La criminalità in Italia torna a crescere, trainata soprattutto dai reati di strada e dalla microcriminalità urbana. È quanto emerge dalle più recenti analisi del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, secondo cui nel 2024 sono stati denunciati 2,38 milioni di reati, con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente e del 3,4% rispetto al 2019.
Un incremento che, pur restando lontano dai livelli di dieci anni fa, ridisegna la geografia della sicurezza nel Paese. Le città metropolitane restano i principali poli di rischio: Milano, Roma e Firenze guidano la classifica delle province con il più alto numero di reati denunciati ogni 100mila abitanti.
Tra i migliori hotel al mondo ci sono ben 4 eccellenze italiane che raccontano l’arte dell’ospitalità del Belpaese. La nuova classifica The World’s 50 Best Hotels 2025 celebra le destinazioni più ambite del pianeta, dove lusso, servizi di qualità, design ed eleganza si intrecciano in un equilibrio perfetto.
Dal Lago di Como al cuore storico di Roma e Firenze, fino al fascino intramontabile dell’Argentario, scopriamo quali sono gli hotel premiati (e quanto costa dormirci), tra conferme e new entry.
I 4 hotel italiani premiati
Il prestigioso settore dei viaggi di lusso ha incoronato i re dell’ospitalità Made in Italy tra i 50 migliori del mondo. Quarto nella classifica generale è l’Hotel Passalacqua sul Lago di Como, che per il secondo anno di fila si aggiudica, oltre al titolo di miglior hotel d’Europa, anche quello di Best Boutique Hotel.
Ospitato in una villa del XVIII secolo a Moltrasio, dove un tempo soggiornò Papa Innocenzo XI, questo hotel è oggi un rifugio di pura eleganza. Le 24 camere sono immerse in giardini terrazzati, tra affreschi originali, lampadari di Murano e viste da cartolina sul lago. Il pernottamento parte da circa 1.100 euro a notte.
Il secondo hotel italiano in classifica è il Four Seasons Firenze, che occupa la nona posizione. Rinascimentale e senza tempo, questo palazzo mediceo del XV secolo, trasformato in un’oasi di charme, unisce storia e modernità in 116 camere affrescate. Sorge a due passi dagli Uffizi e dal Duomo e offre navetta e biciclette per esplorare la città. Le tariffe? Si parte da circa 860 euro.
Al ventiduesimo posto dei The World’s 50 Best Hotels 2025 si classifica il Bulgari Roma, new entry nella prestigiosa graduatoria internazionale. Affacciato sul Mausoleo di Augusto della Capitale, questo hotel unisce razionalismo Anni ’30 e charme contemporaneo, tra mosaici di marmo, vetri di Murano e vasi di Gio Ponti.
Le camere, in quattro palette ispirate alle pietre preziose, guardano Piazza Augusto Imperatore e Via della Frezza. Nella Suite Bulgari, una vasca in marmo scolpita da un unico blocco evoca le antiche Terme di Caracalla. Dormire qui è un sogno per pochi: i prezzi partono dai 1.300 euro.
A completare l’elenco delle eccellenze italiane c’è una new entry: l’Hotel Il Pellicano. Situato a Porto Ercole, frazione del comune sparso di Monte Argentario in provincia di Grosseto, si è posizionato al 26° posto. Nata negli Anni ’60 da una storia d’amore e diventata icona della dolce vita, questa struttura continua a incantare con il suo fascino discreto. Affacciato su una baia segreta del Monte Argentario, tra bouganville e mare turchese, l”hotel unisce stile toscano e allure internazionale. Anche qui le camere partono da circa 860 euro.
Quali sono i migliori hotel nel resto del mondo? A dominare la classifica The World’s 50 Best Hotels 2025 è il Rosewood Hong Kong, che sale di due posizioni rispetto al 2024, confermando l’Asia come nuova capitale del lusso. Seguono il Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River al secondo posto e il Cappella Bangkok al terzo.
Di seguito la classifica completa:
1. Rosewood Hong Kong – Hong Kong (Cina)
2. Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River – Bangkok (Thailandia)
3. Capella Bangkok – Bangkok (Thailandia)
4. Passalacqua – Lago di Como (Italia)
5. Raffles Singapore – Singapore (Singapore)
6. Atlantis The Royal – Dubai (Emirati Arabi Uniti)
Luc Besson reinventa il mito di Dracula portando il fascino gotico della Transilvania nel cuore dell’Europa fin de siècle. Dracula – L’amore perduto, ispirato al romanzo immortale di Bram Stoker, trasporta la storia d’amore maledetta del principe dei vampiri in una nuova dimensione visiva, tra le atmosfere decadenti della Parigi di fine Ottocento, i paesaggi innevati della Finlandia e un tocco tutto italiano con Firenze.
Di cosa parla il film
Nel film Caleb Landry Jones interpreta il principe Vladimir, destinato a diventare Dracula dopo aver perso la donna amata, Elisabetta. Nella Parigi della Belle Époque, la sua anima dannata incontra di nuovo il volto di quell’amore eterno in Mina (Zoë Bleu), mentre Matilda De Angelis è la sua amica Maria e Christoph Waltz dà vita a un oscuro prete cacciatore di vampiri, erede spirituale del Van Helsing di Stoker.
Ufficio stampa Lucky RedUna scena di Dracula 2025
Dove è stato girato
Per ricreare la capitale francese di fine secolo, Besson ha scelto gli studi Dark Matters di Tigery, nella regione parigina dell’Essonne, dove sono stati costruiti set monumentali e dettagliati, tra teatri d’opera, boulevard illuminati a gas e salotti aristocratici. Anche la capitale francese ha fatto da sfondo al film del regista di Dogman, Il Quinto elemento e Leon, come il Palazzo Reale dove Mina e la sua amica Maria girano per una grande fiera che si tiene nei prestigiosi giardini. Diverse scene sono state poi girate nelle strade circostanti, da place André Malraux a place Colette, passando per rue de Montpensier, e nei vicoli del dominio del Palais Royal.
iStockPalazzo reale Parigi
Altro luogo chiave parigino del film è l’Hôtel-Dieu. All’interno del più antico ospedale di Parigi, fondato nel 651 dal vescovo Saint Landry sotto Clovis II, che il dottor Dumont (Guillaume de Tonquédec) incontra il sacerdote cacciatore di mostri, incarnato da Christoph Waltz. Si possono osservare i personaggi passeggiare sotto i portici delle gallerie che circondano il piccolo giardino alla francese e il suo cortile centrale o ritrovarsi nella cappella.
Alcune riprese esterne si sono svolte tra Kuhmo e la regione di Kainuu, in Finlandia, dove Besson ha trovato paesaggi innevati e selvaggi, perfetti per rappresentare la desolazione e la solitudine della Transilvania del XV secolo. Le scene sono state girate tra marzo e luglio 2024, in un clima rigido ma ideale per catturare l’atmosfera gotica e malinconica che permea il film.
iStockKuhmo, Finlandia
C’è anche un tocco d’Italia nel nuovo Dracula. Una delle sequenze più suggestive è ambientata sul Ponte Vecchio di Firenze, ricreato interamente in computer grafica grazie al lavoro dei maestri della Rodeo FX, vincitori di un Oscar per La bussola d’oro.
L’iconico ponte sull’Arno è stato ricostruito in digitale utilizzando riferimenti fotografici e una complessa composizione di effetti visivi. La scena mostra una lunga carrellata sull’Arno che si avvicina progressivamente a una delle vetrate dei locali affacciati sul ponte, fino a entrare nella stanza dove Dracula attende la sua amata Mina.
iStockIl celebre Ponte Vecchio di Firenze
“Abbiamo combinato un lavoro digitale dettagliatissimo con una composizione impeccabile, eliminando ogni riflesso della troupe per mantenere l’illusione di realtà”, ha dichiarato la Rodeo FX. Oltre ai set fisici e digitali, Besson ha potuto contare su una fotografia che mescola realismo e magia, alternando toni caldi e decadenti della Parigi bohéme a paesaggi glaciali e nebbiosi, simbolo del tormento di Dracula.
Il risultato è un film in cui storia, romanticismo e fantasia si fondono in un racconto visivamente potente, dove anche la tecnologia si mette al servizio dell’emozione. Come spiegano gli stessi tecnici di Rodeo FX: “I nostri effetti visivi sono sorprendenti ma invisibili: si fondono con la narrazione e amplificano la bellezza malinconica del mondo di Besson.”
Il numero di viaggiatori che ogni anno votano le mete preferite del mondo cresce e anche per quest’anno il prestigioso Readers’ Choice Awards di Condé Nast Traveler ha permesso agli utenti di eleggere le migliori città del 2025, con classifiche differenziate per categoria.
Con oltre 750.000 voti dei lettori da ogni angolo del pianeta, sono state definite le destinazioni più amate dell’anno e nella top 10 delle Best Small Cities 2025 sul terzo gradino del podio c’è proprio l’italianissima Firenze. La capitale del rinascimento sbaraglia la concorrenza e conquista un posto di tutto rispetto in una classifica internazionale.
Firenze, terza tra le Best Small Cities 2025
Non è una sorpresa vedere Firenze tra le prime posizioni delle migliori città del mondo. Cosa permette nel 2025 alla città dei Medici di brillare così tanto da superare capitali europee incredibilmente affascinanti? Sicuramente l’equilibrio tra la tradizione e l’innovazione.
Le vie del centro testimoniano il passato, sembrando quasi un libro di storia da sfogliare: il Duomo, il Ponte Vecchio, gli Uffizi, palazzo Vecchio, i giardini Boboli: ogni angolo ha qualcosa da raccontare ed è pronto a lasciare tutti a bocca aperta. Motivo in più? Sicuramente il fatto che il centro storico è compatto e quindi perfetto per un weekend.
Oggi il capoluogo toscano è vibrante, creativo e negli ultimi anni ha saputo reinventarsi diventando un polo culturale contemporaneo. Mostre d’arte, spazi museali moderni, concept store e itinerari a tema hanno contrastato l’overtourism e stanno attirando sempre più visitatori.
iStockLa città rinascimentale italiana premiata come terza nella Best Small Cities 2025
Chi cerca esperienze uniche può scoprire la rinascita dell’artigianato fiorentino, con atelier che uniscono antiche tecniche e design moderno, oppure partecipare a workshop di profumeria artistica da maestri locali. Gli amanti della moda trovano invece pane per i loro denti al museo Ferragamo, dove storia e innovazione si intrecciano in un percorso sensoriale.
E poi c’è il gusto. Perdersi nei sapori di Firenze è un viaggio nel viaggio: dal classico panino al lampredotto gustato al volo nei chioschi storici, alle cene gourmet nei ristoranti stellati, passando per trattorie dove si riscopre la vera cucina toscana.
Pur essendo vittima di overtourism e di affollamento turistico resta ancora una meta incredibilmente apprezzata dove gustare piatti della tradizione e passeggiare a ritmo slow. Dalla piazza centrale a un aperitivo sull’Arno fino alla possibilità di osservarla al tramonto dall’alto: è pura magia. Non c’è quindi da stupirsi se Firenze continua a conquistare viaggiatori da tutto il mondo mixando eleganza, arte e storia.
La top 10 delle migliori Small Cities 2025
All’interno della top 10 delle Best Small Cities elette dai lettori di Condé Nast Travaler spiccano nomi importanti. Al primo posto? Victoria, la perla del Canada dove il fascino british vince su tutto. Secondo posto per il Messico con Puerta Vallarta dall’anima vibrante. Al terzo, come già visto, c’è Firenze.
Prosegue la classifica Lucerna, la fiaba svizzera sul lago che sembra una cartolina e quinto posto per San Miguel de Allende la meta del Messico famosa per le atmosfere coloniali. Sesto gradino? San Sebastián, la capitale dei pintxos e delle onde. Chiudono la classifica Palma, La Valletta (premiata anche come miglior città europea del 2025) e Hobart al decimo posto.
A pochi chilometri da Firenze, nel territorio della Val d’Elsa, sorge il borgo medievale di Certaldo. La cittadina d’arte ha dato i natali a Boccaccio e, per la sua bellezza, ha ottenuto la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano.
Per la sua tradizione storica e per la sua bellezza artistica, Certaldo è un borgo da visitare, meta turistica di sicuro interesse anche per la sua posizione, nelle vicinanze di interessanti località come Castelfiorentino, Empoli, San Gimignano e Gambassi Terme, escursione ideale per i turisti che scelgono di soggiornare o trascorrere le proprie vacanze in queste zone della Toscana o a Firenze. Ma anche per la sua importanza strategica dovuta al passaggio della via Francigena.
