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Il New York Times svela le alternative a Venezia (senza la folla) che vale la pena scoprire

Par : elenausai10
16 juillet 2026 à 11:00

Venezia resta una delle mete più desiderate al mondo, ma anche una delle più sofferenti tra navi da crociera, ticket d’ingresso al centro storico e proteste dei residenti. Eppure, a pochi passi dalla Laguna, ci sono dei luoghi in grado di offrire lo stesso patrimonio artistico e paesaggistico, ma senza la folla.

È la tesi al centro di un recente reportage del New York Times, che ha dedicato un lungo articolo al Veneto meno conosciuto: quello di Treviso, delle colline del Prosecco e delle città d’arte lungo la ferrovia che collega Padova a Verona. Un territorio da scoprire in bicicletta, in barca e in treno.

Da Treviso alla Laguna, in bici e in barca

Il primo itinerario consigliato dal quotidiano americano segue il corso del fiume Sile, la via d’acqua che dal Trecento riforniva Venezia di farina e olio grazie ai mulini di Treviso. Il percorso proposto è un tour in bicicletta di circa 40 chilometri lungo il fiume, attraverso il Parco Naturale del Sile, fino al villaggio di Caposile, sulla sponda settentrionale della Laguna.

Lungo il tragitto si incontrano cigni, canali silenziosi e i resti sommersi di antiche imbarcazioni in legno, i cosiddetti burci. Il giorno successivo il viaggio prosegue in barca tra le isole di Torcello, Murano e Burano: la prima custodisce un’antica basilica bizantina, la seconda è patria della lavorazione del vetro dal 1291, mentre la terza è nota per le case colorate e per il celebre merletto locale.

Tiramisù e Prosecco, il Veneto da gustare

Il secondo percorso è un viaggio nel gusto, tra due prodotti simbolo della regione. Treviso rivendica infatti la nascita del tiramisù, inserito nel menù di uno storico locale cittadino nei primi anni Settanta e oggi riconosciuto come prodotto tradizionale dal governo italiano.

Passeggiando tra il centro storico e le osterie che servono cicchetti veneziani, il racconto del New York Times si sposta poi sulle colline del Prosecco, dichiarate Patrimonio UNESCO nel 2019. Tra i borghi di Conegliano e Valdobbiadene, i vigneti coltivati a mano su pendii ripidissimi producono il Prosecco D.O.C.G., protetto anche da un delicato equilibrio tra turismo e sostenibilità: lo scorso anno, ci sono stati mezzo milione di visitatori con pernottamento, una cifra considerata ancora gestibile.

Un treno attraverso il Veneto UNESCO

Il terzo itinerario attraversa la regione in treno, toccando quattro città dal patrimonio artistico straordinario. Padova, sede universitaria dal 1222, custodisce nella Cappella degli Scrovegni gli affreschi di Giotto e ospita l’orto botanico più antico del mondo, fondato nel 1545.

Vicenza deve il proprio riconoscimento UNESCO all’architetto Andrea Palladio, autore di numerosi edifici cittadini tra cui il celebre Teatro Olimpico e la Villa La Rotonda, modello ispiratore di edifici storici come Monticello e la Casa Bianca.

Verona, che conserva invece tracce del proprio impianto romano, inclusa l’Arena, e Peschiera del Garda, borgo fortificato affacciato sul lago, ideale per un’ultima pedalata prima del rientro.

Eccezionale scoperta a Ponso: trovato un sito cultuale dei Venetkens, i veneti antichi

19 mai 2026 à 16:00

Nel territorio di Ponso, in provincia di Padova, è stata fatta una scoperta archeologica destinata ad attirare l’attenzione di studiosi e appassionati di storia antica. Durante i lavori per la realizzazione del 1° lotto funzionale della Nuova Strada Regionale 10 “Padana Inferiore”, condotti da Veneto Strade S.p.A., gli archeologi hanno individuato un’area di grande valore storico e culturale.

Il sito, rimasto nascosto per secoli sotto uno spesso strato di sedimenti causato da un’antica alluvione del fiume Adige, potrebbe rappresentare uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi decenni in Veneto. Le indagini sono coordinate dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno, con il supporto degli archeologi impegnati negli scavi.

Tra iscrizioni, strutture templari e reperti lapidei, la scoperta di Ponso offre nuove informazioni sulla civiltà dei veneti antichi, chiamati anche “Venetkens”.

La scoperta del sito in Veneto

I primi segnali dell’importanza del sito sono emersi durante le operazioni di bonifica bellica preliminari ai lavori stradali. Gli archeologi hanno individuato numerosi elementi lapidei con iscrizioni in caratteri venetici e latini. Molti dei reperti sarebbero databili tra il V e il IV secolo a. C. e risultano successivamente riutilizzati all’interno di un lastricato pavimentale realizzato probabilmente nel I secolo d.C.

Tra i ritrovamenti più significativi figurano almeno dodici cippi votivi, alcuni incisi su più lati. Le iscrizioni testimoniano pratiche religiose e culturali legate alla popolazione dei veneti antichi, i “Venetkens”. La presenza di caratteri latini accanto a quelli venetici dimostra inoltre il graduale incontro tra culture differenti e la trasformazione del territorio nel corso dei secoli.

Con il proseguimento degli scavi sono emerse anche strutture monumentali a pianta rettangolare, interpretate come edifici templari. Una delle costruzioni presenta caratteristiche tipiche del tempio periptero, con colonne disposte lungo il perimetro. Questo elemento conferma la presenza di un’area sacra organizzata e frequentata per lungo tempo.

Gli studiosi ritengono che il sito sia stato preservato grazie a una grande alluvione dell’Adige avvenuta in epoca antica. Il fango e i sedimenti hanno infatti coperto le strutture per circa due millenni, proteggendole dall’erosione e dalle attività umane.

Scoperta archeologica a Ponso (PD)
Ministero della Cultura
Emersa una struttura con le caratteristiche del periptero

L’importanza della scoperta

La scoperta di Ponso rappresenta un passaggio fondamentale per comprendere meglio la storia del Veneto preromano e romano. I reperti rinvenuti dimostrano che l’area non fu semplicemente abbandonata nel tempo, ma continuò ad avere una funzione significativa anche dopo l’arrivo dei romani. Cambiarono i linguaggi, le iscrizioni e probabilmente le pratiche religiose, ma il luogo mantenne la propria centralità.

Dal punto di vista archeologico, il ritrovamento è particolarmente rilevante perché permette di approfondire la conoscenza della civiltà dei veneti antichi, ancora oggi meno nota rispetto ad altre popolazioni italiche. Le iscrizioni in caratteri venetici offrono nuove opportunità di studio per linguisti ed epigrafisti, mentre le strutture templari aiutano a ricostruire l’organizzazione religiosa e sociale del territorio.

Anche per il Veneto contemporaneo la scoperta ha un valore culturale e turistico importante. Un sito di questa portata potrebbe diventare un punto di riferimento per la valorizzazione storica della Bassa Padovana e attirare studiosi, visitatori e appassionati di archeologia. Le indagini sono ancora in corso e gli archeologi stanno lavorando per definire con maggiore precisione l’estensione dell’area e le diverse fasi di utilizzo del complesso cultuale.

Padova, riapre dopo secoli la Torre degli Anziani con vista a 360° sulla città

3 décembre 2025 à 07:30

Nel cuore pulsante di Padova, un simbolo della storia e dell’architettura della città torna ad aprire le sue porte dopo secoli e lo fa regalando un’esperienza suggestiva proprio nel periodo in cui le strade e le piazze si animano con luci e profumi natalizi.

A partire dal 10 dicembre 2025, la Torre degli Anziani, che domina dall’alto piazza dei Frutti, torna ad essere visitabile e lo fa in grande stile: dal terrazzo si può godere di un panorama unico a 360° sulla città, che soprattutto al calar del sole si illumina di magia con le atmosfere del Natale.

La Torre degli Anziani torna a risplendere

È imponente, con i suoi 47 metri di altezza (tanto che era anticamente l’edificio più alto di Padova), ed è il monumento civico più antico della città. La Torre medievale che spicca nello skyline cittadino, tra via Oberdan e piazza dei Frutti, esisteva già nel XII secolo, quando apparteneva al condottiero Tiso VI da Camposampiero che la cedette alla Città nel 1215.

Venne poi inglobata dai palazzi pubblici circostanti, ovvero Palazzo del Consiglio e Palazzo degli Anziani, da cui ha preso il nome. Ma chi vive qui sa bene che i suoi nomi sono tanti e diversi: Torre Vecchia, Torre Alta, Torre d’Ognissanti, Torre del Comune e Torre Bianca. Tanti modi per chiamare uno dei simboli della città, che per molti anni è stato quello che dettava i ritmi del lavoro e delle feste con le sue campane. La Torre degli Anziani, infatti, è stata per secoli anche un campanile pubblico, ma a causa di problemi di staticità rilevati alla fine del 1938 le campane smisero di suonare. Ora una di esse, il Campanon (o Campana Granda – una delle più grandi del Triveneto) è conservata all’interno dell’edificio.

L’Amministrazione comunale ha deciso di restaurare la Torre consentendo al pubblico di tornare a visitarla riscoprendone la storia, grazie a un progetto rispettoso delle strutture antiche: volte, travi lignee, catene storiche e il castello della campana sono stati risanati e conservati.

Il percorso di visita inizia all’ingresso con uno spazio museale multimediale che accoglie i visitatori, per proseguire poi con una prima e una seconda volta da cui si raggiunge la parte più alta della Torre. Sulla sommità, infine, è stato messo in sicurezza il terrazzo coperto da cui chi lo raggiunge può godere di una vista meravigliosa a 360 gradi su tutta la città.

