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Cammino di Oropa: tappe, difficoltà e consigli utili

Par : cdelgiudice
11 juillet 2025 à 17:43

Incredibile a dirsi ma questo percorso nel cuore del Piemonte più selvaggio è spesso utilizzato come “allenamento” per altri cammini ben più noti e impegnativi: il Cammino di Oropa vanta splendidi paesaggi e storici santuari da raggiungere. Un viaggio lento a contatto con la natura incontaminata e le tradizioni dell’Alto Piemonte.

Montagne maestose ricoperte da fitti boschi e punteggiate da borghi incastonati tra le alte cime e da santuari antichi, con panorami suggestivi sulle valli e sulla Pianura Padana.

È questo il paesaggio in cui è immerso il Cammino di Oropa, un percorso di trekking avventuroso e un pellegrinaggio significativo per i fedeli, che attraversa diversi luoghi di culto fino alla meta finale: il Santuario di Oropa, in provincia di Biella. Il tragitto principale è maggiormente battuto per fama e tradizione, ma ne esistono diramazioni che conducono a Oropa: sono 4 e sono tutti percorsi a tappe diversi ma affascinanti.

Vediamo quali sono le principali tappe dei sentieri che portano al Santuario di Oropa, alla scoperta dei santuari del biellese e delle bellezze paesaggistiche di quei luoghi nei quali il tempo si è fermato: qui si può ancora assaporare il piacere di un viaggio lento a contatto con la natura, la storia e le tradizioni popolari tramandate fino ai giorni nostri. Un’ottima alternativa a una palestra di allenamento alla Cammino di Santiago o a quello della Via Francigena.

Il Santuario di Oropa, la meta del Cammino di Oropa

La meta del Cammino di Oropa è il maestoso Santuario di Oropa, un autentico gioiello architettonico e spirituale che sorge a pochi chilometri da Biella. Immerso nell’ambiente montano, è il più importante santuario mariano delle Alpi e meta di pellegrinaggio fin dall’antichità.

Questo maestoso luogo di culto, dedicato alla Madonna Nera, non è una semplice tappa finale nel cammino, ma è anche un luogo riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e parte integrante del sistema dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia.

Il cuore del Santuario di Oropa è la Basilica Antica, inaugurata nel lontano 1620, e la sua struttura è imponente e di grande pregio architettonico. Ma non sono questi elementi a renderlo così straordinario. Sì, perché oltre alla sua bellezza e all’importanza storica, il santuario è avvolto da una serie di leggende che lo rendono ancora più affascinante agli occhi dei visitatori. Si racconta che la statua della Madonna Nera, risalente alla prima metà del Trecento, non mostri alcun segno di logoramento o tarlatura nonostante il passare dei secoli.

Il Santuario di Oropa, la meta finale del Cammino di Oropa alla scoperta dei santuari biellesi
Il Santuario di Oropa, la meta finale del Cammino di Oropa

Cammino di Oropa: 4 itinerari per un viaggio spirituale tra santuari e natura

Si parla del Cammino di Oropa al singolare, ma in realtà i sentieri sono 4 gli itinerari che attraversano questo meraviglioso paesaggio e si congiungono nella meta finale, ovvero il Santuario di Oropa.

Il percorso più popolare e battuto dagli amanti del trekking è il classico Cammino di Oropa della Serra, percorso facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, ben tracciato e con un dislivello medio-basso.

Rientrano negli altri 3 itinerari del Cammino di Oropa percorsi meno battuti e spesso più impegnativi, ma altrettanto piacevoli e suggestivi. Sono il Cammino di Oropa orientale, il Cammino di Oropa Canavesano e quello valdostano. Vediamoli tutti.

Cammino di Oropa della Serra: partenza da Santhià

Percorribile in 4 tappe (oppure 3 per i più preparati), il cammino di Oropa della Serra è l’itinerario più frequentato. Lungo 63 chilometri, presenta tappe di difficoltà e dislivello crescenti e per questo è perfetto sia per coloro che non sono particolarmente allenati, sia per i trekker più esperti.

Tappa 1: da Santhià a Roppolo

(12,6 km, 240 D+, 3-4,5 ore)

Si parte da Santhià seguendo la celebre e antica Via Francigena e avvicinandosi alle colline moreniche di Ivrea. Si attraversa poi il paese di Cavaglià fino a giungere a Roppolo, dopo circa 16 chilometri, con il suo imponente castello dal quale si apre una vista mozzafiato sul lago di Viverone.

Tappa 2: da Roppolo a Sala Biellese

(17 km, 400 D+, 5 ore)

La seconda tappa è Sala Biellese. Ci si arriva dopo una camminata attraversando i boschi sulle colline moreniche della Serra d’Ivrea, un vero altopiano tra i più estesi d’Europa. Durante il tragitto si possono ammirare l’antico borgo di Ricetto di Viverone, il paesino di Zimone con il Monastero di Bose, il borgo di Magnano, Torrazzo e infine Sala Biellese. Qui i viandanti possono pernottare e rifocillarsi.

Tappa 3: da Sala Biellese a Graglia

(16,1 km, 550 D+, 5-6 ore)

Ospitato dal sacro Monte di Graglia a valle della cima del Mombarone (sul confine tra Piemonte e Valle d’Aosta), in provincia di Biella, il Santuario di Graglia è un altro importante luogo di culto. Come il Santuario di Oropa, è dedicato alla Madonna Nera ed è collegato al culto della Nostra Signora di Loreto, nelle Marche. Per arrivare fin qui, si attraversa il sentiero che si addentra nella foresta e passa per il laghetto di Cossavella.

Dopo un tragitto con vari saliscendi, si apre davanti agli occhi il sacro Monte di Graglia. Ma il Santuario non è l’unica cosa da vedere in quest’area: comprende 18 cappelle/stazioni (delle quali 5 ancora intatte), che facevano parte di un antico e ambizioso progetto del Seicento mai portato a termine: si prevedevano di costruire 100 cappelle che rappresentassero simbolicamente tutto il ciclo di vita di Gesù, dalla nascita alla resurrezione. Alcune delle più belle si affacciano sul promontorio del santuario, come la cappella sul colle San Carlo, dove sorge l’omonima chiesa (oggi chiusa) e il gruppo scultoreo Deposizione della croce (forse distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale), e quattro dedicati all’infanzia del Cristo.

Tappa 4: da Graglia al Santuario di Oropa

(15,1 km, 800 D+, 5-6 ore)

La quarta e ultima tappa del Cammino di Oropa della Serra è il Santuario di Oropa. Il tragitto finale è più impegnativo, con saliscendi importanti e sentieri sterrati attraverso il borgo di Sordevolo e di Favaro, tra fitti boschi e splendidi paesaggi. Dopo circa 15 chilometri si giunge alla meta finale, il maestoso Santuario.

Coloro che si sentono più preparati, possono suddividere in 3 tappe il percorso: la prima a Magnano, la seconda al Santuario di Graglia e la terza alla meta finale di Oropa. Per i principianti, invece, è possibile proseguire il viaggio a piedi o in bici scegliendo le 4 tappe come da programma standard.

Cammino di Oropa Orientale: partenza da Valle Mosso

Con un totale di circa 35 chilometri, è il più impegnativo degli itinerari che conducono al Santuario di Oropa, maggiormente adatto a chi è ben allenato e esperto di trekking.

È percorribile in tre tappe (ma coloro che hanno maggiori difficoltà possono farlo in 4).

Tappa 1: da Valle Mosso alla Bocchetta di Sessera

(13 km, 1000 D+, 4-5 ore)

Si parte dal grazioso borgo di Valle Mosso, in provincia di Biella, affrontando un sentiero ripido tra i boschi dell’Oasi Zegna, facendo tappa al Santuario della Madonna della Brughiera, e proseguendo fino alla prima tappa: la Bocchetta di Sessera. Il dislivello per giungere qui è importante, quindi attenzione a prenderla con molta calma.

Tappa 2: dalla Bocchetta di Sessera alla Valle Cervo

(12 km, 459 D+, 4 ore)

Si prosegue in discesa lungo la Valle Cervo, caratterizzata da pascoli, boschi e piccoli villaggi, fino a giungere alla seconda tappa del percorso: il Santuario di San Giovanni d’Andorno.

Tappa 3: dalla Valle Cervo al Santuario di Oropa

(8 km, 483 D+, 3 ore)

Da qui, attraverso un cammino a tratti molto semplice e a tratti impervio, si arriva ad Oropa, la tappa finale del Cammino Orientale.

Cammino di Oropa Canavesano: partenza da Valperga

Con i suoi 85 chilometri di percorso, il Cammino di Oropa Canavesano è il più lungo e collega il territorio della provincia di Torino con quello biellese.

Sono 5 le tappe che lo compongono e il punto di partenza è Valperga.

Tappa 1: da Valperga a Cuorgnè

(13 km, 400 D+, 4-5 ore)

Da qui si costeggia il Castello del borgo e poi ci si addentra nel bosco fino al Santuario di Belmonte e al Sacro Monte, sito oggi parte di un panorama mozzafiato. Si scende poi verso il borgo di Pemonte e si prende successivamente un sentiero nel bosco che porta alla prima tappa: Cuorgnè.

Tappa 2: da Cuorgnè a Vidracco

(13 km, 600 D+, 7 ore)

Si riparte alla volta della seconda tappa del Cammino Canavesano, ossia Vidracco. Per giungere qui si attraversano la Valle Sacra, i boschi e i torrenti Orco e Piova, con un ponte molto suggestivo. Si passa anche per la frazione di Sant’Anna Boschi e Campo Canavese, per arrivare, dopo un tratto nel bosco, alla cima del Bric di Muragliolo e infine a Vidracco. Qui si possono ammirare le architetture religiose realizzate dai membri della comunità di Damanhur, fondata nel 1979.

Tappa 3: da Vidracco a Ivrea

(19 km, 350 D+, 6 ore)

La terza tappa prevede l’arrivo a Ivrea, attraversando la Valchiusella con il suo torrente e la Valle della Dora. I panorami nei quali si è immersi lungo il tragitto sono spettacolari, tra valloni e fiumi, che si possono godere senza eccessiva fatica, dato il dislivello contenuto. Si raggiunge così il Fiume Dora Baltea, che si attraversa per raggiungere il centro storico di Ivrea.

Tappa 4: da Ivrea a Graglia

(23 km, 800 D+, 6-7 ore)

La tappa più faticosa e lunga di questo cammino. Si riparte dal municipio di Ivrea imboccando la Via Francigena fino al Lago Campagna. Da qui si inizia a salire verso la Chiesa di Santo Stefano di Sessano e poi oltre, nei boschi che portano fino alla Serra Morenica. Qui il sentiero si fa più impegnativo e porta all’imponente masso erratico Roc Basariund.

La Serra Morenica di Ivrea è la protagonista di una tappa lunga e impegnativa, in cui entriamo nel territorio biellese e ci immettiamo sul ramo principale del Cammino di Oropa. Si attraversa il paese di Donato, dove rifornirsi di acqua e alimenti, e poi si affronta l’ultimo saliscendi che porta alla quarta tappa del Cammino Canavesano: il Santuario di Graglia.

Tappa 5: da Graglia al Santuario di Oropa

(23 km, 800 D+, 7 ore)

Il tragitto per arrivare alla quinta tappa, quella finale al Santuario di Oropa, è uguale a quello del Cammino della Serra. Attenzione: nei mesi più freddi questa parte del Cammino Canavesano risulta percorribile solo su richiesta a causa della neve e del ghiaccio. Prima di partire è bene farsi dare buone informazioni presso le strutture di accoglienza.

Cammino di Oropa Valdostano: partenza da Fontainemore

Il Cammino Valdostano parte da Fontainemore, in provincia di Aosta, e si collega a Oropa seguendo un sentiero battuto anche da una storica processione con fiaccolata che viene organizzata ogni 5 anni. Le giornate di cammino, in questo caso, sono soltanto due (in totale conta circa 17 chilometri), ma il percorso è molto impegnativo, con dislivelli notevoli. Il tragitto, infatti, prevede di superare il Colle della Barma a circa 2200 metri di quota, per poi scendere verso il Santuario di Oropa. Questo cammino è maggiormente consigliato ad appassionati di trekking esperti e ben attrezzati.

Lo splendido Santuario di Graglia, una delle tappe del Cammino di Oropa

Santuario di Graglia, in provincia di Biella

Come prepararsi al cammino

L’allenamento dipende da quale dei 4 itinerari si vuole percorrere: le difficoltà tecniche non sono proibitive, sebbene alcuni tratti del cammino implichino un dislivello notevole.

Inoltre, sebbene il Piemonte presenti paesaggi montani splendidi – e ahimè troppo poco noti e battuti – le quote non sono mai elevate, quindi anche la fatica legata all’altitudine non si fa sentire. Basti pensare che il Santuario di Oropa sorge a soli 1.150 metri.

Dove dormire e cosa mangiare lungo il percorso

I centri abitati più grandi che si attraversano nei vari segmenti del Cammino, come Santhià o Ivrea, offrono diverse soluzioni di alloggio, ma è bene tener presente che siamo in una zona del Piemonte non “abituata” al turismo. Qui le strutture sono poche e minimali, nonostante la spartana accoglienza piemontese possa essere molto gradevole.

La zona di Oropa è davvero poco fornita di rifugi e luoghi in cui pernottare o rifocillarsi; merita una menzione il Rifugio Rosazza, a 1.800 m nel cuore della conca di Oropa, la Capanna Renata e il Rifugio Coda. Il famoso Rifugio Savoia, invece, è chiuso ormai da qualche anno.

Le delizie gastronomiche della zona comprendono la classica polenta con “rustida”, un arrosto di bocconcini di carne molto semplice ma nutriente, e alcuni dolci, come i famosi torcetti di Biella.

Il paese degli spaventapasseri in Italia ha subito un altro incantesimo: si è tinto di viola

8 juillet 2025 à 14:10

C’è uno spettacolo che ogni estate muove le masse, che spinge i viaggiatori a raggiungere un luogo specifico nel mondo, proprio lì dove l’oro viola fiorisce e prospera dando vita a uno spettacolo mozzafiato. Stiamo parlando dei campi di lavanda in Provenza, quelli sterminati o intimi, quelli ordinati e selvaggi, quelli che si sono trasformati in un appuntamento imperdibile a cui non mancare in questo periodo. Ma non sono gli unici, quelli d’oltralpe, perché anche l’Italia ha i suoi campi fioriti che meritano solo di essere scoperti.

Da nord a sud dello Stivale, infatti, sono tanti e diversi gli angoli di Provenza che si possono esplorare tra giugno e luglio. Tra i più famosi ci sono, senz’altro, quelli che puntellano la zona tra l’Alessandrino e il Monferrato, ma non sono gli unici come dimostra quel gigantesco campo in Veneto che è il labirinto di lavanda più grande d’Italia.

E poi c’è Vendersi, anche conosciuto come paese degli spaventapasseri, che proprio quest’anno è stato scelto da Madre Natura come palcoscenico del suo spettacolo più bello. È proprio qui, infatti, che tra curiosi abitanti inanimati che accolgono i viaggiatori da diversi anni si snodando campi profumati dalle mille sfumature di viola. Ecco come raggiungerli.

Vendersi, i campi di lavanda tingono il paese degli spaventapasseri

Nel cuore della Val Borbera, e immerso nella natura rigogliosa e selvaggia, esiste un paese popolato da strani e curiosi abitanti. Ed è bellissimo.

Si tratta di Vendersi, un piccolo villaggio italiano dove la magia prende forma ogni giorno grazie all’intuizione e all’estro creativo dell’essere umano. Un luogo segnalato tra gli itinerari esperienziali dedicati alla vallata piemontese, ma ancora fuori dai radar turistici, che vale davvero la pena di scoprire, proprio come un gioiello. Cos’ha di speciale è presto detto: è abitato da spaventapasseri che vivono tra le strade del villaggio e tra i suoi campi.

Alice Tosonotti
La lavanda in fiore in Val Borbera

Visitare questo piccolo paese è un’esperienza che consigliamo di fare a tutti in ogni periodo dell’anno. Tuttavia, se è il fascino delle fioriture estive che subite, vi suggeriamo di farlo adesso perché la fioritura della lavanda sta dando spettacolo.

In cima al paesino, infatti, è presente un suggestivo campo di lavanda, che per forme, colori e profumi ricorda proprio la Provenza. Il campo, di proprietà privata, può essere visitato ed esplorato, ma anche contemplato in silenzio grazie alla presenza di una sedia a dondolo, dello stesso colore della lavanda, che invita a fermarsi e ad ammirare il panorama che si snoda tutto intorno.

Il periodo migliore per visitarlo? Da fine giugno a metà luglio.

lavanda in piemonte, val borbera
Alice Tosonotti
A Vendersi e in Val Borbera la lavanda in fiore dà spettacolo tra i campi

Non solo Vendersi, itinerario della lavanda in Val Borbera

Vendersi è solo una delle suggestive tappe di un itinerario della lavanda più ampio che ci consente di riscoprire la Val Borbera in maniera inedita e sublime. A Viguzzolo, infatti, è possibile ammirare la lavanda in fiore che cresce tra i campi della tenuta di Giancarlo Nossa mentre a Tortona c’è l’omonima cantina che organizza degustazioni al tramonto con vista sull’oro viola.

Spostandoci a Cantalupo Ligure, ad appena dieci minuti in auto da vendersi, troviamo invece l’azienda agricola Saint Hubert, una pet friendly farm circondata da campi di erbe aromatiche e lavanda.

Eventi per famiglie a luglio: festival, natura e magia in tutta Italia

28 juin 2025 à 08:35

Luglio è il mese perfetto per vivere la cultura all’aria aperta con tutta la famiglia. Dal Piemonte alla Puglia, borghi, boschi e piazze diventano palcoscenici per spettacoli, laboratori, parate e avventure tra scienza e fantasia. Ecco dove andare per vivere esperienze indimenticabili.

Campionato Mondiale della Magia FISM 2025 (Piemonte, 14–19 luglio)

Dal 14 al 19 luglio Torino accoglie per la prima volta in Italia il prestigioso Campionato Mondiale della Magia FISM: la città e il Piemonte si trasformano in un palcoscenico internazionale per oltre 5.000 maghi e appassionati provenienti da 51 Paesi. Oltre alle spettacolari gare di illusionismo al Lingotto Centro Congressi (14–19 luglio) per soli addetti ai lavori, il pubblico può assistere al Gran Gala dei Campioni (15 luglio, Teatro esterno Lingotto), ai 10 Maestri dell’Impossibile (16 luglio, Teatro Lingotto) e al Magic Comedy Show (18 luglio, Auditorium Lingotto).

