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Dove si trova e come arrivare al Lago di Braies: la perla più famosa delle Dolomiti

12 juillet 2025 à 09:20

Il Lago di Braies non ha bisogno di troppe presentazioni: è indiscutibilmente uno dei luoghi naturali più belli d’Italia e del mondo. Circondato dall’imponente Croda del Becco, alta 2.810 metri, è famoso per le sue acque color smeraldo, per l’onnipresente palafitta con le barche, fotografata da milioni di persone, per le splendide foreste di abeti rossi e le imponenti vette calcaree.

La sua bellezza può essere ammirata in ogni stagione: da quella autunnale, con i colori del foliage, all’invernale, quando è ricoperto da una coltre di neve e ghiaccio, fino alla primavera e all’estate. Tuttavia, il periodo estivo è quello meno consigliato perché più affollato.

Dove si trova il Lago di Braies

Se guardato dall’alto, il Lago di Braies appare come un minuscolo punto blu tra le tonalità verdi e grigie del paesaggio montuoso. Questo perché si trova in profondità nella Valle di Braies, nella regione del Trentino-Alto Adige in Nord Italia, a 1496 metri sopra il livello del mare.

Fa parte dello scenografico Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies e delle Dolomiti, Patrimonio dell’UNESCO, e risulta molto vicino al confine austriaco e alla regione del Tirolo.

Perché il Lago di Braies è color smeraldo

Il Lago di Braies è famoso anche grazie al suo color smeraldo, una tonalità unica risultato di un insieme di fattori naturali. Le rocce dolomitiche presenti nella zona rilasciano microscopiche particelle calcaree che, sospese nell’acqua cristallina, riflettono la luce solare creando sfumature verdi e turchesi.

La purezza del lago, inoltre, alimentato da sorgenti e dallo scioglimento dei ghiacciai, contribuisce a rendere l’acqua incredibilmente trasparente, esaltando ulteriormente i giochi di luce. A contribuire allo scenario c’è anche l’ambiente circostante, composto da boschi verdi e imponenti pareti dolomitiche, che amplifica il contrasto cromatico, regalando al lago quell’inconfondibile bellezza smeraldina.

Il Lago di Braies
iStock
I colori smeraldo del Lago di Braies

Come arrivare al lago di Braies

In tutte le stagioni, tranne in estate, il Lago di Braies può essere raggiunto con la propria auto. La località più vicina è la Val Pusteria: da qui vi basterà seguire la SS49, girare alla frazione S.Vito e procedere seguendo le indicazioni. Dalle altre città vicine come Dobbiaco, Monguelfo o Villabassa, dovrete guidare 15-20 minuti.

Se arrivate in zona con l’aereo, gli aeroporti più vicini, con la relativa distanza dal Lago di Braies, sono: Milano (5 ore), Venezia (3 ore), Verona (3 ore) e Innsbruck (3 ore).

Se preferite utilizzare i mezzi pubblici, dovete raggiungere la stazione Villabassa e prendere l’autobus di linea 442 diretto al Lago di Braies, con corse ogni circa 30 minuti.

In estate, a causa dell’overtourism, sono state introdotte delle regole: dal 10 luglio al 10 settembre 2025, il lago è raggiungibile dalle ore 9:30 alle 16:00 solo mediante mezzi pubblici, a piedi, in bici o su presentazione di una prenotazione online o di un permesso di transito valido.

Parcheggio auto e sosta camper

Se arrivate con la vostra auto, i parcheggi a pagamento ufficiali sono tre: P2, P3 e P4, che distano rispettivamente 800 metri, 300 metri e 100 metri dal lago. Dal 10 luglio al 10 settembre, essendo l’accesso alla valle limitato e la strada chiusa dalle 9:30 alle 16:00 se non si dispone di prenotazione online o pass valido, dovrete acquistare la prenotazione al parcheggio dal sito ufficiale.

È stato introdotto anche un nuovo biglietto combinato, disponibile se acquistato in anticipo: in questo caso, a un costo di 40 euro, potrete ottenere non solo il permesso di transito e il parcheggio, ma anche un voucher di 20 euro da spendere negli shop o nei ristoranti.

Se invece state viaggiando con il camper, il parcheggio di riferimento è il P4, il P1 e il P3. In alternativa potete parcheggiare a Villabassa o Dobbiaco e proseguire in autobus.

Cosa fare al lago di Braies

Non c’è modo migliore per apprezzare la maestosità e il romanticismo del Lago di Braies che dall’acqua, noleggiando una delle incantevoli barche a remi di legno che punteggiano la superficie vicino al rimessaggio. Pagaiando, avrete modo di immergervi nella vasta bellezza naturale della zona raggiungendo gli angoli più pittoreschi.

Con le scarpe adatte, potete percorrere i diversi sentieri escursionistici, uno su tutti il giro del lago: della durata di circa un’ora, offre infinite vedute e molteplici prospettive diverse e può essere percorso sia in senso orario che antiorario. Durante la camminata, potete fare anche una sosta per visitare la graziosa Cappella di Maria, costruita nel 1904 e aperta ai visitatori durante i mesi estivi.

Se volete evitare la folla e possedete la preparazione fisica adatta, potete percorrere anche il sentiero che conduce alla vetta di Croda del Becco. Partendo dall’estremità sud-orientale del lago (sentiero 1, conosciuto anche come Alta Via 1), salite verso il Buco del Giavo, percorrendo lentamente il sentiero ripido e roccioso fino a Forcella Sora Forno. Da qui, proseguite su un altro tratto roccioso verso la croce sulla cima della Croda del Becco.

Inutile dirvi che, da qui, i panorami sono davvero mozzafiato: una vista a 360° sulle montagne circostanti del Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies, oltre a una vista unica sul Lago di Braies sottostante.

L’Isola delle Correnti: l’incontro tra Ionio e Mediterraneo

9 juillet 2025 à 15:35

Non tutti i borghi italiani finiscono sulle mappe turistiche e sulle guide più conosciute e consultate, specialmente se contano poco più di tremila anime. Eppure, esistono alcune eccezioni. Alcuni luoghi che riescono a imporsi come mete uniche per fascino, posizione geografica e suggestione naturale. Uno di questi esempi è senza dubbio il borgo di Portopalo di Capo Passero, un piccolo comune della provincia di Siracusa, a soli venti metri sul livello del mare.

Nonostante le dimensioni ridotte, ogni anno questo affascinante borgo siciliano riesce ad attirare migliaia di visitatori, che qui possono scoprire tutta la bellezza del punto più meridionale del Paese, il comune più a sud d’Italia. Un vero e proprio concentrato di natura, bella e incontaminata, ma anche storia antica e identità culturale ancora vivida.

Proprio per queste sue caratteristiche, Portopalo di Capo Passero è una delle destinazioni che non possono mancare in un itinerario alla scoperta di Siracusa e dei suoi dintorni, distante solo circa tre quarti d’ora in auto dalla città e dalla più turistica cittadina di Noto, che di fronte alle sue spiagge nasconde un piccolo tesoro: l’isola delle Correnti, dove Ionio e Mediterraneo si incontrano,

L’Isola delle Correnti: il bacio tra due mari

La prima cosa che colpisce di questo borgo siciliano è il litorale sabbioso, ampio e decisamente selvaggio, che caratterizza la costa, dove l’acqua del Mediterraneo assume dei colori e dei riflessi che sembrano quasi ricordare i Caraibi. Qui, ad esempio, sono molto conosciute le spiagge di Scalo Mandrie e Pachino-Morghella, tra le più amate dai cittadini locali e dai viaggiatori, e che offrono la possibilità di vivere una giornata e momenti rilassanti in riva al mare, con il proprio asciugamano lontani dal turismo di massa.

Ma se c’è un luogo che rappresenta l’anima profonda di Portopalo, questo è l’Isola delle Correnti. Questa piccola isola si raggiunge imboccando una deviazione prima di entrare in paese, seguendo le indicazioni verso la costa.

Qui si assiste a uno spettacolo raro: l’incontro tra Mar Ionio e Mar Mediterraneo, due distese d’acqua che si fondono e donano al mare delle sfumature davvero uniche. L’isola è collegata alla terraferma da una sottile striscia di sabbia e scogli, che affiora soprattutto durante la bassa marea. È quindi possibile raggiungere l’isola sia a piedi, nonostante il fondale un po’ irregolare, e per il quale si consiglia di utilizzare scarpette da scoglio, sia con una breve nuotata nelle acque limpide che la separano dal litorale.

Sull’isola delle Correnti si trova un faro abbandonato, affascinante e suggestivo, che decenni fa ospitava il guardiano con la sua famiglia, e che oggi sembra osservare il continuo movimento delle correnti. Un luogo quasi mistico, dove fermarsi per ammirare l’incontro tra i due mari.

Perché visitare Portopalo e l’Isola delle Correnti oggi?

È una domanda che molti, soprattutto chi non conosce questo luogo, potrebbe porsi. Ma basta pensare alla sua natura e alle sue caratteristiche uniche. Un luogo, quello di Portopalo e dell’Isola delle Correnti, dove è la natura a dettare ancora i ritmi. Un’Italia che si riscopre nei borghi, nei dettagli e nei confini. È per questo motivo che Portopalo di Capo Passero è una destinazione che non dovrebbe mancare in un itinerario alla scoperta della Sicilia più autentica.

Sansepolcro, il borgo che ha dato vita a grandi nomi dell’arte e delle scienze

5 juin 2025 à 08:29

Sansepolcro, nella Valtiberina toscana, in provincia di Arezzo, al confine con Umbria e Marche, è un gioiello rinascimentale, che ha dato i natali a Piero della Francesca e ancora oggi custodisce alcune sue opere che rappresentano una splendida testimonianza del periodo rinascimentale. Ma non solo: qui sono nati importanti personaggi dell’arte, della letteratura e delle scienze, tra cui Dionisio Roberti, Matteo di Giovanni, Luca Pacioli, Raffaellino dal Colle, Cherubino Alberti e Santi di Tito. Città ricca di capolavori e di memoria, che si intrecciano a una natura generosa e a tradizioni secolari. Ecco cosa vedere e fare a Sansepolcro e quando andare.

Cosa vedere a Sansepolcro

1. Museo Civico di Sansepolcro

Il Museo Civico è una tappa imprescindibile per gli amanti dell’arte. Ospita opere di Piero della Francesca, tra cui la celebre “Resurrezione”, definita da Aldous Huxley come il miglior dipinto del mondo. Altre opere includono il “Polittico della Misericordia” e sculture di Della Robbia. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 9:30 alle 13 e dalle 14:30 alle 19, con un biglietto d’ingresso di 10 euro (ridotto 4 euro per ragazzi tra 11 e 18 anni).

2. Piazza Torre di Berta e la memoria della torre scomparsa

La piazza principale di Sansepolcro porta il nome della storica Torre di Berta, simbolo della città per secoli. Costruita nel XII secolo e alta oltre 38 metri, la torre dominava il centro e ospitava un grande orologio e la campana “Bonaventura”. Fu purtroppo distrutta nella notte tra il 30 e il 31 luglio 1944 durante la ritirata tedesca, in un atto di rappresaglia che colpì il cuore simbolico della città. Nonostante non sia mai stata ricostruita, la memoria della torre è ancora fortissima: ogni anno, il 31 luglio, alle 5 del mattino, il campanone del Duomo suona tanti rintocchi quanti sono gli anni trascorsi dalla sua distruzione. La piazza oggi è il fulcro della vita cittadina, ospita eventi e mercati, ed è il luogo ideale per iniziare la visita del borgo.

3. Duomo di San Giovanni Evangelista

Il Duomo, fondato oltre 1000 anni fa, è il cuore spirituale della città. Al suo interno si trova il “Volto Santo”, un crocifisso ligneo del XII secolo proveniente dall’Oriente, oggetto di particolare venerazione. La chiesa conserva anche opere di Raffaellino del Colle e Durante Alberti.

4. Aboca Museum

Situato nel Palazzo Bourbon del Monte, l’Aboca Museum è dedicato all’uso tradizionale delle piante medicinali. La collezione comprende mortai, ceramiche, strumenti di laboratorio e una preziosa biblioteca botanica.

5. Chiese Storiche

Sono diverse le chiese del borgo; tra tutte meritano una visita:

  • Chiesa di San Lorenzo: ospita la “Deposizione” di Rosso Fiorentino, un capolavoro del manierismo.
  • Chiesa di San Francesco: primo esempio di stile gotico in città, costruita tra il 1258 e il 1321.
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie: nota per il portale del 1563 con figure di scheletri, simbolo della Confraternita della Morte.
  • Oratorio della Compagnia del Crocifisso: decorato con affreschi del XVI secolo e una riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

6. Museo della Vetrata Antica

Ospitato nella Chiesa di San Giovanni Battista, è il primo museo italiano dedicato all’arte delle vetrate. La collezione include opere di artisti attivi tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, bozzetti e incisioni raffiguranti le Vetrate di Chantilly su disegni di Raffaello.

7. Museo del Merletto

Fondato dalle sorelle Adele e Ginna Marcelli, il museo celebra la tradizione del merletto “trina a spilli”. Ospita cataloghi, disegni e documentazione fotografica. L’ingresso è gratuito e il museo è aperto il lunedì, mercoledì, giovedì e domenica nel pomeriggio.

8. Casa di Piero della Francesca

La casa natale del celebre artista è oggi sede della Fondazione a lui dedicata. Offre un’immersione nella vita e nelle opere di Piero della Francesca, con affreschi e documenti storici.

9. Fortezza Medicea

Costruita nel ‘300 e restaurata nel ‘500 su progetto di Giuliano da Sangallo, la fortezza è un esempio di architettura militare rinascimentale. Offre una vista panoramica sulla città e ospita eventi culturali.

cosa vedere a Sansepolcro
Fonte: iStock
Forte di Sansepolcro

10. Teatro Dante

Inaugurato nel 1836, il Teatro Dante è uno dei pochi teatri italiani di proprietà privata. Ospita stagioni teatrali e musicali di alto livello, mantenendo intatta la sua veste neoclassica.

Cosa fare a Sansepolcro: attività outdoor e gite

Sansepolcro è un ottimo punto di partenza anche per qualche gita fuori porta, se si ha del tempo a disposizione. Uno dei luoghi più suggestivi raggiungibili dal borgo è l’Eremo di Montecasale, immerso nel verde, un tempo frequentato anche da San Francesco: oggi è un rifugio di pace che offre una pausa spirituale e panorami indimenticabili. Non lontano si trova anche l’Eremo di Cerbaiolo, antico monastero incastonato tra i boschi, da cui si può ammirare una vista spettacolare sulla vallata. Gli eremi di Montecasale e di Cerbaiolo sono facilmente raggiungibili in auto in circa 15-20 minuti dal centro storico, percorrendo strade panoramiche che si snodano tra colline e boschi.

Per gli amanti della bicicletta, la Ciclovia del Tevere è un itinerario dolce e immersivo che segue il corso del fiume, perfetto per famiglie, escursionisti e appassionati di turismo slow.

Eventi e quando andare

L’appuntamento più atteso dell’anno è senza dubbio il Palio della Balestra, che si svolge ogni seconda domenica di settembre. Si tratta di una competizione storica in cui i balestrieri di Sansepolcro si sfidano con quelli di Gubbio, indossando costumi rinascimentali e utilizzando antiche balestre in legno, secondo regole codificate nel Medioevo. La giornata è preceduta da un affascinante corteo storico che attraversa il centro cittadino, con oltre 400 figuranti, tamburini, musici e nobili in abiti d’epoca.

Oltre al Palio, Sansepolcro ospita numerosi eventi culturali e mostre durante tutto l’anno. Tra gli appuntamenti più significativi c’è il Festival dei Cammini di Francesco, che si svolge tra fine maggio e inizio giugno lungo i percorsi francescani tra Toscana e Umbria. A luglio si tiene il Kilowatt Festival, una rassegna internazionale di arti performative contemporanee che anima il centro storico con spettacoli di teatro, danza e musica. Sempre in estate, il Borgo Jazz porta nel cuore della città concerti jazz con artisti di rilievo; mentre Terre in Festival propone teatro diffuso in vari luoghi della Valtiberina durante il mese di agosto. A fine agosto si svolge anche il Berta Music Festival, dedicato alla musica live con giovani talenti e ospiti di fama.

