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Black Friday 2025: le super offerte di voli e treni per viaggiare in tutto il mondo

25 novembre 2025 à 11:27

Il Black Friday dei viaggi è partito e quest’anno si presenta come una piccola rivoluzione: offerte diffuse, tra cieli e binari, promozioni che coprono mezzo mondo (fino all’Australia!) e occasioni che rendono le grandi partenze molto più raggiungibili. Con tratte scontate verso mete esotiche, tariffe agevolate su rotte a lungo raggio e bonus sui programmi fedeltà, questa settimana di novembre è una porta spalancata verso nuove stagioni di esplorazioni.

Le compagnie stanno spingendo forte e dietro ogni offerta si nascondono itinerari possibili: isole tropicali, città da giganteschi grattacieli, destinazioni lontane che tornano a essere desideri concreti. Non solo nei cieli: anche gli amanti dei viaggi su rotaie non resteranno delusi.

Le promozioni voli Black Friday 

Air Europa, gli sconti Black Friday

Air Europa lancia il suo Black Friday con sconti fino al 20% su tutta la sua rete di destinazioni. Fino al 1 dicembre si possono acquistare voli a prezzi super convenienti per rotte nazionali e internazionali verso Europa, America, Africa e Medio Oriente per voli fino all’11 giugno 2026.

AEGEAN, voli per la Grecia scontati

I saldi del Black Friday di AEGEAN propongono sconti fino al 70% su tutti i voli per la Grecia! L’offerta, valida solo oggi, è da prendere al volo. Utile per volare tra il 12 gennaio e il 24 ottobre 2026.

Gli sconti di Singapore Airlines

Durante il Black Friday, Singapore Airlines propone tariffe verso Phuket a partire da 599 euro, con sconti fino al 20% su diverse rotte asiatiche. L’offerta è valida per chi sogna il Sud-Est Asiatico durante i mesi invernali, con giornate luminose, cieli limpidi e la calma tropicale che fa dimenticare il freddo europeo. Destinazioni perfette, insomma, per chi sogna una bella e confortante fuga al caldo.

Qatar Airways, Black Friday verso Australia e Bangkok

Qatar Airways propone una campagna Black Friday attiva fino al 2 dicembre, con tariffe vantaggiose da Milano verso Australia e Bangkok. Un’occasione per chi vuole affrontare grandi distanze senza spendere troppo. L’Australia in questo periodo offre le sue spiagge dorate, natura intensa e città animate da eventi “estivi”, un mix che rende il viaggio lungo più accessibile e conveniente.

ANA, Black Friday Milano-Tokyo

ANA celebra il primo anno del collegamento Milano-Tokyo Haneda con un’offerta Black Friday che va oltre il semplice sconto. Chi acquista un biglietto in Economy fino al 31 gennaio 2026 può aggiungere uno stopover a Tokyo senza costi aggiuntivi sui voli interni. L’ideale per scoprire regioni meno conosciute come Tohoku, Kyushu o Okinawa, approfittando di dicembre e gennaio per un Giappone invernale più intimo, tra onsen fumanti e paesaggi innevati.

Tokyo, inverno
iStock
Tokyo, una delle mete da raggiungere in promo con il Black Friday

La Compagnie, Black Friday per New York

La Compagnie lancia il suo “Blu Friday”: biglietti Business da Milano a New York a 1.450 euro, validi dal 1° dicembre 2025 al 31 maggio 2026. Sedili full-flat, Wi-Fi e servizio curato rendono questo prezzo raro per chi vuole vivere l’inverno newyorkese tra luci festive, mercatini, pattinaggio e atmosfere cinematografiche.

New York, Natale
iStock
New York, regina del Natale negli USA

Cathay Pacific, Black Friday Asia e Oceania

Cathay Pacific propone uno sconto di 150 euro a persona, valido dal 28 novembre al 7 dicembre, su rotte che collegano Cina, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Thailandia, Vietnam, Australia e Nuova Zelanda. L’offerta è applicata su tutte le classi di servizio e permette di pianificare viaggi dalla primavera all’estate verso alcune delle mete asiatiche e oceaniche più amate dai viaggiatori italiani.

EasyJet, voli low cost in Europa

EasyJet aggiorna molto spesso le sue promozioni per il Black Friday: oggi ha lanciato super sconti per i prossimi 3 giorni. Ecco alcuni esempi: Milano Malpensa-Siviglia da 17,49 euro, Milano Malpensa-Monaco da 15 euro e tanti altri voli come quello per Fuerteventura, sempre da Malpensa, super scontati. Tutti gli aeroporti italiani offrono tratte in promozione.

Ryanair e la sua offerta lampo Black Friday

Ryanair propone un’offerta lampo: prenotando tra il 27 e il 28 novembre 2025, potrete beneficiare della formula “Acquista un volo e ne avrai un altro a metà prezzo” per tutti i viaggi in programma tra il 1° dicembre 2025 e il 28 febbraio 2026. L’offerta, però, esclude il periodo di punta delle feste, dal 18 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026. L’occasione perfetta per chi vuole approfittare degli sconti per raggiungere le mete ideali (e meno conosciute) per le prossime fughe invernali.

Wizz Air, Black Friday con voli low cost

Fino al 25 novembre, Wizz Air offre voli a partire da 19,99 euro, utilizzabili fino al 31 gennaio, anche durante weekend e festività. Tra le destinazioni più richieste ci sono città ideali per i mercatini di Natale come Cracovia, Praga e Budapest.

Vueling e il Black Friday in Europa

La Black Week di Vueling propone sconti fino al 30%, validi per acquisti dal 24 al 30 novembre 2025 e viaggi dal 15 dicembre 2025 al 30 settembre 2026. Perfetto per pianificare weekend ravvicinati o piccole pause in città europee molto richieste come Ibiza, Barcellona e Parigi.

Treni: Italo e Trenitalia, Black Friday su rotaia

Anche Italo è partita con promozioni giornaliere per il Black Friday 2025: dai doppi punti Italo Più alla promozione valida il 28 novembre con sconti dal -20% al -30% sui biglietti, le occasioni per fare viaggi meravigliosi su rotaie non mancano di certo.

Anche Trenitalia offre promozioni analoghe, con super sconti dedicati a chi vuol viaggiare lungo tutta l’Italia: qui trovate tutte le informazioni per cogliere al volo l’occasione di viaggiare su rotaia spendendo pochissimo!

Rottnest Island, il paradiso australiano abitato dai quokka

24 novembre 2025 à 17:36

Ci sono luoghi che hanno delle belle storie da raccontare. Quella di Rottnest Island è una di queste. Quest’isoletta al largo di Perth, nell’Australia occidentale, oggi è un paradiso naturalistico dove vive una rarissima specie animale, ma in passato ha avuto un ruolo importantissimo nella storia delle esplorazioni.

Perché visitare Rottnest Island

A una ventina di chilometri al largo della costa e dai grattacieli di Perth, Rottnest Island è un luogo fuori dal mondo. “Rotto”, come la chiamano i local, è una riserva naturale protetta che vanta un’abbondanza di flora e fauna uniche, tra cui una spettacolare fauna marina e l’abitante più famoso dell’isola: il quokka.

I quokka

Il quokka è un animaletto che appartiene alla famiglia dei marsupiali di cui l’Australia è regina, con i suoi canguri e i piccoli wallaby. Un peloso amichevole e molto carino che non teme l’uovo e che si fa avvicinare facilmente. Con il suo musetto simpatico sembra sempre che rida tanto da essere soprannominato “l’animale più felice della Terra“.

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Un esemplare di quokka a Rottnest Island in Australia

Poiché sta diventando un animale sempre più raro ed è in via di estinzione, può essere visto in pochissimi posti dell’Australia: la più alta concentrazione è proprio su quest’isola che è un luogo protetto. Inoltre, il quokka ama il clima caldo, quindi tende a dormire durante il giorno, gli avvistamenti migliori si fanno verso metà pomeriggio (ore 16-17), quando iniziano a svegliarsi in cerca della colazione oppure si possono avvistare intorno all’alba e al crepuscolo (per questo è consigliato trascorrere almeno una notte in uno dei glamping dell’isola). Se poi capita di essere nel Western Australia tra i mesi di aprile e maggio si possono vedere le mamme quokka con i loro piccoli appena nati.

Le spiagge

Rottnest Island è un piccolo paradiso di 19 km quadrati dove le auto non sono ammesse, quindi si gira solo a piedi, in bicicletta o con i segway. Molti abitati di Perth vengono a trascorrere una giornata sulle spiagge dell’isola che sono bellissime, come Parker Point e The Basin, e circondate dall’Oceano Indiano: si possono vedere razze, pesci tropicali e leoni marini che seguono la corrente calda di Leeuwin e si può fare kayak, snorkeling, nuotare o immergersi nei fondali alla scoperta del reef – alcuni che prendono nomi che sono una garanzia come Crystal Palace o Shark Cave – in tutta sicurezza.

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123RF
Una deliziosa baia su Rottnest Island, al largo di Perth

Le balene

Tra settembre e novembre, al largo dell’isola, si può assistere a uno degli spettacoli più affascinanti che ci siano in natura: il passaggio delle balene. L’avvistamento è così assicurato che chi organizza le spedizioni di whale watching con i biologi marini garantisce il rimborso totale in caso negativo.

La popolazione aborigena

Il modo più autentico di scoprire Rottnest Island è sicuramente in compagnia di una guida aborigena. Descritta dai primi coloni come “Paradiso”, la terra dove oggi sorge Perth City è stata la dimora dei Whadjuk Noongar fin dal “Tempo del Sogno”. In quanto popolo aborigeno tradizionale di Perth, i Noongar sono stati i primi abitanti di questa terra, costituendo 14 clan tribali nel Sud-Ovest dell’Australia occidentale. Nella stessa Perth, i luoghi sacri sono ancora oggi nascosti tra le fondamenta del quartiere centrale degli affari e nei sobborghi della città e i moderni grattacieli sorgono su antichi abitati e su una vasta rete di laghi dimenticati.

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123RF
Il faro di Rottnest Island

La storia di Rottnest Island

Il nome aborigeno dell’isola è “Wadjemup”. Sono stati trovati alcuni manufatti che risalgono a 6.500 anni fa. L’isola fu nominata sulle carte navali da molti navigatori e conquistatori olandesi a partire dal 1610. Nel 1681, l’inglese John Daniel chiamò l’isola “Maiden’s Isle”, ma questo nome poi non sopravvisse. Quello attuale è attribuito a un altro comandante di vascello, l’olandese Willem de Vlamingh che approdò con tre navi della flotta sull’isola nel dicembre del 1696, dando inizio alla colonizzazione dell’Australia, importando galeotti dall’Europa per la costruzione dei primi edifici che diedero origine a quella che oggi è Perth. Rottnest deriva da “rat” (“grosso topo”) e “nest” (“nido”), proprio per via della presenza dei quokka già allora.

Fu nel 1830 che Robert Thomson e la sua famiglia si trasferirono a Rottnest e grazie ai suoi sette figli iniziò la colonizzazione e la produzione di sale. Il sale è stato esportato e utilizzato per conservare gli alimenti per decenni. Una baia porta ancora oggi il suo nome. E ancora oggi qualche discendente vive sull’isola che conta poco più di 300 abitanti.

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Un bagno nelle acque tropicali dell’Oceano indiano a Rottnest Island

Dalle navi affondate che giacciono sul fondale oceanico alle strutture militari costruite a difesa del porto di Fremantle, dalla storia dell’isola come prigione per uomini e ragazzi aborigeni ai corpi che riposano nel Burial Ground questa piccola isola ha una grande storia da raccontare.

Come arrivare a Rottnest Island

Per arrivare a Rottnest Island si deve naturalmente prendere un traghetto che parte da diversi porti: Perth (90 minuti di ferry), Fremantle (25 minuti) e Hillarys Boat Harbour (45 minuti). Perth è la Capitale del Western Australia, un meraviglioso territorio che occupa un terzo dell’intero continente, ed è anche la città australiana più “vicina” a noi, raggiungibile con un volo diretto dall’Italia ogni estate con la compagnia di bandiera Qantas, mentre per il resto dell’anno con uno scalo negli Emirati Arabi o a Singapore.

L’Australia è la meta top del 2026: destinazioni ed esperienze da non perdere

24 octobre 2025 à 12:38

L’Australia si conferma tra le destinazioni imperdibili del 2026 secondo la guida Best in Travel 2026 di Lonely Planet, che celebra le mete e le esperienze più coinvolgenti del prossimo anno.

Dall’energia vibrante delle città cosmopolite ai paesaggi selvaggi dell’Outback, il Paese offre esperienze uniche, dove natura, cultura e avventura si intrecciano in scenari di incomparabile bellezza. Ecco le tre mete con le quali l’Australia è stata premiata nelle categorieEsperienze” e “Destinazioni” nella guida Best in Travel 2026. Mete che sono d’ispirazione per un itinerario di viaggio da organizzare al più presto, quindi.

