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Bandite di Scarlino: tre spiagge uniche in Toscana da raggiungere solo a piedi

17 août 2026 à 17:30

Le Bandite di Scarlino sono una ampia riserva naturale che dalle alture dell’entroterra della zona settentrionale della Maremma, in Toscana, scende fino al Tirreno. Il territorio coinvolto, che tocca i comuni di Scarlino, Castiglione della Pescaia, Follonica e Gavorrano, custodisce una delle porzioni di costa più selvagge e integre di tutta la regione, un luogo fantastico per chi ama vivere il mare in modo vero e diretto.

Il nome un po’ curioso della riserva, che potrebbe far pensare a qualcosa di proibito, deriva a dire il vero dai bandi che, nei secoli passati, venivano indetti per la vendita di lotti di bosco. Le tracce della presenza umana in questo angolo di Maremma, in realtà, sono molto più antiche: la zona conserva testimonianze di insediamenti risalenti alla preistoria e all’epoca etrusca, come dimostrano i resti di una necropoli che si trova non lontano dai sentieri oggi percorsi da chi vuole raggiungere le dorate spiagge che adornano la costa. E in effetti proprio l’assenza di strade che conducano direttamente in riva al mare è ciò che ha permesso a questo tratto di litorale di conservare un aspetto autentico e incontaminato.

Le spiagge delle Bandite di Scarlino, infatti, si raggiungono solamente a piedi, in bicicletta o a cavallo, attraversando una fitta rete di sentieri che si snodano tra pinete e profumata macchia mediterranea. Tre sono le calette che meritano una visita, ognuna con un carattere diverso: Cala Violina, Cala Martina e Cala Civette.

Cala Violina

La spiaggia più celebre del trittico delle Bandite di Scarlino è senza dubbio Cala Violina, una piccola baia sabbiosa racchiusa tra due promontori che nel corso degli anni è diventata una delle destinazioni marittime simbolo di questo tratto di costa.

Cala Violina, una delle spiagge raggiungibili solo a piedi delle Bandite di Scarlino
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Veduta di Cala Violina

Il suo pittoresco nome nasce da una particolarità: la sua sabbia bianca e finissima è composta da minuscoli granelli di quarzo e, quando il silenzio sulla spiaggia è massimo, il rumore prodotto dai passi camminandoci sopra a piedi nudi produce un fruscio che ricorda vagamente il dolce vibrare delle corde di un violino.

Piccolo paradiso che abbina litorale chiaro e dorato a acque particolarmente limpide, più volte premiata da Legambiente come una delle undici spiagge più belle d’Italia, e perfetta per chi ama lo snorkeling, Cala Violina è oggi tutelata da un sistema ad accesso limitato per contingentare il numero dei visitatori in estate e preservarne l’ecosistema. Dall’inizio di giugno e fino a metà settembre è necessario prenotare il proprio ingresso, versando un piccolo contributo.

Cala Violina, nelle Bandite di Scarlino
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Panoramica su Cala Violina, la più celebre delle spiagge delle Bandite di Scarlino

Cala Violina si raggiunge percorrendo un breve sentiero, poco più corto di due chilometri a partire dal parcheggio a pagamento più vicino, a Val Martina. La camminata in questo angolo di Maremma è piacevole: si supera una breve salita per oltrepassare una bassa collina passeggiando all’ombra di una folta pineta, che occlude la vista sul mare anche per tutta la discesa, fino a quando non si sfocia sulla sabbia e la spiaggia non appare come una visione abbagliante, da sogno. Cala Violina è raggiungibile anche in bicicletta, con bici gravelmountain bikes.

Cala Martina

Poco più a nord di Cala Violina si incontra Cala Martina, una spiaggia di sassi rotondi e levigati dal mare, stretta e lunga, racchiusa tra Punta Francese a settentrione e l’omonima Punta Martina a meridione. Le sue acque sono limpide quanto quelle della spiaggia vicina, ma l’atmosfera che si respira qui è ancor più selvaggia e appartata, complice una minore notorietà e la particolare conformazione della caletta. In più l’acqua cristallina e il fondale sassoso la rendono ideale per utilizzare maschera e boccaglio ed esplorarne i dintorni.

Oltre alla sua bellezza naturale, fu proprio su questa spiaggia che, nel 1849, Giuseppe Garibaldi si imbarcò per fuggire verso Genova, braccato dalle truppe austriache e con il cuore ancora colmo di dolore per la perdita della compagna Anita, morta pochi giorni prima. Dopo aver attraversato l’Appennino e la Toscana, scortato da un gruppo di patrioti che di tappa in tappa lo accompagnarono da Firenze fino a Scarlino, l’eroe dei due mondi trovò proprio nei boschi della Bandita l’ultimo rifugio prima di lasciare la penisola insieme al fedele comandante Leggero. Ancora oggi, poco prima di arrivare alla cala, un piccolo monumento ricorda quell’episodio e i patrioti che aiutarono Garibaldi in quei giorni concitati.

Cala Martina si può raggiungere solo a piedi e in bicicletta. Il modo migliore per farlo è percorrere il sentiero che parte dal porto del Puntone di Scarlino, raggiunge Punta Francese, scende al monumento a Garibaldi e quindi conduce alla bella spiaggia sassosa. L’intero percorso misura circa tre chilometri di continui saliscendi in una zona costiera che alterna tratti immersi nel bosco a magnifici panorami sulla costa e verso occidente, peraltro con la possibilità di scorgere la sagoma dell’isola d’Elba all’orizzonte.

Cala Civette

Più a sud di Cala Violina, invece, sorge Cala Civette. È separata dalla spiaggia vicina dal promontorio di Punta Le Canne e delimitata a sud dalla foce del fiume Alma, poco prima che la costa lasci il posto alla lunga distesa sabbiosa che caratterizza Punta Ala. Su un tornito promontorio sopra la foce del fiume sorge Torre Civette, antico edificio a scopo di avvistamento oggi trasformato in dimora privata, ma che con la sua sagoma bianca domina la spiaggia in maniera scenografica.

Come Cala Martina, anche questa spiaggia è ad accesso libero, raggiungibile a piedi seguendo la rete sentieristica che collega le tre cale delle Costiere di Scarlino, la sotto-area protetta delle Bandite che si cura della conservazione del litorale. Per arrivare a Cala Civette si percorre in auto la strada vicinale di Pian d’Alma, la si lascia in un apposito, piccolo parcheggio a pagamento e si imbocca il sentiero che la raggiunge. Il percorso misura circa due chilometri e mezzo, con una buona dose di salita. La fatica viene ricompensata subito prima del breve, ripido tratto di discesa in spiaggia, quando ci si affaccia dal promontorio settentrionale che chiude la cala e la si può ammirare dall’alto in tutta la sua bellezza.

Cala Civette, la più meridionale delle spiagge delle Bandite di Scarlino
Lorenzo Calamai
Cala Civette, la più meridionale delle spiagge delle Bandite di Scarlino

Cala Civette è probabilmente la meno frequentata delle spiagge delle Bandite di Scarlino: una grande lingua di sabbia dorata alle cui spalle sorge una fitta pineta, chiusa da due promontori rocciosi. Il mare qui è spesso calmo, la risacca coccola con il suo rumore bianco chi vi si avventura, lo sguardo si perde verso l’orizzonte azzurro in cui mare e cielo si fondono in una cosa sola.

Sonsbeek, la rassegna che trasforma il parco di Arnhem in un museo a cielo aperto

Par : elenausai10
13 juillet 2026 à 14:00

Chi entra nel parco di Sonsbeek, resta disorientato: quello che si trova davanti agli occhi è un’opera d’arte o un albero secolare che la sovrasta? È esattamente l’effetto voluto. Fino all’11 ottobre, ad Arnhem, nei Paesi Bassi, la più antica rassegna d’arte pubblica d’Europa torna con la sua tredicesima edizione, intitolata Ik hoef geen tuin, ik deel een park, ossia “Non ho bisogno di un giardino, condivido un parco”.

Non un museo trasferitosi all’aperto, ma un parco che rifiuta l’idea stessa di essere posseduto, curato, recintato. Tra installazioni monumentali, cinema, performance e passeggiate guidate, Sonsbeek 2026 chiede al visitatore di fare qualcosa che i musei tradizionali raramente pretendono: coesistere.

Un parco nato dalle macerie

Sonsbeek nasce nel 1949, in una città che porta ancora addosso le ferite della battaglia di Arnhem, l’operazione militare avvenuta nei Paesi Bassi nel settembre 1944 e raccontata anche nel film Quell’ultimo ponte del 1977. In quel contesto, l’idea di riportare arte e persone in uno spazio aperto non era un vezzo estetico, ma un atto di ricostruzione civica. Da allora, la rassegna si è svolta sempre tornando allo stesso luogo simbolico: un giardino paesaggistico ottocentesco disegnato per sembrare natura spontanea, oggi trasformato nel palcoscenico di una domanda molto più radicale su chi ha diritto a quello spazio.

Opera di Jota Mombaça
Django van Ardenne
Opera a cielo aperto di Jota Mombaça

È una domanda che, per chi visita l’Europa, suona sorprendentemente familiare. Sempre più spesso, infatti, si nota come lo spazio pubblico rischi di diventare accessibile solo a pagamento, mentre gesti un tempo scontati, come sedersi all’ombra o bere a una fontana, si fanno sempre più rari. Sonsbeek sembra rispondere in anticipo a questa preoccupazione, riportando al centro l’idea di un parco come bene comune, non come lusso da consumare.

Installazione dell'artista Mounira Al Solh nel parco di Sonsbeek, Arnhem, edizione 2026
Django Van Ardenne
Un’opera di Mounira Al Solh, tra gli artisti internazionali coinvolti in Sonsbeek 2026

Il programma del 2026

Il programma di quest’edizione riunisce diciotto tra artisti e collettivi internazionali, da Forensic Architecture a Jumana Manna, da On Kawara al collettivo locale Loesje, da cui nasce lo slogan-titolo, chiamati a lavorare su memoria, paesaggio e convivenza tra specie.

Le opere non sono confinate al parco: coinvolgono anche il centro città, con istituzioni partner come Museum Arnhem e Rozet. Accanto alla mostra corre Spiral Movements, un ricco programma pubblico di talk, tour e incontri con gli artisti pensato apposta per essere vissuto più volte, non esaurito in una sola visita. A completare l’offerta, tra agosto e settembre, il cinema: otto appuntamenti tra classici e cortometraggi d’artista firmati Focus Filmtheater.

L'opera di Ipeh Nur
Majon Gemmeke
La suggestiva opera di Ipeh Nur

Forse è proprio una frase della curatrice Christina Li a racchiudere meglio lo spirito dell’edizione: muoversi nello spazio senza forzarlo, quasi come nel Tai Chi, imparando a leggerlo invece di imporsi su di esso. Un’immagine che vale anche come istruzione per l’uso, per chi arriva ad Arnhem da turista: non c’è un percorso obbligato, né un’opera da spuntare sulla lista. C’è solo un parco, ottant’anni di storia sedimentata sotto i piedi e la possibilità di condividerlo con chiunque altro decida di attraversarlo nello stesso momento.

Calafuria è il tratto più selvaggio della costa livornese, tra antiche torri e tramonti di fuoco

19 juin 2026 à 15:00

Cerchiamo di essere onesti sin da principio: chi arriva in zona aspettandosi una classica località balneare toscana resta spiazzato. La costa, da queste parti, è aspra e le spiagge sabbiose lasciano spazio a un lungo susseguirsi di scogliere modellate dal vento e dal mare, mentre alle spalle dell’orizzonte marino si alzano colline rivestite da una fitta macchia mediterranea.

Ci troviamo a sud di Livorno, lungo la celebre strada del Romito, una delle percorrenze panoramiche più spettacolari della Toscana, punto in cui il Mar Tirreno incontra pareti di arenaria dalle sfumature ocra e rossastre. E proprio qui la Riserva Naturale di Calafuria occupa circa 116 ettari all’interno del sistema dei Monti Livornesi, e lo fa con un mosaico paesaggistico sorprendente: in pochi minuti lo sguardo passa dalle onde che si infrangono contro la falesia ai boschi popolati da volpi, istrici, faine e cinghiali.

Per molto tempo questa costa rappresentò un punto strategico per il controllo delle rotte marittime. Le incursioni dei pirati barbareschi costrinsero il Granducato di Toscana a realizzare un sistema difensivo composto da torri e fortificazioni. Ancora oggi quelle architetture segnano il profilo del promontorio e contribuiscono al fascino di un paesaggio che pare appartenere a un’altra epoca. Il tratto di mare antistante, inoltre, viene chiamato il “Miglio Magico”, in quanto celebre per la presenza del corallo rosso e per i fondali che attirano studiosi e sub da decenni.

Cosa vedere nella zona di Calafuria

Oltre il richiamo azzurro del mare (che sì, è forte e chiaro), il territorio custodisce numerose memorie storiche che raccontano la necessità di difendere e collegare questo lembo di terra impervio. Ma a essere del tutto onesti la vera ricchezza risiede nell’incontro tra natura, architettura militare e sentieri panoramici.

Torre di Calafuria

Fra tutti gli edifici storici della zona, la Torre di Calafuria rappresenta probabilmente il simbolo più riconoscibile. Costruita nel XVI secolo durante il dominio mediceo, raggiunge approssimativamente 20 metri di altezza e faceva parte della rete di avvistamento predisposta contro gli attacchi provenienti dal mare.

