Affittare un appartamento nel centro storico fiorentino per una settimana di agosto può costare quanto comprare una casa in periferia. I prezzi dell’estate 2026 sono alle stelle, a denunciarlo è Codacons che nella sua ultima indagine ha mostrato quello che può costare soggiornare in alcune mete italiane durante i periodi più richiesti.
Prezzi pazzi per l’estate 2026
Prezzi fuori scala, anomalie di mercato che convivono, paradossalmente, con offerte accessibilissime per le stesse date e le stesse destinazioni. Un doppio binario che racconta molto di come funzionano oggi gli algoritmi di pricing nel settore turistico. A causare gli aumenti è il meccanismo del Dynamic pricing portato agli estremi: disponibilità ridotta, domanda alta, algoritmo che si sbizzarrisce. Nella maggior parte dei casi, le cifre record restano invendute e scendono progressivamente man mano che si avvicina la data.
Le mete più costose
Partiamo dalla cifra che fa più rumore. Un alloggio per 2 a Firenze, dal 14 al 21 agosto, nel centro storico arriva a 297.714 euro. Il Codacons lo segnala come il caso limite più eclatante dell’intera indagine, e onestamente è difficile dargli torto.
Ci si sposta in Salento, con Ceglie Messapica che fa registrare un prezzo di 238.000 euro. L’annuncio analizzato descrive una struttura con tenda, bagno privato con doccia e asciugacapelli, due letti. Non un tradizionale trullo con giardino e spa… una soluzione quasi spartana ma costosissima. Terza classificata Roma, con un appartamento a Trastevere che raggiunge i 196.134 euro per due settimane.
iStockL’esclusivo borgo di Ceglie Messapica nel Salento
Le cifre da capogiro non riguardano però soltanto le grandi città d’arte. Anche la montagna e i laghi si confermano terreno fertile per i prezzi fuori misura. A Ponte di Legno, in Val Camonica, un alloggio con una camera da letto arriva a 166.400 euro nella settimana centrale di agosto. Stesso livello di prezzi per una villa con piscina a Barcuzzi, sul lago di Garda.
La località simbolo delle Olimpiadi Invernali Cortina d’Ampezzo supera i 119.000 euro per due camere, Capri sfiora i 98mila, e sul lago di Como, a Lenno, una villa con piscina vale oltre 92.000 euro. In Sardegna, a Posada, si arriva intorno agli 85.000.
Dove si spende meno
Eppure, nella stessa finestra temporale e nelle stesse piattaforme, esistono soluzioni che vivono in un universo economico completamente diverso. Il Codacons le ha cercate, e le ha trovate. La più conveniente in assoluto? Segrate, cintura metropolitana di Milano, dove un appartamento per due persone costa 149 euro per l’intero soggiorno.
Seguono Catania con 203 euro, Pietralunga in Umbria con 214, Benevento a 221. Prezzi contenuti anche a Villafranca Sicula, in provincia di Agrigento, dove bastano 223 euro per una settimana. Sono numeri che stridono in modo quasi comico con quelli visti in precedenza, eppure coesistono sulle stesse piattaforme, negli stessi giorni.
Insomma, secondo la ricerca Codacons per prenotare le vacanze e risparmiare bisogna consultare più piattaforme e provare a essere flessibili su date e mete, magari soggiornando fuori dalle zone più battute dai turisti. Con un po’ di organizzazione è possibile partire per un viaggio indimenticabile restando in Italia, ma sicuramente bisogna prestare attenzione alle tariffe.
Per tutta la durata della Milano Design Week 2026 (che ufficialmente si chiama ancora Salone del Mobile), molte installazioni ridisegnano gli spazi cittadini, trasformando il capoluogo lombardo per una settimana in un tripudio di gigantesche sculture, giardini rigogliosi ed effetti speciali. Alcune di queste si preannunciano davvero stupefacenti, altre sono inedite ed è bene segnarsi in agenda quali sono quelle da non perdere (anche perché per alcune è necessario registrarsi in anticipo). Ecco i nostri consigli sulle migliori esperienze da non perdere quest’anno.
La piovra gigante in corso Como
Si chiama Puffy Summer l’istallazione che Moncler ha realizzato per 10 Corso Como in occasione della Milano Design Week 2026. Dal 16 al 28 aprile, un gigantesco polipo rosa gonfiabile abbraccia la facciata dell’edificio storico e l’interno dello store, diventando il simbolo della nuova stagione estiva.
IPAIl polipo gigante al 10 Corso Como
Il labirinto a Palazzo Litta
Nel Cortile d’onore di Palazzo Litta, il più bell’esempio di barocchetto lombardo che si trova in corso Magenta, l’architetta Lina Ghotmeh ha creato un’installazione che è un labirinto. Si tratta di un ecosistema spaziale vivente in cui il corpo del visitatore diventa parte della composizione. L’installazione coreografa il movimento e trasforma l’architettura in spettacolo vissuto.
Negli ultimi anni, il chiostro della Pinacoteca di Brera è stato la tappa fissa di tutti del Fuorisalone di Milano. Lo sarà anche quest’anno con l’installazione Serotonin – The Chemistry of Happiness di Sara Ricciardi per American Express, che allestisce lo spazio con enormi volumi gonfiabili.
Ufficio stampaL’installazione “Serotonin” nel loggiato della Pinacoteca di Brera
Il portale interattivo di Palazzo Moscova
A Palazzo Moscova, Numero Cromatico allestisce un’installazione intitolata Y.O.U. (Your Own Universe), dominata da un grande portale interattivo. Ispirata al tema “Be the Project”, l’opera esplora il rapporto tra luce, architettura e partecipazione, dando vita a un’esperienza immersiva e contemporanea. Al centro, un grande portale interattivo –un cerchio arancione– simbolo di connessione e appartenenza, accoglie i visitatori in uno spazio dinamico, dove tecnologia e creatività si fondono. Il pubblico diventa parte attiva del progetto, contribuendo a definirne l’evoluzione.
Ufficio stampaL’installazione Y.O.U. a Palazzo Moscova
Un microcosmo tecnologico all’Istituto dei Ciechi
L’Istituto dei Ciechi di Milano in via Vivaio, 7 ospita l’installazione interattiva site-specific concepita dallo studio di design Dotdotdot per Geely Auto intitolata “Anima Mundi. A Visionary Impulse”. Un microcosmo tecnologico in continua evoluzione che prende vita grazie all’interazione dei visitatori, ispirato al “Rinascimento Tecnologico”.
Atelier Stilum ha creato un giardino galleggiante di luce e riflessi per Iplex Design all’interno del SuperPlayground del Superstudio Village. Lo spazio è stato trasformato in un paesaggio onirico immersivo fatto di specchi e di elementi floreali da ammirare sdraiandosi comodamente su un prato verde.
“Ooooh, that’s EpiQ!” è l’installazione dell’artista spagnolo Ricardo Orts con cui Škoda Auto riempirà il cortile del Palazzo del Senato, sede dell’Archivio di Stato di Milano, in via Senato 10. Gattinoni Events è stata scelta dalla Casa automobilistica per l’anteprima esclusiva della nuova Epiq. Il cortile dello storico palazzo si trasforma in un’installazione immersiva dove la dimensione fisica si intreccia con quella digitale in modo fluido per creare una relazione tra brand, design e pubblico.
Ufficio stampaL’installazione “Ooooh,that’s EpiQ per “ŠKODA
Camera con vista sul Duomo
In piazza San Babila, una micro architettura immersiva si ispira alla forma di un obiettivo fotografico: l’idea dell’installazione Camera Inside the Lens è quella di fornire uno sguardo nuovo sulla città. Entrando nella struttura, il visitatore si ritrova in uno spazio raccolto e silenzioso, un vero e proprio cannocchiale urbano orientato verso uno dei simboli più iconici dei Milano: il Duomo. Il progetto è di CMR International. La camera nasce per il mondo dell’ospitalità outdoor e di glamping, dove diventa un rifugio essenziale e immersivo, capace di offrire un’esperienza in relazione tra spazio, paesaggio e percezione. Ma la sua natura nomade si adatta a ogni esperienza.
Ufficio stampaCamera Inside the Lens, un ambiente co vista sul Duomo di Milano durante il FuoriSalone 2026
Il Giardino delle Esperidi all’Orto botanico di Brera
Alto luogo must durante il Fuorisalone è l’Orto botanico di Brera dove quest’anno l’installazione fiabesca è firmata da Rubner Haus e ABS Group che hanno voluto raccontare un’antica leggenda, quella di un giardino perduto alla fine del mondo in cui crescono mele d’oro in grado di donare la vita eterna.
L’Appartamento di Palazzo Donizetti
In occasione della Milano Design Week 2026, apre Palazzo Donizetti in via Gaetano Donizetti, 48 dove Artemest presenta un nuovo capitolo dedicato all’Italian Grandeur, dove storia, savoir faire e design contemporaneo dialogano in armonia.
La Cambi Case d’Aste di via San Marco, 22 in zona Brera ospita un’istallazione da vivere realizzata dall’artista Jiaqi Wang. La Miss Chiquita House è uno spazio che celebra l’iconica figura femminile Chiquita ed è un luogo da esplorare attraverso ambienti, arredi e installazioni dallo stile contemporaneo, dove l’anima tropicale incontra il design pop.
Il quartiere Isola ospita da dieci anni ormai l’Isola Design Festival. Quest’anno il tema è “TEN: The Evolving Now” e in questo ambito Designtech presenta l’Urban Collective Project, una serie di padiglioni diffusi nel quartiere pensati per riflettere (nel vero senso del termine) su nuovi modi di abitare e trasformare lo spazio urbano.
Ufficio stampaUrban Collective Project durante Isola Design Festival 2026
Giochi da tavolo a Palazzo Arese Borromeo
“0-99. Design per gioco” è il titolo della mostra che, in occasione della Milano Design Week 2026, trasforma un palazzo del Seicento Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, alle porte di Milano, fuori quindi dal contesto urbano, in un osservatorio sul design come pratica relazionale e culturale. Un’immersione nei giochi più classici, dagli scacchi al domino, dalle carte alla tombola, anche in versione gigante (90 metri quadrati) e giocabile. Si può già visitare perché è aperta dal 10 aprile.
Il fascino della neve non arresta, ma è evidente che i costi sempre più alti la rendano meno accessibile. La settimana bianca si sta trasformando in una vacanza per pochi e a segnalarlo è Federconsumatori che, attraverso un’analisi, mostra come per una famiglia tipo di 4 persone servano almeno 7.800 euro per sette giorni sulla neve, con un +7% rispetto alla stagione precedente. I prezzi hanno subito un’impennata e i motivi sono legati all’inflazione e ai rincari energetici, ma non si può negare che le Olimpiadi Invernali abbiano contribuito ad alzare l’asticella dei costi.
Le regioni più care
Le regioni del Nord restano le più care e sono anche quelle dove i rincari si fanno sentire di più. Il Trentino-Alto Adige guida la classifica degli aumenti, con un +14% rispetto alla scorsa stagione. Seguono Lombardia (+7%) e Valle d’Aosta (+6%).
Il Veneto si conferma la meta più costosa in assoluto: qui una settimana bianca arriva a costare oltre 2.300 euro a persona. Un livello di spesa su cui incidono anche i preparativi e l’effetto traino delle Olimpiadi invernali, considerando che il periodo monitorato include i mesi centrali della stagione, tra dicembre e febbraio. Lo scenario cambia nettamente in Abruzzo, dove la spesa media scende a circa 1.470 euro a persona; una differenza notevole confrontata con le località blasonate del nord.
Le reazioni, dati alla mano, sono più che prevedibili. Molte famiglie rinunciano alla classica settimana bianca e ripiegano su soggiorni più brevi di weekend o di massimo 4 notti. Allo stesso modo, si punta di più per appartamenti e b&b rispetto ai classici hotel.
iStockSettimana bianca cara: l’Abruzzo è la regione più accessibile
I rincari della settimana bianca
A svelare i dati precisi ci pensa Federconsumatori che in un’analisi ha mostrato in modo netto quali sono gli elementi più impattanti. A trainare l’aumento complessivo sono soprattutto due voci: skipass e alloggio.
Lo skipass settimanale registra l’incremento più marcato, con un balzo del 13% rispetto alla stagione 2024-2025. In termini concreti, si passa da una media di 355,30 euro a persona a oltre 400 euro per una settimana sugli sci. Anche il giornaliero cresce, arrivando a sfiorare i 64 euro.
Non va meglio sul fronte dell’ospitalità. Una notte in hotel 3-4 stelle, in camera doppia con colazione, costa mediamente 128,33 euro a persona, il 9% in più rispetto all’anno precedente. Su sei notti, significa circa 770 euro a testa solo per dormire. Una cifra che, da sola, basta a spiegare perché molte famiglie stiano ripensando la classica formula della settimana intera.
I rincari non risparmiano nemmeno il noleggio dell’attrezzatura. Sci e racchette superano i 27 euro al giorno, gli scarponi arrivano a quasi 16 euro, il casco sfiora i 7 euro. Il totale giornaliero cresce del 4% e, su una settimana, si arriva a oltre 320 euro per persona. Piccoli aumenti, presi singolarmente, ma che sommati fanno la differenza.
Più contenuti, ma comunque presenti, gli aumenti per i pasti. Un pranzo in rifugio supera i 42 euro, la cena al ristorante arriva a circa 51 euro. Anche scegliendo qualche pranzo al sacco, il totale settimanale per mangiare sfiora i 470 euro a persona.
Alla fine del conto, la spesa complessiva media arriva a 1.964,11 euro a persona. Per una famiglia con due adulti e due ragazzi, il totale supera i 7.800 euro. Un aumento netto del 7% in un solo anno.
L’estate 2025 è assolutamente da capogiro per chi sogna un soggiorno esclusivo nelle località più rinomate del Paese. Secondo un’indagine condotta dal Codacons, i prezzi degli affitti turistici e delle strutture di lusso hanno raggiunto livelli mai visti, con tariffe settimanali che in alcuni casi sfiorano i 300mila euro.
L’analisi, effettuata sui principali portali di prenotazione, ha preso in considerazione il periodo dal 23 al 30 agosto 2025 per 7 notti per due persone. Dai rooftop con vista mozzafiato nel cuore di Verona alle ville con piscina in Sardegna, passando per le suite di hotel prestigiosi a Positano o Taormina, l’offerta di lusso italiana non conosce limiti, nemmeno di budget.
Se per la maggior parte dei turisti queste cifre restano un sogno (o una follia o magari anche un ipotetico errore di un portale di prenotazione), rappresentano comunque un indicatore di come il mercato delle vacanze di fascia alta in Italia abbia raggiunto livelli elevatissimi.
Le località più care per un soggiorno estivo nel 2025
Al vertice della classifica, sorprendentemente, non troviamo una meta balneare, ma la città di Verona. Qui, dal 23 al 30 agosto per due persone, un esclusivo rooftop in zona piazza delle Erbe arriva a costare 297.573 euro a settimana, una cifra degna di un appartamento di lusso in vendita.
Subito dopo, ecco le destinazioni più esclusive del mare italiano. In Sardegna, una villa con piscina a Baja Sardinia tocca quota 125.870 euro a settimana, mentre a Porto Cervo una suite di hotel raggiunge i 43.575 euro e ad Arzachena una villa ne richiede 39.342.
iStockCala di Volpe a Porto Cervo
In Campania, Positano si conferma un’icona del lusso con una villa da 123.099 euro a settimana, seguita da altre opzioni tra i 70 e gli 86mila euro. A Sorrento, invece, si può “risparmiare”: bastano 56.932 euro.
Anche l’arte ha il suo prezzo. A Firenze, un appartamento per sette notti costa 84.117 euro, mentre a Venezia una suite in hotel arriva a 49.424 euro. In Puglia, Vieste propone un’intera casa a 71.435 euro, e in Sicilia Taormina si distingue con una suite di hotel da 64.726 euro. La Liguria non resta indietro: a Sanremo una settimana in appartamento costa 63.196 euro.
Montagna esclusiva: Cortina e le Dolomiti non fanno sconti
Il lusso non si limita alle località marittime. Le mete montane italiane più celebri mostrano prezzi altrettanto vertiginosi. A Cortina d’Ampezzo, un appartamento per sette notti può costare 52.375 euro. A Selva di Val Gardena, un elegante chalet si affitta a 38.520 euro, mentre a Ortisei il prezzo per un soggiorno simile raggiunge i 35.725 euro.
Queste cifre, sottolinea il Codacons, rappresentano solo alcuni casi limite e non i prezzi medi del mercato, ma danno comunque la misura di un trend: le tariffe turistiche in Italia hanno raggiunto livelli da capogiro.
Sia che si tratti di affitti turistici privati, sia di soggiorni in hotel di alta gamma, la domanda per esperienze esclusive sembra non conoscere crisi. Per chi può permetterselo, una vacanza in queste location non è solo relax, ma un vero e proprio status symbol. Per tutti gli altri, invece, resta una curiosità magari da guardare in foto, sognando il prossimo viaggio.
Una terra ricca di meraviglie naturali, ma anche in cui si percepisce una cultura viva e vivace, un passato incredibile che attraversa tante epoche e dominazioni differenti e che oggi si presenta a noi con la sua autenticità straordinaria.
È l’Albania, la meta di viaggio per ogni persona che cerca città in cui passeggiare nel mezzo della storia, siti Unesco di grande importanza, natura mozzafiato che passa da location di montagna a una costa tra le più belle da esplorare in tutta Europa.
E se dovessimo organizzare un itinerario di sette giorni in Albania durante l’estate ci sarebbe davvero l’imbarazzo della scelta, perché le cose da vedere e da fare in questa terra sono davvero tante.
