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Hier — 23 août 2026it

Perché prenotare un viaggio a Città del Messico nel 2027

23 août 2026 à 10:00

Città del Messico è una capitale immensa e stratificata, dove convivono le tracce dell’antica Tenochtitlán, l’architettura coloniale, grandi musei, quartieri storici e una scena culturale in continua evoluzione. Nel 2027 potrebbe esserci un motivo in più per visitarla: il possibile nuovo collegamento diretto da Milano Malpensa.

I nuovi voli dall’Italia

Aeroméxico ha annunciato l’intenzione di avviare dal 2027 una rotta diretta tra Milano Malpensa e Città del Messico, così da rafforzare i legami turistici e commerciali tra Italia e Messico. Il progetto deve ancora ottenere le necessarie approvazioni, ma la compagnia prevede di utilizzare Boeing 787 Dreamliner, già impiegati sui collegamenti a lungo raggio.

L’Italia è un mercato importante per il turismo messicano e si colloca tra le principali nazioni di provenienza dei visitatori internazionali, con una crescita del 13%. Aeroméxico collega già Roma Fiumicino alla capitale messicana, mentre Milano è collegata a Cancún da Neos Air; la nuova rotta da Malpensa offrirebbe quindi un’alternativa diretta per raggiungere Città del Messico dal Nord Italia.

Cosa fare e vedere a Città del Messico nel 2027

Veduta aerea dello skyline di Città del Messico dal Parco Chapultepec
iStock
Suggestiva veduta aerea dello skyline di Città del Messico dal Parco Chapultepec

Il modo migliore per iniziare a scoprire Città del Messico è dal Centro Histórico, cuore della capitale e luogo in cui si incontrano epoche differenti; lo Zócalo, una delle piazze più grandi dell’America Latina, è impreziosito dalla Cattedrale Metropolitana, dal Palacio Nacional e dal Templo Mayor che conserva le testimonianze dell’antica Tenochtitlán ed è affiancato da un museo gestito dall’INAH. Nel quartiere spiccano anche il Palacio de Bellas Artes, il Museo Nacional de Arte e la Torre Latinoamericana, dalla quale osservare la città dall’alto.

Un’altra tappa da non perdere è il Bosque de Chapultepec, uno dei principali poli culturali al cui interno si trovano il Museo Nacional de Antropología, essenziale per conoscere le civiltà mexica, maya, zapoteca, olmeca e di Teotihuacan, e il Castillo de Chapultepec, sede del Museo Nacional de Historia.

Il parco ospita inoltre il Museo de Arte Moderno, il Museo Tamayo, un lago, lo zoo e ampie aree verdi. Per la quantità di attrazioni, Chapultepec merita quasi una giornata di visita e permette di alternare la visita ai musei a una passeggiata in uno dei più grandi spazi verdi della capitale messicana.

Coyoacán offre invece un’atmosfera più tranquilla, ricca di piazze, edifici storici e mercati: da vedere la Casa Azul, il Museo Frida Kahlo, per il quale è meglio prenotare in anticipo e scegliere, se possibile, un giorno feriale. Il quartiere accoglie anche il Museo Anahuacalli, legato a Diego Rivera e dedicato all’arte preispanica: tra Plaza Hidalgo, Jardín Centenario e il Mercado de Coyoacán potete alternare la visita culturale alla scoperta della cucina locale, tra tostadas, quesadillas e succhi freschi.

Tra le esperienze da considerare c’è poi Xochimilco, che racconta il rapporto storico tra la capitale e l’acqua: le trajineras attraversano canali e chinampas, antichi sistemi agricoli della Valle del Messico. Per un’esperienza più tranquilla optate per l’imbarcadero di Cuemanco e partite al mattino, abbinando la visita al Parque Ecológico de Xochimilco o a un tour dedicato alle chinampas e all’agricoltura.

Il calendario del 2027 propone già anche svariati appuntamenti culturali e musicali: dal 19 al 21 febbraio è in programma EDC México, festival di musica elettronica all’Autódromo Hermanos Rodríguez, mentre dal 26 febbraio al 7 marzo il Palacio de Minería sarà sede della Feria Internacional del Libro, con presentazioni, conferenze e incontri culturali.

A marzo sono previsti altri eventi: il 19 marzo i Jungle al Palacio de los Deportes, il 20 marzo Ópera MET: Silent Night all’Auditorio Nacional e il 24 marzo Lavoe Sinfónico, dedicato alla salsa e a Héctor Lavoe.

À partir d’avant-hierit

Tornano i treni storici in Campania: viaggi affascinanti tra regge, borghi e paesaggi suggestivi

22 août 2026 à 09:00

Dal 6 settembre al 27 dicembre 2026 la Campania torna a viaggiare sui binari del passato con una nuova stagione di treni storici. Sono oltre 30 le corse previste nei fine settimana, pensate per trasformare il viaggio in un’esperienza capace di unire turismo lento, cultura, storia e mobilità sostenibile. L’iniziativa è promossa dalla Regione Campania attraverso ACaMIR (Agenzia Campana per la Mobilità, le Infrastrutture e le Reti), in collaborazione con la Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e gli enti locali.

Il programma attraversa alcuni dei luoghi più interessanti della regione, dalle grandi città d’arte ai siti archeologici, fino ai piccoli borghi dell’entroterra. Per le informazioni definitive su date, orari, tariffe e modalità di prenotazione delle singole corse, arriveranno presto i dettagli ufficiali.

Pietrarsa Express, un viaggio nella storia delle ferrovie

Ad aprire la stagione sarà il Pietrarsa Express, con la prima corsa in programma domenica 6 settembre. Il convoglio storico partirà da Napoli Centrale per raggiungere il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, una delle destinazioni più significative per conoscere la storia delle ferrovie italiane.

Il fascino dell’itinerario sta anche nella possibilità di raggiungere il museo a bordo di un treno d’epoca, rendendo il percorso parte integrante della visita. Un modo suggestivo per riscoprire un luogo legato all’evoluzione del trasporto ferroviario italiano.

Ripartono i treni storici in Campania
Ferrovie dello Stato
A bordo del Pietrarsa Express

Reggia Express, da Napoli alla Reggia di Caserta

La seconda proposta è il Reggia Express, che collegherà Napoli Centrale alla stazione di Caserta a bordo di un convoglio storico. La prima partenza è prevista per domenica 13 settembre.

La particolarità dell’itinerario è la posizione della stazione ferroviaria casertana, situata a breve distanza dal Complesso Vanvitelliano della Reggia di Caserta. Una volta scesi dal treno, sarà quindi possibile raggiungere facilmente uno dei più importanti monumenti della Campania, senza lunghi trasferimenti.

Archeotreno, sulle tracce di Pompei e Paestum

Il patrimonio archeologico sarà protagonista dell’Archeotreno, con partenze da Napoli verso due destinazioni di grande rilevanza: Pompei e Paestum. La prima corsa è fissata per domenica 18 ottobre.

L’idea è quella di facilitare l’accesso a importanti aree archeologiche attraverso un collegamento ferroviario dal forte valore turistico e culturale. Il viaggio diventa così parte dell’esperienza, accompagnando i visitatori verso luoghi che raccontano alcune delle pagine più importanti della storia antica della Campania.

Tornano i treni storici in Campania da settembre
Pixabay
L’Archeotreno della Campania

Ferrovia dell’Irpinia, tra borghi e paesaggi dell’entroterra

Dal 13 settembre il programma si estenderà anche all’Irpinia, con partenze da Avellino lungo la storica Ferrovia dell’Irpinia. Le automotrici d’epoca raggiungeranno borghi come Montella, Lioni, Montemarano, Paternopoli, Taurasi, Cassano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi.

Per rendere più semplice la visita, il viaggio sarà accompagnato da un servizio integrato di bus navetta dalle stazioni verso i centri abitati. Un sistema pensato per valorizzare anche le aree interne e favorire la scoperta di borghi, paesaggi e patrimoni locali.

I biglietti saranno disponibili attraverso i canali Trenitalia (sito, app, biglietteria, distributori automatici) e presso le agenzie di viaggio, ma per conoscere calendario completo e le informazioni delle singole iniziative bisognerà consultare i canali della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane.

Montecarlo, cosa vedere di nuovo quest’estate nel Principato di Monaco

21 août 2026 à 19:00

Per chi trascorre l’estate in Liguria o nella vicina Costa Azzurra, non può mai mancare una tappa nel Principato di Monaco. Ogni estate, sono tante le novità che Montecarlo propone a chi la visita.

Anche quest’anno sono parecchie, tra mostre dedicate ai miti monegaschi – dalla diva Grace Kelly che lasciato un segno indelebile ai motori della Formula Uno –, nuovi quartieri per super ricchi, ma anche nuovi parchi e iniziative volte alla sostenibilità. Grossi cambiamenti, insomma, ma anche grandi classici, per un luogo che, da secoli, fa sognare. Ecco cosa vedere di nuovo se siete in città.

La partenza della Vuelta

La Vuelta 26, la più importante corse a tappe di ciclismo spagnola, insieme al Giro d’Italia e al Tour de France, prenderà il via a Monaco il pomeriggio del 22 agosto 2026, con una spettacolare cronometro che si disputerà tra le strade del Principato. Il Casinò di Monte Carlo sarà il punto di partenza di una tappa che toccherà luoghi iconici come la spiaggia del Larvotto, lo stadio Louis II e l’interno del Chapiteau dell’Espace Fontvieille. Naturalmente, per tutto il giorno il traffico automobilistico sarà deviato, ma sarà uno spettacolo unico che attirerà migliaia di appassionati e di turisti.

Il nuovo quartiere Mareterra

È stato completato ed è ora visitabile il nuovo progetto edilizio chiamato Mareterra, un enorme complesso affacciato sul mare progettato dagli studi di architettura Valode & Pistre e Renzo Piano Building Workshop in collaborazione con il paesaggista Michel Desvigne e con opere open air dell’architetto giapponese Tadao Ando, dello scultore britannico Anish Kapoor e dell’americano Alexander Calder. In alcuni punti, il mare entra proprio nelle fondamenta della piattaforma, tanto che uno degli ingressi dei nuovi condomini, che prende il nome di Grotte Bleue, è aperto al pubblico e, in un’intercapedine di cemento armato, si possono vedere le fondamenta che entrano direttamente nel mare e guardare un video che mostra i fondali marini di quella zona. Il quartiere comprende palazzine (in quella progettata da Piano, che ricorda la chiglia di una nave, ci vivono alcuni dei piloti di Formula Uno che, nonostante in pista siano rivali, in realtà qui sono vicini di casa), ville su più livelli, una marina, negozi e ristoranti. In questo nuovo quartiere color ocra, che a tratti ricorda un po’ una città del Medioriente, tra passeggiate, fitta vegetazione, incluse le piante aromatiche, e strade pedonali affiancate da rivoli d’acqua e da ampie piscine a sfioro, l’atmosfera è ovattata e non si sente quasi il rombo dei motori delle Ferrari che sfrecciano in continuazione sul lungomare del Larvotto.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il nuovo quartiere di Mareterra nel Principato di Monaco

Il matrimonio del secolo

Il Palais Princier, sulla rocca di Monaco, ospita la mostra “Wedding of the Century” che celebra i 70 anni del matrimonio tra il Principe Ranieri III e Grace Kelly che ha fatto sognare il mondo. Dai gioielli donati dalla cittadinanza monegasca alla neo-sposa ai suoi abiti più belli, incluso quello da sposa. che ha fatto il giro del mondo, sono in mostra insieme a ritratti, fotografie e ad altri memorabilia della vita privata della coppia reale. Un’occasione, per chi non lo avesse mai fatto, di visitare anche le sale di Palazzo aperte al pubblico, con i marmi, gli affreschi e i soffitti a volta. Si può visitare la mostra fino al 25 settembre 2026.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’abito da sposa indossato da Grace Kelly in mostra a Palazzo

Il matrimonio del secolo 2

Per i più romantici, che desiderano ripercorrere le tappe del matrimonio del secolo, a L’Engelinè, nella stessa via del Jardin Exotique, è in mostra “Un Mariage sous les projecteurs. Rainier III et Grace Kelly. 12-19 avril 1956” (Un matrimonio sotto i riflettori. Ranieri III e Grace Kelly. 12-19 aprile 1956) con film, fotografie, documenti d’archivio e apparecchiature che ripercorrono la storia di una produzione cinematografica unica e che illustrano nel dettaglio l’apparato mediatico di un evento che ha cambiato il volto del Principato di Monaco. Infatti, in occasione delle nozze di Ranieri e Grace, per agevolare il lavoro dei circa 1800 giornalisti giunti da ogni parte del mondo e le Tv ufficiali dell’epoca, Radio Monte-Carlo e Télé Monte-Carlo, che hanno curato la produzione e la trasmissione delle cerimonie in Eurovisione, raggiungendo 30 milioni di telespettatori, era stata allestita una sala stampa sulla Rocca. Tutti questi filmati, uniti a quelli amatoriali, che hanno documentano il fervore dell’intera popolazione, sono stati raccolti dall’Institut Audiovisuel de Monaco e vengono proiettati tutti i giorni gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17:30 (16:30 il venerdì) fino al 26 febbraio 2027 nella sede dell’istituto.

