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Castellaro Lagusello, il gioiello mantovano affacciato su un lago a forma di cuore

18 mars 2026 à 16:20

Non è sempre necessario attraversare i confini nazionali o pianificare voli intercontinentali per staccare la spina e rigenerare lo spirito. A volte, il segreto di una perfetta gita fuori porta si nasconde proprio dietro casa, in quei luoghi capaci di sospendere il tempo con la forza della loro storia. È il caso di Castellaro Lagusello, il borgo mantovano tra i candidati a Borgo dei Borghi 2026.

Situato a pochi chilometri dalle rive del lago di Garda, questo gioiello lombardo rappresenta l’essenza del turismo lento. Inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia e insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, Castellaro Lagusello accoglie il visitatore con la sua cinta muraria perfettamente conservata e un laghetto a forma di cuore.

Cosa vedere a Castellaro Lagusello

Quanto può essere sorprendente il mondo anche a solo un’ora da casa? È quello che molti visitatori si chiedono una volta arrivati a Castellaro Lagusello.

L’itinerario a piedi può cominciare dalla Torre dell’Orologio, dov’è possibile salire per godere di una vista sul territorio circostante e sul famoso laghetto, di cui vi parleremo a breve. Proseguite costeggiando le antiche mura del castello, che ancora oggi definiscono il profilo fortificato del borgo, e che conducono lo sguardo verso la chiesa barocca di San Nicola di Bari, dove l’arte sacra si sposa con la quiete tipica dei centri collinari.

Proseguendo tra i vicoli, ci si imbatte nella vecchia dimora dell’ortolano, un richiamo alla vita contadina di un tempo e tra le case più antiche del borgo, prima di raggiungere l’eleganza aristocratica di Villa Arrighi-Tacoli. Qui, la storia si fa nobile e si apre su giardini segreti e terrazze panoramiche che offrono scorci inediti sul laghetto sottostante.

Cosa fare a Castellaro Lagusello

Oltre la visita storica, Castellaro Lagusello invita a immergersi completamente nel suo scenario unico, partendo proprio dal suo specchio d’acqua. Questo piccolo lago a forma di cuore, adagiato nella conca morenica ai piedi del borgo, è il fulcro di una preziosa riserva naturale dov’è possibile passeggiate lungo le sue sponde.

Quest’area, inoltre, custodisce segreti ancora più antichi, essendo parte del sito seriale UNESCO “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”, che testimonia insediamenti umani risalenti all’Età del Bronzo.

Non lasciate il borgo senza provare la cucina mantovana: ordinate senza esitazione i capunsei, gnocchetti di pangrattato e formaggio dalla forma allungata, magari accompagnati da un bicchiere di vino rosso Colli Morenici DOC, e terminate il pasto con una torta sbrisolona.

Come arrivare

Situato nel cuore delle colline moreniche, a metà strada tra le province di Mantova e Verona, il borgo è facilmente accessibile in auto tramite l’autostrada A4 (Torino-Venezia), uscendo al casello di Sirmione o Peschiera del Garda. Da lì, bastano circa quindici minuti di guida tra paesaggi collinari e vigneti per scorgere il profilo della torre merlata. Per chi preferisce i mezzi pubblici, la stazione ferroviaria di riferimento è proprio quella di Peschiera, collegata poi da servizi di linea locali.

Le montagne del marmo che custodiscono l’oro bianco d’Italia

1 août 2025 à 12:30

Esiste un luogo di incredibile bellezza legato alla nostra terra, alla nostra storia. Un luogo dove il colore bianco, che brilla al sole, è assoluto protagonista di visioni eteree, magiche e quasi surreali.

Si tratta delle Alpi Apuane, dei monti del marmo. Di quei bacini marmiferi che con i secoli sono diventati il tesoro d’Italia, il nostro oro bianco. Tra i più famosi ci sono quelli di Carrara, la città che più di tutti preserva e racconta una storia d’amore secolare ed eterna con il materiale preferito da Michelangelo e Canova.

Le cave si aprono davanti agli occhi dei visitatori come visioni oniriche spianando la strada al percorso che conduce direttamente al ventre della montagna, proprio lì dove nasce il marmo.

Alpi Apuane: le montagne del marmo ieri e oggi

La storia del prezioso oro bianco d’Italia affonda le sue radici in tempi lontanissimi. Già i romani utilizzavano questo materiale per costruire le loro lussuose dimore e le opere pubbliche, prima di loro gli Etruschi.

Nelle epoche successive il marmo è rimasto protagonista della nostra storia. È stato utilizzato da grandi artisti per creare capolavori iconici, sculture religiose e anche opere d’arredamento. E oggi, come ieri, viene impiegato nella costruzione di alcune delle più importanti opere architettoniche e scultoree in tutto il mondo.

Una storia grandiosa e gloriosa, quella dell’oro bianco d’Italia, che ci riporta oggi al cospetto delle Alpi Apuane dalle quali ancora si estrae quello che è il materiale lapideo più celebre del mondo.

Le cave presenti nei bacini marmiferi esercitano oggi grande suggestione, al punto tale che sono numerose le persone che giungono fin qui per rivivere tutta la magia di un passato che non si può dimenticare, e di un presente ancora vivido e straordinario.

Le cave di marmo si trovano a Torano, Fantiscritti e Colonnata. Si possono visitare grazie a tour guidati che percorrono l’ex Ferrovia Marmifera e attraversano suggestivi paesaggi fatti di gallerie scavate nella roccia, ponti e panorami mozzafiato che si susseguono uno dopo l’altro, oppure si possono raggiungere le cave (Cava Museo Fantiscritti, Cava Galleria Ravaccione e Cava 177) on the road, in auto o in moto, percorrendo la strada che da Carrara conduce ai bacini marmiferi.

La storia raccontata nei musei

C’è un altro modo per entrare nell’universo del marmo, per toccare con mano la bellezza che gli appartiene, ed è un itinerario che passa attraverso i musei.

Diverse sono le istituzioni che, attraverso racconti, testimonianze, collezioni e sculture, permettono di conoscere la storia millenaria dell’oro bianco italiano.

Uno dei più celebri è sicuramente la Cava Museo Fantiscritti, situata proprio nel cuore delle cave di Carrara, tra il bianco del marmo. Attraverso a una collezione immensa fatta di sculture, opere a grandezza naturale e reperti è possibile scoprire la storia dell’antico mestiere dei cavatori.

Troviamo poi il Parco della Padula, un grande giardino verdeggiante alle porte di Carrara che ospita un’esposizione permanente delle opere realizzate da diversi artisti durante la Biennale Internazionale di Scultura della Città di Carrara del 2002.

Ultimo, ma non per importanza, è il Museo Civico del Marmo. Tra reperti, sculture, strumenti e documenti, il museo conserva la più completa e affascinante collezione legata al materiale per testimoniare e valorizzare l’importante legame tra la città e questo patrimonio locale e mondiale.

Fantiscritti e la strada dei marmi
iStock
Fantiscritti e la strada dei marmi

Leggende e curiosità

Non mancano di certo le leggende, come quella che racconta dei due Arcangeli chiamati da Dio a plasmare il paesaggio: uno progettò la catena alpina, l’altro iniziò a modellare gli Appennini. Rimasto con abbondante marmo, l’Arcangelo delle Alpi lo trasformò in una serie di cime maestose e lucenti. Dio, stupito da tanta bellezza, ordinò di coprire le montagne con foreste e prati affinché l’uomo potesse trovarne il vero tesoro solo con il sudore e la pazienza. E così nacquero montagne bianche come un sogno, visibili solo a chi sapeva cercare il marmo sotto la verdura.

Poi c’è la storia dell’Uomo Morto, il profilo di pietra che collega la Pania della Croce alla Pania Secca, scolpito secondo i racconti popolari dal sacrificio di un giovane pastore. Per amore della sua fanciulla, si offrì di restare immobile tra le montagne, impedendole di fissare il mare. Da allora è rimasto lì, completamente fermo, per sempre gigante di pietra, simbolo di fede, amore e leggenda.

Pioggia di stelle in Italia. L’appuntamento col cielo di fine luglio è magico

23 juillet 2025 à 12:44

C’è uno spettacolo, magico e incantato, che va in scena ogni notte sopra le nostre teste. È quello del cielo e dei suoi astri che stupisce e meraviglia, che muove le masse e fa sognare le persone e che, proprio in questo periodo, regala visioni al limite del surreale.

Protagoniste assolute dell’estate sono le stelle cadenti. Come non pensare alle Perseidi, anche conosciute con il nome di lacrime di San Lorenzo, che ogni 10 agosto regalano show di sublime bellezza squarciando i cieli più bui del Bel Paese.

Ma questo non è l’unico spettacolo che potremmo ammirare questa estate perché a fine luglio il cielo ci farà un grande regalo: una pioggia di stelle scenderà su tutta l’Italia, da Nord a Sud, per più giorni permettendo a chiunque di sussurrare i propri desideri. Aguzzate bene la vista: l’incantesimo sta per cominciare.

Pioggia di stelle in italia a luglio: le date

È un calendario fitto di eventi, quello che ha preparato il cielo per noi questa estate. Congiunzioni, allineamenti, la Luna del Cervo e poi loro: le stelle cadenti. Quest’anno la loro presenza raddoppia, anzi triplica, regalandoci una sorta di notte di San Lorenzo anticipata. La buona notizia è che grazie alla presenza della Luna Nuova, il cielo sarà così scuro da poterci consentire di contare, una per una, tutte le meteore degli sciami che attraverseranno il nostro cielo.

Ad aprire le danze, come segnalato dall’Unione Astrofili Italiani (UAI), ci penseranno le kappa-Delphinidi, uno sciame meteorico poco conosciuto, e non particolarmente fitto, che però quest’anno sarà ben visibile grazie all’assenza della luce lunare. L’appuntamento è fissato per il 25 luglio e per i giorni a seguire quando compariranno sopra le nostre teste anche le xi-Arietidi, ben visibili dopo la mezzanotte.

Questa data, però, non è altro che il preludio allo spettacolo più grandioso del mese, quello portato in scena dalle delta-Aquaridi. Più noto dei due precedenti, questo sciame di meteore illuminerà i cieli dal 28 al 30 luglio e anche in questo caso, l’assenza del bagliore lunare, consentirà di ammirarle con nitidezza soprattutto dopo la mezzanotte.

La presenza delle meteore si intensificherà, poi, tra il 29 e il 30 luglio quando insieme alle delta-Aquaridi compariranno anche le brillanti lpha-Capricornidi. Sarà allora che assisteremo a una vera e propria pioggia di stelle cadenti. Negli stessi giorni, inoltre, potranno fare capolino anche le prime Perseidi, le stelle di San Lorenzo, illuminando ancor più di magia il nostro cielo.

Come osservare le stelle cadenti di luglio

Come anticipato, grazie all’assenza del bagliore della Luna, le stelle cadenti appartenenti agli sciami di luglio saranno ben visibili per tutta la notte. Potete munirvi di telescopi e binocoli astronomici per ammirare lo show del cielo, oppure godere dello spettacolo a occhio nudo viste le condizioni ottimali per l’osservazione.

Il nostro consiglio è quello di raggiungere postazioni lontane dalla città e, più in generale, dall’inquinamento luminoso dei nuclei urbani. Spiagge, montagne e parchi, bui e silenziosi, sono la cornice perfetta per perdersi e immergersi tra le stelle cadenti di luglio. Buona visione!

Dormire in una camera con vista su trichechi, pinguini e orsi polari: succede in Europa

17 juillet 2025 à 10:26

Un tricheco come amico per tutto il giorno, un orso polare con cui scambiarsi sguardi da mattina a sera, e anche di notte per chi fa le ore piccole, e una tigre da osservare da diverse prospettive. No, non stiamo sognando, vi stiamo solo descrivendo l’esperienza che si può vivere all’interno del resort costruito nel Pairi Daiza, uno dei parchi faunistici più famosi del mondo.

Un’avventura davvero unica, destinata a famiglie, coppie e amici, che si può vivere semplicemente prendendo un aereo dall’Italia e raggiungendo, in meno di due ore, il Belgio. E sì perché è qui, e più precisamente a Brugelette, che non solo è possibile perdersi e immergersi tra fauna e flora di tutto il mondo, ma si può anche dormire insieme agli animali grazie alla presenza di alloggi esclusivi che affacciano sui loro habitat. Noi non abbiamo dubbi: si tratta davvero di un’esperienza unica.

