Usciva il 7 aprile del 2022 nelle sale cinematografiche italiane, una nuova commedia diretta e in parte scritta da Fausto Brizzi. Con protagonista Alessandro Preziosi, nei panni di un uomo intrappolato in una situazione insolita, Bla Bla Baby prova a domandarsi e domandare al proprio pubblico un simpatico ma allarmante quesito: se anche i neonati parlassero e fossimo noi adulti a non comprendere il loro linguaggio?
Dopo Notte prima degli esami e Maschi contro femmine, che hanno saputo lasciare il segno nel panorama nostrano della commedia, è arrivata questa nuova divertente avventura per tutta la famiglia. Ambientata a Milano ma girata completamente a Roma, sceglie dunque la capitale per raccontare la storia di Luca e della ciurma di bimbi che gli gravitano attorno.
Di cosa parla il film
Luca, quarantacinque anni, si ritrova suo malgrado a lavorare in un asilo nido aziendale. Ogni giorno è alle prese con i figli dei dipendenti della Green Light: pianti inconsolabili, urla continue e l’apparente impossibilità di stabilire un vero contatto con quei piccoli esseri indecifrabili. Tutto cambia quando, dopo aver ingerito per errore un omogeneizzato alla platessa “alterato”, scopre di riuscire a comprendere i pensieri e le intenzioni dei bambini come se parlasse la loro lingua.
iStockBla Bla Baby
Dove è stato girato
La storia raccontata in Bla Bla Baby, come dicevamo, è ambientata a Milano ma in realtà il film è stato girato totalmente a Roma. Durate sette settimane, le riprese di questa commedia che unisce immaginazione e tenerezza in una divertente esplorazione dei rapporti genitori-figli, hanno toccato alcune zone precise della Capitale. Partiamo dalla sede della Green Light, che è una delle strutture principali del film. Altro non è che il Centro Direzionale Da Vinci, nel cuore di Roma. Più precisamente si trova all’uscita del GRA nei pressi della Nuova Fiera di Roma. Il complesso, progettato dall’architetto Marco Tamino per Ingenium Real Estate ed edificato tra il 2009 e il 2011, è composto da tre palazzine: due (a pianta ellittica e a corona circolare, ciascuna di 8 piani) adibite a uffici e una centrale per servizi condivisi.
iStockMilano
Passiamo poi al parco giochi di Tor di Quinto e anche al ristorante Quinto, che si affaccia proprio sul parco. Il parco, che si estende lungo l’argine del Tevere sfruttando un invaso naturale che dà vita a un laghetto centrale, ha offerto uno scenario perfetto per le esilaranti interazioni tra i protagonisti. Rigoglioso (pioppi, frassini, querce), crea un ecosistema accogliente per numerosi uccelli acquatici. Il ristorante, invece, inaugurato nel 2019 al posto dell’ex “Oltre Lounge Restaurant”, ha aggiunto dinamicità alle scene del film. Il locale, gestito da Green Network con lo chef Daniele Creti, offre 500 coperti e una configurazione elegante con sale interne e ampi spazi esterni, tra cui veranda, rooftop, secret garden e Igloo garden.
Un altro quartiere di Roma, protagonista del film, è l’Eur. Utilizzato dal regista Fausto Brizzi per inscenare diverse sequenze chiave di questo Bla Bla Baby, è diventato un nucleo di intense attività per attrici, attori e tutti gli altri addetti ai lavori. Il quartiere, scelto dunque come set principale, gode di un’estetica moderna e architettonicamente affascinante. Realizzato in stile razionalista, con ampie vie e gemme strutturali come il Palazzo della Civiltà Italiana (detto Colosseo Quadrato) famoso per i suoi 216 archi, è simbolo senza dubbio di unicità oltre ad essere considerato un importante snodo per la cultura e il lavoro.
iStockIl laghetto dell’Eur a Roma
Questa zona è infatti un polo direzionale, residenziale e commerciale che comprende uffici di grandi aziende, ministeri, banche e istituzioni europee. Non mancano servizi per i cittadini come scuole e strutture sanitarie o attività per il tempo libero che spaziano dai centri commerciali ai ristoranti e dalle palestre ai musei. Nel cuore del quartiere sorge inoltre il Parco Centrale del Lago (o Laghetto dell’EUR), con percorsi pedonali e il Giardino delle Cascate. Per chiudere infine il cerchio sulla lavorazione di Bla Bla Baby, non si può omettere quest’ultima influenza scenografica. In aggiunta alle location romane appena esplorate si è optato per alcune residenze private, utili per determinate scene. Il riflesso di questi ambienti più intimi ha infatti donato al film un’autenticità in termini di contesto familiare.
Si è spento la sera del 22 giugno 2025 nella sua casa di Milano, alla vigilia dei suoi 99 anni, lo scultore Arnaldo Pomodoro. Noto, tra le tante opere, per le famose sfere di bronzo, era nato il 23 giugno 1926 a Morciano di Romagna, in provincia di Rimini.
“Lascia un’eredità immensa, non solo per la forza della sua opera, riconosciuta a livello internazionale, ma anche per la coerenza e l’intensità del suo pensiero, capace di guardare al futuro con instancabile energia creativa”. A ricordarlo con queste parole è Carlotta Montebello, direttrice generale della fondazione omonima a lui dedicata.
Quella di Arnaldo Pomodoro è un’influenza artistica testimoniata dalla presenza dei suoi lavori nelle piazze di numerose città e all’interno di importanti musei in tutto il mondo: dalla piazza dove si trova il Palazzo della Farnesina a Roma a Piazza della Libertà a Lampedusa.
L’eredità artistica di Arnaldo Pomodoro nelle piazze italiane e del mondo
L’artista e orafo Arnaldo Pomodoro lascia un grande vuoto nel panorama creativo del nostro tempo. La sua incredibile forza creativa ha dato vita a opere che dialogano con gli spazi pubblici diventando simboli riconoscibili nelle piazze e nei luoghi più significativi d’Italia e del mondo. Con l’artista, la scultura diventa parte integrante dello spazio urbano perché concepita non come un oggetto da osservare in un museo, ma come elemento attivo capace di interagire con l’ambiente circostante.
Basti pensare alle sue celebri sfere bronzee di grandi dimensioni, che hanno contribuito a cambiare il panorama dell’arte contemporanea. Come l’opera “Sfera Grande” situata nel piazzale della Libertà a Pesaro, le sue sculture sono pensate per essere attraversate ed esplorate, portando così l’arte monumentale tra la gente, nelle città, trasformando le piazze in vere e proprie gallerie a cielo aperto.
Le opere di Arnaldo Pomodoro nelle piazze d’Italia
Tra le opere più belle di Arnaldo Pomodoro, situate nelle piazze italiane, citiamo il Disco Grande in piazza Meda a Milano. Realizzato nel 1972, qui è racchiuso uno dei temi centrali della sua arte, ossia la tensione che si genera tra l’apparente perfezione delle forme chiuse e levigate, esaltata in questo caso dalla lucidità del bronzo, e la loro lacerazione interna.
ANSAIl Disco Grande in piazza Meda a Milano
Presso il piazzale della Libertà a Pesaro, invece, possiamo ammirare Sfera Grande, adagiata sulla superficie dell’acqua di una fontana da cui si guarda il mare. L’opera originale, però, si trova nella piazza del Palazzo della Farnesina a Roma: un’opera importantissima perché segna il passaggio della sua produzione scultorea alla dimensione monumentale.
Sempre nella Capitale è presente anche Novecento, nota come “obelisco Novecento” o “monumento al Novecento”, una scultura monumentale in bronzo collocata nei pressi del Palazzo dello Sport di Roma nei primi anni 2000.
Getty ImagesL’opera Sfera Grande davanti al Palazzo della Farnesina
A Lampedusa, invece, troviamo un obelisco in piazza della Libertà, mentre a Terni un altro obelisco chiamato Lancia di Luce.
Pomodoro ha realizato opere anche per diverse cantine in Italia e che si possono ammirare non soltanto se si è clienti. Tra le più celebri, la struttura della Cantina Carapace a Bevagna (Perugia), che non è una semplice cantina, ma una vera e propria scultura abitabile, un capolavoro che è stato riconosciuto tra le 25 cantine più belle e iconiche del mondo, inserendosi nella classifica World’s Best Vineyards 2024 come ‘Highest New Entry’ al 25° posto. Inoltre, in occasione del Centenarium Ferrari, l’artista ha realizzato una scultura di bronzo per celebrare i cento anni del famoso spumante italiano delle Cantine Ferrari di Trento dei fratelli Lunelli festeggiato nel 2004. La scultura, una spirale di alta quasi 7 metri, è stata collocata presso la sede delle cantine Ferrari lungo l’Autobrennero, visibile a tutti gli automobilisti che transitano sull’austostrada.
ANSALa cantina progettata da Arnaldo Pomodoro per il Sagrantino di Castelbuono
Le opere di Pomodoro nelle piazze del mondo
Arnaldo Pomodoro ha lasciato un’impronta significativa con le sue opere scultoree nelle piazze e negli spazi pubblici non solo italiani, ma di tutto il mondo. Tra le sue sculture internazionali più famose citiamo una versione della Sfera con Sfera, presso la sede delle Nazioni Unite a New York, e quelle di Brisbane, in Australia, situate in diverse zone della città e che fanno parte di un gruppo chiamato “Forme del mito”. Queste includono quattro sculture: Il Potere, L’Ambizione, La Macchina e La Profezia.
La Lombardia è tra le mete preferite d’Europa. Prima Regione d’Italia per lo shopping tourism, è Milano, sì, ma non solo. Lago di Como, ma non solo. Ci sono, infatti, tantissimi itinerari fuori rotta da percorrere, borghi poco noti da esplorare e anche diversi laghi minori che meritano un viaggio. Ne abbiamo parlato con Barbara Mazzali, Assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda della Regione Lombardia
Quale strategia sta applicando Regione Lombardia per la promozione turistica e in quali aree si sta concentrando?
Autenticità, stagionalità e bellezza diffusa. Se dovessi sintetizzare in tre parole la nostra nuova visione del turismo in Lombardia, sceglierei proprio queste. Stiamo cambiando prospettiva: oggi vogliamo raccontare una Lombardia che va oltre i soliti itinerari, una terra sorprendente fatta di cammini, ciclovie, sport d’acqua, piccoli borghi e campeggi glamour. Vogliamo parlare a chi cerca esperienze, benessere, qualità della vita. Il nostro lavoro punta molto sulla destagionalizzazione: portare turisti durante tutto l’anno, distribuendo i flussi e valorizzando anche le aree interne, quelle spesso fuori dai radar ma ricchissime di fascino.
È in quest’ottica che abbiamo lanciato il bando ‘Lombardia Style’ – Progetti di promozione unitaria per l’attrattività territoriale: 2,3 milioni di euro per sostenere alleanze tra Comuni e creare calendari condivisi di eventi. Una Lombardia che si racconta in modo corale, che punta a generare nuovi flussi e sostenere le economie locali. E lo fa anche pensando al turista esigente, con proposte d’eccellenza come il glamping e le mobile homes: il lusso che abbraccia la natura.
Fonte: @Varese TurismoEscursionisti in visita al borgo dipinto di Arcumeggia in provincia di Varese
Cosa si intende esattamente per ‘Lombardia Style’?
È il nostro marchio di fabbrica, il segno distintivo che abbiamo scelto per presentare al mondo il meglio della Lombardia. ‘Lombardia Style’ è molto più di un logo: è un concetto, una visione. Nasce dall’equilibrio tutto lombardo tra creatività e rigore, tra bellezza e capacità produttiva. È lo stile che accomuna i nostri designer, i nostri chef, le aziende manifatturiere, le botteghe e gli atelier. Con ‘Lombardia Style’ vogliamo dare un’identità forte e coerente a tutto ciò che rende unica questa Regione: cultura, moda, design, paesaggi, enogastronomia. È il nostro modo di raccontare che qui si vive bene, si crea, si innova, si sogna. Non siamo solo una destinazione da visitare: siamo un’esperienza da vivere tutto l’anno.
Il cineturismo è un fenomeno in crescita. Come lo sta sostenendo la Regione?
Il cinema è una chiave meravigliosa per raccontare i territori. E la Lombardia, con la sua varietà straordinaria di scenari – laghi, città d’arte, montagne, borghi – è sempre più protagonista sullo schermo. Da Visconti a Hitchcock, da George Lucas a Pollack: qui sono state girate più di mille pellicole. Basti pensare a Ocean’s Twelve sul Lago di Como, Quantum of Solace sul Garda o Cento Chiodi sul Po. Senza dimenticare i videoclip musicali e le produzioni moda, come la recente scelta di Chanel che ha lanciato la sua collezione di alta gioielleria ispirata al profumo N°5 proprio sul Lago di Garda. Stiamo sostenendo produzioni, come quella tra la società Univela di Tremosine e Circus, che porteranno nuove opere creative ambientate nei nostri paesaggi. È una vera ‘carriera cinematografica’ per la Lombardia, che oggi non è solo sfondo, ma protagonista glamour e affascinante, capace di far sognare.
Turismo locale vs visitatori internazionali: come state lavorando su questi due fronti?
Il 2024 è stato un anno straordinario: oltre 53 milioni di pernottamenti, di cui il 67% da stranieri. Una crescita del 10% che ci conferma tra le mete preferite in Europa. Noi lavoriamo con attenzione su entrambi i fronti, costruendo un turismo sostenibile, intelligente, di qualità. Un turismo che arricchisce, davvero, le comunità locali. Il dato più interessante? Un aumento del 44% nelle transazioni tax free, grazie all’abbassamento della soglia d’acquisto per i turisti extraeuropei introdotta dal governo Meloni. Risultato: la Lombardia è oggi la prima Regione italiana per lo shopping tourism. E questo è solo uno dei segnali di quanto il turismo stia diventando una leva economica strategica per tutto il territorio.
Fonte: 123RFLe vetrine di lusso della Galleria Vittorio Emanuele a Milano
Come si sta preparando la Lombardia alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026?
Le Olimpiadi non saranno solo un grande evento sportivo: saranno un vero e proprio cambio di passo per il nostro territorio. L’impatto previsto parla chiaro: +15% a +60% di flussi turistici dopo i Giochi. Ci stiamo preparando con investimenti strutturali importanti – oltre 434 milioni di euro tra strade, ferrovie e impianti sportivi – ma anche con progetti che parlano al cuore, come ‘Cuori Olimpici’.
È un viaggio simbolico e fisico attraverso le 12 province lombarde, con eventi e installazioni che coinvolgono le comunità e raccontano l’identità profonda della nostra terra. Saranno 3.500 atleti da 93 Paesi, 1,3 miliardi di spettatori. Milano sarà la porta d’ingresso, la Valtellina il cuore pulsante delle competizioni. Ma tutta la Lombardia sarà protagonista, mostrando il suo volto più autentico e innovativo, fatto di moda, design, natura e accoglienza.
Fonte: Ufficio stampaLa Valtellina è pronta per le Olimpiadi (Valfurva, Colle delle Pale Rosse)
Ci sono novità turistiche in vista per i prossimi mesi?
Assolutamente sì! Stiamo lavorando a tantissimi eventi che anticipano le Olimpiadi, nell’ambito di ‘Cuori Olimpici’. Poi c’è un altro progetto affascinante e carico di spiritualità: gli itinerari delle 69 chiese giubilari lombarde. A fine settembre ospiteremo a Bellano il Festival nazionale dei Borghi più belli d’Italia, un’occasione straordinaria per mettere sotto i riflettori le nostre perle nascoste. Tutto l’anno i nostri territori offrono la vivacità di sagre, festival dedicati a musica, enogastronomia, artigianato, mostre e iniziative culturali: ciascuno è un viaggio nel cuore pulsante delle nostre tradizioni, tra storie di famiglia, mani sapienti e prodotti che parlano di territori. Eventi che uniscono cultura, turismo e identità. In una parola? Emozione.
Fonte: Ufficio stampaBarbara Mazzali, Assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia
“Immaginate di viaggiare da Milano a Venezia in appena 15 minuti, o da Berlino a Venezia in poco più di un’ora, in modalità silenziosa, sostenibile e a zero emissioni”: è quello che ha dichiarato il governatore del veneto Luca Zaia durante la presentazione del progetto Hyper Transfer. Il salone Transport Logistic 2025 di Monaco di Baviera è stato l’occasione per mostrare un’idea dai toni futuristici, ma dalla realizzazione concreta, che permetterà di migliorare l’efficienza e la velocità nei trasporti.
Hyper Transfer, infatti, è una tecnologia rivoluzionaria, fortemente voluta dalla Regione Veneto, che permetterà di coprire quasi 300 chilometri, come quelli che separano i due capoluoghi, in soli 15 minuti. Il tutto in modo sostenibile e silenzioso.
