano la storia della città. Passeggiando nelle sue piazze si respira un’atmosfera autentica e rilassata, lontana dal turismo di massa.
Con un volo diretto da Milano Bergamo, si può raggiungere facilmente questo mix di natura e tradizione portoghese. Il 29 ottobre la tariffa è di soli 24,99 euro.
Da Venezia a Creta: il fascino di Chania
Atterrando a Chania, nella parte occidentale di Creta, si viene accolti da una città che mescola influenze veneziane, ottomane e bizantine. Il porto antico, con il faro, i moli e le taverne tipiche, è il cuore pulsante della città vecchia, ideale per passeggiate serali tra vicoli e piazze ricche di vita.
Dalla città è facile raggiungere alcune delle spiagge più spettacolari dell’isola. Chania rappresenta il punto di partenza perfetto per scoprire l’anima più autentica di Creta.
Grazie ai voli Ryanair diretti da Venezia Treviso, questa destinazione è oggi più economica che mai. In ottobre ci sono infatti tanti voli a partire da 24,99 euro.
Altre offerte imperdibili per volare a prezzi mini
Oltre alla promozione “Insegui l’estate”, Ryanair propone anche altre offerte incredibilmente convenienti per chi vuole viaggiare nei mesi autunnali verso mete con il sole.
iStockPorto di Marsamxett e Valletta con Cattedrale di San Paolo
Ecco alcune delle occasioni migliori che abbiamo trovato:
da Milano Malpensa a Malta: biglietti a partire da 14,99 euro a novembre, per vivere il clima mite del Mediterraneo,
da Bologna a Palma di Maiorca: tariffe da 15,99 euro a novembre, per scoprire l’isola spagnola in una stagione più tranquilla,
da Roma Ciampino ad Amman, Giordania: voli a partire da 14,99 euro a novembre, un’opportunità unica per visitare una delle capitali più affascinanti del Medio Oriente,
da Pisa a Ibiza: biglietti da 19,99 euro in ottobre, perfetti per un ultimo assaggio di sole e movida prima dell’inverno.
Dal 19 al 21 settembre Massa Carrara propone un’iniziativa particolare: “la Terra dei 100 castelli” spalanca le porte di alcuni tesori nascosti, fortezze e borghi da esplorare. Visite guidate ed esperienze danno modo di scoprire Massa Carrara in un modo del tutto inedito.
Un appuntamento raro, nato per valorizzare la Lunigiana e la Riviera Apuana, che si intreccia con l’energia del festival MutaMenti, il jazz senza confini che animerà le stesse giornate. Tu non sarai solo spettatore: sarai protagonista di un viaggio che unisce musica, paesaggi e memoria, un percorso che vibra tra torri e fortezze, tra sale affrescate e vedute che tolgono il fiato.
La Terra dei 100 Castelli: il programma
Per tre giorni consecutivi ti troverai al centro di un’esperienza che non capita tutti i giorni. Venerdì 19 settembre si parte con due aperture simboliche: il castello del Piagnaro di Pontremoli, che custodisce il Museo delle Statue Stele, e l’eccezionale visita al palazzo ducale di Massa, maestoso e sontuoso come solo i sogni sanno essere.
Sabato 20 il sipario si alza sull’intera Lunigiana: potrai varcare la soglia del castello Malaspina di Fosdinovo, della poderosa fortezza della Brunella di Aulla, del suggestivo castello di Lusuolo e dell’Aghinolfi di Montignoso. Castelli che non sono solo mura, ma veri e propri racconti di cavalieri, vescovi e dinastie che hanno segnato la storia di questa terra.
Domenica 21 sarà il tuo gran tour finale: Mulazzo con la Torre di Dante, Filattiera e il castello di San Giorgio, il borgo fiabesco di Ponzanello, le rovine emozionanti del Castello di Giovagallo, fino al Castello di Monti e al Castello di Bastia, arroccati come guardiani eterni. Senza dimenticare Castiglione del Terziere, Bagnone e Pallerone, dove i Malaspina hanno lasciato la loro impronta eterna.
E in chiusura? Un evento incredibile, il concerto di Chris Collins & Hurricane Trio al Teatro della Rosa di Pontremoli, che incanterà i visitatori con un intreccio di note jazz che si innalzerà tra mura secolari.
I luoghi da visitare a Massa Carrara per La Terra dei 100 castelli
Ogni castello, ogni borgo, ogni torre aperta durante questo weekend è un invito a sentirti parte di qualcosa di più grande. Nel Palazzo Ducale di Massa ti lascerai abbagliare dalla grandezza rinascimentale; al castello del Piagnaro camminerai accanto alle Statue Stele, figure misteriose e potenti; al castello di Fosdinovo ti sentirai osservato dagli stessi orizzonti che ispirarono leggende.
Alla Fortezza della Brunella di Aulla ti sembrerà di toccare il cielo con lo sguardo, mentre nei borghi come Mulazzo o Filattiera sentirai che le vie strette, i resti delle torri e le pietre consumate raccontano molto più di un libro di storia.
E poi ci sono i luoghi più segreti: il Castello di Bagnone, il borgo e il castello di Pallerone, il fascino sospeso del Castello di Giovagallo. Luoghi che aprono solo ora, solo per te, e che ti lasceranno quella sensazione rara di aver varcato una soglia che non tutti hanno la fortuna di attraversare.
Se stai organizzando un weekend in Toscana, non perderti l’occasione di visitare Massa Carrara come non l’hai mai vista durante l’iniziativa “la Terra dei 100 castelli”.
Anche l’Italia ha il suo Oktoberfest. Le atmosfere suggestive dell’Oktoberfest di Monaco di Baviera, che ogni anno torna per più di due settimane per celebrare la birra e le tradizioni gastronomiche bavaresi, rivivono anche in alcune delle località più belle dello Stivale.
Occasioni uniche per assaporare i piatti e le birre della tradizione in un’atmosfera festosa, ideali per chi non riesce a raggiungere la celebre festa tedesca o semplicemente vuole immergersi tra buon cibo, show folkloristici, musica dal vivo e tanto divertimento. Ecco 5 Oktoberfest in Italia da non perdere quest’anno, da Trento a Varese e Genova, da Roma a Ferrara.
Oktoberfest Trento
Il primo appuntamento con la tradizione bavarese è l’Oktoberfest di Trento, conosciuto anche come “Trento e la Baviera”. Un evento legato storicamente ad Andrea Michele Dall’Armi, il trentino espatriato a Monaco fondatore del celebre Oktoberfest.
Giunto alla sua tredicesima edizione, promette di divertire tutti con gruppi folkloristici e band d’intrattenimento, spettacoli originali, specialità tipiche gastronomiche con i piatti tipici della cucina tirolese e trentina e tanta buona birra HB Hofbräuhaus Traunstein. Un’occasione speciale che celebra lo scambio culturale tra Trentino e Baviera.