Auto, rally e Formula Uno

Se la mostra sul matrimonio farà sognare molte donne, quella al Grimaldi Forum farà sognare i maschietti. Poiché Montecarlo fa rima con Formula Uno, dallo scorso 30 giugno è in corso la mostra “Monaco e l’automobile, dal 1893 ai giorni nostri”, aperta al pubblico solo fino al 6 settembre 2026. Distribuita su una superficie di oltre 3.500 mq, la mostra offre un viaggio attraverso oltre 130 anni di storia che legano il Principato al mondo dell’automobile. Oltre 50 veicoli autentici, tutti legati a Monaco, raccontano una storia che parte dai primi concorsi d’eleganza della fine del XIX secolo, che passa dal Rally di Monaco Monte-Carlo in corso dal 1911 e dal primo Gran Premio di Monaco del 1929. Grazie al contributo dell’Automobile Club de Monaco, il percorso espositivo riunisce archivi eccezionali, spesso inediti, oltre a numerosi documenti, fotografie e video che consentono di rivedere le auto in azione. Tra i pezzi più importanti figura la Rolls-Royce Silver Wraith del matrimonio del Principe Ranieri III e di Grace Kelly nel 1956, auto da rally, monoposto da GP e un omaggio ai piloti monegaschi Louis Chiron, uno dei più grandi piloti tra le due guerre mondiali, e al nostro ferrarista Charles Leclerc.

Il nuovo Jardin Exotique

Ha riaperto la scorsa primavera, dopo sei anni di lavori per un importante intervento di ristrutturazione, il Jardin Exotique di Montecarlo, uno degli angoli più pittoreschi e meno noti del Principato di Monaco. Questo parco che sorge dietro i moderni grattacieli è considerato uno dei giardini più belli del mondo e adesso è ancora più bello di prima. Con la sua straordinaria collezione di piante grasse del deserto e cactus provenienti da ogni angolo del mondo, il Giardino Esotico di Montecarlo è un microcosmo che merita assolutamente di essere visitato. Il percorso obbligato si snoda tra sentieri immersi nella vegetazione. C’è anche una grotta nascosta, Grotte de l’Observatoire, scoperta nel 1916 durante i lavori per la costruzione delle fondamenta e aperta per le visite guidate con specialisti. A ogni svolta, si aprono panorami mozzafiato sul mare, sulla Rocca di Monaco e sul profilo della Costa Azzurra.

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@Ezio Cairoli
Il percorso affascinante dentro il Giardino Esotico

Il Nuovo Museo Nazionale di Monaco

A partire dallo scorso 3 luglio, il Nouveau Musée National de Monaco presso la Villa Paloma dedica una mostra al pittore rumeno Victor Brauner (1903-1966), figura di spicco del surrealismo internazionale. “Victor Brauner, L’Aventure magique” riunisce oltre 160 opere tra dipinti, disegni e sculture che abbracciano l’intera carriera dell’artista dagli Anni ’20 agli Anni ’60, tutte provenienti da una collezione privata con sede a Monaco. Il percorso espositivo è completato da dieci oggetti d’arte extra-occidentali appartenuti allo stesso Brauner, concessi in prestito dal Museo d’arte moderna e contemporanea di Saint-Étienne Métropole nella Loira. Villa Paloma si trova a due passi dal Jardin Exotique e, dalla sua terrazza panoramica, si gode di una splendida vista sul Principato.

Mare e sostenibilità

Il tema della sostenibilità è molto sentito nel Principato e lo stesso Principe Alberto II ci tiene moltissimo. In occasione del 50° anniversario dell’Associazione Monegasca per la Protezione della Natura (AMPN) presso Le Méridien Hub del Méridien Beach Plaza è stata allestita una mostra fotografica che ripercorre mezzo secolo di impegno a favore della salvaguardia delle aree marine protette di Monaco, visitabile fino al 15 ottobre 2026. Questa retrospettiva immerge i visitatori nel cuore della storia dell’associazione e delle sue numerose iniziative a favore della biodiversità marina. Attraverso fotografie d’archivio, immagini contemporanee, documenti sui programmi di ricerca scientifica, i progetti di ripristino ecologico, le innovazioni tecnologiche e le numerose iniziative la mostra testimonia l’evoluzione delle missioni dell’AMPN e il suo ruolo fondamentale nella protezione del litorale monegasco.

Un nuovo modo di visitare Montecarlo

Il Principato di Monaco ha da poco lanciato un’iniziativa chiamata Visit Monaco City Walk che consente ai visitatori di girare per tutta la città a piedi, lasciando l’auto in uno dei tanti parcheggi, dove spesso la prima ora è gratuita, passeggiando tra i vari quartieri, approfittando delle numerose esperienze proposte lungo il percorso lasciandosi guidare. Grazie alla vicinanza dei principali luoghi di interesse, infatti, Monaco si scopre facilmente a piedi o con le biciclette da noleggiare. Da un quartiere all’altro, i visitatori possono passeggiare ed esplorare giardini, musei, negozi, ristoranti, panorami o luoghi emblematici. Sul sito citywalk.visitmonaco.com (anche in italiano) vengono indicati gli itinerari consigliati con i tempi di percorrenza, tra cui anche alcuni percorsi pedonali, i parking con tanto di posti disponibili in tempo reale e la mappa interattiva.

Le novità per i ragazzi a Monaco

Non tutti sanno che nel Principato di Monaco esiste un interessantissimo museo della storia: il Musée d’Anthropologie Préhistorique de Monaco, fondato dal Principe Alberto I, che si trova anch’esso nei presso di Villa Paloma e del Jardin Exotique. Per tutta l’estate, sono in corso due mostre molto interessanti e istruttive, specie per i ragazzi: la prima, interattiva e immersiva, intitolata “From Toumaï to Sapiens” (fino al 16 ottobre 2026) racconta la nascita e l’evoluzione della specie e ripercorre il cammino di quegli esseri umani che inventarono gli strumenti e dominarono il fuoco, prima di lasciare la culla dell’umanità in Africa per popolare l’intero pianeta nell’arco di circa 10.000 anni; la seconda, “Magies d’ailleurs” (“Magie da altrove”) è una mostra immersiva per gli appassionati di scoperte, di riti, magia e costumi tradizionali (fino al 15 dicembre 2026). Il museo apre dalle 9 alle 18 e organizza anche visite guidate. Vale la pena visitarlo anche solo per ammirare lo scheletro di un mammut di oltre 30mila anni scoperto nella Siberia settentrionale: lo scheletro è lungo 5 metri e alto più di tre.

Una giornata alla scoperta dei più bei castelli che hanno fatto la storia d’Italia

20 août 2026 à 12:29

Domenica 23 agosto 2026, aprono di nuovo per un giorno alcuni dei castelli più belli del Piemonte. L’evento Castelli Aperti si era già svolto lo scorso 2 agosto ed è un’ulteriore occasione per scoprire alcuni dei testori che hanno fatto la storia d’Italia.

In tutte le province piemontesi, sono tantissimi i manieri, le fortezze e le dimore storiche che dominano le vallate e che sono aperti al pubblico per le visite. Anche d’estate, la cultura non si ferma e se avete occasione di essere in zona, è la gita domenicale più interessante che possiate fare.

Ecco quali castelli si possono visitare quel giorno divisi per provincia.

Torino

Nella provincia di Torino apre il meraviglioso Castello di Agliè – Villa Il Meleto, Casa di Guido Gozzano, una delle dimore storiche più affascinanti del Piemonte e una meta perfetta per chi cerca una gita culturale fuori città (è a un’ora di strada dal Capoluogo piemontese) con interni sontuosi e un parco monumentale che sembra uscito da un film in costume (non a caso è entrato anche nell’immaginario pop italiano come set della celebre serie Tv Elisa di Rivombrosa). Si può visitare dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 19.00. Ingresso: 8 euro.

Castello di Agliè, esterno
@Dario Fusaro - Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
Il maestoso Castello di Agliè

L’altro castello della provincia torinese è il Castello di Masino a Caravino. Immerso in un parco monumentale, la dimora di un illustre casato piemontese: la famiglia dei Conti Valperga di Masino, racconta mille anni di storia in un percorso tra saloni affrescati e arredati e un parco meraviglioso. Oggi è un Bene del Fondo per l’Ambiente Italiano. Si può visitare dalle 10.00 alle 18.00. Il biglietto per la visita del castello e del parco costa 15 euro (per gli iscritti al FAI è gratuito).

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123RF
L’elegante Castello di Masino in Piemonte

Asti

Sulle cime delle colline dell’astigiano sono tantissimi i castelli che spuntano qua e là. Non tutti sono aperti per le visite domenica, però, ecco quali: Torre del Conte Ballada di Saint Robert a Castagnole delle Lanze. La storia di questo luogo è particolare: nel 1878, il Conte Paolo Ballada di Saint Robert venne ad abitare a Castagnole dove acquistò la casa del castello e il colle adiacente, che ripopolò di piante e di fiori e dove fece costruire la torre. Si visita dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00. L’ingresso costa 3 euro, con un calice di vino, 8 euro.

L’area del Castello di Castelnuovo Calcea è un altro dei luoghi vistabili. Del castello di origine medievale oggi non restano che i bastioni e la torre di avvistamento. Eretto nel 1154 per volere dei marchesi d’Incisa, fu distrutto dai savoiardi nel 1634, ma fu ricostruito più volte perché subì numerose distruzioni durante le guerre che insanguinarono il Monferrato nei due secoli successivi. L’ultimo importante restauro è avvenuto nel XVII secolo in cui furono ricostruitele torri, il dongione e riparata la parte danneggiata da un grave incendio. La visita è libera dalle 10.00 alle 19.00 e anche l’ingresso è gratuito.

Il Castello di Costigliole d’Asti o Castello di Rorà ricorda i castelli francesi della Loira. Se nel corso del ‘500 divenne un’importante roccaforte militare, quello che vediamo oggi si deve all’opera di ristrutturazione avvenuta nell’Ottocento. Ancora oggi è in parte di proprietà privata e in parte del Comune. Apre dalle 10.30 –alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30. Il biglietto costa  5 euro.

Nell’astigiano, si può anche salire sulla Torre medievale a San Giorgio Scarampi. Nel Medioevo, questo borgo che si erge a 655 metri d’altezza, era un importante avamposto militare. L’accesso è libero dalle 09.00 alle 19.00.

Cuneo

La provincia di Cuneo vanta alcuni dei borghi più belli d’Italia, alcuni noti ormai in tutto il mondo. Tra questi c’è Barolo e domenica si può visitare il Castello Falletti di Barolo che ospita il WIMU Wine Museum. Nato con funzione militare, divenne residenza, e poi fu radicalmente trasformato per ospitare un collegio e infine un museo. Aperto dalle 10.30 alle 19.00, l’ingresso costa 9 euro.

Aperto anche il Castello Reale di Govone, dalle 10.00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18.00. Fa parte del circuito delle Residenze Sabaude piemontesi, che l’UNESCO ha inserito nella lista del patrimonio artistico mondiale. Ingresso: 8 euro.

Famoso è anche il Castello dei Principi d’Acaja a Fossano che, per l’occasione, organizza tour alle ore 11.00, 15.00 e 16.30. Questa storica fortezza costruita tra il 1324 e il 1332 da Filippo I d’Acaja, fu poi trasformata dai Savoia in residenza signorile e oggi ospita la biblioteca civica. Ingresso 5 euro.

Domenica si organizzano ogni ora dalle 10.30 alle 17.30 visite guidate anche al Castello di Roddi, un esempio di architettura fortificata risultato di interventi successivi. Nel Cinquecento, fu proprietà del conte Gaio Francesco della Mirandola, nipote del grande filosofo e umanista Pico. All’interno si conservano decorazioni risalenti al Tre/Quattrocento e le cucine, risalenti al ‘500. Ingresso 6 euro.

Il Castello di Serralunga d’Alba è considerato il simbolo di questo paesaggio e domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei grandi vini. È uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un donjon francese. Il castello è aperto per visite guidate alle 10.30; 11.15; 12.00; 12.45; 14.30; 15.15; 16.00; 16.45; 17.30. Ingresso 6 euro.

Un altro Bene del FAI è il Castello della Manta, una fortezza medievale dal fascino severo, che nella sua Sala Baronale custodisce una stupefacente testimonianza della pittura tardogotica profana, ispirata ai temi dei romanzi cavallereschi. Il castello è aperto con orario 11.00-19.00. Ingresso intero 11 euro, gratuito per gli iscritti al FAI.

Veduta panoramica del Castello della Manta, Cuneo
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Veduta panoramica del Castello della Manta

Tantissimi anche i musei aperti in occasione della giornata dei Castelli Aperti del Piemonte. Ad Alba si visita il Museo Diocesano dalle 14.30 alle 18.30, ingresso 5 euro. A Bra, il Museo Civico di Storia Naturale Craveri e il Museo Civico di Palazzo Traversa, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30 e Ingresso 5 euro per i singoli musei, 10 per tutti i musei civici Bra. A Dronero il Museo Civico Luigi Mallé (15.00 – 19.00, ingresso 5 euro). A Magliano Alfieri il Museo dei soffitti in gesso e il Teatro del Paesaggio, a cui s può aggiungere il Castello degli Alfieri, aperto con orario 10.30-18.30. Ingresso intero 5 euro per un museo, 7 euro per due musei. A Mombasiglio, il Museo del Generale Bonaparte nel Castello di Mombasiglio merita una visita, specie con i bambini, che impazziranno nel vedere migliaia di soldatini e il plastico che ricostruisce la battaglia del Bricchetto del 21 aprile 1796, quella che aprì a Bonaparte le porte della storia. Si visita dalle ore 10.00 alle ore 18.00, ingresso 8 euro.