India: come comportarsi per visitare un tempio induista

23 mai 2025 à 14:03

Un viaggio in India (o in altri Paesi dove l’induismo è praticato) non può prescindere dalla visita a un tempio induista: i colori chiamano, il profumo degli incensi e la folla devota che pratica rituali di grande fascino invitano a entrare. Ma sono luoghi sacri che richiedono rispetto e consapevolezza. I templi non sono attrazioni turistiche qualsiasi: sono spazi di preghiera, spiritualità e vita quotidiana per milioni di fedeli. Per questo motivo, è importante conoscere le norme di comportamento fondamentali da osservare.
Ecco una guida pratica per sapere cosa fare – e cosa evitare – quando si entra in un tempio induista.

Si può entrare con le scarpe?

No, le scarpe devono essere tolte all’ingresso. In quasi tutti i templi induisti è obbligatorio entrare scalzi o, in alcuni casi, con calzini. L’atto di togliersi le scarpe è un segno di rispetto e umiltà, per lasciare fuori simbolicamente lo sporco e le impurità, delle scarpe e dell’anima. Alcuni templi mettono a disposizione aree custodite per lasciarle, spesso a pagamento o a fronte di un’offerta.

È necessario coprire spalle e gambe?

In generale, sì: è importante indossare abiti decorosi e rispettosi, evitando pantaloncini, canottiere o vestiti attillati. Tuttavia, nei templi del sud dell’India, può essere richiesto agli uomini di entrare a dorso nudo, senza camicie e magliette. I locali indossano solo un mundu o un dhoti (tipico indumento tradizionale maschile), ma non è necessario per i turisti. Le donne, invece, dovrebbero coprire spalle, gambe e talvolta anche il capo con un foulard. Le regole possono variare da tempio a tempio, quindi è sempre consigliabile informarsi prima della visita o osservare il comportamento dei locali e copiare.

regole in india
Fonte: AS
Donne in India

Ci sono regole specifiche per le donne?

Sì, in alcuni templi l’accesso può essere vietato alle donne in periodo mestruale. È una regola basata su antiche credenze legate alla purezza rituale. In generale, anche alle donne è richiesto un abbigliamento decoroso e, talvolta, di coprirsi il capo. Le regole possono variare da tempio a tempio.

Si può fotografare all’interno del tempio?

Dipende dal tempio. In molti casi, le fotografie non sono permesse, soprattutto i selfie e specialmente nella zona del sancta sanctorum (il cuore del tempio dove si trova la statua della divinità). In altri luoghi, si possono fare foto solo in certe aree esterne. È sempre meglio chiedere il permesso prima di scattare, e guardare se ci sono cartelli di divieto.

Qual è il comportamento corretto durante la puja?

Durante una puja (cerimonia di preghiera), è fondamentale mantenere silenzio e rispetto. È bene osservare senza disturbare, senza intralciare il passaggio dei fedeli e senza toccare gli oggetti sacri. Spesso si può assistere anche da turisti, ma è importante non distrarre chi sta pregando.

Posso toccare le statue o gli oggetti sacri?

No. Le statue delle divinità e gli oggetti rituali non devono essere toccati dai visitatori. Solo i sacerdoti hanno il permesso di maneggiare questi simboli sacri. Toccarsi il capo con le mani a preghiera dopo aver ricevuto il prasad (cibo benedetto) o l’acqua sacra, invece, è spesso parte del rituale.

Devo seguire un percorso specifico all’interno del tempio?

Sì. In molti templi induisti si segue un percorso in senso orario, passando attorno al santuario principale. Questo gesto simboleggia il rispetto e l’adorazione verso la divinità. All’ingresso, può essere presente una campana da suonare: il suono ha la funzione di annunciare la propria presenza alla divinità, di risvegliare l’energia spirituale e di liberare la mente da distrazioni prima della preghiera. Come per il resto, è bene seguire cosa fanno i fedeli e, in caso di dubbio, seguire il flusso.

Si possono fare offerte?

Sì, è consuetudine fare offerte in denaro, fiori, frutta o incenso; di solito sono in vendita proprio davanti all’ingresso. I templi hanno aree dedicate per lasciare l’offerta, talvolta in appositi altarini, cesti o urne. Le offerte devono essere fatte con rispetto, senza ostentazione. Spesso è anche possibile ricevere una benedizione dal sacerdote.

Posso sedermi ovunque all’interno del tempio?

No, alcune aree sono riservate ai fedeli, e in certi casi l’ingresso è vietato ai non praticanti. Se ci si vuole sedere, meglio scegliere un angolo laterale o uno spazio dove non si intralcia il passaggio. Evitare di sedersi con i piedi rivolti verso la statua della divinità.

C’è un saluto tradizionale da usare?

Sì, il più comune è “Namasté”, accompagnato dal gesto delle mani giunte davanti al petto. È una forma di saluto rispettosa che va bene sia tra persone che verso la divinità. In alcuni templi si può vedere anche il gesto della prosternazione o del toccare terra con la fronte.

Posso entrare in tutti i templi, ovunque?

Non sempre. Alcuni templi sono riservati ai soli fedeli induisti, specialmente nel sud dell’India. Altri, invece, accolgono visitatori di ogni religione. È importante informarsi in anticipo e rispettare eventuali divieti di accesso. Forzare l’ingresso in questi casi è un grave segno di irriverenza.

Devo fare attenzione a ciò che dico o faccio nel tempio?

Assolutamente sì. I templi sono luoghi di massimo rispetto, e comportamenti inappropriati (ridere, commenti fuori luogo, gesti irrispettosi) sono mal tollerati. Anche il linguaggio corporeo conta: mai indicare con i piedi, né toccare qualcuno sulla testa.

Cosa significa ricevere una tilaka o un segno sulla fronte?

Spesso, all’uscita o durante la visita, il sacerdote può apporre un segno colorato sulla fronte dei visitatori. Questo è un gesto di benedizione e protezione. Il colore e la forma variano a seconda della divinità venerata e del tipo di tempio. La tilaka o bindi può essere fatta con varie sostanze: cenere sacra (vibhuti), polvere di sandalo, curcuma o kumkum (rosso vivo). Ogni sostanza ha un significato: ad esempio, il kumkum rappresenta l’energia femminile (shakti), la cenere sacra simboleggia la purificazione, mentre la polvere di sandalo raffredda la mente. Accettare con rispetto è un modo per condividere parte del rito.

visitare un tempio induista
Fonte: AS
Bambini davanti a una statua di Ganesh in India

I bambini possono entrare nei templi?

Sì, ma è consigliabile che siano tranquilli e accompagnati. Pianti o schiamazzi possono disturbare le preghiere. I genitori dovrebbero vigilare affinché non corrano o tocchino oggetti sacri. In generale, in un viaggio in India in famiglia la presenza dei bambini è ben accolta, ma sempre nel rispetto delle regole del luogo.

Cosa fare se non si conoscono le regole specifiche del tempio?

La cosa migliore è osservare con attenzione, seguire il comportamento dei fedeli e, se possibile, chiedere con gentilezza. In molti templi troverai cartelli con le regole principali, spesso anche in inglese. In caso di dubbio, meglio essere prudenti e rispettosi.

Dove sono le Isole Chagos, un paradiso inedito in mezzo all’oceano

23 mai 2025 à 13:00

Incantevole luogo a metà strada tra Africa e Asia, le Isole Chagos rappresentano una meraviglia della natura sulla bocca di tutti: dopo una diatriba internazionale durata decenni, Londra le restituisce a Mauritius.

L’arcipelago di Chagos è composto da 65 isole coralline immerse nell’Oceano Indiano e si trova a 500 chilometri a sud delle Maldive. L’intera area territoriale è di soli 56,1 chilometri, con l’isola più grande, Diego Garcia, che ha una superficie di 32,5 chilometri quadrati.

Le isole furono scoperte all’inizio del XVI secolo dai portoghesi. La prima colonia fu fondata proprio su Diego Garcia nel 1793, sotto la dominazione francese. Nel 1814, con la fine delle guerre napoleoniche, le Chagos, insieme a Mauritius e alle Seychelles, furono cedute alla Gran Bretagna con il Trattato di Parigi.

Un paradiso incontaminato

Nel 1960, è stato raggiunto un accordo per costruire una base militare americana sull’isola di Diego Garcia, una scelta che ha allontanato tutta la popolazione presente nell’isola. Nel 2010, il governo britannico ha dichiarato la zona area marina protetta e, paradossalmente, l’assenza di civiltà, a prescindere dalla scelta forzata, ha permesso, negli anni, una forte crescita della fauna locale.

Pesci, squali e uccelli popolano una scogliera che è considerata la più incontaminata del mondo, dove ormai vivono specie di uccelli marini in via d’estinzione.

Visitando l’entroterra si possono trovare le rovine fatiscenti di una chiesa, di una prigione, di un ospedale e di un cimitero, dove il passare del tempo ha cancellato quasi tutte le iscrizioni.

L’isola è formata da innumerevoli spiagge ed è caratterizzata da un mare cristallino. All’interno ci sono zone verdi, una vera e propria giungla dove un tempo la popolazione coltivava il cocco. L’arcipelago di Chagos è un importante rifugio per gli uccelli marini nel mezzo dell’Oceano Indiano. Un paradiso che, dopo essere stato per anni di proprietà britannica, torna nelle mani di Mauritius.

Dopo anni di diatribe, arriva l’accordo

Le Chagos sono state scorporate nel 1965 per poi attivare una concessione cinquantennale sulle isole e prorogata fino al 2036 agli Stati Uniti. Attraverso questa pratica, lo stato americano ha potuto costruire la sua base militare permanente sull’atollo più grande: quello di Diego Garcia.

Oggi, dopo una diatriba durata decenni, Londra restituisce le Chagos a Mauritius, ma con un accordo: il controllo della base militare di Diego Garcia, condivisa da tempo con il grande alleato USA, resta sotto il controllo inglese/americano. Come ha dichiarato il premier britannico Keir Starmer, questo è l’unico modo per mantenere l’accesso di Londra e Washington alle piste sull’atollo da cui partono bombardieri e altri velivoli. Con questo accordo arrivano anche delle entrate economiche, in quanto il Regno Unito pagherà alla sua ex colonia 101 milioni di sterline all’anno.

La restituzione delle isole, controllate da Londra per oltre 50 anni, era da tempo caldeggiata a livello internazionale dalle risoluzioni dell’ONU. Negli ultimi mesi, l’accordo è stato più volte messo in discussione a causa dei cambi di amministrazione sia negli Stati Uniti che a Mauritius.

Londra, inoltre, era stata precedentemente criticata per aver espulso gli abitanti delle Chagos quando ne mantenne il possesso dopo l’indipendenza di Mauritius nel 1968.

A farne le spese sono sempre stati gli abitanti delle Chagos. Oggi molti di loro vivono sparsi fra Mauritius, le Seychelles e il Regno Unito, ma non hanno mai smesso di reclamare il diritto a tornare nella terra dei loro avi: un sogno che sembra non potersi ancora avverare.

Come si ottiene la Bandiera Blu: 33 criteri internazionali

22 mai 2025 à 11:35

Ogni anno la FEE, la Foundation for Environmental Education, assegna la Bandiera Blu a tutte le spiagge che rientrano in determinati parametri e che rispondono a caratteristiche ben precise, secondo un rigido protocollo.

Le spiagge premiate devono rispettare standard elevati in termini di sostenibilità, sicurezza, qualità ambientale e accessibilità. I criteri si suddividono in quattro macro-categorie, ognuna delle quali contribuisce a garantire un’esperienza balneare di qualità nel pieno rispetto dell’ambiente naturale.

Ecco come si ottiene una Bandiera Blu e quali sono i 33 criteri internazionali utili per l’ottenimento.

Criteri informativi ed educativi

Questi criteri riguardano l’importanza dell’informazione e dell’educazione ambientale per i visitatori delle spiagge. Una spiaggia Bandiera Blu deve, infatti, promuovere la consapevolezza ecologica e allo stesso tempo rendere facilmente accessibili tutte le informazioni rilevanti sul luogo e sull’ambiente naturale circostante. Quindi, i criteri informativi ed educativi da rispettare per ottenere la Bandiera Blu sono:

  1. Innanzitutto, devono essere affisse le informazioni relative agli ecosistemi costieri e alle aree naturali.
  2. Ogni anno devono essere offerte almeno 5 attività di educazione ambientale.
  3. Devono essere affisse le informazioni sulla qualità delle acque.
  4. Devono essere affisse informazioni relative a ecosistemi locali, elementi naturali e siti culturali.
  5. Deve essere affissa la mappa della spiaggia con le indicazioni di tutti i servizi offerti.
  6. Deve essere affisso il codice di condotta relativo alla normativa vigente sull’uso della spiaggia e delle aree circostanti.

Criteri sulla qualità dell’acqua

La qualità delle acque di balneazione è uno dei requisiti fondamentali per ottenere la Bandiera Blu a livello internazionale. Questi criteri assicurano che l’acqua sia pulita, sicura per i bagnanti e monitorata costantemente attraverso analisi e campionamenti. L’acqua deve quindi rispettare i seguenti criteri:

  1. Deve rispettare i requisiti di campionamento e frequenza relativamente alla qualità delle acque di balneazione.
  2. Deve rispettare gli standard ed i requisiti di analisi relativamente alla qualità delle acque di balneazione.
  3. Nessuno scarico di acque reflue, né urbane né industriali, deve interessare l’area della spiaggia.
  4. La spiaggia deve avere conformità con i valori, previsti dalla direttiva sulle acque di balneazione, relativamente ai coliformi totali, ai coliformi fecali e agli streptococchi.
  5. Deve rispettare i requisiti di Bandiera Blu per parametri fisici e chimici riguardo a oli e altro materiale galleggiante.
Spiaggia di San Teodoro, che ha rispettato i criteri per ottenere la Bandiera Blu
Fonte: iStock
Spiaggia di San Teodoro in Sardegna, Bandiera Blu

Criteri ambientali

Per mantenere l’equilibrio tra fruizione turistica e tutela ambientale, per ottenere la Bandiera Blu è necessario rispettare una serie di parametri legati alla gestione sostenibile del territorio. Questi criteri ambientali garantiscono la conservazione degli ecosistemi, la corretta gestione dei rifiuti e il rispetto delle normative ambientali. Ecco quali sono i criteri ambientali:

  1. L’Autorità Locale o l’Operatore Balneare devono istituire un comitato di gestione della spiaggia.
  2. La stessa Autorità Locale o Operatore Balneare deve rispettare tutte le normative relative all’ubicazione e al funzionamento della spiaggia.
  3. Le aree sensibili vicino ad una spiaggia Bandiera Blu devono essere gestite per garantire la conservazione e la biodiversità degli ecosistemi marini.
  4. La spiaggia dev’essere perfettamente pulita.
  5. Le alghe e gli altri tipi di vegetazione devono essere lasciati decomporre sulla spiaggia a meno che non creino fastidio.
  6. Sulla spiaggia devono essere disponibili cestini per i rifiuti in numero adeguato.
  7. Inoltre, devono essere disponibili contenitori distinti per la raccolta differenziata, sulla spiaggia o in prossimità di essa.
  8. Devono essere presenti servizi igienici o spogliatoi in numero adeguato.
  9. Tali servizi igienici e spogliatoi devono essere mantenuti puliti.
  10. Le acque di scarico devono essere allacciate al sistema fognario o recapitate in contenitori a tenuta stagna da svuotare in maniera appropriata.
  11. Deve essere fatto rispettare il divieto di campeggio, di circolazione ad autoveicoli o motoveicoli e deve essere proibito ogni tipo di discarica.
  12. L’accesso in spiaggia di cani e di altri animali domestici deve essere strettamente controllato.
  13. Le costruzioni e le attrezzature della spiaggia devono essere mantenute in buono stato.
  14. Monitoraggio della salute delle barriere corallifere e di tutti gli habitat marini nella prossimità della spiaggia.
  15. Nell’area circostante la spiaggia devono essere promossi mezzi di trasporto sostenibili.

Criteri sulla sicurezza e i servizi offerti

La sicurezza dei bagnanti e la qualità dei servizi offerti sono aspetti cruciali per una spiaggia che vuole ottenere e mantenere la Bandiera Blu. Ecco quali sono tutti i requisiti necessari per assicurare un ambiente protetto, accessibile e ben attrezzato per tutti gli utenti:

  1. Sulla spiaggia deve essere disponibile un numero adeguato di personale, servizi e attrezzature di salvataggio.
  2. Deve essere disponibile l’equipaggiamento di primo soccorso.
  3. Devono essere predisposti piani di emergenza per i casi di inquinamento o rischio per la sicurezza ambientale.
  4. Ci deve essere una gestione delle diverse attività ed usi della spiaggia in modo da prevenire conflitti e incidenti.
  5. L’accesso al pubblico deve essere libero e devono essere attuate misure di sicurezza per la tutela dei bagnanti.
  6. Sulla spiaggia deve essere disponibile almeno una fonte di acqua potabile.
  7. Almeno una spiaggia Bandiera Blu per ogni comune deve avere accesso e servizi per disabili fisici.
Marina di Pulsano, che ha rispettato i criteri per ottenere la Bandiera Blu
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Spiaggia di Marina di Pulsano, Bandiera Blu

Sono diverse le spiagge italiane con Bandiera Blu, meravigliosi luoghi tutti da visitare, da Nord a Sud, dalla Liguria alle splendide spiagge della Sicilia.

