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Aujourd’hui — 28 juillet 2026it

Gdynia diventa patrimonio UNESCO: viaggio nella città polacca nata dal mare e dal modernismo

27 juillet 2026 à 18:54

Da piccolo villaggio di pescatori a città simbolo dell’architettura modernista europea: ecco come l’attualità riscrive la storia di Gdynia, sulla costa del Mar Baltico, una trasformazione urbana realizzatasi in pochi decenni. Nel 2026 il centro modernista della città polacca è entrato ufficialmente nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, conquistando un riconoscimento che premia i suoi edifici, ma soprattutto una visione innovativa di città nata tra gli anni Venti e Trenta del Novecento.

A differenza di molti siti UNESCO legati ad antiche rovine, castelli o centri medievali, Gdynia racconta una storia contemporanea, quella di una città progettata da zero per diventare il grande porto della Polonia indipendente, un luogo dove architettura, mare e qualità della vita dovevano convivere in equilibrio.

Il nuovo sito UNESCO comprende il cuore storico della città, un’area di circa 87,9 ettari dove ancora oggi si possono ammirare edifici dalle linee moderne, ampie strade e quartieri progettati secondo i principi del modernismo europeo. Un riconoscimento che invita anche i viaggiatori a scoprire una Polonia diversa, lontana dai percorsi più conosciuti: una destinazione affacciata sul Baltico dove il fascino del mare incontra una delle più interessanti esperienze urbanistiche del Novecento.

Perché Gdynia è diventata patrimonio UNESCO

La particolarità di Gdynia nasce dalla sua storia straordinaria. All’inizio del Novecento era soltanto un piccolo villaggio costiero, ma dopo la nascita della Seconda Repubblica Polacca venne scelta come sede del nuovo grande porto nazionale.

Gdynia, il capolinea del Baltic Express
iStock
Veduta della città di Gdynia

Tra gli anni Venti e Trenta la città cambiò completamente volto: architetti e urbanisti furono chiamati a creare un centro moderno, funzionale e aperto al futuro, capace di rappresentare l’identità di una Polonia indipendente. Quello che ne venne fuori fu un esempio unico di pianificazione urbana modernista. Gli edifici vennero progettati per offrire maggiore luce naturale, spazi più salubri e un migliore rapporto tra abitazioni, verde e ambiente marittimo.

Proprio questa armonia tra architettura e paesaggio è uno degli elementi che hanno convinto l’UNESCO. Il riconoscimento premia anche la capacità della comunità locale di preservare questo patrimonio nel tempo, dopo oltre vent’anni di studi, restauri e attività di tutela.

Cosa vedere a Gdynia

Visitare Gdynia significa immergersi in una città dove il modernismo non è confinato nei musei, ma è ancora parte della vita quotidiana. Il centro storico UNESCO permette di scoprire palazzi dalle forme geometriche, grandi viali e architetture che raccontano l’ottimismo e la fiducia nel progresso tipici degli anni tra le due guerre mondiali.

piazza Kosciuszko a Gdynia
iStock
Vista di Piazza Kosciuszko a Gdynia

Tra gli elementi più affascinanti c’è il rapporto continuo con il mare: il porto, il lungomare e gli spazi pubblici furono pensati come parti integrate della città, creando un ambiente urbano in cui abitanti e visitatori potessero vivere a stretto contatto con il Baltico. Oltre all’architettura, Gdynia conta musei, passeggiate panoramiche e atmosfere rilassate da città costiera. È una delle tappe principali della cosiddetta Tri-City polacca, insieme alle vicine Danzica e Sopot, in un itinerario che unisce storia, cultura e mare.

Ben 600 anni di storia tra principi, prigioni, arte e panorami che abbracciano la Provenza: il Castello di Tarascon

27 juillet 2026 à 18:00

Camminando lungo le sponde argillose del fiume Rodano è possibile imbattersi in un gigante di pietra chiara che sembra emerso direttamente dalle acque. La Provenza meridionale regala questo scenario improvviso a pochi chilometri da Arles e Avignone, ponendo il viaggiatore di fronte a un maniero unico nel suo genere. Il suo nome è Castello di Tarascon e si presenta come un blocco compatto circondato da un fossato profondo scavato direttamente nella roccia.

Venne progettato per controllare questo punto strategico e nel corso del tempo si trasformò nella grande sentinella della contea di Provenza. A renderlo unico, però, contribuisce anche il sorprendente equilibrio tra rigore militare ed eleganza principesca: dietro l’aspetto austero si nascondono cortili raffinati, sale decorate, soffitti riccamente ornati e dettagli architettonici che narrano il passaggio dal gusto gotico alle prime influenze rinascimentali.

Breve storia e leggende del Castello di Tarascon

Sul sito attuale sorgeva già una fortificazione nel XIII secolo, ma il castello visibile oggi nacque all’inizio del XV secolo per volontà di Luigi II d’Angiò e di Yolanda d’Aragona. I lavori iniziarono nel 1400 con la costruzione dell’ala affacciata sul Rodano e terminarono nel 1411. Successivamente Luigi III completò il lato rivolto verso la città tra il 1429 e il 1434 seguendo il progetto dell’architetto Jean Robert.

L’edificio passò quindi a Renato I d’Angiò, passato alla storia semplicemente come Re René. Figura straordinaria del Quattrocento europeo, portava i titoli di re di Napoli, Sicilia e Gerusalemme, oltre a quelli di conte di Provenza e duca d’Angiò. Pur avendo a disposizione numerose residenze, scelse Tarascon per ricevimenti, celebrazioni e incontri politici. Più che modificare la struttura, preferì renderla elegante attraverso decorazioni, arredi e migliorie dedicate al comfort della corte.

Con la morte del sovrano iniziò una fase completamente diversa. Fin dai primi decenni il castello accolse prigionieri politici e militari. Nel 1480 vi venne rinchiuso un sostenitore del re d’Aragona, avversario di Renato I. Durante la detenzione incise sulle pareti delle celle una straordinaria raccolta di graffiti raffiguranti navi mercantili, galere da guerra, simboli religiosi e scene della vita quotidiana. Ancora oggi rappresentano una delle testimonianze più preziose conservate all’interno della fortezza.

Tra il XVII secolo e il 1926 la funzione carceraria diventò predominante. Sale destinate alla nobiltà vennero trasformate in celle collettive oppure individuali. Soldati spagnoli, marinai britannici, prigionieri olandesi e detenuti civili lasciarono centinaia di incisioni sulle pareti, al punto che oggi è una sorta di archivio spontaneo che attraversa oltre 300 anni di storia europea.

Anche la Rivoluzione Francese lasciò il proprio segno: nel 1795 alcuni sostenitori di Robespierre trovarono la morte proprio all’interno della fortezza, aggiungendo un ulteriore capitolo a un passato già ricco di eventi drammatici. Accanto alla storia trova spazio anche la leggenda della Tarasca, il mostro che avrebbe terrorizzato queste terre secondo la tradizione provenzale. La creatura, descritta con corpo squamoso e aspetto terrificante, sarebbe stata domata da Santa Marta. Ancora oggi la Tarasca rappresenta il simbolo della città e la celebre festa dedicata al leggendario animale è inserita nel patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.

Cosa vedere e come funziona la visita

L’accesso a questa meraviglia di Francia avviene attraversando un ponte che supera il fossato. Fin dal primo passo la sensazione è quella di entrare in una macchina del tempo perfettamente conservata. Le mura raggiungono circa 4 metri di spessore e racchiudono una struttura articolata in due aree principali. La parte settentrionale ospitava soldati, servizi e ambienti destinati al funzionamento quotidiano della fortezza. L’ala meridionale era invece riservata alla residenza dei principi angioini.

Il cortile interno sorprende per l’eleganza delle sue linee. Archi gotici, volte a costoloni e mensole scolpite con aquile, pipistrelli, chimere e altre figure fantastiche alleggeriscono l’aspetto severo dell’esterno. L’insieme rivela una raffinatezza inattesa, frutto del gusto delle grandi corti del XV secolo. Sulla facciata meridionale resta ancora visibile la nicchia destinata ai busti di Re René e della regina Giovanna di Laval, memoria della stagione più brillante vissuta dalla residenza.

Uno degli elementi più spettacolari è la grande scala monumentale illuminata da 19 finestre. Salendo piano dopo piano si attraversano ambienti destinati ai ricevimenti, agli appartamenti privati e alle sale di rappresentanza. I primi livelli conservano soffitti lignei alla francese, mentre l’ultimo presenta eleganti coperture voltate.

Le antiche prigioni sono probabilmente gli spazi più emozionanti dell’intero percorso. Le pareti custodiscono migliaia di incisioni realizzate nell’arco di secoli, come navi, stemmi, croci, nomi, date e simboli che sono lì a descrivere speranze, paure e ricordi di uomini provenienti da molti Paesi europei.

Un’altra sorpresa attende nelle antiche dipendenze, che ospitano una raccolta di vasi da farmacia, brocche e urne appartenute allo storico ospedale cittadino, sistemate all’interno di eleganti boiserie settecentesche. Dal terrazzo panoramico lo sguardo spazia lungo il Rodano, sulla pianura provenzale, verso il massiccio delle Alpilles e la Montagnette. Per secoli nessun edificio riuscì a competere con i suoi 45 metri di altezza, simbolo assoluto del potere cittadino.

Dal 2009 il castello ospita anche il Centro d’Arte René d’Anjou, nato per creare un dialogo tra patrimonio storico e creatività contemporanea. Artisti di fama internazionale realizzano installazioni e opere ispirate ai soffitti dipinti, agli animali fantastici e alla memoria della fortezza, offrendo un percorso che unisce passato e linguaggi artistici attuali. Il monumento accoglie visitatori durante tutto l’anno e sono disponibili visite guidate e materiali informativi in diverse lingue.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Tarascon si trova nel dipartimento delle Bouches-du-Rhône, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, lungo la riva sinistra del Rodano. Tarascon dista circa 25 chilometri da Arles, 30 da Saint-Rémy-de-Provence e poco meno di 100 da Marsiglia. L’automobile rappresenta il mezzo più pratico per esplorare questa parte della Provenza, ricca di piccoli borghi, siti romani e paesaggi naturali.

Tarascon dispone anche di una stazione ferroviaria collegata con Arles, Avignone e Nîmes, soluzione particolarmente comoda per chi viaggia senza auto. Arrivando in città, la fortezza domina immediatamente il panorama e il profilo delle torri accompagna il corso del Rodano proprio nello stesso punto scelto oltre 600 anni fa dai duchi d’Angiò.

Château de Tarascon, Provenza
iStock@Olivier DJIANN
Il possente ed elegante Château de Tarascon

Ma ciò che colpisce più di ogni altra cosa è che, ancora oggi, il castello trasmette la stessa impressione di solidità e prestigio che doveva accogliere mercanti, ambasciatori e sovrani diretti verso la Provenza medievale.

Hier — 27 juillet 2026it

Le spiagge dello sbarco in Normandia sono patrimonio UNESCO, un viaggio tra storia e memoti

27 juillet 2026 à 17:06

Ci sono luoghi che la storia e persino il cinema hanno reso immortali e che, ancora oggi, riescono a trasmettere la stessa emozione. È il caso delle spiagge dello sbarco in Normandia, protagoniste di alcune delle immagini più potenti della Seconda guerra mondiale e riportate sul grande schermo in film come Salvate il soldato Ryan, che ha raccontato la drammaticità dello sbarco di Omaha Beach.

Oggi queste coste francesi, dove il 6 giugno 1944 iniziò una delle operazioni militari più importanti della storia, ricevono un nuovo prestigioso riconoscimento: il Sistema dei siti commemorativi dello sbarco in Normandia è entrato nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Il tratto di costa affacciato sulla Manica, lungo circa 80 chilometri tra i dipartimenti della Manica e del Calvados, comprende le cinque celebri spiagge con i nomi in codice Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword, oltre a luoghi simbolo come Pointe du Hoc, la batteria tedesca di Longues-sur-Mer e il porto artificiale di Arromanches. Oggi questo paesaggio si configura come un itinerario della memoria dove bunker, musei, monumenti e resti delle grandi opere militari raccontano ai posteri il coraggio dei soldati e il valore universale della pace.

Perché le spiagge dello sbarco in Normandia sono patrimonio UNESCO

L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO riconosce il valore storico e simbolico di un luogo che il 6 giugno 1944 cambiò il destino dell’Europa. Quel giorno ebbe inizio l’operazione Overlord, la più grande operazione anfibia della storia militare, con lo sbarco delle forze alleate sulle coste normanne per avviare la liberazione della Francia dall’occupazione nazista.

