Quando si desidera un luogo dove la natura si mostra nel suo aspetto più autentico e poco battuto, una delle scelte migliori è raggiungere la Cascata della Froda in Lombardia. Nascosta tra i boschi della provincia di Varese, questo flusso d’acqua non ha l’eco delle mete più famose, ma proprio per questo regala un’esperienza intima ed emozionate. L’acqua che scende tra le rocce crea un piccolo angolo di selvaggio, ideale per chi ama camminare immerso nel verde, lontano dal caos, e vuole sentirsi davvero parte del paesaggio.
Dove si trova la Cascata della Froda
La Cascata della Froda si trova in Lombardia, precisamente a Castelveccana nella provincia di Varese, un territorio ricco di boschi e colline che regalano panorami sorprendenti.
Prende vita in una zona poco conosciuta, vicino a piccoli borghi dove la natura resta protagonista e il ritmo della vita è tranquillo. Raggiungerla è un’occasione eccezionale per scoprire un angolo della regione ancora tutto da esplorare, momentaneamente non invaso da un eccesso di turismo e vicino a sentieri ideali per passeggiate e trekking.
Cosa fare e vedere alla Cascata della Froda
Formata dall’acqua che scende impetuosa (in estate resta comunque suggestiva, ma con un flusso più modesto) da rocce calcaree, la Cascata della Froda rappresenta una vera sorpresa per chi brama un’esperienza di viaggio fuori dai circuiti più turistici e affollati. Tale piccola meraviglia si è formata nel tempo, modellata dall’acqua che ha scavato la roccia calcarea per migliaia di anni. Anche se il salto non è dei più imponenti, il risultato è uno spettacolo affascinante persino d’estate (pur non essendo in piena), in quanto il rumore dell’acqua e l’aria fresca si rivelano un vero sollievo dal caldo.
Arrivare da queste parti permette di ritrovarsi in un ambiente incontaminato, dove il silenzio è interrotto solo dal rumore dell’acqua che scroscia tra le pietre e il fruscio delle foglie mosse dal vento. Per raggiungerla è necessario intraprendere un percorso che si snoda attraverso sentieri ben segnalati ma non banali, con tratti a volte ripidi o scivolosi per cui sono necessarie scarpe da trekking e prudenza.
La fatica si dimentica in fretta quando lungo il sentiero ci si ritrova davanti a scorci spettacolari, che cambiano a ogni curva. Il momento più suggestivo è probabilmente quello del tramonto, quando la luce si fa calda, scivola sull’acqua e trasforma la cascata in un angolo particolarmente magico. Mentre il periodo migliore per andarci è la primavera, quando lo sciogliersi delle nevi e le piogge la fanno scorrere potente.
Ai suoi piedi si formano piccole pozze in cui è possibile rinfrescarsi i piedi o immergersi brevemente, anche se bisogna stare attenti alla temperatura dell’acqua, sempre molto fredda, e alla corrente che in certe fasi può risultare più forte di quanto si pensi. Nei dintorni, oltre al contatto diretto con la natura, ci sono reperti storici e naturalistici ben documentati come incisioni rupestri su un masso erratico, risalenti al Bronzo (X sec. a.C.) e rovine di mulini e vasche da trote.
È importante sottolineare che la zona è completamente libera e gratuita, quindi niente biglietti o code. Ma proprio perché è un luogo ancora genuino, quando lo si visita serve un po’ di buon senso: niente rifiuti, niente rumori inutili e massima attenzione alla natura e agli animali. Non ci sono bar o punti ristoro nei dintorni, quindi meglio partire attrezzati con acqua e qualcosa da mangiare.
Arrivare alla Cascata della Froda è più semplice di quanto si possa pensare, anche se non è ancora una meta super turistica e questo la rende ancora più affascinante per chi cerca qualcosa di autentico. Partendo da Varese, si raggiunge Castelveccana, in particolare le frazioni di Nasca o Sarigo, da cui iniziano i sentieri verso la cascata.
Il percorso è abbastanza semplice, adatto anche a chi non è un escursionista esperto, ma è sempre necessario indossare scarpe comode perché il tragitto attraversa boschi ombrosi e a tratti rocciosi, donando scorci di natura intatta. Ci sono guadi, tratti scivolosi e passaggi su roccia, per questo motivo non è da sottovalutare.
Lungo la strada si possono incontrare piccoli ruscelli e una vegetazione rigogliosa, il top per una pausa fotografica o per ascoltare il suono rilassante dell’acqua. Per chi prende l’auto, il parcheggio è limitato, perciò suggeriamo di arrivare presto nei weekend o scegliere giorni infrasettimanali in modo da riuscire a godersi il posto con più tranquillità.
Non ci sono costi d’ingresso, il che rende la visita ancora più accessibile. Insomma, la Cascata della Froda è un piccolo angolo nascosto della provincia di Varese che vale decisamente la pena scoprire senza troppi fronzoli, immersi nel verde e nel suono della natura.
Il Cammino di Santa Giulia è un itinerario a cavallo tra spiritualità, storia e natura, che attraversa tre regioni italiane – Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia – toccando chiese, pievi e luoghi sacri legati alla devozione verso Santa Giulia. In alcune tappe, si custodiscono persino le reliquie della Santa, rendendo il percorso ancora più suggestivo.
Ma questo cammino non è riservato soltanto ai pellegrini: è una proposta affascinante anche per chi desidera rallentare, camminare in silenzio tra paesaggi autentici e ritrovare un contatto più profondo con la bellezza del territorio italiano.
La storia del Cammino di Santa Giulia
La nascita del Cammino di Santa Giulia affonda le radici nel lontano 762 d.C., quando i sovrani longobardi Desiderio e Ansa decisero di traslare le spoglie della Santa da Livorno a Brescia. Un gesto simbolico, che trasformò quell’antico tragitto in un percorso devozionale e culturale, ancora oggi capace di legare territori lontani tra loro. Il cammino ricalca proprio questa storica migrazione delle reliquie, seguendo le orme di un pellegrinaggio medievale che attraversa città, valli e monti.
Oltre alla dimensione storica, il percorso è scandito da numerose chiese e pievi dedicate alla Santa, molte delle quali rappresentano autentici gioielli architettonici. A Livorno, dove la venerazione per Giulia è ancora sentita, l’Associazione Il Cammino di S. Giulia – riconosciuta dall’Arciconfraternita del SS. Sacramento e di S. Giulia – mantiene viva la memoria della patrona anche attraverso un piccolo museo. Questo cammino è quindi anche un viaggio nel tempo, che intreccia spiritualità, arte e cultura, offrendo una visione profonda del Medioevo italiano.
Il Cammino di Santa Giulia si sviluppa lungo circa 470 km, distribuiti su 25 tappe che attraversano tre regioni italiane: Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia. È un itinerario che unisce paesaggi naturali e testimonianze storiche, alternando tratti montani e collinari a percorsi più pianeggianti. Di seguito, l’elenco delle tappe principali con indicazioni tecniche e qualche nota utile per chi si mette in cammino:
Tappa 1 – da Livorno a Parrana San Martino (23 km, 711 D+, 6h): il cammino prende avvio dalla costa toscana, attraversando dolci colline panoramiche che offrono vedute suggestive sul mare e sull’entroterra.
Tappa 2 – da Parrana San Martino a Siberia (23 km, 517 D+, 6h): si attraversa la campagna pisana tra borghi e sentieri collinari, in un paesaggio rurale tranquillo e ben conservato.
Tappa 3 – da Siberia Crespina a Caprona (24 km, 119 D+, 5h): tappa prevalentemente campestre, tocca la Pieve di Santa Giulia a Caprona, uno dei luoghi simbolo del cammino.
Tappa 4 – da Caprona e Calci a Vicopisano (16 km, 663 D+, 5h): un tratto impegnativo che sale sui Monti Pisani, con splendidi scorci sulla Rocca della Verruca e sulle valli sottostanti.
Tappa 5 – variante da Caprona a Vicopisano (11 km, 140 D+, 3h): percorso più semplice e pianeggiante, ideale per chi cerca una deviazione meno faticosa ma comunque panoramica.
Tappa 6 – da Vicopisano a Buti (9 km, 357 D+, 3h): breve ma intensa, la tappa sale dalla piana fino al borgo di Buti, attraversando boschi e pendii che richiedono un po’ di allenamento.
Tappa 7 – da Buti a Lucca (24,5 km, 823 D+, 7h): una lunga attraversata dei Monti Pisani, con ampie vedute panoramiche e arrivo nella storica città di Lucca, ricca di arte e architettura.
Tappa 8 – da Lucca all’Altopiano delle Pizzorne (21 km, 1065 D+, 6h): una delle tappe più impegnative, in salita costante verso l’altopiano, con ambienti montani e boschi fitti.
Tappa 9 – dall’Altopiano delle Pizzorne a Bagni Caldi di Lucca (15 km, 480 D+, 5h): discesa panoramica lungo la valle del fiume Lima, con arrivo nella località termale di Bagni Caldi.
Tappa 10 – variante dall’Altopiano delle Pizzorne a Corsagna (11 km, 358 D+, 4h): alternativa di collegamento collinare verso Corsagna, adatta a chi preferisce un percorso più tranquillo.
Tappa 11 – variante da Fornoli a Pieve Monti di Villa (4 km, 474 D+, 2h): breve ma ripida, collega il fondo valle al cammino principale, utile per chi arriva da percorsi alternativi o da Fornoli.
Tappa 12 – da Bagni Caldi a Rifugio La Caserma Casentini (16 km, 1591 D+, 7h): tappa lunga e selvaggia, immersa nella natura montana, con forti dislivelli e panorami spettacolari sull’Appennino.
Tappa 13 – variante da Ponte a Gaio al Rifugio Santi (15 km, 1414 D+, 6h): itinerario carrozzabile adatto anche a cavalli e mountain bike, ideale per chi cerca un’alternativa più ampia al sentiero di crinale.
Tappa 14 – dal Rifugio La Caserma Casentini a San Pellegrino in Alpe (20 km, 1375 D+, 7h): un classico percorso di crinale appenninico, molto scenografico, tra alture boscose e valli profonde.
Tappa 15 – variante dal Rifugio Santi a San Pellegrino in Alpe (14 km, 870 D+, 5h): percorso di mezza costa, adatto a escursionisti e cavalieri, offre un tragitto più protetto rispetto al crinale.
Tappa 16 – da San Pellegrino in Alpe a Barga (22,5 km, 620 D+, 6h): discesa progressiva dal crinale verso la valle del Serchio, tra ampi panorami, castagneti e borghi storici della Garfagnana.
Tappa 17 – variante da San Pellegrino in Alpe a Castelnuovo di Garfagnana (19 km, 828 D+, 6h): itinerario collinare in discesa attraverso boschi e paesi della media valle del Serchio, verso il cuore della Garfagnana.
Tappa 18 – da Barga a Castelnuovo di Garfagnana (15 km, 606 D+, 5h): percorso tra vallate verdeggianti e piccoli centri fortificati, con vista sulle Apuane e atmosfere rurali autentiche.
Tappa 19 – da Castelnuovo di Garfagnana a S. Viviano (15,5 km, 1131 D+, 6h): tappa montana impegnativa che risale verso l’eremo di S. Viviano, luogo di silenzio e spiritualità immerso nei boschi.
Tappa 20 – da S. Viviano a San Viano (21,5 km, 1126 D+, 7h): lungo crinale che segna il passaggio in Lunigiana, tra pascoli, faggete e panorami aperti sulla valle del Lucido.
Tappa 21 – da San Viano a Ugliancaldo (10 km, 616 D+, 4h): breve tratto in quota tra boschi e pascoli, ideale per godere del silenzio dell’Appennino e di una natura poco antropizzata.
Tappa 22 – da Ugliancaldo a Equi Terme (10,5 km, 487 D+, 4h): discesa panoramica verso la valle del Lucido, con arrivo alle celebri grotte e terme di Equi, perfette per un momento rigenerante.
Tappa 23 – da Equi Terme a Pieve di San Lorenzo (12 km, 472 D+, 4h): percorso tra borghi medievali e castelli della Lunigiana, in un fondovalle verde e ricco di testimonianze storiche.
Tappa 24 – da Pieve di San Lorenzo a Berceto (18,5 km, 1366 D+, 7h): tappa impegnativa che risale verso il crinale appenninico, segnando l’ingresso in Emilia tra faggete e sentieri antichi.
Tappa 25 – da Berceto a Cassio (16 km, 629 D+, 5h): ultimo tratto montano del cammino, tra le dolci colline parmensi e boschi secolari, verso i confini della pianura padana.
Il Cammino di Santa Giulia è molto più di un itinerario escursionistico: è un viaggio nel cuore dell’Italia più autentica, punteggiato da città d’arte, borghi silenziosi e aree naturali di straordinaria bellezza. Tra i luoghi imperdibili spicca Lucca, con le sue mura rinascimentali perfettamente conservate, il Duomo di San Martino e le viuzze medievali che offrono un tuffo nella storia. Un altro gioiello è Castelnuovo di Garfagnana, centro vitale dell’omonima valle, circondato da fortificazioni e custode di tradizioni secolari.
In Toscana, il cammino attraversa anche località più piccole ma dense di fascino, come Buti, con il suo teatro ottocentesco incastonato tra le colline, e Vicopisano, dominato dalla Rocca del Brunelleschi. Salendo verso l’Appennino, si scoprono luoghi carichi di spiritualità come San Pellegrino in Alpe, antico ospizio di pellegrini posto sul crinale tra Toscana ed Emilia, e l’Eremo di San Viviano, immerso nei boschi della Garfagnana.
Sulla via emiliana, meritano una sosta Berceto, borgo di pietra con la sua Cattedrale romanica, e Rubiera, con il ponte medievale e la Pieve di San Faustino. Il cammino si chiude in bellezza a Brescia, dove il Museo di Santa Giulia – allestito nell’antico monastero omonimo – custodisce secoli di arte, archeologia e devozione, offrendo un epilogo degno di un viaggio tanto ricco e articolato.
Indicazioni e consigli per il viaggio
Il Cammino di Santa Giulia, con i suoi 470 km e 25 tappe, attraversa zone molto eterogenee: dalle colline toscane alle montagne dell’Appennino, fino alla pianura padana. Per questo è fondamentale partire ben preparati. Il periodo migliore per mettersi in cammino è la primavera (aprile-giugno) o l’inizio dell’autunno (settembre-ottobre): in estate molte tappe collinari e di pianura possono diventare troppo calde, mentre in inverno i tratti montani sono spesso innevati o fangosi.
Il percorso è lineare e si sviluppa da Livorno a Brescia; non sempre è segnalato in modo uniforme. In alcune aree si trovano i classici segni bianco-rossi del CAI, in altre i cartelli specifici con il logo rosso-blu del cammino, ma ci sono tratti in cui l’orientamento può risultare incerto: si consiglia di scaricare le tracce GPS ufficiali e portare con sé anche una mappa cartacea di emergenza.
Lungo il tragitto si trovano punti acqua in quasi ogni paese – fontanelle pubbliche o piccoli alimentari – ma in alcune tappe di montagna è essenziale partire con una buona scorta idrica. Anche l’alloggio può variare: si va da ospitalità parrocchiali ed ecclesiastiche, soprattutto nei borghi più piccoli, a B&B, agriturismi e ostelli nelle città più grandi. È consigliato prenotare con anticipo, specie nei periodi di alta affluenza.
Infine, è bene avere con sé un equipaggiamento modulabile: scarpe da trekking con buona aderenza, abbigliamento a strati, giacca impermeabile, coprizaino e un piccolo kit di primo soccorso. Nelle zone di pianura in estate, non dimenticare un repellente per zanzare. Il cammino non è adatto a chi cerca percorsi brevi o poco impegnativi: richiede resistenza, spirito di adattamento e voglia di scoperta.