Melbourne, Victoria

Melbourne è una città che cattura con la sua vitalità e il suo fascino eclettico. L’itinerario di viaggio parte proprio da questa città, Capitale dello Stato del Victoria, lasciando quindi perdere la gettonatissima ma anche scontatissima Sydney. Passeggiando tra vicoli decorati da murales colorati, boutique artigiane e caffetterie dallo stile contemporaneo, si percepisce un’energia creativa che sorprende a ogni passo.

Ogni angolo della città racconta una storia diversa: dagli artigiani che realizzano scarpe su misura agli chef che reinterpretano la cucina tradizionale, fino agli artisti che trasformano le strade in gallerie a cielo aperto.

Città multiculturale per eccellenza, Melbourne riflette la diversità delle persone che la abitano, offrendo esperienze legate alle First Nations, come la Heritage Walk nei Royal Botanic Gardens, dove guide aborigene conducono percorsi sensoriali tra piante native e rituali tradizionali.

La capitale del Victoria è anche sinonimo di gastronomia innovativa: con oltre 2.000 caffetterie e torrefazioni, la città è un vero laboratorio culinario dove ingredienti locali e influenze internazionali si fondono in esperienze gourmet uniche.

La sera, Melbourne si trasforma: dai rooftop bar con vista sullo skyline ai locali underground nascosti nei vicoli, la città continua a vibrare di musica, stile e convivialità.

Great Victorian Bathing Trail, Victoria

Tra le esperienze suggerite dalla guida Best in Travel 2026 troviamo il Great Victorian Bathing Trail: un itinerario di quasi 900 chilometri lungo la costa meridionale del Victoria, che attraversa la Mornington Peninsula, una zona molto frequentata dagli abitanti di Melbourne perché vicina, e che collega sorgenti termali, piscine naturali e bagni minerali affacciati sull’oceano. Questo percorso offre momenti di puro relax immersi nella natura e nelle proprietà curative dell’acqua, ricca di minerali come potassio, calcio e magnesio.

Ogni tappa regala un’esperienza sensoriale diversa: vasche di pietra tra colline e brughiere, sorgenti che sprigionano vapori all’alba, o botti panoramiche dove rilassarsi osservando le scogliere riflettersi nell’acqua.

Passeggiate nella natura, sessioni di yoga all’aperto, degustazioni in fattorie e cantine locali arricchiscono il percorso, mentre rituali ispirati alla tradizione delle First Nations permettono di scoprire l’antico legame tra acqua, piante e spiritualità.

L'Australia viene inserita nella guida Best in Travel 2026 con tre mete
Ufficio Stampa
Lungo il Great Victorian Bathing Trail

Ikara Flinders Ranges & Outback, South Australia

Mille chilometri a Nord di Melbourne (che per l’Australia non sono nulla…), le Ikara-Flinders Ranges sono un tesoro di geologia, natura selvaggia e spiritualità entrati nella lista dell’Unesco nel 2021. Il parco nazionale, che copre circa 95.000 ettari, ospita formazioni rocciose millenarie, gole, creste e valli che raccontano oltre 600 milioni di anni di evoluzione della Terra. La fauna locale, tra canguri, emù e rapaci, completa lo spettacolo della natura incontaminata.

Wilpena Pound, noto agli Adnyamathanha come Ikara, è un anfiteatro naturale che simboleggia il cuore culturale e spirituale della comunità aborigena locale. Gli ospiti possono vivere esperienze immersive soggiornando in tende safari o rifugi panoramici, partecipando a escursioni guidate, tour culturali e voli panoramici che svelano miti e leggende locali.

Al calar della notte, il cielo terso di questa zona poco abitata si illumina di stelle, regalando momenti di stargazing mozzafiato in un contesto unico al mondo. La città più vicina è Adelaide, che dista “solo 450” km, da cui ripartire verso altre avventure.

Il paesaggio Ikara Flinders Ranges in Australia
iStock
Ikara Flinders Ranges in Australia

Lago Eyre: il misterioso bacino dell’Australia che si risveglia e torna a vivere

Par : losiangelica
27 juin 2025 à 15:00

Il Lago Eyre non è solo il più esteso dell’Australia ma è un luogo dove, come per magia, le sabbie si tingono di verde e il cielo si riempie di stormi danzanti. Non è un miraggio, conosciuto anche come Kati Thanda, il lago salato più grande dell’emisfero australe regala uno spettacolo naturale tra i più sorprendenti del pianeta. Per la maggior parte dell’anno è una distesa silenziosa, una tavolozza di bianco salino che abbaglia sotto il cielo australiano ma quando le piogge abbondano qui tutto cambia: fiumi lontani iniziano il loro viaggio e l’acqua torna a bagnare questo bacino immenso, risvegliando un ecosistema dormiente.

Il Lago Eyre Kati Thanda

Lo conosciamo come Lago Eyre o Kati Thanda ed è un bacino salato di 9500 chilometri quadrati. La dimensione? Incredibilmente ampia, tanto da aver ricevuto il riconoscimento come lago più esteso d’Australia. Il lago però racchiude un mistero, un vero e proprio “enigma” in formato liquido: la sua esistenza dipende dai capricci del clima e nella maggior parte del tempo è parzialmente pieno o addirittura asciutto.

Si divide in due bacini principali collegati dal Goyder Channel. Quando l’acqua è presente, la salinità del lago può essere paragonabile a quella del mare; ma durante i periodi di siccità, l’evaporazione fa aumentare il tasso di sale, regalando al lago sfumature rosa intenso, grazie alla presenza dell’alga Dunaliella salina.

Il punto più basso è a 15 metri sotto il livello del mare ma il dato più curioso è che in 160 anni si è riempito completamente solo tre volte, l’ultima nel 1974. Eppure, ogni piccola inondazione è sufficiente per dare il via ad un’esplosione di vita e colori.

Quando l’acqua arriva, fiorisce anche la vita: pesci, crostacei, anfibi, e migliaia di uccelli migratori, inclusi pellicani, cavalieri d’Italia, aironi, tornano da terre lontane, guidati da un istinto millenario. Il deserto si veste di colori, con arbusti fioriti, erbe aromatiche e paesaggi mozzafiato. C’è anche la possibilità di navigare nel deserto, qualcosa di surreale ma sicuramente un’esperienza indimenticabile.

Il lago salato di Eyre
iStock
Il Lago Eyre in Australia rinasce

Oggi il lago è riconosciuto ufficialmente anche con il nome indigeno di Kati Thanda, in omaggio al popolo Arabana che abitava il territorio. Camminarci è vietato: le persone che lo visitano devono rispettare la fragile crosta salina ma anche il valore spirituale che ha per gli aborigeni. Le autorità hanno lavorato alla segnaletica e alle infrastrutture per favorire un comportamento etico.

Il Lago Kati Thanda è da visitare assolutamente: è un vero miracolo e non esiste niente di simile in nessun altro luogo al mondo. Se ami i paesaggi surreali, la fotografia, il birdwatching o semplicemente il silenzio assoluto… questo è il tuo posto.

Dove si trova il Lago Eyre e come raggiungerlo

Come spiegato ad inizio articolo, il Lago Eyre si trova in Australia e più precisamente nella zona meridionale. Dista circa 700 chilometri da Adelaide ed è protetto all’interno di vari deserti centrali del continente. Per raggiungerlo ci si può avventare con un’auto 4×4 percorrendo un impegnativo tragitto di circa 9 ore raggiungendo William Creek, località a circa 140 chilometri dal lago oppure aggregarsi ai tour con guide esperte che racconteranno informazioni e curiosità sul luogo.

Il ritorno dell’Endeavour: la nave dei sogni e delle scoperte riemerge dal silenzio del mare

12 juin 2025 à 12:02

Dopo oltre due secoli di mistero e 25 anni di intense ricerche, il relitto dell’HM Bark Endeavour, la leggendaria nave con cui James Cook esplorò l’Australia e la Nuova Zelanda, è stato finalmente identificato con certezza. Ad annunciarlo è il Museo Nazionale Marittimo Australiano, che ha presentato il rapporto finale dopo indagini meticolose tra archivi storici e immersioni nei fondali del Rhode Island. Una scoperta che riaccende i riflettori su una delle imbarcazioni più importanti della storia dell’esplorazione.

Il viaggio dell’Endeavour: esplorazione e impatto storico

La storia dell’Endeavour ha inizio nel 1768, quando James Cook salpa dall’Inghilterra al comando di una missione scientifica di esplorazione e scoperta destinata a cambiare il mondo. Gli obiettivi erano: osservare il transito di Venere e scoprire nuovi territori. Durante questo viaggio, la nave esplorò le coste della Nuova Zelanda e dell’Australia – e raggiunse la costa del Nuovo Galles del Sud nel 1770.

Questo evento, tuttavia, non ha un significato univoco. Per alcuni rappresenta lo spirito dell’illuminismo europeo, per altri invece è l’emblema dell’inizio della colonizzazione e della sofferenza delle popolazioni indigene. Un aspetto che il museo non ha ignorato, riconoscendo la complessità storica legata a questa missione.

Un relitto ritrovato dopo 250 anni: l’Endeavour è RI 2394

Il relitto dell’Endeavour giaceva nel porto di Newport, Rhode Island (USA), da oltre due secoli. Ribattezzata “Lord Sandwich” dopo il viaggio nel Pacifico, la nave venne utilizzata dai britannici durante la Guerra d’Indipendenza americana e fu autoaffondata nel 1778 con altre dodici imbarcazioni per ostacolare la flotta francese nella baia americana di Newport.

Nel 1999, è partita una collaborazione tra il Museo Nazionale Marittimo Australiano e il Rhode Island Marine Archaeology Project (RIMAP) per ritrovare il relitto nella zona in cui era stato autoaffondato. Le indagini si sono concentrate sul relitto numerato come RI 2394 in quanto mostrava corrispondenze sorprendenti con i piani originali dell’Endeavour: dimensioni, materiali e struttura coincidevano in maniera inequivocabile.

Una replica a grandezza naturale della famosa nave del Capitano Cook
Fonte: Getty Images
Una replica della HMS Endeavour arriva a Whitby – Inghilterra

Le prove decisive: legno britannico e dettagli costruttivi unici

L’identificazione ufficiale non si è basata solo su ipotesi o somiglianze: i ricercatori hanno analizzato ogni centimetro del relitto, confrontando i resti con progetti del XVIII secolo. Il legno ritrovato – quercia bianca ed olmo europei – ha confermato l’origine britannica dell’imbarcazione, diversa da quella delle navi americane dell’epoca, costruite con materiali locali.

Due elementi chiave hanno rappresentato la prova definitiva:

  • il pozzo della pompa, perfettamente allineato con i disegni originali dell’Endeavour,
  • il giunto di chiglia a scarpa, un incastro raro, riscontrato in pochissimi relitti nel mondo e uguale a quello dei disegni del cantiere dove la nave fu costruita.

Dalla disputa alla conferma: il riconoscimento ufficiale

Nel 2022, il museo australiano annunciò il luogo di scoperta dell’Endeavour, ma gli archeologi statunitensi invitarono alla cautela, temendo un annuncio affrettato, e anche il RIMAP invitò alla prudenza. Dopo ulteriori tre anni di ricerche, il rapporto finale del 2025 ha fornito una documentazione dettagliata e comparativa che non lascia spazio a dubbi.

Questo segna “il culmine di 25 anni di studi archeologici dettagliati e meticolosi su questa importante nave” e il documento include:

  • nuove planimetrie,
  • comparazioni strutturali aggiornate,
  • un database tecnico comparativo dei relitti del XVIII secolo nell’Atlantico.

Anche RIMAP ha riconosciuto l’eccellenza delle analisi storiche e strutturali australiane. Così, dopo 250 anni, il mistero dell’Endeavour può dirsi risolto. Il direttore Daryl Karp del museo ha affermato: “Questo rapporto finale rappresenta la nostra dichiarazione definitiva sul progetto“.

Conservazione del relitto e valorizzazione della memoria

Il ritrovamento della nave non rappresenta la fine del progetto, ma l’inizio di una nuova fase. Il relitto è minacciato da organismi marini che consumano il legno, come teredini e gribbles, e per questo motivo il museo ha avviato un programma di conservazione attiva.

Oltre alla tutela fisica del relitto, il museo promuove un’iniziativa educativa per raccontare la storia dell’Endeavour nella sua interezza: non solo la grande impresa di esplorazione, ma anche l’inizio della colonizzazione e le conseguenze sulle popolazioni indigene del Pacifico. Dopo oltre 250 anni quindi una delle navi più significative della storia mondiale è tornata per narrare e tramandare il passato.

Una replica per rivivere la storia: visita guidata sull’HMB Endeavour

Australian National Maritime Museum di Sydney
Fonte: Getty Images
Una replica della nave del Capitano Cook, l’Endeavour

Per chi desidera vivere in prima persona l’esperienza a bordo della nave, il Museo Nazionale Marittimo Australiano offre la possibilità di salire sulla replica perfettamente fedele dell’HMB Endeavour – costruzione iniziata nel 1988. Questa riproduzione, considerata una delle più accurate al mondo, è un’autentica macchina del tempo.