Le performance di magia di strada con la Street of Magic (12–13 luglio, piazze di Torino, Asti, Biella, Borgomanero, Mondovì) portano l’arte dell’illusione nelle piazze, mentre una serata speciale di magia anima la Reggia di Venaria (16 luglio).

eventi bambini luglio
Ufficio stampa
Torino accoglie per la prima volta in Italia il prestigioso Campionato Mondiale della Magia FISM

Vertigo Summer Festival Cocconato (Piemonte, 3–6 luglio)

Dal 3 al 6 luglio il borgo di Cocconato d’Asti ospita la prima edizione del Vertigo Summer Festival: oltre quindici compagnie internazionali animano strade, piazze e cortili con circo contemporaneo, teatro fisico, musica dal vivo, magia e teatro di figura. Tra i momenti clou: l’apertura con Andrea Loreni, funambolo dei record, e la parata gipsy di Bandaradan. Imperdibili Tiramisù di ArteMakìa, The Charming Jay con magia e jazz, il poetico Aaah! di Davide Partinico e i burattini di Bandirali. Piazza Statuto accoglie lo spettacolo itinerante Come angeli dal cielo. Bollestrabelle, Klinke, Faiscas, laboratori di circo e il Vertigo Galà 25 completano quattro giorni di meraviglia a ingresso gratuito con prenotazione su app.

eventi bambini luglio
Ufficio stampa
Quattro giorni di spettacolo a Cocconato

Radis – Passeggiata tra le masche a Rittana (Piemonte – 6 luglio)

A Rittana, domenica 6 luglio, si svolge l’appuntamento di Radis dedicato alle famiglie: una suggestiva passeggiata tra le sculture “masche” di Giulia Cenci immerse nel bosco di Chiot Rosa. L’esperienza inizia alle 12 con un incontro introduttivo dedicato all’opera e al paesaggio. Proseguono alle 12:30 e 13:30 passeggiate guidate insieme alla curatrice, durante le quali sarà possibile scoprire le testimonianze e i materiali sullo sfondo dell’opera. Dalle 13:30 in poi, le famiglie possono partecipare a un picnic condiviso con un kit di benvenuto (pane fresco e assaggi locali), o in alternativa è possibile acquistare pasti da asporto presso il Bistrò del Rio in paese. Nel pomeriggio, sono organizzate attività creative e momenti di gioco per invitare i bambini a esplorare la natura circostante; seguiti alle 16:30 da una merenda offerta all’interno del Centro della Comunità. La giornata si conclude alle 17 con lo spettacolo “Famiglia Mirabella” di Mirabilia: un momento teatrale pensato per intrattenere adulti e bambini. L’evento è gratuito – il picnic è su prenotazione via email – e offre un’esperienza immersiva tra arte contemporanea, verde e comunità locale.

Gran Bal Trad – Vialfrè (Piemonte, 7–12 luglio)

Dal 7 al 12 luglio Vialfrè ospita Gran Bal Trad, festival internazionale che trasforma l’area naturalistica di Pianezze in un grande villaggio culturale. Ogni giorno, dalle 10:30 fino a notte fonda, il programma alterna workshop su strumenti come cornamusa, diatonica, violino e arpa, e lezioni di danze popolari europee, con livello anche per principianti. Alla sera si tengono balli aperti fino all’alba su cinque palchi all’aperto, animati da gruppi folk internazionali. Il festival allestisce anche un’area dedicata ai più piccoli, con laboratori ludico-musicali e spazi di gioco. I bambini fino a 15 anni partecipano gratuitamente, sempre accompagnati; iscrizione richiesta per laboratori e balli. È presente un’ampia zona campeggio e punti di ristoro con cibo e bevande locali.

eventi bambini luglio
Gran Bal Trad
Gran Bal Trad, festival di danze e musiche internazionali

Festival Corti.lì – Torino (Piemonte, 1–6 luglio)

Nel cuore di Torino, il cortile alberato di Santa Pelagia ospita dal 1° al 6 luglio con Corti.lì, festival multidisciplinare a ingresso gratuito pensato per tutta la famiglia. Ogni giorno, dalle 16:30 fino a mezzanotte (dalle 18:00 nella giornata inaugurale), bambini e adulti possono vivere un ricco palinsesto di spettacoli, laboratori, letture, concerti e momenti di benessere olistico. I più piccoli trovano narrazioni animate, giochi e attività creative immerse nel verde urbano, mentre per i grandi non mancano talk, performance serali e sessioni di yoga accompagnate da musica dal vivo. Il festival promuove inclusività, sostenibilità e partecipazione attiva, con servizi pensati per ogni fascia d’età e possibilità di ristoro a cura di foodtruck locali. L’accessibilità è garantita, con prenotazione obbligatoria online e possibilità di supporto dedicato per esigenze specifiche.

Trentino Music Festival (Trentino, 26 giugno–1 agosto)

Decima edizione del più grande festival di formazione e performance d’Europa: 166 giovani artisti e 39 docenti della Music Academy International di New York danno vita a oltre 30 spettacoli tra concerti sinfonici, musical, opera e recital. Mezzano e i borghi del Primiero si trasformano in un palcoscenico a cielo aperto con prove aperte, incontri con musicisti e backstage tour per famiglie. Il 9 luglio va in scena Once Upon a Mattress, musical fiabesco diretto da Cj Greer con coreografie di Lauren Haughton Gillis.

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Ufficio stampa
Trentino Music Festival

Ala Città di Velluto (Trentino, 4–6 luglio)

Nel borgo barocco di Ala si torna al Settecento: dame e cavalieri sfilano per le vie lastricate, cortili segreti ospitano concerti di musica antica, giochi di strada, spettacoli di giocoleria, laboratori di antichi mestieri e un’escape room storica. Più di 50 eventi animano botteghe, piazze e giardini. Ingresso libero o a offerta, alcune attività su prenotazione.

Celtica (Valle d’Aosta, 3–6 luglio)

Tra il Bosco di Peuterey e la Val Veny si svolge il festival di musica e cultura celtica più alto d’Europa. Arpe, cornamuse, danze tradizionali, mercatini artigianali, laboratori di fiabe e passeggiate guidate tra fate e cavalieri. Un’atmosfera magica per tutta la famiglia. Accesso con biglietto giornaliero o pass completo.

celtica festival
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Appuntamento a Celtica

Domenica Leonardiana a Vinci (Toscana, 13 luglio)

Ogni seconda domenica del mese Vinci celebra il genio di Leonardo con attività per bambini. Il 13 luglio, “I Mandala di Leonardo” è il  laboratorio creativo per scoprire la natura e la geometria. Si possono aggiungere visite guidate al Museo e alla Casa Natale. Biglietto ridotto per famiglie e prenotazione consigliata.

Borghi di Velluto (Marche, luglio–settembre)

Borghi di Velluto torna da luglio a settembre per valorizzare nove borghi della Val Mivola: Arcevia, Barbara, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Ostra, Ostra Vetere, Senigallia, Serra de’ Conti e Trecastelli. Ogni tappa propone escursioni guidate in bus da Senigallia con visite a castelli medievali, mosaici romani, chiese rinascimentali, degustazioni di prodotti tipici, spettacoli di piazza e musica dal vivo. La Notte Bianca dei Bambini, a Barbara il 5 luglio, apre il programma con laboratori, gonfiabili, cena tipica e concerti. Influencer e content creator seguiranno il tour condividendo foto, video e itinerari per vivere le Marche autentiche lontano dal turismo di massa.

Safari Night – Bioparco di Roma (Lazio – 4, 11, 18, 25 luglio)

Tutti i venerdì di luglio il Bioparco di Roma apre le porte in orario serale con i Safari Night, visite guidate notturne. Le famiglie possono vivere un’esperienza immersiva tra luci soffuse, suoni notturni e incontri ravvicinati con giraffe, rinoceronti, lemuri, pinguini e altri animali, scoprendone i comportamenti più curiosi. Prima della partenza del tour, i bambini possono partecipare ad “A tu per tu con rettili e invertebrati”, un’attività didattica per conoscere creature sorprendenti insieme ai guardiani del rettilario. I turni di visita, della durata di 90 minuti, partono dalle 21:00 in poi, con gruppi ristretti per garantire un’esperienza coinvolgente. I biglietti (15€ a persona, gratis per i bambini sotto 1 metro) sono acquistabili solo online.

aMICi kids – Roma (Lazio – 3, 9, 10, 12 luglio)

Nel mese di luglio, i Musei in Comune di Roma propongono aMICi kids, una rassegna gratuita di visite, letture e laboratori per bambini e famiglie, promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e riservata ai possessori della MIC Card. Il 3 luglio, al Museo Barracco, va in scena “Breve viaggio nell’Egitto dei Faraoni”, un laboratorio tra i reperti egizi per scoprire storie e misteri dell’antico Egitto. Il 9 luglio, al Museo dell’Ara Pacis, “Indagini al museo” trasforma i più piccoli in esploratori della storia, tra letture e giochi interattivi. Il 10 luglio è una giornata ricchissima: al Museo Napoleonico si svolge “Fantasia al potere! In vacanza coi Bonaparte”, un laboratorio creativo con materiali naturali; alla Galleria d’Arte Moderna prende vita “Illustrare la Narrazione”, percorso e laboratorio ispirati all’opera di Nino Bertoletti; al Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina parte “Sulle orme dei nostri eroi!”, una caccia al tesoro per scoprire simboli e racconti del Risorgimento. Il 12 luglio, infine, al Museo della Villa romana dell’Auditorium, l’appuntamento “Schiavi, liberi e liberti” guida i bambini alla scoperta di sette secoli di storia romana, con un laboratorio che racconta le diverse condizioni sociali dell’epoca.

Città della Scienza – Napoli (Campania, 18 e 19 luglio)

A Città della Scienza tornano due serate estive pensate per famiglie curiose di scoprire la scienza sotto le stelle. Il 18 luglio si svolge la “Notte al Museo”: un camping scientifico per bambini dai 7 agli 11 anni, con sacco a pelo sotto la cupola del Planetario, laboratori Crime Lab per risolvere misteri con esperimenti e analisi, cena e colazione di gruppo e uno spettacolare Live Show sulle costellazioni. Il 19 luglio “Appuntamento in Via Lattea” propone un aperitivo gourmet, dj set nel museo Corporea, proiezioni sul tema degli esopianeti e la fantascienza di Asimov e Tolkien, più osservazioni del cielo guidate dall’Unione Astrofili Napoletani. Posti limitati, prenotazione obbligatoria per entrambe le serate.

Festa degli Gnomi – Roccaraso (Abruzzo, 25–27 luglio)

Boschi incantati, fate, elfi, unicorni e gnomi: la Festa Internazionale degli Gnomi trasforma Roccaraso in un mondo fiabesco con spettacoli itineranti, passeggiate notturne con lanterne, laboratori creativi e danze magiche sotto le stelle. Ingresso gratuito, abbigliamento comodo consigliato.

Festival di teatro urbano in Italia a luglio

In tutta Italia, borghi, piazze e paesaggi unici si trasformano in teatri a cielo aperto, palcoscenici di spettacoli – oltre 200 da Nord a Sud – che spaziano dal teatro di strada al circo contemporaneo, dal teatro di figura alla danza e alla musica urbana.  L’ANAP – Associazione Nazionale Arti Performative ne raccoglie al suo interno oltre 40, tutti mappati sul sito. Ecco gli appuntamenti di luglio:

  • Gallura Buskers Festival (Sardegna – 9–12 luglio)

Tre giorni di buskers internazionali, giocolieri, clown, musicisti e parate luminose nelle piazze di Pula. Laboratori per bambini e mercatini artigianali completano l’atmosfera di festa. Ingresso gratuito.

  • Mercantia (Toscana – 16–20 luglio)

Certaldo diventa un teatro a cielo aperto: oltre 100 spettacoli di danza, musica, teatro di strada, giocoleria, fuoco e poesia trasformano ogni vicolo. Biglietto serale con sconti famiglia.

  • Il Paese dei Balocchi (Toscana – Cecina – 18–20 luglio)

Alla Villa Guerrazzi di Cecina spettacoli di circo contemporaneo, burattini, parate e laboratori di giocoleria per bambini. Festival a ingresso libero, atmosfera fiabesca assicurata.

  • Fasti Verolani (Lazio – 30 luglio–3 agosto)

Il centro storico di Veroli ospita spettacoli serali di giocoleria, mimo, musica folk, poesia e teatro di strada con artisti da tutta Europa. Cinque serate gratuite di magia e arte all’aperto.

eventi luglio bambini
Ufficio stampa ANAP
Mercantia, oltre 100 spettacoli a Certaldo

Piemonte, la montagna che cammina: esperienze outdoor tra borghi e natura sul sentiero CAI

26 juin 2025 à 15:59

La montagna può essere tante cose. Un rifugio, certo, ma anche una palestra naturale per chi ama mettersi alla prova. La tavolozza dei colori è infinita, mentre i profumi e i sapori attirano i sensi di chi va ancora in cerca di meraviglia senza avere troppa fretta. Il progetto Una montagna di esperienze, nato grazie alla collaborazione tra otto consorzi turistici del Piemonte – Conitours, Bardonecchia, Fortur, Valli di Lanzo, Valli del Canavese, Alpi Biellesi, Valsesia Monterosa e Valle Maira – si propone come una visione inclusiva, sostenibile, e che trova ispirazione in un territorio ricco di risorse.

Il principio guida è sempre il Sentiero Italia CAI con 69 tappe e 11 varianti che attraversano l’arco alpino piemontese e diventano metafora di un turismo che valorizza la montagna senza consumarla attraverso 2 Parchi Nazionali – Gran Paradiso e Val Grande – 77 aree protette e 3 Riserve della Biosfera MaB UNESCO nonché 20 chilometri di percorsi ciclo-escursionistici.

Lago Superiore di Roburent
Visit Piemonte - Getty Images
Lago Superiore di Roburent

Pascoli, erbe e foresta tra natura e tradizione

Immaginate di svegliarvi all’alba, nel silenzio degli alpeggi, proprio quando il respiro della montagna si confonde con quello del gregge. Fare il pastore per un giorno nelle Valli di Lanzo o in quelle Cuneesi è un’esperienza che ci riporta dritti verso il primo passo del ciclo della vita. Il tempo cambia ritmo e risponde alle esigenze degli animali, della mungitura e delle tradizioni custodite da quello che significa essere margaro.

Ma la montagna è anche curativa. Nelle Valli di Lanzo, si passeggia tra le erbe spontanee, e si impara a riconoscerle e trasformarle in rimedi o saponi. Un piccolo laboratorio a cielo aperto che ci aiuta ad assumere una nuova consapevolezza nella cura di noi stessi. La natura si fa quindi maestra, in un corso di botanica dal valore terapeutico. E poi i bagni di foresta, nelle Alpi Biellesi e in Valle Maira. Si cammina a piedi nudi sul muschio, rapiti dal profumo tagliente della resina che ci accompagna verso la calma degli alberi secolari che abbraccia corpo e mente.

Valli di Lanzo, Alta Via
Consorzio Valli di Lanzo
Valli di Lanzo, Alta Via

L’itinerario che parte dal Lago Nero conduce invece ai Laghi del Turlo, mentre dall’alto del Balcone della Val Grande, il cammino si apre verso l’Anello del Pian della Mussa, dove il paesaggio si fa più vasto; uno storico percorso collega invece il Rifugio Gastaldi e il Rifugio Cibrario. A Lemie, l’Anello della Religiosità racconta una storia di fede incisa nella pietra con piloni votivi, cappelle affrescate e alpeggi dimenticati in cui le cascate completano un quadro perfetto.

L’Ecomuseo della Brunetta testimonia invece la tenacia dell’uomo di fronte alla montagna, e poco più in là, la natura lascia spazio alla Reggia di Venaria e ai Giardini Reali che, insieme al Parco della Mandria, conservano l’eleganza degli antichi fasti sabaudi.

Dalla bici alle arrampicate, adrenalina in alta quota

Il Piemonte è un’arena di emozioni forti. Pareti d’arrampicata selvagge come quelle della Valle Maira, percorsi da mountain bike ed e-bike come la Gardetta Bike o la Via del Sale, da Limone Piemonte a Ventimiglia che arriva fino a 2239 metri, itinerari spettacolari tra creste, rifugi e borghi sospesi nel tempo. Le Alpi Biellesi sono invece una destinazione perfetta per gli amanti dell’outdoor, con vette che arrivano fino a 2600 metri.

Colle della Gardetta
Visit Piemonte, Ph I.com Multimedia
Colle della Gardetta

Dal Canavese al Marguareis, passando per la Valle Gesso e la Valsesia, le vie ferrate e i trekking sono aperte a esperienze di ogni livello, sempre accompagnate da panorami che tolgono il fiato in cui si alternano laghi glaciali, praterie, distese selvagge e conche silenziose, tutte inserite nel percorso tracciato dalle mulattiere utilizzate un tempo per le battute di caccia di Re Vittorio Emanuele II. E l’acqua? Nei fiumi impetuosi della Val Sesia e della Valle Stura si fa rafting, mentre nei laghi del Canavese si pagaia in canoa o ci si immerge tra rive erbose e pace assoluta.

Rafting in Valsesia
Visit Piemonte - GettyImages, Ph. Giorgio Perottino
Rafting in Valsesia

Fotografia naturalistica e wild watching

Cosa c’è di più emozionante che incrociare lo sguardo di uno stambecco? O sentire il fischio di una marmotta mentre il sole batte diretto sulle creste alpine? Il wild watching nel Parco del Gran Paradiso, il primo parco italiano fondato nel 1922, e nelle Valli del Canavese è un’attività che cambia il modo di vivere la montagna. Da qui si osservano aquile reali, gipeti, camosci e marmotte direttamente nel loro habitat, guidati da esperti naturalisti.

Conca dei rododendri
Oasi Zegna
Conca dei rododendri

Nelle Alpi Biellesi, la natura si veste di rosa con la fioritura dei rododendri nel parco naturale dell’Oasi Zegna, dando vita a uno spettacolo mozzafiato che sembra dipinto e che si può ammirare da metà maggio fino alla fine di giugno. E per gli appassionati di geologia e forme bizzarre, i “Ciciu” della Valle Maira — formazioni simili ai camini delle fate della Cappadocia — sono una tappa obbligata.

Riposo, benessere e turismo rigenerante

Dopo l’avventura, arriva il tempo di rigenerarsi. Il progetto Una montagna di esperienze propone numerosi pacchetti che spaziano dalle escursioni alle esperienze wellness. I voucher vacanza della Valle Maira e delle Valli di Lanzo, per esempio, regalano notti aggiuntive (una notte ogni tre e due notti ogni sette prenotate) in rifugi e strutture selezionate.

Ma il vero lusso è il silenzio, che qui si ricerca ancora con i ritiri di yoga in alta quota, i trattamenti forestali, le spa immerse nei boschi, e gli agriturismi dove si può staccare dalla frenesia quotidiana. Il Cammino di Oropa si sviluppa invece in diversi percorsi, costruiti su lunghezze diverse e su più gradi di impegno. Posto a 1200 metri di altitudine, il Santuario di Oropa rappresenta il maggiore complesso mariano d’Europa. Da qui si arriva anche alle cappelle del Sacro Monte di Oropa che fa parte del tracciato dei Sacri Monti, dichiarato patrimonio dell’UNESCO nel 2003.

Complesso del Santuario di Oropa
Visit Piemonte ph Giorgio Gulmini
Complesso del Santuario di Oropa

A pochi chilometri da Torino, la montagna cambia volto. Le Valli Olimpiche, casa dei Giochi Invernali del 2006 e che oggi accolgono il più vasto comprensorio sciistico del Piemonte, si trasformano d’estate in un teatro di esperienze da fare all’aria aperta. Da Sauze d’Oulx a Oulx, da Claviere a Cesana, passando per Salbertrand, Exilles e Chiomonte, si apre un territorio che si può raggiungere in treno, perfetto per chi vuole ricaricarsi.

Lago di Rochemolles
Archivio Consorzio Turistico Bardonecchia
Lago di Rochemolles

Gran parte delle strade salgono verso l’azzurro, tra sterrati leggendari come l’Assietta e Pramand o il Colle del Sommeiller, laghi alpini nascosti tra le rocce, torrenti freschi per gli amanti della pesca e piste ciclabili che tagliano i boschi. Lungo la Via Francigena, l’anima trova rifugio nella Sacra di San Michele e nell’Abbazia di Novalesa. Il Forte di Exilles, invece, continua a vigilare il confine, in un’atmosfera che sembra uscita da un romanzo fantasy.

Forte di Exilles con vista sulla Val di Susa
Visit Piemonte, Ph Ludovico de Maistre
Forte di Exilles con vista sulla Val di Susa

In Piemonte tra cultura, storia e patrimonio

Questo territorio è natura, tradizione e patrimonio dell’umanità. In Piemonte, ogni sentiero può condurre a un castello, a una residenza sabauda oppure ancora a un borgo medievale. Il Sacro Monte di Varallo in Valsesia, con il suo ciclo di cappelle, è l’ennesimo tesoro d’arte e spiritualità.