Omaha Beach, spiaggia dello sbarco in Normandia
iStock
Suggestiva veduta di Omaha Beach

Le cinque spiagge principali, conosciute ancora oggi con i loro nomi in codice – Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword – raccontano episodi diversi di quella giornata. Ogni tratto di costa conserva bunker, monumenti, musei e testimonianze che permettono ai visitatori di ricostruire gli eventi e comprendere il prezzo umano di quella battaglia.

Il riconoscimento UNESCO premia però una dimensione ancora più ampia: queste coste sono diventate negli anni un luogo di incontro tra popoli, un simbolo della riconciliazione franco-tedesca e uno spazio dedicato alla trasmissione dei valori di pace alle nuove generazioni. La candidatura, avviata dalla Regione Normandia nel 2008, ha richiesto quasi vent’anni di lavoro e ha ricevuto anche il sostegno di oltre 70 mila firme.

Cosa vedere sulle spiagge dello sbarco in Normandia

Visitare questo tratto di costa significa attraversare un vero museo a cielo aperto, dove natura e storia si incontrano. Il percorso UNESCO comprende alcuni dei luoghi più significativi del D-Day.

Omaha Beach

Tra tutte le spiagge dello sbarco, Omaha Beach è probabilmente quella più conosciuta.
Qui il 6 giugno 1944 le truppe americane affrontarono una delle resistenze più difficili dell’intera operazione. Oggi la lunga distesa di sabbia è un luogo silenzioso, dove monumenti e memoriali ricordano i soldati che persero la vita durante lo sbarco.

Omaha Beach
iStock
La spiaggia di Omaha

Utah Beach

Utah Beach fu una delle due spiagge assegnate alle forze statunitensi e rappresentò un punto strategico per creare un collegamento con l’entroterra normanno. Oggi ospita musei e testimonianze dedicate all’operazione militare, permettendo di comprendere la complessità logistica dello sbarco.

Gold, Juno e Sword

Le tre spiagge orientali furono affidate principalmente alle forze britanniche e canadesi. Gold Beach fu teatro dell’avanzata britannica verso l’interno, Juno Beach racconta il ruolo fondamentale dei soldati canadesi, mentre Sword Beach rappresentò il punto più vicino a Caen, una città strategica per il controllo della regione.

Caen
iStock
Vista di Juno Beach

Pointe du Hoc e Arromanches

Oltre alle cinque spiagge principali, il sito UNESCO comprende anche luoghi diventati simbolo dell’ingegno e del coraggio durante il D-Day.

Pointe du Hoc
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Sguardo su Pointe du Hoc

A Pointe du Hoc le truppe americane affrontarono una delle missioni più difficili, scalando le alte falesie sotto il fuoco nemico per neutralizzare una batteria tedesca. Ad Arromanches-les-Bains si possono invece osservare i resti del porto artificiale costruito dagli Alleati, una straordinaria opera di ingegneria che permise di far arrivare uomini, mezzi e rifornimenti sulle coste francesi.

Tra sale a ferro di cavallo e palchi dorati, viaggio tra i 10 teatri condominiali UNESCO che raccontano l’Italia

27 juillet 2026 à 15:00

Sale a ferro di cavallo, palchi decorati, antichi velluti e macchine sceniche che raccontano storie di musica e spettacolo: sono i teatri condominiali all’italiana, dieci piccoli capolavori nascosti tra borghi e città storiche del Centro Italia che nel luglio 2026 hanno conquistato il riconoscimento UNESCO.

Il Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO, riunitosi a Busan in Corea del Sud, ha infatti riconosciuto il valore universale del “Sistema dei teatri condominiali all’italiana del XVIII e XIX secolo nell’Italia centrale”, portando a 62 il numero dei siti italiani iscritti nella prestigiosa lista.

Un riconoscimento che premia senz’altro la bellezza di queste sale teatrali, con palchi decorati e atmosfere da grande opera, ma anche la loro storia straordinaria: questi teatri sono nati infatti grazie alla partecipazione delle comunità locali, che a cavallo tra Settecento e Ottocento decisero di unirsi per costruire e gestire luoghi dedicati alla cultura e allo spettacolo. Ancora oggi questi teatri rappresentano il cuore pulsante di molti borghi italiani: ospitano spettacoli, concerti, festival e continuano a raccontare una tradizione in cui il teatro era intrattenimento sì, ma anche uno spazio di incontro e identità collettiva.

Vi suggeriamo dunque un itinerario, un percorso perfetto per chi ama il turismo culturale e vuole scoprire un’Italia meno conosciuta, dove piccoli centri intrecciano arte, storia e comunità e qui questi convivono ancora oggi.

Perché i teatri condominiali sono UNESCO

Il termine “condominiali” racconta già la loro caratteristica più originale. A differenza dei grandi teatri costruiti dalle corti aristocratiche, questi edifici nacquero grazie a un modello partecipativo: cittadini, famiglie locali e istituzioni contribuirono economicamente alla loro realizzazione diventandone proprietari. Tra XVIII e XIX secolo, nei piccoli centri dell’Italia centrale, il teatro diventò così un elemento fondamentale della vita sociale. Le sale a ferro di cavallo, con la platea e i palchetti disposti secondo il modello italiano, erano luoghi di spettacolo e punti di riferimento per la comunità.

Il valore riconosciuto dall’Unesco nasce proprio dall’unione di tre elementi: architettura, funzione culturale e partecipazione civica. Un modello innovativo che ha permesso per oltre due secoli di mantenere viva la tradizione dello spettacolo dal vivo anche lontano dalle grandi capitali culturali. Oggi questi teatri conservano ancora la loro funzione originaria e continuano a essere luoghi vivi, capaci di adattarsi ai nuovi linguaggi artistici senza perdere il fascino del passato.

Itinerario nei 10 teatri condominiali Unesco in Italia

Dalle colline del Montefeltro ai borghi marchigiani, fino all’Umbria del Festival dei Due Mondi: ecco le tappe del nuovo itinerario culturale Unesco.

Teatro Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria (Emilia-Romagna)

Tra le colline del Montefeltro si nasconde uno dei teatri storici più affascinanti d’Italia. Il Teatro Angelo Mariani colpisce per le sue dimensioni raccolte e per la sua atmosfera elegante: una vera bomboniera interamente realizzata in legno, dove ogni dettaglio richiama il fascino del teatro d’opera ottocentesco. La sala all’italiana, con la caratteristica forma a ferro di cavallo e i palchetti decorati, regala ai visitatori un’esperienza immersiva, riportando chi lo ammira ancora oggi indietro nel tempo.

Teatro Gentile di Fabriano (Marche)

Nel cuore delle Marche, il Teatro Gentile di Fabriano racconta una storia di bellezza e resilienza. Danneggiato dal terremoto del 1997, è stato restituito alla città dopo un importante intervento di recupero, tornando a essere uno dei principali luoghi culturali del territorio. La sua elegante sala, impreziosita da decorazioni e palchi, rappresenta il legame profondo tra il teatro e la comunità che lo ha custodito nel tempo.

Teatro Pergolesi di Jesi (Marche)

Il Teatro Pergolesi di Jesi è uno degli esempi più emblematici del modello condominiale. La sua costruzione fu resa possibile grazie a una società composta da 57 cittadini proprietari, che parteciparono direttamente alla nascita del teatro. Inaugurato nel 1798, ancora oggi è permeato dal fascino delle grandi sale italiane e ospita una ricca programmazione di opere, concerti e spettacoli.

Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno (Marche)

Nel centro storico di Ascoli Piceno si trova uno dei teatri più eleganti delle Marche. Il Ventidio Basso conquista con la sua sala all’italiana, i tre ordini di palchi e le decorazioni ottocentesche che testimoniano il prestigio raggiunto dal teatro italiano. Una visita in questo antico gioiello permette di scoprire il lato più raffinato della città, tra architettura, musica e tradizione.

Teatro Serpente Aureo di Offida (Marche)

Nel borgo di Offida, considerato uno dei più belli delle Marche, il Teatro Serpente Aureo è un piccolo scrigno culturale. Il nome richiama lo stemma cittadino del serpente d’oro, mentre gli interni sorprendono con decorazioni, stucchi e dipinti allegorici. Una tappa perfetta per chi vuole unire cultura teatrale e viaggio nei borghi storici italiani.

Teatro dell’Aquila di Fermo (Marche)

Con i suoi 124 palchi distribuiti su cinque ordini, il Teatro dell’Aquila di Fermo è uno dei più spettacolari teatri storici italiani. La sua particolarità più affascinante è la presenza della macchina scenica ottocentesca ancora funzionante, una testimonianza unica della complessità degli spettacoli di un tempo, nonché un vero monumento alla tradizione teatrale italiana.

Teatro Lauro Rossi di Macerata (Marche)

Il Teatro Lauro Rossi rappresenta perfettamente lo spirito dei teatri condominiali. Nato come “Teatro dei Condomini”, fu costruito grazie alla partecipazione dei cittadini e ancora oggi mantiene il suo ruolo centrale nella vita culturale di Macerata. Le sue eleganti decorazioni e la sua storia lo rendono una delle tappe più importanti dell’itinerario Unesco.

Teatro Feronia di San Severino Marche (Marche)

Il Teatro Feronia custodisce una storia particolare: venne realizzato alla fine del Settecento all’interno degli spazi di una precedente chiesa. Questa trasformazione racconta il cambiamento della società dell’epoca, quando il teatro iniziò a diventare un luogo aperto e condiviso dalla comunità.

Teatro Bramante di Urbania (Marche)

Nel borgo di Urbania, antica città del Ducato di Urbino, il Teatro Bramante sorprende per la sua atmosfera raccolta.
Costruito all’interno di un antico complesso conventuale, porta il nome di Donato Bramante e rappresenta il perfetto incontro tra architettura, storia e cultura.

Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto (Umbria)

Ultima tappa del viaggio è Spoleto, dove il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti rappresenta il legame tra tradizione e innovazione. Il teatro è indissolubilmente legato al celebre Festival dei Due Mondi, una delle manifestazioni culturali più importanti d’Italia fondata proprio da Gian Carlo Menotti.

Il Castello Svevo di Porto Recanati torna al suo antico splendore e si può visitare gratis

Par : losiangelica
27 juillet 2026 à 14:00

Chi trascorre le vacanze nelle Marche ha un motivo in più per fermarsi a Porto Recanati: dopo un attento lavoro di restauro il castello Svevo sul lungomare riapre le porte e ci si può entrare visitandolo gratuitamente. Il sindaco Michelini ha tagliato simbolicamente il nastro il 19 luglio dando vita a un progetto che l’amministrazione portava avanti da tempo.

Il restauro del Castello Svevo

Il Castello Svevo di Porto Recanati, borgo amatissimo della riviera del Conero, è uno dei simboli della costa marchigiana, ma prima della riapertura è stato necessario un importante intervento di restauro per recuperare le parti danneggiate. C’è stata anche la ristilatura dei giunti, un intervento che serve a consolidare e preservare le mura per i prossimi decenni. E poi l’illuminazione: un nuovo impianto a LED che di sera trasforma il castello in tutta un’altra cosa, con la torre e i camminamenti che si accendono sul buio del mare.

Il finanziamento, circa 915.000 euro, arriva dal bando regionale Marche Infrastrutture 2032. Dietro il progetto ci sono state parecchie mani: il Comune, la Regione Marche, la Soprintendenza di Ascoli Piceno e Macerata, oltre a professionisti e imprese che si sono susseguiti nel cantiere.

Come visitare il Castello Svevo

Per tutto luglio si può salire gratuitamente sui camminamenti di ronda e sulla Torre Sveva ogni martedì e venerdì, dalle 10 alle 11 e dalle 17 alle 18; due fasce orarie che danno modo di godersi la luce del mattino o del tramonto.

Dentro il castello, oltre al percorso panoramico, trovate anche altro. C’è la Pinacoteca Comunale “A. Moroni”, nata dalla donazione del giurista locale Attilio Moroni, con uno spazio dedicato al pittore Biagio Biagetti. C’è la mostra archeologica permanente “Storia di un paesaggio rivelato”, che racconta l’antica città romana di Potentia. E c’è l’Arena “Beniamino Gigli”, che d’estate diventa palcoscenico per concerti e spettacoli, uno dei punti di riferimento per la musica dal vivo su tutta la costa.

La storia del Castello Svevo

Per capire perché questo posto conta così tanto per Porto Recanati bisogna tornare indietro fino al 1229. Fu allora che l’imperatore Federico II di Svevia concesse ai recanatesi le terre tra i fiumi Musone e Potenza, autorizzando la costruzione di un porto commerciale e di una fortezza a difesa della costa dalle incursioni piratesche. Da lì nacque il primo nucleo di quello che sarebbe diventato Porto Recanati.

