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Luglio in Valle d’Aosta: le migliori sagre, feste ed eventi

22 juillet 2026 à 14:39

Nel calendario dell’estate italiana, questo è il momento in cui paesi e borghi accendono le luci delle sagre, delle feste patronali e degli eventi dedicati ai sapori del territorio. L’aria è tiepida, le giornate si allungano e le piazze tornano a riempirsi di profumi di cucina, musica dal vivo e chiacchiere fino a tardi. Tra prodotti tipici di stagione, incontri all’aperto e tradizioni che si rinnovano di anno in anno, ogni sera può diventare l’occasione giusta per scoprire un luogo nuovo. Anche in Valle d’Aosta, l’estate diventa un invito continuo a sedersi a tavola e brindare insieme.

In questa cornice, luglio 2026 porta in scena un ricco cartellone di sagre ed eventi enogastronomici che attraversano la regione, dai villaggi più raccolti alle località di villeggiatura. Tra i protagonisti spiccano appuntamenti come la Festa del Jambon de Bosses DOP 2026: il festival del prosciutto crudo d’alta quota a Saint-Rhémy-en-Bosses, la Sagra della Polenta 2026: gusto, animazione e sport a Doues e la Sagra della Seupa à la Vapelenentse DeCo a Valpelline. E accanto a queste tappe iconiche, il calendario di luglio tocca Aymavilles, Challand-Saint-Anselme, Courmayeur, La Magdeleine, Morgex, Oyace, Saint-Nicolas, Issime e altri paesi, componendo un itinerario di gusto che unisce montagne, cultura e convivialità.

Eventi di luglio in Valle d'Aosta, le sagre e le feste da segnare in agenda

  • Fehta da tchivra – Festa della Capra – Challand-Saint-Anselme (AO), dal 4 al 5 luglio 2026.
    Festa della Capra a Quinçod con piatti e formaggi di capra, degustazioni guidate, mercatino di prodotti tipici, animazioni per bambini e serate danzanti nel padiglione municipale.
  • Torna la Sagra della Polenta 2026: gusto, animazione e sport – Doues (AO), dal 4 al 5 luglio 2026.
    Sagra della Polenta a Doues dedicata alla riscoperta della polenta in molte varianti, con altri prodotti gastronomici, serate danzanti, animazione per bambini, pranzi ed eventi sportivi.
  • Fiabe nel bosco, il patrimonio valdostano raccontano ai più piccoli – Morgex (AO), dal 10 luglio al 30 agosto 2026.
    Fiabe nel Bosco propone attività gratuite ogni venerdì, sabato e domenica pomeriggio, per far conoscere ai più piccoli il patrimonio valdostano attraverso racconti nel bosco.
  • Festa del Jambon de Bosses DOP 2026: il festival del prosciutto crudo d'alta quota – Saint-Rhémy-en-Bosses (AO), il 12 luglio 2026.
    A Saint-Rhémy il Jambon Day celebra il Jambon de Bosses DOP con visite allo stabilimento, degustazioni guidate, abbinamenti con vini e prodotti valdostani e possibilità di acquisto.
  • Sagra della Selvaggina di Saint-Nicolas – Saint-Nicolas (AO), dal 16 al 19 luglio 2026.
    Sagra della Selvaggina a Saint-Nicolas con degustazioni di specialità di selvaggina nella zona sportiva di Fossaz, accompagnate da spettacoli, intrattenimento e musica.
  • Alpages Ouverts 2026, una giornata in alpeggio tra suoni, profumi e sapori di montagna – Issime (AO), il 18 luglio 2026.
    Giornata in alpeggio con visite guidate per scoprire il lavoro in montagna, la casera dove nasce la fontina, gli attrezzi e le attività quotidiane, con pranzo a base di prodotti tipici e polenta.
  • Veillà di La Magdeleine 2026, si celebrano le antiche tradizioni – La Magdeleine (AO), il 18 luglio 2026.
    A La Magdeleine la Veillà ripropone una cena itinerante con piatti tradizionali e rievocazioni di antichi mestieri, affiancata dal mercatino tipico "Lo martzé du patron".
  • La Festa della Fontina 2026, un gustoso appuntamento – Oyace (AO), dal 19 al 20 luglio 2026.
    Manifestazione dedicata alla Fontina DOP e alla gastronomia valdostana, con degustazioni, eventi per bambini, musica, intrattenimento e un mercatino di prodotti tipici e artigianali presso il salone polivalente.
  • Courmayeur Food Market 2026, alla scoperta dei sapori – Courmayeur (AO), il 21 luglio 2026.
    Nel centro di Courmayeur un mercato all’aperto valorizza la filiera agricola locale, con formaggi, vini, miele, pane, conserve, ortaggi ed erbe officinali, ospitato nel Jardin de l’Ange.
  • Festa della Favò – Aymavilles (AO), dal 25 al 26 luglio 2026.
    A Ozein la Festa della Favò celebra questo piatto tipico valdostano con degustazioni, una suggestiva Veillà dedicata ai mestieri di un tempo, serate danzanti e momenti conviviali.
  • Sagra della Seupa à la Vapelenentse DeCo – Valpelline (AO), dal 25 al 26 luglio 2026.
    A Valpelline la sagra valorizza la seupa à la Vapelenentse, zuppa al forno con pane raffermo e Fontina, accompagnata da esposizioni di artigianato locale nell’area delle manifestazioni.
  • Festa patronale di San Pantaleone 2026, Courmayeur in festa – Courmayeur (AO), il 27 luglio 2026.
    Courmayeur celebra il patrono San Pantaleone con intrattenimenti per tutte le età, distribuzione di una cena tradizionale e musica dal vivo.

Borghi d’arte, quali visitare quest’estate in Italia tra installazioni e opere

17 juillet 2026 à 17:00

L’estate italiana si veste di contemporaneo: nei borghi storici, tra piazze medievali, boschi, castelli e paesaggi rurali, l’arte esce dai musei e incontra il territorio. Installazioni monumentali, mostre diffuse e percorsi di arte pubblica trasformano alcuni dei luoghi più suggestivi del Paese in veri e propri musei a cielo aperto.

Valle d’Aosta, arte e scienza (AO)

Sotto il cielo di stelle. Costellazione di arte, scienze e culture” porta in Valle d’Aosta un grande progetto diffuso tra Châtillon, Aosta e Courmayeur. Dal 18 luglio al 18 ottobre 2026 musei, castelli e spazi storici ospitano opere dedicate al rapporto tra arte, tecnologia, intelligenza artificiale e futuro.

Al Castello Gamba di Châtillon il percorso affronta luce, spazio e traiettorie cosmiche con opere di artisti come Mimmo Paladino, Grazia Toderi e Gilberto Zorio. Ad Aosta il MegaMuseo mette in relazione archeologia e universo, mentre Courmayeur esplora il rapporto tra cielo, tecnologia e ambiente attraverso installazioni di Michelangelo Pistoletto e Franco Perrotti.

Alta Langa, gallerie d’arte diffuse (CN)

Fino al 20 settembre 2026 l’Alta Langa ospita Buona Fortuna Ribelli, mostra d’arte contemporanea diffusa curata dalla Galleria Lunetta11. Il progetto di quest’anno, “Back to mine”, coinvolge cinque borghi del Piemonte – Dogliani, Serralunga d’Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo – trasformando chiese, cappelle, giardini e spazi storici in luoghi di incontro tra opere, paesaggio e comunità.

A Dogliani la Cappella del Ritiro della Sacra Famiglia ospita fino al 26 luglio il ciclo “Ombre atomiche” di Sergio Ragalzi, mentre a Serralunga d’Alba il Boscareto Resort accoglie, fino al 17 luglio, una collettiva con opere di grandi protagonisti dell’arte italiana come Carla Accardi, Alberto Burri e Alighiero Boetti.

A Mombarcaro, Borgata Lunetta propone, fino al 20 settembre, un percorso tra le opere di Ragalzi, le fotografie di Sara Scanderebech, le sculture ambientali di Stefano Caimi e il progetto immersivo thebackstudio. A Paroldo, fino al 26 luglio, il dialogo tra storia e contemporaneità nasce nella Cappella di San Sebastiano con l’opera “L’Abri” di Matisse Mesnil, mentre San Benedetto Belbo, sempre fino al 26 luglio, ospita un’installazione video immersiva di Nicole Oike.

I borghi di arte contemporanea in Italia
Luca Peruzzi
Installazione per “Back to Mine”

Teolo, un museo naturale (PD)

Tra Teolo Alto, il Museo di Arte Contemporanea Dino Formaggio e il Passo delle Fiorine nasce Teolo Arte Natura, percorso permanente di arte ambientale nei Colli Euganei. Il progetto propone sette opere site specific e un intervento realizzato dagli studenti della scuola primaria Villa nel Bosco di San Biagio.

Installazioni, sculture e opere sonore trasformano il cammino in un’esperienza immersiva dove la natura non è solo sfondo, ma elemento centrale dell’opera. Tra gli interventi presenti figurano lavori di Inoghi Studio, Rob Van den Berg, Mauro Diciocia, Ground Action, Arianna Pace, Aurora Destro, Ida Harm e Ambra Grassi, in un dialogo continuo tra paesaggio, memoria e biodiversità.

Pietrasanta, tra marmo e opere monumentali (LU)

Pietrasanta si conferma una delle capitali italiane della scultura contemporanea con “Le dimensioni dell’equilibrio”, mostra diffusa a opera di Gustavo Vélez fino al 20 settembre 2026. L’esposizione attraversa piazze e luoghi simbolo della città, da Piazza del Duomo al Complesso di Sant’Agostino fino al Pontile di Marina, creando un percorso tra arte e spazio urbano.

Lo scultore colombiano, che ha scelto Pietrasanta come patria artistica, lavora con marmo di Carrara, bronzo e acciaio trasformando materiali pesanti in forme apparentemente leggere, sospese tra equilibrio e movimento.

Arte contemporanea in Italia nel 2026
Jhonatan Garcia
Le dimensioni dell’equilibrio di Gustavo Velez

Montespertoli, la Toscana e la street art (FI)

Fino a novembre 2026 Montespertoli ospita la prima edizione di FORME, festival di arte pubblica dedicato alla trasformazione contemporanea del borgo attraverso interventi murali diffusi. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Comune, associazione A Testa Alta A.P.S. e Street Levels Gallery.

Sette artisti internazionali realizzeranno opere ispirate alla storia e al paesaggio locale. Thiago Mazza racconterà il rapporto tra natura, vite e olivo; Luca Zamoc la memoria rurale; Ufo Cinque le radici medievali; Manolo Mesa la tradizione ceramica; Skan la figura di Cino Cinelli; Nelio il paesaggio toscano e Nespoon il valore comunitario del ricamo.

Todi, dialogo con l’arte contemporanea (PG)

Tra le colline della Media Valle del Tevere, Todi rappresenta una delle destinazioni più affascinanti dell’Umbria, capace di unire tantissimi anni di storia a una forte vocazione contemporanea. Il borgo conserva il fascino dell’antica città umbra ed etrusca, del municipio romano e del prestigioso Comune medievale, con un patrimonio architettonico che trova il suo cuore nella splendida Piazza del Popolo.

Qui si affacciano il Palazzo del Popolo, il Palazzo del Capitano, il Palazzo dei Priori e la Concattedrale della Santissima Annunziata. Tra i simboli della città spiccano anche la Chiesa di San Fortunato, legata alla figura di Jacopone da Todi, e il Tempio di Santa Maria della Consolazione, capolavoro rinascimentale dominato dalla grande cupola visibile dalla valle.

A rendere Todi una meta ideale per gli amanti dell’arte è però anche il rapporto costruito negli anni con la contemporaneità. Dagli anni Settanta del Novecento il borgo ha attratto artisti e creativi internazionali, diventando sede di importanti progetti come il Parco Beverly Pepper, primo parco monotematico di scultura contemporanea dell’Umbria, e la Casa Dipinta dell’artista Brian O’Doherty.

Opere d'arte contemporanea da vedere nel 2026 in Italia
Ufficio Stampa
La Casa Dipinta di Todi

Pereto, la collezione d’arte permanente (AQ)

La decima edizione di straperetana segna una nuova fase per Pereto, borgo medievale abruzzese che dal 2026 avvia un progetto di arte pubblica permanente. Dopo nove edizioni come mostra diffusa temporanea, la manifestazione punta alla creazione di una collezione contemporanea a cielo aperto.

Le prime opere sono firmate da Elisa Montessori e Flavio Favelli. Favelli realizza “Regimentale”, intervento pittorico su un muro di 36 metri ispirato alle storiche etichette dei liquori abruzzesi, mentre Montessori porta nel borgo “La mano sinistra”, opera dedicata alla memoria e al rapporto tra esperienza e conoscenza.

A Palazzo Maccafani una doppia personale approfondisce il lavoro dei due artisti, confermando la vocazione di Pereto come luogo dove arte contemporanea, architettura e paesaggio costruiscono nuove forme di valorizzazione culturale.

Arte contemporanea in Italia
Margherita Villani
Installazione di Elisa Montessori a Pereto

Carrara, il museo a cielo aperto (MS)

Infine, il progetto C.O.M. (City Open Museum), nato dall’Accademia di Belle Arti di Carrara, propone una nuova idea di museo diffuso, dove città, piazze e paesaggi diventano spazi aperti alla sperimentazione artistica. L’iniziativa interpreta il patrimonio italiano come un grande ambiente condiviso in cui installazioni, ricerca, tecnologia e partecipazione si incontrano.

