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Le location di La sua verità, la nuova serie crime Netflix girata in luoghi suggestivi

9 janvier 2026 à 14:30

Basata sull’omonimo romanzo del 2020 di Alice Feeney, la serie Netflix La sua verità è un avvincente crime drama che ruota attorno a due coniugi separati, Anna e Jack Harper. Sviluppata da William Oldroyd, la serie thriller psicologica vanta interpretazioni coinvolgenti di Tessa Thompson, Jon Bernthal, Pablo Schreiber, Marin Ireland, Sunita Mani, Rebecca Rittenhouse e Crystal Fox.

La storia si svolge tra la calda cittadina di Dahlonega e la vivace Atlanta, due ambientazioni che offrono contrasti visivi e contribuiscono a modellare la narrazione.

Di cosa parla

Lei è una giornalista in difficoltà, lui un detective. Quando Anna decide di condurre una vita ritirata nella sua cittadina natale, Dahlonega, la sua carriera giornalistica e la vita sociale ne risentono. Tuttavia, la scoperta di un misterioso omicidio trasforma la tranquilla routine di Dahlonega, portando Anna a investigare personalmente sul caso. Jack, scoprendo l’intrusione della moglie nell’indagine, comincia a sospettare di lei e la considera una possibile sospettata. Contemporaneamente, Anna sospetta che il suo ex nasconda qualcosa di cruciale legato al caso.

Dove è stata girata

Le riprese principali si sono svolte tra settembre e dicembre 2024, coprendo circa tre mesi di intenso lavoro. Tessa Thompson, che interpreta Anna, ha voluto condividere la sua esperienza sui social, descrivendo il cast e la troupe come “assolutamente straordinari” e sottolineando l’ottimo clima sul set.

La scelta di girare tra Atlanta e Dahlonega ha permesso di rappresentare con grande autenticità sia le atmosfere cittadine sia i paesaggi naturali, creando un equilibrio perfetto tra il thriller urbano e la tensione di una cittadina rurale immersa nelle montagne.

Atlanta
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Atlanta

Atlanta, Georgia

Le riprese di La sua verità si sono svolte principalmente in Georgia, con diverse scene girate ad Atlanta. La capitale dello Stato della Georgia, conosciuta come la “Hollywood del Sud”, ha offerto paesaggi diversificati, studi cinematografici all’avanguardia e una vasta disponibilità di attori e tecnici qualificati. Inoltre, le agevolazioni fiscali hanno reso Atlanta una scelta perfetta per la produzione Netflix.

Oltre alla città principale, il team si è spostato a Conyers, nella contea di Rockdale, a est del centro di Atlanta, per alcune sequenze. Anche Stone Mountain, in DeKalb County, è stata scelta come location. Qui il team ha lavorato presso Eagle Rock Studios, un complesso di produzione con due grandi soundstage di circa 37.000 piedi quadrati ciascuno. Stone Mountain ha una lunga storia come set cinematografico, ospitando film come Prisoners, Smokey and the Bandit e The Front Runner.

Stone Mountain
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Stone Mountain in Georgia

Dahlonega e la contea di Lumpkin

Per le scene ambientate nella cittadina di Dahlonega, il team di produzione si è spostato nella contea di Lumpkin, nel nord-est della Georgia, ai piedi delle Blue Ridge Mountains. Qui sono state girate molte scene chiave, soprattutto su North Chestatee Street e Damascus Church Road, oltre ad altre strade circostanti tra Lewis School Road e John Crow Road.

Le autorità locali e i residenti hanno collaborato attivamente per gestire traffico e deviazioni, permettendo al team di lavorare senza interruzioni. Cartelli informativi e indicazioni sui percorsi alternativi hanno aiutato a mantenere fluida la viabilità durante le riprese.

Dahlonega
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Dahlonega

San Siro e stadi delle Olimpiadi, come sono fatti quelli che vincono i premi di design più prestigiosi

11 novembre 2025 à 07:30

In Italia abbiamo stadi leggendari come San Siro a Milano (venduto recentemente a Inter e Milan), Juventus Stadium a Torino e Olimpico a Roma, veri templi del calcio e dello sport. Ma quando si parla di architettura d’avanguardia e design premiato a livello mondiale, il podio si sposta fuori dai confini del Belpaese. Nessuno di questi simboli italiani è infatti riuscito a conquistare un posto tra i vincitori del Prix Versailles 2025, il riconoscimento internazionale che celebra le strutture sportive più belle e innovative del pianeta.

Dalla Germania al Giappone, passando per gli Stati Uniti e la Cina, gli stadi premiati mostrano come lo sport possa fondersi con arte, tecnologia e sostenibilità, trasformando un’arena in un’esperienza urbana e sociale che mantiene un equilibrio perfetto tra benessere, condivisione ed eccellenza. Ecco i sei stadi più belli del mondo: capolavori di architettura contemporanea capaci di ospitare una grande varietà di eventi e che scrivono il futuro dei luoghi sportivi (anche quelli delle prossime Olimpiadi).

SAP Garden Munich, Germania

Un enorme edificio di 62.500 metri quadrati perfettamente integrato con il paesaggio grazie al suo tetto ricoperto di giardini è la struttura ambiziosa del SAP Garden di Monaco di Baviera, in Germania. Progettato dallo studio 3XN, è la casa dell’EHC Red Bull München (hockey su ghiaccio) e del Bayern Monaco (basket). L’arena principale ospita fino a 10.700 spettatori per l’hockey e 11.500 per il basket, grazie a tribune mobili regolabili che garantiscono una visuale perfetta da ogni angolazione.

Lo spettacolo sportivo si unisce a quello delle luci e dei media digitali che trasformano l’atmosfera e non mancano aree VIP, un ristorante, negozi, uffici, sale conferenze e una terrazza panoramica aperta al pubblico, visitabile anche in assenza di eventi sportivi. Un modello di architettura sostenibile, in cui estetica ed efficienza si fondono.

Le Colisée, Francia

A 13 minuti a piedi dall’iconica cattedrale di Chartres, nel cuore della città francese, sorge il nuovo spazio polifunzionale dedicato allo sport e alla cultura premiato ai Prix Versailles per la sua integrazione con il paesaggio e il recupero attento di un’ex area ferroviaria abbandonata. Progettato dallo studio Groupe-6 architectes, questo “colosseo” richiama il suo omonimo di Roma e la sala principale di forma ellittica ricorda i teatri dell’antichità.

Collegata direttamente alla stazione ferroviaria tramite una passerella pedonale, l’arena seminterrata segue la pendenza naturale del terreno, mentre il giardino pensile e la promenade sul tetto, arricchita da piante e spazi verdi, formano un nuovo spazio pubblico che accoglie residenti e visitatori.

Kagawa Prefectural Arena, Giappone

Affacciata sul Mare Interno di Seto, nei pressi della stazione ferroviaria e del terminal dei traghetti di Takamatsu, la Kagawa Prefectural Arena (nota anche come Anabuki Arena Kagawa), in Giappone, comprende tre palazzetti distinti, ognuno con proporzioni specifiche per discipline che spaziano dal basket alle arti marziali.

Progettata dallo studio SANAA, questa struttura moderna unisce sotto un unico tetto ondulato gli spazi della piazza, del parco e del porto, riconnettendo la città al mare. Le palestre sono senza muri e le tribune fungono da confine, mentre ampie vetrate panoramiche permettono alla luce naturale di inondare l’edificio da ogni lato.

Caesars Superdome, USA

Non è nata negli ultimi anni, ma questa struttura, rinnovata dopo i gravi danni subiti dall’uragano Katrina nel 2005, è tornata a risplendere e si guadagna un posto tra gli stadi più belli del mondo. Il Caesars Superdome di New Orleans, la “cattedrale” dei Saints, sorge a breve distanza dal fiume Mississippi ed è uno dei primi stadi coperti del football americano. Non ha perso il suo record: detiene ancora il primato di più grande struttura a cupola fissa del mondo.

Inserito nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici nel 2016, è stato ristrutturato dallo studio Trahan Architects, con l’obiettivo di prolungare la vita del complesso, ormai cinquantennale. Le novità inserite? Tre nuovi ingressi con atrio luminoso e accogliente; spazio interno ampliato; rivestimento di alluminio anodizzato con un nuovo design che richiama la forma scultorea dorata iconica dell’esterno del Superdome.

Uno stadio dall’aspetto più moderno e accessibile, dove innovazione e conservazione del patrimonio storico mantengono un perfetto equilibrio.

Caesars Superdome
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Il Caesars Superdome di New Orleans

Xi’an International Football Centre, Cina

Lo stadio e i campi di allenamento del Centro Internazionale di Calcio di Xi’an, situato a Fengdong, porta la firma di Zaha Hadid Architects (che hanno progettato anche una delle stazioni più belle del mondo). Dentro alla struttura a forma di sella, un’arena ultramoderna accoglie fino a 60.000 spettatori.

Non solo sport: questo centro rappresenta anche un nuovo spazio pubblico, con terrazze ombreggiate con vista sulla città e sui monti Qin, aree per il tempo libero e attività di ristorazione aperte ogni giorno sia per i residenti che per i visitatori.

Particolare attenzione è stata posta alla mitigazione dei venti freddi che provengono da nord, dalle linee sinuose dello stadio al materiale traslucido che protegge gli spettatori dalle intemperie e dalla luce diretta del sole, lasciando comunque filtrare la massima quantità di luce naturale.

Intuit Dome, USA

La nuova casa dei Los Angeles Clippers, a Inglewood, in California, sembra una palla da basket che entra nel canestro. Si chiama Intuit Dome e ha un’architettura spettacolare progettata da AECOM.

Costruita in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi estive del 2028, questa imponente struttura dedicata al basket promette un’esperienza immersiva a tutti visitatori, sia grazie al design degli interni sia grazie a murales e sculture di artisti locali di Los Angeles, oltre a diverse opzioni di intrattenimento tecnologico.

Italiani “pazzi” per gli Stati Uniti: cresce il numero di viaggiatori che sognano gli USA

Par : losiangelica
30 septembre 2025 à 10:29

Quanti di voi non hanno mai fantasticato su un viaggio coast to coast, con una Mustang rossa che sfreccia lungo la Route 66, la musica a tutto volume e un cielo sconfinato sopra la testa? Gli Stati Uniti continuano a esercitare un fascino irresistibile su di voi, viaggiatori italiani instancabili e curiosi. Anche in tempi turbolenti, quando le tensioni politiche e le notizie internazionali sembrano remare contro, l’America resta una calamita potente. E sapete una cosa? In questo 2025, il sogno a stelle e strisce cresce.

Mentre altri mercati hanno rallentato, scoraggiati da dichiarazioni infuocate e politiche discutibili, voi avete deciso di andare controcorrente. Avete riempito voli, prenotato tour, scovato mete alternative e trasformato il vostro desiderio di libertà in biglietti aerei e itinerari da film. Gli italiani, insomma, non si lasciano fermare da nulla: né dazi, né dichiarazioni di ex presidenti, né code ai controlli doganali.

Boom di italiani in viaggio negli USA nel 2025

I numeri parlano chiaro: il mercato italiano è tra i più vivaci in Europa. È cresciuto il numero di prenotazioni di italiani verso gli Stati Uniti con preferenze per le grandi città come New York e Los Angeles, ma c’è anche chi punta verso i parchi naturali e gli on the road come quello lungo la Route 66.

Un contributo importante è arrivato dalle compagnie aeree, che hanno fiutato l’entusiasmo e risposto alla grande con un aumento di rotte e tratte. Più voli diretti, più posti disponibili e, finalmente, una maggiore accessibilità anche dai principali aeroporti italiani.

Come riesce l’America a far battere il cuore così forte? Probabilmente è un mix di contrasti, il sogno americano e l’atmosfera da film che l’hanno fatta arrivare in cima alla wishlist di ogni viaggiatore.

Il Paese cambia, spaziando dal silenzio suggestivo del Grand Canyon al caos elettrizzante di Manhattan, arrivando poi alle spiagge californiane baciate dal sole. Possiamo dire che gli USA non sono quelli del film, ma sicuramente hanno tanto da raccontare. A spiegare questi dati è Mia Hezi, presidente dell’associazione Visit USA Italy, che lavora per poter rispondere concretamente alla domanda crescente dei viaggiatori supportandoli in modo concreto la promozione territoriale.

Gli italiani amano gli Stati Uniti e New York
iStock
New York tra le mete preferite dagli italiani che visitano gli Stati Uniti

Viaggiare negli Stati Uniti: le novità

Il 2025 è stato l’anno dei grandi cambiamenti per chi ha gli USA nel cuore e nel passaporto. Partiamo dal punto dolente: l’Esta, ovvero l’autorizzazione elettronica necessaria per entrare nel Paese, ha subito un rincaro. Dal 30 settembre 2025, il costo è passato da 21 a 40 dollari. Un aumento, certo, ma nulla che possa fermare chi sogna di passeggiare per Times Square o sorseggiare un caffè a Venice Beach.

La buona notizia, però, arriva dal fronte tecnologico. Finalmente potete dire addio a file interminabili e attese infinite grazie al Mobile Passport Control, una nuova app gratuita della U.S. Customs and Border Protection. In pratica, una scorciatoia digitale per velocizzare i controlli all’ingresso negli Stati Uniti. Basta scaricarla, compilare le informazioni richieste e il gioco è fatto: il vostro passaggio alla frontiera sarà più rapido, smart e senza stress.

Le location più spettacolari dei film con Robert Redford

16 septembre 2025 à 16:56

Se n’è andato il 16 settembre 2025, all’età di 89 anni, Robert Redford, uno degli attori più belli e bravi in assoluto. Nella vita ha girato più di 70 film, per alcuni dei quali è stato anche produttore esecutivo. Dalle commedie ai thriller, dai film romantici ai Western, il genere spazia in tutti campi.

