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Orrido dello Slizza, la gola segreta di Tarvisio tra acque smeraldo e legno antico

1 mai 2026 à 14:00

A pochi minuti da Tarvisio (provincia di Udine), là dove Italia, Austria e Slovenia quasi si sfiorano, l’asfalto lascia spazio al silenzio del bosco. Contemporaneamente, il traffico si dissolve nel fruscio degli abeti e nel suono costante dell’acqua. Siamo in un vero e proprio angolo di confine, in cui si apre però un capolavoro della natura: l’Orrido dello Slizza, una fenditura nella montagna che sorprende fin dal primo sguardo (tanto da rendere il termine “orrido” quasi ironico). Più che inquietante, infatti, appare magnetico, pieno di vita e scolpito con una pazienza millenaria.

L’accesso avviene nei pressi di un monumento dedicato a un soldato austro-ungarico, figura immobile che osserva un paesaggio plasmato anche dalla storia. Qui si avverte subito un cambio di atmosfera con l’aria che si fa più fresca, mentre la luce filtra tra rami fitti e il terreno accompagna verso il basso con una serie di gradoni che introducono a un ambiente quasi primitivo. Sotto, il torrente Slizza scorre con decisione, scavando la roccia e disegnando un percorso fatto di curve, salti e pozze profonde dai riflessi verdi.

Non serve molto tempo per completare l’anello, circa 60 minuti, eppure l’impressione è quella di aver attraversato un luogo remoto, distante dalle coordinate abituali.

Caratteristiche e formazione dell’Orrido di Slizza

L’Orrido dello Slizza nasce dall’azione costante dell’acqua su substrati rocciosi composti prevalentemente da calcari e dolomie. Il torrente, alimentato da sorgenti alpine e dallo scioglimento delle nevi, ha inciso nel corso dei millenni una gola stretta e profonda, mettendo al mondo un ambiente dinamico che continua a mutare. Le pareti mostrano segni evidenti di erosione, con superfici levigate alternate a sporgenze irregolari che raccontano diverse fasi geologiche.

La presenza dell’acqua modella anche il microclima: temperature più basse rispetto all’esterno, umidità elevata e vegetazione rigogliosa. Muschi, felci e licheni colonizzano ogni superficie disponibile, mentre sopra si sviluppa un bosco misto dominato da abeti rossi e pini. Questa combinazione favorisce una biodiversità significativa, rara per un’area di dimensioni contenute come questa.

Un elemento distintivo riguarda le strutture costruite per rendere accessibile il percorso. Passerelle in legno e acciaio seguono il profilo della gola, agganciate alla roccia con precisione. Alcuni tratti attraversano gallerie scavate manualmente nella seconda metà dell’800, testimonianza di un intervento umano che ha saputo adattarsi al contesto senza snaturarlo. Le travi, consumate dal tempo, raccontano una lunga convivenza tra uomo e natura.

Il risultato è un equilibrio particolare: da una parte c’è la forza geologica che continua a plasmare il paesaggio, dall’altra una presenza discreta che consente di osservare tutto da molto vicino.

Come funziona la visita e cosa vedere all’Orrido dello Slizza

Il percorso per visitare questa meraviglia (quasi) segreta d’Italia inizia con una discesa decisa. Gradoni in pietra guidano verso il fondovalle, con una staccionata che accompagna il movimento e offre sicurezza nei tratti più ripidi. Dopo pochi minuti è il suono dell’acqua a dominare la scena, con il torrente che appare tra gli alberi per poi rivelarsi completamente con il suo colore intenso: varia tra verde smeraldo e blu profondo a seconda della luce.

Subito colpiscono le piccole spiagge di ciottoli. Superfici chiare, modellate dalla corrente, che creano punti di sosta naturali. Alcuni si fermano qui per una pausa, altri scelgono di avvicinarsi all’acqua. Si può fare, sì, ma occorre essere consapevoli che la temperatura resta bassa anche in estate, un dettaglio che sorprende e rinfresca nelle giornate più torride.

Proseguendo lungo le passerelle, il percorso entra nel cuore della gola. Qui la distanza tra le pareti si riduce, la luce si attenua e il senso di profondità aumenta. Ponti di legno collegano i vari tratti, mentre sotto il torrente scorre con maggiore energia.

