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L’Appennino Tosco-Emiliano: il rifugio perfetto per chi cerca buona cucina e tranquillità

Par : Caterina
11 août 2026 à 09:00

Alcuni viaggi, diciamolo, non si misurano in chilometri percorsi né in monumenti fotografati. Si misurano grazie a quello che rimane sul palato, grazie all’odore di un bosco attraversato all’alba, nel gesto di sapiente di qualcuno che stende la sfoglia sul tagliere come se il tempo non avesse fretta di passare.

L’Appennino Tosco-Emiliano è uno di quei luoghi in cui questo tipo di viaggio è ancora possibile: lontano dalle rotte turistiche più battute, tra pascoli e faggete, castagneti e borghi dove la settimana scorre ancora al ritmo delle stagioni, sopravvive una tradizione gastronomica che non ha bisogno di reinventarsi.

Il territorio

Sì, l’Appennino Tosco-Emiliano è una successione di versanti e verde che si alternano senza fretta, dove ogni curva della strada provinciale apre su un panorama diverso dal precedente. Ed esiste un luogo specifico, qui, dove recarsi è una magia: è Madonna dei Fornelli, a 800 metri sul livello del mare.

Un luogo che si apre tra i boschi, come un respiro: poche case, un silenzio che non opprime ma libera, e quell’aria che cambia “consistenza” non appena si esce dall’auto. È il tipo di posto che sorprende per la sua assenza di clamore, dato che quando si arriva si capisce subito di essere arrivati nel posto giusto.

E se ciò non bastasse, bisogna pensare che è un luogo che “lavora” in silenzio: qui cresce il porcino, il fungo che più di ogni altro ha plasmato la cucina di questa zona, ma il territorio restituisce anche il tartufo nero, le bacche selvatiche, le erbe aromatiche che i raccoglitori locali conoscono per nome e per stagione. È un paesaggio regala soddisfazioni: bisogna solo sapere dove guardare.

Il gusto della tradizione

E uno dei luoghi dove guardare, in realtà, è un posto perfetto dove passare un weekend se si vuole godere di tranquillità e buona (anzi, ottima) cucina. L’Albergo Ristorante Poli si trova in piazza Madonna della Neve, nel cuore di Madonna dei Fornelli, e da generazioni la famiglia Poli porta avanti una cucina semplice e curata in cui ogni piatto racconta una storia fatta di ingredienti genuini e legami profondi con il territorio.

Non è un ristorante che cerca di stupire con la forma, perché convince con la sostanza: la pasta è fatta in casa, rigorosamente. Tra i primi si trovano le tagliatelle al ragù bolognese, i tortelloni di ricotta con speck e noci, gli gnocchi freschi ai funghi, le lasagne verdi, i tortellini in brodo. Tra i secondi, la tagliata di manzo, le scaloppine ai porcini, gli arrosti misti, la polenta con costoline e salsiccia, il tagliere di salumi bolognesi.

Su ordinazione arrivano anche la fiorentina di chianina e il cinghiale: piatti che non si trovano su ogni menu e che qui hanno senso, perché hanno un territorio alle spalle. Attenzione però, perché il Poli dà il meglio di sé proprio grazie ai boschi: funghi porcini e tartufo fresco diventano i protagonisti assoluti della cucina. Sono selezionati personalmente, spesso raccolti nelle faggete e nei castagneti nelle vicinanze, ed entrano in ricette tradizionali reinterpretate con rispetto per i sapori originari.

La tavola che incontra la Via degli Dei

Ma l’Albergo Poli non è solo un luogo dove si mangia in maniera straordinaria. È una base da cui partire e a cui tornare, un posto che conosce il ritmo di chi percorre la Via degli Dei, il cammino che collega Bologna a Firenze attraverso l’Appennino e che non è solo un percorso escursionistico: è un invito a rallentare, a scegliere la strada più lunga perché è quella che passa per i posti più veri.

Da oltre cinquant’anni la famiglia Poli porta avanti un’idea semplice ma preziosa: far sentire ogni ospite come a casa. Le camere sono accoglienti e curate, pensate per chi ha bisogno di recuperare le energie dopo una giornata tra i boschi. La mattina ad aspettare gli ospiti c’è un buffet con dolci fatti in casa e prodotti locali. La sauna e la doccia idromassaggio fanno il resto, nei momenti in cui il corpo chiede di fermarsi.

Fuori, il giardino e il verde dell’Appennino ricordano perché si è venuti fin qui. È questo il cuore del turismo lento: non “consumare” un posto, ma abitarlo per qualche giorno, lasciare che entri dentro l’anima a un ritmo che la città non concede. Il Poli, in questo senso, non è una struttura dove si dorme e si mangia: è il posto in cui un weekend sull’Appennino acquista il sapore giusto.

Le grotte più belle d’Italia dove rifugiarsi dal caldo d’agosto

7 août 2026 à 16:00

L’estate italiana si dimostra impegnativa, tra caldo, afa e il ripetersi delle ondate di calore che portano i termometri a non abbassarsi neanche di notte. Ci sono molteplici modi per tentare di sfuggire alla canicola, ma uno dei più interessanti, sottovalutati e affascinanti è rappresentato dalla scoperta del mondo sotterraneo: sotto i nostri piedi, nascosto nella roccia di Appennini e Alpi, esiste infatti un universo alternativo fresco e silenzioso, dove la temperatura non cambia mai, che sia gennaio o il ferragosto più torrido. Una specie di Sottosopra che ricorda Stranger Things, ma senza mostri infernali, strane nubi e inquietanti lampi rossastri.

Anzi, nelle grotte turistiche italiane, cavità ipogee scavate in milioni di anni da acqua e tempo, ci si avventura in un mondo sì bizzarro, ma anche tremendamente attraente. Tra passerelle, illuminazione e guide esperte ci si avventura tra stalattiti, stalagmiti e saloni sotterranei che sembrano edifici progettati da architetti folli. Un’escursione in grotta, insomma, unisce un certo grado di sollievo climatico alla meraviglia geologica e naturale, oltre che, in alcuni casi, storica: molte di queste cavità custodiscono resti preistorici, laghi sotterranei e concrezioni che si sono formate goccia dopo goccia nel corso di ere geologiche.

Grotte di Frasassi

Senza dubbio, le Grotte di Frasassi sono il più famoso complesso presente in Italia. Il motivo è presto detto: sono considerate il più grande complesso ipogeo d’Europa, con oltre venti chilometri di cavità scoperte solo nel 1971. Si trovano nel comune di Genga, nelle Marche, tra i rilievi appenninici e la valle del fiume Sentino.

Ogni anno sono visitate da un gran numero di persone. Il percorso turistico classico, compiuto dalla maggior parte dei visitatori, è lungo circa un chilometro e mezzo e si percorre in poco più di un’ora, seguendo le spiegazioni e il racconto di una guida dedicata. Qui la temperatura è costante: 14 gradi, con un’umidità che sfiora il 100%.

grotte italia agosto
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Lo spettacolo del sottosuolo alle Grotte di Frasassi

La visita si apre con la Sala Abisso Ancona, un ambiente talmente vasto da poter contenere, secondo le stime, il Duomo di Milano: 180 metri di lunghezza, 120 di larghezza e 200 di altezza, dominati dalle imponenti stalagmiti dette i Giganti. Si tratta di uno degli ambienti chiave del percorso, una vera e propria cattedrale sotterranea. Altri luoghi della visita sono la Sala 200, il Grand Canyon (una fossa solcata dalle acque del fiume Sentino), le sottili Canne d’Organo e la Sala delle Candeline, fino alla suggestiva Sala dell’Infinito, detta anche Sala dei Pagliai perché caratterizzata da grandi stalagmiti coniche, che ricordano quasi dei covoni di fieno.

Se si prenota in anticipo, si possono scegliere anche i percorsi più lunghi, chiamati Azzurro e Rosso, lunghi rispettivamente due e tre ore: una visita più impegnativa alle Grotte di Frasassi, ma che porta a una maggiore consapevolezza e a una scoperta più completa di questo sensazionale complesso.

Grotte di Castellana

Castellana, 40 chilometri da Bari, entroterra pugliese: quell’apertura nel terreno che era sempre stata utilizzata come una sorta di discarica naturale sarebbe diventata qualcosa di più a partire dal lontano 23 gennaio 1938. Lo speleologo Franco Anelli si calò nell’inghiottitoio, andando alla scoperta di quello che sarebbe poi divenuto noto come uno dei sistemi carsici più spettacolari d’Europa.

Oggi le Grotte di Castellana sono celebri e frequentate, una delle più gettonate attrazioni alternative al mare della Puglia. La loro grande bellezza ne è ovviamente la ragione, ma il fatto che la temperatura interna sia stabilmente tra i 14 e i 18 gradi, contro una superficie che in estate fa misurare costantemente temperature diurne superiori ai 30 gradi, sicuramente è un ulteriore incentivo.

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Una delle sale delle Grotte di Castellana

La visita del complesso parte sempre dalla Grave, la prima e più ampia caverna, alta una sessantina di metri e unico punto del percorso in cui filtra la luce naturale attraverso un’apertura sulla volta. Era questa la grotta in cui si calò Anelli alla fine degli Anni Trenta. Da qui, i visitatori possono scegliere tra un itinerario breve, lungo un chilometro e della durata di circa 50 minuti, oppure il percorso completo, che si estende per tre chilometri e impegna circa due ore, attraversando caverne dai nomi evocativi come la Civetta, il Precipizio e il Corridoio del Deserto. Il gran finale è la Grotta Bianca, l’ultima e più celebre cavità del sistema, ricoperta da concrezioni di alabastro talmente candide da essere definite tra le più splendenti al mondo.

Grotta Gigante

Nomen omen, dicevano gli antichi. E infatti non c’è nome più didascalico di Grotta Gigante per descrivere la grotta turistica con la sala naturale più grande al mondo. Una cavità enorme, posta al confine tra Italia e Slovenia, nel Carso triestino. Si trova, per l’esattezza, a Sgonico, poco a nord del capoluogo giuliano.

La caverna principale misura infatti 98,5 metri di altezza, 167,6 di lunghezza e 76,3 di larghezza, per un volume di circa 365mila metri cubi: abbastanza, secondo i calcoli, da contenere l’intera Basilica di San Pietro. Già dai primi del Novecento, la Grotta Gigante è stata oggetto di frequentazione turistica, mentre l’esplorazione risale addirittura al 1840.

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Le stalagmiti della Grotta Gigante raggiungono dimensioni enormi

Il percorso turistico odierno si snoda per 850 metri e si scende fino a circa 100 metri di profondità nel sottosuolo, lungo una impegnativa scalinata composta di 500 gradini protetti da ringhiere e superfici antiscivolo, per poi risalire attraverso il sentiero panoramico “Carlo Finocchiaro” fino a un belvedere sospeso a 95 metri di altezza sulla caverna principale. La temperatura interna resta fissa a 11 gradi tutto l’anno.

Eccezionali le formazioni stalagmitiche, che hanno raggiunto grandissime altezze, come nei casi della Colonna Ruggero e della Palma. D’altra parte, le origini del complesso ipogeo si fanno risalire a circa dieci milioni di anni fa. La grotta, oltre che essere meta turistica, è anche un laboratorio scientifico attivo: ospita infatti i pendoli geodetici più lunghi al mondo, utilizzati per monitorare i movimenti della crosta terrestre.

Grotte di Toirano

Quando si diceva, in apertura, che all’interno delle grotte si possono trovare tracce della storia e non solo della bellezza della natura, le Grotte di Toirano erano il riferimento principale dell’allusione. In questo complesso, tra il 1950 e gli anni successivi, sono stati ritrovati numerosi resti dell’orso delle caverne (Ursus spelaeus), che per millenni vi trovava rifugio durante il letargo, testimoniato da ossa, impronte di zampe e graffi sulle pareti. Ma non solo: nella grotta nota come Corridoio delle Impronte sono rimaste impresse nell’argilla le tracce lasciate dall’uomo preistorico circa 12mila anni fa: orme di piedi, mani e ginocchia che permettono di immaginare il passaggio dei nostri antenati in questi stessi cunicoli.

La Grotta delle Basura e il Corridoio delle Impronte sono le due sale più interessanti del percorso, ma l’itinerario turistico permette anche di esplorare il Cimitero degli Orsi, un vasto deposito di ossa risalenti fino a 27mila anni fa, e l’Antro di Cibele, unico al mondo per le sue concrezioni. L’intero percorso visitabile è lungo circa 1300 metri, si affronta in poco più di un’ora con una visita guidata. All’interno delle grotte la temperatura è costantemente a 16 gradi.

Le Grotte di Toirano si trovano nei pressi dell’omonima cittadina, nell’entroterra ligure, in Liguria, sui colli alle spalle di Loano e Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona.

Grotta del Vento

La Grotta del Vento si trova nei pressi di Fornovolasco, piccolo borgo montano della Garfagnana, nel nord della Toscana, all’ombra delle cime delle Alpi Apuane. Si chiama così per via delle forti correnti d’aria che la attraversano, generate dalla differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno: un fenomeno che si può letteralmente sentire non appena varcata la porta d’ingresso, con raffiche che secondo le rilevazioni possono superare i 40 km/h.

All’interno la temperatura è piuttosto fredda, sotto gli 11 gradi (per la precisione, resta stabile sui 10,7 gradi tutto l’anno), ma al tempo stesso con un tasso di umidità che sfiora il 99%.

Comodità fondamentale della Grotta del Vento è la possibilità di scegliere tra tre itinerari guidati di lunghezza e durata crescente, da uno a tre ore, che permettono di calibrare la visita in base al tempo e alla curiosità di ciascuno. Il primo, più breve, attraversa corridoi stretti e laghetti cristallizzati ricchi di stalattiti e stalagmiti ancora in fase di crescita; il secondo scende nel Baratro dei Giganti fino a raggiungere un piccolo fiume sotterraneo e la suggestiva Sala delle Voci, dove l’acustica particolare crea effetti sorprendenti; il terzo, il più completo, si spinge fino ai tratti più profondi del sistema carsico, esplorato a partire dalla fine dell’Ottocento e ancora oggetto di studio da parte degli speleologi. Si visita, infatti, un profondo pozzo di 90 metri, perfettamente verticale, che viene quindi risalito fino a raggiungere un vasto salone caratterizzato da bellissime concrezioni e, immediatamente dopo, un breve canyon sotterraneo.

I luoghi del cuore di Francesco Guccini: città e borghi che hanno ispirato il cantautore

6 août 2026 à 12:26

È morto a 86 anni Francesco Guccini, nella mattina del 6 agosto 2026 a Pavana, il paese dell’Appennino tosco-emiliano a cui era profondamente legato e dove aveva scelto di tornare a vivere dopo anni di carriera musicale trascorsi altrove. Cantautore, scrittore e persino poeta della musica italiana, Guccini è stato uno dei protagonisti assoluti della canzone d’autore del Novecento, artista capace di unire folk, musica popolare, rock e testi dal forte valore narrativo e letterario.

