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Si può dormire in un hotel da record mondiale fatto con un milione di blocchi di sale

27 décembre 2025 à 15:00

Avete mai pensato di poter dormire all’interno di una struttura realizzata interamente con il sale? Sembra fantascienza, ma è realtà: esiste un hotel costruito con 1 milione di blocchi di sale, con ben 16 camere da letto e una superficie di 4.500 metri quadrati. Pavimenti, pareti, soffitti, tavoli, sedie, letti, una piscina di acqua salata e un campo da golf a nove buche…tutto fatto di sale!

Questo posto incredibile, che si è aggiudicato il riconoscimento Guinness World Records nel 2007, si trova in Bolivia, immerso in uno dei paesaggi più suggestivi del mondo: Salar de Uyuni.

L’hotel di sale più grande del mondo

Il territorio in cui è immerso l’hotel di sale più grande del mondo ha lo stesso colore del Pantone 2026: il Cloud Dancer. Una distesa dai colori candidi che non sembra possa esistere nella realtà: si tratta del Salar de Uyuni, il più grande deserto di sale del mondo (10.000 chilometri quadrati) situato nella parte sud ovest della Bolivia, sull’altopiano andino a un’altitudine di 3.656 metri.

Salar de Uyuni, il deserto di sale della Bolivia
iStock
Salar de Uyuni, deserto di sale della Bolivia

Un luogo che si perde nell’orizzonte, la cui creazione è legata a una leggenda d’amore e tradimenti: secondo il popolo degli Aymara, i giganti Tunupa e Cuzco si unirono in matrimonio, ma la loro relazione fu minata dall’incursione di Cosuña. Il tradimento destabilizzò Tunupa che, disperata, pianse talmente tante lacrime da farle arrivare fino alla Terra, formando l’immensa distesa di sale che oggi possiamo ammirare in tutto il suo splendore.

Proprio in questa atmosfera surreale sospesa tra meraviglia e leggenda, sorge il Palacio de Sal, il più grande hotel realizzato in sale. Costruito con circa un milione di blocchi da 35 cm per un peso totale di 10.000 tonnellate, era stato costruito originariamente negli Anni ’90, mentre l’attuale struttura è stata realizzata nel 2007.

Come è possibile costruire un hotel interamente in sale? I blocchi sono stati fusi insieme da una miscela di acqua e sale, che forma una sostanza simile al cemento.

Gli interni del Palacio de Sal nel Salar de Uyuni, Bolivia
Franck Fife-Getty Images
Gli interni del Palacio de Sal nel Salar de Uyuni

Notti di sale ed esperienze uniche

Nelle stanze (riscaldate, visto che le temperature qui possono raggiungere i -12 °C) e in tutti gli altri ambienti (42 in tutto) del Palacio de Sal, si possono vedere chiaramente i blocchi di sale che compongono l’intera struttura.

L’hotel offre ai propri ospiti Wi-Fi gratuito e diversi servizi, tra i quali una sauna, una stanza del vapore, una piscina di acqua salata, una boutique e un mirador da cui ammirare l’immensità dei cieli stellati nelle notti più terse e le mille sfumature di colori che assume il paesaggio nelle varie ore del giorno, dall’alba al tramonto.

Non solo i muri, ma anche alcuni arredi e le sculture presenti negli ambienti sono state realizzate interamente in sale. Per scoprire la cultura di questo speciale territorio dell’America Latina, inoltre, si trova anche lo Showroom – Living Folklore, in cui ammirare i costumi tradizionali delle danze più importanti della Bolivia (che si possono anche provare!). A deliziare il palato c’è anche un ristorante con specialità del territorio e piatti base di carne di lama e il pollo al sale.

Attenzione però, se soggiornate in questa struttura c’è un divieto stringente (apparentemente bizzarro): non si possono leccare le pareti. Il motivo? Si vuole evitare di compromettere l’integrità della struttura.

Scoperte impronte di dinosauri in Bolivia: passi che raccontano il passato

4 décembre 2025 à 10:52

Nel cuore della Bolivia riaffiora un patrimonio preistorico di valore eccezionale: migliaia di impronte di dinosauri perfettamente conservate raccontano la vita che animava un’antica costa risalente alla fine del Cretaceo.

Una recente ricerca ha messo in luce un insieme di tracce così vasto e variegato da attirare immediatamente l’attenzione della comunità scientifica internazionale, confermando il Paese sudamericano come una delle aree più ricche al mondo per lo studio dei dinosauri.

La scoperta: impronte di dinosauri in Bolivia

Il sito di Carreras Pampas, nel Parco Nazionale di Torotoro in Bolivia, conserva una quantità sorprendente di piste, impronte e tracce di coda appartenenti principalmente a dinosauri teropodi.

Gli studiosi hanno catalogato più di 16.600 impronte attribuibili a questi predatori, affiancate da centinaia di segni lasciati durante il nuoto e da tracce di coda trascinata sul sedimento. A queste si aggiungono anche impronte di uccelli preistorici, rinvenute in alcune aree dello stesso livello di camminamento, che testimoniano la ricca biodiversità dell’epoca.

Le tracce sono distribuite in nove zone di studio che appartengono alla medesima superficie fossile, per una copertura totale di quasi 7.500 metri quadrati. I ricercatori hanno riconosciuto numerosi stili di conservazione e diversi morfotipi sia nelle impronte lasciate camminando sia in quelle associate al nuoto, con dimensioni che spaziano da segni minuscoli (<10 cm) fino a impronte molto grandi (>30 cm).

La profondità variabile delle piste indica che il terreno, in passato, non presentava ovunque la stessa consistenza: alcuni dinosauri affondavano di più, altri meno, a seconda delle condizioni locali del sedimento.

Uno degli aspetti più affascinanti emersi dallo studio riguarda la varietà dei comportamenti registrati. Le tracce nel sito di Carreras Pampa mostrano animali che correvano a grande velocità, cambiavano direzione bruscamente (da nord-ovest a sud-est), si spostavano in gruppi o attraversavano zone d’acqua lungo l’antica area costiera lasciando segni caratteristici del nuoto.

Molte piste presentano inoltre passi relativamente lunghi, segnale di un’andatura più sostenuta rispetto a quella documentata in altri siti simili del mondo. L’orientazione prevalente delle tracce lungo le due direzioni principali suggerisce movimenti sistematici lungo appunto la linea costiera di allora.

La quantità straordinaria di impronte, la loro conservazione e l’ampiezza dei comportamenti registrati rendono Carreras Pampas un luogo senza paragoni, spesso citato oggi come uno dei più importanti siti di impronte di dinosauro a livello globale.

Torotoro: un paradiso per l’ecoturismo e la paleontologia

Questa scoperta conferma e potenzia il ruolo del Parco Nazionale di Torotoro in Bolivia come destinazione imperdibile per gli appassionati di natura e storia della Terra.

Il parco, già celebre per canyon spettacolari, grotte e paesaggi scolpiti dal tempo, offre ora un motivo in più per essere esplorato: la possibilità di camminare fra centinaia di piste fossili perfettamente visibili.

Le superfici ricoperte di impronte creano un’esperienza unica, quasi un indimenticabile viaggio nel passato, mentre le nuove ricerche aprono la strada a itinerari tematici, progetti di valorizzazione e attività di turismo sostenibile che puntano a proteggere e far conoscere questo straordinario patrimonio naturale che tutti i viaggiatori esperti di storia o anche solo curiosi ameranno.

L’estate non finisce mai: vola verso nuove avventure con Ryanair

3 octobre 2025 à 10:34

L’estate non è ancora finita. Infatti con la promozione “Insegui l’estate” di Ryanair si trovano tariffe molto vantaggiose per viaggiare verso mete balneari con posti a partire da soli 24,99 euro. Attenzione però: i biglietti sono disponibili fino a esaurimento posti e l’offerta è valida solo per prenotazioni effettuate entro il 31 ottobre (per viaggiare fino al 18 dicembre).

In questo periodo Ryanair ha inoltre ampliato la sua offerta aggiungendo cinque nuove rotte da Milano Malpensa, che collegano lo scalo lombardo a Bratislava, Goteborg, Pescara, Varsavia e Plovdiv. Ecco una selezione di tre rotte particolarmente interessanti per approfittare della promozione “Insegui l’estate” e non è finita qui: abbiamo scovato altre mete bellissime con prezzi anche più bassi.

Da Roma a Rodi per esplorare l’isola delle rose

L’isola di Rodi, la più grande del Dodecaneso, è una destinazione che unisce mare, storia e autenticità. La città medievale di Rodi, racchiusa da mura imponenti, è patrimonio UNESCO e conserva il Palazzo del Gran Maestro, la Via dei Cavalieri e un dedalo di vicoli che riportano indietro nel tempo.

Con voli diretti da Roma Fiumicino, è facile ed economico – il 19 ottobre il volo viene 24,99 euro – raggiungere questo paradiso greco che sa accontentare sia chi cerca relax, sia chi desidera scoprire le radici storiche del Mediterraneo.

Da Milano a Faro in Portogallo

Faro è la capitale dell’Algarve, la regione più a sud del Portogallo, e rappresenta una meta ideale per chi desidera abbinare mare e cultura.

Rotte Ryanair con prezzi a partire da 24,99 euro
iStock
Villaggio di Carvoeiro in Algarve

Il centro storico, circondato da antiche mura, custodisce vicoli acciottolati, la Cattedrale, il Palazzo Vescovile e diversi musei che raccontano la storia della città. Passeggiando nelle sue piazze si respira un’atmosfera autentica e rilassata, lontana dal turismo di massa.

Con un volo diretto da Milano Bergamo, si può raggiungere facilmente questo mix di natura e tradizione portoghese. Il 29 ottobre la tariffa è di soli 24,99 euro.

Da Venezia a Creta: il fascino di Chania

Atterrando a Chania, nella parte occidentale di Creta, si viene accolti da una città che mescola influenze veneziane, ottomane e bizantine. Il porto antico, con il faro, i moli e le taverne tipiche, è il cuore pulsante della città vecchia, ideale per passeggiate serali tra vicoli e piazze ricche di vita.

Dalla città è facile raggiungere alcune delle spiagge più spettacolari dell’isola. Chania rappresenta il punto di partenza perfetto per scoprire l’anima più autentica di Creta.

Grazie ai voli Ryanair diretti da Venezia Treviso, questa destinazione è oggi più economica che mai. In ottobre ci sono infatti tanti voli a partire da 24,99 euro.

Altre offerte imperdibili per volare a prezzi mini

Oltre alla promozione “Insegui l’estate”, Ryanair propone anche altre offerte incredibilmente convenienti per chi vuole viaggiare nei mesi autunnali verso mete con il sole.

Offerte Ryanair per l'autunno
iStock
Porto di Marsamxett e Valletta con Cattedrale di San Paolo

Ecco alcune delle occasioni migliori che abbiamo trovato:

  • da Milano Malpensa a Malta: biglietti a partire da 14,99 euro a novembre, per vivere il clima mite del Mediterraneo,
  • da Bologna a Palma di Maiorca: tariffe da 15,99 euro a novembre, per scoprire l’isola spagnola in una stagione più tranquilla,
  • da Roma Ciampino ad Amman, Giordania: voli a partire da 14,99 euro a novembre, un’opportunità unica per visitare una delle capitali più affascinanti del Medio Oriente,
  • da Pisa a Ibiza: biglietti da 19,99 euro in ottobre, perfetti per un ultimo assaggio di sole e movida prima dell’inverno.

Polonia, scoperta un’officina del Neandertal datata 70.000 anni fa

Par : elenausai10
18 août 2025 à 09:56

È nel cuore della valle del fiume Zwoleńka, nella Polonia centrale, che il passato degli antichi parenti dell’Homo sapiens ha lasciato un’impronta sorprendente. Qui, infatti, sotto strati di terra, un team di archeologi provenienti dall’Università di Varsavia ha riportato alla luce un’officina neandertaliana di circa 70.000 anni fa: stiamo parlando di un luogo dove uomini antichi non solo cacciavano mammut, rinoceronti e cavalli selvatici, ma sapevano anche riparare con abilità gli strumenti di selce con cui li macellavano.

Il Museo Statale di Archeologia di Varsavia e le università di Varsavia e Wrocław, lavorando insieme durante questa entusiasmante campagna di scavo, hanno restituito centinaia di utensili tra i quali coltelli, raschiatoi, lame, accanto a ossa e denti di grandi mammiferi. Un ritrovamento che permette di comprendere meglio la vita quotidiana dei Neanderthal rendendo la Polonia una tappa inattesa e affascinante nella mappa della preistoria europea.

La scoperta dell’officina neandertaliana

Gli scavi condotti nella valle dello Zwoleńka raccontano di un luogo che non era solo un punto di caccia, ma anche una vera officina all’aperto. Qui gli utensili in selce venivano portati per essere affilati e rimessi a nuovo, pronti ad affrontare la macellazione dei grandi animali che popolavano le pianure glaciali. Le tracce d’uso sui coltelli e sui raschiatoi parlano di carcasse di mammut, rinoceronti e cavalli, smontate pezzo per pezzo con una precisione che sorprende ancora oggi.

“Sulla base di siti simili del Paleolitico medio, questi strumenti venivano usati per squartare carcasse di animali, probabilmente inclusi mammut, rinoceronti e cavalli”, ha spiegato il dottor Pyżewicz dell’Università di Varsavia. “I segni di usura sugli utensili confermano il loro uso per tagliare e lavorare grandi animali”.

Durante tre stagioni di scavo, gli archeologi hanno catalogato centinaia di strumenti. Ai circa 330 reperti registrati negli anni Ottanta se ne sono aggiunti oltre 170 nella penultima campagna e un numero simile in quella più recente. Ma il lavoro non è finito: i ricercatori continuano a confrontarsi con una sfida cruciale, la datazione. Molti manufatti sono stati spostati nel tempo dall’acqua del fiume, complicando la lettura delle loro origini. Secondo il dottor Witold Grużdź, questo significa che alcuni pezzi potrebbero essere persino più antichi di quanto immaginiamo.

“Le nostre datazioni si riferiscono a quando questi materiali sono stati trasportati, non necessariamente a quando i Neanderthal li hanno usati”, ha spiegato il Dottor Grużdź. “Questo suggerisce che alcuni manufatti potrebbero essere ancora più antichi di quanto stimato attualmente. Le ricerche future ci aiuteranno a risolvere questo enigma.”

Perché si tratta di una scoperta inattesa e affascinante

Quella avvenuta in Polonia rappresenta una scoperta incredibile perché è una rarità: i ritrovamenti sui Neanderthal in questo Paese, infatti, sono molto pochi, soprattutto al di fuori delle regioni meridionali come l’altopiano di Cracovia-Częstochowa e la Bassa Slesia. La maggior parte della Polonia centrale e settentrionale era coperta da calotte di ghiaccio nel periodo in cui i Neanderthal abitavano l’Europa, il che rende questo sito in Masovia eccezionalmente significativo.

“I ritrovamenti di Neanderthal sono rari”, ha affermato la dottoressa Katarzyna Pyżewicz dell’Università di Varsavia. “Ogni scoperta aggiunge un valore immenso alla nostra comprensione della loro vita. Questi siti sono spesso sepolti a diversi metri di profondità, il che li rende difficili da individuare.”

I Neanderthal, un tempo considerati predecessori primitivi dell’uomo moderno, sono oggi riconosciuti come esseri intelligenti e sofisticati. I ritrovamenti fossili e gli studi genetici indicano che avevano comportamenti sociali complessi, creavano utensili, forse producevano arte e seppellivano persino i loro morti. Scoperte recenti confermano che hanno creato pitture rupestri più di 64.000 anni fa e che si sono incrociati con l’Homo sapiens, lasciando tracce del loro DNA in molte popolazioni moderne al di fuori dell’Africa.

“I Neanderthal erano cacciatori robusti e abili artigiani”, ha detto la dottoressa Grużdź. “Questo sito rafforza l’idea che fossero adattivi, intelligenti e capaci di pianificare compiti complessi, come la manutenzione degli utensili e la macellazione di animali di grandi dimensioni”.

Come sottolinea la dottoressa Katarzyna Pyżewicz, ogni nuovo sito è una finestra preziosa, difficile da individuare perché spesso nascosta a metri di profondità. A Zwoleńka, poi, la rarità è doppia: oltre agli strumenti in selce, sono sopravvissuti resti organici, come ossa e denti, che solitamente si conservano solo in grotta. È una testimonianza che avvicina i Neanderthal alla nostra immagine di esseri complessi e ingegnosi, capaci di produrre arte, seppellire i propri morti e lasciare un’eredità genetica ancora presente in noi. Un popolo che non era primitivo, ma adattivo, sociale e sorprendentemente vicino.

La Puerta del Sol è una porta misteriosa che nasconde i segreti degli dei

Par : losiangelica
2 juillet 2025 à 16:52

Tra le rocce scolpite degli altopiani boliviani, c’è un portale che da secoli sfida la logica, la storia e il tempo. Conosciuta come “Puerta del Sol”, la Porta del Sole è uno dei simboli del complesso archeologico di Tiahuanaco. La civiltà misteriosa, che è ancora di grande interesse per storici e archeologi, ha lasciato tracce in questa antica città dove viene custodito un simbolo enigmatico inciso nella pietra.

La misteriosa Porta del Sole di Tiahuanaco

Maestosa e silenziosa, la Porta del Sole, scolpita in un unico blocco di andesite dal peso di circa dieci tonnellate, non è solo una reliquia del passato: è un’opera sospesa tra mito e astronomia. Per gli antichi Tiahuanacoti, non era semplicemente un varco, ma un collegamento sacro con le sfere divine.

Alta 3 metri, larga 4, con un’apertura centrale di 1,4 metri, questa porta si erge come una sentinella nel tempio di Kalasasaya, quasi a custodire un segreto celato tra le stelle. Al centro, la figura solenne del dio Viracocha (occhi profondi, lacrime scolpite, scettri in mano) domina la scena con la sua aura enigmatica.

Attorno a lui, 48 creature alate disposte su tre file sembrano danzare in una coreografia cosmica. C’è chi ci vede un antico calendario solare, altri una mappa celeste, altri ancora un invito a decifrare un sapere dimenticato. Era solo un simbolo sacro? O forse un portale verso un’altra dimensione della conoscenza?

