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Cosa vedere a Tesero, il gioiello della Val di Fiemme protagonista dei Giochi Olimpici

Par : losiangelica
8 février 2026 à 13:30

A inizio 2026 il nome Tesero diventerà sempre più apprezzato anche a chi ancora non lo conosceva. La località sarà protagonista delle Olimpiadi Milano Cortina ma, non solo d’inverno, ha davvero tanto da offrire e far scoprire. Ecco cosa vedere a Tesero, cosa fare e come raggiungerlo.

Cosa fare e cosa vedere a Tesero

Tesero è un vero tesoro della Val di Fiemme ed è tutto da scoprire: le attività da fare, gli eventi e le cose da vedere non mancano e vanta un fascino incredibile in ogni stagione. In inverno viene apprezzato per la vicinanza alle piste, in primavera ed estate per la rinascita della natura e i sentieri outdoor mentre in autunno il foliage è uno spettacolo affascinante.

Centro storico

Quando girate per il centro, vi accorgete subito dei dettagli. Non sono quei paesi rifatti per i turisti, con tutto perfetto e un po’ finto. La parrocchiale di Sant’Eliseo ha un campanile particolare, uno di quelli che ti viene voglia di fotografare non perché sia monumentale, ma perché ha carattere.

La cappella di San Rocco risale al Cinquecento e conserva quell’atmosfera raccolta che hanno certi luoghi sacri di montagna. Poi c’è la chiesa gotica dedicata ai Santi Leonardo e Gottardo – gotico in Val di Fiemme, pensate un po’.

Tra i palazzi civili spicca il Municipio barocco, mentre Casa Jellici merita una visita: oggi ospita mostre e concerti, trasformata in spazio culturale ma senza perdere l’anima di edificio storico. Il bello è perdersi nei vicoli. Troverete meridiane, affreschi sbiaditi dal tempo, capitelli votivi, i vecchi forni “dal pan” dove una volta si cuoceva il pane per tutto il paese.

Alla scoperta dell’artigianato locale

Tesero è anche un luogo di lavoro. E si vede. L’artigianato non è un’etichetta buona per i dépliant, ma una presenza reale: falegnamerie, mobilifici, laboratori legati alla lavorazione del legno. Qui il legno non è solo materia prima, è memoria tecnica. Da queste competenze nascono anche elementi destinati alla costruzione di strumenti musicali, tavole armoniche, organi. Un sapere che circola sottotraccia, senza bisogno di essere messo in vetrina.

Lago di Tesero

Se siete sportivi, Tesero diventa quasi un paradiso. Il Centro del Fondo di Lago di Tesero non è una struttura qualunque: ha ospitato tre edizioni dei Mondiali di Sci Nordico (nel ’91, nel 2003 e nel 2013). Le piste restano aperte tutto l’inverno, alcune anche la sera. Immaginatevi a sciare sotto le luci, con la catena del Lagorai che fa da sfondo. Accanto al centro c’è pure uno stadio del ghiaccio all’aperto.

Pattinare, con quella vista, è un’esperienza che piace tanto ai bambini quanto agli adulti. E se non avete attrezzatura, nessun problema: noleggiano tutto sul posto.

Anche in primavera ed estate ha tutto il suo fascino, con panorami da esplorare attraverso sentieri ed escursioni a piedi.

Torrente Avisio e la pesca

Ma Tesero è famosa anche per un altro sport: la pesca. Il torrente Avisio scorre a valle ed è rinomato per le trote marmorate. Gli appassionati arrivano da lontano per pescare qui. Anche il torrente Travignolo e gli altri affluenti sono ricchi di trote fario che si riproducono naturalmente, senza immissioni da allevamento.

Gli eventi da non perdere

Durante le feste natalizie succede qualcosa di speciale. “Tesero e i suoi presepi” trasforma ogni angolo del paese in una galleria d’arte popolare. Non sono presepi comprati, ma creazioni artigianali fatte dagli abitanti. Centinaia di presepi, grandi e piccoli, tradizionali o fantasiosi, spuntano da vicoli, cortili, finestre, persino dalle stalle. Migliaia di persone vengono a vederli ogni anno. L’atmosfera è quella giusta, tra luci soffuse e neve che spesso accompagna l’evento.

In estate invece c’è “Le corte de Tiezer“. I cortili del centro storico diventano palcoscenico di rievocazioni storiche, rappresentazioni di antichi mestieri, musica tradizionale. Si mangiano le specialità locali e si respira quell’aria di festa paesana che ormai si trova sempre più raramente.

A fine estate, quando greggi e pastori rientrano dai pascoli d’alta quota, c’è una sfilata in paese. Le capre sfilano decorate con corone di fiori, i malgari in costume, la gente che applaude. È un momento che sa di autentico, di radici che non si sono spezzate. Ci sono musica, il mercatino con formaggi di capra, burro di malga, miele di montagna.

Pampeago

La frazione di Pampeago è la porta d’accesso al comprensorio sciistico Latemar Dolomites: 45 chilometri di piste. In estate le seggiovie portano verso RespirArt, il parco d’arte più alto del mondo, con installazioni sparse tra le cime e persino un teatro naturale dove si tengono concerti all’aperto.

L’Alpe di Pampeago è chiusa al traffico, asfaltata ma riservata a bici e pedoni – l’hanno scelta cinque volte come arrivo di tappa del Giro d’Italia.

Stava

Poi c’è Stava, località a metà strada verso l’Altopiano di Lavazè. Stava ospita anche una gara di skyrunning molto conosciuta e una delle palestre di arrampicata indoor più importanti della regione. È pure un luogo della memoria: il 19 luglio 1985 qui avvenne un disastro terribile, causato dall’incuria umana.

Oggi un monumento dello scultore Toni Gross ricorda quella tragedia. Le popolazioni del Vajont, che sanno cosa significa, lo hanno donato alla comunità di Tesero. C’è un centro di documentazione e un sentiero dedicato, per chi vuole capire cosa è successo.

Tesero e le olimpiadi Milano Cortina

Nel febbraio 2026 Tesero torna al centro della scena internazionale. Il Cross-Country Skiing Stadium della Val di Fiemme sarà uno dei punti più importanti dei Giochi invernali, ospitando le gare olimpiche di sci di fondo e combinata nordica, oltre alle competizioni paralimpiche di biathlon e fondo.

Per l’impianto fiemmese non è certo un debutto sotto i riflettori. La storia parla chiaro: qui si sono già disputati i Mondiali di sci nordico nel 1991, poi ancora nel 2003 e nel 2013. Tre edizioni che hanno lasciato il segno e consolidato la reputazione del centro come sede affidabile per eventi di alto livello.

Tesero durante le olimpiadi invernali Milano Cortina 2026
Getty Images
Tesero ospita alcune gare delle Olimpiadi Milano Cortina 2026

Dove si trova e come raggiungerlo

Arrivate in Val di Fiemme e già dalla strada che sale verso Tesero capite che qualcosa è diverso. Tesero, in Trentino-Alto Adige, si trova a circa un’ora da Trento, verso nord-est, al confine con la Val di Fassa.

L’opzione migliore per raggiungerlo è l’auto; si percorre l’autostrada del Brennero fino all’uscita Egna/Ora e si prosegue lungo la statale 48 delle Dolomiti. Dopo aver attraversato la galleria di Cela-Aguai si raggiunge facilmente. Per chi preferisce i mezzi pubblici si può arrivare in treno alla stazione di Trento e da lì proseguire con gli autobus.

Cosa fare a Predazzo, l’anima della Val di Fiemme tra natura, sport e vita autentica

Par : losiangelica
7 février 2026 à 16:00

Sono tanti i borghi che stanno acquisendo ancora più apprezzamento grazie alla loro partecipazione alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 e Predazzo è uno di questi. Simbolo della Val di Fiemme e incastonato tra le Dolomiti, è tutto da scoprire. Ecco cosa fare, cosa vedere e come raggiungerlo.

Cosa fare e cosa vedere a Predazzo

Nato quasi per scommessa da dodici masi isolati tra i boschi, oggi Predazzo è il motore della Val di Fiemme, ma con un’identità che affonda letteralmente nelle viscere della terra. Lo chiamano il “Giardino geologico delle Alpi”, e non è un titolo onorifico. È un posto dove la montagna non si scalda e basta, la si legge come un libro aperto, tra un’escursione e un caffè in piazza.

D’estate è un formicaio di sentieri: si va dalla Foresta dei Draghi per i più piccoli fino ai percorsi duri per le mountain bike tra Gardonè e l’Alpe Lusia. Quando arriva la neve, il paesaggio si ribalta.

Lo Ski Center Latemar diventa il regno di chi ama le lamine, mentre il fondovalle si trasforma nella passerella della Marcialonga. Ecco cosa vedere a Predazzo e le attività da fare assolutamente.

Ski Area Alpe Lusia – Predazzo
iStock
Fare sport sulla neve a Predazzo

Museo geologico

Il museo geologico di Predazzo è un viaggio nel tempo tra fondali marini tropicali (sì, qui c’era il mare), vulcani che hanno ribollito e ghiacciai che hanno piallato tutto. Farci un salto prima di partire per i sentieri cambia la prospettiva: quando poi ti trovi davanti a una parete di roccia, non vedi più solo pietra, ma milioni di anni di storie. I modelli e i pannelli sono diretti, facili, perfetti anche per i bambini.

Il sentiero del Dòs Capèl

Se volete toccare con mano quello che avete visto nelle teche, dovete salire verso il Dòs Capèl. Siamo tra i 2000 e i 2200 metri, in una sorta di museo senza pareti tra passo Feudo e l’Alpe di Pampeago. Il GeoTrail è un anello che ti sbatte in faccia la storia del pianeta: cammini su spiagge preistoriche e passi accanto a resti di vulcani spenti. Non serve essere Messner, basta aver voglia di camminare e un briciolo di curiosità. Per i ragazzini è una specie di caccia al tesoro tra i fossili.

Il centro storico e le sue chiese

Tornando giù, il paese ha un ritmo tutto suo. C’è la chiesa neogotica dei Santi Filippo e Giacomo, con quelle linee che sembrano voler bucare il cielo, ma il vero cuore di Predazzo pulsa nei vicoli. Bisogna infilarsi nei rioni storici come Ischia o Sommavilla. Lì, tra fontane di pietra e vecchi portali, l’atmosfera si fa densa, quasi rurale.

C’è poi la chiesetta di San Nicolò, discreta, accanto al cimitero, che sa di antico. È un’organizzazione comunitaria che resiste, fatta di spazi condivisi che raccontano un passato di fatiche e dignità montana.

In occasione della sagra di San Giacomo le vie del centro si animano; l’evento atteso ogni anno a luglio in occasione del santo patrono anima la località con musica dal vivo e attività.

La forra di Sottosassa

La forra di Sottosassa è uno spettacolo di gole profonde scavate nel porfido. Cascate, pozze d’acqua gelida e pareti che sembrano chiudersi sopra la testa. Ci sono passerelle che permettono di sporgersi senza rischi, ma se siete dei tipi da brivido, le pareti verticali sono una palestra naturale per chi ama l’arrampicata. D’estate, quando il sole picchia, è il rifugio perfetto.

Il biolago

Alle Fontanelle hanno inventato il biolago. Il concetto è semplice ma geniale: l’acqua si pulisce da sola grazie alle piante acquatiche. È balneabile ma un po’ freddina. È il posto ideale per staccare la spina dopo una pedalata sulla ciclabile, con un bel prato per leggere un libro e il silenzio interrotto solo dal rumore del ricambio naturale dell’acqua. Apre col caldo, da giugno a settembre.

Bellamonte e il parco di Paneveggio

Salendo verso Bellamonte il paesaggio cambia, si apre, con le baite che sembrano messe lì apposta per una foto. Se vi piacciono le storie di una volta, fate un salto al Museo di Nonno Gustavo: è un vecchio fienile strapieno di attrezzi che oggi sembrano oggetti alieni, ma che erano la vita dei contadini di un tempo.

Non perdetevi Paneveggio, la “Foresta dei Violini“. Gli abeti rossi qui hanno una marcia in più: il loro legno risuona, letteralmente, e finisce nei laboratori dei liutai più famosi del mondo. Nel parco puoi avvistare i cervi o sfidare le vertigini su ponti sospesi e passerelle trasparenti.

Predazzo e le olimpiadi Milano Cortina

Le Olimpiadi Milano Cortina 2026 arrivano anche qui. A Predazzo il salto con gli sci è la disciplina olimpica che andrà in scena e non è certo un caso; lo Stadio Giuseppe Dal Ben è pronto a ospitare le gare e gli atleti dal 7 al 16 febbraio.

L’Amministrazione ha chiamato a raccolta Progetto Turismo proprio per questo: trasformare i trampolini HS100 e HS130 in qualcosa che serva al territorio per i prossimi vent’anni, non solo per dieci giorni di gloria televisiva.

salto con gli sci alle olimpiadi a Predazzo
Getty Images
Attese a Predazzo le gare di salto con gli sci delle Olimpiadi Invernali

Dove si trova e come raggiungerlo

Predazzo si trova nella parte orientale del Trentino, al termine della Val di Fiemme, in una posizione che fa da cerniera naturale tra il gruppo del Latemar, il Lagorai e le Pale di San Martino. Non è un paese “di passaggio”: ci si arriva perché lo si è scelto. In auto, la via più semplice resta l’autostrada A22 del Brennero. L’uscita consigliata è Egna–Ora.

Da lì si imbocca la strada statale che risale tutta la Val di Fiemme: una quarantina di chilometri, tra centri abitati e tratti boscosi, prima di arrivare a Predazzo. Chi proviene da est può invece puntare sui passi Rolle o Valles, percorsi spettacolari ma da considerare soprattutto nella bella stagione, verificando sempre le condizioni della viabilità.

In treno si arriva fino alle stazioni di Ora, Bolzano o Trento. Da qui partono autobus di linea che collegano in modo regolare la pianura alla Val di Fiemme. Predazzo è ben servita: fermate lungo la statale, collegamenti con le frazioni e navette verso gli impianti di risalita nelle stagioni di punta.

La Val di Fiemme durante le Olimpiadi Milano Cortina 2026: cosa fare

25 janvier 2026 à 12:00

La Val di Fiemme si prepara a tornare sotto i riflettori internazionali in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026. Un territorio che da decenni è sinonimo di sci nordico e grandi competizioni sportive si appresta ad accogliere atleti, appassionati e visitatori da tutto il mondo, confermandosi uno dei cuori pulsanti dell’evento olimpico.

Gli stadi del Fondo al Lago di Tesero e del Salto a Predazzo saranno ancora una volta protagonisti assoluti e ospiteranno le gare di Sci di Fondo, Combinata Nordica e Salto Speciale, oltre alle emozionanti competizioni paralimpiche di fondo e biathlon.