L’antica Roma è stata costruita su Sette colli. E puoi ancora vederli tutti

15 mai 2025 à 11:39

C’era una volta l’antica Roma, bellissima, opulenta e potente. C’è ancora oggi quella stessa città, capitale cosmopolita dell’Italia e caput mundi, il cui patrimonio artistico, culturale e architettonico ha influenzato nei secoli il mondo intero. Una città eterna, come viene definita, in cui convivono perfettamente l’anima contemporanea di una metropoli e i resti del passato glorioso, come quei Sette colli su cui è stata fondata.

Si tratta sostanzialmente di alture, sulle quali appunto fu fondata la città antica, che ancora oggi sono ben evidenti nel dedalo di strade che caratterizza il centro storico e i suoi dintorni. La loro presenza è stata cristallizzata nella storia con una comunicazione ufficiale avvenuta tra Cicerone e Plutarco.

Una lista canonica e ufficiale che ancora oggi viene considerata come parte integrante della storia e che menziona, appunto, i Sette colli di Roma: Aventino, Campidoglio, Celio, Esquilino, Palatino, Quirinale e Viminale. Ecco dove si trovano, come visitarli e cosa vedere.

I Sette colli di Roma: Palatino

Non si può organizzare un viaggio a Roma senza esplorare le sue origini, e per farlo il consiglio è quello di includere nell’itinerario di viaggio anche una visita ai Sette colli. Tra i più conosciuti e frequentati c’è sicuramente il Palatino, un luogo dal fascino indiscusso, dove il tempo sembra essere sospeso, dal quale è possibile ammirare uno spaccato dell’Antica Roma e delle sue origini.

L’altura del Palatino, infatti, è situata proprio nel mezzo di due delle attrazioni più incredibili della Capitale: da una parte il Foro Romano e dall’altra il Circo Massimo. E non solo: da qui, infatti, è possibile andare alla scoperta di tutte le meraviglie antiche e moderne della città. Ma procediamo con ordine.

Il Palatino è situato nel cuore di Roma, all’interno del circuito del Parco Archeologico del Colosseo. È considerato da molti il luogo dove tutto è iniziato: è qui, infatti, che Romolo fondò la città eterna nel VIII secolo a.C.

Cosa vedere? Praticamente tutto, o meglio le origini di Roma partendo dalla Casa Romuli, identificata come la dimora del fondatore della città, nonché primo re di Roma. Potete proseguire ammirando il Lupercale, un santuario dedicato al Dio Luperco, e situato ai piedi del colle, e poi il tempio di Apollo Palatino.

Proseguendo la visita troviamo il Tempio della Magna Mater, la Domus Tiberiana e la casa di Augusto. E poi, ancora, l’elagabalium, un complesso architettonico, o meglio i suoi resti, dedicato alla divinità Deus Sol Invictus. Immancabile è una visita alla Casa dei Grifi, un’abitazione romana tra le più antiche ritrovate in questa area.

È poi possibile ammirare i resti delle diverse domus imperiali, gli antichi e lussuosi palazzi degli Imperatori, e il Palazzo Domiziano, il principale complesso imperiale di tutto il palatino. E se il viaggio nell’antico Roma fatto fino a questo momento non dovesse bastarvi, allora, potete fare una visita all’interno del Museo Palatino, istituito all’interno di un ex convento, che espone i resti delle domus preesistenti e molti dei reperti rinvenuti nell’intera area archeologica.

Immancabile è anche una visita agli Orti Farnesiani, i primi orti botanici privati d’Europa creati nel 1550 per volontà del cardinale Alessandro Farnese.  Per concludere il tour potete ammirare l’arco di Tito e l’arco di Costantino, emblemi di scultura romana antica, nonché simboli del passato della città.

Per visitare il Palatino, e scoprire così la storia di Roma, potete raggiungere l’ingresso di via San Gregorio o accedere direttamente dal Foro Romano. L’accesso dell’area è a pagamento.

Vista del Colle Palatino, Roma
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Il Colle Palatino visto dal Foro Romano

I Sette colli di Roma: Aventino

La visita dei Sette colli prosegue sull’Aventino, un’area tranquilla, e con zone verdeggianti, che è oggi il luogo di ritrovo di tantissimi cittadini e viaggiatori. La collinetta, dalla pendici ripide, si trova tra il fiume Tevere e il Circo Massimo, ed è puntellata da ville, case residenziali e giardini. Sono proprio questi spazi verdi, oggi, a essere frequentati da migliaia di persone ogni giorno che desiderano allontanarsi dalla frenesia cittadina potendo godere di un po’ di pace con vista mozzafiato.

L’Aventino, infatti, ospita alcuni dei polmoni verdi più suggestivi della città tra i quali il celebre Roseto Comunale ad accesso gratuito, che rappresenta il giardino più romantico e antico d’Europa, e il magico Giardino degli Aranci, una tappa imprescindibile per chiunque arrivi a Roma. Passeggiando nell’area verde ben curata, infatti, è possibile raggiungere una terrazza panoramica che consente di abbracciare con lo sguardo la città di Roma.

Da non perdere, ancora, la Basilica di Santa Sabina, una delle più antiche di Roma, situata proprio nei pressi del Giardino degli Aranci. E, ancora, il Giardino di Sant’Alessio, un piccolo angolo verdeggiante che circonda la chiesa omonima e che consente di ammirare Roma dall’alto. Da qui, in pochi minuti a piedi, è possibile raggiungere anche la Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio.

L’Aventino è celebre per ospitare uno dei luoghi più affascinanti e suggestivi di Roma: il buco della serratura, una vera e propria destinazione segreta che regala una favolosa sorpresa. Sul portale d’ingresso della Villa del Priorato di Malta, infatti, c’è un piccolo foro di apertura: posizionando l’occhio lì è possibile ammirare la Cupola di San Pietro che si staglia sul cielo di Roma e che è perfettamente incorniciata dalle siepi del giardino  che puntellano gli esterni della villa. La vista è così bella che non si può descrivere, ma solo vivere.

Il buco della Serratura a Roma
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Il buco della serratura sul portale d’ingresso della Villa del Priorato di Malta da cui ammirare Roma

I Sette colli di Roma: Celio

Situata ad est del colle Palatino troviamo la collina del Celio che oggi ospita le rovine della città antica risalenti a periodi diversi. Questa altura, che si estende per circa due chilometri, raggiunge la sua altezza massima all’interno di Villa Celimontana, un parco pubblico fondato nel ‘500 che oggi ricopre gran parte dell’area del colle. Nell’area, come anticipato, sono presenti diverse testimonianze del passato, tra cui case romane antiche e templi, come quello dedicato al Divino Claudio.

Da questo colle è possibile ammirare una delle viste più belle di Roma e, nello specifico, del Colosseo. Non a caso è proprio qui che l’Imperatore Nerone scelse di costruire la sua residenza.

La collina, che è molto vasta, si estende fino a Porta Maggiore e diventa così il punto di partenza per andare alla scoperta di alcuni dei luoghi iconici e sacri di Roma come la Basilica di San Giovanni in Laterano. Imperdibili sono anche la chiesa di Santo Stefano Rotondo, la basilica dei Santi Quattro Coronati e quella dei Santi Giovanni e Paolo. Dal colle Celio è possibile raggiungere facilmente, con una passeggiata, anche le terme di Caracalla passando davanti alla Basilica di Santa Maria in Domnica alla Navicella.

I Setti colli di Roma: Capitolino (o Campidoglio)

Ci spostiamo ora su uno dei più piccoli, ma non meno importante, dei Sette colli di Roma: quello Capitolino, più conosciuto con il nome Capidoglio. Si tratta forse di una delle alture meno visitate dai turisti, eppure quello che conserva e preserva da secoli sa veramente sorprendere.

Fulcro del colle è l’elegante piazza del Campidoglio, che deve la sua bellezza e la sua eleganza a Michelangelo Buonarroti che firmò l’interno progetto nel 1500 restaurando la piazza, le facciate del Palazzo Senatorio e del Palazzo dei Conservatori. A lui è dovuta anche la costruzione del Palazzo Nuovo e la realizzazione di sculture e statue, tra cui quella di Marco Aurelio e quelle che raffigurano il Tevere e il Nilo.

Chi arriva al colle Capitolino non può non restare incanto alla vista del magnifico Palazzo Senatorio, edificio storico nonché sede del municipio della città dal 1114. Una data, questa, che lo rende il municipio più antico del mondo.

Troviamo poi altri due edifici di interesse storico e architettonico: il Palazzo Nuovo e il Palazzo dei Conservatori, oggi entrambi sede dei Musei Capitolini, la più importante struttura museale civica della città che sopita una delle più importanti collezioni di opere antiche e classiche di tutto il mondo.

Imperdibile, per chi giunge fin qui, è la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, eretta nel VI secolo su ciò che restava del Tempio di Giunone e situata, oggi, sulla parte più alta del Campidoglio. Dal colle, inoltre, è possibile raggiungere alcuni dei maggiori punti di interesse della città come l’imponente Altare della Patria, al quale si arriva con una passeggiata di circa 500 metri.

Campidoglio, Roma
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Il palazzo del Campidoglio a Roma che sovrasta la piazza omonima

I Setti colli di Roma: Esquilino

Ci rechiamo ora all’Esquilino, il più esteso dei sette colli di Roma. L’area è formata da tre alture: quella di viale di Monte Oppio, quella che confina con la Velia e l’ultima che coincide con la basilica di Santa Maria Maggiore, una delle tappe imprescindibili per chi visita questo colle. L’edificio, imponente e bellissimo, è una delle 4 Basiliche Papali di Roma, nonché cuore della cristianità. Quella di Santa Maria Maggiore è l’unica basilica della città ad aver mantenuto la struttura paleocristiana originaria.

Imperdibile è, anche, il Parco del Colle Oppio, un’area verdeggiante e affascinante che si snoda su una superficie di 11 ettari e che ospita alcuni dei resti antichi più importanti di Roma come la Domus neroniana – che si estendeva dal Palatino all’Equilino -, le Terme di Tito e quelle di Traiano.

Da qui, ovviamente, è possibile andare alla scoperta del rione Monti, uno dei quartieri più eclettici, dinamici e vivaci della città, frequentato soprattutto da giovani, studenti e stranieri, in cui convivono i siti archeologici, sopra menzionati, locali e ristoranti a conduzioni familiare, palazzi eleganti e classici e botteghe vintage.

I Setti colli di Roma: Viminale

Ci spostiamo ora nei pressi di un altro piccolo colle, il più piccolo tra i sette: l’antico Viminalis. Come il nome stesso suggerisce siamo al Viminale, così chiamato per le piante di vimini che un tempi ricoprivano l’area, a un’altezza di 57 metri nei pressi di piazza San Bernardo.

Il colle è delimitato dall’attuale Via Nazionale e da Via Urbana e il suo fulcro è dato dal Palazzo Viminale, un edificio imponente e bellissimo che si fa notare da tutti i passanti. Eretto durante i primi anni del ‘900, il palazzo è oggi sede del Ministro dell’Interno italiano.

Il colle comprende anche le terme di Diocleziano, uno spazio pubblico costruito intorno al 300 d.C e riservato agli abitanti dei colli Quirinale, Viminale ed Esquilino. Una visita qui è d’obbligo: si tratta delle terme imperiali più grandi dell’antica Roma. Al lato destre delle terme è presenta la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri che vale la pena di scoprire.

Partendo dal Colle Viminale, inoltre, è possibile raggiungere altri due punti di interesse della città eterna: Piazza della Repubblica e il Teatro dell’Opera, il teatro romano dedicato alla musica e al balletto inaugurato nel XVIII secolo.

I Setti colli di Roma: Quirinale

L’ultima tappa del nostro tour ci porta, direttamente, sul più alto e al nord dei Sette colli di Roma: il Quirinale. Cosa vedere qui è il nome stesso a suggerircelo: il grande e maestoso Palazzo Quirinale, oggi sede della Presidenza della Repubblica Italiana, che domina incontrastato sulla piazza omonima.

L’edificio, che si snoda su una superficie di oltre 110.000 metri quadrati è considerato il sesto palazzo più grande del mondo per superficie, nonché seconda residenza presidenziale più ampia. Altro punto di interesse qui è il Palazzo della Corte Costituzionale , situato anche esso sulla piazza del Quirinale. Il complesso di edifici, e la piazza stessa, rappresentano il nucleo politico della città, ma visto il grande valore storico e architettonico meritano comunque una visita.

Palazzo del Quirinale, Roma
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Palazzo del Quirinale a Roma

Il palazzo del Quirinale, inoltre, ospita gli splendidi giardini omonimi, che si estendono su una superficie di 4 ettari, ai quali si accede attraverso una suggestiva porta ottocentesca. I giardini sono visitabili grazie alle aperture straordinarie estive che solitamente cominciano a giugno.

Sul lato occidentale del colle Quirinale è possibile ammirare una delle attrazioni più belle e celebri di tutta Roma: la Fontana di Trevi. Racchiusa tra le strette vie, e appoggiata in maniera aggraziata alla facciata del Palazzo Poli, questo gioiello di architettura barocca è uno dei monumenti più importanti della Capitale, nonché uno dei simboli della Capitale nel mondo.

Chianalea, il villaggio di pescatori in cui vivere la Calabria più autentica

14 mai 2025 à 12:00

Visitare Chianalea è come farsi travolgere da emozioni che rimarranno per sempre immerse nella mente e nel cuore. Ci si addentra in una dimensione quasi sospesa tra storia e mito, lasciandosi conquistare da una bellezza immortale, mentre si scoprono tradizioni, paesaggi commoventi e atmosfere immaginifiche. Sapevate che è conosciuta come la “Piccola Venezia del Sud”? Vi sveliamo perché e cosa vedere in questo borgo-gioiello della Calabria.

Chianalea, tra storia, mito e tradizioni

La leggenda narra che, nel suo viaggio di ritorno ad Itaca, Ulisse attraversò lo Stretto di Messina. Il passo tra le due coste era però sorvegliato dai mostri Scilla e Cariddi, una minaccia letale per i naviganti. Solo grazie al sacrificio di sei suoi compagni, divorati da Scilla, Ulisse riuscì a passare lo stretto e a proseguire il suo viaggio.

Oggi Scilla, in provincia di Reggio Calabria, è diventata una delle mete più amate dai visitatori italiani e internazionali e Chianalea è una delle sue gemme più preziose, considerata il cuore autentico della Calabria tirrenica.
Il suo nome deriverebbe da “Piano della Galea”, in riferimento a un’antica imbarcazione per la pesca del pescespada, mentre altri lo fanno risalire alla parola “canalea”, per la presenza di canali e insenature d’acqua marina che serpeggiano tra le abitazioni, dove i pescatori lasciano ormeggiate le barche, rievocando le suggestioni di una “Piccola Venezia”.

In passato, questo borgo era il cuore pulsante di grandi rotte commerciali, punto d’approdo e di partenza per le più importanti marinerie del Mediterraneo. Gli abitanti commerciavano in tutto il Mare nostrum a bordo delle feluche, le imbarcazioni in legno a vela latina e remi munite di bombarde per difendersi dagli attacchi. Particolarmente intensi erano, a quei tempi, i traffici con Venezia il cui archivio storico conserva testimonianze di famiglie scillesi.

Chianalea, splendido borgo di Scilla visto dal mare
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Chianalea, tra storia, mito e tradizioni

Cosa vedere a Chianalea

Scilla, come sappiamo, è da tempo una rinomata località turistica, e si può senza dubbio affermare che Chianalea ne rappresenti il cuore più autentico. Questo piccolo villaggio di pescatori, inserito tra i “Borghi più Belli d’Italia”, ha conservato il suo fascino di sempre, vivendo ancora dell’antica attività della pesca. Passeggiando per i suoi vicoli, non è difficile incontrare i pescatori che intrecciano le reti da pesca o riparano le proprie barche.