Pairi Daiza: dove si trova il resort nello zoo

Se è un’esperienza unica ed esclusiva che volete vivere, allora, la vostra prossima destinazione non può essere che il Belgio. È qui che a Brugelette, Hainaut, esiste un grande parco faunistico, zoo e giardino botanico, che si estende su una superficie di 75 ettari e che ospita più di 7.000 esemplari provenienti da ogni parte del mondo.

Il nome di Pairi Daiza non vi sarà nuovo perché in effetti questo zoo è stato eletto come il migliore d’Europa dal 2018 al 2023. E non solo, si tratta di una struttura faunistica che si impegna costantemente nella tutela degli animali collaborando con associazioni come la Polar Bears International e cooperando attivamente nel Programma europeo per le specie in via di estinzione (EEP).

Perché oggi vi parliamo del Pairi Daiza è presto detto. Non solo perché raggiungendo la struttura è possibile incontrare tantissime specie faunistiche, ma anche perché grazie alla presenza di diversi alloggi collocati strategicamente all’interno dello zoo è possibile addormentarsi e svegliarsi con gli animali, e con loro condividere una delle esperienze più suggestive di una vita intera.

Le stanze sugli animali del Pairi Daiza, Belgio
IPA
Pairi Daiza, stanza con vista sulle tigri

Dormire tra gli animali del mondo: l’esperienza al Pairi Daiza

Frequentato da migliaia di persone ogni anno, interessate a scoprire la vita faunistica mondiale e la flora conservata nel giardino botanico, il Pairi Daiza ha aggiunto un’altra esperienza dedicata ai viaggiatori che giungono fin qui: quella di dormire insieme agli animali.

Trichechi, lupi e orsi polari: queste sono solo alcune delle specie ospitate qui che fanno capolino, da sera a mattina, sulle stanze degli ospiti che pernottano all’interno del resort e che sono caratterizzate da grosse vetrate che consentono incontri ravvicinati con gli esemplari.

Le sistemazioni sono situate nel cuore del parco faunistico, tra i settori The Last Frontier, The Land of The Cold e Cambron-Abbey e offrono diverse esperienze. C’è la Walrus House, per esempio, che con le sue 6 sistemazioni offre una prospettiva unica sul mondo degli abissi. Qui è possibile osservare da vicino i maestosi trichechi e tutte le loro attività giornaliere.

La Casa degli orsi, come il nome stesso suggerisce, offre invece diverse sistemazioni in legno che vantano una vista diretta e dall’alto sugli orsi bruni, per ammirarli 24 ore su 24. Stessa esperienza nella Casa degli orsi polari che, grazie alla presenza di tre alloggi, consente di avere una vista privilegiata sugli esemplari in questione.

Stanza dell'orso polare al Pairi Daiza, Belgio
IPA
La casa dell’orso polare al Pairi Daiza, Belgio

Non mancano, poi, due sistemazioni – un hotel e un lodge – che permettono incontri ravvicinati con i leoni marini. Per i più temerari, poi, c’è la Casa della Tigre: qui potrete ritrovarvi faccia a faccia con il felino più grande del Paese.

Il resort offre poi una sistemazione che affaccia sul mondo dei pinguini e una Farm House Lodge che, come il nome stesso suggerisce, è un alloggio che consente di trascorrere le giornate insieme ad animali da fattoria.

Gli ospiti del resort, oltre a vivere questa esperienza unica, hanno un accesso esclusivo al parco che consente loro di esplorarlo un’ora prima dall’apertura.

Puffolandia esiste davvero. È nascosta in un bosco magico in cui puoi andare

10 juillet 2025 à 12:54

L’esperienza più magica dell’estate di vive in Europa, ad appena un’ora di aereo dall’Italia, in un bosco suggestivo che sta per subire un incantesimo. Ci troviamo in Belgio e più precisamente ad Anhée, in un comune popolato da circa 6.000 persone nella provincia vallona di Namur. È qui che Puffolandia sta prendendo vita, è sempre qui che grandi e bambini possono vivere come i Puffi per un giorno.

In occasione dell’uscita del nuovo film I Puffi, nei cinema del mondo a luglio e in Italia dal 27 agosto, Airbnb ha pensato bene di regalare ai sognatori di tutte le età una delle esperienze più incredibili di una vita intera: vivere una giornata da Puffo nella terra d’origine delle creature blu che allietano con spensieratezza le giornate delle persone da generazioni.

Ma cosa aspettarsi da questa avventura? Una visita alla casa di Grande Puffo, l’esplorazione di Puffolandia e tantissime altre attività, per bambini di ogni età, da svolgere nell’arco della giornata tra i suggestivi boschi del Belgio.

Trascorrere una giornata insieme a Puffi: succede in Belgio

Se anche voi, come molti, vi siete domandati com’è vivere a Puffolandia potrete avere la vostra risposta questa estate grazie all’iniziativa di Airbnb che celebra il fantastico mondo dei nostri amici blu, proprio in concomitanza dell’uscita dell’attesissima pellicola I Puffi – Il film.

Per l’occasione, infatti, due famiglie potranno vivere una giornata nella patria dei Puffi, tra i boschi rigogliosi di Anhée, insieme a coinquilini alti “due mele o poco più”. Ma cosa riserva questa esperienza?

Casa Grande Puffo in Beglio
Airbnb
La casa di Grande Puffo dove si svolgeranno le attività

Quattro ore di divertimento assicurato tra giochi, come tiro con l’arco, coreografie e danze, passando con la personalizzazione del proprio cappello da indossare per tutta la giornata, e anche dopo. Questa giornata, inoltre, sarà l’occasione per assaggiare alcune delle prelibatezze gastronomiche più amate dai Puffi come i dolci blu, le Puffbacche e le amatissime patatine fritte di Puffetta.

E se siete preoccupati che Gargamella possa rovinare i piani e la vostra giornata spensierata niente paura, l’ispezione fatta dai Puffi nel bosco ha confermato che di lui non c’è neanche l’ombra. Potrete, invece, approfittare della presenza di Nicolas Tytgat, nipote del creatore dei Puffi Peyo: sarà proprio lui ad accogliere gli ospiti e ad accompagnarli in tutte le attività previste nell’arco della giornata.

Oltre a giocare, mangiare e bere nella casa di Grande Puffo, lontano dal villaggio per una missione speciale che verrà svelata nel film, gli ospiti saranno invitati a prendere parte alla coreografia virale del nuovo film grazie alla presenza di un coreografo incaricato dai Puffi in persona.

Il bosco dei puffi, Belgio
Airbnb
Il pranzo nel bosco dei Puffi in Belgio

Come prenotare l’esperienza

Se volete entrare nel magico mondo di Puffolandia, e vivere come fanno i personaggi blu dei nostri cartoni preferiti, potete prenotare l’esperienza su Airbnb a partire dal 16 luglio 2025 dalle ore 12.00 (Cest).

L’avventura è completamente gratuita e include anche attività e degustazioni. Non è incluso, invece, il viaggio di andata e di ritorno verso Anhée, che dista appena 100 km da Bruxelles. L’esperienza è destinata a due famiglie, per un massimo di 4 persone, in due sessioni distinte da 4 ore che si svolgeranno, entrambe domenica 3 agosto 2025. Non ci resta che augurarvi buon viaggio nella magica terra dei Puffi.

Il paese degli spaventapasseri in Italia ha subito un altro incantesimo: si è tinto di viola

8 juillet 2025 à 14:10

C’è uno spettacolo che ogni estate muove le masse, che spinge i viaggiatori a raggiungere un luogo specifico nel mondo, proprio lì dove l’oro viola fiorisce e prospera dando vita a uno spettacolo mozzafiato. Stiamo parlando dei campi di lavanda in Provenza, quelli sterminati o intimi, quelli ordinati e selvaggi, quelli che si sono trasformati in un appuntamento imperdibile a cui non mancare in questo periodo. Ma non sono gli unici, quelli d’oltralpe, perché anche l’Italia ha i suoi campi fioriti che meritano solo di essere scoperti.

Da nord a sud dello Stivale, infatti, sono tanti e diversi gli angoli di Provenza che si possono esplorare tra giugno e luglio. Tra i più famosi ci sono, senz’altro, quelli che puntellano la zona tra l’Alessandrino e il Monferrato, ma non sono gli unici come dimostra quel gigantesco campo in Veneto che è il labirinto di lavanda più grande d’Italia.

E poi c’è Vendersi, anche conosciuto come paese degli spaventapasseri, che proprio quest’anno è stato scelto da Madre Natura come palcoscenico del suo spettacolo più bello. È proprio qui, infatti, che tra curiosi abitanti inanimati che accolgono i viaggiatori da diversi anni si snodando campi profumati dalle mille sfumature di viola. Ecco come raggiungerli.

Vendersi, i campi di lavanda tingono il paese degli spaventapasseri

Nel cuore della Val Borbera, e immerso nella natura rigogliosa e selvaggia, esiste un paese popolato da strani e curiosi abitanti. Ed è bellissimo.

Si tratta di Vendersi, un piccolo villaggio italiano dove la magia prende forma ogni giorno grazie all’intuizione e all’estro creativo dell’essere umano. Un luogo segnalato tra gli itinerari esperienziali dedicati alla vallata piemontese, ma ancora fuori dai radar turistici, che vale davvero la pena di scoprire, proprio come un gioiello. Cos’ha di speciale è presto detto: è abitato da spaventapasseri che vivono tra le strade del villaggio e tra i suoi campi.

Alice Tosonotti
La lavanda in fiore in Val Borbera

Visitare questo piccolo paese è un’esperienza che consigliamo di fare a tutti in ogni periodo dell’anno. Tuttavia, se è il fascino delle fioriture estive che subite, vi suggeriamo di farlo adesso perché la fioritura della lavanda sta dando spettacolo.

In cima al paesino, infatti, è presente un suggestivo campo di lavanda, che per forme, colori e profumi ricorda proprio la Provenza. Il campo, di proprietà privata, può essere visitato ed esplorato, ma anche contemplato in silenzio grazie alla presenza di una sedia a dondolo, dello stesso colore della lavanda, che invita a fermarsi e ad ammirare il panorama che si snoda tutto intorno.

Il periodo migliore per visitarlo? Da fine giugno a metà luglio.

lavanda in piemonte, val borbera
Alice Tosonotti
A Vendersi e in Val Borbera la lavanda in fiore dà spettacolo tra i campi

Non solo Vendersi, itinerario della lavanda in Val Borbera

Vendersi è solo una delle suggestive tappe di un itinerario della lavanda più ampio che ci consente di riscoprire la Val Borbera in maniera inedita e sublime. A Viguzzolo, infatti, è possibile ammirare la lavanda in fiore che cresce tra i campi della tenuta di Giancarlo Nossa mentre a Tortona c’è l’omonima cantina che organizza degustazioni al tramonto con vista sull’oro viola.

Spostandoci a Cantalupo Ligure, ad appena dieci minuti in auto da vendersi, troviamo invece l’azienda agricola Saint Hubert, una pet friendly farm circondata da campi di erbe aromatiche e lavanda.

Dormire in questa capanna fatta di terra è l’esperienza più disconnessa e mistica da vivere

7 juillet 2025 à 13:38

Parliamo sempre più spesso di disconnessione, di viaggi immersivi e di esperienze a stretto contatto con la natura, proprio quelle che ci servono per sfuggire dal trambusto quotidiano e per ricaricare le energie. Facile a dirsi, e bellissimo da immaginarsi, ma riusciamo anche a farlo per davvero? Se volete mettervi alla prova, adesso, potete farlo dormendo all’interno di uno degli alloggi più incredibili che abbiamo mai visto: una casa fatta di terra dove non esiste internet e i comfort sono ridotti al minimo, ma che offre una delle avventure più suggestive e magiche da vivere e condividere.

Dove si trova la casa fatta di terra (e disconnessa) che puoi prenotare

Il suo nome è Hogan Turquoise Mother Earth ed è l’alloggio fatto di terra cruda che promette di vivere una delle esperienze più surreali di una vita intera. Ci troviamo nella Monument Valley, e più precisamente a Kayenta, confine tra Utah e Arizona, nella pianura che, per i suoi lineamenti e colori, è diventata simbolo e icona del West. Proprio qui, infatti, si innalzano e svettano verso il cielo monumentali guglie rocciose, testimoni dell’erosione avvenuta nei secoli, che contraddistinguono con le loro architetture bizzarre l’intero panorama.