Scoperta nel 1549 dal cronista spagnolo Pedro Cieza de León, la porta fu rinvenuta spezzata sul terreno, come abbattuta da un evento oscuro. E fu solo nei secoli seguenti che studiosi come Alcide d’Orbigny e Max Uhle cominciarono a esplorarne i misteri, senza però riuscire a svelarli del tutto.

Era un osservatorio? Un luogo di iniziazione? Un portale capace di mettere in comunicazione il mondo terreno con quello degli dei? Le risposte ancora sfuggono. Ma ciò che è certo è che la Porta del Sole ha incantato generazioni di viaggiatori, scienziati e sognatori, e continua a farlo, custodita tra le meraviglie Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

In Bolivia il sito archeologico di Tiahuanaco custodisce la porta del sole
iStock
La misteriosa porta del sole di Tiahuanaco in Bolivia

Dove si trova la Porta del Sole di Tiahuanaco e come raggiungerla

La Porta del Sole di Tiahuanaco si trova sull’altopiano della Bolivia, a circa 70 chilometri da La Paz e non lontano dalle sponde del lago Titicaca. Circondata da tre catene montuose che fanno da protezione per questo luogo, si raggiunge oggi piuttosto facilmente dalla capitale boliviana tramite escursioni organizzate o un bus turistico.

Il viaggio è breve ma la strada impervia; sembra quasi che ci si arampichi verso il cielo. Ad un certo punto gli occhi vengono invasi dalla meraviglia del complesso archeologico che si apre come un grande libro di pietra: la piramide di Akapana, il piccolo tempio seminterrato con le sue teste scolpite, i monoliti antropomorfi e la Porta del Sole.

Oggi molti visitatori appassionati di storia antica vanno a visitare Tiahuanaco e la Porta del Sole che risulta tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO e incanta giorno dopo giorno turisti e curiosi che affrontano il viaggio per scoprire questo luogo ancora avvolto di misteri.

Una scoperta nel cuore delle Ande: il tempio perduto dei Tiwanaku torna alla luce in Bolivia

28 juin 2025 à 07:30

C’è un altopiano ventoso nel cuore della Bolivia dove il silenzio sembra custodire segreti antichi quanto il tempo. Siamo nel dipartimento di Oruro, a oltre 3.800 metri di quota e tra le curve di terra rossa e i pascoli di lama è emersa una scoperta che fa sognare archeologi e viaggiatori: un tempio cerimoniale mai identificato prima, risalente all’epoca della civiltà Tiwanaku, è stato portato alla luce sulla collina di Palaspata, nei pressi di Caracollo.

E se il nome Tiwanaku vi suona familiare, è perché parliamo di una delle civiltà più complesse e influenti dell’America precolombiana, vissuta secoli prima degli Inca sulle sponde del lago Titicaca. Una civiltà che ha lasciato tracce monumentali e rituali di straordinaria bellezza ma che ora, con questo nuovo sito, mostra un volto inedito, tutto da esplorare.

Palaspata: lama, valli fertili e antiche rotte commerciali

Il tempio di Palaspata si trova in una posizione da togliere il fiato – e non solo per l’altitudine. Siamo nel punto in cui convergono tre ecosistemi fondamentali: l’area del lago Titicaca con le sue risorse acquatiche, l’Altiplano arido, perfetto per l’allevamento di lama e le valli agricole di Cochabamba, un tempo grandi produttrici di mais. Una combinazione perfetta per farne un crocevia commerciale, ma anche un centro rituale pulsante di vita spirituale.

L’intero complesso misura quanto un isolato urbano: 15 recinti rettangolari disposti attorno a un grande cortile centrale, probabilmente allineato con il sole degli equinozi, a conferma della connessione tra agricoltura e cosmologia. Un tempio che, secondo gli studiosi, era usato per cerimonie collettive, scambi commerciali e qualche bicchiere di chicha rituale, una bevanda fermentata a base di mais, il cui arrivo qui a questa altitudine è già di per sé un piccolo mistero (o un segno della vivace rete commerciale tiwanakota).

Per i viaggiatori più curiosi, visitare Palaspata in Bolivia non è solo un tuffo nella storia: è un’immersione nei paesaggi mozzafiato dell’altopiano boliviano, tra colline silenziose, cieli immensi e comunità indigene che ancora oggi vivono in simbiosi con la terra.

Tiwanaku, ora c’è un nuovo motivo per viaggiare in Bolivia

Fino a oggi, chi voleva conoscere i Tiwanaku si spingeva fino al sito omonimo vicino al lago Titicaca, Patrimonio Unesco e tappa obbligata per gli amanti dell’archeologia andina. Ma da oggi, la scoperta del tempio di Palaspata cambia le carte in tavola, offrendo una nuova destinazione ancora fuori dai radar turistici, dove storia, spiritualità e natura si fondono in modo autentico e potente.

In più, il comune di Caracollo ha già avviato collaborazioni con gli archeologi per sviluppare percorsi di visita responsabili, che possano valorizzare il sito senza danneggiarlo, coinvolgendo le comunità locali. Un’opportunità unica per vivere l’archeologia come esperienza di viaggio, tra riti ancestrali, tramonti infuocati e la possibilità di vedere dal vivo un tempio sacro riemerso dal passato.

Che siate viaggiatori zaino in spalla o appassionati di civiltà antiche, la Bolivia vi aspetta con una nuova gemma tutta da scoprire. E chissà, forse tra le pietre millenarie di Palaspata, troverete anche voi una connessione spirituale che attraversa il tempo.

Camminare sulla Via degli Abati: tutto quello che devi sapere

Par : cdelgiudice
28 mai 2025 à 18:32

La Via degli Abati è un cammino affascinante e poco battuto che si snoda tra l’Emilia-Romagna e la Toscana, attraversando l’Appennino settentrionale su sentieri impervi e suggestivi. Lunga circa 190 km, collega la città di Pavia a Pontremoli, passando per il borgo storico di Bobbio, cuore spirituale del percorso. È conosciuta anche come la Francigena di montagna, proprio perché in epoca longobarda rappresentava una via alternativa alla più famosa Via Francigena, preferita dagli Abati di San Colombano per raggiungere Roma evitando le pianure insicure e paludose.

Oggi questo itinerario si rivolge a camminatori esperti, amanti delle lunghe traversate e delle atmosfere autentiche, lontane dai circuiti più turistici. La Via degli Abati è un’esperienza che unisce spiritualità, fatica, immersione nella natura e scoperta di luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Attraversare valli isolate, crinali silenziosi e antichi borghi significa entrare in contatto con una dimensione diversa del viaggio, più intima e contemplativa.

Le origini e la storia del cammino

La nascita della Via degli Abati è legata alla figura di San Colombano, monaco irlandese fondatore dell’Abbazia di Bobbio nel VII secolo, e agli abati che nei secoli successivi si spostavano da Bobbio verso Roma per motivi religiosi o politici. In epoca longobarda, tra il VII e l’VIII secolo, questo tracciato montano costituiva una delle vie di comunicazione più sicure e veloci tra il Nord e il Centro Italia, grazie al sostegno dei sovrani longobardi che favorivano i monaci colombaniani.

A differenza della Via Francigena, che passava per la Pianura Padana e i territori allora instabili del Ducato di Tuscia, la Via degli Abati si sviluppava interamente tra i monti, attraverso una fitta rete di mulattiere, boschi e valichi appenninici. Per secoli fu percorsa da pellegrini, ecclesiastici e viandanti che trovavano ospitalità nei monasteri e negli ospizi lungo la strada. Con l’abbassamento dell’influenza monastica e lo sviluppo delle vie più agevoli in pianura, il cammino fu progressivamente dimenticato, fino al suo recente recupero da parte di associazioni e appassionati di cammini storici.

Le tappe della Via degli Abati

Il cammino della Via degli Abati si articola in otto tappe principali, ognuna con caratteristiche ambientali e tecniche ben distinte. Si parte dalla pianura lombarda per poi attraversare l’Appennino emiliano e toscano, lungo un itinerario che alterna sentieri boschivi, strade sterrate, borghi isolati e panorami montani mozzafiato.

Tappa 1: da Pavia a Colombarone

(25,8 km, 217 D+, 36 D-, 6h 30’)

La prima tappa parte dal centro storico di Pavia, affiancando l’Università e le torri medievali prima di uscire verso il verde del Parco del Ticino. Si cammina tra strade sterrate e campi agricoli fino al suggestivo Ponte della Becca, dove si attraversa il Po. Superato il fiume, si entra nel territorio collinare dell’Oltrepò Pavese, tra cascine e vigneti, salendo dolcemente verso Colombarone, piccolo nucleo rurale situato a 236 metri di altitudine.

Tappa 2: da Colombarone a Pometo

(16,7 km, 649 D+, 352 D-, 5h 15’)

Tappa breve ma intensa per dislivello, che si sviluppa tra paesaggi collinari ricchi di vigneti e boschi. Lungo il percorso si alternano strade sterrate e asfaltate, con passaggi in piccoli centri abitati della Val Versa. Il territorio è tipicamente agricolo e caratterizzato da colline morbide, punteggiate da filari di vite. L’arrivo è a Pometo, frazione di alta collina a 537 metri, famosa per la produzione di pane e salumi.

Tappa 3: da Pometo a Bobbio

(28,9 km, 984 D+, 1225 D-, 8h 30’)

Una delle tappe più impegnative e panoramiche del cammino. Si scende inizialmente verso Caminata e il torrente Tidone, per poi affrontare una lunga e variegata salita tra sentieri boschivi e strade bianche. Dopo il borgo di Grazzi, si raggiunge il Giardino Alpino di Pietra Corva, ricco di specie botaniche rare. Costeggiando il versante del Monte Penice, si attraversano suggestivi borghi appenninici fino alla discesa finale su Bobbio, splendido borgo medievale e centro spirituale del cammino.

Tappa 4: da Bobbio a Nicelli

(19,9 km, 1187 D+, 407 D-, 7h 15’)

Si lascia Bobbio risalendo la valle del Trebbia fino al borgo di Coli, per poi proseguire in direzione della Sella dei Generali, spartiacque tra la Val Trebbia e la Val Nure. La salita si svolge in ambienti montani aperti, tra prati d’altura e boschi. Dal passo inizia la discesa verso Nicelli (quota 1050 m), o in alternativa verso Mareto, entrambe località con possibilità di pernottamento. Tappa dal forte impatto paesaggistico, adatta a chi cerca silenzi e natura incontaminata.

Tappa 5: da Nicelli a Groppallo

(16,5 km, 542 D+, 659 D-, 5h 30’)

Dopo la notte in quota, si scende progressivamente verso il fondovalle della Val Nure, attraversando piccoli borghi collinari collegati da sentieri e tratti di asfalto poco trafficato. Il punto più basso si raggiunge a Crocelobbia, dove si può decidere se guadare il torrente o allungare leggermente la tappa passando da Farini, paese con qualche servizio utile. Da qui si risale il versante opposto, tra boschi e sentieri, fino al borgo di Groppallo, a 935 metri, tappa tranquilla e raccolta.

Tappa 6: da Groppallo a Bardi

(21,2 km, 557 D+, 857 D-, 6h 45’)

Questa tappa conduce verso uno dei luoghi più scenografici del cammino. Si lascia Groppallo attraversando piccole frazioni e si raggiunge Bruzzi, da cui si prosegue in salita verso il Passo di Linguadà. In alternativa, è possibile seguire una variante più impegnativa che sale fino al Monte Lama, con panorami mozzafiato. Dopo il passo, la discesa è lunga ma agevole, fino ad arrivare a Bardi, dominata dal suo maestoso castello medievale e affacciata sulla valle del torrente Ceno.

Tappa 7: da Bardi a Borgo Val di Taro

(33,3 km, 1195 D+, 1410 D-, 9h 30’)

La tappa più lunga e forse più impegnativa di tutta la Via degli Abati. Si lascia Bardi scendendo fino al Ponte Ceno, per poi risalire il versante opposto attraverso piccoli borghi come Monastero, Brè e Pieve di Gravago. Il paesaggio è sempre più montano e selvaggio. Dopo Osacca, si affronta l’ultimo tratto di salita prima di scollinare e iniziare una lunga discesa verso il fondovalle del Taro. L’arrivo è a Borgo Val di Taro (Borgotaro), cittadina vivace e ricca di servizi.

Tappa 8: da Borgo Val di Taro a Pontremoli

(33,9 km, 1029 D+, 1080 D-, 9h 30’)

Ultima e spettacolare tappa del cammino. Si lascia Borgotaro attraversando il ponte sul torrente Taro, per poi salire attraverso S. Vincenzo e Valdena fino al crinale del Passo del Borgallo, dove si trova un cippo commemorativo sul confine tra Emilia-Romagna e Toscana. Da qui la vista si apre su crinali panoramici, cascate e boschi fitti. La lunga discesa toscana conduce a luoghi suggestivi come il lago Verde e Cervara, fino a raggiungere l’elegante centro storico di Pontremoli, punto d’arrivo ufficiale della Via degli Abati.

Si può percorrere in bicicletta?

La Via degli Abati è percorribile anche in bicicletta, ma è importante specificare che non si tratta di un cammino pensato in origine per il cicloturismo. I tratti più impegnativi, con pendenze accentuate, fondi sconnessi e sentieri stretti, rendono il percorso adatto soprattutto a chi dispone di una mountain bike o una gravel con assetto tecnico e un buon allenamento.

Alcune tappe richiedono spinte a mano nei tratti in salita su fondo accidentato o nelle discese tecniche. Tuttavia, esistono varianti su asfalto che consentono di evitare le porzioni più impervie, mantenendo comunque l’impronta storica e paesaggistica del cammino. In particolare, tra Colombarone e Bobbio e tra Groppallo e Bardi, si possono seguire strade secondarie panoramiche e poco trafficate.

Il percorso e le caratteristiche tecniche

La Via degli Abati è un cammino di montagna che richiede buona preparazione fisica e spirito di adattamento. Il percorso si sviluppa per circa 190 km, con un dislivello complessivo in salita superiore ai 6.000 metri, distribuito in otto tappe di lunghezza variabile, alcune delle quali superano i 30 km. La maggior parte dell’itinerario si snoda su sentieri CAI, strade bianche e tratti asfaltati secondari, spesso immersi in aree boschive o collinari poco antropizzate.

La segnaletica è generalmente presente ma non sempre omogenea: si consiglia di viaggiare con una mappa aggiornata, tracce GPS e possibilmente una guida cartacea. Alcune tappe presentano lunghi tratti senza fonti d’acqua o punti di ristoro, soprattutto tra Groppallo e Bardi o tra Bardi e Borgotaro. Per questo è importante organizzare bene le scorte giornaliere e conoscere in anticipo i luoghi di rifornimento.

Il periodo ideale per percorrere la Via degli Abati va da maggio a ottobre, evitando i mesi più freddi in cui i tratti montani possono essere innevati o impraticabili. In estate, invece, è bene partire presto al mattino, soprattutto nelle tappe più lunghe ed esposte al sole.

Come organizzarsi

Affrontare la Via degli Abati richiede una buona pianificazione. Il cammino è meno frequentato rispetto ad altri itinerari più noti, quindi è fondamentale partire con tutto il necessario per affrontare giornate lunghe, spesso in territori isolati e privi di servizi. La prima cosa da fare è procurarsi una traccia GPS affidabile e una guida dettagliata: la segnaletica può essere discontinua, soprattutto in alcuni tratti montani.

Non esistono al momento servizi strutturati di trasporto bagagli lungo tutto il percorso, per cui è necessario viaggiare in autonomia completa. Lo zaino non dovrebbe superare i 7-8 kg, comprensivi di acqua, cibo, abbigliamento tecnico a strati e materiale impermeabile.

Dove dormire

Lungo la Via degli Abati è possibile trovare strutture ricettive di tipo semplice, in linea con lo spirito sobrio e autentico del cammino. Si alternano B&B familiari, case private, ostelli parrocchiali e, in alcuni casi, strutture convenzionate con le associazioni locali. È importante pianificare per tempo le soste: molte strutture hanno posti limitati e, soprattutto nei piccoli borghi, potrebbero non essere sempre aperte o raggiungibili senza prenotazione.

A Bobbio, Bardi e Borgotaro l’offerta è più ampia, con possibilità di pernottamento anche in albergo. In località più isolate, come Colombarone, Nicelli o Groppallo, si trovano accoglienze più spartane, ma spesso curate e accoglienti. Alcune tappe offrono ospitalità del pellegrino a offerta libera, ma è buona prassi contattare in anticipo i gestori per verificare disponibilità e condizioni.

Un consiglio utile è consultare il sito ufficiale del cammino o le guide aggiornate, dove sono spesso elencati i recapiti telefonici, gli orari di apertura e le strutture consigliate per ogni tappa.

Come arrivare e tornare

Il punto di partenza più comune della Via degli Abati è Pavia, facilmente raggiungibile in treno da Milano (30-40 minuti) e da altre città del Nord Italia. La stazione ferroviaria di Pavia si trova a pochi minuti a piedi dal centro, da cui inizia il cammino vero e proprio.

L’arrivo è previsto a Pontremoli, in Toscana, nella provincia di Massa-Carrara. Anche Pontremoli è ben servita dalla linea ferroviaria Parma–La Spezia, con collegamenti comodi verso entrambe le direzioni. Da Pontremoli è possibile proseguire il viaggio o rientrare con i treni regionali verso Milano, Genova o Firenze, cambiando a La Spezia o Parma.

In alternativa, per chi volesse spezzare il cammino, ci sono collegamenti pubblici intermedi da località come Bardi o Borgo Val di Taro, ma è sempre consigliato verificare in anticipo gli orari: in molte zone appenniniche i mezzi pubblici sono limitati e poco frequenti, specialmente nei weekend e nei giorni festivi.

Il nuovo treno notturno da prendere quest’estate: connette 6 Paesi europei

28 mai 2025 à 14:56

Viaggiare di notte attraverso l’Europa non è mai stato così comodo, economico e sostenibile. L’estate 2025 porta una grande novità per i viaggiatori: un treno notturno che collega sei Paesi europei, da Varsavia alla costa croata, con biglietti a partire da soli 47 euro.
Con l’aumento della domanda di trasporti ferroviari e la crescente attenzione alla mobilità green, il nuovo servizio proposto dalla compagnia polacca PKP Intercity promette di diventare una delle opzioni più interessanti per chi sogna un’avventura estiva su rotaia.