Il fascino della torre durante il Natale

La possibilità di salire in cima alla torre offre un’occasione imperdibile per vedere Padova da un’altra prospettiva, soprattutto nel periodo natalizio in cui il centro storico si anima di luci e colori per il Natale: dal grande albero simbolo delle feste alle luci sui palazzi monumentali (che si accendono il 5 dicembre) di piazza delle Erbe, piazza dei Frutti, piazza dei Signori e piazza Duomo, tutto si trasforma in un paesaggio incantato. Un percorso immersivo di proiezioni che esaltano le architetture degli edifici più iconici, con giochi di colore in grado di creare un’atmosfera magica: quest’anno un cielo stellato avvolge le facciate trasformandole in affascinanti paesaggi cosmici.

Ad animare il centro cittadino sono anche gli imperdibili mercatini di Natale: nelle piazze Duomo, dei Frutti, via Marsilio da Padova, via Oberdan, via Risorgimento, via S. Lucia e via Battisti, dal 6 dicembre al 6 gennaio, tutti i giorni dalle ore 9:00 alle 20:00. Prato della Valle, invece, si veste di magia con la pista di pattinaggio sul ghiaccio, allestita nel lato verso la Basilica di Santa Giustina.

Prato della Valle a Natale, a Padova
iStock
Prato della Valle a Natale, Padova

Come visitare la Torre degli Anziani

Nel periodo dal 10 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, è possibile visitare la torre restaurata gratuitamente e previa prenotazione. Come? Chiamando al numero 049 2010020, accedendo direttamente al sito ufficiale Torredeglianziani.it, oppure recandosi alla biglietteria dell’ufficio turismo in piazza delle Erbe (solo per il giorno stesso, se c’è disponibilità).

Gli UK raccontano Treviso e Padova, due alternative a Venezia che valgono il viaggio

20 octobre 2025 à 12:10

All’estero le grandi città come Venezia e Roma continuano a far battere il cuore, ma il problema dell’overtourism è sempre più sentito. Accanto alle località d’arte più famose ci sono però riviste internazionali che stanno provando a mettere l’accenno su alcune alternative.

Proprio di recente sono stati BBC e Mirror a promuovere due proposte con tratti simili a Venezia e non molto distanti, ma sicuramente meno conosciute. Padova e Treviso hanno fatto il giro del mondo e ora diventano un modello di turismo gentile che conquista per storia, cultura e attività.

Il campo di lavanda più bello d’Italia è un labirinto sensoriale e magico in cui perdersi

30 juin 2025 à 13:50

Di luoghi meravigliosi è fatto il mondo che abitiamo. Di borghi, città e musei, di mari e montagne, di capolavori della natura che crescono selvaggi o che prosperano grazie alla mano dell’uomo. Alcuni sono lontanissimi, eppure valgono l’intero viaggio, altri invece sono a poche ore di distanza da noi e ci aspettano, solo per essere scoperti. E questo è il caso del labirinto di lavanda situato nel padovano, non uno qualunque, intendiamoci, ma il più grande d’Italia, un percorso magico e fiabesco tutto da vivere e condividere.

Per scoprirlo, ed esplorarlo in tutta la sua bellezza, dobbiamo recarci in provincia di Padova. È proprio qui, infatti, che un sogno dal gusto provenzale ha preso vita nella tenuta Va Oltre, incuriosendo i più e diventando, in brevissimo tempo, una delle esperienze più autentiche e particolari da vivere questa estate: quella di perdersi e immergersi in un mistico labirinto di lavanda ispirato a un cammino templare.

Dove si trova il labirinto di lavanda più grande d’Italia

Fiabesco, surreale, sublime: così il labirinto di lavanda più grande d’Italia si presenta agli occhi di chi lo guarda e lo attraversa. Ma è dall’alto, in quella forma circolare e perfetta che lo incornicia, che svela il suo significato più profondo. Il sentiero scolpito tra la lavanda in fiore, oro viola della Provenza, non è lì per caso: il labirinto, infatti, è ispirato a quello che si trova a Notre Dame di Chartres, proprio lì dove comincia il cammino iniziatico dei Cavalieri Templari.

E a modo suo, anche il percorso all’interno del labirinto della tenuta Va Oltre è un cammino iniziatico: verso la storia templare, che viene raccontata nei panelli illustrativi che costellano i sentieri, verso la lavanda, una pianta officinale dal fascino indiscusso che da secoli attrae per la sua bellezza e per le sue tante proprietà benefiche. E verso la bellezza, quella della natura che qui è assoluta protagonista e che consente di perdersi e ritrovarsi a suon di passeggiate indimenticabili.

Il labirinto di lavanda situato a Bovolenta, Padova
Va Oltre La Tenuta
Il labirinto di lavanda situato a Bovolenta, Padova

Il labirinto di lavanda più grande d’Italia è situato all’interno della Tenuta Va Oltre, diventandone il suo simbolo, situata in provincia di Padova, e più precisamente a Bovolenta, punto di partenza perfetto per visitare diverse località turistiche di grande interesse come i Colli Euganei, Chioggia, Padova, Venezia e la Riviera del Brenta. La tenuta comprende un bed and breakfast e una fattoria didattica, oltre a un centro equestre dove vivono diversi esemplari di cavalli in totale libertà.

Quando andare e come visitare il labirinto di lavanda

Il labirinto di lavanda della tenuta Va Oltre è aperto dal 4 giugno al 20 luglio. È possibile prenotare l’ingresso ai campi di lavanda dal mercoledì alla domenica, sul sito ufficiale, nel tardo pomeriggio o in prima mattinata. All’interno del labirinto troverete diversi pannelli informativi che raccontano la storia dei Cavalieri Templari e della lavanda, oltre ad alcune poesie.

Il labirinto di lavanda più grande d'Italia
Va Oltre La Tenuta
Visita al labirinto di lavanda più grande d’Italia

È possibile, inoltre, prenotare anche il percorso esperienziale Il cammino delle virtù, dal mercoledì al venerdì, per scoprire i simboli che si celano tra i profumi e i colori della lavanda insieme allo staff della tenuta.

E se avete in mente di raggiungere il territorio padovano a fine luglio, allora, non perdetevi l’evento di raccolta della lavanda che si terrà il 27 del mese, seguito poi da una conferenza dedicata proprio alla pianta in questione.

Cosa vedere Padova in un giorno, itinerario tra arte e storia

26 mai 2025 à 12:27

Famosa per la sua Università, Padova è una delle città più affascinanti del Veneto, capace di incantare i visitatori con il suo mix unico di storia, arte e ottimo cibo. Situata a breve distanza da Venezia e facilmente raggiungibile da tutta Italia, Padova è una meta ideale per un city break o può essere la tappa giornaliera di un itinerario più ampio. Anche se un giorno non basta per scoprire tutte le sue meraviglie, in giornata è comunque possibile visitare alcune delle sue attrazioni più significative.

Città dalla lunga storia, tanto che ha dato i natali anche allo storico romano Tito Livio, Padova è una meta ideale da esplorare a piedi. Il centro storico è ricco di monumenti, piazzette animate e angoli suggestivi. Non mancano ristoranti dove assaggiare cucina locale o bar dove fermarsi per un ottimo spritz. In questa guida su cosa vedere a Padova in un giorno ci sono le principali tappe da non perdere, ma anche molte informazioni su cosa fare in città. Inoltre, si può trovare qualche suggerimento per chi ha più tempo e vuole spendere più giorni alla scoperta della città patavina o dei suoi dintorni.

Cappella degli Scrovegni

Una visita alla città di Padova non può che cominciare con uno dei massimi capolavori dell’arte italiana: la Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto all’inizio del Trecento. La cappella è stata commissionata da Enrico Scrovegni, ricco banchiere padovano, come oratorio privato e cappella funeraria per la sua famiglia. L’edificio è stato poi consacrato nel 1305 e dedicato alla Vergine Annunciata.

All’interno della Cappella, Giotto ha realizzato un ciclo pittorico che copre completamente le pareti e la volta, rappresentando episodi della vita di Gesù e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Questo capolavoro ha segnato una svolta epocale nella storia dell’arte, perché ha introdotto una nuova concezione dello spazio e della prospettiva, tanto che la Cappella è considerata Patrimonio Mondiale UNESCO.

Proprio vicino alla Cappella degli Scrovegni si trovano i Musei Eremitani che espongono testimonianze, reperti e opere d’arte di archeologia, arte medievale e moderna. Sono una tappa perfetta per gli amanti dell’arte o per chi si ferma a Padova per due giorni e ha del tempo in più che vuole spendere alla scoperta del patrimonio artistico.

Cappella Scrovegni
Fonte: iStock
Cappella Scrovegni

Caffè Pedrocchi, il caffè “senza porte”

Dalla Cappella degli Scrovegni in qualche minuto a piedi si può raggiungere il famoso Caffè Pedrocchi, dove ci si può fermare per una pausa. Il Caffè Pedrocchi è stato fondato nel 1831 dall’imprenditore Antonio Pedrocchi che si era affidato per il progetto all’architetto veneziano Giuseppe Jappelli. Il palazzo, a pochi passi dal Palazzo del Bo (sede storica dell’università) e dal Municipio, è un elegante edificio bianco in stile neoclassico con colonne e logge.

Il Pedrocchi è stato un punto di riferimento per intellettuali, patrioti e studenti ma è stato anche teatro di un evento simbolico del Risorgimento italiano. L’8 febbraio 1848, uno studente è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco sparato dai soldati austriaci all’interno del locale e questo ha dato il via ai moti rivoluzionari padovani. All’interno del Caffè si può ora visitare il museo del Risorgimento, dedicato proprio a quelle giornate. Il locale è noto anche come “il caffè senza porte” perché durante la Prima Guerra Mondiale è rimasto a lungo aperto e attivo giorno e notte.