È proprio in questo scenario arido e suggestivo che incanta e che attira viaggiatori provenienti da ogni parte del globo, tra mille sfumature di rosso che brillano dall’alba al tramonto, che è stata costruita a una casa di terra che permette di vivere un’avventura a stretto contatto con la natura.

L’alloggio, un unicum nel suo genere, è in realtà un tradizionale hogan, una capanna degli indiani Navajo, il popolo nativo americano che vive proprio tra i territori dell’Arizona nord-orientale, del New Mexico nord-occidentale e dello Utah sud-orientale, costruita con sabbia, legno e fango.

Un alloggio fatto di terra nella monument valley
IPA
Dormire in un caratteristico Hogan nella Monument Valley: l’esperienza

Grazie ai materiali e alla forma, la casa è inserita in maniera armoniosa nel patrimonio paesaggistico di questo territorio, consentendo a chi alloggia qui di godere di una vista esclusiva su tutta la Monument Valley dall’alba al tramonto. Dall’alloggio, inoltre, è possibile intraprendere un sentiero escursionistico autoguidato che consente di scoprire il paesaggio che si snoda tutto intorno.

Come prenotare la Mother Earth: tutti i dettagli

Ma com’è dormire in una capanna fatta di terra nella Monument Valley? L’alloggio è gestito da una famiglia locale che è sempre a disposizione dei viaggiatori. La casa, invece, è situata proprio davanti alla Monument Valley, a dieci minuti dall’ingresso del parco, e dispone di uno spazio completamente aperto che si perde a vista d’occhio e che si snoda tutto intorno. Gli interni, invece, sono dotati dei comfort essenziali e grazie alla presenza di tre letti possono ospitare fino a sei persone. Il bagno è situato all’esterno della capanna.

Casa di terra nella Monument Valley
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Gli interni dell’alloggio fatto di terra nella Monument Valley

L’alloggio è dotato di una presa elettrica per l’illuminazione, per ricaricare i dispositivi e per preparare bevande e tè. Non è garantita, invece, la presenza del wifi, una caratteristica questa che rende la casa di terra l’alloggio più disconnesso di sempre.

Disconnessi ma mai soli, i proprietari dell’alloggio, infatti, hanno due cavalli, tre cani, un gatto e delle galline. Inoltre nei pressi della capanna non è rato incontrare pecore, cavalli e mucche. Insomma, se volete vivere un’esperienza a stretto contatto con la natura, e con nient’altro, The Turquoise Mother Earth è la casa giusta per voi. I prezzi partono da 140 euro a notte e l’alloggio è prenotabile su Airbnb.

Il campo di lavanda più bello d’Italia è un labirinto sensoriale e magico in cui perdersi

30 juin 2025 à 13:50

Di luoghi meravigliosi è fatto il mondo che abitiamo. Di borghi, città e musei, di mari e montagne, di capolavori della natura che crescono selvaggi o che prosperano grazie alla mano dell’uomo. Alcuni sono lontanissimi, eppure valgono l’intero viaggio, altri invece sono a poche ore di distanza da noi e ci aspettano, solo per essere scoperti. E questo è il caso del labirinto di lavanda situato nel padovano, non uno qualunque, intendiamoci, ma il più grande d’Italia, un percorso magico e fiabesco tutto da vivere e condividere.

Per scoprirlo, ed esplorarlo in tutta la sua bellezza, dobbiamo recarci in provincia di Padova. È proprio qui, infatti, che un sogno dal gusto provenzale ha preso vita nella tenuta Va Oltre, incuriosendo i più e diventando, in brevissimo tempo, una delle esperienze più autentiche e particolari da vivere questa estate: quella di perdersi e immergersi in un mistico labirinto di lavanda ispirato a un cammino templare.

Dove si trova il labirinto di lavanda più grande d’Italia

Fiabesco, surreale, sublime: così il labirinto di lavanda più grande d’Italia si presenta agli occhi di chi lo guarda e lo attraversa. Ma è dall’alto, in quella forma circolare e perfetta che lo incornicia, che svela il suo significato più profondo. Il sentiero scolpito tra la lavanda in fiore, oro viola della Provenza, non è lì per caso: il labirinto, infatti, è ispirato a quello che si trova a Notre Dame di Chartres, proprio lì dove comincia il cammino iniziatico dei Cavalieri Templari.

E a modo suo, anche il percorso all’interno del labirinto della tenuta Va Oltre è un cammino iniziatico: verso la storia templare, che viene raccontata nei panelli illustrativi che costellano i sentieri, verso la lavanda, una pianta officinale dal fascino indiscusso che da secoli attrae per la sua bellezza e per le sue tante proprietà benefiche. E verso la bellezza, quella della natura che qui è assoluta protagonista e che consente di perdersi e ritrovarsi a suon di passeggiate indimenticabili.

Il labirinto di lavanda situato a Bovolenta, Padova
Va Oltre La Tenuta
Il labirinto di lavanda situato a Bovolenta, Padova

Il labirinto di lavanda più grande d’Italia è situato all’interno della Tenuta Va Oltre, diventandone il suo simbolo, situata in provincia di Padova, e più precisamente a Bovolenta, punto di partenza perfetto per visitare diverse località turistiche di grande interesse come i Colli Euganei, Chioggia, Padova, Venezia e la Riviera del Brenta. La tenuta comprende un bed and breakfast e una fattoria didattica, oltre a un centro equestre dove vivono diversi esemplari di cavalli in totale libertà.

Quando andare e come visitare il labirinto di lavanda

Il labirinto di lavanda della tenuta Va Oltre è aperto dal 4 giugno al 20 luglio. È possibile prenotare l’ingresso ai campi di lavanda dal mercoledì alla domenica, sul sito ufficiale, nel tardo pomeriggio o in prima mattinata. All’interno del labirinto troverete diversi pannelli informativi che raccontano la storia dei Cavalieri Templari e della lavanda, oltre ad alcune poesie.

Il labirinto di lavanda più grande d'Italia
Va Oltre La Tenuta
Visita al labirinto di lavanda più grande d’Italia

È possibile, inoltre, prenotare anche il percorso esperienziale Il cammino delle virtù, dal mercoledì al venerdì, per scoprire i simboli che si celano tra i profumi e i colori della lavanda insieme allo staff della tenuta.

E se avete in mente di raggiungere il territorio padovano a fine luglio, allora, non perdetevi l’evento di raccolta della lavanda che si terrà il 27 del mese, seguito poi da una conferenza dedicata proprio alla pianta in questione.

Nazaré, dove le onde diventano leggenda

26 juin 2025 à 08:00

Nazaré è una cittadina del Portogallo affacciata sull’Atlantico, diventata celebre in tutto il mondo per le onde gigantesche che si infrangono sulla sua costa. Da oltre un decennio è diventata un punto di riferimento mondiale per gli amanti del surf estremo: proprio qui si formano alcune delle onde più alte mai surfate, che attirano ogni anno i più coraggiosi surfisti da tutto il mondo e migliaia di spettatori affascinati.

Perché le onde di Nazaré sono le più alte del mondo

Il segreto di Nazaré si chiama Canhão da Nazaré (Canyon di Nazaré): una profonda gola sottomarina lunga oltre 200 chilometri e profonda fino a 5.000 metri, che convoglia la forza dell’oceano fino a riva, amplificando la potenza delle onde. Durante le mareggiate invernali, specialmente tra novembre e febbraio, si possono vedere onde alte fino a 30 metri, un vero spettacolo della natura.

Il punto d’osservazione privilegiato è il Forte di São Miguel Arcanjo, costruito nel 1577 su uno sperone roccioso che domina la Praia do Norte. Qui si trova anche il Farol (faro) di Nazaré e l’imperdibile museo del surf con le tavole e le storie dei record mondiali infranti su queste acque.

Nazare
iStock
Surfista che cavalca un’onda enorme a Nazare, in Portogallo

Cosa vedere a Nazaré, non solo onde

Una giornata (o due) a Nazaré permette di esplorare i suoi luoghi iconici senza fretta.

Il punto di partenza ideale è la parte bassa della città, lungo Avenida da República, con il lungomare e la Praia da Nazaré. Qui si trovano barche tradizionali colorate sulla sabbia, chioschi, negozi di artigianato e ristoranti dove gustare pesce freschissimo.

Da qui si può prendere l’antica funicolare che collega la parte bassa al quartiere alto, il Sítio, arroccato su una scogliera. Il viaggio dura pochi minuti ma regala una vista spettacolare sull’oceano. Una volta in cima, vale la pena visitare il Santuario di Nossa Senhora da Nazaré, chiesa barocca del XVII secolo dedicata alla Madonna venerata dai pescatori locali, e il Miradouro do Suberco, il belvedere più panoramico della zona, che offre uno scorcio unico sull’oceano e sulla lunga spiaggia sottostante.

A pochi passi si trova il Forte di São Miguel Arcanjo, imperdibile per chi vuole vedere le onde e le tavole da record. Si paga un biglietto simbolico per accedere al museo interno (circa 2 euro), dove sono esposte tavole da surf, fotografie, video e memorabilia legati alle imprese dei big wave surfers.

Per chi vuole approfondire la cultura locale, da non perdere il Centro Cultural da Nazaré, spesso sede di mostre temporanee, concerti e spettacoli, e il Museu Dr. Joaquim Manso, con collezioni legate alla storia della pesca, dell’abbigliamento tradizionale e della vita quotidiana dei pescatori. Qui è possibile comprendere meglio l’identità marinara della città e la forte connessione tra la popolazione e l’oceano.

Le spiagge più belle di Nazaré

Praia da Nazaré

È la spiaggia principale, con sabbia dorata, onde meno impegnative rispetto a Praia do Norte e servizi a misura di famiglia. Si trova proprio di fronte alla cittadina e durante l’estate è perfetta per nuotare o rilassarsi.

Praia da Nazaré, Portogallo
iStock
Praia da Nazaré

Praia do Norte

Famosa per le sue onde giganti, è accessibile a piedi dal Forte di São Miguel. Non è adatta alla balneazione, ma è il paradiso per chi vuole vedere i surfisti affrontare le onde record.

Praia do Salgado

A sud della cittadina, questa lunga spiaggia naturale è ideale per chi cerca tranquillità. Si raggiunge in auto in 10 minuti e offre un’atmosfera selvaggia e meno turistica.

Praia da Légua e Praia de Vale Furado

Più isolate, si trovano qualche chilometro più a nord. Sono spiagge incastonate tra scogliere, perfette per escursioni e giornate lontano dalla folla.

Cosa fare a Nazaré oltre al surf

Non solo i surfisti possono approfittare della natura incredibile e maestosa di Nazaré. Per chi non ha troppa confidenza con l’oceano, con le onde e la tavola può:

  • partecipare a un tour in barca per ammirare la costa e, con un po’ di fortuna, avvistare i delfini. Le escursioni partono dal porto e durano in media 1,5–2 ore. Le imbarcazioni sono sicure e spesso dotate di guide esperte che spiegano la geologia del canyon e le abitudini dei cetacei. Durante la bella stagione, l’avvistamento è molto frequente e l’esperienza è adatta anche a famiglie con bambini;
  • organizzare una gita in giornata alle Isole Berlengas, un arcipelago di origine granitica a circa 10 km al largo di Peniche, raggiungibile in barca (circa 45 minuti). L’isola principale, Berlenga Grande, è una riserva naturale ideale per escursioni, snorkeling e visite al Forte di São João Baptista, costruito su uno scoglio collegato da un ponte in pietra. È consigliata la prenotazione in alta stagione;
  • assistere a una gara di surf del circuito Big Wave Tour (controllare le date in base alle condizioni meteo);
  • tuffarsi sull’enogastronomia locale e provare le specialità locali come la Caldeirada de peixe (zuppa di pesce) o le Nazarenas, dolcetti tipici;
  • passeggiare tra le viuzze del centro storico, magari acquistando una delle tipiche bambole di stoffa vestite con il tradizionale abito a sette gonne, simbolo delle donne di Nazaré. Questi souvenir artigianali raccontano la storia locale e l’identità culturale della comunità di pescatori.

Come arrivare e quando andare a Nazaré

Nazaré si trova a circa 125 km a nord di Lisbona ed è facilmente raggiungibile in auto tramite l’autostrada A8. In alternativa, è possibile arrivare in autobus dalla capitale con un viaggio di circa 1 ora e 45 minuti. Non ci sono collegamenti ferroviari diretti. È una tappa must per chi viaggia lungo la costa in camper.

