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Hier — 25 juillet 2026SiViaggia

Sicilia regina del cinema: dall’Ulisse di Nolan a Montalbano, un viaggio nei set a cielo aperto

Par : losiangelica
25 juillet 2026 à 16:30

La Sicilia è un set da cinema con i paesaggi meravigliosi, l’arte e la storia. Capolavori come l’Odissea di Nolan, The White Lotus, il Gattopardo e il commissario Montalbano sono solo alcuni dei titoli che ci vengono in mente pensando alle location più celebri della regione. L’isola mediterranea e vulcanica diventa protagonista di film e serie Tv. Ecco i luoghi più famosi della Sicilia cinematografica.

À partir d’avant-hierSiViaggia

Favignana è il regno di Ulisse: i luoghi del film Odissea di Christopher Nolan

18 juillet 2026 à 15:00

C’è un modo nuovo di scegliere la prossima meta per le vacanze: lasciarsi guidare dalle immagini viste sullo schermo. Un panorama intravisto in una scena, una spiaggia che sembra appartenere a un altro tempo, una strada percorsa da un personaggio amato, un castello trasformato in simbolo.

Con l’arrivo nelle sale di The Odyssey, il nuovo kolossal di Christopher Nolan ispirato al poema di Omero, l’attenzione torna a posarsi sul Mediterraneo e sui paesaggi che, da secoli, custodiscono l’eco del viaggio di Ulisse. Il film, interpretato da Matt Damon nei panni di Odisseo, ha portato la produzione in svariate località del mondo, dalla Grecia al Marocco, dall’Islanda alla Scozia, fino all’Italia, dove la Sicilia ha avuto un ruolo di primo piano. E tra i luoghi più suggestivi scelti per dare corpo all’immaginario omerico spicca Favignana, la maggiore delle Isole Egadi.

Favignana, l’isola delle Egadi che guarda al mito

A Favignana, le coste di roccia chiara, le cave di tufo, le calette trasparenti e il mare che cambia colore a ogni ora del giorno sembrano appartenere a un racconto antico e non stupisce che sia stata scelta da Christopher Nolan per alcune delle sequenze italiane di The Odyssey, in un progetto che ha puntato su paesaggi reali e attraversabili, più che su mondi costruiti soltanto in via digitale.

La maggiore delle Egadi spicca al largo della costa occidentale della Sicilia, dinanzi a Trapani, ed è da tempo legata all’immaginario dell’Odissea: secondo alcune interpretazioni, infatti, potrebbe corrispondere alla leggendaria isola delle capre citata nel poema omerico, il luogo in cui Ulisse e i suoi uomini avrebbero fatto sosta prima di proseguire il loro viaggio e affrontare nuove prove.

Inoltre, il suo antico nome greco, Aegusa, rimanderebbe proprio alle capre.

Cala Rossa, il mare cristallino delle coste selvagge

Cala Rossa, Favignana, Sicilia
IPA
La meraviglia di Cala Rossa

Tra i luoghi più rappresentativi di Favignana c’è Cala Rossa, uno degli scenari che meglio raccontano la forza visiva dell’isola, dove il mare assume sfumature abbaglianti, dal turchese al blu più intenso, mentre le pareti di tufo e le rocce chiare creano un paesaggio scolpito, luminoso e severo allo stesso tempo.

Cala Rossa ha il fascino di una costa selvaggia, di un approdo naturale, di uno spazio in cui il mare è protagonista. Non ha l’aspetto “addomesticato” delle spiagge più comode e lineari: è fatta di roccia, tagli, riflessi, discese verso l’acqua, prospettive che mutano passo dopo passo.

Proprio una simile natura aspra e cristallina la rende perfetta per evocare le rotte di Ulisse, i suoi sbarchi, l’incontro con un Mediterraneo bellissimo e imprevedibile. Arrivando da queste parti, troverete un paesaggio che sembra già cinema: il mare trasparente sotto le cave, il bianco della pietra, l’atmosfera di un’isola antica dove ogni angolo può diventare racconto.

Cala Azzurra, l’approdo più luminoso dell’isola

Se Cala Rossa conquista con la potenza rocciosa, a Cala Azzurra le acque turchesi e i fondali luminosi creano uno scenario ideale per immaginare i momenti di approdo durante il lungo viaggio di Odisseo. Non ha bisogno di grandi effetti per restare impressa: èsufficiente il contrasto tra l’acqua trasparente, la costa chiara e quella luce mediterranea che avvolge tutto.

Nel racconto turistico legato al film, Cala Azzurra diviene una delle tappe più evocative per seguire l’atmosfera dell’Odissea a Favignana. Non tanto perché il viaggiatore debba cercare una corrispondenza esatta tra ogni inquadratura e ogni metro di costa, quanto perché qui si percepisce bene l’anima dell’isola scelta da Nolan: un luogo luminoso ed essenziale dove il mare sembra indicare una direzione.

Cala del Bue Marino, il volto più avventuroso di Favignana

A Cala del Bue Marino il paesaggio si fa più drammatico, modellato da pareti di tufo, grotte marine, piattaforme rocciose e acque profonde.

Proprio per questo si inserisce alla perfezione nell’immaginario dell’Odissea. Il viaggio di Ulisse non è mai un percorso lineare ma è contraddistinto da approdi incerti, prove, incontri, pericoli e meraviglie. Cala del Bue Marino, con le rocce scavate e l’atmosfera più aspra, restituisce una tale dimensione in modo naturale.

Le altre coste rocciose, tra faraglioni e baie nascoste

Calette a Favignana, Sicilia
IPA
Il suggestivo panorama delle calette di Favignana

Oltre alle cale più note, Favignana è impreziosita da un susseguirsi di tratti rocciosi, piccole baie, insenature meno accessibili e punti di costa che contribuiscono a costruire l’immaginario dell’isola. È proprio questa varietà a renderla così adatta a un film come The Odyssey: in pochi chilometri, il paesaggio cambia volto più volte, passando da acque placide e luminose a scogliere più severe, da punti panoramici aperti a calette raccolte che sembrano nascondere storie.

Le coste rocciose dell’isola permettono di ricreare un Mediterraneo arcaico, fatto di approdi e partenze, di luoghi raggiunti dal mare più che dalla terra, di confini naturali che sembrano separare il mondo conosciuto da quello dell’avventura. In questo senso, Favignana è una vera interprete del mito.

Basta osservare le cave di tufo, i faraglioni, le baie scavate nella pietra e le acque limpide per intuire perché l’isola possa diventare, nell’immaginazione, un territorio percorso da Ulisse e dai suoi uomini.

Il Castello di Santa Caterina, lo sguardo dall’alto

Castello di Santa Caterina a Favignana, Sicilia
IPA
Veduta del possente Castello di Santa Caterina

Uno dei luoghi più scenografici dell’isola è il Castello di Santa Caterina, che domina dall’alto il territorio e il mare tutt’intorno. La sua posizione lo rende un punto di osservazione straordinario, capace di offrire una visione ampia sull’isola, sul porto, sulle Egadi e sull’orizzonte.

Proprio il castello è tra i luoghi associati alle riprese di The Odyssey, e Matt Damon ha raccontato anche la fatica delle salite e delle giornate di lavoro in quota.

Nel viaggio sulle tracce del film, il Castello di Santa Caterina aggiunge una dimensione diversa rispetto alle cale: è il luogo dello sguardo da cui Favignana si contempla dall’alto, come una mappa di pietra e mare.

L’Ex Stabilimento Florio, la memoria e la macchina del cinema

Un altro luogo centrale nel racconto di Favignana è l’Ex Stabilimento Florio, l’antica tonnara che testimonia una parte fondamentale della storia dell’isola. Grande complesso di archeologia industriale, legato alla lavorazione del tonno e alla stagione dei Florio, è una delle tappe simbolo di Favignana, perché racconta il rapporto profondo tra la comunità, il mare e il lavoro.

Durante la produzione di The Odyssey, l’Ex Stabilimento Florio è stato indicato da varie fonti come base logistica del set, uno spazio operativo temporaneo per costumi, attrezzature, uffici e organizzazione delle riprese.

Il suo ruolo è interessante perché unisce due anime dell’isola: quella storica e quella cinematografica. Da un lato, l’ex tonnara conserva la memoria di Favignana, il suo passato produttivo, la sua identità marinara. Dall’altro, con l’arrivo della troupe di Nolan, è diventata parte della grande macchina del cinema internazionale, a dimostrazione di come un luogo possa continuare a cambiare funzione senza perdere la propria forza simbolica.

Dal Lago di Garda alla Costiera Amalfitana, queste passeggiate panoramiche conquistano il Guardian

29 juin 2026 à 07:30

L’Italia continua a conquistare la stampa estera con le sue bellezze indiscusse, ma questa volta lo fa grazie ai suoi itinerari a piedi immersi in paesaggi spettacolari che sembrano uscire realmente da una cartolina.

Il Guardian ha selezionato alcune delle passeggiate panoramiche più spettacolari d’Europa e, tra queste, spiccano due percorsi italiani che regalano viste indimenticabili: il Sentiero del Ponale, che regala viste spettacolari sulle acque del Lago di Garda, e il celebre Sentiero degli Dei, sospeso tra cielo e mare sopra la Costiera Amalfitana. Due escursioni diverse tra loro, ma unite da un filo rosso: regalano entrambe panorami mozzafiato, che rendono il cammino un’esperienza indimenticabile.

Sentiero del Ponale: panorami mozzafiato sul Lago di Garda

Tra le escursioni premiate dal Guardian c’è il Sentiero del Ponale, considerato uno dei percorsi più iconici del Lago di Garda. Lungo circa 10 chilometri tra andata e ritorno, parte dalla città di Riva del Garda (sulla sponda settentrionale del Benaco, in Trentino-Alto Adige) e segue l’antica strada scavata nella roccia che conduce verso la Valle di Ledro e il suo splendido lago, un gioiello blu incastonato tra le montagne verdeggianti, che regala panorami spettacolari a ogni scorcio.

Vista del Sentiero del Ponale, sul Lago di Garda
iStock
Vista spettacolare del Sentiero del Ponale, sul Lago di Garda

Ben visibile anche dalla spiaggia di Riva del Garda e da Torbole, il tracciato è diventato uno dei simboli del territorio grazie al suo percorso che si sviluppa a strapiombo sul lago, attraversando suggestive gallerie ricavate nella montagna, e costeggiando vigneti, prati, casali e anche una cascata. Un sentiero speciale, da percorrere almeno una volta nella vita e che custodisce importanti testimonianze storiche: tra la seconda e la terza galleria, infatti, si trovano i resti della Tagliata del Ponale, un’imponente fortificazione militare realizzata dagli austriaci a partire dal 1860, con cunicoli scavati nella roccia e trincee.

Sentiero degli Dei: l’altro volto della Costiera Amalfitana

Nella selezione del Guardian non poteva mancare il celebre Sentiero degli Dei, considerato uno dei trekking più spettacolari d’Italia. Il percorso si snoda lungo un’antica mulattiera che collega Bomerano, frazione di Agerola, a Nocelle, sopra Positano, attraversando la dorsale dei Monti Lattari. Lungo circa 6,5 chilometri (che diventano circa 9 se si prosegue fino al centro di Positano), regala panorami mozzafiato sulla Costiera Amalfitana, sul Golfo di Salerno, sull’isola di Capri e sull’arcipelago de Li Galli.

Il nome del sentiero affonda le radici nella leggenda: si racconta che gli dei dell’Olimpo percorsero questo tracciato per soccorrere Ulisse, minacciato dalle sirene. Oggi il cammino conserva tutto il suo fascino, alternando antichi gradoni in pietra, terrazzamenti coltivati, boschi di lecci, macchia mediterranea e casali rurali che raccontano la storia della Costiera prima dell’arrivo delle strade moderne.

Lungo il percorso si incontrano scorci iconici come la Grotta del Biscotto: una cavità naturale che si apre lungo uno dei tratti più spettacolari del sentiero, circondata da pareti verticali che precipitano verso il mare. Numerosi i belvedere naturali lungo il cammino, che regalano panorami mozzafiato tra le falesie a picco sul mare e i profili delle montagne cilentane nelle giornate più limpide.

Salerno è l’affascinante ingresso alla Costiera Amalfitana che conquista il Guardian

Par : losiangelica
22 juin 2026 à 12:00

Salerno conquista il Guardian: la città portuale campana è la base ideale per esplorare la Costiera Amalfitana senza stress, con prezzi più accessibili e collegamenti via treno e traghetto. La località meno nota all’estero rispetto a Napoli è pronta a far battere il cuore con tantissime cose da fare e da scoprire.

L’elogio del Guardian per Salerno

Il Guardian ha dedicato un ampio servizio a Salerno, raccontandola non come meta di serie B rispetto alle città più famose della costiera, ma come punto di partenza intelligente per chiunque voglia godersi la Campania senza subire il traffico infernale delle strade a strapiombo sul mare.

Il motivo di tanto chiacchiericcio è sicuramente la praticità, chi arriva dall’estero può muoversi da Salerno con treno e traghetto per visitare alcune delle mete top della Costiera Amalfitana.  Si possono visitare Pompei, Paestum, Capri e persino raggiungere la Sicilia senza mai dover affrontare una strada alla guida di un’auto a noleggio… anche se con una macchina noleggiata la libertà diventa maggiore.