Ma l’esperienza olimpica in Val di Fiemme non si esaurisce sugli spalti: tra piste da sci perfettamente innevate, eventi diffusi e un’atmosfera di festa che coinvolge tutta la valle, una vacanza diventa un’occasione unica per vivere lo sport e la montagna in una dimensione straordinaria.

Sciare durante le Olimpiadi

Durante il periodo olimpico la Val di Fiemme continuerà a essere una destinazione ideale per chi desidera sciare: il comprensorio Val di Fiemme–Obereggen resterà operativo e garantirà l’accesso a piste curate e a rifugi aperti, dove concedersi una pausa tra una discesa e l’altra.

Nel cuore delle Dolomiti del Latemar, l’organizzazione della mobilità sarà adattata per convivere con le esigenze dell’evento olimpico. L’accesso alle aree sciistiche sarà regolato in modo da assicurare sicurezza ed efficienza, con ingressi concentrati nelle località di Obereggen e Pampeago nel periodo centrale dei Giochi. Nei giorni precedenti, alcune aree di sosta a Predazzo saranno parzialmente rimodulate, con soluzioni alternative e servizi navetta pensati per facilitare gli spostamenti degli sciatori.

Anche il sistema di trasporto pubblico sarà potenziato con collegamenti dedicati tra i principali centri della valle e gli impianti di risalita, così da ridurre il traffico privato e rendere l’esperienza più fluida. Cambieranno alcuni servizi storici, come il trenino di Predazzo, che lascerà spazio a mezzi urbani più capienti, ma l’obiettivo resta quello di garantire continuità e comfort a chi sceglie la Val di Fiemme per una vacanza sulla neve, anche in pieno clima olimpico.

La fiamma olimpica in Val di Fiemme

Uno dei momenti più suggestivi che anticiperanno l’inizio delle gare sarà il passaggio della Fiamma Olimpica, previsto per il 28 gennaio.

A Predazzo, l’arrivo della Fiamma sarà celebrato a partire dalle ore 14.00 in piazza, con un pomeriggio animato da musica e intrattenimento a cura di Chicco Montini e DJ Roby. Alle 15.00 il tedoforo porterà la Fiamma Olimpica e procederà all’accensione del braciere temporaneo.

A Tesero, l’evento prenderà vita a partire dalle ore 16.00 in Piazza C. Battisti con lo spettacolo Circensema, il Circo della Val di Fassa, che incanterà il pubblico con acrobazie e performance artistiche. Saranno presenti anche attività dell’Associazione Bambi per coinvolgere le famiglie e i più piccoli. La Fiamma arriverà intorno alle 16.45.

A Cavalese, a partire dalle ore 17.00, Piazza Scopoli si trasformerà in un villaggio olimpico con attività, performance sul palco della Fondazione Milano Cortina, e animazione nei villaggi di Coca Cola e ENI. L’Area Sport offrirà intrattenimento e momenti di sport attivo per tutti. Alle 18.00 si terrà una performance di danza, seguita da karaoke e DJ set, mentre alle 19.00 sarà possibile seguire la diretta dell’arrivo dell’ultimo tedoforo e il braciere verrà acceso alle 19.30.

Competizioni olimpiche in Val di Fiemme

Dal 6 al 22 febbraio 2026, la Val di Fiemme sarà una delle sedi centrali dei Giochi Olimpici Invernali, mentre dal 6 al 15 marzo ospiterà le Paralimpiadi. Numeri e dati raccontano con chiarezza il peso di questo territorio all’interno della manifestazione: infatti, qui verrà assegnato quasi un terzo delle medaglie complessive, con un totale di 59 gare tra Olimpiadi e Paralimpiadi.

Gli impianti di Tesero e Predazzo, già teatro di Campionati del Mondo e grandi eventi internazionali, accoglieranno le discipline nordiche in un contesto che unisce eccellenza organizzativa e bellezza naturale. Le gare di sci di fondo, combinata nordica e salto speciale si svolgeranno su tracciati e trampolini considerati tra i più tecnici e apprezzati a livello mondiale, mentre le competizioni paralimpiche confermeranno la vocazione inclusiva e innovativa della valle.

La Val di Fiemme si presenterà così come una vera e propria host venue di riferimento, capace di coniugare infrastrutture moderne, competenza organizzativa e quell’ospitalità alpina che da sempre la distingue.

Cosa fare in vacanza in Val di Fiemme

21 novembre 2024 à 11:53

La Val di Fiemme, incastonata tra le Dolomiti trentine, è una destinazione che affascina i visitatori tutto l’anno. Qui, la natura si fonde con tradizione e modernità, offrendo un’esperienza unica a contatto con paesaggi mozzafiato, gastronomia autentica e un’ampia gamma di attività per ogni età.

Che si tratti di escursioni, bicicletta, parchi tematici o relax nei rifugi, la Val di Fiemme incanta i suoi visitatori con un’offerta che celebra la bellezza e la tranquillità della montagna. Ecco cosa fare in questo angolo di Trentino Alto Adige e quali scoperte riserva a ogni stagione la Val di Fiemme.

Val di Fiemme, un paradiso a ogni stagione

La Val di Fiemme è una destinazione che conquista in ogni momento dell’anno, come già detto, adattandosi facilmente quindi alle esigenze e ai desideri di ogni tipo di viaggiatore. In primavera e in estate, i prati in fiore esplodono in un tripudio di colori, mentre i boschi profumati di resina e fiori di montagna offrono un rifugio ideale per chi cerca frescura e tranquillità. Questa stagione è perfetta per escursioni lungo sentieri panoramici, giornate in bicicletta alla scoperta di malghe nascoste o momenti di relax sulle rive dei laghetti alpini.

In autunno, la valle si veste di toni caldi e dorati, con i larici che si tingono d’arancione e i cieli limpidi che regalano tramonti indimenticabili. È il momento ideale per chi desidera immergersi in un’atmosfera intima, tra passeggiate nei boschi e degustazioni di prodotti tipici nei rifugi, come formaggi, speck e miele locale.

Con l’arrivo dell’inverno, la Val di Fiemme si trasforma in un regno incantato. Le montagne innevate attirano sciatori di ogni livello, grazie ai moderni impianti e alle piste perfettamente preparate. Non mancano attività alternative come ciaspolate tra i boschi silenziosi, gite in slittino o romantiche escursioni in carrozza trainata da cavalli. Chi cerca momenti di relax può trovare rifugio nei centri benessere locali o nelle terrazze soleggiate dei rifugi, gustando un vin brulé o una cioccolata calda con vista sulle Dolomiti.

Cosa fare in Val di Fiemme

La Val di Fiemme è un luogo dove la varietà di esperienze è infinita. Dai sentieri panoramici alle attività per famiglie, passando per parchi d’arte e percorsi in bicicletta, ogni angolo di questa valle racconta una storia unica: ecco una guida alle migliori – e imperdibili – attività outdoor.

Val di Fiemme, paesaggio
Fonte: iStock
Il paesaggio verdissimo della Val di Fiemme

Esplorare la natura con i sentieri tematici

Tra le attrazioni più affascinanti, spiccano i sentieri tematici del Latemarium, raggiungibili con gli impianti di risalita di Pampeago e Obereggen. Qui, le guglie del Latemar sono circondate da piattaforme panoramiche e installazioni interattive che permettono di conoscere flora e fauna locali. Ogni percorso è un invito a rallentare, ammirando la maestosità delle Dolomiti, patrimonio Unesco.

Per chi cerca un’esperienza immersiva nella natura, i sentieri del Lagorai offrono un viaggio attraverso laghetti alpini, pascoli fioriti e panorami incontaminati. Questi percorsi sono perfetti sia per escursionisti esperti sia per chi desidera godersi passeggiate rilassanti.

Gustare la cucina tipica nei rifugi

La gastronomia è uno degli elementi più caratteristici della Val di Fiemme. Nei rifugi di montagna, le terrazze panoramiche invitano a degustare piatti autentici come spätzle, canederli, goulash, speck e polenta, accompagnati da vini trentini o Birra di Fiemme.

Non mancano dolci irresistibili come strudel di mele e torte sacher, perfetti per una pausa golosa dopo una giornata di esplorazione. Ogni pasto diventa un’occasione per immergersi nei sapori locali, circondati dalla tranquillità delle montagne.

Scoprire il Parco d’Arte RespirArt

Il Parco d’Arte RespirArt di Pampeago è una tappa imperdibile per gli amanti dell’arte e della natura. Situato a un’altitudine tra i 2.000 e i 2.200 metri, questo parco ospita opere di artisti internazionali che si integrano armoniosamente con il paesaggio. Gli agenti atmosferici non solo rispettano queste creazioni, ma le trasformano, aggiungendo unicità e fascino.

Il parco è facilmente raggiungibile grazie alla seggiovia Agnello, che funziona ogni mercoledì e giovedì, rendendolo accessibile anche alle famiglie.

Vivere l’avventura in bicicletta

Gli amanti della bicicletta troveranno nella Val di Fiemme un vero paradiso. Grazie agli impianti di risalita, è possibile raggiungere sentieri d’alta quota e godere dell’ebbrezza di discese panoramiche.

Il Giro del Latemar, un percorso ad anello tra la Val di Fiemme e l’Alta Val d’Ega, offre panorami spettacolari, tra cui il magnifico anfiteatro del Lago di Carezza. Questo itinerario è adatto a tutti i livelli, soprattutto se si utilizzano le telecabine per ridurre le salite più impegnative.

Divertirsi nei parchi per famiglie

La Montagna Animata del Latemar è un’attrazione perfetta per le famiglie. Qui, i bambini possono diventare piccoli esploratori alla ricerca di draghi, gargolle e dahù, partecipando a missioni tematiche guidate da animatori ed esperti della natura.

Il divertimento continua con la slittovia Alpine Coaster Gardoné, una pista emozionante che sfreccia tra gli alberi, e con la Foresta dei Draghi a Predazzo, dove installazioni e giochi creano un’esperienza unica per i più piccoli.

Dolomiti Supersummer: un’avventura senza confini

Grazie alla Dolomiti Supersummer Card, la Val di Fiemme è parte di un circuito che include 12 valli dolomitiche e 3.000 km² di territorio Unesco. Questa tessera consente di accedere a oltre 100 impianti di risalita, rendendo semplice esplorare ogni angolo di questa regione incantevole.

Con questa card, anche i più piccoli possono vivere momenti indimenticabili: tra telecabine decorate con disegni di bambini e storie di draghi narrate durante la risalita, ogni viaggio diventa un’avventura magica.

Vivere la neve sulle Dolomiti

La Val di Fiemme è un paradiso per le famiglie anche durante la stagione invernale, grazie a ski-kindergarten attrezzati con campi scuola, tapis roulant, gimcane e aree dedicate ai bambini, che possono divertirsi con maestri di sci esperti. Anche gli amanti della natura trovano il loro spazio, seguendo le tracce di caprioli e lepri nei paesaggi innevati.

Per chi cerca emozioni, la slittovia Alpine Coaster Gardoné è un’esperienza unica: più di 900 metri di discese con salti, curve e un giro a 360°, tra i boschi del Latemar. Raggiungibile con la telecabina Latemar Predazzo-Gardoné, permette di vivere la montagna in modo originale e sicuro.

Non mancano alternative anche per chi desidera attività all’aria aperta, come escursioni con le ciaspole, passeggiate nei paesi e discese in slittino. Per gli appassionati di sport, la Val di Fiemme offre sci alpino su 110 km di piste, sci di fondo sull’Altopiano di Lavazè e lungo la pista della Marcialonga, oltre a opzioni accessibili come carrozzine elettriche e handbike.

Skycenter Latemar, Val di Fiemme
Fonte: iStock
Le montagne allo Skycenter Latemar, in Val di Fiemme

Le cinque ski area del comprensorio – Latemar Dolomites, Alpe Cermis, Bellamonte – Alpe Lusia, Passo Rolle e Passo Lavazé – Passo Oclini – sono collegate da un unico skipass e offrono non solo piste mozzafiato, ma anche rifugi dove assaporare la cucina tipica.

Con Fieracavalli scopri 126 anni di pura passione equestre

23 octobre 2024 à 10:41

Fieracavalli, la manifestazione di riferimento del panorama equestre internazionale, taglia il traguardo delle 126 edizionie cambia look, rinnovando la propria immagine sia nel logo che nei colori per omaggiare Verona – la città che le ha dato i natali nel 1898 – e per rendere visibile, fin dal primo sguardo, la sua anima più profonda: quella legata alla valorizzazione del cavallo.

Dal 7 al 10 novembre più di 140.000 visitatori tra atleti, appassionati o semplici curiosi potranno avvicinarsi a oltre 2.000 cavalli, scoprendo così la biodiversità nazionale, lo sviluppo del cavallo da sella italiano, gli esemplari di razza araba, americana e spagnola, senza dimenticare i cavalli Criolli, gli Shire e i Quarabs, tutti in mostra grazie alle 35 associazioni allevatoriali presenti.

Veronafiere 2024: il percorso

Si parte con il ricchissimo palinsesto di gare di Salto Ostacoli che si snodano in due padiglioni e su tutti e quattro i giorni di manifestazione. Partendo dal Padiglione 8 che ospita non solo la ventitreesima edizione di Jumping Verona, unica tappa italiana della Longines FEI Jumping World CupTM, ma anche le finali dell’Italian Champions Tour – primo circuito nazionale itinerante a squadre – e il 126 Gran Premio Fieracavalli, lo special event dedicato alle migliori promesse del Salto Ostacoli Italiano. All’Arena FISE (Padiglione 5), invece, si ritrova il meglio del comparto giovanile del nostro Paese pronto a sfidarsi sul filo de secondi in diverse gare che si concluderanno, domenica 10 novembre, con l’attesissima Coppa delle Regioni U21. Per vedere i grandi campioni internazionali prepararsi alle gare in programma e capire quale sia la preparazione che ci cela dietro a un grande risultato, inoltre, tappa irrinunciabile è al Padiglione 7 con il campo prova della Longines FEI Jumping World CupTM.

cavalli
Fonte: Fieracavalli
Fieracavalli 2024 a Verona

Dalla monta inglese a quella americana, il passo è breve. Basta entrare al Padiglione 12, infatti, per immergersi nel Westernshow che, per questa edizione, si tinge di rosa ospitando competizioni di Barrel Racing e di Freestyle Reiningriservate esclusivamente alla categoria Lady. Il ring a stelle e strisce, inoltre, ospiterà il ritorno in fiera delle competizioni di Team Penning, con l’attesissima Fieracavalli Futurity Horse, dove saranno presentati i giovani cavalli di 4 anni. Grazie a AIQH, infine, tutti gli appassionati di Appaloosa, Paint e Quarter Horse potranno assistere a dimostrazioni di Ranch Trail, Ranch Rail e Ranch Conformation. Adrenalina e divertimento saranno le parole chiave di questo padiglione che proporrà anche momenti di avviamento al Reining per i più piccoli con Pietracavalla, l’imperdibile toro meccanico e i classici balli country nel saloon che prenderà vita durante le serate veronesi.