L’Oktoberfest Trento 2025 si tiene alla Trentino Music Arena, da venerdì 12 settembre a domenica 5 ottobre. La festa inizia con la tradizionale cerimonia di apertura, alle ore 20:00, con la spillatura della prima botte di birra in legno. Ad accogliere i visitatori ci sono due tendoni: il Festzelt principale e il “BOM. #cuoretrentino Arena”, dedicato alla musica con spettacoli che animano la festa dalle 22:00.
L’ingresso all’Oktoberfest Trento prevede il pagamento di un biglietto di 5 euro (gratis per i bambini sotto i 12 anni), ma chi indossa l’abbigliamento tipico bavarese avrà l’ingresso omaggio.
Passiamo all’unica festa ufficiale in Italia dedicata alle tradizioni bavaresi e riconosciuta dalla Germania: l’Oktoberfest di Genova. Dall’11 al 28 settembre 2025 torna in piazza della Vittoria l’evento più atteso dagli amanti della buona birra e della gastronomia bavarese, in un’atmosfera autentica tra musica ed eventi nella cornice meravigliosa del cuore di Genova.
L’ingresso e gli eventi in programma sono a ingresso gratuito. Nel tendone principale vi aspettano i grandi tavoli su cui viene servita la cucina tipica bavarese e la birra HB servita nel tradizionale boccale, con band bavaresi dal vivo a rendere l’atmosfera ancora più suggestiva. E chi vuole proseguire la festa può farlo nel tendone “Out! Festival” dove a dominare è la musica, con band, dj e spettacoli ogni sera. Non mancano gli eventi Kindergarten dedicati ai più piccini.
A un’ora d’auto da Milano spicca un altro evento dedicato alle tradizioni bavaresi: l’Oktoberfest di Gorla Maggiore, comune in provincia di Varese e situato a circa 10 km da Busto Arsizio.
Dal 20 settembre al 5 ottobre, nell’Area Seven del borgo prende vita una vera Oktoberfest con tutte le caratteristiche dell’originale di Monaco: le 6 birre ufficiali di Monaco (Hacker-Pschorr, Löwenbräu, Augustiner, Paulaner, Hofbräu e Spaten), menu tipico bavarese, spettacoli e concerti ogni sera.
Un evento speciale che vi trasporta direttamente nelle atmosfere tipiche di Monaco di Baviera. L’ingresso è libero e gratuito.
Oktoberfest Roma
Torna anche l’Oktoberfest di Roma, dal 18 al 21 settembre 2025, alla Città dell’Altra Economia della Capitale, in Largo Dino Frisullo.
Giunto alla quarta edizione, l’evento è a ingresso gratuito e vi aspetta con i 6 birrifici di Monaco, 24 diverse birre da assaggiare, street food corner a tema, bancarella dei bretzel in un’area allestita di oltre 8.000 mq all’aperto in cui assaporare anche le pietanze della tradizione, dallo stinco di maiale con crauti e patate ai bratwurst. Non mancano live show e musica tutti i giorni, ma anche giostre, area kids e laboratori per i più piccoli.
Oktoberfest Ferrara
Spettacoli, concerti, birra e specialità bavaresi aspettano gli appassionati all’Oktoberfest di Ferrara, giunto alla quinta edizione, per tre weekend di festa: 25–28 Settembre, 2–5 Ottobre e 9–12 Ottobre.
La location è il Ferrara Fiere Congressi e l’ingresso è gratuito. Anche qui salsicce, pretzel, piatti di carne e dolci tradizionali accompagnano i tipici boccali di birra bavarese Paulaner. L’atmosfera richiama quella dell’Oktoberfest di Monaco di Baviera è arricchita da musica folkloristica, spettacoli e giostre per grandi e piccini. Un’occasione perfetta per unire la visita al centro storico di Ferrara a momenti di divertimento e spensieratezza.
Una buona notizia per gli amanti dei viaggi: WizzAir ha annunciato una nuova espansione ambiziosa aggiungendo 16 tratte al proprio già ricco catalogo. Un vero e proprio salto in avanti che ci aiuterà a raggiungere sedici destinazioni che da quest’autunno saranno attive da Venezia, Milano Malpensa, Roma Fiumicino e Pescara.
Le nuove tratte WizzAir per l’autunno
Punto di partenza dell’espansione? Venezia che vanta l’arrivo del terzo aeromobile Airbus A321neo incredibilmente silenzioso e green. Ma la vera novità da qui è che dal 1 dicembre da Marco Polo sarà possibile svegliarsi con un caffè sulla laguna e cenare a Londra Luton, approfittando di un volo giornaliero che rende la capitale britannica più vicina che mai.
Chi sogna un assaggio di Mediterraneo fuori stagione potrà invece optare per Valencia, con collegamenti frequenti a partire dalla stessa data, o volare verso il sole di Cipro grazie ai collegamenti per Larnaca, disponibili tre volte a settimana in inverno e due in estate. E per i viaggiatori che amano l’inaspettato, le novità comprendono anche Tallinn, la perla baltica, Kutaisi in Georgia, e Tel Aviv, crocevia di storia, mare e cultura contemporanea.
L’ondata di novità non si ferma in Laguna. Milano Malpensa è a tutti gli effetti la porta accessibile per la zona sud della Spagna con voli verso Siviglia e Alicante. Non mancano però tre nuovi collegamenti con Glasgow e l’interesse verso la Romania con Brasov e Cluj-Napoca come scali.
Anche Roma Fiumicino entra in gioco con tre nuove destinazioni che uniscono l’eleganza francese di Bordeaux, la maestosità scozzese di Glasgow e il fascino montano di Brasov, città medievale incastonata tra i Carpazi. Tutte saranno operative tra ottobre 2025 e gennaio 2026, ampliando le possibilità di viaggio sia per chi parte dalla capitale sia per chi vi transita.
iStockBrasov, la città medievale ora raggiungibile con voli low cost di WizzAir
Un’attenzione speciale va anche al centro Italia: Pescara conquista la sua connessione diretta con Iași, in Romania, con due voli settimanali a partire da dicembre. Un’aggiunta che dimostra come l’espansione di WizzAir non si concentri solo sulle grandi città, ma abbracci anche aeroporti più piccoli, offrendo a un pubblico più ampio la possibilità di partire senza scali verso destinazioni internazionali.
Il piano di espansione WizzAir
Le nuove sedici tratte che partiranno dall’autunno e sono acquistabili dal 14 agosto hanno come sempre il punto di forza WizzAir: prezzi competitivi e tariffe low cost con molte date sotto i 20 euro a tratta.