C.O.M. punta a creare una comunità contemporanea delle arti, collegando territori e istituzioni attraverso progetti che coinvolgono artisti, studiosi e pubblico. Un percorso che guarda anche al digitale e alle nuove forme ibride tra esperienza fisica e virtuale.

Dove andare in montagna ad agosto: le destinazioni più belle per una vacanza al fresco

11 juillet 2026 à 17:00

Quando arriva agosto, il desiderio di trovare un angolo di fresco diventa quasi una missione, se non una vera e propria ossessione. Le città si svuotano, soprattutto quelle del nord Italia come Milano, le temperature aumentano e sempre più viaggiatori scelgono di cambiare prospettiva: non più soltanto spiagge e ombrelloni, oggi anche i sentieri immersi nei boschi, i laghi alpini dalle acque cristalline e i panorami capaci di regalare una pausa dalla frenesia quotidiana sono sotto l’occhio di tutti.

La montagna d’estate è un universo completamente diverso rispetto alla stagione invernale. Le piste da sci lasciano spazio a prati fioriti, malghe aperte, trekking panoramici e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Agosto è il momento perfetto per vivere le Alpi e gli Appennini in tutta la loro bellezza, tra attività all’aria aperta, benessere e sapori locali. Dalle vette della Valtellina alle Dolomiti del Trentino-Alto Adige, passando per la Valle d’Aosta, l’Abruzzo e le montagne austriache facilmente raggiungibili dall’Italia, ecco alcune delle destinazioni più suggestive per una vacanza in montagna ad agosto.

Bormio, Livigno e Valdidentro, il fascino dell’alta Valtellina

Nel cuore delle Alpi lombarde, l’alta Valtellina rappresenta una delle mete più complete per chi cerca una vacanza in montagna ad agosto. Qui il paesaggio cambia continuamente: dai boschi di conifere alle vallate alpine, fino alle cime del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei territori protetti più importanti d’Europa.

Valtellina in estate
iStock
Vista di un borgo nelle montagne in Valtellina

Bormio è una destinazione che unisce storia, sport e relax. Il centro storico conserva un’anima autentica fatta di vicoli, palazzi antichi e tradizioni alpine, mentre i sentieri nei dintorni permettono di esplorare scenari spettacolari. Una delle esperienze più apprezzate è quella legata al benessere: le terme, immerse in un contesto naturale unico, sono perfette per concedersi qualche ora di tranquillità dopo una giornata di escursioni.

Il turismo termale in Italia: i dati
QC Bagni Vecchi
I Bagni Vecchi di Bormio, terme celebri della Lombardia

A pochi chilometri, Livigno offre un’atmosfera completamente diversa: più dinamica, internazionale e ricca di attività. Il suo altopiano a oltre 1.800 metri garantisce temperature piacevoli anche nei mesi più caldi, rendendola ideale per trekking, mountain bike, passeggiate panoramiche e attività per tutta la famiglia.

Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago
iStock
Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago

Per chi desidera una dimensione più contenuta e rilassata, la Valdidentro è una piccola perla ancora poco affollata. Tra malghe, sentieri nel verde e panorami sulle montagne lombarde, è la scelta perfetta per chi vuole vivere la montagna più autentica.

Val di Fassa, il cuore delle Dolomiti

La Val di Fassa è una delle destinazioni simbolo dell’estate sulle Dolomiti. Le sue montagne, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, regalano scenari spettacolari dove pareti rocciose, prati alpini e boschi creano un paesaggio quasi fiabesco. Ad agosto la valle offre infinite possibilità: dalle passeggiate semplici adatte alle famiglie fino ai trekking più impegnativi verso rifugi e punti panoramici. I sentieri permettono di ammirare gruppi montuosi iconici come il Catinaccio e il Sassolungo, magari con una pausa in una malga per assaggiare specialità locali.

Val Di Fassa in estate
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Veduta della Val Di Fassa

Tra le località più interessanti c’è Pozza di Fassa, ideale per chi vuole combinare natura e benessere. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, le terme rappresentano un momento di puro relax, con trattamenti e piscine panoramiche circondate dalle montagne. La Val di Fassa è anche una destinazione perfetta per le famiglie: numerosi percorsi sono facilmente accessibili e molte attività permettono anche ai più piccoli di avvicinarsi alla montagna in modo divertente.

Andalo e Altopiano della Paganella, montagna per famiglie

Tra le destinazioni più amate del Trentino troviamo Andalo, località immersa nello scenario dell’Altopiano della Paganella. Qui la montagna viene vissuta in modo attivo ma senza rinunciare al comfort, rendendola una scelta particolarmente indicata per chi viaggia con bambini. Uno dei grandi protagonisti della zona è il Parco del Respiro, un’area naturale dove immergersi nei boschi e vivere un’esperienza di benessere legata al contatto con la natura. L’aria pulita, il silenzio degli alberi e i percorsi immersivi rendono questa zona una vera pausa rigenerante.

Per le famiglie è imperdibile anche il Maso Effo, spazio dedicato alla scoperta della vita rurale e delle tradizioni alpine. Tra animali, attività educative e sapori locali, permette ai più piccoli di conoscere un lato autentico della montagna. A completare l’esperienza c’è il vicino Lago di Molveno, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Italia. Le sue acque limpide, incorniciate dalle Dolomiti di Brenta, sono perfette per passeggiate, sport acquatici e giornate di relax.

Panorama del Lago di Molveno
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Vista stupenda del Lago di Molveno

Val di Sole, sport, natura e paesaggi alpini

La Val di Sole è una delle mete più amate dagli appassionati di attività outdoor. Il nome stesso racconta una caratteristica fondamentale di questa valle: molte giornate luminose, paesaggi aperti e una straordinaria varietà di ambienti naturali. Ad agosto è possibile dedicarsi a trekking, rafting, arrampicata, ciclismo e passeggiate panoramiche. I sentieri conducono verso panorami spettacolari sul gruppo dell’Adamello-Presanella e sulle aree protette circostanti. La valle conserva anche un’anima più tranquilla fatta di piccoli borghi, malghe e prodotti tipici.

Splendido panorama del borgo di Vermiglio
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Vermiglio, Val di Sole

Cogne e il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Per chi desidera una montagna lontana dal turismo più affollato, Cogne è una scelta straordinaria. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questa località valdostana offre uno degli ambienti naturali più suggestivi delle Alpi italiane.
Qui la protagonista assoluta è la natura: prati verdi, cascate, boschi e animali selvatici accompagnano ogni escursione. Tra i percorsi più belli c’è quello verso il Rifugio Vittorio Sella, un itinerario immerso in panorami alpini spettacolari.

cascate più belle italia estate a piedi
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Le spettacolari Cascate di Lillaz, in Valle d’Aosta

Da non perdere anche le Cascate di Lillaz, facilmente raggiungibili e particolarmente scenografiche durante la stagione estiva, quando la portata dell’acqua rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Alta Badia e Val Gardena, regine delle Dolomiti

Quando si parla di montagna italiana, Alta Badia e Val Gardena rappresentano due nomi imprescindibili. Queste vallate sono il punto di riferimento per chi cerca paesaggi straordinari, servizi eccellenti e una grande varietà di attività. Gli amanti del trekking possono scegliere tra sentieri panoramici, vie ferrate e percorsi ai piedi di alcune delle montagne più famose delle Dolomiti.

Odle, Val Gardena
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Panorama su Odle, Val Gardena

Gli impianti di risalita permettono inoltre di raggiungere facilmente quote elevate e godersi panorami incredibili anche senza affrontare lunghe salite. Un elemento fondamentale dell’esperienza è la cucina dei rifugi alpini: piatti della tradizione altoatesina, formaggi locali e dolci tipici diventano parte integrante del viaggio.

Gran Sasso e Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”

Non tutta la grande montagna si trova sulle Alpi. In Abruzzo, il Gran Sasso offre uno scenario completamente diverso e sorprendente. Campo Imperatore, conosciuto come il “Piccolo Tibet” italiano, è un vastissimo altopiano caratterizzato da paesaggi aperti, atmosfere quasi lunari e un forte senso di libertà. È una destinazione perfetta per chi cerca una montagna meno commerciale e più selvaggia. Oltre alle escursioni e ai panorami sul massiccio del Gran Sasso, questa zona custodisce una storia importante, legata ai borghi medievali e alle tradizioni abruzzesi.

Campo Imperatore
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L’altopiano Campo Imperatore nel cuore del massiccio del Gran Sasso

Austria, Salisburgo e Ötztal Bahnhof

Per chi vuole attraversare il confine senza allontanarsi troppo dall’Italia, l’Austria offre alcune delle migliori alternative per una vacanza fresca ad agosto. La zona di Salisburgo è facilmente raggiungibile anche in treno e combina cultura, natura e paesaggi alpini. Tra laghi, villaggi ordinati e montagne verdi, rappresenta una destinazione ideale per chi ama un turismo lento e organizzato.

Nei pressi di Ötztal Bahnhof, nella valle dell’Ötztal, si trova invece Area47, uno dei parchi outdoor più grandi d’Europa. Tra rafting, percorsi avventura e attività acquatiche, è una meta perfetta per chi cerca una dose di adrenalina immersa nelle montagne tirolesi.

Dormire al Forte di Bard: un’esperienza di viaggio totale tra gli spazi della guarnigione

22 juin 2026 à 09:00

Provate a immaginare di varcare il portale del Forte di Bard con  una valigia in mano e di salire verso la vostra stanza e non verso le scale dei musei. Di guardare dalla finestra le luci della Valle d’Aosta che si accendono una a una mentre il Forte si svuota dei visitatori e torna a essere – quasi – solo vostro. Questo significa soggiornare al Forte di Bard.

Hotel Cavour et des Officiers, le strutture dentro le mura

All’interno dell’Opera Carlo Alberto, nel corpo più alto del Forte di Bard, si trova uno degli hotel più particolari d’Italia. L’Hotel Cavour et des Officiers è un 3 stelle ricavato nelle sale della vecchia guarnigione: undici stanze esclusive, ognuna con arredi firmati da Vico Magistretti e realizzati dallo Studio E’ De Padova. Nove camere doppie e matrimoniali, una Junior Suite e una Suite, per soluzioni che soddisfano esigenze diverse senza rinunciare all’eleganza discreta di chi sa di trovarsi in un posto fuori dall’ordinario.

Sono queste le stesse mura che un tempo ospitavano soldati, ufficiali, depositi d’armi, dove la storia è letteralmente nel soffitto, nei muri, nello spessore delle pareti. Fuori dalla finestra, la Valle d’Aosta. Sotto, il borgo di Bard e il fiume Dora Baltea.

Hotel Cavour et des Officiers
Forte di Bard
Hotel Cavour et des Officiers

Mangiare al Forte: tra tradizione valdostana e location da film

Al Forte si possono scegliere due opzioni gastronomiche molto diverse tra loro. La Caffetteria di Gola è perfetta per una pausa veloce o per iniziare la giornata: si trova presso il Portale di Gola, in un antico locale dagli arredi di design, con le feritoie originali che incorniciano la vista sulla valle come fossero quadri. Uno di quei posti in cui anche un caffè diventa un’esperienza.

Ben diverso il tono del Ristorante La Polveriera, che occupa la sala che un tempo custodiva munizioni e polveri da sparo. Oggi quello spazio è decorato con i bassorilievi monumentali dell’artista romano Marco Del Re – quattro grandi figure femminili in gesso dipinto e inciso, create appositamente per questi ambienti – e propone una cucina che guarda alla tradizione valdostana con rispetto e qualità. La fonduta, la zuppa alla valpellinentse, i formaggi della zona: mangiare qui è anche un modo per conoscere meglio il territorio.

Scoprire il Forte con calma: il vantaggio di chi si ferma

Chi pernotta al Forte ha il privilegio del tempo. Se i gruppi di visitatori arrivano, si muovono in fila compatta e ripartono, chi ha una stanza può scegliere il proprio ritmo. La mattina presto, quando le sale sono quasi deserte, i musei permanenti si visitano con una qualità di attenzione che nel pieno della giornata è difficile da trovare.

Un percorso ideale per chi ha una giornata intera a disposizione potrebbe cominciare dalle Prigioni del Forte, le più evocative, con le antiche celle che ospitano ricostruzioni in 3D e filmati sulla storia del sito militare e proseguire nel suggestivo Museo delle Alpi.

Museo delle Prigioni
Forte di Bard
Museo delle Prigioni

Si sale poi al Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere, oltre duemila metri quadrati dedicati all’evoluzione delle tecniche difensive. In cima, il Museo delle Alpi offre un’esperienza multimediale e sensoriale che racconta le montagne come spazio vivo.

Senza dimenticare Le Alpi dei Ragazzi, il museo dedicato agli effetti della crisi climatica sulle Alpi: breve, denso, difficile da dimenticare, adatto ai più piccoli ma non solo. Nel pomeriggio si può dedicare il tempo alle mostre temporanee in corso, che cambiano ogni stagione. Da non perdere la mostra dedicata ai ghiacciai firmata da Salgado e l’esposizione, dal 24 luglio al 18 ottobre 2026, Mario Dondero Inediti. L’archivio di un partigiano dell’umano che rivela per la prima volta un corpus di fotografie inedite tratte dall’archivio di Mario Dondero (Genova 1928 – Fermo 2015), grande fotoreporter e testimone civile del Novecento.

Il Bookshop e i souvenir da portare a casa

Prima di uscire, vale la pena passare dal Bookshop del Forte. Non è il classico negozietto da museo con le cartoline e i magneti: è uno spazio curato, con una selezione di pubblicazioni sulla storia del Forte, sulle Alpi, sull’arte e sulla fotografia.