Con una carriera iniziata negli anni Sessanta e consacrata soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, è diventato una delle voci più riconoscibili della musica italiana grazie a brani che hanno raccontato la memoria, l’impegno sociale, i cambiamenti della società e le storie delle persone comuni.

Eppure proprio i luoghi sono sempre stati l’anima della sua musica: città, strade, osterie e paesaggi dell’Appennino sono i veri protagonisti delle sue canzoni e dei suoi racconti. Da Bologna, con il celebre indirizzo di Via Paolo Fabbri 43, fino a Pavana, dove affondano le sue radici familiari, passando per Venezia, Genova, Milano e la Via Emilia. Oggi vogliamo ripercorrere le tracce del “Maestrone”, guardando a un’Italia fatta di piccoli borghi e grandi città, dove ogni strada conserva ancora un frammento della sua musica.

Pavana, il borgo dell’Appennino caro a Guccini

Tra i luoghi più importanti della vita di Francesco Guccini c’è sicuramente Pavana, piccolo paese dell’Appennino tosco-emiliano, tra Emilia-Romagna e Toscana, legato alla storia della sua famiglia. È il luogo dell’infanzia, dei ricordi e delle radici contadine che hanno influenzato profondamente il suo modo di raccontare il mondo. Dopo gli anni bolognesi, Guccini è tornato a vivere proprio a Pavana, scegliendo questo territorio come rifugio e spazio creativo.

Pàvana, il borgo delle origini di Francesco Guccini
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Pavana, il borgo delle origini di Francesco Guccini

Il borgo e i suoi paesaggi sono entrati anche nelle sue canzoni, diventando simbolo di un mondo fatto di boschi, montagne, persone semplici e tradizioni antiche. Pavana rappresenta infatti anche quella dimensione rurale e autentica che spesso emerge nei suoi racconti cantati.

Bologna e Via Paolo Fabbri 43, la vita quotidiana di Guccini

Bologna è forse il luogo più legato all’immaginario di Francesco Guccini. Qui il cantautore ha vissuto per molti anni, instaurando un dialogo continuo e profondo con la città, i suoi portici, le sue piazze e soprattutto con quei luoghi di incontro dove nascevano storie e amicizie. Il simbolo un po’ bohémien di questo vissuto è indubbiamente Via Paolo Fabbri 43, nel rione Cirenaica, l’indirizzo diventato celebre grazie all’omonimo album pubblicato nel 1976. Più che una semplice abitazione, quel numero era per l’artista un microcosmo fatto di quotidianità, amici, discussioni, musica e vita vissuta.

A Bologna sono fondamentali anche le osterie, luoghi di convivialità e cultura popolare. Tra queste spicca la storica Trattoria da Vito, nello stesso quartiere de La Cirenaica, frequentata da artisti e musicisti, diventata negli anni un punto di riferimento per la Bologna cantautorale. Qui il vino, le conversazioni e le storie degli avventori hanno alimentato quell’immaginario umano e malinconico presente in molte opere di Guccini.

Immancabile nel ricordo anche l’Osteria delle Dame, fondata nel 1970 dal frate domenicano Michele Casali insieme a Francesco Guccini, fu definita dallo stesso cantautore «un’esperienza irripetibile». La piccola cantina nel centro di Bologna divenne un punto di riferimento della musica e della cultura cittadina, ospitando artisti come Lucio Dalla, Paolo Conte, Ron e Claudio Lolli. Tra vino economico e un’atmosfera informale, il locale rimase un simbolo della Bologna bohémien fino alla chiusura nel 1985.

Tra i luoghi legati alla sua Bologna c’è anche Via Petroni, cuore della vita universitaria cittadina, dove ancora oggi convivono librerie, locali e ritrovi frequentati dagli studenti. La città compare anche nella celebre canzone “Bologna”, contenuta nell’album Metropolis, un vero omaggio a una città dalle mille sfaccettature: accogliente e malinconica, provinciale ma internazionale, capace di unire cultura, musica e vita quotidiana.

In provincia di Bologna, invece, anche Porretta Terme viene ricordato come luogo del cuore di Guccini: la località termale dell’Appennino è sempre stata cara al cantautore, tanto che in passato ha anche egli stesso lanciato la campagna di salvataggio come suo personale “luogo del cuore” FAI.

I luoghi delle canzoni di Guccini

Venezia, Genova e Milano

Oltre ai luoghi realmente vissuti e a Bologna, Guccini ha costruito nelle sue canzoni una sorta di mappa emotiva dell’Italia, trasformando città e paesaggi in immagini universali. Tra questi, Venezia è uno dei luoghi più evocativi del suo immaginario musicale: una città ritratta dall’artista come fragile, decadente ma affascinante, presenza quasi viva e “dolce ossessione” sospesa tra bellezza e malinconia.

Canale Grande a Venezia
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Veduta del Canal Grande a Venezia

Anche Genova entra nella sua arte, con il suo rapporto tra mare, vicoli e storie umane. La città ligure, con i caruggi e le atmosfere portuali, diventa simbolo di incontri, contrasti e vite nascoste. Milano, invece, rappresenta la dimensione urbana, la modernità e le contraddizioni della grande città, spesso descritta attraverso immagini di nebbia, periferie e trasformazioni sociali.

Vista panoramica sulla città di Genova
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Vista panoramica sulla città di Genova e il suo porto

La Via Emilia e il West

Uno dei luoghi simbolici dell’universo gucciniano è anche la Via Emilia, la strada che attraversa il territorio emiliano e collega città, paesi e campagne. In “Amerigo” e soprattutto nell’album Via Paolo Fabbri 43, il cantautore racconta un mondo sospeso tra provincia italiana e grandi racconti universali. La Via Emilia diventa una linea immaginaria tra la terra d’origine, rappresentata da Bologna e Modena e il mito americano del West, fatto di viaggi, frontiere e libertà.

La valle dove l’acqua diventa pietra: viaggio nella misteriosa Val Gelana, gioiello nascosto dell’Appennino

23 juillet 2026 à 15:00

Non la conosce quasi nessuno, anzi, potremmo definirla un tesoro “di nicchia” vero e proprio, eppure nel cuore dell’Appennino parmense esiste una valle sorprendente dove la natura sembra aver riscritto le proprie regole. Qui l’acqua non scorre soltanto tra boschi e rocce, ma lascia dietro di sé una traccia visibile del suo passaggio: piccole cascate, concrezioni minerali e spettacolari depositi di travertino che trasformano il paesaggio in un luogo quasi fiabesco.

È la Val Gelana, una piccola perla nascosta nel territorio di Bedonia, in provincia di Parma, un geosito di rilevanza locale ancora lontano dai grandi circuiti turistici, ma capace di sorprendere chi decide di esplorarlo. Una valle dove ogni dettaglio racconta il lento lavoro dell’acqua: dalle rocce modellate nel corso dei secoli fino ai particolari “drappi” di carbonato di calcio che ricoprono alcuni tratti del torrente, creando scenari insoliti per l’Appennino.

Val Gelana, dove le cascate si tramutano pietra

La caratteristica più affascinante della Val Gelana è legata proprio alle sue acque. Il torrente Gelana attraversa rocce particolarmente ricche di minerali e, durante il suo percorso, raccoglie grandi quantità di bicarbonato di calcio. Quando l’acqua raggiunge i salti delle cascate, il carbonato di calcio tende a depositarsi creando nel tempo vere e proprie sculture naturali: ammassi rocciosi, piccole vaschette in serie e spettacolari formazioni di travertino di cascata.

Bedonia, Carniglia, Ponte di Maria Luigia sul torrente Gelana
Ufficio Stampa
Il Ponte di Maria Luigia sul torrente Gelana

Il risultato è un paesaggio raro, dove il confine tra acqua e pietra sembra quasi scomparire. Le cascate non sono soltanto un elemento del panorama, ma diventano esse stesse protagoniste di un processo geologico ancora in corso.

Oltre alla sua particolarità geologica, la Val Gelana custodisce anche un patrimonio storico e paesaggistico tutto da scoprire. Il percorso escursionistico che attraversa la valle regala scorci panoramici già nella parte iniziale, tra Case Gelana e Caneso, dove emergono i segni dell’antico rapporto tra uomo e montagna: campi conquistati alla natura, prati coltivati e piccoli insediamenti che raccontano la vita delle comunità locali.

La valle conserva anche memorie legate al passato del territorio, tra cui i passaggi di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma, e alcuni ponti in pietra costruiti durante il periodo del Ducato, ancora oggi percorribili.
Scendendo verso la forra del torrente, invece, la presenza umana lascia spazio completamente alla natura: il bosco diventa più fitto, l’acqua accompagna il cammino e compaiono i resti di antichi mulini abbandonati, testimonianza di un passato rurale ormai nascosto dal tempo.

Dove si trova la Val Gelana e come raggiungerla

Se vi abbiamo incuriosito e invogliato a intraprendere un’avventura nella natura più incontaminata, adesso vi spieghiamo come localizzare l’escursione. La Val Gelana si trova nell’Appennino parmense, nel territorio del comune di Bedonia, in provincia di Parma, all’interno di un’area caratterizzata da boschi, torrenti e piccoli borghi di montagna.

Per raggiungerla è possibile arrivare fino a Bedonia in auto e proseguire verso la località di Case Gelana, punto di partenza dei principali percorsi escursionistici della valle. Da qui si può iniziare l’esplorazione a piedi seguendo i sentieri che accompagnano il torrente Gelana tra cascate, formazioni di travertino e scorci naturali suggestivi. Il percorso richiede scarpe da trekking e un minimo di preparazione, soprattutto nei tratti più vicini alla forra del torrente.

Tra faggi e sentieri antichi: il lato più rilassante dell’Emilia-Romagna

Par : Caterina
15 juillet 2026 à 11:16

Il fruscio delle foglie, il profumo dei faggi, il verde che abbraccia e circonda, intervallato da suggestivi borghi medievali: no, non è la descrizione di un quadro, ma quello che è possibile vivere, respirare e vedere durante un weekend nell’Appennino Tosco-Emiliano, a meno di un’ora da Bologna e a un mondo di distanza dal caos cittadino.

Un territorio percorso da cammini storici come la Via degli Dei e la Via Mater Dei, ricco di sentieri per il trekking e di tracciati perfetti sia per chi ama andare a piedi sia per chi preferisce esplorare in sella a una mountain bike o a un’ebike. Un posto dove rallentare ha ancora senso.

Due cammini storici, un territorio tutto da scoprire

Ma vediamo da vicino proprio i due cammini storici: la Via degli Dei è un percorso di circa 130 km che unisce Bologna e Firenze attraversando il cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il tracciato ricalca in buona parte l’antica Flaminia Militare, la strada voluta dal console romano Caio Flaminio nel 187 a.C: ancora oggi, in certi tratti, si cammina su selciato romano originale, tra riserve naturali, castelli, santuari e boschi di faggio che d’estate regalano ombra e frescura.

La Via Mater Dei è invece un cammino più intimo, che porta alla scoperta dei santuari mariani dell’Appennino bolognese, tra storie di devozione popolare e paesaggi di grande bellezza. Entrambi i percorsi, va detto, si incontrano a Madonna dei Fornelli, a 800 metri sul livello del mare, dove da anni escursionisti e ciclisti fanno sosta.

Ed è qui che si trova l’Albergo Ristorante Poli, una struttura perfetta dove soggiornare se si vuole vivere ancora meglio l’esperienza dei cammini: 25 camere, alcune con balconate affacciate sui boschi, un giardino, il parcheggio privato e tutti i comfort che servono per avere un perfetto punto di partenza (e di ritorno) per passeggiate o pedalate nella natura.

In bici sulla Via degli Dei

E a proposito di pedalate, bisogna dirlo: il trekking è sicuramente un’esperienza incantevole e appagante, ma in bici si possono vivere i cammini in modo diverso e, a tratti, più intenso. Percorrere la Via degli Dei in bicicletta è un’esperienza che cambia completamente il rapporto con il paesaggio: si vede di più, si copre più terreno, e certi tratti di bosco che a piedi richiedono ore diventano sequenze di immagini piacevoli, che pur scorrendo veloci fanno sentire immersi nella natura.

Trekking via degli Dei

E che natura: il tracciato attraversa riserve naturali, crinali panoramici e antichi borghi, ricalcando in buona parte la già citata strada romana del console Caio Flaminio. Pedalare qui significa muoversi su un percorso che ha duemila anni di storia sotto, riuscendo a godersi la consapevolezza di quanto con il passare dei secoli tutto sia cambiato, ma la sensazione di connessione con la gli spazi verdi sia rimasta la stessa.

Se in bici le salite possono essere sfidanti, con un’ebike il percorso diventa accessibile a tutti, anche a chi non ha gambe da ciclista allenato: le salite si affrontano senza sofferenza e si arriva a destinazione con ancora l’energia per godersi quello che c’è intorno.  Chi non vuole portare la propria bici può noleggiarla direttamente all’Albergo Ristorante Poli, che mette a disposizione mountain bike con casco e guanti inclusi.

Ristorarsi nella natura

E dopo una camminata (o, ancor meglio, una pedalata) cosa c’è di meglio che tornare in un posto accogliente, immerso nella tranquillità dell’Appennino? Il sole che tramonta sui boschi, il profumo della terra e delle foglie nell’aria fresca della sera, la vista che si tinge di arancio: sono questi i momenti per cui vale la pena partire.

Ci si siede, si respira, si sente sollievo nell’anima. E, per chi vuole prolungare quella sensazione, l’Albergo Poli offre una sauna per quattro persone e una doccia idromassaggio. Ma non solo: a fare la differenza è anche la cucina, quella della tradizione bolognese e tosco-emiliana.

Tutti i piatti sono preparati con ingredienti locali e di stagione: tagliatelle al ragù fatte a mano, tortelloni e tortellini rigorosamente artigianali, gnocchi freschi ai funghi, lasagne verdi, arrosti misti, scaloppine ai porcini e salumi bolognesi. In autunno arrivano i piatti a base di funghi e tartufo, raccolti nei boschi circostanti, che trasformano una cena in qualcosa di memorabile. Per chiudere: torta di mele, crème caramel, zuppa inglese, semifreddo al torroncino, mascarpone.

Perché fare un weekend nell’Appennino Tosco-Emiliano?

Con un punto d’appoggio così rilassante, la risposta dovrebbe essere già implicita. Eppure, vale la pena sottolineare altri due punti: l’Appennino Tosco-Emiliano è uno di quei posti che molte persone continuano a sottovalutare, convinti che ci sia sempre qualcosa di più lontano e più esotico da vedere prima. Eppure basta arrivarci una volta per rendersi conto di cosa si è perso: storia millenaria, natura rigogliosa, borghi medievali intatti e cammini che attraversano paesaggi di rara bellezza, tutti a portata di weekend.