Le case di Chianalea sembrano sfidare la forza del mare, con il fragore delle onde che fa da sottofondo musicale al borgo. La via principale è interrotta ai lati dalle strette e caratteristiche viuzze che aprono squarci di grande impatto paesaggistico tra le abitazioni, addossate le une alle altre, alcune delle quali risalenti al 1600.

Tra i vicoli si scoprono antiche fontane, come la Fontana Ruffo, con lo stemma del nobile casato, la Fontana tre Canali, adornata da mascheroni e fregi, o ancora la fontana “Il Canalello” nota anche con il nome di “San Clemente”.
Non mancano edifici storici degni di nota, come la Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, sorta al centro del borgo, e Villa Zagari, con affaccio sul mar Tirreno, dal quale è separato attraverso la scogliera che cinge tutta la costa di Chianalea, che si caratterizza per i particolari stilistici tipici delle ville e dei palazzi gentilizi dell’epoca.

Una bellezza senza tempo, Chianalea, sorvegliata dall’alto dal Castello Ruffo di Scilla, abbarbicato sul promontorio proteso sullo Stretto di Messina. Tutto il percorso di visita si sviluppa in altezza, regalando numerosi punti panoramici da cui è possibile ammirare il lato nord che guarda al mare aperto e alle Isole Eolie, con ai piedi il borgo di pescatori di Chianalea e il porticciolo, e il lato sud che abbraccia Marina Grande, bellissima spiaggia a conca di Scilla. La vista si allarga al mare e alle due terre adagiate nello specchio d’acqua percorso dalle correnti dello Stretto, per un imperdibile spettacolo che regala meraviglie infinite ai visitatori, i cui occhi sono pienamente immersi nelle mille sfumature del Mediterraneo.

Chianalea è senza dubbio la meta perfetta per scoprire l’anima più autentica della Calabria ed è anche la destinazione ideale per gli amanti delle immersioni subacquee, della pesca e del trekking. Il tutto immersi in un’atmosfera che si può a tutti gli effetti definire magica.

Cosa vedere a Piazza Armerina, guida alla città dei mosaici romani

13 mai 2025 à 10:44

Arte, storia e cultura s’intrecciano con sorprendente armonia a Piazza Armerina, affascinante città in provincia di Enna, nel cuore della Sicilia, ancora oggi colpevolmente esclusa dai principali circuiti turistici. Eppure, chi vi si reca viene subito conquistato dalla bellezza del suo centro storico, dalla ricchezza del patrimonio artistico e dalla suggestione delle sue tradizioni millenarie.

Situata a quasi 700 metri d’altitudine, immersa nei monti Erei, Piazza Armerina offre un mosaico perfetto di epoche e stili, dal normanno al barocco, con testimonianze greche, romane, medievali e settecentesche. Ed è proprio qui che si trova uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo, la Villa Romana del Casale, Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Piazza Armerina: origini e stratificazioni storiche

Le origini della città di Piazza Armerina affondano le radici nell’antichità più lontana. Coloni greci provenienti da Gela si insediarono in quest’area già in epoca arcaica, approfittando della posizione strategica tra l’entroterra e la costa. Successivamente, con l’arrivo dei Romani, il territorio conobbe un periodo di grande prosperità, lasciando in eredità strutture imponenti e preziose testimonianze artistiche, come la celebre Villa del Casale.

Nel corso dei secoli, Piazza Armerina fu teatro di invasioni, conquiste e dominazioni in Sicilia: bizantini, arabi, normanni e aragonesi si alternarono nel controllo della città, lasciando ognuno un segno distintivo nel patrimonio architettonico e culturale locale. Questo intreccio di civiltà ha dato vita a un’identità profonda e stratificata, che si riflette nei suoi edifici, nei riti religiosi e nelle tradizioni popolari.

Eppure, nonostante un centro storico tra i più affascinanti della Sicilia, ricco di palazzi nobiliari, chiese antiche e scorci suggestivi, Piazza Armerina rimane una meta sorprendentemente poco battuta, tutta da scoprire con occhi curiosi e passo lento.

Cosa vedere a Piazza Armerina

La Villa Romana del Casale: il gioiello Unesco 

L’attrazione principale di Piazza Armerina è senza dubbio la Villa Romana del Casale, uno dei siti archeologici più visitati della Sicilia. Si tratta di una residenza tardo-romana monumentale, decorata da oltre 3.500 metri quadrati di straordinari mosaici pavimentali, distribuiti in più di 60 stanze.

Villa del Casale, Piazza Armerina
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La splendida Villa del Casale

I mosaici, tra cui spiccano quelli noti come la “Grande Caccia”, le “Ragazze in bikini” e la “Scena erotica”, rappresentano uno spaccato vivace della vita romana imperiale. Dal 1997 è inserita nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco e attira studiosi, appassionati e viaggiatori da tutto il mondo.

Villa delle Meraviglie: il museo privato più importante di Sicilia

Non lontano dalla Villa Romana si trova un’altra tappa imperdibile: la Villa delle Meraviglie, una sontuosa residenza settecentesca che ospita una delle collezioni private più prestigiose della Sicilia. La raccolta della famiglia Cammarata comprende vasi antichi, dipinti, sculture, mobili d’epoca e marmi pregiati, il tutto custodito in ambienti elegantemente allestiti. Un piccolo tesoro per gli amanti dell’arte e dell’arredamento storico.

Palio dei Normanni: la tradizione che vive

Ogni anno, tra il 13 e il 14 agosto, Piazza Armerina si anima con il Palio dei Normanni, rievocazione storica della conquista normanna in Sicilia. L’evento, che affonda le radici nel Medioevo, vede i quattro quartieri della città sfidarsi in giochi equestri e competizioni cavalleresche per conquistare il vessillo di Maria Santissima delle Vittorie, patrona cittadina.

Un evento suggestivo che unisce sport, religione e folclore, attirando visitatori da tutta l’isola e offrendo un’occasione unica per immergersi nella storia locale.

Il Duomo e il centro storico

La parte più alta della città ospita la magnifica Cattedrale di Piazza Armerina, edificata tra il 1604 e il 1719. L’edificio, monumentale, domina il panorama cittadino e fonde armoniosamente diversi stili architettonici, dal gotico al barocco.

A colpire particolarmente è il campanile gotico-catalano alto 40 metri, un elemento superstite della precedente chiesa demolita per lasciare spazio al nuovo Duomo. Entrando, si resta colpiti dalla ricchezza decorativa e dall’atmosfera solenne dell’edificio sacro.

Palazzo Trigona e il Museo Archeologico

A pochi passi dalla Cattedrale si erge Palazzo Trigona della Floresta, maestosa dimora nobiliare costruita nel 1690 per volere di Matteo e Ottavio Trigona, sotto il regno di re Martino I. Il palazzo, sviluppato su tre piani, custodisce una corte interna e lo stemma di famiglia esposto sul balcone principale.

Dopo lunghi lavori di restauro, il palazzo è destinato a diventare il Museo Archeologico cittadino, un tassello fondamentale per valorizzare il ricco patrimonio di Piazza Armerina.

Monte Mira e il Castello Aragonese

Gli amanti della natura e dell’escursionismo possono avventurarsi tra i sentieri del monte Mira, che regala viste spettacolari e scenari incontaminati. Sul versante meridionale del monte si trova il Castello Aragonese, imponente struttura difensiva eretta nel XIV secolo.

Nel corso del tempo, il castello ha cambiato funzione: da fortezza a carcere nel 1812, come dimostrano ancora oggi le finestre in ferro. Dopo anni di abbandono, è stato finalmente acquistato per un intervento di restauro e valorizzazione, tornando a ospitare eventi e rievocazioni storiche.

Le chiese minori: San Rocco, San Pietro e la Commenda dei Cavalieri

Tra le chiese storiche più affascinanti, spicca San Rocco, conosciuta localmente come Fundrò. Il nome richiama un antico borgo rurale distrutto, i cui monaci benedettini trovarono rifugio a Piazza Armerina e qui diedero nuova vita alla loro comunità.

Merita una visita anche la chiesa di San Pietro, risalente alla metà del Cinquecento. Mentre l’esterno è sobrio, l’interno sorprende con un soffitto a cassettoni decorato e una grande tela attribuita a Caravaggio o alla sua scuola, che ne aumenta il valore artistico.

Un’altra testimonianza unica è quella della Commenda dei Cavalieri di Malta, realizzata nel XII secolo come ospedale per i Crociati. In origine fuori dalle mura cittadine, oggi si trova in pieno centro. Pur spoglia nello stile, conserva intatta la sua aura misteriosa e affascinante.

Fontana dei Canali: tra storia e quotidianità

In una città così ricca di memorie storiche non mancano i simboli della vita quotidiana. La Fontana dei Canali, realizzata nel XIX secolo, è uno di questi: un abbeveratoio pubblico con quattro mascheroni da cui sgorga acqua di sorgente, molto apprezzata dai residenti e dai visitatori durante le calde estati siciliane.

Piazza Armerina, Fontana dei Canali
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Dettaglio della Fontana dei Canali

Una sosta qui non è solo rinfrescante, ma anche un’occasione per toccare con mano l’anima autentica e popolare della città.

Cosa vedere a Ischia, l’isola verde del Golfo di Napoli

30 avril 2025 à 19:00

Isola di pescatori, contadini e artigiani, Ischia è famosa fin dall’antichità per le preziose sorgenti d’acqua termale, i panorami da sogno, le spiagge e le baie suggestive, i promontori vertiginosi, un mare che passa dal blu intenso al verde smeraldo, un patrimonio storico, naturalistico e architettonico senza eguali. In tanti e da tempo immemore la conoscono come “l’isola verde” – non solo per la vegetazione rigogliosa che si manifesta in tutte le sue sfumature ma anche per la presenza del tufo di origine vulcanica – la destinazione ideale per chi cerca la combinazione perfetta tra natura e benessere, relax e divertimento.

Ma Ischia è molto di più di una cartolina dalle atmosfere mediterranee. È una sorta di ‘isola-mondo’, con sue regole, suoi ritmi e il suo spiccato senso di appartenenza. Sapevate ad esempio che è divisa in sei comuni? Ciascuno con la sua storia da raccontare e i suoi segreti da svelare, perché su questo territorio che si estende su 46,3 km quadrati di superficie e conta oltre 60 mila abitanti, nessun luogo è uguale all’altro, persino le tradizioni cambiano di paese in paese. Stenterete a crederci, ma spesso persino chi ci è nato non la conosce nella sua interezza. Quel che è certo, è che non basta un giorno e forse nemmeno un solo weekend per poterla esplorare tutta. Questa piccola guida, può quindi esservi d’aiuto per non perdervi le sue attrazioni più emblematiche. Pronti a scoprirla più da vicino?

I parchi termali

Partiamo da uno dei punti di forza di Ischia, perla tra le perle del Golfo di Napoli. Le acque termali dell’isola sono rinomate fin dall’antichità, per le innumerevoli virtù terapeutiche, anzi la natura vulcanica di questi luoghi la rende uno dei maggiori centri termali d’Europa.

Se volete vivere un’esperienza di benessere completamente gratuita, la Baia di Sorgeto è un vero e proprio parco termale all’aperto, un angolo di paradiso dove l’acqua del mare si mescola con quella benefica e curativa che fuoriesce bollente dalla montagna.

Questo fenomeno vulcanico favorisce la creazione di vasche naturali contenenti acqua calda, dove tutti possono immergersi per rigenerare corpo e mente, a tutte le ore del giorno e della notte, circondati da uno scenario quasi fantasy e avvolti dai vapori terapeutici che trasformano l’esperienza in un vero e proprio percorso benessere. Il periodo ideale per andarci è in bassa e media stagione, mentre in estate rischiate di trovarla – comprensibilmente – molto affollata.

Numerosi sono anche i parchi termali privati, tra i quali i più famosi sono i Giardini Poseidon, nel comune di Forio, e il Negombo, fiore all’occhiello di Lacco Ameno. Nel comune di Barano, troviamo invece il Parco delle Ninfe di Nitrodi, altro straordinario complesso termale organizzato con docce e lavabi dove l’acqua è erogata direttamente dalla sorgente senza stoccaggio e senza alcun trattamento chimico-fisico, alla temperatura naturale di 28°. Non vi troverete vasche o piscine ad eccezione delle jacuzzi a servizio esclusivo delle terrazze private, ma vale davvero la pena provare le docce a cascata rigeneranti che affacciano su panorami incantevoli.

La spiaggia dei Maronti, tra le più belle di Ischia
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La spiaggia dei Maronti, la più lunga dell’isola d’Ischia

Spiagge, grotte e baie

Ed eccoci a un altro dei punti di forza di Ischia: le sue spiagge. C’è davvero l’imbarazzo della scelta e si differenziano le une dalle altre spaziando da quelle di sabbia fine, adatte alle famiglie, alle calette rocciose, alle splendide baie raggiungibili attraverso sentieri a picco sul mare.

Nel comune di Lacco Ameno si incontra la splendida baia di San Montano, dotata di sabbia fine, fondali bassi e acqua limpida, ma se cercate una spiaggia costantemente esposta al sole, quella di Citara e della Chiaia, a Forio, sono l’ideale soprattutto per le famiglie, con tratti liberi e stabilimenti balneari attrezzati. La più estesa dell’isola è la spiaggia dei Maronti, nel comune di Barano, costituita da una striscia di sabbia lunga 3 km, racchiusa tra Capo Grosso e il borgo di Sant’Angelo. Uno dei suoi tratti più suggestivi è quello delle Fumarole, che prende il nome dal fenomeno di vulcanesimo secondario con emanazione di vapore bollente a temperature che oscillano tra i 30 e i 100 gradi. Il vapore sprigionato dalla sabbia la rende la tappa perfetta per chi desidera curare gli acciacchi del corpo con le cosiddette sabbiature. Ancora oggi, le alte temperature raggiunte dalla sabbia vengono utilizzate dalla gente del posto e dai visitatori anche per cucinare gli alimenti, in particolare uova sode, pollo e patate.

Se siete appassionati di diving e snorkeling potrete osservare da vicino il mondo sommerso e le praterie di Posidonia Oceanica, che impreziosiscono i fondali attorno al Castello Aragonese, dove ha luogo il suggestivo fenomeno delle “bollicine”. Con un’escursione in barca, è possibile ammirare le splendide cavità naturali raggiungibili solo via mare: la Grotta del Mago, nella parte sud-occidentale, e la Grotta Verde, a sud-est.

I borghi marinari

Preparatevi a perdere il cuore in questi due borghi da sogno. Partiamo da quello di Ischia Ponte – anticamente borgo di Celsa, per una piantagione di gelsi profumati che ricopriva tutta l’area – nato a ridosso dell’isolotto, collegato al porticciolo tramite un istmo artificiale, dove si vede svettare il maestoso e scenografico Castello Aragonese, uno dei simboli ischitani. Nel corso dei secoli, si sono alternati nello scenario da cartolina di quello che è a tutti gli effetti il centro nevralgico dell’isola, palazzi patrizi e case colorate di pescatori e ancora oggi tanti edifici storici testimoniano lo splendore di un tempo che sembra rimasto sospeso.

Non è da meno, in quanto a suggestioni, il borgo marinaro di Sant’Angelo, nel comune di Serrara Fontana. Un affascinante ex villaggio di pescatori che, a partire dagli anni ’50 è diventato uno dei centri più chic della Campania, grazie alla presenza di personaggi illustri che hanno voluto inebriarsi di queste atmosfere da dolce vita per le loro vacanze relax. A caratterizzare il borgo costellato di case colorate inerpicate sul costone di tufo del monte, addossate le une alle altre e affacciate su un panorama da brividi, è il caratteristico isolotto – conosciuto come Torre di Sant’Angelo – accessibile attraverso un sottile istmo, lungo 119 metri. Nella sua parte superiore sorgeva una chiesetta dove si instaurò il culto dell’Arcangelo S.Michele, da cui sarebbe derivato il nome del villaggio

Il borgo marinaro di Sant'Angelo a Ischia
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Il borgo marinaro di Sant’Angelo con il caratteristico isolotto chiamato ‘Torre’

Le architetture e i monumenti

L’arte e l’architettura di palazzi e monumenti di ciascuno dei sei comuni in cui è suddivisa l’isola d’Ischia ne testimoniano la cultura ricca e variegata, frutto delle varie colonizzazioni. Camminando per l’antico borgo marinaro d’Ischia Ponte, si svela allo sguardo l’imponente roccaforte del Castello Aragonese, testimonianza di tutte le civiltà che sono passate da qui, tra greci e romani, dalla dinastia d’Aragona fino ai Colonna. È senza dubbio una delle attrazioni principali dell’isola, con un belvedere che vi farà girare la testa. Dal 1965 in poi la famiglia Mattera si prende cura di questo bene dal valore inestimabile, garantendone l’apertura al pubblico per 365 giorni all’anno, ospitando eventi culturali e mostre d’arte. Tra gli edifici di spicco del borgo di Ischia Ponte, c’è anche il Museo del Mare, ospitato nei tre piani dello storico Palazzo dell’Orologio.