Una sezione è dedicata interamente ai cataloghi delle mostre, molti dei quali sono oggetti editoriali di qualità. Ci sono poi i gadget personalizzati – shopper, mug, pin, t-shirt – e il cd con la colonna sonora del Museo delle Alpi, un souvenir insolito e decisamente originale.

Forte di Bard
Forte di Bard
Forte di Bard

Allargare lo sguardo: il territorio intorno al Forte

Il Forte di Bard non è un’isola. Grazie al Progetto Territorio, l’Associazione ha stretto un’intesa con 15 Comuni della Bassa Valle d’Aosta che condividono storia, paesaggio e una voglia comune di farsi conoscere meglio. Verrès con il suo castello medievale, Issogne con la residenza dei Challant, Pont-Saint-Martin con il suo arco romano, Arnad con il suo celebre lardo: sono solo alcune delle tappe che si inseriscono naturalmente in un itinerario di due o tre giorni con base al Forte.

Un’idea concreta: il primo giorno al Forte tra musei e mostre; il secondo dedicato all’esplorazione dei borghi vicini, con sosta enogastronomica obbligatoria; il terzo per una camminata nei dintorni, dove i sentieri non mancano e il paesaggio alpino fa il resto. Chi vuole può integrare il tutto con una visita alle terme di Pré-Saint-Didier o con un giro in e-bike lungo i percorsi ciclabili della vallata.

Estate al Forte: concerti, spettacoli e incontri sotto le stelle

Se c’è un motivo in più per pianificare un soggiorno al Forte in estate, è la programmazione di eventi che anima la Piazza d’Armi e gli spazi della fortezza nei mesi più caldi. La rassegna Estate al Forte e la rassegna Aosta Classica al Forte mettono insieme musica, teatro, incontri e spettacoli con nomi di primo piano.

Il 4 luglio arriva Arisa con il suo Summer Tour, reduce da un Sanremo in cui ha portato in gara Magica Favola. Il giorno dopo, il 5 luglio, le mura della fortezza accoglieranno i 30 anni di Celtica, il Festival internazionale di musica e cultura celtica, con musica, spettacoli e workshop a partire dal primo pomeriggio. Il 7 luglio è il turno di Antonello Venditti, che dal Forte darà il via al suo Daje! Live Summer 2026.

Casa Challant
Forte di Bard
Casa Challant

Il 9 luglio Paolo Ruffini porta in scena Il Babysitter (quando diventerai piccolo capirai), spettacolo teatrale nato dall’omonimo podcast. Il 10 luglio è la volta di Filippo Caccamo con Fuori di tela, il suo nuovo show comico. Il 12 luglio, all’alba – alle 6.30 per l’esattezza – Cosmo propone il Matinée Tour, un concerto di musica elettronica al sorgere del sole, fedele alla tradizione dei grandi festival europei.

Il 18 luglio va in scena K-Pop is Coming, uno spettacolo immersivo tra musica, narrazione e visual. Il 24 luglio Daniele Silvestri porta al Forte il suo live acustico. Il 25 luglio Angelo Branduardi presenta Il Cantico, omaggio a San Francesco nell’anno degli 800 anni dalla sua morte. Il 30 luglio Niccolò Fabi attraversa il suo repertorio in un concerto che unisce generazioni. Chiude luglio, il 31Paolo Crepet con Riprendersi l’anima, un monologo teatrale tratto dal suo ultimo libro.

Lo scrigno fatato della Valle d’Aosta: il Castello di Saint-Pierre, luogo da sogno

13 juin 2026 à 15:00

La roccia funge da maestoso piedistallo a una struttura architettonica straordinaria, in grado di fondere l’austera pietra medievale con l’eleganza eclettica ottocentesca. Ci troviamo a pochi chilometri da Aosta, nel territorio di Saint-Pierre, un borgo raccolto circondato da vigneti, frutteti e rilievi alpini, dove si staglia uno degli edifici più fotografati dell’intera regione: il Castello di Saint-Pierre.

Il merito è delle sue quattro torrette circolari che svettano agli angoli del mastio centrale e che hanno contribuito a renderlo celebre ben oltre i confini valdostani. Molti lo definiscono il castello più fiabesco della Valle d’Aosta, un appellativo comprensibile davanti a un profilo che richiama illustrazioni romantiche e racconti cavallereschi.

Eppure dietro quell’immagine quasi fantastica si nasconde una storia molto più antica: prima delle torrette ottocentesche, prima degli interventi scenografici e persino prima dell’aspetto attuale, questa rocca rappresentava un presidio strategico affacciato sulla principale via di comunicazione del fondovalle. Attorno il paesaggio aggiunge ulteriore fascino, con filari di vite che si alternano ai meleti tipici della zona, mentre sullo sfondo si susseguono cime, boschi e vallate laterali.

Breve storia del Castello di Saint-Pierre

Le origini del Castello di Saint-Pierre affondano nel XII secolo. Una delle testimonianze più importanti compare nella celebre Carta delle Franchigie del 1191, documento nel quale vengono citati i fratelli de castro Sancti Petri, associati alla proprietà di una parte della fortificazione.

Saint-Pierre, il castello
iStock@Max Labeille
Tutta la robustezza del Castello di Saint-Pierre

Il nucleo originario risultava molto diverso rispetto a quello attuale. In passato, infatti, c’erano due strutture principali a costituire il cuore del complesso. Da un lato il grande torrione difensivo, dall’altro una casa-forte destinata alle esigenze residenziali. Nel corso del tempo nuovi edifici unirono questi elementi iniziali, dando vita a un organismo architettonico sempre più articolato.

Nei secoli successivi passò attraverso le mani di alcune tra le più influenti famiglie della Valle d’Aosta. Tra queste figurano i Signori di Quart, i Savoia e gli Challant, protagonisti di una lunga stagione politica e feudale che ha lasciato tracce profonde nella storia regionale. Un momento significativo arrivò nel XVII secolo con Pierre Philibert Roncas, nobile valdostano che lo ampliò e trasformò parte degli ambienti in spazi adatti a ricevimenti e occasioni mondane.

La trasformazione più evidente giunse però nel 1873 con il barone Emanuele Bollati, il quale acquistò la proprietà e affidò all’architetto torinese Camillo Boggio un importante intervento di rinnovamento. L’obiettivo andava oltre il semplice restauro: si puntava a reinterpretare il castello secondo il gusto romantico dell’epoca, profondamente affascinato dal Medioevo.

Boggio trovò ispirazione nelle fortezze costruite lungo la Valle del Reno, nella Germania meridionale. Furono proprio quelle suggestioni a portare alla realizzazione delle quattro torrette cilindriche che ancora oggi ne definiscono l’immagine. Grazie a questo intervento la fortezza acquisì quella silhouette scenografica che la rende un autentico unicum nel panorama valdostano.

Come visitare e cosa vedere al Castello di Saint-Pierre

Varcata la soglia del castello, l’esperienza segue due percorsi che si intrecciano continuamente. Da una parte prende forma il racconto storico dell’edificio, mentre dall’altra si apre il grande viaggio dedicato alla natura valdostana. Dopo un lungo intervento di recupero e riqualificazione, concluso con la riapertura del sito nel 2022, gli ambienti accolgono il rinnovato Museo Regionale di Scienze Naturali Efisio Noussan. Il progetto museale occupa circa 1200 metri quadrati distribuiti tra piano terreno e livelli superiori.

Le sale sono 16 e ciascuna propone un tema specifico: tecnologie interattive, installazioni multimediali e apparati tradizionali accompagnano il pubblico attraverso la geologia della regione, la formazione delle montagne, i ghiacciai, la flora alpina e la fauna che popola boschi, vallate e ambienti d’alta quota.

Particolarmente interessante risulta l’alternanza tra elementi storici e contenuti scientifici. Muri antichi, strutture medievali e dettagli architettonici dialogano con percorsi espositivi moderni, creando un equilibrio raro tra patrimonio culturale e divulgazione. Tra gli ambienti storici meritano una menzione le sale decorate, antiche testimonianze araldiche e spazi che conservano ancora il carattere delle residenze nobiliari.

Grande fascino esercita la Sala del Trono, caratterizzata da un importante camino stemmato che richiama il prestigio delle famiglie proprietarie. Anche gli esterni meritano attenzione, in quanto il cortile permette di osservare particolari architettonici che raccontano secoli di modifiche e ampliamenti, mentre le facciate restaurate restituiscono tutta la personalità dell’intervento ottocentesco.

Al termine della visita vale la pena soffermarsi nei dintorni della rupe. Da questa posizione privilegiata lo sguardo abbraccia una porzione significativa della valle centrale, con campi coltivati, centri abitati e montagne che chiudono l’orizzonte. Sì, è una cosa da fare assolutamente perché non sono molti i luoghi noti che riescono a sintetizzare con altrettanta efficacia il rapporto tra uomo, territorio e storia che caratterizza la Valle d’Aosta.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Saint-Pierre si trova in località Tâche, nel comune di Saint-Pierre, sulla riva sinistra della Dora Baltea, circa 10 chilometri a ovest di Aosta. La sua collocazione risulta particolarmente favorevole per chi desidera esplorare la regione. Lungo l’autostrada A5 basta utilizzare l’uscita di Aosta Ovest-Saint-Pierre e seguire le indicazioni dirette al borgo. In breve tempo la sagoma del castello appare già ben visibile sopra l’abitato.

Chi viaggia in treno può raggiungere Aosta e proseguire successivamente tramite autobus regionali o automobile. La distanza contenuta dal capoluogo regionale rende la visita semplice anche durante una gita giornaliera. Ai piedi della rupe sorge pure la chiesa parrocchiale dedicata ai santi Pietro e Paolo, con un campanile romanico del XII secolo che aggiunge ulteriore interesse a un contesto storico di grande valore: un insieme scenografico tra i più riconoscibili dell’intera regione.

Tra castelli valdostani caratterizzati da torri severe e strutture prettamente difensive, Saint-Pierre rappresenta un caso a parte. Del resto, è un antico presidio medievale trasformato in icona romantica, che continua ancora oggi a dominare il paesaggio con la stessa autorevolezza che esercita da oltre 800 anni.

Da Portofino a Courmayeur, alla scoperta dei Comuni dove vivono i più ricchi d’Italia

Par : losiangelica
28 avril 2026 à 10:44

Ogni anno il ministero dell’Economia pubblica i dati sulle dichiarazioni dei redditi, ed Excellera Intelligence li trasforma in una mappa della ricchezza italiana. L’edizione collegata ai redditi del 2024 e pubblicata nel 2026 mostra come i redditi siano cresciuti, un grande cambiamento dopo anni di stop.

Ma a fare la differenza è la nuova mappa dei Comuni dove vivono i più ricchi d’Italia, con conferme come Portofino e Courmayeur, ma anche piccoli borghi meno conosciuti che finiscono nella top 10. Ecco quali sono i Comuni dove vivono i più ricchi d’Italia.

I dati sui Comuni dove vivono i più ricchi d’Italia

I redditi tornano a crescere davvero, come non succedeva da anni. I dati del ministero dell’Economia, rielaborati da Excellera Intelligence nel suo Barometro, fotografano un 2024 in controtendenza: il reddito medio pro capite sale a 25.125 euro, +4,1% sull’anno precedente. Un aumento netto, al di là dell’inflazione.

Il quadro, nel complesso, mostra un recupero che si è fatto strada lentamente. Dal 2009 a oggi il reddito imponibile medio è cresciuto di quasi un terzo, nonostante la crisi finanziaria, il Covid e l’impennata dei costi energetici.

Segnali di ripresa, dunque, ma distribuiti in modo non uniforme, poiché le disuguaglianze non si sono dissolte. Più di uno su tre contribuenti, il 33,2%, ha dichiarato meno di 15mila euro. Erano il 35,2% nel 2023, quindi qualcosa si muove, ma la distanza con chi sta in cima resta quella che è: solo il 6% ha superato i 55mila euro.

Vista dal porto di Portofino
iStock
Portofino è uno dei paesi più ricchi d’Italia

La classifica dei Comuni e capoluoghi più ricchi

La classifica mostra, tra i Comuni con i redditi più elevati, due tipologie abbastanza nette: da una parte ci sono i piccoli borghi in contesti paesaggistici di pregio come Portofino, Forte dei Marmi o San Vito di Cadore; dall’altra ci sono centri residenziali nell’hinterland di grandi città come Torre d’Isola, Basiglio e Cusago dove si è vicini ai servizi e i prezzi delle case raccontano già molto di chi vi abita.

Portofino, pur scivolando dal primo al terzo posto, resta uno dei simboli di questa Italia: 65.836 euro di reddito medio, in calo del 30,9% rispetto all’anno precedente, segno che la variabilità nei Comuni piccoli è sempre alta, e che certi contribuenti si spostano, cambiano residenza, o semplicemente un anno dichiarano di più e uno di meno.

San Vito di Cadore è l’altra sorpresa della classifica: nono posto nel 2024, 401esimo nel 2023. Un balzo di 392 posizioni che ricalca la logica di Maccastorna, che risulta essere il Comune più ricco d’Italia: ci vivono poche decine di persone e probabilmente il balzo è dovuto al trasferimento di una o più famiglie facoltose nel territorio. In questo piccolissimo borgo, a spiccare è il suo castello, dove le leggende popolari raccontano che si aggirerebbero ben 70 fantasmi.