Negli anni ha percorso molte miglia nautiche, ha circumnavigato l’Australia per tre volte e ha navigato verso l’Europa, gli Stati Uniti e si è fermata in numerosi altri porti d’oltremare. A bordo è possibile rivivere fedelmente la storia e:

  • esplorare la Great Cabin dove Cook lavorava e cenava,
  • osservare l’enorme stufa nella cucina sottostante,
  • ammirare i quasi 30 km di sartiame e le 28 vele originali nella forma e nei materiali,
  • scoprire com’era la vita quotidiana dei marinai durante il viaggio di circumnavigazione del globo tra il 1768 e il 1771.

La nave è spesso ormeggiata presso i moli del museo a Sydney ed è accessibile ai visitatori, salvo manutenzioni o traversate speciali. Un’esperienza unica per toccare con mano la storia di una delle più grandi avventure marittime di tutti i tempi. Centinaia di migliaia di visitatori sono già saliti a bordo per vedere da vicino come vivevano Cook e i suoi uomini.

Margaret River, la capitale del vino dell’Australia

11 juin 2025 à 18:56

A circa 170 chilometri a Sud di Perth, Margaret River è considerata la capitale del vino in Australia. Il soprannome deriva proprio dalla fama internazionale che questa città è riuscita a ottenere, in quanto al centro di una delle regioni vitivinicole più rinomate del continente, caratterizzata da un clima mediterraneo influenzato dal mare, con estati calde e inverni miti. Nei vigneti che si estendono nei dintorni del centro abitato dove vivono all’incirca 7mila abitanti si producono alcuni dei migliori vini australiani, in particolare Cabernet Sauvignon e Chardonnay.

Oltre al vino, la regione di Margaret River però è famosa anche per le sue spiagge e la sua natura incontaminata. Insomma, sono tanti i motivi per cui vale un viaggio.

Perché fare un viaggio a Margaret River

Margaret River è una delle località di villeggiatura più rinomate del Western Australia e ci sono turisti praticamente tutto l’anno. Ma è soprattutto da primavera ad autunno (australiani, quindi il contrario dei nostri) che registra il pienone.

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Fonte: @Tourism Western Australia
La Meelup Beach nei pressi di Margaret River

Le spiagge di Margaret River

Le sue spiagge sono rinomate per il surf e per la bellezza naturale. L’oceano, qui, non invoglia gli europei abituati alle temperature del Mar Mediterraneo a tuffarsi, anche gli australiani spesso indossano la mini-muta per fare il bagno, ma immergersi tra le acque è davvero un’esperienza. Li si vede gettarsi tra le onde in piccoli gruppi che si danno appuntamento, le malelingue pensano per la paura degli squali, ma loro sostengono che il bagno si faccia in compagnia per divertirsi di più.

Tra le spiagge da provare c’è Gnarabup Beach, perfetta per una nuotata rigenerante o anche solo per godere di un’atmosfera rilassata. Il White Elephant Cafe, un delizioso beach bar affacciato sul pendio è il posto ideale dove fare colazione e osservare i giovani surfisti prepararsi a cavalcare le onde. Ma anche Prevelly Beach è famosa per il surf o per passeggiate lungo la costa così come Meelup Beach, una spiaggia dalla sabbia candida come la neve, perfetta per fare un pic-nic.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
La spiaggia di Gnarabup Beach a Margaret River

E poi c’è la meravigliosa Hamelin Bay, è uno dei luoghi migliori in Australia per avvistare da vicino le razze. La popolazione di questi meravigliosi pesci, docile e amichevole, ma assolutamente selvaggia, che vive nella baia, non ha paura delle persone che possono anche nuotare in loro compagnia. Durante il giorno, le razze visitano regolarmente la spiaggia intorno al jetty dove attraccano le imbarcazioni, nella speranza di ricevere qualche avanzo di pesce e quindi è molto facile avvistarle.

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Fonte: @Tourism Western Australia
Hamelin Bay, nell’Australia Occidentale

I vigneti di Margaret River

Ma è soprattutto per il vino e quindi i vigneti che è famosa Margaret River. L’intera regione, nota per la sua produzione vinicola di alta qualità, attira ogni anno circa 500.000 visitatori. Sono 5.840 gli ettari di vigneti coltivati, distribuiti su un’area di 213.000 ettari pari a circa il 2% della produzione vinicola totale dell’Australia, ma che contribuisce per oltre il 20% al mercato dei vini del Paese.

Nei dintorni della città si possono visitare le cantine – ce ne sono oltre 200, molte delle quali a conduzione familiare – e fare degustazioni in alcune delle migliori vineyards della regione. Tra le winery più belle c’è sicuramente Wills Domain, una tenuta di 20 ettari nella valle di Gunyulgup a Yallingup, i cui vini pluripremiati vengono serviti al bancone delle degustazioni o al ristorante con vista sulle vigne che, a poca distanza dall’Oceano Indiano, godono di un bellissimo clima marittimo. Piantate già alla fine del 1300 dai primi coloni venuti dall’Austria, oggi come allora producono ottime uve per vini come il Cabernet Sauvignon, lo Shiraz, lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc e Semillon, insieme prodotti esclusivi come Paladin Matrix, un blend in stile Bordeaux di Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Malbec.

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Fonte: Getty Images
I canguri tra i vigneti di Margaret River

La cantina più antica della zona è Vasse Felix, famosa per i suoi ottimi Cabernet Sauvignon, mentre al Leeuwin Estate vengono organizzati anche concerti ed eventi. La maggior parte naturalmente organizza degustazioni, visite delle cantine e passeggiate tra le vigne. Qualcuna, come Xanadu Wines, Cullen Wines e Aravina Estate, anche eventi gastronomici con vista sulle vigne.

Infatti, i vigneti di Margaret River non sono frequentati solo dagli amanti del vino, ma anche da chi cerca esperienze enoturistiche culturali e gastronomiche. Molti offrono anche ristoranti gourmet, eventi speciali e concerti, il che rende la visita ancora più interessante e piacevole.

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Fonte: @Tourism Western Australia
Road trip a Margaret River, una delle zone più belle dell’Australia

La natura primordiale di Margaret River

Appena fuori dal centro abitato di Margaret River si apre un territorio fatto di fitte foreste tropicali, di grotte millenarie e di luoghi sacri cari alle popolazioni aborigene che da secoli vivono in questa parte di Australia.

Tra i luoghi sicuramente da esplorare c’è la Boranup Forest, una fitta giungla di eucalipti che fa parte del Leeuwin Naturaliste National Park da percorrere in quad elettrico, naturalmente, seguendo i sentieri di terra rossa tracciati dai ranger, dove incontrare rettili (innocui) mai visti altrove. Questo parco nazionale offre chilometri di sentieri dove ammirare la natura primordiale e scattare foto incredibili. Solo con le guide locali si possono individuare gli ingressi nel terreno a grotte sotterranee, un reticolo di tunnel dove ci si può addentrare accompagnati da speleologi professionisti.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
Nella Boranup Forest a bordo di quad elettrici

Margaret River è famosa per le sue grotte spettacolari. Alcune delle più visitate sono la Lake Cave con formazioni di stalattiti e stalagmiti e la Jewel Cave, con affascinanti formazioni rocciose, ma imperdibile è la Ngilgi Cave, un po’ più lontana dalle altre (circa tre quarti d’ora di auto, ma lungo la strada si possono ammirare tantissimi canguri!) ma che merita una gita in quanto che si trova nel bush abitato per secoli dalle popolazioni aborigene. La si può visitare in autonomia in quanto è stato creato un vero e proprio itinerario con installazioni e descrizioni che raccontano la storia del luogo e le sue connessioni con la flora e la fauna locali.

Dove l’Oceano Indiano incontra il Pacifico

E, infine, qui si può assistere a un fenomeno naturale unico al mondo: in corrispondenza di Cape Leeuwin, a una cinquantina di chilometri da Margaret River, le acque dell’Oceano Indiano incontrano quelle dell’Oceano Pacifico, un luogo iconico dell’intera regione del Western Australia. Per ammirare al meglio questo fenomeno si consiglia di salire in cima al Cape Leeuwin Lighthouse. Situato nel punto più a Sud-Ovest dell’Australia, è anche il faro più alto dell’Australia continentale (circa 40 metri). È anche uno dei migliori punti di osservazione terrestri per l’avvistamento delle balene da maggio a settembre, durante la loro migrazione verso nord. Uno degli cottage originali in cui viveva il guardiano del faro oggi è il Centro interpretativo che racconta la storia e la vita dei numerosi guardiani che erano i custodi assoluti di questa costa frastagliata.

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Fonte: Getty Images
Cape Leeuwin Lighthouse, il punto più a Sud-Ovest dell’Australia

Da Capo a Capo, l’itinerario più bello che esista in Australia

10 juin 2025 à 16:30

L’Australia è uno dei Paesi più belli del mondo. La sua natura incontrastata, incontaminata ed eccezionale è unica al mondo. Qui si trovano alcuni dei paesaggi più spettacolari che esistano sulla faccia della Terra e, nonostante la dimensione immensa di questo continente, alcuni itinerari possono essere percorsi anche a piedi. Incredibile a dirsi, visto che quando si pianifica un viaggio in Australia si pensa a voli da prenotare e auto da noleggiare. Non in questo caso.

Quello di cui vi parliamo è uno degli itinerari più belli che si possano fare e si trova nei dintorni di Margaret River, nel Western Australia (d’ora in poi WA), a circa 270 chilometri a Sud di Perth. Si tratta del Cape to Cape Track, uno dei 73 sentieri costieri panoramici dello Stato, ma forse il più bello di tutti, e tra i più iconici delle Great Walks of Australia. A parte il volo dall’Italia a Perth, per il resto questo viaggio è tutto un cammino.

Il Cape to Cape Track, il trekking più bello d’Australia

Si snoda lungo la splendida dorsale Leeuwin-Naturaliste, tra i fari di Cape Naturaliste e Cape Leeuwin (dove si trova il faro più alto d’Australia), nell’estremo Sud-Ovest dell’Australia Occidentale. Offre spettacolari paesaggi costieri e foreste di karri, i fiori selvatici primaverili, spiagge di sabbia bianca, un’affascinante geologia di scogliere, grotte calcaree, promontori e formazioni rocciose e una vegetazione e fiori selvatici in continua evoluzione.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
Il Cape to Cape Track corre lungo l’oceano

Informazioni pratiche sul Cape to Cape Track

Il Cape to Cape Track è lungo circa 125 km, generalmente percorribili in 5-8 giorni, con una media di 20-25 km al giorno, ma è possibile percorrerne anche brevi tratti da fare in giornata in poche ore di trekking adatto a tutti. Infatti, è considerato di difficoltà: moderata, con alcuni tratti ripidi e spiagge sabbiose impegnative che possono rallentare il cammino, ma nulla che non si possa affrontare anche con passeggini, sedie a rotelle o anche solo se si hanno ginocchia ballerine.

Tracciato per avvicinare gli escursionisti all’ambiente naturale, il percorso segue principalmente la costa. Sono presenti diversi anelli nell’entroterra, che attraversano incantevoli tratti boschivi riparati e la magnifica foresta di karri di Boranup.

Il percorso varia tra vecchie piste tracciate per i fuoristrada a sentieri costruiti ex novo, ma anche strade sterrate ben livellate, sentieri sassosi e accidentati e spiagge sabbiose. Ci sono tratti facili, che sono perfetti passeggiate di mezza giornata o di un giorno intero, mentre alcuni dei tratti più selvaggi sono aspri e difficili. Affrontare l’intero percorso è una grande sfida.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
Trekking lungo il Cape to Cape a Margaret River con la guida

I punti piò accessibili ma non meno spettacolari sono quello di Ellensbrook Homestead, un sentiero asfaltato di 1 km con una passerella che arriva fino alla grotta e alle cascate di Meekadarabee, Ellensbrook Beach, un sentiero asfaltato lungo 200 metri fino al punto panoramico costiero, Redgate Beach dove si trova un punto panoramico costiero nei pressi del parcheggio principale e un tratto del percorso tra il faro di Cape Naturaliste e il parcheggio di Sugarloaf Rock lungo circa 3,8 km che è asfaltato. Diversi tour operator offrono escursioni guidate con campeggi dove alloggiare lungo il percorso e altri tipi di alloggi per tutti i livelli di comfort nelle vicinanze.