Palazzo del Bo e Teatro Anatomico

Poco distante dal Pedrocchi si trova il Palazzo del Bo, sede storica dell’Università di Padova che essendo stata fondata nel 1222 è una delle più antiche d’Europa. Il nome “Bo” deriva dall’antica locanda “Hospitium Bovis” (Ospizio del Bue) che era qui aperta nel Cinquecento. Poi l’amministrazione ha deciso di ampliare gli spazi universitari dato il sempre maggior numero di studenti e così la locanda è stata riconvertita. Appena entrati nel complesso si accede al Cortile antico ornato da oltre 300 stemmi araldici dei rettori e degli studenti illustri che hanno frequentato l’università.

Una volta qui è d’obbligo visitare l’Aula Magna Galileo Galilei dove lo scienziato insegnò matematica tra il 1592 e il 1610 e dove si trova ancora una sua cattedra originale. Affacciato sul Cortile Antico di Palazzo del Bo si trova anche un altro vero gioiello della scienza: il Teatro Anatomico, voluto da Girolamo Fabrici d’Acquapendente nel 1594. Costruito per lo studio dei corpi durante le lezioni di anatomia, questo è il più antico teatro anatomico stabile del mondo. Da menzionare anche la statua di Elena Lucrezia Corner Piscopia che nel 1678 è stata la prima donna a laurearsi al mondo e l’ha fatto proprio all’Università di Padova.

Palazzo Bo a Padova
Fonte: iStock
Palazzo Bo a Padova

Basilica di Sant’Antonio da Padova

La Basilica di Sant’Antonio è uno dei luoghi più iconici della città e una delle principali mete di pellegrinaggio in Italia. Ogni anno milioni di fedeli e visitatori la raggiungono per pregare sulla tomba di Sant’Antonio (1195-1231), frate francescano di origine portoghese che visse a Padova e fu canonizzato nel 1232. La Basilica di Sant’Antonio, chiamata dai padovani “Il Santo”, è un complesso architettonico straordinario che fonde stile romanico, gotico, bizantino e moresco.

All’esterno la facciata a salienti è dominata da un grande rosone, da due campanili laterali e da otto cupole in stile bizantino che ricordano quelle della Basilica di San Marco a Venezia. L’interno della Basilica è un vero scrigno di opere d’arte realizzate anche da autori importanti come Donatello e Altichiero, allievo di Giotto. Qui si trovano anche la Cappella del Santo, che custodisce importanti reliquie di Sant’Antonio (tra cui la lingua incorrotta), e la sua Tomba decorata con rilievi scultorei di Tullio Lombardo e Sansovino.

Nella Piazza proprio davanti all’edificio religioso è possibile ammirare una statua equestre bronzea realizzata da Donatello a metà Quattrocento. Questa è stata eretta in onore di Erasmo da Narni, valoroso condottiero padovano meglio conosciuto come “Gattamelata”.

Basilica del Santo Padova
Fonte: iStock
Basilica del Santo Padova

Prato della Valle

Prosegui la tua visita verso Prato della Valle che con i suoi 90.000 metri quadrati è una delle piazze più grandi d’Europa e uno dei luoghi più “instagrammabili” di Padova. In epoca romana era un’area paludosa adibita a mercato e anfiteatro. Durante il Medioevo rimase una zona incolta e umida finché, nel Settecento l’area è stata bonificata e poi è stata realizzata la piazza che ospita 78 statue di personaggi illustri legati a Padova e alla cultura veneta.

Diversamente da quanto potrebbe descrivere il nome, Prato della Valle non è un parco ma questo grande spazio di forma ellittica vanta un’isola verde al centro, chiamata isola Memmia, che è circondata da un canale. La Piazza ospita ogni sabato un grande mercato cittadino. Affacciata su Prato della Valle c’è una delle chiese più grandi d’Italia: la Basilica di Santa Giustina che al suo interno custodisce le reliquie di Giustina da Padova, martire vissuta tra la fine del III e gli inizi del IV secolo.

Prato della Valle Padova
Fonte: iStock
Prato della Valle Padova

Orto Botanico di Padova

A pochi passi da Prato della Valle si trova l’Orto Botanico, il più antico orto universitario del mondo ancora nella sua collocazione originaria. Fondato nel 1545 era stato pensato come luogo dove coltivare piante officinali utilizzate a scopo medico per permettere agli studenti di medicina e farmacia di riconoscerle e studiarne le proprietà.

Nel corso dei secoli, l’Orto è stato arricchito con specie rare ed esotiche provenienti da ogni parte del mondo, diventando un punto di riferimento per studiosi, botanici e naturalisti. Nel 1997 l’Orto Botanico di Padova è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, proprio per il suo valore universale in ambito scientifico e culturale.

Duomo di Padova e il Battistero

Il Duomo di Padova, noto anche come Cattedrale di Santa Maria Assunta, e il vicino Battistero di San Giovanni Battista si trovano nel cuore del centro storico, a pochi passi dal Caffè Pedrocchi e dalla sede dell’Università. La struttura del Duomo è frutto di un progetto rinascimentale attribuito a Michelangelo Buonarroti, anche se poi è certo abbiano sviluppato il progetto altri architetti.

L’interno a tre navate vanta decorazioni in stile tardo rinascimentale e barocco e diverse tele di artisti veneti, tra cui Alessandro Varotari, detto il Padovanino. Di grande pregio anche l’icona della Madonna col Bambino appartenuta al Petrarca e attribuita a Giotto. Adiacente al Duomo, il Battistero di San Giovanni Battista risale al XII secolo ma deve la sua fama ai grandiosi affreschi che lo decorano. Qui, infatti, è possibile ammirare un ciclo pittorico che ricopre le pareti e la cupola realizzato da Giusto de’ Menabuoi tra il 1375 e il 1378.

Cosa vedere nei dintorni di Padova

Nei dintorni di Padova c’è davvero tanto da scoprire, soprattutto per chi ama la natura, la storia e le passeggiate all’aria aperta. A pochi chilometri dalla città si trovano le famose Terme di Abano e Montegrotto, tra le più antiche d’Europa, dove è possibile rilassarsi in acque termali immerse nel verde dei Colli Euganei. Qui ci sono anche tanti sentieri per camminate e attività all’aperto, perfetti per rigenerarsi.
Per un’esperienza più culturale si possono visitare alcuni dei borghi medievali della provincia di Padova. Arquà Petrarca, ad esempio, è un piccolo gioiello famoso per essere stato la dimora del poeta Francesco Petrarca dove si respira ancora un’atmosfera senza tempo. Altre mete interessanti sono Cittadella, con le sue mura medievali tra le meglio conservate in Europa, ma anche Montagnana e Este, due località che combinano storia, arte e natura.

Palazzo della Ragione
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Palazzo della Ragione, Padova

Cosa vedere a Padova con un giorno in più

Oltre ai monumenti, Padova è una città viva, culturale e molto accogliente. Ci sono molte cose da vedere e diverse esperienze che si possono fare per immergersi appieno nell’atmosfera della città se visita Padova per due giorni o più. Piazza della Frutta, Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori sono le piazze centrali di Padova. Di giorno luogo di mercato mentre nel pomeriggio i tavolini dei bar prendono il posto delle bancarelle e sono la location perfetta per un aperitivo o uno spuntino. La maggior parte dei locali offre vini veneti, spritz e cicchetti ma ci sono anche ristoranti che offrono piatti della cucina locale. Con del tempo in più è possibile visitare il Palazzo della Ragione, un grande edificio medievale che separa Piazza delle Erbe da Piazza della Frutta. Al piano superiore si trova il celebre “Salone”, un tempo sede del tribunale cittadino. All’interno è conservato un ciclo di affreschi tardo medievali davvero affascinante.

Non lontano da Piazza della Frutta si trova il Ghetto Ebraico che è un quartiere ricco di storia e fascino dove sorgono anche la Sinagoga e il Museo della Padova Ebraica. Passeggiando qui si possono ammirare anche numerose Pietre d’inciampo realizzate dall’artista Gunter Demnig per ricordare le vittime del Nazi-Fascismo. Chi si ferma più giorni o rimane  a Padova sino alla sera può pensare di scoprire altri angoli della città in bicicletta. Padova, infatti, a fine 2024 si è aggiudicata l’ottava edizione di Urban Award ed è stata riconosciuta come una destinazione d’eccellenza per la mobilità sostenibile. Altri siti di interesse che si possono inserire nell’itinerario sono l’oratorio di San Michele, interamente affrescato da Jacopo da Verona nel 1397, e l’Oratorio di San Giorgio. Per chi ama storia e arte c’è anche la Basilica e la Scoletta del Carmine dove sono conservati affreschi di grande pregio.

Padova svela i suoi segreti: scoperta un’antica necropoli con il mistero di un cavallo sepolto

Par : losiangelica
20 mai 2025 à 15:13

Mentre il rumore dei lavori di ristrutturazione risuonava tra le palazzine affacciate su via Campagnola, nessuno avrebbe potuto immaginare che, appena sotto i piedi degli operai, giaceva silenziosa una storia millenaria. Siamo a Padova e proprio qui si è fatto un tuffo nell’età protostorica, tra il VI e il V secolo a.C., gettando le basi per nuovi studi sull’origine della città veneta attraverso la scoperta di una necropoli antichissima.

Immersione nell’arte: le mostre da non perdere in Italia a maggio 2025

Par : elenausai10
29 avril 2025 à 12:42

Il mese di maggio in Italia si prospetta particolarmente interessante per gli amanti dell’arte e per chiunque sia alla ricerca di nuovi stimoli per arricchire il proprio bagaglio culturale. Da Padova, dove sono esposte le opere dell’enigmatica Vivian Maier, a Milano, dove potrete entrare nel mondo anticonvenzionale di Leonor Fini, tra inquietudine e libertà espressiva. Si va poi a Jesolo, alla scoperta del legame tra Picasso e le sue muse, e a Noto, dove si celebra l’eredità rivoluzionaria di Warhol, Basquiat, Haring e Scharf.