La struttura presenta una pianta quadrata, un possente basamento inclinato e una scalinata elegante che conduce all’ingresso. Il ballatoio superiore sporge rispetto al corpo centrale, accentuando l’aspetto militare della costruzione. Dalla sua posizione privilegiata il panorama abbraccia l’intero tratto costiero.

Torre di Calafuria, Toscana
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La svettante Torre di Calafuria

Castello del Boccale

La collocazione del Castello del Boccale è assolutamente scenografica: è arroccato direttamente sopra una piccola insenatura e domina le acque del Tirreno da una piattaforma rocciosa che sembra emergere dal mare. L’edificio attuale deriva dalla trasformazione di una torre medicea del XVI secolo.

Nel corso dell’800 e del ‘900 venne ampliato secondo il gusto neomedievale, allora molto apprezzato dall’aristocrazia europea. Merlature, volumi slanciati e dettagli romantici contribuiscono a dar vita a uno degli scorci più fotografati dell’intera provincia livornese.

Castello del Boccale, Toscanan
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L’affascinante Castello del Boccale

Castello Sonnino

Su un promontorio verde che guarda verso la Cala del Leone appare il Castello Sonnino. La sua storia è legata alla figura di Sidney Sonnino, protagonista della politica italiana tra ‘800 e ‘900, più volte ministro e presidente del Consiglio.

Il maniero venne realizzato sui resti di una precedente fortificazione cinquecentesca e l’aspetto odierno richiama l’immaginario medievale attraverso torrette, murature massicce e profili merlati. La vista dalla costa restituisce l’impressione di una fortezza incaricata di sorvegliare il mare.

I sentieri della Riserva Naturale

L’anima più autentica di Calafuria si scopre lungo la rete escursionistica che attraversa la riserva. I percorsi salgono verso i rilievi retrostanti attraversando ambienti molto vari. Lecci, pini d’Aleppo, lentisco, mirto, corbezzolo e alloro accompagnano il tragitto con profumi intensi che cambiano durante l’anno.

Alcuni punti panoramici consentono di osservare contemporaneamente la costa livornese, il promontorio di Calafuria e le isole disseminate nel Tirreno. Tra i percorsi più suggestivi figura quello che conduce verso il Monte del Diavolo, rilievo che domina questo settore della costa.

Il Miglio Magico

Sotto la superficie marina si sviluppa uno degli ecosistemi più interessanti della Toscana. Le praterie di Posidonia oceanica occupano i fondali meno profondi, mentre più al largo compaiono pareti colonizzate da spugne, gorgonie e corallo rosso.

La varietà biologica ha reso quest’area un laboratorio naturale studiato da ricercatori e biologi marini. Per gli appassionati di snorkeling e diving, il cosiddetto Miglio Magico rappresenta uno dei siti più celebri dell’intero litorale toscano.

Le spiagge più belle di Calafuria

A Calafuria il rapporto con il mare assume una forma diversa rispetto a molte località della costa italiana. Da queste parti, infatti, prevalgono piattaforme naturali, insenature nascoste e piscine scolpite nella roccia. Proprio questa conformazione rende il paesaggio straordinariamente scenografico.

  • Scogli Piatti: uno degli accessi più semplici. Le superfici rocciose digradano gradualmente verso l’acqua e consentono un ingresso agevole. Le tonalità turchesi del mare risaltano particolarmente durante le prime ore del giorno.
  • Le Vaschine di Calafuria: antiche cave di arenaria utilizzate già in epoca etrusca e romana. L’azione del mare ha trasformato gli scavi in piscine naturali dalle forme geometriche sorprendenti. In alcuni punti risultano ancora riconoscibili gradini e tagli realizzati dall’uomo.
  • Sassoscritto: tratto caratterizzato da formazioni rocciose irregolari che creano piccoli anfratti e cavità naturali. L’acqua estremamente limpida permette di osservare il fondale già dalla superficie.
  • Cala del Leone: è una delle baie più affascinanti dell’intera zona. Racchiusa tra pareti rocciose e dominata dal Castello Sonnino, alterna ciottoli e sabbia grossolana.
  • Buca dei Corvi: piccola insenatura incastonata tra le rocce che conserva un’atmosfera particolarmente raccolta.
  • Baia della Crepatura:tratto costiero frastagliato che evidenzia la natura geologica della falesia livornese. Le sfumature rossastre della roccia mettono in scena un contrasto spettacolare con il blu del Tirreno.

Dove si trova e come arrivare

Calafuria occupa il settore meridionale del territorio comunale di Livorno, lungo la costa che conduce verso Quercianella. In automobile si raggiunge facilmente percorrendo la Strada Statale 1 Aurelia oppure seguendo la panoramica del Romito, considerata uno degli itinerari costieri più suggestivi della Toscana. Da Livorno bastano circa 15 minuti.

Chi arriva in treno può utilizzare la stazione di Livorno Centrale e proseguire tramite autobus locali diretti verso Antignano e Quercianella. Diversi punti di accesso alla riserva risultano raggiungibili anche in bicicletta grazie alla vicinanza con il centro cittadino.

L’arrivo a Calafuria coincide con una trasformazione del paesaggio: le architetture urbane restano alle spalle, la vegetazione si infittisce e il mare conquista lentamente tutta la scena. Poi compaiono le torri, le scogliere rossastre e quella luce tipica della costa livornese che, soprattutto nelle giornate terse, rende questo angolo di Toscana immediatamente riconoscibile.

La riserva naturale di Vendicari conquista il Guardian tra fenicotteri rosa e limoneti

Par : elenausai10
19 juin 2026 à 11:02

In Italia ci sono luoghi capaci di trasformare un soggiorno apparentemente spartano in un’esperienza poetica e indimenticabile. È esattamente ciò che è accaduto al Guardian, che ha deciso di raccontare un viaggio in un angolo incontaminato della Sicilia meridionale. Il reporter del quotidiano britannico, in particolare, è rimasto folgorato dalla riserva naturale di Vendicari, un’oasi umida situata a sud di Siracusa.

Tra fenicotteri che danzano nell’acqua e il profumo pungente dei limoneti, ha celebrato questo territorio non solo come un paradiso per il birdwatching, ma come un vero e proprio miracolo ecologico strappato alla cementificazione.

Un paradiso selvaggio salvato dal cemento

A colpire profondamente il giornalista del Guardian è stata, innanzitutto, la natura fiera e intatta della riserva naturale di Vendicari, resa ancora più preziosa dalla sua storia di resistenza. Negli anni ’70, infatti, un’azienda petrolifera aveva pianificato di costruire proprio qui una grande raffineria di petrolio, un progetto inizialmente approvato dalle amministrazioni locali.

A cambiare il destino di Vendicari fu la determinazione di Bruno Ragonese, un ambientalista carismatico che riuscì a mobilitare l’opinione pubblica e a coinvolgere le organizzazioni internazionali, dimostrando l’importanza globale di questa zona umida per le rotte migratorie degli uccelli tra l’Africa e l’Europa.

Istituita ufficialmente nel 1984, la riserva si presenta oggi come un ecosistema unico. Nell’articolo del Guardian, il giornalista descrive con stupore i grandi laghi salmastri nel cuore del parco, affollati da centinaia di fenicotteri rosa che atterrano sull’acqua con l’eleganza incerta di “aeroplani rosa mal pilotati”.

Camminando lungo i sentieri della riserva è possibile immergersi in una biodiversità sorprendente, dove la fauna selvatica convive con i resti di antiche civiltà, come le rovine greche di Eloro risalenti al VII secolo a.C. o la suggestiva tonnara dismessa, i cui pilastri spogli ricordano un tempio antico.

Rovine archeologiche industriali della Tonnara di Vendicari in Sicilia
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I resti della Tonnara di Vendicari

Tra spiagge incontaminate e il profumo dei limoni

L’altro grande motivo di fascino che ha stregato il quotidiano inglese è la perfetta armonia tra terra, mare e agricoltura tradizionale che si respira a Vendicari. Il viaggio si snoda attraverso la splendida spiaggia di Calamosche, una caletta dove la sabbia dorata sfuma dolcemente in acque cristalline, incorniciata da cespugli di ginepro, iris selvatici, cactus e dal volo leggero dell’upupa.

Ma la vera magia, per il reporter, si nasconde nei dettagli della vita rurale che circonda l’oasi. Alloggiando in un antico baglio, una tipica fattoria fortificata siciliana, si è ritrovato immerso in un paesaggio dominato da distese di calendule, finocchietto selvatico e, soprattutto, da rigogliosi e profumatissimi limoneti.

Qui esalta la generosità della natura locale e la prelibatezza dei limoni Femminello Siracusano: frutti biologici, enormi e privi di pesticidi, coltivati secondo rigide norme che ne rendono edibile persino la buccia. È proprio questo contrasto tra la selvaggia bellezza delle paludi e la ricchezza dorata della campagna circostante ad aver conquistato il cuore del giornalista, che ha concluso la sua avventura cucinando un piatto di tagliatelle al limone al tramonto, con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte e l’eco dei fenicotteri in sottofondo.

Spiaggia di Calamosche a Vendicari
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La splendida spiaggia di Calamosche

Tra risaie verdeggianti e litorali infiniti: Comporta, il volto più elegante e selvaggio dell’Alentejo

15 juin 2026 à 14:00

Località balneare, villaggio rurale, rifugio creativo o destinazione amata dal jet set internazionale? La verità è che quando si arriva a Comporta per la prima volta, si fa fatica a inserirla in una categoria specifica. Nessuna definizione riesce davvero a raccontare questo angolo di Alentejo, nella parte occidentale del Portogallo. Ci troviamo a circa un’ora di distanza da Lisbona, ma qui il paesaggio sembra volerci catapultare in un altro Paese: distese di risaie disegnano l’orizzonte accanto a pinete profumate, mentre dune modellate dal vento e spiagge chilometriche mostrano un volto autentico e selvaggio.

In mezzo a questo scenario spuntano case bianche dai profili essenziali, tetti tradizionali e piccoli villaggi che custodiscono un’identità agricola e marinara ancora ben riconoscibile. Comporta, infatti, rappresenta uno dei 7 villaggi che formano la costa omonima. Attorno sorgono Carrasqueira, Carvalhal, Pego, Brejos, Torre e Possanco, piccoli nuclei abitati inseriti in un territorio protetto che appartiene alla Riserva Naturale dell’Estuario del Sado.

Se per lungo tempo è rimasta quasi completamente fuori dai radar turistici, negli ultimi anni ha attirato artisti, designer, fotografi e celebrità internazionali, tanto che qualcuno l’ha definita gli “Hamptons portoghesi“, paragone nato per descrivere la presenza di residenze raffinate e di una clientela facoltosa proveniente soprattutto dalla Capitale lusitana.

Eppure il paragone racconta soltanto una parte della realtà: Comporta conserva infatti una sobrietà rara, distante dall’ostentazione, poiché lusso e semplicità convivono nella stessa immagine. Mentre un pescatore sistema le reti vicino a una boutique di design, una cicogna (sì, ci sono nidi ovunque) osserva il paesaggio dal tetto di una casa candida.

Cosa vedere a Comporta

Arrivare in questo angolo di Portogallo equivale a rimanere incantati dal paesaggio, al punto che è davvero impossibile il contrario. Vale infatti la pena posarvi lo sguardo per ammirare risaie, saline, boschi e spiagge che costituiscono un insieme eccezionale in Europa.

Praia da Comporta

Tra le spiagge più celebri del Paese, Praia da Comporta è una lunga striscia dorata racchiusa tra dune e vegetazione mediterranea. Sabbia fine, oceano trasparente e ampi spazi regalano una sensazione di libertà difficile da trovare altrove. Il profilo della Serra da Arrábida compare in lontananza nelle giornate più limpide, aggiungendo ulteriore fascino al panorama.

Praia do Carvalhal

Più raccolta rispetto alla vicina Praia da Comporta, questa spiaggia conquista grazie all’atmosfera rilassata e alla presenza di dune ondulate che accompagnano il percorso verso il mare. Ristoranti specializzati in pesce fresco e piccoli beach club si integrano perfettamente nel paesaggio naturale.

Praia do Pego

Considerata da molti la spiaggia più affascinante della zona, Praia do Pego si sviluppa per circa 4 chilometri lungo una costa quasi intatta. La luce del tramonto qui assume sfumature spettacolari e trasforma l’intero litorale in una distesa dorata.

Cais Palafítico da Carrasqueira

Cais Palafítico da Carrasqueira è un vero e proprio porto su palafitte. Venne costruito dai pescatori utilizzando pali e assi di legno assemblati nel corso di decenni, e oggi forma un intricato labirinto sospeso sul fango dell’estuario. Non è un caso che venga considerato un capolavoro dell’architettura popolare portoghese, tanto da offrire uno dei panorami più fotografati dell’Alentejo.

Museu do Arroz

All’interno di un ex impianto dedicato alla lavorazione del riso, il museo racconta il profondo legame tra Comporta e questa coltivazione. La presenza delle risaie ha infatti modellato economia, paesaggio e vita quotidiana per generazioni, trasformando un territorio paludoso in una delle aree agricole più importanti della regione.

Rovine romane di Tróia

A breve distanza sorgono i resti di uno dei maggiori centri produttivi dell’Impero Romano dedicati alla conservazione del pesce: Tróia. Vasche di salagione, terme, edifici residenziali e strutture religiose testimoniano un passato sorprendentemente ricco. Il sito è classificato Monumento Nazionale dal 1910.