Cosa vedere a Certaldo
Da non perdere nella visita a Certaldo il Palazzo Pretorio, la Casa del Boccaccio e la Chiesa dei Santi Jacopo e Filippo (la Chiesa dei Santi Tommaso e Prospero è la più antica del borgo medievale, ma oggi è sconsacrata) dove si trova la lastra tombale, realizzata tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, in onore di Giovanni Boccaccio. La residenza si affaccia sulla via principale del borgo, via Boccaccio. Oggi è la sede del centro studi sul Boccaccio, autore del celebre Decameron.
iStockVeduta aerea estesa della città medievale di Certaldo
Casa del Boccaccio
La residenza di uno dei principali maestri della letteratura italiana si trova proprio in questo piccolo borgo toscano. La casa-museo dedicata a diffondere la conoscenza sull’opera e la figura dell’illustre poeta conserva solo alcune tracce dell’originaria struttura medievale, ricostruita in stile dopo i danneggiamenti causati dalla Seconda Guerra Mondiale. Al suo interno si trovano mobili, arredi e pannelli espositivi che documentano la vita e gli scritti del maestro. Nella Stanza del Poeta si può ammirare anche un affresco del pittore fiorentino Pietro Benvenuti, commissionato dalla Marchesa Carlotta Lenzoni dei Medici nel 1826, e raffigurante Boccaccio al suo tavolo da lavoro. La casa-museo è anche sede del Centro Nazionale di Studi sul Boccaccio e ospita una biblioteca boccaccesca, con alcune pregevoli edizioni illustrate del “Decameron”.
Di Giovanni Boccaccio non si conoscono i natali, ma sicuramente si sa che visse e morì a Certaldo nel 1375. L’influenza delle opere di Boccaccio non si limitò al panorama culturale italiano ma si estese al resto dell’Europa, esercitando un influsso su autori come Geoffrey Chaucer, autore di The Canterbury Tales per la letteratura inglese, e più tardi su Miguel de Cervantes col suo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, per quella spagnola.
Palazzo Pretorio
Palazzo Pretorio, costruito nel 1100 come residenza della nobile famiglia Conti Alberti, oggi ospita il Museo Civico con una vasta collezione di opere d’arte, reperti storici e testimonianze culturali. Sono visitabili le prigioni, la sala delle udienze, l’archivio, la cappella e gli alloggi privati dei Vicari. Sulla facciata e all’interno del palazzo ci sono numerosi stemmi, ognuno dei quali rappresenta l’effigie della famiglia di ogni Vicario che ha governato la città. Inoltre, al suo interno, si possono ammirare affreschi e sinopie del XV e XVI secolo.
Getty ImagesPalazzo Pretorio a Certaldo
Fino al 26 gennaio 2026, Palazzo Pretorio ospita Fiammetta, la personale di Valentina Palazzari, omaggio alla musa di Giovanni Boccaccio, che si snoda in un itinerario di opere site specific con rimandi simbolici e letterari, nel 650° anniversario della morte dell’autore del Decameron.
Oltre a Palazzo Pretorio e alla casa di Boccaccio, tra gli edifici più caratteristici che fanno di Certaldo una meta molto amata dai turisti ci sono Palazzo Stiozzi Ridolfi, Palazzo Giannozzi e Palazzo Machiavelli. La città è circondata da mura con tre porte d’ingresso: Porta Alberti, Porta al Sole, la porta principale del castello, e Porta del Rivellino. Inoltre, caratteristiche sono le case-torri lungo via Rivellino, la via più antica del borgo collega la fortificazione alla via Francigena.
Per salire al borgo medievale si prende la funicolare su rotaia, inaugurata nel 1999. La stazione della funicolare nella parte bassa si trova in piazza Boccaccio, mentre nella parte alta si trova nei pressi della Porta Alberti, una delle porte d’ingresso al borgo.
Nata come castello (lo stesso borgo storico è detto anche “Castello”), e solo successivamente divenne un borgo fortificato, la torre fortificata sulla cima del borgo serviva per controllare la via Francigena, la principale strada di comunicazione medievale tra l’Europa del Nord e Roma Certando.
Getty ImagesI vicoli storici di Certaldo
Gli eventi a Certaldo
A giugno, Certaldo in Fermento è la festa che celebra la birra tra le vie del borgo medievale. Stand di birre, street food e musica live animano le serate, in un’atmosfera giovane e coinvolgente. Un’occasione perfetta per assaporare gusto e cultura in un contesto suggestivo. Tra le feste più rinomate c’è la Mercantia, che si svolge a luglio. E’ una festività paesana che fonde teatro di strada, musica, danza e artigianato nel vecchio borgo di Certaldo Alto, in un’atmosfera medievale, con spettacoli e bancarelle di artigiani sparse nelle vie e nelle piazzette del vecchio castello.
A settembre, invece, si svolge il corteo storico in costumi tipici medievali al termine del quale viene fatta una rappresentazione ispirata alle novelle del Decamerone di Boccaccio. Mentre a ottobre l’evento autunnale dedicato ai prodotti tipici e alla cucina si chiama Boccaccesca, tre giorni all’insegna dell’enogastronomia (a cominciare dalla cipolla di Certaldo), dello spettacolo e dell’artigianato, tra le strade di un borgo medievale nel nome dell’illustre cittadino. L’edizione 2025 di Boccaccesca si svolgerà dal 9 al 12 ottobre.
Getty ImagesIl Palazzo del Vicario a Certaldo
Come arrivare Certaldo
Per arrivare a Certaldo in auto si prende l’autostrada A1 in direzione Firenze con uscita a Firenze Certosa. Continuare sulla superstrada Firenze-Siena e uscire a Poggibonsi Nord per poi imboccare la Strada Statale 429 nella direzione Empoli-Certaldo. In treno si prende la linea Firenze – Pisa. La stazione è quella di Certaldo.
La Villa Medicea di Castello si staglia nei dintorni di Firenze, immersa in una campagna ancora intatta. Semi-isolata, appare ai lati della strada che serpeggia tra le colline verso Prato e, già dall’esterno, trasmette una sensazione di quiete e vera bellezza, preludio alle meraviglie artistiche e botaniche che accoglie al suo interno.
La sua storia affonda le radici in un passato ben più remoto del Rinascimento: il nucleo originario non era infatti un’elegante dimora, bensì una torre difensiva del XII secolo, che sorgeva in posizione strategica lungo il percorso dell’antico acquedotto romano destinato a portare l’acqua dalla Val di Marina a Firenze. Nel Trecento la proprietà era già nota come “Il Vivaio”, appellativo che derivava dalle ampie vasche poste in prossimità dell’attuale piazzale d’ingresso.
Il destino cambiò radicalmente nel 1477, quando entrò nel patrimonio della famiglia Medici: l’acquisto fu opera di Giovanni e Lorenzo di Pierfrancesco, cugini del celebre Lorenzo il Magnifico. A Castello, il filosofo Marsilio Ficino trasmise al giovane Lorenzo di Pierfrancesco la visione umanistica che avrebbe segnato l’epoca.
Non è un caso se proprio per tale dimora Botticelli concepì due capolavori assoluti della pittura rinascimentale, “La Nascita di Venere” e “La Primavera”, oggi custoditi agli Uffizi, ma pensati proprio per celebrare la cultura e la raffinatezza che qui si respirava.
Un’architettura in continua trasformazione
Come accade a molte residenze della campagna fiorentina, anche Castello rivela un’identità stratificata, modellata da secoli di ampliamenti e rinnovamenti. Dopo l’acquisto dei Medici, le prime trasformazioni cercarono di inglobare le strutture già esistenti, in particolare quelle a ovest del palazzo medievale. Da questo intervento nacque il curioso disallineamento tra villa e giardino, che ancora oggi colpisce lo sguardo.
La svolta arrivò nel Cinquecento con Cosimo I de’ Medici: sotto il suo governo la villa venne ingrandita fino a raddoppiare la superficie originaria e ad assumere una configurazione molto simile a quella attuale. Furono chiamati a intervenire artisti e architetti di prim’ordine: Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, Giorgio Vasari e Bernardo Buontalenti, che plasmarono un complesso che cercava di conciliare le irregolarità preesistenti con l’ideale rinascimentale di ordine e simmetria.
Il giardino, modello del sogno rinascimentale
Stefano Casati-Ufficio StampaIl magnifico giardino della Villa Medicea di Castello
Se l’architettura della villa racconta l’ambizione dei Medici, è nel giardino che il loro progetto culturale e politico si manifesta in modo più evidente. Considerato il prototipo del giardino all’italiana del Cinquecento, venne ideato come uno spazio di potere e di bellezza, destinato a riflettere l’armonia del buon governo.
Il disegno generale fu affidato al Tribolo, che immaginò un impianto grandioso, animato da giochi d’acqua alimentati grazie a un sofisticato sistema idraulico proveniente dalla sorgente della Castellina. Il giardino non era solo un luogo di delizie, ma un palcoscenico allegorico in cui fontane, statue e grotte celebravano la figura di Cosimo I e il suo ruolo di guida pacificatrice della Toscana.
Tra gli elementi più suggestivi spicca la fontana di Ercole e Anteo, opera del Tribolo e di Pierino da Vinci, coronata dal gruppo bronzeo di Bartolomeo Ammannati, e ancora più sorprendente è la Grotta degli Animali, detta anche del Diluvio: una scenografia straordinaria in cui marmi policromi scolpiti raffigurano creature immerse in una simulazione di grotta, animata in origine da spettacolari giochi d’acqua.
Ma non è tutto. Il giardino vanta ancora oggi una collezione di agrumi che non ha eguali al mondo: cinquecento piante, molte delle quali discendenti dalle varietà coltivate dai Medici, alcune con oltre tre secoli di vita. Da aprile a ottobre i vasi adornano i viali e i parterre, mentre in inverno trovano riparo nelle antiche limonaie.
Accanto agli agrumi, un piccolo gioiello botanico è rappresentato dal giardino delle erbe officinali e dalla Stufa dei mugherini, dove prospera il prezioso gelsomino indiano di Goa, fiore raro che diede il nome alla serra del “Giardino segreto”.
Dal fasto granducale alla modernità
Nei secoli successivi, la villa conobbe nuove stagioni. Passò ai Lorena, che rielaborarono il giardino in senso più pittoresco, e in seguito ai Savoia, che nel 1919 la donarono allo Stato italiano. Da quel momento Castello smise di essere una residenza privata per diventare patrimonio collettivo, con una nuova vocazione culturale.
Oggi la villa ospita l’Accademia della Crusca, la più prestigiosa istituzione dedicata alla lingua italiana, e l’Opera del Vocabolario Italiano. Non tutte le sale sono accessibili al pubblico: tra quelle di maggior fascino vi è la Sala delle Pale, dove campeggiano gli stemmi dei membri storici dell’Accademia, testimonianza della lunga tradizione che lega Castello al sapere.
Il giardino, invece, continua a vivere come luogo di incontro tra arte e natura. È visitabile liberamente e fa parte della Rete Europea dei Giardini Storici, a conferma del suo ruolo di modello e riferimento a livello internazionale.
Stefano Casati-Ufficio StampaParticolare della facciata della Villa Medicea
“Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione” diceva Il Perozzi parlando del Necchi.
Amici Miei non è solo una delle commedie più amate del cinema italiano, ma anche un autentico tour cinematografico tra angoli iconici e meno conosciuti di Firenze, della Toscana e di alcuni borghi italiani. Diretto da Mario Monicelli nel 1975, il film racconta le vicende di cinque inseparabili amici di mezza età – il barista Necchi (Duilio Del Prete), il giornalista Perozzi (Philippe Noiret), l’architetto Melandri (Gastone Moschin), il nobile decaduto Mascetti (Ugo Tognazzi) e il chirurgo Sassaroli (Adolfo Celi) – che trascorrono il tempo libero architettando scherzi memorabili ai danni di vittime inconsapevoli.
Dove è stato girato
Seguire le location di Amici Miei significa attraversare una Firenze autentica e spesso lontana dai percorsi turistici tradizionali, scoprire borghi dal fascino antico e rivivere scene che hanno fatto la storia della commedia all’italiana. Un viaggio in cui ogni scorcio racconta non solo una gag, ma anche il gusto amaro e poetico dell’amicizia e del tempo che passa.
iStockBasilica di San Lorenzo a Firenze
Firenze come non l’avete mai vista
La città del giglio è la vera co-protagonista del film. Le riprese hanno immortalato non solo i luoghi più famosi, ma anche strade e quartieri meno battuti dal turismo. Un esempio è il bar Necchi, ritrovo fisso del gruppo, che nel film appare in via dei Renai, nel quartiere di San Niccolò.