Se state cercando ispirazione per i prossimi weekend, questa è la selezione di SiViaggia sulle mostre da vedere a maggio in Italia.

El Greco a Venezia

L’oro dipinto. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia, che fa risplendere di luce spirituale le icone, è il protagonista della mostra che si tiene nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale fino al 29 settembre 2025. Una scuola pittorica, quella veneto-cretese, tra Oriente bizantino e Occidente latino, che durò per più di quattro secoli. La mostra, divisa in sette sezioni, scandisce cronologicamente un percorso pittorico dalle origini, nel secolo XV, fino all’impiego della moderna intelligenza artificiale. Tra le opere esposte, anche quelle di Dominikos Theotokopoulos, divenuto, poi, El Greco.

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Fonte: @Bergamo, Accademia Carrara
Francesco d’Assisi riceve le stimmate, Domenikos Theotokopoulos, detto El Greco (1568-1570)

Vivian Maier. The Exhibition, Padova

Cominciamo i nostri consigli sulle mostre di maggio in Italia con una fotografa eccezionale. Dal 25 aprile al 28 settembre 2025, presso il Centro Culturale Altinate – San Gaetano di Padova ci sarà la mostra dedicata a Vivian Maier, la fotografa americana il cui talento è stato scoperto solo dopo la sua morte. L’esposizione, intitolata “Vivian Maier. The Exhibition”, riunisce oltre 200 fotografie in bianco e nero e a colori, ma anche documenti inediti e oggetti personali per permettere ai visitatori di entrare nel mondo di un’artista misteriosa che sapeva catturare l’essenza delle città attraverso le persone.

Tata per professione, coltivò segretamente per decenni una profonda passione per la fotografia. Solo dopo la sua scomparsa emerse il suo talento, con la scoperta di un ricco corpus di scatti urbani realizzati a New York e Chicago. Le sue fotografie narrano con rara sensibilità la società americana del Novecento, focalizzandosi su volti, gesti e momenti. Bambini, donne, anziani e sconosciuti si ergono a protagonisti di immagini intense, capaci di congelare il tempo e offrire un ritratto vivido di quell’epoca.

Io sono Leonor Fini, Milano

Prosegue fino al 22 giugno 2025 la mostra dedicata alla pittrice Leonor Fini. All’interno di Palazzo Reale a Milano avrete l’opportunità di visitare una delle più complete esposizioni dedicate all’artista italo-argentina, famosa per le sue opere anticonvenzionali e inquiete. Il titolo della mostra deriva da una sua dichiarazione: “Sono una pittrice. Quando mi chiedono come faccia, rispondo: Io sono”. Lontana dalle convenzioni del Novecento, Leonor Fini si è distinta per la sua vita libera, vissuta con intensità e senza compromessi, aspetti che traspaiono dalle sue opere.

L’esposizione, infatti, è strutturata in nove sezioni tematiche che indagano i temi ricorrenti nella vita dell’artista: dal macabro al minaccioso, dal rapporto con la figura maschile alla sessualità e alla famiglia.

Loving Picasso, Jesolo

Fino al 12 ottobre 2025, presso il J Museo di Jesolo, potrete visitare la mostra “Loving Picasso. Muse, Amanti, Artiste”. L’esposizione esplora il legame profondo tra Pablo Picasso e le donne che hanno segnato la sua vita e la sua arte e lo fa attraverso dipinti, disegni, fotografie e litografie. I visitatori potranno intraprendere un percorso che svela come l’artista abbia trasformato le sue esperienze sentimentali in capolavori rivoluzionari.

Un viaggio suggestivo nel dialogo tra amore, passione e creazione artistica che lascia spazio anche alla produzione artistica di Dora Maar e Françoise Gilot, due figure fondamentali nell’universo creativo di Pablo Picasso, sottolineando il loro ruolo non solo come muse, ma anche come artiste autonome.

Liquida Photofestival, Torino

Dall’8 all’11 maggio 2025, il Polo del ‘900 a Torino ospiterà la quarta edizione di Liquida Photofestival. Quest’anno viene approfondito il tema tra fotografia e memoria con il titolo “Il giorno in cui ricorderò”, che invita a riflettere su come le immagini siano sempre state strumenti fondamentali per preservare il passato, trasformando memorie personali e collettive in frammenti tangibili di esperienza.

La fotografia, d’altronde, è memoria fissata sulla superficie del tempo, un’ancora che trattiene momenti destinati a dissolversi. Questa edizione di Liquida Photofestival sarà un’istantanea del modo di ricordare attraverso le immagini e, allo stesso tempo, un’indagine sul rapporto tra memoria e fotografia in un’era di transizione digitale.

Natura Morta, Milano

Dall’8 maggio al 4 novembre 2025, nella sala 1 della Pinacoteca della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, potrete visitare l’esposizione “Natura Morta” dello scultore Jago. Qui, dialogando tra passato e presente, l’artista si confronta con la “Canestra di frutta” di Caravaggio, considerato tra i capolavori più iconici della collezione dell’Ambrosiana. L’opera di Jago trasforma il linguaggio della tradizione in una riflessione attuale rappresentando una canestra colma non di frutti, ma di armi, simboleggiando così una “natura” ormai contaminata dalla violenza.

Se Caravaggio elevava la bellezza caduca della frutta a simbolo dello scorrere del tempo, Jago sposta il focus su un’altra natura morta: quella degli oggetti prodotti in massa per la distruzione, presenze inquietanti eppure prive di significato che definiscono la nostra epoca.

World Press Photo Exhibition 2025, Roma

Dal 6 maggio all’8 giugno 2025, presso il Palazzo Esposizioni a Roma, arriverà la mostra itinerante “World Press Photo Exhibition 2025”. Si tratta di un’esposizione annuale che permette di ammirare le foto più belle del concorso, selezionate tra le opere più significative e rilevanti dell’ultimo anno nel campo del fotogiornalismo e della fotografia documentaria. I vincitori sono stati selezionati da una giuria indipendente composta da 31 professionisti provenienti da tutto il mondo, che hanno esaminato oltre 59.320 fotografie inviate da 3.778 fotografi di 141 paesi.

I temi abbracciano politica, questioni di genere, migrazioni, conflitti e crisi climatica, con immagini che documentano proteste e rivolte in Kenya, Myanmar, Haiti, El Salvador e Georgia alternate a ritratti non convenzionali di figure politiche influenti negli Stati Uniti e in Germania. Nella mostra è presente anche una fotografa italiana, Cinzia Canneri, per l’Associazione Camille Lepage, che ha vinto il premio per il miglior progetto a lungo termine per la regione Africa.

Icon. Warhol, Basquiat, Haring, Scharf a Noto

Al Convitto delle Arti di Noto, fino al 2 novembre 2025, ci sarà l’esposizione dedicata a quattro artisti che hanno rivoluzionato il concetto di arte nel ‘900. La mostra “Icon. Warhol, Basquiat, Haring, Scharf. L’eredità di un’arte rivoluzionaria” approfondisce la sacralità religiosa, quella consumistica della società contemporanea e l’evoluzione del concetto di icona attraverso le opere del genio della Pop Art, Andy Warhol, e quelle degli artisti della scena newyorkese degli anni ’80, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Kenny Scharf. Quest’ultimi hanno interpretato il ruolo dell’arte e un nuovo immaginario collettivo attraverso la Street Art e il Graffitismo.

Il percorso espositivo è suddiviso in 5 sezioni e ospita oltre 120 opere come l’inchiostro serigrafico su carta Mona Lisa di Andy Warhol, la serigrafia su seta Flowers appartenuta a Keith Haring e l’orologio Swatch Monster Time di Scharf. In una sezione viene approfondito anche lo Studio 54, la celebre discoteca di New York frequentata dagli artisti presenti in questa mostra.

Doppia Uso Singola, Milano

Dal 16 maggio al 17 giugno 2025, la galleria Patricia Armocida ospita la prima mostra personale di Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, intitolata “Doppia Uso Singola”. Colapesce è uno dei musicisti più brillanti della nuova scena italiana e si racconta attraverso una selezione di 200 scatti fotografici racchiusi in tre nuclei.

La prima documenta la solitudine nello spazio, catalogando arredi e oggetti all’interno di camere di alberghi in cui ha soggiornato durante i viaggi della sua carriera. La seconda serie è dedicata a Teresa e Anna, nonna e prozia di Lorenzo, e documenta la relazione simbiotica tra due sorelle. Infine, Giorni sfiniti, è la serie legata alla Sicilia, ai paradossi della sua terra e alle visioni introspettive dell’artista.

Ian Hamilton Finlay. Fragments, Brescia

La Galleria Massimo Minini di Brescia rende omaggio a Ian Hamilton Finlay, artista, poeta e paesaggista famoso per le sue opere che attraversano molteplici forme espressive. La tappa bresciana di “Fragments” fa parte di un ciclo di otto mostre che si svolgeranno a maggio 2025 in diverse città del mondo tra cui Basilea, Edimburgo, Amburgo, Londra e New York. Presso la galleria di Brescia potrete visitarla dall’8 al 31 maggio 2025, approfondendo la personalità artistica di Finlay, noto soprattutto per il suo giardino Little Sparta”, situato tra le Pentland Hills nei pressi di Edimburgo, dove ha vissuto e lavorato per gli ultimi quarant’anni della sua vita, e per l’installazione con ghigliottina “A View to the Temple”, esposta a Documenta.

Le sue opere visive, realizzate in collaborazione con artisti e artigiani esperti, sono presenti in musei, parchi e giardini di tutto il mondo.