Cosa è Hyper Transfer, il trasporto ultraveloce proposto dal Veneto
Hyper Transfer è un sistema di trasporto innovativo, ultraveloce, basato su capsule a levitazione magnetica che viaggiano in un sistema di condotti a bassa pressione. Concretamente si tratta di una capsula, lunga quasi 32 metri e alta 2,70, che può trasportare una quarantina di persone all’interno di un tubo.
Lo studio di fattibilità, validato dall’Università di Padova e da Italferr, ha confermato la realizzabilità del progetto sperimentale, il quale verrà messo alla prova in un tracciato di 10 chilometri fra Padova e Venezia.
Durante questi test verranno verificati i diversi componenti in scala 1:1, dai sistemi di sicurezza alle capsule che viaggeranno a oltre mille chilometri orari, fino alla gestione dell’energia. Come ha spiegato Zaia: “Hyper Transfer non è solo una corsa contro il tempo, ma un modello di sostenibilità sostenibile. Garantirà l’abbattimento del rumore fino a 70 decibel, il consumo energetico sarà inferiore del 60% rispetto all’aereo e produrrà più energia di quanta ne consuma grazie all’integrazione di pannelli fotovoltaici lungo il tracciato”.
Inoltre, ha aggiunto: “non stiamo parlando di un’infrastruttura riservata a pochi, ma di una tecnologia che un domani potrà diventare lo standard anche in altri territori, in Italia e all’estero, compresi i Paesi in via di sviluppo, dove il bisogno di reti infrastrutturali moderne si accompagna all’urgenza di sostenibilità e resilienza”.
Fonte: ANSA FotoRendering 3D della capsula Hyper Transfer
Quando nasce l’idea di un trasporto ultraveloce
L’idea di un trasporto ultraveloce non è nata in Veneto. Esistono diversi documenti che raccontano, oltre due secoli fa, di una quinta modalità di trasporto. In questo lasso di tempo, sono stati depositati brevetti, avanzate proposte dettagliate e realizzati modelli e prototipi di componenti specifici. Eppure, nessun progetto di trasporto superveloce in tubi (quasi) sottovuoto o a bassa pressione, sia per persone o merci, è mai stato completato e reso operativo.
Ci fu un esperimento risalente alla fine del XIX secolo, quando l’imprenditore americano Alfred Ely Beach provò a realizzare un treno spinto dalla forza pneumatica. A raccogliere la sfida fu anche Elon Musk che, nel 2017, portò avanti uno studio chiamato “Hyperloop Alpha”.
La corsa alla realizzazione di questa tecnologia futuristica è sicuramente in atto e l’interesse in tutta Europa è palpabile tanto che, nel 2024, è stato inaugurato l’European Hyperloop Center. Conosciuto anche come EHC, rappresenta un centro di ricerca e sviluppo con sede a Veendam, nei Paesi Bassi, dedicato alla tecnologia Hyperloop. La fondazione, senza scopo di lucro, ha l’obiettivo di accelerare l’innovazione e la commercializzazione dell’Hyperloop come futuro sistema di trasporto sostenibile.
Con l’arrivo dell’estate, il panorama culturale italiano si anima di iniziative espositive di altissimo livello. Giugno 2025 si preannuncia come un mese ricco di eventi imperdibili per gli appassionati d’arte e fotografia.
Da Milano a Roma, da Firenze alla Sardegna, passando per l’incantevole Montepulciano, musei e istituzioni culturali accolgono mostre che spaziano dalla fotografia d’autore alla scultura neoclassica, dall’arte contemporanea alla grande pittura del Settecento europeo.
Ecco, allora, una selezione di SiViaggia sulle mostre da segnare in agenda.
Palazzo Reale di Milano accoglie una delle mostre più significative della stagione: Mario Giacomelli. Il fotografo e il poeta. L’esposizione è parte di un vasto progetto celebrativo che ricorda i cento anni dalla nascita di uno dei più grandi interpreti della fotografia italiana del Novecento. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta in collaborazione con l’Archivio Mario Giacomelli, Rjma Progetti Culturali e Silvana Editoriale, la mostra si pone come uno dei due nuclei fondamentali di un itinerario espositivo più ampio. In parallelo, infatti, a Roma si svolge Mario Giacomelli. Il fotografo e l’artista, allestita al Palazzo delle Esposizioni.
L’allestimento milanese, curato da Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli, scava nella dimensione lirica dell’opera di Giacomelli ed esplora il suo sguardo poetico e visionario. In questo contesto, la fotografia si fa veicolo di introspezione e contemplazione, strumento con cui l’autore costruisce un linguaggio artistico complesso, in costante dialogo con la pittura, la scultura e la parola scritta.
L’intento della mostra è proprio quello di restituire al pubblico la ricchezza multidimensionale dell’universo giacomelliano, evidenziandone la capacità di superare i confini disciplinari e temporali. Non a caso, entrambe le esposizioni sono state insignite della Medaglia del Presidente della Repubblica, a suggellare la rilevanza culturale dell’iniziativa.
Roma Codex: Albert Watson racconta la Città Eterna
Nella Capitale, un altro gigante della fotografia internazionale è protagonista di un evento di rilievo. Roma Codex è il titolo del progetto espositivo dedicato ad Albert Watson, fotografo scozzese di fama mondiale che, per oltre due anni, ha esplorato la città senza seguire rotte prestabilite, affidandosi al caso e alla forza magnetica della bellezza urbana.
La mostra, ospitata nelle sale del Palazzo delle Esposizioni, propone un corpus di 200 fotografie che restituiscono un ritratto profondo e viscerale di Roma. Le immagini, in bianco e nero e a colori, molte delle quali di grande formato, non seguono un filo tematico convenzionale: sono disposte secondo una logica istintiva, quasi a evocare la libera fruizione con cui l’artista ha attraversato la città.
Volti e architetture, dettagli e panorami si susseguono in un racconto visivo che abbatte le barriere tra intimità e monumentalità, tra quotidiano e solenne. È un gioco di contrappunti e rimandi che mette in scena non soltanto la Roma eterna delle cartoline, ma anche quella viva e palpitante che si nasconde negli angoli meno noti, nei gesti dei suoi abitanti, nelle pieghe del tempo che la attraversa.
Watson, con il suo sguardo inconfondibile, riesce a cogliere l’essenza di un luogo antico e moderno allo stesso tempo, trasformando ogni scatto in una dichiarazione d’amore verso una città che continua a raccontarsi attraverso chi la osserva.
Isole e Idoli
Nel cuore della Sardegna, il Museo MAN di Nuoro inaugura la stagione estiva con una mostra dal forte impatto simbolico e concettuale. ISOLE E IDOLI è un viaggio che parte dalla notte dei tempi per arrivare alle soglie della modernità, mettendo in relazione reperti archeologici e opere d’arte contemporanea, sculture primitive e intuizioni d’avanguardia.
L’allestimento, denso di suggestioni visive e teoriche, accoglie oltre settanta opere che dialogano attraverso i secoli. Dai menhir sardi e le statuette cicladiche alle sculture lignee di Gauguin, fino alle creazioni di artisti moderni e contemporanei provenienti da collezioni europee di primo piano, ogni elemento concorre a costruire un racconto che supera le barriere geografiche e temporali.
Non si tratta di una semplice giustapposizione di stili o epoche. Al contrario, l’obiettivo della mostra è quello di esplorare le radici comuni dell’impulso creativo umano, rivelando come la necessità di rappresentare l’invisibile attraverso forme materiali sia un tratto condiviso da civiltà lontane e da sensibilità contemporanee. Un progetto espositivo che unisce il rigore della ricerca archeologica alla libertà espressiva dell’arte e invita il visitatore a riflettere sul significato profondo delle immagini e dei simboli che ci accompagnano da sempre.
La bellezza e l’ideale
Fonte: Ufficio StampaLa bellezza e l’ideale, Antonio Canova
A Milano, le sale della Pinacoteca di Brera si aprono a una nuova e affascinante narrazione sull’opera di Antonio Canova, protagonista assoluto della scultura neoclassica europea. La mostra La bellezza e l’ideale, inaugurata il 16 maggio 2025, è il risultato della collaborazione tra la storica istituzione milanese e Banca Ifis, che ha reso possibile il recupero e il restauro di dodici busti realizzati dallo scultore veneto, ora finalmente riuniti ed esposti per la prima volta al pubblico milanese.
La rassegna assume un valore duplice: da un lato, celebra la purezza formale e l’armonia delle figure canoviane, dall’altro si inserisce in un progetto di valorizzazione e riallestimento della “grande Brera”, restituendo dignità e nuova vita a una delle sale più importanti del museo, la Sala 1, che non veniva rinnovata dal 2018. Il percorso espositivo offre un viaggio tra arte e mecenatismo, e ricorda il contributo fondamentale di Canova alla didattica dell’Accademia di Belle Arti e al collezionismo pubblico.
A impreziosire ulteriormente l’allestimento è il ritorno della Vestale, capolavoro scolpito da Canova tra il 1818 e il 1819, assente dalla collezione da oltre un secolo.
La mostra include anche preziose miniature in smalto ispirate ai dipinti della raccolta di Giovanni Battista Sommariva, uno dei più fervidi collezionisti dell’artista e figura chiave nella diffusione dell’ideale neoclassico.
Firenze e l’Europa: il Settecento risplende agli Uffizi
A Firenze, le sale del piano terreno degli Uffizi si trasformano in un palcoscenico sontuoso per una delle epoche più affascinanti della storia dell’arte europea. Firenze e l’Europa. Arti del Settecento agli Uffizi è il titolo della mostra curata da Simone Verde e Alessandra Griffo, che riunisce circa 150 opere tra pittura, scultura, arti decorative e grafica, e propone una panoramica ampia e articolata dell’arte del XVIII secolo.
La mostra intende rileggere il ruolo di Firenze all’interno del panorama culturale europeo dell’epoca, inserendo le sue produzioni artistiche in un contesto più vasto e internazionale. Accanto ai capolavori di artisti italiani come Tiepolo, Canaletto e Mengs, troviamo opere di protagonisti della scena francese e spagnola, da Goya a Le Brun, fino alle raffinate miniature di Liotard.
L’esposizione non si limita alla celebrazione formale, ma si arricchisce di episodi curiosi e spettacolari, come il restauro in diretta dello Sposalizio Mistico di Santa Caterina di Pierre Subleyras, visibile al pubblico direttamente in mostra.
Una sezione è dedicata alle “Antichità Erotiche”, un gabinetto ricostruito secondo il gusto illuminista, che getta nuova luce sulle tematiche della sensualità e della rappresentazione del corpo nella cultura settecentesca.
Wangechi Mutu: Poemi della terra nera
Fonte: Ufficio StampaWangechi Mutu: Poemi della terra nera
Alla Galleria Borghese di Roma, l’estate si apre con un dialogo audace e suggestivo tra l’arte contemporanea e la classicità. Dal 10 giugno al 14 settembre 2025, la storica residenza cardinalizia ospita la mostra Poemi della terra nera, personale dell’artista keniota-americana Wangechi Mutu, a cura di Cloé Perrone.
L’intervento, concepito appositamente per gli spazi del museo, si sviluppa tra le sale interne, la facciata esterna e i Giardini Segreti, in un percorso che unisce scultura, installazione e poesia visiva. Le opere di Mutu, note per la loro carica simbolica e per l’uso di materiali organici e suggestivi, si inseriscono nel contesto della Galleria con spirito critico e rigenerante, e sfidano l’estetica classica con visioni dirompenti e nuove mitologie.
Il titolo stesso della mostra evoca il legame profondo tra terra e narrazione, tra materia e parola. La “terra nera” diventa metafora di fertilità, di origine e di trasformazione, e si manifesta nelle opere come elemento generativo di forme, storie e ricordi. Il risultato è un’esperienza immersiva, in cui l’antico e il contemporaneo si incontrano su un piano di parità e generano una riflessione aperta sulle possibilità dell’arte di costruire nuovi linguaggi e nuove verità.
Salvador Dalí: Eat Me!
Ecco poi la mostra Salvador Dalí: Eat Me!, allestita a Palazzo Bracci a Montepulciano, che torna accessibile al pubblico dopo un lungo restauro. Un evento che unisce il genio visionario di Dalí con uno dei temi a lui più cari: il cibo come simbolo, ossessione e linguaggio artistico.
La mostra presenta oltre cento opere originali provenienti dalla collezione privata di Beniamino Levi, collezionista e amico personale dell’artista catalano. Sculture, grafiche, oggetti di design e pezzi unici accompagnano il visitatore in un viaggio tra l’inconscio e la materia, tra le pulsioni dell’infanzia e le provocazioni dell’età adulta. Le sale affrescate di Palazzo Bracci diventano così il teatro di un’esplorazione tra eros, nutrimento e desiderio, dove elementi come uova, aragoste, formaggi e fagioli assumono valenze psicoanalitiche, estetiche e persino spirituali.
Attraverso quarant’anni di produzione, dagli anni Trenta agli anni Settanta, Eat Me! racconta un Dalí inedito e profondo, che riflette sul corpo e sui suoi bisogni, sulle trasformazioni della materia e sulla potenza immaginifica dell’arte.
Life in Transit
Fonte: Ufficio StampaLife in Transit, James Hawke
A Genova, tra le architetture rinascimentali e le vedute sul mare che raccontano secoli di storia marittima, prende vita un progetto artistico capace di unire passato e presente, memoria e visione. Si tratta di Life in Transit, la prima mostra personale in Italia di James Hawke, pittore britannico ormai stabilmente inserito nel circuito europeo dell’arte contemporanea, ospitata negli spazi prestigiosi di Villa delle Peschiere.
L’elegante dimora del Cinquecento, uno dei gioielli architettonici più suggestivi della città ligure, diventa il contenitore ideale per accogliere le diciotto opere in mostra, tutte realizzate proprio per questa occasione. La serie di dipinti nasce dal dialogo intimo e poetico che l’artista ha intrattenuto con il paesaggio urbano e naturale di Genova, ma anche con gli interni affrescati e le atmosfere sospese della villa, elementi che hanno influenzato la sua ricerca visiva.
Hawke, noto per il suo stile distintivo che fonde figurazione narrativa e sensibilità cromatica, ha costruito in Life in Transit un omaggio pittorico al Mediterraneo non convenzionale. Le sue figure, spesso colte in momenti di sospensione (tra l’arrivo e la partenza, tra il sogno e il reale) raccontano una condizione di transitorietà che si riflette tanto nel soggetto quanto nella struttura compositiva. I colori vividi, quasi materici, evocano la luce marina, il calore delle spiagge urbane, le geometrie degli scorci liguri e il ritmo delle villeggiature che da sempre popolano l’immaginario mediterraneo.
In queste opere, la “vita in transito” non è solo un tema, ma diventa uno stato d’animo, una condizione esistenziale che si manifesta nei volti assorti, nei gesti appena accennati, nelle posture leggere dei personaggi che abitano le tele. Non vi è alcuna nostalgia, piuttosto una riflessione sul movimento, sulla trasformazione continua del paesaggio umano e architettonico, sullo scorrere del tempo come esperienza visiva.
La scelta di Villa delle Peschiere non è casuale: le stanze, ricche di affreschi e stucchi, stabiliscono un confronto silenzioso e fertile con l’arte di Hawke e creano un ponte temporale tra l’estetica rinascimentale e la sensibilità contemporanea.
Milano è una città che corre, sempre. È la capitale italiana del business, della moda e del design, dove il tempo è denaro e le agende sono fitte come le sfilate durante la Fashion Week. Ma, sorpresa: Milano sa anche prendersela comoda, sa accogliere chi la scopre per la prima volta e mostrare il meglio di sé con stile e praticità.
È una metropoli europea, veloce ma vivibile, dove ci si muove con estrema facilità anche in metropolitana o in tram. Ed è proprio nel contrasto che Milano dà il meglio: grattacieli vertiginosi accanto a cortili rinascimentali, vetrine di alta moda che riflettono chiese secolari, aperitivi d’autore che convivono con la cotoletta alla milanese. Una città dalle mille anime, che cambia faccia ogni quartiere.
Un giorno solo basta per assaporarla? Non tutta, certo. Ma con il giusto itinerario sì: si parte dalla gotica imponenza del Duomo, si passeggia tra i salotti eleganti di Brera, si respira arte e cultura, si fa un po’ di shopping nelle vie più scintillanti del centro e si finisce con un drink sul Naviglio. Per chi ama tirare tardi, Milano è anche la regina delle notti italiane: tra locali storici e club modaioli, come quelli in Corso Como, la serata può prendere una piega decisamente festaiola.
