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6 gennaio, la fine del Giubileo: gli ultimi eventi a Roma

Par : paofa1985
3 janvier 2026 à 09:37

Con l’anno 2025 ormai alle spalle, anche il Giubileo si conclude con gli ultimi eventi ufficiali in calendario a suggellare l’Anno Santo indetto da Papa Francesco. Così, l’intera città è pronta a vivere il commiato da uno degli anni più intensi della sua storia recente, dodici mesi in cui voci di pellegrini hanno riempito le basiliche e milioni di piedi hanno camminato sui sampietrini. I numeri sono importanti: come riporta ANSA, oltre 30 milioni di fedeli hanno varcato le Porte Sante in città e 3 milioni di persone hanno partecipato agli eventi ufficiali.

Tra i grandi eventi, da ricordare, il Giubileo dei Giovani che ha raccolto un milione di ragazzi e ragazze a Tor Vergata lo scorso agosto. Cifre che raccontano non solo fede, ma un’onda di umanità che ha travolto la Capitale. E Roma ha risposto con 70 mila operatori di polizia, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Ares 118, garantendo sicurezza senza alcun incidente grave, un lavoro silenzioso che ha reso possibile l’impossibile.

Proprio a commento dello sforzo e dell’esempio che la città ha dato, il sindaco Roberto Gualtieri, inaugurando il presepe in Piazza di Spagna, ha parlato di “eredità importante”. Il Giubileo 2025 ha, infatti, spinto interventi diffusi su spazi pubblici, pedonalizzazioni e verde in tutti i quartieri, rendendo la città più bella e accogliente per cittadini e visitatori (Fonte: AGI). E se Papa Francesco aveva chiesto di usare l’Anno Santo per migliorare Roma, la risposta è stata concreta. Con opere che resteranno oltre la chiusura, in continuità con i Giubilei passati che hanno lasciato fontane, monumenti e strade ancora oggi simbolo della città.

Natale in Piazza San Pietro
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La facciata di San Pietro con l’albero di Natale addobbato per le festività

Il ciclo conclusivo è cominciato lo scorso 8 dicembre nel giorno della Festa dell’Immacolata e, a seguire, il 12 dicembre al Ponte dell’Industria (intitolato a San Francesco) è stata svelata una statua ispirata a Marcello Tommasi, nell’ambito dei restauri Anas post-incendio 2021. In un ideale collegamento tra industria e spiritualità, come ha detto Davide Rondoni (Presidente del comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi): “San Francesco è uomo-ponte, che ama la realtà senza possederla”.

San Pietro: la chiusura dell’ultima Porta Santa il 6 gennaio

Ma il momento più carico di significato è senza dubbio la chiusura delle Porte Sante nelle basiliche romane. La prima a chiudersi è stata quella in Santa Maria Maggiore, lo scorso 25 dicembre alle 17:00, con rito presieduto dal cardinale Rolandas Makrickas. La scelta di tale basilica nel giorno di Natale risponde a un significato preciso, dal momento che al suo interno è custodita la Sacra Culla del Bambino Gesù. La nascita del Redentore, dunque, incontra il Giubileo in un cerchio perfetto. Il rito si è aperto con i Secondi Vespri, poi alle 18:00 la chiusura, accompagnata dal suono antico della campana La Sperduta.

Il 27 dicembre, alle 11:00, è toccato a San Giovanni in Laterano – “madre di tutte le chiese” – con il cardinale Baldo Reina chiudere la Porta. Il rito è stato seguito da Messa con il coro di mons. Marco Frisina. E ancora, il 28 dicembre anche San Paolo fuori le Mura ha salutato il Giubileo con il cardinale James Michael Harvey.

Piazza di Spagna con suo albero di Natale
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Vista panoramica di Piazza di Spagna a Roma, durante le vacanze di Natale

Prima ad aprirsi il 24 dicembre 2024 e ultima a chiudersi, il 6 gennaio nel giorno dell’Epifania, San Pietro chiude la sua Porta Santa, alla presenza di Papa Leone XIV. In un rito che se materialmente rappresenta la fine di un percorso, simboleggia in realtà una nuova apertura, l’invito a portare la grazia nel mondo.

Gli altri eventi culturali ancora in corso

La mostra di presepi in Piazza San Pietro

Inaugurata l’8 dicembre, e visitabile fino all’8 gennaio, la mostra 100 Presepi in Vaticano rinnova una tradizione arrivata ormai al suo ottavo anno. Parte della rassegna “Giubileo è cultura, l’esposizione presenta 132 presepi da 23 Paesi – Italia, Francia, Croazia, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Perù, Eritrea, Corea, Venezuela, Taiwan, Brasile, Giappone, Filippine, Indonesia, Paraguay, India –. Opere che arricchiscono il perimetro del Colonnato di Bernini, molte delle quali promosse dalle rispettive Ambasciate presso la Santa Sede.

Ogni lavoro è un’autentica espressione di creatività con materiali sorprendenti: carta giapponese, seta, resina, lana, fibra di cocco, vetro. Tra le curiosità, spicca un presepe in bottale da conceria, uno su un autobus ATAC, presepi meccanici, uno in bottiglia dalla Repubblica Ceca e un grande presepe messicano. Non manca un omaggio a una Roma “scomparsa”. L’ingresso è libero e gratuito, tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00; attenzione, però, alla chiusura anticipata nelle giornate del 24 e del 31 dicembre alle 17:00.

Vista di San Pietro a Natale
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Piazza San Pietro nella stagione natalizia

La Bibbia di Borso d’Este: un capolavoro rinascimentale

Fino al 16 gennaio, Roma si fa custode di un piccolo e raro. La Sala Capitolare del Senato (Piazza della Minerva 38) ospita, infatti, la Bibbia di Borso d’Este, uno dei vertici dell’arte rinascimentale italiana. La sua realizzazione risale al periodo compreso fra il 1455 e il 1461 e fa incontrare l’opera calligrafica di Pietro Paolo Marone con le miniature di Taddeo Crivelli e Franco dei Russi. Commissionata per il duca di Ferrara Borso d’Este, ogni pagina è un tripudio di oro, colori vivaci e dettagli raffinati, che fondono ispirazione religiosa e maestria artistica.

Si tratta di  vero e proprio dono prezioso alla città per l’Anno Santo: solo in occasioni eccezionali, infatti, la Bibbia quattrocentesca esce dalla Biblioteca Estense di Modena, in cui è solitamente conservata. La mostra – promossa dal Senato con Presidenza del Consiglio, Ministero della Cultura, Gallerie Estensi, Commissario per il Giubileo e Treccani – è a ingresso libero dal lunedì al venerdì (10:00-18:00).

Cristo nostra pace: Rubens e Caravaggio a Piazza Navona

Dal 18 dicembre 2025 all’8 febbraio 2026, la chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona accoglie Cristo nostra pace, evento inserito nella rassegna “Il Giubileo è Cultura”. La mostra è curata da don Alessio Geretti e mette in dialogo due capolavori dedicati al mistero dell’Incarnazione, Morte e Risurrezione di Gesù. Da una parte, la Madonna con il Bambino di Peter Paul Rubens (1617-18, olio su tela, collezione privata svizzera) e, dall’altra, l’Incredulità di Tommaso di Caravaggio con Prospero Orsi (1602-1607, olio su tela, collezione privata austriaca, Firenze).

Due linguaggi e due mondi a confronto. Per la sua opera, Rubens si lasciò ispirare dal suo soggiorno romano, citando sculture antiche ammirate proprio nell’Urbe, Caravaggio, invece, dipinse la tela negli ultimi mesi del Giubileo del 1600, quando Roma brulicava di pellegrini. I due giganti che, con espressività differenti, raccontano la stessa speranza: Cristo, nostra pace, che vince il dubbio e abbraccia l’umanità.

È possibile ammirare le due tele gratuitamente (tutti i giorni, dalle 9:00 alle 19:00) nella chiesa barocca che domina Piazza Navona, tra mercatini e luci natalizie. Un’occasione per fermarsi, alzare lo sguardo e per un momento di riflessione e condivisione che sigilla un anno di grazia. La comunità cristiana, forte del messaggio dell’Anno Santo, diventa ora testimonianza in giro per il mondo. Tocca ai fedeli, infatti, comunicare il significato più profondo di questo evento. Alla luce di quello che Papa Francesco aveva scritto nella Bolla Spes non confundit con cui aveva indetto il Giubileo: «La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo».

È questo, dunque, il lascito: un invito a vivere la grazia nel quotidiano. Roma saluta l’Anno Santo con gratitudine, sapendo che la vera Porta è quella dell’amore e della speranza, sempre spalancate.

Capodanno: gli eventi gratuiti da non perdere a Roma

26 décembre 2025 à 08:00

Roma si prepara a salutare un 2025 storico, caratterizzato dal Giubileo che ha rappresentato per la città una sfida, ma anche un motivo di arricchimento: nuovi turisti, pellegrini, importanti iniziative di restauro e nuova mobilità. È stato un 2025 importante che si concluderà nel migliore dei modi: feste, concerti e attività prima della chiusura ufficiale della Porta Santa di San Pietro, prevista per il 6 gennaio, che porrà fine alle celebrazioni del Giubileo. Prima ancora chiuderanno le altre Porte Sante della Capitale: la Basilica di Santa Maria Maggiore il 25 dicembre, la Basilica di San Giovanni in Laterano il 27 e San Paolo fuori le Mura il 28.

Sarà dunque un finale d’anno ricco di eventi per Roma tra cerimonie ufficiali e saluti al 2025. Non mancheranno – oltre alle attività giubilari – iniziative pensate per chi resterà in città durante le feste. Passeggiate, visite guidate e ovviamente il canonico e immancabile concerto di fine anno. Quali, tuttavia, sono gli eventi gratuiti di cui poter usufruire nella Capitale il 31 dicembre e l’1 gennaio? Ve ne proponiamo cinque.

Il concerto di Capodanno al Circo Massimo

L’evento più atteso del 31 dicembre è – non serve neanche sottolinearlo – il grande concerto di Capodanno 2026 al Circo Massimo. Totalmente gratuito e promosso da Roma Capitale, l’inizio del live è previsto per le 21 e – sul palco – troveremo Alessandra Amoroso, Fabri Fibra e Tananai. «Quella del Circo Massimo sarà una bellissima serata con tre straordinari artisti, un grande concerto gratuito, un momento di festa, di gioia per celebrare l’arrivo del nuovo anno. – ha commentato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri – È una tradizione amatissima dalle romane e dai romani e da tutti quelli che amano Roma e quindi siamo sicuri che sarà un grande successo e per questo invito tutti a partecipare».

L’evento è condotto dalle voci di RDS, Francesca Romana D’Andrea e Filippo Ferraro ed è un’occasione unica per celebrare l’inizio del 2026 in compagnia, in uno dei luoghi più belli e affascinanti al mondo.

Roma Capodarte 2026

Torna anche quest’anno – per la quinta edizione – Roma Capodarte 2026. Quest’anno l’iniziativa celebra l’80º anniversario dell’Assemblea Costituente (1946-2026) e riempirà l’intera Capitale di attività culturali completamente gratuite (tra cui la distribuzione gratuita di 10.000 copie della Costituzione Italiana). C’è solo l’imbarazzo della scelta, quindi proviamo a fare un po’ di ordine.

Piazza Navona tra passeggiate e spettacoli

Piazza Navona, durante tutte le feste, si arricchisce di mercatini e giostre. L’1 gennaio c’è tuttavia un motivo in più per passeggiare negli spazi della storica piazza romana: su un palco allestito per l’occasione si alterneranno Beatrice Rigillo, Emanuela Cappello, Raffaello Corti aka Faccestamagia e Lorenzo Maragoni per celebrare la comicità in tutte le sue forme. Dalle 18 alle 22 largo alla Milonga del Nuovo Anno, un evento che vedrà Daiana Guspero e Miguel Ángel Zotto, icone mondiali del tango argentino, impegnati in performance mozzafiato. A seguire, protagonista sarà la TDJ Lavinia Livi.

Piazza Navona, 1 gennaio
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Piazza Navona durante le feste natalizie

Cinema gratuito

Tra le attività gratuite proposte c’è anche il cinema: nel cuore di Trastevere, a Spazio S.c.e.n.a., in programma Il terrorista (alle ore 16) e a seguire C’è ancora domani di Paola Cortellesi (alle 18). A Villa Borghese, Casa del Cinema ospiterà la proiezione di due capolavori di Vittorio De Sica: alle ore 11 Sciuscià e alle ore 20 Ladri di Biciclette. Alle ore 17 c’è anche la proiezione del documentario Figlio di Giano di Luigi Grispello.

Al Nuovo Cinema Aquila, dalle 18.30 alle 19.30, è in programma Articolo 1 della Costituzione italiana stabilisce che L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro…, incontro-confronto con il pubblico, proiezione di alcuni estratti di documentari per ricordare l’importanza del lavoro per il progresso della democrazia – La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti e Portuali di Perla Sardella – e del film No other Choice – non c’è altra scelta del regista sudcoreano Park Chan-wook, che affronta il tema della globalizzazione.

Attività per bambine e bambini

Non mancano attività gratuite per famiglie: l’1 gennaio vi basta andare a Pelanda al Mattatoio dalle ore 15, dove si terrà l’evento La Repubblica del gioco, un percorso partecipativo diffuso rivolto a tutte le famiglie e dedicato all’80° anniversario dell’Assemblea Costituente. Fino alle ore 19 ci saranno giochi cooperativi, costruzioni collettive e pratiche circensi aperte.

Dalle 16.30 alle 18, presso il Forum di Palazzo Esposizioni Roma, a bambine e bambini dai 5 anni in su è dedicato il laboratorio d’arte Dritti ai Diritti ispirato agli albi illustrati dello Scaffale d’arte. Nel Municipio V, al Teatro Biblioteca Quarticciolo, alle ore 16 è in programma Liberi di esprimersi, laboratorio di scrittura creativa.

In alcune sedi dell’Istituzione Biblioteche di Roma, dalle 16 alle 20, da non perdere infine A tutta lettura. Biblioteche per Costituzione: le bibliotecarie e i bibliotecari cureranno speciali vetrine tematiche e letture dedicate ai principi fondamentali della nostra Carta.

Itinerari e reading

Tra le altre attività proposte, segnaliamo le letture della Costituzione – a cura di Elisa Di Eusanio e Francesca Centorame – in Piazza Cina dalle 15.30 alle 18 con un intervento di Azzykky (Gian Marco D’Eusebi). Sul palco del Teatro del Lido, alle ore 18 è invece in programma Madri Costituenti: donne, libere, sovrane, reading con dibattito a cura della compagnia Trame Teatro e Musica ispirato al discorso di Piero Calamandrei del 1955.

Quattro gli itinerari culturali proposti dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ognuno legato idealmente a un articolo della Carta costituzionale: alle 11.30 Villa Borghese: da giardino del principe a Parco dei Romani e alle 15 Duemila anni di storia attorno a Porta Maggiore (entrambi dedicati all’art. 9). Alle 12 Roma: i luoghi dell’incontro e dell’accoglienza, alle 14 I bombardamenti di San Lorenzo del 19 luglio 1943 e alle 15 e alle 16 visita al Bunker di Villa Torlonia.

Musei gratuiti l’1 gennaio

L’1 gennaio, in occasione della quinta edizione di Roma Capodarte, i Musei e le aree archeologiche saranno inoltre aperti a ingresso gratuito. Qualche info: i Musei Capitolini, i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, il Museo dell’Ara Pacis, il Museo di Roma-Palazzo Braschi, Centrale Montemartini, i Musei di Villa Torlonia (tranne Serra Moresca), il Museo di Roma in Trastevere, il Museo Civico di Zoologia e la Galleria d’Arte Moderna saranno aperti dalle 11 alle 20.

Il Museo Napoleonico, il Museo della Repubblica Romana e della Memoria garibaldina, il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, il Museo Pietro Canonica, il Museo delle Mura, il Museo di Casal de’ Pazzi, Serra Moresca, il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Villa di Massenzio, Area archeologica del Circo Massimo, Area Sacra di Largo Argentina, Parco archeologico del Celio, Museo della Forma Urbis saranno aperti dalle 11 alle 17. Technotown è aperta dalle 14 alle 19 e l’Area Archeologica dei Fori Imperiali è aperta dalle 8.30 alle 16.30.

Se non siete troppo provati dai festeggiamenti della sera precedente, è un’occasione per visitare gratuitamente alcuni dei Musei più belli della Capitale.

Il Concerto di Capodanno alla Nuvola di Fuksas

Se non avete avuto modo di assistere al Concerto del Circo Massimo – o volete semplicemente bissare a suon di musica – l’1 gennaio la Capitale offre un altro live gratuito e la location è di quelle da sogno. Presso la Nuvola di Fuksas, in occasione dei 90 anni celebrati da EUR, EUR Spa – alle 18.30 – propone la seconda edizione del Concerto di Capodanno di Roma. L’evento è assolutamente gratuito (con prenotazione obbligatoria su TicketOne) e vi permetterà ad assistere al live dell’orchestra diretta dal Maestro Gerardo Di Lella, accompagnato sul palco da 72 musicisti e 10 cantanti.

Nuvola di Fuksas-Concerto di Capodanno
Italcommunications
Nuvola di Fuksas

Il repertorio celebra la grande tradizione italiana della musica per il cinema con opere, tra gli altri, di Nino Rota, Ennio Morricone e Nicola Piovani. Durante il concerto, il Maestro Di Lella eseguirà per la prima volta EUR90, un suo brano inedito scritto proprio in occasione delle celebrazioni del novantesimo anniversario di Eur SpA.

Cinque cose che puoi fare a Roma solo a Natale

17 décembre 2025 à 07:55

Il Natale è magico in ogni parte della nostra penisola, ma a Roma – in questi mesi arricchita dalle ultime sfumature e iniziative dell’anno giubilare – le festività si preparano a modificare l’assetto della città e a renderla ancora più unica. Mercatini e luminarie hanno già cambiato la forma e l’immagine di interi quartieri, ma Roma sa essere anche sorprendente.

Alcune esperienze – storiche e speciali, come solo la Capitale sa essere – possono essere vissute solo durante i mesi natalizi: è il caso di Piazza Navona, che sotto le feste si trasforma completamente diventando un rito per i cittadini, o dell’appena arrivata ruota panoramica dell’EUR, la più alta tra le ruote panoramiche mobili. E poi ancora presepi e concerti: tra le tante possibilità, ve ne consigliamo cinque. E sono tutte da non perdere.

La ruota panoramica dell’EUR

È una delle principali attrazioni del Natale romano del 2025 e i cittadini ne stanno già parlando da un po’. All’EUR – su Viale America – ha inaugurato il 6 dicembre il Villaggio di Natale (organizzato da Eur District) e, tra le novità, c’è anche la ruota panoramica mobile più alta d’Italia. La struttura arriva ad una quota di 50 metri e ospita 198 persone alla volta in 36 cabine vetrate da sei posti (abilitate ad accogliere anche persone con difficoltà motorie).

Chi l’ha già provata ne ha parlato benissimo: in 8 minuti – questa la durata del giro – è possibile ammirare dall’alto l’intero quartiere razionalista, con i suoi edifici squadrati e le sue torri. È un’occasione più unica che rara per scoprire l’EUR e la sua storia da un punto di vista inedito e, ancora di più, se la provate sia di giorno (quando avrete una visione chiara di ciò che vi circonda) che di notte, con le luci natalizie a fare da cornice. Avete tempo per provarla fino al 6 gennaio, giorno in cui il Villaggio natalizio dell’EUR chiuderà i battenti: non perdete questa straordinaria opportunità!

La giostra antica di Piazza Navona

Come ogni anno, durante le feste natalizie, si ripete anche la tradizione dei mercatini storici di Piazza Navona. Attorno alla fontana dei Quattro Fiumi, fino al 6 gennaio, troverete bancarelle, artigianato, ma anche appuntamenti serali, presepi realizzati a mano, giocattoli di legno. C’è un’attrazione che più di altre, tuttavia, incanta da anni gli avventori: un’antica giostra a cavalli, costruita in Germania dalla ditta Horst und Webber nel 1897. È una delle giostre in legno ancora funzionanti più antica al mondo. Come tutte le attrazioni di Piazza Navona – laboratori e bancarelle comprese – anche qui avete tempo fino al 6 gennaio per ammirare questo storico luogo romano come non l’avete mai visto: un’occasione che si ripete solo una volta l’anno, per pochi giorni, ma che porta con sé tutto il fascino dell’incontro tra la storia della città e il Natale.

