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Parco delle Foreste Casentinesi in inverno: trekking fra boschi, eremi e silenzio

1 décembre 2025 à 16:30

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è un’ampia distesa di boschi che coprono i rilievi, ora dolci ora più aspri, della dorsale dell’Appennino fra la Toscana e la Romagna. Un universo naturale in miniatura, lontano dalla frenesia urbana, pronto ad accogliere sul suo vasto territorio i tanti visitatori che ne percorrono i sentieri, ne scalano le vette, ne esplorano i luoghi d’interesse legati alla storia e alla spiritualità in tutte le stagioni.

Questo ampio territorio che abbraccia l’Appennino tosco-romagnolo mostra in ogni caso il suo volto più autentico nei mesi freddi: i boschi delle Foreste Casentinesi, caratterizzati soprattutto dalla silenziosa quanto maestosa presenza di ampie faggete, si spogliano delle proprie chiome multicolori; spesso la neve spolvera le cime e i passi della dorsale appenninica, mentre con la minore presenza antropica cervi e caprioli, tassi, donnole, istrici e cinghiali tornano padroni del territorio. Sebbene l’inverno renda alcuni percorsi certamente più impegnativi, è questo il periodo in cui si può camminare tra faggi secolari, raggiungere antichi eremi nascosti al riparo dei boschi, avventurarsi lungo itinerari immersi nella neve.

L’inverno nel Parco: clima e consigli pratici

Chi sceglie di visitare il Parco delle Foreste Casentinesi in inverno deve prepararsi a vivere condizioni molto diverse dal resto dell’anno. Malgrado una altitudine che non è paragonabile ai rilievi e alle vallate alpine, le temperature sono decisamente più rigide rispetto ai territori più antropizzati. La neve cade con regolarità, soprattutto al di sopra dei 900 metri di altitudine, trasformando completamente il paesaggio e rendendo alcuni tratti dei sentieri più difficili da individuare.

Foreste Casentinesi inverno
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Esplorare le Foreste Casentinesi sotto la neve è un’esperienza unica

Il consiglio è sempre quello di informarsi sullo stato dei percorsi, consultare i bollettini meteo e contattare eventualmente i Centri Visita del Parco di Bagno di Romagna, Badia Prataglia e Santa Sofia. Camminare utilizzando un navigatore con GPS, una traccia digitale precedentemente scaricata e una cartina aggiornata rimane una buona pratica, anche per sentieri apparentemente semplici.

L’inverno, però, dona anche esperienze che non si trovano in altri periodi dell’anno: la luce che attraversa gli alberi spogli è più nitida; il bosco si riempie di suoni ovattati, tra i quali spicca lo scrocchiare della neve sotto gli scarponi; il cielo limpido e il candore della neve regalano un contrasto scenografico.

Quattro escursioni d’inverno nel Parco delle Foreste Casentinesi

Gli oltre 368 chilometri quadrati di territorio del Parco delle Foreste Casentinesi sono coperti all’80% da boschi. Sotto le chiome degli abeti, delle querce e dei faggi, però, si scopre una varietà di scenari enorme: vette oltre i 1500 metri di altitudine; sorgenti di fiumi grandi e piccoli, che scorrono verso la Toscana e verso la Romagna; laghi, laghetti e cascate mastodontiche; emergenze geologiche come rupi calcaree, marne e cavità naturali; centri abitati piccoli ma ricchi di tradizioni e di una storia antica e preziosa; edifici religiosi dalle radici profonde immersi nel silenzio.

Avventurarsi in un trekking d’inverno nel Parco delle Foreste Casentinesi significa esplorare tutti questi contesti, arricchiti dalle peculiarità della stagione fredda, magari dopo che una fitta nevicata ha regalato un manto bianco a tutto quello che circonda chi cammina.

Dall’Eremo di Camaldoli al Passo dei Fangacci

L’Eremo di Camaldoli, splendido e antico complesso religioso fondato da San Romualdo nell’undicesimo secolo, è uno dei luoghi più evocativi di tutto il Parco, oltre che uno dei più noti. Se si ha la fortuna di visitarlo dopo una nevicata, il colpo d’occhio assume un’ulteriore magia: gli edifici dal profilo austero, consuetamente silenziosi, assumono ancor più carattere sotto un velo bianco.

Partendo dal monastero, si sale attraverso un bosco fitto di alti abeti e faggi monumentali: i primi mantengono la loro chioma scura per tutta la stagione e regalano un profumo caratteristico al sottobosco, i secondi si spogliano del loro manto, che giace ora ai loro piedi. La salita è dolce e graduale, adatta anche a chi non ha grande esperienza, purché equipaggiato con calzature adatte e, in caso di neve, con ciaspole. Da notare che, peraltro, questo percorso è segnalato sulla cartellonistica del Parco come sentiero per sci di fondo, alternativa praticabile per affrontarlo in caso di abbondante nevicata: sciare sotto i rami innevati dei faggi, che si innalzano come le pareti di una cattedrale attorno all’ampio sentiero, è una emozione unica.

Il percorso termina al Passo dei Fangacci, dove si trova un rifugio generalmente aperto. L’escursione è semplice e non molto lunga: sono circa tre chilometri e mezzo per il tragitto di andata. Se non c’è neve l’itinerario, comunque suggestivo grazie alla splendida faggeta, può essere percorso in poco più di un’ora, mentre quando c’è la neve diventa un po’ più impegnativo ma comunque adatto a tutti, indipendentemente dall’utilizzo di ciaspole o sci di fondo.

Un pezzo del Sentiero delle Foreste Sacre

Il Sentiero delle Foreste Sacre è uno dei tanti itinerari del Parco delle Foreste Casentinesi. È un cammino organizzato su più tappe che collega alcuni dei luoghi spirituali più importanti del territorio, come Camaldoli e il Santuario della Verna. In inverno si può scegliere di percorrerne solo un tratto, selezionando la sezione più panoramica e aperta del crinale.

Foreste Casentinesi inverno
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L’atmosfera unica del Santuario della Verna nella nebbia

Una delle opzioni migliori è quella di partire dal Passo della Calla, che solitamente si incontra all’inizio della tappa 4, e dirigersi verso l’Eremo di Camaldoli. Si percorre così tutta la dorsale che guarda la Romagna: il sentiero attraversa faggete imponenti, ma ha anche splendidi balconi panoramici sul territorio tutt’attorno.

Il più suggestivo è Poggio Scali, dove nei giorni più limpidi si aprono viste sull’Appennino innevato che tolgono il fiato. Si tratta di un’escursione di media difficoltà: il dislivello non è elevato, ma si è spesso esposti alle intemperie e con la neve o il ghiaccio alcuni tratti di discesa diventano impervi.

Il Lago di Ponte e la magia della galaverna

Per chi cerca un percorso più tranquillo e adatto a tutti, l’anello che si dipana attorno al Lago di Ponte, vicino a Tredozio, è una scelta perfetta. Il sentiero parte dal Passo del Tramazzo, scende fino ad incontrare il corso dell’omonimo torrente, fino ad arrivare al piccolo specchio d’acqua artificiale, circondato dal bosco e a poca distanza da un rifugio.

In inverno spesso le rocce che circondano il torrente si ricoprono di cristalli di ghiaccio, creando scenari fiabeschi. Dato il surplus di umidità della zona, non è difficile assistere al fenomeno della galaverna: la nebbia e l’umidità dell’aria gelano attorno ai rami spogli degli alberi, ricoprendoli di una sottile patina di ghiaccio. Una circostanza affascinante che regala un tocco romantico in più al paesaggio.

Quella al Lago di Ponte è una camminata semplice ma suggestiva, perfetta per chi desidera vivere l’atmosfera invernale del Parco senza affrontare dislivelli importanti. Dal rifugio si torna al punto di partenza passando per l’altro lato del lago e un sentiero per buona parte diverso da quello dell’andata.

L’escursione al Monte Falterona, dove nasce l’Arno

L’escursione a Capo d’Arno, alle pendici del Monte Falterona, è un grande classico del Parco delle Foreste Casentinesi. Un itinerario facile che d’inverno assume qualche connotato di difficoltà in più, ma anche di fascino.

Foreste Casentinesi inverno
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Verso il Monte Falterona nella neve

Il percorso parte generalmente dal versante toscano, salendo in auto da Castagno d’Andrea alla Fonte del Borbotto. Passando per una silenziosa faggeta ammantata nelle tinte invernali si arriva a Capo d’Arno, la sorgente del principale fiume toscano. In inverno la fonte si presenta come una piccola conca ghiacciata circondata da faggi spogli.

Solo per i più esperti da qui si può affrontare la salita verso la vetta del Monte Falterona, una delle cime più elevate del Parco, da cui godere di panorami stupendi, specie se dopo una nevicata.

Tra forre, necropoli e sentieri nascosti, Blera mostra il volto autentico della storia della Tuscia

22 novembre 2025 à 16:30

Il primo impatto arriva con il profilo della rupe che emerge dalla campagna della Tuscia. L’impressione è quella di un luogo che ha assorbito secoli senza cambiare ritmo. Blera appartiene a un’area attraversata da itinerari etruschi e preromani che collegavano l’interno della provincia di Viterbo alle zone costiere e ai territori vicini.

La sua posizione rialzata narra la logica dei villaggi fortificati, mentre il dedalo di vicoli in tufo rende evidente un’abitudine all’adattamento che attraversa epoche diverse. Camminando nel centro storico si avverte una continuità silenziosa tra ciò che resta della civiltà etrusca, la memoria dei castelli della Tuscia e l’eredità agricola che ha modellato il borgo fino a tempi recenti.

Cosa vedere a Blera

La visita di Blera inizia lungo Via Roma. L’arco di Porta Marina introduce nel cuore più antico del paese e crea una sensazione di accesso in un ambiente raccolto.

Una volta superato il varco si incontrano case in tufo che stringono il passaggio, palazzi con stemmi affiorati dalle pareti e cantine scavate nella roccia. Ma questo, come è possibile intuire, è solo l’inizio.

Chiesa di Santa Maria Assunta e San Vivenzio

La Chiesa di Santa Maria Assunta e San Vivenzio si affaccia sulla piazzetta principale con un equilibrio che unisce epoche diverse. All’interno riposa la cripta dedicata a San Vivenzio, insieme alla tomba attribuita al patrono. L’ambiente custodisce stucchi e tracce di fasi diverse della comunità religiosa, mentre l’altare accoglie un sarcofago romano con la scena della caccia di Adone, recuperato dopo un uso improprio in epoche passate e riportato alla sua dignità originaria.

Palazzo Lattanzi e il tessuto storico attorno a Via Roma

Proseguendo lungo la via principale appare Palazzo Lattanzi. Le sue mura segnano la presenza di famiglie che ebbero un ruolo decisivo nella vita civile del borgo. Attorno si sviluppa un intreccio di vicoli che sono la culla di porte in tufo, passaggi interni stretti e ambienti ricavati nella roccia.

Palazzo Anguillara

Più avanti non passa di certo inosservato Palazzo Anguillara che si affaccia sulla Piazza della Rocca: un edificio signorile ma al tempo stesso imponente, con la sua struttura rinascimentale e il portale bugnato in peperino. Nei sotterranei, in un tempo ormai lontano, si trovavano delle celle carcerarie. Oggi, invece, attorno ad esso si sviluppano vicoli stretti che seguono l’andamento della rupe e che sono fiancheggiati da case in tufo con logge basse, anti­che scale esterne e aperture modellate nei secoli.

Il quartiere più antico e le case in tufo

Nella parte più silenziosa del paesino si incontrano abitazioni che mostrano il volto più sincero di Blera. Le pietre ruvide, i tetti irregolari e le soglie minute parlano di una dimensione pratica e ostinata. Ogni parete riflette abitudini nate dal rapporto diretto con il blocco di tufo, al punto che le case appaiono quasi fuse con la roccia stessa.

Le grotte e gli ambienti ipogei

Anche sotto il livello delle abitazioni ci sono meraviglie; anzi, un vero e proprio mondo nascosto: grotte, cunicoli e magazzini con ancora i segni di vasche per il vino, aree per animali e ambienti per lo stoccaggio dei raccolti.

Percorso verso la Valle del Biedano

Un tratto che scende dall’altura conduce alla Valle del Biedano puntellata di orti, terrazzamenti antichi, resti del Ponte della Rocca e ingressi ricavati nella roccia. Un passo dopo l’altro ci si rende conto che l’atmosfera cambia lentamente, fino a raggiungere i punti in cui riemergono tracce dell’antica Via Clodia.

I siti archeologici di Blera

A Blera c’è una presenza antica che affiora con naturalezza tra forre, altipiani e pareti di tufo. Nei pianori attorno al Biedano, infatti, si stagliano ancora oggi tracce di comunità che vissero qui molto prima dell’impianto medievale, con sepolcri rupestri, abitati etruschi e insediamenti protostorici rimasti in gran parte intatti grazie all’isolamento del territorio.

Necropoli della Casetta e Grotte Penta

Verso nord si apre la straordinaria Necropoli della Casetta, con tombe a dado e semidado che si affacciano sui versanti tufacei con una presenza sorprendente, quasi come fosse un villaggio a parte. Particolarmente interessante è anche il complesso delle Grotte Penta che contiene camere funerarie intonacate e decorate con fasce cromatiche, insieme a una colonna dorica che crea un punto di equilibrio scenografico. Le iscrizioni etrusche della tomba poco distante conservano nomi e memorie di famiglie legate al territorio.