Villaggio di Comporta

Strade tranquille, facciate bianche rifinite da dettagli azzurri, negozi indipendenti e laboratori artigianali definiscono il cuore del borgo. Ceramiche, tessuti tradizionali, oggetti in sughero e prodotti gastronomici regionali sono i testimoni di una cultura profondamente legata al territorio.

Comporta, Portogallo
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Il villaggio di Comporta

Cosa fare a Comporta

Per vivere al meglio questa affascinante zona è consigliato adottare abitudini lente, assecondando i cicli solari e le maree che governano la penisola.

  • Pedalare tra le risaie: seguendo percorsi che attraversano campi, canali e sentieri circondati dalla vegetazione dell’estuario.
  • Osservare i delfini del Sado: durante un’escursione in barca nelle acque protette dell’estuario, una delle poche aree europee che ospitano una comunità stanziale di tursiopi.
  • Cavalcare lungo la costa tra dune e oceano: grazie alle escursioni organizzate da maneggi specializzati del luogo.
  • Praticare surf e kitesurf: sfruttando le condizioni favorevoli offerte dalle correnti atlantiche e dalla costante presenza del vento.
  • Scoprire l’artigianato locale: tra botteghe dedicate alla lavorazione del sughero, della ceramica e dei tessuti tradizionali dell’Alentejo.
  • Assistere a esibizioni di Cante Alentejano: il canto corale tradizionale riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale.
  • Gustare piatti a base di pesce appena pescato: polpo, riso locale e vini regionali nei ristoranti affacciati sulle spiagge o sulle risaie.
  • Ammirare le cicogne bianche: che popolano l’intera area e rappresentano uno degli emblemi più riconoscibili del paesaggio.

Dove si trova e come arrivare

Comporta si trova nella regione dell’Alentejo, a circa 120 chilometri a sud di Lisbona, lungo la costa occidentale del Portogallo. Il territorio occupa una posizione privilegiata tra l’Oceano Atlantico e l’Estuario del Sado. L’automobile rappresenta la soluzione più pratica: da Lisbona il tragitto richiede mediamente tra 1 ora e 15 minuti e 1 ora e 30 minuti. Chi parte dalla Capitale può seguire l’autostrada A2 e proseguire successivamente lungo le strade regionali che conducono verso la costa.

Un’alternativa particolarmente suggestiva prevede l‘attraversamento in traghetto da Setúbal verso la Penisola di Tróia. La traversata regala splendide vedute sull’estuario e consente di raggiungere la località di Comporta tramite un percorso panoramico immerso nella natura.

Arrivando, la sensazione è quella di aver scoperto un Portogallo differente: meno monumentale, meno urbano, ma certamente più silenzioso. Un luogo in grado di conquistare senza effetti speciali, attraverso il rumore delle onde, il profumo dei pini e l’orizzonte sconfinato delle risaie che accompagnano lo sguardo fino al mare.

Le Alpi Marittime in estate: trekking e fauna selvatica nel parco meno conosciuto d’Italia

14 juin 2026 à 12:00

John Muir, il naturalista scozzese che dedicò la vita a percorrere le montagne nordamericane, scrisse: the mountains are calling, and I must go, le montagne mi chiamano e io debbo andare. Difficile dargli torto quando ci si trova nel cuore delle Alpi Marittime: non sono le vette della California che raccontava, ma qui, nella provincia di Cuneo, dove le Alpi finiscono e il Mediterraneo comincia a farsi sentire nell’aria, il richiamo della roccia, dei boschi e delle vette si fa sentire. Non serve una vetta a tremila metri per percepirlo, basta fermarsi su un pianoro d’alta quota ad ammirare lo straordinario panorama, lasciandosi sorprendere dal fatto di non essere soli: prima o dopo si coglierà la sagoma di un rapace in volo, cerchio dopo cerchio, o il saltellare potente ed elegante di uno stambecco, a ricordare che in certi posti l’uomo è ancora l’ospite.

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime è un’area protetta di quasi 28mila ettari in Piemonte, incastonata tra le ultime propaggini alpine, prima che la pianura lasci il posto alla Liguria e, poco oltre, al mare. È un luogo non particolarmente gettonato, anche in estate: il Parco del Gran Paradiso cattura più attenzione, le Dolomiti più fotografie, le Alpi valdostane più visitatori. Le Alpi Marittime restano per lo più ai margini delle conversazioni sul trekking estivo, frequentate da appassionati della montagna e da chi ci è già stato una volta e ci torna perché sa cosa aspettarsi: sentieri che si immergono nella natura pur conservando la memoria di una storia secolare, fra strade militari e vie del sale; fauna selvatica non difficile da avvistare; laghi glaciali in quota perfetti per la foto ricordo delle vacanze.

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime: storia, dove si trova e come arrivare

La storia del Parco Naturale delle Alpi Marittime affonda le radici nell’Ottocento, più precisamente nel 1857, quando re Vittorio Emanuele II istituì qui la Riserva Reale di Caccia di Valdieri ed Entracque. I Savoia frequentarono queste valli per decenni, lasciando in eredità un patrimonio fatto di palazzine di caccia, una fitta rete di mulattiere e, soprattutto, la reintroduzione dello stambecco, proveniente dal Gran Paradiso, che ha contribuito in modo determinante alla biodiversità che oggi caratterizza il parco. Il territorio venne poi tutelato nel 1980 come Parco Naturale dell’Argentera e assunse il nome attuale nel 1995.

Il parco si estende nell’alta Valle Gesso, nella Valle Gesso della Valletta e nei Valloni della Valletta e del Reduc in Valle Stura di Demonte, abbracciando i comuni di Aisone, Entracque, Roaschia, Valdieri e Vernante, tutti in provincia di Cuneo. Al suo interno si trovano numerose cime oltre i 3mila metri, con la vetta più alta rappresentata dal Monte Argentera a quota 3297 metri. Sul versante opposto del crinale, lungo un confine comune di 35 chilometri, si estende il Parc National du Mercantour francese: i due parchi sono gemellati dal 1987 e insieme formano un’area protetta di oltre centomila ettari, una delle più grandi d’Europa.

Per raggiungerlo da Cuneo si percorre la strada statale 20 fino a Borgo San Dalmazzo, da dove si risalgono le valli verso i principali centri visitatori del parco: Entracque, Terme di Valdieri e Vernante. Chi proviene da Genova o dalla Liguria può seguire la strada statale 28 da Imperia, attraverso il Colle di Nava. Da Torino, il tragitto in auto fino a Entracque è di circa un’ora e mezza.

Cosa fare in estate nel Parco Naturale delle Alpi Marittime

L’estate trasforma il Parco delle Alpi Marittime in un palcoscenico naturale di rara bellezza: i pascoli di alta quota si animano di fioriture vivaci, che punteggiano il verde acceso dei prati, mentre i diversi laghi di origine glaciale del territorio creano uno splendido contrasto con le loro acque turchesi e cristalline.

La bella stagione, peraltro, è quella in cui i camosci, la specie più diffusa del parco con una popolazione di oltre 4mila esemplari, si spostano liberamente sui versanti erbosi, spesso a quote accessibili anche agli escursionisti non esperti. Lo stambecco, che i Savoia contribuirono a reintrodurre e che oggi conta circa 500 esemplari nell’area protetta, si avvista con più facilità in quota, lungo i canaloni e le creste rocciose. Non è raro imbattersi anche in cervi, caprioli e, nelle zone boscose, in qualche traccia del lupo, tornato a popolare queste valli alla fine degli anni Novanta.

Alpi marittime trekking estate
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Una coppia di stambecchi

L’attività principale è naturalmente il trekking: con 400 chilometri di sentieri segnalati, undici rifugi alpinistici, sei rifugi escursionistici e undici bivacchi, il parco offre percorsi per tutti i livelli di preparazione fisica. Si cammina spesso e volentieri lungo percorsi che hanno una lunga storia alle spalle: ci sono mulattiere storiche che un tempo venivano percorse dai cacciatori della casa reale e ancor più antiche vie del sale, tracciati di collegamento tra i versanti piemontesi alla costa nizzarda dedicati al commercio dell’essenziale materia. Non mancano, pure, strade militari lastricate, risalenti alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale. Il tutto contornato da un ambiente dove fitti boschi di conifere si alternano a ampie praterie o aspre pietraie.

La mountain bike è un’altra possibilità concreta in estate, soprattutto sulle strade sterrate che attraversano i fondovalle e risalgono verso i rifugi. L’arrampicata sportiva trova il suo terreno d’elezione intorno al massiccio dell’Argentera, dove le pareti rocciose offrono vie di ogni difficoltà.

Tre escursioni da non perdere nel Parco delle Alpi Marittime

Come detto, il trekking è l’attività principale per l’estate tra le cime delle Alpi Marittime. Il Parco offre una grande varietà di escursioni adatte a tutti i livelli e a tutte le esigenze, dai camminatori del weekend fino agli escursionisti più esperti e preparati.

Da Terme di Valdieri al Pian del Valasco

Escursione facile e adatta a ogni gamba, è un classico per tutti e tutte che coniuga la semplicità della camminata al fascino immediato del Parco delle Alpi Marittime. Il percorso è lungo sette chilometri e mezzo con un dislivello di circa 400 metri.

Alpi marittime trekking estate
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Panorama del Parco delle Alpi Marittime

Si parte dal parcheggio nei pressi della chiesetta di Terme di Valdieri, si segue il sentiero che costeggia il fiume Valasco risalendo il fondovalle tra larici e rododendri e si arriva al Rifugio Valasco a oltre 1700 metri di quota, ospitato nella storica Real Casa di Caccia dei Savoia, recentemente restaurata.

Il percorso è adatto a famiglie con bambini e a chi non ha particolare allenamento alpinistico e passa sulla vecchia strada militare costruita negli Anni Trenta, oggi una strada sterrata che in pochi tornanti permette di salire di quota con una splendida cornice naturale da ammirare per tutto il percorso.

I Laghi di Fremamorta

Uno dei panorami simbolo del parco, raggiungibile da Terme di Valdieri attraverso un itinerario di media difficoltà: i quattro Laghi di Fremamorta, con le loro acque limpide e pure, riflettono le pareti dell’Argentera. Si trovano sull’omonimo altipiano a oltre 2600 metri di altitudine, in un contesto naturale unico, circondato da una corona di vette spettacolare.

Il percorso attraversa ambienti diversissimi, tra boschi, morene glaciali e verdi praterie d’alta quota. Raggiunge quindi il Rifugio Emilio Questa a 2386 metri, per poi spingersi fino alla conca dei laghi di Fremamorta, disposti a catena in un catino dove, in estate, fiorisce la viola argenteria, piccolo fiore endemico che caratterizza il panorama.

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Uno dei Laghi di Fremamorta

È un’escursione che richiede una buona preparazione fisica e attrezzatura adeguata, ma che ripaga con panorami e opportunità di avvistamento faunistico di assoluto rilievo.

Da Sant’Anna di Valdieri al Rifugio Livio Bianco

Partendo da Sant’Anna di Valdieri, questo itinerario risale il selvaggio vallone della Meris, seguendo una ripida mulattiera storica, fino al Rifugio Livio Bianco, che sorge sulle sponde del Lago Sottano della Sella ai piedi del Monte Matto.

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Salita al Rifugio Livio Bianco

È un angolo del parco frequentato prevalentemente da escursionisti abituali, lontano dai percorsi più battuti, con un’atmosfera solitaria e aspra che ne costituisce il fascino principale.

Larici e rododendri caratterizzano il panorama, al termine di una salita ripida e adatta soprattutto ai più allenati. Dai 1100 metri di altitudine di Sant’Anna, infatti, si sale fino ai 1910 del rifugio. Ci vogliono circa 3 ore per completare la salita.

Per i più intraprendenti, il rifugio è il punto di partenza per la salita ad alcune tra le cime più alte del Parco, come il Monte Matto, a 3097 metri di quota, la Rocca di Valmiana (3006) o la Rocca della Paur (2972).

Laudemio, il lago glaciale più meridionale d’Europa tra faggete antiche e vette del Sirino

12 juin 2026 à 13:00

A prima vista sembra un piccolo lago alpino finito per errore nel cuore della Basilicata, quasi uno “scherzo” della natura. Ma il Lago Laudemio, conosciuto anche con il nome di Remmo, occupa per davvero una conca montana a 1.525 metri di altitudine sulle pendici del Monte Papa (la vetta principale del Massiccio del Sirino). Le sue acque limpide, i profili boscosi e i rilievi che superano i 2.000 metri costruiscono uno scenario sorprendente per chi associa il Sud Italia soprattutto a coste e paesaggi mediterranei.

La sensazione più intensa arriva osservando il contesto che lo circonda: faggi alti e compatti delimitano gran parte del perimetro, mentre gli ontani contribuiscono a dar vita a una cornice vegetale particolarmente rara per queste latitudini. L’area rientra nella Riserva Naturale Regionale del Lago Laudemio, istituita nel 1985 per tutelare un patrimonio naturalistico considerato tra i più preziosi del nostro meridione.

Cavalieri del passato, briganti in cerca di riscatto e pastori transumanti utilizzavano questo angolo riparato come rifugio sicuro durante i lunghi spostamenti stagionali tra lo Ionio e il Tirreno. Oggi, invece, il sito accoglie i viaggiatori con la sua aria frizzante (e non solo). Del resto, stiamo parlando del lago glaciale più a sud d’Italia e d’Europa.

Origine e formazione del Lago Laudemio

La storia del Lago Laudemio inizia migliaia di anni fa, durante il Quaternario, quando il clima del Vecchio Continente era dominato da grandi glaciazioni. In quel periodo un vasto ghiacciaio occupava il versante settentrionale del gruppo montuoso Sirino-Papa. La massa di ghiaccio scendeva dalle quote più elevate del Monte Papa per circa 4 chilometri, raggiungendo l’area di Pétina Chiana.