Merita assolutamente una visita per la sua incredibile storia il Palazzo Salmatoris di Cherasco. Costruito all’inizio del ‘600, più volte abbellito, ingrandito e rimaneggiato, qui fu firmata la pace del 1631, nelle sue sale fu deposta la Sindone, allontanata da Torino nel 1706, e sempre qui Napoleone Bonaparte impose l’armistizio del 1796 ai Piemontesi, le sue sale furono elette più volte ad abitazione dalla corte Sabauda. Le visite sono aperte dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30. Ingresso gratuito.

A Saluzzo si possono visitare più luoghi aperti: la Casa Natale di Silvio Pellico, con visite accompagnate dalle 14:00 alle 19:00, ingresso 3,5 euro; Casa Cavassa (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 6 euro), la Torre Civica e la Pinacoteca Olivero (10.00-13.00 e 14.00-19.00, biglietto 3,5 euro, la Villa Belvedere Radicati (10.00-13.00 e 14.00-19.00, 5 euro) e La Castiglia (10.00-13.00 e 14.00-19.00, ingresso 8 euro).

Diversi luoghi visitabili anche a Savigliano: il Museo Civico A. Olmo e Gipsoteca D. Calandra (10.00-13.00 e 15.00-18.30, 5 euro); Palazzo Muratori Cravetta con visite guidate e prenotazione obbligatoria alle 09.30 e alle 14.00; la Torre Civica alle 10.30 e alle 15.00 (3 euro).

A Priero si possono visitare dalle ore 10.00 alle ore 18.00 sia la Torre Medievale sia il borgo con tour guidati, previa prenotazione (4 euro), mentre a Corneliano d’Alba, solo su prenotazione, si visita la Torre.

Alessandria

La maggior parte dei Castelli Aperti il 23 agosto sono in provincia di Alessandria. Tra questi, il Castello dei Paleologi ad Acqui Terme, che ospita il Civico Museo Archeologico. Edificato nell’XI secolo, fu residenza dei vescovi-conti di Acqui fino alla metà del XIII secolo, per poi divenire roccaforte del borgo e sede dei Governatori della città. Prende il nome dalla dinastia che mantenne per secoli il dominio sul Monferrato. È aperto dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, con visite libere. L’ingresso costa 4 euro.

Il Castello dei Torriani e dei Bandello anche detto Palazzo Pretorio è ciò che rimane dell’antico castello di Castelnuovo Scrivia. Del complesso medievale si conservano una torre merlata alta circa 39 metri e alcuni tratti delle mura dell’antica fortificazione sui quali, intorno al XIV secolo, venne edificato il palazzo.

La Torre del Castello di Trisobbio si può visitare dalle ore 17.30 alle 19.00 con prenotazione obbligatoria. L’ingresso costa 2 euro. Il castello del XIII secolo invece oggi ospita un hotel e un ristorante.

Sempre ad Acqui Terme è aperta Villa Ottolenghi Wedekind, una dimora storica costruita nella prima metà del ‘900 sulle colline dal conte Arturo Ottolenghi e dalla moglie Herta von Wedekind zu Horst, pittrice e scultrice riconosciuta a pieno titolo tra le avanguardie del primo Novecento. Oggi ospita un relais, un ristorante ed è una location per eventi e matrimoni. Le visite guidate vengono fatte su prenotazione alle ore 16.30 (orario soggetto a riconferma). L’ingresso cista 15 euro.

Ad Alfiano Natta è aperta la Tenuta Castello di Razzano che ospita il Museo Artevino. Il museo e le cantine di invecchiamento sono aperti con orario 15.00 – 17.00 e l’ingresso costa 8 euro. Volendo, si può anche soggiornare perché è un resort.

Nella provincia di Alessandria si possono visitare anche i borghi di Ozzano Monferrato, un piccolo gioiello nel cuore del Monferrato Casalese, con le tracce delle antiche mura, una torre di cortina e Casa Bonaria, una rarissima abitazione del XV secolo. Si visita con l’ausilio di audioguide disponibili con QR Code. E il borgo di Rosignano Monferrato dove vengono organizzate visite a offerta libera alle 10.00, 11.30, 15.00, 16.30. Consigliata la prenotazione. Da non perdere sono gli infernot sotterranei che sono Patrimonio UNESCO.

Dell’iniziativa castelli Aperti in Piemonte della provincia di Alessandria fanno parte anche la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno che apre con: orario 10.00-13.00 e 14.00-18.00. L’ingresso costa 5 euro; il Museo d’Arte Sacra di San Francesco Paola Benzo Dapino di Cassine, aperto dalle 16.00 alle 19.00, ingresso 4 euro; e la Fondazione Elisabeth de Rothschild a Palazzo Lignana a Rivalta Bormida che offre visite guidate a 10 euro solo su prenotazione con orario 10.00-19.00.

Novara

Ci sono dei bei castelli anche nella provincia di Novara, benché siano meno conosciuti. Si può infatti visitare il Castello dal Pozzo a Oleggio Castello, che guarda il Lago Maggiore. Dimora dei Marchesi dal Pozzo d’Annone, ha una storia millenaria, iniziata nel 900, quando venne portato alla luce un castrum romano dove pare fosse dislocata la V Legione. Il castrum fu chiamato Q.Legio, da cui sembra derivi il nome Olegio, nominato Oleggio Castello dal 1186 in onore all’edificio visconteo edificato intorno all’anno Mille. Una meraviglia con splendide sale affrescate davvero inaspettata. Le visite sono su prenotazione. Il biglietto costa 15 euro.

Non è un vero e proprio castello Casa Calderara a Vacciago di Ameno, un borgo che si affaccia sulle colline del Lago d’Orta. Si tratta di un palazzo rinascimentale del tardo Cinquecento che ospita la Fondazione Antonio e Carmela Calderara, una casa-museo d’arte contemporanea che custodisce oltre 300 opere tra dipinti e sculture del Novecento. Le visite sono libere è gratuite dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Per le visite guidate è necessario contattare la struttura concordando orario e pagamento.

Sempre nella provincia novarese, apre – solo su prenotazione – il Castello di Vinzaglio, affacciato sul fiume Sesia. Dell’antico forte del XIII secolo rimangono soltanto i resti di tre torri e parte di murature, nei pressi dell’attuale castello rinascimentale. Nel corso del XIX secolo l’edificio divenne infatti di proprietà della famiglia Sella che lo restaurò e modificò secondo i canoni e la funzionalità di una residenza aristocratica di campagna.

Biella

Diversi i luoghi aperti anche in provincia di Biella. Partendo da Palazzo Gromo Losa, proprio a Biella, dove, da sabato 22 agosto, prende il via la rassegna “Fatti ad Arte” con la mostra “Tutto rose e fiori” di Elham M. Aghili (fino al 18 ottobre 2026), dalle ore 10.00 alle 19.00 (7 euro). E Palazzo La Marmora, un palazzo storico del XVI secolo che appartiene alla stessa famiglia da secoli e che oggi organizza eventi e matrimoni, che si può visitare liberamente dalle 16.00 alle 20.00. Ingresso 10 euro.

Tra le visite da non perder nella provincia di Biella c’è quella di Ricetto di Candelo, un complesso architettonico di epoca medievale composto da circa 200 edifici che occupano un’area di circa 13.000 mq, attraversato da strade. La prima citazione conosciuta di Candelo risale all’anno 988. L’accesso è libero, ma la Pro Loco organizza anche visite guidate. Se non siete mai stati, merita davvero.

E, infine, a Magnano è aperta al pubblico la Collezione Enrico a Villa Flecchia, un Bene del FAI, che organizza visite guidate dalle 14.30 alle 18.30. Ospita 60 dipinti realizzati fra Otto e Novecento, in raffinato dialogo con il paesaggio e l’incanto della montagna che si scorgono dalle finestre. Ingresso, 8 euro, iscritti al FAI 4 euro.

Finché notte non ci separi, dove è stato girato il film con Pilar Fogliati e Filippo Scicchitano

19 août 2026 à 19:00

Se avete voglia di una commedia romantica che si svolge sullo sfondo della magnifica Città Eterna, allora è il caso di guardare il film Finché notte non ci separi, disponibile su RaiPlay.

La commedia romantica del 2024 è diretta da Riccardo Antonaroli e ha come protagonisti Pilar Fogliati e Filippo Scicchitano, nei panni di due giovani sposi alle prese con una prima notte di nozze decisamente diversa da quella immaginata. Il film è ambientato interamente nella Capitale e trasforma la Roma notturna nella vera protagonista della storia.

Di cosa parla

La storia comincia poche ore dopo il matrimonio di Eleonora, interpretata da Pilar Fogliati, e Valerio, interpretato invece da Filippo Scicchitano. Dopo i festeggiamenti, i due sposi novelli raggiungono la loro lussuosa love suite per trascorrere finalmente la prima notte insieme. Il momento romantico, però, dura pochissimo. Eleonora trova infatti nella tasca della giacca del marito una busta contenente un anello appartenuto alla sua ex fidanzata, insieme a un assegno-regalo. Un dettaglio apparentemente innocuo diventa così il detonatore di una serie di dubbi, gelosie e domande sul passato di Valerio.Finché notte non ci separi, il film

Quella che avrebbe dovuto essere una tranquilla luna di miele si trasforma quindi in una notte rocambolesca per Roma. I due escono dall’hotel e iniziano una sorta di viaggio alla ricerca della verità, incontrando ex fidanzati, familiari e personaggi improbabili.

Dove è stato girato

Le riprese di Finché notte non ci separi si sono svolte a Roma nell’estate del 2023, nell’arco di circa sei settimane, con lavorazioni prevalentemente notturne.

St. Regis Rome

Una delle location più importanti è il St. Regis Rome, lo storico hotel di lusso situato in Via Vittorio Emanuele Orlando, nel cuore di Roma. È proprio qui che sono state realizzate alcune delle scene ambientate nell’hotel dove Eleonora e Valerio trascorrono l’inizio della loro prima notte di nozze. Nel film l’hotel viene presentato come una delle strutture più lussuose della Capitale e la sua elegante atmosfera contrasta volutamente con il caos che sta per travolgere i due neosposi.

Finché notte non ci separi, St. Regis, Roma
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Il lussuoso hotel romano

Testaccio e i Cavalli di Testaccio

La notte di Eleonora e Valerio prosegue poi tra le strade di Testaccio, uno dei quartieri più caratteristici di Roma. Tra i luoghi legati alle riprese ci sono i Cavalli di Testaccio, la celebre area situata nei pressi dell’ex Mattatoio, citata direttamente nel reportage realizzato sul set.

Il Ghetto ebraico

Un’altra zona centrale nella geografia del film è il Ghetto ebraico di Roma. La presenza di questo quartiere è particolarmente significativa anche per la storia dei protagonisti: Valerio appartiene infatti alla comunità ebraica romana. La pellicola utilizza quindi il Ghetto non soltanto come sfondo della loro notte romana, ma anche come elemento coerente con l’identità dei personaggi.

Finché notte non ci separi, centro storico Roma
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I due protagonisti nel centro storico romano

Il centro storico di Roma

A completare il percorso ci sono diverse zone del centro storico di Roma. Non tutte le singole vie utilizzate per le riprese sono state rese pubbliche nelle fonti di produzione, ma il centro storico è indicato tra le principali aree interessate dalla lavorazione, come sicuramente i Fori Romani.

Fori Imperiali, Finché notte non ci separi
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Una scena sullo sfondo dei Fori Imperiali

Il risultato è una Roma osservata soprattutto dopo il tramonto: vicoli, strade, quartieri e scorci che diventano parte integrante del viaggio dei due protagonisti.

Il castello più alto d’Europa è lo Château de Brissac, il “Gigante della Loira”

19 août 2026 à 15:30

Ci troviamo in Francia, ma non nella parte caotica e mondana nel Paese, bensì nel suo volto meno conosciuto e appariscente, precisamente nella cornice della Valle della Loira. Qui, tra vigneti, borghi storici e alcuni dei più celebri castelli, si trova una dimora che sorprende già per le sue dimensioni. È il Château de Brissac, conosciuto come il “Gigante della Loira”: con i suoi sette piani e 204 stanze è considerato infatti il castello più alto di Francia e uno dei più imponenti dell’intera regione.

La sua particolarità, però, non è soltanto l’altezza. Brissac è una residenza ancora legata alla famiglia che la acquistò oltre cinque secoli fa e conserva al suo interno un sorprendente intreccio di storia, arredi preziosi, opere d’arte e ambienti scenografici. Tra questi, infatti, spicca addirittura un teatro Belle Époque da circa 200 posti, nato dalla passione per l’opera della marchesa Jeanne Say de Brissac.

