C’è un treno che, almeno per una sera, non porta semplicemente a destinazione, ma fa viaggiare indietro nel tempo. Sabato 1° agosto parte il Tempus Express, il convoglio storico composto dalle iconiche carrozze “Centoporte” degli Anni Trenta che accompagnerà i passeggeri fino a Gemona del Friuli, dove le lancette sembreranno fermarsi al Medioevo: tra cavalieri, dame, giullari, sputafuoco, taverne e spettacolari giochi di fuoco, la città si trasforma ancora una volta nel palcoscenico del Tempus est Jocundum, una delle rievocazioni storiche più affascinanti del Friuli Venezia Giulia.
Organizzato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con FS Treni Turistici Italiani, ecco perché è un’occasione speciale per vivere un’esperienza diversa dal solito, in cui anche il viaggio serale a bordo del treno storico diventa parte integrante dello spettacolo.
Il viaggio in treno storico verso il Medioevo
Organizzato in occasione della 34ª edizione della rievocazione storica Tempus est Jocundum che ogni estate anima Gemona del Friuli, il Tempus Express permette di vivere un’esperienza d’altri tempi già durante il viaggio. A bordo delle storiche carrozze “Centoporte” si può riscoprire il fascino della ferrovia di un tempo, con interni d’epoca e un ritmo lento che invita ad ammirare il paesaggio. Il viaggio in treno diventa così parte dell’esperienza, prima ancora di raggiungere la festa medievale.
iStockIl paesaggio di Gemona del Friuli
Il programma è già definito: si parte da Trieste Centrale alle ore 16:00, con fermate a Monfalcone, Gorizia Centrale e Udine, e si raggiunge Gemona del Friuli alle 18:20, pronti per tuffarsi nelle atmosfere medievali della festa. Per facilitare l’accesso alla manifestazione sarà disponibile gratuitamente, esclusivamente per i passeggeri del treno storico, un servizio navetta dedicato dalla stazione fino a Porta Udine. Una volta conclusa l’esperienza, il ritorno è previsto alle ore 22:00 da Gemona.
Chi vuole approfittare delle ultime ore di chiaro estivo per esplorare Gemona e i suoi dintorni in bici, può farlo trasportando gratuitamente i propri mezzi sul treno: il Tempus Express dispone infatti di un apposito bagagliaio attrezzato per il trasporto delle biciclette, senza costi aggiuntivi, fino a esaurimento dei posti disponibili.
La festa Tempus est Jocundum di Gemona
Per un intero weekend, il primo di agosto 2026, Gemona del Friuli abbandona i ritmi della modernità e torna indietro di diversi secoli. Per l’occasione, le vie del centro si popolano di dame, cavalieri, giullari, musici, sputafuoco, cartomanti e saltimbanchi, mentre le tradizionali taverne medievali propongono piatti ispirati alla cucina dell’epoca e bevande da gustare passeggiando tra vicoli e piazze.
Attraversando le vie del centro storico si assiste così a dimostrazioni di antichi mestieri, combattimenti in armatura, esibizioni di falconeria e spettacoli itineranti che coinvolgono il pubblico.
Uno dei momenti più attesi della manifestazione è lo spettacolo dei fuochi pirotecnici a cascata dalla torre campanaria del Duomo, che ogni sera inaugura ufficialmente la festa regalando uno scenario davvero suggestivo.
Il viaggio di sola andata e/o ritorno sul Tempus Express costa 5 euro per gli adulti e 2,5 euro per i ragazzi dai 4 ai 12 anni non compiuti, mentre è gratis per i bambini fino a 4 anni non compiuti.
I biglietti sono acquistabili attraverso tutti i canali Trenitalia, comprese biglietterie di stazione, self-service, agenzie abilitate e online.
Uno dei treni storici più speciali della primavera è pronto a ripartire per offrire un viaggio suggestivo nei paesaggi naturali del Friuli-Venezia Giulia in cui crescono spontanee le numerose specie di variopinte orchidee locali.
Organizzato da Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e FS Treni Turistici Italiani, il viaggio in treno storico parte da Pordenone il 24 maggio 2026 e raggiunge il borgo di Osoppo e la sua fortezza, che ospitano anche quest’anno la Festa delle Orchidee: un appuntamento imperdibile per gli amanti delle fioriture primaverili e per tutti coloro che vorrebbero scoprire luoghi autentici e lontani dalla folla, dove la vita quotidiana è ancora guidata dai ritmi della natura.
Il 17 maggio 2026 il Friuli-Venezia Giulia torna a celebrare il fascino del viaggio lento con il “Treno dei Giardini”, un itinerario ferroviario storico che unirà Trieste e Sacile al cospetto di paesaggi ricchi di storia, natura e tradizioni enogastronomiche. L’iniziativa, organizzata dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia insieme a FS Treni Turistici Italiani, propone un’immersione nel patrimonio culturale e paesaggistico del territorio, a bordo di un autentico treno storico a vapore.
Il convoglio sarà composto da una locomotiva a vapore, dalle celebri carrozze anni Trenta “Centoporte”, simbolo dell’età d’oro della ferrovia italiana, e dal tradizionale bagagliaio d’epoca, che contribuisce a ricreare l’atmosfera dei viaggi ferroviari del Novecento. Fin dalla partenza, il viaggio si trasforma in un’esperienza evocativa, capace di riportare i passeggeri indietro nel tempo grazie al ritmo lento del treno, al suono della locomotiva e al fascino senza tempo delle carrozze storiche.
Un itinerario nel cuore del “Giardino della Serenissima”
Il Treno dei Giardini percorre un’area del Friuli-Venezia Giulia spesso definita “Giardino della Serenissima”, un territorio che nei secoli ha unito la propria identità con quella della Repubblica di Venezia, dove il paesaggio alterna vigneti, corsi d’acqua, borghi storici e dimore nobiliari, per un colpo d’occhio davvero suggestivo durante la primavera.
L’iniziativa nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare tali ricchezze naturali ed enologiche grazie a una forma di turismo sostenibile e culturale: il viaggio ferroviario diventa, così, un modo per riscoprire il territorio con tempi più lenti, lasciandosi guidare dai colori della campagna friulana e dai profumi dei fiori e del vino che caratterizzano questa zona della regione.
Il percorso tra Trieste e Sacile permette inoltre di osservare scorci diversi del Friuli-Venezia Giulia, passando da aree urbane a paesaggi rurali che raccontano tradizioni agricole ancora radicate.
La visita a Sacile e l’esperienza enologica
iStockScorcio panoramico di Sacile
Uno degli aspetti più apprezzati dell’esperienza è il programma di visite incluso nel biglietto ferroviario. I possessori del titolo di viaggio potranno infatti partecipare senza costi aggiuntivi alla visita guidata di Sacile, cittadina elegante e raffinata spesso soprannominata “Giardino della Serenissima” per i suoi canali, i palazzi storici e le atmosfere veneziane che ancora oggi caratterizzano il centro urbano.
Sacile conserva un forte legame con la propria storia mercantile e con l’influenza veneziana, evidente nelle architetture e nella struttura urbana attraversata dal fiume Livenza dove portici, piazze e antiche dimore raccontano secoli di storia.
L’esperienza proseguirà poi con la visita e degustazione presso la Tenuta Vistorta, una delle realtà vitivinicole più note del territorio: il legame tra vino, paesaggio e tradizione è infatti uno degli elementi centrali dell’intero progetto turistico.
La visita permette di entrare in contatto con un patrimonio agricolo che nel corso degli anni ha contribuito a definire l’identità del Friuli-Venezia Giulia, regione sempre più apprezzata anche a livello internazionale per la qualità della sua produzione vinicola.
Biglietti e tariffe del Treno dei Giardini 2026
Le tariffe previste per il Treno dei Giardini 2026 sono promozionali e fisse, indipendenti dalla distanza percorsa. Il biglietto andata e ritorno per gli adulti ha un costo di 15 euro, mentre la tariffa per una sola tratta è di 7,50 euro. Per i bambini dai 4 ai 12 anni il prezzo dell’andata e ritorno è di 7,50 euro, invece i bambini da 0 a 4 anni viaggiano gratis.
Nel prezzo del biglietto sono incluse anche le attività organizzate durante la giornata, come la visita guidata di Sacile e la degustazione presso la Tenuta Vistorta. C’è la possibilità di portare gratuitamente a bordo la propria bici inserendola nell’apposito bagagliaio attrezzato.
Sesto al Reghena, incastonato nella pianura friulana in provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, è uno di quei luoghi che sorprendono per la loro armonia tra storia, spiritualità e paesaggio.
Il borgo è stato premiato durante la seconda edizione del Premio “Livio Scattolini” de I Borghi più belli d’Italia nella categoria “Borgo Attrattivo” che valorizza i comuni che sviluppano progetti innovativi per contrastare lo spopolamento e rafforzare l’identità locale. Il riconoscimento è stato assegnato a Corinaldo (AN) il 18 aprile 2026, sottolineando il ruolo virtuoso del borgo friulano.
Questo borgo deve la sua fama soprattutto alla presenza dell’antica Abbazia di Santa Maria in Sylvis, uno dei complessi monastici più importanti dell’Italia nord-orientale.