Durante il lento ritiro del ghiacciaio si formò una morena frontale, cioè un accumulo di detriti trasportati dal ghiaccio. Proprio questa barriera naturale trattenne le acque di fusione, dando origine al lago visibile ancora oggi. Un’origine molto particolare e che rende il Laudemio un caso eccezionale: oltre a essere il lago glaciale più meridionale d’Italia e d’Europa, è uno dei pochissimi bacini di questo tipo presenti nell’Appennino. L’estensione supera di poco i 2 ettari, dimensioni contenute ma che contribuiscono al suo fascino raccolto e quasi intimo.

L’intero territorio conserva importanti testimonianze del passato geologico della Basilicata. Nella zona Sirino-Papa sono stati rinvenuti fossili di grande interesse scientifico che sono simboli di ambienti radicalmente diversi da quelli attuali. Tra i reperti studiati dagli specialisti figurano resti appartenenti a mammut, rinoceronti, orsi, iene e antichi rettili.

Anche la flora presenta caratteristiche peculiari. Salendo verso le quote superiori, infatti, compaiono specie botaniche estremamente rare, tra cui la Vicia sirinica e l’Astragalus sirinicus, piante presenti esclusivamente su queste montagne. Un’eccezionale caratteristica che conferisce ulteriore valore naturalistico all’intera area protetta.

Cosa fare e vedere al Lago Laudemio

Dobbiamo essere onesti sin da principio: tra sentieri panoramici, ambienti forestali e punti d’osservazione naturali, il Lago Laudemio offre molto più di una semplice sosta fotografica. L’esperienza acquista profondità dedicando tempo all’esplorazione dei suoi dintorni, ricchi di dettagli che spesso passano inosservati con una sola visita veloce.

Ammirare il Lago Remmo da vicino

Il primo incontro con il Laudemio lascia quasi sempre sorpresi perché appare all’improvviso tra gli alberi, racchiuso da rilievi che sembrano proteggerlo dal resto del mondo. Nei periodi più tranquilli la superficie riflette il profilo del Monte Papa e delle faggete circostanti.

Erbe acquatiche, foglie palustri e alghe contribuiscono al suo affascinante aspetto, ricordando la sua origine antichissima e il delicato equilibrio ecologico che lo caratterizza.

Esplorare la faggeta della riserva

Gran parte del fascino del Laudemio nasce dal rapporto tra acqua e bosco. La faggeta circonda circa due terzi del perimetro lacustre e rappresenta uno degli elementi più suggestivi dell’area.

Tronchi slanciati, radure luminose e sottobosco ricco di vegetazione accompagnano l’escursione lungo i percorsi che attraversano la riserva. Durante l’autunno il paesaggio assume tonalità dorate e ramate che trasformano completamente l’ambiente.

Salire verso il Monte Papa

Per gli escursionisti più allenati, il sentiero che conduce al Monte Papa rappresenta una delle esperienze più appaganti della zona. Il percorso si sviluppa lungo il versante settentrionale del massiccio, attraversando inizialmente il bosco e successivamente ambienti più aperti e rocciosi.

Intorno ai 1.900 metri di quota compaiono le specie botaniche endemiche che hanno reso celebre il Sirino tra naturalisti e studiosi.

Osservare panorami tra i più ampi della Basilicata

Nelle giornate caratterizzate da buona visibilità, il Monte Papa offre vedute straordinarie: verso nord si distinguono l’alta Val d’Agri, il Monte Volturino e il Monte della Madonna di Viggiano: a est emerge il profilo del Monte Alpi, mentre a sud si estende il grande patrimonio forestale del Lagonegrese.

Cercare le tracce della fauna appenninica

La riserva custodisce una fauna particolarmente interessante. Tra gli abitanti più emblematici figura il lupo appenninico, simbolo della natura selvaggia dell’area. Boschi e valloni ospitano inoltre diverse specie di rapaci, piccoli mammiferi e anfibi.

Nel lago vivono trote e salamandre, mentre le zone forestali forniscono habitat ideali a numerosi animali tipici della zona. Anche senza avvistamenti diretti, la percezione di trovarsi in un ambiente ancora integro accompagna gran parte della visita.

Raggiungere il Lago Zapano

Poco distante dal Laudemio si trova il Lago Zapano, situato a circa 1.380 metri di quota nel Vallone del Cacciatore. Oggi appare molto più piccolo rispetto al passato a causa dei depositi accumulati nel corso dei secoli, ma nonostante ciò è una preziosa testimonianza dell’antica presenza dei ghiacciai sul Sirino.

Dove si trova e come arrivare

Il Lago Laudemio si trova nel territorio comunale di Lagonegro, in provincia di Potenza, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese e della Riserva Naturale Regionale che tutela il bacino. L’accesso più comodo avviene attraverso l’autostrada A2 del Mediterraneo.

Dopo l’uscita Lauria Sud si seguono le indicazioni per il Monte Sirino e per la stazione sciistica. La strada sale progressivamente tra boschi e pendii montani fino a raggiungere l’area attrezzata dalla quale partono i principali itinerari escursionistici. Lagonegro dista pochi chilometri e rappresenta il punto di riferimento principale per servizi, strutture ricettive e ristorazione.

Tra antichi ghiacciai, foreste d’alta quota e panorami che raccontano milioni di anni di storia geologica, il Lago Laudemio custodisce un volto della Basilicata sorprendente e poco conosciuto: è uno di quei luoghi che riesce ancora a trasmettere il senso della scoperta, qualità sempre più rara nei paesaggi contemporanei.

Ingresso gratis nei musei e parchi più belli d’Italia il 2 giugno, immersione tra arte e meraviglia

1 juin 2026 à 07:30

Chi non avesse proprio idea di come passare il martedì della Festa della Repubblica, non ha da temere, soprattutto se è in crisi momentanea perché il meteo di molte città prevede piogge e temporali. Come annunciato dal Ministero della Cultura, infatti, martedì 2 giugno i musei, i monumenti e i parchi archeologici statali apriranno le proprie porte senza alcun costo d’ingresso, permettendo a residenti e viaggiatori di vivere un autentico viaggio tra arte, storia e paesaggi straordinari.

Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura e, dove previsto, sarà necessario effettuare una prenotazione anticipata. L’iniziativa assume un valore ancora più significativo nel 2026, anno in cui ricorre l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, offrendo l’opportunità di celebrare questa ricorrenza attraverso il patrimonio culturale nazionale. Dalle grandi città d’arte ai siti archeologici immersi nella natura, la scelta è ampia e capace di soddisfare ogni interesse, dalle collezioni rinascimentali ai tesori dell’antichità romana, in ogni regione del nostro Paese (tutte le aperture sono consultabili sul sito del Ministero della Cultura).

Giornata Europea dei Parchi, quali visitare in Italia per emozionarsi

24 mai 2026 à 07:30

Il 24 maggio si celebra la Giornata Europea dei Parchi, ricorrenza promossa dalla Federazione Europea dei Parchi, EUROPARC, per ricordare una data simbolica nella storia della tutela ambientale del continente: il giorno in cui, nel 1909, venne istituito in Svezia il primo parco europeo.

In Italia, la ricorrenza si trasforma ogni anno in un calendario diffuso di appuntamenti: escursioni guidate, incontri divulgativi, mostre, attività ambientali e iniziative dedicate alle famiglie coinvolgono parchi nazionali, riserve naturali e aree protette lungo tutta la Penisola.

Riserva Naturale Val di Mello

Nel cuore delle Alpi Retiche, all’estremità orientale della Val Masino in Valtellina, la Riserva Naturale Val di Mello si sviluppa dai 1.000 metri di quota fino ai 3.400 del Monte Pioda e alterna un fondovalle pianeggiante attraversato da torrenti limpidi, enormi pareti granitiche e massi erratici trasportati a valle dall’antica attività glaciale. Un mix che le è valso il soprannome di “Piccola Yosemite”.

I boschi di faggio e larice convivono con rododendri, ontani bianchi e orchidee selvatiche, mentre nei prati e nelle torbiere alpine trovano spazio specie rare come la drosera rotundifolia, piccola pianta carnivora tipica degli ambienti umidi montani.

Tra gli animali più rappresentativi spiccano il camoscio alpino e lo stambecco europeo, simboli della montagna, insieme a marmotte, volpi e martore. L’avifauna comprende rapaci come astori e poiane, oltre a specie di alta quota come la coturnice alpina. Nei torrenti vivono invece la trota fario e insetti protetti di particolare interesse naturalistico, come la rosalia alpina.

Il Parco Nazionale dello Stelvio

Panorama del Lago di San Giacomo al Parco Nazionale dello Stelvio
Ph Bianca Lombardi - Ufficio Stampa DAG Communication
Veduta panoramica del Lago di San Giacomo al Parco Nazionale dello Stelvio

Il Parco Nazionale dello Stelvio si estende tra Lombardia e Trentino-Alto Adige con gran parte dell’area protetta che supera i 2.000 metri di quota e include il massiccio Ortles-Cevedale, sovrastato dalla vetta dell’Ortles che raggiunge i 3.905 metri.

Alle quote più elevate sopravvive una vegetazione resistente al gelo e alle forti escursioni termiche, mentre le vallate ospitano prati alpini e fitte foreste di conifere che cambiano colore con il passare delle stagioni. Dal versante lombardo, uno degli accessi principali al parco è rappresentato dal centro visitatori di Sant’Antonio Valfurva, nei pressi di Bormio.

Il simbolo delle attività di conservazione del Parco è il gipeto, grande rapace conosciuto anche come “avvoltoio barbuto”: estinto dalle Alpi all’inizio del Novecento, è tornato a nidificare grazie a un progetto internazionale di reintroduzione tuttora attivo.

L’area umida della Riserva Naturale Pian di Spagna – Lago di Mezzola

A nord del Lago di Como, nel punto in cui si incontrano Valtellina e Valchiavenna, si estende la Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola, una delle aree umide più importanti del nord Italia, dall’alto valore ornitologico: numerose specie di uccelli la scelgono per nidificare oppure come luogo di sosta durante le migrazioni stagionali.

Nelle acque si sviluppano estesi tappeti di vegetazione acquatica e ninfee, mentre lungo le rive crescono canneti e praterie umide caratterizzate da erbe palustri. Le particolari condizioni ambientali favoriscono la presenza di specie rare e protette, tra cui la felce quadrifoglio e alcune piccole piante acquatiche molto sensibili alle variazioni dell’ecosistema.

Tra i mammiferi più interessanti compare il pipistrello ferro di cavallo, specie protetta legata agli ambienti umidi e boschivi.

Parco Nazionale del Gran Paradiso

Lago Agnel, paesaggio innevato, Gran Paradiso
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Lago Agnel nel paesaggio innevato al Gran Paradiso

Tra Valle d’Aosta e Piemonte ecco il più antico parco nazionale italiano, istituito nel 1922: il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il cui simbolo storico è lo stambecco, che proprio grazie all’istituzione dell’area protetta è riuscito a sopravvivere al rischio di estinzione. Oggi si possono osservare anche camosci, marmotte, lepri bianche, pernici bianche e l’aquila reale, immersi in boschi di larici e abeti che lasciano spazio, salendo di quota, a pascoli e ghiacciai.

Per l’estate 2026 il Parco dedica un’intera rassegna alla biodiversità con il progetto “Natura in Evoluzione”, per celebrare i vent’anni del Monitoraggio della Biodiversità Animale in Ambiente Alpino.

Incontri divulgativi, attività sul campo, laboratori per famiglie e spettacoli accompagneranno alla scoperta del lavoro svolto dai ricercatori: tra i temi affrontati figurano i monitoraggi sugli stambecchi, lo studio delle farfalle e degli insetti considerati “sentinella” dei cambiamenti climatici, oltre all’utilizzo di sensori e tecnologie capaci di rilevare trasformazioni ambientali spesso invisibili a occhio nudo.

Riserva naturale Tirone Alto Vesuvio

In Campania, la Giornata Europea dei Parchi diventa occasione per apprezzare il Parco Nazionale del Vesuvio, insieme a Vesuvio Natura da Esplorare, un’iniziativa dedicata alla scoperta della Riserva di Protezione Statale Tirone – Alto Vesuvio.

L’evento propone un’esperienza immersiva lungo i sentieri del vulcano, accompagnati dalle guide ufficiali del parco, tra paesaggi modellati dall’attività eruttiva e ambienti in continua trasformazione, dove la vegetazione ha riconquistato nel tempo terreni vulcanici apparentemente ostili.

Non mancano escursioni al tramonto, momento particolarmente suggestivo per ammirare il paesaggio tra il golfo di Napoli e i boschi che abbracciano il cono vulcanico.

Parco dei Monti Aurunci

Tra il Lazio meridionale e la Campania spicca il Parco Naturale dei Monti Aurunci, territorio montuoso che occupa parte delle province di Latina e Frosinone e si affaccia verso il Mar Tirreno, meta ideale per escursioni e attività all’aria aperta, grazie a una rete di sentieri che toccano ambienti ricchi di biodiversità.

In occasione della Settimana Europea dei Parchi, le iniziative comprendono laboratori didattici e creativi, incontri istituzionali, mostre, spettacoli ed escursioni guidate insieme ai Guardiaparco. Accanto alle attività ambientali trovano spazio anche momenti dedicati alle tradizioni gastronomiche e artigianali del territorio, con degustazioni e mercatini dei prodotti legati al marchio “Natura in campo”.

