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Cascata del Sasso, il ruggito nascosto tra le colline marchigiane

9 juillet 2025 à 11:06

Esiste di un angolo d’Italia dove la natura non si mostra, ma si impone. Parliamo della Cascata del Sasso (chiamata anche Balza del Metauro), meraviglia che prende vita tra le colline marchigiane in cui l’acqua cade, romba e scolpisce. È, infatti, la cascata più imponente delle Marche e una delle più vaste dell’Italia centrale, ma nonostante la sua grandezza resta piuttosto fuori dai radar del turismo mordi e fuggi.

Dove si trova la Cascata del Sasso

La Cascata del Sasso si trova nel territorio di Sant’Angelo in Vado, in provincia di Pesaro e Urbino, nel cuore delle Marche più autentiche. Siamo a poca distanza dai confini con Umbria e Toscana, in una zona dove le strade si intrecciano tra colline tranquille, boschi fitti e borghi che raccontano secoli di storia.

Ed è proprio in questo paesaggio che prende forma la cascata, con il suo salto d’acqua imponente alto fino a 15 metri e largo oltre 50 (che in piena diventa persino il doppio) e un fragore che si fa sentire ben prima di arrivare al suo cospetto.

Cosa fare in estate alla Cascata del Sasso

In estate, la Cascata del Sasso si rivela un’oasi fresca e rigenerante, il top per chi cerca un mix di natura autentica, avventura leggera e qualche momento di relax lontano dal caos. A disposizione dei visitatori ci sono diversi sentieri da trekking, piacevoli camminate immerse nel verde tra querce, faggi e qualche macchia di leccio.

Il percorso più frequentato parte da un piccolo parcheggio vicino a Sant’Angelo in Vado, piuttosto semplice da seguire grazie alle indicazioni che sono ben visibili. In circa una ventina di minuti si raggiunge un belvedere da cui si può ammirare la cascata in tutto il suo splendore, un posto perfetto per scattare foto che resteranno nel cuore.

Ma ciò che conquista davvero i visitatori, soprattutto nelle giornate calde, è la possibilità di tuffarsi nelle piscine naturali create dal fiume Metauro ai piedi della cascata stessa. L’acqua, piuttosto fresca, è l’ideale per rigenerarsi dopo la camminata e godersi un momento di puro relax.

Per chi ama esplorare, è decisamente consigliato il sentiero che continua lungo il fiume, verso piccoli angoli meno frequentati dove il Metauro forma altre piscine naturali e passaggi rocciosi che sembrano creati apposta per arrampicate e brevi avventure. È un modo interessante per allontanarsi un po’ dalla folla senza andare troppo lontano, e magari trovare un posto tutto per sé dove leggere o semplicemente ascoltare il vento tra le fronde.

La mattina presto o il tardo pomeriggio sono i momenti in cui la luce gioca con le gocce d’acqua creando arcobaleni e riflessi unici, e la temperatura è più mite. Il consiglio è infatti quello di evitare le ore centrali, soprattutto nei weekend.

Infine, dopo una giornata tra tuffi e camminate, non mancate di fare una sosta a Sant’Angelo in Vado, piccolo borgo famoso per il suo tartufo bianco e per le osterie dove si cucina ancora come una volta.

Cosa fare in inverno alla Cascata del Sasso

La Cascata del Sasso regala numerose soddisfazioni anche in inverno, ovvero quando si trasforma in un luogo magico e sorprendente, lontano dai soliti percorsi affollati. Anche se la stagione fredda riduce le possibilità di balneazione, il paesaggio acquista una bellezza tutta sua, con le rocce umide illuminate da una luce morbida e l’acqua che scorre lenta, a tratti ghiacciata (anche se raramente), creando sporadicamente affascinanti cristalli di ghiaccio e piccole stalattiti naturali sulle pareti rocciose.

Le temperature più basse, soprattutto nelle mattine limpide, donano all’aria una freschezza frizzante che rinvigorisce ogni camminata, rendendo il percorso verso le cascate un’esperienza intensa e rigenerante.

I sentieri, generalmente ben tenuti, si coprono di foglie secche e qualche volta di neve, a seconda dell’inverno, e camminare tra gli alberi spogli regala una vista più aperta e panoramica, con scorci sul fiume Metauro che in inverno si fa più lento e maestoso. Questo è il momento ideale per gli appassionati di fotografia naturalistica, che possono catturare giochi di luce, riflessi e la natura in una veste più rarefatta.

In inverno, visitare la Cascata del Sasso richiede qualche accorgimento in più. È infatti consigliato vestirsi a strati, indossare scarpe impermeabili con una buona suola e fare molta attenzione. Il motivo di tutto ciò è piuttosto semplice: il terreno può essere scivoloso e, se fa particolarmente freddo, l’eventuale ghiaccio presente vicino ai bordi della cascata può diventare insidioso.

Per chi ha voglia di esplorare oltre, i sentieri che costeggiano il Metauro offrono scorci spettacolari su vallate e colline che, nei giorni più gelidi, si tingono di bianco. Con un po’ di fortuna, si possono scorgere anche tracce di animali selvatici, come caprioli e volpi, che si aggirano in cerca di cibo.

E chi non teme le basse temperature può dedicarsi a un picnic davanti alla cascata. Basta avere con sé una coperta, una bevanda calda e magari un dolce locale per trasformare una semplice pausa in qualcosa di speciale. L’importante, tuttavia, è arrivare ben attrezzati perché il gelo e l’umidità della zona non perdonano.

Dopo la camminata, il borgo di Sant’Angelo in Vado offre rifugio e ristoro con le sue trattorie in cui assaggiare piatti tipici di montagna, come zuppe fumanti e carni stufate, il top per scaldare il corpo dopo il freddo dell’esterno.

Come arrivare

Per raggiungere la Cascata del Sasso si parte da Sant’Angelo in Vado, seguendo le indicazioni locali che portano verso la zona industriale, a circa un chilometro e mezzo dal centro. Il tragitto è ben segnalato, ma munirsi di una mappa o GPS può essere utile, soprattutto nei tratti più immersi nella vegetazione.

Se si sceglie l’auto, occorre oltrepassare il centro abitato e seguire i cartelli per la cascata, grazie ai quali si arriva facilmente a un piccolo parcheggio situato vicino all’inizio del sentiero. Da lì, con una camminata di più o meno 20-30 minuti, si raggiunge la cascata percorrendo un sentiero semplice e immerso nel verde.

Per chi preferisce i mezzi pubblici, arrivare non è impossibile, ma richiede un po’ di pianificazione: dalla stazione ferroviaria più vicina, quella di Fano, si può prendere un autobus o un taxi fino a Sant’Angelo in Vado, e da lì si può proseguire. È una buona norma informarsi in anticipo sugli orari, perché le corse possono essere limitate (specialmente fuori stagione).

Cosa fare e vedere a Genga: scoprire l’anima segreta delle Marche tra grotte, eremi e valli incantate

3 juillet 2025 à 17:05

Le Marche sono spesso associate alle spiagge dorate, alla Riviera del Conero e ai piccoli borghi affacciati sull’Adriatico. Basta però allontanarsi di pochi chilometri dalla costa per ritrovarsi immersi in una dimensione completamente diversa e molto verde.

Genga, un piccolo borgo incastonato tra le colline dell’entroterra anconetano, è una di quelle destinazioni perfette per chi ama la natura, la storia, il trekking e le atmosfere autentiche. In estate è anche una valida alternativa per chi desidera una pausa dal mare senza rinunciare alla bellezza paesaggistica e alla cultura.

Questo borgo è molto più di un punto d’ingresso per visitare le famose Grotte di Frasassi. È un luogo dove la natura si fonde con la spiritualità, la storia convive con la lentezza della vita. Genga è capace di conquistare il cuore dei viaggiatori con il suo ritmo lento, la quiete dei suoi paesaggi e la sua autenticità.

Dove si trova Genga e come arrivare

Genga, comune certificato Bandiera Arancione, si trova nel cuore delle Marche, in provincia di Ancona, ed è immerso nel Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi, un’area protetta che ospita alcuni dei paesaggi più affascinanti della regione. Il territorio è attraversato dal fiume Sentino, che nel corso dei millenni ha modellato grotte, gole e canyon spettacolari.

Come raggiungerla

Genga si può raggiungere sia in treno che in macchina. La linea ferroviaria Ancona–Roma ferma proprio a Genga–San Vittore. Dalla stazione si possono prendere bus e navette che portano alle principali attrazioni – le Grotte sono raggiungibili da qui anche a piedi.

In alternativa si può arrivare al borgo anche in camper o in bici. Genga è una meta perfetta anche per chi ama viaggiare lentamente, grazie a piazzole attrezzate e a numerosi percorsi ciclabili nei dintorni.

Cosa vedere a Genga: storia, natura e architettura

Genga, situata sulla cima di un colle nell’alta valle dell’Esino, è un concentrato di meraviglie naturali, siti storici e bellezze architettoniche che sorprendono anche il visitatore più esperto. Non è solo il luogo dove si trovano le famose Grotte di Frasassi, ma un territorio ricco di tappe imperdibili che meritano attenzione.

Le Grotte di Frasassi: un mondo sotterraneo da esplorare

Le Grotte di Frasassi rappresentano una delle attrazioni più straordinarie delle Marche, e probabilmente d’Italia. La loro apertura risale al 1 settembre 1974. Queste cavità carsiche si estendono per oltre 30 chilometri in un dedalo di meravigliose sale, stalattiti, stalagmiti e laghetti cristallini.

cosa vedere a Genga e dintorni nelle Marche
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Grotte di Frasassi

Il punto più impressionante è l’Abisso Ancona, una cavità alta quasi 200 metri e capace di contenere il Duomo di Milano. Il percorso turistico, accessibile a tutti, è ben illuminato e si percorre in circa 1 ora e 15 minuti ad una temperatura di 14 gradi costanti tutto l’anno. Per i più avventurosi ci sono anche tour speleologici più tecnici, adatti a chi desidera vivere l’esperienza da esploratore.

Il Tempio del Valadier e l’Eremo di Santa Maria Infra Saxa

Sempre nel territorio di Genga, dopo aver parcheggiato l’auto all’ingresso del sentiero, si sale a piedi lungo un percorso lastricato e dopo circa un chilometro si raggiunge una delle visioni più suggestive del territorio: il Tempio del Valadier, un santuario ottagonale in stile neoclassico sormontato da una cupola ricoperta di lastre in piombo e incastonato in una grotta.

Fu voluto da Papa Leone XII, originario proprio di Genga, come nuovo luogo di culto che si sarebbe dovuto erigere sopra una chiesa preesistente. Dentro l’edificio è custodito un altare centrale con una riproduzione della statua della Madonna col bambino del Canova. L’accesso al Tempio del Valadier è a pagamento e, in base al mese, ha orari giornalieri diversi di visita. Prima di organizzare questa gita è necessario controllare il sito ufficiale del Comune di Genga.

Accanto si trova l’Eremo di Santa Maria Infra Saxa, costruito direttamente nella parete rocciosa. Questo luogo di silenzio e raccoglimento, nato come oratorio, fu poi utilizzato come monastero di clausura retto dalle monache benedettine.

All’interno di questa meravigliosa cornice naturale de la Gola di Frasassi, durante le festività natalizie veniva organizzato un tipico e suggestivo presepe vivente che è stato annullato negli ultimi anni per motivi di sicurezza.

L’Abbazia di San Vittore alle Chiuse

Situata a pochi minuti dalle Grotte, l’Abbazia di San Vittore delle Chiuse è uno dei capolavori dell’architettura romanica delle Marche. Edificata dai longobardi verso la fine del X secolo all’inizio della Gola di Frasassi, coccolata – chiusa – dalle montagne si distingue per la sua pianta a croce greca e una particolare articolazione di cupole. Il simbolo dell’infinito rovesciato e situato vicino alla porta sinistra dell’altare è ancora oggi un mistero.
L’abbazia è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 19.

cosa vedere nei pressi del borgo di Genga
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Abbazia di San Vittore alle Chiuse

Il complesso ospita anche il Museo Speleo-Paleontologico e Archeologico di Genga, che conserva il fossile di un ittiosauro – un rettile marino lungo circa 3 metri – ritrovato nella zona e reperti archeologici del territorio.

Il borgo medievale di Genga

Passeggiare per le stradine acciottolate del borgo di Genga, il cui nome deriva dai Conti della Genga – di cui fece parte papa Leone XII – è un viaggio nel tempo. Arroccato su una collina, il paese conserva l’antico impianto medievale – racchiuso tra le mura del castello – con case in pietra e scorci panoramici.

Il Palazzo Fiumi Sermattei è oggi sede di un piccolo museo civico dedicato all’arte e alla storia del territorio – museo arte, storia, territorio – qui sono esposti i capolavori dell’antica chiesa di San Clemente: uno scrigno di arte e di storia con opere di Antonio da Fabriano.

Il Ponte Romano sul fiume Sentino

Non lontano da San Vittore di Genga, di fronte alla chiesa romanica di San Vittore delle Chiuse, si trova un ponte romano ben conservato – con un arco acuto da un lato e uno a tutto sesto dall’altro – che attraversa il fiume Sentino – quello che ha dato origini alle Grotte di Frasassi.

Ancora oggi, camminando sulle sue pietre, si può immaginare il passaggio dei pellegrini e dei mercanti nel Medioevo. Al ponte sul fiume si accede attraverso una torre fortificata.

Cosa fare a Genga e dintorni: esperienze tra natura, escursioni e tradizioni

Oltre alle visite culturali e naturalistiche, Genga e il suo territorio offrono tante attività per chi ama il movimento, l’aria aperta e le esperienze autentiche. Dalle escursioni ai percorsi enogastronomici passando per i trekking, ogni giorno qui può essere diverso.

Escursioni nel Parco Gola della Rossa e Frasassi

Il territorio di Genga è un paradiso per gli amanti del trekking e del turismo slow. I sentieri si snodano tra gole profonde, boschi di querce e panorami mozzafiato.
All’interno del Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi ci sono tanti altri percorsi segnalati. Alcuni sono perfetti anche con i bambini.

trekking e sentieri all'interno del territorio di Genga
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Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi

Ecco due sentieri imperdibili per trascorrere una giornata a stretto contatto con la natura:

  • Sentiero del Papa: uno dei percorsi più suggestivi, ideale durante la primavera e l’estate. A circa 3 chilometri dal borgo di Genga, lungo la strada provinciale che conduce ad Arcevia, si trova la parte più magica di questo sentiero: una scenografica forra tra le rocce che si è creata per l’effetto dell’erosione del torrente Scappuccia. Per chi ama camminare e trascorrere tempo in natura è consigliato percorrere il sentiero ad anello che parte dal borgo di Genga. Dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio sotto il castello si intraprende appunto Il Sentiero del Papa segnalato n.107 , dedicato a Papa Leone XII, fino ad arrivare a Valle Scappuccia. Da qui, prendendo a destra, si torna verso Genga.
  • Sentiero dell’Aquila: chiamato così in quanto è stata avvistata una coppia di Aquile reali in quella zona. Si parte dal borgo di Pierosara – al quale è legata una legenda d’amore e tragedia – dove un tempo c’era un importante castello medievale – oggi si possono ammirare le cinte murarie e la torre di difesa.  Questo sentiero è molto panoramico e regala viste spettacolari sulle gole, sui piccoli borghi e sulle montagne. Tappa imperdibile: il Foro degli Occhialoni. Luogo che prende il nome da una cavità che si è formata a causa dell’erosione del vento e della pioggia. Qui due grandi buchi, gli occhialoni, permettono di vedere da una parte all’altra del monte.

Attività outdoor per tutta la famiglia

Il Parco offre inoltre anche esperienze originali che vanno oltre la classica escursione. Dal trekking con gli alpaca, perfetto se si viaggia con i più piccoli, ai tour con guida in bici, ideali per scoprire il territorio su due ruote, passando per un meritato momento di riposo alle Terme di Frasassi, una piccola oasi dove ricaricare le energie con trattamenti termali e vista sul verde.

Enogastronomia: cosa assaggiare a Genga

La cucina di Genga riflette la tradizione contadina delle Marche: saporita, genuina e ricca di prodotti del territorio. Nei ristoranti della zona o durante sagre ed eventi ci sono dei cibi e dei piatti marchigiani che vale davvero la pena assaggiare:

  • crescia: farcita con erbe strascinate, formaggi e salumi – da provare anche il ciauscolo,
  • salame di Genga: si distingue dagli altri per il suo profumo e per l’equilibrio di consistenza e sapore,
  • tagliatella: fatta a mano e stesa con il “lasagnolo” e spesso condita con tartufo e funghi porcini, protagonisti delle stagioni autunnali ma spesso proposti anche in estate,
  • pappardelle o polenta al cinghiale,
  • vincisgrassi,
  • coniglio in potacchio.

Spiagge nelle Marche, le più belle, ma anche autentiche e selvagge

Par : losiangelica
29 juin 2025 à 18:30

Ammirare una spiaggia di sassi neri, andare alla scoperta delle antiche tracce di Valbruna, osservare i faraglioni che emergono dalle acque: l’itinerario che ci porta alla scoperta delle spiagge più belle delle Marche ci mette a contatto con un territorio dove passiamo dalle calette fino ai lidi super attrezzati. Quello che non cambia è la nostra meraviglia di fronte alle acque cristalline, alle colline sinuose, alle montagne, alle spiagge che si trovano proprio alle pendici di borghi che raccontano storie di mare.