Nei secoli successivi il complesso è cresciuto. Nel Trecento è arrivata una seconda torre, pensata per controllare i collegamenti tra il porto e l’entroterra, mentre la corte interna per lungo tempo ha ospitato la comunità legata alle attività portuali, prima che l’abitato si espandesse oltre le mura. Ancora oggi, sul lato rivolto verso il mare, resta visibile lo stemma della città di Recanati, un dettaglio che vale la pena cercare quando siete lassù.

Se passate da queste parti a luglio, insomma, vale la pena mettere in agenda una tappa al castello. Non capita spesso di camminare su mura che difendevano un porto dai pirati, con l’Adriatico che si apre davanti e le colline marchigiane alle spalle.

Viaggio on the road nella Blue Zone della Sardegna

27 juillet 2026 à 13:45

La Sardegna è famosa per il suo mare meraviglioso, le sue spiagge di sabbia color borotalco e le sue coste che nascondono cale segrete, ma non è solo questo. Siamo andati a visitare quella zona dell’entroterra sardo a cavallo tra l’Ogliastra e la Barbagia, anche chiamata Blue Zone, nota in tutto il mondo scientifico perché – come in poche altre zone del pianeta – qui si vive più a lungo e il numero di ultracentenari supera la media mondiale.

Ci siamo andati per cercare di scoprire il segreto della loro longevità, abbiamo conosciuto alcuni degli anziani che vivono nel territorio e ci siamo fatti raccontare il loro segreto di lunga vita.

Abbiamo ripercorso l’itinerario tracciato, per noi, da Progetto Happiness, fondato da Giuseppe Bertuccio D’Angelo, che viaggia per il mondo alla ricerca della felicità e racconta le sue esperienze attraverso i reportage. Siamo tornati vincenti? Scopriamolo.

Il nostro viaggio on the road

Abbiamo percorso la Strada Statale 198 di Seui e Lanusei che s‘inoltra nell’interno e che collega il Sud del Sarcidano alla costa orientale dell’isola, passando per il cuore della Barbagia. È una strada molto amata dai motociclisti, per via delle innumerevoli curve e dei paesaggi selvaggi spettacolari che attraversa. Noi l’abbiamo percorsa a bordo di Ford Explorer, il suv elettrico migliore per questo tipo di avventura (con 340 CV, il modello AWD raggiunge i 100 km/h in 5,3 secondi e può anche trainare fino a 1.200 kg grazie alla propulsione elettrica continua).

Del resto, questo suv è già entrato nella storia grazie a un certo Lexie Alford, il primo ad aver circumnavigato il globo a bordo di un veicolo elettrico attraversando sei continenti, 27 Paesi e percorrendo oltre 30mila km utilizzando esclusivamente energia elettrica). Oltre a essere un’auto a zero emissioni, quindi sostenibile per il luogo incontaminato che abbiamo attraversato, ha anche un’autonomia di più di 600 km con una singola carica, fondamentale perché le colonnine elettriche in questa zona sono poche e (forse) solo nei piccoli centri abitati (in ogni caso, la ricarica rapida impiega meno di mezz’ora, il tempo di fare un giretto in paese e di bere un caffè).

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Ufficio stampa Ford
Lungo i tornanti dell’Ogliastra a bordo delle Ford Explorer

Abbiamo quindi collegato il nostro smartphone in modalità wireless al gigantesco schermo SYNC Move per sincronizzare mappa della strada e contatti – funziona benissimo, benché è bene sapere che, una volta entrati nel cuore del territorio, non c’è molto campo –, allacciati le cinture e ci siamo avventurati lungo i tornanti (che a un certo punto abbiamo smesso di contare).

Gairo Vecchio

Uno dei primi borghi che s’incontrano lungo la SS198 è Gairo Vecchio. Non possiamo parlare di un abitato vero e proprio in quanto si tratta di un paese fantasma, il più famoso della Sardegna, di fatto. Lo si costeggia completamente (sull’altro lato c’è lo strapiombo) e, visto il numero esiguo di auto che transitano da queste parti, il silenzio regna sovrano. Ci troviamo a 520 metri d’altezza sopra il Rio Pardu. Fu progressivamente abbandonato a causa di una forte alluvione avvenuta nel 1951.

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123RF
Tra le case diroccate del borgo fantasma di Gairo Vecchio

Gli abitanti si spostarono più a valle formando altri tre piccoli borghi: Gairo Sant’Elena, Gairo Taquisara e Gairo Cardedu. Il primo si trova pochi metri sopra al vecchio paese. Il secondo, che dista qualche chilometro, è un grazioso villaggio di soli 300 abitanti ed è famoso per essere una delle stazioni dove si ferma il Treno Verde della Sardegna, che d’estate attraversa alcuni di questi paesi (ed è l’alternativa all’auto, se si vogliono visitare questi luoghi). Qui passa la linea Arbatax – Gairo Taquisara. Il terzo borgo è quello più vicino al mare. Ma è proprio Gairo Vecchio, il paese che non esiste più, ad attirare i turisti che amano i percorsi alternativi rispetto a quelli della Sardegna da cartolina. Per visitarlo, basta percorrere qualche tornante e, sulla destra, si può parcheggiare e addentrarsi a piedi tra i vicoli, le scalinate e gli edifici diroccati dalle caratteristiche pareti rosa e blu (perfetto per coloro che praticano Urbex).

Ussassai

Ripresa l’auto, ci si rimette in marcia e si affrontano altri tornanti per circa 24 km. Qui, la macchia Mediterranea, le piante di mirto e di fichi d’India lasciano spazio ai primi lecci, alle querce e ai cosiddetti Tacchi ovvero degli affioramenti di roccia calcarea che rendono il paesaggio particolarmente selvaggio. Ecco allora che, a un certo punto, si attraversa il paese di Ussassai, il più piccolo della Barbagia di Seùlo, che conta meno di 500 abitanti. Qui siamo già saliti a quota 710 metri, ma l’abitato si sviluppa in altezza e le ultime case arrivano anche mille metri. Anche questa è una tappa del Trenino Verde (al momento la linea Mandas-Arbatax è in fase di manutenzione). Se il paese non è il più caratteristico della Sardegna, questa zona merita comunque un viaggio. Qui intorno, infatti, si possono ammirare diversi nuraghi (Nuraghe S’enna e S’omini e Nuraghe Coccoronis) e corsi d’acqua, tra cui le bellissime piscine naturali dalle acque color smeraldo lungo il Rio San Girolamo e le Cascate Lequarci.

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Getty Images
Le spettacolari Cascate Lequarci in Sardegna

Seui

Una quindicina di chilometri (e un tot di tornanti) dopo, si arriva al prossimo abitato: Seui. Questo borgo montano (810 m. di quota) è famoso per il suo centro storico riqualificato negli ultimi anni, che merita assolutamente una tappa. Nella Palazzina Liberty sono in mostra reperti archeologici trovati in zona e diverse testimonianze storiche. Nella Galleria Civica, all’interno dei locali del Palazzo Comunale, ci sono opere significative, tra cui dipinti dello Spagnoletto, un Caravaggista seguace della maniera del Merisi. Casa Farcì racconta la storia, la cultura e le tradizioni locali. Sa Omu de sa Maja ospita delle collezioni dedicate alle tradizioni magiche e precristiane della Barbagia e, infine, il Carcere Spagnolo risalente al XVII secolo, ma usato fino agli Anni ’70, racconta storie di vita e giustizia che hanno segnato questa comunità per secoli.

Seui è anche il punto di partenza per diverse escursioni, come quella nella Riserva Naturale di Montarbu o quella che porta al Nuraghe Ardasai, costruito su una sporgenza rocciosa a 1.015 metri di altitudine, con i resti di un villaggio fatto di capanne circolari con vista dal Monte Tonneri.

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Nel Nuraghe di Ardasa a Seui

Seùlo

Una ventina di chilometri (e altrettante curve) dopo, si giunge a Seùlo. Nel frattempo, in auto siamo passati nei pressi della Cascata di San Valentino a Sadali e a quella di Su Stampu de su Turrunu, della Grotta Is Janas, della Vecchia miniera di San Sebastiano – Corongiu, delle piscine naturali Su Stampu de su Túrrunu e del laghetto Sa Stiddiosa. Ma, soprattutto, delle Domus de Janas, patrimonio Unesco dal 2025.

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Il paese di Seùlo, nel cuore della Blue Zone della Sardegna

A Seùlo ci troviamo nel cuore della Blue Zone della Sardegna, tanto da essere chiamato il “paese dei centenari” (anche se, in verità, non è l’unico in Sardegna). Siamo nel bel mezzo della Barbagia. Il paese stesso dà il nome a questa zona della Sardegna Centro meridionale, detta appunto Barbagia di Seùlo. In mezzo alle montagne, ai piedi del monte Perdedu (1400 metri), che il fiume Flumendosa separa dal Gennargentu, il massiccio ricoperto da foreste secolari, dove ci sono le cime più elevate dell’isola, sembra di entrare in un paesaggio magico, fatto di boschi e foreste – come quella di Addolì, abitata fin dalla preistoria -, di rupi calcaree, dolmen naturali (come s’Arcu ‘e su cuaddu), sorgenti, laghetti (come su Stampu ‘e Su Turrunu), rapide e cascate (come le Cascate Sa Stiddiosa e la Piscina ‘e Licona). A tutta questa bellezza, si aggiunge il fatto che, che coi primi caldi, sbocciano le rose di bosco, fiori tipici del Gennargentu, colorando di rosso e giallo i pendii scoscesi del Perdèdu (per questo Seùlo è anche chiamato il paese de s’orrosa ‘e padenti).

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La Cascata su Stampu ‘e Su Turrunu vicino a Seùlo

Luogo ameno che ha una storia antichissima, risalente al Neolitico e all’età del Bronzo. Infatti, tutt’intorno a Seùlo ci sono nuraghi (su Nuraxeddu e su Nuraxi ‘e Pauli e, appunto, le celebri Domus de Janas, con la tomba di Giganti) e il villaggio nuragico di Ticci. In questa zona davvero remota, a contatto con una natura meravigliosa, quasi primordiale, lontani dalla civiltà, dallo smog e dal caos, dove si vive di pascoli e di campi coltivati, nonostante un territorio aspro e quasi ostile, e di prodotti di stagione, hanno scoperto l’elisir di lunga vita.

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Il nuraghe di su Nuraxi appena fuori Seùlo

La Blue Zone della Sardegna

Nel Centro-Sud della Sardegna, e in particolare in alcuni paesi – tutti ai piedi del Gennargentu – vivono alcune persone (soprattutto donne) ultracentenarie. Questa zona d’Italia è una delle cinque Blue Zone del mondo (le altre sono: Okinawa, in Giappone, Nicoya, nel Costa Rica, l’isola di Ikaria, in Grecia, e Loma Linda, in California) ed è dove c’è la più grande concentrazione di ultracentenari al mondo (anche se, a dire degli esperti che vivono e che studiano la longevità sarda, in realtà non tutte le Blue Zone del mondo hanno veramente le caratteristiche per questo primato).

A loro volta, i paesi certificati dove vivono gli ultracentenari della Blue Zone sarda sono cinque. Seùlo è uno, ma ci sono anche Baunei (dove si conta il maggior numero di abitanti sopra i cent’anni), Urzulei, dove la più anziana, Battistina Secci, ha compiuto i 102 anni, Villagrande e Talana. Poi ci sono quelli non ancora certificati, come Tonara, da dove viene Antonietta Contiero, classe 1925, che ci ha svelato il suo segreto di lunga vita: “Mangio minestra con patate o polenta, cammino tutti i giorni, lavoro nei campi e dormo”. Sarà davvero solo questa la formula magica per superare i cent’anni? Ne abbiamo parlato con alcuni esperti incontrati durante la presentazione del docufilm realizzato da Progetto Happiness.

Claudia Porcu, ideatrice del progetto Blue Zone qui in Sardegna, e figlia di una ultracentenaria (lei stessa dimostra vent’anni di meno), ci ha spiegato in cosa consistono le Blue Zone e perché si chiamano così. “Il primo studio demografico basato sui registri dei Comuni in Italia risale al 1866. In base alle date di nascita e morte, esiste un algoritmo che dà come risultato l’indice di longevità e che nella nostra zona è superiore a quello di altri Comuni nel mondo. Qui è stato fatto uno studio demografico di tutta la cittadinanza ed è risultato che la popolazione è longeva: gli ultraottantenni, anche se non centenari, sono più numerosi e stanno meglio. Ho proposto questo progetto al dottor Michel Poulain (uno degli scopritori delle Blue Zone negli Anni ’90, ndr), e al professor Gianni Pes (medico le cui ricerche sono state spinte da un interesse personale legato alla longevità eccezionale della propria famiglia, ndr)”.