Salvatore Gabriele Imperiale, Corporate Communications Manager di WizzAir, ha dichiarato nel comunicato stampa ufficiale: “Siamo entusiasti di annunciare un’altra significativa espansione in Italia, che rimane il nostro mercato più importante in Europa” (…) “Una parte fondamentale di questo impegno è aggiunta di un terzo aeromobile alla nostra base di Venezia, che ci consentirà di offrire ancora più rotte e opportunità ai passeggeri nel Nord-Est. Le nuove connessioni da Venezia, insieme a quelle da Malpensa, Fiumicino e Pescara, non sono solo un’espansione del network, ma una testimonianza tangibile del nostro investimento in Italia e della nostra dedizione a soddisfare una domanda in crescita”.
La lista dei nuovi collegamenti verso l’Europa settentrionale, orientale e occidentale è una scelta della compagnia che vuole coprire in modo più capillare le località offrendo un servizio sempre più completo.
Esiste un luogo di incredibile bellezza legato alla nostra terra, alla nostra storia. Un luogo dove il colore bianco, che brilla al sole, è assoluto protagonista di visioni eteree, magiche e quasi surreali.
Si tratta delle Alpi Apuane, dei monti del marmo. Di quei bacini marmiferi che con i secoli sono diventati il tesoro d’Italia, il nostro oro bianco. Tra i più famosi ci sono quelli di Carrara, la città che più di tutti preserva e racconta una storia d’amore secolare ed eterna con il materiale preferito da Michelangelo e Canova.
Le cave si aprono davanti agli occhi dei visitatori come visioni oniriche spianando la strada al percorso che conduce direttamente al ventre della montagna, proprio lì dove nasce il marmo.
Alpi Apuane: le montagne del marmo ieri e oggi
La storia del prezioso oro bianco d’Italia affonda le sue radici in tempi lontanissimi. Già i romani utilizzavano questo materiale per costruire le loro lussuose dimore e le opere pubbliche, prima di loro gli Etruschi.
Nelle epoche successive il marmo è rimasto protagonista della nostra storia. È stato utilizzato da grandi artisti per creare capolavori iconici, sculture religiose e anche opere d’arredamento. E oggi, come ieri, viene impiegato nella costruzione di alcune delle più importanti opere architettoniche e scultoree in tutto il mondo.
Una storia grandiosa e gloriosa, quella dell’oro bianco d’Italia, che ci riporta oggi al cospetto delle Alpi Apuane dalle quali ancora si estrae quello che è il materiale lapideo più celebre del mondo.
Le cave presenti nei bacini marmiferi esercitano oggi grande suggestione, al punto tale che sono numerose le persone che giungono fin qui per rivivere tutta la magia di un passato che non si può dimenticare, e di un presente ancora vivido e straordinario.
Le cave di marmo si trovano a Torano, Fantiscritti e Colonnata. Si possono visitare grazie a tour guidati che percorrono l’ex Ferrovia Marmifera e attraversano suggestivi paesaggi fatti di gallerie scavate nella roccia, ponti e panorami mozzafiato che si susseguono uno dopo l’altro, oppure si possono raggiungere le cave (Cava Museo Fantiscritti, Cava Galleria Ravaccione e Cava 177) on the road, in auto o in moto, percorrendo la strada che da Carrara conduce ai bacini marmiferi.
La storia raccontata nei musei
C’è un altro modo per entrare nell’universo del marmo, per toccare con mano la bellezza che gli appartiene, ed è un itinerario che passa attraverso i musei.
Diverse sono le istituzioni che, attraverso racconti, testimonianze, collezioni e sculture, permettono di conoscere la storia millenaria dell’oro bianco italiano.
Uno dei più celebri è sicuramente la Cava Museo Fantiscritti, situata proprio nel cuore delle cave di Carrara, tra il bianco del marmo. Attraverso a una collezione immensa fatta di sculture, opere a grandezza naturale e reperti è possibile scoprire la storia dell’antico mestiere dei cavatori.
Troviamo poi il Parco della Padula, un grande giardino verdeggiante alle porte di Carrara che ospita un’esposizione permanente delle opere realizzate da diversi artisti durante la Biennale Internazionale di Scultura della Città di Carrara del 2002.
Ultimo, ma non per importanza, è il Museo Civico del Marmo. Tra reperti, sculture, strumenti e documenti, il museo conserva la più completa e affascinante collezione legata al materiale per testimoniare e valorizzare l’importante legame tra la città e questo patrimonio locale e mondiale.
iStockFantiscritti e la strada dei marmi
Leggende e curiosità
Non mancano di certo le leggende, come quella che racconta dei due Arcangeli chiamati da Dio a plasmare il paesaggio: uno progettò la catena alpina, l’altro iniziò a modellare gli Appennini. Rimasto con abbondante marmo, l’Arcangelo delle Alpi lo trasformò in una serie di cime maestose e lucenti. Dio, stupito da tanta bellezza, ordinò di coprire le montagne con foreste e prati affinché l’uomo potesse trovarne il vero tesoro solo con il sudore e la pazienza. E così nacquero montagne bianche come un sogno, visibili solo a chi sapeva cercare il marmo sotto la verdura.
Poi c’è la storia dell’Uomo Morto, il profilo di pietra che collega la Pania della Croce alla Pania Secca, scolpito secondo i racconti popolari dal sacrificio di un giovane pastore. Per amore della sua fanciulla, si offrì di restare immobile tra le montagne, impedendole di fissare il mare. Da allora è rimasto lì, completamente fermo, per sempre gigante di pietra, simbolo di fede, amore e leggenda.
C’è qualcosa di magico nei festival musicali estivi: l’energia della musica dal vivo, il calore del pubblico, le notti all’aperto sotto le stelle e l’emozione di condividere momenti unici con amici e appassionati da tutta Italia. Partecipare a un festival è molto più di assistere a un concerto: è vivere un’esperienza, scoprire nuovi luoghi e lasciarsi sorprendere da atmosfere fuori dall’ordinario. E quando la musica incontra una città d’arte come Ferrara, il risultato è semplicemente indimenticabile.
Dal 17 giugno al 12 luglio 2025, Ferrara si prepara a vivere una delle stagioni più vibranti dell’anno: la sesta edizione del Ferrara Summer Festival è pronta a trasformare Piazza Ariostea, nel cuore del centro storico UNESCO, in un palcoscenico a cielo aperto.
Con oltre 100.000 presenze registrate nel 2024, il festival si conferma uno degli appuntamenti imperdibili dell’estate italiana, capace di unire musica, arte e cultura in una cornice di rara bellezza architettonica. A pochi passi dal Castello Estense e dalle antiche mura cittadine, il pubblico potrà assistere a live d’eccezione e vivere Ferrara da una prospettiva unica.