Itinerario per chi ha poco tempo

Se volete provare l’esperienza di percorrere il cammino Cape to Cape ma avete poco tempo, ecco il tratto più bello da fare e che vi farà comprendere la bellezza di questo territorio dell’Australia Occidentale. Quello che collega Smiths Beach a Canal Rocks, passando per il famoso “Acquario”, una piscina naturale da togliere il fiato. Una passerella di legno – Canal Rocks lookout – porta direttamente sul mare là dove le onde s’infrangono contro le rocce aguzze. Il percorso è lungo poco più di 4 km e ci si impiega più o meno un’ora e mezza. Questa passeggiata attraversa sentieri irregolari, rocciosi e sabbiosi. Ci saranno frequenti soste e il ritmo sarà lento-medio perché ogni scorcio è da ammirare e fotografare. Di solito sono sufficienti scarpe da passeggio basse e chiuse, tuttavia alcuni escursionisti, per sicurezza, preferiscono indossare scarpe da trekking.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
Il Canal Rocks lookout, la passerella a picco sull’oceano

Il periodo migliore per percorrere il Cape to Cape Track

Le stagioni migliori per percorrere questo itinerario sono la primavera australiana (che va da settembre a novembre), quando i fiori selvatici sono in piena fioritura (per questo ci possono essere molte mosche e si consiglia di procurarsi una retina, che viene venduta ovunque, per coprire il volto) e si possono avvistare le balene oppure l’autunno (aprile-maggio), quando il clima è più mite e piacevole. Se si va d’estate, quindi nella stagione più calda, si consiglia di iniziare presto, invece in inverno sicuramente si incontreranno meno escursionisti ed è più tranquillo, ma più umido e ventoso.

Bungle Bungles, il labirinto di pietra d’Australia che sembra un altro pianeta

6 juin 2025 à 16:49

L’Australia non smette mai di sorprendere. È il continente che ospita gli animali più letali del pianeta, ma anche alcuni dei paesaggi più incredibili e inaspettati: deserti che sembrano distese lunari, barriere coralline che si vedono dallo spazio e formazioni rocciose che sfidano la logica. Ed è proprio qui, nel cuore remoto dell’Australia Occidentale, che si trova un vero capolavoro della natura: i Bungle Bungles, un complesso di enormi cupole di arenaria striate che sembrano uscite da un altro pianeta.

Sconosciute al grande pubblico fino agli anni Ottanta, queste incredibili strutture si ergono fino a 300 metri tra le pianure erbose del Purnululu National Park, nella regione del Kimberley. Per le popolazioni aborigene locali, questo luogo è sacro da millenni, ma anche per i viaggiatori di oggi, Bungle Bungles è quasi un’esperienza ultraterrena.

Arrivarci non è semplice e forse proprio per questo l’esperienza è tanto speciale. L’accesso via terra parte dalla Great Northern Highway, con una deviazione su un tratto sterrato lungo 53 km che richiede circa due ore e mezza di guida 4×4. In alternativa, esistono tour guidati e voli panoramici che offrono viste spettacolari dall’alto, perché sì, da lassù l’effetto “altro pianeta” è ancora più evidente.

Cosa vedere nei Bungle Bungles

Il parco si divide in due aree principali, ciascuna con paesaggi e percorsi unici, perfettamente segnalati e immersi in una natura incontaminata, come d’altronde ci si aspetta da questa regione dell’Australia. Nella parte settentrionale del parco si trovano due tra i sentieri escursionistici più emozionanti. Echidna Chasm è una stretta fessura tra le rocce che si accende di colori caldi grazie ai raggi del sole, che penetrano verticalmente verso mezzogiorno.

A poca distanza, il Mini Palms Walk conduce attraverso una gola popolata da eleganti palme Livistonia, un raro tocco di verde brillante che contrasta con i toni caldi della pietra arenaria.

Bungle Bungles, Australia
Fonte: iStock
Vista dei Bungle Bungles australiani

La magia di Cathedral Gorge

La parte meridionale del parco ospita le vere protagoniste del paesaggio: le celebri cupole a strisce dei Bungle Bungles. Di forma simile ad alveari, queste incredibili formazioni rocciose sono composte da strati alternati di arenaria e cianobatteri fossili, responsabili delle loro affascinanti bande arancioni e nere.

Tra le formazioni più spettacolari si trova Cathedral Gorge, un enorme anfiteatro naturale di roccia rossa con un’acustica sorprendente e, nella stagione umida, una piscina naturale dove, in certe condizioni, è persino possibile nuotare. Imperdibile anche il Picaninny Creek Walk, che segue il letto di un torrente asciutto, regalando scenari sempre diversi a seconda della luce e del periodo dell’anno.

Come visitare i Bungle Bungles, consigli utili

La soluzione più autonoma per arrivare a Bungle Bungles è con un veicolo a trazione integrale, affrontando i 53 km di pista sterrata che conducono all’interno del parco. Per chi preferisce viaggiare in modo più comodo, esistono numerosi tour organizzati da Kununurra o Broome, con possibilità di pernottamento in tende safari, cabine o nei camping attrezzati del parco.

I più scenografici sono i voli panoramici: in elicottero o aereo leggero, sorvolare i Bungle Bungles è come fluttuare su un’opera d’arte naturale, una visione che resta impressa per sempre nella memoria. Il Purnululu National Park è comunque aperto al pubblico da aprile a novembre, durante la stagione secca, quando i sentieri sono facilmente accessibili.

Tuttavia, durante i mesi più umidi, da dicembre a marzo, è possibile ammirare i Bungle Bungles in tutta la loro gloria tropicale grazie a tour organizzati. In questo periodo, le piogge portano nuova vita al paesaggio, le gole si riempiono d’acqua e alcune escursioni guidate permettono anche un tuffo rinfrescante nelle piscine naturali di Cathedral Gorge.

Dal Marocco all’Asia centrale: le location mozzafiato di Rambo III

9 mai 2025 à 11:21

Le trafficate strade di Bangkok, i sereni monasteri buddisti di Lamphun e gli affascinanti paesaggi desertici dell’Arizona sono stati luoghi testimoni di un successo. Quando si parla di film d’azione iconici degli anni ’80, Rambo III occupa un posto d’onore. Diretto da Peter MacDonald e interpretato da Sylvester Stallone nel ruolo del veterano di guerra John Rambo, il film si distingue non solo per le sue sequenze esplosive e i combattimenti spettacolari, ma anche per le sue ambientazioni mozzafiato. In questo terzo capitolo Rambo è in missione per salvare il suo ex amico e comandante, il colonnello Sam Trautman (Richard Crenna) che è stato catturato dalle forze militari sovietiche.

Sylvester Stallone raccontò al Los Angeles Times di aver valutato diverse location nel sud-ovest americano prima di decidere che l’atmosfera fosse quella giusta. “Per un po’ abbiamo parlato di girare questo film in Arizona o in Nevada” ha detto l’attore, “ma poi ho pensato: ‘Ehi, cosa faranno tutti? Giocheranno a dadi ogni sera dopo le riprese?‘”. La troupe si concentrò quindi sulle location all’estero. Secondo il Times, visitarono Italia, Marocco e Australia, costruirono e demolirono set per un valore di 5 milioni di dollari in Messico prima di partire per Israele.

Chiang Mai Thailandia
Fonte: iStock
Chiang Mai, Thailandia

Dove è stato girato

Grazie a una sapiente combinazione di location naturali, set costruiti e trucchi cinematografici, il film riesce a dare vita a un Afghanistan drammatico e cinematografico, pur restando ben lontano dai suoi confini. Crenna ha affermato che c’era una tensione autentica durante le riprese in Israele a causa delle tensioni persistenti: “Ogni giorno attraversavamo un posto di blocco militare per raggiungere il set, poi indossavamo i nostri costumi da soldato e ‘andavamo in guerra‘” ha detto. “Poi, quando i jet volavano sopra di noi, guardavamo in alto e ci chiedavamo dove stessero andando, o dove fossero stati“. Alcune parti del film sono state girate vicino a Sodoma, dove le temperature raggiungevano i 50 gradi Celsius, e il cast e la troupe, così numerosi, consumavano quasi 1600 litri d’acqua al giorno.

La posizione remota del set ha presentato anche sfide logistiche. Trasportare la pesante attrezzatura militare utilizzata nel film è stato difficile e costoso, e il cast e la troupe hanno dovuto alloggiare a quasi un’ora dal set che a sua volta distava mezz’ora dagli stabilimenti di produzione. Molte delle scene che nel film rappresentano il paesaggio afghano sono state girate in Israele, in particolare nel deserto del Negev e nella regione montuosa del Golan. Il kibbutz Eilot, vicino a Eilat, ha ospitato alcune sequenze chiave. La vasta distesa di rocce, sabbia e cielo terso si è rivelata perfetta per rappresentare la polverosa frontiera afghana. Anche la città vecchia di Jaffa e alcune zone rurali nei pressi di Tel Aviv sono state utilizzate per simulare villaggi e avamposti sovietici, dimostrando la versatilità delle location israeliane nel ricreare ambientazioni storiche e geografiche lontane.

Thailandia: il rifugio spirituale di Rambo

Il film si apre con un Rambo ritiratosi nella pace della Thailandia, dove si dedica alla vita monastica e combatte con i bastoni per sport. Queste sequenze sono state girate a Chiang Mai, nel nord della Thailandia, in particolare nei pressi di templi buddisti autentici e in paesaggi lussureggianti. Il contrasto tra la pace spirituale del tempio e l’imminente richiamo alla guerra contribuisce a rafforzare il dilemma interiore del protagonista.

La scena iniziale ricca d’azione di Rambo III si svolge nel cuore della vivace capitale thailandese, Bangkok. Il colonnello Sam Trautman torna indietro per reclutare John J. Rambo per la sua missione. Il film ci presenta Rambo attraverso la sequenza del combattimento in cui emerge trionfante di fronte a una folla affascinata in una struttura in rovina. Questa scena mozzafiato è stata girata vicino al tempio buddista di Wat Sangkrachai Worawihan, nel quartiere Wat Tha Phra di Bangkok. La capitale thailandese è una metropoli vivace con una miriade di templi, una vivace cultura di strada e un vasto sistema di canali alimentati dal fiume Chao Phraya, popolato di barche.

Arizona
Fonte: iStock
Arizona

La maestosa area di Rattanakosin, con il suo grande palazzo e il venerato tempio Wat Phra Kaew, è scavata nel fiume che la costeggia. Nelle vicinanze si trova il famoso tempio Wat Pho, noto per il suo enorme Buddha sdraiato. Dall’altra parte del fiume, lo straordinario tempio Wat Arun affascina con le sue ripide scalinate e la caratteristica cima in stile Khmer. Il più grande aeroporto internazionale di Bangkok, Suvarnabhumi, è il punto di atterraggio perfetto per un volo verso questa destinazione.

Arizona e Stati Uniti

Anche se in modo molto limitato, alcune brevi sequenze furono girate negli Stati Uniti, in particolare in Arizona. Gli scenari desertici dell’Arizona furono utilizzati per completare alcune riprese aggiuntive, sfruttando l’ambiente simile ma più accessibile rispetto alle location mediorientali. Rambo riesce a uccidere Zaysen lanciando un carro armato contro l’elicottero del colonnello sovietico, che inizialmente aveva cercato di danneggiare con una molotov consegnatagli da un uomo a cavallo. Sorprendentemente, Rambo sopravvive all’esplosione che ne consegue ed emerge dal carro armato.

Al termine della battaglia, Rambo e Trautman salutano i loro alleati mujaheddin e lasciano l’Afghanistan per tornare a casa. Questa sequenza culminante è stata girata a Fort Yuma, situato nello Yuma Territorial Prison State Historic Park in Arizona. Il carcere territoriale di Yuma fu inaugurato nel 1876 e da allora è stato immortalato in diversi film e serie tv. Oggi, questo sito storico è gestito e mantenuto come museo dall’Arizona State Parks.

Pasqua nel mondo: 5 tradizioni insolite e sorprendenti che (forse) non conoscevi

19 avril 2025 à 07:30

Pasqua è ormai alle porte: una delle feste più sentite e celebrate del calendario cristiano, capace di unire spiritualità, tradizione e, perché no, anche un pizzico di magia primaverile. La Pasqua si festeggia in ogni angolo del pianeta, dalla Francia all’Australia, passando per le Filippine e la Finlandia, ciascuno con i propri riti, simboli e curiosità.

Alla base della Pasqua cristiana c’è la celebrazione della resurrezione di Cristo, un inno alla vita che rinasce. Ma a questa ricorrenza religiosa, volendo guardare oltre, si intrecciano anche non poche usanze popolari, miti antichi e simboli condivisi. L’uovo, per esempio, è il re incontrastato della Pasqua: rappresenta la vita che si schiude, la rinascita e, non a caso, si lega perfettamente anche all’arrivo della primavera.

Pronti a scoprire come si festeggia la Pasqua nel mondo? Vi portiamo in viaggio tra 5 tradizioni davvero fuori dal comune. Alcune vi faranno sorridere, altre vi lasceranno a bocca aperta.

Australia: il coniglietto? No grazie, qui c’è il Bilby!

In Australia, il simpatico coniglietto pasquale che tanto piace ai nostri bambini sembra non avere molta fortuna. Al suo posto troviamo il Bilby, un piccolo marsupiale dalle orecchie lunghe, simbolo di una campagna di sensibilizzazione ambientale.

Il coniglio, infatti, è considerato una specie invasiva che ha causato non pochi problemi all’ecosistema locale – e per questo è stato praticamente bandito dai simboli associati alla festività di primavera. Così, i dolci di Pasqua sono stati “riformulati”: via libera a cioccolatini a forma di bilby, il cui acquisto contribuisce a finanziare progetti per proteggere questa specie in via d’estinzione. Risultato? Una Pasqua dolce e sostenibile!