Noi ce lo ricorderemo, oltre che per alcuni suoi ruoli indimenticabili, anche per le ambientazioni di alcuni suoi celebri film. Da notare che quasi tutte le location più spettacolari dei suoi film si trovano negli Stati Uniti d’America, sua patria. Tranne una.

Lake Powell, il labirinto d’acqua scolpito nel deserto

Par : elenausai10
26 août 2025 à 16:17

Lake Powell è uno di quei luoghi che incarnano alla perfezione l’immaginario del viaggio da sogno negli Stati Uniti. Incorniciato da canyon di arenaria rossa e cieli infiniti, questo bacino artificiale nato dall’incontro tra ingegneria e natura è il secondo più grande del Paese: si estende per quasi 300 chilometri tra Utah e Arizona, regalando panorami mozzafiato e infinite possibilità di avventura.

Che arriviate da Kanab, dopo esservi immersi nelle meraviglie di Bryce Canyon o Zion, o che facciate tappa a Page, cuore pulsante della zona, Lake Powell saprà conquistarvi con la sua atmosfera sospesa tra deserto e acqua, diventando il punto di partenza ideale per esplorazioni indimenticabili.

Perché il Lake Powell è un posto incredibile

Per capire perché il Lake Powell rappresenta uno dei posti più incredibili degli Stati Uniti d’America, dovete immaginare un lago che si estende per oltre 300 chilometri e che nasconde quasi duemila miglia di costa, più del doppio di quella californiana. Il Lake Powell è un bacino capace di contenere fino a 27 milioni di acri-piede d’acqua, profondo 170 metri alla diga, tanto da poter coprire l’intero stato dell’Ohio con un metro d’acqua!

Ci sono voluti ben 17 anni, dal 1963 al 1980, perché il fiume Colorado lo riempisse completamente, dando vita a un paesaggio unico, fatto di canyon scolpiti nell’arenaria rossa, calette nascoste e 96 grandi gole laterali da esplorare. È un vero paradiso per chi ama la natura e l’avventura: dalle escursioni in kayak lungo le sue insenature ai tour in houseboat, dalla pesca al paddleboarding, senza dimenticare la fotografia, che qui trova scenari da cartolina a ogni curva.

Un labirinto d’acqua nel deserto

Oltre a essere un enorme bacino artificiale, importante per le comunità locali, il Lake Powell è anche un paesaggio quasi surreale. Qui, l’acqua si insinua tra le pareti di arenaria rossa creando un intricato labirinto di canyon sommersi, grotte naturali e calette nascoste. La geologia del Glen Canyon, scolpita nei secoli dal vento e dal fiume Colorado, regala scenari che sembrano appartenere a un altro pianeta.

Navigare tra queste gole strette e sinuose significa entrare in un mosaico di contrasti, dove il blu intenso del lago incontra il rosso infuocato della roccia, con riflessi che cambiano a ogni ora del giorno.

Dove si trova e come arrivare al Lake Powell

Situato nel cuore della Glen Canyon National Recreation Area, il Lake Powell si estende tra l’Arizona settentrionale e lo Utah meridionale. Chi desidera arrivarci, deve tenere come punto di riferimento la cittadina di Page, in Arizona, facilmente raggiungibile in auto.

Da Las Vegas ci vogliono circa 4 ore e mezza di viaggio, mentre da Phoenix o da Salt Lake City il tragitto dura intorno alle 5-6 ore. Molti viaggiatori arrivano qui dopo aver visitato i parchi nazionali vicini, come Zion e Bryce Canyon nello Utah o il Grand Canyon in Arizona. Proprio per questa posizione strategica, Lake Powell diventa una tappa ideale da inserire in un road trip nel Southwest americano.

6 motivi (+1) per cui Savannah è la città d’America da visitare assolutamente

1 août 2025 à 16:44

Savannah è una delle città storiche degli Stati Uniti d’America. Fondata nel 1733, era la capitale della Georgia prima che lo diventasse Atlanta. Durante la rivoluzione americana e la guerra civile americana, era una città portuale molto strategica – era il porto più a Sud delle 13 colonie – tanto da diventare una delle più importanti per il commercio e, quindi, anche molto ricca. In quegli anni vennero costruiti bellissimi edifici e mansion che ancora oggi caratterizzano il centro storico di Savannah e, visitarla, è come fare un salto indietro al tempo dei primi coloni americani.

Ogni anno, le strade dell’Historic District, le sue 23 piazze con i parchi, i bellissimi edifici storici e i battelli a vapore che navigano sul fiume Savannah attirano milioni di visitatori. Il centro di Savannah mantiene in gran parte il piano urbano originale disegnato dal fondatore James Oglethorpe.

1. Scoprire l’Historic District

Il centro storico di Savannah non è enorme, ma vi sono concentrati tantissimi siti storici, palazzi e monumenti, musei e, soprattutto, tante deliziose piazze alberate e ombreggiate che d’estate sono una vera manna: se ne contano ben 23. Passeggiare lungo le strade e le piazze del parco è il modo migliore per scoprire Savannah.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Un viale alberato di Savannah

2. Passeggiare in River Street

Come dice il nome, River Street è un viale storico acciottolato lungo 3 km che costeggia il fiume Savannah ed è uno dei waterfront più iconici degli Stati Uniti d’America. SI tratta di passeggiata lungofiume dove c’è movimento tutto il giorno e persino la sera, per via dei negozi, i locali e i ristoranti frequentatissimi dai turisti. Ci sono ancora gli storici magazzini di cotone costruiti proprio a ridosso del fiume, ben conservati e oggi convertiti in boutique, gallerie d’arte, pub e hotel. Da qui si può salire a bordo della Belle.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La celebre River Street a Savannah

3. Fare un tour sul battello storico Belle

Il delizioso Belle è un battello che effettua servizio di trasporto pubblico gratuito e che collega il centro di Savannah (River Street) e Hutchinson Island, dove un tempo c’erano le piantagioni di cotone e oggi ospita hotel e campi da golf. Un giro in battello è assolutamente consigliato per ammirare lo skyline della città e per sentirsi come i coloni inglesi che arrivarono qui nel XVIII secolo. È operativo tutti i giorni, tranne il Giorno del Ringraziamento, Natale e Capodanno.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La Belle attraccata al porto turistico di Savannah lungo River Street

4. Prendere il tram

Fino a una ventina di anni fa, per Savannah giravano i River Street Streetcar, dei tram storici degli Anni ’30 soprannominati “Dottie” usati come mezzo di trasporto pubblico che sfruttavano la linea ferroviaria poi dismessa. Oggi, questo servizio viene svolto a livello turistico dai trolley che fanno il giro del centro storico, ma non solo, perché toccano il City Market e alcune piazze storiche, e consentono di salire e scendere alle diverse fermate proprio come i comuni hop-on/hop-off. Conn un unico biglietto di può viaggiare per 24 o 48 ore, a seconda del soggiorno.

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@Visit Savannah
Il tram turistico in giro per Savannah

5. Tour dei giardini storici di Savannah

La storia di Savannah è evidente nella sua splendida architettura, ma oltre agli edifici ci sono paesaggi splendidamente conservati, maestose querce accuratamente potate, fontane zampillanti e giardini curatissimi. Questi giardini storici erano fondamentali per la coltivazione di frutta e piante aromatiche, per la socializzazione o semplicemente per abbellire le palazzine dei ricchi di un tempo e che ancora oggi arricchiscono la città. Uno dei più belli si trova in Lafayette Square davanti all’Andrew Low House Museum, una piccola oasi urbana dove un tempo di coltivavano tè di oliva e camelie, con un vialetto in pietra che conduce all’ingresso della casa.

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@John Alexander
L’Andrew Low House Museum con il suo bellissimo giardino a Savannah

Un altro è il Girl Scout Playground, il giardino della casa privata di Juliette Gordon Low, fondatrice delle girl scout, oggi il primo Monumento Storico Nazionale Registrato di Savannah e sede delle Girl Scout degli Stati Uniti d’America. Un altro appartiene alla Owens-Thomas House & Slave Quarters, una casa-museo che racconta la storia dei ricchi di Savannah e dei loro schiavi che vivevano nella stessa casa. Era un cortile di lavoro prima di trasformarsi in un giardino con rose, azalee e ginepri che circondano la fontana centrale. Infine, c’è quello del Davenport House Museum, una delle prime case di Savannah a essere stata preservata tanto aver ricevuto il Preserve America Presidential Award. Il giardino ha uno splendido laghetto, circondato da gelsomini e azalee. Un’oasi perfetta dove rilassarsi dopo una visita alla casa.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La Owens Thomas House, la casa-museo della schiavitù di Savannah

6. Visitare l’American Prohibition Museum

Situato nel famoso City Market di Savannah, il Museo del Proibizionismo Americano è il primo e unico museo negli Stati Uniti dedicato alla storia del Proibizionismo. Ripercorrendo un’epoca di gangster, contrabbandieri di rum e di flapper, questo interessantissimo museo riporta in vita i Ruggenti Anni Venti con oltre 20 mostre inebrianti e un autentico speakeasy nascosto. Dotato di tecnologie di ultima generazione, il museo accompagna i visitatori in un viaggio nel passato fino ai primi anni del 1900, quando le manifestazioni anti-alcool dilagarono in tutto il Paese e la lotta dell’America contro le bevande alcooliche venne portata alla luce.

Savannah calesse
@Visit Savannah
Un calesse per le strade di Savannah

7. Visitare Tybee Island

Appena fuori dal centro abitato, Savannah è circondata da una serie di isolette e spiagge che catapultano il visitatore in un ambiente completamente diverso: quello dell’immensità del fascino dell’Oceano Atlantico. Tra i luoghi assolutamente da non perdere c’è Tybee Island, dominata dal faro più antico e più alto della Georgia, dove stendersi a prendere il sole in una delle gigantesche spiagge di sabbia fine (consigliata è North Beach), rilassarsi in uno dei diversi beach bar con una birra in una mano e un crab sandwich nell’altra, ammirare i surfisti, fare una gita in kayak tra le paludi e le mangrovie. Davvero inaspettato. Ma il bello degli Stati americani è che riescono sempre a sorprenderti!

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La spiaggia di North Beach a Tybee Island, Georgia

Viaggio nel triangolo storico, la culla degli Stati Uniti d’America

1 août 2025 à 11:31

Questo è un viaggio nel cuore degli Stati Uniti d’America, là dove tutto è cominciato. Quello che abbiamo percorso e che vi proponiamo nello Stato della Virginia, sulla East Coast, è un itinerario alla scoperta di luoghi ancora poco noti ai turisti italiani, che spesso preferiscono frequentare le mete classiche statunitensi e che, invece, siamo certi li lasceranno incredibilmente sorpresi.

La culla degli Usa è conosciuta come “triangolo storico” (“Historic Triangle”), e comprende alcune cittadine dove i primi coloni britannici si stabilirono quando vennero nel Nuovo Mondo, 400 anni or sono.

Si trova all’interno di uno dei parchi nazionali americani, il Colonial National Historical Park. Il “triangolo” comprende tre cittadine che meritano una visita, consentendo di ripercorrere le vicende che hanno reso gli Stati Uniti d’America il Paese che è oggi: Jamestown, Williamsburg e Yorktown. Il “triangolo storico” si trova a poco più di un paio d’ore di auto dalla Capitale, Washington D.C. e sono collegate tra loro dalla strada panoramica Colonial Parkway, perfetta per un road trip diverso dai classici negli Stati Uniti.

Jamestown, la prima Capitale d’America

È a Jamestown che nacque la prima colonia americana nel XVII secolo. La città, così chiamata in omaggio al re d’Inghilterra James I e affacciata sull’omonimo fiume James, fu anche la prima Capitale della Virginia (oggi è Richmond). La prima spedizione britannica della Compagnia di Londra raggiunse la costa degli Stati Uniti all’altezza di Chesapeake Bay, ma essendo la posizione molto esposta, i marini risalirono il fiume e si fermarono in un punto più protetto, quello che poi divenne Jamestown, appunto.

Tra gli eroi cittadini c’è un “certo” John Smith, un mercenario che ebbe il merito di instaurare ottimi rapporti con i nativi americani, in particolare con un’indiana di nome Pocahontas, la cui storia ha ispirato il celebre cartoon della Disney.

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123RF
Dentro il forte di Jamestown, Virginia

Oggi, la città è stata ricostruita come una sorta di parco a tema e prende il nome di Jamestown Settlement. All’interno, oltre a un grande museo che ospita più di 500 manufatti originali, è stato ricostruito il villaggio indiano della popolazione dei Paspahegh, un forte inglese – James Fort – e il porto con le repliche dei tre velieri che portarono i primi coloni in Virginia nel 1607. Alcuni figuranti fanno rivivere ai visitatori l’esperienza dell’epoca e, come un museo vivente, si può interagire con i personaggi come fossero veri abitanti del luogo, dagli indiani nativi (i primi abitanti di questa zona), ai coloni britannici che li cacciarono fino agli schiavi portati dall’Africa. Ogni anno, il 13 maggio si celebra l’anniversario della fondazione di Jamestown, con spari di cannoni, spettacoli in acqua e tantissimi altri eventi.

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123RF
Le repliche di alcuni velieri a Jamestown

Colonial Williamsburg, un museo open air

Williamsburg è considerato, invece, il più grande museo storico vivente. Fu qui che vissero personaggi come Thomas Jefferson, James Monroe e altri che iniziarono a costituire gli Stati Uniti d’America. Fu proprio Williamsburg  la Capitale a partire dal 1699.

