Tra piazze affacciate sul mare, campanili che scandiscono il tempo e vicoli che profumano di cucina di casa, l’estate italiana si accende di sagre, feste patronali ed eventi enogastronomici. Le serate si fanno lente, tra tavolate all’aperto, musica dal vivo e assaggi di specialità locali che raccontano la storia dei territori meglio di qualsiasi guida. In questo scenario, la Calabria offre un caleidoscopio di sapori e atmosfere che unisce borghi dell’entroterra e località di costa in un’unica, grande festa.
Ad agosto 2026 la Calabria diventa un percorso goloso che tocca borghi e città, dalle tavolate della Sagra della N’duja di Spilinga alle celebrazioni storiche del Palio di Ribusa di Stilo, fino alle proposte di pesce della sagra del pesce spada di Palmi. Un filo rosso di eventi che invita a partire, scegliere una tappa diversa ogni sera e lasciarsi guidare dall’atmosfera delle feste di paese.
Eventi di agosto in Calabria da segnare in agenda
Palio di Ribusa, festival del Rinascimento Calabrese – Stilo (RC), dal 1 al 3 agosto 2026. Nel centro storico di Stilo si rievocano i fasti della Contea con un grande festival rinascimentale, animato da numerosi artisti internazionali ispirati all'epoca di Tommaso Campanella.
Sagra da Sujaca – Drapia (VV), il 6 agosto 2026. A Caria di Drapia la Sagra da Sujaca celebra i fagioli con numerose pietanze tipiche, giochi e momenti di divertimento nelle vie del paese.
Sagra della N'duja – Spilinga (VV), il 8 agosto 2026. A Spilinga la Sagra della N'duja permette di degustare l'insaccato piccante tipico negli stand lungo il corso, con l'esibizione dei tradizionali giganti di cartapesta di Mata e Grifone.
Festa Nazionale dello Stocco – Cittanova (RC), il 10 agosto 2026. A Cittanova la Festa Nazionale dello Stocco unisce piatti tipici a base di stoccafisso e baccalà a grandi concerti estivi, valorizzando sapori, identità e cultura locali.
La sagra del pesce spada – Palmi (RC), il 10 agosto 2026. Alla Tonnara di Palmi si rinnova la Sagra del Pesce Spada, organizzata dall'Associazione Tradizioni Marinare, con degustazioni dedicate al pesce in occasione della notte di San Lorenzo.
Festa della Pietà – Castrovillari (CS), il 15 agosto 2026. La Festa della Pietà mantiene vive le tradizioni contadine locali, tra usanze legate ai fidanzamenti e canti d’amore serali accompagnati dalla chitarra.
La festa di San Rocco – Palmi (RC), il 16 agosto 2026. A Palmi il 16 agosto si festeggia San Rocco con una solenne processione, preceduta dai penitenti detti “spinati” che sfilano a torso nudo indossando cappi di spine e arbusti.
Alcuni luoghi sembrano usciti da un romanzo e visti dal vivo ci fanno viaggiare con la fantasia, l’Europa ne custodisce di meravigliosi e proprio per questo European Best Destinations ha stilato una classifica svelando le 17 destinazioni europee da fiaba da visitare assolutamente. La curiosità? L’Italia compare 2 volte con due meraviglie da scoprire.
Il profumo di pineta che si mescola alla salsedine, le risate dei bambini che rimbalzano tra le piscine, il ritmo pacato di una mattinata senza sveglia: al Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria la vacanza prende forma già dal primo passo nella struttura, e da lì in poi assume un significato più ampio che contiene tutto: il bisogno di staccare degli adulti, l’energia inarrestabile dei più piccoli, l’indipendenza che cercano i teenager, e quella voglia di stare insieme che rende speciale ogni estate in famiglia.
Falkensteiner Club Funimation Garden CalabriaLa piscina del Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria
Una base attiva di 124.000 metri quadrati
Ad accompagnare le giornate c’è anche una spiaggia privata, raggiungibile attraverso una pineta che regala ombra naturale e un percorso quasi rituale tra il resort e il mare in pochi minuti a piedi che separano due mondi e li uniscono allo stesso tempo.
Falkensteiner Club Funimation Garden CalabriaPiscina al Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria
La Calabria vera, a due passi dal resort
L’estate in Calabria ha ancora il sapore di certe vacanze di una volta: l’accoglienza calorosa, la cucina che profuma di mare e di tradizione e le serate che si allungano piano. Ma è anche un punto di partenza ideale per chi vuole spingersi oltre i confini del resort: Tropea, con la sua scogliera a picco sul mare e il centro storico arroccato, e Pizzo, capitale del tartufo di gelato e dei borghi marinari, sono entrambe facilmente raggiungibili per una gita fuori porta.
Per chi ama la natura più silenziosa, il centenario platano di Curinga regala invece un’altra Calabria, fatta di storia, ombra secolare e atmosfere quasi sospese nel tempo. La vacanza diventa così doppia: quella dentro il resort, dove tutto è già pronto per essere vissuto, e quella fuori, da scoprire un po’ alla volta.
Un’avventura su misura, per ogni età
È nelle attività dedicate che il Garden Calabria mostra il suo lato più speciale. La grande piscina famiglia, con il suo spray park di 4.000 metri quadrati, è un universo di giochi d’acqua per far divertire i bambini per ore, mentre la piscina adulti di 1.000 metri quadrati è un angolo di tranquillità dedicato a chi cerca un momento di pausa.
I più piccoli trovano nel Falky Land un mondo interamente dedicato a loro, fatto di gioco, scoperta e intrattenimento curato nei minimi dettagli, mentre i teenager hanno il loro spazio di libertà nel Teen Land che, a una certa età, diventa prezioso quanto il mare stesso. E per i genitori che desiderano un momento solo per loro, la piscina Adults-Only di 1.000 metri quadrati è un’oasi, perfetta da abbinare a una sosta nell’Acquapura SPA, 500 metri quadrati tra wet area, cabine trattamenti e gym per ritrovare energia ed equilibrio.
Falkensteiner Club Funimation Garden CalabriaFalky Land al Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria
Chi ama lo sport trova al Garden Calabria un vero centro all’avanguardia, con campi da tennis, padel, calcio, badminton, beach volley, ping-pong, bocce e minigolf, oltre a un’area fitness anche all’aperto. Le scuole di tennis, i campus di calcio e i programmi professionali per tutti i livelli trasformano la vacanza in un’occasione concreta per migliorarsi, sotto la guida di istruttori qualificati.
Falkensteiner Club Funimation Garden CalabriaSport al Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria
La vera novità del 2026, però, arriva dal mare: tornano i corsi di vela con le derive, imbarcazioni semplici e sicure, perfette per chi vuole avvicinarsi a questo sport per la prima volta o ritrovare la confidenza con il timone. Si parte dalle lezioni di teoria e dalla preparazione dell’imbarcazione, per poi passare alla pratica: condurre la barca, apprendere le manovre di base, imparare a entrare e uscire dal mare in autonomia. I velisti più esperti, dal loro canto, potranno noleggiare le imbarcazioni e vivere il mare di Calabria da una prospettiva tutta nuova, libera e avventurosa.
A tavola con calma, dalla colazione alla cena, passando per il brunch
Anche l’offerta gastronomica racconta questa filosofia di vacanza su misura. Al ristorante Pentolo & Grill la colazione viene servita dalle 7.00 alle 10.00, ma la grande novità del 2026 è il brunch, attivo dalle 10.00 alle 12.30: un’idea per chi preferisce concedersi una mattinata più calma, senza l’ansia della sveglia presto, lasciando che la vacanza segua davvero i propri ritmi. Il pranzo arriva poi naturalmente a seguire, dalle 12.30 alle 14.30, completando un’offerta che accompagna gli ospiti dalla mattina alla sera con la stessa cura.
Prenotare in anticipo per partire più sereni
Per chi non ha ancora pianificato l’estate, resta attiva l’offerta Prebook & Save per chi vuole assicurarsi la propria vacanza al Garden Calabria con il giusto anticipo e qualche vantaggio in più.
Falkensteiner Club Funimation Garden CalabriaRelax al Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria
Tra piscine che sembrano piccoli mari, una pineta che conduce alla spiaggia, derive pronte a salpare e un brunch che invita a non avere fretta, il Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria trasforma la classica vacanza in famiglia in un’esperienza condivisa, ma costruita su misura per ogni età, in una Calabria che resta vera anche quando si lascia scoprire un passo alla volta.
Le star internazionali amano l’Italia e sono tantissimi i VIP a scegliere le nostre coste (e non solo) per le loro vacanze estive. Sicilia, Basilicata, Capri e la Costiera, Roma, Calabria… ma quali sono le mete più amate? Dopo Dua lipa, Mick Jagger e Rosalía anche l’affiatata coppia Clooney, il giocatore dei mondiali Haaland e Michael Jordan hanno scelto di rilassarsi in alcuni paradisi imperdibili.
Selena Gomez in vacanza a Bologna per il suo compleanno
Mentre i VIP puntano su località di mare, Selena Gomez sceglie una meta italiana speciale per festeggiare il suo compleanno: le 34 candeline sono state spente all’interno di un ristorante bolognese dove è stata avvistata insieme al marito Benny Blanco. Con un look elegante e perfetto per una vacanza italiana la cantante si è goduta un tour della cucina emiliana potendo scegliere nel menù tra lasagne, ravioli, tagliatelle e non solo. Un compleanno a Bologna, tra amore e pasta fresca in perfetto stile Dolce Vita.
Capri e la Costiera Amalfitana sono tra le mete luxury più amate dai VIP e questa volta ci sono due volti new entry: la coppia George e Amal Clooney ha scelto di trascorrere un piccolo break estivo passeggiando nel centro di Capri. Sono degli habitué delle vacanze in Italia, basti pensare alla loro splendida villa sul lago di Como dove spesso ospitano altri attori e cantanti ma per il 2026 puntano al mare e lo fanno visitando proprio la splendida Capri.
Simbolo indiscusso del basket, campione senza paragoni: Michael Jordan conferma ancora una volta il suo amore per la Sardegna. Non è infatti la prima volta che la leggenda del basket americano torna in Sardegna per le vacanze e anche questa volta ha iniziato a far parlare di sé dall’arrivo in aeroporto a bordo del suo jet personalizzato inconfondibile.