Francia: a Haux si cucina un’omelette gigante 

Dimenticate la colazione classica, soprattutto quella dolce: a Haux, nel sud della Francia, il lunedì di Pasqua è sinonimo di una gigantesca omelette comunitaria. Insomma, niente grigliate.

Si parla di oltre 4.500 uova rotte e mescolate in una padella mastodontica, per servire il pranzo a più di mille persone. Ogni famiglia contribuisce portando le proprie uova e la festa si consuma nella piazza principale del paese, tra forchettate, risate e… bis garantito.

Ungheria: Pasqua a secchiate (d’acqua)

In Ungheria, la Pasqua porta con sé una tradizione piuttosto bagnata. Le donne, vestite con abiti tradizionali, vengono simbolicamente “innaffiate” con acqua dagli uomini il giorno di Pasqua.

Anticamente questo gesto era legato a riti di purificazione e fertilità. Oggi, tra secchiate e spruzzi più o meno improvvisi, è diventato un gioco divertente e folkloristico, soprattutto nei piccoli centri. Certo, meglio portarsi un cambio d’abiti.

Finlandia: ecco le streghe di Pasqua

In Finlandia (e in parte della Svezia), la Pasqua si tinge di atmosfere… da Halloween. I bambini si travestono da streghette, con scope e foulard colorati, e vanno di casa in casa a chiedere dolcetti in cambio di benedizioni e auguri.

Questa usanza nasce da un’antica credenza pagana secondo cui, durante la Settimana Santa, le streghe volassero all’isola di Blåkulla per incontrarsi col diavolo. Per scacciarle, si accendevano grandi falò, ancora oggi parte delle celebrazioni.

Papua Nuova Guinea: alberi di Pasqua e sigarette

Anche qui, dimenticate le uova di cioccolato: nelle zone rurali della Papua Nuova Guinea, gli alberi di Pasqua vengono decorati con sigarette e tabacco.

All’esterno delle chiese, ma anche nelle case, si appendono questi “doni” che vengono poi distribuiti tra i fedeli alla fine delle celebrazioni pasquali. Un’usanza lontanissima dalle nostre, ma profondamente radicata nella cultura locale, dove il tabacco ha un forte valore simbolico e sociale.

Lago Hiller, il paradiso rosa che sfida la logica e incanta il mondo

Par : elenausai10
19 mars 2025 à 17:00

In Australia non mancano luoghi spettacolari, alcuni talmente belli da sembrare quasi irreali, come il lago Hillier. Avete mai sentito parlare di un “lago rosa”? Bene, è proprio lui, il lago australiano famoso in tutto il mondo per la colorazione rosa delle sue acque. Situato a Middle Island, l’isola più grande dell’arcipelago di Recherche, al largo della costa meridionale dell’Australia Occidentale, se ammirato dall’alto offre uno scenario difficile da dimenticare.

Il rosa vibrante delle sue acque, una tonalità permanente, è circondato da una rigogliosa vegetazione che lo separa dal mare, creando così un acceso contrasto di colori tra rosa, verde e diverse tonalità di blu. Sicuramente vi state domandando da cosa derivi questa particolare tonalità: ve lo raccontiamo qui preannunciandovi che, attualmente, il lago Hillier ha perso il suo colorito, ma può essere trovato in altri laghi d’Australia.

Perché il lago Hillier in Australia è rosa

La straordinaria varietà del clima e della geografia dell’Australia Occidentale ha dato origine ad alcuni dei fiumi, laghi e zone umide più singolari del pianeta, come il lago Hillier. Lungo circa 600 metri e largo 250 circa, il suo colore rosa è dovuto alla presenza della micro-alga verde “Dunaliella Salina” e dalla presenza di alcune specie di alobatteri.

Il primo a scoprirlo fu l’esploratore britannico Matthew Flinders nel 1802, il quale raccolse nei suoi scritti le informazioni riguardanti questa scoperta che potè fare ammirando il lago dalla vetta più alta dell’isola.

Sfortunatamente, però, il colore del lago non è più quel rosa acceso che l’ha reso famoso a causa di un’imponente precipitazione avvenuta al largo della costa nel 2022. Come hanno spiegato gli scienziati ambientali locali: “I nutrienti provenienti dalla vegetazione in decomposizione, a causa di quella pioggia davvero intensa, si sono riversati nel lago alterandone la colorazione”. Tuttavia, il lago potrebbe ritrovare il colore rosa nel corso del tempo, tutto dipenderà dalla diminuzione dell’acqua e dall’aumento del livello del sale e della micro-alga.

I laghi rosa dell’Australia

Hillier non è l’unico lago rosa australiano. Tra i luoghi più famosi c’è sicuramente Hutt Lagoon che a volte si presenta ai visitatori di un rosa acceso come la gomma da masticare, a volte lilla e, occasionalmente, persino rosso. Il momento ideale per ammirarlo è prima del tramonto, così da poter osservare i colori trasformarsi. Oppure, se ne avete l’occasione, potreste valutare un volo panoramico che vi offrirà una vista unica, con l’Oceano Indiano che crea un contrasto sorprendente con il lago rosa.

Un altro luogo molto conosciuto è Kati Thanda-Lake Eyre, contraddistinto da tonalità rosa, arancioni e gialle. Per godere appieno della sua bellezza, però, bisogna avere pazienza e un tocco di fortuna perché offre il meglio di sé solo quando è completamente inondato d’acqua. L’inondazione, infatti, porta con sé una vegetazione rigogliosa, stormi di uccelli e sognanti sfumature di rosa e arancione.

Infine, citiamo anche il lago Bumbunga: questo è non solo uno dei laghi rosa più accessibili del Paese, ma anche uno dei più fotogenici. Le sue rive color magenta attirano fotografi amatoriali e professionisti per catturare le sfumature di rosa e bianco, che cambiano in base alla salinità dell’acqua.

Lago rosa Australia
Fonte: iStock
Il lago rosa australiano Hutt Lagoon

SiViaggia regala il magazine GATE numero 46

13 janvier 2025 à 15:25

Ogni mese vi regaliamo il magazine di lifestyle GATE da scaricare e sfogliare. La rivista, scritta in italiano e in inglese, contiene articoli di viaggi, ma anche di moda, costume e attualità. Alle pagine 41-45 del numero 46, trovate l’ultimissimo articolo di SiViaggia dedicato a Perth, porta d’accesso all’Australia e a un meraviglioso territorio che occupa un terzo del continente, ricco di biodiversità, di storia e di tradizioni, a partire dalle popolazioni aborigene.

Inoltre, sfogliando le pagine del magazine trovate anche qualche utile consiglio per organizzare i prossimi weekend in alcuni dei musei più nuovi (o rinnovati) d’Italia, alla scoperta delle nostre radici storiche. È sufficiente registrarsi gratuitamente per poter effettuare il download.

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Australia, il villaggio sotterraneo di Coober Pedy

9 janvier 2025 à 17:30

È famosa in tutto il mondo per essere la capitale mondiale dell’opale e per la sua estrazione da Guinness, ma è anche una tappa turistica in quanto è una città dall’incredibile vita sotterranea. Coober Pedy si trova nell’Australia meridionale, in un’area totalmente desertica a circa 850 chilometri a Nord di Adelaide, e conta circa 2.500 abitanti provenienti da 45 diverse nazioni. Un meltin pot di razze e colori per uno dei poli principali al mondo dell’industria estrattiva dell’opale. Quando si arriva, sembra un deserto, invece c’è vita, ma è tutta sottoterra.

Vivere nella città sotterranea nel deserto australiano

La maggior parte dei residenti  di Coober Pady vive nel sottosuolo e lavora nelle miniere della zona, che oggi sono arrivate a ben 70. Le case sotterranee, anche dette “dugouts”, raggiungono una temperatura costante tutto l’anno, mentre vivere sulla superficie sarebbe molto più difficile per il clima arido e torrido di giorno (si toccano anche i 50°C) e molto rigido di notte. Nell’underground della città si affollano case, aziende, chiese. Persino hotel: i viaggiatori sono sempre curiosi di sperimentare la vita da “talpa” che si può sperimentare qui, nel bel mezzo del nulla.

La storia di Coober Pady

Per migliaia di anni, popolazioni nomadi hanno attraversato questo territorio desertico, lasciandolo però anche in poco tempo, a causa del clima infame e della carenza di acqua. Solo recentemente il problema idrico è stato risolto, con la costruzione di una fonte sotterranea posta 24 km a Nord della città che ha cambiato tutto. Il primo insediamento risale al 1915, quando Jim Hutchison e il figlio arrivarono fin qui alla ricerca dell’oro. Ricerca vana, ma in compenso trovarono l’opale. E la città conobbe una nuova vita. Anche se sotterranea.

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Fonte: @South Australian Tourism Commission
Visita guidata alla Umoona Mine a Coober Pedy

Il boom vero e proprio fu quando venne completata la ferrovia trans-continentale nel 1917, che favorì lo sviluppo della cittadina e l’insediamento di un gran numero di reduci della Prima guerra mondiale. Oggi, questo tratto ferroviario viene percorso anche da uno dei treni più famosi e panoramici del mondo, The Ghan, che attraversa il continente australiano da Darwin, nel Northern Territory, fino ad Adelaide, percorrendo 2.979 chilometri in tre giorni.

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Fonte: @Tourism Australia
L’insegna all’arrivo a Coober Pady

Cosa vedere a Coober Pady

Tra le attrazioni da non perdere a Coober Pady ci sono sicuramente la Catacomb Underground Church, la chiesa anglicana scavata nel sottosuolo durante la metà del 1970, e la Faye’s Underground Home, una casa sotterranea situata in un giardino deserto, abitata regolarmente da inquilini che mostrano ai turisti curiosi i vantaggi di vivere sottoterra. E poi musei sotterranei, negozi, la galleria d’arte e, naturalmente, le miniere di opale. Di notevole importanza simbolica, infine, è l’unico albero della città.

Soggiornare in un hotel sotterraneo

In città si può soggiornare in suggestivi hotel scavati nella roccia, come il Desert Cave Hotel, un 4 stelle con sole quattro deliziose camere ricavate nel sottosuolo, o anche in strutture più tradizionali come il The Opal Inn Hotel, Motel e Caravan Park nel centro di Coober Pedy.

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Fonte: @Tourism Australia
Un hotel sotterraneo a Coober Pady

Il periodo migliore per andare a Coober Pedy

Il periodo migliore per soggiornarvi è quello che va da aprile a ottobre, quando il clima è migliore. Da novembre a marzo, nel periodo estivo per l’Australia, le temperature possono variare da 35°C a 45 °C e le tempeste di sabbia sono occasionali.

State già sognando l’estate? Ecco le migliori spiagge al mondo per il 2025

8 janvier 2025 à 15:11

Quando si comincia a parlare di vacanze al mare, gli amanti dell’estate non hanno bisogno di incoraggiamento. In Italia non mancano le località balneari dove godersi un paesaggio incantevole, fare un bagno nell’acqua cristallina e coltivare una bella tintarella sotto il sole. Tuttavia per il 2025 sembra andare di moda la costa australiana. Infatti la guida annuale di Lonely Planet suggerisce Whitehaven Beach nel Queensland come la migliore spiaggia del mondo, e mette al secondo posto Squeaky Beach nel Victoria.

Alcuni esperti del settore turistico hanno evidenziato le destinazioni imperdibili in paesi, città e regioni, confermando che la scena balneare australiana quest’anno domina la scena. Dagli iconici vortici color acquamarina di Whitehaven alla sabbia di Squeaky Beach, questi tratti di costa non sono solo popolari tra la gente del posto, ma hanno ormai consolidato il loro posto sulla scena mondiale.

Con le tendenze di viaggio per il 2025 che si spostano verso la sostenibilità e il turismo incentrato sulla comunità, si prevede che queste destinazioni, tra cui le migliori spiagge australiane, registreranno un aumento significativo di visitatori. Ecco chi è stato selezionato e perché queste spiagge meritano un posto nella tua lista dei desideri del 2025.

Le 10 migliori spiagge del mondo per il 2025

Le belle spiagge in tutto il mondo non sono poche. Dalle Maldive ai Caraibi, dalla Sardegna all’Andalusia, dalla Grecia all’Italia, per non parlare della Polinesia o altri luoghi esotici dove la natura è ancora selvaggia e incontaminata, sono tante le destinazioni perfette per chi ama il mare, sole e relax. Di seguito però vi parliamo di dieci spiagge considerate tra le migliori da vivere nel nuovo anno per una vacanza da ricordare, in coppia, con amici o in famiglia.

Whitehaven Beach, Queensland, Australia

Le acque color acquamarina e i banchi di sabbia bianca come la polvere sono il sogno di ogni viaggiatore. Con una temperatura media dell’acqua di 26 °C tutto l’anno, questo posto in Australia è ideale per immergersi e rilassarsi.