L’edizione 2025/2026 introduce anche un calendario di eventi serali che illuminano la piazza con musica, performance e momenti di condivisione. Tra i più attesi, la Milonga della Pace, il 20 dicembre: un grande abbraccio collettivo che trasformerà piazza Navona in una milonga all’aperto per celebrare l’incontro, la solidarietà e la bellezza dello stare insieme. La piazza è aperta tutti i giorni dalle 9 del mattino all’1 di notte nei giorni feriali e fino alle 2 nei giorni pre-festivi e festivi, offrendo uno spazio vivo e accogliente dalla mattina fino a notte inoltrata.

Natale, Piazza Navona
Roma Capitale
Piazza Navona a Natale

Le passeggiate gratuite Anvedi!

Dal 13 al 30 dicembre 2025, il Touring Club Italiano organizza eccezionalmente Anvedi! – Passeggiate tra le bellezze dei municipi nell’anno giubilare (iniziativa promossa dall’Ufficio Giubileo delle Persone e Partecipazione di Roma Capitale, nell’ambito del programma Roma Unisce 2025). Si tratta di passeggiate gratuite – 15 per l’esattezza – che attraversano tutti i Municipi della Capitale tra vicoli nascosti e storie dimenticate. È un’iniziativa che punta a far scoprire la città in una prospettiva differente e la scelta del mese di dicembre – natalizio di conseguenza – punta sicuramente a un maggior afflusso, ma anche a guardare la città con una particolare magia.

Dalla borgata di Pietralata, segnata dalla speculazione edilizia ma ancora viva nei Ragazzi di vita di Pasolini, alle fornaci dismesse di Valle Aurelia, dove fino al 1981 si producevano i mattoni per costruire Roma Capitale. E ancora, gli orti urbani di Monte Ciocci, affacciati sul nuovo tratto romano della via Francigena con vista su San Pietro. Non mancano percorsi legati al Giubileo, ma che propongono una prospettiva diversa rispetto al pellegrinaggio canonico verso le Porte Sante. Le passeggiate durano circa 90 minuti e richiedono la prenotazione obbligatoria su EventBrite.

Roma, la tua guida culturale: speciale Natale

Restiamo in tema di passeggiate (ma non solo) con un’altra iniziativa da non perdere: Roma, la tua guida culturale (organizzato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura) durante le feste si amplia con l’obiettivo preciso di far conoscere e apprezzare Roma ancora di più, e ad ancora più persone. Gli appuntamenti si svolgono tutti nel mese di dicembre – gli ultimi sono previsti il 30 – e comprendono laboratori di acquerello, disegno e mosaico, oltre ad attività scientifiche e ludiche. E ancora visite animate e storytelling oltre a visite guidate alle mostre temporanee in corso.

Natale a Roma: Piazza di Spagna
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Roma durante le feste natalizie

Non mancano gli appuntamenti in italiano e in inglese dedicati alla scoperta della città, delle ville e dei parchi storici. Anche in questo caso le attività sono gratuite: per itinerari, laboratori e visite guidate è richiesta la prenotazione al numero 060608. Tra le attività da non perdere – sono tantissime, per cui vi consigliamo caldamente di dare un’occhiata al calendario e prenotare, nel caso foste interessati – ve ne segnaliamo due: il 21 dicembre, alla Villa di Massenzio, si terrà la rievocazione dei Saturnalia, antica festività romana, in occasione del solstizio d’inverno e il 29 dicembre, presso Porta San Paolo, inizia l’itinerario Segni della Memoria e della Storia:Roma 1943–1944. È un percorso nei luoghi della Resistenza e della Liberazione di Roma.

Roma, la Città Eterna
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Vista panoramica sui tetti di Roma

Le piste di pattinaggio sul ghiaccio

Inutile sottolineare che, tra le esperienze irripetibili da fare a Roma sotto le feste, non possono mancare le piste di pattinaggio sul ghiaccio. Da sempre assolata e dal clima mite, la Capitale infatti deve organizzarsi per far vivere ai suoi cittadini l’ebbrezza di scivolare sul ghiaccio con i pattini. C’è, tuttavia, l’imbarazzo della scelta: Ice Park è presente in Piazza Smart, Piazza Cavour e Piazza Re di Roma (a pagamento). Le date variano: in Piazza Smart la pista è allestita fino all’1 febbraio 2026, mentre in Piazza Cavour e in Piazza Re di Roma avrete tempo per provare a pattinare fino al 6 gennaio.

E ancora: fino all’11 gennaio troverete la pista anche nel contesto di Christmas World a Villa Borghese, insieme a tantissime altre novità natalizie. La celebre villa romana con il suo grande parco vanterà infatti un mondo natalizio di circa 40mila metri quadri con una ricca programmazione artistica, 300 artisti internazionali, food experience a tema e nuove attrazioni. Oltre alla pista di pattinaggio su ghiaccio troverete infatti anche lo Snow Twister, una discesa mozzafiato sul nuovo grande scivolo su ghiaccio ispirato ai classici scivoli acquatici, e North Pole Raceway, una pista pensata per i più piccoli, con baby car personalizzate e un percorso tutto da esplorare. Tante altre piste di pattinaggio sul ghiaccio arredano poi centri commerciali – dai più grandi come il Parco Leonardo da Vinci al Polar Park al Maximo al Centro Commerciale Maximo fino al 12 gennaio 2026: vi basta fare una ricerca veloce per scovare tutte le piste disponibili e i relativi prezzi.

7-8 dicembre 2025: i musei da visitare gratuitamente a Roma

4 décembre 2025 à 09:16

Torna puntuale l’iniziativa del ministero della Cultura che rende gratuiti i musei la prima domenica di ogni mese: a Roma, che si appresta a salutare questo lungo anno giubilare, è un’occasione imperdibile per visitare Musei e mostre senza mettere mano al portafoglio. Tra l’altro, l’appuntamento cade questo mese il 7 dicembre, il giorno prima della Festa dell’Immacolata Concezione: un’opportunità per godersi Roma con calma, vivendosi questi ultimi giorni del Giubileo e godendo dei primi accenni natalizi. La Capitale si prepara infatti a celebrare il Natale con luminarie e feste: la si può scoprire passeggiando, approfittando delle soste concesse da Musei e collezioni. Ecco dunque i Musei che vi consigliamo di visitare nel primo weekend di dicembre.

Le visite guidate a Palazzo Senatorio sul Campidoglio

La prima buona nuova che attende chi si trova a Roma nel weekend del 7-8 dicembre è la possibilità di visitare Palazzo Senatorio: per chi non fosse informato, si tratta della sede del Comune di Roma dal 1143, fu costruito tra il XII e XIII secolo sulle rovine del tempio di Veiove e del Tabularium, per essere ristrutturato nel XVI secolo sotto la supervisione di Michelangelo Buonarroti.

È il più antico municipio al mondo ancora in uso. Le visite, con tanto di guida, vi porteranno alla scoperta di questo luogo millenario, partendo dall’ingresso di Sisto IV (vicino alla colonna con la scultura della Lupa in via di S. Pietro in Carcere) per proseguire verso i resti archeologici del Tempio di Veiove. Terminerà con l’uscita verso le scale del Vignola. Tutto gratuitamente, con prenotazione obbligatoria (basta chiamare il numero 060608): le visite hanno diversi orari di partenza e durano 75 minuti.

Piazza del Campidoglio
Zetema
Roma, vista di Piazza del Campidoglio

I Musei Capitolini

Domenica 7 dicembre, tra i musei da poter visitare gratuitamente, segnaliamo i Musei Capitolini in Piazza del Campidoglio 1. Al piano terra di Palazzo dei Conservatori è attualmente in corso la mostra Antiche civiltà del Turkmenistan: potrete ammirare una ricca collezione di opere, alcune mai uscite dal Turkmenistan, provenienti dalla Margiana protostorica (III – II millennio a.C.) e dal sito della città di Nisa.

A Palazzo Clementino troverete invece la mostra I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini: è un interessante percorso che indaga l’uso dei marmi colorati, dalle origini fino al XX secolo, attraverso una raffinata selezione di pezzi provenienti dalla Fondazione Santarelli.

Spostiamoci ora a Centrale Montemartini, in via Ostiense 106, facente sempre capo ai Musei Capitolini. Qui sarà possibile visitare gratuitamente la monografica Maria Barosso, artista e archeologa nella Roma in trasformazione. Maria Barosso ebbe un ruolo fondamentale nella documentazione delle trasformazioni urbane e degli scavi archeologici della città, grazie alle sue riproduzioni a colori particolarmente dettagliate e visivamente accurate.

Le aree archeologiche

Se siete più interessati alla storia di Roma che alle mostre temporanee in corso in città, sappiate che domenica 7 dicembre troverete aperti a ingresso libero il Museo della Forma Urbis nel Parco Archeologico del Celio, l’Area Sacra di Largo Argentina, l’area archeologica del Circo Massimo e i Fori Imperiali. Anche in questo caso, si tratta di un’ottima occasione per esplorare la storia dell’Urbe gratuitamente. Controllate sui siti ufficiali gli orari di apertura dei Musei e delle aree archeologiche.

L'Area Sacra di Largo Argentina a Roma
Zetema
L’Area Sacra di Largo Argentina

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Ai Mercati di Traiano, in via IV Novembre 94, potete visitare la mostra 1350. Il Giubileo senza papa: è un’esposizione allestita proprio per celebrare il Giubileo del 2025, quindi imperdibile per chi si trova in città proprio per l’Anno Santo. La mostra intreccia fede, storia e cultura attraverso sessanta opere tra statue, dipinti, epigrafi, monete, sigilli, manoscritti, bassorilievi, oggetti devozionali e rare testimonianze di valore storico e documentario.

Musei di Villa Torlonia

Spostiamoci ora ai Musei di Villa Torlonia, dove le mostre da poter visitare gratuitamente sono diverse. Al Casino dei Principi troverete la mostra Antonio Scordia. La realtà che diventa visione: una antologica con circa 80 opere che ripercorre l’intera vicenda artistica del pittore, dagli esordi negli anni Quaranta con la vicinanza alla Scuola Romana fino all’espressionismo astratto degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.

Nella Dipendenza della Casina delle Civette è invece allestita la mostra PYSANKA. La bellezza fragile dell’Arte Ucraina: qui si esplora la tradizione ucraina dell’uovo decorato, simbolo di rinascita e fertilità. Sempre alla Casina delle Civette prosegue Niki Berlinguer. La signora degli arazzi, una panoramica della produzione della celebre tessitrice italiana.

Museo di Villa Torlonia
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Villa Torlonia

Il Museo della Scuola Romana e il Museo di Roma in Trastevere

Il Museo della Scuola Romana e il Museo di Roma in Trastevere sono altri due musei che il 7 dicembre saranno eccezionalmente aperti e visitabili gratuitamente. Nel Museo della Scuola Romana troverete oltre 150 opere che raccontano la vita artistica romana nel periodo interbellico. Il Museo è stato recentemente ri-allestito al secondo piano del Casino Nobile, quindi è un’occasione ghiotta per fare un giro nelle nuove stanze.

Al Museo di Roma in Trastevere (in piazza S. Egidio 1/b) sono invece in corso tre esposizioni: Legami intangibili. Ventotto paesaggi festivi in mostra (reportage realizzati su territorio nazionale da fotografe e fotografi che sperimentano nuovi linguaggi attraverso il viaggio), Cine de Papel. Poster cubani di cinema italiano dalla collezione Bardellotto (140 opere attraverso cui i creativi dell’Istituto Cubano dell’Arte e dell’Industria Cinematografica hanno reinterpretato i film in programmazione nei cinema cubani) e Piero Angelo Orecchioni – Con gli occhi e con le orecchie (disegni, dipinti, installazioni, fotografie, oggetti, ricami e documenti personali).

Museo di Roma

Al Museo di Roma (in Piazza San Pantaleo 10 e in Piazza Navona 2) potrete invece visitare gratuitamente Bienalsur, Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea del Sud. Tra Palazzo Braschi, le ambasciate del Brasile e di Spagna, troverete opere e installazioni che rappresentano un punto di incontro tra diverse culture. L’esposizione non solo vi darà modo di ammirare l’architettura e la bellezza di Palazzo Braschi, ma vi porterà a contatto anche con la cultura latina presente a Roma, con un tour nelle due ambasciate, ricche di arte e installazioni.

Museo Civico di Zoologia

Il Museo Civico di Zoologia si trova in via Ulisse Aldrovandi 18, dove è in corso la mostra collettiva di arte contemporanea Still Life: una riflessione critica sulle modalità di rappresentazione e sulla fragilità dell’esistente. Le opere affrontano temi urgenti quali ecologia, identità culturale ed etica della cura, configurandosi come un racconto collettivo capace di attraversare discipline, sensibilità e linguaggi diversi.

Musei sempre gratuiti (anche l’8 dicembre)

Se non fate in tempo ad approfittare della gratuità del 7 dicembre, sappiate che Roma è piena di Musei sempre ad ingresso libero. Per tutto il weekend potete quindi visitare gratuitamente il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, il Museo Napoleonico, il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, il Museo di Casal de’ Pazzi, il Museo delle Mura e la Villa di Massenzio.

Villa di Massenzio
Zetema
La Villa di Massenzio a Roma

Segnaliamo al Museo Carlo Bilotti le mostre Silvia Scaringella. Deus sive natura e Piero Mascetti. Echi barocchi e visioni urbane. Al Museo Pietro Canonica (viale Pietro Canonica) è invece in corso l’esposizione I Giganti gentili – Architettura e antropologia delle torri colombaie della provincia di Esfahan.

Insomma, non basterebbe un giorno per visitare tutti i Musei che Roma offre gratuitamente ai suoi avventori ogni prima domenica del mese: le mostre, del resto, nell’anno giubilare sono tantissime e spesso dialogano proprio con l’eccezionalità del 2025 per la Capitale, offrendo spunti e storie ai pellegrini. Avete solo l’imbarazzo della scelta.

Giubileo, i 10 luoghi riqualificati nell’Anno Santo

26 novembre 2025 à 14:14

Si avvia alla conclusione l’Anno Santo, questo Giubileo 2025 che si chiuderà il 6 gennaio 2026 e che è stato intitolato “alla speranza”: il venticinquesimo Giubileo ordinario nella storia della Chiesa cattolica è stato molto significativo per la città di Roma, fra arte, nuove tecnologie e tante migliorie per la città. E’ stato inoltre, come già nel 1700 e nel 1775, un Giubileo presieduto da due Papi: Papa Francesco, che ha aperto la Porta Santa a dicembre del 2024, ma è poi venuto a mancare il 21 aprile 2025, lasciando dietro di sé tanta commozione e grandi insegnamenti; e Papa Leone XIV, il primo Papa americano della storia, che la chiuderà.

Il Giubileo 2025 è stato segnato per la prima volta anche dall’utilizzo di mezzi informatici e applicazioni dedicate ai pellegrini: QR code per accedere alle Porte Sante, intelligenza artificiale per evitare il sovraffollamento, notifiche per essere aggiornati sugli eventi.

E infine, per i Romani il Giubileo è stato un anno particolarmente intenso a causa dei cantieri sparsi per il centro storico e non solo: i luoghi riqualificati restano però come testimonianza di un periodo indimenticabile, nel bene e nel male, e le migliorie realizzate, in alcuni casi importantissime, entrano di diritto nel patrimonio di una città difficile e splendida come Roma.

Giubileo e luoghi riqualificati a Roma

Tra le più importanti riqualificazioni urbane realizzate (e in corso d’opera) durante il Giubileo 2025 ci sono nuove piazze, una Città dello Sport, una passeggiata archeologica e tante migliorie a luoghi storici, che grazie a restauri e sistemazioni hanno ritrovato una nuova luce.

Ecco quindi una selezione di luoghi rinnovati da visitare a Roma: si parte sicuramente da piazza dei Cinquecento, la grande porta d’ingresso alla città per milioni di pendolari e turisti. La piazza antistante la Stazione Termini, un tempo congestionata e poco accogliente, oggi si presenta con ampie aree pedonali, nuovi percorsi sicuri e una viabilità completamente ripensata. L’intervento ha migliorato la fruibilità degli spazi e la connessione tra lo snodo ferroviario e siti di enorme interesse storico e turistico, come le Terme di Diocleziano e l’intero asse di via Nazionale. Ne risulta un luogo più chiaro, ordinato e accessibile: il biglietto da visita che una città come Roma merita, soprattutto in un anno di portata internazionale come quello del Giubileo.

Piazza Pia

La pedonalizzazione di piazza Pia è stata realizzata prolungando il sottopasso di Lungotevere in Sassia, un lavoro complesso dal punto di vista tecnico e ingegneristico che vede sopra la piazza che collega Castel Sant’Angelo e via della Conciliazione, sotto la viabilità stradale interrata.

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L’inaugurazione di piazza Pia a Roma

Per secoli un nodo urbano irrisolto, un dilemma che ha visto impegnati Papi, progettisti e istituzioni cittadine, quello dell’accesso alla Basilica di San Pietro e del collegamento con Ponte e Castel Sant’Angelo è stato risolto oggi con la nuova piazza Pia, diventata l’area pedonale urbana più grande della città, che può contenere fino 150mila persone ed è arricchita da fontane, gradinate e alberi.

Centro Archeologico Monumentale (CarME)

Il Centro Archeologico Monumentale (CArMe) è uno dei progetti più ambiziosi legati al Giubileo: i primi cantieri sono iniziati nel 2024 ma è ancora in corso d’opera e dovrebbe essere completato nel 2027. Si tratta della trasformazione dell’area archeologica centrale – dai Fori al Colosseo, dal Palatino al Campidoglio fino al Circo Massimo – in un sistema pedonale continuo, accessibile e integrato nella vita urbana. Il cuore storico di Roma dovrebbe diventare un grande museo diffuso e vivibile, creando una Passeggiata Archeologica che restiruisce continuità ai monumenti e nello stesso tempo favorisce mobilità sostenibile, accessibilità e decoro.

Riqualificazioni di piazze storiche

Anche nello storico quartiere Prati i lavori hanno portato a importanti migliorie: la nuova via Ottaviano ha visto raddoppiare gli spazi pedonali con una nuova pavimentazione a sampietrini moderni, mentre piazza Risorgimento è stata ripavimentata e resa pedonale in parte. Rifatte anche via Crescenzio e la stazione della Metro Ottaviano, che così come quella di piazza di Spagna è stata completamente rinnovata con spazi nuovi e moderni come la galleria ricoperta dagli schermi al led e le nuove volte in acciaio riflettente.

Rinnovata anche piazza San Giovanni, con una nuova pavimentazione e una serie di nuove fontane a raso. In piazza della Repubblica si è assistito alla risistemazione di un’area dedicata al parcheggio, piuttosto caotica e degradata, che è diventata pedonale, mentre è stata restaurata e riqualificata anche la storica Fontana delle Naiadi, simbolo del liberty romano e prima fontana di Roma Capitale.

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La nuova fontana di piazza San Giovanni a Roma

Rigenerazione urbana: si passa da Parco Schuster e via di San Teodoro

Sistemato e riqualificato anche il Parco Schuster, adiacente alla Basilica di San Paolo fuori le Mura: sono state recuperate le aree verdi, fatta manutenzione alle alberature, installata nuova illuminazione e sistemati i percorsi pedonali, restituendo al quartiere uno spazio pubblico più accogliente e vivibile. Un altro tassello della rigenerazione urbana è via di San Teodoro, riqualificata per oltre 7.500 metri quadrati. Qui si è intervenuti in profondità sulla pavimentazione storica, con il riposizionamento e la messa in sicurezza dei sanpietrini, migliorando accessibilità e decoro in un’area cruciale tra Foro Romano, Palatino e Campidoglio. Si tratta di due interventi che, insieme, contribuiscono al più ampio progetto di valorizzazione del centro storico e delle sue connessioni con i quartieri circostanti.

Tor Vergata e la Città dello Sport: il cantiere che rinasce

Tra le opere simboliche rientrate nel grande piano di interventi legati al Giubileo, un posto speciale spetta alla Città dello Sport di Tor Vergata, un progetto che per anni è stato considerato incompiuto e che proprio nel biennio giubilare ha trovato nuovo slancio. Il complesso, progettato da Santiago Calatrava, avrebbe dovuto ospitare i Mondiali di nuoto del 2009: da allora, però, è rimasto fermo, diventando uno dei simboli più discussi delle occasioni mancate della capitale.