Insomma, non è solo la classica città da cartolina con lungomare largo e alberato, è un buon punto di partenza da cui organizzare un viaggio itinerante alla scoperta di mare, storia e borghi incantevoli.

I luoghi raccontati

Il racconto del Guardian passa attraverso una serie di tappe, ciascuna raggiunta con i mezzi pubblici. La cattedrale, che ospita le reliquie di San Matteo, ha sorpreso il Guardian più per la cripta che per la navata principale: marmi intarsiati, dettagli che si moltiplicano ad ogni sguardo. Poco distante, il giardino della Minerva, terrazza botanica legata alla scuola medica salernitana fondata nel IX secolo, il centro di sapere medico più importante del Medioevo prima della chiusura nel 1811.

40 minuti di regionale da Salerno, e si è al cospetto di una delle testimonianze più potenti del mondo antico. La città sepolta dall’eruzione del Vesuvio quasi duemila anni fa è raggiungibile in modo semplice e diretto, senza cambi ne’ complicazioni.

8 minuti di treno, e si arriva al primo comune della Costiera Amalfitana, l’unico raggiungibile su rotaia. Vietri è nota per le ceramiche colorate che tappezzano le facciate e riempiono le botteghe, ma il Guardian la racconta anche per il mare: a marzo, con pochi turisti in giro, è ancora possibile trovare una spiaggia quasi per sè.

Vietri sul Mare
iStock
Il bellissimo borgo di Vietri sul Mare

Il traghetto da Salerno impiega 35 minuti, e l’arrivo via mare ad Amalfi cambia completamente la prospettiva rispetto a chi arriva in auto lungo la statale aggrappata alle rocce. Il bordo coperto superiore del traghetto, il caffè in mano, il profilo della costa che si dispiega sull’acqua: il Guardian lo descrive come il modo giusto di arrivare.

30 minuti verso sud, poi una camminata di dieci minuti su una strada ghiaiosa, e si entra in un sito di circa ventisette ettari dove i templi greci si stagliano sul paesaggio con una presenza quasi fisica. Tremila anni di storia che si lasciano ancora sfiorare con gli occhi, in uno spazio in cui si cammina liberamente. I templi di Paestum, datati intorno al 500 a.C., sono tra i meglio conservati al mondo. Il Guardian cita anche la tomba del tuffatore, con il suo affresco di un uomo che si getta in un bacino d’acqua, nudo, con un’allegria che supera indenne i secoli.

Prezzi pazzi dell’estate: le città italiane toccano cifre da record

Par : losiangelica
22 juin 2026 à 11:00

Affittare un appartamento nel centro storico fiorentino per una settimana di agosto può costare quanto comprare una casa in periferia. I prezzi dell’estate 2026 sono alle stelle, a denunciarlo è Codacons che nella sua ultima indagine ha mostrato quello che può costare soggiornare in alcune mete italiane durante i periodi più richiesti.

Prezzi pazzi per l’estate 2026

Prezzi fuori scala, anomalie di mercato che convivono, paradossalmente, con offerte accessibilissime per le stesse date e le stesse destinazioni. Un doppio binario che racconta molto di come funzionano oggi gli algoritmi di pricing nel settore turistico. A causare gli aumenti è il meccanismo del Dynamic pricing portato agli estremi: disponibilità ridotta, domanda alta, algoritmo che si sbizzarrisce. Nella maggior parte dei casi, le cifre record restano invendute e scendono progressivamente man mano che si avvicina la data.

Le mete più costose

Partiamo dalla cifra che fa più rumore. Un alloggio per 2 a Firenze, dal 14 al 21 agosto, nel centro storico arriva a 297.714 euro. Il Codacons lo segnala come il caso limite più eclatante dell’intera indagine, e onestamente è difficile dargli torto.

Ci si sposta in Salento, con Ceglie Messapica che fa registrare un prezzo di 238.000 euro. L’annuncio analizzato descrive una struttura con tenda, bagno privato con doccia e asciugacapelli, due letti. Non un tradizionale trullo con giardino e spa… una soluzione quasi spartana ma costosissima. Terza classificata Roma, con un appartamento a Trastevere che raggiunge i 196.134 euro per due settimane.

Il borgo di Ceglie Messapica al tramonto
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L’esclusivo borgo di Ceglie Messapica nel Salento

Le cifre da capogiro non riguardano però soltanto le grandi città d’arte. Anche la montagna e i laghi si confermano terreno fertile per i prezzi fuori misura. A Ponte di Legno, in Val Camonica, un alloggio con una camera da letto arriva a 166.400 euro nella settimana centrale di agosto. Stesso livello di prezzi per una villa con piscina a Barcuzzi, sul lago di Garda.

La località simbolo delle Olimpiadi Invernali Cortina d’Ampezzo supera i 119.000 euro per due camere, Capri sfiora i 98mila, e sul lago di Como, a Lenno, una villa con piscina vale oltre 92.000 euro. In Sardegna, a Posada, si arriva intorno agli 85.000.

Dove si spende meno

Eppure, nella stessa finestra temporale e nelle stesse piattaforme, esistono soluzioni che vivono in un universo economico completamente diverso. Il Codacons le ha cercate, e le ha trovate. La più conveniente in assoluto? Segrate, cintura metropolitana di Milano, dove un appartamento per due persone costa 149 euro per l’intero soggiorno.

Seguono Catania con 203 euro, Pietralunga in Umbria con 214, Benevento a 221. Prezzi contenuti anche a Villafranca Sicula, in provincia di Agrigento, dove bastano 223 euro per una settimana. Sono numeri che stridono in modo quasi comico con quelli visti in precedenza, eppure coesistono sulle stesse piattaforme, negli stessi giorni.

Insomma, secondo la ricerca Codacons per prenotare le vacanze e risparmiare bisogna consultare più piattaforme e provare a essere flessibili su date e mete, magari soggiornando fuori dalle zone più battute dai turisti. Con un po’ di organizzazione è possibile partire per un viaggio indimenticabile restando in Italia, ma sicuramente bisogna prestare attenzione alle tariffe.

Da Brad Pitt a Matthew McConaughey, i Vip di Hollywood amano gli altri laghi italiani (oltre il mito di Como)

4 juin 2026 à 17:00

L’Italia da sempre sembra essere una calamita per i divi Hollywood. Dalla Capitale ai paesaggi della Costiera Amalfitana, i divi americani si innamorano soprattutto del Nord del Paese, dove i laghi diventano scenografie naturali che sembrano costruite apposta per il cinema. Paesaggi dipinti tra acqua e montagne, borghi storici, ville nascoste e una cultura gastronomica che completa l’appeal: è questo il mix che da anni attrae registi, attori e celebrity internazionali.

Se il lago di Lago di Como resta il simbolo assoluto (tra matrimoni vip, ville sontuose e residenze davvero hollywoodiane) oggi l’attenzione si sta allargando sempre più anche ad altri specchi d’acqua italiani, meno saturi ma altrettanto magnetici.

Il Montana che toglie il fiato nel romanzo Crossroads di Devney Perry

24 mai 2026 à 15:00

Ci sono destinazioni che sono perfette per chi cerca un’immersione totale e autentica nella natura selvaggia, panorami che levano il fiato e esperienze ricordarsi per sempre.

Il Montana, negli Stati Uniti, è una di quelle. Del resto è famoso per essere il Big Sky Country, ovvero il paese dal cielo immenso. E non c’è nulla di meglio, per gli animi più romantici, del raggiungerlo in compagnia della lettura ideale. Come Crossroads di Devney Perry (Newton Compton Editori), un’autrice capace di descrivere quei luoghi alla perfezione dal momento che è nata cresciuta in Montana.

Quindi la lettura più azzeccata per partire per un’avventura nella natura è proprio uno dei suoi romanzi: tra ranch, montagne imponenti, praterie, foreste e questioni di cuore. In Crossroads i due protagonisti si conoscono sin da bambini, lei perché raggiunge il ranch per le vacanze con la famiglia, lui perché è il figlio del proprietario. E pagina dopo pagina, anno dopo anno, costruiscono un’amicizia che poi si trasforma in qualcosa di più.

Tre destinazioni ed esperienze da fare in Montana leggendo Crossroads di Devney Perry, pubblicato da Newton Compton.

I ranch in Montana

Tra le destinazioni da raggiungere in Montana, per vivere un’esperienza totale e autentica ci sono i ranch. La cosa migliore da fare è sceglierne uno gestito ancora da qualche famiglia di cowboy, proprio come l’Haven River Ranch, la location nata dalla penna di Devney Perry e in cui si svolgono gli eventi di Crossroads. Gite a cavallo, camminate, pesca, la vita impostata con un ritmo lento e sapori genuini hanno come sfondo la bellezza selvaggia del Montana.

Di ranch ce ne sono per tutti i gusti, la cosa migliore da fare è sceglierne alcuni nelle zone che si vogliono visitare, in particolare i parchi. I due principali sono il Parco Nazionale di Yellowstone e il Glacier National Park. Nei pressi di entrambi si trovano location uniche. E chi ha amato la serie tv Yellowstone deve sapere che è possibile soggiornare nel Chief Joseph Ranch, quello che ogni tanto ha fatto da sfondo alle riprese. Perfetto per visitare la bellissima Bitterroot Valley, nel sud ovest dello stato.

I parchi: due tra i più belli

Come anticipato il Montana è il posto perfetto degli Stati Uniti per chi ama la natura. E non si può dire di averlo visitato senza aver esplorato le sue destinazioni iconiche: il Parco Nazionale di Yellowstone e il Glacier National Park.

Il primo è patrimonio mondiale Unesco e il suo territorio si suddivide in tre stati diversi, tra cui il sud Montana. Un luogo di rara bellezza in cui ci si imbatte in canyon, fiumi, montagne e in cui vale la pena soffermarsi a lungo per esplorarlo nelle sue tappe più magiche fatte di colori unici e panorami indimenticabili. Va ricordato che si estende, oltre che nel Montana, anche nel Wyoming e in Idaho.

Il Glacier National Park custodisce ghiacciai, laghi e fiumi, montagne e scorci da cartolina. La destinazione ideale per fare escursioni, giri con le barche, oppure a cavallo e restare a contatto con la natura. Magari lasciandosi accompagnare dalle pagine di una bellissima storia d’amore, come quella raccontata da Perry in Crossroads, dove la natura e gli scorci del Montana, così come alcune delle esperienze più reali che si possono fare, si intrecciano alla vita dei due protagonisti.

Glacier National Park nel Montana
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Glacier National Park da visitare nel Montana

Alla scoperta della storia del Montana

Non si può dire di conoscere davvero un luogo senza averne scoperto parte della storia, quella del Montana si intreccia con il “Vecchio West” e c’è un posto da raggiungere per saperne di più: si tratta del Bannack State Park. Si tratta di una città fantasma, conservata alla perfezione e in cui riecheggia la prima scoperta d’oro del Montana, datata 1862. Oggi si possono ammirare tanti edifici con storiche strutture in legno che regalano la sensazione di fare un viaggio indietro nel tempo. Magari non una delle mete che leggiamo nei libri della Perry, ma senza dubbio è immancabile per scoprire una delle anime storiche dello stato.

Louisiana sul grande schermo (e nella vita reale): viaggio nel cuore di Hollywood South

6 mai 2026 à 09:13

Succede sempre guardando un film ambientato in Louisiana: ti fermi e pensi: aspetta, questo posto esiste davvero? Quella luce dorata che filtra tra i cipressi del bayou, quelle strade acciottolate di New Orleans che sembrano uscite da un sogno febbricitante, quei porticati carichi di storia e di qualcosa di indefinibile che fa venire voglia di prenotare un volo. Ecco, quella sensazione ha un nome. Si chiama cinema tourism, e in Louisiana è diventata quasi una forma d’arte a sé.

Non è un caso che la Louisiana venga ormai chiamata affettuosamente Hollywood South. Negli ultimi vent’anni, lo Stato ha attirato produzioni cinematografiche e televisive di ogni genere – da Django Unchained a True Detective, da 12 anni schiavo a Il Curioso Caso di Benjamin Button – trasformandosi in uno dei set naturali più amati al mondo. Ma, dopo i titoli di coda, succede qualcosa di più interessante perché migliaia di persone, ogni anno, atterrano a New Orleans con una lista di luoghi da visitare che non è stata compilata da nessuna guida turistica tradizionale. L’hanno costruita loro, fotogramma per fotogramma, sullo schermo di casa.

Prima di Hollywood

La storia della Louisiana con il cinema non comincia con True Detective né con Brad Pitt ma nel 1896, quando New Orleans inaugurò il primo cinema al coperto con posti a sedere degli Stati Uniti. Un dettaglio che dice molto su una città che ha sempre avuto un rapporto privilegiato con lo spettacolo in tutte le sue forme.