Il nome Blue Zone ha un motivo molto pratico, ci ha spiegato Porcu: in quegli anni, veniva utilizzata una cartina geografica della Sardegna disegnata a mano. Ogni volta che veniva identificato un Comune dove la percentuale di centenari era superiore alla soglia prefissata, veniva segnato un puntino blu. Dopo cinque mesi di lavoro, sulla parte montuosa della mappa dell’Ogliastra erano comparse vere e proprie ‘nuvole blu’. Ed ecco che, con la pubblicazione del primo articolo scientifico, quelle aree vennero chiamate Zone Blu, proprio in omaggio a quel metodo di lavoro. Lo stesso professor Pes, per la sua ricerca, ha girato la Sardegna in base ai puntini blu. “Il primo Comune certificato è stato Villagrande”, spiega Porcu “per cui ho proposto di fare uno studio anche su altri Comuni.

La dottoressa Marisella Lara, che opera nell’area dell’Ogliastra e che ha in cura diversi anziani e ultracentenari della zona, ha spiegato che molti degli ultranovantenni hanno una straordinaria lucidità mentale, sono attivi, leggono libri, coltivano interessi e mantengono l’indipendenza (spesso preferendo vivere a casa propria piuttosto che essere accuditi o istituzionalizzati). Gli anziani sono integrati nella vita familiare, giocano con i nipoti, mantengono un ruolo d’autorità e decisione, e non vivono l’isolamento o l’emarginazione tipici dei contesti urbani. Lara individua, pertanto, nella resilienza psicologica la chiave fondamentale di queste popolazioni. “La generazione dei centenari attuali è cresciuta con un’alimentazione sobria e senza eccessi”, ha spiegato la dottoressa “ed è nata prima della diffusione del cibo industriale e ultra-processato. Qui, l’alimentazione segue ancora la stagionalità naturale grazie alla presenza quasi universale di orti domestici. Si consumano prodotti locali a chilometro zero: pesce fresco locale, carne da allevamenti locali, latticini e latte caprino (molto digeribile), formaggi, legumi del posto e pane fatto in casa con grani antichi non industriali. Attualmente, è in corso uno studio comparativo sull’epigenetica e sul microbiota sui giovani del luogo rispetto a quelli delle città, per capire quanto lo stile di vita, l’alimentazione locale e l’ambiente influiscano sul patrimonio genetico. Il territorio è meta frequente di ricercatori e studenti universitari (anche internazionali, per esempio dagli Stati Uniti) per studiare la longevità locale”.

Negli anni, poi, anche la tecnologia è venuta incontro a questi studi. Giuseppe Leda, originario di Ales (Oristano) e studioso di genetica e genealogia delle comunità rurali sarde dal 2013 si è trasferito a Seùlo per conto dell’amministrazione comunale, arrivando a ricostruire l’intera trama genealogica e demografica degli ultimi quattro secoli attraverso due database incrociati (basati su registri parrocchiali e comunali). Questo gli ha permesso di risalire e verificare legami di parentela immediati tra gli abitanti della zona. Leda sostiene, infatti, che la prolungata consanguineità e l’isolamento geografico in Sardegna (fenomeno del “collo di bottiglia” genetico) “hanno agito in duplice modo: l’effetto positivo ovvero il “Fattore C”, ha consentito la trasmissione e conservazione dei geni favorevoli alla longevità (che valgono circa il 20% del motivo per cui qui si vive più a lungo), ma c’è anche un effetto negativo che ha incrementato l’incidenza di tratti fisici indesiderati, malformazioni, sordità d’altura e, soprattutto, malattie autoimmuni.

Insomma, il segreto della longevità consiste nell’unione di più fattori, per alcuni dei quali – la genetica – non possiamo intervenire, ma per altri – cibo, stagionalità, vita sana e movimento – sì. A tutto ciò si aggiunge un territorio abitato da millenni nonostante le asperità, che oggi si può visitare facilmente facendo un bellissimo road trip come il nostro.

Il Guardian celebra le sagre italiane: è così che si scopre l’Italia più vera

Par : losiangelica
27 juillet 2026 à 13:00

Esplorare l’Italia è un sogno per molti stranieri e oltre ai monumenti c’è la tradizione culinaria ad attirarli. Il Guardian ha deciso di raccontare il Belpaese mostrando una realtà molto cara a noi local, ma poco conosciuta all’estero: quella delle sagre. Non si tratta di fiere, spesso sono eventi in piccole piazze con tavolate lunghe dove il profumo delle specialità sovrasta tutto.

Scopriamo insieme perché le sagre italiane hanno conquistato la stampa estera e quali sono le più famose dell’estate 2026 che stanno facendo il giro del mondo.

Le sagre italiane conquistano il Guardian

Il giornalista del Guardian mostra come le sagre di paese facciano parte della tradizione italiana e invita i turisti a visitarle durante le vacanze dell’estate 2026. I prezzi competitivi sono senza dubbio uno dei motivi per non perdersele, ma anche il fatto di uscire dai circuiti del lusso per trovare un impiattamento più rustico e preparazioni che si avvicinano davvero a quella che è la preparazione casalinga. Insomma, le sagre stanno facendo il giro del mondo per un motivo chiaro: l’autenticità e i sapori veraci. Da Nord a Sud le specialità gastronomiche e del periodo prendono vita accompagnate da musica e divertimento.

Le sagre raccontate e da non perdere

Tra le tappe che il Guardian consiglia di seguire, ce ne sono almeno sei che meritano un giro apposta, anche a costo di allungare il viaggio di qualche ora. A Cannole, in provincia di Lecce, al 10 al 14 agosto va in scena la festa della Municeddha, dedicata alla piccola lumaca che da sempre fa parte della cucina di casa in quella zona. Si mangia in tre modi: al sugo, in umido con cipolla e olio, oppure arrosto, e si stacca dal guscio con uno stuzzicadenti, in piedi, tra bancarelle e musica.

Risalendo fino alle Marche, a Campofilone, dal 7 al 10 agosto trovate la sagra dei Maccheroncini di Campofilone IGP, attiva ininterrottamente dal 1964: una pasta all’uovo sottilissima, cotta in un minuto e condita con un ragù misto di carne su grandi taglieri di legno.

La Sicilia conquista tutti con la sagra della Cipolla Giarratana, dedicata alla cipolla dolce e piatta riconosciuta dai presìdi Slow Food, servita cruda, ripiena o dentro la scaccia, la focaccia sottile tipica della zona. Dal 12 al 14 agosto è imperdibile.

In Campania, verso l’interno del Cilento, il paese di Felitto ospita dal 13 al 23 agosto la sagra del Fusillo Felittese: qui il fusillo viene ancora arrotolato a mano attorno a un ferro sottile e servito con ragù di castrato o di vitello. Conviene mettere in conto mezza giornata solo per arrivarci.

Tra Modena e Bologna, a Castelfranco Emilia, dal 4 al 14 settembre si tiene la sagra del Tortellino Tradizionale, legata alla leggenda del tortellino nato dall’ombelico di Venere intravisto da un oste attraverso una serratura. Il piatto viene servito nel brodo di cappone, con tanto di corteo in costume rinascimentale per le vie del centro.

Più a nord, a Vipiteno, in Alto Adige, il 13 settembre una tavolata di 400 metri attraversa il centro storico per la sagra dei Canederli: piatti che arrivano in brodo, con speck e funghi, oppure dolci, con albicocche o prugne.

À partir d’avant-hierit

Cala Mesquida, il gioiello di Maiorca lontano dalla folla

26 juillet 2026 à 15:00

Cala Mesquida, perla di Maiorca, è stata inserita tra le Best Beaches in Europe 2026 stilate da European Best Destinations, un riconoscimento che non sorprende chi ha già percorso i sentieri sterrati che conducono a cotanto angolo di paradiso balneare. Siamo sulla costa nord-orientale dell’isola, nel municipio di Capdepera, a circa 7 chilometri dal centro, dove Cala Mesquida forma, insieme a Cala Agulla e Cala Torta, un trio di spiagge spettacolari capace di giustificare da solo un viaggio a Maiorca.

Se soggiornate nei dintorni, non potrete fare a meno di dedicarle almeno una giornata, specialmente se, più delle spiagge affollate e blasonate, amate le lunghe passeggiate immerse nella natura, alla ricerca di cale e piccole spiagge nascoste lambite da un’acqua cristallina come non mai.

Una spiaggia che non ha ceduto al turismo di massa

Cala Mesquida si regala con circa 300 metri di sabbia bianca finissima, bagnata da un mare limpidissimo che digrada con dolcezza verso il largo e rende l’accesso in acqua comodo per tutti. È una spiaggia che, pur nella sua bellezza, ha saputo resistere alla trasformazione in meta di massa e ha conservato un’atmosfera più autentica rispetto ad altre località di Maiorca: è perfetta per le famiglie con bambini, per chi cerca il relax e anche i surfisti, attratti dal moto ondoso che in certe giornate fa sì che il mare diventi molto vivace. Proprio per questo, la spiaggia è dotata di un servizio di salvataggio: le acque di Cala Mesquida sono spesso interessate da correnti piuttosto forti, un aspetto a cui prestare sempre la massima attenzione durante il bagno.

Di sicuro fascino anche la pratica dello snorkeling, grazie ai fondali rocciosi e una profondità fino a quaranta metri.

A rendere ancora più suggestiva la cala è l’immensa pineta che la abbraccia alle spalle, un vero e proprio rifugio d’ombra dove concedersi una pausa nelle ore più calde della giornata, quando il sole picchia forte e il classico “abbiocco” pomeridiano prende il sopravvento. Passeggiare tra i pini, con il profumo di resina che si mescola alla salsedine, è un’esperienza che completa la giornata di mare e dona un contrappunto naturale alla spiaggia aperta e assolata.

Tra le dune di Cala Mesquida, Maiorca
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Tra le verdeggianti dune di Cala Mesquida

Come arrivare a Cala Mesquida

Raggiungere Cala Mesquida in auto è semplice, il che la rende accessibile anche a chi non conosce ancora bene l’isola. Il parcheggio è a due passi dalla spiaggia, comodo per chi non vuole caricarsi di ombrelloni e borse da mare lungo camminate infinite; va detto però che, nelle giornate di alta stagione l’affluenza è molto elevata.

La soluzione più comoda per muoversi a Maiorca resta, in generale, il noleggio di un’auto, che garantisce libertà di orari e la possibilità di esplorare con calma anche le spiagge vicine, come Cala Agulla e Cala Torta.

Se invece preferite affidarvi ai mezzi pubblici, potete arrivare a Cala Mesquida in autobus partendo da Palma di Maiorca, mettendo però in conto un viaggio di circa due ore e mezza: la tratta prevede l’utilizzo della linea TIB fino a Capdepera, dove occorre cambiare e salire sull’autobus n° 422, che porta alla spiaggia.

I teatri condominiali dell’Italia centrale sono stati riconosciuti Patrimonio dell’umanità UNESCO

26 juillet 2026 à 13:33

L’Italia conquista un nuovo riconoscimento UNESCO e, ancora una volta, a essere premiato è un patrimonio che non ha eguali nel mondo. Il Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Busan(in Corea del Sud), ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale i teatri condominiali dell’Italia centrale, un patrimonio diffuso unico composto da 10 teatri storici distribuiti tra Marche, Emilia-Romagna e Umbria.

Non si tratta semplicemente di splendidi edifici storici, ma di un vero e proprio “sistema” nato tra Settecento e Ottocento in cui erano gli stessi cittadini a finanziare, costruire e condividere la proprietà del teatro, trasformandolo nel cuore della vita culturale della comunità. Ancora oggi questi gioielli architettonici custodiscono sale eleganti e palchi decorati che hanno visto secoli di spettacoli, musica e tradizioni, rappresentando una tappa imperdibile per chi ama scoprire luoghi ricchi di storia e di fascino.

Un nuovo emozionante riconoscimento che porta a 62 il numero dei siti italiani iscritti nella lista UNESCO.

Perché i teatri condominiali entrano nella lista UNESCO

I teatri condominiali rappresentano un fenomeno tutto italiano. Tra il Settecento e l’Ottocento, nei piccoli centri dell’Italia centrale, cittadini, nobili e amministratori locali decisero di unirsi per costruire spazi destinati agli spettacoli, diventandone comproprietari attraverso una sorta di “condominio” ante litteram.