Oppure si può scegliere un approccio più tranquillo: una passeggiata illuminata tra le vie storiche del centro, un ultimo sguardo alle vetrine, magari un gelato in Galleria o un dolce in pasticceria. Milano sa adattarsi a ogni tipo di viaggiatore, anche in 24 ore. Ecco perché abbiamo preparato un itinerario studiato al millimetro, per viverla senza fretta, ma senza perdere nulla.
Itinerario di un giorno nel cuore di Milano
Tappa 1: il Duomo di Milano e le sue terrazze, ovvero il cuore vertiginoso della città
Non si può iniziare diversamente: il Duomo è la firma più iconica della città, una foresta di guglie, statue e misteri gotici che domina la piazza più fotografata d’Italia. Simbolo indiscusso di Milano, è il punto zero da cui tutto parte, geograficamente e idealmente. Ogni dettaglio della sua facciata racconta storie di santi, draghi, martiri e leggende scolpite nel marmo di Candoglia. La visita all’interno è un tuffo nella penombra sacra, tra vetrate vertiginose e navate infinite, ma il vero colpo di scena è in alto: le terrazze panoramiche, raggiungibili anche in ascensore, da cui Milano si svela in tutto il suo patchwork urbano. Se il cielo è limpido, le Alpi vi sembreranno vicinissime, come disegnate all’orizzonte.
Tappa 2: dalla Galleria Vittorio Emanuele II alla Scala, un assaggio di lusso (e storia)
Siete nel cuore pulsante della metropoli, nel punto esatto in cui si incontrano il sacro e il profano, il silenzio delle navate e il brusio del centro commerciale della città. Attorno a voi, un mondo in movimento: turisti armati di smartphone, lavoratori in pausa caffè con l’occhio all’orologio, fashion addicted in total black e milanesi DOC che attraversano la piazza con passo deciso, come se fosse il corridoio di casa. Fermatevi qualche minuto in mezzo a questo spettacolo quotidiano, lasciatevi travolgere dal ritmo della città e godetevi l’energia che solo Milano sa sprigionare in questo punto preciso: dove si incrociano passato, presente e futuro.
E, poco più in là, nell’elegante abbraccio di Via Filodrammatici, sorge la Scala, regina indiscussa delle arti sceniche, tempio laico dove il respiro della città diventa musica. Qui il brusio della piazza si trasforma in un fremito sommesso all’alzarsi del sipario: il velluto cremisi, gli ori barocchi, i lampadari sfavillanti raccontano secoli di passioni, di note di Verdi e di applausi che sembrano non finire mai. All’esterno, lo scalone monumentale accoglie clandestini sognatori e habitué in abito da sera; all’interno, l’orchestra accorda gli strumenti mentre il tempo resta sospeso, in quel silenzio denso che precede ogni prima. È il luogo dove la voce di Maria Callas riecheggia ancora tra i palchi, dove il futuro dell’opera si scrive ogni sera, dove Milano si specchia nella sua anima più colta, elegante e irriducibilmente brillante.
Tappa 3: il Castello Sforzesco e Parco Sempione, tra storia rinascimentale e relax
Con una camminata di dieci minuti tra vetrine, portici e scorci urbani, si raggiunge il maestoso Castello Sforzesco, una fortezza quattrocentesca che un tempo era baluardo militare e residenza ducale, oggi diventata uno dei cuori culturali più vibranti della città. Le sue mura raccontano secoli di storia milanese, tra intrighi di corte e fasti rinascimentali. Una volta varcato il ponte levatoio, vi troverete immersi in un microcosmo di arte, cultura e architettura: al suo interno vi aspettano musei, collezioni civiche, strumenti musicali antichi, arazzi e affreschi, fino ad arrivare a uno dei suoi tesori più emozionanti, la Pietà Rondanini di Michelangelo, l’ultima e incompiuta opera del maestro, densa di spiritualità e malinconia.
Fonte: iStockVista aerea di Parco Sempione e Castello Sforzesco a Milano
Ma non finisce qui: superato il Castello si apre il Parco Sempione, polmone verde della città e salotto informale dove i milanesi si rilassano tra jogging, picnic e chiacchiere all’ombra degli alberi. Il contrasto è sorprendente: un attimo prima eravate tra mura medievali, un attimo dopo vi ritrovate distesi sull’erba, circondati da studenti, famiglie, artisti di strada e giovani con laptop e panino alla mano. In lontananza svetta l’Arco della Pace, elegante e scenografico, che incornicia il tramonto come un set cinematografico.
Questo è il momento perfetto per rallentare il passo: prendetevi una pausa, magari con un caffè nel chiosco del parco o uno spuntino acquistato al volo in una panetteria di Brera. Sedetevi su una panchina o direttamente sul prato e lasciatevi cullare dalla Milano più lenta, più dolce, quella che si concede il lusso del tempo.
Tappa 4: il quartiere Brera, cortili nascosti, arte a ogni angolo e libri antichi
Lasciato alle spalle il verde abbraccio di Parco Sempione, è il momento di infilarsi tra le vie acciottolate di uno dei quartieri più affascinanti e iconici di Milano: Brera. Qui la città cambia ritmo, si fa più raccolta, più sensuale, quasi sussurrata. È un luogo sospeso nel tempo, dove arte, design e spirito bohémien convivono in perfetto equilibrio. Non aspettatevi le folle del centro o lo scintillio delle grandi firme: Brera è raffinata senza ostentazione, elegante senza rigidità. È fatta di botteghe artigianali che vendono pezzi unici, di profumerie di nicchia dove scoprire essenze introvabili, di gallerie indipendenti e antiquari che sembrano usciti da un romanzo parigino.
Per chi ha voglia di bellezza pura, la Pinacoteca di Brera è una tappa che non può mancare. All’interno di questo storico palazzo, che ospita anche l’Accademia di Belle Arti, vi aspettano capolavori firmati Caravaggio, Hayez, Mantegna, Raffaello. È un concentrato di arte italiana da togliere il fiato, ma anche chi non entra nel museo potrà godere del fascino del luogo: il cortile interno con la statua di Napoleone in veste di Marte pacificatore è uno degli angoli più suggestivi del quartiere.
Il bello di Brera, però, è proprio perdersi. Lasciate stare le mappe e seguite l’istinto: ogni vicolo sembra raccontare una storia, ogni scorcio è perfetto per una foto, ogni vetrina una piccola tentazione. Tra case con persiane verdi, balconi fioriti e insegne d’altri tempi, potreste finire a sorseggiare un espresso in un caffè d’epoca o a sfogliare vecchi libri in una libreria indipendente. Brera è il respiro lento di Milano, quel luogo dove il tempo non corre, ma cammina accanto a voi.
Tappa 5: i Navigli al tramonto, riflessi sull’acqua e un aperitivo ad hoc
Il sole cala dietro le facciate liberty e Milano cambia pelle: è il momento di lasciarsi alle spalle la frenesia del centro e dirigersi verso i Navigli, l’antico sistema di canali progettato, anche, da Leonardo da Vinci, oggi trasformato in uno dei quartieri più vibranti e affascinanti della città. Qui il tempo scorre lento, riflesso sull’acqua, tra botteghe d’artista, biciclette appoggiate ai muri scrostati e ponticelli pieni di storie.
Una passeggiata lungo il Naviglio Grande è pura poesia urbana. Ci si muove tra librerie indipendenti, showroom di design, atelier nascosti e vecchie case di ringhiera che raccontano una Milano d’altri tempi, ancora viva sotto la superficie glamour. Il paesaggio è un mix irresistibile di autenticità e stile: lanterne accese, vetrine che brillano, profumi che si mescolano nell’aria, dal risotto alla milanese alle tapas rivisitate.
Fonte: iStockVista serale dei Navigli
Ma è quando cala la sera che i Navigli rivelano il loro lato più magnetico. Il mood diventa quello delle grandi città europee: luci soffuse, tavolini affollati, chiacchiere in mille lingue, risate e brindisi che si rincorrono tra un cocktail colorato e un tagliere di salumi artigianali. È il regno dell’aperitivo milanese, una vera e propria istituzione cittadina che va oltre la moda: è un rito sociale, un momento di incontro, il modo perfetto per concludere una giornata intensa con leggerezza e gusto.
Sedetevi in uno dei tanti locali con i tavolini affacciati sull’acqua, ordinate uno spritz (o un negroni, se vi sentite in vena) e lasciatevi andare. I Navigli sanno essere romantici, chiassosi, sorprendenti, ma soprattutto indimenticabili. E sì, ve lo siete proprio meritato.
Cosa vedere nei dintorni di Milano in poco tempo
Se arrivate presto o ripartite tardi, Milano offre alcune gite flash davvero interessanti nei dintorni immediati. Una delle opzioni più gettonate è la Certosa di Pavia, a 40 minuti di treno, con il suo monastero monumentale tra i più belli d’Europa.
In alternativa, se restate in città ma volete uscire dai giri canonici, valutate una visita al Cimitero Monumentale: una vera galleria d’arte a cielo aperto, tra sculture, architetture liberty e tombe celebri. Insolito, ma sorprendente.
Cosa vedere a Milano con un giorno in più: idee per prolungare il weekend
Se riuscite a fermarvi un giorno in più a Milano, preparatevi: le possibilità si moltiplicano, e la città svela nuovi volti, moderni, alternativi, multiculturali, sempre sorprendenti. Per cominciare, potete dedicarvi alla scoperta della Milano contemporanea con una passeggiata tra i grattacieli di Porta Nuova, il quartiere più avveniristico della città. Qui si respira aria da capitale europea: piazza Gae Aulenti è una scenografia ultramoderna fatta di fontane, curve architettoniche e vetrate altissime, con il celebre Bosco Verticale a fare da superstar. Se amate il design e l’urbanistica che osa, è il vostro posto.
CityLife, invece, è l’altra anima futurista di Milano, con le sue torri firmate da archistar (Zaha Hadid, Isozaki, Libeskind) e un parco urbano che sembra uscito da un rendering. Lo shopping qui ha un look da fantascienza, ma è anche un viaggio tra arte a cielo aperto, installazioni digitali e caffè minimalisti.
Per chi ama la creatività dal basso, la scelta giusta sono i quartieri di NoLo e Isola. Il primo, acronimo di “North of Loreto”, è un melting pot giovane, alternativo, pieno di street art, gallerie sperimentali, micro-teatri e ristoranti etnici da scoprire (nonché un quartiere che, come il seguente, pullula di locali per aperitivi… Ma in fondo, dove non si può fare apericena a Milano?). Isola, invece, ha un’anima hipster e rilassata: tra murales, coworking, librerie indipendenti e botteghe musicali, ogni angolo è un set perfetto per Instagram, ma anche un rifugio per chi cerca autenticità e contaminazione culturale.
Non può mancare una tappa a Chinatown, il quartiere più multiculturale (e goloso) della città. Via Paolo Sarpi è la spina dorsale di una zona viva e vivace, dove la comunità cinese — la più antica d’Italia — ha messo radici profonde. Qui si intrecciano tradizione e innovazione: templi nascosti e minimarket pieni di spezie, bubble tea e ristoranti fusion, sartorie e concept store, nonché una varietà infinita di street food, cinese, giapponese, coreano. Una passeggiata in questa zona è letteralmente un mini-viaggio dentro al viaggio e i sapori di questo quartiere vi faranno dimenticare per un attimo di essere ancora a Milano, in Italia.
Se invece avete voglia di cultura pura e dura, ci sono due indirizzi che valgono il raddoppio del soggiorno: il celebre Cenacolo Vinciano, con l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci (prenotate con larghissimo anticipo, i posti vanno a ruba!), e il MUDEC – Museo delle Culture, spazio espositivo ricavato da un’ex fabbrica, perfetto per chi ama le contaminazioni artistiche e i grandi nomi della fotografia e dell’arte contemporanea.
Cos’hanno in comune Firenze, Milano, Napoli, Roma e Venezia? Sono le cinque città turistiche italiane che partecipano a Grandi Destinazioni Italiane per un Turismo Sostenibile. Daniela Santanchè, nelle vesti di Ministro del Turismo, ha spiegato l’obiettivo del progetto partendo dal coinvolgimento delle città che più hanno a che fare con l’overtourism.
Il progetto Grandi Destinazioni Italiane per il turismo sostenibile
Firenze, Milano, Napoli, Roma e Venezia si uniscono contro l’overtourism e un turismo più sostenibile nel progetto GDITS presentato dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè. L’iniziativa, con un finanziamento di 6 milioni di euro suddiviso equamente, ha messo il capoluogo toscano come cabina di regia. Le risorse sono destinate allo sviluppo di azioni concrete per alleggerire la pressione nei centri storici e favorire itinerari alternativi.
Le tre direttrici strategiche che guidano l’iniziativa sono:
Governance, per una gestione coordinata e condivisa;
Digitalizzazione, per innovare i servizi e la fruizione dei luoghi;
Competitività, per migliorare l’attrattiva nel rispetto della sostenibilità.
Vediamo città per città quali sono le iniziative.
Milano, Let Mi… Promote and Experience Milan
Con il progetto “Let Mi… Promote and Experience Milan”, il capoluogo lombardo desidera puntare l’attenzione verso la valorizzazione del suo caratteristico dinamismo culturale: arte, design e spettacolo diventano protagonisti di un’offerta turistica più variegata e consapevole. Per riuscirci Milano mette in campo strumenti digitali e innovazioni tech così da promuovere un’esperienza meno invasiva e più rispettosa.
Fonte: iStockMilano tra le cinque città coinvolge nel progetto per il turismo sostenibile
Venezia, EnjoyRespectVenezia
Venezia, da tempo simbolo globale del sovraffollamento turistico, lancia la campagna “#EnjoyRespectVenezia”. Il messaggio è chiaro: educare i visitatori a comportamenti rispettosi e indirizzare i flussi lontano dalle aree più fragili. La comunicazione mirata diventa così uno strumento fondamentale per salvaguardare il delicato equilibrio della città lagunare.
Firenze, Enjoy, Respect & Feel Florence
Oltre al ruolo di coordinatrice, Firenze si inserisce nel progetto con “Enjoy, Respect & Feel Florence”. L’obiettivo del capoluogo della Toscana è gestire al meglio la pressione turistica coinvolgendo la cittadinanza e promuovendo itinerari legati al cinema e allo sport. L’idea è quella di dar vita a buone pratiche per un turismo più equilibrato ed inclusivo spostando l’atetnzione dai luoghi più battuti dall’overtourism e offrendo valide alternative.
Roma: Unexpected Itineraries of Rome
Roma sorprende con “Unexpected Itineraries of Rome”, il programma che desidera dare vita a nuove opportunità turistiche nella capitale spostandosi dai circuiti più tradizionali. Basta posti manistream e via libera a contenuti digitali per un’esperienza più contemporanea. La città eterna mostra così un volto meno noto e attira turisti che desiderano vivere tutte le meraviglie che ha da offrire, valutando anche quartieri meno battuti e luoghi meno congestionati.
Napoli: innovazione al servizio della sostenibilità
Napoli presenta “Napoli TouristTech”, un’iniziativa che combina la tecnologia con la valorizzazione del territorio. Sono previsti info-point sostenibili, la promozione del trekking urbano e una forte spinta sulla comunicazione digitale per incentivare un turismo più consapevole e rispettoso della cultura locale.
Il Ministro Daniela Santanchè è fortemente convinto del progetto che si basa sulla sostenibilità come leva di sviluppo. L’obiettivo a lungo termine è quello di poter trasformare il modello in qualcosa di replicabile e applicabile in altre città del Paese.
Amate l’arte? Non potete perdere l’iniziativa Notte dei Musei 2025: tra il 17 e il 18 maggio si uniscono storia, cultura e bellezza in ogni forma coinvolgendo moltissime città italiane.
La Notte Europea dei Musei, che si lega alla Giornata Internazionale dei Musei, ha come obiettivo avvicinare le persone alla cultura rendendo accessibili luoghi unici con un ingresso gratuito o a solo 1 euro. Da Milano a Torino, passando per Bologna, Roma e Palermo: ecco quali sono gli eventi imperdibili da visitare e il programma città per città.
Quasi Orfano è una commedia italiana del 2022 diretta da Umberto Carteni, con Riccardo Scamarcio nel ruolo del protagonista, Valentino. Il film è un remake del francese Ti ripresento i tuoi (La ch’tite famille) di Dany Boon e racconta la storia di un affermato designer milanese che ha tagliato i ponti con la sua famiglia pugliese, arrivando persino a cambiare cognome e a dichiararsi orfano.
La sua vita viene sconvolta quando, a causa di un equivoco, i suoi familiari – madre, fratello, cognata e nipotina – si presentano a Milano per riallacciare i rapporti, dando il via a una serie di situazioni comiche e paradossali. La città natale di Valentino è Monopoli, in provincia di Bari, ma lui si è trasferito al nord, quindi il film passa da paesaggi pugliesi a grandi metropoli come Milano e Roma per le location. Scopriamole insieme.