Passione e divertimento

Passione equestre, però, non significa solo grande sport, ma anche tanto divertimento, che a Fieracavalli diventa formato famiglia con attività pensate per intrattenere e far conoscere le mille sfaccettature del mondo equestre a grandi e piccini. Al Salone del Bambino (Pad.1) si troveranno, infatti, attività didattiche e formative per i più piccoli oltre all’immancabile Battesimo della Sella e all’arca di Fieracavalli. In Area A, invece, uno spazio dedicato agli Haflinger – i docili cavalli originari dell’Alto Adige – e un grande ring dove si susseguiranno, all day long, spettacoli e dimostrazioni per scoprire da vicino razze e tradizioni da tutto il mondo, oltre a utilizzi diversi del cavallo: da fedele alleato durante il lavoro, a compagno perfetto per numeri artistici, fino a supporto emotivo in situazioni di malattia fisica e psicologica.

Se ancora non bastasse, l’appuntamento da non perdere è con il Gala d’Oro Pathos, in programma giovedì 7 e sabato 9 novembre al Padiglione 8, che ospiterà i più importanti artisti equestri nazionali e internazionali che, con le loro esibizioni, saranno capaci di trasportare tutti in un’atmosfera magica, fatta di emozioni davvero indimenticabili. Evento speciale, giovedì 7 – subito prima del Gala – dedicato alla cerimonia di apertura della Coppa del Mondo. Grande novità di quest’anno, inoltre, l’evento di venerdì 8 novembre che, al Padiglione 8, unirà sport e spettacolo: dalla mattina a sera, infatti, si susseguiranno gare intervallate da dj set, spettacoli e una sfilata di moda a sfondo sociale.

Sicurezza e benessere animale restano, anche quest’anno, i pilastri portanti della manifestazione che dedica un interno padiglione all’Horse Friendly Arena (pad.11): tre ring dove vedere i cavalli lavorare in libertà, conoscere le migliori tecniche di equitazione consapevole grazie alle più importanti scuole internazionali e scoprire tutti i professionisti che ogni giorno ne assicurano il benessere, come osteopati, veterinari, maniscalchi e pareggiatori. Sempre in tema sicurezza, inoltre, Fieracavalli ha deciso non solo di allungare del 50% l’Horse Safety Loop – il percorso transennato per i cavalli – per permettere al pubblico di vedere cavalli in ogni angolo della fiera, ma di creare anche una app aperta a tutti per eventuali segnalazioni di malessere e disagio degli animali durante lo svolgimento della rassegna, così da avere “occhi” ovunque e riuscire ad intervenire tempestivamente in situazioni di difficoltà.

cavalli
Fonte: Fieracavalli
Fieracavalli 2024 a Verona

Dopo il successo dello scorso anno, in ultimo, torna anche il Salone del Turismo Rurale e dei Prodotti Tipici. Lo spazio – all’interno del Padiglione 4 – è stato studiato per permettere a tutti di conoscere le storie più autentiche del territorio italiano e assaporare i gusti delle sue regioni, da nord a sud, in un percorso di valorizzazione e scoperta delle risorse paesaggistiche, culturali ed eno-gastronomiche del nostro Paese. 30 espositori, infatti, offriranno al pubblico la possibilità di fare un vero e proprio giro d’Italia in quattro giorni, proponendo le migliori offerte turistiche per visitare i tesori rurali del nostro Paese, dall’alto di una sella, come Il MaraRanch di Castrocucco (MT) o la Fattoria Tana della Volpe, nel Parco Nazionale della Majella, che oltre a un orto botanico certificato dà la possibilità – anche ai più piccoli – di avvicinarsi in modo etico al cavallo, grazie a un Pony Club dedicato. Tutto questo grazie alla presenza di Agriturismo.it, il portale leader dell’agriturismo in Italia, dell’Unione nazionale Pro Loco Italia (UNPLI) e di vari produttori del territorio.

Acquista subito il tuo biglietto su www.fieracavalli.it/biglietti e ricorda: per il Gala d’Oro e l’accesso al Padiglione 8 – nelle giornate di venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 – è necessario comprare un titolo d’ingresso separato!

L’appuntamento per vivere quattro giorni di passione equestre è a Verona, dal 7 al 10 novembre 2024.

Vacanze nella natura: le valli dell’Austria (belle e anche low cost)

25 septembre 2024 à 13:14

L’Austria è una destinazione perfetta per chi ama la natura e cerca vacanze immerse in paesaggi incontaminati. Le sue valli offrono scenari da cartolina, con montagne maestose, laghi cristallini e prati alpini. Seppur rinomata per le sue località turistiche di lusso, l’Austria in realtà è più accessibile di quanto si possa pensare, e offre diverse opportunità di soggiorno anche low-cost, perfette per chi vuole un’esperienza autentica e a contatto con la natura senza spendere una fortuna.

Attività outdoor: tra escursioni, sci e ciclismo

Non troppo distanti dall’Italia e con servizi di qualità quasi severa, le valli dell’Austria sono una vera e propria mecca per gli appassionati di attività all’aria aperta. Le estati austriache sono perfette per il trekking e la mountain bike, facilitati da una vasta rete di sentieri ben segnalati. Molti di questi percorsi sono accessibili anche alle famiglie, con percorsi adatti a tutte le età. I ciclisti possono esplorare le valli lungo piste ciclabili panoramiche, che si snodano tra fiumi e montagne, offrendo viste spettacolari.

D’inverno, l’Austria si trasforma in un paradiso per gli sport invernali. Oltre allo sci e allo snowboard, le valli offrono attività come lo slittino, il pattinaggio su ghiaccio e le escursioni con le ciaspole. Le valli di Zillertal e Ötztal, in particolare, offrono alcuni dei migliori impianti sciistici d’Europa, con piste perfettamente curate e impianti di risalita moderni. Ecco le valli più belle e accessibili dell’Austria.

Valle di Stubai

Situata a breve distanza da Innsbruck, la Valle di Stubai è una delle mete più gettonate per gli amanti degli sport all’aria aperta, invernali ed estivi. Il ghiacciaio di Stubai è accessibile tutto l’anno, e qui si può praticare sci e snowboard anche fuori stagione. In estate, la valle si trasforma in un paradiso per gli escursionisti, con sentieri che attraversano prati fioriti, foreste e cascate.

Le famiglie apprezzano particolarmente i percorsi ben segnalati, con opzioni per tutte le difficoltà. Gli impianti di risalita sono attivi anche in estate, facilitando l’accesso a punti panoramici mozzafiato. Le strutture ricettive variano dai rifugi di montagna agli hotel, molti dei quali offrono pacchetti low-cost, specialmente fuori stagione.

Valle di Zillertal

Zillertal è una delle valli più note per chi cerca un’immersione totale nella tradizione alpina austriaca. Situata nel Tirolo, la valle è celebre per le sue infinite opportunità di escursionismo, con oltre 1.400 km di sentieri ben mantenuti che si snodano tra boschi, pascoli alpini e cime montuose. Gli appassionati di arrampicata possono cimentarsi in percorsi di varia difficoltà, mentre chi preferisce attività più rilassanti può dedicarsi a passeggiate tra i pittoreschi villaggi alpini, come Mayrhofen e Finkenberg, che oltretutto offrono accoglienti pensioni e alloggi economici.

In inverno, Zillertal diventa una mecca per sciatori e snowboarder grazie ai suoi moderni impianti di risalita e alle stazioni sciistiche attrezzate. Nonostante la sua fama, la valle offre (muovendo con un po’ di anticipo e con la giusta attenzione) soluzioni per tutte le tasche, con numerosi pacchetti turistici che includono pernottamenti e skipass anche a prezzi contenuti.

Valle di Ötztal

La Valle di Ötztal è famosa per il mix perfetto tra avventura e benessere. Gli amanti degli sport outdoor possono scegliere tra una vasta gamma di attività, dalle escursioni in montagna alle discese in rafting lungo il fiume Ötztaler Ache. In estate, i sentieri che attraversano le alte cime e le profonde vallate attirano escursionisti e mountain biker, mentre in inverno la zona offre alcune delle piste da sci più estese del paese.

Uno dei principali punti di interesse è la località termale di Längenfeld, con stabilimenti che offrono piscine riscaldate all’aperto e trattamenti rigeneranti. Per chi cerca una vacanza economica, a Ötztal si possono trovare pensioni, appartamenti in affitto e campeggi attrezzati, che permettono di vivere una vacanza in totale libertà e a contatto con la natura.

Bad Gastein
Fonte: iStock
Cascata di Bad Gastein, Austria

Valle di Gastein

Situata nel Salisburghese, la Valle di Gastein è nota per le sue stazioni termali e le sue opportunità di relax e rigenerazione. Bad Gastein e Bad Hofgastein, le località principali, offrono centri termali moderni che utilizzano le acque ricche di minerali provenienti dalle sorgenti termali della zona. Ma la valle non è solo una destinazione per chi cerca benessere: anche gli amanti dello sport trovano numerose attività, tra cui sci alpino, escursionismo e mountain bike.

Le strutture ricettive nella Valle di Gastein spaziano dagli hotel di lusso ai piccoli alberghi e ostelli, con opzioni low-cost che rendono accessibile a tutti un soggiorno in una delle zone più affascinanti dell’Austria. La vicinanza a Salisburgo la rende anche una meta ideale per escursioni giornaliere nella città di Mozart.

Come arrivare e spostarsi

Le valli austriache sono relativamente facili da raggiungere, specialmente per chi si sposta dal nord Italia. Viaggiare in auto è una delle opzioni più comode, soprattutto se si desidera esplorare più valli o avere la libertà di muoversi tra diverse località. Dall’Italia, si possono attraversare i confini via autostrada attraverso il Brennero, il Tarvisio o il Friuli-Venezia Giulia, a seconda della destinazione in Austria. Attenzione: è molto importante ricordarsi di acquistare la “vignetta” per circolare sulle autostrade austriache, presso i distributori di carburante vicino al confine o online.

L’aereo è il mezzo più comodo per chi arriva dal centro o sud Italia. Gli aeroporti principali in Austria sono Vienna, Innsbruck e Salisburgo, ma per raggiungere le valli più vicine all’Italia, l’aeroporto di Innsbruck è spesso il più comodo.

Per chi cerca un’opzione economica, ci sono autobus che collegano l’Italia con diverse città austriache. Le principali destinazioni sono Innsbruck, Salisburgo e Vienna, e da qui è possibile trovare collegamenti diretti verso città di montagna più piccole, soprattutto nelle stagioni turistiche.

A Fieracavalli scopri il territorio dall’alto di una sella

16 septembre 2024 à 10:00

Fieracavalli, la manifestazione più importante del panorama equestre internazionale, da 126 anni è un’occasione unica per condividere la passione per il cavallo, ma anche per scoprire attraverso di esso – secolare ambasciatore del territorio – la bellezza e la varietà del paesaggio italiano. Dal lancio della prima guida Italia a Cavallo in collaborazione con il Touring Club Italiano nel 2015, infatti, la manifestazione non ha mai smesso di impegnarsi nella diffusione dell’equiturismo: un tipo di turismo equestre, lento, green e che permette di conoscere luoghi incredibili da una prospettiva completamente nuova.

Questo settore – che unisce cavallo, natura ed enogastronomia – conta, nel nostro Paese, quasi 3 milioni di cavalieri appassionati che, ogni anno, percorrono gli oltre 7mila chilometri di ippovie registrate: da quella più alta sul Monte Baldo (2.059 metri di altitudine) a quella più lunga d’Europa che attraversa il Gran Sasso e i monti della Laga (560km), fino all’equivia dei Forti, voluta fortemente da Fieracavalli e dal Comune di Verona per riuscire a portare il cavallo all’interno della città che ha dato i natali alla rassegna.

una ripresa di persone a cavallo durante Fieracavalli
Fonte: Fieracavalli
Fieracavalli, a Verona dal 7 al 10 novembre 2024

Gli itinerari unici di Fieracavalli 2024

Composta da tre itinerari differenti, l’equivia dei Forti unisce le mura scaligere delle Torricelle e la dorsale urbana dei bastioni, collegando idealmente tutti i luoghi dove sorgevano i forti di origine asburgica della città, così da proporre percorsi in grado di far conoscere al meglio, e attraverso nuovi punti di osservazione, il territorio e il patrimonio storico-culturale della città di Verona. Nel percorso di pianura, i 4 forti di Parona, Chievo, Lugagnano e Gisella sono uniti da una linea lunga 15,3 km per 3,5 ore di tempo di percorrenza, mentre nel percorso di collina, il viaggio a cavallo unisce i 3 forti di San Mattia, San Leonardo (oggi Santuario della Madonna di Lourdes) e il Forte Santa Sofia per 20 km e circa tre ore di percorrenza. Questi due tracciati si aggiungono all’Equivia Urbana – inaugurata a Fieracavalli nel 2019 – che si estende per circa 14,6 km, dai bastioni di San Zeno, Castel Vecchio e Piazza Bra, seguendo la riva del fiume. Punto di partenza di tutti e tre gli itinerari è Corte Molon – cuore operativo dei progetti di equiturismo e ippoterapia di Fieracavalli – che mette a disposizione, anche per i cavalieri indipendenti, parcheggi per i mezzi degli escursionisti e tutto l’occorrente per la cura dei loro cavalli.

una ripresa di persone a cavallo durante Fieracavalli
Fonte: Fieracavalli
Fieracavalli, a Verona dal 7 al 10 novembre 2024

L’ippovia dei Forti riesce così non solo nell’intento di collegare il parco dell’Adige con il Parco delle mura – rendendo finalmente Verona una città sempre più a misura di cavallo – ma anche ad unire idealmente il ricco palinsesto di eventi e appuntamenti dedicati al territorio che si snodano nei padiglioni di Fieracavalli con la città patrimonio mondiale UNESCO e sede della manifestazione da ben 126 anni.

Proprio all’interno del Padiglione 4 di Fieracavalli, infatti, sarà possibile scoprire il grande spazio dedicato al Salone del Turismo Rurale e dei Prodotti Tipici. Qui non solo si potranno trovare consigli per il prossimo viaggio a cavallo da parte di esperti di turismo, associazioni agricole e pro loco – pronte a suggerire le più belle destinazioni rurali italiane da visitare – ma si potranno anche scoprire le storie più autentiche del territorio italiano attraverso le eccellenze eno-gastronomiche dei migliori produttori del nostro Paese. Una vera e propria vetrina di tipicità regionali che offrirà ai visitatori un viaggio immersivo nelle migliori tradizioni culinarie italiane, così da comprendere e conoscere più a fondo l’incredibile biodiversità che ci contraddistingue.