In un’epoca in cui il teatro era spesso riservato alle corti aristocratiche, questi edifici permisero anche agli abitanti dei borghi di assistere all’opera, alla musica classica e ad altri spettacoli dal vivo. Le loro eleganti sale a palchi divennero così veri centri della vita comunitaria, contribuendo alla diffusione della cultura ben oltre le grandi città.

Teatro dell'Aquila è nuovo patrimonio UNESCO
Ufficio Stampa
Teatro dell’Aquila è nuovo patrimonio UNESCO nel sistema di teatri condominiali

Più che semplici edifici storici, quindi, questi teatri raccontano una storia di partecipazione collettiva: furono infatti le comunità locali a investire nella loro costruzione e a mantenerli vivi nel corso dei secoli. È proprio questo modello, che unisce valore architettonico, funzione culturale e identità civica, ad aver convinto l’UNESCO a riconoscere il sito come patrimonio dell’umanità.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito i teatri condominiali “gioielli architettonici” e una “infrastruttura culturale italiana di eccellenza”, sottolineando come abbiano consentito per oltre due secoli anche agli abitanti dei piccoli centri di accedere all’opera, alla musica classica e agli spettacoli dal vivo.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, promotore della candidatura, che ha definito la decisione del Comitato UNESCO “un risultato storico per le Marche e per l’intero sistema teatrale e culturale regionale e nazionale”, sottolineando come il riconoscimento confermi “il valore universale di un patrimonio unico al mondo”.

Emozione anche da parte di Lucia Chiatti, direttrice generale della Fondazione Pergolesi Spontini, che gestisce il Teatro Pergolesi di Jesi. In un’intervista a La Repubblica ha raccontato di aver atteso “con trepidazione” l’esito di un percorso avviato nel 2020, definendolo una sfida impegnativa che ha permesso di riscoprire e valorizzare ancora di più il patrimonio rappresentato da questi teatri e il lavoro svolto ogni giorno per custodirlo.

I 10 teatri diventati patrimonio UNESCO

Sono 10 i teatri condominiali che entrano nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Ecco quali sono:

  • Teatro Angelo Mariani, Sant’Agata Feltria (Emilia-Romagna);
  • Teatro Pergolesi, Jesi (Marche);
  • Teatro Ventidio Basso, Ascoli Piceno (Marche);
  • Teatro Serpente Aureo, Offida (Marche);
  • Teatro dell’Aquila, Fermo (Marche);
  • Teatro Lauro Rossi, Macerata (Marche);
  • Teatro Feronia, San Severino Marche (Marche);
  • Teatro Gentile, Fabriano (Marche);
  • Teatro Bramante, Urbania (Marche);
  • Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, Spoleto (Umbria).

Il nuovo riconoscimento UNESCO è anche un invito a esplorare alcuni dei borghi più affascinanti dell’Italia centrale. Molti di questi teatri sono ancora oggi utilizzati per stagioni liriche, concerti, spettacoli di prosa e festival, permettendo ai visitatori di vivere non solo la bellezza delle loro architetture, ma anche la loro funzione originaria.

Gli altri siti nel mondo entrati nella lista UNESCO

Quella dei teatri condominiali non è stata l’unica novità annunciata durante la riunione del Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO a Busan. Tra i nuovi siti iscritti figurano anche alcuni luoghi di straordinario valore storico, culturale e naturale distribuiti in diversi continenti.

A entrare nella prestigiosa lista sono stati il Monte Olimpo, la vetta più alta della Grecia e simbolo della mitologia ellenica, e le spiagge dello sbarco in Normandia, in Francia, dove sono ancora conservate importanti testimonianze del D-Day del 1944.

Il riconoscimento è stato assegnato anche a 13 opere dell’architetto finlandese Alvar Aalto, considerate un esempio emblematico dell’architettura modernista del XX secolo, e al castello di Alamut, nel nord dell’Iran, una storica rete di fortezze costruita sui monti Alborz.

Completano il nuovo elenco il corridoio di migrazione terrestre degli animali Boma-Badingilo in Sud Sudan, le antiche capitali giapponesi di Asuka e Fujiwara, l’architettura modernista di Tashkent, in Uzbekistan, e le piantagioni agricole coloniali di São Tomé e Príncipe, ulteriore testimonianza della storia e dell’evoluzione del paesaggio culturale africano.

Anche il centro modernista della città di Gdynia, in Polonia, è entrato ufficialmente nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO il 27 luglio 2026.

L’arcipelago incantato che protegge la Croazia è Pakleni, un vero paradiso nascosto

26 juillet 2026 à 13:00

Davanti alla città di Hvar, affacciata sulla costa occidentale dell’omonima isola croata, c’è una specie di collana verde e azzurra che sembra disegnata per essere esplorata dal mare. Sono le Isole Pakleni, conosciute anche con il nome croato Paklinski otoci, un piccolo arcipelago della Dalmazia centrale formato da 16 isolotti e scogli che si allungano per una decina di chilometri.

Si tratta di un universo di rocce bianche, acque trasparenti, profumo di macchia mediterranea e baie protette dai pini. Il loro nome potrebbe trarre in inganno. La parola “Pakleni” viene spesso associata all’inferno per una somiglianza con il termine croato pakao, ma la storia racconta qualcosa di molto diverso: l’origine deriva da paklina, una resina scura ricavata dai pini che per secoli venne utilizzata dai marinai di Hvar per impermeabilizzare gli scafi delle imbarcazioni in legno.

Un materiale prezioso per i calafati locali, gli artigiani specializzati nella costruzione e nella manutenzione delle navi. Più che isole dell’inferno, quindi, sono le “isole della resina”, un nome legato al mare, al lavoro e alla lunga tradizione nautica della regione. Protette dal 1968 e inserite nella rete ecologica Natura 2000, le Pakleni custodiscono habitat preziosi, fondali ricchi di vita e paesaggi rimasti fedeli alla loro anima mediterranea.

Sveti Klement, il cuore verde delle Isole Pakleni

L’isola più grande dell’arcipelago porta il nome di Sveti Klement, ovvero San Clemente, e rappresenta il punto di riferimento per chi arriva da Hvar. Qui si concentra gran parte della vita delle Pakleni, grazie alla presenza di 3 piccoli insediamenti, sentieri immersi nella vegetazione, ristoranti sul mare e alcune delle baie più celebri della Croazia.

Il suo angolo più famoso è Palmižana, una baia riparata sul lato settentrionale dell’isola, conosciuta per la sua marina ACI, una delle più apprezzate dell’Adriatico, e per il suggestivo giardino botanico Meneghello che ospita piante esotiche, agavi, palme, lavanda e rosmarino. La vicina baia di Vinogradišće, invece, è il luogo più fotografato dell’arcipelago in quanto il mare assume sfumature che passano dal verde smeraldo al turchese intenso.

Baia di Vinogradišće, Croazia
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La meravigliosa Baia di Vinogradišće

Poco più lontano si trovano angoli meno affollati come Taršće, considerata da molti una delle baie più belle delle Pakleni, grazie ai fondali limpidi abitati da pesci, ricci di mare, granchi e piccoli polpi. Un altro luogo speciale è Soline, una baia legata al passato romano dell’isola: qui sono stati ritrovati resti di una villa dell’epoca e tracce di antiche attività termali.

Tra Palmižana e Soline si apre anche Perna, una piccola rarità nell’Adriatico croato per via delle sue spiagge sabbiose che sono poco frequenti lungo questa costa.

Marinkovac, l’isola dai due volti tra baie tranquille e feste leggendarie

A breve distanza da Sveti Klement si trova Marinkovac, la seconda isola più grande dell’arcipelago. Il suo carattere è completamente diverso rispetto alla vicina San Clemente, poiché qui convivono due anime opposte, una più rilassata e naturale, l’altra legata alla mondanità estiva. Sul lato più tranquillo si trovano le baie di Mlini e Ždrilca, amate da famiglie e diportisti grazie alle acque calme e ai punti perfetti per una sosta in barca.

Mlini viene spesso indicata tra le baie più belle delle Pakleni. Al centro del piccolo golfo appare un isolotto che, in base al livello della marea, sembra trasformarsi in una penisola o in una piccola isola. La parte più famosa di Marinkovac è invece Stipanska, sede del celebre Carpe Diem Beach. Nato negli anni Duemila, questo beach club è diventato uno dei simboli della vita notturna di Hvar.

Durante il giorno propone una versione elegante del relax mediterraneo, con piscina, lettini, cocktail e musica. Dopo il tramonto l’atmosfera cambia e il luogo si trasforma in uno dei punti di riferimento per chi cerca feste e DJ internazionali. Poco distante si trova Ždrilca, un canale naturale frequentato da numerose imbarcazioni nei mesi estivi in cui sorgono ristoranti tradizionali affacciati sull’acqua, tra cui locali che conservano lo spirito delle antiche konoba dalmate, le tipiche trattorie nate dalla cultura contadina e marinara della regione.

Jerolim, l’isola selvaggia con la spiaggia naturista più antica dell’Adriatico

La piccola Jerolim è la più vicina a Hvar e sembra quasi un prolungamento naturale della città. La sua fama è legata soprattutto a Kordovon, una delle prime spiagge naturiste dell’Adriatico. La tradizione FKK, abbreviazione tedesca di Freikörperkultur, ovvero cultura del corpo libero, arrivò qui negli anni Cinquanta grazie ai primi visitatori tedeschi che scelsero questa costa per vivere il rapporto con il mare in modo più libero.

Ancora oggi Jerolim conserva quell’atmosfera semplice e autentica, lontana dal turismo più rumoroso. Le coste rocciose dell’isola offrono numerosi punti per fare il bagno in acque profonde e limpide. Tra pini e rocce chiare si trovano piccoli angoli appartati, frequentati soprattutto da chi cerca una giornata tranquilla tra natura e mare.

Pokonji Dol e Galešnik, i sentinelle storici del canale navale

I due isolotti più piccoli dell’arcipelago si trovano proprio all’ingresso del porto di Hvar, svolgendo una funzione strategica di protezione navale fin dal Medioevo. Pokonji Dol si distingue chiaramente all’orizzonte grazie al suo faro monumentale costruito nel 1872 dalla Marina Austro-Ungarica. La struttura quadrata in pietra bianca risalta al centro dello scoglio circolare, sormontata da una lanterna metallica alta circa 15 metri che continua a segnalare la rotta sicura ai pescherecci e ai traghetti. La costa rocciosa dell’isolotto è battuta dalle correnti della manica e accoglie colonie di gabbiani reali che nidificano tra gli anfratti calcarei.

Galešnik, posizionata a soli 200 metri dal porto cittadino, custodisce una storia affascinante legata alle difese militari. Sulla sua superficie ridotta sorge un forte militare in pietra edificato dalle truppe francesi all’inizio del XIX secolo, durante il breve periodo di dominazione napoleonica. Le mura spesse e le feritoie pensate per i cannoni sono state recentemente restaurate, trasformando la vecchia polveriera in un piccolo museo con taverna tipica. Da questo punto della costa la vista sulla piazza principale di Hvar e sulla fortezza Fortica risulta semplicemente impareggiable.

Navigare tra questi piccoli scogli rivela la vera anima delle isole Pakleni, un mosaico d’architettura marittima, fondali incontaminati e storia dalmata in grado di incantare chiunque decida di esplorarne i segreti.

St Andrews Lakes è la meta outdoor più fresca del Kent

26 juillet 2026 à 10:30

A volte i luoghi più sorprendenti nascono da trasformazioni capaci di cambiare in toto il destino di uno spazio: è il caso di St Andrews Lakes, nel Kent, un grande lago artificiale immerso nella campagna inglese che oggi appare come una fuga perfetta dalla vita quotidiana, sospesa tra acqua azzurra, spiagge artificiali, sport outdoor, relax e avventura.

Siamo a Halling, nel nord del Kent, tra il fiume Medway e Pilgrims Way, in una zona comodamente raggiungibile anche da Londra: un’ex cava è stata trasformata in una destinazione per il tempo libero all’aria aperta, dove il paesaggio conserva ancora il carattere scenografico delle pareti rocciose ma lo rilegge come riserva d’acqua dolce con percorsi per famiglie e perfino lodge affacciati sul lago.

Cosa fare a St Andrews Lakes

Il cuore più vivace di St Andrews Lakes è senza dubbio il parco acquatico gonfiabile, considerato il più grande del Kent: l’esperienza è quella di un immenso parco giochi sull’acqua, ricco di ostacoli, scivoli, arrampicate, trampolini, monkey bars, passerelle e persino un’altalena gigante. Se amate muovervi con ritmi più tranquilli, potete scegliere paddleboard e kayak, anche con lezioni pensate per chi è alle prime armi.