La tomba a dado della Torretta

La grande tomba a dado presso la Torretta si distingue per possedere un facciata intonacata e per due ingressi incorniciati da elementi dorici. Le scalinate laterali salgono verso la sommità del sepolcro, affiancate da una serie di nicchie e loculi scolpiti.

Necropoli di Pontone del Paino

In un’area più isolata, quasi nascosta, emerge un sepolcro ellenistico arricchito da un’iscrizione etrusca che riporta il nome di un membro di un’antica famiglia locale. Le parole incise nella roccia sembrano quasi trattenere il respiro di vite lontane.

San Giovenale

Vicino a Civitella Cesi, frazione di Blera, prende vita il pianoro di San Giovenale, sede di scavi condotti negli anni Cinquanta da un’équipe svedese con la partecipazione del re Gustavo VI Adolfo. Le indagini portarono alla luce fondi di capanne dell’età del bronzo, abitazioni etrusche costruite con blocchi di tufo e i resti del castello medievale dei Di Vico.

Luni sul Mignone

Più in basso si può raggiungere il pianoro di Luni sul Mignone, luogo di una bellezza emozionante (il paesaggio è davvero unico nel suo genere) e con stratificazioni ancora più antiche. Qui sono emerse capanne appenniniche, tombe a grotticella, mura etrusche e una chiesa altomedievale. I frammenti micenei recuperati durante gli scavi rivelano contatti con l’Egeo risalenti al secondo millennio a.C. e aggiungono un tassello inatteso alla storia della zona.

Dove si trova e come arrivare

Come accennato, Blera  si trova su un’altura della Tuscia viterbese attraversata dal Biedano e circondata da valloni profondi. Da Viterbo si raggiunge imboccando la provinciale diretta verso sud. Da Roma il percorso più semplice segue la Cassia fino al bivio che porta verso la campagna interna.

L’ingresso attraverso Porta Marina introduce subito nel centro storico, mentre i sentieri che scendono verso la valle accompagnano in direzione di pressoché infinite necropoli, ponti e resti della Via Clodia.

Deserto di Accona, la bellezza arcaica e rara di una Toscana nascosta

13 novembre 2025 à 17:30

Nel cuore della Toscana, tra Siena e Asciano, si trova un posto che sorprende chi crede di conoscere già le colline che caratterizzano il poetico territorio di questa regione. Qui, tra argille chiare e formazioni calanchive, la luce si riflette sulle superfici aride creando un panorama quasi lunare. Il Deserto di Accona, situato all’interno delle Crete Senesi, non è un deserto nel senso stretto del termine, ma un’area di badlands, terre modellate dall’erosione e dalla storia umana. Un luogo dove natura e cultura si intrecciano, offrendo uno scenario unico e straordinariamente suggestivo.

Da queste parti, infatti, si alternano campi di biancane, calanchi e vallate plasmate dall’acqua e dal vento, dando vita a un paesaggio quasi surreale, che ha catturato per secoli l’immaginazione di viaggiatori, artisti e geologi, diventando un simbolo di una Toscana meno conosciuta ma altrettanto affascinante.

Cosa visitare ad Arezzo e dintorni, itinerario tra arte, fede e storia

Par : vdeltreste
1 novembre 2025 à 11:30

Nel cuore della Toscana, tra verdeggianti paesaggi, arte e bellezza, Arezzo brilla come un gioiello ancora poco conosciuto incastonato su una collina a nord della Val di Chiana. Meno affollata delle vicine Siena e Firenze, offre un’esperienza autentica, fatta di storia, arte e vita genuina.

Città natale di Piero della Francesca, Vasari e Petrarca, conserva intatta la sua anima medievale e rinascimentale, ma resta viva e contemporanea, animata da locali, ristoranti, eventi culturali e atmosfere accoglienti. Arezzo è una di quelle città a misura d’uomo talmente ricche di fascino che regalano il piacere di riscoprire una Toscana più intima e sincera. Spesso lasciata fuori dagli itinerari turistici più battuti, viene soprannominata la “Cenerentola” di questa meravigliosa regione. Basta un weekend per innamorarsene e portare con sé un ricordo indimenticabile.

Cosa vedere ad Arezzo

Piazza Grande

Il cuore del centro storico di Arezzo è sicuramente piazza Grande, nota anche come piazza Vasari, dal nome del grande architetto rinascimentale aretino che l’ha disegnata. La piazza ha una particolare forma trapezoidale e non è soltanto la più antica e conosciuta della città, ma è anche una delle più belle d’Italia.

Lo stile è eclettico, poiché gli edifici che la delineano appartengono ad epoche differenti, eppure l’impressione complessiva è quella di totale equilibrio e di perfetta armonia. A nord si trova un magnifico palazzo cinquecentesco con un caratteristico loggiato, opera anch’esso di Giorgio Vasari. A sud e a est si trovano invece dei palazzi di epoca medievale, tra i quali si distingue la candida torre dei Lappoli.

A ovest si trovano infine il quattrocentesco palazzo della Fraternita dei Laici e la pieve di Santa Maria. Piazza Grande non ha soltanto un magnifico colpo d’occhio, ma è anche il vero centro della vita cittadina, come dimostra il fatto che qui si tengono due importanti eventi, che richiamano l’attenzione dei locali quanto quella dei turisti.

Il primo sabato e la prima domenica di ogni mese, qui si svolge infatti la celebre fiera Antiquaria di Arezzo, con oltre 500 espositori che vendono ogni genere di oggetto antico. Due volte all’anno, sempre in piazza Grande, si svolge poi la Giostra del Saracino, una pittoresca competizione in costumi medievali. Piazza Grande viene infine ripresa nel film di Roberto Benigni La vita è bella (1997), vincitore del premio Oscar come miglior film straniero, ottenendo così una visibilità internazionale.

Piazza Grande di Arezzo
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Piazza Grande nel cuore di Arezzo

Pieve di Santa Maria

Tra i diversi edifici storici che si affacciano su piazza Grande, merita una menzione speciale la pieve di Santa Maria, conosciuta anche come chiesa di Santa Maria della Pieve. Si tratta di una costruzione complessa e scenografica di poco posteriore all’anno Mille, uno dei più alti esempi dell’arte romanica in Toscana.

La facciata è caratterizzata da cinque arcate cieche sorrette da colonne con capitelli corinzi, sormontate da tre ordini di loggette sorrette a loro volta da leggere colonne, e affiancata infine dal campanile trecentesco, uno dei simboli della città. Una curiosità che attira gli occhi dei visitatori sono senza dubbio le colonne che sorreggono le loggette, tutte caratterizzate da elementi decorativi differenti. Il fusto di una di esse è addirittura costituito da una statua. L’effetto complessivo è articolato ed elegante.

Labside della pieve, l’elemento architettonico affacciato sulla piazza, concorre a definire il carattere del maggiore polo di attrazione cittadino. Anch’essa risalente al Trecento, riprende gli schemi stilistici della facciata ed è infatti caratterizzato da una serie di alti archi ciechi, nell’ordine inferiore, sormontata da due ordini di logge sovrapposte, sorrette da esili e aggraziate colonne.

La ricchezza di elementi stilistici e decorativi qui si concentra soprattutto sui capitelli, tutti diversi, ma risulta degno di nota anche il fusto di una colonna, che appare a zigzag, come se fosse spezzata. Ogni dettaglio della pieve di Santa Maria di Arezzo sorprende lo sguardo e si può restare a lungo, incantati, su ognuno di essi.

Duomo di Arezzo

La cattedrale dei Santi Pietro e Donato, principale luogo di culto della religione cattolica della città di Arezzo, si trova nella parte alta della collina sulla quale sorge la città, dove un tempo era situata l’acropoli. Grazie a questa posizione, la sua vista caratterizza qualsiasi scorcio di Arezzo ed è la prima che si presenta a chiunque giunga in città. La sua costruzione ha richiesto ben due secoli, dal 1278 al 1511, quando terminarono i lavori, e ancora oggi rappresenta uno dei più alti esempi di arte gotica d’Italia.

Interni del Duomo di Arezzo
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Interni del Duomo di Arezzo

Va ricordato però che la facciata, originariamente rimasta incompiuta, fu sostituita a inizio Novecento da quella attuale, in stile neogotico, caratterizzata da tre portali strombati e sormontati da lunette decorate a bassorilievo, corrispondenti alle tre navate della partizione interna. Il campanile è addirittura l’ultimo dei tre costruiti nel corso dei secoli, dopo che i precedenti furono danneggiati per vari motivi, e si caratterizza per la sua pianta esagonale e la suddivisione in quattro ordini sovrapposti da cornicioni, sormontati da rosoni circolari.

Il fianco destro è interamente trecentesco, in pietra arenaria e impreziosito da un portale con due tronconi di colonne in porfido provenienti da un antico tempio pagano. Il profilo lineare, pulito e iconico del duomo di Arezzo, con le sue linee verticali che puntano verso il cielo, si staglia al di sopra di una scenografica scalinata cinquecentesca che lo innalza ulteriormente, in tutta la sua bellezza. L’interno, prettamente gotico, è particolarmente affascinante per gli affreschi che ricoprono le volte delle tre navate, i cui colori si accendono con la luce che filtra dal rosone policromo della facciata.

Veduta del Duomo dei SS. Pietro e Donato, Arezzo
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Veduta del Duomo dei SS. Pietro e Donato

Basilica di San Francesco e San Domenico 

Se il centro principale della devozione cristiana degli aretini è rappresentato indubbiamente dal Duomo, ci sono altre due chiese che devono assolutamente essere incluse in ogni itinerario di visita della città, soprattutto per quello che custodiscono al loro interno. La basilica di San Francesco è probabilmente la chiesa più amata da tutti coloro che arrivano ad Arezzo.

L’esterno è davvero francescano, in pietra e mattoni, mentre l’interno a una sola navata risulta molto spazioso ed è ornato a sinistra da cappelle e a destra da edicole trecentesche. Fedeli e appassionati d’arte da tutta Europa e non solo entrano in questa chiesa con immenso rispetto e meraviglia soprattutto per ammirare il meraviglioso ciclo di affreschi delle Storie della Vera Croce dipinto da Piero della Francesca sulle pareti della cappella Maggiore.

Gli affreschi, datati tra il 1450 e il 1460, rappresentano uno dei capolavori della pittura rinascimentale italiana e il restauro effettuato nel 1992 ne ha vividamente restituito in tutta la loro delicata bellezza gli intensi colori, intrisi di significati simbolici. Il ciclo racconta la storia della croce di Cristo attraverso scene leggibili in ordine cronologico, dagli eventi della Genesi che narrano dei semi che avrebbero fatto nascere l’albero il cui legno sarebbe stato utilizzato per intagliarla, fino al momento in cui la Croce ha fatto ritorno a Gerusalemme.

Questo basterebbe a lasciare senza fiato qualunque appassionato di arte, ma trovandosi ad Arezzo è opportuno visitare anche la basilica romanica di San Domenico. La sua suggestiva facciata asimmetrica in muratura affiancata da un campanile a vela catturano facilmente l’attenzione, ma ancora una volta ciò che maggiormente attira l’attenzione dei visitatori si trova all’interno, ovvero il celebre Crocifisso di Cimabue, 1268-1271 circa.

La maestosa fortezza Medicea 

Sul colle di San Donato si trova inoltre la fortezza Medicea, costruita intorno alla metà del Cinquecento per ordine di Cosimo II de’ Medici sulla base di ben più antiche costruzioni. Chiaro esempio di architettura militare difensiva, come si evince dalla struttura massiccia e impenetrabile, la fortezza conserva una sua armonia, accentuata dal meraviglioso panorama del quale si gode dai suoi bastioni: Arezzo, le colline circostanti, la valle dell’Arno e il massiccio del Pratomagno. Il caratteristico perimetro irregolare della fortezza, che forma al suolo quasi la sagoma di una stella a cinque punte, è delimitato da cinque bastioni, denominati rispettivamente della Diacciaia, della Spina, del Belvedere, della Chiesa e del Soccorso.

Scorcio della maestosa Fortezza Medicea, Arezzo
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Scorcio della maestosa Fortezza Medicea

L’irregolarità è dovuta alla necessità  della costruzione di adattarsi al terreno, permettendo così alla fortezza di diventare parte del colle stesso, e così anche i bastioni hanno proporzioni e dimensioni diverse. Il più imponente è senza dubbio il bastione della Spina, proteso verso la città. La fortezza si trova all’interno del parco del Prato, una splendida zona verde resa giardino pubblico fin dall’Ottocento, sede privilegiata degli eventi culturali aretini.

Qui, durante il primo settimana di settembre quando piazza Grande è occupata dalla Giostra del Saracino, si svolge infatti la fiera Antiquaria. Al parco si può accedere direttamente dalla scalinata antistante il Duomo, dove ci si imbatte nella statua dedicata al poeta Francesco Petrarca.

L’Acquedotto Vasariano e la Chiusa dei Monaci

A pochi minuti dal centro di Arezzo, due straordinarie opere raccontano la genialità toscana e meritano di essere visitate: l’Acquedotto Vasariano e la Chiusa dei Monaci.

Ideato da Giorgio Vasari e completato da vari architetti, l’acquedotto convoglia l’acqua dalle pendici dell’Alpe di Poti fino alla fontana di Piazza Grande. Con le sue 52 arcate, è uno dei simboli più affascinanti del paesaggio aretino.

La Chiusa dei Monaci, in laterizio e pietra, è un capolavoro ottocentesco dell’ingegnere Alessandro Manetti. Sorge lungo il Canale Maestro della Chiana, punto di partenza del Sentiero della Bonifica, il percorso verde di 62 km che collega Arezzo a Chiusi.