L’appuntamento per scoprire il territorio italiano dall’alto di una sella è a Fieracavalli, a Verona dal 7 al 10 novembre 2024.

Al via in Val di Fiemme la prima Wellness Community italiana

8 août 2024 à 16:30

In Trentino-Alto Adige, la Val di Fiemme è una delle testimonianze visive più tangibili della bellezza straordinaria di questo territorio del Nord Italia: una vallata di verde incastonata tra le imponenti montagne delle Dolomiti e costellata da azzurrissimi e limpidi laghi montani.

In un tale paradiso non c’è dubbio che il benessere sia all’ordine del giorno, ma c’è di più: la Val di Fiemme è infatti la cornice e la sede vera e propria della prima “wellness community” delle Alpi e in Italia, in generale. Ma cos’è una wellness community e di cosa tratta questa preziosa iniziativa? Scopriamolo insieme.

Wellness community, cos’è?

Il concetto di “wellness community” come quella della Val di Fiemme forse non è di immediata chiarezza, eppure si tratta di un fenomeno che all’estero sta già guadagnando terreno in diverse realtà: infatti, tra le comunità di wellness più famose al mondo oggi vi è quella in Florida di Lake Nona a Orlando, nonché la nipponica The Interlace e la BedZED del Regno Unito, per citarne alcune.

Ma di cosa si tratta nello specifico? Una wellness community è letteralmente una comunità votata al benessere, ovvero l’insieme di più individui che decidono di far gruppo e di costruire una realtà sociale e abitativa dove tutto è volto a promuovere e a sostenere attivamente uno stile di vita sano che divulghi il benessere generale tra gli stessi membri della comunità.

Queste società, quindi, sono spesso incentrate sull’incoraggiare abitudini positive per la salute mentale, fisica ed emotiva, offrendo solitamente conoscenze, risorse e informazioni utili su diete sane, attività fisica, tecniche di gestione dello stress, meditazione, e altro ancora.

In una wellness community che si rispetti non solo l’ambiente e il design circostante rifletterà questi obiettivi, ma saranno periodicamente organizzati per i membri della comunità eventi, workshop, sessioni di allenamento o meditazione in gruppo per promuovere il benessere e la salute di tutti. Gli appartenenti al gruppo in queste occasioni possono condividere le proprie esperienze, sfide e successi nel perseguire uno stile di vita sano, creando così un maggiore senso di comunità e appartenenza.

Val di Fiemme, panorama
Fonte: iStock
Vista della natura nella Val di Fiemme

La Wellness Community in Val di Fiemme

Nella spettacolare e verdissima valle del Trentino, che si specchia sulle possenti Dolomiti, è stata accettata questa sfida di benessere e di modernità: ecco che nasce infatti la prima wellness community italiana, grazie a un progetto che vuole promuovere e rendere protagonista questo splendido territorio attraverso la salute, l’economia e l’industria del turismo.

Il progetto in Val di Fiemme prenderà vita nel concreto a partire dal prossimo 20 settembre nel comune di Cavalese, in Trentino, come precursore anche di tutta quell’attività che il territorio vedrà in occasione delle future Olimpiadi Milano Cortina 2026. Al progetto hanno comunque contribuito anche alcuni stakeholder strategici, tra cui la Provincia autonoma di Trento, l’Università degli Studi di Trento, il centro di ricerca Fondazione Bruno Kessler (Fbk) e il Gruppo Itas.

La Val di Fiemme, infatti, sarà proprio l’unica tappa del Trentino per le gare olimpiche invernali del 2026 e ospiterà le diverse specialità dello sci nordico e del salto dal trampolino, quindi comunque una fetta di assegnazione di medaglie di circa il 33%.

I promotori di questa iniziativa hanno reso noto che l’obiettivo di questa nuova wellness community è anche quello di potersi presentare “all’appuntamento con la storia dello sport, offrendo un territorio capace di tenere assieme le persone che ci abitano, i visitatori e il mondo delle imprese”.

Al progetto, infatti, hanno aderito diverse realtà della Val di Fiemme, come l’Azienda per il turismo Fiemme e Cembra, il Pastificio Felicetti, La Sportiva, Starpool e Fiemme Tremila e altre ancora.

Luigi Angelini, ideatore e consulente strategico per la cultura del benessere di questa iniziativa, ha infatti affermato anche che “il territorio avverte la necessità di un ulteriore salto in avanti. Senza la naturale evoluzione da Destination a Community, nel giro di poco tempo l’ottimo lavoro fatto sin qui rischia di rimanere una strategia di breve respiro e, soprattutto, destinata a vendere, ad esempio in ambito turistico, al visitatore un prodotto non coerente con il modo di vivere della comunità locale. Diventa quindi obbligatorio per la comunità impegnarsi per fare in modo che la ‘strategia Wellness’ già intrapresa con successo dal sistema turistico venga estesa al resto della società e dell’economia del territorio”.

Grazie al concetto di Wellness Community in Val di Fiemme è ora possibile mettere al centro di questo progetto e del territorio stesso le persone che lo abitano e lo vivono, alimentando in maniera positiva anche il circuito del turismo. Infatti, come sottolineato anche dallo stesso Paolo Gilmozzi, presidente dell’Azienda di promozione turistica Fiemme Cembra questo progetto può aprirsi a più persone ampliando la platea e coinvolgendo diverse e ulteriori risorse.

La Val di Fiemme è dunque oggi la prima destinazione italiana dove abbracciare appieno lo spirito e l’iniziativa alla base delle wellness community: d’altronde, il territorio offre uno scenario naturale pazzesco, di incredibile bellezza, da scoprire in sella a una mountain bike oppure a passo di trekking su sentieri panoramici.

Kentucky, dieci cose da fare nello Stato più autentico degli USA

1 juillet 2024 à 17:20

Si dice spesso che viaggiare significa cogliere lo spirito di un luogo e del suo popolo. Mai frase è stata più azzeccata come nel caso del Kentucky, uno degli Stati del Sud degli USA. Sì, perché nel Kentucky proprio di spirito si parla, quello del Bourbon, che viene prodotto in questo Stato. E c’è un motivo che poi ha influenzato su tutta la sua storia. Ma il Kentucky è anche sinonimo di cavalli

Il Kentucky è soprannominato il “Paese del Bourbon”. Il motivo è che qui viene prodotto il 95% del Bourbon mondiale. Il motivo è dovuto alla conformazione del sottosuolo di questo particolare territorio: l’acqua filtrata dal calcare è talmente pura da dare un gusto speciale a questa bevanda alcolica così diversa dal whisky con cui molti lo confondono. Ma il Bourbon del Kentucky è anche frutto dei barili di legno di quercia in cui vene conservato, del mix di grani con cui viene prodotto e del particolare processo di distillazione impiegato.

Intorno alla produzione di Bourbon ruota tutto un mondo che è molto interessante da scoprire. La storia stessa del Kentucky è stata influenzata dal Bourbon. Negli anni del Proibizionismo in America, infatti, questo era uno degli Stati in cui era ancora possibile vendere alcool; pertanto, la sua economia è cresciuta e soprattutto sono sorti tantissimi speakeasy dove era possibile bere bevande alcoliche. Ci sono distillerie da visitare in tutto lo Stato, tanto che è nato un itinerario chiamato Bourbon Trail. Ma sono tante altre le cose che si possono scoprire in quello che è uno dei più autentici degli Stati Americani.

1. Percorrere il Kentucky Bourbon Trail

Nello Stato del Kentucky esistono talmente tante distillerie di Bourbon che la Kentucky Distillers’ Association ha deciso di mapparle e di creare, alla fine degli Anni ’90, un vero e proprio itinerario chiamato appunto Kentucky Bourbon Trail. All’inizio, le distillerie, quelle più storiche, erano soltanto una decina, ma nel corso degli anni se ne sono aggiunte molte altre tanto che oggi se ne contano una cinquantina. La KDA ne segnala 18 che sono facilmente raggiungibili attraverso questo trail a sua volta diviso in quattro gateway che ruotano intorno alle quattro principali città dello Stato: Louisville, Lexington, Bardstown e il Northern Kentucky Gateway. Anche chi non è appassionato di Bourbon dovrebbe fare almeno una degustazione in una delle distillerie perché è una vera esperienza. Alcune distillerie, come la Bardstown Bourbon Company o la Lux Row Distillers hanno eleganti salette riservate agli ospiti dove sembra di stare nel salotto di casa del proprietario. Qui insegnano non soltanto a comprendere le differenze tra un Bourbon e l’altro ma anche a creare cocktail personalizzati. Un’esperienza da fare anche in famiglia è la visita alla Evan Williams Bourbon nella centralissima e storica Whiskey Row di Louisville dove, in puro stile scenografico americano, viene mostrato il processo di fermentazione del Bourbon come fosse uno show. A Lexington si può visitare la prima distilleria afroamericana dai tempi della schiavitù, la Fresh Bourbon, che produce il Bourbon del Kentucky. Infine, per respirare il vero mood USA, merita una tappa la Barrel House Distilling di Lexington, una sorta di saloon con banco degustazione sul retro in mezzo alle botti di Bourbon e vodka. Un’esperienza autentica da fare assolutamente.

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Fonte: @Kentucky Department of Tourism
Una distilleria di Bourbon nel Kentucky

2. Una serata in uno speakeasy con musica Bluegrass

Ruota sempre intorno al Bourbon l’esperienza di trascorrere una sera in uno dei numerosi speakeasy che si trovano nelle città. Come anticipato, il Kentucky era uno degli Stati in cui, anche durante il periodo del Proibizionismo, si poteva fare uso di alcool; pertanto, negli Anni ’20 sono nati diversi locali dove poter consumare Bourbon (ma non solo), ballare e ascoltare musica Bluegrass, un genere puramente statunitense che coniuga la musica gospel africana con quella degli emigrati irlandesi e scozzesi. Spesso celati nel sottosuolo, dietro a pesanti tendoni di velluto si aprono, ancora oggi, splendidi locali rivestiti di boiserie, illuminati da grandi lampadari di cristallo, arredati con divanetti di velluto e con tanti salottini o addirittura stanze appartate dove incontrarsi per fare affari o garantirsi momenti di intimità. Uno dei più caratteristici è l’Hell or High Wate lungo la Whiskey Row a Louisville. Qui, oltre a trascorrere un piacevole serata ascoltando musica e sorseggiando un cocktail si respira la storia ed è come fare un balzo indietro nel tempo. Ma nel quartiere di NuLu ce ne sono tantissimi altri.

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Fonte: @Kentucky Department of Tourism
Uno dei numerosi speakeasy che si trovano nel Kentucky

3. Assistere alle corse dei cavalli

Il Kentucky è la terra dell’ippica e alcune gare equestri fanno parte della cultura di questo Stato del Sud e sono un evento importantissimo. Per scoprire il cuore e l‘anima del Kentucky è necessario quindi indossare gli stivali e immergersi nel mondo dei cavalli. Nell’ippodromo di Churchill Downs il primo sabato di maggio di ogni anno si corre il Kentucky Derby, ma durante tutta la bella stagione si tengono corse e si può scommettere sul cavallo vincente. Il Kentucky Derby fa parte del cosiddetto Triple Crown Trophy, tre gare importantissime – le altre due sono il Preakness Stakes che si corre a Baltimora, nel Maryland, e il Belmont Stakes di Elmont, New York – assegnato al cavallo che se le è aggiudicate tutte e tre. Prima di immergersi nelle gare, è bene scoprire la storia dell’ippica nel Kentucky visitando il Kentucky Derby Museum di Louisville. Anche quando non ci sono corsa a cui assistere, una sala del museo ricrea l’ambiente delle corse e si può seguire una gara come se si fosse seduti sugli spalti. Per provare le brezza di vedere il proprio cavallo vincere si può assistere alle corse nell’ippodromo di Keeneland, uno dei più affascinanti del mondo con i suoi edifici storici. Qui correvano anche alcuni cavalli appartenuti alla regina Elisabetta d’Inghilterra e sono molti i proprietari di cavalli – anche dall’Italia – che portano i propri purosangue a gareggiare su questa storica pista.

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Fonte: @Kentucky Department of Tourism
Le corse di cavalli del Kentucky Derby

4. Visitare la fabbrica delle mazze da baseball Slugger Museum

Negli Stati Uniti, il baseball è uno degli sport più seguiti e nel Kentucky c’è uno dei luoghi simbolo di questo sport, la Slugger Factory, la fabbrica (e museo) delle mazze da baseball più antica degli USA che ha sede a Louisville. Da più di 140 anni, i più grandi campioni del baseball hanno impugnato le mazze Slugger, facendosele forgiare su misura, con materiali, forme e dimensioni personalizzate. Visitare la fabbrica che le produce è senza dubbio una delle esperienze più interessanti che si possano fare qui per immergersi nella cultura sportiva americana. Nel museo sono esposti circa tremila modelli di mazze da baseball, alcun delle quali prendono il nome dai giocatori per cui sono state tagliate. La visita alla fabbrica mostra come si crea una mazza da baseball dal pezzo di legno informe fino al prodotto finale. Nessuno lascia la fabbrica senza la propria piccola mazza. I bambini ne andranno matti.

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Fonte: Getty Images
Lo Slugger Museum, il museo del baseball di Louisville

5. Salire a bordo della Belle

Sul fiume Ohio che attraversa Louisville è attraccato il battello a vapore più antico del mondo, Belle. L’iconica Belle of Louisville porta i turisti indietro nel tempo. Costruito nel 1914, è l’ultimo battello a vapore originale rimasto negli Stati Uniti d’America e anche quello che ha navigato per più tempo tanto da essere diventato un National Historic Landmark e uno dei simboli di Louisville. Quando venne costruito, navigava sul Mississippi attraverso il Tennessee; poi iniziò a fare la spola tra il Canada e il Golfo del Messico, finché non venne spostato a Louisville e qui rimase. La crociera, che viene organizzata per l’ora del pranzo, della cena o per un pic-nic, che si fanno a bordo, tocca alcuni dei punti più significativi della città. Durante la navigazione ci si immerge al cento per cento nel mood della cosiddetta Gilded Age, la Belle Époque vissuta a inizio Novecento negli Stati Uniti, allietati dall’immancabile musica Bluegrass. La visita alla sala motori è il momento più atteso dagli appassionati di imbarcazioni: i due motori da 450 cavalli ciascuno sono anche più vecchi del battello stesso.