L’esperienza culturale si fa però completa con la visita alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, scrigno di luce e colore, con la straordinaria Parete Gaudenziana, affrescata da Gaudenzio Ferrari intorno al 1513: un’opera che racconta la Vita e la Passione di Gesù con prospettive di sorprendente modernità. Poco distante, il Complesso Monumentale, edificato a fine Quattrocento, custodisce l’identità che caratterizza tutta la Valsesia.

Varallo poi, insieme alla comunità di Otro, si prepara a vivere un 2025 speciale, che affonda le sue radici nel lontano 1025, quando un antico diploma imperiale ne attestava l’esistenza. Un anniversario che è che un’occasione per tornare a camminare nei luoghi dove tutto è cominciato. Dai villaggi Walser alle antiche contrade, dai sentieri verso Alagna alle vie del centro storico, si riscopre un passato che ha lasciato tracce nei nomi e nel territorio che oggi conosciamo.

Escursioni tematiche, passeggiate culturali, mostre ed eventi diffusi propongono una nuova lettura del paesaggio, con la pergamena dell’Imperatore Corrado II esposta in Palazzo dei Musei come simbolo tangibile di un’identità che dura da un millennio.

Valle Vogna
Visit Piemonte, ph I.Com Multimedia
Trekking in Valle Vogna

Ma è nel Canavese che il viaggio si fa ancora più denso, grazie ai laghi dove il vento spinge vele leggere, tavole da surf e canoe. Tra dimore storiche e corsi d’acqua, si raggiungono i quattro siti patrimonio dell’UNESCO: le palafitte preistoriche di Anzasco e Viverone, Ivrea, Città Industriale del XX secolo, il Sacro Monte di Belmonte e il Castello di Agliè, Residenza Reale Sabauda.

Ivrea, che sorge sulle rive della Dora Baltea, è la capitale del Canavese. Il Castello delle Rosse Torri custodisce storie secolari,  locali e botteghe del centro storico invitano a gustare sapori che parlano di tradizione, mentre il grande sogno di Adriano Olivetti si fa architettura concreta, sociale e moderna in un complesso di 32 edifici costruiti a partire dagli anni ’30 del Novecento e adesso patrimonio UNESCO.

Canavese vista lago
Visit Piemonte - Getty Images
Canavese vista lago

Gastronomia locale ed esperienze sensoriali

Il gusto fa parte dell’avventura. In Piemonte, ogni valle ha i suoi sapori e profumi, che si scoprono passo dopo passo. Nei rifugi delle Alpi Biellesi, il Ratafià di ciliegie, le birre artigianali, i formaggi e i salumi diventano parte dell’esperienza escursionistica per sei fine settimana tra giugno e settembre.

Le passeggiate del gusto nella provincia di Cuneo guidate da esperti di Confartigianato sono veri e propri tour sensoriali. E per chi ama l’enologia, in Valsesia, gli itinerari tra i vigneti di Gattinara sono una perfetta unione tra natura e cultura enogastronomica.

Eventi, festival e sport di resistenza

L’estate 2025 sarà ricca di eventi costruiti tra comunità, cultura e sport. Il Ciciufestival nella Riserva Naturale di Villar San Costanzo è un momento magico tra musica, laboratori e campeggio tra le straordinarie formazioni rocciose e che dura per diversi giorni, dal 19 al 22 giugno.

Gli appassionati di corsa in montagna hanno trovato pane per i loro denti nella Skymarathon e VK in Valsesia, in due giorni di trail ad alta quota. E chi ama la bicicletta, invece, potrà mettersi alla prova nella Route del Marguareis, un evento di cicloescursionismo transfrontaliero che si rinnova ogni anno in 70 km e 2000 metri di dislivello positivo che da Tende – in Francia – arriva fino a Chiusa di Pesio.

E ancora, da non perdere l’escursione del Millennio a Otro, alle origini di Alagna il 20 settembre 2025, e l’escursione tra i villaggi dell’antica Alpe Alania – Alagna Valsesia fino a ottobre. Dall’11 al 20 luglio vi aspetta invece Alpaà di Varallo, la manifestazione estiva che ogni anno conta su oltre 150000 presenze in 10 giorni di eventi, concerti gratuiti, artigianato, cultura e gastronomia.

Piemonte per tutti: famiglie, coppie o single

Il bello della montagna piemontese? È davvero per tutti. Le famiglie troveranno itinerari facili e servizi pensati per i più piccoli, come i percorsi nei boschi di Bardonecchia, Sauze d’Oulx o Valsesia.

Le coppie possono scegliere fine settimana romantici tra wellness e cultura, con cammini spirituali e trattamenti rigeneranti. Chi viaggia da solo, invece, troverà nei sentieri storici e nelle passeggiate meditative la compagnia perfetta: quella di sé stessi e della natura.

Cammino dei Ribelli: sulle tracce di partigiani e banditi

Par : cdelgiudice
23 juin 2025 à 18:36

Ci sono luoghi che resistono ai riflettori, terre di confine che restano fuori dalle rotte del turismo di massa. La Val Borbera è una di queste: una valle incastonata tra Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna, all’apparenza ruvida e silenziosa. Ma chi ha il coraggio di rallentare e mettersi in cammino scopre un mondo ricco di bellezza autentica, memorie vive e vite ostinate.

Il Cammino dei Ribelli nasce proprio qui, come gesto di cura verso un territorio che lotta contro lo spopolamento. È un viaggio a piedi che parla di resistenza – quella storica, dei partigiani, e quella quotidiana, di chi continua a vivere e coltivare questi luoghi con passione. Un cammino per chi cerca la meraviglia fuori dai circuiti abituali.

La storia del Cammino dei Ribelli

Il Cammino dei Ribelli è un itinerario escursionistico lungo circa 130 km, diviso in sette tappe, che attraversa la Val Borbera, una valle poco abitata dell’Appennino settentrionale, nel Basso Piemonte, al confine con Liguria ed Emilia-Romagna.

Il nome richiama le tante forme di ribellione che hanno segnato la storia di questa terra: dalle popolazioni liguri che si opposero ai Romani, ai banditi rurali che rifiutarono il potere dei feudatari, fino ai partigiani che combatterono il nazifascismo. È una valle che ha sempre detto “no” a chi voleva piegarla, e che oggi rivive grazie a chi sceglie di camminarla, abitarla o tornarci a vivere.

Il cammino è nato per valorizzare questo patrimonio storico e umano: camminare qui significa ascoltare una voce antica, ma ancora capace di parlare al presente. È un invito a riscoprire, attraverso il passo lento, il senso profondo di appartenenza a una terra che ha fatto della resistenza uno stile di vita.

Le tappe del Cammino dei Ribelli

Il Cammino dei Ribelli si compone di 7 tappe per un totale di circa 130 km e oltre 4.000 metri di dislivello positivo. Si snoda lungo sentieri CAI, antiche mulattiere e tratti di strade secondarie poco trafficate. Le tappe sono pensate per essere affrontate in 7 giorni, ma il ritmo può essere adattato in base alle proprie esigenze e al proprio passo.

Il cammino è pensato come un grande anello: parte e termina alla stazione ferroviaria di Arquata Scrivia, rendendolo facilmente accessibile anche senza automobile. Di tappa in tappa, si attraversano villaggi di pietra, boschi selvaggi, terre coltivate, paesi abbandonati e luoghi carichi di memoria partigiana.

Tappa 1: da Arquata Scrivia a Persi

(13 km, 400 D+, 4h)

Il cammino inizia dalla stazione ferroviaria di Arquata Scrivia, facilmente raggiungibile in treno. Dopo aver attraversato il centro storico, si sale verso il piccolo borgo di Castel Ratti, dove si incontra una quercia secolare che domina il paesaggio.

Si prosegue passando per Liveto e Cerreto Ratti, piccoli nuclei rurali, fino a raggiungere Persi, frazione affacciata sul torrente Borbera. In estate è possibile immergere i piedi nelle sue acque limpide: un ristoro perfetto dopo questa prima giornata, breve ma già ricca di bellezza e silenzi.

Tappa 2: da Persi ad Albera Ligure (versione estiva)

(15,5 km, 360 D+, 5h)

Percorribile da giugno a settembre, questa tappa è tra le più spettacolari del cammino: si svolge in gran parte nel greto del torrente Borbera, tra pozze, massi levigati e canyon naturali.

Dopo la partenza da Persi, si entra subito nelle celebri Strette del Borbera, un tratto di rara bellezza dove l’acqua ha scavato gole profonde nella roccia. Si prosegue verso Pertuso, teatro di una battaglia partigiana cruciale nell’agosto del 1944, e si raggiungono i paesi di Cantalupo e Rocchetta Ligure, con il suo Museo della Resistenza. La tappa termina nei pressi di Albera Ligure, dove è possibile pernottare o fare tappa ristoro.

Tappa 2: da Persi ad Albera Ligure (versione invernale)

(18,5 km, 850 D+, 6h)

Da ottobre a maggio, il greto del Borbera diventa impraticabile, e questa variante alternativa risale i versanti della valle offrendo grandi panorami.

Si parte da Persi in direzione del borgo medievale di Roncoli, quindi si raggiunge Rivarossa, oggi abbandonato, ma ricco di suggestioni e testimonianze della vita contadina di un tempo. Si prosegue lungo un crinale che affaccia dall’alto sulle Strette, per poi scendere nei pressi di Pertuso, dove il percorso si ricongiunge all’itinerario estivo, evitando però il guado del fiume presso Rocchetta. La tappa termina, come nella versione estiva, ad Albera Ligure.

Tappa 3: da Albera Ligure a Cosola

(15 km, 800 D+, 5h)

Questa tappa inizia da Albera Ligure e risale gradualmente i versanti boscosi della valle, attraversando un paesaggio sempre più montano. Si toccano i piccoli borghi di Vigo e Centrassi, per poi scendere brevemente verso Casella e proseguire fino a Cabella Ligure, uno dei paesi più grandi del cammino.

Da qui si sale verso la frazione di Teo, conosciuta per essere il luogo d’origine della nonna di Papa Francesco, e si attraversa il borgo di Piuzzo, che offre una vista splendida sulle montagne circostanti. La giornata termina a Cosola, importante snodo dell’alta Val Borbera e ottimo punto di ristoro e pernottamento.

Tappa 4: da Cosola a Fontanachiusa

(22 km, 1.000 D+, 7h)

Questa è la tappa più lunga e impegnativa dell’intero itinerario, ma anche una delle più varie e suggestive. Si parte da Cosola, si attraversa la frazione di Montaldo di Cosola e si scende verso i paesi di Daglio e Cartasegna, dove è possibile visitare una piccola cantina-museo e un ponte romano ben conservato.

Da qui si continua verso Connio e si entra nel territorio di Carrega Ligure, il comune più alto e meno popolato della provincia di Alessandria. L’arrivo è previsto a Fontanachiusa, o, in alternativa, nella vicina Magioncalda, a seconda della disponibilità di accoglienza. È una tappa ideale per chi ama attraversare borghi remoti, respirare storie antiche e immergersi nella dimensione più autentica della montagna.

Tappa 5: da Fontanachiusa a Dova Superiore

(20 km, 900 D+, 6h)

Si lascia Fontanachiusa (o Magioncalda) iniziando una tappa immersa nel silenzio dei boschi e nei segni del tempo. Si attraversa il minuscolo borgo di Magioncalda e si raggiunge il suggestivo paese abbandonato di Chiapparo, uno dei luoghi più emblematici dello spopolamento della valle.

Si continua poi verso Vegni, frazione viva e simbolo di ritorno alla terra, per poi scendere verso il Mulino di Agneto, uno dei mulini storici della valle. Da qui si risale al paese di Agneto e, attraverso un tratto panoramico, si raggiunge il valico di San Fermo, da cui si gode una vista ampia sulle valli circostanti. L’ultima parte è una discesa dolce verso Dova Superiore, piccolo borgo incastonato tra prati e boschi.

Tappa 6: da Dova Superiore a Roccaforte Ligure

(18 km, 700 D+, 6h)

Da Dova Superiore si parte in direzione di Casalbusone, attraversando boschi fitti e zone di pascolo. Il cammino prosegue poi verso Gordena e Canarie, piccoli nuclei rurali dal fascino immutato. Da qui si sale verso il Monte Bossola, che offre una delle visuali più ampie sul crinale appenninico.

Dopo la salita, si scende attraversando le frazioni di Prato, Cavanna e Castellaro, per poi raggiungere il territorio di Mongiardino Ligure, dove si guada un piccolo torrente. L’ultima parte dell’itinerario prevede una breve salita verso Montemanno, da cui si scende infine a Roccaforte Ligure, il paese di arrivo.

Chi preferisce spezzare o variare la tappa può optare per deviazioni notturne verso la zona di Sisola o il Mulino di Serventin, dove sono presenti strutture di accoglienza immerse nella natura.

Cosa sapere prima di partire

Il Cammino dei Ribelli attraversa un territorio remoto e poco abitato, in cui la presenza umana è rarefatta e i servizi essenziali non sono sempre a portata di mano. Per questo motivo è importante partire ben preparati, con alcune attenzioni particolari.

  • Quando partire: il periodo migliore per percorrere il cammino è tra maggio e luglio, quando il clima è stabile, le giornate lunghe e i sentieri ben percorribili. Da giugno a settembre, è attiva la versione estiva della Tappa 2, che si svolge nel greto del Borbera: un tratto spettacolare ma accessibile solo in condizioni di secca. Fuori da questi mesi è obbligatorio seguire la variante invernale, più lunga e con maggiore dislivello.
  • Durata e ritmo: le tappe sono pensate per essere percorse in 7 giorni consecutivi, ma in alcune giornate (come la Tappa 4 da Cosola a Fontanachiusa) può essere utile suddividere il percorso, soprattutto se si cammina con zaini pesanti o in condizioni di caldo.
  • Tracciato e orientamento: il cammino si sviluppa su una rete mista di sentieri CAI, mulattiere e strade asfaltate secondarie. In alcuni tratti l’orientamento può essere impegnativo: la segnaletica dedicata (cartelli bianchi con logo nero) è presente ma non ancora uniforme su tutto il percorso. È fondamentale avere con sé le tracce GPS delle tappe, scaricate prima della partenza e funzionanti offline, perché in molti punti non c’è segnale telefonico.
  • Punti acqua: ogni borgo attraversato ha almeno una fontana pubblica, ma alcuni tratti (soprattutto tra Chiapparo e San Fermo o tra Bossola e Montemanno) sono lunghi e isolati. In estate è indispensabile partire con almeno 1,5–2 litri d’acqua a persona, da integrare lungo il tragitto.
  • Fondi e fondo percorso: il fondo varia da roccia, terra battuta, prati e ghiaia fino a brevi tratti asfaltati. Alcuni passaggi nel greto del fiume (Tappa 2 estiva) possono prevedere camminata su sassi instabili e tratti bagnati. Serve buona stabilità e attenzione al meteo.

Come arrivare al Cammino

Il Cammino dei Ribelli parte e termina ad Arquata Scrivia, in provincia di Alessandria, ed è facilmente raggiungibile sia in treno che in auto.

  • In treno: la stazione di Arquata Scrivia si trova lungo le linee Genova–Torino e Genova–Milano, con collegamenti diretti da città come Genova, Alessandria, Milano, Torino e altre località del Nord Italia. All’arrivo si può iniziare a camminare subito, seguendo le indicazioni per la prima tappa.
  • In auto: si può arrivare percorrendo l’autostrada A7 Milano–Genova, uscita Vignole–Arquata Scrivia. In paese e nei pressi della stazione sono disponibili parcheggi gratuiti dove lasciare l’auto per tutta la durata del cammino.
  • Dall’aeroporto: gli aeroporti più vicini sono Genova Cristoforo Colombo (circa 50 km), Milano Linate (circa 100 km) e Milano Malpensa (circa 130 km). Da ognuno si può raggiungere Arquata in treno, con cambio a Genova, Milano o Alessandria, a seconda della tratta.

Le regole da seguire

Non esiste un regolamento formale per percorrere il Cammino dei Ribelli, né sono necessari permessi specifici per camminare lungo il tracciato. Tuttavia, ci sono alcune indicazioni e strumenti utili per vivere il cammino in modo consapevole e rispettoso:

  • Non è richiesto alcun permesso ufficiale per percorrere il Cammino dei Ribelli. Il percorso è libero e accessibile a tutti.
  • È disponibile una Credenziale del Ribelle, un documento simbolico che identifica il camminatore. Non è obbligatoria, ma consente di accedere a tariffe scontate presso le strutture convenzionate, raccogliere i timbri delle tappe e contribuire al sostegno del cammino. Può essere ritirata ad Arquata Scrivia o ordinata online.
  • Le aree tenda presenti lungo il percorso non sono libere né selvagge: sono spesso collegate a bar, agriturismi o realtà locali. È necessario prenotare o avvisare con anticipo per essere accolti correttamente.
  • In alcune tappe si attraversano zone con attività agricole o pastorizie, dove sono presenti cani da guardiania (liberi e protettivi). Si raccomanda prudenza, calma e rispetto: non agitare bastoni o urlare, evitare di avvicinarsi agli animali e seguire eventuali indicazioni locali.
  • È importante camminare con rispetto: non accendere fuochi, non campeggiare fuori dalle aree consentite, non abbandonare rifiuti e privilegiare, quando possibile, le strutture locali per mangiare e dormire.

Lavanda in fiore, i migliori luoghi d’Italia per ammirare spettacoli viola da sogno

21 juin 2025 à 11:18

Quel momento dell’anno in cui la lavanda inizia a colorare le colline d’Italia con le sue sfumature di viola, vuol dire che si sta aprendo una stagione magica per chi ama viaggiare immerso nella natura e nei profumi autentici. Non si tratta solo di una festa per gli occhi, ma di un’esperienza sensoriale che unisce paesaggi mozzafiato, piccoli borghi e tradizioni rurali che raccontano storie antiche. Dalle distese toscane alle valli piemontesi, ecco a voi i migliori luoghi del nostro Paese per ammirare le fioriture di lavanda.

Sale San Giovanni, Piemonte

In Piemonte, tra le sue tante meraviglie, si nasconde un vero e proprio angolo di Provenza a Sale San Giovanni, in provincia di Cuneo. Da queste parti, tra fine giugno e inizio luglio, i campi di lavanda esplodono in un tripudio di viola. Passeggiando tra i filari di lavanda della zona, ci si imbatte anche in erbe officinali come camomilla, issopo e achillea, che arricchiscono il panorama con colori e profumi intensi.

A disposizione dei visitatori ci sono dei percorsi pedonali, che vanno da 25 minuti a 4 ore, che catapultano in un mondo fatto di bellezza e tranquillità. Per accedervi, durante i weekend dal 21 giugno al 6 luglio, è richiesto un contributo simbolico di 2 euro a persona, che include l’accesso ai sentieri e alle visite guidate alle chiese locali. A disposizione ci sono anche eventi speciali, come la “Fiera delle Erbe” che quest’anno andrà in scena il 28 e 29 giugno.

Piemonte, Sale San Giovanni
Getty Images
La lavanda a Sale San Giovanni

Tuscania, Lazio

Nella suggestiva e antica cornice di Tuscania, in provincia di Viterbo, i campi di lavanda sono appezzamenti che i locali coltivano più per passione e per la qualità del prodotto che per turismo di massa, ma sono assolutamente suggestivi. Si trovano un po’ fuori dal centro storico del borgo, vicino alle campagne, e si presentano come luoghi raccolti e autentici.

Il momento giusto per vedere la lavanda in fiore in questa zona è tra fine giugno e inizio luglio. Per celebrare questa meraviglia della natura dalle mille sfumature di viola, viene organizzata anche l’amatissima Festa della Lavanda, un evento annuale che quest’anno si terrà il 5 e 6 luglio.