La storia del Château de Brissac e cosa vedere

Le origini di Brissac sono molto più antiche dell’elegante dimora che si può ammirare oggi. La posizione, strategica e protetta dal corso dell’Aubance, fu scelta già nel X secolo dal conte d’Angiò Foulques Nerra per costruire una fortificazione. Nei secoli successivi il castello fu protagonista di guerre e passaggi di proprietà, fino all’arrivo della famiglia Brézé. Di questa fase medievale rimangono soprattutto le due torri asimmetriche della facciata orientale, elementi che ancora oggi contribuiscono all’aspetto imponente e quasi fiabesco dell’edificio.

Durante la visita si possono scoprire gli ambienti storici della residenza, tra cui il grande salone, dove sono conservati ritratti e ricordi della famiglia, e la sala da pranzo, ancora apparecchiata come se dovesse accogliere gli ospiti del duca. Il percorso conduce poi attraverso camere storiche e gallerie di dipinti fino al sorprendente teatro Belle Époque, realizzato alla fine dell’Ottocento. La visita termina nelle cantine, dove i vini della proprietà, tra cui Anjou Villages Brissac e Rosé d’Anjou, maturano sotto le volte in pietra. Il percorso può quindi concludersi con una degustazione e una visita alla boutique del castello.

Anche il parco paesaggistico merita una visita. Nel corso dei secoli l’area è stata trasformata da un’antica zona paludosa ai piedi della fortificazione in un elegante giardino attraversato da viali e alberi secolari. Dal parco si possono osservare le facciate del castello da diverse prospettive, in particolare dalla collina del Mausoleo e dagli specchi d’acqua.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Château de Brissac si trova a Brissac-Loire-Aubance, nel dipartimento del Maine-et-Loire, nella regione dei Paesi della Loira, non lontano da Angers. La posizione è particolarmente comoda per inserirlo in un itinerario dedicato ai castelli della Loira. Da Angers si raggiunge in circa 20 minuti in auto, dirigendosi verso sud e attraversando la Loira e i suoi numerosi bracci.

Per chi arriva in auto, la soluzione più pratica è quindi partire da Angers, facilmente collegata alle principali città francesi. Il castello può diventare anche una tappa di un itinerario più ampio alla scoperta dell’Anjou e dei suoi vigneti. Il castello e il parco sono aperti tutti i giorni dalle 10 alle 18 con orario continuato. L’ultimo ingresso al castello è consentito un’ora prima della chiusura. È quindi consigliabile arrivare con sufficiente anticipo per avere il tempo di visitare sia gli interni, che il parco.

Dove andare in Europa a settembre, 8 città da visitare senza spendere una fortuna

19 août 2026 à 14:30

Se non avete avuto l’occasione di partire in piena estate oppure avete volontariamente scelto di evitare i viaggi in alta stagione, tra prezzi alle stelle e folla un po’ ovunque, sappiate che settembre è uno dei mesi migliori per organizzare una vacanza in Europa. Anzi, a settembre potete concedervi un weekend europeo o anche dei giorni di vacanza in più senza spendere quanto ad agosto, godendo addirittura di un clima più piacevole e fresco, ideale anche per la città.

Ma non solo: a settembre, a invogliare la partenza, si aggiunge il fatto che anche voli e alloggi possono scendere notevolmente di prezzo rispetto ai periodi di alta stagione. A questo si accompagna un calendario ricco di festival, eventi culturali, appuntamenti gastronomici e manifestazioni locali che permettono di vivere le destinazioni in un momento particolarmente interessante dell’anno.

Il Times svela l’alternativa a Milano: è la “Leonessa”, una città tutta da scoprire

18 août 2026 à 12:01

A soli 40 minuti di treno da Milano si trova una città che custodisce un patrimonio storico sorprendente, ma che continua a rimanere lontana dai grandi flussi turistici. È Brescia, “La Leonessa” d’Italia (all’interno del castello della città si può visitare il Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia), protagonista di un recente racconto del The Times che la indica come una splendida alternativa alla seconda città più grande d’Italia. Un luogo dove archeologia, arte, tradizioni e vita quotidiana si incontrano in un centro storico ricco di piazze, chiese e musei.

Brescia, tra archeologia romana, chiese e piazze

Per molto tempo Brescia è stata associata soprattutto alla sua anima industriale. In realtà, come sottolinea Cinzia Pasini, fondatrice dell’agenzia di guide turistiche locali Arte Con Noi, la città conserva un patrimonio storico di grande valore. Il Castello arroccato sul colle Cidneo ne è un esempio.
Nel 2023 Brescia è stata Capitale Italiana della Cultura e oggi rappresenta una meta ideale per un city break alla scoperta di un’Italia meno conosciuta.

Il cuore della città è Piazza della Loggia, dominata dal celebre orologio astronomico del XVI secolo, con le figure meccaniche in rame conosciute come “i pazzi delle ore”. Poco distante si apre Piazza Paolo VI, dove sorgono le due cattedrali cittadine (Duomo Nuovo e Duomo Vecchio). Brescia sorprende anche per il numero delle sue chiese: sono almeno 60 quelle comprese entro le antiche mura.

Tra le numerose chiese del centro storico, San Faustino è un ottimo punto di partenza. Dedicata a uno dei santi patroni della città, conserva gli affreschi dell’altare di Tiepolo e un’elegante facciata in marmo Botticino realizzata dallo scultore Giuseppe Cantone. Merita una visita anche Santa Maria del Carmine, dove si possono ammirare l’Annunciazione di Pieter de Witte e una suggestiva Lamentazione per Cristo morto, composta da figure in terracotta a grandezza naturale. Un dettaglio curioso si trova nel pavimento: un disco di legno segnala la presenza dell’“Antico Fiume” e, sollevando una corda, è possibile ascoltare il rumore delle acque del fiume Bova che scorrono proprio sotto la chiesa.

Tra le tappe più importanti c’è Brixia, il sito archeologico romano meglio conservato del Nord Italia e patrimonio UNESCO, dove si trova il Capitolium e la celebre Vittoria Alata, statua bronzea del I secolo. Scoperta nel 1826 e sottoposta a un importante intervento di restauro terminato nel 2020, è oggi nuovamente esposta nella sua sede originaria. Quest’anno ricorre il 200° anniversario della sua scoperta.

Da non perdere anche il Museo di Santa Giulia, ospitato nell’antico monastero benedettino femminile costruito nel 753 d.C. dal re longobardo Desiderio. I suoi oltre 14.000 metri quadrati raccontano la storia della città attraverso edifici romani, la Basilica di San Salvatore e l’Oratorio di Santa Maria in Solario del XII secolo, dove veniva custodito il tesoro del monastero.

La città di Bescia è stata elogiata dal The Times
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Il Dom all’alba, Brescia

Una città da vivere

Brescia non è soltanto una destinazione culturale. Il quartiere Carmine, un tempo considerato problematico, oggi è in piena rinascita grazie alle botteghe e ai laboratori artigiani e al progetto Make in Brescia, che permette di partecipare a vari laboratori e conoscere da vicino il lavoro di ceramisti e restauratori.

Il sabato mattina il mercato che si sviluppa intorno a Piazza della Loggia restituisce invece un’immagine autentica della città, tra formaggi, salumi, frutta, verdura, pasta e prodotti della tradizione. A tavola si possono assaggiare specialità bresciane legate al territorio, mentre per l’aperitivo c’è il pirlo, preparato con vino bianco e Campari.

Tra monumenti, musei, botteghe e sapori locali, Brescia conserva così un carattere autentico e sorprendentemente discreto: proprio quella combinazione che il The Times considera la sua forza e che la rende una delle alternative più interessanti a Milano.

Brescia valida alternativa a Milano secondo il The Times
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Piazza della Loggia, Brescia

Sagre ed eventi di settembre nel Veneto, gli appuntamenti da non perdere

17 août 2026 à 09:05

Quando le prime foglie iniziano a ingiallire e nelle piazze tornano i profumi di cucine all’aperto, l’autunno si annuncia con riti collettivi fatti di tavolate, brindisi e piccoli grandi pellegrinaggi verso le sagre di paese. È il momento in cui i prodotti dei campi e delle malghe diventano protagonisti, tra mercatini, stand gastronomici e feste patronali che uniscono generazioni diverse. In questo scenario, il Veneto si accende di luci e di sapori, trasformando borghi, colline e città d’arte in un fitto calendario di occasioni per ritrovarsi. Ogni fine settimana diventa così un invito a scoprire territori e tradizioni attraverso ciò che si mette nel piatto e nel bicchiere.

Nel calendario di settembre 2026 in Veneto, le proposte spaziano dalle atmosfere d’alta quota di Made in Malga ad Asiago, dove i formaggi di montagna sono al centro della scena, alle acque della laguna con la spettacolare Regata Storica a Venezia. Tra le strade e le piazze dei paesi, la tradizione incontra la creatività con appuntamenti come The Queen of Taste – Sapori in Corso a Cortina d’Ampezzo e la suggestiva kermesse sul lungolago Ciottolando con Gusto a Malcesine, solo alcuni dei tanti eventi che rendono speciale questo mese per chi ama viaggiare seguendo il filo del gusto.

Gli eventi di settembre in Veneto per chi ama sagre e buon cibo

  • Sagra Godigese – Castello di Godego (TV), dal 28 agosto al 8 settembre 2026.
    Sagra godigese con folklore, musica, serate danzanti, teatro, spettacoli per bambini e un ampio stand gastronomico.
  • Fiera dei Mussi e dell’Artigianato a Trebaseleghe – Trebaseleghe (PD), dal 28 agosto al 8 settembre 2026.
    Edizione della tradizionale Fiera dei Mussi e dell’Artigianato a Trebaseleghe, grande appuntamento fieristico nazionale con funzione di incontro e scambio commerciale, culturale e artistico.
  • Festa dea sardea – Salzano (VE), dal 30 agosto al 1 settembre 2026.
    Festa gastronomica a Salzano dedicata alla sardea, proposta in varie ricette della tradizione veneziana insieme ad altre specialità di mare, presso la tensostruttura vicino allo stadio comunale.
  • Palio del vecchio mercato di Montebelluna – Montebelluna (TV), dal 2 al 7 settembre 2026.
    Palio cittadino in cui le contrade di Montebelluna si sfidano spingendo pesanti carretti lungo una salita che rievoca l’antico tragitto dei mercanti verso il Colle del Vecchio Mercato.
  • Made in Malga – Asiago (VI), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Made in Malga trasforma Asiago in vetrina nazionale dei formaggi di montagna, con laboratori, degustazioni, masterclass, mostra mercato, proiezioni, escursioni in malga ed eventi dedicati a produttori e appassionati.
  • Mountain Beer Festival – Asiago (VI), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Nei giardini di Piazza Carli si svolge il Mountain Beer Festival, rassegna dedicata alle migliori birre artigianali di montagna, in contemporanea con Made in Malga.
  • Festa della Bufala – Istrana (TV), dal 4 al 8 settembre 2026.
    Sagra paesana dedicata alla bufala, con menù a base di carne e mozzarella provenienti da un’azienda agricola locale.
  • Partita di Scacchi a personaggi viventi – Marostica (VI), dal 4 al 5 settembre 2026.
    Marostica rievoca la celebre partita a scacchi con personaggi viventi, in una grande messa in scena storica con costumi fastosi, cortei, parate e spettacoli in Piazza degli Scacchi.
  • Fiera del Miele Nuovo a Molina di Fumane – Fumane (VR), il 6 settembre 2026.
    La Fiera del Miele Nuovo offre un convegno apistico, banchi espositivi con prodotti dell’alveare biologici e naturali, artigianato locale e momenti di folklore.
  • Magnalonga Settembrina – Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR), il 6 settembre 2026.
    A Negrar in Valpolicella si tiene una passeggiata enogastronomica tra strade, vigneti e cantine, con degustazione di prodotti tipici del territorio.
  • Regata Storica a Venezia – Venezia (VE), il 6 settembre 2026.
    La Regata Storica di Venezia si apre con un suggestivo corteo di imbarcazioni storiche, seguito da appassionanti gare remiere che rievocano l’accoglienza riservata nel 1489 a Caterina Cornaro.
  • Antica Fiera del Soco – Grisignano di Zocco (VI), dal 11 al 16 settembre 2026.
    L’Antica Fiera del Soco trasforma il paese in un grande polo dell’artigianato veneto, con fiera dei cavalli, antichi mestieri, specialità enogastronomiche, spettacoli, musica e attività per bambini.
  • Palio dei Mezzadri – Ponzano Veneto (TV), dal 11 al 12 settembre 2026.
    Il Palio dei Mezzadri propone sfilata storica e gare ispirate ai lavori agricoli di fine Ottocento, con prove come tiro alla fune, giochi tradizionali e traino di un carro agricolo lungo l’Antico Giro della Marchesa.
  • Festa dea Poenta a Castelminio – Resana (TV), dal 11 al 27 settembre 2026.
    La Festa dea Poenta celebra le tradizioni contadine venete con il Palio dedicato alla preparazione della polenta, degustazioni di piatti tipici, intrattenimenti musicali, teatrali e altre iniziative.
  • The Queen of Taste – Sapori in Corso – Cortina d’Ampezzo (BL), dal 12 al 13 settembre 2026.
    The Queen of Taste è il festival gastronomico di Cortina d’Ampezzo dedicato alla cucina ampezzana, reinterpretata in chiave gourmet grazie alla partecipazione di chef locali e ospiti.
  • Fiera del Riso a Isola della Scala – Isola della Scala (VR), dal 17 settembre al 13 ottobre 2026.
    La Fiera del Riso di Isola della Scala è una storica manifestazione dedicata al riso e al risotto, con piatti preparati secondo ricette tradizionali dalla lunga storia.
  • Festa dei Sapori e delle Tradizioni – Terrassa Padovana (PD), dal 17 al 20 settembre 2026.
    La Festa dei Sapori e delle Tradizioni propone uno stand gastronomico con specialità tipiche locali come musso in tocio, tastasae, trippe, polenta e renga, baccalà alla vicentina e altre proposte.
  • Festa del Riso – Grumolo delle Abbadesse (VI), dal 18 al 22 settembre 2026.
    La Festa del Riso è dedicata alla degustazione del “risoto dea badessa”, ricetta segreta tramandata da anni, con serate di ballo liscio, musica per i giovani e spettacolo per bambini.
  • Sagra del fagiolo di Lamon – Lamon (BL), dal 18 al 20 settembre 2026.
    La Sagra del fagiolo di Lamon unisce gastronomia, cultura, artigianato, mostre e musica, con mostra mercato del rinomato fagiolo locale e numerosi stand che propongono menù a base di fagioli e piatti tipici.
  • Wanderlust 108: l’edizione 2026 della Mindful Triathlon – Venezia (VE), il 19 settembre 2026.
    Mindful Triathlon che riunisce una community dedicata a sport e benessere, con in programma una sessione di yoga accompagnata da DJ e una meditazione guidata.
  • Ciottolando con Gusto – Malcesine (VR), dal 26 al 27 settembre 2026.
    Ciottolando con Gusto trasforma Malcesine in un percorso enogastronomico a tappe, con degustazione di piatti tipici reinterpretati dagli chef locali, musica e un’atmosfera suggestiva di fine estate.
  • La Grande Festa del Vino – Santa Maria di Sala (VE), dal 26 al 27 settembre 2026.
    La Grande Festa del Vino porta a Villa Farsetti migliaia di bottiglie da tutta Italia e da numerosi paesi del mondo, con aree dedicate ai vini tradizionali, biologici e naturali e a una selezione di specialità gastronomiche.