Allora, per mantenere un giusto equilibrio tra tutte le sue anime, il percorso più interessante è quello che riesce a coniugare città, siti naturali e spiagge paradisiache. Si parte da Tirana, capitale dell’Albania, e si scende lungo il suo territorio fino a toccare il sud del Paese incrociando siti storici di grande importanza. Poi si esplora la sua costa, dove non mancano bellezze naturalistiche e del passato.
Giorno 1 – Tirana, alla scoperta della capitale dell’Albania
Un viaggio di sette giorni in Albania non può che prendere il via dalla sua capitale Tirana, la città dove si trova l’aeroporto internazionale, ma anche un luogo ricco di meraviglie da vedere, il perfetto punto di partenza per un itinerario di sette giorni in Albania durante l’estate.
Giunti a Tirana conviene affittare un’auto che poi sarà il mezzo che permetterà di spostarsi da un luogo all’altro e di scoprire nel mentre le tante meraviglie del territorio di questo Paese balcanico. Perché in questi viaggi on the road non è solamente interessante la meta che si raggiunge, ma la bellezza scorre davanti ai nostri occhi anche durante il percorso regalandoci una panoramica delle varie zone del territorio albanese.
Il tempo è poco, perché per poter sfruttare al meglio i sette giorni ci si dovrà spostare sempre, ma qualche ora nella capitale albanese ci permette di ammirare location molto interessanti come il Museo di Storia Naturale, la tappa ideale per andare alla scoperta del passato: attenzione, però, al momento è chiuso in maniera temporanea. Poi si può passeggiare per il centro cittandino, a partire dall’importante piazza Scanderbeg, senza dimenticare l’imponente Torre dell’Orologio, la suggestiva moschea Et’hem Bey, la piramide di Hoxha e Bunk’Art 2, ovvero uno dei bunker realizzati durante la dittatura. Per la sera ci si può dirigere verso il quartiere Blloku, vivace e accogliente: il posto giusto per chi cerca locali e movida.
iStockItinerario in Albania di sette giorni: giorno 1 Tirana
Giorno 2 – Berat, la destinazione per immergersi nel passato
Partendo la mattina abbastanza presto con l’auto, si può arrivare in circa due ore nel cuore dell’Albania e più precisamente a Berat. La tappa ideale per chi ama il passato e conoscere la cultura dei luoghi che visita; infatti, è la destinazione adatta per andare alla scoperta di una città in cui la storia si percepisce a ogni passo.
Berat è tra i centri abitati più antichi di questo paese europeo: basti pensare che è stata fondata nel IV secolo dagli Illiri. Un luogo di fondamentale importanza, tanto da essere stato inserito nella lista dei siti patrimonio Unesco: del resto la sua struttura cittadina regala meraviglia al primo sguardo, con i suoi edifici, che raccontano i vari domini che si sono susseguiti e che spaziano da quello bizantino a quello ottomano. A Berat si possono ammirare moschee, chiese tardo medievali e un fantastico castello che, dall’alto di una roccia di 200 metri, domina la città.
iStockBerat, tour estivo in Albania di sette giorni
Giorno 3 – Gjirokaster, un’altra città patrimonio Unesco
Passeggiare per le sue strade significa fare un’immersione in culture diverse che qui si sono incontrate dando vita a un luogo di grande bellezza. Ci sono quella romana, quella greca, quella bizantina e quella turca. E, se si va ancora più indietro nel tempo, le prime tracce archeologiche possono essere fatte risalire al I secolo d.C.: da non perdere moschee o edifici come Casa Zekate e il castello della città.
E per rilassarsi in un sito naturale di grande fascino, è bene sapere che poco distante si trovano anche le terme naturali di Benja a Permet, pozze naturali che vala la pena scoprire se si ha un po’ di tempo: distano circa 25 chilometri dalla città di Argirocastro e sono l’ideale per chi vuole regalarsi una coccola.
iStockGjirokaster: tappa di un viaggio di sette giorni in Albania
Giorno 4 – Saranda e Ksamil, un territorio paradisiaco
Il quarto giorno, dell’itinerario di sette giorni da fare in Albania durante l’estate, è dedicato alla costa e a una delle zone più belle della Riviera Albanese.
In meno di un’ora da Argirocastro si arriva a Saranda e qui vale la pena andare alla scoperta di una delle meravigliose spiagge della zona, come quelle straordinarie che si trovano a Ksamil con il suo arcipelago di isolotti tutti da esplorare.
Questa è una delle zone costiere più affascinanti dell’Albania, che regala scorci indimenticabili, servizi per tutti i gusti e natura sorprendente. Ma non solo, perché si trova in un’area naturale di particolare pregio. Nella zona si trova il Parco nazionale di Butrinto, che al suo interno cela un tesoro incredibile: si tratta del sito archeologico di Butrinto, patrimonio Unesco e luogo ideale per scoprire ancora di più il passato di questa terra.
Un posto davvero magico che – con le sue spiagge, la sua natura e le testimonianze dell’antichità – è una tappa imperdibile di un tour di sette giorni in Albania. Attenzione però: il periodo migliore per visitarla è nella tarda primavera o durante gli ultimi scampoli d’estate, perché in alta stagione potrebbe essere molto affollata.
iStockSaranda e Ksamil: tappe di viaggio in Albania di sette giorni
Giorno 5 – Himare: storia e spiagge da sogno
Il quinto giorno è sempre dedicato al mare, alla scoperta delle tante peculiarità, dei paesi e delle spiagge della costa albanese.
Quindi la tappa successiva si trova a solo un’ora e mezza, circa, di distanza. Si tratta di Himare, una location che presenta una zona antica (e anche qui sono presenti le rovine di un antico castello) e quella costiera.
Se non si sa dove andare in questa porzione di territorio c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Si può esplorare la spiaggia incredibile e selvaggia che si trova al termine del Canyon di Gjipe, un luogo davvero straordinario caratterizzato da alte rocce che si aprono su una spiaggia chiarissima e un mare che presenta mille sfumature di blu. Oppure si può raggiungere Porto Palermo con il suo castello affascinante, immerso in un altro scenario che regala una palette di colori incredibile o, ancora, andare alla scoperta di una delle meravigliose spiagge che si trovano qui, come quelle di Dhermi. Sono davvero tante e ce ne sono per tutti i gusti. Una cosa è certa: la giornata sarà all’insegna della bellezza e di posti davvero incredibili.
iStockDhermi in Albania, tappa di una vacanza di sette giorni
Giorno 6 – Valona, le tappe imperdibili in questa città
Durante il penultimo giorno del tour di una settimana alla scoperta dell’Albania in estate, si continua a salire verso nord per ritornare a Tirana. Ma prima di raggiungere nuovamente la capitale c’è una tappa in cui fermarsi ed è Valona.
Antichissima e dalla storia molto intrigante, è – come altri luoghi del Paese – un concentrato di cultura e storia autentica. Basti pensare che pare sia stata fondata nel VI secolo a. C. circa, è stata un porto dell’Impero romano, poi un principato medievale, per passare all’Impero ottomano con un brevissimo periodo sotto il dominio veneziano.
Vale la pena andare alla scoperta del suo centro storico, esplorarne i musei o le bellissime spiagge.
Per una vista incredibile, invece, la meta da raggiungere è il castello di Kanina (ci si arriva in pochissimo tempo) e ammirare da qui la città e il mare dall’alto. Oppure si può arrivare all’isola di Zvernec, che si trova all’interno della Laguna di Narta, un luogo che presenta una vegetazione straordinaria. Ed è proprio nel cuore dell’isola che si trova un pittoresco monastero bizantino, una costruzione antica dal momento che è databile intorno al XIII secolo. La meta ideale per chi cerca storia, cultura e posti che lasciano senza fiato.
iStockItinerario di sette giorni in Albania: tappa a Valona
Giorno 7 – Durazzo, due passi nella storia e nella cultura locale
In poco più di un’ora e mezza da Valona si raggiunge Durazzo, l’ultima tappa prima del ritorno. Come tutte le altre location potrebbe meritare molto più tempo e attenzione, ma si può scoprire qualcosa della sua anima anche in una manciata di ore.
A Durazzo, infatti, non mancano location da esplorare, come l’Anfiteatro Romano che si trova proprio nel centro cittadino ed è stato innalzato nel corso del II secolo d. C., è una delle tappe imperdibili e uno dei simboli di questa città.
Poi, dove era sato innalzato un castello bizantino, si trova la Torre Veneziana costruita nella prima metà del XV, oppure si può raggiungere la Grande Moschea di Durazzo e nella medesima piazza scoprire l’area archeologica del Foro Bizantino.
Ovviamente non mancano le spiagge, anche in questo tratto di costa davvero belle e adatte a tutti i gusti. Una mezza giornata e poi si è pronti a ripartire: da Durazzo si deve fare rientro a Tirana. La distanza per l’aeroporto è di circa 30 chilometri.
L’Irlanda del Nord – ovvero l’Ulster, nazione che fa parte del Regno Unito – è una terra che mescola paesaggi costieri degni di fare da scenografia a film e serie tv con città dinamiche, non troppo invase dal turismo di massa e capaci di offrire molto ai viaggiatori curiosi. A questo, si aggiunge una storia che fu molto complessa e che, al giorno d’oggi, si mostra a tutti con serenità e in tutto il suo fascino, sia parlando di passato lontano che di elementi più recenti. Sette giorni sono un buon tempo per girare l’Irlanda del Nord on the road. Cosa vedere mescolando sia i must-see che destinazioni meno convenzionali? Ecco qualche suggerimento.
Giorno 1: Belfast, il battito giovane di una città storica
Belfast, la capitale dell’Irlanda del Nord, è il punto di partenza perfetto. Qui atterrano molti voli low cost, attivi soprattutto nella bella stagione, dall’Italia. In alternativa, puoi optare di volare su Dublino e di prendere, poi, un pullman che ti condurrà nella capitale dell’Irlanda del Nord. Il tragitto tra le due città è di poco meno di due ore e i mezzi pubblici con destinazione Belfast partono direttamente dall’aeroporto di Dublino. Ricordati che, dato che l’Ulster è parte del Regno Unito, ti servirà avere già l’ETA al tuo arrivo in Irlanda, in modo da passare il confine senza problemi.
Un primo giorno a Belfast non può che iniziare con una super colazione al St. George’s Market, il mercato coperto che si trova in quello che un tempo era un macello di epoca vittoriana. Occupa un edificio sotto tutela per la sua importanza storica e, al suo interno, avrai l’imbarazzo della scelta su cosa mangiare. Se ti vuoi sentire un vero local, vai in cerca del Belfast Bap, un panino a dir poco sostanzioso, servito appositamente per colazione, molto celebre proprio tra gli abitanti della città.
Per digerire meglio quella bontà, passeggia lungo il fiume e raggiunti così il Titanic Belfast, il museo interattivo che è stato costruito appositamente sul sito in cui venne fabbricato il transatlantico più celebre del mondo. Una volta visto il museo, se vuoi restare in zona, East Belfast è un luogo molto particolare da vedere, soprattutto se ami il calcio: da quelle parti, infatti, si trova quella che fu la casa natale e d’infanzia di George Best, un vero e proprio eroe locale (e non solo).
Lasciata East Belfast, puoi tornare verso il centro attraversando il Cathedral Quarter, nei pressi del quale troverai una delle strade più famose e fotografate – nonché tutta da gustare – di Belfast. Si tratta di Commercial Court, dove potrai varcare le porte di uno dei pub più storici e più belli della città: The Duke of York.
iStockIl sostanzioso Belfast Bap
Giorno 2: Belfast e i suoi quartieri – Murales, storia e cultura urbana
Per la seconda giornata a Belfast, puoi dedicarti ai luoghi legati alla storia più recente della città. Il modo migliore per farlo è salire a bordo di un black taxi. Molti, infatti, dei taxisti della città sono guide autorizzate (lo noterai anche dalla licenza appesa al taxi). I Black Cab Tour sono proprio una caratteristica di Belfast e rappresentano il modo più autentico – nonché il migliore dal punto di vista degli spostamenti – per passare da un posto all’altro della città, fuori dal centro.
Solitamente, l’area di azione di questi tour si concentra nella zona di Falls Road, famosa per delineare il quartiere di influenza cattolica. Essa confine con Shankill Road, quartiere storicamente protestante. Tra le due zone c’è sempre stato un muro che, ora è stato denominato Peace Wall e racconta la storia di Belfast durante il periodo dei Troubles.
Dopo aver toccato con mano la storia, visibile per esempio in film come “Nel Nome del Padre” con Daniel Day-Lewis, il luogo da visitare è Crumlin Road Gaol, un’ex prigione vittoriana trasformata in museo, dove vengono spesso organizzati anche tour serali o a tema fantasmi.
Vuoi un consiglio per un pub da visitare in serata? Fatti riportare in centro dal taxi e vai al The Crown Liquor Saloon, una vera e propria meraviglia, sia per gli occhi che per la gola. Questo pub offre birre di altissima qualità, in un ambiente a dir poco storico e ben conservato.
iStockLa costa irlandese a Cushendun
Giorno 3: da Belfast a Cushendun, passando per Glenarm e Carnlough
Dopo aver passato un paio di giorni in città, noleggia un’auto e parti alla scoperta dell’Irlanda del nord e dei suoi territori spettacolari. Lascia la città imboccando la celebre e panoramica Causeway Coastal Route, dirigendoti verso nord. Seguendo questo percorso – ben indicato con segnaletica apposita – ti garantirai di viaggiare lungo la via più spettacolare dell’Irlanda del Nord.
La prima tappa è Glenarm Castle and Gardens, un maniero settecentesco con splendidi giardini all’inglese. Questa dimora rappresenta un raro esempio di residenza ancora abitata da una delle più antiche famiglie nobili del paese: i conti di Antrim. Il castello fu costruito nel 1636, ma sorge su un sito abitato fin dal XIII secolo. È considerato un testimone delle complesse vicende che hanno visto protagonista l’Irlanda del Nord, tra clan gaelici, coloni scozzesi e potere britannico.
Il vero gioiello di questa dimora è il suo Walled Garden, uno dei più antichi giardini di questo genere d’Irlanda, meticolosamente restaurato e ricco di aiuole fiorite, piante rare, sentieri di rose, orti decorativi e sculture contemporanee.
Proseguendo, affacciato sulle acque tranquille del Glenarm Bay e incastonato tra le verdi colline delle Glens of Antrim, troverai il villaggio di Carnlough, con la sua atmosfera autentica e senza tempo. Sorto come porto commerciale nel XIX secolo, oggi conserva il suo fascino vittoriano con piccoli edifici in pietra.
Se sei fan di Game of Thrones, non ti sarà difficile riconoscere subito i gradini del porto, usati come location nella serie. Ma al di là del richiamo televisivo, Carnlough merita una visita per la sua genuinità fatta di piccole caffetterie, ottimi pub e tanta accoglienza. È un perfetto esempio di quel volto sincero e rilassato dell’Irlanda del Nord che troppo spesso sfugge agli itinerari più battuti.
Restando in tema di location e serie tv, termina la giornata a Cushendun, un villaggio che sa incantare con le sue case bianche e con le Caves of Cushendun.
iStockLa bellezza scenografica di Ballintoy Harbour
Giorno 4: da Torr Head a Ballintoy Harbour, con tappa a Ballycastle
Ogni tanto, soprattutto quando si viaggia on the road, vale la pena di alzarsi presto e mettersi in strada. Il motivo, parlando di Irlanda del Nord, è presto detto: raggiungi la Torr Head Scenic Route. Questa strada stretta e serpeggiante – ma decisamente praticabile – si stacca dalla più battuta Causeway Coastal Route tra Cushendun e Ballycastle, offrendo un’esperienza di guida immersiva tra pascoli pieni di pecore e panorami che ti lasceranno senza fiato.
Nei giorni limpidi, dalla cima di Torr Head — un promontorio roccioso che si affaccia sull’oceano — si può vedere chiaramente la costa della Scozia, distante solo 20 chilometri. Lungo il percorso si incontrano rovine sparse, vecchie postazioni doganali e testimonianze della vita rurale più autentica. Malgrado la deviazione per abbracciare il panorama, non ti sarà difficile arrivare a Ballycastle, un’accogliente cittadina balneare, ideale per una pausa pranzo con vista sull’oceano.
La tappa finale di questa giornata sarà Ballintoy Harbour, uno dei porti più fotogenici d’Irlanda. Questo piccolo porto di pescatori, ancora attivo in parte, è incastonato in una baia dove l’oceano si insinua con forza e bellezza. Il paesaggio qui sembra scolpito dal vento e dal tempo: selvaggio, intimo, straordinariamente scenografico. Non a caso, anche questo luogo è stato scelto come set naturale per Game of Thrones, dove ha “impersonava” le Isole di Ferro.
A questo punto dell’itinerario in Irlanda del Nord, sarai molto vicino alla Giant’s Causeway: puoi fermarti e dedicarle un giorno intero oppure una visita più corta ma sempre significativa.
iStockDunluce Castle: uno dei castelli più belli d’Irlanda
Giorno 5: dal Castello di Dunluce a Portstewart
A questo punto del tuo viaggio, puoi pensare di inizare la giornata con ammirando l’affascinante Castello di Dunluce, arroccato su una scogliera a picco sul mare: si tratta di uno dei castelli più iconici d’Irlanda. Risalente al XIII secolo e ampliato nel Seicento dalla potente famiglia MacDonnell, il castello domina le scogliere ispirando miti e racconti.
È riuscito persino a toccare la fantasia di C.S. Lewis, autore de Le Cronache di Narnia. Le sue torri e mura spezzate sembrano sul punto di cadere nel vuoto: la leggenda narra che un’intera cucina, con servitù al completo, precipitò in mare durante una tempesta. Dai bastioni si gode una vista vertiginosa sulla costa, mentre tra le rovine si respira un silenzio intriso di secoli di battaglie, intrighi e vita nobile.