E tra i capoluoghi? Milano trionfa su tutti con un primato di 40.316 euro di reddito medio pro capite, registrando anche un +3,3%. La città meneghina supera Monza con i suoi 35.628 euro e Bergamo con 34.263 euro. Chiudono la top 5 Bologna e i suoi 32.302 euro e Roma con 31.423 euro. Napoli? Appena fuori con 24.388 euro.

I 10 Comuni più ricchi d’Italia:

  • Maccastorna (LO): 72.157 euro;
  • Lajatico (PI): 67.519 euro;
  • Portofino (GE): 65.836 euro;
  • Basiglio (MI): 52.885 euro;
  • Courmayeur (AO): 43.850 euro;
  • Forte dei Marmi (LU): 43.697 euro;
  • Cusago (MI): 43.328 euro;
  • Torre d’Isola (PV): 43.291 euro;
  • San Vito di Cadore (BL): 41.554 euro;
  • Pino Torinese (TO): 41.521 euro.

Forte di Bard, una fortezza tra arte e montagna come destinazione culturale

26 mars 2026 à 08:00

A un certo punto, la Valle d’Aosta fa qualcosa di inaspettato: cambia volto. Dalla roccia emerge una fortezza imponente, quasi incombente sulla strada e sul fiume sottostanti. Se state percorrendo l’autostrada A5 e alzate gli occhi nel momento giusto, difficilmente riuscirete a ignorarlo perché il Forte di Bard si impone sul paesaggio. E se la prima reazione è di pura meraviglia visiva, la seconda – quella che arriva quando si scopre cosa c’è dentro – è qualcosa che assomiglia molto alla sorpresa.

Una storia lunga duemila anni

Molti luoghi si definiscono ricchi di storia. Il Forte di Bard lo è davvero, e in modo tutt’altro che scontato. La sua posizione – in un punto in cui la Valle d’Aosta si stringe fino quasi a chiudersi – era già nota ai Romani, che capirono subito il valore strategico di quel passaggio obbligato. Nei secoli successivi la fortezza ha visto transitare eserciti, mercanti e personaggi illustri. L’episodio più famoso? Nel maggio del 1800 Napoleone tentò di espugnarla: ci riuscì, ma non fu affatto una passeggiata. La resistenza dei difensori del Forte è ancora oggi considerata uno degli episodi più valorosi delle guerre napoleoniche in Italia.

Dopo un lungo periodo di abbandono – usato prima come prigione, poi come deposito di munizioni – il Forte è stato oggetto di un imponente progetto di recupero che lo ha trasformato in uno dei poli culturali più interessanti d’Italia. Dall’apertura ad oggi ha superato i tre milioni di visitatori, con una media di oltre 250000 l’anno nell’ultimo quinquennio.

Prigioni del Forte
Forte di Bard
Prigioni del Forte

Quattro musei da scoprire salendo

Una delle cose più belle del Forte è che visitarlo significa anche muoversi attraverso di esso: ascensori panoramicipasserelle, scale che portano da un livello all’altro. Non è solo una questione logistica ma è parte dell’esperienza. E il percorso museale segue questa logica ascendente, sia fisicamente che narrativamente.

Si parte dalle Prigioni del Forte, il livello più basso e forse il più evocativo: le antiche celle ospitano un itinerario storico che attraverso filmati, documenti e ricostruzioni in 3D racconta la vita del sito militare dall’anno Mille fino ad oggi. È uno di quei percorsi che riesce a rendere la storia tangibile, quasi fisica.

Si arriva poi al Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere, oltre duemila metri quadrati dedicati all’evoluzione delle tecniche difensive e del concetto di frontiera. In cima, il Museo delle Alpi è il pezzo forte: un’esperienza sensoriale e multimediale che racconta le Alpi come spazio vissuto, con installazioni scenografiche che lasciano il segno.

Museo delle Alpi
Forte di Bard
Museo delle Alpi

C’è poi un quarto museo, Le Alpi dei Ragazzi, pensato per le scuole ma godibilissimo anche per chi viene senza bambini al seguito: un percorso dedicato agli effetti della crisi climatica sulle Alpi, raccontato con un linguaggio diretto e accessibile. Uno di quei musei che ti fa uscire con qualcosa in più di una semplice visita.

Mostre da grande città in una fortezza medievale

Qui arriva la parte che sorprende davvero chi non conosce il Forte. Nel corso degli anni, nelle sue sale – le Cannoniere, le Cantine, la Cappella, l’Opera Mortai – sono passate mostre che farebbero bella figura in qualsiasi museo di Milano, Torino o Roma. Henri Matisse, Marc Chagall, Alberto Giacometti, Pablo Picasso, Henri Cartier-Bresson, Sebastião Salgado, Robert Doisneau: sono solo alcuni dei nomi che hanno occupato questi spazi. Il calendario espositivo si rinnova ogni anno, tra arte e fotografia, mostre personali e collettive, autori classici e contemporanei.

Quello che colpisce è il contesto in cui vengono ospitate, perché camminare tra le opere all’interno di sale che conservano ancora i nomi di un tempo – le Cannoniere, le Cantine – aggiunge una dimensione che le gallerie tradizionali, per quanto prestigiose, non possono offrire. Vale la pena controllare cosa c’è in programma prima di partire: potrebbe essere il motivo in più che vi convince a mettere il Forte in cima alla lista.

Museo delle Fortificazioni
Forte di Bard
Museo delle Fortificazioni

Il fascino del Forte di Bard non si esaurisce nella sua maestosa architettura, ma si respira anche tra le sue mura storiche, oggi trasformate in gallerie d’arte permanente che dialogano con il visitatore. Uno degli spazi più suggestivi è l’antica Polveriera: un tempo deposito di munizioni e oggi accogliente sala di ristoro, questo luogo custodisce Le madri italiane, un’opera monumentale realizzata nel 2016 da Marco Del Re.

L’intervento dell’artista romano si esprime attraverso una serie di imponenti bassorilievi in gesso dipinto e inciso, creati appositamente per questa sala. Tra le quattro figure femminili ritratte in eleganti posture classiche, emerge la “madre dell’architettura” che, in un suggestivo gioco di specchi, tiene tra le mani un modello che richiama proprio le forme del Forte di Bard.

Proseguendo nel percorso, l’arte contemporanea firma anche gli spazi dedicati alla cultura, come il Bookshop della fortezza. Qui, il soffitto si trasforma in una tela grazie all’opera Disegni per il Bookshop firmata dall’artista britannico David Tremlett nel 2010. Utilizzando pigmenti naturali, Tremlett ha ridefinito i volumi della libreria, giocando con linee che dilatano e allungare le superfici per sfidare la percezione prospettica del visitatore.

Nelle forme centrali della sala e nelle nicchie laterali, l’occhio attento può scorgere i simboli della punteggiatura: un omaggio grafico e concettuale all’essenza stessa dei libri, che rende l’esperienza d’acquisto un vero e proprio momento di contemplazione estetica

Non solo mostre, il Forte è un posto vivo

Chi si aspetta un monumento silenzioso resterà piacevolmente deluso. D’estate, il Forte ospita concerti con nomi di primo piano della musica italiana; durante tutto l’anno si susseguono convegniincontri culturali ed eventi di vario tipo. Non è raro trovarsi a visitare una mostra nel pomeriggio e ritrovarsi la sera in Piazza d’Armi ad ascoltare musica sotto le stelle, con le mura della fortezza come sfondo. Poche location in Italia possono offrire qualcosa di simile.

Il Forte di Bard si conferma oggi non solo come un’imponente sentinella della storia, ma come un centro d’avanguardia impegnato attivamente nella tutela del patrimonio alpino e nella sostenibilità ambientale. Attraverso una gestione oculata delle risorse, la fortezza ha intrapreso un ambizioso percorso di efficientamento energetico volto ad abbattere i costi e l’impatto della struttura, dimostrando come la conservazione storica possa dialogare con l’innovazione tecnologica.

L’impegno del Forte si estende anche alla promozione di un turismo consapevole. Grazie al potenziamento del ciclo-turismo in e-bike, i visitatori sono invitati a scoprire le Alpi attraverso forme di mobilità dolce, riducendo le emissioni e favorendo una connessione più intima con il paesaggio. Questa attenzione al territorio trova il suo naturale completamento nella riflessione scientifica: ne è un esempio MeteoLab, l’autorevole incontro dedicato alla Meteorologia e alla Climatologia delle Alpi organizzato in collaborazione con la Società Meteorologica Italiana sotto la direzione scientifica di Luca Mercalli.

Con l’iniziativa Save the glacier, sviluppata in sinergia con le istituzioni valdostane, la struttura si fa portavoce della conservazione dei ghiacciai, un impegno che trova la sua massima espressione narrativa nel progetto L’Adieu des Glaciers. Questa ricerca fotografica e scientifica, frutto di un lavoro quadriennale prodotto dal Forte di Bard, si snoda attraverso un viaggio iconografico tra i massicci del Monte Rosa, del Cervino, del Gran Paradiso e del Monte Bianco, offrendo un documento prezioso per comprendere ed emozionarsi di fronte alle trasformazioni storiche dei nostri ghiacciai più importanti.

Prima di partire, quello che c’è da sapere

Il Forte si raggiunge facilmente in auto dall’autostrada A5 Torino-Milanouscita Pont-Saint-Martin. È una tappa comoda per chi viene dal Piemonte o dalla Lombardia, e si inserisce bene in un itinerario più ampio nella Valle d’Aosta. Se avete qualche giorno a disposizione, il territorio circostante – borghi medievali, castelli, paesaggi alpini – merita di essere visitato con calma.

Sul fronte dei biglietti, una notizia che fa sempre piacere: l’ingresso è gratuito per tutti i ragazzi fino ai 18 anni e per le persone disabili con accompagnatore. Tariffe ridotte per famiglie, studenti universitari, over 65, gruppi e scuole. Una politica che rende il Forte accessibile davvero a tutti, e che vale la pena segnalare a chi viaggia in famiglia o con un budget prefissato. Per orientarsi durante la visita c’è la guida multimediale MuseOn, disponibile su smartphone: contenuti audio, video e approfondimenti per ogni spazio del complesso. Comoda, ben fatta, da scaricare prima di entrare.

Bionaz, cosa vedere nel borgo alpino più sorprendente della Valle d’Aosta

Par : losiangelica
12 mars 2026 à 16:30

Nel cuore selvaggio della Valpelline, Bionaz è uno di quei luoghi che sembrano usciti da una cartolina alpina. Tra villaggi in pietra, boschi silenziosi e il turchese spettacolare del Lago di Place Moulin, qui la natura domina incontrastata. È la meta perfetta per chi cerca montagne autentiche, sentieri panoramici e atmosfere d’altri tempi. Passeggiando tra le sue frazioni si scopre la vera anima della Valle d’Aosta, fatta di tradizioni, silenzio e panorami immensi.

Ecco cosa vedere a Bionaz e cosa fare durante una vacanza in questo borgo incantevole.

Cosa vedere a Bionaz

Il primo impatto visivo con Bionaz, per molti visitatori, è la diga di Place Moulin. Una struttura imponente che raccoglie 105.000.000 di metri cubi d’acqua proveniente da una ventina di ghiacciai. Il lago artificiale che ne deriva ha un colore che cambia con la luce: verde smeraldo nelle ore centrali, quasi scuro al tramonto.

Bionaz e il lago artificiale di Place-Moulin
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Il lago artificiale a due passi da Bionaz

Il sentiero che costeggia le sponde è pianeggiante, percorribile anche con il passeggino, e porta fino al Rifugio Prarayer. Una delle passeggiate più amate, quella che non richiede né tecnica né allenamento particolare, solo voglia di stare fuori.

Simbolo religioso e storico, la chiesa di Santa Margherita del 1694 merita una visita, soprattutto internamente, dove 3 altari barocchi in legno dipinto a mano e recentemente restaurati lasciano a bocca aperta.

Cosa fare a Bionaz

Tra le cose da fare c’è sicuramente visitare il punto di appoggio in quota: il bivacco Chardonnay, raggiungibile dalla frazione di Ruz seguendo il sentiero numero 4 attraverso l’Alpe Berrier. Realizzato a 2.530 metri con una struttura in legno e acciaio, finanziato dai fondi FOSMIT per lo sviluppo della montagna, ha un aspetto moderno che spicca piacevolmente all’interno del paesaggio. D’inverno è già frequentato dagli scialpinisti, d’estate diventa punto di sosta per gli escursionisti.

Da Bionaz partono percorsi di ogni tipo. Quelli brevi e quasi pianeggianti adatti a chiunque, fino a quelli più impegnativi che salgono verso i colli e sconfinano in Svizzera. Per orientarsi, è disponibile l’app Grand Combin Outdoor, lanciata nell’estate 2025, con oltre 100 itinerari della Valpelline e della valle del Gran San Bernardo. Uno strumento utile, che ha messo ordine in un’offerta ricca ma fino a poco tempo fa dispersa.

Chi viene con i figli trova il parco avventura Rebel Park, unico per il panorama che offre. E d’inverno c’è un piccolo comprensorio dedicato alle discese in bob. Niente stress da piste affollate: Bionaz è il posto giusto per chi cerca qualcosa di diverso da un comprensorio classico.

Gli eventi dell’estate

Ogni anno, in estate la località prende vita con appuntamenti come Combin en Musique che ospita diverse date e altrettanti concerti, ma è soprattutto la festa degli alpini ad agosto ad essere super attesa. L’estate si chiude a settembre con il Collontrek che coinvolge in una gara a coppie tantissimi partecipanti attraverso un percorso internazionale che collega la Valpelline alla Val d’Hérens in Svizzera.