Dove è stato girato
Le riprese di Quasi Orfano si sono svolte tra ottobre e novembre 2021 e sono durate ben sei settimane, tra il nord e il sud dell’Italia. L’agriturismo gestito dal padre di Valentino, interpretato da Adriano Pappalardo, è la Masseria Montereale, una storica dimora rurale situata in Contrada Carperi 64, nel comune di Cisternino, in provincia di Brindisi. Questa masseria del XVIII secolo è caratterizzata da un’architettura tipica delle strutture agricole pugliesi, con ampi spazi interni ed esterni, muri in pietra e una posizione panoramica immersa nella campagna della Valle d’Itria.
Fonte: iStockCisternino in Puglia
Alcune scene del film poi sono state girate nella capitale, come quella al ristorante giapponese dove Valentino, Costanza e Sergio discutono dell’azienda. Quel locale in realtà è il Finger’s Roma che si trova in Via Francesco Carrara 14 ed è il posto ideale per chi ama la cucina fusion e orientale. L’azienda di design di Valentino è la sede della Chromavis Fareva, situata in Via Edwin Hubble 2 a Offanengo (CR). Si tratta in realtà di un’azienda italiana leader nel settore della cosmetica conto terzi, specializzata nella creazione e produzione di prodotti make-up e nail care per marchi internazionali. Nel film Quasi Orfano, gli uffici dell’azienda rappresentano la sede del marchio di design Vale Rocco, aggiungendo un tocco di autenticità alla narrazione.
La sede della mostra dove piomba inaspettata la famiglia del fratello di Valentino è il Mudec – Museo delle Culture che si trova in Via Tortona a Milano. Si tratta di un centro culturale interdisciplinare dedicato alle culture del mondo inaugurato nel 2015 e progettato dall’architetto britannico David Chipperfield. Sorge sull’area dell’ex stabilimento Ansaldo, simbolo della riqualificazione industriale di Milano e ospita una varietà di mostre temporanee che esplorano diverse culture e forme artistiche.
Fonte: iStockBosco Verticale di Milano
L’elegante abitazione di Valentino si trova invece in Via privata Tarvisio 8 a Milano, nonostante alcune inquadrature mostrino il Bosco Verticale. Il Bosco Verticale è un innovativo complesso residenziale situato nel quartiere Porta Nuova di Milano, progettato dallo studio Boeri Studio, guidato dall’architetto Stefano Boeri. Inaugurato nel 2014, il progetto è composto da due torri di 116 e 84 metri di altezza, che si distinguono per la presenza di una vasta vegetazione distribuita sulle facciate degli edifici. Le torri ospitano in particolare circa 800 alberi, 4.500 arbusti e 15.000 piante perenni, distribuiti in base all’esposizione solare delle facciate. In Via Federico Confalonieri e Via Gaetano de Castillia, al margine del quartiere Isola, a circa 2,5 km da Piazza del Duomo, questo complesso contribuisce all’assorbimento di CO₂ e polveri sottili, alla produzione di ossigeno, alla regolazione del microclima urbano e alla riduzione dell’inquinamento acustico.
Monopoli, un borgo pugliese da scoprire
La chiesa dove il padre di Valentino, saputo dell’investimento del figlio, chiede al parroco di pregare per lui è la Chiesa Rettoria del Gesù Salvatore, situata in Largo San Salvatore Salvatore a Monopoli, in provincia di Bari. Uno dei luoghi sacri più antichi e suggestivi di Monopoli, questa chiesa è situata nel cuore del centro storico, affacciata sul mare e incastonata tra le case dei pescatori. La sua storia affonda le radici nel periodo paleocristiano, con alcune fonti che ne datano la fondazione al 313 d.C., forse per volontà dell’imperatore Costantino, come testimoniato dal ritrovamento di medaglie nelle fondamenta durante la ricostruzione del 1711.
E, infine, la piazzetta dove Costanza rivela di essere incinta è quella del Porto antico di Monopoli. Le origini del Porto Antico risalgono almeno al V secolo a.C., quando Monopoli era un insediamento messapico fortificato. Scavi archeologici condotti tra il 1985 e il 2011 hanno confermato la presenza di una città messapica con imponenti fortificazioni affacciate sulla cala del porto antico. Durante l’epoca romana, il porto mantenne la sua importanza strategica, fungendo da scalo militare e commerciale. Da qui si può partire per esplorare il centro storico di Monopoli, come il Castello di Carlo V, la Cattedrale di Maria Santissima della Madia e le numerose chiese e palazzi che testimoniano la ricca storia della città.
Il mese di maggio in Italia si prospetta particolarmente interessante per gli amanti dell’arte e per chiunque sia alla ricerca di nuovi stimoli per arricchire il proprio bagaglio culturale. Da Padova, dove sono esposte le opere dell’enigmatica Vivian Maier, a Milano, dove potrete entrare nel mondo anticonvenzionale di Leonor Fini, tra inquietudine e libertà espressiva. Si va poi a Jesolo, alla scoperta del legame tra Picasso e le sue muse, e a Noto, dove si celebra l’eredità rivoluzionaria di Warhol, Basquiat, Haring e Scharf.
Se state cercando ispirazione per i prossimi weekend, questa è la selezione di SiViaggia sulle mostre da vedere a maggio in Italia.
El Greco a Venezia
L’oro dipinto. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia, che fa risplendere di luce spirituale le icone, è il protagonista della mostra che si tiene nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale fino al 29 settembre 2025. Una scuola pittorica, quella veneto-cretese, tra Oriente bizantino e Occidente latino, che durò per più di quattro secoli. La mostra, divisa in sette sezioni, scandisce cronologicamente un percorso pittorico dalle origini, nel secolo XV, fino all’impiego della moderna intelligenza artificiale. Tra le opere esposte, anche quelle di Dominikos Theotokopoulos, divenuto, poi, El Greco.
Fonte: @Bergamo, Accademia CarraraFrancesco d’Assisi riceve le stimmate, Domenikos Theotokopoulos, detto El Greco (1568-1570)
Vivian Maier. The Exhibition, Padova
Cominciamo i nostri consigli sulle mostre di maggio in Italia con una fotografa eccezionale. Dal 25 aprile al 28 settembre 2025, presso il Centro Culturale Altinate – San Gaetano di Padova ci sarà la mostra dedicata a Vivian Maier, la fotografa americana il cui talento è stato scoperto solo dopo la sua morte. L’esposizione, intitolata “Vivian Maier. The Exhibition”, riunisce oltre 200 fotografie in bianco e nero e a colori, ma anche documenti inediti e oggetti personali per permettere ai visitatori di entrare nel mondo di un’artista misteriosa che sapeva catturare l’essenza delle città attraverso le persone.
Tata per professione, coltivò segretamente per decenni una profonda passione per la fotografia. Solo dopo la sua scomparsa emerse il suo talento, con la scoperta di un ricco corpus di scatti urbani realizzati a New York e Chicago. Le sue fotografie narrano con rara sensibilità la società americana del Novecento, focalizzandosi su volti, gesti e momenti. Bambini, donne, anziani e sconosciuti si ergono a protagonisti di immagini intense, capaci di congelare il tempo e offrire un ritratto vivido di quell’epoca.
Io sono Leonor Fini, Milano
Prosegue fino al 22 giugno 2025 la mostra dedicata alla pittrice Leonor Fini. All’interno di Palazzo Reale a Milano avrete l’opportunità di visitare una delle più complete esposizioni dedicate all’artista italo-argentina, famosa per le sue opere anticonvenzionali e inquiete. Il titolo della mostra deriva da una sua dichiarazione: “Sono una pittrice. Quando mi chiedono come faccia, rispondo: Io sono”. Lontana dalle convenzioni del Novecento, Leonor Fini si è distinta per la sua vita libera, vissuta con intensità e senza compromessi, aspetti che traspaiono dalle sue opere.
L’esposizione, infatti, è strutturata in nove sezioni tematiche che indagano i temi ricorrenti nella vita dell’artista: dal macabro al minaccioso, dal rapporto con la figura maschile alla sessualità e alla famiglia.
Fino al 12 ottobre 2025, presso il J Museo di Jesolo, potrete visitare la mostra “Loving Picasso. Muse, Amanti, Artiste”. L’esposizione esplora il legame profondo tra Pablo Picasso e le donne che hanno segnato la sua vita e la sua arte e lo fa attraverso dipinti, disegni, fotografie e litografie. I visitatori potranno intraprendere un percorso che svela come l’artista abbia trasformato le sue esperienze sentimentali in capolavori rivoluzionari.
Un viaggio suggestivo nel dialogo tra amore, passione e creazione artistica che lascia spazio anche alla produzione artistica di Dora Maar e Françoise Gilot, due figure fondamentali nell’universo creativo di Pablo Picasso, sottolineando il loro ruolo non solo come muse, ma anche come artiste autonome.
Liquida Photofestival, Torino
Dall’8 all’11 maggio 2025, il Polo del ‘900 a Torino ospiterà la quarta edizione di Liquida Photofestival. Quest’anno viene approfondito il tema tra fotografia e memoria con il titolo “Il giorno in cui ricorderò”, che invita a riflettere su come le immagini siano sempre state strumenti fondamentali per preservare il passato, trasformando memorie personali e collettive in frammenti tangibili di esperienza.
La fotografia, d’altronde, è memoria fissata sulla superficie del tempo, un’ancora che trattiene momenti destinati a dissolversi. Questa edizione di Liquida Photofestival sarà un’istantanea del modo di ricordare attraverso le immagini e, allo stesso tempo, un’indagine sul rapporto tra memoria e fotografia in un’era di transizione digitale.
Natura Morta, Milano
Dall’8 maggio al 4 novembre 2025, nella sala 1 della Pinacoteca della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, potrete visitare l’esposizione “Natura Morta” dello scultore Jago. Qui, dialogando tra passato e presente, l’artista si confronta con la “Canestra di frutta” di Caravaggio, considerato tra i capolavori più iconici della collezione dell’Ambrosiana. L’opera di Jago trasforma il linguaggio della tradizione in una riflessione attuale rappresentando una canestra colma non di frutti, ma di armi, simboleggiando così una “natura” ormai contaminata dalla violenza.
Se Caravaggio elevava la bellezza caduca della frutta a simbolo dello scorrere del tempo, Jago sposta il focus su un’altra natura morta: quella degli oggetti prodotti in massa per la distruzione, presenze inquietanti eppure prive di significato che definiscono la nostra epoca.
World Press Photo Exhibition 2025, Roma
Dal 6 maggio all’8 giugno 2025, presso il Palazzo Esposizioni a Roma, arriverà la mostra itinerante “World Press Photo Exhibition 2025”. Si tratta di un’esposizione annuale che permette di ammirare le foto più belle del concorso, selezionate tra le opere più significative e rilevanti dell’ultimo anno nel campo del fotogiornalismo e della fotografia documentaria. I vincitori sono stati selezionati da una giuria indipendente composta da 31 professionisti provenienti da tutto il mondo, che hanno esaminato oltre 59.320 fotografie inviate da 3.778 fotografi di 141 paesi.
I temi abbracciano politica, questioni di genere, migrazioni, conflitti e crisi climatica, con immagini che documentano proteste e rivolte in Kenya, Myanmar, Haiti, El Salvador e Georgia alternate a ritratti non convenzionali di figure politiche influenti negli Stati Uniti e in Germania. Nella mostra è presente anche una fotografa italiana, Cinzia Canneri, per l’Associazione Camille Lepage, che ha vinto il premio per il miglior progetto a lungo termine per la regione Africa.
Al Convitto delle Arti di Noto, fino al 2 novembre 2025, ci sarà l’esposizione dedicata a quattro artisti che hanno rivoluzionato il concetto di arte nel ‘900. La mostra “Icon. Warhol, Basquiat, Haring, Scharf. L’eredità di un’arte rivoluzionaria” approfondisce la sacralità religiosa, quella consumistica della società contemporanea e l’evoluzione del concetto di icona attraverso le opere del genio della Pop Art, Andy Warhol, e quelle degli artisti della scena newyorkese degli anni ’80, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Kenny Scharf. Quest’ultimi hanno interpretato il ruolo dell’arte e un nuovo immaginario collettivo attraverso la Street Art e il Graffitismo.
Il percorso espositivo è suddiviso in 5 sezioni e ospita oltre 120 opere come l’inchiostro serigrafico su carta Mona Lisa di Andy Warhol, la serigrafia su seta Flowers appartenuta a Keith Haring e l’orologio Swatch Monster Time di Scharf. In una sezione viene approfondito anche lo Studio 54, la celebre discoteca di New York frequentata dagli artisti presenti in questa mostra.
Doppia Uso Singola, Milano
Dal 16 maggio al 17 giugno 2025, la galleria Patricia Armocida ospita la prima mostra personale di Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, intitolata “Doppia Uso Singola”. Colapesce è uno dei musicisti più brillanti della nuova scena italiana e si racconta attraverso una selezione di 200 scatti fotografici racchiusi in tre nuclei.
La prima documenta la solitudine nello spazio, catalogando arredi e oggetti all’interno di camere di alberghi in cui ha soggiornato durante i viaggi della sua carriera. La seconda serie è dedicata a Teresa e Anna, nonna e prozia di Lorenzo, e documenta la relazione simbiotica tra due sorelle. Infine, Giorni sfiniti, è la serie legata alla Sicilia, ai paradossi della sua terra e alle visioni introspettive dell’artista.
Ian Hamilton Finlay. Fragments, Brescia
La Galleria Massimo Minini di Brescia rende omaggio a Ian Hamilton Finlay, artista, poeta e paesaggista famoso per le sue opere che attraversano molteplici forme espressive. La tappa bresciana di “Fragments” fa parte di un ciclo di otto mostre che si svolgeranno a maggio 2025 in diverse città del mondo tra cui Basilea, Edimburgo, Amburgo, Londra e New York. Presso la galleria di Brescia potrete visitarla dall’8 al 31 maggio 2025, approfondendo la personalità artistica di Finlay, noto soprattutto per il suo giardino “Little Sparta”, situato tra le Pentland Hills nei pressi di Edimburgo, dove ha vissuto e lavorato per gli ultimi quarant’anni della sua vita, e per l’installazione con ghigliottina “A View to the Temple”, esposta a Documenta.
Le sue opere visive, realizzate in collaborazione con artisti e artigiani esperti, sono presenti in musei, parchi e giardini di tutto il mondo.
Maria Helena Vieira da Silva. Anatomia di uno spazio, Venezia
La Collezione Peggy Guggenheim, fino al 15 settembre 2025, esporrà le tele astratte di Maria Helena Vieira da Silva. La mostra, intitolata “Maria Helena Vieira da Silva. Anatomia di uno spazio”, è curata da Flavia Frigeri, storica dell’arte e curatrice presso la National Portrait Gallery di Londra, ed è pensata per presentare al pubblico la produzione pittorica dell’artista attraverso una selezione di circa settanta opere provenienti da prestigiose istituzioni museali internazionali, nonché collezioni private.
Visitando l’esposizione avrete l’opportunità di scoprire quest’artista importante nel panorama del ‘900, capace di trasformare lo spazio pittorico in ambienti astratti e illusioni ottiche. Vieira da Silva, inoltre, è storicamente legata alla figura di Peggy Guggenheim, essendo una delle trentuno artiste incluse dalla collezionista nella mostra Exhibition by 31 Women tenutasi nella galleria newyorkese Art of This Century nel 1943.
Cassinetta di Lugagnano, a circa 25 chilometri da Milano e facilmente raggiungibile dal capoluogo lombardo sia in auto che in bicicletta seguendo il percorso lungo il Naviglio Grande, è un borgo che conserva intatto il fascino delle sue origini nobiliari. Inserito tra i Borghi più belli d’Italia, la visita a Cassinetta di Lugagnano è poco impegnativa ma assolutamente piacevole.
Le ville di delizia, dimore nobiliari
Cassinetta di Lugagnano è un piccolo borgo che custodisce un tesoro architettonico raro e molto curioso: un gruppo compatto e ben conservato di ville di delizia, dimore nobiliari costruite tra il XVII e il XIX secolo, che si affacciano con eleganza sulle sponde del Naviglio Grande. Erano le residenze estive dell’aristocrazia milanese, che qui trovava ristoro dalla città, in un paesaggio di acqua, campi coltivati e giardini ordinati. A rendere unico il borgo è il fatto che queste ville siano ancora oggi immerse in un contesto rurale integro, salvaguardato anche da un piano regolatore che impedisce nuove edificazioni.
Tra le ville più significative spicca Villa Visconti Castiglione Maineri, costruita alla fine del Settecento. Si riconosce per la facciata sobria e per il grande parco che si sviluppa su due livelli: uno all’italiana, con siepi geometriche e vialetti simmetrici, e uno all’inglese, più libero e romantico. All’interno si trovano affreschi di scuola lombarda e una piccola cappella con decorazioni del pittore Giovanni Antonio Ferrario. La villa, pur essendo proprietà privata, viene aperta in alcune occasioni per eventi culturali o visite guidate.