Le quattro vallate aretine

La provincia di Arezzo è un mosaico di paesaggi: il Casentino, spirituale e ricco di castelli, ospita il mistico Santuario della Verna; il Valdarno affascina con le spettacolari Balze, immortalate da Leonardo da Vinci nella Gioconda; la Valtiberina, culla di Piero della Francesca che conserva borghi d’arte come Sansepolcro, mentre la Val di Chiana custodisce antiche radici etrusche e la rinomata carne chianina, eccellenza della cucina toscana.

Eventi e ricorrenze ad Arezzo

La Giostra del Saracino

Tra le tradizioni più spettacolari d’Italia, la Giostra del Saracino è l’anima medievale di Arezzo. Nata secoli fa (tanto che persino Dante Alighieri la cita nell’Inferno) questa rievocazione storica trasforma la città in un palcoscenico di colori, tamburi e adrenalina pura.

I quattro quartieri di Arezzo (Porta Crucifera, Porta del Foro, Porta Sant’Andrea e Porta Santo Spirito) si sfidano in un torneo equestre mozzafiato: i cavalieri, lancia in resta, devono colpire il temuto Buratto del Saracino, simbolo del “nemico Re delle Indie”, evitando al tempo stesso il suo temibile contrattacco. Solo chi dimostra coraggio, precisione e destrezza conquista la gloria e la Lancia d’Oro, tra l’entusiasmo travolgente di tutta la città.

La Fiera Antiquaria

Ogni prima domenica del mese (e il sabato precedente), Arezzo si trasforma in un museo a cielo aperto grazie alla storica Fiera Antiquaria, la più antica e grande d’Italia. Nata nel 1968 da un’idea del collezionista Ivan Bruschi, anima curiosa e visionaria, la fiera riempie le piazze del centro di mobili d’epoca, oggetti rari, gioielli insoliti e tesori dimenticati: un paradiso per chi ama il fascino del vintage e delle storie racchiuse negli oggetti.

Natale ad Arezzo

Nel cuore del centro storico di Arezzo si accende ogni anno la magia delle feste con la manifestazione “Arezzo Città del Natale”. Dal 15 novembre al 6 gennaio 2025, piazze e vicoli si vestono a festa grazie a un calendario ricco di eventi: mercatini natalizi, spettacoli di luci e videomapping, installazioni suggestive come la ruota panoramica e aree interattive dedicate ai più piccoli.

Tra le attrazioni più amate ci sono il Villaggio Tirolese con casette di legno in Piazza Grande, dove artigianato, decorazioni e prelibatezze enogastronomiche si fondono con l’atmosfera del Natale, e la Casa di Babbo Natale all’interno della storica Fortezza Medicea, immersa in un percorso fiabesco tra giochi di luce, laboratori creativi e scenografie incantate.

Dove si trova e come raggiungerla

Plasmata dal corso del fiume Arno, Arezzo si trova nella parte orientale della Toscana e nell’area settentrionale della Val di Chiana. Si raggiunge facilmente in auto in un’ora sia da Firenze, sia da Assisi (in Umbria), collegate grazie ai Cammini di San Francesco.

Chi preferisce muoversi in treno partendo dalle principali città italiane può prendere uno dei vari collegamenti giornalieri verso la stazione di Arezzo (per esempio da Firenze, Roma, Milano Centrale). É servita anche da una rete di autobus regionali che la collegano con la Valdichiana, Valtiberina, Pratomagno, Casentino e Valdarno.

Weekend d’autunno in Maremma tra borghi, terme e panorami unici

Par : elenausai10
28 octobre 2025 à 16:30

Colline ricche di vigneti, paesaggi poetici da scoprire a piedi o in bici, terme in cui lasciarsi coccolare nelle fresche serate autunnali: da qui capisci subito di essere in Maremma, una zona della Toscana considerata a tutti gli effetti il regno dei buongustai e del turismo lento. Una terra affascinante, raccontata in tutta la sua bellezza, talvolta drammatica, da pittori quali Giovanni Fattori.

Un luogo dove il mare non è mai troppo lontano e una meta perfetta da esplorare anche durante l’autunno. Andiamo?

I borghi più belli della Maremma

Il modo migliore per cominciare il vostro weekend d’autunno in Maremma è visitando uno o più borghi. Tra i nostri preferiti citiamo Montemerano che, con le sue viuzze lastricate e le case in pietra dorata, rappresenta un piccolo gioiello medievale arroccato tra gli ulivi: un luogo sospeso nel tempo, ideale per una passeggiata romantica. Castiglione della Pescaia, invece, regala scorci sul mare e un borgo antico dominato dal castello aragonese, da cui si gode una vista incantevole sulla costa toscana.

Più nell’interno, Sovana affascina con la sua atmosfera etrusca e i resti archeologici che testimoniano un passato millenario. Infine Sorano, spesso definita la “Matera toscana”, stupisce con le sue case scavate nel tufo e un intreccio di vicoli che si aprono su panorami mozzafiato.

Relax alle terme

Anche la presenza di splendide terme fa della Maremma una meta perfetta da esplorare in autunno. A poca distanza dalle Terme di Saturnia ci sono le cascate termali più scenografiche di tutta la Toscana, uno di quei luoghi che tutti dovrebbero visitare almeno una volta nella vita.

Stiamo parlando delle Cascate del Mulino, dove l’acqua calda e sulfurea si riversa in una serie di piscine naturali scavate nella roccia, creando un paesaggio da cartolina. Il vapore che si alza leggero nelle mattine d’autunno regala un’atmosfera quasi magica, mentre il rumore costante dell’acqua accompagna chi sceglie di immergersi in queste vasche naturali.

Terme del Mulino
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Le famose Cascate del Mulino

Trekking e percorsi in bici

Se al relax preferite le attività all’aria aperta, siamo sicuri che la Maremma non vi deluderà. L’autunno, infatti, è il momento ideale per esplorarla a piedi o in bicicletta. La Riserva Naturale del Monte Labbro, vicino ad Arcidosso, offre sentieri che permettono di scoprire boschi, fauna locale e punti storici come la torre Giurisdavidica.

Il Parco Naturale della Maremma, o Parco dell’Uccellina, propone itinerari panoramici tra pinete e calette, percorribili a piedi o in bici. Tra i percorsi più accessibili ci sono anche la Pineta Granducale fino a Cala di Forno e l’anello Follonica-Torre Mozza-Carbonifera. Anche il Parco di Montioni e la Riserva di Orbetello meritano una visita per chi cerca natura e avventura.

Degustazione di vini e visite alle cantine

Infine, tra le esperienze da non perdere in autunno in Maremma c’è senza dubbio la degustazione dei vini locali. Tra le mete da raggiungere vi consigliamo Suvereto, borgo medievale ideale per un tour tra vigne e cantine, dove è possibile assaporare rossi intensi e strutturati, frutto di uvaggi simili a quelli dei più noti vini di Bolgheri. Le visite guidate permettono di scoprire i segreti della vinificazione, dalla raccolta delle uve alla maturazione in botti di legno.

Proposta della Lombardia: una Expo itinerante delle Dop e Igp europee

22 octobre 2025 à 11:33

Una grande ‘ expo ‘ itinerante dedicato ai prodotti europei a Denominazione di Origine e Indicazione Geografica , capace di portare in Europa e nel mondo l’esperienza, la tradizione e la qualità dei territori che li producono. È la proposta lanciata dal presidente di AREPO (Associazione delle Regioni Europee dei Prodotti d’Origine) e assessore lombardo all’Agricoltura Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi , nel corso dell’Assemblea generale svoltasi a Barcellona e ospitata dalla Regione Catalunya.

Una Expo itinerante per promuovere i prodotti d’eccellenza

L’idea ha l’obiettivo di promuovere i prodotti certificati nei principali mercati del continente e del mondo , raccontando ai cittadini cosa distingue davvero i prodotti d’origine e qual è il significato dei marchi e dei loghi di qualità europei.

L'assessore all'Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste della Regione Lombardia, Alessandro Beduschi, interviene a Barcellona all'Assemblea generale di Arepo (Associazione delle Regioni europee dei prodotti d'origine) di cui è il presidente

“Le Indicazioni Geografiche rappresentano l’identità e la storia dei nostri territori – ha affermato Beduschi – ma troppo spesso il loro valore non è pienamente conosciuto. Con questa iniziativa vogliamo il racconto dei nostri prodotti fuori dai confini regionali e nazionali , in un viaggio attraverso l’Europa e il mondo, per far scoprire la cultura, il lavoro e la qualità che stanno dietro a ogni DOP e IGP . La prima tappa si terrà nel 2026 in Italia, e saranno i nostri consorzi di produttori i protagonisti nel dialogo diretto con i cittadini ei consumatori ”.

L’ingresso della Calabria all’AREPO

A margine dei lavori, Beduschi ha inoltre annunciato la richiesta di ingresso nell’associazione della Regione Calabria, che si unisce alle regioni italiane già aderenti – Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e Sardegna – portando a dieci la rappresentanza nazionale in AREPO.

Con oltre 35 regioni membri provenienti da Italia, Francia, Spagna, Germania, Grecia, Polonia e Portogallo, AREPO rappresenta oggi la principale rete politica e istituzionale a difesa e promozione dei prodotti a indicazione geografica d’Europa.

Lombardia ed Europa, essere comunità del cibo

“Il futuro del sistema agroalimentare europeo – ha concluso l’assessore Beduschi – passa dalla capacità di unire le forze e raccontare il valore autentico delle nostre produzioni. Solo così potremo rendere le DOP e le IGP non soltanto un simbolo di eccellenza, ma un linguaggio comune tra territori diversi che condividono lo stesso orgoglio: quello di essere comunità del cibo e della qualità “.

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Castello di Sammezzano: un sogno che torna a vivere tra arte e magia

17 octobre 2025 à 13:42

Dopo oltre trent’anni di abbandono, il Castello di Sammezzano a Leccio, nel comune di Reggello, sta finalmente vivendo una nuova vita. Celebre esempio di architettura orientale ed eclettica in Europa, il castello è oggetto di un progetto di messa in sicurezza e valorizzazione che mira a restituire splendore a uno dei tesori storici e culturali più affascinanti della Toscana.

Grazie all’impegno della Famiglia Moretti, il complesso, circondato dal suo suggestivo parco monumentale, sarà accessibile al pubblico, offrendo non solo un’esperienza visiva, ma anche culturale e sensoriale unica.

Overtourism in Val d’Orcia: la bellezza minacciata tra colline e cipressi

17 octobre 2025 à 11:39

La Val d’Orcia, uno degli angoli più suggestivi della Toscana, è da sempre meta di viaggiatori in cerca di paesaggi da cartolina. Tra dolci colline, filari di cipressi e borghi incantevoli, questa zona ha saputo conquistare il cuore di chi ama la fotografia, la natura e la lentezza.

Tuttavia, quella che un tempo era una destinazione riservata a pochi è oggi presa d’assalto ogni giorno da migliaia di turisti. Il fenomeno, noto come overtourism, ha trasformato la Val d’Orcia da luogo da sogno a scenario spesso troppo caotico, mettendo a rischio anche la sicurezza e la quotidianità di chi ci vive e lavora.

Val d’Orcia sotto assedio

Icone come la Cappella della Madonna di Vitaleta, i Cipressini di San Quirico e il viale che conduce al Podere Poggio Covili sono diventate ormai tappe obbligatorie per fotografi e visitatori di tutto il mondo.

Auto, moto e pullman turistici si fermano ovunque, spesso anche in mezzo alla strada, per catturare il tramonto o il famoso filare di cipressi. Il risultato è un traffico congestionato e pericoloso, con mezzi che ostacolano la circolazione di pendolari, residenti e lavoratori.

Un esempio emblematico si trova lungo la Statale Cassia, al km 177 nel Comune di Castiglione d’Orcia, di fronte al Podere Poggio Covili. Nei weekend, il caos diventa ingestibile: autobus che si fermano in curva, turisti che camminano sulla carreggiata e veicoli parcheggiati senza rispetto delle norme stradali.

La situazione è aggravata anche dai tour organizzati, spesso provenienti dall’Asia, con gruppi accompagnati da NCC o autobus turistici che invadono uno dei tratti più suggestivi della Val d’Orcia. Ciò comporta un rischio davvero concreto di incidenti e rende la circolazione quotidiana un vero inferno per chi abita o lavora nella zona.

L’impatto devastante sul territorio

Non sono solo gli automobilisti e i residenti a subire le conseguenze dell’overtourism. Anche gli agricoltori della Val d’Orcia denunciano i danni provocati dai turisti che entrano nei campi coltivati, calpestando filari di grano e prati di erba medica.

Questi spazi, lontani dall’essere semplici scenografie da immortalare, rappresentano il lavoro di alcune famiglie della zona. Ogni passo incauto sui raccolti significa mesi di fatica rovinati, evidenziando un problema di inciviltà e disattenzione verso la vita locale.

Problema del turismo di massa in Val d'Orcia
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La strada dei cipressi e l’agriturismo Poggio Covili al tramonto

L’Unesco, che nel 2004 ha inserito la Val d’Orcia nella lista del Patrimonio Mondiale per “l’eccezionale bellezza del suo paesaggio culturale”, oggi si troverebbe di fronte a una realtà molto diversa, in cui l’armonia degli scenari è minacciata dal problema del turismo di massa.

Questo fenomeno solleva una domanda fondamentale: come poter conciliare l’interesse dei visitatori con la tutela del territorio e la sicurezza dei residenti?