Settembre in Emilia-Romagna: le migliori sagre, feste ed eventi

17 août 2026 à 09:03

Nelle piazze accese di luci, tra borghi storici e campagne che sfiorano il mare, l’aria si fa più fresca e profuma di vendemmia e camini che tornano a fumare. È il tempo delle sagre di paese, delle feste patronali e dei mercati all’aperto dove scoprire prodotti tipici di stagione, tra calici di vino e specialità del territorio. Tra i banchi colorati si incontrano sapori diversi, dalla frutta appena raccolta alle eccellenze artigianali, in un’atmosfera conviviale che invita a rallentare il passo. In Emilia-Romagna questo momento dell’anno diventa l’occasione perfetta per un viaggio lento, tra assaggi, passeggiate e scorci suggestivi.

Da queste suggestioni nasce un calendario fitto di appuntamenti, dove storia, gusto e tradizioni si intrecciano tra città d’arte e piccoli centri. Si passa dalle atmosfere medievali de La Giostra del Monaco a Ferrara ai profumi marini di Sapore di Sale 2026 a Cervia, fino alle tavolate imbandite della Sagra del Caplaz 2026 a Poggio Renatico, solo per citare alcuni degli eventi che rendono speciale l’inizio dell’autunno in Emilia-Romagna.

Settembre in Emilia-Romagna, tutti gli eventi da vivere tra gusto e tradizione

  • La Giostra del Monaco – Ferrara (FE), dal 27 agosto al 6 settembre 2026.
    Rievocazione storica nel baluardo della Fortezza di Ferrara con cavalieri, battaglie e spettacoli che ricreano l’atmosfera del Medioevo ferrarese.
  • Il Giardino dei Semplici 2026 – Cervia (RA), il 1 settembre 2026.
    Mostra mercato dedicata a prodotti naturali e biologici, erboristeria, alimenti, piante officinali, prodotti dell’alveare, minerali, fossili, libri specializzati e artigianato ecologico locale.
  • Mercatino biologico Biopomposa – Modena (MO), il 1 settembre 2026.
    Mercatino settimanale di prodotti agricoli biologici certificati, con frutta, verdura, formaggi, latte, vino, conserve, erbe aromatiche, salumi e altri prodotti freschi e trasformati.
  • Biomarché 2026 – Lugo (RA), il 2 settembre 2026.
    Mercatino biologico a Lugo dedicato ai prodotti a chilometro zero di aziende locali, con vini, formaggi, frutta, verdura, pane, miele, tessuti e articoli per la casa e la bioedilizia controllati secondo il metodo biologico.
  • Il mercato contadino di via Repubblica – San Lazzaro di Savena (BO), il 2 settembre 2026.
    Mercato contadino settimanale in via Repubblica, con imprenditori agricoli che offrono ortofrutta, carne, formaggi, pane, farine, vino e altri prodotti locali.
  • Sapore di Sale 2026 – Cervia (RA), dal 3 al 6 settembre 2026.
    La Sagra del Sale di Cervia celebra le tradizioni legate al sale con rievocazioni storiche, trasporto del sale in burchiella, mercati, spettacoli, stand enogastronomici e visite guidate dedicate alla cultura romagnola.
  • Sagra del Caplaz 2026 – Poggio Renatico (FE), dal 3 al 6 settembre 2026.
    Sagra gastronomica dedicata al cappellaccio di Coronella, con menù ricco di piatti tipici preparati con ingredienti selezionati per valorizzare i sapori della tradizione locale.
  • Mercato della Terra a Imola – Imola (BO), il 4 settembre 2026.
    Mercato della Terra di Slow Food a Imola, con prodotti stagionali freschi e trasformati, pensato sia per la spesa sia per degustazioni sul posto.
  • Mostra Mercato Antiquariato e Artigianato città di Ravenna – Ravenna (RA), dal 19 al 20 settembre 2026.
    Mostra mercato mensile di antiquariato e artigianato nel centro storico di Ravenna, con oggetti d’epoca, collezionismo, minerali, fossili, ceramiche, mobili, bigiotteria e manufatti di qualità a cielo aperto.
  • Festa del Cappelletto Ferrarese di Vigarano Pieve – Vigarano Mainarda (FE), dal 24 al 27 settembre 2026.
    Festa del Cappelletto Ferrarese a Vigarano Pieve, con cucina tradizionale e numerose specialità tipiche servite in diversi periodi dell’anno, in un clima di convivialità.
  • A Spass par Zirvia – Cervia (RA), il 27 settembre 2026.
    Mercatino mensile nel centro storico di Cervia dedicato a gastronomia e artigianato, con produttori, artigiani e antiquari, degustazioni di prodotti locali e intrattenimenti per bambini e famiglie.
  • Arte e suggestioni in Rocca – San Secondo Parmense (PR), il 27 settembre 2026.
    Visite spettacolo notturne nella Rocca dei Rossi di San Secondo, che fanno rivivere la storia rinascimentale attraverso scenografie nelle sale affrescate, con possibilità di visite su prenotazione durante l’anno.

C’è un tesoro nascosto nel Castello di Breno in Valle Camonica: la leggenda che fa sognare

14 août 2026 à 15:00

Nel cuore della Valle Camonica, arroccato su una collina che domina il fondovalle, il Castello di Breno custodisce secoli di storia, ma anche racconti, misteri e leggende. Quello che oggi appare come un suggestivo maniero altomedievale è in realtà un complesso molto più articolato, nato dalla sovrapposizione di edifici, torri e fortificazioni costruiti in epoche diverse.

La storia del castello

Le origini del sito sono molto più antiche del castello stesso: gli scavi archeologici hanno restituito tracce di frequentazione umana risalenti alla preistoria, con testimonianze che arrivano fino al VIII sec a.C.

L’attuale complesso fortificato si sviluppò soprattutto tra il XII e il XIII secolo, nel periodo di Federico I Barbarossa, quando sul colle sorsero palazzi e torri. In seguito, durante il dominio della Repubblica di Venezia, il Castello di Breno venne trasformato e potenziato come roccaforte militare. Tra le sue mura passarono personaggi e condottieri legati alle guerre tra guelfi e ghibellini, tra cui il Conte di Carmagnola e Bartolomeo Colleoni.

Nel 1592 la Serenissima – la Repubblica di Venezia – vendette il complesso al Comune di Breno e, con il passare del tempo, la fortificazione perse la propria funzione strategica giungendo a un progressivo abbandono e a un parziale riutilizzo come cava di pietre.

Cosa vedere e fare

La visita permette di leggere la storia direttamente nelle pietre. Si incontrano le mura merlate, l’antica casa-torre signorile e la torre grande, alta circa 20 metri e accessibile ai visitatori in occasione delle aperture previste. Particolarmente interessanti sono i resti della Chiesa di San Michele, di origine longobarda, considerata il più antico monumento portato alla luce a Breno.

Ma sono soprattutto le curiosità a rendere speciale il castello. Una leggenda della Valle Camonica racconta che il cavaliere Leutelmonte, dopo aver combattuto e vinto un duello per conto del signore di Breno, ricevette in premio una chioccia d’oro massiccio con dodici pulcini. Secondo alcune versioni, il tesoro per non essere rubato sarebbe stato nascosto nelle segrete di una torre medievale di Cividate Camuno; secondo altre, invece, sarebbe ancora sepolto in un tunnel segreto scavato nella roccia proprio nel Castello di Breno.

Si racconta inoltre dell’esistenza di antichi passaggi segreti: uno avrebbe collegato la rocca al fiume Oglio, un altro al convento dei Cappuccini. Non mancano poi le storie di assedi e personaggi leggendari, come la regina longobarda Rosmunda, protagonista di uno dei racconti tramandati intorno alla fortezza.

Il Castello di Breno dispone di un bar-ristorante all’interno delle mura ed è oggi anche sede di eventi musicali e manifestazioni di vario genere.

Visitare il Castello di Breno
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Vista sul castello

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Castello di Breno si trova in Vicolo Orti, a Breno, in provincia di Brescia, nel cuore della Valle Camonica in Lombardia. Dal centro del paese si raggiunge con una breve passeggiata in salita.

In automobile si arriva percorrendo la SS42 in direzione Edolo, con uscita a Breno. Per chi viaggia in treno, la località è servita dalla linea Brescia-Iseo-Edolo di Trenord, con fermata a Breno.

Il parco del castello è ad accesso libero tutti i giorni dalle 9 alle 24 mentre la fortezza è aperta tutti i giorni d’estate e solo sabato/domenica nei mesi di aprile, maggio, settembre, ottobre.

Per informazioni su orari, visite guidate e aperture straordinarie,  è consigliabile consultare il sito ufficiale della Pro Loco di Breno.

La mia brillante carriera, le location pittoresche della nuova serie “in stile” Bridgerton di Netflix

13 août 2026 à 18:00

Dal 13 agosto 2026 è disponibile su Netflix una nuova serie romantica in costume che, con le sue atmosfere eleganti e “d’altri tempi”, non deluderà certo i fan di Bridgerton. Scopriamo insieme le location di La mia brillante carriera e come sontuose dimore nobiliari, ampie tenute coltivate a vigneti, eleganti centri storici siano stati adattati sullo schermo perché somigliassero all’Australia di fine Ottocento.

Di cosa parla

Tratta dall’omonimo romanzo di Miles Franklin, La mia brillante carriera è ambientata negli ultimi anni del secolo. Sybylla Melvyn (Philippa Northeast), la protagonista, è una ragazza di origini modeste che sogna una carriera da scrittrice. La famiglia non sembra essere della stessa idea: ha in mente piuttosto un matrimonio di convenienza che salvi tutti dai debiti passati e per questo la manda a vivere dalla ricca nonna materna.

Una volta qui Sybylla continua a opporsi a cliché sul ruolo della donna e aspettative che la vogliono sposata, madre e a guardia del focolare domestico e, soprattutto, a immaginare il romanzo della propria vita. Quando si innamora di Harry nasce un – prevedibile – triangolo amoroso con il facoltoso Frank Hawdon, nel frattempo individuato come miglior pretendente.

Arriva su Netflix una serie in costume tratta dal romanzo di Miles Franklin: "La mia brillante carriera"
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “La mia brillante carriera”

Dov’è stata girata la serie

Per ricreare al meglio le atmosfere dell’Australia coloniale, la nuova serie in costume di Netflix è stata girata nella parte meridionale del paese.

Penola

Tra le location di La mia brillante carriera c’è, per esempio, Penola: una città contadina sulla Limestone Coast dove il tempo sembra essersi fermato e le principali attrazioni sono ancora gli antichi cottage abitate dalle famiglie di coloni. C’è una strada, Petticoat Lane, dichiarata patrimonio nazionale dove, immersi tra altrettanto caratteristici eucalipti rossi e roseti, si possono ammirare quelli più storici della città.