Jordan dimostra ancora una volta il suo amore per la Gallura scelta come meta perché offre mare spettacolare, servizi luxury esclusivi e una grande tutela della privacy. Proprio questo mix fa sì che non solo il cestista ma anche tantissimi altri vip scelgano proprio la Costa Smeralda come meta per le proprie pause estive sapendo di potersi godere spiagge da cartolina, hotel esclusivi e vivere per qualche giorno o settimana lontani dal caos con riservatezza e comfort.
Erling Haaland sceglie la Sicilia, tra alta moda e mare
Protagonista di TikTok, meme e persino con una canzone dedicata già diventata un tormentone: il campione della nazionale norvegese Erling Haaland si sta godendo un po’ di meritate vacanze in compagnia della sua fidanzata e ha scelto la Sicilia come meta per uno stop. L’attaccante del Manchester City è atterrato a Catania per poter partecipare a un evento di Alta Moda di Dolce&Gabbana ma si è concesso subito una gita a Taormina.
Dopo gli impegni legati alla manifestazione, Haaland dovrebbe concedersi qualche giorno tra mare e yacht lungo la costa siciliana. Una scelta che conferma il momento d’oro della regione, sempre più presente nelle rotte del turismo internazionale di fascia alta.
Per il centravanti non è nemmeno una novità assoluta. Aveva già visitato la Sicilia in passato e questa volta ha deciso di tornare, segno che il mix tra paesaggi spettacolari, cucina, cultura e ospitalità continua a lasciare il segno. La Sicilia riesce a conquistare la coppia innamorata che prima esplora Taormina e poi si gode le acque cristalline della costa orientale dell’isola italiana. Non è un caso che sia proprio una delle mete VIP tra matrimoni e vacanze.
Terminata la cerimonia, i due novelli sposi hanno proseguito la luna di miele a bordo dello yacht Nympheas, facendo tappa a Taormina. Qui hanno passeggiato tra le vie del centro storico tra bougainvillea, vicoli suggestivi e terrazze.
Il viaggio è proseguito tra Roma, dove Dua Lipa e Callum Turner sono stati avvistati davanti alla Fontana di Trevi e hanno cenato in una tipica trattoria, Matera, lasciandosi conquistare dai Sassi. Non è mancata poi anche una tappa in Calabria, a Tropea, dove hanno assaggiato alcune specialità locali, confermando ancora una volta il loro amore per l’Italia.
La coppia è stata avvistata anche a Favignana, lungo la Costiera Amalfitana e a Napoli.
iStockTropea affacciata sul mare
Mick Jagger sceglie Stromboli tra lavoro e relax
Anche Mick Jagger è tornato in Sicilia, questa volta sull’isola di Stromboli, nelle Eolie. Il leader dei Rolling Stones ha raccontato il soggiorno attraverso un post pubblicato su Instagram, accompagnato dalla frase “Working break in Italy“, mostrando alcuni momenti trascorsi tra le stradine dell’isola e gli spettacolari paesaggi vulcanici.
La permanenza di Jagger era legata alle riprese del nuovo film della regista Alice Rohrwacher, “Three Incestuous Sisters“. Al termine delle riprese, il cantante si è concesso qualche giorno di relax tra passeggiate e giri in Ape Piaggio, confermando il forte legame che da anni lo unisce alla Sicilia.
Negli ultimi anni, infatti, Mick Jagger è stato più volte avvistato nell’isola e solo pochi mesi fa era stato fotografato anche a Siracusa, a dimostrazione di una passione ormai consolidata per il Sud Italia.
Rosalía e l’amore per Palermo nel segno di Santa Rosalia
Tra le star che hanno scelto la Sicilia c’è anche Rosalía. La cantante catalana ha pubblicato sui social gli scatti del viaggio compiuto a Palermo lo scorso maggio, condividendo immagini davanti al carro di Santa Rosalia e mentre assaggia il gelato dedicato alla patrona della città.
Il rapporto tra l’artista e Palermo, però, va ben oltre una semplice vacanza. Rosalía ha infatti dedicato alla Santuzza il brano “Focu ‘ranni“, cantato in dialetto siciliano e ispirato alla storia della santa che, secondo la tradizione, liberò Palermo dalla peste del 1624.
Questo legame ha trovato anche una rappresentazione artistica nel grande murale “Estasi“, realizzato nel quartiere Villaggio Santa Rosalia dall’artista Igor Scalisi Palminteri. L’opera raffigura la cantante come una moderna reinterpretazione della patrona, diventando uno dei simboli più fotografati della città e confermando Palermo come meta sempre più apprezzata anche dalle grandi star internazionali.
Pinus heldreichii, ovvero pino di Heldreich: uno dei nomi con cui è conosciuto il pino loricato, il simbolo del Parco Nazionale del Pollino. Un albero unico, spettacolare, con un fusto magro, serio, da cui partono rami sghembi, fitti di aghi verde scuro. Il termine loricato, con cui lo si identifica comunemente, deriva proprio dall’aspetto della corteccia adulta, che forma placche grigie simili alla lorica, la corazza dei legionari romani. È una pianta estremamente resistente, una delle poche che riesce a vivere sui fianchi delle montagne di questo angolo dell’Italia meridionale aspro e bellissimo. Nel 2018 una indagine al radiocarbonio ha individuato in un pino loricato del Parco del Pollino l’albero più antico d’Europa, dandogli un’età di 1230 anni.
Esplorare queste montagne, tra gole, praterie e la rada ombra dei pini loricati è un vero e proprio regalo da concedersi in estate. Il Parco ha un territorio vasto, aspro, con angoli coperti da faggi centenari ed è percorso da tortuosi torrenti. Ci sono vette sopra i duemila metri, lunghi sentieri e grandi panorami. Un vero e proprio paradiso per chi ha scelto il trekking tra montagne poco frequentate come obiettivo della propria estate.
Il Parco del Pollino: storia, dove si trova e come arrivare
Grazie ai suoi 192.565 ettari di estensione, il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia. Si estende a cavallo tra due regioni, la Basilicata e la Calabria, abbracciando le province di Potenza, Matera e Cosenza e includendo ben 56 comuni all’interno del suo perimetro. Il territorio si organizza attorno a diversi sistemi montuosi, parte dell’Appennino meridionale: il Massiccio del Pollino, che dà il nome all’area protetta, i Monti di Orsomarso in Calabria e il Monte Alpi in Basilicata. Le vette più alte si trovano sul Pollino, dove Serra Dolcedorme rappresenta la cima alla quota più elevata, a 2267 metri di altitudine.
iStockPanorama del Parco del Pollino al tramonto
La sede dell’Ente Parco si trova a Rotonda, in Basilicata. La storia del parco è relativamente recente: fu istituito come Parco Nazionale nel 1988, sebbene gli organi di gestione abbiano iniziato a operare concretamente solo tra il 1993 e il 1994. Nel 2015 il riconoscimento internazionale è arrivato con l’inserimento nella lista globale dei Geoparchi UNESCO, un titolo che sottolinea il valore eccezionale della sua geologia: inghiottitoi, doline, grandi sorgenti e canyon di origine carsica disegnano un paesaggio sotterraneo tanto affascinante quanto quello in superficie.
Nel 2017 la Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero è entrata nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO, riconoscimento esteso nel 2021 alla Faggeta del Pollinello, nel sito diffuso Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa.
Raggiungere il Parco del Pollino richiede un po’ di pianificazione, soprattutto perché il territorio è vasto e le zone di maggiore interesse non sono necessariamente adiacenti. L’auto è la soluzione più comoda per arrivare: dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria si esce a Laino Borgo per il versante calabrese, oppure a Morano Calabro; per il versante lucano il riferimento è l’uscita di Lauria. Il paese di Civita, punto di accesso privilegiato alle Gole del Raganello, si raggiunge da Castrovillari in circa mezz’ora. In treno, le stazioni più vicine sono quelle di Castrovillari e di Lagonegro, da cui è necessario proseguire in auto o con il trasporto pubblico locale.
Cosa fare in estate nel Parco del Pollino
L’estate è la stagione in cui il Parco del Pollino offre il ventaglio più ampio di attività da intraprendere nel suo territorio. Il trekking è senza dubbio un modo privilegiato di scoprire questo territorio, grazie a una rete sentieristica fitta che offre itinerari adatti a ogni livello e a ogni obiettivo. I Piani di Ruggio e il Colle dell’Impiso, nel comune di Viggianello, sono i punti di partenza classici per le escursioni in alta quota, ben segnalati e raggiungibili in auto.
Per chi ama l’acqua dolce, inoltre, il Pollino non delude. Il canyon del Raganello, scavato dal torrente omonimo tra pareti calcaree che in alcuni punti superano i 400 metri di altezza, è uno dei luoghi più spettacolari del parco ed è percorribile sia con escursioni a piedi, che si svolgono lungo il bordo della gola, sia con attività di canyoning direttamente nel letto del corso d’acqua, sempre accompagnati da guide esperte. Anche il Fiume Lao è un protagonista dell’estate al Pollino, con i suoi tratti navigabili in kayak e le possibilità di rafting nelle rapide. Le acque di entrambi i fiumi sono cristalline e fresche, un sollievo insostituibile nelle giornate più calde.
Oltre alle attività outdoor legate alla grande offerta naturale, il Parco offre anche una grande ricchezza culturale e antropologica, troppo spesso sottovalutata. Al suo interno, ad esempio, vivono ancora alcune delle più importanti comunità arbëreshë d’Italia, ovvero le comunità di origine albanese che si insediarono in queste terre tra il Quattrocento e il Settecento per sfuggire all’avanzata ottomana.
iStockIl borgo di Civita
In paesi come Civita, San Paolo Albanese, San Costantino Albanese e altri si conservano ancora oggi la lingua arbëreshë, il rito greco-cattolico, i costumi tradizionali e una cucina propria.
Da non perdere, infine, il Ponte Tibetano di Castelsaraceno, che con i suoi 586 metri di lunghezza è il più lungo del mondo e collega il Parco del Pollino con il Parco dell’Appennino Lucano.