Cosa vedere a Sesto al Reghena
Il cuore del borgo, inserito tra i più belli d’Italia, è senza dubbio l’Abbazia di Santa Maria in Sylvis fondata nella prima metà del VIII secolo. Dell’antico complesso benedettino (di origine alto medievale) oggi si può ammirare:
la basilica, in forma romanico-bizantina, decorata da uno straordinario ciclo di affreschi del Trecento (attribuiti alla scuola di Giotto)
la torre d’ingresso della fine del ‘400 – Torre Grimani
la residenza dell’abate – oggi Municipio
la cancelleria abbaziale
la canonica
la cripta con l’urna di Santa Anastasia, la Pietà e l’Annunciazione
un’esposizione di reperti e sculture dall’epoca romana fino al Medioevo
il parco abbaziale.
Intorno all’abbazia si sviluppa l’affascinante centro storico, caratterizzato da case in pietra, portici e piccole piazze – cuore del centro è Piazza Castello – che invitano a una passeggiata lenta e contemplativa.
Nel borgo medievale di Sesto al Reghena, da non perdere anche le aree lungo il fiume Reghena, dove la natura si intreccia con la storia e offre scorci fotografici particolarmente suggestivi.
iStockL’abbazia medievale di Sesto al Reghena
I Molini di Stalis e il legame con l’acqua
Sesto al Reghena vanta di una forte tradizione legata all’acqua e alla macinazione grazie alla presenza storica di numerosi mulini ad acqua.
I Molini di Stalis – lungo il fiume Lemene – rappresentano infatti una parte fondamentale dell’identità del territorio e sono testimoni di una storia molto legata al potere benedettino dell’Abbazia di Santa Maria di Sesto (con testimonianze che risalgono al Medioevo).
Ancora oggi, lungo le rive, è possibile ammirare i Molini – recentemente restaurati – che richiamano quell’antico sistema produttivo, in cui l’acqua era energia per la comunità.
I mulini raccontano una storia di lavoro e tradizione contadina che hanno modellato il borgo e la zona nei secoli. Questo legame con l’acqua rende Sesto al Reghena unico nel panorama friulano, offrendo un’esperienza tra natura e paesaggio che unisce memoria storica e suggestione ambientale.
Dove si trova Sesto al Reghena e come raggiungerlo
Sesto al Reghena si trova in Friuli-Venezia Giulia, in provincia di Pordenone, nella bassa pianura friulana vicino al confine con il Veneto. È raggiungibile in auto tramite A28 (uscita Sesto al Reghena) dallo svincolo di Portogruaro.
La stazione ferroviaria più comoda è Portogruaro-Caorle (linea Venezia-Trieste), da cui partono autobus e taxi. Gli aeroporti di Venezia e Trieste sono i più comodi per i visitatori.
La posizione del borgo permette di organizzare sia visite giornaliere sia soggiorni più lunghi nel territorio circostante.
I viaggi in treno oggi rappresentano un modo diverso di viaggiare, lontano dalla fretta e vicino alla meraviglia. Salire a bordo del Treno storico delle Fortezze 2026, in programma il 10 maggio2026, e lasciarsi trasportare tra alcune delle architetture difensive più affascinanti del Friuli Venezia Giulia è un’esperienza che unisce il fascino vintage del convoglio storico a trazione elettrica con un itinerario culturale sorprendente tra Sacile, Gorizia e Gradisca d’Isonzo.
L’iniziativa si presenta come una vera giornata immersiva tra storia, ingegneria e paesaggi. Il progetto ruota attorno al percorso divulgativo “La Meccanica delle Fortezze”, un racconto originale che mette in scena tre grandi menti del passato: Giulio Savorgnan, Leonardo da Vinci ed Edmond Halley. Tre nomi che diventano guide ideali per comprendere le soluzioni tecniche adottate nella costruzione delle fortificazioni di Palmanova, Gradisca e Gorizia.
Dal Castello di Gorizia alla Fortezza di Gradisca
La mattina il treno storico raggiunge Gorizia Centrale alle 11:10, dove è previsto il transfer in navetta incluso verso Borgo Castello. Da qui parte una visita guidata al Castello di Gorizia dalle 11:30 alle 13:00. Qui, dunque, entra in scena Edmond Halley, l’astronomo inglese reso celebre dalla cometa che porta il suo nome. In pochi sanno che Halley soggiornò a Gorizia e contribuì al rafforzamento delle mura del castello, progettando il “nuovo Bastione” e parte delle difese verso Castagnevizza.
Dopo la visita, il programma per i passeggeri di questo straordinario viaggio in treno prevede la pausa pranzo libera in città dalle 13:00 alle 14:00, ideale per concedersi un pranzo tipico o un caffè nel centro elegante di Gorizia. Nel pomeriggio si riparte in treno alle 14:45 verso Redipuglia, con arrivo alle 15:02. Da lì una navetta accompagna i passeggeri a Gradisca d’Isonzo, dove dalle 15:15 alle 17:15 si visita la Fortezza. Qui il protagonista simbolico è Leonardo da Vinci, che nel 1500 fu inviato dalla Repubblica di Venezia ai confini orientali per studiare sistemi difensivi contro le invasioni ottomane. Il territorio dell’Isonzo e la conca di Gradisca ispirarono idee strategiche legate all’ingegneria idraulica e militare.
La tappa dedicata a Giulio Savorgnan e Palmanova non prevede una fermata fisica nel programma del treno, ma è inserita come parte del percorso narrativo e multimediale “La Meccanica delle Fortezze”.
Orari, prezzi e info utili per prenotare
Il treno parte da Sacile alle 09:35, con fermate a Pordenone (09:49), Casarsa (10:04), Codroipo (10:15) e Udine (10:37) prima di arrivare a Gorizia. Il ritorno parte da Redipuglia alle 17:42, con arrivo a Sacile alle 20:00.
Le tariffe di andata e ritorno sono le seguenti: 10 euro per gli adulti, 5 euro per i ragazzi tra i 4 e i 12 anni non compiuti, gratis senza posto riservato per i bambini fino ai 4 anni non compiuti. È possibile acquistare anche la sola tratta semplice: 5 euro per gli adulti e 2,50 euro per i ragazzi.
I biglietti sono disponibili tramite tutti i canali Trenitalia: sito ufficiale, biglietterie, self-service e agenzie abilitate, mentre le visite guidate e le navette TPL FVG sono incluse senza costi aggiuntivi per chi possiede il biglietto del treno storico.
Extra molto apprezzato: è possibile portare gratuitamente la bicicletta, fino a esaurimento posti nel bagagliaio attrezzato. Per chi cerca una gita originale, culturalmente ricca e con un’estetica da film europeo, questo treno storico è una chicca assoluta. Un solo consiglio: arrivare puntuali, i binari della storia non aspettano nessuno.
Adagiato tra le montagne della Val Colvera, in quella porzione autentica e ancora poco raccontata del Friuli-Venezia Giulia, il piccolo borgo gioiello di Poffabro è custode di una dimensione sospesa, dove il tempo rallenta e ogni pietra pare avere memoria.
Non è un caso che venga chiamato “Presepe tra i presepi”, definizione poetica che racconta bene l’incanto che si prova passeggiando tra i suoi vicoli. Inserito nel 2002, primo borgo del Friuli, tra i Borghi più belli d’Italia, ha aggiunto un altro importante riconoscimento alla propria identità: nel 2026 è stato nominato “Borgo Innovativo” nella seconda edizione del Premio Livio Scattolini, che valorizza i centri capaci di distinguersi per innovazione, sostenibilità, attrattività e visione contemporanea.
Incorniciato dalle Prealpi Carniche e immerso in una natura dove ritrovare il contatto con sé stessi, il borgo accoglie con una bellezza schietta, disegnata da case in pietra viva, balconi in legno, corti raccolte e silenzi che hanno un qualcosa di meditativo. Il suo fascino nasce da una sorprendente armonia di dettagli: archi in sasso, ballatoi sospesi, scale consumate dal tempo, filari di abitazioni cinquecentesche che sembrano crescere dalla montagna stessa.
Ancora, è anche un luogo segnato dalla storia: la valle venne attraversata già in epoca romana da un’importante via di passaggio che collegava Julia Concordia ai territori del nord, oltre le Alpi, e la parrocchia compare tra i beni del vescovo di Concordia già nell’XI secolo, mentre nel 1339 emerge una delle prime citazioni documentate di Prafabrorum, antico nome del paese.
Un altro passaggio importante arriva poi nel 1810, quando un decreto napoleonico sancisce l’ingresso di Poffabro come frazione di Frisanco.
In occasione del ponte del 25 aprile, il Friuli Venezia Giulia si trasforma in un grande itinerario culturale diffuso grazie alla quarta edizione del Festival delle Dimore Storiche. L’iniziativa, in programma il 25 e 26 aprile, rappresenta un’opportunità rara per attraversare secoli di storia entrando in luoghi di solito chiusi al pubblico, custodi di architetture, tradizioni e vicende familiari.
Promosso dalla sezione regionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, il Festival coinvolge quest’anno ventitré residenze private distribuite su tutto il territorio: dalle colline alle pianure, dai borghi rurali ai centri urbani, l’evento si configura come un racconto corale che unisce identità locali e patrimonio culturale e offre una prospettiva inedita sul passato e sul presente della regione.
Le dimore aperte tra storie e architetture
Il cuore del Festival è rappresentato dalle dimore storiche, ognuna con la propria identità e il proprio patrimonio. La provincia di Udine concentra il maggior numero di aperture, con diciotto residenze che spaziano da case fortificate a ville nobiliari, passando per palazzi urbani di grande valore storico e artistico. Tra queste spiccano Casa Asquini a Fagagna, Palazzo Orgnani a Udine e Villa de Claricini Dornpacher a Bottenicco di Moimacco, esempi significativi di un patrimonio architettonico diffuso e stratificato.