Il Giubileo 2025 ha dato l’occasione per riconsiderare il suo destino. Il progetto di recupero prevede il completamento del Palazzo dello Sport e della Vela, con l’obiettivo di farne un polo multifunzionale in grado di ospitare eventi sportivi, concerti, convegni e attività universitarie. La vicinanza con l’Università di Tor Vergata favorirà una destinazione d’uso continua, non limitata agli eventi eccezionali.

Secondo il cronoprogramma rivisto nel 2025, l’area dovrebbe essere pienamente operativa entro il 2027, restituendo alla città una struttura contemporanea, iconica e finalmente viva. La riattivazione del cantiere ha anche un valore simbolico: trasformare un fallimento in una risorsa, un vuoto urbano in un luogo di aggregazione, sport e cultura.

Verso il prossimo Giubileo

Con la conclusione dell’Anno Santo, Roma si ritrova più moderna, più accessibile e più preparata alle sfide future. I cantieri hanno portato disagi, ma le opere restano: nuove piazze, nuovi percorsi pedonali, aree verdi recuperate, un centro archeologico in trasformazione, un progetto emblematico come Tor Vergata che torna a vivere.

Il Giubileo 2025 ha mostrato che una città complessa come Roma può cambiare davvero, quando visione politica, investimenti e partecipazione civica convergono. E ora lo sguardo va già al prossimo appuntamento: il Giubileo Straordinario del 2033, già annunciato e legato ai duemila anni della Pasqua, dedicato infatti alla Redenzione. Sarà un evento di portata globale, ma soprattutto sarà l’occasione per completare quanto avviato, consolidare i miglioramenti, investire ancora in mobilità sostenibile, cultura e qualità urbana.

Roma, come sempre nella sua storia millenaria, si prepara al futuro camminando sulle sue radici. Il Giubileo 2025 lo ha dimostrato: la città può cambiare, senza perdere sé stessa.

Arte e storia sul Tevere: dieci ponti da vedere a Roma

Par : paofa1985
19 novembre 2025 à 09:45

Roma dal Tevere, attraverso i suoi ponti, in un mosaico di epoche che si specchia nel fiume pigro e millenario. È questa la proposta di itinerario per conoscere la Capitale in maniera insolita, camminando in tranquillità tappa dopo tappa. Perché i ponti non sono semplici passaggi, ma capitoli di storia, che ci riportano l’impegno e il lavoro di illustri personaggi che hanno sfidato le acque.

Camminarci sopra è come sfogliare un libro antico, dove ogni arco racconta un’epoca – dal marmo repubblicano ai ferri moderni – e invita a fermarsi, con il vento che porta echi di mercati e preghiere. Nel Giubileo 2025, questi collegamenti diventano quasi pellegrinaggi laici, passi verso la speranza che unisce, tra sampietrini lucidi e tramonti dorati che tingono il cielo di rosa.

Da quelli storici, come il Ponte Fabricio del 62 a.C., intatto e sussurrante di riti romani, ai rinascimentali di Bernini, carichi di angeli drammatici, i ponti di Roma attraversano duemila anni. Sono testimoni di conquiste e amori, di mercati fluviali e processioni sacre, dove il Tevere ha visto cadere imperi e nascere poesie. Oggi, i moderni come il Ponte della Musica aggiungono note contemporanee, con scale che invitano a danzare tra street art e concerti, un ponte tra antico e futuro che Roma ama tanto.

Percorrerli significa sentire il battito della città, il rumore dei passi sul marmo e il riflesso delle cupole. Sono decine in tutto, ma dieci bastano a catturare l’essenza: pronti a un itinerario che vi farà innamorare (di nuovo) della Città Eterna? Iniziamo dal più antico, e lasciamo che il fiume ci guidi.

Ponte Milvio (206 a.C.)

È il ponte “decano” di Roma, teatro della battaglia di Costantino nel 312 d.C. Ponte Milvio, costruito nel 109 a.C. dal censore M. Emilio Scauro, è erede di un ponte in legno che già nel 207 a.C. vide messaggeri sfrecciare con notizie di vittorie contro Asdrubale. Strategico sulla Via Flaminia, sbarrava l’accesso a Roma dal nord e dall’est, difendendo la città durante la guerra gotica del 536.

Restaurato nel 1149, 1336 e 1429 dal Comune, nel 1805 Giuseppe Valadier lo rese eterno. Tolse, infatti, i ponti levatoi, eresse archi in muratura e una torretta neoclassica, evocando l’arco augusteo. Nel 1849, i garibaldini lo sfregiarono contro i francesi, lasciando una lapide a memoria. Oggi, pedonale e illuminato, è il regno della movida. Soprannominato “Mollo” per un crollo medievale, sussurra storie di battaglie e baci sotto il cielo romano.

Ponte Rotto o Ponte Emilio (179 a.C.)

Era il 193 a.C. quando, a causa di un’inondazione del Tevere il vecchio Ponte Sublicio in legno , fu spazzato via. Questo evento spinse alla costruzione di un ponte più resistente in muratura. Marco Emilio Lepido era censore nel 179 a.C. quando iniziò a occuparsi del progetto ma i lavori andarono avanti per ben 37 anni, concludendosi solo nel 142 a.C. Il Pons Aemilius fu il primo ponte romano tutto in pietra e dal 1144, dopo un restauro civico, prese il nome di Ponte dei Senatori.

Ponte Emilio detto Ponte Rotto a Roma
123RF
Ponte Emilio (o Ponte Rotto), il più antico ponte di pietra romano a Roma

La sua posizione sul fiume era particolare, dal momento che disposto obliquamente rispetto al corso d’acqua, cosa che lo rendeva facile preda delle acque. Inondazioni colpirono nel 280 d.C. e nel 1422; e ancora, ne arrivarono altre nel 1450 e nel 1557 fino al crollo quasi totale nel 1598. Da allora cambiò nome in Ponte Rotto.

Da fine Ottocento una struttura metallica lo collega alla riva sinistra e oggi è visibile un solo arco superstite coperto di erbacce e capperi che crescono selvatici. Questa porzione è ben visibile dall’isola Tiberina e mantiene un alto valore simbolico oltre che storico. Si raggiunge facilmente con la Metro B fermata Circo Massimo oppure con il bus numero 75.

Ponte Fabricio e Ponte Cestio (Ponte dei Quattro Capi) (62-46 a.C.)

Unico ponte dell’antichità intatto, Ponte Fabricio è il più antico ponte romano ancora in uso. Fu costruito nel 62 a.C. dal curatore delle strade Lucius Fabricius, come incise a caratteri cubitali sulle arcate di travertino. Sostituto di un ponte in legno del 192 a.C., collega il Lungotevere De’ Cenci all’Isola Tiberina, formando con Ponte Cestio un duo gemello verso Trastevere. Conosciuto anche come Ponte dei Quattro Capi per la leggenda di quattro architetti decapitati sotto papa Sisto V – le cui teste marmoree vegliano unite in un blocco – il ponte è un guardiano di storie.

Il Ponte Fabricio a Roma
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Vista del Castello Caetani e del Ponte Fabricio

Si tratta della Torre della Pulzella che, con il volto di una nobildonna medievale imprigionata per amore, aggiunge mistero. Ponte Cestio, eretto da Lucio Cestio (fratello del costruttore della Piramide), noto come “ponte ferrato” per le mole ancorate, fu restaurato nel 1888-1892, demolendo archi laterali per i muraglioni del Tevere.

Ponte Sant’Angelo (134 d.C.)

Accesso privilegiato – e monumentale a Castel Sant’Angelo –, l’omonimo ponte congiunge Piazza Sant’Angelo e il Lungotevere Vaticano. A caratterizzarlo la sua maestosità tanto da essere menzionato nientemeno che da Dante nell’Inferno. La sua costruzione risale al 134 d.C. per volontà dell’imperatore Adriano che voleva poter accedere facilmente al suo mausoleo e ne affidò il progetto all’architetto Demetriano. La sua solidità è leggendaria: nessuna piena del Tevere l’ha mai travolto.

Sotto papa Gregorio Magno assunse il nome attuale mentre Clemente VII nel 1535 vi pose le statue di Pietro e Paolo. Il tocco barocco arrivò, poi, con Clemente IX: tra 1667 e 1670, Bernini scolpì i dieci Angeli con gli strumenti della Passione, alla maniera di guardiani drammatici che guidano verso il Castello. Tra le storie che si raccontano, si dice che di notte il fantasma di Mastro Titta, boia del XIX secolo, offra tabacco ai passanti.

Ponte Sant'Angelo sul Tevere
123RF
Castel Sant’Angelo visto dall’omonimo ponte sul fiume Tevere

Ponte Sisto (1478)

Ponte Sisto, cuore romantico del Tevere, ha radici che affondano nell’antica Roma. Ricostruito nel 1475 da papa Sisto IV per l’Anno Santo, sostituì un ponte romano – forse del II secolo d.C., noto come Aurelius o Janiculensis – devastato dall’inondazione del 792. L’architetto Baccio Pontelli lo modellò con quattro arcate, incorporando resti antichi e una curvatura “a schiena d’asino” che lo rendeva sicuro e elegante, collegando Trastevere a Via Giulia.

Oggi, pedonale, è il regno dei tramonti: viola e arancio che accendono la cupola di San Pietro, con l’“occhialone” centrale che misura le acque come un occhio antico. Vicino a Piazza Trilussa, vibra di vita notturna, tra musicisti e gelati, ma conserva un velo di mistero. Da attraversare al crepuscolo, e lasciare che il fiume racconti storie d’amore e redenzione.

Ponte Sisto a Roma
123RF
Vista di Ponte Sisto e, sullo sfondo, il Cupolone

Ponte Nomentano (1870, origini romane)

Ad arco sul fiume Aniene, è un baluardo di storia lungo la Via Nomentana, nel quartiere verde di Monte Sacro. Eretto in età repubblicana, fu ricostruito dopo l’invasione di Totila (VI secolo) e fortificato nell’VIII secolo da papa Adriano I con torri ghibelline, rinforzate nei XII-XIII secolo. Molte sono le leggende che lo coinvolgono, una delle quali lo vede testimone di un incontro tra Carlo Magno e Leone III nel IX secolo. E non mancano i conflitti, come l’occupazione di Niccolò Fortebraccio nel 1433.

Nel 1532 divenne una dogana fino alla distruzione nel 1849 durante l’invasione francese. Fu restaurato nel 1856 e venne definitivamente chiuso al traffico nel 1997 per sicurezza e reso pedonale dal 2002.

Ponte Mazzini (1908)

Ponte Mazzini, inaugurato nel 1908, onora l’eroe del Risorgimento. Inizialmente Gianicolense, per la vicinanza al Gianicolo, collega Via della Lungara a Via Giulia, fronteggiando Regina Coeli. La sua struttura in ferro e pietra è simbolo di transizione, tra antichità e moderno.

Il Ponte Mazzini a Roma

Il Ponte Giuseppe Mazzini sul fiume Tevere di notte

Ponte Tazio (o Ponte del Risorgimento, 1911)

Ponte Tazio, eretto nel 1922 lungo la Via Nomentana a Montesacro, scavalca l’Aniene unendo il quartiere residenziale – con i suoi viali alberati – al cuore della città. Intitolato a Tito Tazio, re sabino leggendario alleato di Romolo, è un accesso essenziale all’antica consolare che portava a Nomentum.

Ponte Marconi (1953)

Ponte Marconi, iniziato nel 1937 in omaggio allo scienziato scomparso proprio quell’anno, è il colosso del Tevere, il più lungo di Roma con i suoi 235 metri. Completato nel 1955, congiunge Trastevere all’EUR, facilitando i flussi tra Portuense, Ostiense e Via Colombo, con la sua struttura a trave Gerber e 32 metri di larghezza: quattro corsie per senso, parapetti in travertino. Rimodernato nel 1975, è un capolavoro razionalista nato da un progetto anteguerra per l’espansione meridionale della città. A monte si trova l’area archeologica delle Darsene di Pietra Papa, forse un porto romano (I sec. a.C.-II d.C.) attracco di Cleopatra.

Ponte della Musica (2011)

Il Ponte della Musica è stato inaugurato nel 2011 ed è un capolavoro contemporaneo che unisce Flaminio a Prati. Progettato da Buro Happold, Kit Powell-Williams e Carlo Lotti, con esecuzione di Mattioli e Maeg Costruzioni, collega l’Auditorium Parco della Musica, il MAXXI, Villa Glori e il Teatro Olimpico al Foro Italico, Monte Mario, il Museo del Genio e l’Auditorium Rai.

Il Ponte della Musica a Roma
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Ponte della Musica, un ponte moderno nel cuore di Roma

Lungo 190 metri e largo 22, in acciaio e cemento armato, ha due archi ribassati inclinati che sorreggono l’impalcato, separando la corsia centrale (per ciclisti e mezzi pubblici ecologici) dai percorsi pedonali in legno di bangkirai. Intitolato ad Armando Trovajoli nel 2013, è pedonale e ciclabile, con isolatori sismici per garantirne la massima sicurezza.

Sulle orme di Pier Paolo Pasolini a Roma

5 novembre 2025 à 09:00

Nella notte del 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini venne assassinato sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia: un evento che segnerà indelebilmente uno spaccato di storia italiana e una vicenda giudiziaria che ancora oggi solleva dubbi e domande. Da quella tragica notte sono trascorsi 50 anni e Roma ha deciso di omaggiare – nell’anno del Giubileo – il regista e scrittore con la rassegna PPP VISIONARIO, promossa da Roma Capitale e con appuntamenti fino a dicembre.

Due mesi ricchi di programmazione – tra spettacolo, cultura e sport – con tanti ospiti per onorare la memoria, l’eredità e la visione profetica di uno dei massimi intellettuali del Novecento. Una manifestazione diffusa che – da Tor Bella Monaca a Garbatella – ci riporta anche nei luoghi romani di Pasolini: angoli vissuti, ma anche ispiratori della visione artistica dello scrittore – tra cinema e letteratura – che val la pena esplorare e visitare, se volete ulteriormente avvicinarvi alla poetica di Pasolini.

Quello che vi proponiamo è dunque un itinerario tra i luoghi del regista della Capitale: troverete qui i simboli che caratterizzano la vita e l’opera di Pier Paolo Pasolini a Roma, ma anche targhe e luoghi di ispirazione per quella che fu la sua ricerca artistica.

Pier Paolo Pasolini a Roma. Mauro Maugliani. Cosa sono le Nuvole (omaggio a Pasolini)
Mauro Maugliani
Mauro Maugliani. Cosa sono le Nuvole (omaggio a Pasolini)

Ostia, il Parco Pier Paolo Pasolini

Il nostro itinerario parte da Ostia, tristemente noto come luogo della morte di Pier Paolo Pasolini. Il corpo del regista fu infatti trovato la mattina del 2 novembre sulla spiaggia dell’Idroscalo ed è proprio in quell’area che tuttora viene intensamente e maggiormente ricordato.

Oggi quegli spazi – per lungo tempo abbandonati – sono diventati il Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia e – al suo interno – dal 2005, il Comune di Roma ha dato vita ad un giardino letterario dedicato proprio allo scrittore. Il Parco Pier Paolo Pasolini – in cui potrete passeggiare tranquillamente – vanta una stele a memoria proprio della scomparsa del regista, ma ci sono anche citazioni e percorsi bibliografici.

La scultura di Mario Rosati

La scultura – che giace proprio laddove venne ritrovato il corpo – porta la firma di Mario Rosati e riproduce, in forma stilizzata, una colonna spezzata (che rappresenta la morte violenta), due gabbiani in volo e la luna: tutti chiari riferimenti alla notte del 2 novembre 1975 in cui Pasolini morì. Nel 2005, l’area è stata ripulita e munita di una zona verde recintata. Per l’occasione, è arrivata anche una nuova versione della stele di Rosati.

Sono stati aggiunti inoltre due percorsi: se decidete di intraprenderli, incontrerete citazioni dai libri dello scrittore, titoli delle sue opere più importanti e qualche nozione. Se c’è un luogo che oggi, a Roma, parla di Pasolini e omaggia il regista è proprio questo lembo di litorale romano, che continua a mantenerne viva la memoria.

Ostia, piazza Anco Marzio

Prima di allontanarvi da Ostia, fate un salto in piazza Anco Marzio (dal Parco sono circa 40 minuti a piedi, oppure potete prendere uno dei bus che attraversano il Lido di Ostia per massimizzare i tempi e gli spostamenti). Qui troverete, proprio al centro di una aiuola, l’opera Interferenza n. 7 dello scultore Pietro Consagra. Inaugurata nel 1993, la scultura è stata realizzata in occasione del diciottesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini ed è in travertino rosato e sbozzato proveniente da Pietrasanta.

Il luogo nello specifico non ha molto a che vedere con Pasolini (siamo pur sempre a Ostia, ad ogni modo), ma è stato selezionato perché permette all’osservatore vari orientamenti prospettici e giochi di luce.

Rebibbia, l’incontro tra Roma e Pasolini

Spostiamoci ora a Rebibbia, quartiere romano che ha abbracciato la vita di Pasolini più che la sua morte. Dal 1951 al 1953 lo scrittore visse infatti in un appartamento al primo piano di una palazzina in via Giovanni Tagliere. Viveva con la madre Susanna Colussi e insegnava presso una scuola media di Ciampino (proprio per questo riuscì ad affittare la casa ed evitare alla madre di lavorare).

Risalgono a questo periodo le prime opere romane: dalle poesie che verranno raccolte in Roma 1950 – Diario al racconto Il Ferrobedò (poi contenuto in Ragazzi di Vita), fino al poemetto L’Appennino. Per la precisione, la targa si trova in piazza Lino Ferriani ed è stata lì posta nel 1998, con un’iscrizione che contiene i versi dell’autore tratti dal poema Il pianto della scavatrice (Ah, giorni di Rebibbia / che io credevo persi in una luce / di necessità, e che ora so così liberi), apparso nel 1957 su Il Contemporaneo. Sono versi che mostrano attraverso le parole la rinascita romana di Pasolini, fuggito dal Friuli e con poche possibilità economiche dopo l’accusa per atti osceni.

Monteverde: la prima targa e le prime ispirazioni

Spostiamoci ora a Monteverde, dove troverete una targa sull’edificio della sede del Gruppo Polizia locale Municipio Roma XII (già XVI). Il progetto è di Enzo De Camillis, mentre l’opera è stata scolpita da Alessandro Ferretti e Adriano De Angelis. La targa – in travertino – fa sfoggio del profilo di Pier Paolo Pasolini con varie iscrizioni in bronzo: inaugurata il 15 ottobre 2005, il suo obiettivo è proprio quello di ricordare la quotidianità di Pasolini a Monteverde.

Dopo aver vissuto a Rebibbia, il poeta si trasferì infatti in via Fonteiana dal 1954 al 1959, per poi spostarsi – come vedremo dopo – in via Carini: Monteverde, per questi e altri motivi, è una zona romana molto cara al regista e scrittore. Basti sottolineare che la targa in questione si trova praticamente all’angolo con via Donna Olimpia, una via fondamentale per quelle che sono state le ispirazioni e le scene di Ragazzi di vita, pubblicato dall’editore Garzanti nel 1955.

Ancora Monteverde: via Giacinto Carini

Restiamo in zona Monteverde, che – come abbiamo sottolineato – è un luogo della Capitale molto caro al regista. Da Via Fonteiana a Via Giacinto Carini, nostra prossima tappa, sono del resto poco più di dieci minuti a piedi. Pasolini visse in Via Giacinto Carini 45 tra il 1959 e il 1963. Sono anni in cui il poeta lavorò come sceneggiatore e – forte di maggiori introiti – poté trasferirsi in una zona più centrale del quartiere (da via Fonteiana), la stessa in cui viveva tra l’altro Bernardo Bertolucci.

Nello stesso palazzo, abitava infatti il poeta Attilio Bertolucci – padre di Bernardo – con cui Pasolini aveva un forte rapporto intellettuale. Quel periodo intenso è oggi ricordato da una targa che si trova proprio in via Giacinto Carini 45, lì posizionata nel 1999. La trovate sopra il portone di una palazzina e recitano versi tratti dal poemetto Récit. La lapide porta la firma del famoso scenografo Dante Ferretti.