Tra gli appuntamenti più attesi i voli in mongolfiera, pensati per offrire una prospettiva inedita sul paesaggio degli Aurunci e sulla varietà degli ecosistemi che li caratterizzano.

Settimana della Natura, il viaggio più prezioso è quello nei paesaggi italiani che resistono al tempo

18 mai 2026 à 13:50

Ci troviamo indubbiamente nell’epoca delle mete virali, delle fughe mordi e fuggi e dei borghi trasformati in scenografie da social network. Eppure esiste ancora un Belpaese che continua a sorprendere, l’Italia delle riserve naturali, dei sentieri che attraversano foreste antiche, dei piccoli parchi costieri dove il silenzio ha ancora il suono del vento e del mare. Mai come adesso, quindi, la Settimana della Natura, in programma dal 18 al 24 maggio, arriva proprio per ricordare quanto questo patrimonio sia oggi più centrale che mai.

Promossa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’iniziativa riunisce giornate dedicate alla biodiversità, ai parchi, agli impollinatori e alla tutela degli ecosistemi. Un calendario simbolico, ma anche estremamente attuale. Perché mentre il turismo italiano continua a crescere (secondo Isnart per Unioncamere ed ENIT il 2025 ha sfiorato gli 891 milioni di presenze e il 2026 è partito con oltre 100 milioni di presenze attese già nel primo quadrimestre) aumenta anche la necessità di ripensare il rapporto tra viaggiatori e territori.

Non basta più però limitare i danni del turismo di massa, perché oggi la sfida è lasciare qualcosa di positivo ai luoghi visitati: economia diffusa, attenzione ambientale, valorizzazione delle comunità locali. Siamo di fronte a quello che potremmo definire come il concetto di turismo rigenerativo, sempre più discusso nel settore travel internazionale, che invita a vivere le destinazioni con lentezza e consapevolezza.

Dai parchi delle Dolomiti alle coste della Sardegna

La Settimana della Natura può diventare anche l’occasione perfetta per tornare a visitare alcuni dei paesaggi più straordinari del patrimonio naturalistico italiano, spesso osservati troppo velocemente. Nel cuore del Veneto, le Dolomiti Bellunesi custodiscono alcuni dei sentieri più suggestivi d’Europa. A maggio inoltrato i rifugi iniziano lentamente a riaprire, i boschi ritrovano colori intensi e il turismo non ha ancora raggiunto i picchi estivi. È il momento ideale per esplorare vallate meno battute, tra torrenti glaciali, piccoli paesi alpini e panorami che sembrano addirittura usciti da un film di Hayao Miyazaki.

Tre Cime di Lavaredo, Dolomiti
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Il panorama magnifico delle Tre Cime di Lavaredo

Più a sud, il Parco Nazionale del Pollino continua a essere uno dei grandi segreti naturalistici italiani. Qui il tempo sembra rallentare per davvero, tra foreste immense, canyon, fiumi e i celebri pini loricati creano uno scenario quasi primordiale. Un luogo perfetto per chi cerca un’Italia autentica e ancora lontana dalle rotte più prevedibili.

Il suggestivo borgo di Civita
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Il suggestivo borgo di Civita, nel Parco Nazionale del Pollino

Ma non dimentichiamoci, assolutamente, delle coste. Nell’Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo il Mediterraneo mostra uno dei suoi volti più spettacolari: acqua trasparente, biodiversità marina e spiagge che fuori stagione tornano ad essere vivibili.

Il futuro del turismo passa dalla natura

Negli ultimi anni il viaggio naturalistico è cambiato profondamente. Non è più soltanto evasione o ricerca del paesaggio perfetto, ma un modo diverso di abitare temporaneamente i luoghi. I dati lo confermano: cresce l’interesse verso esperienze legate ai cammini, ai parchi, alle aree protette e alle realtà locali.

Ed è forse questa la parte più interessante della Settimana della Natura, ovvero la capacità e l’occasione di ricordare che il vero lusso contemporaneo non è l’accesso esclusivo a una destinazione, ma la possibilità di viverla senza consumarla. In un Paese tanto fragile quanto straordinario come l’Italia, la natura non rappresenta soltanto un patrimonio da fotografare. È una responsabilità collettiva, ma anche una delle forme di viaggio più emozionanti rimaste.

I Laghi di Fusine in primavera: i due laghi gemelli delle Alpi Giulie da scoprire

16 mai 2026 à 16:00

L’altitudine è limitata, ma la bellezza è tanta: a meno di mille metri sul livello del mare i Laghi di Fusine sono una delle tante meraviglie naturali delle Alpi Giulie, all’estremo lembo nordorientale del Friuli-Venezia Giulia. A pochissimi chilometri dal confine sloveno, questi due cristallini specchi d’acqua di origine glaciale, il Lago Inferiore e il Lago Superiore, sono due bacini separati ma uniti, in modo quasi misterioso nelle viscere della terra, da un sistema di acque sotterranee che li rende inseparabili gemelli: il Lago Superiore, a quota 929 metri sul livello del mare, alimenta infatti quello Inferiore, collocato cinque metri di altitudine più in basso, in una sorta di abbraccio invisibile.

I laghi si trovano immersi in un contesto naturale spettacolare, una sorta di anfiteatro naturale di rara potenza scenografica: gli specchi d’acqua e i boschi che li circondano si stagliano contro le pareti rocciose del Mangart, cima da oltre 2600 metri che domina il panorama, del Picco di Mezzodì (2063 metri), della Stugova e del Veunza. Una corona di montagna eleganti che fanno da cornice a un luogo di rara bellezza. La vallata, inserita nel Parco Naturale dei Laghi di Fusine fin dal 1971 e immersa nella più vasta Foresta dei Tre Confini, che copre di vegetazione 24mila ettari di territorio tra Italia, Austria e Slovenia.

Laghi di Fusine: dove sono e come arrivare

I Laghi di Fusine si trovano a Tarvisio, comune di soli tremila abitanti a fronte del territorio più esteso fra i municipi del Friuli-Venezia Giulia, all’estremo orientale della regione, sulle Alpi Giulie. Il confine con la Slovenia è a un passo, ma anche l’Austria si trova nelle immediate vicinanze.

La località più vicina ai laghi è Fusine in Valromana, che si raggiunge facilmente in auto dalla strada statale 54, non lontana dall’uscita autostradale di Tarvisio, lungo la A23. L’accesso alla parte finale della strada che porta ai laghi, e quindi al parcheggio più prossimo, è a pagamento. Chi preferisce non pagare, o semplicemente vuole allungare la passeggiata, può lasciare la propria auto prima della cassa e raggiungere il primo lago a piedi in circa venti minuti a piedi lungo il pittoresco Sentiero del Rio del Lago, che costeggia il torrente omonimo tra larici e abeti rossi.

Un modo alternativo per raggiungere i Laghi di Fusine è in bici, noleggiandola a Tarvisio o portandola con sé in treno: la cittadina è collegata alla linea Venezia-Vienna.

Cosa fare ai Laghi di Fusine in primavera

La primavera è certamente un momento speciale per visitare i Laghi di Fusine, e non soltanto perché li si trova meno affollati rispetto ai mesi estivi. La cornice naturale in cui si trovano incastonate queste due piccole gemme acquatiche è spettacolare in tutte le stagioni, ma quando arrivano i mesi di aprile, maggio, giugno si assiste davvero al proverbiale risveglio primaverile.

La neve si scioglie sulle cime del Mangart e delle Ponze, alimentando i laghi con acque fresche e limpidissime. La vegetazione ricomincia a coprire i sentieri di un verde tenero e luminoso e lungo i bordi dei percorsi compaiono le prime genziane, con i loro petali blu, poi i rododendri e pure, più in alto e più tardi, qualche stella alpina. Anche la fauna si risveglia, come testimoniato dai rapaci che volano in grandi cerchi, stagliandosi contro il cielo blu.

Laghi Fusine primavera Alpi Giulie
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I Laghi di Fusine dalla cima del Mangart in un giorno di primavera

Visto il contesto montano, l’attività principale da fare ai Laghi di Fusine è camminare. Camminare e guardare, godendosi lo spettacolo della natura in purezza.

La passeggiata principale è il giro dei Laghi, da affrontare seguendo il percorso ad anello dedicato, lungo circa quattro chilometri e con un dislivello minimo da superare. Si tratta di una camminata accessibile a tutti, pensata anche per le famiglie con bambini, e si percorre in circa due ore senza fretta. Si parte dal Lago Inferiore, che ha un aspetto più dolce, caratterizzato dalle sue sfumature blu e verdi, e si risale dolcemente fino al Lago Superiore, che invece è più selvaggio e aperto, con un grande prato che si estende lungo le sponde in direzione delle montagne.

Il sentiero corre tra radici di abete, massi muschiati e tratti più aperti da cui si gode di scorci memorabili. Attorno a entrambi i laghi ci sono aree attrezzate con tavoli e panchine in legno, posizionate in punti strategici per godere del panorama.

Laghi Fusine primavera Alpi Giulie
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L’acqua cristallina del Lago Superiore

È importante ricordare che i laghi non sono balneabili: è vietato tuffarsi e fare il bagno, una norma pensata per preservare l’ecosistema di questo ambiente protetto. Non mancano però i punti di ristoro: a primavera cominciano ad aprire i battenti le diverse strutture ricettive che si trovano nelle vicinanze di entrambi i laghi, offrendo i piatti tipici della cucina friulana, qui sottoposta all’influenza della vicina Slovenia.

Tre escursioni attorno ai Laghi di Fusine ideali per la primavera

La rete di sentieri che si dirama attorno ai laghi offre itinerari per tutte e tutti, e le già citate meraviglie della primavera alpina invitano a tirar su le maniche della camicia e avventurarsi sui sentieri.

Il già menzionato Giro dei Laghi, a cui aggiungere una deviazione ai cosiddetti Laghi Piccoli è la proposta perfetta per una passeggiata semplice, senza vere difficoltà escursionistiche. Il classico percorso ad anello che collega il Lago Inferiore e il Lago Superiore, lungo circa 4 chilometri, si arricchisce di una breve visita a due piccoli specchi d’acqua adiacenti al Lago Inferiore, spesso trascurati dai visitatori frettolosi. In primavera il silenzio in questo angolo del parco è quasi assoluto, interrotto solo dal fruscio degli alberi e dal placido muoversi del pelo dell’acqua.

Il Rifugio Zacchi è una destinazione ideale per ogni tipo di esperienza escursionistica: lo si può raggiungere con una facile passeggiata, o anche in mountain bike o e-bike, attraverso una ampia carrareccia che sale dai Laghi di Fusine alla struttura. Il sentiero classico per raggiungerlo però è quello contrassegnato dal segnavia 512 del CAI, che si inerpica nel sottobosco con pendenza sostenuta. Questo percorso misura poco meno di tre chilometri sola andata, con un dislivello di 450 metri, e richiede circa un’ora e mezza di cammino. Una terza via, più ampia, per camminatori più allenati, è quella che percorre il sentiero 514 fino alla malga Alpe del Lago e poi il 513 fino al Rifugio. Quest’ultima alternativa richiede poco più di due ore di cammino per raggiungere la destinazione.

Laghi Fusine primavera Alpi Giulie
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Veduta aerea dei Laghi di Fusine

Il Rifugio Zacchi, a 1380 metri di quota, si trova ai piedi delle pareti rocciose delle Ponze, del Veunza e del Mangart, le statuarie cime già in vista dai Laghi di Fusine. È noto per la sua cucina, per la collocazione in un contesto speciale e perché punto di partenza per ulteriori e più ambiziose escursioni in quota.

Infine, una bella escursione è quella che dai Laghi di Fusine porta a Sella Colrotondo, perfetta per gli escursionisti che vogliono scoprire prospettive diverse sulla vallata. Il percorso risale dal fondovalle lungo le sponde dei laghi, poi svolta verso l’Alpe del Lago e sale fino alla panoramica Sella Colrotondo, per poi ridiscendere nella foresta e ricongiungersi con i sentieri dei laghi. Si attraversano ambienti molto diversi tra loro: dalla foresta di conifere che circonda gli specchi d’acqua, alla faggeta verso Colrotondo, alle radure aperte con vista sulle pareti rocciose del Mangart.

Dutton Ranch, le location del sequel di Yellowstone raccontano l’America più autentica

15 mai 2026 à 19:35

L’universo narrativo di Yellowstone torna sullo schermo con una nuova serie disponibile su Paramount+ a partire dal 15 maggio 2026 che è, allo stesso tempo, un sequel e uno spin-off dell’opera originaria di Taylor Sheridan e John Linson. Nei nove nuovi episodi ritroviamo, infatti, i due protagonisti principali di Yellowstone impegnati a ricostruirsi una vita lontano dal Montana e dal proprio passato burrascoso: scopriamo insieme le location di Dutton Ranch.

Di cosa parla

Beth Dutton (Kelly Reilly) e Rip Wheeler (Cole Hauser) si sono trasferiti in Texas con il figlio adottivo Carter (Finn Little). Mentre cercano di dare vita a un nuovo ranch, il Dutton Ranch appunto, trovano un cadavere. Questa scoperta crea immediatamente astio con la proprietaria del ranch confinante (Annette Bening), intenzionata a preservare il potere e l’influenza che la propria famiglia esercita da secoli nella zona. Beth e Rip si renderanno conto presto, così, che nel Sud del Texas «il sangue conta più di ogni altra cosa e il perdono è raro», come si legge nella sinossi ufficiale del sequel di Yellowstone.