La Spiaggia delle Due Sorelle

La prima cosa da sapere sulla Spiaggia delle Due Sorelle è che si può raggiungere unicamente via mare, ed è proprio questo che rende l’esperienza tanto particolare, una di quelle da vivere almeno una volta nella vita. Tra le spiagge più belle delle Marche (e d’Italia), è il simbolo della cosiddetta Riviera del Conero. Deve il suo nome ai faraglioni gemelli che si stagliano all’orizzonte e che emergono dalle acque.

È particolarmente apprezzata per il suo mare cristallino: come anticipato, possiamo visitarla prenotando una visita con le imbarcazioni che partono dal porto di Numana. In alternativa, soprattutto per chi è avvezzo agli sport acquatici, è raggiungibile anche con canoe o SUP. Ma è importante ricordare una cosa: il territorio è protetto, quindi non si possono lasciare le proprie attrezzature in giro, abbandonate sulla battigia. Meglio organizzarsi per tempo, così da evitare qualsiasi intoppo.

La Spiaggia Urbani

Ci sono molti motivi per cui la Spiaggia Urbani è tanto amata e apprezzata. Iniziamo dalla sua forma tipica a mezzaluna, che la rende davvero caratteristica, una conformazione territoriale che lascia senza fiato. È composta da ghiaia fine e sassolini, e tra l’altro ci sono tratti di spiaggia libera. Nelle vicinanze non mancano stabilimenti balneari e ristoranti, così come ben tre parcheggi, di cui due a pagamento e uno gratuito.

Si può raggiungere a piedi dal centro storico di Sirolo o, in alternativa, con i bus navetta (qui in estate sono un grande classico immancabile). Come la Spiaggia delle Due Sorelle, anche la Spiaggia Urbani è tra le più famose di Sirolo e si trova proprio alle pendici del borgo. La consigliamo perché il panorama sul Monte Conero è semplicemente mozzafiato, soprattutto verso il tramonto: è questo il momento migliore per ritagliarsi qualche ora di vacanza indimenticabile.

La Spiaggia di Mezzavalle

La Spiaggia di Mezzavalle nel Conero
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La Spiaggia di Mezzavalle nel Conero

Parliamo ora di una spiaggia dal fascino più selvaggio, situata a nord di Ancona, nel territorio del Conero, probabilmente uno dei tratti più belli delle Marche: la Spiaggia di Mezzavalle. Qui un on the road è doveroso per scoprire tutte le insenature e le spiagge. È l’ultima spiaggia di Ancona ed è completamente libera, quindi priva di stabilimenti balneari. Possiamo raggiungerla sia attraverso i sentieri sia via mare. Per chi desidera avventurarsi, uno dei sentieri è più lungo e intricato, mentre l’altro è corto ma ripido: se non siamo avvezzi al trekking, meglio chiedere informazioni e prendere il largo con la barca.

La Spiaggia di Velluto di Senigallia

La Spiaggia di Velluto di Senigallia: informazioni
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La Spiaggia di Velluto di Senigallia

È famosissima anche la Spiaggia di Velluto di Senigallia, ben 13 km di sabbia finissima, chiamata così proprio perché è morbida al tatto come il velluto. Premiata per la qualità del suo mare limpido e pulito, è spesso consigliata tra le destinazioni migliori dove andare nelle Marche per organizzare una vacanza family friendly.

La Spiaggia del Passetto

Per chi desidera organizzare una vacanza nelle Marche da local, la Spiaggia del Passetto è perfetta: qui, infatti, vengono gli anconetani per un tuffo al volo. Si trova proprio alla fine del Viale della Vittoria. Vicino alla spiaggia sono presenti servizi, tra cui stabilimenti balneari e bar, ma consigliamo, per vivere al meglio la giornata al mare, di portare con sé scarpe da scoglio. Un piccolo tip: se è possibile – a volte non è accessibile – suggeriamo di visitare le grotte del Passetto.

La Spiaggia La Vela

Tra le meraviglie della Riviera del Conero, anche la Spiaggia La Vela è una tappa immancabile. Impossibile non innamorarsene a prima vista: davanti a noi, uno scoglio bianco a forma di vela emerge dal mare, ed è proprio lui a dare il nome a questa cala suggestiva, che si apre poco dopo la Chiesetta di Santa Maria di Portonovo.

La spiaggia è composta da sassi e ghiaia, e il sentiero per raggiungerla si snoda lungo il monte: non il più semplice da percorrere, ma senz’altro uno dei più panoramici. È divisa in due calette, entrambe prive di stabilimenti e servizi. La prima è più ampia ed è caratterizzata da grossi ciottoli; la seconda è decisamente raccolta e ha un fondale di ghiaia fine.

Baia di Vallugola

La Baia di Vallugola nelle Marche
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La Baia di Vallugola nelle Marche

Estremamente caratteristica è la Baia di Vallugola, uno dei punti di riferimento per chi va in vacanza sulla costa adriatica. Siamo nella provincia di Pesaro e Urbino, precisamente tra Gabicce Mare e Casteldimezzo. Questa baia non è solo bellissima da visitare per il suo valore paesaggistico, ma ci permette persino di conoscere una storia particolare. Proprio qui, infatti, secondo la leggenda, sarebbero stati trovati i resti di Valbruna, una città sommersa. Tra misteri e natura incontaminata, rientra decisamente tra le spiagge più belle delle Marche, secondo noi.

La Spiaggia dei Sassi Neri

Deve il suo nome al fondale scuro, formato da rocce e sassi levigati, che regala dei riflessi profondi al mare. Una spiaggia prevalentemente libera, che consigliamo soprattutto a chi sogna un’esperienza a contatto diretto con la natura. La composizione del litorale? Ciottoli, ghiaia e tratti rocciosi.

Anche in questo caso, dobbiamo attrezzarci per raggiungerla a piedi, dalla vicina Spiaggia di San Michele, oppure partendo dal centro di Sirolo, percorrendo il sentiero che attraversa il Parco della Repubblica. Il tracciato è ben segnalato, non manca qualche discesa più ripida, ma è adatto anche a chi non è particolarmente esperto di trekking. In estate è sempre attivo un comodo servizio di bus navetta dai parcheggi principali del paese, soprattutto per chi proprio preferisce evitare la passeggiata sotto il sole.

La Riviera delle Palme

Nella parte meridionale delle Marche si estende la Riviera delle Palme, precisamente in provincia di Ascoli Piceno, un tratto di costa punteggiato – come suggerisce il nome – da centinaia di palme. È una delle mete più apprezzate per le vacanze in famiglia: si parte da San Benedetto del Tronto, una delle località balneari storiche d’Italia.

Spostandoci leggermente, incontriamo la spiaggia di Cupra Marittima, un piccolo gioiello tra Grottammare e Marina di Massignano, che ha ottenuto più volte il riconoscimento della Bandiera Blu. E non dimentichiamo proprio la spiaggia di Grottammare, conosciuta dai più come la “Perla dell’Adriatico”: un litorale da cartolina.

Feste della birra, mercatini e gli altri eventi imperdibili del weekend 27-29 giugno 2025

27 juin 2025 à 10:42

Profumo di birra artigianale, strade vestite di fiori, rievocazioni in costume, concerti all’alba e sapori che raccontano le tradizioni locali: il weekend del 27-29 giugno 2025 si preannuncia esplosivo. E se state cercando un’occasione per partire, fare una gita fuori porta o semplicemente vivere qualcosa di speciale, sappiate che questo fine settimana vi mette davanti a una valanga di eventi sparsi tra Lazio, Umbria, Marche ed Emilia-Romagna.

Dalle spiagge di Tarquinia ai canali di Comacchio, passando per i borghi fioriti della Sabina e le note all’alba in Franciacorta, ecco il meglio di questo weekend in giro per l’Italia.

Fermento a Tarquinia Lido: 16 birrifici, street food e mare

Sedici birrifici artigianali, street food da urlo, dj set e concerti in riva al mare. Serve aggiungere altro? Il 27 e 28 giugno il Lido di Tarquinia (VT) si trasforma nel cuore pulsante della birra artigianale con Fermento, il festival diffuso che celebra l’eccellenza brassicola del Lazio e della Tuscia.

Invece del classico villaggio fieristico, qui si passeggia tra stabilimenti balneari e locali sul lungomare, con otto postazioni che ospitano i birrifici: da Jungle Juice a Ritual Lab, da Linfa a Vento Forte, ognuno con una selezione delle proprie etichette più iconiche. E per non far mancare nulla al palato, c’è anche un’offerta gastronomica firmata dai beach bar del Lido: panini, fritti, specialità locali pensate per accompagnare ogni pinta.

Musica live e dj set accompagneranno entrambe le serate, con apertura alle 19. Si entra con due formule: 15 euro per 8 degustazioni, oppure 10 euro per 4 assaggi. Sì, potete anche provare entrambe le opzioni… Nessuno vi giudica.

Leonessa e il Palio del Velluto: tre giorni nel cuore del Rinascimento

Leonessa (RI) fa un salto nel tempo e riaccende lo splendore rinascimentale con il Palio del Velluto, una delle rievocazioni storiche più coinvolgenti del Lazio. Dal 27 al 29 giugno, dame, cavalieri, tamburini e contrade si danno battaglia per conquistare lo stendardo dei “Sesti”, i sei storici rioni della città.

Taverne, cortei in costume, duelli, spettacoli e una città intera che si trasforma in teatro a cielo aperto. Se amate l’atmosfera delle saghe storiche, qui troverete un mix perfetto di adrenalina, folklore e sapori del passato (con tanto di piatti rinascimentali rivisitati).

Da segnare in agenda anche la suggestiva “Scelta del Drappo” e la Giostra dei Tamburi, che anticipano il weekend del Palio. Un’esperienza da vivere, con smartphone carico per immortalare ogni dettaglio.

Poggio Moiano in fiore: l’Infiorata del Sacro Cuore

Nella Sabina Reatina si celebra la bellezza con petali e tradizioni. A Poggio Moiano, dal 27 al 29 giugno, va in scena l’Infiorata del Sacro Cuore, una tre giorni che trasforma il borgo in un tappeto floreale gigante.

Il programma mescola arte e fede: tra mostre, musei a cielo aperto, sfilate di sbandieratori, acrobati e mangiafuoco per la “Notte di meraviglie” e la sagra dell’olio d’oliva, Poggio Moiano diventa una vera esplosione di colori, profumi e magia. Un evento perfetto per le famiglie, i romantici, gli appassionati di fotografia e chiunque voglia prendersi una pausa tra bellezza e semplicità.

Concerto all’alba a Erbusco: musica, cielo rosa e colazione del Magüt

Per chi ama cominciare la giornata con poesia, musica e aria di collina, Erbusco (BS) propone uno dei momenti più suggestivi del weekend: il Concerto all’Alba, domenica 29 giugno alle 5:00 del mattino, con il duo Gianni Alberti (sax/clarinetto) e Fabio Gordi (pianoforte).

In un contesto naturale mozzafiato, il repertorio spazierà da Piazzolla a Morricone, passando per Gershwin e Iturralde. E al termine, la Pro Loco offrirà ai partecipanti la “colazione del Magüt”, per rendere l’esperienza ancora più autentica e condivisa.

Ingresso a offerta libera, prenotazione obbligatoria. Il check-in apre alle 4:45 (sì, anche il cielo avrà messo la sveglia). Consigliatissimo portarsi un telo e una giacca leggera, la magia è garantita.

Focus Assaggi a Corese Terra: gusto, olio DOP e storie di territorio 

Per chi ha il palato fino e l’anima da foodie, Corese Terra (RI) è la tappa perfetta del venerdì sera. Il 27 giugno alle 20:00 torna l’appuntamento con “Focus Assaggi”, la rassegna gratuita che valorizza i prodotti DOP e IGP del Lazio con degustazioni guidate da esperti ONAF.

Il terzo incontro di “S’abbina bene” sarà ospitato dall’Università Agraria e promette una vera immersione nel patrimonio agroalimentare della Sabina: mozzarella di Bufala Campana DOP, prosciutto di Amatrice IGP, salumi amatriciani, panzanella romana, il tutto abbinato agli oli Sabina DOP e Roma IGP, accompagnati da vini laziali selezionati.

Un’occasione unica per capire (e assaggiare) il vero significato delle etichette di qualità. L’ingresso è gratuito ma su iscrizione: andate sul sito ufficiale e prenotatevi, i posti sono limitati, le delizie no.

Carnevale estivo a Comacchio: maschere, barche e fuochi sull’acqua

Chi ha detto che il Carnevale si festeggia solo a febbraio? A Comacchio, la “piccola Venezia” del Delta del Po, sabato 28 giugno torna il Carnevale estivo sull’acqua, tra maschere, danzatori e dodici barche a tema che scivolano lungo i canali storici.

L’evento, organizzato dalla Cooperativa Girogirotondo, è una festa comunitaria che unisce artigiani, musicisti, sarte e volontari in un grande spettacolo galleggiante. Le imbarcazioni, spinte a paradello, renderanno omaggio anche ai 30 anni di Ferrara Patrimonio Unesco e ai 10 anni della riserva MaB Delta del Po.

Alle 21.00 si parte dai Trepponti, monumento simbolo della città, e si va avanti fino a mezzanotte, quando lo show si conclude con uno spettacolo piromusicale da batticuore. Evento gratuito e consigliatissimo anche per famiglie con bambini.

Brodetto Show a Porto Recanati: zafferano, quiz e grandi chef 

Il Brodetto alla Portorecanatese De.Co. ha una marcia in più: niente pomodoro, solo pesce fresco e zafferano. A Porto Recanati (MC), questo piatto diventa protagonista assoluto del Brodetto Show, in programma domenica 29 giugno dalle 18:30 in piazza Brancondi.

Brodetto Show, Porto Recanati
Ufficio Stampa
Edizioni passate del Brodetto Show

Un evento tra showcooking, storytelling, quiz con il pubblico e piatti-sorpresa. Sul palco ci saranno la giornalista Sara Santacchi e Marco Ardemagni di “Paparazzi” (Rai Italia), mentre gli chef dell’Accademia del Brodetto delizieranno i presenti con assaggi e aneddoti.

Il format interattivo è parte del Grand Tour delle Marche e porta in scena l’identità gastronomica della costa adriatica. Ingresso libero e palato felice assicurato.

“Scoperte in Vigna Solidale”, generosità tra le colline di Torrecuso

Sabato 28 giugno, tra i vigneti del Sannio, va in scena la prima tappa di Scoperte in Vigna Solidale, iniziativa ideata dai Divulgatori Enoturistici di Nico Falanghi con il supporto della storica Cantina Iannella 1920 e del gruppo “Gli Amici di Scoperte in Vigna”.

Un evento speciale che unisce enoturismo e solidarietà: a bordo di spider e cabriolet messe gratuitamente a disposizione, gli anziani della Casa Albergo “Cardinale Camillo Mazzella” attraverseranno le campagne di Torrecuso in un tour tra le contrade, respirando la bellezza della natura e il calore della comunità.

Elmas in Festa celebra San Pietro nella laguna di Giliacquas

Domenica 29 giugno, Elmas in Festa 2025 entra nel vivo con la Festa di San Pietro, uno degli appuntamenti più attesi della rassegna lagunare. Alle 18.00, dalla piazza della Chiesa partirà la processione in onore del patrono dei pescatori, che si concluderà nella suggestiva Piazzetta della Laguna, dove alle 19.00 verrà celebrata la Messa all’aperto.

A seguire, alle 20.00, una cena comunitaria in via Ugo Bassi riunirà abitanti e visitatori in un momento conviviale dal forte valore simbolico. La festa, organizzata dal Comune di Elmas con la collaborazione delle associazioni del territorio, rinnova il legame tra la comunità e la propria identità marinara in uno scenario naturale di rara bellezza.

Borghi DiVino a Tempio Pausania

Dal 27 al 29 giugno 2025, Borgo diVino torna a Tempio Pausania, nel cuore della Gallura, per un fine settimana dedicato al vino, ai sapori locali e alla musica dal vivo. In uno dei borghi medievali più suggestivi della Sardegna, sarà possibile degustare eccellenze enologiche come il Vermentino di Gallura DOCG, il Cannonau, il Muristellu e il Nebiolo di Luras, insieme a tante altre etichette provenienti da tutta Italia.

L’evento è a ingresso libero, ma per partecipare alle degustazioni serve acquistare un voucher da 18 euro (in loco o online), che dà diritto a 8 assaggi. Le specialità gastronomiche saranno acquistabili direttamente sul posto, dove ci sarà anche tantissima musica. Il tutto si svolgerà tra vicoli e piazze ricche di fascino, con la possibilità di scoprire anche luoghi simbolo del territorio come il Nuraghe Majori, la Cattedrale di San Pietro e Piazza Faber.

Val di Fiastra, il tesoro nascosto delle Marche lontano dal turismo di massa

Par : elenausai10
17 juin 2025 à 15:38

La Val di Fiastra è un concentrato di bellezze naturalistiche e storiche ideale per chi, da un viaggio, si aspetta non un’esperienza da cartolina, ma l’incontro autentico con lo spirito del luogo. Il modo migliore per scoprire quest’area delle Marche, situata in provincia di Macerata, è percorrendo i 60 chilometri dell’Anello della Val di Fiastra.