Ancora oggi, nel quartiere più antico, Colonial Williamsburg, è come fare un salto indietro nel tempo. Le antiche case di legno o di mattoni rossi costruite tra il ’600 e il ‘700 erano quelle abitate dai primi coloni e ancora oggi figurati in costumi dell’epoca, ma anche gente normale che ama indossare gli abiti tradizionali, si aggirano per le strade come fossero ancora nel 1600.

@Courtesy of Virginia Tourism Corporation
Il palazzo del Governatore nella Colonial Williamsburg, nello Stato della Virginia

Sono circa 300 gli edifici storici dalla città coloniale, una novantina dei quali ancora originali, mentre altri sono stati restaurati se non addirittura ricostruiti tali e quali grazie ai finanziamenti negli Anni ’60 da parte di John D. Rockefeller Jr.. S’affacciano su strade sterrate, i cui nomi evocano i personaggi storici dell’epoca come Queen Street, Duke of Gloucester Street (considerata la via più storica d’America), North England Street e via dicendo, attraversate da calessi trainati da cavalli.

Alcuni di questi vecchi edifici ospitano bed and breakfast con arredi dell’epoca, per un romantico tuffo nell’età coloniale americana, mentre altri sono taverne e ristoranti. La più famosa è la Christiana Campbell’s Tavern frequentata regolarmente anche da George Washington.

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123RF
Gli antichi edifici dell’Historical Williamsburg, Virginia

Uno dei momenti più suggestivi per visitare Williamsburg è il periodo natalizio, quando tutto il quartiere storico viene illuminato a festa alla maniera settecentesca e i numerosi negozi che vendono gli oggetti dell’epoca abbondano di ogni curiosità.

Yorktown e la Guerra d’indipendenza

La cittadina di Yorktown, infine, è quella dove si conclusero le prime lotte per l’Indipendenza e che videro la nascita della nuova Nazione. Del primo abitato storico sono rimaste poche case, alcune oggi di proprietà privata. È qui che il generale britannico Charles Cornwallis si arrese al generale Washington nel 1781, tanto che questa sconfitta pose termine alla Guerra d’Indipendenza americana.

Tra i tour consigliati, c’è la visita del campo di battaglia. Ma Yorktown ebbe un ruolo importante anche nella Guerra civile americana in quanto maggior porto per lo scarico dei rifornimenti.

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@Courtesy of Virginia Tourism Corporation
Il campo di battaglia Yorktown, nella Virginia

A Yorktown si può visitare anche l’American Revolution Museum che racconta proprio la storia della fondazione del Paese. Anche in questo caso, una parte è al chiuso con mostre permanenti, mentre un’altra è all’aperto, mostra la ricostruzione di un accampamento militare e ripercorre le tappe della rivoluzione. Ogni anno, il 4 luglio, Giorno dell’Indipendenza americana, a Yorktown ricorre la Liberty Celebration per ricordare l’anniversario della firma della Dichiarazione d’indipendenza.

La strada panoramica Colonial Parkway

Le tre città del “triangolo” sono collegate tra loro da una splendida strada panoramica, la Colonial Parkway, un tratto di una delle National Scenic Byway, quelle strade che, per bellezza di panorami naturali o per rilevanza storica, archeologica e culturale, meritano di essere percorse negli Stati Uniti. Ne esistono 184, tra le quali c’è anche la mitica Route 66 (che nel 2026 celebra il suo centesimo anniversario), e questa è una di loro.

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@Courtesy of Virginia Tourism Corporation
Lungo la Colonial Parkway in Virginia

La strada, lunga 37 chilometri e quasi del tutto alberata, e quindi bellissima in ogni stagione – immaginatela con il foliage autunnale – costeggia il James River e lo York River e attraversa ponti di mattoni e tunnel, come quello che passa sotto tutta la Colonial Williamsburg. Dà l’impressione di percorrere una vera strada di epoca coloniale, di quelle attraversate dalle carrozze e dai soldati a cavallo (è vietata ai camion). Alcuni tratti sono addirittura sterrati. Di tanto in tanto s’incontrano info point e punti panoramici dove fare una sosta. La Colonial Parkway inizia a Jamestown, dove nacque la colonia della Virginia, sulle sponde del fiume James, e passa da Williamsburg, che dista solo 12 km, per terminare, dopo 23 km, a Yorktown.

Come raggiungere l’Historic Triangle

Per visitare l”Historic Triangle” è possibile acquistare un biglietto unico che consente di accedere a tutti i luoghi. Il biglietto vale sette giorni e permette l’accesso illimitato ai tre siti storici, Colonial Williamsburg, compresi i negozi e le case-museo, Jamestown Settlement, l’American Revolution Museum e il campo di battaglia di Yorktown. Per gli appassionati di Stati Uniti, di storia, per una vacanza tra storia e natura, questo è il viaggio perfetto.

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123RF
Williamsburg, nel “triangolo storico” della Virginia

Viaggiare negli Stati Uniti potrebbe costare fino a 250 dollari: chi paga e in quali casi

23 juillet 2025 à 13:33

Negli Stati Uniti, è stata di recente approvata l’introduzione di una nuova tassa chiamata Visa Integrity Fee (tassa per l’integrità del visto) che, a partire dal 1° ottobre 2025, sarà applicata a milioni di visitatori stranieri. La tassa di 250 dollari fa parte di una serie di modifiche introdotte dal disegno di legge sulla politica interna “One Big Beautiful Bill” (H.R.1) firmata il 4 luglio 2025 approvata dall’amministrazione del presidente Donald Trump e destinata a finanziare il controllo dell’immigrazione e a contrastare gli overstay.

Secondo le statistiche del Dipartimento di Stato americano, nel 2024 sono stati rilasciati visti non-immigranti a circa 11 milioni di visitatori. La tassa, che potrebbe essere rimborsabile (ma i dettagli non sono ancora chiari), si applicherà alle categorie di visto non-immigranti, inclusi i turisti stranieri, viaggiatori d’affari e studenti. Ecco cosa bisogna sapere se dovete fare un viaggio negli Stati Uniti d’America a partire da ottobre.

Chi deve pagare la tassa di 250 dollari?

La Visa Integrity Fee si applicherà a qualsiasi cittadino straniero che necessiti di un visto non-immigrante per entrare negli Stati Uniti. Tra questi rientrano, tra gli altri, viaggiatori business, turisti (B‑1/B‑2), lavoratori temporanei (H‑1B), studenti e turisti per motivi medici. La tassa di 250 dollari si aggiungerà al costo di 185 dollari del visto non-immigrante che già si paga. Il che significa che la cifra potrebbe tranquillamente arrivare a 435 dollari a persona. E ogni anno la cifra sarà adeguata all’inflazione, quindi sarà sempre più cara.

Chi è esente dalla Visa Integrity Fee?

La Visa Integrity Fee non si applicherà ai diplomatici (visti A e G) e ai viaggiatori del Visa Waiver Program ovvero la maggior parte dei visitatori coperti dal programma di esenzione dal visto degli Stati Uniti. I visitatori provenienti dai Paesi che aderiscono al programma di esenzione dal visto, che include la maggior parte dell’Europa, nonché Australia, Cile, Israele, Giappone, Qatar, Corea del Sud e Regno Unito, tra gli altri, non saranno soggetti al pagamento della tassa. Anche la maggior parte dei visitatori canadesi non sarà interessata.

Che differenza c’è tra Visa Integrity Fee, Visa Waiver Program ed ESTA?

Cerchiamo di riassumere la differenza tra la nuova tassa che entrerà in vigore a ottobre, il Visa Waiver Program e l’ESTA.

Visa Integrity Fee

È una nuova tassa di 250 dollari che entrerà in vigore dal 1° ottobre 2025e che si applicherà ai visti rilasciati a cittadini stranieri che non rientrano nel Visa Waiver Program.

  • Dovrà pagarla solo chi richiede un visto non-immigrante (es. B-2, F-1, J-1, H-1B)
  • Non si applica ai viaggiatori con ESTA/Visa Waiver Program
  • Serve a finanziare il monitoraggio degli overstayer ovvero coloro che si trattengono illegalmente nel Paese oltre il limite temporale previsto dal permesso ottenuto
  • Si paga solo se il visto viene approvato

Visa Waiver Program (VWP)

È un programma che permette ai cittadini di Paesi autorizzati (tra cui l’Italia) di entrare negli Stati Uniti senza visto per turismo o affari e di restare fino a un massimo di 90 giorni.

  • Non serve alcun visto
  • Basta un’autorizzazione elettronica (ESTA)
  • Non consente di lavorare né studiare negli USA
  • Il soggiorno non è estendibile

ESTA (Electronic System for Travel Authorization)

È un’autorizzazione elettronica ed è il permesso che si deve ottenere per viaggiare negli USA tramite il Visa Waiver Program.

  • Si compila online e serve per viaggiare negli Stati Uniti (anche se solo in transito) a chi non possiede un visto
  • Da poco è stato introdotto l’obbligo di caricamento di un selfie da parte del richiedente. È fondamentale che il selfie rispetti specifici criteri di qualità e formato, similmente a quanto richiesto per le fototessere dei documenti d’identità. Un selfie non conforme ai requisiti – sfocato, con illuminazione insufficiente, in cui il volto non sia ben visibile o con elementi che ne alterino il riconoscimento – può comportare il rifiuto o l’annullamento della richiesta ESTA
  • Costa circa 21 dollari
  • Vale due anni (o fino alla scadenza del passaporto)
  • È obbligatoria, ma non garantisce l’ingresso negli USA
Documento Cos’è Chi lo richiede Costo Note
Visa Waiver Program Programma di viaggio Cittadini di Paesi esenti da visto (es. Italia) Gratuito Permette l’ingresso senza visto per 90 giorni. Serve l’ESTA.
ESTA Autorizzazione elettronica Viaggiatori del VWP Circa 21 USD Si richiede online. Dura 2 anni.
Visa Integrity Fee Tassa Chi richiede un visto USA (non VWP) 250 USD Solo se il visto viene approvato. Non si applica all’ESTA/VWP.

Le ripercussioni sul turismo internazionale

L’industria del turismo si sta preparando all’impatto della nuova tassa. Persino chi sosteneva l’obiettivo di rafforzare le norme sull’immigrazione negli Stati Uniti si è oppostio alle tasse, ritenendole un inutile ostacolo ai viaggi internazionali. Sono aumentate anche le preoccupazioni tra i tifosi di calcio internazionali in vista dei Mondiali del 2026, che saranno ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico.

La nuova tassa va ad aggiungersi al crescente senso di incertezza che circonda i viaggi internazionali verso gli Stati Uniti. In una dichiarazione rilasciata questo mese, Geoff Freeman, presidente e amministratore delegato della U.S. Travel Association,  un’associazione di categoria che promuove i viaggi da e per il Paese, ha definito le tasse “insensate”, scrive il New York Times, elogiando al contempo i miglioramenti apportati dal disegno di legge alle infrastrutture e alla sicurezza.

I viaggiatori riceveranno un rimborso per la tassa?

Sebbene la tassa sia obbligatoria per la richiesta di un visto non-immigrante, i viaggiatori possono essere rimborsati dopo il viaggio, purché rispettino le restrizioni del visto. Il disegno di legge non specifica le modalità di elaborazione dei rimborsi. A ottobre se ne saprà di più. Ma fino ad allora non cambia nulla per chi deve andare negli Stati Uniti.

Il Sentiero degli Appalachi non è per tutti: ecco perché vale la pena

Par : cdelgiudice
21 juin 2025 à 12:20

Lo spirito di un cammino di questa portata è fatto di sfida, solitudine, immersione totale nella natura e rinascita interiore: siamo lungo il Sentiero degli Appalachi. Un percorso che attraversa per intero l’anima verde e antica della costa orientale degli Stati Uniti e che regala a chi lo percorre qualcosa che va ben oltre i chilometri macinati.

Questo è il potere del Sentiero degli Appalachi (o Appalachian Trail, abbreviato in A.T.), uno dei trekking più celebri e lunghi al mondo.

Dove si trova e origini del cammino

Creato negli anni ’20 e completato nel 1937 grazie all’opera di appassionati volontari e di numerosi club escursionistici, il Sentiero degli Appalachi è oggi considerato il più lungo sentiero escursionistico al mondo. Ogni anno attira migliaia di escursionisti da tutto il globo, tra cui i cosiddetti thru-hikers – coloro che percorrono l’intero tragitto in una sola stagione – e i section-hikers, che affrontano il sentiero a tappe nell’arco di più anni.

È lungo quasi 3.540 km, si snoda tra le vette ondulate degli Appalachi dal Georgia fino al remoto Maine, attraversando 13 Stati e una moltitudine di paesaggi e climi diversi. Non è una semplice passeggiata, ovviamente: è un’avventura autentica che richiede preparazione, resistenza e spirito di adattamento. E per questo, ripaga con paesaggi mozzafiato, incontri inaspettati, amicizie nate sul sentiero e la consapevolezza di essere capaci di più di quanto si immaginava.

13 Stati per completare l’intero Appalachian Trail

Le tappe principali del Sentiero degli Appalachi vanno suddivise sui 13 Stati, sapendo che ciascuno può pianificare il proprio percorso a seconda del tempo e della disponibilità: chi si lancia nel thru-hike completo deve calcolare almeno 5-7 mesi… per non dire che serve prendersi un anno sabbatico!

Per chi ha meno tempo, percorrere solo alcune sezioni iconiche dell’A.T. è un’ottima opzione: ad esempio, la Hundred-Mile Wilderness o il tratto delle White Mountains offrono esperienze memorabili.