Fonte: iStockVilla Visconti Maineri
Poco distante si incontra Villa Negri, una delle prime dimore che si scorgono arrivando dal Naviglio. Costruita nel 1761, ha una struttura compatta e lineare, con un bel giardino che si affaccia sull’alzaia. La semplicità dell’architettura nasconde ambienti interni riccamente decorati, ancora parzialmente conservati. Oggi la villa è utilizzata anche per iniziative culturali locali.
Un’altra presenza importante è Villa Cattaneo-Krentzlin, riconoscibile per la sua torretta e le decorazioni in cotto. Si trova sulla riva sinistra del Naviglio ed è protetta da un elegante muro di cinta. L’impianto originario è del XVIII secolo, ma fu ampliato e rimaneggiato in epoca successiva. La villa conserva ancora un vasto giardino all’inglese e un ingresso monumentale che si affaccia sul canale, da cui un tempo si raggiungeva Milano via barca.
Sulla riva destra si affaccia invece Villa Birago Clari Monzini, forse la più antica e maestosa del borgo. L’elemento più suggestivo è la grande scalinata a doppia rampa che scende direttamente verso l’acqua, creando un effetto scenografico. All’interno si trovano sale decorate e ambienti che riflettono lo stile neoclassico tipico della villeggiatura ottocentesca. La villa è ancora abitata e apre solo in rare occasioni, ma resta uno dei simboli più fotografati di Cassinetta.
Non va dimenticata Villa Trivulzio, situata nella frazione di Lugagnano. Appartenuta alla storica famiglia milanese, ha una struttura imponente e un tempo era circondata da un vasto podere agricolo. Anche questa villa conserva elementi decorativi di pregio, in particolare nei soffitti lignei e nelle antiche cucine.
Accanto a queste spiccano anche altre dimore meno note ma interessanti, come Villa Mörlin-Visconti, costruita in posizione dominante con una facciata sobria e uno scalone interno monumentale; Villa Frotta Eusebio, con il suo parco alberato che si estende verso i campi; e Villa Mantegazza Macinaghi, del 1580 che vanta elementi decorativi in stile liberty.
La bellezza di queste ville non è solo architettonica, ma anche paesaggistica: tutte sono immerse in giardini, siepi, filari di pioppi e viali alberati che dialogano con il Naviglio e con il paesaggio agricolo che le circonda. Per chi visita il borgo a piedi o in bicicletta, è possibile scoprirle una a una lungo l’alzaia, seguendo il ritmo lento del canale.
In alcune occasioni dell’anno, in particolare durante le giornate FAI o eventi dedicati alla riscoperta del patrimonio rurale lombardo, molte ville vengono aperte al pubblico con visite guidate. Esistono anche percorsi tematici curati da guide locali che raccontano non solo l’architettura, ma anche le vicende familiari, le curiosità e gli aneddoti legati alla vita nelle ville tra Settecento e Novecento. Quasi tutte le ville sono a disposizione come location per matrimoni e eventi privati.
Le chiese di Cassinetta di Lugagnano
La Chiesa di Santa Maria Nascente e Sant’Antonio Abate, eretta nel 1435 per volere di Maffiolo Birago, è la parrocchiale del borgo. Rimaneggiata nel Settecento, presenta una pianta poligonale irregolare con muri perimetrali in mattoni pieni. Il corpo principale è coperto da volte in muratura in parte a botte e in parte a botte lunettate. Il campanile ha solai lignei a orditura semplice. La copertura è a falde con la parte absidale a padiglione. Le cappelle laterali hanno copertura ad una falda. La struttura è a capriate lignee e il manto è in coppi di laterizio. All’interno si trova un busto in legno dipinto raffigurante San Carlo Borromeo, che la tradizione vorrebbe essere stato eseguito “dal vivo” durante la visita del cardinale al borgo.
Merita una menzione anche l’Oratorio di San Giuseppe, affacciato sull’alzaia del Naviglio Grande, e costruito nella prima metà del XVIII secolo dall’architetto Carlo Federico Castiglioni come cappella privata della sua villa. La facciata della chiesa è in stile barocco lombardo, contraddistinta da due ordini da lesene doppie coronate da capitelli corinzi.
Cassinetta di Lugagnano è immersa in un paesaggio fluviale di grande fascino, tutelato dal Parco Lombardo della Valle del Ticino. L’ambiente naturale è uno dei punti di forza del borgo e si presta a essere esplorato con lentezza, a piedi o in bicicletta, grazie a una fitta rete di percorsi ciclopedonali che costeggiano il Naviglio Grande. Il tratto dell’alzaia che attraversa Cassinetta è pianeggiante, ben tenuto e facilmente percorribile anche da famiglie con bambine e bambini.
L’itinerario più frequentato collega il borgo a Robecco sul Naviglio, ma prosegue senza interruzioni fino ad Abbiategrasso e, in direzione opposta, fino a Gaggiano e Milano (ci sono piccole aree di sosta e fontanelle lungo il tragitto).
Durante la primavera e l’estate, è possibile scoprire il territorio anche dall’acqua: alcune associazioni locali organizzano brevi escursioni in battello sul Naviglio, per una prospettiva diversa sulle ville e sui paesaggi. In genere si parte da Cassinetta o da Robecco e si possono essere abbinate a visite guidate o degustazioni in cascine e agriturismi della zona.
Per chi preferisce il verde, il Parco Sandro Pertini, noto anche come Parco De André, si affaccia sul canale e dispone di ampie zone ombreggiate, panchine, spazi per il gioco e un piccolo percorso vita. È facilmente accessibile, anche per chi si muove con passeggini o sedie a rotelle. Nelle vicinanze, non mancano agriturismi, bar e ristoranti per un pranzo tipico o una merenda all’aperto.
Veloce, elegante, creativa, ma anche storica, silenziosa, sorprendente. Milano è la città dai mille volti, dove passato e presente, arte e innovazione, tradizione e modernità convivono in equilibrio perfetto. Dalle iconiche guglie del Duomo ai vicoli bohémiens di Brera, passando per i Navigli e i grattacieli di Porta Nuova, Milano custodisce meraviglie architettoniche, capolavori d’arte, quartieri ricchi d’atmosfera e una vita culturale tra le più vivaci d’Europa.
Da esplorare con calma, a piedi o in tram, lasciandosi guidare dai suoi contrasti. In quest’articolo scopriamo insieme cosa vedere a Milano, dai simboli più iconici ai luoghi che raccontano l’anima di una metropoli in costante mutamento.
Milano: 15 cose da vedere
Milano non è una città da checklist, ma ci sono luoghi che meritano senza dubbio una sosta. Monumenti, piazze, quartieri iconici e angoli meno noti: è tutto a portata di scarpa o di biglietto del tram. Ecco una selezione delle tappe imperdibili per scoprire Milano un passo alla volta.
Duomo di Milano
É sufficiente uno sguardo per rendersi conto che il cuore di Milano batte in Piazza del Duomo: è qui che la città mostra il suo volto più solenne, con l’intreccio di statue, guglie e dettagli scolpiti che animano la facciata della Cattedrale. Ben oltre la funzione religiosa, il Duomoincarna l’identità e la storia della città.
Iniziata nel 1386, la Cattedrale Metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria è uno degli edifici gotici più grandi al mondo. La sua facciata, completata nell’Ottocento, è un ricamo di statue, pinnacoli e bassorilievi in marmo raffiguranti santi, scene bibliche e figure demoniache, mentre le 135 guglie – erette tra il XVII e il XIX secolo – regalano alla struttura un aspetto equilibrato tra linee orizzontali e linee verticali. Sulla più alta si erge la Madonnina che da oltre 250 anni veglia sulla città, proteggendola dal male.
All’interno dell’edificio colpiscono le proporzioni monumentali: navate altissime, colonne in pietra e vetrate colorate creano un’atmosfera solenne e raccolta al tempo stesso. Le terrazze, raggiungibili a piedi o in ascensore, offrono una panoramica stratosferica su Milano che, nelle giornate limpide, si spinge fino alle Alpi.
Galleria Vittorio Emanuele II
Dalla verticalità gotica del Duomo passiamo all’eleganza ottocentesca di Galleria Vittorio Emanuele II, uno degli esempi più belli dell’architettura milanese che ha ispirato, tra le altre, Galleria Umberto I a Napoli.
É qui che la città mostra il suo volto più raffinato e borghese. Conosciuta come il salotto di Milano, la Galleria è uno dei passaggi commerciali più antichi d’Europa: tra boutique di lusso, caffè storici e decorazioni in vetro e ferro battuto, racconta il gusto milanese per la bellezza e la cura del dettaglio.
Per portarsi a casa un po’ di fortuna, la tradizione impone di calpestare le parti nobili del toro che si trova al centro della struttura. Provare per credere!
Fonte: iStockL’eleganza ottocentesca di Galleria Vittorio Emanuele II
Teatro alla Scala
A pochi passi dalla Galleria, in una piazza contenuta e signorile, si affaccia il Teatro alla Scala, uno dei templi più celebri della lirica a livello internazionale.
Inaugurato nel 1778, il suo palcoscenico ha ospitato alcune tra le opere più conosciute dell’Ottocento, come la Norma di Bellini e il Falstaff di Verdi. Merita una visita per il fascino degli interni, l’acustica perfetta e il museo interno che racconta secoli di memoria artistica di Milano.
Chiesa di Santa Maria presso San Satiro
Tra le cose da vedere a Milano, la Chiesa di Santa Maria presso San Satiro è una vera chicca se siete appassionati di arte e di prospettiva.
Sita all’inizio di via Torino, in pieno centro città, la Chiesa di San Satiro appare tanto modesta all’esterno quanto sorprendente all’interno. La firma è quella di Donato Bramante che per sopperire alla mancanza di spazio progettò un finto abside, creando uno dei primi esempi di trompe-l’oeil in Italia. Una sosta imperdibile per scoprire il lato più ingegnoso del Rinascimento milanese.
Fonte: iStockInterno della Chiesa di San Satiro, primo esempio di trompe-l’oeil in Italia
Castello Sforzesco e Parco Sempione
A poche centinaia di metri da Piazza del Duomo Milano cambia volto.
Il Castello Sforzesco, residenza ducale e baluardo difensivo degli Sforza, racconta l’anima rinascimentale della città. Al suo interno ospita musei e collezioni d’arte, tra cui l’ultima opera incompiuta di Michelangelo: la Pietà Rondanini.
Alle spalle del castello si apre Parco Sempione, il polmone verde del centro città, progettato sull’esempio dei giardini inglesi e perfetto per una pausa rilassante o una passeggiata tra laghetti, sculture e scorci suggestivi.
Brera e la Pinacoteca
Dalle mura del Castello ai cortili silenziosi di Brera il passo è breve: siamo nel quartiere degli artisti che ci accoglie con le sue vie acciottolate, le persiane verdi e l’atmosfera discreta. Tra Ottocento e Novecento, Brera era il punto di riferimento privilegiato di artisti, intellettuali e bohémien che ne hanno forgiato l’identità creativa, vivace ancora oggi.
Il cuore del quartiere è la Pinacoteca, una delle gallerie d’arte più importanti d’Italia: all’interno di un ex convento, trasformato in un tempio di bellezza, è possibile ammirare alcuni dei più grandi capolavori del Rinascimento italiano.
Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore
La Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore – nota anche come la Cappella Sistina di Milano – è una delle gemme nascoste da visitare in città: il suo tesoro artistico si cela dietro una facciata modesta ed esplode all’interno, interamente affrescato con cicli pittorici realizzati da Luini e dai suoi seguaci, di scuola leonardesca.
Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo Vinciano
Solo pochi minuti a piedi separano la Chiesa di San Maurizio da un altro dei must di Milano: Santa Maria delle Grazie, raffinato esempio di architettura rinascimentale che l’UNESCO ha riconosciuto Patrimonio dell’Umanità.
Annesso alla chiesa, il refettorio dell’ex convento dominicano ospita l’ “Ultima cena” di Leonardo, che tra le cose da vedere a Milano occupa indubbiamente un posto d’onore. La nota dolente è che per poter ammirare tanta meraviglia bisogna prenotare con largo anticipo: l’accesso è contingentato a 35 persone per turno e ogni turno dura 15 minuti.
Cimitero Monumentale
Il Cimitero Monumentale è un museo a cielo aperto in cui arte, memoria e architettura si intrecciano l’un l’altra: le edicole, i mausolei, le statue e le cappelle di personaggi illustri – tra cui Alessandro Manzoni, Alda Merini, Salvatore Quasimodo e Dario Fo – raccontano la storia della borghesia milanese tra Ottocento e Novecento.
Disegnato da Carlo Maciachini, il Monumentale di Milano rappresenta la massima espressione dell’arte funeraria. Tra le tombe più fotografate c’è quella della famiglia Campari con una cena scolpita a grandezza naturale e i commensali seduti per l’eternità.
Fonte: iStockEdicola Davide Campari, da vedere al Cimitero Monumentale
Piazza Affari e il Dito di Cattelan
Piazza Affari, che ospita la sede della Borsa Italiana, sorprende con un’opera fuori dagli schemi dell’artista Maurizio Cattelan: L.O.V.E., comunemente nota come Il dito, raffigura una mano impegnata in un saluto fascista ed erosa dal tempo in tutti gli arti, tranne che nel dito medio.
Una scultura controversa che ha fatto discutere parecchio, ma che oggi è a tutti gli effetti parte integrante del panorama urbano milanese.
Porta Nuova e il Bosco Verticale
Ci lasciamo alle spalle l’ironia dissacrante di Piazza Affari e passiamo alla visione futuristica di Porta Nuova, tappa fondamentale per capire come sta evolvendo la città: grattacieli, piazze sospese e torri di vetro disegnano uno spazio che unisce bellezza, funzionalità e attenzione per l’ambiente.
Cuore del progetto è il Bosco Verticale che nel 2014 si è aggiudicato il podio dell’International Highrise Award come il grattacielo più bello al mondo: due torri residenziali, interamente ricoperte di piante, che rappresentano il prototipo di un’architettura improntata alla biodiversità.
Fonte: iStockLo Skyline di Milano Porta Nuova
CityLife e la Milano moderna
Da Porta Nuova ci spostiamo verso ovest con il progetto CityLife che racconta un altro volto della Milano contemporanea.
Tre torri firmate da archistar internazionali, un grande parco urbano e uno dei centri commerciali più moderni d’Italia fanno di questa zona una delle cose da vedere a Milano per chi ama l’innovazione.
Ortica
Le geometrie futuristiche di CityLife passano il testimone all’Ortica, ex-quartiere operaio alla periferia di Milano noto oggi per i murales monumentali realizzati dal collettivo OrticaNoodles che tra volti, storie e simboli, raccontano la memoria sociale della città.
Un luogo ai margini dei classici circuiti turistici che intreccia l’arte pubblica all’identità milanese.
Quadrilatero della moda
Dall’anima popolare dell’Ortica al lusso patinato del centro città con il Quadrilatero della Moda, tappa iconica e imperdibile per chi vuole visitare Milano attraverso lo stile.
Tra via Montenapoleone, via della Spiga, Corso Venezia e via Sant’Andrea si concentra il meglio dell’alta moda italiana e internazionale: con le sue boutique eleganti, le vetrine curate, i palazzi nobiliari e gli hotel esclusivi, il Quadrilatero racconta di una Milano elegante e sofisticata che ha fatto dello stile una forma di accoglienza.
Cosa fare a Milano: 7 esperienze da non perdere
Milano la si visita con gli occhi, ma per capirla davvero bisogna viverla. Di seguito alcune delle esperienze da fare per portarsi a casa un ricordo indelebile della capitale lombarda:
l’aperitivo di fine giornata a Milano è un vero e proprio rito: un drink, qualche stuzzichino e due chiacchiere sono sufficienti a rompere il ghiaccio e sentirsi parte integrante della città;
una corsa sul tram storico n° 1 – tra carrozze di legno, dettagli in ottone e sedili scricchiolanti – racconta di una Milano che resiste al tempo e si oppone alla fretta che le scorre attorno;
godersi Milano dall’alto è il modo migliore per coglierne l’essenza: con le sue guglie, i tetti antichi e gli skyline contemporanei, la città meneghina rivela l’equilibrio perfetto tra passato e presente. Qualche consiglio? La Terrazza della Rinascente, affacciata sul Duomo, o Torre Branca, immersa nel verde di Parco Sempione;
il Piccolo Teatro, fondato da Giorgio Strehler nel 1947, è un pilastro della cultura milanese: assistere a uno spettacolo nel primo teatro pubblico d’Italia è un modo piacevole per sentirsi parte della storia di Milano e avvicinarsi all’anima della città;
una passeggiata lungo i Bastioni, tra i viali alberati di Porta Venezia e i palazzi d’epoca di Porta Romana, rigorosamente all’ora del tramonto quando il traffico si dirada e Milano rallenta il passo, lasciandosi osservare in silenzio;
da oltre novant’anni lo Stadio di San Siro ospita le domeniche dei tifosi, le notti di Champions e concerti indimenticabili: è un simbolo popolare e culturale di Milano, dove la città si ritrova, gioisce, soffre e canta. Partecipare a un tour guidato del Meazza – dagli spogliatoi, al tunnel dei campioni, fino al museo dedicato a Milan e Inter – è un viaggio dietro le quinte di un luogo che ha fatto la storia (e non solo quella di Milano);
visitare Palazzo Citterio, il nuovo volto della Grande Brera, che ha riaperto al pubblico dopo oltre cinquant’anni di attesa: un luogo raffinato e raccolto che funge da ponte tra arte antica e arte contemporanea, con opere di Modigliani, Picasso, Boccioni e Morandi.