Suddiviso in sette tappe, va su e giù tra le colline marchigiane partendo dall’Abbadia di Fiastra e intrufolandosi tra le strade dei borghi di Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano, San Ginesio, Ripe San Ginesio, Colmurano e Urbisaglia. Questa è una zona lontana dal turismo di massa: ecco cosa vedere per scoprirla a passo lento.

Abbazia di Chiaravalle

Tra le cose più belle da vedere in Val di Fiastra c’è l’Abbazia di Chiaravalle, un complesso monastico cistercense tra i meglio conservati in Italia centrale. Fondata nel XII secolo dai monaci di Chiaravalle di Milano, l’abbazia sorge in una pianura che, nel corso dei secoli, è riuscita a mantenere intatto il suo fascino agricolo grazie alla tutela come Riserva Naturale Abbadia di Fiastra.

Qui si respira un’atmosfera rilassata, tipica di quei luoghi dove il rapporto tra uomo e natura è equilibrato. Oltre alla chiesa, gli spazi del complesso abbaziale, ancora abitati dai monaci, comprendono il chiostro con la sala del Capitolo, dove i monaci si riunivano ogni giorno a leggere un capitolo della Regola di San Benedetto, le grotte adibite alla conservazione dei viveri (al momento non visitabili), le cantine, fatte costruire dai Gesuiti, la sala delle oliere, il grande magazzino del monastero e il refettorio dei conversi.

Imperdibile anche il Palazzo Giustiniani Bandini del XIX secolo, con il suo giardino all’inglese.

Abbazia di Fiastra
iStock
L’Abbazia di Chiaravalle

I borghi più belli da vedere in Val di Fiastra

Tra i borghi più belli da vedere in Val di Fiastra c’è sicuramente Loro Piceno, ideale per un’immersione storica del territorio. Qui, infatti, sono presenti diversi musei: il Museo delle Due Guerre Mondiali, il Museo Postale dei Monti Azzurri, il Museo del Vino Cotto allestito in una chiesa sconsacrata, tutti luoghi che fungono da raccolta di memorie collettive e saperi locali. Il Castello Brunforte, invece, è sede delle cucine del ’600, offrendo un raro esempio di archeologia della domesticità.

Molto interessante è anche il borgo di Sant’Angelo in Pontano dove, dalla terrazza più alta, si intravedono, nelle giornate limpide, non solo i Sibillini, ma anche il Gran Sasso. All’interno del Teatro Storico Nicola Antonio Angeletti, potrete ammirare la Collezione Cassese dedicata ai presepi d’autore provenienti da tutto il mondo.

Infine, vi consigliamo di fare tappa a San Ginesio: il suo centro storico dal fascino medievale custodisce il Teatro Comunale Giacomo Leopardi e l’Auditorium di Sant’Agostino.

Lago di Fiastra

A piedi o con la bici, una delle tappe più belle da scoprire in questa zona delle Marche è il lago di Fiastra. Si tratta di un lago artificiale, creato negli anni ’50, circondato da montagne alte 2000 metri e da una natura incontaminata. Fa parte del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e si estende su una superficie di circa 3,7 chilometri quadrati. Questo è un luogo importante non solo per la produzione di energia idroelettrica, ma anche per tutti gli amanti delle attività all’aria aperta.

In particolare, c’è un sentiero che percorre tutto il versante orientale del lago, offrendo tante occasioni per fotografare tutti i diversi angoli del bacino. Per arrivare da un vertice all’altro occorrono circa due ore e, durante la camminata, troverete anche diverse aree attrezzate per il picnic, corredate di griglie.

Le migliori spiagge del Conero, i gioielli della costa Adriatica immersi in paesaggi mozzafiato

Par : elenausai10
12 juin 2025 à 17:04

La Riviera del Conero è uno dei paesaggi più belli delle Marche, dove l’Adriatico sa bene come mostrare il meglio di sé. Con i suoi litorali dalle acque trasparenti e cristalline e un’atmosfera rilassata, offre lo scenario ideale dove trascorrere una vacanza all’insegna di pomeriggi di relax su spiagge bianche e avventure esplorative tra grotte e formazioni rocciose. Il tutto viene arricchito da panorami mozzafiato, resi ancora più unici dalla presenza di falesie a picco sul mare, e dai paesini caratteristici dove passeggiare la sera.

Se state organizzando una vacanza in questa splendida zona d’Italia, vorrete sicuramente conoscere le sue spiagge più belle, quelle che, anche chi ha pochi giorni a disposizione, non vuole assolutamente perdersi. Ecco perché abbiamo fatto una selezione scegliendo quelle che, secondo noi, sono le migliori e più suggestive del Conero, molte delle quali premiate con la Bandiera Blu.

Spiaggia di Mezzavalle

Cominciamo la nostra selezione dedicata alle spiagge del Conero con una location libera e selvaggia. La Spiaggia di Mezzavalle, situata in provincia di Ancona, offre un’atmosfera unica perché immersa nella natura incontaminata del Parco del Conero. Per raggiungerla, infatti, bisogna percorrere un sentiero di 10 minuti che, seppur sia un po’ ripido, ripaga i viaggiatori con uno scenario che lascia letteralmente a bocca aperta.

Qui, il verde selvaggio del Monte Conero alle vostre spalle e l’azzurro cristallino del mare di fronte creano un contrasto evocativo. La spiaggia può essere raggiunta solamente a piedi o, se desiderate raggiungerla via mare, l’unico modo è noleggiando una canoa o un SUP da Portonovo in quanto le barche non hanno il permesso di avvicinarsi.

Spiaggia delle Due Sorelle

È la spiaggia simbolo del Parco del Conero, il cui nome deriva dai due faraglioni (le Due Sorelle, appunto) che emergono dal mare turchese. È un luogo idilliaco, seppur in estate possa diventare particolarmente affollato, nonostante sia raggiungibile solo via mare. Non è un caso se viene considerata tra le spiagge più belle delle Marche!

Da metà giugno a settembre, i traghetti turistici partono regolarmente dai porti di Numana, Sirolo e Marcelli, offrendo un viaggio panoramico lungo la costa del Conero. In alternativa, per chi ama il turismo attivo, è possibile noleggiare canoe o SUP dalle spiagge vicine, come Portonovo o San Michele, e raggiungerla in autonomia.

Spiaggia delle Due Sorelle
Fonte: iStock
La spiaggia delle Due Sorelle

Spiaggia di San Michele e dei Sassi Neri

Mare cristallino e sabbia bianca e fine: la spiaggia di San Michele è facilmente raggiungibile e dotata di ogni comfort, compresi stabilimenti dove noleggiare ombrelloni e lettini. Questa è l’ideale per chi vuole godere dei paesaggi offerti dal Monte Conero e desidera una spiaggia tranquilla, ampia e lunga dove rilassarsi, passeggiare o praticare in sicurezza alcuni sport acquatici come kayak o SUP. La spiaggia di San Michele, infatti, è ben protetta dai venti e dalle onde grazie alla conformazione del territorio circostante.

A piedi potete raggiungere anche la spiaggia dei Sassi Neri, chiamata così per la presenza di rocce scure sul fondale. Se non avete un mezzo, potete raggiungere queste due spiagge con la navetta gratuita messa a disposizione durante i mesi estivi: consigliamo di monitorare gli orari sul sito ufficiale.

Spiaggia del Frate

Anche questa facilmente raggiungibile a piedi dal centro di Numana, la Spiaggia del Frate è una splendida caletta di ghiaia fine, perfettamente incorniciata dal verde rigoglioso del Parco del Conero. A renderla unica è anche il bianco della roccia calcarea chiamata “Sasso del Bo” che, spuntando dal mare, aggiunge un dettaglio di bellezza in più a un luogo di per sé meraviglioso.

Il nome particolare della spiaggia deriva da un convento di frati minori, seppur gli abitanti di Numana la chiamino “Sottosanta”, perché sopra si ergeva il camposanto dei colerosi dove nel 1800 furono sepolti tutti i deceduti per colera. Qui troverete stabilimenti balneari, bar e una piccola area di spiaggia libera. Se arrivate con la vostra auto, potete usufruire del parcheggio nei dintorni del porto turistico o all’ingresso del centro storico.

Spiaggia Urbani

Infine, tra le spiagge più belle della Riviera del Conero vi consigliamo quella di Urbani. Con la sua particolare forma a mezzaluna, compresa fra una grotta e un’alta rupe e ricoperta da una rigogliosa macchia mediterranea, vi permetterà di rilassarvi immersi in uno scenario davvero unico. Inoltre, grazie alla presenza di stabilimenti balneari, bar e ristoranti può essere vissuta da tutti.

Da qui godrete di uno splendido panorama sul Monte Conero e, se avete voglia di andare in esplorazione, potete spingervi fino alla punta del caratteristico moletto situato sulla sinistra della spiaggia, oppure passeggiare fino alla spiaggia di San Michele o, ancora, immergervi nei suoi fondali e fare un po’ di snorkeling.

Se non avete un’auto, potete usufruire del servizio di navetta in partenza da Sirolo o dall’ufficio informazioni di Numana attivo durante il periodo estivo.

Cammino dei Cappuccini: tappe, storia, luoghi e consigli utili

Par : cdelgiudice
15 mai 2025 à 18:00

Il Cammino dei Cappuccini è un itinerario spirituale e culturale che attraversa l’entroterra marchigiano da nord a sud, collegando alcuni tra i luoghi più significativi per la nascita e la diffusione dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Si estende per circa 400 km suddivisi in 17 tappe, da Fossombrone ad Ascoli Piceno, e si snoda attraverso paesaggi collinari, boschi, borghi medievali e conventi silenziosi. È un cammino che alterna la dimensione interiore a quella ambientale, capace di offrire un’esperienza a passo lento nel cuore di una regione ricca di memoria, spiritualità e bellezza sobria.

Lontano dai grandi itinerari turistici, questo percorso permette di riscoprire la vita semplice e fraterna predicata dai primi cappuccini, in luoghi ancora oggi segnati dalla loro presenza.

La storia del Cammino

Il Cammino dei Cappuccini nasce dal desiderio di restituire forma e continuità ai luoghi che hanno visto sorgere, consolidarsi e diffondersi l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, una delle ramificazioni dell’esperienza francescana. Questo ordine affonda le proprie radici nelle Marche del Cinquecento, in un contesto in cui diversi frati avvertivano l’esigenza di un ritorno più autentico alla regola di San Francesco, fatta di povertà, solitudine e vita ritirata.

L’impulso iniziale venne da un frate marchigiano che abbandonò il convento per condurre una vita di penitenza e preghiera secondo l’esempio originario del Poverello d’Assisi. Inizialmente considerata una scelta marginale, quella forma di vita attirò l’interesse e il sostegno di alcune figure religiose e civili del tempo, portando alla nascita di una comunità autonoma. Il primo convento, ancora oggi visitabile, sorse nei pressi di Camerino, in una località boschiva scelta per il suo isolamento e la sua semplicità.

Il cammino attuale ripercorre i luoghi più significativi legati a quella stagione: antichi eremi, santuari rurali, conventi di altura e piccoli centri che conservarono per secoli la presenza e l’opera dei frati. Ogni tappa racconta un frammento di questa storia, in un dialogo costante tra spiritualità francescana e paesaggio marchigiano.

Le tappe del cammino

Il Cammino dei Cappuccini si articola in 17 tappe che attraversano tutto l’entroterra marchigiano, da nord a sud. Si cammina per circa 400 km, lungo sentieri di montagna, strade bianche, boschi secolari e borghi silenziosi:

  • Tappa 1 – da Fossombrone alla Gola del Furlo (22 km, 880 m D+, 808 m D-, 6h e 30’): il cammino prende avvio con una tappa suggestiva che conduce attraverso l’alta valle del Metauro fino alla Gola del Furlo, uno dei luoghi naturali più iconici delle Marche, incastonato tra pareti calcaree e boschi fitti.
  • Tappa 2 – dalla Gola del Furlo a Cagli (21,5 km, 750 m D+, 700 m D-, 6h): dopo aver lasciato il canyon, si attraversano vallate secondarie e sentieri ombreggiati, con arrivo nel centro storico di Cagli, cittadina d’origine medievale che conserva mura, chiese e testimonianze romane.
  • Tappa 3 – da Cagli al Monastero di Fonte Avellana (18 km, 850 m D+, 450 m D-, 5h e 30’): tappa breve ma in costante salita, che attraversa boschi isolati fino a raggiungere il millenario Monastero di Fonte Avellana, immerso nel silenzio ai piedi del Monte Catria.
  • Tappa 4 – dal Monastero di Fonte Avellana a Pascelupo (13 km, 650 m D+, 700 m D-, 4h): percorso più corto e panoramico che collega il monastero al piccolo borgo di Pascelupo, attraversando sentieri di cresta con affacci spettacolari sulle valli circostanti.
  • Tappa 5 – da Pascelupo a Fabriano (26,5 km, 650 m D+, 920 m D-, 7h): un lungo attraversamento che accompagna il camminatore dal silenzio delle valli montane fino alla vivace Fabriano, città nota per la sua tradizione cartaria, tra campi coltivati, strade rurali e piccoli nuclei abitati.
  • Tappa 6 – da Fabriano a Poggio San Romualdo (23 km, 900 m D+, 350 m D-, 6h): si risale gradualmente verso l’Appennino, lungo sentieri che conducono a quote più alte e paesaggi sempre più aperti.
  • Tappa 7 – da Poggio San Romualdo a Cupramontana (26 km, 750 m D+, 1.100 m D-, 7h e 30’): tappa lunga e scenografica, con una discesa decisa verso il cuore della regione del Verdicchio. L’arrivo a Cupramontana premia con il suo centro storico e i profumi delle colline vinicole.
  • Tappa 8 – da Cupramontana a Cingoli (17 km, 600 m D+, 450 m D-, 5h): percorso più breve che si snoda tra dolci rilievi e strade secondarie, con arrivo nella “balconata delle Marche”, così viene chiamata Cingoli per i suoi affacci panoramici sulla vallata del Musone.
  • Tappa 9 – da Cingoli a San Severino Marche (28 km, 900 m D+, 1.130 m D-, 8h): tra le tappe più lunghe e impegnative del cammino, attraversa ambienti rurali, boschi e crinali, fino a raggiungere San Severino, città ricca di arte, chiese romaniche e testimonianze longobarde.
  • Tappa 10 – da San Severino Marche a Camerino (17 km, 650 m D+, 300 m D-, 5h): si cammina tra colline dolci e boschi secondari, in un tratto più tranquillo che culmina a Camerino, importante centro universitario e religioso, noto per il suo duomo e il palazzo ducale.
  • Tappa 11 – da Camerino a San Lorenzo al Lago (24 km, 850 m D+, 700 m D-, 7h): tappa di media lunghezza che attraversa ambienti naturali via via più selvaggi, con scorci panoramici sulla dorsale appenninica e arrivo nei pressi del lago di Polverina, immerso nella quiete.
  • Tappa 12 – da San Lorenzo al Lago a Sarnano (18,5 km, 800 m D+, 950 m D-, 6h): si entra nel territorio dei Monti Sibillini, con sentieri che si inoltrano tra boschi d’altura e borghi in pietra.
  • Tappa 13 – da Sarnano a Montefortino (20,5 km, 850 m D+, 750 m D-, 6h): un itinerario immerso nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, tra salite regolari, boschi d’altura e valli isolate.
  • Tappa 14 – da Montefortino a Montefalcone Appennino (25 km, 850 m D+, 750 m D-, 7h): una lunga tappa di crinale che alterna passaggi tra piccoli borghi, campi coltivati e paesaggi aperti. Montefalcone si distingue per il suo sperone roccioso e le antiche mura a strapiombo sulla valle.
  • Tappa 15 – da Montefalcone Appennino a Rotella (22 km, 500 m D+, 900 m D-, 6h): il percorso inizia a scendere gradualmente verso le colline dell’Ascolano, tra uliveti, vigneti e strade bianche.
  • Tappa 16 – da Rotella a Offida (21 km, 750 m D+, 950 m D-, 6h e 30’): si cammina tra i paesaggi ordinati della viticoltura marchigiana, tra filari e colline armoniose.
  • Tappa 17 – da Offida ad Ascoli Piceno (24,5 km, 750 m D+, 920 m D-, 7h): l’ultima tappa porta verso una delle città più eleganti e ricche di storia delle Marche.

Punti di interesse e monumenti lungo il cammino

Il Cammino dei Cappuccini attraversa un territorio ricco di storia, arte e spiritualità. Oltre ai borghi e ai conventi già toccati nelle singole tappe, il percorso offre numerose occasioni per visitare monumenti religiosi, eremi nascosti e luoghi d’arte che raccontano la profonda radicazione francescana nelle Marche.

Tra i luoghi simbolo spicca il Monastero di Fonte Avellana, fondato nel X secolo e tuttora abitato da monaci camaldolesi. Situato ai piedi del Monte Catria, è un centro spirituale di grande fascino, con una biblioteca storica e un chiostro romanico che merita una sosta prolungata.

Proseguendo verso sud, nei pressi di Fabriano, si può visitare l’Eremo di San Silvestro, nascosto tra boschi e rocce, un luogo ideale per momenti di silenzio e riflessione. Non lontano, il Museo della Carta e della Filigrana racconta un’altra vocazione del territorio: quella artigianale e produttiva, ancora oggi viva.