La vita di Pier Paolo Pasolini all’EUR

Spostiamoci ora all’EUR – per la precisione in via Eufrate n. 9 – dove si trova l’ultima abitazione di Pier Paolo Pasolini. In realtà, il palazzo in cui visse il poeta lo trovate proprio di fronte alla targa presso cui vi stiamo portando: qui Pasolini abitò dal 1963 al 1975, anno della sua morte.

L’EUR è un quartiere che il poeta sentirà molto e da cui trarrà molte ispirazioni: un esempio di questo legame lo troviamo nella poesia La ricerca di una casa, contenuta nella raccolta Poesie in forma di rosa. Arrivati in via Eufrate, per trovare la targa dovrete cercare tra i sanpietrini. Di forma rettangolare, riporta la scritta Qui abitò con la amata madre / Pier Paolo Pasolini / Roma, 15 settembre 2022 / Municipio Roma IX. Come indica la targa stessa, questa è stata posizionata qui nel 2022 in occasione del Centenario della nascita di Pasolini (1922-2022) e nell’ambito della rassegna 9 da leggere, Prima Edizione del Festival della Lettura e della Letteratura del Municipio Roma IX.

Giubileo 2025, gli eventi ufficiali del mese di novembre

Par : paofa1985
2 novembre 2025 à 07:30

Novembre a Roma ha quel fascino malinconico che sa di foglie umide e luci calde nelle chiese, un mese in cui la città sembra sussurrare segreti antichi mentre il Tevere scorre placido sotto ponti illuminati. Nel 2025, l’Anno Santo del Giubileo si tinge di questa dolce nostalgia, entrando nel suo trimestre finale con un calendario che pulsa di eventi ufficiali, come un cuore che batte verso la chiusura di dicembre. Dopo l’estate vibrante del Giubileo dei Giovani a Tor Vergata e un settembre che ha riacceso le piazze con incontri papali, novembre si annuncia come un ponte tra riflessione e celebrazione, un invito a fermarsi e contemplare il senso profondo di Spes non confundit, la speranza che non delude.

Visitare Roma, in autunno, è del resto un momento speciale con il vento fresco che accarezza Piazza San Pietro, il profumo di castagne arrosto che si mescola all’incenso delle basiliche, e la folla di pellegrini che, con la Carta del Pellegrino in tasca, attraversa le Porte Sante come un rito quotidiano.

Il calendario ufficiale, curato dal Dicastero per l’Evangelizzazione e consultabile su iubilaeum2025.va, propone un mosaico di appuntamenti che riflettono l’universalità della Chiesa. In programma, ci sono momenti di dialogo, come gli incontri con papa Leone XIV in Aula Paolo VI, e celebrazioni solenni e ogni evento è un filo che tesse la trama del Giubileo 2025, tra pellegrinaggi e mostre che portano voci dal mondo, come la Promessa pellegrina alla Gregoriana (visitabile fino al 12 novembre).

Per visitatori e fedeli è, dunque, l’occasione per camminare tra vicoli che profumano di storia e vivere lo spirito di conciliazione dell’Anno Santo. Ma meglio partire preparati con impermeabile e mappa giubilare: questi giorni non sono solo eventi, ma un cammino personale verso la luce di dicembre. Scopriamo insieme, a questo punto, cosa riserva il mese di novembre tra eventi ufficiali e appuntamenti patrocinati.

I Grandi Eventi giubilari di novembre 2025

Il nuovo mese si apre sulla scia di ottobre e del Giubileo del Mondo Educativo che, iniziato il 27 ottobre si è chiuso il 1° novembre con la celebrazione presieduta dal Santo Padre nella Basilica di San Pietro. Nelle settimane a seguire, sono tre i Grandi Eventi che Roma offre per questo mese, a partire dal Giubileo del mondo del Lavoro (8 novembre). Nell’ordine, si celebrano quindi il Giubileo dei Poveri (16 novembre) e il Giubileo dei Cori e delle Corali (22 e 23 novembre).

Vista di Roma e del Vaticano
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La Basilica San Pietro e il fiume Tevere con Ponte Sant’Angelo a Roma

Il Giubileo del mondo del Lavoro

Slittato dallo scorso inizio  maggio per la scomparsa di papa Francesco, il Giubileo del mondo del Lavoro è stato riprogrammato per l’8 novembre, come annunciato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. In un Anno Santo che celebra la speranza, questo evento è un abbraccio ai lavoratori di ogni settore, un momento per riflettere sul lavoro come dignità e missione. E Roma – con le sue piazze che sussurrano storie di artigiani e mercati antichi – si presta perfettamente a un cammino che unisce fatica e fede.

Nel secondo sabato del mese, il programma si apre alle 9:30 in Piazza San Pietro con l’udienza giubilare di papa Leone XIV, un dialogo che tocca i corpi intermedi della società, grazie alla partnership con il CNEL. Segue il passaggio alla Porta Santa della basilica, simbolo di riconciliazione e rinnovamento, con confessori disponibili nelle chiese vicine.

Alle attività sono particolarmente invitata a partecipare i sindacalisti, gli imprenditori, i precari e i pensionati non solo per pregare insieme ma anche per condividere storie di fatica e sogni. E rinnovare il patto sociale che rende il lavoro ponte verso la giustizia.

Il Giubileo dei Poveri

Il secondo Grande Evento del mese è con il Giubileo dei Poveri, dal 14 al 16 novembre, appuntamento particolarmente toccante nel calendario giubilare.  L’evento celebra chi vive ai margini, ricordando che la misericordia è il cuore del Vangelo. Organizzato dal Dicastero per il Servizio della Carità, invita famiglie, persone sole e chiunque senta l’eco del “fratello” nei bisognosi, a un cammino di condivisione.

La tre giorni comincia venerdì 14 con la Veglia della Misericordia alle 17:30 nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, animata dal gruppo “Fratello” con preghiere e testimonianze . Sabato 15, poi, il pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro (dalle ore 9:00 alle ore 15:00) offre il Sacramento della Riconciliazione nelle chiese giubilari, per un momento di grazia intima. Alle 16:00, in Piazza San Pietro, è poi previsto un momento di preghiera mariana, sempre con “Fratello”.

Infine, domenica 16, alle 10:00, papa Leone XIV presiede la Messa nella basilica per la IX Giornata Mondiale dei Poveri a cui segue il pranzo insieme al Pontefice alle 12:30 in Aula Paolo VI.

Il Giubileo dei Cori e delle Corali

Se cantare è pregare due volte, nel corso dell’Anno Santo non poteva mancare un appuntamento dedicato alla musica sacra. Il 22 e 23 novembre si celebra il Giubileo dei Cori e delle Corali, con voci da tutto il mondo si uniscono per celebrare la melodia come preghiera, unendo fedeli nelle basiliche cittadine. Il primo giorno, sabato 22, il pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro (14:00-17:00) apre a un momento di preghiera con il Sacramento della Riconciliazione nelle chiese giubilari.

Il baldacchino di San Pietro
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Dettagli architettonici della Cupola e del Baldacchino di Bernini nella Basilica di San Pietro

Quindi, alle 17:00, le Messe vespertine si animano in diverse parrocchie romane grazie al contributo dei cori le cui voci echeggiano tra le navate. Domenica 23, alle 10:30, papa Leone XIV presiede la Messa in Piazza San Pietro (ingresso gratuito).

Gli altri appuntamenti ufficiali del mese

Nel corso delle prossime settimane, il Giubileo patrocina anche altri appuntamenti nell’ambito della programmazione ufficiale. E ce n’è per tutti i gusti, dal Concerto del coro Femminile di Gori (Georgia) – previsto al Pantheon alle17:30 del 21 novembre – a quello del coro Patriarcale della Cathedrale di Santa Trinità di Georgia / Coro Camerale di Stato che avrà luogo presso la Basilica di Santa Maria Maggiore il prossimo 23 novembre alle 20:00.

Inoltre, il 7 novembre si apre il Congresso Mondiale di Metafisica, forum interdisciplinare dedicato alla Scienza ed Esperienza aperte all’Assoluto. Studiosi e ricercatori si riuniscono a Roma per dialogare insieme in materia di esistenza e realtà, unendo scienza sperimentale e fede. È un invito a pensare profondamente, senza perdere alcuna dimensione della vita, perfetto per chi cerca risposte oltre il visibile nel Giubileo della speranza.

Sempre dal 7 novembre, poi, il Museo di San Salvatore in Lauro ospita Bethlehem Reborn: Le meraviglie della Natività, esposizione organizzata dall’Ambasciata di Palestina presso la Santa Sede e la Custodia di Terra Santa visitabile fino al 10 gennaio 2026. La mostra celebra il restauro della Basilica della Natività, portando mosaici, colonne e opere lignee di Betlemme a Roma. Tesori dalla Custodia includono reliquie dei pellegrinaggi di Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, più abiti cerimoniali ricamati dalle donne palestinesi del XIX e XX secolo.

Spostandoci, quindi, alla fine del mese, il 30 novembre la Basilica di Santa Maria sopra Minerva accoglie il Pellegrinaggio degli Stati Generali delle Donne, vera e propria celebrazione della maternità divina. Alle 15:00, sono previste le riflessioni di Isa Maggi e Stefano Motta sul Giubileo femminile. Mentre, alle 16:00, avrà inizio un concerto in cui saranno suonati l’Ave Maria di Caccini, l’Ave Verum Corpus di Mozart, il Panis Angelicus di Franck, O, Divine Redeemer di Gounod, la Lacrimosa dal Requiem di Mozart e il Nessun Dorma di Puccini. Alle 18:00, sarà una Messa a chiudere il cammino, in un abbraccio di voci e preghiere.

Cinque Case Museo di Roma da non perdere

17 octobre 2025 à 08:42

Roma è da sempre crocevia, punto di partenza e meta: lo sanno bene i pellegrini del Giubileo che, in questo 2025, si precipitano nella Capitale diretti a San Pietro e alle Basiliche papali, ma è così – in realtà – da secoli. Lo dimostrano i suoi musei, i monumenti, i parchi: segni di passaggi accavallatisi negli anni e rimasti a testimonianza di ciò e di chi Roma ha ospitato.

Sono molte, ad esempio, le Case Museo che troverete in città: abitazioni, stanze e studi d’artista che in passato hanno accolto membra stanche e laboriose e che oggi – non senza fatica – Roma conserva quasi intatte per mostrarvi la vita e l’estro di un tempo. Ve ne consigliamo cinque da non perdere, ma l’elenco è molto più lungo. Dalla casa in Piazza di Spagna in cui soggiornò il poeta britannico John Keats (e dedicato anche a Percy Bysshe Shelley) a quelle di due italianissimi come Alberto Moravia e Luigi Pirandello. Ma c’è anche l’arte con Casa Balla o il cinema con la casa di Alberto Sordi.

Tutte le arti – in un modo o nell’altro – hanno transitato in città, lasciando un segno o l’alcova di chi l’arte era piuttosto impegnato a produrla, ispirato dalle strade e dalla storia della Capitale.

La Casa Museo di Keats e Shelley (Keats-Shelley Memorial House)

Partiamo dalla Casa Museo in cui sicuramente vi imbatterete visitando Roma: ai piedi della scalinata di Piazza di Spagna sorge infatti un edificio che, già all’esterno, racconta del suo passato poetico. Vi basterà infatti sollevare lo sguardo da Piazza di Spagna per scorgere insegne e manifesti che vi indicano già, con facilità, dove dovete recarvi. Al secondo piano di questo palazzo settecentesco, nel novembre del 1820, arrivò infatti John Keats: le condizioni di salute del poeta erano preoccupanti e i medici gli suggerirono di trasferirsi in un posto più mite, proprio come la nostra capitale.

Con lui il pittore Joseph Severne – che lo dipinse anche in queste stanze – e piano piano pochi amici romani. Il tempo di Keats a Roma fu brevissimo: nel febbraio del 1821, il poeta morì infatti di tubercolosi, proprio nella casa ora diventata museo. La sua tomba si trova al Cimitero Acattolico di Roma accanto proprio a quella dell’amico pittore, che pure a Roma visse fino ai suoi ultimi giorni.

La Casa Museo fu inaugurata nel 1909, dopo molti sforzi dell’Associazione inglese Keats-Shelley Memorial (nata nel 1903), il cui scopo era proprio quello di salvare dalla demolizione il palazzo in cui morì Keats. Oggi – come nelle intenzioni originali – conserva la camera da letto del poeta, ma anche opere di Shelley e Lord Byron. In breve, la Casa Museo celebra la seconda generazione romantica inglese con prime edizioni, dipinti, curiosità.

La Casa Museo Alberto Moravia

La Casa Museo di Moravia sposta l’attenzione sui nostri pregevoli scrittori: Moravia era romano di nascita e – fino al 1990, anno in cui morì – visse in un appartamento che si affaccia sul Tevere in una zona della città relativamente tranquilla. Siamo nel quartiere Della Vittoria e Moravia aveva scelto l’ultimo piano di un edificio risalente agli anni ‘30: un luogo sereno, in cui le collezioni e l’arredamento selezionato dallo scrittore sono rimasti intatti.

Dalle opere d’arte ai volumi sugli scaffali, tutto è rimasto immobile nel tempo. E del resto quella di Moravia era una casa da incorniciare: tanti amici artisti gli hanno donato negli anni opere e dipinti, ma non mancano maschere e oggetti raccolti dallo scrittore nel corso dei suoi tanti viaggi in Oriente e in Africa. La Casa Museo – che si trova in Lungotevere della Vittoria, 1 – è visitabile solo il secondo sabato del mese (e solo con prenotazione obbligatoria), per cui programmate bene la vostra visita.

La Casa di Luigi Pirandello

A due passi da Villa Torlonia e da Via Nomentana – in Via Antonio Bosio 13B – trovate l’abitazione di un altro celeberrimo scrittore italiano: sorge qui, infatti, l’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo, noto più comunemente come Casa Museo di Pirandello. Il Museo – o meglio l’Istituto – si trova in un villino costruito negli anni dieci e circondato dal verde: è un appartamento in cui lo scrittore visse dal 1933 al 1946. Nato ad Agrigento, Pirandello – dopo una serie di spostamenti, tra Berlino e Parigi – si trasferì infatti nella Capitale: abitò nel quartiere Nomentano, prima in Via Alessandro Torlonia, e poi in via Antonio Bosio.

È un luogo che – anche solo col suo immaginario – torna negli scritti dell’autore che, del resto, lo aveva arredato con un soggiorno-studio e una biblioteca contenente circa 2000 volumi. Nell’appartamento c’è poi la camera da letto (dove Pirandello morì nel 1936) e una terrazza da cui si vede Villa Torlonia: oltre a libri e manoscritti, sulle pareti troviamo anche dipinti (alcuni firmati dal figlio dello scrittore, Fausto). L’Istituto fu fondato nel 1962 su iniziativa di Umberto Bosco e potete visitarlo scrivendo proprio al Museo: nel caso non abbiate la possibilità di essere presenti a Roma, sul sito ufficiale è disponibile anche una visita virtuale dello studio di Pirandello.

Casa Balla

È fresca la notizia dell’acquisizione da parte del MiC (Ministero della Cultura) di Casa Balla: aperta occasionalmente e temporaneamente in passato, ora l’abitazione del Maestro Futurista si prepara dunque ad entrare nel sistema museale italiano e ad aprire i suoi battenti. Un’occasione unica per visitare – quando sarà – l’abitazione studio dell’artista torinese, che si trova in Via Oslavia 39B a Roma: qui Balla visse dal 1929 al 1959, anno della sua morte. Parliamo di una vera e propria casa d’artista: il pittore arrivò qui nel giugno del 1929 con la moglie Elisa Marcucci e le due figlie Luce ed Elica (anch’esse pittrici).

Inizialmente visto come un luogo impiegatizio (così lo definisce Elica in alcuni scritti), la famiglia provvederà poi negli anni a farlo proprio, trasformandolo in un vero e proprio dipinto vivo. Dalle pareti colorate alle porte dipinte, in questo spazio tutto grida colore e movimento: gli arredi, gli oggetti curiosi, le sculture hanno trasformato questo appartamento in un’opera d’arte a sé stante. Secondo alcuni, sembra incarnare in toto il manifesto sulla Ricostruzione futurista dell’universo, firmato da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel 1915. In attesa che apra i suoi battenti in via definitiva e diventi un Museo, controllate che non ci siano eventi speciali che vi permettano di dare un’occhiata.

Casa Museo Alberto Sordi

Poteva forse mancare nell’elenco delle Case Museo romane la villa di colui che ancora rappresenta il romano doc? Aperto in occasione degli eventi della Fondazione Alberto Sordi, l’edificio in cui visse l’attore fu progettato da Clemente Busiri Vici alla fine degli anni Venti e fu acquistato da Alberto Sordi nel 1958. Una curiosità: sembra che Sordi si litigasse la villa con l’amico Vittorio De Sica, che ebbe la peggio. Fu proprio l’interprete de Il Vigile ad abitarvi infatti fino alla morte (avvenuta nel 2003) arredandola con cimeli, dipinti, fotografie ma anche con stanze inedite, come la palestra con il toro meccanico (teatro di innumerevoli serate con amici e colleghi) o la barberia.

La villa si trova in Via Druso a Roma e custodisce anche l’archivio personale di Alberto Sordi, oggi in parte sottoposto a restauro. Un’ultima curiosità: nel giardino della maestosa Villa Sordi, la Fondazione Museo Alberto Sordi custodisce anche la Fiat Tipo e la Fiat 124 appartenute all’attore, ammirabili da chiunque abbia l’opportunità di visitare la villa stessa. Una villa-simbolo, potremmo dire, non solo della carriera dell’attore ma di uno specifico e fruttuoso periodo artistico romano.

Cinque piazze poco conosciute di Roma da non perdere

Par : paofa1985
14 octobre 2025 à 10:24

Non c’è stagione in cui Roma non abbia vie e piazze affollate di turisti. Succede in questi mesi in cui la capitale è il cuore del Giubileo 2025, ma succede in ogni altro momento dell’anno. Dalle torride giornate estive ai tiepidi pomeriggi d’inverno, dalle piacevolissime ore della primavera alle settimane autunnale che regalano temperature più che gradevoli. Insomma, come si dive, Roma è sempre una buona idea. Ovviamente il lato negativo è che non esiste davvero un periodo in cui la città non sia stracolma di visitatori, con conseguenti tempi di attesa e code agli ingressi delle tappe imprescindibili.

Ma la magia dell’Urbe è che regala angoli nascosti, meno noti, ma altrettanto caratteristici che si possono scoprire lontano dagli itinerari più inflazionati. Piazze, quartieri, chiese, fontane e gioielli dell’architettura che non tutti conoscono si rivelano, infatti, in maniera quasi sorprendente immergendo il turista (e non solo) nell’atmosfera più autentica di Roma. Oltre a Piazza San Pietro, Piazza Navona, Spagna e la Fontana di Trevi ci sono angoli poco frequentati in cui arte, cultura e tradizioni non lasciano delusi.

Abbiamo selezionato cinque piazze poco conosciute, al di fuori dei tracciati mainstream, per un percorso rilassante nel cuore della Città Eterna. Dai tesori di Trastevere al caratteristico quartiere Coppedè, passando per Campo Marzio per scoprire poi due fontane da non perdere.

Piazza Mincio nel quartiere Coppedè

Tra via Salaria e via Nomentana, si trova Piazza Mincio nel quartiere Coppedè. Non si tratta, in realtà, di un vero e proprio quartiere, ma di un complesso di 26 palazzine e 17 villini progettati tra il 1915 e il 1927. A firmarli l’architetto Gino Coppedè, da cui prende il nome, che ha scelto di caratterizzare questo spazio in maniera curiosa. Qui, infatti, l’eclettismo la fa da padrone con elementi Liberty, Art Déco, gotici, medievali, barocchi e persino assiro-babilonesi.

L’ingresso monumentale è segnato da un grande arcone decorato e al centro si apre Piazza Mincio dove si può ammirare la Fontana delle Rane, omaggio alle opere berniniane: una vasca bassa e dinamica da cui dodici rane spruzzano sottili getti d’acqua.