Anche il territorio goriziano partecipa con tre dimore, tra cui Villa Attems a Lucinico e Villa del Torre a Romans d’Isonzo, mentre la provincia di Pordenone completa il quadro con due residenze di grande fascino, come Palazzo Scolari Salice a Polcenigo.
Ufficio Stampa – ReportageIl 25 e 26 aprile 2026 torna il Festival delle Dimore Storiche in Friuli Venezia Giulia
L’esperienza della visita
Uno degli elementi distintivi del Festival è la modalità di visita: infatti, le dimore non vengono “semplicemente aperte”, ma raccontate direttamente dai proprietari, che accompagnano i visitatori in un percorso fatto di aneddoti, documenti e memorie tramandate nel tempo.
Entrare in queste residenze significa quindi scoprire ambienti vissuti, spesso ancora abitati, dove ogni dettaglio contribuisce a costruire una narrazione complessa. Le dimore diventano così spazi vivi, legati al territorio e alle comunità, e propongono una chiave di lettura privilegiata per comprendere il ruolo della proprietà privata nella conservazione del patrimonio culturale.
Ma non è tutto: accanto alle visite guidate, il Festival vede un ricco calendario di iniziative collaterali quali eventi culturali, momenti musicali e appuntamenti dedicati all’enogastronomia locale, attività che, oltre agli edifici, contribuiscono a valorizzare anche il contesto in cui si inseriscono, mettendo in luce le eccellenze del territorio.
Valorizzazione e sostenibilità del patrimonio privato
Il Festival delle Dimore Storiche si conferma come uno degli appuntamenti più rilevanti a livello nazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale privato: l’iniziativa non si limita a promuovere la conoscenza delle residenze, ma sottolinea anche il ruolo fondamentale dei proprietari nella tutela e nella trasmissione di cotanto patrimonio.
La partecipazione alle visite avviene previa donazione libera, con un contributo minimo di dieci euro, destinato a sostenere i progetti di valorizzazione turistica promossi dall’associazione. L’ingresso gratuito per alcune categorie, tra cui minorenni accompagnati e persone con Disability Card, testimonia la volontà di rendere l’evento il più inclusivo possibile.
Per il programma dettagliato degli eventi e gli orari di apertura delle singole dimore, visitate il sito ufficiale Festdsfvg.it.
La campagna verde, i prati fioriti, i bei borghi di provincia baciati dal primo sole. A volte, viaggiando in primavera, il rischio è quello di ridurre tutto a una cartolina o a una foto da postare sui social, e pazienza se poi si finisce per riprodurre sempre gli stessi luoghi, frequentare gli stessi circuiti, finire nel solco tracciato dalla massa. Per fortuna, però, il nostro Paese offre una varietà enorme di possibilità di scoperta: bastano pochi chilometri fuori dalle rotte più frequentate per ritrovarsi in territori che sembrano riservare la loro bellezza migliore a chi ha il fiuto, le indicazioni e l’astuzia di cercarla.
È un assunto che vale per ogni stagione, ma per la primavera a maggior ragione. Se da una parte infatti ci sono gettonatissime aree di alcune regioni che vedono la stagione turistica risvegliarsi tutta insieme, immediatamente al loro fianco se ne trovano altre altrettanto belle, ma assai meno frequentate. I frutteti in fiore sulle colline del Roero in Piemonte sono all’altezza dei filari di noccioli delle Langhe. In Friuli primavera vuol dire orchidee selvatiche nei prati d’alta quota delle Valli del Natisone. In Toscana la Val d’Orcia e la Maremma offrono cartoline bellissime, ma la Lunigiana, a nord della regione, non ha niente da invidiare. In Puglia e in Sicilia, invece, la natura si accende di colori nella Murgia e sulle alture dei monti Iblei.
Toscana: primavera in Lunigiana
La Lunigiana è un gioiello nascosto tra la Toscana settentrionale e la Liguria di Levante, un territorio storico che trae il suo nome dall’antica e potente città romana di Luni, di cui oggi rimangono alcuni resti archeologici.
Oggi, però, quando si parla di Lunigiana ci si riferisce soprattutto ai territori che si estendono attorno al bacino del fiume Magra, principalmente in provincia di Massa, in Toscana. Dotata di minor richiamo rispetto alla più nota Val d’Orcia o ai tanti borghi che punteggiano la parte meridionale della regione, la Lunigiana coniuga lo scenografico impatto dell’arco appenninico e delle vette delle Alpi Apuane, le prime verdi, le altre più aspre, a borghi medievali in pietra grandi, piccoli e piccolissimi, dove davvero, come vuole quello che ormai è diventato un luogo comune, il tempo si è fermato.
Lorenzo CalamaiVista delle Alpi Apuane dalla Lunigiana
La primavera è il momento ideale per esplorarla perché i boschi che ne coprono le colline tornano a tingersi di verde. Si passa dal trekking alle visite culturali, dalle passeggiate nei vicoli di minuscole borgate all’esplorazioni delle torri dei castelli che ne caratterizzano il variegato territorio.
Da Pontremoli, centro principale della zona e sua ideale porta d’ingresso, ci si spinge verso Bagnone, considerato uno dei borghi più pittoreschi della Lunigiana, caratterizzato da un porticato quattrocentesco e dal castello che domina l’abitato. Il paese è attraversato dal torrente omonimo, capace di creare scorci suggestivi.
A Montereggio, piccola frazione di Mulazzo, si scopre la storia del cosiddetto paese dei librai, tradizione secolare del borgo, che nei suoi dintorni offre anche la possibilità di facili quanto spettacolari trekking nei boschi di castagni, alla ricerca di antiche rovine di mulini abbandonati.
L’eleganza di Fivizzano, l’imponenza della Fortezza di Verrucola e l’austerità della Pieve romanica di Sorano a Filattiera sono invece tra le attrazioni preferite da chi ama l’architettura.
Friuli: primavera nelle Valli del Natisone
Nelle poco conosciute Valli del Natisone, nel Friuli orientale che confina con la Slovenia, si trova un angolo di natura che in primavera diventa semplicemente straordinario.
Il percorso botanico Prati di Tribil è infatti un anello da percorrere a piedi che si sviluppa nel comune di Stregna, meno di 400 abitanti al confine con la Slovenia. Poco più di otto chilometri, con un dislivello altimetrico di circa 300 metri, che attraversa un ambiente montano dove, a fare da contrafforte ai fitti e imponenti boschi, si aprono ampissimi prati che conservano valori naturalistici di grande interesse e numerose specie protette.
Quel che rende questo luogo speciale è la biodiversità di queste ampie aree prative: in pochi metri quadrati l’area è capace di ospitare 70 specie vegetali, tra cui fiori rari come il Narcissus radiiflorus, specie di narciso inserita nella lista delle specie protette dalla Convenzione di Berna. Le orchidee selvatiche qui crescono in libertà, con oltre quindici diverse specie presenti lungo il sentiero botanico, insieme a fioriture colorate che rendono il colpo d’occhio memorabile.
L’escursione ai Prati di Tribil è la punta di diamante di un territorio poco noto, ma che ha molto da offrire, a partire da Cividale del Friuli, sorta di capoluogo delle Valli e al tempo stesso porta d’accesso alle medesime. Un territorio di confine dalla scarsa densità abitativa, ma con piccole borgate diffuse ovunque. Numerose escursioni portano alla scoperta di vette come quella del Monte Kolovrat, dove rimangono imperiture testimonianze delle battaglie della Prima guerra mondiale, mentre a valle si può pedalare lungo il corso del fiume Natisone.
Da non perdere una visita alla grotta di San Giovanni d’Antro, uno scenografico complesso ipogeo con una chiesa costruita all’interno della roccia.
Il Roero è l’altra faccia delle Langhe: separato da esse dal fiume Tanaro, meno conosciuto ma altrettanto affascinante, accoglie il visitatore con i suoi dolci rilievi, i rigogliosi boschi, ma anche vigneti storici e borghi autentici. Un territorio che pian piano sta riuscendo ad emergere dal cono d’ombra del ben più celebre vicino, con il quale peraltro condivide il riconoscimento UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.
La primavera sulle colline del Roero regala un colpo d’occhio difficile da eguagliare: è questa la stagione, infatti, dei frutteti in fiore, che colorano il paesaggio di bianco e rosa. I panorami abbracciano le immancabili vigne, che con i loro filari caratterizzano la vista, i boschi e i piccoli borghi.
La porzione centrale del Roero è caratterizzata dalle Rocche, un fenomeno geologico di erosione che nel Medioevo veniva sfruttato come ostacolo difensivo per proteggere i borghi nati sul crinale dei rilievi. In pratica, un susseguirsi di dirupi e pareti di roccia che spuntano tra la vegetazione, su cui si stagliano torri e castelli incuranti del baratro.
Oggi i borghi di sommità si sono riuniti per dare vite all’Ecomuseo delle Rocche, un museo a cielo aperto caratterizzato da una fitta rete di sentieri tematici per scoprire questo ambiente unico. In primavera peschi, ciliegi e albicocchi sbocciano in sequenza lungo i percorsi della rete escursionistica dell’Ecomuseo.