È il territorio giusto per chi vuole staccare la spina, senza prendere un aereo. A 800 metri sul livello del mare l’aria è diversa, il ritmo è diverso, e anche le cose più semplici, come una passeggiata tra i faggi o una pedalata lungo un crinale, assumono un sapore che in città non si trova. Due giorni qui bastano per tornare con la testa più leggera, le gambe stanche nel modo giusto e quella voglia agrodolce di rimettere le scarpe da trekking nello zaino… prima possibile.

Dove andare in montagna ad agosto: le destinazioni più belle per una vacanza al fresco

11 juillet 2026 à 17:00

Quando arriva agosto, il desiderio di trovare un angolo di fresco diventa quasi una missione, se non una vera e propria ossessione. Le città si svuotano, soprattutto quelle del nord Italia come Milano, le temperature aumentano e sempre più viaggiatori scelgono di cambiare prospettiva: non più soltanto spiagge e ombrelloni, oggi anche i sentieri immersi nei boschi, i laghi alpini dalle acque cristalline e i panorami capaci di regalare una pausa dalla frenesia quotidiana sono sotto l’occhio di tutti.

La montagna d’estate è un universo completamente diverso rispetto alla stagione invernale. Le piste da sci lasciano spazio a prati fioriti, malghe aperte, trekking panoramici e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Agosto è il momento perfetto per vivere le Alpi e gli Appennini in tutta la loro bellezza, tra attività all’aria aperta, benessere e sapori locali. Dalle vette della Valtellina alle Dolomiti del Trentino-Alto Adige, passando per la Valle d’Aosta, l’Abruzzo e le montagne austriache facilmente raggiungibili dall’Italia, ecco alcune delle destinazioni più suggestive per una vacanza in montagna ad agosto.

Bormio, Livigno e Valdidentro, il fascino dell’alta Valtellina

Nel cuore delle Alpi lombarde, l’alta Valtellina rappresenta una delle mete più complete per chi cerca una vacanza in montagna ad agosto. Qui il paesaggio cambia continuamente: dai boschi di conifere alle vallate alpine, fino alle cime del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei territori protetti più importanti d’Europa.

Valtellina in estate
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Vista di un borgo nelle montagne in Valtellina

Bormio è una destinazione che unisce storia, sport e relax. Il centro storico conserva un’anima autentica fatta di vicoli, palazzi antichi e tradizioni alpine, mentre i sentieri nei dintorni permettono di esplorare scenari spettacolari. Una delle esperienze più apprezzate è quella legata al benessere: le terme, immerse in un contesto naturale unico, sono perfette per concedersi qualche ora di tranquillità dopo una giornata di escursioni.

Il turismo termale in Italia: i dati
QC Bagni Vecchi
I Bagni Vecchi di Bormio, terme celebri della Lombardia

A pochi chilometri, Livigno offre un’atmosfera completamente diversa: più dinamica, internazionale e ricca di attività. Il suo altopiano a oltre 1.800 metri garantisce temperature piacevoli anche nei mesi più caldi, rendendola ideale per trekking, mountain bike, passeggiate panoramiche e attività per tutta la famiglia.

Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago
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Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago

Per chi desidera una dimensione più contenuta e rilassata, la Valdidentro è una piccola perla ancora poco affollata. Tra malghe, sentieri nel verde e panorami sulle montagne lombarde, è la scelta perfetta per chi vuole vivere la montagna più autentica.

Val di Fassa, il cuore delle Dolomiti

La Val di Fassa è una delle destinazioni simbolo dell’estate sulle Dolomiti. Le sue montagne, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, regalano scenari spettacolari dove pareti rocciose, prati alpini e boschi creano un paesaggio quasi fiabesco. Ad agosto la valle offre infinite possibilità: dalle passeggiate semplici adatte alle famiglie fino ai trekking più impegnativi verso rifugi e punti panoramici. I sentieri permettono di ammirare gruppi montuosi iconici come il Catinaccio e il Sassolungo, magari con una pausa in una malga per assaggiare specialità locali.

Val Di Fassa in estate
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Veduta della Val Di Fassa

Tra le località più interessanti c’è Pozza di Fassa, ideale per chi vuole combinare natura e benessere. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, le terme rappresentano un momento di puro relax, con trattamenti e piscine panoramiche circondate dalle montagne. La Val di Fassa è anche una destinazione perfetta per le famiglie: numerosi percorsi sono facilmente accessibili e molte attività permettono anche ai più piccoli di avvicinarsi alla montagna in modo divertente.

Andalo e Altopiano della Paganella, montagna per famiglie

Tra le destinazioni più amate del Trentino troviamo Andalo, località immersa nello scenario dell’Altopiano della Paganella. Qui la montagna viene vissuta in modo attivo ma senza rinunciare al comfort, rendendola una scelta particolarmente indicata per chi viaggia con bambini. Uno dei grandi protagonisti della zona è il Parco del Respiro, un’area naturale dove immergersi nei boschi e vivere un’esperienza di benessere legata al contatto con la natura. L’aria pulita, il silenzio degli alberi e i percorsi immersivi rendono questa zona una vera pausa rigenerante.

Per le famiglie è imperdibile anche il Maso Effo, spazio dedicato alla scoperta della vita rurale e delle tradizioni alpine. Tra animali, attività educative e sapori locali, permette ai più piccoli di conoscere un lato autentico della montagna. A completare l’esperienza c’è il vicino Lago di Molveno, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Italia. Le sue acque limpide, incorniciate dalle Dolomiti di Brenta, sono perfette per passeggiate, sport acquatici e giornate di relax.

Panorama del Lago di Molveno
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Vista stupenda del Lago di Molveno

Val di Sole, sport, natura e paesaggi alpini

La Val di Sole è una delle mete più amate dagli appassionati di attività outdoor. Il nome stesso racconta una caratteristica fondamentale di questa valle: molte giornate luminose, paesaggi aperti e una straordinaria varietà di ambienti naturali. Ad agosto è possibile dedicarsi a trekking, rafting, arrampicata, ciclismo e passeggiate panoramiche. I sentieri conducono verso panorami spettacolari sul gruppo dell’Adamello-Presanella e sulle aree protette circostanti. La valle conserva anche un’anima più tranquilla fatta di piccoli borghi, malghe e prodotti tipici.

Splendido panorama del borgo di Vermiglio
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Vermiglio, Val di Sole

Cogne e il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Per chi desidera una montagna lontana dal turismo più affollato, Cogne è una scelta straordinaria. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questa località valdostana offre uno degli ambienti naturali più suggestivi delle Alpi italiane.
Qui la protagonista assoluta è la natura: prati verdi, cascate, boschi e animali selvatici accompagnano ogni escursione. Tra i percorsi più belli c’è quello verso il Rifugio Vittorio Sella, un itinerario immerso in panorami alpini spettacolari.

cascate più belle italia estate a piedi
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Le spettacolari Cascate di Lillaz, in Valle d’Aosta

Da non perdere anche le Cascate di Lillaz, facilmente raggiungibili e particolarmente scenografiche durante la stagione estiva, quando la portata dell’acqua rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Alta Badia e Val Gardena, regine delle Dolomiti

Quando si parla di montagna italiana, Alta Badia e Val Gardena rappresentano due nomi imprescindibili. Queste vallate sono il punto di riferimento per chi cerca paesaggi straordinari, servizi eccellenti e una grande varietà di attività. Gli amanti del trekking possono scegliere tra sentieri panoramici, vie ferrate e percorsi ai piedi di alcune delle montagne più famose delle Dolomiti.

Odle, Val Gardena
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Panorama su Odle, Val Gardena

Gli impianti di risalita permettono inoltre di raggiungere facilmente quote elevate e godersi panorami incredibili anche senza affrontare lunghe salite. Un elemento fondamentale dell’esperienza è la cucina dei rifugi alpini: piatti della tradizione altoatesina, formaggi locali e dolci tipici diventano parte integrante del viaggio.

Gran Sasso e Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”

Non tutta la grande montagna si trova sulle Alpi. In Abruzzo, il Gran Sasso offre uno scenario completamente diverso e sorprendente. Campo Imperatore, conosciuto come il “Piccolo Tibet” italiano, è un vastissimo altopiano caratterizzato da paesaggi aperti, atmosfere quasi lunari e un forte senso di libertà. È una destinazione perfetta per chi cerca una montagna meno commerciale e più selvaggia. Oltre alle escursioni e ai panorami sul massiccio del Gran Sasso, questa zona custodisce una storia importante, legata ai borghi medievali e alle tradizioni abruzzesi.

Campo Imperatore
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L’altopiano Campo Imperatore nel cuore del massiccio del Gran Sasso

Austria, Salisburgo e Ötztal Bahnhof

Per chi vuole attraversare il confine senza allontanarsi troppo dall’Italia, l’Austria offre alcune delle migliori alternative per una vacanza fresca ad agosto. La zona di Salisburgo è facilmente raggiungibile anche in treno e combina cultura, natura e paesaggi alpini. Tra laghi, villaggi ordinati e montagne verdi, rappresenta una destinazione ideale per chi ama un turismo lento e organizzato.

Nei pressi di Ötztal Bahnhof, nella valle dell’Ötztal, si trova invece Area47, uno dei parchi outdoor più grandi d’Europa. Tra rafting, percorsi avventura e attività acquatiche, è una meta perfetta per chi cerca una dose di adrenalina immersa nelle montagne tirolesi.

Trekking nei parchi nazionali dell’Appennino in estate: 5 itinerari lontani dalla folla

4 juillet 2026 à 17:00

C’è chi va in montagna per sentire i suoni della natura, per trovare un contatto diverso col mondo, per percepire prima di tutto il suono del proprio passo. Niente contro chi preferisce i luoghi più frequentati, ama circondarsi di persone e prende energia dal brulicante caos della folla. Semplicemente, c’è un posto per tutti. Per chi ama il trekking e preferisce gli itinerari lontani dalla folla, poco frequentati e meno conosciuti, l’Appennino è una delle destinazioni inevitabilmente preferite dell’estate.

La spina dorsale d’Italia corre da nord a sud del Paese, permettendo di immergersi in faggete centenarie, percorrere crinali estremamente panoramici, scoprire eremi sperduti e giungere al cospetto di cascate che Dante si è preso la briga di immortalare nei versi della Divina Commedia.

Dal Lago Paduli al Rifugio Città di Sarzana

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano si estende per più di 26mila ettari tra l’Emilia e la Toscana. All’intersezione delle province di Reggio Emilia, Parma e Massa-Carrara si trova il Passo del Lagastrello, una conca che ospita il Lago Paduli, a 1180 metri di quota: un invaso artificiale che in primavera e in estate, quando è al suo livello massimo, regala scenari di notevole suggestione.

Attorno al lago si conservano ancora residui di pascoli antichi, lungo l’antico confine tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana, che passava proprio da qui. Dal piazzale della diga che crea l’invaso, si imbocca il sentiero CAI 659, che si inerpica nel bosco e sale con decisione il fianco del Monte Acuto.

La salita è impegnativa, ma non lunghissima. Dopo meno di quattro chilometri si giunge in prossimità del Rifugio Città di Sarzana, a 1580 metri sul livello del mare. La bella struttura in legno sorge nei pressi del Lago di Monte Acuto, incassato tra le fronde del bosco: un luogo di riposo, pace e ristoro nel cuore dell’Appennino.

Per completare un anello, l’escursione può proseguire seguendo il sentiero 657 fino alla Sella di Monte Acuto, oltre la soglia dei 1700 metri di altitudine. Da qui si percorre il sentiero di crinale tosco-emiliano (il CAI 00) fino all’incrocio con il sentiero 109, che plana di nuovo verso lo specchio d’acqua del Lago Paduli al Passo del Lagastrello.

È una bella escursione, impegnativa ma alla portata di chi ha un minimo di abitudine al trekking. Nel complesso è lunga circa otto chilometri, con un dislivello in salita di 500 metri complessivi. Si prevede un tempo di percorrenza, pause escluse, intorno alle quattro ore.

Il Sentiero delle Prigioni

È solo un Parco Regionale, quello del Monte Cucco in Umbria, ma non ha niente da invidiare alle aree protette di maggior scala lungo la dorsale appenninica. Il nome evoca qualcosa di austero, di chiuso, di un po’ minaccioso. E in effetti la Valle delle Prigioni, scenario di questo itinerario, non è un posto accomodante: è scavata da un torrente tra pareti calcaree a strapiombo, all’ombra del Monte Cucco. Una bellezza naturale ruvida e selvaggia, come se ne trovano poche.

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Il massiccio del Monte Cucco

Il percorso ad anello parte dal piccolo borgo di Coldipeccio, vicino a Pascelupo, in provincia di Perugia. Qui si lascia l’auto alla fine della strada prima di imboccare il sentiero CAI 232. Il tracciato si dipana a mezza costa sopra la valle scavata dal Rio delle Prigioni. Il nome deriva dal fatto che, nel corso dei secoli, numerosi eremiti hanno abitato la gola, una prigione del corpo dove cercare l’innalzamento dell’animo.

Dopo una parte iniziale di ascesa, si raggiungono le praterie del cosiddetto Giardino, una zona disboscata coltivata dai valligiani fino a qualche decennio fa e oggi teatro di splendide fioriture in primavera.

Deviando verso il sentiero CAI 279 e poi sul 231, ci si immerge nella vera e propria Valle delle Prigioni, costeggiando il torrente in destra orografica e attraversando la parte più acquatica e più scenografica dell’itinerario. Il punto saliente è il passaggio sotto la Scarpa del Diavolo, un masso di calcare gigantesco che incombe su chi passa. Poco dopo l’enorme pietra, si deve oltrepassare un tunnel di circa 30 metri costruito per l’acquedotto, un tratto angusto e buio che si può aggirare con una piccola deviazione.

L’anello si chiude prendendo il sentiero 296, risalendo attraverso il borgo di Pascelupo e tornando a Coldipeccio per la strada asfaltata. Il percorso totale misura 9 chilometri e mezzo, per un dislivello di circa 400 metri e un tempo di percorrenza intorno alle sei ore.

Il Sentiero dello Spirito

Il Sentiero dello Spirito è uno dei grandi trekking del Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo. Si tratta di un cammino in quattro tappe che tocca tutti i luoghi di culto eremitici della zona, ripercorrendo i passi di Pietro del Morrone, futuro Papa Celestino V, colui che fece per viltade il gran rifiuto, come scrive Dante Alighieri.