Poi arriva il 1918, e arriva Tarzan. Quando Tarzan delle scimmie uscì nelle sale, la giungla africana era in realtà Morgan City, Louisiana. Il film fu presentato in anteprima al Broadway Theatre di New York e divenne subito un caso: uno dei primi sei film della storia a superare il milione di dollari d’incasso, cifra considerevole all’epoca. Da allora, sono oltre 2.500 le produzioni girate in questo Stato. Tom CruiseElvis PresleySean PennJohn WayneDolly PartonBrad PittCharlton Heston, Jack NicholsonJulia Roberts tutti, prima o poi, hanno camminato sugli stessi marciapiedi, respirato la stessa aria del bayou.

St. Louis Cemetery No. 1
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St. Louis Cemetery No. 1

Louisiana, il bayou non mente mai

La Louisiana è fotogenica in modo naturale e, quindi, non c’è bisogno di molto sforzo da parte dei registi. Basta puntare una macchina da presa verso qualsiasi angolo del bayou all’alba e il risultato è già cinematografico. La luce ambrata, la nebbia bassa sull’acqua, il silenzio rotto solo dal verso di qualche uccello acquatico hanno fatto da sfondo a scene memorabili di decine di produzioni.

Il Louisiana Film Trail, il percorso ufficiale che collega le location più significative dello Stato, è un po’ come un libro di storia scritto in pellicola con paesaggi che conosci già, anche se questo è il tuo primo viaggio. È quella strana magia del déjà vu cinematografico: arrivi in un posto nuovo e ti sembra di tornare a casa.

New Orleans, la città che recita da sola

Per chi ama l’horror, New Orleans è quasi un pellegrinaggio. American Horror Story – nelle stagioni Coven e Freak Show – ha trasformato il Garden District in un labirinto di streghe, sacerdotesse voodoo e presenze che è meglio non incontrare di notte. La Hermann-Grima House e il Lafayette Cemetery No. 1 sono tra le location più cercate dai fan: il cimitero, con le sue tombe sopraelevate che sembrano piccole case, è uno dei set più usati dell’intera città, apparso in decine di produzioni.

Al numero 1140 di Royal Street, nel cuore del French Quarter, sorge la famigerata LaLaurie Mansion, uno dei luoghi più inquietanti di New Orleans anche senza bisogno della fiction. Vale la pena fermarsi anche al New Orleans Pharmacy Museum, che in Freak Show appare come location e nella vita reale è già di per sé un posto fuori dal comune, dedicato alla medicina del XIX secolo. E se si vuole chiudere la serata in modo cinematograficamente corretto, il Cure – un bar dell’Upper East Side – è il posto dove la strega “Suprema” Fiona sorseggia il suo martini. Difficile resistere all’idea di ordinare lo stesso.

Cafè du Monde
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Cafè du Monde

NCIS, tram e caffè al Chicory

In NCIS: New Orleans si cambia completamente registro, con una realtà che ha portato sullo schermo una città più moderna e quotidiana. Le riprese si sono svolte al Café Du Monde e nella vicina Jackson Square, lungo Bourbon Street e sulla St. Charles Avenue fiancheggiata di querce, dove si possono vedere gli attori in posa davanti ai tram più antichi degli Stati Uniti. Quei tram ci sono ancora, e si prendono. Jackson Square e la Cattedrale di St. Louis compaiono anche in decine di altri film. Sono uno di quegli scorci che appartengono a tutti, perché li hai visti così tante volte che sembrano tuoi.

Cattedrale di St. Louis
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Cattedrale di St. Louis

Tra tutte le serie girate a New Orleans, Treme è forse quella che ama di più la città. Ambientata in uno dei più antichi quartieri afroamericani degli Stati Uniti, la serie porta gli spettatori in posti che non compaiono nelle guide standard come il Bullet’s Sports Bar, il Vaughn’s Lounge, il Liuzza’s By the Track. Posti veri, ancora aperti, frequentati da gente vera.

Fuori dalla città

New Orleans è solo il capitolo più noto di una storia più lunga. Spostandosi lungo il Mississippi, tra New Orleans e Baton Rouge, si incontra una sequenza di dimore storiche che hanno fatto da set a film importanti. La Felicity Plantation è dove è stato girato 12 anni schiavo mentre la Houmas House Estate and Gardens ospita invece la memoria di Piano, piano… dolce Carlotta e di Green Book.

Houmas House
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Houmas House

A Baton Rouge, il Campidoglio della Louisiana è dove è stato ambientato Tutti gli uomini del re, il film tratto dalla vita del controverso governatore Huey P. Long. A pochi isolati di distanza, la USS Kidd – una nave da guerra della Seconda Guerra Mondiale – è il set di Greyhound – Il nemico invisibile, con Tom Hanks.

E poi c’è Natchitoches, piccola città nel nord dello Stato, dove nel 1989 fu girato Fiori d’acciaio. La casa del film, una dimora del 1830, è oggi un bed and breakfast con sei camere: ci si può dormire, fare colazione nel set, e ridere tra le lacrime esattamente come faceva Truvy.

La Oak Alley Plantation a Vacherie, con il suo viale di querce secolari, è invece dove Brad Pitt brucia la sua dimora in Intervista col vampiro. Tour guidati portano a vedere la casa neoclassica restaurata e i luoghi delle scene del cimitero. Se sia davvero una tenuta adatta a un vampiro, ognuno può deciderlo da sé.

Oak Alley
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Oak Alley

Il lato selvatico

Duck Dynasty e Swamp People hanno portato sugli schermi di mezzo mondo il bayou più profondo: le paludi del bacino di Atchafalaya, le comunità cajun di Pierre PartHoumaThibodaux. È un mondo fatto di cacciatori di alligatori, richiami per anatre fatti a mano e una filosofia di vita che non chiede molto al di fuori del bayou stesso. West Monroe, nel nord dello Stato, ospita il Duck Commander Museum, che è esattamente quello che sembra.

Ma se vogliamo parlare di un caso studio perfetto di come una serie televisiva possa trasformare un territorio in una meta turistica, dobbiamo parlare di True Detective, la prima stagione, quella con Matthew McConaughey e Woody Harrelson che guidano per ore tra campi di canna da zucchero e cittadine fantasma. Quella serie raccontava la Louisiana rurale, con tutta la sua malinconia, la sua bellezza sfatta, i suoi paesaggi che sembrano fermi nel tempo.

Il risultato è stato un’ondata di turisti che voleva vedere quei posti con i propri occhi. Che voleva capire se quella luce piatta e quel cielo così vasto esistessero davvero. La risposta, per chi è andato a verificare di persona, è sì. Esistono eccome.

Come muoversi

Chi vuole seguire le location in modo organizzato può affidarsi ai tour tematici disponibili in città: diverse compagnie propongono itinerari dedicati al cinema e alle serie tv, guidando i visitatori tra i set più conosciuti del French Quarter, del Garden District e del Treme. Per chi invece preferisce muoversi in autonomia, il Film Trail ufficiale dello Stato è il punto di partenza. Un itinerario che connette New Orleans, le piantagioni lungo il Mississippi, Baton Rouge e le zone rurali del nord, tenendo insieme cinema, storia e cultura in un unico percorso.

Duck Commander
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Duck Commander

Perché partire adesso

Il cinema tourism non è una novità, ma sta vivendo una stagione d’oro. Le piattaforme di streaming hanno moltiplicato le produzioni ambientate in luoghi specifici, creando community di fan sempre più motivate a trasformare lo schermo in itinerario di viaggio. La Louisiana ha capito questa dinamica meglio di quasi chiunque altro, investendo nella promozione delle proprie location e costruendo un sistema in cui industria cinematografica e turismo si alimentano a vicenda.

Il risultato è un circolo virtuoso: arrivano i set, arrivano i film, arrivano i turisti. E i turisti, inevitabilmente, portano con sé qualcosa di prezioso come curiosità, rispetto, desiderio di capire. Non è male, per una storia che comincia sempre con qualcuno seduto sul divano, telecomando in mano, che si chiede: ma questo posto esiste davvero? Scopri di più su Explore Louisiana.

Milano Design Week 2026: le installazioni effetto wow da non perdere

15 avril 2026 à 18:00

Per tutta la durata della Milano Design Week 2026 (che ufficialmente si chiama ancora Salone del Mobile), molte installazioni ridisegnano gli spazi cittadini, trasformando il capoluogo lombardo per una settimana in un tripudio di gigantesche sculture, giardini rigogliosi ed effetti speciali. Alcune di queste si preannunciano davvero stupefacenti, altre sono inedite ed è bene segnarsi in agenda quali sono quelle da non perdere (anche perché per alcune è necessario registrarsi in anticipo). Ecco i nostri consigli sulle migliori esperienze da non perdere quest’anno.

La piovra gigante in corso Como

Si chiama Puffy Summer l’istallazione che Moncler ha realizzato per 10 Corso Como in occasione della Milano Design Week 2026. Dal 16 al 28 aprile, un gigantesco polipo rosa gonfiabile abbraccia la facciata dell’edificio storico e l’interno dello store, diventando il simbolo della nuova stagione estiva.

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IPA
Il polipo gigante al 10 Corso Como

Il labirinto a Palazzo Litta

Nel Cortile d’onore di Palazzo Litta, il più bell’esempio di barocchetto lombardo che si trova in corso Magenta, l’architetta Lina Ghotmeh ha creato un’installazione che è un labirinto. Si tratta di un ecosistema spaziale vivente in cui il corpo del visitatore diventa parte della composizione. L’installazione coreografa il movimento e trasforma l’architettura in spettacolo vissuto.

I gonfiabili nel chiostro di Brera

Negli ultimi anni, il chiostro della Pinacoteca di Brera è stato la tappa fissa di tutti del Fuorisalone di Milano. Lo sarà anche quest’anno con l’installazione Serotonin – The Chemistry of Happiness di Sara Ricciardi per American Express, che allestisce lo spazio con enormi volumi gonfiabili.

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Ufficio stampa
L’installazione “Serotonin” nel loggiato della Pinacoteca di Brera

Il portale interattivo di Palazzo Moscova

A Palazzo Moscova, Numero Cromatico allestisce un’installazione intitolata Y.O.U. (Your Own Universe), dominata da un grande portale interattivo. Ispirata al tema “Be the Project”, l’opera esplora il rapporto tra luce, architettura e partecipazione, dando vita a un’esperienza immersiva e contemporanea. Al centro, un grande portale interattivo –un cerchio arancione– simbolo di connessione e appartenenza, accoglie i visitatori in uno spazio dinamico, dove tecnologia e creatività si fondono. Il pubblico diventa parte attiva del progetto, contribuendo a definirne l’evoluzione.

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Ufficio stampa
L’installazione Y.O.U. a Palazzo Moscova

Un microcosmo tecnologico all’Istituto dei Ciechi

L’Istituto dei Ciechi di Milano in via Vivaio, 7 ospita l’installazione interattiva site-specific concepita dallo studio di design Dotdotdot per Geely Auto intitolata “Anima Mundi. A Visionary Impulse”. Un microcosmo tecnologico in continua evoluzione che prende vita grazie all’interazione dei visitatori, ispirato al “Rinascimento Tecnologico”.

Il giardino galleggiante al Superstudio Village

Atelier Stilum ha creato un giardino galleggiante di luce e riflessi per Iplex Design all’interno del SuperPlayground del Superstudio Village. Lo spazio è stato trasformato in un paesaggio onirico immersivo fatto di specchi e di elementi floreali da ammirare sdraiandosi comodamente su un prato verde.

Sculture modellabili al Palazzo del Senato

“Ooooh, that’s EpiQ!” è l’installazione dell’artista spagnolo Ricardo Orts con cui Škoda Auto riempirà il cortile del Palazzo del Senato, sede dell’Archivio di Stato di Milano, in via Senato 10. Gattinoni Events è stata scelta dalla Casa automobilistica per l’anteprima esclusiva della nuova Epiq. Il cortile dello storico palazzo si trasforma in un’installazione immersiva dove la dimensione fisica si intreccia con quella digitale in modo fluido per creare una relazione tra brand, design e pubblico.

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Ufficio stampa
L’installazione “Ooooh,that’s EpiQ per “ŠKODA

Camera con vista sul Duomo

In piazza San Babila, una micro architettura immersiva si ispira alla forma di un obiettivo fotografico: l’idea dell’installazione Camera Inside the Lens è quella di fornire uno sguardo nuovo sulla città. Entrando nella struttura, il visitatore si ritrova in uno spazio raccolto e silenzioso, un vero e proprio cannocchiale urbano orientato verso uno dei simboli più iconici dei Milano: il Duomo. Il progetto è di CMR International. La camera nasce per il mondo dell’ospitalità outdoor e di glamping, dove diventa un rifugio essenziale e immersivo, capace di offrire un’esperienza in relazione tra spazio, paesaggio e percezione. Ma la sua natura nomade si adatta a ogni esperienza.

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Ufficio stampa
Camera Inside the Lens, un ambiente co vista sul Duomo di Milano durante il FuoriSalone 2026

Il Giardino delle Esperidi all’Orto botanico di Brera

Alto luogo must durante il Fuorisalone è l’Orto botanico di Brera dove quest’anno l’installazione fiabesca è firmata da Rubner Haus e ABS Group che hanno voluto raccontare un’antica leggenda, quella di un giardino perduto alla fine del mondo in cui crescono mele d’oro in grado di donare la vita eterna.