Di fronte al Castello, a pochi metri dai famosi scogli di Sant’Anna, si erge un altro simbolo di Ischia, la Torre di Michelangelo o Torre di Guevara, una casa turrita edificata presso la Baia di Cartaromana, sul versante orientale dell’isola. Leggenda racconta che nel 1500 vi abbia soggiornato a più riprese Michelangelo Buonarroti, legato da una segreta relazione amorosa a Vittoria Colonna, moglie di Francesco Ferrante d’Avalos.

Spostandoci nel centro storico di Forio, incontriamo palazzi nobiliari, i tipici vicoli saraceni, le torri – tra cui il possente Torrione – le botteghe artigiane e le chiese ricche di storia e arte. Tra queste spicca la Chiesa del Soccorso, situata all’estremità di uno splendido piazzale, dal quale, se si è fortunati, è possibile assistere, in particolari condizioni atmosferiche, al fenomeno ottico del ‘raggio verde’, in concomitanza con il tramonto del sole.

Lacco Ameno ospita, invece, il rinomato Museo archeologico di Pithecusae a Villa Arbusto, che illustra la storia dell’isola d’Ischia dalla preistoria all’età romana, mostrando reperti della colonia greca sull’isola, come la celebre Coppa di Nestore, risalente al 725 a.C.

Castello Aragonese, simbolo dell'isola d'Ischia
Fonte: iStock @alxpin
Il monumentale Castello Aragonese a Ischia Ponte

I giardini

Se siete appassionati di botanica, a Forio, nella parte occidentale dell’isola d’Ischia, ci si imbatte negli incantevoli Giardini La Mortella, creati da Lady Susan Walton e Sir William Walton. Un sogno a occhi aperti che porta alla scoperta di una vastissima raccolta di piante mediterranee ed esotiche rare, con le tre splendide serre tropicali: la ‘Victoria House’, dove viene coltivata la Victoria amazonica, la Serra delle Orchidee ed il Tempio del Sole. Da non perdere la Sala Thai, un luogo ideale per la meditazione, immerso in una onirica atmosfera orientale. In estate, ogni giovedì sera, si può inoltre assistere ai concerti di musica sinfonica che si svolgono nel suggestivo Teatro Greco.

Gli amanti delle piante grasse non devono, invece, lasciarsi sfuggire i magnifici Giardini Ravino, un raro esempio di eco-sostenibilità nato con l’intento di salvaguardare il patrimonio naturalistico dell’isola d’Ischia. Questo parco botanico di acclimatazione raccoglie in 6.000 mq la più vasta e varia collezione europea di piante succulente, che ogni anno si arricchisce di nuovi esemplari.

I sentieri

Non si dice per dire che Ischia vanta un paesaggio unico al mondo. Questo è stato, infatti, modellato nelle ere geologiche da incredibili fenomeni vulcanici che hanno dato vita a uno spettacolare connubio di mare e montagna, vallate e colline, ripide falesie e alvei naturali, boschi e vigneti, macchia mediterranea e aree simili a foreste tropicali. I sentieri panoramici che l’attraversano rendono dunque quest’isola la cornice perfetta per passeggiate immerse nel verde ed escursioni guidate alla scoperta dell’entroterra, che ad ogni passo svela meraviglie botaniche e geologiche e scorci incredibili.

I meno allenati, o chi si muove con i bambini, potranno percorrere agevolmente il sentiero del tufo verde che porta sulla cima del Monte Epomeo. Con i suoi 789 metri d’altezza, rappresenta la vetta più alta dell’isola d’Ischia, raggiungibile anche a dorso di cavallo. L’escursione attraversa il bosco di acacie dei Frassitelli e il bosco di castagni della Falanga, che si estende per 6 ettari alle pendici del monte.

I più impavidi potranno, invece, avventurarsi sui caratteristici Pizzi Bianchi, lungo il versante meridionale di Ischia, che svelano il lato selvaggio dell’isola, tra alte falesie, canyon e possenti agavi, che accompagnano gli escursionisti fino alla sorgente termale di Cavascura e da lì alla spiaggia dei Maronti.

Tanti gli itinerari naturalistici che fanno di Ischia l’isola del trekking. Tra questi, il cosiddetto “sentiero dell’anima”, sul versante sudorientale, che conduce alle meravigliose insenature della Scarrupata e di Punta San Pancrazio, regalando panorami mozzafiato. Ci sono poi gli itinerari che conducono a Piano Liguori, raggiungibile dalla frazione collinare di Campagnano o dal villaggio dello Schiappone, con i paesaggi rurali e le incantevoli vedute che abbracciano il Golfo di Napoli e le sue isole. E ancora, il sentiero che conduce alla fonte di Buceto, tra muschi, antiche strade in pietra e alberi secolari, e l’escursione fino alla chiesetta in calce bianca di Santa Maria al Monte, il promontorio che sovrasta Forio, fino al sentiero, sconosciuto ai più, che dalla piazzetta di Serrara Fontana porta a Sant’Angelo.

La Chiesa del Soccorso, tra le più belle dell'isola d'Ischia
Fonte: iStock
La Chiesa del Soccorso a Forio

Come arrivare a Ischia

Si può raggiungere l’isola d’Ischia imbarcandosi su un aliscafo o su un traghetto dai porti di Napoli, Pozzuoli, Procida e, solo d’estate, anche da Salerno, Amalfi, Positano, Sorrento e Capri. Traghetti e aliscafi attraccano nei porti di Ischia e Casamicciola Terme, mentre il porto di Forio è destinato solo agli aliscafi.

Le navi in partenza dal Porto di Napoli salpano rispettivamente dal Molo Beverello e da Calata Porta di Massa. Dal primo partono esclusivamente gli aliscafi, mentre da Porta di Massa salpano solo i traghetti. Una navetta gratuita, attiva fino all’ultimo collegamento per Ischia, collega Beverello a Porta di Massa e viceversa.

Grazie, il borgo lombardo che ospita uno splendido santuario

29 avril 2025 à 20:53

C’è un luogo bellissimo in Lombardia, vicino a quella città ricca di tracce del passato e di tesori che è Mantova.

Si chiama Grazie ed è una frazione del comune di Curtatone, una cittadina di oltre 14mila abitanti. Ed è qui che ci dirigiamo, in questo suggestivo borgo lombardo che custodisce un meraviglioso santuario, ma non solo.

Tappa perfetta per chi è in visita alla zona, dista circa sette chilometri dal centro di Mantova ed è un piccolo luogo dalla storia antica, che si mescola con la fede e con il fascino del territorio circostante: e adesso andiamo proprio lì, per poter scoprire i tanti tesori che si celano a Grazie.

Grazie, il santuario: una meraviglia da scoprire

Per sapere quando è nato il Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie bisogna fare un salto indietro nel tempo e tornare al passato più remoto. Infatti, anche se non è nota la datazione della sua più antica fondazione, si racconta che sulla riva delle valli del Mincio ci fosse già prima una santella con un’immagine sacra e che poi, demolita quella, sia stato realizzato un edificio di culto.

Secondo i documenti, come scritto sul sito ufficiale, già intorno al Mille vi era già un luogo di culto con il nome di Santa Maria di Reverso. Il suo interno è in stile gotico, infatti è alla fine del Trecento che viene sottoposto a intensi lavori, con la consacrazione della chiesa nel 1406 e interventi poi successivi con aggiunte e poi, ancora, ipere di modifica volute da Napoleone che – ad esempio – ha voluto la soppressione del convento.

Gli orari di apertura per visitarlo sono i seguenti: dalle 7,30 alle 12 e dalle 15 alle 18.30. Un momento per raggiungere questo luogo nel nord Italia? Particolarmente importante è la festa del 14 e 15 di agosto quando si tiene anche l’antica fiera. Se questo non bastasse i madonnari in qui giorni trasformano l’asfalto in meravigliose opere d’arte.

il santuario di Grazie vicino Mantova
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Un dettaglio del santuario di Grazie vicino Mantova

Perché è celebre il santuario

Il santuario di Grazie non è celebre solamente dal punto di vista religioso, ma anche perché è stato scelto come set di un film famoso: viene infatti inquadrato in uno dei capolavori della Settima arte italiana e, più precisamente, in Novecento di Bernardo Bertolucci, dove si può ammirare sia dall’interno che dall’esterno.

Ma non è solo lì che i più attenti possono averlo visto, infatti, a quanto pare, compare anche in celebre sceneggiato televisivo datato 1982, ovvero La Certosa di Parma in cui si vede in una prospettiva interna.

Cosa altro vedere a Grazie

La frazione di Grazie nel comune di Curtatone è un luogo di grande bellezza non solo perché si possono vedere i resti dell’impianto di strutture presenti in precedenza come tracce del porticato antico, ma edifici interessanti come Palazzo Sarto (che si trova proprio nella piazza del santuario).

Non si può dimenticare la bellezza paesaggistica, qui infatti il fiume si allarga e diviene Lago Superiore, e siamo nel territorio del Parco regionale del Mincio con le sue specie animali e vegetali, i paesaggi da sogno e tante località da esplorare.

E poi per finire c’è Mantova, che si trova davvero vicinissima e che è un concentrato di meraviglia per gli occhi, oltre a essere meta ideale per chi cerca storia e cultura incastonati in un ambienta da favola.

Grazie è perfetta per essere raggiunta in una giornata, per fare il pieno di meraviglia.

Vista sulla piazza di Grazie vicino a Mantova
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Vista sulla piazza di Grazie, borgo vicino a Mantova

Tresigallo, cosa vedere nella città metafisica immersa nella pianura ferrarese

29 avril 2025 à 15:00

Un gioiello architettonico unico nel suo genere è incastonato nel verde della pianura a metà strada tra Ferrara e le Valli di Comacchio. Si chiama Tresigallo, ed è nota come “città del razionalismo e della metafisica”. Una visita a questo borgo proietta in una dimensione sospesa tra geometria e sogno, offrendo un’esperienza ricca di suggestioni. Scopriamo, dunque, quali peculiari tesori è pronta a svelare questa perla del ‘900 che appare come un dipinto di Giorgio De Chirico a cielo aperto.

Tresigallo, piccola capitale del razionalismo italiano

Sorto sulla sponda sinistra del Po di Volano, nella pianura orientale della provincia di Ferrara – a 20 km chilometri dalla città estense e a 40 km dalla Costa Adriatica – Tresigallo è un antico centro di origine medievale che ha vissuto il suo periodo più importante a partire dagli anni Trenta del Novecento, quando venne iniziata la costruzione di una strada a lunghi rettifili per accorciare le distanze da Ferrara.

Gli anni successivi videro un mutamento sostanziale dell’aspetto del paese, per volere dell’allora ministro dell’Agricoltura e Foreste Edmondo Rossoni, nativo del luogo, che trasformò la cittadina secondo i canoni dell’architettura razionalista. L’intento era quello di costruire una città utopica in cui veder realizzata la collaborazione di classe tra lavoratore e datore di lavoro.

Furono realizzate strade, piazze, grandi infrastrutture, centri sportivi, educativi, sanitari, industriali, tutti secondo una logica urbanistica e simbolico-formale. Palazzi ed edifici in stile razionalista, simmetrie precise e ben definite, linee pulite ed essenziali, tinte color pastello valsero a Tresigallo l’appellativo di “città metafisica”.

A differenza della “città nuove” create dal regime fascista, Tresigallo fu una “città di rifondazione”, dotata di servizi pubblici all’avanguardia per l’epoca. La cittadina venne inoltre arricchita con un arredo urbano costituito da oltre cento lampioni, fontane, panchine e centinaia di alberi.

Oggi Tresigallo – capoluogo del comune di Tresignana, con una popolazione che si aggira intorno ai 4500 abitanti – spicca per la sua unicità tra le città di nuova fondazione, tanto da aver ottenuto il riconoscimento di “Città d’arte”. Nella sua interezza, questo affascinante borgo rappresenta un bene storico e culturale, da rivalutare e tutelare in quanto tale.

Una delle sculture bronzee raffiguranti gazzelle sulla fontana della piazza centrale di Tresigallo
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La fontana di Piazza della Repubblica, circondata dalle sculture bronzee di quattro gazzelle

Piazza della Repubblica

Una visita a Tresigallo vi farà immergere immediatamente nelle atmosfere del tempo. Il punto da cui si può partire è la piazza principale della città (un tempo chiamata Piazza della Rivoluzione) che, vista dall’alto, svela una particolare forma a “D”, che ricalca le geometrie dei teatri dove la platea rappresenta il luogo di accoglienza. Proprio in virtù della sua conformazione che assecondava l’acustica, la piazza ospitò numerose rappresentazioni teatrali e musicali.

Al suo centro sorge una fontana, circondate dalle sculture bronzee di quattro gazzelle protese nell’intento di abbeverarsi. Lo spazio è delimitato da una cortina di edifici, tra cui il Teatro ‘900, costruito a più riprese tra il 1933 e il 1939, dove Edmondo Rossoni portò la grande opera lirica. Piazza della Repubblica si colloca lungo l’asse urbano che collega simbolicamente il luogo del lavoro (la zona industriale) al luogo della memoria (il cimitero). Quest’ultimo ha di recente ottenuto il riconoscimento del marchio “Cimiteri monumentali e storici dell’Emilia-Romagna”.

Chiesa di Sant’Apollinare Vescovo e Martire

Di origine Romanica, la Chiesa di Sant’Apollinare Vescovo e Martire esisteva fin dal 1100, venne poi ristrutturata in epoca barocca e rifatta in stile moderno nel 1930, con la torre campanaria che nel corso del tempo ha subito diverse trasformazioni. L’ultimo lavoro ha riguardato il tetto, completamente rivisto nel 2011.

Attorno alla Chiesa si sviluppa lo scenografico porticato curvilineo, che enfatizza prospetticamente l’intero snodo urbano, impreziosito nella parte superiore da una lunga sequenza di formelle lapidee raffiguranti simboli della cultura agricola del territorio.

Casa della Cultura ed edificio ‘Sogni’

Tra le attrazioni di Tresigallo, c’è la Casa della Cultura, uno degli edifici più rappresentativi del borgo. In origine “Casa della GIL”, ossia luogo deputato alla formazione fisico-ideologica dei giovani, comprendeva una vasta palestra attrezzata, il magazzino degli attrezzi sportivi, gli spogliatoi, l’ufficio del custode e i bagni. Oggi, questo significativo esempio di architettura Razionalista, è sede della Biblioteca Comunale.

Vicino, ci si imbatte nell’edificio denominato ‘Sogni’, uno dei luoghi più fotografati del borgo. Anticamente era destinato a spogliatoi e bagni per i giovani inquadrati nelle formazioni propagandistiche del regime, mentre attualmente è un punto di ritrovo per importanti mostre d’arte.

La Casa della Cultura a Tresigallo, sede della Biblioteca Comunale
Fonte: iStock @starmaro
La Casa della Cultura a Tresigallo

Casa del Ricamo e Casa del Fascio

Negli anni Trenta, la Casa del Ricamo era un centro didattico-formativo destinato alle ragazze madri che facilitava l’integrazione delle giovani nel mondo del lavoro e nella società. Tra gli edifici più rappresentativi dell’architettura razionalista troviamo la Casa del Fascio, rivestita in marmo bianco, che in passato costituiva il centro nevralgico della vita politica del paese. Di rilievo anche la Colonia Post Sanatoriale, che durante il periodo della rifondazione del paese ospitava donne in fase di convalescenza in vista del loro reinserimento lavorativo.

Palazzo Pio

A circa 1 km fuori dal centro abitato si incontra un altro edificio di grande valore storico: Palazzo Pio. Considerato un felice esempio di costruzione cinquecentesca, fu eretto tra 1517 ed il 1531 su ordine di Alessandro Feruffino, capitano delle milizie di Alfonso I d’Este, duca di Ferrara.