È qui che nascono le trovate più esilaranti, tra partite a carte, sfide a biliardo e la conoscenza della loro “preda” preferita: il bonario ma sfortunato Righi (Bernard Blier). Proprio davanti al bar si svolge la celebre scena del clacson, con un vigile vittima della prima supercazzola. Sempre in zona, nel giardinetto antistante, il Righi attende di consegnare ai quattro una partita di droga che, in realtà, è semplice zucchero.
L’ospedale dove lavora il Sassaroli non è a Pescia, come si afferma nella trama, ma l’Istituto del Salviatico in zona Campo di Marte. È qui che, a seguito di un incidente, i quattro trascorrono un periodo di ricovero. Un’altra scena indimenticabile è quella sulle scalinate della Basilica di San Lorenzo, dove Mascetti cerca di vendere una gamba finta “già periziata dall’assicurazione”.
L’edificio scolastico frequentato da Titti (Silvia Dionisio) è in realtà il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, in piazza della Santissima Annunziata. E ancora, il lungarno della Zecca Vecchia e viale Gramsci fanno da sfondo a uno dei monologhi più malinconici di Mascetti.
iStockLungarno di Firenze
Scherzi leggendari tra stazioni e borghi
La scena forse più iconica si svolge alla stazione di Santa Maria Novella, dove i protagonisti, travestiti da zingari, schiaffeggiano i passeggeri affacciati ai finestrini dei treni in partenza.
Ma le riprese escono anche dai confini fiorentini: a Calcata Vecchia, suggestivo borgo in provincia di Viterbo, il gruppo mette in allarme la popolazione simulando un imminente abbattimento di case per la costruzione di nuove infrastrutture.
Una delle bravate più elaborate si svolge al Castello di Marignolle, nelle colline a ovest di Firenze, dove i cinque si imbucano a una festa per organizzare un inganno ai danni del Righi, facendolo credere parte di una pericolosa banda di spacciatori.
Il “luogo dello scambio” del presunto bottino è oggi il Mandela Forum, grande struttura in cemento nella zona di Campo di Marte. Il film si chiude in piazza Santo Spirito, con il funerale del Perozzi. Anche in questo momento, apparentemente solenne, i superstiti non rinunciano a divertirsi, ancora una volta alle spalle dell’ignaro Righi.
Il problema dell’overtourisma Firenze non è recente, ma sfida la città da ben trent’anni. Il centro si sta svuotando sempre di più come diretta conseguenza di un modello economico che espelle progressivamente i residenti a favore del turismo. Sono in pochi quelli che, al giorno d’oggi, possono permettersi di vivere nel centro storico di Firenze, dove il mercato immobiliare sembra indirizzato sempre più al turismo e meno ai fiorentini.
Questo è un aspetto che si nota visitando la città fuori stagione, ma in alta stagione com’è la situazione? Come ha dichiarato Francesco Bechi, presidente di Federalberghi Firenze, il problema sarebbero i visitatori giornalieri che non pernottano in città. La soluzione, per adesso solo teorica, potrebbe essere quella di introdurre un ticket d’ingresso come a Venezia.
Ticket d’ingresso per Firenze: la proposta
Lasciando parlare i numeri, la pressione turistica su Firenze aumenta di anno in anno. Dai 7,8 milioni nei primi 9 mesi del 2024, la stima per fine anno è salita a 15 milioni (+7 %).
In occasione dell’assemblea dell’associazione, Francesco Bechi, presidente di Federalberghi Firenze, ha avanzato una proposta: inserire il ticket d’ingresso come a Venezia. Questo perché, secondo Bechi, sono i visitatori giornalieri, che non pernottano, “il vero grande problema di una destinazione come Firenze, al pari di Venezia e di Roma. È su questo punto che dobbiamo lavorare, realizzando degli hub di arrivo dove si possa proporre un biglietto specifico per coloro che visitano la destinazione, e non vi rilasciano valore aggiunto anche in termini di pagamento dei servizi che vengono resi, anche attraverso il trasporto pubblico locale”.
Ha concluso la sua dichiarazione affermando che “si tratta di dare delle priorità: ognuno può venire, ma evidentemente chi soggiorna deve essere premiato“.
Le norme di Firenze contro l’overtourism
L’ipotesi del ticket d’ingresso è solo l’ultima delle iniziative pensate per contrastare l’overtourism a Firenze. Già alla fine del 2024, in occasione del G7 dedicato al turismo, il capoluogo toscano ha approvato diverse misure contro gli effetti dall’eccesso di visitatori raccolte in un “Piano per il turismo sostenibile”.
Queste riguardano il divieto di utilizzo delle keybox nell’area UNESCO del centro storico, ossia le classiche scatole utilizzate dai proprietari di appartamenti in affitto a breve termine per lasciare le chiavi agli ospiti, posizionate sulle facciate esterne dei palazzi. Introdotti anche dei limiti ai cosiddetti veicoli atipici (le “golf car”) e il divieto di utilizzo di amplificatori e altoparlanti da parte delle guide turistiche.
Sono previsti anche dei limiti per l’apertura di nuove locazioni turistiche e controlli mirati sugli annunci esistenti. Inoltre, sarà obbligatorio esporre l’ID identificativo dell’immobile e aderire alla dashboard del turismo.
Firenze si trova oggi di fronte a una sfida complessa: continuare a essere una destinazione aperta al mondo, conciliando il turismo con le esigenze di chi vive la città ogni giorno. Una sfida che la accomuna a tante altre realtà che devono necessariamente trovare un modo di preservare l’identità delle città d’arte in un mondo sempre più connesso e affollato.
Il museo degli Uffizi di Firenze torna a far parlare di storia: il Corridoio Vasariano, un passaggio che unisce Palazzo Pitti alle Gallerie attraversando il cuore della città riapre in una veste nuova che racconta la storia. L’esposizione prevederà una collezione di cinquanta busti romani che raccontano l’epoca imperiale; dopo oltre 30 anni di custodia nei depositi queste sculture tornano visibili al pubblico con un progetto di tutto rispetto.
L’iniziativa fa parte del progetto Futuro nell’Antico curata e desiderata dal direttore Simone Verde che punta a valorizzare un patrimonio archeologico conservato nelle collezioni del museo. Il luogo non è stato scelto a caso: si tratta del corridoio voluto da Cosimo I de’ Medici per collegare palazzo Vecchio a palazzo Pitti senza mai dover accedere alla strada.
I busti che popolano il corridoio Vasariano degli Uffici
Non possiamo parlare semplicemente di busti antichi: la collezione di 50 volti raccontano l’impero romano attraverso autentici ritratti che spaziano da Cicerone ad Augusto fino a Commondo e volti quali Antonino Pio e Sabina, imperatrice e moglie di Adriano.
Accanto ai busti di queste figure ce ne sono tante altre, altrettanto evocative seppur meno note. La qualità artistica delle opere, unite al loro valore simbolico, renderanno il corridoio una delle esperienze più suggestive da fare durante una visita agli Uffizi.
Le sculture esposte non sono una novità per gli Uffizi, ma una riscoperta. Fino al 1993, infatti, erano parte integrante del percorso museale al secondo piano della Galleria. Vennero rimosse in seguito alla decisione di riportare l’arredo scultoreo alle sue origini settecentesche, secondo la visione documentata dell’epoca.
Molti di questi busti vennero acquistati proprio nel Settecento dallo studioso e antiquario Luigi Lanzi, vicedirettore della Galleria, con l’obiettivo di rafforzare la collezione di ritratti imperiali delle Gallerie medicee. Dopo la loro esclusione nel progetto museale degli anni Novanta, furono conservati nei depositi, invisibili al pubblico per oltre tre decenni.
Oggi, la loro ricollocazione assume il duplice significato di restituzione storica e valorizzazione culturale. Non solo rientrano nel percorso originario pensato per ambienti Vasariani, ma ritrovano anche il loro ruolo di ambasciatori artistici della classicità romana.
Ufficio StampaIl nuovo allestimento per il Corridoio Vasariano degli Uffizi
L’omaggio alla storia romana
Questa rinnovata esposizione permette a Firenze di confrontarsi simbolicamente con le grandi raccolte romane, come i Musei Capitolini. Già nel XVIII secolo, la collezione fiorentina fu considerata all’altezza delle migliori collezioni della capitale, e il ritorno dei busti nel percorso Vasariano rafforza questo dialogo tra le due città simbolo del patrimonio artistico italiano.
Il Corridoio Vasariano diventa così una galleria tra cielo, Arno e storia, dove la voce degli antichi imperatori torna a risuonare tra le pietre del Rinascimento.
Nel comunicato stampa ufficiale è riportato il commento del direttore delle Gallerie Simone Verde che ha commentato così il progetto: “Dopo la ricostituzione della sala dei marmi antichi al secondo piano della Galleria, questo allestimento è un ulteriore passo avanti, all’insegna del motto Futuro nell’Antico, per la valorizzazione del collezionismo archeologico mediceo, che agli Uffizi è presente con complessi esemplari come la Sala della Niobe, la serie di sculture dei corridoi ricomposta sulla scorta dell’ordinamento settecentesco, poi storicizzato, dall’allora vicedirettore della Galleria Luigi Lanzi e il progetto ambizioso e suggestivo, attualmente in corso, di ricostituzione dell’antico ricetto delle iscrizioni”.
Firenze è un capolavoro a cielo aperto che da secoli conquista chiunque la visiti, con la sua storia millenaria e il fascino unico delle sue strade. Ma cosa consigliano davvero gli stranieri che l’hanno vissuta e amata, oltre ai classici musei e alle imponenti cattedrali?
Ecco le cose da non perdere a Firenze tra attrazioni più famose, dettagli inaspettati, esperienze autentiche e angoli poco noti che rendono la città viva e sorprendente. Seguendo i consigli dei viaggiatori internazionali – riportati dal The Times – ci si potrà immergere completamente nello spirito fiorentino, tra arte, cultura, sapori genuini e panorami indimenticabili che resteranno nel cuore.
Ordinare un drink da una “buchetta del vino”
Tra le esperienze più amate c’è quella delle buchette del vino, piccole finestrelle nel muro attraverso cui si servivano bicchieri di vino già nel XVI secolo – venivano usate durante il periodo della peste permettendo così di servire bevande con il minimo contatto fisico. Tornate di moda durante la pandemia, affascinano i turisti con il loro charme storico e l’atmosfera misteriosa.
In giro per la città ce ne sono un centinaio e basta suonare il campanello, attendere il calice e sorseggiare un ottimo vino locale, magari prima di entrare per cena nel ristorante.
Esplorare Firenze su una Fiat 500 d’epoca
Per gli stranieri, girare Firenze su una Fiat Cinquecento d’epoca è un’esperienza unica e memorabile. Per questo motivo, esistono tour che permettono di scoprire la città e le sue colline a bordo della più iconica delle auto italiane, tra soste panoramiche e picnic all’aria aperta. Un tuffo nel passato che unisce nostalgia, bellezza e puro divertimento.
Lasciarsi incantare dalla Cappella Brancacci
Un vero gioiello spesso trascurato è la Cappella Brancacci, considerata la culla del Rinascimento pittorico. Qui il pittore Tommaso di Ser Giovanni di Simone – detto Masaccio – rivoluzionò l’arte nel 1425 con l’uso di luci, ombre e tridimensionalità. Visitare questa cappella significa vedere dal vivo dove tutto è iniziato, respirando la stessa aria che ispirò i grandi maestri. La visita va prenotata con anticipo e l’ingresso è consentito solo a 30 persone alla volta.
Annusare un profumo rinascimentale
Annusare un profumo rinascimentale entrando nell’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, un gioiello medievale nato come farmacia dei frati domenicani, è un’attività imperdibile. Qui nacquero fragranze famose, come quella creata per Caterina de’ Medici. Oltre ai profumi, si possono scoprire antichi strumenti e affreschi del XIV secolo che raccontano una storia affascinante. Anche solo visitarla è un’esperienza che risveglia i sensi e la memoria del passato.