Un viaggio affascinante da Varsavia a Fiume

Il treno notturno collegherà Varsavia – Polonia – a Fiume – Croazia – attraversando un totale di sei Paesi: Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia, Ungheria e Croazia. In totale, si percorreranno circa 1.200 chilometri. Questo treno regalerà ai passeggeri un’esperienza lenta ma suggestiva nel cuore dell’Europa.
La partenza è fissata alle ore 14:00 da Varsavia. Mentre l’arrivo è previsto a Fiume intorno alle ore 9:00 del mattino successivo.

Una tratta pensata per i viaggiatori estivi

Il nuovo collegamento nasce per rispondere all’interesse crescente dei turisti polacchi – e non solo – verso la costa croata, meta sempre più gettonata per le vacanze estive. Il servizio sarà attivo da fine giugno a fine agosto, con il viaggio inaugurale previsto per venerdì 27 giugno.
Le partenze in direzione sud, cioè verso la Croazia, saranno disponibili il martedì, giovedì, venerdì e sabato, mentre quelle in direzione nord – verso la Polonia – si terranno il lunedì, mercoledì, venerdì e domenica.

Una notte in treno tra città e paesaggi mozzafiato

nuovo treno notturno dalla polonia alla croazia
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Varsavia, castello reale e centro storico al tramonto

Dopo la partenza da Varsavia, il treno passerà per la Repubblica Ceca e arriverà a Vienna entro le ore 22:00. Da lì, alcune carrozze proseguiranno verso la Croazia. Intorno alla mezzanotte in Slovenia, il convoglio sarà affiancato dal servizio notturno “Istria” proveniente da Budapest.
Durante la notte il treno attraverserà Lubiana, la capitale della Slovenia, per poi raggiungere Fiume – una delle principali porte d’accesso all’Adriatico – nella mattinata successiva.

Comfort, flessibilità e prezzi imbattibili

I biglietti partono da appena 200 PLN (circa 47 euro) e il treno può ospitare fino a 172 passeggeri. Saranno disponibili carrozze cuccette con posti letto, ideali per chi desidera dormire comodamente, ma anche scompartimenti standard di seconda classe. Tutti i vagoni sono dotati di aria condizionata, per garantire un viaggio piacevole anche nelle giornate estive più calde. Ogni passeggero potrà scegliere la soluzione più adatta al proprio stile di viaggio, dal comfort essenziale alla cuccetta per un riposo completo. La combinazione di prezzo accessibile e qualità del servizio rende questo treno una delle alternative più competitive per l’estate.

Un’alternativa all’aereo: un viaggio sostenibile e affascinante

Con questo nuovo treno notturno, l’Europa compie un altro passo verso un turismo più sostenibile e attento all’ambiente. Viaggiare in treno permette non solo di ridurre le emissioni di CO₂, ma anche di vivere il viaggio in modo più autentico e lento, ammirando alcuni dei paesaggi più belli del continente. Questo è senza dubbio un modo economico, comodo ed ecologico per esplorare l’Europa questa estate. Il nuovo treno notturno Varsavia–Fiume è la scelta perfetta da prendere al volo per fare un’esperienza diversa e vivere il viaggio estivo lentamente gustando il paesaggio con dolcezza. Bisogna però prenotare per tempo i biglietti in quanto i posti sono limitati e prepararsi a vivere una notte magica sui binari d’Europa, attraversando sei meravigliosi Paesi in un solo unico viaggio.

Alla scoperta di Pavia, la città delle 100 torri festeggia i 500 anni dalla celebre battaglia

Par : losiangelica
17 mars 2025 à 17:25

Il 2025 è un anno importante per Pavia, il capoluogo lombardo a due passi da Milano celebra cinque secoli dalla famosa battaglia con un calendario ricco di eventi e appuntamenti. Tra rievocazioni storiche, commemorazioni ed eventi, dalla primavera è il momento migliore per visitarla. A poca distanza dal capoluogo lombardo, è un vero gioiellino con un patrimonio artistico e culturale di livello da scoprire. Tra i punti di partenza? L’università, che vince il titolo di una delle più antiche d’Europa ma anche la ricostruzione del ponte coperto, simbolo della città e alcune delle basiliche più belle della regione.

500 anni dalla battaglia di Pavia

Il 23 febbraio si è svolta la rievocazione della battaglia storica coinvolgendo oltre 500 figuranti provenienti da tutta Italia e persino dall’estero. Con oltre 800 spettatori ha dato il via alle celebrazioni di un anniversario storico importante inaugurando un calendario ricchissimo di appuntamenti per ricordare la sconfitta dei francesi sul territorio. Dal 30 marzo si prosegue con il “Corri battaglia di Pavia”, una gara podistica che attraversa i luoghi cult della città per poi aprire la mostra documentale “la miseranda Citade”. Pavia assediata 1522-1527” presso la biblioteca civica. Dal 9 ottobre al 23 dicembre ci sarà invece la mostra libraria “il silenzio della stampa” presso il salone Teresiano della biblioteca dell’ateneo.

L’università di Pavia, la più antica d’Europa

Molti non lo sanno ma proprio a Pavia sorge uno degli atenei più antichi d’Italia e persino d’Europa, anzi il più antico in assoluto. Nata nel 1361, è tra le università più prestigiose tanto da aver ospitato menti eccelse quali il genio di Alessandro Volta che ha “domato” l’elettricità, Camillo Golgi che con il suo occhio acuto, ha scrutato i segreti della biologia, meritandosi il premio Nobel e Giulio Natta e Carlo Rubbia, le cui ricerche hanno cambiato per sempre il mondo della chimica e della fisica. Voluta da Maria Teresa d’Austria, la sede centrale che si trova nel cuore del centro storico non è solo tempio di sapere: passeggiare tra i cortili dà modo di vivere appieno la cittadina scelta spesso da studenti fuorisede e provenienti da programmi Erasmus. Uno dei cortili più belli? Quello dei tassi e quello delle magnolie: tra glicini fioriti e zone silenziose, sembra di non essere a due passi dalle vie più trafficate del capoluogo.

Visitare l'università di Pavia
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Uno dei cortili dell’università di Pavia

Il ponte coperto e il “borgo basso”

Simbolo della città, e forse il monumento più fotografato, è proprio il ponte coperto. Nonostante oggi sia uno dei punti nevralgici della passeggiata in centro, non molti sanno che non è il monumento originale. Proprio sporgendosi dalle ringhiere ci si rende conto che si tratta di una ricostruzione. Il ponte di origine romana è stato bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale e poi ricostruito, leggermente spostato. Gli occhi più attenti, infatti noteranno che non è perfettamente allineato a Strada Nuova come invece era il precedente. Come caratteristica ha proprio la sua copertura e una curiosissima cappella accessibile per pochi giorni all’anno tramite una scala a chiocciola dedicata a San Giovanni Nepomuceno.

Dopo averlo attraversato tutto ci si trova davanti ad una splendida cartolina: quella del “Borgo Basso”. Il nome deriva proprio dalla sua posizione, più bassa rispetto alla parte rialzata del centro. Molti riconosceranno le casette colorate che vengono spesso sommerse quando il fiume esonda. Simbolo della zona il monumento alla lavandaia che ricorda le donne che lavavano i panni sulle rive, canticchiando melodie verdiane per rendere più leggero il lavoro. E poco più in là, sulla parete di una casa rossa, una figura fa capolino con aria beffarda: è la Linguacciona del Borgo, una scultura che, secondo la leggenda, sbeffeggiava proprio quelle lavandaie, note per i loro pettegolezzi.

Il ponte coperto di Pavia
Fonte: iStock
Visitare Pavia, il Ponte Coperto che collega strada nuova al borgo basso

Basilica di San Michele

Nonostante tutti dicano di non perdere il Duomo, tra le chiese più belle di Pavia c’è la Basilica di San Michele Maggiore. Una vera chicca che i local consigliano sempre di scoprire, sia dall’interno sia dall’esterno. Lo stile è un romanico puro e tra navate austere e sculture ricche di fascino sa lasciare tutti a bocca aperta. Motivo in più per visitarla? È stata restaurata da poco, quindi è al massimo della sua meraviglia. La facciata sembra custodire segreti scolpiti nel tempo e al suo interno i giochi di luce invitano al raccoglimento. Non molti sanno che proprio qui avveniva l’incoronazione dei re, oggi ricordata tramite un mosaico nella navata in prossimità di dove veniva collocato il trono.

Duomo di Pavia

Il duomo di Pavia ha una cupola di dimensione notevole e un interno riccamente decorato. Il progetto, firmato da grandi architetti accoglie i visitatori con un interno ampio e luminoso. Non distante si trova il ricordo della torre civica crollata nel 1989 in modo improvviso ma sempre nel cuore dei local. In piazza vengono spesso ospitati mercatini e altri eventi, seppur non si tratti del ritrovo principale dei pavesi che invece ritengono piazza della Vittoria il vero fulcro del centro storico.

Il castello visconteo con i musei civici

La dominazione dei Visconti a Pavia è testimoniata dalla presenza del castello. Una fortezza che sembra uscita dai libri di storia e oggi circondato ad un giardino pubblico frequentato da bambini e famiglie. In primavera, con alberi in fiore e prati curati, è il luogo perfetto da scoprire. Al suo interno sono custoditi i musei civici con numerose sale che custodiscono tesori d’arte e archeologia.

Castello visconteo pavese
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Castello visconteo, simbolo di Pavia

Piazza della Vittoria e il broletto

Come accennato, se si chiedesse ad un pavese di incontrarsi in piazza, sicuramente farebbe riferimento a quella della Vittoria. Vivace, elegante, ricca di locali, è il luogo perfetto per un aperitivo con un calice di vino locale. A dominare uno dei lati il Broletto, l’antico palazzo comunale oggi è utilizzato per mostre ed esposizioni. Quando brilla il sole qui, negozi e botteghe fanno vivere a pieno la cittadina che ha il pregio di essere cosmopolita grazie al via vai di giovani universitari provenienti da tutto il mondo.

Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro

Le strade di Pavia hanno tantissime chicche nascoste tra cui chiese ed edifici sacri. Uno dei più amati è la basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. Qui riposano le spoglie di Sant’Agostino, il grande filosofo e teologo, e di Severino Boezio, autore della Consolazione della Filosofia. La loro presenza rende questo luogo un crocevia tra fede, sapere e riflessione. La pace profonda sembra incarnare il pensiero dei due filosofi tanto da essere inserita tra i luoghi di pellegrinaggio per chi percorre la via Francigena.

Le torri medievali e la leggenda

Pavia è chiamata la città delle 100 torri. Un soprannome che viene spesso attribuito a molte località ma che qui sembra aver preso la definizione con grande serietà. Osservando lo skyline da un punto strategico come il ponte dell’impero ci si rende conto di quante svettano, nonostante molte siano state eliminate nel tempo. Sembrerebbe che queste costruzioni siano legate ad una leggenda: una “strega” avrebbe promesso fama e soldi a chi sarebbe riuscito a costruire la torre più alta della città.

La certosa di Pavia a due passi dal centro

Nonostante non si trovi in centro ma a pochi chilometri (raggiungibile anche in treno), la Certosa di Pavia è uno dei monumenti da non perdere. Non un semplice monastero ma un capolavoro senza tempo a cui si accede con un’offerta fatta alle guide religiose che raccontano il luogo. La facciata è un’esplosione di marmi scolpiti e decorazioni raffinate: chi la visita resta spesso senza parole per la ricchezza di particolari. Corridoi silenziosi e chiostri sono una delle meraviglie della dinastia Visconti-Sforza e in primavera è particolarmente suggestiva da visitare.

La certosa di Pavia
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Visitare la splendida certosa di Pavia a due passi dal centro

Curiosità che forse non conosci su Pavia

Pavia ha ospitato menti eccelse e non tutte semplicemente legate all’ateneo. Uno tra tutti? Einstein che ha abitato qui nel 1894 quando i suoi genitori si trasferirono in città. Oltre a lui la penna di Ugo Foscolo è ricordata proprio per gli anni in cui vi ha dimorato. La città è stata un polo industriale importante anche se è soprattutto la produzione di vini in Oltrepo e la creazione di scarpe nel distretto di Vigevano che ha reso la località particolarmente attrattiva dal punto di vista del business. Nei dintorni della città sono custoditi borghi medievali premiati tra i più belli d’Italia: Fortunago, Zavattarello e Varzi sono solo alcuni esempi, ma c’è davvero tanto da scoprire dal punto di vista storico e dell’enogastronomia. Un altro luogo da non perdere è il teatro Fraschini, utilizzato persino per riprese di film e serie TV come “Belcanto”. L’interno riccamente decorato è stato costruito nel 1771 su richiesta di marchesi e conti della zona. Ha una tipica pianta a ferro di cavallo ed è impreziosito da palchetti e un soffitto affrescato.

Pavia viene spesso ignorata ma in realtà è un capoluogo lombardo da visitare. Si trova a meno di 30 minuti di treno da Milano, è ben collegata e fa parte dei percorsi ciclopedonali turistici della via Francigena e della via del Sale.

A tavola in Polonia: piatti tipici di Cracovia

25 février 2025 à 09:05

Un viaggio a Cracovia, per essere davvero vissuto, implica sedersi a tavola e scoprire piatto dopo piatto i sapori autentici della tradizione, lasciandosi solleticare i sensi da profumi avvolgenti e gusti decisi che raccontano secoli di storia. Perché si sa, per poter dire di conoscere veramente un luogo non è sufficiente calcare le sue strade o ammirarne i luoghi d’interesse, ma è essenziale esplorare anche la cultura culinaria: un patrimonio percettivo di ingredienti, tecniche e rituali che unisce storie e tradizioni. Dentro ogni piatto c’è il riflesso della Polonia, dalle umili ricette a quelle più elaborate. Se hai in programma un viaggio in questa splendida città, prenditi del tempo per consumare ogni piccolo pasto, lentamente. Ecco la guida completa su cosa mangiare a Cracovia. Buon appetito!

Cultura in piatto: la tradizione polacca a tavola

Prima di raccontarvi i piatti tipici di Cracovia, saliamo sulla nostra macchina del tempo per scoprire le origini e le tradizioni della cucina di questo Paese. Le radici del patrimonio culinario polacco affondano in un mix di influenze slave, germaniche, ebraiche, lituane e ungheresi che danno vita a una cucina ricca e sostanziosa, nata in modo naturale per far fronte agli inverni lunghi e rigidi di questa regione. Secondo le testimonianze scritte, le primissime tracce risalgono alle tribù slave che utilizzavano principalmente cereali, radici e carne di selvaggina. Tra il Medioevo e il Rinascimento, l’unione tra Polonia e Lituania portò all’introduzione di spezie orientali e ricette più elaborate destinate alle tavole dei nobili; l’influenza ebraica, invece, si riflette nei metodi di cottura e nell’uso di pane e spezie; mentre con la dominazione tedesca e austroungarica arrivarono sulla tavola pietanze come gli schnitzel, i dolci a pasta lievitata. Oggi, gli ingredienti principali della tradizione sono la carne (soprattutto quella di maiale) i cavoli, le barbabietole e le patate. Il piatto simbolo sono i pierogi: ravioli ripieni con diversi ingredienti. Come per noi italiani, il cibo in Polonia è un rito sociale che riunisce le persone care attorno a una tavola per consumare porzioni abbondanti e vivere momenti di grande convivialità.

Il buongiorno a Cracovia: la colazione

Piatti tipici di Cracovia
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La colazione tipica polacca: i Kanapki

Anche in Polonia sanno che il buongiorno si vede dal mattino, ed è per questo che la colazione – in polacco Śniadanie – è un momento della giornata a cui viene data molta importanza. Prevalentemente salato, è un pasto sostanzioso pensato per soddisfare il fabbisogno energetico e affrontare la giornata con il piede giusto, soprattutto nei mesi freddi e bui dell’inverno. Tradizione vuole che si consumi tra le 7:00 e le 9:00 del mattino (come in molti paesi del Nord Europa, la sveglia è molto presto). Ad accompagnare il piatto principale ci sono spesso tè, caffè o anche una bevanda a base di cereali, chiamata Inka. Ma vediamo ora nel dettaglio cosa mangiare a Cracovia, durante la colazione.

  • Jajecznica: si tratta di uova strapazzate cremose e ricche che vengono spesso cotte nel burro insieme a della pancetta affumicata o della salsiccia polacca. Per completare il piatto, vengono adagiate su una fetta di pane rustico e servite con dei gustosissimi cetriolini sottaceto. Un ottimo modo per iniziare con il pieno della carica.
  • Twarożek: restiamo nell’ambito delle colazioni proteiche con il Twarożek, un piatto che consiste in una crema di ricotta fresca insaporita da erba cipollina e panna acida. Una volta preparata la crema, questa viene spalmata su fette di pane di segale o integrale; una colazione leggera ma estremamente nutriente.
  • Kanapki: piccole tartine preparate con pane nero o integrale e guarnite con molti ingredienti tra cui formaggi; salumi come salsicce o prosciutto; verdure come pomodori, ravanelli, cetrioli; a volte uova sode. Questo è un piatto che si trova molto di frequente nelle tavole polacche.
  • Biała kiełbasa: una salsiccia di maiale speziata, tipica  di questa ragione, che viene bollita o grigliata. È solitamente presente nelle tavole festive dei polacchi ma a volte viene consumata per colazione insieme al musztarda (la senape) e del pane rustico.
  • Placki ziemniaczane: queste frittelle di patate ricordano alla vista i classici rösti ma, in realtà, sono più piccole e più croccanti. A colazione vengono consumate in due varianti; una salata con panna acida ed erba cipollina, e una dolce con zucchero e marmellata. Non è una scelta frequente per le colazioni quotidiane ma diventa un’ottima opzione per un brunch o uno starter sostanzioso.
  • Chleb ze smalcem: un piatto tipico di Cracovia, che affonda le proprie radici nelle tradizioni contadine e che consiste in una fetta di pane con smalecm, una crema di strutto aromatizzata con cipolle aglio e spezie. Una colazione per palati esigenti e per chi ama i gusti forti e decisi; meno adatta per chi, invece, predilige un risveglio più leggero.
  • Mleczna zupa: questo piatto si avvicina di molto al porridge inglese. È una zuppa di latte con fiocchi d’avena, riso, miele, zucchero e frutta secca. Viene servita calda ed è la soluzione perfetta per affrontare le fredde giornate degli inverni in Polonia.