Il periodo migliore per visitare Nazaré dipende da tanto da cosa si cerca: per assistere allo spettacolo delle onde giganti, i mesi ideali sono tra novembre e febbraio, quando le mareggiate atlantiche raggiungono il loro apice. Per una vacanza più rilassante, con temperature miti e la possibilità di fare il bagno, i mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre sono il giusto compromesso per evitare la folla turistica dell’alta stagione estiva.

Lemno, l’incontaminata isola greca tutta da scoprire

23 avril 2025 à 09:28

A quanti sarebbe piaciuto viaggiare nel tempo? Passare alla scoperta di quei luoghi incontaminati, prima che l’uomo ed il turismo li rendessero quasi irriconoscibili? Territori come, ad esempio, la Grecia, dove l’odierna civiltà ha preso vita, sono in grado di regalare mete uniche e che in questo senso possono portare i visitatori alla scoperta di luoghi unici.

Uno fra questi è Lemno, l’incontaminata isola greca tutta da scoprire, dove sono ancora vive tradizioni antiche e genuine autentiche ed un paesaggio sospeso tra mito e realtà e caratterizzato da spiagge infinite.

Si trova tra Lesbo e Samotracia, nel cuore del Mar Egeo Nord-Orientale, a pochi chilometri dalla costa turca e dall’isola greca di Agiostrati. Un luogo protetto e quasi fuori dal tempo. Chi viaggia su quest’isola, infatti, ha la possibilità di passare un’esperienza assolutamente rigenerante passeggiando tra le sue verdi colline, scoprendo storici villaggi in pietra caratterizzati dalla presenza di rocce vulcaniche o aspettando il tramonto dai suoi golfi silenziosi. Elementi che creano un’armonia perfetta, lontano dal turismo di massa che affolla le destinazioni più celebri.

Lemno: un gioiello vulcanico tra mito e leggenda

L’isola di Lemno, di origine vulcanica, offre paesaggi davvero incantevoli. Una combinazione unica di crateri fossi, spiagge dorate e distese di terreno verdi e coltivate, che rendono quest’isola un piccolo eden ancora incontaminato. Proprio per questi motivi, visitare quest’isola oggi vuol dire scoprire un’isola profondamente legata alla sua antica storia ed ai suoi ritmi lenti.

Le attività principali? Tutte volte al relax e alla riscoperta di una vita lenta e lontana dal caos cittadino. Passeggiate lungo le sue spiagge, la più famosa Gomati, le sue dune, che sembrano ricordare un deserto, Keros, località amata dai surfisti per la sua corrente costante, ma anche villaggi storici, come Myrina o Moudros, in grado di raccontare la storia della sua popolazione, oltre che antichi miti e leggende.

Tra questi, secondo la tradizione greca, si racconta il mito secondo che l’isola venne scelta da Efesto, dio del fuoco e dei vulcani, come sua dimora dopo essere stato esiliato dall’Olimpo. Inoltre, sempre secondo le antiche leggende, Lemno fu anche il luogo in cui venne abbandonato Filottete, abile arciere greco e da molti conosciuto per essere uno dei personaggi principali del famoso cartone animato raffigurante Hercules.

Per gli amanti della storia, sull’isola di Lemno si possono esplorare diversi siti archeologici. Ad esempio, il sito di Poliochni, che viene considerata una delle più antiche città d’Europa, ed il maestoso Castello Veneziano di Myrina, che si affaccia direttamente sul mare.

Cultura, tradizione e sapori autentici dell’antica Grecia

Lemno è anche molto famosa per la notevole fertilità del suo suolo. Infatti, sono molto importanti l’agricoltura locale e la produzione di prodotti come il vino Muscat di Lemno, il miele aromatico ed i formaggi artigianali come il kalathaki, un pecorino unico e molto apprezzato dalla popolazione greca (e non solo).

Poi, passeggiando per Myrina, la capitale dell’isola, tra vicoli acciottolati, edifici color pastello e taverne profumate, si respira un’atmosfera autentica e rilassata, arricchita, soprattutto durante il periodo estivo, da eventi culturali come concerti, festival enogastronomici e rievocazioni storiche, che animano le piazze dei villaggi.

Come arrivare a Lemno?

Raggiungere Lemno oggi è più semplice che mai. L’isola, infatti, è servita da un aeroporto internazionale, dove atterrano voli diretti da Atene e, in alta stagione, da alcune città anche italiane. Oppure, per chi desidera viaggiare via mare, sono anche disponibili collegamenti in traghetto da Kavala, la bellissima e sempre più frequentata città di Salonicco e altre isole dell’Egeo del Nord.

Inoltre, una volta arrivati sull’isola, si consiglia di noleggiare un automobile o uno scooter, così da godere di tutta la libertà possibile per esplorare spiagge nascoste e piccoli villaggi incantati.

Lemno è la destinazione perfetta per chi cerca una meta un’esperienza fuori dal tempo: un’isola che incanta con la sola forza della sua bellezza naturale e del suo spirito autentico.

Pysanka Museum, il posto in Europa dove puoi vivere la Pasqua ogni giorno dell’anno

15 avril 2025 à 16:52

Esistono luoghi che sanno trasportarci altrove, angoli di città che imitano per stile, forme e fattezze altre destinazioni lontane e vicine, borghi che sembrano ancorati al passato e posti in cui, invece, il tempo sembra essersi fermato. E poi ci sono altri luoghi, come il Pysanka Museum, che consentono di perdersi e immergersi nelle tradizioni di una delle feste più sentite in Italia e in Europa, quella della Pasqua, in ogni stagione e in tutti i periodi dell’anno.

Proprio qui, al cospetto di un edificio iconico che non lascia spazio all’immaginazione, le tradizioni pasquali sono cristallizzate tra mura ben protette da anni. Sempre qui, i viaggiatori che giungono dal mondo possono conoscere, esplorare e toccare con mano tutta la bellezza di un’usanza secolare che appartiene alle popolazioni dell’Ucraina da tempi immemori.

Un luogo dove sono conservate migliaia di esemplari di uova dipinte con disegni folcloristici e tradizionali, dove è possibile passeggiare all’interno dell’uovo di Pasqua più grande del mondo. Questo, e molto altro, è il Pysanka Museum, il posto in Europa dove è possibile vivere la Pasqua ogni giorno dell’anno.

Pysanka Museum: dove si trova il museo delle uova di Pasqua dipinte

È uno dei luoghi di cultura più affascinanti d’Europa il Pysanka Museum, tradotto letteralmente come Museo dell’Uovo di Pasqua dipinto. Cos’è, e cosa è possibile trovare al suo interno è facilmente intuibile. Si tratta di un edificio che conserva, racconta e valorizza una delle più suggestive tradizioni dell’Ucraina, quella della pysanca, l’uovo pasquale che viene dipinto con disegni tradizionali e folcloristici.

L’edificio, che è esso stesso simbolo di questa tradizione nonché attrazione turistica, è situato a Kolomyja nell’omonimo distretto a ovest del Paese ed è uno dei punti di riferimento dei viaggiatori che transitano in questa zona. Il motivo è presto detto: il museo ha una struttura a forma di pysanka ed è quindi considerato l’uovo di Pasqua dipinto più grande del mondo. Inoltre al suo interno è possibile perdersi e immergersi dentro la tradizione locale che è conosciuta, celebrata e imitata in tutto il mondo.

Esempi di Pysanka, uova di pasqua dipinte in Ucraina
Fonte: iStock
La Pysanka è un uovo decorato secondo la tradizione Ucraina durante le feste di Pasqua

La sua storia e le origini

Non si può parlare del Pysanka Museum senza fare un viaggio nella storia dell’Ucraina e in una delle sue tradizioni più sentite. L’usanza di dipingere uova nel periodo di Pasqua è antichissima e affonda le sue origini nelle storia stessa del Paese, anche se oggi è diffusa nel resto d’Europa come attività ludica per grandi e bambini e, anche, per creare oggetti di design da esporre in casa durante le celebrazioni pasquali.

Le uova dipinte in Ucraina, però, sono molto più di questo: sono dei portafortuna, sono degli amuleti che proteggono la casa e le persone, sono il simbolo di una delle più importanti feste cristiane e, allo stesso tempo, sono delle vere e proprie opere d’arte in miniatura, e non per questo meno belle delle altre.

L’importanza della pysanka nelle tradizioni storiche e culturali dell’Ucraina, ha fatto nascere l’urgenza di raccontare al mondo, e al contempo preservare, questa usanza. Così queste uova dipinte vennero prima collezionate all’interno del già esistente Museo di arte popolare della regione degli Huzuli, poi raccolte in uno spazio a sé. Il Pysanka Museum venne inaugurato nel 1987 all’interno della chiesa dell’Annunciazione situata a Kolomyja. L’attuale ubicazione, nell’edificio a forma di uovo a Vyacheslav Chornovil Ave 43B, risale invece agli anni 2000.

Cosa fare e cosa vedere al Pysanka Museum

La struttura del Pysanka Museum è un invito a toccare con mano e a esplorare una delle tradizioni più sentite e antiche dell’Ucraina. Il gigantesco uovo di Pasqua che ospita il museo, che porta la firma degli artisti locali Vasyl’ Andruško e Myroslav Jasins’kyj, misura 13 metri di altezza e 10 di diametro. È il simbolo della tradizione, della città e dell’intero Paese, e data la sua forma peculiare e le minuziose decorazioni è diventato anche un’attrazione turistica imprescindibile che, da sola, merita l’intero viaggio.

Pysanka museum, Kolomyja, Ucraina
Fonte: iStock
L’ingresso esterno, a forma di uovo, del Pysanka museum situato a Kolomyja, Ucraina

La tradizione locale, che qui ha trovato la sua casa, è conosciuta in tutto il mondo al punto tale che in Canada, e più precisamente a Vegreville, Alberta, è stato eretto un monumento dedicato alle uova dipinte, nonché è stata introdotta anche una moneta da collezione a forma di pysanka. I numeri non fanno che confermare l’interesse verso questa preziosa usanza: ogni anno migliaia di visitatori, provenienti da tutto il mondo, visitano questo museo.

Ma cosa possiamo trovare al suo interno? Uova di Pasqua decorate e dipinte proveniente da tutte le regioni dell’Ucraina, se ne contano più di 10.000, e non solo. All’interno della struttura, infatti, c’è anche una sezione dedicata ai capolavori in miniatura prodotti da artisti ucraini che vivono nel resto del mondo. È presente, inoltre, anche una divisione che raccoglie le opere uniche di 35 Paesi tra cui la Polonia, l’Ungheria, la Francia, l’India e l’Egitto.

Ogni uovo è un gioiello che racconta una storia grazie ai sapienti disegni folcloristici che hanno molteplici significati. Sono moderni, contemporanei e antichi, nella collezione, infatti, è presente anche un uovo di oca decorato risalente al XVI secolo e rinvenuto durante gli scavi archeologici a Leopoli diventano il più antico manufatto a forma di uovo di Pasqua nel Paese.

L’esposizione delle pysanka è permanente, ma il museo ospita anche mostre temporanee, collezioni ed esposizioni fotografiche durante l’anno che celebrano le tradizioni pasquali del Paese e i mestieri popolari.

Il Pysanka Museum è aperto tutti i giorni, dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00, mentre è chiuso ogni lunedì. Il costo di ingresso è di circa 2 euro.

 

 

In questa valle suggestiva italiana la natura porta in scena il suo spettacolo più bello

3 avril 2025 à 13:42

C’è qualcosa di meraviglioso che sta accadendo, adesso, intorno a noi. Un’esplosione di colori e profumi che inebriano e stordiscono i sensi, che riscaldano il cuore e l’anima, e che invita le persone di tutto il mondo a viaggiare, scoprire ed esplorare. Un incantesimo, quello di Madre Natura in primavera, che ci permette di ammirare i paesaggi che ci circondano abbigliati di una nuova veste, la più bella dell’anno.

Stiamo parlando delle fioriture, quelle che popolano gli altopiano, le vallate e i deserti, le montagne, i borghi e persino le città. Quelle dei mandorli, che inaugurano la stagione, quelle dei ciliegi e dei peschi che tingono tutto di rosa, dei tulipani e della colza. E poi, ancora, quella dei rododendri, una delle più affascinanti e suggestive del mondo che può essere ammirata in Italia in una conca, situata all’interno di un’oasi che fa innamorare.