Il cammino prende le mosse dalla Badia di Sulmona e arriva a Serramonacesca, la prima in provincia de L’Aquila, la seconda di Pescara. Il cammino, in totale, è lungo 70 chilometri, ed è affascinante percorrerlo tutto, ma anche scegliere una delle quattro tappe da affrontare singolarmente. Tutte si addentrano in una natura particolare, tra acqua, roccia e boschi. La più indicata è probabilmente l’ultima, da Roccamorice all’Abbazia di San Liberatore a Majella, a Serramonacesca, come detto.

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L’Abbazia di San Liberatore a Majella

Il sentiero parte dalla località Macchie di Coco, affronta una prima salita e una pari discesa per scendere nel Vallone di Sant’Angelo e giungere a un primo luogo di culto, la Grotta Sant’Angelo, con la vicina Fonte del Garzillo, sorgente il cui sgorgare è attribuito a un intervento del santo.

Dal vallone si risale fino a toccare la strada provinciale che congiunge Lettomanoppello a Passo Lanciano, si incontra l’area attrezzata in corrispondenza della Fonte Pirella, quindi si prosegue in salita fino a un crocevia con le indicazioni per l’Eremo di Sant’Onofrio. Qui si concludono le ascese di giornata: fino alla conclusione non ci sarà che una lunga discesa per raggiungere l’Abbazia di San Liberatore a Majella.

Faggete, boschi, rivoli, fonti e strette vallate sono gli ingredienti di questo trekking, ideale per il periodo estivo e per entrare in contatto con la particolare natura appenninica abruzzese. La lunghezza della tappa in oggetto è di 14 chilometri.

Cascata dell’Acquacheta, un itinerario alternativo

La Cascata dell’Acquacheta è una assai nota destinazione di una facile escursione nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, sul confine tosco-romagnolo. Cantata da Dante nel XVI canto dell’Inferno, il poeta ne descrive il rombo poderoso per rendere l’idea del fragore del Flegetonte, il fiume di fuoco che separa il settimo dall’ottavo cerchio.

Il percorso classico, con partenza da San Benedetto in Alpe, è molto frequentato nel periodo estivo. Chi cerca un approccio più solitario e panoramico può scegliere però di partire dal Passo della Peschiera, un valico sulla strada tra San Benedetto in Alpe (FC) e Marradi (FI).

Dal valico si imbocca una strada sterrata seguendo il segnavia CAI 555, si imbocca poco dopo il sentiero CAI 429 e si raggiunge il Poggio dell’Inferno, poco oltre i mille metri di altitudine. Si percorre un lungo crinale con panorami naturali che si affacciano su entrambe le vallate. La discesa verso Pian Baruzzoli è abbastanza ripida e porta fino al punto panoramico sulla Cascata dell’Acquacheta: da qui il salto è visibile in tutta la sua altezza, oltre 70 metri, incassato tra i boschi, accompagnato dal rumore incessante dell’acqua che si frantuma sulle rocce sottostanti.

Superata la cascata, la Piana dei Romiti offre una delle aree di sosta più belle del percorso, con il torrente Acquacheta che la attraversa dolcemente. La risalita verso il Monte Lavane completa la seconda parte dell’anello, attraversando le cosiddette Balze di Cornacchiaia e riportando al sentiero 555 per ricongiungersi al punto di partenza.

Si tratta di un percorso senza sostanziali difficoltà, ma lungo e impegnativo: oltre 1000 metri di dislivello in salita e circa 7 ore di percorrenza.

Pizzo di Sevo

Rispetto al più quotato e gettonato Gran Sasso, i Monti della Laga vengono trascurati dalla maggior parte degli escursionisti, ma offrono altrettanto spettacolo all’interno del Parco Nazionale che comprende entrambi i massicci, tra Marche, Lazio e Abruzzo.

Il Pizzo di Sevo a 2419 metri di quota è una cima dalla sagoma triangolare, ben riconoscibile da Amatrice: una forma elegante del gruppo della Laga, con un panorama dalla vetta che abbraccia il Gran Sasso, i Sibillini, il Terminillo, il Lago di Campotosto e, nelle giornate più limpide, la costa adriatica.

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La sagoma del Pizzo di Sevo

La base di partenza è il pianoro di Macchie Piane, 900 metri più in basso. Si tratta di un vero e proprio balcone naturale sulla conca di Amatrice, con in estate un ovile attivo e le vacche al pascolo che guardano i passanti con placida indifferenza.

L’ascesa è verticale: in circa 5 chilometri si compie tutto il dislivello tra il pianoro e la vetta, in un ambiente prativo senza alcun albero che permette di godere di una vista sensazionale su tutto il circondario. Il ritorno è per lo stesso tragitto dell’andata.

I canyon e le gole più incantevoli d’Italia da visitare in estate: la guida completa

2 juillet 2026 à 19:00

Dicono che i fiumi italiani, geologicamente parlando, siano tra i più giovani d’Europa. Il Tevere, per dirne uno dei più conosciuti ed importanti, ha un’età stimata in appena un paio di milioni di anni. In ognuno di questi 730 milioni di giorni le sue acque hanno attraversato l’Italia scolpendone il volto ora dopo ora, minuto dopo minuto, fino a darle l’aspetto che ci piace imparare a conoscere oggi, esplorandone ogni nicchia.

Tra le Alpi e gli Appennini, lungo i corsi di fiumi e torrenti che si sono fatti strada nella roccia calcarea, l’Italia custodisce un patrimonio di canyon, forre, gole e altre particolarità del territorio figlie dello scorrere senza tempo dell’acqua. Questi angoli di natura così spettacolari e ruvidi, chiusi da pareti che si stringono fino a sfiorarsi, lasciando passare solo un filo di cielo sopra le teste, e che nascondono corsi d’acqua trasparente incastonati nella roccia, sono una meta fantastica per le avventure di un’estate.

Gole del Raganello, Calabria

Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata, sorge un piccolo borgo affascinante. È Civita, insediamento di origine albanese (arbëreshë), i cui lembi del territorio sono toccati dal torrente Raganello.  Il corso d’acqua, nel corso del tempo, ha inciso un solco lungo diversi chilometri tra le ruvide pareti calcaree, creando uno scenario di rara potenza.

Le Gole del Raganello, divise in due tratti, possono essere esplorate con una escursione di canyoning guidata, lunga e impegnativa ma anche spettacolare e adrenalinica. Attraversa l’intero canyon partendo dal cosiddetto Ponte del Diavolo nei pressi di Civita, fino a raggiungere il Ponte di Barile, più a monte.

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Esplorando le Gole del Raganello

Le Gole sono comunque un ambiente splendido e scenografico anche per chi si limita a un rinfrescante bagno tra i bassi meandri del torrente nei pressi del borgo, ma anche per chi esplora i sentieri escursionistici sulla sommità delle pareti del canyon, per ammirare la bellezza selvaggia delle Gole, tra pozze smeraldine e pareti a strapiombo che hanno reso questo luogo uno dei simboli del Parco del Pollino.

Stretti di Giaredo, Toscana

Nell’entroterra della Lunigiana, lingua stretta tra Toscana, Emilia e Liguria, il torrente Gordana ha scavato nel corso dei millenni una delle forre più scenografiche dell’Appennino settentrionale: gli Stretti di Giaredo.

Si tratta di un canyon naturale dalle pareti altissime e ravvicinate, dove la luce filtra appena e l’acqua scorre limpida tra massi levigati e piccole cascate. Gli Stretti si visitano in proprio o tramite visite guidate in piccoli gruppi: per addentrarsi nel canyon occorrono scarpe, un caschetto per evitare rischi di sassi in caduta e, volendo, una muta come quelle che si utilizzano per il surf e altri sport acquatici, visto che l’acqua del torrente è fredda e all’interno del canyon non arriva la luce diretta del sole.

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Lorenzo Calamai
L’ingresso degli Stretti di Giaredo

Lo spettacolo all’interno della gola è splendido: si procede nell’alveo del torrente, tra zone dove l’acqua arriva alla caviglia e altre dove è necessario nuotare per brevi tratti. La roccia delle pareti è ora nera come il petrolio, ora rossa come se provenisse dal cuore stesso della terra. In alto, il blu del cielo e il verde di qualche albero in cima alle ciclopiche pareti rocciose domina la scena.

L’ingresso degli Stretti è poco lontano da Pontremoli, bella cittadina della Lunigiana, lungo la strada che porta verso la valle di Zeri.

Gola di Frasassi, Marche

Nelle Marche, tra le colline dell’entroterra anconetano, il fiume Sentino ha scavato la Gola di Frasassi, una spettacolare incisione nella roccia che da secoli rappresenta una delle attrazioni naturalistiche più note della regione. La gola, stretta e profonda, è celebre soprattutto per ospitare il complesso delle Grotte di Frasassi, uno dei sistemi carsici più grandi d’Europa, ricco di stalattiti, stalagmiti e ambienti sotterranei spettacolari, che attirano tanti turisti ogni anno.

Anche la superficie, tuttavia, merita attenzione: il lavoro millenario del Sentino ha portato a un ambiente naturale unico, con pareti altissime, scenografiche, con tanta vegetazione, una ricca fauna (in particolare avicola) e tante piccole spiaggette lungo il corso del torrente, dove fermarsi a fare il bagno. C’è spazio anche per l’esplorazione culturale: l’eremo di Santa Maria Infra Saxa, incastonato nella roccia, e il piccolo Tempio del Valadier, costruito proprio all’imboccatura di una grotta per volontà di Papa Pio VII sono due attrazioni facilmente raggiungibili attraverso sentieri affascinanti.

Gole dell’Alcantara, Sicilia

Le Gole dell’Alcantara sono apparse al cinema, sono un’attrazione molto fotografata e decisamente molto visitata. La ragione è presto detta: sono un luogo davvero straordinario.

Si trovano in Sicilia, alle pendici dell’Etna, dove il fiume Alcantara ha creato un canyon profondo e vertiginoso. Le pareti, alte fino a cinquanta metri, sono costituite da basalto colonnare, una formazione geologica che nasce dal rapido raffreddamento della lava a contatto con l’acqua. Ciò ha dato origine a delle figure geometriche sulle pareti, strutture prismatiche che ricordano le canne di un organo, dall’aspetto quasi scultoreo. Un vero e proprio spettacolo di pietra.

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Risalendo le Gole dell’Alcantara: le rocce basaltiche assumono forme imprevedibili

Il sito principale è attrezzato per l’accesso turistico, con un ascensore che conduce al livello del fiume e percorsi pedonali che permettono di ammirare le formazioni rocciose senza necessariamente entrare in acqua. I più avventurosi, però, possono addentrarsi direttamente nel canyon, risalendo il corso del fiume sfidando la non banale corrente e, soprattutto, l’acqua gelida che scende dalle pendici del vulcano, anche in piena estate. Le Gole dell’Alcantara fanno parte di un Parco Fluviale che si estende per diversi chilometri lungo il corso del fiume, offrendo numerosi punti di accesso e percorsi di diversa difficoltà.

Orrido di Bellano, Lombardia

L’Orrido di Bellano è una destinazione ideale per coloro che cercano una escursione breve, senza difficoltà, eppure immersa in una natura dal volto diverso: un’occasione ideale per far conoscere le meraviglie geologiche di un canyon anche ai più giovani.

L’Orrido sorge sulle sponde del Lago di Como. Qui il torrente Pioverna, dopo un percorso impetuoso tra le montagne della Valsassina, si getta nel lago attraversando una forra stretta e profonda, scavata nella roccia nel corso di millenni.

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All’interno dell’Orrido di Bellano scorre un torrente cristallino

Per permettere la visita di questo angolo di ardita architettura naturale è stato approntato un bel percorso attrezzato, in parte costituito da passerelle sospese sull’acqua e ponti panoramici. Permette di osservare da vicino la potenza del torrente, le cascate e le marmitte dei giganti scavate nella roccia, in un contesto di grande fascino. Da non perdere la visita alla Ca’ del Diavol, una misteriosa torretta a strapiombo sul torrente Pioverna, situata all’imbocco dell’Orrido: un edificio ottocentesco caratterizzato da diavoli dipinti sulla facciata dell’ultimo piano, oggi trasformata in un percorso museale dedicato al luogo in cui si trova.

Gole del Sagittario, Abruzzo

Il fiume Sagittario, che nasce dal Lago di Scanno, tra i Monti Marsicani, e scorre fino a gettarsi nel fiume Aterno, ha inciso una delle gole più spettacolari dell’Appennino centrale, a cui peraltro dona anche il nome.

Le Gole del Sagittario, infatti, si estendono per circa sei chilometri nel territorio comunale di Anversa degli Abruzzi, Cocullo e Villalago, in un susseguirsi scenografico di pareti a strapiombo, boschi rigogliosi e scorci che si aprono improvvisamente sul fiume.

Oltre a una spettacolare strada che costeggia le Gole, regalando bellissimi scorci panoramici quando la si percorre, l’area è attraversata anche da numerosi sentieri che consentono di addentrarsi nel canyon fino ad arrivare in riva al Sagittario, al riparo di un bosco fitto, fra Anversa degli Abruzzi e la frazione di Castrovalva, peraltro antico borgo medievale che merita una visita. Un luogo ideale da visitare nei giorni più caldi dell’estate, al riparo dalla calura e dal sole, al fianco di un corso d’acqua fresco e pieno di vita.

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Castrovalva domina le Gole del Sagittario

Brent de l’Art, Veneto

A Belluno, nei pressi della località montana di Sant’Antonio Tortal, non lontano dal Passo San Boldo, il torrente Ardo sembra un innocente corso d’acqua montano dal breve corso. Invece, attraverso i millenni, ha saputo scavare la roccia dolomitica per creare una serie di forre strette e profonde, note come Brent de l’Art.

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Lo spettacolo geologico dei Brent de l’Art

L’itinerario che porta ad ammirare da vicino i Brent è caratterizzato da un comodo sentiero che, malgrado un po’ di pendenza, per scendere e risalire nel vallone, è alla portata di tutti. Una serie di percorsi si snodano lungo i diversi rami del canyon, costeggiando il corso d’acqua e permettendo di osservare da vicino le pareti levigate dall’erosione, le piccole cascate e le pozze color smeraldo che si formano lungo il tragitto.

Nei mesi estivi, la frescura garantita dall’ombra delle pareti e dalla vicinanza dell’acqua rende la visita particolarmente piacevole anche nelle giornate più calde, e non manca la possibilità di calarsi fin sul letto del torrente, in alcuni tratti, per poter mettere i piedi a bagno.

Wild swimming in Italia, i fiumi e le piscine naturali più belle dove nuotare d’estate

8 juin 2026 à 17:00

Una volta fare il bagno al fiume era l’attività popolare preferita delle estati dei giovani che non si potevano permettere la villeggiatura al mare. Poi è diventata solo una cosa estemporanea, rara, residuale. Ma negli ultimi anni la riscoperta del turismo fluviale avanza a tutta forza: il wild swimming si sta prendendo un posto importante nelle estati di tantissime persone, sempre di più.