Escursioni da non perdere nel Parco del Pollino
La più bella escursione a piedi da effettuare nel Parco del Pollino è considerata dai più l’ascesa a Serra di Crispo. Si parte dal Colle dell’Impiso, a 1573 metri nel comune di Viggianello, raggiungibile in auto. Si segue quindi il sentiero IPV4 che scende verso i Piani Vacquarro costeggiando il torrente Frido. Il percorso sale poi verso la Serra di Crispo, a 2054 metri di quota, un crinale dove crescono alcuni degli esemplari di pino loricato più antichi, contorti e spettacolari dell’intero parco. Questo luogo è soprannominato il Giardino degli Dei: i tronchi giganteschi dalla corteccia bianca brillano alla luce del sole tra le rocce nude, in un paesaggio che ha qualcosa di primordiale e commovente. Il dislivello è impegnativo ma il percorso è ben segnalato. In piena estate è consigliata la partenza nelle prime ore del mattino, per non essere sorpresi dal solleone mentre si cammina.
iStockSerra di Crispo, il Giardino degli Dei
Lo stupendo borgo di Civita, il cui nome in arbëreshë significa “nido d’aquila”, racconta solo con questo fatto la sua posizione: è sospeso, difatti, sull’orlo di una gola vertiginosa, con una vista sulle Gole del Raganello che lascia letteralmente senza fiato. Da qui parte uno dei percorsi più scenografici del parco: si attraversa il paese, si raggiunge il belvedere dal quale si domina l’intera gola, poi si scende lungo il sentiero verso il cosiddetto Ponte del Diavolo, un antico ponte in pietra che si trova circa 50 metri sopra il greto del torrente Raganello. La discesa è ripida ma breve. Il ritorno al paese, con la gola alle spalle e i profili del massiccio davanti agli occhi, è un vero spettacolo. Il giro attorno al piccolo borgo e ai suoi sorprendenti dintorni naturali non è particolarmente impegnativo: è una camminata di quasi 7 chilometri con meno di 400 metri di dislivello in salita.
iStockLe Gole del Raganello
Se Civita e Serra di Crispo rappresentano due ambienti naturali aspri e scarsamente popolati di vegetazione, per sfuggire alla canicola ci si può rifugiare in una escursione alla scoperta della Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero, come detto uno dei siti inseriti dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’Umanità nel 2017.
Si tratta di una foresta primaria di faggi, con esemplari che superano i 400 anni di vita: dei veri e propri giganti del bosco. È attraversata da un sentiero che porta al Cozzo Ferriero da cui prende il nome, una cima a 1790 metri di quota. Per affrontare l’escursione si parte dal Rifugio Fasanelli e si sale al Cozzo in circa cinque chilometri, con un’ascesa graduale ma sempre in salita. Camminare tra gli alberi risulta sempre piacevole, ma non sono da sottovalutare i numerosi panorami splendidi sui versanti lucano e calabrese del Parco di cui si gode nei luoghi in cui il bosco si interrompe, lasciando spaziare la vista.
Trent’anni e non sentirli: Un posto al sole, la soap più longeva della Tv italiana, non ha intenzione di fermarsi per l’estate e quest’anno ha in programma qualcosa di speciale. Per il 2026 porta i suoi protagonisti fuori dai panorami di Posillipo e Napoli a cui ci ha abituati raggiungendo meravigliose location di mare italiane che fanno pensare alle vacanze.
Fagus sylvatica: il nome scientifico della pianta più comunemente nota come faggio. Fusto dritto, corteccia scura, foglie ovali, ondulate e verdi. Foglie che in autunno bruniscono e poi cadono, dando vita a un morbido tappeto nel sottobosco. Le medesime foglie che, poi, tornano a spuntare sui rami dell’albero in primavera, dando vita a quell’atmosfera unica che avvolge le foreste di faggio in primavera, con i fusti dritti e lucidi che si spingono verso il cielo e sono poi avvolti dal verde chiaro delle loro chiome, brillante alla luce del sole.
L’Italia, dal punto di vista delle foreste di faggio, è uno dei paesi più ricchi d’Europa e vi si trovano i faggi più vecchi del continente. Le faggete si trovano disseminate lungo tutta la dorsale appenninica, dall’Emilia Romagna alla Calabria, e sulle Prealpi, in altitudini variabili e con caratteristiche spesso radicalmente diverse tra loro. Un piccolo spettacolo che, insomma, accomuna lo Stivale da nord a sud. Alcune di queste foreste sono state tutelate per secoli, prima dai signori locali e poi dallo Stato. Altre si sono conservate dallo sfruttamento dell’uomo grazie alla loro scarsa accessibilità. Altre ancora beneficiano oggi dello status di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Foreste Casentinesi
Incastonato tra la Toscana e l’Emilia Romagna, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è uno dei polmoni verdi più importanti dell’Italia centrale. Le sue faggete, che si estendono su oltre 36mila ettari di territorio protetto, sono tra le più vaste e meglio conservate della penisola e una delle cifre distintive di questa porzione di Appennino.
Camminare tra i boschi di faggio del Parco in primavera è infatti una delle esperienze migliori che offre. Il verde brillante delle nuove chiome scintilla contro la luce del sole, mentre i tronchi lisci fanno da sentinelle ai trekkers che attraversano il bosco e le foglie cadute durante le stagione invernale affollano i sentieri.
iStockIn primavera il verde torna a decorare le chiome dei faggi
La presenza nel Parco di luoghi eremitici e spirituali come la Verna, celebre santuario francescano, o l’Eremo di Camaldoli, corrobora l’atmosfera tipica delle foreste di faggio, immerse nel loro tipico silenzio, interrotto soltanto dai passi di chi le attraversa e dallo stormire delle foglie schiaffeggiate dal vento.
Nel cuore del Parco sorge la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, oggi Patrimonio UNESCO assieme a un’ampia area circostante. È la più vecchia riserva naturale integrale italiana, istituita alla fine degli Anni Cinquanta, collocata sul versante nord della dorsale appenninica che si affaccia sulla Romagna, non lontano dal bel balcone naturale di Poggio Scali.
Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Istituito nel 1923, il Parco Nazionale d’Abruzzo è uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia. L’orso marsicano, una sottospecie dell’orso bruno presente soltanto in quest’area e in nessun altro posto al mondo, è il simbolo di quest’area protetta, che lo ha molto probabilmente salvato dall’estinzione.
iStockPanorama del Parco Naziondale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Le faggete del parco, distinte in cinque aree (Val Fondillo, Coppo del Principe, Moricento, Val Cervara, Coppo del Morto), hanno un aspetto antico. I faggi qui raggiungono dimensioni imponenti, a testimonianza della loro vetustà. Questo tipo di alberi, infatti, è noto per la sua longevità e per la possibilità di rimanere in vita per secoli.
Sono innumerevoli i sentieri e i percorsi che attraversano le foreste di faggio del Parco, che non comprende solo territori abruzzesi, ma si espande anche oltre i confini con Lazio e Molise. Il trekking è l’attività principale all’interno dell’area protetta e la rete sentieristica è estesa, varia e adatta a tutti i livelli. In più nel Parco è facile entrare in contatto con la ricca fauna, soprattutto in primavera, tra camosci, cervi e avvistamenti della rarissima lince.
Il sentiero che collega Pescasseroli a Opi, passando per il Valico di Monte Tranquillo, è uno dei più belli e accessibili dell’intero parco e passa per una delle foreste di faggio più belle del Parco.
Foresta Umbra
Potrebbe sorprendere trovarsi in mezzo a una fitta foresta di faggio, con le foglie che stormiscono a interrompere un silenzio assoluto, nel pieno meridione d’Italia, a poche decine di chilometri da alcune delle spiagge più belle d’Italia.
Accade in Puglia, nel Parco Nazionale del Gargano, dove si trova la Foresta Umbra, un fitto bosco (umbra dalla parola latina per ombra) che si estende al centro dell’area protetta per oltre 10mila ettari ed è caratterizzata principalmente dalla presenza di antichi faggi, con grandi fusti che spiccano fino a decine di metri di altezza, affiancati da cerri, tassi, aceri e carpini.
iStockFaggio secolare
Le faggete vetuste della Foresta Umbra sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2017, all’interno del sito transnazionale delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa, riconoscimento che sottolinea il loro eccezionale valore sotto il punto di vista naturale e storico.
Dal Centro Visitatori della Foresta Umbra, dove si trova anche un piccolo museo, partono quattordici sentieri segnalati che permettono di esplorare il bosco a piedi, intraprendendo sia brevi passeggiate di mezz’ora o lunghe escursioni di più ore.
Foresta del Cansiglio
Situata tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone, nell’area delle Prealpi orientali, la Foresta del Cansiglio si sviluppa su un altopiano a forma di conca a una altitudine compresa fra i 900 e i 1.200 metri sul livello del mare. Qui, si trovano oltre 7mila ettari di bosco pressoché senza soluzione di continuità, rendendola la seconda foresta più grande d’Italia per estensione.
La sua storia è affascinante: quando nel 1420 l’altopiano entrò tra i possedimenti della Repubblica di Venezia, il Cansiglio divenne una risorsa strategica di primaria importanza per i Dogi della Serenissima: il gran bosco da remi, come era noto, forniva il legname di faggio necessario per costruire i remi, appunto, delle navi della flotta lagunare.
La gestione forestale veneziana fu rigida e meticolosa: ogni albero era censito, ogni taglio regolamentato, tanto che ancora oggi la foresta porta il segno di quella cura secolare nella sua struttura innaturalmente ordinata. Una cura che ha peraltro anche aiutato a preservare la foresta stessa. Fu poi con l’Unità d’Italia che il Cansiglio divenne foresta demaniale.
I faggi non sono l’unico albero presente nella foresta, caratterizzata anche da molto abete rosso, ma in primavera il verde brillante delle nuove foglie sfavilla sotto la luce del sole, in un contesto montano unico e particolare come quello dell’altopiano, dove il bosco e le praterie si alternano davanti agli occhi dei visitatori.
Parco Nazionale del Pollino
Il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia per superficie e si estende tra la Calabria e la Basilicata lungo una catena montuosa che separa il Tirreno dallo Ionio con una barriera di cime che in diversi punti supera i 2mila metri.
La caratteristica più nota del Pollino dal punto di vista naturalistico è la presenza del pino loricato (Pinus leucodermis), un albero raro e longevo simbolo del parco e della regione. Tuttavia lungo i crinali e i fianchi del massiccio si trovano ampie foreste di faggio che in primavera diventano protagoniste grazie alla loro vistosa rinascita dopo la stagione invernale.
Sono due le principali foreste di faggio del Parco del Pollino: la Faggeta di Cozzo Ferriero, nel comune di Rotonda in Basilicata, ha un’estensione di circa 70 ettari e vi si possono trovare esemplari monumentali dell’albero di età superiore ai quattro secoli; la Faggeta del Pollinello, nel comune di Castrovillari e non lontano dalla cima del Monte Pollino, ospita alberi che l’Università della Tuscia ha datato come più vecchi di seicento anni.