Orrido dello Slizza, Tarvisio
iStock
Le passerelle per visitare l’Orrido dello Slizza

Una delle sezioni più suggestive coincide con una galleria scavata nella roccia al cui interno sono conservate tracce evidenti del lavoro manuale, con superfici irregolari e segni di utensili. All’uscita, la vista può spaziare su un tratto più ampio della gola, con rocce levigate e acqua più calma.

Lungo il tragitto si incontra anche una pietra dedicata a Karl Zinneberg, figura legata alla realizzazione del percorso. La seconda parte dell’anello conduce verso un vecchio ponte ferroviario, oggi integrato nella ciclovia Alpe Adria. Si tratta di una struttura imponente in ferro che attraversa il canyon, regalando un punto di osservazione elevato. Da qui il paesaggio assume una nuova prospettiva, più ampia e quasi panoramica.

Chi percorre l’itinerario spesso si concede piccole deviazioni, come una sosta su una roccia per ascoltare l’acqua, un momento di quiete tra gli alberi oppure un picnic improvvisato. Alcuni portano con sé anche il cane, che trova ristoro nel torrente e che da queste parti è il benvenuto. Per visitare l’Orrido dello Slizza non si deve fare quindi un’escursione tecnica, ma nonostante questo c’è bisogno di prestare attenzione. Il fondo, infatti, può risultare scivoloso, soprattutto dopo piogge recenti. Per questo motivo le scarpe da trekking fanno la differenza tra una visita piacevole e una poco stabile.

Dove si trova e come arrivare

L’Orrido dello Slizza si trova nel territorio di Tarvisio, in provincia di Udine, a breve distanza dal confine con Austria e Slovenia. La zona è facilmente raggiungibile in auto seguendo la strada che conduce verso Fusine in Valromana. Superato il centro abitato, si incontra un bivio segnalato sulla sinistra con indicazioni per l’orrido. La strada, Via Bamberga, conduce a un piccolo parcheggio nei pressi della pista ciclabile da cui parte il percorso.

Il punto di riferimento principale è il monumento al soldato austro-ungarico, situato su un’altura boscosa tra la vecchia stazione ferroviaria e quella più recente di Tarvisio Boscoverde. Dalla statua il sentiero scende rapidamente verso la gola. L’anello complessivo misura circa 2 km, con un dislivello contenuto attorno ai 50 metri, mentre l’altitudine varia tra 700 e 800 metri.

Durante l’inverno o in presenza di ghiaccio il percorso può risultare poco sicuro. Nei mesi più caldi, invece, rappresenta una delle escursioni più apprezzate della zona, grazie al microclima fresco e alla varietà del paesaggio. Chi arriva in bicicletta può sfruttare la ciclovia Alpe Adria, che passa nelle vicinanze e collega diverse regioni europee. Un’ora basta per completare il percorso, ma molto di più resta nella memoria.

Nel Friuli nasce la Casa Museo del Tenente Colombo: sembra di entrare nella serie Tv cult

Par : losiangelica
13 janvier 2026 à 12:30

In Val Resia, dove l’aria punge e il silenzio è una cosa seria, è successo qualcosa di davvero particolare. Tra i boschi del Friuli, in provincia di Udine, l’imprenditore Renato Railz ha deciso che il mito del Tenente Colombo meritava una casa, anzi, una “casa museo” dove è persino possibile soggiornare. Un esperimento che mescola il pop televisivo degli Anni ’70 con la rugosità di una terra che non fa sconti a nessuno. Ecco cosa sappiamo sulla casa museo del Tenente Colombo.

La casa museo del Tenente Colombo

La storia di questo posto non nasce in uno studio cinematografico, ma tra le macerie. L’edificio che oggi ospita il museo era una di quelle case nate in fretta, con la forza della disperazione e della speranza, subito dopo il terremoto che nel ‘76 mise in ginocchio il Friuli. Era una ferita rimarginata che Railz ha deciso di trasformare in qualcosa di vivo.