Quartiere Coppedè Roma
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Vista del caratteristico quartiere romano di Coppedè

Tutt’attorno edifici che sembrano usciti da un racconto fantastico come la Palazzina del Ragno, con il suo grande ragno scolpito, e il Villino delle Fate in marmo travertino, terracotta e vetro. E se vi sembra di aver già visto quegli edifici, non vi sbagliate perché il Coppedè ha affascinato più di un regista. Dario Argento, per esempio, vi ha girato Inferno e L’uccello dalle piume di cristallo.

Come si raggiunge: Il quartiere Coppedè è servito da diverse linee autobus, tra cui le linee 3BUS, 83 e 92, che fermano vicino a Via Tagliamento o Piazza Mincio. In alternativa, la stazione metro più vicina è Policlinico (Linea B), da cui si può proseguire a piedi o con bus locali.

Piazza di San Cosimato a Trastevere

La seconda proposta di visita ci porta a Trastevere, con i suoi vicoli e le botteghe storiche. Camminando si incontra Piazza San Cosimato, dalla storia millenaria e centro della vita di quartiere. Il motivo è presto detto: in questo perimetro ha luogo il mercato rionale, tradizione che si rinnova ogni mattina dagli Anni Venti del secolo scorso, quando fu riqualificata. Nata come spiazzo sterrato per fiere, ha dunque conservato la sua vocazione popolare.

Bancarelle colorate, profumi e voci familiari animano la piazza  quotidianamente e per questo è il posto perfetto per immergersi nell’atmosfera trasteverina più autentica. A dare il nome alla piazza è l’antico Monastero dei Santi Cosma e Damiano, fondato intorno all’anno 950 come rifugio monastico.

La storia, nei secoli, ha visto l’edificio cambiare più volte destinazione, trasformandosi in ospedale e poi in ospizio. Oggi, la chiesa e il chiostro romanico fanno parte dell’Ospedale Nuovo Regina Margherita.

Come si raggiunge: è ben collegata con linee bus che attraversano Trastevere; ad esempio, la linea 75 da Termini porta nelle vicinanze della piazza. Si può optare anche per il tram 3 arrivando in zona Trastevere e poi camminare fino a San Cosimato.

Piazza di Sant’Ignazio nel cuore di Campo Marzio

Proseguiamo quindi l’itinerario raggiungendo il Rione Campo Marzio, a pochi passi dal Pantheon e da Piazza di Montecitorio. Qui si apre una delle piazze più scenografiche e sorprendenti di Roma, ovvero Piazza di Sant’Ignazio che prende il nome dall’omonima chiesa. A colpire è soprattutto la struttura urbanistica e architettonica di stampo tardo barocco e rococò progettata da Filippo Raguzzini. Era il 1727 e l’obiettivo era dare una sistemazione armoniosa allo spazio.

Roma Piazza Sant'Ignazio
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Vista di Piazza Sant’Ignazio, nel centro storico di Roma, di fronte alla Chiesa di San Ignazio di Loyola

Quindi, Raguzzini scelse un’impostazione del tutto innovativa: nessun edificio pubblico, ma una sequenza di abitazione private, primo esempio di edilizia “borghese” voluta dalla nobiltà romana. Come in una sorta di teatro urbano, le case costituiscono un impianto scenografico in un gioco di curve e controcurve di grande dinamismo. Spicca, al centro, un palazzo  dalla curiosa pianta triangolare che ospita oggi il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Come si raggiunge: è servita da numerose linee urbane e si raggiunge con facilità a piedi da molte fermate metro e bus centrali.

Piazza di San Simeone al rione Parione

Piazza San Simeone è uno degli angoli più intimi nel centro storico di Roma, non lontana da via dei Coronari e Piazza Navona. Il suo nome risale alla chiesa di cui oggi resta la sola facciata mentre oggi è dominata dal maestoso Palazzo Lancellotti, eretto in epoca tardo rinascimentale su progettato da Francesco Capriani da Volterra e completato da Carlo Maderno (colui, per dire, che realizzò la facciata della Basilica di San Pietro).

Agli angoli del palazzo due edicole settecentesche e, all’interno, un cortile porticato che conserva bassorilievi e decorazioni in stucco. Nella storia, l’edificio ha visto avvicendarsi numerosi episodi, alcuni anche curiosi. Uno di questi, per esempio, riguarda il portale del Domenichino sulla facciata: fu murato nel 1870 dal principe Lancellotti in segno di protesta contro l’annessione di Roma al Regno d’Italia, e riaperto solo nel 1929, dopo i Patti Lateranensi. Last but not least, a completare questo angolo di Roma si trova la fontana di Giacomo della Porta con due vasche circolari sovrapposte e sottili getti d’acqua.

Come si raggiunge: essendo nel centro storico, si può arrivare con bus urbani dal centro (ad esempio linee che passano per piazza Navona / Corso Vittorio Emanuele) e poi proseguire a piedi.

Piazza Mattei e la Fontana delle Tartarughe

Roma Fontana delle Tartarughe
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Dettaglio della Fontana delle Tartarughe in Piazza Mattei a Roma

Quinta, e ultima, piazza che vogliamo scoprire, è nel Rione Sant’Angelo. Si tratta di piazza Mattei, tra gli ambienti più eleganti e raccolti di Roma e vede, al centro, la Fontana delle Tartarughe, considerata da molti una delle più graziose della città anche grazie al tocco nientemeno che di Gian Lorenzo Bernini. Fu progettata tra il 1581 e il 1588 dallo stesso della Porta di Piazza San Simeone e realizzata dallo scultore fiorentino Taddeo Landini.

Su quattro conchiglie di marmo bianco si ergono altrettanti giovani efebi in bronzo ritratti nel gesto di aiutare le tartarughe berniniane a entrare nella vasca superiore. Una scena curiosa certamente che non manca mai di incuriosire grandi e piccini. Ma le curiosità riguardano anche l’edificio della famiglia Mattei che intreccia arte e leggenda. Si racconta infatti che il duca Mattei, caduto in disgrazia per la passione del gioco, abbia voluto dimostrare il suo ingegno agli occhi del futuro suocero.

Per rivendicare la propria autorevolezza, lo invitò in piazza per mostrargli proprio quella fontana “sorta dal nulla” in una notte. Per ricordare l’episodio, la finestra del palazzo dalla quale i due si erano affacciati venne murata. E così rimane oggi.

Come si raggiunge: si può arrivare a piedi da zone centrali come via Giulia o via del Portico d’Ottavia. La stazione metro più vicina è Circo Massimo (Linea B).

Ottobrate Romane: storia e luoghi dove riviverle oggi

6 octobre 2025 à 08:40

Chi non ha mai sentito nominare le Ottobrate Romane? Ormai di uso comune, il termine si riferisce a una tradizione andata avanti fino ai primi decenni del XX secolo: l’ottobrata era di base una gita domenicale che – nel mese di ottobre – i romani erano soliti concedersi godendo ancora per poco del bel tempo e delle giornate di sole (mai troppo afose). Gli elementi che caratterizzavano una riuscitissima ottobrata erano del resto due: la gita fuori porta e l’arrivo della stagione del vino.

Non è un caso che – secondo alcuni studiosi – le Ottobrate Romane fossero in realtà un’evoluzione dei pagani Baccanali, festività legate proprio alla celebrazione del dio del vino. E, del resto, proprio in questo periodo cade la fine della vendemmia: una festa per i romani imprescindibile.

Come si festeggiavano le Ottobrate Romane

Vino e attività all’aria aperta non potevano dunque mancare per i romani che – nelle domeniche di ottobre (e a volte anche il giovedì) – si riunivano la mattina presto nei vari rioni cittadini per partire con le carrettelle. Trainati da cavalli e addobbati a festa, su questi carri (celebri per la forma a guscio d’uovo, come appaiono riprodotti su stampe e incisioni dell’epoca) la tradizione chiedeva sette o nove ragazze. Tutte opportunamente agghindate, in pendant con i sonagli e i campanacci che invece abbellivano la carrettella. La donna seduta vicino al carrettiere poteva fregiarsi del titolo di bellona, lasciando alle compagne quello di minenti. Gli uomini seguivano invece il carro a piedi, suonando e ballando.

L’allegra comitiva – così composta – si dirigeva tra suoni e risate verso la meta, che di solito era appunto un luogo all’aria aperta in città o appena fuori Roma. La giornata però era appena iniziata, perché la vera Ottobrata – oltre al tragitto in sé – prevedeva poi cibo, giochi, musica e divertimento per tutta la domenica. Lo racconta Casanova in uno dei suoi scritti, lamentando in realtà proprio la brevità del viaggio in carrettella, probabilmente l’aspetto più folkloristico della tradizione.

Per i romani, insomma, l’Ottobrata era attesissima, tanto che si narra che alcuni si indebitavano per parteciparvi. E il termine è ormai talmente di uso comune anche oggi, che spesso con ottobrata ci si riferisce semplicemente a una giornata di ottobre bella e mite: perfetta – si direbbe – per una scampagnata.

L’Ottobrata Romana si festeggia ancora oggi?

Oggi cosa è rimasto delle Ottobrate, a parte il termine? Ovviamente è scomparsa la tradizione delle carrettelle e la gita fuori porta è meno strutturata: va da sé che se è bel tempo ognuno si organizza la scampagnata che desidera, mentre altri eventi hanno semplicemente preso in prestito il nome Ottobrata in omaggio alle antiche tradizioni della città. Saltando la processione e gli abiti a festa, è tuttavia ancora possibile vivere l’Ottobrata Romana come si faceva un tempo, recandosi nei luoghi preferiti dai romani per questa celebrazione. Eccovi i principali.

Monte Testaccio

Monte Testaccio era una delle mete più popolari per le ottobrate romane, come dimostra la presenza delle celebri catacombe del vino, grotte ricavate nel Seicento dalle sue pendici per conservare al meglio il protagonista della festa: il vino stesso, appunto. Se voleste replicare la classica ottobrata – come (quasi) ogni luogo romano – vale una visita quantomeno per la sua storia. Il monte è infatti noto anche come monte de’ cocci, per il semplice fatto che è composto da oltre 53 milioni di anfore in terracotta che – in più di due secoli di storia – sono giunte dal porto fluviale del Tevere e venivano qui ordinatamente disposte. Monte Testaccio deriva infatti dal latino mons testaceus: letteralmente, monte fatto di cocci.

Un monte artificiale dunque, alto 36 metri e unico nel suo genere, anche da un punto di vista archeologico. Di fatto, quello che oggi è un monte fino al III secolo era un’antica discarica: le anfore arrivavano al porto, venivano svuotate del loro (prezioso) contenuto e – non potendo più essere utilizzate – venivano rotte e i loro pezzi accatastati in questa zona. Nel tempo si creò dunque un monticello che – grazie alle proprietà isolanti dell’argilla – permetteva di creare grotte e anfratti a basse temperature, ideali da usare come cantine o stalle. Quasi un destino scritto, quello delle Ottobrate su queste pendici.

Oggi Monte Testaccio è un’area archeologica, quindi potete visitarlo previa prenotazione o raggiungerlo e ammirarne le pendici dalle strade che lo circondano.

Monte Testaccio, il Monte dei Cocci di Roma
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Roma, Monte Testaccio

Le campagne romane

Oltre a Monte Testaccio – facilmente raggiungibile – per le Ottobrate i romani si recavano nelle campagne che circondavano Ponte Milvio o nelle vigne che ricoprivano l’area tra Monteverde e Porta San Pancrazio. Un’altra meta erano le aree verdi intorno Porta San Giovanni e Porta Pia.

Gran parte di queste zone oggi, complice l’urbanizzazione, semplicemente non esiste più. Le pinete che sorgevano nei pressi di Porta San Giovanni, ad esempio, sono state sostituite dai quartieri del Pigneto e di Tor Pignattara. Il consiglio è quindi quello di recarvi – per festeggiare una vera Ottobrata – nei polmoni verdi della Capitale che non sono pochi: dal Parco della Caffarella a quello dell’Appia Antica, fino a Villa Ada. O ancora potete spostarvi verso i Castelli Romani dove il vino è assoluto padrone del mese di ottobre, come dimostra la celebre Saga dell’Uva di Marino.

Parco della Caffarella
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Il Parco della Caffarella – Fonte: 123rf | Ph. dgav

Villa Borghese

C’è un luogo la cui storia si lega indissolubilmente a quella delle Ottobrate Romane e che ancora oggi accoglie i suoi visitatori ogni giorno dell’anno, per scampagnate o semplici passaggi: stiamo parlando, ovviamente, di Villa Borghese. Non tutti, all’epoca della festa romana, potevano permettersi di andare fuori città con tanto di carrettella e così molti cittadini cercavano soluzioni più agili ed economiche. Dalla fine del ‘700, Marc’Antonio Borghese iniziò dunque ad aprire le porte della villa di famiglia (“per cortese consenso padronale”, specificava) tutte le domeniche di ottobre. Una tradizione seguita anche dai suoi eredi: Villa Borghese, col tempo, si trasformò in una vera e propria fiera. Ogni domenica di ottobre venivano organizzati giochi, lotterie, pranzi e cene. E ancora spettacoli, danze e concerti a cui iniziarono a partecipare anche i nobili.

Tra i luoghi di Villa Borghese più importanti per le Ottobrate Romane spiccano Piazza di Siena per i concerti e il laghetto con le barchette: si narra che, su di esse – colorate e addobbate – girassero cantanti e musica, con l’orchestra fissa nel Tempio di Esculapio. Addirittura, nel 1847, l’allora Principe di Villa Borghese ideò un concorso agrario per eleggere gli animali più belli e più capaci o i prodotti agricoli più ricercati.

In men che non si dica, Villa Borghese divenne dunque un luogo simbolo per le Ottobrate. Oggi è ancora lì a disposizione per scampagnate o passeggiate, con il suo verde e la sua storia.

villa Borghese a Roma
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Passeggiare per il parco di villa Borghese a Roma

La fine delle Ottobrate Romane

Durante le Ottobrate Romane l’intera città era in festa: le campagne di Roma erano completamente occupate e le Ville aprivano i battenti per offrire spazio a chi non riusciva a recarsi fuori porta. Una tradizione che andò scemando progressivamente nell’Ottocento. La guerra con i francesi fu la prima vera battuta d’arresto: dal 1853 l’Ottobrata a Villa Borghese divenne infatti a pagamento, perdendo definitivamente il suo carattere spontaneo e cittadino.

La Villa chiuse i battenti nel 1874 e, nel 1902, Vittorio Emanuele III la comprò per regalarla ai romani. Contemporaneamente, l’urbanizzazione della città portò alla scomparsa delle campagne e delle vigne, i luoghi amati dai romani per le Ottobrate, soprattutto dopo che Roma divenne Capitale nel 1871. Oggi delle celebri feste romane di ottobre restano immagini e scritti, ma anche una sorta di fascinazione culturale per il modo in cui in passato si celebrava il mese autunnale per eccellenza: in altri luoghi, l’Ottobrata è ancora possibile mentre – per rivivere esattamente i tragitti e le aree delle feste romane – potete visitare ciò che resta, immaginando canti, cibo e saltarelli.

Giubileo 2025, gli eventi ufficiali del mese di ottobre

Par : paofa1985
2 octobre 2025 à 11:02

Si apre un nuovo mese e il calendario degli appuntamenti del Giubileo 2025 si prepara al suo trimestre finale. Dopo un’estate che ha visto arrivare a Roma milioni di giovani per il grande raduno a Tor Vergata e un settembre che ha riacceso l’agenda con una serie di incontri che hanno coinvolto anche il Santo Padre, ottobre si prospetta più ricco che mai. Tra eventi patrocinati e Grandi Eventi, infatti, le prossime settimane dell’Anno Santo saranno particolarmente intense, avviando la Chiesa e i fedeli alla chiusura solenne di dicembre.

Tra i temi del mese, per esempio, ci sono la devozione alla vergine Maria e il ruolo dell’educazione ma ci sarà anche occasione per coinvolgere minoranze  quali rom, sinti e camminanti. Un ottobre, dunque, che rinnova la fede e la riflessione nel segno dell’accoglienza e della speranza. Ma vediamo insieme quali sono gli appuntamenti ufficiali dell’agenda giubilare del mese.

I Grandi Eventi

Il Giubileo dei Migranti e il Giubileo del Mondo Missionario

Neanche il tempo di girare pagina al calendario che il primo weekend di ottobre nella Basilica di San Pietro in Vaticano si celebra congiuntamente il Giubileo dei Migranti e il Giubileo del Mondo Missionario (4 e 5 ottobre). Laici, religiosi e operatori pastorali si riuniscono per un due giorni di incontro e riflessione, trasformando la Capitale in un abbraccio universale. La giornata di sabato si apre alle 10 in Piazza San Pietro con l’incontro insieme a Papa Leone XIV, seguito dal passaggio della Porta Santa.

Quindi, dalle 14 alle 17, il pellegrinaggio continua con il Sacramento della Riconciliazione nelle chiese giubilari. Alle 17, poi, la Pontificia Università Urbaniana ospita un incontro internazionale missionario sul tema del dialogo tra storie di frontiera. La domenica è in programma, alle 10:30, la Messa presieduta dal Santo Padre mentre nel pomeriggio i Giardini di Castel Sant’Angelo si animano con la Festa dei Popoli, tra danze, testimonianze e sapori condivisi, per un inno alla speranza tra le genti.

Il Giubileo della Vita Consacrata e il Giubileo della Spiritualità Mariana

Si passa quindi alla settimana successiva che vede in calendario altri due appuntamenti, a partire dal Giubileo della Vita Consacrata che si celebra nelle giornate dell’8 e 9 ottobre. A questo evento, come si legge sul sito ufficiale iubilaeum2025, sono chiamati a partecipare religiosi e religiose, monaci e contemplative così come i membri degli istituti secolari, appartenenti all’Ordo virginum, eremiti, membri appartenenti ai ‘nuovi istituti’.

Fedeli in Piazza San Pietro
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Fedeli all’ingresso di Piazza San Pietro in Vaticano

Si comincia l’8 ottobre con il pellegrinaggio alla Porta Santa (dalle 13 alle 17) e poi la possibilità di confessione nelle chiese giubilari. Quindi, alle 19 è prevista una Veglia presieduta dal cardinale Ángel Fernández Artime mentre il 9 ottobre, alle 10:30, Papa Leone XIV celebra la Messa in Piazza San Pietro; la seria, infine, alcune piazze di Roma ospitano attività di carattere culturale, artistico e spirituale.

L’11 ottobre, in occasione del Giubileo della Spiritualità Mariana, la chiesa di Santa Maria in Traspontina accoglie eccezionalmente la statua originale della Madonna di Fatima. Alle ore 9, è in calendario la Messa con il Rettore di Fatima, a cui segue la recita del Rosario alle 12 e quindi la processione verso San Pietro per la Veglia papale alle 18:00. La sera, i fedeli sono chiamati per un Rosario con fiaccole mentre la mattina di domenica 12 la Messa presieduta dal Papa chiude l’evento.

Il Giubileo dei Rom, Sinti e Camminanti e il Giubileo delle équipe sinodali e degli organi di partecipazione

Arriviamo così alla metà del mese, quando cade il Giubileo dei Rom, Sinti e Camminanti. Sabato 18 ottobre Rom e Sinti si riuniscono alle 9 nell’Aula Paolo VI per un incontro con Papa Leone XIV, seguito dal pellegrinaggio alla Porta Santa, con la possibilità di confessarsi nelle chiese giubilari durante il pomeriggio.

Dal 24 al 26, invece, le équipe sinodali – ovvero, consigli pastorali, economici e organismi diocesani – sono chiamati a condividere momenti di formazione e liturgia. La tre giorni prevede, infatti un programma con workshop, incontri, seminari e momenti di preghiera che culminano con la celebrazione della Santa Messa domenicale presieduta da Papa. Cuore degli eventi è l’Aula Paolo VI in Vaticano, dove Leone XIV accoglie i partecipanti con un incontro-dialogo già nel pomeriggio di venerdì 24 ottobre.

Il Giubileo del Mondo Educativo

A chiudere i Grandi Eventi del mese è il Giubileo del Mondo Educativo, dal 27 ottobre al 1° novembre. Il primo evento è in programma lunedì 27 quando, alle 17:30 nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre presiede la celebrazione inaugurale dell’anno accademico, un momento solenne con università e istituzioni pontificie.