Camminare per chilometri ogni giorno apre l’appetito, e il Cammino di Santa Giulia sa come deliziare i viandanti con sapori autentici e piatti della tradizione. In Toscana, si parte con la cucina livornese e il profumo intenso del cacciucco, per poi passare ai prodotti delle colline pisane, come l’olio extravergine, il pane sciapo e i formaggi pecorini. Nella Garfagnana, il cammino attraversa terre di castagne, farina dolce e piatti rustici: da provare i necci, farciti con ricotta, e i salumi artigianali come il biroldo.
Sconfinando in Emilia, ci si imbatte in una cucina opulenta e festosa. A Modena, il protagonista è il tortellino, ma non mancano il celebre aceto balsamico tradizionale, lo gnocco fritto e i salumi DOP. Più avanti, nelle terre della bassa reggiana e mantovana, è un tripudio di piatti poveri ma saporiti: tortelli di zucca, capunsei e mostarde di frutta.
Arrivando in Lombardia, il cammino si conclude in bellezza con i sapori bresciani: i casoncelli alla bresciana, la polenta taragna e un calice di Franciacorta sono il modo migliore per celebrare l’arrivo. Mangiare lungo il Cammino di Santa Giulia non è solo nutrirsi, ma anche immergersi nei ritmi delle stagioni, nei prodotti del territorio e nella convivialità delle tradizioni locali.
Credenziale, permessi e assicurazione
Per affrontare il Cammino di Santa Giulia in modo ufficiale e godere di tutti i vantaggi riservati ai pellegrini, è consigliato richiedere la credenziale del cammino, un documento personale che accompagna il viandante lungo tutte le tappe. La si può ritirare a Livorno, presso la sede dell’Associazione Il Cammino di S. Giulia, punto di riferimento per l’organizzazione e la promozione dell’itinerario. Con la credenziale viene rilasciata anche la tessera associativa, che consente l’accesso agevolato alle strutture convenzionate, come ostelli, foresterie, case parrocchiali e B&B.
L’iscrizione all’associazione non è obbligatoria per camminare, ma offre una copertura assicurativa completa, valida per tutto l’anno solare e su tutto il tracciato. Si tratta di una tutela preziosa in caso di infortuni o imprevisti lungo il percorso, soprattutto nei tratti montani o più isolati.
Durante il cammino, la credenziale può essere timbrata nelle chiese, negli alloggi e nei punti di accoglienza: oltre a rappresentare un ricordo simbolico del viaggio, serve anche come testimonianza dell’esperienza vissuta e può essere richiesta per ottenere l’attestato finale all’arrivo a Brescia.
La Lombardia è tra le mete preferite d’Europa. Prima Regione d’Italia per lo shopping tourism, è Milano, sì, ma non solo. Lago di Como, ma non solo. Ci sono, infatti, tantissimi itinerari fuori rotta da percorrere, borghi poco noti da esplorare e anche diversi laghi minori che meritano un viaggio. Ne abbiamo parlato con Barbara Mazzali, Assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda della Regione Lombardia
Quale strategia sta applicando Regione Lombardia per la promozione turistica e in quali aree si sta concentrando?
Autenticità, stagionalità e bellezza diffusa. Se dovessi sintetizzare in tre parole la nostra nuova visione del turismo in Lombardia, sceglierei proprio queste. Stiamo cambiando prospettiva: oggi vogliamo raccontare una Lombardia che va oltre i soliti itinerari, una terra sorprendente fatta di cammini, ciclovie, sport d’acqua, piccoli borghi e campeggi glamour. Vogliamo parlare a chi cerca esperienze, benessere, qualità della vita. Il nostro lavoro punta molto sulla destagionalizzazione: portare turisti durante tutto l’anno, distribuendo i flussi e valorizzando anche le aree interne, quelle spesso fuori dai radar ma ricchissime di fascino.
È in quest’ottica che abbiamo lanciato il bando ‘Lombardia Style’ – Progetti di promozione unitaria per l’attrattività territoriale: 2,3 milioni di euro per sostenere alleanze tra Comuni e creare calendari condivisi di eventi. Una Lombardia che si racconta in modo corale, che punta a generare nuovi flussi e sostenere le economie locali. E lo fa anche pensando al turista esigente, con proposte d’eccellenza come il glamping e le mobile homes: il lusso che abbraccia la natura.
Fonte: @Varese TurismoEscursionisti in visita al borgo dipinto di Arcumeggia in provincia di Varese
Cosa si intende esattamente per ‘Lombardia Style’?
È il nostro marchio di fabbrica, il segno distintivo che abbiamo scelto per presentare al mondo il meglio della Lombardia. ‘Lombardia Style’ è molto più di un logo: è un concetto, una visione. Nasce dall’equilibrio tutto lombardo tra creatività e rigore, tra bellezza e capacità produttiva. È lo stile che accomuna i nostri designer, i nostri chef, le aziende manifatturiere, le botteghe e gli atelier. Con ‘Lombardia Style’ vogliamo dare un’identità forte e coerente a tutto ciò che rende unica questa Regione: cultura, moda, design, paesaggi, enogastronomia. È il nostro modo di raccontare che qui si vive bene, si crea, si innova, si sogna. Non siamo solo una destinazione da visitare: siamo un’esperienza da vivere tutto l’anno.
Il cineturismo è un fenomeno in crescita. Come lo sta sostenendo la Regione?
Il cinema è una chiave meravigliosa per raccontare i territori. E la Lombardia, con la sua varietà straordinaria di scenari – laghi, città d’arte, montagne, borghi – è sempre più protagonista sullo schermo. Da Visconti a Hitchcock, da George Lucas a Pollack: qui sono state girate più di mille pellicole. Basti pensare a Ocean’s Twelve sul Lago di Como, Quantum of Solace sul Garda o Cento Chiodi sul Po. Senza dimenticare i videoclip musicali e le produzioni moda, come la recente scelta di Chanel che ha lanciato la sua collezione di alta gioielleria ispirata al profumo N°5 proprio sul Lago di Garda. Stiamo sostenendo produzioni, come quella tra la società Univela di Tremosine e Circus, che porteranno nuove opere creative ambientate nei nostri paesaggi. È una vera ‘carriera cinematografica’ per la Lombardia, che oggi non è solo sfondo, ma protagonista glamour e affascinante, capace di far sognare.
Turismo locale vs visitatori internazionali: come state lavorando su questi due fronti?
Il 2024 è stato un anno straordinario: oltre 53 milioni di pernottamenti, di cui il 67% da stranieri. Una crescita del 10% che ci conferma tra le mete preferite in Europa. Noi lavoriamo con attenzione su entrambi i fronti, costruendo un turismo sostenibile, intelligente, di qualità. Un turismo che arricchisce, davvero, le comunità locali. Il dato più interessante? Un aumento del 44% nelle transazioni tax free, grazie all’abbassamento della soglia d’acquisto per i turisti extraeuropei introdotta dal governo Meloni. Risultato: la Lombardia è oggi la prima Regione italiana per lo shopping tourism. E questo è solo uno dei segnali di quanto il turismo stia diventando una leva economica strategica per tutto il territorio.
Fonte: 123RFLe vetrine di lusso della Galleria Vittorio Emanuele a Milano
Come si sta preparando la Lombardia alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026?
Le Olimpiadi non saranno solo un grande evento sportivo: saranno un vero e proprio cambio di passo per il nostro territorio. L’impatto previsto parla chiaro: +15% a +60% di flussi turistici dopo i Giochi. Ci stiamo preparando con investimenti strutturali importanti – oltre 434 milioni di euro tra strade, ferrovie e impianti sportivi – ma anche con progetti che parlano al cuore, come ‘Cuori Olimpici’.
È un viaggio simbolico e fisico attraverso le 12 province lombarde, con eventi e installazioni che coinvolgono le comunità e raccontano l’identità profonda della nostra terra. Saranno 3.500 atleti da 93 Paesi, 1,3 miliardi di spettatori. Milano sarà la porta d’ingresso, la Valtellina il cuore pulsante delle competizioni. Ma tutta la Lombardia sarà protagonista, mostrando il suo volto più autentico e innovativo, fatto di moda, design, natura e accoglienza.
Fonte: Ufficio stampaLa Valtellina è pronta per le Olimpiadi (Valfurva, Colle delle Pale Rosse)
Ci sono novità turistiche in vista per i prossimi mesi?
Assolutamente sì! Stiamo lavorando a tantissimi eventi che anticipano le Olimpiadi, nell’ambito di ‘Cuori Olimpici’. Poi c’è un altro progetto affascinante e carico di spiritualità: gli itinerari delle 69 chiese giubilari lombarde. A fine settembre ospiteremo a Bellano il Festival nazionale dei Borghi più belli d’Italia, un’occasione straordinaria per mettere sotto i riflettori le nostre perle nascoste. Tutto l’anno i nostri territori offrono la vivacità di sagre, festival dedicati a musica, enogastronomia, artigianato, mostre e iniziative culturali: ciascuno è un viaggio nel cuore pulsante delle nostre tradizioni, tra storie di famiglia, mani sapienti e prodotti che parlano di territori. Eventi che uniscono cultura, turismo e identità. In una parola? Emozione.
Fonte: Ufficio stampaBarbara Mazzali, Assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia
l Cammino di San Colombano in Lombardia è un itinerario spirituale, storico e naturalistico che si sviluppa per oltre 300 chilometri nel cuore della regione, seguendo le tracce del monaco irlandese che nel VII secolo attraversò l’Europa per diffondere la fede cristiana. Il percorso unisce Villa di Serio, in provincia di Bergamo, a Bobbio, in Emilia-Romagna, dove il santo fondò la celebre abbazia che porta il suo nome. È un viaggio attraverso campi coltivati, sentieri fluviali, borghi antichi e aree rurali che conservano intatta la memoria del passato.
Nato dall’iniziativa di associazioni locali, questo cammino è pensato per essere accessibile a tutti, grazie a tappe ben distribuite, segnaletica curata e un tracciato che predilige strade bianche, ciclabili e sentieri secondari. Il suo valore risiede nella capacità di far riscoprire una Lombardia più lenta e profonda, fatta non solo di città e industria, ma anche di spiritualità, accoglienza e silenzi. Lungo il cammino si incontrano piccoli oratori, antiche pievi, cascinali, corsi d’acqua e vigneti, oltre a luoghi direttamente legati al culto di San Colombano, come l’omonima località di San Colombano al Lambro.
La storia del cammino e la figura del santo
Il Cammino di San Colombano affonda le sue radici nella vita straordinaria di Colombano di Luxeuil, monaco irlandese nato intorno al 543 d.C. nella regione del Leinster. Formatosi nell’ambiente austero e spiritualmente fervente del monastero di Bangor, partì intorno al 590 con un gruppo di compagni per evangelizzare il continente europeo, in un’epoca in cui l’Occidente era frammentato da invasioni, conflitti e sincretismi religiosi. Il suo viaggio lo portò attraverso la Gran Bretagna, la Gallia, dove fondò i monasteri di Annegray, Luxeuil e Fontaines, e successivamente nella Svizzera, presso San Gallo, e infine in Italia, dove fu accolto dai Longobardi.
Nel 614 fondò l’Abbazia di Bobbio, oggi in provincia di Piacenza, che divenne un grande centro culturale e spirituale del Medioevo, custode di testi classici e religiosi, e fulcro della vita monastica nell’Italia settentrionale. Colombano promosse una regola monastica propria, austera e rigorosa, anticipando in parte quella benedettina, e lasciò importanti scritti teologici e poetici. Morì a Bobbio nel 615, e la sua tomba, custodita nella cripta dell’abbazia, è tutt’oggi meta di pellegrinaggio.
Il Cammino di San Colombano in Lombardia nasce proprio per rievocare i luoghi e i valori legati a questo straordinario viaggiatore della fede. Sebbene il suo cammino originale attraversasse l’intera Europa, da Bangor a Bobbio, l’itinerario lombardo si sviluppa interamente sul suolo italiano, raccogliendo i legami culturali, toponomastici e religiosi lasciati dal suo passaggio o dalla sua influenza spirituale.
Le tappe del cammino di San Colombano
Il Cammino di San Colombano in Lombardia si sviluppa in 18 tappe per una lunghezza complessiva di circa 315 km, attraversando paesaggi alpini, lacustri, collinari e di pianura. Ogni tappa presenta caratteristiche diverse, offrendo un mix equilibrato tra natura, spiritualità e storia locale. Di seguito l’elenco dettagliato, con distanza, dislivello e tempo di percorrenza medio.
Tappa 1, Villa di Chiavenna – Chiavenna (10,2 km, 150 D+, 120 D-, 3h): una tappa di apertura semplice e suggestiva, che segue il corso del fiume Mera tra montagne e piccoli borghi alpini, con arrivo nella storica cittadina di Chiavenna.
Tappa 2, Chiavenna – Verceia (25 km, 200 D+, 300 D-, 6h 30’): si attraversa la Valchiavenna tra boschi, radure e corsi d’acqua, con scorci sul Lago di Mezzola e sul Pian di Spagna, zona di interesse naturalistico.
Tappa 3, Verceia – Colico (12,4 km, 100 D+, 150 D-, 3h 30’): cammino tranquillo attraverso l’oasi fluviale tra Mezzola e Como, con ampi panorami sulla riserva del Pian di Spagna e conclusione sul lago a Colico.
Tappa 4, Colico – Dervio (12,8 km, 200 D+, 180 D-, 4h): un percorso panoramico lungo la sponda orientale del Lago di Como, tra villaggi e piccoli porti, su sentieri e mulattiere con vista aperta sullo specchio d’acqua.
Tappa 5, Dervio – Lierna (18,7 km, 400 D+, 350 D-, 5h 30’): si segue il Sentiero del Viandante tra saliscendi, boschi e antichi nuclei rurali, in un tratto tra i più belli per paesaggio e atmosfera.
Tappa 6, Lierna – Lecco (17,6 km, 300 D+, 320 D-, 5h): cammino ricco di scorci lacustri, con passaggio per Abbadia Lariana e tratti ombreggiati che portano fino al lungolago di Lecco.
Tappa 7, Lecco – Calco – Arlate (19,7 km, 250 D+, 230 D-, 5h 30’): si lascia l’ambiente urbano per immergersi nelle colline della Brianza, tra campi coltivati, cascine e piccoli santuari.
Tappa 8, Calco – Arlate – Vaprio d’Adda (23,3 km, 150 D+, 180 D-, 6h): il cammino segue il corso dell’Adda attraverso paesaggi fluviali e storici, passando per traghetti leonardeschi e vecchie centrali idroelettriche.
Tappa 9, Vaprio d’Adda – Gorgonzola (17 km, 100 D+, 120 D-, 4h 30’): un tratto pianeggiante tra navigli, piste ciclabili e campagna milanese, attraversando borghi che raccontano la storia rurale della regione.
Tappa 10, Gorgonzola – Milano (21,6 km, 80 D+, 90 D-, 5h 30’): si entra progressivamente nella città lungo il Naviglio Martesana, fino a raggiungere il centro storico di Milano, ricco di luoghi sacri e testimonianze del passato.
Tappa 11, Milano – Melegnano (23,3 km, 60 D+, 70 D-, 6h): si esce dalla metropoli lungo il Parco Agricolo Sud, tra orti e cascine, con tappe significative come l’Abbazia di Chiaravalle.