Non aspettatevi un hotel a cinque stelle con la spa e il Wi-Fi che vola. Il vero lusso è, per citare i creatori, “sottrazione”. Si entra e si sente l’odore del tempo. C’è quell’atmosfera da poliziesco analogico: l’arredamento richiama le scenografie della serie, quell’estetica un po’ trasandata ma incredibilmente rassicurante che ha reso Peter Falk un’icona immortale. È un tributo viscerale. C’è persino la Peugeot 403 originale fuori.

È una scelta coraggiosa e originale, portare il Tenente più famoso del mondo in una valle dove la sera si fatica a trovare un ristorante aperto. Ma è proprio questo il punto. Railz lo dice chiaramente: è un modo per celebrare l’autenticità. Se si vuole capire perché Colombo vinceva sempre, forse bisogna sedersi qui, guardare il Canin e bere l’acqua del fiume Resia, che dicono sia tra le più pure d’Europa.

Cosa vedere e cosa fare

Dormire in questa struttura in provincia di Udine significa accettare che il gallo canti alle cinque del mattino e che quello sia l’unico promemoria. La Casa Museo Colombo offre cinque posti letto e l’essenziale per cucinare. Fine della lista dei comfort moderni, se per comodità intendete quelle preconfezionate dei grandi centri turistici.

La struttura è una destinazione per chi cerca una “immersione creativa“. C’è chi ci va per scrivere, chi per scappare dallo stress, chi perché è cresciuto guardando quegli episodi in cui il colpevole veniva incastrato da un dettaglio insignificante.

Il contrasto è potente: la natura selvaggia della Val Resia, incontaminata, quasi brutale nella sua bellezza, che abbraccia il mito di un uomo che risolveva i misteri della giungla urbana di Los Angeles.

È un ponte tra due mondi. Da una parte il Friuli della ricostruzione, quello che ha saputo rialzarsi dal fango e dalla polvere, dall’altra l’immaginario collettivo di una televisione che non tornerà più. “Resia è l’Italia di una volta“, dicono. E forse il Tenente Colombo, con il suo sigaro e il suo impermeabile eterno, in questa valle si sarebbe sentito finalmente a casa, lontano dal caos della California e finalmente vicino a qualcosa di vero.

Un’esperienza che non è per tutti, ed è meglio così. È per chi sa apprezzare la bellezza di un’auto vecchia sotto la neve e il sapore di un’acqua che sa ancora di montagna.

Udine: un viaggio tra eleganza friulana, arte nascosta e sapori autentici

8 mai 2025 à 00:27

Udine è una città che non ama mettersi in mostra, ma che conquista con la sua grazia discreta, i dettagli raffinati e un’anima che sa di storia, cultura e convivialità. Capoluogo del Friuli, la città di Udine è una destinazione perfetta per chi cerca un weekend rilassato, tra piazze scenografiche, musei sorprendenti e una cucina che scalda il cuore.

Qui, in primavera ci si può godere un aperitivo con Spritz (a prezzi ancora genuini!) nel cuore del centro storico e magari partecipare a uno dei festival di cinema più importanti d’Europa, il Far East Film Festival, evento dedicato alla Settima Arte Made in Oriente. Insomma, per quanto “tacita”, Udine ha molte carte da svelare a chi vorrà visitarla.

Alla scoperta del centro storico

Il cuore della città

Il nostro itinerario inizia da Piazza della Libertà, considerata una delle più belle piazze veneziane del Friuli. Qui si affacciano la Loggia del Lionello, elegante edificio gotico in marmo rosa e bianco e la Torre dell’Orologio, che – affiancata dai due Mori e dal Leone di San Marco – ricorda quella di Piazza San Marco a Venezia, memoria di un passato in cui Udine fu parte della Serenissima.

Accanto, la Loggia di San Giovanni e il Tempietto di San Giovanni, completano questo angolo di città che sembra uscito da un dipinto rinascimentale, con l’Arco Bollani disegnato niente poco di meno che dal Palladio. Ma oltre alla sua bellezza scenografica, Piazza Libertà è anche un luogo vissuto: qui gli udinesi passeggiano, si danno appuntamento, partecipano agli eventi cittadini. Il consiglio è di fermarsi sotto i portici e osservare la vita che scorre, magari con un buon caffè in mano.