Basilica di San Pietro di notte
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Vista notturna della Basilica di San Pietro

Si passa, quindi, a giovedì 30 che si apre con il Congresso “Costellazioni educative – Un patto con il futuro” all’Auditorium Conciliazione per un confronto sui diritti all’educazione e le nuove frontiere tecnologiche. Nello stesso giorno, alle 10, Leone XIV incontra gli studenti nell’Aula Paolo VI mentre la Chiesa di San Lorenzo in Piscibus ospita “La Scuola del Cuore”, percorsi spirituali tra culture e arte.

Venerdì 31, l’incontro con gli educatori in Aula Paolo VI (10:30) culmina nel passaggio della Porta Santa. Infine, sabato 1° novembre, alle 10, il Papa celebra l’Eucaristia per il mondo educativo in San Pietro in un ideale abbraccio finale di speranza.

Gli altri appuntamenti giubilari di ottobre

Dalla mostra immersiva al Villaggio della Salute

Ottobre vede anche in calendario molti eventi patrocinati, come la MEI Experience Room a Santo Spirito in Sassia (10-18, ingresso libero)  che permette ai visitatori di vivere un omaggio ai missionari italiani che accompagnarono gli emigranti nel mondo. Questa mostra immersiva, realizzata dalla Fondazione Museo dell’Emigrazione Italiana e Fondazione Migrantes, ripercorre le prime missioni e l’attualità delle Missioni Cattoliche, con un sguardo globale.

Il 3 ottobre, poi, è in programma il Pellegrinaggio del sostegno a distanza che apre con testimonianze e buone pratiche al Nuovo Teatro San Paolo. A seguire, è previsto il passaggio della Porta Santa e la Messa in San Paolo (16:00-18:00).Le associazioni aderenti proseguiranno poi con eventi locali per diffondere i valori di solidarietà.

E ancora, il 5 ottobre, Piazza Risorgimento ospita il Villaggio della Salute (dalle 9:30 alle 17:30), spazio allestito per visite gratuite in dermatologia, diabetologia, mammografia, genetica oncologica, medicina vascolare, nutrizione e vaccinazione contro l’Herpes Zoster.

Piazza San Pietro dall'alto
Il vaticano dalla cupola della Basilica di San Pietro

Riflessione a teatro e altri eventi del mese

L’11 e il 12 ottobre, la Sala Gildea alla Scala Santa ospita In nome della madre, monologo di Erri De Luca, interpretato da Galatea Ranzi per la regia di Gianluca Barbadori). Narrato dalla voce di Maria, il testo esplora la maternità coraggiosa di Miriàm, tra annunciazione e nascita, con un focus umano e poetico. Patrocinato da Donne Chiesa Mondo, l’incasso di una serata sostiene associazioni femminili, unendo Giubileo Mariano e sensibilità sociale.

Dal 16 al 19 ottobre, il TH Carpegna Palace accoglie il IX Congresso Mondiale del Turismo (“Turismo porta dell’Evangelizzazione”), organizzato dal Dicastero per l’Evangelizzazione. Il programma include lavori congressuali, visite guidate e il pellegrinaggio alla Porta Santa. Inoltre, in occasione dei 190 anni di relazioni Colombia-Santa Sede, dal 17 ottobre, la Pontificia Università Gregoriana presenta La promessa pellegrina, mostra di Juliana Ríos sulla processione della Vergine dei Rimedi di Riohacha.

Il mese si avvia alla conclusione  con la giornata studio dedicata ai 1700 anni dal Concilio di Nicea: l’appuntamento da segnare è il 24 ottobre al Pontificio Istituto di Archeologia. Infine, dal 31 ottobre al 2 novembre, l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum organizza per la sua Community Alumniuna tre giorni interamente dedicata al Giubileo.

Cinque statue da non perdere a Roma con storie sorprendenti

25 septembre 2025 à 09:00

Roma è piena di ricchezze storiche e architettoniche e, probabilmente, non basterebbe una vita intera per ammirarle tutte. Dalle chiese medievali ai resti romani, passando per i capolavori del Risorgimento e tutto ciò che custodisce il Vaticano, la Capitale richiede un’accurata opera di selezione su cosa visitare e cosa perdersi: il rischio, altrimenti, è di non vedere nulla (o molto poco).

Oltre i monumenti più celebri e le tappe imperdibili, Roma offre tuttavia anche tantissime statue da ammirare gratuitamente. Ci salutano agli angoli delle strade, ci guardano dall’alto dai loro piedistalli e spesso le sorpassiamo senza farci troppo caso. Invece, non solo sono opere che possiamo guardare senza troppe file e dispendi di energia, ma nascondono storie che raccontano, nel loro piccolo, anche la storia di Roma.

Vi proponiamo cinque statue da non perdere nella Capitale: sono belle o semplicemente curiose, ma tutte – a loro modo – celano una storia incredibile che rischia di andare perduta.

Pasquino e la storia delle statue parlanti di Roma

A due passi da Piazza Navona, c’è una piccola piazza che prende il nome dalla statua che la abita: è Piazza Pasquino, dove sorge appunto Pasquino, la più celebre statua parlante di Roma. Per chi non lo sapesse, le statue parlanti nella Capitale sono sei e – dal XVI secolo – i cittadini erano soliti affiggervi critiche e componimenti satirici contro i governanti: messaggi definiti pasquinate, proprio come la nostra statua. Nel caso di Pasquino, i componimenti (si tratta infatti di critiche poetiche più che di brevi messaggi) venivano messi o ai suoi piedi o, più frequentemente, sul collo: oggi con Pasquino quella tradizione esiste ancora, ma si è ben pensato di porre accanto alla statua una bacheca apposita.

Pasquino rappresenta dunque una vera e propria tradizione romana che va avanti da secoli: una blanda e poetica opposizione al potere, dal XVI secolo in poi. Eppure, la statua in sé è ancora più antica: è infatti il frammento di un’opera in stile ellenistico, risalente probabilmente al III secolo a.C. e ritrovata nel 1501 durante il restauro dell’allora Palazzo Orsini (oggi Palazzo Braschi) nella piazza che lo espone tuttora. L’idea di salvarla fu del cardinale Oliviero Carafa che ordinò la ristrutturazione del Palazzo: per questo la trovate all’angolo della Piazza con lo stemma dei Carafa.

L’usanza delle pasquinate si sviluppò indipendentemente da questi fatti, ma è bene sottolineare che il povero Pasquino fu inviso da parecchi potenti: il papa Adriano VI ordinò addirittura di gettare la statua nel Tevere, mentre Benedetto XIII emanò un editto che condannava a morte, confisca e infamia qualsiasi autore di pasquinate.

Il Pulcin della Minerva: la beffa di Bernini

In Piazza della Minerva, proprio di fronte alla Basilica di Santa Maria sopra Minerva, troverete uno dei nove obelischi di Roma: è ovviamente quello della Minerva, retto dalla statua di un elefante. L’opera merita una visita per diversi motivi: innanzi tutto fu disegnata da Gian Lorenzo Bernini e realizzata da Ercole Ferrata nel 1667. I romani la ribattezzarono il Pulcin della Minerva perché l’obelisco è retto da un elefante, a dire il vero di dimensioni ridotte: pulcino in romanesco all’epoca significava porcino. Un piccolo e delizioso maiale quindi, più che un elefante.

L’obelisco – lo diciamo per completezza – è invece di origine egiziana (viene da Eliopoli) e risale al IV secolo a.C. La storia curiosa – legata all’elefante in particolare – vide un’accesa querelle tra Bernini e i domenicani del convento in cui l’obelisco era stato, tra l’altro, trovato. Secondo i domenicani il progetto del Bernini era completamente fallimentare e a Roma iniziò a circolare la convinzione che l’elefante volgesse le proprie terga verso i frati. Una posa non subito evidente, ma che manifesterebbe l’insofferenza dello scultore nei confronti dei critici domenicani. Altra curiosità: Salvador Dalí si ispirò alla statua per una serie di dipinti, tra cui Tentazione di Sant’Antonio, Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio e Gli elefanti.

Roma, l'obelisco e l'elefante di Bernini
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Roma, il Pulcin della Minerva

Il Monumento a Giordano Bruno, simbolo di libertà

È una delle statue più celebri di Roma: del resto, campeggia in una delle zone più note della città, Campo de’ Fiori, ammirata dai passanti che forse poco sanno della storia di quest’opera in realtà travagliatissima. Partiamo da alcuni dati storici: la statua fu realizzata da Ettore Ferrari e inaugurata nel 1889 nel punto in cui il filosofo fu condannato e ucciso sul rogo nel 1600. Come si può facilmente immaginare, la figura di Giordano Bruno non è particolarmente cara alla Chiesa e, per omaggiare il filosofo prima e dopo l’Unità d’Italia, sorsero comitati, manifestazioni studentesche e proteste: tutte in nome di una statua a lui dedicata.

Un percorso lungo e complicato, fatto di dinieghi e rifiuti, fino alla fondazione di un nuovo Comitato nel 1885: vi aderirono personaggi come Victor Hugo, Henrik Ibsen, Giosuè Carducci e Cesare Lombroso. Per farla breve, potremmo dire che la statua di Giordano Bruno divenne quasi una pedina nella lotta tra le due fazioni: da un lato i filo-clericali e dall’altro i liberali, in un’Italia neo-unita che stava lentamente trasformandosi e guardando al futuro.

Dopo l’inaugurazione dell’opera, non a caso, papa Leone XIII rimase per un giorno a digiuno inginocchiato davanti alla statua di San Pietro: una protesta contro la sconfitta, sulla questione, dei filo-clericali. All’epoca dei Patti Lateranensi (siamo nel 1929) i cattolici proposero nuovamente la rimozione della statua di Giordano Bruno e Mussolini rifiutò: la questione era troppo spinosa, ma il dittatore accettò comunque di vietare manifestazioni in onore del filosofo. Poco importa: anche oggi, la statua di Ferrari volge il suo sguardo severo verso il Vaticano mantenendo la propria aura di sfida. È ormai per i romani (e non solo) simbolo di libertà e libera espressione.

Roma, la statua di Giordano Bruno
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La statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori, Roma

La Statua Equestre di Marco Aurelio, vittima di uno scambio d’identità

È un’opera famosissima, enorme, impressionante. Marco Aurelio a cavallo, risalente al II secolo d.C., occupa piazza del Campidoglio dal 1538 (dal 1997 c’è una copia, l’originale è conservata a Palazzo dei Conservatori). La sua storia è strettamente legata alla sua incredibile sopravvivenza: le statue bronzee dell’antichità, dal crollo dell’Impero romano d’Occidente in poi, furono infatti fuse per ricavarne del metallo. Quante sono sopravvissute a quest’opera di riciclo? Appena venti, di cui circa cinque in bronzo. Le statue equestri giunte fino a noi sono ancora meno: solo tre. E, a tutto ciò, si aggiunge un altro incredibile primato del monumento a Marco Aurelio: è l’unica statua ad essere rimasta sempre esposta e ad essere giunta a noi integra.

Se vi state chiedendo come mai, la storia ha dell’incredibile: per secoli la statua è stata infatti scambiata per una raffigurazione di Costantino, tanto che veniva chiamata Caballus Constantini. Parliamo dell’imperatore che proclamò la libertà cristiana e, per questo motivo, nel Medioevo non solo non fu fusa, ma fu esposta nei pressi della sede papale Palazzo Laterano.

Solo nel 1447 un bibliotecario scoprì la verità, studiando vecchi volumi: ormai, tuttavia, i tempi erano diversi e la statua non rischiava sabotaggi. Al contrario, venne protetta ma – non avendo Marco Aurelio legami col cristianesimo – spostata dove si trova ora. C’è anche una leggenda legata alla statua: si narra che, quando la doratura ricoprirà completamente la scultura, il ciuffo del cavallo annuncerà il Giudizio Universale.

Roma, la statua di Marco Aurelio
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Marco Aurelio, la statua equestre a Roma

La sfortuna de L’Angelo di Castello

Se aguzzate la vista, sopra Castel Sant’Angelo c’è la statua di un angelo: attualmente c’è l’opera di Peter Anton von Verschaffelt, realizzata nel 1753 e restaurata tra il 1983 e il 1986. Prima di essa, le versioni sono state innumerevoli. La prima statua realizzata era in legno e, per ovvi motivi, si consumò da sé finendo per essere smontata e sostituita. Toccò dunque a un angelo di marmo, distrutto nel 1379 da un assedio: Urbano V lasciò infatti a presidio del Castello una guarnigione francese contro cui l’intera popolazione si scagliò.

Distrutto l’angelo di marmo, bisogna attendere il 1453 per un nuovo angelo, sempre in marmo ma con le ali di bronzo: durò appena 44 anni, perché nel 1497 fu distrutto da un fulmine che colpì una polveriera nell’edificio. Si optò dunque per una statua in bronzo dorata, che nel 1527 venne fusa per costruire dei cannoni. Nel XVI secolo arrivò poi l’opera di Raffaello da Montelupo (ancora visibile nel Cortile dell’Angelo) prima della versione esistente. Un destino crudele considerando l’origine di questa statua simbolica: si narra infatti che Papa Gregorio I, durante la peste del 590 d.C., vide apparire sopra la fortezza l’Arcangelo Michele che gli indicò – in questo modo – la fine della pestilenza.

Veduta di Castel e ponte Sant'Angelo all'alba, Roma
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Il maestoso Castel Sant’Angelo all’alba

Roma, cosa vedere vicino alla Stazione Termini in un’ora

18 septembre 2025 à 08:00

La Stazione Termini di Roma è ormai un luogo simbolo della Capitale: crocevia di incontri e di strade che – come si suol dire – portano tutte alla città, è spesso sia punto di partenza che meta di arrivo. È, difatti, la stazione ferroviaria più grande e importante d’Italia (vanta ben 32 binari) ed è la quinta in Europa, con un volume di traffico pari a circa 150 milioni di passeggeri all’anno. Se vi trovate a Roma quasi sicuramente vi capiterà di sostare per un po’ di tempo nelle sue aree: che siate diretti agli aeroporti della Capitale o nel suo centro storico, tutto passa dall’interno e dall’esterno – la maestosa e da poco rinnovata Piazza dei Cinquecento – della storica Stazione Termini.

E se è facile perdersi tra binari e negozi, è pur vero che talvolta la Stazione rappresenta più croce che delizia: le attese possono essere lunghe e stressanti così come la mancanza di intrattenimento. Lo sanno bene i pellegrini che – per il Giubileo 2025 – hanno riempito Roma e i suoi luoghi di passaggio. Abbiamo dunque pensato di consigliarvi delle alternative, nel caso in cui vi troviate a dover passare qualche ora nella Stazione. Cosa vedere in poco tempo a pochi passi da Termini? Eccovi cinque proposte.

Stazione Roma Termini
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La Stazione di Roma Termini

Le Terme di Diocleziano

A pochi passi dalla Stazione Termini si trova uno dei complessi museali più affascinanti e incredibili relativi all’Antica Roma: le Terme di Diocleziano. Quando parliamo di pochi passi, intendiamo realmente che – in appena 4 minuti dalla stazione – potete ammirare questo Museo, ed è il primo consiglio che vi diamo sulle attività da fare intorno ai binari della ferrovia. Tenete presente che le Terme sono visitabili dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19 con ultimo ingresso nella biglietteria alle 18.

Questo complesso termale fu costruito a partire dal 298 dall’Imperatore Massimiliano e inaugurato ufficialmente nel 306. Altro dato interessante è che, nel 1889, il Regno d’Italia scelse le Terme come prima sede del Museo Nazionale Romano che comprende altre tre sedi espositive (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi).

Tornando alle Thermae Diocletianae, esse si estendono per 13 ettari tanto che – ai tempi dell’antica Roma – erano in grado di contenere circa 3000 persone contemporaneamente. Il frigidarium è ancora riconoscibile nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, mentre l’Aula Ottagona ospita oggi il Museo dell’Arte Salvata. Un Museo che val bene una visita (compresa nel biglietto d’ingresso): istituito nel 2022, questo spazio accoglie infatti ed espone opere d’arte sopravvissute a calamità naturali o a guerre e furti. Le mostre sono temporanee e a rotazione.

La Basilica di Santa Maria Maggiore

Appena 5 minuti di passeggiata separano la Stazione Termini da una delle quattro Basiliche Papali e dalla sua Porta Santa: la Basilica di Santa Maria Maggiore si trova infatti a una manciata di metri dal polo ferroviario (circa 350).

È la sola basilica di Roma ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana e – non a caso – è considerata la Betlemme dell’Occidente. Costruita tra il 352 e il 366 sotto il pontificato di Liberio, fu poi ristrutturata da Papa Sisto tra il 432 e il 440. Una vera e propria testimonianza storica oltre che religiosa: al suo interno, tra le altre meraviglie, potrete ammirare la Salus Populi Romani, la più importante icona mariana (che viene attribuita a San Luca, evangelista e patrono dei pittori). È ormai noto che fosse la Basilica favorita di Papa Francesco, che si recava spesso a pregare nella Chiesa e che ha scelto di essere sepolto proprio tra le sue mura, contravvenendo – come sua abitudine – alle convenzioni ecclesiastiche.

C’è anche una leggenda legata a questa Basilica, dedicata da Papa Sisto III alla Madonna. Si narra infatti che la Vergine Maria apparve in sogno a Papa Liberio dicendogli che gli avrebbe indicato il luogo esatto in cui erigere una basilica. Il 5 agosto seguente – sorprendentemente – sull’Esquilino cadde un’incredibile nevicata: per Liberio segno incontrovertibile che la Madonna gli segnalasse in questo modo il posto dove costruire. Per questo motivo ogni anno, il 5 agosto, nella Basilica viene rievocato il miracolo della nevicata. Più materialmente e poeticamente, cadono petali bianchi sulle teste dei credenti.

Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma
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Interno della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma

Una passeggiata fino alla Fontana delle Naiadi

Se non avete voglia di chiudervi in qualche Museo o struttura, ma il tempo lo permette e volete godervi piuttosto l’aria della Capitale, da Termini potete dirigervi verso Piazza della Repubblica. In appena pochi metri di strada potrete così ammirare una serie di monumenti, fontane, resti del passato. Su Piazza dei Cinquecento, fermatevi innanzi tutto a guardare il monumento a Giovanni Paolo II, scultura realizzata da Oliviero Rainaldi e inaugurata nel 2011.

Poco dopo – sempre dirigendovi verso Piazza della Repubblica – passerete invece accanto al Monumento ai Caduti di Dogali, dedicato ai caduti della battaglia di Dogali, in viale Luigi Einaudi. Risale al 1887 ed è opera dell’architetto Francesco Azzurri. Superato il Monumento siete ormai a Piazza della Repubblica, al centro della quale campeggia la Fontana delle Naiadi, costruita tra il 1870 e il 1914 da Mario Rutelli e Alessandro Guerrieri.

Potete anche cogliere l’occasione per visitare la sopra citata Basilica di Santa Maria degli Angeli. Tante meraviglie vi aspettano dentro la Basilica, ma vi basti sapere che nel 1562 fu Michelangelo Buonarroti a sistemare il frigidarium delle Terme di Diocleziano, per volere di papa Pio IV. Risalgono invece al XVIII secolo i lavori di Luigi Vanvitelli, che di fatto ridecorò gli interni cancellando il lavoro di Michelangelo.

La Fontana delle Naiadi a Roma
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Restaurata la Fontana delle Naiadi a Roma: tornata all’antico splendore dopo quasi un anno di lavoro

Il Mercato Centrale

Un’altra alternativa, se avete del tempo da impiegare dentro la Stazione, è quella di godersi semplicemente Termini. Da poco restaurata sia internamente che esternamente, la struttura ospita infatti un vero centro commerciale su diversi piani. E – in una delle sue aree – si aprono le porte del Mercato Centrale Roma.

Il Mercato occupa gli spazi dell’ex dopolavoro ferroviario ed è stato inaugurato nel 2016: stand gastronomici, tavoli, caffetterie qui si rincorrono uno dopo l’altro permettendovi di passeggiare assaggiando sushi, pasta e soprattutto tantissimi prodotti locali. Dai trapizzini ai primi piatti tipici della tradizione romana (carbonara, cacio e pepe e così via), qui troverete tutto ciò che rende la cucina italiana ciò che è oggi: cultura, convivialità e comunità. Se non avete la pretesa di ammirare le bellezze storiche di Roma, un giro per la stazione Termini – tra cibo e shopping – non vi annoierà. Al contrario, troverete gusto e specialità.