L’Appartamento di Palazzo Donizetti

In occasione della Milano Design Week 2026, apre Palazzo Donizetti in via Gaetano Donizetti, 48 dove Artemest presenta un nuovo capitolo dedicato all’Italian Grandeur, dove storia, savoir faire e design contemporaneo dialogano in armonia.

Miss Chiquita House alla Cambi Case d’Aste

La Cambi Case d’Aste di via San Marco, 22 in zona Brera ospita un’istallazione da vivere realizzata dall’artista Jiaqi Wang. La Miss Chiquita House è uno spazio che celebra l’iconica figura femminile Chiquita ed è un luogo da esplorare attraverso ambienti, arredi e installazioni dallo stile contemporaneo, dove l’anima tropicale incontra il design pop.

I padiglioni diffusi all’Isola

Il quartiere Isola ospita da dieci anni ormai l’Isola Design Festival. Quest’anno il tema è “TEN: The Evolving Now” e in questo ambito Designtech presenta l’Urban Collective Project, una serie di padiglioni diffusi nel quartiere pensati per riflettere (nel vero senso del termine) su nuovi modi di abitare e trasformare lo spazio urbano.

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Ufficio stampa
Urban Collective Project durante Isola Design Festival 2026

Giochi da tavolo a Palazzo Arese Borromeo

“0-99. Design per gioco” è il titolo della mostra che, in occasione della Milano Design Week 2026, trasforma un palazzo del Seicento Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, alle porte di Milano, fuori quindi dal contesto urbano, in un osservatorio sul design come pratica relazionale e culturale. Un’immersione nei giochi più classici, dagli scacchi al domino, dalle carte alla tombola, anche in versione gigante (90 metri quadrati) e giocabile. Si può già visitare perché è aperta dal 10 aprile.

Louisiana da scoprire, dalle città ai grandi parchi naturali: da dove iniziare il viaggio

14 avril 2026 à 12:30

Dimenticate l’America delle cartoline, quella dei neon accecanti e delle insegne di fast food. Siamo infatti in un territorio che si lascia scoprire lentamente, con il profumo di terra umida che sale dalla palude al tramonto, con il suono di uno zydeco che filtra da una porta socchiusa, con il tepore di un piatto di étouffée preparato secondo una ricetta tramandata di generazione in generazione. Siamo nella Louisiana dei bayou, delle piccole città storiche, dei mercati del sabato mattina profumati di spezie e boudin. La Louisiana vera, quella che i viaggiatori più curiosi cercano e che troppo spesso passano senza trovare.

Il 2026 è stato proclamato anno delle attività all’aperto in tutto lo Stato, e non potrebbe esserci momento migliore per avventurarsi oltre il perimetro del Quartiere Francese di New Orleans e scoprire cosa si nasconde nei meandri di questo territorio straordinario.

Baton Rouge, la capitale sul fiume

Prima di immergersi nei bayou e nelle piccole città cajun, vale la pena fermarsi a Baton Rouge, la capitale della Louisiana, spesso sacrificata negli itinerari in favore di New Orleans. Il nome stesso ha origini native americane e francesi: un bastone rosso – forse una lancia che segnava il confine tra i territori di caccia delle tribù Houma e Bayou Goula – che i colonizzatori francesi notarono nel 1699 e da cui battezzarono il luogo.

Il primo sguardo alla città è inevitabilmente quello verso il cielo: il Louisiana State Capitol, con i suoi 137 metri e 34 piani, è il campidoglio più alto degli Stati Uniti. Costruito negli anni Trenta in stile Art Déco per volere del controverso governatore Huey Long, è uno dei pochi capitol americani a sfidare il modello neoclassico con una cupola. Dal ventisettesimo piano, la terrazza panoramica regala una vista mozzafiato sul Mississippi e sull’intera città. L’accesso è gratuito. Poco distante, l’Old State Capitol sembra uscito da un romanzo gotico: costruito nel 1852 con torri merlate e vetrate colorate, fu definito da Mark Twain un “insulto all’architettura”, il che, paradossalmente, lo rende ancora più memorabile.

Old State Capitol
Explore Louisiana
Old State Capitol

Per capire davvero l’anima della Louisiana, però, la tappa imprescindibile è il Capitol Park Museum: un museo moderno e coinvolgente che racconta la storia, la cultura e l’identità dello Stato attraverso musica, tradizioni creole e cajun, cimeli storici e installazioni interattive.

La natura non manca nemmeno in città: il Bluebonnet Swamp Nature Center, su un’area di oltre 250 acri appena fuori dal centro, offre passerelle sopraelevate che scivolano attraverso la palude di cipressi e tupelo, boschi di magnolie e zone umide. Tartarughe, aironi, lontre e un’infinità di uccelli selvatici attendono il visitatore a pochi minuti dall’autostrada. E per chi vuole usare la bicicletta, il Levee Bike Trail corre lungo il Mississippi offrendo una prospettiva rara sul grande fiume che ha plasmato la storia di questa terra.

State Capitol
Explore Louisiana
State Capitol

Bayou Country, il respiro della Louisiana

Partite da sud, da quella Regione molle e lacustre che i locali chiamano semplicemente Bayou Country, e avrete già capito che questa non è una terra come le altre. L’acqua fa parte del paesaggio, con canali scuri come tè, cipressi dalle radici storte che emergono dalle acque ferme, muschio spagnolo che pende dai rami come veli da sposa. La luce del pomeriggio filtra tra i rami e trasforma ogni angolo in un’incisione ottocentesca.

Per capire davvero questi ecosistemi, bisogna salire su una barca e affidarsi a una guida locale. I tour operator della zona – radicati in questa terra da generazioni – sono spesso pescatori di granchi, contadini di gamberi di fiume, naturalisti per vocazione. Conoscono i nascondigli degli alligatori, i nomi degli aironi cenerini che sorvolano le acque al mattino, le storie trasmesse a voce lungo il bayou.

Cajun Village
Explore Louisiana
Cajun Village

Lungo il Bayou Country Crawfish Trail, vi aspettano quasi trenta tappe tra mercati del pesce fresco e ristoranti di cucina cajun con étouffée, jambalaya, gumbo e bisque di gamberi di fiume.

La Regione è anche il cuore del Rougarou Fest, una celebrazione eccentrica e meravigliosamente cajun dedicata alla creatura leggendaria delle paludi. Tra marionette giganti, musica live, dialetto francese cajun e specialità di frutti di mare preparate da volontari locali, questo festival è una delle esperienze culturali più genuine che la Louisiana sappia offrire.

Fontainebleau Statepark
Explore Louisiana
Fontainebleau Statepark

Lake Martin, il santuario dei cipressi

A pochi minuti da Lafayette, nel cuore della Cajun Country, il lago Martin è uno di quei luoghi che entrano nell’immaginario di chi li visita e non se ne vanno più. Si tratta di una riserva naturale protetta – la Cypress Island Preserve – dove centinaia di specie di uccelli nidificano tra i cipressi da secoli. Airone cenerino e bianco, ibis bianco, roseate spoonbill color flamingo, falco pescatore, cormorano: siete ufficialmente in un paradiso per il birdwatching.

Le barche scivolano in silenzio tra gli alberi. Le guide di Cajun Country Swamp Tours portano i visitatori su skiff da pesca, le stesse imbarcazioni che i pescatori cajun usano da sempre per muoversi nelle foreste allagate.

Atchafalaya Basin
Explore Louisiana
Atchafalaya Basin

Breaux Bridge, la capitale dei gamberi di fiume e dello zydeco

Se doveste scegliere una sola città della Louisiana fuori dai circuiti turistici mainstream, dirigetevi a Breaux Bridge. Questa piccola città sul Bayou Teche è stata ufficialmente designata dal Parlamento della Louisiana nel 1959 come “la Capitale Mondiale dei Gamberi di Fiume”. Qui fu servita per la prima volta al pubblico la crawfish étouffée, il piatto più amato della cucina cajun, e i ristoranti della zona continuano a prepararla con la stessa dedizione di settant’anni fa.

Il centro storico di Breaux Bridge vi fa tornare indietro nel tempo con botteghe di antiquariato, gallerie d’arte, caffè con le sedie a dondolo sul portico. Ogni primo weekend di maggio, il Breaux Bridge Crawfish Festival trasforma il Parc Hardy in una celebrazione della creatura più amata dello Stato: decine di migliaia di persone, musica cajun e zydeco live, gamberi di fiume bolliti, fritti, in étouffée, in bisque, in boudin e persino in versione hot dog, i cosiddetti “crawdogs”.

Ma Breaux Bridge è anche musica. Lo zydeco, ritmo sincopato nato dall’incontro tra la tradizione africana e quella cajun, con fisarmonica e washboard, risuona nei locali della città con un’energia contagiosa.

Avery Island, dove la natura incontra la leggenda del Tabasco

Avery Island non è tecnicamente un’isola: è una cupola di sale che emerge dalle pianure costiere della Louisiana del Sud, un’anomalia geologica che da oltre 180 anni appartiene alla stessa famiglia. Ed è qui, in questo luogo improbabile e meraviglioso, che nel 1868 Edmund McIlhenny inventò la salsa Tabasco, oggi presente in più di 185 paesi del mondo.

La fabbrica si visita con un tour autoguidato che in dieci tappe racconta la storia della salsa, dalla coltivazione dei peperoncini sulle piantagioni dell’isola all’invecchiamento nelle botti di rovere bianco americano. Ma la vera rivelazione di Avery Island sono i Jungle Gardens. Un santuario botanico di 170 acri che il nipote di Edmund, Edward Avery McIlhenny – naturalista e conservazionista appassionato – creò nei primi del Novecento attorno alla sua tenuta privata.

Tabasco Factory
Explore Louisiana
Tabasco Factory

I Jungle Gardens sono invece un ecosistema improbabile e incantevole: querce secolari drappeggiate di muschio spagnolo, bambù asiatici, camelie, giardini in stile cinese con un Buddha del XII secolo custodito in un tempio di vetro. E poi, a Bird City, la colonia di garzette bianche che McIlhenny salvò dall’estinzione alla fine dell’Ottocento: migliaia di uccelli che da fine primavera a fine estate trasformano gli alberi in grandi fiori bianchi e rumorosi. Alligatori, lontre, cervi e orsi neri della Louisiana completano il quadro faunistico.

Jungle Gardens
Explore Minnesota
Jungle Gardens

Il Northshore, l’altra Louisiana

A soli 45 minuti da New Orleans, oltre il Lake Pontchartrain, si estende una regione che i turisti sorvolano raramente: il Northshore, la parrocchia di St. Tammany, una costellazione di piccole comunità ciascuna con la propria personalità. Covington, Mandeville, Abita Springs, Madisonville, Slidell: nomi che non compaiono nelle guide generaliste, ma che i viaggiatori curiosi imparano ad amare.

Covington è dotata di un centro storico pedonabile in cui si possono visitare gallerie d’arte, boutique eccentriche, ristoranti che competono tranquillamente con quelli di New Orleans, e il mitico H.J. Smith & Sons, un negozio di ferramenta aperto nel 1876, oggi anche museo gratuito che congela un’epoca in ogni cassetto e mensola. Poi c’è la Tammany Trace, una pista ciclabile di 31 miglia ricavata da un vecchio tracciato ferroviario che attraversa boschi di pini, ponti sui bayou e cinque città, collegando comunità attraverso la natura. La prima e unica conversione ferroviaria in Louisiana, oggi frequentata da ciclisti, runner e famiglie.

Mandeville guarda il lago con la sua passeggiata di querce centenarie. Madisonville celebra ogni ottobre il Wooden Boat Festival con centinaia di barche di legno che si raccolgono sulle rive del fiume Tchefuncte, un raduno marinaresco di rara poesia. Abita Springs è una piccola città bohémien un tempo rinomata per le sue acque termali, oggi cuore pulsante della scena brassicola artigianale della Louisiana grazie alla storica Abita Brewery. E a Mandeville, il Dew Drop Jazz Hall – costruito nel 1895, anno in cui il jazz stava nascendo – è il jazz hall più antico e originale al mondo, custodito da querce imponenti non lontano dal lago.

Per chi ama la natura, Fontainebleau State Park offre spiagge lacustri, sentieri tra le rovine di un vecchio mulino da zucchero e cabine dove dormire ascoltando le rane. E la Honey Island Swamp, uno dei pantani più incontaminati degli Stati Uniti, si mostra su barche da pesca con guide che raccontano la leggenda del mostro che vi abita secondo i locali.

Pontile sul Fontainebleau Statepark
Explore Louisiana
Pontile sul Fontainebleau Statepark

La musica, il battito cardiaco della Louisiana

Non esiste Louisiana senza musica e non esiste musica senza i suoi luoghi. I grandi palchi di New Orleans sono noti al mondo, ma la musica più vera si sente spesso altrove: nei balli cajun del sabato mattina di Breaux Bridge, nelle session di musica dell’Abita Springs Opry (pavimenti in legno, pareti di cipresso, acustica di un’altra era), nei concerti gratuiti ai trailhead della Tammany Trace.