In questa occasione, le vie del centro storico si animano con bancarelle che offrono prodotti a base di questa pianta, come oli essenziali, saponi, sali e prodotti alimentari, ed è possibile partecipare anche a tour nei campi per scoprire la coltivazione e la distillazione dell’olio essenziale. L’evento include persino mostre, musica dal vivo e spettacoli. L’ingresso è gratuito, ma alcune attività, come le visite guidate ai campi di lavanda, potrebbero richiedere una prenotazione anticipata e un piccolo contributo economico.

Campotenese, Calabria

Immerso nel Parco Nazionale del Pollino, il Parco della Lavanda di Campotenese, in provincia di Cosenza, è nato nel 2007 grazie all’idea della famiglia Rocco che ha riscoperto la lavanda autoctona chiamata “Loricanda”, una varietà selvatica che rischiava di scomparire. In zona la fioritura va da circa il 20 giugno al 20 agosto, con picchi tra fine giugno e luglio. Visitarlo è molto facile: basta un contributo di 2 euro a persona (gratis sotto i 14 anni), per poter approfittare di visite guidate di circa 40 minuti.

Un angolo autentico, ruvido e profumato nel cuore del Sud Italia, fuori dai soliti circuiti turistici ma che senza ombra di dubbio è in grado di emozionare: si trova a oltre 1000 metri di altitudine, nel silenzio rarefatto del Parco Nazionale. Durante i weekend, tra le altre cose, sono presenti laboratori per famiglie ed è possibile prendere parte a escursioni con guida naturalistica (il “LavandaTrekking”) e piccoli eventi serali tra musica, teatro e tramonti che incendiano le montagne.

Parco della Lavanda di Campotenese, Calabria
iStock
Tutta la bellezza del Parco della Lavanda di Campotenese

Godiasco Salice Terme, Lombardia

Un tuffo nella lavanda si può fare anche a due passi da Milano, più precisamente presso il campo di Godiasco Salice Terme (Oltrepò Pavese), dove dal 20 al 22 giugno 2025 torna “Lavandissima”, la festa in mezzo ai filari di lavanda. L’ingresso è libero, senza prenotazione, dalle 17 a mezzanotte, con musica live, DJ set, punti ristoro e vini locali.

Il 28 giugno, tra le altre cose, si svolge “Mani nella lavanda”. Un appuntamento che inizia alle 9 con raccolta manuale e a cui segue una dimostrazione di distillazione, per poi finire con un pranzo curato per i partecipanti (antipasto, risotto, crostata, vino e caffè), tutto incluso nel prezzo. Ovviamente, il campo è visitabile anche durante la settimana.

È luogo piccolo, autentico, con circa 5.000 piante coltivate dalla proprietaria ed è gestito con cura: è un angolo di Lombardia che profuma di Sud francese.

Assisi, Umbria

È possibile immergersi nel profumo della lavanda anche con alle spalle il suggestivo sfondo della città che ha dato i natali a San Francesco: Assisi. In questo incantevole angolo di Umbria, infatti, prende vita il Lavandeto di Assisi, dove si tiene persino una festa nei fine settimana che vanno dal 14 giugno al 6 luglio, con ingresso gratuito.

Nei giorni infrasettimanali, invece, è possibile visitare i campi pagando un biglietto di 5 euro, con orari dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:00. Non si tratta solo di una passeggiata tra filari colorati, ma di un’esperienza completa: ci sono visite guidate per scoprire i segreti botanici della pianta, laboratori per imparare a creare unguenti o intrecciare cesti, e la possibilità di assistere alla distillazione tradizionale della lavanda.

Nei weekend serali, poi, l’atmosfera si anima con musica dal vivo e cene a picnic che regalano un modo speciale di vivere il luogo. È il posto perfetto per chi desidera rallentare, immergersi nei profumi intensi della natura e godersi una giornata di tranquillità.

Santa Luce, Toscana

Nel cuore dei Colli Pisani, in Toscana, c’è Santa Luce che si trasforma ogni anno in un piccolo angolo di Provenza, grazie ai suoi campi di lavanda che fioriscono dal 7 giugno al 13 luglio 2025. L’evento, chiamato “I Giorni della Lavanda”, non è solo una festa visiva, ma un’immersione completa nella natura e nelle tradizioni regionali più autentiche.

Le aziende agricole e gli agriturismi della zona aprono i loro cancelli per far passeggiare i numerosi visitatori tra i filari profumati, partecipare a degustazioni di prodotti biologici e godere di picnic incantati tra il viola intenso dei fiori. Le visite ai campi sono per lo più gratuite e disponibili tutti i giorni, ma l’esperienza si arricchisce con escursioni guidate a piedi, tour in e-bike e trekking a cavallo, ideali per chi vuole vivere la campagna in modo attivo.

Durante il weekend, la festa si anima con appuntamenti culturali, concorsi di pittura e conferenze sull’aromaterapia, che rendono il tutto più coinvolgente e stimolante. I Colli Pisano sono il posto più indicato per respirare un’atmosfera rilassata, fatta di sapori genuini, ospitalità rurale e paesaggi che sembrano dipinti.

Nel cuore del Cilento

My Fair Italy propone una giornata esperienziale nel Cilento interno, pensata per chi vuole scoprire il territorio in modo autentico, lontano dai circuiti turistici di massa. La Lavanda Experience con AperiBorgo combina passeggiate guidate, scoperta dei borghi storici, degustazioni di prodotti locali e attività all’aperto tra i campi di lavanda.

Il percorso inizia in uno dei paesi dell’entroterra cilentano. Accompagnati da guide locali (i “Local Buddies”), si visitano vicoli, piazze e scorci poco noti, con racconti legati alla storia e alla vita quotidiana del posto. Si fai poi tappa in una struttura rurale selezionata, dove viene servito un pranzo a base di prodotti del territorio.

Nel tardo pomeriggio ci si sposta in un campo di lavanda in fiore, dove si svolge una breve camminata meditativa, con esercizi di respirazione consapevole e degustazione di infusi alle erbe locali. L’iniziativa si svolge nei mesi di fioritura della lavanda (fine giugno – luglio ed è necessaria la prenotazione.

Cilento, Lavanda
My Fair Italy@Paola Inglese
Tra i filari di lavanda del Cilento

Barolo, il borgo candidato al Best Tourism Villages by UN Tourism

17 juin 2025 à 14:45

Barolo, piccolo borgo medievale incastonato nel cuore delle Langhe piemontesi in provincia di Cuneo, è celebre in tutto il mondo per il suo vino iconico, prodotto dal vitigno nebbiolo, e il paesaggio mozzafiato. Recentemente candidato al prestigioso riconoscimento Best Tourism Villages promosso dall’UN Tourism, Barolo si conferma una meta imperdibile per chi in un viaggio va alla ricerca di cultura, storia e autenticità.

Questo borgo, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano e inserito tra i Borghi più belli d’Italia, offre un mix unico di tradizione rurale e innovazione enologica, dove ogni angolo narra una storia legata al territorio. Visitare Barolo significa immergersi in un ambiente che ha saputo conservare la propria identità, valorizzando la bellezza del paesaggio e la qualità dei suoi prodotti.

Cosa vedere a Barolo

Il borgo di Barolo è una piccola gemma ricca di storia e cultura, dove architetture antiche e musei raccontano le radici profonde di questa terra. Passeggiando per le sue vie si possono scoprire testimonianze di un passato legato alla tradizione vinicola e al contesto rurale delle Langhe. Ma Barolo non è solo vino e prodotti tipici ma è anche arte, cultura e paesaggio che si fondono dolcemente. I turisti che arrivano in questo borgo potranno fare un’esperienza di viaggio completa e indimenticabile.

Le attrazioni principali del borgo rappresentano un viaggio nel tempo e nei sapori, in grado di soddisfare curiosi e appassionati di ogni età. Ecco cosa vedere durante un viaggio nel borgo di Barolo.

Il castello comunale Falletti è la sede dell’Enoteca Regionale del Barolo e del Museo del Vino – Wi.Mu. Questo luogo racconta la storia e la tradizione enologica del territorio attraverso esposizioni interattive e degustazioni.

Al suo interno si possono scoprire antichi strumenti di vinificazione e approfondire la storia della famiglia Falletti, protagonista indiscussa del borgo. Da ammirare poi il Museo delle Etichette (Wi.La.) che rappresenta una delle più grandi raccolte di etichette da vino d’uva (282.000 esemplari).

Piazza Falletti è il cuore vibrante di questo borgo, con caffè e negozi tipici. Una tappa perfetta per immergersi nell’atmosfera locale e luogo ideale per una pausa rilassante, osservando la vita quotidiana degli abitanti e i colori delle stagioni. Davanti al borgo, sul bricco delle Viole, si intravedono anche le rovine del castello della Volta, edificio medievale appartenuto ai Falletti.

La Chiesa di San Donato è una chiesa storica di assetto romanico che domina il centro del paese con la sua elegante struttura. Al suo interno si trovano affreschi e opere d’arte che testimoniano la lunga tradizione religiosa e culturale della comunità. Sotto il presbiterio è custodito il sepolcreto degli antichi feudatari.

I dolci pendii intorno al borgo sono ricoperti da sinuosi vigneti che fanno parte del patrimonio Unesco e offrono panorami suggestivi. Qui è possibile scattare fotografie indimenticabili o semplicemente godersi la pace di un territorio preservato e ricco di biodiversità. Per quelli che amano passeggiare nel verde respirando aria pura e staccando la spina dalla folla e dalla frenesia, è consigliato percorrere i Sentieri di Langa e del Barolo.

Cosa vedere a Barolo
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Bellissimo paesaggio nella regione delle Langhe del Piemonte

Cosa fare a Barolo

Barolo non è solo un luogo da ammirare. Un viaggio da queste parti, infatti, regalerà al viaggiatore anche tante esperienze da vivere e da portare a casa custodendole con cura. Grazie ad attività che coinvolgono i sensi e la scoperta del territorio, ogni visita può trasformarsi in un’avventura tra sapori, colori e tradizioni enogastronomiche uniche. Le possibilità di svago sono molteplici e si adattano a diversi tipi di viaggiatori, dagli amanti del buon vino ai camminatori appassionati di natura e cultura.

Partecipare agli eventi locali – come Collisioni: festival estivo di arte, musica e cultura – o cimentarsi in percorsi di degustazione permette di entrare in contatto con la vera anima di Barolo, fatta di passione, unicità e autenticità.

Sicuramente visitando Barolo, non si può fare a meno di partecipare a tour guidati nelle cantine assaggiando il celebre Barolo DOCG, simbolo dell’enologia italiana. Le cantine spesso offrono anche approfondimenti sul processo produttivo, consentendo di apprezzare ancora di più ogni sorso.

Degustazione di vino Barolo
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Calici di Barolo DOCG con il castello di Barolo

Ci sono poi tanti itinerari a piedi o in bici tra i vigneti per scoprire i paesaggi unici delle Langhe. Questi percorsi permettono di respirare aria pura e di ammirare la natura circostante in ogni stagione, dalla primavera all’autunno. Macchina fotografica sempre alla mano perché qui gli scatti vengono uno più bello dell’altro.

In base al periodo di viaggio potrà anche capitare di visitare Barolo durante gli eventi e le manifestazioni dedicate al vino – come la Festa del vino Barolo a settembre. Partecipare a questi eventi è anche un’occasione per assaporare i piatti tipici e scoprire le usanze tradizionali tramandate da generazioni in generazioni.

A Barolo si possono poi  esplorare musei – quello del vino e quello dei cavatappi – gallerie d’arte e partecipare a laboratori artigianali per conoscere meglio la tradizione locale. Queste attività offrono anche l’opportunità di acquistare prodotti fatti a mano direttamente dagli artigiani del territorio e di riportare così a casa un souvenir unico e autentico.

Ciclovia Bar to Bar, un percorso tra i borghi più belli delle Langhe

Par : losiangelica
16 juin 2025 à 15:56

Premiata agli Oscar del Turismo 2025, la Ciclovia Bar to Bar propone un percorso ad anello nella zona delle Langhe collegando Barbaresco a Barolo in un paesaggio suggestivo ed estremamente caratteristico. Il percorso tra dolci colline, lungo 124 chilometri, abbraccia la cultura del turismo lento proponendo percorsi campestri e scorci vitivinicoli di tutto rispetto.

La ciclovia Bar to Bar in Piemonte

C’è un filo invisibile che vuole unire due perle preziose del Piemonte, il borgo di Barbaresco e quello di Barolo. Non è solo il vino ad accomunare queste meraviglie delle Langhe ma un intero percorso fatto di panorami e borghi carichi di storia che sono pronti a incantare gli amanti del cicloturismo e dei viaggi a ritmo lento. Si chiama Bar to Bar ed è un itinerario ad anello di 124 chilometri che dà modo di divertirsi tra sette tappe.

Il tracciato è completamente segnalato, pensato per essere percorso in entrambe le direzioni, con varianti che permettono di personalizzare ogni avventura. Ogni curva, ogni salita, ogni discesa racconta qualcosa. E il bello è che non c’è un modo giusto per affrontarla: c’è solo il proprio passo.

Le tappe della ciclovia Bar to Bar nelle Langhe

Il tracciato include 7 tappe disposte lungo un anello di 124 chilometri. Si parte da Barbaresco, raggiungendo Alba costeggiando il Tanaro per poi salire verso le colline del Barolo toccando i borghi di Roddi, Verduno e La Morra, conosciuta come il balcone delle Langhe. Ultima tappa? Barolo, apprezzato da viaggiatori da tutto il mondo per l’incantevole produzione vinicola.

C’è anche un percorso più lungo e impegnativo che parte, comunque, da Barbaresco ma tocca altri punti come Neive e Treiso, raggiungendo l’Alta Langa fino al Passo della Bossola per poi far scoprire borghi quali Bossolasco, Roddino, Serralunga e Monforte, con arrivo finale sempre a Barolo.

Ogni tappa è un piccolo viaggio: Alba con le sue torri e patria del tartufo, Neive con il suo fascino antico e il tutto guidato da una segnaletica chiara attraverso cartelli bianchi e rossi persino nei tratti più isolati.

Tappa 1: Alba-Treiso – Neive

Si parte da Alba, città del Tartufo Bianco e delle torri medioevali, per addentrarsi nella Langa del Barbaresco. La salita è dolce, ma la bellezza è dirompente: vigneti ordinati come merletti, boschi odorosi, rocche scavate dal Tanaro e antiche storie partigiane, come quella della “Repubblica di Alba” raccontata da Fenoglio.

Dopo aver scalato Altavilla e attraversato le terre del Barbaresco (Rombone, Roncaglie, Pajoré) si scende in un’oasi silenziosa tra fiume e boschi dove il tartufo cresce indisturbato. Si arriva infine a Neive, gioiello tra i “Borghi più belli d’Italia”, terra di nobili dimore e di un poeta della grappa, Romano Levi.

Tappa 2: Treiso – San Bovo

Dalla poesia del vino si scivola in quella della natura selvaggia. La seconda tappa è una transizione: si salutano i filari del Barbaresco per incontrare noccioleti, forre e rocce verticali. La Rocca dei Sette Fratelli incanta e inquieta con la sua leggenda e le sue stratificazioni che raccontano millenni.

Il paesaggio si fa più aspro, più autentico. Si passa tra alture isolate e sentieri in quota dove lo sguardo si perde e il cuore si riempie. Incontriamo cascine fortificate, antichi sacrari e un silenzio che parla forte.

Tappa 3: San Bovo – Niella Belbo

Si passa alla terza tappa esplorando l’Alta Langa dove regna la nocciola, signora silenziosa di queste terre. La tappa attraversa antichi sentieri di sale, monasteri dimenticati e paesaggi che sembrano usciti da un libro.

Castino sorprende con la sua parrocchiale capovolta e i resti di una gloria medievale. Si sale, si scende, si respira. Tra pietre che hanno visto passare eserciti e pellegrini, si arriva a Niella Belbo, balcone naturale sulle valli che parlano ancora la lingua dei contadini e dei partigiani.

Tappa 4: Niella Belbo – Roddino

Creste panoramiche, passaggi nella Riserva delle Sorgenti del Belbo, e l’anima di Fenoglio ovunque: nei muri, nelle vie, nei bivi con nomi evocativi come Mimberghe o Cadilù.

Dopo una discesa che toglie il fiato si risale a Roddino, dove l’Alta Langa sfuma lentamente nella Langa del Barolo. Siamo sul crinale: da una parte il bosco, dall’altra il vino. Una soglia perfetta tra natura e cultura.

Tappa 5: Roddino – Serralunga d’Alba – Monforte d’Alba

Si entra nella mitologia del vino. I nomi ora sono leggende: Serralunga, Castiglione Falletto, Monforte d’Alba. Si pedala tra vigneti che valgono oro, come Lazzarito, Meriame, Parafada, e si scopre che ogni cru ha un’anima.

Il castello di Serralunga domina il paesaggio come un guardiano medievale. A Monforte, si arriva salendo tra vigne e storia, fino alla Saracca e all’Auditorium Horzowsky, sede di uno dei festival jazz più belli d’Italia. Qui, persino l’eresia ha lasciato il segno, nei roghi dei catari e nei nomi delle vie.

Tappa 6: Monforte d’Alba – Verduno

Una vera cartolina delle Langhe: vigneti a perdita d’occhio, borghi sospesi nel tempo, storie di re e marchese. Barolo ci accoglie con il suo castello e il WiMu, il Museo del Vino, mentre La Morra ci regala un belvedere che toglie il fiato: un mare verde fatto di Nebbiolo.

Ogni borgo è un invito alla sosta: degustare, fotografare, respirare. A Verduno si entra nella storia reale del Barolo, dove re e generali vinificavano nei sotterranei e il futuro del vino italiano prendeva forma.

Tappa 7: Verduno – Alba

Per l’ultima tappa da Verduno si scende verso il Tanaro, con le torri del Roero che brillano all’orizzonte. Si passa per Roddi e si consiglia una deviazione a Pollenzo, dove l’Università di Scienze Gastronomiche tiene viva la memoria di Pollentia, città romana e crocevia di popoli.

Infine, si rientra ad Alba, nel cuore pulsante delle Langhe. Un ultimo giro in centro, un brindisi al viaggio, e la certezza che ogni tappa ha lasciato un segno.

Non possiamo definirla semplicemente un percorso ciclopedonale perché sarebbe riduttivo. La Bar to Bar è un inno alla lentezza, un invito ad esplorare un luogo con i propri ritmi, gustando ogni angolo e ogni scorcio perché la strada fatta è parte stessa dell’esperienza e non solo la meta finale. Un percorso ad anello che può essere spezzato in più giorni per andare incontro alle esigenze di ogni viaggiatore.

Il percorso ha ottenuto un riconoscimento importante agli Oscar del Cicloturismo ottenendo una menzione speciale della stampa per questo itinerario che racconta le colline Patrimonio dell’Umanità Unesco in un itinerario circolare dal carattere unico. La Bar to Bar con un percorso di 124 chilometri in sette tappe rappresenta a pieno titolo il simbolo di turismo lento.

Dieci luoghi dove ammirare i campi di lavanda in fiore in Piemonte

30 mai 2025 à 18:02

C’è una zona del Piemonte che, quando arriva l’estate, si tinge di viola. Ed è proprio questo il momento più magico per visitarla. Siamo nella zona a cavallo tra Monferrato e Alessandrino, dove le colline e le vaste distese aperte, coltivate a lavanda, fioriscono. I campi di questo ampio territorio si colorano delle mille tonalità del viola della lavanda e inondano l’aria di quell’inconfondibile profumo che ricorda la Provenza.