Cosa mangiare a Cracovia: pranzo e cena

Dopo la colazione, proseguiamo con il nostro viaggio tra i sapori della tradizione culinaria polacca e ci concentriamo sui due momenti più importanti: il pranzo e la cena. Per gli abitanti di questa magnifica regione, il pasto a cui viene data più importanza in assoluto è il pranzo – chiamato obiad – e viene solitamente consumato tra le 13:00 e le 15:00. Solitamente si compone di tre portate: l’antipasto (spesso una zuppa), un piatto unico come portata principale e, per finire, un dessert che chiude in bellezza il pasto. La cenakolacja – è generalmente più leggera e costituita da piatti caldi, sandwich o insalate. Le pietanze tipiche dei pranzi le ritroviamo spesso anche nelle tavole della sera e in quelle imbandite a festa. Le ricette della cucina polacca sono profondamente legate alla stagionalità dei prodotti, all’uso di ingredienti locali quali carne, cavoli, funghi e patate, e sono soggette alle influenze di altri popoli che ne hanno contaminato in modo positivo il patrimonio culinario originale. Nello specifico, ecco cosa mangiare a Cracovia a pranzo o a cena.

Antipasti

Chłodnik, zuppa tipica di Cracovia
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Una deliziosa Chłodnik, la zuppa di barbabietole polacca

Come ti abbiamo anticipato, gli antipasti sono costituiti principalmente da zuppe calde e fumanti. Tra le più gettonate:

  • Żurek: una zuppa acida a base di farina di segale fermentata, arricchita da uovo sodo e salsiccia. Questa zuppa si presenta al palato con un sapore deciso e leggermente acidulo. Piatto tipico della tradizione pasquale, è consumato molto spesso anche al di fuori delle festività e lo si può trovare facilmente in tutti i ristoranti di Cracovia.
  • Barszcz czerwony: fatta con la barbabietola che le dona un colore viola intenso, questa zuppa dal sapore avvolgente viene accompagnata da piccoli ravioli ripieni di carne o funghi. Una pietanza protagonista indiscussa delle tavole natalizie polacche.
  • Chłodnik: sempre a base di barbabietola, questa variante della Barszcz czerwony viene servita fredda con yogurt e cetrioli. Questo piatto è tra i più apprezzati durante la stagione estiva.
  • Rosół: anche in Polonia hanno il proprio comfort food e, nello specifico, si tratta di un brodino di pollo chiaro e leggero che viene spesso servito con tagliatelle sottili. Questo piatto ha il primato indiscusso come piatto della domenica.

Portate principali

Un piatto di pierogi
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Un piatto di Pierogi, simbolo della cucina polacca

Dopo gli antipasti, è il momento di saziare la nostra fame con i piatti principali della tradizione polacca, fatti di ingredienti locali, abbinamenti gustosi e sapori forti e decisi. Ecco quelli maggiormente consumati e che si possono trovare facilmente nei ristoranti della splendida Cracovia.

  • Pierogi: se esistessero le olimpiadi del cibo e la Polonia dovesse schierare il suo piatto per antonomasia, questo sarebbe decisamente i Pierogi. Celebri ravioli, simbolo della cucina nazionale, preparati con una sottile sfoglia di pasta che racchiude un ripieno di ingredienti diversi. La versione più tradizionale è quella dei pierogi ruskie, contenente patate e formaggio ma esistono altre varianti di ripieno fatte con carne, verdure o funghi. Esiste anche un’opzione di Pierogi dolce, costituita da un ripieno di frutta fresca. I metodi di cottura di questi ravioli sono principalmente due: fritti o bolliti. A completare il piatto, una colata di panna acida e qualche pezzetto di cipolla o pancetta croccante.
  • Bigos: questo piatto saporitissimo è uno stufato di crauti, salsiccia e carni varie che viene cotto per ore e che restituisce un sapore unico capace di conquistare i palati più decisi. È anche conosciuto come “caciucco polacco” nonostante non sia fatto con il pesce. Una delle caratteristiche più interessanti del bigos è che viene preparato in grandi quantità e migliorato nei giorni successivi, fino a che non viene consumato completamente.
  • Gulasz: restando in tema stufati, ecco un piatto che ricorda molto il gulasch ungherese, con carne saporita, patate e spezie. Il sughetto denso e goloso chiama l’accompagnamento di un fumoso (e burroso) purè di patate. L’ideale per scaldarsi durante le giornate fredde invernali.
  • Kotlet schabowy: simile alla nostra cotoletta, è una lonza di maiale impanata con uovo e pangrattato e poi fritta. Si avvicina molto sia per forma che per gusto alla schnitzel viennese, con un esterno croccante e un interno morbido e succoso. I contorni più gettonati che completano il piatto sono il purè di patate e l’insalata di cavolo, un classico dei pranzi in famiglia in Polonia.
  • Gołąbki: deliziosi involtini di cavolo con un cuore di carne macinata e riso. La cottura è al forno o in umido e rappresentano un piatto molto popolare durante le feste e i grandi eventi familiari. Se sei un amante dei sapori delicati, questo potrebbe essere un’ottima alternativa ai piatti più impegnativi come il Bigos o i Pierogi.
  • Kaszanka: l’equivalente del nostro Sanguinaccio, preparato con grano saraceno e spezie, servito spesso alla griglia o saltato in padella con cipolle. Questa salsiccia è molto amata per il sapore forte e la consistenza ricca. Decisamente non la pietanza più leggera della tavola polacca ma dal gusto sopraffino.
  • Pulpety: tra i piatti tipici di Cracovia troviamo anche le Pulpety, polpettine di carne morbide che vengono cotte in salsa di pomodoro o panna acida e servite con purè di patate. In sintesi? Le meatballs polacche! Questo piatto è amato da grandi e piccini e lo puoi trovare facilmente nei ristoranti e le tavole calde di questa città.
  • Placki ziemniaczane: un piatto amatissimo che si trova nelle case dei polacchi, alle fiere e come street-food. Si tratta di gustosissime frittelle di patate croccanti che vengono servite con panna acida – ormai l’hai capito, è la protagonista indiscussa della cucina polacca – e vengono spesso consumate come comfort food quando ci si vuole regalare una piccola sfiziosità.
  • Kiełbasa: come avrai intuito, le salsicce sono una pietanza molto apprezzata in Polonia e presente nei menù dei suoi ristoranti. La Kiełbasa – affumicata o fresca – può subire variazioni in base alla regione in cui la si consuma. In generale, viene servita grigliata, bollita o saltata con cipolle.
  • Ryba po grecku: concludiamo la nostra lista di piatti principali di Cracovia con una pietanza a base di pesce. Il Ryba po grecku, pesce fritto cotto in salsa di pomodoro e verdure (principalmente carote, sedano e cipolla). Questo piatto viene spesso consumato durante le festività natalizie, quando le famiglie polacche si riuniscono attorno alla tavola per vivere momenti di convivialità in compagnia dei propri cari. Non fatevi ingannare dal nome! Questo piatto non ha origini greche ma è un vero e proprio piatto della tradizione polacca. Da provare assolutamente!

Un dolce finale: i dessert tipici a Cracovia

Un piatto di Pierniki a Natale
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I Pierniki, tradizionali biscottini natalizi in Polonia

Dopo la colazione, il pranzo e la cena… hai ancora un posticino per un dessert? Se sì, allora è il momento di concludere con una nota dolce questo viaggio alla scoperta dei sapori della tradizione polacca. Prima di elencarti i dolci tipici di Cracovia, vogliamo raccontarti qualcosa in più della pasticceria di questa magnifica zona del mondo. La pasticceria polacca è fortemente influenzata dalle culture mitteleuropee ed è caratterizzata da sapori forti e dall’impiego di ingredienti semplici ma combinati in modo magistrale per poter restituire un mix di sapori unico. Miele, cannella, noci e frutta (soprattutto mele) sono gli ingredienti principali dei dolci che puoi trovare a Cracovia. Molti dessert seguono la stagionalità delle feste, apparendo e scomparendo nell’arco dell’anno. Dai golosi bomboloni di Carnevale ai biscotti speziati di Natale, ecco i dolci da assaggiare se stai passeggiando per le strade acciottolate della splendida Cracovia.

  • Sernik: letteralmente, il cheesecake polacco. Dal gusto ricco, viene preparato con la twaróg – la stessa ricotta locale che abbiamo visto nella colazione. Il gusto leggermente acidulo e la consistenza vellutata lo rendono un dolce delicato. Ereditato dalla dominazione austro-ungarica, può venire servito nella sua versione più semplice, con una leggera spolverata di zucchero a velo, o arricchito con frutta candita, cioccolato fuso o una copertura di crumble croccante. Esistono anche alcune varianti con la pasta frolla, la cui friabilità crea il contrasto perfetto con il ripieno cremoso.
  • Makowiec: simile allo strudel come forma, è un roll ripieno di semi di papavero dal sapore dolce e inconfondibile. I semi di papavero vengono macinati e amalgamati con miele, scorzette d’arancia, uvetta e noci fino a creare una pasta che viene poi avvolta in un impasto soffice e zuccherino. Questo dolce è spesso servito durante le grandi abbuffate natalizie e rappresenta un pilastro della pasticceria polacca.
  • Szarlotka: ti piaccono le torte di mele? Allora la Szarlotka fa per te! Questa versione polacca della torta di mele è simile a una crostata con una base di frolla friabile e farcita con mele dolci, cannella, zucchero e qualche chiodo di garofano che ne impreziosisce il sapore. Tradizionalmente viene servita calda e accompagnata da un ciuffo di panna montata o una pallina di delizioso gelato alla vaniglia. Perfetta come merenda o come conclusione di un pasto, ti consigliamo di provarla e di lasciarti conquistare dal suo sapore unico.
  • Pączki: ovvero il dolce del Carnevale per eccellenza. Si tratta di bomboloni fritti che vengono comunemente consumati in occasione di questa festività. Pensa che solo durante il Giovedì Grasso ne vengono consumati milioni in tutto il paese. Questi bomboloni, che si possono avvicinare di molto ai Krapfen, presentano una consistenza morbida e un sapore inconfondibile. La ricetta originale prevede un ripieno alla confettura di rosa ma vengono spesso farciti anche con altre creme come quella pasticcera, al cioccolato o con marmellata di prugne o ricotta dolce. Come ciliegina sulla torta, vengono spolverati con una pioggia di zucchero a velo o con glassa all’arancia candita.
  • Faworki (Chruściki): dolcetti fritti e croccanti che vengono comunemente chiamati “nastri degli angeli” per via della loro forma. Sono simili ai nostri crostoli (galani o chiacchiere) e si consumano comunemente a Carnevale insieme ai fratelli Pączki. Una volta pronti vengono serviti con zucchero a velo. Friabili e fragranti, sono un dolce amatissimo in tutta la Polonia, soprattutto dai più piccini.
  • Kremówka: una millefoglie alla crema divenuta celebre in tutto il mondo per merito di Papa Giovanni Paolo II che la raccontò presentandola come il dolce della sua infanzia. Si tratta di due strati di pasta sfoglia che proteggono un cuore di crema pasticcera preparata con latte, burro e tuorli. Proprio come la nostra millefoglie, viene servita a quadrotti con una spolverata di zucchero a velo.
  • Pierniki: deliziosi biscottini speziati al miele, che rappresentano una vera e propria icona della pasticceria polacca. A Cracovia li puoi trovare ovunque, nonostante siano un dolce tipico delle feste natalizie. Il gusto ricorda molto il pan di zenzero, grazie alle spezie che hanno in comune: zenzero, chiodi di garofano, cannella e noce moscata. Già solo il profumo ti farà venire l’acquolina in bocca e ti racconterà una storia di calore e di famiglia. I pierniki, prima di essere serviti, vengono decorati con glassa colorata, ricoperti di cioccolato fondente o farciti con confettura di prugne per un tocco ancora più goloso. Proprio perché sono dolcetti tipici delle feste, vengono preparati a forma di stelle, cuori e alberelli di Natale.

Cracovia a piccoli sorsi: le bevande tipiche

Per concludere questo viaggio tra i piatti tipici di Cracovia, è doveroso dedicare un paragrafo alle bevande della tradizione polacca. Dietro ogni piccolo sorso, si nasconde un mondo fatto di persone, di storie e di dialoghi raccontati tra un bicchiere e l’altro. La prima bevanda tipica – che si può trovare in tutte le tavole di questo Paese – è la vodka polacca, considerata tra le migliori al mondo. Preparata secondo la ricetta originale, viene poi aromatizzata con erbe o frutta (come la celebre Żubrówka al bison grass, dal sapore erbaceo e avvolgente). In Polonia la vodka non è un semplice alcolico, è un’istituzione e un vero e proprio rituale sociale. La seconda bevanda che vogliamo raccontarti è il Grzaniec Galicyjski, un vin brulé caldo speziato che rappresenta la soluzione perfetta per affrontare il freddo invernale. Le note dolci e speziate di questo vino invadono le strade di Cracovia nel periodo festivo diventando il profumo per eccellenza che segnala la vicinanza a un mercatino natalizio. Questa bevanda ha una storia lunga e ben radicata nel passato e la sua ricetta varia di regione in regione. Ultimo ma non ultimo, non puoi lasciare Cracovia senza provare la Kompot: una bevanda analcolica a base di frutta cotta che viene servita sia calda in inverno, che fredda in estate. Spesso preparato con prugne, frutti di bosco e mele è l’antenato delle bibite dolci e, ancora oggi, affascina per il suo gusto nostalgico.

Il nostro viaggio tra i sapori della tradizione culinaria polacca, alla scoperta dei piatti tipici di questa splendida regione del mondo, finisce qui. Con questa guida non solo hai a disposizione uno strumento per decidere cosa mangiare a Cracovia, ma anche una fotografia chiara di come il cibo qui sia molto di più un nutrimento: è un legame con la propria identità nazionale e una celebrazione della convivialità.

Cracovia, clima e temperatura: quando programmare un viaggio?

Par : losiangelica
20 février 2025 à 16:00

Siamo in Polonia, precisamente a Cracovia, un luogo dalla lunga storia, con un’anima antica e una cultura pronta a sorprenderci: la città dei Re polacchi, ma anche dei santi e degli eroi nazionali, è “wow” da visitare. Ma qual è il periodo migliore per programmare un viaggio a Cracovia? Facile: dobbiamo dare un’occhiata al clima e alle temperature medie a seconda delle stagioni.

Il clima e le temperature di Cracovia in base alle stagioni

Sono tante le cose da vedere a Cracovia, primo fra tutti il suo splendido centro storico, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e che possiamo visitare comodamente a piedi: organizziamo il nostro itinerario in base al periodo in cui scegliamo di recarci proprio qui. Com’è il clima a Cracovia? Moderatamente continentale, quindi gli inverni sono molto freddi, ma le estati possono rivelarsi miti o comunque calde. Nella stagione invernale Cracovia, la seconda città della Polonia, si veste a festa, e nel suo centro storico è possibile scoprire tutta la magia del Natale.

Cracovia, clima e temperatura
Fonte: iStock
La splendida Cracovia a Natale

L’inverno a Cracovia è dunque freddo e grigio, e spesso nevica, anche se non sempre in modo abbondante. Questo perché il clima è influenzato dalle ondate di freddo della Siberia: se scegliamo di andare in vacanza in questo periodo, ricordiamo assolutamente di portare con noi indumenti pesanti, adatti a proteggerci, considerando che le temperature scendono spesso e volentieri sotto lo zero.

Tuttavia, la primavera e Cracovia è splendida: le temperature medie iniziano ad alzarsi (a metà maggio il termometro segna 15-20 gradi), e non piove spesso, quindi possiamo goderci delle belle giornate di sole in giro per la città, andando alla scoperta delle attrazioni più importanti e di grande valore storico, come i luoghi di Schindler’s List.

Verso l’estate, le temperature si fanno sempre più piacevoli, ma non mancano affatto delle ondate di caldo, con il termometro che segna fino a 36 gradi (il record è di 37,3°C nell’agosto del 2013). Invece, l’autunno a Cracovia è magico: i profumi della città stimolano i nostri sensi, la natura offre il suo ultimo spettacolo prima di andare in letargo, le precipitazioni non sono ancora estreme, ma c’è un aspetto a cui prestare attenzione, ovvero i venti forti alla sera.

Qual è il periodo migliore per andare a Cracovia

Una serata estiva a Cracovia
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Una serata estiva a Cracovia

Dopo aver visto le stagioni a Cracovia, è importante concentrarsi su due aspetti: il periodo migliore per visitarla dal punto di vista economico e per il clima migliore. Da giugno a ottobre, è sicuramente un momento perfetto per concedersi un viaggio in questa splendida città: non ci sono troppe precipitazioni, anche se a luglio e agosto le temperature possono aumentare. Ottobre, maggio e giugno sono mesi particolarmente convenienti e ideali anche per quanto riguarda il clima, mentre a novembre e febbraio costa davvero molto poco organizzare un viaggio qui. Febbraio è sicuramente un mese freddo, con nevicate abbondanti, ma è anche l’occasione giusta per vedere la città sotto un altro punto di vista: consigliamo, quindi, di partire tenendo presente le attività che desideriamo fare una volta arrivati sul posto, anche perché fare trekking a Cracovia è una delle esperienze da non perdere.

Visita il Castello del Wawel, simbolo dell’orgoglio polacco

13 février 2025 à 15:19

Se c’è un luogo che incarna la storia e il fascino di Cracovia, quello è, senza dubbio, il Castello del Wawel. Arroccato sull’omonima collina che domina il fiume Vistola, questo imponente complesso architettonico è stato, per secoli, il cuore politico e culturale della Polonia.

Oggi, il Castello del Wawel non è solo un simbolo dell’orgoglio nazionale, ma anche una delle principali attrazioni turistiche della città, capace di trasportare i visitatori indietro nel tempo, tra leggende, arte e architettura straordinaria.