Le location di "La mia brillante carriera" in Australia: Penola
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A Penola, tra cottage e campi, il tempo sembra fermo

Proprio nei pressi di Penola – che in molti hanno individuato prossima potenziale meta di set-jetting, considerato il successo che dovrebbe avere la nuova serie Netflix “in stile” Bridgerton – si trova Yallum Park: la tenuta trasformata sullo schermo nella casa della ricca nonna di Sybylla, Mrs Winifred Bossier.

È una delle ville vittoriane meglio conservate della zona: all’interno persino parati, caminetti, vetrate, porcellane sono ancora quelli originali di fine Ottocento quando fu costruita. All’esterno il sontuoso giardino ospita specie provenienti da tutto il mondo. Si dice che la casa, ora di proprietà privata e visitabile su appuntamento, ospitò tra gli altri ospiti illustri anche re Giorgio V.

Yallum Park, a Penola, si trasforma in un set per la nuova serie in costume Netflix
Ufficio stampa Netflix
Un’immagine dal set di “La mia brillante carriera” a Yallum Park

Barossa Valley

Tra i luoghi dov’è stata girata la serie La mia splendida carriera, soprattutto per le scene di esterni e le vedute panoramiche della natura, c’è chi riconoscerà la Barossa Valley: una delle regioni vitivinicole più grandi al mondo dove passeggiare tra i filari, partecipare a festival tematici o a eventi di degustazione come ne organizzano ormai la maggior parte di cantine locali. Il Shiraz, un vino rosso corposo e speziato, è la vera specialità della zona.

C'è la Barossa Valley tra i luoghi dov'è girata "La mia brillante carriera", nuova serie in costume di Netflix
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L’immensa Barossa Valley

Adelaide

A meno di un’ora di macchina dalla Barossa Valley c’è Adelaide, un’altra delle location di La mia brillante carriera. Nel suo centro storico, tra edifici d’epoca e un’atmosfera rilassata tipica da città australiana, sono state girate le scene con ambientazione più urbana.

Adelaide è una delle location di "La mia brillante carriera"
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Vecchio e nuovo convivono ad Adelaide

Ad Adelaide si trovano, soprattutto, gli Adelaide Studios che hanno fatto da base per la produzione e dove sono stati ricostruiti molti interni della serie.

Gawler, Para Para Mansion

Restando in zona, tra i luoghi dov’è stata girata la serie Netflix tratta dal romanzo di Miles Franklin, è da segnalare Para Para Mansion: una dimora costruita a Gawler  tra gli Anni Cinquanta e gli Anni Sessanta dell’Ottocento per un ricco imprenditore nel campo dell’oro, poi caduto in disgrazia. Salvata dalla demolizione, la tenuta affascina ancora i visitatori con il suo campo di lavanda, il grande salone da ballo e innumerevoli altri dettagli da vecchia aristocrazia. Nella serie fa da sfondo al debutto nell’alta società della poco interessata Sybylla.

La fortezza da fiaba sulle colline piena di segreti imperiali: Castello di Kreuzenstein, vicino Vienna

12 août 2026 à 15:00

Prima ancora di varcare l’ingresso, il Castello di Kreuzenstein colpisce per la sua posizione: domina una collina calcarea nei pressi di Leobendorf, nella Bassa Austria, circa 20-25 chilometri a nord di Vienna, con lo sguardo rivolto verso il Danubio e la pianura circostante. Da lontano appare esattamente secondo l’immaginario più classico del castello medievale, fatto di torri, alte mura, fossato, ponte e un profilo quasi teatrale contro il cielo.

Poi arriva la sorpresa, quella in grado di cambiare completamente il senso della visita: l’aspetto medievale è autentico solo in parte. La fortezza attuale nacque tra il 1874 e il 1906 per volontà del conte Johann Nepomuk Wilczek, aristocratico, collezionista d’arte, esploratore e grande appassionato del Medioevo. Il suo progetto partì dalle rovine della precedente roccaforte e trasformò Kreuzenstein in una sorta di castello ideale, edificato con una quantità impressionante di materiali medievali autentici raccolti in varie regioni europee.

Il risultato è particolare proprio perché sfugge alle definizioni più semplici. Kreuzenstein è insieme monumento storico, ricostruzione ottocentesca, museo privato e dichiarazione d’amore verso il Medioevo. Le pietre antiche sono vere, così pure porte, elementi scolpiti, mobili e manufatti. L’insieme, invece, appartiene alla sensibilità storicista del XIX secolo.

Breve storia e leggende del Castello di Kreuzenstein

Le prime tracce documentarie della fortezza risalgono al 1115, quando il luogo viene citato con il nome di Grizanstein. Le origini risalgono quindi al XII secolo, mentre nel XIII secolo il castello passò nell’orbita degli Asburgo. La sua posizione aveva un valore strategico evidente: dall’altura era possibile controllare ampie porzioni del territorio circostante e le vie di comunicazione verso Vienna.

Una pagina particolarmente drammatica della sua storia riguarda Balthasar Hubmaier, predicatore anabattista arrestato nel 1527. Fu trasferito a Kreuzenstein e interrogato per le sue convinzioni religiose. Il rifiuto di abiurare portò alla sua condanna a morte, al punto che venne poi giustiziato sul rogo a Vienna nel 1528.

Per secoli la roccaforte mantenne una reputazione di grande solidità. La svolta arrivò durante la Guerra dei Trent’anni, il vasto conflitto europeo combattuto tra il 1618 e il 1648. Nel 1645 le truppe svedesi guidate dal feldmaresciallo Lennart Torstensson conquistarono Kreuzenstein senza combattimento. Durante la ritirata, Torstensson ordinò la distruzione della fortezza. Esplosioni in più punti ridussero il complesso a una rovina.

La rinascita iniziò molto più tardi. La famiglia Wilczek entrò in possesso della rovina nel XVIII secolo e Johann Nepomuk Wilczek avviò il grande progetto nel 1874. L’intenzione iniziale era creare una cripta familiare, ma il progetto assunse rapidamente dimensioni assai più ambiziose. Architetti e artigiani lavorarono per circa 30 anni, sotto la direzione iniziale di Carl Gangolf Kayser e, dopo la sua morte nel 1895, di Humbert Walcher von Molthein.

Wilczek raccolse frammenti architettonici medievali provenienti da diverse zone d’Europa e li fece confluire nel nuovo complesso. Per questo Kreuzenstein viene spesso considerato una “fortezza ideale”, termine che rende bene l’idea di un edificio concepito per restituire l’immagine romantica del castello cavalleresco, attraverso autentici materiali antichi assemblati in una nuova architettura. La riapertura ufficiale avvenne nel 1906, dopo tre decenni di lavori.

Cosa vedere e come funziona la visita del Castello di Kreuzenstein

Una rampa fortificata conduce verso il cortile interno, incorniciato dalle mura e dalle torri. Il fossato asciutto, le pietre massicce e il profilo irregolare delle strutture fanno pensare a una roccaforte uscita direttamente dal Medioevo. Il cortile è forse il punto più suggestivo per osservare la natura composita di Kreuzenstein.

Entrando nel Castello di Kreuzenstein in Austria
iStock@dmf87
La visita al Castello di Kreuzenstein

Accanto agli elementi romanici e gotici compaiono particolari provenienti da altri contesti europei, tra legno scolpito, pietra lavorata e strutture recuperate. L’effetto finale è sorprendentemente armonioso, anche grazie all’uso di materiali dai colori simili. La visita degli interni avviene esclusivamente con tour guidato e dura circa 45-60 minuti..

Tra gli ambienti più interessanti c’è la Rüstkammer, ovvero l’armeria. Spade, lance, alabarde, armature e altri oggetti legati alla guerra medievale sono testimoni di una società nella quale il prestigio del cavaliere passava anche attraverso le armi e l’equipaggiamento. La raccolta, infatti, è una delle ragioni principali per visitare Kreuzenstein.

Poi c’è la cappella che custodisce un altare gotico a portelle, mentre la sala dei cavalieri conserva arazzi e arredi in grado di restituire l’atmosfera di una grande residenza aristocratica. Particolarmente interessante è il cosiddetto Brixner Schrank, un mobile storico citato tra i pezzi più significativi degli ambienti interni.

Legno e pietra producono sensazioni molto diverse. Alcune stanze hanno un carattere caldo e raccolto, altre risultano più severe. La cucina del castello offre uno degli scorci più curiosi sulla vita quotidiana. Tra le particolarità della raccolta compare anche un dispositivo attribuito a Leonardo da Vinci, inserito nella ricostruzione dell’ambiente. Il complesso conserva inoltre oggetti insoliti legati alla mentalità e all’immaginario del Medioevo, tra cui un curioso reperto indicato nelle fonti museali quale “corno di unicorno”.

All’esterno si trova anche l’Adlerwarte Kreuzenstein, un centro dedicato ai rapaci con dimostrazioni di falconeria organizzate in determinati periodi. Aquile, falchi e gufi aggiungono un’altra dimensione all’esperienza, perfettamente coerente con l’immaginario della fortezza.

Dove si trova e come arrivare

Kreuzenstein si trova presso Leobendorf, nella Bassa Austria, a circa 20-25 chilometri a nord di Vienna. La collina raggiunge più o meno 260 metri sul livello del mare e domina il paesaggio del Danubio, offrendo una prospettiva ampia sulla pianura e sulle campagne circostanti. In automobile l’accesso è semplice, con parcheggio nelle vicinanze del castello.

Chi preferisce i mezzi pubblici può raggiungere la stazione di Leobendorf-Burg Kreuzenstein partendo da Vienna. Dalla stazione resta però un tratto a piedi in salita di circa 30 minuti. Una parte del percorso segue la strada, mentre un sentiero passa nel bosco e regala un’alternativa più piacevole.

Il castello si visita soltanto con guida e i tour partono a intervalli prestabiliti. Arrivare pochi minuti dopo l’inizio significa attendere il turno successivo.  Kreuzenstein merita soprattutto per il suo paradosso: sembra antico e in parte lo è, ma la sua identità attuale nasce dalla fantasia di un aristocratico dell’800, dalla sua passione per il Medioevo e dalla ricerca quasi ossessiva di frammenti autentici.

Dove è stata girata Tip Toe, la nuova serie Tv tra street art e viali colorati: tutte le location

11 août 2026 à 18:00

Russel T Davies, l’amatissimo showrunner di Doctor Who e It’s a Sin, torna in Tv con una storia di grande attualità incentrata sui diritti queer e i sempre più frequenti tentativi di negarli: la miniserie, disponibile su HBO Max dal 6 agosto 2026, è ambientata in uno dei quartieri simbolo per la comunità LGBTQIAP+ internazionale, tra locali gay iconici e una movida coloratissima. Scopriamo insieme le location di Tip Toe.

Di cosa parla

Leo (Alan Cumming), il proprietario di un bar in Canal Street a Manchester, e l’elettricista Clive (David Morrissey) sono vicini di lunga data. Quello tra i due, che è sempre stato un rapporto di quieta convivenza, si incrina improvvisamente fino a trasformarli in acerrimi nemici.

Il tutto avviene mentre in città scoppiano tensioni sociali, intolleranza, nuove forme di radicalizzazione. Russel T Davies mette in piedi insomma, anche grazie alla regia di Peter Hoar, un thriller suburbano in cui niente può essere dato per scontato.

Arriva su HBO Max la nuova serie di Russel T Davies: "Tip Toe"
IPA Agency
Una scena della miniserie “Tip Toe”

Dov’è stata girata la serie

Quella che fa da sfondo alle vicende della serie è la Manchester reale, con le reali dinamiche che la animano ogni giorno: la nuova serie di Russel T Davies, tranne che per qualche sequenza realizzata in studio, è stata girata infatti tra il centro della città inglese, alcuni suoi quartieri residenziali e i sobborghi della Grande Manchester.

Il Gay Village

Una delle principali location di Tip Toe è Canal Street: è qui infatti che, come accennato, si trova il bar di Leo. Questa via pedonale nel cuore di Manchester è affacciata su Rochdale Canal – da cui il nome – ed è il centro nevralgico del Gay Village: uno dei quartieri più colorati e accoglienti della città che ha avuto da sempre un ruolo importante per il riconoscimento dei diritti LGBTQIAP+.

Canal Street, nel cuore del Gay Village di Manchester, è tra le location di "Tip Toe"
iStock
La coloratissima Canal Street

A ricordare tale ruolo oggi ci pensano il memoriale per Alan Turing – dall’interno dei Sackville Gardens, lo scienziato sembra stare seduto a guardare quanti passi avanti ha fatto la città in termini di diritti civili – e il monumento dedicato ai morti per AIDS (il Beacon of Hope).

Il vero cuore pulsante del quartiere e ciò che lo ha reso una meta imperdibile per la comunità queer internazionale oggi sono, però, i locali gay che ogni sera si animano di musica, danza, arti performative e tanto divertimento. I fan della serie a cui venisse in mente di cercare lo Spit & Polish – così si chiama il bar di proprietà del protagonista di Tip Toe – hanno un indirizzo da salvarsi: quello di The Church, prima noto come Churchills, tra i più storici club della zona, apprezzato soprattutto per gli spettacoli delle drag queen.