Fonte: iStockTram storico a Milano, in transito davanti all’Arco della Pace
Milano è molto più di come si mostra a prima vista. É una città fatta di dettagli, di luoghi nascosti, di riti quotidiani e di slanci visionari in cui si alternano silenzio, frenesia, memoria e sperimentazione. A dispetto di quanto si pensi, non è una città che si concede a chi ha fretta, ma sa ricompensare con generosità chi la osserva con occhi attenti, lasciandosi guidare dalla curiosità per spingersi oltre i luoghi comuni.
Milano: come raggiungerla
Milano è una delle città meglio collegate d’Italia, facilmente raggiungibile da qualsiasi parte del mondo grazie alla presenza di tre aeroporti che servono l’area metropolitana:
Malpensa, il principale scalo internazionale, è collegato alla città dal Malpensa Express in partenza dalle stazioni di Milano Centrale, Milano Cadorna e Porta Garibaldi, oltre a diverse navette che operano da Milano Centrale;
Linate, situato a soli 7 km dal centro città, è raggiungibile in pochi minuti con una corsa in taxi, in bus o a bordo della nuova linea metropolitana M4;
Orio al Serio, il regno delle compagnie low-cost, si trova nei pressi di Bergamo ed è collegato a Milano da frequenti shuttle.
Sono eccellenti anche i collegamenti ferroviari – con le stazioni di Milano Centrale, Porta Garibaldi e Rogoredo connesse alle principali località italiane dai treni ad alta velocità – e la fitta rete autostradale che garantisce un accesso comodo e diretto alla città.
Arena Po è un piccolo Comune di 1500 abitanti dell’Oltrepò Pavese, affacciato sulla sponda lombarda del Po che guarda il lato piacentino del fiume. Un tempo era una cittadella fortificata e svolgeva un ruolo di grande importanza strategica per i commerci fluviali e per il controllo del territorio, in costante lotta per difendersi da chi voleva accaparrarsene. Dai Visconti, ai francesi, agli spagnoli, il castello di Arena Po, che era collegato al grande fiume tramite un canale diretto, è stato per secoli preso di mira, tanto da essere in gran parte distrutto.
Oltre ai resti del castello e alla chiesa di San Giorgio dell’XI secolo, restaurata negli Anni ’30 del Novecento (tranne la torre campanaria che è originale e risulta essere la più antica della provincia di Pavia), però, non c’erano molti motivi per andare in questo paese della bassa. Almeno fino a pochi anni fa, quando è nato un museo diffuso che si estende per tutto il borgo e, di recente, è stato aperto un museo in un antico palazzo dismesso che, oltre a essere molto interessante per le opere che espone, è l’unico in Italia dove si può anche dormire. Grazie anche a una convenzione stipulata con l’Accademia di Brera e al progetto artistico che lo vede coinvolto, Arena Po è diventato così un Borgo d’Arte.
Il Museo Arte Ambiente Arena Po
L’intero progetto è frutto anch’esso della visione di Gaetano Grillo, pittore, scultore e già direttore di pittura all’Accademia di Brera, che ha scelto Arena Po come terra di sperimentazione. Qui è nato anche il Museo Arte Ambiente Arena Po (MAAAPO), un museo a cielo aperto che fonde arte e natura, disseminando il paesaggio di installazioni, tra il borgo e il parco naturale del Po. Le opere sono collocate all’aperto e sono fruibili liberamente dai visitatori a qualsiasi ora del giorno e della notte, poiché sono anche illuminate dal tramonto all’alba. Grillo ha raccolto in pochi anni molte opere di artisti di fama internazionale, concesse in comodato oppure donate e prodotte in sede da alcuni artisti.
Fonte: Ufficio stampaIl ‘Museo Grillo Camere d’Arte’ di Arena Po
Il percorso si snoda principalmente fra le strade del centro storico e sulla ex ripa, oggi una passeggiata artificiale costruita a ridosso dell’argine del Po, fra la Pieve del 1022 e il castello medievale “Torre dè Beccaria”. Sono esposte una ventina di opere tra sculture e murales, di artisti di tutto il mondo. SI può visitare liberamente in qualsiasi momento.
Il museo-hotel, unico in Italia
Qualcuno ha provato a mettere all’asta una notte in un museo su Airbnb, ma nessun museo finora poteva essere considerato anche un albergo a tutti gli effetti. Invece, il Museo Grillo Camere d’Arte che è stato aperto ad Arena Po è un museo-alloggio nato dalla ristrutturazione di una dimora medievale di circa 400 metri quadrati, di proprietà dell’artista. Qui si può visitare il percorso museale ma anche dormire circondati da opere d’arte in una due suite.
Fonte: Ufficio stampaIl primo museo d’Italia dove si può anche dormire
“L’idea di Grillo è un esempio virtuoso di come l’arte possa rigenerare un territorio e accendere una nuova luce su un piccolo borgo”, ha spiegato Barbara Mazzali, assessore al Turismo per la Regione Lombardia, presente all’inaugurazione. “Le Camere d’Arte sono molto più che una struttura ricettiva di pregio: sono un’opera vivente, un’esperienza immersiva e personalissima, in cui l’arte diventa accoglienza e il turismo si fa cultura. È questa la direzione in cui vogliamo andare: una Lombardia che sorprende anche fuori dalle rotte consuete, dove anche un piccolo paese può diventare una destinazione grazie alla forza della creatività”.
Le due suite – ognuna di 70 mq, con soggiorno, camera da letto e bagno – sono veri e propri spazi d’artista: ogni oggetto, arredo e decorazione è stato pensato e realizzato da Grillo, in un dialogo continuo tra l’opera e chi la vive. La facciata esterna del palazzo è stata affrescata con il tema “Cultura torna Natura”, mentre all’interno si snoda un percorso espositivo con oltre 50 opere, dagli Anni Settanta a oggi. A completare l’esperienza, un bookshop con ceramiche e pubblicazioni e una terrazza panoramica sul Po, dove contemplare il paesaggio in perfetta armonia con l’arte. “L’arte, se messa in dialogo con il territorio”, ha spiegato la Mazzali “ha la capacità di trasformare e far rivivere i luoghi, attirando viaggiatori curiosi, appassionati e consapevoli”.
Come raggiungere Arena Po
Arena Po si trova a 45 km da Milano, 20 km da Pavia e 30 da Piacenza, in una posizione strategica tra la Lombardia e l’Emilia-Romagna. Una meta ideale per il turismo di prossimità, ma con un’identità forte e riconoscibile. Un luogo perfetto epr una gita fuoriporta. “Lombardia non è solo città d’arte e grandi laghi” ha spiegato l’assessore “ma è anche scoperta di luoghi inediti, dove la qualità dell’accoglienza incontra il fascino di un racconto autentico. Le ‘Camere d’Arte’ sono un perfetto esempio di turismo culturale di alta gamma, sempre più richiesto anche da un pubblico internazionale”.
Chi afferma che Milano è solo una città grigia, poco romantica e focalizzata esclusivamente sul business, una volta scoperti i luoghi raccontati dal New York Times, cambierà sicuramente idea. Sono dieci, tra edifici, ville e chiese, le bellezze omaggiate dal prestigioso giornale statunitense che descrive ai propri lettori una Milano unica e suggestiva mettendo in mostra sia i suoi luoghi più famosi che quelli meno noti (uno è sconosciuto persino ai milanesi!).
Dieci luoghi d’interesse che mostrano la diversità dell’architettura milanese e, di riflesso, la moltitudine delle sue personalità: da quella più pratica alla più elegante, fino a quella che mette in mostra tutta la sua abilità e maestria quando si parla di moda e design.
Duomo di Milano
Il primo luogo raccontato dal New York Times non poteva che essere uno: il famoso Duomo di Milano. Si tratta di uno dei simboli più importanti della città, creato partendo dal progetto di Gian Galeazzo Visconti, il primo Duca di Milano, che immaginò una chiesa realizzata con il particolare marmo bianco rosato della cava di Candoglia. Costruita nel XIV secolo, la cattedrale non fu realmente completata fino al 1965.
Oggi è una delle attrazioni più visitate, conquistando sia per gli interni della maestosa cattedrale che per le sue terrazze percorribili: camminando lungo il percorso, avrete l’opportunità di ammirare da vicino le sue guglie finemente ornate, oltre che godere di una vista unica sulla città e sulla piazza.
Galleria Vittorio Emanuele II
Di fianco al Duomo si trova la Galleria Vittorio Emanuele II, la grandiosa galleria commerciale a quattro piani progettata dall’architetto Giuseppe Mengoni in stile neorinascimentale. La struttura è imponente e si contraddistingue per la presenza di monumentali ingressi ad arco, pilastri riccamente scolpiti e una grande cupola di vetro al centro.
Completata nel 1877, tre decenni prima del celebre grande magazzino Lafayette di Parigi, a cui a volte viene paragonata, è considerata il centro commerciale più antico del mondo e ospita alcuni dei marchi più famosi di Milano.
Fonte: iStockLa Galleria Vittorio Emanuele II
Villa Necchi Campiglio
C’è la Milano caotica e quella dove, al contrario, regna una pace surreale. Quest’ultima la si può vivere nei suoi quartieri più esclusivi, come il Quadrilatero del Silenzio, dove si resta incantati dalle dimore in stile Liberty e dalle ville con giardini immensi dove vivono in pace anche famiglie di fenicotteri. Qui, il New York Times è rimasto conquistato da Villa Necchi Campiglio, costruita tra il 1932 e il 1935 per l’importante famiglia di industriali da cui prende il nome.
L’architetto, Piero Portaluppi, era noto per la sua capacità nel combinare forme geometriche Bauhaus con materiali sontuosi e le tecnologie più avanzate. La villa, costruita in pietra con finiture in marmo, incorporò interfoni, un ascensore e una piscina riscaldata, oltre a pavimenti in noce e palissandro e pareti rivestite in seta. La sua bellezza ha fatto da sfondo anche al film di Luca Guadagnino “Io sono l’amore”.
Villa Borsani
C’è anche un’altra villa tra i luoghi top citati dal tabloid statunitense: Villa Borsani. Situata nel comune di Varedo, a nord di Milano, mostra una tendenza tipica del XX secolo che vedeva gli architetti interessati non solo alla progettazione della struttura di una villa, ma anche del suo arredamento, così da creare una visione estetica unitaria.
Nel caso di Villa Borsani, fu l’architetto Osvaldo Borsani a completare la casa nel 1945 seguendo lo stile Razionalista, ossia enfatizzando le forme geometriche e i tocchi funzionali. Ecco quindi comparire pezzi di compensato curvato e gomma industriale di Tecno, la sperimentale azienda di arredamento co-fondata da Borsani e suo fratello, ringhiere in vetro per la scala d’ingresso, mosaici astratti nel bagno e un camino scultoreo in ceramica realizzato dall’artista Lucio Fontana, un caro amico di famiglia.
Castello Sforzesco
Come il Duomo, anche il Castello Sforzesco è una tappa immancabile in qualsiasi itinerario alla scoperta di Milano. L’edificio, che prende il nome dalla famiglia Sforza, al governo della città durante il XV e il XVI secolo, è uno degli edifici fortificati più grandi d’Europa. Inizialmente costruito in mattoni a metà del XIV secolo e protetto da merlature e da una torre di guardia centrale, il castello fu la residenza delle famiglie regnanti di Milano fino all’unificazione d’Italia nel 1800.
Nel 1948, dopo che il castello fu gravemente danneggiato dai bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, venne riqualificato dal prestigioso studio di architettura BBPR. Oggi, al suo interno potete ammirare i tesori esposti nei suoi otto musei, visitabili con un unico biglietto. Tra questi, citiamo l’opera marmorea la Pietà Rondanini di Michelangelo.
Fonte: iStockIl Castello Sforzesco visto dal Parco Sempione
Torre Velasca
La Torre Velasca rappresenta un ponte tra il passato e il presente in una Milano che, nel corso degli anni ’50, stava cominciando ad abbracciare quel cambiamento che ne avrebbe plasmato nel tempo l’identità. Questa torre, infatti, è figlia di un compromesso: quando i grattacieli cominciarono a spuntare dopo la Seconda Guerra Mondiale, nell’ambito della più ampia spinta italiana per modernizzare le sue città, molti residenti non erano particolarmente felici all’idea che le moderne torri ostruissero il paesaggio degli edifici tradizionali, di altezza minore.
È partendo da questa situazione che BBPR creò la Torre Velasca, un grattacielo di 26 piani che ricorda una torre di guardia medievale, con rivestimento in pietra scura, finestre incassate e una cima a forma di fungo sostenuta da puntoni a vista. Ancora principalmente un edificio per uffici, la Torre Velasca ora ospita appartamenti in affitto a breve e medio termine e ristoranti.
Chiesa di Santa Maria Annunciata
Nella lista dei dieci luoghi top di Milano compare anche la Chiesa di Santa Maria Annunciata, progettata da Gio Ponti tra il 1964 e il 1969 come luogo di conforto per i visitatori e i pazienti dell’adiacente Ospedale San Carlo Borromeo, da cui originariamente prese il nome la chiesa. Qui, non solo la pianta, ma anche le porte, le finestre e l’altare sono realizzati con forme simili a diamanti.
Sebbene la chiesa sia uno degli edifici meno conosciuti di Ponti a Milano, rappresenta uno degli esempi più sorprendenti della sua esuberante architettura modernista.
Da Giacomo
Anche i ristoranti, a Milano, diventano luoghi unici non solo dove mangiare, ma anche solo per sbirciare gli interni particolarmente curati. Da Giacomo, per esempio, vanta delicate boiserie dipinte di verde, tende di pizzo fatte a mano e antiche sedie da caffè in legno, mostrandosi ai visitatori in tutta la sua bellezza Liberty…seppur sia stato costruito in tempi più moderni.
Il ristorante, infatti, ha aperto in questa sede nel 1989 dopo che l’interior designer Renzo Mongiardino ne curò l’arredamento: si tratta di una delle poche opportunità per vedere il suo lavoro di persona in quanto si occupò principalmente di allestimenti scenici e di case private, come quelle per Marella Agnelli e Lee Radziwill.
Il Bosco Verticale
Gli ultimi due luoghi citati dal New York Times raccontano una Milano moderna e orientata al futuro, come il Bosco Verticale. Costruito dall’architetto Stefano Boeri nel 2014, nel quartiere di Porta Nuova, fu concepito come un nuovo modello di design sostenibile. L’innovativo complesso di 111 appartamenti comprende due torri (rispettivamente di 19 e 27 piani) con balconi in cemento armato rinforzato con acciaio che ospitano oltre 90 specie di piante, tra cui più di 700 alberi.
Ispirato a vari siti storici, come i Giardini Pensili di Babilonia e la Casa nel Bosco, una casa di metà secolo circondata da una fitta foresta a Varese progettata dalla madre di Boeri, la celebre architetta Cini Boeri, il Bosco Verticale contiene così tanta flora che l’edificio vanta un proprio microclima, che raffresca gli appartamenti durante le calde e umide estati milanesi.
Fondazione Prada
Infine, arriviamo alla Fondazione Prada, un’istituzione culturale creata nel 1993 da Miuccia Prada e da suo marito e socio in affari Patrizio Bertelli. La sede di Milano è stata aperta nel 2015 e progettata dallo studio OMA guidato da Rem Koolhaas, al quale venne affidato il compito di ristrutturare e ampliare un’ex distilleria di gin abbandonata nel quartiere di Largo Isarco, ai margini della città.