A Camerino, oltre alla sua università storica, si trova il Santuario di Santa Maria in Via, meta di pellegrinaggio e importante centro mariano regionale. Nei pressi del lago di Polverina, il Santuario di Macereto è un gioiello rinascimentale immerso nei Sibillini, raggiungibile con una breve deviazione.

Nella zona montana del percorso, tra Sarnano e Montefortino, si incontrano numerosi eremi rupestri e piccoli santuari incastonati nella roccia, come l’Eremo di Soffiano o l’Eremo di San Leonardo, spesso segnalati da antichi affreschi o da semplici croci scolpite nella pietra.

Infine, giunti nella parte finale del cammino, vale la pena soffermarsi a Offida, non solo per il suo borgo ben conservato, ma anche per la straordinaria chiesa di Santa Maria della Rocca, costruita su uno sperone roccioso e arricchita da cicli di affreschi gotici. La conclusione ad Ascoli Piceno offre un vero e proprio scrigno di tesori: dal Duomo di Sant’Emidio alla Loggia dei Mercanti, dalle chiese romaniche alle eleganti architetture civili che fanno della città un compendio di storia e arte marchigiana.

Come prepararsi al cammino

Affrontare il Cammino dei Cappuccini richiede una preparazione adeguata, non tanto per la difficoltà tecnica dei sentieri, quanto per la loro lunghezza complessiva, la varietà del terreno e la presenza di tratti isolati. Il percorso si sviluppa tra colline, rilievi montani e ambienti rurali poco urbanizzati: per questo è fondamentale pianificare ogni tappa con attenzione e partire con un’attrezzatura adatta.

Molti tratti, soprattutto quelli appenninici, presentano dislivelli importanti e attraversano boschi o crinali dove la presenza di punti d’acqua o rifugi è limitata.

Le scarpe da trekking devono essere ben rodate, con suola adatta a tratti misti (asfalto, pietra, terra), mentre i bastoncini da cammino possono essere molto utili nei tratti più ripidi, sia in salita che in discesa. L’abbigliamento deve prevedere più strati, poiché il cammino attraversa zone a clima variabile: si passa da tratti esposti al sole a boschi freschi, con possibili piogge improvvise.

La segnaletica è generalmente presente, ma in alcune zone montane può risultare scarsa o confusa. È quindi opportuno scaricare una traccia GPS aggiornata, o avere con sé una guida cartacea affidabile.

La credenziale del cammino

Il Cammino dei Cappuccini mette a disposizione dei camminatori una credenziale ufficiale, che può essere ritirata in due punti principali: il convento di Fossombrone, per chi parte dalla prima tappa, o il convento di Camerino, per chi inizia il percorso dalla seconda parte. In entrambi i casi è necessario contattare preventivamente i conventi o scrivere all’indirizzo email ufficiale del cammino (camminodeicappuccini@gmail.com). Chi parte da altri luoghi può richiedere la credenziale direttamente a casa, compilando l’apposito form disponibile sul sito web del cammino.

Insieme alla credenziale, viene consegnato anche un ciondolo in legno, con l’icona del Cammino dei Cappuccini, che accompagna simbolicamente il pellegrino lungo tutto il percorso. Al termine del cammino, a Camerino o Ascoli Piceno, si può ricevere il Testimonium, attestato che certifica l’intero tragitto compiuto.

Non è previsto un prezzo fisso né per la credenziale, né per il ciondolo o il Testimonium: si accetta, su base volontaria, un’offerta libera, utile a sostenere le spese di manutenzione del cammino e a permettere il proseguimento del progetto.

Marche, la Via delle Cascate Perdute di Sarnano

5 mars 2025 à 15:30

Come una cittadella di pietra, Sarnano si staglia, arroccata sulla vetta di un colle al centro di una valle popolata da ampi pascoli e campi coltivati e fitti boschi. Sullo sfondo le austere cime dei Monti Sibillini fanno bella mostra di sé.

Un territorio che si risveglia in primavera dal proprio torpore invernale, ripopolandosi di verde man mano che la stagione avanza. La zona meridionale delle Marche, dove si trova Sarnano, è una destinazione ideale per il ritorno del clima più propizio alle attività nella natura: alla visita di un borgo medievale dalla storia affascinante e con un grande patrimonio architettonico e artistico consente infatti di abbinare un percorso di trekking alla scoperta di alcune splendide cascate formate dai torrenti che percorrono la valle.

La chiamano la Via delle Cascate Perdute, un itinerario alla portata di tutti, che si compie agevolmente in mezza giornata e che prende le mosse dal centro storico di Sarnano per inoltrarsi nelle vicinanze e portare alla scoperta dei tesori di acqua dolce nascosti tra pietre, querce e faggi.

Il borgo medievale di Sarnano

Sarnano sorge a ridosso delle vette dei Monti Sibillini, in una sorta di culla tra le colline, con le sue torri medievali che svettano in cima al colle a oltre 500 metri di altitudine dov’è seduta.

Il centro storico della cittadina è tutto edificato in pietra cotta, donando un aspetto peculiare al borgo, con le mura degli edifici nelle tonalità dell’ocra e dell’arancio.

Una volta che si entra nel centro del borgo, la cosa migliore da fare è perdersi fra i labirintici vicoli lastricati che salgono e scendono questo piccolo capolavoro del Medioevo, in un alternarsi di diversi livelli fra piazzette, scorci e scalinate.

La Piazza Alta è il cuore della Sarnano medievale, animata dalle sagome del basso Palazzo dei Priori, la bella torre del Palazzo del Popolo (oggi trasformato in teatro),  il Palazzo del Podestà e la Chiesa di Santa Maria Assunta con i suoi affreschi.

Scorcio del borgo di Sarnano nelle Marche
Fonte: iStock
Piazzette, scale, vicoli: la meraviglia medievale del centro storico di Sarnano

Da qui le vie del borgo scendono come cerchi concentrici fino ad arrivare alla base del colle, dove si è poi sviluppata la Sarnano contemporanea. La perfetta conservazione e la cura con cui viene mantenuto il centro storico permette di entrare appieno nell’atmosfera medievale del luogo: costituitosi come libero comune a metà del Duecento, Sarnano ha conservato la fierezza delle proprie origini e le sfoggia ancora con orgoglio.

Se il borgo è completamente costruito in pietra, i dintorni del paese offrono invece un ritorno alla natura, con una grande quantità di attività outdoor a portata di mano. Percorsi ciclistici, sentieri escursionistici, avventure in parapendio, terme naturali: chi più ne ha, più ne metta.

La Via delle Cascate Perdute

La Via delle Cascate Perdute di Sarnano è un percorso escursionistico di livello molto semplice, lungo circa sei chilometri, che parte dal centro del borgo e conduce per una passeggiata per lo più pianeggiante a tre splendidi, potenti e affascinanti salti che il torrente Tennacola compie nelle vicinanze del paese.

Il tempo di percorrenza dell’intero sentiero, aperto nel 2020, è di poco meno di un paio d’ore, al quale aggiungere il tempo di permanenza presso ciascuna cascata, che offre a suo modo il proprio spettacolo.

Il percorso parte da Piazza Perfetti, ai piedi del centro storico, e unisce tre cascate: la Cascata dell’Antico Mulino, Lu Vagnatò e le Cascatelle di Sarnano. Gli escursionisti più brillanti possono inoltre proseguire per raggiungere due altre cascate, poco più lontane: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino.

Il bel sentiero, che si snoda tra boschi e campagna, per raggiungere queste due ultime destinazioni richiede ulteriori due ore di cammino, una per l’andata e una per il ritorno.

La Cascata dell’Antico Mulino

La Cascata dell'Antico Mulino a Sarnano
Fonte: Lorenzo Calamai
La Cascata dell’Antico Mulino a Sarnano

La prima cascata che si incontra lungo la Via delle Cascate Perdute è forse anche la più suggestiva. Ci si giunge rapidamente, in appena dieci minuti di camminata, lasciandosi alle spalle il centro storico di Sarnano e dirigendosi verso est.

Nei pressi degli edifici scolastici della cittadina, una lingua d’asfalto scende verso il basso e si inoltra in una rada boscaglia: dopo poche decine di metri, improvvisamente, l’aria si fa umida e il rumore dell’acqua si fa notare. I ruderi di un antico mulino, da cui il nome della cascata, sono avvolti dalla vegetazione a fianco del sentiero.

Quando la traccia piega verso destra, ecco che si apre allo sguardo la possente conca della doppia cascata del torrente Tennacola: una passerella in legno conduce alla spiaggetta di fronte alla polla d’acqua formata dal salto, che si abbatte con tutta la sua potenza dall’alto di una dozzina di metri.

La Cascata Lu Vagnatò

Cascata Lu Vagnatò sulla Via delle Cascate Perdute Sarnano Marche
Fonte: Lorenzo Calamai
Lu Vagnatò

Il sentiero che collega la Cascata dell’Antico Mulino a Lu Vagnatò si percorre in circa mezz’ora.

Dopo aver superato un ponticello e sceso una scalinata in legno che porta sul letto del torrente, si arriva al cospetto di questo bel salto. Luogo di balneazione e refrigerio durante l’estate, in primavera sfoggia tutta la propria potenza.

In passato le lavandaie sarnanesi utilizzavano questo tratto del torrente per lavare i panni, come testimonia l’antica vasca che campeggia in fondo al sentiero.

Le Cascatelle di Sarnano

Cascatelle di Sarnano Via delle Cascate Perdute Marche
Fonte: Lorenzo Calamai
Le Cascatelle di Sarnano

Con un’altra mezz’ora di cammino si arriva fino alle Cascatelle di Sarnano, in località Romani. Si raggiungono seguendo il corso del torrente, con il sentiero che si snoda lungo le anse del Tennacola, prima che imbocchi una strada bianca. Da qui si giunge all’imbocco dell’ultimo tratto di percorso per arrivare al luogo.

Per arrivare alle Cascatelle si deve risalire il corso del torrente proprio sul bordo del suo letto nel tratto finale, inoltrandosi nel bosco. Qui tutto diventa acquatico: il rombo della cascata in sottofondo, l’acqua nebulizzata che rende umida l’aria che si respira, il torrente che corre sulle rocce e le leviga.

È la destinazione più selvaggia delle tre previste dal percorso e l’atmosfera che la cascata regala è davvero profondamente silvana, tra muschi e tronchi contorti.

Le cascate bonus: le Pozze dell’Acquasanta e la Cascata del Pellegrino

Dalle Cascatelle si può tornare al centro di Sarnano in appena una mezz’oretta, accorciando il percorso fatto all’andata. Per chi però non è stanco di esplorare questo splendido contesto naturale all’ombra dei boschi e tra il fluire dell’acqua dolce, c’è la possibilità di allungare l’escursione fino a una ultima destinazione.

Tra sentieri comodi, larghe strade bianche e tracce ben segnalate nel bosco, il percorso prosegue fino alle Pozze dell’Acquasanta. Non si tratta di una vera e propria cascata, ma di una serie di piccoli balzi che il torrente Acquasanta, affluente del Tennacola, compie in una zona dove la sua azione erosiva finisce per creare delle marmitte dei giganti, profonde polle d’acqua.

Panorama monti sibillini Sarnano Marche
Fonte: Lorenzo Calamai
Tornando a Sarnano dalle Pozze dell’Acquasanta il panorama regala scorci splendidi sui Sibillini

La caratteristica saliente delle Pozze dell’Acquasanta è che le acque del torrente provengono dalle vette innevate dei Sibillini, e sono pertanto estremamente pure e cristalline. In estate il corso d’acqua viene presto prosciugato dal caldo, lasciando a testimonianza solo alcune cavità molto profonde riempite di acqua incredibilmente chiara, che lascia intravedere il fondale. In primavera, invece, lo scenario è ancora più bello perché il torrente è vivo, e si formano una serie di rapide e cascatelle tra una marmitta e l’altra.

A cinque minuti dalle Pozze dell’Acquasanta, tramite un breve sentiero, si arriva alla Cascata del Pellegrino, alimentata dall’omonimo fosso. Si tratta di un salto non molto alto ma estremamente suggestivo per come l’acqua ha scavato in maniera particolare le rocce.

Dalle Pozze dell’Acquasanta il ritorno al centro storico di Sarnano comporta circa un’ora e quarantacinque minuti.c

Alla scoperta di Castelfidardo, la Città della Fisarmonica

16 février 2025 à 13:00

Castelfidardo è un affascinante borgo marchigiano della provincia di Ancona, dove storia, musica e artigianato si intrecciano in un racconto di sicuro interesse. Abitato fin dal Paleolitico, come testimoniano i reperti in selce rinvenuti lungo il fiume Musone, ha visto il suo sviluppo moderno tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, quando i primi borghi fuori le mura, come quello del Sole e delle “Casine”, iniziarono a prendere forma.

Oggi Castelfidardo è celebre in tutto il mondo come la “Capitale della Fisarmonica“, un’eccellenza artigianale che ha dato vita a strumenti musicali capaci di narrare storie e culture lontane. Camminando senza fretta lungo le vie si percepisce l’anima vibrante di un paese che ha saputo fondere la sua eredità storica con un’identità attuale e dinamica.

Dove si trova Castelfidardo

Adagiato su un colle ondulato, Castelfidardo sorge tra i fiumi Aspio e Musone, nelle Marche. Il paesaggio che lo abbraccia è un mosaico di verdi prati, campi coltivati e dolci declivi che si aprono verso l’orizzonte. In lontananza, il Monte Conero si staglia come un guardiano silenzioso, che veglia sulla Riviera Adriatica e sulla selva di Castelfidardo.

Una simile posizione privilegiata lo rende non soltanto un luogo di rara bellezza, ma anche un punto strategico per chi desidera conoscere da vicino le meraviglie naturalistiche e culturali delle Marche.

Cosa vedere a Castelfidardo

Il cuore di Castelfidardo si sviluppa sulla sommità di uno sperone roccioso, un centro storico raccolto e suggestivo, in parte ancora protetto dall’antica cinta muraria. Le fortificazioni medievali si intravedono nelle due porte superstiti e in alcuni tratti delle mura, testimoni di un passato ricco di eventi.

Centro storico di Castelfidardo
Fonte: Ph @Stanislava Karagyozova - iStock
Passeggiata nel centro storico di Castelfidardo

Monumento Nazionale delle Marche

Nel Parco delle Rimembranze si erge l’imponente Monumento Nazionale delle Marche che celebra la storica battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860. Fu in tale scontro che l’esercito sabaudo, guidato dal generale Enrico Cialdini, sconfisse le truppe dello Stato Pontificio, aprendo la strada all’annessione delle Marche e dell’Umbria prima al Regno di Sardegna e poi, nel 1861, al neonato Regno d’Italia.

Realizzato nel 1912 dallo scultore veneziano Vito Pardo, è un capolavoro di bronzo e travertino bianco di Ascoli Piceno e raffigura un gruppo di soldati in marcia, carichi di fierezza e determinazione, guidati da un fiero condottiero che incarna lo spirito patriottico dell’epoca. Alle spalle, si cela una piccola cripta in stile assiro, un gioiello nascosto impreziosito dagli straordinari lavori decorativi dei Maestri Giustini e Sollazzini di Firenze.

Porta Vittoria

Il principale accesso al borgo è rappresentato da Porta Vittoria, un tempo chiamata Porta Marina per la posizione rivolta verso il mare.

Costruita nel 1775, la sua architettura è semplice, con un orologio che spicca sulla sommità. Restaurata di recente, è il punto d’ingresso ideale per immergersi nell’atmosfera di Castelfidardo.

Palazzo Tomasini e le grotte ipogee

Appena varcata la porta, ci si imbatte nel settecentesco Palazzo Tomasini, che dal 1850 ospita il Convento di Sant’Anna con piccola cappella annessa. Ma il vero tesoro si trova al di sotto: un affascinante sistema di grotte ipogee scavate nella pietra plio-pleistocenica.

Realizzate tra il Trecento e il Quattrocento, le gallerie sotterranee, a sette metri di profondità, erano utilizzate come cantine, depositi e rifugi. I cunicoli, alti tre metri e larghi uno e mezzo, si sviluppano per oltre cento metri in una struttura rettangolare suddivisa in quattro corridoi decorati con nicchie.

Piazza della Repubblica e gli edifici storici

Piazza della Repubblica a Castelfidardo
Fonte: Ph @clodio - iStock
Scorcio notturno di Piazza della Repubblica a Castelfidardo

Passeggiando tra le vie del centro, si arriva a Piazza della Repubblica, cuore pulsante del paese. Qui si affacciano edifici storici di grande fascino: il Palazzo Priorale Comunale, risalente al XIV secolo, la Torre Civica del Cinquecento e la Collegiata di Santo Stefano Protomartire.

Quest’ultima, nata come pieve nel 1289 e divenuta collegiata nel 1743, si distingue per l’ampia e luminosa navata a croce latina. Al suo interno, opere d’arte di pregio come la statua di San Tommaso (1510), l’”Ultima Cena” di Felice Pellegrini (1594) e un raffinato bassorilievo in ceramica dipinta.

Il Museo del Risorgimento

Come accennato, Castelfidardo è stato teatro della celebre battaglia del 1860 e il Museo del Risorgimento, tra le sale di Palazzo Mordini, ne conserva la memoria.