Northern Quarter e le zone residenziali

Non mancano scene ambientate in zone più residenziali della città come Saxon Street. Tra i luoghi dov’è stata girata la serie Tip Toe c’è chi riconoscerà soprattutto il Northern Quarter con i suoi murale e la sua street art. In questo quartiere, molto amato da turisti e locali, la famosa anima industriale di Manchester lascia il passo a una più artistica e bohémien. Da non perdere sono un giro tra i tanti negozi di vinile e le boutique vintage e, perché non, una sosta per mangiare all’interno di un ex mattatoio di età vittoriana (il Mackie Mayor).

Tra i luoghi dov'è stata girata la nuova serie di Russel T Davies c'è il Northen Quarter di Manchester
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L’iconica street art del Northern Quarter

Salford

Altra location di Tip Toe chiave è Salford: è qui che Leo e Clive vivono porta a porta. Le vedute esterne di larghi viali alberati e abitazioni per perfetto stile inglese sono state scelte a rappresentare uno dei sobborghi più abitati della Grande Manchester, oggi oggetto di un’importante riqualificazione come dimostra il gran numero di ponti, palazzi ed edifici moderni sorti negli ultimi anni per accogliere facility delle più diverse. Incluse quelle cinematografiche: è qui che si trova la MediaCity, una delle basi operative più importanti per le produzioni televisive e cinematografiche del Regno Unito.

C'è anche Salford, sobborgo della Grande Manchester, tra le location di "Tip Toe"
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Il sobborgo vivace di Salford

Nel Nord Italia c’è la roccaforte dei sogni di Oswald von Wolkenstein: il magnifico Castel Trostburg

11 août 2026 à 16:00

Stagliato sullo sperone roccioso che domina Ponte Gardena, nella bassa Valle Isarco, Castel Trostburg ha offerto per secoli un controllo privilegiato sull’asse di transito attraverso la valle, lungo una delle vie alpine che collegavano il mondo germanico all’Italia. Trostburg è conosciuto anche con il nome italiano di Castel Forte, e appartiene alla categoria delle residenze fortificate, edifici nati con una precisa funzione difensiva e trasformati nel tempo in dimore sempre più raffinate.

Le sue murature, infatti, raccontano il Medioevo con archi romanici, fortificazioni e passaggi stretti. Gli ambienti signorili aggiungono invece legno lavorato, stucchi, affreschi e decorazioni rinascimentali. La valle si apre sotto le mura, mentre il rilievo roccioso dona protezione naturale. Salendo da Ponte Gardena, il castello appare progressivamente più vicino e la sensazione è quella di entrare in un posto separato dal paese sottostante, pur trovandosi a pochi minuti dal fondovalle.

Trostburg possiede poi una particolarità difficilmente replicabile: il castello stesso è diventato il contenitore di una sorta di atlante tridimensionale dell’architettura fortificata altoatesina. Al suo interno il Museo dei Castelli dell’Alto Adige conserva infatti 86 plastici in scala che riproducono altrettanti manieri della regione.

Breve storia di Castel Trostburg

La prima attestazione documentaria risale al 1173, quando il complesso apparteneva a Cunrad de Trosperch, discendente della nobiltà di Castelrotto. A quel tempo la funzione principale era legata al controllo del territorio e delle vie di transito. Il castello avrebbe assunto progressivamente una fisionomia più articolata, fino alla costruzione del mastio intorno al 1230, nucleo fortificato ancora riconoscibile nel complesso attuale.

Intorno al 1290 la proprietà passò dai signori di Velturno ai Conti del Tirolo. Successivamente entrò nell’orbita dei signori di Villandro e dei Wolkenstein, e quello fu l’inizio di una lunghissima stagione aristocratica: per circa 600 anni Trostburg rimase legato alla famiglia Wolkenstein, una delle casate più importanti del Tirolo.

Fra i suoi abitanti più celebri c’è Oswald von Wolkenstein, poeta, compositore, trovatore e viaggiatore del tardo Medioevo, nato nel 1377 e morto nel 1445. Dietro le mura, quindi, non viveva soltanto una famiglia nobile impegnata nell’amministrazione dei propri territori, ma anche un personaggio dalla vita avventurosa, autore di una produzione poetica e musicale legata alla cultura cortese dell’epoca.

La grande trasformazione architettonica arrivò tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVII. Il complesso venne ampliato con nuovi spazi residenziali e rappresentativi, mentre nel ‘600 Engelhard Dietrich von Wolkenstein promosse una ristrutturazione in stile rinascimentale. Ancora nel XVIII secolo furono realizzati interventi destinati alla vita domestica.

Oggi il mastio e le strutture difensive ricordano la fase medievale, il palazzo romanico testimonia l’antichità del complesso, le sale tardogotiche restituiscono il gusto residenziale fra XV e XVI secolo e la grande sala rinascimentale racconta invece l’ambizione dei Wolkenstein in età moderna.

Il destino del castello rischiò però di essere molto meno nobile, poiché dopo secoli di splendore arrivò una fase di degrado. Nel 1967 venne costituita una società con l’obiettivo di acquistare Trostburg e sottrarlo alla rovina. L’Istituto dei Castelli dell’Alto Adige portò avanti importanti interventi di consolidamento e restauro fino al 1977, recuperando anche dipinti murali con momenti di caccia e una scena di cucina risalenti all’incirca al 1514. Dal 1977 il castello è aperto al pubblico.

La visita al Castel Trostburg

La visita interna avviene esclusivamente con guida e permette di leggere il maniero attraverso epoche molto diverse. Il percorso dura circa 40-50 minuti, mentre per la mostra permanente del museo occorrono più o meno 15 minuti. Gli spazi esterni sono accessibili liberamente.

Dentro Castel Trostburg, Alto-Adige
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Tra le mura di Castel Trostburg

Una delle sale più affascinanti è la stube gotica, conservata da oltre 600 anni. Il termine stube indica il tradizionale ambiente abitativo altoatesino rivestito in legno, pensato per offrire calore e comfort durante i lunghi mesi freddi. A Trostburg questa stanza conserva ricchi intagli e una caratteristica volta trilobata, riconducibile all’epoca di Friedrich von Wolkenstein, padre di Oswald.

Cosa vedere durante la visita:

  • Il mastio medievale: costruito intorno al 1230, costituisce uno dei nuclei più antichi della struttura. La sua presenza chiarisce subito la funzione originaria di Trostburg, legata alla difesa e al controllo del territorio.
  • Gli archi romanici: porte e finestre conservano forme appartenenti alla fase più antica del complesso. Sono dettagli preziosi perché permettono di distinguere la costruzione medievale dalle aggiunte successive.
  • La stube gotica: legno scolpito, volta trilobata e atmosfera raccolta rendono questo ambiente uno dei punti più interessanti del percorso.
  • La cappella di Sant’Antonio Abate: gli affreschi e le decorazioni trasformano uno spazio destinato alla devozione privata in uno degli ambienti più suggestivi del maniero.
  • La loggia con gli stemmi affrescati: qui le insegne nobiliari ricordano il peso politico e sociale della famiglia Wolkenstein.
  • La Nuova Sala dei Cavalieri: terminata intorno al 1618, rappresenta il volto più sontuoso del castello.
  • Il ricetto e le strutture difensive: l’area esterna comprende il fossato, la Porta San Michele, una torre, la caserma, la cappella, una stalla con volta e un antico torchio per il vino. Più in alto compare la cosiddetta Torre Romana, conosciuta anche come Torre del Gesso.
  • Il Museo dei Castelli dell’Alto Adige: la mostra permanente Castelli – Edifici della storia occupa 3 ambienti e presenta 86 modelli in scala. Le riproduzioni permettono di confrontare fortificazioni, residenze e strutture difensive distribuite nel territorio altoatesino. Una sezione racconta anche Ludwig Mitterdorfer, autore dei plastici, e Josef Weingartner, studioso della storia castellana.

La sensazione più bella arriva forse alla fine, quando ci si rende conto che Trostburg è molto più di un castello da fotografare: è una specie di libro costruito nella pietra, nel legno e negli affreschi.

Dove si trova e come arrivare

Castel Trostburg si trova sopra Ponte Gardena, località della Valle Isarco situata all’ingresso della Val Gardena. La posizione è particolarmente interessante anche dal punto di vista geografico. Il paese dista circa 23 km da Bolzano e quasi 6 km da Chiusa, lungo l’asse della strada del Brennero.

Il castello si raggiunge da Ponte Gardena a piedi. Il percorso più breve parte da Piazza Oswald von Wolkenstein e segue Via Trostburg. Dopo un primo tratto asfaltato, il tracciato diventa un‘antica strada medievale lastricata, riconoscibile anche grazie agli antichi solchi lasciati dai carri.

Chi preferisce una pendenza più dolce può scegliere Via Burgfrieden, con partenza nei pressi del cimitero di Ponte Gardena. Il tragitto è più lungo e richiede circa 30 minuti, ma risulta più agevole. In automobile si può raggiungere un parcheggio situato a breve distanza dal castello e proseguire per quasi 5 minuti a piedi. Ponte Gardena dispone inoltre di stazione ferroviaria, fermate degli autobus e parcheggi nei pressi della chiesa parrocchiale.

Le 20 migliori città al mondo in cui vivere sotto i 30 anni: nella classifica 2026 c’è un’italiana

9 août 2026 à 07:30

Esistono città migliori di altre in cui i giovani possano vivere bene? A provare a dare una risposta è la nuova classifica di Time Out, realizzata in collaborazione con Intrepid Travel, che ha raccolto le opinioni di migliaia di under 30 in tutto il mondo. A differenza delle tradizionali classifiche sulla vivibilità, questa ricerca si concentra sulle esigenze della Generazione Z, dalla possibilità di muoversi facilmente alla vita sociale, dalla cultura alla natura, fino all’accessibilità economica e alla felicità quotidiana.

La classifica 2026 prende in considerazione la città con il punteggio più alto in ciascun Paese e restituisce così una fotografia delle destinazioni urbane più apprezzate dai giovani, offrendo ottimi spunti per tutti coloro che vorrebbero provare un’esperienza di vita all’estero. Al primo posto c’è una metropoli asiatica, ma anche l’Italia entra nella top 20 con una delle sue città più vivaci.

Moritzburg, il castello barocco che nasconde l’unico faro della Sassonia

Par : elenausai10
7 août 2026 à 15:00

Nessun angolo della Germania sarebbe completo senza il proprio castello, e la regione della Sassonia non fa eccezione. Uno dei più belli è sicuramente il castello di Moritzburg, situato vicino a Dresda, il cui centro storico è uno scrigno prezioso di architetture storiche.

Circondato dalle acque di un grande stagno artificiale e immerso nel verde di un parco secolare, questo castello barocco sembra uscito da una fiaba: non a caso, è stato una delle location del film Tre nocciole per Cenerentola e, ogni inverno, le sue sale si vestono a festa richiamando proprio quell’atmosfera, per la gioia di chi visita la Sassonia nel periodo natalizio. Sulla scalinata esterna è presente una scarpetta di bronzo che ricorda proprio quella persa da Cenerentola nel film.

La storia del castello di Moritzburg

Le origini di Moritzburg risalgono al 1542, quando il duca Maurizio di Sassonia fece costruire un padiglione di caccia in stile rinascimentale su una collina granitica, nel cuore della foresta di Friedewald. Nel 1661 venne edificata la cappella, consacrata secondo il rito cattolico in occasione dell’incoronazione di Augusto il Forte a re di Polonia e tuttora sede di funzioni religiose.

È proprio Augusto il Forte a dare a Moritzburg l’aspetto che conosciamo: dal 1723 avvia una trasformazione radicale, affidando all’architetto Matthaeus Daniel Poeppelmann il compito di convertire l’antico padiglione in un sontuoso palazzo barocco, pensato per feste, battute di caccia e persino finte battaglie navali sullo stagno del castello. Il progetto, però, rimase incompiuto alla morte del sovrano e solo nel 1800 un suo pronipote proseguì l’opera, integrando ulteriormente il castello nel paesaggio circostante.

Nel corso del Novecento, Moritzburg fu residenza della famiglia Wettin fino al 1945, quando il castello fu confiscato nell’ambito delle riforme del dopoguerra nella Germania dell’Est. Alcuni tesori artistici, sepolti nel parco per proteggerli, furono in gran parte scoperti e portati via dalle truppe sovietiche: solo nel 1996 alcune casse di gioielli e ornamenti in oro tornarono alla luce grazie alla scoperta di archeologi amatoriali.

Vista aerea del castello di Moritzburg in Sassonia
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Vista dall’alto del castello di Moritzburg

Cosa vedere durante la visita al castello

All’interno del castello sono custoditi diversi tesori: una delle più importanti collezioni europee di trofei di caccia, raffinati arazzi in pelle dorata e la “Stanza delle Piume”, rivestita con oltre un milione di piume colorate.

Da non perdere anche il Castello dei Fagiani, piccolo gioiello rococò affacciato sullo stagno, con tanto di porticciolo in miniatura e l’unico faro della Sassonia: un tempo scenografia per le celebrazioni della corte, oggi tra i monumenti tedeschi di maggior pregio artistico dopo un accurato restauro completato nel 2013.