Squeaky Beach, Victoria, Australia

Situata nel Wilsons Promontory, questa spiaggia è circondata da una natura selvaggia protetta e offre piscine naturali nascoste e acque limpide. Il caratteristico scricchiolio della sabbia di quarzo è un bonus giocoso.

Seychelles
Fonte: iStock
Una spiaggia delle Seychelles

Anse Source d’Argent, La Digue, Seychelles

Una spiaggia tropicale da cartolina sostenuta da massi di granito e acque turchesi poco profonde regala un soggiorno emozionante da sogno. Questa isola si differenzia per una natura incontaminata e paesaggi mozzafiato dove il tempo sembra essersi fermato. Il mondo sottomarino qui è molto vivace e colorato per chi ama fare snorkeling e le palme maestose ondeggiano nella brezza tropicale, convivendo con piantagioni di vaniglia e copra che caratterizzano il patrimonio agricolo delle Seychelles.

Sunset Beach, Trang, Thailandia

Nascosta nelle isole Trang sulla costa meridionale delle Andamane in Thailandia, questa piccola baia di fronte agli isolotti di Butang offre acque color smeraldo, colline ricoperte di giungla e, come suggerisce il nome, tramonti spettacolari. L’atmosfera è tranquilla e al centro della spiaggia si trova un piccolo chiosco con tappeti e tavolini bassi dove poter gustare un ottimo aperitivo.

Sarakiniko Beach, Milos, Grecia

Un paesaggio vulcanico surreale con scogliere di alabastro, grotte e archi di pietra. Questa spiaggia offre un sorprendente contrasto tra roccia bianca e mari blu infiniti. In Grecia le belle spiagge sono davvero numerose, dalle isole spesso più apprezzate dai turisti, al Peloponneso che custodisce alcuni angoli meno turistici e altrettanto evocativi.

Haukland Beach, Isole Lofoten, Norvegia

Una delle spiagge più belle della Norvegia, è un luogo in cui l’aurora boreale si riflette sulla sabbia bianca in inverno, mentre il sole di mezzanotte offre un bagliore etereo in estate. Riparata dal vento ai piedi dell’Himmeltindan offre un paesaggio difficile da dimenticare e dietro la spiaggia c’è un prato dove è possibile piantare una tenda per godersi lo spettacolo. A 15 minuti in auto da Leknes, questa ha un parcheggio gratuito e servizi igienici pubblici.

Playa Balandra, Baja California Sur, Messico

Una baia chiusa con acque poco profonde e turchesi riparate dal Golfo di California, perfetta per le famiglie. Offre kayak, paddleboarding ed escursioni panoramiche. Per chi ama nuotare e guadare questa spiaggia parzialmente attrezzata con lettini e ombrelloni, è l’ideale e fa parte del parco marino nazionale. Tutta l’attrezzatura è gratuita e il parcheggio è comodo, e non manca anche il bar con bibite e snack. Si consiglia di raggiungere l’Hongo de Balandra, una roccia a forma di fungo fuori dal comune da cui si possono fare foto bellissime.

Pfeiffer Beach, California, USA

Famosa per il Keyhole Arch che si illumina di oro al tramonto, questa spiaggia del Big Sur si trasforma anche in una spiaggia “viola” dopo la pioggia, grazie al suo contenuto minerale unico. Sulla costa del Pacifico, questa perla abitata da formazioni rocciose suggestive, risulta romantica e maestosa allo stesso tempo. Si trova a circa 250 km da San Francisco e un’oretta di viaggio da Monterey.

Hanalei Bay, Hawaii, USA

Una mezzaluna di sabbia dorata lunga 3,2 km sulla costa settentrionale dell’isola di Kauai, Hanalei Bay è ugualmente affascinante per i bagnanti e i surfisti. Le Hawaii sono il sogno nel cassetto per molti europei per le tante ore di volo e i prezzi previsti non molto economici. La baia semicircolare è caratterizzata da coste basse e sabbiose e le onde sono perfette per i surfisti professionisti nei mesi invernali.

Platja Illetes, Formentera, Spagna

Un paradiso mediterraneo con acque cristalline, questa spiaggia evoca tutto il fascino e l’atmosfera rilassata di un rifugio su un’isola nascosta. Tra le migliori spiagge del Mediterraneo, vanta un’acqua cristallina color turchese acceso e una sabbia bianca e si trova sulla punta settentrionale dell’isola di Formentera.

Perth, la meta australiana più vicina all’Italia, cosa vedere in città e nei dintorni

Par : vdeltreste
3 janvier 2025 à 16:20

Raggiungibile con un volo diretto dall’Italia ogni estate (il resto dell’anno con uno scalo a Singapore o in una città degli Emirati Arabi Uniti), Perth è la Capitale del Western Australia, un meraviglioso territorio che occupa un terzo dell’intero continente – ma che è per lo più disabitato, tant’è vero che, al di fuori dei centri urbani, la presenza dell’uomo è appena percettibile -, facendo di questo angolo di mondo un’oasi dalla biodiversità. Perth è anche la città australiana più “vicina” a noi, ma anche poco considerata dai turisti italiani che puntano sempre e solo su Sydney e Melbourne.

Invece, Perth è una bellissima città affacciata sul mare lungo la costa occidentale dell’Australia, moderna (grazie alla scoperta delle miniere alla fine dell’800), ma anche con molti edifici coloniali, i cosiddetti State Buildings, testimoni del passato della città, divenuti tra la fine dell’800 e la metà del ‘900 edifici statali e riconvertiti ora in hotel, come il COMO The Treasury, ristoranti, come il Wildflower, con una cucina a base di ingredienti australiani che rappresenta le sei stagioni indigene, e luoghi turistici. Una città dove non si respira soltanto la contemporaneità, ma anche la storia e la tradizione della popolazione aborigena che abita questa terra da 50mila anni.

È la città che più di tutte incarna al meglio le molteplici sfaccettature del continente australiano: qui, infatti, i grattacieli ultramoderni si fondono alla perfezione con gli immensi spazi verdi e le lunghe e splendide spiagge dalla sabbia dorata che si trovano nei dintorni. Dalle modernissime vie dello shopping ai lussureggianti parchi cittadini, fino alle acque dell’oceano e una scena culturale multietnica e ricca di vitalità, Perth è una città dai mille volti, che offre tante attrazioni e luoghi dal fascino unico che vi lasceranno senza parole. Votata come una delle città più vivibili al mondo, Perth è l’unica città dell’Australia dove, in mezz’ora, si può esplorare una regione vitivinicola (quella della vicina Swan Valley e di Margaret River), visitare una delle più antiche zone di conservazione e osservare il Sole che tramonta nell’oceano.

Perth The Treasury
Fonte: @COMO
Uno degli edificio storici di Perth, COMO The Treasury, in mezzo ai grattacieli moderni

Cosa vedere a Perth

Perth gode di una posizione privilegiata, a metà strada tra l’Oceano Indiano e la vallata delle Darling Ranges, adagiata su una lingua di terra che si affaccia sul corso dello Swan River, il fiume cittadino che attraversa tutta la metropoli. Perché prediligere Perth alle altre più famose metropoli australiane? I motivi sono tanti.

Kings Park

Innanzitutto, il suo gigantesco Kings Park and Botanic Garden (Boorloo, nella lingua dei Noongar, i primi abitanti del Western Australia o più semplicemente WA), il polmone verde di Perth, è stato nominato come migliore attrazione d’Australia in occasione dei Tripadvisor Travellers’ Choice Awards, superando addirittura le più note attrazioni australiane come la Sydney Opera House e l’Harbour Bridge. Affacciato sulla baia, questo parco che si erge su Mount Eliza e che più grande di Central Park a New York regala una bellissima vista dello skyline di Perth, ma con le sue oltre 3.000 specie di piante autoctone del Western Australia rappresenta un ricco patrimonio culturale e naturale – da cui ancora oggi si estraggono alimenti e medicinali – e lo si può visitare in compagnia di una guida aborigena, in grado di trasmettere ai visitatori la storia e i valori della cultura vivente più antica al mondo.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
Kings Park and Botanic Garden a Perth

Central Buisness District

Il centro di Perth lo si scopre benissimo a piedi, tra vie pedonali e passaggi coperti detti “activated lane” che attraversano gli edifici. Il modo migliore per esplorare la città è addentrarsi tra i vicoli variopinti, dove le linee moderne e sofisticate dei grattacieli si alternando ai deliziosi quartieri in stile vittoriano. Il Central Buisness District (CBD) è il cuore economico e commerciale della città, dove si concentra la maggior parte delle attività, ed è il punto di partenza ideale per visitare Perth. Il centro si sviluppa intorno a due arterie principali, Murray Street Mall e Hay Street Mall, le principali vie dello shopping, con centri commerciali e grattacieli che si susseguono su entrambi i lati. Ci si imbatte, di tanto in tanto, in installazioni artistiche negli angoli più disparati e in murales che raccontano la storia della città sotto forma di street art.

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Fonte: IPA
Street art tra William Street e Murray Street Mall nel Central Business District di Perth

L’unico edificio gotico di tutta l’Australia è si trova qui ed è quello che ospita il municipio, mentre il palazzo più pittoresco è il London Court, un finto edificio Tudor che ospita un centro commerciale sulla cui facciata si trova un orologio da cui ogni 15 minuti escono quattro cavalieri meccanici. È un’attrazione che attira tutti i visitatori di Perth. London Court sfocia su St. George Terrace, dove si può ammirare la Town Hall, il municipio cittadino con la sua torre vertiginosa, e la maestosa St. George’s Cathedral, risalente al 1800. In questa zona si concentrano anche i principali edifici governativi, tra cui la zecca di stato all’interno di Perth Mint, dove si può assistere al procedimento della colata dell’oro e apprendere la storia dei primi cercatori d’oro che ha fatto di Perth la città ricca e moderna che è ancora oggi.

Swan River

Le acque dello Swan River scorrono tranquille, incorniciando il profilo dell’intera città. Si può fare una gita in barca al calar del sole per veder sfilare i grattacieli lungo le rive del fiume e ammirare le luci della città che si riflettono sull’acqua. Il quartiere principale è Elizabeth Quay, che si sviluppa sul lungofiume, tra luna park e locali alla moda che offrono musica dal vivo. Dall’Elizabeth Quay Bridge, inoltre, è possibile ammirare un incredibile panorama dello skyline di Perth. Una tappa imperdibile è la Swan Bell Tower, una torre ad anelli in vetro e rame che ospita 18 campane realizzate per festeggiare il bicentenario della fondazione dell’Australia nel 1888.

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Fonte: IPA
London Court nel cntro di Perth

Northbridge

Situato immediatamente a Nord del CBD, il quartiere di Northbridge è anche detto Perth Cultural Centre. Infatti, Perth vanta un vasto panorama culturale che vede fiorire l’arte in ogni sua forma. Nella zona settentrionale della città sono infatti concentrate tutte le principali gallerie d’arte e strutture culturali che la capitale del West Australia ha da offrire. Il Cultural Centre include musei come il Western Australian Museum Boola Bardip, aperto nel 1891 e completamente rifatto duecento anni dopo, racconta la storia e la geografia del continente australiano, della popolazione aborigena e ospita regolarmente mostre temporanee. Ci sono anche l’Art Gallery of Western Australia, il Perth Institute of Contemporary Arts (PICA), la State Library of Western Australia, ma anche moltissimi teatri come il Perth Central Theater e auditorium musicali come la Concert Hall.

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Fonte: @Tourism Western Australia
La vivace zona di Northbridge a Perth

East Perth

La zona Est di Perth è una delle più belle della città, ricca di spazi verdi e di luoghi da visitare. Claisebrook Cove è un suggestivo quartiere sviluppato lungo la riva opposta dello Swan River. Da vedere assolutamente sono il Victoria Park e Heirisson Island, un tranquillo isolotto immerso nel verde, dove si aggirano i canguri in libertà a un passo dalla città. A East Perth si trovano anche i Queens Garden con graziosi laghetti e la chiesa principale, St. Mary’s Cathedral.

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Fonte: @ospreycreative - Tourism Western Australia
Lo skykine di Perth visto dal Matagarup Bridge

Escursioni nei dintorni di Perth

Perth è la porta d’accesso al Western Australia. Senza andare troppo lontano dalla città, in mezz’ora, massimo un’ora, si possono fare tante escursioni e tante esperienze, culturali, ludiche e gastronomiche.

Fremantle

Ad appena quaranta minuti di strada dal centro di Perth, raggiungibile anche in mezz’ora di treno, si trova Fremantle, considerata di fatto la Old Town di Perth, una cittadina portuale dalla personalità decisamente hipster, con un importante passato coloniale che si riflette nell’architettura cittadina: passeggiando tra i viali di “Freo”, inseriti nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco, si ha infatti la sensazione di tornare nell’Europa d’altri tempi, con palazzi e piazze dal gusto antico e raffinato. È in questo porto che arrivavano le navi dall’Europa piene di detenuti impiegati per la costruzione del nuovo grande Paese. Da non perdere, infatti, è l’antica colonia penale, anch’essa Patrimonio Unesco, il Fremantle Market, un grande mercato coperto che offre ogni genere di leccornia della tradizione australiana, come l’imperdibile fish and chips, e un vasto assortimento di artigianato locale. Essendo una città fluviale, anche la zona del porto e le numerose spiagge sono molto graziose e piene di locali e ristoranti. Accanto al Fremantle Harbour, bisogna per forza visitare il WA Maritime Museum che ospita Australia II, l’imbarcazione vincitrice dell’America’s Cup del 1983 che si è svolta nelle acque di Newport, Rhode Island, strappando per la prima volta la vittoria agli americani.