Il suo nome, neanche a dirlo, è proprio Conca dei Rododendri. Molto più di un parco, diverso dai giardini che abbiamo ammirato in torno al mondo: questo luogo è una tavolozza di colori cangianti e strabilianti che omaggia la primavera e tutta la bellezza della natura. Ecco come raggiungerlo e quando andare.

Conca dei Rododendri: dove si trova

Per scoprire questo eden terrestre e naturale, creato e preservato dall’uomo, dobbiamo recarci in Piemonte, tra le Alpi Biellesi, dove sorge uno dei più affascinanti polmoni verdi d’Italia. Stiamo parlando dell’Oasi Zegna, un paradiso lussureggiante e verdeggiante che si estende su una superficie di circa 100 metri quadrati e che è stata istituita negli anni ’90 dall’imprenditore Ermenegildo Zegna, da cui appunto prende il nome.

Un luogo questo, che non ha bisogno di presentazioni perché con gli anni si è trasformato in una meta imprescindibili per tutti gli amanti della natura e del relax. Ed è proprio qui che vogliamo riportarvi oggi, perché è all’interno del parco naturale dell‘Oasi Zegna che è possibile scoprire un altro microcosmo di immensa bellezza.

Stiamo parlando della Conca dei Rododendri, una piccola valle panoramica che, grazie alla presenza degli esemplari (e non solo) che le hanno dato il nome, ogni primavera regala uno spettacolo straordinario che si palesa davanti agli occhi di chi guarda.

Conca dei Rododendri, Oasi Zegna
Fonte: IPA
Le fioriture primaverili della Conca dei Rododendri all’interno dell’Oasi Zegna viste dall’alto

Conca dei Rododendri: le fioriture da ammirare

La Conca dei Rododendri, così come appare oggi, deve la sua bellezza al fondatore dell’Oasi Zegna che durante la fase di riqualificazione del territorio importò qui numerosi esemplari provenienti dai vivai del Belgio. Azalee, ortensie, dalie e, ovviamente, rododendri.

La natura ha fatto il resto ma, ancora una volta, è stata aiutata dall’uomo e, più precisamente, dall’architetto paesaggista Pietro Porcinai prima, negli anni ’60, e dall’architetto Paolo Pejrone poi che si è occupato della ristrutturazione recente. Così ha preso forma la Conca dei Rododendri che oggi possiamo ammirare, uno scenografico e suggestivo angolo di bellezza dove passeggiare, meditare e osservare i miracoli di Madre Natura, tutti i giorni e in ogni periodo dell’anno.

Grazie ai numerosi esemplari che qui vivono e prosperano, infatti, la conca offre paesaggi da sogno che mutano e si trasformano in ogni stagione. Le più suggestive sono, ovviamente, l’autunno con il foliage, tra i più belli d’Italia, e la primavera con le sue tinte cangianti.

Cosa vedere all’interno di questo luogo incontaminato? Le fioriture, ovviamente, e tutti gli scorci paesaggistici che si aprono a ogni passo compiuto e si perdono tra le montagne circostanti, ma non solo. All’interno dell’area, infatti, è possibile ammirare anche l’installazione Two Way Mirro/Hedge Arabesque dell’artista Dan Graham, un’opera-scultura realizzata in acciaio e vetro che si integra perfettamente con il contesto e che consente ai visitatori di ammirare sfumature, riflessi e giochi di luce creati da sole.

Passeggiando tra i sentieri incorniciati dalle fioriture, è facile sentire il desiderio di restare qui. Ed è per questo che a disposizione dei visitatori c’è la vicina area pic-nic di Cascina Caruccia, raggiungibile attraverso un sentiero di facile percorrenza. E quale luogo migliore, se non questo, per rifocillarsi e ristorarsi in mezzo alla natura?

La fioritura primaverile della Conca dei Rododendri, Oasi Zegna
Fonte: IPA
Conca dei Rododendri, la scenografica valle in fiore nel cuore dell’Oasi Zegna

Quando andare

Abbiamo più volte detto che questa piccola oasi incastonata tra le montagne regala spettacoli tutto l’anno. Ci sono però due periodi che, più di altri, regalano visioni da lasciare senza fiato: autunno e primavera. I cespugli, gli arbusti, i faggi rossi e i frassini, infatti, si infiammano di infinite sfumature di rosso durante i mesi di settembre e ottobre. Mentre tra maggio e giugno le fioriture esplodono in tutta la loro bellezza trasformando la conca della tavolozza di un pittore.

Conca dei Rododendri: come raggiungerla e altre info utili

La Conca dei Rododendri è situata in Località Baso, a pochi chilometri dal centro di Trivero e all’interno del parco dell’Oasi Zegna. È raggiungibile facilmente da Trivero grazie a tutta una serie di sentieri tracciati e di facile percorrenza adatti a tutti. I percorsi stessi, tra cui quello ad anello di circa un chilometro, sono delle vere e proprie esperienze perché permettono di immergersi all’interno di faggete e conifere per un bagno della natura, non a caso questo luogo è meta prediletta per chi vuole praticare Forest Bathing, anche conosciuto come Shinrin yoku. È possibile, inoltre, raggiungere la Conca dei Rododendri anche da località Baso.

Chi arriva in automobile può percorrere la Panoramica Zegna, direzione Bielmonte, e lasciare la propria auto nei parcheggi disponibili in località Craviolo o località Baso.

La Conca dei Rododendri è visitabile tutto l’anno e tutti i giorni, è aperta 24 ore su 24 e l’accesso è totalmente gratuito. Sono ammessi anche gli amici a quattro zampe.

 

Tra altalene panoramiche e fioriture di montagna: la meravigliosa primavera del Ticino

28 mars 2025 à 12:02

La primavera è il momento perfetto per organizzare nuovi viaggi alla scoperta del mondo che abitiamo. Mentre la natura mette in scena la sua straordinaria rinascita, infatti, possiamo posare lo sguardo sulla grande bellezza del periodo e, da questo, lasciarci incantare e suggestionare.

E di luoghi da visitare si riempie la nostra lista soprattutto in questo periodo dell’anno: parchi romantici, distese in fiore, boschi che sembrano usciti dalle fiabe. E poi c’è lui, a poca distanza dall’Italia, il cantone del sud della Svizzera. Si perché in Ticino, la primavera, è un tripudio di meraviglia che non si può descrivere ma solo vivere.

Profumi e colori sorprendono e inebriano i sensi di cittadini e viaggiatori che giungono fin qui. Il sole splende alto nel cielo e rinvigorisce la natura che, forte di nuove energie, trasforma questa terra nel palcoscenico più bello del suo spettacolo. È questo il momento perfetto per volare direttamente tra le altalene panoramiche che puntellano il territorio e le fioriture di montagna, per perdersi e immergersi nella meravigliosa primavera del Ticino. Pronti a partire?

Cosa fare in primavera nel Ticino

Il clima più mite di tutto il Paese si trova qui, nel Ticino, rendendo di fatto questo un luogo da raggiungere in ogni periodo dell’anno e in tutte le stagioni. Eppure è proprio tra marzo, aprile e maggio che, questo territorio, si veste del suo abito più bello, quello fatto di colori cangianti e fatati.

Tutto merito delle fioriture che tingono di bellezza le aeree verdi e lussureggianti che già, da tempo, sono diventate meta predilette dei viaggiatori che cercano esperienze rilassanti e rigeneranti a stretto contatto con la natura.

Perché l’esplosione floreale qui merita attenzione è presto detto. Il cantone a sud delle Alpi, infatti, ospita, conserva e preserva centinaia di eccellenze botaniche che hanno scelto questo luogo come casa anche grazie al clima. Numerosi sono i centri specializzati che si occupano di studiare e proteggere le numerose varietà vegetali così come altrettanti lo sono i parchi e i giardini e le riserve Forestali. Degne di menzioni, e di visita, sono ovviamente anche le Antiche Faggete della Valle di Lodano, Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2021.

Ma quali sono i luoghi del Canton Ticino da visitare, assolutamente, in primavera? Come abbiamo anticipato ci sono delle tappe ben precise che permettono ai viaggiatori di toccare con mano la bellezza più autentica della natura tra i parchi pubblici, le aree verdi e i giardini botanici. Ecco i più imperdibili-

Lago Maggiore

Quando il sole diventa assoluto protagonista delle giornate di primavera, il Lago Maggiore orlato di palme brilla di una luce nuova, straordinariamente accecante. La neve, che avvolgeva con il suo candido manto le cime delle montagne è ormai solo un ricordo, ha lasciato spazio ai colori dei fiori che sbocciano ed emozionano.

Lago Maggiore, Ticino
Fonte: iStock
Vista sul Lago Maggiore dalle sponde del Ticino

Oltre a passeggiare sulle rive svizzere di questo suggestivo specchio d’acqua, consigliamo una visita al parco botanico del Gambarogno, al quale fa da sfondo il meraviglioso panorama del Lago Maggiore.

Questo è un tripudio di sfumature e colori regalato dalle tanto attese fioriture. Sui 20000 metri quadrati del giardino botanico, infatti, si snodano quasi mille varietà di camelie e 800 diversi tipi di magnolie, azalee, peonie e rododendri che da metà marzo a metà danno vita a uno spettacolo unico.

Locarno

Anche a Locarno è tempo di fioriture. Sono le camelie, qui a diventare magiche visioni durante lunghe passeggiate illuminate dalla luce del sole e a inaugurare, in qualche modo, la primavera.

Proprio qui, infatti, è stato istituito il Parco delle camelie che si snoda su una superficie di oltre 10000 metri quadrati e che ospita centinaia di varietà  che incantano e stupiscono durante il periodo della loro massima fioritura.

Parco delle Camelie
Fonte: Alessio Pizzicannella
Il Parco delle Camelie a Locarno

Parco San Grato

La primavera mette in scena un altro spettacolo suggestivo all’interno del Parco San Grato, affacciato sul suggestivo Lago di Lugano. È qui che è preservata una collezione di immensa bellezza di fiori di ogni genere tra i quali le azalee, i rododendri e le conifere. Visitare il giardino permette anche di vivere un’esperienza straordinaria, quella di osservare il panorama circostante seduti sull’altalena gigante del progetto Swing the World. Un’avventura, questa, che lascia tutti col fiato sospeso.

La fioritura del Parco San Grato, Ticino
Fonte: IPA
Le fioriture all’interno del Parco San Grato, Canton Ticino

Shinrin-yoku: le immersioni nel bosco

La primavera, si sa, ci spinge a ritrovare quel contatto con la natura in rinascita. È questo il periodo ideale per il trekking e le escursioni, per perdersi e immergersi nella natura più autentica per connettersi ad essa in maniera primordiale. È da questa consapevolezza che, negli ultimi anni, si è andato diffondendosi lo Shinrin-yoku, meglio conosciuto come bagno nella foresta.

E il Ticino, in questo senso, è ricco di luoghi da esplorare. Tra i più suggestivi troviamo i boschi della Valle Onsernone, considerata dai cittadini e i viaggiatori la valle più selvaggia dell’intera regione.

Si sale e si scende dalle vette altissime, ci si ferma tra i fiumi e i flussi delle acque cristalline e limpide che si snodano tra i fitti boschi animati da flora e fauna, attraversando costruzioni rustiche e incontrando sorci suggestivi. Poi via lungo i villaggi e i paesi suggestivi che si incastonano perfettamente nel paesaggio suggestivo e naturale offerto dalla primavera in Ticino.

Valle Onsernone
Fonte: IPA
Valle Onsernone, Canton Ticino

Ma i luoghi da raggiungere per ammirare lo straordinario patrimonio naturalistico del luogo, e per praticare Shinrin-yoku, sono davvero tantissimi. Come la Riserva forestale del Bosco Sacro di Mergugno che ospita, nel suo cuore, il bosco di maggiociondolo, gioiello del Sud delle Alpi. E, ancora, la Riserva forestale di Maia che si estende su di un dolce paesaggio collinare tra Arcegno e Losone ospitando il paesaggio glaciale più suggestivo dell’intera Svizzera e numerosi esemplari faunistici e floristici.

Ci sono poi la Riserva forestale della Selvasecca, ad Acquacalda, che offre un paesaggio naturale grandioso e il Parco della Valle della Motta dove, su oltre 160 ettari di terreno, la natura si snoda bellissima, libera e selvaggia.