I big della musica, in un programma da non perdere
L’edizione 2025 si annuncia ricchissima e variegata, con un cartellone che spazia dal rock internazionale al cantautorato italiano, passando per spettacoli teatrali e format esperienziali. Dopo le date di Slipknot (17 giugno) e Massive Attack (19 giugno), sono attesissimi altri nomi di spicco:
LYNYRD SKYNYRD – 29 giugno (unica data italiana)
JUDAS PRIEST – 2 luglio (unica data italiana)
SFERA EBBASTA, TANANAI, ALESSANDRA AMOROSO, ENRICO BRIGNANO, DE ANDRÉ CANTA DE ANDRÉ
Tra gli eventi speciali figurano anche Teenage Dream, La Cena in Bianco, Fluo Run e La Notte dei Format, molti dei quali a ingresso gratuito.
Ferrara Summer FestivalVista con drone del Ferrara Summer Festival
Musica, cultura e… vacanza
Il Ferrara Summer Festival non è solo musica: è un invito a scoprire Ferrara. Durante le settimane del festival, i visitatori potranno partecipare a mostre, installazioni artistiche, incontri culturali e altre attività pensate per valorizzare il patrimonio storico e culturale della città.
Per chi desidera vivere un’esperienza completa, sono disponibili pacchetti esperienziali che includono:
biglietto per il concerto
soggiorno in hotel
visite guidate della città
degustazioni e convenzioni con le realtà locali
Inoltre, per facilitare l’arrivo al festival, sono attivi pacchetti con trasporti in bus A/R da diverse città italiane.
Come partecipare
I biglietti per i concerti dei Slipknot, Judas Priest e Lynyrd Skynyrd sono in vendita esclusivamente su VivaTicket, mentre per tutti gli altri eventi è attiva la prevendita su TicketOne. Info e link diretti sono disponibili sul sito ufficiale: www.ferrarasummerfestival.it
Cosa vedere a Ferrara in un giorno: 5 tappe imperdibili prima del concerto
Se arrivate a Ferrara qualche ora prima del vostro live preferito, approfittatene per scoprire le meraviglie della città estense. Ecco 5 luoghi da non perdere:
Castello Estense – Il simbolo di Ferrara, con il suo fossato ancora pieno d’acqua e le torri panoramiche, è una tappa obbligata per immergersi nella storia rinascimentale della città.
Cattedrale di San Giorgio – Un mix perfetto di stili romanico e gotico, proprio nel cuore della città.
Palazzo dei Diamanti – Ospita mostre d’arte internazionali ed è celebre per la sua facciata decorata con oltre 8.500 blocchi di marmo a punta di diamante.
Via delle Volte – Una passeggiata suggestiva tra i vicoli medievali meglio conservati d’Europa, perfetta per scattare foto e respirare l’atmosfera antica della città.
Le Mura di Ferrara – Ideali per una passeggiata panoramica o un momento di relax nel verde, a pochi minuti dal centro.
Scoprire Ferrara durante il Ferrara Summer Festival significa immergersi in un’atmosfera unica, dove la musica incontra la storia, e ogni angolo racconta secoli di arte e cultura. Un’occasione perfetta per una fuga estiva all’insegna delle emozioni.
Situata tra le risaie della pianura padana e le colline moreniche che annunciano il lago Maggiore, Novara è una città elegante e riservata tra Milano e Torino, spesso trascurata dai grandi circuiti turistici, ma capace di sorprendere chi decide di scoprirla. Fondata in epoca romana, crocevia di scambi commerciali e culturali, oggi Novara si rivela come una destinazione ideale per chi vuole scoprire borghi autentici, arte senza folla e sapori veraci. In questo articolo vi proponiamo un itinerario perfetto tra le meraviglie novaresi per apprezzare questo angolo di Piemonte sottovalutato che ha molto da offrire.
La Cupola di San Gaudenzio, simbolo della città
È impossibile arrivare a Novara, in Piemonte, e non notare la Cupola di San Gaudenzio con i suoi 121 metri di altezza, realizzata tra il 1844 e il 1888 su progetto dell’architetto visionario Alessandro Antonelli, celebre anche per la Mole Antonelliana di Torino. Questa cupola è un capolavoro dell’ingegneria ottocentesca, un’opera architettonica imponente, slanciata verso il cielo e visibile da km di distanza.
La struttura, interamente in muratura portante, si distingue per il suo profilo elicoidale e affusolato, che sembra sfidare le leggi della fisica. Un equilibrio straordinario tra eleganza e audacia tecnica, costruito senza l’ausilio delle tecnologie moderne. Antonelli lavorò incessantemente all’opera, modificandola in corso d’opera e seguendone ogni dettaglio con uno stile quasi visionario.
Salire sulla terrazza panoramica regala una vista spettacolare sulla città, sulle Alpi e sulle distese di risaie. All’interno della Basilica di San Gaudenzio, patrono della città, si trovano splendide decorazioni barocche e una suggestiva cripta che custodisce le reliquie del santo, vescovo e patrono della città, celebrato ogni 22 gennaio con una solenne processione e feste religiose. La Cupola non è solo un elemento architettonico, ma una vera e propria identità visiva per i novaresi: un punto di riferimento fisico ed emotivo, che racconta la storia, l’ambizione e il genio di una città spesso silenziosa ma ricca di tesori nascosti.
Fonte: iStockCupola della basilica di San Gaudenzio nella città di Novara
Il Broletto: cuore medievale della città
Passeggiando nel centro storico tra vie acciottolate e scorci silenziosi si arriva al Broletto, un complesso architettonico raffinato medievale che rappresenta il nucleo più antico e affascinante di Novara. Qui si affacciano quattro edifici storici (Palazzo del Podestà, Palazzo dei Paratici, Palazzo del Comune e la Loggia dei Mercanti), che racchiudono un elegante cortile rinascimentale e convivono armoniosamente nonostante appartengano a epoche e stili diversi. L’intero complesso è stato restaurato con grande cura, riportando alla luce decorazioni antiche, elementi in cotto e affreschi medievali, che contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa nel tempo.
Il cortile interno, oggi liberamente accessibile, è uno degli angoli più fotogenici della città: perfetto per una sosta tranquilla, magari tra una visita e l’altra. Dal 2016, il Broletto ospita il Museo d’Arte di Novara, una realtà in crescita che propone collezioni permanenti di arte antica e moderna, oltre a mostre temporanee di artisti contemporanei italiani e internazionali. Le sale espositive, luminose e ben allestite, permettono un’immersione completa tra pittura, scultura e installazioni multimediali.