Tappa 12, Melegnano – Sant’Angelo Lodigiano (23,4 km, 50 D+, 60 D-, 6h): percorso lineare tra strade sterrate e campagne aperte, con arrivo in una cittadina dominata dal castello Morando Bolognini.
Tappa 13, Sant’Angelo Lodigiano – San Colombano al Lambro (13,1 km, 40 D+, 30 D-, 3h 30’): breve tappa che conduce alla località che porta il nome del santo, circondata da vigneti e sede di una chiesa a lui dedicata.
Tappa 14, San Colombano al Lambro – Santimento (18,3 km, 70 D+, 80 D-, 5h): attraversamento del Po e ingresso nella bassa emiliana, in un paesaggio agricolo e placido.
Tappa 15, Santimento – Pieve di Verdeto (21,5 km, 100 D+, 90 D-, 5h 30’): cammino tra frazioni e pievi romaniche, in un tratto caratterizzato da quiete e semplicità rurale.
Tappa 16, Pieve di Verdeto – Travo (19,2 km, 150 D+, 140 D-, 5h): si entra nella Val Trebbia, con saliscendi tra prati, boschi e il borgo di Travo, noto per il suo castello e il ponte sul fiume.
Tappa 17, Travo – Mezzano Scotti (14,8 km, 200 D+, 180 D-, 4h 30’): la valle si stringe e il percorso si fa più intimo, seguendo il Trebbia tra ombra e luce, con piccoli nuclei abitati lungo il cammino.
Tappa 18, Mezzano Scotti – Bobbio (9,1 km, 250 D+, 240 D-, 3h): tappa conclusiva in salita verso Bobbio, dove si trova la monumentale Abbazia di San Colombano, meta spirituale e culturale di tutto l’itinerario.
Il Cammino di San Colombano in Lombardia è molto più di un semplice itinerario escursionistico: è un viaggio immerso nella storia, nell’arte e nella spiritualità. Lungo le sue 18 tappe, si attraversano borghi antichi, abbazie millenarie, pievi romaniche e paesaggi rurali che custodiscono testimonianze profonde del passato lombardo.
Tra i primi gioielli da segnalare c’è Chiavenna, con il suo centro storico in pietra, i crotti e la splendida Collegiata di San Lorenzo, mentre poco più a sud, nei pressi di Colico, si trova il suggestivo Forte Montecchio Nord, affacciato sul Lago di Como. Proseguendo lungo la costa orientale del lago, si incontrano scorci spettacolari lungo il Sentiero del Viandante, con villaggi come Varenna, Bellano e Lierna, autentici balconi sul Lario incastonati tra acqua e montagna.
Scendendo verso la Brianza, il cammino tocca Calco e Arlate, dove si trova la chiesa di San Gottardo e San Colombano, di origini romaniche. Lungo il fiume Adda si incontrano paesaggi leonardeschi, con la chiusa di Leonardo a Paderno d’Adda e i traghetti storici, testimoni dell’ingegnosità rinascimentale. A Vaprio d’Adda, il palazzo Visconti e il Naviglio Martesana fanno da cornice a un tratto ricco di storia idraulica e agricola.
L’ingresso a Milanoavviene con sobrietà, ma il passaggio nel centro città permette di visitare la Basilica di Sant’Eustorgio, uno dei più importanti luoghi di culto legati al pellegrinaggio medievale. Da lì, il cammino prosegue nel verde del Parco Agricolo Sud, con tappe come l’imponente Abbazia di Chiaravalle, straordinario esempio di architettura cistercense.
Nella bassa lodigiana si incontrano realtà rurali ancora vive, come Sant’Angelo Lodigiano con il suo Castello Morando Bolognini, mentre a San Colombano al Lambro, borgo collinare tra i vigneti, si può visitare la chiesa parrocchiale dedicata al santo. Infine, la Val Trebbia regala l’ultimo tratto più scenografico e spirituale: da Travo con il suo castello affacciato sul fiume, fino a Bobbio, meta finale e cuore del cammino, con la sua Abbazia di San Colombano, il Ponte Gobbo e le atmosfere raccolte di uno dei borghi più belli d’Italia.
Consigli pratici e indicazioni
Affrontare il Cammino di San Colombano in Lombardia non richiede competenze tecniche avanzate, ma una buona organizzazione può rendere l’esperienza più fluida, serena e significativa. Ecco tutto ciò che è utile sapere prima di partire.
Il periodo consigliato per partire
Il cammino è percorribile tutto l’anno, ma i periodi ideali sono la primavera (aprile–giugno) e l’inizio dell’autunno (settembre–ottobre), quando le temperature sono miti e i paesaggi si esprimono al massimo della loro bellezza. In estate alcune tappe, soprattutto in pianura, possono essere molto calde, mentre in inverno tratti montani o boscosi potrebbero risultare fangosi o ghiacciati.
Dove dormire
Lungo il percorso si trovano diverse soluzioni di ospitalità:
Ostelli e accoglienze per pellegrini, spesso a donativo o con prezzi calmierati.
B&B e agriturismi nelle zone rurali e nei borghi.
Alberghi e affittacamere nelle aree urbane come Lecco, Milano, Melegnano.
È consigliabile prenotare in anticipo, soprattutto nei mesi di maggiore affluenza, per evitare sorprese, specialmente nelle località più piccole.
Il cammino è segnalato con simboli specifici, spesso accompagnati dalla scritta “Cammino di San Colombano”. In alcuni tratti si incrocia o si sovrappone ad altri percorsi noti (come il Sentiero del Viandante o la Via Francigena), ma la segnaletica è generalmente ben curata.
È vivamente consigliato scaricare le tracce GPS e consultare mappe aggiornate o guide ufficiali: sono disponibili online oppure presso associazioni escursionistiche e religiose.
Attrezzatura consigliata
Il cammino si snoda tra città, colline, fiumi e campagne: per questo è bene avere con sé:
Scarpe da trekking leggere ma robuste.
Zaino da 30–40 litri.
Borraccia (molti tratti sono privi di fontane).
Coprizaino e mantella in caso di pioggia.
Abbigliamento tecnico a strati.
Kit di pronto soccorso base e cerotti per vesciche.
Guida o taccuino per appunti e timbri del cammino.
Come arrivare e come tornare
I luoghi che compongono il Cammino di San Colombano in Lombardia sono diversi e tutti ben collegati tra loro:
Punto di partenza (Villa di Chiavenna): raggiungibile in treno fino a Chiavenna, poi con autobus locale o taxi.
Punto di arrivo (Bobbio): servito da bus extraurbani per Piacenza, collegata poi via treno con Milano e le principali città.
Chi viaggia in auto può considerare il ritorno in treno o bus, oppure organizzare un servizio navetta con strutture locali. In alternativa, è possibile suddividere il cammino in weekend o sezioni, rientrando ogni volta con i mezzi pubblici, ben distribuiti lungo molte tappe.
Perché scegliere il Cammino di San Colombano
Partire per il Cammino di San Colombano in Lombardia significa molto più che percorrere una distanza fisica: è un invito a rallentare, ad ascoltare il territorio e sé stessi, a scoprire una Lombardia silenziosa e nascosta, fatta di borghi dimenticati, pievi isolate e sentieri poco battuti. È un cammino per tutti, che non chiede grandi prove fisiche ma richiede presenza, apertura e uno sguardo attento. Ogni passo racconta una storia: quella di un santo irlandese che attraversò l’Europa animato da fede e determinazione, e quella di un mondo che ancora oggi ha bisogno di legami, di spiritualità, di cammini condivisi.
Che tu parta per motivi religiosi, per desiderio di esplorazione o per bisogno di pace, il cammino ti accoglie con la sua semplicità e profondità. Offre solitudine e incontri, fatica e meraviglia, silenzio e memoria. E, passo dopo passo, lascia un’impronta che va ben oltre la polvere della strada: una piccola trasformazione interiore, un seme di consapevolezza, un legame ritrovato con la terra e la storia.
Il cammino della Via Francigena verso il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco ha compiuto un importante passo avanti il 17 maggio 2025. In occasione del 4° Festival delle Regioni a Venezia, infatti, è stato firmato un protocollo d’intesa fondamentale tra il Ministero della Cultura italiano e le sette regioni attraversate dal celebre itinerario: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Questo accordo sancisce un impegno vero e concreto a sostenere la candidatura ufficiale del tratto italiano della Via Francigena, da nord a sud.
Il documento nasce dalla volontà condivisa di valorizzare un cammino che incarna la memoria storica europea e promuove un turismo lento, inclusivo e sostenibile, capace di generare benefici culturali, economici e ambientali per le comunità locali coinvolte lungo tutto il percorso, rafforzando al tempo stesso l’identità dei territori e la loro capacità di attrarre visitatori consapevoli e rispettosi del patrimonio.
Una candidatura simbolo di dialogo tra culture e territori
Alla cerimonia della firma del protocollo, avvenuta sotto la guida della Regione Toscana in qualità di capofila, erano presenti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e il Presidente dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF), Francesco Ferrari. Durante l’intervento ufficiale, il ministro Giuli ha sottolineato come la candidatura della Via Francigena non sia solo un riconoscimento storico, ma un vero e proprio simbolo di dialogo tra popoli, religioni e culture europee, capace di ispirare nuove forme di cooperazione culturale.
Via Francigena: un modello di turismo lento e sostenibile
La Via Francigena è molto più di un itinerario storico: oggi rappresenta un modello di turismo sostenibile e lento, capace di valorizzare i borghi medievali, le aree interne e le tradizioni locali. Ogni anno, migliaia di camminatori, italiani e stranieri, percorrono le sue tappe per riscoprire un’Italia autentica, ricca di bellezze naturali, culturali ed enogastronomiche.
Fonte: iStockCartello della Via Francigena e campo di girasoli, Toscana
L’ingresso nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco darebbe un ulteriore impulso alla valorizzazione del territorio, favorendo investimenti in accoglienza, promozione e infrastrutture lungo tutto il tracciato della Via Francigena.
Il percorso tecnico della candidatura
Il processo di candidatura della Via Francigena italiana prevede la redazione di un dossier tecnico-scientifico, che documenta l’unicità e il valore universale del percorso, con approfondimenti paesaggistici originali. Per questa iniziativa, il Ministero della Cultura ha stanziato nel 2022 1,1 milioni di euro, destinati alla Regione Toscana per la costruzione del dossier. I fondi sono stati ufficialmente assegnati tramite decreto ministeriale nel 2024.
Le prossime tappe verso il riconoscimento Unesco
Il percorso verso il riconoscimento ufficiale prevede alcuni passaggi cruciali:
entro il 15 giugno 2025, la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco valuterà attentamente il dossier presentato dalle regioni
in caso di risposta positiva, l’Italia presenterà formalmente la candidatura al Centro del Patrimonio Mondiale Unesco entro il 15 settembre 2025 per una prima valutazione.
L’inserimento della Via Francigena nella Lista del Patrimonio Unesco sarebbe un risultato di portata internazionale, capace di rafforzare l’identità culturale dell’Italia e di promuovere un turismo consapevole e rispettoso dell’ambiente. Il cammino verso questo obiettivo è ancora in corso, ma i passi compiuti finora dimostrano una forte coesione tra istituzioni e territori nel valorizzare un patrimonio condiviso da tutta Europa.
Dal 3 all’11 maggio 2025 torna l’edizione primaverile di Ville Aperte, una manifestazione che vuole valorizzare alcuni gioielli nascosti della Lombardia spaziando tra 5 province: dimore storiche e giardini in provincia di Milano, Monza e Brianza, Varese, Lecco e Como aprono le porte per l’occasione accogliendo i visitatori più curiosi. Per l’occasione questi luoghi inaspettati saranno accessibili a tutti dando modo di fare un balzo indietro nel tempo immaginando come potesse essere la vita nobiliare di un tempo.
Ville aperte 2025: il programma
Giunge alla ventitreesima edizione Ville Aperte. Per il 2025 sono coinvolti 42 luoghi distribuiti in cinque province. Si parla spesso di Ville aperte Brianza ma in realtà le province coinvolte sono 5: Milano, Monza e Brianza, Varese, Lecco e Como con tantissime dimore storiche e giardini da esplorare. Il territorio custodisce numerosi gioielli che hanno fatto parte della storia e delle decisioni politiche di un tempo, accogliendo l’aristocrazia milanese e brianzola in eventi durante tutto l’anno.
Per l’occasione però ci sono delle novità: sono coinvolte alcune chiese giubilari della diocesi di Milano con la collaborazione dell’organizzazione dell’Associazione Cammino di Sant’Agostino.
Tra affreschi, camini, soffitti decorati e giardini tutti da esplorare c’è davvero l’imbarazzo della scelta per gli appuntamenti dal 3 all’11 maggio. Una curiosità? L’evento replicherà il prossimo autunno con date dal 20 settembre al 5 ottobre. La partecipazione è gratuita, ma è necessario prenotarsi anticipatamente sul sito ufficiale dell’iniziativa.
Le ville aperte a Lecco
Il lecchese propone un mix unico tra arte contemporanea e memorie ottocentesche. A Bellano, i visitatori potranno scoprire il Museo Giancarlo Vitali e l’insolito spazio di San Nicolao Arte Contemporanea. Le ville di Calco, come villa Calchi e villa Moriggia Castelfranchi, raccontano storie di nobili casati, mentre villa Monastero a Varenna regala panorami mozzafiato sul lago.
Le ville aperte a Milano e Varese
Nel milanese si va alla scoperta del fascino austero e raffinato di villa Arconati-FAR a Bollate, e dei fasti settecenteschi di villa Ghirlanda Silva e villa Casati Stampa di Soncino a Cinisello Balsamo. A Trezzo sull’Adda, si potrà esplorare il suggestivo Castello Visconteo, la Centrale Idroelettrica Taccani e il Santuario della Divina Maternità di Concesa. Immancabile anche una passeggiata nella magnifica villa Visconti Borromeo Litta a Lainate, con i suoi giochi d’acqua seicenteschi. E a Varese? Qui un solo tesoro: si tratta di villa Gianetti a Saronno, un edificio liberty elegante con un parco di tutto rispetto.
Fonte: iStockVilla Litta partecipa a Ville Aperte 2025
Le ville aperte in Brianza
La provincia di Monza e Brianza offre uno dei programmi più ricchi: dalla maestosa Reggia di Monza e il suo Parco alle dimore più intime come villa Cusani Traversi Tittoni a Desio o villa Borromeo d’Adda ad Arcore. Tra le chicche: il percorso nella Premiata Torrefazione Cafè Tropical a Monza e la visita all’enigmatico ex manicomio di Mombello a Limbiate. A Vimercate, spazio alla storia con il MUST Museo del Territorio e l’elegante villa Sottocasa.
Fonte: iStockLa villa di Monza partecipa a Ville Aperte 2025
Le ville aperte a Como
Il comasco stupisce con proposte originali: a Cernobbio, villa Bernasconi, la “casa che parla”, offre un’esperienza immersiva tra Art Nouveau e storytelling. A Cabiate, villa Padulli e il suo parco monumentale incantano con la loro eleganza, mentre a Canzo la vecchia filanda rivive come Atelier Fiume. Da non perdere anche villa Carcano ad Anzano del parco e villa Sormani a Mariano Comense.
Due secoli. La Strada dello Stelvio, capolavoro ingegneristico che attraversa le vette alpine, spegne quest’anno 200 candeline e lo fa in grande stile. Il 2025 sarà un anno di celebrazioni diffuse lungo l’asse che unisce Lombardia, Alto Adige e Val Müstair, territori che questa rinomata arteria ha messo in comunicazione fin dalla sua apertura nel 1825.