Ovviamente il turismo enogastronomico rappresenta uno dei principali motivi di attrazione: i vini del Roero accompagnano degnamente ogni pausa tra un’escursione e la visita di un borgo storico.
iStockFilari di viti nel Roero, in Piemonte
Sicilia: primavera sui monti Iblei
Chi conosce l’angolo sudorientale della Sicilia ne ricorderà il bel mare, le tante spiagge, l’elegante architettura barocca di Noto e Ragusa. Eppure c’è altro da scoprire, come l’altopiano dei monti Iblei, catena montuosa che caratterizza l’area e la cui cima più alta, il Monte Lauro, raggiunge 986 metri di quota.
Alle pendici del Lauro si trova Buccheri, borgo riconosciuto tra i più belli d’Italia. Dall’abitato si gode di una bella vista sull’Etna, ma anche il colpo d’occhio sulla cittadina stessa non delude: il piccolo skyline è dominato dal campanile della chiesa barocca di Sant’Antonio Abate.
Poco fuori ci sono i resti del castello che diede origine all’insediamento, oltre ad aree naturali ideali per escursioni alla scoperta del territorio come le Gole della Stretta, un piccolo canyon scavato dall’acqua, e il Bosco della Contessa, parco escursionistico che a primavera dà il meglio di sé, con fioriture selvatiche e panorami su tutto l’altopiano.
iStockLa cittadina di Buccheri
A Cavagrande del Cassibile, una grande gola scavata dal fiume, ci si immerge in un paradiso selvaggio: ripidi sentieri portano dall’altopiano giù verso il fiume, in una natura selvaggia abbellita dal rosa e dal bianco dei fiori di oleandro, raggiungendo cascatelle nascoste e piscine naturali.
Dello stesso registro la scoperta della maestosa necropoli di Pantalica, patrimonio UNESCO, nella valle dell’Anapo, fiume che da millenni scava il territorio ibleo e che dal periodo preistorico a quello bizantino è stato utilizzato per la sepoltura cerimoniale. Un dedalo di sentieri sospesi tra storia e natura, con grotte scavate nella roccia e panorami mozzafiato sulla gola, permette di esplorare questo territorio unico, che in primavera è caratterizzato da una natura rigogliosa e da un clima mite, ideale per le escursioni.
Puglia: primavera nel Parco Terra delle Gravine
Scolpita nel calcare, scavata dalle acque nel corso dei millenni, pronta a rivelarsi solo a chi si avvicina: è la Puglia diversa, quella delle gravine.
Con il termine gravina si intende un gruppo di crepacci scavati dalle acque ed erosi dal vento nell’area delle Murge, affascinante altipiano che corre al confine tra Basilicata e Puglia. La pietra di una gravina è calcarea, tenera, facilmente modificata nel corso dei secoli tanto dagli agenti atmosferici che dalla mano dell’uomo.
Il Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine si estende per più di 28mila ettari nel cuore dell’altopiano delle Murge. La primavera è il momento in cui la macchia mediterranea che tappezza i versanti delle gravine è al suo meglio, tra carrubi e alberi di mirto. Nelle gravine l’acqua piovana accumulata durante la stagione invernale permette una vera e propria esplosione di forme e colori grazie alle fioriture spontanee di orchidee selvatiche, ciclamini e rose selvatiche.
Tra le mete più spettacolari del territorio c’è la Gravina di Laterza, estesa per 12 chilometri e larga fino a 500 metri nel suo punto più ampio, ricoperta da una vegetazione lussureggiante.
iStockLaterza, in Puglia, sull’orlo della gravina
Non lontano, la Gravina di Petruscio, nel comune di Mottola, si snoda per circa quattro chilometri e ospita un villaggio rupestre composto da circa duecento grotte artificiali scavate nella roccia friabile, che servivano come abitazioni o ricovero di animali e pastori. È un paesaggio che non assomiglia a nient’altro in Italia e che vale la pena di essere scoperto attraverso i tanti sentieri panoramici che si snodano tra boschi verdi, morbide colline e ruscelli.
Un intero territorio che si racconta attraverso le sue architetture più affascinanti: torna anche nel 2026 Castelli Aperti FVG, l’iniziativa che permette di entrare due volte all’anno – in primavera e in autunno – in dimore storiche spesso non accessibili al pubblico. L’evento, promosso dal Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia, rappresenta da anni un punto di riferimento per la valorizzazione, la promozione e la tutela del patrimonio storico e culturale del Friuli Venezia Giulia.
L’edizione primaverile si svolgerà sabato 28 e domenica 29 marzo2026 e proporrà un itinerario diffuso tra castelli, rocche e residenze d’epoca, offrendo ai visitatori un’esperienza autentica tra storia, arte e paesaggio. Un’occasione unica per scoprire luoghi ricchi di fascino.
I manieri visitabili il 28 e 29 marzo 2026
Nel fine settimana 28-29 marzo 2026 saranno 19 i siti aperti al pubblico, distribuiti nelle quattro province della regione. La provincia di Udine concentra il maggior numero di aperture, con ben 14 dimore storiche.
Qui si trovano alcuni dei complessi più rappresentativi, come il Castello di Strassoldo di Sopra e quello di Strassoldo di Sotto, immersi in un contesto di grande suggestione, il Castello di Villalta e il Castello di Arcano, testimonianze importanti della storia medievale friulana.
Accanto a questi, il pubblico potrà visitare anche altri manieri come il Castello di Aiello, il Castello di Ahrensperg, la Casaforte di Bergum, il Castello di Flambruzzo, il Castello di Tricesimo, il Castello di Colloredo di Monte Albano – ala ovest, Palazzo Romano, la Casaforte La Brunelde, la Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony e il Palazzo Steffaneo Roncato che raccontano un patrimonio diffuso e variegato.
Nel pordenonese partecipano il Castello di Cordovado e Palazzo Panigai Ovio, mentre nell’area isontina aprono la Rocca di Monfalcone e il Castello di San Floriano.
A Trieste, infine, sarà visitabile il Castello di Muggia, affacciato sul mare e capace di regalare scorci panoramici unici.
Questa ampia scelta permette di costruire itinerari personalizzati, attraversando paesaggi diversi del Friuli-Venezia Giulia tra colline, borghi e mare.
Ufficio StampaTenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony, Aquileia
Visite guidate ed esperienze speciali
Durante le due giornate, le visite si svolgeranno con partenze a cadenza oraria e saranno guidate direttamente dai proprietari dei castelli o da guide turistiche professioniste. Questo consentirà di vivere un’esperienza coinvolgente, arricchita da racconti, aneddoti e dettagli che restituiscono vita a questi luoghi storici.
Non si tratta solo di visite guidate: molti castelli organizzeranno anche attività collaterali che renderanno l’evento ancora più interessante. Tra le proposte ci sono rievocazioni storiche, spettacoli, concerti, mostre di artigianato locale, laboratori per ragazzi, presentazioni editoriali e appuntamenti culturali. Un’offerta pensata per coinvolgere sia gli appassionati di storia sia le famiglie in cerca di un’esperienza diversa dal solito.
Come partecipare
Per partecipare è consigliabile consultare il programma completo online sul sito ufficiale consorziocastelli.it, dove sono indicati orari e modalità di accesso, considerando che alcune dimore saranno aperte solo nella giornata di domenica.
I biglietti hanno un costo compreso tra 7 e 10 euro – a seconda dell’attività proposta e della struttura – con riduzioni per i bambini dai 7 ai 12 anni e ingresso gratuito fino ai 6 anni.
Ufficio StampaCastello di Colloredo di Monte Albano
Come da tradizione fin dal 1998, anche per la primavera 2026 tornano i Magici Intrecci Primaverili nel Castello di Strassoldo di Sopra: sorge in uno dei Borghi più belli d’Italia, immerso nella pianura friulana, proprio dove pietre, alberi e silenzi custodiscono storie millenarie. È l’appuntamento più atteso, insieme all’edizione autunnale, dedicato all’artigianato e al vivaismo d’eccellenza: un’esperienza culturale imperdibile che prende vita in un suggestivo maniero privato e nei suoi splendidi giardini, capaci di regalare scorci di rara bellezza.
I Magici Intrecci, che richiamano ogni anno tantissimi visitatori e appassionati, si confermano una delle esperienze culturali più interessanti dello Stivale in primavera: l’appuntamento è per il 10, 11 e 12 aprile 2026… e ora vi sveliamo cosa vi aspetta al castello.
Cosa fare e vedere durante l’evento
Il Castello di Strassoldo è un luogo straordinario, abitato e custodito senza interruzione da oltre mille anni dalla stessa famiglia che lo fece costruire. In questo contesto, il progetto culturale Magici Intrecci non è un semplice evento, ma un’occasione speciale per ammirarne il valore e la bellezza: ricordiamo infatti che la tenuta è solitamente inaccessibile al pubblico e apre le sue porte solo in rare e importanti occasioni come quella di questo appuntamento atteso.
Ufficio StampaMagici Intrecci Primaverili al Castello di Strassoldo
Tutto nasce dal dialogo continuo tra beni culturali storico architettonici e immateriali, rappresentati dal sapere, dalla maestria e dal talento di circa 120 artigiani, vivaisti, artisti e piccoli produttori agricoli d’eccellenza provenienti da tutta Italia, che espongono per tre giorni le loro opere.
