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Tra castelli, giardini e segreti di corte, tornano gli itinerari alla scoperta delle Residenze Sabaude

26 juin 2026 à 12:30

Tra castelli, giardini e segreti di corte, tornano gli itinerari alla scoperta delle Residenze Sabaude: un nuovo programma di visite guidate che dal 27 giugno 2026 a dicembre 2027 invita a vivere il patrimonio delle Residenze Reali Sabaude UNESCO come esperienza immersiva.

Nell’ambito del progetto Italian Royal Experience prende forma “Storie a Corte”, curato da Somewhere Tours & Events, con 40 itinerari tra palazzi, castelli, ville, parchi e giardini. I percorsi di mezza o intera giornata intrecciano storia, paesaggio, arte, gusto e cinema, offrendo un racconto contemporaneo della “Corona di Delizie” sabauda, pensato per visitatori italiani e internazionali.

Per conoscere prezzi, orari e giorni degli eventi, consultare il sito ufficiale dell’evento.

Itinerario Giardini e Parchi

Il filone Giardini e Parchi delle Residenze Reali Sabaude accompagna i visitatori in un viaggio tra natura, storia e paesaggio, seguendo il ritmo delle stagioni e delle fioriture. Sono previsti 5 itinerari tematici per 10 appuntamenti complessivi, dedicati ai giardini come spazi di rappresentanza e sperimentazione botanica.

I percorsi attraversano luoghi iconici come Reggia di Venaria, parchi di Racconigi e Agliè, paesaggi di Govone e Pollenzo e giardini urbani di Torino tra Palazzo Madama, Villa della Regina, Giardini Reali e Parco del Valentino.

Gli itinerari includono “Fioriture di primavera”, “Le rose: regine di maggio”, “Architetture verdi del Seicento e Settecento”, “Parchi romantici dell’Ottocento” e “Atmosfere autunnali: foliage reale”, per un’esperienza immersiva tra colori e memoria.

Italian Royal Experience alla scoperta delle Residenze Reali Sabaude
Ufficio Stampa
Castello del Valentino a Torino

Itinerario Potere al Femminile

Il filone Potere al Femminile delle Residenze Reali Sabaude racconta le donne che hanno segnato la storia della dinastia sabauda, tra politica, cultura e arte di corte. Due itinerari guidati, per un totale di 10 date, restituiscono voce a regine, duchesse, principesse e favorite che hanno influenzato la vita del Piemonte e dell’Italia.

Tra le protagoniste emergono Maria Cristina di Borbone-Francia, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, Anna Maria d’Orléans, Rosa Vercellana, Maria Clotilde di Savoia, la Regina Margherita ed Elena del Montenegro.

I percorsi “Donne di Corte e di Potere” e “Regine, Favorite e Principesse” attraversano palazzi, castelli, ville e parchi, offrendo una lettura emozionale e contemporanea della storia sabauda.

Itinerario A Tavola

Il filone A Tavola delle Residenze Reali Sabaude racconta il Piemonte attraverso il gusto, intrecciando storia, paesaggio e cultura gastronomica tra corte e territorio. Gli itinerari partono dai vini e dalle vigne reali, con “Vino e Vigne”, da Villa della Regina ai paesaggi di Langhe, Roero e Monferrato fino a Pollenzo, simbolo di innovazione agricola e visione moderna.

Si prosegue nelle cucine delle Residenze, con “Cucine e Ricette Reali”, dai Musei Reali di Torino al Castello di Racconigi e al Castello di Agliè, dove la tavola racconta vita di corte tra etichetta e grandi eventi. Un capitolo speciale è dedicato al cioccolato, simbolo di Torino e del gusto sabaudo, con “Il Cioccolato dei Savoia” e l’esperienza della Merenda Reale® tra cioccolata calda, bicerin e pasticceria storica.

Storie a Corte: gli itinerari alla scoperta delle Residenze Reali Sabaude
Ufficio Stampa
Il Castello di Racconigi

Itinerario Ciak, si gira!

Il filone Ciak, si gira! delle Residenze Reali Sabaude propone un itinerario dedicato ai luoghi del cinema, del teatro e dello spettacolo, dove storia e immaginario si incontrano. Torino apre il racconto con la sua tradizione scenica e cinematografica, dal Teatro Regio alle origini del cinema italiano, fino ai grandi eventi culturali contemporanei.

Il percorso si estende alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, alla Reggia di Venaria e al Castello di Agliè, luoghi simbolo anche di produzioni cinematografiche e televisive internazionali. L’itinerario offre un viaggio tra set cinematografici, architetture reali e memorie teatrali, raccontando Torino e il Piemonte come un grande palcoscenico della cultura.

Le Residenze Reali Sabaude del Piemonte
Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
La Reggia Venaria con il suo Giardino e la Fontana Ercole

Le foreste di faggio più belle d’Italia da attraversare in primavera

30 mai 2026 à 14:00

Fagus sylvatica: il nome scientifico della pianta più comunemente nota come faggio. Fusto dritto, corteccia scura, foglie ovali, ondulate e verdi. Foglie che in autunno bruniscono e poi cadono, dando vita a un morbido tappeto nel sottobosco. Le medesime foglie che, poi, tornano a spuntare sui rami dell’albero in primavera, dando vita a quell’atmosfera unica che avvolge le foreste di faggio in primavera, con i fusti dritti e lucidi che si spingono verso il cielo e sono poi avvolti dal verde chiaro delle loro chiome, brillante alla luce del sole.

L’Italia, dal punto di vista delle foreste di faggio, è uno dei paesi più ricchi d’Europa e vi si trovano i faggi più vecchi del continente. Le faggete si trovano disseminate lungo tutta la dorsale appenninica, dall’Emilia Romagna alla Calabria, e sulle Prealpi, in altitudini variabili e con caratteristiche spesso radicalmente diverse tra loro. Un piccolo spettacolo che, insomma, accomuna lo Stivale da nord a sud. Alcune di queste foreste sono state tutelate per secoli, prima dai signori locali e poi dallo Stato. Altre si sono conservate dallo sfruttamento dell’uomo grazie alla loro scarsa accessibilità. Altre ancora beneficiano oggi dello status di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Foreste Casentinesi

Incastonato tra la Toscana e l’Emilia Romagna, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è uno dei polmoni verdi più importanti dell’Italia centrale. Le sue faggete, che si estendono su oltre 36mila ettari di territorio protetto, sono tra le più vaste e meglio conservate della penisola e una delle cifre distintive di questa porzione di Appennino.

Camminare tra i boschi di faggio del Parco in primavera è infatti una delle esperienze migliori che offre. Il verde brillante delle nuove chiome scintilla contro la luce del sole, mentre i tronchi lisci fanno da sentinelle ai trekkers che attraversano il bosco e le foglie cadute durante le stagione invernale affollano i sentieri.

foresta faggio primavera italia
iStock
In primavera il verde torna a decorare le chiome dei faggi

La presenza nel Parco di luoghi eremitici e spirituali come la Verna, celebre santuario francescano, o l’Eremo di Camaldoli, corrobora l’atmosfera tipica delle foreste di faggio, immerse nel loro tipico silenzio, interrotto soltanto dai passi di chi le attraversa e dallo stormire delle foglie schiaffeggiate dal vento.

Nel cuore del Parco sorge la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, oggi Patrimonio UNESCO assieme a un’ampia area circostante. È la più vecchia riserva naturale integrale italiana, istituita alla fine degli Anni Cinquanta, collocata sul versante nord della dorsale appenninica che si affaccia sulla Romagna, non lontano dal bel balcone naturale di Poggio Scali.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Istituito nel 1923, il Parco Nazionale d’Abruzzo è uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia. L’orso marsicano, una sottospecie dell’orso bruno presente soltanto in quest’area e in nessun altro posto al mondo, è il simbolo di quest’area protetta, che lo ha molto probabilmente salvato dall’estinzione.

foresta faggio primavera italia
iStock
Panorama del Parco Naziondale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Le faggete del parco, distinte in cinque aree (Val Fondillo, Coppo del Principe, Moricento, Val Cervara, Coppo del Morto), hanno un aspetto antico. I faggi qui raggiungono dimensioni imponenti, a testimonianza della loro vetustà. Questo tipo di alberi, infatti, è noto per la sua longevità e per la possibilità di rimanere in vita per secoli.

Sono innumerevoli i sentieri e i percorsi che attraversano le foreste di faggio del Parco, che non comprende solo territori abruzzesi, ma si espande anche oltre i confini con Lazio e Molise. Il trekking è l’attività principale all’interno dell’area protetta e la rete sentieristica è estesa, varia e adatta a tutti i livelli. In più nel Parco è facile entrare in contatto con la ricca fauna, soprattutto in primavera, tra camosci, cervi e avvistamenti della rarissima lince.

Il sentiero che collega Pescasseroli a Opi, passando per il Valico di Monte Tranquillo, è uno dei più belli e accessibili dell’intero parco e passa per una delle foreste di faggio più belle del Parco.

Foresta Umbra

Potrebbe sorprendere trovarsi in mezzo a una fitta foresta di faggio, con le foglie che stormiscono a interrompere un silenzio assoluto, nel pieno meridione d’Italia, a poche decine di chilometri da alcune delle spiagge più belle d’Italia.

Accade in Puglia, nel Parco Nazionale del Gargano, dove si trova la Foresta Umbra, un fitto bosco (umbra dalla parola latina per ombra) che si estende al centro dell’area protetta per oltre 10mila ettari ed è caratterizzata principalmente dalla presenza di antichi faggi, con grandi fusti che spiccano fino a decine di metri di altezza, affiancati da cerri, tassi, aceri e carpini.

foresta faggio primavera italia
iStock
Faggio secolare

Le faggete vetuste della Foresta Umbra sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2017, all’interno del sito transnazionale delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa, riconoscimento che sottolinea il loro eccezionale valore sotto il punto di vista naturale e storico.

Dal Centro Visitatori della Foresta Umbra, dove si trova anche un piccolo museo, partono quattordici sentieri segnalati che permettono di esplorare il bosco a piedi, intraprendendo sia brevi passeggiate di mezz’ora o lunghe escursioni di più ore.

Foresta del Cansiglio

Situata tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone, nell’area delle Prealpi orientali, la Foresta del Cansiglio si sviluppa su un altopiano a forma di conca a una altitudine compresa fra i 900 e i 1.200 metri sul livello del mare. Qui, si trovano oltre 7mila ettari di bosco pressoché senza soluzione di continuità, rendendola la seconda foresta più grande d’Italia per estensione.

La sua storia è affascinante: quando nel 1420 l’altopiano entrò tra i possedimenti della Repubblica di Venezia, il Cansiglio divenne una risorsa strategica di primaria importanza per i Dogi della Serenissima: il gran bosco da remi, come era noto, forniva il legname di faggio necessario per costruire i remi, appunto, delle navi della flotta lagunare.

La gestione forestale veneziana fu rigida e meticolosa: ogni albero era censito, ogni taglio regolamentato, tanto che ancora oggi la foresta porta il segno di quella cura secolare nella sua struttura innaturalmente ordinata. Una cura che ha peraltro anche aiutato a preservare la foresta stessa. Fu poi con l’Unità d’Italia che il Cansiglio divenne foresta demaniale.

I faggi non sono l’unico albero presente nella foresta, caratterizzata anche da molto abete rosso, ma in primavera il verde brillante delle nuove foglie sfavilla sotto la luce del sole, in un contesto montano unico e particolare come quello dell’altopiano, dove il bosco e le praterie si alternano davanti agli occhi dei visitatori.

Parco Nazionale del Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia per superficie e si estende tra la Calabria e la Basilicata lungo una catena montuosa che separa il Tirreno dallo Ionio con una barriera di cime che in diversi punti supera i 2mila metri.

La caratteristica più nota del Pollino dal punto di vista naturalistico è la presenza del pino loricato (Pinus leucodermis), un albero raro e longevo simbolo del parco e della regione. Tuttavia lungo i crinali e i fianchi del massiccio si trovano ampie foreste di faggio che in primavera diventano protagoniste grazie alla loro vistosa rinascita dopo la stagione invernale.

Sono due le principali foreste di faggio del Parco del Pollino: la Faggeta di Cozzo Ferriero, nel comune di Rotonda in Basilicata, ha un’estensione di circa 70 ettari e vi si possono trovare esemplari monumentali dell’albero di età superiore ai quattro secoli; la Faggeta del Pollinello, nel comune di Castrovillari e non lontano dalla cima del Monte Pollino, ospita alberi che l’Università della Tuscia ha datato come più vecchi di seicento anni.