Per un’esperienza ancora più scenografica, c’è la zip wire che permette di sorvolare il lago e osservare dall’alto l’acqua, la spiaggia e le attività in corso: il brivido c’è, ma resta accessibile e perfetto per chi vuole portarsi a casa un ricordo davvero spettacolare.

Se preferite restare sulla terraferma, sappiate che non mancano attività outdoor, dal climbing wall al tiro con l’arco, fino all’axe throwing: si può costruire una giornata su misura, alternando attività acquatiche e momenti di sport e pausa, energia e relax.

Il lato più rilassante del lago

Nonostante l’anima avventurosa, St Andrews Lakes non è pensato soltanto per correre, arrampicarsi o scivolare sull’acqua: la spiaggia artificiale e le rive sono l’ideale per prendere il sole, leggere, chiacchierare o osservare chi si diverte sull’acqua park.

Amate nuotare in contesti naturali? Allora l’open water swimming, con tutto il fascino delle acque libere e della natura intorno, aggiunge un’esperienza più essenziale e rigenerante, un modo di vivere il nuoto legato al paesaggio e alla sensazione di immergersi in uno spazio aperto.

Una delle proposte più interessanti è poi il Wellness Centre, spa outdoor di ispirazione nordica che si specchia nel lago, con vasca idromassaggio, sauna a legna e piscina nella laguna naturale: sono disponibili sessioni da 1 ora e mezza, da 3 ore o day pass, mentre il centro benessere è riservato agli adulti.

Una meta perfetta per tutti

Per famiglie con bambini e ragazzi, St Andrews Lakes offre attività diversificate e pensate per tutte le età: oltre al grande aqua park principale, non manca infatti un kids aqua park dedicato ai più piccoli.

Durante le vacanze estive vengono poi organizzati anche Multi-Activity Days per ragazzi dagli 8 ai 16 anni, con attività outdoor supervisionate da istruttori qualificati: le giornate possono includere kayak, paddleboard, climbing, tiro con l’arco, vela e lancio dell’ascia, con programmi adattati al gruppo e alle condizioni meteo.

Allo stesso tempo, St Andrews Lakes è adatto anche ai gruppi di amici, alle feste, alle giornate aziendali o a chi vuole organizzare un’uscita fuori Londra all’insegna del divertimento.

Il 26 luglio torna Castelli Aperti, viaggio tra arte e dimore d’epoca

26 juillet 2026 à 09:00

Il Piemonte si prepara a vivere una nuova giornata dedicata alla scoperta del suo straordinario patrimonio storico e architettonico: domenica 26 luglio torna infatti Castelli Aperti, l’appuntamento consolidato che permette di visitare castelli, ville, palazzi storici, musei e antichi borghi non sempre accessibili al pubblico.

Anche per questa occasione saranno decine le dimore coinvolte, distribuite in varie province piemontesi, con un programma che comprende visite guidate, aperture straordinarie, musei, torri panoramiche e antichi borghi, molti dei quali vantano collezioni, giardini storici e percorsi di particolare interesse.

Dalle colline del Monferrato ai castelli dell’Alessandrino

La provincia di Alessandria propone un itinerario che tocca alcune delle aree più suggestive del Monferrato: ad Acqui Terme sarà possibile visitare il Castello dei Paleologi, sede del Civico Museo Archeologico, mentre Villa Ottolenghi Wedekind aprirà le porte con visite guidate su prenotazione.

Tra le aperture previste anche la Tenuta Castello di Razzano ad Alfiano Natta, dove sarà possibile conoscere il Museo Artevino e le storiche cantine di invecchiamento, la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno e il Museo d’Arte Sacra di Cassine.

Non mancano alcuni dei castelli più rappresentativi del territorio, come il Castello di Sannazzaro a Giarole, il Castello di Rocca Grimalda, che abbina la visita a una degustazione di vini, e il Castello di Trisobbio, dove sarà possibile salire sulla torre panoramica. Completano il programma le visite ai borghi di Ozzano Monferrato e Rosignano Monferrato, oltre alle aperture di Palazzo Terzano a Valenza e della Fondazione Elisabeth de Rothschild ospitata a Palazzo Lignana di Rivalta Bormida.

Astigiano tra torri medievali e mostre

Anche la provincia di Asti partecipa alla giornata con un programma he valorizza il patrimonio storico locale: a Castagnole delle Lanze sarà visitabile la Torre del Conte Ballada di Saint Robert, mentre a Castelnuovo Calcea sarà aperta gratuitamente l’area del castello.

A Costigliole d’Asti sarà possibile entrare nel Castello di Rorà, che fino al 30 agosto ospita anche una mostra dedicata alle artiste Gabriella Piccatto e Barbara Corbucci. Le torri di San Giorgio Scarampi e di Viarigi completano un percorso che permette di osservare il territorio da punti panoramici particolarmente suggestivi.

Dal Biellese alle Langhe, palazzi storici e castelli simbolo

Nel Biellese l’appuntamento coinvolge alcuni dei luoghi simbolo della provincia: a Biella saranno visitabili Palazzo Gromo Losa e Palazzo La Marmora, mentre il celebre Ricetto di Candelo offrirà la possibilità di passeggiare all’interno del suo straordinario borgo medievale o partecipare a visite guidate.

Tra le altre aperture ecco Villa Flecchia a Magnano, che accoglie la Collezione Enrico, e Palazzo dei Principi a Masserano, visitabile con guida.

La provincia di Cuneo protagonista

La provincia di Cuneo presenta uno dei programmi più ampi della giornata, con possibilità di visita che spaziano dai musei civici di Alba, Bra, Dronero e Savigliano fino ad alcuni dei castelli più conosciuti del Piemonte.

Tra questi spicca il Castello Falletti di Barolo con il WIMU Wine Museum, una delle principali attrazioni dedicate alla cultura del vino. Apriranno inoltre il Castello Reale di Govone, il Castello della Manta, il Castello dei Principi d’Acaja di Fossano, il Castello di Roddi e il Castello di Serralunga d’Alba, che proporrà molti turni di visita guidata nel corso della giornata.

Anche i borghi storici avranno un ruolo di spicco, con le aperture del Borgo Antico e Castello di Pamparato e del borgo medievale di Priero, mentre Saluzzo offrirà un vero e proprio itinerario culturale tra Casa Cavassa, La Castiglia, la Torre Civica, Villa Belvedere Radicati e la Casa Natale di Silvio Pellico.

A completare il programma, il Museo del Generale Bonaparte nel Castello di Mombasiglio, il Museo della Casa di Mondovì, il Castello degli Alfieri di Magliano Alfieri e numerosi altri siti distribuiti sul territorio.

Novarese e Torinese, dimore nobiliari e grandi castelli

Nel Novarese sarà possibile partecipare alle visite guidate del Castello dal Pozzo di Oleggio Castello, mentre la Fondazione Antonio e Carmela Calderara di Vacciago di Ameno proporrà aperture gratuite. Sarà inoltre visitabile, su prenotazione, il Castello di Vinzaglio.

Anche la provincia di Torino offre un calendario particolarmente ricco: tra le aperture non mancano Villa Il Meleto ad Agliè, storica dimora di Guido Gozzano, il Castello delle Quattro Torri di Arignano e il Castello di Castelguelfo a Pessione, che si potranno ammirare anche con un biglietto combinato.

Saranno inoltre accessibili il Castello e Parco di Masino, il Castello di Foglizzo, Casa Lajolo a Piossasco, il Castello di Pralormo e il Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, residenze storiche immerse in parchi e giardini di indiscusso valore paesaggistico.

Torna il Tempus Express, il treno storico che ti porta nel cuore di una spettacolare festa medievale

26 juillet 2026 à 07:30

C’è un treno che, almeno per una sera, non porta semplicemente a destinazione, ma fa viaggiare indietro nel tempo. Sabato 1° agosto parte il Tempus Express, il convoglio storico composto dalle iconiche carrozze “Centoporte” degli Anni Trenta che accompagnerà i passeggeri fino a Gemona del Friuli, dove le lancette sembreranno fermarsi al Medioevo: tra cavalieri, dame, giullari, sputafuoco, taverne e spettacolari giochi di fuoco, la città si trasforma ancora una volta nel palcoscenico del Tempus est Jocundum, una delle rievocazioni storiche più affascinanti del Friuli Venezia Giulia.

Organizzato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con FS Treni Turistici Italiani, ecco perché è un’occasione speciale per vivere un’esperienza diversa dal solito, in cui anche il viaggio serale a bordo del treno storico diventa parte integrante dello spettacolo.

Il viaggio in treno storico verso il Medioevo

Organizzato in occasione della 34ª edizione della rievocazione storica Tempus est Jocundum che ogni estate anima Gemona del Friuli, il Tempus Express permette di vivere un’esperienza d’altri tempi già durante il viaggio. A bordo delle storiche carrozze “Centoporte” si può riscoprire il fascino della ferrovia di un tempo, con interni d’epoca e un ritmo lento che invita ad ammirare il paesaggio. Il viaggio in treno diventa così parte dell’esperienza, prima ancora di raggiungere la festa medievale.

Gemona del Friuli
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Il paesaggio di Gemona del Friuli

Il programma è già definito: si parte da Trieste Centrale alle ore 16:00, con fermate a Monfalcone, Gorizia Centrale e Udine, e si raggiunge Gemona del Friuli alle 18:20, pronti per tuffarsi nelle atmosfere medievali della festa. Per facilitare l’accesso alla manifestazione sarà disponibile gratuitamente, esclusivamente per i passeggeri del treno storico, un servizio navetta dedicato dalla stazione fino a Porta Udine. Una volta conclusa l’esperienza, il ritorno è previsto alle ore 22:00 da Gemona.

Chi vuole approfittare delle ultime ore di chiaro estivo per esplorare Gemona e i suoi dintorni in bici, può farlo trasportando gratuitamente i propri mezzi sul treno: il Tempus Express dispone infatti di un apposito bagagliaio attrezzato per il trasporto delle biciclette, senza costi aggiuntivi, fino a esaurimento dei posti disponibili.

La festa Tempus est Jocundum di Gemona

Per un intero weekend, il primo di agosto 2026, Gemona del Friuli abbandona i ritmi della modernità e torna indietro di diversi secoli. Per l’occasione, le vie del centro si popolano di dame, cavalieri, giullari, musici, sputafuoco, cartomanti e saltimbanchi, mentre le tradizionali taverne medievali propongono piatti ispirati alla cucina dell’epoca e bevande da gustare passeggiando tra vicoli e piazze.

Attraversando le vie del centro storico si assiste così a dimostrazioni di antichi mestieri, combattimenti in armatura, esibizioni di falconeria e spettacoli itineranti che coinvolgono il pubblico.

Uno dei momenti più attesi della manifestazione è lo spettacolo dei fuochi pirotecnici a cascata dalla torre campanaria del Duomo, che ogni sera inaugura ufficialmente la festa regalando uno scenario davvero suggestivo.

Prezzi e come acquistare i biglietti

Il viaggio di sola andata e/o ritorno sul Tempus Express costa 5 euro per gli adulti e 2,5 euro per i ragazzi dai 4 ai 12 anni non compiuti, mentre è gratis per i bambini fino a 4 anni non compiuti.

I biglietti sono acquistabili attraverso tutti i canali Trenitalia, comprese biglietterie di stazione, self-service, agenzie abilitate e online.

Sicilia regina del cinema: dall’Ulisse di Nolan a Montalbano, un viaggio nei set a cielo aperto

Par : losiangelica
25 juillet 2026 à 16:30

La Sicilia è un set da cinema con i paesaggi meravigliosi, l’arte e la storia. Capolavori come l’Odissea di Nolan, The White Lotus, il Gattopardo e il commissario Montalbano sono solo alcuni dei titoli che ci vengono in mente pensando alle location più celebri della regione. L’isola mediterranea e vulcanica diventa protagonista di film e serie Tv. Ecco i luoghi più famosi della Sicilia cinematografica.

Castello di Loarre, la fortezza segreta dove Ridley Scott ha girato uno dei suoi film più epici

25 juillet 2026 à 15:00

Un’imponente muraglia e ben undici torri costruite su uno sperone roccioso a 1.071 metri d’altezza formano il Castello di Loarre, in Spagna.

Un gioiello romanico la cui anima è mutata nel corso dei secoli, senza però mai perdere il suo fascino: è stato prima un palazzo reale e poi un monastero; ora è una testimonianza storica dell’architettura civile e militare di un passato lontano, utilizzato più volte anche come suggestivo set cinematografico. Anche Ridley Scott ne rimase incantato, tanto da sceglierlo come location per girarvi il celebre film Le crociate – Kingdom of Heaven.