Potrete esplorare l’interno dei saloni storici ancora arredati del castello, i suoi annessi del borgo e gli splendidi giardini storici. Esposte ci saranno tantissime meraviglie: oggetti per la casa e il giardino, capi d’abbigliamento, cappelli e borse, gioielli, ceramiche artistiche, tessuti preziosi lavorati su telai antichi, delicate creazioni in fildiferro, profumi d’ambiente e molto altro ancora.
Non mancano le iniziative collaterali imperdibili, come le visite guidate al parco storico del gemello Castello di Sotto e le visite esterne alla scoperta dei complessi castellani e del villaggio di Strassoldo, ma potrete ammirare anche un suggestivo angolo dei giochi d’altri tempi e una mostra di galline ornamentali curata dall’Associazione Avicoltori Friulani. Ad arricchire l’evento anche presentazioni, incontri e approfondimenti tematici, che verranno pubblicati presto sul sito del castello, e tre curati punti ristoro per tutti.
Ufficio StampaArtigianato esposto durante i Magici Intrecci Primaverili
Orari, info e come prenotare
I prezzi e gli orari di accesso al Castello di Strassoldo di Sopra variano in base alla data: venerdì 10 aprile è aperto dalle 10:00 alle 19:00, con ingresso a pagamento a 12 euro per gli adulti e gratuito per bambini sotto i 6 anni e per disabili muniti di tesserino. Si può prenotare anche per gruppi da minimo 20 persone al costo di 10 euro a testa. Sabato 11 e domenica 12 aprile, dalle 9:00 alle 19:00, si entra pagando 15 euro (gruppi di minimo 20 persone a 12 euro).
Potrete prenotare accedendo alla pagina dedicata a Magici Intrecci Primaverili su vivaticket.com. E non dimenticate una cosa importante: per partecipare è richiesto un dress code: country chic e scarpe comode… e i cappelli sono molto graditi!
Il Castello di Strassoldo di Sopra si trova nel borgo di Strassoldo, in provincia di Udine, nel cuore della pianura friulana. La sua posizione è particolarmente suggestiva perché si trova a circa 20 chilometri dalla città e a breve distanza dal Mar Adriatico e dalla località balneare di Grado. Nei dintorni sorgono anche due importanti siti storici riconosciuti dall’UNESCO: l’antica città romana di Aquileia e la città fortificata di Palmanova.
Raggiungerlo in auto è semplice: da Udine si percorre la SS352 in direzione Cervignano del Friuli, seguendo poi le indicazioni per Strassoldo. Chi arriva da Trieste può invece percorrere l’autostrada A4 Venezia-Trieste con uscita a Palmanova, da cui il castello dista circa 10 minuti.
Per chi preferisce i mezzi pubblici, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Cervignano-Aquileia-Grado, collegata con treni regionali da Udine, Trieste e Venezia. Da qui si può proseguire con autobus locali o taxi fino al borgo di Strassoldo, dove il castello si raggiunge facilmente con una breve passeggiata.
Pordenone accelera verso il 2027 e lo fa con un’idea chiara, quella che la cultura non sia un evento isolato, ma un flusso continuo, quotidiano e diffuso. Con la presentazione ufficiale del nuovo sito, avvenuta venerdì 30 gennaio 2026 nella Sala Consiliare del Comune, la città del Friuli Venezia Giulia mostra al pubblico il cuore operativo di un progetto ambizioso che guarda lontano: Mille giorni di cultura, da vivere già ora, passo dopo passo, ben prima dell’anno che la vedrà in veste di Capitale Italiana della Cultura.
La conferenza stampa ha fatto il punto sull’avanzamento dei progetti previsti nel dossier di candidatura e sulle iniziative che prenderanno forma nel corso del 2026 sotto il cappello “Verso Pordenone 2027”. Un lavoro corale che coinvolge istituzioni, operatori culturali, creativi e cittadini, con l’obiettivo di trasformare Pordenone in una vera città che sorprende, capace di unire identità locale e respiro internazionale.
Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027, il programma
Fin dal primo giorno della proclamazione, la macchina organizzativa a Pordenone non si è mai fermata, anzi, è andata avanti senza sosta guardando già all’anno in cui la città sarà protagonista. Alcuni dei 52 progetti del dossier sono già realtà, altri in fase avanzata di progettazione.
Piazza della Motta, ad esempio, è diventata un palcoscenico urbano multimediale grazie alle Scenografie Urbane Digitali, mentre i Mercati Culturali Pordenone hanno trasformato un’area commerciale in un hub sperimentale vivo e partecipato.
Il 2026 sarà anche l’anno di grandi eventi per la città: concerti internazionali al Parco San Valentino con Riccardo Cocciante, Skunk Anansie e Dogstar, mostre fotografiche di livello europeo e festival che intrecciano arte, scienza e territorio. Tra questi spicca il Montagna Teatro Festival, che con il ciclo R-Evolution Green porta al centro il tema del cibo di montagna e della sostenibilità e il progetto Piccolo Dizionario (immaginario) delle ragazze e dei ragazzi, che dà voce alle nuove generazioni e al loro sguardo sul mondo.
La cultura, nel cuore di Pordenone, non resta dunque chiusa nei musei: invade le piazze, i quartieri, gli spazi rigenerati, fino a Villa Cattaneo, destinata a diventare il Polo del Futuro Musicale, luogo dedicato ai giovani talenti e all’eccellenza sonora, con collaborazioni che vanno dal Conservatorio di Udine alla Cineteca del Friuli.
Online il nuovo sito di Pordenone 2027
Il lancio del sito ufficiale per Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027 rappresenta un passaggio strategico. Il portale non è una semplice vetrina istituzionale, ma una piattaforma dinamica pensata per crescere nel tempo.
Qui trovano spazio il calendario eventi, adesso quindi consultabile, i progetti culturali, le informazioni pratiche e turistiche, oltre a una sezione dedicata a sponsor e partner. Bilingue, intuitivo e dal design pulito, il sito mette l’utente al centro e racconta in modo chiaro la visione del progetto. Come ha sottolineato il sindaco Alessandro Basso, il sito web è uno strumento operativo che accompagna cittadini e visitatori dentro un percorso culturale condiviso, rafforzando l’identità del territorio e invitando alla partecipazione attiva.
Pordenone sceglie così di vivere la Capitale Italiana della Cultura non come un traguardo isolato, ma come un viaggio verso il futuro. Mille giorni per costruire relazioni, sperimentare linguaggi, aprire la città a nuove contaminazioni, già da adesso.
In Val Resia, dove l’aria punge e il silenzio è una cosa seria, è successo qualcosa di davvero particolare. Tra i boschi del Friuli, in provincia di Udine, l’imprenditore Renato Railz ha deciso che il mito del Tenente Colombo meritava una casa, anzi, una “casa museo” dove è persino possibile soggiornare. Un esperimento che mescola il pop televisivo degli Anni ’70 con la rugosità di una terra che non fa sconti a nessuno. Ecco cosa sappiamo sulla casa museo del Tenente Colombo.
La casa museo del Tenente Colombo
La storia di questo posto non nasce in uno studio cinematografico, ma tra le macerie. L’edificio che oggi ospita il museo era una di quelle case nate in fretta, con la forza della disperazione e della speranza, subito dopo il terremoto che nel ‘76 mise in ginocchio il Friuli. Era una ferita rimarginata che Railz ha deciso di trasformare in qualcosa di vivo.
Non aspettatevi un hotel a cinque stelle con la spa e il Wi-Fi che vola. Il vero lusso è, per citare i creatori, “sottrazione”. Si entra e si sente l’odore del tempo. C’è quell’atmosfera da poliziesco analogico: l’arredamento richiama le scenografie della serie, quell’estetica un po’ trasandata ma incredibilmente rassicurante che ha reso Peter Falk un’icona immortale. È un tributo viscerale. C’è persino la Peugeot 403 originale fuori.
È una scelta coraggiosa e originale, portare il Tenente più famoso del mondo in una valle dove la sera si fatica a trovare un ristorante aperto. Ma è proprio questo il punto. Railz lo dice chiaramente: è un modo per celebrare l’autenticità. Se si vuole capire perché Colombo vinceva sempre, forse bisogna sedersi qui, guardare il Canin e bere l’acqua del fiume Resia, che dicono sia tra le più pure d’Europa.
Cosa vedere e cosa fare
Dormire in questa struttura in provincia di Udine significa accettare che il gallo canti alle cinque del mattino e che quello sia l’unico promemoria. La Casa Museo Colombo offre cinque posti letto e l’essenziale per cucinare. Fine della lista dei comfort moderni, se per comodità intendete quelle preconfezionate dei grandi centri turistici.
La struttura è una destinazione per chi cerca una “immersione creativa“. C’è chi ci va per scrivere, chi per scappare dallo stress, chi perché è cresciuto guardando quegli episodi in cui il colpevole veniva incastrato da un dettaglio insignificante.
Il contrasto è potente: la natura selvaggia della Val Resia, incontaminata, quasi brutale nella sua bellezza, che abbraccia il mito di un uomo che risolveva i misteri della giungla urbana di Los Angeles.
È un ponte tra due mondi. Da una parte il Friuli della ricostruzione, quello che ha saputo rialzarsi dal fango e dalla polvere, dall’altra l’immaginario collettivo di una televisione che non tornerà più. “Resia è l’Italia di una volta“, dicono. E forse il Tenente Colombo, con il suo sigaro e il suo impermeabile eterno, in questa valle si sarebbe sentito finalmente a casa, lontano dal caos della California e finalmente vicino a qualcosa di vero.