Dal 26 aprile al settembre 2025, tra eventi culturali, sportivi e naturalistici, il Passo più alto d’Italia si prepara a risplendere come non mai. Cuore e motore dell’intero progetto è Bormio, posta a 1.225 metri in una sorta di anfiteatro naturale che toglie il fiato. Le sue terme storiche, i 600 km di sentieri estivi, il comprensorio sciistico da 180 km, il centro storico medievale e i sapori della cucina valtellinese la rendono una delle mete più complete per chi ama la montagna, da vivere in tutte le stagioni.
Durante i mesi estivi qui è possibile esplorare il Parco Nazionale dello Stelvio con escursioni a piedi, in bici o a cavallo, oppure rilassarsi nelle acque millenarie dei Bagni Nuovi e Bagni Vecchi. Il tutto immersi in una cornice che, da 200 anni, racconta un dialogo continuo tra uomo e natura, ingegno e bellezza.
Due secoli di curve, storia e visioni future
La Strada dello Stelvio è nata nel 1825 per volere dell’imperatore Francesco I d’Asburgo, che affidò all’ingegnere Carlo Donegani l’ambizioso progetto di collegare Milano a Vienna passando per le Alpi. Fu un’impresa epica: in soli 5 anni, infatti, vennero scavate gallerie, costruiti ponti e inventate soluzioni tecniche rivoluzionarie per l’epoca.
Con i suoi 2.758 metri di altitudine, 88 tornanti e 46,5 km di tracciato, lo Stelvio è oggi la strada carrozzabile più alta d’Italia e una delle più spettacolari d’Europa. Un vero e proprio mito per i ciclisti (basti pensare alla “Cima Coppi”) e un paradiso per escursionisti, fotografi e amanti della natura che lo attraversano spesso per recarsi a Bormio.
Ma il Bicentenario non sarà solo un inno al passato. Sarà anche un’occasione per guardare avanti: con laboratori dedicati ai giovani, si immaginerà lo Stelvio del futuro, più sostenibile, più accessibile, sempre più al centro dell’esperienza alpina.
Un compleanno lungo un’estate: gli eventi del Bicentenario
La lunga festa per il bicentenario della Strada dello Stelvio prenderà il via ufficialmente il 26 aprile a Bormio, con la proiezione del docufilm “Stelvio. Crocevia di pace” del regista Alessandro Melazzini. Un omaggio alla vocazione culturale e unitaria del Passo, che in 200 anni ha unito più che diviso.
Il 5 e 6 luglio 2025 si terrà invece il momento clou delle celebrazioni: una grande festa al Passo, con chiusura parziale al traffico, spettacoli, escursioni, concerti e persino giri in carrozza e sfilate di auto d’epoca. Sarà l’occasione per vivere la Strada come nei tempi antichi, gustando anche i prodotti tipici delle tre regioni coinvolte, perché sì, lo Stelvio è anche un ponte di sapori.
E non finisce qui: da aprile a settembre, ogni mese sarà caratterizzato da appuntamenti imperdibili, tra cui:
Tappa del Giro d’Italia il 28 maggio;
Stelvio Santini l’8 giugno;
Re Stelvio Mapei il 13 luglio;
Enjoy Stelvio Valtellina, con giornate dedicate alla pedalata libera dal traffico (da maggio a settembre).
Per chi ama esplorare la montagna a passo lento, da giugno a settembre saranno organizzate escursioni guidate con esperti e guide alpine, lungo i percorsi del Parco Nazionale dello Stelvio e i sentieri della Guerra Bianca, per un viaggio nella storia a oltre 3.000 metri d’altitudine.
Lo scorso 5 febbrario, le Nazioni Unite hanno lanciato il contest per candidare i migliori borghi che entreranno a far parte dei Best Tourism Villages 2025. Ogni Paese ha diritto di candidare otto borghi e solo la Regione Lombardia ne ha scelti tre. La data di scadenza per le candidature è il prosismo 19 maggio e i vincitori saranno annunciati in occasione di un evento porganizzato da UN Tourism, l’agenzia delle Nazioni Unite per il turismo, nell’ultimo trimestre del 2025.
I tre borghi della Lombardia candidati
La Lombardia punta su tre autentiche meraviglie per rappresentare l’Italia in questo importante concorso internazionale: Clusone (BG), Bellano (LC) e Monte Isola (BS). “Abbiamo scelto borghi che rappresentano autentiche narrazioni viventi del nostro territorio”, ha spiegato Barbara Mazzali, assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale e Moda. “Clusone, con i suoi 8.575 abitanti, è un gioiello artistico e culturale incastonato nella Val Seriana, celebre per l’affresco della Danza Macabra e l’ingegnoso orologio planetario. Bellano, affacciato sul Lago di Como, ha registrato una crescita esponenziale in termini di attrattività: nel solo 2023 ha superato le 61.000 presenze turistiche, grazie al suo paesaggio suggestivo, all’Orrido e a un’offerta culturale di grande eleganza. E poi Monte Isola, il nostro scrigno lacustre: un luogo fuori dal tempo, dove si respira ancora il profumo del pesce essiccato e dell’olio d’oliva, dove storia e semplicità si intrecciano in modo autentico”.
“Candidarli al Best Tourism Villages”, ha detto l’assessore “significa portare sulla scena internazionale una Lombardia che sa sorprendere e accogliere con profondità. I tre borghi condividono elementi fondamentali: fanno parte della rete dei ‘Borghi più belli d’Italia’, dispongono di Infopoint ufficiali, partecipano attivamente a progettualità regionali come il bando ‘Lombardia Style’ e mostrano una crescita costante sia dell’offerta ricettiva sia delle presenze turistiche. L’ingresso di Clusone, Bellano e Monte Isola nel network internazionale del Best Tourism Villages è già un traguardo importante: significa accedere a un circuito di promozione globale, scambio di buone pratiche e percorsi di valorizzazione. Aspettiamo con fiducia l’esito della selezione finale da parte dell’UNWTO, previsto per l’ultimo trimestre del 2025, consapevoli di aver messo in campo il meglio della nostra identità turistica”.
Cosa sono i Best Tourism Villages di UN Tourism
Si tratta di un’iniziativa che coinvolge i Paesi membri delle Nazion Unite e che ha lo scopo di promuovere il turismo rurale quale catalizzatore per lo sviluppo sostenibile e l’inclusione, celebrando, al contempo, il ricco patrimonio culturale e naturale, i valori della comunità e le pratiche sostenibili che rendono uniche queste destinazioni. Best Tourism Villages seleziona ogni anno i borghi sotto i 15.000 abitanti. Da quando è nata, nel 2021, l’iniziativa ha ottenuto un riconoscimento intrernazionale. Nelle quattro edizioni precedenti, UN Tourism ha ricevuto oltre 800 candidature da oltre cento Paesi. Oggi, la rete UN Tourism Best Tourism Villages comprende 254 membri in tutto il mondo: oltre 180 villaggi riconosciuti come Best Tourism Villages e 70 partecipanti al programma di upgrade, in rappresentanza di quasi 60 Paesi in cinque regioni del mondo. La scelta dipender da un comitato esterno composto da esperti di tutto il mondo. Sono nove i loro criteri di valutazione:
Risorse culturali e naturali
Promozione e conservazione delle risorse culturali
Sostenibilità economica
Sostenibilità sociale
Sostenibilità ambientale
Sviluppo turistico e integrazione della catena del valore
Governance e priorità del turismo
Infrastrutture e connettività
Salute, sicurezza e protezione
Per quelle destinazioni che non rientrano tra i criteri, esiste comunque un programma di upgrade che fornisce supporto mirato ai villaggi che non soddisfano pienamente i criteri di riconoscimento. Questi villaggi beneficiano di un programma di orientamento personalizzato per colmare le lacune e migliorare la loro offerta turistica.
I borghi italiani nella lista dei Best Tourism Villages
Dal 2021, sono entrati a fare parte della prestigiosa lista dei Best Tourism Villages delle Nazioni Unite cinque borghi italiani: nel 2021 è entrato San Ginesio, il balcone dei Monti Sibillini. Nel 2022 sono stati due i borghi entrati nel network ovvero l’Isola del Giglio, nell’Arcipelago Toscano, e Sauris, nel Friuli-Venezia Giulia. Nel 2023, è toccato a Lerici, in Liguria, e lo scorso anno a San Casciano dei Bagni, in Toscana.
Con l’arrivo della primavera e l’avvicinarsi dei lunghi ponti festivi di Pasqua, del 25 aprile e del 1° maggio, si rinnova l’appuntamento con le “Gite in treno”, il progetto di Trenord realizzato in collaborazione con Discovera. Un’iniziativa che unisce mobilità sostenibile, promozione del territorio e turismo esperienziale, pensata per accompagnare i viaggiatori alla scoperta delle bellezze naturalistiche, culturali e ricreative della Lombardia.
Si tratta di proposte che integrano il viaggio ferroviario con una varietà di esperienze (dalle escursioni sul lago alle visite ai parchi divertimento) con l’obiettivo di incentivare un turismo di prossimità e a basso impatto ambientale. E con l’avvio della nuova stagione turistica, anche i treni storici tornano a solcare i binari lombardi per offrire ai passeggeri un affascinante salto nel passato.
Treno+esperienza: l’offerta si arricchisce
L’iniziativa, che già negli anni scorsi ha riscosso un crescente successo, si presenta per la primavera-estate 2025 con un’offerta ancora più ampia, capace di soddisfare le esigenze di famiglie, appassionati di natura, amanti della cultura e sportivi.
I viaggiatori possono scegliere tra itinerari che collegano i principali snodi ferroviari ai laghi lombardi (Como, Maggiore, Garda e Iseo) grazie a percorsi che spesso integrano il treno con il battello, per un’esperienza panoramica e rilassante. Un esempio è il pacchetto “Viandante sul lago”, che permette di arrivare a Lecco in treno e da lì salpare in battello fino a Colico, alternando tratti via lago a passeggiate lungo il “Sentiero del Viandante”, uno dei percorsi di trekking più suggestivi del territorio.
Tra le novità della stagione 2025 spicca anche il “Garda Experience”, un percorso arricchito dalla visita al Vittoriale degli Italiani e al Parco Heller, due gemme di Gardone Riviera. In parallelo, i viaggi verso i parchi divertimento della regione (come Gardaland e Leolandia) si confermano tra le mete più richieste dalle famiglie.
Oltre alla dimensione naturalistica e ludica, l’iniziativa punta anche sulla valorizzazione del patrimonio culturale. Le “Gite in treno” includono infatti proposte dedicate alle città d’arte, con sconti per chi sceglie di raggiungere musei, mostre e monumenti servendosi del servizio ferroviario.
Milano, Bergamo, Brescia e Mantova, tra le altre, sono protagoniste di un’offerta che mira a rilanciare le bellezze urbane lombarde anche tra i residenti della regione, invitandoli a riscoprire tesori nascosti a pochi chilometri da casa, senza l’utilizzo dell’auto.
Il fascino del passato: tornano i treni storici
A rendere ancora più speciale l’offerta di Trenord è il ritorno dei treni storici, che regalano un’esperienza immersiva nella storia ferroviaria italiana. Dal 27 aprile all’8 giugno, in cinque date domenicali, sarà possibile viaggiare a bordo di carrozze d’epoca in legno, arredate con velluti e dettagli d’altri tempi, per un tuffo nell’atmosfera elegante degli Anni Venti.
Le corse, che partiranno da Milano Cadorna, condurranno i passeggeri fino a Como Lago e Laveno Mombello Lago. I viaggi diretti a Como saranno arricchiti da spettacoli in costume, con attori e musicisti che metteranno in scena momenti di vita e personaggi dell’epoca. In quelli verso Laveno, a bordo si potrà godere di esibizioni jazz che rievocano il sound degli Anni Venti e Trenta.
Una mobilità sostenibile che valorizza il territorio
Il progetto “Gite in treno” rientra in una visione più ampia di Trenord, orientata a promuovere una mobilità sostenibile e integrata con l’offerta turistica locale. Come sottolineato da Leonardo Cesarini, Direttore Commerciale dell’azienda, i treni regionali si stanno affermando sempre più come mezzi privilegiati per il tempo libero, e contribuiscono a rendere accessibili anche destinazioni meno conosciute ma ricche di attrattive.
La sinergia tra trasporto pubblico e valorizzazione del territorio crea un circolo virtuoso che permette di ridurre l’uso dell’auto privata, sostenere l’economia locale e mettere a disposizione dei cittadini un’alternativa concreta, pratica ed ecologica per il tempo libero.
Info pratiche e aggiornamenti
Tutti i dettagli sui pacchetti disponibili, le novità in arrivo e le modalità di acquisto sono consultabili sul sito ufficiale di Trenord, nella sezione dedicata alle “Gite in treno”. Il portale, in costante aggiornamento, fornisce informazioni utili anche sui biglietti speciali per i treni storici, che comprendono sia il viaggio d’andata e ritorno sul convoglio d’epoca, sia il trasferimento con i normali treni Trenord fino al punto di partenza.
Per riconnetterci con la natura non è sempre necessario andare lontano, a volte basta semplicemente salire in macchina, sul bus o in sella alla propria bicicletta e raggiungere il giardino botanico più vicino. In Lombardia ne esistono diversi che, soprattutto con l’arrivo della primavera, sbocciano trasformandosi in vivaci tappeti multicolore.
Se state cercando un rifugio lontano dalla folla, un angolo di tranquillità dove godervi le bellezze dei fiori e delle piante, ecco la nostra lista dei migliori giardini botanici della Lombardia, da Milano a Brescia, fino a Bergamo e oltre.
Orto botanico di Brera, Milano
Uno dei giardini più belli della Lombardia si trova proprio nel cuore di Milano, nello storico quartiere di Brera. In origine centro di meditazione e coltivazione dei Gesuiti, diventa nel Settecento un orto botanico dedicato alla formazione scientifica, dove poter studiare le specie medicinali coltivate al suo interno.
Oggi è un museo universitario in cui si tutela la biodiversità, suddiviso in tre settori: le collezioni di specie medicinali, alimentari, tintorie e di altri usi si trovano nei primi due settori, mentre il terzo ospita l’arboreto, le cui star sono i due esemplari di Ginkgo Biloba con due secoli e mezzo di vita.
L’orto botanico si trova in Via Brera ed è consigliato raggiungerlo con i mezzi pubblici: MM3 (Montenapoleone), MM2 (Lanza), MM1 (Cairoli) tram e bus 1, 2, 4, 12, 14, 61, 94. Dall’1 aprile al 31 ottobre è aperto dalle 10:00 alle 18:00, mentre dal 1 novembre al 31 marzo è aperto dalle 9:30 alle 16:30. L’ingresso è libero e gratuito.
Fonte: iStockScorcio dell’orto botanico di Brera
Orto botanico Lorenzo Rota, Bergamo
È un piccolo eden cittadino l’orto botanico Lorenzo Rota a Bergamo, nato nel 1972. Seppur di dimensioni ridotte (2400 metri quadri), custodisce al suo interno un’incredibile varietà di specie vegetali, offrendo allo stesso tempo un meraviglioso panorama sulla città e sulle Prealpi Orobie.
Al suo interno ci sono due sezioni: Città Alta, dov’è possibile osservare soprattutto la flora autoctona e alcune piante derivanti da altre parti del mondo, tra cui succulente e carnivore, e Astino dov’è possibile fare un viaggio nel mondo delle piante alimentari e comprendere come possiamo vivere in modo sostenibile.
L’ingresso all’orto è gratuito, ma la sezione Città Alta è aperta solo dal 1 marzo al 30 novembre; gli orari di apertura variano ogni mese e consigliamo di consultarli sul sito ufficiale. La sezione Astino, invece, è aperta dal 1 aprile al 31 ottobre.