Il Duomo e il Battistero
A pochi passi dal Broletto si trova il Duomo di Santa Maria Assunta, costruito su progetto ancora una volta di Antonelli. La cattedrale è un esempio perfetto di neoclassicismo italiano, con un interno imponente e luminoso. Tra gli elementi più significativi si possono ammirare l’altare maggiore, la cappella del Sacramento e il pulpito marmoreo, oltre ad alcune opere pittoriche di scuola piemontese e lombarda.
Insieme al Battistero paleocristiano formano un complesso religioso di straordinario valore storico e artistico che racconta oltre 1500 anni di fede, architettura e cultura. Il Battistero è uno dei più antichi del Nord Italia, custodisce affreschi dell’XI secolo e rappresenta un raro esempio di architettura tardo-romana. Risalente al V secolo all’interno offre affreschi medievali tra cui una rara raffigurazione del Cristo Pantocratore e motivi simbolici legati al Battesimo.
Fonte: iStockBroletto, Novara
Corso Cavour e Corso Italia: shopping e atmosfera piemontese
Per chi ama lo shopping e l’atmosfera vivace delle città italiane, una passeggiata tra Corso Cavour e Corso Italia è imperdibile. Boutique, caffè storici, librerie e botteghe artigiane si alternano in un contesto elegante, dove è piacevole fermarsi per un aperitivo a base di gorgonzola e vino delle Colline Novaresi. Corso Cavour, più ampio e monumentale, è punteggiato da palazzi d’epoca, portici eleganti e boutique di moda, librerie indipendenti, negozi di design e profumerie storiche. Passeggiare qui è un piacere per gli occhi, grazie alla cura architettonica delle facciate e alla vivacità delle vetrine. Non mancano le pasticcerie storiche dove gustare una “margheritina di Stresa” o un “paniscia dolce”, reinterpretazione golosa del piatto tipico novarese.
Corso Italia, più raccolto ma altrettanto affascinante, offre un’atmosfera leggermente più bohemien, con botteghe artigiane, negozi vintage, piccoli bistrot e gallerie d’arte. Qui si respira un’aria autentica, con un mix di eleganza e semplicità che rappresenta perfettamente lo stile di vita novarese. È il luogo ideale per chi ama fare acquisti con calma, magari scoprendo il laboratorio di un artigiano locale o un negozio di ceramiche artistiche.
Il Castello Visconteo-Sforzesco e il Parco dei Bambini
Pochi luoghi raccontano la storia di Novara come il suo imponente Castello Visconteo-Sforzesco, un’antica fortezza che oggi vive una nuova stagione come spazio culturale e punto d’incontro cittadino. Situato a ridosso del centro, incastonato tra le vie moderne e il verde dei giardini, il castello rappresenta un esempio riuscito di come architettura medievale e vivacità contemporanea possano dialogare armoniosamente. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando la famiglia Visconti di Milano iniziò a fortificare l’area.
Successivamente ampliato dagli Sforza nel Quattrocento, il castello ha vissuto una lunga parabola storica: da residenza ducale a caserma militare, fino a essere restituito alla città dopo un importante restauro terminato nel 2016. Oggi, le sue sale accolgono mostre temporanee, rassegne fotografiche, esposizioni d’arte contemporanea e installazioni multimediali, che valorizzano il dialogo tra passato e presente.
La struttura, con la sua pianta quadrata, i torrioni angolari e il cortile interno, conserva ancora molte delle tracce dell’architettura difensiva medievale, ma è stata sapientemente adattata a nuove funzioni. Il fossato, un tempo barriera difensiva, è stato trasformato in uno spazio verde accessibile, animato da sculture, pannelli interattivi e percorsi tematici, pensati anche per le famiglie e i più piccoli. Qui si trova il Parco dei Bambini, un’area inclusiva e accogliente dove i bambini possono giocare in libertà, circondati dalla storia. I giochi sono realizzati con materiali naturali e integrati nel contesto, e non mancano panchine, aree picnic e zone d’ombra perfette per rilassarsi dopo una visita culturale.
Fonte: iStockBorgo sul Lago D’Orta
Le risaie e la Strada del Riso: itinerario naturalistico e gastronomico
Intorno a Novara si estende un paesaggio unico, che cambia volto con le stagioni ma conserva sempre un fascino autentico e profondo: le risaie della pianura novarese, cuore pulsante di una terra agricola ricca di tradizione e bellezza. Tra aprile e giugno, durante il periodo dell’allagamento dei campi, queste distese si trasformano in un “mare a quadretti” – come viene poeticamente chiamato – dove il cielo si specchia nell’acqua e gli aironi volano bassi tra i filari sommersi, creando uno spettacolo naturale mozzafiato.
È in questo scenario sospeso tra acqua e cielo che prende vita la Strada del Riso, un suggestivo itinerario enogastronomicoe culturale che permette di esplorare il territorio in maniera autentica e sostenibile. Lungo questo percorso – ideale da fare in auto, in bici o anche in moto – si incontrano cascine storiche, mulini attivi, agriturismi e piccoli borghi rurali, dove si coltiva, lavora e cucina il riso secondo tradizioni tramandate da generazioni.
La Strada del Riso è anche un invito a vivere la cucina locale. Tappa obbligata per ogni viaggiatore è l’assaggio della celebre paniscia novarese, un ricco risotto contadino preparato con riso Arborio, salame della duja (conservato nel grasso), verza, fagioli, cipolla e vino rosso. È un piatto rustico e saporito, che racconta la cultura del recupero e della convivialità tipica delle famiglie contadine piemontesi. Molte aziende agricole lungo il percorso offrono visite guidate alle risaie, laboratori per bambini, degustazioni e la possibilità di acquistare riso a km zero, farine e prodotti tipici.
Alcune, come le cascine con essiccatoi storici o i mulini ad acqua ancora funzionanti, sono veri e propri musei a cielo aperto della civiltà rurale novarese. Per gli amanti della natura e del turismo lento, non mancano percorsi ciclabili e cammini immersi nel verde, che si snodano tra campi coltivati, canali e sentieri fluviali, dove è facile avvistare aironi cenerini, ibis, cicogne e altre specie protette.
Cosa fare a Novara
Ecco alcune idee per trascorrere una giornata o un weekend all’insegna della cultura, del buon cibo e di piacevoli passeggiate, oltre a visitare le cose già menzionate tra le cose da vedere. Potete passeggiare in Piazza delle Erbe, cuore pulsante di Novara, circondata da edifici storici, caffè e negozi. Qui si svolgono mercati settimanali e fiere, ed è il posto perfetto per sedersi a un tavolino, sorseggiare un caffè e osservare la vita cittadina.