La sua è una storia che affonda le proprie radici nel Medioevo. Per secoli è stato la residenza dei re polacchi e il cuore del potere politico e culturale del Paese. Oggi, è un museo di fama mondiale che ospita opere d’arte, tesori reali e affascinanti esposizioni che raccontano la storia della Polonia. Il sito è stato anche dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1978.

Il Castello del Wawel non è solo una meta turistica, ma un vero e proprio viaggio attraverso la storia, la cultura e le leggende polacche. Passeggiare tra le sue mura significa scoprire il passato glorioso della Polonia, ammirare opere d’arte straordinarie e godere di una vista mozzafiato su Cracovia.

Se stai pianificando un viaggio nella bella città del Sud della Polonia, il Castello del Wawel è una tappa obbligata: lasciati affascinare dalla sua bellezza senza tempo e dalla magia che avvolge ogni suo angolo!

Castello Wawel
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Patrimonio dell’Unesco, il Castello del Wawel merita una visita approfondita

Un patrimonio architettonico senza eguali

Oggi, il Castello del Wawel rappresenta un perfetto mix di stili architettonici, frutto delle numerose trasformazioni subite nel corso dei secoli. Costruito originariamente in epoca medievale, il castello ha subito influenze gotiche, rinascimentali e barocche, rendendolo un vero gioiello architettonico. Passeggiando tra le sue mura, si possono ammirare splendidi cortili, torri imponenti e dettagli decorativi che raccontano la storia polacca.

Il Castello Reale di Wawel e la Collina di Wawel rappresentano il sito storicamente e culturalmente più importante del Paese. Per secoli residenza dei re e simbolo della sovranità polacca, oggi il castello ne è uno dei principali musei d’arte.

Fondato nel 1930, il museo comprende dieci dipartimenti curatoriali responsabili delle collezioni di dipinti, tra cui un’importante raccolta di opere rinascimentali italiane e poi sculture, tessuti, tra cui la celebre collezione di arazzi di Sigismondo II Augusto, oreficeria, armi e armature, ceramiche, con una significativa collezione di porcellane di Meissen, e mobili d’epoca.

La collezione d’arte asiatica e mediorientale del museo include la più grande raccolta di tende ottomane in Europa, che, per motivi di conservazione, non sono esposte permanentemente.

Le collezioni del Castello Reale di Wawel sono presentate in diverse esposizioni permanenti che ricreano l’aspetto storico della residenza reale nei secoli XVI, XVII e XVIII.

castello e cattedrale wawel
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Vista aerea del Castello e della Cattedrale del Wawel, a Cracovia

Un po’ di storia

La Collina di Wawel è stata abitata fin dal Paleolitico. I primi insediamenti risalgono a circa 100.000 anni fa ma è durante l’Alto Medioevo che Wawel divenne un importante centro politico e religioso. Nel X secolo era una delle principali sedi del potere della dinastia dei Piast, primi governanti della Polonia. Nell’anno 1000 d.C., con l’istituzione della diocesi di Cracovia, fu costruita la prima cattedrale sulla collina.

Nel XIV secolo, il re Casimiro III il Grande trasformò il castello in una residenza gotica. Nel Rinascimento, sotto il regno di Sigismondo I il Vecchio e Sigismondo II Augusto, il castello fu ristrutturato nello stile tipico delle corti italiane, diventando una delle più splendide residenze reali d’Europa.

Dopo il trasferimento della capitale a Varsavia nel 1596, Wawel perse il suo ruolo primario, ma rimase un simbolo dell’identità polacca. Nel XVIII e XIX secolo, durante le spartizioni della Polonia, il castello fu utilizzato dagli occupanti austriaci come caserma militare.

Dopo la riconquista dell’indipendenza nel 1918, il castello fu restaurato e divenne sede di una collezione d’arte nazionale. Oggi, il Castello Reale del Wawel è uno dei musei più importanti della Polonia e attira milioni di visitatori ogni anno.

Cosa vedere al Castello del Wawel

Il complesso del Castello del Wawel offre numerose attrazioni che vale la pena esplorare. Tra le principali, ti consigliamo di visitare:

  • La Cattedrale del Wawel: un capolavoro architettonico che ospita le tombe dei monarchi polacchi e la celebre campana di Sigismondo.
  • Gli Appartamenti Reali: una visita imperdibile per immergersi nella vita di corte e ammirare gli arredi d’epoca.
  • L’Armeria e il Tesoro della Corona: qui potrai ammirare spade, armature e gioielli appartenuti ai re di Polonia.
  • La Grotta del Drago: la leggenda narra che, un tempo, un temibile drago abitasse questa caverna ai piedi della collina.

Invece di un biglietto d’ingresso unico, potrai scegliere quali esposizioni visitare. Dalla primavera a metà autunno è inoltre possibile scendere nella Tana del Drago, salire in cima alla Torre di Sandomierz e partecipare a una visita guidata all’aperto per scoprire l’architettura e i giardini di Wawel.

Il museo organizza anche mostre temporanee speciali ed esposizioni. Inoltre, il Castello Reale di Wawel ospita un ricco programma di eventi, tra cui concerti di musica sinfonica e da camera, spettacoli d’opera e di danza.

castello wawel cracovia
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Il Castello del Wawel è uno dei siti culturali più importanti della Polonia

La Cattedrale di Wawel: il cuore spirituale della Polonia

Accanto al castello sorge la maestosa Cattedrale di Wawel, un luogo intriso di storia e spiritualità. Qui sono stati incoronati e sepolti molti dei sovrani della Polonia, rendendola un sito di enorme valore simbolico per il popolo polacco. All’interno della cattedrale si possono ammirare splendide cappelle, sculture raffinate e la famosa campana di Sigismondo, il cui suono celebra nei momenti più importanti della nazione.

La leggenda del Drago di Wawel

Nessuna visita al Castello del Wawel sarebbe completa senza conoscere la leggenda del Drago di Wawel. Secondo il mito la grotta era un tempo la dimora di un feroce drago. La sua tana si trova proprio ai piedi della collina e si affaccia sulla riva del fiume Vistola. Secondo la tradizione, l’enorme creatura seminava il terrore tra gli abitanti, esigendo frequenti sacrifici di bestiame o, in alcune versioni del mito, di giovani vergini.

I più valorosi guerrieri tentarono invano di sconfiggere il drago, che sembrava invincibile, e ci volle molta astuzia per ucciderlo. L’impresa è attribuita ad un furbo e giovane calzolaio di Cracovia, di nome Skuba, che seppre architettare un ingegnoso stratagemma per far sì che il drago fosse eliminato per sempre e che la città potesse essere liberata dalla paura del mostro.

Conoscendo la sua ingordigia e la sua fame insaziabile, Skuba preparò un’esca letale: gli offrì in sacrificio una pecora, ma solo dopo averla imbottita di zolfo. Il drago, ignaro del pericolo, la divorò avidamente, e ben presto fu assalito da una sete insaziabile, proprio a causa dello zolfo che gli bruciava le viscere.

Uscito quindi dalla grotta, il feroce animale raggiunse il fiume e iniziò a bere disperatamente, senza però riuscire a placarsi mai. La leggenda narra che il drago continuò a ingurgitare acqua fino a che non esplose.

Oggi, all’uscita della grotta, sulla riva della Vistola, si erge una statua del drago del Wawel che sputa fuoco mentre secoli fa, invece, all’interno della caverna, sorgeva una rinomata osteria dove i viandanti e gli abitanti di Cracovia, ignorando la lezione del leggendario mostro, erano soliti placare la loro sete con fiumi di bevande alcoliche.

L’accesso alla grotta per i visitatori si trova sulla collina, dietro la Torre dei Ladri (Baszta Złodziejska). Un percorso di circa 80 metri, che si snoda attraverso corridoi e cavità ricche di fossili e formazioni carsiche, conduce fino al fiume.

drago wawel
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Secondo la leggenda, il temibile drago di Wawel fu sconfitto dall’astuzia di un giovane calzolaio

Un tesoro di arte e cultura

Il Castello del Wawel ospita oggi numerosi musei e collezioni d’arte di inestimabile valore. Tra questi spiccano gli appartamenti reali, che conservano arredi d’epoca e magnifici arazzi, e la Sala del Tesoro della Corona, dove sono esposti gioielli e reliquie di grande importanza storica.

Non mancano le esposizioni di dipinti rinascimentali e opere d’arte sacra, che arricchiranno ulteriormente l’esperienza della tua visita.

Informazioni pratiche

Il Castello del Wawel è aperto tutto l’anno, con orari variabili a seconda della stagione. Ti consigliamo di prenotare i biglietti in anticipo, specialmente nei periodi di alta stagione. L’ingresso ad alcune aree è gratuito, mentre per altre, come gli Appartamenti Reali e il Tesoro della Corona, è richiesto un biglietto specifico.

Biglietti e orari

I visitatori possono scegliere quali esposizioni visitare, poiché non esiste un biglietto unico per l’intero complesso del Castello. I prezzi variano a seconda della mostra scelta. Inoltre, come detto, alcune aree (come la Tana del Drago e la Torre di Sandomierz), sono aperte solo in determinati periodi dell’anno.

Orari di apertura:

  • Primavera – Estate (Aprile – Ottobre):
    • Dal martedì alla domenica: 9:30 – 17:00
    • Lunedì: chiuso
  • Autunno – Inverno (Novembre – Marzo):
    • Dal martedì alla domenica: 9:30 – 16:00
    • Lunedì: chiuso

Giorni di chiusura:
Il Castello è chiuso il 1° gennaio, la domenica di Pasqua, il 1° novembre, il 24 e 25 dicembre.

Biglietti speciali e sconti:
Sono disponibili biglietti ridotti per studenti, bambini e anziani. L’ingresso è gratuito in determinati giorni del mese per alcune esposizioni. Per informazioni aggiornate su prezzi e prenotazioni, ti consigliamo di consultare il sito ufficiale del Castello del Wawel.

Visitare questo importante sito culturale significa immergersi in secoli di storia, tra sovrani e cavalieri, arte e leggende. Ogni angolo di questo luogo racconta un pezzo del passato polacco, rendendolo una tappa imprescindibile per chiunque visiti Cracovia che saprà incantarti con il suo fascino senza tempo.

I migliori musei che aprono (o si rinnovano) nel 2025

3 février 2025 à 07:30

Ogni nuovo anno che arriva porta con sé numerose novità da diversi punti di vista, compreso quello che riguarda il panorama museale internazionale. Per il 2025, infatti, sono previste numerose aperture e rinnovamenti in tutto il mondo, che permetteranno di entrare in edifici all’avanguardia e contenenti tesori davvero preziosi. Scopriamo quali sono le migliori novità dell’anno ormai in corso per quanto riguarda i musei.

Museo d’Arte Moderna, Varsavia

Iniziamo dalla Polonia e più precisamente da Varsavia, dove già lo scorso ottobre ha preso vita il nuovo Museo d’Arte Moderna della città. Si tratta di un elegante edificio progettato dallo studio Thomas Phifer and Partners che si distingue per una struttura minimalista che mette molta attenzione alla luce e agli spazi comuni.

Straordinario, per esempio, è il cuore dell’edificio che si presenta ai visitatori con un bellissimo atrio sormontato da un tetto in vetro. Al suo interno, invece, si può scoprire una nutrita selezione di opere che raccontano storie di modernità, migrazione e trasformazione sociale. Ma perché se è aperto dal 2024 è una novità del 2025? La risposta è molto semplice: a febbraio di quest’anno verrà finalmente esposta la collezione di arte del XX e XXI secolo.

Saadiyat Cultural District, Abu Dhabi

Che gli Emirati Uniti puntino alla grandezza non c’è alcun dubbio, ma il Saadiyat Cultural District di Abu Dhabi è davvero qualcosa di unico nel suo genere: entro quest’anno, in questo affascinante centro culturale che è già la culla del Louvre Abu Dhabi, apriranno:

  • Zayed National Museum: per una vera e propria immersione nella storia;
  • Natural History: per un viaggio attraverso il tempo e lo spazio;
  • Guggenheim Abu Dhabi: punto di riferimento per il panorama artistico di oggi;
  • teamLab Phenomena: museo multisensoriale dove le opere sono create dai fenomeni ambientali.

Si tratta di un complesso progettato da Foster + Partners con cinque svettanti “ali di falco”, che fungeranno da torri di raffreddamento naturali.

Saadiyat Cultural District, Abu Dhabi
Fonte: iStock
Il Zayed National Museum ad Abu Dhabi

Fondation Cartier, Parigi

La rinomata e straordinaria Fondation Cartier di Parigi cambierà location: dalla storica sede di Boulevard Raspail, alla fine di quest’anno aprirà un nuovo spazio progettato da Jean Nouvel in un edificio ottocentesco restaurato posto di fronte al Museo del Louvre. Una struttura che vanterà ben 6.500 metri quadrati di superficie espositiva dove verranno posti oltre ottocento pezzi di vero pregio.

V&A East Storehouse, Londra

Il V&A East Storehouse di Londra vedrà per la prima volta la luce nella primavera di quest’anno all’interno del Queen Elizabeth Olympic Park. Oltre ad essere uno spazio espositivo, questo luogo fungerà anche da laboratorio di ricerca e innovazione, con aree dedicate alla conservazione, al restauro e alla documentazione delle opere. Ma non è finita qui, perché tra le sue mura troverà spazio anche il David Bowie Centre, con più di 90mila oggetti legati alla carriera di questo indimenticabile cantante.

Museo Egizio, Torino

Nella splendida cornice della città di Torino il Museo Egizio, il più antico a livello mondiale, interamente dedicato alla civiltà nilotica, non è di certo una novità, ma nel 2025 è pronto a sorprendere ancora di più tutti i suoi visitatori: fra giugno e settembre di quest’anno aprirà la nuova Piazza Egizia che sarà coperta da una grande struttura di vetro e acciaio secondo il progetto di David Gianotten e Andreas Karavanas. È prevista anche una sezione ipogea in cui verranno ricostruiti paesaggi e atmosfera dell’antico Egitto.

Almaty Museum of Arts, Almaty

Almaty è un’affascinante città del Kazakistan che sorge sulle pendici dei monti Trans-Ili Alatau. Quest’estate vivrà un vero e proprio momento storico che non verrà mai dimenticato: aprirà l’Almaty Museum of Arts, il primo museo in assoluto di questa zona dedicato all’arte moderna e contemporanea. Tra le sue mura vi saranno ben oltre settecento opere, una galleria alta 12 metri per mostre temporanee e molto altro ancora.

Almaty Museum of Arts, apertura
Fonte: Almaty Museum of Arts@Chapman Taylor
Rendering dell’Almaty Museum of Arts

Fenix Museum of Migration, Rotterdam

Anche la bellissima città di Rotterdam, nei Paesi Bassi, a maggio di quest’anno si caratterizzerà per un vero e proprio ampliamento della sua offerta culturale, perché vedrà la luce il Fenix Museum of Migration. Si tratta del primo museo dedicato in modo esclusivo alla storia e all’esperienza della migrazione, che verrà istituito in un ex magazzino portuale proprio con lo scopo di rappresentare il passaggio di milioni di persone.

Un luogo che sarà quindi in grado di raccontare le storie di chi, per secoli, si è spostato da un Paese all’altro, tramite oggetti personali, fotografie, video e installazioni artistiche.

New Museum of Contemporary Art, New York

Il New Museum of Contemporary Art di New York è stato fondato nel 1977, ma è attualmente in atto un progetto di riqualificazione che, entro la fine di quest’anno, darà vita a nuovi sette piani nella sua sede di Lower East Side. Verranno quindi aggiunti ben 60mila metri quadrati di spazio che saranno impreziositi da una facciata in vetro stratificato e rete metallica. Verrà poi inaugurata una nuova piazza pubblica all’aperto in cui ammirare installazioni, performance e incontri.

MACAM, Lisbona

L’apertura del MACAM di Lisbona è una delle più imminenti: dovrebbe avvenire a marzo di quest’anno. La già bellissima Capitale del Portogallo si arricchirà di un progetto davvero unico nel suo genere in quanto combinerà museo e luxury hotel all’interno dello storico Palácio Condes da Ribeira Grande.

Il visitatore avrà l’opportunità di esplorare una collezione di oltre seicento opere che include capolavori del calibro di artisti come Marina Abramović, Olafur Eliasson e Paula Rego in ben duemila metri quadri di spazio espositivo.

Grand Egyptian Museum, Giza

L’apertura parziale del Grand Egyptian Museum di Giza è avvenuta nel 2024 grazie all’inaugurazione di 12 sale e gallerie meravigliose. Si tratta di un’opera colossale che ospiterà oltre 100.000 oggetti e reperti e avrà una superficie di ben 500.000 mq. A mancare all’appello, quindi, sono ancora tantissimi tesori come, per esempio, le due gallerie che faranno da culla all’intero tesoro di Tutankhamon. Il 2025 (ma visti i ritardi che si sono accumulati negli anni passati non si può garantire) dovrebbe essere quello dell’inaugurazione completa.

Grand Egyptian Museum (GEM)
Fonte: GettyImages
La hall principale del Grand Egyptian Museum (GEM), Il Cairo, Egitto

Cracovia, itinerario tra le location di Schindler’s List

27 janvier 2025 à 17:53

Un quarto di secolo fa, nel 1993, una troupe guidata dal famoso cineasta Steven Spielberg ha trascorso diversi mesi in Polonia, in particolare a Cracovia, per girare l’iconico film Schlinder’s List. Per catturare l’autenticità storica dei luoghi legati alla vera storia di Oskar Schindler, interpretato da un intenso e carismatico Liam Neeson, la produzione ha selezionato accuratamente alcune location reali che, negli anni, sono diventate mete di pellegrinaggio di appassionati di cinema provenienti da tutto il mondo.

Sebbene il ghetto di Cracovia sia uno dei pochi ghetti ebraici che non sono stati demoliti durante la seconda guerra mondiale e hanno mantenuto quasi lo stesso aspetto storico fino a oggi, le scene di Schindler’s List non sono state girate nell’area di Podgorze, dove si trovava il ghetto. La maggior parte delle location si trovano nel quartiere cittadino di Kazimierz, dove gli ebrei della città hanno storicamente vissuto prima dello scoppio della guerra, fino al trasferimento di massa nella primavera del 1941. Cominciamo pertanto da qui il nostro viaggio alla scoperta della Cracovia di Spielberg in occasione della Giornata della Memoria.