Dove si trova Bionaz e come raggiungerlo

L’incantevole borgo della Val d’Aosta appartiene alla Valpelline e svetta a 1.600 metri di altitudine; si raggiunge comodamente da Aosta percorrendo circa 25 chilometri. Dalla città si percorre la SS27 del Gran San Bernardo fino al bivio di Variney per poi proseguire sulla strada regionale 28 fino al borgo. Il miglior modo per arrivarci è in auto, ma ci sono anche alcuni autobus locali che collegano il capoluogo regionale con il paese.

Cronache di pietra a Pont-Saint-Martin, il borgo tra pianura e Alpi in cui il tempo è un’illusione

26 janvier 2026 à 16:00

Benvenuti nell’antichissima porta orientale della Valle d’Aosta, un luogo che funge da cerniera geografica tra la pianura canavesana e le vette alpine più aspre: Pont-Saint-Martin. Il borgo appare infatti come una soglia di pietra, anche perché rappresenta il primo contatto tangibile con la cultura valdostana e con un territorio storicamente di confine.

Adagiato a circa 350 metri di altitudine, possiede questo particolare nome a causa della presenza di un maestoso ponte romano del I secolo avanti Cristo che domina il centro abitato, un elemento scenografico potente, una soluzione ingegneristica rara persino all’interno del vasto repertorio romano e, soprattutto, costruito in una sola notte (o almeno secondo la leggenda).

La sensazione che si avverte attraversando le sue strade è quella di trovarsi dentro un libro di storia a cielo aperto, le cui pagine sono scritte nel granito e nel marmo. L’umidità del torrente Lys, che scende prepotente dal ghiacciaio omonimo ai piedi del Monte Rosa, rinfresca l’aria anche durante le estati più torride, mentre le dimensioni raccolte e il rapporto costante tra costruito e paesaggio rendono l’esperienza di visita intensa e concreta.

Cosa vedere a Pont-Saint-Martin

Pont-Saint-Martin si mostra subito come un borgo plasmato dalla verticalità delle montagne che lo stringono in un abbraccio di roccia viva. Ma, passo dopo passo, ci si rende conto che il centro abitato si sviluppa attorno a fulcri monumentali (a breve distanza tra loro) che raccontano millenni di passaggi, pellegrinaggi sulla Via Francigena (l’antica via europea che proprio qui lascia la Valle d’Aosta per proseguire verso la pianura) e strategie militari di epoca imperiale.

Il Ponte Romano e la leggenda del Diavolo

Ve lo abbiamo già detto ma ve lo ripetiamo: il Ponte Romano rappresenta il cuore simbolico del paese. Dall’arcata unica che che raggiunge approssimativamente i 35 metri di luce, poggia direttamente sulla viva roccia e questo gli permette di sfruttare le naturali pareti della gola, al punto da garantire una stabilità che ormai è millenaria.

Il Ponte Romano di Pont-Saint-Martin
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Il maestoso e antico Ponte Romano di Pont-Saint-Martin

Fa strano notare che, nonostante la sua veneranda età, le pietre sono tagliate con precisione millimetrica e incastrate con malta di calce, ma anche che la carreggiata conservi tracce dei numerosi interventi avvenuti nei secoli, con ciottoli e lastre incise per migliorare l’aderenza degli animali da tiro.

Vista la sua monumentalità e altezza, la tradizione popolare narra che San Martino, vescovo di Tours, abbia stretto un patto col Diavolo per terminare l’opera in una sola notte; il maligno pretese in cambio l’anima del primo essere che avesse varcato la soglia del ponte. Tuttavia, l’astuto santo ingannò la creatura infernale lanciando del cibo sull’altra sponda e facendolo attraversare a un cane affamato. Il Diavolo, furioso per aver ottenuto l’anima di un animale anziché quella di un uomo, cercò invano di distruggere l’opera ormai benedetta. Ancora oggi, durante il Carnevale, un manichino raffigurante il demonio viene bruciato sotto la volta dell’arcata in un rito catartico che unisce fede e folklore pagano.

Accanto al ponte si trova pure un piccolo museo che illustra le tecniche costruttive romane, le fasi di restauro e il ruolo strategico dell’opera all’interno della viabilità alpina.

Castello Baraing e le architetture signorili

Sulle alture del villaggio si staglia la silhouette neogotica di Castello Baraing, una residenza ottocentesca che sembra uscita da un racconto di cavalieri. Questo edificio, con le sue torri merlate e le finestre bifore, rappresenta il desiderio della borghesia locale di nobilitare il territorio attraverso richiami estetici al passato medievale.

I giardini circostanti sono terrazzati per adattarsi alla pendenza del terreno e sono la culla di specie botaniche che traggono beneficio dal microclima mite della conca. Scendendo verso il piano, si incontrano invece case forti e palazzi nobiliari con portali in pietra scolpita, simboli del potere delle famiglie che controllavano i commerci lungo la valle.

La casaforte l’Castel

Nel centro storico, alle spalle del municipio, sorge la casaforte dei signori di Pont-Saint-Martin, conosciuta come l’Castel. Risale alla fine del Quattrocento e nasce come fortificazione rurale con funzioni difensive e rappresentative. La struttura si sviluppa su quattro livelli, con murature in pietrame e malta di calce ben visibili sul lato più antico. Al suo interno trovano spazio esposizioni artistiche, arredi storici e testimonianze della vita signorile locale.

La Chiesa di Fontaney

Poco sopra il centro abitato, lungo la strada regionale verso Perloz, si incontra la Chiesa di Fontaney. La sua nascita si deve alla volontà del barone Pierre di Vallaise tra il 1590 e il 1595, e oggi riproduce in scala ridotta la pianta della cattedrale di Aosta. Il luogo di culto presenta una pianta rettangolare a tre navate, separate da pilastri affrescati con scene agiografiche datate 1726.

I castelli del territorio

Oltre alla casaforte urbana e al Castello Baraing, più distanti si trovano i resti del Castello Vecchio. Di origine medievale, è appartenuto alla potente famiglia dei signori di Pont-Saint-Martin, una delle più importanti in regione dopo Challant e Vallaise.

Cosa fare a Pont-Saint-Martin

Sono le stagioni, a Pont-Saint-Martin, a scandire le attività possibili, anche perché il borgo pullula di tradizioni e riti che si tramandano quasi identiche da generazioni:

  • Partecipare alle celebrazioni del Carnevale Storico: i cittadini si vestono con armature romane e toghe imperiali, rievocando lo scontro leggendario tra le truppe di Roma e i fieri Salassi (gli antichi abitanti della zona). La sfilata dei carri allegorici e la corsa delle bighe lungo la via principale rendono il paese un teatro vivente, mentre il profumo delle caldarroste e del vino speziato riempie le piazze gremite di gente.
  • Esplorare i sentieri che si snodano tra i vigneti eroici: grazie ai quali osservare la coltivazione dell’uva Nebbiolo, che qui assume il nome locale di Picotendro. Le vigne sono disposte su stretti terrazzamenti sostenuti da muretti a secco, i famosi “murs en pierre”, che catturano il calore solare durante il giorno per rilasciarlo durante la notte.
  • Vivere la patronale di San Lorenzo: a metà agosto, con serate animate da musica, danze e proposte gastronomiche all’interno dei giardini pubblici.

Come arrivare

È abbastanza semplice arrivare a Pont-Saint-Martin: si trova lungo le principali arterie di comunicazione del Nord-Ovest. È infatti raggiungibile utilizzando l’autostrada A5 Torino-Aosta, uscendo proprio al casello omonimo che immette quasi immediatamente nel cuore del villaggio. La strada statale 26 rappresenta l’alternativa più suggestiva, correndo parallela al fiume Dora Baltea.

Gli amanti dei binari saranno lieti di sapere che la stazione ferroviaria locale è servita regolarmente dai treni regionali che collegano Torino e Ivrea con il capoluogo valdostano. Una volta scesi dal vagone, bastano pochi minuti di cammino per ritrovarsi davanti alla mole del ponte monumentale.

Pontboset, il borgo con solo 180 abitanti premiato come Comune più Virtuoso d’Italia

19 décembre 2025 à 14:00

Nel cuore delle Alpi valdostane esiste un piccolo borgo capace di diventare un modello nazionale di sostenibilità e buona amministrazione. Pontboset, Comune di appena 180 abitanti in provincia di Aosta, è stato proclamato Comune più Virtuoso d’Italia nell’ambito della XIX edizione del Premio Comuni Virtuosi.

Un riconoscimento prestigioso che valorizza le politiche ambientali, sociali ed energetiche messe in campo dal borgo, dimostrando come anche le realtà più piccole possano guidare il cambiamento. Pontboset è infatti il primo Comune della Valle d’Aosta a ricevere questo premio ed è il più piccolo vincitore nella storia dell’iniziativa.

Pontboset, borgo alpino esempio di sostenibilità

La giuria del Premio Comuni Virtuosi ha valutato oltre 300 candidature provenienti da tutta Italia, premiando Pontboset per un insieme coerente di politiche integrate che mettono al centro il territorio, la qualità della vita e il contrasto allo spopolamento. Il Comune ha adottato una strategia chiara: consumo di suolo zero, recupero degli edifici esistenti e valorizzazione delle risorse naturali come leva di sviluppo.

Pontboset è il primo Comune della Valle d’Aosta ad aver ottenuto la registrazione EMAS e da oltre dieci anni mantiene un Sistema di Gestione Ambientale certificato, integrando la sostenibilità in ogni decisione amministrativa.

Tra gli interventi più significativi figurano la riqualificazione energetica degli edifici pubblici, l’installazione di sistemi di illuminazione smart e l’ammodernamento della viabilità e della rete sentieristica, considerata una vera infrastruttura primaria per la mobilità dolce.

Il borgo ha investito con decisione nella mobilità sostenibile, installando colonnine di ricarica per e-bike e auto elettriche, creando percorsi transfrontalieri e realizzando infrastrutture fotovoltaiche dedicate.

Parallelamente, sono stati potenziati i servizi essenziali: immobili comunali riconvertiti in spazi sociali e ricettivi, ambulatorio riqualificato, sostegno concreto alle nuove famiglie e creazione di un presidio permanente per la fruizione sostenibile del territorio.

Importanti investimenti su acqua e fognature hanno migliorato la qualità della vita dei residenti, rafforzando la resilienza del borgo alpino e rendendolo più attrattivo anche dal punto di vista turistico.

In un Paese in cui oltre il 70% dei Comuni si trova in aree interne o montane, Pontboset dimostra che la transizione ecologica è possibile anche con risorse limitate, se supportata da visione, continuità amministrativa e partecipazione della comunità.

Il Comune più Virtuoso d’Italia è Pontboset (AO)
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Il bellissimo villaggio di Pontboset

Gli altri Comuni premiati

Accanto a Pontboset, il Premio Comuni Virtuosi ha riconosciuto altre esperienze significative nelle cinque aree tematiche dell’iniziativa. Bacoli (NA) è stata premiata per la gestione del territorio, grazie a interventi di rigenerazione urbana e restituzione degli spazi pubblici alla comunità.

Pojana Maggiore (VI) si è distinta per la riduzione dell’impronta ecologica attraverso l’attivazione di una Comunità Energetica Rinnovabile e azioni contro la plastica.
L’Unione delle Terre d’Argine (MO) ha ricevuto il premio per un innovativo modello di gestione circolare delle apparecchiature digitali, mentre Firenze è stata riconosciuta per un progetto di mobilità sostenibile che incentiva l’uso del trasporto pubblico.

Pieve Torina (MC) ha infine ottenuto il premio per nuovi stili di vita, trasformando il territorio post-sisma in un sistema diffuso di benessere e turismo lento.
Menzioni speciali sono andate a Melilli (SR) e Nave (BS), esempi virtuosi di rigenerazione ambientale, partecipazione civica e valorizzazione delle risorse locali.

Premio Comuni Virtuosi: borghi premiati
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La Basilica di San Sebastiano a Melilli

Solstizio d’inverno ad Aosta, la città nata dal Sole, festeggia con 3 giorni di eventi

19 décembre 2025 à 07:30

Memoria storica, astronomia e spettacolo si incontrano sotto un cielo che, da oltre duemila anni, scandisce la vita di Aosta, dove il solstizio d’inverno non è solo un evento astronomico, ma un vero rito collettivo: il momento in cui il Sole torna protagonista.

Nei giorni più brevi dell’anno, Augusta Prætoria celebra i suoi 2.050 anni con il calendario di appuntamenti “Solstizio d’inverno, 2050 anni sotto lo stesso Sole”: da venerdì 19 a domenica 21 dicembre, in città prende vita un ricco programma di eventi gratuiti, che permette di vivere l’esperienza del solstizio d’inverno e dell’allineamento del Sole, il fenomeno che da sempre affascina il mondo intero perché permette di guardare il cielo esattamente come facevano gli antichi.

Il solstizio d’inverno più sentito è ad Aosta

Forse non tutti lo sanno, ma Aosta ha un legame profondo e tutt’oggi indissolubile con il solstizio d’inverno. Augusta Prætoria, infatti, è stata fondata il 25 a.C. per volere dell’imperatore romano Ottaviano Augusto e, secondo l’uso romano, venne progettata tenendo conto dell’osservazione del territorio e del momento astronomico perfetto: per questo motivo il solstizio d’inverno segna la nascita di Aosta, 2.050 anni fa. Un’ipotesi nata da una scoperta archeologica avvenuta nel 2012 alla Torre dei Balivi, ma che è stata successivamente confermata da studi archeo-astronomici e da relative pubblicazioni specialistiche.