Fino alla fine di luglio, quando la lavanda viene tagliata, queste distese fiorite diventano meta di pellegrinaggio di visitatori ogni anno sempre più numerosi, attirati da uno spettacolo che regala un colpo d’occhio unico e molto scenografico. Da qualche anno, da queste part la lavanda ha assunto un ruolo sempre più importante nell’economia agricola, con aziende che ne lavorano i fiori per creare oli, profumi e prodotti di bellezza.

I campi di lavanda possono essere l’occasione per una gita all’aria aperta, alla scoperta dei paesi di questa zona, custodi di piccole bellezze architettoniche e capaci di riportare indietro nel tempo chi li visita
Ecco i dieci luoghi più belli da visitare per un’immersione nei campi di lavanda dell’Alessandrino e del Monferrato.

Alessandria e la lavanda

Alessandria, cuore pulsante di questa zona del Piemonte, è il luogo ideale per fare un’esperienza didattica con la lavanda. Città meravigliosa da girare in bicicletta (alle bici la città ha dedicato anche un museo, l’AcdB, Alessandria città della bicicletta) propone un mix di architetture antiche – una su tutte la Cittadella, uno dei più grandiosi monumenti europei nell’ambito della fortificazione permanente, nonché uno dei meglio conservati in Europa – e moderne  – lo spettacolare Ponte Meier, per esempio, opera dell’archistar Richard Meier, dalla cui corsia ciclopedonale si può godere di un bellissimo tramonto sul fiume – e può facilmente essere il luogo nevralgico da cui partire per andare alla scoperta della lavanda.
Anche negli immediati dintorni della città si trovano splendidi campi di lavanda le cui aziende offrono spunti ed esperienze da fare anche in giornata.

Alessandria
Fonte: iStock
Alessandria e il suo suggestivo patrimonio architettonico

Il borgo di Castelletto d’Erro

Siamo nella parte Sud Occidentale della provincia, nell’Alto Monferrato acquese, sulla dorsale che divide la Val Bormida dalla Valle dell’Erro, già vicinissimi al confine con la Liguria, di cui si avvertono le contaminazioni, nell’architettura dei borghi, nei sapori e anche nell’accento parlato. Il piccolo borgo di Castelletto d’Erro (AL), poco più di 150 abitanti arroccato su una collina, è un punto di partenza ideale per ammirare le fioriture estive della lavanda. Qui si trovano alcuni punti panoramici perfetti per una foto spettacolare. Per esempio, la chiesetta di Sant’Anna, amatissima dai fedeli locali perché qui, nel giorno della festa patronale (la terza domenica di luglio) la statua di Sant’Anna viene trasportata in processione. Oppure, la torre quadrata del XIII secolo che domina il paese, circondata da alcune rovine delle mura dell’antico castello e da torrette circolari in pietra create per scopi militari. Questa torre costituisce ancora oggi un ottimo punto di osservazione non solo per i campi di lavanda, ma anche per ammirare l’Appennino Ligure e le Langhe, con il vicino Comune astigiano di Roccaverano, la pianura alessandrina e, in lontananza, il Monviso e alcune vette lombarde.

Il paese di Spigno Monferrato

Un altro punto perfetto per ammirare le fioriture di lavanda è Spigno Monferrato, nella zona più a Sud della provincia di Alessandria, al confine con la Liguria. Il suo centro storico è ricco di palazzi nobiliari, portali in arenaria scolpita, vie e stradine che mostrano la ricchezza di questo piccolo borgo. Tutto il territorio è cosparso di antiche chiesette e piccole pievi campestri, come la cappella medievale della Madonna della Neve a Turpino o la chiesina Madonna del Casato, posta lungo la strada verso Merana, al cui interno sono custoditi importanti affreschi tardogotici del Maestro di Roccaverano (1480 circa), uno dei più completi esempi di pittura gotico-provenzale dell’alessandrino. Spigno è il luogo perfetto per approfondire la conoscenza della lavanda: qui si trova la cooperativa Agronatura, dove si trasformano erbe officinali e si coordina la trasformazione di tutta la lavanda della provincia conferita dai soci produttori.

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Fonte: @Gianluca Grassano
Un campo di lavanda del Monferrato, come in Provenza

Questa azienda, infatti, nasce nel 1986 per mettere a sistema la produzione di colture alternative per gli abitanti creando reddito in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente e coltiva piante officinali seguendo i metodi dell’agricoltura biologica e biodinamica. Grazie ai macchinari della cooperativa si può provvedere alla raccolta della lavanda, ai vari servizi e alla sua distillazione per creare olii essenziali (in gran parte esportati persino in Francia) e acque profumate per cosmesi e aromaterapia. La cooperativa organizza visite su prenotazione e ha uno spaccio per l’acquisto degli olii essenziali e delle acque profumate.

Il borgo di Cuccaro Monferrato

Poco più di 300 abitanti, Cuccaro Monferrato, sempre in provincia di Alessandria, è legato a doppia mandata al vicino Lu: a collegarli, una bellissima strada panoramica dalla quale ammirare tutta la bellezza del paesaggio collinare e dei borghi vicini. E, naturalmente, dei campi di lavanda. Il punto più bello per una foto a tema è la Big Bench (o Panchina Gigante) n. 99, da dove ammirare i dintorni da una posizione soprelevata (magari all’ora del tramonto), che non a caso è proprio color lavanda.

Il borgo di Lu

Anche Lu ospita una Panchina Gigante panoramica, dagli sgargianti colori, dove al lilla si unisce il giallo. Questo piccolo borgo, con i suoi vicoletti, le antiche chiese e gli edifici storici che portano fino alla parte alta del paese (dove si trova il Gerbido della Torre Civica, circondato da un bel parco), è una vera bellezza da visitare.

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Fonte: Getty Images
Una Panchina Gigante nel Monferrato

Il Comune di Quargnento

Quargnento è una tappa assolutamente imperdibile per chi vuole immergersi nel mondo della lavanda: qui si trova il campo a perdita d’occhio dell’azienda “La lavanda di Lu” di Sergio Amadori. Lo si raggiunge imboccando la strada che parte a sinistra rispetto all’imbocco della strada interna Lu-Cuccaro, verso Quargnento, tenendo sempre la sinistra e attraversando campi di grano e noccioleti, fino all’inconfondibile distesa di viola presidiata anche da un gazebo di vendita di prodotti derivati dalla lavanda, come oli essenziali e sacchetti aromatici per biancheria. La lavanda qui viene trasformata in olio essenziale (per ottenere una boccetta da dieci millilitri di olio essenziale occorrono circa due chili di lavanda, pari a cinque metri quadrati di coltura) con estrazione in corrente di vapore e in parte fatta essiccare, raccolta in mazzetti per poi essere sgranata manualmente e racchiusa in sacchetti confezionati artigianalmente con tessuti per meglio esaltarne la profumazione. Da vedere, in città, la Basilica minore di San Dalmazio, unica basilica della diocesi di Alessandria che custodisce bellissimi affreschi opera del pittore Vincenzo Boniforti.

Il borgo di Giarole

A metà strada tra Valenza e Casale Monferrato c’è il borgo di Giarole, che ospita uno dei più bei castelli della provincia, il Castello Sannazzaro costruito nel 1200 dai conti Sannazzaro Natta e oggi bed and breakfast e dimora storica visitabile, grazie all’accoglienza di Giose e Letizia Sannazzaro. A poche centinaia di metri, l’azienda agricola Pavese Andrea ha inserito tra le sue coltivazioni, proprio in zona confinante con il comune di Pomaro, alcuni campi di lavanda biologica, che si snodano tra il torrente Grana, le colline e la valle. Una passeggiata piacevolissima nel blu profumato, partendo dalla strada che costeggia il vecchio camposanto del paese e che dà anche modo di incappare nella deliziosa pieve di San Pietro, proprio accanto al campo di due ettari circa.

Il borgo di Viguzzolo

Ci si sposta nella parte più orientale della provincia di Alessandria, sui dolci colli tortonesi, famosi per il vino Timorasso, la coltivazione della frutta, le strade dei campionissimi, e per i bellissimi borghi fuori dal tempo. Uno di questi è Viguzzolo, borgo che profuma di lavanda grazie ai campi della tenuta di Giancarlo Nossa, giardiniere appassionato, che qui, dal 2007, coltiva fragole e gli scenografici fiori viola. Una volta raccolta, la lavanda viene portata alla cooperativa Agronatura di Spigno per il processo di trasformazione. Da non perdere a Virguzzolo è certamente la pieve di Santa Maria, edificata intorno all’anno Mille sui resti di una antica chiesa e custode, al suo interno, di un commovente crocifisso ligneo realizzato in legno di fico, a grandezza umana e montato su di una croce alta tre metri.

La pieve di Santa Maria a Viguzzolo
Fonte: Getty Images
La pieve di Santa Maria a Viguzzolo

Il borgo di Merana

La piccolissima Merana, con la sua chiesa parrocchiale circondata dal verde dei prati, è uno di quei luoghi che permette di tornare indietro nel tempo, concedendosi qualche ora in modalità slow. Lo dimostra anche la filosofia dell’Agriturismo Verdita, che intorno alla lavanda ha costruito un’intera proposta turistica. Le finestre delle sue quattro camere che hanno i nomi di piante e fiori, tra cui ovviamente la lavanda, si aprono sulla splendida campagna circostante, fatta di prati fioriti, colline, boschi, vigneti e noccioleti. Ma soprattutto, l’agriturismo offre la meravigliosa esperienza di dormire o semplicemente di rilassarsi in una delle “starsbox”, romantiche capanne di legno in mezzo ai campi di lavanda, che permettono di godere a pieno dell’immersione nella natura, senza filtri o mediazioni.

In Val Borbera – Albera Ligure (Frazione Vendersi)

La Val Borbera, incastonata tra quattro regioni, è un luogo incantevole e incontaminato dalla straordinaria bellezza naturalistica. Partendo da Pertuso con le scenografiche strette, una gola fluviale di straordinario valore naturalistico del torrente Borbera, un canyon tra le pareti scoscese e le acque smeraldo con colazione nell’area attrezzata di Boscopiano. Si arriva verso Vendersi, una frazione di Albera Ligure, il paese degli spaventapasseri. In questo villaggio, grazie all’opera ingegnosa di alcune abitanti, sono comparsi questi manichini realizzati con materiali e accessori di riciclo che hanno reso l’atmosfera gioiosa e magica. Ci sono più di 70 spaventapasseri dislocati nel borgo e ognuno di loro ha un nome e una storia ispirata proprio dalle persone che una volta lo abitavano. In cima al paese un profumatissimo campo di lavanda reso ancora più affascinante dal contesto naturalistico in cui è inserito accoglie i visitatori.

Cosa vedere a Novara, la perla nascosta del Piemonte tra storia, arte e sapori

Par : marcobaldini
29 mai 2025 à 12:24

Situata tra le risaie della pianura padana e le colline moreniche che annunciano il lago Maggiore, Novara è una città elegante e riservata tra Milano e Torino, spesso trascurata dai grandi circuiti turistici, ma capace di sorprendere chi decide di scoprirla. Fondata in epoca romana, crocevia di scambi commerciali e culturali, oggi Novara si rivela come una destinazione ideale per chi vuole scoprire borghi autentici, arte senza folla e sapori veraci. In questo articolo vi proponiamo un itinerario perfetto tra le meraviglie novaresi per apprezzare questo angolo di Piemonte sottovalutato che ha molto da offrire.

La Cupola di San Gaudenzio, simbolo della città

È impossibile arrivare a Novara, in Piemonte, e non notare la Cupola di San Gaudenzio con i suoi 121 metri di altezza, realizzata tra il 1844 e il 1888 su progetto dell’architetto visionario Alessandro Antonelli, celebre anche per la Mole Antonelliana di Torino. Questa cupola è un capolavoro dell’ingegneria ottocentesca, un’opera architettonica imponente, slanciata verso il cielo e visibile da km di distanza.

La struttura, interamente in muratura portante, si distingue per il suo profilo elicoidale e affusolato, che sembra sfidare le leggi della fisica. Un equilibrio straordinario tra eleganza e audacia tecnica, costruito senza l’ausilio delle tecnologie moderne. Antonelli lavorò incessantemente all’opera, modificandola in corso d’opera e seguendone ogni dettaglio con uno stile quasi visionario.

Salire sulla terrazza panoramica regala una vista spettacolare sulla città, sulle Alpi e sulle distese di risaie. All’interno della Basilica di San Gaudenzio, patrono della città, si trovano splendide decorazioni barocche e una suggestiva cripta che custodisce le reliquie del santo, vescovo e patrono della città, celebrato ogni 22 gennaio con una solenne processione e feste religiose. La Cupola non è solo un elemento architettonico, ma una vera e propria identità visiva per i novaresi: un punto di riferimento fisico ed emotivo, che racconta la storia, l’ambizione e il genio di una città spesso silenziosa ma ricca di tesori nascosti.

Cupola della basilica di San Gaudenzio Novara
Fonte: iStock
Cupola della basilica di San Gaudenzio nella città di Novara

Il Broletto: cuore medievale della città

Passeggiando nel centro storico tra vie acciottolate e scorci silenziosi si arriva al Broletto, un complesso architettonico raffinato medievale che rappresenta il nucleo più antico e affascinante di Novara. Qui si affacciano quattro edifici storici (Palazzo del Podestà, Palazzo dei Paratici, Palazzo del Comune e la Loggia dei Mercanti), che racchiudono un elegante cortile rinascimentale e convivono armoniosamente nonostante appartengano a epoche e stili diversi. L’intero complesso è stato restaurato con grande cura, riportando alla luce decorazioni antiche, elementi in cotto e affreschi medievali, che contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa nel tempo.

Il cortile interno, oggi liberamente accessibile, è uno degli angoli più fotogenici della città: perfetto per una sosta tranquilla, magari tra una visita e l’altra. Dal 2016, il Broletto ospita il Museo d’Arte di Novara, una realtà in crescita che propone collezioni permanenti di arte antica e moderna, oltre a mostre temporanee di artisti contemporanei italiani e internazionali. Le sale espositive, luminose e ben allestite, permettono un’immersione completa tra pittura, scultura e installazioni multimediali.

Il Duomo e il Battistero

A pochi passi dal Broletto si trova il Duomo di Santa Maria Assunta, costruito su progetto ancora una volta di Antonelli. La cattedrale è un esempio perfetto di neoclassicismo italiano, con un interno imponente e luminoso. Tra gli elementi più significativi si possono ammirare l’altare maggiore, la cappella del Sacramento e il pulpito marmoreo, oltre ad alcune opere pittoriche di scuola piemontese e lombarda.

Insieme al Battistero paleocristiano formano un complesso religioso di straordinario valore storico e artistico che racconta oltre 1500 anni di fede, architettura e cultura. Il Battistero è uno dei più antichi del Nord Italia, custodisce affreschi dell’XI secolo e rappresenta un raro esempio di architettura tardo-romana. Risalente al V secolo all’interno offre affreschi medievali tra cui una rara raffigurazione del Cristo Pantocratore e motivi simbolici legati al Battesimo.

Broletto, Novara
Fonte: iStock
Broletto, Novara

Corso Cavour e Corso Italia: shopping e atmosfera piemontese

Per chi ama lo shopping e l’atmosfera vivace delle città italiane, una passeggiata tra Corso Cavour e Corso Italia è imperdibile. Boutique, caffè storici, librerie e botteghe artigiane si alternano in un contesto elegante, dove è piacevole fermarsi per un aperitivo a base di gorgonzola e vino delle Colline Novaresi. Corso Cavour, più ampio e monumentale, è punteggiato da palazzi d’epoca, portici eleganti e boutique di moda, librerie indipendenti, negozi di design e profumerie storiche. Passeggiare qui è un piacere per gli occhi, grazie alla cura architettonica delle facciate e alla vivacità delle vetrine. Non mancano le pasticcerie storiche dove gustare una “margheritina di Stresa” o un “paniscia dolce”, reinterpretazione golosa del piatto tipico novarese.

Corso Italia, più raccolto ma altrettanto affascinante, offre un’atmosfera leggermente più bohemien, con botteghe artigiane, negozi vintage, piccoli bistrot e gallerie d’arte. Qui si respira un’aria autentica, con un mix di eleganza e semplicità che rappresenta perfettamente lo stile di vita novarese. È il luogo ideale per chi ama fare acquisti con calma, magari scoprendo il laboratorio di un artigiano locale o un negozio di ceramiche artistiche.

Il Castello Visconteo-Sforzesco e il Parco dei Bambini

Pochi luoghi raccontano la storia di Novara come il suo imponente Castello Visconteo-Sforzesco, un’antica fortezza che oggi vive una nuova stagione come spazio culturale e punto d’incontro cittadino. Situato a ridosso del centro, incastonato tra le vie moderne e il verde dei giardini, il castello rappresenta un esempio riuscito di come architettura medievale e vivacità contemporanea possano dialogare armoniosamente. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando la famiglia Visconti di Milano iniziò a fortificare l’area.

Successivamente ampliato dagli Sforza nel Quattrocento, il castello ha vissuto una lunga parabola storica: da residenza ducale a caserma militare, fino a essere restituito alla città dopo un importante restauro terminato nel 2016. Oggi, le sue sale accolgono mostre temporanee, rassegne fotografiche, esposizioni d’arte contemporanea e installazioni multimediali, che valorizzano il dialogo tra passato e presente.

La struttura, con la sua pianta quadrata, i torrioni angolari e il cortile interno, conserva ancora molte delle tracce dell’architettura difensiva medievale, ma è stata sapientemente adattata a nuove funzioni. Il fossato, un tempo barriera difensiva, è stato trasformato in uno spazio verde accessibile, animato da sculture, pannelli interattivi e percorsi tematici, pensati anche per le famiglie e i più piccoli. Qui si trova il Parco dei Bambini, un’area inclusiva e accogliente dove i bambini possono giocare in libertà, circondati dalla storia. I giochi sono realizzati con materiali naturali e integrati nel contesto, e non mancano panchine, aree picnic e zone d’ombra perfette per rilassarsi dopo una visita culturale.

Lago D'Orta
Fonte: iStock
Borgo sul Lago D’Orta

Le risaie e la Strada del Riso: itinerario naturalistico e gastronomico

Intorno a Novara si estende un paesaggio unico, che cambia volto con le stagioni ma conserva sempre un fascino autentico e profondo: le risaie della pianura novarese, cuore pulsante di una terra agricola ricca di tradizione e bellezza. Tra aprile e giugno, durante il periodo dell’allagamento dei campi, queste distese si trasformano in un “mare a quadretti” – come viene poeticamente chiamato – dove il cielo si specchia nell’acqua e gli aironi volano bassi tra i filari sommersi, creando uno spettacolo naturale mozzafiato.

È in questo scenario sospeso tra acqua e cielo che prende vita la Strada del Riso, un suggestivo itinerario enogastronomico e culturale che permette di esplorare il territorio in maniera autentica e sostenibile. Lungo questo percorso – ideale da fare in auto, in bici o anche in moto – si incontrano cascine storiche, mulini attivi, agriturismi e piccoli borghi rurali, dove si coltiva, lavora e cucina il riso secondo tradizioni tramandate da generazioni.

La Strada del Riso è anche un invito a vivere la cucina locale. Tappa obbligata per ogni viaggiatore è l’assaggio della celebre paniscia novarese, un ricco risotto contadino preparato con riso Arborio, salame della duja (conservato nel grasso), verza, fagioli, cipolla e vino rosso. È un piatto rustico e saporito, che racconta la cultura del recupero e della convivialità tipica delle famiglie contadine piemontesi. Molte aziende agricole lungo il percorso offrono visite guidate alle risaie, laboratori per bambini, degustazioni e la possibilità di acquistare riso a km zero, farine e prodotti tipici.

Alcune, come le cascine con essiccatoi storici o i mulini ad acqua ancora funzionanti, sono veri e propri musei a cielo aperto della civiltà rurale novarese. Per gli amanti della natura e del turismo lento, non mancano percorsi ciclabili e cammini immersi nel verde, che si snodano tra campi coltivati, canali e sentieri fluviali, dove è facile avvistare aironi cenerini, ibis, cicogne e altre specie protette.