C’è un tratto ferroviario nel Sud Italia che, secondo The Guardian, rientra tra i viaggi in treno costieri più belli d’Europa. Non si tratta di un convoglio di lusso né di una linea ad alta velocità, ma di una tratta locale che attraversa alcuni degli scenari più suggestivi della Calabria. Il quotidiano britannico ha inserito infatti la Ferrovia Ionica accanto a itinerari panoramici in Scozia, Irlanda, Germania e Spagna, premiando la capacità di questo percorso di restituire il fascino autentico del litorale.
Tra baie, promontori, piccoli centri affacciati sul mare e il profilo severo dell’Aspromonte sullo sfondo, il viaggio da Reggio Calabria a Soverato è un concentrato di paesaggi che cambiano continuamente. E proprio questa alternanza tra mare e montagna rende la linea una delle esperienze ferroviarie più sorprendenti d’Europa.
Amendolara, splendido borgo della provincia di Cosenza, adagiato su una serie di pianure che degradano dolcemente verso lo Jonio, è uno di quei luoghi dove storia e leggenda sono profondamente legate. Questa gemma della Calabria, confermata Bandiera Blu 2026, è molto più che una destinazione balneare, dove l’eco della Magna Grecia incontra la grandezza medievale, offrendo ai viaggiatori un’esperienza che va ben oltre il classico soggiorno marino per trasformarsi in un viaggio nel mito.
L’origine e la leggenda di Amendolara
Il legame tra Amendolara e il mito affonda le radici nella notte dei tempi. La leggenda narra che Epeo, il leggendario costruttore del Cavallo di Troia, durante il viaggio di ritorno dalla guerra fu sorpreso da una terribile tempesta. Disperato, promise alla dea Atena che, se si fosse salvato, avrebbe fondato una città in suo onore nel punto esatto del suo sbarco. La dea tese la sua mano protettrice e nacque così Lagaria, la città ancestrale che i secoli avrebbero poi trasformato in Amendolara (dal greco Amygdalaria, per via della sua ricca e poetica fioritura di mandorli).
Ma i segreti non finiscono a terra. A dodici miglia dalla costa, nascosta sotto appena venti metri d’acqua, si estende la Secca di Amendolara. Antiche mappe e recenti studi suggeriscono che qui un tempo sorgesse un’isola, il Monte Sardo, sprofondata per erosione. Per molti, quell’isola non era un posto qualunque, bensì Ogigia, il mitico paradiso in cui la ninfa Calipso trattenne Ulisse per sette anni, prigioniero d’amore e di incantesimi.
Perché visitare Amandolara
Amandolara, in Calabria, è un luogo tutto da scoprire. Il centro storico custodisce palazzi nobiliari come Palazzo Andreassi, Palazzo Melazzi e la suggestiva Palazziata, testimoni di secoli di architettura e potere. Poco distante, la Cappella dell’Annunziata (o dei Greci), sorta sulle rovine di un tempio pagano, incanta con la sua cupola bizantina e gli affreschi medievali.
Dominano il paesaggio le imponenti architetture difensive: il castello, antica Domus Imperialis restaurata da Federico II di Svevia nel 1239, che oggi regala un panorama pazzesco che spazia dal bosco di Straface fino alle cime del Pollino, e la Torre Spaccata, eretta nel 1517 per avvistare le navi dei pirati saraceni. Per gli amanti della storia, il Museo Archeologico Laviola offre una collezione di reperti che collegano l’età del Bronzo all’epopea dei coloni greci.
Il litorale di Amendolara si consacra anche tra le mete d’eccellenza globale grazie alla Bandiera Blu 2026, sventolando fiera su due gemme costiere: Lido Ogigia e Torre Spaccata. A Lido Ogigia la spiaggia di ciottoli evoca l’epopea di Ulisse, offrendo relax immerso nel mito; poco oltre, la zona di Torre Spaccata unisce la bellezza selvaggia della natura incontaminata al fascino eterno della storia aragonese.
Dove si trova e come arrivare
Amendolara, incastonata tra la Marina di Roseto Capo Spulico e Trebisacce, può essere raggiunta facilmente in auto percorrendo la Strada Statale 106 Jonica (SS106), l’arteria principale che costeggia il litorale e che collega Taranto a Reggio Calabria. Per chi arriva dall’Autostrada A2 (del Mediterraneo), l’uscita consigliata è Frascineto/Ejanina, proseguendo poi in direzione della costa jonica.
Chi viaggia con il treno, la stazione ferroviaria di Amendolara-Oriolo serve la linea jonica, mentre gli aeroporti più vicini e comodi per i collegamenti nazionali e internazionali sono l’Aeroporto di Lamezia Terme e l’Aeroporto di Bari.
In alto, su un promontorio che domina la Riviera dei Cedri da circa 172 metri di quota, ci sono muri consumati dal sole, archi vuoti e pietre ferite da secoli di assedi e abbandoni. È tutto ciò che rimane di Cirella Vecchia, borgo ormai abbandonato della Calabria. Tutto intorno profuma di fichi d’India, agave, rosmarino selvatico e terra secca, mentre il silenzio è quasi l’unica compagnia costante.
Davanti al promontorio galleggia l’Isola di Cirella, piccolo scoglio calcareo diventato simbolo dell’intera zona. Da lassù il Tirreno sembra aprirsi senza confini, mentre alle spalle compaiono i rilievi del Pollino, duri e selvatici. Dentro questo paesaggio ruvido, Cirella Vecchia conserva l’anima di un luogo sopravvissuto a invasioni, terremoti, pestilenze e bombardamenti.
Molti parlano di “borgo fantasma” e, se da un lato è certamente vero, dall’altro è riduttivo: tra questi ruderi si percepisce ancora il peso della vita quotidiana. Restano tracce di chiese, case nobiliari, mura difensive, scale consumate e aperture che incorniciano il mare. Alcuni affreschi resistono ancora dentro edifici religiosi devastati dal tempo.
Breve storia di Cirella Vecchia
La storia di Cirella Vecchia attraversa secoli lontanissimi. Reperti fossili rinvenuti nell’area hanno infatti confermato presenze umane già nel Paleolitico superiore. Successivamente arrivarono popolazioni greche, lucane e brettie tra il 600 e il 550 a.C., trasformando questo tratto di costa in un centro strategico della Magna Grecia.
In epoca romana Cerillae acquisì ulteriore importanza grazie alla posizione favorevole lungo il Tirreno. Fonti storiche collegano il territorio persino agli eventi della Seconda Guerra Punica e alla Battaglia di Canne del 216 a.C. Resti archeologici disseminati nel territorio raccontano ancora quella fase storica. Lungo la salita verso il villaggio appare anche un mausoleo romano, probabilmente destinato a funzioni funerarie.
Il volto attuale di Cirella Vecchia nacque però nel IX secolo. Le continue incursioni saracene lungo la costa spinsero gli abitanti verso l’altura, ritenuta più sicura e facilmente difendibile. Nacque così una città fortificata protetta da mura dove trovarono spazio il castello, edifici religiosi e abitazioni nobiliari. Restavano fuori soltanto il convento e alcune strutture legate agli ordini monastici.
La Chiesa di San Nicola Magno rappresentava il centro spirituale dell’abitato medievale. Accanto sorgevano la Chiesa di Santa Maria della Neve, il Convento di San Francesco di Paola costruito nel 1545 e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Ancora oggi, tra pareti lesionate e navate aperte verso il cielo, si intravedono altari, frammenti decorativi e resti di affreschi.
Normanni, corsari ottomani, terremoti e pestilenze segnarono profondamente la vita del nucleo antico nel corso del tempo. Il colpo definitivo arrivò però tra il 1806 e il 1808, durante l’età napoleonica. Prima giunsero le truppe francesi e poi il bombardamento della marina britannica diretto contro le postazioni controllate dai francesi sulla costa calabrese. Gran parte dell’abitato venne devastata, al punto che gli abitanti abbandonarono definitivamente il promontorio trasferendosi più in basso, vicino al mare, dando origine all’attuale Cirella.
Da allora il paese antico rimase vuoto. Pietra dopo pietra, stagione dopo stagione, il borgo si trasformò in uno dei luoghi più scenografici della Calabria tirrenica.
Come visitare Cirella Vecchia e cosa vedere
Una piccola ma essenziale premessa: l’accesso al borgo richiede una certa attenzione, poiché i sentieri di ciottoli risultano sconnessi e levigati dai secoli. L’arrivo ai ruderi, però, produce subito una sensazione particolare, in quanto Cirella Vecchia mantiene anche adesso un aspetto autentico.
Contemporaneamente, sterpaglie, muri spezzati e sentieri irregolari contribuiscono al suo fascino. La parte più suggestiva riguarda certamente i resti del castello medievale. Oggi rimangono poche strutture, ma basta osservare la posizione strategica del promontorio per comprendere il ruolo difensivo della fortificazione. Da qui lo sguardo controllava mare e costa con largo anticipo rispetto agli assalti provenienti dal Tirreno.
Molto intense anche le rovine delle chiese. Tra aperture senza tetto e pareti erose dal tempo affiorano ancora dettagli decorativi, porzioni di altari e banchi liturgici. Dentro la Chiesa di San Nicola Magno si percepisce persino adesso la grandezza religiosa raggiunta dal borgo nei secoli passati.
Pochi metri più in là c’è il Teatro dei Ruderi, anfiteatro moderno costruito accanto all’area archeologica. Durante l’estate ospita concerti, rappresentazioni teatrali e rassegne culturali, tanto che le luci soffuse, il cielo aperto e le rovine medievali regalano uno degli scenari più particolari dell’intera Calabria.
Impossibile ignorare l’Isola di Cirella che proprio dalla stessa collina appare vicinissima e separata dalla costa da un tratto breve di mare trasparente. Sulla sommità riposano i resti di una torre difensiva del XVI secolo utilizzata per avvistare pirati turchi e corsari.
Vale la pena concludere la giornata nel centro storico di Diamante, famosa “Città dei Murales e del Peperoncino”, con oltre 300 dipinti che colorano vicoli e facciate.
Cirella Vecchia si trova nel territorio comunale di Diamante, in provincia di Cosenza, quindi lungo la costa tirrenica della Calabria settentrionale. Il borgo domina la Riviera dei Cedri da un promontorio affacciato direttamente sul mare. L’uscita autostradale più vicina lungo la A2 del Mediterraneo è quella di Lagonegro Nord oppure Cosenza Nord, proseguendo successivamente verso la costa tirrenica tramite la SS18. Diamante dista circa 80 chilometri da Cosenza.