Continua il tuo viaggio proseguendo verso Downhill Demesne, vicino a cui troverai una proprietà gestita e tutelata dal National Trust: si tratta del poetico Mussenden Temple, costruzione circolare neoclassica affacciata su una scogliera. Costruito nel 1785 come biblioteca privata dal vescovo protestante Frederick Hervey, questo piccolo edificio circolare in stile neoclassico si ispira al Tempio di Vesta di Tivoli, ma sembra più un miraggio tra cielo e mare.
Un viaggio in Irlanda del Nord non è completo senza un po’ di tempo passato su una spiaggia sferzata dal vento. Lungo la strada che stai percorrendo, troverai molto facilmente Portstewart Strand, un’enorme spiaggia lunga circa quattro chilometri e protetta sempre dal National Trust. L’accesso alla spiaggia è garantito dall’alba al tramonto.
iStockMussenden Temple, a picco sulla costa
Giorno 6: Derry, tra mura, musei e racconti
Il secondo volto cittadino dell’Irlanda del nord è rappresentato da Derry, detta anche Londonderry (perché furono i Londinesi ad aiutare gli abitanti a costruirne le fortificazioni), nota soprattutto come Maiden City perché non fu mai espugnata in tanti secoli di storia.
Le sue mura, risalenti al XVII secolo, sono tra le meglio conservate d’Europa e possono essere percorse, diventando un perfetto itinerario per scoprire la città e la sua storia più antica. Per conoscere quella più recente, recati al toccante Museum of Free Derry, che racconta il periodo dei Troubles. Fu quello il momento in cui Derry divenne celebre per il Bloody Sunday, nel gennaio del 1972.
Se ti va di concludere la tua giornata come un vero abitante di Derry, recati in centro: proprio nei dintorni della Guildhall, troverai molti pub che saranno pronti ad accoglierti con un’ottima pinta di stout locale.
iStockGrianán of Aileach: un luogo dove ammirare il paesaggio
Giorno 7: rotta verso Grianán of Aileach per poi tornare a Belfast
Prima di rientrare a Belfast, parti da Derry e fai una deviazione passando il confine con la Repubblica d’Irlanda per visitare il Grianán of Aileach, un forte circolare in pietra risalente a oltre 3.000 anni fa. Costruito inizialmente come luogo cerimoniale preceltico e, successivamente, fortificato dai re dell’antico regno di Aileach, fu per secoli un centro di potere politico e spirituale nell’Ulster.
Le mura in pietra, spesse e perfettamente ricostruite nel XIX secolo, offrono oggi un punto di osservazione straordinario: lo sguardo abbraccia tre contee — Donegal, Derry e Tyrone — tra verdi colline, spiagge più in lontananza e il famoso cielo d’Irlanda a fare da contorno a tutto. Visitare il Grianán è un’esperienza quasi mistica, dove il tempo sembra sospeso e il vento racconta storie dimenticate. È un luogo che fonde storia antichissima, natura e silenzio, regalando una delle esperienze più speciali che l’Isola di Smeraldo possa regalare ai viaggiatori che la visitano con l’anima curiosa e il cuore aperto a nuove esperienze.
Le Isole Eolie. Un luogo incantato a largo della Sicilia che non sembra appartenere a un tempo presente. Queste isole non sono delle mere terre emerse, sono creature primordiali nate da un profondo respiro della terra fatto di fuoco e acqua. Sono quel che resta di un mondo arcaico, a noi sconosciuto, la cui anima è rimasta intrappolata tra i crateri ancora fumanti e le correnti marittime che trasportano storie antichissime.
Come la leggenda secondo la quale Eolo, il dio dei venti, viveva proprio in questo arcipelago, tra grotte segrete e cieli irrequieti. Il nostro Pianeta qui è così vivo che a volte ne mostra le proprie viscere, come quando Stromboli decide di parlare al mondo rigettando nell’acqua e nel cielo una linfa che arriva direttamente dal cuore della Terra.
Ognuna delle sette isole ha qualcosa di unico da raccontare: Lipari, isola madre fonte di vita; Salina, verde e rigogliosa, è la terra del vento dolce; Panarea, con la sua bellezza rarefatta; Stromboli, con il suo carattere esplosivo; Vulcano, l’isola che regala al vento storie d’inferni e paradisi; infine, Alicudi e Filicudi, le isole più remote e autentiche dell’arcipelago. Un viaggio alle Eolie è qualcosa di unico che ti fa capire che l’origine del mondo non è poi così lontana. Ecco come viverle appieno, con un itinerario di 7 giorni alle Isole Eolie.
Giorno 1: Benvenuto a Lipari!
Per questo itinerario abbiamo deciso di fare tappa base aLipari, l’isola più grande delle Eolie, nonché quella che mette a disposizione più servizi per raggiungere anche le isole vicine. Dopo la sistemazione nell’alloggio che hai prenotato per il pernottamento, esci per scoprire le meraviglie che questa perla d’Italia ha da offrire; passeggia per il centro storico, respira l’aroma di gelsomino che aleggia nei suoi vicoletti e goditi la magia di una vita lenta e appassionata.
Se arrivi presto, concediti due passi verso l’antica Acropoli e ammira la meravigliosa Cattedrale di San Bartolomeo, il Chiostro Normanno e l’imperdibile Museo Archeologico Eoliano, uno dei più importanti musei di tutto il Mediterraneo che conserva reperti greci e preistorici rinvenuti in diversi scavi in giro per le isole. Per il museo, ecco le informazioni che devi sapere per organizzare la tua visita al meglio:
orari di visita: il museo è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Nei giorni di festa potrebbero esserci variazioni, dunque controlla il sito ufficiale del museo per restare aggiornato.
Costo del biglietto: per accedere al museo, la quota intera è pari a 6 euro, con una riduzione a 3 euro per alcune categorie di visitatori.
Dopo aver scoperto il lato storico di Lipari, è arrivato il momento di avere un assaggio della sua bellezza naturale. Noleggia uno scooter – o se preferisci utilizza i mezzi – e raggiungi il Belvedere Quattrocchi: una suggestiva terrazza naturale che si apre a una delle viste più spettacolari di tutto l’arcipelago. Infine, concludi la giornata con una deliziosa cena dove potrai iniziare a prendere confidenza con i sapori eoliani e concediti del meritato riposo, perché dal giorno successivo si comincia un tour che ti toglierà il fiato!
Giorno 2: Alla scoperta di Vulcano
iStockL’escursione più affascinante delle Isole Eolie: salire sul cratere di Vulcano
Da Lipari basta una mezz’oretta di aliscafo per ritrovarti catapultato in un altro pianeta dai connotati quasi marziani. L’Isola di Vulcano è così, ti accoglie con un odore acre di zolfo e con la sensazione di camminare sopra un fuoco che non si è mai spento. Ruvida e mistica, in un solo giorno puoi scoprirne i tratti più affascinanti e vivere la magia dei suoi contrasti. Ecco le esperienze da provare assolutamente durante la tua gita a Vulcano:
trekking al Gran Cratere: l’esperienza più iconica dell’isola e tra le imperdibili di tutto il tuo viaggio di 7 giorni alle Isole Eolie. Il percorso dura circa un’ora, prevede una salita facile ma esposta e si snoda tra fumarole sulfuree, rocce ingiallite dallo zolfo e panorami che sembrano usciti da una pellicola apocalittica. Una volta arrivato in cima sul cratere, ti troverai davanti a una caldera immensa e viva. Intorno a te tutte le isole dell’arcipelago.
Passeggiata nel centro dell’isola: una volta sceso, goditi una pausa rinfrescante – magari con una deliziosa granita siciliana – nei baretti del porto e del villaggio.
Bagno nelle pozze sulfuree e fanghi termali: un’altra esperienza da non perdere è quella di immergerti nelle pozze sulfuree che si trovano nella baia di Levante. Ti consigliamo di verificare che le pozze siano aperte in quel momento poiché, a volte, vengono chiuse per motivi di sicurezza.
Scopri la Spiaggia delle Sabbie Nere: la più particolare dell’isola fatta di sabbia vulcanica nera e un mare cristallino.
Tour in barca: se ti rimane tempo (ed energia), fai una breve escursione in barca per scoprire la Grotta del Cavallo e la Piscina di Venere; le due meraviglie che raccontano l’anima più mitica dell’isola.
Giorno 3: Giornata tra Stromboli e Panarea
Il terzo giorno del nostro itinerario di 7 giorni alle Isole Eolie è dedicato a una delle escursioni più affascinanti di queste meraviglie della Sicilia: Panarea e Stromboliin un’unica giornata, con rientro serale. Partendo dalla nostra base, Lipari, avviati la mattina presto per un’escursione via mare che ti porterà a scoprire i due volti diversi delle Eolie: da un lato Panarea, con la sua anima chic, le case bianche e le bouganville ovunque; dall’altro, Stromboli, con il suo lato selvaggio, esplosivo e crudo. Ecco cosa potrai fare e vedere durante la tua escursione a Panarea e Stromboli:
passeggiatina sull’isola di Panarea: una volta approdato perditi tra le sue viuzze candide, le boutique eleganti e le terrazze vista mare che si affacciano sull’isolotto di Basiluzzo, una perla che emerge dal blu del mare. Non perdere il piccolo centro di San Pietro!
Bagno nelle calette: l’acqua di Panarea è tra le più belle di tutto l’arcipelago; turchese e meravigliosamente limpida, è un invito a fermarsi in una delle sue tante calette per un tuffo tra le scogliere e una buona dose di divertimento marino.
iStockIl paesaggio mozzafiato che solo l’Isola di Panarea, alle Eolie, sa regalare
Si salpa versoStromboli: a metà giornata si lascia Panarea per intraprendere il viaggio verso l’Isola di Stromboli. Già solo il tragitto è uno spettacolo che vale il viaggio; passerai davanti al celebre Strombolicchio, lo scoglio nero che parla di miti e leggende.
Approdo a Stromboli: questa magnifica isola ha un piccolo villaggio che merita di essere visitato, con le sue viuzze silenziose, le case cubiche e la presenza del vulcano che si fa sentire con forza. Se vuoi farti un bagno in un luogo unico, cerca la spiaggia nera di Ficogrande, resterai senza parole.
Lo spettacolo della sciara del fuoco: il momento più alto di questa giornata; ti fermerai in mare davanti alla sciara del fuoco (il punto dove scende la lava). Con un po’ di pazienza, potrai assistere alle eruzioni del vulcano che, non appena cala il sole, si trasformano in nastri di fuoco luminosi visibili grazie al contrasto con il buio della sera. Un’esperienza ipnotica, perfetta per concludere questa lunga giornata prima di rientrare a Lipari.
Dopo giorni intensi tra gite in barca, trekking e cieli infuocati è arrivato il momento di prenderci una pausa e goderci le meraviglie che Lipari ha da offrire, da un punto di vista più slow. Inizia la giornata con una colazione tipica siciliana: granita e brioche, un intramontabile classico che non delude mai. Dopodiché, noleggia una scooter o una macchina e parti alla scoperta delle spiagge più belle di Lipari, tra cui:
Spiaggia del Canneto: se vuoi un approccio iniziale lento e senza pensieri, questa spiaggia è l’ideale grazie alla perfetta organizzazione di stabilimenti e servizi. La soluzione ad hoc per chi vuole comfort e tranquillità.
Spiagge bianche: è un tratto di costa che prende questo nome per via della pietra pomice che ne caratterizza i fondali, dando all’acqua un colore così turchese da fare invidia ai tropici.
Valle Muria: selvaggia e autentica, è la spiaggia per chi vuole vivere un mare meno comfort e più avventura. Con la sua sabbia nera e i suoi scogli regala una sensazione di isolamento totale.
Acquacalda: un borgo marinaro sospeso nel tempo dove l’acqua è terribilmente limpida e invitante.
Lipari offre anche molte calette raggiungibili solo via mare, se questa idea ti affascina puoi optare per un tour privato o collettivo intorno all’isola. Porta con te tutto il necessario ma, se vuoi un consiglio, concediti un pranzo veloce in un baretto vista mare per gustare i sapori semplici ma autentici della tradizione. Infine, dopo esserti rilassato scoprendo il volto della Lipari più lenta, concludi la giornata in bellezza: scegli un ristorantino nel centro storico, ordina un piatto di pasta con totani e finocchietto, un bicchiere di vino e goditi la serata. Qui non serve altro.
Abbiamo detto che le Eolie sono 7 sorelle, due di queste sono le più timide del gruppo: Alicudi e Filicudi. Impervie, essenziali e autentiche, sono isole dove gli abitanti camminano ancora a dorso di mulo, dove l’acqua arriva col dissalatore e la connessione non è mai una certezza.
Sono proprio queste caratteristiche a renderle una meta da non perdere assolutamente se stai organizzando un viaggio di 7 giorni alle Isole Eolie. Rispetto alle altre isole che abbiamo visto la traversata da Lipari è lunga; ci vogliono, infatti, circa due ore di navigazione, dunque parti presto per non perdere neanche un minuto.
Prima tappa: Filicudi, tra grotte e silenzi
Isola della lava e delle leggende, è una grande montagna che si tuffa nel mare punteggiata da un piccola manciata di casette bianche, umili e discrete, sparse sul suo crinale. Passeggia per Filicudi Porto o per il borgo di Pecorini a Mare e goditi il benessere delle piccole cose, come una chiacchiera sotto un pergolato o una granita al bar. Se sei un esploratore, visita Capo Graziano, l’antico villaggio preistorico del 1800, o sali fino alla Fossa delle Felci per un panorama mozzafiato. Se hai raggiunto Filicudi con un tour in barca, chiedi di visitare la Grotta del Bue Marino, una gigantesca cattedrale di roccia lavica con acque trasparenti e blu.
Seconda tappa: Alicudi, l’isola verticale
Al pomeriggio, la nostra gita prosegue salpando per Alicudi, la più remota e selvaggia di tutte le Eolie. La chiamano l’isola verticale per la sua conformazione: un cono di terra che esce dritto dal mare. Su quest’isola vivono poco meno di 100 persone, abitanti silenziosi, attaccati a tradizioni antiche. Qui non ci sono strade, banche, movida o supermercati; la vita si è fermata a un tempo sospeso. Se te la senti, intraprendi il sentiero che porta verso la cima dell’isola, è un po’ faticoso ma vedrai che gli sforzi saranno tutti ripagati da una splendida vista. Oppure, siediti su uno scoglio, osserva il mare e lascia che il telefono perda campo e che tu ti disconnetta dal mondo intero. Alicudi non ha bisogno di niente per impressionare, il suo più grande valore è quello, molto semplicemente, di esistere.
Ultima tappa del nostro viaggio di 7 giorni alle Isole Eolie è Salina. La più verde, la più rigogliosa, la più dolce. L’isola è costituita da due vulcani spenti completamente ricoperti di vegetazione: boschi, vigneti, ulivi e coltivazioni di capperi che si mescolano al blu più profondo del mare. Partendo la mattina presto da Lipari, ecco cosa puoi fare e vedere in un giorno nella splendida Salina:
Santa Marina Salina: il porto dell’isola, nonché il suo cuore pulsante. Appena approdi, concediti una passeggiata in questo delizioso borgo curato, visita le boutique artigianali o gusta una buona colazione sul lungomare.
Lingua e il lago salato: una piccola frazione di Salina che conquista il cuore di tutti grazie al paesaggio del lago costiero da cui l’isola prende il nome. Qui si viene anche per assaggiare la granita più buona delle Eolie!
Fare il bagno a Pollara: un luogo che è leggenda. Reso famoso dal film “Il Postino” è un posto magico fatto da una scogliera a picco, un antico villaggio di pescatori che scende nelle profondità marine e il vecchio cratere che si apre sul mare. Un bagno qui è un’esperienza unica da fare almeno una volta nella vita.
Fare una degustazione di Malvasia e capperi: Salina è la casa di questi due prodotti delle Eolie, perché non concedersi un assaggio?
Giorno 7: Saluti da Lipari
Il nostro itinerario di 7 giorni alle Isole Eolie giunge al termine, ma non prima di un’ultima granita con brioche a Lipari o un tuffo nelle sue spiagge più belle. Prima di ripartire e tornare alla vita vera, prenditi un momento per guardare ancora il mare e lasciare che il tuo cuore assorba per sempre la voce indomita delle Isole Eolie.
L’estate è arrivata e con lei la voglia di scoprire territori nuovi in sella alla propria bicicletta. Se anche tu fai parte di quella crescente schiera di viaggiatori che ha scelto le due ruote come compagne di avventure, sai bene quanto sia fondamentale avere un portabici affidabile per raggiungere comodamente le tue destinazioni preferite.
Trasportare la bicicletta in auto non è solo una questione di praticità, ma diventa essenziale quando si pianificano itinerari cicloturistici che richiedono di raggiungere punti di partenza lontani da casa. Una settimana lungo le ciclabili dell’Alto Adige o un weekend sui sentieri della Toscana: i portabici disponibili su Norauto possono fare la differenza tra una partenza serena e ore di stress per sistemare l’attrezzatura.
Perché investire in un portabici di qualità per i tuoi viaggi
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Portabici da gancio traino, la scelta per viaggiatori esperti
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Non mancano poi le alternative più accessibili ma comunque robuste realizzate in acciaio zincato anti-corrosione, adatta a chi viaggia con biciclette tradizionali o mountain bike. Sono in commercio modelli che possono trasportare fino a 4 biciclette, rendendoli ideali per famiglie o gruppi di amici che condividono la passione per il cicloturismo.
Puoi scegliere inoltre quelli che includono il kit luci LED omologato, fondamentale per rispettare il codice della strada durante i trasferimenti, e controlla che siano testati secondo le normative europee ECE R26 per garantire massima sicurezza anche nelle condizioni più impegnative. Norauto sceglie con attenzione i prodotti da proporre ai suoi clienti. Per questo, sul sito non possono mancare i portabici realizzati dai migliori brand del settore quali Thule, Fabbri, Modula, Peruzzo e Atera.