Eltville am Rhein, la città delle rose che sembra uscita da una fiaba

11 avril 2026 à 12:00

Nel cuore del Rheingau, dove il Reno scorre lento tra vigneti e paesaggi eleganti, esiste un luogo che sembra pensato per essere vissuto con tutti i sensi: è Eltville am Rhein, una cittadina che ha fatto della bellezza il suo tratto distintivo e che, non a caso, è conosciuta come la Città delle rose.

Qui, oltre 20.000 cespugli appartenenti a più di 350 varietà trasformano ogni angolo in un giardino diffuso: le rose accompagnano i passi lungo le strade del centro storico, incorniciano il castello medievale, si affacciano sul lungofiume e rendono l’intera città un paesaggio in fiore.

Il momento più suggestivo per lasciarsi avvolgere da questa atmosfera è l’inizio dell’estate, quando Eltville celebra proprio le Giornate delle rose: per un intero fine settimana, il primo di giugno, si anima tra eventi, mercatini e iniziative che raccontano il legame profondo con questo romantico fiore.

In più, le rose si trasformano in ingredienti inattesi: dalla senape alle creme spalmabili, fino al sale aromatizzato, ogni assaggio diventa un modo speciale per scoprire l’identità del luogo.

Cosa vedere a Eltville am Rhein

Giardino panoramico nel vecchio castello di Eltville am Rhein, Germania
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Pittoresco scorcio del giardino panoramico nel vecchio castello di Eltville am Rhein

Camminando tra vicoli medievali e piazzette raccolte, lo sguardo viene catturato subito dalle case a graticcio, dalle dimore patrizie e da quei cortili nascosti che raccontano una storia di eleganza discreta. Siamo anche la città del vino e dello spumante, e questa identità si respira ovunque, tra enoteche, cantine e scorci che si aprono sul Reno.

Quasi a vegliare su Eltville am Rhein, si erge il Castello degli Elettori: la sua storia affonda nel XIV secolo, quando venne costruito sulle rovine di un edificio distrutto durante le guerre doganali. Per lungo tempo fu residenza degli arcivescovi ed elettori di Magonza, diventando un punto nevralgico del potere religioso e politico. Oggi, la torre residenziale, sopravvissuta alle distruzioni del tempo, ospita un memoriale dedicato a Johannes Gutenberg, che proprio qui ricevette un’onorificenza nel 1465.
Salire fino alla piattaforma panoramica significa aprirsi a una vista che abbraccia il Reno e i vigneti tutt’intorno, mentre il cortile e il giardino delle rose restituiscono un’atmosfera intima e davvero armoniosa.

Intorno al castello, la Burgplatz e la Burgstraße accompagnano tra edifici che attraversano i secoli: le facciate raccontano il passaggio del tempo, tra architetture del XVII e XVIII secolo e dettagli che sembrano rimasti immutati. Tra questi, la Casa Gialla spicca per la sua storia e per il legame con le antiche mura della città.

Poco distante, la Gensfleischhaus riporta alle origini di Gutenberg: edificata nel XVII secolo, sorge su una corte nobile appartenuta alla famiglia dell’inventore della stampa a caratteri mobili.

La Chiesa di San Pietro e Paolo, dall’impianto tardo-gotico, introduce invece a una dimensione più spirituale: all’interno, opere d’arte e dettagli architettonici raccontano secoli di trasformazioni, tra cui la rappresentazione del Giudizio Finale che accoglie i visitatori già all’ingresso.

Proseguendo verso la Marktplatz, Eltville am Rhein si apre in uno spazio più vivido: qui convivono edifici di epoche diverse, dal Medioevo al XIX secolo, in un equilibrio architettonico che non appare mai forzato. La fontana al centro della piazza aggiunge un elemento contemporaneo, inserito con discrezione in un contesto storico.

E poi ci sono loro, le vere protagoniste: le rose. Il Rosengarten e gli spazi lungo le mura, il fossato del castello e gli argini del Reno diventano, soprattutto all’inizio dell’estate, un’esplosione di colori e profumi.

Dove si trova e come arrivare

Case a graticcio di Eltville am Rhein, Germania
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Le suggestive case a graticcio di Eltville am Rhein

Eltville am Rhein si trova nel distretto di Rheingau-Taunus, in una posizione privilegiata lungo il Reno, a breve distanza da città come Wiesbaden e Francoforte.

Arrivare in treno è una delle soluzioni più comode: da Wiesbaden bastano poco più di dieci minuti con collegamenti diretti, mentre da Francoforte si può raggiungere la città con un cambio, scorgendo paesaggi che anticipano già l’atmosfera del Rheingau. Anche da Magonza il viaggio è breve e lineare.

Se preferite spostarvi in auto, la A66 collega la zona con Francoforte e Wiesbaden, con parcheggi comodi anche nelle vicinanze del centro storico e del castello.

Chi arriva da più lontano può atterrare a Francoforte e proseguire con treno o autobus, raggiungendo Eltville in poco più di un’ora.

Ma c’è un modo ancora più suggestivo per arrivare: via acqua. Nei mesi più caldi, i battelli che solcano il Reno collegano svariate località della regione, con un ingresso lento e panoramico.

I 29 siti UNESCO a rischio: la bellezza dell’Iran e del Medioriente travolta dal conflitto

Par : elenausai10
17 mars 2026 à 14:00

La guerra in Medioriente non causa solo gravi conseguenze nel presente, ma minaccia di cancellare anche millenni di storia. L’escalation militare delle ultime settimane ha portato il conflitto fin dentro il cuore dei siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO, trasformando monumenti importanti in fragili bersagli.

Con 29 siti protetti, l’Iran rappresenta il nono Paese al mondo per ricchezza culturale. Un museo a cielo aperto che oggi rischia ferite irreversibili. I recenti raid, che hanno toccato città simbolo e palazzi d’epoca safavide e qajar, hanno spinto l’UNESCO a convocare riunioni d’emergenza con il Consiglio di Cooperazione del Golfo, nel tentativo di preservare ciò che resta della civiltà persiana e dei tesori limitrofi.

I patrimoni a rischio in Iran

Il recente attacco del 10 marzo 2026 a Teheran ha danneggiato il Palazzo del Golestan, capolavoro della dinastia Qajar. L’edificio ha riportato danni a causa delle onde d’urto: vetrate istoriate, specchi e porte intarsiate sono andati in frantumi, violando l’integrità di una reggia che racconta secoli di potere regale.

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Getty Images
L’interno del Palazzo Golestan a Teheran

Anche Esfahan ha visto alcuni dei suoi gioielli più preziosi finire nel mirino come il Palazzo Chehel Sotoun. Conosciuto come il “Palazzo delle 40 colonne”, ha subito danni parziali: la sua piscina riflettente e gli affreschi del XVII secolo sono stati scossi da un’esplosione che ha colpito un edificio governativo adiacente.

Piazza Naqsh-e Jahan, una delle piazze più grandi e spettacolari al mondo, circondata dalla Moschea dello Scià e dalla Moschea dello sceicco Lotfollah, vive ore di estrema tensione. Essendo il centro nevralgico della città, ogni raid nelle vicinanze minaccia la stabilità delle sue strutture safavidi. Per quanto riguarda Masjed-e Jamé (Moschea del Venerdì), l’onda d’urto ha causato il distacco di preziose piastrelle turchesi dal complesso millenario, pilastro dell’architettura selgiuchide, già tristemente colpito durante il conflitto Iran-Iraq degli Anni Ottanta.

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Getty Images
Il sontuoso Palazzo Chehel Sotoun a Esfahan

Infine, anche lo storico balcone di Palazzo Ali Qapu, da cui gli scià assistevano ai giochi di polo, ha subito gravi ripercussioni strutturali a causa dei bombardamenti. Il timore si estende ora verso sud, dove le rovine archeologiche di Persepoli e Pasargadae, vicino a Shiraz, rimangono esposte al rischio di rappresaglie, mettendo in pericolo le testimonianze più vive dell’antica potenza persiana.

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Getty Images
Il bellissimo Palazzo Ali Qapu in Iran

I beni a rischio in Israele e Libano

L’allarme dell’UNESCO non si ferma ai confini iraniani, perché la geografia del conflitto coinvolge anche altri siti archeologici e religiosi. Tra l’11 e il 12 marzo, il cielo sopra Gerusalemme è stato solcato da missili balistici e droni e i detriti delle intercettazioni sono caduti a brevissima distanza dalla Città Vecchia. Luoghi dal valore universale inestimabile come il Muro del Pianto, la Basilica del Santo Sepolcro e la Moschea di Al-Aqsa si sono trovati nel raggio d’azione dei frammenti metallici.

Facciata danneggiata del Palazzo Golestan a Teheran
IPA Agency
La facciata danneggiata del Palazzo Golestan a Teheran

Anche in Libano, il fitto lancio di razzi e la risposta militare israeliana mettono a repentaglio siti Fenici e Romani di incredibile importanza.

Mentre la diplomazia internazionale cerca di instaurare corridoi di protezione per i beni culturali, la realtà dei fatti descrive un patrimonio che non è considerato zona franca. La distruzione di questi monumenti non sarebbe solo una perdita materiale per le nazioni coinvolte, ma un’ulteriore ferita definitiva alla memoria collettiva dell’umanità.

Rolli Days 2026: un weekend tra i gioielli di Genova da vent’anni Patrimonio UNESCO

Par : elenausai10
17 mars 2026 à 12:49

Anche quest’anno potrete rivivere gli antichi fasti dei palazzi che a Genova ospitavano personaggi di rango con i Rolli Days. Nel 2026, però, l’edizione che si terrà il weekend del 27, 28 e 29 marzo celebra una data importante perché si festeggiano i vent’anni dal riconoscimento UNESCO delle Strade Nuove e del Sistema dei Palazzi dei Rolli. Un compleanno che trasforma la Superba in un museo diffuso, dove le porte delle dimore aristocratiche che un tempo ospitavano re e ambasciatori si spalancano per rivelare i loro tesori.

Con il titolo “Condividere è proteggere”, la manifestazione celebra la bellezza puntando a rendere il patrimonio un bene collettivo. Ad accompagnarvi in questo viaggio tra il Cinquecento e il Settecento ci saranno 102 giovani divulgatori scientifici, pronti a intrecciare il rigore dell’architettura con il fascino della vita quotidiana, della diplomazia e dell’economia immergendovi in un’atmosfera di altri tempi.

Rolli Days, programma e novità del 2026

Il weekend dei Rolli Days è dedicato alla scoperta dei palazzi più belli e fastosi di Genova. I Palazzi dei Rolli, infatti, sono un insieme di palazzi (dei quali 42 fanno parte dell’UNESCO) che, a partire dal 1576, ospitavano per decreto del senato genovese le personalità di riguardo in visita in città.

Il cuore pulsante dell’evento rimane via Garibaldi, dove i grandi classici confermano il loro fascino senza tempo. Tra i protagonisti più famosi ci sono Palazzo Rosso, con i suoi affreschi, gli arredi seicenteschi e la collezione d’arte dei Brignole Sale, e Palazzo Bianco, che ospita una mostra dedicata a Giovanni Andrea de Ferrari.

Tra le novità più attese citiamo l’apertura della Grotta Doria Pavese a Sampierdarena: un gioiello polimaterico del Cinquecento, decorato con conchiglie e coralli, restituito al pubblico dopo un delicato restauro. Il viaggio prosegue a Cornigliano presso la Badia di Sant’Andrea, antico complesso monastico oggi sede dell’Academy del Genoa CFC, dove sono stati recentemente riscoperti rilievi del celebre scultore Bertel Thorvaldsen.

Tra gli eventi collaterali, ci sarà il ritorno di Palazzi in Luce nelle sere di venerdì e sabato, quando le finestre di via Garibaldi e piazza della Meridiana resteranno illuminate, permettendo ai passanti di ammirare gli affreschi dei piani nobili direttamente dalla strada.

Non dimenticate di includere nel vostro itinerario anche le visite alla Basilica di Santa Maria Immacolata, dove è possibile scoprire i segreti del restauro della facciata, e la mostra sull’accoglienza aristocratica presso l’Archivio di Stato.

Come prenotare

La popolarità dei Rolli Days a Genova è cresciuta esponenzialmente e, con il traguardo del ventennale UNESCO, l’interesse è ai massimi storici. Secondo i dati più recenti, le prenotazioni hanno già superato l’80% della capienza totale. Molti dei siti più richiesti sono già vicini al sold out, rendendo necessaria una certa tempestività per chiunque desideri partecipare!

Se state pianificando la vostra visita, il consiglio è di farlo il prima possibile. Le prenotazioni si effettuano esclusivamente online attraverso i canali ufficiali, dove è necessario selezionare le singole dimore e le fasce orarie desiderate, ricordando che i siti più piccoli, come la Grotta Doria Pavese o i laboratori per famiglie del progetto Rolli Kids, hanno ingressi contingentati per ragioni di tutela.

Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026: il programma degli eventi

Par : elenausai10
25 février 2026 à 11:00

Designato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, l’alveare di antiche abitazioni rupestri che si estende sotto la città medievale di Matera è oggi ampiamente restaurato e animato da gallerie, ristoranti e hotel di charme. Questa metamorfosi, però, ha creato un luogo non solo bello da vedere e visitare, ma un organismo vivo che si appresta a diventare, per tutto il 2026, il cuore pulsante di nuovi scambi e racconti tra i popoli del mare.

Presentato presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura, il programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 trasforma ufficialmente il Mezzogiorno da periferia a piattaforma strategica. Sotto il titolo evocativo di “Terre Immerse”, la città traccia una rotta ambiziosa: dimostrare che il Mediterraneo non è un confine liquido che separa, ma una trama culturale che unisce i popoli e penetra profondamente nella terraferma.

Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo

La designazione a Capitale Mediterranea, che nel 2027 andrà tra Saida e Cordoba, rappresenta la chiusura di un cerchio e l’apertura di un nuovo capitolo. Se il 2019 l’aveva consacrata Capitale Europea della Cultura, dimostrando al mondo come un antico centro rupestre potesse farsi motore di innovazione artistica, il 2026 la proietta in una dimensione ancora più vasta.

Come sottolineato dal Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e dal Sindaco Antonio Nicoletti, la città oggi non guarda più solo al nord come unico orizzonte possibile. Riappropriandosi di quel “Pensiero Meridiano” teorizzato da Franco Cassano, Matera rivendica la propria autonomia e diventa il baricentro di un dialogo necessario tra Europa e Africa, un laboratorio di cooperazione capace di generare alleanze durature attraverso l’arte e la condivisione.

Il programma

Il programma inizierà ufficialmente il 20 marzo 2026, in coincidenza con la Giornata Internazionale della Felicità. La cerimonia inaugurale sarà un “Cantiere Evento”: il Teatro Duni di Ettore Stella riaprirà in una veste nuova, mentre la serata vedrà i Sassi trasformarsi in un palcoscenico di luci e droni, pronti a rivelare le geometrie della Gravina. Il cuore del palinsesto si articola poi in quattro grandi filoni tematici, definiti “Immersioni”, che trasformeranno la città in un ponte teso tra le sponde del bacino.

Si parte indagando le “Stratificazioni”, dove la città si fa archivio verticale: qui spiccano la mostra di Mimmo Jodice sulla memoria del Mediterraneo, l’esposizione sulla storia della fotografia e “Matera Cielo Stellato”. Il percorso prosegue esplorando gli “Isolamenti”, intesi non come limite, ma come risorsa di spiritualità e resilienza delle aree interne, attraverso la Festa internazionale del Vicinato e riflessioni scientifiche sul cambiamento climatico.

Centrale è poi il tema delle “Contaminazioni”, dove il meticciato culturale diventa pratica attiva grazie al progetto “Suoni Mediterranei”, un ponte sonoro con la città marocchina di Tétouan, e ai festival dedicati al design e ai giochi di strada. Infine, le “Transumanze” chiudono il cerchio trasformando il movimento in atto generativo: il summit cinematografico Italian Screens e l’opera site-specific “Porta della Speranza”, realizzata con la Santa Sede, suggellano questo cammino di accoglienza e dialogo interreligioso.

Musei Civici di Firenze gratis nel giorno che ricorda l’Elettrice Palatina

15 février 2026 à 09:30

Come ogni 18 febbraio, Firenze torna a ricordare l’Elettrice Palatina, ovvero Anna Maria Luisa de’ Medici, morta il 18 febbraio 1743: fu proprio lei, con il lungimirante Patto di Famiglia, a garantire che le collezioni medicee rimanessero patrimonio dello Stato e della città, con l’obbligo di non spostarle mai. È grazie a lei se oggi esistono le Gallerie degli Uffizi e se tantissime opere d’arte, biblioteche, gioielli e raccolte storiche non sono state spostate altrove.

Anche quest’anno, la Culla del Rinascimento onora l’ultima discendente della famiglia dei Medici aprendo gratuitamente le porte dei Musei Civici Fiorentini ai visitatori. L’occasione perfetta per visitare alcuni dei luoghi più suggestivi di Firenze senza pagare il biglietto. Ma non solo, Fondazione MUS.E propone anche un ricordo suggestivo di questa grande figura femminile che con le sue scelte ha scritto (e continua a farlo) una pagina importante della storia di Firenze.

Quali musei aprono gratuitamente

Mercoledì 18 febbraio 2026, in occasione dell’anniversario della scomparsa dell’Elettrice Palatina, Firenze offre l’opportunità di visitare gratuitamente alcuni dei suoi luoghi simbolo.

Si tratta di un’iniziativa molto attesa sia dai residenti sia dai turisti, perché permette di accedere senza biglietto a musei e complessi monumentali che custodiscono secoli di storia, arte e identità fiorentina. Un modo concreto per rendere omaggio alla donna che ha garantito alla città la conservazione del suo immenso patrimonio culturale, trasformando questa ricorrenza in un’occasione speciale per scoprirlo.

L’ingresso sarà gratuito nei seguenti Musei Civici di Firenze:

  • Museo di Palazzo Vecchio – ore 9.00-19.00
  • Torre di Arnolfo – ore 9.00-17.00 (in caso di pioggia sarà accessibile solo il camminamento di ronda)
  • Museo Novecento – ore 11.00-20.00
  • Complesso di Santa Maria Novella – ore 9.00-17.30
  • Cappella Brancacci – ore 10.00-17.00
  • MAD Murate Art District – ore 14.30-19.30

Ricordiamo che le biglietterie chiudono un’ora prima rispetto al museo.

Palazzo Vecchio e la Torre di Arnolfo a Firenze
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Palazzo Vecchio con la Torre di Arnolfo a Firenze

L’evento speciale (gratuito) a Palazzo Vecchio

Oltre all’ingresso gratuito ai Musei Civici, per il 18 febbraio è stata organizzata anche un’attività di living history nel Museo di Palazzo Vecchio: i visitatori potranno dialogare con l’Elettrice Palatina, impersonata da un’attrice (Giaele Monaci), per conoscere la sua storia e il suo carattere peculiare, in un viaggio che li accompagna a scoprire le ragioni storiche che la portarono a concepire e a realizzare il celebre Patto di Famiglia. L’introduzione alla sua figura e al contesto storico è a cura di Andrea Verga.

L’evento speciale si terrà alle ore 11:00, 12:00, 15:00, 16:00 e 17:00 e si può partecipare all’incontro gratuitamente. È obbligatorio, però, effettuare la prenotazione. Per informazioni e prenotare l’evento living history con l’Elettrice Palatina potete scrivere a info@musefirenze.it.

“Nell’anniversario della sua scomparsa, l’apertura gratuita dei Musei Civici Fiorentini e l’iniziativa di living history a Palazzo Vecchio vogliono essere un’occasione viva di incontro e di conoscenza – ha commentato l’assessore alla cultura di Firenze Giovanni Bettarini -, per riscoprire le ragioni storiche e il valore attuale di quella decisione che ha consegnato a Firenze un’eredità unica al mondo”.

Un’occasione speciale, quella del 18 febbraio, non solo per camminare tra capolavori senza tempo, ma anche per ricordare che il patrimonio di Firenze è arrivato fino a noi grazie alla visione di una donna che ha saputo guardare lontano.

Phong Nha Ke Bang, viaggio nel regno segreto delle grotte del Vietnam

Par : elenausai10
29 décembre 2025 à 16:30

Fino a qualche anno fa, il parco nazionale di Phong Nha Ke Bang era considerato uno dei segreti meglio custoditi del Vietnam. Per intenderci, il classico luogo dove i bufali d’acqua sono più numerosi dei turisti! Nonostante la popolarità sia cresciuta, Phong Nha non ha perso la sua magia. Qui, sono presenti alcuni dei paesaggi più mozzafiato del Paese, tra enormi sistemi di grotte, montagne carsiche tra le più antiche in Asia avvolte dalla nebbia e una vita rurale che scorre a un ritmo lento.

Considerata la sua bellezza, il parco è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2003, soprattutto grazie all’importanza delle sue cavità naturali. Costellato da centinaia di sistemi carsici, molti dei quali di dimensioni e lunghezza straordinarie, e da spettacolari fiumi sotterranei, Phong Nha rappresenta un vero e proprio paradiso terrestre sia per gli speleologi che per i viaggiatori curiosi.

Come scoprirlo? Noi ci siamo stati e vi consigliamo cosa fare e cosa vedere!

Entrare nelle grotte, l’attrazione più suggestiva del parco

La prima cosa da fare a Phong Nha è avventurarsi nel sottosuolo. Questa regione del Vietnam, infatti, è considerata la ‘capitale’ delle grotte e ospita alcune delle caverne più grandi, lunghe e affascinanti del mondo. A causa della guerra tra Stati Uniti e Vietnam e dei bombardamenti (si ritiene che questa zona abbia una delle maggiori concentrazioni di ordigni inesplosi ed è severamente vietato allontanarsi dai sentieri tracciati) alcune delle grotte presenti in quest’area sono state scoperte solo recentemente.

Hang Son Doong, per esempio, riconosciuta come la grotta più grande del mondo, fu individuata per la prima volta da un locale nel 1991 e poi esplorata ufficialmente dagli speleologi britannici nel 2009.

Grotta Han Son Doong
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La grotta di Han Son Doong è la più grande del mondo per volume

Tra le grotte da visitare nel parco c’è sicuramente Paradise Cave, la più lunga del Sud-Est asiatico con oltre 31 chilometri che si estendono fino al Laos. Il primo chilometro, aperto al pubblico, è un susseguirsi di formazioni spettacolari illuminate e passerelle sospese, mentre oltre inizia l’avventura vera, con casco e torcia, lungo un trekking sotterraneo di circa 7 chilometri, prevalentemente pianeggiante, con qualche semplice passaggio su rocce e un tratto di acqua freddissima da attraversare, che rende l’esperienza memorabile.

Accanto a Paradise Cave, Phong Nha Cave affascina con il suo accesso in barca lungo il fiume Son e con sale immense ricche di stalattiti, stalagmiti e fiumi sotterranei, offrendo un approccio più rilassato, ma altrettanto suggestivo. Per chi cerca adrenalina, Dark Cave combina speleologia, zipline, nuoto nel fango e buio totale, trasformando la visita in un’esperienza fisica e divertente. Da non perdere anche Hang Tien, famosa per le sue terrazze di calcite, e Hang Va, più selvaggia e meno frequentata, ideale per esploratori curiosi.

Guidare una moto lungo il National Park Loop

Il National Park Loop di Phong Nha Ke Bang è un itinerario circolare di circa 50 chilometri che consente di attraversare alcuni dei paesaggi più spettacolari del parco nazionale. Il percorso si sviluppa su strade tortuose, con tratti in salita e in discesa talvolta impegnativi, ma sempre ben ricompensati da un contesto naturale di straordinaria bellezza.

Lungo il tragitto si susseguono montagne carsiche imponenti, ricoperte da una fitta vegetazione tropicale, ampie vallate e distese di verde che sembrano non avere fine, offrendo una visione completa della ricchezza ambientale dell’area. Nonostante la presenza di numerosi punti panoramici, non è facile comprendere appieno la vastità e l’armonia di questi scenari, che colpiscono soprattutto per la loro continuità e senso di spazio.

La giungla nel parco di Phong Nha Ke Bang
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Il tramonto sulla giungla di Phong Nha Ke Bàng

Kayaking sul fiume Son

Fare kayak sul fiume Son è uno dei modi migliori per apprezzare il paesaggio di Phong Nha Ke Bang da una prospettiva diversa. Le acque calme e cristalline scorrono lentamente tra villaggi rurali, campi coltivati e alte montagne carsiche ricoperte di vegetazione, creando un’atmosfera rilassata e silenziosa.

Da qui, osservate la vita quotidiana che scorre lungo le rive, con pescatori, bufali d’acqua e barche tradizionali che punteggiano il fiume. È un’esperienza perfetta anche per chi ha poca esperienza, soprattutto perché il percorso non richiede particolare preparazione fisica e offre un’esperienza accessibile, ma profondamente immersiva.