Poco si sa della struttura cinquecentesca, pesantemente rimaneggiata nei secoli successivi, principalmente per adattarla all’uso che di volta in volta veniva fatto del complesso, da residenza di villeggiatura signorile, da cui partire per battute di caccia nei boschi circostanti ad azienda agricola, da foresteria a mulino (demolito nel 1895), infine a magazzino.

Tresigallo, “città giardino”

Oltre a essere una “città metafisica”, Tresigallo è il luogo perfetto anche per chi ama il turismo slow a contatto con la natura. Se siete appassionati di cicloturismo, durante la bella stagione potete scoprire l’itinerario che, partendo da Tresigallo, si snoda verso Final di Rero, fiancheggiando la strada provinciale sotto un filare di platani. Giunti nella frazione, si prosegue a sinistra e qui, attraversando la via Delle Siepi, si costeggia il fiume Po di Volano per circa 1,5 chilometri, fino al bivio che conduce a Rero.

Per chi ama il turismo fluviale, c’è una darsena attrezzata con tavoli da picnic e un piccolo pontile che consente l’attracco di barche. Al centro di Tresigallo, sulla via che da Ferrara porta al mare, sorge invece il Parco degli Sceriffi Ecologici, attrezzato con giochi per bambini e tavoli da picnic, dove si può godere del massimo relax sotto l’ombra di alberi maestosi.

La Porta dell’Inferno, l’incredibile storia della voragine di fuoco nel deserto

29 avril 2025 à 12:04

Lontano dalle rotte più battute esiste un luogo che sembra appartenere a un altro mondo, dove la terra respira fiamme e il cielo è costantemente illuminato da un bagliore “infernale”. Si chiama Darvaza Gas Crater, ed è conosciuto dai pochi che ne parlano come la Porta dell’Inferno. Un nome che evoca immagini spettrali e anche spaventose, ma che nei fatti rappresenta un mistero geologico e umano che brucia senza sosta.

Che cos’è la Porta dell’Inferno

Con le parole Porta dell’Inferno si fa riferimento a un enorme cratere di gas situato nel deserto del Karakum, in Turkmenistan. Un posto misteriosissimo e dalle dimensioni notevoli poiché possiede circa 60-70 metri di diametro e una profondità di 20-30 metri. Qui fiamme ardenti bruciano senza sosta da decenni e la colpa è soprattutto dell’uomo: nel 1971, un gruppo di geologi sovietici stava perforando il suolo per estrarre gas naturale, ma la piattaforma su cui stavano lavorando crollò in una cavità sotterranea piena di gas metano.

Per evitare che il gas nocivo si diffondesse nell’atmosfera causando danni e anche per scongiurare un’esplosione, i geologi decisero di incendiare il cratere, pensando che il fuoco avrebbe consumato il gas in pochi giorni. Ma non fu affatto così. Le fiamme continuano a bruciare ancora adesso, trasformando il sito in un’attrazione unica al mondo, visibile da chilometri di distanza, soprattutto di notte.

Oggi la Porta dell’Inferno è sì un luogo spettacolare, ma anche un simbolo delle conseguenze impreviste delle attività umane e della potenza incontrollabile della natura.

Darvaza Gas Crater, Turkmenistan
Fonte: iStock
Veduta del Darvaza Gas Crater di notte

Dove si trova la Porta dell’Inferno?

Come accennato, la Porta dell’Inferno si trova in Turkmenistan e, più precisamente, nel deserto del Karakum, a circa 260 km a nord della capitale Aşgabat. Per essere ancor più accurati, il cratere è situato vicino al villaggio di Darvaza, in una zona remota e scarsamente popolata, che lo rende difficile da raggiungere.

Sorge quindi in posizione piuttosto isolata, al punto che parliamo di un territorio accessibile solo tramite una strada non segnalata. In sostanza, chi vuole visitarla deve essere preparato ad affrontare il viaggio in condizioni piuttosto estreme.

Perché continua a bruciare

La Porta dell’Inferno continua a emettere fiamme “eterne” perché il gas naturale nel sottosuolo del cratere non è mai stato completamente consumato. Il gas metano sotterraneo è ben più abbondante di quanto i geologi si aspettassero, e per questo non smette di fuoriuscire dal terreno, alimentando il fuoco in modo costante da ormai più di 50 anni dall’incendio originale.

Ma non è l’unico motivo: il cratere è alimentato da un’ulteriore riserva di gas che è difficile da esaurire a causa della sua vasta estensione nel sottosuolo. Questa continua combustione del gas, tra le altre cose, ha un impatto significativo sull’ambiente poiché il metano, che alimenta il fuoco, è un potente gas serra, molto più dannoso per il nostro pianeta rispetto all’anidride carbonica. Ciò vuol dire che la sua combustione contribuisce al riscaldamento globale, e per questo motivo nel corso degli anni il cratere è diventato un simbolo delle problematiche legate all’uso irresponsabile delle risorse naturali.

Turkmenistan, la Porta dell'Inferno
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La Porta dell’Inferno di giorno

Non vi sorprenderà sapere che, nel 2022, il presidente del Turkmenistan, Gurbanguly Berdimuhamedow, ha annunciato piani per spegnere la Porta dell’Inferno. Un’idea che è stata discussa soprattutto con lo scopo di riuscire a ridurre l’inquinamento, e conseguentemente favorire uno sviluppo economico sostenibile. Eppure, fino a oggi, non è stato ancora realizzato nulla di concreto. I motivi? Probabilmente anche l’impatto turistico, poiché la Porta dell’Inferno è raggiunta ogni anno da migliaia di visitatori, sia locali che internazionali, che si avventurano nel deserto per ammirare le fiamme e scattare fotografie spettacolari. Nelle sue vicinanze, infatti, sono stati anche installati dei campi tendati per potervi soggiornare.

Come visitarla in sicurezza

Il posto è remoto e decisamente particolare, e per questo per visitarlo in sicurezza è necessario essere adeguatamente preparati:

  • Pianificazione del viaggio: bisogna informarsi bene sulla zona prima di partire, perché non ci sono strade ben segnate. È quindi di fondamentale importanza avere una mappa dettagliata o un GPS (anche se pure con questi ultimi potrebbe essere difficile muoversi);
  • Guida locale: è altamente consigliato assumere una guida locale esperta, che conosce l’area e in grado di muoversi nel deserto con più sicurezza;
  • Preparazione del veicolo: è indispensabile un’auto 4×4 a causa di strade sterrate, sabbie mobili e terreni irregolari;
  • Controllo del veicolo: deve necessariamente essere in buone condizioni, con abbastanza carburante, gomme in ottimo stato e attrezzi di emergenza;
  • Abbigliamento e attrezzatura: si suggerisce di indossare abiti leggeri ma coprenti per proteggersi dal sole e anche di mettere un cappello per evitare scottature. Vale la pena portare anche abiti caldi per la notte e una giacca leggera e impermeabile in caso di pioggia improvvisa o vento freddo.;
  • Protezione solare: possibilmente ad alta protezione, insieme a occhiali da sole per difendersi dai raggi UV intensi del deserto;
  • Scarpe robuste: devono essere adatte per camminare su terreni accidentati e sabbiosi;
  • Acqua e cibo: occorre avere con sé una quantità abbondante di acqua potabile, poiché le temperature nel deserto possono superare i 50°C durante il giorno. Il cibo deve essere non deperibile, come barrette energetiche o snack, poiché le risorse nelle vicinanze sono piuttosto limitate;
  • Sicurezza e precauzioni: evitare di avvicinarsi troppo al cratere, sia per le temperature estremamente elevate sia per i gas che fuoriescono che sono pericolosi;
  • Non andare di notte senza una guida: la visibilità è scarsa nelle ore buie, e le temperature possono scendere drasticamente;
  • Comunicazioni: se possibile portare un telefono satellitare o altre forme di comunicazione per emergenze. È fondamentale anche informare qualcuno che ci si trova proprio lì e quando si prevede di tornare;
  • Campeggio: alcuni tour organizzano campeggi nelle vicinanze del cratere, ma le condizioni sono molto spartane. Meglio portare tutto il necessario per la notte;
  • Assicurazione sanitaria e di viaggio: che copra eventuali incidenti, emergenze sanitarie ed evacuazioni.
Gate of Hell, Turkmenistan
Fonte: iStock
Pazzesca veduta dall’alto della Porta dell’Inferno

Misteri e folklore

Un posto così particolare e atipico non poteva di certo essere esente da misteri e folklore. È vero che è un danno provocato dall’uomo, ma il suo continuo bruciare è anche (e certamente) un fenomeno geologico straordinario, al punto da aver affascinato la fantasia e l’immaginazione di molti.

In diverse culture locali, per esempio, la Porta dell’Inferno è stata interpretata come un passaggio verso il mondo dei morti, un portale che collega la Terra a un altro piano di esistenza, quello dell’aldilà. Le fiamme sono quindi simili a quelle che si pensa alimentino gli inferi nelle tradizioni religiose e mitologiche. Per questo motivo, esistono storie secondo cui chi si avventurava troppo vicino a esso possa essere in qualche modo risucchiato in un altro mondo, come se fosse un “varco” tra la vita e la morte.

Per la mitologia turkmena qui abitano esseri mitologici simili a dei guardiani infernali, che proteggono il confine tra il mondo terreno e quello sotterraneo. Il fuoco eterno che arde nel cratere potrebbe rappresentare una sorta di “guardiano” che impedisce il passaggio tra i due mondi.

Altre storie popolari narrano di anime perdute che giacciono sotto la terra, imprigionate dalle fiamme, incapaci di sfuggire al fuoco eterno. Poi c’è chi è convinto che alcune anime siano rimaste intrappolate nel cratere, vittime di un destino che le lega a quel luogo infernale.

C’è poi la leggenda dei “diavoli”, che sostiene che un tempo il cratere fosse la dimora di demoni o creature malvagie, conosciuti come “diavoli del deserto”. Stando ai racconti, questi esseri, in grado di generare il fuoco eterno, avrebbero usato la Porta dell’Inferno come una prigione, sigillata dalle fiamme, per evitare che le loro energie oscure si disperdessero nel mondo che conosciamo oggi. Si dice che chi si avvicina al cratere possa sentire delle voci inquietanti o vedere ombre strane che si muovono tra le fiamme.

Non manca chi lo considera un luogo maledetto, da evitare a tutti i costi, mentre altri lo vedono come una sorta di luogo sacro, in cui il fuoco eterno rappresenta una forza cosmica che regola l’ordine dell’universo.

Cosa vedere a Bethel, la città del celebre concerto di Woodstock

26 avril 2025 à 20:00

È stato il luogo in cui ha preso vita l’evento rock più celebre della storia, il leggendario Festival di Woodstock del 1969, ma è anche una cittadina immersa nella natura tutta da esplorare. Stiamo parlando di Bethel, cittadina rurale americana in cui la vocazione artistica viene raccontata oggi attraverso diverse attrazioni da non perdere.

Dove si trova Bethel

La cittadina di Bethel si trova nello stato di New York, negli Stati Uniti. Sorge nella regione delle Catskill Mountains, all’interno della Contea di Sullivan. Dista dalla città di New York circa 2 ore e mezza.

Cosa vedere a Bethel

Bethel è un gioiello adagiato su dolci colline verdeggianti e regala luoghi intrisi di storia, ma anche paesaggi meravigliosi in cui rilassarsi e dedicarsi al trekking e ad altre avventure nella natura. Ecco le principali attrazioni da non perdere a Bethel.

Bethel Woods Center for the Arts

La meta che celebra l’indimenticato Festival di Woodstock del 1969 è proprio il luogo in cui ha avuto luogo l’evento: un ampio terreno collinare sul quale sorge oggi il Bethel Woods Center for the Arts.

Voluto da Alan Gerry, pioniere della tv via cavo e filantropo, il centro culturale di Bethel Woods è nato in seguito all’acquisizione di quei 37 acri di terreno che furono, un tempo, la location del festival di Woodstock; insieme a questi, Gerry comprò centinaia di altri acri nei dintorni, con l’obiettivo di creare un centro di arti per lo spettacolo di importanza mondiale.

Bethel

Oggi, il Centro continua il suo lavoro di ispirazione ed educazione dei giovani attraverso l’arte, mantenendo vivo il fascino del luogo su cui sorge e dando agli artisti la possibilità di esibirsi su di un palcoscenico leggendario, durante i concerti che periodicamente qui vengono organizzati.

Questo centro offre infatti un anfiteatro all’aperto con 15mila posti a sedere, un palco all’aperto da mille posti e una sala interna da 440 posti. La tradizione musicale resta viva a Bethel, grazie ai concerti di vari generi musicali organizzati solitamente tra giugno e settembre, offrendo l’opportunità di vivere un’esperienza unica in un luogo ricco di storia. ​

Bethel Woods Center for the Arts
Fonte: iStock
Anfiteatro del Bethel Woods Center for the Arts

Il Museo di Bethel Woods

Sulla collina in cui ha avuto luogo Woodstock sorge anche il Museo di Bethel Woods. Installazioni interattive, un’esibizione permanente, oggetti d’epoca e un autobus hippie originale guidano i visitatori in un emozionante racconto (di circa un’ora e mezza) del festival, che riunì all’epoca tra le 400 e le 500mila persone, e del contesto storico in cui ha preso vita, negli anni ’60. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00. Il biglietto d’ingresso costa circa 20 euro, ma sono previsti sconti per bambini, anziani e altre categorie di utenti.

Lake Superior State Park

Ma Bethel non è solo Woodstock e tradizioni musicali. Il contesto naturale in cui è immersa questa cittadina rurale regala tante altre esperienze da vivere. Una di queste è sicuramente la visita al Lake Superior State Park, a poca distanza da Bethel Woods.

Offre piccole spiagge in cui prendere il sole, aree per il pic-nic in cui rilassarsi, campi di pallavolo e sentieri escursionistici. Inoltre, si possono noleggiare imbarcazioni per esplorare il lago, ci si può cimentare nella pesca e nell’osservazione della fauna selvatica che abita questo luogo incontaminato.

Lake Superior a Bethel, Stato di New York
Fonte: iStock
Lake Superior a Bethel

Walnut Mountain Park

A soli 15 minuti in auto da Bethel, vale la pena raggiungere il Walnut Mountain Park, poco fuori dalla città di Liberty. È il luogo perfetto per gli amanti degli sport outdoor, con 8 km di sentieri da percorrere a piedi, in mountain-bike, oppure con le ciaspole e gli sci di fondo durante la stagione invernale che imbianca il panorama. Si possono fare soste nelle apposite aree per il pic-nic, oppure ci si può divertire in diversi sport: a disposizione ci sono campo da golf, da calcio e da softball e numerose aree gioco per regalare ai bambini splendidi momenti all’aria aperta.

Mongaup Valley Wildlife Management Area

I paesaggi naturali non mancano nei dintorni di Bethel. A soli 30 minuti in auto dalla cittadina si può raggiungere la Mongaup Valley Wildlife Management Area, una vasta area naturale di oltre 44 km² ideale per gli amanti della natura e dell’osservazione della fauna selvatica. Il parco offre tantissimi sentieri per escursioni, pesca e paesaggi incantevoli in cui perdersi in ogni stagione. Si tratta di un luogo prezioso: uno dei pochi siti a New York dove è possibile avvistare le aquile calve durante l’inverno.

La guida su come visitare il Palazzo dei Normanni a Palermo

26 avril 2025 à 12:36

Nel cuore pulsante di Palermo, nel pieno del centro storico, tra il profumo dei cannoli appena sfornati (pronti da farcire sul momento con la ricotta fresca) e l’eco delle carrozze che ancora oggi attraversano quelle strade, nei pressi di Corso Vittorio Emanuele, si erge uno dei simboli più maestosi di tutta la Sicilia: il Palazzo dei Normanni.

Un luogo che non è solo una testimonianza architettonica, ma un vero e proprio viaggio attraverso oltre mille anni di storia, arte e cultura. Oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana e Patrimonio Unesco, il Palazzo racconta l’anima poliedrica e multiculturale di Palermo, capace di mescolare Oriente e Occidente in un abbraccio che incanta chiunque varchi il suo portone.

Il Palazzo dei Normanni: dalle origini arabe ai fasti della corte normanna

La storia del Palazzo dei Normanni affonda le radici nell’epoca araba, quando Palermo era considerata la “città delle delizie”, una capitale opulenta e raffinata dell’Emirato di Sicilia. Gli emiri edificarono una cittadella fortificata, che venne poi trasformata dai Normanni, giunti nell’XI secolo, in una sontuosa residenza reale. Ruggero II, primo re di Sicilia, rese il Palazzo il cuore del suo regno, arricchendolo di torri merlate, cortili ombrosi e sontuosi saloni.