  • Georgia (125 km): da Springer Mountain inizia ufficialmente il sentiero, tra foreste fitte e crinali bassi. I dislivelli sono importanti, come quelli che si affrontano attraversando le Blood Mountain.
  • Carolina del Nord/Tennessee (366 km): le Great Smoky Mountains regalano panorami indimenticabili, salite dure e l’altitudine più alta dell’intero A.T., il Clingmans Dome.
  • Virginia (866 km): è il tratto di sentiero più lungo all’interno di un solo Stato, con boschi antichi e la suggestiva sezione di McAfee Knob, uno dei punti panoramici più fotografati.
  • Virginia Occidentale (7 km): breve ma affascinante passaggio nella cittadina storica di Harpers Ferry, sede dell’Appalachian Trail Conservancy.
  • Maryland (64 km): tratto collinare e scorrevole, piuttosto breve rispetto agli altri, adatto ai principianti o per una sezione “veloce”.
  • Pennsylvania (376 km): la sezione più temuta dai thru-hikers per il fondo roccioso che mette alla prova scarpe e caviglie: non a caso, la chiamano “Rocksylvania”.
  • New Jersey (116 km): qui l’A.T. scorre lungo crinali con viste spettacolari, attraversando zone umide e riserve naturali.
  • New York (145 km): include il tratto più antico del sentiero. Passaggio panoramico su Bear Mountain e nel parco di Harriman.
  • Connecticut (82 km): le foreste mature e le gole come Sages Ravine offrono un’immersione nel verde più spettacolare.
  • Massachusetts (144 km): salite e discese tra montagne di media altezza, con la suggestiva Greylock Mountain e distese di valli boscose.
  • Vermont (241 km): verdi colline e i celebri ponti coperti, con salite progressivamente più dure.
  • New Hampshire (253 km): una delle sezioni più dure: le White Mountains, terreno alpino con meteo instabile e dislivelli impegnativi.
  • Maine (452 km): il tratto finale è il più selvaggio, con la leggendaria Hundred-Mile Wilderness e la salita conclusiva al Monte Katahdin, una vera prova di resistenza e volontà.

Come prepararsi al cammino

Il Sentiero degli Appalachi è una sfida vera. Non tanto per le altitudini estreme – il punto più alto è Clingmans Dome (oggi chiamato Mount Kuwohi) a 2.025 metri, sulle Smokey Mountains – ma per la lunghezza, la solitudine e la ripetitività del gesto, che diventa quasi meditativo.

Quando partire e come allenarsi

I thru-hikers tradizionali partono in primavera, tra marzo e aprile, da Sud per evitare le nevi del Maine. Alcuni scelgono invece di partire da Nord in estate per poi ridiscendere lungo il percorso.

L’allenamento è fondamentale: si cammina giorno dopo giorno, sotto la pioggia o nel sole cocente, attraversando foreste infinite, pietraie scivolose, torrenti gelidi, salite spacca-gambe e discese che mettono a dura prova ginocchia e caviglie.

Dunque, è fondamentale prepararsi fisicamente e mentalmente: allenare gambe e schiena, testare l’equipaggiamento e pianificare con cura le tappe.

Fare pace con il peso dello zaino è uno degli allenamenti più importanti: non saranno solo le gambe a farsi sentire per la fatica, ma saranno soprattutto la schiena e le spalle a dolere per il carico! Nel prossimo paragrafo qualche consiglio su come ovviare a questo problema.

Zaino, equipaggiamento e sicurezza

Un elemento essenziale della preparazione è ottimizzare il proprio zaino: ogni grammo conta, soprattutto nei tratti più isolati. È fondamentale imparare a viaggiare leggeri, portando solo ciò che è strettamente necessario per sopravvivere e camminare in sicurezza. Tra gli elementi imprescindibili ci sono:

  • una scorta adeguata di cibo e acqua;
  • pastiglie per purificare l’acqua o un filtro portatile, poiché lungo il sentiero spesso ci si troverà a dover bere da ruscelli o fiumi;
  • kit di pronto soccorso, con tutto ciò che potrebbe servirvi, dagli antibiotico agli antidolorifici, ma anche cerotti e bende, e un buon disinfettante;
  • mappe dettagliate o un dispositivo GPS affidabile: benché il sentiero sia ben segnato da bande bianche dipinte su tronchi e rocce, in alcune aree la segnaletica può risultare carente o ambigua, e smarrirsi è un rischio concreto.

Nel tratto più remoto, il celebre Hundred-Mile Wilderness del Maine, l’isolamento è quasi totale: niente strade, zero centri abitati per giorni. Qui è necessario essere completamente autosufficienti, portando viveri per dieci giorni e affrontando con determinazione un ambiente tanto affascinante quanto inospitale.

Infatti, è bene ricordare che la meravigliosa Madre Natura può anche essere ostile. Le principali difficoltà non sono tanto gli animali – sebbene si attraversino tratti popolati da orsi neri, serpenti velenosi e occasionali alci – quanto le condizioni meteorologiche. Temporali improvvisi, freddo pungente anche in piena estate, zanzare, mosche nere e zecche (portatrici di malattie come la sindrome di Lyme, attenzione a portarsi repellente e pinzette per rimuoverle subito e nel modo più corretto in caso di morso) sono compagni di viaggio inevitabili.

Per affrontare l’A.T. servono, quindi, una buona preparazione fisica, un robusto spirito di adattamento e la capacità di gestire imprevisti e autonomia totale. Nonostante i pericoli, l’esperienza che si porta a casa è unica e profondamente trasformativa.

Dove dormire e cosa mangiare lungo il percorso

Lungo l’A.T. si trovano più di 250 rifugi e numerose aree per campeggiare. I rifugi sono spesso semplici strutture aperte su un lato, con pavimenti in legno, situate vicino a una fonte d’acqua e a una latrina rudimentale. Sono disponibili in modalità “primo arrivato, primo servito”, come i nostri bivacchi alpini, perciò portare con sé una tenda leggera è sempre una scelta saggia in caso si resti fuori.

In alcune sezioni, come le White Mountains nel New Hampshire, l’Appalachian Mountain Club gestisce capanne con servizi più completi (alloggio e pasti), ma altrove l’autosufficienza è la norma. Molte cittadine lungo il percorso offrono anche soluzioni per un pernottamento comodo, magari per una meritata pausa tra un tratto e l’altro.

Quando scegliere questo cammino

Alla fine, il vero significato di un’esperienza come quella sul Sentiero degli Appalachi non è solo nei chilometri percorsi. È la trasformazione che avviene dentro: la natura sa rimettere ordine nei pensieri, spogliare l’essere umano delle maschere e delle abitudini, riportandolo a una dimensione più autentica.

Camminare per settimane nella solitudine delle foreste, sotto la pioggia o tra le vette spazzate dal vento, insegna l’essenzialità, la pazienza e la gratitudine. Ti mostra quanto sei piccolo di fronte alla grandezza del creato e, al contempo, quanto sei forte perché riesci a vivere in comunione con esso.

Per chi cerca una grande sfida, un’avventura indimenticabile e un’occasione per ritrovare se stessi, il Sentiero degli Appalachi rimane una delle esperienze outdoor più affascinanti e appaganti che esistano, insieme a percorsi simili come il Pacific Crest Trail – sempre in USA ma sulla Costa Ovest – oppure cammini nel cuore dell’Asia come il Great Himalaya Trail.

Le location di Parto col folle: un viaggio cinematografico attraverso gli Stati Uniti

Par : marcobaldini
27 mai 2025 à 08:00

Parto col folle, diretto da Todd Phillips, è una spassosa commedia on the road che racconta il viaggio rocambolesco di due protagonisti agli antipodi: Peter (Robert Downey Jr.), un architetto rigido e impaziente, ed Ethan (Zach Galifianakis), un aspirante attore bizzarro e ingombrante. Insieme intraprendono una traversata dagli esiti imprevedibili attraverso gli Stati Uniti, da Atlanta a Los Angeles — almeno nella finzione. Infatti questo film è uno di quei casi in cui il cinema rivoluziona le mappe, sostituendo un luogo con un altro, per esigenze produttive.

In realtà le location utilizzate per girare il film compongono un mosaico assai variegato: molte scene sono state riprese in luoghi sparsi e, in alcuni casi, distanti chilometri dal tragitto narrativo. Una scelta produttiva dettata da esigenze logistiche e visive, che però non toglie nulla alla coerenza e all’impatto del viaggio raccontato sullo schermo. Anzi, queste “licenze geografiche” contribuiscono al fascino del film, rendendolo un vero e proprio tour cinematografico tra paesaggi americani iconici e sorprendenti.

Dove è stato girato

Le location di Parto col folle offrono un’opportunità unica per gli appassionati di cinema e viaggi di esplorare luoghi iconici degli Stati Uniti. Dal fascino storico della Route 66 alle meraviglie naturali del Grand Canyon, ogni tappa del film rappresenta una destinazione affascinante da scoprire. La Route 66, spesso definita la Mother Road o Main Street of America, è una delle strade più iconiche e leggendarie degli Stati Uniti. Inaugurata l’11 novembre 1926, collegava Chicago (Illinois) a Santa Monica (California), attraversando otto stati e coprendo circa 4.000 km. La Route 66 è diventata, nel tempo, il simbolo del viaggio, della libertà e della ricerca di una vita migliore.

Durante la Grande Depressione degli anni ’30, fu percorsa da migliaia di famiglie in cerca di lavoro e speranza, soprattutto verso la California. Il mito si è poi rafforzato negli anni ’50 e ’60, con l’esplosione del turismo su gomma, i motels, le stazioni di servizio e i diners che punteggiavano il suo percorso. Oggi, anche se ufficialmente disattivata come autostrada federale nel 1985, molte sue sezioni sono ancora percorribili come Historic Route 66, mantenendo viva la sua eredità. Nel cinema è stata usata come metafora di viaggio interiore, cambiamento e scoperta personale. Da Easy Rider (1969) a Thelma & Louise (1991), passando per Cars (2006), le sue distese infinite e i panorami desertici sono diventati lo sfondo perfetto per racconti di fuga, trasformazione e ribellione.

Route 66
Fonte: iStock
Segnale della Route 66 nello Utah

Atlanta

La storia ha inizio ad Atlanta, in Georgia, dove Peter cerca di prendere un volo per Los Angeles. Sebbene l’aeroporto mostrato sia l’Hartsfield-Jackson Atlanta International Airport, le riprese di queste scene si sono svolte all’aeroporto di Ontario, in California, scelto per la sua minore affluenza e maggiore disponibilità per le riprese cinematografiche. Una delle città più dinamiche e culturalmente rilevanti del Sud degli Stati Uniti, Atlanta è stata fondata nel 1837 come terminale ferroviario, e oggi è un importante snodo economico, logistico e culturale, sede di multinazionali come Coca-Cola, Delta Air Lines e CNN.

Atlanta vanta un vivace panorama culturale, con istituzioni di rilievo come il High Museum of Art, l’Atlanta Symphony Orchestra e il Fox Theatre. È anche un polo universitario, grazie alla presenza di prestigiosi atenei come il Georgia Institute of Technology e la Emory University. Negli ultimi decenni si è affermata come centro di produzione cinematografica e televisiva, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Hollywood of the South“. Grazie a generosi incentivi fiscali, numerose produzioni — tra cui serie TV, film Marvel e commedie americane — sono state girate proprio qui.

Tra Georgia e Alabama

Lawrenceville, in Georgia ha accolto alcune scene ospedaliere girate presso il Gwinnett Medical Center di Lawrenceville, situato nella periferia nord-est di Atlanta. La città di Tuscaloosa in Alabama ha fornito alcune ambientazioni per il film, contribuendo a rappresentare le tappe intermedie del viaggio dei protagonisti. Situata lungo il tragitto narrativo da est a ovest degli Stati Uniti, Tuscaloosa è nota soprattutto per essere sede della University of Alabama e per il suo carattere tipicamente “southern”, con paesaggi urbani e suburbani ideali per una commedia on the road.

New Mexico

Las Cruces, cittadina del New Mexico circondata da paesaggi aridi e montagne rossastre, è lo sfondo perfetto per una delle sequenze più esilaranti e surreali del film: quella in cui Ethan “libera” Peter da una prigione in Messico — scena che, in realtà, è stata girata lungo la U.S. Route 70 nei pressi proprio di Las Cruces.

Las Cruces Nuovo Messico
Fonte: iStock
Las Cruces, Nuovo Messico

California

Il Wigwam Motel di Rialto, in California, con le sue caratteristiche camere a forma di tenda indiana, appare in alcune scene del film. Questo motel è noto per essere stato fonte d’ispirazione per il “Cozy Cone Motel” nel film d’animazione Cars. Ludlow, in California è situata lungo la storica Route 66, e ha fornito lo sfondo per alcune sequenze del viaggio, enfatizzando l’ambientazione desertica e isolata del percorso.

Il fascino del Grand Canyon

Infine il maestoso Grand Canyon, in Arizona è dove si svolge una scena emotivamente significativa, dove Ethan sparge le ceneri del padre. Questa sequenza è stata effettivamente girata sul posto, aggiungendo autenticità al momento. La scena è stata girata nella riserva indiana Hualapai. Il fiume Colorado che attraversa le montagne che corrono lungo il confine settentrionale della riserva della tribù. Le terre della tribù sono tra le meno visitate tra le principali attrazioni turistiche dell’Arizona. Di recente hanno cercato di risolvere il problema costruendo l’attrazione vertiginosa Skywalk e incoraggiando i visitatori.

Missione Lombardia negli Usa, tappa in Silicon Valley per l’AI

Par : Fabio Benati
15 mai 2025 à 17:41

Tappa in Silicon Valley (California) per la missione istituzionale negli Stati Uniti guidata dall’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia, Simona Tironi, con l’obiettivo di esplorare le potenzialità dell’AI e il suo impatto sul futuro degli studenti. Il viaggio si è concentrato su incontri strategici in quello che è considerato uno degli hub mondiali per la tecnologia e l’innovazione.