Vivere in Italia aiuta. Con oltre 1.200 fiumi e torrenti che corrono lungo lo Stivale, tante aree collinari e montane con una antropizzazione limitata e un patrimonio di bellezza naturale tra i più stupefacenti del globo, il Belpaese è una destinazione fantastica per tutte quelle persone che amano un tuffo in acque cristalline, circondate dalla natura, senza folla e in sintonia con l’ambiente circostante. Dai purissimi torrenti alpini alle piscine naturali nascoste tra i boschi dell’Appennino, fino alle sottovalutate meraviglie d’acqua dolce della Sicilia, l’Italia è uno scrigno del tesoro per tutti gli amanti dell’acqua dolce.

Sapri è la piccola gemma del mare del Sud, tra falesie selvagge e memorie risorgimentali

6 juin 2026 à 13:00

Il borgo di Sapri occupa una posizione particolare sulla carta geografica italiana: è l’ultimo centro costiero della Campania prima della Basilicata, il paese più popoloso del Golfo di Policastro e uno dei luoghi simbolo dell’estremo Cilento. Ad accoglierlo c’è una baia ampia e armoniosa che rientra dolcemente nel Tirreno, protetta alle spalle dai rilievi dell’Appennino meridionale. Chi arriva dalle alture lucane vede apparire all’improvviso il golfo e comprende subito il motivo per cui questo tratto di costa abbia affascinato viaggiatori, scrittori e uomini politici per secoli.

Non è un caso che Greci e Romani individuarono presto il valore strategico di questo approdo naturale, una sorta di porto spontaneo. In età romana, infatti, la baia divenne luogo di villeggiatura per famiglie facoltose, attratte dal clima mite e dalla posizione privilegiata. Proprio Cicerone, conquistato dalla sua bellezza, la definì “Parva Gemma Maris Inferi”, la piccola gemma del mare del Sud.

Gran parte dell’identità contemporanea ruota però attorno a un episodio del Risorgimento: nel giugno del 1857, Carlo Pisacane sbarcò qui insieme ai suoi compagni durante la celebre Spedizione dei 300. L’mpresa terminò tragicamente, eppure entrò nella memoria collettiva grazie ai versi di Luigi Mercantini. Da allora Sapri è diventata per milioni di italiani la “Città della Spigolatrice“, figura femminile in grado di trasformare un evento storico in racconto popolare.

Cosa vedere a Sapri

Oltre alle spiagge e alla fama legata alla Spigolatrice, questa cittadina della Campania conserva angoli che raccontano epoche differenti. Dall’età romana al ‘900, passando per la spiritualità popolare e le vicende del Risorgimento, il percorso urbano permette di leggere la storia direttamente nel paesaggio.

La Specola e l’obelisco dedicato a Carlo Pisacane

All’ingresso della città si innalza la Specola, antico Osservatorio Astronomico Meteorologico costruito nel 1927. Alta circa 15 metri, è senza dubbio una delle architetture più riconoscibili del panorama saprese. La struttura domina l’area delle Cammarelle e richiama un periodo nel quale l’osservazione scientifica del cielo assumeva grande importanza.

Accanto alla torre si trova l’obelisco dedicato a Carlo Pisacane, eretto per ricordare lo sbarco del 1857. L’insieme monumentale crea un dialogo suggestivo tra scienza, memoria storica e paesaggio marino. Sullo sfondo, invece, c’è la Chiesa di Santa Croce, edificio ottocentesco dalle linee gotiche che completa la prospettiva.

La Spigolatrice e lo Scoglio dello Scialandro

Nessun simbolo rappresenta Sapri quanto la Spigolatrice: una statua in bronzo inaugurata nel 1994 che occupa lo Scoglio dello Scialandro, una formazione rocciosa che emerge dalle acque del golfo. Lo sguardo della figura femminile sembra rivolgersi verso il punto raggiunto dai patrioti di Pisacane.

Attorno allo scoglio ruota anche una leggenda molto più antica. Stando alla tradizione, il naufrago greco Scialandro (unico superstite di una nave affondata nei pressi di Punta Infreschi durante l’VIII secolo a.C) venne accolto dalla popolazione locale e divenne guida del villaggio fino alla morte in battaglia. Da quel racconto deriverebbe il nome dello scoglio.

Piazza Plebiscito e la Chiesa dell’Immacolata Concezione

Cuore della vita cittadina, Piazza Plebiscito raccoglie alcune delle testimonianze più significative del patrimonio locale. Qui sorge la Chiesa dell’Immacolata Concezione, costruita nel 1730 e considerata il principale edificio religioso della città.

La facciata presenta forme sobrie, mentre gli interni mostrano una decorazione più ricca e articolata. Alle spalle della chiesa si trova il Pozzo di San Vito, collegato a una tradizione popolare secondo la quale il santo patrono avrebbe purificato l’unica sorgente utilizzata dalla popolazione.

La Villa Marittima romana delle Cammarelle

Pochi visitatori immaginano che Sapri abbia custodito una delle più grandi residenze costiere dell’area tirrenica meridionale. Tra il I e il II secolo d.C. sorse una villa marittima estesa per circa 7.000 metri quadrati.

L’edificio comprendeva ambienti termali, spazi teatrali, approdi privati e raffinati mosaici. Gran parte del complesso andò perduta nel corso dei secoli e ulteriori danni arrivarono con la realizzazione della moderna viabilità. I resti superstiti, distribuiti tra Santa Croce e le Cammarelle, continuano comunque a testimoniare l’importanza raggiunta dalla baia durante l’età imperiale.

Il porto turistico

Inserito in uno dei più sicuri approdi naturali del Tirreno meridionale, il porto turistico è uno dei punti più dinamici della città. Moli, pontili e imbarcazioni animano una zona che conserva una forte relazione con il mare.

Da qui partono escursioni verso la costa cilentana e lucana, oltre ai percorsi diretti alle grotte marine che caratterizzano il tratto costiero compreso tra Sapri e Maratea.

Cosa fare a Sapri

Seppur minuto, Sapri è un borgo che offre attività molto diverse tra loro. Cultura, natura e mare consentono di alternare facilmente esperienze differenti nel corso della stessa giornata.

  • Percorrere il sentiero Apprezzami l’Asino: antica mulattiera utilizzata per collegare Sapri e Maratea, regala scorci spettacolari sul Tirreno. Il curioso nome deriva da una leggenda legata al valore economico degli asini che trasportavano merci lungo il tracciato.
  • Raggiungere la Torre di Mezzanotte: restano poche tracce dell’antica struttura difensiva medievale, eppure il panorama sulla costa ripaga ampiamente la salita.
  • Trascorrere qualche ora sul lungomare: panchine, palme, locali e vista sul golfo rendono questo tratto uno dei posti più amati dai residenti.
  • Partecipare alla rievocazione storica dello sbarco dei 300: durante l’estate la città ricorda l’impresa risorgimentale con cortei e rappresentazioni che coinvolgono migliaia di persone.
  • Esplorare le spiagge cittadine: Cammarelle, Lungomare e San Giorgio presentano caratteristiche differenti e consentono di scegliere tra arenili più raccolti oppure spazi più ampi.
  • Scoprire le grotte marine: tra le più interessanti figurano la Grotta di Matrepellara e l’area del Cartolano, frequentata già in epoche remote secondo alcune ipotesi archeologiche.
  • Partire per un’escursione in barca: la costa verso il confine lucano alterna baie, scogliere e cavità naturali che rivelano il volto più spettacolare del territorio.

Dove si trova e come arrivare

Sapri si trova all’estremo sud della provincia di Salerno, all’interno del Golfo di Policastro, tra Villammare e Acquafredda. La cittadina segna il punto d’incontro tra Campania e Basilicata e fa parte del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Chi viaggia in auto può raggiungerla attraverso la SS18 Tirrena Inferiore oppure tramite gli svincoli autostradali di Padula-Buonabitacolo e Lagonegro Nord.

Collegamenti ferroviari diretti la uniscono a Napoli, Salerno, Roma, Reggio Calabria, Firenze e Milano grazie alla presenza della stazione sulla linea tirrenica principale. Durante la bella stagione risultano attivi anche collegamenti marittimi verso alcune delle più celebri località del Tirreno.

Sapri, Campania
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Veduta di Sapri

Qualunque sia il punto di partenza, l’arrivo regala sempre la stessa sensazione, oovero quella di una baia luminosa che compare tra le montagne e il mare, confermando ancora oggi l’intuizione di Cicerone: Sapri resta davvero una piccola gemma affacciata sul Sud.

Le foreste di faggio più belle d’Italia da attraversare in primavera

30 mai 2026 à 14:00

Fagus sylvatica: il nome scientifico della pianta più comunemente nota come faggio. Fusto dritto, corteccia scura, foglie ovali, ondulate e verdi. Foglie che in autunno bruniscono e poi cadono, dando vita a un morbido tappeto nel sottobosco. Le medesime foglie che, poi, tornano a spuntare sui rami dell’albero in primavera, dando vita a quell’atmosfera unica che avvolge le foreste di faggio in primavera, con i fusti dritti e lucidi che si spingono verso il cielo e sono poi avvolti dal verde chiaro delle loro chiome, brillante alla luce del sole.

L’Italia, dal punto di vista delle foreste di faggio, è uno dei paesi più ricchi d’Europa e vi si trovano i faggi più vecchi del continente. Le faggete si trovano disseminate lungo tutta la dorsale appenninica, dall’Emilia Romagna alla Calabria, e sulle Prealpi, in altitudini variabili e con caratteristiche spesso radicalmente diverse tra loro. Un piccolo spettacolo che, insomma, accomuna lo Stivale da nord a sud. Alcune di queste foreste sono state tutelate per secoli, prima dai signori locali e poi dallo Stato. Altre si sono conservate dallo sfruttamento dell’uomo grazie alla loro scarsa accessibilità. Altre ancora beneficiano oggi dello status di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Foreste Casentinesi

Incastonato tra la Toscana e l’Emilia Romagna, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è uno dei polmoni verdi più importanti dell’Italia centrale. Le sue faggete, che si estendono su oltre 36mila ettari di territorio protetto, sono tra le più vaste e meglio conservate della penisola e una delle cifre distintive di questa porzione di Appennino.

Camminare tra i boschi di faggio del Parco in primavera è infatti una delle esperienze migliori che offre. Il verde brillante delle nuove chiome scintilla contro la luce del sole, mentre i tronchi lisci fanno da sentinelle ai trekkers che attraversano il bosco e le foglie cadute durante le stagione invernale affollano i sentieri.

foresta faggio primavera italia
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In primavera il verde torna a decorare le chiome dei faggi

La presenza nel Parco di luoghi eremitici e spirituali come la Verna, celebre santuario francescano, o l’Eremo di Camaldoli, corrobora l’atmosfera tipica delle foreste di faggio, immerse nel loro tipico silenzio, interrotto soltanto dai passi di chi le attraversa e dallo stormire delle foglie schiaffeggiate dal vento.

Nel cuore del Parco sorge la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, oggi Patrimonio UNESCO assieme a un’ampia area circostante. È la più vecchia riserva naturale integrale italiana, istituita alla fine degli Anni Cinquanta, collocata sul versante nord della dorsale appenninica che si affaccia sulla Romagna, non lontano dal bel balcone naturale di Poggio Scali.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Istituito nel 1923, il Parco Nazionale d’Abruzzo è uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia. L’orso marsicano, una sottospecie dell’orso bruno presente soltanto in quest’area e in nessun altro posto al mondo, è il simbolo di quest’area protetta, che lo ha molto probabilmente salvato dall’estinzione.

foresta faggio primavera italia
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Panorama del Parco Naziondale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Le faggete del parco, distinte in cinque aree (Val Fondillo, Coppo del Principe, Moricento, Val Cervara, Coppo del Morto), hanno un aspetto antico. I faggi qui raggiungono dimensioni imponenti, a testimonianza della loro vetustà. Questo tipo di alberi, infatti, è noto per la sua longevità e per la possibilità di rimanere in vita per secoli.

Sono innumerevoli i sentieri e i percorsi che attraversano le foreste di faggio del Parco, che non comprende solo territori abruzzesi, ma si espande anche oltre i confini con Lazio e Molise. Il trekking è l’attività principale all’interno dell’area protetta e la rete sentieristica è estesa, varia e adatta a tutti i livelli. In più nel Parco è facile entrare in contatto con la ricca fauna, soprattutto in primavera, tra camosci, cervi e avvistamenti della rarissima lince.

Il sentiero che collega Pescasseroli a Opi, passando per il Valico di Monte Tranquillo, è uno dei più belli e accessibili dell’intero parco e passa per una delle foreste di faggio più belle del Parco.

Foresta Umbra

Potrebbe sorprendere trovarsi in mezzo a una fitta foresta di faggio, con le foglie che stormiscono a interrompere un silenzio assoluto, nel pieno meridione d’Italia, a poche decine di chilometri da alcune delle spiagge più belle d’Italia.

Accade in Puglia, nel Parco Nazionale del Gargano, dove si trova la Foresta Umbra, un fitto bosco (umbra dalla parola latina per ombra) che si estende al centro dell’area protetta per oltre 10mila ettari ed è caratterizzata principalmente dalla presenza di antichi faggi, con grandi fusti che spiccano fino a decine di metri di altezza, affiancati da cerri, tassi, aceri e carpini.

foresta faggio primavera italia
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Faggio secolare

Le faggete vetuste della Foresta Umbra sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2017, all’interno del sito transnazionale delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa, riconoscimento che sottolinea il loro eccezionale valore sotto il punto di vista naturale e storico.

Dal Centro Visitatori della Foresta Umbra, dove si trova anche un piccolo museo, partono quattordici sentieri segnalati che permettono di esplorare il bosco a piedi, intraprendendo sia brevi passeggiate di mezz’ora o lunghe escursioni di più ore.

Foresta del Cansiglio

Situata tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone, nell’area delle Prealpi orientali, la Foresta del Cansiglio si sviluppa su un altopiano a forma di conca a una altitudine compresa fra i 900 e i 1.200 metri sul livello del mare. Qui, si trovano oltre 7mila ettari di bosco pressoché senza soluzione di continuità, rendendola la seconda foresta più grande d’Italia per estensione.

La sua storia è affascinante: quando nel 1420 l’altopiano entrò tra i possedimenti della Repubblica di Venezia, il Cansiglio divenne una risorsa strategica di primaria importanza per i Dogi della Serenissima: il gran bosco da remi, come era noto, forniva il legname di faggio necessario per costruire i remi, appunto, delle navi della flotta lagunare.

La gestione forestale veneziana fu rigida e meticolosa: ogni albero era censito, ogni taglio regolamentato, tanto che ancora oggi la foresta porta il segno di quella cura secolare nella sua struttura innaturalmente ordinata. Una cura che ha peraltro anche aiutato a preservare la foresta stessa. Fu poi con l’Unità d’Italia che il Cansiglio divenne foresta demaniale.