Nel corso dei secoli, il Palazzo continuò a vivere nuove metamorfosi: divenne sede imperiale sotto Federico II e Corrado IV, accolse i viceré spagnoli durante il dominio aragonese, ospitò principi borbonici e infine fu scelto come sede istituzionale dell’autonomia siciliana. Un edificio che, tra restauri, ampliamenti e nuove destinazioni d’uso, ha saputo attraversare indenne il fluire del tempo.

Palazzo dei Normanni, interno, Palermo
Fonte: Getty Images
Vista su una sala interna del Palazzo dei Normanni

Dove si trova il Palazzo dei Normanni e come si visita

Strategicamente posizionato tra Piazza Parlamento e Piazza Indipendenza, il Palazzo dei Normanni domina uno degli ingressi storici della città. L’ingresso principale si trova su Piazza Parlamento, mentre i visitatori accedono solitamente da Piazza Indipendenza, proprio di fronte a Piazza d’Orleans, sede della Presidenza della Regione Siciliana.

Già solo varcare i suoi cancelli significa immergersi in un’atmosfera senza tempo, dove le pietre raccontano storie di re, artisti e guerrieri. Data la vastità del complesso e la ricchezza degli ambienti, una visita completa richiede almeno due ore: il tempo necessario per respirare tutta la grandezza e il fascino di questo monumento unico.

Cosa vedere al Palazzo dei Normanni

Appena entrati, si viene accolti da una sequenza di cortili monumentali che raccontano la stratificazione storica dell’edificio. Il Cortile Maqueda, con le sue eleganti logge rinascimentali disposte su tre livelli, è una meraviglia architettonica che fa da preludio agli spazi interni. Salendo attraverso scaloni in pietra imponenti e scenografici, si raggiunge il Cortile della Fontana, più raccolto e intimo, impreziosito dalla presenza di una fontana centrale che, nei giorni assolati, riflette giochi di luce sulle pareti circostanti.

Dal patio interno, una porta laterale conduce alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, uno scrigno nascosto che aggiunge un ulteriore tocco spirituale al complesso.

Ma se c’è un luogo capace di lasciare senza fiato chiunque lo attraversi, quello è sicuramente la Cappella Palatina. Voluta da Ruggero II nel 1132 e dedicata a San Paolo Apostolo, questa basilica a tre navate rappresenta uno dei più alti esempi di arte bizantina in Europa. Le colonne in granito e marmo cipollino sostengono arcate che sembrano fluttuare in un mare dorato di mosaici.

Le absidi e la cupola, ricoperte di tessere musive scintillanti, narrano episodi del Nuovo Testamento, mentre il soffitto ligneo a muqarnas, decorato in stile islamico, testimonia il geniale sincretismo culturale di quella Palermo medievale che sapeva parlare il linguaggio universale della bellezza.

Proseguendo la visita, si accede agli antichi Appartamenti Reali, ancora oggi sontuosi nella loro elegante sobrietà. Qui si incontrano ambienti iconici come la Sala d’Ercole, decorata con affreschi che raccontano le imprese dell’eroe mitologico, oggi utilizzata come sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Non meno affascinante è la Sala dei Viceré, tappezzata di ritratti che sembrano scrutare i visitatori da ogni angolo, mentre la Sala di Federico e la Sala Pompeiana svelano dettagli architettonici e pittorici di epoche diverse. Da non perdere la Sala dei Venti, con il suo pavimento maiolicato, e la splendida Sala Ruggero, custodita all’interno della poderosa Torre Pisana, una delle due torri normanne superstiti.

La seconda torre, detta Torre del Tesoro o Torre Gioaria, racconta ancora l’audacia architettonica del regno di Ruggero II, capace di fondere linee di forza e dettagli decorativi in una sintesi perfetta.

Scendendo nei sotterranei del Palazzo si scoprono le Sale Duca di Montalto, ambienti che un tempo ospitavano munizioni e scuderie e che oggi, invece, vibrano di creatività contemporanea. Oggi, invece, queste sale ospitano  regolarmente mostre temporanee, in un insolito dialogo tra la solennità delle antiche mura e l’energia dell’arte moderna.

Infine, le collezioni: queste, infatti, custodiscono opere di maestri come Francesco Lojacono e Antonino Leto, fino ad arrivare ai colori vibranti di Joan Mirò e Renato Guttuso.

Informazioni pratiche per organizzare la visita

Il Palazzo dei Normanni è aperto al pubblico tutti i giorni. Tuttavia, gli Appartamenti Reali sono visitabili solo dal venerdì alla domenica, mentre dal martedì al giovedì restano chiusi. È consigliabile prenotare i biglietti, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, quando l’afflusso di turisti è particolarmente intenso.

Per una visita completa, il consiglio è di dedicare almeno due ore, magari scegliendo di perdersi tra un cortile assolato, una volta affrescata o il luccichio dorato di un mosaico millenario. Un’ultima curiosità: ancora oggi, l’ala ovest del Palazzo è destinata all’Esercito Italiano, a testimonianza del ruolo strategico che questo edificio continua a mantenere nel tessuto istituzionale della città.

Veio, città etrusca del Lazio meta di escursionisti e appassionati

16 avril 2025 à 12:39

C’è un luogo nel cuore dell’Italia che è stato in competizione con Roma per un po’ di tempo. Un luogo che era fiorente e di cui oggi possiamo ammirare alcune testimonianze.

Oggi di quella città, un tempo potente, ci sono resti bellissimi e una storia affascinante tutta da scoprire: il nostro viaggio ci porta nel Lazio, vicino al borgo Isola Farnense, perché è lì che si trovano i resti di Veio, la città etrusca che ha dato filo da torcere a Roma.

E non si trova troppo distante dalla Capitale, ma solo a circa a 15 chilometri. Tutto quello che c’è da sapere su questo luogo, sito all’interno del Parco regionale di Veio nella Valle del Tevere.

La storia di Veio, la città etrusca da conoscere

Veio è stata fondata all’incirca nel IX secolo a.C. e non è trascorso molto tempo prima che entrasse in diretta competizione con Roma, anche perché le due erano davvero vicine. Infatti è nel 396 a.C. che la città etrusca viene conquistata e che, piano piano, perde la sua forza e importanza. Almeno fino al periodo medievale quando si sviluppa un nuovo centro urbano: Isola Farnese.

Oggi i resti di quel passato lontano, ma anche più antico, si possono ammirare all’interno dell’area archeologica: raggiungerla significa fare un’immersione nella storia, tornare indietro nel tempo e godere di uno scenario di grande bellezza, in cui natura e passato convivono nello stesso luogo.

Cosa vedere a Veio

Girare all’interno dell’area archeologica di Veio significa incontrare tantissime meraviglie come il Santuario etrusco dell’Apollo, noto anche come santuario di Portonaccio, che si trova nei pressi della Mola di Isola Farnese.

È proprio qui che sono state trovate le belle e celebri statue in terracotta di Apollo, Hermes ed Eracle, che si trovavano sopra il tetto e ora si possono ammirare all’interno della sala 40 del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, che si occupa della gestione dell’area. Nel sito, inoltre, si evidenziano la zona con l’altare dedicato a Menerva e quella con il tempio a tre celle.

Da non perdere anche le necropoli, da segnalare in questo caso sono la Toba delle Anatre, la tomba dei Leoni Ruggenti, quest’ultima a quanto pare sarebbe la più antica dipinta dagli etruschi e la sua datazione si aggira intorno al 690 a.C., e la tomba Campana.

E poi, ancora, il complesso di Campetti che si sviluppa in una zona di circa 10mila metri quadrati: gli scavi archeologici hanno permesso di sapere che è stato occupato a partire dall’Età del Ferro e fino all’Alto Medioevo, con scopi differenti. Ad esempio, nel periodo romano, qui sorgeva un centro termale, mentre sotto gli etruschi si è supposto che ci fosse un santuario.

Non mancano nemmeno i cunicoli sotterranei: Ponte Sodo, ad esempio, si estende per circa 70 metri (con una larghezza di 8 metri) ed è una galleria che è stata realizzata per permettere lo scarico dell’acqua durante le piene del torrente Cremera.

Queste sono alcune delle meraviglie che si possono ammirare nell’area archeologica, zona che si inserisce nel Parco Naturale Regionale di Veio, sviluppato su quasi 15mila ettari tra il nord della capitale italiana, la via Flaminia e la via Cassia.

Al suo interno vi sono nove comuni ed è una zona di particolare pregio naturalistico, in cui non solo fare un’immersione nella storia, ma in cui è anche possibile dedicarsi anche a belle camminate. Basti pensare che la rete sentieristica è lunga circa 99 chilometri e che tra questi vi è la via Francigena.

Insomma, un luogo da esplorare, vicinissimo a Roma e che merita di diventare una tappa per gite fuori porta, quel tipo di scampagnate che mescolano paesaggi stupendi e cultura, facendoci scoprire qualcosa di più della storia del nostro Paese.

Come arrivare e come visitare il Parco Archeologico di Veio

Giungere al Parco Naturale Regionale di Veio è molto semplice: questo si sviluppa tra la via Cassia e la via Flaminia e, proprio grazie alla prima, si arriva a Isola Farnese, suggestivo borgo medioevale in cui merita una visita, ad esempio, Castello Ferraioli (o Farnese) che è stato realizzato nel XIII secolo. Poi si raggiunge la cascata della Mola e, infine, l’area archeologica.

Sono previste delle aperture per visitare il Parco Archeologico di Veio: gratuite e senza prenotazione, le date sono 27 aprile, 11 e 25 maggio, 15 e 29 giugno 2025 dalle 10 alle 16. Invece sono riservati a scuole e gruppi organizzati quelle in programma per il 7 maggio e il 4 giugno. Si tratta di aperture straordinarie e sono un’occasione per immergersi nella meraviglia del passato.

Parco archeologico di Veio
Fonte: iStock
Parco archeologico di Veio nel Lazio

Sala dopo sala, il Castello Estense di Ferrara è uno scrigno di tesori, un viaggio nella storia

15 avril 2025 à 10:00

Sontuoso, misterioso, imponente. Il Castello Estense, conosciuto anche come Castello di San Michele, non è solo il simbolo di Ferrara, è un vero e proprio scrigno di storie, potere e arte. Voluto da Niccolò II d’Este e progettato dal celebre Bartolino da Novara (lo stesso dei castelli di Pavia e Mantova), nasce con un intento tutt’altro che fiabesco: essere rifugio e bastione di difesa dopo una ribellione popolare.

Ma il destino del Castello Estense andò ben oltre la funzione militare. Nel corso dei secoli, il severo edificio medievale venne progressivamente trasformato in una raffinata residenza rinascimentale. Gli interni furono decorati da artisti di spicco, gli spazi ripensati secondo i canoni del lusso e del prestigio, e il castello divenne il cuore pulsante del potere estense, teatro di intrighi, amori, strategie politiche e splendore artistico. Oggi il Castello è uno dei monumenti più visitati d’Emilia-Romagna, nonché patrimonio Unesco nell’ambito del centro storico di Ferrara.

Pronti per scoprire ogni sala, ogni angolo e ogni segreto racchiuso tra queste mura secolari? Seguite il nostro viaggio, sala per sala, in un percorso che profuma di arance e riecheggia le voci dei grandi protagonisti del passato.

La propaganda estense, tra stemmi e genealogie

Appena varcata la soglia del Castello Estense, si entra nel cuore pulsante dell’identità della dinastia d’Este. Il piano terra ospita una vera e propria “galleria d’orgoglio”, fatta di genealogie monumentali, ritratti solenni e documenti storici che esaltano la nobiltà della casata. Ogni elemento è studiato per rafforzare il mito degli Este, come se la loro superiorità fosse scritta nel destino. Le pareti raccontano di strategie dinastiche, alleanze e ambizioni che hanno influenzato la storia d’Italia.

Le cucine ducali: profumo di Rinascimento

Nel silenzio suggestivo delle cucine ducali, sembra ancora di sentire il crepitio dei fuochi e il vociare dei cuochi intenti a preparare sontuosi banchetti. Volute da Alfonso I all’inizio del Cinquecento, queste stanze del castello di Ferrara conservano dettagli autentici, come i pavimenti con gli antichi scoli e le volte rustiche intonacate. È un luogo che parla della quotidianità della corte, tra arrosti, strategie culinarie e la tensione delle grandi occasioni. Un vero spaccato del Rinascimento “da dietro le quinte”.

La Torre dei Leoni e le prigioni: tra potere e paura

Maestosa e austera, la Torre dei Leoni fu trasformata da torre militare a piccola fortezza difensiva. Ai suoi piedi, si trovano le prigioni più celebri del castello: celle umide, strette, dove venivano rinchiusi personaggi scomodi o di rango elevato. Sulle pareti si possono ancora leggere le scritte graffiate dai detenuti, testimonianze struggenti di solitudine e speranza. È una parte del castello che racconta il lato oscuro del potere, quello che controlla, punisce, teme.

La saletta archeologica: un gioiello recente dal cuore antico

Piccola ma affascinante, la saletta archeologica è uno scrigno che racchiude l’anima più antica del Castello Estense. Qui si trovano frammenti, resti decorativi e reperti che raccontano la nascita e l’evoluzione del monumento. È uno spazio di ricerca e memoria, dove il visitatore può osservare da vicino le fondamenta storiche del castello. Un viaggio nel tempo costruito con precisione e cura.

Le corti e la Loggia degli Aranci: la dolce vita ducale

Il primo piano si apre con una delle zone più suggestive dell’intero complesso: le corti interne e la Loggia degli Aranci. Un tempo cuore della vita privata dei duchi, oggi conserva un’atmosfera incantata, soprattutto nel Giardino Pensile, dove rigogliosi aranci affondano le radici in grandi mastelli. Nei mesi freddi, gli agrumi vengono protetti nella loggia trasformata in serra, conservando l’antica tradizione ducale. Un angolo di verde sospeso che profuma di bellezza.

Il Camerino dei Baccanali: arte, mito e allegria

Questo piccolo gioiello è un’esplosione di colori e di vita. Commissionato da Alfonso II, il Camerino dei Baccanali è un omaggio ai riti dionisiaci, alla mitologia e al piacere. Gli affreschi ad olio animano le pareti con scene di festa, danze e banchetti, in un tripudio di corpi in movimento e colori vibranti. È una sala che celebra il lato più spensierato e sensuale della cultura estense.

La Cappella Ducale: sacralità in stile estense

La Cappella Ducale sorprende per la sua eleganza fuori dagli schemi. Priva di immagini sacre, rompe con la tradizione per mostrare un’arte spirituale ma laica, fatta di marmi policromi e geometrie raffinate. Ogni superficie è studiata per incantare senza ricorrere alla rappresentazione figurativa. È un luogo di raccoglimento, ma anche di meraviglia estetica.

La Sala dell’Aurora: il tempo che danza

Questa sala, cuore simbolico dell’Appartamento dello Specchio, è dedicata all’Aurora, alla ciclicità del tempo e all’ordine cosmico. Le decorazioni celesti e le allegorie raffigurate sui muri trasformano lo spazio in un inno alla vita e alla conoscenza dell’universo. Ogni dettaglio parla del legame tra l’uomo, la natura e il trascorrere delle ore. Una stanza che riflette il pensiero rinascimentale più elevato.

Sala dell'Aurora, Castello Estense
Fonte: Getty Images
Vista dello splendido affresco nella Sala dell’Aurora

La Saletta dei Giochi: divertimento con stile

Colorata, arguta, sofisticata. La Saletta dei Giochi era uno spazio riservato al divertimento colto, dove i membri della corte si dilettavano con giochi da tavolo e passatempi raffinati. Le decorazioni combinano elementi scherzosi a simboli di cultura e intelligenza, restituendo l’immagine di una nobiltà brillante e amante del sapere. Un piccolo salotto dell’ingegno e della leggerezza.

La Saletta dei Veleni: tra eroismo e mistero

Nonostante il nome inquietante, questa sala è un tributo al valore e all’orgoglio nazionale. Gli affreschi, affidati a Carlo Parmeggiani, celebrano la forza dell’Italia e degli eroi del passato con un tono epico e maestoso. L’atmosfera è intensa, come se i muri stessi raccontassero storie di coraggio e passione. Una sala che mescola fascino, storia e una spruzzata di leggenda.