Incontro a Google con Luca Prasso

Visita Tironi Silicon ValleyIl primo appuntamento significativo si è svolto presso la sede di Google, l’azienda fondata nel 1998 da Larry Page e Sergey Brin, a Mountain View. Tironi ha incontrato Luca Prasso che ha lavorato per Dreamworks come supervisore del rigging dei personaggi per film iconici come Shrek, Madagascar, How to Train Your Dragon  (Dragon trainer) e Kung Fu Panda. Prasso lavora nel team XR di Google, dove si occupa della creazione di dati sintetici per il machine learning, al cuore di molte tecnologie dell’intelligenza artificiale.

La Lombardia nella Silicon Valley per studiare l’AI

Durante la visita, la delegazione lombarda ha approfondito argomenti legati all’intelligenza artificiale applicata al campo educativo e alle opportunità che le nuove tecnologie possono offrire per migliorare l’apprendimento e la preparazione degli studenti. L’incontro ha messo in luce il ruolo cruciale che aziende come Google possono svolgere nell’ interagire sul futuro dell’istruzione attraverso strumenti innovativi e accessibili.

Tironi: ripensare la formazione di ragazzi e lavoratori del domani

Visita Tironi Silicon Valley, tappa in HP“Non si tratta solo di introdurre nuove tecnologie – ha spiegato l’assessore Tironi – ma di ripensare il modo in cui formiamo i ragazzi e i lavoratori del domani: l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento straordinario di inclusione e potenziamento, a patto che sia governata con intelligenza umana”.

“Per questo – ha continuato – fanno parte della nostra delegazione i responsabili della Rete delle Fondazioni Its nazionale in modo tale che, insieme, possiamo disporre di elementi utili in grado di aiutarci a interpretare questa nuova rivoluzione nel mondo education”. L’assessore ha visitato altre aziende a Mountain View e poi, a Palo Alto, è stata ricevuta nel Dipartimento AI di HP (Hewlett-Packard), società multinazionale statunitense di tecnologia dell’informazione. Qui la delegazione ha potuto incontrare un gruppo di ragazzi disabili che, grazie ad un progetto pilota integrato di intelligenza artificiale, sono riusciti ad avere un aiuto straordinario nel lavoro quotidiano in azienda.

Visita alla Stanford University con il professor Luigi Pistaferri

Visita Tironi Silicon ValleyIl confronto con i ricercatori della Stanford University ha evidenziato l’importanza di una didattica fatta di molto pensiero critico e della necessità di educare alla responsabilità digitale. Questo ateneo, che ha regalato al mondo 22 premi Nobel tutt’ora viventi, è un luogo di eccellenza accademica e ricerca avanzata. Qui l’assessore Tironi ha incontrato il professor Luigi Pistaferri, noto economista e docente. Il momento di dialogo e di confronto si è focalizzato sull’impatto dell’intelligenza artificiale nell’economia globale e sul modo in cui le università possono preparare le nuove generazioni a un mondo sempre più digitalizzato. La collaborazione tra istituzioni accademiche e governi regionali è un elemento chiave per affrontare le sfide del futuro.

 Intelligenza artificiale e futuro degli studenti

Durante questa prima giornata in California, l’intelligenza artificiale è stata, dunque, il filo conduttore delle discussioni. L’assessore Tironi in visita istituzionale nella Silicon Valley ha evidenziato che Regione Lombardia, da sempre attenta all’innovazione, si era già preparata su questi temi e, infatti, aveva lanciato le linee guida etiche sull’uso didattico dell’IA.

In Lombardia formazione gratuita per oltre 5.000 insegnanti

“Una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato – ha proseguito – applicando anche in questo ambito un modello che da tempo contraddistingue le politiche della Regione Lombardia,  ha consentito di mettere a disposizione dei docenti che lavorano nelle nostre scuole moduli formativi gratuiti sull’AI. Oltre 5.000 insegnanti hanno potuto beneficiarne, a testimonianza del fatto che la Lombardia è già proiettata nel futuro”.

“Con questa missione – ha concluso Tironi – la Lombardia conferma il suo ruolo di leader nel panorama italiano, impegnandosi a sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale per garantire un futuro luminoso alle nuove generazioni”.

Un ponte tra Lombardia e innovazione

La visita istituzionale in California – che proseguirà con un passaggio all’università di Berkeley – rappresenta un passo significativo verso la costruzione di ponti tra la Lombardia e il mondo dell’innovazione globale. L’assessore Simona Tironi ha espresso la sua determinazione nel trasformare le idee emerse durante gli incontri in progetti attuativi per Regione Lombardia, promuovendo una visione che metta al centro gli studenti e il loro sviluppo.

 

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Destinazioni vulnerabili dal fascino unico: le città che sfidano il tempo da visitare ora

Par : elenausai10
12 mai 2025 à 13:46

Ogni anno, il livello medio globale del mare si innalza di circa 2,5 millimetri e, in alcune zone del mondo, una su tutte Giacarta in Indonesia, l’incremento relativo annuo può arrivare fino a ben 25 centimetri, costringendo il governo a prendere provvedimenti drastici come lo spostamento della capitale in un’altra zona del Paese. Questo accade per due motivi: le maree salgono e la città sprofonda.

Giacarta non è la sola che sta affrontando una corsa contro il tempo, anche negli Stati Uniti, in Italia e in Nuova Zelanda, molte città bellissime sono a rischio a causa dell’innalzamento del livello del mare unito alla subsidenza del suolo. Quest’ultima si verifica quando l’attività umana o le forze naturali provocano l’abbassamento di porzioni della superficie terrestre.

Quali sono, nel dettaglio, le città da visitare subito perché a rischio di scomparire? Ve le raccontiamo qui insieme ai pericoli che stanno affrontando.

Le città a rischio negli Stati Uniti

New York è la città più popolosa degli Stati Uniti e, a causa dei cambiamenti climatici, è anche minacciata da inondazioni costiere e mareggiate. Come hanno dimostrato diversi studi, però, questo non è l’unico problema. Anche l’attività edilizia sta causando la subsidenza della città, aggravando il rischio di future inondazioni: dalle analisi è risultato che il tasso medio di subsidenza in tutta la città è di 1-2 millimetri all’anno, ma in zone come Queens e Brooklyn, questo valore è notevolmente più elevato.

Sotto l’iconico skyline di Chicago, invece, si nasconde un problema insidioso: il cambiamento climatico sotterraneo. A lungo andare, i suoi effetti potrebbero mettere a repentaglio la durabilità di edifici e infrastrutture in tutta la città provocandone lo sprofondamento. Questo fenomeno, nel caso di questa splendida città statunitense, è provocato soprattutto dal calore emesso da strutture interrate come parcheggi sotterranei, scantinati, tunnel della metropolitana e fognature.

In totale, le città degli Stati Uniti a rischio sono 25 dove la subsidenza sta colpendo soprattutto l’integrità strutturale di edifici, strade, dighe e altre infrastrutture. Tra queste citiamo: Dallas, Columbus, Detroit, Fort Worth, Denver, Indianapolis, Houston e Charlotte.

Chicago al tramonto
Fonte: iStock
Tramonto sullo skyline di Chicago

Le città a rischio in Italia

E in Italia, invece, quali sono le città a rischio? Il fenomeno della subsidenza sta colpendo soprattutto Venezia, dove è risaputo che l’aumento del livello del mare e l’abbassamento del terreno costituiscono minacce sempre più concrete. Ma la città lagunare non è l’unica. Uno studio recente ha messo in evidenza anche tante altre città italiane come Ravenna, Ferrara, Padova, Chioggia, Pisa, Livorno, Grosseto, Napoli e Ostia.

Seppur siano più contenuti, i rischi ci sono anche a Taranto, Gallipoli, Cagliari, Oristano, Latina, Sabaudia, Piombino, Viareggio, La Spezia, Rimini, Pesaro, Jesolo Lignano Sabbiadoro. Secondo alcuni dati raccolti alla fine del 2024, il fenomeno della subsidenza coinvolge circa il 18% dei comuni italiani, prevalentemente situati nelle regioni del Nord Italia, in particolare nella Pianura Padana, mentre nell’Italia centrale e meridionale il fenomeno interessa prevalentemente le pianure costiere. Le regioni più esposte sono il Veneto e l’Emilia-Romagna, con oltre il 50% dei comuni interessati dal fenomeno.

Il caso di Giacarta, in Indonesia

Giacarta conta 10 milioni di abitanti ed è considerata una delle città al mondo che sta sprofondando più velocemente. Se questo fenomeno non verrà arginato, entro il 2050 alcune zone potrebbero finire completamente sott’acqua.

Ecco perché il governo, come soluzione, ha deciso di spostare la capitale in una nuova città chiamata Nusantara: la commissione incaricata della sua pianificazione ha dichiarato l’importanza di questo trasferimento a causa del notevole stress a cui la città e l’isola di Giava erano sottoposte a causa di fattori quali l’intensa congestione del traffico, l’inquinamento ambientale e l’alta densità di popolazione.

Le città in pericolo in Nuova Zelanda

Di molte città negli Stati Uniti e in Italia, il fenomeno dello sprofondamento è ampiamente conosciuto. Studi recenti, però, hanno messo in evidenza il rischio anche in alcune città della Nuova Zelanda. In particolare, le destinazioni in pericolo sono le principali aree costiere di Auckland, la città più grande e più bella del Paese; Tauranga, con le sue spiagge splendide e un incantevole lungomare; Wellington, la capitale che stupisce con le sue spiagge e i giardini; Christchurch, cittadina portuale ricca di musei; Dunedin, una zona famosa per le sue montagne con cime arrotondate e scogliere ripide.

La fascia costiera sta sprofondando in modo costante in tutte queste città a un tasso di pochi millimetri all’anno. In termini numerici, studi recenti hanno rilevato che il 77% delle coste urbane della Nuova Zelanda sta subendo subsidenza a tassi pari o superiori a 0,5 mm all’anno. Alcuni dei tassi, ossia superiori a 3,0 mm all’anno, sono stati misurati soprattutto nei sobborghi costieri di Christchurch. A complicare la situazione, inoltre, c’è il fatto che la Nuova Zelanda è considerata una delle zone a maggiore attività sismica del pianeta.

Auckland Nuova Zelanda
Fonte: iStock
La spiaggia di Auckland

Tra i giardini più belli al mondo c’è una meraviglia italiana che sembra uscita da un libro di fiabe

Par : losiangelica
7 mai 2025 à 15:09

Se esistesse un biglietto “solo andata” per la bellezza, questi spazi verdi e fioriti sarebbero la destinazione. La classifica sui giardini più belli al mondo redatta dal New York Times ha attraversato varie nazioni e località (Italia compresa) incoronando i luoghi da sogno tra 25 analizzati. Per stilare questa classifica sono stati coinvolti sei esperti internazionali di orticoltura che hanno analizzato vari aspetti estetici e ornamentali dei luoghi. Scopriamo insieme i 10 giardini più belli al mondo per il 2025 secondo il New York Times e quali sono i nomi italiani presenti in classifica.

Miller House and Garden negli Stati Uniti

Nella zona del Midwest, negli Stati Uniti, si trova una delle più straordinarie espressioni del modernismo paesaggistico. Si tratta di Miller House, progettata dall’architetto Eero Saarinen insieme al paesaggista Dan Kiley, e si caratterizza per la fusione tra spazi verdi e architettura. Vanta linee geometriche e simmetrie formali si fondono con piante ornamentali, giochi prospettici e scorci meditativi. Ogni elemento è pensato per integrarsi con l’abitazione, in un continuo rimando tra interno ed esterno. Questa meraviglia si posiziona al decimo posto.

Kirstenbosch National Botanical Garden a Città del Capo

Non c’è al mondo un altro giardino botanico come Kirstenbosch. Incastonato tra i pendii del Table Mountain National Park, ospita più di 7000 specie di piante native sudafricane, alcune delle quali crescono solo in questo angolo di mondo. Il giardino al nono posto è una celebrazione della biodiversità, in particolare della fynbos, la vegetazione tipica di Città del Capo.

The High Line a New York

All’ottavo posto si trova High Line: un luogo molto particolare nato da un ex tracciato ferroviario sopraelevato trasformato in un giardino urbano rivoluzionario, oggi sede di uno splendido giardino. Ci troviamo a New York e il progetto porta la firma di Piet Oudolf. Un perfetto stile post-industriale che abbraccia l’ecologia con piante autoctone e fioriture stagionali. Si trova proprio nel cuore della Grande Mela ed è un angolo di pace.

The High Line NYC
Fonte: iStock
The High Line, il parco di New York

Royal Botanic Garden a Sydney

Settimo posto per Royal Botanic Garden; fondato nel 1816, è il più antico istituto scientifico dell’Australia. Affacciato sul porto di Sydney, offre una varietà impressionante di piante native e importate: eucalipti, felci giganti, palme tropicali, ma anche fiori ornamentali e arbusti dai colori sgargianti. Particolarmente toccante è il Cadi Jam Ora Garden, che racconta attraverso piante e installazioni la storia del popolo Gadigal, i custodi originari di questa terra. Un giardino che è anche memoria, riconciliazione e identità.

Royal Botanic Gardens a Cranbourne

A sud di Melbourne, all’interno di una ex cava di sabbia sorge il Royal Botanic Gardens Cranbourne che conquista il sesto posto della top 10 firmata New York Times. Ad attirare l’attenzione, oltre agli 800 ettari, ci pensano i 22 paesaggi distinti che spaziano dalle praterie alle zone desertiche.

Saihoji (Kokedera) Moss Garden a Kyoto

In Giappone c’è un luogo fuori dal tempo, dove il muschio diventa protagonista assoluto. Il giardino del tempio Saihoji, noto come Kokedera, è un capolavoro di minimalismo spirituale e proprio per questo conquista il quinto posto della classifica. Più di 120 varietà di muschi ricoprono rocce, sentieri e radici, creando un tappeto soffice e umido che invita alla contemplazione. Per accedervi, è necessario partecipare a una cerimonia di scrittura di sutra, in perfetto spirito zen.