Anche l’Italia ha il suo deserto. E lo avete già visto nei film

15 mars 2025 à 09:51

Esiste un luogo di grande fascino e suggestione, dove la scarsa presenza di esemplari vegetali che si palesano debolmente sembra un miraggio. Qui non ci sono prati fioriti o arbusti che svettano verso il cielo, ma solchi nel terreno che si allungano, si moltiplicano e si diramano, creando un panorama lunare. Un paesaggio quasi irreale che sembra uscito da un film di fantascienza, eppure esiste realmente e si trova in Italia.

Siamo tra i monti Erei e l’Etna, nella valle del Simeto, dove si estende l’area conosciuta come i calanchi del Cannizzola, meglio noti come il deserto di Centuripe. Uno scenario unico nel suo genere che, grazie alla sua bellezza aspra e incontaminata, ha affascinato viaggiatori, fotografi e registi di tutto il mondo. Non a caso, negli anni, questo luogo è stato scelto come set per diverse produzioni cinematografiche e pubblicitarie, contribuendo a rendere celebre il suo nome: ecco a voi, il deserto – siciliano – dei calanchi.

Sicilia: il deserto dei calanchi, un set naturale senza tempo

L’area dei calanchi del Cannizzola, in Sicilia, si apre davanti agli occhi dei visitatori offrendo un paesaggio arido e suggestivo che si perde all’orizzonte tra le mille sfumature di giallo ocra. La conformazione territoriale e l’aspetto desertico che caratterizzano questo luogo restituiscono la sensazione di trovarsi altrove, nei grandi deserti dall’altra parte del mondo. Non stupisce, quindi, il parallelismo con le ambientazioni da film western, né tanto meno che il deserto siciliano sia stato trasformato in un set naturale per numerose produzioni cinematografiche.

Già nel 1964, infatti, questo territorio ha fatto da sfondo al celebre film La Bibbia di John Huston, insieme ad altri luoghi situati alle pendici del gigante buono, l’Etna. A rendere il tutto più suggestivo ci ha pensato la presenza di dromedari provenienti dall’Africa, che hanno trasformato quest’area in un paesaggio dai richiami magici e lontani.

Più recentemente, i calanchi siciliani sono stati la scenografia del cortometraggio Audi quattro – Ski the World, insieme ad altri luoghi nel mondo. Nell’ottobre del 2021, invece, il territorio è stato trasformato nella scenografia del lungometraggio Fortress di Jessica Woodworth, ispirato a Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. La sua atmosfera sospesa e il paesaggio lunare lo rendono una location perfetta per narrazioni epiche e visionarie.

Deserto dei calanchi, Sicilia
Fonte: iStock
Lo straordinario deserto dei calanchi, in Sicilia

Cosa fare nel deserto dei calanchi: panorami mozzafiato e grandi panchine

Il deserto dei calanchi è percorribile on the road attraverso la suggestiva Strada delle Valanghe, meglio conosciuta come la provinciale 84. È questo il percorso ideale per scoprire tutta la parte meridionale dell’area, regalando panorami spettacolari e scorci unici a ogni curva.

Una volta arrivati, è possibile immergersi nell’atmosfera surreale di questo luogo e godere del silenzio interrotto solo dal vento che modella il paesaggio. Ma non è tutto: all’interno del territorio è stata installata anche una delle celebri Big Bench di Chris Bangle, la panchina gigante che permette ai visitatori di tutto il mondo di ammirare i panorami più suggestivi da una prospettiva inedita.

Inaugurata nell’aprile del 2022 e situata su un terreno della famiglia Capizzi di Biancavilla, la grande panchina è stata posizionata su una terrazza panoramica che consente di abbracciare con lo sguardo l’intero territorio circostante.

La Big Bench del deserto dei calanchi è la 202ª nel mondo e segue le caratteristiche stilistiche e dimensionali scelte da Chris Bangle, ideatore del progetto delle grandi sedute giganti che rendono accessibili i punti panoramici più incredibili del pianeta. Tra questi, anche il deserto siciliano dei calanchi, un luogo unico dove la natura scolpisce da millenni uno scenario che sembra appartenere a un altro mondo.

I tulipani esplodono in un caleidoscopio di colori: i giardini di Sissi sono un incanto

14 mars 2025 à 10:00

La primavera mette in moto tantissimi viaggiatori da tutto il mondo dando vita a quella che sembra una vera e propria migrazione. Sono le persone che si recano nei diversi angoli del globo per praticare l’Hanami, e vedere la bellezza della nascita dei sakura, per contemplare le fioriture nei deserti più aridi, per ammirare le distese di tulipani in Olanda che invadono i territori come fossero tappeti colorati.

E sono proprio le fioriture di tulipani le assolute protagoniste della primavera nei mesi che vanno da marzo a maggio. Ma per osservare quell’esplosione di colori che si palesa davanti agli occhi come un caleidoscopio di pura magia, non c’è bisogno poi di volare così lontano.

Anche l’Italia, infatti, ha le sue fioriture di tulipani che si snodano lungo lo stivale e che attirano ogni primavera cittadini e viaggiatori per ammirare la grande bellezza. Tra queste c’è luogo che, più di altri, ha lasciato alla natura lo spazio per mettere in scena uno spettacolo straordinario: stiamo parlando dei Giardini di Castel Trauttmansdorff a Merano.

Tulipani a Castel Trauttmansdorff
Fonte: Karlheinz Sollbauer
Tulipani a Castel Trauttmansdorff

I tulipani esplodono nei Giardini di Castel Trauttmansdorff

I Giardini di Castel Trauttmansdorff non hanno bisogno di presentazioni perché la loro bellezza precede la loro fama. Luogo incantato che offre scenari fiabeschi, questo anfiteatro naturale che domina la città di Merano attira migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo a ogni stagione.

Diventato col tempo il simbolo perfetto del connubio fra natura, arte e cultura Castel Trauttmansdorff è meraviglioso in ogni stagione dell’anno, non stupisce dunque il fatto che questo luogo affascinò anche l’imperatrice Sissi che ne fece la sua dimora nel XIX secolo.

Qui la natura, che è lasciata libera di esplodere in tutta la sua bellezza, si snoda in 12 ettari di terreno che corrono intorno al castello. Sono più di 80, infatti, gli ambienti botanici a lei dedicati dove fioriscono piante provenienti da ogni parte del mondo creando paesaggi esotici e mediterranei da attraversare. Non mancano, ovviamente, punti panoramici dedicati all’osservazione degli scorci incantevoli che affacciano sugli scenari montani circostanti.

E proprio in occasione della riapertura dei Giardini di Castel Trauttmansdorff, che inaugura la stagione 2025 il 1° di aprile, un nuovo spettacolo sta andando di scena. Sono i meravigliosi tulipani colorati – e non sono gli unici – che, in piena fioritura, trasformano i Giardini di Sissi in paesaggi variopinti e cangianti che fanno innamorare.

Tulipani a Castel Trauttmansdorff
Fonte: Karlheinz Sollbauer
Tulipani a Castel Trauttmansdorff

Le altre fioriture dei Giardini di Castel Trauttmansdorff

Sono oltre 150.000 i tulipani che stanno sbocciando all’interno dei Giardini di Castel Trauttmansdorff creando un paesaggio variopinto e straordinario che, a partire da aprile, sarà accessibile a tutti. Non è l’unica fioritura da attenzionare, s’intende, perché insieme a questi esemplari più di 350.000 fiori primaverili si preparano a dare spettacolo e a incantare il mondo intero.

La tavolozza di colori che caratterizza questi giardini è davvero unica e cambia di stagione in stagione. In primavera è possibile ammirare germogli, boccioli e fioriture straordinarie che trasformano le zone coltivate in tappeti multicolor. Tra le fioriture più attese, oltre a quella dei tulipani, ci sono quelle dei narcisi, dei ranuncoli e degli iris. E poi, ancora, camelie, rododentri, peonie e papaveri d’islanda.

Non mancano neanche gli arbusti in fiore, tra i più belli i ciliegi ornamentali giapponesi che consentono ai visitatori di praticare l’hanami, come vuole la tradizione del Paese del Sol Levante.

Quando andare e cosa vedere

Quelli di Sissi, sono considerati, da sempre, i giardini del benessere. Non solo per la vicinanza alle terme di Merano, ma anche perché lo spettacolo portato in scena dalla natura è un toccasana per l’anima e per il cuore, complice il paesaggio straordinario che si snoda tutto intorno.

Il palcoscenico in questione, infatti, è incastonato alla stregua di un tesoro prezioso nel paesaggio naturale su un dislivello di oltre 100 metri, aprendo a ogni passo suggestive prospettive su tutta Merano. Al centro dei Giardini, poi, troviamo il Castel Trauttmansdorff, che troneggia fiero e maestoso, e che conserva i ricordi del tempo trascorso qui dall’Imperatrice Elisabetta. Oggi l’edificio ospita il Touriseum, il museo provinciale del Turismo che può essere esplorato durante la visita ai giardini.

Tutto intorno al castello, invece, si snodano padiglioni artistici, orti botanici e giardini a tema che rendono questo luogo un micro ecosistema di flora e fauna tutto da scoprire. Non mancano neanche due punti ristoro per allietare il palato durante la visita.

Non c’è un solo periodo in cui questo luogo non sia in grado di stimolare i sensi: ogni stagione, infatti, è in tripudio di meraviglia che celebra la vita e la natura, motivo per cui durante il periodo di chiusura ufficiale vengono organizzati diversi eventi e giornate a tema per permettere a cittadini e viaggiatori di toccare con mano il miracolo di Madre Natura.

Giardini di Castel Trauttmansdorff
Fonte: iStock
I Giardini di Castel Trauttmansdorff

Date apertura e costi

A partire dal 1° aprile 2025 e fino a novembre i Giardini di Castel Trauttmansdorff sono aperti e accessibili dalle 9.00, anche la domenica e i giorni festivi. Gli orari di chiusura possono variare in base alla stagionalità, ma sono previste alcune aperture serali straordinarie ogni venerdì, nei mesi di giugno, luglio e agosto.

Il costo di ingresso, che comprende l’accesso ai Giardini di Castel Trauttmansdorff e al Museo provinciale del Turismo (Touriseum) che ha sede all’interno del castello, è di 17 euro. Sono previste riduzioni per ragazzi tra i 6 e i 17 anni, per persone over 65, per studenti e persone con disabilità. Sono altresì previste alcune scontistiche per le famiglie. I biglietti per le aperture serali straordinarie in estate, invece, hanno un costo di 10 euro.

Giardini di Castel Trauttmansdorff in fiore
Fonte: iStock
Le fioriture in primavera dei Giardini di Castel Trauttmansdorff

Come arrivare

I Giardini di Castel Trauttmansdorff  sono comodamente raggiungibili sia con i mezzi propri che con i trasporti pubblici. A disposizione di chi arriva, infatti, ci sono gli autobus n1° e n4° che partono dal centro cittadino e dalla stazione ferroviaria di Merano.

Chi arriva in macchina può, invece, lasciare la propria automobile in uno dei 4 parcheggi che circondano i Giardini di Castel Trauttmansdorff  al costo di 5.00 euro (tariffa giornaliera).

Anche l’Italia ha le sue piramidi: si trovano in Trentino

12 mars 2025 à 17:40

Sono pinnacoli che si innalzano verso il cielo, alti fino a 20 metri, impressionanti e bellissimi, sembrano il frutto del lavoro di un artista molto creativo, ma – come spesso accade nel mondo – a dare vita a queste piramidi di terra è stata la natura, che ne ha cesellato la forma nel corso dei secoli.

Sono davvero rare e sono uno spettacolo in cui ci si può imbattere anche in Italia, in Trentino dove le Piramidi di Segonzano sono una delle attrazioni che si possono ammirare nell’omonimo comune che si trova nella Valle di Cembra.

Tutto quello che c’è da sapere su questa meraviglia a cui ha dato vita la natura, con migliaia di anni di lavoro e che oggi rappresentano un sito dall’importante valore didattico, storico e culturale.

Piramidi di Segonzano, le sculture che si possono ammirare in Trentino

C’è un posto nel nord dell’Italia dove la natura ha creato uno dei suoi innumerevoli capolavori. Siamo in Trentino e, più precisamente, a Segonzano in provincia di Trento.

Un luogo non solo di grande bellezza, ma anche dalla storia antica: si presume, infatti, che questa zona fosse abitata già dal Neolitico. Non mancano resti di diverse epoche, location sorprendenti e queste bellissime “sculture” che sono state plasmate dalla natura, ovvero le Piramidi di Segonzano. Pare che la loro formazione possa essere fatta risalire a circa 50mila anni fa e che si siano create a causa dell’erosione dei ghiacciai dell’Alviso. L’acqua, poi, ha fatto la sua parte erodendo il deposito morenico e plasmando queste piramidi di terra che tanto affascinano. Sopra la loro punta in genere vi è un sasso di porfido e hanno un colore che tende all’oro.