Soluzioni economiche per cicloturisti occasionali
Non tutti i viaggiatori in bicicletta necessitano di soluzioni professionali. Chi pratica cicloturismo occasionalmente, magari solo durante le vacanze estive, può optare per portabici da tetto o posteriori che sono disponibili con un ottimo rapporto qualità-prezzo.
I portabici da tetto sono perfetti per chi possiede già barre portapacchi e cerca una soluzione versatile per trasporti saltuari. Questa tipologia si adatta perfettamente a viaggi verso destinazioni balneari in cui la bicicletta diventa un mezzo per scoprire i dintorni della località di villeggiatura.
Per chi non dispone di gancio traino né barre da tetto, i portabici posteriori possono rivelarsi funzionali e pratici. Sono infatti in grado di trasportare fino a 3 biciclette utilizzando un sistema di cinghie rinforzate che si adatta a qualsiasi tipo di portellone senza danneggiare la vernice del veicolo grazie alla presenza dei gommini di protezione.
Si tratta di sistemi particolarmente apprezzati da chi sceglie destinazioni cicloturistiche raggiungibili in giornata, come i numerosi percorsi ciclopedonali che attraversano le città d’arte italiane o le piste ciclabili lungo i fiumi e i laghi.
Come scegliere il portabici perfetto per i tuoi viaggi
La scelta del portabici ideale dipende principalmente dal tipo di cicloturismo che pratichi. Se ami esplorare territori montani con la tua e-bike, dovrai necessariamente orientarti verso modelli da gancio traino o comunque top di gamma, gli unici con portata certificata per biciclette elettriche.
Per i cicloturisti che preferiscono biciclette da corsa con telai in carbonio, sono consigliati i sistemi di aggancio sulla ruota che evitano pressioni dannose sul telaio ultraleggero. Chi invece utilizza fat bike con pneumatici superiori a 3 pollici dovrà optare per portabici specifici con scanalature maggiorate.
La frequenza d’uso è un altro fattore determinante: se viaggi spesso, vale la pena investire in un sistema di aggancio rapido che riduca i tempi di montaggio. Se opti per i sistemi economici, sotto i 100 euro, considera che siano garantiti dagli elevati standard di qualità con certificazione TÜV e che siano realizzati con strutture in alluminio anodizzato che resiste alla corrosione. Per salvaguardare l’autoveicolo, invece, controlla che i punti di contatto siano ricoperti di un materiale attutente come ad esempio la gomma EVA.
Più in generale, si devono prendere in considerazione la capacità di carico verticale del gancio traino, impressa sul valore S della sfera (di norma, troverai un numero di 50-90 kg), la larghezza del tetto per i modelli da barre e la conformazione del portellone per i portabici posteriori.
Una volta scelto il portabici più adatto, puoi scegliere di rivolgerti servizio di montaggio professionale che ti permette di partire immediatamente per la tua avventura senza preoccuparti dell’installazione. Prendi in considerazione offerte con tariffe trasparenti che ti assicurino comunque la certezza di un montaggio a regola d’arte eseguito da tecnici specializzati.
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La Turchia è un paese diviso tra due continenti, l’Europa da una parte e l’Asia dall’altra. Per la sua posizione geografica, la lunga storia e la cultura millenaria questo è un paese che affascina e conquista moltissimi visitatori. Quando si pensa ad un viaggio in Turchia bisogna, quindi, sapere che le città e le cose da vedere sono moltre ma un viaggio di sette giorni permette di avere un buon assaggio delle città. In una settimana, quindi, è possibile visitare alcune delle sue meraviglie più iconiche, esplorando non solo le città principali ma anche siti archeologici, dalle tranquille e i paesaggi lunari della Cappadocia.
Giorno 1: Istanbul, il cuore storico
Nonostante non sia la capitale del paese, per molti la scoperta della Turchia comincia proprio da Istanbul, una città dalla storia millenaria con un territorio che si estende tra Europa e Asia. Esplorare tutta la città in pochi giorni è davvero difficile dati i numerosi siti di interesse e anche il traffico di Istanbul che può essere davvero terribile. Ci sono alcune tappe, però, che non bisogna assolutamente mancare.
Sultanahmet, la zona da non perdere
La prima giornata può essere dedicata alla scoperta del quartiere di Sultanahmet, il cuore più antico della città. Qui si trovano la maestosa Basilica di Santa Sofia, un tempo chiesa bizantina e poi moschea, e la Moschea Blu, celebre per le sue 20.00o piastrelle di ceramica blu di İznik. Nella zona sorge anche l’Ippodromo, che al tempo dei romani ha ospitato spettacoli e corse con i cavalli ma poi è diventato anche luogo significativo per rivolte e sommosse che hanno fatto la storia della città. Non lontano, il Palazzo Topkapi è stato per secoli la residenza dei sultani ottomani e conserva ancora moltissime testimonianze di quel periodo. Da non perdere anche una sosta alla Basilica Cisterna, luogo che nonostante il nome non è un edificio religioso ma un museo. Questo spazio, infatti, è stato usato dai romani come sito dove immagazzinare l’acqua che poi veniva usata dai regnanti che vivevano nel Grande Palazzo.
iStockIl quartiere Sultanahmet è il cuore storico di Istanbul
Gran Bazar di Istanbul
Da Sultanahmet è possibile raggiungere a piedi il Gran Bazar, uno dei mercati coperti più grandi al mondo dove è impossibile non perdersi tra numerose bancarelle e negozi. Costruito per la prima volta a metà del XV secolo e poi più volte ampliato, il Grande Bazar ospita oggi non solo commercianti ma anche bar, ristoranti e due moschee. Con un’altra breve camminata dal Grande Bazar si può raggiungere la Moschea di Suleymaniye costruita a metà Cinquecento per uno trai i più famosi sovrani dell’Impero Ottomano, Solimano il Magnifico.
Giorno 2: Istanbul europea e crociera sul Bosforo
Il secondo giorno può essere dedicato a scoprire anche la zona europea di Istanbul in particolare il quartiere di Beyoğlu, che nei secoli è stato territorio sia della Repubblica di Genova sia di quella di Venezia. La giornata, poi, non può dirsi conclusa senza aver fatto una crociera sul Bosforo, ammirando gli splendidi palazzi e le moschee che si affacciano sullo stretto.
Beyoğlu e Corso Indipendenza
La zona di Beyoğlu durante il dominio ottomano è stata a lungo sede di ambasciate europee, uffici diplomatici e importanti aziende straniere. Anche per questo l’influenza europea si nota molto in quest’area della città. Il suo cuore è İstiklal Caddesi (ovvero Corso Indipendenza), una via pedonale lunga quasi 1,5 km che collega Piazza Taksim con Piazza Tünel. È una delle strade più famose della città, ricca di negozi, caffè e gallerie d’arte ed è percorsa anche da un tipico tram rosso.
Torre di Galata
Costruita nel 1348 dai Genovesi come torre di guardia, la Torre di Galata domina ancora oggi il quartiere con i suoi 67 metri di altezza. Nel corso dei secoli ha avuto diverse funzioni: prigione, osservatorio astronomico e torre di segnalazione. Il momento migliore per salire sino alla cima è sicuramente quello del tramonto dato che dalla sua terrazza panoramica si gode una vista spettacolare sulla città, sul Bosforo e sul Corno d’Oro. Dalla Torre di Galata è possibile camminare fino al famoso Ponte di Galata, un’opera di ingegneria straordinaria che collega la zona europea di Istanbul con quella ottomana.
iStockLa Torre Galata, costruita dai genovesi, domina il profilo della città
Giorno 3: Ankara, la capitale
Il terzo giorno può essere dedicato ad Ankara, capitale della Turchia, che si è da poco candidata nella Lista Propositiva dell’Unesco. Da Istanbul il modo più semplice per raggiungere la città è l’aereo.
Mausoleo di Atatürk e Museo delle Civiltà Anatoliche
Qui la prima tappa della giornata è il Mausoleo di Atatürk (o Anıtkabir), dedicato a Mustafa Kemal Atatürk (1881-1938) primo Presidente e fondatore della Repubblica Turca. Situato su una collina panoramica, l’Anıtkabir colpisce per la sua architettura monumentale e l’importanza che ricopre per i cittadini turchi.
Poco distante si trova il Museo delle Civiltà Anatoliche, che ospita una vasta collezione di reperti dell’Età del Bronzo, ma anche dei periodi romano, bizantino e di altre epoche che raccontano molto sulla storia del paese.
iStockL’antica Cittadella (Ankara Kalesi), domina la città di Ankara dall’alto
L’antica Ankara
Proseguendo verso il centro storico si incontrano la suggestiva Moschea di Hacı Bayram, costruita tra il XVI e il XVII secolo, e il Tempio di Augusto, un antico tempio romano edificato tra il 25 ed il 20 a.C. in seguito alla conquista romana dell’Anatolia. Parti del famoso testo “Res gestae divi Augusti” ovvero “Le imprese del divino Augusto” sono state incise nelle sue pareti e si possono ancora oggi leggere. A pochi passi si possono ammirare anche i resti delle Terme di Caracalla risalenti al IV secolo.
Infine, vale assolutamente una visita la Cittadella di Ankara (Ankara Kalesi), una fortezza edificata nel periodo romano ma poi ricostruita diverse volte. Innalzata sulla cima di una collina da lassù è possibile ammirare una splendida vista sulla città.
Giorno 4: Cappadocia e i paesaggi lunari
Raggiungi la Cappadocia, una regione unica al mondo per le sue formazioni rocciose scolpite nel corso del tempo dal vento e dall’acqua che sono noti come “Camini delle Fate” per la loro forma conica. I paesaggi naturali di questa zona sono davvero surreali tanto che qui vengono anche organizzati voli in mongolfiera all’alba per ammirare tutto il loro fascino.
Museo all’aperto di Göreme
La Cappadocia è particolarmente celebre per il suo Museo all’aperto di Göreme, un complesso di chiese rupestri, monasteri e edifici scavati nella roccia che conservano ancora affreschi e decorazioni realizzati tra il X e il XII secolo. Per il suo fascino e l’importanza storica il Parco di Göreme è stato dichiarato Patrimonio UNESCO. Qui molte delle formazioni rocciose, di origine vulcanica, sono state per secoli nascondiglio per eremiti o per martiri cristiani. Le chiese più famose sono la Chiesa Oscura (Karanlık Kilise), nota per gli splendidi affreschi, la Chiesa della Mela, la Chiesa di Santa Barbara e la cappella funeraria di San Basilio.
Città sotterranee
Un’esperienza immancabile è la visita a una delle città sotterranee, come Derinkuyu o Kaymakli: veri e propri labirinti di tunnel, stanze e cunicoli scavati fino a 80 metri di profondità durante le invasioni. La popolazione cristiana della zona, infatti, è stata a più riprese (tra il V e il X) oggetto di persecuzioni e proprio per sfuggire alle vessazioni sono state costruite delle vere e proprie città sotterranee. La più famosa di queste è Kaymakli che si dice sia la più grande di tutta la Cappadocia dato che si sviluppa su otto livelli, ma solo quattro di questi sono aperti alle visite. Passeggiare al suo interno è come entrare in un vero labirinto sotterraneo: strette gallerie conducono a stanze comuni, cucine, magazzini, chiese e persino stalle per gli animali.
Museo di Zelve
Il Museo all’aperto di Zelve è uno dei siti più suggestivi e meno affollati della Cappadocia. Situato a circa 10 chilometri da Göreme, Zelve è stato un villaggio abitato fino alla metà degli anni Cinquanta. Nato come centro monastico e luogo di rifugio, Zelve ospita speciali formazioni rocciose che rendono il paesaggio davvero surreale. Il complesso ospita chiese scavate nella roccia risalenti al IX-XIII secolo, ma anche una splendida moschea a testimonianza di come nel tempo questa zona fosse abitata sia da cristiani sia da musulmani.
Giorno 5: Volo in mongolfiera e il castello di Uçhisar
Una volta in Cappadocia una delle attività più emozionanti da fare è sicuramente il volo in mongolfiera all’alba, per ammirare dall’alto i paesaggi della zona. È un’esperienza che rimane davvero impressa. Successivamente, prima di partire alla volta della prossima tappa, si può visitare il castello di Uçhisar, una fortezza scavata nella roccia.
iStockIl volo in mongolfiera all’alba in Cappadocia
Volo in mongolfiera sui cieli della Cappadocia
Nonostante non sia un’attività particolarmente economica, il volo in mongolfiera sui cieli della Cappadocia è un’attività assolutamente da mettere in programma. Dall’alto, infatti, il paesaggio della Cappadocia si svela in tutta la sua bellezza. Le valli scolpite dal vento, i villaggi antichi e le numerose formazioni in pietra cambiano colore con le prime luci del sole, creando un panorama che toglie il fiato. Guardare il sole sorgere da lassù con questo territorio fantastico ai piedi è davvero un’esperienza unica.
Castello di Uçhisar
Situato nel villaggio di Uçhisar, questo imponente castello di roccia vulcanica sorge nel punto più alto della Cappadocia e da lassù domina le valli circostanti con la sua forma maestosa. In realtà è un grande pinnacolo di tufo scavato su più livelli, che nel corso dei secoli ha svolto sia il ruolo di fortezza che di rifugio.
Giorno 6: Pamukkale e le terrazze di travertino
Pamukkale e Hierapolis formano uno dei siti più affascinanti della Turchia, dove natura e storia si intrecciano in un paesaggio unico.
iStockPamukkale e le sue splendide terrazze di travertino
Pamukkale
Il nome Pamukkale significa “castello di cotone” perché è questo che sembra vedere quando si ammira questo luogo unico al mondo, celebre per le sue spettacolari terrazze bianche di travertino. Qui l’acqua termale, ricca di calcio, scorre da millenni creando vasche naturali che assumono il colore bianco assomigliando a del cotone. L’acqua che sgorga ad alta temperatura viene sfruttata da tempo per le sue proprietà curative.
Hierapolis
Hierapolis sorge proprio sopra le terrazze di Pamukkale ed è una delle città antiche più affascinanti della Turchia. Fondata nel II secolo a.C. dai re di Pergamo, durante la dominazione romana è diventata un importante centro termale. Oggi si può passeggiare lungo la via dell’antica città e ammirare i resti ben conservati di diversi siti di epoca romana. Tra le prime testimonianze si incontra il teatro che poteva ospitare fino a 15.000 spettatori, poi le terme, i templi e soprattutto la necropoli che è una delle più vaste dell’Asia Minore, con moltissimi sarcofagi e monumenti funerari.
Giorno 7: Efeso, l’antica città romana
Per un bel viaggio indietro nel tempo, si può concludere il tour con una visita a Efeso, una delle città romane meglio conservate di tutto il Mediterraneo.
iStockLa Biblioteca di Celso, tra le testimonianze più belle ad Efeso
Sito di Efeso
Considerato uno dei siti archeologici più imponenti e meglio conservati del Mediterraneo, Efeso ha come simbolo la Biblioteca di Celso, costruita nel II secolo d.C. in onore del governatore romano Celso Polemeano. Accanto si trova il Grande Teatro, che poteva ospitare fino a 25.000 persone e oggi è ancora usato per concerti ed eventi. Non lontano si possono visitare i resti del Tempio di Artemide, una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico.
Visitare la Turchia: tutti i consigli utili
Per i cittadini italiani non è richiesto il visto per soggiorni turistici fino a 90 giorni. È sufficiente il passaporto ma si può viaggiare anche con la carta d’identità valida per l’espatrio. I periodi migliori per un viaggio sono Primavera (aprile-giugno) e autunno (settembre-ottobre).
La Turchia è un Paese laico ma la maggioranza della popolazione è musulmana. Nelle grandi città non ci sono particolari restrizioni all’abbigliamento, mentre nei villaggi o aree rurali è preferibile vestirsi in modo più sobrio. Per entrare nelle moschee uomini e donne devono coprire gambe e spalle, inoltre, le donne devono indossare un foulard per coprire il capo.
Seul è una metropoli che pulsa di vita 24 ore su 24, un vero e proprio crogiolo dove la tradizione millenaria incontra l’innovazione più sfrenata. Questa dicotomia è ciò che la rende così affascinante e profondamente stratificata, offrendo un’esperienza di viaggio unica e indimenticabile. È una città dove templi antichi e grattacieli futuristici coesistono in armonia, e dove, paradossalmente, anche i luoghi più quotidiani possono celare storie inaspettate, come ha dimostrato il fenomeno globale di Squid Game. Dai maestosi palazzi reali che sussurrano storie di dinastie e imperi passati, alle luci accecanti e al lusso sfrenato di Gangnam, Seul ti cattura con la sua diversità.
Puoi ritrovarti immerso nella pace contemplativa dei templi zen, per poi essere travolto dal caos vibrante e profumato dei mercati brulicanti, dove ogni bancarella racconta una storia di sapori e tradizioni. Ma Seul non è solo splendore e progresso. La sua complessità si rivela anche negli angoli più modesti, spesso trascurati dai percorsi turistici più battuti. È in questi contesti, fatti di vicoli stretti, quartieri popolari e dinamiche sociali intricate, che una serie come Squid Game ha trovato la sua ambientazione perfetta. Molte delle scene più iconiche, che esplorano le disuguaglianze sociali e la lotta per la sopravvivenza, sono state girate in aree che richiamano la Seul più autentica e meno patinata, come i quartieri residenziali tradizionali (simili a quelli che si possono ancora trovare in zone come Hyehwa o alcune parti di Daehangno), o i vivaci, ma a volte sovraffollati, mercati rionali.