Qui sono infatti esposti oltre 130 reperti storici, tra armi, medaglie, fotografie e dipinti, oltre alla tromba del XXVI battaglione Bersaglieri Castelfidardo, simbolo di quel tempo. Un percorso immersivo che ripercorre la storia della lotta per l’Unità d’Italia.

La Chiesa di Santa Maria della Misericordia

Chiesa quattrocentesca, cattura lo sguardo con la facciata armoniosa, il portale in pietra d’Istria e il timpano decorato con un bassorilievo della Madonna della Misericordia.

All’interno, oltre a uno splendido presepe artistico permanente, si può ammirare un pavimento in laterizio cinquecentesco con eleganti motivi geometrici.

Il Museo Internazionale della Fisarmonica

Sotto il Palazzo Comunale si trova una delle istituzioni più rappresentative del borgo: il Museo Internazionale della Fisarmonica.

Si tratta di un’esposizione unica nel suo genere che raccoglie circa 350 modelli di fisarmoniche e organetti, suddivisi in sei sale tematiche dedicate ai grandi maestri della costruzione e ai virtuosi dello strumento. Un’area del museo ricrea un antico laboratorio artigianale, così da svelare i segreti di questa arte secolare.

Il Monumento alla Fisarmonica e al Lavoro

Non lontano dal centro storico, lungo via Matteotti, spicca il Monumento alla Fisarmonica e al Lavoro, maestosa scultura in bronzo alta sette metri, opera di Franco Campanari.

La statua raffigura Ermes, mitico inventore della lira, che stringe tra le mani una fisarmonica, mentre alla base sono scolpite scene della lavorazione artigianale e ritratti di celebri musicisti.

Curiosità su Castelfidardo

Via del centro storico di Castelfidardo
Fonte: Ph @Stanislava Karagyozova - iStock
Scorcio del centro storico di Castelfidardo

Passeggiando per Castelfidardo, è impossibile non notare la facciata del Palazzo del Comune, dove sono incise le antiche unità di misura locali, il “braccio” e il “mezzo braccio“. Alzando lo sguardo, si possono ammirare le merlature guelfe, l’orologio in travertino del 1775 e la campana ottocentesca. All’interno, il Salone degli Stemmi e le storiche carceri raccontano secoli di storia grazie ai loro sontuosi soffitti decorati.

Un’altra storia coinvolgente è quella di Paolo Soprani, il contadino che divenne l’artefice della fama di Castelfidardo nel mondo. Tutto ebbe inizio nel 1863, quando un viandante nordico portò con sé un organetto. Ospitato dalla famiglia Soprani, il giovane Paolo, incuriosito dallo strumento, lo smontò per studiarne il funzionamento. Da quel momento iniziò a produrre fisarmoniche, dando vita a un’eccellenza artigianale senza pari.

A conferma del primato del borgo nella costruzione di strumenti musicali, nel 2001 il Maestro artigiano Giancarlo Francenella ha realizzato la fisarmonica più grande del mondo: alta 2,53 metri, larga 1,90 metri e pesante 200 kg. Oggi è esposta nel suo laboratorio in Piazza della Repubblica ed è inserita nel Guinness dei Primati.

Castelfidardo è una meta che incanta, dove ogni angolo risuona di storia e musica e regala ai visitatori un’esperienza indimenticabile.

Itinerario della Bellezza: un modo unico per scoprire le meraviglie delle Marche

Par : elenausai10
12 février 2025 à 13:51

Dimenticate la confusione dei grandi centri urbani, il territorio delle Marche ha molte meraviglie da mostrare ai viaggiatori che vogliono immergersi in atmosfere intrise di cultura, natura e archeologia. A valorizzarle ci pensa Confcommercio Marche Nord/Pesaro e Urbino che, in occasione dell’ultima edizione della BIT, la Borsa Internazionale del Turismo, ha presentato il nuovo Itinerario della Bellezza.

Si tratta di un progetto di promozione e valorizzazione turistica nato nel 2018 dall’organizzazione di 5 Comuni che, al 2025, sono arrivati a essere ben 28. Quest’anno, sono entrati a far parte dell’itinerario i borghi di Corinaldo, Monte Grimano Terme, Monte Cerignone e San Costanzo. Scopriamo insieme le caratteristiche del progetto e quali sono gli itinerari di viaggio che ci aiuteranno a conoscere le Marche in un modo unico e autentico.

Il progetto “Itinerario della Bellezza”

Alla BIT 2025 sono state presentate le ultime novità del progetto “Itinerario della Bellezza” promosso da Confcommercio Marche Nord/Pesaro e Urbino. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di aumentare le presenze
turistiche nel territorio delle Marche in modo sostenibile valorizzando le meraviglie storiche, naturali e archeologiche della zona.

È partendo da questo presupposto che sono stati creati degli itinerari tematici studiati per promuovere la destinazione e sviluppare un modello economico alternativo a quello tradizionale industriale manifatturiero,  basato sulla valorizzazione della bellezza. Gli itinerari sono pensati per i viaggiatori italiani e stranieri che desiderano avventurarsi in territori puri e incontaminati, tra città d’arte, borghi di grande fascino, teatri storici e chiese.

I percorsi infatti, sviluppati su tutto il territorio marchigiano, uniscono il mare alle montagne, le colline (segno caratterizzante delle Marche) alle città d’arte, fino ai borghi fortificati e alle aree archeologiche.

Gli itinerari tematici

L’Itinerario della Bellezza, nato per promuovere i luoghi che l’uomo ha saputo valorizzare e conservare per essere mete esclusive di una vacanza che rigenera il corpo e lo spirito, coinvolge 28 borghi. Questi sono stati inseriti in percorsi turistici creati per permettere ai visitatori di scoprire il territorio delle Marche attraverso le sue peculiarità storiche, archeologiche ed enogastronomiche. Durante l’edizione del 2024, dall’Itinerario della Bellezza sono nati altri itinerari, ossia: l’Itinerario Archeologico, l’Itinerario Romantico, l’Itinerario delle Rocche di Francesco Di Giorgio Martini, l’Itinerario della corte del Duca Federico e l’Itinerario del Silenzio e della Fede.

Nel prossimo periodo verranno presentati i nuovi itinerari, come quello dedicato al Rinascimento, da Gubbio a Urbino, dove viene approfondita anche la storia dei Montefeltro e delle Rovere, con una visita alle rocche realizzate da Francesco Di Giorgio Martini per difendere il Ducato di Urbino. Martini fu l’architetto senese che Federico da Montefeltro chiamò alla corte di Urbino nel 1477 e che realizzò capolavori assoluti dell’architettura militare e civile del Rinascimento.

Un altro itinerario, invece, è legato all’enogastronomia di qualità dove vengono valorizzati ingredienti importanti per il territorio come il prosciutto di Carpegna, la casciotta di Urbino e il Cartoceto DOP olio d’oliva. Inoltre, ricordiamo che nelle Marche si trova la capitale italiana del farro, San Lorenzo in Campo, e la patria del biologico, Isola del Piano-Urbino.

Infine, l’ultimo itinerario che verrà presentato è dedicato all’archeologia. Le Marche e la provincia di Pesaro e Urbino sono ricchissime dal punto di vista archeologico e conservano rilevanti testimonianze della storia e della cultura materiale dell’uomo dal Paleolitico fino al Rinascimento, passando per l’epoca romana.

Cammini Aperti: l’edizione 2025 si ispira al Giubileo

Par : losiangelica
10 février 2025 à 10:21

Cammini Aperti è un progetto nato nel 2020 per volere della regione Umbria; nel tempo ha coinvolto poi tutta la penisola nella campagna “Scopri l’Italia che non sapevi”. Il progetto, nato e promosso in collaborazione con ENIT conquista numerosi successi e per il 2025 ha un programma speciale ispirato al Giubileo e coinvolge in modo diretto non solo la regione umbra ma anche Emilia-Romagna, Lazio, Marche e Toscana. L’appuntamento per il 2025 unisce la sinergia tra regioni, Ministero del Turismo e attività local che lavorano a più mani per offrire esperienze autentiche e rigenerative a tema turismo lento.

Cos’è il progetto Cammini Aperti

Cammini Aperti è un progetto promosso dall’Umbria e nato nel 2020 con lo scopo di valorizzare e far riscoprire il patrimonio naturale, culturale e storico attraverso turismo lento, mobilità dolce e trekking. L’obiettivo principale è quello di spingere verso un turismo sostenibile e responsabile incentivando la conoscenza di sentieri, vie antiche e percorse escursionisti spesso dimenticati o meno conosciuti.

L’idea alla base è quella di rendere accessibili itinerari storici e naturalistici, facendo in modo che tutti possano accedervi: famiglie, gruppi scolastici e persone con esigenze particolari potranno approfondire il territorio e immergersi con il supporto di enti locali, associazioni e volontari. Tra gli aspetti più interessanti la creazione di esperienze immersive, attività didattiche, incontri con comunità locali e iniziative di sensibilizzazione sull’importanza della tutela del territorio.

Il turismo lento viene visto come un’opzione sostenibile e arricchente che può aiutare a combattere l’overtourism e soprattutto che può dare visibilità a località altrimenti non prese in considerazione dalla massa. Eventi quali Cammini Aperti 2025 edizione Giubileo mostrano come la filosofia di viaggio green sia in grado di valorizzare le risorse naturali, culturali e spirituali di un’area, promuovendo un modello di turismo rispettoso dell’ambiente e delle comunità locali. Dobbiamo comprendere come percorrere i cammini storici non significhi solamente immergersi in paesaggi che lasciano senza fiato ma soprattutto riscoprire tradizioni, incontrare persone local e conoscere storie che rendono il viaggio una vera e propria esperienza. In un’epoca in cui tutto va di fretta, prendersi il tempo per riscoprire la lentezza è un valore aggiunto.

Cammini Aperti 2025 camminate in Umbria
Fonte: Ufficio Stampa
Cammini Aperti 2025: il percorso in Umbria sulle tracce di San Francesco in programma dal 10 all’11 maggio

Programma Cammini Aperti 2025: il legame con il Giubileo

Cammini Aperti 2025 è in programma per il weekend del 10 e 11 maggio con un appuntamento ricco di attività per gli amanti del turismo lento e della spiritualità. L’edizione dell’anno, speciale Giubileo, è promossa dall’Umbria ma lavora in sinergia con Emilia-Romagna, Lazio, Marche e Toscana, così da valorizzare i cammini storici e i luoghi di interesse culturale e religioso lungo i percorsi attraversati.

Sono previste ben 27 escursioni guidate, suddivise in tre percorsi per ogni regione coinvolta: l’obiettivo è far vivere un’esperienza immersiva adatta ad ogni tipologia di camminatore, mostrando le potenzialità dell’attività outdoor legata alla spiritualità anche a chi è un principiante. Tra i cammini protagonisti dell’evento troviamo le Vie e i Cammini di San Francesco, che collegano Assisi alla Valnerina e alla Valle Santa di Rieti; le Vie e i Cammini Lauretani, che uniscono Loreto, Assisi, Roma e Siena; e il Cammino di San Benedetto, che da Norcia arriva fino a Montecassino, attraversando le bellezze naturali e spirituali di Umbria e Lazio.

Un aspetto distintivo di questa edizione è l’apertura straordinaria di cinque luoghi simbolici, uno per ogni regione coinvolta, normalmente non accessibili al pubblico. Si tratta di siti di profondo valore religioso e culturale, offriranno ai visitatori un’occasione unica per immergersi nella storia e nella spiritualità dei territori attraversati. L’obiettivo di Cammini Aperti 2025 è dare rilevanza a percorsi già esistenti ma soprattutto di valorizzare le località presenti lungo il tragitto. Per l’occasione sono attesi oltre 3000 partecipanti.

Cammini Aperti 2025 percorsi
Fonte: Ufficio Stampa
Cammini Aperti 2025, il percorso a Valernino che esplora le bellezze naturali dell’Umbria

Le escursioni proposte da Cammini Aperti 2025

L’edizione 2025 di Cammini Aperti ha un’offerta escursionistica completa che abbraccia inclusività e spiritualità unendola al tema della sostenibilità ambientale. L’iniziativa mira a coinvolgere un numero sempre più alto di partecipanti per promuovere un turismo lento e green.

Tra le principali novità per il 2025 spiccano le aperture straordinarie di luoghi di culto e siti storici solitamente non accessibili al pubblico, offrendo ai partecipanti l’opportunità unica di esplorare gemme nascoste del patrimonio culturale e spirituale in Italia.

Il calendario prevede un totale di 27 escursioni, con ogni regione attraversata dai cammini che darà modo di esplorare tre itinerari specifici, per un totale di circa 3.000 partecipanti. I percorsi, ad anello, avranno una lunghezza compresa tra 7 e 12 km, con un dislivello massimo di 300 metri, rendendoli accessibili sia a escursionisti alle prime esperienze che a camminatori più esperti. Le guide ambientali escursionistiche e gli accompagnatori di media montagna garantiranno un’esperienza sicura e coinvolgente.

In modo particolare si parla di:

  • Vie e cammini lauretani. Un cammino di antica tradizione che collega alcuni luoghi di culto italiani come il santuario della Santa Casa di Loreto nelle Marche, la basilica di San Francesco ad Assisi e il convento francescano delle celle di Cortona in Toscana. Il percorso giunge fino a Siena dove parte la via Francigena;
  • Cammino di San Benedetto. Si passeggia tra la regione Umbria e il Lazio scoprendo abbazie di profonda spiritualità quale quella di San Benedetto toccando poi numerosi borghi medievali sul percorso;
  • Cammino di san Francesco. In onore del Giubileo si omaggia il Santo Patrono italiano partendo da Firenze o da Rimini e toccando Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Lazio attraverso i luoghi simbolo della vita di S. Francesco giungendo fino alla valle santa di Rieti.

Cammini Aperti 2025 edizione Giubileo è da considerare a tutti gli effetti come un’iniziativa di grande rilievo che promuove il territorio unendo storia, cultura e spiritualità in un weekend che coinvolge in prima battuta l’Umbria ma non solo. Il turismo sostenibile fa da filo conduttore per le camminate e i sentieri ma sono poi il trekking e la lentezza ad aggiungere una marcia in più; per il calendario dell’anno la tematica della spiritualità collegata al cammino è ancora più forte e i sentieri scelti non sono affatto casuali ma ripercorrono luoghi di culto di rilevanza internazionale. Combattere l’overtourism si può, e tra le armi a disposizione ci sono proprio eventi come questo che portano l’interesse verso mete diverse, meno conosciute e promuovono un’attenzione più green e rispettosa dell’ambiente scegliendo di muoversi a piedi e spingendo i viaggiatori verso uno stile di vita più green.

Fano, il carnevale più antico del mondo è questo (forse)

31 janvier 2025 à 11:23

Il mese di febbraio sancisce il pieno ingresso nel nuovo anno, ma segna sul calendario anche il primo vero evento da celebrare (dopo Capodanno s’intende). Si tratta di uno dei momenti più folli dell’anno, e anche il più atteso, basti pensare che la città di Colonia ha istituito persino una quinta stagione esclusivamente dedicata a questo periodo. Stiamo parlano del Carnevale, la festa durante il quale, sin da tempi antichissimi, tutto vale.

Ma dove festeggiarlo quest’anno? Le destinazioni da raggiungere sono tantissime, a partire dal romantico ed elegante Carnevale di Venezia, passando per l’iconico e inimitabile evento annuale di Rio de Janeiro. E che dire dell’affascinante ed enigmatico Mardi Gras di New Orleans?

E poi c’è Fano, con le sue straordinarie celebrazioni del Carnevale, lo stesso che corre nella disputa, insieme a Venezia e non solo, a quello più antico del mondo. Lo è davvero? Sicuramente è il più dolce dal 1347 e vale davvero la pena di viverlo e condividerlo con gli amici, con la famiglia e con la propria dolce metà.

Carnevale di Fano: gli eventi e il programma completo

Se avete deciso di restare in Italia quest’anno, ma volete comunque prendere parte a un evento di straordinarie fattezze, allora il posto giusto da raggiungere è Fano, la città gioiello incastonata nel cuore delle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino.

È proprio qui, infatti, che dal 1347 si tiene una festa che muove l’intera comunità, e che anno dopo anno attira sempre di più viaggiatori e curiosi da tutto il mondo. Stiamo parlando del Carnevale di Fano, uno dei più antichi d’Italia e, sicuramente, il più dolce. E i motivi ve li sveliamo subito.

Il Carnevale di Fano
Fonte: Ufficio Stampa Carnevale di Fano
L’iconica sfilata dei carri allegorici a Fano, Carnevale

Intanto vi anticipiamo che gli appuntamenti da segnare in agenda sono tanti e diversi, e tutti vi lasceranno senza fiato. Il 16, il 23 febbraio e il 2 marzo una serie di eventi incredibili animeranno le strade della cittadina: carri allegorici, sfilate, concerti e tanti, tantissimi dolci.

Un appuntamento che unisce tradizioni e innovazioni anche grazie al tema-manifesto “In Viaggio col Vulón” che ogni anno propone una tematica unica e speciale. Quella di quest’anno è un preludio all’esperienza che si andrà a vivere. L’edizione del 2025, infatti, è intitolata “I sogni son desideri”, un viaggio onirico, che tutti sono invitati a intraprendere, che consentirà a chiunque di trasformare i propri desideri in realtà, anche solo per un giorno. Ecco tutti gli eventi in programma.