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Fonte: @Kentucky Department of Tourism
Lo skyline di Louisville, nel Kentucky

6. Visitare il Muhammad Ali Center

Il Kentucky ha dato i natali a molti personaggi illustri, alcuni poco conosciuti in Occidente, ma uno su tutti è talmente famoso che il museo che gli è stato dedicato è decisamente una delle attrazioni più visitate d’America. Stiamo parlando di Muhammad Ali e del museo a lui intitolato che si trova a Louisville. Poche persone nell’arco della loro vita hanno raggiunto lo status di icona, ancora meno divengono faro e nutrimento spirituale di un popolo. È quanto è accaduto, invece, con Ali, che davvero ha segnato un’epoca perché non era solo un puglie ma un attivista dei diritti civili e un esempio per la comunità afroamericana. Il Muhammad Ali Center, oltre a essere un museo che mette in mostra i memorabilia del cinque volte campione mondiale di boxe e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 (inclusa la famosa bicicletta rossa che gli rubarono e che lo spinse a combattere per la prima volta nella vita), è anche un centro culturale costruito come tributo al grande pugile che è nato a Louisville del 1942 con il nome di Cassius Marcellus Clay Jr, che poi cambiò per convertirsi all’Islam. Ogni anno nel mese di giugno viene organizzato l’Ali Festival, una settimana di eventi per celebrare il “più grande di tutti i tempi” (Greatest of All Time) con partite di baseball, feste, concerti, gare sportive amatoriali, tour dei luoghi di Muhammad Ali e street food.

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Fonte: Getty Images
Il museo dedicato a Muhammad Ali a Louisville

7. Visitare il Museo della Corvette

A proposito di eccellenze, sapevate che il Kentucky è anche la casa della Corvette? A Bowling Green, vicino allo stabilimento di assemblaggio della General Motors, vengono prodotte, infatti, le automobili Chevrolet Corvette, le auto sportive americane per eccellenza, e si può visitare il National Corvette Museum aperto nel 1994. Per gli appassionati di motori è una tappa da non perdere. Il museo racconta la storia di quest’auto iconica, dall’evoluzione del design alla meccanica e ingegneristica e si può gareggiare – virtualmente – a bordo di un bolide, partecipare a workshop o perdersi tra gadget e, soprattutto, tantissimi modelli di Corvette. Chi vuole può anche provare la Delivery Experience, lo show che viene messo in piedi per tutti coloro che hanno ordinato un’auto e vengono a ritirarla.

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Fonte: @Kentucky Department of Tourism
Il museo della Corvette a Bowling Green

8. Inoltrarsi nel sistema di caverne più lungo del mondo a Mammoth Cave

Nel Kentucky non ci sono da visitare solo luoghi nati non più di 200 anni fa. Nel bel mezzo dello Stato c’è uno di parchi nazionali più importanti degli Stati Uniti, il Mammoth Cave National Park che comprende il più lungo sistema di grotte del mondo. Un posto unico, insomma, che merita assolutamente un viaggio. Il parco è diventato Patrimonio dell’umanità Unesco nel 1981 e riserva della biosfera nel 1990. Le Mammoth Cave si sono formate tra i giacimenti di calcare e di arenaria e comprende più di 591 chilometri di passaggi. Ogni anno nuove esplorazioni portano alla luce nuove grotte e gallerie. L’acqua che scorre lungo le gallerie di arenaria è quella che poi viene usata per produrre il famoso Kentucky Bourbon. Migliaia di anni di storia sono nascosti sottoterra. Nelle grotte sono stati trovati resti del periodo preistorico, ma anche la mummia di un nativo americano – queste caverne erano abitate dalle popolazioni locali – e fu o schiavo afroamericano, Stephen Bishop, il primo a disegnare una mappa dettagliata delle grotte nel 1850 dando il nome a molte delle attrazioni presenti. Sono tante le escursioni che vengono organizzate dalle guide esperte nelle caverne. La più scenografica è l’Echo River Tour, che permette ai visitatori di esplorare le grotte a bordo di una barca che naviga su un fiume sotterraneo. Il parco è anche un Dark Sky Park dove ammirare le stelle, si possono fare escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo e si può anche soggiornare nel parco, dormendo nei lodge o facendo campeggio in uno dei camping autorizzati.

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Fonte: 123RF
l’interno delle Mammoth Cave, le caverne più lunghe del mondo

9. Fare kayak nella Red River Gorge

Sempre a proposito di siti naturalistici, un altro luogo meraviglioso del Kentucky è il sistema di canyon chiamato Red River Gorge, immerso nella Daniel Boone National Forest, che prende il nome dall’esploratore che l’ha scoperta nel XVIII secolo. Questo luogo meraviglioso alterna altissime pareti rocciose a incredibili cascate a ponti naturali. Si contano un centinaio di archi naturali ed è considerata una delle mete migliori al mondo per l’arrampicata. Anche in questo parco si può soggiornare. Merita sicuramente l’esperienza di dormire in una tree house o in una cabin sospesa sul canyon. I trekking qui sono tantissimi, anche quelli alla scoperta della geologia di questo antichissimo territorio, ma ci si può anche lanciare giù dalle zipline o esplorare le gole sottoterra a bordo di un kajak sui corsi d’acqua sotterranei.

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Fonte: 123RF
Il meraviglioso paesaggio delle Red River Gorge

10. Food tour tra i sapori del Kentucky

Il famoso pollo fritto è il primo piatto che si cerca quando si visita il Kentucky. In realtà sfatiamo un mito: non è il piatto più famoso di questo Stato. Certo, lo si trova in alcuni ristoranti, ma è completamente diverso da ciò che ci si aspetterebbe e soprattutto è poco fritto. Detto questo, anche negli Stati Uniti del Sud oggi è di moda mangiare cibo fresco, poco grasso e a km zero (che qui chiamano “farm to table”). Pur non discostandosi troppo dai sapori del Sud. In molte città, da Lexington a Louisville, vengono organizzati divertenti food tour che sono strettamente legati alla storia dei luoghi e della popolazione. Tra pomodori verdi fritti e cocktail a base di Bourbon.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
Degustazione di Bourbon e food pairing

Itinerario in Camargue tra borghi, cavalli e saline

29 juin 2024 à 10:20

Uno scenario fiabesco dove cavalli bianchi, fenicotteri e tori incontrano saline misteriose e borghi senza tempo. Stiamo parlando di Camargue, una regione del sud della Francia considerata tra le più magiche e affascinanti. Il perché è molto semplice: qui la bellezza selvaggia del territorio si sposa alla perfezione con le tradizioni di una cultura millenaria che affianca la soavità della Francia al calore e alla vivacità spagnola. Quest’area è formata dal delta del fiume Rodano ed è costituita soprattutto da saline, estendendosi a sud di Arles per oltre 30 chilometri.

Molto diversa dal resto della Provenza, dai campi di lavanda al glamour della Costa Azzurra, Camargue conquista con il suo fascino selvaggio da assaporare in un itinerario di tre giorni alla scoperta dei suoi luoghi più belli. Preparatevi a danzare con i gitani, a lasciarvi ammaliare da animali splendidi e a perdervi tra le strade acciottolate di antichi borghi.

Giorno 1: a spasso tra borghi e saline

Da dove partire per scoprire la regione di Camargue se non dalla sua porta d’accesso? La città di Arles è un luogo ricco di storia che affonda le sue radici nell’epoca del glorioso impero romano testimoniato dai resti di imponenti monumenti come il teatro antico, le terme di Costantino, numerosi templi e obelischi. Patrimonio UNESCO, Arles fu anche la casa di Van Gogh per un anno, dal 1888 al 1889, dove creò oltre 300 opere d’arte tra cui “Terrasse de Cafe La Nuit”. Questo café esiste ancora ed è inutile dirvi che rappresenta uno degli spot più fotografati!

La seconda tappa da non perdere è Aigues Mortes, città fortificata ed ex quartier generale dei cavalieri templari, da dove partì la crociata del XIII secolo. Passeggiare sulle sue mura, alte 10 metri, vi permetterà di godere di una vista mozzafiato sul territorio circostante, mentre il suo centro storico, un labirinto di vicoli acciottolati e casette colorate, brulica di vita. Da qui si raggiungono facilmente le Saline du Midi d’Aigues-Mortesil luogo perfetto dove terminare il vostro primo giorno di viaggio perché le distese sconfinate di vasche di sale si tingono di rosa al tramonto, creando uno spettacolo indimenticabile.

Anfiteatro di Arles
Fonte: iStock
Anfiteatro romano ad Arles

Giorno 2: parchi naturali e cavalli bianchi

Amanti della natura, il secondo giorno è dedicato interamente a voi. Uno dei luoghi più belli da scoprire nella regione di Camargue è sicuramente il Parco Naturale Regionale, protetto dal 1970, dove distese infinite di paludi salate fanno da casa a fenicotteri rosa, tori neri e cavalli bianchi. In questo ecosistema vive anche una straordinaria varietà di flora e fauna, tra cui oltre 250 specie di uccelli, 40 specie di mammiferi e diverse specie di pesci e rettili. Il parco custodisce anche la cultura e tradizione tramandata dai guardiani dei cavalli, noti come “gardians” che, con le loro mandrie di tori selvatici, sono parte integrante del paesaggio.

Un altro parco da segnare sul vostro itinerario è quello ornitologico di Pont de Gau, perfetto per gli appassionati di birdwatching. Questa piccola area lunga 7 chilometri ospita oltre 200 specie diverse di volatili, tra cui i famosi fenicotteri rosa. Qui potrete passeggiare lungo i sentieri e ammirare da vicino questi eleganti animali nel loro ambiente naturale, oltre che aironi, garzette, ibis, gabbiani, avocette e molti altri uccelli, sia migratori che residenti.

Giorno 3: relax sulle spiagge e feste gitane

Non solo parchi naturali, borghi antichi e saline, la regione di Camargue vanta anche chilometri di spiagge dove le dune di sabbia si alternano ad acque cristalline. L’ultimo giorno del vostro itinerario trascorretelo nel relax della costa, tranquilla e dall’atmosfera incontaminata. Tra le spiagge più belle ci sono la Plage de l’Espiguette, a Le Grau-du-Roi, caratterizzata da sette chilometri di sabbia fine e acque turchesi, perfetta per famiglie e amanti degli sport acquatici, la Plage de Beauduc, immersa nella Riserva Naturale Nazionale della Camargue, e la Plage de Piemanson, la più selvaggia e famosa per i suoi venti, ideali per praticare sport quali il kitesurf e windsurf.

Tra un tuffo e l’altro potete fare sosta nella città costiera di Saintes-Maries-de-la-Mer, famosa non solo per le sue spiagge, ma anche per la festa gitana de Le Pèlegrinage des Gitans, organizzata ogni anno nel mese di maggio. In questa occasione, migliaia di Rom, Sinti e Manouches provenienti da tutta Europa si riuniscono per celebrare la loro santa patrona, Sara la Nera, e per onorare le loro tradizioni ancestrali.

Come arrivare in Camargue

Raggiungere Camargue è molto semplice, soprattutto dal Nord Italia. Chi viaggia in automobile deve considerare una distanza di 580 chilometri da Milano, 430 da Torino e 460 da Genova. Consigliamo di accedere attraverso la Liguria, percorrendo l’autostrada A10 Genova-Ventimiglia che, superato il confine, diventa Autoroute du Soleil A8.

Se invece avete poco tempo e preferite viaggiare con l’aereo, sono molte le compagnie che collegano le principali città italiane con gli aeroporti di Marsiglia e Nizza. Da qui vi basterà noleggiare un’auto, la soluzione ideale per scoprire la regione in autonomia, o utilizzare i mezzi pubblici.

In Val d’Orcia, sui luoghi del film “Il Gladiatore”

22 avril 2024 à 10:23

Molti turisti amano girare alla scoperta di località bellissime, che hanno fatto da sfondo ad alcuni dei più famosi capolavori cinematografici dell’ultimo secolo. Si chiama cineturismo, ed è una tendenza di viaggio che prende sempre più piede anche in Italia. Abbiamo infatti panorami da sogno in cui sono stati girati numerosi film, a partire dal kolossal “Il Gladiatore”. Ed è proprio sulle tracce di Russell Crowe e del suo grande successo che oggi ci addentriamo nella Val d’Orcia, ammirando luoghi dal fascino unico.

Via dell’Acqua, la pista ciclabile che collega Roma e Assisi

4 avril 2024 à 12:05

È un percorso meraviglioso, ricco di storia e bellezza, che si inerpica tra la natura e regala una visione diversa di ciò che ci circonda. È la Via dell’Acqua, che collega Assisi a Roma e che si può percorrere in bicicletta, ma anche a piedi e – perché no – a cavallo.

Si snoda per 250 chilometri e porta ad attraversare questo tratto di Italia centrale, potendone apprezzare la natura, la campagna che si ha intorno a sé e i corsi d’acqua. Un percorso fatto di bellezza, che fa da filo rosso tra Umbria e Lazio, tra Valle Spoletana, Valnerina e la Valle del Tevere. Ma anche spirituale, infatti collega due centri della Cristianità: Assisi e Roma.

Tutto quello che c’è da sapere sulla Via dell’Acqua, per provare una vacanza diversa, più lenta che ci permette di apprezzare il territorio e di vivere in prima persona il turismo sostenibile.

La Via dell’Acqua, cosa c’è da sapere

Si estende per 250 chilometri la Via dell’Acqua, di questi 200 si snodano lungo percorsi ciclabili già esistenti e lungo strade di campagna, gli altri 50 – invece – su asfalto. Non importa quanto tempo si impiega a percorrerla, perché l’obiettivo è un altro. Tra le cose più belle, infatti, di un viaggio così ci sono la possibilità di lasciarsi incantare dal paesaggio circostante e quella di conoscere luoghi nuovi lungo il percorso.

Inoltre, lungo la Via dell’Acqua si incontrano anche diverse attività per mangiare e dormire, ma anche servizi, che offrono una scontistica grazie alla convenzione attiva per coloro che viaggiano in bici, a cavallo o a piedi e sono in possesso della credenziale che si può richiedere sul sito ufficiale. Il dislivello complessivo è di 2100 metri ed è una vera e propria immersione nella natura alla scoperta di luoghi suggestivi e del fascino di un tratto di Italia a cavallo tra due regioni: l’Umbria e il Lazio.

Perché si chiama così e la storia della sua nascita

Sul sito ufficiale di questo percorso si racconta che la genesi di tutto è stata l’acqua, che è stata ciò che ha ispirato ma che è anche l’elemento che lo caratterizza. Infatti si snoda proprio nei pressi di alcuni argini.

Il percorso è facile, fattibile per tutti.  Come viene spiegato – sempre sul sito ufficiale – la realizzazione della Via dell’Acqua è stata possibile anche grazie al fatto che in Umbria c’era già una fitta rete di percorsi ciclabili. Numeri alla mano, infatti, dei 160 chilometri di tratta che scorrono in questa regione, ben 120 erano su ciclabili già esistenti.