Oltre al Museo del Broletto, merita una visita il Museo di Storia Naturale Faraggiana Ferrandi, ideale anche per famiglie, e la Fondazione Novara Sviluppo, che ospita installazioni e performance artistiche. Numerosi anche gli eventi culturali: dal Festival della Filosofia, alla stagione del Teatro Coccia, fino alle mostre fotografiche presso la Civica Galleria Giannoni. Novara è anche un punto di partenza ideale per esplorare il territorio circostante. A meno di mezz’ora di auto si trovano il romantico Lago d’Orta, il borgo di Orta San Giulio, il Sacro Monte (Patrimonio UNESCO), e le Colline Novaresi, punteggiate di vigneti e cantine che producono Nebbiolo e Ghemme DOCG.
Come arrivare
Novara è una città ben collegata nel nord Italia, facilmente raggiungibile con vari mezzi di trasporto, sia che tu parta da altre città italiane o dall’estero.
In treno
Novara è servita da una stazione ferroviaria importante situata sulla linea Torino–Milano, con collegamenti frequenti e veloci. Da Milano: il treno impiega circa 40 minuti. Partono treni regionali e anche treni ad alta velocità (Frecciarossa e Italo) che fermano a Novara.
Da Torino: il viaggio dura circa 50 minuti con treni regionali e InterCity.
Da altre città del Nord: Novara è collegata anche con città come Vercelli, Biella, e Genova tramite treni regionali.
In auto
Novara è facilmente raggiungibile grazie alla sua posizione strategica vicino all’autostrada A4 (Milano-Venezia) e A26 (Gravellona Toce – Genova).
Da Milano: circa 45 km, si può percorrere la A4 in direzione Torino e uscire a Novara Est o Novara Ovest.
Da Torino: circa 95 km tramite l’autostrada A4 in direzione Milano.
Il parcheggio in centro è disponibile ma può essere limitato, quindi è consigliato utilizzare i parcheggi periferici o i garage.
In aereo
L’aeroporto più vicino a Novara è l’Aeroporto di Milano Malpensa (MXP), a circa 25 km di distanza. Da Malpensa si può raggiungere Novara in circa 30 minuti in auto o tramite i collegamenti ferroviari. Un’altra opzione è l’Aeroporto di Milano Linate (LIN), a circa 70 km, con collegamenti meno diretti ma comunque utilizzabili.
Dimenticate per un attimo la maestosità e i colori di Istanbul: a fare notizia oggi è Ankara, la capitale della Turchia, o Türkiye in turco, che entra ufficialmente nella Lista Propositiva del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Non per le sue antiche rovine, ma per qualcosa di molto più recente (e sorprendente): la sua architettura moderna e il suo modello di pianificazione urbana, sviluppato tra il 1920 e il 1970.
Un riconoscimento che accende i riflettori su una capitale troppo spesso sottovalutata, ma che racconta un secolo di storia con le sue piazze, i suoi edifici istituzionali e i suoi spazi pubblici pensati per una nazione che stava nascendo.
E non si tratta di una semplice formalità: entrare nella Tentative List dell’Unesco è il primo passo per la candidatura ufficiale al Patrimonio dell’Umanità e rappresenta già di per sé un riconoscimento importante a livello internazionale. Con questo inserimento, il numero dei beni culturali turchi presenti nella lista sale a 80, e Ankara si prende finalmente il posto che merita tra le città simbolo della modernità architettonica e dell’identità nazionale del XX secolo.
Ankara, capitale che guarda al futuro
Il dossier di candidatura, elaborato congiuntamente dal Ministero della Cultura e del Turismo e dalla Commissione Nazionale Turca per l’Unesco, si intitola “Ankara: la progettazione e la costruzione di una capitale moderna repubblicana”. Una definizione che calza a pennello: la città della Turchia, scelta come nuova capitale nel 1923, fu completamente ripensata come simbolo della giovane Repubblica guidata da Mustafa Kemal Atatürk. In quegli anni, Ankara fu il laboratorio di un’ambiziosa sperimentazione urbana, diventando un manifesto architettonico di modernità, identità nazionale e innovazione sociale.
L’asse principale nord-sud di Viale Atatürk, i quartieri di Ulus e Kızılay, ma anche piazze come quella omonima di Kızılay o Ulus, parchi monumentali come Güvenpark e il Parco della Gioventù: tutto venne progettato per rappresentare visivamente la nuova Turchia. E oggi, questi luoghi entrano nella Lista Propositiva dell’Unesco in base ai criteri culturali che ne riconoscono il valore come testimonianza esemplare di pianificazione urbana e architettura pubblica del XX secolo.
Dall’architettura repubblicana ai simboli della memoria ad Ankara
Non mancano gli edifici simbolo nel dossier: le tre sedi storiche della Grande Assemblea Nazionale, il Complesso Presidenziale, la Stazione Centrale, ministeri, banche e sedi culturali come l’Opera Statale e la Radio di Ankara. Ogni struttura è un tassello del mosaico che racconta l’identità della nuova Repubblica turca: razionalismo, funzionalismo, apertura alla modernità e un forte investimento nella cultura e nell’educazione.
Accanto alla città moderna, però, ancora oggi Ankara conserva anche un passato antichissimo. Dai resti archeologici di Gordion, già Patrimonio Unesco, fino al maestoso Anıtkabir, ovvero il mausoleo di Atatürk, e al celebre Museo delle Civiltà Anatoliche, nominato “Museo dell’Anno in Europa” nel 1997, la capitale turca continua a stupire i turisti di tutto il mondo per la sua incredibile stratificazione storica e ricchezza culturale.
Con questa nuova candidatura, Ankara si afferma dunque non solo come centro amministrativo e politico, ma anche come capitale culturale moderna. Un riconoscimento che premia l’ambizione di una città progettata per il futuro… E ora celebrata dal mondo intero.
Lucrezia Borgia è una delle figure più enigmatiche e incantevoli del Rinascimento italiano. Figlia di Papa Alessandro VI, è spesso circondata da un velo di leggenda che combina intrighi, scandali e potere. Ma al di là del mito, la vita di Lucrezia fu segnata da una straordinaria intelligenza politica, da importanti incarichi di governo e da un rilevante ruolo culturale, soprattutto a Ferrara. Durante la nuova puntata della trasmissione “Ulisse, il piacere della scoperta” in onda su Rai1, si esploreranno con Alberto Angela i principali luoghi legati alla sua vita, da Roma a Ferrara, passando per Nepi, Pesaro, Gradara, Subiaco e Spoleto. Un viaggio che permette di scoprire più da vicino la vera Lucrezia, tra storia e memoria.