Il cajun – cantato in francese, con fisarmonica e violino – e lo zydeco – la sua cugina afrocreola, più sincopata e percussiva – sono musiche che si sentono proprio nel corpo. Le sagre di paese, i festival gastronomici, i mercati agricoli del fine settimana: quasi sempre c’è qualcuno che suona.

Heritage Trail, le radici africane della Louisiana

La cultura della Louisiana è stratificata come il terreno della sua pianura alluvionale, e per comprendere il Pelican State non si può prescindere dal contributo fondamentale delle comunità di origine africana e dalla sua identità. La cucina creola, il jazz, il blues, il zydeco, le tradizioni spirituali: nulla di tutto questo sarebbe esistito senza quella storia.

L’African American Heritage Trail conduce i visitatori attraverso luoghi come la Laura Plantation, una delle proprietà storiche più interessanti lungo la Great River Road: diversamente da molte realtà della zona, Laura racconta apertamente la storia di tutte le persone che vissero e lavorarono su queste terre, incluse le storie dei Senegal Wolof che qui trasmisero alle generazioni successive i racconti che sarebbero stati poi raccolti e pubblicati come le storie di Br’er Rabbit.

Pianifica subito il tuo viaggio: su Explore Louisiana trovi itinerari, mappe e informazioni aggiornate su tutte le destinazioni da scoprire.

Dove andare a Pasqua 2026 al mare: 10 gite fuori porta in Italia tra borghi, eventi e tradizioni

31 mars 2026 à 16:30

La primavera italiana ha una luce speciale perché il Belpaese offre qualsiasi paesaggio, anche la spiaggia: qui la stagione è un mix di aria fresca, fiori in fiore, tramonti sul mare e borghi che si risvegliano dopo il letargico inverno. Pasqua 2026, con il suo ponte lungo che cade il 5 aprile, è l’occasione perfetta per staccare la spina e partire verso località costiere dove mare, cultura, tradizioni e prime giornate di sole si intrecciano con esperienze memorabili. Dimenticate le mete affollate dell’alta stagione e scoprite luoghi meno scontati, atmosfere autentiche e soprattutto eventi stagionali che rendono la vacanza ricca di significato.

Costiera Amalfitana (Campania)

La Costiera Amalfitana è poesia, lo dicono anche le testate internazionali: scogliere a picco sul mare, borghi arroccati sui monti e profumo di limoni che si diffonde nell’aria. A Pasqua, Positano, Amalfi e Ravello non sono solo panorami da cartolina, ma luoghi dove le tradizioni pasquali prendono vita. Le processioni del Venerdì Santo che percorrono i vicoli antichi, mentre molte chiese aprono spazi e musei con visite guidate dedicate proprio al periodo pasquale sono solo alcuni dei riti della settimana santa da non perdere.

Il borgo di Ravello in Costiera Amalfitana
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Vista panoramica da Ravello

Oltre alla spiritualità, la primavera qui regala sentieri perfetti per le escursioni, come il Sentiero degli Dei, con vista mozzafiato sul mare. Dopo il trekking, fermarsi in una terrazza panoramica per un pranzo di mare con prodotti locali è d’obbligo: alici, limoni, pasta fresca e vini campani.

Sicilia occidentale

La Sicilia è una terra di sensazioni diverse, un mosaico di sapori, culture e tradizioni. Se Palermo pulsa di vitalità con mercati storici, chiese barocche e riti religiosi della Settimana Santa che si intrecciano a una scena gastronomica incredibile, anche la Processione dei Misteri di Trapani continua ad affascinare: è infatti una delle più antiche d’Italia, con momenti che si svolgono proprio nella settimana pasquale.

Panorama di Trapani, Sicilia
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Veduta panoramica di Trapani

A pochi chilometri di mare, le Isole Eolie (in particolare Lipari) offrono spiagge tranquille e scorci vulcanici su cui godersi i primi raggi di sole. La primavera è perfetta per navigare tra le isole, fare escursioni e scoprire calette nascoste da fotografare. San Vito Lo Capo, invece, con la sua sabbia dorata e il mare cristallino, è ideale per chi vuole una combinazione di relax, cucina di pesce e passeggiate tra borghi vivaci.

Riviera Romagnola (Emilia-Romagna)

Quando si pensa alla Riviera Romagnola ci si immagina il divertimento estivo, ma a Pasqua la zona diventa un’autentica festa, da non sottovalutare. Rimini, Riccione e Cesenatico propongono spiagge ampie, passeggiate sul lungomare e eventi per tutta la famiglia. In particolare, nei primi giorni di aprile si tiene il Paganello – Beach Ultimate World Cup, (dal 4 al 6 aprile) una manifestazione internazionale di frisbee sulla sabbia che vede squadre da tutto il mondo competere tra spiaggia e spettacolo.

Inoltre, nei centri storici e nei borghi limitrofi si organizzano sagre pasquali, mercatini artigianali e degustazioni di prodotti tipici come uova di Pasqua artigianali, dolci della tradizione e piatti di mare.

Alghero (Sardegna)

Nel nord della Sardegna, Alghero combina storia catalana, mare limpido e tradizioni profonde. Qui la Settimana Santa è vissuta con vera partecipazione locale, le processioni del Giovedì e Venerdì Santo attraversano vie antiche sotto cieli tersi, mentre le chiese aprono spazi e musei per visite speciali e fuori programma.

La spiaggia del Lazzaretto di Alghero
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La bella La spiaggia del Lazzaretto al tramonto

La primavera è ideale per esplorare le spiagge di Maria Pia, Lazzaretto, Le Bombarde e Mugoni, con camminate che offrono scorci sul mare, mentre le stradine lastricate del centro e i locali tipici che servono piatti di mare e vini sardi rendono il soggiorno perfetto per tutta la famiglia a Pasqua.

Liguria, Riviera di Ponente e Cinque Terre

Sulla Riviera di Ponente, in Liguria, borghi come Finale Ligure e Varigotti si animano con eventi pasquali, mercatini artigianali e aperture speciali di musei locali. Le spiagge, ancora tranquille, sono perfette per camminate al tramonto e primi aperitivi sulla sabbia.

Varigotti, Savona
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Veduta panoramica di Varigotti, piccolo borgo marinaro della Liguria

Le Cinque Terre, con Monterosso, Corniglia e Vernazza, con i loro sentieri panoramici costieri dove la primavera dipinge di colori i terrazzamenti di ulivi e vigneti, sono una meta perfetta per questo ponte pasquale. Oltre a godersi il mare da lontano, qui si può esplorare a piedi ogni borgo, con soste gastronomiche dove il pesto ligure e il pesce locale raccontano il territorio.

Polignano a Mare e Valle d’Itria (Puglia)

La Puglia è un mosaico di scenari marini straordinari e Polignano a Mare è celebre per le sue grotte marine e le scogliere a picco, perfette per una fuga romantica o uno scatto all’alba. Il centro storico in questi giorni si anima di eventi pasquali e concerti all’aperto, mentre i ristoranti propongono menù stagionali con prodotti del territorio.

Polignano a Mare, Puglia
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Lama Monachile, Polignano a Mare

La Valle d’Itria, pur non affacciandosi direttamente sul mare, è vicinissima alle coste del Gargano e del Tremiti ed è un ottimo punto base per escursioni giornaliere. Il Gargano stesso regala spiagge come Baia delle Zagare e Vieste, con borghi medievali e processioni locali che caratterizzano il calendario pasquale.

Costa dei Trabocchi (Abruzzo)

La Costa dei Trabocchi, che si estende tra Ortona e Vasto, è uno dei luoghi meno conosciuti dell’Adriatico. Eppure qui, tra antichi trabocchi in legno affacciati sul mare, scorci di vegetazione selvaggia e borghi dal carattere mediterraneo, si può vivere Pasqua memorabile. Nei giorni di festa, infatti, diverse località organizzano mercatini locali, degustazioni di prodotti tipici abruzzesi e aperture straordinarie di piccoli musei.

Vista della Costa dei Trabocchi
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L’incantevole Costa dei Trabocchi

Inoltre, le passeggiata sul Tracciolino del Trabocco con i suoi panorami spettacolari e gli accessi a calette poco conosciute, è ideale per chi cerca un mix di natura, storia e relax.

Costa degli Etruschi (Toscana)

Il tratto di costa tra Livorno e Piombino è perfetto per chi ama mare e storia. Baie come quella di Baratti o del Quercetano si presentano con acque tranquille e fondali che si riscaldano ben prima della stagione estiva, mentre il borgo di Castiglioncello è perfetto per passeggiate tra panorami dolci e colori di primavera.

Estate alla Baia del Quercetano, Toscana
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Baia del Quercetano, tra le migliori di Livorno

A Pasqua, inoltre, molte realtà locali propongono visite guidate al Parco Archeominerario di San Silvestro, spettacoli e musei aperti con mostre temporanee, oltre a degustazioni di vini toscani e piatti di mare.

Otranto e Torre dell’Orso (Salento)

Nel tacco dello stivale, Otranto e Torre dell’Orso sono mete che brillano già in primavera grazie al mare limpido e alle giornate di sole. Otranto, con la sua cattedrale e il borgo fortificato, organizza eventi religiosi e concerti in chiesa per Pasqua, così come Torre dell’Orso, ideale per le passeggiate meditative e contemplative lungo la spiaggia.

Vista di Otranto dall'alto
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Vista aerea di Otranto

La cucina salentina, con le sue orecchiette, pesce fresco e dolci pasquali come la pitta ‘mpigliata, completa l’esperienza alla perfezione per chi sceglie il mare del Sud come destinazione per il ponte pasquale.

Ravello, una terrazza sospesa tra cielo e mare sulla Costiera Amalfitana

21 février 2026 à 14:30

Ravello è uno dei borghi più affascinanti della Costiera Amalfitana. Situato su una terrazza naturale che domina il mare, Ravello incanta i viaggiatori di tutto il mondo con i suoi giardini storici, la musica, l’arte e i panorami mozzafiato che si aprono sulla Costiera e sul Golfo di Salerno.

Passeggiando tra vicoli medievali, piazzette e scorci unici, questo borgo rivela la sua anima romantica e rilassata, perfetta per chi cerca un’esperienza autentica e pittoresca lontano dal caos turistico delle località costiere più affollate. Ravello non è solo un borgo da visitare, ma un luogo da vivere, dove la storia incontra la natura e la musica diventa protagonista del viaggio.

Cosa vedere e fare a Ravello

Ravello è stato inserito tra le European Best Destinations 2026, riconoscimento che celebra le mete europee più amate dai viaggiatori.

Qui una delle mete imperdibili è sicuramente Villa Rufolo, un edificio storico in stile arabo-siculo con giardini panoramici e terrazze a strapiombo sul mare, famose per la luce e i colori che hanno ispirato artisti e musicisti, come Richard Wagner, per secoli.

A pochi passi si trova Villa Cimbrone in stile pseudo-medioevale, celebre per il Belvedere dell’Infinito, un balcone naturale sospeso tra cielo e mare da cui si gode una vista indimenticabile sul mare.

Ravello è anche la “Città della Musica”: ogni anno in estate ospita il Ravello Festival – dedicato a Richard Wagner – un calendario di concerti di musica classica, eventi culturali e spettacoli in location incredibili come l’Auditorium Oscar Niemeyer, progettato da uno dei maestri dell’architettura moderna.

Al centro del borgo, a oltre 350 metri di altezza, Piazza Vescovado è il cuore pulsante della vita locale, circondata da caffè, ristoranti e piccole botteghe artigiane dove acquistare le ceramiche tipiche della zona. Questa ospita il Duomo di Ravello e l’ingresso di Villa Rufolo.

Nei ristoranti con i tavoli all’aperto si possono assaporare i piatti tradizionali della cucina campana come gli scialatielli (pasta fresca tipica della Costiera Amalfitana), accompagnati da un buon bicchiere di vino locale. A fine pasto bisogna assolutamente assaggiare il digestivo per eccellenza: il limoncello ghiacciato. Questo viene prodotto con i famosi limoni Costa d’Amalfi IGP.

Per gli amanti delle passeggiate e dei panorami, ci sono antichi sentieri che collegano Ravello ad altre località vicine come Atrani o Minori, e che regalano viste spettacolari sulla Costiera Amalfitana e sulla natura mediterranea. Facilmente accessibile da qui è anche il Sentiero degli Dei che collega Agerola a Positano.

Il borgo di Ravello in Costiera Amalfitana
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Vista panoramica da Ravello

Dove si trova e come raggiungerlo

Ravello, parte integrante del sito UNESCO “Costiera Amalfitana“, si trova nel Sud Italia, nella regione Campania, in provincia di Salerno. ed è facilmente raggiungibile in auto.

Nonostante non abbia una stazione ferroviaria, è possibile arrivare da Sorrento o Salerno con un mix di mezzi. La soluzione più comune è prendere, da una delle due stazioni, un autobus SITA o taxi fino ad Amalfi e infine da lì una coincidenza per Ravello.

Chi arriva in aereo, l’aeroporto più vicino è quello di Napoli, a circa 65 chilometri: da qui si può noleggiare un’auto, prendere un taxi o combinare treno e autobus per un trasferimento panoramico.