Il risultato sono seniteri, strade e ciclabili che uniscono due regioni e due città: un modo per conoscere il territorio da un altro punto di vista, una maniera per godere della bellezza intorno a sé senza alcuna fretta, ma lasciando che lo sguardo si meravigli a ogni scorcio.

Come si deve percorrere e le info utili

Come percorrerla? La si può fare da Assisi verso Roma e viceversa. Sul profilo Facebook ufficiale dedicato alla Via dell’Acqua vengono pubblicati e condivisi aggiornamenti utili da conoscere prima di partire. Sempre tramite Facebook si arriva ad altre informazioni che contengono le indicazioni e i suggerimenti sulle soste da fare lungo il tragitto, come quella al sito archeologico Lucus Feroniae, che si sviluppa in un’area archeologica e in un museo a ingresso gratuito, oppure la sosta a Terni per visitare la Basilica di San Valentino.

Valle del Vanoi, il Trentino più verde che c’è

Par : lizsemilia
18 février 2024 à 13:25

Ha conservato il fascino della montagna più selvaggia e autentica, lontana dall’afflusso turistico di massa, e con il suo paesaggio incontaminato di pascoli, zone verdeggianti, boschi, prati, villaggi alpini, corsi d’acqua, malghe, rifugi e fienili in pietra, è conosciuta come il “cuore verde del Trentino”: si tratta della Valle del Vanoi, 125 chilometri quadri vegliati dal massiccio granitico di Cima d’Asta e dalla catena del Lagorai.

Siamo a oltre 750 metri di altitudine, nel Trentino orientale, a sud dei comuni di Sovramonte e Lamon (Bolzano): la valle si raggiunge attraversando il tunnel al di sotto del Monte Totoga (che collega la Strada Statale 50 del Grappa al Passo Rolle) oppure percorrendo la strada panoramica del Passo Gobbera o la Strada Provinciale 79 del Passo Brocon se si arriva da Castel Tesino.

Un paradiso di quiete e bellezza

Forse meno conosciuta di altre valli trentine ma altrettanto spettacolare, la Valle del Vanoi è la meta perfetta per regalarsi una rigenerante vacanza all’insegna del relax e del benessere, di passeggiate nella natura, di escursioni e percorsi per trekking e mountain bike in un ambiente da favola.

Parte del Parco naturale Paneveggio e Pale di San Martino, si contraddistingue per l’ameno profilo rurale, le tipiche costruzioni del “tabi“, utilizzato sia come fienile che come stalla, e della “ritonda“, antico focolare, nonché per un’area botanica custode di migliaia di specie rare e protette.

Qui, oltre a provare l’esperienza di un piacevole soggiorno presso le baite e i rifugi di montagna, i visitatori possono andare alla scoperta di autentiche perle come, ad esempio, il Lago di Calaita, incorniciato dalle vette delle Dolomiti e facilmente raggiungibile lungo un sentiero che porta a un balcone panoramico che osserva le Pale di San Martino.

Ma non è ancora tutto.

Di sicuro interesse, infatti, è l’Ecomuseo del Vanoi, un museo diffuso che ha l’obiettivo di valorizzare il territorio e la sua storia mostrando le tradizioni, le attività e la vita di un tempo. È composto da:

  • il Sentiero Etnografico con quattro escursioni a tema: “Anello dei Pradi” per la fienagione e la vita stagionale sui prati, “Anello della Val“, per la vita stagionale nei paesi, “Anello della montagna” per l’uso delle zone prative attorno alle malghe, e “Anello del Bosc” per l’utilizzo e la coltivazione del bosco;
  • la Casa dell’Ecomuseo a Canal San Bovo;
  • il Museo delle Arti e Mestieri e il Museo della Guerra a Caoria;
  • il Mulino dei Caineri a Ronco;
  • la Stanza del Sacro a Zortea.

I suggestivi paesi della Valle del Vanoi

Diamo ora uno sguardo agli splendidi paesi di montagna che disegnano la Valle del Vanoi, località ideali per vivere appieno il “Trentino più verde che c’è”.

Ecco, allora, Canal San Bovo, alla confluenza del torrente Lozen, in felice posizione soleggiata tra verdissimi prati punteggiati da fienili e casolari, punto di partenza per entusiasmanti escursioni, e Luasen, importante centro di servizi per tutta la valle.

L’itinerario continua con Caoria, alla confluenza del rio Valsorda da cui è suddiviso in due zone, Caoria di fuori e Caoria di dentro. Qui, merita una sosta la Chiesa di San Giovanni Nepuceno, fulgido esempio di architettura moderna in un contesto alpino.

Baciato dal sole, tranquillo e su di un terrazzo panoramico, si svela Prade, protagonista ogni dieci anni della rappresentazione in piazza del “sacro mistero” di “Godimondo e Fortunato”, mentre Zortea domina la conca di Canale e il Sass Maor.

Ancora, Gobbera si presenta come “anello di congiunzione” tra gli abitati (un tempo uniti) di Canal San Bovo e Imèr e custodisce, a poca distanza, l’importante chiesetta di San Silvestro, e il paesaggio è “severo” ma suggestivo nei due pittoreschi villaggi di Ronco e Cainari, sulla destra del Vanoi, tra i prati che pullulano di baite.

Non mancano numerose e pittoresche frazioni come Battistoni, Berni, Valline, Mureri, e Cicona che vanta un particolare microclima per la coltivazione di piccoli frutti, ortaggi e fiori.

Valle d’Itria: un itinerario per scoprire la Puglia più vera

Par : lizsemilia
17 février 2024 à 13:25

Fra verdi distese di ulivi e mare che dista una ventina di minuti, cuore della Puglia più vera è la Valle d’Itria, caratterizzata dagli inconfondibili trulli, le pittoresche abitazioni in pietra dalla forma di cono, masserie, muretti a secco, panorami da cartolina e borghi che non si dimenticano.

Laddove terminano le Murge e ha inizio il Salento, tra le provincie di Bari, Brindisi e Taranto, la valle si regala per una vacanza autentica, lenta, alla scoperta di preziose meraviglie passo dopo passo.

Cosa vedere in Valle d’Itria: Alberobello, la perla

Non si può non iniziare l’itinerario alla scoperta della stupenda valle pugliese senza citare Alberobello, il borgo dei trulli, il più famoso e inserito nel 1996 dall’UNESCO nella World Heritage List nonché Bandiera Arancione del Touring Club.

È davvero impossibile, infatti, non serbarne un ricordo indelebile: l’atmosfera è “magica e originale“, i rioni uno più affascinante dell’altro (basti pensare al turistico Rione Monti con circa mille trulli e al Rione Aia piccola a uso residenziale), i candidi trulli protagonisti indiscussi.

Da non perdere il trullo sovrano, il più grande, l’unico con due piani e immensa cupola di 14 metri: la casa museo ospita mobili d’epoca originali e un delizioso giardino.

Carovigno, gioiello dalle origini millenarie

Carovigno, in provincia di Brindisi, sorprende con un centro storico dalle origini millenarie che custodisce ancora le due antiche porte d’accesso, Porta Ostuni e Porta Brindisi, le tipiche case in pietra e calce bianca, e il Castello Dentice di Frasso, in posizione panoramica, con tre delle quattro torri originarie tuttora in piedi.

In più, a pochi chilometri dal cuore del borgo, ecco la splendida Riserva Naturale di Torre Guaceto e l’Area Marina Protetta, 1200 ettari plasmati da dune alte anche 15 metri, uliveti secolari e paludi: è il posto ideale per trekking e itinerari in bicicletta al cospetto di natura e storia.

Le Grotte di Castellana, incanto sotterraneo

Castellana Grotte, Puglia
Fonte: iStock
Castellana Grotte, Puglia – iStock

Il raccolto comune di Castellana Grotte è custode di una delle innumerevoli meraviglie di Puglia, vale a dire le Grotte di Castellana, uno spettacolo di cavità, stanze e corridoi a circa 70 metri di profondità con stalattiti, stalagmiti, fossili e concrezioni dai colori e dalle forme uniche.

La visita guidata, lungo due itinerari a scelta, uno completo e uno parziale, conduce in un mondo che non si può descrivere a parole e, amate dai turisti a livello internazionale, sono a pieno titolo un’occasione imperdibile per scoprire un lato naturistico straordinario della Valle d’Itria.

Lo storico borgo di Ceglie Messapica

Da includere nella lista delle mete da non perdere in Valle d’Itria è lo storico borgo di Ceglie Messapica, uno dei più antichi della Puglia, dal centro storico medievale disegnato da suggestivi vicoletti su cui si affacciano le tipiche casette bianche ed edifici dall’assoluto valore architettonico e storico.

Simboli ne sono Piazza Plebiscito con l’ottocentesca Torre dell’Orologio, la Collegiata di Santa Maria Assunta con facciata in stile proto-classico, cupola maiolicata e pregevoli affreschi all’interno, e poi il Castello Ducale in posizione panoramica, che ospita il MAAC – Museo Archeologico e dell’Arte Contemporanea con Pinacoteca Emilio Notte e Biblioteca Comunale Pietro Gatti.

Cisternino, tra i Borghi Più Belli d’Italia

L’itinerario prosegue con Cisternino, tra i Borghi Più Belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring Club, antico e candido borgo appollaiato su una collina verdeggiante.

Passeggiare lungo il centro storico dall’atmosfera “intima e raccolta” è un vero piacere: vasi fioriti danno un tocco in più alle basse case di stile orientale, alle scalinate, al dedalo di vicoletti lastricati e ai cortili nascosti.

Dalla piazza centrale Vittorio Emanuele si diramano quattro rioni tutti da percorrere per fare la conoscenza dei “fornelli“, le osterie aperte a ogni ora, dove assaporare il meglio della gastronomia del territorio, vanto indiscusso di Cisternino.

La poliedrica Fasano

Spiagge da favola, uno dei parchi faunistici più grandi d’Italia e un patrimonio storico di sicuro fascino: tutto questo è Fasano, fondata nell’XI secolo.

Qui, da prevedere qualche ora lungo il centro storico dove le stradine sono talmente strette da impedire ai raggi solari di filtrare e sono molte le attrazioni a partire dalla principale Piazza Ciaia su cui svettano antichi palazzi nobiliari nonché la Torre dell’Orologio e Palazzo Balì, sede del Municipio, per arrivare alla Chiesa di San Giovanni Battista dalla facciata tardo-rinascimentale, e al Torrione delle Fogge, superstite del muro di cinta che delimitava Fasano in passato con quattro torri d’avvistamento.

Locorotondo, il bianco borgo di Puglia

Locorotondo, Puglia
Fonte: iStock
Locorotondo, Puglia – iStock

Quieto borgo della Valle d’Itria dalle candide casette è poi Locorotondo, tra i Più Belli d’Italia, dall’inconfondibile forma circolare e “regno dei balconi fioriti” e delle cummerse, abitazioni dalla forma rettangolare con tetti spioventi realizzati in chiancarelle, lastre in pietra calcarea.

Camminando lungo il labirinto di abbaglianti stradine, lo sguardo si posa su chiese antiche, botteghe artigiane e palazzi barocchi: meritano una menzione la Chiesa di San Giorgio Martire dalla facciata neoclassica, la seicentesca e semplice Chiesa di San Nicola, il barocco Palazzo Morelli, e la Torre dell’Orologio del XVIII secolo.

La “bellissima ed elegante” Martina Franca

La magnifica cittadina di Martina Franca, dal glorioso passato, ha saputo conservare intatto il fascino del suo cuore storico a 400 metri di altezza, facile da scoprire a piedi, e vero e proprio “museo a cielo aperto”.

L’intrico di stretti vicoletti di ciottoli mostra bellezze ineguagliabili come Palazzo Ducale, oggi sede del Municipio dalle sale riccamente affrescate, il signorile Palazzo Nardelli e la Basilica di San Martino, in stile barocco martinese.

Inoltre, da segnalare è il Bosco di Pianelle, riserva naturale regionale ricca di biodiversità con rilassanti itinerari da percorrere a piedi e in bicicletta: sono, infatti, 15 chilometri di sentieri suddivisi in 21 percorsi.

Ostuni, la “città bianca” per eccellenza

Infine, non si può lasciare la Valle d’Itria senza aver fatto tappa a Ostuni, la “città bianca” per eccellenza della Puglia, conosciuta anche come “città presepe” oppure “regina degli ulivi”.

Il suo candido cuore medievale svetta su un’altura abbracciata da verdi uliveti e si fa apprezzare per le case imbiancate a calce, i tortuosi vicoletti, le scalette e otto torrioni aragonesi.

Da ammirare la Cattedrale di Santa Maria Assunta, edificata nel XV secolo nella parte più alta per volontà di Ferdinando d’Aragona e Alfonso II, in stile gotico.

Monterchi e Citerna, antichi borghi tra Rinascimento e grandi paesaggi

16 février 2024 à 17:53

Dopo essere nato dal monte Fumaiolo, nelle propaggini più meridionali dell’Emilia Romagna, il fiume Tevere attraversa una valle stretta tra l’Alpe di Catenaia e l’Alpe della Luna, due rilievi appenninici che si guardano frontalmente.

Qui arte, storia e natura si incontrano nei tanti borghi che caratterizzano la Valtiberina, un vero e proprio scrigno che, come si confà ad ogni scrigno che si rispetti, contiene una miriade di gioielli.

Due dei più piccoli, ma anche dei più brillanti sono i borghi di Monterchi e Citerna, diversi eppure inevitabilmente fratelli. Separati di appena 500 metri in linea d’aria, si trovano l’uno in Toscana e l’altro in Umbria, in provincia di Arezzo e in provincia di Perugia.

Paesi ricchi di storia, malgrado le rispettive dimensioni, e caratterizzati dall’unione di importanti opere d’arte rinascimentali, di paesaggi naturali tipici del centro Italia e del fascino senza tempo dei centri storici medievali di questo pezzo d’Italia.

Fonte: ph. Luca Aless , con licenza CC BY-SA 4.0
Veduta di Monterchi (AR) dal paese di Citerna (PG)

Monterchi, Piero della Francesca e la Madonna del Parto

Una delle attrazioni principali per cui Monterchi merita una fermata è l’affresco di Piero della Francesca, la Madonna del Parto, custodito nell’apposito e omonimo museo poco fuori dal centro storico della cittadina.

Un’opera dalla storia singolare, frutto della mano di uno dei più grandi artisti del Rinascimento. Risale alla metà del Quattrocento, fra il 1455 e il 1465, quando l’autore era già celebre fra i contemporanei. Un soggetto oltretutto impegnativo, quello di Maria incinta, eppure destinato ad un altare laterale di una piccola e tutto sommato insignificante cappella di campagna come quella di Santa Maria di Momentana, poco fuori da Monterchi.