Mentre campagne promozionali e slogan pubblicitari continuano a richiamare tanti visitatori, diventa evidente che servono subito strategie concrete per gestire i flussi turistici.

La Val d’Orcia ha bisogno di essere vissuta con rispetto, non consumata in fretta per un selfie o uno scatto perfetto da condividere via social. Solo così sarà possibile preservare la sua vera essenza e garantire che il fascino di questa zona della Toscana non venga soffocato dal turismo incontrollato e irrispettoso.

L'overtourism in Val d'Orcia minaccia residenti e agricoltura
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La Cappella della Madonna di Vitaleta

La CNN elogia Radicondoli, il borgo toscano che paga chi vuole viverci

Par : elenausai10
13 octobre 2025 à 11:55

Tra il caos del traffico e delle sirene e gli affitti sempre più alti, città come Roma e Milano possono avere un certo fascino…ma non per tutti. Per chi desidera vivere con calma, seguire il ritmo naturale delle stagioni e riscoprire la vita a misura d’uomo, la chiave potrebbe trovarsi nei piccoli borghi italiani: luoghi ancora poco battuti dal turismo di massa, dove il tempo sembra scorrere più lento e le strade raccontano storie di un’Italia che resiste.

Uno di questi è Radicondoli, sulle colline senesi. Oliveti, vigneti, case in pietra e vicoli medievali mostrano un’atmosfera suggestiva, ma dietro l’idillio toscano, il paese ha conosciuto anni di lento declino demografico. Oggi, grazie all’iniziativa WivoaRadicondoli 3.0, chi decide di trasferirsi qui può ricevere incentivi economici sostanziosi, rendendo il sogno di una vita più autentica più concreto che mai.

Il progetto WivoaRadicondoli 3.0

Anche Radicondoli, come altri paesi italiani, ha deciso di unire le esigenze delle nuove generazioni di lavoratori con quelle della sua piccola realtà locale, che rischia di scomparire. Un tempo, questo borgo della Toscana contava circa 3.000 abitanti; oggi la popolazione si è ridotta a 966 persone, con circa 100 delle 450 abitazioni del borgo vuote.

Per invertire questa tendenza, il comune ha lanciato un programma innovativo: chi compra una casa può ricevere fino a 20.000 euro, più altri 6.000 euro destinati a spese come trasporti e riscaldamento. Dal 2024, il progetto si è ampliato anche agli affittuari, che vedranno coperta metà dei primi due anni di canone, un sostegno concreto pensato per favorire l’insediamento stabile di nuovi residenti.

Il sindaco Francesco Guarguaglini, originario di Radicondoli, ha spiegato alla CNN: “Il nostro approccio è diverso dai noti programmi delle case a un euro. Qui le abitazioni hanno valore e l’incentivo si accompagna a socialità, cultura e servizi, rendendo il borgo realmente vivibile”.

Gli immobili disponibili spaziano dagli appartamenti accoglienti del centro storico, spesso con travi a vista e mattoni originali, a grandi casali immersi tra oliveti e vigneti. I prezzi partono da circa 50.000 euro e arrivano a oltre 100.000 euro. Con l’incentivo completo, acquistare un piccolo appartamento può costare anche solo 30.000 euro. Chi sceglie di affittare beneficia di riduzioni significative: un’abitazione di 60-80 metri quadrati, normalmente 400 euro al mese, scende a circa 200 euro grazie al contributo comunale. L’unico impegno richiesto è la permanenza minima: dieci anni per gli acquirenti, quattro per gli inquilini.

Perché scegliere di vivere a Radicondoli

Borgo fiorente in epoca medievale, un passato testimoniato dalla presenza di archi, palazzi di mercanti e torri-abitazione, fin dagli anni ’50 ha dovuto fronteggiare il problema dello spopolamento. Ora, grazie a iniziative come WivoaRadicondoli 3.0, il paese vuole riportare vitalità e nuove famiglie tra le sue strade.

Dal 2023, il programma ha già favorito 23 compravendite e l’arrivo di circa 60 nuovi residenti, tra italiani e stranieri. Chi trasforma una casa in struttura ricettiva riceve supporto per ristrutturazioni e prestiti, incentivando il turismo e le attività imprenditoriali locali.

Oltre alla bellezza dei paesaggi, Radicondoli offre esperienze culturali e gastronomiche uniche: dalle visite guidate ai laboratori artigianali, dai festival folkloristici alle specialità locali come la cinta senese, la ribollita o i pici fatti a mano. Gli amanti della natura possono approfittare di trekking, percorsi a cavallo e piste ciclabili tra colline, vigneti e boschi. Il borgo, inoltre, vanta una sensibilità ambientale sorprendente: la produzione geotermica locale fornisce energia pulita e redditi al comune, rendendolo uno dei pochi paesi green della Toscana.

Chi decide di trasferirsi può contare anche su servizi aggiuntivi: borse di studio universitarie, voucher per libri scolastici e aiuti per le famiglie, rendendo la vita qui comoda anche per chi arriva con figli. Gli immobili, facilmente consultabili online o tramite un’agenzia locale, includono anche case nel vicino borgo di Belforte, a dieci minuti da Radicondoli, piccolo e tranquillo quanto pittoresco, con bar, minimarket e ristoranti che animano la vita comunitaria.

Terme di Chianciano: un’oasi di benessere tra le colline toscane

10 octobre 2025 à 16:43

Nel cuore della Toscana in provincia di Siena, tra le colline della Valdichiana e della Val d’Orcia, sorgono le Terme di Chianciano, una delle mete termali più famose d’Italia.

Qui benessere, natura e tradizione si fondono in un’esperienza rigenerante, perfetta sia per chi desidera un weekend di relax sia per chi cerca trattamenti curativi legati alla salute.

Le acque termali di Chianciano, conosciute fin dall’antichità per le loro proprietà benefiche, alimentano oggi moderni luoghi del benessere come le Piscine Termali Theia e le suggestive Terme Sensoriali.

Come arrivare alle Terme di Chianciano

Raggiungere le Terme di Chianciano è semplice grazie alla posizione strategica del luogo. Chi arriva in auto può uscire dall’Autostrada del Sole A1, tratto Roma-Firenze al casello “Chiusi–Chianciano Terme”.

La stazione ferroviaria più vicina invece è quella di Chiusi-Chianciano Terme ben collegata da autobus (o taxi) che in circa venti minuti conducono direttamente alle terme. Anche per chi soggiorna in zona, sono disponibili collegamenti locali e comodi parcheggi nelle vicinanze del Parco Acqua Santa.

Giorni di apertura e orari delle Terme di Chianciano

Le Terme di Chianciano in Toscana restano aperte con orari che variano in base alla stagione. Le Piscine Termali Theia accolgono i visitatori ogni giorno, tranne il martedì, generalmente dalle 10 alle 20, con aperture prolungate fino a mezzanotte nei weekend per i suggestivi Bagni di Notte.

Le Terme Sensoriali, invece, seguono orari diversi e in tanti periodi aprono solo nel fine settimana.

Prima di programmare la propria visita, si consiglia di consultare il sito ufficiale dove sono riportati giorni e orari di apertura specifici per il periodo d’interesse.

Prezzi delle Terme di Chianciano e offerte speciali

Il costo di ingresso alle Terme di Chianciano, uno dei centri più belli in Italia, varia a seconda della struttura e della durata della permanenza. Per le Piscine Termali Theia, il biglietto giornaliero è di 45 euro – sono previste riduzioni per i bambini – mentre per le Terme Sensoriali l’ingresso da tre ore è di 49 euro.

Le Terme di Chianciano propongono anche pacchetti che combinano ingresso e trattamenti. Durante l’anno vengono proposte offerte stagionali e promozioni speciali.

Il sabato, ad esempio ci sono in programma i Bagni di Notte (anche con abbinata cena e musica live) alle Piscine Termali Theia. Alle Terme Sensoriali è invece possibile vivere l’esperienza in coppia – comprensiva di ingresso, massaggio e percorso del gusto –  acquistando la promozione “Golden Time for two” a 259 euro.

Trattamenti e servizi termali

Le Terme di Chianciano offrono una ricca varietà di trattamenti che spaziano dal benessere puro alla cura della salute. Oltre alle vasche termali e ai percorsi multisensoriali, è possibile prenotare massaggi, fanghi benefici, cure termali e percorsi personalizzati.

Le Terme Sensoriali propongono 20 esperienze, ispirate ai principi della naturopatia, per coccolare corpo e mente.

Le Piscine Termali Theia, alimentate dall’acqua della sorgente Sillene, e movimentate da getti d’acqua e idromassaggi, dispongono di vasche interne ed esterne, centro benessere con sauna, bagno turco, area relax, bagno a vapore con doccia emozionale e doccia fredda.

Informazioni utili per la visita

Il complesso termale è dotato di ampi parcheggi, spazi verdi e strutture completamente accessibili anche a persone con mobilità ridotta. È possibile noleggiare il kit spa, con accappatoio e telo, e acquistare ciabattine antiscivolo direttamente all’ingresso.

Gli animali non sono ammessi all’interno delle aree termali, ma possono accompagnare i visitatori nel vicino Parco Acqua Santa. Si consiglia di prenotare in anticipo, soprattutto nei weekend e nei periodi festivi, per assicurarsi l’orario desiderato e approfittare delle offerte in corso.

Qui di seguito i contatti delle terme toscane di Chianciano:
email: prenotazione@termechianciano.it
telfono: +39 0578 68501

Alla scoperta di Soriano nel Cimino, viaggio tra vicoli medievali e bellezze nascoste

6 octobre 2025 à 17:00

Nel cuore della Tuscia, tra le colline della provincia di Viterbo, Soriano nel Cimino si svela come un borgo sospeso tra storia e natura. Le strade medievali, le torri che sfidano il tempo e i palazzi nobiliari raccontano vicende antiche, mentre angoli nascosti e panorami sulla campagna circostante trasformano la passeggiata in un’esperienza capace di intrecciare memoria e bellezza. Il ritmo qui è lento, l’aria fresca e fragrante e i passi conducono al cospetto di un posto genuino, perché (ancora) lontano dai flussi turistici convenzionali. Scopriamo insieme cosa fare e vedere.

Cosa vedere a Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino mette a disposizione dei suoi visitatori scorci e monumenti che parlano di secoli di storia. Percorrere vicoli, attraversare piazze e curiosare nei cortili silenziosi lascia immaginare la vita del borgo, assaporandone la quiete e l’eleganza antica.

Via dei Vicoli e centro storico

Iniziamo questo viaggio tra Via dei Vicoli e le stradine del centro storico, dove è come entrare in un piccolo labirinto di memorie sospese. Le pietre sotto i piedi sono testimoni di secoli di passi, mentre archi nascosti e angoli appartati svelano scorci di quotidianità ormai andata. Non passano di certo inosservati i dettagli inattesi, come una finestra che si apre su un cortile silenzioso, o un lampione che proietta una luce calda sui vicoli.

Castello Orsini

Il maestoso Castello Orsini, costruito a partire dal XIII secolo per poi essere ampliato e modificato nel corso del tempo, domina l’abitato come un guardiano silenzioso. Le sue torri e le possenti mura raccontano di famiglie nobili, battaglie e leggende che ancora vibrano tra i corridoi vuoti. Salire fino alle sue terrazze permette di respirare a pieni polmoni l’aria della Tuscia, mentre ogni pietra trasmette il fascino di stagioni perdute.

Castello Orsini, Soriano nel Cimino
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Il Castello Orsini che domina i borgo

Chiesa di Santa Maria Assunta

Un vero e proprio capolavoro è la Chiesa di Santa Maria Assunta, che si erge nel cuore del paese con un’eleganza sobria e irresistibile. Le sue mura antiche sono la casa secoli di devozione e arte, mentre l’interno rivela affreschi e dettagli architettonici che parlano di fede e comunità.

Palazzo Chigi-Albani

Tra le stradine acciottolate è conservato un altro capolavoro locale: il Palazzo Chigi-Albani. Si tratta di un edificio che trasuda storia e prestigio, grazie alle facciate che narrano secoli di nobiltà, alleanze e intrighi. Molto affascinanti sono anche i cortili interni, che ancora trasmettono l’eco di feste sontuose, passeggiate eleganti e vite aristocratiche che hanno plasmato l’anima della cittadina.

Noto anche come “Villa Papacqua”, è un esempio significativo di architettura manierista dall’aspetto monumentale. Attualmente ospita la Pinacoteca di Soriano nel Cimino, che è la culla di opere d’arte di notevole valore.

Chiesa di Sant’Andrea

All’ombra dei vicoli medievali, una particolare costruzione si distingue per l’eleganza e la forza della tradizione: la Chiesa di Sant’Andrea. Le navate sono simbolo della continuità di una fede antica e silenziosa, mentre gli affreschi e gli altari rievocano storie di comunità che hanno plasmato il borgo. Quando si osservano le colonne e si respira l’atmosfera raccolta si ha la sensazione di fare un passo dentro il tempo, in cui sacro e quotidiano si intrecciano in un dialogo silenzioso ma intenso.

Fontana Vecchia

Nascosta tra gli angoli del borgo, la Fontana Vecchia colpisce perché ha ancora la raffinatezza discreta dei secoli passati. L’acqua scivola lenta tra la pietra consumata, mentre intorno si percepisce il richiamo della vita antica, tra chiacchiere, mercati e passi sul selciato che hanno attraversato generazioni.