Il programma

Il primo appuntamento del Carnevale di Fano è domenica 16 febbraio. La festa inizia alle ore 10.00 in Viale Gramsci e i protagonisti assoluti sono i bambini che sfileranno la mattina in questo evento gratuito, e aperto a tutti, per le strade della città, fino ad arrivare in Piazza XX Settembre.

Nel primo pomeriggio, invece, la festa entra nel vivo con due degli appuntamenti più attesi: la grande sfilata dei carri allegorici, in partenza in Viale Gramsci alle ore 15.00, e il getto di dolciumi. Ad accompagnare l’evento ci sarà la “Musica Arabita”, una peculiare banda musicale, le cui tradizioni affondano all’inizio dello scorso secolo, che intrattiene tutti i presenti con strumenti musicali davvero bizzarri come: barattoli di latta, ombrelli, bottiglie e campanacci.

Le celebrazioni proseguono nell’Area Pincio, uno dei luoghi più caratteristici della città. Qui, infatti, verrà allestita una zona per i più piccoli che sarà animata da giochi, musica, laboratori creativi e dolcissime sorprese. Il primo giorno di festa si concluderà a Porta Maggiore alle ore 18.00 con uno spettacolo di coriandoli, luci, colori e magia dedicato a tutti.

Il programma si ripeterà, negli orari e nelle location,  23 febbraio e il 2 marzo con l’apertura straordinaria del Palazzo Bracci Pagani (domenica 2 marzo) che ospiterà laboratori per grandi e bambini. L’appuntamento è previsto alle ore 9.30.

Il Getto

Uno degli appuntamenti più attesi dai bambini di ogni età è il Getto, simbolo del dolcissimo Carnevale di Fano. Ogni anno, durante le sfilate dei carri allegorici, vengono lanciati circa 180 quintali di dolciumi, cioccolatini e caramelle, per onorare una tradizione antica e mai dimenticata: quella della semina. Così come i contadini spargevano i semi sulla terra, gli organizzatori del Carnevale spargono questi dolci a quintali come auspicio di prosperità.

È possibile prendere parte al getto dei dolciumi partecipando alle sfilate pomeridiane che partono da Viale Gramsci alle ore 15.00.

Getto, Fano
Fonte: Ufficio Stampa Carnevale di Fano
Il Getto, una delle tradizioni più amate del Carnevale di Fano

Costo dei biglietti e dove acquistarli

Per accedere al Carnevale di Fano, e toccare con mano tutta la magia di questo evento antico e affascinante, ci sono diverse opzioni di acquisto. Il costo del biglietto intero è di 13 euro, mentre l’opzione ridotta, dedicata a persone con disabilità, ai ragazzi dai 14 ai 17 anni, alle persone over 65 e ai militari, è di 11 euro. Chi, invece, è tesserato all’Ente Carnevalesca può accedere al Carnevale al costo di 1 euro, tariffa che si applica anche agli accompagnatori delle persone con disabilità e ai bambini da 0 ai 10 anni. I ragazzi con età compresa tra gli 11 e i 13 anni, invece, pagano 6 euro.

È possibile assistere al Carnevale di Fano anche dalle Tribune al costo di 20 euro. I bambini da 0 a 10 anni che siedono in braccio ai genitori, invece, possono entrare nelle tribune libere (A e B) al prezzo di un euro.

Per gruppi di persone è possibile acquistare un box singolo, che contiene in totale 15 persone e un massimo di due bambini da 0 a 10 anni, al costo di 300 euro.

I biglietti sono acquistabili online in prevendita sul sito ufficiale del Carnevale di Fano oppure direttamente in loco a costo maggiorato:

  • 15 euro biglietto intero
  • 13 euro biglietto ridotto
  • 8 euro biglietto per ragazzi con età compresa tra 11 e 13 anni.

Chi raggiunge il Carnevale di Fano in compagnia degli amici a quattro zampe può accedere liberamente, indipendentemente dalla taglia dell’animale, solo ed esclusivamente portando con sé museruola e guinzaglio.

Come raggiungere Fano a Carnevale

La città di Fano è facilmente raggiungibile sia con i mezzi propri che con i trasporti pubblici. Chi viaggia in automobile può percorrere l’autostrada A 14 e uscire allo svincolo di Fano, situato tra Pesaro e Marotta. Chi, invece, si sposta in aereo ha due opzioni: l’aeroporto di Ancona-Falconara che dista circa 50 chilometri dalla città e quello di Bologna, che dista da Fano 150 chilometri.

Fano è raggiungibile facilmente in treno, e questa è la migliore opzione per chi non si sposta con i mezzi propri. La stazione ferroviaria, servita da treni regionali e intercity, dista appena un chilometro dal centro storico cittadino.

Chi è già in città, invece, può muoversi liberamente a piedi o approfittare dei trasporti pubblici e delle diverse linee (3, 35A, 72, 99A) che conducono al centro storico, e nei luoghi dove si svolge il Carnevale di Fano. Consigliamo sempre, prima di mettersi in viaggio, verificare gli orari sul sito ufficiale dei trasporti locali perché potrebbero esserci modifiche e interruzioni del servizio durante i giorni dell’evento.

Curiosità sul Carnevale di Fano

Come abbiamo anticipato, Fano corre in gara con altre grandi città per detenere il primato del Carnevale più antico del mondo. E, in effetti, la città marchigiana è  in possesso di un documento che risale al 1347 e che menziona le spese sostenute da parte del comune per l’organizzazione dei festeggiamenti di carnevale.

Che sia il più antico non possiamo decretarlo, certamente è uno degli storici carnevali italiani, e sicuramente il più dolce. Secondo le storie locali tutto è nato tanto tempo fa, a seguito della pace tra due famiglie potenti locali perennemente in lotta tra di loro. Il vero e proprio slancio, però, ci fu un secolo dopo quando, grazie alla famiglia Malatesta, questa celebrazione divenne solenne e sfarzosa.

Da quel momento, fino a oggi, la tradizione del Carnevale è stata mantenuta in vita dalla tradizione locale che, anno dopo anno, ha dato vita a una delle celebrazioni carnevalesche più iconiche del BelPaese.

Cosa succede in questi giorni è presto detto: artigiani e maestri carrai uniscono le forze per dare vita a quelli che sono dei veri e propri capolavori scultorei in movimento che dominano sui grandi carri. Da questi si affacciano le persone mascherate per eseguire il tradizionale Getto, ovvero il lancio di caramelle e dolciumi vari che rendono il carnevale di Fano uno degli appuntamenti più attesi per i golosi di ogni età, nonché il Carnevale più dolce d’Italia.

Musica Arabita durante il Carnevale di Fano
Fonte: Ufficio Stampa Carnevale di Fano
La bizzarra Musica Arabita che accompagna da anni il Carnevale di Fano

Maschere e carri

Tra le tante maschere che sfilano in città, la più iconica è il Pupo, conosciuta con il nome El Pup e Vulón, una sagoma che ogni anno assume il volto di un personaggio conosciuto a tutti per pregi, virtù o disonori. Una satira ironica, quella di questa tradizione, che rende il carnevale antico anche estremamente contemporaneo.

Ogni anno, poi, il Carnevalo di Fano si arricchisce di nuove maschere e carri allegorici che stano nella storia. Tra i più attesi ci sono Clorofilla, Sogno la Luna, Jack in The Box e Gli Slam son desideri, un carro che omaggerà, con una maschera iconica, il campione sportivo Jannik Sinner.

A fare da cornice sonora al Pupo e alle caramelle che librano in area alla stregua di coriandoli colorati c’è la Musica Arabita, una strana banda strampalata che trova il suo posto sull’ultimo carro della parata, le quali origini seguono quelle carnevalesche. Armati di lattine, caffettiere, campanacci e bottiglie, i musicisti intonano un’allegra e irriverente parodia delle orchestre più conosciute, alimentando la follia collettiva prevista dall’evento.

Così Fano, conosciuta come città della Fortuna, in questo periodo dell’anno si trasforma nel paese dei Balocchi, un’esperienza assolutamente da vivere per toccare con mano l’essenza più vera e folle del Carnevale.

Dove è stata girata la serie dedicata a Leopardi: le location

7 janvier 2025 à 13:30

La miniserie “Leopardi – Il poeta dell’infinito”, diretta da Sergio Rubini, è una delle produzioni televisive più attese dell’inizio del 2025. Con questa visione, il pubblico avrà l’opportunità di immergersi nella vita di Giacomo Leopardi, uno dei più grandi poeti della letteratura italiana, grazie a un racconto che esplora non solo la sua biografia, ma anche il suo spirito ribelle e il suo legame profondo con la natura e le sue radici marchigiane.

La miniserie, che andrà in onda su Rai 1 il 7 e 8 gennaio, ha trovato la sua cornice perfetta nelle location marchigiane, dove la bellezza dei paesaggi storici e naturali ha contribuito a ricreare l’atmosfera dell’Ottocento. Dalle colline di Recanati alle piazze di Macerata, fino ai suggestivi borghi medievali, ogni luogo scelto per le riprese ha un legame profondo con la vita e l’opera di Leopardi. Ecco le principali location che hanno dato vita alla miniserie.

Recanati: la città di Giacomo Leopardi

Recanati, la città natale di Giacomo Leopardi, non poteva che essere il cuore pulsante della miniserie. I vicoli storici, le piazze e le dimore che hanno segnato la giovinezza del poeta sono tornati indietro nel tempo, offrendo uno scenario perfetto per la ricostruzione della sua vita. Le colline recanatesi, che Leopardi amava osservare dalla sua casa, sono spesso visibili nella serie, contribuendo a dare al pubblico la stessa sensazione di isolamento e di contemplazione che il poeta provava nel suo paese natale. Il paesaggio di Recanati, con le sue viste panoramiche sull’appennino marchigiano, è uno degli elementi simbolici della serie, che rende tangibile il contrasto tra il genio di Leopardi e l’ambiente provinciale che lo circondava.

Montecassiano: il fascino del borgo medievale

A pochi chilometri da Recanati si trova Montecassiano, un incantevole borgo medievale che ha fatto da sfondo a diverse scene della miniserie. Con le sue stradine lastricate e i palazzi storici, Montecassiano ha un’atmosfera che ben si sposa con l’epoca leopardiana. La sua posizione, che domina la valle circostante, ha permesso alla produzione di ricreare la solitudine e la maestosità delle terre che Leopardi amava tanto. Il borgo si fa testimone del mondo in cui il poeta è cresciuto, con un’architettura che sembra immutata nel tempo, perfetta per evocare la riflessione introspettiva che contraddistingueva la sua poetica.

Potenza Picena: tra storia e tradizione

Anche Potenza Picena ha trovato spazio nella miniserie, grazie alla sua ricchezza storica e architettonica. Il borgo, con il suo centro medievale e i palazzi signorili, offre un contrasto affascinante con il paesaggio naturale che lo circonda. Le strade acciottolate e le mura antiche di Potenza Picena sono lo sfondo ideale per rappresentare l’intensa vita interiore di Leopardi e la sua lotta contro le convenzioni sociali del suo tempo. La bellezza di questo luogo è stata enfatizzata dalla produzione, che ha sfruttato l’armonia tra natura e architettura per raccontare il tormento e la passione che animavano il poeta.

Potenza Picena
Fonte: iStock
Il paesaggio rurale di Potenza Picena

Treia: un angolo nascosto delle Marche

Treia, con le sue piazze e chiese medievali, è un altro comune che ha ospitato le riprese della miniserie. Questo borgo, meno conosciuto rispetto ad altri della regione, si distingue per la sua architettura ben conservata e per l’atmosfera intima e raccolta che lo caratterizza. Le sue stradine strette e i suoi palazzi storici sono stati utilizzati per ricreare l’Italia dell’Ottocento, offrendo un’ambientazione ideale per raccontare la solitudine e la profondità emotiva di Leopardi. La serie riesce a far emergere il fascino di Treia, che diventa il riflesso di una società in fermento e di un mondo interiore altrettanto complesso.

Treia, Marche
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Vista dall’alto del borgo di Treia

Ascoli Piceno: il cuore pulsante delle Marche

Le riprese di Ascoli Piceno hanno portato un tocco di eleganza alla miniserie, grazie alla sua piazza del Popolo, una delle più belle d’Italia, e alla sua architettura medievale che si fonde con il Rinascimento. La città, con i suoi palazzi in travertino e le torri storiche, ha offerto uno scenario ideale per alcune delle scene più drammatiche della serie, in cui la figura di Leopardi emerge come un pensatore solitario, lontano dalle convenzioni sociali. Ascoli Piceno, con il suo fascino senza tempo, rappresenta una parte fondamentale della ricostruzione storica e culturale che la serie vuole trasmettere.

Macerata: la scenografia perfetta per la riflessione filosofica

Anche Macerata, città che ha avuto un ruolo importante nella vita del poeta, è stata scelta per alcune delle riprese più significative. La città marchigiana, con la sua Piazza della Libertà e il famoso Sferisterio, ha dato alla miniserie una dimensione di grandiosità, che ben si sposa con la riflessione filosofica e politica di Leopardi. Macerata, pur essendo una città di dimensioni contenute, è riuscita a rappresentare il mondo in evoluzione in cui il poeta si muoveva, in cui le sue idee e i suoi versi venivano in qualche modo messi alla prova.

Monte Vidon Corrado e l’omaggio a Osvaldo Licini

A completare questo straordinario percorso tra le bellezze delle Marche, a Monte Vidon Corrado si celebra un legame speciale con la figura di Osvaldo Licini, pittore che ha tratto ispirazione proprio dai versi di Leopardi, in particolare dal suo celebre dialogo con la luna. Monte Vidon Corrado, infatti, è il paese natale di Licini e il suo rapporto con Leopardi viene celebrato durante il Leopardi Day del 7 gennaio. La connessione tra i due artisti, che si esprime anche nella pittura e nella poesia, è un omaggio alle radici culturali delle Marche, e aggiunge una dimensione inedita alla miniserie, rendendo omaggio non solo alla figura del poeta, ma anche alla sua eredità artistica.

Fabriano, la storia del paese della carta

11 décembre 2024 à 16:56

Le Marche sono uno scrigno di eccellenze italiane che troppo spesso sottovalutiamo, ma che creano il tessuto su cui si fonda l’Italia. È il caso di Fabriano, borgo medievale e Città creativa Unesco che merita senza dubbio una visita, per scoprire il Museo della carta e della filigrana – per cui questo abitato di meno di 30mila anime è divenuto famoso nel mondo -, le cui sale illustrano la storia e i passaggi della tipica lavorazione della carta a mano, prodotta a Fabriano sin dalla seconda metà del Duecento.

È stato il centro più importante della produzione di carta nell’Europa nel XIII secolo. Le innovazioni sperimentate in questo piccolo Comune sull’Appennino marchigiano, come la filigrana, hanno permesso la diffusione su grande scala della carta e il Museo della carta ne ricorda l’evoluzione.

Cosa vedere a Fabriano

Nel suo tracciato medievale perfettamente conservato, il centro storico di Fabriano custodisce anche numerose chiese ed edifici antichi tra i quali meritano una tappa il complesso conventuale di San Domenico, sede del Museo della carta, con la meravigliosa sala capitolare dipinta da Antonio da Fabriano nel 1480 circa.

Il Museo della carta

Nel Museo della carta e della filigrana è stata ricostruita fedelmente una cartiera medievale dove mastri cartai illustrano le antiche tecniche di produzione della carta filigranata a mano. All’interno del museo si può partecipare ad attività didattiche, anche residenziali, relative alla lavorazione di carte a mano filigranate. Per i bambini vengono organizzati laboratori didattici “Siamo tutti Mastri Cartai” durante i quali si può realizzare, e portare a casa, il proprio foglio di carta filigranato seguendo l’antica tecnica di produzione tramandata dai Mastri Cartai fabrianesi. Il museo è aperto da martedì a domenica dalle 9:30 alle 13:30 e dalle 15:00 alle 18:00. Aperture straordinarie: 23/12/2024, 30/12/2024, 6 gennaio, Pasqua, lunedì di Pasqua, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre. Chiuso il 1° gennaio e il giorno di Natale.

Fabriano
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Il centro storico di Fabriano

Il Palazzo del Podestà

È un po’ il simbolo della cittadina il Palazzo del Podestà (1255), situato nella centrale piazza del Comune, al centro della quale si erge l’imponente fontana Sturinalto, e il suggestivo loggiato di San Francesco e la sua serie di arcate prospettiche che collegano la chiesa di San Francesco al trecentesco palazzo del Comune, ricostruito nel 1690.

Il Palazzo Vescovile

Uno degli edifici storici più significativi della città è il Palazzo Vescovile, che ha una lunga storia legata alle vicende politiche e religiose della città. L’edificio, originariamente sede dei Priori di Fabriano, fu distrutto nel 1542 a causa del crollo della torre civica. La sua ricostruzione avvenne tra il 1546 e il 1549, periodo in cui l’edificio fu interamente rinnovato, assumendo il ruolo di residenza dei Vescovi a partire dal 1729, quando Fabriano fu elevata a sede vescovile. Accanto al palazzo sorge la Torre Civica, un altro simbolo del potere cittadino, che insieme al Palazzo Vescovile, crea una cornice di grande suggestione attorno alla piazza del Comune. Oggi, il palazzo rimane un punto di riferimento per la città, continuando a ospitare eventi culturali e religiosi, nonché le funzioni istituzionali legate alla diocesi di Fabriano.