Piazza San Giacomo: l’anima autentica di Udine

Se Piazza Libertà è la vetrina elegante, Piazza San Giacomo (nota anche come Piazza Matteotti) è l’anima autentica e popolare della città. Qui il tempo sembra scorrere più lentamente, tra i tavolini all’aperto, le voci delle persone, i palazzi affrescati e la chiesa di San Giacomo, che dà il nome alla piazza.

Al centro troneggia la fontana di Giovanni da Udine, allievo del grande Raffaello. Tutt’intorno, caffè storici, negozi di artigianato e un’atmosfera vivace e accogliente che la rende perfetta per una pausa. In estate, qui si tengono concerti e proiezioni all’aperto; d’inverno, il mercatino di Natale la trasforma in uno scenario incantato. È il luogo ideale per vivere Udine come un udinese: sedersi, osservare, ascoltare.

Piazza San Giacomo, Udine
Fonte: iStock
Vista su Piazza San Giacomo a Udine

Da qui, una breve salita conduce al Castello di Udine, situato su un colle artificiale che domina la città. Al suo interno si trovano i Civici Musei, che ospitano collezioni di arte antica, moderna e contemporanea, oltre a una vista panoramica mozzafiato sui tetti rossi della città e sulle montagne circostanti.

Il Castello di Udine: un balcone sulle Alpi e la storia

Secondo una leggenda, il colle su cui si erge il Castello di Udine fu creato da Attila in persona, che ordinò ai suoi soldati di accumulare terra per poter assistere alla distruzione di Aquileia. Realtà o mito, oggi il colle regala una vista magnifica su Udine, sulle colline friulane e sull’orizzonte in lontananza.

Come già accennato, il castello ospita i Musei Civici, che meritano una visita: al loro interno si trovano la Galleria d’Arte Antica, il Museo Archeologico, una collezione di stampe e disegni, e le sale del Parlamento della Patria del Friuli, una delle prime istituzioni rappresentative dell’Europa medievale. Anche solo passeggiare nel parco del colle, tra alberi secolari e panchine panoramiche, vale la salita.

Il Duomo e il Museo del Duomo

A pochi passi dal centro, il Duomo di Udine, dedicato a Santa Maria Annunziata, sorprende per la sua facciata sobria e la ricchezza degli interni. È uno scrigno barocco che custodisce opere d’arte di grande pregio, tra cui affreschi di Tiepolo, sculture gotiche e l’imponente altare ligneo di Giovanni Martini.

Da non perdere accanto al Duomo, proprio nell’area della sagrestia, il Museo del Duomo: piccolo ma curatissimo, conserva arredi sacri, codici miniati, dipinti e reliquiari che raccontano la lunga storia religiosa e artistica della città. È uno dei musei meno conosciuti ma più sorprendenti di Udine, perfetto per chi ama l’arte e la bellezza nascosta.

Nei dintorni, le vie storiche come Via Manin e Via Vittorio Veneto offrono scorci suggestivi e botteghe artigiane dove il tempo sembra essersi fermato.

La Galleria d’Arte Moderna e la Casa Cavazzini

Gli amanti dell’arte contemporanea non possono perdersi, invece, Casa Cavazzini, sede della Galleria d’Arte Moderna di Udine. Ospitata in un palazzo storico ristrutturato con grande cura, la galleria espone opere di artisti del Novecento italiano ed europeo, da De Chirico a Sironi, da Morandi a Chagall.

Un’intera sezione è dedicata a Dino Basaldella e alla famiglia Basaldella, tra i nomi più importanti dell’arte friulana del ‘900. Interessante anche l’allestimento, che alterna sale moderne a spazi dove sono visibili affreschi quattrocenteschi perfettamente restaurati.

Cosa fare a Udine

A Udine le cose da fare sembrano non essere molte, ma ci sono, per tutti i gusti e le passioni.

Portici, Udine
Fonte: iStock
Gli eleganti portici del centro storico di Udine

Musei e cultura

Udine vanta una ricca offerta museale. Oltre ai Civici Musei nel castello, meritano una visita:

  • Casa Cavazzini, museo di arte moderna e contemporanea, ospitato in un palazzo ristrutturato con interventi dell’architetto Gae Aulenti.
  • Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo, situato nel Palazzo Arcivescovile, che conserva affreschi del celebre pittore veneziano Giambattista Tiepolo.
  • Museo Etnografico del Friuli, che racconta la vita e le tradizioni del popolo friulano attraverso oggetti, fotografie e ricostruzioni ambientali.