Roma e il Vaticano: la giovinezza di Lucrezia Borgia
Roma fu il luogo di nascita di Lucrezia Borgia nel 1480 e il teatro della sua prima educazione politica e culturale. Essendo cresciuta in un’atmosfera ambiziosa e a volte corrotta della corte papale, Lucrezia assistette alla rapida ascesa del padre Rodrigo Borgia, divenuto Papa Alessandro VI. I palazzi rinascimentali, i cortili segreti e le sale del Vaticano sono ancora oggi testimoni preziosi di quegli anni dorati e turbolenti, durante i quali Lucrezia si avvicinò alla scena politica.
Nepi: il rifugio e la residenza
Nepi, in provincia di Viterbo, rappresentò un rifugio sicuro per Lucrezia in alcuni momenti delicati della sua vita. Dopo l’annullamento del suo matrimonio con Giovanni Sforza, fu mandata qui per evitare lo scalpore dello scandalo. Il Castello di Nepi, con la sua imponente architettura rinascimentale, ricorda ancora oggi la presenza di Lucrezia e il clima di agitazione politica che segnò la sua giovinezza.
Pesaro: il matrimonio con Giovanni Sforza
Pesaro fu la sede del primo matrimonio combinato di Lucrezia. Questa fu un’unione strategica con Giovanni Sforza, signore di Pesaro e Gradara. Sebbene il matrimonio fu annullato pochi anni dopo, Pesaro custodisce ancora le testimonianze di quell’alleanza dinastica. Il Palazzo Ducale della città è un luogo simbolo per chi vuole ripercorrere i fasti e le tensioni di quel periodo.
Gradara: amori e leggende
Fonte: iStockLa rocca di Gradara
Non lontano da Pesaro si trova Gradara, celebre per il suo magnifico castello medievale. A Gradara Lucrezia soggiornò durante il matrimonio con Giovanni Sforza. La rocca di Gradara è anche un luogo di leggende romantiche e misteriose che girano intorno alla sua figura e che nei secoli hanno alimentato il mito di Lucrezia come donna tanto affascinante quanto misteriosa.
Subiaco: il governo della Signoria
Subiaco, nel Lazio, fu affidata a Lucrezia come Signoria durante il pontificato del padre. In qualità di governatrice, Lucrezia gestì il feudo e la prestigiosa Abbazia di Subiaco, uno dei maggiori centri religiosi di quell’epoca. La sua amministrazione, anche se breve, confermò le sue capacità politiche e di gestione del potere, rare per una donna dell’epoca.
Spoleto: la giovane governatrice
Spoleto rappresenta un altro momento significativo della carriera politica di Lucrezia. Qui, nel 1499, fu nominata governatrice della città e dei suoi territori circostanti. La nomina a un ruolo così importante fu una prova concreta della fiducia che il padre nutriva nelle sue abilità di comando. Passeggiando tra le strade di Spoleto, si possono ancora immaginare gli echi di quella presenza storica.
Ferrara: il nuovo inizio con Alfonso d’Este
Ferrara fu il luogo dove Lucrezia riuscì a riniziare completamente. Sposata ad Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, Lucrezia divenne una raffinata mecenate e promosse l’arte, la letteratura e la musica. Il Castello Estense e il Palazzo dei Diamanti sono oggi simboli di quella fioritura culturale e del valore che Lucrezia seppe conquistare, lontana dagli scandali della sua giovinezza.
Sontuoso, misterioso, imponente. Il Castello Estense, conosciuto anche come Castello di San Michele, non è solo il simbolo di Ferrara, è un vero e proprio scrigno di storie, potere e arte. Voluto da Niccolò II d’Este e progettato dal celebre Bartolino da Novara (lo stesso dei castelli di Pavia e Mantova), nasce con un intento tutt’altro che fiabesco: essere rifugio e bastione di difesa dopo una ribellione popolare.
Ma il destino del Castello Estense andò ben oltre la funzione militare. Nel corso dei secoli, il severo edificio medievale venne progressivamente trasformato in una raffinata residenza rinascimentale. Gli interni furono decorati da artisti di spicco, gli spazi ripensati secondo i canoni del lusso e del prestigio, e il castello divenne il cuore pulsante del potere estense, teatro di intrighi, amori, strategie politiche e splendore artistico. Oggi il Castello è uno dei monumenti più visitati d’Emilia-Romagna, nonché patrimonio Unesco nell’ambito del centro storico di Ferrara.
Pronti per scoprire ogni sala, ogni angolo e ogni segreto racchiuso tra queste mura secolari? Seguite il nostro viaggio, sala per sala, in un percorso che profuma di arance e riecheggia le voci dei grandi protagonisti del passato.
La propaganda estense, tra stemmi e genealogie
Appena varcata la soglia del Castello Estense, si entra nel cuore pulsante dell’identità della dinastia d’Este. Il piano terra ospita una vera e propria “galleria d’orgoglio”, fatta di genealogie monumentali, ritratti solenni e documenti storici che esaltano la nobiltà della casata. Ogni elemento è studiato per rafforzare il mito degli Este, come se la loro superiorità fosse scritta nel destino. Le pareti raccontano di strategie dinastiche, alleanze e ambizioni che hanno influenzato la storia d’Italia.
Le cucine ducali: profumo di Rinascimento
Nel silenzio suggestivo delle cucine ducali, sembra ancora di sentire il crepitio dei fuochi e il vociare dei cuochi intenti a preparare sontuosi banchetti. Volute da Alfonso I all’inizio del Cinquecento, queste stanze del castello di Ferrara conservano dettagli autentici, come i pavimenti con gli antichi scoli e le volte rustiche intonacate. È un luogo che parla della quotidianità della corte, tra arrosti, strategie culinarie e la tensione delle grandi occasioni. Un vero spaccato del Rinascimento “da dietro le quinte”.
La Torre dei Leoni e le prigioni: tra potere e paura
Maestosa e austera, la Torre dei Leoni fu trasformata da torre militare a piccola fortezza difensiva. Ai suoi piedi, si trovano le prigioni più celebri del castello: celle umide, strette, dove venivano rinchiusi personaggi scomodi o di rango elevato. Sulle pareti si possono ancora leggere le scritte graffiate dai detenuti, testimonianze struggenti di solitudine e speranza. È una parte del castello che racconta il lato oscuro del potere, quello che controlla, punisce, teme.
La saletta archeologica: un gioiello recente dal cuore antico
Piccola ma affascinante, la saletta archeologica è uno scrigno che racchiude l’anima più antica del Castello Estense. Qui si trovano frammenti, resti decorativi e reperti che raccontano la nascita e l’evoluzione del monumento. È uno spazio di ricerca e memoria, dove il visitatore può osservare da vicino le fondamenta storiche del castello. Un viaggio nel tempo costruito con precisione e cura.