Gli eventi imperdibili ad Aosta

Sono tanti gli eventi diffusi e gratuiti che celebrano Aosta e la sua storia tra il 19 e il 21 dicembre 2025, per concludere in bellezza il calendario di Aostæ2025, organizzato dalla Soprintendenza per i beni e attività culturali della Regione e dal Comune di Aosta per i 2.050 anni dalla fondazione di Augusta Prætoria.

Iniziano così tre giorni di eventi, proprio nel periodo in cui la città scintilla per il Natale, tra mito, storia e astronomia: spettacoli, conferenze, laboratori per bambini, installazioni immersive, osservazioni astronomiche del sorgere del Sole e delle costellazioni invernali e rievocazioni storiche.

Si inizia il 19 dicembre con lo spettacolo teatrale “Avilliana. Miti di fondazione dal Mediterraneo alla Valle d’Aosta” al Théâtre de la Ville, realizzato in collaborazione con l’Università di Torino, per passare agli appuntamenti del 20 dicembre: dalle 14:30 alle 18:00, il MegaMuseo di Aosta ospita la tavola rotonda dal titolo “Alle origini della città. Fondazioni augustee tra mito, rito e archeologia”; dalle 14:00 alle 22:00, il Criptoportico Forense di Aosta ospiterà l’esperienza immersiva di luci e ombre “L’eco delle stelle. Luci nel Criptoportico”, con spettacoli olografici proiettati a ciclo continuo ogni 15 minuti; dalle 15:30, il Museo Archeologico Regionale ospita il laboratorio per bambini (dai 6 agli 11 anni) “Miti di stagione. Saturno e l’età dell’oro”, evento gratuito con prenotazione obbligatoria.

Il grande appuntamento è per il giorno del solstizio, domenica 21 dicembre: dalle 10:30, in via Croce di Città ad Aosta, si può partecipare all’osservazione del sorgere del Sole con Giulio Magli del Politecnico di Milano, Matteo De Re dell’Osservatorio astronomico regionale e Stella Bertarione della Soprintendenza per i beni e attività culturali. Parallelamente, si svolge la rievocazione storica della Guardia pretoriana dell’imperatore a cura di Cohors III Prætoria, che proseguirà al Museo Archeologico Regionale nel pomeriggio, a partire dalle 15:00.

Infine, dalle 20:30 alle 21:30 si possono osservare a occhio nudo le costellazioni invernali dalla terrazza dei Balivi con l’appuntamento “Il cielo sopra Augusta Prætoria”, un’occasione imperdibile per innamorarsi ancora una volta delle meraviglie del cielo, resa possibile grazie all’Osservatorio Astronomico della Valle d’Aosta (la prenotazione è obbligatoria dal sito Oavda.it).

Un ricco programma di appuntamenti che richiama residenti e turisti, per scoprire la storia e il patrimonio immenso di questa città romana e per ricordarci ancora una volta che il viaggio non è solo nello spazio, ma anche nel tempo: basta alzare lo sguardo al cielo per scoprire che, da 2.050 anni, Aosta continua a nascere ogni inverno insieme al Sole.

Natale a Bard, il borgo e il Forte si accendono tra luci e magia natalizia

21 novembre 2025 à 15:19

A Bard il Natale non è solo un periodo dell’anno, ma un vero mood: il borgo si accende (letteralmente!), mentre il famoso Forte si trasforma e tutto prende una vibrazione quasi cinematografica (d’altronde qui ci si è fatta l’abitudine). L’atmosfera delle feste diventa un mix di storia, tecnologia e suggestione, grazie alla nuova edizione di Noël au Bourg e allo spettacolo “Luci di Natale al Forte di Bard”, un’esperienza immersiva che porta subito chi la vive in un’altra dimensione.

Dal 7 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, la Piazza d’Armi diventa un gigantesco teatro a cielo aperto dove suoni, colori e proiezioni avvolgono il pubblico in un viaggio epico. L’ispirazione arriva dalla fiaba di Hoffmann, Lo Schiaccianoci e tutto vibra sulle note senza tempo di Čajkovskij: una combo perfetta per chi vuole vivere un Natale che va oltre il classico “giretto ai mercatini” e cerca quel ricordo che resta impresso anche dopo le feste.

“Luci di Natale al Forte di Bard”, video mapping e non solo

La quarta edizione dello spettacolo al Forte di Bard è una celebrazione totale della meraviglia. La Piazza d’Armi si illumina in un 360° fatto di immagini sospese, scenografie digitali e dettagli che cambiano davanti agli occhi, come in un sogno in movimento. Le facciate della fortezza diventano un palcoscenico vivo: schiocchi di luce, trasformazioni improvvise, giochi ottici che richiamano il mondo incantato dello Schiaccianoci e il suo immaginario pieno di dolcezza, battaglie fiabesche e atmosfere da balletto natalizio.

Videomapping, Forte di Bard
Archivio fotografico Forte di Bard
Videomapping al Forte di Bard

Le proiezioni partono alle 17.30 e accompagnano i visitatori fino all’orario di chiusura del Forte, trasformando ogni minuto in un piccolo frammento di magia. Non si svolgeranno solo nelle giornate del 15, 22 e 25 dicembre, mentre tutto il resto del calendario resta attivo e super accessibile: l’ingresso allo spettacolo è incluso nel biglietto del Forte e non c’è bisogno di prenotare. Semplice, immediato e perfetto sia per famiglie che per chi è sempre in caccia di contenuti suggestivi per i social.

Noël au Bourg, l’atmosfera natalizia nel borgo di Bard

Attorno al Forte, Bard si anima con Noël au Bourg, un evento che porta nel centro storico quell’estetica natalizia fatta di luci calde, decorazioni artigianali e vibes intime da villaggio alpino. Le strade del borgo invitano a passeggiare, a scoprire le botteghe e a respirare un Natale più autentico, lontano dalla confusione delle grandi città. È il tipo di esperienza che fa venire voglia di perdersi tra vicoli, scattare foto a ogni angolo e lasciarsi trasportare da un’atmosfera lenta ma super scenografica.

Bard, Natale, luci
Archivio fotografico Forte di Bard
Luci natalizie nel borgo di Bard

Durante le festività, il Forte amplia anche gli orari: dal 26 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 sarà aperto ogni giorno dalle 10 alle 20, con eccezioni il 31 dicembre (chiusura alle 18) e il 1° gennaio (apertura alle 14). Chiusura completa solo il 25 dicembre.

L’evento è finanziato dal Ministero del Turismo e fa parte degli appuntamenti ufficiali del Fondo Unico Nazionale per il Turismo 2025. Il risultato è un Natale che unisce tradizione, tecnologia e arte visiva: un luogo dove storia e fantasia si stringono la mano e regalano un’esperienza che fa brillare gli occhi, di certo non solo ai più piccini.

Valle d’Aosta: antichi percorsi si snodano tra panorami alpini e quiete assoluta

8 novembre 2025 à 14:30

La Valle d’Aosta è la regione più piccola d’Italia, ma nonostante le contenute dimensioni racchiude una miriade di tesori per i visitatori. Sarà per questo che d’estate è davvero invasa di turisti che arrivano dall’Italia e dalle altri d’Europa per godere delle sue montagne, del suo cielo incredibilmente azzurro, dei suoi castelli e delle altre attrazioni di un territorio davvero ricco.

Poi, con il passare dei mesi, la folla fluisce via, ma la bellezza rimane. Anzi, d’autunno la regione all’estremo nord-ovest d’Italia regala qualcosa di diverso, ulteriore e troppo spesso sottovalutato. È, spesso, la stagione perfetta per ritrovare un ritmo lento, camminare sui sentieri vecchi di decenni che a lungo hanno collegato i piccoli villaggi, gli alpeggi e i vari valichi. È un invito irresistibile per chi ama la montagna, la natura, e i grandi panorami, quelli che riempiono lo sguardo di meraviglia.

Che cosa fare in Valle d’Aosta d’autunno

L’autunno valdostano offre una vera e propria miriade di esperienze. Ovviamente le attività all’aperto mantengono un ruolo di primo piano anche quando non è più estate. Anzi, le passeggiate tra boschi e castagneti hanno certamente qualcosa di ancora più suggestivo rispetto alla bella stagione.

Merito dei mille colori del foliage, con i larici che caratterizzano le pendici montane che in ottobre si accendono di uno scenografico giallo dorato. Nelle valli afferenti al Gran Paradiso si scoprono panorami spettacolari, percorrendo sentieri che non di rado portano all’avvistamento della splendida fauna che popola le montagne.

Con meno affluenza turistica, poi, l’autunno è perfetto per esplorare i tanti castelli medievali che punteggiano la valle: quello di Fénis è uno spettacolare maniero insolitamente posto in una posizione priva di difese naturali, mentre quelli di Verrès e Ussel svettano in cima a promontori rocciosi. Da non perdere anche il castello di Issogne, con i suoi magnifici affreschi nel porticato, e il Castello Reale di Sarre, con i suoi sfarzosi interni eredità della famiglia Savoia.

Val d'aosta autunno
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Il castello di Ussel

Le vie dei borghi, dei villaggi e dei paesi sono, in autunno, spesso invase da sagre e feste locali. Un esempio ne è la désarpa, la tipica festa con cui si celebra il ritorno delle mandrie dagli alpeggi montani all’inizio dell’autunno. È una festività che caratterizza diverse località, con cortei storici, sfilate in costume, degustazioni di prodotti tipici. Quelle di Morgex e Valtournanche sono tra le più rinomate. L’intera stagione autunnale è comunque caratterizzata da fiere agricole, mercati e feste paesane.

Peraltro, l’autunno è la stagione ideale per gustare i sapori della tradizione. La cucina valdostana è sostanziosa e genuina: la sugosa polenta concia, caratterizzata dai sapori del formaggio locale; lo stufato chiamato carbonada, caratterizzato da carne, cipolle e vino rosso; la classica fonduta, regina della tavola locale; la robusta zuppa alla valpellinentze, con verza, fontina e lardo al suo interno.

La cucina valdostana è anche caratterizzata da una serie di salumi tipici, con sapori particolari e spesso sorprendenti come quelli del boudeun (un insaccato composto da patate, lardo, sangue di maiale e spezie), delle saouseusses (salsicce stagionate di carne bovina), della motzetta (una bresaola di bovino o equino aromatizzata con erbe di montagna). Ovviamente, poi, i veri e propri re della tavola sono i formaggi della regione, su tutti la fontina, accompagnati dai vini locali: la qualità dei bianchi è ben nota, ma i rossi sono ingiustamente sottovalutati.

Autunno in Val d’Aosta: proposte di escursione

L’autunno porta con sé giornate più corte, un meteo più variabile, temperature più basse e le prime nevi. Tuttavia è ancora una stagione fantastica per godere della montagna attraverso il mezzo di trasporto più antico di tutti: i nostri piedi.

Camminando lungo i tantissimi itinerari possibili in Valle d’Aosta si possono scoprire panorami sensazionali, ammirare in contemplazione le altissime vette già imbiancate, attraversare boschi trasformati in un caleidoscopio di colori.

Cammino Balteo

Il Cammino Balteo è un itinerario di oltre 350 chilometri che attraversa tutta la media e bassa Valle d’Aosta, toccando 48 comuni e regalando scorci diversi a ogni tappa. Si tratta di un percorso a bassa quota, ideale proprio in autunno, quando i paesaggi si accendono di colori caldi e le giornate sono ancora miti.

Si può ovviamente scegliere quanta parte del Cammino affrontare e quale dei tanti luoghi di interesse attraversati ammirare: i castelli medievali o i vigneti, le mulattiere che collegano i villaggi di media montagna o i panorami montani sulle cime più alte della regione.

I castagni di Machaby

Il santuario di Notre Dame des Neiges e il villaggio di Machaby, ad appena 700 metri di altitudine, sono la destinazione di una escursione davvero ideale per l’autunno, perché tutto attorno all’edificio religioso e alla piccola frazione si estendono boschi di castagni secolari che in questa stagione si trasformano in un mosaico di sfumature dorate.

Il percorso, facile e adatto a tutti, parte dall’affascinante borgo di Arnad, che merita di per sé una visita ed è noto per il Lardo d’Arnad. In un paio d’ore si sale tra i castagneti bruniti fino al santuario e al villaggio.

All’ingresso di Machaby, peraltro, si trova un sito archeologico affascinante: qui è custodita la cosiddetta pietra della fertilità, un megalito collegato ad antichi rituali magici celtici che si diceva prevenissero la sterilità nelle donne che vi scivolavano sopra.

Da Donnas a Bard

Breve ma affascinante itinerario che collega due borghi tra i più caratteristici e noti della bassa Valle d’Aosta: Bard, con la sua imponente fortezza ottocentesca, e Donnas, attraversato dalla Via delle Gallie, la strada romana ancora perfettamente visibile.

Valle d'aosta autunno
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Il Forte di Bard in autunno

Il percorso, facile, segue le tracce proprio dell’antica via romana, costeggiando tratti scavati nella roccia e l’arco monumentale che segnava l’ingresso alla città di Donnas. Si tratta di una lunga passeggiata adatta a tutti, dalla durata di circa un paio d’ore, dedicata in particolare a coloro che vogliono immergersi in duemila anni di storia e da chi ama i ritmi lenti. Si può completare l’escursione visitando il Forte di Bard, oggi sede del Museo delle Alpi.

Il Lago Blu in Val d’Ayas

Il Lago Blu è una delle destinazioni più gettonate della Valle d’Aosta, in qualsiasi stagione. In autunno, se il meteo è benevolo, si può giovarsi di una visita in un silenzio profondo.