Maria Helena Vieira da Silva. Anatomia di uno spazio, Venezia

La Collezione Peggy Guggenheim, fino al 15 settembre 2025, esporrà le tele astratte di Maria Helena Vieira da Silva. La mostra, intitolata “Maria Helena Vieira da Silva. Anatomia di uno spazio”, è curata da Flavia Frigeri, storica dell’arte e curatrice presso la National Portrait Gallery di Londra, ed è pensata per presentare al pubblico la produzione pittorica dell’artista attraverso una selezione di circa settanta opere provenienti da prestigiose istituzioni museali internazionali, nonché collezioni private.

Visitando l’esposizione avrete l’opportunità di scoprire quest’artista importante nel panorama del ‘900, capace di trasformare lo spazio pittorico in ambienti astratti e illusioni ottiche. Vieira da Silva, inoltre, è storicamente legata alla figura di Peggy Guggenheim, essendo una delle trentuno artiste incluse dalla collezionista nella mostra Exhibition by 31 Women tenutasi nella galleria newyorkese Art of This Century nel 1943.

Cammino di Sant’Antonio: da Padova a La Verna tra fede e natura

Par : cdelgiudice
23 avril 2025 à 10:20

Il Cammino di Sant’Antonio è un pellegrinaggio che ripercorre i “passi” di una importante figura religiosa, ossia collega i principali luoghi del padovano legati alla figura di Sant’Antonio da Padova.

Questo itinerario, quindi, è molto adatto a chi vuole esplorare una dimensione religiosa, ma non solo, dato che offre una combinazione di spiritualità, storia, bellezze naturali e opportunità per gustare le eccellenze enogastronomiche del Veneto e dell’Emilia Romagna.

Dove si trova il Cammino di Sant’Antonio

Il Cammino di Sant’Antonio è un pellegrinaggio che si sviluppa lungo un tracciato ricco di spiritualità e storia, nato nel 2010 grazie all’iniziativa dei frati minori conventuali, con l’obiettivo di collegare i luoghi antoniani più significativi.

Il cammino si estende da Camposampiero, città natale di Sant’Antonio, e attraversa luoghi di grande devozione come il Santuario dell’Arcella e la Basilica del Santo a Padova, fino a raggiungere il Santuario di La Verna in Toscana, passando per l’Eremo di Montepaolo, toccando così i luoghi simbolo della vita e della predicazione del Santo.

Il cosiddetto “Lungo Cammino”, che si sviluppa per circa 436 km, è diviso in più tratti che possono essere percorsi singolarmente, ciascuno in più tappe. La parte iniziale, che attraversa la pianura, porta il pellegrino attraverso città popolate e ricche di storia, mentre il tratto finale da La Verna a Bologna si fa più naturalistico, entrando nel cuore di parchi naturali e riserve, per circa 109 km di paesaggi mozzafiato e incontaminati.

Nel 2021, il cammino è stato arricchito da un nuovo tratto che unisce Gemona del Friuli a Padova, collegando la città friulana, sede della chiesa più antica dedicata a Sant’Antonio, con Padova. Un altro importante sviluppo è avvenuto nel 2022, con l’apertura di due nuovi tratti che collegano Cassino a Rieti sul Cammino di San Benedetto, e da Rieti a La Verna, un percorso che si interseca con le orme di San Francesco. Inoltre, una recente convenzione con il Santuario di Sant’Antonio di Padova in Anzino, pone le basi per lo sviluppo di un ulteriore tratto verso il Piemonte.

Le tappe principali

Il cammino complessivo è lungo e impegnativo, sebbene non presenti alcuna difficoltà tecnica, quindi sicuramente adatto a persone allenate, in forma e motivate. In alternativa, si può scegliere di coprire solo uno o più tratti dell’itinerario totale, definendo un chilometraggio giornaliero sostenibile a seconda delle proprie capacità.

Le tappe che indichiamo sono 17 e comprendono il percorso canonico, da Camposampiero a La Verna.

Tappa 1: da Camposampiero a Padova

(23,5 km, percorso pianeggiante, circa 5h)

La prima tappa del Cammino conduce da Camposampiero a Padova, ripercorrendo simbolicamente gli ultimi giorni terreni di Sant’Antonio. A Camposampiero si possono visitare il Santuario del Noce, dove il Santo predicava all’aperto sotto un grande albero, e il Santuario della Visione, edificato sul luogo in cui il frate ebbe una mistica esperienza. Il percorso attraversa la pianura veneta e si conclude nel cuore di Padova, città dove il Santo visse e morì, con l’arrivo alla maestosa Basilica di Sant’Antonio, che custodisce le sue reliquie. Meritano una sosta anche l’Oratorio di San Giorgio e il Battistero del Duomo, capolavori artistici del Trecento.

Tappa 2: da Padova a Monselice

(22,2 km, 50m D+, circa 5h)

Partendo da Padova, si lascia alle spalle il centro storico, ricco di testimonianze medievali come la Chiesa degli Eremitani e la Cappella degli Scrovegni, celebre per gli affreschi di Giotto, per dirigersi verso la tranquilla cittadina di Monselice. Il tragitto si snoda tra canali e campagne, in un contesto rurale sereno e pianeggiante. A Monselice si viene accolti dal suggestivo Santuario delle Sette Chiesette, costruito lungo la salita al colle della Rocca, e si può visitare anche il Castello Cini, uno dei meglio conservati del Veneto. La vista sui Colli Euganei, che fanno da sfondo al borgo, accompagna piacevolmente il cammino.

Tappa 3: da Monselice a Rovigo

(32 km, percorso pianeggiante, circa 7h)

Tappa lunga ma scorrevole, questa giornata di cammino attraversa il cuore della pianura veneta, passando per zone agricole, piccoli centri rurali e vie secondarie, con rare ombreggiature. Poco fuori dal tracciato principale, è possibile effettuare una deviazione per visitare il Castello di Arquà Polesine, esempio di fortificazione medievale. Un’altra deviazione consigliata è quella verso Villa Badoer a Fratta Polesine, splendida villa palladiana e sito UNESCO. L’arrivo a Rovigo consente di esplorare il centro storico, dove spiccano le due Torri medievali e la Cattedrale dell’Assunta, simboli di una città che conserva ancora un’anima antica e raccolta.

Tappa 4: da Rovigo a Polesella

(21,3 km, percorso pianeggiante, circa 5h)

Dal centro di Rovigo si procede verso sud-est, lungo strade tranquille immerse nel verde, in direzione del fiume Po. La destinazione è Polesella, piccolo centro affacciato sul grande fiume. Qui si possono ammirare la Chiesa di San Sebastiano Martire, caratterizzata da una facciata sobria e armoniosa, e il rinascimentale Palazzo Grimani, residenza nobiliare che conserva ancora l’eleganza dell’epoca estense. L’ingresso in paese è reso suggestivo dalla presenza del ponte ferroviario che attraversa il Po, capolavoro di ingegneria e testimonianza storica.

Tappa 5: da Polesella a Ferrara

(22,6 km, percorso pianeggiante, circa 5h)

Questa tappa segue il corso del fiume Po, che in questa zona funge da confine naturale tra Veneto ed Emilia-Romagna. Si cammina lungo argini e stradine rurali fino ad arrivare a Ferrara, città rinascimentale di grande bellezza. Il centro storico di Ferrara è Patrimonio dell’Umanità UNESCO e offre numerosi luoghi da scoprire: il maestoso Castello Estense, con le sue torri merlate e il fossato, la splendida Cattedrale di San Giorgio, che unisce stili romanico e gotico, e il celebre Palazzo dei Diamanti, noto per la particolare bugnatura esterna. Passeggiando per la medievale Via delle Volte, si può cogliere l’anima autentica e silenziosa di questa città d’arte.

Tappa 6: da Ferrara a Malalbergo

(21,7 km, percorso pianeggiante, circa 5h)

Abbandonata Ferrara, il cammino segue il vecchio alveo del Po di Primaro, antico ramo del fiume che in epoca medievale attraversava la città. Si attraversano paesaggi campestri e piccoli borghi, fino a raggiungere Malalbergo, comune rurale dal nome curioso e dall’atmosfera placida. L’itinerario, benché privo di attrazioni turistiche di rilievo, invita alla contemplazione e alla lentezza, preludio ideale per le tappe più impegnative che attendono nei giorni successivi.

Tappa 7: da Malalbergo a Castel Maggiore

(25,8 km, 30m D+, circa 6h)

Questa tappa si svolge per lo più su tratti asfaltati e strade a basso traffico, attraversando la pianura bolognese. Si passa per Argelato, località che ospita un quartiere intitolato a Sant’Antonio, testimonianza della devozione locale. L’arrivo a Castel Maggiore è segnato dalla presenza dell’antica Chiesa di San Bartolomeo, semplice ma significativa, e da scorci di vita di provincia immersa nel verde, con campi coltivati e canali d’irrigazione che accompagnano i passi.

Tappa 8: da Castel Maggiore a Bologna

(21,2 km, 30m D+, circa 5h)

Il cammino conduce progressivamente verso il capoluogo emiliano, attraversando inizialmente l’area naturalistica dell’ex-risaia di Bentivoglio, ora trasformata in un parco umido popolato da aironi e canneti. Entrando a Bologna, si viene accolti da un centro storico vivace e ricco di testimonianze artistiche. Tra i luoghi da non perdere ci sono la scenografica Fontana del Nettuno, le Torri Asinelli e Garisenda, la vasta Piazza Maggiore con la Basilica di San Petronio, e il complesso delle Sette Chiese di Santo Stefano. Meritano una visita anche la Basilica di San Francesco e la Basilica di San Domenico, dove riposano le spoglie del fondatore dell’Ordine domenicano.