Museo della Tuscia e della Civiltà Contadina

Chi desidera approfondire il passato del borgo, non deve perdersi una visita al Museo della Tuscia e della Civiltà Contadina, che offre uno sguardo unico sulla vita rurale della zona. Tra utensili, arredi e ricostruzioni di botteghe e abitazioni, gli oggetti svelano anni di fatica, ingegno e tradizione. La visita consente di percepire il ritmo autentico dell’esistenza contadina e la memoria di una comunità che ha saputo preservare la propria identità nel corso dei secoli.

Cosa fare a Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino non è solo un borgo da ammirare, ma un luogo da vivere. La Sagra delle Castagne, che si svolge ogni anno tra il primo e il terzo weekend di ottobre (nel 2025 dal 3 al 19), anima il centro con stand di prodotti tipici, dolci della tradizione, vino novello e specialità della Tuscia. Le strade si trasformano in un vivace mercato autunnale, profumato di castagne arrostite e di atmosfere calde e conviviali.

Molto interessante è anche Soriano Medieval Fest, che va in scena a giugno di ogni anno al Parco le Paperelle. Tra falconieri, giocolieri, artigiani e figuranti in costume, il paese si riempie di suoni, profumi e colori d’altri tempi. L’ingresso è gratuito e l’atmosfera, tra spettacoli, mercatini e rievocazioni storiche, fa rivivere la magia autentica del Medioevo.

Durante l’anno, concerti all’aperto, piccole mostre d’arte e spettacoli teatrali animano piazze e cortili storici. Mentre chi ama la natura può avventurarsi lungo i sentieri dei boschi circostanti, adatti a passeggiate tranquille o escursioni più impegnative, spesso accompagnate da guide che raccontano flora, fauna e storia del territorio.

Dove si trova e come arrivare

Il pittoresco borgo di Soriano nel Cimino si adagia sulle colline della Tuscia viterbese, vicino ai Monti Cimini, immerso in una campagna punteggiata di boschi e vigneti. In auto, da Viterbo bastano circa 16 chilometri lungo la Strada Provinciale 32, mentre da Roma il viaggio dura poco più di un’ora, attraversando panorami rurali e vallate tranquille.

Chi preferisce i mezzi pubblici può prendere il treno fino a Viterbo e proseguire con autobus locali. Una volta arrivati, le strade acciottolate e le piazze storiche diventano il punto di partenza ideale per esplorare vicoli, palazzi e scorci panoramici, lasciandosi guidare dalla curiosità e dal passo lento.

Certaldo, cosa vedere nel borgo del Boccaccio in Toscana

6 octobre 2025 à 16:10

A pochi chilometri da Firenze, nel territorio della Val d’Elsa, sorge il borgo medievale di Certaldo. La cittadina d’arte ha dato i natali a Boccaccio e, per la sua bellezza, ha ottenuto la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano.

Per la sua tradizione storica e per la sua bellezza artistica, Certaldo è un borgo da visitare, meta turistica di sicuro interesse anche per la sua posizione, nelle vicinanze di interessanti località come Castelfiorentino, Empoli, San Gimignano e Gambassi Terme, escursione ideale per i turisti che scelgono di soggiornare o trascorrere le proprie vacanze in queste zone della Toscana o a Firenze. Ma anche per la sua importanza strategica dovuta al passaggio della via Francigena.

Cosa vedere a Certaldo

Da non perdere nella visita a Certaldo il Palazzo Pretorio, la Casa del Boccaccio e la Chiesa dei Santi Jacopo e Filippo (la Chiesa dei Santi Tommaso e Prospero è la più antica del borgo medievale, ma oggi è sconsacrata) dove si trova la lastra tombale, realizzata tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, in onore di Giovanni Boccaccio. La residenza si affaccia sulla via principale del borgo, via Boccaccio. Oggi è la sede del centro studi sul Boccaccio, autore del celebre Decameron.

sagre toscane weekend 21-22 giugno 2025
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Veduta aerea estesa della città medievale di Certaldo

Casa del Boccaccio

La residenza di uno dei principali maestri della letteratura italiana si trova proprio in questo piccolo borgo toscano. La casa-museo dedicata a diffondere la conoscenza sull’opera e la figura dell’illustre poeta conserva solo alcune tracce dell’originaria struttura medievale, ricostruita in stile dopo i danneggiamenti causati dalla Seconda Guerra Mondiale. Al suo interno si trovano mobili, arredi e pannelli espositivi che documentano la vita e gli scritti del maestro. Nella Stanza del Poeta si può ammirare anche un affresco del pittore fiorentino Pietro Benvenuti, commissionato dalla Marchesa Carlotta Lenzoni dei Medici nel 1826, e raffigurante Boccaccio al suo tavolo da lavoro. La casa-museo è anche sede del Centro Nazionale di Studi sul Boccaccio e ospita una biblioteca boccaccesca, con alcune pregevoli edizioni illustrate del “Decameron”.

Di Giovanni Boccaccio non si conoscono i natali, ma sicuramente si sa che visse e morì a Certaldo nel 1375. L’influenza delle opere di Boccaccio non si limitò al panorama culturale italiano ma si estese al resto dell’Europa, esercitando un influsso su autori come Geoffrey Chaucer, autore di The Canterbury Tales per la letteratura inglese, e più tardi su Miguel de Cervantes col suo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, per quella spagnola.

Palazzo Pretorio

Palazzo Pretorio, costruito nel 1100 come residenza della nobile famiglia Conti Alberti, oggi ospita il Museo Civico con una vasta collezione di opere d’arte, reperti storici e testimonianze culturali. Sono visitabili le prigioni, la sala delle udienze, l’archivio, la cappella e gli alloggi privati dei Vicari. Sulla facciata e all’interno del palazzo ci sono numerosi stemmi, ognuno dei quali rappresenta l’effigie della famiglia di ogni Vicario che ha governato la città. Inoltre, al suo interno, si possono ammirare affreschi e sinopie del XV e XVI secolo.

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Palazzo Pretorio a Certaldo

Fino al 26 gennaio 2026, Palazzo Pretorio ospita Fiammetta, la personale di Valentina Palazzari, omaggio alla musa di Giovanni Boccaccio, che si snoda in un itinerario di opere site specific con rimandi simbolici e letterari, nel 650° anniversario della morte dell’autore del Decameron.

Oltre a Palazzo Pretorio e alla casa di Boccaccio, tra gli edifici più caratteristici che fanno di Certaldo una meta molto amata dai turisti ci sono Palazzo Stiozzi Ridolfi, Palazzo Giannozzi e Palazzo Machiavelli. La città è circondata da mura con tre porte d’ingresso: Porta Alberti, Porta al Sole, la porta principale del castello, e Porta del Rivellino. Inoltre, caratteristiche sono le case-torri lungo via Rivellino, la via più antica del borgo collega la fortificazione alla via Francigena.

Per salire al borgo medievale si prende la funicolare su rotaia, inaugurata nel 1999. La stazione della funicolare nella parte bassa si trova in piazza Boccaccio, mentre nella parte alta si trova nei pressi della Porta Alberti, una delle porte d’ingresso al borgo.

Nata come castello (lo stesso borgo storico è detto anche “Castello”), e solo successivamente divenne un borgo fortificato, la torre fortificata sulla cima del borgo serviva per controllare la via Francigena, la principale strada di comunicazione medievale tra l’Europa del Nord e Roma Certando.

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I vicoli storici di Certaldo

Gli eventi a Certaldo

A giugno, Certaldo in Fermento è la festa che celebra la birra tra le vie del borgo medievale. Stand di birre, street food e musica live animano le serate, in un’atmosfera giovane e coinvolgente. Un’occasione perfetta per assaporare gusto e cultura in un contesto suggestivo. Tra le feste più rinomate c’è la Mercantia, che si svolge a luglio. E’ una festività paesana che fonde teatro di strada, musica, danza e artigianato nel vecchio borgo di Certaldo Alto, in un’atmosfera medievale, con spettacoli e bancarelle di artigiani sparse nelle vie e nelle piazzette del vecchio castello.

A settembre, invece, si svolge il corteo storico in costumi tipici medievali al termine del quale viene fatta una rappresentazione ispirata alle novelle del Decamerone di Boccaccio. Mentre a ottobre l’evento autunnale dedicato ai prodotti tipici e alla cucina si chiama Boccaccesca, tre giorni all’insegna dell’enogastronomia (a cominciare dalla cipolla di Certaldo), dello spettacolo e dell’artigianato, tra le strade di un borgo medievale nel nome dell’illustre cittadino. L’edizione 2025 di Boccaccesca si svolgerà dal 9 al 12 ottobre.

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Il Palazzo del Vicario a Certaldo

Come arrivare Certaldo

Per arrivare a Certaldo in auto si prende l’autostrada A1 in direzione Firenze con uscita a Firenze Certosa. Continuare sulla superstrada Firenze-Siena e uscire a Poggibonsi Nord per poi imboccare la Strada Statale 429 nella direzione Empoli-Certaldo. In treno si prende la linea Firenze – Pisa. La stazione è quella di Certaldo.

Foliage in Toscana, 9 boschi e borghi dove la natura esplode di colori ed è magia

Par : losiangelica
30 septembre 2025 à 17:30

La Toscana riesce ad incantare tutto l’anno ma dobbiamo ammetterlo, durante l’autunno acquisisce un’allure particolare e unica. Feste, fiere e sagre non mancano ma è soprattutto il foliage in Toscana a diventare poesia, trasformando borghi e boschi in un quadro fotogenico da scoprire. Colori caldi tinteggiano gli alberi, mentre le vigne hanno ormai dato i loro frutti e le castagne sono pronte per essere raccolte. Oltre a essere un territorio dove vivere le fiere dei tartufi, la Toscana ha molto da offrire tra paesi autentici e magici dove la natura si trasforma in arte.

Foreste Casentinesi (AR)

Le Foreste Casentinesi sono tra i luoghi più colorati d’Italia in autunno. In questo luogo la natura esplode: faggi, aceri e abeti dipingono i versanti di rosso porpora, arancio e giallo oro. Volete un consiglio? Iniziate dal Pianoro della Lama: un anello facile e suggestivo, perfetto per passeggiate o giri in e-bike.

Se amate il trekking più intenso, salite fino al Monte Penna: la vista panoramica sui boschi infuocati vi lascerà senza parole. Non perdetevi l’Eremo di Camaldoli, incastonato tra alberi secolari e silenzi che parlano all’anima, e la Foresta di Campigna, un paradiso di colori e profumi.

E se dopo il bosco avete voglia di un po’ di atmosfera da borgo toscano, fate un salto a Poppi, con il suo castello medievale, o a Ortignano Raggiolo, tra i più belli d’Italia. Vi innamorerete dei suoi vicoli pieni di storia e delle viste mozzafiato.

Valtiberina (AR)

Conoscete la Valtiberina? È una valle al confine tra Toscana, Umbria e Romagna, dove i paesaggi sembrano dipinti e la natura è pura poesia. Qui il foliage è un’esperienza dolce e spirituale. Non a caso, San Francesco attraversava questi sentieri durante i suoi pellegrinaggi.

Il luogo da non perdere? La Riserva Naturale dell’Alpe della Luna. Salite fino a Ripa della Luna e preparatevi a uno spettacolo mozzafiato: castagni e abeti che cambiano colore ogni giorno, in un gioco di luci che vi lascerà a bocca aperta. Dopo la camminata, fate tappa nel borgo di Caprese Michelangelo, il paese natale del grande artista. Passeggiate tra le case in pietra e respirate quell’aria autentica di Toscana vera. E sì, qui il foliage è da copertina.

Monte Amiata (SI)

C’è un vulcano in Toscana che in autunno si trasforma in un tappeto di colori caldi: è il Monte Amiata. Le sue faggete e i castagneti secolari vi accoglieranno in un tripudio di rosso e oro. Chi desidera un’esperienza più completa potrebbe percorrere la strada della Castagna raggiungendo i borghi di Abbadia San Salvatore e Santa Fiora, due gioielli tra i borghi toscani più belli. Dopo una bella camminata potreste persino pensare di partecipare a fiere ed eventi a tema sul territorio.

Garfagnana (LU)

Siete pronti a un tuffo nella magia? La Garfagnana, nel nord della Toscana, è una terra sospesa tra montagne e leggende. Qui il foliage si vive in borghi incantati e foreste misteriose. Iniziate da Isola Santa, un piccolo villaggio adagiato su un lago, che in autunno diventa un quadro impressionista. Poi raggiungete l’Eremo di Calomini, scavato nella roccia e circondato da boschi dorati.

Per un’esperienza fiabesca, esplorate la foresta del Fato Nero e il parco dell’Orecchiella: qui si organizzano trekking, passeggiate a cavallo e visite guidate tra castagni e abeti. E se amate i panorami, salite alla Fortezza delle Verrucole: la vista sulle montagne vestite d’autunno è da togliere il fiato. E tra una camminata e l’altra, fermatevi a gustare i necci, le frittelle di castagne e un bicchiere di vin brulé nelle tante castagnate dei borghi. Profumo di legna e sorrisi: vi sentirete a casa.

Abetone (PT)

Quando pensate all’Abetone vi viene in mente la neve? Sorpresa: in autunno è uno dei posti più belli per ammirare il foliage. Le Regine, i boschi intorno al passo, si tingono di mille sfumature e i sentieri diventano perfetti per una camminata rigenerante.

Dal parcheggio partono percorsi per tutti i livelli, ideali anche per famiglie. E se volete concedervi un po’ di gusto, fate una sosta nei rifugi locali per assaggiare polenta, funghi e prodotti del territorio. Vi piacciono i panorami “wow”? Allora non perdete Zum-Zeri: boschi silenziosi, viste da cartolina e quella luce autunnale che rende tutto più magico.