Il Salone dei Giochi: il cuore dell’Appartamento dello Specchio

Ampio e solenne, il Salone dei Giochi era la sala d’onore della corte, utilizzata per eventi importanti e momenti di rappresentanza. Le decorazioni sontuose e la ricchezza degli arredi originari restituivano un senso di potere e magnificenza. Era qui che si mostrava la forza estetica e culturale degli Este agli ospiti illustri. Un ambiente scenografico, pensato per stupire.

Salone dei Giochi, Castello Estense
Fonte: Getty Images
Soffitto affrescato nel Salone dei Giochi

La Sala Città di Ferrara: uno sguardo sulla città

Una sala che porta lo sguardo fuori dal castello, verso la città. Al suo interno si trova un plastico in scala della Ferrara storica, perfetto per capire lo sviluppo urbano in epoca estense. È un’installazione affascinante, che racconta la visione strategica e artistica della famiglia ducale nel pianificare la città ideale. Un ponte tra architettura, politica e sogno.

L’Appartamento della Pazienza: dove nascevano le idee

Quest’appartamento prende il nome dalla virtù più nobile di tutte: la pazienza. Alfonso III lo destinò ai suoi studi, trasformandolo in un luogo di riflessione e sperimentazione. L’Anticamera della Galleria è decorata con episodi eroici della casata, mentre la Sala di Ettore e Andromaca colpisce per il soffitto spettacolare e le tematiche classiche. È uno spazio intimo, denso di simbolismo.

La Sala del Governo: dove si decideva tutto

Incastonata nella Torre di San Paolo, la Sala del Governo era il cuore amministrativo del potere estense. Qui si esercitavano giustizia, politica e diplomazia, in un contesto di grande solennità. Le decorazioni, in particolare il soffitto ligneo finemente lavorato, testimoniano l’importanza di questo luogo strategico. Era la sala dove si prendevano decisioni che cambiavano il destino di Ferrara.

La Sala della Devoluzione: la storia prende forma

Questa sala prende il nome da un momento fondamentale della storia ferrarese: la Devoluzione al Papato. Gli affreschi raccontano eventi drammatici e passaggi storici con forza e dettaglio. È un luogo carico di memoria, che chiama alla riflessione sul potere temporale e sulla caducità delle dinastie. Qui, ogni parete è un racconto.

La Sala dei Paesaggi: natura e arte in simbiosi

Con le sue stratificazioni pittoriche e il soffitto a padiglione, questa sala è una delle più poetiche del castello. I paesaggi rappresentati non sono solo decorazioni, ma visioni idealizzate di un mondo ordinato e armonico. Il dialogo tra natura e architettura si fa fluido e suggestivo, regalando al visitatore un momento di contemplazione pura.

La Sala delle Geografie: mappa del sapere

Situata al piano terra della Torre Marchesana, questa sala è un piccolo atlante visivo. Il soffitto monocromo, arricchito da lacunari ottagonali, quadrati e triangolari, è un esempio di perfezione geometrica e gusto rinascimentale. È un omaggio allo studio, alla conoscenza e alla rappresentazione del mondo. Una stanza che riassume l’ambizione intellettuale degli Este.

La Sala degli Stemmi: potere civile in mostra

Con la Sala degli Stemmi, il Castello Estense racconta il suo ultimo grande ruolo: quello di sede del potere civile. Qui si riunivano i prefetti e si tenevano le assemblee della Provincia fino al Duemila. Gli stemmi affrescati narrano le identità locali, uniti sotto l’egida del governo. È il punto in cui la storia ducale lascia spazio alla Ferrara moderna.

I Camerini del Principe: il segreto meglio custodito

Nascosti, eleganti, straordinari: i Camerini del Principe sono piccoli ambienti privati in cui arte e lusso si fondono in un equilibrio perfetto. Utilizzati come rifugi personali, rappresentano il lato più intimo e prezioso del castello. Le decorazioni minuziose e le dimensioni raccolte li rendono vere perle architettoniche.

Volo cancellato o perso? Ecco quando l’hotel è a carico della compagnia aerea

15 avril 2025 à 12:03

Capita più spesso di quanto si pensi: un volo cancellato all’ultimo momento, una coincidenza mancata, un ritardo che si protrae fino a notte fonda. In questi casi, dormire in aeroporto non è solo una necessità ma, in alcuni casi, una situazione tutelata dalla normativa europea. Le compagnie aeree, infatti, sono obbligate a fornire assistenza, inclusi vitto e alloggio, in circostanze ben precise. Conoscere i propri diritti è il primo passo per evitare disagi inutili.

Quando la compagnia deve pagare l’hotel

Secondo il Regolamento CE n. 261/2004, le compagnie aeree che operano voli all’interno dell’Unione Europea (oppure in partenza dall’UE o verso l’UE con compagnie europee) devono garantire assistenza in caso di cancellazione o ritardo prolungato. L’alloggio è previsto quando il passeggero è costretto a trascorrere una o più notti in attesa del volo alternativo, oppure a prolungare la permanenza rispetto a quanto previsto originariamente.

Il diritto all’hotel vale anche in caso di overbooking o negato imbarco, se la nuova partenza è prevista per il giorno successivo. Non importa se il biglietto è low cost o business, se si vola in alta o bassa stagione: i diritti valgono per tutte le tariffe.

Quanto ritardo per avere diritto all’alloggio

Non esiste una soglia fissa di ore che fa scattare automaticamente il diritto a una sistemazione notturna. Tuttavia, se il volo successivo è programmato per il giorno dopo, la compagnia ha il dovere di fornire un alloggio per la notte e il trasporto da e per l’aeroporto. In genere, si parla di ritardi o riprotezioni superiori alle 8-10 ore, soprattutto se si verificano dopo il tardo pomeriggio o la sera.

Come comportarsi in aeroporto

Appena si viene a conoscenza della cancellazione o del ritardo, conviene contattare il banco assistenza della compagnia o il servizio clienti. In molti casi, il personale fornisce un voucher per l’hotel e uno per il pasto. Se non ci sono operatori disponibili, oppure se non vengono offerte soluzioni, è bene documentare tutto: foto del tabellone, comunicazioni ufficiali, email ricevute, scontrini delle spese.

In caso di volo in coincidenza perso per ritardo del primo volo, è la compagnia che ha emesso il biglietto (in caso di volo unico) a dover fornire assistenza. Se i voli sono su prenotazioni separate, la questione si complica e l’alloggio potrebbe non essere coperto.

E se la compagnia non offre l’alloggio?

Non è raro che, soprattutto in aeroporti affollati o in caso di disservizi su larga scala, il personale non riesca a gestire tutti i passeggeri. In questi casi, è possibile prenotare l’hotel in autonomia e chiedere successivamente il rimborso. L’importante è conservare tutte le ricevute e dimostrare che la compagnia non ha provveduto in tempo utile.

La spesa deve essere ragionevole e proporzionata: un hotel tre stelle nei pressi dell’aeroporto va bene, mentre sistemazioni di lusso o fuori città potrebbero non essere rimborsate. Anche i costi per il trasporto da e per l’hotel rientrano nei rimborsi, se documentati.

Cosa succede con le compagnie low cost

Le compagnie low cost devono rispettare gli stessi obblighi delle compagnie di linea. Tuttavia, nella pratica, è più frequente che il passeggero debba gestire da solo la prenotazione dell’hotel e inviare la richiesta di rimborso successivamente. Ogni compagnia ha una procedura diversa: alcune prevedono moduli online, altre richiedono l’invio via email con allegati.

In caso di difficoltà, è possibile rivolgersi agli sportelli dei consumatori o ai portali specializzati nella tutela dei viaggiatori. Spesso, anche una segnalazione tramite i social può accelerare i tempi di risposta.

Come chiedere il rimborso delle spese sostenute

Il rimborso va richiesto direttamente alla compagnia aerea, entro tempi ragionevoli dalla data del viaggio. Bisogna allegare:

  • la copia del biglietto o della prenotazione,
  • una descrizione dei fatti (ritardo, cancellazione, negato imbarco),
  • le ricevute di hotel, trasporti e pasti eventualmente sostenuti.

Molte compagnie consentono di caricare tutto tramite form sul sito. È utile conservare anche screenshot delle comunicazioni ricevute, foto dei display con l’orario del volo e ogni elemento che possa provare la mancata assistenza.

Se la richiesta non viene accolta o non si riceve risposta, è possibile presentare reclamo all’ENAC (in Italia) o all’organismo nazionale competente del paese di partenza. In alternativa, si può ricorrere a servizi legali che si occupano di rimborsi aerei (se ne trovano anche sui social): trattengono una percentuale solo in caso di successo, ma si occupano di tutto n breve tempo e hanno contatti agevolati e diretti con le compagnie.

Indennizzo e assistenza: due cose diverse

Va fatta una distinzione tra il rimborso delle spese per hotel e pasti, che rientra nell’assistenza obbligatoria, e il risarcimento forfettario previsto dal regolamento europeo. In caso di cancellazione o ritardo superiore alle 3 ore (a meno di cause eccezionali), si può avere diritto a un indennizzo da 250 a 600 euro, a seconda della lunghezza del volo. Si tratta di due richieste diverse: il rimborso copre i costi sostenuti, l’indennizzo è un compenso aggiuntivo.

Scegliere di dormire in aeroporto

Molti passeggeri, per scelta o necessità, decidono di restare a dormire in aeroporto. In questo caso, non è possibile richiedere il rimborso di un hotel non prenotato, ma si ha comunque diritto a pasti e bevande, che devono essere offerti dalla compagnia o rimborsati in seguito.

In alcuni scali internazionali, esistono aree lounge con lettini o capsule per il sonno, talvolta gratuite per i passeggeri in transito. In altri, è necessario adattarsi a sedili scomodi e luci accese tutta la notte. Per chi viaggia spesso, può valere la pena portare con sé un kit da viaggio con coperta e mascherina.

Come avere i posti vicini in aereo: come funziona e qualche consiglio utile

15 avril 2025 à 10:34

Viaggiare vicini ai propri compagni di viaggio durante un volo è un desiderio quasi ovvio; ma molte volte la scelta dei posti è a pagamento, soprattutto con le compagnie aeree low cost, che assegnano gratuitamente posti lontani proprio per invogliare la prenotazione anticipata e la spesa. È molto difficile individuare le logiche di assegnazione dei posti; ma proviamo a capire le politiche delle principali compagnie che operano in Italia per provare a pianificare al meglio il check-in e assicurarsi di stare in una posizione comoda e vicino alle persone con cui si vola.

Posti a sedere nelle compagnie aeree a basso costo

Con le compagnie aeree Ryanair, Wizz Air e EasyJet, i posti vengono assegnati automaticamente durante il check-in. La scelta di posti specifici è soggetta a un costo aggiuntivo.

Ryanair

Con Ryanair, i passeggeri possono scegliere tra diverse opzioni per la selezione dei posti. L’assegnazione casuale del posto è gratuita, ma non c’è alcuna garanzia di stare vicino ai tuoi compagni di viaggio, anzi. Fino a maggio 2017, Ryanair cercava di assegnare i posti in modo che i passeggeri con lo stesso biglietto stessero vicino, ma ora la politica è cambiata e tende a separare i viaggiatori proprio per incentivare l’acquisto di posti a pagamento.

In alternativa, per chi desidera stare vicino o vuole evitare il finestrino o il posto centrale, si può scegliere il posto standard (dagli 8 euro in su) e prenotarlo già in fase di acquisto o con il check-in online, che può essere fatto fino a 60 giorni prima del volo. I posti standard si trovano generalmente tra le file 11 e 15, e anche nella parte posteriore dell’aereo, dalla fila 18 alla 33. Per il posto nelle prime file, per risparmiare tempo per scendere dall’aereo, il costo parte da 14 euro; quelli tra la fila 6 e la fila 10 hanno un costo a partire dai 10 euro. Sempre nelle prime file, i posti con spazio extra hanno un costo a partire da 21 euro. È possibile selezionare questa tipologia di posto fino a 24 ore prima del volo, durante il check-in online.

Wizz Air e EasyJet

La compagnia offre diverse opzioni di scelta del posto a partire da circa 3-10 euro; mentre i  posti nelle zone premium o nelle prime file possono costare tra i 15 e i 20 euro. Per chi preferisce maggiore spazio, i posti extra legroom possono arrivare a circa 20-25 euro.

Più o meno simile la politica di EasyJet. La scelta del posto parte da 3-10 euro per un posto standard; i posti nella zona anteriore o nelle prime file variano tra gli 8 e i 15 euro. Per una maggiore comodità, i posti con spazio extra costano tra i 12 e i 25 euro.

Posti a sedere nelle compagnie aeree regolari

Con le compagnie aeree tradizionali, la selezione dei posti è generalmente più flessibile. Molte di queste compagnie permettono ai passeggeri di scegliere il proprio posto durante il check-in, senza costi aggiuntivi, almeno se effettuato entro un certo periodo.

Lufthansa, KLM, Austrian Airlines, LOT

Con le principali compagnie aeree come Lufthansa, KLM, Austrian Airlines e LOT, puoi scegliere il posto gratuitamente durante il check-in, ma solo se effettui il check-in 24 ore prima della partenza. Questo ti permette di avere un po’ di controllo sulla posizione del tuo posto, ma con un numero limitato di opzioni rispetto a chi paga per la scelta del posto in anticipo.

Air France

Con Air France, la situazione è simile, ma le tariffe più basse non consentono la selezione dei posti prima del check-in. In questi casi, i posti vengono assegnati casualmente e non possono essere cambiati. Per i voli con tariffe più alte, è possibile scegliere i posti, ma a un costo aggiuntivo.

Assegnazione dei posti casuali e come pianificare il check-in

Quando si sceglie l’assegnazione dei posti casuali, la posizione del posto può essere determinata in base a diversi fattori, tra cui l’ordine del check-in. In generale, i posti anteriori della cabina sono tra i primi ad essere assegnati e sono indicati come “Preferred Seat zone”. Questi posti sono privilegiati perché permettono di scendere dall’aereo tra i primi, riducendo i tempi di attesa dopo l’atterraggio. Se si opta per il check-in anticipato, si aumentano le possibilità di ottenere uno di questi posti; lasciando il check-in all’ultimo minuto, è più probabile che vengano assegnati posti verso la parte posteriore dell’aereo. Al contrario, però, qualcuno sostiene che se si viaggia soli e aspettando l’ultimo momento per il check-in, potrebbe esserci la possibilità di ottenere un posto VIP senza pagare degli extra.

Come vengono assegnati i posti: finestrino, corridoio e file

Un altro fattore da considerare quando si prenotano i posti è la posizione scelta. Quando non si paga per la selezione, i posti vengono assegnati automaticamente dal sistema. Di solito, chi non sceglie il posto si trova con una posizione nelle ultime file o nei posti centrali. Questi posti vengono assegnati in modo casuale, ma le prime file, così come i posti al finestrino o al corridoio, sono solitamente riservati a chi paga un extra.

Per ottenere un posto al finestrino o al corridoio senza pagare un supplemento, la strategia migliore è fare il check-in il prima possibile. Quando il volo è poco affollato, c’è una maggiore possibilità di essere sistemati in una posizione comoda, ma se si vuole essere certi di ottenere il posto desiderato, è sempre consigliabile il pagamento anticipato per la scelta del posto.

Come viaggiare vicini

Ma quindi, come fare se si viaggia con altre persone? Facendo un’unica prenotazione e senza pagare l’assegnazione dei posti, si ha una garanzia quasi matematica di stare lontani, soprattutto con le compagnie low cost. Il consiglio è quello di fare prenotazioni singole individuali e poi effettuare il check-in nello stesso momento, sperando di ottenere un posto vicino. Se questo non succede? In aereo, sfoderando un bel sorriso, si può sempre chiedere uno scambio di posto!

La gestione dei posti quando si viaggia con bambini

Neanche viaggiare con bambini garantisce posti vicini per tutta la famiglia. Chi viaggia con i bambini ha diritto alla scelta del posto gratuitamente con quasi tutte le compagnie; ma nel caso di più adulti, solo uno di loro è considerato accompagnatore dei minori (solitamente chi effettua la prenotazione). Quindi, nel caso di un nucleo di due adulti e due bambini, con un’unica prenotazione e se non si pagano i supplementi per la selezione dei posti, un adulto viaggia coi bambini scegliendo i posti, mentre l’altro viene separato con assegnazione casuale dei posti.

Un trucco che potrebbe essere utile per evitare questa separazione è acquistare i biglietti separatamente: un adulto con un bambino e l’altro adulto con l’altro bambino. In questo modo le due prenotazioni hanno diritto alla scelta dei posti e facendo il check-in nello stesso momento, si possono selezionare posti vicini.

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