Per la loro peculiare forma sono state paragonate a giganti con cappelli, tanto che vengono chiamate anche omeni da tera, dal momento che sembrano ricordare una forma umana. Un’altra particolarità deriva da fatto che non sono tutte simili: ci sono quelle a punta, ma anche quelle a cresta.

Il risultato è uno spettacolo che lascia senza fiato, che si può visitare grazie a dei sentieri di diversa lunghezza: il più breve copre una distanza di 1,7 chilometri, diversamente si può optare per un altro percorso che si snoda per 3,9 chilometri, altri invece sono più lunghi

Per visitare l’area si deve pagare un biglietto in genere nel periodo che va dal mese di aprile a quello di settembre, mentre negli altri mesi la visita è libera e gratuita. Le tariffe sono di 3 euro per il biglietto intero, cifra che scende in caso di ridotto, di giovani e di scolaresche.

Piramidi di terra in Trentino
Fonte: iStock
Alla scoperta delle Piramidi di terra in Trentino

La leggenda delle Piramidi di Segonzano: un luogo intriso di magia

Come ogni posto che trasuda bellezza – e ce ne sono davvero tanti sia in Europa che nel mondo – anche le Piramidi di Segonzano hanno la loro leggenda, affascinante e capace di lasciare un insegnamento.

Si dice che nel passato, infatti, in una foresta della Val di Cembra ci fossero dei folletti e che questi non fossero rispettosi nei confronti della natura, infatti il loro obiettivo sarebbe stato solamente quello di divertirsi. Per questa ragione sarebbero stati pietrificati e trasformati in queste suggestive colonne di terra che sembrano uomini.

Una leggenda affascinante, per un luogo dalla bellezza che lascia senza fiato: uno di quei posti nel mondo che vale la pena scoprire per vedere quanto straordinaria possa essere la creatività della natura.

La fioritura che ha rubato il colore al sole è esplosa. Il Paese si tinge d’oro

12 mars 2025 à 10:53

C’è qualcosa di magico che sta accadendo, proprio adesso, in Cina. I grandi campi delle province, situate a ridosso dei luoghi più battuti dal turismo di massa, sembrano essere vittime di un incantesimo che sta tingendo, letteralmente, tutto di oro. Ma non si tratta di un sortilegio, anche se a guardarlo si direbbe il contrario, ma dell’incredibile fioritura di colza che ogni primavera colora le campagne del Paese e lascia tutti a bocca aperta. Ecco dove ammirare le più belle.

Fioritura di colza in Cina: dove ammirare le più belle

Organizzare un viaggio in primavera è sempre un’ottima idea, lo sanno bene tutti quei viaggiatori che si muovono in lungo e in largo tra marzo, aprile e maggio. È proprio in questo periodo, infatti, che la natura sfoggia il suo abito migliore, quello fatto di profumi inebrianti e colori cangianti che invadono e trasformano il mondo che conosciamo.

Stiamo parlando delle fioriture, di quel miracolo della natura che incanta e sorprende, che muove le masse alla stregua della più celebre attrazione turistica. Tulipani, rododentri, rose e ciliegi, questi sono solo alcuni degli esemplari protagonisti di alcune delle fioriture più belle del mondo, ma non sono gli unici.

Non tutti sanno, infatti, che anche i fiori di colza – proprio quelli utilizzati per ricavare il celebre olio – danno spettacolo da qualche parte del mondo. E vi assicuriamo che lo show è bellissimo. Il motivo è presto detto: il fiore della pianta, infatti, è contraddistinto da un giallo cangiante che ricorda ora il sole, ora l’oro, una peculiarità che durante la fioritura dell’esemplare trasforma i campi sterminati delle campagne in tavolozze luminose e mozzafiato.

La fioritura di colza, per troppo tempo trascurata, oggi è diventata una vera e propria attrazione turistica in Cina. Sono milioni, infatti, i cittadini provenienti da ogni parte del Paese che in primavera si riversano tra i campi per contemplare la natura a distanza ravvicinata, ma anche per scattare selfie che fanno il giro del mondo.

Una tradizione recente, questa, della quale ovviamente si sono appropriati anche i turisti che giungono nel Paese durante la primavera. Ma dove si trovano i campi di Colza in Cina? E dove e quando è possibile ammirare le fioriture più belle? Scopriamolo insieme.

Luoping

Sono diversi i campi di colza che si perdono a vista d’occhio tra le province cinesi. Tra i più belli, e forse meno conosciuti, troviamo quelli di Luoping, una contea della Cina che si trova fuori dai radar turistici, ma che offre spettacoli primaverili senza eguali.

Ci troviamo nella provincia di Yunnan, e più precisamente nella prefettura di Qujing. È qui che cartoline di immensa bellezza, con predominanza di giallo, fanno il giro del mondo a ogni primavera. Tutto merito dei terrazzamenti, tra i più grandi dell’intero Paese, che ospitano i semi di colza e che fioriscono tra inizio marzo e aprile.

La colza fiorisce a Luoping, Cina
Fonte: Getty Images
I campi terrazzati di Luoping, Cina, ospitano le più belle fioriture di colza del Paese

Guizhou

Ci spostiamo nel Sudovest della Cina, per andare alla scoperta di Guizhou, una provincia montuosa famosa per i villaggi rurali tradizionali, per la presenza della grande e possente cascata Huangguoshu e per la Grotta del palazzo del Drago. Attrazioni turistiche di grande pregio, queste, alle quali si aggiunge anche la fioritura della colza già a partire dai primi giorni di marzo.

Sono diverse le località della provincia interessate da questo fenomeno che vengono prese letteralmente d’assalto in primavera. I campi più imperdibili si trovano a Huichuan, a Zunyi e a Qiandongnan.

Shangrao

La fioritura di colza invade anche Shangrao, città-prefettura nella provincia dello Jiangxi. Qui tra i villaggi rurali sospesi nel tempo, si snodano coltivazioni che si perdono a vista d’occhio e che a partire da febbraio si tingono di infinite sfumature di giallo.

Ammirare queste fioriture è diventata una tradizione per i cittadini che nel tempo libero si riversano tra i campi per passeggiare, fotografare e rilassarsi. Il punto più panoramico della zona è sicuramente il delizioso villaggio di Wuyuan, dal quale parte anche un trenino turistico che attraversa la colza in fiore.

Campi di Colza a Shangrao, Cina
Fonte: Getty Images
Il trenino turistico che attraversa i campi di colza in fiore a Shangrao, Cina

Xinghua

Altro luogo imperdibile per chi vuole ammirare la fioritura che ha rubato i colori del sole è Xinghua, una città-contea situata nella provincia di Jiangsu, nella prefettura di Taizhou. Da qui è possibile raggiungere l’area panoramica di Qianduo dove è possibile ammirare i campi coltivati che galleggiano tra i corsi d’acqua.

Vista nell’insieme, la visione dell’area ricorda un micro-arcipelago con tante isole che si snodano una di fianco l’altro e che sono raggiungibili solo con la barca. Il periodo migliore per visitare i campi di Qianduo è aprile. Per celebrare la fioritura di colza, che tinge di giallo l’intera area, viene anche organizzato il festival di Qingming. L’esperienza è mozzafiato.

La fioritura della colza a Qianduo, in Cina
Fonte: Getty Images
A Qianduo (Cina), nell’area panoramica dove sorgono diverse isole galleggianti, la fioritura della colza incanta

Quando andare

Come abbiamo anticipato, sono tante e diverse le fioriture di colza da ammirare in tutta la Cina. La pianta, infatti, viene coltivata in quasi tutto il Paese a partire dalla fine di settembre con l’obiettivo di ricavarne il celebre olio. Tuttavia, lo spettacolo scintillante dell’oro che invade i campi, ha fatto sì che la fioritura si trasformasse con gli anni in una vera e propria attrazione turistica.

Quando andare, dunque, a passeggiare tra i fiori gialli? Le fioriture possono variare tra le diverse zone del Paese, che subiscono differenti condizioni climatiche. È possibile ammirarle a partire da febbraio e fino aprile, con la loro esplosione massima nella prima decade del mese.

Fiori di ciliegio e sculture cosmiche: anche Milano ha il suo giardino zen

11 mars 2025 à 09:27

21 ciliegi in fiore che si alternano a sedute pubbliche e sculture cosmiche e meravigliose, un luogo nel quale uomo e natura convivono in perfetto equilibrio, un angolo di pace e meditazione che ci trasporta in terre lontane per rigenerarci, per ritrovarci. Eppure è solo una sensazione, quella di stare in uno spazio sospeso tra coordinate geografiche lontane, perché basta fare pochi passi, un po’ più in là, per rendersi conto che ci si trova in una delle città più dinamiche d’Italia e d’Europa.

Ci troviamo a Milano, nel giardino zen di piazza Piola inaugurato nel 2021. Si tratta di un’area verde incredibilmente straordinaria, situata a pochi passi dai luoghi più trafficati e popolosi della città, dove i cittadini possono passeggiare e rilassarsi, meditare e contemplare la natura e, ancora, praticare l’Hanami, proprio come la tradizione giapponese vuole, durante i mesi di primavera.

Milano, dove si trova il Giardino Zen

Quello inaugurato nell’aprile del 2021 è un vero e proprio angolo di Giappone in Italia accessibile a tutti, un’oasi urbana di bellezza e di benessere tutta da vivere e condividere a pochi passi dai luoghi più frequentati del capoluogo lombardo.

L’idea di creare questo angolo di meraviglia è riconducibile direttamente a un progetto di riqualificazione promosso dal Teatro No’hma e dedicato alla sua fondatrice, l’attrice, regista e drammaturga milanese Teresa Pomodoro, che ha dato vita a un parco magico che porta con sé tutta la suggestione e la magia dell’hanami giapponese.

Il Giardino Zen di Milano è situato a piazza Piola, un luogo frequentato soprattutto dagli studenti e dai giovanissimi per via della vicinanza con il quartiere città Studi. Il quartiere, in cui domina la più antica sede del Politecnico di Milano che affaccia su piazza Leonardo da Vinci, è anche sede del Teatro Leonardo, gestito dalla compagnia teatrale Quelli di Grock, e pullula di locali, ristoranti e pub che sono il punto di ritrovo di tantissimi giovani.

È raggiungibile facilmente in metropolitana grazie alla stazione Piola (linea m2) che dista appena 100 metri dall’ingresso del giardino.

Giardino Zen in Piazza Piola, Milano
Fonte: Spazio Teatro No'Hma
Praticare l’Hanami a Milano nel Giardino Zen in piazza Piola

Cosa vedere

Nonostante il giardino sia vicino ad alcuni dei luoghi più frequentati del capoluogo lombardo, preserva e conserva un’atmosfera fuori dall’ordinario. Qui, infatti, tutto sembra sospeso in una dimensione senza tempo che è anche invito a rallentare e a godere dei momenti di pausa immersi nella natura.

A fare da cornice allo spazio verde ci sono ventuno alberi di ciliegio che imitano per forme e lineamenti la calma dei giardini zen giapponesi, ma non solo. Durante i mesi di marzo e aprile, quando la natura si risveglia in tutto il suo splendore, è possibile praticare l’Hanami, la tradizione giapponese che ogni anno muove migliaia di cittadini per contemplare le fioriture di sakura (ciliegio).

Non solo natura, però, il Giardino Zen di Milano è un connubio di bellezza che passa anche per l’arte e la scultura. Basta ammirarlo da lontano per comprenderne tutte le suggestioni che si aprono con un percorso pedonale, lungo il quale sono state installate undici panchine circondate dai ciliegi, che si snoda sulla piazza ricreando la forma di una goccia, per richiamare la leggere dell’acqua. Perché nel giardino zen natura e uomo convivono in perfetto equilibrio.

All’interno dell’area sono presenti le installazioni dell’artista Kengiro Azuma, scomparso nel 2016, donate alla città dallo Spazio Teatro No’hma. L’opera è formata da cinque gradoni cilindrici di diverse altezze e accoglie Colloquio, la scultura che rappresenta due rospi in bronzo sorpresi in una conversazione.

L’altra scultura, MU – 765 Goccia, è un omaggio al Teatro No’hma che ha sede nell’ex palazzina dell’acqua potabile che evoca la leggerezza autentica e la vocazione di questo teatro.