Escursione nella giungla

Se amate camminare, nel cuore del parco nazionale troverete tanti sentieri immersi nella giungla che offrono un’esperienza unica tra vegetazione lussureggiante, suoni della fauna selvatica e panorami spettacolari sulle montagne carsiche. Le escursioni possono variare da passeggiate tranquille a percorsi più impegnativi, permettendo di scoprire angoli nascosti del parco e la sua biodiversità unica, tra cui felci giganti, orchidee rare e specie endemiche come il pangolino o il gaur, il grande bovino selvatico.

Dopo la camminata, una sosta rinfrescante alle sorgenti di Mooc è l’ideale! Si tratta di piscine naturali dalle acque cristalline che offrono un rifugio perfetto per rilassarsi e godersi la natura.

Trekking Phong Nha Ke Bang
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Trekking nella giungla di Phong Nha Ke Bang

Dove si trova e come arrivare

Il parco nazionale di Phong Nha Ke Bang è situato nei distretti di Bo Trạch e Minh Hoa, nella provincia di Quang Binh, nel Vietnam centro-settentrionale. Si estende su una superficie di circa 86.000 ettari al confine con il Laos, in una sottile striscia di terra tra il confine laotiano e il Mar Cinese Meridionale.

Localizzato a circa 500 chilometri a sud di Hanoi e a 45 chilometri a nord-ovest di Dong Hoi, il parco sorge lungo lo storico sentiero di Ho Chi Minh ed è facilmente accessibile ai visitatori tramite l’autobus sulla Strada Nazionale 1A, l’aereo attraverso l’aeroporto di Dong Hoi o il treno della linea Saigon-Hanoi, che effettua una fermata proprio nella città di Đong Hoi.

Santuario di My Son: il cuore spirituale e archeologico del Vietnam antico

Par : elenausai10
27 décembre 2025 à 12:30

Kazimierz Kwiatkowski, l’architetto polacco noto soprattutto per il suo impegno nella preservazione dei siti storici e archeologici in Vietnam, disse che il santuario di My Son rappresenta un museo inestimabile di architettura e scultura dell’umanità. Qui, gli antichi Cham hanno infuso il loro spirito nella pietra e nella terra, creando un luogo grandioso e sacro a partire dalla natura che li circondava.

Quest’aura di grandezza e profonda suggestione permea l’intero sito archeologico ed è tangibile fin da quando poserete il primo piede al suo interno, seppur oltre due terzi della sua superficie siano stati distrutti dai bombardamenti durante la Guerra del Vietnam. Ed è proprio grazie all’intervento di professionisti come Kwiatkowski che, quel poco che rimase, ottenne la protezione UNESCO nel 1999.

Oggi, le rovine color ocra scuro del santuario di My Son sono tra le destinazioni più belle da inserire in qualsiasi itinerario di viaggio in Vietnam.

La storia di My Son

La storia del santuario di My Son affonda le radici nel IV secolo, quando il potente regno marittimo dei Cham iniziò a prosperare nel Vietnam centrale, gettando le basi per uno dei siti religiosi più importanti del Sud-est asiatico. I primi templi vennero costruiti sotto il re Bhadravarman e dedicati principalmente a Shiva, considerato il protettore dei sovrani Cham.

Tra il VII e il XIII secolo, durante la sua epoca d’oro, il santuario si espanse fino a contare oltre 70 strutture dedicate a divinità induiste come Shiva, Vishnu e Brahma. A differenza di Angkor Wat o Borobudur, i templi di My Son furono realizzati in mattoni con una tecnica misteriosa e ancora oggi non completamente compresa.

Il declino iniziò nel XV secolo, con la caduta del regno Champa e l’abbandono del complesso, presto inghiottito dalla giungla. Nel 1898, il sito fu riscoperto dall’archeologo francese Henri Parmentier, che avviò i primi restauri negli anni ’30. Durante la Guerra del Vietnam, però, il santuario divenne una base dei Vietcong e subì gravi bombardamenti americani, i cui crateri sono ancora visibili oggi.

La sua rinascita, come vi abbiamo anticipato all’inizio, si deve soprattutto all’archeologo polacco Kazimierz Kwiatkowski, che ne guidò la salvaguardia e la tutela.

Santuario My Son
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Le rovine del santuario My Son

Cosa vedere nel santuario di My Son

Quello che troverete al santuario di My Son sono oltre 70 templi distribuiti in modo piuttosto particolare, suddivisi in gruppi o blocchi, ognuno dei quali presenta un insieme di strutture.

Nel gruppo A, la rovina più importante è il Tempio A1, parzialmente ricostruito perché gravemente bombardato durante la guerra: nel X secolo raggiungeva i 28 metri di altezza ed era l’unico del sito con due ingressi principali, a est e a ovest, circondato da sei piccoli templi dedicati alle divinità direzionali.

I gruppi B, C e D costituiscono il nucleo principale del santuario, con 27 templi datati tra il X e il XII secolo, dedicati a Bhadreshvara, incarnazione di Shiva. Qui si trovano le rovine meglio conservate, come il tempio B5, ricco di sculture esterne e spesso paragonato ai templi cambogiani di Angkor. Il Gruppo C ospita l’imponente C1, celebre per bassorilievi e decorazioni. Più piccoli, ma suggestivi, i gruppi E, F e G offrono rovine accessibili e meno affollate, mentre i gruppi H e K, più semplici, rappresentano una piacevole tappa conclusiva per chi desidera esplorare ogni angolo del complesso.

Infine, è presente anche un museo che ospita tutta una serie di reperti conservati ed esposti per raccontare la storia del popolo Cham e delle loro credenze induiste. Tra le esposizioni spicca un’impressionante collezione di sculture, bassorilievi e altri reperti archeologici rinvenuti nel complesso di My Son e nelle aree circostanti.

Dove si trova e come arrivare

Il santuario di My Son si trova in una valle tra montagne ricoperte dalla giungla, nella provincia di Quang Nam, nel Vietnam centrale, circa 40 chilometri a sud-ovest di Hoi An. Da qui, altro gioiello UNESCO del Paese, il sito archeologico è facilmente raggiungibile in diversi modi.

I tour guidati sono l’opzione più comune e permettono di arrivare presto, evitando caldo e affollamento. In alternativa si può usare una navetta condivisa, una soluzione economica e comoda senza necessità di scooter o auto privata. Chi preferisce visitare il sito con calma può invece optare per un’auto privata, un taxi o per il noleggio di uno scooter.

I 7 nuovi Borghi più belli d’Italia: un viaggio tra storia, magia e panorami da sogno

22 décembre 2025 à 16:05

L’Italia continua a svelare la sua bellezza nascosta grazie all’associazione I Borghi più belli d’Italia, che a dicembre 2025 ha appena accolto sette nuovi borghi tra le eccellenze del Paese. Questo riconoscimento non è solo un titolo onorifico: rappresenta un vero e proprio attestato di qualità, ottenuto dopo un rigoroso iter di valutazione che considera patrimonio artistico, storico, culturale e paesaggistico, tutela dell’ambiente, servizi alla comunità e accoglienza turistica.

Con questa nuova ammissione, i borghi certificati salgono a 382, confermando l’interesse crescente verso piccoli centri che conservano tradizioni e scenari unici, perfetti per chi cerca esperienze autentiche e lontane dal turismo di massa.

I sette nuovi Borghi più belli d’Italia

Tra le regioni del Nord Italia spicca Limone sul Garda in Lombardia, famoso per le sue limonaie a picco sul lago e i caratteristici vicoli che si affacciano sul Garda, oltre a percorsi panoramici immersi nella natura.

In Liguria, Pieve di Teco conquista i viaggiatori con il suo centro storico medievale, le chiese antiche e le manifestazioni culturali che animano le piazze durante tutto l’anno.

L’Emilia-Romagna porta il fascino di Castelvetro di Modena, famoso per le sue torri, le mura antiche e i pregiati vigneti, simbolo della tradizione enogastronomica locale, che offre anche percorsi gastronomici tra acetaie e cantine storiche.

Rotolando verso Sud, Cusano Mutri in Campania sorprende per i paesaggi montani e la natura incontaminata, ideale per escursioni, trekking e attività all’aria aperta. La Basilicata si arricchisce con Rivello, borgo pittoresco con scorci panoramici, vicoli in pietra e un centro storico ricco di testimonianze architettoniche.

Infine, due borghi “ospite” (questi restano nell’Associazione per 2 anni in quanto hanno una popolazione di più di 15 mila abitanti) si uniscono alla rete: Biella, Borgo il Piazzo, in Piemonte, con le sue viuzze storiche e panorami mozzafiato sulla città e le colline circostanti, e Termoli, Borgo Vecchio, in Molise, famoso per le sue mura antiche, le torri sul mare Adriatico e le strette stradine che conducono al porto e alla tradizione marinara locale.

I borghi più belli d'Italia: 7 nuovi ingressi a dicembre 2025
Visit Limone
Scorcio panoramico di Limone sul Garda

L’importanza del riconoscimento per i borghi

L’ammissione all’associazione non è solo un premio estetico: secondo il presidente Fiorello Primi, entrare nella rete dei borghi più belli significa aprire nuove opportunità di crescita economica, culturale e sociale.

Il percorso di selezione (procedimento certificato ISO9001), basato su 72 parametri, garantisce ai visitatori esperienze autentiche e di qualità, mentre stimola i Comuni a migliorare continuamente i servizi e la vivibilità dei borghi.

Ogni borgo, infatti, porta con sé una responsabilità verso gli altri centri e verso il patrimonio culturale italiano, contribuendo a contrastare lo spopolamento e a rendere questi luoghi attrattivi tutto l’anno.

Da quando l’Associazione è nata, circa un migliaio di comuni ha richiesto l’ammissione, segno della crescente attenzione verso la valorizzazione del territorio e delle comunità locali.

L’inserimento nella rete permette di promuovere il borgo a livello nazionale e internazionale, sostenendo modelli di sviluppo sostenibile che combinano turismo, tutela ambientale e crescita culturale, rafforzando l’identità locale e l’orgoglio delle comunità.

Con queste nuove adesioni, l’Italia si conferma un Paese di tesori nascosti, pronto a essere scoperto e vissuto, dove ogni borgo racconta una storia unica fatta di arte, natura e tradizioni secolari, ideale per chi cerca un turismo lento, immersivo e autentico.

Sono 7 i nuovi borghi più belli d'Italia
Ufficio Stampa
Il borgo di Pieve di Teco, Liguria

Hoi An, la città UNESCO che incanta con le sue atmosfere romantiche

Par : elenausai10
10 décembre 2025 à 13:30

Importante porto commerciale tra il XV e il XIX secolo, oggi Hoi An è considerata una delle destinazioni di viaggio più amate del Vietnam. Visitandola, non è così difficile capire il perché: ha la capacità di incantare chiunque con il suo mix di influenze cinesi, giapponesi, francesi e vietnamite, le quali si riflettono nel paesaggio urbano dove vecchi edifici in legno, consunti dal tempo, e quelli coloniali dalle tonalità accese convivono fianco a fianco.

Questo è il frutto della storia, di avvenimenti che, se in passato potevano essere considerati negativi, in realtà hanno contribuito a preservare il fascino della città. Dopo che, nel XIX secolo, l’attività portuale fu trasferita nell’attuale Danang, Hoi An perse la sua ragion d’essere e non subì la corsa alla modernità che, al contrario, investì le località vicine. La sua atmosfera quindi, fossilizzata nel passato, ha portato l’UNESCO a inserirla tra i Patrimoni dell’Umanità nel 1999.

Cosa vedere e cosa fare per scoprirla?

La Città Vecchia

Il fascino di Hoi An risiede soprattutto nelle strade della Città Vecchia, in particolare lungo Tran Phu e proseguendo a sud lungo il fiume. Un tempo cuore pulsante dei traffici marittimi, Tran Phu è considerata la strada più antica della città: già nel XV secolo, infatti, ospitava il primo quartiere commerciale grazie alla vicinanza al fiume Thu Bon, che favorì la costruzione di un fitto tessuto di case ed edifici storici.

Durante il periodo coloniale francese, Tran Phu era nota come Rue de Pont Japponais, un nome che richiamava il ponte giapponese del XVII secolo che la chiude a ovest; successivamente prese il nome di Cuong De, figura rivoluzionaria appartenente alla famiglia reale dei Nguyen, per poi essere dedicata, dopo la guerra del Vietnam, al primo segretario generale del Partito Comunista.

Di notte, le strade illuminate dalle lanterne regalano un’atmosfera particolarmente romantica.

Hoi An la sera
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La sera, Hoi An si illumina con le lanterne creando un’atmosfera suggestiva

Le case e le dimore antiche

Con i secoli, l’accumulo di terreno alluvionale permise di ampliare l’area lungo la riva e di tracciare due nuove arterie parallele, Nguyen Thai Hoc e Bach Dang, che oggi formano l’inconfondibile griglia a tre vie del centro antico. Proprio lungo Nguyen Thai Hoc, potrete ammirare le residenze più belle di Hoi An.