Ammirare il tramonto dal Piazzale Michelangelo
Un altro “must” per chi visita Firenze è godersi il tramonto dal Piazzale Michelangelo. Questo punto panoramico regala una vista mozzafiato sulla città: il Duomo, Palazzo Vecchio, il fiume Arno. È un momento quasi sacro per molti turisti, che si uniscono sulla scalinata per scattare foto indimenticabili o semplicemente per lasciarsi cullare dalla musica dei buskers bevendo un drink in compagnia.
Rilassarsi tra natura e arte a Villa Bardini
Per una pausa dal caos turistico, molti stranieri consigliano di salire fino a Villa Bardini – sopra il Ponte alle Grazie. Con i suoi giardini in fiore, i sentieri a zig-zag e la maestosa scalinata barocca, è il luogo perfetto per una passeggiata tranquilla e un caffè con vista. Meno affollata dei Giardini di Boboli, regala angoli di pace e panorami incredibili.
Salire sul Campanile di Giotto
Salire sul campanile di Giotto è un’esperienza imperdibile per chi visita Firenze. Mentre la cupola del Brunelleschi domina il cielo, il campanile offre una prospettiva unica su questo capolavoro architettonico. La salita di circa 400 gradini stretti regala non solo panorami mozzafiato, ma anche la possibilità di ammirare da vicino i dettagli di una costruzione che ancora oggi affascina per la sua ingegneria.
iStockVista del Duomo di Firenze con la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto
Consigliato prenotare per il mattino presto per evitare la folla che scende e godersi il silenzio della torre. La salita non è adatta ai claustrofobici, ma la vista ripaga ogni sforzo.
Pagaiare sotto il Ponte Vecchio
Pagaiare sotto il Ponte Vecchio per vedere Firenze da una prospettiva unica e affascinante. Si può scegliere tra lo stand-up paddle, per chi ama la sfida, o il packraft, per chi vuole fare un’esperienza più stabile e rilassante.
iStockVeduta di Ponte Vecchio
Navigando sotto il ponte, si potrà immaginare il fiume come lo vedevano i mercanti di lana medievali, protagonisti della ricca storia tessile fiorentina. Un’attività che unisce avventura e suggestione storica.
Altre esperienze consigliate da non perdere
Se si ha più tempo a disposizione, ecco altre attività molto apprezzate dai viaggiatori stranieri, perfette per completare l’esperienza fiorentina:
È uno dei punti panoramici più belli di Firenze quello offerto dal Forte San Giorgio, meglio conosciuto come Forte Belvedere. Costruito a partire dal 1590 su progetto di Bernardo Buontalenti per volere di Ferdinando I de’ Medici, ha ospitato per anni diverse mostre contribuendo a sancire la città come piattaforma importante nel panorama artistico internazionale. Qui, infatti, sono state allestite anche le mostre con le sculture di Henry Moore, che nel 1972 fece registrare 350mila presenze, e quella dedicata ad Arnaldo Pomodoro del 1984.
Dal 24 giugno 2025, invece, il suo destino cambia: non più solo sede di mostre temporanee, ma centro culturale con una proposta multidisciplinare capace di coniugare storia, paesaggio, arte contemporanea e musica.
La storia del Forte Belvedere a Firenze
Il Forte Belvedere è un esempio di architettura militare risalente al tardo Cinquecento, caratterizzato dall’assenza di torri e da una pianta poligonale con angoli sporgenti per il posizionamento delle artiglierie. In origine, il forte fu realizzato al limitare del Giardino di Boboli per proteggere la residenza medicea di Palazzo Pitti.
Il belvedere del forte, che non subì mai un assedio, già alla fine del Settecento fu accessibile ai fiorentini che, oggi, lo considerano uno dei luoghi più belli dove godere di una vista mozzafiato su Firenze. Data la sua importanza storica, nel 1901 il Forte Belvedere fu incluso nell’elenco redatto dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.
Sotto la gestione di Fondazione Mus.E, ossia il circuito che amministra per il comune i musei civici, l’edificio ospiterà eventi durante tutta l’estate quali musica dal vivo, presentazioni di libri, conferenze e iniziative artistiche.
Gli eventi in programma al Forte Belvedere
Dal 24 giugno, in occasione della festa di San Giovanni, patrono della città, fino al 15 ottobre, il Forte Belvedere ospiterà tantissimi eventi promossi dalla Fondazione Mus.e. Come ha dichiarato l’assessore alla Cultura di Firenze, Giovanni Bettarini: “Nessuna mostra è in programma, perché l’idea è quella di presentare al pubblico un calendario dinamico di appuntamenti giornalieri, anziché puntare su un solo, grande evento di richiamo, per sperimentare nuove forme di fruizione e coinvolgimento del pubblico per il quale il Forte Belvedere deve tornare a essere un luogo familiare, con il quale avere consuetudine”.
Tra le iniziative più attese c’è sicuramente la riattivazione della caffetteria panoramica, ribattezzata Belvedere Firenze, con nuovi spazi dedicati agli eventi culturali tra cui concerti e talk, oltre al potenziamento del bookshop. La caffetteria, che riaprirà nei locali delle terrazze il 30 giugno, sarà accessibile tutti i giorni anche oltre l’orario del museo.
Tra le principali novità dell’estate 2025, evidenziamo la rassegna “Forte in Musica”, con un ricco calendario di concerti che cominceranno a partire dal 2 luglio.
Il Forte Belvedere sarà aperto dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 20:00, con possibilità di chiusure posticipate in caso di eventi. L’accesso sarà gratuito per i residenti di Firenze, mentre tutti gli altri visitatori potranno accedere alle attività culturali e alla struttura pagando un biglietto intero al costo di 5 euro, mentre il ridotto 3 euro.
Con l’arrivo dell’estate, il panorama culturale italiano si anima di iniziative espositive di altissimo livello. Giugno 2025 si preannuncia come un mese ricco di eventi imperdibili per gli appassionati d’arte e fotografia.
Da Milano a Roma, da Firenze alla Sardegna, passando per l’incantevole Montepulciano, musei e istituzioni culturali accolgono mostre che spaziano dalla fotografia d’autore alla scultura neoclassica, dall’arte contemporanea alla grande pittura del Settecento europeo.
Ecco, allora, una selezione di SiViaggia sulle mostre da segnare in agenda.
Palazzo Reale di Milano accoglie una delle mostre più significative della stagione: Mario Giacomelli. Il fotografo e il poeta. L’esposizione è parte di un vasto progetto celebrativo che ricorda i cento anni dalla nascita di uno dei più grandi interpreti della fotografia italiana del Novecento. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta in collaborazione con l’Archivio Mario Giacomelli, Rjma Progetti Culturali e Silvana Editoriale, la mostra si pone come uno dei due nuclei fondamentali di un itinerario espositivo più ampio. In parallelo, infatti, a Roma si svolge Mario Giacomelli. Il fotografo e l’artista, allestita al Palazzo delle Esposizioni.
L’allestimento milanese, curato da Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli, scava nella dimensione lirica dell’opera di Giacomelli ed esplora il suo sguardo poetico e visionario. In questo contesto, la fotografia si fa veicolo di introspezione e contemplazione, strumento con cui l’autore costruisce un linguaggio artistico complesso, in costante dialogo con la pittura, la scultura e la parola scritta.
L’intento della mostra è proprio quello di restituire al pubblico la ricchezza multidimensionale dell’universo giacomelliano, evidenziandone la capacità di superare i confini disciplinari e temporali. Non a caso, entrambe le esposizioni sono state insignite della Medaglia del Presidente della Repubblica, a suggellare la rilevanza culturale dell’iniziativa.
Roma Codex: Albert Watson racconta la Città Eterna
Nella Capitale, un altro gigante della fotografia internazionale è protagonista di un evento di rilievo. Roma Codex è il titolo del progetto espositivo dedicato ad Albert Watson, fotografo scozzese di fama mondiale che, per oltre due anni, ha esplorato la città senza seguire rotte prestabilite, affidandosi al caso e alla forza magnetica della bellezza urbana.
La mostra, ospitata nelle sale del Palazzo delle Esposizioni, propone un corpus di 200 fotografie che restituiscono un ritratto profondo e viscerale di Roma. Le immagini, in bianco e nero e a colori, molte delle quali di grande formato, non seguono un filo tematico convenzionale: sono disposte secondo una logica istintiva, quasi a evocare la libera fruizione con cui l’artista ha attraversato la città.
Volti e architetture, dettagli e panorami si susseguono in un racconto visivo che abbatte le barriere tra intimità e monumentalità, tra quotidiano e solenne. È un gioco di contrappunti e rimandi che mette in scena non soltanto la Roma eterna delle cartoline, ma anche quella viva e palpitante che si nasconde negli angoli meno noti, nei gesti dei suoi abitanti, nelle pieghe del tempo che la attraversa.
Watson, con il suo sguardo inconfondibile, riesce a cogliere l’essenza di un luogo antico e moderno allo stesso tempo, trasformando ogni scatto in una dichiarazione d’amore verso una città che continua a raccontarsi attraverso chi la osserva.
Isole e Idoli
Nel cuore della Sardegna, il Museo MAN di Nuoro inaugura la stagione estiva con una mostra dal forte impatto simbolico e concettuale. ISOLE E IDOLI è un viaggio che parte dalla notte dei tempi per arrivare alle soglie della modernità, mettendo in relazione reperti archeologici e opere d’arte contemporanea, sculture primitive e intuizioni d’avanguardia.
L’allestimento, denso di suggestioni visive e teoriche, accoglie oltre settanta opere che dialogano attraverso i secoli. Dai menhir sardi e le statuette cicladiche alle sculture lignee di Gauguin, fino alle creazioni di artisti moderni e contemporanei provenienti da collezioni europee di primo piano, ogni elemento concorre a costruire un racconto che supera le barriere geografiche e temporali.
Non si tratta di una semplice giustapposizione di stili o epoche. Al contrario, l’obiettivo della mostra è quello di esplorare le radici comuni dell’impulso creativo umano, rivelando come la necessità di rappresentare l’invisibile attraverso forme materiali sia un tratto condiviso da civiltà lontane e da sensibilità contemporanee. Un progetto espositivo che unisce il rigore della ricerca archeologica alla libertà espressiva dell’arte e invita il visitatore a riflettere sul significato profondo delle immagini e dei simboli che ci accompagnano da sempre.
La bellezza e l’ideale
Fonte: Ufficio StampaLa bellezza e l’ideale, Antonio Canova
A Milano, le sale della Pinacoteca di Brera si aprono a una nuova e affascinante narrazione sull’opera di Antonio Canova, protagonista assoluto della scultura neoclassica europea. La mostra La bellezza e l’ideale, inaugurata il 16 maggio 2025, è il risultato della collaborazione tra la storica istituzione milanese e Banca Ifis, che ha reso possibile il recupero e il restauro di dodici busti realizzati dallo scultore veneto, ora finalmente riuniti ed esposti per la prima volta al pubblico milanese.
La rassegna assume un valore duplice: da un lato, celebra la purezza formale e l’armonia delle figure canoviane, dall’altro si inserisce in un progetto di valorizzazione e riallestimento della “grande Brera”, restituendo dignità e nuova vita a una delle sale più importanti del museo, la Sala 1, che non veniva rinnovata dal 2018. Il percorso espositivo offre un viaggio tra arte e mecenatismo, e ricorda il contributo fondamentale di Canova alla didattica dell’Accademia di Belle Arti e al collezionismo pubblico.
A impreziosire ulteriormente l’allestimento è il ritorno della Vestale, capolavoro scolpito da Canova tra il 1818 e il 1819, assente dalla collezione da oltre un secolo.
La mostra include anche preziose miniature in smalto ispirate ai dipinti della raccolta di Giovanni Battista Sommariva, uno dei più fervidi collezionisti dell’artista e figura chiave nella diffusione dell’ideale neoclassico.
Firenze e l’Europa: il Settecento risplende agli Uffizi
A Firenze, le sale del piano terreno degli Uffizi si trasformano in un palcoscenico sontuoso per una delle epoche più affascinanti della storia dell’arte europea. Firenze e l’Europa. Arti del Settecento agli Uffizi è il titolo della mostra curata da Simone Verde e Alessandra Griffo, che riunisce circa 150 opere tra pittura, scultura, arti decorative e grafica, e propone una panoramica ampia e articolata dell’arte del XVIII secolo.
La mostra intende rileggere il ruolo di Firenze all’interno del panorama culturale europeo dell’epoca, inserendo le sue produzioni artistiche in un contesto più vasto e internazionale. Accanto ai capolavori di artisti italiani come Tiepolo, Canaletto e Mengs, troviamo opere di protagonisti della scena francese e spagnola, da Goya a Le Brun, fino alle raffinate miniature di Liotard.