Città creativa Unesco

Dal 2013, Fabriano è stata inserita nella lista delle Città Creative dell’Unesco, nella categoria “Artigianato, arti e tradizioni popolari”, titolo riconosciuto soprattutto grazie alla produzione della carta fatta a mano. Ma Fabriano, in realtà, è una cittadina che, nel suo piccolo, ha dato vita a tante altre grandi aziende italiane, una fra tutte la Merloni. La rete delle Città creative dell’Unesco è stata creata nel 2004 per promuovere la cooperazione tra le città che hanno identificato la creatività come elemento strategico per lo sviluppo urbano sostenibile. Sono 350 le città, in tutto il mondo, che attualmente fanno parte di questa rete. In Italia ce ne sono 14, tra cui Bolzano, Città creativa della musica.

Specialità gastronomiche di Fabriano

Ma Fabriano non è soltanto la città della carta. Merita un viaggio anche per scoprire la sua eccezionale gastronomia. Assolutamente da assaggiare è il tipico Salame di Fabriano coi lardelli, presidio Slow Food. Come anche il piatto tipico, il Vincisgrassi, un avariante marchigiana della pasta al forno, gli gnocchi di patate con la papera.

Benessere e relax nei centri termali delle Marche

Par : claudiag2019
25 novembre 2024 à 17:00

Dalla bellezza del paesaggio, alla costa che si snoda lungo l’Adriatico regalando scorci indimenticabili, fino a una ricchezza fatta di cultura e storia che si legge nelle tante tappe di un territorio che vale la pena scoprire in tutta la sua interezza. Le Marche sono una terra straordinaria, in cui ogni angolo regala un ricordo da portare con sé, una terra in cui si intrecciano tradizioni, passato e cultura, ma anche un luogo da scegliere quando ci si vuole dedicare momenti preziosi di relax. Perché qui vi sono diverse celebri destinazioni per chi è alla ricerca di terme, di luoghi da sogno in cui rilassare il corpo e la mente, in cui riconnettersi con sé stessi e ritagliarsi uno spazio di benessere.

Una vacanza rigenerante, da fare da soli o in compagnia, magari sommando l’esperienza del benessere con la scoperta di questo territorio così variegato: tutte le terme delle Marche da raggiungere per un’immersone nella salute a tutto tondo.

Terme di Raffaello, la location da raggiungere vicino ad Urbino

Il nostro viaggio alla scoperta delle terme delle Marche, questa regione italiana affacciata sul mar Adriatico, inizia dalle Terme di Raffaello, che si trovano nei pressi di una cittadina fantastica: Urbino. Una perla preziosa, dalla grande valenza storica: basti pensare che il suo centro storico è patrimonio dell’umanità Unesco e al fatto che nel Rinascimento questo luogo è stato di fondamentale importanza.

Dal suo duomo affascinante, all’ex monastero di Santa Chiara, fino agli oratori e ai palazzi, questa città è ricca di tesori da scoprire, del resto ha dato i natali a Raffaello, nato a Urbino nel 1483. Oltre a tutto questo si trova a poca distanza un luogo in cui godere di totale relax e benessere: le acque delle Terme di Raffaello hanno proprietà curative, sono sulfureo-solfato-bicarbonato – alcalino – terrose si legge sul sito ufficiale, inoltre hanno una temperatura di 14 gradi. L’importanza di questo luogo, che appartiene al territorio comunale di Petriano, è stata testimoniata anche nel passato più remoto. All’interno della struttura si possono fare veri e propri percorsi di cura, tanto che sul sito viene specificato che la visita medica per l’ammissione è obbligatoria. Per le aperture e tutte le informazioni è bene contattare direttamente la struttura, che per la stagione 2024 ha chiuso il 23 novembre, ed è importante ricordare che è convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale.

È la meta perfetta per chi cerca un luogo le cui acque regalano tanti vantaggi differenti: dall’azione antinfiammatoria, alle difese immunitarie, senza contare i disturbi che possono essere curati qui.  La distanza che separa Urbino dalla cittadina di Petriano è davvero irrisoria: 14,5 chilometri che si percorrono in meno di 20 minuti.

Terme Santa Lucia di Tolentino, poco distanti da Macerata

Ci spostiamo vicino a Tolentino, nella provincia di Macerata, per scoprire un altro luogo di benessere e relax: sono le terme di Santa Lucia, nate negli anni Trenta sembra non solo un luogo di pregio architettonico in cui il tempo è rimasto cristallizzato alla sua fondazione, ma anche un posto all’avanguardia dove ci si può davvero rigenerare. Ad esempio, nel grande Salone delle Acque, che si trova al primo piano e dove si trovano anche i rubinetti per bere questa acqua preziosa. Le acque termali sono la Salsobromoiodica e la Sulfurea di Rofanello e la Bicarbonato-Calcica della sorgente Santa Lucia, che servono per curare diverse affezioni tanto che la struttura è convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale. Al suo interno ci si può prendere cura di sé, ma anche sottoporre a trattamenti come bagno termale, massaggio estetico termale e fango termale all’interno del centro estetico. I prezzi variano, ad esempio per il bagno il costo ammonta a 12,50 euro per una sola prestazione. Le cure, invece, sono diverse e passano dalla idropinica a quella inalatoria, ma anche balneoterapiche e altro.

Lo stabilimento termale nella stagione 2024 ha chiuso i battenti per lavori a metà novembre, invece che da dicembre ad aprile come di consueto. Restano attivi gli altri servizi, ad esempio il centro estetico è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 20 e il sabato dalle 8,30 alle 16,30. Le Terme Santa Lucia si possono raggiungere in autobus o in automobile, distano circa 30 minuti da Macerata.

Anche il contesto è meraviglioso: sono immerse nel verde, vicino a un bellissimo e antico bosco e a poca distanza da Macerata, dove ammirare numerosi edifici di pregio e storici: il luogo ideale in cui staccare la spina.

Terme di Frasassi, vicino alle omonime grotte

Note fino ai tempi dei romani, le acque sulfuree delle Terme di Frasassi sono un vero e proprio toccasana. Oggi l’offerta è declinata in cure termali, reparto estetico e massoterapico: il posto da raggiungere per fare bene al corpo e alla mente. Le piscine che si trovano all’interno del complesso (che ha anche un hotel) sono un vero e proprio concentrato di relax: l’acqua è sulfurea-sodica e la sua temperatura si attesta intorno ai 24 gradi. Vi è una piscina di grandi dimensioni con cascate per il massaggio cervicale, un percorso Kneipp caldo e freddo, una vasca idromassaggio e una piscina di dimensioni più ridotte. Non manca la possibilità di fare trattamenti estetici, come quelli per la cellulite, per la pelle, massaggi di vario tipo, oppure di sottoporsi a cure per varie patologie, con la possibilità di sfruttare la convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.

La stagione termale chiude verso la fine di novembre, quindi è bene controllare il sito per conoscere le date di apertura. Per quanto riguarda le piscine gli orari risultano essere, in base alle informazioni presenti sul sito, dalle 10 alle 19: dai 16 anni compiuti il costo è di 18 euro, solo il pomeriggio (dalle 14,30 alle 19) 10 euro. Fino ai 3 anni i bambini entrano gratuitamente, poi con tariffa ridotta.

Queste terme si trovano a Genga, piccolo comune della provincia di Ancona (da cui dista circa 45 chilometri), dove sorgono anche le celebri grotte di Frasassi, da vedere, così come vale la pena visitare l’Abbazia di San Vittore alle Chiuse, in stile romanico, il Tempio del Valadier e l’eremo di Santa Maria Infra Saxa.

Terme di Sarnano, ai piedi dei monti Sibillini

C’è la Spa, ma anche il residence, senza dimenticare le cure termali, le consulenze mediche, la fisioterapia e la riabilitazione: sono le Terme di Sarnano in provincia di Macerata, in un piccolo comune ai piedi dei Monti Sibillini.

La pace è garantita, perché qui ci si può rilassare e prendersi cura di sé. Il percorso della Spa prevede la presenza di un bagno turco, in cui le acque termali riscaldate avvolgono gli ospiti, poi una doccia e si passa alla sauna, per non dimenticare l’idromassaggio con acqua termale all’interno di una vasca che può ospitare fino a otto persone. Si conclude il percorso nell’area relax e tisaneria. All’interno della struttura vi è anche, ad esempio, l’Idrolife: si tratta di una piscina termale con acqua bicarbonato-calcica a una temperatura che oscilla tra i 34 e i 36 gradi.

L’ingresso alla Spa standard (per due ore e mezza) ha un costo di 35 euro a persona. Mentre l’apertura della struttura è prevista dal lunedì al venerdì e dalle 15,30 alle 19, il fine settimana e i festivi solo su prenotazione. Vale la pena scoprire i dintorni, infatti il borgo di Sarnano è davvero affascinante complici anche le origini antiche, inoltre, nei pressi si trovano anche i resti dell’Eremo di Soffiano.

All’interno delle terme ci si può sottoporre a cure termali sfruttando le tre acque che sgorgano da sorgenti presenti nel territorio: acqua di San Giacomo, Acqua Tre Santi e Acqua Terro. Si trovano a circa 30 chilometri di distanza da Macerata.

Terme di Acquasanta, nella provincia di Ascoli Piceno

Siamo ad Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli Piceno, è qui infatti che sorgono le omonime terme: si tratta di uno stabilimento dove vengono proposte cure termali e massofisioterapiche, convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale che dispone di un hotel, piscina interna con acqua termale, centro benessere ed estetico. Al suo interno vi sono: sauna, bagno turco, docce a getto cromatico, una piccola piscina con idromassaggio, sala relax e tisaneria, solarium e piccola piscina esterna e zona per i trattamenti di bellezza.

L’apertura stagionale della struttura va dal 15 maggio al 12 novembre, secondo quanto riportato sul sito ufficiale, per prezzi e informazioni è necessario contattare la struttura, ma basti sapere che un fine settimana dedicato al benessere termale ha un costo di 226 euro a persona e comprende – tra le altre cose – accesso alla piscina termale, trattamento fango termale e idromassaggio in vasca singola con acqua sulfurea e massaggio. È valido per le notti di venerdì e sabato e nel costo ci sono pranzi, cene e colazioni.

Un luogo da sogno, tra i Monti della Laga e i Sibillini, Acquasanta Terme è un piccolo borgo in cui si possono ammirare preziose testimonianze del passato, basti sapere che sono stati ritrovati resti preistorici, mentre si possono far risalire ai romani le prime notizie sulle terme: dalle chiese alle case alle strutture celebri (come il Ponte d’Arli che pare poter essere datato intorno al Cinquecento), questo è un posto tutto da scoprire.  La distanza con Ascoli Piceno è di soli 21 chilometri circa.

Terme dell’Aspio a Camerano

Siamo nel Parco Regionale del Conero, a Camerano borgo in provincia di Ancona. Qui sorgono le Terme dell’Aspio, le cui acque, a quanto pare, arrivano da quattro fonti diverse: Forte, Nuovo, S. Maria e Regina Coeli. Qui ci si può sottoporre a cure, ma anche a trattamenti di bellezza, la struttura non ha un sito internet ma si trova in via delle Terme a Camerano a poco piiù di 11 chilometri di distanza da Ancona.

Le terme da raggiungere nelle Marche
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Le terme da raggiungere nelle Marche: quali scegliere

Marche, una regione al plurale per la varietà dell’offerta turistica

16 octobre 2024 à 13:06

Le Marche sono l’unica regione al plurale d’Italia, e questo fatto linguistico è motivo di vanto chi ha il compito di promuoverne il territorio così vario e ricco di attrattive. Ne abbiamo parlato con Stefania Bussoletti, direttrice dello sviluppo economico della regione Marche e direttrice facente funzioni dell’Agenzia per il turismo e l’internazionalizzazione delle Marche (Atim) ad interim in occasione del TTG di Rimini.

Marche, non solo mare

“Le marche sono una regione poliedrica, in mezz’ora si va dalla montagna al mare”, ha spiegato Bussoletti. Tanto che proprio alla 61esima edizione di TTG Travel Experience nello stand della regione c’erano ben 60 operatori turistici, specializzati in arte, cultura, natura per incontri b2b e promuovere l’intero territorio che non è soltanto mare e che può essere scopeto in qualunque periodo dell’anno. Se si è incerti se scelgliere mare o montagna, per le Marche la risposta è “mare E montagna”.

“Abbiamo lavorato molto sulla valorizzazione dei borghi storici per ridare vita a questi luoghi meravigliosi che rischiano di essere spopolati”. Da Urbino ad Ascoli Piceno, le Marche, infatti, custodiscono un patrimonio storico, culturale e artistico unico. In questo senso, la regione ha da poco stanziato delle importanti risorse di programmazione comunitaria, al fine di valorizzare e rendere meglio fruibili i borghi storici marchigiani.

Vista dell'interno delle famose grotte di Frasassi nelle Marche, con stalattiti e stalagmiti in primo piano
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Le Grotte di Frasassi, nelle Marche

L’importanza dei turisti stranieri

“Inoltre”, ha proseguito la direttrice “stiamo spingendo molto sull’incoming dei turisti stranieri, in particolare dal Nord Europa come Germania, Svezia e Paesi nordici che è un mercato che ci interessa molto, anche perché abbiamo dei voli che arrivano da questi Paesi che stanno lavorando molto bene. A novembre partirà anche un nuovo volo per Barcellona quindi ci interessa anche il mercato spagnolo”.

La promozione turistica regionale, realizzata tramite l’ATIM, infatti, si rivolge non solo al mercato italiano, ma punta anche ai mercati esteri, con un’attenzione particolare a quelli collegati direttamente con l’Aeroporto delle Marche o attraverso gli hub nazionali ed esteri. È emblematico il recente flusso di circa 4.000 turisti nordamericani che, negli ultimi quattro mesi, hanno scelto le Marche come meta delle vacanze, utilizzando proprio questi collegamenti strategici.

Lame Rosse
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Il paesaggio delle Lame rosse nelle Marche

La regione del buon vivere

Il turismo costituisce una componente fondamentale del tessuto economico regionale, non solo per l’importante afflusso di visitatori, ma anche per il suo impatto trasversale su altri settori economici, generando una sinergia che contribuisce alla crescita di tutta la comunità, scrive la regione in comunicato. Proprio per questo, tra le priorità c’è il potenziamento della promozione turistica regionale, attraverso la valorizzazione delle sue eccellenze territoriali e sull’esperienza del “buon vivere” che caratterizza il territorio.

Questa strategia si articola in più aspetti, dalla celebrazione delle eccellenze enogastronomiche locali, alla qualità dell’accoglienza, fino alla promozione dei paesaggi e dei servizi orientati al benessere della persona. In sintesi, le Marche si propongono come il luogo dove vivere esperienze autentiche e rigeneranti.

Chi viene nelle Marche, inoltre, non può non apprezzare le meraviglie naturali del territorio, tra cui, ad esempio le spettacolari Grotte di Frasassi, le Lame rosse o i paesaggi dei Sibillini. Inoltre, l’offerta verrà arricchita dalla valorizzazione della produzione enogastronomica locale, con particolare attenzione a prodotti di pregio come il tartufo, che rappresenta una vera eccellenza marchigiana e caratterizza le colline della regione da Nord a Sud.

Sarnano
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Il borgo di Sarnano, ai piedi dei Monti Sibillini

Tour delle Marche in autunno: cosa vedere?

3 octobre 2024 à 18:43

L’autunno è una delle stagioni migliori e più suggestive per visitare le Marche, la splendida regione del centro Italia, un gioiello probabilmente ancora fuori dalle grandi rotte turistiche, che merita assolutamente di essere esplorato. Cosa ha da offrire questa regione?

Oltre ai borghi storici, fra i più belli d’Italia, sicuramente la gastronomia marchigiana è molto apprezzata a livello nazionale, e non solo, come del resto la sua grande cultura e storia artistica. Inoltre, in autunno percorrere le strade delle Marche permette di scoprirne i suoi fantastici paesaggi: i colori caldi delle colline e la tranquillità dei luoghi meno affollati, insieme alla presenza di un clima piuttosto mite, fanno delle Marche una meta ideale per chi cerca una vacanza rilassante. Ecco, quindi, un itinerario alla scoperta delle Marche in autunno.

1. I borghi medievali e le città d’arte

Uno degli aspetti più affascinanti delle Marche è la grandissima quantità di borghi medievali che si incontrano lungo il cammino, percorrendo le sue strade. Fra tutti si cita sicuramente Urbino, la città natale di Raffaello e patrimonio dell’UNESCO, un gioiello marchigiano che merita assolutamente una visita. Qui è possibile passeggiare fra le sue vie così suggestive e visitare il Palazzo Ducale, una tappa quasi obbligatoria per gli amanti di storia ed arte, durante l’autunno rende tutta l’atmosfera ancora più magica.

Un altro borgo imperdibile è Gradara, piccola cittadina famosa per il suo castello, capace di attirare migliaia di visitatori ogni anno, e che fa da sfondo alla tragica storia d’amore raccontata nella Divina Commedia tra Paolo e Francesca. In questo famoso borgo delle Marche le giornate autunnali sono ideali per visitare le fortificazioni medievali, ma soprattutto passeggiare fra i viali alberati caratterizzati dai colori autunnali e godere del panorama sulla colline circostanti.