Tappa 9: da Bologna a Settefonti

(19,1 km , 790m D+, circa 6h)

Lasciando alle spalle Bologna, il percorso si inoltra verso i primi rilievi dell’Appennino, attraversando l’Oasi dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, un’area protetta che custodisce formazioni geologiche spettacolari, come grotte nascoste, rupi calcaree e dorsali calanchive. Il sentiero è ben segnato ma richiede attenzione, soprattutto dopo le recenti alluvioni che hanno modificato alcuni tratti. La salita culmina a Settefonti, piccolo borgo immerso nel verde, ideale per ritemprarsi in un contesto naturale di grande quiete.

Tappa 10: da Settefonti a San Martino in Pedriolo

(18 km, 520m D+, circa 5h)

Questa tappa è caratterizzata da un continuo saliscendi che, se da un lato rappresenta una sfida fisica, dall’altro regala paesaggi vari e sempre suggestivi. Dopo aver attraversato la rigogliosa Valle del Quaderna, si sale verso la vetta del Monte Calderaro, uno dei punti più panoramici della zona. Si toccano piccole frazioni come Vedriano, con i resti della sua antica chiesa, per poi scendere fino a San Martino in Pedriolo, porta d’accesso alla valle del Sillaro, tra colline coltivate e boschi silenziosi.

Tappa 12: da Rocca San Casciano a Portico di Romagna

(11,7 km, 790m D+, circa 4h)

Questa tappa, benché più breve, si distingue per la bellezza paesaggistica e la qualità dei luoghi attraversati. Si sale e si scende lungo sentieri panoramici tra colline verdi e boschi densi, respirando un’atmosfera di pace. L’arrivo a Portico di Romagna, incantevole borgo distribuito su tre livelli, offre uno straordinario esempio di architettura medievale ben conservata. Il centro storico è attraversato dal Ponte della Maestà, struttura in pietra a schiena d’asino, e custodisce la Chiesa di Santa Maria in Girone, affacciata sul fiume Montone. Qui è possibile assaporare anche la ricca tradizione gastronomica della Romagna appenninica.

Tappa 12: da Portico di Romagna a San Benedetto in Alpe

(16,3 km, 1.050m D+, circa 6h)

Questa tappa, immersa nei paesaggi dell’alta valle del Montone, porta il pellegrino nel cuore dell’Appennino, tra salite impegnative e antichi sentieri boschivi. L’arrivo a San Benedetto in Alpe è carico di suggestione: qui, secondo la tradizione, Dante Alighieri soggiornò nel suo viaggio verso l’esilio, ispirato dalla bellezza selvaggia dei luoghi. Nelle vicinanze si trova l’Eremo di San Benedetto, antico cenobio benedettino, e soprattutto l’Acquacheta, una maestosa cascata citata nel XVI Canto dell’Inferno dantesco, che rappresenta uno dei simboli naturalistici più celebri del cammino.

Tappa 13: da San Benedetto in Alpe a Castagno d’Andrea

(21,6 km, 1.170m D+, circa 7h)

È una tappa di grande respiro e grande fatica, che penetra nel cuore selvaggio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tra boschi secolari, sentieri stretti e ampie vallate. Si cammina lungo creste boscose e torrenti, in un ambiente che alterna tratti aspri a momenti di quiete assoluta. L’arrivo a Castagno d’Andrea, borgo montano legato alla memoria del pittore rinascimentale Andrea del Castagno, rappresenta l’ultimo avamposto abitato prima delle grandi salite verso le vette del crinale tosco-romagnolo.

Tappa 14: da Castagno d’Andrea a Prati alla Burraia

(12,7 km, 1.050m D+, circa 5h)

Breve ma intensa, questa tappa rappresenta uno dei tratti più montani del Cammino. Si sale rapidamente verso le cime più alte dell’Appennino settentrionale, toccando il Monte Falterona e il Monte Falco, rispettivamente la seconda e la prima vetta del crinale tosco-emiliano. L’ambiente è caratterizzato da praterie d’altitudine, boschi radi e panorami spettacolari che si aprono su entrambe le vallate. I Prati della Burraia, distesa erbosa incastonata tra le vette, costituiscono un luogo ideale per riposare e contemplare il silenzio della montagna.

Tappa 15: da Prati alla Burraia a Camaldoli

(13,4 km, 340m D+, circa 4h)

La tappa successiva si svolge in un ambiente molto più dolce e accogliente, seguendo sentieri forestali che scendono gradualmente verso Camaldoli. Questo piccolo centro spirituale è uno dei luoghi più iconici del cammino francescano e antoniano. Qui si trova l’Eremo di Camaldoli, fondato da San Romualdo nel XI secolo, immerso in una delle foreste più antiche d’Europa. Poco più in basso si incontra il Monastero di Camaldoli, sede di una comunità benedettina ancora attiva, che conserva al suo interno una farmacia storica con arredi e strumenti originali del Settecento.

Tappa 16: da Camaldoli a Badia Prataglia

(16 km, 550m D+, circa 5h)

Proseguendo all’interno del Parco delle Foreste Casentinesi, questa tappa è un inno alla natura incontaminata. I boschi che si attraversano, composti in gran parte da faggi e abeti bianchi, sono tra i meglio conservati d’Europa. Il cammino si snoda tra silenzi profondi e profumi di sottobosco, accompagnato solo dai canti degli uccelli e dallo scroscio dei ruscelli. L’arrivo a Badia Prataglia, villaggio di montagna noto per la sua storica Abbazia benedettina, rappresenta una fusione perfetta tra spiritualità, natura e semplicità.

Tappa 17: da Badia Prataglia al Santuario della Verna

(20,9 km, 1.070m D+, circa 6h)

L’ultima tappa del Cammino di Sant’Antonio è anche una delle più emozionanti. Dopo giorni di fatica e contemplazione, il pellegrino si avvicina al Santuario della Verna, luogo caro a San Francesco, che ricevette qui le stimmate nel 1224. Il sentiero, immerso nella foresta, alterna salite ripide e tratti più pianeggianti, culminando nella spettacolare vista del monte della Verna che appare all’improvviso, isolato e maestoso. Il complesso del Santuario, ricco di cappelle, chiostri e grotte, merita una lunga sosta: si consiglia di dedicare almeno mezza giornata alla visita per lasciarsi avvolgere dalla potenza spirituale e artistica di questo luogo unico.

La credenziale del Cammino

Prima di intraprendere il Cammino di Sant’Antonio, ogni pellegrino deve compilare un modulo online per richiedere la cosiddetta “credenziale”, e poi ritirarla presso uno dei punti di emissione indicati durante la registrazione, presentandosi di persona durante gli orari di apertura.

La credenziale, che è unica e numerata, autentica il pellegrinaggio e consente di accedere alle strutture di accoglienza convenzionate lungo il percorso. Inoltre, permette di ottenere il Testimonium, il certificato che attesta il completamento del cammino, rilasciato dall’autorità ecclesiastica competente.

Qui i punti di ritiro possibili:

  • Ufficio Informazioni – Basilica del Santo, Padova
  • Casa di spiritualità – Oasi Sant’Antonio, Camposampiero
  • Negozio articoli religiosi – Santuari antoniani, Camposampiero
  • Convento San Francesco, Brescia
  • Monselice – Associazione Triveneta Amici di Santiago

Dove dormire e dove mangiare

Lungo il percorso ci sono numerosi ostelli, alberghi e strutture religiose che accolgono i viandanti. Le città principali, come Padova, Bologna e Ferrara, offrono ampie opzioni di alloggio tra hotel e B&B, mentre nelle zone più rurali si trovano strutture più semplici, ma altrettanto accoglienti, come locande e agriturismi.

Ogni tappa del cammino offre anche numerosi punti dove i pellegrini possono gustare la cucina tipica delle diverse Regioni. La gastronomia veneta, emiliana e toscana sono ricche di piatti tradizionali, dal risotto al radicchio alle grigliate di carne, dalla pasta fatta in casa allo gnocco fritto con salumi e formaggi locali. Lungo il percorso, sono presenti numerose trattorie e ristoranti, dove è possibile assaporare piatti artigianali, freschi e genuini, benché economici.

Treno del ricordo: viaggio nella memoria degli esuli giuliano-dalmati

9 février 2025 à 07:30

Dal 10 al 25 febbraio 2025, un treno storico attraverserà l’Italia portando con sé una mostra multimediale dedicata alla memoria dell’esodo giuliano-dalmata e delle vittime delle foibe. L’iniziativa, denominata “Il Treno del Ricordo”, rappresenta un’occasione importante per ripercorrere una delle pagine più dolorose della storia italiana, troppo spesso dimenticata.

Organizzato nell’ambito delle commemorazioni ufficiali per il Giorno del Ricordo, il convoglio storico partirà da Trieste e farà tappa in sette città italiane, tra cui Padova, Roma e Napoli, accogliendo a bordo studenti, cittadini e istituzioni per un’esperienza immersiva e toccante.

Un viaggio nella storia: il percorso del Treno del Ricordo

L’itinerario del Treno del Ricordo segue simbolicamente quello degli esuli istriani, fiumani e dalmati, costretti a lasciare la propria terra nel secondo dopoguerra. Con partenza da Trieste, il convoglio sosterà in diverse città italiane secondo il seguente calendario:

  • Trieste Centrale: 10-11 febbraio 2025, binario 1
  • Padova: 12-13 febbraio 2025, binario 10
  • Bologna Centrale: 14-15 febbraio 2025, binario 6 ovest
  • Roma Ostiense: 16-17 febbraio 2025, binario 1
  • Napoli Centrale: 18-19 febbraio 2025, binario 14
  • Lecce: 20-21 febbraio 2025, binario 1
  • Sassari: 24-25 febbraio 2025, binario 2

In ogni città, il convoglio rimarrà per due giorni, così da permettere a un vasto pubblico di visitare la mostra a bordo e partecipare agli eventi commemorativi. L’accesso sarà gratuito e regolamentato per gruppi, con orari di apertura dalle 9:00 alle 18:00.