L’esposizione non si limita alla celebrazione formale, ma si arricchisce di episodi curiosi e spettacolari, come il restauro in diretta dello Sposalizio Mistico di Santa Caterina di Pierre Subleyras, visibile al pubblico direttamente in mostra.
Una sezione è dedicata alle “Antichità Erotiche”, un gabinetto ricostruito secondo il gusto illuminista, che getta nuova luce sulle tematiche della sensualità e della rappresentazione del corpo nella cultura settecentesca.
Wangechi Mutu: Poemi della terra nera
Fonte: Ufficio StampaWangechi Mutu: Poemi della terra nera
Alla Galleria Borghese di Roma, l’estate si apre con un dialogo audace e suggestivo tra l’arte contemporanea e la classicità. Dal 10 giugno al 14 settembre 2025, la storica residenza cardinalizia ospita la mostra Poemi della terra nera, personale dell’artista keniota-americana Wangechi Mutu, a cura di Cloé Perrone.
L’intervento, concepito appositamente per gli spazi del museo, si sviluppa tra le sale interne, la facciata esterna e i Giardini Segreti, in un percorso che unisce scultura, installazione e poesia visiva. Le opere di Mutu, note per la loro carica simbolica e per l’uso di materiali organici e suggestivi, si inseriscono nel contesto della Galleria con spirito critico e rigenerante, e sfidano l’estetica classica con visioni dirompenti e nuove mitologie.
Il titolo stesso della mostra evoca il legame profondo tra terra e narrazione, tra materia e parola. La “terra nera” diventa metafora di fertilità, di origine e di trasformazione, e si manifesta nelle opere come elemento generativo di forme, storie e ricordi. Il risultato è un’esperienza immersiva, in cui l’antico e il contemporaneo si incontrano su un piano di parità e generano una riflessione aperta sulle possibilità dell’arte di costruire nuovi linguaggi e nuove verità.
Salvador Dalí: Eat Me!
Ecco poi la mostra Salvador Dalí: Eat Me!, allestita a Palazzo Bracci a Montepulciano, che torna accessibile al pubblico dopo un lungo restauro. Un evento che unisce il genio visionario di Dalí con uno dei temi a lui più cari: il cibo come simbolo, ossessione e linguaggio artistico.
La mostra presenta oltre cento opere originali provenienti dalla collezione privata di Beniamino Levi, collezionista e amico personale dell’artista catalano. Sculture, grafiche, oggetti di design e pezzi unici accompagnano il visitatore in un viaggio tra l’inconscio e la materia, tra le pulsioni dell’infanzia e le provocazioni dell’età adulta. Le sale affrescate di Palazzo Bracci diventano così il teatro di un’esplorazione tra eros, nutrimento e desiderio, dove elementi come uova, aragoste, formaggi e fagioli assumono valenze psicoanalitiche, estetiche e persino spirituali.
Attraverso quarant’anni di produzione, dagli anni Trenta agli anni Settanta, Eat Me! racconta un Dalí inedito e profondo, che riflette sul corpo e sui suoi bisogni, sulle trasformazioni della materia e sulla potenza immaginifica dell’arte.
Life in Transit
Fonte: Ufficio StampaLife in Transit, James Hawke
A Genova, tra le architetture rinascimentali e le vedute sul mare che raccontano secoli di storia marittima, prende vita un progetto artistico capace di unire passato e presente, memoria e visione. Si tratta di Life in Transit, la prima mostra personale in Italia di James Hawke, pittore britannico ormai stabilmente inserito nel circuito europeo dell’arte contemporanea, ospitata negli spazi prestigiosi di Villa delle Peschiere.
L’elegante dimora del Cinquecento, uno dei gioielli architettonici più suggestivi della città ligure, diventa il contenitore ideale per accogliere le diciotto opere in mostra, tutte realizzate proprio per questa occasione. La serie di dipinti nasce dal dialogo intimo e poetico che l’artista ha intrattenuto con il paesaggio urbano e naturale di Genova, ma anche con gli interni affrescati e le atmosfere sospese della villa, elementi che hanno influenzato la sua ricerca visiva.
Hawke, noto per il suo stile distintivo che fonde figurazione narrativa e sensibilità cromatica, ha costruito in Life in Transit un omaggio pittorico al Mediterraneo non convenzionale. Le sue figure, spesso colte in momenti di sospensione (tra l’arrivo e la partenza, tra il sogno e il reale) raccontano una condizione di transitorietà che si riflette tanto nel soggetto quanto nella struttura compositiva. I colori vividi, quasi materici, evocano la luce marina, il calore delle spiagge urbane, le geometrie degli scorci liguri e il ritmo delle villeggiature che da sempre popolano l’immaginario mediterraneo.
In queste opere, la “vita in transito” non è solo un tema, ma diventa uno stato d’animo, una condizione esistenziale che si manifesta nei volti assorti, nei gesti appena accennati, nelle posture leggere dei personaggi che abitano le tele. Non vi è alcuna nostalgia, piuttosto una riflessione sul movimento, sulla trasformazione continua del paesaggio umano e architettonico, sullo scorrere del tempo come esperienza visiva.
La scelta di Villa delle Peschiere non è casuale: le stanze, ricche di affreschi e stucchi, stabiliscono un confronto silenzioso e fertile con l’arte di Hawke e creano un ponte temporale tra l’estetica rinascimentale e la sensibilità contemporanea.
Passeggiare per Firenze è come camminare in un grande museo a cielo aperto, in cui la bellezza ti stupisce a ogni angolo, il passato sembra tenerti per mano e l’arte risplende nelle tantissime opere intorno a te.
Culla di cultura e di storia, centro nevralgico della Penisola Italiana nel corso dei secoli, già dal Medioevo questa città è stata un fondamentale luogo di arte, commercio, politica ed economia. È qui che è nato quel periodo storico importantissimo, e che ci ha regalato dei capolavori immortali, che è stato il Rinascimento. Ed è qui che per diversi anni è stata spostata la capitale d’Italia.
Tutto questo si riflette sulla città, sulle sue strade, sui palazzi e gli edifici che vi si affacciano: Firenze è un vero tesoro, difficile stabilire quali siano le sue gemme più preziose. Ma – senza dubbio – vi sono dei luoghi particolarmente iconici e sono quelli che vale la pena raggiungere se si programma di fare una gita di un giorno in questo meraviglioso centro urbano della Toscana.
Fermo restando che una solo giornata non basta a visitare con cura tutte le tappe più importanti, è anche vero che si può tornare piiù volte per approfondire. Cosa vedere a Firenze in un giorno: le meraviglie che puoi ammirare durante una gita veloce in città.
Tappa 1: Piazza del Duomo
Una gita a Firenze di un giorno non può che partire da quelli che sono alcuni dei suoi simboli più celebri che si trovano nella medesima piazza. Sono il Duomo Santa Maria del Fiore, il Campanile di Giotto e il Battistero (che in teoria si trova nella piazza adiacente e che gli dà il nome, ovvero San Giovanni). Appena si arriva qui la meraviglia è assicurata, perché la grandiosità di questo edificio (è tra le basiliche più grandi al mondo) è davvero stupefacente.
La facciata in marmo bianco, rosso e verde, il tetto in tegole di cotto della cupola di Brunelleschi, tutto concorre a creare lo stupore in chi guarda il Duomo di Firenze: l’ingresso è gratuito ed è possibile dal lunedì al sabato dalle 10:15 alle 15:45. L’interno è altrettanto incredibile e – oltre ad ammirare la struttura – ci si può lasciare incantare da tantissime opere che si incontrano passeggiando nell’edificio religioso come vetrate, monumenti funebri, pale e statue. Per vedere, invece, la Cupola di Brunelleschi, il campanile di Giotto, il Battistero e il museo sono previsti dei pass. Per accedere alla Cupola si devono percorrere 463 scalini, tanti anche quelli che permettono di salire sul campanile di Giotto. Mentre nessun problema per visitare il Battistero e il Museo (che si sviluppa su oltre 6mila metri quadrati).
Da non perdere anche la chiesa di Santa Reparata che si trova all’interno del Duomo e necessita di un biglietto e alle terrazze del Duomo (150 grandi di salita). Tappe fondamentali per carpire l’anima e la bellezza di questa città.
Fonte: iStockFirenze, piazza Duomo: cosa vedere in un giorno in città
Tappa 2: Piazza della Signoria
Un’altra piazza, un altro luogo iconico della città: piazza della Signoria è grandissima e vi si affacciano palazzi memorabili e si possono ammirare opere (o copie) molto celebri. Cuore della vita politica e sociale, dista pochi minuti a piedi dal Duomo.
E appena ci si arriva lo sguardo non può che essere catturato da Palazzo Vecchio, realizzato tra il 1299 e il 1324, con la sua torre alta 95 metri e la sua imponenza svetta tra gli altri edifici. Se il tempo è poco si può semplicemente entrare nel cortile e ammirare gli affreschi e l’eleganza dei dettagli sulle colonne, se – invece – ci si può fermare di più, si può programmare una visita al suo interno.
Sulla destra non può sfuggire la Loggia della Signoria, o loggia dei Lanzi. Anche questa realizzata nel corso del 1300 (ma nella seconda metà), in stile gotico, custodisce alcune statue preziose di epoche diverse: dalle opere di epoca romana, ai capolavori del XVI secolo, fino ad arrivare a quelle datate XIX secolo.
Oltre agli incredibili edifici che qui si affacciano, come il Tribunale della Mercanzia, Palazzo Uguccioni e Palazzo delle Assicurazioni Generali, meritano uno sguardo attento le statue che si trovano sulla piazza. Sono copie (ma si possono vedere rispettivamente al Museo del Bargello e a Palazzo Vecchio) il Marzocco e Giuditta e Oloferne realizzate da Donatello. Sempre qui si può ammirare una copia del David di Michelangelo, l’originale però è nella Galleria dell’Accademia, e lasciarsi incantare dalla Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati. Si tratta di alcune delle tantissime opere presenti in questo luogo di Firenze, il consiglio è quello di prendersi un po’ di tempo per poterle ammirare con il dovuto impegno e lasciando che suscitino la giusta meraviglia.
E poi di dirigersi verso un’altra tappa incredibile, una di quelle che per la loro particolarità sono nel cuore di tutto coloro che hanno visitato Firenze.
Fonte: iStockCosa vedere in un giorno in città: Fontana del Nettuno in piazza della Signoria
Tappa 3: Ponte Vecchio
È un altro simbolo di Firenze e va a collegare le due sponde dell’Arno: comodo da raggiungere a piedi, si trova infatti a pochissima distanza da piazza della Signoria.
Ovviamente stiamo parlando del Ponte Vecchio: si tratta di una struttura estremamente affascinante con i suoi edifici che ospitano gioiellerie e sopra i quali passa il Corridoio Vasariano, fatto realizzare dai Medici per andare da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti. Inizialmente sul ponte, lì dove ora ci sono gli orafi, pare vi fossero erano i macellai. E se la struttura è stata realizzata tra il 1339 e il 1345, il Corridoio Vasariano lungo 760 metri è un’opera del 1565.
Sempre molto affollato, vale comunque la pena andarci e attraversarlo, scattare qualche foto e ammirare il fiume da qui.
Fonte: iStockPonte Vecchio a Firenze, una tappa imperdibile
Tappa 4: Palazzo Pitti
Ed è attraversando il Ponte Vecchio che si giunge sull’altra sponda dell’Arno, quella chiamata Oltrarno, su cui sorge Palazzo Pitti. Davanti ai nostri occhi si apre un altro luogo di bellezza e magnificenza: è un edificio rinascimentale grandioso, tanto che quando è stato edificato era la residenza più grande della città. È stato abitato dai Medici (acquistato nel 1550), poi dagli Asburgo-Lorena e infine dai Savoia, il primo proprietario è colui che gli ha dato il nome.
Al suo interno ci sono cinque musei e spazi da scoprire: Tesoro dei Granduchi, Museo delle Icone Russe, Cappella Palatina, Galleria Palatina, Appartamenti Imperiali e Reali, Galleria d’Arte Moderna e Museo della Moda e del Costume.
Fonte: iStockPalazzo Pitti a Firenze, tra le meraviglie da ammirare
Tappa 5: i giardini di Firenze
Restiamo sempre nella zona di Palazzo Pitti e ammiriamo Giardino di Boboli un giardino all’Italiana, voluto così dai Medici: all’interno del suo perimetro si possono scoprire bellissime statue (come quella di Bernardo Buontalenti) e fontane, un’area con dei bei terrazzamenti dove si incontrano il padiglione del Kaffeehaus e la Limonaia. Fa parte della visita a Palazzo Pitti.