Eventi e festival

Udine è una città viva, che ospita numerosi eventi culturali durante l’anno. Tra i più importanti:

  • Vicino/Lontano, festival di incontri, dibattiti e spettacoli che si tiene a maggio.
  • Far East Film Festival: festival dedicato al cinema asiatico che si tiene annualmente tra aprile e maggio.
  • Friuli DOC, manifestazione enogastronomica che anima il centro storico a settembre, con stand di prodotti tipici, degustazioni e musica dal vivo.
  • Mittelyoung, rassegna teatrale dedicata ai giovani artisti dell’Europa centrale, che si svolge in primavera.

Vita notturna e locali

La sera, Udine cambia ritmo: il centro storico si illumina, i vicoli si animano e l’atmosfera si fa ancora più accogliente. La città non è caotica, ma sa offrire serate piacevoli all’insegna della convivialità, del buon bere e della cultura. Ecco le zone da vivere quando cala il sole:

  • Borgo Mercatovecchio: il cuore elegante della movida udinese, con i suoi portici storici, le vetrine accese e le piazzette piene di tavolini all’aperto. È perfetto per una passeggiata serale, un aperitivo o una cena all’aperto nei mesi più caldi.
  • Piazza San Giacomo e dintorni: qui si respira un’atmosfera rilassata e autentica, molto amata dagli udinesi. I palazzi illuminati creano un gioco di luci suggestivo, e spesso si trovano eventi o musica dal vivo. Un’area perfetta per chi cerca un ambiente vivace ma informale.
  • Zona del Castello: più tranquilla e scenografica, ideale per una passeggiata romantica dopo cena, soprattutto al tramonto. I bastioni e il panorama rendono l’ambiente suggestivo, con un fascino quasi cinematografico.
  • Via Paolo Sarpi e Borgo Stazione: una zona in trasformazione, frequentata da giovani, studenti e creativi. È il volto multiculturale e contemporaneo della città, dove si mescolano influenze diverse e nuovi linguaggi urbani.
  • Il Giardino Ricasoli e viale XX Settembre: aree verdi molto amate per rilassarsi nelle sere d’estate. Spesso ospitano eventi culturali, concerti, proiezioni o mercatini.

I dintorni, una gita fuori porta nel friulano

Udine è il punto di partenza ideale per esplorare il Friuli Venezia Giulia. Ecco alcune mete imperdibili:

  • Cividale del Friuli, antica città longobarda patrimonio Unesco, con il suo suggestivo Ponte del Diavolo e il Tempietto Longobardo.
  • San Daniele del Friuli, famosa per il prosciutto crudo e la Biblioteca Guarneriana, una delle più antiche d’Italia.
  • Palmanova, città-fortezza a forma di stella, esempio unico di architettura militare rinascimentale.
  • Venzone, borgo medievale ricostruito dopo il terremoto del 1976, noto per le sue mummie conservate nel Duomo.
  • Grado e Lignano Sabbiadoro, località balneari sul Mar Adriatico, ideali per una giornata di relax al mare.
Ponte del Diavolo, Cividale del Friuli
Fonte: iStock
Il Ponte del Diavolo di Cividale del Friuli attraversa il fiume Natisone

I sapori di Udine

La cucina friulana è ricca e sostanziosa, perfetta per i palati più esigenti (e farà innamorare anche coloro che non amano la polenta… Non l’avete mai assaggiata a Udine con funghi porcini e burro fuso di montagna!). Tra i piatti tipici da provare c’è il frico, un tortino dorato a base di formaggio Montasio e patate, croccante fuori e morbido all’interno, simbolo indiscusso della tradizione contadina.

Da non perdere nemmeno gli cjarsons, ravioli dal ripieno sorprendente a base di erbe aromatiche, uvetta e spezie, conditi con abbondante burro fuso e una spolverata di ricotta affumicata: un piatto che racconta la storia delle valli carniche.

Il muset e brovada è invece un connubio rustico e saporito, che unisce il cotechino friulano alle rape fermentate in vinaccia, un contorno antico e tipico del periodo invernale. Per chiudere in dolcezza, la gubana è un vero capolavoro: una spirale lievitata farcita con frutta secca, pinoli, spezie e un tocco di grappa.