L’Acquario romano e la Porta Magica

Sempre all’aria aperta e con una breve passeggiata potete invece raggiungere l’area appena fuori Termini che corrisponde a Piazza Vittorio Emanuele: anche qui vi aspettano monumenti e curiosità storiche, a pochi metri dalla stazione. In appena due minuti, uscendo da Via Giolitti, raggiungerete infatti innanzi tutto l’Acquario Romano. Si trova in Piazza Manfredo Fanti 47 e l’ingresso è gratuito, quindi val bene una visita. Oggi sede della Casa dell’Architettura, fu edificato alla fine dell’Ottocento come stabilimento di piscicoltura. Le sue trasformazioni nel tempo lo hanno visto poi diventare teatro, cinema, circo, sede del Teatro dell’Opera di Roma. Nel suo giardino – come se non bastasse – restano visibili resti romani che uniscono il passato al presente.

Ora, in appena 5 minuti di cammino, potete arrivare fino alla celebre Porta Magica. Nota anche come Porta Alchemica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli, questa struttura (o meglio ciò che ne rimane) è considerata un luogo esoterico, uno dei pochi rimasti in piedi nel mondo. La porta fu costruita tra il 1655 e il 1681 da Massimiliano Savelli Palombara – marchese di Pietraforte – a Villa Palombara, allora sua residenza. Si pensa che il Marchese fece in realtà edificare cinque porte, di cui quella Magica è l’unica sopravvisuta. Tra incisioni e caratteri incomprensibili, potete perdervi ammirando questa testimonianza di un passato ricco di intrighi e di alchimia.

porta alchemica piazza vittorio

Le biblioteche più belle di Roma da visitare gratuitamente

Par : paofa1985
10 septembre 2025 à 10:45

Quando si programma di visitare una città, soprattutto se si tratta della prima volta, ci sono inevitabilmente delle ‘tappe obbligate’. E gli itinerari culturali più battuti, di solito comprendono  monumenti, attrazioni, musei, quartieri caratteristici, parchi e giardini, punti panoramici. Luoghi che, senza subbio, meritano di essere visitati per apprezzare storia e abitudini di una comunità. Tuttavia non sono gli unici e tra le destinazioni spesso poco considerate, eppure egualmente prestigiose, vi sono le biblioteche.

Non si tratta, infatti, solo di archivi destinati a conservare libri ma in molti casi sono veri e propri gioielli architettonici, insospettabili scrigni d’arte sparsi per la città. E Roma ospita svariate biblioteche, molte visitabili gratuitamente, nelle quali – tra una pagina l’altra – alzare il naso all’insù permette di apprezzare sale di pregio, trasformando la lettura in un’esperienza artistica a tutto tondo.

Ecco, allora, una piccola selezione di biblioteche a ingresso gratuito per un itinerario fuori dai tracciati più calpestati e, quindi, lontano dalla folla (aspetto che, soprattutto in tempi di Giubileo 2025, è assai gradito). Angoli da scoprire che incarnano lo spirito autentico della capitale intriso di cultura, storia e bellezza. Ognuna delle seguenti biblioteche, con il suo stile architettonico specifico e la sua collezione unica, diventa una stanza del cuore cittadino da visitare con lentezza e rispetto.

La Biblioteca Angelica, la prima biblioteca pubblica del vecchio continente

A pochi passi da Piazza Navona sorge la Biblioteca Angelica, la cui fondazione risale al 1604. A farla erigere fu il vescovo agostiniano Angelo Rocca ed è la più antica biblioteca pubblica d’Europa. Un primato che, senza dubbio, rende quest’istituzione un caposaldo della cultura nel vecchio continente. Progettata da Luigi Vanvitelli nel 1765, la sala monumentale sostituì il disegno di Borromini, accogliendo gli studiosi dal 1786, quando fu completato il catalogo dei volumi.

Intitolata proprio al suo ideatore – erudito e collezionista – fu aperta con un fondo originario di 20.000 volumi donati al convento di Sant’Agostino e arricchiti, nel corso del tempo, da manoscritti e incunaboli di nobili e mecenati.

Fin dalla progettazione iniziale, il vescovo Rocca volle un’istituzione aperta a tutti, dotata di rendite e con un regolamento preciso. Da subito, la Biblioteca attirò studiosi da ogni dove e fu beneficiaria di lasciti prestigiosi come i 3.500 volumi di Lucas Holstenius nel 1661, ricchi di opere geografiche annotate.

Quindi, nel XVIII secolo, l’Angelica fu tra le poche istituzioni culturali autorizzata a conservare libri proibiti, come la raccolta di Enrico Noris. E con l’acquisto del fondo librario appartenuto al cardinale Domenico Passionei, nel 1762, raddoppiò il patrimonio con testi sulla Riforma, manoscritti e incunaboli. Sopravvissuta all’occupazione francese e alla Repubblica Romana del 1849, passò allo Stato italiano nel 1873, sotto il Ministero della Cultura dal 1975.

Come arrivare: è raggiungibile con la Metro A (Spagna); in alternativa si possono prendere i bus 70 e 81.

La Biblioteca Casanatense, un gioiello barocco

La seconda tappa dell’itinerario che vi proponiamo per questo viaggio culturale conduce alla Biblioteca Casanatense, nei pressi del Pantheon. La biblioteca fu fondata nel 1701 dal cardinale Girolamo Casanate e donata ai domenicani di Santa Maria sopra Minerva. Vanta una collezione di 25.000 volumi, tra manoscritti, incunaboli e opere rare che riflettono, nel complesso, l’universalità del sapere barocco. Con testi di teologia, diritto, filosofia, medicina e lingue orientali.

Di particolare pregio è il Salone Monumentale, progettato da Antonio Maria Borioni e ampliato nel 1725l. Lungo 60 metri e con ben 60.000 volumi su scaffalature lignee, è un capolavoro di architettura moderna, visitato da papa Benedetto XIII nel 1729. Passata allo Stato italiano nel 1873, dopo la soppressione delle corporazioni religiose, la Casanatense divenne autonoma nel 1884, separandosi dalla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, direttori come Luigi De Gregori modernizzarono l’intero istituto, con sale lettura dalle vetrate Liberty e una scala d’accesso situata al civico 52 di Via Sant’Ignazio. Oggi, con sale cataloghi e studio, è una biblioteca statale che accoglie studiosi e visitatori.

Come arrivare: è raggiungibile con la Metro A (Spagna); in alternativa si può optare per il bus 70.

La Biblioteca Vallicelliana e il Salone Borromini

La Biblioteca Vallicelliana è ospitata nel complesso barocco dell’Oratorio dei Filippini. Fondata nel 1581, custodisce oltre 130.000 libri antichi e quasi 3.000 manoscritti in latino, greco e orientale tra cui spiccano pregiate rarità come una Bibbia del IX secolo. Cuore della struttura è lo scenografico Salone Borromini progettato da Francesco Borromini nel 1644 presso la Chiesa Nuova. SI tratta di un maestoso spazio rettangolare, ampliato nel 1667 da Camillo Arcucci, che incanta con il soffitto a cassettoni in stucco travertino e la pavimentazione in cotto bicromo.

Le 16 finestre, affacciate su Piazza della Chiesa Nuova, inondano di luce le scaffalature in noce, che ospitano 28.000 volumi dal XVI al XIX secolo. Decorato con tele allegoriche di Romanelli e Baldi, il Salone vanta paraste corinzie, scale a chiocciola nascoste e cartigli dorati che organizzano i testi per materia. L’Opus Architectonicum, redatto da Borromini e Virgilio Spada, ne documenta la storia. Il Salone, restaurato nel 2015-2016, è quindi arricchito da un busto di San Filippo Neri, un rilievo di Cesare Baronio e due globi del XVI secolo.

Come arrivare: è raggiungibile con la Metro A (Spagna) oppure prendendo la linea di bus numero 64.

La Bibliotheca Hertziana, un secolo di arte al Pincio

Palazzo Zuccari a Roma
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Entrata di Palazzo Zuccari a Roma, sede della Bibliotheca Hertziana

Sul Pincio, proprio sopra la celebre scalinata di Piazza di Spagna, la Bibliotheca Hertziana, fondata nel 1913 da Henriette Hertz, è una risorsa preziosa per studiosi e appassionati di storia dell’arte italiana. Nata nel 1904 dalla visione cosmopolita della collezionista, che con lo storico Ernst Steinmann plasmò una biblioteca dedicata all’arte romana, si stabilì a Palazzo Zuccari.

Affiliata alla Kaiser-Wilhelm-Gesellschaft nel 1912, fu confiscata durante la Prima Guerra Mondiale e chiusa sotto il nazismo. Riaperta nel 1953 come parte della Società Max Planck, si è consolidata sotto direttori come Wolfgang Lotz, focalizzandosi su architettura e pittura barocca, con studi su Caravaggio e il disegno architettonico. Nel 2013, il nuovo edificio, progettato da Juan Navarro Baldeweg, ha celebrato un secolo di ricerca, inaugurato alla presenza di autorità tedesche e italiane. Oggi, la Hertziana è un centro di eccellenza, con una biblioteca che custodisce testi rari e un’attenzione alla pittura bolognese e romana.

Come arrivare: è raggiungibile sia con la Metro A (Spagna) sia con il bus 117.

La Biblioteca Nazionale Centrale, un tempio di cultura

Inaugurata il 14 marzo 1876 e aperta al pubblico il 1° aprile, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, intitolata a Vittorio Emanuele II, è la più grande d’Italia. Nata per documentare la cultura italiana, raccolse i fondi della Biblioteca Major dei Gesuiti e di 69 biblioteche conventuali, confiscate nel 1873. Inizialmente ospitata nel cinquecentesco Collegio Romano, progettato da Giuseppe Valeriano, l’edificio si rivelò presto inadeguato per il crescente numero di volumi. Così, nel 1975, fu concepita una nuova sede al Castro Pretorio, firmata da Mario Castellazzi, Tullio Dell’Anese e Annibale Vitellozzi.

Articolata in quattro corpi, include depositi, uffici, sale lettura e una collezione d’arte contemporanea con opere di Consagra e Capogrossi. Spazi900, aperto nel 2015, celebra poi autori come Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini con manoscritti e arredi originali. E ancora: una galleria multimediale racconta la storia della biblioteca, mentre i giardini ospitano una cavea per spettacoli. Come arrivare: è raggiungibile con la Metro B (Castro Pretorio) o prendendo il bus 75.

Biblioteca Nazionale Centrale Roma
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10 La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, visitabile gratuitamente

Espresso Riviera, il treno vintage più bello dell’estate italiana

2 septembre 2025 à 16:48

La stagione dell’Espresso Riviera si conclude con un gran successo per quello che è risultato essere il viaggio in treno più bello dell’estate italiana. Il primo treno notturno di FS Treni Turistici Italiani (Gruppo FS) che, nell’estate 2025, ha collegato Roma a Marsiglia con tappe a Genova, Montecarlo e Nizza, ha registrato il tutto esaurito su tutte le corse programmate.

Il treno vintage è partito per il primo viaggio lo scorso 4 luglio fino all’ultimo del 30 agosto. Il collegamento ha unito direttamente la Capitale alla Riviera dei Fiori e alla Costa Azzurra, confermandosi come mezzo ideale per soddisfare la domanda turistica tra Italia e Francia, anche in funzione del Giubileo 2025.

Tutti pazzi per l’Espresso Riviera

Il successo del treno Espresso Riviera questa estate, che ha registrato sempre il sold out, è stato favorito anche dalla qualità dei servizi a bordo: i passeggeri hanno potuto scegliere tra vagoni letto, cuccette e salottini con posti a sedere di Prima e Seconda classe. A completare l’offerta c’era la carrozza ristorante, dove si sono svolti momenti di intrattenimento musicale e incontri letterari con autori francesi nella tratta Nizza-Marsiglia.

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Ufficio stampa
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Il treno partiva il venerdì da Roma Termini con arrivo a Marsiglia il sabato mattina. Il ritorno da Marsiglia invece era ogni sabato, con arrivo a Roma Termini la domenica. Una formula ideale per trascorrere un weekend lungo in Francia, passando anche per località da sogno come il Principato di Monaco e le meravigliose coste ligure e Azzurra.

Durante la tratta notturna, i passeggeri potevano alloggiare nelle cuccette o nei vagoni letto, godendo di un servizio ristorante e di un bar sempre attivo. Una volta arrivato a Genova, dove peraltro potevano salire altri passeggeri provenienti da città come Milano, per esempio, il treno cambiava configurazione diventando diurno, offrendo ai viaggiatori salottini e posti a sedere di Prima e Seconda classe per una visione suggestiva e panoramica lungo la costa.

Più partenze nel 2026

Considerato il riscontro positivo, l’Espresso Riviera sarà riproposto anche per l’estate 2026, con un incremento delle corse settimanali. Nell’estate 2024, questo treno era partito da Milano e il primo Espresso Riviera di fatto copriva la tratta Milano Centrale – Marsiglia, ma quest’anno non è stato riprogrammato – anche per i lavori di rifacimento della linea ferroviaria – preferendo la nuova tratta Roma-Marsiglia. Quindi, non è detto che nell’estate 2026 non ci siano entrambe le tratte da Milano e da Roma.

Questo obiettivo è pienamente in linea con la volontà del Gruppo FS di creare una “metropolitana d’Europa”, una rete di collegamenti ferroviari internazionali capace di avvicinare culture, territori e persone, restituendo al treno il suo ruolo originario di luogo di incontro e scoperta. Ma si tratta anche di una fantastica iniziativa all’insegna del turismo sostenibile e del fascino dei viaggi lenti per tutti coloro che amano gustarsi l’esperienza senza fretta.

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Ufficio stampa
Le cuccette dell’Espresso Riviera

Dalle scogliere liguri sospese sul mare ai boulevard della Costa Azzurra, la ferrovia fra Genova e Ventimiglia ha sempre parlato anche francese. Oggi, quello spirito è tornato a vivere con l’Espresso Riviera che, con il suo grande successo di pubblico, ha dimostrato come il turismo ferroviario possa essere una risorsa concreta per i territori, offrendo ai viaggiatori esperienze autentiche, suggestive e ricche di storia.

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Ufficio stampa
Il vagone ristorante sull’Espresso Riviera-

Giubileo 2025, gli eventi del mese di settembre

Par : paofa1985
2 septembre 2025 à 09:15

Mentre le temperature si fanno sempre più tiepide e le vacanze, ahinoi, sono per i più alle spalle (almeno per chi se le è potute permettere), si comincia a pensare all’autunno. E settembre suona un po’ come l’inizio di un nuovo anno. Carico di propositi, idee, ripartenze per cominciare con slancio la stagione in arrivo. Così, dopo la pausa estiva di agosto, anche il calendario del Giubileo 2025 torna ad affollarsi di eventi e di appuntamenti ufficiali destinati a riempire Roma e Piazza San Pietro per vivere collettivamente lo spirito dell’Anno Santo.

L’agenda giubilare si era, infatti, ‘chiusa’ con il grande Giubileo dei Giovani che tra fine luglio e inizio agosto ha visto una folla di ragazzi accorrere nella capitale partecipando al grande raduno di Tor Vergata. Durante la veglia, Papa Leone XIV ha rivolto alla folla parole di speranza e di riflessione sul presente e sul futuro, invitando a coltivare relazioni autentiche in tempi dominati da mezzi di comunicazione che rischiano di falsare i rapporti.

Tra i passaggi più importanti di cui fare tesoro, come riporta il sito ufficiale del Vaticano nella sezione dedicata ai discorsi dei pontefici: “Questi strumenti risultano però ambigui quando sono dominati da logiche commerciali e da interessi che spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze. A proposito, Papa Francesco ricordava che talvolta i ‘meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo’ (Christus vivit, 105)”.

“Allora – prosegue il Pontefice – e le nostre relazioni diventano confuse, sospese o instabili. Inoltre, come sapete, oggi ci sono algoritmi che ci dicono quello che dobbiamo vedere, quello che dobbiamo pensare, e quali dovrebbero essere i nostri amici. E allora le nostre relazioni diventano confuse, a volte ansiose. È che quando lo strumento domina sull’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, strumento di mercato, merce a sua volta. Solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita buona […] Cari giovani, vogliatevi bene tra di voi! Volersi bene in Cristo. Saper vedere Gesù negli altri. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace”.

I Grandi Eventi giubilari di settembre 2025

Con queste parole vive nella mente, si apre quindi una nuova pagina di questo Giubileo che si prepara agli ultimi, intensi, mesi. Il calendario ufficiale dei Grandi Eventi riparte, dunque, nella seconda settimana di settembre con la celebrazione del 1700° Anniversario del Concilio di Nicea (325 – 2025) e la terza edizione dell’incontro World Meeting on Human Fraternity (12 e 13 settembre). Quest’ultimo in particolare, promosso dalla Basilica di San Pietro, è un evento internazionale che mira a promuovere la fraternità in un’epoca di conflitti e crisi.

Il meeting, moderato da Matteo Bruni, vede il cardinale Mauro Gambetti e padre Francesco Occhetta sj proporre la fraternità come chiave per un nuovo ordine sociale. Momento clou in Piazza San Pietro sarà il grande concerto conclusivo con protagonisti Andrea Bocelli e Pharrell Williams (sarà trasmesso anche in streaming). A seguire, nello stesso weekend, l’agenda giubilare vede la Commemorazione dei Nuovi Martiri e Testimoni della Fede (14 settembre) e il Giubileo della Consolazione (15 settembre). Vediamo tutto nei dettagli.

14 e 15 settembre: Commemorazione dei Nuovi Martiri e Testimoni della Fede e Giubileo della Consolazione

Domenica 14 settembre Roma rende omaggio ai Nuovi Martiri – Testimoni della Fede con una celebrazione ecumenica alle 17:00 nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, presieduta da Papa Leone XIV. L’evento ricorda cristiani di ogni confessione che hanno sacrificato la vita per il Vangelo, incarnando la speranza del motto Spes non confundit. A istituire la Commissione dei Nuovi Martiri presso il Dicastero delle Cause dei Santi è stato Papa Francesco, con una lettera del 3 luglio 2023.

San Pietro Roma
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Interno della Basilica di San Pietro. sede di molti eventi del Giubileo 2025

I martiri, “frutti eccellenti della vigna del Signore”, includono vescovi, sacerdoti, laici e famiglie che, in contesti di rischio, hanno offerto la loro vita per la fede, la carità e la pace. Questa iniziativa, che non modifica i criteri canonici del martirio, raccoglierà testimonianze storiche di cristiani uccisi per la loro fede, come coloro che partecipano all’Eucaristia o aiutano i poveri nonostante i pericoli. Impegno della Commissione è collaborare con Chiese particolari e realtà cristiane per preservare la memoria di questi “militi ignoti”.

Nella giornata successiva è, invece, programmato il Giubileo della Consolazione dedicato a coloro che vivono un momento di “dolore e afflizione” per varie ragioni: malattia, lutto, violenza o abusi subiti. Secondo il calendario ufficiale, lunedì 15 settembre è previsto (dalle ore 8:00 alle ore 12:00) il pellegrinaggio alla Porta Santa con la possibilità di confessarsi in una delle chiese giubilari. A seguire, dalle ore 17:00, la Basilica di San Pietro ospiterà una veglia di preghiera guidata dal Santo Padre dal titolo “Ridare speranza, asciugando le lacrime”.

20 settembre: Giubileo degli Operatori di Giustizia

Si passa, quindi, al weekend successivo quando, nella giornata di domenica 20 settembre, è in programma il Giubileo degli Operatori di Giustizia. L’appuntamento giubilare si rivolge in particolar modo a coloro (famigliari compresi) che lavorano nel mondo della giustizia – sia laica, sia canonica sia ecclesiastica – come magistrati, pubblici ministeri, avvocatori, giudici e altri operatori del diritto. L’evento si apre alle ore 7:30 con la possibilità di accedere all’Aula Paolo VI (dall’ingresso Petriano in Piazza Sant’Uffizio) per ricevere il Sacramento della Riconciliazione (dalle ore 9:00 alle 10:30).

Quindi, dalle 10:30 alle 11:00, è previsto un intervento introduttivo di S.E.R. Monsignor Rino Fisichella con la successiva lectio magistralis di Monsignor Juan Ignacio Arrieta sul tema “Iustitia Imago Dei: l’operatore di giustizia, strumento di speranza”. Presente anche Papa Leone XIV che presiederà alle 12:00 l’Udienza. A chiudere la giornata, dalle 13:00 alle 18:00, il pellegrinaggio alla Porta Santa della Basilica di San Pietro.