Valle d'aosta autunno
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Il Lago Blu in Val d’Ayas

Il bacino si trova a oltre duemila metri di quota, sopra Saint-Jacques-des-Allemands, nel comune di Ayas. Da qui parte il sentiero, percorribile in circa due ore, che sale dolcemente tra boschi dorati e ampi pascoli caratterizzati da baite in legno. Si arriva infine al lago, incastonato in un paesaggio lunare e roccioso, tra due morene pietrose. Qui il cristallino specchio d’acqua riflette splendidamente le vette delle montagne, le nubi e il cielo sopra di sé.

Mercatino di Natale di Aosta, quando inizia il Marché Vert Noël 2025

7 novembre 2025 à 14:30

Con l’arrivo dell’inverno, la Valle d’Aosta si trasforma in una cartolina vivente fatta di neve, luci e profumi di festa. Le montagne incorniciano i borghi addobbati, mentre il centro di Aosta si anima di musica, artigianato e sapori autentici.

Anche per il Natale 2025 torna uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: il Marché Vert Noël, il celebre Mercatino di Natale di Aosta, che riempie di magia la storica Piazza Chanoux. Un’occasione unica per respirare l’atmosfera delle feste tra casette di legno, prodotti tipici e tradizioni locali che uniscono passato e presente.

Marché Vert Noël 2025

Dal 22 novembre 2025 al 6 gennaio 2026, Piazza Chanoux si trasforma in un vero villaggio alpino, illuminato da mille luci e circondato dal profumo di legno e cannella. Il Mercatino di Natale di Aosta 2025 accoglierà i visitatori tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00 (con orari speciali il 25 dicembre, 15-20, e il 1 gennaio, 11-20), offrendo un percorso tra artigianato locale, prodotti enogastronomici e idee regalo originali.

Passeggiando tra le caratteristiche casette di legno, si potranno scoprire oggetti d’antan, decorazioni natalizie, accessori d’abbigliamento, dolci tipici e vini della Valle d’Aosta. Gli artigiani del legno e del ferro mostreranno dal vivo le proprie abilità: dai lavori di Fabio Cornaz, che trasforma tronchi in opere d’arte, al maniscalco Michel Pelliccioni, che incanta con il ritmo del suo martello.

Non mancheranno momenti dedicati ai più piccoli: nei laboratori artigianali gratuiti, i bambini dai 3 ai 12 anni potranno creare decorazioni natalizie in legno da portare a casa come ricordo.

Visitare il Marché Vert Noël di Aosta significa anche vivere la città in tutto il suo splendore: a pochi passi da Piazza Chanoux si trovano i monumenti romani di Augusta Praetoria, la Cattedrale, il Museo Archeologico e il complesso di Sant’Orso, tappe ideali per un itinerario culturale tra shopping e tradizione.

Altri eventi natalizi in Valle d’Aosta

Oltre al mercatino di Aosta, il Natale in Valle d’Aosta è un susseguirsi di eventi che celebrano le radici e la magia dell’inverno.

Dal 15 novembre 2025 all’11 gennaio 2026, in Piazza Narbonne, sarà aperta la pista di pattinaggio su ghiaccio naturale, perfetta per famiglie e appassionati. L’inaugurazione sarà animata da spettacoli di hockey e pattinaggio artistico.

Il 7 dicembre 2025 a Saint-Denis si terrà la tradizionale Festa del Vischio, dedicata alla pianta simbolo di fertilità e buon auspicio della cultura celtica, con mercatino, musiche, danze, la suggestiva fiaccolata e l’accensione del fuoco druidico.

Tra gli eventi più attesi c’è anche la Festa di Sankt Kloas del 5 dicembre a Gressoney-La-Trinité, un rito walser che celebra San Nicola con dolci e doni per i bambini, e il Wiehnacht Märt, il mercatino di Natale dei weekend di Avvento, ricco di specialità e artigianato montano.

Da non perdere infine la Festa della Micòoula di Hône (5-8 dicembre), dedicata al celebre pane dolce di segale, e le Luci di Natale al Forte di Bard, che dal 7 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 illumineranno una delle fortezze più suggestive delle Alpi.

Tra tradizione, artigianato e meraviglie naturali, il Natale 2025 in Valle d’Aosta promette emozioni autentiche. E il Marché Vert Noël di Aosta resta il punto di partenza ideale per vivere e assaporare la magia delle festività in montagna.

Torna il Marché Vert Noël a Aosta
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La città di Aosta durante le feste di Natale

Castel Savoia, la fortezza che sembra uscita dalla fiaba di Cenerentola

Par : elenausai10
2 octobre 2025 à 16:00

Nel cuore della Valle d’Aosta, nella Valle di Gressoney-Saint-Jean, immerso in uno scenario che sembra uscito da una cartolina alpina, sorge Castel Savoia, una delle residenze più affascinanti della famiglia reale italiana. Questo castello, elegante e fiabesco, con le sue torri che svettano verso il cielo e il suo panorama mozzafiato sul Monte Rosa, fu costruito tra il 1899 e il 1904 per volere della regina Margherita di Savoia, consorte di Re Umberto I.

Nobili, illustri artisti e membri della letteratura, tra cui il poeta Carducci, furono qui ospiti. Un passato suggestivo quello di Castel Savoia che viene percepito da chiunque lo visiti: entrando si ha la sensazione di varcare la soglia di un mondo sospeso nel tempo, dove il fascino della monarchia si intreccia con il silenzio e la maestosità delle montagne.

La storia di Castel Savoia

Castel Savoia fu costruito alla fine del XIX secolo per volontà della regina Margherita di Savoia, vedova di re Umberto I e grande appassionata della montagna. La regina, che trascorreva spesso le estati a Gressoney-Saint-Jean, desiderava una residenza in cui poter godere della tranquillità delle Alpi e della vista spettacolare sul massiccio del Monte Rosa.

Il progetto fu affidato all’architetto Emilio Stramucci, che scelse un elegante stile medievale rivisitato in chiave romantica. Castel Savoia è composto da un corpo centrale e da cinque torri slanciate, ognuna diversa dall’altra, che regalano alla costruzione un aspetto scenografico e armonioso. Gli interni riflettono la raffinatezza del gusto reale, con saloni ornati di legni pregiati, camini monumentali e dettagli decorativi ispirati alle dimore nobiliari d’Europa.

Dopo la morte della regina, il castello passò allo Stato e, nel corso degli anni, venne utilizzato in vari modi, fino a diventare un bene culturale aperto al pubblico. Oggi è una delle attrazioni più amate della Valle d’Aosta, non solo per la sua architettura, ma anche per il valore storico e simbolico che rappresenta.

Perché Castel Savoia è un posto incredibile

Visitare Castel Savoia significa immergersi in un’atmosfera da fiaba. La prima cosa che colpisce è la posizione, perché il castello domina dall’alto il borgo di Gressoney-Saint-Jean, offrendo una vista spettacolare sulle vette innevate e sulle vallate verdi. Ogni stagione regala scenari diversi: in estate i giardini fioriti e il cielo terso amplificano la bellezza del luogo, mentre in inverno il paesaggio innevato trasforma la residenza in un castello incantato.

Gli interni sono altrettanto suggestivi. Passeggiando tra le sale si percepisce l’eleganza discreta della regina Margherita, dal salone da pranzo alla sala dei fiori, fino alle camere da letto, tutte stanze che raccontano ancora oggi il gusto raffinato e l’amore per il dettaglio che caratterizzava la sovrana. Dal castello, inoltre, partono diversi sentieri panoramici che permettono di esplorare i boschi circostanti e di raggiungere punti di osservazione privilegiati sul Monte Rosa.

Dove si trova e come raggiungerlo

Castel Savoia si trova a Gressoney-Saint-Jean, pittoresco borgo alpino della Valle d’Aosta situato a circa 1.400 metri di altitudine. Il castello è posizionato poco fuori dal centro abitato, su un’altura che domina la vallata e regala una vista privilegiata sulle montagne circostanti.

Raggiungerlo è semplice: in auto, si percorre l’autostrada A5 Torino-Aosta, si esce a Pont-Saint-Martin e si prosegue per circa 37 chilometri lungo la Strada Regionale 44 fino a Gressoney. Chi preferisce i mezzi pubblici può affidarsi agli autobus di linea che collegano Pont-Saint-Martin con la valle del Lys. Una volta arrivati in paese, una breve passeggiata immersa nel verde conduce all’ingresso del castello.

Transumanze d’autunno, 7 borghi dove passano ancora le greggi

Par : losiangelica
18 septembre 2025 à 15:30

La transumanza è un rito stagionale delle mandrie che si spostano, un rito antico e popolare diffuso in varie regioni italiane. La pratica viene portata avanti dai pastori e oggi è riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale e continua ad animare montagne, borghi e vallate. Dai boschi del Trentino alla Valle d’Aosta, dai paesaggi dolomitici del Veneto fino alla Valtellina, i cortei di mucche, pecore e capre adornati di fiori e campanacci sono occasioni di festa e di memoria. Ecco quali non perdere. Ecco quali sono i 7 borghi dove poter assistere alle transumanze d’autunno in Italia.

Cogne e la Dévéteya

In Valle d’Aosta, il termine dévéteya indica la discesa delle mandrie dagli alpeggi. A Cogne, ai piedi del Gran Paradiso, questo momento diventa una festa corale che coinvolge tutto il paese. Le bovine, chiamate “reine”, sono ornate con fiori, nastri e simboli tradizionali, e guidano una sfilata che attraversa le vie del borgo. La più importante, la Reina di cornes, porta con orgoglio un bosquet rosso sulle corna, mentre la Reina di lacé sfoggia un bosquet bianco, segno della sua abbondante produzione di latte.

La festa non si limita alla sfilata: bancarelle di prodotti tipici, dimostrazioni di artigianato, musica tradizionale e momenti di convivialità trasformano la giornata in un’occasione unica per conoscere le tradizioni valdostane. Nel 2025, la Dévéteya si terrà il 4 e 5 ottobre, e sarà un appuntamento imperdibile per chi vuole respirare la vera essenza alpina.

Pont Canavese

Ci sono stati alcuni anni di pausa ma ora il borgo torinese di Pont Canavese torna con la sua festa tradizionale legata alle valli Orco e Soana. La transumanza supera il concetto di folclore e diventa un atto importante per occuparsi della montagna, potendo poi continuare a produrre formaggi locali con latte ricco di nutrimento grazie all’alimentazione sul territorio degli animali lasciati liberi.

Il 5 ottobre 2025 la transumanza di Pont Canavese viene accompagnata da colori, suoni e profumi: i campanacci delle mucche fanno da sottofondo alla sfilata degli allevatori ma non mancano giochi, caccia al tesoro e laboratori per intrattenere grandi e bambini. l’entusiasmo è alto, soprattutto perché per questo 2025 è un ritorno prezioso dell’appuntamento dopo anni di stop.

Auronzo di Cadore e la Desmonteada

Auronzo di Cadore celebra ogni autunno la Desmonteada, una festa che trasforma il ritorno delle mandrie in una vera e propria sfilata scenografica. Le mucche, “vestite a festa” con corone di fiori e ornamenti colorati, percorrono le vie del borgo guidate dai pastori. In apertura, la “regina” del bestiame apre il corteo, seguita da cavalli, capre e pecore.

Ma la Desmonteada non è solo animali e pastori: è anche un tripudio di tradizioni popolari. Carretti di fieno decorati, attrezzi contadini del passato, giochi antichi e musica dal vivo accompagnano la festa, insieme a una pista da ballo che invita tutti a unirsi alla danza. Il 4 e 5 ottobre 2025, Auronzo diventerà una finestra aperta sulla cultura alpina del Veneto.

Moena e Soraga con le Desmontegade

Nella Val di Fassa, la Desmontegada è un evento che coinvolge più comunità e che riunisce le tradizioni ladine in una festa di colori, sapori e musica. Soraga e Moena, due borghi trentini incastonati tra le Dolomiti, organizzano ogni anno la discesa delle mandrie dai pascoli del Passo San Pellegrino. Il ritorno del bestiame viene accompagnato da sfilate, mercatini a km zero e degustazioni… non mancano neppure i trekking gastronomici.

La data da segnare in agenda è quella del 20 e 21 settembre 2025: un intero weekend che trasforma i due paesi rendendoli i veri protagonisti della festa che celebra un prodotto gastronomico locale come il Puzzone di Moena DOP, un formaggio dall’aroma intenso che racconta l’identità della valle.

L'evento della transumanza a Moena
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La transumanza nel borgo di Moena

Ridanna e la transumanza altoatesina

Nella Val Ridanna, in Alto Adige, la transumanza segna il confine simbolico tra estate e inverno. Dopo mesi trascorsi nei pascoli d’alta quota, bovini, vitelli e pecore fanno ritorno a valle in una sfilata festosa. Gli animali, adornati per l’occasione, attraversano il borgo accompagnati da musica tradizionale e dall’accoglienza calorosa degli abitanti.

Il 27 settembre 2025, Ridanna offrirà ai visitatori non solo la suggestione del corteo, ma anche un ricco programma gastronomico con specialità altoatesine: speck, canederli, formaggi stagionati e dolci tipici come lo strudel. L’atmosfera che si respira è quella di una festa semplice, autentica, che mantiene vivo il legame tra la montagna e chi la abita.

Livigno e l’Alpen Fest

In Valtellina è il borgo di Livigno a festeggiare la fine dell’estate con l’appuntamento chiamato Alpen Fest: la transumanza tra le più vivaci dell’arco alpino si terrà il 27 e 28 settembre 2025 con un weekend all’insegna di abiti tradizionali, sfilate e un’atmosfera autentica che richiama turisti e curiosi.