Una mostra immersiva tra documenti, immagini e testimonianze

All’interno del treno storico è allestita una mostra multimediale suddivisa in quattro sezioni, ognuna delle quali racconta un aspetto della tragedia vissuta dagli esuli giuliano-dalmati:

  • Italianità: un approfondimento sulle radici culturali e storiche delle terre istriane, fiumane e dalmate, appartenenti all’identità italiana per secoli;
  • Esodo: la narrazione delle persecuzioni e delle violenze che costrinsero centinaia di migliaia di italiani ad abbandonare le loro case, lasciandosi ogni cosa alle spalle;
  • Viaggio del dolore: il tragitto dei fuggiaschi verso l’Italia, spesso affrontato in condizioni drammatiche, e l’accoglienza nei campi profughi;
  • Ricordi di una vita: oggetti, fotografie e testimonianze dirette che raccontano le storie personali di chi ha vissuto l’esilio.

Grazie alla collaborazione con l’Archivio dell’Istituto Luce e Rai Teche, lungo il percorso espositivo sarà possibile visionare filmati di repertorio, interviste e documenti dell’epoca. Inoltre, l’Istituto Regionale per la Cultura Istriana-Fiumana-Dalmata (IRCI) ha fornito fotografie e masserizie appartenute agli esuli, contribuendo a rendere la mostra ancora più toccante e autentica.

Un momento istituzionale per ricordare

Oltre alla mostra, ogni tappa del Treno del Ricordo prevede un momento istituzionale, con la partecipazione di autorità locali, rappresentanti delle associazioni degli esuli e delegazioni scolastiche. A Padova, ad esempio, l’evento ufficiale si terrà mercoledì 12 febbraio alle ore 11:00, con la presenza di studenti delle scuole locali, invitati a prendere parte alla commemorazione.

L’iniziativa, curata dal Gruppo FS e dalla Fondazione FS Italiane, è stata co-finanziata dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, tramite la Struttura di missione che si occupa degli Anniversari Nazionali.

Il Giorno del Ricordo e l’importanza della memoria

Il Giorno del Ricordo, istituito con la legge n.92 del 30 marzo 2004, ha lo scopo di conservare e rinnovare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Si tratta di un capitolo della storia italiana spesso trascurato, che ha segnato la vita di oltre 300.000 italiani costretti a lasciare l’Istria, Fiume e la Dalmazia dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Il successo dell’edizione 2024 del Treno del Ricordo, che ha visto 20.000 visitatori nonostante una limitata copertura mediatica, dimostra quanto sia forte il desiderio di conoscere e ricordare i drammatici eventi. Anche nel 2025, l’iniziativa si propone di sensibilizzare il pubblico e di coinvolgere in particolare le nuove generazioni affinché la memoria della tragedia non vada perduta.

Mediante un viaggio simbolico e un percorso espositivo coinvolgente, il Treno del Ricordo rappresenta un’opportunità per riflettere sulla storia, sull’identità e sulla sofferenza di migliaia di famiglie italiane, nel rispetto della verità storica e del valore della memoria.

Il magnifico Palazzo del Bo a Padova: storia, cosa vedere e info utili

1 février 2025 à 13:25

Nel cuore di Padova, tra le eleganti architetture del centro storico, sorge un luogo che incarna secoli di sapere e cultura: il Palazzo del Bo. Oggi sede dell’Università degli Studi di Padova, ha accolto alcuni dei più illustri pensatori della Storia e custodisce tesori architettonici e artistici di immenso valore.

Un viaggio al suo interno significa immergersi in un mondo di scienza, arte e tradizione accademica, tra aule storiche, affreschi e testimonianze di un importante passato.

Storia di Palazzo del Bo: dalle origini medievali all’attuale sede dell’Università

Il Palazzo del Bo si affaccia su Via 8 Febbraio 1848, in posizione strategica, accanto al celebre Caffè Pedrocchi e ai Palazzi Comunali. Ma prima di diventare il cuore pulsante dell’Università di Padova, rivestiva tutt’altra funzione. Nel Quattrocento, infatti, era una locanda, contraddistinta da un’insegna piuttosto singolare: un teschio di bue, simbolo che ispirò poi il nome con cui il palazzo e l’intero Ateneo vennero chiamati affettuosamente, “il Bo”.

Fu nel 1539 che l’Università lo acquistò per farne la sua sede principale. Da quel momento, il legame con l’istituzione accademica si consolidò, tanto che lo stesso simbolo del bue venne adottato nello stemma ufficiale dell’ateneo.

Nel corso dei secoli, il palazzo ha subito importanti trasformazioni architettoniche. A metà del Cinquecento, l’architetto bergamasco Andrea Moroni si occupò di una prima grande ristrutturazione, conferendogli un aspetto più armonioso e solenne. Un ulteriore intervento avvenne nel Novecento, sotto la guida del rettore Carlo Anti, che affidò all’architetto Giò Ponti il compito di ridefinirne gli spazi interni e ampliarlo con il suggestivo Cortile Nuovo, progettato dall’architetto Ettore Fagiuoli.

Nel tempo, Palazzo del Bo è diventato anche una vera e propria galleria d’arte, arricchendosi di opere di grandi artisti del Novecento, come Filippo De Pisis, Giò Pomodoro e Jannis Kounellis.

Oggi, ospita il Rettorato e la Scuola di Giurisprudenza, ma le storiche aule continuano a essere utilizzate per cerimonie ufficiali, conferenze e sessioni di laurea delle facoltà di Giurisprudenza, Medicina, Lettere e Scienze.

Cosa vedere a Palazzo del Bo: un viaggio tra arte, storia e scienza

L’accesso principale si trova in Via 8 Febbraio 1848, dove un imponente portone di bronzo introduce all’Atrio degli Eroi, uno spazio ricco di memoria storica. Qui sono commemorati gli studenti caduti nelle lotte per l’indipendenza dall’Austria nel 1848 e durante la Resistenza. Proprio per l’eroismo dimostrato in quegli anni, l’Università di Padova è l’unico ateneo in Italia a essere stato insignito della medaglia d’oro al valor militare.

Nel cuore dell’atrio spicca la statua di Elena Lucrezia Cornaro, prima donna al mondo a laurearsi nel 1678, figura simbolo dell’apertura culturale e dell’innovazione che hanno sempre caratterizzato l’Ateneo.

Da qui si accede alla suggestiva Scala del Sapere, un capolavoro progettato da Giò Ponti e decorato con affreschi realizzati in collaborazione con Fulvio Pendini e Giovanni Dandolo. Le pitture raffigurano il cammino della conoscenza, con colori vivaci che ravvivano lo spazio, quasi privo di illuminazione naturale.

Ai piedi della scalinata ecco poi il Palinuro, scultura in marmo bianco di Arturo Martini che raffigura il giovane timoniere di Enea, caduto in mare mentre scrutava il cielo stellato.

La visita prosegue con il Cortile Antico di epoca rinascimentale, su progetto di Andrea Moroni e completato da Vincenzo Scamozzi. Le sue eleganti logge con colonne doriche e ioniche ricreano un ambiente solenne, impreziosito dagli stemmi di rettori e professori che hanno segnato la storia dell’Università.

Superato il Cortile Antico, si accede al Cortile Nuovo, a opera di Ettore Fagiuoli negli Anni Trenta del Novecento. Qui non mancano opere d’arte di grande valore storico e simbolico, quali il monumentale altorilievo di Attilio Selva, che riflette lo spirito dell’epoca fascista, e la stele dedicata a Galileo Galilei, realizzata da Giò Pomodoro. Un’altra opera significativa è Resistenza e Liberazione, di Jannis Kounellis, omaggio alla lotta per la libertà.

Imperdibile è la Sala dei Quaranta, affrescata nel 1942 da Giacomo Del Forno con i ritratti di quaranta illustri studenti dell’Ateneo provenienti da tutta Europa. Ma l’elemento più prezioso della sala è senza dubbio l’antica cattedra di Galileo Galilei, dove il grande scienziato insegnò matematica e fisica dal 1592 al 1610.

L’Aula Magna, riccamente decorata con stucchi e affreschi di Giulio Carlini, è la sala dove si svolgono ancora oggi le cerimonie ufficiali.

Infine, uno dei luoghi più affascinanti dell’intero palazzo è il Teatro Anatomico, il più antico teatro anatomico stabile al mondo, costruito nel 1594 per le lezioni di anatomia. Dalla caratteristica forma ellittica e dai sei ordini di balconate, si erge a significativa testimonianza del metodo scientifico sviluppato presso l’Università di Padova.

Info utili per la visita a Palazzo del Bo

Le visite guidate di Palazzo del Bo includono i Cortili Antico e Nuovo, la Sala dei Quaranta, la Sala di Giurisprudenza, l’Aula Magna Galileo Galilei, la Sala di Medicina e il suggestivo Teatro Anatomico.

Gli orari variano in base agli eventi istituzionali, ma in generale il palazzo è aperto tutto l’anno, ad eccezione dei giorni 24, 25, 31 dicembre e 1° gennaio.

Per partecipare a una visita guidata e scoprire da vicino le meraviglie di Palazzo del Bo, è consigliata la prenotazione anticipata sui canali ufficiali dell’Ateneo.

La città più sostenibile d’Italia è Padova che ha appena vinto l’Urban Award

Par : elenausai10
22 novembre 2024 à 13:30

Padova è una città affascinante, in gran parte incontaminata dal turismo di massa, ma ricca di storia, architetture splendide e uno stile di vita votato non solo allo Spritz, ma anche alla sostenibilità. È stata infatti riconosciuta come una destinazione d’eccellenza per la mobilità sostenibile aggiudicandosi l’ottava edizione di Urban Award.

Si tratta di un riconoscimento importante perché evidenzia l’impegno che il Comune ha mostrato nei diversi progetti di mobilità sostenibile, occupando il primo posto, seguito da Treviso e Napoli.