La storia del castello più antico di Spagna

Voluto dal grande monarca Sancho III el Mayor di Pamplona nell’XI secolo, il Castello di Loarre è nato per difendere la linea di confine del Regno d’Aragona e fu un elemento chiave nella riconquista cristiana di queste terre. Ampliato nello stesso secolo dal nipote, Sancho Ramírez, re d’Aragona, con la sua posizione domina tutta la pianura della Hoya de Huesca e in particolare Bolea, che era la principale piazza musulmana che controllava i ricchi terreni agricoli della pianura.

Nei secoli successivi, la fortezza perse progressivamente la sua funzione difensiva. Con l’avanzare della Reconquista verso sud, il confine si allontanò e il castello divenne sempre meno strategico dal punto di vista militare. A partire dalla fine dell’XI secolo ospitò una comunità di canonici regolari di Sant’Agostino e si trasformò in un importante centro religioso, senza rinunciare al suo ruolo di simbolo del potere della Corona d’Aragona.

Castello di Loarre, suggestiva fortezza spagnola
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Castello di Loarre, suggestiva fortezza spagnola

Oggi è considerato uno dei castelli romanici meglio conservati d’Europa e rappresenta uno degli esempi più straordinari di architettura militare medievale della penisola iberica. Non a caso è stato dichiarato Bene di Interesse Culturale ed è candidato a entrare nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Cosa vedere al Castello di Loarre

Visitare il Castello di Loarre significa tuffarsi direttamente nel Medioevo: tra le sue mura perfettamente conservate, infatti, è facile immaginare la vita di soldati, monaci e sovrani dell’epoca. Proprio come accade nel film di Ridley Scott girato in questa fortezza: Le crociate – Kingdom of Heaven. Ai piedi del castello la troupe costruì persino una fattoria scenografica, ricoprendo il paesaggio con tonnellate di neve artificiale per ricreare l’atmosfera dell’inverno europeo, dopo che le nevicate attese non arrivarono. Una scelta dettata soprattutto dalla spettacolarità del luogo: la costumista Janty Yates, premio Oscar per Il gladiatore, ha ricordato Loarre come “uno dei posti più belli” in cui abbia mai lavorato, spiegando che Scott rimase colpito dai panorami sconfinati, dal castello arroccato sul bordo della montagna e dai tramonti, ritenendolo l’ambientazione perfetta per evocare la Francia del XII secolo.

Uno degli ambienti più affascinanti è la chiesa di San Pedro, in stile romanico e caratterizzata da un’elegante cupola sostenuta da archi e da capitelli finemente scolpiti con motivi vegetali e figure simboliche. Poco distante si trova la suggestiva cripta di Santa Quiteria, scavata nella roccia. Ma il vero spettacolo prende vita salendo su una delle undici torri, da cui si gode una vista meravigliosa sulla pianura della Hoya de Huesca, sui Pirenei e, nelle giornate più limpide, sulle montagne che segnano il confine con la Francia.

La Chiesa di San Pedro nel Castello di Loarre
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La Chiesa di San Pedro nel Castello di Loarre

Tra i dettagli più curiosi da cercare durante la visita ci sono anche i capitelli scolpiti del monastero. Su uno di essi compaiono due scimmie in pietra: una si copre la bocca, mentre l’altra sembra tapparsi le orecchie. A prima vista potrebbero ricordare le celebri “tre scimmie sagge”, ma il loro significato è molto diverso. Nell’arte romanica medievale, infatti, le scimmie simboleggiavano i vizi e le passioni dell’uomo e la loro presenza all’ingresso del monastero aveva quindi un valore simbolico: ricordava ai fedeli che i peccati e le debolezze umane dovevano rimanere fuori da quel luogo sacro.

Puoi ammirare l’eclissi del secolo dal castello

Il 12 agosto 2026 il Castello di Loarre sarà uno dei luoghi più spettacolari della Spagna da cui osservare l’eclissi solare totale (che sarà visibile, anche se parzialmente, anche dall’Italia). Grazie alla sua posizione a 1.071 metri di altitudine, con un ampio orizzonte sulla Hoya de Huesca, offrirà una vista privilegiata del fenomeno celeste più atteso dell’anno.

Per l’occasione la fortezza prolungherà eccezionalmente l’orario di apertura fino alle 21:00 e organizzerà una speciale esperienza che inizierà alle 18:30 con una visita guidata dedicata al rapporto tra il Medioevo e i fenomeni celesti. Il momento clou sarà l’osservazione dell’eclissi, che inizierà alle 19:28 e raggiungerà il massimo alle 20:15, terminando alle 20:58.

Il biglietto include la visita guidata, gli occhiali certificati per osservare l’eclissi, una bevanda analcolica e una degustazione di tapas aragonesi. Il costo è di 16,80 euro (15,50 euro il ridotto e 14,50 euro per i bambini).

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Castello di Loarre si trova nell’omonimo borgo della provincia di Huesca, nella comunità autonoma dell’Aragona, nel nord della Spagna.

Raggiungerlo è semplice. In auto dista circa 35 chilometri da Huesca, poco più di mezz’ora di viaggio, mentre da Saragozza occorre circa un’ora e mezza. Chi arriva in aereo può volare verso gli aeroporti di Saragozza o di Pamplona, per poi proseguire in auto.

Isola di Molara, il gioiello segreto della Sardegna tra piscine turchesi e natura selvaggia

25 juillet 2026 à 13:30

Nel braccio di mare che separa la terraferma gallurese dai complessi calcarei del nord-est della Sardegna, sorge un’isola rotondeggiante la cui silhouette ricorda una macina da grano. Parte del territorio comunale di Olbia, rientra nei confini protetti del parco marino di Tavolara – Punta Coda Cavallo ma, a differenza della vicina sorella maggiore che è un’imponente cattedrale di calcare bianca e ripida, questo scoglio si distingue per la matrice geologica interamente granitica, caratterizzata da rilievi dolci erosi dallo scirocco. Parliamo della strepitosa Isola di Molara.

Il suo nome, probabilmente derivato dalla forma simile a una mola da mulino, racconta già qualcosa del suo profilo: l’assenza di centri abitati, la presenza di pochi edifici storici e la tutela ambientale l’hanno trasformata in un rifugio prezioso per fauna e flora mediterranee. Tra olivastri secolari, lentischi, ginepri e cisti profumati trovano riparo specie rare di uccelli, mentre il mare custodisce una biodiversità tra le più ricche della Sardegna.

L’isola, oltre a spiagge favolose, piscine naturali che incantano e un mare dai colori brillanti, vanta vicende storiche millenarie. Vi basti pensare che durante il III secolo dopo Cristo le autorità romane inviarono qui in esilio Papa Ponziano (almeno secondo la tradizione) insieme al sacerdote Ippolito. L’evento segnò la storia cristiana del Mediterraneo, portando alla successiva edificazione di un monastero e di un piccolo borgo intitolato a San Pietro.

Le spiagge più belle dell’Isola di Molara

La costa di Molara alterna piccole cale, scogli levigati dal vento e tratti sabbiosi raccolti. Il granito crea forme morbide, mentre il fondale chiaro amplifica i riflessi del sole fino a regalare tonalità che passano dall’azzurro al verde smeraldo. Gran parte delle baie resta raggiungibile esclusivamente dal mare e, anche se potrebbe sembrare un limite, è proprio questo dettaglio a rendere quest’isola della Sardegna un vero paradiso.

Le Piscine di Molara

Rappresentano il simbolo dell’isola e uno degli scorci più fotografati della regione. Parliamo delle Piscine di Molara, che si trovano sul versante sud-occidentale e devono la loro fama alla trasparenza straordinaria dell’acqua. Il fondale sabbioso, ricoperto da pochi metri d’acqua, mette in scena un effetto ottico sorprendente che fa sembrare le imbarcazioni sospese sull’azzurro.

Lo snorkeling regala incontri ravvicinati con occhiate, castagnole, saraghi e piccoli branchi di pesci che vivono indisturbati grazie alla protezione dell’area marina. La limpidezza dell’acqua, inoltre, rende visibile anche il più piccolo dettaglio del fondale.

Cala dei Francesi

Tra le insenature più suggestive di Molara, Cala dei Francesi conquista grazie alla combinazione tra rocce granitiche levigate e mare cristallino. La piccola spiaggia di sabbia chiara si inserisce in un ambiente dominato dalla vegetazione mediterranea, dando vita a un contrasto cromatico spettacolare. Il fondale digrada lentamente e permette di osservare con facilità pesci e stelle marine già a pochi metri dalla riva.

Cala della Tartaruga

Il nome richiama la presenza passata delle tartarughe marine che frequentavano queste limpide acque. La baia alterna sabbia e scogli bassi modellati dal mare, favorendo angoli perfetti per chi ama osservare il paesaggio senza fretta. Il colore dell’acqua muta continuamente durante la giornata, passando dal verde al turchese intenso secondo la posizione del sole.

Cala Finanza

Meno conosciuta rispetto alle precedenti, Cala Finanza conserva un’atmosfera particolarmente tranquilla. La vegetazione arriva quasi fino alla riva e il granito scolpisce piccole terrazze naturali affacciate sul mare. L’isolamento contribuisce a rendere questa cala uno degli angoli più affascinanti dell’isola, soprattutto nelle prime ore del mattino.

Cala Spagnola

Per ultima, ma non per importanza e bellezza, la piccola e raccolta Cala Spagnola, la quale rappresenta uno degli approdi più utilizzati durante le escursioni organizzate. Da qui partono alcuni dei percorsi che conducono verso le testimonianze storiche disseminate nell’entroterra e verso le antiche costruzioni agricole sorte durante il XIX secolo.

Cala Spagnola, Isola di Molara
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La favolosa Cala Spagnola

Cosa vedere sull’Isola di Molara

Sì, Molara riesce a conquistare anche lontano dalla costa con le sue colline granitiche, le antiche fortificazioni e i sentieri che attraversano un paesaggio che racconta secoli di storia, dalle vicende romane fino all’epoca giudicale.

  • La chiesa di San Ponziano: custodisce i resti di un edificio medievale legato alla tradizione dell’esilio di Papa Ponziano.
  • Il Castello di Molara: occupa la sommità del Monte Casteddu. La fortificazione, costruita in epoca giudicale, faceva parte del sistema difensivo della Gallura insieme al castello di Pedres e ad altri punti strategici destinati alla sorveglianza della costa.
  • I ruderi del villaggio medievale: raccontano un periodo durante il quale Molara ospitava una piccola comunità stabile. Alcuni documenti attestano anche la presenza di un monastero femminile nel XV secolo.
  • L’antica azienda agricola ottocentesca: testimonia una fase più recente della storia isolana. Tra pascoli e terreni coltivati si allevavano bovini e capre destinati soprattutto alla produzione casearia. Ancora oggi alcuni animali vivono allo stato brado tra le colline.
  • Villa Tamponi: costruita nella parte occidentale dell’isola a circa 158 metri sul livello del mare, domina il panorama sulla Gallura e sulla vicina Tavolara. La famiglia Tamponi mantiene ancora la proprietà dell’isola.
  • La macchia mediterranea: costituisce uno degli elementi più caratteristici del paesaggio. Olivastri secolari, lentischi, mirti, ginepri e cisti convivono con specie botaniche endemiche, tra cui il limonio a foglie acute e l’asteroide di Sardegna.
  • L’avifauna: il gabbiano corso, specie simbolo del Mediterraneo occidentale, trova qui un importante sito di nidificazione insieme al falco pellegrino e al cormorano.
  • Il relitto di Molara: si trova a circa 1 miglio a sud dell’isola a 40 metri di profondità e costituisce una delle mete più apprezzate dagli appassionati di immersioni. Si tratta del mercantile francese Oued Yquem, affondato nel 1941 durante la Seconda Guerra Mondiale e oggi ricoperto da spugne colorate, cernie, ricciole, dentici e saraghi.

Dove si trova e come arrivare

L’Isola di Molara appartiene al comune di Olbia e si trova davanti alla costa nord-orientale della Sardegna, nel tratto di mare compreso tra Porto San Paolo, Capo Coda Cavallo e San Teodoro. Insieme a Tavolara, Molarotto e a numerosi isolotti minori forma uno degli ecosistemi marini più importanti dell’isola.

L’accesso avviene esclusivamente via mare e durante la stagione estiva partono escursioni giornaliere dai porti di Olbia, Porto San Paolo, Puntaldìa e Capo Coda Cavallo. Molti tour includono anche la navigazione tra Molarotto, Isola Piana, Isola dei Cavalli e Tavolara.

L’isola è privata e gran parte del territorio terrestre resta visitabile soltanto attraverso visite organizzate dall’Associazione Culturale Molara, impegnata nella valorizzazione del patrimonio storico e ambientale.