Tra queste citiamo Casa Tan Ky, una casa-corridoio abitata dalla sesta generazione di una famiglia vietnamita. La sua struttura ricorda le case lunghe del Vecchio Quartiere di Hanoi, seppur più larga, ed è composta da un negozio, una zona giorno, un cortile, una zona notte e una cucina. Anche qui convivono diversi stili: giapponese, cinese e vietnamita.

Un’altra interessante dimora è Casa Phung Hung, risalente al 1780, dove sono vissute ben otto generazioni della stessa famiglia. La residenza è tipica dei mercanti benestanti e tuttora, all’interno del negozio, si vendono medicine, seta e ceramica.

Il tempio Quan Cong

Il variopinto tempio di Quan Cong è un’altra tappa imperdibile a Hoi An, con le sue sfumature vivide di oro e rosso. Il suo profilo risalta con decisione tra le facciate gialle della città antica, diventando un simbolo tangibile delle influenze culturali che hanno plasmato la città nei secoli.

All’interno, il cortile regala un senso di quiete inaspettata, ma è importante prestare attenzione ai cartelli che ricordano le norme di rispetto, come togliere le scarpe davanti alle statue sacre. Per accedere al tempio è necessario acquistare il biglietto dell’Hoi An Old Town presso uno dei numerosi punti vendita sparsi nel centro storico.

Tempio di Quan Cong
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L’ingresso al tempio di Quan Cong

Il Ponte Giapponese

Il simbolo più emblematico di Hoi An è senza dubbio il maestoso Ponte Giapponese, che da secoli veglia sul tranquillo corso del fiume. Costruito alla fine del XVI secolo durante l’immigrazione giapponese, è oggi una delle attrazioni più amate della città.

Di giorno potete apprezzarne i dettagli architettonici, in quanto ornato di draghi e tartarughe, simboli di protezione e prosperità, mentre di sera si illumina in un’atmosfera quasi fiabesca. Anche in questo caso, per attraversare questo affascinante ponte antico, è necessario acquistare il biglietto dell’Hoi An Old Town.

Le sale delle riunioni

I cinesi che vivevano a Hoi An provenivano da diverse province e, ogni gruppo, necessitava di un luogo in cui incontrarsi. Così nacquero le sale delle riunioni, utilizzate sia come tempio che come foresteria per i mercanti in transito. La più famosa è la Sala Cantonese delle Riunioni o Pagoda Quang Trieu, una delle testimonianze più emblematiche dell’eredità cinese in Vietnam.

Costruita alla fine del XVIII secolo dagli immigrati provenienti dalla regione di Guangdong–Guangzhou, questa imponente struttura in stile architettonico cinese è oggi considerata uno dei complessi feudali più celebri della città. In origine dedicata al culto della dea Mazu (Thien Hau Thanh Mau) e di Confucio, nel 1911 venne riconvertita per onorare Guan Yu e altre figure storiche.

Oltre al suo profondo valore spirituale, la sala delle riunioni ha svolto per decenni un ruolo fondamentale nella vita della comunità cantonese locale, diventando un luogo di incontro periodico dove ci si sosteneva reciprocamente negli affari e nelle necessità quotidiane.

Il mercato di Hoi An e il mercato notturno

Immergersi nel ritmo frenetico della vita locale è uno dei modi migliori per scoprire Hoi An e il punto di partenza ideale è il vivace Chợ Hội An. Tra banchi di frutta e verdura appena raccolte, fiori profumati, spezie colorate, cesti intrecciati e il richiamo dei venditori di carne e pesce, il mercato mattutino offre un’esplosione di sensazioni autentiche, amplificate dal brusio continuo e dai motorini che sfrecciano tra la folla.

Quando cala la sera, attraversando il ponte si raggiunge l’Hoi An Night Market: un universo completamente diverso, illuminato da centinaia di lanterne brillanti e ricco di bancarelle che vendono abbigliamento, souvenir e molto altro.

Donna vende frutta e verdura al mercato di Hoi An
iStock
Il mercato di Hoi An

Precious Art Gallery

Infine, non lasciate Hoi An senza essere entrati dentro la Precious Art Gallery. Qui sono esposte le opere del fotografo francese Réhahn che, con sguardo attento e rara sensibilità, celebra la ricchezza culturale delle comunità etniche del Paese. Le sue immagini, frutto di otto anni di esplorazioni, da Sapa alle valli dell’Ha Giang Loop, raccontano la vita e le tradizioni di 51 delle 54 etnie ancora presenti sul territorio, un patrimonio umano che continua a evolversi grazie alle nuove fotografie aggiunte nel tempo.

Alla scoperta della Necropoli della Banditaccia, l’insediamento etrusco meglio conservato al mondo

1 décembre 2025 à 17:30

La Necropoli della Banditaccia è una distesa monumentale che permette di avere un contatto diretto con una civiltà ancora poco conosciuta sotto molti aspetti: gli Etruschi. Tale società, infatti, fiorì ben prima dell’ascesa di Roma e si dimostrò in grado di produrre architetture, rituali e forme artistiche di grande raffinatezza. Questo immenso complesso funerario, inserito nella lista Unesco per la sua integrità e per l’eccezionale valore storico, si estende per ettari tra alture vulcaniche, sentieri erbosi e tumuli che custodiscono storie secolari

Le testimonianze antiche parlano degli Etruschi come di un popolo con una forte abilità manuale, una rete di scambi ben sviluppata e un gusto figurativo che sorprende per finezza e inventiva. Sfortunatamente, però, nel corso della loro esistenza lasciarono (purtroppo) poche informazioni scritte. La scarsità dei documenti ha reso decisivi gli spazi funerari arrivati fino ai giorni nostri proprio come la Banditaccia, che con la sua estensione imponente e la varietà delle architetture sepolcrali è fra i siti archeologici più preziosi del Mediterraneo.

L’altura tufacea, situata a nord-ovest dell’attuale Cerveteri, conserva un impianto urbanizzato che riproduce quartieri, assi principali e spazi laterali dedicati ai clan familiari. Una disposizione organizzata in modo rigoroso che, conseguentemente, dà vita a un paesaggio sorprendente (anche se, e va detto, molte tombe e aree non sono accessibili o non sono state completamente scavate, e le ricostruzioni rimangono parziali).

Cenni storici sulla Necropoli della Banditaccia

La Banditaccia affonda le sue radici nell’età del Ferro e rimane attiva per secoli, una lunga durata che ha lasciato livelli distinti e riconoscibili. Le prime sepolture appartenevano a nuclei familiari che utilizzavano urne in terracotta, seguite da tumuli più elaborati che accoglievano intere generazioni.

Si tratta di un passaggio che riflette l’evoluzione di una società che accresceva ricchezza e complessità politica, arrivando a sviluppare strutture urbane avanzate, tecniche artigianali eleganti e una visione spirituale intimamente legata al mondo naturale.

La trasformazione da tombe semplici a veri complessi residenziali in scala ridotta, con corridoi, camere laterali e rappresentazioni di arredi domestici, rivela la centralità dell’idea di continuità tra vita terrena e dimensione ultraterrena. L’architettura funeraria replicava spazi domestici, ricreando ambienti familiari destinati a suggerire una prosecuzione del vissuto.

Per quanto riguarda gli archeologi, il loro lavoro ha avuto una storia complessa. Nell’Ottocento la ricerca fu spesso dominata dalla corsa agli oggetti ornamentali e dai conseguenti scavi privi di metodo. Una svolta arrivò nel Novecento con Raniero Mengarelli, impegnato per decenni in attività sistematiche mirate alla comprensione topografica dell’area.

Grazie alle sue indagini, venne messa in evidenza la strada che oggi porta il nome di “Via degli Inferi”, asse principale dell’antica città funeraria. Il sito subì poi fasi di abbandono, scavi clandestini e danni durante il secondo conflitto mondiale. Il recupero avviato negli anni ’50 e proseguito nei decenni successivi riportò alla luce settori fondamentali e consolidò l’immagine straordinaria dell’attuale complesso.

Via degli Inferi, Necropoli della Baditaccia
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La misteriosa Via degli Inferi

Le tombe principali

Da queste parti ci sono percorsi che consentono di riconoscere cambiamenti sociali, simboli familiari ed evoluzioni tecniche dell’epoca. Qui si trovano tombe rupestri, tumuli monumentali e sepolture più recenti disposte in filari regolari, testimonianze di una città dei defunti organizzata in modo razionale.

Tomba della Capanna

La Tomba a Capanna risale al VII secolo a.C. e riproduce una struttura abitativa con tetto leggero. La camera interna conserva un’impostazione che richiama architetture arcaiche di Caere (vecchio nome di Cerveteri e una delle più importanti città dell’Etruria). Elementi scolpiti sulle pareti raccontano, invece, attività domestiche e rimandano a un linguaggio semplice legato ai primi nuclei familiari dell’area.

Tomba delle Cinque Sedie

La camera funeraria laterale conserva cinque sedili ricavati direttamente nella parete (da qui il nome Tomba delle Cinque Sedie). L’analisi degli archeologi ha permesso di interpretare questi elementi come simboli legati a figure di spicco della famiglia. L’impatto visivo è forte grazie alla simmetria della disposizione e alla qualità della lavorazione nel tufo.

Tomba degli Scudi e delle Sedie

Fra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C. si afferma una decorazione più articolata, con simboli che definiscono ruolo e rango. Nella camera principale di questa sepoltura emergono scudi scolpiti che alludono al prestigio del guerriero della stirpe e sedili che rimandano alle cerimonie di rango. Il tutto in un monumento che conserva gran parte delle forme originarie. Per il suo stato di conservazione e per la bellezza, infatti, è considerata un capolavoro della Banditaccia.

Tomba dei Capitelli

Gli elementi più significativi sono due capitelli ionici che mostrano la presenza di influenze orientali. Il soffitto rievoca una copertura lignea e suggerisce l’immagine di un’abitazione ricca. Questa tomba documenta l’intenso dialogo fra Caere e le regioni che si affacciavano sul Mediterraneo orientale.

Tomba dei Letti Funebri

All’interno del Tumulo II si trovano due letti scolpiti dalle proporzioni imponenti. Il modo in cui vennero modellati indica un ruolo di rilievo della famiglia a cui la tomba apparteneva. Non a caso, si tratta di uno degli esempi più eloquenti di arredo litico che rimanda proprio a una visione del potere legata alle famiglie dominanti dell’epoca.

Tomba dei Vasi Greci

Anch’essa situata nel Tumulo II, ha restituito un numero elevato di ceramiche importate dall’Egeo che suggerisce scambi intensi e un’attenzione particolare verso produzioni pregiate provenienti da quella zona. Le superfici interne sono ancora la culla di tracce che indicano l’originaria collocazione dei corredi.

Tomba dei Dolii e degli Alari

Le grandi giare per la raccolta dei liquidi e i supporti litici testimoniano pratiche domestiche connesse alla conservazione degli alimenti. La Tomba dei Dolii e degli Alari è significativa perché rivela indizi su gesti e abitudini difficili da ricavare dalle testimonianze tradizionali.

Tomba della Cornice

La cornice scolpita lungo il perimetro della camera principale conferisce un impatto visivo marcato poiché guida lo sguardo lungo tutto il perimetro. La struttura tripartita fa sì che possa osservare una ripartizione degli ambienti tipica dell’architettura ceretana del VI secolo a.C.

Tomba della Casetta

La Tomba della Casetta è scavata in un banco di tufo e presenta una pianta cruciforme. Gli spazi interni richiamano abitazioni evolute, realizzate da famiglie che avevano consolidato il proprio ruolo nella comunità. La scelta di adottare una pianta articolata la distingue dalle tombe coeve.

Tomba dell’Alcova

Risale al IV secolo a.C. e protegge una nicchia rialzata che allude alla posizione d’onore occupata dal defunto. Inoltre, la lavorazione delle superfici della Tomba dell’Alcova illustra un gusto più vicino al mondo ellenistico.

Tomba dei Rilievi

Infine la Tomba dei Rilievi, il monumento più rappresentativo della fase tardiva della necropoli. La ricchezza dei rilievi policromi ricostruisce un repertorio con oggetti e simboli (come armi, utensili, elementi ornamentali e figure mitiche) che rimandano sia alla quotidianità sia al mondo delle credenze. Si sostiene, infatti, che la famiglia dei Matunas volle celebrare la propria storia attraverso un linguaggio figurativo elaborato.