Kazimierz, il quartiere ebraico di Cracovia

Oscar Schindler viveva al terzo piano di un edificio in via Straszewskiego 7 con le finestre che si affacciavano sul parco di fronte, che rimane ancora oggi un posto tranquillo dove rilassarsi. La famiglia ebrea di Nussbaum nel film viveva nell’appartamento prima di Schindler, all’interno di un edificio residenziale grigio e abbastanza anonimo, anche se la sua posizione ai piedi del Castello di Wawel gli dona prestigio.

Nella seconda metà del film, Schindler esce dal suo condominio e si può notare il castello di Wawel sullo sfondo, un luogo in cui il governatore generale Hans Frank aveva organizzato il suo ufficio durante l’occupazione. Il personaggio di Liam Neeson si avvicina alla sua auto e nota le ceneri che il vento, come si scoprirà in seguito, ha portato da Plaszow e Huyarova Gorka, dove le SS avevano bruciato le tracce dei massacri in un fuoco aperto.

Via Szeroka è il cuore del quartiere Kazimierz che nella Seconda Guerra Mondiale rappresentava il ghetto di Cracovia. Si apre una piazza allungata con una caratteristica architettura sacra e laica dove un tempo sorgevano quattro sinagoghe; la Vecchia e la Remuh sono operative ancora oggi. La prima scena, in cui appare la piazza, è quando gli ebrei di Cracovia attraversano il ponte Pilsudski. Il cartello “Plac Zgody” sul muro indica il luogo attraverso il quale agli ebrei è consentito entrare nel territorio di un’area separata. Più tardi, Mila e Leopold Pfefferberg incontrano il loro amico Goldberg, che li guida attraverso il cordone burocratico.

La scena successiva ritrova Yitzhak Stern (Ben Kingsley), che invita gli ebrei a diventare lavoratori in una nuova fabbrica fuori dalle mura del ghetto in Lipova Street, di proprietà di Schindler. Persone di diverse professioni ed età cercano di ottenere il cosiddetto “Blauschein”, un documento che consente loro di lavorare. Mentre Stern aiuta gli ebrei a ottenere i documenti di lavoro, possiamo vedere il luogo da diverse angolazioni. Sullo sfondo si vede la vecchia sinagoga di Kazimierz.
Diverse scene raffigurano il cancello del ghetto che è stato costruito all’incrocio tra le vie Dajwor e Na Przejsciu per il film. Sullo sfondo, dietro le persone che lasciano i muri del ghetto, è di nuovo visibile l’edificio della vecchia sinagoga (Stara Synagoga).

Nella scena successiva, dove è visibile via Szeroka, gli ebrei di Cracovia stanno vicino a un piccolo fuoco, cuociono le patate e si scambiano pensieri sulla loro situazione. Un uomo parla del suo sogno, che lo fa ridere. Anche la scena in cui Amon Goeth esamina lo stato del ghetto è stata girata in via Szeroka. Quando la telecamera inquadra l’autista e il passeggero dalla parte anteriore, vediamo un altro bordo di una piccola piazza, gli alberi del cimitero ebraico e il luogo in cui oggi si trova il memoriale dell’Olocausto. Un uomo delle SS parla della divisione del territorio nei ghetti A e B, che in effetti fu eseguita dopo il 6 dicembre 1942.

Chiesa Cracovia
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Chiesa antica nel centro di Cracovia

Il ponte del maresciallo Jozef Pilsudski

Gli ebrei di Cracovia dovevano trasferirsi nell’area definita “il ghetto di Cracovia” fino al 20 marzo 1941. Poiché la maggior parte di loro aveva vissuto nel quartiere storicamente ebraico di Kazimierz (a nord di Podgorze) prima della guerra, l’esodo di massa passò attraverso due ponti sul fiume Vistola. Il primo, a est, si chiamava Krakus e fu distrutto durante la guerra, sostituito con il più moderno ponte Powstancow Slaskich. Il secondo è il ponte del maresciallo Jozef Pilsudski. Il vero ponte attraverso il quale gli ebrei di Cracovia passarono nel ghetto, fu costruito nel 1933 e gravemente danneggiato dai tedeschi durante la ritirata. È stato poi restaurato, in una forma leggermente modificata, già nel 1948.

La troupe di Schindler’s List ottenne il permesso per il blocco temporaneo del traffico automobilistico e pedonale sul ponte del maresciallo Pilsudski per ricreare le scene dell’esodo di massa degli ebrei di Cracovia. Poiché gli edifici moderni erano già stati costruiti sul lato del quartiere Kazimierz negli anni ’90, la prospettiva è stata invertita. Gli statisti sono passati dall’ex area di Podgorze a Kazimierz e, quindi, vediamo la parte meridionale di Cracovia dove si trovava il ghetto, sullo sfondo. Oggi, il ponte include il traffico pedonale e offre una prospettiva panoramica su entrambi i lati del fiume Vistola.

Ponte Jozef Pilsudski Cracovia
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Ponte del Maresciallo Jozef Pilsudski a Cracovia

La Basilica di St. Mary

Il primo atto del film Schindler’s List raffigura Oscar Schindler mentre decide di stabilire contatti con i contrabbandieri locali. Ha bisogno di lussi che non sono sempre facili da ottenere nella città polacca occupata, come belle camicie, prelibatezze e tangenti per gli alti funzionari tedeschi. Il personaggio di Liam Neeson si reca in Chiesa, dove diversi ebrei maschi portano avanti il ​​commercio illegale di beni di contrabbando.

La chiesa cattolica, visitata da uomini ebrei che nascondono la stella di David sui vestiti, è la chiesa di Santa Maria o Basilica di Santa Maria. La chiesa più onorata di Cracovia, un punto di riferimento originariamente del XIV secolo, è stata utilizzata come una delle sedi di Cracovia della lista di Schindler. L’ingresso ha attualmente una tariffa per i turisti, ma ci si può sedere proprio nel posto in cui sono apparsi Schindler e Pfefferberg.

La Fabbrica di Schlinder

La fabbrica originale, chiamata Emalia, è stata utilizzata per alcune scene. Oggi è un museo dedicato alla storia di Schindler e alla Shoah. Nel 1947 la fabbrica fu nazionalizzata dal governo polacco e dal 1948 al 2002 coinvolta nella produzione di hub per le telecomunicazioni. Nel 2005 gli edifici su Lipova 4 divennero proprietà della città e oggi includono due musei. Il Museo storico di Cracovia (Esposizione “Cracovia durante l’occupazione”) dal 2007 e il Museo d’arte moderna dal 2011.

All’epoca in cui Spielberg stava girando il suo leggendario film, molti dei locali dell’ex DEF erano abbandonati. I direttori della fotografia dovettero utilizzare la facciata, un cortile e una scalinata. È importante capire che le riprese delle officine stesse, così come l’ufficio di Schindler con una finestra panoramica per la produzione, sono state girate in un’azienda nella città polacca di Olkusz. Quindi diamo un’occhiata a tre scene notevoli in cui puoi vedere la vera Deutsche Emailwarenfabrik.

Schindler’s List ha una scena molto breve, lunga solo pochi secondi, in cui Oscar Schindler viene fotografato, insieme alle sue nuove dipendenti, sullo sfondo della facciata dell’edificio DEF a Lipova 4. Inoltre, i cancelli aperti del cortile rientrano nell’inquadratura e i direttori della fotografia appendono repliche del simbolismo nazista sopra l’ingresso.

Il cortile in via Józefa 12

Il cortile della casa al n.12 è talvolta chiamato “il cortile più bello di Kazimierz”. Costruito nel 1802 come locanda, 150 anni dopo ospitò una succursale del Centro culturale giovanile Staromiejski ed era la meta preferita dei bambini di Kazimierz. Oggi lo spazio vuoto è stato trasformato in giardini di caffè che conferiscono a questo luogo un’atmosfera speciale.

Il cortile è stato il set di numerose produzioni, tra cui Schindler’s List. Lo vediamo quando i tedeschi cacciano le persone dalle loro case e lanciano i loro averi dai balconi. Il rabbino Menasze Lewartow (Ezra Dragan) scende di corsa le scale e pochi minuti dopo, Adam Levy (Adam Siemion), un ragazzino in uniforme del servizio di polizia ebraica, nasconde Danka Dresner (Anna Mucha) e sua madre Chaja (Miri Fabjan) in una nicchia sotto le scale.

Basilica Cracovia
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Basilica nel centro di Cracovia

Ił campo di Plaszow

Sebbene al momento delle riprese nel 1993, il territorio dell’ex campo di Plaszow rappresentasse un parco commemorativo e fosse completamente accessibile, Spielberg decise di non girare il suo film nella location storica per onorare la memoria di decine di migliaia di vittime. Fu deciso di costruire un modello ridotto del campo, poiché quello reale raggiungeva i 200 acri.

La troupe cinematografica decise di utilizzare la cava di granito chiamata Liban, accanto all’ex territorio di Plaszow. Il nome della cava deriva dal nome del suo proprietario, un industriale di Cracovia Bernard Liban, che aprì una fornace per la calce qui nel 1873, ma vale la pena notare che la tradizione di estrarre pietra per l’edilizia e la calcinazione della calce nella zona di Krzemionki risale al Medioevo.

Nel 1942-44 i nazisti trasformarono la cava di pietra in un campo di lavori forzati per gli ebrei della Polonia e più di 2.000 persone furono incarcerate. Molti morirono e la liquidazione del campo fu particolarmente tragica. Oggi, le sofferenze delle vittime di questo luogo in tempo di guerra sono commemorate da un monumento situato al suo interno. Vale la pena rendere omaggio al lavoro titanico che è stato svolto per ricreare il Plaszow sullo schermo.

La troupe cinematografica ricostruì almeno 34 baracche residenziali e repliche di officine. I lavori di costruzione hanno incluso anche una replica del cancello principale del campo, sette torri di osservazione, una strada pavimentata con un’imitazione di lapidi ebraiche, la villa di Amon Goeth e persino delle scuderie. La discesa e l’accesso libero alla cava sono possibili solo da Krakus Hill, un punto di riferimento storico. Bisogna fare attenzione quando si cammina lungo la cava. Ora non è altro che una palude e una vegetazione rigogliosa.

Lasoty Hill

Il colle Lasoty, noto anche come Monte di San Benedetto, fa parte delle colline calcaree Krzemionki Podgórskie. Nel X o XI secolo qui fu costruita una chiesa rotonda romanica collegata a una piccola fortezza. Nel XIII secolo, sulle sue fondamenta fu costruita la piccola chiesa di San Benedetto. Nel 1853-56, nelle vicinanze fu aggiunto il Forte di San Benedetto, una sezione della fortezza austriaca di Cracovia. Unica nella sua forma, è la “torre di Massimiliano”, progettata per la difesa, ed è tra le ultime strutture di questo tipo sopravvissute in Europa. L’insediamento di ville in stile art nouveau-modernista in cima alla collina è una vera oasi di pace e verde. Il più antico cimitero comunale di Cracovia fu fondato sul pendio sud-orientale della collina nel XVIII secolo.

Durante la seconda guerra mondiale, il confine del ghetto di Cracovia correva lungo il pendio settentrionale della collina. Per questo motivo divenne una delle location di Schindler’s List. È da qui che Oscar Schindler e la sua amica Ingrid (Béatrice Macola) osservano la liquidazione del ghetto. Vedono le persone cacciate dalle loro case marciare verso il campo di Płaszów e venire giustiziate. L’attenzione dei protagonisti è sulla famosa “ragazzina con il cappotto rosso” che, sfruttando la momentanea mancanza di attenzione delle guardie, scompare in una delle case.

Cosa vedere a Cracovia: guida alla scoperta di musei e monumenti

Par : losiangelica
26 janvier 2025 à 17:00

Quando si consultano i siti di comparatori prezzo per i voli low cost, tra le città europee da raggiungere in poche ore di volo dall’Italia si trova spesso Cracovia. La città tra le più amate della Polonia conosciuta per il centro storico dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO ha tanto da raccontare a livello culturale, storico e artistico ma anche nightlife e esperienze culinarie attirano numerosi turisti. Non solo castelli e piazze medievali, se c’è un aggettivo con cui potremmo definirla è poliedrica: sono tanti i volti che mostra. Zaini in spalla (sì, basta un weekend per visitarla!) e partiamo alla scoperta di Cracovia: ecco cosa vedere, monumenti e attrazioni da non perdere.

Piazza Rynek Glówny e la città vecchia

Non possiamo non partire dal cuore della città vecchia se vogliamo esplorare Cracovia. La zona è dominata da piazza Rynek Główny con una pianta tipicamente medievale e riconosciuta come una delle piazze più grandi d’Europa. Risale al XIII secolo e lo spazio davvero ampio è poi circondato di locali, caffè e ristoranti che rivelano una vitalità quotidiana. Al centro a conquistare il ruolo di protagonista c’è l’antico mercato dei tessuti, il Sukiennice che oggi è in realtà il luogo adatto dove acquistare qualche oggetto d’artigianato come souvenir.

Spostandosi a piedi, ma di pochi passi, si inizia ad esplorare la città vecchia con il centro storico premiato come Patrimonio Unesco: in alcuni minuti si raggiunge la torre del municipio, unica parte superstite dell’antico palazzo e che offre una splendida vista sulla piazza. Il dedalo di vie conduce in alcuni angoli nascosti ma autentici, ad esempio si può visitare l’università Jagellonica tra le più antiche dell’UE. Altrettanto suggestiva la visita alla struttura medievale conosciuta con il nome di Barbacane: era di epoca medievale ma è ancora oggi perfettamente conservata.

Restando in piazza e nel cuore della città vecchia il campanile rivela la basilica gotica di Santa Maria con numerose influenze polacche. Ad attirare lo sguardo sono le due torri asimmetriche, inconfondibili e che rendono la costruzione riconoscibile da qualsiasi punto della città. Al suo interno c’è l’altare di Veit Stoss, un’opera d’arte lignea di dimensioni e bellezza impressionanti risalente al XV secolo e con affigurata la vita della Vergine Maria e la Passione di Cristo. Ogni ora per intrattenere i turisti e ricordare l’antico rituale, suona uno squillo di tromba dalla torre più alta.

basilica gotica di Santa Maria a Cracovia
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Le iconiche torri della basilica gotica di Santa Maria

Collegium Maius

Come accennato, visitando l’università Jagellonica in città vecchia si fa un viaggio indietro nel tempo. Qui consiglio di raggiungere il Collegium Maius, l’edificio più antico collegato e fondato nel XV secolo. Non è solo il complesso gotico ad attirare lo sguardo ma sapere che qui vi hanno soggiornato ospiti illustri tra cui Niccolò Copernico. Attraverso una visita guidata si potranno scoprire la stanza del rettore, l’aula delle lezioni storiche e la sala degli astronomi.

Castello del Wawel e cattedrale

Uno dei monumenti di Cracovia più amati è il castello del Wawel: si tratta di un simbolo di regalità che domina la collina arroccato in una posizione strategica direttamente sul fiume Vistola. Costruito con un mix di stili tra gotico, rinascimentale e barocco ha ospitato i monarchi e diversi personaggi illustri. Oggi è tra i più visitati e racchiude attrazioni quali le camere reali arredate con mobili di pregio e arazzi, il tesoro della corona dove vengono custoditi i gioielli e non lontana si raggiunge la cattedrale.

Si tratta di un luogo di culto e incoronazione per i sovrani polacchi. Al suo interno, si possono visitare tombe monumentali, splendide cappelle e la celebre campana di Sigismondo, il cui rintocco accompagna i momenti più solenni della nazione. Tappa imperdibile la cripta reale: basta scendere alcune scale per scoprire che proprio qui riposano alcune figure importanti della storia. Una chicca? I local la chiamano la grotta del drago ed è una caverna legata al mito di Smok Wawelski.

Castello del Wawel a Cracovia
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Castello del Wawel e cattedrale di Cracovia

Quartiere Kazimier e Stara Synagoga

Un quartiere simbolo di Cracovia è quello di Kazimierz: il luogo storico, racconta la comunità ebraica di un tempo e oggi è simbolo della rinascita culturale e storica diventando un eclettico centro artistico e gastronomico.

All’interno del quartiere Kazimier tra i monumenti più suggestivi della cultura ebraica c’è la Stara Synagoga. L’edificio datato XV secolo è tra le più antiche d’Europa e la più antica in assoluto della Polonia. A lasciare a bocca aperta ci pensa la struttura con un’architettura sobria ma solenne e oggi è sede del museo storico. Al suo interno si possono scoprire collezioni di oggetti liturgici, documenti e fotografie che raccontano la vita della comunità ebraica di Cracovia. Entrati ci si rende conto che i dettagli gotici prendono il sopravvento, un luogo di culto, di silenzio e riflessione. La visita dà modo di ricordare una pagina buia della storia come quella dell’olocausto che ha colpito molto duramente la comunità ebraica di Cracovia. Nei dintorni è anche possibile visitare il cimitero Remuh.

Museo Czartoryski

Tra le tappe imperdibili per chi visita Cracovia c’è il museo Czartoryski. Apprezzato da chi ama l’arte, è stato fondato nel XVIII secolo su richiesta della principessa Izabela Czartoryska. Al suo interno tantissimi i pezzi di pregio ma in modo particolare molti lo visitano per poter vedere Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci. Non si tratta però dell’unico tesoro: qui sono esposti anche diversi capolavori di Rembrandt.

Museo Czartoryski di Cracovia
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Museo Czartoryski a Cracovia

Nowa Huta

Viene spesso soprannominato il quartiere socialista; Noewa Huta è al di fuori dei classici itinerari turistici ma credo abbia molto da raccontare. È stato progettato negli anni ’50 come città operaia, seguendo il modello del regime comunista. Oggi è strano passeggiarci, sembra proprio di fare un tuffo nel passato.