Nonostante la sua veste futuristica, Seul conserva un’anima profondamente radicata nella sua storia e nelle sue contraddizioni. L’itinerario di sette giorni che proponiamo è ideale per immergersi completamente in queste atmosfere contrastanti, per scoprire non solo i suoi volti più celebri e innovativi, ma anche per cogliere le sfumature e le complessità che la rendono così ricca e, sì, anche teatro di narrazioni potenti per varie forme di arte.
iStockCase coreane tradizionali
Giorno 1: storia e tradizione nel cuore della città
Iniziate la vostra avventura gustando la colazione al London Bagel Museum per poi passeggiare fino al Palazzo Gyeongbokyung, il più grande e magnifico dei cinque grandi palazzi reali di Seul. Ammirate la cerimonia del cambio della guardia, un vero spettacolo di colori e suoni, e visitate il Museo Nazionale del Palazzo. Proseguite poi verso il Bukchon Hanok Village, un pittoresco quartiere dove il tempo sembra essersi fermato. Qui potrete passeggiare tra le tradizionali case coreane (hanok), ammirare l’architettura antica e scattare foto mozzafiato. Concludete la giornata con una visita al colorato Tempio Jogyesa, un’oasi di pace nel cuore della città con ingresso gratuito, famoso per le sue lanterne colorate e l’atmosfera meditativa. E in serata potete passeggiare per Insadong, fermandovi per scattare foto in uno dei famosi studi selfie della città.
Giorno 2: shopping, cibo di strada e panorami mozzafiato
Iniziate il secondo giorno a Seul di buon mattino con una visita al Bukchon Hanok Village, prestando attenzione poiché si tratta di una zona residenziale dove la gente vive e lavora. Oppure potete dedicarvi a Myeong-dong, il paradiso dello shopping e del cibo di strada. Qui troverete infinite possibilità per fare acquisti, dalle boutique di moda ai negozi di cosmetici coreani, senza dimenticare le deliziose specialità da gustare tra una bancarella e l’altra. Nel pomeriggio potete salire sulla N Seoul Tower (o Namsan Tower) sulla cima della collina di Namsan. La vista panoramica a 360 gradi sulla città è spettacolare, soprattutto al tramonto o di notte, quando Seul si illumina in un tripudio di luci.
iStockPalazzo Gyeongbokyung
Giorno 3: Arte, design e la movida giovanile
Il terzo giorno ci si può immergere nel design e nell’architettura futuristica del Dongdaemun Design Plaza (DDP), un’iconica struttura dalle forme sinuose. Progettato dalla celebre architetta Zaha Hadid e dallo studio Samoo, il DDP è un’icona del design neofuturistico, caratterizzato da “forme potenti e curve di strutture allungate” che ricordano il flusso di un liquido. Situato nel cuore del distretto storico della moda di Seul, il DDP è un vasto complesso culturale che integra storia e modernità. All’interno ospita spazi espositivi, sale conferenze, un museo del design, un laboratorio di design, un centro educativo e un “design market” spesso aperto 24 ore su 24.
Successivamente si può esplorare il quartiere di Hongdae, il cuore pulsante della cultura giovanile di Seul vicino alla Hongik University. Si tratta di un’area dinamica e vivace dove è possibile ammirare performance di strada, visitare negozi indipendenti, gallerie d’arte e caffè alla moda. La sera si anima con locali e musica K-pop, offrendo un’esperienza vivace e divertente.
Giorno 4: Il lusso di Gangnam e la tranquillità del tempio
Visitate il celebre quartiere di Gangnam, reso famoso dalla hit mondiale di Psi che si trova nel distretto a sud del fiume Han e incarna il lato più sfarzoso e all’avanguardia di Seul. Grattacieli imponenti, boutique di lusso e ristoranti stellati caratterizzano la zona e si consiglia di fare una passeggiata lungo il viale di Garosu-gil, il “viale degli alberi”, famoso per i suoi caffè e negozi trendy. Per un contrasto sorprendente, recatevi al Tempio Bongeunsa, un magnifico tempio buddista immerso nella modernità di Gangnam, che offre un’atmosfera di serenità e riflessione. Fondato nel 794 d.C. e ricostruito più volte, questo magnifico tempio buddista è un’oasi di tranquillità che sembra sospesa nel tempo, circondata da grattacieli luccicanti. Offre spesso programmi di “Temple Stay” o “Temple Life“, che permettono ai visitatori di sperimentare la vita monastica, partecipare a sessioni di meditazione o praticare la calligrafia buddista: un’opportunità unica per connettersi con la spiritualità coreana.
iStockTempio Bongeunsa
Giorno 5: Natura e relax al fiume Han
Il Fiume Han (Hangang) è l’arteria vitale di Seul, dividendo la città in due e offrendo ai suoi abitanti e ai visitatori un’oasi di natura e svago. Concedetevi una giornata di relax e natura al Parco del Fiume Han. Questo vasto spazio verde che costeggia il famoso fiume è perfetto per una passeggiata, un giro in bicicletta o un picnic. Potete anche noleggiare una barca o un pedalo per ammirare la città da una prospettiva diversa. Se siete fortunati, potreste assistere a uno dei tanti eventi o festival che si tengono regolarmente lungo il fiume. Diversi ponti sul Fiume Han sono vere e proprie attrazioni. Il Banpo Bridge è particolarmente famoso per il suo “Moonlight Rainbow Fountain”, uno spettacolo di luci e getti d’acqua sincronizzati con la musica che si tiene regolarmente la sera.
Giorno 6: Un tuffo nella storia recente: la DMZ
Per un’esperienza toccante e ricca di storia, dedicate una giornata al Tour del DMZ (Zona Demilitarizzata) che separa la Corea del Nord dalla Corea del Sud. È un’occasione unica per vedere da vicino il confine più militarizzato del mondo e comprendere le complessità della storia coreana. Ricordatevi di prenotare il tour in anticipo, poiché l’accesso è limitato. Il tour di questa cicatrice storica e simbolo potente della divisione tra le due Coree è un’esperienza intensa e imperdibile. Tra i luoghi principali Imjingk Park dove si trova il “Ponte della Libertà” per il ritorno dei prigionieri di guerra, il Terzo Tunnel di Aggressione scoperto nel 1978, il Dara Observatory, la Dorasan Station costruita per collegare le due Coree in futuro, e il JSA o Panmunjon con le famose Blue Houses, le baracche dove vengono condotti i negoziati.
iStockPonte della Libertà DMZ Seul
Giorno 7: Avventura o tradizione, a voi la scelta!
Per l’ultimo giorno, avete due opzioni, a seconda dei vostri interessi. L’opzione A pensato per gli amanti della natura e del trekking è il Parco Nazionale di Bukhansan, a nord di Seul dove poter percorrere i vari sentieri di trekking che offrono viste mozzafiato sulla città ed esplorare paesaggi naturali incontaminati. L’opzione B invece è per chi preferisce la cultura e il divertimento al coperto: il Museo Nazionale della Corea, uno dei più grandi musei d’arte e storia del mondo, trascorrendo poi qualche ora al Lotte World Tower & Mall, un complesso che include un grattacielo altissimo con un osservatorio panoramico e un enorme centro commerciale.
Il ritorno a La Spezia dell’Amerigo Vespucci segna la fine del lungo Tour Mondiale 2023-2025, che l’ha portata a navigare per quasi 50.000 miglia e a toccare numerosi porti in tutto il mondo. Un’impresa epica il cui finale porta il veliero nella sua sede abituale per i lavori di manutenzione. Durante questo viaggio ha raggiunto 5 continenti, 32 Paesi e 53 porti, arrivando nella città ligure lunedì 16 giugno, dove sosterà al Molo Italia fino a lunedì 23 giugno.
In quest’occasione, avrete l’opportunità di visitare “la nave più bella del mondo” gratuitamente e partecipare a tutta una serie di eventi organizzati per celebrare questo attesissimo momento.
L’Amerigo Vespucci arriva al Molo Italia di La Spezia
Il veliero è salpato il 1 luglio 2023 per un giro del mondo che ha toccato oltre 50 porti in 32 Paesi di tutto il mondo e, come ultima tappa, rientra a casa. Questa è La Spezia, da ben 93 anni base dell’Amerigo Vespucci, dove riceve i lavori di manutenzione necessari per la preparazione alle prossime avventure.
Il programma per l’approdo dell’Amerigo Vespucci è ricco di iniziative: seppur la visita a bordo sia ormai sold out, potrete ammirare il veliero ormeggiato, scattare qualche foto e partecipare agli eventi organizzati per l’occasione, a partire dalla cerimonia d’accoglienza.
A dare il benvenuto al veliero ci saranno numerose barche da diporto in prossimità dell’isola del Tino e un gruppo di ultraleggeri con i fumi tricolore sul Golfo dei Poeti.
Le iniziative in programma
Sono diverse le iniziative organizzate per celebrare l’ultima tappa del tour dell’Amerigo Vespucci, arrivata a La Spezia dopo aver sostato nel porto di Livorno. Dopo la giornata inaugurale del 16 giugno, si continua il 17 giugno con la presentazione dello storico passaggio di Capo Horn del veliero raccontato dal comandante della nave c.v. Giuseppe Lai, mentre il 19 giugno, al Molo Italia, ci sarà un evento davvero suggestivo.
Sul molo andrà in scena il “Simon Boccanegra” di Giuseppe Verdi: la rappresentazione lirica si svolgerà su un palco galleggiante con l’Amerigo Vespucci a fare da scenografia d’eccezione. L’evento verrà replicato il 20 giugno.
Il 21 giugno, invece, si terrà la seconda edizione del “Sea Talk” dove verranno affrontati diversi temi legati al mare, dalla sostenibilità ambientale all’innovazione tecnologica, dall’economia blu alla cultura marinara. Alle 22:00, la serata terminerà con il Drone Show, uno spettacolo unico che unisce la potenza dell’acqua, la magia della luce e la tecnologia dei droni, tra fontane danzanti, giochi pirotecnici a ritmo di musica e coreografie luminose. Infine, il 22 giugno ci sarà la Santa Messa sull’Amerigo Vespucci, officiata dal vescovo de La Spezia.
Come visitare l’Amerigo Vespucci a La Spezia
Come avvenuto in tutte le altre città italiane, anche a La Spezia, dal 16 al 22 giugno, le persone che hanno effettuato la prenotazione potranno salire a bordo della Nave Scuola della Marina Militare esibendo il QR rilasciato in fase di prenotazione. L’iniziativa è già sold out, quindi andando sul sito ufficiale non sono più disponibili posti. Gli appassionati e i curiosi potranno comunque osservare la sua magnificenza dall’esterno e godersi i tanti eventi in programma.
Una settimana in Norvegia è sufficiente per innamorarsi perdutamente di questo Paese dai paesaggi spettacolari e dall’atmosfera fiabesca. Se hai sempre sognato fiordi profondi, montagne imponenti, chiese medievali e città accoglienti, questo itinerario di 7 giorni ti guiderà attraverso un viaggio indimenticabile da Oslo a Stavanger e Bergen, passando per Flam, Aurland ed Eidfjord, celebri fiordi e trekking iconici.
Un mix perfetto tra natura, cultura e piccoli villaggi incantati. Una settimana in Norvegia può sembrare poco ma è certamente sufficiente per lasciarsi incantare dalla sua natura esplosiva, dalle città accoglienti e dalle esperienze uniche che offre ogni angolo di questo Paese.
Il nostro itinerario ti porterà proprio nel cuore del fascino norvegese, tra paesaggi mozzafiato, cultura e storia vichinga.
Fonte: iStockOslo è una città vivace con tante attrazioni interessanti
Giorno 1: Oslo tra cultura, architettura e natura
Oslo è una capitale vivace ma a misura d’uomo, incorniciata da mare e montagne. Il tuo viaggio in Norvegia di 7 giorni comincia proprio da qui. Dopo l’arrivo, ti consigliamo di iniziare con una passeggiata nella zona moderna di Aker Brygge e Tjuvholmen, tra architettura contemporanea, gallerie e ristoranti sul mare.
Nel pomeriggio visita il Viking Ship Museum e il Norsk Folkemuseum, due musei imperdibili nella penisola di Bygdøy, ideali per un primo sguardo alla storia norrena.
Il Norsk Folkemuseum, con la sua “old town” ricostruita, una chiesa a doghe e perfino un orto medico, merita davvero una visita. Subito dopo, il Fram Museum, con la nave delle spedizioni polari, ti farà immergere nell’atmosfera di eroiche esplorazioni. La “stanza congelata” è un’esperienza da non perdere!
A pochi passi, il Kon-Tiki Museum racconta l’incredibile avventura di Thor Heyerdahl attraverso il Pacifico. Si tratta di un museo più piccolo, ma ben curato e coinvolgente.
Per trascorrere del tempo all’aria aperta, visita il Vigeland Park, un surreale giardino di sculture dove ogni statua racconta una storia, compreso il famigerato “Man Attacked by Babies” o in alternativa, percorri la Havnepromenaden, un lungomare di 9 km che attraversa quartieri storici e moderni.
Fonte: iStockCammina tra le sorprendenti statue del parco Vigeland
Poi fai una tappa al National Museum, che custodisce una delle versioni de “L’Urlo” di Munch, accanto a opere che raccontano la storia artistica e culturale della Norvegia. Una visita sorprendente, anche per chi non ama i musei d’arte.
L’ultima sosta è nel quartiere Grünerløkka, una zona giovane e creativa piena di locali e mercatini dove potrai fermarti a cena scegliendo tra ristoranti bohémien o street food.
Accetta un consiglio pratico: l’Oslo City Pass è essenziale se prevedi di visitare più musei e usare i mezzi pubblici, eccellenti per muoversi rapidamente da una zona all’altra della città.
In serata è già arrivato il momento di salutare Oslo e di prendere il treno notturno per Stavanger, città costiera nel sud-ovest, famosa per i suoi trekking sul Lysefjord.
Giorno 2: l’escursione a Preikestolen, il pulpito sul fiordo
Una volta a Stavanger, prendi il traghetto locale per Tau, da cui un bus ti porterà all’inizio del sentiero per Preikestolen (Pulpit Rock). Questo trekking di 4-5 ore è tra i più iconici del paese e conduce a una piattaforma naturale sospesa a 604 metri sul Lysefjord.
Il percorso è abbastanza impegnativo e necessità di scarpe e attrezzatura adeguata. In cima non troverai alcun punto di ristoro quindi porta con te acqua e qualche snack per ricaricarti prima di rientrare.
Fonte: iStockIl panorama dal Preikestolen vale la salita!
Il panorama dalla cima è semplicemente incredibile e vale tutta la fatica: una distesa d’acqua scintillante racchiusa da pareti verticali e silenzio assoluto. Fai attenzione se ti avvicini al ciglio del Pulpit Rock, non esistono protezioni e l’altezza potrebbe causarti delle vertigini.
Dopo il rientro, goditi una cena rigenerante a Stavanger. Il quartiere colorato di Fargegaten, con i suoi bar e ristoranti, è perfetto per rilassarsi.
Giorno 3: il brivido di Kjeragbolten, la roccia sospesa
Se il Preikestolen ti ha stupito, oggi ti aspetta un’esperienza ancora più spettacolare: il trekking a Kjeragbolten, la roccia incastrata tra due pareti verticali a oltre 1000 metri d’altezza. La camminata è impegnativa (6 ore, 800 m di dislivello), ma la vista e la possibilità di salire sulla roccia sospesa sono impagabili.
Per i più avventurosi, è possibile partecipare a un’escursione guidata all’alba, con partenza notturna e colazione in cima.
Dopo il rientro, approfitta delle ultime ore a Stavanger per una cena tipica o una visita al Museo del Petrolio per comprendere l’importanza economica di questa regione.
Fonte: iStockL’escursione al Kjeragbolten è una delle più amate della Norvegia
Giorno 4: traghetto da Stavanger a Bergen, rotta tra i fiordi
Al mattino prendi un traghetto costiero da Stavanger a Bergen, navigando lungo la spettacolare costa norvegese punteggiata da isolette e scogliere. La traversata dura circa 5 ore e offre scorci suggestivi ideali per una pausa rilassante ma attenzione se soffri il mal di mare: le onde possono essere davvero imponenti anche sotto costa!
All’arrivo a Bergen, esplora la zona del teatro Den Nationale Scene e concediti una cena vista porto. Tra i locali consigliati:
Restaurant 1887: cucina moderna in una location storica
Pingvinen: piatti tipici norvegesi in stile casalingo
Cornelius: ristorante di pesce su un’isola (prenotazione obbligatoria)
Giorno 5: Bergen, panorami, musei e atmosfera storica
Bergen è una città che unisce storia e natura con grande armonia. Inizia la giornata salendo sul Monte Fløyen con la funicolare o a piedi attraverso il sentiero tra foreste e statue di troll.
I panorami lungo il percorso sono incantevoli, e dall’alto si può ammirare tutta Bergen, adagiata sul mare e abbracciata dalle montagne.
Nel pomeriggio esplora il quartiere dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO di Bryggen, tra botteghe in legno, caffè e vicoli affascinanti. È il luogo perfetto per comprare prodotti d’artigianato o semplicemente sedersi a guardare le persone a passeggio.
Fonte: iStockIl Bryggen di Bergen è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO
Ti consigliamo di visitarlo dalle 16:30 in poi, quando le navi da crociera che normalmente fanno tappa a Bergen stanno per ripartire e la folla si fa meno intensa. Per cena, fai un salto al mercato del pesce, troverai molta scelta e prezzi abbordabili.
Potresti anche considerare di visitare Fantoft, dove sorge una chiesa a doghe, ricostruita dopo un incendio negli anni ’90 causato da membri della scena black metal norvegese. È un luogo suggestivo, circondato dal bosco, con una storia affascinante e un’estetica gotica quasi inquietante.