Rincari settimana bianca in Italia: vacanze sulla neve sempre più esclusive

Par : losiangelica
9 février 2026 à 12:00

Il fascino della neve non arresta, ma è evidente che i costi sempre più alti la rendano meno accessibile. La settimana bianca si sta trasformando in una vacanza per pochi e a segnalarlo è Federconsumatori che, attraverso un’analisi, mostra come per una famiglia tipo di 4 persone servano almeno 7.800 euro per sette giorni sulla neve, con un +7% rispetto alla stagione precedente. I prezzi hanno subito un’impennata e i motivi sono legati all’inflazione e ai rincari energetici, ma non si può negare che le Olimpiadi Invernali abbiano contribuito ad alzare l’asticella dei costi.

Le regioni più care

Le regioni del Nord restano le più care e sono anche quelle dove i rincari si fanno sentire di più. Il Trentino-Alto Adige guida la classifica degli aumenti, con un +14% rispetto alla scorsa stagione. Seguono Lombardia (+7%) e Valle d’Aosta (+6%).

Il Veneto si conferma la meta più costosa in assoluto: qui una settimana bianca arriva a costare oltre 2.300 euro a persona. Un livello di spesa su cui incidono anche i preparativi e l’effetto traino delle Olimpiadi invernali, considerando che il periodo monitorato include i mesi centrali della stagione, tra dicembre e febbraio. Lo scenario cambia nettamente in Abruzzo, dove la spesa media scende a circa 1.470 euro a persona; una differenza notevole confrontata con le località blasonate del nord.

Le reazioni, dati alla mano, sono più che prevedibili. Molte famiglie rinunciano alla classica settimana bianca e ripiegano su soggiorni più brevi di weekend o di massimo 4 notti. Allo stesso modo, si punta di più per appartamenti e b&b rispetto ai classici hotel.

Comprensorio sciistico della Majella in Abruzzo
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Settimana bianca cara: l’Abruzzo è la regione più accessibile

I rincari della settimana bianca

A svelare i dati precisi ci pensa Federconsumatori che in un’analisi ha mostrato in modo netto quali sono gli elementi più impattanti. A trainare l’aumento complessivo sono soprattutto due voci: skipass e alloggio.

Lo skipass settimanale registra l’incremento più marcato, con un balzo del 13% rispetto alla stagione 2024-2025. In termini concreti, si passa da una media di 355,30 euro a persona a oltre 400 euro per una settimana sugli sci. Anche il giornaliero cresce, arrivando a sfiorare i 64 euro.

Non va meglio sul fronte dell’ospitalità. Una notte in hotel 3-4 stelle, in camera doppia con colazione, costa mediamente 128,33 euro a persona, il 9% in più rispetto all’anno precedente. Su sei notti, significa circa 770 euro a testa solo per dormire. Una cifra che, da sola, basta a spiegare perché molte famiglie stiano ripensando la classica formula della settimana intera.

I rincari non risparmiano nemmeno il noleggio dell’attrezzatura. Sci e racchette superano i 27 euro al giorno, gli scarponi arrivano a quasi 16 euro, il casco sfiora i 7 euro. Il totale giornaliero cresce del 4% e, su una settimana, si arriva a oltre 320 euro per persona. Piccoli aumenti, presi singolarmente, ma che sommati fanno la differenza.

Più contenuti, ma comunque presenti, gli aumenti per i pasti. Un pranzo in rifugio supera i 42 euro, la cena al ristorante arriva a circa 51 euro. Anche scegliendo qualche pranzo al sacco, il totale settimanale per mangiare sfiora i 470 euro a persona.

Alla fine del conto, la spesa complessiva media arriva a 1.964,11 euro a persona. Per una famiglia con due adulti e due ragazzi, il totale supera i 7.800 euro. Un aumento netto del 7% in un solo anno.

Cuba perde attrattiva, un record in negativo per il turismo internazionale

Par : losiangelica
3 février 2026 à 11:00

L’Avana affonda. Il turismo cubano chiude il 2025 con un tonfo del 18% e appena 1,8 milioni di visitatori stranieri. Bisogna tornare indietro di oltre vent’anni per trovare un dato così basso, escludendo ovviamente il biennio pandemico, che fa storia a sé. La crisi che attanaglia l’isola ha ormai tutti i tratti di un problema cronico, e i numeri di quest’anno tolgono di mezzo qualsiasi illusione su una ripresa dietro l’angolo. Il settore che per decenni ha tenuto in piedi una fetta importante dell’economia cubana si ritrova ai minimi storici.

Pesa tutto: le infrastrutture che cadono a pezzi, i blackout continui, l’inflazione fuori controllo. E pesa la concorrenza di destinazioni caraibiche che nel frattempo hanno corso. Cuba, invece, è rimasta ferma. Anzi, è tornata indietro. A certificare il crollo è l’Istituto nazionale di statistica cubano (Onei). Il turismo, che rappresenta una delle principali fonti di valuta estera per il Paese, continua a scontrarsi con una combinazione di fattori che rende difficile qualsiasi inversione di tendenza.

Atrani è il Comune più piccolo d’Italia e ha conquistato The Guardian

15 décembre 2025 à 07:30

Un pittoresco Comune, il più piccolo d’Italia per estensione geografica, ha incantato la stampa estera. Un gioiello sulla Costiera Amalfitana e un orgoglio del Belpaese: si chiama Atrani.

A elogiare questo borgo in provincia di Salerno, in Campania, è stato The Guardian: giunto quasi al termine dell’anno ha deciso di svelare le sue 25 scoperte di viaggio preferite in Europa nel 2025. Tra luoghi emozionanti come le isole incontaminate della Finlandia, una stazione sciistica conveniente in Bulgaria e il perfetto bistrot parigino, spicca anche questa piccola grande meraviglia tutta italiana che anche fuori stagione e a Natale regala un’esperienza di viaggio autentica. Nel cuore della tradizione e tra vicoletti, scalinate e casette incastonate perfettamente sulla scogliera: qui sembra che il tempo non sia mai passato.

Atrani incanta la stampa estera: l’elogio

Scendendo dal Monte Aureo, attraverso un tunnel scavato nella roccia, appare il piccolissimo borgo di Atrani, “con il suo ponte illuminato contro il cielo notturno e le sue case a cascata lungo le scogliere verso il Mar Tirreno”, scrive il The Guardian. È il Comune più piccolo d’Italia (e il più sorprendente): conta solo 0,1206 km² di superficie e ha la più alta densità di popolazione della provincia di Salerno.

Caratterizzato da un labirinto di gradini imbiancati che si snodano tra antichi muri, il suono delle campane di Santa Maria Maddalena, i tetti delle case che emergono lungo la scogliera e, più in basso, il mare che si muove dolcemente bagnando la piccola spiaggia, Atrani incanta non solo la vista ma anche il cuore.

Se si percorre un altro tunnel, più lungo, si può raggiungere la più celebre Amalfi, con il suo porto vivace e luminoso: un passaggio che sembra trasportare nuovamente nell’epoca attuale, dopo esser rimasti sospesi nel passato.

La meravigliosa Atrani affacciata al mare
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La meravigliosa Atrani affacciata al mare

Da non perdere, ad Atrani, è la Chiesa di San Salvatore di Birecto, risalente al 940, con il suo campanile a vela e la porta in bronzo intarsiata in argento, rame e smalto, un dono di Costantinopoli. Una vera testimonianza del passato marinaro di Atrani, quando qui si incoronavano e si seppellivano i dogi di Amalfi.

Da non perdere anche la Chiesa di Santa Maria Maddalena, con la sua cupola di maiolica lucida e la torre campanaria che sono ormai simbolo del borgo. E per gli amanti della storia, la grotta di Masaniello, luogo simbolico dove il leggendario pescatore si nascose prima della sua tragica fine, aggiunge un tocco misterioso alla visita. È il Comune più piccolo d’Italia, sì, ma con una grande storia da raccontare.

La magia di Atrani a Natale 2025

Atrani non è solo una perfetta meta estiva: è magico tutto l’anno, anche nelle stagioni più fredde. A Natale, poi, il borgo si accende e diventa un presepe sul mare. Con il programma “Atrani è Luce”, nel 2025 si trasforma in uno degli scenari più suggestivi della Costiera Amalfitana: luminarie ecosostenibili, vicoli illuminati e piazzette affacciate sull’acqua accompagnano residenti e viaggiatori in un’atmosfera intima e fiabesca, dal cuore delle feste fino all’11 gennaio 2026.

Il calendario natalizio unisce tradizione, cultura e comunità, con eventi simbolo come la storica Calata della Stella, il Presepe Vivente, mostre, concerti e appuntamenti per grandi e piccoli. Tra i momenti più attesi, la grande musica nella Collegiata di Santa Maria Maddalena e le esibizioni che raccontano l’anima autentica del borgo. Un Natale che emoziona, sospeso tra luce, mare e tradizioni senza tempo.

Il borgo di Atrani illuminato a Natale
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Il borgo di Atrani illuminato a Natale

Parco delle Foreste Casentinesi in inverno: trekking fra boschi, eremi e silenzio

1 décembre 2025 à 16:30

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è un’ampia distesa di boschi che coprono i rilievi, ora dolci ora più aspri, della dorsale dell’Appennino fra la Toscana e la Romagna. Un universo naturale in miniatura, lontano dalla frenesia urbana, pronto ad accogliere sul suo vasto territorio i tanti visitatori che ne percorrono i sentieri, ne scalano le vette, ne esplorano i luoghi d’interesse legati alla storia e alla spiritualità in tutte le stagioni.

Questo ampio territorio che abbraccia l’Appennino tosco-romagnolo mostra in ogni caso il suo volto più autentico nei mesi freddi: i boschi delle Foreste Casentinesi, caratterizzati soprattutto dalla silenziosa quanto maestosa presenza di ampie faggete, si spogliano delle proprie chiome multicolori; spesso la neve spolvera le cime e i passi della dorsale appenninica, mentre con la minore presenza antropica cervi e caprioli, tassi, donnole, istrici e cinghiali tornano padroni del territorio. Sebbene l’inverno renda alcuni percorsi certamente più impegnativi, è questo il periodo in cui si può camminare tra faggi secolari, raggiungere antichi eremi nascosti al riparo dei boschi, avventurarsi lungo itinerari immersi nella neve.

L’inverno nel Parco: clima e consigli pratici

Chi sceglie di visitare il Parco delle Foreste Casentinesi in inverno deve prepararsi a vivere condizioni molto diverse dal resto dell’anno. Malgrado una altitudine che non è paragonabile ai rilievi e alle vallate alpine, le temperature sono decisamente più rigide rispetto ai territori più antropizzati. La neve cade con regolarità, soprattutto al di sopra dei 900 metri di altitudine, trasformando completamente il paesaggio e rendendo alcuni tratti dei sentieri più difficili da individuare.

Foreste Casentinesi inverno
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Esplorare le Foreste Casentinesi sotto la neve è un’esperienza unica

Il consiglio è sempre quello di informarsi sullo stato dei percorsi, consultare i bollettini meteo e contattare eventualmente i Centri Visita del Parco di Bagno di Romagna, Badia Prataglia e Santa Sofia. Camminare utilizzando un navigatore con GPS, una traccia digitale precedentemente scaricata e una cartina aggiornata rimane una buona pratica, anche per sentieri apparentemente semplici.

L’inverno, però, dona anche esperienze che non si trovano in altri periodi dell’anno: la luce che attraversa gli alberi spogli è più nitida; il bosco si riempie di suoni ovattati, tra i quali spicca lo scrocchiare della neve sotto gli scarponi; il cielo limpido e il candore della neve regalano un contrasto scenografico.

Quattro escursioni d’inverno nel Parco delle Foreste Casentinesi

Gli oltre 368 chilometri quadrati di territorio del Parco delle Foreste Casentinesi sono coperti all’80% da boschi. Sotto le chiome degli abeti, delle querce e dei faggi, però, si scopre una varietà di scenari enorme: vette oltre i 1500 metri di altitudine; sorgenti di fiumi grandi e piccoli, che scorrono verso la Toscana e verso la Romagna; laghi, laghetti e cascate mastodontiche; emergenze geologiche come rupi calcaree, marne e cavità naturali; centri abitati piccoli ma ricchi di tradizioni e di una storia antica e preziosa; edifici religiosi dalle radici profonde immersi nel silenzio.

Avventurarsi in un trekking d’inverno nel Parco delle Foreste Casentinesi significa esplorare tutti questi contesti, arricchiti dalle peculiarità della stagione fredda, magari dopo che una fitta nevicata ha regalato un manto bianco a tutto quello che circonda chi cammina.

Dall’Eremo di Camaldoli al Passo dei Fangacci

L’Eremo di Camaldoli, splendido e antico complesso religioso fondato da San Romualdo nell’undicesimo secolo, è uno dei luoghi più evocativi di tutto il Parco, oltre che uno dei più noti. Se si ha la fortuna di visitarlo dopo una nevicata, il colpo d’occhio assume un’ulteriore magia: gli edifici dal profilo austero, consuetamente silenziosi, assumono ancor più carattere sotto un velo bianco.