Giardino Botanico Alpino Rezia, Campello
Nato nel 1979 in seguito a un intervento di riqualificazione, il Giardino Botanico Alpino Rezia si trova Campello, a nord di Bormio, a un’altitudine di 1500 metri sul livello del mare. Gestito dal Parco dello Stelvio, è organizzato su una superficie di quasi 15.000 metri quadrati e ospita più di 2500 specie vegetali, suddivise in quattro macro aree di appartenenza: la flora del Parco Naturale dello Stelvio, gli esemplari alpini delle zone europee ed extraeuropee, le specie artiche e antartiche.
L’obiettivo principale del giardino è quello di conservare e preservare le specie vegetali dei territori alpini, spesso minacciate a causa delle azioni distruttive dell’uomo. L’accesso è gratuito, ma lo spazio è aperto solo a maggio, dalle 9:00 alle 17:00 tutti i giorni, a giugno, luglio e agosto dalle 9:00 alle 18:00 tutti i giorni, settembre e ottobre dalle 9:00 alle 17:00 dal lunedì al venerdì e fino alle 18:00 nei weekend.
A Gardone Riviera, in provincia di Brescia, c’è un giardino botanico speciale che unisce natura e arte. Stiamo parlando del progetto della Fondazione André Heller, creato nel 1903 dal dentista naturalista A. Hruska (dentista dell’ultimo Zar e di illustri personaggi come Sigmund Freud o i Papi Pio XII e Giovanni XXIII), successivamente acquistato nel 1989 dall’artista viennese Andrè Heller.
L’obiettivo di questo giardino è quello di coniugare la natura con l’arte: all’interno dei suoi 10.000 metri quadrati, infatti, le specie botaniche provenienti da ogni parte del mondo convivono con opere d’arte firmate da Keith Haring, Auguste Rodin, Joan Mirò e dello stesso Heller. Le 3.000 specie botaniche provenienti dalle Alpi all’Himalaya al Mato Grosso alla Nuova Zelanda, dal Giappone all’Australia, dal Canada all’Africa
Il biglietto d’ingresso costa 12 euro e il giardino è aperto da marzo a ottobre, tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00.
Orto botanico di Pavia
Infine, vi consigliamo l’orto botanico più antico della Lombardia. Quello di Pavia, infatti, venne fondato nel 1773 per volere di Maria Teresa d’Austria e nacque come istituzione all’avanguardia dedicata allo studio dei molteplici aspetti del mondo vegetale.
Qui potrete ammirare diverse serre, da quelle che custodiscono le piante tropicali alle serre scopoloniane, le quali racchiudono una collezione di cactacee, piante succulente e cicadaceae. All’interno dell’orto botanico è presente anche una collezione di piante officinali e tossiche come lo stramonio (Datura stramonium) o l’edera velenosa (Toxicodendron radicans).
Grande protagonista dell’orto è il famoso platano che Scopoli piantò in onore della morte di Linneo nel 1778, oltre che il Roseto che, con le sue 300 fra rose botaniche, antiche e moderne, colora in primavera la facciata meridionale.
Ogni tanto, tutti noi abbiamo bisogno di una fuga per rilassarci e in Italia le possibilità sono davvero tantissime. In Lombardia, per esempio, tra i tanti centri termali disponibili ci sono anche le Terme di Boario, considerate una vera e propria oasi di benessere immersa nella Valle Camonica. Immerse per davvero perché sono situate in un parco di 130.000 quadrati, tra rarità botaniche e un’atmosfera rilassata.
Nate come centro di cura e ritrovo mondano alla fine del Settecento, attrassero numerosi personaggi illustri a partire da Alessandro Manzoni, talmente impressionato dal potere delle sue acque da ordinarne ben cento bottiglie per trattare un’affezione epatica. A colpire i visitatori non sono solo i benefici offerti dalle sue acque, ma anche l’estetica stessa dell’edificio: nel 1913 è stata costruita la cupola Liberty, con balconate sostenute da colonne a capitelli ionici, divenuta ben presto simbolo dell’intera struttura.
Oggi, le Terme di Boario offrono un’esperienza benessere moderna, garantita anche e soprattutto dalle sue quattro acque, le quali hanno ricevuto il “Premio Europeo Qualità Acque Minerali”.
Come arrivare alle Terme di Boario
Le Terme di Boario, considerate tra i centri termali più belli della Lombardia, sono situate a pochi minuti dal lago d’Iseo, nella città di Darfo Boario Terme. Seppur circondate da un parco accogliente e silenzioso, le terme possono essere raggiunte facilmente con la propria auto percorrendo la SS42 in direzione del Tonale, con la linea ferroviaria Brescia-Edolo (stazione Boario Terme) con partenza dalla città o dall’alta valle e con l’autobus di linea proveniente da Bergamo o da Milano.
I giorni di apertura e gli orari delle Terme di Boario
Il centro termale è aperto tutti i giorni tranne il martedì e il mercoledì con i seguenti orari:
lunedì: alle 14:30 o alle 18:00;
giovedì: alle 14:30 o alle 18:00;
venerdì: alle 12:30, alle 16:00 o alle 19:30;
sabato, ponti e festività: alle 10:00, alle 13:30 o alle 17:00;
domenica: alle 10:00m alle 13:30 o alle 17:00.
Le Terme di Boario sono aperte anche durante le festività quali Pasqua, Capodanno o la Befana. Consigliamo di visionare le date e gli orari aggiornati sul sito ufficiale.
Le Terme di Boario offrono pacchetti diversi per accedere ai suoi servizi benessere. L’ingresso SPA nei giorni feriali costa 30 euro e dura 3 ore, mentre nei giorni festivi costa 40 euro e dura sempre 3 ore. Se invece desiderate trascorrere l’intera giornata, il costo è di 55 euro ed è incluso un pasto light.
Il giovedì viene proposto il servizio ‘Hair SPA’, dove potrete sia rilassarvi che richiedere una piega per i capelli al costo di 45 euro. La prenotazione è obbligatoria e il servizio viene offerto dalle 14:30 alle 17:30. Sono disponibili anche gli abbonamenti con 5 ingressi e i pacchetti speciali dedicati alle coppie.
I trattamenti e servizi offerti alle Terme di Boario
Tra le terme più belle da visitare in Italia, quelle di Boario vantano una storia di oltre 150 anni e sono state da poco restaurate per offrire ai suoi visitatori un’offerta completa. Le sue acque sono considerate vere fonti di benessere, le cui preziose qualità risiedono naturalmente nelle alpi che circondano la Valle Camonica.
Sono un riferimento per la cura dell’organismo: le acque termali provengono da quattro sorgenti naturali, Igea, Fausta, Boario e Silia. Queste acque sono classificate come solfato-bicarbonato-calciche e sono rinomate per le loro proprietà depurative e curative. Queste vengono utilizzate principalmente per trattamenti di balneoterapia e cure inalatorie, mentre le proprietà detox delle acque aiutano a stimolare il fegato e i reni, favorendo la depurazione dell’organismo.
È presente anche un percorso SPA che comprende due piscine con acqua termale dalle proprietà benefiche e salutari, una piscina esterna con idromassaggio e vista sul parco termale, sauna finlandese, bagno turco, bagno mediterraneo, docce emozionali, percorso Kneipp, cascata di ghiaccio, area relax e la stanza del sale, dove l’aria satura di iodio dona sollievo alle vie respiratorie.
All’interno della struttura è possibile richiedere anche diversi tipi di massaggi, come quello rilassante, aromaterapico, estetico, alle sfere di sale dell’Himalaya o con le pietre. Sul sito ufficiale è presente il listino prezzi con i costi di ogni massaggio.
Il centro propone anche trattamenti estetici per il corpo e il viso, alcuni eseguiti anche con strumenti all’avanguardia quali il biosolarium, la pressoterapia o la radiofrequenza. Infine, le Terme di Boario propongono anche una linea cosmetica creata dalle sue acque.
Informazioni utili sulle Terme di Boario
Per usufruire dei servizi offerti dalle Terme di Boario è necessario conoscere alcune informazioni. Si può accedere alla SPA muniti di costume, accappatoio, ciabatte e cuffia (con l’acquisto di un pacchetto si riceverà un kit di benvenuto con accappatoio, ciabattine e cuffia). Soprattutto durante le festività, si consiglia di prenotare per assicurarsi l’ingresso alla data e agli orari che preferite.
Le terme sono collegate anche all’Hotel Rizzi Aquacharme, dov’è presente anche una SPA interna, trattamenti estetici e massaggi che vengono effettuati all’interno della struttura, permettendovi di prolungare l’esperienza di benessere termale.
L’iniziativa che celebra la storia e l’architettura medievale della media pianura lombarda torna nel 2025 con un’edizione ancora più ricca di eventi e novità. A partire da domenica 2 marzo, si rinnova l’appuntamento con le giornate di apertura congiunta di 25 castelli, borghi e dimore storiche distribuiti tra quattro province della regione Lombardia. Organizzata dall’Associazione Pianura da Scoprire con il supporto di A35 Brebemi, questa manifestazione è ormai diventata un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati di arte, storia e cultura locale.
Grazie a un calendario articolato su più mesi, i visitatori avranno l’opportunità di immergersi nel passato, scoprendo luoghi che un tempo furono teatro di scontri tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano. Oggi, questi borghi e castelli rappresentano un inestimabile patrimonio architettonico, testimone di secoli di storia.
Ecco il programma degli eventi principali e le date di questa edizione 2025, che porta con sé anche alcune sorprese e novità.
Calendario e novità dell’edizione 2025
Le aperture dei castelli e delle dimore medievali nei più caratteristici borghi lombardi sono previste ogni prima domenica del mese da marzo a giugno e da settembre a novembre, con eventi speciali in giorni festivi, tra cui Pasquetta (21 aprile), 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno e 1° novembre. Tra le date più attese, inoltre, spicca quella super estiva del 5 luglio, quando castelli e borghi saranno visitabili in un’atmosfera suggestiva, illuminati da torce e candele.
Un’importante novità dell’edizione 2025 è anche l’ingresso nella rete del Convento dell’Incoronata a Martinengo (BG), splendido complesso fondato dal celebre condottiero Bartolomeo Colleoni, di cui quest’anno si celebrano i 550 anni dalla scomparsa. Inoltre, grazie alla collaborazione con il circuito Ville Aperte in Brianza, sarà possibile accedere a dimore storiche solitamente chiuse al pubblico in due momenti dell’anno: fine aprile e metà settembre.
La manifestazione continua a evolversi, ampliando quest’anno la sua offerta per attrarre un pubblico sempre più vasto, dagli appassionati di storia ai semplici curiosi in cerca di un’esperienza culturale autentica.
Tra storia, eventi e sapori del territorio
Le giornate di apertura congiunta dei castelli, dei borghi e delle dimore medievali non offriranno solo l’opportunità di esplorare antichi manieri e borghi, ma anche di partecipare a una serie di eventi paralleli che animeranno il territorio lombardo. Il programma prevede rievocazioni storiche, mostre d’arte, mercatini di prodotti tipici, concerti e visite guidate tematiche, per un’esperienza culturale immersiva.
Per facilitare la visita, inoltre, sul sito ufficiale di Pianura da Scoprire saranno disponibili informazioni aggiornate su orari, costi e modalità di prenotazione, oltre a una sezione dedicata ai consigli enogastronomici, con suggerimenti sui migliori ristoranti e trattorie della zona. Infine, sarà anche possibile acquistare il “passaporto dei castelli”, un libretto da collezione con immagini e descrizioni dei luoghi visitabili, in cui apporre un timbro a ogni tappa del proprio itinerario.
L’iniziativa è patrocinata da Regione Lombardia, con il supporto di A35 Brebemi Aleatica come main sponsor e il contributo di S.A.C.B.O. per la promozione dell’evento. Un’occasione unica per riscoprire il fascino senza tempo dei castelli e borghi della Lombardia, attraverso un viaggio che unisce storia, cultura e tradizioni locali.
Se pensiamo a un castello infestato ci vengono in mente tuoni scoppiettanti sopra torri oscure, ululati in lontananza e cancelli di ferro appuntiti. Oltre una prigione sotterranea, che assolutamente non può mancare. Eppure, a vederli, questi castelli non fanno sempre così paura, anzi, sono veri e propri gioielli architettonici affrescati dove è un piacere camminare tra i corridoi e scoprire i loro ambienti…ma non di notte.
Se all’apparenza sembrano fortezze normali e tranquille, tra le loro stanze potrebbe succedere qualcosa di sovrannaturale. In Italia, uno dei castelli più famosi per i suoi misteri e le leggende è il Castello di Pandino, uno dei manieri viscontei meglio conservati della Lombardia, costruito per volere di Bernabò Visconti e di Regina della Scala a partire dal 1355 circa.
Da qualche anno, il castello è soggetto molto amato da chi si occupa di fenomeni paranormali che, armati di telecamere e rilevatori a infrarossi, si avventurano al suo interno per verificare la presenza di spiriti e fantasmi. È anche un monumento da visitare per chi è appassionato di storia e castelli: qui vi raccontiamo cosa vedere e tante curiosità.
Dove si trova il Castello di Pandino
Il Castello Visconteo di Pandino è una roccaforte risalente al XIV secolo, situata nel comune di Pandino, in provincia di Cremona, nella regione Lombardia. Più precisamente, il castello si trova in Via Castello, nel centro abitato della città, quindi facilmente raggiungibile anche a piedi.
Cosa vedere nel castello
Il Castello di Pandino fu costruito per volontà dei signori di Milano che scelsero questa località soprattutto in relazione alla passione per la caccia di Bernabò Visconti. Il villaggio, infatti, era circondato da boschi, quindi ideale per dedicarsi alle sue battute di caccia. Tuttavia risultò molto utile anche per un altro motivo perché Bernabò, terrorizzato dalla peste che in quegli anni incombeva su Milano, ritrovò in Pandino il luogo perfetto dove sfuggire dai rischi di contagio dei grandi centri abitati dell’epoca.
Fonte: iStockIl Castello di Pandino è un luogo ricco di misteri
Il castello è oggi considerato uno degli esempi più importanti dell’architettura fortificata viscontea trecentesca, oltre che una delle residenze meglio conservate di tutta la Lombardia. L’edificio, infatti, presenta ancora in gran parte le strutture architettoniche originarie e le decorazioni pittoriche del XIV secolo.
All’interno del castello si trovano gli uffici comunali, una biblioteca e la mensa della scuola casearia, mentre il piano di sopra, dove ci sono la Sala del Drago, la Sala dei Tarocchi e la Sala della Caccia, è usato per visite didattiche e per laboratori tematici. Quando passeggiate all’interno dei suoi ambienti, non dimenticate di ammirare gli affreschi, realizzati per decorare ogni singolo spazio della fortezza, comprese le stalle.
Fonte: iStockEsterni del Castello di Pandino
I misteri del Castello di Pandino
Sono diversi i misteri che avvolgono il Castello di Pandino, tra questi si parla di figure che si aggirerebbero fra le torri del maniero. Alcuni abitanti, invece, avrebbero udito anche il suono di flauti provenire, durante la notte, dalle mura dell’antico edificio. Uno dei fantasmi più famosi, a detta di chi si occupa di paranormale, è quello di Ardita, una figura slanciata ed elegante che è stata “catturata” dalle strumentazioni nell’atto di salire le scale.
Secondo i racconti, Ardita visse nel castello quando il maniero, negli anni della Prima Guerra Mondiale, veniva impiegato come una specie di condominio, in cui vivevano diverse famiglie. Solo negli anni ‘50 venne rilevato dal Comune e trasformato nel municipio. Chi si è occupato delle indagini paranormali, ha eseguito anche una sessione di ricerca con domande e risposte registrate, installando il campo base nell’area che un tempo era l’appartamento dove viveva l’Ardita.