Altre esperienze consigliate:
Zipline sul Monte Ulriken
Gamle Bergen: ricostruzione della Bergen del XVIII secolo
KODE 4: arte norvegese (Munch, Dahl, Picasso)
Museo Marittimo
Museo della Fortezza
Tour in segway al tramonto
Giorno 6: crociera sull’Hardangerfjord fino a Eidfjord
Una delle ragioni principali per cui tanti scelgono la Norvegia è esplorare i suoi fiordi. Da Bergen, una delle crociere più scenografiche è quella verso l’Eidfjord, nel cuore dell’Hardangerfjord, chiamato anche la “Regina dei Fiordi”.
Il viaggio inizia con un bus panoramico fino a Norheimsund, seguito da una navigazione di tre ore tra laghi limpidi, cascate, montagne a picco e villaggi sparsi lungo la costa. Se avrai la fortuna di incontrare una bella giornata estiva, la luce perfetta e il cielo limpido del Nord renderanno questi momenti semplicemente indimenticabili.
Durante il tragitto si passa vicino al braccio di fiordo che porta alla celebre escursione di Trolltunga, una delle più iconiche del Paese. Se hai un paio di giorni in più, vale la pena considerarla.
Il villaggio di Eidfjord è pittoresco e tranquillo, con casette tipiche, laboratori artigianali, alberi decorati con maglia colorata e una spiaggia nascosta che ti regalerà momenti di autentica felicità. Ti sembrerà davvero di essere all’interno di una fiaba norrena.
Fonte: iStockLa Regina dei Fiordi ti regalerà lo scatto migliore del viaggio
Giorno 7: Gudvangen, crociera sul Naeroyfjord e arrivo a Flam
Dopo Bergen, l’itinario per i tuoi 7 giorni in Norvegia ti porterà verso Gudvangen, villaggio noto per la sua Viking Valley. Non è un museo ma una vera ricostruzione abitata, dove si può provare il tiro con l’ascia, visitare capanne tradizionali e ascoltare storie di pirati norreni.
Da qui parte la crociera sul Naeroyfjord, altro patrimonio dell’UNESCO di questo incredibile Paese: la navigazione è affascinante e ti permetterà di scoprire anche il villaggio di Undredal, famoso per il formaggio di capra Brunost.
Una volta a Flam, ti aspetta la Flåmsbana, il trenino panoramico che da Flam sale a Myrdal in uno dei tragitti più scenografici del mondo: in un’ora attraverserai cascate, paesaggi alpini e pendenze impossibili. Da lì, potrai riprendere direttamente il treno per Oslo e tornare casa.
Fonte: iStockSali sulla Flamsbana per un viaggio incredibilmente panoramico
La Norvegia in 7 giorni è solo l’inizio
Una settimana in Norvegia può sembrare poco, ma con un itinerario ben pianificato riesce a offrire un’incredibile varietà di esperienze: città storiche, fiordi spettacolari, crociere indimenticabili, chiese antiche, musei coinvolgenti, strade panoramiche e piccoli momenti di pura meraviglia.
Il nostro itinerario unisce perciò il meglio della Norvegia meridionale e occidentale. Ogni tappa è pensata per offrire un equilibrio tra attività e relax, tra cultura e avventura.
Highlights del viaggio:
Due città simbolo: Oslo e Bergen
Due trekking epici: Preikestolen e Kjeragbolten
Due crociere sui fiordi: Lysefjord e Hardangerfjord
Esperienze urbane e museali ricche e accessibili
Paesaggi unici, ovunque
In questo modo, in soli 7 giorni, vivrai comunque l’esperienza di una Norvegia intensa e profonda. E se ti resterà il desiderio di tornare per esplorare le Lofoten, il nord artico o i ghiacciai interni… non preoccuparti: succede a tutti quelli che si scoprono questo Paese per la prima volta. Come nei più celebri romanzi d’amore, il primo capitolo è solo l’inizio di una grande storia!
L’estate è ormai alle porte e in cima alle preferenze degli italiani c’è sempre la vacanza al mare. Cocktail, piedi nella sabbia e il desiderio di prendere il sole nelle spiagge più belle, ma bisogna fare attenzione a non scottarsi con questi prezzi. Secondo le prime anticipazioni, la stagione in arrivo sarà tra le più costose degli ultimi anni per chi desidera trascorrere le vacanze in Italia.
A comunicarlo è un report del Codacons che ha messo nero su bianco un trend chiaro legato ai costi di una settimana di ferie che, ormai, sono schizzati alle stelle. Nonostante ciò la domanda è in crescita, soprattutto per i turisti provenienti dall’estero. L’effetto domino dei rincari si avverte ovunque: hotel, spiagge attrezzate, strutture ricettive e servizi.
Gli aumenti previsti per le vacanze estive del 2025
Secondo quanto anticipato dal Codacons (il report ufficiale uscirà a giugno), l’estate 2025 sarà davvero costosa per tutti. È stata analizzata la spesa per una famiglia tipo con due adulti e due bambini in vacanza ad agosto, prendendo come riferimento una settimana attorno al periodo di Ferragosto.
Le stangate segnano picchi del +20% in molti settori, tanto per la spiaggia quanto per le strutture ricettive, con una media nazionale del 10% per gli hotel, rispetto allo stesso periodo del 2024. Altrettanto impattante il caro ombrelloni: secondo le stime, il noleggio di due lettini costerà tra i 30 e i 35 euro al giorno, arrivando persino a 500 euro al giorno per le località più esclusive.
A raccontare il fenomeno è Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che ha spiegato il fenomeno definendolo una “tempesta perfetta”. La domanda in crescita da parte dei turisti stranieri ha portato un aumento dei prezzi, se prima la scusa era quella dei rincari energetici ora è la richiesta altissima.
Se l’Italia all’estero va alla grande, gli italiani registrano un trend negativo. Per la penisola le vacanze stanno diventando un lusso per pochi, portando le famiglie verso micro-vacanze di due o tre notti distribuite tra giugno e settembre.
Le mete più care dell’estate italiana 2025
Focalizzandosi sulle vacanze al mare si notano alcuni trend particolarmente impattanti e legati ad alcuni territori specifici. La Liguria è tra le regioni più care e località come Santa Margherita Ligure presentano conti piuttosto salati: qui una settimana in un tre stelle nel periodo centrale di agosto arriva a 3.592 euro.
Non molto diversa la situazione in Versilia, con prezzi attorno ai 2.237 euro per sette giorni, mentre in Sardegna in località come Baja Sardinia si superano i 2.680 euro. In Campania la Costiera Amalfitana spicca per esclusività, ad Amalfi la vacanza ad agosto per una settimana non costa meno di 2.264 euro.
Fonte: iStockAmalfi è tra le mete più costose dell’estate 2025 in Italia
Le destinazioni di mare più economiche in Italia
Allontanandosi dalle località più trendy, glamour ed esclusive, ci sono però situazioni più accessibili e per questo preferite dalle famiglie italiane. Resiste l’Emilia-Romagna, un faro apprezzato tanto dai giovani quanto dalle famiglie con bambini. A Rimini una settimana per quattro persone costa circa 1.030 euro, mentre a Riccione più o meno 1.498 euro.
Anche la Puglia pensa alle famiglie italiane. A Vieste si spende circa 1.182 euro, a Gallipoli si arriva a 1.445, mentre Otranto si ferma a 1.351 euro. Sulla costa tirrenica, Anzio sorprende con una media di 1.373 euro, mentre Lido di Camaiore si attesta su 1.614 euro: cifre ben al di sotto delle top destination, ma con panorami e mare altrettanto suggestivi.
Quando si parla di Irlanda, sono mille le idee di itinerari di viaggio che ci vengono in mente. Sull’Isola di Smeraldo, infatti, le cose da fare e vedere sono tantissime e sono pronte a riempire i nostri weekend lunghi oppure settimane intere da vivere on the road. Avendo sette giorni a disposizione, per esempio, è un bene concentrarsi su una sola area, in modo da ottenere il meglio dai proprio giorni irlandesi e poter viaggiare su distanze più brevi. Un’area che si presta molto a essere scoperta in una settimana è l’Ulster, ovvero l’Irlanda del Nord. Quale itinerario seguire per scoprire l’Irlanda del Nord in sette giorni?
Come arrivare in Irlanda del Nord e come spostarsi
La prima cosa da sapere è come raggiungere l’Irlanda del Nord. Quest’area è, ovviamente, parte dell’Irlanda – come isola – dal punto di vista geografico ma, politicamente parlando, è sotto la bandiera del Regno Unito. A tutti gli effetti, quindi, ora è un territorio fuori dall’Unione Europea ed è soggetta alle stesse regole d’ingresso che hanno Inghilterra, Galles e Scozia. Serve, in primis, un passaporto in corso di validità.
Per quanto riguarda eventuali altri documenti d’ingresso, ricorda sempre che EIRE (Repubblica d’Irlanda) e Ulster (Regno Unito) sono due nazioni diverse, anche se si trovano sulla stessa isola. Ci sono voli low-cost che, dall’Italia, atterrano direttamente all’aeroporto internazionale di Belfast. Se arrivi direttamente qui, passerai quello che viene chiamato “UK Border” e ti servirà l’ETA (Electronic Travel Authorization): si richiede molto semplicemente online. Si tratta della stessa procedura dell’ETA per la Gran Bretagna.
Se, invece, atterri a Dublino e arrivi in Irlanda del Nord via strada, è probabile che non troverai nessun controllo tra le due nazioni irlandesi. Ma dovrai comunque avere l’ETA per soggiornare, per turismo, nel territorio dell’Irlanda del Nord. Quindi, dovrai viaggiare con il passaporto.
Per quanto riguarda gli sposamenti in Irlanda del Nord, le possibilità sono le più comuni:
Noleggiare un’auto: questo ti permetterà di viaggiare in piena libertà. Ricorda, però, che la guida è a sinistra.
Puoi girare con i mezzi pubblici: è fattibile, economico e anche molto interessante per l’incontro con gli irlandesi stessi.
Viaggiare in bici: non è solo bello ma ti regalerà una vera esperienza di viaggio in Irlanda.
Viaggiare a piedi: i cammini sono tanti e tutti ben segnalati. Calibra, però, bene i tempi del tuo viaggio e adatta l’itinerario alle tue possibilità.
Fonte: iStockIl Palazzo dove risiede il Parlamento dell’Ulster
Giorno 1 in Irlanda del Nord: Belfast e il Titanic
Belfast è diventata ufficialmente una città poco prima della morte della Regina Vittoria e molto di vittoriano c’è da vedere in città. Inizia il tuo itinerario in Irlanda del Nord dalla visita al Parlamento dell’Ulster e dal palazzo dove si trovano gli uffici delle cariche governative più importanti. La visita è sempre guidata ed è gratuita.
Una volta uscito da lì, non ti sarà trovare la strada per raggiungere, seguendo il fiume, il Titanic Museum, un vero e proprio must di ogni viaggio in Irlanda del Nord. Il museo dedicato al transatlantico più tristemente famoso del mondo si trova nell’area in cui la nave è stata costruita. East Belfast si raggiunge in circa una ventina di minuti a piedi dal centro e, ancora oggi, è il luogo in cui si trovano i cantieri navali della città.
La visita al Titanic Museum va accompagnata al fatto di salire a bordo della Nomadic, altra nave della White Star Line ormeggiata accanto all’ingresso del museo del Titanic. Meglio prenotare i biglietti con un certo anticipo e comprarli online per pagare qualcosa di meno.
Giorno 2 in Irlanda del Nord: Belfast, tra cibo e pub storici
Vuoi fare un viaggio in Irlanda e non entrare almeno una volta in un pub o testare un mercato storico? Sia mai! Inizia, però, la giornata dal St George’s Market, il mercato coperto di Belfast che si trova dentro lo stesso edificio vittoriano dove un tempo si macellavano gli animali.
Al giorno d’oggi, questo luogo è un vero e proprio punto di riferimento sia per la gente locale che per i viaggiatori che amano scoprire l’Irlanda del Nord anche attraverso i suoi sapori. Proprio da questo mercato partono, a diverse ore del giorno, alcuni food tour che vale la pena di seguire per scoprire cosa sia il Belfast Bap oppure il Champ, contorno tanto amato da tutti gli irlandesi.
Questi tour sono spettacolari anche per scoprire zone della città dove è facile trovare degli ottimi pub. Una fra tutte è Commercial Court, sulla quale si aprono le porte del Duke of York, uno dei pub più storici (e anche più belli di Belfast).
Ti resta del tempo? Sali su un black taxi autorizzato e lasciati guidare alla scoperta delle zone dei Troubles: molti taxisti sono, infatti, guide autorizzate e sapranno anche spiegarti molto delle storie custodite da luoghi come Falls Road o Shankill Road.
Fonte: iStockTitanic Museum a Belfast
Giorno 3 in Irlanda del Nord: alla scoperta della Ards Peninsula
L’Irlanda è un luogo bellissimo e, spesso, ci sono davvero molti turisti in giro. Ciò non toglie nulla al suo fascino ma – ammettiamolo – siamo tutti sempre in cerca di luoghi un po’ fuori dalle rotte più battute. Visitando l’Irlanda del Nord, avrai l’occasione perfetta per scoprirlo.
Appena fuori Belfast, infatti, si trova la Ards Peninsula, un luogo facilmente raggiungibile anche con il treno. Sali a bordo e scendi a Bangor, piccola città fondamentale per la cultura irlandese e anche per le connessioni di quest’ultima con l’Italia. Lì si trova ciò che resta della Bangor Abbey, ovvero quella che fu una delle abbazie più importanti legate a San Patrizio. Proprio dalla Bangor Abbey partirono San Colombano e San Gallo. Quest’ultimo fondò la città svizzera che porta il suo nome. San Colombano, invece, rese spettacolare la nostra Bobbio.
La Ards Peninsula è conosciuta anche per essere la zona che possiede il punto più orientale di tutta l’isola di Irlanda. Si chiama Burr Point e merita di essere raggiunto, se non altro per scattare una bellissima foto ma, soprattutto, per ammirare un pezzo di Irlanda fuori dalle rotte del turismo di massa.
Fonte: iStockLa bellezza della Causeway Route
Giorno 4 in Irlanda del Nord: lungo la Causeway Route
Con il quarto giorno del tuo viaggio in Irlanda del Nord, è arrivato il momento di lasciare la zona di Belfast e iniziare a percorrere uno degli itinerari più amati di tutta l’isola: la Causeway Coastal Route. Si tratta di un percorso costiero di circa 215 chilometri. Essa rappresenta l’itinerario ideale per collegare Belfast alla città di Derry.
L’attività ideale lungo la Causeway Route è fermarsi in prossimità delle molte cose che ci sono da vedere e da ammirare. Il consiglio generale è quello di lasciare Belfast di mattino presto, per riuscire a vedere tutto (o quasi) e arrivare a Derry in serata.
Quali sono i punti più importanti della Causeway Route?
Appena lasciato Belfast incontrerai Carrickfergus, dove un bellissimo castello protegge ancora ora la costa.
Proseguendo verso nord raggiungerai Tor Head, un luogo dove il panorama prende il cuore.
Seguendo la costa e puntando a ovest, arriverai a Carrick-a-Rede, dove si trova il ponte di corde più celebre di tutta l’Irlanda. Oserai percorrerlo? Nel caso volessi tentare, sappi che avrai bisogno di munirti di biglietto.
Segui sempre la costa verso ovest e troverai Dunseverick Castle, le rovine di un castello davvero scenografico.
A poca distanza ti attende la Giant’s Causeway, uno di quei luoghi che valgono il viaggio in Irlanda del Nord. Anche in questo caso, ricordati di fare il biglietto per poter ammirare questa meraviglia della natura.
Se ami gustare il whiskey irlandese (che si scrive whiskey e non whisky, come quello scozzese), sei di strada per varcare le porte della Bushmills Distillery. Da quel punto, fino alla città di Derry, i chilometri che ti resteranno da fare saranno circa una sessantina.
Non hai noleggiato un ‘auto? Nessun problema: da Belfast partono tutte le mattine degli autobus che percorrono tutta la Causeway Route fino a Derry, fermandosi nelle tappe principali e permettendo la visita dei luoghi più importanti.
Fonte: iStockDerry, The Maiden City
Giorno 5 in Irlanda del Nord: scoprire il passato di Derry
Derry è definita The Maiden City perché le sue mura non sono mai state violate. Stiamo parlando di una città visitabile tranquillamente a piedi e perfetta per occupare due giorni pieni del tuo itinerario di viaggio in Irlanda del Nord. Il primo giorno a Derry è il momento perfetto per conoscere la storia di questo luogo, partendo dal passato.
La cosa migliore da fare è iniziare dal giro delle mura: solide, massicce e luogo dove passeggiare, fare il giro delle mura di Derry ti farà scoprire molto su come fosse questo luogo dal XII al XVIII Secolo. Oltre a questo, soprattutto se parteciperai alle molte visite guidate disponibili in loco, ascolterai storie di streghe e fantasmi che ti lasceranno affascinato. Punto di partenza a arrivo ideale è la Guildhall.
Lungo il percorso delle mura, non mancherai di notare piccoli musei molto interessanti. Uno di essi è il Siege Museum, il luogo che meglio di tutti gli altri racconta la storia dell’assedio di Derry, avvenuto nel 1689.
Fonte: iStockIl Bogside di Derry
Giorno 6 in Irlanda del Nord: Derry, tra presente e serie tv
Il nome “Derry” ti ricorda qualcosa ma non riesci a capire cosa? La risposta esatta potrebbe essere Derry Girls, serie tv irlandese, trasmessa anche in Italia. Nel nostro paese non hai mai avuto un successo immenso perché non è mai stata doppiata ma è, in ogni caso, molto conosciuta.
Le Derry Girls, protagoniste della serie, si mostrano anche in un murales che troverai all’ingresso del centro città. La serie racconta di come fosse Derry alla fine degli Anni ’90, momento in cui si è fatta davvero la storia dell’Irlanda del Nord perché ci furono gli accordi di pace tra il Regno Unito, le forze politiche dell’Ulster e la Repubblica d’Irlanda.