L’Alpen Fest è una festa popolare a tutto tondo: oltre alle sfilate, si organizzano concorsi di mungitura, degustazioni di prodotti locali, spettacoli musicali e laboratori per bambini. È un’occasione perfetta per avvicinarsi alla cultura contadina della Valtellina, scoprendo la vita di montagna e la sua resilienza di fronte alla modernità.

Brentonico e la festa di San Matè

Nel parco del Monte Baldo, il borgo di Brentonico rinnova ogni anno la tradizione della transumanza con la festa di San Matè. La discesa delle mandrie si intreccia con un ricco programma culturale e gastronomico. Oltre alle specialità locali e alle degustazioni, il 28 settembre 2025 sarà protagonista un percorso storico che condurrà i visitatori fino all’osservatorio della Prima Guerra Mondiale di Cornalè, unendo memoria e paesaggio.

Nel pomeriggio, il momento più atteso: le mandrie adornate con campanacci e corone floreali attraverseranno il paese, trasformando la transumanza in una sfilata spettacolare. Servizi di navetta e noleggio di e-bike renderanno l’evento accessibile e sostenibile, offrendo a tutti l’opportunità di partecipare.

La transumanza, riconosciuta come Patrimonio Unesco, va oltre la sua funzione pastorale: il rito popolare e identitario rafforza il legame tra uomo, animali e paesaggio. Ecco perché in molti borghi italiani l’attività viene accompagnata da una festa che anima il territorio, attira i local e molti turisti curiosi. Ora non ti resta che segnarti in agenda i borghi dove passano le greggi e goderti le feste della transumanza in autunno durante questo 2025.

Via Francigena, il viaggio dell’anima verso il riconoscimento Unesco

21 mai 2025 à 09:39

Il cammino della Via Francigena verso il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco ha compiuto un importante passo avanti il 17 maggio 2025. In occasione del 4° Festival delle Regioni a Venezia, infatti, è stato firmato un protocollo d’intesa fondamentale tra il Ministero della Cultura italiano e le sette regioni attraversate dal celebre itinerario: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Questo accordo sancisce un impegno vero e concreto a sostenere la candidatura ufficiale del tratto italiano della Via Francigena, da nord a sud.

Il documento nasce dalla volontà condivisa di valorizzare un cammino che incarna la memoria storica europea e promuove un turismo lento, inclusivo e sostenibile, capace di generare benefici culturali, economici e ambientali per le comunità locali coinvolte lungo tutto il percorso, rafforzando al tempo stesso l’identità dei territori e la loro capacità di attrarre visitatori consapevoli e rispettosi del patrimonio.

Una candidatura simbolo di dialogo tra culture e territori

Alla cerimonia della firma del protocollo, avvenuta sotto la guida della Regione Toscana in qualità di capofila, erano presenti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e il Presidente dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF), Francesco Ferrari. Durante l’intervento ufficiale, il ministro Giuli ha sottolineato come la candidatura della Via Francigena non sia solo un riconoscimento storico, ma un vero e proprio simbolo di dialogo tra popoli, religioni e culture europee, capace di ispirare nuove forme di cooperazione culturale.

Via Francigena: un modello di turismo lento e sostenibile

La Via Francigena è molto più di un itinerario storico: oggi rappresenta un modello di turismo sostenibile e lento, capace di valorizzare i borghi medievali, le aree interne e le tradizioni locali. Ogni anno, migliaia di camminatori, italiani e stranieri, percorrono le sue tappe per riscoprire un’Italia autentica, ricca di bellezze naturali, culturali ed enogastronomiche.

la Via Francigena si prepara a entrare nella lista UNESCO
Fonte: iStock
Cartello della Via Francigena e campo di girasoli, Toscana

L’ingresso nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco darebbe un ulteriore impulso alla valorizzazione del territorio, favorendo investimenti in accoglienza, promozione e infrastrutture lungo tutto il tracciato della Via Francigena.

Il percorso tecnico della candidatura

Il processo di candidatura della Via Francigena italiana prevede la redazione di un dossier tecnico-scientifico, che documenta l’unicità e il valore universale del percorso, con approfondimenti paesaggistici originali. Per questa iniziativa, il Ministero della Cultura ha stanziato nel 2022 1,1 milioni di euro, destinati alla Regione Toscana per la costruzione del dossier. I fondi sono stati ufficialmente assegnati tramite decreto ministeriale nel 2024.

Le prossime tappe verso il riconoscimento Unesco

Il percorso verso il riconoscimento ufficiale prevede alcuni passaggi cruciali:

  • entro il 15 giugno 2025, la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco valuterà attentamente il dossier presentato dalle regioni
  • in caso di risposta positiva, l’Italia presenterà formalmente la candidatura al Centro del Patrimonio Mondiale Unesco entro il 15 settembre 2025 per una prima valutazione.

L’inserimento della Via Francigena nella Lista del Patrimonio Unesco sarebbe un risultato di portata internazionale, capace di rafforzare l’identità culturale dell’Italia e di promuovere un turismo consapevole e rispettoso dell’ambiente. Il cammino verso questo obiettivo è ancora in corso, ma i passi compiuti finora dimostrano una forte coesione tra istituzioni e territori nel valorizzare un patrimonio condiviso da tutta Europa.

Cosa vedere a La Salle, splendido borgo della Valdigne

Par : ritarossella
6 mai 2025 à 20:03

Ci sono luoghi in cui a colpire lo sguardo sono i colori. Dovessimo descrivere quelli di La Salle in Val d’Aosta potremmo dire che a spiccare sono le tante sfumature di verde, oppure l’azzurro intenso del cielo e, ancora, il grigio della roccia.

Siamo nella zona nordoccidentale di questa regione, all’ingresso della Valdigne: un luogo di pace e di tranquillità, da raggiungere per tutti coloro che desiderano fare il pieno di natura, tra frutteti e vigneti. Sapori, tradizioni, un ambiente favoloso sono solo alcune delle peculiarità che si possono trovare qui: viaggio alla scoperta di questo borgo meraviglioso.

La Salle, dove si trova e la distanza da Aosta

Ci troviamo a circa 1000 metri di altitudine, nella zona nordoccidentale della Valle d’Aosta: siamo a La Salle, borgo bagnato dalla Dora Baltea e incastonato tra le montagne. Un luogo autentico, in cui fare il pieno di “montagna” tra una natura che leva il fiato, tradizioni, storia locale e tante cose che si possono fare a stretto contatto con l’ambiente.

Si trova vicino ad altre località prestigiose di questa zona dell’Italia del Nord, vicinissima al confine con altri due paesi europei (Francia e Svizzera), come Morgex, Pré-Saint-Didier e Courmayeur ed è a soli 30 minuti di distanza da Aosta.

La Salle, poi, è la location perfetta per raggiungere il Monte Bianco che dista solo una quarantina di minuti.

Castello di Chatelard a La Salle
Fonte: iStock
Castello di Chatelard, una delle cose da vedere a La Salle

Cosa fare a Le Salle in inverno e in estate

Una cosa è certa: a La Salle non ci si annoia mai. Qui si trova sempre qualche attività da fare in ogni stagione. E – proprio partendo dall’inverno – questa destinazione è la meta perfetta per tutti coloro che vogliono praticare lo sci; infatti, la sua posizione strategica la colloca vicino ad alcuni prestigiosi comprensori come quello di Courmayeur, che dista solo 15 chilometri, e quello di La Thuile a circa 20 di chilometri di distanza, location ideali per le discese, ma non mancano possibilità per praticare lo sci di fondo, quello alpino e le ciaspolate.

E in estate? Durante la bella stagione (primavera compresa) ci sono tantissime attività che si possono fare qui. Ad esempio, il trekking, delle belle passeggiate nel bel mezzo della natura, lasciandosi ammaliare dalla meraviglia del paesaggio. Ci sono percorsi per tutti i gusti: per chi viaggia in famiglia, per le coppie, ma anche per gli escursionisti esperti. Per chi ama le imprese interessanti alla scoperta del territorio, vale la pena sapere che questa località è una delle tappe del Cammino Balteo, che si snoda per 350 chilometri attraverso la regione.

Non mancano possibilità per mettersi alla prova con le biciclette: dal bike park, agli itinerari pensati per chi vuole girare su due ruote. Gli sportivi, poi, potranno divertirsi con tennis, calcetto ed equitazione, mentre chi è alla ricerca di adrenalina non mancano rafting, parapendio e arrampicate.

Cosa vedere nel borgo (e non solo) della Valdigne

Dalle location naturali, alle meraviglie alle quali ha dato vita la mano dell’uomo, La Salle è un piccolo borgo ma le sue ridotte dimensioni non tolgono nulla alla quantità di gioielli da scoprire.

Vale la pena citare il Castello di Chatelard, che pare essere stato edificato nel XIII secolo e ha una torre cilindrica, oppure il borgo di Derby che mostra i segni del passato medievale ad esempio in una chiesa romanica che potrebbe essere fatta risalire al X secolo. E, ancora, la Maison Gerbollier, casaforte anch’essa di origine medievale che ospita municipio e biblioteca.

Oltre alle meraviglie storiche non si possono perdere quelle naturalistiche: vale la pena raggiungere la vicina riserva naturale del Marais, che è stata creata nel 1992: racchiude un breve tratto di Dora Baltea e qui si possono ammirare specie animali e vegetali che amano l’acqua. Il periodo migliore per esplorarla è quello delle mezze stagioni, infatti è favolosa in primavera e autunno.

Imperdibile anche la cascata di Lenteney, che si può vedere dalla strada, proprio quella che si percorre per andare da Aosta in direzione Courmayeur.

Tante tappe imperdibili di una vacanza in mezzo alla natura più bella e affascinante, tra paesaggi da sogno e una grande ricchezza storica e culturale.

La cascata di Lenteney La Salle
Fonte: iStock
La cascata di Lenteney vicino a La Salle

Apre a Courmayeur una nuova pista da sci, dedicata a Federica Brignone

30 mars 2025 à 12:00

Courmayeur Mont Blanc e Courmayeur Mont Blanc Funivie hanno deciso di rendere omaggio alla straordinaria carriera della sciatrice italiana Federica Brignone dedicandole un tracciato nel prestigioso comprensorio sciistico della località valdostana.

Domenica 30 marzo alle ore 12 si terrà l’inaugurazione ufficiale della pista che porterà per sempre il suo nome. La pista numero 14, scelta per celebrare il talento della prima e unica sciatrice italiana ad aver conquistato la Coppa del Mondo Generale, diventerà un simbolo della sua eredità sportiva e della sua profonda connessione con la montagna e lo sci.

Chi è Federica Brignone

Federica Brignone, nata a Milano il 14 luglio 1990, è una delle atlete più vincenti della storia dello sci italiano. Cresciuta in una famiglia di sciatori, ha ereditato la passione per questo sport dalla madre, Maria Rosa Quario, ex campionessa di sci alpino, e dal padre, Daniele, maestro di sci. Nonostante le origini milanesi, la sua vera casa sportiva è sempre stata la Valle d’Aosta, dove si è trasferita da bambina e ha iniziato a gareggiare con lo sci club Courmayeur.

La sua carriera è iniziata presto: nel 2005 ha fatto il suo debutto nel circuito internazionale del Circo Bianco e nel 2009 ha conquistato il titolo di campionessa mondiale juniores di combinata. La prima vittoria in Coppa del Mondo è arrivata nel 2015 a Sölden, seguita da una lunga serie di successi che l’hanno consacrata tra le più grandi sciatrici di sempre.

L’ultimo trionfo, nel SuperG femminile di Kvitfjell il 2 marzo 2025, ha arricchito ancora di più il suo straordinario palmarès: cinque medaglie mondiali (due d’oro), tre medaglie olimpiche e un totale di 82 podi, di cui 36 vittorie in Coppa del Mondo. Numeri che la rendono l’azzurra più vincente della storia dello sci alpino.

E l’orizzonte è già rivolto alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, l’ultimo grande appuntamento che potrebbe coronare la sua carriera.

La pista a lei intitolata

La pista numero 14 del comprensorio di Courmayeur Mont Blanc si snoda sul versante Checrouit, un’area molto amata dagli appassionati di sci per la bellezza del tracciato e la vista spettacolare sul massiccio del Monte Bianco. Il percorso inizia a quota 2.260 metri dal Col Checrouit e si sviluppa per circa 1.500 metri, con un dislivello complessivo di 370 metri e una pendenza massima del 45%.

Oltre a essere un tracciato di grande valore paesaggistico, la pista vanta un’omologazione a livello nazionale e internazionale per tre discipline, il che la rende uno spazio ideale sia per le competizioni che per gli sciatori più esperti che desiderano mettersi alla prova su un terreno tecnico e impegnativo.

La soddisfazione di Federica e del sindaco di Courmayeur

L’intitolazione della pista è un riconoscimento che riempie di orgoglio Federica Brignone, che ha espresso la sua emozione con parole cariche di gratitudine: “Sono orgogliosa ed emozionata di questo splendido riconoscimento“.

Anche il sindaco di Courmayeur, Roberto Rota, ha sottolineato il valore di tale omaggio: “Intitolare uno di questi tracciati a lei è ovviamente un tributo più che dovuto e anche una grande fierezza per noi e per la località. Inoltre, sappiamo quanto Federica sia legata a queste montagne e questo ci riempie di orgoglio: è la miglior ambasciatrice che Courmayeur possa desiderare“.

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