Cosa fare a Novara

Ecco alcune idee per trascorrere una giornata o un weekend all’insegna della cultura, del buon cibo e di piacevoli passeggiate, oltre a visitare le cose già menzionate tra le cose da vedere. Potete passeggiare in Piazza delle Erbe, cuore pulsante di Novara, circondata da edifici storici, caffè e negozi. Qui si svolgono mercati settimanali e fiere, ed è il posto perfetto per sedersi a un tavolino, sorseggiare un caffè e osservare la vita cittadina.

Oltre al Museo del Broletto, merita una visita il Museo di Storia Naturale Faraggiana Ferrandi, ideale anche per famiglie, e la Fondazione Novara Sviluppo, che ospita installazioni e performance artistiche. Numerosi anche gli eventi culturali: dal Festival della Filosofia, alla stagione del Teatro Coccia, fino alle mostre fotografiche presso la Civica Galleria Giannoni. Novara è anche un punto di partenza ideale per esplorare il territorio circostante. A meno di mezz’ora di auto si trovano il romantico Lago d’Orta, il borgo di Orta San Giulio, il Sacro Monte (Patrimonio UNESCO), e le Colline Novaresi, punteggiate di vigneti e cantine che producono Nebbiolo e Ghemme DOCG.

Come arrivare

Novara è una città ben collegata nel nord Italia, facilmente raggiungibile con vari mezzi di trasporto, sia che tu parta da altre città italiane o dall’estero.

In treno

Novara è servita da una stazione ferroviaria importante situata sulla linea Torino–Milano, con collegamenti frequenti e veloci. Da Milano: il treno impiega circa 40 minuti. Partono treni regionali e anche treni ad alta velocità (Frecciarossa e Italo) che fermano a Novara.
Da Torino: il viaggio dura circa 50 minuti con treni regionali e InterCity.
Da altre città del Nord: Novara è collegata anche con città come Vercelli, Biella, e Genova tramite treni regionali.

In auto

Novara è facilmente raggiungibile grazie alla sua posizione strategica vicino all’autostrada A4 (Milano-Venezia) e A26 (Gravellona Toce – Genova).

Da Milano: circa 45 km, si può percorrere la A4 in direzione Torino e uscire a Novara Est o Novara Ovest.
Da Torino: circa 95 km tramite l’autostrada A4 in direzione Milano.
Il parcheggio in centro è disponibile ma può essere limitato, quindi è consigliato utilizzare i parcheggi periferici o i garage.

In aereo

L’aeroporto più vicino a Novara è l’Aeroporto di Milano Malpensa (MXP), a circa 25 km di distanza. Da Malpensa si può raggiungere Novara in circa 30 minuti in auto o tramite i collegamenti ferroviari. Un’altra opzione è l’Aeroporto di Milano Linate (LIN), a circa 70 km, con collegamenti meno diretti ma comunque utilizzabili.

La piccola Provenza del Piemonte immersa tra i campi di lavanda

29 mai 2025 à 10:46

Un paese che conta meno di 200 abitanti, d’estate, quando tutto si tinge di lilla, diventa il più visitato d’Italia. È la “piccola Provenza del Piemonte“, un borgo, quello di Sale San Giovanni, in provincia di Cuneo, circondato da immense distese di campi di lavanda, il cui profumo si espande a decine di chilometri di distanza.

Si cammina in un luogo idilliaco, dove il silenzio della natura è interrotto solo dal cinguettìo del picchio rosso o dell’upupa o dal rumore tra le foglie degli scoiattoli e delle lepri. I più fortunati possono scorgere tra gli alberi anche i caprioli che osservano i turisti incuriositi. Cosa sapere per visitare i capi di lavanda di Sale San Giovanni.

Quando visitare i campi di lavanda di Sale San Giovanni

Le sue colline, come quelle del Luberon francese, tra metà giugno e metà luglio, sono tutte un fiore e i colori variano dal bluette all’indaco, dal viola intenso al rosa. Il periodo di fioritura varia leggermente ogni anno, a seconda delle condizioni atmosferiche. Viste le condizioni meteo, il periodo di massima fioritura della lavanda quest’anno inizia a metà giugno e durerà fino alla fine di luglio. Chi decide di andarci il weekend del 28-29 giugno troverà anche l’edizione fieristica “Non Solo Erbe”. Nei weekend dal 14 giugno al 13 luglio saranno presenti degli stand di street food all’interno del paese.

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Fonte: Getty Images
Turisti tra i campi di lavanda a Sale San Giovanni

I 4 itinerari consigliati

Sono quattro gli itinerari che si possono fare, a ciascuno è stato assegnato un colore: Arancione, Azzurro, Verde e Marrone. I primi due sono i più lunghi (rispettivamente 9 e 9,8 km) e più impegnativi, durano quattro ore il primo e tre ore il secondo e si percorrono lungo strade sterrate, sentieri e brevi tratti su strade asfaltate.

Il percorso Verde dura un’ora e mezza ed è considerato “agripanoramico”, ma bisogna tenere conto del fatto che per gran parte dei 5 km si cammina sotto il sole. Si consiglia di indossare scarpe comode, cappello per il sole e di portare con sé la borraccia con l’acqua, poiché lungo il tragitto non ci sono punti ristoro.

Il più semplice di tutti è il percorso Marrone che dura solo mezz’ora ed è lungo poco più di un km, è tutto in piano fino a raggiungere l’Alboreto Prandi, opera di un ferroviere con la spiccata passione per la botanica. Alla sua morte, nel 1961, l’area fu abbandonata fino alla decisione di procedere al suo intero recupero. Oggi ospita piante re e splendide orchidee.

Il Comune ha messo a disposizione dei visitatori una mappa online da scaricare o stampare. Lungo tutto il percorso si incontrano cartelli esplicativi che indicano le piante officinali oltre alla lavanda, come la melissa, il rosmarino, il timo, il finocchio o la camomilla.

La piccola Provenza del Piemonte

Il piccolo borgo di Sale San Giovanni è riuscito così a reinventarsi e a salvarsi dall’abbandono grazie alla lavanda e alle erbe aromatiche, diventando una vera e propria eccellenza nel settore officinale ed erboristico. Sin dal 1997, infatti, grazie a due coraggiose aziende che scelsero di sperimentare la particolare coltivazione delle specie officinali, le colline di Sale San Giovanni ogni anno si trasformano in una tavolozza variegata di colori che attira migliaia di visitatori.

Il borgo prende il nome dalla pieve di San Giovanni Battista che risale all’anno Mille e che fu costruita in stile lombardo-romanico sopra a un tempio pagano. Degli affreschi interni rimangono tracce nei pilastri e nelle pareti: le prime pitture risalgono alla fine del ‘300. Merita una visita.

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Fonte: IPA
Il borgo di Sale San Giovanni

Regole per visitare i campi di lavanda

Quest’anno saranno presenti meno campi di lavanda rispetto alle scorse stagioni in quanto sono in atto rotazioni colturali previste nell’ambito dell’agricoltura biologica e biodinamica, avvertono dal Comune di Sale San Giovanni. Gli itinerari sono percorribili autonomamente, tutti i giorni della settimana senza limitazioni di orario. Il percorso completo tra le coltivazioni di lavanda è lungo circa 7 chilometri, con vari dislivelli, e il tempo di percorrenza è di due ore e mezza. Si possono raggiungere le coltivazioni anche attraverso percorsi più lunghi, in parte su strade asfaltate e in parte su strade sterrate e sentieri. I cani sono benvenuti purché siano al guinzaglio.

Per chi si sposta con i pullman, data la grande affluenza prevista nei weekend. a causa delle numerose richieste, è consigliato arrivare a Sale San Giovanni entro le ore 9.30 del mattino. Per i pullman, c’è la possibilità di far scendere le persone in paese nei pressi dell’Antica Pieve di San Giovanni Battista oppure all’imbocco del percorso verde, in prossimità della borgata Vadda.

Nei mesi di giugno e luglio, per evitare assembramenti e pericoli per i pedoni, le strade comunali di accesso alle coltivazioni saranno chiuse ai mezzi (eccetto residenti e autorizzati e diversamente abili certificati muniti di apposito tagliandino per auto/o altro mezzo) pertanto saranno percorribili a piedi o in bicicletta.

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Fonte: IPA
Il borgo di Sale San Giovanni immerso nella lavanda

Quanto costa visitare i campi di lavanda

Nei weekend dal 21 giugno al 6 luglio, per accedere ai percorsi è previsto un contributo volontario di 2 euro a persona, a fronte del quale verrà distribuito un braccialetto, che consentirà di accedere anche alle visite delle chiese, guidate da personale qualificato.

In Piemonte si possono visitare altri campi di lavanda. Come quelli del Monferrato, tra i borghi di Cuccaro e di Lu. Qui, si può percorrere una bellissima strada panoramica tra i campi color lavanda e riposarsi sulle “big bench”, le panchine giganti che s’affacciano sui paesaggi affascinanti che ricordano, anch’essi, la Provenza d’estate.

Le Terre Ballerine in Piemonte: un tappeto elastico naturale nel cuore del Canavese

27 mai 2025 à 09:44

In Piemonte, a pochi chilometri da Torino, esiste un luogo capace di sorprendere chiunque ci metta piede. Letteralmente. Si tratta delle Terre Ballerine, un tratto di bosco nel cuore del Canavese dove il suolo ondeggia e rimbalza sotto i piedi, come se si camminasse su un gigantesco materasso ad acqua naturale. Questo piccolo miracolo geologico si trova nel territorio di Montalto Dora, incastonato tra due laghi morenici: il Lago Pistono e il Lago Sirio.

Cosa sono le Terre Ballerine: il mistero della torbiera galleggiante

Il nome Terre Ballerine non è casuale. Questo angolo di foresta si muove davvero: basta saltare per vedere il terreno ondeggiare e gli alberi oscillare impercettibilmente. Ma qual è l’origine di questo fenomeno?

Il segreto sta nella torbiera galleggiante formatasi nel tempo sul fondo di quello che un tempo era il Lago Coniglio. Alla fine dell’Ottocento, un imprenditore locale decise di prosciugare questo specchio d’acqua per estrarre torba da utilizzare come combustibile. Al posto del lago si formò un ambiente umido e ricco di materia organica in decomposizione. Col passare degli anni, i sedimenti vegetali accumulatisi hanno dato vita a uno strato compatto e spugnoso, sospeso su un sottile strato d’acqua. Il risultato è un divertente terreno elastico, che reagisce ai movimenti come una zattera naturale. Camminare o saltellare su questa superficie è come giocare su un trampolino in mezzo al bosco: un fenomeno raro in Italia, che rende le Terre Ballerine un luogo davvero unico.

I laghi del Canavese

Le Terre Ballerine non sono l’unica attrazione geologica dell’area. Il Canavese è attraversato dalla Serra Morenica di Ivrea, una lunga dorsale collinare di origine glaciale che si estende per oltre 25 chilometri, dalla Valle d’Aosta fino alla pianura torinese. In quest’area si trovano numerosi laghi morenici, tra cui i più noti sono il Lago di Viverone e il Lago di Bertignano. Ma è nella zona di Montalto Dora che si trovano il Lago Sirio, con le sue acque limpide circondate da boschi, e il Lago Pistono, teatro di un progetto culturale e archeologico che merita assolutamente una visita.

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Fonte: Jessica Pasqualon
Panoramica sul Lago Sirio

Il Parco Archeologico del Lago Pistono: un viaggio nella preistoria

A pochi minuti a piedi dalle Terre Ballerine si trova il Parco Archeologico del Lago Pistono, un museo diffuso che racconta la vita delle comunità umane che abitavano queste zone durante il Neolitico, circa 7000 anni fa.

Il parco è composto da due sezioni principali: una parte espositiva interna, ospitata nello Spazio Espositivo per l’Archeologia in piazza IV Novembre a Montalto Dora, e una parte esterna all’aria aperta che include la ricostruzione di una capanna neolitica e un sentiero archeologico immerso nella natura.

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Fonte: Parco Archeologico del Lago Pistono
Spazio espositivo Parco Archeologico del Lago Pistono

La sezione espositiva offre un approfondimento scientifico sulle scoperte archeologiche effettuate nella zona, con reperti risalenti al V millennio a.C. e pannelli esplicativi che raccontano la quotidianità delle comunità neolitiche. L’esposizione include anche modelli e ricostruzioni sperimentali delle tecnologie antiche, offrendo una panoramica dettagliata del Neolitico piemontese.

All’esterno, il percorso accessibile a tutti si snoda lungo le sponde del Lago Pistono e conduce a una capanna ricostruita su palafitta, arredata come nell’epoca neolitica. La struttura si basa su modelli documentati nei siti del Neolitico dell’Italia settentrionale ed è realizzata con materiali e tecniche dell’epoca: pareti in legno intrecciato e intonacato con argilla e paglia, tetto in canne palustri a doppio spiovente, e una palizzata per proteggerla dalle esondazioni del rio Montesino. Oltre alla capanna abitativa sono stati ricostruiti anche un magazzino e una stalla con recinto, per rendere la vita nel villaggio. I pannelli lungo il cammino illustrano le tecniche costruttive dell’epoca e il contesto ambientale in cui vivevano le comunità preistoriche.

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Fonte: Parco Archeologico del Lago Pistono
Palafitta Parco Archeologico del Lago Pistono

Visite guidate alle Terre Ballerine

Il parco e le Terre Ballerine sono visitabili in autonomia, verificando in anticipo l’accessibilità e le condizioni del parco. In alternativa, specialmente coi bambini, per comprendere al meglio, si può partecipare ad una delle visite guidate organizzate la domenica. Il percorso, della durata di circa due ore, inizia dalla parte espositiva in piazza IV Novembre. Dopo la visita al museo, si parte per una camminata tra le colline moreniche, passando accanto al castello medievale di Montalto Dora, fino a raggiungere la ricostruzione della capanna su palafitta in riva al lago.

La guida – spesso un archeologo o una archeologa – accompagna il gruppo in un viaggio indietro nel tempo, tra paesaggi antichi e racconti di vita quotidiana nel Neolitico. Un’esperienza educativa e divertente per tutta la famiglia (tariffe: adulti, 6 euro; ragazzi 6-12 anni, 3 euro; bambini 0-5 anni, disabili, accompagnatori e giornalisti hanno diritto all’ingresso gratuito).

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Fonte: Consorzio Turistico del Canavese
Lago Sirio

Come arrivare alle Terre Ballerine

Le Terre Ballerine si trovano a circa 60 km da Torino e sono facilmente raggiungibili in auto in meno di un’ora. Basta prendere l’autostrada A5 in direzione Aosta, uscire a Ivrea e proseguire in direzione Montalto Dora. Si consiglia di parcheggiare vicino alla chiesa di Sant’Eusebio Vescovo, accanto alla zona mercatale, da dove parte il sentiero per il Lago Pistono. Dopo una passeggiata nel verde, tra scorci panoramici e tratti ombreggiati, si arriva alla torbiera delle Terre Ballerine. Il percorso è ben segnalato e adatto anche a chi non ha particolare allenamento.

Via Francigena, il viaggio dell’anima verso il riconoscimento Unesco

21 mai 2025 à 09:39

Il cammino della Via Francigena verso il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco ha compiuto un importante passo avanti il 17 maggio 2025. In occasione del 4° Festival delle Regioni a Venezia, infatti, è stato firmato un protocollo d’intesa fondamentale tra il Ministero della Cultura italiano e le sette regioni attraversate dal celebre itinerario: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Questo accordo sancisce un impegno vero e concreto a sostenere la candidatura ufficiale del tratto italiano della Via Francigena, da nord a sud.

Il documento nasce dalla volontà condivisa di valorizzare un cammino che incarna la memoria storica europea e promuove un turismo lento, inclusivo e sostenibile, capace di generare benefici culturali, economici e ambientali per le comunità locali coinvolte lungo tutto il percorso, rafforzando al tempo stesso l’identità dei territori e la loro capacità di attrarre visitatori consapevoli e rispettosi del patrimonio.

Una candidatura simbolo di dialogo tra culture e territori

Alla cerimonia della firma del protocollo, avvenuta sotto la guida della Regione Toscana in qualità di capofila, erano presenti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e il Presidente dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF), Francesco Ferrari. Durante l’intervento ufficiale, il ministro Giuli ha sottolineato come la candidatura della Via Francigena non sia solo un riconoscimento storico, ma un vero e proprio simbolo di dialogo tra popoli, religioni e culture europee, capace di ispirare nuove forme di cooperazione culturale.

Via Francigena: un modello di turismo lento e sostenibile

La Via Francigena è molto più di un itinerario storico: oggi rappresenta un modello di turismo sostenibile e lento, capace di valorizzare i borghi medievali, le aree interne e le tradizioni locali. Ogni anno, migliaia di camminatori, italiani e stranieri, percorrono le sue tappe per riscoprire un’Italia autentica, ricca di bellezze naturali, culturali ed enogastronomiche.

la Via Francigena si prepara a entrare nella lista UNESCO
Fonte: iStock
Cartello della Via Francigena e campo di girasoli, Toscana

L’ingresso nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco darebbe un ulteriore impulso alla valorizzazione del territorio, favorendo investimenti in accoglienza, promozione e infrastrutture lungo tutto il tracciato della Via Francigena.

Il percorso tecnico della candidatura

Il processo di candidatura della Via Francigena italiana prevede la redazione di un dossier tecnico-scientifico, che documenta l’unicità e il valore universale del percorso, con approfondimenti paesaggistici originali. Per questa iniziativa, il Ministero della Cultura ha stanziato nel 2022 1,1 milioni di euro, destinati alla Regione Toscana per la costruzione del dossier. I fondi sono stati ufficialmente assegnati tramite decreto ministeriale nel 2024.

Le prossime tappe verso il riconoscimento Unesco

Il percorso verso il riconoscimento ufficiale prevede alcuni passaggi cruciali:

  • entro il 15 giugno 2025, la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco valuterà attentamente il dossier presentato dalle regioni
  • in caso di risposta positiva, l’Italia presenterà formalmente la candidatura al Centro del Patrimonio Mondiale Unesco entro il 15 settembre 2025 per una prima valutazione.

L’inserimento della Via Francigena nella Lista del Patrimonio Unesco sarebbe un risultato di portata internazionale, capace di rafforzare l’identità culturale dell’Italia e di promuovere un turismo consapevole e rispettoso dell’ambiente. Il cammino verso questo obiettivo è ancora in corso, ma i passi compiuti finora dimostrano una forte coesione tra istituzioni e territori nel valorizzare un patrimonio condiviso da tutta Europa.

Le spiagge più belle del lago d’Orta ti faranno innamorare

Par : losiangelica
20 mai 2025 à 12:00

Non serve andare al mare per potersi godere un po’ di sole e refrigerio: ci sono splendide zone balneari anche sui laghi e tra questi quello d’Orta trionfa. Con alle spalle le dolci colline del Piemonte e non troppo lontano da Milano e Torino, viene scelto per l’acqua pulitissima e le incantevoli spiagge.

Tra una visita ai borghi più belli come Orta San Giulio e Omegna, ecco che è possibile godersi un po’ di relax tra le tante spiagge a disposizione. Libere o attrezzate, ombreggiate o a pieno sole, di sabbia o di ghiaia: c’è l’imbarazzo della scelta ma abbiamo una certezza, qui l’acqua è tra le più pulite d’Europa. Ecco le spiagge più belle del lago d’Orta da visitare.

Spiaggia di Gozzano con Bandiera Blu

Tra le Bandiere Blu 2025 c’è il lido di Gozzano sul lago d’Orta. In provincia di Novara, questa meraviglia è un vero e proprio angolo di paradiso, tanto da aver conquistato lo stendardo. Acque così pulite da risultare cristalline e un fondale sassoso e curato confermano il litorale del lago come uno dei più attenti verso il turismo consapevole, sostenibile e rispettoso della natura.