Infine, spostandosi verso l’interno, si consiglia anche di scoprire il borgo di Cingoli, in provincia di Macerata e con appena circa diecimila abitanti, e che viene considerato come il “balcone delle Marche”, in grado di regalare una vista spettacolare che si estende fino al mar Adriatico. Qui, i colori autunnali regalano paesaggi unici, che sembrano quasi essere usciti da un dipinto.

2. Il  Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Per gli amanti della natura e delle attività all’aperto, cosa c’è di meglio che esplorare il Parco Nazionale dei Monti Sibillini nel periodo autunnale? Le temperature non eccessivamente fredde rendono le passeggiate in questo meraviglioso parco molto piacevoli, anche per l’atmosfera che si crea grazie ai colori caldi delle foglie, che trasformano i sentieri in un vero e proprio quadro vivente.

Una delle escursioni migliori da fare è quella che conduce al Lago di Pilato, un piccolo lago glaciale che si trova in una conca fra le montagne. Inoltre, il parco è ricco di leggende, come quella più famosa che riguarda la Grotta della Sibilla, che si dice fosse la dimora di una profetessa in grado di predire il futuro. Una visita a questa grotta permette di immergersi nella magia e nel mistero che avvolgono i Monti Sibillini.

Foto del Lago di Pilato, nelle Marche, con cielo sereno e monte sullo sfondo che si riflette sull'acqua
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Lago di Pilato e Monte Redentore nelle Marche

3. I sapori tradizionali marchigiani

Un tour delle Marche, soprattutto in autunno, non può certamente dirsi completo senza un assaggio della cucina locale, che sa esprimere il meglio di sé in questa stagione. La regione è molto famosa per la produzione dell’olio e, di conseguenza, per la raccolta delle olive. Proprio le aziende produttrici, durante questo periodo, organizzano visite e degustazioni, permettendo ai turisti di scoprire l’autentico sapore dell’olio extravergine di oliva marchigiano.

Non solo! L’autunno è anche la stagione del tartufo bianco, di cui il bel borgo di Acqualagna ne è la capitale indiscussa. Qui, infatti, si tiene annualmente la Fiera Nazionale del Tartufo, dove i visitatori possono assaporare piatti raffinati a base di tartufo ed acquistare il prodotto dai cercatori locali.

Inoltre, tra ottobre e novembre, i piccoli borghi si animano con eventi dedicati alle castagne e ai funghi, ma anche alla vendemmia e al vino nuovo. Proprio i vini marchigiani vengono riconosciuti tra i migliori vini bianchi d’Italia e le cantine offrono percorsi di degustazione. L’autunno è anche il momento perfetto per esplorare le colline dove vengono coltivati alcuni dei più celebri vitigni della regione, come quella dei Castelli di Jesi, famosa per la produzione del Verdicchio, dove i vigneti che si tingono di giallo e di rosso creano un panorama imperdibile.

5. Le Grotte di Frasassi

Un altro luogo nelle Marche che merita una visita durante un tour autunnale della regione sono le Grotte di Frasassi, considerate fra le grotte più suggestive d’Italia e d’Europa. Le temperature costanti all’interno di queste formazioni, che si aggirano attorno ai 14 gradi, le rendono perfette da visitare in ogni stagione, anche se la minor affluenza di turisti in autunno permette di godere appieno della loro maestosità.

Vista dell'interno delle famose grotte di Frasassi nelle Marche, con stalattiti e stalagmiti in primo piano
Fonte: iStock
Grotte di Frasassi, Marche

6. Recanati e i luoghi leopardiani

Infine, per gli appassionati di letteratura e cultura italiana, non può mancare una visita a Recanati, la città natale del famoso Giacomo Leopardi. Soprattutto in autunno la visita ai luoghi come “il Colle dell’Infinito” diventa ancora più suggestiva, grazie anche alla frequente presenza di una leggera nebbia che avvolge la campagna circostante, oltre che i colori autunnali che creano un’atmosfera quasi malinconica. Insomma, la situazione perfetta per immergersi nelle bellissime poesie del grande poeta italiano.

A Recanati, inoltre, la Casa Leopardi è sempre aperta al pubblico. Visitare questa storica abitazione permette di affrontare un viaggio nel mondo interiore di Leopardi, camminando e scoprendo i suoi manoscritti, i suoi libri ed osservando i diversi oggetti personali. Un’esperienza in grado di lasciare un segno profondo, soprattutto per tutti coloro che amano la letteratura italiana.

L’autunno è probabilmente uno dei momenti migliori per visitare le Marche e godere non solo della bellezza dei suoi paesaggi mozzafiato, dei borghi affascinanti e dei suoi sapori autentici. Durante questa stagione è possibile scoprire anche le tradizioni locali e, in un certo modo, farne parte. L’autunno è il periodo in cui si svolge, ad esempio, la storica sagra della Castagna nel piccolo borgo di Smerillo, oltre al Palio dei Terzieri a Massa Fermana, una rievocazione storica che si svolge a fine settembre, con sfilate in costume, gare e momenti di spettacolo.

Insomma, non resta che preparare le valigie e partire alla scoperta di una delle regioni più belle dell’Italia centrale.

Marche: le più belle piscine naturali del fiume Bosso

30 août 2024 à 12:26

Piccoli canyon, forre, cascate, scivoli calcarei e piscine naturali: il fiume Bosso offre tutta la gamma completa del divertimento per gli amanti dell’acqua dolce. E sono in tanti che in questa parte interna delle Marche, al cospetto dell’Appennino umbro-marchigiano, preferiscono il fiume al mare, un turismo quotidiano e di prossimità rispetto alle gettonate coste adriatiche della regione.

Il Bosso nasce in località Pianello dalla confluenza di tre piccoli corsi d’acqua, i torrenti Certano, Giordano e Fiumicello. Costeggia poi l’abitato di Secchiano e si dirige verso Cagli, la cittadina più importante bagnata dalle sue acque, dove riceve il tributo del fiume Burano per poi gettarsi nel Candigliano e, ulteriormente, nel Metauro.

L’area tra Pianello e Cagli è una zona davvero ricca di spiagge d’acqua dolce e piscine naturali per tutti i gusti. Immersi nella splendida cornice rurale marchigiana, con le vette appenniniche a fare da contorno al paesaggio, è un vero piacere esplorare i tredici chilometri che collegano la frazione al suo capoluogo, percorrendo le sponde del fiume e scoprendone ogni angolo vocato al wild swimming. 

Bosso: le spiagge fluviali di San Nicolò

Fiume Bosso Marche Piscine naturali
Fonte: Lorenzo Calamai
Le belle piscine naturali tra Secchiano e Pianello

All’incirca a metà strada tra Cagli e Pianello, poco più a monte del fiume rispetto al ponte pedonale che rappresenta il punto di partenza del Sentiero delle Ammoniti, il Bosso offre una zona fantastica per una giornata in riva al fiume.

Grandi massi piatti, qualche spiaggia in terra battuta, piscine naturali di diverse profondità e un po’ di bosco ai margini per ripararsi dal sole battente nelle ore più calde: un contesto a dir poco perfetto per una destinazione adatta a tutta la famiglia.

Le acque del Bosso sono splendide: passano dalla trasparenza più totale nei tratti dove c’è poca profondità a delle tonalità intense di blu, quasi elettriche, lasciando però vedere sempre chiaramente il fondale, sintomo della loro purezza.

Fiume Bosso Marche Piscine naturali
Fonte: Lorenzo Calamai
Relax a bordo fiume

Un’indicazione della qualità dell’acqua è la presenza occasionale di qualche granchio di fiume, una creatura rara che abita solamente i corsi più incontaminati.

Bosso: la cascata del mulino di Secchiano

Percorrendo la Strada provinciale 29 che corre lungo il corso del Bosso, in direzione di Cagli, si supera l’abitato di Secchiano e, su una curva verso sinistra, si individuano alcune case, ristrutturate là dove c’era un antico mulino che funzionava grazie all’energia fluviale.

Dietro gli edifici una bella cascata dal fronte ampio mette allegria solo a starci vicino. Ci si può sistemare sia in qualche radura poco a monte, seguendo le tracce che si aprono lungo il sentiero, che nella spiaggetta di sassi a valle, ombreggiata da alcuni alberi.

Fiume Bosso Marche Piscine naturali
Fonte: Lorenzo Calamai
La cascata del mulino di Secchiano

Da sopra la cascata ci si tuffa senza problemi nella polla sottostante, profonda abbastanza da non farsi male. L’acqua fresca è un vero toccasana contro la calura e tanti bambini e bambine del luogo imparano qui a tuffarsi senza paura né pericoli.

Bosso: il canyon di Secchiano

Poco più a valle rispetto alla succitata cascata, il fiume Bosso vede le pareti rocciose attorno al suo letto alzarsi: il suo corso si chiude in un canyon tutto da nuotare e da esplorare.

Alla prima parte del canyon si accede da un sentiero breve ma impervio, è necessario utilizzare la corda legata agli alberi che coprono il sentiero e calarsi con attenzione lungo la traccia battuta per arrivare sulle rocce nel letto del fiume.

Fiume Bosso Marche Piscine naturali
Fonte: Lorenzo Calamai
Esplorare il canyon a nuoto

Qui ci si può sistemare comodamente in una delle tante nicchie sulla riva, tante piccole alcove nella roccia dove sistemarsi. Tutt’intorno piscine naturali di diverse profondità e trampolini di pietra dai quali tuffarsi.

Dopo questa prima ansa in cui il letto del fiume si restringe di molto, il Bosso torna ad aprirsi in un lungo rettilineo e poi a inforrarsi nuovamente in una seconda parte del canyon. A questo tratto si può accedere da un agile sentiero che si trova qualche centinaio di metri più avanti rispetto al precedente accesso, in direzione Cagli.

Sceso in pochi minuti il sentiero che porta al canyon si trovano a monte alcuni laghetti di acqua bassa che vengono utilizzati per far divertire i bambini piccoli. A valle, invece, le pareti rocciose sui lati del corso d’acqua si alzano sempre di più. La gente si sistema su una sponda e sull’altra, beneficiando dell’ombra degli alberi in cima a questa sorta di scogliere in sinistra orografica.

Scendendo sul letto del fiume, si può iniziare a percorrere il canyon. Si attraversa prima un grazioso laghetto di forma perfettamente circolare, poi una piscina naturale piuttosto profonda dove nuotare per qualche metro è tassativo. Esplorare il canyon nuotando nei punti più profondi, camminando in quelli più bassi e uscendo occasionalmente dall’acqua in occasione delle piccole spiaggette che si incontrano è una esperienza da non perdere.

Bosso: l’ansa rocciosa di Cagli

Fiume Bosso Marche Piscine naturali
Fonte: Lorenzo Calamai
L’ansa del Bosso nei pressi di Cagli

Poco distante dall’inizio dell’abitato di Cagli, il fiume Bosso compie un’ansa in corrispondenza di un promontorio roccioso. Da un lato e dall’altro di questo, due ampie spiagge sono molto gettonate dagli abitanti del luogo.

Nel laghetto che si è formato a monte del promontorio sguazzano allegri i più giovani, mentre consessi familiari articolano lunghe conversazioni con l’acqua alla vita, coadiuvando refrigerio e convivialità. Scendendo a valle, oltre l’ansa attorno alla conformazione rocciosa, l’acqua si fa più profonda: una grande piscina di acqua azzurra fa bella mostra di sé.

I due lati del promontorio sono collegati da un tratto molto stretto del fiume, dove l’acqua è profonda: è divertente percorrere l’ansa a nuoto, per andare da una parte all’altra di questo bel luogo.

Bosso: i Tre pozzi di Cagli

Li chiamano i Tre pozzi. Sono una serie molto ravvicinata di piscine naturali alle porte di Cagli, la spiaggia per eccellenza della gioventù cagliese.

Come indica evidentemente il nome, questo tratto del fiume Bosso è caratterizzato dal susseguirsi di tre piscine naturali. Quella più a monte è figlia di una bella e poderosa cascata intorno alla quale è possibile sistemarsi sui massi.

Bosso Tre Pozzi
Fonte: Lorenzo Calamai
Godersi l’estate sulle rive d’acqua dolce del fiume Bosso, nel cuore delle Marche

Dopodiché il fiume si incanala in una breve forra, circondato di pinnacoli rocciosi torniti dallo scorrere millenario delle acque. Qui, con un po’ di prudenza, ci si può produrre in adrenalinici tuffi da discrete altezze.

Infine, dopo un laghetto con l’acqua bassa dove i ragazzi del luogo hanno sistemato un tavolino da picnic per godersi la giornata con i piedi a bagno, l’acqua torna ad essere profonda di nuovo dirigendosi verso Cagli.

Estate nei Borghi Sibillini delle Marche, tra sagre, escursioni e notti sotto le stelle

Par : mgwesteast
12 août 2024 à 10:11

Un fitto calendario di oltre 100 eventi, che spaziano tra sagre, concerti, escursioni e notti stellate, accende l’estate negli antichi Borghi Sibillini, situati tra le province di Ascoli Piceno e Fermo. Da Amandola a Montefortino, passando per Force, Montemonaco e Rotella, è un susseguirsi di appuntamenti che animano le antiche piazze e celebrano tradizioni millenarie. Un’occasione imperdibile per scoprire e immergersi nell’anima di un territorio che unisce storia, cultura e natura.

Il progetto “Borghi Sibillini” nasce dall’iniziativa congiunta dei dieci comuni dell’Unione Montana dei Sibillini – Amandola, Force, Montedinove, Montefalcone, Montefortino, Montelparo, Montemonaco, Rotella, Santa Vittoria, Smerillo, – con l’obiettivo di creare una rete territoriale coordinata che metta in risalto la bellezza e l’identità unica di quest’area. Un territorio che si distingue per un paesaggio di grande fascino, caratterizzato da colline verdeggianti che si estendono tra le maestose montagne appenniniche e il Mar Adriatico.

In particolare, la porzione di territorio che comprende i comuni di Amandola, Montefortino e Montemonaco rappresenta il versante nordorientale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ricoperto da magnifiche faggete, dove si possono trovare specie rare come la stella alpina e la genziana, e non è raro avvistare il lupo, l’astore e l’aquila reale

Ci troviamo in quello che è considerato il “versante magico” del parco, ritenuto nel Medioevo come un regno misterioso, popolato da demoni, negromanti e fate. Tra le numerose leggende che avvolgono questa zona, spiccano quelle legate alla Sibilla, la “Illustre profetessa” che si dice vivesse in una grotta sul monte omonimo, e quella di Ponzio Pilato, secondo cui il corpo senza vita del funzionario romano fu trascinato da bufali fino alle acque rosseggianti del Lago di Pilato, situato nella profonda valle che attraversa il massiccio del Monte Vettore.

Estate nei Borghi Sibillini delle Marche

Ultimamente, i Borghi Sibillini delle Marche si stanno impegnando a promuovere le peculiarità di ciascun borgo, valorizzandone al contempo i tratti comuni. L’iniziativa punta a far conoscere i Monti Sibillini attraverso una narrazione che ne evidenzi le caratteristiche uniche, attraendo un pubblico sempre maggiore. L’obiettivo è trasformare quest’area in una meta turistica di primo piano, con un’offerta culturale e sportiva ricca e variegata, preservando al tempo stesso l’autenticità e l’essenza del territorio.

Ecco alcuni degli eventi in programma ad agosto nei Borghi Sibillini:

Rievocazioni storiche ad Amandola

  • 18 e 19 agosto 2024: Festa di San Ruffino – Una storica fiera mercato con stand gastronomici presso l’Abbazia dei Santi Ruffino e Vitale;
  • 20-25 agosto 2024: Festa del Beato Antonio – Il più importante evento estivo di Amandola, con una settimana ricca di concerti e iniziative che attirano ospiti illustri;
  • 25 agosto 2024: Rievocazione Storica “Processione delle Canestrelle” – Un sentito evento che simboleggia i pellegrinaggi dei proprietari terrieri per portare un’offerta al Beato in segno di ringraziamento per il raccolto; a seguire il Concerto di Paolo Belli Big Band in Piazza Risorgimento.

Antichi sapori a Force

  • 16-18 agosto 2024: Antichi Sapori per le Vie del Borgo – Un festival che anima Force con stand gastronomici e artisti di livello internazionale. Inoltre, fino a settembre 2024, si potrà visitare una Mostra Egizia in onore dell’architetto Ernesto Verrucci Bey nel 150° anniversario della nascita, curata dall’egittologo Maurizio Damiano.

La sagra di Montefortino

  • 31 agosto – 1 settembre 2024: 50^ Sagra della Cucciola – La più antica sagra del paese, dove si celebra un piatto tradizionale con una ricetta unica di Montefortino.

Il festival di Montemonaco

  • 25 agosto 2024: Spensieralto – Festival dei Borghi di Montagna.

Feste religiose a Rotella

  • 13-15 agosto 2024: Festa di Montemisio – Un appuntamento religioso presso il Santuario di Montemisio;
  • 17-18 agosto 2024: Beata Assunta Pallotta – Con il tradizionale Miracolo della Fontana che butta Vino a Castel di Croce;
  • 30-31 agosto 2024: Festa di S. Viviana – La festa più importante di Rotella, con la processione delle spoglie di S. Viviana.

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