La ragione più probabile individuata dagli studiosi chiama in causa la madre di Piero, nata e cresciuta a Monterchi prima di sposarsi e trasferirsi nella vicina Sansepolcro.

La Madonna del Parto è un soggetto particolare di per sé, ritratto anche da altri artisti toscani del Trecento e del Quattrocento con differenti gradi di notorietà, reso poi eretico dal Concilio di Trento della metà del secolo successivo, ma che nella storia è sempre stato visitato dalle donne incinte a titolo benaugurale.

Fonte: Lorenzo Calamai
La Madonna del Parto di Piero della Francesca

Quella di Piero della Francesca è inoltre una raffigurazione ulteriormente unica e umana. A titolo di esempio, Maria non tiene in mano un libro, simbolo del Verbo che va a incarnarsi, come invece nella maggior parte delle altre raffigurazioni delle Madonne del Parto. È una rappresentazione nobile seppur austera ed estremamente umana, con il gesto tipico di sorreggere il peso della pancia con una mano dietro la schiena.

Il tendaggio che si apre intorno alle tre figure dona un’aura di mistero che si svela alla composizione.

Il Museo della Madonna del Parto si trova in Via della Reglia, è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 19:00 da marzo a ottobre compresi, mentre osserva un orario ridotto negli altri mesi. Il biglietto d’ingresso costa €6,50.

Monterchi, il borgo e i dintorni

Il centro storico di Monterchi è una sorta di acropoli che si avviluppa sui fianchi di una bassa collina, con i campanili delle sue chiese e la torre dell’orologio della Rocca a svettare sui dintorni.

Una breve passeggiata vi porterà verso la piazza principale, nei dintorni della quale si aprono ampi panorami sulla campagna circostante, caratterizzata da ampi pascoli e campi coltivati. L’alberata piazza Umberto I è sormontata dalla Rocca, oggi dotata di una bella terrazza panoramica.

Fonte: Lorenzo Calamai
Vista dal centro storico di Monterchi verso la campagna circostante

Si può visitare il Museo delle Bilance, che condivide con quello della Madonna del Parto un unico biglietto d’ingresso. Si tratta di una pregevole e affascinante collezione di bilance artigianali, ospitato nel gentilizio Palazzo Massi.

La Chiesa di San Simeone, di origine duecentesca ma completamente ricostruita nel 1830 e restaurata dopo il duro terremoto del 1917, ospita al suo interno un mirabile affresco trecentesco di una Madonna col bambino, scoperto nella cappella di Santa Maria di Momentana sotto la Madonna del Parto di Piero della Francesca.

Non perdete l’occasione di girovagare tra le frazioni e le campagne intorno a Monterchi. Vi troverete splendidi panorami rurali, vedute dove la natura incontra la mano dell’uomo nei piccoli abitati che si distinguono qua e là, e anche piccoli angoli di meraviglia, come nel caso della Chiesa di San Michele Arcangelo a Padonchia.

Fonte: Lorenzo Calamai
Gioielli nascosti: la Chiesa di San Michele Arcangelo a Padonchia

In questo gruppuscolo di case che oggi conta circa 40 abitanti, in mezzo ad ameni pascoli, si nasconde l’affascinante facciata in pietra del piccolo edificio religioso, risalente addirittura al VII secolo. Il bel campanile a vela che sormonta la facciata è di recente costruzione, mentre all’interno dimorano opere d’arte religiosa di artisti locali risalenti al Rinascimento.

Cosa vedere a Citerna

A poche centinaia di metri di distanza da Monterchi, sulla vetta di un colle leggermente più alto, sorge Citerna. Con i suoi 480 metri di altitudine, la cittadina ha una posizione privilegiata su tutta l’Alta Valle del Tevere, fino all’Alpe della Luna.

Fonte: Lorenzo Calamai
Il camminamento medievale sulle mura di Citerna

Questa caratteristica la rende speciale, unita alla cura con cui viene conservato il centro storico di chiaro stampo medievale e alle opere che è possibile ammirare in una delle sue principali chiese.

Citerna fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia e si sviluppa attorno a Corso Garibaldi, parallelo al quale corre l’affascinante camminamento medievale, un percorso riparato con un meraviglioso soffitto di travi in legno e pareti di mattoni di cotto che si aprono in ampi finestroni dai quali è possibile ammirare il paesaggio che si apre in direzione di Monterchi.

Fonte: Lorenzo Calamai
Panorama da una delle finestre del camminamento

Il centro del paese è piazza Scipione Scipioni, vivace crocevia della vita locale, con qualche osteria dove fare merenda o prendere un aperitivo godendo dello straordinario panorama che la terrazza della piazza, affacciata verso oriente, offre ai passanti.

Nelle immediate vicinanze si trova la Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, la cui principale attrazione è rappresentata dalla Madonna col Bambino di Andrea Della Robbia in terracotta invetriata. Nel transetto destro si trova la Cinquecentesca Crocifissione del Pomarancio.

Fonte: Lorenzo Calamai
Il curato centro storico di Citerna

Non molto più lontano sorge la Chiesa di San Francesco, dove si trova una terracotta di Donatello raffigurante anche in questo caso una Madonna col Bambino, riscoperta solo nel 2000, ma anche la Madonna col Bambino e Santi di Luca Signorelli, terminata poi dopo la sua morte dal Papacello.

Opere dovute alla signoria dei Vitelli, famiglia nobile amica dei Medici, che reggerà Citerna tra il Cinquecento e il Seicento, donandogli quell’aria che si respira ancora oggi: un luogo dove il tempo permane immobile, da dove osservare il mondo che, nel frattempo, gira.

Tra fiori e fate: l’ultimo eden terrestre è una valle incantata

Par : marcobaldini
15 février 2024 à 12:38

Nel cuore della nostra amata Terra, si celano tesori che rapiscono l’anima e catturano lo sguardo con la loro bellezza mozzafiato. Sono i regali preziosi di Madre Natura, che con maestria ha plasmato paesaggi da sogno, dove la potenza delle montagne si mescola con la delicatezza dei fiori e il fragore delle cascate. In questi luoghi incantati, la realtà si confonde con l’immaginazione, trasportandoci in un universo di meraviglie senza tempo.

Oggi ti condurremo in un luogo incantato che brilla con la forza di mille stelle. Immerso tra le vette imponenti dell’Himalaya, c’è un giardino segreto, un luogo di rara bellezza che sembra uscito direttamente dalla mente di un artista: è la Valle di Yumthang, situata nella splendida regione di Uttarakhand, in India.

Conosciuta anche come la “Valle dei Fiori“, questo santuario di tranquillità raffigura perfettamente l’essenza della bellezza selvaggia e incontaminata. Qui, le sorgenti termali si intrecciano tra prati rigogliosi mentre i fiumi serpeggiano dolcemente attraverso le valli, donando vita ad ogni angolo di questo paradiso terrestre.

La Valle dei Fiori: una sinfonia di colori nel cuore dell’India

Valle dei fiori
Fonte: iStock
Valle dei Fiori, Uttarakhand, India

Nel cuore dell’India, spicca come una gemma preziosa il Parco Nazionale della Valle dei Fiori, affascinante per la sua straordinaria bellezza naturale e la ricchezza della biodiversità. Questo santuario naturale gode di fama mondiale grazie ai suoi prati adornati da fiori di montagna endemici, che fungono da habitat per una vasta gamma di creature rare e in via di estinzione, tra cui l’orso nero asiatico, il leopardo delle nevi, l’orso bruno e la pecora blu.

Il paesaggio idilliaco si fonde armoniosamente con l’imponente maestosità del Parco Nazionale di Nanda Devi, dando vita a un contrasto perfettamente bilanciato. Queste due meraviglie naturali formano un’area di transizione senza eguali tra le imponenti catene montuose dello Zanskar e del Grande Himalaya, luogo che da più di un secolo è oggetto di ammirazione da parte di escursionisti e botanici, celebrato anche nella mitologia induista da tempi immemorabili.

Secondo i racconti popolari, pare che questa regione sia abitata da dolci fate, creature magiche che danzano tra i fiori, proteggendo gelosamente il loro regno incantato. Ma non solo creature leggendarie, anche gli esseri umani hanno trovato ispirazione in questa terra sacra. Intellettuali, artisti e mistici si sono avventurati in questa valle incantata, attratti dalla sua atmosfera e dalla sua energia. Ad esempio, il mistico indiano Swami Vivekananda e persino il celebre cantante Bob Dylan hanno trovato rifugio tra questi prati in fiore.

Trekking nell’Himalaya indiano alla scoperta della Valle dei Fiori

Non c’è da meravigliarsi che l’Unesco abbia insignito la Valle dei Fiori del prestigioso status di Patrimonio dell’Umanità, accanto al più famoso Parco Nazionale del Nanda Devi, sottolineando l’inestimabile valore di questo autentico eden terrestre.

Tuttavia, il suo fascino artistico, pur essendo delicato e senza tempo, nasconde un’anima selvaggia e remota che richiede rispetto e una preparazione adeguata. Il trekking, infatti, è limitato ai mesi compresi tra giugno e ottobre, quando le condizioni climatiche consentono un’esplorazione più sicura. La cautela è d’obbligo, considerando la natura remota e talvolta impervia del territorio, che può presentare sfide e pericoli anche per i trekker più esperti.

Ma per coloro che hanno il coraggio di affrontare gli ostacoli e abbracciare l’ignoto, la ricompensa è indubbiamente indimenticabile, un’esperienza destinata a rimanere incisa nell’anima per sempre. Il suggerimento è quello di trovare una guida esperta e informarsi accuratamente per entrare in un mondo che sembra uscito da una fiaba, pronto a regalare emozioni uniche e straordinarie.

Valle dei fiori
Fonte: iStock
Valle dei Fiori, Uttarakhand, India

Cosa fare in Val di Scalve, tesoro della Lombardia

2 février 2024 à 11:01

Protetta dalla corona delle Orobie, la Val di Scalve riunisce nel suo territorio una varietà di contesti naturali incontaminati che la rendono il luogo ideale per la pratica di tutti gli sport di montagna, ma anche per esplorarne cultura e tradizioni immersi in un silenzio rigenerante. Esperienze uniche e coinvolgenti accontentano chiunque percorra questa fantastica valle, ricca di opportunità sia in inverno che in estate.

Val di Scalve, un luogo ricco di storia

Situata nella parte nord-orientale della provincia di Bergamo, e confinante con le province di Sondrio e Brescia, la Val di Scalve si estende per una larghezza di 19 km tra una cerchia di montagne prealpine, fra le cui cime spiccano il maestoso Massiccio della Presolana , il Pizzo Tornello, il Cimon della Bagozza e il Pizzo Camino.

Vanta origini antichissime, dagli antichi Romani era conosciuta come Vallis Decia, dal torrente che la solca, il Dezzo, che nella parlata locale viene chiamato ‘Decc’. Secondo alcuni storici, il nome ‘Scalve’ deriverebbe, invece, dal celtico Skalf, che significa ‘fessura’, una caratteristica riconducibile alla natura della valle che si presenta, a chi risale dalla Valle Camonica tramite il corso del torrente Dezzo, come un’angusta fessura tra i monti, ma c’è anche chi pensa che possa riferirsi all’attività di scavo delle numerose miniere che fin dai tempi remoti  ha caratterizzato la storia di questo luogo.

Cosa fare in inverno in Val di Scalve

Questa rara isola alpina è un vero paradiso per chi ama le attività all’aria aperta e gli sport di montagna. In inverno, i meravigliosi sentieri escursionistici, che in estate sono immersi nel verde dei prati, diventano tracciati perfetti per gli amanti delle ciaspolate e dello scialpinismo. Potrete vivere momenti di svago e condivisione sulle piste innevate, adatte sia a snowboarders sia a sciatori, senza tralasciare le aree attrezzate per bob e slittini, con diversi fuoripista in powder che permettono di raggiungere isolati rifugi alpini.

La conformazione montana della Val di Scalve regala un’ampia scelta di percorsi per gli scialpinisti, come la conca dei Campelli, il Pizzo Camino, il Monte Ferrante e il Monte Barbarossa. A ovest della valle si staglia la Presolana che, con i suoi pendii, offre un ottimo comprensorio sciistico con piste che si spingono sino a 2250 metri.

Una delle mete più scenografiche della Val di Scalve, e per questo più amate, è il Passo dei Campelli, a 1889 metri di quota, cui si arriva – partendo dalla località Fondi di Schilpario – con una camminata di due ore e 630 metri di dislivello, circondati da boschi da fiaba. In cima vi sorprenderà un panorama spettacolare, con la vista che si apre verso la Val Camonica fino a scorgere l’inconfondibile sagoma dell’Adamello.

Gli sciatori o alpinisti più esperti possono, invece, raggiungere in tre o quattro ore il Cimon della Bagozza, ammirando scenari incantati fino a ritrovarsi in vetta a 2409 metri di altitudine, oppure, partendo dal parcheggio di Piazzale Alpini, arrivare in quattro o cinque ore di cammino al Pizzo Camino a quota 2491 metri.

La Val di Scalve vanta, inoltre, la presenza di scuole di sci certificate e di lunga esperienza nelle varie discipline, da cui sono passati campioni di fama mondiale. Una volta qui, chi lo desidera può approfittare delle lezioni personalizzate, per gruppi e anche per disabili, con maestri pronti a insegnare i più piccoli trucchi per diventare dei provetti sciatori.

Val di Scalve in estate: gli itinerari naturalistici

Se desiderate trascorrere un’estate in totale tranquillità, lontani dal caotico affollamento delle spiagge, la Val di Scalve vi offre l’alternativa ideale, con i suoi splendidi itinerari naturalistici che comprendono boschi, varie specie animali, percorsi tematici e miniere.

Un punto di partenza dal nome evocativo è il Sentiero del Bosco Incantato, una passeggiata ideale per tutta la famiglia, dove le sculture di legno accompagnano i bambini per tutto il percorso, raccontando le storie della tradizione bergamasca.

Gli appassionati di trekking e sky-race ameranno, invece, la natura lussureggiante che circonda il borgo di Azzone, posto alla destra del fiume Dozzo, a poca distanza dalla Riserva Naturale Giovetto di Paline, ricoperta quasi interamente di abeti rossi.

Giungendo al passo della Presolana, ci si incammina verso il Sentiero dell’Orso, un percorso eco-didattico che permette di osservare da vicino piccoli esempi della complessità del sistema forestale. Seguendo il cartello che indica il Salto degli Sposi, si raggiunge uno splendido belvedere. La leggenda narra che due innamorati stranieri, chiamati dalla gente del posto “gli sposi”, senza un motivo apparente, si suicidarono, gettandosi dal dirupo abbracciati.