A trascorrerci del tempo ci si ricarica tantissimo: la conca naturale di sabbia è baciata dal sole ed è un luogo top dove rilassarsi sotto l’ombrellone. A pochi passi si trovano numerosi servizi: bar, ristoranti, noleggio attrezzature e al calar del sole le luci soffuse e il locale che prepara aperitivi rende tutto ancora più prezioso.

È anche la più grande e conosciuta, basti pensare che il riconoscimento viene confermato dal 2020. Attrezzata e perfetta per famiglie con bambini o coppie di amici, dà modo di trascorrere tutta una giornata all’insegna del relax prima di scoprire i borghi più belli del lago d’Orta partendo proprio dall’isola di San Giulio.

Spiaggia di San Maurizio d’Opaglio con Bandiera Blu

Altra Bandiera Blu da non perdere è la spiaggia di San Maurizio d’Opaglio: si trova sul lago d’Orta ed è un simbolo di eccellenza ambientale e turistica. Sorge a solo un chilometro dal “paese dei rubinetti” e diventa un’oasi di pace grazie alle pinete ombreggiate e agli scorci da cartolina.

L’atmosfera suggestiva in cui è immersa, tra verde e azzurro, conquista proprio tutti. Basterà stendere un telo, scegliendo tra erba e sabbia e poi godersi l’acqua pulitissima del bacino. Poco affollata, persino in alta stagione, è un vero e proprio rifugio frequentato persino dai local.

Spiaggia di Prarolo

Nella frazione Lagna di San Maurizio d’Opaglio consigliamo anche la spiaggia di Prarolo: è un vero e proprio gioiello naturalistico e selvaggio. Si tratta di una baia libera, dunque non sono disponibili lettini, sdraio e ombrelloni, ma con un fondo di ghiaia e un pontile che regala una splendida vista sul lago e sull’isola di San Giulio. I ritmi lenti, il silenzio rotto solo dal rumore dell’acqua e l’atmosfera sono un invito a rilassarsi.

Spiaggia di Pascolo

Da non perdere poi la spiaggia di Pascolo, una struttura comunale nella frazione di Alpiolo di San Maurizio d’Opaglio. Frequentata sia dai turisti sia dai local, è conosciuta per essere libera e gratuita. Il fondale è di sabbia e ghiaia e, anche in questo caso, è presente un pontile.

Tra i servizi sono però a disposizione degli avventori un chiosco per spuntini e drink, docce e un bagno. Facile da raggiungere e piuttosto accessibile, viene scelta sia da famiglie con bambini sia dai più giovani.

Dove fare il bagno a Orta San Giulio
Dove fare il bagno al lago d’Orta

Spiaggia Miami

Il nome Miami è tutto un programma e questo lido ha davvero tutto ciò che serve per godersi il relax senza dover andare al mare. Lettini, ombrelloni, ristoranti e bar fanno sì di potersi godere comfort e servizi in un ambiente curato nei dettagli. La località balneare è tra le più eleganti.

Luci sul lago

A pochi chilometri dal borgo di Orta San Giulio c’è il lido Luci sul Lago, una spiaggia scenografica con passeggiata panoramica. Attrezzata di tutto punto, mette a disposizione dei visitatori lettini e ombrelloni aggiungendo poi l’opportunità di noleggiare pedalò e kayak con un ingresso al lago comodissimo grazie ai gradoni in pietra. Durante la stagione balneare è anche presente un guardaspiaggia che svolge l’attività di bagnino massimizzando i livelli di sicurezza.

Spiaggia della Bagnara

Altra meraviglia è la spiaggia della Bagnara: ideale soprattutto per chi cerca il contatto diretto con la natura, regala un’atmosfera verde e selvaggia seppur si tratti di un lido attrezzato e privato con tanto di bar, ristorante e noleggio pedalò e kayak. Mixa in modo equilibrato comfort e libertà mantenendo il suo spirito più autentico. Il target tipico è quello degli sportivi.

Spiaggia di Roncallo

Nella frazione di Roncallo a Pella c’è questa spiaggia comunale tra le più panoramiche. È lunga ben 200 metri, combina sabbia e sassi e proprio questo la rende sempre accessibile. A proteggerla dall’assalto dei turisti ci pensa una siepe che la isola e la fa conoscere a pochi. Al tramonto, poi, guadagna un fascino tutto suo. Essenziale ma davvero speciale, dà modo di fare tuffi in piena tranquillità.

Lago d'Orta tra i più puliti in Europa
Fonte: iStock
L’acqua del lago d’Orta è pultiissima

Spiaggia Dolphin’s

Percorrendo la passeggiata di Pettenasco si raggiunge la spiaggia Dolphin’s, un litorale attrezzato con tanto di bar, ristoranti, docce e servizi. Qui la vista sul lago è tra le più belle ma la vera forza è la qualità di cosa viene offerto, garantendo a famiglie e coppie un’area curatissima.

Spiaggia di Bagnella

A Omegna, uno dei borghi più belli del lago d’Orta, si trova la spiaggia libera di Bagnella. Il luogo non è molto frequentato dai turisti e regala ancora un’atmosfera autentica esaltando la natura della zona. La costa combina erba e ghiaia, dispone di molte aree ombreggiate e non mancano i servizi doccia e bagno. Oltre al settore libero e gratuito è presente un lido a pagamento attrezzato con ombrelloni, lettini, bar e una piscina.

C’è chi pratica kayak, chi noleggia un pedalò, chi ne approfitta per intensificare la tintarella e chi porta i bimbi a divertirsi: qualsiasi sia il target le spiagge più belle del lago d’Orta sono pronte ad incantare. In più, dopo un po’ di relax, ci si può rimettere in marcia e scoprire i meravigliosi borghi del territorio.

Portacomaro, il borgo piemontese legato a Papa Francesco

24 avril 2025 à 09:51

Benché arrivasse dall’Argentina, le origini di Papa Francesco erano italiane. La famiglia del Papa del popolo, infatti, era originaria del Piemonte, di un paese in provincia di Asti: Portacomaro. Con i suoi circa duemila abitanti, è un borgo immerso tra i vigneti dedito soprattutto all’agricoltura. È da qui che il nonno di Jorge Mario Bergoglio, Giovanni Angelo Bergoglio, emigrò in Argentina all’inizio del Novecento. Ed è a Portacomaro che vivono ancora oggi alcuni dei parenti del Papa che ha sempre mantenuto vivi i rapporti con loro.

Dopo la sua elezione, nel 2013, il borgo è diventato meta di pellegrinaggio di curiosi e devoti, desiderosi di conoscere il luogo da cui partì una famiglia destinata a cambiare la storia della Chiesa. Nel 2022, venne in visita anche lo stesso Papa Francesco, che ebbe l’occasione di incontrare i parenti e l’intera cittadinanza.

Il borgo di Papa Francesco

Sorto in cima a una collina, Portacomaro è un borgo fatto di case in pietra, con una piazza centrale dominata dalla chiesa di San Bartolomeo e la chiesa romanica di San Pietro con bellissimi affreschi. La sua storia ha origini antiche, sarebbe stata una famiglia romana di nobili origini, Gens Comara, a dare il nome al paese che, inizialmente, fu un accampamento militare dei quella che ai tempi era la Gallia. Terra longobarda, poi, e quartier generale di Federico Barbarossa durante l’assedio di Asti, fu conteso tra Monferrato e Comune di Asti, ma non ebbe mai una vera rilevanza politica, motivo per cui in questo borgo non fu mai costruito un castello né una fortezza a difesa del proprio territorio. Al posto dei castelli e delle fortificazioni che troviamo, per esempio, nei paesi confinanti (vedi i vicini Comuni di Castagnole Monferrato, di Saluzzo o di Castell’Alfero), Portacomaro sviluppò un “Ricetto” ovvero un gruppo di case contadine protette da un muraglione, per il ricovero della popolazione e per proteggere i raccolti, in caso di pericolo.

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Fonte: Getty Images
Il borgo piemontese di Portacomaro

Il Sentiero di Papa Francesco

Da qualche anno è nato un itinerario che ripercorre le tracce dei nonni di Papa Francesco. Si tratta di un’escursione su stradine sterrate e, in parte, su strade asfaltate, organizzata in collaborazione con il Comune di Portacomaro per far conoscere il territorio dove sono vissuti i nonni di Papa Francesco Bergoglio. Il sentiero è lungo circa 8,5 chilometri con un minimo dislivello di 200 metri e il tempo di percorrenza è di due ore e mezza-tre.

Il borgo del Grignolino

Da sempre, la tradizione vitivinicola, qui, l’ha fatta da padrona. È dell’anno 1054 la prima citazione, in un documento scritto, dei vigneti presenti nella zona di Portacomaro. Il Comune di Portacomaro comprende anche la Frazione di Migliandolo, celebre ancora oggi per il suo vino Grignolino, il preferito dalla Regina Margherita di Savoia e, naturalmente, da Papa Francesco che lui stesso ha spesso riconosciuto come “un dono di Dio”. E fu proprio grazie all’annessione di Migliandolo, avvenuta sotto Carlo Alberto, Re di Sardegna, che ebbe inizio un periodo di prosperità: la coltura della vite iniziò a dare frutti nel commercio delle uve e del vino. Venne costruita una strada che collegava il paese agli altri Comuni e venne aperta una stazione ferroviaria. E, finalmente, nel 1973, venne riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata al Grignolino d’Asti DOC, così da allora Portacomaro divenne il Comune di riferimento per la zona di produzione di questo vitigno.

Il vino di Papa Francesco

Ce n’era uno, di vino, in particolare che Papa Francesco amava più di altri, un Grignolino prodotto a Portacomaro, nella terra d’origine della sua famiglia, chiamato Laudato, come il titolo dell’enciclica papale sui temi dell’ecologia integrale. Il terreno dove viene prodotto il Laudato è nel centro del paese, a metà strada tra la cascina dei Bergoglio, dove nacque il nonno di Papa Francesco, e la chiesa di San Bartolomeo, dove fu battezzato. Il primo vitigno fu piantato proprio nel 2013, subito dopo l’elezione del nuovo Papa, e da allora è curato dai volontari della Comunità Laudato Sì. La prima vendemmia venne fatta nel 2016 e furono prodotte 500 bottiglie, che oggi sono diventate un migliaio, non di più. Papa Francesco riceveva ogni anno qualche cartone di questo rarissimo vino, che continuerà a essere prodotto.

Fuochi d’artificio: viaggio tra le location che accendono la memoria

15 avril 2025 à 15:09

La nuova serie televisiva “Fuochi d’artificio”, diretta da Susanna Nicchiarelli, scritta da Marianna Cappi e da Susanna Nicchiarelli con la collaborazione di Andrea Bouchard e tratta dal libro omonimo di Andrea Bouchard, racconta le avventure di quattro adolescenti che, nel 1944, si uniscono alla Resistenza italiana nelle Alpi piemontesi. Girata interamente in Piemonte, la serie sui partigiani, che rientra nell’ambito delle iniziative per l’80° anniversario della Liberazione, sfrutta le bellezze naturali e storiche di questa regione per avvolgere il telespettatore nell’atmosfera dell’epoca.

La Val di Susa e diversi comuni delle Alpi piemontesi sono i protagonisti di questa storia. Tra le location della serie compaiono Cesana, Forte di Exilles, alcuni luoghi del Comune di Exilles, Oulx e la frazione Rochemolles. La scelta di queste location ha permesso di ricreare l’ambientazione storica della serie e ha valorizzato il patrimonio culturale e naturale del Piemonte, regalando agli spettatori un vero viaggio immersivo tra le bellezze di questa regione.

Tra piazze, arte e montagne: alla scoperta di Cuneo

8 avril 2025 à 16:19

Adagiata tra i morbidi profili delle Langhe e del Roero, in un angolo di Piemonte dove i torrenti Gesso e Stura si intrecciano con la vita di tutti i giorni, Cuneo si svela come una gemma raffinata, perfetta per chi desidera immergersi in un’atmosfera autentica.

Fondata nel lontano 1198, è un vero e proprio salotto a cielo aperto, dove l’ospitalità è un valore radicato e il ritmo scorre in maniera differente, tra passeggiate storiche e gustosi intermezzi enogastronomici.

Cosa vedere a Cuneo: le tappe da non perdere

Conosciuta per il suo centro storico che sa affascinare al primo sguardo e per la straordinaria vicinanza alle Alpi, Cuneo regala ai visitatori un caleidoscopio di emozioni.

Ogni angolo racconta una storia, ogni scorcio custodisce un’anima antica pronta a svelarsi a chi sa osservare.

Piazza Galimberti

Cuore pulsante, Piazza Galimberti si apre come un enorme abbraccio proprio nel centro di Cuneo. Intitolata all’eroe della Resistenza Duccio Galimberti, la maestosa piazza, con i suoi 24.000 metri quadrati, si impone come una delle più grandi d’Italia. La sua origine affonda nell’epoca napoleonica, quando le vecchie mura difensive lasciarono il posto a uno spazio nuovo, concepito per diventare il palcoscenico della vita cittadina.

Gli edifici che la incorniciano, dallo stile neoclassico impreziosito da decori di ispirazione greco-romana, le donano un’eleganza senza tempo. Al centro, quasi a vegliare sulle giornate e sulle sere cuneesi, si erge la statua di Giuseppe Barbaroux, avvocato e giurista ricordato con orgoglio.

Il Duomo

In pieno centro si innalza anche il Duomo di Cuneo, sontuoso tributo alla devozione e all’arte. Dedicato a Santa Maria del Bosco, venne edificato nel XIX secolo sui resti di un’antica chiesa quattrocentesca, della quale resta ancora una magnifica fonte battesimale.

All’esterno, la facciata neoclassica introduce a un interno che incanta per la ricchezza dei dettagli: pregiati affreschi, stucchi finemente modellati e altari barocchi raccontano la storia di una fede viva.

La cupola, ristrutturata e affrescata da Toselli nel 1835, domina la navata con grazia, mentre non si può fare a meno di notare la pala d’altare seicentesca raffigurante la Vergine in trono. Il pulpito barocco e la cappella del Santissimo Sacramento completano un insieme che spicca per armonia e spiritualità.

Via Roma

La via principale di Cuneo
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Scorcio notturno di Via Roma

Lasciandosi alle spalle Piazza Galimberti, si imbocca Via Roma, l’anima elegante del centro storico di Cuneo. Pedonale, animata da botteghe storiche, boutique di charme e caffè accoglienti, invita a una passeggiata lenta, scandita dalla piacevole presenza dei portici medievali e degli affreschi che decorano le antiche facciate.

Il Giardino di Sculture della Fondazione Peano

Appena varcata la soglia della Fondazione Peano, ci si ritrova in un luogo dove arte e natura dialogano senza sosta. Voluta da Roberto Peano, antiquario e mecenate, la verde oasi nasce nel 1993 con l’intento di promuovere la scultura contemporanea come strumento di rigenerazione urbana.

Il giardino, ricavato dall’antico vivaio botanico di famiglia, regala un’esperienza sensoriale rara: oltre sessanta specie botaniche convivono in armonia con opere d’arte esposte in permanenza, frutto dell’annuale concorso Sculture da Vivere.

La Fondazione, inoltre, sorprende ogni anno con mostre temporanee e laboratori, oltre alla suggestiva rassegna dedicata ai taccuini di viaggio disegnati.

Complesso Monumentale di San Francesco e Museo Civico

Il Complesso Monumentale di San Francesco, costruito nel XIII secolo come convento francescano, nel corso dei secoli ha vissuto trasformazioni radicali, passando da centro di preghiera a caserma napoleonica, per poi rinascere come custode della memoria cittadina.

Il chiostro e il portico, ristrutturati nel XVII secolo, conservano intatto il fascino antico, mentre gli scavi archeologici più recenti hanno riportato alla luce preziosi reperti ora protetti da vetrate.

Nella sezione dedicata al Museo Civico si compie un viaggio di sicuro interesse, dalle tracce preistoriche allo splendore dell’arte sacra dei secoli XVI-XVIII, fino ai rari reperti longobardi, testimoni silenziosi di una storia millenaria.

Palazzo della Torre

Infine, merita una sosta il Palazzo della Torre, risalente ai primi decenni del 1200 e dominato dalla Torre Civica, alta ben 52 metri. Secondo una leggenda locale, la torre sarebbe stata costruita a spese dei monregalesi come pegno di pace dopo il trattato stipulato nel 1317, anche se la storia ufficiale non conferma.

Dalla sommità della cella campanaria,  si apre un magnifico panorama che abbraccia tetti, torri e il profilo delle montagne.

Tutto il fascino dei dintorni

Limone Piemonte in inverno
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Scorcio invernale di Limone Piemonte

Pochi minuti d’auto portano al Filatoio Rosso di Caraglio, un gioiello di archeologia industriale voluto alla fine del XVII secolo da Giò Gerolamo Galleani. Antica fabbrica della seta, la più antica d’Europa ancora esistente, testimonia un’epoca di fervente attività manifatturiera. Accanto alla fonte di Celleri, il complesso si sviluppa attorno a tre corti interne perfettamente conservate, oggi animate dal Museo del Setificio Piemontese e da prestigiose mostre temporanee.

Non molto distante, il Castello della Manta è ideale per uno straordinario tuffo nel passato. Maniero medievale immerso nel verde, custodisce al suo interno la Sala Baronale, decorata da affreschi quattrocenteschi che raccontano le gesta di cavalieri e dame con una vivacità sorprendente. Una passeggiata tra le sue stanze e il parco è un viaggio nell’arte gotica internazionale, dove il sogno e la storia diventano tutt’uno.

Ancora, ai piedi delle colline, il Santuario della Madonna degli Angeli invita alla contemplazione. Raggiungibile percorrendo un suggestivo viale settecentesco, l’antico convento francescano del XV secolo conserva affreschi sulla vita di San Francesco, altari preziosi dedicati alle grandi famiglie del luogo e una splendida opera lignea raffigurante la Madonna.

Per chi ama la montagna, Limone Piemonte si svela come una chicca a soli trenta chilometri di distanza. Famosa meta invernale grazie all’eccezionale innevamento, offre chilometri di piste da sci e un’atmosfera vivace, mentre in estate si trasforma diventa una località indimenticabile per escursioni e gite a cavallo. Storica stazione sciistica, cuore della Riserva Bianca, ha accolto gare di Coppa del Mondo e continua ad attrarre appassionati da tutto il Piemonte e non solo.

Infine, Vernante regala un tocco di magia. Piccolo borgo montano, nell’abbraccio della natura incontaminata, è diventato celebre per i murales che raccontano la storia di Pinocchio. Passeggiare per le stradine è come entrare in un libro illustrato a cielo aperto, in cui ogni scorcio strappa un sorriso e ogni muro narra una fiaba.

I giardini labirinti dove perdersi in Italia, regione per regione

28 mars 2025 à 13:55

L’Italia vanta alcuni dei giardini labirinto più affascinanti d’Europa, veri capolavori di arte e paesaggio. Scopriamo le principali regioni con i più grandi e spettacolari labirinti, con dettagli su caratteristiche, biglietti, orari e come raggiungerli.

Labirinti in Piemonte

Parco del Castello di Masino

Immerso nelle colline del Canavese, il Parco del Castello di Masino ospita un suggestivo labirinto vegetale che si estende per circa 2.000 mq. Restaurato dal FAI, è uno dei più grandi labirinti storici d’Italia. Le prime testimonianze scritte su questo labirinto risalgono al 1753 e, grazie a un attento restauro, oggi è stato riportato al suo antico splendore settecentesco. La ricostruzione ha seguito fedelmente un disegno d’epoca ritrovato negli archivi, utilizzando oltre duemila piante di carpino tagliate con precisione.