Toscana, un castello nascosto e una spiaggia segreta: l’escursione sulle rive del fiume Merse

25 juillet 2026 à 12:00

Chiusdino, Monticiano, Sovicille. Nomi che ai più possono dire poco: sono piccoli borghi che punteggiano la Val di Merse, un bell’angolo della provincia di Siena, nel sud della Toscana. Morbide colline, fitti boschi e alcuni corsi d’acqua che scorrono, sinuosi e silenziosi, tra una curva e l’altra del territorio.

Qui, tra le bellezze di Siena, le Colline Metallifere e le prime propaggini della Maremma, il fiume Merse, piccolo affluente dell’Ombrone, è lo scenario di una bella e poco frequentata escursione, un cammino nel verde che porta prima a un antico castello dimenticato, con un nome che è già di per sé un racconto, e poi, sulla via del ritorno, a una spiaggia d’acqua dolce che d’estate diventa una meravigliosa oasi di frescura assolutamente da non perdere.

Il paradiso di sabbia bianca tra rovine romane, delfini e acque turchesi: Penisola di Tróia, a un’ora da Lisbona

25 juillet 2026 à 10:30

Una sottile lingua di sabbia separa l’Oceano Atlantico dall’estuario del Sado e dà vita a uno scenario che sorprende fin dal primo sguardo. Da una parte si stendono spiagge chiarissime lambite da un’acqua limpida, dall’altra saline, canneti e zone umide frequentate da fenicotteri, aironi e da una delle pochissime comunità residenti di delfini presenti in Europa. Siamo nella Penisola di Tróia, a più o meno un’ora di distanza da Lisbona, un posto magico che si raggiunge in traghetto in pochi minuti, ma con un panorama che fa credere di essere arrivati su un altro continente.

Rumore e traffico lasciano spazio al profumo dei pini marittimi, alle dune modellate dal vento e a una quiete che rende questo tratto di costa diverso da molte località balneari portoghesi. Certo, nel corso degli ultimi decenni la penisola ha accolto hotel di alto livello, una moderna marina turistica, un casinò e un celebre campo da golf progettato dall’architetto americano Robert Trent Jones Sr., considerato tra i migliori d’Europa. Eppure, malgrado questa trasformazione, il territorio ha conservato gran parte del suo carattere originario, tanto da essere uno dei luoghi balneari più piacevoli dell’intero Paese.

Sotto questa natura spettacolare si conserva anche una storia antichissima: tra il I e il V secolo d.C. la penisola ospitava uno dei maggiori centri produttivi dell’Impero Romano dedicati alla lavorazione del pesce e alla preparazione del celebre garum, una salsa molto apprezzata sulle tavole romane. Ancora oggi quei resti raccontano un capitolo fondamentale dell’economia marittima dell’antichità.

Le spiagge più belle della Penisola di Tróia

La costa sabbiosa di questa affascinante penisola raggiunge circa 18 km, mentre il sistema di dune prosegue molto più a sud fino a formare uno dei litorali ininterrotti più lunghi del Portogallo. L’arenile cambia volto lungo il percorso, alternando stabilimenti balneari, passerelle in legno e ampie distese quasi deserte.

Spiagge di Tróia, Portogallo
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Spiagge e mare di Tróia

Praia Tróia-Mar

È la spiaggia più vicina al terminal del catamarano e alla marina e si caratterizza per un’ampia battigia, i fondali bassi e il mare generalmente tranquillo, tutte qualità che la rendono particolarmente apprezzata dalle famiglie con bambini. Durante l’estate sono presenti ombrelloni, lettini, punti ristoro e servizi balneari, mentre sullo sfondo si distinguono le montagne del Parco Naturale della Serra da Arrábida.

Praia do Bico das Lulas

Una passerella in legno attraversa dune ricoperte da vegetazione costiera e conduce verso uno dei tratti più scenografici della penisola: Praia do Bico das Lulas. Con la bassa marea il paesaggio si trasforma, lasciando affiorare ampie distese di sabbia chiarissima. Davanti alla spiaggia compare un banco sabbioso che accentua le sfumature turchesi dell’acqua, regalando panorami insoliti per una costa atlantica.

Praia Tróia-Galé

Lontana dagli alberghi principali, Praia Tróia-Galé trasmette una sensazione di maggiore tranquillità. Ampi spazi consentono di trovare facilmente un angolo riservato anche durante l’alta stagione. Mare trasparente, dune dorate e una fitta pineta creano uno degli scorci più rappresentativi della penisola.

Praia de Soltróia

Praia de Soltróia si trova nella parte meridionale e accoglie soprattutto chi raggiunge Tróia in automobile attraverso la strada che percorre la penisola. Ville, appartamenti per vacanze e servizi turistici caratterizzano questa zona, molto frequentata durante l’estate ma sempre circondata da un ambiente naturale di grande pregio.

Cosa vedere nella Penisola di Tróia

Spiagge e mare rappresentano soltanto una parte dell’esperienza. Antiche testimonianze romane, ambienti naturali protetti e panorami assai mutevoli rendono questa destinazione interessante anche lontano dalla stagione balneare.

  • Rovine romane di Tróia: uno dei siti archeologici più importanti del Portogallo. Conserva vasche per la salagione del pesce, magazzini, abitazioni, impianti termali riscaldati tramite ipocausto e resti di mosaici.
  • Marina di Tróia: yacht, locali affacciati sull’acqua e moderne architetture caratterizzano il porto turistico. L’atmosfera cambia durante il tramonto, quando la luce illumina l’estuario del Sado e le montagne della Serra da Arrábida.
  • Troia Golf: percorso a 18 buche progettato da Robert Trent Jones Sr. che sfrutta dune naturali, vegetazione mediterranea e viste sull’oceano. Numerose riviste specializzate lo inseriscono stabilmente tra i migliori campi da golf europei.
  • Estuario del Sado: una delle aree umide più preziose del Paese che ospita fenicotteri, cicogne, aironi, spatole e numerose specie migratrici. Le escursioni in barca consentono spesso l’avvistamento del celebre branco residente di delfini tursiopi, presenza eccezionale lungo le coste europee.
  • Pinete e sentieri naturalistici: strade secondarie e percorsi ciclabili attraversano una vegetazione dominata da pini domestici, ginepri e macchia mediterranea. L’assenza di traffico intenso rende piacevole l’esplorazione anche in bicicletta.
  • Cais Palafítico da Carrasqueira: a breve distanza dalla penisola si trova uno dei luoghi più fotografati dell’Alentejo. Questo pittoresco porto di pesca, costruito interamente su palafitte e passerelle in legno, rappresenta ancora oggi una preziosa testimonianza delle tradizioni marinare locali.
  • Comporta e il litorale dell’Alentejo: proseguendo verso sud si raggiungono località celebri per spiagge spettacolari, risaie, piccoli villaggi e ristoranti specializzati in pesce appena pescato. Il paesaggio conserva un carattere autentico, molto diverso dalle più affollate destinazioni turistiche europee.

Dove si trova e come arrivare

La Penisola di Tróia si trova lungo la costa occidentale del Portogallo, davanti alla città di Setúbal, circa 50 km a sud di Lisbona. Il collegamento più rapido parte proprio dal porto di Setúbal, da dove catamarani e traghetti attraversano l’estuario del Sado in circa 15-20 minuti. Il catamarano conduce direttamente nell’area della marina e rappresenta la soluzione più pratica per chi viaggia senza automobile, mentre il traghetto permette anche il trasporto dei veicoli.

Setúbal è facilmente raggiungibile da Lisbona tramite i treni Fertagus oppure in automobile attraversando il Ponte 25 de Abril. Chi preferisce guidare fino alla penisola può seguire la strada che compie un ampio giro nell’entroterra dell’Alentejo, evitando così la traversata via mare.

Tra primavera e inizio autunno il clima regala lunghe giornate di sole, ideali per alternare relax sulla spiaggia, escursioni in bicicletta, visite archeologiche e uscite in barca. Anche durante l’inverno le temperature restano generalmente miti, caratteristica che rende Tróia una meta piacevole durante gran parte dell’anno. Il vero privilegio resta però la sensazione di spazio: pochi luoghi, così vicini alla Capitale portoghese, riescono ancora a offrire chilometri di sabbia quasi intatta, il volo dei fenicotteri all’orizzonte e il passaggio dei delfini tra le acque tranquille dell’estuario.

C’è un motivo in più per visitare Lima, capitale del gusto del 2026

25 juillet 2026 à 09:00

Affacciata sull’Oceano Pacifico e porta d’ingresso del Perù, Lima conquista grazie a un ricco patrimonio storico, quartieri contemporanei, musei di rilievo e una scena gastronomica considerata tra le più interessanti al mondo. Nel 2026, inoltre, ospiterà alcuni degli appuntamenti più importanti dedicati alla cucina internazionale, confermandosi come punto di riferimento per scoprire la cultura peruviana anche tramite i suoi sapori.

A rendere la capitale ancora più accessibile è il rafforzamento dei collegamenti aerei dall’Italia, che consentono di raggiungerla passando per il Canada.

Nuovi voli dall’Italia per raggiungere Lima

Air Transat, rappresentata in Italia da Rephouse Gsa, rilancia il collegamento verso Lima, offrendo la possibilità di arrivare con voli in connessione via Toronto o Montréal fino a ottobre 2026.

Da Roma sono disponibili tre frequenze settimanali, il mercoledì, il sabato e la domenica, mentre da Venezia è previsto un collegamento ogni sabato. Si tratta di un’opportunità in più per i viaggiatori italiani che desiderano visitare una delle città più dinamiche dell’America Latina, sia come destinazione principale sia come punto di partenza per esplorare altre aree del Perù, da Cusco alla Valle Sacra, fino al Lago Titicaca o alla costa del Pacifico.

La compagnia comunica, inoltre, che le agenzie di viaggio possono richiedere quotazioni dedicate ai gruppi diretti a Lima, con tariffe speciali.

Cosa vedere a Lima nel 2026

Cattedrale di Lima, Perù
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Veduta della Cattedrale di Lima

Il centro storico di Lima, dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO, vanta alcuni degli edifici più rappresentativi dell’epoca coloniale, a partire dalla Plaza Mayor, su cui si stagliano la Cattedrale di Lima e il Palazzo del Governo, fulgidi esempi dell’architettura rinascimentale e barocca che caratterizza la zona.

Per approfondire la storia più antica del Paese, tappa imprescindibile è il Museo Larco, ospitato in un elegante edificio abbracciato da giardini, che conserva una delle più importanti collezioni di arte precolombiana del Perù. Lungo le sale, infatti, riecheggiano secoli di storia tra reperti archeologici, manufatti in ceramica, tessuti e oggetti provenienti dalle principali civiltà che hanno abitato il territorio prima dell’arrivo degli spagnoli.

Anche il Museo de Arte de Lima (MALI) merita una visita: le collezioni spaziano dall’arte preispanica alle opere contemporanee e propongono una panoramica completa sul patrimonio culturale peruviano. Da non perdere, a sua volta, il Museo Nacional de Arqueología, Antropología e Historia del Perú, che approfondisce gli aspetti storici, antropologici e archeologici tramite un ricco percorso espositivo.

Tra le zone più frequentate va menzionato Miraflores, quartiere moderno che osserva l’Oceano Pacifico: il celebre Malecón, incantevole percorso panoramico che costeggia le scogliere, dona alcuni dei punti di osservazione più suggestivi sul mare ed è ideale per una passeggiata tra aree verdi, parchi e spazi dedicati al tempo libero. La zona ospita inoltre negozi, locali e ristoranti, per uno dei volti più contemporanei della capitale.

Differente ma altrettanto evocativa è l’atmosfera di Barranco, considerato il quartiere più creativo e bohémien: accoglie murales e opere di street art, accanto a caffetterie, gallerie d’arte, ristoranti e locali che animano la vita serale.

Gli eventi da non perdere

A novembre, Lima ospiterà The World’s 50 Best Restaurants 2026 e sarà la prima volta che il prestigioso evento dedicato alla ristorazione mondiale si svolgerà in Sud America.

La scelta della capitale peruviana conferma il crescente riconoscimento internazionale della sua tradizione culinaria, frutto dell’incontro tra influenze indigene, europee, africane e asiatiche che hanno dato vita a una delle cucine più apprezzate al mondo: l’appuntamento richiamerà chef, professionisti del settore, giornalisti e appassionati di gastronomia provenienti da tutto il nondo.

Pochi giorni prima, dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, la città farà da cornice anche a Perú, Mucho Gusto, il grande festival dedicato alle tradizioni culinarie del Paese che offre l’opportunità di conoscere sapori, ricette e prodotti provenienti dalle varie regioni del Perù.

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