Orsigna e Foresta del Teso (PT)

Se cercate un luogo che unisca natura e spiritualità, questo è per voi. L’Orsigna è un piccolo angolo di paradiso.  In autunno, i boschi dell’Orsigna si tingono di mille colori e camminare qui è un viaggio dentro se stessi. Non lontano, la foresta del Teso offre percorsi tra castagni e abeti che sembrano usciti da un dipinto. Volete un trekking facile e panoramico? Provate il sentiero del bosco di Piteglio: lineare, perfetto anche per bambini, ma con viste incredibili sui colori del foliage.

Chianti (FI)

E se vi dicessimo che anche le vigne fanno foliage? Il Chianti è una zona splendida dal punto di vista dell’enoturismo ma non solo. Il territorio esteso tra Firenze e Siena in autunno regala vere colorazioni calde tra il giallo e il rosso che si estendono su boschi, colline e filari. Passeggiate tra i vigneti di Greve, Radda o Gaiole, fermatevi per una degustazione e lasciatevi avvolgere da quell’atmosfera magica che solo il Chianti sa regalare.

Val d’Orcia (SI)

La val d’Orcia è famosa per i suoi paesaggi da cartolina, ma in autunno aggiunge un tocco in più: il foliage delle faggete. Inserite sul navigatore la Riserva Naturale di Pietraporciana, un bosco secolare di 340 ettari dove ogni sentiero vi regalerà un’esplosione di colori.

Le colline morbide della Val d’Orcia vengono avvolte da nebbie leggere e sfumature dorate, i cipressi che si stagliano contro il cielo e le vigne che cambiano colore: non è un sogno, è la Toscana in autunno. Dopo la camminata, fate tappa a Bagno Vignoni o Pienza: due borghi iconici dove rilassarvi con un bicchiere di vino e godervi la magia del momento.

Pratomagno (AR)

Vi piacciono i panorami mozzafiato? Il Pratomagno, con le sue creste e i suoi faggi maestosi, offre alcuni dei punti più spettacolari della Toscana. In autunno, la Croce del Pratomagno domina un mare di colori, mentre i sentieri tra Loro Ciuffenna e il Monte Lori vi conducono tra castagni e ruscelli. Ideale per un trekking in giornata o per un weekend, si può esplorare la zona attorno come i borghi del Valdarno dove assaggiare i piatti della tradizione.

Secondo Forbes, c’è una regione italiana che “batte” il fascino della Toscana

Par : losiangelica
30 septembre 2025 à 15:15

La Toscana ha un fascino senza eguali e all’estero i borghi da cartolina e i cipressi fanno battere il cuore, ma c’è di più: secondo Forbes una regione la batte per fascino, atmosfera e buon cibo. Si tratta dell’Umbria, il cuore verde d’Italia, che grazie alla bellezza incontaminata e il ritmo di vita riesce a far dimenticare lo stress del turismo di massa. Forbes non ha dubbi, l’Umbria è la nuova meta da mettere sui radar.

L’Umbria incanta Forbes

Scordatevi le folle, le code davanti ai musei e i selfie tra mille turisti. Nel territorio il tempo rallenta, i borghi respirano ancora l’atmosfera del Medioevo e la natura vi avvolge con una dolcezza che sa di casa. L’Umbria vi accoglie con colli punteggiati di ulivi secolari, valli verdi che sembrano dipinte e città d’arte come Assisi, Orvieto e Perugia, dove la cultura si mescola alla quotidianità.

Forbes lo dice chiaramente: mentre la Toscana combatte con il problema dell’overtourism, l’Umbria offre un’esperienza più intima, autentica e sostenibile. Potete partecipare alla raccolta delle olive, camminare tra vigneti e sentieri millenari, gustare un piatto preparato con ingredienti che vengono dal campo dietro casa. È l’Italia che non finge, quella che vi fa sentire parte di una comunità, anche solo per qualche giorno.

E poi c’è la bellezza naturale, ancora incontaminata: laghi cristallini come Trasimeno, boschi dove si nascondono abbazie e castelli, sentieri per trekking e ciclismo che vi portano a scoprire panorami mozzafiato. Tutto a misura d’uomo, senza la pressione del turismo di massa.

Il panorama da Gubbio
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Gubbio tra i borghi citati da Forbes nell’elogio all’Umbria

Perché secondo Forbes l’Umbria batte la Toscana

Ma cosa rende davvero l’Umbria così speciale? La sua autenticità. In questa regione tutto ruota intorno a un concetto semplice ma rivoluzionario: vivere bene, con poco ma con qualità. I borghi come Panicale, Spello o Montefalco mostrano la loro anima sospesa, a ritmo lento tra eventi da non perdere, chiese affrescate e botteghe artigiane dove fare acquisti.

E che dire dal punto di vista del cibo? Dall’olio extravergine d’oliva, tra i migliori d’Italia ai legumi più amati come le lenticchie di Castelluccio fino ai tartufi neri di Norcia e ai vini del territorio: ogni prodotto racconta una storia, oltre a stuzzicare le papille gustative.

Mentre le mete più gettonate si riempiono di resort anonimi, l’Umbria punta su un’ospitalità diffusa e sostenibile. Antichi palazzi trasformati in boutique hotel, agriturismi immersi tra gli ulivi, spa che utilizzano prodotti locali come olio e vino: tutto è pensato per farvi sentire parte del territorio. Forbes lo sottolinea: qui il lusso è la semplicità; un bagno in una piscina che guarda le colline, una passeggiata al tramonto, una cena sotto le stelle.

Forbes la chiama “la nuova Toscana”, ma forse l’Umbria non è una copia, bensì un originale che torna di moda: un luogo dove la bellezza è naturale, la lentezza è un valore e l’ospitalità è un’arte. Non è la prima volta che un gioiello della nostra nazione fa il giro del mondo e lascia il segno, facendo scoprire l’Italia più autentica al di fuori delle solite destinazioni.

L’Eroica, il percorso permanente in bici che attraversa le colline toscane

20 septembre 2025 à 19:00

Nel cuore delle Terre di Siena, attraverso il Chianti, le Crete Senesi e la Val D’Orcia, passando anche per Montalcino, si snoda un percorso fatto di strade bianche che abbracciano borghi, colline e paesaggi meravigliosi: si chiama Eroica ed è il viaggio in bicicletta avventuroso da fare almeno una volta nella vita.

Per 209 km e un dislivello totale di 3.023 metri, l’Eroica è uno tra i percorsi ciclistici più spettacolari d’Italia, un circuito ad anello suddiviso in 12 tappe da percorrere in due o tre giorni a seconda del proprio grado di preparazione e del tempo a disposizione.

Il viaggio dell’Eroica

Non esiste solo la gara ciclistica vintage, che ogni anno richiama tantissimi appassionati e curiosi, ma anche un percorso permanente dell’Eroica che permette di fare un viaggio lento immersi nei paesaggi straordinari e senza tempo della Toscana, assaporando anche l’enogastronomia locale e scoprendone le tradizioni.

Potrete ammirare il Castello di Brolio tra cipressi secolari e leggende sul barone Ricasoli, nell’antico borgo di Gaiole in Chianti, vivere tutta l’atmosfera medievale di Siena e le sue bellezze, assaporare il celebre Brunello a Montalcino e farvi conquistare dalle delizie della gastronomia toscana.

Montalcino
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Il borgo di Montalcino

Sono 12 le tappe che possono essere percorse, oltre alle quali esistono anche delle varianti che danno l’opportunità di esplorare tratti inediti del territorio.

Tra i tragitti più suggestivi, c’è quello che parte da Gaiole in Chianti (luogo in cui è nata l’Eroica) e in 17 km raggiunge Pianella. Una strada suggestiva immersa tra valli vellutate e boschi di querce. Da Pianella si raggiunge in circa 11 km il cuore di Siena, tra il Duomo e l’intramontabile Piazza del Campo per un’altra tappa suggestiva.

Altro tragitto da non perdere è quello che collega Torrenieri e Buonconvento, passando per Cosona e attraversando i borghi di Lucignano d’Asso e Pieve a Salti, tra dolci colline toscane e tradizioni agricole. C’è spazio anche per una meritata pausa ristoratrice nelle botteghe locali prima di arrivare a Buonconvento, uno dei Borghi più belli d’Italia.

Partendo da Radda in Chianti, un’altra tappa dell’Eroica conduce nel cosiddetto “Bosco del Chianti” che si distingue per numerose specie di alberi presenti, passando per San Donato in Perano e per il borgo di Vertine, e infine lungo la discesa che conduce a Gaiole in Chianti.

Seguendo le strade dell’Eroica, ci si regalano degustazioni nelle cantine, visite ai borghi e ai castelli, pause golose a base di pane toscano, olio extravergine d’oliva e salumi straordinari. Esperienze che trasformano queste tratte in un percorso non solo cicloturistico, ma anche enogastronomico.

Le 12 tappe dell’Eroica

Di seguito le tappe del percorso:

  1. Gaiole in Chianti – Pianella
  2. Pianella – Siena
  3. Siena – Murlo
  4. Murlo – Montalcino
  5. Montalcino – Torrenieri
  6. Torrenieri – Buonconvento
  7. Buonconvento – Asciano
  8. Asciano – Radda in Chianti
  9. Radda in Chianti – Gaiole in Chianti
  10. Gaiole in Chianti – Castelnuovo Berardenga
  11. Castelnuovo Berardenga – Pianella
  12. Pianella – Gaiole in Chianti
L'Eroica, la gara di bici vintage della Toscana
Ufficio Stampa
L’eroica, la famosa gara di bici vintage

Il libretto di viaggio dell’Eroica

I cicloturisti possono raccogliere il ricordo del viaggio lungo l’Eroica attraverso i timbri apposti sul libretto di viaggio dedicato ad ogni tappa raggiunta. Timbri unici e speciali che certificano la determinazione con cui si conclude il percorso e che rappresentano segni indelebili di ogni momento ed emozione vissuti. Il libretto può essere acquistato negli Eroica Point ufficiali di Siena, Gaiole in Chianti, Montalcino.

Il viaggio può cominciare da un qualsiasi punto del percorso dal momento che ogni esercizio convenzionato è riconosciuto come punto di partenza e di arrivo e abilitato a rilasciare i timbri. Si possono trovare tutti i luoghi convenzionati per apporre i timbri sul sito ufficiale del percorso, dove può essere scaricato anche l’itinerario completo, con tutte le coordinate necessarie ad orientarsi.

Gaiole in Chianti, tra vino, storia e pedalate d’altri tempi

20 septembre 2025 à 12:00

Immerso in una delle zone più amate della Toscana, Gaiole in Chianti si adagia lungo il corso del fiume Massellone, lungo quella strada che da secoli collega il cuore del Chianti al Valdarno. È un borgo che custodisce il fascino intatto di un vero paesaggio da cartolina, disegnato da dolci colline, vigneti che si rincorrono a perdita d’occhio, oliveti secolari e il profumo del vino che ha reso celebre la regione in tutto il mondo.

Il piccolo centro di Gaiole non ha mai dimenticato le sue origini: nato nel tardo Medioevo come mercatale, punto di incontro e di scambio dei numerosi castelli tutt’intorno, ha seguito lo stesso destino di Greve, anch’essa sviluppatasi attorno alle attività di mercato. Da Castellina o da Radda si giunge a Gaiole deviando lungo la via Chiantigiana, ed è proprio qui che si ha l’impressione di conoscere appieno un territorio che, nonostante il successo turistico internazionale, continua a difendere i suoi valori culturali e urbanistici.

Cosa vedere a Gaiole in Chianti e dintorni

Il cuore di Gaiole è da sempre Via Ricasoli, una vera e propria piazza allungata, teatro della vita quotidiana e delle attività di mercato, che si apre su una grande piazza triangolare che continua a essere un punto di incontro, dove si svolgono eventi culturali e manifestazioni legate al vino e alla tradizione.

La via centrale del borgo di Gaiole in Chianti
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Il centro di Gaiole in Chianti

La chiesa principale è dedicata a San Sigismondo. La sua facciata, mai del tutto completata, colpisce per la semplicità e per l’uso della pietra locale, che richiama subito il linguaggio architettonico di altri antichi edifici della zona. Eppure, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, è stata costruita negli anni Trenta del Novecento. All’interno custodisce opere d’arte moderne ispirate al Medioevo, che dialogano con un’unica testimonianza più antica, il Paliotto con la Madonna del Rosario, un altare marmoreo datato 1699.

Ma è nei dintorni che Gaiole rivela tutta la sua ricchezza. Le campagne che sono punteggiate da borghi rurali, pievi romaniche e castelli che raccontano la storia del Chianti. A pochi passi si incontrano Lecchi, il suggestivo villaggio romanico di San Sano, e Ama, che lega il suo nome a un’importante produzione vinicola. Ancora, Montebuoni, Casanova d’Ama, Adine e Poggio San Polo, con la pieve fortificata che domina dall’alto, Galenda e San Giusto in Salcio, con la chiesa in stile romanico puro, fino a Le Selve, che troneggia su una collina verdeggiante.

Infine, non si può parlare di Gaiole senza citare la celebre Strada dei Castelli, un itinerario che si snoda tra colline e vigneti, un incantevole viaggio nel Medioevo, tra fortificazioni, torri e pievi che testimoniano il fenomeno dell’incastellamento che ha segnato la storia del Chianti.