Per una vista meravigliosa sulla città, invece, si deve salire a Villa Bardini: lo sguardo da qui spazia e regala una visione di Firenze dall’alto che è la migliore delle cartoline di viaggio da portare a casa. E poi si è immersi in un paesaggio in cui la natura è straordinaria.
Fonte: iStockIl fascino suggestivo dei Giardini di Boboli a Firenze
Tappe aggiuntive a Firenze
Difficile vedere tutte le meraviglie di Firenze in un solo giorno, ma se è la quantità massima di tempo che si ha a disposizione, si può decidere di dedicare una visita veloce a ogni tappa per non perdere alcuni degli altri luoghi fondamentali che si trovano in questa città così amata. Tra chiese, palazzi e musei, infatti, c’è davvero l’imbarazzo della scelta, quindi orologio alla mano ecco cosa altro non perdere in questa perla italiana.
Le chiese
Almeno altre due chiese vanno ammirate a Firenze, una è la Basilica di Santa Maria Novella e l’altra è la Basilica di Santa Croce.
La prima è vicinissima alla stazione ferroviaria, per cui se si arriva in città con questo mezzo ci si passa obbligatoriamente d’avanti. È meravigliosa e custodisce alcune opere incredibili come la Trinità di Masaccio e il Crocifisso di Giotto, ma non solo. Una passeggiata al suo interno è una tappa preziosa di un itinerario in città.
In un’altra zona di Firenze vi è la Basilica di Santa Croce, con il complesso monumentale e le tante opere (oltre 4mila) di artisti come Cimabue, Giotto, Donatello, Brunelleschi, Vasari e Canova. Inutile dire che vale la pena raggiungerla.
Gli Uffizi e la Galleria dell’Accademia
I musei della città sono scrigni di opere uniche al mondo. Meriterebbe una giornata dedicata interamente a lei: è la Galleria degli Uffizi, un museo ospitato all’interno di un palazzo realizzato su un progetto di Giorgio Vasari. Qui si può fare un vero e proprio viaggio nell’arte ammirando capolavori senza tempo, che portano le firme di artisti come Piero della Francesca, Beato Angelico, Botticelli, Mantegna, Correggio, Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Caravaggio. Pittura, scultura, architettura sono alcune delle arti protagoniste di questo luogo. E da qui, poi, parte anche il Corridoio Vasariano, oggetto di recenti restauri.
Imperdibile anche la Galleria dell’Accademia che, tra i suoi tanti capolavori, ospita anche il David di Michelangelo: per vederlo nella sua forma originale e non accontentarsi di una copia bisogna assolutamente entrare.
Le scoperte più particolari
Mentre si passeggia per Firenze, poi, non possono mancare alcune tappe speciali. Da quelle per assaggiare alcune delizie del territorio come un panino al lampredotto o un’ottima ribollita, senza dimenticare la schiacciata farcita come più ci piace, a quelle più curiose.
È interessante sapere che in città si può entrare nella più antica farmacia d’Italia, se non del mondo: è databile al 1221 e regala un vero e proprio viaggio indietro nel tempo.
Oppure si può godere di una vista sulla città anche da un altro punto: si tratta di piazzale Michelangelo che al tramonto regala un panorama emozionante e indimenticabile che spazia dalle attrazioni più importanti, fino a giungere alle colline tutte intorno. Non è troppo distante dai Gardini di Boboli.
E per chi, invece, è alla ricerca di una dose di fortuna si dice che vicino a Ponte Vecchio ci sia una statua davvero speciale: è la Fontana del Porcellino, che raffigura un cinghiale e si trova nella loggia del Mercato Nuovo. Ma come tentare la sorte? Pare che gli si debba mettere una moneta in bocca e che, se questa cade nella grata sia simbolo di buon auspicio. Oppure si può anche accarezzare il naso. L’originale in marmo è agli Uffizi, mentre la copia in bronzo – voluta da Cosimo II de’ Medici e realizzata da Pietro Tacca nel 1633 – è al Museo Bardino. Quindi quella che possiamo ammirare in strada è un’altra copia realizzata nel 1988.
Fonte: iStockDa ammirare a Firenze: la Basilica Santa Maria Novella
Cosa vedere vicino a Firenze
La Toscana è una terra ricca di luoghi magnifici, quindi di bellezze vicino a Firenze c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Si possono incontrare testimonianze di un passato antico, oppure imbattersi nelle forme moderne di una chiesa lungo l’autostrada e, ancora, scoprire parchi suggestivi e magici.
Se si percorre l’autostrada, infatti, una delle tappe obbligate non può che essere la chiesa di San Giovanni Battista che si trova proprio alle porte della città. È nota anche con il nome di chiesa dell’Autostrada del Sole ed è un edificio religioso realizzato dall’architetto Giovanni Michelucci. Il comune è quello di Capi Bisenzio ed è davvero particolare e affascinante ricordando quasi la forma di una tenda, l’interno è molto suggestivo e invita alla riflessione.
E poi vale la pena visitare le colline intorno alla città che custodiscono alcune meraviglie. Come le ville medicee Villa del Castello (l’interno non è visitabile) con il suo giardino all’italiana e Villa della Petraia.
Tra le altre tappe non può mancare il parco Mediceo di Pratolino nel comune di Vaglia con i giardini all’inglese, un’area è Patrimonio dell’Umanità Unesco insieme ad altre Ville e Giardini Medicei della Toscana. Si sviluppa per 155 ettari, di questi 50 sono visitabili.
Fiesole, invece, è una città antica di origine etrusca in cui fare un vero e proprio viaggio indietro nel tempo, mentre per chi ama la letteratura la meta da raggiungere è Settignano dove a Villa La Cappoccina ha vissuto Gabriele D’Annunzio.
Grazie alla voce appassionata di Alberto Angela, ogni luogo diviene racconto, scoperta, emozione. E oggi, su Rai 1 alle 15, è la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a svelarsi in tutta la sua grandezza grazie a Passaggio a nord ovest, il programma di Rai Cultura che da anni porta nelle case degli italiani i capolavori del patrimonio italiano.
Firenze, con la sua straordinaria eredità medievale e rinascimentale, è protagonista assoluta di una puntata che promette di incantare con uno dei simboli indiscussi: il Duomo.
Ma prima che l’occhio della telecamera si posi su marmi, affreschi e cupole ardite, partiamo per viaggio tra arte, fede e genialità, che affonda le radici nel sogno del Rinascimento.
Dove si trova la Cattedrale
La Cattedrale di Santa Maria del Fiore si staglia proprio al centro di Firenze, in Piazza del Duomo, il punto nevralgico da cui si dipanano le meraviglie del centro storico fiorentino. Oltre a essere la chiesa madre della città, è riconosciuta a livello internazionale: impossibile pensare a Firenze senza pensare alla sua cupola.
Santa Maria del Fiore è un’opera d’arte vivente, un manifesto di ambizione e fede, che attraversa i secoli senza perdere il potere di suscitare meraviglia.
La storia di un capolavoro
Tutto cominciò nel 1296, quando Arnolfo di Cambio (architetto e scultore dalla mano elegante e dallo sguardo rivolto al futuro) pose la prima pietra. Il suo progetto gotico avrebbe dovuto raccontare la grandezza della città ma, come accade spesso nelle storie dei grandi capolavori, la costruzione fu lunga e tormentata.
Dopo la morte di Arnolfo, il progetto venne affidato a Giotto, che nel 1334 mise mano alla costruzione del campanile. Fu un’opera breve, la sua: anche lui morì pochi anni dopo, lasciando incompiuto il suo sogno verticale. Andrea Pisano e Francesco Talenti proseguirono i lavori, completando nel 1359 quella torre alta 85 metri che ancora oggi si può scalare gradino dopo gradino (414 in tutto) per abbracciare con lo sguardo il capoluogo fiorentino.
Ma la vera svolta arriva nel Quattrocento, quando l’aria gotica della cattedrale viene rivestita di marmi dai mille colori: il rosso di Siena, il bianco di Carrara, il verde di Prato. Firenze si apre al Rinascimento, e con essa i suoi artisti. Spiccano due nomi: Lorenzo Ghiberti, orafo geniale, e soprattutto Filippo Brunelleschi.
A lui si deve l’audacia di un’impresa che sembrava impossibile: la cupola, una struttura immensa, senza armature in legno, che sfida le leggi della fisica e della logica. Nel 1421 la base era pronta, e nel giro di quindici anni la cupola prese forma, imponendosi come la più grande del mondo: 45 metri di diametro, 100 di altezza. Una visione che ancora oggi lascia senza fiato.
La facciata della cattedrale, invece, ha una storia differente. Distrutta alla fine del Cinquecento, venne ridisegnata solo nell’Ottocento da Emilio De Fabris, che le diede il volto che conosciamo oggi: una veste neogotica che rispetta e valorizza l’impronta dei secoli passati, pur parlando con il linguaggio del suo tempo.
Cosa ammirare
Fonte: iStockLa magnifica Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Entrare nel Duomo di Firenze è come varcare la soglia di un racconto infinito. L’esterno colpisce per la sua armonia cromatica, ma è all’interno che si svela la profondità di un universo ricco di arte, simboli e maestria.
Le tre navate, sostenute da pilastri monumentali e archi acuti, invitano alla contemplazione, il pavimento, intarsiato con motivi geometrici in marmo, è un’opera d’arte “sotto i piedi”, la luce che filtra dalle quarantaquattro vetrate istoriate (realizzate da grandi maestri del Trecento e del primo Rinascimento) tinge l’atmosfera di sacralità e stupore.
Alle pareti, capolavori che attraversano i secoli: l’orologio affrescato da Paolo Uccello, i ritratti equestri di Giovanni Acuto e Niccolò da Tolentino, il Dante di Domenico di Michelino. Dodici edicole custodiscono sculture imponenti di profeti e apostoli, mentre le sagrestie (in particolare quella delle Messe) sono un tripudio di decorazioni in terracotta e intarsi lignei, firmati da artisti come Luca della Robbia.
Il coro marmoreo, con i bassorilievi, è ciò che resta dell’impianto cinquecentesco di Baccio Bandinelli, pensato come contrappunto al gigantesco Giudizio Universale dipinto nella cupola da Vasari e Zuccari. Un’opera monumentale che invita a sollevare lo sguardo e a perdersi nei cieli affrescati della fede.
E poi ci sono le cappelle laterali, scrigni d’arte in cui convivono Giotto, Botticini, Lorenzo di Credi, e molti altri.
Costi e orari
La Cattedrale di Firenze è aperta a tutti. L’ingresso è gratuito, ma l’accesso è regolato da orari precisi: dal lunedì al sabato, dalle 10:15 alle 15:45. La domenica e durante le festività religiose, il Duomo resta chiuso al pubblico per consentire lo svolgimento delle celebrazioni liturgiche.
Chi desidera visitarla deve indossare un abbigliamento consono: niente spalle scoperte, pantaloncini o gonne troppo corte. È un luogo sacro, e come tale merita rispetto. Ma se si varca la soglia con la giusta disposizione d’animo, si entra in un luogo che è esperienza spirituale e culturale insieme.
Il 9 giugno 2025 palazzo Vecchio sarà protagonista di un evento incredibile: Vasco Rossi è invitato nel Salone del Cinquecento per ricevere le antiche chiavi della città. L’occasione unirà i fan della musica rock con uno dei monumenti simbolo del rinascimento italiano, ecco cosa vedere in questo edificio di pregio.
Dove si trova Palazzo Vecchio
Impossibile perdere Palazzo Vecchio per chi visita Firenze. Si trova proprio nel centro storico, in piazza della Signoria e spicca grazie alla torre che diventa uno degli scorci più fotografati della città. Per arrivarci bastano pochi minuti a piedi dalla stazione di Santa Maria Novella, dove arrivano la maggior parte dei collegamenti alta velocità.
Cosa vedere a Palazzo Vecchio
Chi visita Firenze in un giorno o più di uno non può certamente perdere l’occasione di accedere a Palazzo Vecchio. Il simbolo dell’arte rinascimentale fiorentina, costruito tra il XIII e il XIV secolo, è stato per tantissimo tempo centro di potere politico della città. Cosa non perdere al suo interno? Ecco i punti salienti.