26 – 28 settembre: Giubileo dei Catechisti

Chiude il mese di settembre il Giubileo dei Catechisti, per tutti i formatori spirituali e le loro famiglie. Venerdì 26 settembre (dalle 8:00 alle 17:00) è previsto il pellegrinaggio alla Porta Santa con possibilità di confessione nelle chiese giubilari mentre, dalle 18:30 alle 19:30, Piazza San Giovanni diventerà il cuore dell’evento con il benvenuto da parte della Diocesi di Roma a tutti i catechisti partecipanti.

Basilica San Giovanni Roma
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Facciata della Basilica di San Giovanni al Laterano

Nella giornata di sabato, poi, gli appuntamenti cominciano alle ore 14:00 con il pellegrinaggio alla Porta Santa e una nuova sessione di confessioni. Quindi, dalle 16:30, diverse chiese giubilari ospiteranno incontri di catechesi suddivisi per lingua. Chiude l’evento la Santa Messa presieduta da Papa Leone XIV in Piazza San Pietro (ingresso gratuito, senza necessità di alcun biglietto), con l’istituzione di alcuni nuovi catechisti.

Gli altri eventi ufficiali del mese da non perdere

Il mese di settembre, oltre ai Grandi Eventi che abbiamo indicato, è fitto di appuntamenti che rendono il programma ufficiale particolarmente denso di eventi patrocinati. Tra questi, l’incontro (12 settembre) presso l’Auditorium San Fedele di Montone, in provincia di Perugia, con relatore Andrea Czortek dedicato a “I personaggi francescani dell’Alta Valle del Tevere e di Montone nel periodo che va dalle origini (inizi sec. XIII) alla prima metà del XVIII”.

O ancora, il Giubileo delle Realtà della Divina Misericordia presenti in Italia (14 e 15 settembre) e il Concerto della Pace ‘Sound of Peace’ in Piazza Pio XII. Quindi, dal 25 settembre l’Antico Ospedale di Santo Spirito in Sassia ospita il World Tourism Event 2025 mentre il 26 settembre viene inaugurata a Firenze una mostra dedicata al Beato Angelico. Ospitata presso Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco fino al 26 Gennaio 2025, l’esposizione fa parte del programma culturale ufficiale delle celebrazioni del Giubileo.

Trastevere, cuore di Roma: itinerario fra tra arte e vita

25 août 2025 à 15:24

Visitare Roma significa spesso lasciarsi incantare da un monumento dopo l’altro, inseguendo l’elenco infinito di meraviglie che la Città Eterna custodisce. Ma per capire davvero l’anima della capitale, c’è un luogo che non sempre compare in questo elenco e che invece già da solo potrebbe valere il viaggio: Trastevere. Situato sulla riva destra del Tevere – da cui il nome “trans Tiberim”, al di là del fiume – questo rione conserva ancora oggi l’atmosfera del borgo antico, con i suoi vicoli acciottolati, le piazzette ombreggiate dagli aranci e dai pergolati di glicine, le botteghe artigiane e le trattorie dal profumo inconfondibile di cucina romana.

Trastevere non è solo un luogo da visitare: è un’esperienza. Passeggiando senza fretta ci si imbatte in capolavori artistici, scorci medievali e rinascimentali, ma si respira anche quell’anima popolare che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Andiamo quindi alla scoperta delle sue tappe imperdibili e delle storie, leggende e curiosità che rendono Trastevere un quartiere unico nel suo genere.

Piazza Trilussa e Ponte Sisto

Il punto migliore per iniziare a scoprire Trastevere è Ponte Sisto, un elegante ponte pedonale che collega Campo de’ Fiori a Trastevere. Costruito da papa Sisto IV nel Quattrocento, regala una delle vedute più suggestive del Tevere, soprattutto al tramonto quando la luce dorata si riflette sull’acqua.

Attraversandolo si arriva a Piazza Trilussa, dedicata al grande poeta romano che con i suoi versi in dialetto ha raccontato l’anima più verace della città: qui un tempo si trovava il porto fluviale, fulcro dei commerci, oggi la piazza è animata da artisti di strada e musicisti, in pieno accordo con l’atmosfera bohémien che caratterizza tutto il quartiere.

Da Piazza Trilussa ci si addentra subito nel reticolo di stradine: via della Scala conduce alla piccola chiesa di Santa Maria della Scala, con il suo interno barocco e la sua storia particolare e commovente. Tutto nasce infatti da un’icona della Madonna, appoggiata su una scala fra le case, che nel ‘500 avrebbe guarito una bambina nata muta: da questo miracolo inizia un pellegrinaggio di fedeli nei vicoli di Trastevere, ognuno con la sua richiesta di grazia o intercessione alla “Madonna della Scala”. E’ così che nel 1592 Papa Clemente VIII si convince a far edificare una Chiesa dedicata alla Madonna, a cui è rimasto il nome “della scala”, con annesso convento assegnato ai Frati Carmelitani Scalzi. Al secondo piano della Chiesa, un’altra piccola gemma nascosta: l’Antica Spezieria, nata per uso interno del convento e aperta al pubblico alla fine del secolo successivo. Gestita dai frati e passata alla storia come la più antica farmacia di Roma, la Spezieria era frequentata da nobili e principi e conosciuta, per la vicinanza a San Pietro, come la “farmacia dei Papi”. E’ stata luogo di formazione e ospedale, aperta al pubblico fino al 1954: oggi è visitabile, con i suoi mobili originali del ‘700, i suoi affreschi e i medicamenti ancora conservati.

Piazza Santa Maria in Trastevere: il cuore del rione

Il centro simbolico del quartiere è Piazza Santa Maria in Trastevere, con la sua fontana omonima, considerata una delle più antiche della città e punto di ritrovo per romani e turisti, ma la protagonista assoluta di questo scenario è la Basilica di Santa Maria in Trastevere, una delle chiese più antiche di Roma, fondata secondo la tradizione già nel III secolo. L’attuale aspetto risale al XII secolo, quando Papa Innocenzo II la ricostruì: l’interno è un tripudio di mosaici dorati che raccontano la vita della Vergine, capolavoro di Pietro Cavallini. Entrare in questa chiesa significa compiere un viaggio indietro nel tempo, tra le radici paleocristiane e lo splendore medievale.

La chiesa di Santa Maria in Trastevere
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Una delle chiese più antiche di Roma: Santa Maria in Trastevere

Trastevere è celebre anche per la sua vita quotidiana. Fino a pochi decenni fa era un quartiere popolare, abitato da pescatori, artigiani e famiglie romane legate da forti tradizioni. Ancora oggi, nonostante sia diventato molto più turistico, camminando per le sue vie si percepisce quell’identità. Un tempo animato da mercati rionali e giochi di strada, il rione è oggi un crocevia di culture, ma non ha perso la sua anima: le trattorie servono i piatti simbolo della cucina romana, dalla carbonara alla cacio e pepe, passando per la trippa alla romana e i carciofi alla giudia. Molti locali hanno ancora l’aspetto delle antiche osterie, con i tavoli in legno, le tovaglie a quadretti e soprattutto la simpatia dell’oste, che con la sua romanità verace è di solito il vero animatore del locale.

L’altra Trastevere: chiese e capolavori nascosti

Accanto al lato più vivace, Trastevere custodisce un grande patrimonio artistico, di cui fa parte a pieno titolo la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, dedicata alla patrona della musica sacra. All’interno si trova una scultura straordinaria di Stefano Maderno che raffigura la santa così come fu trovata durante il ritrovamento delle sue spoglie: un’immagine struggente di fede e realismo.
Da non perdere anche la chiesa San Francesco a Ripa, che ospita l’estasi della beata Ludovica Albertoni scolpita da Gian Lorenzo Bernini, un capolavoro barocco di intensità drammatica, quasi cinematografica. All’interno dellaChiesa sono conservate anche le spoglie mortali del grande artista metafisico Giorgio De Chirico.
Altro gioiello è la Villa Farnesina, residenza rinascimentale voluta dal banchiere Agostino Chigi e affrescata da artisti come Raffaello e Baldassarre Peruzzi. Le sale raccontano il fasto della Roma del Cinquecento, con scene mitologiche e atmosfere raffinate.

Il Gianicolo: balcone su Roma

Alle spalle di Trastevere si erge il Gianicolo, collina panoramica che offre una delle viste più spettacolari sulla città. Salendo tra viali alberati si incontra il monumento a Giuseppe Garibaldi, a ricordo della resistenza repubblicana del 1849. Ogni giorno a mezzogiorno, da un cannone posto poco distante, viene sparato un colpo a salve: una tradizione che dal 1847 scandisce la vita della città. Dal belvedere, lo sguardo abbraccia Roma a 360 gradi: cupole, tetti, campanili e in lontananza i Colli Albani. È un luogo perfetto per concludere l’itinerario, magari al tramonto, quando la città si accende di una magica luce calda.

vista dal Giancolo
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L’incredibile vista dalla Terrazza del Gianicolo, a Roma

Trastevere di sera: tra movida e suggestioni

Se di giorno Trastevere incanta per i suoi monumenti e le passeggiate, di sera si trasforma in uno dei quartieri più vivaci della capitale. Le piazze si riempiono di tavolini all’aperto, i locali propongono musica dal vivo e l’atmosfera si fa festosa.
Piazza Trilussa e piazza Santa Maria diventano epicentro della movida, ma basta allontanarsi di qualche vicolo per ritrovare la tranquillità di una trattoria familiare o di un’enoteca raccolta. È questa doppia anima – popolare e cosmopolita, rumorosa e intima – che rende Trastevere irresistibile.

Trastevere non è solo un quartiere, ma un concentrato dell’identità romana: sacro e profano, antico e moderno, popolare e aristocratico. In poche strade si incontrano secoli di storia e la vitalità della vita quotidiana.
Camminando tra i suoi vicoli si percepisce come Roma sia una città in continuo dialogo con il passato, capace di rinnovarsi senza dimenticare le proprie radici. Per questo un itinerario a Trastevere è un’esperienza che va oltre la visita turistica: è un incontro con l’anima stessa della Città Eterna.

Come arrivare: Trastevere è raggiungibile con il tram 8 da Largo Argentina o con vari autobus; la stazione ferroviaria di Roma Trastevere collega il quartiere con tutta la città.

Quando visitarlo: la mattina per scoprire musei e chiese, la sera per godere dell’atmosfera vivace.

Cosa non perdere: Santa Maria in Trastevere, Santa Cecilia, Villa Farnesina, il Gianicolo.

Esperienze da fare: fermarsi in un forno a gustare la pizza bianca, fotografare i murales nascosti, partecipare a una visita guidata per scoprire storie e leggende

Itinerario alla scoperta del quartiere romano di Testaccio

Par : paofa1985
19 août 2025 à 09:00

Visitare Roma senza passare per Testaccio è come sfogliare un libro saltando il suo capitolo più sentito e autentico. Snodo fondamentale per apprezzare pienamente il sapore della Città Eterna, questo rione – centralissimo e, quindi, facile da raggiungere – è, però, spesso trascurato dagli itinerari turistici. Eppure, si tratta di un vero e proprio gioiello di romanità, con la sua storia e le sue tradizioni.

Nato come quartiere operaio vicino al Porto fluviale, Testaccio pulsa di vita vera e incarna l’anima della città. Qui, tra vicoli che profumano di cucina casereccia e negozi con insegne di marmo, si respira una Roma lontana dai riflettori turistici. Piazza Testaccio, con la sua Fontana delle Anfore, è il cuore del rione: al mattino, tra le chiacchiere dei romani doc, si può cogliegliere uno spaccato di vita unico, introvabile altrove. Nel Giubileo 2025, Testaccio si rivela una tappa imperdibile per chi cerca l’essenza della Capitale.

Dalla Piramide di Caio Cestio al Cimitero Acattolico, dal Monte dei Cocci al all’Ex Mattatoio, il rione Testaccio mescola storia antica e arte contemporanea. Facile lasciarsi incantare dalla genuinità di un quartiere che vive con orgoglio la sua identità. Imperdibile, poi, una sosta al Nuovo Mercato per assaporare specialità locali, magari una fetta di pizza romana. Perché Testaccio non è solo un luogo, ma un’esperienza che vi farà innamorare ancora di più di Roma, passo dopo passo.

A partire dal suo nome che proviene dal latino mons Testaceus, ovvero ‘Monte dei Cocci’, una collina artificiale alta circa 35 metri costituita da milioni di frammenti di anfore scaricate nei secoli sull’antico porto dell’Emporium, simbolo della Roma degli scambi e del commercio fluviale. Ecco, allora, le tappe da non perdere per scoprire il meglio del rione romano.

La Piramide Cestia e il Cimitero Acattolico

Il percorso si apre con la suggestiva Piramide di Caio Cestiom che svetta come un unicum a Roma. È, infatti, il solo monumento superstite di una serie risalente al I secolo a.C., quando fu eretta su ispirazione della conquista dell’Egitto avvenuta nel 31 a.C.. Costruita tra il 18 e il 12 a.C. per il politico romano Caio Cestio, membro degli epuloni, questa tomba alta 36,4 metri, con base quadrata di 29,5 metri, prese forma in soli 330 giorni.

Inserita, quindi, nelle Mura Aureliane durante il III secolo, la piramide in marmo lunense custodisce una camera sepolcrale di 23 mq, murata secondo l’usanza egizia. Gli affreschi interni, restaurati nel 2001 dalla Soprintendenza Archeologica, mostrano ninfe, vasi lustrali e Vittorie alate, con tracce di un’apoteosi perduta. Come spiega il Ministero della Cultura, la tomba fu violata nel Medioevo perdendo l’urna cineraria ma per il resto conserva intatto, a secoli di distanza, tutto il suo fascino antico.

Statua nel cimitero acattolico a Testaccio
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Il Cimitero Acattolico di Testaccio, dove riposano molti artisti

Subito accanto alla Piramide, si entra nel Cimitero Acattolico, un’oasi verde e silenziosa che racconta storie di viaggiatori, poeti e artisti. “Un luogo meraviglioso, messaggero di pietra” e “uno spazio aperto tra le rovine scrivevano nientemeno che Edward Percival Forster e Percy Shelley a proposito di questo spazio raccolto a Testaccio. Nato nel 1716 con il permesso di Papa Clemente XI per la Corte Stuart in esilio, è noto come Cimitero degli Inglesi o degli Artisti e Poeti ed è tra i più antichi d’Europa ancora in uso.

Qui riposano circa 4.000 anime, tra le quali spiccano poeti come John Keats e lo stesso Shelley  ma anche figure italiane di rilievo come Antonio Gramsci, Carlo Emilio Gadda e Arnoldo Foà, tutte di fedi diverse, dall’Islam al Buddismo. Tra i personaggi illustri sepolti più recentemente – per la limitatezza degli spazi, la sepoltura oggi è concessa solo in rarissimi casi di comprovata eccezionalità – vi sono Andrea Camilleri e l’ex presidente Giorgio Napolitano.

Gli spazi dell’Ex Mattatoio

Proseguendo con l’itinerario, si raggiunge l’ex Mattatoio che oggi ospita mostre, installazioni e performance di arte contemporanea in un dialogo affascinante con l’architettura industriale che regala un contrasto che ben rappresenta lo spirito creativo del quartiere. La struttura originale risale alla fine dell’Ottocento e fu progettata da Gioacchino Ersoch tra il 1888 e il 1891. Ristrutturato tra il 2006 e il 2010, il complesso ha visto il recupero dei padiglioni per i serbatoi d’acqua, la macellazione dei suini e la Pelanda, oggi fulcro di ricerca artistica.

Dal 2018, l’Azienda Speciale Palaexpo gestisce gran parte del sito che comprende anche i padiglioni 9A e 9B, assegnati al MACRO nel 2002. Oltre a questi, nell’ex Mattatoio si trova la  Pelanda, un’area di 5.000 mq con una suggestiva navata e una ciminiera troncoconica, che conserva elementi industriali come le “Gallerie delle Vasche”. Le sue grandi vetrate e la modularità degli spazi la rendono ideale per eventi danza, musica e laboratori sperimentali, offrendo agli artisti residenze creative. Infine, i Rimessini, un tempo stalle per animali, sono stati oggetto di lunghi lavori per diventare spazi dedicati alla ristorazione.

Ex Mattatoio di Roma, rione Testaccio
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L’esterno dell’Ex Mattatoio nel rione Testaccio a Roma, oggi sede di mostre ed eventi

La collina dei cocci (Monte Testaccio)

A pochi passi, sorge quindi la collina dei cocci, un monte artificiale (alto 54 metri e con una circonferenza di un chilometro) fatto interamente di frammenti di anfore romane, testimonianza straordinaria dell’attività portuale dell’antica Roma. Nato tra l’età augustea e il III secolo d.C. come discarica di anfore olearie, soprattutto dalla Betica, questo cumulo di testae racconta, oggi come ieri, la floridità dei commerci romani.

I frammenti, accatastati con calce per igiene e stabilità, conservano marchi di fabbrica e tituli picti, che riportano dettagli su esportatori e contenuti, offrendo una preziosa testimonianza storica. Due stradelle e una rampa facilitavano il trasporto dei cocci, rendendo il monte un archivio a cielo aperto dell’economia imperiale. Dal Medioevo, cessata la funzione di discarica, Monte Testaccio divenne teatro di feste popolari, dal ludus Testacie, simile a una corrida, alle ottocentesche “ottobrate romane” per celebrare la vendemmia.

Oggi, le grotte scavate alla base, un tempo cantine e stalle, ospitano ristoranti e locali che animano la vita notturna di Testaccio. Visitabile solo con prenotazione obbligatoria, il monte accoglie gruppi (max 30 persone) e singoli secondo un calendario specifico. Si consigliano scarpe comode!

Il Nuovo Mercato e la sua area archeologica

Scendendo verso il cuore del quartiere ci si può immergere nei profumi e nei sapori del mercato coperto, con i suoi banchi di prodotti freschi, specialità romane, street food goloso e piccoli locali per uno spuntino tipico. Il Nuovo Mercato è un’esplosione di colori, sapori e romanità che va oltre il solo cibo: qui, infatti, si possono trovare abbigliamento, calzature e articoli per la casa, perfetti per ogni gusto e budget.

Il mercato coperto di Testaccio
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Il Nuovo Mercato coperto dello storico quartiere Testaccio

La struttura, firmata dall’architetto Marco Rietti, è un capolavoro minimalista: linee pulite, pannelli trasparenti e un design aperto che richiama i mercati di piazza romani, lasciando filtrare luce e aria. I colori delle merci e il viavai di persone creano un contrasto vivace con il bianco dell’architettura, rendendo il mercato un luogo di incontro e scoperta.

Sotto i banchi, poi, sorge un’area archeologica (attualmente in restauro) che racconta la storia del porto fluviale di Testaccio, dove anfore cariche di merci segnavano l’antica Roma. Durante gli Open Day, è possibile effetuare visite guidate gratuite di 45 minuti, condotte da archeologi per gruppi di massimo 20 persone (verificare i dettagli sul sito ufficiale). Raggiungibile con la Metro B (Piramide) o i bus 83 e 170, è una tappa da non perdere nel cuore di Roma.

Piazza Testaccio e Fontana delle Anfore

La passeggiata alla scoperta del rione Testaccio si conclude nella vivace piazza principale (un tempo Piazza Mastro Giorgio), dominata dalla Fontana delle Anfore, simbolo del quartiere. Tra i Luoghi del FAI, la piazza accoglie la celebre fontana in travertino, con un pinnacolo di anfore, progettata da Pietro Lombardi nel 1927 dopo un concorso indetto dal Comune di Roma. Le sue quattro vasche, ornate da stemmi e bassorilievi, zampillano grazie a un moderno impianto idraulico e a 45 ugelli, illuminati dal 2015.

Fontana delle Anfore a Roma
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La Fontana delle Anfore nel cuore di Piazza Testaccio a Roma

Inaugurata nel 1927, fu spostata nel 1935 a Piazza dell’Emporio, ma nel 2015 – dopo un rigoroso restauro che ha ricollocato 350 blocchi – è tornata al centro del rione. Oggi, Piazza Testaccio vibra di vita, tra caffè, aperitivi e chiacchiere, luogo ideale a conclusione dell’itinerario.

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