Dov’è stata girata la serie

Il nuovo Dutton Ranch si trova a Rio Paloma: una cittadina del Texas meridionale che nella realtà non esiste. La produzione ha girato, infatti, la serie “Dutton Ranch” tra diverse località capaci di incarnare l’anima più autentica del Texas del Sud.

Il Texas del Sud

Il profondo sud degli Stati Uniti è un territorio a sé: qui le città sempre affollate e in movimento, stereotipo dell’America, lasciano il posto a chilometri e chilometri di campagna solitaria e piccoli centri con pochi abitanti dove si conduce una vita tranquilla e a tratti monotona.

Molte scene del sequel di "Yellowstone" sono state girate nella campagna del Texas
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La campagna solitaria del Texas

Una visita a cittadine come Boyd, Cleburne, Weatherford, Mineral Wells – dov’è stato girata “Dutton Ranch” secondo la Rete – aiuta a farsi un’idea di come si svolge davvero la vita nella provincia americana.

Sono stati sempre gli utenti della Rete a riconoscere Ferris tra i set del sequel di Yellowstone: è in questa cittadina a ridosso di due highway, le iconiche strade a scorrimento veloce americane, che si trova l’edificio trasformato dalla produzione nel nuovo Dutton Ranch.

Le principali location di "Dutton Ranch" si trovano nel Texas meridionale
Ufficio stampa Paramount+
Il nuovo ranch della famiglia Dutton è stato ricostruito nella campagna texana

Fort Worth

I ranch, insieme ai saloon e agli stadi per il rodeo, sono del resto ciò che mantiene viva la nomea del Texas come stato da veri cowboy. Fort Worth è forse la città che più continua a incarnare questo spirito: non a caso, dopo essere stata tra quelle di Yellowstone, ora è anche tra le location di Dutton Ranch. Le esperienze più autentiche, come la tradizionale transumanza delle mandrie che si svolge ogni giorno tra le 11 e le 16, si vivono nel quartiere storico degli Stockyards: letteralmente i vecchi recinti del bestiame.

C'è Fort Worth tra i luoghi dov'è stata girata la serie "Dutton Ranch"
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La tradizionale transumanza delle mandrie a Fort Worth

Poco lontano da qui, alla Stockyards Station, si possono acquistare prodotti artigianali tipici come gli immancabili camperos o i cappelli da cowboy. Meritano una visita anche il John Wayne Museum, dedicato al più famoso cowboy di tutti i tempi, e il Cowgirl Museum che ricorda ai visitatori che rodeo e lazo sono da sempre affari anche da signore.

Dallas

Tra i luoghi dov’è stata girata Dutton Ranch ci sarebbe anche Dallas. Orgogliosamente texana, tanto che potrà capitare di vedere la Lone Star più della bandiera americana, la città ha vissuto a lungo principalmente di petrolio e – ancora una volta – bestiame, ma negli anni ha investito anche in arte e cultura. Oggi ci sono quartieri, come l’Arts Distric appunto, che attraggono la comunità artistica internazionale e dove si respira un certo fervore culturale. I moderni grattacieli, sede di banche e uffici, segnano lo skyline e l’organizzazione di intere zone: le più ricche della città.

C'è anche Dallas tra le location di "Dutton Ranch"
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L’inconfondibile skyline di Dallas

Chi visita Dallas non può perdersi il JFK Memorial: monumento che la città ha voluto dedicare al ricordo del presidente Kennedy, assassinato il 22 novembre 1963 mentre attraversava la Dealey Plaza.

L’UNESCO nomina 12 nuovi Geoparchi Globali: meraviglie da visitare nel 2026

Par : losiangelica
4 mai 2026 à 13:00

L’UNESCO ha annunciato 12 nuovi Geoparchi Globali. Andiamo oltre le riserve naturali; i territori dove la geologia è eccezionale meritano un riconoscimento per la loro straordinarietà.

Tra i 12 nuovi siti ci sono luoghi in Cina, Francia, Grecia, Irlanda, Giappone, Malaysia, Portogallo, Russia, Uruguay.

E la Tunisia, che entra per la prima volta con il suo Dahar, diventando il terzo paese africano nella rete. Ecco i luoghi da scoprire.

I 12 nuovi geoparchi UNESCO

Ecco l’elenco dei 12 nuovi geoparchi UNESCO dal 2026.

Terres d'Hérault, visto dall'alto
Département de l’Hérault
Terres d’Hérault è entrato nei Geoparchi UNESCO
  1. Changshan, Cina. Un miliardo di anni di storia geologica, fossili stratigrafici di rilevanza mondiale, e una tradizione letteraria risalente alla dinastia Song. Il suolo produce cedro e camelia da olio. Vivono qui persone di nove gruppi etnici diversi;
  2. Mt. Siguniang, Cina. Sull’Altopiano Qinghai-Tibet, cime oltre i 5.000 metri e pieghe tettoniche che raccontano la nascita dell’Himalaya. Le comunità tibetane Jiarong celebrano ogni anno il festival in cui quattro sorelle, secondo la leggenda, si trasformarono nelle vette del monte;
  3. Terres d’Hérault, Francia. Canyon profondi, il Lago di Salagou con le sue rocce rosse di 250 milioni di anni, la lingua occitana ancora parlata. 540 milioni di anni di geologia nel sud della Francia;
  4. Nisyros, Grecia. Un’isola vulcanica nel Dodecaneso con una caldera tra le meglio conservate dell’Egeo. Il cratere di Stefanos si percorre a piedi. Villaggi di pietra vulcanica, festival, gastronomia viva;
  5. Joyce Country and Western Lakes, Irlanda. L’unico fiordo irlandese, sistemi carsici con sorgenti tra le più rapide al mondo, e il gaelico ancora lingua quotidiana. La parola “drumlin”, usata ovunque in glaciologia, viene dall’irlandese;
  6. Miné-Akiyoshidai, Giappone. Un altopiano carsico con grotte enormi e praterie mantenute da secoli di fuochi controllati. Il rame estratto qui finì nel Grande Buddha di Nara, patrimonio UNESCO dal 1998;
  7. Lenggong, Malesia. Un meteorite caduto 1,8 milioni di anni fa, le ceneri del supervulcano Toba, e una valle già Patrimonio Mondiale per i suoi insediamenti preistorici. Un motivo in più per visitarlo? La presenza delle tigri malesi;
  8. Sarawak Delta, Malesia. Nel Borneo, dove due continenti si scontrarono 200 milioni di anni fa. Kuching è già Città UNESCO della Gastronomia. Danze Bidayuh, cibo di strada, un delta fluviale di biodiversità eccezionale;
  9. Algarvensis, Portogallo. I depositi del tsunami del 1755 sono ancora visibili. La miniera di sale di Loulé è il punto più profondo del Portogallo aperto al pubblico. L’entroterra si svuota d’inverno: il geoparco cerca di invertire la tendenza;
  10. Toratau, Russia. Negli Urali del sud, tre montagne che sono i resti di una barriera corallina di 300 milioni di anni. Grotte, cascate, rovine di antichi insediamenti. Il geoparco ha creato lavoro formando guide geologiche locali;
  11. Dahar, Tunisia. Primo geoparco della Tunisia, terzo africano. Nel Sahara settentrionale, dove 200 milioni di anni fa si aprì il rift che separò Pangea. I ksour berberi e le abitazioni troglodite raccontano secoli di adattamento al deserto;
  12. Manantiales Serranos, Uruguay. Il nome fu scelto dalla comunità. Le sorgenti del Rio Santa Lucía, che fornisce acqua al 60% degli uruguaiani, nascono qui. Il primo geoparco UNESCO dell’Uruguay è un gioiello da scoprire.
Dahar, il geoparco riconosciuto da UNESCO
DAHAR UNESCO Global Geopark
Dahar e il suo geoparco UNESCO dal 2026

Quanti geoparchi UNESCO ci sono in Italia

La rete sale a 241 siti in 51 Paesi, per una superficie totale che supera gli 882.000 chilometri quadrati.  Ma in Italia quanti sono?

Nonostante non ci siano nuove nomine per il 2026, l’Italia conta 12 geoparchi UNESCO:

  1. MurGEopark, Alta Murgia, Puglia;
  2. Majella, Abruzzo;
  3. Aspromonte, Calabria;
  4. Pollino, Basilicata/Calabria;
  5. Sesia Val Grande, Piemonte;
  6. Alpi Apuane, Toscana;
  7. Parco Minerario Toscano (Tuscan Mining Park), Toscana;
  8. Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Campania;
  9. Rocca di Cerere, Madonie, Sicilia;
  10. Beigua, Liguria;
  11. Adamello-Brenta, Trentino;
  12. Valsesia, Piemonte.

Le Isole Vergini Britanniche sono state elette Migliore destinazione luxury dei Caraibi

3 mai 2026 à 10:00

Le Isole Vergini Britanniche confermano il proprio ruolo di protagonista nel panorama del turismo d’alta gamma internazionale ottenendo il riconoscimento di Migliore Destinazione Luxury nei Caraibi ai Modern Luxury Travel Awards 2026: si tratta di un risultato che rafforza la posizione dell’arcipelago tra le mete più apprezzate dai viaggiatori in cerca di esperienze esclusive, in un contesto dove natura incontaminata, ospitalità di alto livello e privacy rappresentano elementi centrali dell’offerta turistica.

Il premio arriva in un momento favorevole per la destinazione caraibica, che negli ultimi anni ha visto crescere la reputazione a livello mondiale grazie a una proposta capace di coniugare lusso e autenticità. Già nel 2025, infatti, le Isole Vergini Britanniche erano state insignite del titolo di Hottest Destination of the Year dalla stessa pubblicazione, un riconoscimento che aveva evidenziato il crescente interesse internazionale verso il territorio.

I Modern Luxury Travel Awards

I Modern Luxury Travel Awards rappresentano uno degli appuntamenti più rilevanti nel settore del turismo di fascia alta: organizzati da Modern Luxury, importante media company statunitense specializzata nel lifestyle premium, i premi celebrano ogni anno le eccellenze dell’ospitalità e del travel internazionale, premiando destinazioni, strutture ricettive ed esperienze che riescono a distinguersi nel segmento luxury.

L’edizione 2026, i cui vincitori saranno pubblicati nel numero cartaceo di maggio 2026, ha riconosciuto alle Isole Vergini Britanniche la capacità di mantenere standard elevati e di offrire un’esperienza coerente con le aspettative di un pubblico sempre più esigente.

Il riconoscimento non premia soltanto la qualità delle infrastrutture ricettive, ma anche la capacità dell’arcipelago di preservare la propria identità: le BVI continuano, infatti, a distinguersi per un approccio al lusso elegante ma discreto, lontano dagli eccessi e fortemente legato al contesto naturale e culturale locale.

Un arcipelago simbolo del lusso informale

Panorama delle Isole Vergini Britanniche, Caraibi
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Lussureggiante panorama delle Isole Vergini Britanniche

Tra gli elementi che contribuiscono al fascino delle Isole Vergini Britanniche vi è senza dubbio la loro particolare interpretazione del turismo esclusivo: l’arcipelago è noto per un’offerta che privilegia la riservatezza, gli spazi aperti e un rapporto diretto con il mare e la natura tropicale.

Le BVI sono considerate una delle principali destinazioni mondiali per la vela, grazie alle condizioni climatiche favorevoli e alla presenza di baie, insenature e approdi che attirano ogni anno appassionati e armatori provenienti da tutto il mondo: proprio il turismo nautico è uno dei pilastri dell’economia e uno degli aspetti più distintivi dell’esperienza offerta dal territorio.

Accanto alla tradizione legata alla navigazione, le Isole Vergini Britanniche hanno sviluppato negli anni un’importante offerta di ville private, resort esclusivi e strutture di alto profilo immerse in paesaggi naturali di grande impatto, una proposta che punta sulla personalizzazione del soggiorno e sulla qualità dei servizi, mantenendo però un’atmosfera rilassata e autentica.

Le dichiarazioni del British Virgin Islands Tourist Board

A commentare il nuovo traguardo è stato Clive McCoy, Direttore del Turismo del British Virgin Islands Tourist Board & Film Commission, che ha sottolineato il valore strategico del riconoscimento ottenuto: “Siamo orgogliosi di essere nuovamente premiati da Modern Luxury, questa volta come Migliore Destinazione Luxury nei Caraibi. Questi premi testimoniano la coerenza della nostra offerta e le esperienze autentiche e di alta qualità che caratterizzano le BVI. È il risultato del lavoro dei nostri partner e della comunità locale, che continuano a garantire standard di eccellenza apprezzati dai viaggiatori più esigenti.”

Il ruolo delle strutture esclusive

Il nuovo premio ottenuto dalle Isole Vergini Britanniche si inserisce in una più ampia serie di riconoscimenti che negli ultimi anni hanno contribuito a rafforzare il posizionamento dell’arcipelago nel turismo luxury internazionale: nel 2025, oltre al titolo di Hottest Destination of the Year, la Quintessa Villa di Oil Nut Bay era stata premiata come Miglior Villa Privata nei Caraibi.

La crescente attenzione da parte delle principali pubblicazioni di settore riflette una traiettoria positiva che coinvolge l’intera destinazione: negli ultimi anni le Isole Vergini Britanniche sono infatti apparse anche nelle classifiche di U.S. News & World Report, Caribbean Journal e USA Today Readers’ Choice Awards, a conferma di un consenso sempre più ampio tra media specializzati e viaggiatori.