Le corti e la Loggia degli Aranci: la dolce vita ducale
Il primo piano si apre con una delle zone più suggestive dell’intero complesso: le corti interne e la Loggia degli Aranci. Un tempo cuore della vita privata dei duchi, oggi conserva un’atmosfera incantata, soprattutto nel Giardino Pensile, dove rigogliosi aranci affondano le radici in grandi mastelli. Nei mesi freddi, gli agrumi vengono protetti nella loggia trasformata in serra, conservando l’antica tradizione ducale. Un angolo di verde sospeso che profuma di bellezza.
Il Camerino dei Baccanali: arte, mito e allegria
Questo piccolo gioiello è un’esplosione di colori e di vita. Commissionato da Alfonso II, il Camerino dei Baccanali è un omaggio ai riti dionisiaci, alla mitologia e al piacere. Gli affreschi ad olio animano le pareti con scene di festa, danze e banchetti, in un tripudio di corpi in movimento e colori vibranti. È una sala che celebra il lato più spensierato e sensuale della cultura estense.
La Cappella Ducale: sacralità in stile estense
La Cappella Ducale sorprende per la sua eleganza fuori dagli schemi. Priva di immagini sacre, rompe con la tradizione per mostrare un’arte spirituale ma laica, fatta di marmi policromi e geometrie raffinate. Ogni superficie è studiata per incantare senza ricorrere alla rappresentazione figurativa. È un luogo di raccoglimento, ma anche di meraviglia estetica.
La Sala dell’Aurora: il tempo che danza
Questa sala, cuore simbolico dell’Appartamento dello Specchio, è dedicata all’Aurora, alla ciclicità del tempo e all’ordine cosmico. Le decorazioni celesti e le allegorie raffigurate sui muri trasformano lo spazio in un inno alla vita e alla conoscenza dell’universo. Ogni dettaglio parla del legame tra l’uomo, la natura e il trascorrere delle ore. Una stanza che riflette il pensiero rinascimentale più elevato.
Fonte: Getty ImagesVista dello splendido affresco nella Sala dell’Aurora
La Saletta dei Giochi: divertimento con stile
Colorata, arguta, sofisticata. La Saletta dei Giochi era uno spazio riservato al divertimento colto, dove i membri della corte si dilettavano con giochi da tavolo e passatempi raffinati. Le decorazioni combinano elementi scherzosi a simboli di cultura e intelligenza, restituendo l’immagine di una nobiltà brillante e amante del sapere. Un piccolo salotto dell’ingegno e della leggerezza.
La Saletta dei Veleni: tra eroismo e mistero
Nonostante il nome inquietante, questa sala è un tributo al valore e all’orgoglio nazionale. Gli affreschi, affidati a Carlo Parmeggiani, celebrano la forza dell’Italia e degli eroi del passato con un tono epico e maestoso. L’atmosfera è intensa, come se i muri stessi raccontassero storie di coraggio e passione. Una sala che mescola fascino, storia e una spruzzata di leggenda.
Il Salone dei Giochi: il cuore dell’Appartamento dello Specchio
Ampio e solenne, il Salone dei Giochi era la sala d’onore della corte, utilizzata per eventi importanti e momenti di rappresentanza. Le decorazioni sontuose e la ricchezza degli arredi originari restituivano un senso di potere e magnificenza. Era qui che si mostrava la forza estetica e culturale degli Este agli ospiti illustri. Un ambiente scenografico, pensato per stupire.
Fonte: Getty ImagesSoffitto affrescato nel Salone dei Giochi
La Sala Città di Ferrara: uno sguardo sulla città
Una sala che porta lo sguardo fuori dal castello, verso la città. Al suo interno si trova un plastico in scala della Ferrara storica, perfetto per capire lo sviluppo urbano in epoca estense. È un’installazione affascinante, che racconta la visione strategica e artistica della famiglia ducale nel pianificare la città ideale. Un ponte tra architettura, politica e sogno.
L’Appartamento della Pazienza: dove nascevano le idee
Quest’appartamento prende il nome dalla virtù più nobile di tutte: la pazienza. Alfonso III lo destinò ai suoi studi, trasformandolo in un luogo di riflessione e sperimentazione. L’Anticamera della Galleria è decorata con episodi eroici della casata, mentre la Sala di Ettore e Andromaca colpisce per il soffitto spettacolare e le tematiche classiche. È uno spazio intimo, denso di simbolismo.
La Sala del Governo: dove si decideva tutto
Incastonata nella Torre di San Paolo, la Sala del Governo era il cuore amministrativo del potere estense. Qui si esercitavano giustizia, politica e diplomazia, in un contesto di grande solennità. Le decorazioni, in particolare il soffitto ligneo finemente lavorato, testimoniano l’importanza di questo luogo strategico. Era la sala dove si prendevano decisioni che cambiavano il destino di Ferrara.
La Sala della Devoluzione: la storia prende forma
Questa sala prende il nome da un momento fondamentale della storia ferrarese: la Devoluzione al Papato. Gli affreschi raccontano eventi drammatici e passaggi storici con forza e dettaglio. È un luogo carico di memoria, che chiama alla riflessione sul potere temporale e sulla caducità delle dinastie. Qui, ogni parete è un racconto.
La Sala dei Paesaggi: natura e arte in simbiosi
Con le sue stratificazioni pittoriche e il soffitto a padiglione, questa sala è una delle più poetiche del castello. I paesaggi rappresentati non sono solo decorazioni, ma visioni idealizzate di un mondo ordinato e armonico. Il dialogo tra natura e architettura si fa fluido e suggestivo, regalando al visitatore un momento di contemplazione pura.
La Sala delle Geografie: mappa del sapere
Situata al piano terra della Torre Marchesana, questa sala è un piccolo atlante visivo. Il soffitto monocromo, arricchito da lacunari ottagonali, quadrati e triangolari, è un esempio di perfezione geometrica e gusto rinascimentale. È un omaggio allo studio, alla conoscenza e alla rappresentazione del mondo. Una stanza che riassume l’ambizione intellettuale degli Este.
La Sala degli Stemmi: potere civile in mostra
Con la Sala degli Stemmi, il Castello Estense racconta il suo ultimo grande ruolo: quello di sede del potere civile. Qui si riunivano i prefetti e si tenevano le assemblee della Provincia fino al Duemila. Gli stemmi affrescati narrano le identità locali, uniti sotto l’egida del governo. È il punto in cui la storia ducale lascia spazio alla Ferrara moderna.
I Camerini del Principe: il segreto meglio custodito
Nascosti, eleganti, straordinari: i Camerini del Principe sono piccoli ambienti privati in cui arte e lusso si fondono in un equilibrio perfetto. Utilizzati come rifugi personali, rappresentano il lato più intimo e prezioso del castello. Le decorazioni minuziose e le dimensioni raccolte li rendono vere perle architettoniche.