Il tutto si accompagna meravigliosamente con i vini friulani, tra cui spiccano il bianco aromatico Friulano, il corposo Refosco dal peduncolo rosso e il pregiato Picolit, perfetto per i dessert.

Info pratiche

Come arrivare e muoversi

Udine è facilmente raggiungibile in treno, con collegamenti diretti da Venezia, Trieste e Milano. L’aeroporto più vicino è quello di Trieste-Ronchi dei Legionari, a circa 40 km.

In città, invece, ci si muove agevolmente a piedi o in bicicletta ma sono disponibili anche autobus urbani e taxi.

Quando visitare Udine

Udine è piacevole in ogni stagione, ma la primavera e l’autunno offrono temperature miti e colori suggestivi. In estate, le serate si animano con eventi all’aperto, mentre l’inverno regala un’atmosfera intima e raccolta, ideale per gustare i piatti tipici in una delle tante osterie.

Le migliori e peggiori città in Italia per qualità della vita: la classifica

Par : elenausai10
18 novembre 2024 à 12:00

Abitare in una città dove la qualità della vita è alta è fondamentale e, ogni anno, ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, indagano sulla situazione del nostro Paese pubblicando una classifica che tiene in considerazione diversi parametri. I criteri utilizzati sono nove, dalla sicurezza alla salute, passando anche per il turismo. Quest’anno sono cambiate alcune posizioni, soprattutto la città che ha ottenuto il primo posto, occupato nel 2023 da Udine.

Qualità della vita 2024: il metodo usato per l’indagine

Questo studio, eseguito ogni anno, mette in evidenza le città in Italia che si dimostrano in grado di offrire le migliori condizioni di benessere ai propri abitanti. Nel dettaglio, il metodo impiegato dall’indagine tiene in considerazione nove dimensioni d’analisi: affari e lavoro, ambiente, reati e sicurezza, sicurezza sociale, istruzione e formazione, popolazione, sistema salute, turismo, reddito e ricchezza.

I risultati hanno messo in evidenza una realtà che ancora fatica a cambiare, ossia il divario tra Nord e Sud. Le province e le città metropolitane del Centro-Nord, infatti, continuano a mostrare una maggiore capacità di ripresa rispetto alle altre zone del Paese, dove invece sono maggiori le aree di disagio sociale e personale. In generale, però, l’analisi ha evidenziato un lieve peggioramento della qualità della vita in tutta Italia, risultando buona o accettabile in 62 province, rispetto alle 63 nel 2023 e alle 64 nel 2022.

Le ultime 5 province della classifica

In fondo alla classifica dedicata alla qualità della vita in Italia troviamo Caltanissetta (posizione 107), insieme a Reggio Calabria (106, la quale ha perso 11 posizioni dal 2023), Agrigento (105, caduta di un posto rispetto all’anno precedente), Cosenza (104) e Messina (103). Tra le città che hanno avuto risultati peggiori, retrocedendo rispetto all’anno 2023, citiamo Savona, scesa dal 43esimo al 63esimo posto.

L’indagine ha spiegato la presenza di Caltanissetta all’ultimo posto, considerandola un caso paradigmatico di provincia del Mezzogiorno dove sono presenti le tipiche vulnerabilità in molti degli aspetti relativi alla qualità della vita. Per esempio, la provincia di Caltanissetta si classifica nelle posizioni più basse nei vari criteri: nel gruppo 1 nella dimensione del sistema salute, nel gruppo 3 nelle dimensioni relative a reati e sicurezza e nelle posizioni di coda nelle restanti 7 dimensioni (affari e lavoro, ambiente, istruzione e formazione, popolazione, reddito e ricchezza, sicurezza sociale, turismo intrattenimento e cultura).

La top 5 delle province italiane per qualità della vita

Arriviamo alle prime in classifica partendo dalla quinta posizione, occupata da Trento, preceduta alla quarta posizione da Bologna e alla terza da Monza e della Brianza. Al secondo posto troviamo Bolzano e, al primo posto, Milano. La città meneghina continua ad accumulare primi posti in classifica: dopo il riconoscimento come città più smart d’Italia, arriva anche quello dedicato alla qualità della vita.