7 parchi naturali europei ideali per la primavera

6 avril 2026 à 16:00

Quando arriva la primavera arriva quella stagione di mezzo che porta con sé fioriture, torrenti in piena, boschi che tornano a rinverdire. Un mutamento radicale a cui si assiste quando ci si trova in mezzo alla natura, tanto in Italia quanto in Europa.

Il Vecchio Continente, in questo senso, non smette di sorprendere. Dalle coste balcaniche dell’Adriatico fino al litorale atlantico del Portogallo, dalle pianure del Belgio alle meno conosciute montagne spagnole, il continente custodisce parchi naturali di straordinaria bellezza, alcune delle quali sono già ben note al grande turismo, altre ancora in attesa di essere scoperte. La primavera è una delle stagioni più belle per visitare alcuni di essi, per motivi diversi: qualcuno di loro offre fenomeno naturali spettacolari che si concentrano in questa stagione, altri sono più liberi e meno frequentati rispetto all’estate, altri ancora sono semplicemente dei sempreverdi validi in qualsiasi stagione.

Parco Nazionale Hoge Kempen, Belgio

Il nome non è dei più conosciuti, ma il Parco Nazionale Hoge Kempen, ovvero Alta Campine, nelle Fiandre, è una sorpresa genuina per chiunque arrivi con l’idea che il Belgio sia solo birra, cioccolato e palazzi delle istituzioni europee.

Situato nella provincia del Limburgo fiammingo, questo parco si estende su oltre 12mila ettari di territorio, caratterizzato da ampie brughiere, grandi foreste di pini e betulle, stagni di torba all’ombra delle loro chiome. Questo paesaggio tipico del nord Europa in primavera si accende di colori sorprendenti: il rosa intenso dell’erica, il giallo delle ginestre, il bianco dei tronchi delle betulle.

parchi naturali primavera europa
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Fioritura di erica nel Parco Hoge Kempen in Belgio

Quello che rende l’Hoge Kempen davvero speciale è la sua accessibilità: una fitta rete di percorsi segnalati permette di progettare escursioni di ogni lunghezza e ogni livello. Il parco è attraversato anche da piste ciclabili di eccellente qualità, che si snodano tra i villaggi della regione con una facilità che è tipicamente belga: d’altronde le Fiandre sono una delle patrie del ciclismo e del cicloturismo.

Parco Nazionale del Fiume Vjosa, Albania

Istituito ufficialmente nel 2023, il Parco Nazionale del Fiume Vjosa è uno dei più giovani d’Europa e, per molti versi, il più straordinario. Il Vjosa, infatti, è considerato dagli esperti l’ultimo grande fiume selvaggio d’Europa: quasi 300 chilometri di corso d’acqua che scorrono liberi, senza dighe né argini artificiali, dalle montagne della Grecia fino alla costa adriatica albanese.
La creazione del parco, frutto di una lunga battaglia condotta da ambientalisti e ricercatori internazionali, ha bloccato i progetti di costruzione di alcune dighe che avrebbero stravolto l’ecosistema di questo angolo dei Balcani che rimane unico nel suo genere.

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Il fiume Vjosa al tramonto in primavera

In primavera il Vjosa è al suo massimo splendore: il disgelo in quota gonfia la portata del fiume, mentre la vegetazione ripariale si colora delle mille tinte dei fiori, i boschi che ne cingono le sponde si ricoprono di verde tenero. La varietà dei paesaggi è grandissima, con otto tipi di habitat diverso che si alternano lungo il corso d’acqua.

Il trekking tra le sue strette gole, ampie pianure e banchi sabbiosi è una delle principali attività del parco, mentre altre attrazioni sono rappresentate dal kayak e dall’esplorazione degli splendidi e quieti villaggi rurali. Permet, una delle cittadine chiave del parco, è una base ideale per organizzare le escursioni e per assaggiare la cucina locale, generosa e saporita come la terra che la produce.

Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice, Croazia

Tra i parchi più celebri d’Europa, i Laghi di Plitvice sono uno spettacolo naturale che in primavera si trasforma in qualcosa di quasi irreale. Il parco, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità nel 1979, ospita una serie di sedici laghi comunicanti collegati da cascate, rapide e passerelle in legno che si insinuano tra la vegetazione. L’acqua, ricca di carbonato di calcio, ha colorazioni cangianti che vanno dal turchese al verde smeraldo a seconda della luce e della profondità.

Essendo un luogo molto conosciuto e dal grande afflusso turistico la primavera è un periodo ideale per frequentarlo, senza l’affollamento dei mesi estivi. Tra aprile e i primissimi giorni di giugno, quindi, Plitvice offre spazi aperti, sentieri liberi e un’atmosfera raccolta, che permette di apprezzare il rombo delle cascate, il setato scorrere dei corsi d’acqua, il verso degli uccelli, il fruscio del vento tra le cime dei faggi.

Parco Nazionale dei Picos de Europa, Spagna

La Cordillera Cantabrica separa il verde del nord della Spagna, affacciato sull’Oceano Atlantico, dall’arido altopiano castigliano. I Picos de Europa ne rappresentano il cuore più selvaggio e scenografico: questo massiccio montano tocca i 2648 metri di quota sulla cima del Torre de Cerredo e ospita il primo parco nazionale istituito in Spagna, nel lontano 1918.

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Lo spettacolo dei Picos de Europa nelle Asturie

Le pareti verticali dei monti, le gole profonde, i pascoli d’alta quota sono gli elementi che rendono questo paesaggio così potente e inconfondibile. Da non perdere la spettacolare Ruta del Cares, un percorso di trekking che conduce dal piccolo villaggio di Puente Poncebos a Posada de Valdeon, passando per la Garganta del Cares, un canyon naturale dove il paesaggio naturale è unico e il sentiero è incastonato in selvagge pareti rocciose circondate dal verde.

In primavera il Parco dei Picos de Europa offre uno spettacolo particolare: mentre le cime più alte sono ancora imbiancate dalla neve, le quote basse sono percorse da un’esplosione di colore. Piante erbacee e fiori come erica, genziane e orchidee selvatiche tappezzano i prati con una varietà cromatica che toglie il fiato. I villaggi di Sotres, Bulnes e Caín sono custodi di una tradizione casearia di altissimo livello, per abbinare le attività outdoor al gusto della cucina locale.

Parco Naturale Regionale del Luberon, Francia

Nel cuore della Provenza, tra Avignone e Aix-en-Provence, il Parco Naturale Regionale del Luberon sembra uscito da un quadro impressionista: dolci colline, borghi in pietra arroccati tra i rilievi e ampi campi di lavanda in attesa di sbocciare, ma che già profumano l’aria.

Il parco, istituito già nel 1977, si estende su circa 185mila ettari nel cuore della Provenza rurale, includendo alcuni dei borghi più fotografati di Francia: Gordes, con le sue case di pietra che si sovrappongono come un presepe sulla rupe; Roussillon, costruita sopra le cave di ocra più importanti d’Europa; Bonnieux, affacciata sulla pianura del Calavon, con la sua chiesa romanica in cima.

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Panorama nei pressi di Roussillon

La primavera è il momento giusto per visitare il Luberon, il massiccio montuoso che dà il nome al parco, così da godere delle fioriture primaverili e dei numerosi sentieri del parco, tra i più curati della Francia meridionale, che permettono di attraversare a piedi o in bicicletta paesaggi rurali di grande varietà, alternando boschi di quercia a vigneti e uliveti. Accanto al turismo nella natura, colpiscono l’aspetto culturale della regione, con i suoi borghi antichi ed eleganti, e quello enogastronomico, con i mercati paesani che animano le cittadine, ricchi di prodotti tipici come vino, formaggio e miele.

Parco Nazionale di Peneda-Geres, Portogallo

Nell’angolo nord-occidentale del Portogallo, al confine con la Galizia spagnola, il Parco Nazionale di Peneda-Geres rappresenta l’unico parco nazionale del paese e, al contempo, uno dei territori naturali più integri della penisola iberica.

Caratterizzato dall’aspetto imponente e severo delle sue montagne granitiche, la riserva ospita ecosistemi di grande varietà: vi si trovano boschi di querce lusitane e agrifogli, ma anche ampie brughiere e pascoli d’alta quota dove si incontrano ancora i cavalli Garrano, una delle razze equine più antiche d’Europa.

La primavera risveglia la natura del Geres, trasformandola in uno scenario di rara bellezza: cascate impetuose animate da torrenti montani, sentieri che attraversano boschi profumati, brughiere fiorite e creste con panorami che arrivano all’Atlantico, oltre a villaggi tradizionali come Soajo e Lindoso, rendono l’esplorazione del parco un’esperienza difficile da dimenticare.

Parco Nazionale di Göreme, Turchia

Ultima della lista, ma non per importanza, la Cappadocia e il suo Parco Nazionale di Göreme rappresentano forse una meta insolita ma al tempo stesso memorabile.
Riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità sia per i suoi valori naturali che per quelli culturali, il parco si estende nella regione dell’Anatolia centrale attorno alla cittadina di Göreme. Il paesaggio, plasmato dall’erosione di materiali vulcanici stratificatisi per milioni di anni, ha prodotto i famosi camini delle fate, pinnacoli di tufo di forma conica che punteggiano le vallate rosate e ocra del parco, conferendogli un effetto surreale e lunare.

parchi naturali primavera europa
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Il panorama del Parco di Goreme in primavera

La primavera è il momento ideale per visitare il parco: le temperature di aprile e maggio sono miti e perfette per il trekking, rispetto all’estate secca e calda, con un maggior numero di turisti ad affollare l’area. Il parco è caratterizzato da diverse vallate e ciascuna può essere esplorata a piedi senza difficoltà tecniche particolari, scoprendo chiese rupestri, cantine scavate nel tufo e cisterne sotterranee risalenti all’era cristiana. Un’esperienza che non assomiglia a nessun’altra in Europa, ai limiti dell’Europa.

Nasce un nuovo parco naturale in Europa tra foreste e leggende

22 mars 2026 à 12:00

La mappa delle aree protette europee si arricchisce di un nuovo tassello, e questa volta lo fa in una posizione strategica: nel nord della Croazia, a breve distanza dalla capitale Zagabria. Proprio qui è stato ufficialmente istituito il tredicesimo parco naturale del Paese, un riconoscimento che amplia un sistema già lodevole, composto da otto parchi nazionali e, fino a pochi giorni fa, dodici parchi naturali.

La nascita del Parco Naturale dei Monti Zagorje segna un passaggio importante nella politica ambientale croata. Dopo il riconoscimento del Parco Nazionale di Dinara nel 2021, il più recente aggiornamento della rete protetta testimonia una crescente attenzione verso la tutela dei paesaggi interni, meno conosciuti rispetto alle celebri coste adriatiche ma non per questo meno preziosi.

La tutela un patrimonio naturale vastissimo

L’istituzione del parco è arrivata grazie a una delibera approvata all’unanimità dal Parlamento croato che ha sancito la protezione di un’area che si estende per oltre 30.000 ettari tra le contee di Krapina-Zagorje e Varaždin. Il territorio comprende le cosiddette Zagorske gore, un sistema montuoso che include rilievi di grande valore paesaggistico come Ivanščica, Ravna gora, Strahinjčica e Maceljske gora.

Si tratta di un’area vasta e articolata, leggermente ridimensionata rispetto al progetto originario ma comunque imponente per estensione e varietà. Il riconoscimento di parco naturale comporta conseguenze concrete: maggiore accesso ai finanziamenti per la riqualificazione ambientale, tutela giuridica degli ecosistemi e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale.

Boschi, campi, villaggi e colline dello Zagorje croato
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Veduta panoramica di boschi e campi dello Zagorje croato

Ivanščica, la montagna simbolo del Parco

Cuore del nuovo parco è il massiccio dell’Ivanščica, la montagna più alta della Croazia nord-occidentale, che raggiunge i 1061 metri di altitudine. Da tempo considerata una delle gemme naturali del Paese, si distingue per l’indiscussa varietà paesaggistica: fitte foreste, pendii dolci alternati a tratti più impervi e affioramenti rocciosi che attraggono anche gli escursionisti più esperti.

La vetta vanta panorami ampi e suggestivi, visibili da due punti distinti: il più raccolto Stričevo e una torre metallica alta dieci metri, costruita nel 1929, che consente di spaziare con lo sguardo ben oltre l’orizzonte immediato.

Ivanščica è anche una montagna radicata nell’immaginario locale: spesso definita “il tetto dello Zagorje”, è ammantata da leggende e tradizioni, tra cui racconti di fate e misteri che risuonano con la sua storia medievale. Un tempo nota come Očura, conserva ancora oggi testimonianze storiche rilevanti, tra cui borghi antichi e fortezze abbandonate disseminate sui suoi versanti.

Sentieri, borghi e fortezze

Il nuovo parco naturale offre una rete escursionistica molto sviluppata, con circa 150 chilometri di sentieri che attraversano ambienti differenti e permettono esperienze adatte a ogni livello:  i percorsi più frequentati partono da località come Ivanec e Prigorec, con salite brevi e panoramiche, mentre altri itinerari, come quelli che conducono al monte Čevo, sono più impegnativi.

Panorama primaverile della città di Ivanec, Croazia
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Idilliaca veduta primaverile della città croata di Ivanec

Accanto alla natura, il territorio conserva un importante patrimonio storico: sui versanti della montagna spiccano resti di antiche fortificazioni come Pusti Lobor, Oštrcgrad, Belecgrad, Milengrad e Grebengrad, testimonianze di un passato medievale che rafforza l’identità culturale della regione.