Nulla è certo, ma gli esperti di paranormale continuano a interessarsi a questo castello: ogni anno, infatti, diversi gruppi arrivano in questa città della provincia di Cremona per portare avanti i loro studi. Verità o meno, come ogni castello che si rispetti non potevano certo mancare i fantasmi o altre leggende, come quella che vede protagonista la battaglia con un drago.
Questa leggenda, infatti, è legata allo stemma e a un dipinto che celebra Bernabò Visconti, e che rappresenta la vipera viscontea che divora un uomo. Si narra che verso l’anno 1100 d.C. ci fosse un lago abitato da una creatura mostruosa, il drago Tarantasio. Il drago, che si nutriva principalmente di bambini e ragazze, venne ucciso e indovinate da chi? Tra i possibili eroi si cita il capostipite dei Visconti, da qui la scelta dello stemma.
Come visitare il castello: info, orari e biglietti
Il Castello di Pandino è aperto solo nei weekend:
sabato: su prenotazione;
domenica e festivi: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:00.
Per accedere ai suoi interni è necessario pagare un biglietto: 7,50 euro intero, 5 euro ridotto, gratis per i bambini sotto i 6 anni e per persone con disabilità.
Può essere visitato sia in autonomia che in compagnia di una guida. Le visite guidate, della durata di un’ora e un quarto, vengono fatte nei seguenti orari:
sabato: dalle 14:00 alle 17:00 su prenotazione;
domenica: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:00.
Coriandoli, maschere, stelle filanti e carri allegorici riempiono di colori e allegria ogni angolo del nostro Belpaese durante la festa più scherzosa dell’anno. Ma c’è una particolarità che non tutti conoscono: esiste un altro tipo di Carnevale, in Italia, che dura più della classica festività. Si chiama Carnevale Ambrosiano ed è la modalità in cui viene festeggiato a Milano, ma non solo. Anche in altre splendide località lombarde si può assistere a diversi eventi di Carnevale quando nel resto d’Italia è già concluso: tra queste troviamo Monza, Lecco, Varese e parte delle province di Como e di Bergamo.
Le date dei festeggiamenti e le tradizioni legate a questi due appuntamenti sono diverse e affondano le proprie radici in un passato lontano, Ma come viene festeggiata questa festa a Milano e negli altri luoghi interessati? Ecco tutto quello che dovresti sapere sul Carnevale Ambrosiano, dalle date di inizio e fine agli eventi imperdibili del 2025.
Storia del Carnevale Ambrosiano
La differenza tra il Carnevale Ambrosiano e quello tradizionale è basata principalmente sul calendario che viene seguito. Si tratta infatti del calendario liturgico specifico del rito ambrosiano, che è diverso da quello romano. Questo porta quindi a festeggiare il Carnevale Ambrosiano in date e con tradizioni differenti.
Un racconto tradizionale sul Vescovo Ambrogio, (Sant’Ambrogio è il patrono di Milano) ne spiegherebbe le origini: intorno al III secolo d.C. sarebbe stato lui a chiedere di posticipare la fine dei festeggiamenti per poter essere presente al ritorno da un pellegrinaggio, in modo da riuscire a celebrare i primi riti della Quaresima. Si narra quindi che la popolazione lo avrebbe aspettato prolungando il Carnevale fino al suo arrivo, che sarebbe avvenuto in ritardo di quattro giorni.
Fonte: iStockA Milano il Carnevale Ambrosiano anima piazza del Duomo
In realtà, sembra che il rito ambrosiano non abbia nulla a che vedere con Sant’Ambrogio. Si tratterebbe piuttosto di una liturgia di tipo latino che venne introdotta tra il V e l’VIII secolo e che venne sostituita successivamente dalla liturgia romana in gran parte d’Italia, in modo tale che la Quaresima durasse esattamente quaranta giorni. Durante questo periodo, infatti, la Pasqua venne spostata alla domenica della Resurrezione di Gesù Cristo e venne stabilito che nel periodo di digiuno e astinenza (che imitava i quaranta giorni passati da Gesù nel deserto) non si dovessero contare le domeniche. Così facendo, però, per mantenere i quaranta giorni di penitenza, si anticipò l’inizio della Quaresima in quello che tutt’oggi viene chiamato Mercoledì delle Ceneri.
Nel rito romano, quindi, il Carnevale termina il Martedì Grasso, il giorno precedente il Mercoledì delle Ceneri, mentre nel rito ambrosiano la Quaresima inizia la domenica successiva al Mercoledì delle Ceneri: in questo modo i festeggiamenti proseguono per alcuni giorni in più, quattro per la precisione, fino a quello che viene definito Sabato Grasso.
In altre parole, il culmine delle celebrazioni del Carnevale tradizionale, con sfilate di carri allegorici e di maschere, è il Martedì Grasso, mentre nel Carnevale Ambrosiano è concentrato nel Sabato Grasso.
Date del Carnevale Ambrosiano 2025
Anche nel 2025 Milano e le altre località tradizionalmente coinvolte festeggiano il Carnevale Ambrosiano (o “Carnevale Vecchio”) e rappresentano un’ottima meta da raggiungere per continuare a festeggiare quando il resto d’Italia ha già riporto gli abiti da festa.
Quando è il Carnevale Ambrosiano? Ufficialmente, come quello tradizionale, inizia il 16 febbraio 2025 e dura fino a sabato 8 marzo 2025 (mentre il normale Carnevale terminerà prima, martedì 4 marzo).
Carnevale Ambrosiano 2025 a Milano
Il capoluogo lombardo è la patria del Carnevale Ambrosiano e anche quest’anno torna a divertire migliaia di persone. Quando è carnevale a Milano? Anche qui, dal 16 febbraio all’8 marzo 2025. Per l’occasione piazza del Duomo diventa un palcoscenico per spettacoli e sfilate in maschera, mentre da Corso Venezia al Castello Sforzesco l’ambiente si anima storicamente con carri allegorici e tanta musica. La festa passa anche per i principali parchi della città, dove vengono organizzati ogni anno eventi speciali per i bambini. Non mancano, come sempre, gli stand in cui assaporare dolci tipici della tradizione carnevalesca. Il momento clou del Carnevale di Milano? È sicuramente il corteo mascherato a tema che attraversa il centro storico il giorno del Sabato Grasso.
Tanti sono anche gli eventi e le attrazioni collaterali, come il Luna Park Meneghino, che torna anche nel 2025, dall’8 febbraio al 16 marzo: si tratta di uno parco divertimenti che rientra tra i più antichi d’Italia, con ben 62 attrazioni adatte a tutta la famiglia, dai bambini agli adulti. Si trova nell’area che parte da via Gadio e arriva all’Arena Civica e comprende anche esperienze gastronomiche con street food e golosità.
Fonte: iStockCarnevale Ambrosiano a Milano
Carnevale Ambrosiano 2025 a Lecco
Unico nel suo genere è il Carnevale di Lecco, che si contraddistingue da ogni altro evento carnevalesco per la presenza di Re Resegone e Regina Grigna, che aprono e chiudono i festeggiamenti come da tradizione: sono i regnanti a cui vengono consegnate le chiavi della città da parte del sindaco per la settimana di Carnevale, che inizia il 2 marzo e culmina con la grande sfilata dei carri e la festa del Sabato Grasso, l’8 marzo 2025.
I due regnanti, che rappresentano simbolicamente le due principali cime di Lecco, la Grigna e il Resegone, vengono nominati ogni anno tra i cittadini e sono accompagnati dal Gran Ciambellano. I tre si vestono in pompa magna, vengono accompagnati in una carrozza e portano musica, allegria a un sorriso in diverse realtà locali, come le associazioni che accolgono disabili e anziani e le scuole.
Viene chiamato Carnevalone proprio per la sua lunga durata fino al Sabato Grasso (secondo il rito ambrosiano) e promette divertimento per tutte le fasce d’età. Il sabato pomeriggio prende vita la grande sfilata in maschera per le vie della città, con carri allegorici e maschere di ogni tipo. La festa continua anche al calar del sole, in piazza XX Settembre e in piazza Garibaldi: qui vengono premiati carri e gruppi e ognuno può assaporare le deliziose “chiacchiere” e ballare a ritmo di musica.
Carnevale Ambrosiano 2025 a Varese
Anche Varese si prepara ad indossare i suoi abiti più colorati e festosi per il Carnevale 2025: dal 22 febbraio al 9 marzo va in scena la festa carnevalesca diffusa “Carnevale in Tour 2025“, che spazia dai laghi alle valli del Varesotto in sette appuntamenti imperdibili.
Le associazioni e le Pro Loco organizzatrici dei comuni coinvolti hanno il compito di assegnare un premio a costumi, opere e coreografie di carri allegorici e gruppi mascherati che animano i borghi in questi giorni in cui ogni scherzo vale. Ecco le date del tour: si parte il 22 febbraio a Besozzo e si passa il 23 febbraio a Gavirate, poi l’1 marzo a Cuveglio e Cuvio e il 2 marzo ad Ispra. Il 4 marzo è il turno di Ponte Tresa e l’8 marzo di Laveno Mombello, fino alla tappa finale del 9 marzo a Sangiano, dove sfilano i carri a partire dalle 14:30. Non mancano eventi collaterali e ricchi stand gastronomici in cui deliziare il palato con prodotti della tradizione locale.
Carnevale Ambrosiano 2025 a Cantù, in provincia di Como
Anche la provincia di Como torna ad allietare migliaia di persone con uno dei carnevali più rinomati della Lombardia: il Carnevale di Cantù.
Famoso per i suoi grandi e spettacolari carri allegorici, anche questo Carnevale, giunto alla sua 99esima edizione, segue il calendario gregoriano: dal 16 febbraio all’8 marzo, colorate e vivaci sfilate e diverse attività organizzate per i più piccoli, animano i presenti fino al gran finale del Sabato Grasso.
Le sfilate dei carri allegorici del Carnevale di Cantù 2025 si tengono nelle seguenti date: domenica 16 e 23 febbraio, domenica 2 e 8 marzo. Ma il divertimento non finisce qui: musica, majorettes, balli boliviani, bande e giochi gonfiabili per i più piccoli, animano il centro di Cantù, così come i punti di ristoro che offrono le tradizionali frittelle. È stato organizzato anche il concorso fotografico per bambini fino ai 10 anni, “Truciolino e Truciolo”, al quale partecipano le maschere più belle e nel quale a scattare le foto sono i genitori e gli insegnanti.
I giorni delle sfilate sono con ingresso a pagamento: è infatti previsto un ticket di 8 euro da acquistare dal martedì precedente all’inizio del Carnevale sul portale liveticket.it. Per evitare disagi a chi giunge a Cantù per il Carnevale 2025, sono previste due navette gratuite che partono dal centro commerciale Bennet Cantù 2000 (e su richiesta anche dalla stazione FS di Cantù-Cermenate) e dalla Pasticceria Radice, in via Milano.
Fonte: iStockCarnevale di Cantù, in provincia di Como
Carnevale Ambrosiano 2025 in provincia di Bergamo
Anche alcune località della provincia di Bergamo conservano il calendario del rito ambrosiano. In Valle Taleggio, a Vedeseta e Taleggio, e nei sette borghi del ramo occidentale dell’alta Valle Brembana, ovvero Averara, Cassiglio, Cusio, Mezzoldo, Ornica, Santa Brigida e Valtorta, si festeggia il Carnevale Ambrosiano anziché quello Romano.
Uno dei più particolari è il Carnevale di Valtorta, immerso in un rigoglioso paesaggio montano e caratterizzato da personaggi semplici e grotteschi che rappresentano le caricature dei mestieri tipici del territorio. Qui tutto rimanda a un mondo lontano dalla tecnologia e dalla modernità: le maschere sono costruite con il legno e i costumi ricavati da vecchi abiti modificati dagli artigiani locali.
Sabato 8 marzo 2025 è l’appuntamento ufficiale con il Carnevale di Valtorta: dalle 13:30 parte la colorata sfilata che parte dal centro e si avvia verso le contrade del borgo, con un gran finale previsto nel centro storico. E come vuole la tradizione, alla sfilata non mancano i “furchetì“, insoliti personaggi vestiti di rosso chiamati così perché imbracciano una specie di forca.
Fonte: iStockMaschere tradizionali in legno del Carnevale di Valtorta, in provincia di Bergamo
Il lago ha sempre un certo fascino, ma l’atmosfera che si respira a Varenna è davvero particolare. Il paesino, uno dei più belli della regione, è un luogo molto romantico e suggestivo, affacciato com’è sulle acque del Lario. In Lombardia, è forse la meta più adatta se volete concedervi un fine settimana alternativo.
Dove si trova Varenna
Varenna, poco più di 700 abitanti, è un borgo situato nella provincia di Lecco, a circa 20 minuti dalla città.
Raggiungerlo è semplicissimo: tra le varie vie di collegamento, una delle più pittoresche è senza dubbio quella che attraversa il lago: sulla riva opposta svetta Bellagio, uno dei paesini più belli di tutti i tempi, a cui Varenna dà però molto filo da torcere.
E se anche decidiate di non approfittare del battello per arrivare in questo fantastico borgo, vi consigliamo comunque un bel tour sulle acque del lago di Como, per ammirare il panorama da un punto di vista diverso.
La storia di Varenna
Varenna vanta una storia antica e affascinante che affonda le sue radici ben prima dell’arrivo dei Romani. Fondata dai Galli, la sua fisionomia subì un primo grande stravolgimento con l’espansione dell’Impero Romano, che vi edificò un castrum con abitazioni disposte secondo un preciso schema a scacchiera. Tuttavia, con il passare dei secoli, il borgo cambiò volto: nella seconda metà dell’VIII secolo divenne un villaggio di pescatori, sviluppando un’economia basata sulle risorse del lago.
L’alleanza con Milano, però, segnò un periodo buio nella storia di Varenna. Nel 1126, la cittadina venne completamente distrutta dai comaschi a seguito di violenti scontri. Tuttavia, nel corso dei decenni successivi, riuscì a risollevarsi e alla fine del Duecento divenne un possedimento dei Visconti. La sua storia continuò a essere segnata da passaggi di proprietà: due secoli più tardi, Varenna e alcune località vicine, tra cui Bellano, passarono sotto il controllo della famiglia Sfondrati. Alla morte dell’ultimo erede della casata, il territorio entrò a far parte dei possedimenti di Chiara Sforza, ma le dispute territoriali non si placarono, poiché numerosi signori ambivano a conquistare il borgo.
Fu solo nell’Ottocento che Varenna visse una fase di riqualificazione significativa. Durante questo periodo vennero recuperati antichi monumenti e furono edificate nuove strutture sia sacre che civili, contribuendo a ridare lustro alla cittadina. Oggi, si presenta come una splendida località affacciata sul lago, capace di incantare migliaia di visitatori ogni anno grazie alla sua eleganza, alla sua storia e al fascino senza tempo delle sue vie pittoresche.
Cosa vedere a Varenna
Il cuore pulsante del borgo è la sua piazza centrale, sulla quale si affaccia la Chiesa di San Giorgio, risalente al XIII secolo, costruita sulle fondamenta di un antico tempio romano, splendido esempio di architettura medievale lombarda.
La facciata, in pietra grigia e a salienti, è dominata sulla destra da una maestosa torre campanaria che svetta sul borgo. All’interno, la luce filtra attraverso ampie aperture lungo le pareti perimetrali, ed esalta così la bellezza degli elementi architettonici e decorativi. Nella zona absidale, il protagonista è l’altare maggiore in stile barocco, realizzato nel 1822, che si distingue per la sua ricchezza ornamentale.