Salone del Cinquecento
Tra le sale più spettacolari di Palazzo Vecchio c’è il Salone del Cinquecento: si tratta di una sala davvero grande voluta da Savonarola e poi ampliata da Cosimo I de’ Medici. Lunga circa 54 metri, larga 23 e alta 18: lascia tutti a bocca aperta. Le pareti sono incredibilmente decorate con affreschi di battaglie e portano la firma di Vasari e della sua bottega. Il soffitto, cassettonato, ha invece 39 pannelli dipinti. Tra le meraviglie, qui è ospitata la statua Il Genio della Vittoria di Michelangelo.
Il salone del Cinquecento di Palazzo Vecchio è uno dei luoghi cult del monumento e verrà utilizzato per un’occasione speciale. Il 9 giugno 2025 la rockstar italiana Vasco Rossi alle 17 parteciperà a una cerimonia per ottenere le antiche chiavi della città.
Fonte: iStockSalone del Cinquecento a Palazzo Vecchio
A consegnargliele sarà la sindaca Sara Funaro, che vuole riconoscere con il gesto il grande contributo artistico e umano dato dai suoi brani. L’evento emozionante sarà aperto al pubblico, ma i posti sono limitati. Per accedervi sarà necessario prenotarsi tramite sito ufficiale. Niente paura per i fan che non riusciranno ad accaparrarsi il posto: l’evento sarà in streaming su YouTube tramite il canale del Comune di Firenze.
La sala delle carte geografiche
La visita all’interno prosegue raggiungendo la sala delle carte geografiche. Il nome non è casuale, qui infatti viene custodito un atlante tridimensionale del mondo conosciuto nel XVI secolo. La sala è stata progettata con scopi enciclopedici e contiene 53 mappe dipinte su pannelli di legno. Al centro un globo terrestre di grandi dimensioni.
Lo studiolo di Francesco I
Adiacente alla Sala delle Carte, non è da perdere lo Studiolo di Francesco I de’ Medici; seppur di piccole dimensioni e senza finestre è stato concepito come rifugio privato del granduca, dove poteva coltivare i suoi interessi scientifici e artistici. Le pareti sono completamente ricoperte da armadi decorati con pannelli dipinti e contenenti oggetti rari e curiosi.
Torre di Arnolfo
I biglietti danno modo di raggiungere Torre di Arnolfo, una costruzione alta circa 95 metri che domina piazza della Signoria e regala una delle viste più belle su Firenze. Nonostante la vista è stata una prigione in passato, proprio qui fu segregato Savonarola.
Cappella di Eleonora
All’interno degli appartamenti privati di Palazzo Vecchio c’è la Cappella di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I. seppur di dimensioni ridotte vanta una decorazione accurata eseguita dal Bronzino grazie ad un mix di affreschi dedicati alla Vergine Maria e ai santi.
Sala degli elementi
Nel piano nobile si aggiunge alle tappe da non perdere la Sala degli Elementi dedicata appunto ad acqua, aria, terra e fuoco. La sala è decorata da affreschi allegorici e mitologici portando la firma di Giorgio Vasari.
Museo di Palazzo Vecchio
Tra le attività imperdibili, oltre alla struttura in sé non va perso il museo che attraverso opere, reperti archeologici e installazioni fa in modo di comprendere tutta l’evoluzione del potere fiorentino specialmente sotto il dominio dei Medici. In più, in alcune occasioni e con visite speciali, si possono scoprire passaggi segreti e stanze nascoste.
Un cammino lungo all’incirca 130 km che unisce, come un filo rosso, Bologna e Firenze, percorrendo l’appennino Tosco-Emiliano: si tratta della Via degli Dei. Un percorso eccezionale da godersi durante un weekend di trekking che può coniugare meraviglie storiche, paesaggi tipici da ammirare e… relax, ovviamente, se si sceglie di soggiornare in un luogo suggestivo e accogliente come l’Albergo Ristorante Poli, che oltre a offrire uno spaccato naturale senza pari propone gustosi piatti tipici da degustare.
Sulla Via degli Dei fra trekking e relax
Ma andiamo per ordine: l’Albergo Ristorante Poli ha delle straordinarie camere che si affacciano proprio sulla Via degli Dei, che ripercorre un’antichissima strada denominata Flaminia Militare. Risalente al 187 a.C, veniva utilizzata dagli antichi Romani ed è stata voluta dal console romano Caio Flaminio, ma ancora oggi conserva tratti di selciato romano e regala un viaggio imperdibile fra paesaggi, natura incontaminata e storia.
Non è un caso che gli appassionati di trekking la adorino: si può percorrere a piedi, con un percorso che dura dai 2 ai 5 giorni, suddiviso in tappe in base al livello di preparazione e alle singole esigenze. La peculiarità è che le tappe sono varie e permettono di organizzare anche un weekend, che permette contestualmente di assaporare il fascino di questi luoghi e goderne appieno. Lungo il tragitto d’altronde sono disponibili diversi mezzi pubblici che permettono di alternare le camminate con spostamenti più veloci da un punto all’altro.
Ciò che rende davvero unica la Via degli Dei, come dicevamo, è anche la sua capacità di unire idealmente due città di straordinaria bellezza: Bologna e Firenze. Da una parte troviamo la meravigliosa Bologna, una città dalle mille sfaccettature. La Dotta, che accoglie l’Università più antica al mondo, La Grassa, con le sue osterie e le botteghe in cui assaporare la cucina tradizionale, e la Rossa, caratterizzata dagli edifici medievali in mattoni rossi e dai portici.
Dall’altra parte svetta Firenze, fiera e stupenda. Una città simbolo del Rinascimento e culla dell’Umanesimo, con palazzi signorili e chiese che custodiscono opere d’arte e immensi tesori. Fra le due città si estende un territorio tutto da scoprire: l’Appennino Tosco-Emiliano con le sue riserve naturali, le fortezze, i castelli e i santuari pronti ad accogliere i visitatori che intraprendono il cammino. E nel mezzo? Non manca uno straordinario luogo di ristoro, l’Albergo Ristorante Poli, che permette di assaporare la cucina locale, rilassarsi e vivere la vita lenta, lontano dal traffico e dal caos cittadino.
Cosa fare un weekend sulla Via degli Dei
Sì, l’Albergo Ristorante Poli è un luogo stupendo, immerso nella natura e in una posizione strategica, a soli 12 km dall’autostrada Bologna-Firenze. È il rifugio perfetto per chi vuole andare alla scoperta dell’appennino Tosco-Emiliano, nonché la meta ideale per tutti gli escursionisti che scelgono di percorrere questo antico tracciato. Dispone infatti di camere spaziose, alcune delle quali con ampie balconate, sauna per 4 persone e doccia idromassaggio nell’area comune, ideali per chi vuole rilassarsi dopo il trekking.
La struttura è poi dotata di un rigoglioso giardino e di un ampio parcheggio privato per i clienti, un’area sosta per campeggiatori con doccia e servizi annessi completamente gratuiti dove la pulizia è impeccabile. Inoltre è arredato in modo moderno e ha cura anche del palato degli avventori: il ristorante è il suo fiore all’occhiello. Il posto giusto in cui lasciarsi conquistare da sapori autentici e genuini, con piatti che sanno di casa, di tradizione e di autenticità. Come le tagliatelle con il ragù bolognese o gli gnocchi freschi ai funghi, ma anche i tortelloni e i tortellini rigorosamente fatti a mano. Per non parlare delle specialità al tartufo: piatti da assaporare dopo una lunga passeggiata, che scaldano il cuore e conquistano, un boccone dopo l’altro, regalando un momento magico in una vacanza semplicemente perfetta.
Itinerario sulla Via degli Dei: natura, buon cibo e bellezza
Sfruttando l’Albergo Ristorante Poli come punto arrivo e ristoro, si possono percorrere diversi itinerari speciali. In un weekend è possibile scegliere una o due tappe della Via degli Dei, per godersi al massimo la bellezza di una vacanza fatta di natura, storia e buon cibo. Qui proponiamo un percorso ottimo anche per chi è poco esperto, in un tratto che va da Bologna al Passo della Futa, particolarmente ricco di luoghi da scoprire, sapori, profumi e colori unici. Un viaggio da dividere in due o tre giorni, per godersi un weekend senza pensieri, decisamente slow e rilassante.
Il percorso parte da Piazza Maggiore, nel cuore di Bologna, in direzione del Santuario della Beata Vergine di San Luca. Un cammino che porta alla scoperta del celebre portico di San Luca con ben 600 arcate e una lunghezza di 4 km. Arrivati a San Luca il panorama vi lascerà senza fiato e dopo una breve pausa sarà già il momento di ripartire verso Casalecchio di Reno, lungo il fiume Reno. A poca distanza si trova l’Oasi Naturalistica di San Gherardo, in cui lasciarsi conquistare dalla bellezza incontaminata della natura e da paesaggi che riempiono gli occhi e accarezzano l’anima. Da qui si prosegue per Badolo, verso Brento, sino ad arrivare al Centro di Fauna Esotica e Selvatica del Monte Adone.
Si tratta di un luogo unico nel suo genere. Non è infatti uno zoo e neppure di un parco faunistico, bensì di un centro di recupero in cui vengono ricoverati animali abbandonati o feriti, di provenienza selvatica, ma anche esotica. Il cammino poi prosegue attraverso lo spettacolare crinale del Monte Adone. Raggiungendo la sua vetta è possibile ammirare le torri plasmate dal vento e dalla pioggia, ammirando uno spettacolo grandioso e scattando una foto che conserverà per sempre il ricordo di quell’emozione.
Scendendo in direzione di Brento si prosegue verso la Madonna dei Fornelli. Già dal nome possiamo capire quanto particolare sia questo luogo. Esso deriva infatti dal santuario della Madonna della Neve e dalla presenza di diversi carbonai in passato che accendevano dei piccoli fuochi nei boschi. E da qui? Si fa uno stop e si riposa proprio all’Albergo Poli. L’ideale, no?
Cos’hanno in comune Firenze, Milano, Napoli, Roma e Venezia? Sono le cinque città turistiche italiane che partecipano a Grandi Destinazioni Italiane per un Turismo Sostenibile. Daniela Santanchè, nelle vesti di Ministro del Turismo, ha spiegato l’obiettivo del progetto partendo dal coinvolgimento delle città che più hanno a che fare con l’overtourism.
Il progetto Grandi Destinazioni Italiane per il turismo sostenibile
Firenze, Milano, Napoli, Roma e Venezia si uniscono contro l’overtourism e un turismo più sostenibile nel progetto GDITS presentato dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè. L’iniziativa, con un finanziamento di 6 milioni di euro suddiviso equamente, ha messo il capoluogo toscano come cabina di regia. Le risorse sono destinate allo sviluppo di azioni concrete per alleggerire la pressione nei centri storici e favorire itinerari alternativi.
Le tre direttrici strategiche che guidano l’iniziativa sono:
Governance, per una gestione coordinata e condivisa;
Digitalizzazione, per innovare i servizi e la fruizione dei luoghi;
Competitività, per migliorare l’attrattiva nel rispetto della sostenibilità.
Vediamo città per città quali sono le iniziative.
Milano, Let Mi… Promote and Experience Milan
Con il progetto “Let Mi… Promote and Experience Milan”, il capoluogo lombardo desidera puntare l’attenzione verso la valorizzazione del suo caratteristico dinamismo culturale: arte, design e spettacolo diventano protagonisti di un’offerta turistica più variegata e consapevole. Per riuscirci Milano mette in campo strumenti digitali e innovazioni tech così da promuovere un’esperienza meno invasiva e più rispettosa.
Fonte: iStockMilano tra le cinque città coinvolge nel progetto per il turismo sostenibile
Venezia, EnjoyRespectVenezia
Venezia, da tempo simbolo globale del sovraffollamento turistico, lancia la campagna “#EnjoyRespectVenezia”. Il messaggio è chiaro: educare i visitatori a comportamenti rispettosi e indirizzare i flussi lontano dalle aree più fragili. La comunicazione mirata diventa così uno strumento fondamentale per salvaguardare il delicato equilibrio della città lagunare.
Firenze, Enjoy, Respect & Feel Florence
Oltre al ruolo di coordinatrice, Firenze si inserisce nel progetto con “Enjoy, Respect & Feel Florence”. L’obiettivo del capoluogo della Toscana è gestire al meglio la pressione turistica coinvolgendo la cittadinanza e promuovendo itinerari legati al cinema e allo sport. L’idea è quella di dar vita a buone pratiche per un turismo più equilibrato ed inclusivo spostando l’atetnzione dai luoghi più battuti dall’overtourism e offrendo valide alternative.