Un’esperienza che non è per tutti, ed è meglio così. È per chi sa apprezzare la bellezza di un’auto vecchia sotto la neve e il sapore di un’acqua che sa ancora di montagna.
Tratta dall’omonimo romanzo di Giorgio Fontana, la serie Tv Rai in 10 episodi Prima di noi è una saga familiare che ripercorre quasi tutto il Novecento, dal 1917 al 1978: unendo la storia italiana, la cultura e l’identità, segue l’evoluzione della famiglia Sartori, formata da Maurizio (Andrea Arcangeli), disertore dopo la ritirata di Caporetto, e Nadia Tassan (Linda Caridi), giovane contadina friulana che lo accoglie all’interno della sua famiglia di sole donne.
Diretta da Daniele Luchetti e Valia Santella e prodotta da Wildside in collaborazione con Rai Fiction, è in onda in prima serata su Rai 1 dal 4 gennaio 2026, per 5 appuntamenti. La serie attraversa diverse ambientazioni, dal Friuli rurale alla Torino delle fabbriche, passando per le due guerre mondiali, il boom economico, l’urbanizzazione, gli anni di piombo e le contestazioni, fino all’avvento della globalizzazione.
La miniserie Se fossi te, diretta da Luca Lucini e Simona Ruggeri e interpretata da Laura Chiatti e Marco Bocci, arriva in prima serata su Rai1 domenica 28 e lunedì 29 dicembre, portando sul piccolo schermo una commedia natalizia dal sapore di favola contemporanea.
Accanto allo scambio d’identità, motore narrativo di situazioni ironiche e imprevedibili, uno degli elementi più apprezzabili della produzione è senza dubbio il forte legame con il territorio del Friuli-Venezia Giulia, che diventa parte integrante del racconto. Prodotta da RAI Fiction ed Eagle Original Content, con il contributo della Friuli Venezia Giulia Film Commission / PromoTurismoFVG, la serie valorizza paesaggi urbani e scorci storici, trasformando le location friulane in autentici protagonisti visivi.
Il Treno dei Presepi è una delle iniziative più caratteristiche del periodo natalizio in Friuli Venezia Giulia, un’esperienza suggestiva che unisce la scoperta di luoghi ricchi di fascino alla magia delle tradizioni invernali.
Il convoglio storico parte da Gemona e raggiunge Sacile seguendo un itinerario d’altri tempi, immerso nel paesaggio montano e collinare, con una tappa dedicata all’incantevole borgo di Poffabro, famoso per i presepi artigianali.
L’evento si svolge l’8 dicembre e richiama ogni anno viaggiatori, famiglie e appassionati di storia ferroviaria che desiderano vivere il Natale in modo autentico.
Oslavia è un paese minuscolo, quasi un sussurro tra le colline del Friuli-Venezia Giulia: 150 persone circa, nessuna chiesa e più botti che abitazioni. Ma qui, tra i vigneti che disegnano la terra, ogni passo è un incontro con la storia. Letteralmente, perché sotto le radici della vite dormono i resti della Prima Guerra Mondiale; sopra, maturano i grappoli che hanno dato a questo territorio una seconda vita. È una convivenza silenziosa, quella tra passato e presente, dove la memoria non si cancella, ma germoglia e assume nuove forme.
Una di queste si chiama “Il percorso delle panchine arancioni”, un trekking ad anello lungo 12 chilometri che fa camminare tra vigne e boschi, sostando su terrazze naturali che guardano Gorizia e, più in là, la linea sottile di un confine che fino al 1992 separava l’Italia dalla Jugoslavia. Qui la geografia diventa introspezione e ogni panchina è un invito a sedersi e rallentare.
A crearlo sono stati quelli che, amichevolmente, vengono chiamati ‘i magnifici sette’. Sette produttori, sette cantine a conduzione famigliare che hanno trasformato la Ribolla, vitigno autoctono e tenace, nel simbolo di una rinascita. Hanno disegnato un itinerario che non ostenta, ma punta all’autenticità. Un turismo lento, di prossimità, che nasce dal gesto più semplice e disarmante: sedersi “e sconfinare con lo sguardo”, come recita una delle targhe che incontrerete durante il vostro cammino.
Il percorso delle panchine arancioni
Scarpe da trekking ai piedi, il percorso è il punto di partenza ideale per scoprire il territorio di Oslavia e i suoi preziosi vigneti, seguendo il ritmo dei filari che in autunno si infiammano di rosso.
Partendo dal Sacrario Militare, da dove comincia ufficialmente il percorso, il paesaggio che cominciamo ad attraversare è quello del Collio, una mezza luna verde incastonata nel Friuli-Venezia Giulia che non ha subìto i cambiamenti del tempo e della modernità. È rimasto quasi com’era prima, non c’è un esubero di strutture importanti, si è salvato dalla viticoltura intensiva e ha dato valore alle piccole forme di coltivazioni. Camminiamo dove dominano querce e gelsi che difendono il suolo, su una terra che si rigenera da sé.
@SiViaggia-Elena UsaiUno degli scorci panoramici che troverete durante il trekking
Seguendo il percorso delle panchine arancioni, segnalato con un simbolo arancione dove compare l’acino d’uva della Ribolla, attraversiamo vigne nate dove un tempo sorgevano paesi distrutti dalla guerra. È un trekking lieve e abbastanza semplice se si è abituati a camminare, che alterna tratti di bosco e aperture sui colli, dove le panchine segnano le tappe del cammino, ciascuna con una storia da raccontare perché ognuna rappresenta una delle 7 cantine aderenti ad APRO-Associazione Produttori Ribolla di Oslavia.
Alcune panchine si intrecciano con storie del passato. D’altronde ve l’abbiamo anticipato all’inizio: a Oslavia il passato è dovunque. Siamo passati dove un tempo camminavano a passo svelto le portatrici carniche, donne che durante la Prima Guerra Mondiale trasportavano munizioni e viveri fino alle linee del fronte. E abbiamo ammirato il Monte Sabotino, oggi parco della pace e museo a cielo aperto, roccaforte strategica durante la Grande Guerra, conquistata dagli italiani nel 1916. Dalla sua cresta si domina l’Isonzo, fiume di confine e di passaggi, che scorre come una linea di memoria tra due mondi.
Persino il nome “Collio” cambia lingua in quattro versioni diverse, tutte con lo stesso significato, ‘collina’, tranne quella tedesca, che curiosamente indica la confluenza dei popoli.
La Banca della Ribolla di Oslavia
Il percorso delle panchine arancioni passa anche da un luogo importantissimo, appena inaugurato: la Banca della Ribolla di Oslavia. È un vigneto neonato, sorto accanto all’Obelisco dei Quattro Generali, in una zona che fino a poco tempo fa era coperta dai rovi. Oggi, questo che rappresenta il primo archivio genetico territoriale d’Italia, ospita 225 barbatelle, destinate a diventare la memoria vivente di un vitigno e di una comunità.
L’iniziativa è nata dai ‘magnifici sette’ (Dario Prinčič, Fiegl, Gravner, Il Carpino, La Castellada, Primosic e Radikon) con l’obiettivo di preservare il patrimonio genetico della Ribolla Gialla di Oslavia, salvando dall’omologazione le varietà originarie che qui hanno trovato il loro terreno d’elezione e custodendo la diversità: piante una diversa dall’altra, come le famiglie che le coltivano.
A Oslavia regna un altro ritmo, quello della Ribolla: un ritmo lento, fatto di attesa e di fiducia nel tempo. È il frutto di una comunità che ha saputo rinascere dalle macerie, riscoprendo nella cooperazione la propria forza. Gli abitanti si definiscono “Oslauzi”, né italiani né sloveni: semplicemente di Oslavia.
@SiViaggia-Elena UsaiIl percorso attraversa i vigneti dei 7 produttori di Oslavia
“Monumenti Aperti” è l’appuntamento che dal 1997 invita residenti e turisti a scoprire i luoghi della memoria collettiva d’Italia, e li esorta a varcare soglie spesso chiuse e a riascoltare le voci del passato.
L’edizione 2025, che prosegue fino al 9 novembre coinvolgendo 87 Comuni in 19 regioni, entra nel vivo anche nel fine settimana del 25 e 26 ottobre: sei nuove tappe si aggiungono alla grande mappa culturale diffusa tra Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria, Marche e Sardegna.
In ogni luogo, migliaia di volontari e studenti diventeranno narratori per accompagnare i visitatori in un viaggio tra storia, arte e memoria viva.
Vado Ligure
In provincia di Savona, Vado Ligure apre le porte del suo patrimonio artistico con un percorso che unisce memoria civica e arte scultorea. Nei giardini pubblici lungo la via Aurelia spicca il Monumento ai Caduti, un’opera che segna una tappa fondamentale nella carriera di Arturo Martini. Realizzato nel 1923, rappresenta la prima grande commissione pubblica dello scultore, capace di trasformare la pietra in un linguaggio di dolore e rinascita.
Il legame di Vado con Martini è profondo e riaffiora anche nel “Pegaso Caduto”, monumento che porta la firma di Roberto Bertagnin, genero e allievo del maestro. L’opera nasce dal bozzetto originale ideato da Martini nel 1941 per commemorare l’aviatore Arturo Ferrarin: un cavallo alato che non simboleggia solo la caduta, ma il desiderio umano di spingersi oltre i propri limiti. Nel 1965 fu la città di Vado Ligure a credere nel progetto, commissionando a Bertagnin il completamento dell’opera, che divenne così un tributo non solo all’aviatore, ma anche al genio artistico del suo creatore.