Giardino di Jacques Wirtz a Schoten

Nato quasi per caso, il giardino privato del paesaggista Jacques Wirtz è diventato una leggenda del design verde tanto da portare il Belgio in quarta posizione. Arbusti scolpiti in forme tondeggianti, siepi che ondeggiano come tessuti, spazi ordinati ma mai rigidi. L’ispirazione arriva anche dal Giappone, ma l’identità è profondamente europea. Il colore dominante è il verde, ma la varietà delle forme e delle texture rende il paesaggio ricco e dinamico.

Giardino di Ninfa a Cisterna di Latina

Al terzo gradino del podio spicca un incanto italiano: si tratta del giardino di Ninfa a Cisterna di Latina, non lontano da Roma. Vanta un territorio di venti ettari ed è decorato da rose, magnolie, aceri giapponesi, glicini, bambù e alberi da frutto immersi in un microclima lussureggiante.

Great Dixter a Northiam

Le prime due posizioni della top 10 sono dedicate all’Inghilterra: il secondo posto è di Great Dixter dove la creatività botanica esplode in combinazioni audaci, bordure fiammeggianti e accostamenti imprevisti. Residenza del celebre garden writer Christopher Lloyd, oggi è gestita dal talentuoso Fergus Garrett, che ne ha fatto un centro di ricerca, formazione e sperimentazione. Ogni stagione porta nuove fioriture, nuove idee, nuovi giardinieri.

Sissinghurst Castle Garden a Kent

Al vertice della classifica, un capolavoro letterario e botanico. Sissinghurst è il giardino creato da Vita Sackville-West e Harold Nicolson negli anni ’30, su un’antica proprietà Tudor immersa nella campagna del Kent. Diviso in “stanze” verdi delimitate da siepi di tasso, il giardino ospita la leggendaria White Garden: un tripudio etereo di rose bianche, lupini, iris e piante dai riflessi argentei.

I giardini italiani tra i più belli al mondo

L’Italia, con la sua straordinaria eredità artistica e paesaggistica, non poteva che brillare anche nel mondo del giardinaggio. In questa classifica globale, ben cinque giardini italiani sono stati riconosciuti tra i più belli e significativi del pianeta. Un risultato che testimonia non solo la bellezza naturale del territorio, ma anche il raffinato senso estetico che attraversa secoli di storia, architettura e cultura.

Classifica dei giardini più belli al mondo: citata anche villa d'Este a Tivoli
Fonte: iStock
Tra i giardini più belli al mondo anche villa d’Este a Tivoli

Oltre al giardino di Ninfa posizionato sul podio in terza posizione, tra i giardini più belli al mondo ci sono altre meraviglie italiane. Partiamo da villa Gamberaia in provincia ci Firenze dove spiccano simmetria eleganti e giochi d’acqua, tanto che Miami e Philadelphia hanno replicato l’ispirazione. Tivoli con Villa d’Este non poteva mancare: il trionfo barocco di cascate e fontane lascia tutti a bocca aperta. Si aggiungono poi in classifica, il Sacro Bosco di Bomarzo dall’anima enigmatica con “mostri” scolpiti nella pietra e un paesaggio rilassante tutto da esplorare. In classifica anche villa Silvio Pellico a Moncalieri, in provincia di Torino: il giardino disegnato da Russell Page con parterre geometrici e siepi potate con rigore è un ritratto di classicità.

In viaggio con mio figlio, i luoghi della dramedy on the road con De Niro

24 avril 2025 à 08:00

Come suggerisce il titolo, questo film al cinema dal 24 aprile 2025, è un viaggio padre-figlio lungo gli Stati Uniti. Attraverso una serie di eventi che mettono in luce le tensioni e le incomprensioni di questo forte legame, In viaggio con mio figlio mostra la bellezza e la complessità della relazione. Ecco dove è stato girato.

Di cosa parla in film con Robert De Niro

Max, interpretato da Bobby Cannavale, lascia tutto per inseguire il sogno di diventare un comico di stand-up di successo. Dopo un matrimonio naufragato, vive una vita difficile con il figlio Ezra affetto da autismo. Quando quest’ultimo viene espulso da scuola, in un momento di impulsività, Max lo porta via di notte, iniziando un viaggio attraverso gli Stati Uniti. Durante le varie tappe del viaggio, entrambi si confrontano con il loro passato, le loro aspirazioni e le loro paure, permettendo una profonda riflessione su chi sono davvero e su come vogliono relazionarsi con il mondo attorno a loro.

Tony Goldwyn, che molti ricorderanno come la canaglia Carl Bruner di Ghost – Fantasma, firma la regia di questo gioiello di natura indipendente che riunisce un cast stellare che comprende Robert De Niro, Vera Farmiga, Bobby Cannavale, Whoopi Goldberg e Rose Byrne, oltre al bravissimo giovane talento William A. Fitzegerland nei panni di Ezra.

Un film emozionante, questo, che sfrutta tutta la bellezza del viaggio, quello dentro e fuori i personaggi, e che ci consente anche di esplorare le location reali negli Stati Uniti che hanno fatto da sfondo a In viaggio con mio figlio.

In viaggio con mio figlio, le location del film

Il film è stato girato a Hoboken e Jersey City, ma alcuni dei ricordi preferiti di William A. Fitzgerald, il giovane attore che interpreta Ezra, sono legati alle riprese ambientate al Comedy Cellar di Manhattan. Nella storia Max si esibisce proprio Cellar per un provino per un posto al “Jimmy Kimmel Live” e porta con sé Ezra, che è solito urlare battute come un provocatore.

Lo sceneggiatore e produttore di In viaggio con mio Figlio, Tony Spiridakis, ha basato la storia sul suo rapporto con il figlio Dimitri, affetto da autismo. “Quando ho incontrato William, era la copia sputata di Dimitri Spiridakis a 12 anni” ha detto Goldwyn, amico dello scrittore da 40 anni e regista del film. “Aveva una tale libertà e la capacità di essere se stesso davanti alla telecamera. Si lascia andare a quello che è ed era proprio quello di cui avevamo bisogno per Ezra“.

Robert De Niro In viaggio con mio figlio
Fonte: Ufficio Stampa
Robert De Niro nel film “In viaggio con mio figlio”

Spiridakis inizialmente aveva ambientato il film a Manhattan, nel cuore di New York, ma i crediti d’imposta per il cinema di Jersey lo hanno spinto a modificare la sceneggiatura. E, in fondo, c’erano anche più legami con Jersey per il cast e la troupe del film, quindi la scelta è stata accolta con entusiasmo.

“Girare nel Garden State mi sembrava perfetto” ha dichiarato Goldwyn che ha vissuto a Hoboken per 20 anni. Oltre al fatto che Fitzgerald fosse originario del posto, c’erano forti legami anche da parte di Cannavale e Farmiga con Jersey. Anche di Whoopi Goldberg è particolarmente legata al Paese dato che considera il Llewelyn Park di West Orange come la sua seconda casa.

Comedy Cellar New York
Fonte: iStock
Comedy Cellar di New York

Questa scelta si è rivelata utile anche per il viaggio on the road di Max ed Ezra. “Abbiamo ricreato il resto degli Stati Uniti nel New Jersey con l’aiuto di un po’ di magia digitale” ha sottolineato il regista, inclusi i laghi del Michigan e il paesaggio della California meridionale. Alcune scene poi sono state girate al Palisade Stages, un teatro di posa a Kearny.

Tra le location scelte si possono riconoscere ci sono la Dr. Lena Edwards Academic Charter School di Jersey City, la Conrad’s Confectionery di Westwood, l’Avenel Performing Arts Center di Woodbridge, la Paterson’s School 29, il Northvale Classic Diner, il Camp Nyoda di Oak Ridge, il Green Village Deli di Chatham Township e il tribunale della contea di Essex a Newark.

Dazi, Fontana ottimista per incontro Meloni-Trump

16 avril 2025 à 16:51

Sull’incontro Meloni -Trump in tema di dazi , il governatore lombardo si dichiara ottimista . “Non bisogna farsi prendere dal panico, né anticipare le conseguenze”. Così infatti  il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a Crema, a margine del tour istituzionale ‘Lombardia Protagonista. Qui Puoi’, interviene sul tema dei dazi.

Ottimismo per l’incontro Meloni-Trump sui dazi

Nel guardare “con ottimismo alla visita del presidente del Consiglio Giorgia Meloni negli Stati Uniti” dove sarà ricevuta da Donald Trump, il governatore della Lombardia giudica “positivamente il rinvio di 90 giorni dell’applicazione dei dazi”. Un segnale che, secondo Fontana, può essere letto come “una disponibilità a trattare e ad avere un confronto“.

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Perché visitare Atlanta ora, prima che ci vadano tutti

15 avril 2025 à 17:10

Raggiungibile con voli diretti dall’Italia, Atlanta è una metropoli da 6 milioni di abitanti con una moderna downtown, dominata dall’iconico Bank of America Plaza, ma anche con quartieri storici, ampie zone riqualificate, grandi parchi e tante attrazioni che meritano decisamente un viaggio. La città si sviluppa su un terreno collinare, rendendo così molto vari i quartieri e piacevole scoprirla anche a piedi, nonostante le sue dimensioni.

Negli ultimi anni, infatti, sono stati fatti diversi interventi urbanistici che hanno reso la città molto vivibile e sostenibile. Nel 2026, Atlanta, come altre dieci città degli Stati Uniti, ospiterà i Mondiali di calcio e sarà invasa da turisti e tifosi provenienti da tutto il mondo. Ecco perché sarebbe meglio visitarla prima che arrivino orde di turisti. Ma se deciderete di andarci proprio per la Coppa del mondo FIFA 2026, ecco cosa fare e vedere ad Atlanta.

Dove si trova Atlanta

Atlanta è la Capitale dello Stato americano della Georgia, anche detto “the Peach State” per via delle coltivazioni di pesche per cui è famoso. La città è il principale hub degli Stati Uniti sia stradale in quanto qui s’incrociano diverse autostrade, sia aereo, in quanto è la sede della compagnia Delta Airlines e l’Aeroporto Internazionale Hartsfield-Jackson è tra i più trafficati al mondo e, fino a non molti anni fa, lo era anche ferroviario perché vi arrivavano ben due linee.

Atlanta e la Coca-Cola

Innanzitutto, è la città della Coca-Cola. È proprio in una piccola farmacia del centro di Atlanta, la Jacobs’ Pharmacy, che esiste tutt’oggi, che il farmacista John Stith Pemberton inventò, nel 1886, quella che divenne la bevanda più famosa al mondo. Nata come medicinale usata prima di tutto dallo stesso Pemberton – tanto che la formula segreta viene ancora oggi conservata in un caveau -, oggi non soltanto è una bevanda, ma viene impiegata per gli usi più disparati. Inutile dire, quindi, che la prima tappa di un viaggio ad Atlanta è sicuramente World of Coca-Cola, il grande museo dove, oltre a scoprirne la storia, si possono assaggiare tutti i tipi di Coca-Cola inventati finora e, in anteprima, quelli che arriveranno nei prossimi anni sugli scaffali dei supermercati. Uno stop finale o merita lo shop, molto probabilmente durerà anche più della visita perché si trova veramente di tutto, dalle collezioni vintage agli ultimi gadget brandizzati.

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Fonte: @Discover Atlanta
Il museo World of Coca-Cola nel Centennial Olympic Park ad Atlanta

Centennial Olympic Park

Il museo si trova nel bel mezzo del Centennial Olympic Park, l’enorme parco pubblico di 85mila metri quadrati nato in occasione delle Olimpiadi estive che si sono tenute ad Atlanta nel 1996. È il luogo dove si svolgono gli eventi più importanti della città, dai concerti all’aperto d’estate alla grande Festa dell’Indipendenza del 4 luglio.

Gateway of Dreams

Al centro della piazza, a ricordare i Giochi olimpici, c’è la scultura che raffigura Pierre de Coubertin, padre delle moderne Olimpiadi, “Gateway of Dreams”, inaugurata proprio per Atlanta ’96.

The Spectacular

Sono rimasti i cinque cerchi olimpici d’alluminio, “The Spectacular”, davanti ai quali è d’obbligo scattarsi un selfie.

Fountain of Rings

E, sempre per ricordare le Olimpiadi del ’96, c’è la Fountain of Rings, uno dei punti più fotografati di Atlanta, specie la sera, quando i suoi getti d’acqua illuminati rischiarano il parco.

Georgia Aquarium, il più grande degli Stati Uniti

Affacciato su Centennial Olympic Park si trova anche il Georgia Aquarium, il più grande acquario degli Stati Uniti d’America, con otto aree tematiche e milioni di pesci, dagli squali martello ai beluga, dai delfini ai leoni marini, dai pinguini agli alligatori. Attraversare il tunnel circondati da mante di sei metri, squali balena e da gigantesche creature marine è davvero meraviglioso ed è un’attività perfetta per chi viaggia con bambini al seguito. Se visitate l’acquario (63 euro) e il museo della Coca-Cola (24 euro), il consiglio è di procurarsi il CityPASS che comprende anche altre attrazioni minori, ma solo con queste due si ammortizza il costo che è di circa 77 euro.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
L’acquario di Atlanta

Lo stadio di calcio

Il parco comprende anche uno dei templi del calcio americano, il Mercedes-Benz Stadium, che ospiterà ben otto degli incontri della Coppa del Mondo FIFA 26. Questo bellissimo edificio da 71mila posti costruito nel 2017 da fare invidia al più bello degli stadi italiani è stato concepito con i più moderni criteri ed è famoso per il suo tetto retraibile ispirato dal Pantheon di Roma, che varia la trasparenza a seconda dell’intensità della luce esterna. Una parte della struttura è stata studiata in modo da lasciare libera la vista sullo skyline di Atlanta, quindi merita di essere visito anche se non si è grandi tifosi di calcio. Un consiglio: per entrare negli stadi americani è vietato introdurre borse più grandi del biglietto d’ingresso, in caso contrario, la borsa deve essere trasparente (ne vendono ovunque fuori dalla struttura).