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Fonte: IPA
Fremantle, la Old Town di Perth

Rottnest Island

Da non perdere è sicuramente una gita in traghetto a Rottnest Island, raggiungibile proprio da Fremantle, dove nel dicembre del 1696 approdarono tre navi della flotta comandata dall’olandese Willem de Vlamingh dando inizio alla colonizzazione dell’Australia, importando galeotti dall’Europa per la costruzione dei primi edifici che diedero origine a Perth. La Government House e la Perth Town Hall sono stati costruiti proprio grazie a loro. Rottnest Island è un’area protetta dalla natura incontaminata, dove ci si può spostare unicamente a piedi o in bicicletta in quanto le auto sono bandite. L’isola ospita anche una vasta colonia di quokka, piccoli e deliziosi marsupiali simili ai canguri che stanno diventando sempre più rari.

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Fonte: IPA
Rottnest Island al largo di Fremantle

Mandurah

A meno di un’ora da Perth, Mandurah è la più vasta località di mare del Western Australia con splendide spiagge e un estuario grande il doppio del porto di Sydney. In origine era chiamata Manjoogoordap, che significa “il luogo d’incontro del cuore” e quando si arriva si capisce subito perché è stata incoronata Top Tourism Town 2023 dell’Australia. Molto amata dai turisti per i canali navigabili e per la ricca popolazione di delfini, è il luogo ideale per avvistare questi simpaticissimi mammiferi che seguiranno la vostra barca al largo della costa, dove sono state posizionate delle originali installazioni artistiche all’aperto chiamate Giants of Mandurah realizzate dal celebre “attivista dell’arte del riciclo” danese Thomas Dambo.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
Escursione con i delfini a Mandurah

Le spiagge di Perth

Perth è soprannominata anche la città dall’estate perenne. Grazie alla sua posizione geografica, infatti, qui il sole splende per quasi nove ore al giorno tutto l’anno, e le temperature si mantengono sempre intorno ai 27-30°C. La città è circondata da moltissime spiagge, dove turisti e locals amano andare per tovare un po’ di relax in riva al mare: sabbia bianca e finissima e acque cristalline caratterizzano gran parte delle spiagge di questa zona dell’Australia. La più vicina e anche frequentata dalle famiglie è la City Beach che si trova a circa 15 minuti di auto. Qui le onde sono spesso molto alte e il vento soffia piuttosto forte.

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Fonte: IPA
Il pontile di North Beach a Perth

Mettams Pool è una delle spiagge più famose di Perth e si trova vicino al punto panoramico costiero della West Coast Highway. È l’ideale per fare snorkeling, non è un punto molto profondo, ma si possono ammirare pesci, stelle marine e polpi di ogni dimensione e colore. A Cottesloe Beach si possono cavalcare le onde insieme ai surfisti e fare snorkeling. Altre spiagge molto gettonate nei dintorni di Perth sono Trigg Beach, dove si pratica ogni sorta di sport acquatico, e North Beach, con le sue incredibili piscine naturali. Ma ce n’è una dove sembra di stare ai Caraibi: si tratta di Leighton Beach, una spiaggia di 1,5 km di un bianco accecante che colora le acque poco profonde di un azzurro chiarissimo.

Ma questo è solo un piccolo assaggio del Western Australia che, come abbiamo detto, occupa circa un terzo dell’Australia, quindi un territorio molto vasto e molto vario. Ma questo è un altro viaggio.

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Fonte: IPA
Cottesloe Beach alle porte di Perth

Better Man, i luoghi del film su Robbie Williams

Par : elenausai10
31 décembre 2024 à 16:30

“L’età si ferma nel momento in cui diventi una persona di successo”, ha dichiarato Robbie Williams sul biopic che uscirà nelle sale italiane il 1° gennaio 2025 distribuito da Lucky Red. Un film diverso rispetto ai classici biopic musicali (vedasi Bohemian Rapsody su Freddy Mercury e Rocketman su Elton John) ai quali siamo stati abituati negli ultimi anni, una diversità che si nota fin da subito: la popstar inglese, infatti, si racconta utilizzando un avatar impersonato da una scimmia.

Il biopic, diretto da Michael Gracey, al secondo film dopo il successo di “The Greatest Showman”, porta sullo schermo la parabola dell’artista: successi, insuccessi, sfide nella vita personale come nella carriera. Il tutto è stato girato soprattutto nello stato di Victoria, in Australia, precisamente a Melbourne, mentre alcune scene sono state fatte a Londra e nella città natale di Robbie Williams, situata a Stoke-on-Trent, nella contea dello Staffordshire.

La trama del film Better Man

È un passato glorioso, ma anche burrascoso, quello vissuto dalla popstar inglese Robbie Williams. Un percorso che lo avvicina a tanti altri artisti del mondo della musica e, allo stesso tempo, lo differenzia. Il film ci accompagna nelle diverse fasi della sua vita: dall’infanzia trascorsa nella città del Regno Unito, Stoke-on-Trent, e dall’ombra proiettata su di lui dal padre, attore e comico, fino agli infelici anni delle boy band, alle dolorose rotture con i Take That e con Nicole Appleton degli All Saints e, infine, alla redenzione sotto forma di una incredibile carriera solista.

Con un ritmo travolgente, il film ha trasformato in immagini oltre un anno e mezzo di chiacchierate tra Robbie Williams e il regista Michael Gracey. “As my soul heals the shame, I will grow through this pain“, canta in Better Man, la canzone che da il nome alla pellicola e che racchiude la sua essenza, un percorso fatto di successo, ma anche dolori e caos, un percorso che l’ha portato, comunque, a essere un “uomo migliore“.

Le location del biopic su Robbie Williams

Il biopic su Robbie Williams è stato girato nel 2022 soprattutto nello stato di Victoria, in Australia. Nel dettaglio, molte scene sono state girate all’interno del Docklands Studios a Melbourne, un importante complesso di produzione cinematografica e televisiva situato nel quartiere riqualificato di Docklands. Non è un caso che il film sia stato girato in questo stato, e soprattutto a Melbourne, considerando che il regista proviene proprio da qui e desiderava contribuire allo sviluppo della città nell’ambito della produzione cinematografica.

Alcune scene sono state girate a Londra, precisamente a Regent Street, una delle strade più importanti della città, situata nel cuore del West End londinese e considerata la destinazione per eccellenza del lifestyle e dello shopping. Altre, invece, hanno avuto luogo anche nella città natale dell’artista, coinvolgendo alcuni locali come comparse, seppur non nella zona esatta in cui è nato e cresciuto. La crew, infatti, si è recata a Woodgate Street a Meir per creare uno ‘sfondo digitale’ per il film. Questa strada è situata nella zona sud di Stoke-on-Trent, mentre Robbie Williams è cresciuto nella zona nord.

Cosa fare sull’Isola di Natale, oasi meravigliosa dell’Australia

Par : ritarossella
17 décembre 2024 à 09:45

L’Isola di Natale (in inglese Christmas Island), un gioiello nascosto dell’Australia, emerge maestosa dalle acque turchesi dell’Oceano Indiano, a sud di Giava.

Scoperta il 25 dicembre 1643, (ed è da qui che deriva il suo nome evocativo), si tratta di una terra incantata dove gli amanti della natura e dell’avventura possono regalarsi un’esperienza senza pari.

Flying Fish Cove: il cuore pulsante dell’isola

Nel nord dell’Isola di Natale spicca Flying Fish Cove, la principale città e porto: nonostante le modeste dimensioni, accoglie circa un terzo della popolazione.

Le sue strade tranquille e il suggestivo lungomare sono punteggiati da bar accoglienti, ideali per rilassarsi ammirando panorami mozzafiato sul mare cristallino.

Per un soggiorno indimenticabile, strutture come il VQ3 Lodge e The Sunset offrono comfort e viste panoramiche sull’oceano.

Spiagge da Sogno: paradisi di sabbia e mare

Ethel Beach

Per chi è in cerca di avventura, Ethel Beach rappresenta una tappa imperdibile. Spiaggia selvaggia, caratterizzata da scogli che affiora dall’acqua e da una vegetazione lussureggiante che si spinge fino alla riva, vanta un ambiente ideale per lo snorkeling e l’esplorazione delle piscine naturali tra le rocce.

Lily Beach

Nelle vicinanze di Ethel Beach, Lily Beach è un angolo di paradiso incontaminato. Le sue acque, che sfumano dal verde turchese al blu profondo dell’oceano, sono protette da imponenti scogliere rocciose, e danno vita a un’atmosfera intima e serena per chi cerca tranquillità lontano dalle mete turistiche più affollate.

Greta Beach

Per raggiungere Greta Beach, è necessario percorrere una scala che discende da un promontorio elevato, così da godere di panorami eccezionali lungo il tragitto.
Una volta arrivati, sarete accolti da una distesa di sabbia dorata, spesso animata dalla presenza dei famosi granchi rossi, simbolo distintivo dell’isola.

Dolly Beach

Considerata una delle spiagge più affascinanti dell’Isola di Natale, Dolly Beach racchiude in sé tutti gli elementi naturali caratteristici dell’isola: una fitta vegetazione che abbraccia la riva, scogli che emergono dalle acque trasparenti e piscine naturali ideali per lo snorkeling.

La sabbia bianca e fine completa il quadro idilliaco, e la rende una meta imprescindibile per immergersi appieno nella natura.

Un’esplosione di Vita: flora e fauna

L’Isola di Natale è un vero e proprio santuario per la biodiversità. Circa il 63% del suo territorio è protetto come parco nazionale, così da preservare la foresta pluviale tropicale che ospita numerose specie endemiche di piante e animali.

Tra gli abitanti più celebri dell’isola troviamo i già citati granchi rossi (Gecarcoidea natalis): ogni anno, tra ottobre e dicembre, migrano a milioni dalle foreste alla costa per deporre le uova, e “tingono” l’isola di un vibrante rosso scarlatto. Lo straordinario evento, sincronizzato con le fasi lunari, è qualcosa che rimane impresso per sempre negli occhi e nel cuore di chi visita l’isola durante questo periodo.

Christmas Island è altresì un rifugio per molte specie di uccelli marini, tra cui la fregata minore e la sula fosca, che gli appassionati di birdwatching possono osservare nel loro habitat naturale.

Avventure subacquee: esplorando le profondità

Le acque che abbracciano l’Isola di Natale sono un vero e proprio paradiso per le immersioni.

Infatti, con oltre 60 siti di immersione, offre opportunità uniche per esplorare barriere coralline intatte e incontrare svariati protagonisti della vita marina, tra cui gli affascinanti squali balena. Le acque calde consentono di dedicarsi all’attività subacquea in ogni momento dell’anno.

Come raggiungere l’Isola di Natale

Nonostante la sua posizione remota, l’Isola di Natale è raggiungibile tramite voli diretti da Perth, sulla costa occidentale dell’Australia.

Alcuni voli effettuano uno scalo alle Isole Cocos, un’ulteriore “tappa esotica” di un viaggio da una volta nella vita.

Arrivati a destinazione, l’aeroporto si trova a breve distanza dalla città principale, Flying Fish Cove.

Un’esperienza che non si dimentica

Visitare l’Isola di Natale significa ritrovarsi in una realtà dove la natura regna sovrana, tra paesaggi incredibili, una fauna unica e occasioni per avventure sia sulla terraferma che nelle profondità marine. Che siate in cerca di relax su spiagge incontaminate, escursioni nella foresta pluviale o incontri ravvicinati con specie autoctone, saprà conquistarvi senza alcun dubbio.

Il clima in Tasmania, quando andare e cosa aspettarsi in ogni stagione

Par : mgwesteast
14 novembre 2024 à 19:58

Situata nell’Oceano Pacifico meridionale a sud dell’Australia continentale, da cui è separata dallo stretto di Bass, la Tasmania ha un clima molto variabile, influenzato dalla sua posizione geografica e dalla prossimità all’Oceano Antartico. Una collocazione che le conferisce un clima oceanico temperato, con variazioni stagionali ben definite e condizioni meteorologiche spesso imprevedibili.

Essendo situata a una latitudine di circa 40° sud, la più grande isola dell’Australia vanta un clima che combina elementi oceanici e continentali, con le stagioni invertite rispetto all’emisfero boreale. Quindi quando da noi è estate, in Tasmania è inverno.

L’isola gode di una certa frescura durante tutto l’anno, grazie alla vicinanza con le correnti fredde provenienti dall’Antartide. Anche se le temperature non raggiungono mai i picchi estremi di alcune regioni australiane, il clima della Tasmania può essere piuttosto mutevole, con bruschi cambiamenti metereologici anche nello stesso giorno.