Ravna gora e gli altri rilievi

Oltre a Ivanščica, il parco comprende anche rilievi meno noti ma altrettanto affascinanti, come Ravna gora, considerata l’estrema propaggine delle Alpi nella regione. Nonostante il nome suggerisca una morfologia pianeggiante, il territorio è caratterizzato da grotte, pareti calcaree e pendii ripidi, tra cui svettano le spettacolari Velike pećine, con pareti alte fino a 80 metri.

Una simile varietà geomorfologica rende l’area interessante anche per gli appassionati di alpinismo. Allo stesso tempo, la presenza di rifugi come Pusti duh e Filić dom garantisce comodi punti di appoggio per gli escursionisti.

Infine, la vicinanza a Zagabria rende il Parco dei Monti Zagorje facilmente raggiungibile sia per i residenti sia per i turisti internazionali, un’ottima alternativa al turismo urbano: in meno di un’ora è possibile passare dal contesto cittadino a un ambiente naturale ricco di foreste, valli e panorami incontaminati.

Cinque riserve naturali italiane perfette per la primavera

14 mars 2026 à 12:30

È possibile che tutta questa bellezza nasca dal niente? Se lo chiedeva Lev Tolstoj, l’autore di Guerra e Pace, parlando della primavera. Di come con l’avvento di questa stagione di rinascita tutto si ammanti di contorni positivi, brillanti, saturi di colore. I boschi tornano a tingersi di verde, i prati si riempiono di fiori, il tepore del sole invita a tirar su le maniche del maglione. È il momento ideale, anche per mettersi in viaggio e andare a scoprire da vicino il risveglio della natura.

Parchi piccoli e grandi, riserve naturali, aree protette rappresentano un grande e variopinto tesoro del nostro Paese e destinazioni ideali per un viaggio, o anche solo una gita di pochi giorni, durante la primavera. Un modo ideale per tornare a immergersi nel verde e scoprire splendide zone d’Italia in un momento in cui i flussi turistici sono ancora modesti.

Parco dei Cento Laghi

Il Parco dei Cento Laghi, o più propriamente detto il Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, dai corsi d’acqua che lo attraversano, è una riserva naturale in Emilia Romagna, aggrappata alle pendici dell’Appennino. Il suo territorio, prevalentemente montano, ha un’altitudine che oscilla tra i 400 e i 1650 metri ed è caratterizzato da ampi boschi, grandi pascoli e, per l’appunto, piccoli laghi.

Una porzione di Emilia poco frequentata, fuori dai grandi giri, ma che si apre in panorami davvero unici, alternando zone più selvagge ad altre antropizzate, ma comunque in piacevole connubio con la morfologia locale. È il luogo che mette in connessione città come Parma e Reggio Emilia con il crinale appenninico, dove domina la natura.

I principali laghi presenti, da cui prende il nome confidenziale il Parco, sono il Lago Santo (da non confondere con l’omonimo toscano), il Lago Ballano e il Lago Verde. In comune hanno l’origine, glaciale, e il fatto che tutti e tre possono essere raggiunti con facili escursioni in sentieri immersi in boschi maestosi e silenti.

Proprio i sentieri che si snodano tra i boschi sono tra le principali attrazioni del Parco dei Cento Laghi nel periodo primaverile. Il parco è infatti attraversato da numerosi sentieri escursionistici che conducono verso panorami spettacolari, come quelli dal Monte Marmagna o dal Monte Aquilotto, da cui nelle giornate limpide si può osservare l’intera catena appenninica.

È inoltre proprio in queste valli che nascono prodotti simbolo dell’Emilia come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma, eccellenze gastronomiche di un territorio ricco di tradizioni legate alla tavola.

Parco del Delta del Po

Il Parco del Delta del Po, tra Veneto ed Emilia Romagna, si cura di un ecosistema unico come quello della foce del più grande fiume italiano. Il grande delta del fiume si divide qui in numerosi rami, che creano un intricato paesaggio costituito da lagune e canali.

Sebbene ci siano motivi sufficienti per visitarlo in ogni periodo dell’anno, il Parco dà il meglio di sé in primavera, quando i suoi ambienti umidi diventano crogiuolo di una ingente popolazione di uccelli migratori: è tra marzo e aprile che arrivano i fenicotteri, a far compagnia agli aironi, sempre presenti, e agli eleganti cavalieri d’Italia.

riserva naturali italia primavera delta del po
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Fenicotteri tra i canali del Delta del Po

Ci sono vari modi per poter visitare il Parco del Delta del Po. Uno è ovviamente attraverso le particolari imbarcazioni che ne percorrono i canali, un modo affascinante per avvicinarsi il più possibile alle acque salmastre. Sono inoltre tantissimi i percorsi ciclabili lungo gli argini e sulle rive, costituendo una intricata rete di possibili escursioni in bicicletta.

Parco delle Foreste Casentinesi

Il suo nome completo è Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, ed è destinato alla salvaguardia del territorio montano che si estende tra Toscana e Romagna. Si tratta di una zona davvero affascinante, con un paesaggio appenninico variegato e caratterizzato dagli splendidi panorami regalati dai suoi crinali impervi e dai grandi boschi frondosi.

Il cuore del parco è costituito dalle foreste demaniali casentinesi, considerate tra le più preziose d’Europa dal punto di vista naturalistico. All’interno dell’area protetta si trova anche la Riserva Integrale di Sasso Fratino, istituita nel 1959 e oggi parte del patrimonio mondiale UNESCO per la presenza di faggete vetuste quasi intatte.

Visitare il parco in primavera significa addentrarsi in una natura che si risveglia e che accoglie con tutti i suoi colori e i suoi profumi. Una esperienza che spesso permette anche qualche fortuito incontro con la fauna locale: non è raro avvistare cervi, caprioli, daini e mufloni che popolano queste montagne.

Una delle escursioni più gettonate di primavera è quella che porta alla scoperta delle sorgenti dell’Arno, il fiume che attraversa Firenze. Diverse zone attrezzate del Parco, poi, riscuotono un grande successo tra le persone toscane e romagnole per organizzare grandi picnic nella bella stagione.

Da segnalare che il Parco custodisce anche alcuni luoghi di grande fascino spirituale, come l’Eremo di Camaldoli e il Santuario della Verna, dove secondo la tradizione San Francesco ricevette le stimmate.

Parco Nazionale del Cilento

La primavera si fa sentire diversamente nelle zone più a sud d’Italia, dove fin da marzo le temperature sono più alte, e per questo una passeggiata nella natura risulta ancora più piacevole. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni si trova in Campania, nella parte meridionale della regione, con un territorio che spazia dagli Appennini alla costa tirrenica e offre sentieri naturalistici panoramici, aree archeologiche dallo straordinario stato di conservazione e piccoli borghi caratteristici.

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Panorama del Parco Nazionale del Cilento a primavera

Un esempio dei primi è il trekking da Magliano Nuovo a Postiglione, dieci chilometri di itinerario passando per una notevole alternanza di contesti tra grotte, punti panoramici, ponti medioevali da attraversare e, infine, le Gole del Calore, un vallone formato dallo scorrere del fiume, con le sue tipiche marmitte dei giganti e l’ambiente tipicamente fluviale.

L’area archeologica di Paestum è una delle più note della Campania e uno dei siti architettonicamente meglio conservati per quanto riguarda l’arte classica, grazie alla perfetta conservazione dei suoi templi dorici. Un angolo di Magna Grecia da non perdere.

Tra i centri storici Camerota e Teggiano rappresentano i borghi più caratteristici dell’area. Il primo ha un’impronta chiaramente medievale, arroccato su una rupe, con un’architettura elegante e austera. Il secondo sorge sopraelevato al centro della conca del Vallo di Diano, nobile e caratterizzato da campanili e palazzi gentilizi.

Parco Nazionale del Gargano

Nell’estremo sud-est dello Stivale italiano sorge il Parco Nazionale del Gargano, area protetta dal territorio unico, che va dalla costa fino ai paesaggi carsici dei principali rilievi.

Vieste e Peschici sono località balneari che d’estate attraggono una massa di turisti, ma che in primavera possono essere visitate con placida tranquillità. La Foresta Umbra, polmone verde del Parco, è però la vera grande attrazione: un grande bosco di circa 15mila ettari, caratterizzato da faggi e querce, riconosciuto patrimonio UNESCO in quanto testimonianza di un ecosistema rimasto quasi intatto nel corso dei secoli.

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La Foresta Umbra esplode di verde a primavera

È proprio qui che merita avventurarsi tra i suoi diversi percorsi: ci sono quindici sentieri ben segnalati e adatti a tutti i livelli, alcuni dedicati al solo trekking e altri che si possono esplorare in sella a una mountain bike. La primavera è il periodo ideale per scoprire questa grande foresta nel momento in cui la stagione cambia e tutto si risveglia dal letargo dei mesi invernali.

Giornata nazionale del Paesaggio: il 14 marzo musei e parchi raccontano i territori d’Italia

Par : losiangelica
11 mars 2026 à 14:00

Il 14 marzo torna l’iniziativa Giornata Nazionale del Paesaggio: dopo 10 anni di successo, l’istituzione promossa dal ministero della Cultura propone, ancora una volta, iniziative imperdibili attraverso musei, archivi, siti archeologici e incontri. In tutta Italia il calendario è davvero ricco di eventi e visite guidate: ne abbiamo scelte alcune tra le più interessanti in tre diverse regioni italiane.

Liguria

In Liguria è la Riviera a incantare con varie iniziative. Ad Arenzano, vengono coinvolti il parco di Villa Negrotto Cambiaso, che apre al pubblico con visite dedicate, Santa Margherita, che valorizza il giardino della Cervara con vista sul promontorio di Portofino, e il parco di Villa Durazzo.

La Spezia attende i visitatori alla Villa da Passano, dove architettura e viste da sogno si mescolano, mentre l’entroterra genovese attende i visitatori a Borzonasca per una visita guidata al mulino Ra Patria. Ultima tappa della regione è a Lerici che regala uno sguardo da cartolina sul golfo dei Poeti da Villa Rezzola.

Campania

In Campania la Direzione regionale Musei nazionali partecipa alla giornata con un programma che coinvolge diversi siti del territorio. La prima iniziativa è al teatro romano di Benevento dove nella mattinata del 14 marzo si parte con l’incontro “Trame di storia: la Via Appia e i paesaggi del Sannio” dalle 9 alle 13.

Sempre nella mattinata, alle 10, il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano ospita l’ultimo appuntamento del ciclo Coltivare idee. L’incontro, dal titolo Il paesaggio rivelato. Scienze, arte e natura, esplora il territorio dell’Agro Picentino attraverso archeologia, agronomia e climatologia.

Attraverso immagini multispettrali e dati scientifici, vengono messi in luce elementi che normalmente sfuggono allo sguardo: la salute del suolo, le dinamiche della vegetazione, i segni dei cambiamenti climatici. Un modo diverso di leggere il territorio, tra ricerca e riflessioni sul futuro.

Le iniziative proseguono nel pomeriggio a Santa Maria Capua Vetere, nel Circuito archeologico dell’antica Capua, con un’apertura straordinaria del Mitreo visitabile alle 16 e alle 16.30 su prenotazione. La visita si affianca al percorso nell’Anfiteatro Campano, da cui lo sguardo si apre sul Monte Tifata e sui luoghi sacri che caratterizzavano questo paesaggio nell’antichità.

Benevento teatro romano
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Il teatro romano di Benevento coinvolto nella Giornata nazionale del Paesaggio 2026

Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna, gli appuntamenti mettono al centro soprattutto il rapporto tra città, documenti storici e rappresentazioni artistiche del territorio spaziando tra le città d’arte e quelle sul mare.

A Bologna, alla Pinacoteca nazionale, si svolge Sguardi sul paesaggio, un’iniziativa che invita a osservare come artisti e studiosi abbiano raccontato il territorio attraverso l’arte e le immagini. A Ravenna il Museo nazionale propone invece Tracciati a matita: angoli scomparsi del paesaggio urbano in disegni del Sette e Ottocento. L’appuntamento permette di scoprire scorci della città oggi modificati o scomparsi, conservati nei disegni di epoca storica.

A Forlì, presso l’Archivio di Stato di Forlì-Cesena, è prevista la presentazione del libro Molini idraulici in Bassa Romagna di Federico Morini. Il volume ricostruisce il ruolo dei mulini ad acqua nello sviluppo del paesaggio fluviale e agricolo della zona. A Rimini, infine, l’Archivio di Stato propone Una città, il suo fiume, la sua identità tra ponti e civiltà”: sul sito internet e sui canali social dell’Istituto viene presentata una mostra digitale che illustra il percorso del fiume Marecchia durante i secoli, quale elemento caratterizzante del territorio cittadino.

Le location di Marshals: A Yellowstone Story, il nuovo spin-off della saga western moderna

2 mars 2026 à 19:30

Il nuovo spin-off di Yellowstone, visibile su Paramount+ dal 2 marzo 2026, torna nei luoghi suggestivi che hanno caratterizzato la saga western moderna che racconta la storia di Kayce Dutton, interpretato da Luke Grimes: Marshals: A Yellowstone Story, dal premio Oscar Taylor Sheridan, è la nuova serie drammatica ad alta tensione che esplora temi di legge, lealtà e sacrificio personale.

Prodotta da Paramount Television Studios e 101 Studios, la serie è stata girata in alcuni luoghi tipici del paesaggio western, tra ampie valli, praterie e montagne rocciose che delineano paesaggi mozzafiato fuori dal tempo.

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