La serie è ironica e spensierata ma molto del periodo raccontato è visibile nel Museum of Free Derry, luogo intenso che si trova nel Bogside, quartiere a maggioranza cattolica, raggiungibile a piedi dal centro. Questo luogo fu testimone del Bloody Sunday nel gennaio del 1972 e porta ancora addosso i segni delle ferite di un tempo. Ciò che mostra, soprattutto, è la storia d’Irlanda e quel museo ne è il raccoglitore perfetto.
Anche in quest’area, vengono organizzate delle visite guidate gratuite, molto utili per chi è a digiuno di storia dei Troubles o vuole saperne di più.
Una volta finita la visita del Bogside, torna in centro e segui il fiume fino al Peace Bridge. Questo ponte pedonale prende il nome proprio dagli accordi di pace e fu inaugurato nel 2011, unendo le sponde del Foyle, dopo tantissimo tempo.
Dall’altra parte del fiume troverai il quartiere di Waterside ed Ebrington: quartieri molto normali, l’ultimo dei quali custodisce un tesoro. Si tratta della Walled City Brewery, un birrificio che si trova in una ex caserma del XVIII Secolo. Si tratta di un ottimo luogo dove assaggiare l’ottima birra locale, mangiare e conoscere Derry anche a tavola.
Fonte: iStockLa “Strada del Re” in Irlanda del Nord
Giorno 7 in Irlanda del Nord: si torna verso Belfast
Sei triste perché il tuo viaggio in Irlanda del Nord sta finendo? Non esserlo: c’è anche il percorso verso Belfast da fare. Tornare verso la capitale dell’Ulster ti darà modo di capire quanto bella sia quest’area dell’Irlanda, anche nelle aree lontane dalla costa.
Uno dei luoghi su cui puntare il navigatore della tua auto è Dark Hedges Estate, una proprietà che si trova nel villaggio di Ballymoney. Questo luogo è più conosciuto per la sua immagina che per il suo nome. I fan di Game of Thrones lo chiamano “Strada del Re” perché proprio lì sono state girate molte scene di quella serie tv. Dark Hedges è un altro luogo molto visitato: dista, da Derry, circa un’ora di strada in auto. Il consiglio è quello di arrivare lì al massimo intorno alle 9 del mattino, soprattutto se il tuo viaggio in Irlanda si svolge in estate.
Da Dark Hedges a Belfast il viaggio è di circa poco più di un’ora. Nel tornare verso la città principale dell’Irlanda del Nord, avrai l’imbarazzo della scelta sui posti dove fermarti, anche se per ammirare le mille tonalità di verde, di cui solo l’Irlanda è capace.
Una zona di questa parte di Irlanda ha la denominazione di AONB, ovvero Area of Outstanding Natural Beauty. Si tratta di Antrim Coast and Glens, luogo che nell’antichità era il cuore di un regno che sembra uscito da un romanzo fantasy ma che fu realtà: Dalriada.
Quest’area è ora un paradiso naturale e non mancherà di riempire, ancora di più, il tuo cuore con la bellezza dell’Irlanda del Nord.
La chiamano “isola smeraldo” e il nome non poteva essere più azzeccato; c’è chi fa tappa solo a Dublino e se ne innamora e chi invece, programma fin da subito un itinerario alla scoperta di alcune chicche.
Partiamo con il dire che un buon modo per girare l’Irlanda è sicuramente avere un’auto a disposizione: con il noleggio si è decisamente più liberi, eppure c’è anche chi affronta (come la sottoscritta) un’avventura a bordo di bus e treni, dopotutto la rete di trasporti è piuttosto capillare persino nei paesi più piccoli. Chiaramente questa seconda opzione richiede molta più elasticità. Vediamo insieme un buon itinerario per esplorare in una settimana il territorio: ecco cosa vedere in Irlanda in 7 giorni.
Giorno 1: arrivo ed esplorazione di Dublino
Grazie ai voli low cost si può raggiungere l’Irlanda senza pagare troppo e l’approdo è sempre la sua capitale. Ti consiglio di partire proprio da Dublino, poiché è servita alla grande con aziende specializzate nel noleggio e offre quindi pacchetti più competitivi. Usciti dall’aeroporto potrai ritirare subito la tua auto a noleggio e partire per l’avventura anche se, il giorno d’arrivo e il successivo ti suggerisco di concentrarti proprio su Dublino.
Trinity College
Prima tappa che non può mancare in un tour di un giorno di Dublino è il Trinity College. Si trova in pieno centro, lo raggiungi facilmente a piedi ed è l’università più prestigiosa d’Irlanda. Oltre ai suoi splendidi giardini ed edifici qui è conservato il Book of Kells, un manoscritto del XI secolo considerato un capolavoro dell’arte religiosa medievale.
Guinnes Storehouse
Molti lo considerano il tempio di Dublino: si tratta della fabbrica Guinness visitabile e aperta al pubblico per poter vedere da vicino come viene preparata la birra cult dell’Irlanda. In più dopo un giro di storia, arte e cultura si può raggiungere l’ultimo piano dove con vista panoramica si può sorseggiare una pinta.
Temple Bar
Sarà ormai arrivata l’ora di cena, prima di ritirarti goditi un po’ la movida dublinese fermandoti a cena in un pub di Temple bar. Musica dal vivo, atmosfera festosa e l’immancabile pinta ti terranno compagnia e ti aiuteranno ad immergerti nella cultura local.
Fonte: iStockTra le tappe dell’itinerario on the road di 7 giorni in Irlanda il Trinity College a Dublino
Giorno 2: Dublino e i dintorni
Il secondo giorno sveglia di buon orario e non spostiamo la macchina prima del pomeriggio concentrandoci sul resto del centro storico. Vedere tutta Dublino è praticamente impossibile e quindi abbiamo selezionato alcune tappe del centro storico prima di spostarsi nei dintorni.
Il centro storico di Dublino da non perdere
L’itinerario non può che partire con il castello di Dublino, silenziosa icona che ha fatto la storia della città. Con le torri medievali ed eleganti stanze rappresenta una tappa da non perdere. A poca distanza a piedi si può raggiungere il Dublin Writers Museum dedicato alla letteratura; gli appassionati potranno scoprire la vita di James Joyce a W.B. Yeats, da Samuel Beckett a Oscar Wilde.
Proseguendo la nostra passeggiata possiamo raggiungere agilmente la St. Patrick’s Cathedral, la più grande chiesa d’Irlanda, fondata nel 1191: lasciati incantare dagli interni ricchi e dalle vetrate colorate; poi allunga il passo per scoprire la Christ Church Cathedral con la sua struttura medievale e una cripta misteriosa.
L’anima frizzante, vivace e insolita di Dublino si sposta verso Grafton Street, via dello shopping con boutique di lusso e non solo. Alla fine della passeggiata si incontra il St. Stephen’s Green, uno splendido parco considerato polmone verde della città.
Howth
Una delle chicche a poca distanza da Dublino e che consiglio di non perdere è Howth. Si tratta di un pittoresco villaggio sul porto dove gustare piatti tipici della tradizione a base di pesce e godersi una splendida passeggiata lungo il Cliff Walk che regala viste pazzesche sull’oceano. I più attenti con lo sguardo e fortunati potranno anche vedere spuntare alcune foche che restano in zona alla ricerca dei pesciolini scartati dai pescatori.
Fonte: iStockFaro di Baily nella penisola di Howth
Castello di Malahide
Ultima tappa della giornata il castello Malahide: è un edificio medievale con uno splendido parco ed è uno dei più visitati in Irlanda. I castelli irlandesi non potevano mancare in questo itinerario di 7 giorni e questo è un vero gioiello da non perdere. La visita non durerà più di un’ora e trenta, consiglio dunque di cercare un b&b o un alloggio nelle vicinanze. Tra l’altro costa molto meno che dormire a Dublino.
Giorno 3: Galway e le Cliffs of Moher
Dalla zona di Dublino e Malahide spostandosi in auto si raggiunge Galway in cirica 2 ore e 20 di percorrenza. La città famosa per la sua scena artistica musicale è tutta da scoprire.
Centro storico di Galway
Galway è una città dall’anima vibrante e fortemente legata al mondo musicale. Dedica almeno mezza giornata ad esplorarla partendo proprio dal centro storico: goditi l’architetura medievale che regala un aspetto fiabesco ed esplora Shop Street e Quay Street. Da non perdere la Spanish Arch, uno degli ultimi resti delle mura cittadine risalenti al XVI secolo, situata vicino al fiume Corrib e simbolo della storica relazione commerciale tra Galway e la Spagna.
Non possiamo negare la rilevanza di Galway per la cultura gaelica: tradizioni musicali, lingua e danza vengono mantenute con orgoglio con l’opportunità di assistere a serate in pub tradizionali, sessioni di musica folk dal vivo e tanto altro.
Fonte: iStockTappa nel centro storico di Galway
Cliffs of Moher
A circa 1 ora e 30 minuti da Galway non puoi perderti le Cliffs of Moher: ti consiglio di raggiungerle al pomeriggio per goderti il tramonto che è davvero qualcosa di “wow”. Le scogliere si ergono maestose sull’oceano e regalano una vista da cartolina che ti rimarrà nel cuore. Non preoccuparti, non serve essere allenati, il parcheggio è poco distante a piedi.
Giorno 4: Le isole Aran
Un’intera giornata va dedicata a queste chicche: si tratta delle isole Aran. Basterà arrivare in auto in circa 40 minuti da Galway al porto di Rossaveel dove tramite traghetti in 40 minuti di navigata si raggiungeranno le isole.
Inis Mór
Quest’isola affascinante è famosa per i suoi paesaggi selvaggi, i muretti a secco e i siti archeologici. Il forte preistorico di Dún Aonghasa, situato su una scogliera a picco sul mare, è una delle attrazioni principale. Consiglio di noleggiare una bici per poter esplorare l’isola in libertà godendosi un po’ di aria buona. Sull’isola si trovano altre meraviglie: piccole spiagge nascoste come Kilmurvey Beach, con la sua sabbia chiara e fine o le rovine di antiche chiese. Non mancano neppure botteghe dove acquistare i maglioni di lana ancora oggi realizzati a mano come da tradizione.
Chi ha ancora un po’ di tempo potrà esplorare anche Inis Meáin e Inis Oírr ma solitamente i turisti con pochi giorni a disposizione tendono a tralasciarle concentrandosi sulla più grande.
Fonte: iStockVisitare le isole Aran in un itinerario di 7 giorni in Irlanda
Giorno 5: Giro del Connemara
Dopo l’esplorazione delle isole Aran è il momento di tornare sulla terraferma. Si parte alla volta del Connemara, non è molto distante da raggiungere ma è una tappa imperdibile nel tuo on the road di 7 giorni alla scoperta dell’Irlanda. Paesaggi montuosi, laghi e la costa frastagliata sono il tratto distintivo.
Kylemore Abbey
Prima di raggiungere il national park troverai sulla strada la Kylemore Abbey: sorge sulle rive del placido Pollacappul Lake ed è circondata da fitte foreste e montagne imponenti; l’abbazia neogotica sembra uscita da una fiaba e ha una leggenda da raccontare. Costruita da Mitchel Henry come dimora per l’amata moglie, è diventata nel tempo collegio per poi arrivare nelle mani delle suore benedettine.
Da non perdere i giardini vittoriani recintati, considerati tra i più belli d’Irlanda: sono oltre sei ettari in cui vengono ospitate serre, aiuole geometriche e una varietà incredibile di piante ornamentali, perfettamente curate secondo la tradizione dell’epoca vittoriana.
Fonte: iStockVisitare la Kylemore Abbey prima del Connemara
Connemara National Park
A pochi chilometri da Kylemore Abbey, si apre il Connemara National Park, un vero paradiso per gli amanti del trekking e della natura incontaminata. Il parco si estende per circa 2.957 ettari e comprende torbiere, brughiere, praterie e alcune delle montagne più belle d’Irlanda. Tra le esperienze più cute da fare c’è quella di avvistare i pony che pascolano liberi.
L’attrazione principale qui però è la Diamond Hill Trail, un sentiero escursionistico ben segnalato adatto anche ai meno esperti che fa esplorare pendii erbosi e tratti rocciosi fino alla vetta. Nelle giornate più limpide da lassù si intravedono le Twelve Bens, cioè le dodici cime del Connemara e talvolta addirittura si scorgono le Aran.
Giorno 6: Kilkenny e Glendalough
Il giorno 6 si apre con una traversata piuttosto importante: servono circa 3 ore e 30 per spostarsi dal Connemara a Kilkenny. Il mio suggerimento è di provare a trovare un b&b a metà strada, così da alleviare questo tratto on the road.
Kilkenny
Una volta arrivati a Kilkenny il primo stop non può che essere il castello che sorge sul fiume Nore. Risale al XII secolo ed è stato la residenza della famiglia Butler per 600 anni prima di diventare uno spazio museale oggi visitabile. Galleria d’arte, racconta la vita aristocratica del passato. Non dimenticare di esplorare i giardini all’esterno con sentieri e scorci davvero fotogenici.
Il borgo merita di essere scoperto: dedica un’oretta alle vie del centro soffermandoti sulla Rothe House, un’antica casa mercantile del rinascimento e sulla Black Abbey, un ex convento con splendide vetrate. Botteghe artigianali e pub rendono la vita local un po’ più frizzante.
Glendalough e le Wicklow Mountain
Nel pomeriggio con l’auto ci si dirige verso Glendalough, la regione dei laghi incorniciati dalle Wicklow Mountain. Serve poco più di un’oretta per arrivare la sito monastico tra più evocativi dell’Irlanda. È stato fondato nel VI secolo da San Kevin. Qui attorno la valle dei due laghi incanta con un’atmosfera mistica dominata dalla Round Tower che svetta fiera mostrando le croci celtiche.
I sentieri si snodano attorno ai laghi e nel tardo pomeriggio Glendalough acquisisce una luce particolare e calda data dal tramonto tanto da regalare un’atmosfera emozionante che conquista moltissimi viaggiatori.
Fonte: iStockLe rovine di Glendalough
Giorno 7: Kinsale, Cork e volo di ritorno
Ti consiglio di prenotare il ritorno da Cork, cercando di preferire un volo a tarda sera così da goderti a pieno l’itinerario di 7 giorni. La mattina inizia presto con uno spostamento di circa 2 ore per raggiungere Kinsale.
Kinsale
Se sei molto stanco e stufo di guidare fai un piccolo sforzo: Kinsale è un porticciolo da cartolina tra i più apprezzati in Irlanda. Non ha nulla di particolare da vedere a livello di monumenti a parte Charles Fort, una fortificazione a forma di stella risalente al XVII secolo che offre viste spettacolari sulla baia di Kinsale. È la sua anima più autentica però ad incantare.
Fonte: iStockCosa vedere a Kinsale vicino a Cork
Cork
A circa 30 minuti di strada si raggiunge Cork, l’ultima tappa del nostro itinerario di 7 giorni in Irlanda. È la seconda città più grande della nazione e ha un carattere grintoso. Si sviluppa attorno al fiume Lee e tra i luoghi cult da non perdere c’è l’English Market, un paradiso dove si trovano specialità gastronomiche del territorio.
Imperdibile è anche la visita alla St. Fin Barre’s Cathedral, un capolavoro neogotico con le sue guglie slanciate e le intricate sculture in pietra. Chi ha tempo può passeggiare lungo St. Patrick’s Street, ammirare la Cork City Gaol o concedersi un’ultima pinta in uno dei tanti pub storici della città.
Con la visita a Cork si conclude il nostro itinerario di 7 giorni in Irlanda per un viaggio on the road alla scoperta di alcune delle località cult. Chiaramente è pressoché impossibile toccare tutte le zone più belle in così poco tempo, abbiamo strutturato un giro non ad anello per massimizzare le opportunità. Il mio consiglio è quello di noleggiare un’auto per potersi concedere stop extra per scattare foto ed esplorare al meglio le località garantendo massima libertà. In più, con un’auto, ci si può permettere di spostarsi dai centri più costosi trovando soluzioni per la notte a prezzi competitivi visitando i bed and breakfast più caratteristici e spesso dispersi nelle campagne.
Il Cammino dei Briganti è un itinerario escursionistico ad anello lungo circa 108 chilometri, che si sviluppa tra l’Abruzzo meridionale e il Lazio settentrionale, attraversando territori di confine un tempo teatro di battaglie, nascondigli e fughe di coloro che si opposero all’unificazione d’Italia. Il cammino tocca paesi e vallate tra la Marsica e il Cicolano, due aree storicamente legate da secoli di transumanza, vita rurale e resistenza contadina. Intraprendere questo percorso significa immergersi in un ambiente ancora integro e poco turistico, dove la presenza umana è discreta e il paesaggio conserva una forza arcaica: faggete secolari, pascoli d’altura, antichi tratturi e borghi in pietra fanno da sfondo a ogni tappa.
L’itinerario, che parte e si conclude nel borgo di Sante Marie (AQ), è suddiviso in sette tappe, percorribili in altrettanti giorni, ma adattabili secondo il proprio livello di allenamento o disponibilità di tempo. È ben segnato e curato grazie all’impegno di associazioni locali, come la Compagnia dei Cammini, e rappresenta una proposta ideale per chi cerca un cammino autentico, accessibile e profondo dal punto di vista culturale e paesaggistico.
Perché si chiama “Cammino dei Briganti”
Il nome evocativo del cammino affonda le radici in una pagina spesso trascurata della storia italiana: quella del brigantaggio postunitario. Dopo l’unificazione del 1861, le zone interne dell’Appennino centro-meridionale – in particolare i territori dell’ex Regno delle Due Sicilie – furono teatro di una lunga e sanguinosa resistenza popolare contro il neonato Regno d’Italia. Bande di briganti, spesso sostenute dalle comunità locali, si rifugiarono tra questi monti per sfuggire alle forze piemontesi e continuare la loro lotta. Il territorio attraversato dal Cammino dei Briganti fu uno dei più attivi in questo senso: da Cartòre a Valdevarri, da Rosciolo a Nesce, le vallate divennero rifugi naturali per i fuorilegge e oppositori politici.