Le pareti custodiscono un ciclo di affreschi di grande valore artistico, che raffigurano Santi contrapposti alla figura di Satana, rappresentato sulla controfacciata. A completare l’eleganza dell’ambiente, il pavimento è interamente rivestito in pregiato marmo nero.
A pochi passi di distanza, sul lato opposto della piazza, possiamo ammirare la Chiesa di San Giovanni Battista, costruita addirittura nel XI secolo, che conserva a sua volta preziosi affreschi e alcuni frammenti pittorici di antiche origini.
Fonte: 123RFVilla Monastero e i suoi giardini botanici
Percorrendo le viuzze che si diramano dal centro storico di Varenna, arriviamo a ridosso del lago e rimaniamo affascinati da Villa Monastero: suggestivo complesso architettonico del ‘500, un tempo fu convento di monache cistercensi. Oggi è una delle attrazioni turistiche principali, con la sua casa museo e i giardini botanici che accolgono tantissime specie vegetali.
Nei pressi sorge anche Villa Cipressi, testimonianza del periodo del tardo rinascimento, che oggi ospita un hotel di prestigio. Con le sue terrazze che digradano verso il lago, offre la location perfetta per ammirare un panorama che rimane impresso negli occhi e nel cuore.
Varenna, il borgo degli Innamorati
Ma il luogo più romantico di Varenna è senza dubbio la Passeggiata degli Innamorati: una breve passerella di circa 500 metri in metallo ad arco, ricoperta di piante rampicanti che, nei periodi caldi, si trasforma in un tripudio di colori e di odori. La struttura, fissata nella roccia, è a strapiombo sul lago, parte dall’imbarcadero e, in mezz’oretta di cammino, conduce alle casette colorate del centro storico.
È adatta a tutti e percorribile in ogni stagione anche se, ovviamente, il giorno più indicato è, senza dubbio, quello di San Valentino.
Dalla passerella, il paesaggio che si gode dal piccolo borgo è splendido, e alle sue spalle possiamo ammirare anche il Castello di Vezio, visitabile in ogni ambiente: i giardini, i sotterranei e la torre di guardia dalla forma quadrata, sede di una mostra d’arte permanente.
Fonte: 123RFLa Passeggiata degli Innamorati
Se ti è piaciuto il nostro racconto ascolta il podcast: Virgilio e Italia ti guideranno alla scoperta di questo borgo e degli altri 100 borghi del cuore scelti da SiViaggia.
A poca distanza dalle grandi città si trovano alcune delle destinazioni perfette per una gita fuori porta nel mezzo della natura: ci troviamo in Lombardia dove, se si abbandonano i centri abitati, si possono raggiungere in pochissimo tempo mete davvero favolose. Sono i laghi di montagna, a cui arrivare grazie a una bella camminata, oppure con la bicicletta per chi vuole sperimentare un altro mezzo con cui spostarsi. Mentre, chi ha voglia di completo e totale relax, può arrivarci con l’automobile e poi, una volta lì, dedicarsi a camminate o all’esplorazione dei dintorni.
Sono specchi d’acqua incastonati in location che levano il fiato per la loro bellezza e raggiungerli fa parte del divertimento, perché ci si immerge nel cuore della natura, tra boschi, prati e montagne, andando a scoprire una vocazione diversa della Lombardia: regione ricca di grandi e bellissimi centri abitati, che cela anche perle naturalistiche da conoscere.
I laghi di montagna da vedere in Lombardia, da raggiungere in auto, oppure a piedi e in mountain bike, per una fuga dalla quotidianità nel mezzo della bellezza selvaggia che regalano le vette e i loro paesaggi.
I laghi di montagna in Lombardia raggiungibili in auto
La Lombardia è una regione con tante anime: c’è quella più operosa delle grandi città, luoghi di grande bellezza, avanguardia ma anche storia e cultura, e c’è quella della natura che sorprende per la sua varietà. Perché qui si passa dalla pianura alla montagna, si incontrano laghi e panorami bellissimi, scorci mozzafiato da inserire nelle tappe di una possibile gita fuori porta da fare in giornata, oppure da apprezzare più a lungo con una vera e propria vacanza.
Sono diversi, ad esempio, i laghi in montagna che si possono raggiungere in automobile per poi godere della meraviglia di questi specchi d’acqua incastonati in paesaggi da cartolina, ma anche di giornate alla scoperta del territorio grazie a passeggiate, gite e – se la stagione lo consente – anche bagni o momenti preziosi di relax crogiolandosi sotto il sole.
Lago di Pusiano
Il lago di Pusiano viene chiamato anche in altri mod,i come di Casletto o Eupili, e si trova in Brianza, tra Como e Lecco. Non è in un’area posta particolarmente in alto, basti pensare che si trova a circa 257 metri sul livello del mare, ma questo specchio d’acqua è davvero bello e di piccole dimensioni, sviluppandosi su una superficie di quasi 5 chilometri quadrati. Una meta fantastica da raggiungere per la bellezza del paesaggio e del lago stesso, in cui è presente un isolotto privato (l’Isola dei Cipressi), ma anche meta perfetta per chi ama il canottaggio e la pesca (in modalità no kill) o vuole fare una passeggiata sul lungolago. Vale la pena anche programmare un giro con la Motonave Enigma, alimentata a energia solare, che permette di visitarlo e ammirarlo da un diverso punto di vista. Senza alcun dubbio il periodo migliore per raggiungerlo è durante la stagione più calda, perché è balneabile. Dista solamente una ventina di chilometri da Milano e si arriva fin qui comodamente in auto.
Lago di Ghirla
È un piccolo lago di origine glaciale e si trova a 442 metri di altitudine: si tratta del Lago di Ghirla, in provincia di Varese nel comune di Valganna. Un luogo davvero speciale, incastonato nella natura, è la meta ideale per coloro che sono alla ricerca di una giornata tranquilla e immersi in un’atmosfera ricca di pace e bellezza. Si trova a poca distanza da Varese e si raggiunge tranquillamente in auto. Le sue acque sono abbastanza fredde per cui, nonostante sia balneabile, i freddolosi devono stare attenti, ma vale comunque la pena raggiungerlo anche perché si trova immerso in un paesaggio boschivo e ricco di vegetazione. Per chi ama lo sport è interessante sia in inverno sia in estate: nel periodo più freddo, se le temperature lo consentono si può pattinare, mentre in estate si può praticare nuoto o kayak. Su una delle due sponde è presente un camping.
Fonte: iStockLago di Ghirla, specchio d’acqua di montagna in Lombardia
Lago di Endine
È la destinazione ideale per chi, oltre alla natura, cerca borghi dalla storia antica e la possibilità di dedicarsi a diverse attività sportive. Si tratta del lago di Endine che si trova in provincia di Brescia, un vero e proprio paradiso per chi vuole godersi una bella passeggiata: il percorso lungo le sue sponde ha una lunghezza di circa 16 chilometri, vi sono diversi luoghi in cui fermarsi ed è adatto davvero a tutti, famiglie comprese. Qui in estate si possono praticare diversi sport come vela e sup, oppure si può fare un giro con una canoa, ma è anche la destinazione ideale anche per chi ama i panorami invernali: il lago ghiacciato merita di essere ammirato. Si trova a 340 metri di altezza nella Val Cavallina e si raggiunge facilmente in automobile. Inoltre il suo perimetro si può percorrere interamente.
Fonte: iStockLago di Endine, destinazione in montagna in Lombardia
Lago di Livigno
Si arriva in auto anche al lago di Livigno o lago del Gallo, bacino di origine artificiale (è stato ampliato dalla diga del Punt dal Gall) posto a 1805 metri di altitudine sopra il livello del mare. Si trova in montagna, provincia di Sondrio e una piccola parte della sua superficie si trova in Svizzera. E se d’inverno regala una cartolina di viaggio meravigliosa, con la sua superficie circondata da montagne ricoperte di neve, è d’estate che diventa la meta perfetta per chi vuole praticare attività sportive come kayak, stand up paddle oppure gite in pedalò e, ancora, una passeggiata lungo il sentiero che lo costeggia. Vi è anche una Floating island per attraccare e fermarsi a riposare sotto il sole.
Fonte: iStockLago di Livigno, specchio d’acqua in montagna in Lombardia
Bacino Alpe di Gera
Ci troviamo a circa 2021 metri di altitudine e siamo nei pressi del Lago di Gera che si raggiunge senza problemi con l’automobile arrivando fino al Rifugio Zoia, struttura che sino al termine di aprile 2025 è aperta dal venerdì alla domenica. Si tratta di un bacino di origine artificiale realizzato con l’omonima diga da cui si gode di una vista che spazia sul ghiacciaio di Fellaria e Pizzo Varuna. Si può trascorrere la giornata in questo luogo, assaporando la bellezza della natura, oppure si può partire alla volta di percorso alla scoperta di altre tappe, come lungo il sentiero che permette di raggiungere il rifugio Bignami.
Un luogo che si trova nel cuore della Valmalenco e in estate si raggiunge da Sondrio in solo un’ora di automobile circa. In inverno spesso la strada è innevata quindi, oltre agli pneumatici da neve, è consigliabile avere con sé le catene.
Laghi di Cancano
Un’unica destinazione da raggiungere per ammirare due laghi che si trovano a circa 1950 metri di altezza: si tratta dei Laghi di Cancano bacini di origine artificiale che si possono ammirare nel territorio del comune di Valdidentro, piccolo borgo sparso a circa 15 minuti di auto da Bormio. Per raggiungerli si deve percorrere una strada che si snoda in verticale lungo 21 tornanti, nota anche come “piccolo Stelvio” che porta all’inizio della Valle di Fraele. Qui si trovano i due laghi, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, dove la natura regala scenari pazzeschi e una grande varietà di flora e fauna. Presenti anche le due dighe, imponenti opere di ingegneristica. Qui si può sostare per ammirare la bellezza di ciò che si ha intorno, oppure fare delle gite a piedi o in biciletta, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le età. La destinazione perfetta in estate quando si possono fare belle passeggiate anche adatte a tutta la famiglia.
Laghi di montagna in Lombardia raggiungibili a piedi o in mountain bike
Ci sono altri laghi in Lombardia che, invece, si possono raggiungere facendo un’escursione a piedi (e in alcuni casi anche in mountain bike), per chi desidera fare il pieno di bellezza e una gita fuori porta totalmente a contatto con la natura e nel mezzo di montagne bellissime.
Diverse destinazioni non troppo lontane dai grandi centri abitati, per una giornata di relax staccando dalla quotidianità andando alla scoperta delle tante bellezze che regala questa regione nel nord dell’Italia.
Lago di Motta
Il Lago di Motta è noto anche con il nome di Lago Azzurro, grazie ai celebri versi di Giosuè Carducci, e per ammirarlo in tutto il suo fascino si devono raggiungere i 1853 metri di altitudine in località Alpe Motta Alta nel comune di Madesimo (in provincia di Sondrio). Ad alimentarlo è una sorgente sotterranea quindi lo si può trovare pieno solamente in primavera (ma a volte è capitato che, anche durante la bella stagione, fosse vuoto).
Raggiungerlo è abbastanza semplice: o si percorre un sentiero partendo dall’Alpe di Motta, oppure da Madesimo, in alternativa si può scegliere di arrivare con la funicolare da Campodolcino. Il periodo adatto è la primavera quando il lago è visibile con l’acqua e quando ci si può immergere nella sua natura straordinaria.
Fonte: iStockLago Azzurro, specchio d’acqua di montagna in Lombardia
Lago della Vacca
Saliamo a 2358 di altitudine per arrivare al Lago della Vacca, specchio d’acqua posto nel comune di Breno nell’Alta valle del Caffaro in provincia di Brescia. Le acque che lo vanno a comporre derivano dalle precipitazioni e dallo scioglimento della neve, inoltre è dotato di una diga e viene utilizzato per produrre energia elettrica. Si può raggiungere a piedi oppure in mountain bike, una delle passeggiate permette di percorrere una distanza di otto chilometri partendo dal rifugio Bazena a cui si arriva in automobile.
Lago del Gleno
Nella provincia di Bergamo vi è un lago che cela nel suo passato anche una tragedia grandissima: si tratta del lago di Gleno. Dopo essere stato realizzato in maniera artificiale, nel 1923 gli argini della sua diga sono crollati andando a far perire ben 356 persone. Oggi la natura in quel luogo è magnifica rendendolo un vero e proprio gioiello della zona, un posto che vale la pena raggiungere per conoscere la sua storia e per ammirare il paesaggio, soprattutto in estate per lasciarsi ammaliare dai panorami circostanti.
Partendo da Pianezza si possono raggiungere i ruderi della diga abbastanza facilmente sia a piedi sia in bicicletta, ma viene segnalato che la seconda opzione potrebbe richiedere di portarla a mano per qualche tratto. Inoltre è importante sapere che durante l’inverno questo percorso è sconsigliato.
Il Bidet della contessa
Un nome davvero particolare per un luogo che è una pietra preziosa incastonate tra le montagne della Val di Mello, in provincia di Sondrio. Si tratta del Bidet della contessa, a cui arrivano le acque dei vicini ruscelli che si vanno a gettare nel bacino con delle favolose cascate: un luogo magico composto da massi e vegetazione e da un’acqua fredda e trasparente.
È a poco più di mille metri di altitudine ed è davvero uno spettacolo per gli occhi, che si raggiunge con una bella passeggiata partendo da San Martino. E la camminata, non troppo faticosa, sarà ripagata da un luogo di incomparabile bellezza, all’interno della Riserva Naturale Val di Mello. È importante sapere che l’accesso alla strada via Val di Mello è possibile solo a un massimo di 40 veicoli al giorno e che il pass ha un costo di 12 euro. A quanto pare, non ci dovrebbero essere problemi nel percorrere il sentiero in biciletta.
Fonte: iStockIl Bidet della Contessa è un lago di montagna in Lombardia
Il lago Gelt
A 2562 metri di altitudine, in provincia di Bergamo, c’è uno specchio d’acqua difficile da raggiungere ma di una bellezza davvero disarmante: è il Lago Gelt, che durante i mesi più freddi è ghiacciato e ha la forma inequivocabile e incredibile di un cuore (e non è l’unico lago ad avere questo perimetro così singolare). Una destinazione super romantica ma anche bellissima seppur impegnativa, basti sapere che il percorso si snoda per ben 28 chilometri e che si raggiunge partendo dal piccolo comune di Valbondione. Da vedere d’estate in tutta la sua romantica bellezza.
Lago Palù
In Valmalenco, a quota 1925 metri sorge il lago Palù, che si trova in provincia di Sondrio. Circondato da suggestive pinete, si estende con la sua forma allungata con a fare da sfondo le vette delle montagne. Arrivarci in estate non è particolarmente complicato: da località Barchi si impiegano circa 45 minuti, mentre con gli impianti di risalita da Chiesa in Valmalenco, una volta raggiunta Alpe Palù, con una camminata di pochi minuti. E il risultato lascerà senza fiato.
Questi sono alcuni dei laghi di montagna in Lombardia, perle da conoscere e visitare per una gita fuori porta, immersi nella natura: alcuni da raggiungere in automobile, altri a piedi con passeggiate o trekking o in biciletta.
Fonte: iStockLago Palù: specchio d’acqua in montagna in Lombardia
La Lombardia, terra di contrasti tra l’effervescente vita urbana di una metropoli come Milano, sempre in continuo movimento e in evoluzione, e la tranquillità delle sue vette montuose, è una regione che offre paesaggi straordinari e una moltitudine di attività da vivere sia d’inverno che d’estate.