Partendo dal monastero, si sale attraverso un bosco fitto di alti abeti e faggi monumentali: i primi mantengono la loro chioma scura per tutta la stagione e regalano un profumo caratteristico al sottobosco, i secondi si spogliano del loro manto, che giace ora ai loro piedi. La salita è dolce e graduale, adatta anche a chi non ha grande esperienza, purché equipaggiato con calzature adatte e, in caso di neve, con ciaspole. Da notare che, peraltro, questo percorso è segnalato sulla cartellonistica del Parco come sentiero per sci di fondo, alternativa praticabile per affrontarlo in caso di abbondante nevicata: sciare sotto i rami innevati dei faggi, che si innalzano come le pareti di una cattedrale attorno all’ampio sentiero, è una emozione unica.

Il percorso termina al Passo dei Fangacci, dove si trova un rifugio generalmente aperto. L’escursione è semplice e non molto lunga: sono circa tre chilometri e mezzo per il tragitto di andata. Se non c’è neve l’itinerario, comunque suggestivo grazie alla splendida faggeta, può essere percorso in poco più di un’ora, mentre quando c’è la neve diventa un po’ più impegnativo ma comunque adatto a tutti, indipendentemente dall’utilizzo di ciaspole o sci di fondo.

Un pezzo del Sentiero delle Foreste Sacre

Il Sentiero delle Foreste Sacre è uno dei tanti itinerari del Parco delle Foreste Casentinesi. È un cammino organizzato su più tappe che collega alcuni dei luoghi spirituali più importanti del territorio, come Camaldoli e il Santuario della Verna. In inverno si può scegliere di percorrerne solo un tratto, selezionando la sezione più panoramica e aperta del crinale.

Foreste Casentinesi inverno
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L’atmosfera unica del Santuario della Verna nella nebbia

Una delle opzioni migliori è quella di partire dal Passo della Calla, che solitamente si incontra all’inizio della tappa 4, e dirigersi verso l’Eremo di Camaldoli. Si percorre così tutta la dorsale che guarda la Romagna: il sentiero attraversa faggete imponenti, ma ha anche splendidi balconi panoramici sul territorio tutt’attorno.

Il più suggestivo è Poggio Scali, dove nei giorni più limpidi si aprono viste sull’Appennino innevato che tolgono il fiato. Si tratta di un’escursione di media difficoltà: il dislivello non è elevato, ma si è spesso esposti alle intemperie e con la neve o il ghiaccio alcuni tratti di discesa diventano impervi.

Il Lago di Ponte e la magia della galaverna

Per chi cerca un percorso più tranquillo e adatto a tutti, l’anello che si dipana attorno al Lago di Ponte, vicino a Tredozio, è una scelta perfetta. Il sentiero parte dal Passo del Tramazzo, scende fino ad incontrare il corso dell’omonimo torrente, fino ad arrivare al piccolo specchio d’acqua artificiale, circondato dal bosco e a poca distanza da un rifugio.

In inverno spesso le rocce che circondano il torrente si ricoprono di cristalli di ghiaccio, creando scenari fiabeschi. Dato il surplus di umidità della zona, non è difficile assistere al fenomeno della galaverna: la nebbia e l’umidità dell’aria gelano attorno ai rami spogli degli alberi, ricoprendoli di una sottile patina di ghiaccio. Una circostanza affascinante che regala un tocco romantico in più al paesaggio.

Quella al Lago di Ponte è una camminata semplice ma suggestiva, perfetta per chi desidera vivere l’atmosfera invernale del Parco senza affrontare dislivelli importanti. Dal rifugio si torna al punto di partenza passando per l’altro lato del lago e un sentiero per buona parte diverso da quello dell’andata.

L’escursione al Monte Falterona, dove nasce l’Arno

L’escursione a Capo d’Arno, alle pendici del Monte Falterona, è un grande classico del Parco delle Foreste Casentinesi. Un itinerario facile che d’inverno assume qualche connotato di difficoltà in più, ma anche di fascino.

Foreste Casentinesi inverno
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Verso il Monte Falterona nella neve

Il percorso parte generalmente dal versante toscano, salendo in auto da Castagno d’Andrea alla Fonte del Borbotto. Passando per una silenziosa faggeta ammantata nelle tinte invernali si arriva a Capo d’Arno, la sorgente del principale fiume toscano. In inverno la fonte si presenta come una piccola conca ghiacciata circondata da faggi spogli.

Solo per i più esperti da qui si può affrontare la salita verso la vetta del Monte Falterona, una delle cime più elevate del Parco, da cui godere di panorami stupendi, specie se dopo una nevicata.

Tra forre, necropoli e sentieri nascosti, Blera mostra il volto autentico della storia della Tuscia

22 novembre 2025 à 16:30

Il primo impatto arriva con il profilo della rupe che emerge dalla campagna della Tuscia. L’impressione è quella di un luogo che ha assorbito secoli senza cambiare ritmo. Blera appartiene a un’area attraversata da itinerari etruschi e preromani che collegavano l’interno della provincia di Viterbo alle zone costiere e ai territori vicini.

La sua posizione rialzata narra la logica dei villaggi fortificati, mentre il dedalo di vicoli in tufo rende evidente un’abitudine all’adattamento che attraversa epoche diverse. Camminando nel centro storico si avverte una continuità silenziosa tra ciò che resta della civiltà etrusca, la memoria dei castelli della Tuscia e l’eredità agricola che ha modellato il borgo fino a tempi recenti.

Cosa vedere a Blera

La visita di Blera inizia lungo Via Roma. L’arco di Porta Marina introduce nel cuore più antico del paese e crea una sensazione di accesso in un ambiente raccolto.

Una volta superato il varco si incontrano case in tufo che stringono il passaggio, palazzi con stemmi affiorati dalle pareti e cantine scavate nella roccia. Ma questo, come è possibile intuire, è solo l’inizio.

Chiesa di Santa Maria Assunta e San Vivenzio

La Chiesa di Santa Maria Assunta e San Vivenzio si affaccia sulla piazzetta principale con un equilibrio che unisce epoche diverse. All’interno riposa la cripta dedicata a San Vivenzio, insieme alla tomba attribuita al patrono. L’ambiente custodisce stucchi e tracce di fasi diverse della comunità religiosa, mentre l’altare accoglie un sarcofago romano con la scena della caccia di Adone, recuperato dopo un uso improprio in epoche passate e riportato alla sua dignità originaria.

Palazzo Lattanzi e il tessuto storico attorno a Via Roma

Proseguendo lungo la via principale appare Palazzo Lattanzi. Le sue mura segnano la presenza di famiglie che ebbero un ruolo decisivo nella vita civile del borgo. Attorno si sviluppa un intreccio di vicoli che sono la culla di porte in tufo, passaggi interni stretti e ambienti ricavati nella roccia.

Palazzo Anguillara

Più avanti non passa di certo inosservato Palazzo Anguillara che si affaccia sulla Piazza della Rocca: un edificio signorile ma al tempo stesso imponente, con la sua struttura rinascimentale e il portale bugnato in peperino. Nei sotterranei, in un tempo ormai lontano, si trovavano delle celle carcerarie. Oggi, invece, attorno ad esso si sviluppano vicoli stretti che seguono l’andamento della rupe e che sono fiancheggiati da case in tufo con logge basse, anti­che scale esterne e aperture modellate nei secoli.

Il quartiere più antico e le case in tufo

Nella parte più silenziosa del paesino si incontrano abitazioni che mostrano il volto più sincero di Blera. Le pietre ruvide, i tetti irregolari e le soglie minute parlano di una dimensione pratica e ostinata. Ogni parete riflette abitudini nate dal rapporto diretto con il blocco di tufo, al punto che le case appaiono quasi fuse con la roccia stessa.

Le grotte e gli ambienti ipogei

Anche sotto il livello delle abitazioni ci sono meraviglie; anzi, un vero e proprio mondo nascosto: grotte, cunicoli e magazzini con ancora i segni di vasche per il vino, aree per animali e ambienti per lo stoccaggio dei raccolti.

Percorso verso la Valle del Biedano

Un tratto che scende dall’altura conduce alla Valle del Biedano puntellata di orti, terrazzamenti antichi, resti del Ponte della Rocca e ingressi ricavati nella roccia. Un passo dopo l’altro ci si rende conto che l’atmosfera cambia lentamente, fino a raggiungere i punti in cui riemergono tracce dell’antica Via Clodia.

I siti archeologici di Blera

A Blera c’è una presenza antica che affiora con naturalezza tra forre, altipiani e pareti di tufo. Nei pianori attorno al Biedano, infatti, si stagliano ancora oggi tracce di comunità che vissero qui molto prima dell’impianto medievale, con sepolcri rupestri, abitati etruschi e insediamenti protostorici rimasti in gran parte intatti grazie all’isolamento del territorio.

Necropoli della Casetta e Grotte Penta

Verso nord si apre la straordinaria Necropoli della Casetta, con tombe a dado e semidado che si affacciano sui versanti tufacei con una presenza sorprendente, quasi come fosse un villaggio a parte. Particolarmente interessante è anche il complesso delle Grotte Penta che contiene camere funerarie intonacate e decorate con fasce cromatiche, insieme a una colonna dorica che crea un punto di equilibrio scenografico. Le iscrizioni etrusche della tomba poco distante conservano nomi e memorie di famiglie legate al territorio.

La tomba a dado della Torretta

La grande tomba a dado presso la Torretta si distingue per possedere un facciata intonacata e per due ingressi incorniciati da elementi dorici. Le scalinate laterali salgono verso la sommità del sepolcro, affiancate da una serie di nicchie e loculi scolpiti.

Necropoli di Pontone del Paino

In un’area più isolata, quasi nascosta, emerge un sepolcro ellenistico arricchito da un’iscrizione etrusca che riporta il nome di un membro di un’antica famiglia locale. Le parole incise nella roccia sembrano quasi trattenere il respiro di vite lontane.

San Giovenale

Vicino a Civitella Cesi, frazione di Blera, prende vita il pianoro di San Giovenale, sede di scavi condotti negli anni Cinquanta da un’équipe svedese con la partecipazione del re Gustavo VI Adolfo. Le indagini portarono alla luce fondi di capanne dell’età del bronzo, abitazioni etrusche costruite con blocchi di tufo e i resti del castello medievale dei Di Vico.

Luni sul Mignone

Più in basso si può raggiungere il pianoro di Luni sul Mignone, luogo di una bellezza emozionante (il paesaggio è davvero unico nel suo genere) e con stratificazioni ancora più antiche. Qui sono emerse capanne appenniniche, tombe a grotticella, mura etrusche e una chiesa altomedievale. I frammenti micenei recuperati durante gli scavi rivelano contatti con l’Egeo risalenti al secondo millennio a.C. e aggiungono un tassello inatteso alla storia della zona.

Dove si trova e come arrivare

Come accennato, Blera  si trova su un’altura della Tuscia viterbese attraversata dal Biedano e circondata da valloni profondi. Da Viterbo si raggiunge imboccando la provinciale diretta verso sud. Da Roma il percorso più semplice segue la Cassia fino al bivio che porta verso la campagna interna.

L’ingresso attraverso Porta Marina introduce subito nel centro storico, mentre i sentieri che scendono verso la valle accompagnano in direzione di pressoché infinite necropoli, ponti e resti della Via Clodia.

Deserto di Accona, la bellezza arcaica e rara di una Toscana nascosta

13 novembre 2025 à 17:30

Nel cuore della Toscana, tra Siena e Asciano, si trova un posto che sorprende chi crede di conoscere già le colline che caratterizzano il poetico territorio di questa regione. Qui, tra argille chiare e formazioni calanchive, la luce si riflette sulle superfici aride creando un panorama quasi lunare. Il Deserto di Accona, situato all’interno delle Crete Senesi, non è un deserto nel senso stretto del termine, ma un’area di badlands, terre modellate dall’erosione e dalla storia umana. Un luogo dove natura e cultura si intrecciano, offrendo uno scenario unico e straordinariamente suggestivo.

Da queste parti, infatti, si alternano campi di biancane, calanchi e vallate plasmate dall’acqua e dal vento, dando vita a un paesaggio quasi surreale, che ha catturato per secoli l’immaginazione di viaggiatori, artisti e geologi, diventando un simbolo di una Toscana meno conosciuta ma altrettanto affascinante.

Cosa visitare ad Arezzo e dintorni, itinerario tra arte, fede e storia

Par : vdeltreste
1 novembre 2025 à 11:30

Nel cuore della Toscana, tra verdeggianti paesaggi, arte e bellezza, Arezzo brilla come un gioiello ancora poco conosciuto incastonato su una collina a nord della Val di Chiana. Meno affollata delle vicine Siena e Firenze, offre un’esperienza autentica, fatta di storia, arte e vita genuina.

Città natale di Piero della Francesca, Vasari e Petrarca, conserva intatta la sua anima medievale e rinascimentale, ma resta viva e contemporanea, animata da locali, ristoranti, eventi culturali e atmosfere accoglienti. Arezzo è una di quelle città a misura d’uomo talmente ricche di fascino che regalano il piacere di riscoprire una Toscana più intima e sincera. Spesso lasciata fuori dagli itinerari turistici più battuti, viene soprannominata la “Cenerentola” di questa meravigliosa regione. Basta un weekend per innamorarsene e portare con sé un ricordo indimenticabile.