Fonte: Getty ImagesLa Fondazione Prada nella periferia Sud di Milano
Il complesso offre uno spazio per mostre sia temporanee che permanenti, diventando negli anni sinonimo di valorizzazione dell’arte in tutte le sue sfumature. Qui, infatti, vengono accolti progetti di arte contemporanea, fotografia, cinema e architettura. Gli amanti del design non possono esimersi dal farci tappa: l’entrata della Fondazione Prada è affiancata da un lato dalla biblioteca e dal Bar Luce, un locale che il regista americano Wes Anderson ha immaginato ispirandosi ai classici bar milanesi degli anni Cinquanta; dall’altro lato si trovano il Podium, uno spazio dedicato alle esposizioni temporanee, e la Haunted House, la cui facciata è completamente rivestita in foglia d’oro a 24 carati e che ospita la biglietteria e due mostre permanenti.
L’aeroporto di Orio al Serio, conosciuto anche come Milano Bergamo Airport, è uno degli scali più importanti del Nord Italia ed è utilizzato principalmente da compagnie low-cost come Ryanair. Orio al Serio si trova a pochi chilometri da Bergamo e per questo rappresenta un’alternativa conveniente per chi parte da Milano e dintorni.
Ecco tutte le opzioni disponibili per raggiungere l’aeroporto in modo rapido ed efficiente, anche se si vuole optare per i mezzi pubblici.
Dove si trova l’aeroporto di Orio al Serio
L’aeroporto di Orio al Serio si trova in una posizione super strategica: a soli 5 km dal centro di Bergamo e a circa 50 km da Milano, il che lo rende perfetto sia per chi parte dalla città meneghina sia per chi si trova nel cuore della provincia bergamasca.
Ma non finisce qui: lo scalo è situato a due passi dall’autostrada A4 Milano-Venezia, una delle principali arterie del Nord Italia, il che rende l’accesso comodo e veloce sia in auto che con i mezzi pubblici. In pratica, è il punto di partenza ideale per volare low cost in Europa… E tornare giusto in tempo per l’aperitivo a Milano!
Raggiungere l’aeroporto di Orio al Serio in bus navetta
Una delle opzioni più comode per arrivare all’aeroporto di Orio al Serio da Milano è il bus navetta, un servizio attivo 7 giorni su 7, con corse frequenti in diversi orari del giorno e della notte.
I bus partono principalmente dalla Stazione Centrale di Milano e impiegano circa 50 minuti per raggiungere l’aeroporto, traffico permettendo. Diverse compagnie offrono questo servizio, quindi è consigliabile verificare gli orari e le tariffe aggiornate sui siti ufficiali delle aziende di trasporto.
Raggiungere Orio al Serio in autobus privato
Per chi desidera maggiore flessibilità, esistono anche autobus privati, come l’Orio Shuttle, che collegano direttamente Milano Centrale con l’aeroporto. La tariffa per una corsa singola è di circa 10 euro e i mezzi operano dalle 3:15 alle 22:45 nei giorni feriali e dalle 4:25 alle 22:45 la domenica.
Alcuni servizi collegano anche l’aeroporto di Milano Malpensa con Orio al Serio, con una fermata intermedia a Monza.
Non esiste un collegamento ferroviario diretto con l’aeroporto di Orio al Serio. Tuttavia, è possibile raggiungere la stazione ferroviaria di Bergamo e da lì prendere un autobus del servizio ATB (Auto Trasporti Bergamo) che in circa 10 minuti arriva al terminal.
I treni da Milano Centrale a Bergamo sono frequenti e impiegano circa un’ora per il tragitto. Il costo del biglietto è di circa 5,50 euro per una corsa singola.
Raggiungere l’aeroporto di Orio al Serio in auto o taxi
Chi viaggia in auto non deve scoraggiarsi, perché arrivare a Orio al Serio non richiede molto tempo, soprattutto da Milano: in auto, infatti, si può prendere l’autostrada A4 Milano-Venezia e uscire al casello di Bergamo, seguendo poi le indicazioni per l’aeroporto. Sono disponibili diversi parcheggi a pagamento nei pressi del terminal.
Per chi preferisce il taxi, il costo di una corsa dalla Stazione Centrale di Milano all’aeroporto è di circa 100 euro, rendendola la soluzione meno economica ma più comoda in caso di viaggi con bagagli ingombranti o in orari notturni.
Dal 7 al 13 aprile 2025, Milano si anima per gli eventi del Fuorisalone in occasione della Design Week, uno degli appuntamenti più attesi e più vivaci che la città possa ospitare. Ogni quartiere e ogni angolo diventa location di eventi, installazioni, showroom e pop-up store. E ogni anno è l’occasione anche per i milanesi di visitare luoghi inediti solitamente chiusi al pubblico.
Quest’anno, tra le novità, ci sono palazzi storici e fabbriche dimesse, sotterranei e nuove zone da esplorare. Ecco i luoghi imperdibili durante il Salone del Mobile di Milano.
Chiostri di San Simpliciano
Per la prima volta i Chiostri di San Simpliciano, dietro corso Garibaldi, aprono al pubblico per un evento del Fuorisalone. Si tratta della mostra Bamboo Encounters by Gucci, La mostra vuole esplorare il ruolo del bambù nella storia della Maison in modi unici e inaspettati attraverso le opere di designer contemporanei. L’evento è curato da 2050+ e dal suo fondatore, Ippolito Pestellini Laparelli. Il programma è suddiviso in quattro atti, ognuno dei quali sviluppa diverse dimensioni di “encounters”, articolate attraverso imaginaries, materials, crafts e narratives. La partecipazione è libera, previa prenotazione. Dall’8 al 13 aprile, dalle 10 alle 19. Un consiglio: se non volete fare la lunga fila per attraversare il labirinto di bambù (che non è nulla di che), passate direttamente nel chiostro grandre che merita assolutamente una visita.
Fonte: @SiViaggia - Ilaria SantiL’installazione di Gucci al Fuorisalone
Stazione ferroviaria Cadorna
FNM, il principale gruppo integrato nella mobilità sostenibile in Lombardia, organizza all’Altro Deposito Bagagli, nella galleria commerciale presso la Stazione di Milano Cadorna, un’esperienza immersiva intitolata “Che storia, l’olfatto!”, un laboratorio di rievocazione storica della ferrovia attraverso i cinque sensi. Si inizia dall’olfatto: i profumi, come delle vere e proprie macchine del tempo, danno vita a un viaggio alla riscoperta di luoghi, sensazioni e situazioni particolari. Ingresso libero su prenotazione dalle 14 alle 20.
Fonte: Ufficio stampaL’esposizione di FNM alla Stazione di Cadorna
Casa Ornella
Durante la Design Week, la designer Maria Vittoria Paggini apre al pubblico il proprio appartamento via Conca del Naviglio, 10, nel cuore delle 5Vie, che, quest’anno, diventa uno spazio espositivo permanente in continuo cambiamento chiamato “Mediterranea – Andamento Lento”, un viaggio attraverso il Mediterraneo. Casa Ornella si può visitare da lunedì 7 a sabato 12 aprile, dalle 10.00 alle 18.00 e domenica 13 aprile, dalle 10:00 alle 16:00.
In occasione della Design Week 2025, in piazza Cesare Beccaria a Milano si può visitare Ottagono Lodge, un’innovativa soluzione abitativa che ridefinisce il concetto di ospitalità di lusso. Nato dalla collaborazione tra Dal Pozzo Group e blueArch, lo studio altoatesino e milanese che vanta progetti iconici, tra cui lo chalet di Elon Musk in Val Badia, è un modulo abitativo eco-friendly e di design, progettato per integrarsi armoniosamente in qualsiasi contesto naturale, dalle località mediterranee alle vette alpine. Questo rifugio mobile rappresenta un’opportunità unica per il settore turistico, offrendo un’esperienza di soggiorno in contesti naturali incontaminati. La sua struttura modulare e facilmente trasportabile lo rende ideale per la creazione di resort di lusso, glamping o suite esclusive.
Via Palermo
Si chiama Digital Garden e la trovate in via Palermo 16, l’installazione di American Express all’interno di un giardino segreto nel cuore del Brera Design District: schermi LED e luci creano uno spazio suggestivo e rilassante, portando i visitatori a esplorare il rapporto tra natura e tecnologia.
Fonte: Ufficio stampaIl Digital Garden di American Express
Belvedere Silvio Berlusconi
Eccezionalmente, durante la settimana del Salone del Mobile di Milano, si può salire fino al 39° piano di Palazzo Lombardia, previa registrazione, per godere dall’alto del panorama che durante la Design Week si colora e si illumina. Inaugurata anche l’Area Kids’, ai piedi del grattacielo, pensata e dedicata ai più piccoli, con un occhio alla sostenibilità. Si tratta, infatti, di un’installazione interattiva per bambini realizzata con materiali di riciclo e posizionata in piazzetta Galvani. Si può accedere al Belvedere Berlusconi lunedì 7 aprile, ore 19 – 21; martedì 8 – giovedì 10 aprile, ore 18 – 21; venerdì 11 aprile, ore 15 – 21; sabato 12 e domenica 13 aprile, ore 10 – 18.
Palazzo Molteni
Nel centro di Milano, a due passi da piazza della Scala, al numero 9 di via Manzoni, Molteni & C. inaugura il nuovo indirizzo milanese, un palazzo storico che mescola influenze Liberty con elementi neoclassici. Un luogo accogliente e una nuova casa per i suoi 90 anni di storia. Il palazzo fu costruito come residenza privata di Prospero Moisè Loria, intraprendente uomo d’affari, filantropo e benefattore e rispecchia lo stile neorinascimentale. Una targa affissa di fianco all’ingresso ne ricorda la storia.
Fonte: Ufficio stampaIl nuovo Palazzo Molteni
Palazzo Donizetti
In via Gaetano Donizetti, 48, all’interno di Palazzo Donizetti, un gioiello architettonico del XIX secolo, viene allestito l’Appartamento by Artemest, un’esposizione di sei rinomati designer di fama mondiale che trasformano ciascuno una stanza esponendo una straordinaria selezione di arredi, illuminazione, arte e decori dei migliori artigiani e artisti presenti.
Chiostro delle Rane
Si chiama così il chiostro di Santa Maria delle Grazie del 1400. Qui, l’architetto Luca Trazzi, in collaborazione con F.A.N. Europe Lighting, firma “Graffito di Luce”, un’installazione luminosa che trae ispirazione da un antico graffito floreale rinascimentale, formato da 24 lampade sospese nel chiostro, con 32 raggi ciascuna che creano un’atmosfera raccolta. Nel giardino interno e nella sacrestia si innalzano strutture luminose che reinterpretano il fiorellino del graffito attraverso fili di alluminio anodizzato color oro.
La Martina debutta alla Design Week 2025 con un’installazione all’esterno del proprio storie di corso Garibaldi dal titolo “The Chair Before the Game”, un tributo scultoreo ai giocatori di Polo. Fulcro del progetto è una serie di sedie scultoree vintage upcycled, trasformate in oggetti emozionali dall’artista e direttore artistico del brand Michel Rosenfelder.
Fonte: Ufficio stampaL’installazione “The Chair Before the Game” al Fuorisalone 2025
Cortile SIAM
Si ispira ad Alice nel Paese delle meraviglie l’installazione immersiva outdoor “Dove vuoi andare?” di Chendù feat. Fainplast a cura del designer Ernesto Cesario in via Santa Marta, 18, che vuole creare esperienze coinvolgenti attraverso un labirinto dove perdersi per poi ritrovarsi. Completano l’allestimento le sedute progettate e realizzate in stampa 3D in cemento con il riutilizzo di macerie e rifiuti da demolizione e costruzione ad hoc per l’occasione in partnership con la start-up Centauroos.
Fonte: Ufficio stampaL’installazione Dove vuoi andare” in via Santa Marta
Area industriale zona Barona
Due spazi industriali in via Biella 6, in zona Barona a Milano, prendono vita durante il Fuorisalone. Il primo, nell’ex area SPA – Società Prodotti Antibiotici, e il secondo nella Fondazione Rodolfo Ferrari con il tema “Crafting tomorrow, rising ideas” con cui l’azienda LABÒ accoglie 35 tra designer, artisti e aziende internazionali che esplorano il progetto come trasformazione.
Fabbriche Alcova
Alcova allestisce due nuovi spazi espositivi a Varedo, alle porte di Milano, ormai divenuta un satellite del Fuorisalone: l’ex Fabbrica SNIA e le Serre di Pasino, un tempo impiegate per coltivare le orchidee bianche, con installazioni artistiche come “Under The Volcano”, delle imponenti torri rivestite di lava di Francesco Meda e David Lopez Quincoces, “Ghost Orchids”, di Marcin Rusak e “Soft Horizons”, che comprende delle sculture di Objects of common interest. Le rovine della fabbrica di fibre sintetiche, costruita negli Anni ’30 e attiva fino ai primi anni del 2000, sono stati in parte puliti dai rovi e due le navate sono aperte al pubblico per l’occasione.
Mentre si prepara a ospitare la Design Week 2025, Milano si trasforma in un vero e proprio palcoscenico internazionale della creatività. Il Fuorisalone, come ogni anno, rompe i confini degli spazi espositivi canonici e si espande nella trama urbana e oltre, coinvolgendo quartieri, edifici storici, ex aree industriali, showroom e anche i comuni limitrofi.
Vivere il design non significa più solo osservare installazioni o partecipare a eventi, ma diventa un’esperienza immersiva e narrativa, ricca di luoghi, storie, persone e tradizioni.
Greater Milan: itinerari d’autore per vivere il design oltre il centro
È proprio in questa prospettiva che nasce Greater Milan, il progetto ideato da Elesta Travelling Passion, che propone un approccio inedito al racconto del design milanese. I tour ideati dai travel designer dell’agenzia non si limitano a esplorare le icone del passato o gli highlight contemporanei del Fuorisalone 2025, ma costruiscono un percorso complesso e sfaccettato, capace di attraversare epoche, territori e linguaggi differenti.
L’obiettivo non è semplicemente mostrare, ma contestualizzare: capire perché Milano è diventata una capitale del design, quali figure ne hanno tracciato la traiettoria, quali sperimentazioni stanno dando forma al presente e come il tessuto urbano e sociale dialoghino con oggetti, forme e materiali.
Un omaggio ai grandi maestri: Magistretti, Ponti, Portaluppi e De Lucchi
Uno dei punti di forza degli itinerari proposti è l’approfondimento del lavoro dei grandi maestri del design italiano, la cui eredità è ancora palpabile nella Milano di oggi. Uno degli itinerari, intitolato Concept Design, parte dallo studio-museo di Vico Magistretti, trasformato in un luogo di memoria viva.
Un altro tour affascinante mette in dialogo due figure come Gio Ponti e Piero Portaluppi, concentrandosi sul loro contributo nel campo delle porcellane e delle ceramiche, con particolare riferimento alla sontuosa Villa Necchi Campiglio dove il design della tavola diventa quasi una messa in scena teatrale.
E poi c’è Michele De Lucchi, figura cardine del design contemporaneo, il cui lavoro viene raccontato attraverso un itinerario che si snoda tra spazi pubblici, ambienti privati e contesti industriali.
Oltre i confini: Lurago d’Erba, il “paese degli intrecci”
Ma il progetto Greater Milan non si ferma ai confini della metropoli. Tra gli itinerari più originali e suggestivi spicca quello che conduce a Lurago d’Erba, in provincia di Como, conosciuto come il “paese degli intrecci”. Qui, la tradizione della lavorazione del vimini e delle fibre vegetali ha incontrato nel tempo l’innovazione del design, in un connubio che ha portato alla nascita di oggetti riconosciuti a livello internazionale.
Il cuore pulsante del racconto è il museo aziendale della storica impresa Bonacina 1889, fondata da Giovanni Bonacina, al cui interno è possibile ripercorrere la storia dell’azienda grazie a pezzi entrati nel mito, come le poltrone Gala e Margherita, la seduta Continuum disegnata da Gio Ponti o la celebre poltrona Nastro di Joe Colombo.
Cabiate e la tradizione del legno
Da Lurago, il viaggio prosegue nel cuore della Brianza del legno e dell’arredo, con una tappa a Cabiate, definita non a caso il “paese delle sedie”.
La Scuola d’Arte di Cabiate, fondata nel 1894, nasce proprio per affinare le competenze della lavorazione del legno, e per trasformare i falegnami in veri e propri ebanisti. I loro mobili, pensati dapprima per le dimore nobiliari della zona, sono poi approdati nelle esposizioni internazionali, segnando il passaggio da mestiere a forma d’arte.
L’itinerario permette di ascoltare le storie dalla voce dei maestri artigiani, di osservare il processo di intaglio e intarsio e perfino di cimentarsi in laboratori esperienziali che avvicinano al mondo della produzione d’eccellenza.
A poca distanza, il Museo del Design di Lissone offre una visione più ampia del panorama progettuale lombardo, con una collezione di oltre 300 oggetti, tra prototipi, disegni e progetti d’autore.