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Fonte: @Discover Atlanta
Il Mercedes-Benz Stadium ad Atlanta

La casa di Martin Luther King

Atlanta è anche una città che ha un’importante storia da raccontare. Prima di tutto, è qui che è nato, vissuto ed è sepolto Martin Luther King, uomo simbolo dei diritti civili americani (e non solo). Si può visitare gratuitamente la sua casa-museo in Auburn Avenue (al momento è in fase di ristrutturazione e le visite sono sospese), nel quartiere storico di Old Fourth Ward, a poco più di un chilometro dalla centralissima Peachtree Street, dove si trovano gli edifici più antichi della città. La piccola casa di legno gialla con le imposte marroni è tra i luoghi più visitati della città.

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Fonte: @Discover Atlanta
La casa-museo di Martin Luther King ad Altlanta

Martin Luther King National Historical Park

Poco distante dalla casa natale, c’è anche il Martin Luther King National Historical Park & Preservation District, costruito su quei luoghi frequentati fin da bambino da MLK. È qui che, dopo l’assassinio avvenuto a Memphis nel 1968, vennero portate le sue spoglie e riposano, insieme a quelle della moglie Coretta, in una cripta di marmo illuminata da una fiamma eterna. Del complesso fa parte la Freedom Hall che ospita mostre su Dr King, Mahatma Gandhi e Rosa Parks, una donna che lottò per l’uguaglianza delle razze sui mezzi pubblici negli Stati Uniti.

Il quartiere di Inman Park

Nel vicino quartiere di Inman Park, dove un tempo vivevano i cittadini più benestanti, si possono ammirare ancora oggi le più belle ville e mansion della città, incluso Callan Castle, appartenuto al proprietario della Coca-Cola, Asa Griggs Candler, che comprò la formula originale dall’inventore per 238,98 dollari e oggi è usata come location per girarvi film.

La BeltLine che gira intorno ad Atlanta

Per muoversi in città si può fare un tour a bordo di auto elettriche con tanto di guida turistica oppure si può percorrere, a piedi o in bicicletta, la BeltLine, uno dei più grandi esempi di riqualificazione urbana degli Stati Uniti, che segue per 35 km l’itinerario un tempo coperto dalla linea ferroviaria attraverso 45 quartieri. È un ottimo modo per esplorare Atlanta attraverso parchi, locali, ristoranti, gallerie d’arte e murales che raccontano la storia della città.

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Fonte: @Discover Atlanta
Pedalare lungo la BeltLine di Atlanta

Atlanta Botanical Garden

A piedi lungo la BeltLine si può raggiungere il bellissimo Botanica Garden, un grande spazio verde sorto su una delle colline di Atlanta con diversi giardini tematici bellissimi in ogni stagione. C’è il roseto, il giardino delle erbe aromatiche, quello delle conifere e quello delle piante carnivore. Nel Dorothy Chapman Fuqua Conservatory vengono conservate le specie più rare. I laghetti che abbelliscono il parco sfoggiano bellissime sculture vegetali che sono spesso soggetti fotografici. Inutile dire che la stagione migliore per visitarlo è la primavera, quando sbocciano tutti i fiori ed è piacevole passeggiare tra i vialetti. D’estate la città è molto calda (tanto che viene soprannominata “Hot-lanta“) e molto umida e durante il giorno può essere difficile resistere anche in un giardino come questo.

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Fonte: @SiViaggia - Ilaria Santi
Il Botanical Garden di Atlanta

Margaret Mitchell House, dove è nato “Via col vento”

Con la BeltLine si può raggiungere anche la casa-museo di Margaret “Peggy” Mitchell, autrice del bestseller “Via col vento” del 1936, con cui ha vinto il Pulitzer e che ha ispirato il kolossal cinematografico. Il libro è ambientato in Georgia e racconta la Atlanta della metà dell’800. Appena fuori città ci sono un paio di posti legati alla storia di Rossella O’Hara e di Rhett Butler, di Tara e della Guerra Civile, ma questo è un altro viaggio.

Dazi, Regioni Quattro Motori d’Europa: dialogo per evitare danni reciproci

11 avril 2025 à 13:36

“Impegnarsi in modo costruttivo nel dialogo e nella negoziazione per evitare danni reciproci, facilitare gli scambi e garantire un ambiente commerciale stabile ed equo”. Così le Regioni che rappresentano i ‘Quattro Motori per l’Europa’, riuniti a Varese in occasione del passaggio della presidenza di turno da Regione Lombardia alla Catalogna, commentano – con una nota congiunta – gli annunci dell’amministrazione statunitense in materia di dazi.

Dazi, Regioni ‘Quattro Motori d’Europa’: impegno per sistema commerciale globale

dazi regioni quattro motori

“Provvedimenti – scrivono nella nota le Presidenze delle Regioni di Lombardia, da Auvergne-Rhône-Alpes (Francia), Baden-Württemberg (Germania) e Catalogna (Spagna) – che colpiscono il cuore di un partenariato transatlantico che da tempo si batte per la prosperità condivisa, l’apertura dei mercati e i valori democratici”.
Nel definire le misure “ingiustificate e dannose”, i ‘Quattro Motori per l’Europa’, comunicano di essere “uniti nell’opporci a questa mossa unilaterale. Viene inoltre riaffermato l’impegno a favore di un sistema commerciale globale basato su regole. Il sistema commerciale globale garantisce la certezza del diritto e la prevedibilità e dispone di tutte le sedi e i meccanismi necessari per risolvere le questioni attraverso il dialogo e la negoziazione. I dazi non sono la soluzione, ma creano inutili barriere commerciali, attriti e incertezze. Il risultato è un danno per i lavoratori, le imprese e i consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico. La storia ha dimostrato che tali misure non fanno che approfondire le divisioni e indebolire tutte le economie coinvolte”.

Rivolgere attenzione alla cooperazione

“In un momento in cui il mondo si trova ad affrontare sfide di vario tipo – si legge ancora nella nota – l’attenzione dovrebbe essere rivolta alla cooperazione, non allo scontro. Il commercio tra gli Stati Uniti e l’Europa rappresenta quasi il 30% del commercio globale di beni e servizi e il 43% del PIL mondiale. Insieme, le regioni dei Quattro Motori per l’Europa rappresentano più di un decimo delle esportazioni totali dell’Unione Europea verso gli Stati Uniti d’America. In quanto tali, i Quattro Motori per l’Europa sostengono e incoraggiano pienamente una risposta forte, congiunta e coordinata da parte dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri.  L’obiettivo è cercare di evitare un’ulteriore escalation.

Promuovere il dialogo

“Al contrario – prosegue il testo – tutte le Parti dovrebbero impegnarsi in modo costruttivo nel dialogo e nella negoziazione. In questo modo si potranno evitare danni reciproci, si potranno facilitare gli scambi e sarà possibile garantire un ambiente commerciale stabile ed equo. Allo stesso tempo, questo momento richiede anche azioni concrete per proteggere le nostre economie da danni inutili”.

dazi regioni quattro motori

Esaminare meccanismi per sostenere le imprese

“I Governi dei Quattro Motori per l’Europa – continua la nota – raccomandano di osservare attentamente le possibili deviazioni commerciali e di esaminare meccanismi appropriati per sostenere le imprese, salvaguardare i posti di lavoro e mitigare gli impatti negativi sui consumatori. Dovrebbero inoltre essere proseguiti gli sforzi volti a diversificare i partenariati commerciali con economie che condividono gli stessi principi per rafforzare la resilienza economica. Importante inoltre  garantire una maggiore stabilità a medio termine”.

“Pertanto – si legge nel testo – oltre a promuovere il dialogo con gli Stati Uniti, i Quattro Motori per l’Europa favoriranno attivamente la ricerca di nuovi mercati e nuove opportunità per le loro economie.  Ciò avverrà sia  attraverso il confronto con le istituzioni nazionali ed europee, sia attraverso i propri strumenti diplomatici oltre che su quelli dell’associazione. Le relazioni transatlantiche non si basano solo sul commercio di merci. Ciò include scambi dinamici in termini di servizi, investimenti, innovazione e persone. Preservare e coltivare questa relazione richiede rispetto reciproco e un impegno condiviso per risolvere insieme le sfide globali”.

Sostegno a economia globale aperta

“I Quattro Motori per l’Europa – conclude la nota -restano fermi nel loro sostegno a un’economia globale aperta, equa e inclusiva. Chiediamo ai Governi partner degli Stati Uniti, in particolare a quelli con forti legami economici e culturali con l’Europa, di unirsi a noi nel sostenere un approccio costruttivo e lungimirante. Le voci dei leader subnazionali sono fondamentali per salvaguardare la prosperità e la stabilità che la cooperazione transatlantica ha da tempo garantito. L’Europa supererà questa crisi preservando e promuovendo i suoi valori europei e continuando a difendere la giustizia sociale, l’uguaglianza e la coesione tra le regioni europee e i suoi cittadini”.

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L’International Roadshow di Milano Cortina 2026 fa tappa a New York

1 avril 2025 à 17:52

Dopo le tappe di Monaco e Parigi, l’International Roadshow di Milano Cortina 2026 ha fatto tappa a New York. L’appuntamento americano è stato un’opportunità per rafforzare ulteriormente il legame tra Stati Uniti e Italia in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 2026.

Roadshow Milano Cortina 2026 a New York

L’evento, che si è tenuto il 31 marzo al Consolato Generale d’Italia a Manhattan, è stato organizzato dalla Fondazione Milano Cortina 2026 in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dello Sport e dei Giovani, la Regione Lombardia, la Regione Veneto e le Province Autonome di Trento e Bolzano.

Questa iniziativa rientra in un più ampio progetto di promozione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 attraverso la rete globale delle ambasciate e dei consolati italiani.

Le istituzioni e gli atleti presenti

La foto ritrae tutti gli ospiti al Roadshow di New York sui Giochi Olimpici Milano Cortina 2026

Rappresentanti istituzionali e figure chiave di entrambi i Paesi si sono riuniti per condividere gli aggiornamenti sui preparativi per i Giochi, ospitati dal Console Generale d’Italia a New York, Fabrizio di Michele. La delegazione italiana ha visto tra le sue fila Andrea Varnier, CEO della Fondazione Milano Cortina 2026, Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio e Finanza della Regione Lombardia, e Nicola Polito, COO di Trentino Marketing.

Per il movimento Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti c’erano il presidente dell’USOPC Gene Sykes, la campionessa olimpica di pattinaggio artistico ai Giochi di Salt Lake City 2002, Sarah Hughes, e il pluricampione paralimpico di Para Ice Hockey, Declan Farmer. Con Andrea Varnier confronto sui preparativi in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. A moderare l’evento Mario Platero, uno dei più prestigiosi giornalisti italo-americani.

Sport, inclusività e sostenibilità

Durante l’evento, i relatori hanno sottolineato il potere dello sport nel favorire l’unità internazionale e nell’ispirare le nuove generazioni. La discussione si è concentrata su alcuni pilastri fondamentali di Milano Cortina 2026: il lascito per le regioni italiane e le opportunità che questi Giochi rappresentano per lo sport, l’inclusività e la sostenibilità. In virtù del fatto che anche gli Stati Uniti si preparano a ospitare un’edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, Milano Cortina 2026 ha condiviso alcune delle lezioni apprese dal proprio lavoro.

Un’eredità per le future generazioni

“I riflettori dello sport mondiale saranno puntati sulle nostre città, e dimostreremo come lo sport possa essere un motore di sviluppo sostenibile, crescita economica e inclusione sociale”, ha affermato il vicepresidente della Regione Lombardia, Marco Alparone. “Questi Giochi – ha proseguito – saranno un modello di sostenibilità e, al tempo stesso, lasceranno un’eredità duratura per le future generazioni. La Lombardia e l’Italia sono pronte ad accogliere il mondo con passione e professionalità”.

Pace, uguaglianza, internazionalità e fair play

“È un onore per noi – ha dichiarato Fabrizio di Michele, Console Generale d’Italia a New York – ospitare qui a New York l’International Roadshow. Non è solo una vetrina su quello che sarà il più grande evento mondiale del 2026, ma qualcosa di ancora più grande”, . “Non voglio sembrare retorico, ma i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 – ha detto ancora – porteranno un messaggio di pace, uguaglianza, internazionalità e fair play. Valori che rappresentano e rappresenteranno per sempre la vera essenza dei Giochi”.

Trentino paradiso dello sport

La foto ritrae un momento del Roadshow a New York con ospiti e atleti invitati

“Il Trentino – ha dichiarato Nicola Polito – è un paradiso per gli amanti dello sport. È parte della nostra cultura regionale, grazie anche alla presenza di strutture eccellenti e di un forte spirito organizzativo. Da noi, lo sport è uno stile di vita, praticato tutto l’anno. Dall’arrampicata all’escursionismo, dal ciclismo agli sport invernali, ognuno può trovare la propria attività preferita” .

“Siamo entusiasti – ha aggiunto – di ospitare le competizioni di Cross-Country Skiing, Ski Jumping e Combinata Nordica a febbraio 2026. Per non parlare delle gare di Para Cross-Country Skiing e il Para Biathlon a marzo”.