Dal centro moderno di Cirella inizia la salita verso l’area archeologica tramite una strada asfaltata che conduce fino al piazzale vicino al Teatro dei Ruderi. Da quel punto partono percorsi sterrati e gradini in pietra tra vegetazione mediterranea e rovine. Il periodo ideale per raggiungere questo borgo fantasma è quello tra le fine della primavera e l’inizio d’autunno, soprattutto durante le ore precedenti al tramonto.
iStockLa misteriosa città abbandonata di Cirella
In questa fase della giornata, infatti, la luce radente, la brezza marina e i colori del Tirreno trasformano il promontorio in un luogo quasi cinematografico: qui la Calabria mostra il suo volto più antico, duro e magnifico.
Tra maggio e giugno, nel pieno della primavera, l’altopiano della Sila, nel cuore della Calabria, esplode di colore: narcisi, primule, asfodeli, orchidee selvatiche punteggiano i prati e i boschi del vasto Parco Nazionale, il più vecchio della Calabria.
Qui si trova la Terra dei Laghi: il versante cosentino della Sila è caratterizzato dalla presenza di un gran numero di specchi d’acqua, come il Lago Arvo, il Lago Cecita, il Lago Ariamacina e il Lago di Tarsia; sul versante catanzarese ecco il Lago Ampollino, località turistica nota e caratteristica.
Montagna, acqua e la ricchezza della natura in primavera sono gli ingredienti di un viaggio nel Parco Nazionale della Sila, che resta una destinazione lontana dai grandi circuiti del turismo di massa, anche nei mesi di punta. La primavera, però, è un periodo speciale, con il non ultimo motivo di poter andare a caccia di un fiore raro e unico, che cresce soltanto qui: la soldanella calabrese, assurta a simbolo di questa sottovalutata quanto splendida regione d’Italia.
Il Parco Nazionale della Sila in primavera
Istituito nella sua forma attuale nel 2002, ma esistente dal lontano 1968, il Parco Nazionale della Sila si estende per oltre 73mila ettari sulle province di Cosenza, Catanzaro e Crotone, abbracciando tutte e tre le grandi aree dell’altopiano: la Sila Greca, la Sila Grande e la Sila Piccola.
È uno dei parchi nazionali più vasti dell’Italia meridionale, e vanta una ricchissima flora, che conta oltre 900 specie, alcune delle quali non esistono da nessun’altra parte al mondo.
In primavera il parco si trasforma: le fitte foreste di pino laricio, albero simbolo della Calabria, tornano a pulsare di un verde intenso, mentre le chiome dei faggi mettono le prime foglie di un verde brillante; i vasti pianori d’alta quota si ricoprono di fiori a perdita d’occhio, in una vera e propria esplosione di colori.
iStockPini larici secolari sulla Sila
I numerosi laghi che caratterizzano il territorio sono, parimenti, protagonisti silenziosi di questo scenario naturale. L’Arvo, il Cecita, l’Ampollino e l’Ariamacina sono tutti bacini artificiali costruiti tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento per la produzione idroelettrica, ma nel tempo si sono trasformati in luoghi totalmente integrati nel paesaggio naturale da esserne diventati elementi simbiotici e armonici con il contesto.
Dopo il lungo inverno, che sulla Sila può essere assai rigido, non solo i boschi tornano a vivere: i piccoli borghi come Camigliatello Silano e Lorica si animano giorno dopo giorno, in attesa che arrivi la più vivace stagione estiva.
La soldanella calabrese, un fiore unico
Se c’è un simbolo botanico della Sila, specie in primavera, è senza dubbio la Soldanella calabrella Kress, nome scientifico della più comunemente nota soldanella calabrese.
Erba endemica che produce uno splendido fiore dai toni azzurri e violetti, è presente allo stato spontaneo soltanto in Calabria, tra le montagne della Sila e dell’Aspromonte. Non la si trova da nessun’altra parte al mondo.
Vive ad altitudini comprese tra i 900 e i 1500 metri di quota, in particolare lungo pareti ombreggiate e umide, specie vicino ai corsi d’acqua o alle sponde dei laghi. Assieme ai narcisi, alle orchidee selvatiche e agli altri fiori dell’altopiano è una delle piccole meraviglie della primavera silana, da cercare, trovare, ammirare e rispettare: la fioritura avviene tra maggio e giugno.
Il suo valore simbolico è riconosciuto a livello istituzionale. Nel 2018 la Società Botanica Italiana, attraverso un sondaggio che ha coinvolto oltre 500 esperti e appassionati da tutta Italia, ha infatti eletto la soldanella calabrese effettivamente pianta simbolo della Calabria.
La soldanella non è l’unica rarità della flora silana. L’altopiano ospita anche la Luzula calabra, un’altra specie esclusiva dei rilievi calabresi, oltre a una straordinaria varietà di orchidee selvatiche del genere Dactylorhiza, asfodeli, narcisi e crochi che a primavera colorano i prati con un’abbondanza spettacolare.
Getty ImagesUna fioritura di narcisi selvatici in una prateria della Sila
Tre escursioni sulla Sila per ammirare splendide fioriture
Con oltre 600 chilometri di sentieri e diverse decine di percorsi catalogati, il Parco Nazionale della Sila offre molte opzioni per chi vuole esplorare la Terra dei Laghi e il resto del territorio dell’altopiano calabrese nella stagione delle fioriture.
Tre itinerari in particolare valgono una visita appositamente organizzata.
Il Sentiero Italia da Lorica a Monte Botte Donato
Questo percorso parte dal borgo lacustre di Lorica, affacciato sulle sponde del Lago Arvo, a oltre 1300 metri di quota, e sale fino alla vetta del Monte Botte Donato, a 1928 metri, la cima più alta dell’intera Sila.
Getty ImagesFioritura primaverile sulle sponde del Lago Arvo
È forse il percorso più spettacolare del Parco Nazionale in questa stagione: man mano che si sale attraverso boschi di faggi e pini larici, gli occasionali prati che si aprono lungo l’itinerario si scoprono ricoperti di fiori dai mille colori. Dalla vetta del Botte Donato, nelle giornate più limpide, la vista spazia sull’intera Sila fino a scorgere il mare. Nei pressi della cima si trova anche l’omonimo, piccolo rifugio in legno.
Il percorso è di media difficoltà, adatto ad escursionisti con un minimo di esperienza e preparazione. Fa parte del Sentiero Italia, il tracciato di lunga percorrenza che attraversa tutto il Paese. La tappa, per come è disegnata, è lunga circa 15 chilometri, ma ha un dislivello leggero, inferiore ai 500 metri in salita. Il ritorno a Lorica può avvenire raggiungendo il rifugio e percorrendo la Strada delle Vette, lingua d’asfalto che scende tra i faggi fino a Lorica (circa 13 chilometri), oppure sfruttando, dopo averne controllato debitamente gli orari, la Funivia Lorica, che accorcia il percorso di rientro della metà.
I sentieri di Fallistro e i pianori di Macchia Sacra
Itinerario particolarmente indicato per chi ama andare alla scoperta di meravigliose fioriture, parte da Croce di Magara, piccola frazione di Spezzano della Sila, a 1420 metri di quota. Ci si trova a pochi passi dal bosco monumentale dei Giganti della Sila, ovvero grandi pini larici secolari, che qui raggiungono dimensioni straordinarie.
I cosiddetti sentieri di Fallistro attraversano il sottobosco, aprendosi poi su grandi radure: sono i pianori di Macchia Sacra e Macchione, dove in maggio e giugno narcisi, violette, asfodeli e orchidee selvatiche colorano i prati in modo spettacolare, e chissà che non ci si possa imbattere nella tanto decantata soldanella calabrese.
L’itinerario tocca la vetta di Monte Curcio, sopra i 1700 metri sul livello del mare. È una piacevole e lunga passeggiata dalle difficoltà escursionistiche minime: circa 12 chilometri con un dislivello positivo di 400 metri e un tempo di percorrenza intorno alle quattro ore.
L’Anello di Monte Gariglione in Sila Piccola
Boschi di faggi e pini larici nascondono un corso d’acqua impetuoso e cristallino, il fiume Tacina. Questo sentiero si trova nella Sila Piccola, sul versante catanzarese del massiccio.
Le gorgoglianti acque del rio accompagnano il cammino, le praterie che si aprono lungo il percorso sono costellate di fiori selvatici dai mille colori e le rive umide dei ruscelli sono tra i luoghi più accessibili e indicati per avvistare la soldanella calabrese, dato il suo habitat naturale.
Il percorso parte dallo chalet in stile alpino che è la Caserma Forestale del Gariglione, poco sotto alla cima del monte. Si raggiungono quindi subito i 1765 della vetta, per poi scendere nella valle del Tacina e seguirne il corso fino a una bella cascata, che in maggio e in giugno beneficia dei momenti di massima portata durante la primavera e l’estate. Si affronta quindi una tosta risalita fino al punto di partenza, con un bel dislivello da affrontare al termine di questa lunga escursione.
La Praia i Focu, incastonata lungo la spettacolare Costa degli Dei in Calabria, ha conquistato un riconoscimento di rilievo internazionale nel 2026 entrando ufficialmente nella classifica delle migliori spiagge d’Europa secondo la selezione di World’s 50 Beaches – Top 50 European Beaches. Un risultato che conferma la crescente attenzione verso questo tratto di litorale tirrenico, dove il paesaggio conserva ancora una dimensione selvaggia e profondamente autentica, sempre più rara nel panorama mediterraneo contemporaneo.
Il colpo d’occhio che accoglie chi osserva Praia i Focu dal mare è quello di una costa scolpita dalla natura, dove le scogliere si alternano a piccole insenature e l’acqua assume sfumature che oscillano tra il turchese e lo smeraldo. Si tratta, dunque, di un vero e proprio angolo di Mediterraneo che sembra essersi sottratto al tempo, preservando un equilibrio fragile tra bellezza naturale e isolamento geografico.
Praia i Focu, tra le spiagge più belle d’Europa
Situata nei pressi di Capo Vaticano, nel territorio di Ricadi in Calabria, Praia i Focu si distingue per una conformazione particolare composta da tre piccole calette separate da formazioni rocciose imponenti. La luce, soprattutto nelle ore centrali della giornata, amplifica i contrasti tra il bianco delle scogliere e la trasparenza dell’acqua, creando un effetto visivo che richiama scenari quasi tropicali, pur rimanendo profondamente radicato nel contesto calabrese.