Roma: Unexpected Itineraries of Rome
Roma sorprende con “Unexpected Itineraries of Rome”, il programma che desidera dare vita a nuove opportunità turistiche nella capitale spostandosi dai circuiti più tradizionali. Basta posti manistream e via libera a contenuti digitali per un’esperienza più contemporanea. La città eterna mostra così un volto meno noto e attira turisti che desiderano vivere tutte le meraviglie che ha da offrire, valutando anche quartieri meno battuti e luoghi meno congestionati.
Napoli: innovazione al servizio della sostenibilità
Napoli presenta “Napoli TouristTech”, un’iniziativa che combina la tecnologia con la valorizzazione del territorio. Sono previsti info-point sostenibili, la promozione del trekking urbano e una forte spinta sulla comunicazione digitale per incentivare un turismo più consapevole e rispettoso della cultura locale.
Il Ministro Daniela Santanchè è fortemente convinto del progetto che si basa sulla sostenibilità come leva di sviluppo. L’obiettivo a lungo termine è quello di poter trasformare il modello in qualcosa di replicabile e applicabile in altre città del Paese.
Il Cammino di San Jacopo è un itinerario suggestivo che attraversa da est a ovest la regione Toscana, collegando Firenze a Livorno lungo un percorso di circa 170 km. È molto più di un cammino: rappresenta un’occasione per esplorare con lentezza alcune delle città e dei borghi più affascinanti della Toscana, immersi in un paesaggio che alterna colline, pianure, borghi medievali e città d’arte. Questo cammino si ispira all’antica tradizione del pellegrinaggio medievale verso Santiago di Compostela, offrendo una versione italiana e profondamente radicata nella cultura locale di quel lungo viaggio di fede, scoperta e trasformazione interiore.
Lungo il tracciato, i pellegrini moderni possono riscoprire il valore della connessione tra spiritualità e territorio, attraversando luoghi che uniscono il patrimonio artistico alla bellezza della natura. È un cammino accessibile a molti, che si sviluppa su tappe ben organizzate e segnalate, e che riesce a coniugare l’esperienza spirituale con il piacere della scoperta culturale, gastronomica e paesaggistica.
La storia del Cammino di San Jacopo
Il Cammino di San Jacopo affonda le sue radici nel Medioevo, in un tempo in cui l’Europa era attraversata da migliaia di pellegrini diretti verso i grandi santuari della cristianità. Uno dei più importanti era quello dedicato a San Giacomo il Maggiore a Santiago di Compostela, in Galizia. Ma non tutti si spingevano fino in Spagna: alcuni si fermavano a Pistoia, città che nel XII secolo ricevette una reliquia del santo proprio da Santiago. Questo evento sancì l’importanza di Pistoia come centro di culto giacobeo, trasformandola in una “Compostela minore” e rendendola una tappa prestigiosa lungo i percorsi devozionali dell’epoca.
Il cammino moderno riprende questa antica funzione spirituale, ma la arricchisce di significati contemporanei. Oggi rappresenta una via che consente di riscoprire tracciati millenari, ma anche la storia e l’identità culturale dei territori attraversati. È un viaggio nel tempo e nello spazio, che unisce devozione, storia e bellezza, attraverso una Toscana meno conosciuta, e per questo ancora più autentica.
Le tappe del Cammino di San Jacopo
Il Cammino di San Jacopo è strutturato in sei tappe principali, che collegano Firenze a Livorno attraversando Prato, Pistoia, Pescia, Lucca e Pisa. Si tratta di un percorso accessibile ma vario, che alterna tratti urbani, collinari e pianeggianti, accompagnando il pellegrino in un viaggio immerso nella storia, nell’arte e nella spiritualità toscana.
Tappa 1: Firenze – Prato
(27,1 km, 190 D+, 6h)
Il cammino parte da Firenze, città d’arte per eccellenza, e si sviluppa inizialmente in zone collinari a bassa quota, tra ville storiche e paesaggi rurali. Superata l’area metropolitana, si entra in Calenzano e poi in Prato, dove si possono ammirare la Cattedrale di Santo Stefano, il Castello dell’Imperatore e il centro storico ben conservato. Il percorso è semplice, ben segnalato e adatto anche a chi è alle prime esperienze.
Fonte: 123RFPonte Vecchio, Firenze
Tappa 2: Prato – Pistoia
(27,1 km, 350 D+, 7h)
Questa tappa presenta un dislivello più significativo e una difficoltà media. Si attraversano ambienti collinari e aree boschive fino a raggiungere la città di Pistoia, uno dei centri spirituali del cammino grazie alla reliquia di San Giacomo custodita nella Cattedrale di San Zeno. Il tracciato passa da borghi e pievi medievali, offrendo scorci panoramici e momenti di quiete nella natura.
Tappa 3: Pistoia – Pescia
(29,6 km, 300 D+, 7h 30’)
È la tappa più lunga del cammino, con difficoltà media. Si sale attraverso le dolci colline della Valdinievole, tra uliveti e piccoli centri come Collodi, celebre per il Parco di Pinocchio e Villa Garzoni. L’arrivo a Pescia regala una visione più autentica della Toscana, tra storia, floricoltura e antiche tradizioni artigiane. È consigliato partire presto per affrontare con calma la lunghezza dell’itinerario.
Tappa 4: Pescia – Lucca
(26,3 km, 190 D+, 6h)
Tappa prevalentemente pianeggiante, che consente di attraversare la campagna lucchese e borghi storici come San Gennaro e Segromigno in Monte. L’arrivo a Luccaè tra i più suggestivi del cammino: si entra nella città attraverso le sue celebri mura rinascimentali, visitando la Cattedrale di San Martino, la Chiesa di San Michele in Foro e la Chiesa di San Jacopo in Fossa, meta simbolica per i pellegrini.
Tappa 5: Lucca – Pisa
(28,6 km, pianeggiante, 6h 30’)
Un itinerario pianeggiante che attraversa campagne, sentieri lungo corsi d’acqua e piccoli centri rurali. Il cammino segue in parte il tracciato della Via Francigena, fino a giungere a Pisa, città simbolo del Medioevo europeo. L’arrivo alla Piazza dei Miracoli, con la Torre Pendente, il Battistero e il Duomo di Santa Maria Assunta, rappresenta un momento di grande emozione.
Fonte: 123RFTorre di Pisa
Tappa 6: Pisa – Livorno
(35,9 km, pianeggiante, 9h)
Tappa conclusiva lunga e variegata, da suddividere eventualmente in due giorni. Dopo aver lasciato Pisa, si attraversano zone costiere, aree protette e ambienti naturali tipici della Maremma settentrionale. L’arrivo a Livorno, presso la Chiesa di San Jacopo in Acquaviva, rappresenta il completamento simbolico del cammino: un incontro tra terra e mare, tra storia e spiritualità.
Indicazioni pratiche per affrontare il Cammino
Il Cammino di San Jacopo si distingue per la sua buona accessibilità e per la presenza di infrastrutture ricettive ben distribuite. La segnaletica, curata e continua, rende il percorso percorribile anche senza GPS, ma è sempre utile avere con sé una mappa dettagliata o un’app con il tracciato aggiornato. È un cammino che si può percorrere in autonomia, senza necessità di appoggi logistici particolari, anche grazie alla vicinanza con numerose stazioni ferroviarie lungo il tragitto.
Essendo un cammino prevalentemente su strade asfaltate o ben battute, sono consigliate scarpe da trekking leggere o scarponcini da cammino urbano. I bastoncini possono essere utili nei tratti collinari, in particolare tra Pistoia e Pescia. La credenziale per i timbri si può ottenere presso enti religiosi o turistici nelle città di partenza, ed è necessaria per accedere ad alcune ospitalità convenzionate per pellegrini.
Va tenuto conto che alcune tappe attraversano aree molto calde d’estate, per cui è consigliabile partire presto al mattino e portare con sé almeno 1,5 litri d’acqua, oltre a cibo energetico per le pause. Il cammino si presta anche a essere modulato: è possibile fare solo una parte, approfittando dei frequenti collegamenti ferroviari tra le tappe.
Quando partire e a chi è consigliato
Il periodo ideale per affrontare il Cammino di San Jacopo va da aprile a giugno e da settembre a ottobre. In questi mesi, il clima è mite e le giornate sono abbastanza lunghe da permettere una camminata senza stress. In estate, le alte temperature e l’esposizione al sole in alcuni tratti rendono il cammino più faticoso, mentre in inverno alcune zone collinari possono essere meno agevoli a causa della pioggia o del fango, sebbene il percorso sia percorribile tutto l’anno.
Il cammino è adatto a chi cerca un’esperienza meditativa ma accessibile, a chi desidera unire cultura, natura e spiritualità in un contesto ben organizzato. È perfetto per chi non vuole affrontare grandi dislivelli montani ma desidera comunque vivere l’avventura del cammino. Può essere affrontato anche in gruppo o da camminatori solitari, ed è un’ottima scelta per un primo pellegrinaggio, o per chi vuole riscoprire la Toscana in modo autentico.
Dopo più di trent’anni di silenzio, incuria e un’aura da palazzo incantato dimenticato nel bosco, il Castello di Sammezzano, capolavoro dell’arte orientalista a pochi chilometri da Firenze, si prepara finalmente a risorgere. A riportarlo (quasi) ufficialmente in vita è la famiglia Moretti, che ha acquistato la proprietà con un progetto ambizioso: farne un polo culturale, museale e anche ricettivo.
Il comitato Savesammezzano, che da anni si batte con passione e ostinazione per la tutela del sito, ha annunciato la notizia con un post che trasuda entusiasmo: “Possiamo finalmente iniziare a sorridere e guardare con reale ottimismo al futuro”. E se lo dicono loro, che questo futuro l’hanno aspettato a lungo e con il fiato sospeso, c’è da crederci davvero.
Un sogno moresco nel cuore della Toscana
Sembra uscito da Le Mille e una Notte e invece è incastonato tra le colline di Reggello, a circa 30 chilometri da Firenze. Il Castello di Sammezzano è un unicum assoluto nel panorama europeo: 365 stanze (una per ogni giorno dell’anno), arabeschi che sembrano danzare sulle pareti, cupole a cipolla, mosaici sgargianti, maioliche e soffitti policromi che lasciano senza fiato.
A volerlo così fu il visionario marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, che tra il 1853 e il 1889 trasformò una residenza seicentesca in un palazzo delle meraviglie, ispirandosi all’estetica moresca e orientale. Il risultato? Un tripudio di colori, forme e simbolismi, capace di far girare la testa anche agli appassionati più smaliziati d’arte.
Poi, l’oblio. Il castello è rimasto chiuso e inaccessibile per oltre tre decenni, preda del degrado, delle infiltrazioni, delle intemperie e anche dell’incuria umana. Le aste andate a vuoto si sono alternate a speranze puntualmente deluse, e persino un enorme ecomostro in cemento armato è spuntato nei dintorni, deturpando il contesto. Ma ora, lo scenario cambia.
Lo scorso 28 aprile, il Tribunale ha omologato il concordato della SMZ Srl, e l’intera proprietà è passata, secondo fonti ufficiali, alla famiglia Moretti. Una notizia che segna un prima e un dopo nella storia di Sammezzano.
Fonte: ANSAVista dall’interno delle sale del Castello di Sammezzano
Il piano Moretti: via l’ecomostro, spazio alla bellezza
La famiglia Moretti, in particolare Ginevra, artefice della spinta finale, e Giorgio, già noto a Firenze per aver fondato gli Angeli del Bello, ha un piano ben preciso: partire dalla memoria, guardare al futuro. Il primo passo sarà l’apertura di un museo dedicato alla storia del castello, aperto al pubblico. Un gesto simbolico, ma fondamentale per restituire a Sammezzano la sua anima.
E poi, largo ai lavori veri: restauro del piano nobile, riqualificazione del parco secolare, abbattimento del “mostro” in cemento di 9.500 metri quadri che incombe nei pressi del castello, e la creazione di spazi per eventi, matrimoni, turismo culturale e ospitalità di charme. Un progetto monumentale, ma che finalmente sembra essere concreto.
Restano da attendere i termini di legge: trenta giorni per eventuali ricorsi e sessanta per l’eventuale prelazione dello Stato, attivabile da metà maggio. Ma il clima è sereno. “Sì, confermiamo l’acquisto – ha dichiarato Giorgio Moretti – anche se ci sono ancora passaggi tecnici da rispettare. Tuttavia il nostro impegno è concreto e prioritario”.