Le montagne lombarde sono un autentico paradiso per gli appassionati di sport, natura e cultura, un angolo d’Italia che, con le sue infinite possibilità, soddisfa ogni desiderio, a prescindere dalla stagione. Scoprire dove andare in montagna in Lombardia significa immergersi in un mondo di bellezza naturale, tradizione e, soprattutto, esperienze che sanno regalare emozioni in ogni periodo dell’anno.
Ecco alcuni dei luoghi imperdibili da visitare per chi vuole conoscere dove andare in montagna in Lombardia, con le loro meraviglie da scoprire sia sotto il manto bianco della neve che sotto il caldo sole estivo.
Valchiavenna, rifugio tra storia e natura
La Valchiavenna, che si estende nella parte nord-occidentale della Lombardia, è una delle valli più suggestive della regione. Questo angolo incantato è perfetto per chi cerca una montagna ricca di storia e tradizione. In inverno, la Valchiavenna è famosa per le sue stazioni sciistiche, tra cui Madesimo, una delle località più apprezzate dagli sciatori esperti e dai principianti. Le piste sono ampie e ben preparate, con numerose opportunità anche per chi vuole praticare lo snowboard o il freestyle. Le suggestive vette innevate creano scenari mozzafiato, ideali per chi ama sciare immerso in un contesto naturale unico.
Ma la Valchiavenna non è solo una meta invernale. Durante l’estate, la valle si trasforma in un paradiso per gli amanti delle escursioni e delle passeggiate. Le montagne circostanti offrono numerosi sentieri che, con difficoltà variabili, permettono di esplorare luoghi come l’Alpe Motta o il Lago di San Giacomo. La bellezza della natura incontaminata si fonde con il fascino dei piccoli borghi, dove la tradizione locale è ancora ben viva. Non manca la possibilità di scoprire i numerosi antichi mulini e le chiese storiche che punteggiano la valle, testimoni di un passato ricco e affascinante.
Fonte: iStockI paesaggi della Valchiavenna
Valtellina, la regina di sport e relax
Famosa in tutto il mondo per i suoi vini pregiati e per l’eccellenza enogastronomica (pizzoccheri con casera filante, sciatt e bresaola vi dicono qualcosa?), la Valtellina è anche una meta ideale per chi ama la montagna. Durante l’inverno, le sue piste da sci, come quelle di Livigno e Bormio, sono tra le più rinomate d’Italia. Livigno è un vero e proprio paradiso per gli amanti dello sci, grazie alla vastità del comprensorio e alla qualità delle sue strutture. A Bormio, invece, oltre alla pratica degli sport invernali, si possono apprezzare le terme naturali, un’oasi di benessere dove rilassarsi dopo una giornata di sci.
In estate, la Valtellina offre un paesaggio completamente diverso ma altrettanto affascinante. I monti si trasformano in un’immensa palestra naturale per gli appassionati di trekking, mountain bike e arrampicata. Sentieri come quelli che portano al Passo dello Stelvio o alla Val di Rezzalo sono imperdibili per chi cerca di immergersi completamente nella natura.
Val Brembana, cuore delle Prealpi Lombarde
La Val Brembana, situata nell’area sud-occidentale della Lombardia, è una destinazione ideale per chi cerca una montagna un po’ più tranquilla e meno turistica, ma ugualmente affascinante. In inverno, le stazioni sciistiche di Foppolo e Carona offrono una varietà di piste adatte a tutti i livelli, ma con un’atmosfera decisamente più rilassata rispetto alle grandi località di montagna. Il contesto naturale, incorniciato da pini e abeti, rende ogni discesa un’esperienza unica, con panorami che spaziano dalle cime innevate ai piccoli paesini in basso.
Durante l’estate, la valle si trasforma in un’oasi di pace, perfetta per il trekking e per esplorazioni in bicicletta. La bellezza selvaggia del Parco delle Orobie è un invito a immergersi in un mondo di cascate, laghi alpini e boschi secolari. Luoghi come l’Alpe Arera e il Lago del Diavolo sono perfetti per escursioni giornaliere che permettono di scoprire panorami mozzafiato, da vivere con la calma e la tranquillità che solo una valle meno conosciuta può regalare.
Fonte: iStockI laghi e i monti della Val Brembana
Laghi e montagne dell’Alto Lario
Infine, l’Alto Lario, che si affaccia sul Lago di Como, è una zona che unisce la bellezza delle montagne con quella dei laghi. Durante l’inverno, le vette che circondano il lago offrono opportunità di sci nelle stazioni di Colico e Pian di Spagna, ma la vera magia di questa zona si rivela nei suoi laghi alpini, come il Lago di Mezzola e il Lago di Como. Le passeggiate nei boschi o lungo i sentieri che costeggiano il lago offrono un’esperienza unica di contatto con la natura. Ma non solo: i dintorni del Lago di Como sono perfetti per chi voglia fare una gita nei pittoreschi borghi che lo costeggiano, fermandosi anche a dgustare un risotto o una frittura di pesce di lago, freschissimo e succulento.
D’estate, il territorio è perfetto per le escursioni in montagna o per praticare sport acquatici come il kayak e la vela. In alternativa, ci si può rilassare sulla riva del lago, godendo della frescura dell’acqua e dei panorami spettacolari, dove le montagne si riflettono dolcemente nel blu del lago. È una meta ideale per chi cerca il contrasto tra il fascino delle vette e la serenità delle acque lacustri.
Gli appassionati di sci non vedono l’ora di rimettere gli scarponi ai piedi e di lanciarsi giù lungo le piste innevate. Attenzione, però, a non affollare tutti quanti gli stessi posti. Ecco perché abbiamo pensato di ricordarvi che in Italia ci sono stazioni sciistiche meno note e quindi anche meno affollate dove potere andare a saziare la vostra sete di sci. A pochi chilometri da Milano sono tantissime le località da raggiungere per una sciata anche in giornata. Ecco quali sono le più consigliate.
Le mete sciistiche della Lombardia
Le Alpi lombarde non hanno nulla da invidiare a quelle delle altre regioni del Nord Italia. Ora, poi, che si stanno preparando alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026, ci sono già delle grandi novità. Inoltre, per chi non scia ma vuole comunque trascorrere una vacanza in montagna, qui si trovano piccoli borghi, tante possibilità di fare attività extra sci e persino di scaldarsi nelle piscine di acque termali. Ecco dove andare a sciare in Lombardia d’inverno.
Inverno in Valtellina
È decisamente la zona più famosa della Lombardia dove andare a sciare. Bormio (dove si terrà il superG e la discesa libera maschile) e Livigno prima di tutto, ma anche Aprica, Santa Caterina Valfurva e Madesimo sono le mete invernali più rinomate della Valtellina. E poi ci sono quelle meno note, come Valmalenco, Cima Piazzi e Teglio che costituiscono comunque il Comprensorio Aprica e Corteno che comprende 50 chilometri di piste. A Bormio si può siare sulla mitica Stelvio, una delle piste da sci più iconiche e impegnative del mondo, famosa per il suo tracciato tecnico, le pendenze mozzafiato e la capacità di mettere alla prova anche i campioni più esperti. È stata inaugurata nel 1982 ed è diventata fin da subito famosa per aver ospitato due edizioni dei Campionati mondiali di sci alpino (1985 e 2005), due finali di Coppa del Mondo (1995 e 2008) e, dal 1993, è teatro della discesa libera maschile di Coppa del Mondo. Con una lunghezza di 3.442 metri e un dislivello di 1.023 metri, rappresenta una sfida unica che affascina e intimorisce al tempo stesso.
Sciare nelle Valli bergamasche
Qui si scia sulle Alpi Orobie, le stesse dell’Aprica, per intenderci, in quanto questa zona sciistica si trova appena sotto la Valtellina. Comprende più di 200 km di piste e, tra le località migliori dove trovare belle piste ma anche altre attività e divertimento, c’è il comprensorio sciistico Foppolo-Carona in Val Brembana, 22 km di piste e sette impianti di risalita che arrivano fino ai 2.130 metri di quota. Ci sono anche i Piani di Bobbio, 35 km di piste e otto impianti che portano a quasi 2mila metri e una moderna cabinovia che parte dal delizioso paese di Barzio per raggiungere altrettante piste di sci alpino, sci nordico, snowboard, fondo, telemark e anche bob e slittino. Ai Piani di Bobbio c’è la pista pià famosa, la Pista Cedrino, classificata come una pista nera, di circa un chilometro, quindi un tracciato dedicato agli sciatori più esperti. È una pista sicuramente molto tecnica e caratterizzata da una forte pendenza, aspetti che la rendono sicuramente una sfida interessante per gli amanti dello sci. Si trova sul versante Valtorta, che è meno affollato rispetto alle altre aree del comprensorio.
Le stazioni sciistiche di Como e Lecco
Siamo soliti associare questa zona lombarda al lago e alle attività legate al lungolago. Invece, le provincie di Como e di Lecco comprendono anche delle località di montagna dove è possibile andare a sciare, anche in giornata. Prendete la Valsassina, per esempio, e le montagne del Lago di Como, molto comode per chi arriva da Milano – da cui partono i “bus della neve” – o dalle città del Nord. Qui ci sono stazioni sciistiche come Bobbio, Artavaggio, Piani d’Erna, Pian delle Betulle, anche detto Ultimo Paradiso, un luogo isolato e tranquillo, dove la natura è sempre stata rispettata e conservata, con il suo laghetto alpino, la caratteristica chiesetta degli Alpini e le piccole casette armonicamente integrate nel paesaggio, e la località di Valtorta, sul versante bergamasco. Il comprensorio di Bobbio & Valtorta comprende 35 km di piste per lo sci alpino ed è particolarmente adatto alle famiglie, la maggior parte delle piste sono infatti adatte anche agli sciatori principianti. Quest’inverno peraltro c’è una nuova area per i bob.
Le piste della montagna bresciana
Anche Brescia e provincia sono famose più per altre attrattive che non per lo sci, tanto da essere il secondo polo turistico della Lombardia grazie ai laghi Garda, Iseo e Idro, all’offerta culturale, a tre siti Unesco e anche all’enogastronomia, con l’area del Franciacorta. Eppure, la montagna bresciana, con le sue tre valli, Camonica, Sabbia e Trompia, ha anche un aspetto invernale non da poco, specie per le famiglie, con sette comprensori sciistici che partono dai mille metri fino ad arrivare ai 3.000 del ghiacciaio Presena. Ci sono località come Ponte di Legno – la più famosa, forse – nel comprensorio Pontedilegno-Tonale o come Gaver e Bagolino o ancora Maniva mentre in Val Palot, i bambini dai 6 ai 10 anni possono sciare per tre giorni con skipass e maestro gratis.
I Piani di Bobbio sono una delle destinazioni più apprezzate della Lombardia per gli amanti della montagna, un luogo che affascina ogni anno migliaia di visitatori per la sua posizione strategica e la varietà di attività che offre. Situata nel cuore della Valle di Valsassina, ai piedi delle Grigne, questa località è famosa per il comprensorio sciistico e per le sue piste da sci, ma è altrettanto nota per la vasta gamma di esperienze che si possono vivere anche senza sciare.
In effetti, non è necessario indossare gli sci per godere della bellezza di questi luoghi. Se siete alla ricerca di un’opportunità per immergervi nella natura incontaminata, i Piani di Bobbio offrono molteplici alternative pensate proprio per chi preferisce trascorrere il tempo in modo più tranquillo. Dalle passeggiate sulla neve alle escursioni con le ciaspole, passando per momenti di relax nei rifugi tipici della zona, questa località è ideale anche per famiglie, escursionisti, e per chiunque voglia semplicemente respirare aria fresca, lontano dal trambusto quotidiano.
Ciaspolate nei boschi innevati
Una delle attività più affascinanti da fare ai Piani di Bobbio senza sciare è ciaspolare. La montagna innevata diventa il teatro perfetto per escursioni con le ciaspole, una pratica che permette di immergersi nella bellezza dei boschi senza lo stress degli sci. Il percorso più famoso parte da Baiedo, una frazione di Pasturo, e conduce alla chiesetta di San Calimero. Questa escursione è adatta a tutti, con un itinerario di difficoltà media che si snoda tra i boschi di faggi e conifere.
In alternativa, per chi cerca un’esperienza più completa, è possibile intraprendere percorsi che conducono ai rifugi, come il rifugio Riva o il rifugio Sassi Castelli. Entrambi i rifugi sono facilmente raggiungibili dai Piani di Bobbio e offrono escursioni con le ciaspole anche per principianti. Gli itinerari sono ben segnalati e permettono di esplorare le montagne in tutta sicurezza, mentre si può godere di panorami mozzafiato.
Se non si è mai provato a camminare con le ciaspole, ai Piani di Bobbio è inoltre possibile noleggiare tutta l’attrezzatura necessaria. Gli itinerari più facili sono perfetti per chi è alle prime armi o per chi vuole portare i bambini a vivere la neve. Un percorso molto apprezzato è quello che conduce all’ex Albergo Pequeno, un hotel dismesso degli anni ’60. Si tratta di un tragitto pianeggiante, con solo 130 metri di dislivello, che offre la possibilità di fare un’esperienza piacevole e rilassante sulla neve, senza troppa fatica.
Escursioni notturne
Per chi desidera vivere un’esperienza unica e affascinante, un’escursione notturna con le ciaspole è un’opzione imperdibile. Una delle più suggestive è quella in Val Biandino, che porta al rifugio Madonna della neve di Introbio. L’itinerario si sviluppa su un anello di 3 km con un dislivello di 140 metri, ideale per chi cerca tranquillità e bellezza in un paesaggio incontaminato.
Le escursioni notturne sono particolarmente spettacolari nelle serate di luna piena o sotto un cielo stellato, quando il paesaggio innevato assume un’atmosfera magica. Questa attività, che non richiede esperienze precedenti, è un’opportunità per godere della montagna da una prospettiva diversa.
Rilassarsi nei rifugi montani
Anche senza sciare, i rifugi sono una tappa obbligata per chi visita i Piani di Bobbio. Oltre a essere luoghi perfetti per una pausa durante una ciaspolata, i rifugi offrono un’accoglienza calorosa, pranzi e cene tipiche della montagna. Polenta, formaggi locali e piatti rustici sono solo alcune delle prelibatezze che si possono assaporare.
Fonte: iStockUn gustoso piatto di polenta al formaggio
Il rifugio Sassi Castelli, ad esempio, è raggiungibile facilmente dai Piani di Bobbio, sia a piedi che con la funivia da Moggio. Qui è possibile fare una pausa e godere della tranquillità del paesaggio montano, gustando piatti tipici preparati con ingredienti freschi e locali.
Birdwatching e natura
I Piani di Bobbio, grazie alla loro posizione privilegiata, sono un punto di osservazione ideale per gli amanti della natura e del birdwatching. Durante le escursioni, è possibile ammirare la fauna locale e, con un po’ di fortuna, avvistare alcune specie di uccelli tipiche della zona. La biodiversità della montagna rende ogni passeggiata un’opportunità unica per entrare in contatto con la natura e osservare la vita che popola questi luoghi anche durante l’inverno.
Centri benessere e strutture termali
Se dopo una giornata di cammino sulla neve desideri un po’ di relax, i dintorni dei Piani di Bobbio offrono diversi centri benessere dove è possibile concedersi un trattamento rigenerante. Le strutture termali locali sono perfette per combattere il freddo invernale e rigenerarsi con massaggi, saune e bagni caldi. Un’ottima opzione per chi cerca un po’ di riposo e benessere in mezzo alla natura.