La Costa degli Dei, d’altronde, è uno dei tratti più scenografici del Tirreno calabrese, un susseguirsi di scogliere bianche, calette nascoste e mare cristallino che collega Pizzo a Nicotera passando per Tropea e Capo Vaticano.
123RFPraia i Focu a Capo Vaticano
Il riconoscimento del 2026 sottolinea inoltre un trend sempre più evidente nel turismo europeo: la ricerca di luoghi meno accessibili, dove la difficoltà di raggiungimento diventa parte integrante del valore dell’esperienza. Praia i Focu incarna perfettamente questa tendenza, proponendosi come destinazione che non si concede immediatamente, ma che richiede un approccio lento, rispettoso e consapevole.
Dove si trova Praia i Focu e come raggiungerla
Praia i Focu si trova sulla costa tirrenica della Calabria, all’interno del comune di Ricadi, in prossimità di Capo Vaticano e a breve distanza da Tropea, una delle località più note della regione. Il contesto geografico è quello della cosiddetta Costa degli Dei, un tratto di litorale che si estende tra alte falesie, baie nascoste e panorami marini di forte impatto visivo.
iStockVista della caletta di Praia i Focu
L’accessibilità della spiaggia è uno degli elementi che ne definiscono l’identità. Non esistono collegamenti stradali diretti che conducano alla sabbia e questo contribuisce a preservarne l’integrità ambientale.
L’arrivo avviene prevalentemente via mare, attraverso piccole imbarcazioni o servizi di trasporto locale che partono dalle spiagge limitrofe. In alternativa, esistono percorsi a piedi che attraversano tratti rocciosi e sentieri non sempre agevoli, consigliati esclusivamente a chi ha dimestichezza con ambienti naturali non attrezzati.
Una volta raggiunta, la sensazione dominante è quella di sospensione, come se ci fosse addentrati in una dimensione altra. Il rumore del mare sostituisce ogni altro suono e la presenza umana si riduce al minimo, lasciando spazio a un rapporto diretto con il paesaggio.
Nella punta meridionale della Calabria ionica, in provincia di Reggio Calabria, per la precisione nel territorio grecanico che conserva memorie linguistiche e culturali legate al mondo ellenico, resiste allo scorrere del tempo Palizzi. No, non è un luogo qualsiasi, perché questo è il borgo da cui comincia l’Italia. Tale fascia di terra, infatti, rappresenta il comune più meridionale della Penisola.
Non è di certo la sua unica particolarità, perché a colpire chi lo vista è pure il suo paesaggio: da una parte il mare Ionio, limpido e largo; dall’altra colline aride, valloni profondi, costoni d’arenaria, filari di vite e montagne che annunciano l’Aspromonte meridionale. In mezzo c’è lui, un paese che sale verso l’alto.
Palizzi si divide in 4 nuclei principali: Palizzi Marina lungo la costa, Palizzi Superiore arroccato sulla roccia, Pietrapennata tra panorami montani e Spropoli vicino al litorale. Il cuore emotivo resta il borgo alto, medievale, stretto sotto un castello poderoso che domina case, gradinate e vicoli. E poi c’è anche un altro orgoglio, ovvero il vino rosso locale chiamato Palizzi IGT, che risulta intenso e generoso. Non stupisce, quindi, che il paese sia conosciuto anche come Città del Vino.
Cosa vedere a Palizzi
La struttura urbana di questo borgo della Calabria ricalca perfettamente la gerarchia medievale, con il castello che domina l’abitato fungendo da vertice di una piramide di roccia. Le case sembrano quasi colare lungo le pareti della montagna, collegate da una rete di vicoli che si attorcigliano attorno ai rilievi naturali.
Palizzi, tra le altre cose, va osservato nel suo rapporto con la rupe, con il vuoto attorno e con il mare lontano che appare all’improvviso tra una casa e l’altra.
Castello di Palizzi
Simbolo assoluto del borgo, il castello si alza su un gigantesco sperone roccioso a circa 300 metri sul livello del mare. La posizione basta a spiegare il suo valore strategico nei secoli segnati da assalti, rivalità feudali e incursioni dal mare. Le origini medievali rimandano tra XIII e XIV secolo, con interventi successivi dei Ruffo, dei Colonna, degli Arduino e dei De Blasio.
Il risultato è un edificio stratificato, metà fortezza e metà residenza signorile. Recentemente restaurato, mostra oggi murature consolidate, una scenografica volta a crociera ricostruita nell’androne, tetti in castagno e raffinati interni in cotto e legno che rendono gli spazi storici pronti per ospitare eventi culturali e visitatori.
Il borgo antico pare cesellato nella pietra: case addossate l’una all’altra, passaggi stretti, gradini senza tregua e architetture adattate alla pendenza. Molte abitazioni mostrano soluzioni costruttive pensate contro i terremoti, frutto di esperienza accumulata nei secoli. Tra una salita e l’altra si aprono scorci improvvisi sulla vallata e sul blu dello Ionio che incantano davvero.
Chiesa di Sant’Anna
Affacciata sulla piazza principale, la Chiesa di Sant’Anna rappresenta il centro religioso del paese alto. Custodisce statue lignee e marmoree di pregio, tra cui opere cinquecentesche e la figura di Sant’Anna commissionata nel 1827. Il suo elemento distintivo, però, è la cupola di gusto bizantino, percepibile anche all’esterno.
Tra gli spazi più affascinanti del nucleo antico figurano i Catoj, ambienti seminterrati scavati o ricavati sotto le abitazioni. Servivano per conservare derrate alimentari, botti e strumenti agricoli grazie alla temperatura stabile. Oggi rappresentano una memoria concreta della vita contadina e vinicola locale.
Pietrapennata
Pietrapennata è una frazione posta a quota 673 metri che regala un volto diverso del territorio in cui il paesaggio cambia ritmo, per farsi più severo e montano. Alla zona si lega la devozione alla Madonna dell’Alica, venerata da secoli.
Palizzi Marina e Torre Mozza
Sul litorale sorge la parte più recente e popolosa del comune. Spiaggia a conca, alternanza di sabbia e ciottoli chiari, acqua trasparente e atmosfera tranquilla anche in estate. A ricordare il passato costiero resta invece Torre Mozza, una costruzione difensiva del 1595, mutilata nella parte superiore.
iStockLa frazione di Palizzi Marina
I Calanchi Bianchi
Queste formazioni geologiche circondano l’abitato trasformando il paesaggio in uno scenario lunare. Trattasi di profonde incisioni prodotte dall’acqua piovana su rocce argillose, che creano creste affilate e canaloni d’un bianco latteo.
Sotto la luce del tramonto, le colline sembrano brillare di luce propria, regalando un contrasto cromatico violento con l’azzurro del mar Ionio visibile in lontananza.
Attraversare Palizzi è quasi come partecipare a un rito collettivo legato alla terra, specialmente durante il periodo della vendemmia. Più che collezionare tappe, infatti, conviene lasciarsi prendere dai silenzi, dal profumo di mosto, dal sale nell’aria e dalla pietra scaldata dal sole. Tra le migliori esperienze da fare:
Salire al borgo alto nelle prime ore del mattino: la luce radente accende muri e scalinate, mentre la vallata resta ancora quieta.
Assaggiare il Palizzi IGT in una cantina locale: rosso strutturato, profondo e nato da vigne battute dal sole e dalla brezza ionica.
Provare la cucina del territorio: pasta al nero di seppia sul mare, carni caprine nell’interno, formaggi stagionati e conserve casalinghe raccontano due anime gastronomiche.
Raggiungere un punto panoramico verso lo Ionio: nei giorni limpidi l’orizzonte sembra infinito e la costa appare tagliata con precisione.
Visitare il paese durante le feste estive: piene di musica popolare, incontri serali, vino e strade vive che restituiscono un volto caloroso e conviviale.
Osservare il litorale legato alla Caretta Caretta: questo tratto di costa rientra nelle aree di nidificazione della tartaruga marina, presenza preziosa del Mediterraneo.
Fotografare il castello al tramonto: le murature assumono toni ramati e la rupe acquista un profilo drammatico.
Il borgo di Palizzi si trova nella Calabria meridionale ionica, circa 60 km a sud-est di Reggio Calabria, lungo il tratto finale della Penisola italiana. Chi arriva in auto percorre la SS 106 Jonica, arteria principale della costa, con uscita verso Palizzi Marina. Da lì una strada interna sale in direzione Palizzi Superiore tra vigneti e valloni.
In treno si può utilizzare la linea ionica con fermata a Palizzi Marina, utile per chi desidera base sul mare. Gli aeroporti più pratici sono Reggio Calabria e Lamezia Terme, da dove poi è necessario il trasferimento su strada o ferrovia.
Il consiglio è quello di fermarsi almeno una notte, perché Palizzi cambia volto tra alba, pomeriggio assolato e sera ventosa. In poche ore si visita, mentre in più tempo si capisce davvero.
Ci sono romanzi che hanno il potere di farci viaggiare verso luoghi da scoprire e nel tempo. È il caso di Duramadre, il nuovo libro di Erica Cassano, autrice rivelazione con La Grande Sete, che torna con una storia che ci accompagna nell’Italia del boom economico in un paesino della Calabria.
Ed è in quei luoghi meravigliosi e che lasciano senza fiato che andiamo grazie alle pagine di un libro che ci racconta la storia di Celeste, insegnante di quasi 40 anni che lì si trasferisce da Napoli. Una donna forte, che si ritrova trapiantata in un paese che non conosce dopo aver fatto una scelta per amore.
L’autrice non identifica Paese Nuovo, l’ambientazione, con nessun posto preciso. In un post social ha detto che inizialmente pensava di volersi ispirare al luogo in Calabria che ha dato i natali al nonno, ma di aver cambiato idea: “Avevo bisogno di creare un posto totalmente nuovo, immaginario, con le sue regole e le sue tradizioni”. Il risultato è un paese che assomiglia a tanti altri.
Quindi dove andare mentre si legge Duramadre di Erica Cassano, pubblicato da Garzanti? Ecco quattro luoghi imperdibili in Calabria da raggiungere in compagnia di questo romanzo, ma con una differenza: sebbene molte caratteristiche lo ricordino, il borgo raccontato tra le pagine è chiuso, mentre quelli che vi suggeriamo sono accoglienti e ci si sente proprio come a casa.
Mormanno
Immerso nel Parco Nazionale del Pollino, Mormanno è un paese medievale arroccato. Si trova a 840 metri di altitudine ed è un vero gioiello. Infatti, è la meta ideale per chi vuole fare una vacanza all’insegna della natura, tra alte montagne e una vegetazione selvaggia e antica.