L’Eroica: pedalare nella poesia del Chianti

A Gaiole in Chianti, ogni prima domenica di ottobre, il passato torna a vivere sulle strade sterrate del Chianti, delle Crete Senesi e della Val d’Orcia grazie a L’Eroica, un evento ciclistico che ha conquistato il cuore di migliaia di persone in tutto il mondo.

Tutto comincia nel 1997: novantadue ciclisti, accomunati da un profondo desiderio di riscoprire l’anima più autentica del ciclismo, decidono di dare vita a una gara controcorrente, che ignora il cronometro e abbraccia la memoria.

Ogni anno, il raccolto borgo della provincia di Siena si trasforma così in un palcoscenico a cielo aperto: le biciclette sono d’epoca, con il cambio sul tubo obliquo e i telai in acciaio, i ciclisti indossano maglie di lana, berretti retrò e occhialoni Anni Trenta. Accanto a loro, sfilano auto e moto anch’esse d’epoca, spettatori incantati e fotografi che cercano di catturare l’essenza di un evento che si presenta come una narrazione collettiva che unisce sport, paesaggio, cultura e convivialità.

Il percorso si snoda tra colline e borghi, tra le geometrie perfette dei filari di vite e le curve polverose delle strade di campagna: si pedala tra i paesaggi senza tempo della Val d’Orcia, si attraversano le Crete Senesi, si respira il silenzio delle campagne toscane, rotto solo dal suono delle ruote sulla ghiaia, e ci si gode un meritato ristoro con panini con capocollo, fette di pecorino stagionato, crostini toscani e calici di Chianti che accolgono i ciclisti come premi tangibili per ogni chilometro percorso.

A rendere L’Eroica unica è proprio lo spirito che oggi viene celebrato in numerose edizioni internazionali, da Punta del Este in Uruguay a Montalcino, da Cambria in California al Giappone.

Casentino, in Toscana sentieri che raccontano storie antiche tra querce secolari e scorci nascosti

19 septembre 2025 à 08:30

Il Casentino è una piccola valle in Toscana, che si colloca come un’intercapedine tra Firenze a Arezzo, nella parte orientale della regione. È chiusa da una serie di rilievi: l’Appennino che la separa dalla Romagna, e che ospita il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi; il massiccio del Pratomagno che la divide dal Valdarno; il Monte Falterona e le cime circostanti dal Mugello.

È una terra di storia e natura, dove si respira il profumo dei secoli. Accade nei borghi medioevali come Poppi, ai cui piedi si combatté la Battaglia di Campaldino fra Guelfi e Ghibellini, nel 1289, avvenimento storico chiave per comprendere l’ascesa di Firenze a città egemone sul territorio toscano, oppure nelle tante rovine di castelli che ne caratterizzano il territorio. Accade nelle foreste che popolano le montagne che circondano la valle, dove si nascondono i luoghi dedicati allo spirito che hanno ospitato Francesco d’Assisi e dove si trovano riserve naturali dove la mano dell’uomo non arriva da tempo immemore, come nella Riserva naturale integrale del Sasso Fratino.

È un luogo splendido da vivere, il Casentino, ma soprattutto da guardare: i suoi boschi a perdita d’occhio, le tornite colline con in vetta un paese, la pianura coltivata con le montagne all’orizzonte. Un panorama diverso dallo stereotipo eppure tipicamente toscano: non vi si trovano filari di vite o grandi ulivete, ma querce e castagni all’ombra dei quali godere di splendidi panorami.

Escursioni in Casentino

La conformazione del Casentino e l’istituzione in parte del suo territorio del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna hanno reso la regione una destinazione turistica ideale per camminatori ed escursionisti di ogni livello. In particolare, i boschi e le montagne del Casentino sono particolarmente alla portata di tutti, con una fitta rete sentieristica che mette a disposizioni dei visitatori percorsi di lunghezza e difficoltà variabile, ma generalmente dai dislivelli morbidi e graduali e con un eccellente livello di manutenzione.

casentino toscana sentieri boschi
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Il fascino di essere in cammino tra i boschi del Casentino

Uno dei più noti è il sentiero che porta a Capo d’Arno, ovvero la sorgente da dove nasce il più importante fiume di Toscana, quello che poi bagna le città d’arte di Firenze e Pisa.

Capo d’Arno si trova alle pendici del Monte Falterona, la seconda cima più elevata dell’Appennino tosco-romagnolo, al limite nord-occidentale del Casentino. Per raggiungerlo si attraversa uno splendido bosco di faggi, con i fusti altissimi che si slanciano verso l’alto e le chiome che si tingono di colori diversi a seconda della stagione.

Vicino alla sorgente si trova inoltre cosiddetto Lago degli Idoli, uno stagno sul cui fondale sono state ritrovate migliaia di statuette votive di epoca etrusca, vecchie di migliaia di anni. Il laghetto era probabilmente un luogo di culto per l’antica popolazione che abitava la Toscana prima dell’avvento dell’impero romano. Oggi il Lago degli Idoli è un calmo specchio d’acqua con un bel prato attorno, ideale per il più classico dei picnic in altura, ma la sua storia gli conferisce una atmosfera spirituale ed esoterica.

Gli amanti dei panorami non possono rinunciare all’escursione a Poggio Scali, vero e proprio balcone del Parco delle Foreste Casentinesi. Si tratta della cima di un colle posto esattamente al confine tra Toscana ed Emilia Romagna, dal quale si ammirano praticamente tutte le vette circostanti grazie a un ampio prato accogliente che regala una vista mozzafiato.

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Lorenzo Calamai
La fantastica vista sull’Appennino Toscoromagnolo dalla vetta di Poggio Scali

Il percorso parte dall’Eremo di Camaldoli e attraversa uno splendido bosco di larici, faggi e betulle che d’autunno è una vera gioia per gli occhi: questi alberi enormi sono come sentinelle secolari che osservano il viandante passare al di sotto delle loro larghe chiome. Il sentiero costeggia la Riserva naturale integrale del Sasso Fratino, la prima in Italia: dal 1959 non vi si verifica nessuna attività legata all’uomo, tranne la ricerca scientifica. Infine, si giunge a Poggio Scali, dove nelle giornate più belle lo sguardo riesce a spaziare dai rilievi attorno a Firenze fino alle colline di Forlì.

Gli escursionisti più audaci ed esperti possono godere in Casentino del Sentiero delle Foreste Sacre, un cammino a tappe che attraversa il Parco delle Foreste Casentinesi di qua e di là dal confine regionale tra Toscana ed Emilia Romagna. Parte da Marradi, nella Romagna Toscana, e arriva fino al Santuario della Verna, in pieno Casentino.

Il cammino attraversa torrenti, cascate, borghi, santuari, straordinarie conformazioni rocciose e boschi di querce secolari, castagni, faggi, larici e betulle. In questo contesto naturale si può incontrare anche la fauna tipica dei boschi appenninici: volpi, daini, cervi, lupi, tassi, istrici, cinghiali. Un vero e proprio viaggio alla scoperta di un territorio unico ed emozionante come lo sa essere la natura nella sua accezione più pura.

Gli eremi e i castelli

Intorno alla fine del XII secolo nasce ad Assisi Giovanni di Pietro di Bernardone, giovane rampollo di una delle famiglie borghesi della città. In una vita lunga poco più di quarant’anni, passerà alla storia come Francesco d’Assisi, santo della chiesa cattolica romana e fondatore di uno dei principali ordini religiosi della stessa.

Malgrado la sua città natale, Assisi, sia quella dove è principalmente celebrata la sua vita e le sue opere, Francesco ha lasciato una traccia permanente del suo passaggio in Casentino, da lui scelto come luogo di preghiera ed eremitaggio. Il Santuario della Verna, situato nel comune di Chiusi della Verna, è celebre per essere il luogo dove il santo avrebbe ricevuto le stimmate.

Il Santuario è oggi un celebre luogo di pellegrinaggio. Si trova sulle pendici del Monte Penna, a oltre mille metri di altitudine, laddove nel XIII secolo Francesco d’Assisi si ritirava per lunghi periodi d’eremitismo. Fin dalla fine del Duecento la piccola chiesa e le celle che avevano ospitato il santo e i suoi discepoli venne ampliata, decorata e affrescata. Oggi merita una visita non solo per l’atmosfera di profonda spiritualità e per i tesori dell’arte che vi si possono trovare, come gli affreschi di Taddeo Gaddi o le terrecotte invetriate di Andrea della Robbia, ma anche per lo splendido panorama che si gode dal grande piazzale aperto.

Il vicino Eremo di Camaldoli è invece di ordine benedettino, fondato da San Romualdo nei primi anni dell’undicesimo secolo. L’eremo e il contingente monastero sono ancora oggi attivi, con una comunità monastica che ci vive. Si tratta di un luogo che unisce la bellezza della visita a un luogo dalla storia così lunga al godimento della natura circostante: l’Eremo di Camaldoli si trova a 1.100 metri di altitudine, in uno splendido bosco di larici, e nei dintorni si intrecciano decine di sentieri che percorrono i crinali delle montagne circostanti.

Eremo di Camaldoli
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L’Eremo di Camaldoli

Un posto di riguardo nel territorio casentinese lo hanno anche i castelli, sia quelli attorno ai quali sono nati poi borghi e paesi, sia quelli isolati, che ancora si ergono come guardiani del territorio sui fianchi e sulle cime delle colline. Ne è un esempio lo splendido Castello di Romena, oggi poco più di un rudere a cui si accede da uno scenografico viale di cipressi. Il fortilizio conserva ancora l’antica pianta con tre torri di guardia: da lì si domina interamente la valle, e lo sguardo si perde verso i paesi di Pratovecchio, Stia, Poppi.

Non è lontano il Castello di Porciano, che sorge sopra Stia sul versante opposto rispetto a Romena. Il suo massiccio blocco ha più di mille anni di storia, gode di una splendida vista e all’interno è parzialmente visitabile: vi si trovano diverse sale, una raccolta di utensili agricoli storici, alcuni reperti di ceramiche rinvenute nei dintorni del castello e una collezione privata dedicata ai nativi americani (sic!).

I borghi del Casentino

A fare da contraltare ai meravigliosi silenzi dei boschi e ai panorami grandiosi del Casentino, ci sono i piccoli borghi che popolano la vallata, piccole gemme del territorio dove trovare tesori dell’arte e dell’architettura.

Poppi è forse il più bello e il più noto. La torre del Castello dei Conti Guidi, che troneggia sulla cima della collina su cui sorge il borgo antico, si vede praticamente da ogni parte del Casentino. Il suo centro storico è un piccolo labirinto di vicoli medievali racchiusi dalle vestigia della antiche mura. Culmina nella bella piazza panoramica del mastio, che offre una vista su tutta la valle. All’interno del castello è ospitato un museo dedicato alla Battaglia di Campaldino del 1289, a cui partecipò anche Dante Alighieri.

Poppi Casentino Toscana
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Vista di Poppi

Il centro più importante è invece Bibbiena, che ha una piccola zona industriale e una vivace vita commerciale tra i negozi di artigianato del centro. È un borgo affascinante, malgrado abbia un’aria più contemporanea e meno storica di altri abitati casentinesi: la centrale Piazza Tarlati è il salotto buono della cittadina, e offre uno bello scorcio panoramico sui dintorni; il Museo Archeologico del Casentino è ingiustamente sottovalutato e riporta il visitatore indietro di migliaia di anni, concentrandosi sulla storia di questo pezzo di Toscana dalla preistoria alla dominazione romana; alcune porzioni delle antiche mura circondano i pittoreschi vicoli del centro, tra cui è bello perdersi passeggiando.

Il borgo dalla storia unica è Raggiolo, nato come enclave corsa in Toscana. Nel Quattrocento Raggiolo era stata sostanzialmente rasa al suolo, rimasta al centro di alcune lotte tra signorie locali: poco meno di un secolo dopo, però, riprendeva vita grazie all’arrivo di un gruppo di coloni provenienti dalla Corsica. Si trova tra i boschi di castagno alle pendici del Pratomagno ed è caratterizzato da case ed edifici tutti costruiti in pietra e da vicoli lastricati. Oggi è abitata da un pugno di persone, ma rimane un luogo magico dove respirare un’atmosfera senza tempo.

In una porzione di Casentino un po’ laterale, vicina al Passo della Consuma, quello che separa la vallata dalla piana di Firenze, sorge Montemignaio. È un piccolissimo borgo che vive una vita lenta, serena e racchiusa nei silenzi dei suoi boschi e della sua natura. Poco più di 500 abitanti mantengono comunque viva la vita del paese, che si distingue per il suo nucleo storico racchiuso attorno a quello che era l’antico castello dei Conti Guidi, con la sua elegante e sobria chiesa intitolata a Sant’Agata. Attorno a Montemignaio la natura regna sovrana e una bella rete di sentieri porta all’esplorazione delle vestigia della vita contadina, tra vecchi mulini, torrenti e borgate abbandonate.

Dopo essere sgorgato dal Monte Falterona, l’Arno attraversa Stia, il primo abitato che incontra lungo il suo percorso. La cittadina è divenuta nota per il suo artigianato tessile, portando in giro per il mondo il panno casentinese, un tradizionale tessuto di lana. Viene celebrato nel bel Museo dell’arte della lana, che sorge in uno scenografico vecchio lanificio ormai dismesso. Da non perdere la Vergine col Bambino e due Angeli, di attribuzione incerta fra i pittori duecenteschi Cimabue e Giotto, ospitata nella Pieve di Santa Maria Assunta.