In linea generale, la Tasmania ha estati miti, autunni piovosi, inverni freddi e primavere umide. Le medie annuali si aggirano tra i 5°C e i 20°C, con inverni rigidi e, in alcune aree montuose, nevicate significative. Tuttavia, la sua posizione geografica e la sua topografia varia creano un mosaico climatico affascinante, con notevoli differenze tra le varie regioni. Sulle coste, il clima è tipicamente oceanico, con temperature miti tutto l’anno.

Gli inverni sono freschi e umidi, mentre le estati sono piacevoli e soleggiate. Man mano che ci si addenta nell’entroterra, il clima diventa più continentale, con inverni più freddi ed estati più calde. Le montagne possono ricevere abbondanti nevicate durante i mesi invernali.
Ecco una guida alle stagioni della Tasmania, utile per capire quando è il momento migliore per visitarla.

Il clima in Tasmania in estate (dicembre – febbraio)

L’estate è una delle stagioni più indicate per visitare la Tasmania. Con temperature medie comprese tra i 12°C e i 24°C, il clima è perfetto per esplorare l’isola. Durante i mesi estivi, il cielo è in genere terso e le giornate sono lunghe e soleggiate, ideali per escursioni, avventure all’aria aperta e attività acquatiche.

Le aree costiere, come Hobart e Launceston, sono leggermente più fresche rispetto all’entroterra, con temperature massime in media comprese tra 20 e 24°C lungo la costa, mentre nelle valli a ovest di Hobart superano regolarmente i 25 gradi Celsius. L’altopiano centrale è l’area più fredda della Tasmania, con temperature che vanno dai 4°C fino a superare raramente i 17°C.

Questa stagione è particolarmente adatta per visitare i parchi nazionali della Tasmania, come il Cradle Mountain-Lake St. Clair National Park e il Freycinet National Park. Inoltre, è il momento perfetto per assistere agli eventi locali, come il famoso Festival della Regata di Sydney-Hobart, che si svolge proprio durante il periodo natalizio. Di conseguenza, si verifica anche un certo aumento del numero di turisti, soprattutto durante le vacanze di fine anno.

Il clima in Tasmania in autunno (marzo – maggio)

L’autunno in Tasmania è una stagione magica, caratterizzata da colori intensi e paesaggi spettacolari. Le temperature iniziano a calare, con medie che si attestano tra i 10°C e i 20°C. Le massime sono appena superiori a 20°C nelle valli e 15°C lungo la costa, con minime comprese tra 11°C e 7°C. Tuttavia, le giornate sono ancora piacevoli, anche se possono diventare umide e piovose, soprattutto verso la fine della stagione.

L’autunno è ideale per chi cerca una vacanza più rilassante e lontana dalla folla, con i paesaggi che si tingono di tonalità dorate e rosse, offrendo uno spettacolo naturale unico dove fare belle escursioni. È anche il momento migliore per degustare le eccellenze gastronomiche dell’isola, partecipando a eventi come il Taste of Tasmania, un festival culinario che celebra la ricchezza enogastronomica locale.

Il clima in Tasmania in inverno (giugno – agosto)

L’inverno è solitamente la stagione meno frequentata dai turisti, ma è anche il periodo in cui si può scoprire una Tasmania completamente diversa. I mesi di giugno, luglio e agosto sono i più freddi e piovosi, e alle quote più elevate cadono abbondanti nevicate. Tuttavia le temperature sono generalmente più miti rispetto all’Australia continentale e raramente scendono sotto lo zero.

Le massime diurne vanno da 12°C sulla costa a 3°C nell’entroterra, ma possono scendere fino a 0°C nelle zone interne elevate, mentre lungo le coste, come a Hobart, raramente scendono sotto i 5°C. Nelle aree montuose, come Cradle Mountain e Mount Field, si verificano spesso nevicate, rendendo l’inverno un periodo ottimale per gli amanti della neve e degli sport invernali.

L’inverno in Tasmania offre esperienze uniche a chi cerca una vacanza invernale alternativa e tranquilla, facendo trekking sulla neve, visitando grotte di ghiaccio e scoprendo la magia dei paesaggi innevati. In questo periodo, inoltre, si svolge il Festival del Solstizio d’Inverno a Hobart, un evento unico che celebra il giorno più corto dell’anno con luci, musica e spettacoli.

Il clima in Tasmania in primavera (settembre – novembre)

La primavera è la stagione della rinascita in Tasmania, con temperature in genere comprese tra 8°C e 17°C. La natura esplode in una varietà di colori e profumi, i fiori sbocciano ovunque e la fauna locale torna attiva. Le piogge, sebbene frequenti, sono generalmente di breve durata, lasciando spazio a cieli sereni e arcobaleni luminosi.

Tuttavia, è anche una stagione di cambiamenti repentini e le nevicate sono ancora comuni in montagna fino a ottobre. Questo è anche il periodo più ventoso dell’anno. Le temperature medie nella parte settentrionale variano da 15°C nell’entroterra e 19°C sulla costa fino a minime di 7°C e 10°C, rispettivamente.

Questo periodo dell’anno è perfetto per esplorare le meraviglie naturali dell’isola senza il caldo estivo, in particolare per osservare la fauna selvatica, con molte specie di uccelli e mammiferi che si avvicinano alle aree turistiche. Tra gli eventi da non perdere ci sono il Festival dei Tulipani a Wynyard, che celebra la fioritura dei tulipani, e la stagione dei mercati locali, dove si possono assaporare prodotti freschi dell’isola.

Quando andare in Tasmania

La scelta della stagione migliore per visitare la Tasmania dipende dal tipo di esperienza che si desidera vivere. L’estate è ideale per coloro che vogliono esplorare l’isola con temperature miti e cieli limpidi, mentre l’autunno e la primavera offrono atmosfere più tranquille e paesaggi spettacolari. L’inverno, sebbene sia freddo, rappresenta una scelta affascinante per chi cerca un’esperienza più intima e insolita, con paesaggi innevati e festival unici.

Indipendentemente dalla stagione scelta, la Tasmania è un’isola che sa conquistare i visitatori con i suoi paesaggi spettacolari, la ricchezza della sua natura e l’accoglienza dei suoi abitanti. Una destinazione perfetta per chi ama la natura, la cultura e le avventure all’aria aperta.

Dall’aria del lago di Como alla nebbia in lattina. Souvenir bizzarri dal mondo

6 novembre 2024 à 13:13

Paese che vai souvenir che trovi, e badate bene che non ci riferiamo alle solite calamite che adornano frigoriferi e bacheche domestiche, e neanche a quei prodotti caratteristici, e iconici, che hanno reso celebri alcune destinazioni del mondo. Almeno non i questo articolo. Noi parliamo proprio di oggetti, tutt’altro che scontati e a volte anche sconosciuti ai più, che si possono acquistare nei negozi, sulle bancarelle dei mercati e tra le botteghe dei luoghi che visitiamo.

Qualche esempio? Uno zoccolo di lama come borraccia, che entra di diritto nella lista dei regali, o auto-regali, più trash insieme allo scroto di canguro, un vero e proprio must have per chi visita l’Australia, che può essere acquistato sotto forma di portachiavi, cavatappi o come semplice oggetto di decor.

Ma ci sono anche prodotti più romantici, se così vogliamo chiamarli. Sicuramente più suggestivi. Come l’aria del lago di Como venduta in lattina al prezzo di €9.90, una new entry tra i souvenir più bizzarri e particolari del BelPaese che ha già conquistato i forestieri. E tu, ne hai già qualcuno?

L’aria del lago di Como in lattina e gli altri souvenir Made in Italy

Dimenticate le ceramiche, i tessili e i gioielli: i souvenir, in Italia e non solo, diventano esperienziali. E, in fondo, non è forse questo che cercano i viaggiatori quando visitano un posto che resta nel cuore? Portare con loro una parte, anche simbolica, dell’avventura.

In principio c’era l’aria di Napoli, quella che tutti conosciamo, venduta in forme e maniere differenti. Tra le più celebri, da scovare nei negozi di souvenir che corrono ai lati delle strette viuzze del capoluogo campano, troviamo le scatole di latta e le bottiglie di vetro di diverse dimensioni. Tutte promettono la stessa cosa: portare con sé il profumo, l’anima e l’essenza di una città indimenticabile.

Un souvenir, questo, che con gli anni è diventato iconico e che ha permesso, forse, alle altre città dello stivale di ispirarsi. Impossibile non pensare, per esempio, all’Acqua di Venafro in lattina, un gadget pensato dal biscottificio artigianale Le Quattro Cannelle e lanciato in occasione dei festeggiamenti della Madonna del Carmelo nel mese di luglio del 2024. Un oggetto sicuramente evocativo e inedito che ha come obiettivo quello di promuovere la “venafrità”. Non si beve, ovviamente, ma si conserva per sempre gelosamente, come riporta l’etichetta.

Ma non è finita qui perché c’è un’altra “aria” Made in Italy tutta da respirare, ed è quella che sovrasta uno dei paesaggi più affascinanti dell’intero Paese. Stiamo parlando dell’aria del Lago di Como, una new entry tra i souvenir italiani, che è possibile acquistare in lattina al prezzo di €9,90. Il progetto, che prende il nome di lakecomoair.it, è nato nell’ottobre del 2024 da un’idea di Davide Abagnale con l’obiettivo di creare un souvenir originale che potesse essere trasportato con facilità dai turisti in visita al territorio lombardo. Detto fatto: ora anche un viaggiatore californiano può avere sulla sua scrivania un oggetto che conserva l’aria di uno dei luoghi più iconici del BelPaese.

Aria lago di como in lattina
Fonte: Ufficio Stampa
L’aria del lago di Como in lattina

Souvenir bizzarri dal mondo: quanti ne conosci?

Vendere aria, in realtà, non è una novità in senso assoluto. Di commercializzazioni, con il tempo, ce ne sono state diverse e tutte hanno riscosso il medesimo successo, non solo in Italia ma anche dall’altra parte del globo come ci ricorda la celebre Air from New York. Viene da pensare, dunque, che i viaggiatori sono sempre più alla ricerca di oggetti in grado di evocare in qualche modo le emozioni e le esperienze vissute durante le loro avventure.

Ed è forse proprio da questa consapevolezza che, anni fa, è stata lanciata la nebbia di San Francisco, confezionata anche questa in lattina. Del resto chi è stato nella città collinare del nord della California sa bene che quella nebbia è una costante, al punto tale che per lei è stato coniato anche il nome di Karl. E quale modo migliore, se non quello di riportare con sé Karl the Fog, per ricordare un viaggio?

Non solo profumi, aria e nebbia però, di souvenir bizzarri prodotti nel mondo ce ne sono tantissimi. Alcuni ironici e irriverenti, altri decisamente trash. Escludiamo a priori dalla nostra lista quelli hot: pasta, accendini, cavatappi e altri oggetti dalle forme falliche non sono rappresentativi delle città che visitiamo, a meno che non ci rechiamo al museo fallologico islandese a Reykjavík s’intende.

Rappresentativo, invece, lo scroto di canguro, in cima alla lista dei souvenir più bizzarri del mondo. Eppure, per chi visita l’Australia, si tratta di un vero e proprio must have. È possibile trovarlo in tantissime varianti: come cavatappi o portachiavi, come porta accendino e anche semplicemente come oggetto decorativo. Di dubbio gusto? Sicuramente, ma de gustibus non est disputandum. Chi siamo noi per giudicare?

Avvistate sulle bancarelle dei mercatini di Bogotá, invece, queste borracce sono a dir poco impressionanti. A guardarle viene da chiedersi chi ha davvero voglia di bere da una zampa di lama.

Bogotá, borraccia particolare
Fonte: Getty Images
Un souvenir particolare da Bogotá

Difficile, fino a questo momento, scegliere un solo vincitore da incoronare come souvenir più bizzarro del mondo, ma forse lo abbiamo trovato. In Svezia, ma reperibile anche in Norvegia, il gadget più particolare che possiamo trovare è l’escremento di alce. È venduto in scatola, in barattoli di vetro e persino inglobato in gioielli. In alternativa potete sempre optare per una calamita.

In Arizona, invece, troviamo il lecca-lecca con lo scorpione, un gadget “tutto da gustare”, che ha dato vita negli USA alla produzione di caramelle e snack agli insetti.

Decisamente più innocuo, e a tratti anche divertente, è invece è il Tuttuki Bako, un piccolo videogioco portatile che proviene dal Giappone. Per attivarlo, e iniziare a giocare, dovrete infilare letteralmente il vostro dito all’interno di questo piccolo cubo.

Ultimo, ma non per importanza, è un souvenir da bere, per chi ha il coraggio s’intende. Stiamo parlando dell’Habushu, prodotto a Okinawa, un liquore a base di vipera velenosa, l’habu da cui prende il nome, presente e ben visibile all’interno della bottiglia.

Habushu, il con il serpente di Okinawa
Fonte: Getty Images
Habushu, liquore con serpente prodotto a Okinawa

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