I faggi non sono l’unico albero presente nella foresta, caratterizzata anche da molto abete rosso, ma in primavera il verde brillante delle nuove foglie sfavilla sotto la luce del sole, in un contesto montano unico e particolare come quello dell’altopiano, dove il bosco e le praterie si alternano davanti agli occhi dei visitatori.

Parco Nazionale del Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia per superficie e si estende tra la Calabria e la Basilicata lungo una catena montuosa che separa il Tirreno dallo Ionio con una barriera di cime che in diversi punti supera i 2mila metri.

La caratteristica più nota del Pollino dal punto di vista naturalistico è la presenza del pino loricato (Pinus leucodermis), un albero raro e longevo simbolo del parco e della regione. Tuttavia lungo i crinali e i fianchi del massiccio si trovano ampie foreste di faggio che in primavera diventano protagoniste grazie alla loro vistosa rinascita dopo la stagione invernale.

Sono due le principali foreste di faggio del Parco del Pollino: la Faggeta di Cozzo Ferriero, nel comune di Rotonda in Basilicata, ha un’estensione di circa 70 ettari e vi si possono trovare esemplari monumentali dell’albero di età superiore ai quattro secoli; la Faggeta del Pollinello, nel comune di Castrovillari e non lontano dalla cima del Monte Pollino, ospita alberi che l’Università della Tuscia ha datato come più vecchi di seicento anni.

Uno sbirro in Appennino, le location della serie Tv con Claudio Bisio svelano meraviglie segrete d’Italia

7 avril 2026 à 17:30

Le location di Uno sbirro in Appennino, la serie RAI in cui Claudio Bisio interpreta il Commissario Vasco Benassi, appaiono fin da subito molto più che una semplice ambientazione narrativa: in luoghi come il centro di Bologna o le silenziose statali che percorrono l’Appennino emiliano, dove sono state girate alcune scene chiave della fiction, si compie infatti un viaggio alla ricerca delle radici personali del Commissario e del suo personalissimo modo di vivere il rapporto con l’Arma.

La fiction è disponibile in anteprima su RaiPlay dal 7 aprile 2026, e va in onda su Rai 1 a partire dal 9 aprile.

Alla scoperta di Zungoli, piccolo borgo sospeso tra storia e silenzio

22 mars 2026 à 12:48

Annoverato tra i Borghi più belli d’Italia e insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, Zungoli, piccolo centro dell’Irpinia, si prepara a vivere un momento importante: è infatti candidato al Borgo dei Borghi 2026, per conquistare l’ambito riconoscimento.

Poco più di mille abitanti, un colle tufaceo che domina l’alta valle dell’Ufita, e tutto intorno un paesaggio che parla di Appennino e di natura, tra vicoli in pietra, scalinate e case dall’atmosfera di un tempo.

Cosa vedere tra castello, chiese e misteri sotterranei

Passeggiando tra le vie del centro storico, incontriamo palazzi che testimoniano il passato nobile del borgo, come Palazzo Caputi, Palazzo Januzzi e Palazzo Annichiarico-Petruzzelli, ma è il Castello di Zungoli a catturare subito lo sguardo, con la sua maestosa presenza che veglia su tutto l’abitato.

Le sue origini risalgono probabilmente all’XI secolo, quando venne costruito con una funzione difensiva contro le incursioni bizantine: un tempo dotato di quattro torri cilindriche, oggi ne conserva tre, dopo i danni causati dal terremoto del 1456. Le dimensioni raccontano l’importanza strategica che ebbe nei secoli: trenta metri di lunghezza e quattordici di altezza, una struttura solida che ha attraversato epoche e dominazioni, passando tra le mani di famiglie nobili e figure di rilievo come Ugone de Luca, Consalvo Fernandes de Cordova e il re di Spagna Carlo III.

Il Castello di Zungoli, Irpinia, Campania
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Il Castello, simbolo indiscusso di Zungoli

Proseguendo, il Convento di San Francesco rievoca una storia di distruzioni e rinascite: più volte colpito da terremoti e abbandoni, oggi si presenta con una struttura articolata e affascinante: al piano inferiore ecco gli ambienti legati alla vita quotidiana dei frati, tra laboratori, refettorio e cantine, mentre il piano superiore accoglie le celle. La chiesa annessa conserva opere di grande valore, tra cui una tela seicentesca della scuola napoletana che raffigura San Francesco in estasi.

Il percorso continua tra gli altri edifici religiosi del borgo, come la Chiesa di San Nicola e quella di Santa Maria di Costantinopoli, segnata dalla storia della peste del 1656 e poi riportata a nuova vita. Poco distante, le cappelle dedicate a San Francesco di Paola e a Sant’Antonio da Padova si inseriscono in un paesaggio che alterna spiritualità e memoria.

E poi ci sono le torri, come la Torre li Pizzi e la Torre delle Ciàvole, veri e propri custodi di storie e leggende, racconti popolari che si tramandano nel tempo, dove realtà e immaginazione danno vita a un’aura di mistero.

Ma non finisce qui: il sottosuolo di Zungoli è un mondo parallelo di cunicoli e grotte scavate nel tufo, risalenti al IX e X secolo: un sistema antico, utilizzato nei secoli come cantine e depositi, che rappresenta una testimonianza unica del rapporto tra l’uomo e il territorio.

A completare l’esperienza, meritano una sosta le botteghe artigiane, dove il legno prende forma grazie a gesti che si ripetono da generazioni.

Dove si trova e come arrivare

Scorcio del centro di Zungoli, Campania
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Affascinante scorcio del centro di Zungoli

Zungoli si trova in Campania, in provincia di Avellino, nel cuore dell’entroterra appenninico, adagiato nell’alta valle dell’Ufita, al confine con la Puglia, a circa 657 metri di altitudine.

In auto, da nord si percorre l’autostrada A1 e poi la A16 Napoli–Canosa, con uscita a Grottaminarda, proseguendo verso Ariano Irpino lungo la SS 91 in direzione Zungoli. Lo stesso percorso è valido anche partendo da Napoli. Da Bari, invece, si segue sempre la A16 con uscita a Vallata, continuando poi sulla SS 91 Bis.

Per chi sceglie il treno, le stazioni più vicine sono quelle di Avellino e Benevento, da cui è possibile proseguire in autobus.

Classifica degli aeroporti per le vacanze in montagna invernali, 2 italiani nella top 10 degli scali migliori

Par : losiangelica
24 février 2026 à 12:30

Non sempre il primo ostacolo di una vacanza in montagna è il meteo. Per chi sceglie la montagna anche fuori dal classico schema della settimana bianca, magari alternando sci, ciaspolate e trekking invernale, l’affidabilità dello scalo di arrivo diventa un fattore decisivo. È proprio su questo aspetto che si concentra l’ultima analisi pubblicata da AirAdvisor, che ha valutato quali aeroporti europei garantiscono maggiori probabilità di arrivare a destinazione senza imprevisti durante la stagione invernale 2025-2026.

Lo studio prende in esame 23 aeroporti comunemente utilizzati come porte d’accesso alle principali regioni montane europee individuando quelli più solidi dal punto di vista operativo nei mesi tra novembre e gennaio, periodo in cui traffico turistico e condizioni meteo mettono sotto pressione il sistema aeroportuale.

Come è stata stilata la classifica

AirAdvisor ha elaborato la graduatoria utilizzando i dati proprietari AIRDATA, basati sulle interazioni e sulle performance reali dei voli durante la stagione invernale. L’obiettivo non era premiare la quantità di collegamenti o la dimensione degli aeroporti, ma capire quali riescono a mantenere stabilità operativa quando la pressione cresce.

Quattro gli indicatori presi in considerazione, con pesi differenti. Il più importante riguarda la percentuale di voli con ritardi superiori ai 60 minuti, parametro che incide per il 40% sul punteggio finale e che rappresenta uno dei principali rischi per chi deve proseguire verso località montane spesso raggiungibili solo con transfer dedicati.

Seguono la durata media dei ritardi, il tasso di cancellazione e il volume complessivo dei voli invernali. Quest’ultimo elemento serve a contestualizzare i risultati: gestire bene poche rotte è diverso dal farlo con flussi elevati di passeggeri nel pieno dell’alta stagione.

Ne emerge un quadro piuttosto chiaro. Gli aeroporti meglio posizionati sono quelli capaci di limitare gli effetti domino tipici dell’inverno: piccoli ritardi che diventano lunghe attese, cancellazioni che saturano rapidamente i voli alternativi, difficoltà di recupero quando le condizioni meteo peggiorano.

I 2 italiani in classifica

Nella classifica trovano spazio anche 2 aeroporti italiani, con risultati nel complesso solidi, ma senza veri exploit. Torino si distingue più degli altri, piazzandosi nelle prime posizioni grazie a una performance regolare su tutti gli indicatori: niente picchi eccezionali, ma nemmeno criticità evidenti nei mesi più complessi dell’inverno.

Verona entra tra i migliori scali europei a pari merito con Basilea, confermando il suo ruolo strategico per l’accesso rapido alle Dolomiti e alle località alpine del Nord-Est.

Aeroporto di Torino
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Aeroporto di Torino nella top 10 dei migliori per una vacanza in montagna

La Top 10 degli aeroporti per le vacanze in montagna

In cima alla classifica si trova l’Aeroporto di Salisburgo, con un punteggio di 9,25. Una posizione quasi naturale: lo scalo austriaco è uno dei principali gateway verso le Alpi e conferma una gestione particolarmente efficace dei picchi stagionali.

Subito dietro Bratislava e Monaco di Baviera, entrambi a quota 9,00. Monaco, in particolare, dimostra come anche un grande hub possa mantenere standard elevati nonostante volumi di traffico molto consistenti durante l’inverno.

Ai piedi del podio compare Torino (8,95), che beneficia di prestazioni equilibrate su tutti gli indicatori, senza criticità evidenti. Seguono Vienna (8,90) e una coppia a pari merito: EuroAirport Basilea e Verona (8,50), entrambi punti strategici per l’accesso rapido alle Alpi centrali.

Zurigo (8,40) conferma la propria solidità operativa, mentre più a nord spiccano Oslo (8,30) e Stoccolma Arlanda (7,90), aeroporti abituati a operare in condizioni climatiche impegnative e quindi meno vulnerabili agli effetti della stagione fredda.

Chiude la top ten Lione (7,65), snodo importante per raggiungere le Alpi francesi, con performance complessivamente stabili anche nei mesi più trafficati.

La top 10:

  1. Aeroporto di Salisburgo
  2. Aeroporto di Bratislava
  3. Aeroporto di Monaco di Baviera
  4. Aeroporto di Torino
  5. Aeroporto Internazionale di Vienna
  6. EuroAirport Basilea e Aeroporto di Verona (parimerito)
  7. Aeroporto di Zurigo
  8. Aeroporto di Oslo
  9. Aeroporto di Stoccolma Arlanda
  10. Aeroporto di Lione

Carnevale Storico di Offida 2026: una corrida goliardica e collettiva lunga 502 anni

Par : elenausai10
31 janvier 2026 à 12:00

Ai piedi degli Appennini marchigiani, il Carnevale di Offida si prepara a celebrare il suo 502esimo anno di storia. Non è una semplice ricorrenza, ma un rito collettivo che affonda le radici negli statuti del 1524, trasformando un borgo di 4500 persone in un palcoscenico di pura energia bacchica. Dal 17 gennaio fino al Martedì Grasso, il paese vive sospeso tra il bianco dei guazzarò, le tradizionali vesti contadine e il ritmo travolgente delle storiche Congreghe, vere custodi dell’anima goliardica offidana.

I momenti più famosi della tradizione sono la corsa sfrenata de “lu bov fint, un bue di legno e ferro che sfida la folla in un’ancestrale corrida, e la notte magica dei vlurd, i fasci di canne incendiati che illuminano l’oscurità come fiumi di fuoco. Tra i fastosi veglioni al Teatro Serpente Aureo e la simbolica consegna delle chiavi della città, il Carnevale di Offida 2026 promette di essere un’esperienza davvero imperdibile.

Date 2026

Il Carnevale Storico di Offida, tra i Carnevali storici più belli d’Italia, prende ufficialmente il via sabato 17 gennaio, nel giorno di Sant’Antonio, accendendo simbolicamente le luci su un mese di festeggiamenti che si concluderanno il 17 febbraio, Martedì Grasso.

I momenti più attesi sono venerdì 13 febbraio, una giornata interamente dedicata alla corsa de lu Bov Fint, mentre il fine settimana si accende con i sontuosi veglioni al Teatro Serpente Aureo. L’apice della celebrazione si raggiunge nella serata conclusiva del martedì, quando, dopo le ultime parate mascherate, il centro storico viene avvolto dal fuoco dei Vlurd, l’atto finale che chiude ufficialmente la 502esima edizione prima della Quaresima.

Eventi del Carnevale di Offida 2026

Il calendario del 2026 trasforma il borgo in un teatro diffuso: questi gli eventi previsti in programma.

Le Domeniche delle Congreghe

Nelle domeniche dell’1 e dell’8 febbraio, rispettivamente la “Domenica degli Amici” e la “Domenica dei Parenti”, il centro storico si anima dalle 18:00 con la musica e l’allegria delle Storiche Congreghe offidane. È il tempo dei ritrovi e della preparazione goliardica che anticipa il culmine della festa, con i gruppi che girano per il paese stabilendo simbolicamente il proprio regolamento.

Il Carnevale al Teatro Serpente Aureo

Lo storico teatro cittadino è sede di appuntamenti che vanno dall’istituzionale allo sfarzo dei balli. Si inizia sabato 7 febbraio con il Veglione Inaugurale, per poi passare alla solenne consegna delle chiavi della città dal sindaco alle Congreghe la mattina del Giovedì Grasso (12 febbraio), seguita nel pomeriggio dalla festa per i bambini. Il gran finale teatrale si snoda tra il 14 e il 16 febbraio con i celebri Veglionissimi, tra cui quello mascherato della domenica con concorso a premi e l’ingresso solenne delle storiche congreghe allo scoccare della mezzanotte del lunedì.

Il Venerdì del Bove Finto

Venerdì 13 febbraio è la giornata dedicata interamente a lu Bov Fint. Si comincia al mattino con le versioni dedicate ai piccoli (ore 9:00) e ai ragazzi (ore 10:00), per culminare alle 14:30 con la spettacolare corsa del bue finto degli adulti, una vera carica di adrenalina che coinvolge l’intera popolazione in una folle corsa collettiva tra le vie del borgo.