Jordan Park

Una vera e propria oasi verde nel cuore della città: il Jordan Park non è un semplice giardino in cui rilassarsi ma il luogo fondato nel 1889 dal medico Henryk Jordan, pioniere della medicina sportiva che lo ha fortemente desiderato per promuovere benessere fisico e mentale invitando le persone a fare attività all’aperto. Sentieri per passeggiate, piste ciclabili e aree giochi lo rendono ancora attuale e molto frequentato dalla comunità locale.

Rynek Underground

Si tratta di un museo interattivo posizionato sotto la piazza di Rynek Główny. L’esposizione sotterranea si sviluppa sotto uno dei punti principali della città e qui alcuni resti archeologici rivelano il passato della città tra il XII e il XIV secolo. Passeggiando su alcune passerelle si potranno ammirare i numerosi reperti e fare un vero e proprio viaggio nel tempo, anche grazie alle simulazioni e alle innovazioni tecnologiche che rendono l’esperienza più immersiva.

Podgorze, il ghetto ebraico

Podgorze è il nome del ghetto ebraico di Cracovia. Qui si passeggia all’interno di una delle pagine nere della storia; durante la Seconda Guerra Mondiale i peggiori crimini e le angherie sono rimaste indelebili trasformando la località in un luogo simbolo dell’olocausto. Tra i luoghi cult piazza degli eroi del ghetto dove oggi si ergono 33 sedie in ferro, un memoriale toccante per omaggiare una storia di speranza e resilienza.

Quartiere ebraico di Cracovia
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Il quartiere Podgorze di Cracovia

Stained Glass Museum

Tra i musei da visitare assolutamente c’è quello dedicato all’arte del vetro colorato: esposizioni e dimostrazioni dal vivo fanno scoprire quello che è uno dei cardini dell’artigianato locale. Consigliato soprattutto ad appassionati di arte e design, durante l’anno ha in calendario diversi workshop.

Fabbrica di Schndler

Chi non ha mai visto il film Shindler’s List? Il capolavoro cinematografico ha come protagonista la fabbrica che oggi è stata trasformata in museo per raccontare il periodo di occupazione nazista della città. L’allestimento è curato nei minimi dettagli e fa in modo di vivere la quotidianità della località durante il conflitto. L’emozione è palpabile soprattutto nello scoprire le storie dei lavoratori salvati da Oskar Schindler, un imprenditore armato di coraggio che ha fatto la differenza salvando centinaia di persone dalla deportazione.

Mocac: il museo d’arte contemporanea

Se sei un amante dell’arte moderna tra le destinazioni top che non può mancare c’è il MOCAK. Si trova non lontano dal centro e dai punti già citati e qui sono ospitate opere di artisti internazionali tra collezioni permanenti ed esposizioni temporanee che toccano temi quali identità, società contemporanea e memoria. La struttura stessa è di enorme prestigio per il settore dell’architettura contemporanea e si integra al tempo stesso con il contesto storico del quartiere.

Visita ad Auschwitz e la miniera di Sale di Wieliczka

Nonostante non siano propriamente nella città di Cracovia ma poco distanti, fanno parte delle cose da vedere assolutamente per chi si ferma in città per più di un solo weekend. La prima tappa obbligata è quella di Aushwitz-Birkenau: un luogo difficile da visitare emotivamente ma necessario per ricordare attraverso il museo memoriale tutte le vittime dell’olocausto. Il complesso visitabile ha due aree principali. Il campo di lavoro accoglie ancora oggi con la scritta “arbeit macht frei” rivelando poi l’opera di sterminio che in realtà era.

Miniera di sale Cracovia
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cappella di santa Kinga nella miniera di sale

Altro must to see è la miniera del sale di Wieliczka: dista meno di 15 km dal centro della città e si sviluppa in sotterranea su nove livelli. I visitatori hanno modo, con l’aiuto di una guida, di esplorare circa 3 km di gallerie così da scoprire laghi sotterranei persino sculture realizzate dai minatori. Una delle attrazioni principali è la cappella di santa Kinga: una vera e propria cattedrale sotterranea realizzata con cristalli di sale.

Vacanza tra cibo e natura nei pressi del Ticino

20 décembre 2024 à 10:00

A pochi chilometri da Vigevano e a breve distanza da Pavia e dai Castelli della Lomellina, immersa nello splendido scenario del Parco del Ticino, si trova la Trattoria da Carla con Locanda, un luogo che offre un’esperienza culinaria autentica e accogliente, dove gli ospiti possono gustare piatti tradizionali, immersi in un’atmosfera calda e familiare che invita al relax e alla convivialità. Alla Trattoria da Carla, la passione per la cucina si esprime nella scelta di un menù stagionale che valorizza le materie prime locali, attentamente selezionate per portare in tavola freschezza e qualità. Qui c’è tutto l’ideale per godersi una vacanza tra storia e natura.

Cucina autentica e menù stagionale alla Trattoria da Carla

Il menù propone specialità della tradizione lombarda rivisitate con un tocco contemporaneo, sempre rispettando l’autenticità dei sapori locali. Si distingue in particolare per l’utilizzo di ingredienti freschi e tipici del territorio, esaltando sapori autentici attraverso piatti che cambiano con le stagioni. Durante l’autunno, ad esempio, spiccano i funghi porcini freschi, dove il loro aroma viene esaltato da abbinamenti studiati con cura, creando un’esperienza di sapori intensi. Gli antipasti propongono una selezione di prelibatezze che valorizzano i prodotti autoctoni, combinando sapori rustici e ricercati. Dalle specialità di salumi accompagnate da gnocco fritto e giardiniera artigianale, ai piatti a base d’oca come paté di fegato e salame cotto, ogni proposta è studiata per offrire una vera esperienza di gusto. I primi piatti della Trattoria da Carla valorizzano materie prime d’eccellenza attraverso preparazioni che spaziano dalla tradizione alle interpretazioni più originali. Tra le specialità spiccano i risotti, come il Carnaroli a km0 con petto d’oca affumicato, porcini e asparagi, o quello con salsiccia di Bra e robiola, che offrono sapori intensi e avvolgenti. La pasta fresca è protagonista nelle tagliatelle al ragù d’oca e nei tagliolini con baccalà e beurre blanc al Franciacorta, mentre gli spaghetti ai cinque pomodori e i paccheri di kamut con stufato di galletto completano l’offerta con note fresche e ricercate. La carne è un altro elemento distintivo del menu, scelta con particolare attenzione alla qualità e alla provenienza, per garantire sapori autentici. Le specialità come il petto d’anatra e la coscia d’oca sono preparate in modo da mantenere una consistenza perfetta e sapori ricchi. Non mancano specialità uniche come tartufi, bolliti, zucca, selvaggina e lumache. Ma anche piatti di pesce, salumi sia d’oca che di Varzi.La carta dei vini è ricca di etichette locali e nazionali, che accompagnano perfettamente ogni portata, offrendo agli ospiti un’esperienza completa che coinvolge tutti i sensi. Durante la settimana, la Trattoria da Carla accoglie prevalentemente una clientela business, grazie alla vicinanza con i principali centri industriali e commerciali della zona. L’ambiente elegante e curato è ideale per pranzi di lavoro e riunioni aziendali, dove il gusto della cucina si sposa con la tranquillità della sala, creando l’atmosfera ideale per un incontro d’affari. Nel fine settimana, però, la Trattoria da Carla si trasforma nella destinazione ideale per chi cerca un momento di relax e di svago, allontanandosi dalla frenesia della città. Le famiglie, le coppie e gli appassionati di buona cucina possono godere di un ambiente accogliente e rilassato, perfetto per un pranzo domenicale o una cena romantica. La filosofia della casa è semplice: offrire un luogo dove il tempo sembra fermarsi, permettendo agli ospiti di assaporare ogni piatto senza fretta, in un’atmosfera conviviale e calda

un piatto gourmet di Carla Trattoria con Locanda
Fonte: Carla Trattoria con Locanda
Un piatto della cucina di Trattoria da Carla con Locanda

Punto di partenza per scoprire il Parco del Ticino

La Trattoria da Carla con Locanda non è solo un ristorante: è anche un punto di partenza per chi desidera scoprire le bellezze del Parco del Ticino e i gioielli storici della Lombardia. Situato in un contesto naturale di rara bellezza, il parco è l’ideale per escursioni a piedi o in bicicletta, passeggiate lungo il fiume e momenti di relax immersi nella natura. Inoltre, la posizione della locanda è perfetta per raggiungere alcune delle più affascinanti mete turistiche della zona. La città di Vigevano, famosa per la sua Piazza Ducale rinascimentale, è una destinazione imperdibile per gli appassionati di storia e architettura. Allo stesso modo, Pavia, con la Certosa e il suo centro medievale, offre un’immersione nella storia, nei luoghi dove i Visconti e gli Sforza hanno lasciato tracce indelebili. Per chi vuole regalarsi un weekend diverso, all’insegna della cultura, della natura e del gusto, la Trattoria da Carla è la scelta ideale, unendo gastronomia, paesaggio e tradizione. Con l’obiettivo di offrire momenti indimenticabili da condividere con i propri cari, la Trattoria da Carla propone l’iniziativa “Regala un’esperienza“. Disponibile sul sito ufficiale, questa promozione consente di acquistare pacchetti regalo, ideali per chi desidera fare una sorpresa originale e di classe.

Pacchetti per ogni occasione

Regala un’esperienza unica! Trattoria da Carla ha pensato a pacchetti in grado di rispondere a ogni esigenza e includono diverse opzioni che spaziano dai pranzi completi ai soggiorni in Locanda. Sul sito sono visibili quattro pacchetti regalo di importi diversi, ciascuno dei quali rappresenta un invito a trascorrere una giornata o un weekend tra paesaggi, cultura e buona cucina. I pacchetti regalo sono l’idea perfetta per chi cerca un regalo che resti nella memoria. Che sia un compleanno, un anniversario o semplicemente un pensiero speciale, la possibilità di regalare un’esperienza alla Trattoria da Carla con Locanda è un modo per far vivere emozioni autentiche.Tra storia e tradizione: i castelli della LomellinaTrattoria da Carla non è solo una meta per gli amanti della buona cucina, ma anche un ottimo punto di riferimento per chi desidera immergersi nella storia e nella cultura della Lomellina, un luogo rinomato per le sue risaie e per i suoi castelli medievali, testimonianza di un passato ricco di fascino. A breve distanza, potrete visitare alcuni dei castelli più suggestivi della zona, come quello di Sartirana, celebre per la sua torre merlata e i suoi ambienti storici che ospitano mostre ed eventi culturali. Non lontano si trovano anche il Castello di Scaldasole, una roccaforte perfettamente conservata, e il Castello di Valeggio, che domina il paesaggio circostante con la sua imponenza. Questi luoghi, incastonati tra i borghi della Lomellina, offrono uno scorcio unico sul passato, che si sposa perfettamente con le bellezze naturali del territorio.

panoramica ristorante Carla Trattoria con Locanda

Dettaglio della sala ristorante di Trattoria da Carla con Locanda

Le camere della Locanda

Per chi desidera prolungare il piacere di un pranzo o di una cena, inoltre, la Trattoria offre anche un’accogliente locanda, perfetta per soggiornare immersi nella tranquillità della campagna lombarda. Le camere, arredate con gusto e cura, sono un rifugio di comfort, dove la tradizione incontra i servizi moderni per garantire agli ospiti un’esperienza rilassante e appagante. Ogni mattina, gli ospiti della locanda possono gustare una colazione genuina, preparata con prodotti freschi e di qualità, per iniziare la giornata con energia e buonumore. Grazie alla posizione strategica della locanda, il soggiorno consente di combinare il piacere della cucina con la scoperta del territorio, regalando una vacanza indimenticabile. Con il motto “Vieni a trovarci per una vacanza tra storia e natura”, la Trattoria da Carla con Locanda invita tutti gli amanti del buon vivere a scoprire una dimensione di ospitalità che va oltre il semplice ristorante: è un luogo dove il tempo si dilata, dove la cucina diventa un omaggio alla tradizione e dove ogni dettaglio è pensato per accogliere e far sentire ogni ospite come a casa.

Panoramica camera Carla Trattoria con Locanda

camera Trattoria da Carla con Locanda

I mercatini di Natale di Cracovia: tra ambra, delizie e tradizioni nel cuore della Polonia

15 novembre 2024 à 08:30

Magica, storica, affascinante e sempre accogliente. Cracovia sarebbe già perfetta così ma i mercatini di Natale la rendono ancora più favolosa e capace di generare magia ovunque si posi lo sguardo. Fare un viaggio in Polonia durante il periodo dell’Avvento regala la visione di un Natale tradizionale, dove l’acquisto di un regalo fatto con il cuore può essere fatto al cospetto di bellezze architettoniche e bontà da gustare.

I mercatini di Natale di Cracovia hanno avuto origine nel XIV Secolo e sono sempre stati il luogo perfetto per acquisti decisamente unici. La città, infatti, è famosa per essere il miglior luogo dove acquistare l’Ambra del Baltico e per alcuni pizzi che non mancano di essere usati anche come base per molte decorazioni per l’albero di Natale.

Il periodo in cui i Mercatini di Natale di Cracovia conquisteranno la città è sempre più vicino. Stai pensando di partire per la Polonia per rendere speciale il periodo che precede il Natale? Bene; bastano alcune facili informazioni per organizzare un viaggio speciale e capace di farsi ricordare. Cosa occorre sapere? Ecco le risposte.

Come raggiungere Cracovia per i mercatini di Natale

Cracovia è una delle città più conosciute e frequentate della Polonia da parte del turismo internazionale e questo la rende molto facile da raggiungere, anche dall’Italia. Molte persone che amano la sensazione del viaggio on the road, non disdegnano di raggiungere Cracovia viaggiando con la proprio auto. Non si tratta proprio di un percorso breve ma la distanza tra il nord Italia e Cracovia può essere coperta in circa 12 ore. L’ideale è fare qualche tappa in città lungo il percorso come, per esempio, Lubiana oppure Vienna.

Non è da meno il viaggio in treno: non esiste una linea ferroviaria diretta tra l’Italia e la Polonia ma, organizzando varie tappe, si può raggiungere Cracovia via rotaia, con un viaggio a dir poco affascinante.

L’aeroporto internazionale di Cracovia, intitolato a uno dei suoi più celebri cittadini ovvero Giovanni Paolo II, è molto comodo e vicino alla città. Ci sono voli low cost da quasi tutti gli aeroporti italiani che ti porteranno a Cracovia in circa un paio d’ore di viaggio. Una volta in città, non sentirai la mancanza di un’auto perché potrai girare tranquillamente a piedi o usando i mezzi pubblici locali.

Un’alternativa a prezzo contenuto per raggiungere Cracovia sono i viaggi in corriera, con le varie compagnie che offrono i collegamenti tra una città e l’altra dell’Europa.  Questi servizi sono molto utili nel caso ti trovassi già in viaggio in Polonia e, da un’altra città, volessi raggiungere Cracovia per i mercatini di Natale. Le tratte interne da città a città sono davvero economiche e molto comode.

Dove trovare i mercatini di Natale a Cracovia
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Il centro di Cracovia e i mercatini di Natale

Dove trovare i mercatini di Natale a Cracovia

A Cracovia, i mercatini di Natale si trovano principalmente in due luoghi, entrambi centrali e collocabili nella Città Vecchia.

Il primo è la Piazza del Mercato, luogo iconico che rappresenta, a livello di immagine, l’intera città. Il nome in polacco è Rynek Główny e questo pezzo di città è la piazza medievale più grande di tutta l’Europa. Durante il periodo dell’Avvento e fino a Capodanno la piazza diventerà un vero e proprio villaggio allestito con casette di legno e bancherelle.

Il secondo luogo in cui trovare i mercatini di Natale a Cracovia è il Palazzo dei Tessuti (in polacco, Sukiennice) e un’area vicina alla stazione Dworzec. Anche questo spazio è molto suggestivo grazie alla vicinanza con la Basilica di Santa Maria, altro luogo iconico che rappresenta Cracovia nell’immaginario di tutti i viaggiatori.

Non mancheranno, infine, le bancherelle anche nell’area del Wavel.

Le date e gli orari dei mercatini di Natale di Cracovia

I mercatini di Natale di Cracovia verranno inaugurati, in tutte le loro sedi, il 29 novembre 2024 e chiuderanno il giorno di Capodanno, ovvero 1 gennaio 2025.

Gli stand e le bancherelle saranno solitamente aperti dalle 10:00 fino alle 20:00 nei giorni feriali e restano aperti fino alle 22:00 nei fine settimana.

La pista di pattinaggio su ghiaccio a Cracovia

Ami pattinare sul ghiaccio? Sarà possibile farlo anche durante i mercatini di Natale di Cracovia, con lo splendido sfondo della Piazza del Mercato dove sarà allestita, anche quest’anno, la pista di pattinaggio sul ghiaccio. L’inverno, di solito, è particolarmente pungente a livello di clima e temperatura in Polonia e sarà piacevole potersi scaldare un po’ pattinando sul ghiaccio con uno sfondo che è addirittura Patrimonio UNESCO.

I presepi dei mercatini di Natale a Cracovia
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Uno dei presepi del concorso di Cracovia

Il concorso di Presepi a Cracovia

Parlare di mercatini di Natale in questa città della Polonia equivale a fare un salto a piè pari in quello che è uno dei concorsi stagionali più famosi di tutta la Polonia. Si tratta del Concorso dei Presepi. Viene organizzato ogni anno dal 1927 e si apre, di solito, il primo giovedì di dicembre. Questo concorso è una vera e propria istituzione nazionale che ha subito una sola brusca interruzione durante la Seconda Guerra Mondiale.

Successivamente al periodo bellico, ha riconfermato con forza la sua presenza tra le tradizioni natalizie di Cracovia. I presepi, che in polacco si chiamano Szopki, saranno esposti al Museo Storico di Cracovia e premiati il giorno stesso dell’apertura del concorso. L’esposizione resterà visitabile per tutta la durata dei mercatini di Natale. Alcuni dei presepi vengono anche portati nella Piazza del Mercato ed esposti sotto la statua di Adam Mickiewicz.

La processione di San Nicola a Cracovia

Un evento importante per le tradizioni dell’Avvento a Cracovia è la processione di San Nicola. In molte zone d’Europa, Polonia compresa, i regali si scambiavano proprio nella notte tra il 5 e 6 dicembre, proprio grazie all’arrivo di San Nicola.