Nella settecentesca Villa Groppallo, oggi sede del Museo Civico, sono conservati i gessi originali delle figure allegoriche che decorano il Monumento ai Caduti, insieme a opere come Il Cieco e Il Benefattore, dedicate alla vita e alla solidarietà della comunità vadese. Le sale del museo custodiscono anche reperti di epoca romana, provenienti dall’antica Vada Sabatia, a testimonianza della lunga continuità storica del territorio.
Volano
Nel cuore del Trentino, a pochi chilometri da Rovereto, Volano rivela una delle sue gemme più preziose: la Chiesa di San Rocco. Consacrata nel 1502, fu realizzata in segno di gratitudine e speranza verso il santo protettore, invocato contro la peste.
All’interno, un ciclo di affreschi trasforma le pareti in un racconto per immagini, destinato a un popolo che imparava “leggendo” con gli occhi. Ogni figura, ogni gesto dipinto rappresenta un frammento di fede e di quotidianità, un linguaggio visivo che ancora oggi parla al visitatore. La chiesa di San Rocco è la testimonianza di come, anche nei centri più piccoli, l’arte sacra sia stata capace di unire la comunità in un dialogo tra bellezza e speranza.
Trieste
iStockSplendida vista aerea panoramica del Faro di Trieste e della città
A Trieste, il racconto di “Monumenti Aperti” attraversa le architetture del Novecento e approda alla Casa del Lavoratore Portuale, edificio costruito tra il 1938 e il 1942 sull’area dove un tempo sorgeva la vecchia pescheria cittadina. La struttura, emblema dell’architettura razionalista, riflette la volontà dell’epoca di ridisegnare l’urbanistica del fronte mare, trasformando le Rive in un nuovo volto moderno della città.
Oggi, quello che un tempo era un luogo di rappresentanza corporativa è diventato uno spazio dedicato alla cultura contemporanea: la Casa del Cinema di Trieste e il Teatro Miela ne occupano gli ambienti e restituiscono all’edificio la sua vocazione di luogo d’incontro e creatività. È un esempio emblematico di come la memoria architettonica possa essere rigenerata senza perdere la propria identità, trovando nel linguaggio del cinema e del teatro nuove forme di espressione.
Montefano
Tra le colline marchigiane, Montefano apre i suoi spazi alla curiosità con due luoghi che raccontano storie di passione e rinascita. Il Ciclo Museo, inaugurato nel 2024, raccoglie circa cento biciclette d’epoca e gli strumenti dei mestieri che un tempo le accompagnavano: il medico che percorreva chilometri per raggiungere i pazienti, il barbiere itinerante, il lattaio con il suo carretto.
A pochi passi, il Teatro “La Rondinella” si presenta come un perfetto esempio di “teatro bomboniera”, tipico dei piccoli centri marchigiani, nato alla fine del Settecento per soddisfare l’interesse crescente dei cittadini per il melodramma e la musica. Dopo anni di chiusura, il restauro concluso nel 2004 ha restituito al paese un luogo di incontro e cultura, oggi più vivo che mai grazie alle stagioni teatrali e alle iniziative locali.
In Sardegna: Olbia e Ozieri
La tappa sarda di questo weekend porta il pubblico in due centri dal patrimonio straordinario. A Olbia, il percorso di “Monumenti Aperti” si snoda tra archeologia, architettura e memoria urbana. Dalla Basilica romanica di San Simplicio all’antico Acquedotto “Sa Rughittola”, dalle mura puniche al Foro Romano, ogni tappa racconta un pezzo della storia millenaria della città. Il Museo Archeologico e la Biblioteca Civica Simpliciana diventano mete di approfondimento e partecipazione, mentre nel centro storico (tra le “Carreras Bezzas”) la città contemporanea incontra quella antica.
A Ozieri, invece, la manifestazione assume i toni di un vero e proprio itinerario culturale diffuso. Le visite guidate conducono alla scoperta delle Carceri Borgia, oggi spazio espositivo, e del ricco patrimonio religioso con le chiese di San Sebastiano, San Francesco, Nostra Signora del Rosario e Santi Cosma e Damiano.
I musei civici e diocesani propongono un viaggio tra arte sacra, archeologia e cultura materiale, mentre le grotte del Carmelo, di San Michele e di Mara raccontano una preistoria ancora viva. In un simile contesto, il Museo del Cavallo e quello dell’Arte Molitoria rievocano saperi e tradizioni che fanno parte dell’anima più autentica del Logudoro.
Torna anche quest’anno, sabato 18 e domenica 19 ottobre, la Giornata delle Ville Venete (GVV), l’evento diffuso che apre le porte di oltre cento straordinarie dimore tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione rappresenta un’occasione unica per scoprire la bellezza, la cultura e il fascino senza tempo delle Ville Venete, veri scrigni di arte e tradizione che dal Cinquecento sono simboli dell’antico splendore della Serenissima Repubblica di Venezia.
Promossa dall’Associazione per le Ville Venete APS con IRVV – Istituto Regionale Ville Venete, e patrocinata da Ministero della Cultura, ENIT e Regione Veneto, la Giornata delle Ville Venete invita il pubblico a vivere oltre 150 esperienze tra storia, natura, enogastronomia e benessere.
Che cos’è la Giornata delle Ville Venete?
La Giornata delle Ville Venete è il primo evento diffuso di turismo esperienziale dedicato alle splendide residenze nobiliari. Non una semplice visita, ma un vero e proprio viaggio nell’essenza del territorio, per riscoprire l’eredità storica, artistica e paesaggistica che le ville custodiscono da secoli.
Ufficio StampaLa Villa di Maser, Treviso
Le Ville Venete non sono solo monumenti storici, ma luoghi vivi che raccontano storie affascinanti. In occasione della GVV, queste dimore aprono eccezionalmente al pubblico, offrendo esperienze che uniscono arte, cultura, natura e sapori locali.
Durante il fine settimana, ogni visitatore potrà scegliere la propria esperienza tra sette cluster tematici: Heritage, Green, Family, Wine&Food, Dream, Wellbeing e Vita di Villa, per vivere un percorso personalizzato, adatto a tutte le età e interessi.
Attività proposte
La Giornata delle Ville Venete propone più di 150 attività distribuite in tutto il territorio, dalle colline del Veneto fino alla pianura friulana. Le iniziative spaziano dalle visite guidate a ville e giardini storici, anche con il supporto della realtà aumentata, alle esperienze sensoriali e gastronomiche come la merenda settecentesca, le degustazioni di vini autoctoni come il Prosecco o il Valpolicella, e i laboratori dedicati al benessere e alla vita in villa.
Tra le esperienze più suggestive, non mancano i percorsi di transumanza, le passeggiate nei parchi secolari e la possibilità di trascorrere una notte da sogno in una villa storica, respirando il fascino autentico di un’epoca passata.
L’autunno, con i suoi colori caldi e il profumo del vino nuovo, rende queste giornate ancora più affascinanti, regalando emozioni uniche tra arte, gusto e relax.
Ufficio StampaI giardini di Villa Rizzardi, Verona
Informazioni per la visita
Per partecipare alla Giornata delle Ville Venete 2025, basta visitare il sito ufficiale dell’evento, dove è possibile consultare la lista completa delle esperienze e utilizzare i filtri di ricerca per selezionare la villa, la località o il tema desiderato.
Una mappa interattiva consente di visualizzare rapidamente tutte le ville aderenti in Veneto e Friuli Venezia Giulia, con dettagli su programmi, orari e modalità di prenotazione.
La maggior parte delle esperienze richiede la prenotazione anticipata, e alcune attività si svolgono anche in caso di maltempo – basterà utilizzare il filtro “E se piove?”.
Che si tratti di un weekend romantico, di un’uscita in famiglia o di un viaggio tra arte e gusto, la Giornata delle Ville Venete rappresenta un’occasione imperdibile per vivere da protagonisti l’anima autentica di una terra ricca di fascino, storia e ospitalità.
Il Friuli è una terra di confine che custodisce un cuore selvaggio e autentico nelle sue aree montane, laddove decine di corsi d’acqua hanno plasmato ciascuno la sua valle.
Uno di questi è il Torre, principale affluente di destra del fiume Isonzo. Nasce a un’altitudine di 529 metri sul livello del mare, nella catena prealpina dei Monti Musi. Le sue fredde acque hanno scavato e modellato, nel corso dei millenni, le aspre pareti rocciose delle Prealpi Giulie, creando forre profonde e paesaggi spettacolari nella parte nordorientale della regione friulana.
Attorno al corso del fiume si aprono diverse valli, ciascuna segnata da una grande abbondanza di acqua: affluenti, cascate e torrenti scorrono tra boschi maestosi e pieni di silenzi, dove il fluire dell’acqua ha lo stesso ritmo del passaggio delle stagioni.
Esplorare in autunno le Valli del Torre, in Friuli, significa intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo, dove la natura e le tradizioni hanno un ruolo di primo piano nella quotidianità.
Tarcento, che il torrente attraversa, è la cittadina di riferimento delle Valli. Soprannominata la Perla del Friuli per la sua posizione scenografica, si è guadagnata l’appellativo di Città dell’acqua e del fuoco: un titolo che simboleggia da una parte l’anima naturale della città, legata al fiume Torre, dall’altra quella tradizionale, legata ai fuochi epifanici dei pignarȗl, molto sentiti e partecipati, che attirano persone da tutta la regione.
iStockCelebrazioni dell’Epifania a Tarcento
Escursioni nelle Valli del Torre: castagne e foliage
I boschi che circondano il corso del Torre sono scenari naturali ideali per escursioni brevi e lunghe durante il periodo autunnale.