Un’escursione che unisce la bellezza della natura e il ricordo del crollo della diga nel 1923 è quella che passa per la Diga del Gleno a Vilminore di Scalve. Qui è stato realizzato anche l’Arboreto alpino Gleno, che ospita uno spazio espositivo con le schede descrittive delle circa 100 specie botaniche piantumate nei primi anni 2000.

Da non perdere, infine, una visita al Parco Minerario Andrea Bonicelli, che dal 1997 si occupa di recuperare la storia e la cultura mineraria della Val di Scalve per trasmetterla alle future generazioni, attraverso diversi percorsi museali all’interno delle antiche gallerie dismesse nelle miniere di Schilpario. I percorsi si snodano per chilometri e su più livelli, con itinerari attrezzati con illuminazione elettrica, che si affrontano inizialmente a bordo di un fantastico trenino che scorre sui vecchi binari usati per il trasporto del minerale. Il percorso nella miniera prosegue poi a piedi, accompagnati dalle guide, pronte a illustrare un’affascinate documentazione fotografica che mostra il lavoro dell’uomo a contatto con la montagna e le sue viscere e a spiegare il funzionamento di oggetti e utensili della storia della miniera.

Il favoloso panorama dalla Big Bench

A pochi passi dal centro abitato di Schilpario, si può raggiungere la famosa Big Bench, installata il 2 luglio 2020, che rientra con il n. 96 fra le oltre 100 panchine progettate da Chris Bangle all’interno del Big Bench Community Project (BBCP). La panchina gigante è raggiungibile percorrendo un facile e breve sentiero, che permette di ammirare un panorama imperdibile, che abbraccia in lontananza il massiccio della Presolana, ma anche il Pizzo Tornello dalle ripide pendici erbose, il Pizzo Camino, Ezendola e parte del complesso della catena rocciosa dei Campelli.  Mentre l’abitato del comune di Schilpario rimane parzialmente nascosto più a Est, dalla Big Bench si possono ammirare le frazioni di Pradella, Ronco, Barzesto, e anche i più lontani centri di Vilmaggiore e Vilminore.

La spettacolare Cascata del Vò

La Cascata del Vò è tra le principali mete estive della Val di Scalve. In circa mezz’ora si raggiunge una meravigliosa cascata formata dall’omonimo torrente, un salto di 25 metri immerso nel verde dei boschi. La valle del Vò si apre poco prima dell’abitato di Schilpario, nei pressi del piccolo borgo di Ronco, fra il Monte Bognaviso e il Pizzo Tornello. Sul fondo scorre il fiume Vò che da il nome all’intera vallata. La vegetazione alterna boschi di abete rosso, pino mugo, ontani e noccioli. La fauna è ricca di camosci e altri animali selvatici.

Sul tragitto per raggiungere la cascata, ci si imbatte in un esempio di “poiat”, una struttura di rami e tronchetti di legna che serviva alla fabbricazione del carbone, di vitale importanza per le genti che un tempo abitavano la zona. L’antica mulattiera del percorso veniva sfruttata, in passato, per raggiungere “la reglana” un forno di fusione del minerale, del quale ne rimane traccia poco prima della cascata. Esistono, infatti, testimonianze di un’importante attività di scavo delle numerose miniere di ferro della Val di Scalve fin dai tempi dei Romani.

A spasso tra i borghi della Val di Scalve

La Val di Scalve è formata da quattro comuni – Azzone, Colere, Schilpario, Vilminore di Scalve – ciascuno dei quali offre percorsi culturali, artistici e gastronomici, immersi in scenari incontaminati e mozzafiato.

Azzone è un piccolo borgo ai piedi del Pizzo Camino, nonché porta di accesso alla Riserva Naturale del Giovetto, dove si possono ammirare le operose formiche appartenenti alla specie Rufa, che hanno la capacità di proteggere l’intero ambiente boschivo dall’attacco di insetti nocivi. Il suo centro abitato rispecchia la struttura tipica dei paesi montani. Il suo cuore è la piazza, su cui si affaccia il palazzo comunale, mentre fra i tetti delle case, spiccano la il campanile della chiesa parrocchiale e la Torre Civica.

Colere è, invece, famoso per lo sci alpino e lo sci alpinismo in inverno, per il trekking e le vie d’arrampicata in estate. Dal paese si può giungere attraverso vari sentieri di facile percorribilità il Rifugio Luigi Albani, inserito nel Sentiero delle Orobie Orientali. Molto suggestiva è la grotta del ghiaccio, così chiamata per la presenza, in ogni periodo dell’anno, di uno strato di ghiaccio che ne ostruisce l’ingresso.

Incastonato nella cornice naturale delle Orobie Bergamasche e posto all’ingresso di un’affascinante abetaia, Schilpario è un luogo ricco di storia, sapori e tradizioni. La sua straordinaria posizione ambientale e paesaggistica ne ha fatto una meta turistica fra le più apprezzate degli appassionati di montagna.  Dal paese partono diversi sentieri che sovrastano l’intera Val di Scalve e portano ai rifugi Tagliaferri, Vivione e Campione. Vi troverete anche percorsi ciclabili o a cavallo.

Infine, incontriamo il piccolo borgo di Vilminore di Scalve, posto al centro soleggiato della valle, a un’altezza di 1018 m. s.l.m., e punto nevralgico della stessa, poiché sede della storica Comunità Montana di Scalve. Ognuna delle sue nove frazioni conserva importanti tracce del passato della comunità scalvina. La più importante è senza dubbio la Diga del Gleno, che conserva i segni della tragedia che avvenne il 1° dicembre 1923, quando la diga crollò e una grandissima quantità di acqua, fango e detriti si riversò sui centri abitati sottostanti, causando numerosi danni e centinaia di vittime. I resti della diga sono tutt’oggi visibili e sono raggiungibili tramite una suggestiva camminata che parte proprio da Vilminore di Scalve.

La Valle del Silencio, il segreto meglio custodito della Spagna

29 janvier 2024 à 13:31

Ci sono dei posti remoti, totalmente fuori dai radar dei turisti, dai profili fiabeschi e che nascondono segreti naturali e gioielli architettonici davvero unici nel loro genere. No, per trovarli non occorre andare dall’altra parte del mondo, perché sono più vicino di quanto si creda. Uno di questi si trova in Spagna, e prende il nome di Valle del Silencio.

Dove si trova la Valle del Silencio

La straordinaria Valle del Silencio (e tra poco scopriremo che non si chiama così a caso) sorge a Sud della regione spagnola soprannominata El Bierzo, un angolo del Paese dove la natura regna indiscussa e che si trova a ovest della Provincia di León, nella comunità autonoma di Castiglia e León.

Sotto lo sguardo dei Monti Aquilianos, per accedervi occorre attraversare una strada pregna di piccoli paesini da sogno e che in sottofondo regala un costante mormorio di ruscelli e sinuose cascate.

Perché si chiama così

Un nome molto particolare, quello della Valle del Silencio, su cui però non c’è un parare universale: nessuno sa con precisione perché si chiami così. Ciò non toglie che ci siano un paio di storie curiose che provano a raccontarlo.

La prima narra che non si potrebbe chiamare in altro modo, perché quando i viaggiatori attraversano la tortuosa strada che la collega con il resto del mondo rimangono muti. Non è chiaro però se la mancanza di parole derivi dalle tante curve da superare o a causa degli straordinari, e pressoché infiniti, paesaggi che fanno impallidire.

Secondo un’altra storia, invece, questo curioso nome è dovuto alle rigide regole imposte dalle piccole comunità di monaci che vagavano da queste parti, tra l’VIII e il X secolo, e che qui trovarono il luogo che cercavano, nonché grotte dove rifugiarsi incastonate tra montagne che già i Celti consideravano sacre.

Cosa visitare

La prima tappa da fare nelle vicinanze della Valle del Silencio è Ponferrada, capoluogo di El Bierzo e anche una delle soste principali del famosissimo (e bellissimo) Cammino di Santiago. Una località dai profili magici: si sviluppa ai piedi di un imponente castello fondato dai templari.

Chiamato il Castillo del Temple, è stato costruito nell’XI secolo e poi modificato, ampliato, riformato e restaurato. Molto interessante è anche la Torre dell’orologio che un tempo era un’antica porta della città. C’è poi il Real Carcel (Carcere reale), un edificio a due piani che ospita oggi il Museo del Bierzo.

Un’altra attrazione da non perdere è la Basilica della Madonna della Quercia dove è custodita La Morenita, una delle antiche Madonne nere della Spagna.

Da qui inizia il vero e proprio percorso che porta ad immergersi nella Valle del Silencio. Bisogna andare in direzione San Clemente de Valdueza, Montes de Valdueza e Peñalba de Santiago lungo una strada impreziosita da una fitta e fresca foresta che permette di lasciarsi alle spalle la frenesia del mondo: non sorprende, quindi, che fosse meta degli eremiti.

Con una piccola deviazione si raggiunge Montes de Valdueza, un paese dall’atmosfera rustica e autentica che si trova in una posizione particolarmente isolata, al centro dei Monti Aquilianos, tanto che i monaci anacoreti qui costruirono monasteri ed eremi, come il monastero di San Pedro de Montes, attorno al quale nacque l’attuale borgo.

Subito dopo occorre andare in direzione Peñalba de Santiago che colpisce per essere un borgo incontaminato. Da queste parti sorge la Chiesa del X secolo che è stata descritta da Sandoval come “la cosa più curiosa e degna di nota che la Spagna abbia tra le antichità”.

Dai vicoli labirintici, è un posto che è rimasto ancorato nel tempo, come del resto la Valle del Silencio che è uno di quei luoghi meno conosciuti ma più sorprendenti della Spagna.

Infine San Clemente de Valdueza, pieno di edifici dalla tipica architettura berciana. Da qui inizia anche il percorso che porta al belvedere e all’altalena Valdecarrizo dove si può godere di straordinarie viste panoramiche e scattare alcune foto da una delle altalene più suggestive del Bierzo.

Villacidro, il borgo delle streghe in Sardegna

Par : lizsemilia
13 janvier 2024 à 10:37

A 45 chilometri da Cagliari, tra profonde valli, vette e l’incontro con la pianura, sorge Villacidro, antico “borgo di montagna” chiamato tradizionalmente “paese delle streghe”, oggi moderna cittadina che conserva con fierezza le tradizioni di un passato agro pastorale e produzioni d’eccellenza che si legano ai sapori autentici di un territorio unico.

Importante centro del Medio Campidano, nel sud ovest della Sardegna, si fa apprezzare per le bellezze naturali, i paesaggi mozzafiato e per i notevoli punti di interesse che ne impreziosiscono le vie e gli immediati dintorni.

Meraviglie nel cuore di Villacidro

Per conoscere a fondo Villacidro, la visita può avere inizio dal centro dell’abitato che vede il suo cuore pulsante in Piazza dello Zampillo (dall’Ottocento Piazza XX Settembre), dove confluiscono tutte le strade che scendono dai quartieri più in alto e fa bella mostra di sé un’elegante fontana con zampillo in trachite nera di Serrenti: è questa, da sempre, la piazza “dei giochi e del passeggio” su cui ammirare anche la costruzione del Montegranatico, il “monte del grano” che, dal 2003, è sede del Civico Museo Archeologico Villa Leni che espone preziosi reperti che vanno dalla Preistoria, all’epoca del dominio fenicio-punico e romano, fino all’Alto Medioevo e che provengono in gran parte dalle zone limitrofe.

Sempre a proposito di musei, da segnare in agenda sono “Sa Potecarìa” (antico nome della farmacia in sardo) nato dalla passione del farmacista Dott. Ignazio Fanni, che raccoglie utensili, arredi e strumenti legati all’arte sanitaria e a quella farmaceutica con significative testimonianze dislocate in più sezioni, e il Museo d’arte e arredi sacri, nei locali dell’Oratorio della Santa Vergine del Rosario, con notevoli opere appartenute all’Oratorio delle Anime e alla Parrocchiale di Santa Barbara e suppellettili e manufatti della Confraternita del Rosario.

E qui arriviamo al patrimonio religioso di Villacidro che si svela nelle numerose chiese che lo caratterizzano, a partire dalle tre che svettano sulla piazza principale: la già citata Chiesa di Santa Barbara, la più antica, edificata tra il XII e il XIV secolo in stile gotico-aragonese e dai ricchi arredi in marmo policromo, la Chiesa delle Anime Purganti, in stile spagnolo, risalente al XII secolo, e l’Oratorio di Nostra Signora del Rosario, dalla facciata in stile gotico-catalano.

Ma non sono le sole: da vedere la Chiesa della Vergine del Carmelo del XVII secolo dal cui sagrato si gode di una splendida vista sul centro storico e sulla vallata, la Chiesa campestre di San Sisinnio con unica navata dalla volta a botte, la Chiesa di San Pietro, unica superstite dell’ormai scomparsa villa di Leni, piccolo villaggio agricolo sulle rive del rio omonimo, e la Chiesa di San Giuseppe, voluta nel 1744 da un signorotto spagnolo come atto di fede verso il Santo.

In prossimità della centrale Piazza Santa Barbara, merita poi una sosta l’imponente Palazzo Vescovile, punto di riferimento per importanti eventi culturali, collegato da un’antica scala in ciottolato al Lavatoio, altra meta da non tralasciare, costruito nel 1893 su disegno dell’ingegnere Enrico Pani in stile liberty.

Un paesaggio straordinario

Come accennato, fiore all’occhiello di Villacidro sono le bellezze naturali di un contesto straordinario plasmato da rigogliosi boschi, cascate spettacolari e parchi dove dedicarsi a rigeneranti escursioni a piedi, in bici e a cavallo.

Tra le cascate da non perdere ecco la Cascata di Sa Spendula, decantata da D’Annunzio in un sonetto del 1882, emozionante salto del torrente Coxinas tra granitiche rocce rosa e grigie e montagne selvagge, la Cascata Muru Mannu, la più alta dell’isola con i suoi 72 metri, e la Cascata Piscina Irgas, nell’abbraccio delle marmitte giganti scavate dal rio Oridda.

E che dire, poi, del Belvedere Giarranas, un incantevole paesaggio ideale per l’arrampicata dal panorama sorprendente, più volte nominato nei romanzi dello scrittore locale Giuseppe Dessì (vincitore del Premio Strega 1972)?

Infine, ma non certo per ultimi, vanno ricordati i parchi, meta di trekker ed escursionisti: il Parco di Monti Mannu, il più noto e amato, il Parco di Villascema, vasta area verde alle pendici del complesso montuoso del Linas, il Parco San Sisinnio, con maestosi olivastri millenari, e il Parco Castangias, ottimo punto di partenza per arrivare all’altopiano di Coxinas e a invidiabili aree panoramiche.

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