Dove si trova e come arrivare

La Banditaccia sorge a circa 40 chilometri da Roma e a 35 da Civitavecchia. L’altura di Cerveteri è raggiungibile da chi proviene da nord tramite l’autostrada A12 con uscita Cerveteri-Ladispoli. Percorrendo gli assi viari locali si raggiunge l’ingresso dell’area archeologica senza difficoltà.

Chi si muove in treno può scendere alle stazioni di Marina di Cerveteri o Cerveteri-Ladispoli, dove un collegamento su gomma fa giungere fino agli ingressi. È possibile arrivare anche dall’aeroporto Leonardo da Vinci tramite la ferrovia metropolitana che attraversa Roma Trastevere e prosegue verso Civitavecchia.

Esiste un museo delle “mini meraviglie”: un viaggio in miniatura a Tokyo

19 octobre 2025 à 16:00

Immaginate di attraversare Tokyo e, all’improvviso, trovarvi davanti a un mondo grande quanto una stanza, ma in grado di racchiudere al suo interno l’intero pianeta. Strade animate, monumenti storici, città che si illuminano al tramonto, razzi NASA pronti al decollo e perfino personaggi degli anime giapponesi che camminano tra i palazzi, ma tutto in miniatura.

Questo posto esiste davvero e si chiama Small Worlds Tokyo: il museo delle “mini meraviglie” che trasforma la realtà in un universo in scala ridotta ma dal fascino immenso, che ci ricorda quanto sia enorme e affascinante il patrimonio culturale, storico e paesaggistico in cui viviamo. Un mondo che dovremmo curarci di preservare e valorizzare, oggi più che mai.

Un viaggio memorabile nel mondo in miniatura

Nato nel 2020 sull’isola artificiale di Ariake, nel cuore avveniristico di Tokyo, Small Worlds è considerato uno dei più grandi musei di miniature dell’Asia. Al suo interno si attraversano otto mondi diversi, tutti in scala 1:80, dove ogni dettaglio, dalle persone ai treni in movimento, dalle luci dei grattacieli ai paesaggi naturali, è realizzato con una precisione assoluta.

Un viaggio incredibile tra luoghi reali e fantasiosi, dove tutto ricorda quanti tesori da ammirare esistono nel mondo. C’è la riproduzione dello Space Center della NASA negli Anni ’60, con un minuscolo razzo Saturn V pronto a decollare, ma anche una Tokyo futuristica popolata dagli Evangelion e i quartieri magici di Sailor Moon, con tanto di stradine, negozietti e personaggi in miniatura.

Ogni area si anima grazie a suoni, effetti luminosi e movimenti che rendono queste scenografie vive e pulsanti, come se il tempo scorresse davvero al loro interno.

Una delle aree più suggestive del museo? Il Global Village, un viaggio straordinario attraverso i Paesi dell’Asia e dell’Europa ricreati proprio com’erano agli inizi del ’900, nel pieno della Rivoluzione Industriale. Qui, la realtà e la fantasia si fondono: si incontrano villaggi steampunk in cui draghi e dirigibili convivono con minatori e artigiani, biblioteche magiche che custodiscono la saggezza del mondo e piccoli villaggi in cui vivono creature immaginarie.

Ogni scena rappresentata racconta l’incredibile diversità di climi, ambienti, culture e vite lungo le strade di un mondo così grande, ma in scala 1:80.

La vera chicca di Small Worlds? Potete entrare voi stessi nel museo. Con un sofisticato scanner 3D, i visitatori possono farsi “miniaturizzare” e creare una versione mini di sé stessi. Si può scegliere di portarla a casa come souvenir oppure diventare “residenti”, lasciando la propria mini-figura in esposizione per un anno intero all’interno di uno dei mondi del museo.

E per chi ama mettere le mani in pasta, ci sono divertenti laboratori di modellismo in cui tutti, adulti e bambini, possono creare minuscoli diorami, città o paesaggi personalizzati.

Dove si trova e come visitarlo

Small Worlds Tokyo si trova nel quartiere di Ariake, nell’area futuristica di Odaiba, una delle isole artificiali più suggestive della capitale giapponese. È facilmente raggiungibile dal centro città attraversando il celebre Rainbow Bridge o con la linea Yurikamome (fermata Ariake-Tennis-no-Mori).

Il museo è aperto quasi tutti i giorni dell’anno e rappresenta una tappa perfetta in città anche in caso di pioggia, grazie ai suoi spazi completamente al coperto.

Si trova inoltre a breve distanza dall’aeroporto di Haneda (che si è classificato secondo nei World’s Best Airport Washrooms 2025), e ciò rende il museo una meta ideale per una visita di qualche ora anche durante uno scalo a Tokyo.

Guachimontones, alla scoperta delle misteriose piramidi circolari del Messico

15 octobre 2025 à 18:33

Nel cuore dello stato di Jalisco, non lontano da Guadalajara, si trova uno dei siti archeologici più misteriosi del Messico: Guachimontones, un luogo che sembra sfidare tutte le leggi dell’architettura precolombiana. La sua unicità? Le piramidi non sono come quelle di Teotihuacán o Chichén Itzá, ma perfettamente circolari.

Un complesso unico al mondo, che racconta la storia di una civiltà misteriosa, quella dei Teuchitlán, che tra il 300 a.C. e il 900 d.C. sviluppò una delle culture più affascinanti e meno conosciute di sempre. Tra cerchi concentrici, altari e piattaforme ricoperte dal verde, il sito dei Guachimontones, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, è un viaggio nel tempo che merita di essere vissuto.

Un sito archeologico unico al mondo

Per secoli, le piramidi circolari uniche al mondo del sito dei Guachimontones sono rimaste sepolte dalla vegetazione, protette dal silenzio e dal tempo. Sono state riportate alla luce solo di recente, negli Anni ’90 (ed erano state scoperte ufficialmente negli Anni ’70), ma resta da scoprire molto altro, vista la grande estensione dell’area archeologica: su 90 ettari ne è stato esplorato solo l’1,3%.

La grande differenza rispetto ai classici templi a gradoni che tutti noi conosciamo? Le piramidi sono concentriche e circondate da piattaforme, templi e campi cerimoniali disposti in perfette geometrie.

Piramidi circolari tra mistero e cerimonie

Al centro del sito spicca quello che è stato chiamato El Gran Guachi, la più grande piramide con un diametro di 27 metri e 52 gradini concentrici. Salire quassù è un’esperienza meravigliosa.

Tutt’attorno si dispongono 12 piattaforme che simboleggiavano il legame fra uomo, cielo e terra. Infatti, sebbene la cultura Teuchitlán rimanga avvolta nel mistero, poiché non lasciò testi scritti, queste costruzioni sanno testimoniare un alto livello di conoscenza astronomica e urbanistica: gli archeologi ipotizzano che le piramidi servissero per riti religiosi e cerimonie comunitarie, ma anche come luoghi di osservazione del cielo e delle stagioni.

Qui si svolgevano cerimonie in onore del dio del vento Ehécatl e si pensa che tali riti prevedessero anche la cerimonia dei Voladores (tradotto in “volanti”): un sacerdote saliva su un palo, posto sulla cima delle piramidi, per rendere omaggio alla divinità. Quello di Guachimontones è uno dei siti più antichi in cui si è rilevata questa tradizione, che si credeva fosse più profondamente radicata tra gli Aztechi e i Totonac del Messico centrale e orientale.

Piramidi circolari di Guachimontones in Messico
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Le piramidi circolari del sito di Guachimontones a Teuchitlán, Messico

A completare il misterioso sito di Guachimontones finora conosciuto sono anche un anfiteatro e alcune terrazze ed edifici più piccoli.

Oggi, passeggiando tra le sue rovine, si percepisce un’atmosfera sospesa: il vento che soffia sulle piramidi di pietra perfettamente concentriche sembra raccontare storie di antichi sacerdoti, danze rituali e offerte agli dei venerati dalle antiche civiltà. È un luogo che affascina archeologi e viaggiatori, che hanno la possibilità di visitarlo (grazie al Centro Interpretativo di Guachimontones) per immergersi in un paesaggio sospeso nel tempo dove si respira l’equilibrio perfetto tra armonia e mistero.

Dove si trova il sito archeologico

Le piramidi circolari del sito di Guachimontones si trovano nel comune di Teuchitlán, nello stato di Jalisco, vicino al lago di Teuchitlán. Si può raggiungere l’area in circa un’ora d’auto da Guadalajara (65 km), la seconda città più grande del Messico. Ci sono anche diversi tour organizzati che partono ogni giorno dal centro della città.

Viaggio in Guatemala alla scoperta del sito archeologico di Tikal

Par : elenausai10
22 septembre 2025 à 13:27

Chiunque stia organizzando un viaggio in Guatemala, non può rinunciare a una delle tappe più belle e suggestive: il sito archeologico di Tikal, l’antica città-stato Maya situata nel nord del Paese. Situato nel cuore della giungla del Petén, questo straordinario sito archeologico è uno dei centri più importanti dell’antica civiltà Maya e oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Tra piramidi imponenti che svettano sopra la foresta e sentieri popolati dal richiamo delle scimmie urlatrici e dal canto degli uccelli tropicali, la visita a Tikal è un’esperienza che unisce natura e storia in modo unico. Anche se molte delle sue strutture sono già state portate alla luce, gran parte della città resta ancora nascosta sotto la vegetazione e gli scavi continuano a rivelare nuovi dettagli di questo affascinante passato.

Il sito archeologico di Tikal fu scelto anche da George Lucas, che qui ambientò alcune scene di Star Wars: Episodio IV-Una nuova speranza. Il Tempio IV, con i suoi 57 metri di altezza, fu utilizzato come punto di osservazione della base ribelle. Salire fino alla sua cima vi regalerà non solo un panorama mozzafiato sulla giungla, ma anche la suggestione di trovarvi dentro una scena da film!

La storia dell’antica città-stato di Tikal

Non è un caso che il Guatemala venga definito il cuore pulsante del mondo Maya. Tra le sue città più straordinarie spicca Tikal, la più vasta dell’epoca precolombiana e un tempo una delle maggiori potenze politiche ed economiche della regione.

Dopo secoli di prosperità, Tikal visse un periodo turbolento: fu invasa dai Teotihuacani, popolazione proveniente dall’area dell’attuale Città del Messico. Le dinamiche storiche di quell’epoca restano in parte avvolte nel mistero e ancora oggi gli archeologi cercano di ricostruirne gli eventi, intrecciando leggende, reperti e nuove scoperte.

Rovine a Tikal
iStock
Le rovine di Tikal immerse nella giungla

Cosa vedere a Tikal

Il sito archeologico di Tikal è un vero e proprio museo a cielo aperto, dove ogni angolo racconta un frammento della storia Maya. Il percorso inizia dalla Gran Plaza, dominata dal Tempio I o Tempio del Gran Giaguaro, costruito come sepoltura del re Ah Cacao, e dal Tempio II, detto delle Maschere, entrambi simboli del potere della città.

Accanto si trovano l’Acrópolis del Norte, con le sue antiche strutture risalenti al 600 a.C., e l’Acrópolis Central, un labirinto di cortili e sale probabilmente residenze nobiliari. Spostandosi a ovest si incontra il Tempio III, risalente all’810 d.C., che conduce lungo la Calzada Tozzer al maestoso Tempio IV: con i suoi 65 metri è l’edificio più alto del sito e offre una delle viste panoramiche più spettacolari della giungla.

Da non perdere anche il Tempio V, alto 57 metri, e la vicina Acrópolis del Sur, ancora in fase di scavo. Poco distante, la Plaza de los Siete Templos colpisce per i suoi edifici cerimoniali e per i campi da gioco della palla. Infine, meritano una visita il complesso di El Mundo Perdido, con la sua piramide preclassica, e il suggestivo Tempio VI delle Iscrizioni, più isolato.

Come raggiungere Tikal in Guatemala

Trovandosi in una zona remota del Guatemala, Tikal è raggiungibile esclusivamente con uno shuttle o bus turistico. Il punto di partenza ideale è la città di Flores e potete acquistare esclusivamente il biglietto del trasporto o quello compreso del biglietto d’entrata. La stagione perfetta per visitare Tikal è quella secca, ossia da novembre ad aprile, con febbraio e marzo quali mesi ideali in termini di afflusso turistico.

Hattusa, l’antica capitale perduta degli Ittiti nascosta tra foreste e misteri millenari

20 août 2025 à 14:41

Immersa tra colline e foreste dell’Anatolia centrale, Hattusa è una delle mete archeologiche più affascinanti della Turchia. Antica capitale dell’Impero ittita, custodisce ancora oggi le tracce di una civiltà che, nel II millennio a.C., dominava gran parte dell’Asia Minore.

Dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1986, questa città perduta è un luogo capace di trasportare i visitatori indietro di oltre tremila anni, tra mura ciclopiche, porte monumentali e panorami che raccontano un glorioso passato ormai svanito.

La storia millenaria di Hattusa e le sue rovine monumentali

Hattusa fu capitale degli Ittiti in due diversi periodi, fino al suo declino attorno al 1200 a.C., quando venne in gran parte distrutta e abbandonata. Nonostante il tempo abbia cancellato buona parte del suo splendore, il sito archeologico permette ancora oggi di ammirare la potenza e l’ingegno di questa civiltà. La città era protetta da possenti mura, le cui sezioni ricostruite e le celebri porte cerimoniali rappresentano le attrazioni principali.

Tra queste spicca la Porta della Terra (Yer Kapı), una struttura di gallerie e corridoi sotterranei costruita con un innovativo sistema di falsi archi, che i visitatori possono ancora percorrere. Ugualmente iconica è la Porta del Leone (Aslanlı Kapı), ornata da due statue di leoni scolpiti nella pietra, che avevano il compito simbolico di proteggere la città dagli spiriti maligni.

Il percorso di visita si sviluppa per circa 5 km, attraversando la città bassa e quella alta. In 2-3 ore di cammino si possono scoprire i resti di templi, fortezze, abitazioni e complessi amministrativi, con vedute spettacolari sul paesaggio circostante.

Cosa vedere ad Hattusa
iStock
Rovine del Grande Tempio nel sito archeologico di Hattusa

A completare l’esperienza c’è il Museo di Boğazköy, situato nel vicino villaggio di Boğazkale, dove sono esposti reperti originali provenienti dagli scavi e pannelli informativi che aiutano a comprendere meglio la vita quotidiana degli Ittiti.

Come visitare Hattusa: orari, accesso e consigli pratici

Il sito archeologico di Hattusa si trova vicino al villaggio di Boğazkale, nella provincia di Çorum, a circa 200 km da Ankara e più o meno alla stessa distanza dalla Cappadocia. Le città più vicine sono Sungurlu (30 km) e Yozgat (40 km).

L’opzione più comoda per i viaggiatori è noleggiare un’auto, che consente di raggiungere l’area con maggiore libertà. In alternativa, si può optare per i mezzi pubblici: da Ankara partono autobus diretti a Sungurlu (circa 3 ore di viaggio, costo 5-6 €), da cui proseguire con un dolmuş, il tipico taxi collettivo, fino a Boğazkale. Da Istanbul il tragitto è più lungo (9-10 ore di autobus), mentre dalla Cappadocia esistono collegamenti giornalieri verso Yozgat (4 ore, circa 10 €).

Gli orari di apertura del sito sono: 8:30 – 17:00 dal 1 ottobre al 30 aprile e 8:30 – 19:00 dal 1 maggio al 30 settembre, senza giorni di chiusura. Il biglietto d’ingresso costa circa 3 €, lo stesso prezzo richiesto per visitare il Museo di Boğazköy.

Visitare Hattusa significa immergersi in una delle pagine più affascinanti della storia antica. Tra rovine silenziose e paesaggi suggestivi, il sito offre un’esperienza unica, ideale per chi desidera scoprire il lato meno conosciuto della Turchia, lontano dai circuiti turistici di massa. È una tappa che unisce cultura, natura e avventura, perfetta per gli amanti della storia e per chi vuole vivere un viaggio diverso, sulle tracce di un impero dimenticato ma ancora capace di incantare.

Viaggio di lusso in Andalusia: l’esperienza unica del treno Al Ándalus

2 août 2025 à 11:55

Un treno di lusso accompagna i passeggeri alla scoperta delle meraviglie dell’Andalusia, con un’esperienza di viaggio che fonde l’eleganza d’altri tempi con il fascino dei paesaggi e delle città storiche.

Dal design sontuoso, i dettagli studiati per evocare lo splendore della Belle Époque, e un itinerario che tocca dieci affascinanti destinazioni (tra cui cinque siti Patrimonio dell’Umanità) il treno Al Ándalus si presenta come una delle modalità più suggestive per conoscere l’anima autentica del sud della Spagna.

A partire dal 2026, il percorso includerà nuove tappe con partenza e arrivo dalla capitale, Madrid, per ampliare così l’opportunità di esplorare alcune delle zone più emblematiche del Paese.

L’eleganza di un’epoca passata, il comfort del presente

Appena partito dalla stazione di Aranjuez, il treno Al Ándalus trasporta subito in un’atmosfera d’altri tempi. Le carrozze, costruite per la famiglia reale britannica e ora gestite dalla compagnia ferroviaria Renfe, vantano ambienti rivestiti in legno laccato, divani in seta, specchi dorati e velluti scarlatti.

Le opzioni di alloggio comprendono la Suite Deluxe e la Camera Grand Class, entrambe con bagno privato e arredi raffinati. Le suite, oltre a garantire maggiore spazio e comfort, includono servizi extra come minibar gratuito, assistenza personalizzata per i bagagli e preparazione del letto su richiesta. L’atmosfera è completata dalle storiche carrozze lounge, veri salotti viaggianti risalenti al 1928 e 1930, che durante la giornata si animano di musica dal vivo, spettacoli e momenti di convivialità.

Da Madrid a Siviglia tra città d’arte, vini e meraviglie architettoniche

Il viaggio ha una durata di sette giorni e sei notti e si svolge tra i mesi di aprile e ottobre. È possibile percorrere l’itinerario in entrambe le direzioni: da Madrid verso Siviglia o viceversa e, in ogni tappa, i passeggeri possono scendere dal treno per partecipare a escursioni organizzate, accompagnati da una guida esperta multilingue e assistiti da un pullman di lusso che segue l’intero tragitto.

Durante il percorso, si visitano alcune delle località più affascinanti della Penisola Iberica. Nella regione della Mancia, si ha l’opportunità di scoprire un caseificio artigianale e degustare i vini locali in una rinomata cantina. Ad Aranjuez, ci si perde tra i giardini e le stanze del Palazzo Reale, mentre a Jerez de la Frontera si assiste a un raffinato spettacolo equestre, in cui cavalli e ballerini si muovono in sincronia sulle note della musica spagnola. A Córdoba, invece, si rimane incantati davanti alla Moschea-Cattedrale, capolavoro dell’architettura islamica e simbolo di un passato multiculturale.

Gastronomia d’eccellenza e intrattenimento a bordo

Elegante carrozza del treno Al Andalus
Photo by: Sergi Reboredo/VWPics/Universal Images Group via Getty Images
L’eleganza degli interni del treno Al Andalus

Ogni pasto a bordo del treno Al Ándalus è un’esperienza culinaria in sé. Nei vagoni ristorante, lo chef celebra la ricchezza gastronomica della Spagna, valorizzando ingredienti tipici come l’olio extravergine d’oliva, il prosciutto iberico di Jabugo e lo sherry andaluso. Le cene sono occasioni eleganti, spesso accompagnate da spettacoli dal vivo o da eventi speciali come la cena di gala che conclude il viaggio.

L’esperienza gastronomica è inclusa nel prezzo del biglietto, insieme a tutte le escursioni previste, l’alloggio, i trasferimenti in pullman e una serie di attenzioni speciali: dal drink di benvenuto allo spuntino quotidiano, fino al beauty case con articoli da toelette e pantofole.

Non sorprende che viaggiare a bordo di Al Ándalus rappresenti un investimento importante. Il prezzo per una settimana varia dai 6.600 euro per la Camera Grand Class ai 7.900 euro per la Suite Deluxe. Tuttavia, il valore dell’esperienza va ben oltre il comfort materiale: è la possibilità di vivere la Spagna in modo unico, intimo, con un percorso che ne celebra la storia, la cultura e lo straordinario paesaggio.

Cammino Francese: dalla Francia a Santiago, attraverso i Pirenei

Par : cdelgiudice
30 juillet 2025 à 19:58

Celebrato già nel Codex Calixtinus del 1135, il Cammino Francese è molto più di un semplice cammino: è un corridoio di storia, fede, incontri autentici e scenari capaci di rigenerare l’anima. Nel 1993 l’UNESCO lo ha inserito tra i Patrimoni dell’Umanità per il suo valore culturale, e non per caso: su questi sentieri il pellegrino attraversa panorami che spaziano dai boschi pirenaici alle pianure infinite delle mesetas, dai borghi antichi con le cattedrali arabeggianti fino alla nebbia atlantica della Galizia, per poi raggiungere Santiago.

Oltre alla bellezza paesaggistica e architettonica, il Cammino Francese trova la sua cifra nella semplicità rituale del passo quotidiano, che diventa un modo per meditare e riconnettersi con la propria interiorità. Non serve essere atleti: ci vogliono curiosità, voglia di meravigliarsi, cuore… e un paio di scarpe comode.

Dove si trova ed etimologia del cammino 

Il Cammino Francese – o Camino Francés – la via più tradizionale e storica di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, prende questo nome perché il percorso parte dalla cittadina di Saint-Jean-Pied-de-Port, in Francia.

Questo itinerario veniva attraversato dai pellegrini provenienti da tutta Europa che entravano in Spagna attraverso i Pirenei, dunque “francese” si riferisce alla sua origine geografica e al fatto che fosse la via principale percorsa dai pellegrini francesi.

Partire da Saint-Jean-Pied-De-Port significa organizzare volo e trasferimento via treno o autobus da Pamplona o Bayonne. Dall’Italia spesso si prenota un volo per Bilbao o Madrid, per poi utilizzare treni verso le regioni basche, oppure si può proseguire con tratte low-cost fino a Bordeaux e poi su autobus locali verso i Pirenei. In alternativa, si può partire da Roncesvalles prenotando un taxi da Pamplona. Possibili anche le partenze da Burgos, León, Astorga o Sarria: ottimi punti di partenza per chi dispone di meno tempo o preferisce percorrere meno tappe, iniziando a metà percorso.

Lunghezza e difficoltà: le 32 tappe  

Il Cammino Francese è lungo circa 780-790 km, a seconda delle varianti e delle deviazioni scelte. La durata media consigliata per percorrerlo è di circa 30-35 giorni, camminando in media 20-25 km al giorno. Le tappe possono essere adattate in base alla preparazione fisica e al ritmo personale, ma in generale un mese è un tempo giusto per godersi il percorso senza troppo affanno.