Il parco che circonda il castello, invece, ispirato ai giardini francesi voluti da Augusto il Forte, non fu mai portato a termine secondo il disegno originale, ma la sua ricostruzione, avviata nel 1990 sulla base di una pianta del 1740, restituisce oggi l’atmosfera romantica che il luogo ha assunto nell’Ottocento.

Il faro rosa di Moritzburg in Sassonia, unico faro della regione
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Il faro di Moritzburg, l’unico della Sassonia

Dove si trova, prezzi e orari

Il castello di Moritzburg si trova a pochi chilometri da Dresda, nel cuore della Sassonia.

In auto, è raggiungibile dall’A4 (uscita Dresda-Wilder Mann) o dall’A13 (uscita Radeburg), seguendo le indicazioni locali. Con i mezzi pubblici, si può prendere il treno per Dresda-Neustadt e proseguire con l’autobus 477 in direzione Radeburg, oppure la linea M da Meißen. Un’alternativa suggestiva è la storica ferrovia a scartamento ridotto “Lößnitzdackel”, che collega Radebeul a Moritzburg.

Il castello è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00. Il biglietto d’ingresso costa 12 euro per gli adulti e 4,50 euro per i bambini.

Cosa fare a Roma ad agosto, guida agli appuntamenti che accendono l’estate

Par : losiangelica
7 août 2026 à 12:00

Non tutti partono ad agosto: c’è chi resta in città e, conoscendo i posti giusti, può viverla in un modo completamente diverso. Succede anche a Roma, dove la Città Eterna rallenta il suo ritmo frenetico e, nonostante il caldo estivo, svela un volto più autentico, tranquillo e conviviale.

Molte iniziative prendono vita dal tramonto in poi, proprio per poter garantire maggiore piacevolezza negli avventori, ma ci sono tantissime opportunità di scelta che forse non tutti conoscono. Tra concerti, cinema sotto le stelle, visite notturne e festival gratuiti ecco cosa fare a Roma ad agosto 2026.

Roma Summer Fest

La Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone resta accesa con gli ultimi appuntamenti del Roma Summer Fest, tra sonorità internazionali, pop contemporaneo e artisti italiani da tenere d’occhio. Il 24 agosto, sul palco arriva Djo, alias Joe Keery: volto amatissimo di Stranger Things, ma ormai protagonista anche della scena musicale con un progetto indie dal carattere tutto suo. Il 29 agosto è il turno di Tony Pitony, uno dei nomi più curiosi e discussi del momento.

Le aperture serali dei monumenti e dei musei

Roma ad agosto è splendida, ma affrontare il Colosseo o il Pantheon nel pieno del pomeriggio può trasformare una visita culturale in una prova di resistenza. La soluzione? Uscire quando il sole comincia a scendere. Il Pantheon propone aperture serali straordinarie, perfette per entrare nel monumento mentre piazza della Rotonda si fa più tranquilla e scenografica.

Il Colosseo, invece, apre di notte ogni martedì e giovedì fino al 29 settembre con “Una Notte al Colosseo”, dalle 20 alle 23. Le luci sulle arcate, il cielo scuro e il relativo silenzio delle ore serali rendono la visita ancora più spettacolare. I posti, però, non sono molti: prenotate con anticipo sui canali ufficiali.

Due le date da ricordare per il VIVE: 7 e 21 agosto. Vittoriano e palazzo Venezia resteranno aperti fino alle 23:30, con ultimo ingresso alle 22:45. Basta il biglietto ordinario per esplorare sale, collezioni e terrazze panoramiche, con una vista su piazza Venezia che vale da sola la serata.

Visitare l'interno del Colosseo di notte
Astrid D'Eredità
La visita interna del Colosseo con queste aperture speciali

Aniene Festival

Fino al 20 agosto il parco Nomentano resta acceso ogni sera grazie all’Aniene Festival. Il programma mescola concerti, presentazioni di libri, dj set, danza, circo contemporaneo, attività sportive e laboratori per i più piccoli. Si parte dalle 18 e si può restare fino alle 2, passando dall’aperitivo a uno spettacolo senza dover cambiare zona.

Intorno trovate area food, market di artigianato e vintage, tavoli e spazi relax. Ad agosto sono previsti, tra gli altri, incontri con Niccolò Ammaniti e live dedicati a Fabrizio De André ed Enzo Carella. Il 15 agosto la festa guarda invece agli anni Ottanta e a “Ritorno al futuro”, con una serata rock’n’roll ispirata al ballo “Incanto sotto il mare”. L’ingresso agli eventi è gratuito.

Cinema all’aperto

Il cinema all’aperto a Roma è un’iniziativa da non perdere. Tornano le arene CineVillage in diverse zone della città con proiezioni a piazza Vittorio, villa Bonelli, parco Tevere Marconi e villa Lazzaroni con tantissimi film in programma che spaziano dal cinema italiano ai titoli internazionali.

Yoga al tramonto a Villa Pamphili

A villa Pamphili si torna a respirare con “Il Saluto al Sole”. La rassegna gratuita organizzata da VIVI porta lo yoga all’aperto, nel cuore di uno dei parchi più belli di Roma. Le lezioni accolgono tutti, dagli appassionati più esperti a chi confonde ancora una posizione yoga con uno stretching fatto al volo. Il mercoledì arriva anche il Tai Chi, con gesti lenti, concentrazione e una pausa totale dal caos cittadino. Stop dall’11 al 16 agosto, poi si riparte il 18. Per partecipare serve soltanto la VIVI Card.

I Viaggi dell’Arte tra Magliana, Trullo e Corviale

Fino al 9 agosto, “I Viaggi dell’Arte” torna per la sua diciottesima edizione e si muove tra il parco Tevere Magliana, Marconi, Trullo, Corviale e Muratella. Spettacoli, incontri, installazioni e laboratori diventano strumenti per ascoltare i territori, non semplici eventi calati dall’alto. Le storie degli abitanti incontrano il lavoro degli artisti e restituiscono un ritratto vivo, creativo e sorprendente della città. Nel pomeriggio sono in programma anche attività per adulti e bambini.

Mangiare una grattachecca

Non è una granita e chiamarla così davanti a un romano potrebbe aprire una discussione infinita. La grattachecca nasce raschiando a mano un blocco di ghiaccio, poi bagnato con sciroppi e completato, a seconda dei gusti, con frutta fresca, cocco o altre aggiunte. È una tradizione estiva molto romana, legata ai chioschi storici distribuiti in varie zone della città.

Ne trovate sul lungotevere, a Trastevere, nei pressi di Ponte Milvio, Prati e in altri quartieri. Limone per chi vuole restare classico, amarena per chi non ha paura delle macchie, menta per chi cerca l’effetto aria condizionata.

Le spiagge più belle di Roma per una giornata al mare

Quando l’asfalto inizia a tremare per il caldo, resta sempre il piano mare scegliendo una delle spiagge vicino a Roma. Tra Ladispoli e Cerveteri potete scegliere Torre Flavia, con sabbia dorata, fondali graduali e una zona umida frequentata da numerose specie di uccelli.

Ad Anzio ci sono le Grotte di Nerone, una spiaggia ai piedi del promontorio legato ai resti della villa imperiale. Il tratto è raccolto, scenografico e vicino al centro del borgo. Più a nord, Santa Severa offre un litorale ampio dominato dal castello affacciato sul mare. Potete alternare bagno, passeggiata e visita culturale, evitando così la giornata da lettino immobile.

Spiaggia di Santa Severa con il suo Castello
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La spiaggia di Santa Severa con il suo Castello

Street food sul lungo Tevere

Fino al 24 agosto, le banchine comprese tra ponte Sublicio e ponte Sisto tornano a riempirsi con “Lungo il Tevere Roma”. Ogni sera trovate ristorazione, cocktail bar, artigianato, mostre, presentazioni, musica e piccoli spettacoli. Non serve costruire un programma preciso. Potete arrivare dopo cena, scendere le scale e cominciare a camminare seguendo ciò che attira l’attenzione. È una delle passeggiate più semplici dell’estate romana, ma anche una delle più vive.

Festival des Cabanes nei giardini di Villa Medici

Tra sentieri, alberi e scorci su Roma a villa Medici spuntano sei installazioni da attraversare, esplorare e guardare da prospettive diverse. Il Festival des Cabanes torna con progetti internazionali che mescolano creatività, ricerca e materiali insoliti, dagli elementi industriali a quelli recuperati. Non sono rifugi da fiaba, ma piccole provocazioni costruite: invitano a ripensare il modo in cui occupiamo lo spazio, conviviamo con l’ambiente e immaginiamo l’abitare di domani. Il festival resta aperto fino al 28 settembre nei giardini dell’Accademia di Francia.

Una notte nella Valle dell’Inferno a Tivoli

Serve uscire appena fuori Roma, ma ne vale la pena. Ogni venerdì e sabato, fino al 5 settembre, villa Gregoriana a Tivoli ospita “Una notte nella Valle dell’Inferno”. Il percorso attraversa boschi, grotte, cascate, rovine e sentieri nel parco voluto da Gregorio XVI. Di sera tutto cambia: le luci si abbassano, i rumori della natura diventano più presenti e la passeggiata acquista un tono quasi cinematografico.

Sotto una delle ville più belle di Roma riaffiora un tesoro dell’Impero romano

7 août 2026 à 10:00

Nel cuore di Roma, sotto uno dei parchi storici più affascinanti della città, è riemerso un nuovo tassello della storia dell’Impero romano. Durante i lavori di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana, gli archeologi hanno infatti riportato alla luce un edificio di età imperiale rimasto nascosto per secoli.

La scoperta, avvenuta nell’ambito degli interventi finanziati dal PNRR e condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, ha restituito ambienti decorati con mosaici, affreschi e preziosi rivestimenti, offrendo agli studiosi nuovi elementi per comprendere uno dei settori più importanti del Celio antico.

Il ritrovamento non rappresenta soltanto una straordinaria testimonianza artistica, ma potrebbe anche modificare le conoscenze sull’organizzazione urbanistica e militare della Roma imperiale.

La scoperta sotto Villa Celimontana

Gli scavi archeologici hanno portato alla luce un edificio costruito nel II secolo d.C. e successivamente riorganizzato nel III secolo. Sono stati individuati cinque ambienti completamente scavati e altri tre conservati solo in parte, tutti caratterizzati da un ricco apparato decorativo che testimonia l’importanza del complesso.

Tra i reperti più spettacolari spicca un grande mosaico con un emblema marino. Al centro della composizione compare un cratere attorno al quale sono raffigurati un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio, un soggetto di grande pregio artistico che riflette il gusto decorativo dell’epoca imperiale. Accanto al mosaico sono emersi anche frammenti di un precedente pavimento musivo risalente all’età antonina, ampie porzioni di soffitti affrescati e numerosi elementi in opus sectile – raffinata tecnica decorativa.

La scoperta è avvenuta quasi inaspettatamente. Il cantiere era stato aperto per consolidare il muraglione storico di Villa Celimontana, ma le indagini archeologiche preventive hanno permesso di individuare l’edificio nascosto nel sottosuolo. Un esempio di come gli interventi di tutela possano trasformarsi in preziose occasioni di ricerca scientifica.

Secondo il Ministero della Cultura, il ritrovamento dimostra come gli investimenti del PNRR possano contribuire contemporaneamente alla conservazione del patrimonio e all’ampliamento delle conoscenze archeologiche, facendo emergere testimonianze rimaste sepolte per quasi duemila anni.

Sotto Villa Celimontana di Roma è stato scoperto un edificio
Fabio Caricchia
Archeologici a lavoro nei pressi di Villa Celimontana

L’importanza della scoperta

Oltre al valore artistico dei mosaici e degli affreschi, il ritrovamento assume un’importanza scientifica particolare perché potrebbe riscrivere parte della storia del Celio, uno dei sette colli di Roma.

Gli archeologi stanno infatti cercando di comprendere quale fosse la reale funzione dell’edificio. Una prima ipotesi suggerisce che si trattasse di una residenza aristocratica, come sembrerebbero indicare la qualità delle decorazioni e la ricchezza dei materiali utilizzati. Tuttavia, la posizione dell’edificio e alcuni elementi emersi durante lo scavo aprono una seconda possibilità altrettanto significativa.

Secondo gli studiosi, il complesso potrebbe infatti appartenere alla caserma della V Coorte dei Vigiles. Se questa interpretazione venisse confermata dalle future analisi, sarebbe possibile ridefinire l’estensione di uno dei principali complessi militari della città antica, aggiungendo un tassello fondamentale alla ricostruzione topografica dell’area.

Le ricerche, però, sono ancora nelle fasi iniziali. Saranno lo studio delle strutture murarie, dei materiali rinvenuti e del contesto archeologico a chiarire la destinazione d’uso dell’edificio. Intanto, il ritrovamento conferma ancora una volta come il sottosuolo di Roma continui a custodire un patrimonio straordinario, capace di offrire nuove informazioni sulla vita quotidiana, sull’architettura e sull’organizzazione della capitale dell’Impero romano, trasformando ogni intervento di recupero in un’opportunità per riscoprire pagine ancora sconosciute della sua storia.

Nel cuore di Roma è stata fatta una nuova scoperta
Fabio Caricchia
Ritrovamenti sotto Villa Celimontana

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