Qui la storia sembra ancora riecheggiare tra le sue viuzze: fondato in epoca longobarda, è caratterizzato da strade strette, scalette, archi e portali. Inoltre, ci sono alcuni edifici da ammirare: ad esempio le tante chiese e le cappelle che punteggiano il territorio urbano, come il Duomo in stile barocco napoletano, oppure la chiesa di N. S. del Perpetuo Soccorso vicino alla quale si trova il Faro Votivo ai Caduti della Calabria. Quest’ultimo si trova sul monte San Michele, in località Torretta, e risale ai primi del Novecento.
Mormanno è un borgo autentico, per chi vuole assaporare l’anima della Calabria.
iStockMormanno, paese in Calabria
Papasidero
Autenticità e bellezza fanno di Papasidero un luogo da raggiungere in compagnia dalle pagine di Duramadre di Erica Cassano. Ci sono diverse ottime ragioni per farlo, anche perché è uno di quei luoghi che riescono a coniugare natura, storia e vacanze attive. A tal proposito, lungo il fiume Lao si possono praticare escursioni e rafting.
Anche questo paese si trova nel Parco Nazionale del Pollino, quindi c’è possibilità di programmare escursioni per immergersi in un’ambientazione naturale di rara bellezza. Oppure si può passeggiare nella storia e ammirare la chiesa incastonata nella roccia: si tratta del Santuario della Madonna di Costantinopoli, databile al XVII secolo. Si raggiunge scendendo una scalinata e poi superando un ponte.
Per fare un ulteriore passo indietro nel tempo c’è la Grotta del Romito, un sito archeologico del Paleolitico Superiore con alcuni graffiti rupestri, tra cui spicca quello dedicato a un grande bovide.
iStockPapasidero in Calabria
Praia a Mare
Ci spostiamo sul mare, in una delle località costiere più amate della Calabria. Praia a Mare si trova al confine con la Basilicata ed è la località ideale per chi cerca scorci da sogno. Tra i suoi elementi più caratteristici vi è l’isola di Dino che sembra dividere in due il mare della cittadina. Tante le meraviglie da vedere in questa località che offre tantissimi servizi per i turisti: la costa va esplorata, perché si trovano delle meravigliose grotte e il mare regala sfumature spettacolari.
Tra le tappe imperdibili “sulla terra”, invece, vi è il santuario della Madonna della Grotta, che si trova proprio dentro una grande cavità ai piedi del monte Vingiolo. Oppure il castello normanno e, ancora, la Torre di Fiuzzi che era stata innalzata per proteggersi contro le invasioni saracene.
iStockPraia a Mare in Calabria
Aieta
Restiamo vicino a Praia con l’ultimo dei paesi da visitare in Calabria facendosi tenere compagnia da Duramadre di Erica Cassano. Siamo nell’entroterra, ad Aieta: un luogo iscritto nei Borghi più Belli d’Italia, dove si possono trovare tracce del passato. Come il Palazzo Rinascimentale Martirano-Spinelli, innalzato nel XVI secolo, mentre tra gli edifici di tipo religioso vale la pena citare la Chiesa di Santa Maria della Visitazione che è stata realizzata nel XII secolo. Non mancano altre chiese e cappelle, perché una cosa vale la pena fare ad Aieta è girare per le strade strette lasciandosi inebriare dalla meraviglia e scoprendo le tante ricchezze che si trovano qui.
Una Calabria autentica, che lascia senza fiato e che si può scoprire con una guida di viaggio unica: Duramadre di Erica Cassano.
In onda su Rai 1 dal 13 aprile 2026 in prima serata, La buona stella, è la serie TV in 3 serate che svela alcuni dei paesaggi più suggestivi del Belpaese. Quella che viene messa in scena è una storia che parla di ferite e di seconde possibilità, che si snoda lungo una fuga piena di imprevisti che parte da Roma e raggiunge le coste della Calabria e il suo affascinante entroterra: è questo il viaggio che spiega quanto sia difficile trovare la propria strada dopo una caduta.
Coprodotta da Rai Fiction e Paypermoon Italia, col sostegno della Calabria Film Commission e diretta da Luca Brignone, è interpretata da Miriam Dalmazio, Filippo Scicchitano, Francesco Arca, Laura Cravedi, Claudio Corinaldesi, Massimo De Santis e Alessio Praticò.
Acquistare o affittare una casa in Italia può significare investire cifre molto diverse a seconda della città e della via. Un’analisi recente di Immobiliare.it Insights – proptech company guidata da Luke Brucato, specializzata in analisi di mercato e data intelligence e parte del gruppo Immobiliare.it – ha fotografato le zone più care e più economiche del Paese, rivelando differenze sorprendentemente marcate tra Nord e Sud, e tra città d’arte e località di mare.
Milano e Forte dei Marmi dominano la classifica delle strade più costose, mentre in Calabria, Sardegna e Abruzzo si trovano gli indirizzi più accessibili per chi cerca un’abitazione senza spendere una fortuna.
Affacciato su uno dei tratti di costa più spettacolari della Calabria, San Nicola Arcella è un incantevole borgo che appare sospeso tra mare e roccia, dove la natura si esprime con scenari di rara bellezza. Non a caso è la “perla della Riviera dei Cedri”, un luogo in cui scogliere, grotte e acque cristalline disegnano un paesaggio che conquista al primo sguardo.
Forte di un patrimonio naturale straordinario, punteggiato da baie nascoste, grotte marine e scogliere scolpite dal tempo, è tra i candidati alla nuova edizione de Il Borgo dei Borghi, il celebre concorso televisivo che ogni anno celebra i borghi più suggestivi d’Italia. Le votazioni sono aperte fino al 22 marzo 2026, mentre il vincitore verrà proclamato nella serata del 5 aprile 2026 durante la diretta su Rai 3.
Ma il fascino di San Nicola Arcella non si esaurisce nella bellezza delle sue coste: custodisce anche un centro storico sorprendente, dove vicoli, piazzette e palazzi raccontano secoli di storia e tradizioni.
Cosa vedere a San Nicola Arcella
Il centro storico di San Nicola Arcella è un piccolo labirinto di vicoli lastricati in pietra chiara, su cui si affacciano eleganti edifici signorili che mostrano spesso eleganti facciate tardo ottocentesche, testimoni di un periodo in cui il paese viveva una stagione di grande vitalità.
A rendere ancora più affascinante la visita è un progetto artistico che ha trasformato il borgo in un vero museo a cielo aperto. Si tratta di “Horus River Vitae” (“Fiume di Vita”), un percorso creativo ideato dall’artista Angelo Rago che valorizza l’intero centro e si sviluppa mediante una serie di bassorilievi dipinti che raccontano la storia millenaria del territorio, ed evocano le radici antiche di questa terra che affonda nella civiltà della Magna Grecia.
Tra una strada e l’altra, si aprono poi accoglienti piazzette su cui si affacciano botteghe artigianali, caffetterie e ristoranti, che contribuiscono a creare un’atmosfera vivace e perfetta per assaporare l’anima autentica del borgo calabrese.
iStockPittoresco scorcio del centro storico di San Nicola Arcella
Tra i luoghi simbolo, merita una visita la Chiesa di San Nicola da Tolentino, dedicata al patrono: risale al XVII secolo e oggi presenta un tipico impianto basilicale, con una navata centrale affiancata da cappelle laterali che custodiscono opere e decorazioni della tradizione religiosa locale.
Ancora, una tappa che non si può proprio perdere a San Nicola Arcella è il Belvedere di Corso Umberto I, una terrazza panoramica da cui lo sguardo abbraccia uno dei paesaggi più affascinanti della costa tirrenica. Da qui si ammira la Torre Crawford, antica torre saracena dove soggiornò lo scrittore statunitense Lord Francis Marion Crawford, e la vista si apre sul Golfo di Policastro, spingendosi fino alla costa di Maratea. Di fronte emerge con imponenza l’isola di Dino, mentre più in basso si distinguono la spiaggia della Marinella e la spiaggia del porto di San Nicola Arcella, vegliata dalla sua suggestiva torre saracena.
Le spiagge? Un paradiso
Dopo aver esplorato il fascino del borgo antico, basta scendere lungo la collina per trovarsi di fronte al vero tesoro naturale di San Nicola Arcella: il mare.
La costa si presenta frastagliata e scenografica, modellata nel tempo dal vento e dalle onde, e vi si alternano scogliere a picco sul blu, piccole cale sabbiose e insenature nascoste che rendono questo tratto di litorale uno dei più emozionanti della Calabria.
La prima spiaggia che si incontra è quella della Marinella, un tratto di costa piuttosto ampio dove il mare limpido e i fondali trasparenti invitano a lunghe giornate di relax. Da qui si raggiunge una delle mete più amate dell’intera regione: la spiaggia dell’Arcomagno, selvaggia e spettacolare, che appare quasi come una scultura naturale modellata dall’acqua e dai secoli.
Lo sguardo viene subito catturato dall’enorme arco di roccia alto circa venti metri, una formazione maestosa che si apre sul mare creando una grotta naturale. All’interno si trova una piccola spiaggia racchiusa tra le pareti rocciose, dove la luce filtra creando giochi di colori sull’acqua cristallina.
iStockLa meravigliosa Spiaggia dell’Arcomagno con la grotta sul mare
Dove si trova e come arrivare
San Nicola Arcella si trova nella parte settentrionale della Calabria, in provincia di Cosenza, al confine con la Basilicata e a pochi chilometri dalla celebre località di Maratea.
Per raggiungere il borgo in auto è necessario percorrere l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e uscire a Lagonegro, proseguendo poi in direzione Praia a Mare. Da qui si seguono le indicazioni per San Nicola Arcella, che si trova poco distante lungo la spettacolare costa tirrenica.
Il viaggio per arrivare fin qui regala già scorci sorprendenti tra mare e montagne, e anticipa l’atmosfera unica che rende il piccolo borgo una delle destinazioni più affascinanti della Riviera dei Cedri.
C’è un profumo che chi non ha mai camminato lungo la costa ionica calabrese, tra novembre e marzo, difficilmente riesce a immaginare. Arriva all’improvviso, è netto, quasi ruvido. È il bergamotto, e da queste parti non è solo un agrume. Proprio per raccontarlo e farlo conoscere nasce il progetto le Vie del Bergamotto, un itinerario a ritmo lento tutto da scoprire.
Le Vie del Bergamotto: il progetto
La Via del Bergamotto nasce da un’intuizione ambiziosa: trasformare l’eccellenza produttiva in esperienza turistica strutturata, capace di generare valore per l’intera comunità.