Venduta più della metà dei biglietti per Milano Cortina 2026

“Siamo grati al Console Generale d’Italia a New York, Fabrizio di Michele, e a tutto il suo team – ha affermato Andrea Varnier, CEO della Fondazione Milano – per la meravigliosa e calorosa accoglienza riservata ai Giochi Invernali di Milano Cortina 2026”.

“Forte interesse degli Stati Uniti – ha continuato Varnier – per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2026. Già venduti più della metà dei biglietti. E, tra le nazioni con il maggior numero di biglietti acquistati, gli Stati Uniti sono al terzo posto. Anche sul fronte del volontariato dagli Stati Uniti una risposta estremamente positiva. Ricevute oltre 100.000 candidature. Molte dagli USA”.

International Roadshow Milano Cortina, dopo New York

Dopo New York, l’International Roadshow proseguirà il suo viaggio nel mondo con le prossime tappe:

  • Tokyo: 16 aprile;
  • Oslo / Stoccolma: 7 / 8 maggio;
  • Seul / Pechino: 13 / 15 maggio.

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Le location di Spider-man: Homecoming, il film Marvel con Tom Holland

17 mars 2025 à 10:37

Con Spider-man: Homecoming si riavvia l’avventura dell’uomo ragno sul grande schermo con un Peter Parker più giovane interpretato da Tom Holland. La città che fa da sfondo alle imprese dell’eroe Marvel, tuttavia, resta la Grande mela, New York City, anche se la produzione di questo cinecomic si è svolta in gran parte ad Atlanta. Il film si apre con un prologo ambientato nelle rovine della Grand Central Station, location molto usata al cinema da sempre, dopo la feroce battaglia degli Avengers contro i Chitauri che ha raggiunto il culmine in The Avengers del 2012.

Il proprietario della società di recupero Adrian Toomes, interpretato da Michael Keaton, non vede l’ora di fare un sacco di soldi con il lavoro di “pulizia” del disastro e, nel frattempo, impossessarsi di tutti i tipi di rottami preziosi. Non è per niente contento quando il suo contratto potenzialmente redditizio viene fatto naufragare dall’arrivo del Dipartimento statunitense per il controllo dei danni, guidato da Anne Marie Hoag. Per aggiungere al danno la beffa, Toomes scopre che questo Dipartimento sta lavorando con Stark Industries, il che significa che il profitto della bonifica va alle stesse persone che hanno contribuito a crearla.

Dopo aver già portato via un piccolo ma prezioso tesoro di tecnologia aliena, Toomes è determinato a capitalizzare l’unica risorsa rimasta e, otto anni dopo, gestisce un’attività clandestina piuttosto redditizia che vende armi ad alta tecnologia. E ha anche sviluppato per sé un’impressionante tuta da volo alata, diventando L’Avvoltoio.

La trama di Spider-man: Homecoming

Un giovane Peter Parker inizia a destreggiarsi nella sua nuova identità di supereroe Spider-Man. Emozionato per la sua esperienza con gli Avengers, Peter torna a casa, dove vive con la zia May, sotto l’occhio vigile del suo nuovo mentore Tony Stark. Peter cerca di tornare alla sua normale routine quotidiana, distratto dal pensiero di dimostrare di essere più del semplice amichevole Spider-Man di quartiere, ma quando l’Avvoltoio emerge come un nuovo cattivo, tutto ciò a cui Peter tiene di più verrà minacciato.

Spider-man New York
Fonte: Warner Bros.
Il poster di Spider-man Homecoming

Dove è stato girato

Nella parte iniziale di Spider-man: Homecoming Peter scopre che il suo abito ha ricevuto una “piccola miglioria” e l’interno del posto dove si rende conto di questo è il Mandarin Oriental Hotel al 3376 Peachtree Road NE, nel Buckhead District di Atlanta. Peter mette a frutto poi il suo nuovo costume durante la battaglia che si vede per intero in Captain America: Civil War, prima di tornare a casa nell’appartamento che condivide con zia May al settimo piano di 43-25 43rd Street, a nord di Queens Boulevard, Long Island, appena a nord-ovest del famoso Calvary Cemetery.

La scala antincendio su cui Peter siede sconsolato in attesa di una chiamata da “Happy” si trova su Queens Boulevard tra la 44a e la 45ª Strada, di fronte alla sopraelevata IRT Flushing Line. Questo accade proprio accanto al punto in cui Tobey Maguire correva per prendere lo scuolabus sulla 44th Street in Spider-Man di Sam Raimi del 2002. Dopo la sua prima missione con gli Avengers, Peter ha comprensibilmente problemi a tornare alla vita di tutti i giorni sui banchi di scuola. Tuttavia, prende il treno per la stazione ferroviaria sopraelevata, 36th Avenue Station, che si trova al 75 St-Elderts Lane Station, su Jamaica Avenue. La scalinata della stazione è stata spostata digitalmente per mantenere quella vista impressionante di quella che è la Franklin K Lane High School, 999 Jamaica Avenue, Brooklyn, come Midtown Science & Tech. Gli ex alunni della scuola includono il musicista Richie Havens e il boss mafioso John Gotti. Tuttavia l’interno della scuola è in realtà la Henry W Grady High School, 929 Charles Allen Dr NE, Atlanta, molto più vicina alla base della produzione.

Aspettando impazientemente un nuovo incarico, Peter passa il tempo lavorando a una Morte Nera versione Lego con il migliore amico nerd Ned mentre cova una cotta per una ragazza dell’ultimo anno di nome Liz. Rinuncia persino alla finale nazionale a squadre di Academic Decathlon a Washington DC per non perdere una chiamata urgente. Dopo aver scambiato qualche amichevole battuta con il proprietario del suo negozio di gastronomia locale preferito, Delmar’s Deli Grocery, che si trova al 92 di Peachtree St SW all’angolo orientale di MLK Jr Drive, Peter non vede l’ora di attraversare la strada e indossare il suo nuovo costume da Spidey.

Long Island
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Long Island

Da Atlanta a New York

Atlanta non ha una ferrovia sopraelevata, quindi all’improvviso, si torna a New York con Peter che insegue attraverso la 31st Street tra la 23rd Avenue e Ditmars Boulevard. Dopo due mesi, Peter sta ancora aspettando notizie da Happy per una nuova missione, e scaccia la noia lavorando di nascosto come Spider Man, anche se è preoccupato per i crimini di strada locali come il furto di biciclette. Catturando un ladro di biciclette, Spidey lascia la bicicletta rubata con un biglietto per il proprietario fuori da Rainbow, un negozio di abbigliamento femminile nel vecchio edificio art déco Lerner Shops Building al 62 Peachtree St SW, Atlanta, a poche porte di distanza dalla gastronomia di “Delmar”.

Gran parte del resto della pattuglia di Spidey stabilisce la vera New York come un montaggio sulle note di Blitzkrieg Bop dei Ramones, in cui Spidey supera i pendolari in attesa alla stazione di Astoria Boulevard, con il Ponte Robert F Kennedy in lontananza, e viaggia con nonchalance in cima alla carrozza della metropolitana sulla curva tra Court Square e Hunters Point Avenue a Long Island City. Sul tetto del King’s Fried Chicken, 116-23 Jamaica Avenue alla 117th Street a Jamaica Hill, è felice di eseguire un salto mortale per il ragazzo che gestisce un chiosco di hot dog sulla Jamaica Avenue sottostante.

C’è poi un po’ più di tensione quando Peter vede quattro ladri che indossano maschere degli Avengers rapinare la Queens Community Bank, presumibilmente su 51-116A 21st Street. In realtà, l’edificio è al 99 di Peachtree St, ad Atlanta, proprio di fronte alla gastronomia Delmar’s. I rapinatori di banche risultano essere in possesso di un’arma straordinaria che distrugge non solo la banca, ma praticamente manda in fumo anche la gastronomia. Preoccupata per le strane abitudini di Peter, zia May lo porta a cena e a fare due chiacchiere al Prachya Thai, dove Peter svia i suoi sospetti ammettendo che lo Stark Internship che presumibilmente sta seguendo lo sta stancando. Questo ristorante tuttavia è stato costruito nella proprietà vuota al 233 di Mitchell Street, nel Sylvan Building, a Ted Turner Drive SW, nel centro di Atlanta ma non esiste nella realtà.

La doppia vita di Peter è costantemente vulnerabile e una volta che Ned scopre la sua identità segreta, è solo questione di tempo prima che non riesca a resistere alla tentazione di dire qualcosa di troppo a scuola, in un maldestro tentativo di apparire cool. Questo, però, procura alla coppia un invito inaspettato a una festa a casa di Liz. La famiglia di Liz è ovviamente benestante, proprietaria dell’imponente casa moderna con pareti in vetro al 229 Little John Trail NE, Atlanta, costruita nel 2015 nel quartiere Ansley Park Sherwood Forest con vista sull’Ansley Golf Course. Nel 2016 questa straordinaria casa è apparsa anche nell’ultimo film di Garry Marshall, Mother’s Day, con Jennifer Aniston. La serata non va proprio come previsto quando Peter nota il lampo di un’esplosione lontana e scompare, senza preavviso, per indagare.

Road to Washington DC

Ciò che trova sono gli scagnozzi di Toomes che tentano di vendere armi al piccolo gangster locale Aaron sotto il Park Drive Bridge, Park Drive NE, Midtown Atlanta, che in realtà si trova appena a sud del campo da golf. Costretto a intervenire quando un telefono che squilla lo tradisce, Spidey viene improvvisamente portato via da un’enorme creatura volante che senza tante cerimonie lo getta nel fiume. Ovviamente si tratta di Toomes stesso nel suo costume da Avvoltoio. Prima che Peter possa annegare, viene tirato fuori dall’acqua da – apparentemente – Iron Man. Il soccorritore si rivela essere niente più che la tuta telecomandata di Stark, e il vero Tony Stark chiama Peter dall’India. È qui che Atlanta dimostra perché è così adattabile per i registi. Il luogo baciato dal sole non è più esoticamente orientale del Tempio indù di Atlanta, 5851 GA-85, Riverdale, GA 30274, costruito nel 1990, nella città di Riverdale a poche miglia a sud di Atlanta.

Atlanta skyline
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Atlanta in Georgia

Tony avverte seriamente Peter di non uscire dalla sua profondità, ma non appena Peter scopre una delle armi lasciate inconsapevolmente indietro dopo il traffico di armi, si mette subito alla ricerca della fonte. Un dispositivo di localizzazione indirizza Peter verso Maryland. Fortunatamente, la squadra di Decathlon accademico di Midtown Science & Tech sta partecipando a una competizione nazionale che si terrà a Washington DC e Peter, prima riluttante, sviluppa un’improvvisa lealtà nei confronti della squadra. L’hotel in cui viene sistemata la squadra, con il suo vasto atrio e le cascate, è l’Embassy Suites by Hilton Atlanta Perimeter Center, al 1030 Crown Pointe Parkway nel Perimeter Center a nord del centro. Una volta a Washington, la lealtà di Peter verso la squadra evapora rapidamente come era apparsa e presto scappa di nascosto la sera prima del torneo per dare la caccia ai cattivi.

Grazie all’aiuto della solitaria eccentrica Michelle Jones, la squadra di Midtown vince comunque e festeggia con una visita all’altissimo e vulnerabile Washington Monument, 2 15th Street NW, sul The Mall a Washington DC. Quasi a est della Reflecting Pool e del Lincoln Memorial, il monumento in marmo e granito è stato, una volta completato nel 1884, la struttura più alta del mondo per cinque anni. Rimane la struttura in pietra più alta del mondo e contiene una scala a chiocciola in ferro, ma anche un ascensore fino al pyramidion, con otto finestre di osservazione. Questo luogo potrebbe non essere il massimo una volta che la tecnologia aliena, ora trasportata da Ned nel suo zaino, viene attivata. Tocca naturalmente a Spidey organizzare uno spettacolare salvataggio dal Monumento in una sequenza spettacolare che fonde il vero punto di riferimento con set da studio ed effetti digitali. Rintracciando Aaron, che in confronto a Toomes e alla sua squadra, si rivela non essere poi così cattivo, Peter riceve una soffiata che Toomes ha in programma di condurre un traffico clandestino di armi a bordo del traghetto di Staten Island a New York, in partenza dal terminal di Whitehall all’estremità meridionale di Whitehall Street, Lower Manhattan.

Coney Islans
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Marciapiede di Coney Island

Da Brooklyn al quartier generale degli Avengers

Come Spider-Man, Peter lancia da solo il suo attacco ai criminali ma alla fine finisce per tagliare nettamente a metà il traghetto. Fortunatamente Iron Man, che ha saggiamente monitorato gli eventi, è lì per salvare la situazione. La strana costruzione circolare in cima alla quale Peter riceve una severa lavata di capo da Tony Stark, che pretende persino la restituzione della tuta hi-tech, è il Brooklyn-Battery Tunnel Ventilation Shaft al largo di Governors Island nel porto di New York. Peter acconsente con riluttanza e torna alla sua modesta vita da studente, finché una rivelazione inaspettata non lo riporta a combattere. Scopre un attacco pianificato dall’Avvoltoio su un aereo che trasporta le armi avanzate degli Avengers dalla Avengers Tower di New York al nuovo quartier generale della squadra.

Incapace di chiedere aiuto, Peter deve sventare questo attacco con l’aiuto solo di Ned. L’aereo senza pilota alla fine viene abbattuto a Coney Island, distruggendo nel frattempo il Parachute Jump. Peter osserva la pulizia dal suo trespolo in cima alle montagne russe Cyclone al Luna Park e affronta un’ultima prova di carattere nel nuovo quartier generale degli Avengers che, come sappiamo da Captain America: Civil War, è l’Aerotropolis Atlanta Porsche Experience Center, One Porsche Drive, Atlanta.

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