Villa Perego e le “ville di delizia”
La conclusione del tour porta a Inverigo, località soprannominata il “paese delle ville di delizia” per l’elevata concentrazione di dimore storiche nel suo territorio. Tra queste, Villa Perego rappresenta una tappa imperdibile: una residenza settecentesca perfettamente conservata, i cui interni sono arredati con mobili originali di ebanisteria locale, testimonianza viva della maestria artigiana brianzola del XVIII secolo.
Il contesto che circonda la villa (le antiche scuderie, la cappella privata e un vasto parco) contribuisce a disegnare un’atmosfera sospesa tra passato e presente.
La città meneghina si accende di creatività ed è pronta a stupire nuovamente con un calendario fittissimo di appuntamenti per la Design Week. Dopo aver fatto da traino per le tendenze moda durante la fashion week, il capoluogo lombardo si trasforma in un museo a cielo aperto tra cortili nascosti, piazze iconiche e vie pulsanti di vita, installazioni spettacolari e eventi imperdibili. In concomitanza con il Salone del Mobile e gli appuntamenti del Fuorisalone si può approfittare della Design Week con tantissime attività che animano la città dal 7 al 13 aprile. Ecco le imperdibili.
Anteprima del Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina d’Ampezzo
Dal 7 al 13 aprile, l’ADI Design Museum in piazza Compasso d’Oro, 1 ospita un’installazione esclusiva dedicata al Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina 2026. Un viaggio immersivo tra design modulare, sostenibilità e innovazione Made in Italy, dove l’architettura temporanea diventa simbolo di inclusività e rispetto ambientale. Cuore del progetto? Un’esperienza abitativa su ruote, senza consumo di suolo, 100% riutilizzabile e accessibile: 377 unità mobili pensate per accogliere ogni atleta, nel segno della flessibilità e dell’eccellenza green (certificazione EPD inclusa!). In programma anche due panel imperdibili (il 7 aprile) per scoprire come il design open-air stia rivoluzionando l’ospitalità, dal mondo dello sport al turismo e oltre. L’evento è gratuito, basta registrarsi sul sito ufficiale. L’evento è sostenuto da Crippacampeggio, vincitrice della procedura ad evidenza pubblica per la realizzazione del Villaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina d’Ampezzo.
Fonte: Ufficio StampaVillaggio Olimpico e Paralimpico di Cortina d’Ampezzo: l’anteprima durante la Design Week
FS Italiane all’ADI Design Museum
L’ADI Design Museum è anche la sede di un’opera intitolata “Pensiero Binario”, realizzata dai designer Giulio Iacchetti e Lorenzo Madonini per il Gruppo FS Italiane.
Fabbrica Design Week
Dall’8 al 13 aprile, la Fabbrica del Vapore torna protagonista della Milano Design Week con la seconda edizione di Fabbrica Design Week: sei giorni di pura contaminazione creativa tra installazioni sperimentali, arte d’archivio e un festival musicale da non perdere. Sotto il titolo “Brave New World”, oltre 5000 mq di spazi espositivi indoor e outdoor si trasformano in un laboratorio a cielo aperto per università, collettivi, giovani designer e curatori. E la sera? Due palchi all’aperto faranno vibrare l’area con il meglio della scena elettronica internazionale – tra cui Richie Hawtin, Chloé Caillet, Lele Sacchi e tanti altri. Imperdibile anche la mostra “Nanda Vigo. Sineddoche d’archivio”, che svela per la prima volta i materiali dell’archivio CASVA donato alla città di Milano: un’immersione nel mondo visionario di una pioniera del design e dell’arte contemporanea. Tutto gratuito. Tutto da vivere.
WE, HUMANIMALS al nhow Milano
Nel cuore del Tortona Design District, nhow Milano torna a stupire con una nuova mostra collettiva che è un vero viaggio tra istinto e identità: “WE, HUMANIMALS – Strabiliante Bestiario Contemporaneo”, visitabile fino al 4 ottobre 2025. Curata da Laura Tartarelli insieme al critico Matteo Pacini, la mostra invade lobby e corridoi dell’hotel con le opere di nove artisti – tra cui Sandro Gorra, Sabrina Ferrari, Alex Belli e Federico Tolardo – che raccontano il sottile confine tra uomo e animale in una fusione selvaggia di emozione, forma e simbolismo. Metà umano, metà bestia, totalmente wow: tra colori esplosivi, corpi ibridi e libertà espressiva, l’hotel si trasforma in un bestiario contemporaneo dove la diversità è potenza creativa e ogni angolo parla di metamorfosi. Una mostra che è tutto tranne che convenzionale – proprio come il nhow.
Brera Design Week
Dal 7 al 13 aprile, Brera Design District torna con una delle edizioni più ricche di sempre: 204 showroom, 14 nuove aperture e quasi 300 eventi diffusi nel cuore creativo del quartiere Brera.Tema di quest’anno? Mondi Connessi, un invito a esplorare l’incontro tra design, natura, tecnologia e arte attraverso esperienze immersive e visionarie.
Tra i protagonisti:
Portanuova Vertical Connection. Un’installazione modulare e sostenibile firmata Evastomper Studio, guidata dall’intelligenza artificiale e impreziosita dalla consulenza del botanico Stefano Mancuso. Un percorso multisensoriale tra città e verde urbano, dove le piante diventano messaggere del futuro;
Glo for art. Torna con “Hyper Portal” di Michela Picchi, un mix pop-surrealista tra colori accesi e tecnologie invisibili: arte interattiva in movimento, a Palazzo Moscova 18;
Grand Seiko presenta “Frozen” di Tokujin Yoshioka. Una scultura di luce ispirata all’acqua e al tempo, in dialogo con l’eleganza delle sue creazioni orologiere;
Gucci Bamboo Encounters. I Chiostri di San Simpliciano, la Maison reinterpreta il bambù con 7 installazioni firmate da designer internazionali, tra memoria, sostenibilità e creatività;
Loro Piana x Dimoremilano. Un’installazione immersiva e scenografica che trasforma la casa in un rifugio poetico, tra sogno e realtà;
MUJI firma una “casa manifesto” nel Giardino Pippa Bacca. Minimalismo giapponese, materiali bio-based e sostenibilità urbana in una struttura modulare pensata per il benessere metropolitano.
Museo Astronomico di Brera
Il Museo Astronomico di Brera, al civico 28 di via Brera, ospita un’installazione intitolata Moon Walk, realizzata dall’artista Luca Ballestra. La Luna è un corpo vivo e luminoso, che invita i visitatori alla scoperta e alla connessione con il cosmo. Grazie all’esposizione di materiali d’epoca dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Brera, la mostra promette un viaggio tra arte, tecnologia e spazio. Grazie alla collaborazione con Quadruslight, l’installazione prende vita attraverso una tecnica mista che combina intervento pittorico su telo irradiante con un avanzato sistema di retroilluminazione a LED, permettendo alla Luna di risplendere in un ambiente immersivo. L’ingresso, su prenotazione, comprende la visita libera alla Galleria del Museo Astronomico di Brera (non la salita alla Cupola Schiaparelli). Il MusAB e la Cupola si trovano al secondo e al settimo piano dell’edificio che è sprovvisto di ascensore. Da martedì 8 a sabato 12 aprile, ore 13:30 – 17:30.
Il Giardino delle idee
Orticola di Lombardia è protagonista al Fuorisalone durante la Design Week da martedì 8 a domenica 13 aprile al Chiostro del Museo Diocesano Carlo Maria Martini in corso di Porta Ticinese, 95 con un fitto calendario di workshop gratuiti da prenotare, previa registrazione. “La Teoria del Quanto”è fil rouge dell’edizione 2025 che spingerà a chiedersi quanto impattano le nostre decisioni e i nostri comportamenti sul pianeta, sugli altri e su noi stessi.
Palazzo Cordusio entra nel mondo di Persefone
Dal 7 al 24 aprile, Palazzo Cordusio Gran Meliá si trasforma in un luogo sospeso tra luce e ombra grazie a Persephone’s World, l’installazione firmata dalla talentuosa Mirei Monticelli. Ispirata al mito greco della dea Persefone e al tema Mondi Connessi del Fuorisalone 2025, l’opera crea un’esperienza immersiva e simbolica, dove design, luce e materia raccontano il passaggio tra vita e aldilà. Un arco luminoso accoglie i visitatori all’ingresso, mentre lingue di fuoco e un globo radiante narrano la rinascita ciclica della natura. In un gioco di illusioni e riflessi infiniti, lo specchio di Costantini Design dissolve i confini tra i mondi, offrendo un viaggio estetico che è anche spirituale.
Una piazza tech a tema design
Nel cuore della Milano Design Week 2025 prende vita The Amazing Plaza, un’installazione che rilegge in chiave contemporanea la storica piazza italiana da sempre luogo d’incontro, scambio e scoperta. Al centro della scena, un padiglione monumentale che unisce eleganza classica e innovazione hi-tech, attorno al quale si snodano tre aree tematiche dedicate all’universo della casa: arredo, illuminazione, smart living e accessori tech, con una particolare attenzione all’eccellenza delle PMI italiane. Un’esperienza immersiva tra funzionalità e meraviglia, dove il design diventa protagonista della vita quotidiana, proprio come accadeva nelle piazze di una volta.
Fonte: Ufficio StampaThe Amazing Plaza, uno degli eventi da non perdere durante la Design Week
Il Cervello Origami di Tony Pignatelli con Moleskine in zona Tortona
Dal 7 aprile, BASE Milano si trasforma in un laboratorio creativo grazie a _Unleash Your Genius_, il progetto Moleskine che celebra la scrittura a mano come motore di innovazione, benessere e immaginazione. Protagonista assoluto: il Cervello Origami di Tony Pignatelli, una monumentale scultura in carta Moleskine che rende visibile il potere del pensiero scritto. Un’ode al gesto più semplice e rivoluzionario: impugnare una penna e lasciar fluire le idee.L’installazione è accompagnata da esperienze interattive che mettono al centro la creatività di ognuno attraverso un muro della creatività condivisa e laboratori live di disegno, calligrafia e scrittura.
Il giardino delle api ala Stazione Garibaldi
In occasione della Design Week, Flying Tiger Copenhagen espone l’installazione Fly Garden, realizzata in collaborazione con Green Island e curata da Claudia Zanfi, storica dell’arte e del paesaggio. Il progetto trasforma lo store della Stazione Garibaldi in un piccolo giardino botanico urbano omaggiando le api solitarie attraverso un allestimento scenografico con fiori e piante bee-friendly. Protagoniste della vetrina, arnie d’artista, prototipi di eco-design realizzati con stampante in 3D e fibre vegetali.
Superdesign Show a tema happiness
A 25 anni dalla nascita di Superstudio Più in via Tortona, la venue che ha dato il via al fenomeno Fuorisalone, Superdesign Show celebra il suo anniversario con un tema pieno di energia positiva: HAPPINESS. Un invito aperto a designer, brand e creativi a portare la felicità dentro ogni progetto, ogni installazione, ogni esperienza. Il risultato? Un viaggio emozionante tra idee che fanno bene all’anima e bellezza che stimola i sensi. Con oltre 70 designer da 10 nazioni, 20+ progetti internazionali e il coinvolgimento di 3 continenti, questa edizione è una vera e propria festa globale del design contemporaneo. Un evento visionario curato da Gisella Borioli, con la direzione artistica di Giulio Cappellini.
Una giungla metropolitana nella sede INPS
Metropolitan Jungle è il concept dell’artista e interior designer Angela Florio di DecorAzione presso l’Istituto di Previdenza Sociale – INPS che apre le porte della sede di via Circo, 16, nel quatiere 5VIE, con un progetto che rappresenta il dialogo armonioso tra l’arte, il design e la natura urbana. Ci si potrà immergere nella visione onirica e partecipare anche a workshop sulle tecniche di applicazione delle tinte naturali su diversi materiali, come il legno. Lo scopo è sensibilizzare il consumatore al rispetto dell’ambiente nelle scelte di arredo, mostrando come nel design contemporaneo si possono colorare superfici con prodotti non nocivi per l’essere umano e da smaltire senza inquinare. I workshop si terranno ogni giorno alle 17 e dureranno circa 20 minuti.
Fonte: Ufficio stampaMetropolitan Jungle all’INPS
Città vista cielo, una mostra che unisce arte e viaggio
In occasione della Milano Art Week Fuorisalone, l’Agenzia di Turismo 5 Giornate presenta Città viste dal cielo, una mostra che unisce lo sguardo artistico al desiderio di scoperta. Protagoniste sono le opere di Luigi Angiuli, artista visionario che trasforma 12 planimetrie urbane in paesaggi astratti e onirici, come se le città fossero osservate da un aereo o da un satellite. Le sue mappe sospese nel tempo e nello spazio raccontano la complessità delle metropoli contemporanee e il senso dell’abitare umano dentro di esse. La mostra inaugurata il 1° aprile resta visitabile gratuitamente fino all’11 aprile, durante gli orari di apertura dell’agenzia. E per girare in città, ci sono le biciclette elettriche e i monopattini di design realizzati in edizione limitata dagli studenti dell’istituto internazionale di design Raffles Milano per Lime.
Fonte: Ufficio stampaLe bici elettriche e i monopattini per la Design Week di Milano
La città meneghina non è solo Navigli, grattacieli e quartiere artistico di Brera: è fatta di angoli nascosti e vere meraviglie… tra queste? Il labirinto di Arnaldo Pomodoro, una vera chicca custodita nei sotterranei di Fendi in via Solari tornato visitabile a partire da marzo 2025 dopo un’importante opera di restauro. Un’esperienza unica che unisce arte, mito e memoria che non ha nulla a che vedere con il classico labirinto di siepi, qui si entra in un mondo parallelo, denso di simboli e suggestioni arcaiche.
La storia del labirinto di Arnaldo Pomodoro
Negli anni ’90 Arnaldo Pomodoro ha un’intuizione: lo scultore visionario e scenografo di fama internazionale decide di progettare il suo primo labirinto seguendo come ispirazione la narrazione epica conosciuta come l’Epopea di Gilgamesh. Il poema sumero inciso su tavolette d’argilla oltre 4000 anni fa funge da leitmotiv per l’artista che si era avvicinato al mito studiandolo per una scenografia teatrale mai realizzata, ma quell’universo di simboli, domande esistenziali e ricerca d’immortalità lo colpì a tal punto da farne una chiave artistica ricorrente. Nel portale d’ingresso del labirinto, una citazione del poema accoglie i visitatori come un monito: “Amarezza si impadronì del mio animo, la paura della morte mi vinse ed io ora vago per la steppa”. Da qui inizia un cammino sospeso tra spazio e tempo.
Visitare il labirinto di Arnaldo Pomodoro nei sotterranei di Milano
Dietro un portale girevole che sembra uscito da una scena di Indiana Jones, si accede a un universo scultoreo fuori dal tempo. Il labirinto, 170 metri quadri di opera d’arte ambientale, è un corpo vivo e pulsante scolpito in fibra di vetro, un materiale che, pur moderno, restituisce la sensazione di qualcosa di antico e terroso. Le pareti incise ricordano linguaggi dimenticati, civiltà sepolte e miti ancestrali. Ogni angolo è un frammento di racconto, una mappa mentale costruita su simboli arcaici, cunei, tracciati quasi cuneiformi.
Fonte: ANSANei sotterranei di Fendi è possibile visitare il labirinto di Arnaldo Pomodoro di Milano
L’opera multidisciplinare visitabile a Milano mixa scultura, scenografia e autobiografia attraverso un percorso fatto di tanti elementi. Il risultato? Un ambiente in cui ogni stanza, ogni passaggio, evoca una fase della sua lunga carriera. All’ingresso, il visitatore viene accolto da due spettacolari costumi-scultura: quello di Didone, tratto dalla tragedia di Marlowe, e quello di Creonte, da Oedipus Rex di Stravinsky: non sono semplici abiti di scena, ma vere e proprie estensioni della poetica dell’artista, dove la materia teatrale si fonde con la sua inconfondibile estetica fatta di solchi, segni e mistero.
Il labirinto si articola in tre ambienti principali, ciascuno accessibile attraverso porte roteanti dall’aspetto cinematografico; le superfici scolpite si fanno via via più dense di dettagli, come se si avanzasse nelle viscere della memoria collettiva. I riferimenti alla Mesopotamia, ai primi linguaggi umani e alla ricerca del senso della vita emergono con forza in ogni elemento. Il percorso termina in una sala enigmatica, pensata come tomba putativa di Cagliostro, figura storica ed esoterica, chiudendo l’esperienza con un tocco di alchimia e mistero.
Come visitarlo? Si può prenotare la visita attraverso il sito ufficiale dedicato al Labirinto di Arnaldo Pomodoro partecipando al tour guidato che dura circa 45 minuti. L’occasione è ghiotta e dà modo di scoprire uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti della città.