Castelli della Val d’Orcia che si stagliano tra cipressi, colline e cieli infuocati

16 septembre 2025 à 14:20

La Val d’Orcia, cuore pulsante della Toscana, è un paesaggio che sembra uscito dalla tela di un pittore: colline ondulate e romantiche, cipressi secolari e cieli che al tramonto si tingono di rosso fuoco e sfumature meravigliose.

In questo scenario idilliaco, i castelli si ergono come sentinelle silenziose, testimoni di secoli di storia e leggende. Ogni pietra racconta di nobili famiglie del passato, di battaglie dimenticate e di panorami memorabili.

Attraversare la Val d’Orcia significa fare un viaggio a ritroso nel tempo, dove la storia, l’arte e la natura convivono in perfetta armonia, e i castelli diventano veri e propri protagonisti di questo racconto visivo. Ecco una selezione di 9 castelli e rocche da ammirare e visitare in Val d’Orcia.

Castello di Montalcino

La Fortezza di Montalcino, costruita nel XIV secolo (iniziata nel 1361), domina la città e i vigneti circostanti – terra del famoso Brunello. Le sue mura possenti e le torri merlate hanno visto secoli di conflitti e alleanze tra famiglie nobili.

Dal punto più alto della fortezza, il panorama si apre sulle colline dorate della Val d’Orcia, punteggiate di cipressi e piccoli borghi medievali. Nel tardo pomeriggio, il tramonto che infuoca il cielo rende l’atmosfera quasi surreale, trasformando la visita in un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.

Passeggiare nel cortile interno, toccare le pietre consumate dal tempo e immaginare i cavalieri che le percorrevano regala un’emozione unica.

Castello di Ripa d’Orcia

Situato su un promontorio che domina il fiume Orcia, il Castello di Ripa d’Orcia (sec. XIII), è un gioiello medievale immerso in una cornice naturale spettacolare. Le torri e le mura si stagliano contro il cielo, mentre i cipressi circostanti sembrano proteggere il borgo sottostante.

Ogni angolo del castello – oggi in vendita– racconta storie di nobili e contadini, di battaglie e di feste medievali. Fin dal 1484 di proprietà della nobile famiglia dei Piccolomini e suoi discendenti.

Gli appassionati di fotografia trovano qui uno scenario perfetto, dove luci, ombre e colori naturali si mescolano creando immagini degne di una cartolina.

Rocca di Tentennano

La Rocca di Tentennano, nel comune di Castiglione d’Orcia, sorge in posizione strategica su un’altura, da cui si domina l’intera vallata. Risalente al XII secolo fu proprietà di diverse famiglie nobili e della Repubblica di Siena.

La Rocca, contesa in diverse guerre, è oggi accessibile ai turisti, che possono visitarla respirando la storia che permea ogni pietra, esplorarla e godere dei panorami spettacolari che spaziano dal Monte Amiata alla Val d’Orcia. La bellezza della natura circostante, con i campi di grano che ondeggiano al vento e i cipressi che segnano i confini delle strade sterrate, rende la visita un’esperienza immersiva.

Castello di Spedaletto

Costruito nel XII secolo, il Castello di Spedaletto fu originariamente un luogo di accoglienza per i pellegrini lungo la Via Francigena. Le sue mura merlate e le torri cilindriche lo rendono immediatamente riconoscibile tra le colline della Val d’Orcia.

La posizione elevata consente di godere di una vista privilegiata su San Quirico d’Orcia e i suoi dintorni. Ammirare questo castello dall’esterno al tramonto, con i colori caldi che dipingono la valle, regala un’emozione senza tempo. Immaginarsi come un viandante o un pellegrino dell’epoca aggiunge fascino a questo luogo, trasformando ogni visita in un racconto storico vivo.

Castello di Poggio alle Mura

Immerso tra vigneti e campi dorati, il Castello di Poggio alle Mura – detto anche Castello Banfi – appare come un rifugio sospeso tra cielo e terra. L’edificio si staglia netto contro il cielo, mentre la luce del tramonto colora di tonalità accese le colline circostanti.

La quiete che si respira in questo castello è rara: lontano dai percorsi turistici più battuti, permette di vivere la campagna toscana in piena autenticità. Oggi il castello ospita il museo del vetro e del vino.

I sentieri che lo circondano offrono passeggiate tra oliveti e filari di viti, mentre i cipressi creano un ritmo armonico nel paesaggio, come se fossero sentinelle silenziose delle storie antiche che il castello custodisce.

La Rocca di Castiglione d’Orcia

Nel cuore del borgo medievale di Castiglione d’Orcia, la Rocca Aldobrandesca si erge maestosa tra le case e le stradine. I resti di quella che una volta era una rocca imponente, dominano il pittoresco borgo della Val d’Orcia in Toscana.

La struttura ha visto passare secoli di storia: dagli antichi feudatari alle battaglie tra eserciti. Oggi, la rocca è un luogo di scoperta, dove passeggiare sospeso nel tempo per rivivere atmosfere medievali.

Castello di Monticchiello

Il borgo di Monticchiello è uno dei più suggestivi della Val d’Orcia nel comune di Pienza. La sua rocca – eretta nel 1260 – è posta nel punto più alto della collina dove sorge il borgo.

Di essa, eretta nel 1260, resta essenzialmente solo il possente cassero Senese (non visitabile). Le mura, per gran parte conservate, erano dotate di camminamento di ronda e intervallate da torri di varie dimensioni. Anche il borgo di Monticchiello, che regala un panorama straordinario sulle colline circostanti, ha mantenuto intatte le sue caratteristiche medievali.

Castello di Velona

Il Castello di Velona – restaurato e risalente al X secolo – è situato nel comune di Montalcino, a 12 km dal centro, e oggi è diventato un resort di lusso che mantiene intatta la sua struttura medievale.

La posizione elevata permette di ammirare la Val d’Orcia in tutta la sua bellezza, dai campi dorati ai cipressi che disegnano il paesaggio. La combinazione di storia e comfort moderno fa del Castello di Velona, a 30 minuti in auto da Siena, una meta perfetta per chi desidera vivere la Toscana autentica.

Rocca di Radicofani

La Fortezza di Radicofani è una delle strutture più imponenti della Val d’Orcia. Con più di mille anni, domina la valle da un’altura strategica – uno sperone di roccia basaltica di 896 metri – e grazie alla sua posizione è stata da sempre contesa nel tempo e nella storia.

Oramai da diversi anni la rocca è aperta al pubblico e interamente visitabile – compresi tutti i camminamenti sotterranei, le postazioni di tiro e la terrazza dalla quale si ha una visuale a 360° sul paesaggio circostante. Al suo interno si trova un museo storico distribuito sui tre piani.

Castelli e fortezze in Val d'Orcia, Toscana
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Veduta aerea della Fortezza dei Radicofani

Val d’Orcia tra cipressi e calici, dove il paesaggio e il vino raccontano l’autunno

Par : losiangelica
10 septembre 2025 à 16:30

L’autunno in Val d’Orcia è un dipinto che si rinnova, anno dopo anno, con colori e sapori. Dalle sfumature calde delle piante alla crescita delle vigne colme di grappoli fino ai cipressi: gli appassionati di turismo enogastronomico non possono non prendere in considerazione questo itinerario. Da settembre in poi, la valle patrimonio UNESCO rivela la sua anima più autentica, tra cipressi che disegnano il paesaggio e calici che custodiscono secoli di tradizione enologica.

Dalla maestosità di Montalcino, patria del Brunello, fino alle dolci colline di Montepulciano, ogni borgo racconta una parte della storia enologica di questa valle straordinaria. L’invito a scoprire la Toscana più autentica è qui: non ti resta che seguire il nostro itinerario.

I borghi del vino in Val d’Orcia

Chi visita il territorio non può che partire dai borghi della Val d’Orcia che, oltre al fascino storico, sono custodi della tradizione vinicola e vantano nelle vie del centro storico enoteche e locali dove degustare un calice accompagnato dalle ricette più amate. Ma quali sono i paesi del vino da scoprire?

Montalcino e il Brunello

Il Brunello di Montalcino è tra i vini toscani più amati sia in Italia sia all’estero. Il rosso strutturato e nobile è legato al territorio, alle numerose cantine e ai piccoli produttori che anno dopo anno si impegnano a rafforzarne il nome.

Montepulciano e il vino Nobile

A Montepulciano, la pietra rinascimentale incontra l’eleganza del Vino Nobile, tra i più antichi rossi d’Italia. Le stradine lastricate conducono a piazze scenografiche e palazzi storici, ma il vero spettacolo si trova sotto terra: le cantine storiche scavate nel tufo, dove barrique e botti custodiscono vini di straordinaria complessità.

Pienza, tra calici e degustazioni di pecorino

Pienza, la “città ideale” del Rinascimento, sorprende non solo per le architetture volute da papa Pio II, ma anche per la sua doppia anima gastronomica. Accanto ai calici dei vini Orcia DOC e Nobile di Montepulciano, qui il protagonista è il pecorino di Pienza, formaggio dalle mille stagionature che trova negli abbinamenti con i rossi locali un compagno perfetto. Le botteghe del centro storico invitano a degustazioni che uniscono sapori e panorami, perché dalle terrazze si aprono vedute mozzafiato sulla valle, soprattutto al tramonto.

Visitare Pienza
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Wine Tour in Val d’Orcia alla scoperta di Pienza

Gli eventi autunnali in Val d’Orcia

Come in molti territori italiani, l’autunno è tempo di feste e sagre. In Val d’Orcia sono due gli eventi principali da non perdere. La prima è la sagra del Tartufo di San Giovanni d’Asso; nonostante non sia strettamente legata al vino, il prodotto apprezzatissimo in cucina fa da fil rouge a degustazioni e menù accompagnando una festa che coinvolge tutto il borgo.

Altrettanto suggestiva la sagra del Tordo di Montalcino: la tradizione della tavola non manca ma è anche presente una rievocazione della caccia medievale e dei tradizionali banchetti. Protagonisti? I piatti di cacciagione abbinati all’immancabile Brunello.

I punti panoramici che raccontano la Val d’Orcia

La Val d’Orcia è un set naturale che sembra pensato per stupire: ogni curva della strada svela un nuovo scorcio, ogni collina custodisce un quadro da immortalare.

Non a caso fotografi e registi di tutto il mondo hanno scelto questa valle della Toscana per raccontare la bellezza italiana: basta alzare lo sguardo e il paesaggio parla da solo. In autunno, quando i filari si tingono d’oro e di rosso, i belvedere e i borghi diventano veri e propri teatri a cielo aperto, pronti a regalare emozioni irripetibili.

Il belvedere di S. Quirico d’Orcia

Un must per chi vuole catturare l’anima della valle è il belvedere di San Quirico d’Orcia, forse il più fotografato della zona. Una distesa di colline ondulate che sembrano dipinte a mano, punteggiate da vigneti e casolari isolati incarnano l’anima di questa regione vinicola.

In autunno, i colori caldi fanno da cornice a un paesaggio che ti farà collezionare centinaia di like sui social con il tuo scatto condiviso. Peccato solo non poter immortalare anche il silenzio rotto solo dal vento tra i filari.

Visitare San Quirico d'Orcia
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Scattare una foto panoramica al belvedere di San Quirico d’Orcia

Cappella della Madonna di Vitaleta

Tra i luoghi più iconici della Val d’Orcia c’è la cappella della Madonna di Vitaleta da cui è possibile scattare foto panoramiche e godersi lo scenario da un punto di vista unico.

Circondata da cipressi e immersa in un mare di campi, non ha bisogno di effetti speciali: la sua semplice eleganza cattura al primo sguardo. Arrivarci al tramonto significa assistere a uno spettacolo di sfumature che cambiano minuto dopo minuto, rendendo l’esperienza magica e quasi sospesa nel tempo.

I dintorni di Pienza

Il borgo toscano del pecorino è una gemma che mixa un’anima rinascimentale con una medievale, ma i suoi dintorni sono pura magia. Se cerchi uno scorcio panoramico percorri la strada vinicola tra filari, fattorie e cipressi e goditi il relax e il viaggio on the road a ritmi lenti.

Le strade del vino attorno a Montalcino

Guidare lungo i percorsi che circondano Montalcino è un’esperienza che unisce i sensi: lo sguardo abbraccia le vigne che danno vita al Brunello, mentre l’olfatto si riempie di profumi di mosto e di terra bagnata. Curve dolci portano a cantine storiche, panorami mozzafiato e piccoli casali immersi nei filari.

L’on the road in Toscana? Un’ottima idea, in auto e in moto ma è anche possibile godersi il turismo lento a bordo dell’Espresso Siena che congiunge Roma attraversando la Val d’ Orcia con carrozze ispirate agli anni 70.

Dintorni di Montalcino
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La strada del vino di Montalcino in autunno è pura magia

Il museo della vite e del vino di Montenero d’Orcia

Non possiamo pensare di fare un wine tour della Val d’Orcia senza visitare almeno un museo dedicato. Il museo della vite e del vino di Montenero d’Orcia è una chicca imperdibile: si trova nella piazza centrale del borgo e racconta i sapori, la tradizione contadina, la memoria e qualche curiosità attraverso oggetti, foto e testimonianze.

Tra i pezzi più affascinanti spicca un antico torchio in legno di quercia del Settecento, utilizzato fino ai primi del Novecento per la spremitura dell’uva, vero simbolo del lavoro manuale e della tradizione rurale.

Il percorso espositivo dà modo di scoprire anche altre specialità del territorio come le castagne e l’olio extravergine d’oliva: eccellenze che fanno parte della cultura gastronomica locale.

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