Il labirinto, elemento ricorrente nella mitologia greca, richiama la leggenda di Minosse e del Minotauro, imprigionato nel dedalo costruito da Dedalo e Icaro. L’origine stessa della parola “labirinto” è legata all’isola di Creta, dove il palazzo del re Minosse aveva una planimetria intricata che potrebbe aver ispirato il mito.

Il Castello e Parco di Masino è aperto al pubblico dal mercoledì alla domenica, con orari che variano a seconda del periodo: da febbraio a novembre dalle 10 alle 18, mentre nei mesi di novembre e dicembre la chiusura è anticipata alle 17. L’ingresso prevede un biglietto di 15 euro per gli adulti e 8 euro per ragazzi dai 6 ai 18 anni e studenti fino ai 25 anni. I bambini fino a 5 anni, gli iscritti FAI e alcune categorie di visitatori hanno accesso gratuito. Per le famiglie composte da due adulti e almeno due bambini è disponibile un biglietto cumulativo a 38 euro, che include il percorso FairPlayFamily.

Il castello si trova a Caravino, facilmente raggiungibile in auto. Da Torino si impiegano circa 45 minuti prendendo l’autostrada A5 con uscita a Scarmagno o Albiano. Da Milano, il viaggio dura circa un’ora percorrendo l’A4 e poi la A5 con uscita a Albiano. È possibile arrivare anche da Biella e dal Lago di Viverone in circa mezz’ora, seguendo la SS228 e la SP56. Il castello dista solo pochi minuti dal casello autostradale più vicino, rendendolo una meta facilmente accessibile per una giornata immersa nella storia e nella natura.

Castello di Gabiano

Nel Monferrato, il Castello di Gabiano è circondato da un parco secolare con un affascinante labirinto di siepi. Il castello, di origini medievali, offre un’esperienza unica tra storia e natura, con viste spettacolari sulla campagna piemontese.

Il labirinto del Castello di Gabiano è un raro esempio documentato di labirinto all’interno di un giardino storico piemontese. Fu progettato negli anni Trenta del Novecento dall’architetto Lamberto Cusani, in un periodo in cui i giardini formali venivano integrati con elementi paesaggistici. Il labirinto, con la sua struttura intricata, racchiude molteplici significati simbolici legati alla mitologia, alla religione, alla filosofia e alla matematica.

Nel cuore del parco, il labirinto crea un affascinante contrasto tra l’ordine geometrico delle sue siepi e la naturalezza del paesaggio circostante. Questo richiama il concetto medievale della selva come luogo di smarrimento e conoscenza, contrapponendo la natura spontanea alla rigida manipolazione umana. Il restauro del castello e del suo labirinto, completato nel 1935 dalla Marchesa Matilde Durazzo Pallavicini, ha restituito al sito il suo splendore originale, permettendo ai visitatori di immergersi in un’atmosfera senza tempo.

Il castello è visitabile su prenotazione, con possibilità di visite guidate. Si trova in provincia di Alessandria, ed è raggiungibile in auto da Torino in circa un’ora, percorrendo l’autostrada A4 fino a Chivasso Est e proseguendo sulla SP107. Da Milano il viaggio dura circa un’ora e mezza, prendendo l’A7 fino ad Alessandria e poi la SP31 in direzione Casale Monferrato.

I labirinti del Veneto

Labirinto Borges a San Giorgio Maggiore, Venezia

Situato sull’isola di San Giorgio Maggiore, il Labirinto Borges è un omaggio allo scrittore argentino Jorge Luis Borges. Progettato dall’architetto Randoll Coate, il labirinto si ispira al celebre racconto “Il giardino dei sentieri che si biforcano”, un’opera che esplora il concetto di tempo, scelte e realtà parallele. Il design del labirinto riproduce il nome dello scrittore e alcuni simboli ricorrenti nella sua opera, come l’infinito e l’idea di labirinto stesso, entrambi elementi centrali nei suoi scritti. Le 3250 piante di bosso che compongono il labirinto sono disposte in modo da riprodurre il nome di Borges, creando una vera e propria dedica verde al genio della letteratura novecentesca. Il percorso, lungo circa un chilometro, è pensato per indurre alla riflessione e alla contemplazione. All’interno del giardino, si trovano elementi amati dallo scrittore: clessidre, specchi, sabbia, una tigre, un bastone e un enorme punto interrogativo.

Il labirinto è organizzato e accessibile anche per le persone cieche, con un percorso sicuro e facilmente percorribile, e offre l’opportunità di vivere un’esperienza multisensoriale. La visita è resa ancora più suggestiva dalla colonna sonora originale, composta da Antonio Fresa e eseguita dall’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, che può essere ascoltata in audioguida.

Per raggiungere l’isola di San Giorgio Maggiore, è necessario prendere il vaporetto dalla fermata di Piazza San Marco. L’accesso al labirinto è disponibile solo tramite visite guidate, che devono essere prenotate in anticipo. Il costo della visita è di 10 euro per adulti, con tariffe ridotte per bambini e gruppi. Gli orari di apertura variano in base alla stagione, ma in genere il labirinto è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, con l’ultima visita guidata alle 17:30.

Il labirinto Borges a Venezia
Fonte: iStock
Labirinto Borges dall’alto

Il Giardino di  Sigurtà

Nel cuore del Giardino di Sigurtà, un’oasi di 600.000 metri quadrati a Valeggio sul Mincio, vicino Verona , si trova un meraviglioso Labirinto. Inaugurato nel 2011, si estende su 2500 metri quadrati con un intricato percorso creato da 1500 esemplari di Tasso. Questo labirinto, progettato da Giuseppe Sigurtà e riconosciuto dal celebre maze-designer Adrian Fisher come uno dei tre più belli al mondo, è un’opera di architettura vegetale che gioca con la percezione dello spazio e il senso dell’orientamento. Al centro, una torre ispirata a quella del Bois de Boulogne di Parigi da cui si gode di una vista privilegiata sul dedalo di sentieri. Oltre a rappresentare un’attrazione unica per i visitatori, il Labirinto è anche un esempio di riqualificazione ambientale, nato dove un tempo sorgeva un parcheggio per bus e auto.

Il Giardino di Sigurtà ha riaperto i suoi cancelli l’8 marzo e sarà visitabile fino al 19 novembre 2025. Il parco è aperto tutti i giorni, festivi inclusi, dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso alle 18 (nei mesi di marzo, ottobre e novembre la chiusura è anticipata alle 18, con ultimo ingresso alle 17). Dversi gli appuntamenti organizzati e, in occasione di alcune festività, l’ingresso è contingentato e il biglietto è acquistabile solo online. Il costo del biglietto è di 18 euro per gli adulti, 10 euro per i ragazzi tra i 5 e i 14 anni, 14 euro per gli over 65, mentre l’ingresso è gratuito per i bambini fino a 4 anni e per le persone con disabilità certificata.

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Fonte: @Parco giardino Sigurtà
Il labirinto del Parco giardino di Sigurtà

Villa Barbarigo di Valsanzibio

Il labirinto di Villa Barbarigo a Valsanzibio, uno dei più antichi e affascinanti d’Italia, si estende su un’area di 12 ettari ed è composto da circa 6.000 arbusti di bosso. Realizzato tra il 1665 e il 1690, il labirinto non è solo una meraviglia botanica, ma anche un simbolo di rinascita e spiritualità. Concepito come un voto a Dio per la fine della terribile pestilenza del 1630, il giardino rappresenta un cammino di purificazione e salvezza. Ogni elemento del giardino, dalle fontane alle sculture, è pensato per simboleggiare la bellezza della vita, nonostante le sue difficoltà, che si riflettono nel tortuoso percorso del labirinto.

Il percorso inizia dal Padiglione di Diana, l’ingresso monumentale che, fino all’Ottocento, era raggiungibile in barca da Venezia, e si snoda tra i sentieri alberati, offrendo momenti di riflessione e stupore.

Il Giardino Monumentale di Valsanzibio è aperto tutto l’anno e può essere visitato autonomamente. L’ingresso comprende la visita al giardino simbolico, al giardino botanico, alle antiche scuderie e alla torretta centrale del labirinto, da cui è possibile ammirare il capolavoro arboreo dall’alto. I biglietti sono acquistabili in loco o online. Gli orari di apertura variano in base alla stagione: dalle 10 al tramonto, con una chiusura anticipata a dicembre (alle 16:30) e una chiusura posticipata a fine marzo fino ai primi di ottobre (alle 19).

Ai piedi dei Colli Euganei, il giardino è raggiungibile in auto da Padova, che dista circa 30 minuti, e da Venezia, a soli 45 minuti di distanza. Si trova anche a pochi minuti dal casello autostradale A13 (uscita Terme Euganee).

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Fonte: 123rf
Villa Barbarigo a Valsanzibio

Lombardia, il Parco della Preistoria  a Rivolta d’Adda

In un’area naturale di oltre 100 ettari, il Parco della Preistoria è un viaggio nel tempo tra riproduzioni di dinosauri e mammiferi preistorici. Il percorso include anche un labirinto di siepi di circa 1.000 mq, che appassiona grandi e piccoli.

Il parco si trova a breve distanza da Milano e Cremona ed è aperto da marzo a novembre. Il biglietto d’ingresso (17 euro per gli adulti, 13 euro per i bambini 3-12 anni e gratuito fino a 2 anni) include tutte le attrazioni del parco.

Villa Garzoni a Collodi, Toscana

Villa Garzoni si trova all’interno del Parco di Pinocchio a Collodi, in Toscana, e rappresenta uno dei più affascinanti esempi di giardino barocco della regione. Il Giardino Garzoni ospita un labirinto, un luogo simbolo di tradizione, che originariamente era arricchito da giochi d’acqua a sorpresa, fontane e getti d’acqua nascosti tra le sue siepi. La leggenda locale narra che percorrere il labirinto con la propria dolce metà garantirà un amore duraturo.

Una curiosità: pare che Carlo Lorenzini, l’autore di Pinocchio conosciuto come Collodi, abbia lavorato come giardiniere proprio a Villa Garzoni. Non è difficile immaginare che il labirinto e la sua atmosfera misteriosa possano averlo ispirato nel creare il mondo fantastico del suo celebre racconto.

Villa Garzoni è aperta tutto l’anno, con orari che vanno dalle 10 alle 18, con variazioni stagionali. Il biglietto d’ingresso include anche la visita alla Casa delle Farfalle, un’altra delle attrazioni del parco (il biglietto intero costa 26 euro, quello ridotto con percorso avventura è di 23 euro. L’ingresso è gratuito per i bambini sotto i 2 anni).

Per raggiungere il parco, è possibile arrivare in auto percorrendo l’autostrada A1 da Firenze Nord, per prendere l’A11 verso Pisa Nord, con uscita a Chiesina Uzzanese e proseguire per Pescia e Collodi. In alternativa c’è il treno (linea Firenze-Pescia) o gli autobus da Pescia o Lucca.

Collodi

Emilia-Romagna: il labirinto della Masone

Il Labirinto della Masone, a Fontanellato, a pochi chilometri da Parma, è il più grande labirinto di bambù del mondo, che si estende su ben 8 ettari. Ideato dall’editore e collezionista Franco Maria Ricci, il parco è stato inaugurato nel maggio 2015 e si presenta come un luogo unico che fonde natura, arte e cultura. Concepite come un vero e proprio laboratorio culturale, le strutture del parco, insieme alla cappella a forma di piramide, ospitano una collezione di opere d’arte che spaziano dal Rinascimento al Novecento e una serie di mostre temporanee ed eventi, offrendo una continua varietà di esperienze. Il labirinto di bambù è sicuramente l’elemento più affascinante e rappresenta un omaggio alla passione di Ricci per il simbolismo del labirinto, un tema che gli era caro anche grazie alla sua amicizia con lo scrittore Jorge Luis Borges, che ispirò l’idea di realizzare il più grande labirinto del mondo.

La visita al Labirinto della Masone non ha limiti di tempo, ma si consiglia di prevedere almeno un’ora e mezza per godere appieno dell’intera esperienza, che include il labirinto, le gallerie, le mostre temporanee. Il parco è aperto tutto l’anno, con un orario invernale che va dalle 9:30 alle 18 (ultimo ingresso alle 16:30) e un orario estivo dalle 10:30 alle 19 (ultimo ingresso alle 17:30). Il biglietto d’ingresso ordinario è di 20 euro, con tariffe ridotte per studenti, famiglie e gruppi.

Il Labirinto della Masone è facilmente raggiungibile in auto da Parma e dalle principali città limitrofe, con ampio parcheggio disponibile sia per le auto che per le biciclette.

Labirinto della Masone
Fonte: Getty Images
Labirinto della Masone

Il giardino inglese della Reggia di Caserta in Campania

Tra i più bei giardini d’Italia, il giardino inglese della Reggia di Caserta ospita un labirinto, all’interno del parco monumentale che si estende per oltre 120 ettari. Progettato alla fine del XVIII secolo per volere della regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, il giardino rappresenta un capolavoro del paesaggismo romantico e si integra perfettamente nel contesto del più grande palazzo reale d’Italia. Il labirinto, realizzato con muretti in pietra, è un percorso misterioso che invita i visitatori a esplorare il parco in un viaggio che unisce natura e storia. Accanto al labirinto, il parco offre ampi viali alberati, cascate, fontane e boschi, ideali per passeggiate all’aria aperta.

La visita alla Reggia di Caserta permette di scoprire un patrimonio UNESCO unico, facilmente raggiungibile da Napoli in circa 30 minuti di treno. Il biglietto per il Parco Reale e il Giardino Inglese ha un costo di 9 euro, con tariffe separate per l’ingresso agli interni del palazzo e ad altri giardini. È disponibile anche un biglietto combinato. La Reggia è aperta tutto l’anno con orari che variano a seconda delle stagioni, e l’ingresso è gratuito per i residenti di Caserta. Il parco è accessibile anche a persone con mobilità ridotta, che possono usufruire di percorsi dedicati.

reggia caserta
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I giardini della Reggia di Caserta

Sicilia:  Castello di Donnafugata a Ragusa

Il Castello di Donnafugata, nei pressi di Ragusa, è un luogo ricco di storia e fascino. Il suo labirinto unico, realizzato con muri a secco in pietra bianca, è un esempio straordinario di come l’arte del giardinaggio e dell’architettura possano unirsi per creare un’esperienza unica. La struttura del labirinto si distingue da altri più comuni, che spesso sono realizzati con siepi di bosso facili da modellare. Qui, invece, i muretti di pietra formano un percorso trapezoidale che sembra richiamare il celebre labirinto di Hampton Court, in Inghilterra, progettato nel 1690.

L’attuale labirinto di Donnafugata, seppur ispirato a quello inglese, ha subito modifiche nel corso dei secoli. Originariamente, i muretti erano rivestiti con siepi di rose, che non solo mascheravano il percorso, ma aggiungevano anche un tocco di bellezza. Tuttavia, con il tempo e l’incuria, queste siepi vennero abbandonate, e il restauro del castello, avvenuto dopo l’acquisizione del Comune di Ragusa, ha portato alla decisione di lasciare i sentieri liberi da vegetazione. Oggi, il labirinto si presenta come un elegante dedalo di pietra, dove la geometria e la storia si fondono in modo perfetto.

Il Castello di Donnafugata è visitabile tutto l’anno, con il biglietto d’ingresso che comprende la visita sia agli interni che al parco, che conserva ancora l’atmosfera di un tempo. Gli orari di apertura variano a seconda della stagione ma indicativamente apre alle 9 e chiude alle 16 in inverno e alle 19 in estate. Il biglietto intero per l’ingresso al Castello e al Parco costa 6 euro, mentre il biglietto ridotto è disponibile a 3 euro per bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni, studenti tra i 18 e i 26 anni e adulti over 65.

Forte di Fenestrelle: la spettacolare Grande Muraglia d’Italia, tra storia e leggenda

27 mars 2025 à 09:40

Il Forte di Fenestrelle è la più imponente fortificazione alpina d’Europa, seconda nel mondo solo alla Muraglia Cinese: per questo viene chiamata anche la “Grande Muraglia piemontese” o la “Grande Muraglia Italiana“.

La fortezza si trova vicino a Torino, nella Val Chisone, la valle piemontese che corre tra Sestriere e Pinerolo, terra contesa tra francesi e Savoia nei secoli passati. Ed è proprio per motivi bellici che, lungo il fianco di questa valle angusta, i francesi di Re Sole cominciarono a costruire le prime fortezze che in seguito furono inglobate nell’imponente realizzazione della Grande Muraglia Piemontese.

In realtà, questa fortezza edificata a scopo difensivo non dovette mai sopportare violenti assedi nel corso della sua storia. Piuttosto, fin dalla sua costruzione, svolse un ruolo principalmente detentivo e servì a prigione di stato, prigione comune e prigione militare.

Forte di Fenestrelle: storia e costruzione

La fortezza venne commissionata da Vittorio Amedeo II nel 1727, a scopo essenzialmente difensivo: infatti si sviluppa lungo quello che un tempo era il confine tra Italia e Francia. La costruzione del Forte di Fenestrelle durò 122 anni, dal 1728 al 1850, ma il risultato fu imponente e unico nella storia dell’architettura difensiva.

Per chi si chiede dove si trova esattamente la grande muraglia del Piemonte, la riposta è semplice: la Fortezza è alle porte del paese di Fenestrelle, piccolo comune lungo la strada che da Torino, passando per Pinerolo, conduce a Sestriere. Qui, abbarbicata sulla montagna, si allunga l’antico e straordinario baluardo di difesa che oggi si vanta di essere la più grande struttura fortificata d’Europa. Anche se viene chiamato Forte di Fenestrelle, quello che attende i visitatori è ben di più un maniero. Il complesso fortificato che si sviluppa per oltre 3 chilometri su un dislivello di circa 635 metri andrebbe infatti chiamato Fortezza di Fenestrelle perché è composto da:

  • 3 forti ovvero il Forte San Carlo, il Tre Denti e il Delle Valli;
  • 7 ridotte;
  • Un tunnel dalle mura spesse due metri, dove corre la scala coperta più lunga d’Europa. Con i suoi 4mila gradini, la scala è stata realizzata per permettere di raggiungere tutti i punti della Fortezza delle Finestrelle senza mai bisogno di uscire;
  • Una scalinata di 500 gradini a cielo aperto, la cosiddetta Scala Reale perché era quella usata dal Re quando si recava in visita alla Grande Muraglia Piemontese.

Visite guidate alla Grande Muraglia Piemontese

Da quando venne realizzata fino alla fine del Seconda Guerra Mondiale, la Fortezza di Fenestrelle fu utilizzata come presidio militare con scopo di difesa dei confini, come Prigione di Stato e come Prigione Militare. Poi venne abbandonata a se stessa per i successivi cinquant’anni. Negli anni Novanta, grazie all’iniziativa e all’impegno di numerosi volontari, la Fortezza di Fenestrelle ha visto una seconda nascita. Con il recupero della struttura, oggi è possibile accedere alla fortezza, partecipare alle interessanti visite guidate e ammirare le numerose rappresentazioni teatrali e culturali che avvengono all’interno.

Si può visitare la Fortezza di Fenestrelle tutto l’anno, basta prenotare per assicurarsi il proprio posto durante le visite guidate che accompagnano i turisti alla scoperta di forti e di ridotte, tra passaggi segreti e antiche celle di detenzione, le stanze del Governatore e il palazzo degli Ufficiali.

Gli itinerari che si possono seguire sono tanti, e quindi anche la durata della vista del Forte di Fenestrelle è variabile. Il consiglio è quello di non trascurare niente e di approfittare della visita che dal mattino alla sera: vi permetterà di immergervi nel cuore segreto della Fortezza e di salire fino in cima alla Grande Muraglia Piemontese, a quota 1.800 metri.

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