Ogni 6 dicembre, in città viene organizza una parata, che si svolge lungo le vie del centro storico, partendo dalla Piazza del Mercato, per poi dirigersi verso la chiesa di San Francesco d’Assisi, dove si celebrano benedizioni speciali.

Durante la processione, i partecipanti si vestono in abiti storici o ispirati a San Nicola e si distribuiscono piccoli doni simbolici ai bambini, onorando la tradizione di generosità del santo. San Nicola, secondo la tradizione dell’Europa Centrale, rappresenta il ritorno della luce dopo mesi di buio.

Cracovia e i mercatini di Natale
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La bellezza di Cracovia a Natale

Il Kulig e i Kolędy a Cracovia

Sebbene non sia una tradizione esclusiva i Cracovia, vale la pena di spendere due parola su una tradizione che potrà rendere ancora più magico il tuo viaggio per i mercatini di Natale di Cracovia. Si tratta del Kulig, ovvero una sorta di momento giocoso (anche se per molti è proprio una gara)  da vivere sulle slitte trainate da cavalli.

In città avviene nei parchi cittadini più grandi e soprattutto in presenza di neve. Non  mancano i kulig organizzati anche appena fuori città, nei boschi molto vicini il confine cittadino di Cracovia. Le radici di questa tradizione si perdono nella notte dei tempi. Di cosa si tratta, in definitiva? Di un giro in slitta accompagnato da canti natalizi tradizionali: spesso le slitte si sfidano tra di loro a chi va più veloce e a chi canta nel modo migliore. Molti polacchi amano molto il Kulig e non perdono l’occasione – soprattutto se il tempo lo permette – di indossare abiti tipici.

I tradizionali canti natalizi polacchi sono chiamati kolędy e possono differire anche di famiglia in famiglia. Essi non parlano solo dell’arrivo del Natale e non ne sottolineano solo il significato religioso ma raccontano storie di pace e speranza. A Cracovia, i canti vengono eseguiti anche dai cori cittadini durante il periodo dei mercatini di Natale o organizzati nelle chiese e nelle piazze. Una delle canzoni più popolari è “Lulajże Jezuniu”, un’antica ninna nanna per Gesù Bambino.

Altri eventi durante i mercatini di Natale di Cracovia

L’atmosfera generata dai mercatini di Natale di Cracovia è un insieme eterogeneo di tradizioni antiche e ispirazioni molto moderne. Lo sono anche gli eventi che, di norma, danno ancora più connotazione ai mercatini di Natale in città.

Dal lato della tradizione, per esempio, troviamo le esibizioni di danze tipiche che, di anno in anno, popolano il cartellone degli eventi in città.

Dal lato della modernità possiamo collocare senza ombra di dubbio le installazioni luminose artistiche e gli spettacoli di luci che rendono tutto davvero magico. Un momento da non perdere, appena cala il buio, è la proiezione delle luci sulla Basilica di Santa Maria: un momento artistico di grande suggestione,

Cosa mangiare ai mercatini di Natale di Cracovia
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I mercatini di Natale di Cracovia sono pieni di bontà

Cosa mangiare nei mercatini di Natale di Cracovia

Le bancherelle di specialità locali non possono mancare in mercatini di Natale storici e popolati come quelli di Cracovia. Le bontà da assaggiare in Polonia sono molte e, di certo, non ne mancherà l’occasione passeggiando tra una casetta in legno e l’altra, magari proprio su Piazza del Mercato.

Tra le cose da assaggiare durante l’Avvento a Cracovia troviamo due dolci tipici del periodo che ci porta al Natale. Il primo è il makowiec, un rotolo di pasta dolce farcito con una crema di semi di papavero, frutta secca e noci. Tutti gli ingredienti, come è facile pensare, sono simbolo di abbondanza e prosperità.

Un’altra bontà tipica dei mercatini di Natale a Cracovia è il piernik, molto simile a un pan di zenzero impreziosito con miele e spezie come cannella e chiodi di garofano. L’impasto del piernik è spesso usato per fare dei biscotti glassati che vengono offerti ai bimbi durante la processione di San Nicola.

L’atmosfera natalizia non è completa senza un buon bicchiere di grzaniec, ovvero il vin brulè polacco. Il profumo di cannella e di spezie ti avvolgerà, rendendo ancora più magica la tua esperienza di viaggio in Polonia

Cracovia a Natale, tutto il meglio di questa meravigliosa città della Polonia

Par : elenausai10
31 octobre 2024 à 16:30

Segnata dagli eventi storici, Cracovia è riuscita, nel corso degli anni, a trasformarsi in una destinazione moderna, vivace e alla moda. Qui la bellezza delle architetture e la scena culturale e gastronomica creano il mix perfetto per chi, da un viaggio in una città europea, cerca un’esperienza completa. Ora, immaginate tutto questo immerso nelle suggestive atmosfere natalizie, dove mercatini, decorazioni, eventi e concerti contribuiranno a rendere il vostro soggiorno in Polonia ancora più indimenticabile.

Ecco i nostri consigli su cosa fare a Cracovia a Natale, cosa vedere e tante informazioni utili per organizzare il vostro viaggio.

Cosa fare a Cracovia a Natale

Natale è il periodo perfetto per fare un salto in Polonia, in particolare nella città di Cracovia famosa per le sue atmosfere arricchite da luci scintillanti e profumi deliziosi. Qui potrete trascorrere le vostre giornate alla scoperta della città, per poi perdervi tra i mercatini allestiti nella Piazza del Mercato, la piazza medievale più grande d’Europa, e al Mercato dei Tessuti. Non mancano tanti eventi e concerti, come il concorso dei presepi cracoviani, riconosciuti Patrimonio UNESCO.

I mercatini di Natale

L’evento più amato del Natale a Cracovia sono i mercatini, aperti dal 29 novembre 2024 al 1 gennaio 2025, dalle 10:00 alle 20:00. È anche il contesto in cui sono inseriti a contribuire alla loro bellezza: gli stand, infatti, sono allestiti nella meravigliosa Piazza del Mercato, luogo tradizionale di scambi commerciali fin dal Medioevo. Le casette in legno, decorate con le classiche luci, non vedono l’ora di aprire per accogliere residenti e turisti con le loro specialità tipiche, dai dolciumi al vin brûlé. Non dimenticate di assaggiare le famose zuppe polacche, i pierogi (ravioli tipici ripieni di carne) e il formaggio affumicato DOP Oscypek, il re dei formaggi polacchi scaldato sul barbecue e servito con marmellata di mirtilli rossi.

Oltre agli stand dedicati al cibo, saranno presenti anche quelli ricchi di idee regalo e souvenir artigianali realizzati a mano come creazioni in legno e pellame, gioielli in ambra, decorazioni natalizie o candele profumate.

Cracovia Natale
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Mercatini di Natale Cracovia

Il concorso dei presepi

Una delle tradizioni natalizie più famose di Cracovia è il concorso dei presepi. Ogni anno, il primo giovedì del mese di dicembre (quest’anno sarà il 5 dicembre) gli artigiani locali costruiscono nella Piazza del Mercato dei meravigliosi presepi utilizzando legno e carta stagnola e dando vita a tutta una serie di miniature, dai monumenti storici della città ai personaggi di Betlemme. Si tratta di una tradizione antichissima risalente alla metà del XIX secolo quando falegnami e muratori provenienti da Cracovia e dintorni, spinti dalla necessità di guadagnare denaro durante il periodo invernale, si riunivano nella piazza per vendere i loro presepi.

Oggi sono riconosciuti Patrimonio UNESCO e, se durante l’anno potete vederli all’interno del Museo Storico della città, durante le feste potrete ammirarli ai piedi del monumento di Adam Mickiewicz, dove si terrà il concorso annuale con quelli nuovi creati dagli artigiani.

La pista di pattinaggio

Ogni anno viene allestita anche una pista di pattinaggio. La troverete a pochi passi dal centro storico, vicino alla Porta di Floriana e alla Stazione Dworzec. Questa è l’opportunità per fare un po’ di movimento e scaldarvi, divertendovi a suon di musica natalizia. E, se non vi siete scaldati abbastanza, potete raggiungere il mercatino più vicino per regalarvi una cioccolata calda o un vin brûlé.

Cracovia a Natale, i luoghi più simbolici

Non solo mercatini e concorsi di presepi, visitare Cracovia a Natale significa poter visitare la città e i suoi luoghi più simbolici immersi in un’atmosfera unica.

La Basilica di Santa Maria

Uno dei simboli più importanti di Cracovia è sicuramente la Basilica di Santa Maria, situata proprio nel cuore della città, in Piazza del Mercato. Considerando che passerete qui tantissimo tempo, passeggiando tra i vari mercatini, trovate anche il tempo di visitare i suoi interni. Dell’edificio, realizzato in stile gotico, spiccano subito le due torri, di cui una visitabile da aprile a ottobre.

Al suo interno custodisce incredibili tesori: uno è considerato tra gli altari più belli d’Europa, risalente al 1489 e per il quale ci sono voluti ben 12 anni per essere costruito; l’altro è il soffitto della chiesa, dove vi sembrerà di ammirare un cielo stellato. In realtà si tratta della policromia di Jan Matejko, un’opera realizzata con tonalità d’oro su uno sfondo azzurro che ricorda un cielo con le stelle. La basilica è aperta anche durante i giorni di festa, dal lunedì al sabato dalle 11:30 alle 18:00 e la domenica e i festivi dalle 14:00 alle 18:00. Il biglietto d’ingresso costa 3,45 euro.

Basilica Cracovia
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Il soffitto della Basilica di Cracovia

Musei e gallerie d’arte

Gli amanti dell’arte, invece, non possono rinunciare al Museo Czartoryski. Fondato nel 1796, custodisce antichi manufatti, mobili, porcellane e arazzi, anche se l’opera che tutti desiderano vedere dal vivo è una. Stiamo parlando della Dama con l’Ermellino di Leonardo Da Vinci, considerato uno dei massimi tesori artistici della Polonia e quindi immancabile tra le cose da vedere a Natale a Cracovia. Il museo è aperto dal martedì alla domenica, compresi i giorni festivi, dalle 10:00 alle 18:00. Il biglietto d’ingresso costa 8 euro, mentre il martedì si entra gratis.

Se preferite ammirare le collezioni d’arte più moderne, inserite nel vostro itinerario il Museo dell’Arte Contemporanea MOCAK. Si tratta del primo museo aperto dopo la Seconda Guerra Mondiale e il più grande, nell’ambito dell’arte moderna, di tutta la Polonia. Anche questo museo è aperto dal martedì alla domenica, compresi i giorni festivi, dalle 11:00 alle 19:00 e il martedì l’ingresso è gratuito.

Il clima di Cracovia a Natale

Seppur la neve non sia sempre garantita, una cosa è certa: il clima di Cracovia a Natale sarà particolarmente freddo. Un dicembre “mite” a Cracovia è caratterizzato da temperature che si muovono intorno ai 3 gradi durante il giorno, mentre di notte farà più freddo e la temperatura diurna può scendere drasticamente. Ecco perché vi consigliamo di preparare al meglio la vostra valigia con tanti indumenti caldi perché i mercatini sono belli di giorno, ma è la sera che, grazie alle luci, diventano ancora più magici.

Come muoversi a Cracovia a Natale

Il centro storico di Cracovia, dove si trovano le attrazioni principali, è visitabile tranquillamente a piedi. Tuttavia, se aveste bisogno di spostarvi nelle zone limitrofe, consigliamo di utilizzare i mezzi pubblici per non rischiare di incorrere nel traffico e nell’eventualità che alcune strade vengano chiuse a causa dei mercatini o di altre iniziative sparse per la città.

La città più alta del mondo dove si tocca il cielo con un dito

3 octobre 2024 à 06:00

È un tesoro prezioso posto a ben 4.090 metri di altitudine in uno dei luoghi più suggestivi del pianeta: siamo nella città di Potosí, una delle più alte al mondo, ma anche tra le meno conosciute. Una città che simboleggia un volto inedito della Bolivia, quello che racchiude secoli di storia e tradizione, ma anche di ricchezze dal valore inestimabile.

Divenuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1949, Potosí è una fiorente città situata nel cuore del Paese, tra imponenti montagne che celano un tesoro preziosissimo. Viaggiare in questa terra significa esplorarne i paesaggi naturali, le ricche miniere e le tradizioni culturali ancora vive tra la popolazione, ma anche perdersi tra le viuzze del centro storico e i monumenti che hanno storie tutte da raccontare.

Cosa vedere a Potosí

Tocca i 4.090 metri di altitudine la cittadina boliviana di Potosí, rientrando tra le città più alte del mondo, con i suoi 175mila abitanti. A farle da cornice, dando vita a un suggestivo panorama, è il Cerro Rico (che significa “Montagna Ricca”), che sorveglia costantemente il centro urbano. Proprio qui, tra le profondità della terra, si trovano enormi giacimenti minerari che hanno fatto la fortuna di questo angolo di mondo, che può definirsi prezioso a tutti gli effetti.

Ma non solo. Potosí ha anche un patrimonio architettonico e culturale di altrettanto valore, con più di duemila edifici che ne testimoniano il passato coloniale. Andiamo alla scoperta di tutte le bellezze da non perdere lungo un viaggio emozionante in questo gioiello del Sud America.

Centro storico di Potosì, in Bolivia
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Centro storico di Potosí, in Bolivia

Le miniere preziose di Potosí

Una leggenda narra che nel 1544 il pastore di lama Diego Huallpa scoprì casualmente la presenza di argento nelle terre di Potosí: accendendo il fuoco per scaldarsi, si racconta che iniziò a fuoriuscire argento fuso da una roccia. Così la notizia della scoperta del metallo prezioso sarebbe giunta ai conquistatori spagnoli che iniziarono a sfruttarne i giacimenti trasformando la cittadina in una delle fonti più ricche di argento in tutto il mondo. Non a caso in queste terre è comune l’espressione “eso vale un Potosí” (tradotto in “questo vale un Potosí”): un modo per descrivere qualcosa dal valore inestimabile. Una ricchezza che, purtroppo, in quel periodo storico ha anche comportato i sacrifici di milioni di lavoratori indigeni forzati e schiavi africani.

Nel corso dei 20 anni successivi, si scavarono profonde miniere sotterranee e fu proprio durante il periodo coloniale che grazie alle ricchezze ricavate si costruirono importanti opere industriali e imponenti architetture coloniali, che tutt’oggi resistono al passare dei secoli: sono ciò che conferisce a Potosí un fascino unico, una testimonianza dell’immenso patrimonio artistico e culturale del cuore pulsante della Bolivia.

Se siete affascinati dall’idea di esplorare le miniere e capirne il funzionamento, qui è possibile svolgere visite guidate nei cunicoli che un tempo trasportavano quantità enormi di metalli preziosi (oltre all’argento, l’elemento principale, si trovano anche depositi di oro e stagno). Oggi, infatti, l’estrazione mineraria continua, ma in maniera molto ridotta rispetto alle origini.

Quella tra i tunnel delle miniere che si snodano sottoterra è un’avventura sicuramente memorabile, anche se un avvertimento va dato: l’esplorazione delle miniere, in certi tratti molto strette e profonde, è sconsigliata a chi soffre di claustrofobia.

Miniere di Potosì, in Bolivia
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Le miniere di Potosí

Le architetture coloniali della città e il centro storico

Bellissime casette a schiera e alti palazzi caratterizzati da tegole rosse, piccoli balconcini in legno e mura colorate arricchiscono il centro storico di Potosí, alternandosi a deliziose chiese e a edifici che raccontano la longeva storia della città. A sorgere qui, infatti, sono circa 2mila edifici coloniali e 25 chiese, tutti da esplorare.

Tra i palazzi da non perdere c’è la Casa Nacional de la Moneda, la zecca reale che coniò la moneta in uso durante il periodo coloniale e che oggi ospita un suggestivo museo, che custodisce splendidi pezzi di arte religiosa dell’epoca, e numerose esposizioni.

Una volta entrati nel cortile principale, si viene accolti da una splendida fontana in pietra e da una grande maschera raffigurante Bacco. Risale al 1865 ed è diventata ben presto un’icona della città, chiamata dagli abitanti “Mascarón“. Si racconta che, ammirata dalla giusta prospettiva, coprendo metà della maschera con la mano e poi l’altra metà, si vedono alternativamente due espressioni diverse di questo viso: da una parte apparirebbe sorridente, dall’altra sembra arrabbiato.

Zecca di Potosì, chiamata la Casa Nacional de la Moneda
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Casa Nacional de la Moneda, la zecca di Potosí

Non meno affascinante è il Convento de Santa Teresa, costruito nel 1685, che accoglie una piccola comunità di suore carmelitane e decine di preziosissime opere d’arte sacra. Passeggiando tra le viuzze del centro storico che si snodano in questa città Unesco, può capitare di imbattersi anche nei folkloristici mercati nei quali si possono acquistare i prodotti tipici locali, dal cibo prodotto in queste terre agli elementi di artigianato.

Tra le numerose chiese della città, spicca la Cattedrale, esempio di architettura neoclassica boliviana costruita fra il 1808 e il 1836. Oltre alla splendida facciata, al suo interno custodisce importanti dipinti e decorazioni in foglie d’oro. Una visita alla Cattedrale di Potosí permette di esplorarne anche gli altri spazi: il mausoleo, il coro e il campanile che offre una vista panoramica sull’intera città.

Un altro punto capace di donare viste suggestive, a 200 metri dalla Cattedrale, è la Torre de la Compañía de Jesus: qui potrete assistere a uno dei più incantevoli tramonti della vostra vita.

Cattedrale di Potosì, in Bolivia
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Vista dalla Cattedrale di Potosí

Trekking nella natura a Potosí

Se siete degli amanti della natura, potrete sicuramente apprezzare i molti sentieri di trekking che si aprono lungo le montagne che circondano Potosí come in un abbraccio. Attenzione, però, a camminare lentamente: a questa altitudine l’attività fisica comporta un’attenzione in più sugli sforzi, poiché l’aria è più pura e rarefatta. Sarà impossibile non apprezzare ancora di più la meraviglia di quel cielo azzurro che sembra davvero di poter toccare con un dito.

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