Cos’è l’Urban Award

L’Urban Award, il premio per la mobilità sostenibile, è stato ideato da Ludovica Casellati, direttrice di Viagginbici.com e Luxurybikehotels.com. L’idea nasce dall’esigenza di innescare una gara virtuosa tra città sui progetti di mobilità sostenibile in grado di portare i cittadini a preferire altri mezzi e utilizzare meno l’automobile. Per valutare i progetti e decretare i vincitori, la giuria considera soluzioni come la promozione di un mezzo come la bicicletta per andare a scuola o a lavoro, la mobilità integrata o i progetti di bike cargo per la logistica urbana.

Durante l’analisi dei progetti presentati, vengono valutati diversi fattori come l’impatto sul territorio del progetto presentato, l’effettiva fruibilità dei servizi da parte del cittadino, l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico (CO2 e altri inquinanti) e gli strumenti di comunicazione e sensibilizzazione atti a promuovere l’uso della mobilità sostenibile.

Padova vince l’ottava edizione di Urban Award

La premiazione dei Comuni vincitori dell’ottava edizione di Urban Award, tenutasi a Torino, ha visto primeggiare quello di Padova. Dalle piste ciclabili alle case avanzate per i ciclisti, dal tram ai servizi di sharing free floating fino al bike to work per i dipendenti del Comune: la città si è distinta per la capacità di offrire diverse possibilità ai suoi cittadini per spostarsi in modo sostenibile e responsabile. Nel dettaglio, Padova rappresenta la prima città in Italia per chilometri di piste ciclabili (ben 195 chilometri), un numero elevato di postazioni dove lasciare la bici in totale sicurezza e spazi creati ad hoc in corrispondenza di incroci con semafori.

La città, inoltre, grazie all’utilizzo di un sistema di monitoraggio innovativo, riesce a valutare i flussi di traffico e capire quali sono i punti in cui è necessario intervenire con progetti di sostenibilità efficaci. Ciò che ha permesso al Comune di Padova di vincere questo premio non è una singola iniziativa, ma un progetto articolato e strutturato in tante azioni concrete che fanno bene all’ambiente e migliorano la vita dei cittadini.

Le altre città vincitrici

Al secondo posto degli Urban Award troviamo Treviso, che ha conquistato la giuria grazie alla sua capacità di costruire una rete efficiente di mobilità sostenibile che coinvolge tutti i sindaci dei Comuni appartenenti all’area Marca Trevigiana o la “Grande Treviso”. Nel concreto ha realizzato interventi di breve, medio e lungo periodo, promuovendo nuovi sistemi di spostamento finalizzati a garantire maggiore sicurezza e fruibilità dei percorsi ciclopedonali. Tra questi citiamo il progetto “Bike to work”, a cui hanno aderito 18 Comuni della Grande Treviso: i dipendenti, attraverso un’app specifica, tracciano gli spostamenti fatti in bici nel percorso casa-lavoro per vincere buoni spesa da consumare all’interno di esercizi commerciali convenzionati.

Al terzo posto, invece, c’è Napoli, dove la giuria ha premiato soprattutto il progetto chiamato “Adotta una ciclabile”, pensato per finanziare la manutenzione delle piste ciclabili attraverso la cooperazione tra pubblico e privato, evidenziando anche altre soluzioni eccellenti come il servizio di biciclette a pedalata assistita e monopattini elettrici in sharing, l’estensione della rete ciclabile cittadina per circa 35 chilometri e la realizzazione di un ascensore che collega la pista ciclabile del lungomare al belvedere panoramico del Monte Echia.

Non mancano alcune menzioni speciali come quella di Intesa Sanpaolo consegnata a Lecco per la sua capacità di comunicare in modo originale ed efficace i temi relativi alla mobilità sostenibile o quella di Bosch ebike Systems consegnata a Cuneo per i progetti di mobilità sostenibile insegnati nelle scuole.

Treviso Urban Award
Fonte: iStock
Un cittadino in bici a Treviso

Chi ha vinto le edizioni passate degli Urban Award

Questo è l’ottavo anno che Urban Award assegna i suoi premi. L’edizione del 2023 è stata vinta da Bologna, premiata per le sue tante iniziative come il limite di velocità fissato a 30 chilometri orari in tutto il centro cittadino, i 237 chilometri di Bicipolitana, i servizi per la ciclabilità tra cui 12.500 posti bici totali e i diversi eventi dedicati alla mobilità sostenibile come il Bike Pride.

Le edizioni passate, invece, sono state vinte da Bergamo nel 2022, grazie al progetto PIN BIKE che premia coloro che vanno in bicicletta per spostarsi in città con rimborsi chilometrici fino a massimo 2 euro al giorno e 30 euro al mese; da Genova nel 2021 per il progetto Smart Move; da Parma nel 2020, considerata una città virtuosa nel campo della sostenibilità; da Pescara nel 2019 per la Ciclopolitana e il Bike Trial; da Cesena nel 2018 per i suoi progetti educativo-culturali; da Siracusa durante la prima edizione nel 2017.

Alle Terme Euganee scatta la tariffa unica per fanghi e inalazioni

Par : mgwesteast
1 novembre 2024 à 10:30

Nelle splendide Terme Euganee, culla della fangoterapia in provincia di Padova, nasce un’iniziativa all’insegna del benessere accessibile. Si tratta di una tariffa unica per i cicli di cure con i fanghi terapeutici o di inalazioni in regime privato, valida per ben 25 strutture del territorio, dai lussuosi hotel a cinque stelle agli accoglienti due stelle, che per la prima volta hanno deciso di adottare una politica comune sui prezzi dei trattamenti termali.

Grazie a questa offerta, promossa dal Centro Studi Termali Veneto Pietro d’Abano in collaborazione con Federalberghi Terme Abano Montegrotto, chiunque prenoti e completi il primo trattamento entro il 31 dicembre potrà beneficiare di una tariffa fissa e uniforme, valida a partire da novembre in tutti tutti i centri aderenti. Walter Poli, Presidente di entrambi gli enti promotori, spiega che questa risposta collettiva è un passo avanti importante per le strutture della zona, dimostrando un impegno verso un benessere accessibile e un segnale di unità tra gli albergatori del territorio.

Risposta a una domanda crescente

L’iniziativa giunge in un momento cruciale: negli ultimi mesi, infatti, i complessi termali del territorio hanno esaurito i budget assegnati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per i trattamenti convenzionati del 2024. Con il tutto esaurito, i pazienti con impegnativa si trovano costretti ad attendere il 2025 per poter accedere alle cure termali. “Questa tariffa unica in regime privato è stata studiata per rispondere a una domanda crescente di cure termali che, a causa dei fondi SSN esauriti, non possono essere erogate prima del prossimo anno”, chiarisce Fabrizio Caldara, Direttore del Centro Studi Termali Veneto Pietro d’Abano. Caldara sottolinea come già lo scorso anno la richiesta di trattamenti convenzionati fosse in aumento, con una crescita del 15% rispetto al 2022 e del 4,6% rispetto al 2019, confermando una ripresa vigorosa del settore termale.

I benefici della fangoterapia

Le Terme Euganee rappresentano il più grande complesso termale d’Europa, un polo di eccellenza riconosciuto anche a livello internazionale per la qualità dei suoi trattamenti naturali. Tra le cure più richieste spiccano i cicli di fangobalneoterapia, una terapia naturale che non solo allevia i sintomi di molte patologie infiammatorie croniche ma contribuisce anche alla riduzione dell’uso di farmaci come antinfiammatori e antidolorifici, specialmente nei pazienti che seguono i trattamenti con costanza. Le proprietà terapeutiche dei fanghi e delle acque termali della zona vengono infatti sfruttate da secoli per il trattamento di diverse patologie, in linea con l’antica tradizione della “Salus Per Aquam”, da cui deriva l’acronimo SPA.

Immersa nel Parco Naturale dei Colli Euganei, la zona delle Terme Euganee – che comprende località come Abano, Montegrotto, Galzignano, Battaglia e Teolo – è una delle riserve della biosfera MAB Unesco, con oltre 100 strutture che offrono ai visitatori percorsi benessere personalizzati e trattamenti per la salute preventiva. Gli hotel della zona sono dotati di propri centri termali interni, accessibili direttamente dai clienti in un ambiente rilassato e di privacy assoluta. Piscine termali interne ed esterne, SPA, palestre e solarium fanno da contorno a un’esperienza di benessere rigenerante e completa, ideale per ritrovare equilibrio e vitalità.

Questa nuova tariffa unica rappresenta quindi non solo una soluzione alle difficoltà del momento, ma un’opportunità per chiunque desideri riscoprire i benefici delle cure termali. Attraverso un prezzo accessibile e uniformato, anche chi non ha potuto accedere ai trattamenti convenzionati ha ora la possibilità di beneficiare dei vantaggi della fangoterapia e delle inalazioni termali presso alcune delle migliori strutture termali del Veneto.

In Italia c’è un’altra Cappella degli Scrovegni (che nessuno conosce)

16 septembre 2024 à 16:06

La Cappella degli Scrovegni di Padova è uno dei gioielli artistici più visitati d’Italia. È nota in tutto il mondo per lo straordinario ciclo pittorico realizzato da Giotto ovvero il massimo capolavoro ad affresco creato dall’artista che testimonia la profonda rivoluzione che questo pittore toscano ha apportato nell’arte. Sono migliaia ogni giorno i visitatori che arrivano da tutto il mondo per ammirare gli affreschi che riempiono ogni singolo centimetro quadrato di questa piccola cappella. Per visitarla ovviamente è necessaria la prenotazione online e spesso e volentieri è sold out e molti devono tornare a casa con la coda tra le gambe senza avere avuto la possibilità di metterci piede.

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