  • Tappa 1 – Da Saint-Jean-Pied-de-Port a Roncisvalle (25 km, circa 7-8 ore): attraversamento dei Pirenei con salite impegnative e paesaggi spettacolari.
  • Tappa 2 – Da Roncisvalle a Zubiri (24 km, circa 5-6 ore): discesa verso la Navarra tra boschi e fiumi.
  • Tappa 3 – Da Zubiri a Pamplona (20 km, circa 4-5 ore): arrivo nella città storica, passando per piccoli villaggi.
  • Tappa 4 – Da Pamplona a Puente la Reina (24 km, circa 5-6 ore): attraversamento di campi e piccoli borghi, arrivo sul famoso ponte medievale.
  • Tappa 5 – Da Puente la Reina a Estella (22 km, circa 5-6 ore): percorso vario tra paesaggi rurali e centri storici.
  • Tappa 6 – Da Estella a Los Arcos (22 km, circa 5-6 ore): cammino semi-pianeggiante tra basse colline e vigneti.
  • Tappa 7 – Da Los Arcos a Logroño (28 km, circa 6-7 ore): attraversamento della Rioja, famosa per i suoi vini.
  • Tappa 8 – Da Logroño a Nájera (30 km, circa 7-8 ore): paesaggi aperti e antichi monasteri.
  • Tappa 9 – Da Nájera a Santo Domingo de la Calzada (22 km, circa 5-6 ore): splendido l’arrivo in un piccolo borgo medievale ricco di storia.
  • Tappa 10 – Da Santo Domingo de la Calzada a Belorado (23 km, circa 5-6 ore): tra sentieri rurali e boschi.
  • Tappa 11 – Da Belorado a San Juan de Ortega (24 km, circa 5-6 ore): cammino facile e “riposante” tra valli e colline.
  • Tappa 12 – Da San Juan de Ortega a Burgos (26 km, circa 6-7 ore): vi stupirete all’arrivo nella storica città di Burgos con la sua bella cattedrale.
  • Tappa 13 – Da Burgos a Hontanas (31 km, circa 7-8 ore): tappa lunga attraverso campagne e sentieri isolati, attenzione durante la bella stagione perché in molti tratti si è a picco sotto il sole.
  • Tappa 14 – Da Hontanas a Castrojeriz (20 km, circa 4-5 ore): tra villaggi medievali e paesaggi ampi.
  • Tappa 15 – Da Castrojeriz a Frómista (24 km, circa 5-6 ore): ovunque si volge lo sguardo, campi di grano a perdita d’occhio e tracce di storia templare.
  • Tappa 16 – Da Frómista a Carrión de los Condes (20 km, circa 4-5 ore): percorso pianeggiante tra villaggi.
  • Tappa 17 – Da Carrión de los Condes a Terradillos de los Templarios (26 km, circa 6-7 ore): zona isolata, tra campi agricoli e piccoli borghi senza grandi servizi.
  • Tappa 18 – Da Terradillos de los Templarios a León (40 km, circa 9-10 ore): tappa lunga verso la città storica di León (spesso divisa in due).
  • Tappa 19 – Da León a Hospital de Órbigo (32 km, circa 7-8 ore): paesaggi collinari e villaggi medievali.
  • Tappa 20 – Da Hospital de Órbigo a Astorga (18 km, circa 4-5 ore): città ricca di arte e storia.
  • Tappa 21 – Da Astorga a Rabanal del Camino (21 km, circa 5-6 ore): bellissimo paesaggio rurale che arriva in questo borgo dove pare che il tempo si sia fermato.
  • Tappa 22 – Da Rabanal del Camino a Ponferrada (32 km, circa 7-8 ore): discesa tra boschi e la città dei templari.
  • Tappa 23 – Da Ponferrada a Villafranca del Bierzo (23 km, circa 5-6 ore): dalla città storica di Ponferrada si parte per passare il confine tra la regione del Léon e la Galizia.
  • Tappa 24 – Da Villafranca del Bierzo a O Cebreiro (29 km, circa 7-8 ore): tappa impegnativa, sia per la lunghezza sia per il tratto finale, con diversi chilometri in netta salita.
  • Tappa 25 – Da O Cebreiro a Triacastela (21 km, circa 5-6 ore): discesa tra boschi e piccoli villaggi.
  • Tappa 26 – Da Triacastela a Sarria (19 km, circa 4-5 ore): tappa semplice, tra splendidi paesaggi rurali e borghi galiziani.
  • Tappa 27 – Da Sarria a Portomarín (22 km, circa 5-6 ore): attraversamento di ponti medievali e colline galiziane. Sarria è celebre tra i pellegrini come punto di partenza perché da qui si contano i 100 km a Santiago, quelli minimi necessari per richiedere la Compostela.
  • Tappa 28 – Da Portomarín a Palas de Rei (25 km, circa 5-6 ore): paesaggi rurali tra boschi e campi.
  • Tappa 29 – Da Palas de Rei a Melide (15 km, circa 3-4 ore): tappa semplice, in cammino tra sentieri rurali e paesaggi verdi, fino al bellissimo centro storico di Melide.
  • Tappa 30 – Da Melide ad Arzúa (14 km, circa 3-4 ore): altra sezione breve e piacevole, tra piccoli borghi galiziani dove assaggiare il celebre “pulpo a la gallega”.
  • Tappa 31 – Da Arzúa a O Pedrouzo (20 km, circa 4-5 ore): percorso panoramico tra boschi e piccoli villaggi… ci avviciniamo alla meta finale!
  • Tappa 32 – Da O Pedrouzo a Santiago de Compostela (20 km, circa 4-5 ore): dopo una marcia semplice su tranquille strade forestali e boschi di eucalipto, si arriva alla famosa Praza do Obradoiro, in centro a Santiago.

Come prepararsi al cammino 

Camminare circa 800 km in 31 giorni significa coprire una media di 25 km al giorno, con punte oltre i 30 km nelle tappe pirenaiche e galiziane. Una buona preparazione prevede almeno due mesi di uscite progressive fino a 25‑30 km, risalendo salite simili a quelle che si incontreranno lungo il cammino. Importante: allenare anche i polpacci, perché le discese ripide e le mesetas richiedono muscoli preparati e caviglie stabili.

La gestione dello zaino è cruciale: punta a un peso inferiore al 10% del tuo peso corporeo, altrimenti schiena, spalle e piedi ne risentiranno. L’allenamento deve essere anche mentale, però. Affrontare con consapevolezza quei 25‑30 km quotidiani porta anche benefici mentali: il cammino diventa meditazione a passo lento, con il tempo di riflettere sui pensieri più genuini. Non è un percorso estremo, ma tratte lunghe e variazioni climatiche richiedono una mente lucida e un certo spirito di adattamento.

Info logistiche: segnaletica, alloggi e credenziale 

Uno dei punti di forza del Cammino Francese è la segnaletica impeccabile: le celebri frecce gialle e le conchiglie su pali e muretti facilitano l’orientamento anche quando il camminatore è stanco o la nebbia cala.

Quanto all’alloggio, il cammino offre una rete estesa di albergues pubblici, privati e donativi, in media ogni 5 km. È sufficiente consultare i siti per verificare le aperture stagionali e le norme di ingresso. Se preferisci la tranquillità, prenota alcune tappe chiave in anticipo (come Saint‑Jean, Burgos, León, O Cebreiro e Santiago).

La credenziale è un vero passaporto del pellegrino: è necessaria per accedere agli albergues e richiedere la Compostela alla fine. Puoi ottenerla prima della partenza, in una parrocchia italiana affiliata alla Confraternita di Santiago, oppure direttamente allo start, a Saint‑Jean‑Pied‑de‑Port o Roncesvalles. Attenzione: la Compostela viene rilasciata solo con almeno 100 km percorsi a piedi in Spagna, con timbri datati e leggibili.

Quando partire 

Il clima varia notevolmente lungo il percorso: nei Pirenei l’inverno può portare neve, tra giugno e settembre le mesetas diventano roventi, mentre in Galizia il tempo si fa spesso capriccioso e piovoso in primavera… La stagione migliore? Tra maggio e inizio giugno oppure tra settembre e ottobre, per evitare sia il caldo torrido sia l’affollamento estivo. Il periodo è perfettamente centrato per godere della campagna che fiorisce, senza rinunciare a giornate miti e all’ospitalità attiva lungo il percorso. Durante l’inverno, invece, diversi albergues sono chiusi: meglio programmare con attenzione.

Difficoltà ed equipaggiamento  

La difficoltà maggiore è rappresentata dalla salita impegnativa nella prima tappa attraverso i Pirenei, ma il cammino presenta anche tratti con saliscendi e terreni misti che possono diventare fangosi in caso di pioggia, specialmente nella regione della Galizia. È quindi importante essere preparati con un equipaggiamento adeguato, come scarpe da trekking comode e già rodate, un impermeabile leggero e bastoncini per sostenere le ginocchia nelle salite e discese (quelli pieghevoli sono molto pratici).

Riempi lo zaino con vestiti leggeri, un sacco a pelo compatto, kit di pronto soccorso, borraccia o camelbag e un poncho impermeabile. Uno spuntino energetico per le pause è fondamentale, quindi fai scorta di barrette e frutta secca: una corretta scorta d’acqua e snack energetici sono d’obbligo per affrontare le tappe più isolate che non consentono soste in ristori e punti acqua.

Perché percorrerlo  

Il Cammino Francese è una vera opera d’arte, fatta di pietre romane, cattedrali mudéjar, mesetas sterminate e foreste galiziane: si attraversano storie antiche e moderne, si assapora la cucina di queste splendide regioni spagnole, si incontrano volti diversi e compagni di strada del tutto inaspettati.

Non è solo un percorso fisico, ma una narrazione personale scritta a passi lenti e riflessioni quotidiane. Anzi, un ottimo consiglio è quello di portare con sé un taccuino e annotare ogni giorno pensieri e riflessioni emersi durante la marcia.

Naturalmente servono tempo, preparazione e un cuore pronto a mettersi in gioco. Ma se hai la voglia di camminare, il Cammino Francese può diventare una pagina memorabile della tua vita.

Il Medioevo rivive in Basilicata con il progetto Fantastico Medioevo

26 juillet 2025 à 10:50

Una nuova stagione culturale si apre per la Basilicata, con un progetto ambizioso e dal respiro europeo: “Fantastico Medioevo”. Presentato ufficialmente a Melfi, il programma punta a trasformare il patrimonio medievale lucano in un motore di sviluppo territoriale, turistico ed economico.

A promuovere l’iniziativa è la Regione Basilicata, in collaborazione con la Fondazione Matera Basilicata 2019, Apt Basilicata, Lucana Film Commission e partner internazionali, come la Regione Normandia, sotto la direzione scientifica del medievista Fulvio Delle Donne.

Un piano culturale per la rinascita del territorio

Nel corso della conferenza stampa, il Presidente della Giunta regionale Vito Bardi ha illustrato il progetto come un punto di svolta per la valorizzazione culturale del territorio, sottolineando l’urgenza di investire sulla cultura in un momento di difficoltà economica. In particolare, l’area del Vulture Melfese (duramente colpita dalla crisi del comparto automotive) è individuata come fulcro di una strategia di rigenerazione culturale e sociale.

L’obiettivo è quello di creare un sistema integrato che, partendo dal Medioevo, rilanci l’identità lucana e ne promuova l’eredità storica in chiave contemporanea.

Il progetto si articola su un arco temporale triennale, dal 2025 al 2027, e si inserisce all’interno del più ampio “Programma Basilicata Medievale”. Le sue attività abbracciano svariati ambiti: dalla divulgazione storica alla produzione culturale, dall’animazione territoriale alla formazione scolastica. L’iniziativa si pone in continuità con l’esperienza di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, a rafforzare il ruolo della Fondazione come punto di riferimento per la progettazione culturale regionale e la connessione con reti nazionali e internazionali.

La struttura del progetto: poli culturali e narrazioni diffuse

Veduta panoramica di panorama di Melfi con il castello, Basilicata
Archivio APT Basilicata
Suggestivo panorama di Melfi con il castello

Il cuore del progetto è la creazione di una mappa regionale di “poli medievali”, veri e propri centri di attività culturale e scientifica diffusa: le azioni in programma includono un festival di arti performative, una serie di lezioni pubbliche curate da docenti universitari, una collana editoriale con Laterza e una web series a tema storico. Si affiancheranno iniziative per le scuole, mostre fotografiche e archeologiche, installazioni digitali immersive e momenti di partecipazione culturale nei comuni coinvolti.

Tra i principali protagonisti del racconto storico che Fantastico Medioevo intende riscoprire vi sono i Normanni, che furono tra i primi a costruire un’identità politica lucana nel contesto mediterraneo, e Federico II di Svevia, l’imperatore che da Melfi pose le basi per una visione illuminata di governo e cultura. Grazie a un approccio multidisciplinare, il progetto ricostruisce il mosaico complesso del Medioevo lucano, con particolare attenzione ai simboli spirituali, artistici e architettonici del tempo: castelli, cripte, cattedrali e fortezze tornano così al centro dell’immaginario collettivo, valorizzati non solo come reperti, ma come elementi ancora vivi della memoria regionale.

Ancora, uno dei tratti distintivi dell’iniziativa è la volontà di restituire al pubblico la profonda spiritualità che ha caratterizzato il Medioevo. In collaborazione con le Diocesi di Melfi e Acerenza, saranno messe in risalto le trasformazioni della Chiesa in età medievale, con la nascita degli ordini monastici e l’affermazione di una nuova visione religiosa e sociale. I molteplici luoghi sacri edificati in questo periodo, spesso poco conosciuti, saranno riscoperti e narrati, per costruire un percorso di fede e cultura che si intreccia con l’identità dei luoghi.

Dalla narrazione al coinvolgimento: il cortometraggio e la mostra su Federico II

In occasione della conferenza, – in cui è stato sottoscritto il Protocollo d’intesa per la realizzazione del progetto strategico “Fantastico Medioevo” – è stato inoltre presentato il cortometraggio animato “F II – Lo stupore del mondo”, realizzato da Mad Entertainment e dall’Università Federico II di Napoli: il film, dedicato alla figura di Federico II, è stato introdotto da un dialogo tra la presidente della Lucana Film Commission, Margherita Romaniello, e il regista Alessandro Rak. Si tratta di un’opera che unisce qualità artistica e divulgazione storica, e che contribuisce a rinnovare la narrazione del Medioevo con linguaggi accessibili e coinvolgenti.

A chiudere l’evento, l’inaugurazione della mostra “Federico II: l’imperatore che stupì il mondo”, a cura di Fulvio Delle Donne: l’esposizione, allestita presso i Musei di Melfi e Venosa, espande e approfondisce quella già presentata al Parlamento europeo e offre una visione più ampia e localizzata della figura dell’imperatore svevo. La mostra rappresenta il primo tassello di un percorso espositivo più vasto, che accompagnerà il progetto nei prossimi anni e renderà accessibile a un pubblico ampio la ricchezza del Medioevo lucano.

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