Da un lato sono una destinazione ideale coloro che amano il contatto con la natura, ammirare la trasformazione degli alberi e della vegetazione tutta con il passare della stagione e riempirsi le orecchie dei soli suoni dei propri passi nel sottobosco. Dall’altro sono comunque custodi di storia, leggende e antiche fatiche umane, nascondendo le tracce del passaggio dell’uomo.
In autunno le escursioni nei boschi delle Valli del Torre portano a scoprire la bellezza quasi monumentale dei castagneti nel momento dell’anno in cui i loro frutti sono protagonisti delle tavole friulane, e al contempo si ammira la tavolozza di colori che la natura dipinge sulle chiome dei faggi, delle querce, dei larici e degli abeti, mentre un sussurro di vento fa turbinare nell’aria le foglie che cadono.
Tra i boschi del Monte Faeit
Nelle vicinanze di Artegna, i boschi del Monte Faeit offrono un’escursione ad anello piuttosto impegnativa, che è però particolarmente raccomandata in autunno. Il Faeit, infatti, è considerato un vero e proprio paradiso delle castagne. Le frondose e larghe chiome degli alberi coprono il cielo, mentre in alcuni tratti i ricci rivestono interamente il sentiero.
Il percorso ad anello parte da Lavio di Mont, il vecchio lavatoio di Artegna, una struttura recentemente ristrutturata che funge da luogo di ritrovo e memoria della vita che un tempo si svolgeva su quelle pendici. Lungo la salita si incontrano tracce di vecchie strade lastricate, che testimoniano ancora una volta le tracce del passaggio umano da luoghi che adesso sono stati inghiottiti dal bosco.
Si arriva fino alla vetta del Monte Faeit, apprezzandone gli scorci panoramici, prima di tornare al punto di partenza concludendo l’anello. Si tratta di un percorso di circa due ore e mezzo di cammino, con un fondo a tratti piuttosto accidentato e in moderata salita, ma con uno splendido contesto naturale e un bosco con diverse varietà di flora che in autunno consentono di ammirare tutto il potere del foliage.
Le colline di Tarcento
iStockLe Prealpi Giulie nella zona di Tarcento
A proposito di castagne, il territorio di Tarcento offre un bell’assaggio di autunno lungo il percorso Tai Roncs dal Soreli, che si snoda dal centro cittadino al bosco di Coia, popolato da antichissimi castagneti.
Coia è la collina che sovrasta Tarcento, ma anche una frazione dalle radici antiche, divisa in varie piccole borgate montane e dove svettano i ruderi della torre di un castello in rovina. Da qui si gode di una vista ampissima sulla città sottostante e, verso ovest, sulla valle del fiume Tagliamento.
Il sentiero riscende attraversando un meraviglioso bosco di faggi che proprio durante ottobre e novembre dà il meglio di sé. L’itinerario è lungo circa cinque chilometri e si percorre in un paio d’ore, andando ad esplorare tutta l’area collinare intorno alla cittadina, tra zone coltivate, boschi e vedute panoramiche sulle Valli del Torre.
Anello Alta Val Torre
L’Alta Val Torre, ovvero la zona più vicina alla sorgente del fiume, che qui muove i primi passi, offre un ambiente incontaminato, lento e semplice, in grado di iniettare benessere e serenità in chi la visita, magari al ritmo dei propri passi.
A proposito del legame tra tradizioni e natura, ad esempio, l’autunno è la stagione ideale per affrontare una escursione come l’Anello dell’Alta Val Torre, un breve itinerario di poco più di quattro chilometri quasi totalmente pianeggiante.
Il percorso inizia e finisce a Lusevera, piccola località vicina alle sorgenti del Torre, per poi snodarsi su antichi sentieri di collegamento tra le frazioni della vallata. Lungo questo tragitto si incontrano le tracce della tradizione contadina nelle antiche casere, ormai inghiottite dai boschi, e nei sentieri lastricati in pietra. Una breve deviazione, particolarmente meritevole, consente di visitare Micottis, dove è possibile ammirare gli antichi lavatoi, peraltro ben segnalati lungo il percorso.
iStockLe Valli del Torre con le tinte dell’autunno
Le cascate nascoste delle Valli del Torre
Inevitabilmente, lungo le Valli del Torre il tema centrale è l’acqua, che si manifesta in maniera spettacolare nei suoi tanti salti, spesso e volentieri celati da boschi maestosi, che nella stagione autunnale diventano ancora più spettacolari per chi li attraversa.
Le cascate nascoste delle Valli del Torre sono tra le gemme più preziose che raccontano il Friuli più autentico, strettamente legato all’elemento naturale. Si esplorano attraverso escursioni generalmente brevi, che ben si accompagnano alle giornate più fredde e più corte della stagione che volge verso l’inverno.
Cascata Cukula
Tra Platischis e Prossenicco, due frazioni molto piccole del vasto comune di Taipana, si trova un itinerario di grande bellezza che porta a una delle cascate più maestose del Friuli: è la Cascata Cukula, un luogo davvero fatato, con un salto d’acqua vertiginoso.
Il percorso è semplice e breve, e permette a chi lo intraprende di ammirare anche altre due belle cascate nascoste tra i boschi. Lungo appena tre chilometri e mezzo e con un dislivello in salita limitato, il sentiero offre una profonda sensazione di comunione con la natura, accompagnata dall’incessante suono dell’acqua, compagno di ogni passo. L’unica difficoltà da affrontare, in particolare in autunno, è il terreno reso scivoloso dalla grande umidità: anche nei periodi dell’anno più caldi il bosco imprigiona l’atmosfera, effetto esaltato nella stagione autunnale.
La prima cascata che si incontra è quella cosiddetta del vecchio mulino, dove i resti dell’edificio storico fiancheggiano un’ampia pozza blu. Qui, le acque del torrente si tuffano nel vuoto per circa dieci metri. Proseguendo, si incontra poco oltre una cascatella più piccola, per poi arrivare infine alla maestosa Cukula, nascosta nel folto del bosco. La Cascata Cukula compie un salto impressionante di ben 70 metri: è un luogo di mistico splendore che sembra sospeso nel tempo, come uscito da una storia fantasy.
Cascate Gemelle di Faedis
Brevissima è la passeggiata che consente di visitare le Cascate Gemelle, nei pressi di Faedis.
Il percorso all’interno del bosco per raggiungerle è suggestivo e facile, richiede poco più di dieci minuti di camminata dal parcheggio. Nonostante la vicinanza alla strada percorsa dalle auto, la radura dove si trovano le Cascate Gemelle appare incontaminata, con ogni traccia artificiale che rimane remota.
Il paesaggio è dominato dal verde, dato che le rocce tutto attorno ai due salti sono ricoperte da un fitto tappeto muschioso. Quando le piogge sono abbondanti, e dunque la portata del torrente più importante, il getto d’acqua si divide chiaramente in due zampilli gemelli, da cui il nome del luogo.
Data la semplicità del percorso, le Cascate Gemelle di Faedis sono visitabili tutto l’anno, ma il loro effetto scenografico è al suo massimo durante la stagione autunnale, quando i colori del contesto naturale tutt’attorno la rendono davvero una splendida sorpresa.
Cascate di Crosis
Lorenzo CalamaiL’immensa cascata principale delle Cascate di Crosis
Il salto forse più noto del fiume Torre è quello delle Cascate di Crosis, non lontano da Tarcento. Si tratta di imponenti salti d’acqua generati dalla costruzione di uno dei primi impianti idroelettrici del Novecento, che ha per l’appunto nella diga di Crosis, che imbriglia le acque del Torre, la sua opera principale.
Lo sbarramento genera una maestosa e spettacolare cascata dalle proporzioni mastodontiche. Per visitarla basta seguire il breve sentiero che scende al salto dalla località Ciseriis, ma attorno si trova anche un bel sentiero di grande valore paesaggistico, dalla durata di circa 45 minuti, che si sviluppa lungo le pendici meridionali del vicino Monte Stella, offrendo una veduta sui colli di Tarcento e sulle Valli del Torre. Scende infine sul letto del Torre per ammirare le Cascate di Crosis.
Qui le rive del fiume si affollano durante l’estate di bagnanti che cercano relax e refrigerio nelle gelide e cristalline acque, ma anche in autunno non sono pochi quelli che vi giungono percorrendo il breve anello, ammirando prima il bosco autunnale con i suoi scorci panoramici e poi il fragoroso salto d’acqua.
Il Sentiero delle Cascate dell’Orvenco
Fuori dal letto principale del Torre, poco a nord di Tarcento, si trova una ulteriore meraviglia acquatica lungo il percorso noto come Troi des Cascades, il sentiero delle cascate del torrente Orvenco che parte da Salt di Artegna.
Itinerario ideale da affrontare in ottobre e in novembre, è un anello lungo circa nove chilometri e affronta qualche salita non dura, ma certo impegnativa sulle pendici del Monte Faeit. Il percorso raggiunge una serie di cascate, alcune naturali altre artificiali, che sono una più affascinante dell’altra. Per farlo, però, passa anche attraverso boschi e radure che in autunno si tingono dei classici colori bruni tipici della stagione.