Giardino Zen in Piazza Piola, Milano
Fonte: Spazio Teatro No'Hma
Le sculture all’interno del Giardino Zen in piazza Piola, Milano

Così, dal Paese del Sol Levante, l’hanami – l’osservazione della bellezza della fioritura primaverile – ha fatto il giro del mondo, fino ad arrivare a Milano, nel quartiere meneghino di Città Studi. Un parco che rappresenta la felice osmosi tra realtà culturale, artistica e impegno istituzionale nonché la perfetta e pacifica convivenza dell’uomo e della natura.

Quando e come visitare il Giardino Zen di Milano

Il Giardino Zen è diventato oggi un vero e proprio punto di riferimento per i cittadini milanesi, nonché attrazione turistica senza eguali per i viaggiatori che vogliono concedersi un po’ di sano relax lontano dal trambusto cittadino.

Trattandosi di un’area pubblica, il giardino è aperto tutti i giorni, h24, ed è visitabile gratuitamente in ogni periodo dell’anno. Il momento migliore per visitarlo è, sicuramente, la primavera quando la fioritura dei ciliegi raggiunge il suo picco massimo.

Musica, colori e tradizioni. Il Carnevale è arrivato a Napoli: la festa ha inizio

25 février 2025 à 11:59

Se parliamo di Carnevale, non possiamo non menzionare le maschere, quelle che parlano di tradizioni, di colori, di storie e superstizioni tutte italiane. E se parliamo di maschere, neanche a dirlo, la mente ci riporta immediatamente a quella di Pulcinella, legata indissolubilmente a Napoli nonché simbolo del Carnevale italiano, insieme ad Arlecchino, Balanzone e Rugantino, giusto per citarne alcuni.

Ed è proprio nella città di Pulcinella, che ha fatto di tradizioni, folclore e allegria, mista a follia, il suo marchio di riconoscimento, che sta per iniziare un Carnevale irriverente, inaspettato e sonico che sovverte ogni regola socialmente accettata, che incanta, stravolge e meraviglia, che sorprende sì, ma che è esattamente come lo immaginavamo.

Stiamo parlando di “Sottencoppa – Carnevale sonico napoletano”, l’evento carnevalesco che animerà il capoluogo campano (e non sarà l’unico) durante i tre giorni di festa, 28 febbraio, 1 e 4 marzo, con musica, spettacoli, rituali e maschere che trasporteranno chiunque arrivi a Napoli in quei giorni in un viaggio fatto di culture, visioni e sonorità internazionali.

Storia del Carnevale di Napoli

Tradizioni, usanze e rituali caratterizzano i Carnevali d’Italia e quelli di tutto il mondo, perché di storie e di folclore, che si sono susseguite nei secoli e sono state tramandate da generazione in generazione, questi sono fatti. E Napoli, così come la Campania intera, non ne sono esclusi.

Pazzariello e Pulcinella Napoli
Fonte: iStock
Pazzariello e Pulcinella, due simboli e maschere del folclore napoletano

Le origini del Carnevale di Napoli sono anch’esse antichissime, e legate secondo alcuni alle rappresentazioni teatrali in maschera, di carattere burlesco e irriverente, che si tenevano ad Atella, in provincia di Caserta, già nel IV secolo a.C. Di come si siano evolute le celebrazioni e le usanze nel capoluogo campano nei secoli sappiamo poco, quello che ci raccontano le fonti, però, ci basta a comprendere quanto questa festa sia stata, e sia ancora, di fondamentale importanza per il popolo napoletano.

Le prime documentazioni storiche risalgono al XIV secolo e raccontano di grandi ricevimenti in maschera, conditi da spettacoli, giochi e danze, organizzati dai nobili della città. Qualche secolo più tardi le maschere vennero adottate anche dal resto del popolo per festeggiare in strada.

Durante il dominio spagnolo, infatti, il Carnevale era forse una delle feste più attese in città. Durava un mese, e poco più, e si era già radicata la tradizione del ceppo di Sant’Antonio Abate. Tutto iniziava il 17 gennaio quando, in onore del Santo, le cose vecchie venivano bruciate e tra le luci del grande falò, le persone si riunivano in strada mascherate cantando e ballando.

Anche sotto il regno di Carlo di Borbone i festeggiamenti carnevaleschi mantennero la loro importanza. Fu proprio durante il suo dominio che nacquero i Carri della Cuccagna, dei carri allegorici ante litteram, ricoperti di prodotti alimentari, deliziosi e succulenti, destinati al popolo e allestisti in quella che è oggi la splendida piazza del Plebiscito.

Dai carri allegorici alle feste in strada il passo fu breve: durante i giorni di carnevale i cittadini scendevano per le strade a suon di musica, canti e balli. È di questo periodo la nascita della maschera della Vecchia ‘o Carnevale, un’allegoria che rappresenta l’anno trascorso, e tutto ciò che si vuole lasciare andare in favore del nuovo, e che è rappresentata da Pulcinella a cavallo di una signora anziana.

L’antica tradizione del Carnevale di Napoli oggi vive e prospera nel ventre della città, tra i quartieri e rioni, tra i racconti della gente, tra le maschere e i piatti tradizionali che sono, e rappresentano, uno spaccato della storia carnevalesca.

Non si può parlare del Carnevale di Napoli, infatti, senza menzionare le chiacchiere fritte, il migliaccio e il sanguinaccio. Non manca neanche un ghiotto menù a base di carne, che comprende lasagne, parmigiana di melanzane, braciole e polpette, che viene servito durante la domenica di Carnevale.

Il carnevale sociale dei Quartieri Spagnoli, Napoli
Fonte: IPA
Il Carnevale sociale celebrato nei quartieri Spagnoli, Napoli

Sottencoppa – Carnevale sonico napoletano: le date

Ma come festeggiano gli abitanti di Napoli il Carnevale? Scendendo in strada, con maschere e travestimenti, e unendosi agli eventi che ogni anno popolano la città.

Il 2025 è l’anno del Sottencoppa – Carnevale sonico napoletano, una rassegna culturale che animerà le strade del centro storico con tre giorni di festa, durante i quali si susseguiranno concerti, laboratori e performance audio visive. L’appuntamento è atteso in Piazza Mercato con tre giorni di festa: venerdì 28 febbraio, sabato 1 marzo e martedì 4 marzo dalle ore 19.00 alle 00.00. Non mancano, ovviamente, gli appuntamenti per i più piccoli che potranno celebrare il Carnevale seguendo le orme della tradizione partenopea e le iconiche sfilate.

Gli eventi del Carnevale di Napoli 2025

Concerti, laboratori e perfomance animeranno le strade della città durante i tre giorni di festa. Fulcro delle celebrazioni sarà la storica Piazza Mercato, ma la festa si sposterà anche nella Chiesa di Santa Croce e Purgatorio e nello Spazio Obù di Terzo Luogo.

Concerti

Sottencoppa – Carnevale sonico napoletano anticipa in qualche modo l’esperienza che andranno a vivere tutti coloro che sceglieranno di trascorrere il Carnevale in città. La manifestazione, infatti, vuole essere una celebrazione sonora e visionaria delle tradizioni carnevalesche partenopee che prenderanno vita grazie a ospiti d’eccezione.

Non solo Napoli, però, le tradizioni portate in scena attraverseranno spazi, luoghi e tempi differenti per consentire di vivere un’esperienza senza eguali grazie alla presenza di 14 artisti, locali e internazionali, che saliranno sul palcoscenico della piazza e in quello di un grande tendono che verrà allestito durante i giorni di festa.

Tra questi si annoverano Dan Kinzelman, un quintetto di ottoni guidato dall’omonimo compositore proveniente dagli Stati Uniti che avrà l’onore di aprire il Carnevale, Niño de Elche + Xisco Rojo dalla Spagna, Cormac Begley dall’irlanda, Fuensanta dal Messico e Maria Mazzotta, dalla Puglia, sotto la direzione artistica di Giulio Nocera. Qui di seguito il programma completo dei concerti:

  • Venerdì 28 febbraio. Apertura di Dan Kinzelman alle ore 19.30. La serata musicale prosegue con Pleito, Puuluup, Niño de Elche + Xisco Rojo e Syqlone.
  • Sabato 1° marzo. A partire dalle 19.15 Curanime, Maria Mazzotta, Fuensanta + Alex Lazaro. Dalle 21.30 Cormac Begley, Azel e dj Travella + kinAct.
  • Martedì 4 marzo. Bagarija Orkestar + kinAct collective in Piazza mercato dalle 12.30

Laboratori per i bambini

Il Carnevale è anche, e soprattutto, una festa per le famiglie e per i bambini, motivo per cui durante la rassegna saranno organizzati diversi laboratori per i più piccoli. Le date da segnare in agenda sono sabato 1 marzo 2025 per i bambini dai 3 ai 10 anni, all’interno dello Spazio Obù alle 10.30 e alle 12.00, e martedì 4 marzo 2025 all’interno della Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato , in Piazza Mercato, alle 10.30 e alle 11.30 per bambini dai 6 ai 12 anni.

Il Carnevale di Masaniello

Non mancheranno, ovviamente, parate e sfilate allegoriche. A completare il programma di eventi che si terranno nella città del sole e del mare, infatti, ci sarà anche la terza edizione del Carnevale di Masaniello, un evento che ha come obiettivo quello di riportare le celebrazioni agli antichi fasti ricalcando le orme delle tradizioni partenopee mai dimenticate.

L’appuntamento è previsto sempre a Piazza Mercato il 2 marzo 2025, dalle ore 10.00 alle ore 13.30, con rievocazioni storiche, sfilate di maschere e diverse esibizioni per grandi e bambini. Questo il programma completo:

  • Ore 10.00 – Corteo storico per le strade del quartiere, in partenza da Piazza Mercato, con Masaniello e la paranza di Jastemma 10
  • Ore 10.45 – La rievocazione storica della rivoluzione culturale di Masaniello all’interno del tendone allestito in Piazza Mercato
  • Ore 11.00 – Animazione, giochi e gonfiabili per i più piccoli in Piazza Mercato
  • Ore 11.00 – Spettacolo del Clown Giulio Carfora all’interno del tendone
  • Ore 12.00 – Parata Disney all’interno del tendone
  • Ore 13 – Premiazione della maschera di Carnevale più originale all’interno del tendone allestito in Piazza Mercato

Il Carnevale Sociale a Napoli

Se è vero che il Carnevale è una festa del popolo è altrettanto vero che la città è in mano a quello stesso popolo, motivo per cui ogni anno, nei diversi quartieri di Napoli, vengono organizzati i Carnevali sociali. Cortei tradizionali e straordinari organizzati dagli stessi cittadini che unisco le usanze storiche ai temi sociali e locali. Ecco gli appuntamenti di questo 2025:

  • Venerdì 28 febbraio: Rione Materdei ore 10.00, Rione Sanità ore 10.00
  • Sabato 1°marzo: Quartiere Capodimonte ore 10.00, Piazza Garibaldi ore 10.00
  • Domenica 2 marzo: Scampia ore 9.30
  • Martedì 4 marzo: Montesanto ore 14.00, Quartieri Spagnoli ore 15.00
Carnevale a Napoli, rione Sanità
Fonte: IPA
Il Carnevale Sociale che si svolge nel Rone Sanità a Napoli

Come raggiungere il Carnevale di Napoli e altre info utili

Raggiungere il Carnevale di Napoli è piuttosto semplice. Il capoluogo campano, infatti, è ben collegato con le altre città d’Italia grazie alla presenza della stazione ferroviaria e l’aeroporto internazionale di Napoli-Capodichino che dista circa 4 chilometri dal centro storico. È altresì possibile raggiungere la città con i mezzi propri.

Quest’anno il cuore della manifestazione si svolgerà in Piazza Mercato situata nel quartiere Pendino e comodamente raggiungibile con i trasporti pubblici o a piedi, per chi alloggia nel centro città. Chi viaggia in treno può raggiungere il fulcro del Carnevale di Napoli con una breve passeggiata: la piazza, infatti, dista dalla stazione ferroviaria appena un chilometro. Anche i Carnevali sociali sono facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici (metropolitana e autobus di linea).

Costi

La partecipazione al Carnevale di Napoli, alla manifestazione Sottencoppa e al Carnevale di Masaniello è completamente gratuita. Anche la partecipazione ai laboratori per bambini è gratuita previa prenotazione.

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