Cosa vedere ad Arezzo

Piazza Grande

Il cuore del centro storico di Arezzo è sicuramente piazza Grande, nota anche come piazza Vasari, dal nome del grande architetto rinascimentale aretino che l’ha disegnata. La piazza ha una particolare forma trapezoidale e non è soltanto la più antica e conosciuta della città, ma è anche una delle più belle d’Italia.

Lo stile è eclettico, poiché gli edifici che la delineano appartengono ad epoche differenti, eppure l’impressione complessiva è quella di totale equilibrio e di perfetta armonia. A nord si trova un magnifico palazzo cinquecentesco con un caratteristico loggiato, opera anch’esso di Giorgio Vasari. A sud e a est si trovano invece dei palazzi di epoca medievale, tra i quali si distingue la candida torre dei Lappoli.

A ovest si trovano infine il quattrocentesco palazzo della Fraternita dei Laici e la pieve di Santa Maria. Piazza Grande non ha soltanto un magnifico colpo d’occhio, ma è anche il vero centro della vita cittadina, come dimostra il fatto che qui si tengono due importanti eventi, che richiamano l’attenzione dei locali quanto quella dei turisti.

Il primo sabato e la prima domenica di ogni mese, qui si svolge infatti la celebre fiera Antiquaria di Arezzo, con oltre 500 espositori che vendono ogni genere di oggetto antico. Due volte all’anno, sempre in piazza Grande, si svolge poi la Giostra del Saracino, una pittoresca competizione in costumi medievali. Piazza Grande viene infine ripresa nel film di Roberto Benigni La vita è bella (1997), vincitore del premio Oscar come miglior film straniero, ottenendo così una visibilità internazionale.

Piazza Grande di Arezzo
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Piazza Grande nel cuore di Arezzo

Pieve di Santa Maria

Tra i diversi edifici storici che si affacciano su piazza Grande, merita una menzione speciale la pieve di Santa Maria, conosciuta anche come chiesa di Santa Maria della Pieve. Si tratta di una costruzione complessa e scenografica di poco posteriore all’anno Mille, uno dei più alti esempi dell’arte romanica in Toscana.

La facciata è caratterizzata da cinque arcate cieche sorrette da colonne con capitelli corinzi, sormontate da tre ordini di loggette sorrette a loro volta da leggere colonne, e affiancata infine dal campanile trecentesco, uno dei simboli della città. Una curiosità che attira gli occhi dei visitatori sono senza dubbio le colonne che sorreggono le loggette, tutte caratterizzate da elementi decorativi differenti. Il fusto di una di esse è addirittura costituito da una statua. L’effetto complessivo è articolato ed elegante.

Labside della pieve, l’elemento architettonico affacciato sulla piazza, concorre a definire il carattere del maggiore polo di attrazione cittadino. Anch’essa risalente al Trecento, riprende gli schemi stilistici della facciata ed è infatti caratterizzato da una serie di alti archi ciechi, nell’ordine inferiore, sormontata da due ordini di logge sovrapposte, sorrette da esili e aggraziate colonne.

La ricchezza di elementi stilistici e decorativi qui si concentra soprattutto sui capitelli, tutti diversi, ma risulta degno di nota anche il fusto di una colonna, che appare a zigzag, come se fosse spezzata. Ogni dettaglio della pieve di Santa Maria di Arezzo sorprende lo sguardo e si può restare a lungo, incantati, su ognuno di essi.

Duomo di Arezzo

La cattedrale dei Santi Pietro e Donato, principale luogo di culto della religione cattolica della città di Arezzo, si trova nella parte alta della collina sulla quale sorge la città, dove un tempo era situata l’acropoli. Grazie a questa posizione, la sua vista caratterizza qualsiasi scorcio di Arezzo ed è la prima che si presenta a chiunque giunga in città. La sua costruzione ha richiesto ben due secoli, dal 1278 al 1511, quando terminarono i lavori, e ancora oggi rappresenta uno dei più alti esempi di arte gotica d’Italia.

Interni del Duomo di Arezzo
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Interni del Duomo di Arezzo

Va ricordato però che la facciata, originariamente rimasta incompiuta, fu sostituita a inizio Novecento da quella attuale, in stile neogotico, caratterizzata da tre portali strombati e sormontati da lunette decorate a bassorilievo, corrispondenti alle tre navate della partizione interna. Il campanile è addirittura l’ultimo dei tre costruiti nel corso dei secoli, dopo che i precedenti furono danneggiati per vari motivi, e si caratterizza per la sua pianta esagonale e la suddivisione in quattro ordini sovrapposti da cornicioni, sormontati da rosoni circolari.

Il fianco destro è interamente trecentesco, in pietra arenaria e impreziosito da un portale con due tronconi di colonne in porfido provenienti da un antico tempio pagano. Il profilo lineare, pulito e iconico del duomo di Arezzo, con le sue linee verticali che puntano verso il cielo, si staglia al di sopra di una scenografica scalinata cinquecentesca che lo innalza ulteriormente, in tutta la sua bellezza. L’interno, prettamente gotico, è particolarmente affascinante per gli affreschi che ricoprono le volte delle tre navate, i cui colori si accendono con la luce che filtra dal rosone policromo della facciata.

Veduta del Duomo dei SS. Pietro e Donato, Arezzo
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Veduta del Duomo dei SS. Pietro e Donato

Basilica di San Francesco e San Domenico 

Se il centro principale della devozione cristiana degli aretini è rappresentato indubbiamente dal Duomo, ci sono altre due chiese che devono assolutamente essere incluse in ogni itinerario di visita della città, soprattutto per quello che custodiscono al loro interno. La basilica di San Francesco è probabilmente la chiesa più amata da tutti coloro che arrivano ad Arezzo.

L’esterno è davvero francescano, in pietra e mattoni, mentre l’interno a una sola navata risulta molto spazioso ed è ornato a sinistra da cappelle e a destra da edicole trecentesche. Fedeli e appassionati d’arte da tutta Europa e non solo entrano in questa chiesa con immenso rispetto e meraviglia soprattutto per ammirare il meraviglioso ciclo di affreschi delle Storie della Vera Croce dipinto da Piero della Francesca sulle pareti della cappella Maggiore.

Gli affreschi, datati tra il 1450 e il 1460, rappresentano uno dei capolavori della pittura rinascimentale italiana e il restauro effettuato nel 1992 ne ha vividamente restituito in tutta la loro delicata bellezza gli intensi colori, intrisi di significati simbolici. Il ciclo racconta la storia della croce di Cristo attraverso scene leggibili in ordine cronologico, dagli eventi della Genesi che narrano dei semi che avrebbero fatto nascere l’albero il cui legno sarebbe stato utilizzato per intagliarla, fino al momento in cui la Croce ha fatto ritorno a Gerusalemme.

Questo basterebbe a lasciare senza fiato qualunque appassionato di arte, ma trovandosi ad Arezzo è opportuno visitare anche la basilica romanica di San Domenico. La sua suggestiva facciata asimmetrica in muratura affiancata da un campanile a vela catturano facilmente l’attenzione, ma ancora una volta ciò che maggiormente attira l’attenzione dei visitatori si trova all’interno, ovvero il celebre Crocifisso di Cimabue, 1268-1271 circa.

La maestosa fortezza Medicea 

Sul colle di San Donato si trova inoltre la fortezza Medicea, costruita intorno alla metà del Cinquecento per ordine di Cosimo II de’ Medici sulla base di ben più antiche costruzioni. Chiaro esempio di architettura militare difensiva, come si evince dalla struttura massiccia e impenetrabile, la fortezza conserva una sua armonia, accentuata dal meraviglioso panorama del quale si gode dai suoi bastioni: Arezzo, le colline circostanti, la valle dell’Arno e il massiccio del Pratomagno. Il caratteristico perimetro irregolare della fortezza, che forma al suolo quasi la sagoma di una stella a cinque punte, è delimitato da cinque bastioni, denominati rispettivamente della Diacciaia, della Spina, del Belvedere, della Chiesa e del Soccorso.

Scorcio della maestosa Fortezza Medicea, Arezzo
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Scorcio della maestosa Fortezza Medicea

L’irregolarità è dovuta alla necessità  della costruzione di adattarsi al terreno, permettendo così alla fortezza di diventare parte del colle stesso, e così anche i bastioni hanno proporzioni e dimensioni diverse. Il più imponente è senza dubbio il bastione della Spina, proteso verso la città. La fortezza si trova all’interno del parco del Prato, una splendida zona verde resa giardino pubblico fin dall’Ottocento, sede privilegiata degli eventi culturali aretini.

Qui, durante il primo settimana di settembre quando piazza Grande è occupata dalla Giostra del Saracino, si svolge infatti la fiera Antiquaria. Al parco si può accedere direttamente dalla scalinata antistante il Duomo, dove ci si imbatte nella statua dedicata al poeta Francesco Petrarca.

L’Acquedotto Vasariano e la Chiusa dei Monaci

A pochi minuti dal centro di Arezzo, due straordinarie opere raccontano la genialità toscana e meritano di essere visitate: l’Acquedotto Vasariano e la Chiusa dei Monaci.

Ideato da Giorgio Vasari e completato da vari architetti, l’acquedotto convoglia l’acqua dalle pendici dell’Alpe di Poti fino alla fontana di Piazza Grande. Con le sue 52 arcate, è uno dei simboli più affascinanti del paesaggio aretino.

La Chiusa dei Monaci, in laterizio e pietra, è un capolavoro ottocentesco dell’ingegnere Alessandro Manetti. Sorge lungo il Canale Maestro della Chiana, punto di partenza del Sentiero della Bonifica, il percorso verde di 62 km che collega Arezzo a Chiusi.

Le quattro vallate aretine

La provincia di Arezzo è un mosaico di paesaggi: il Casentino, spirituale e ricco di castelli, ospita il mistico Santuario della Verna; il Valdarno affascina con le spettacolari Balze, immortalate da Leonardo da Vinci nella Gioconda; la Valtiberina, culla di Piero della Francesca che conserva borghi d’arte come Sansepolcro, mentre la Val di Chiana custodisce antiche radici etrusche e la rinomata carne chianina, eccellenza della cucina toscana.

Eventi e ricorrenze ad Arezzo

La Giostra del Saracino

Tra le tradizioni più spettacolari d’Italia, la Giostra del Saracino è l’anima medievale di Arezzo. Nata secoli fa (tanto che persino Dante Alighieri la cita nell’Inferno) questa rievocazione storica trasforma la città in un palcoscenico di colori, tamburi e adrenalina pura.

I quattro quartieri di Arezzo (Porta Crucifera, Porta del Foro, Porta Sant’Andrea e Porta Santo Spirito) si sfidano in un torneo equestre mozzafiato: i cavalieri, lancia in resta, devono colpire il temuto Buratto del Saracino, simbolo del “nemico Re delle Indie”, evitando al tempo stesso il suo temibile contrattacco. Solo chi dimostra coraggio, precisione e destrezza conquista la gloria e la Lancia d’Oro, tra l’entusiasmo travolgente di tutta la città.

La Fiera Antiquaria

Ogni prima domenica del mese (e il sabato precedente), Arezzo si trasforma in un museo a cielo aperto grazie alla storica Fiera Antiquaria, la più antica e grande d’Italia. Nata nel 1968 da un’idea del collezionista Ivan Bruschi, anima curiosa e visionaria, la fiera riempie le piazze del centro di mobili d’epoca, oggetti rari, gioielli insoliti e tesori dimenticati: un paradiso per chi ama il fascino del vintage e delle storie racchiuse negli oggetti.

Natale ad Arezzo

Nel cuore del centro storico di Arezzo si accende ogni anno la magia delle feste con la manifestazione “Arezzo Città del Natale”. Dal 15 novembre al 6 gennaio 2025, piazze e vicoli si vestono a festa grazie a un calendario ricco di eventi: mercatini natalizi, spettacoli di luci e videomapping, installazioni suggestive come la ruota panoramica e aree interattive dedicate ai più piccoli.

Tra le attrazioni più amate ci sono il Villaggio Tirolese con casette di legno in Piazza Grande, dove artigianato, decorazioni e prelibatezze enogastronomiche si fondono con l’atmosfera del Natale, e la Casa di Babbo Natale all’interno della storica Fortezza Medicea, immersa in un percorso fiabesco tra giochi di luce, laboratori creativi e scenografie incantate.

Dove si trova e come raggiungerla

Plasmata dal corso del fiume Arno, Arezzo si trova nella parte orientale della Toscana e nell’area settentrionale della Val di Chiana. Si raggiunge facilmente in auto in un’ora sia da Firenze, sia da Assisi (in Umbria), collegate grazie ai Cammini di San Francesco.

Chi preferisce muoversi in treno partendo dalle principali città italiane può prendere uno dei vari collegamenti giornalieri verso la stazione di Arezzo (per esempio da Firenze, Roma, Milano Centrale). É servita anche da una rete di autobus regionali che la collegano con la Valdichiana, Valtiberina, Pratomagno, Casentino e Valdarno.

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