I risultati eccellenti ottenuti da Milano sono da ricercare negli ottimi piazzamenti conseguiti in molti degli ambiti considerati dall’indagine. La città metropolitana di Milano, infatti, possiede tutti gli elementi che dovrebbero caratterizzare un centro urbano di grandi dimensioni in termini di dotazione di servizi, reddito, gestione ottimale delle infrastrutture e vitalità del tessuto produttivo. L’unica dimensione dove ha mostrato delle debolezze è quella relativa ai reati e alla sicurezza, un elemento che la accomuna alle altre città metropolitane.

Agroalimentare, The European House Ambrosetti: Lombardia è protagonista

Agroalimentare, Lombardia protagonista, e primo settore manifatturiero in Italia per valore aggiunto. Oltre 66 miliardi di euro, più della produzione di macchinari e apparecchiature (43) e prodotti in metallo (37). Rispetto al Pil i 37 miliardi generati dall’agricoltura e i 29 da alimentare e bevande rappresentano il 3,8% del totale, più di Germania (2,6%) e Regno Unito (2,1%), meno di Francia (4,5%) e Spagna, paese con incidenza più alta (5,2%).

Sono alcuni dei dati anticipati giovedì 9 maggio  nella conferenza stampa di presentazione dell’8ª edizione del forum ‘La roadmap del futuro per il Food & beverage‘ organizzato da The European House Ambrosetti, in programma a Bormio (SO) il 7 e l’8 giugno 2024.

All’incontro sono intervenuti, insieme all’assessore regionale alla Montagna ed Enti locali, Valerio De Molli e Benedetta Brioschi, The European House Ambrosetti; Giovanni Pomella, Lactalis Italia; Gianluca Giovannetti, gruppo Amadori e Michel Beneventi, gruppo San Pellegrino.

Agroalimentare, i primati della Lombardia. Valtellina al top

Nel 2022 la filiera agroalimentare lombarda ha raggiunto un fatturato di 48 miliardi, con un aumento del 34% rispetto al 2015, confermando la sua leadership. Con un fatturato di 2,5 miliardi di euro nelle produzioni certificate nel 2022, + 15% rispetto al 2021, la regione raggiunge il primato italiano anche nell’export: 10,4 miliardi di euro nel 2023, + 84% rispetto al 2015. La regione è terza in Italia per numero di produzioni certificate. Con 75 tra Dop e IgpMantova, Brescia, Cremona, Sondrio e Lodi sono tra le prime 20 in Italia per valore della produzione certificata.

La Valtellina, i numeri

Un territorio d’eccellenza si contraddistingue per alcuni dati significativi: secondo la survey The House Ambrosetti, quella di Sondrio è la 3ª provincia italiana su 107 per impatto economico territoriale di prodotti a base di carne certificata, dopo Parma e Udine; con 850 ettari di vigne e 2.500 km di muretti a secco la Valtellina è il vigneto terrazzato più grande d’Italia; è, infine, la 4° provincia lombarda per produzione di vino, con 3,2 milioni di bottiglie l’anno e 24 milioni di euro di fatturato.

“Dati molto positivi e in continua crescita, quelli evidenziati oggi – ha commentato l’assessore alla Montagna ed enti locali – con un trend che va a consolidarsi. E la direzione tracciata è verso il prodotto di qualità, il made in Italy è questo. La Valtellina sarà protagonista nel mondo con l’evento olimpico, dovremo sfruttarlo al massimo per far conoscere insieme alle nostre bellezze anche i prodotti straordinari che realizziamo”.

I dati della filiera al completo

Nell’economia italiana cresce ancora il peso della filiera agroalimentare estesa (agricoltura, alimentare, distribuzione e intermediazione). Essa vale 586,9 miliardi di euro, l’8,4%in più rispetto al 2021 e + 29% sul 2015. Genera quasi 335 miliardi di valore, pari al 19% del Pil italiano. “Siamo il primo paese in Ue per prodotti certificati – ha ricordato De Molli -, 890 in totale, 326 dal mondo alimentare con 8,9 miliardi di euro, e 564 dal settore vinicolo per oltre 11 miliardi di euro”.

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