Fra le figure più emblematiche legate a questa zona c’è quella di José Borjes, un ufficiale spagnolo borbonico che si unì alla causa brigantesca come emissario del re Francesco II, tentando di organizzare una contro-offensiva militare che però si concluse tragicamente. Borjes venne catturato e giustiziato proprio nei pressi dei luoghi oggi toccati dal cammino. Il suo nome – come quello di altri briganti locali – è ricordato ancora oggi da lapidi, cippi e racconti tramandati oralmente, che fanno del percorso una vera e propria narrazione a cielo aperto della microstoria italiana.
Le tappe principali
Il Cammino dei Briganti è pensato per essere percorso in sette tappe giornaliere, che formano un anello chiuso con partenza e arrivo a Sante Marie. Ogni tappa è un microcosmo a sé: si attraversano boschi secolari, borghi medievali, crinali panoramici e vallate dimenticate dal tempo. Le distanze sono contenute, ma la varietà dei paesaggi e la presenza costante di testimonianze storiche rendono ogni giornata ricca di scoperte.
A questo si aggiungono la possibilità di pernottare in strutture accoglienti, di incontrare la popolazione locale e di assaporare una cucina semplice ma autentica. L’organizzazione del cammino è flessibile: alcune tappe possono essere allungate o accorciate in base al proprio passo e alle esigenze logistiche, mentre la variante al Lago della Duchessa offre un’opzione più alpina per chi cerca un’avventura fuori dal tempo.
Tappa 1: da Sante Marie a Santo Stefano
(5,6 km, 380m D+, 160m D-, 2 ore)
La prima tappa parte dal borgo di Sante Marie, dove ha sede il Museo del Brigantaggio e dove è possibile ritirare il salvacondotto, simbolo identitario del cammino. Il percorso si addentra in un bosco di castagni e faggi, offrendo già dalle prime ore un’immersione nella natura appenninica. Lungo il sentiero si incontrano antiche carbonaie e muri a secco, testimoni dell’antica economia di montagna. Il tratto è breve ma presenta una discreta salita che culmina nel piccolo abitato di Santo Stefano, incastonato tra i monti e caratterizzato da un’atmosfera sospesa nel tempo. È un luogo perfetto per pernottare in tranquillità e assaporare i ritmi lenti della vita rurale.
Dopo aver lasciato Santo Stefano, il cammino prosegue su sentieri e strade bianche che attraversano boschi e crinali panoramici, offrendo scorci suggestivi sulla Valle del Salto. Durante il tragitto si incontra la frazione di Valdevarri, con una fontana pubblica utile per rifornirsi d’acqua. Questa zona era nota per essere uno dei rifugi preferiti dai briganti, grazie alla sua posizione isolata e alla fitta vegetazione. Più avanti, una variante consente di visitare Poggiovalle, paese disabitato che conserva un fascino ruvido e autentico, perfetto per chi cerca silenzi profondi e tracce della storia dimenticata. L’arrivo a Nesce avviene scendendo lungo un sentiero boscoso: il borgo è adagiato su un piccolo colle e offre strutture ricettive diffuse per il pernottamento.
Tappa 3: da Nesce a Cartòre
(12,6 km, 580m D+, 500m D-, 4-5 ore)
Da Nesce si parte attraversando un territorio collinare che progressivamente si innalza verso le pendici del Monte Velino, offrendo tratti molto suggestivi tra boschi misti e radure panoramiche. Il percorso è silenzioso e solitario, attraversa aree rurali abbandonate e conserva un’atmosfera quasi intatta. Uno dei tratti più belli è quello che si avvicina a Cartòre, dove si cammina su una vecchia strada sterrata, tra muretti a secco e tratti di prato punteggiati da querce. Il borgo di Cartòre, oggi disabitato ma ben restaurato, è uno dei simboli del cammino, perché fu rifugio di briganti e centro di resistenza popolare. Qui è possibile dormire in rifugio autogestito o in tenda, immersi in un paesaggio selvaggio e senza tempo.
Tappa 4 (opzionale): da Cartòre al Lago della Duchessa e ritorno
(11 km, 900m D+, 900m D-, 5-6 ore)
La salita al Lago della Duchessa, facoltativa ma altamente consigliata, è una delle esperienze più intense e panoramiche del cammino. Il sentiero si inerpica ripidamente tra boschi e canaloni, fino a raggiungere la conca glaciale a 1.788 m, dove si trova il lago, spesso parzialmente ghiacciato in primavera. Questo luogo ha un’aura solenne e silenziosa, circondato da pareti rocciose e pascoli d’altura frequentati da cavalli e bovini liberi. La discesa avviene lungo lo stesso percorso. È fondamentale avere buone condizioni fisiche, acqua a sufficienza e un minimo di esperienza in ambiente montano, soprattutto in caso di neve residua o nebbia.
Tappa 5: da Cartòre a Rosciolo dei Marsi
(15,7 km, 400m D+, 700m D-, 5-6 ore)
Questa tappa riconduce verso la bassa valle, offrendo tratti di cammino molto vari tra sentieri boschivi, strade poderali e scorci sulla conca del Fucino. Il percorso tocca il borgo di Masseria, dove è possibile una sosta, e prosegue poi verso uno dei luoghi più suggestivi dell’intero cammino: il monastero di Santa Maria in Valle Porclaneta, splendido esempio di architettura romanica incastonato nella roccia. La tappa termina a Rosciolo dei Marsi, borgo ben conservato con numerose possibilità di alloggio, noto per la sua architettura tradizionale e i murales storici.
Tappa 6: da Rosciolo dei Marsi a Casale Le Crete
(10 km, 300m D+, 150m D-, 3-4 ore)
Una tappa più breve e rilassante, ideale per recuperare energie. Si cammina tra colline dolci, orti e oliveti, con il Monte Velino sempre a fare da sfondo. Durante il tragitto si attraversano zone agricole e si toccano antichi casali, fino ad arrivare a Casale Le Crete, una struttura immersa nella natura, punto ideale per una sosta gastronomica o un pernottamento rigenerante. Il paesaggio è aperto e soleggiato, con tratti panoramici che offrono vedute spettacolari sul Fucino e sulla catena del Sirente.
Tappa 7: da Casale Le Crete a Sante Marie
(13 km, 300m D+, 350m D-, 4-5 ore)
L’ultima tappa chiude l’anello riportando il camminatore a Sante Marie, attraverso un percorso morbido ma vario. Si attraversano aree boscose e crinali panoramici, dove è possibile ammirare tutta la vallata e riflettere sul viaggio appena compiuto. Prima dell’arrivo, si passa accanto a fontane storiche, vecchi muretti contadini e sentieri che furono battuti da pastori e briganti. Il ritorno a Sante Marie rappresenta un momento di gratitudine e compimento: il viaggio si chiude nello stesso luogo da cui è iniziato, ma con nuovi occhi e nuove consapevolezze.
Logistica e consigli di sicurezza per percorrere il Cammino
Una delle grandi forze del Cammino dei Briganti è la sua accessibilità logistica. Il punto di partenza, Sante Marie, è raggiungibile facilmente in auto, ed è collegato anche da mezzi pubblici tramite treni e autobus che arrivano fino a Tagliacozzo o Avezzano. Il cammino è ben segnalato lungo tutta la sua estensione, con segni rossi e bianchi che accompagnano il camminatore in sicurezza. Lungo le tappe, sono presenti strutture ricettive locali: B&B, agriturismi, case private, rifugi, e in alcuni casi aree attrezzate per campeggiare. È consigliato prenotare con anticipo, soprattutto nei mesi estivi e durante i ponti festivi, quando l’affluenza è maggiore. Le tappe sono pensate per essere affrontate anche da camminatori mediamente allenati e non richiedono equipaggiamento tecnico: bastano un buon zaino, scarponcini comodi e uno spirito di adattamento.
Il Cammino dei Briganti non presenta particolari rischi oggettivi, ma richiede comunque attenzione e consapevolezza, soprattutto in relazione all’isolamento di alcune tappe e all’ambiente naturale che si attraversa. I sentieri sono ben segnati, ma è buona norma portare con sé una traccia GPS aggiornata e una mappa escursionistica cartacea, utile in caso di problemi con la batteria del telefono. L’acqua si trova facilmente lungo il percorso, grazie alla presenza di fontane pubbliche e rifornimenti nei borghi, ma è sempre meglio avere con sé una borraccia capiente o una sacca idrica per le giornate più lunghe o calde.
Non è necessaria un’assicurazione alpinistica, ma è consigliabile avere con sé un kit di pronto soccorso, una coperta termica e un fischietto di emergenza, oltre ai numeri di riferimento della protezione civile e dei centri abitati lungo il percorso. Il cammino è percorribile da marzo a novembre, ma nelle stagioni intermedie – soprattutto a primavera inoltrata e in autunno – è bene verificare le condizioni meteo prima della partenza, perché la nebbia e le piogge intense possono rendere alcuni tratti scivolosi. Se si sceglie di dormire in tenda, è importante conoscere le normative locali e piantare la tenda solo nelle aree consentite, rispettando sempre l’ambiente e lasciando pulito.
Il Cammino dei Briganti: un’esperienza che lascia il segno
Il Cammino dei Briganti non è solo un itinerario escursionistico, ma un vero viaggio nel cuore nascosto dell’Appennino centrale. È un’esperienza che unisce natura, storia, spiritualità e semplicità. Camminare tra questi sentieri significa riscoprire un’Italia minore e profonda, fatta di borghi silenziosi, paesaggi vasti e gesti autentici. È un cammino che insegna l’autonomia, la lentezza e il rispetto, dove ogni passo si fa memoria, e ogni sosta è un’occasione per tornare in ascolto.
Adatto sia a chi è alle prime esperienze di cammino, sia a chi ha già percorso vie più celebri, il Cammino dei Briganti rappresenta un invito a rallentare, osservare, ascoltare. Un viaggio per tutti, ma soprattutto per chi è disposto a lasciarsi sorprendere.
A Torino, il conto alla rovescia per la Festa della Sindone e il Giubileo della Speranza è ormai agli sgoccioli. L’evento “Avvolti”, promosso dalla Chiesa torinese, prenderà il via il 28 aprile e si protrarrà fino al 5 maggio, e trasformerà il cuore della città in un crocevia di spiritualità, tecnologia e cultura.
In piazza Castello, a pochi metri dalla Cattedrale di San Giovanni Battista (storica custode della Sacra Sindone) sorgerà la Tenda di Avvolti: un padiglione temporaneo pensato per regalare ai visitatori un’esperienza immersiva e profondamente simbolica.
Tra le novità più attese dell’iniziativa spicca, senza dubbio, il “tavolo della Sindone”, una sofisticata installazione digitale che promette di rivoluzionare il modo in cui ci si avvicina al misterioso Telo. Non si tratta di una semplice esposizione statica: il tavolo, infatti, è stato progettato per offrire un’esplorazione interattiva e ricca a livello visivo, capace di restituire i dettagli della Sindone in una forma del tutto nuova.
Un’esperienza digitale e immersiva sulla Sindone
Il “tavolo della Sindone” è stato concepito per garantire una lettura approfondita del celebre lenzuolo, con uno sguardo attento tanto agli aspetti storici quanto a quelli visivi.
L’immagine del Telo è riprodotta a grandezza naturale su una struttura orizzontale, pensata per facilitare l’osservazione da parte dei visitatori. Grazie a una raffinata architettura software realizzata da Reply (società leader nel settore della consulenza digitale con un forte legame con il territorio torinese) sarà possibile interagire con la superficie del tavolo, esplorando i punti salienti della Sindone grazie a ingrandimenti, animazioni, didascalie esplicative e approfondimenti audio-visivi.
Il sistema, messo a punto nei giorni scorsi a Reggio Emilia, è stato già testato in vista della sua definitiva installazione a Torino. Il progetto è stato curato con attenzione dalla Commissione diocesana per la Sindone, con la partecipazione di figure di rilievo come Bruno Barberis, Marco Bonatti e Gian Maria Zaccone.
A supervisionare l’aspetto organizzativo dell’intera iniziativa, Eventum, agenzia specializzata nella realizzazione di eventi culturali e museali, rappresentata dalla dottoressa Alessandra Giani.
Una nuova modalità di fruizione della reliquia
Quella proposta con il tavolo interattivo non è soltanto un’innovazione tecnica, ma anche un cambio di paradigma nel modo di raccontare la Sindone al grande pubblico.
Se per secoli il Telo è stato oggetto di venerazione in contesti statici e silenziosi, l’installazione di piazza Castello invita ora a un approccio più dinamico e partecipativo: l’obiettivo è quello di conciliare rispetto e contemplazione con le potenzialità del linguaggio digitale, e mettere a disposizione degli utenti strumenti per comprendere, interrogarsi, e approfondire il significato di un’immagine che ha segnato la storia del cristianesimo.
La modalità multimediale si rivela particolarmente adatta in vista del Giubileo della Speranza, occasione che punta a rilanciare la riflessione sui temi della fede e del cammino personale. “Avvolti” sarà infatti anche un momento di apertura al dialogo tra spiritualità, scienza e nuove tecnologie. Un’occasione, insomma, per guardare alla Sindone non come a un oggetto del passato, ma come a un simbolo vivo e capace di parlare ancora oggi.
La partecipazione all’esperienza all’interno della Tenda di Avvolti è gratuita, ma regolata da un sistema di prenotazione online. È necessario riservare il proprio ingresso sul portale ufficiale avvolti.org. I posti sono limitati, e già a diversi giorni dall’apertura della Tenda le prenotazioni hanno superato le migliaia, a conferma del grande interesse suscitato dall’evento.
L’installazione del tavolo interattivo è prevista nei giorni precedenti l’avvio ufficiale dell’iniziativa. A partire dal 28 aprile, i visitatori avranno quindi la possibilità di immergersi in un’esperienza unica tra spiritualità e innovazione, sotto lo sguardo silenzioso di un Telo che, da secoli, continua a interrogare il cuore dell’uomo.
Quando il calendario regala un ponte così generoso come quello tra il 25 aprile e il 1° maggio, è impossibile non pensare a una piccola vacanza rigenerante. Sette giorni per staccare la spina, lasciarsi alle spalle la routine e riconnettersi con sé stessi e con la natura. E quale miglior scenario se non la montagna, con i suoi paesaggi da cartolina, i sentieri che profumano di resina e primavera, le baite di legno immerse nel silenzio e quell’aria frizzantina che invita a rallentare il ritmo e respirare a pieni polmoni?
In questo periodo dell’anno, l’alta quota si risveglia: i prati si tingono di verde brillante, i ruscelli scorrono impetuosi con l’acqua dello scioglimento e la neve, ancora visibile sulle vette, fa da sfondo a giornate luminose e miti. È il momento perfetto per chi ama le escursioni panoramiche, ma anche per chi preferisce godersi il lento vagare tra borghi d’altura ricchi di fascino, fermarsi in una locanda per assaporare piatti tipici o concedersi il lusso di non fare nulla, se non contemplare il paesaggio.
Ecco dunque 5 mete di montagna perfette per il ponte primaverile, ideali per ricaricare le energie, lasciarsi incantare da panorami indimenticabili e vivere un’esperienza che sa di libertà.
1. Alpe di Siusi – Trentino-Alto Adige
Un altopiano incantato nel cuore delle Dolomiti, l’Alpe di Siusi è la scelta ideale per chi cerca una montagna “da cartolina” ma anche facilmente accessibile. I prati verdi punteggiati di fiori, i rifugi con vista e i numerosi sentieri per il trekking primaverile la rendono perfetta per coppie, famiglie o viaggiatori solitari.
La cabinovia che parte da Siusi o Ortisei porta in pochi minuti in quota, regalando un panorama indimenticabile.
2. Bardonecchia – Piemonte
Ai piedi delle Alpi Cozie, Bardonecchia è una meta versatile e sorprendentemente poco affollata in primavera. Oltre alle passeggiate nei boschi e ai sentieri per mountain bike, si possono esplorare le gallerie della strada napoleonica o rilassarsi tra i caffè e i locali del centro.
Perfetta anche per chi desidera combinare sport e relax in un contesto autentico e senza fronzoli.
3. Sauris – Friuli Venezia Giulia
Un piccolo borgo incastonato tra le Alpi Carniche, Sauris è una destinazione che conquista per la sua anima rustica e il suo patrimonio culturale. Qui il tempo sembra essersi fermato: le case in pietra e legno, i panorami verdi e il celebre prosciutto affumicato la rendono un luogo da vivere con lentezza.
In primavera, inoltre, i prati si tingono di fiori e l’atmosfera è perfetta per una fuga romantica o una pausa slow.
4. Roccaraso (Abruzzo)
Nella cornice del Parco Nazionale della Majella, Roccaraso non è solo una meta sciistica: a fine aprile, i suoi boschi si risvegliano, offrendo percorsi per escursioni e passeggiate nella natura.
Il centro è vivace, ricco di ristorantini e locali tipici dove gustare piatti abruzzesi, mentre i dintorni offrono bellezze come il lago di Barrea e il borgo di Pescocostanzo.
5. Monte Amiata (Toscana)
Una montagna inaspettata nel cuore della Toscana: il Monte Amiata, con i suoi boschi di faggi e castagni, regala un ponte all’insegna della tranquillità e del buon cibo. Perfetto per chi cerca natura senza rinunciare a cultura e gusto, grazie alla vicinanza con borghi incantevoli come Abbadia San Salvatore e Santa Fiora.
Durante la bella stagione, nella natura del Monte Amiata si possono percorrere facili sentieri immersi nel verde e assaporare prodotti locali nelle sagre di stagione.