Lu Bov Fint
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Lu Bov Fint del Carnevale di Offida

Il Martedì Grasso e il Rogo dei Vlurd

Il 17 febbraio la festa raggiunge il suo epilogo in Piazza del Popolo. Dopo un pomeriggio di balli e il concorso “Maschere in Festa”, l’appuntamento finale è alle 19:00 per l’accensione dei Vlurd.

Come acquistare i biglietti

Per l’edizione 2026, la partecipazione agli eventi del Carnevale di Offida segue modalità differenti in base alla location. Le manifestazioni all’aperto che animano il centro storico e Piazza del Popolo, come le tradizionali Domeniche delle Congreghe, la corsa de lu Bov Fint e il suggestivo rogo finale dei Vlurd, sono ad accesso libero e gratuito per tutti i visitatori.

Per quanto riguarda invece gli appuntamenti presso il Teatro Serpente Aureo, l’ingresso varia a seconda dell’evento. Per informazioni sui costi è necessario contattare le organizzazioni locali.

Come raggiungere il Carnevale di Offida

Per raggiungere il borgo il mezzo più consigliato è l’auto, percorrendo l’autostrada A14 fino all’uscita di San Benedetto del Tronto e proseguendo verso Castel di Lama. Una volta arrivati a destinazione, è preferibile lasciare il veicolo presso i parcheggi appositi e raggiungere a piedi il centro storico.

Parchi naturali in inverno: quali sono i migliori da visitare in Italia

17 décembre 2025 à 14:30

C’è una nota striscia dei Peanuts di Charles M. Schulz in cui Charlie Brown e Linus sono appoggiati a un muretto, gli sguardi malinconici. Il primo si lamenta che l’estate è già finita, volata via. L’altro replica con la solita perla di ingenua saggezza: “Le estati volano sempre, gli inverni camminano”. Per i due bambini è una riflessione amara, per chi ha qualche anno in più, a pensarci bene, un vero e proprio regalo della stagione fredda.

L’inverno apre infatti un capitolo sorprendente per tutti, in particolare per chi ama i paesaggi naturali. È la stagione perfetta per chi cerca atmosfere intime e ovattate, per chi trova la bellezza nelle temperature che pungono le guance, nei colori tenui, nelle attività all’aperto che si devono regolare sulle peculiarità di questo periodo dell’anno. Fuori la natura cambia, i piccoli borghi da scoprire rivelano la loro anima più autentica lontano dagli ingenti flussi turistici e dalle Alpi agli Appennini diventa il momento giusto per esplorare i più bei parchi naturali d’Italia, scoprendo mete insospettabilmente belle e affascinanti quando mostrano un volto diverso rispetto a quello a cui siamo abituati.

Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta, è una delle mete più affascinanti da vivere in inverno. Qui l’atmosfera cambia radicalmente quando arriva la neve: quando le vallate si imbiancano diventano silenziose, e mentre i boschi si addormentano sotto una coltre bianca le cime delle aguzze montagne valdostane brillano nelle terse giornate di sole.

Si tratta di una destinazione ideale per chi vuole camminare lontano dalla folla, affrontare sentieri impegnativi e paesaggi montani tra i più spettacolari d’Italia, una sorta di università della montagna alpina. Escursioni con le ciaspole, sci di fondo e sci alpino sono le principali attività invernali outdoor.

L’inverno è anche un ottimo periodo per osservare gli animali del Parco, un piccolo spettacolo che rende ogni escursione un’occasione di scoperta. Il fascino dei borghi, come Cogne o Rhêmes-Notre-Dame, completa un’esperienza invernale intensa e speciale.

Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies

Il Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies è una vera e propria cartolina della montagna d’inverno. Un luogo talmente perfetto da diventare quasi paradigmatico, con le vette delle Dolomiti elette a Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO a fare da accompagnamento di roccia e neve sullo sfondo del vostro viaggio.

La zona è una delle più amate dagli escursionisti per le ciaspolate nella neve, grazie a itinerari adatti a tutti i livelli e alla possibilità di raggiungere malghe e rifugi aperti anche in inverno.

Il Lago di Braies, destinazione speciale e celeberrima della zona, in inverno si ghiaccia progressivamente e spesso si copre di neve, diventando un vero e proprio simbolo del Parco. Tuttavia il parco offre molto di più: lo stupendo altopiano di Fanes, posto a duemila metri e circondato da pareti dolomitiche verticali, o Prato Piazza, con le sue viste sulle Tre Cime di Lavaredo e la Croda Rossa, sono luoghi perfetti per chi cerca panorami ampi e un’esperienza immersiva nella natura quando la neve fa la sua comparsa.

Parco Nazionale dello Stelvio

Il Parco Nazionale dello Stelvio è una delle destinazioni invernali simbolo delle Alpi e un luogo perfetto per gli appassionati delle attività sulla neve: sci, sci di fondo, sci-alpinismo, escursioni con le ciaspole e non, panorami straordinari, vette oltre i 3mila metri che spuntano improvvisamente tra le nuvole. Un pacchetto davvero completo per una vacanza invernale in un luogo dove la natura ha realizzato qualcosa di unico.

Parchi inverno Parco Nazionale Stelvio
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I mitici tornanti della strada che sale al Passo dello Stelvio in inverno

Le zone di Trafoi, di Bormio e di Santa Caterina Valfurva sono tra le più note per il turismo nella stagione invernale, ma il parco conserva anche aree più tranquille, perfette per chi cerca tranquillità, natura incontaminata e magari una piacevole camminata nelle ampie foreste di larici e abeti, un ambiente incantato nelle giornate fredde nel Parco.

Parco Naturale Adamello Brenta

Il Parco Naturale Adamello Brenta è un altro degli splendidi parchi italiani sulle Dolomiti: come gli altri, ma in maniera diversa, offre un paesaggio alpino di rara bellezza che in inverno si arricchisce ulteriormente, grazie ai suoi scenari candidi e innevati.

Le Dolomiti del Brenta dominano la scena con le loro vette, mentre i boschi e i laghi popolano i piccoli altipiani, le valli, i crinali.

Parchi inverno Parco Nazionale Adamello Brenta
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Panorama sulle Dolomiti del Brenta

Il Lago di Tovel, destinazione frequentatissima nella bella stagione, in inverno si trasforma in un luogo silenzioso e quasi mistico, spesso completamente ghiacciato. Le valli di Madonna di Campiglio e Pinzolo offrono itinerari perfetti per ciaspolate o escursioni nella neve.

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Di qua e di là dal confine tra Toscana e Romagna si estende l’immenso Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Tra i suoi morbidi rilievi si spandono grandi boschi di faggio, tra i più estesi e suggestivi d’Europa, capaci di trasformarsi in una distesa bianca quando si coprono di neve. L’atmosfera è quasi spirituale, complice anche la presenza di antichi eremi come il secolare Eremo di Camaldoli, fondato da San Romualdo, e il Santuario della Verna, luogo simbolo del francescanesimo.

L’inverno è una stagione sottovalutata per esplorare questi boschi in silenzio, sia che la neve sia caduta abbondante, come accaduto negli ultimi anni, che senza la coltre bianca. Sono numerose le possibilità per ciaspolate e trekking invernali, soprattutto nelle zone di Campigna e Badia Prataglia, vicine ai crinali. Un plus è rappresentato dagli ampi e gloriosi panorami che si aprono sulle montagne e sulle valli appenniniche circostanti.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

L’inverno è uno dei momenti più suggestivi per visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un’area protetta tra le più amate d’Italia. I suoi boschi di faggio, tra i più estesi d’Europa, sono uno scenario stupendo da attraversare anche nei mesi invernali, quando i contorti rami spogli fanno da tetto ai viandanti.

Le escursioni con le racchette da neve sono un grande classico della stagione, soprattutto nell’area di Pescasseroli e Opi, dove le montagne offrono itinerari panoramici e al tempo stesso alla portata di tutti. Nel territorio del Parco vengono inoltre organizzate escursioni notturne con le ciaspole, un’esperienza rara e unica da affrontare.

A rendere unico il Parco Nazionale d’Abruzzo, però, è soprattutto la fauna che vi abita: qui vivono l’orso bruno marsicano, il lupo appenninico, il camoscio d’Abruzzo e la rarissima lince.

Parchi inverno Parco Nazionale d'Abruzzo
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La fauna selvatica è il punto di forza del Parco Nazionale d’Abruzzo

Infine, i borghi del parco, come Barrea e Civitella Alfedena, in inverno si riempiono di un ulteriore fascino grazie ai profili delle case con le facciate in pietra, il calore dei camini e dei focolai che si trasmette per le strade, la cucina tradizionale, saporita e rustica.

Parco Nazionale del Matese

Il Parco Nazionale del Matese, riformato di recente, è una delle aree naturali più affascinanti dell’Appennino meridionale. Si trova in parte in Molise e in parte in Campania, tra le province di Campobasso, Isernia, Benevento e Caserta.

In inverno le montagne del Massiccio del Matese si tingono spesso di bianco e diventano una destinazione rinomata per gli sport invernali, in particolare lo sci alpino. Il Lago del Matese, splendido bacino carsico dai bei panorami sul circondario, crea scorci scenografici, mentre i boschi e i grandi pianori in quota offrono percorsi ideali per le escursioni invernali, magari attrezzati con le racchette da neve.

Le vette del Monte Miletto e del Monte Mutria permettono di godere di panorami ampissimi, che nelle giornate più limpide spaziano dal Tirreno fino all’Adriatico. È una destinazione perfetta per chi cerca un turismo lento, lontano dai circuiti più affollati, che regala anche piccoli borghi tutti da scoprire come Bojano e Roccamandolfi.

Sirente-Velino, leggenda e natura tra rocce scolpite dal tempo e boschi affascinanti

4 novembre 2025 à 17:00

In Appennino non ci sono molte vette più alte delle cime gemelle del monte Velino e del monte Cafornia, in Abruzzo. Il loro profilo è lo stereotipo della montagna e sembra quasi il disegno di un bambino: pareti che vanno su dritte, in diagonale, fino a disegnare una punta aguzza, l’una accanto all’altra. Poco più a oriente si trova il monte Sirente: se il Velino e il Cafornia sfondano il muro dei 2.400 metri di altitudine, questa vetta non ci arriva per poco. La sua forma ricorda più quella di un enorme pagnotta, con le cime rotonde che si susseguono una all’altra, dominando dall’alto il cosiddetto Altopiano delle Rocche.

Il Velino e il Sirente sono le due montagne che danno il nome al Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, nel cuore dell’Abruzzo: un mosaico di vette aspre che vegliano su valli, piccoli insediamenti e boschi di faggio che in autunno si accendono di tutte le sfumature dell’oro e del rame. Una stagione speciale: quando il freddo si avvicina e si chiude il capitolo del turismo estivo, il Parco Sirente-Velino rivela la sua anima più autentica, rustica e vera.

Cosa fare e cosa vedere in autunno nel Parco Sirente-Velino

Il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino abbraccia un territorio vasto e sorprendentemente vario, tutto in provincia de L’Aquila. Con i suoi oltre 50.000 ettari, il parco include la catena montuosa del Sirente e quella del Velino, oltre all’Altopiano delle Rocche. È collegato a un’altra riserva naturale vicina, la Riserva regionale Montagne della Duchessa, che si trova in Lazio, ma che comprende un gruppo montuoso orograficamente afferente allo stesso complesso.

L’autunno è forse la stagione più affascinante per visitare il parco: da un lato le temperature ancora non rigide permettono di intraprendere la maggior parte delle attività all’aperto, dall’altro il grosso del flusso turistico, che da queste parti comunque non è mai ingente, è ormai scorso via con il cambio di stagione.

Il passare dei mesi è anche l’altro motivo per cui visitare il Sirente-Velino a settembre, ottobre e novembre: il paesaggio si trasforma in una tavolozza di colori, dal rosso intenso dei faggi al giallo brillante dei pioppi. È, inoltre, il periodo del bramito del cervo, il verso particolare emesso da questi animali durante la stagione degli amori e un modo unico di scoprire la loro solitamente discreta presenza: è una sorta di concerto naturale che risuona al tramonto nei boschi del parco.

Sirente Velino Abruzzo Autunno
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Il monte Velino in un tramonto d’autunno

Le attrazioni naturali sono varie e ricchissime. La Valle Subequana, ad esempio, è uno dei luoghi più scarsamente popolati della regione, un altopiano collinare coronato da alte montagne con ampie aree di prati e pascoli e un misterioso lago stagionale che si dice sia nato dall’impatto di un meteorite, il cosiddetto Cratere del Sirente.

Le Gole di Celano, scavate dal Rio La Foce, sono forse il simbolo del parco: un canyon impressionante, con pareti di oltre 200 metri che si stringono fino a pochi metri di distanza. Il sentiero che le attraversa è un viaggio nella geologia e nel mito, tra pietre scolpite dal tempo e dalle acque, ma anche leggende di eremiti che cercarono rifugio in queste buie fenditure naturali.

La Val di Teve, poi, è un angolo di natura incontaminata alle pendici del Monte Velino. Le sue faggete, in autunno, sono un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Non è raro incontrare la fauna tipica del parco: camosci, cervi, rapaci e volpi, che qui trovano un rifugio perfetto.

Ultimo, ma non meno importante, il sito delle Pagliare di Tione conserva un patrimonio umano e storico straordinario: le pagliare sono i tipici edifici degli antichi villaggi stagionali, utilizzati dai pastori durante la transumanza e le altre attività di agricoltura e pastorizia legate alla montagna. Casette in pietra, ricavata a sua volta dalla ripulitura dei terreni al fine di renderli coltivabili, spesso dotate di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, che ancora oggi si possono notare nei resti di questi insediamenti.

Sirente Velino Abruzzo Autunno
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Le Pagliare di Tione

Nel mezzo di questo contesto naturale montano e rustico piccoli paesi come Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio, Ovindoli e Secinaro accolgono i pochi visitatori con le facciate in pietra delle case, i ruderi degli antichi castelli, le chiese austere e le sagre dedicate ai prodotti di stagione, che trasmettono tutto il calore di questi luoghi.

Escursioni d’autunno nel Parco Sirente-Velino

L’autunno invita a camminare. Prima che arrivi la neve a coprire le cime pietrose delle montagne abruzzesi, c’è tempo per esplorarle senza che il sole cuocia i sentieri, beandosi del fascino dei boschi e dei panorami che si possono osservare dalle ampie radure, antichi pascoli ormai abbondanti.

Il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino offre una varietà di contesti, scorci e prospettive su una natura selvaggia, ricca di flora e fauna, da scoprire da vicino.

Gole di Celano

Un trekking di media difficoltà, con partenza dal parcheggio dedicato poco fuori il borgo di Celano e una durata di circa 4 ore in totale, che permette di esplorare uno dei luoghi simbolo del Parco Sirente-Velino. Il percorso delle Gole di Celano si snoda nel cuore del canyon, tra pareti verticali e passaggi strettissimi, che poi si aprono all’improvviso su piccole radure.