Non un semplice itinerario, ma una rete che prova a tenere insieme agricoltura, turismo e cultura. È questa l’idea alla base del nuovo progetto dedicato al bergamotto, pensato come uno strumento vivo, capace di mettere in relazione produttori, trasformatori, operatori dell’accoglienza e istituzioni del territorio.
L’obiettivo è superare l’idea del semplice prodotto da comprare e trasformarlo in una chiave di lettura del territorio. Un racconto che parte dalla coltivazione e arriva ai borghi, ai paesaggi, alla storia di un’area metropolitana ancora in parte da scoprire.
L’itinerario
Cinque giorni, una Calabria che si racconta passo dopo passo. Il percorso attraversa l’area metropolitana tra borghi, coltivazioni, botteghe artigiane e siti archeologici, seguendo il filo, discreto ma costante, del bergamotto. Non come tema imposto, ma come presenza naturale, quasi inevitabile.
Si parte da Reggio Calabria. Cultura, paesaggio, identità. I Bronzi di Riace al museo archeologico, il lungomare affacciato sullo Stretto, le luci dell’alba e del tramonto che cambiano i colori della città. In questa zona il bergamotto entra nei piatti e nei bicchieri: gelati, cocktail, ricette tradizionali rilette con mano leggera dagli chef.
Il secondo giorno porta nell’area grecanica, dove il tempo rallenta. Pentedattilo, aggrappato alla roccia, e Bova, cuore della cultura greco-calabra, fanno da sfondo a una coltivazione ancora familiare, fatta di piccoli appezzamenti e gesti tramandati. Si cammina tra gli alberi, si ascoltano i produttori, si assaggiano succhi e confetture che parlano di terra e pazienza.
iStockPentedattilo, il borgo nell’itinerario delle vie del Bergamotto
La terza tappa segue la costa ionica. A Brancaleone, storico centro della lavorazione, si entra nel mondo dell’olio essenziale: tecniche antiche e processi moderni convivono nella produzione di un’essenza conosciuta ben oltre i confini regionali. Poi l’entroterra, con Bruzzano Vecchio e la villa romana di Casignana, dove i mosaici riportano alla luce la storia della Magna Grecia.
Il quarto giorno è dedicato alla Locride dove il bergamotto cambia forma e funzione, diventando ingrediente per la cosmesi naturale. Il viaggio si intreccia con le grandi tracce del passato: il museo archeologico di Locri, Gerace e la sua cattedrale che domina la vallata, silenziosa e imponente.
Chiusura tra Costa Viola e Stretto. È il momento più creativo. A Varapodio le bucce diventano materia per manufatti artigianali, a San Giorgio Morgeto si sperimenta la profumeria.E poi Scilla, con Chianalea che si riflette nel mare. Tra degustazioni e masterclass di mixology, il viaggio si conclude così: non con un punto fermo, ma con un ultimo assaggio.
La Via del Bergamotto è percorribile tutto l’anno, ma da novembre a marzo offre l’emozione supplementare di assistere alla raccolta e alle lavorazioni stagionali.
Quando pensiamo alla Calabria, il primo pensiero corre quasi sempre al mare. Eppure, spostandoci verso l’interno, scopriamo una città capace di sorprendere chiunque decida di dedicarle tempo e attenzione: Cosenza. Vivace, legata alla propria storia ma con uno sguardo rivolto al futuro, è una meta che esce dai soliti itinerari turistici e proprio per questo sa regalare chicche autentiche.
Partiamo, allora, insieme per un piacevole viaggio alla scoperta di cosa vedere a Cosenza.
Castello Svevo
Il nostro itinerario non può che iniziare dall’alto, laddove Cosenza si lascia osservare nella sua interezza. Sul colle Pancrazio, a 383 metri sul livello del mare, si staglia il Castello Normanno Svevo, il monumento simbolo, visibile da molti punti e protagonista di ogni sguardo panoramico.
Le sue origini affondano le radici nell’XI secolo, quando iniziò la costruzione in epoca normanna. Nel corso del tempo, il castello venne ampliato e modificato, fino ad assumere l’aspetto di una vera e propria roccaforte militare. Non solo presidio difensivo, ma anche carcere, ha attraversato secoli di vicende politiche, militari e sociali, silenzioso testimone della storia cosentina.
iStockIl Castello Normanno Svevo, tra i simboli di Cosenza
Fu Ruggiero II, nel XII secolo, a rafforzarne la struttura, dando origine alla definizione di “castello normanno”. Ma il momento decisivo arrivò con Federico II di Svevia, che dopo uno dei numerosi terremoti che colpirono la città ne promosse il restauro, restituendogli un ruolo strategico e un nuovo splendore. Di quell’intervento resta oggi una delle due torri ottagonali, elemento dell’architettura federiciana e prima torre di questo tipo progettata dallo stesso imperatore all’interno del castello.
Grazie ad accurati lavori di recupero, oggi possiamo visitare le sale, i terrazzi, i giardini e gli spazi interni, tutti i giorni eccetto il lunedì.
Corso Mazzini e Museo MAB
Scendendo verso il cuore di Cosenza, arriviamo su Corso Mazzini, il vero salotto cittadino: lungo viale pedonalizzato dal 2022, rappresenta il volto più dinamico e contemporaneo, luogo di incontro e passeggio che si racconta grazie all’arte nel Museo MAB, il Museo all’Aperto Bilotti. Un progetto visionario voluto da Carlo Bilotti, che ha trasformato il Corso in una galleria a cielo aperto, accessibile a tutti, senza biglietti né barriere.
Ci si ritrova, così, immersi in un percorso artistico che tocca le principali correnti dell’arte contemporanea del Novecento. Le opere dialogano con lo spazio urbano, accompagnano la quotidianità dei residenti e invitano il turista a rallentare, osservare e a capire quanto Cosenza si dedichi alla cultura e alla sua diffusione, fino a rendere l’arte parte integrante del tessuto urbano.
Duomo di Cosenza
Addentrandoci nel centro storico, incontriamo uno dei luoghi più significativi della città calabrese: il Duomo, conosciuto anche come Cattedrale di Santa Maria Assunta. L’edificio attuale risale al 1222, quando venne ricostruito dopo che un violento terremoto aveva distrutto la chiesa precedente.
Nel corso dei secoli, si è arricchito di stili e interventi che ne fanno un autentico scrigno architettonico. La facciata, di ispirazione gotico-cistercense, colpisce per la ricchezza delle decorazioni e delle sculture, mentre all’interno convivono elementi romanici, barocchi e neogotici. Tra le testimonianze più importanti spiccano i mausolei di Isabella d’Aragona e di Enrico VII di Germania, segni tangibili del legame tra Cosenza e la storia europea.
Nel 2011 la cattedrale ha ricevuto il riconoscimento UNESCO come Patrimonio Testimone di una Cultura di Pace, titolo che ne sottolinea il valore simbolico oltre che artistico. Radicata nella devozione cittadina è poi l’Icona della Vergine del Pilerio, protettrice di Cosenza. Secondo la tradizione, fu proprio la Vergine a salvare la città dalla peste del 1576 e dal terremoto del 1854. Il nome Pilerio deriva dallo spagnolo pilar, pilastro, poiché l’icona era in origine collocata sul primo pilastro a sinistra della cattedrale.
Chiesa di San Domenico
iStockVista panoramica della Chiesa di San Domenico
Proseguendo il nostro percorso nel centro storico, arriviamo in Piazza Campanella, dove si affaccia la Chiesa di San Domenico: eretta nella metà del XV secolo su un precedente luogo di culto, venne consacrata nel 1468 e, fin da subito, è stata affiancata da un monastero domenicano che ne ha rafforzato il ruolo spirituale e culturale.
A colpire è la cupola barocca, rivestita in rame, che svetta elegante sulla piazza in armonia con il tessuto urbano tutt’intorno. Nel corso dei secoli l’edificio ha subito diversi interventi e trasformazioni, ma ha saputo conservare preziosi elementi di epoca gotica, come il grande rosone e la cornice del portico, che ne raccontano le origini più antiche e il lungo percorso storico attraversato.
All’interno, trova spazio il BoCs Art Museum, museo di arte contemporanea pensato come ponte simbolico tra antica e nuova civiltà. Le opere esposte instaurano un confronto diretto con l’architettura storica, per un’esperienza che va oltre la semplice visita e invita alla riflessione sul tempo, sull’identità e sull’evoluzione culturale di Cosenza.
Teatro Rendano
iStockL’elegante Teatro Rendano a Cosenza
Camminando lungo Corso Telesio arriviamo in Piazza XV Marzo, dove si affaccia il Teatro Rendano. A dare il benvenuto è la statua in bronzo di Bernardino Telesio, filosofo rinascimentale e figura centrale del pensiero cosentino.
Inaugurato nel 1909, è l’unico teatro di tradizione della Calabria. La facciata neoclassica anticipa un interno elegante e sontuoso, capace di raccontare la grande stagione culturale cittadina. Ancora oggi, rappresenta un punto di riferimento fondamentale, grazie a una ricca programmazione che spazia dall’opera lirica ai concerti, dagli spettacoli teatrali agli eventi culturali di rilievo.
Piazza dei Valdesi e Museo Storico
Il viaggio nella storia di Cosenza continua all’aperto, tra vicoli e piazze del centro storico, grazie a un Museo Storico diffuso che invita a esplorare la città con uno sguardo nuovo. Il fulcro dell’entusiasmante percorso è Piazza dei Valdesi, punto di partenza di una narrazione urbana che propone epoche diverse.
Le installazioni, realizzate da artisti contemporanei, raccontano la storia cosentina lungo i secoli, dal periodo bruzio a quello normanno, svevo, angioino e spagnolo. Al cospetto di tali opere, si coglie un racconto che unisce passato e presente, e trasforma il centro storico in uno spazio espositivo vivo e in continua evoluzione.
Villa Vecchia
Concludiamo il nostro itinerario con una pausa verde alla Villa Vecchia, il giardino comunale storico nella parte più antica di Cosenza, una delle tappe più amate, soprattutto nei mesi estivi, quando il caldo invita a cercare ombra e tranquillità.
Tra statue, fontane, laghetti e vialetti alberati, è il posto ideale per rallentare e scorgere la vita che scorre. Un angolo di quiete che chiude il viaggio in una città capace di sorprendere a ogni passo, dove la storia millenaria convive con una vitalità culturale più che mai attuale.