Lungo il cammino si incontrano ponticelli in legno, piccole sorgenti e scorci mozzafiato sul panorama delle Gole. Secondo la leggenda qui viveva un eremita che parlava con gli spiriti della montagna, e in certi momenti, quando il vento si incunea tra le strette pareti di roccia, non sarà difficile immaginarlo.

Anello del Sirente

I più esperti tra i camminatori che si avventurano tra le vette del Parco Sirente-Velino non possono non apprezzare l’impegnativa camminata tra pascoli e faggete che porta fino alla vetta del monte Sirente, a oltre 2.300 metri di altitudine.

Si tratta di un’escursione che regala panorami grandiosi sulla valle che giace ai piedi del complesso montuoso. Il sentiero sale tra prati e boschi fino a raggiungere la cima del Sirente, da cui si gode una vista che abbraccia tutto l’Abruzzo interno. In autunno questo percorso ha qualcosa in più grazie ai faggi che circondano la parte bassa del percorso. Le loro chiome si tingono di mille tonalità diverse, creando un contrasto magnifico con le rocce grigie della cima.

Da Rocca di Mezzo a Ovindoli

Percorso facile che parte da uno dei borghi più affascinanti del Parco Sirente-Velino, Rocca di Mezzo, e in circa tre ore consente di farsi un’idea dell’Altopiano delle Rocche, un ampio pianoro tra i 1.200 e i 1.400 metri di altitudine all’ombra del Sirente e delle altre montagne.

Sirente Velino Abruzzo Autunno
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Tra i pascoli del Parco Sirente-Velino

È un itinerario dolce, adatto anche alle famiglie, che segue antiche tracce tra i boschi di betulle ingialliti dalla stagione e ampie radure, punteggiate di mucche e cavalli che pascolano placidi. Ovindoli, nota località sciistica e uno dei centri turistici del parco, accoglie gli escursionisti con il suo rustico fascino e con i suoi sapori della cucina locale e stagionale: polenta, funghi o una zuppa di legumi locali.

Le Pagliare di Tione

Tione degli Abruzzi è un piccolissimo comune della Comunità montana Sirentina. Un luogo elegantemente austero, con la sua simbolica Torre del Castello che domina l’abitato. Da qui parte un percorso piuttosto semplice, seppure in salita, che porta ad esplorare le note Pagliare di Tione, casali in pietra sparsi in ampie radure, conservati nello stile tipico del luogo e presenti fin dal medioevo.

L’ampio spazio dove si trovano le Pagliare di Tione domina la Valle del fiume Aterno, su cui si posa lo sguardo, ammirando i toni caldi autunnali delle chiome dei boschi che la ricoprono. Un luogo capace di abbinare la testimonianza storica alla bellezza della natura, specialmente in autunno.

Da Bologna a infiniti mondi da esplorare: viaggio con i libri di Stefano Benni

9 septembre 2025 à 15:56

Le parole a Stefano Benni non mancavano: scrittore, giornalista, sceneggiatore, autore tv. Raccontare chi è stato questo gigante della letteratura italiana (e non solo) potrebbe risultare difficile, tante sono le anime letterarie con cui ha lasciato un solco eterno nella cultura. Ed è proprio dai suoi libri che può nascere un viaggio speciale e unico, in quell’Italia che ha raccontato attraverso luoghi fittizi, storie umoristiche, ma anche capaci di scatenare riflessioni.

Nato a Bologna nel 1947, cresciuto sugli Appennini, ha dato vita a libri cult come Bar Sport, La compagnia dei celestini e Margherita Dolcevita. E per andare sulle tracce dell’anima di questo incredibile autore si può idealmente partire da Bologna, la sua città, esplorare gli Appennini, viaggiare lungo quei luoghi immaginari che custodiscono un pizzico di Italia.

Stefano Benni, alla scoperta di Bologna e dintorni

Stefano Benni nasce a Bologna, ma passa la sua gioventù anche nell’Appennino, quello che dà vita al soprannome che si è portato dietro per tutta la vita: Lupo. Infatti, a quanto pare, quando era un bambino era stato trovato insieme ai cani mentre ululava nella notte. Come spiega Il Resto del Carlino aveva affermato che quel ricordo era stata “una bellissima follia notturna”.

I suoi libri raccolgono un po’ dello spirito di Bologna, della provincia e dell’Italia. Ma,  partendo proprio dai luoghi in cui è nato, ad esempio, ci si può dirigere in piazza Santo Stefano che – come ricorda Il resto del Carlino – era uno dei posti della città che era solito frequentare. In realtà si tratta di uno slargo, circondato da bei palazzi e con la basilica di Santo Stefano.

Altre location legate a Stefano Benni ci portano a uscire dalla città, per dirigersi verso il piccolo paese di Monzuno. Qui è stato a lungo da bambino e, sempre qui, ha scoperto l’amore per le storie: quelle che gli raccontava il nonno intorno al camino, o quelle del bar di paese, ma anche la biblioteca dove ha iniziato a scoprire i libri. “Da quel piccolo paese di montagna ho cominciato a vedere l’universo sconfinato della letteratura e ho subito pensato che sarebbe stato bellissimo un giorno restituire questo regalo, cioè essere capace di raccontare storie in cambio di tutto quello che avevo ricevuto: allegria, incanto, paura”, aveva detto come riporta un articolo di La Repubblica.

Si tratta di un piccolo borgo che fa parte dell’Unione dell’Appennino Bolognese, che si trova a circa 20 minuti dalla città. E forse possiamo immaginare che sia stato questo uno dei fulcri da cui ha preso vita la sua incredibile fantasia: passeggiando per le sue strade possiamo immaginare un bambino curioso e attento.

E se le sue storie sono ambientate in luoghi non identificabili, non è difficile immaginare il celebre Bar Sport proprio a Bologna o dintorni, con personaggi e storie che potrebbero arrivare proprio dalla sua gioventù. Ma in realtà attraverso i suoi libri ha raccontato uno spaccato d’Italia e alcune sue tipicità.

Viaggio con i libri di Stefano Benni

Se un Bar Sport con i suoi avventori e le sue storie lo possiamo trovare ovunque, è anche vero che il film ispirato a questo suo celebre libro è stato girato a Sant’Agata Bolognese, a circa un’ora di distanza dalla città: qui hanno deciso di ricreare il locale e gli episodi che lo hanno attraversato, attraverso le storie di avventori e clienti fissi.

Mentre un altro celebre romanzo di Stefano Benni, ovvero La Compagnia dei Celestini è ambientato in una terra immaginaria ovvero la Gladonia, dove vi sono tre grandi città: La Capitale, che potremmo identificare in Roma (dove ha vissuto), Banessa e Rigolone Marina, che potrebbe essere la Riviera Romagnola. Potrebbe tranquillamente essere l’Italia, raccontata con le parole dello scrittore.

Oppure possiamo immergerci in Margherita Dolcevita con la sua protagonista che vive alla periferia di una grande città, in campagna e, ancora in Il bar sotto il mare: un romanzo in cui – con la fantasia – ci porta in un locale sotto l’acqua i cui avventori sono personaggi davvero singolari. In Stranalandia, invece, ci accompagna dalla Scozia su un’isola deserta abitata da un solo indigeno, animali fantasiosi e tre sirene.

Sempre con un’ironia dolce e amara, dai suoi libri emerge un racconto dell’Italia, delle persone, dei vizi e delle virtù. E così Stefano Benni con la sua penna ci ha portato da Bologna e dai suoi Appennini in giro per tutto il nostro Paese, ma non solo: anche verso l’infinito. Come solo i grandi scrittori sanno fare.

Monzuno: Stefano Benni
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Monzuno, il borgo dove stava spesso Stefano Benni da bambino

Ferragosto senza afa, le mete di montagna dove andare last minute

14 août 2025 à 11:52

Tutti impazziscono per le Dolomiti e come non dare loro torto. Il panorama dei monti pallidi che al tramonto si tingono di rosa è davvero da cartolina. Ma proprio perché questo spettacolo piace a tutti, anche un luogo immerso nella natura può riempirsi di escursionisti e perdere il suo fascino.

E dire che in Italia di località di montagna bellissime ce ne sono un’infinità, tra Alpi e Appennini il nostro territorio è ricoperto per il 35% da superfici montuose, per il 42% da colline e solo il 23% è fatto di pianure. Allora, perché andare tutti nello stesso posto?

Vi consigliamo alcune mete di montagna dove trovare poca folla, da raggiungere anche un’escursione in giornata in occasione della classica gita di Ferragosto (ma non solo).

Dolomiti Lucane

Picchi selvaggi, irregolari e dalle sagome fantasiose caratterizzano le Dolomiti Lucane, così chiamate proprio perché le rocce che le compongono hanno un aspetto e una conformazione simile a quello delle Dolomiti del Trentino-Alto Adige. Ideali per essere visitate d’estate, chi cerca luoghi suggestivi (e non solo freschi) li troverà a Pietrapertosa e Castelmezzano, due borghi alla base delle Dolomiti Lucane, da cui partire verso altre destinazioni, passando per gallerie scavate nella roccia oppure volando lungo la fune che collega i due paesini. L’ideale per un Ferragosto avventuroso.

Castelmezzano Dolomiti Lucane
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Il borgo templare di Castelmezzano in Basilicata ai piedi delle Dolomiti Lucane

Alpi Apuane

Per un Ferragosto tra i monti a due passi dalla Versilia, in Toscana, si può andare anche in giornata sulle Alpi Apuane. Una zona da esplorare attraversando in cammino boschi, monti, grotte, cave e borghi. Sono tante le bellezze che si celano su questa catena montuosa, che si estende tra la Garfagnana, la Versilia e Massa Carrara, in cui si trova il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane da percorrere a piedi, in bici e anche a cavallo.

Monte Ventasso

A ridosso delle località di villeggiatura della Romagna, a Ferragosto si può cercare una meta fresca e dai panorami inaspettati sul Monte Ventasso, che supera i 1700 metri di altitudine, un luogo splendido nella provincia reggiana: un luogo di grande interesse naturalistico, ancora incontaminato. Oltre a percorrere sentieri tra monti e aree naturali, qui si può godere della bellezza del lago alpino di Calamone. A renderlo ancora più particolare quell’antica colonnina dedicata alla Madonna che sorge al centro delle acque e che dona magia a questo posto incantevole.

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Il Monte Ventasso in Emilia-Romagna

Valle Antrona

Nel cuore più profondo delle Alpi piemontesi, tra laghi e boschi della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, si trova Valle Antrona, un luogo magico dove la natura regna sovrana. A due passi dal confine con la Svizzera, qui si può trascorrere un Ferragosto di puro divertimento e relax attraversando spazi verdi e sentieri, scoprendone i laghi, i torrenti e le bellezze naturali, magari facendo tappa tra alcuni dei suoi borghi più belli e antichi, come Seppiana, Locasca, Cheggio e Viganella, famoso per il suo “specchio solare” che, in inverno, riflette la luce del sole sulla piazza del paese, altrimenti in ombra per mesi.

Alpi Liguri

Se vi trovate in vacanza in Liguria, a due passi dal mare, le Alpi Liguri possono essere la soluzione ideale per non farsi mancare nulla, nemmeno una temperatura più fresca. Raggiungere le alture sarà piacevole perché il panorama offerto dai monti, con una vista privilegiata sul mare, è un vero spettacolo per gli occhi. Chi vuole può anche addentrarsi nel Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri e cercare, tra fiori colorati e una vasta vegetazione, di avvistare bellissimi camosci e caprioli.

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Tra le maestose Alpi Liguri, le verdi vallate e i borghi arroccati (qui Triora)

Val Brembana

Sono molti, quest’anno, gli italiani che hanno trascorso l’agosto in città, almeno in parte. A due passi dalle grandi città lombarde, per esempio, si possono trovare percorsi panoramici e trekking, tra monti e colli. Come in Val Brembana, la meta perfetta per chi cerca ampi spazi verdi incontaminati per fare lunghe camminate al fresco lontani dall’afa cittadina. Questo territorio della provincia bergamasca è ricco di laghi alpini, borghi medievali e panorami mozzafiato. I suoi sentieri, poi, possono essere percorsi anche dai più piccoli e sono perfetti per una gita fuoriporta con tutta la famiglia.

Parco delle Madonie

Un itinerario storico attraversa l’intera dorsale appenninica siciliana e porta a camminare fra le cime delle Madonie, i boschi dei Nebrodi e le vette dei Peloritani, fino allo Stretto, antica porta dell’isola sull’Oriente. Si tratta della Via Normanna o Via Francigena Normanna che va da Palermo a Messina, con 21 tappe da fare a piedi tra il Mar Tirreno e lo Ionio. L’itinerario sarebbe lungo 390 chilometri, ma ovviamente in giornata se ne può percorrere anche solo una picocla parte. Come la tappa da S. Pier Niceto a Rometta che offre paesaggi che uniscono natura e storia, con altitudini moderate, boschi, rovine bizantine e normanne e centri di grande fascino.

Passo del Tonale

Chi sta cercando un posto fresco di certo lo può trovare al Passo del Tonale, un valico alpino tra Trentino-Alto Adige e Lombardia, punto di accesso al più rinomato (e frequentato) Parco Nazionale dello Stelvio, con paesaggi montani mozzafiato. Questo piccolo paradiso conduce verso luoghi magici, da scoprire con escursioni verso i ghiacciai ricchi di neve anche in estate, come il Presena a 3.069 metri (ma ancora per pochi anni…). Una zona bellissima da esplorare anche in bicicletta, lungo i sentieri antichi.

Monti Sibillini

Paesaggi spettacolari, freschi liuoghi di montagna e laghi naturali è ciò che attende anche chi sceglierà i Monti Sibillini come meta per il long weekend di Ferragosto. A cavallo tra l’Umbria e le Marche, questa destinazione è l’ideale per chi ama fare gite e escursioni a piedi, circondati dalla natura. I luoghi che si nascondono qui sono davvero suggestivi. Qualche esempio? Le Gole dell’Infernaccio, il lago di Gerosa, il lago di Pilato e Ponte d’Arli.

Lago di Pilato
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Il Lago di Pilato, a forma di occhiali

Monti Lessini

Parte delle Prealpi Venete, tra pascoli e lunghe distese verdeggianti, i Monti Lessini sono la perfetta scelta last minute di Ferragosto. Poco distante da Verona, in questa zona geografica si possono fare lunghe passeggiate ed escursioni, anche a cavallo. Qui si trova il Parco Naturale della Lessinia dove immergersi nella natura più incontaminata tra doline, grotte e ponti naturali. Da vedere anche Molina, un borgo medievale dove sono ancora vive le tradizioni del mugnaio e della malga, con un bosco ricco di caverne e cascate d’acqua sorgiva.

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I Monti Lessini, tra pascoli e lunghe distese verdeggianti

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